Come le centrali della NATO controllano la politica dell’UE sui rifugiati

F. William Engdahl New Eastern Outlook 27/04/2016Merkel-ErdoganUn fiume incontrollato di profughi di guerra da Siria, Libia, Tunisia e altri Paesi islamici destabilizzati dalle rivoluzioni colorate della ‘primavera araba’ di Washington, ha creato il più grande caos sociale nell”UE, dalla Germania alla Svezia alla Croazia, dalla fine della seconda guerra mondiale. Ormai è chiaro che più di qualcosa di sinistro è in corso, minacciando di distruggere il tessuto sociale del nucleo della civiltà europea. Pochi si rendono conto che l’intero dramma è orchestrato non dalla cancelliera tedesco Angela Merkel, o dagli anonimi eurocrati della Commissione UE di Bruxelles. È orchestrato dalla cabala di think tank della NATO. L’8 ottobre 2015 tra il grande flusso di centinaia di migliaia di rifugiati inondanti la Germania da Siria, Tunisia, Libia e altri Paesi, una nuova e sicura di sé cancelliera tedesco Angela Merkel proclamava in un popolare programma televisivo tedesco che “ho un piano”, occasione per una frecciata tagliente ai partner della coalizione guidatu dal capo della bavarese CSU, Horst Seehofer, critico verso la posizione di accoglienza dei profughi di Merkel nella primavera 2015, che ha visto più di un milione di rifugiati entrare in Germania solo l’anno scorso. Da quel momento, con determinazione di ferro, la cancelliera tedesca ha difeso il criminale regime di Erdogan in Turchia, partner essenziale del suo “piano”. La maggior parte del mondo ha visto con stupore come abbia ignorato i principi della libertà di parola e deciso di perseguire pubblicamente un noto comico della TV tedesca, Jan Boehmermann, per le sue osservazioni satiriche sul presidente turco. Era stupita da come il simbolo della democrazia europea, la cancelliera tedesca, abbia scelto d’ignorare l’imprigionamento da parte di Erdogan dei giornalisti e la chiusura dei media dell’opposizione, procedendo nei piani per imporre di fatto la dittatura in Turchia. Era perplessa per come il governo di Berlino abbia scelto d’ignorare le prove schiaccianti di come Erdogan e la famiglia materialmente favoriscano i terroristi dello SIIL in Siria, in realtà creatori della crisi dei rifugiati. Era stupita di vedere spingere l’UE a consegnare miliardi di euro al regime di Erdogan per il presunto accordo sul flusso di rifugiati dai campi profughi turchi alla vicina UE passando per la Grecia e non solo.

Piano Merkel
Tutte queste azioni apparentemente inspiegabili della una volta pragmatica leader tedesca, sembrano risalire all’adozione di un documento di 14 pagine preparato da una rete di gruppi di riflessione pro-NATO, sfacciatamente intitolato “Piano Merkel”. Ciò che la neo-sicura di sé cancelliera tedesca non disse alla sua ospite Anne Will o ai telespettatori fu che “il suo” piano le era stato consegnato solo quattro giorni prima, il 4 ottobre, come documento dal titolo Piano Merkel, da un neonato think-tank internazionale, ovviamente ben finanziato, chiamato Iniziativa per la Stabilità Europea o ESI. Il sito dell’ESI indica avere uffici a Berlino, Bruxelles e Istanbul, Turchia. Il sospetto è che gli autori de piano ESI l’abbiano intitolato come se provenisse dall’ufficio della Cancelliera tedesca e non da loro. Più sospetto è il contenuto del Piano Merkel dell’ESI. Oltre ad accogliere già più di un milione di rifugiati nel 2015, la Germania dovrebbe “accettare di concedere asilo a 500000 rifugiati siriani registrati in Turchia nei prossimi 12 mesi“. Inoltre, “la Germania dovrebbe accettare le richieste provenienti dalla Turchia… e fornire un trasporto sicuro ai candidati… già registrati presso le autorità turche…” E infine “la Germania dovrebbe accettare di aiutare la Turchia ad avere esenzioni sul visto di viaggio per il 2016“. Il cosiddetto piano Merkel è un prodotto dei think tank legati a NATO-USA e a governi dei Paesi membri della NATO o potenziali soci. La massima “seguire il denaro” è istruttiva in questo caso, per vedere chi realmente dirige l’Unione europea oggi.

ESI
unbenannte-anlage-00300 L’ESI nasce dai tentativi della NATO di trasformare il Sud-Est Europa dopo la guerra istigata dagli USA in Jugoslavia negli anni ’90, portando alla balcanizzazione del Paese e la creazione di una importante base USA e NATO, Camp Bondsteel in Kosovo. L’attuale presidente dell’ESI, direttamente responsabile del documento finale Piano Merkel è il sociologo austriaco residente ad Istanbul Gerald Knaus. Knaus è anche membro del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR) e dell’Open Society. Fondato a Londra nel 2007, l’ECFE è un’imitazione dell’influente Counsil on Foreign Relations di New York, il think-tank creato dai banchieri Rockefeller e JP Morgan nel corso dei colloqui di pace di Versailles del 1919, per coordinare la politica estera globale anglo-statunitense. Significativamente, il riccone creatore dell’ECFR è il miliardario statunitense e finanziatore delle rivoluzioni colorate George Soros. Praticamente ogni rivoluzione colorata è stata sostenuta dal dipartimento di Stato degli USA dal crollo dell’Unione Sovietica, come in Serbia nel 2000, Ucraina, Georgia, Cina, Brasile e Russia. George Soros e le propaggini delle sue Open Society Foundations finanziano di nascosto ONG e attivisti per la “democrazia” per insediare regimi pro-Washington e filo-NATO. I membri scelti, chiamati membri del Consiglio o associati dell’ECFR londinese comprendono il co-presidente Joschka Fischer, ex-ministro degli Esteri del Partito dei Verdi tedesco che spinse il suo partito ad appoggiare l’illegale bombardamento di Bill Clinton della Serbia nel 1999, privo del sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli altri membri del Consiglio del think tank Counsil on Foreign Relations europeo di Soros includono l’ex-segretario generale della NATO Xavier Solana, il falsificatore ex-ministro della Difesa tedesco caduto in disgrazia Karl-Theodor zu Guttenberg; Annette Heuser, direttrice esecutiva del Bertelsmann Stiftung di Washington DC; Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera; Cem Ozdemir, presidente dei Buendnis90/Die Gruenen; Alexander Graf Lambsdorff, deputato del partito liberale tedesco (FDP); Michael Sturmer, corrispondente Capo del Die Welt; Andre Wilkens, direttore della Fondazione Mercator; il difensore della pederastia al Parlamento europeo Daniel Cohn-Bendit. Cohn-Bendit, noto come “Danny il Rosso” nelle rivolte studentesche francesi del maggio 1968, fu membro del gruppo autonomista Revolutionaerer Kampf (Lotta Rivoluzionaria) a Ruesselsheim, in Germania, insieme al suo stretto alleato e ora presidente dell”ECFR Joschka Fischer. I due continuano ari trovarsi nell’ala “Realo” dei Verdi tedeschi. Le Open Society Foundations è la rete che “promuove la democrazia” esentasse creata da George Soros per promuovere il “libero mercato” pro-FMI dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per liberalizzare il mercato delle economie ex-comuniste aprendo le porte al sistematico saccheggio dell’inestimabile patrimonio minerario ed energetico di quei Paesi. Soros fu l’importante finanziatore del team economico liberale di Boris Eltsin, tra cui l’economista da “Terapia d’urto” di Harvard Jeffrey Sachs e il consigliere liberale di Eltsin Egor Gajdar. Già è chiaro che il “Piano Merkel” è il Piano Soros in effetti. Ma c’è di più, se vogliamo comprendere l’ordine del giorno più oscuro dietro il piano.

