Austria infelix: conservatorismo e puzza di frodi?

Jacques Sapir, Russeurope 24 maggio 2016hofer-van-der-bellenUna prima analisi dei risultati delle elezioni presidenziali in Austria conferma le riflessioni fatte a caldo sul peso del “conservatorismo” degli elettori. Ma apre anche le porte al sospetto di frodi. Ecco di cosa si tratta. I risultati ufficiali sono questi:
Risultati ufficiali riportati dal Ministero degli Interni austriaco

                                                 1° turno       2° turno        variazione     variazione in percentuale
Voti al seggio                      3.744.396       3.731.832        -12,564                                 -0,34%
Voti per posta                         534.774          746.110         211.336                                 28,33%
Totale                                   4.279.170        4.477.942       198.772                                  4,44%
Percentuale
del voto per posta                 12,5%         16,7%

Le conclusioni che si possono trarre da questa tabella sono: “C’è il forte aumento dei voti per posta. Ora questi elettori sono generalmente di due categorie, austriaci residenti all’estero (espatriati, pensionati) e austriaci nelle case di cura. Eppure è questo voto che ha permesso la vittoria del candidato “verde”, perché l’FPO (populista) ha avuto la maggioranza nei risultati “nel seggio elettorale” (52%). Non riuscendo a sapere la percentuale di voti utili “non residenti”, si può ragionevolmente ipotizzare che i voti supplementari provengano dalle case di cura. Il voto per posta ha favorito nelle elezioni precedenti l’OVP conservatore. Questi elettori, se hanno espresso “liberamente” il voto, sono quelli dalla maggiore probabilità di esprimere un riflesso “conservatore”, confermando l’analisi della nota precedente [1]. Ciò distrugge la tesi mediatica della mobilitazione dei giovani laureati, come gentilmente riportato dai media (il telegiornale delle 20 su Fr2) che, ovviamente, votano al seggio elettorale. Tuttavia, la partecipazione nei seggi, in realtà, non s’è contratta leggermente tra i due turni? Ma potrebbe evocare un’ipotesi sgradevole. Sapendo che tale voto è espresso anziani, persone in qualche modo vulnerabili psicologicamente, è ragionevole che un sospetto di pressioni su questa categoria di elettori sia evocato. Dato l’esiguo margine del candidato dei “verdi”, non è impossibile che la pressione su un gruppo vulnerabile di elettori abbia distorto l’esito delle elezioni presidenziali. Un accenno cui Spiegel fa eco il 24 maggio.van-der-bellen[1] J. Sapir, “Le lezioni d’Austria”, RussEurope 23 maggio 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan mostra il dito medio all’Europa

MK Bhadrakumar Indian Punchline 7 maggio 2016fft107_mf4798703_3L’impatto della mossa del presidente turco Recep Erdogan per sostituire il primo ministro Ahmet Dautoglu, si fa già sentire nelle cancellerie occidentali segnalando lo scenario di un divorzio acrimonioso tra Ankara e l’Unione europea. L’accordo UE-Turchia per fermare il flusso di rifugiati verso l’Europa in cambio dell’esenzione dal visto ai cittadini turchi nell’area Shenghen si schianta. (Financial Times) Naturalmente, il problema dei rifugiati è un problema esistenziale per l’UE, e per la cancelliera tedesca Angela Merkel in particolare, il cui prestigio politico è in gioco dato che è l’architetto della trattativa con la Turchia, imposta a un’UE riluttante ad accettarla. La cancelleria di Berlino ha avvertito Erdogan: “La cancelliera ha agito molto bene fino ad oggi col primo ministro turco Davutoglu… e presume che questa cooperazione buona e costruttiva continui col nuovo primo ministro turco“. (Bloomberg) Ma Erdogan sfida, ed anche chiaramente in modo sprezzante, replicando: “Noi andremo per la nostra strada; voi per la vostra”, lasciando intendere che chiude la porta alle riforme democratiche che l’UE