I finanziatori dell’ESI
L’Iniziativa per la Stabilità Europea, il think-tank di Gerald Knaus collegato a Soros è finanziato da un impressionante serie di donatori. Il suo sito web li elenca; oltre alle Open Society Foundations di Soros, vi è la Mercator Stiftung tedesco legato a Soros, e la Robert Bosch Stiftung. Altro finanziatore è la Commissione europea. Poi, curiosamente la lista dei finanziatori del piano Merkel comprende un’organizzazione dal nome orwelliano, l’United States Institute of Peace. Alcune ricerche rivelano che l’Istituto della Pace degli Stati Uniti non ha nulla a che fare con la pace, essendo presieduto da Stephen Hadley, ex-consigliere dell’US National Security Council dell’amministrazione guerrafondaia neo-con di Bush-Cheney. Il suo consiglio di amministrazione comprende Ashton B. Carter, l’attuale falco neo-con segretario della Difesa dell’amministrazione Obama; il segretario di Stato John Kerry; il Maggiore-Generale Federico M. Padilla, presidente della National Defense University degli Stati Uniti. Questi sono alcuni architetti molto stagionati della strategia del Dominio a Pieno Spettro del Pentagono per il dominio militare mondiale degli USA. Gli autori del “Piano Merkel” dell’Iniziativa per la Stabilità Europea, oltre alla generosità delle fondazioni di George Soros, indica come ‘primo’ finanziatore il German Marshall Fund* degli Stati Uniti. Come ho descritto nel mio libro, il think tank German Marshall Fund è tutt’altro che tedesco; “E’ un think tank statunitense di Washington DC. Di fatto, la sua agenda è la distruzione della Germania del dopoguerra e più in generale degli Stati sovrani dell’UE per adattarli al programma di globalizzazione di Wall Street“. Il German Marshall Fund di Washington è coinvolto nell’agenda del cambio di regime mondiale degli Stati Uniti d’America in combutta con il National Endowment for Democracy finanziato dagli Stati Uniti, le fondazioni Soros e la facciata della CIA chiamata USAID. Come descrivo nel libro, “Il principale obiettivo del German Marshall Fund, secondo la sua relazione annuale del 2013, è sostenere l’agenda del dipartimento di Stato nelle cosiddette operazioni di costruzione della democrazia nei Paesi ex-comunisti dell’Europa orientale e sud- orientale, dai Balcani al Mar Nero. Significativamente il loro lavoro include l’Ucraina. Nella maggior parte dei casi, collabora con l’USAID, ampiamente identificata quale facciata della CIA collegata al dipartimento di Stato, e la Stewart Mott Foundation che finanzia la National Endowment for Democracy finanziata dal governo degli Stati Uniti“. In particolare, la stessa Stewart Mott Foundation finanzia il Piano Merkel dell’ESI, come anche il Rockefeller Brothers Fund. Tutto questo dovrebbe far riflettere da chi e per quali obiettivi è stato firmato l’accordo Merkel-Erdogan sulla crisi dei rifugiati nell’UE. La fazione Rockefeller-Bush-Clinton negli Stati Uniti intende usarlo quale grande esperimento d’ingegneria sociale per creare caos e conflitti sociali nell’UE, mentre allo stesso tempo le loro organizzazioni non governative, come NED, Freedom House e fondazioni Soros, si agitano in Siria, Libia e nel mondo islamico? La Germania, secondo l’ex-consigliere del presidente degli Stati Uniti e amico intimo dei Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, è il “vassallo” degli Stati Uniti nel mondo post-90? Finora, c’è la prova abbastanza netta che sia così. Il ruolo dei think tank collegati a Stati Uniti e NATO è fondamentale per comprendere come la Repubblica Federale di Germania e l’Unione europea siano in realtà eterodirette da oltre Atlantico.Dutch-Newshour-interview-Screenshot-Gerald-Knaus-28-January-2016*Il German Marshall Fund è anche l’ente che ha creato e promosso l’orrido mostriciattolo nazipiddino euroatlantista Federica Mogherini. NdT.

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Roma travolta dalle dinamiche mediterranee

Mentre il governo Renzi richiama l’ambasciatore italiano a Cairo, la British Petroleum stipula un accordo per sviluppare un grande giacimento di gas egiziano.
Alessandro Lattanzio, 9/4/2016eastpipemedMentre in Siria e Iraq lo Stato islamico (SIIL) affronta ogni giorno che passa l’imminente liquidazione, dato che da marzo è incapace di condurre controffensive contro le forze governative, si dedica oramai a sottrarre territori alle altre organizzazioni terroristiche, come Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam, presso Dara o Damasco; o a scontrarsi contro i curdi delle YPG/SDF al confine con la Turchia, dove Recep Tayyip Erdogan ha visto con orrore gli aerei statunitensi distruggere le posizioni dello SIIL a Jarabulus, al confine con la Turchia, per sostenere l’avanzata dei curdi delle YPG/SDF attraverso l’Eufrate, ‘linea rossa’ di Ankara. Inoltre la coalizione formata da ELS, Jaysh al-Fatah (guidata dai salafiti di Ahrar al-Sham) e Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) occupava la città di al-Rai, a nord di Aleppo, sottraendola alla presa dello SIIL, assieme a 16 villaggi siriani lungo il confine turco, dove la coalizione islamista aveva il sostegno dell’artiglieria turca che bombardava le posizioni dello SIIL. Erdogan cerca di far occupare il confine siriano-turco tra Jarabulus e Azaz alla coalizione islamista, prima che il controllo della zona venga preso dai curdi. Infatti, la Turchia organizza il massiccio trasferimento di terroristi di Ahrar al-Sham da una regione all’altra della Siria attraverso il proprio territorio. Inoltrei, secondo la rivista specializzata inglese “Janes”, il 3 novembre 2015 81 container con fucili d’assalto AK-47, mitragliatrici PKM, mitragliatrici pesanti DShK, lanciarazzi RPG-7 e sistemi missilistici anticarro 9K111M Faktorija, con missili a testata in tandem per perforare le blindature reattive (ERA) dei carri armati, partivano dal porto di Costanza, in Romania, per quello di Aqaba, su ordine del Military Sealift Command dell’US Navy, con scalo ad Agalar, in Turchia, dove vi è un molo militare. Il 4 aprile 2016, un’altra nave con oltre 2000 tonnellate di armi e munizioni salpava a fine marzo, sempre per Aqaba.
Abdel-Fattah-al-Si_2820907bIn tale quadro regionale, mentre l’Italia ritira l’ambasciatore da Cairo, nell’ambito dello scontro sulla morte dell’operativo dell’intelligence anglo-statunitense Giulio Regeni, il presidente francese Francois Hollande si prepara a recarsi a Cairo, per firmare diversi accordi tra Egitto e Francia per l’acquisizione di materiale per la Difesa pari a un miliardo di euro. Gli accordi riguardano la vendita di 3 corvette Gowind della DCNS e di un sistema di comunicazione satellitare militare del consorzio tra Airbus e Thales Alenia Space di Finmeccanica, dal valore di 600 milioni di euro. Nel 2015, l’Egitto aveva acquistato 24 aerei da combattimento Rafale, una fregata e le 2 portaelicotteri Mistral in precedenza destinate alla Russia e che saranno dotate di equipaggiamenti ed armamenti russi. Inoltre, la Russia fornirà all’Egitto 12 elicotteri equipaggiati con il sistema di difesa (ODS) President-S, progettato per proteggere gli aeromobili dai missili dei sistemi di difesa aerea o dall’artiglieria antiaerea, rilevando e monitorando i missili, che poi disturba con raggi laser o disturbandone le frequenze radio.
Nel frattempo, il 7 aprile il monarca saudita si recava a Cairo per chiedere al Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi di contribuire di più alla politica estera saudita; infatti, nonostante il sostegno di Riyadh ad al-Sisi, Cairo non ha ricambiato granché tale sostegno. Cairo è poco presente nell’intervento saudita contro lo Yemen e si è rifiutata di chiedere al Presidente siriano Bashar Assad di dimettersi. Atteggiamento che irrita non solo i Saud, ma anche i think tank statunitensi secondo cui “il regime di al-Sisi gode di fiducia, troppa di fiducia, d’incoscienza”. L’Arabia Saudita è uno dei principali investitori esteri in Egitto con oltre 8 miliardi di dollari investiti nel 2015 su turismo, agricoltura ed informatica. Sebbene Ryadh e Cairo siano in contrasto su Siria, Iraq e Yemen, cercano di avere stretti rapporti strategici. I sauditi hanno preteso che Cairo interrompesse le trasmissioni via satellite, su Nilesat, della TV libanese filo-iraniana al-Manar, che resta comunque visibile su altri canali. Ma intanto Salman al-Saud e al-Sisi firmeranno un accordo per fornire all’Egitto 20 miliardi di prodotti petroliferi per cinque anni, e un accordo sugli investimenti sauditi per 1,5 miliardi di dollari nel Sinai. Altri 20 accordi e memorandum d’intesa saranno firmati su istruzione, trasporti e comunicazioni.
Cfg_G_iWwAAxzOgContemporaneamente la Cina stipulava l’accordo per acquistare il maggiore porto della Grecia. Secondo l’accordo tra il fondo di privatizzazione greco HRADF e la China COSCO Shipping Corporation, gli investitori cinesi verseranno 280,5 milioni di euro per l’acquisizione del 51% della HRADF. L’accordo è stato firmato dall’amministratore della HRADF Stergios Pitsiorlas e dal CEO della COSCO Feng Jinhua, alla presenza del Primo ministro greco Alexis Tsipras, del presidente della COSCO Xu Lirong e dell’ambasciatore cinese in Grecia Zou Xiaoli. L’operazione rientra nell’ambito dell’Iniziativa Fascia e Via della Cina permettendo al porto del Pireo di divenire il primo porto per transito di container del Mediterraneo. “Che la nave salpi e riporti il vello d’oro“, aveva detto Xu nell’occasione. La COSCO attualmente gestisce il terminal dei container del Pireo su concessione 35ennale, dal 2009, ed investe 230 milioni di euro per la costruzione di un secondo terminal per container nel porto, per farne il polo logistico delle esportazioni cinesi in Europa. Il Primo ministro greco Tsipras dichiarava che la firma dell’accordo “abbrevierà la ‘Via della Seta‘. Vogliamo diventare un ponte tra Occidente e Oriente, costruendo una collaborazione affidabile capace di garantire velocità ed efficienza nel trasporto delle merci dalla Cina al Mediterraneo e all’Europa. Con l’accordo vi è l’importante opportunità per i due Paesi di crescere con mutuo beneficio”. Il Primo ministro cinese Li Keqiang quindi invitava Tsipras a visitare la Cina, visita programmata per giugno.