pretende dalla Turchia, aggiungendo: “L’Unione Europea ci dice di cambiare la nostra legge sulla lotta al terrorismo. Permettendo ai terroristi di alzare le tende e poi avanzare pretese“. Murat Yetkin, redattore turco di tutto rispetto, ha scritto oggi sul quotidiano Hurriyet, “E’ una questione di speculazione nei retrobottega di Ankara che Davutoglu abbia siglato l’accordo con l’Unione europea sull’immigrazione modificandolo all’ultimo minuto, e per la richiesta di visitare gli Stati Uniti ed incontrare Obama solo un mese dopo che Erdogan veniva adombrato da Davutoglu, scontentandolo per aver messo in secondo piano il potere del presidente“. Non ci s’inganni, Erdogan non ammicca alla nuova tattica occidentale di fare pressioni. Non potrà mai accettare certe precondizioni chiave nella trattativa UE che Davutoglu negoziava, secondo cui la Turchia deve modificare la legislazione antiterrorismo, in linea con la giurisprudenza europea e della Corte dei diritti dell’uomo. In discussione è la prerogativa dei tribunali turchi (che Erdogan controlla) di essere l’arbitro nell’interpretare e far rispettare la legge nel Paese. Anche in questo caso, per esempio, l’UE chiede più indipendenza alle autorità della protezione dei dati che limiterebbe alle agenzie governative l’accesso ai dati personali per considerazioni di sicurezza, andando contro l’esigenza politica di Erdogan d’imbavagliare i dissidenti. (Hurriyet)
Le quotazioni di Erdogan sono molto basse nelle capitali occidentali, anche a Washington. La decisione di rimuovere Davutoglu è il campanello d’allarme sulla Turchia che prosegue la politica estera che Erdogan ha sempre favorito, il ‘neo-ottomanismo’. Erdogan ora giocherà sul nazionalismo turco per consolidare il proprio potere, ed anche rafforzerà l’agenda politica reale nel trasformare la Turchia in un sistema presidenziale, centralizzandone i poteri ancora di più. Secondo le voci di corridoio ad Ankara, Erdogan vorrebbe il genero Berat Albyrak (attualmente ministro dell’Energia) al posto di Davutoglu. Il campo ‘occidentalista’ in Turchia, metà del Paese, è sconsolato da tali viluppi e le tensioni cresceranno nella politica interna della Turchia. Allo stesso modo, il reset della bussola nella politica estera turca, in questo frangente, avrebbe gravi implicazioni per la politica regionale. In termini immediati, se Erdogan si ritira dall’accordo con l’UE, i rapporti di Ankara con l’Europa cadranno in picchiata, dato che lo spettro che tormenta molti Paesi europei è lo tsunami di immigrati clandestini che arrivano sulle proprie coste, con una pressione intollerabile sull’unità del continente e la sua stabilità politica. (Turkish Power Struggle Threatens Ties to West) In prospettiva più ampia, anche se Davutoglu è stato l’architetto del ‘neo-ottomanismo’ è anche un ‘modernizzatore’ che apprezzava l’importanza dei legami della Turchia con l’occidente. L’assenza di Davutoglu dai vertici del potere lascia il ‘Sultano’ ritenersi il monarca assoluto che vede mano libera nel pilotare la nave turca nelle acque del Medio Oriente, con un riorientamento strategico della politica estera da Europa e Stati Uniti al mondo islamico. La linea di fondo è che, se la rimozione di Davutoglu è un gioco di potere di Erdogan per dimostrare chi è il capo ad Ankara, proprio quando quest’ultimo aspirava ad essere l’interlocutore del presidente Barack Obama alla Casa Bianca, nella politica estera turca ha anche un forte contenuto ideologico, nell’appuntamento della Turchia con il destino di ponte tra Europa e Asia. (Vedasi il mio articolo su Asia Times Turkey’s Sultan eases out his Grand Vizier).corruption_of_merkel_to_erdogan__marian_kamenskyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come le centrali della NATO controllano la politica dell’UE sui rifugiati