Infine, Israele manovra per riposizionarsi strategicamente al centro del quadro mediterraneo stipulando un’alleanza sull’energia con Grecia e Cipro, un accordo che permette al premier israeliano Netanyahu di rispondere alle polemiche interne sullo sviluppo dell’autonomia energetica d’Israele. Perciò, l’accordo d’Israele con Grecia e Cipro per sviluppare i grandi giacimenti di idrocarburi scoperti nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali di Israele e Cipro, è di particolare importanza. Tale politica s’incentra sul progetto “EastMed Pipeline” (da Israele e Cipro alla Grecia) per esportare il gas dal Mediterraneo orientale al mercato europeo. Questo accordo mira a contrastare soprattutto il ruolo della Turchia quale cerniera energetica tra giacimenti azeri e turkmeni e mercato dell’Unione europea, piuttosto che il rientro sul mercato energetico occidentale dell’Iran, che volgerà le proprie esportazioni verso India e Cina. Inoltre, secondo l’analista Salman Rafi Sheikh, tale accordo tra Israele, Grecia e Cipro danneggerebbe l’impegno degli Stati Uniti ad ampliare la coalizione che interferisce in Siria, incentrata sulla Turchia, e con cui Grecia e Cipro hanno rapporti tesi. Infatti, subito dopo l’annuncio dell’accordo tra Tel Aviv, Nicosia ed Atene, il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden chiamava Netanyahu e il presidente cipriota Anastasiades esortandoli a normalizzazione le relazioni con la Turchia. Per risposta, Anastasiades e Tsipras sottolineavano che l’accordo “non è diretto contro qualcun altro”. Israele costruisce tale alleanza energetica trilaterale, di cui sarà il pilastro, quale opzione diplomatica per uscire dall’isolamento regionale; per reagire alla sconfitta diplomatica subita con l’accordo sul nucleare dell’Iran e, infine, per imporsi anche sull’UE, laddove Tel Aviv aveva subito un’altra sconfitta diplomatica con il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei parlamenti europei. Sempre secondo Salman Rafi Sheikh, “le ultime mosse d’Israele sono volte ad acquisire i mezzi per perseguire una politica estera indipendente e per influenzare la politica di altri Paesi”.Slide 1Ecco la situazione in cui si arrabatta un’Italia che affoga nel ‘proprio’ presunto mare, il Mediterraneo. Ciò accade grazie a un ceto dirigente dozzinale, inane e ricattabile. Il governo Renzi ospita diversi incompetenti, quando non dei veri e propri sabotatori. Ed inoltre è sottoposto a pressioni estere da diverse direzioni, sia tramite le ambasciate di USA e Regno Unito; sia tramite la magistratura, sempre pronta a scattare su ordine delle logge di Londra, Washington e Sigonella; e sia infine tramite l’azione interna, attraverso partiti, movimenti e sette politiche eterodirette, come la Lega, i Fratelli d’Italia, il Movimento 5 Stelle (dai potenti agganci con ambasciate straniere e centrali emirote), la fazione perdente del PD (i dalemo-bersaniani) e l’estrema sinistra, soprattutto la componente palestinofila completamente diretta e controllata da estremisti islamisti ed agenti d’influenza israeliani. E difatti, mentre il solito inetto e incompetente conte Paolo Gentiloni Silverj, da ministro degli Esteri di Roma fa richiamare l’ambasciatore italiano a Cairo, il 6 aprile la British Petroleum (BP) (sì, esatto, la compagnia petrolifera pubblica del Regno Unito, il Paese per conto del quale operava Giulio Regeni), firmava vari accordi con il Ministero del Petrolio dell’Egitto e l’Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per sviluppare il nuovo giacimento di gas “Atoll”, scoperto a marzo nella concessione offshore Nord Damietta, nell’est del Delta del Nilo. Gli investimenti previsti sono pari a 3 miliardi di euro per il giacimento che racchiuderebbe 1,5 miliardi di metri cubi di gas e 31 milioni di barili di condensati. La produzione dovrebbe iniziare nel 2018.12928336Riferimenti:
ABC
Jane’s
Moon of Alabama
NEO
Russia Insider
Sputnik
Sputnik
Tekmor Monitor
The BRICS Post

Chi è Federica Mogherini? La politica estera statunitense nel canile europeo

Srdjan Novakovic, Roma, Facebook Reporter Gennaio 2016

L’Unione europea invita gli Stati membri delle Nazioni unite ad imporre sanzioni alla Russia, dichiarava il capo della diplomazia dell’UE Federica Mogherini. Il documento afferma che l’UE resta fermamente impegnata per sovranità ed integrità territoriale dell’Ucraina e non riconosce la riunificazione della Crimea con la Russia”.0D710B75-A412-4557-AEE2-A94CD9D17B7C_mw1024_s_nSappiamo tutti che questa relativamente giovane sostituta di Catherine Ashton, che vediamo tutti i giorni su tutte le reti televisive della Serbia, nei “colloqui” farsa tra Serbia, “Kosovo” e Unione europea in occasione di certi “capitoli aperti” della presunta adesione di nuovi membri alla mitica Unione europea di Bruxelles. I “negoziati” per l’adesione all’UE attraverso rappresentanti autorizzati, i cosiddetti “Commissari”, che hanno a cuore a che i Paesi candidati rispettino al meglio determinati criteri nel processo di “adesione” all’Unione Europea, la NATO sotto la veste di pecora. In tale farsa disgustosa e ipocrita ‘all’Europa non c’è alternativa’ (questa è una modifica serbo-russa al “comunismo che non ha alternative” di Mordecai-Marx), in uno dei ruoli più importanti, quello di Ministro degli Esteri dell’UE, c’è Mogherini. Naturalmente avete indovinato, i registi di tale tragicommedia (con una quasi certo esito nucleare) non partecipano al gioco. Sono a migliaia di miglia di distanza, a distanza di sicurezza dal paradiso multietnico europeo. Non è un compito facile ricordare ai lettori la vera biografia di Federica Mogherini nella sua natia Italia. E’ nata a Roma il 16/06/1973 sposata e con due bambine, il suo defunto padre, Flavio, era sceneggiatore e costumista di film, che arrivò a dirigere un paio di film poco noti. Di “accattivante” c’è la professione del marito, ex-vice del sindaco di Roma Walter Veltroni, un dirigente comunista dalle vedute liberali, mentre la zia Isa era considerata la migliore amica della madre di Veltroni, Ivanka Kotnik Veltroni, figlia di Ciril Kotnik, ex-diplomatico del Regno dei serbi e croati e volontario nelle guerre balcaniche in Serbia (ricevette la massima decorazione dai Karadjerdjovic). Cetnico furioso, ambasciatore in Vaticano del governo jugoslavo in esilio e amico del leggendario “Cice” Kotnik, scontò a caro prezzo le persecuzioni di Hitler contro gli antinazisti e poi subì crudeli torture di stampo Gestapo, nel 1948, quando i profughi sloveni tornarono nella paternalistica Brozoslavia comunista. Con l’ormai ex-sindaco di Roma, il nipote del temerario cetnico Ciril Kotnik e figlio di Vittorio (giornalista ai tempi di Mussolini), Walter Veltroni, denominato il “bruco” (almeno questo è il modo in cui di solito lo disegnano i più famosi fumettisti italiani), che tipo di cooperazione intima aveva la nostra Federica? Il “Bruco” è il leader indiscusso della cosiddetta fazione gesuitica filo-americana nel governo PD di Matteo Renzi (l’ex-Partito Comunista Italiano, che ha cambiato diversi nomi), la fazione liberale guidata da Enrico Carotenuto che sostiene l’autorevole controverso uomo d’affari dal passaporto svizzero Carlo de Benedetti (detto l'”ingegnere”), uno dei finanzieri più aggressivi con potenti agganci e raccomandazioni (membro del consiglio della Rothschild Bank). Carlo De Benedetti possiede la tessera n° 1 del PD e ha, tra l’altro, l’influente impero mediatico “Espresso-LaRepubblica” (magicamente sulla stessa lunghezza d’onda di Soros e Khodorkovskij). Il dominio Veltroniano di Roma sarà ricordato per gli scandali, il grande flusso di migranti afroislamici nella capitale, così come per avere innalzato un monumento dedicato a Kemal Ataturk, fondatore anticristiano e nazionalista della Turchia! La diaspora armena per un momento protestò, fin quando seppe della statua al centro di Belgrado a Gajdar Aliev…
40cbefaa161f780715d43aa179ca37bf88274a35 Con tale potente vento lobbistico a gonfiare le vele, la nostra giovane Federica, appena guadro della gioventù del partito, partecipò volontaria alle campagne contro il razzismo e la xenofobia, preparando la tesi presso la Facoltà di Scienze Politiche di Roma sull'”Islam politico”. Guidata dalla passione per il wahhabismo, Mogherini si recò spesso in Palestina e Libano, incontrando il vecchio amico di Tito, Arafat, così come con altri capi religiosi e politici arabi. Naturalmente, nella gioventù comunista c’imbattiamo in vecchie conoscenze come Massimo D’Alema, famigerato patrono del Kosovo albanese. Molti italiani lo chiamano “Hitler”, dalle caricature umoristiche del leggendario artista italiano Forattini. Da subito Federica Mogherini fece carriera politica e nel 2008 entrava nel parlamento italiano come deputata del PD, essendo già avviata dall’IAI (Istituto Affari Internazionali), che riunisce la creme de la creme gesuitico-massonica della “destra” e della “sinistra” italiane (l’ex presidente Ciampi, Saccomanni, Scognamiglio, Andreatta…) Dopo questi passi importanti Federica viene indirizzata nella struttura più significativa e potente del retroscena italiano, il Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti (CONSIUSA) fondata nel 1983 da David Rockefeller e Gianni Agnelli, sotto la rigorosa testimonianza dei gesuiti della Loyola University di Chicago. Un tempo il direttore più noto di CONSIUSA fu il banchiere massone italo-statunitense Robert Agostinelli. In tale compagnia, si nuota sempre a valle!
Eternamente obbediente ad ogni cenno del capo dei potenti, Mogherini sopravvive con successo ad ogni attrito nel PD e così, il 22 febbraio 2014, diventa la più giovane donna ministro degli Esteri nella storia d’Italia! Come dice Giancarlo Perna, sarà ricordata per sempre l’espressione stupita del Presidente d’Italia, il 90enne Giorgio Napolitano (il “comunista” preferito da Kissinger) nella cerimonia di giuramento a ministra degli Esteri. Causa dello stupore del vecchio non è certamente lo strabismo di Federica, ma il fatto che diveniva ministra degli Esteri passando dalla sinistra radical-chic senza i decenni di esperienza diplomatica. Anche la preferita dal presidente, la vecchia e gravemente malata Emma Bonino, autodidatta e accanita russofoba, era di gran lunga la scelta migliore. Naturalmente, dietro l’ascesa di Mogherini e Renzi vi sono le stesse forze che hanno sempre governato il teatrino politico italiano, “Appaltatori e subappaltatori” della destra repubblicana degli Stati Uniti. La stessa Mogherini nel dicembre 2013, fu nominata presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO; Wikileaks e Franco Fracassi ne documentano i contatti con agenti della CIA come Kurt Volker, braccio destro del fanatico russofobo senatore McCain (e migliore amico di John Kerry). Secondo l’ex-senatore italiano Giovanni Pallegrini, l’Italia non è altro che “una sorta di portaerei della NATO nel Mediterraneo“, non un “Paese normale” con una “democrazia normale“. Fortunatamente per il Ministero degli Esteri italiano (dove i diplomatici avrebbero festeggiato fino all’alba!) la scadente ministra degli Esteri del circo statunitense nel canile europeo (serbi ricordatevi il “vostro” Franco Frattini!) si trasferiva a Bruxelles, dove dal 30 agosto Federica Mogherini era stata “eletta” alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dove già con forza condannava l'”invasione russa” dell’Ucraina proponendo sanzioni economiche. Quale inizio migliore per lei?
Tuttavia, una doccia fredda per Mogherini l’ebbe già all’inizio del febbraio 2015, quando Putin, Hollande e Merkel l’esclusero dai negoziati sulla crisi Ucraina, avendo il presidente russo difficoltà piuttosto serie con due pupazzi, due Matrjoshke, già nel sacco! Paradossalmente, sembra che negli unici negoziati europei riusciti, Federica Mogherini non vi partecipasse. La stampa italiana si scatenava, Gianni Micalessin del “Giornale” sottolineava la “povera donna”, “giovane saltimbanco”, “dalla figura professionale inesistente” che si “fa prendere a pedate”, mentre per l’ex direttore de “L’Avvenire“, Maurizio Biondo, era semplicemente “patetica”. La Lega Nord al Parlamento europeo la schernisce assieme al Primo Ministro Renzi (“schiavo del cartello bancario”), i parlamentari Borghezio e Buonanno la definiscono apertamente “punk” e “meno di zero”, mentre “l’economia europea perde miliardi per le sanzioni alla Russia, giocando alla guerra nucleare con la Russia”… Gli inglesi tradizionalmente gentili e premurosi, ne postano su youtube e tweeter la raccolta delle gaffe diplomatiche ed eurofanatiche, con “perle di saggezza” su Islam, immigrazione, integrazione… ora hanno capito ciò che Churchill profetizzò: “gli antifascisti saranno i peggiori fascisti del futuro“.