F. William Engdahl New Eastern Outlook 27/04/2016Merkel-ErdoganUn fiume incontrollato di profughi di guerra da Siria, Libia, Tunisia e altri Paesi islamici destabilizzati dalle rivoluzioni colorate della ‘primavera araba’ di Washington, ha creato il più grande caos sociale nell”UE, dalla Germania alla Svezia alla Croazia, dalla fine della seconda guerra mondiale. Ormai è chiaro che più di qualcosa di sinistro è in corso, minacciando di distruggere il tessuto sociale del nucleo della civiltà europea. Pochi si rendono conto che l’intero dramma è orchestrato non dalla cancelliera tedesco Angela Merkel, o dagli anonimi eurocrati della Commissione UE di Bruxelles. È orchestrato dalla cabala di think tank della NATO. L’8 ottobre 2015 tra il grande flusso di centinaia di migliaia di rifugiati inondanti la Germania da Siria, Tunisia, Libia e altri Paesi, una nuova e sicura di sé cancelliera tedesco Angela Merkel proclamava in un popolare programma televisivo tedesco che “ho un piano”, occasione per una frecciata tagliente ai partner della coalizione guidatu dal capo della bavarese CSU, Horst Seehofer, critico verso la posizione di accoglienza dei profughi di Merkel nella primavera 2015, che ha visto più di un milione di rifugiati entrare in Germania solo l’anno scorso. Da quel momento, con determinazione di ferro, la cancelliera tedesca ha difeso il criminale regime di Erdogan in Turchia, partner essenziale del suo “piano”. La maggior parte del mondo ha visto con stupore come abbia ignorato i principi della libertà di parola e deciso di perseguire pubblicamente un noto comico della TV tedesca, Jan Boehmermann, per le sue osservazioni satiriche sul presidente turco. Era stupita da come il simbolo della democrazia europea, la cancelliera tedesca, abbia scelto d’ignorare l’imprigionamento da parte di Erdogan dei giornalisti e la chiusura dei media dell’opposizione, procedendo nei piani per imporre di fatto la dittatura in Turchia. Era perplessa per come il governo di Berlino abbia scelto d’ignorare le prove schiaccianti di come Erdogan e la famiglia materialmente favoriscano i terroristi dello SIIL in Siria, in realtà creatori della crisi dei rifugiati. Era stupita di vedere spingere l’UE a consegnare miliardi di euro al regime di Erdogan per il presunto accordo sul flusso di rifugiati dai campi profughi turchi alla vicina UE passando per la Grecia e non solo.

Piano Merkel
Tutte queste azioni apparentemente inspiegabili della una volta pragmatica leader tedesca, sembrano risalire all’adozione di un documento di 14 pagine preparato da una rete di gruppi di riflessione pro-NATO, sfacciatamente intitolato “Piano Merkel”. Ciò che la neo-sicura di sé cancelliera tedesca non disse alla sua ospite Anne Will o ai telespettatori fu che “il suo” piano le era stato consegnato solo quattro giorni prima, il 4 ottobre, come documento dal titolo Piano Merkel, da un neonato think-tank internazionale, ovviamente ben finanziato, chiamato Iniziativa per la Stabilità Europea o ESI. Il sito dell’ESI indica avere uffici a Berlino, Bruxelles e Istanbul, Turchia. Il sospetto è che gli autori de piano ESI l’abbiano intitolato come se provenisse dall’ufficio della Cancelliera tedesca e non da loro. Più sospetto è il contenuto del Piano Merkel dell’ESI. Oltre ad accogliere già più di un milione di rifugiati nel 2015, la Germania dovrebbe “accettare di concedere asilo a 500000 rifugiati siriani registrati in Turchia nei prossimi 12 mesi“. Inoltre, “la Germania dovrebbe accettare le richieste provenienti dalla Turchia… e fornire un trasporto sicuro ai candidati… già registrati presso le autorità turche…” E infine “la Germania dovrebbe accettare di aiutare la Turchia ad avere esenzioni sul visto di viaggio per il 2016“. Il cosiddetto piano Merkel è un prodotto dei think tank legati a NATO-USA e a governi dei Paesi membri della NATO o potenziali soci. La massima “seguire il denaro” è istruttiva in questo caso, per vedere chi realmente dirige l’Unione europea oggi.

ESI
unbenannte-anlage-00300 L’ESI nasce dai tentativi della NATO di trasformare il Sud-Est Europa dopo la guerra istigata dagli USA in Jugoslavia negli anni ’90, portando alla balcanizzazione del Paese e la creazione di una importante base USA e NATO, Camp Bondsteel in Kosovo. L’attuale presidente dell’ESI, direttamente responsabile del documento finale Piano Merkel è il sociologo austriaco residente ad Istanbul Gerald Knaus. Knaus è anche membro del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR) e dell’Open Society. Fondato a Londra nel 2007, l’ECFE è un’imitazione dell’influente Counsil on Foreign Relations di New York, il think-tank creato dai banchieri Rockefeller e JP Morgan nel corso dei colloqui di pace di Versailles del 1919, per coordinare la politica estera globale anglo-statunitense. Significativamente, il riccone creatore dell’ECFR è il miliardario statunitense e finanziatore delle rivoluzioni colorate George Soros. Praticamente ogni rivoluzione colorata è stata sostenuta dal dipartimento di Stato degli USA dal crollo dell’Unione Sovietica, come in Serbia nel 2000, Ucraina, Georgia, Cina, Brasile e Russia. George Soros e le propaggini delle sue Open Society Foundations finanziano di nascosto ONG e attivisti per la “democrazia” per insediare regimi pro-Washington e filo-NATO. I membri scelti, chiamati membri del Consiglio o associati dell’ECFR londinese comprendono il co-presidente Joschka Fischer, ex-ministro degli Esteri del Partito dei Verdi tedesco che spinse il suo partito ad appoggiare l’illegale bombardamento di Bill Clinton della Serbia nel 1999, privo del sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli altri membri del Consiglio del think tank Counsil on Foreign Relations europeo di Soros includono l’ex-segretario generale della NATO Xavier Solana, il falsificatore ex-ministro della Difesa tedesco caduto in disgrazia Karl-Theodor zu Guttenberg; Annette Heuser, direttrice esecutiva del Bertelsmann Stiftung di Washington DC; Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera; Cem Ozdemir, presidente dei Buendnis90/Die Gruenen; Alexander Graf Lambsdorff, deputato del partito liberale tedesco (FDP); Michael Sturmer, corrispondente Capo del Die Welt; Andre Wilkens, direttore della Fondazione Mercator; il difensore della pederastia al Parlamento europeo Daniel Cohn-Bendit. Cohn-Bendit, noto come “Danny il Rosso” nelle rivolte studentesche francesi del maggio 1968, fu membro del gruppo autonomista Revolutionaerer Kampf (Lotta Rivoluzionaria) a Ruesselsheim, in Germania, insieme al suo stretto alleato e ora presidente dell”ECFR Joschka Fischer. I due continuano ari trovarsi nell’ala “Realo” dei Verdi tedeschi. Le Open Society Foundations è la rete che “promuove la democrazia” esentasse creata da George Soros per promuovere il “libero mercato” pro-FMI dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per liberalizzare il mercato delle economie ex-comuniste aprendo le porte al sistematico saccheggio dell’inestimabile patrimonio minerario ed energetico di quei Paesi. Soros fu l’importante finanziatore del team economico liberale di Boris Eltsin, tra cui l’economista da “Terapia d’urto” di Harvard Jeffrey Sachs e il consigliere liberale di Eltsin Egor Gajdar. Già è chiaro che il “Piano Merkel” è il Piano Soros in effetti. Ma c’è di più, se vogliamo comprendere l’ordine del giorno più oscuro dietro il piano.