mogherini-benny-22-578050 Per consolazione, Federica viaggia (almeno così dice su twitter) volando come diplomatica in tutti i continenti (con spese inevitabilmente a carico dei contribuenti), cosa che non la promuove presso la stampa tedesca e inglese, tradizionalmente sensibili a queste cose. Anche il vecchio comunista Napolitano (quand’era eurodeputato) faceva la “cresta” comprando voli “low cost” e facendoseli pagare 800 euro ciascuno, e più volte al mese, come la stampa tedesca rivelò pubblicamente! Ah, che paese dei balochhi era la buona vecchia UE! Infine, il 17 febbraio 2015, Jean-Claude Juncker privava la commissaria italiana della parte del mandato relativa alla difesa, subito affidata a un esperto politico francese, Michel Barnier. E nel giugno 2015, la stampa italiana e inglese condannavano Mogherini per le eccessive spese di bilancio per pranzi e tovaglie quali esigenze del suo ministero, spedendovi almeno 3 milioni! Nonostante l’evidente inadeguatezza e incompetenza, Federica Mogherini resta in sella come commissaria europea per la politica estera, soprattutto per la sua manifesta russofobia, come la maggior parte dei colleghi polacco-baltici nella Commissione europea. In Italia, la maggioranza dei cittadini la disprezza per mancanza di obiettività e retorica guerrafondaia contro Iran e Russia. E’ famosa per il suo errore leggendario (uno dei tanti) quando minacciò il Ministro degli Esteri iraniano nei negoziati sul programma nucleare iraniano, ricevendo la risposta di Zarif: “Nessuno osi minacciare gli iraniani“, subito seguito dal sempre moderato ed elegante Lavrov: “neanche i Russi!“. Mogherini assomiglia ad Angela Merkel e Hillary Clinton, guerrafondaie e sostenitrici dell’immigrazione selvaggia, che nessuno vuole in Europa. E naturalmente Federica Mogherini è tra le più odiate soprattutto per le opinioni provocatorie sull’Islam radicale quale “forza politica legittima in Europa” e l’Islam quale prima “vittima” del terrorismo, così come “il presente islamico è il futuro dell’Europa”. A questo punto, tali dichiarazioni sono un dito nell’occhio a tutte le persone normali in Europa. Ma non se ne preoccupa, perché nell’odierna Unione tecnocratico-cancaria “populismo” e “demagogia” sono considerati le peggiori eresie. Il noto blogger Riccardo Gambi osserva appieno che Mogherini è la “tirapiedi anglo-statunitense che non rappresenta nessuno tranne se stessa ed istituzioni corrotte”.
Sperando che il Presidente Putin comprenda tale situazione deplorevole e sappia risolvere la crisi incombente, si ricordino le parole pronunciate pochi giorni prima. “Spero che l’uso delle armi nucleari non sia necessario”. E cosa chiedono i serbi alla nostra Madre Russia, in occasione di tale follia per scopi politici? Personalmente, vorrei che nel nuovo anno ortodosso Putin e Rogozin inventino e perfezionino una nuova rivoluzionaria e sicura arma che non uccida le persone, ferendone anime e corpi, ma rimuova definitivamente stupidità e male dalle loro teste. Anche suggerendo che tali missili siano chiamati “Danilevskij”, “Khomjakov” o “Iljin”. Una su Bruxelles e una su Belgrado, per favore!
Andiamo!EU-Council-Feb-12-2015-huggingaa_picture_20150525_5440748_webTraduzione a cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Washington teme che la Gran Bretagna abbandoni l’UE

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 08/02/2016161861218__762913cIl conto alla rovescia inizia questa settimana sulla questione importante per la Gran Bretagna: uscire dell’Unione europea, il cosiddetto Brexit. Mentre il problema sembra essere principalmente d’interesse nazionale, in agguato v’è la preoccupazione geopolitica cruciale degli Stati Uniti. L’esito del referendum inglese sull’Europa potrebbe gravemente compromettere le ambizioni egemoniche globali di Washington e, in particolare, l’agenda del confronto con la Russia. Il primo ministro inglese David Cameron ha lanciato un’offensiva del fascino diplomatico pochi giorni dopo che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, rese pubblico il quadro dell’accordo sull’adesione della Gran Bretagna all’UE. Tale accordo provvisorio è il prodotto di mesi di negoziati tra il governo di Londra e l’istituzione dell’UE, volto a dare al Regno Unito più libertà da Bruxelles. Cameron sostiene di aver avuto abbastanza concessioni per sostenere la sovranità inglese, e il capo del governo conservatore ora fa apertamente campagna per la continua adesione all’UE su tale base. Cameron ha bisogno del sostegno di altri capi dell’UE per concludere il pacchetto di riforme che ha negoziato con Tusk. Le prime tappe di questa settimana sono Polonia e Danimarca, dove i governi neo-eletti, euroscettici, sono inclini a simpatizzare per le preoccupazioni inglesi a strappare più libertà nazionali nel blocco. Non è certo se il vertice dei capi dell’UE previsto per il 18-19 febbraio sarà d’accordo con le riforme volute dal premier inglese. Alcuni vedono la Gran Bretagna cercare concessioni per minare il concetto dell’UE di libera circolazione e diritti dei lavoratori. Germania e Francia hanno detto che non sono disposte a mantenere la Gran Bretagna a bordo “a qualsiasi costo”, indicando il limite della tolleranza sulle concessioni agli inglesi. Nel frattempo, molti nel partito conservatore di Cameron sono arrabbiati per non aver assicurato abbastanza la sovranità inglese. C’era ampia costernazione sui media prevalentemente di destra della Gran Bretagna, questa settimana, su un Cameron che vedono “prostrato” agli integrazionisti europei. E fuori dal suo partito Tory, il più nazionalista United Kingdom Independence Party guidato da Nigel Farage biasima come “patetico” l’accordo sulla riforma di Cameron, sostenendo che ha ceduto tutte le promesse precedenti su riforme radicali. L’UKIP ha già conquistato molti elettori tradizionali conservatori e numerosi parlamentari tory disertare per le sue ferventi politiche euroscettiche. C’è la campagna per una rottura decisiva con l’UE. Da più di 40 anni, il partito conservatore inglese si agita sulla questione europea. Da quando la Gran Bretagna aderì al blocco nel 1973, il partito ha sempre minacciato di andare a pezzi sull’adesione all’UE. Non solo Nigel Farage e l’UKIP sostengono la Brexit. Anche alcuni conservatori di rilievo nel gabinetto esecutivo di Cameron spingono ad abbandonare l’Unione europea. Uno di questi gruppi è Conservatori per la Gran Bretagna guidato da Lord Nigel Lawson, ex-Cancelliere dello Scacchiere di Margaret Thatcher negli anni ’80.