I finanziatori dell’ESI
L’Iniziativa per la Stabilità Europea, il think-tank di Gerald Knaus collegato a Soros è finanziato da un impressionante serie di donatori. Il suo sito web li elenca; oltre alle Open Society Foundations di Soros, vi è la Mercator Stiftung tedesco legato a Soros, e la Robert Bosch Stiftung. Altro finanziatore è la Commissione europea. Poi, curiosamente la lista dei finanziatori del piano Merkel comprende un’organizzazione dal nome orwelliano, l’United States Institute of Peace. Alcune ricerche rivelano che l’Istituto della Pace degli Stati Uniti non ha nulla a che fare con la pace, essendo presieduto da Stephen Hadley, ex-consigliere dell’US National Security Council dell’amministrazione guerrafondaia neo-con di Bush-Cheney. Il suo consiglio di amministrazione comprende Ashton B. Carter, l’attuale falco neo-con segretario della Difesa dell’amministrazione Obama; il segretario di Stato John Kerry; il Maggiore-Generale Federico M. Padilla, presidente della National Defense University degli Stati Uniti. Questi sono alcuni architetti molto stagionati della strategia del Dominio a Pieno Spettro del Pentagono per il dominio militare mondiale degli USA. Gli autori del “Piano Merkel” dell’Iniziativa per la Stabilità Europea, oltre alla generosità delle fondazioni di George Soros, indica come ‘primo’ finanziatore il German Marshall Fund* degli Stati Uniti. Come ho descritto nel mio libro, il think tank German Marshall Fund è tutt’altro che tedesco; “E’ un think tank statunitense di Washington DC. Di fatto, la sua agenda è la distruzione della Germania del dopoguerra e più in generale degli Stati sovrani dell’UE per adattarli al programma di globalizzazione di Wall Street“. Il German Marshall Fund di Washington è coinvolto nell’agenda del cambio di regime mondiale degli Stati Uniti d’America in combutta con il National Endowment for Democracy finanziato dagli Stati Uniti, le fondazioni Soros e la facciata della CIA chiamata USAID. Come descrivo nel libro, “Il principale obiettivo del German Marshall Fund, secondo la sua relazione annuale del 2013, è sostenere l’agenda del dipartimento di Stato nelle cosiddette operazioni di costruzione della democrazia nei Paesi ex-comunisti dell’Europa orientale e sud- orientale, dai Balcani al Mar Nero. Significativamente il loro lavoro include l’Ucraina. Nella maggior parte dei casi, collabora con l’USAID, ampiamente identificata quale facciata della CIA collegata al dipartimento di Stato, e la Stewart Mott Foundation che finanzia la National Endowment for Democracy finanziata dal governo degli Stati Uniti“. In particolare, la stessa Stewart Mott Foundation finanzia il Piano Merkel dell’ESI, come anche il Rockefeller Brothers Fund. Tutto questo dovrebbe far riflettere da chi e per quali obiettivi è stato firmato l’accordo Merkel-Erdogan sulla crisi dei rifugiati nell’UE. La fazione Rockefeller-Bush-Clinton negli Stati Uniti intende usarlo quale grande esperimento d’ingegneria sociale per creare caos e conflitti sociali nell’UE, mentre allo stesso tempo le loro organizzazioni non governative, come NED, Freedom House e fondazioni Soros, si agitano in Siria, Libia e nel mondo islamico? La Germania, secondo l’ex-consigliere del presidente degli Stati Uniti e amico intimo dei Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, è il “vassallo” degli Stati Uniti nel mondo post-90? Finora, c’è la prova abbastanza netta che sia così. Il ruolo dei think tank collegati a Stati Uniti e NATO è fondamentale per comprendere come la Repubblica Federale di Germania e l’Unione europea siano in realtà eterodirette da oltre Atlantico.Dutch-Newshour-interview-Screenshot-Gerald-Knaus-28-January-2016*Il German Marshall Fund è anche l’ente che ha creato e promosso l’orrido mostriciattolo nazipiddino euroatlantista Federica Mogherini. NdT.

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Roma travolta dalle dinamiche mediterranee

Mentre il governo Renzi richiama l’ambasciatore italiano a Cairo, la British Petroleum stipula un accordo per sviluppare un grande giacimento di gas egiziano.