Cameron-Vignetta-ita David Cameron cammina sul filo del rasoio. A fare pressione sul leader inglese è Washington. L’establishment politico statunitense, democratico e repubblicano, vuole inequivocabilmente che la Gran Bretagna rimanga nell’UE. Washington non può esprimere questa posizione con troppa forza, altrimenti potrebbe essere visto come indebita ingerenza negli affari interni inglesi. Tuttavia, gli interessi statunitensi inevitabilmente appaiono nel dibattito. Questa settimana, lo stesso giorno in cui Cameron annunciava il suo pacchetto di riforme, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe telefonato al leader inglese per sollecitare una vigorosa campagna per l’adesione all’UE. La Casa Bianca ha detto, Obama “ha riaffermato il costante sostegno degli Stati Uniti a un forte Regno Unito in una forte Unione europea”. In precedenza, Washington ha sparato una straordinaria bordata contro la campagna anti-UE rivelando che, in caso di Brexit, alla Gran Bretagna neo-indipendente non sarà concesso alcun regime speciale commerciale bilaterale. La Casa Bianca di Obama ha detto che fuori dall’adesione all’UE la Gran Bretagna affronterà tariffe commerciali paralizzanti, egualmente a Cina, Brasile e India. Cosa vista come duro colpo al campo pro-indipendenza della Gran Bretagna, che ha sostenuto che gli interessi economici inglesi sarebbero meglio tutelati con l’indipendenza dall’UE. La domanda è: perché Washington è così risoluta sulla Gran Bretagna nell’Unione europea? La risposta è stata in parte rivelata da Lord Lawson, capo dei Conservatori per la Gran Brteagna. In un intervista del mese scorso con la BBC, Lawson ha detto che l’interesse primario degli Stati Uniti “è poter influenzare tutta l’UE avendo il suo più stretto alleato, la Gran Bretagna, nel blocco”. Lawson è stato cauto, ma in realtà ciò che voleva dire è che la Gran Bretagna è un surrogato di Washington nei rapporti col resto d’Europa. Vi sono due questioni strategiche che illustrano il punto. Il primo è il gigantesco patto commerciale che Washington cerca di concludere con l’Unione europea. Il partenariato commerciale e d’investimento transatlantico (TTIP) è visto dare impulso vitale alle esportazioni statunitensi in Europa, la cui popolazione totale è quasi doppia di quella degli Stati Uniti. Per la storicamente stagnante economia degli Stati Uniti sarebbe un accordo molto gradito. Tuttavia, vi è molta resistenza tra i cittadini dell’UE al TTIP, perché visto cedere troppo potere al capitale degli Stati Uniti sui diritti dei lavoratori e le norme alimentari e ambientali europei. La Gran Bretagna di Cameron è una grande fan del TTIP, facendo intenso lobbying sul resto dell’UE a firmare l’accordo. Quindi, se il Regno Unito dovesse uscire dal blocco europeo, c’è il rischio che il TTIP decada. Una grave sconfitta per Washington. In secondo luogo, e ancora più importante, il tanto decantato “rapporto speciale” degli USA con la Gran Bretagna ha garantito a Washington un’influenza alla Svengali sugli Stati europei. Ciò fin dai primi giorni dell’integrazione europea dalla fine della seconda guerra mondiale. La subordinazione inglese agli interessi statunitensi, con governi conservatori e laburisti, ha sempre fatto sì che le politiche dell’UE siano fortemente ponderate fondendosi con le ambizioni geopolitiche di Washington. La politica estera e militare inglese, sempre strettamente allineata a quella degli Stati Uniti, ha effettivamente impresso sull’UE l’identità sinonima dell’alleanza militare guidata dagli statunitensi, la NATO. La Gran Bretagna non è affatto l’unica voce atlantista in Europa, ma si può affermare che senza il surrogato inglese l’influenza di Washington sull’UE sarebbe assai ridotta. Seguendo gli spericolati interventi militari per i cambi di regime di Washington nel mondo, negli ultimi decenni, dall’ex-Jugoslavia ai Balcani, Afghanistan e Iraq, dalla Libia alla Siria e Ucraina. In tali interventi criminali, l’Europa vi è sempre stata coinvolta dal sostegno della Gran Bretagna agli obiettivi di Washington. Sulla Russia è ipotizzabile che il braccio di ferro tra Europa e Mosca non sarebbe così grave se non fosse per la Gran Bretagna, strumentale all’agenda di Washington per imporre sanzioni. È interessante notare che molte voci più sane, in Europa, come il premier dell’Italia Matteo Renzi, il ministro degli Esteri della Germania Frank-Walter Steinmeier e il ministro delle Finanze francese Emmanuel Macron, negli ultimi mesi hanno chiesto un riavvicinamento con la Russia sulla crisi Ucraina. La supposizione ragionevole è che le relazioni tra Europa e Russia sarebbero più compatibili se non fosse per la Gran Bretagna “quinta colonna” di Washington nell’UE. Mentre l’UE ha effettivamente un ruolo sinistro, con Washington, nell’istigare il colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014, è comunque plausibile che lo scontro pericoloso risultante con Mosca non sarebbe avvenuto nella misura attuale se l’Europa avesse avuto una politica estera più indipendente dagli Stati Uniti. Durante la crisi ucraina, la Gran Bretagna agì da braccio destro di Washington, convincendo gli altri ad adottare una più acuta postura anti-russa, alimentando il processo militare della NATO in Europa e la profonda spaccatura diplomatica con Mosca.
Il referendum in Gran Bretagna sulla Brexit potrebbe aversi minimo a giugno, con il risultato di abbandonare l’UE alla fine del prossimo anno. I sondaggi finora indicano parità, ma l’ultimo indica la campagna per “lasciare l’Europa” con un sostanziale vantaggio di nove punti. Una cosa è certa però. Washington seguirà attentamente il referendum, e altri interventi sono prevedibili dalla Casa Bianca per influenzare l’esercizio democratico a favore dell’adesione della Gran Bretagna nell’UE. Le ambizioni egemoniche di Washington ne dipendono. Per coloro interessati a un’Europa più indipendente, libera dal peso delle macchinazioni geopolitiche di Washington, si potrebbe sostenere che il miglior risultato sarebbe la Gran Bretagna uscire dall’UE. Quindi, lasciate che la barchetta Gran Bretagna salpi verso l’Atlantico sotto l’inno illusorio “Britannia Rules the Waves”. E poi, forse, l’Europa potrà cominciare a vivere rapporti più pacifici con il resto del mondo.brexit-beckons-as-97-of-britons-think-david-cameron-cant-get-a-better-eu-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Europa centro-orientale al bivio

Vladislav Gulevich Strategic Culture Foundation 25/01/2016

8e9494c806fc229e1a7881e856d29c61,640,0,0,0Volevate la democrazia? L’avete! La democrazia è la tirannia della maggioranza. Il Partito Diritto e Giustizia (PiS) è sostenuto dalla maggioranza dei polacchi. Ora può fare quello che vuole. Il popolo oppresso ha votato per il PiS perché voleva vedere i membri del precedente governo dietro le sbarre, che si meritano… L’Unione europea va sciolta”, ha detto il deputato polacco Janusz Korwin-Mikke rivolgendosi al Parlamento europeo. Il deputato commentava l’attacco di Bruxelles a Varsavia dopo che il partito guidato da Jaroslaw Kaczynski ha ottenuto una vittoria schiacciante emanando la riforma della Corte costituzionale e le leggi di radiodiffusione pubblica. Le modifiche hanno spinto l’Unione europea a fare una decisa pressione sul governo polacco. Molti lo percepiscono come ennesimo passo della Germania per assicurarsi l’indiscussa leadership in Europa centrale e orientale. La Polonia è oggetto di un attacco propagandistico feroce. Herbert Reul, presidente della CDU/CSU della Baviera, nel gruppo al Parlamento europeo, ha sottolineato la necessità d’imporre “sanzioni” a Varsavia. Il Primo ministro ungherese Viktor Orban l’8 gennaio ha indicato il veto su eventuali sanzioni dell’Unione europea contro la Polonia, dopo l’ultimo incontro con il capo del partito di governo della Polonia. “L’Unione europea non dovrebbe pensare di applicare qualsiasi tipo di sanzioni contro la Polonia, perché richiederebbe la piena unanimità e l’Ungheria non potrà mai sostenere alcun tipo di sanzioni contro la Polonia”, ha detto Orban in un’intervista alla radio pubblica. Petr Mach, consulente economico del Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus nel 2003-2007 e membro del Parlamento europeo, difende la Polonia indossando un grande distintivo “Sono un polacco”, mentre parlava dal podio del Parlamento europeo. Il deputato non disse chi minacciava la libertà di espressione in Polonia. Il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek, in occasione del recente incontro con l’omologo polacco Witold Waszczykowski, ha detto che credeva che la libertà di parola vada conservata in Polonia. Waszczykowski ha sottolineato l’importanza delle relazioni polacco-ceche e ha detto che la Repubblica ceca è il secondo maggiore investitore in Polonia dopo la Germania. La questione dell’influenza della Germania in Polonia è acuta da 30 anni. E presso l’opinione pubblico è diventato un tema acuto dell’agenda contemporanea. Nel 2003 la rivista polacca Wprost pubblicò un articolo dal titolo “Stampa tedesca: la Polonia è diventata una colonia dei media tedeschi”. Le grandi case editrici tedesche dominano il mercato dei media polacchi. Il numero di media polacchi, anche digitali, controllati da proprietari tedeschi ha superato il centinaio. In Polonia la necessità di liberare i media nazionali dal controllo straniero è diventato un problema pubblico. Fonti tedesche indipendenti sottolineano che le accuse di soppressione della libertà di stampa in Polonia potrebbero essere rivolte dai dirigenti del Partito Dritto e Giustizia a Piattaforma civica filo-tedesca, che fece molto per attrarre investimenti tedeschi nel mercato dei media polacchi.
L’ex-presidente polacco Bronislaw Komorowski e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sono membri di Piattaforma civica. I tedeschi sanno molto bene cos’è la censura mediatica: gli euroscettici sono trattati con scarsa cortesia nel loro Paese. Ad esempio, possono facilmente essere cancellati dalla lista degli ospiti televisivi. Secondo L’Indice della libertà di stampa del 2015 pubblicato da Reporters sans frontières, la Polonia è classificata 18.ma, dietro la Germania, 12.ma. L’Ungheria è classificata 65.ma dopo Niger (47), Mauritania (55) e Papua Nuova Guinea (56). L’Italia (73) e la Grecia (91) sono piuttosto indietro nella classifica. Non è così difficile capire perché Stati europei come Italia, Grecia e Ungheria sono posizionati dietro Niger e Papua-Nuova Guinea da un’organizzazione non governativa che presumibilmente promuove e difende libertà di informazione e la libertà di stampa. Roma, Atene e Budapest hanno più volte criticato la burocrazia europea e si sono opposte alle politiche di Bruxelles. L’esacerbazione dei rapporti tra Berlino e Varsavia è un elemento della lotta per la leadership regionale. Berlino si sforza di neutralizzare l’influenza della Polonia in Europa centrale e orientale per stroncare sul nascere qualsiasi sfida alla primazia della Germania nell’Unione europea. E’ importante evitare che Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria formino un’alleanza, tendenza che comincia a prendere forma. C’è la possibilità che la Slovacchia aderisca. Tutti questi Paesi sono membri del Gruppo di Visegrad. La Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Slovacchia hanno già rifiutato di condividere l’onere dei flussi dei rifugiati. La politica della Polonia è piuttosto ambivalente mantenendo teso il conflitto. Berlino può sempre contare sui suoi agenti d’influenza nel partito Piattaforma civica. L’ex-ministro degli Esteri polacco Grzegorz Shetina ha detto che mantenere relazioni con il Primo ministro ungherese Victor Orban è dannoso agli interessi del Paese. E’ facile prevedere che Varsavia ricorrerà a Washington per contrastare Berlino. L’Europa centro-orientale è a un bivio. È il momento giusto per cambiare la rotta che porta alla scissione tra i Paesi della regione e di cogliere nuove opportunità, invece. L’Europa centro-orientale dovrebbe scegliere il proprio futuro.0327c6b8-6388-4695-ac81-33d02e7fed97.fileTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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