Alessandro Lattanzio, 9/4/2016eastpipemedMentre in Siria e Iraq lo Stato islamico (SIIL) affronta ogni giorno che passa l’imminente liquidazione, dato che da marzo è incapace di condurre controffensive contro le forze governative, si dedica oramai a sottrarre territori alle altre organizzazioni terroristiche, come Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam, presso Dara o Damasco; o a scontrarsi contro i curdi delle YPG/SDF al confine con la Turchia, dove Recep Tayyip Erdogan ha visto con orrore gli aerei statunitensi distruggere le posizioni dello SIIL a Jarabulus, al confine con la Turchia, per sostenere l’avanzata dei curdi delle YPG/SDF attraverso l’Eufrate, ‘linea rossa’ di Ankara. Inoltre la coalizione formata da ELS, Jaysh al-Fatah (guidata dai salafiti di Ahrar al-Sham) e Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) occupava la città di al-Rai, a nord di Aleppo, sottraendola alla presa dello SIIL, assieme a 16 villaggi siriani lungo il confine turco, dove la coalizione islamista aveva il sostegno dell’artiglieria turca che bombardava le posizioni dello SIIL. Erdogan cerca di far occupare il confine siriano-turco tra Jarabulus e Azaz alla coalizione islamista, prima che il controllo della zona venga preso dai curdi. Infatti, la Turchia organizza il massiccio trasferimento di terroristi di Ahrar al-Sham da una regione all’altra della Siria attraverso il proprio territorio. Inoltrei, secondo la rivista specializzata inglese “Janes”, il 3 novembre 2015 81 container con fucili d’assalto AK-47, mitragliatrici PKM, mitragliatrici pesanti DShK, lanciarazzi RPG-7 e sistemi missilistici anticarro 9K111M Faktorija, con missili a testata in tandem per perforare le blindature reattive (ERA) dei carri armati, partivano dal porto di Costanza, in Romania, per quello di Aqaba, su ordine del Military Sealift Command dell’US Navy, con scalo ad Agalar, in Turchia, dove vi è un molo militare. Il 4 aprile 2016, un’altra nave con oltre 2000 tonnellate di armi e munizioni salpava a fine marzo, sempre per Aqaba.
Abdel-Fattah-al-Si_2820907bIn tale quadro regionale, mentre l’Italia ritira l’ambasciatore da Cairo, nell’ambito dello scontro sulla morte dell’operativo dell’intelligence anglo-statunitense Giulio Regeni, il presidente francese Francois Hollande si prepara a recarsi a Cairo, per firmare diversi accordi tra Egitto e Francia per l’acquisizione di materiale per la Difesa pari a un miliardo di euro. Gli accordi riguardano la vendita di 3 corvette Gowind della DCNS e di un sistema di comunicazione satellitare militare del consorzio tra Airbus e Thales Alenia Space di Finmeccanica, dal valore di 600 milioni di euro. Nel 2015, l’Egitto aveva acquistato 24 aerei da combattimento Rafale, una fregata e le 2 portaelicotteri Mistral in precedenza destinate alla Russia e che saranno dotate di equipaggiamenti ed armamenti russi. Inoltre, la Russia fornirà all’Egitto 12 elicotteri equipaggiati con il sistema di difesa (ODS) President-S, progettato per proteggere gli aeromobili dai missili dei sistemi di difesa aerea o dall’artiglieria antiaerea, rilevando e monitorando i missili, che poi disturba con raggi laser o disturbandone le frequenze radio.
Nel frattempo, il 7 aprile il monarca saudita si recava a Cairo per chiedere al Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi di contribuire di più alla politica estera saudita; infatti, nonostante il sostegno di Riyadh ad al-Sisi, Cairo non ha ricambiato granché tale sostegno. Cairo è poco presente nell’intervento saudita contro lo Yemen e si è rifiutata di chiedere al Presidente siriano Bashar Assad di dimettersi. Atteggiamento che irrita non solo i Saud, ma anche i think tank statunitensi secondo cui “il regime di al-Sisi gode di fiducia, troppa di fiducia, d’incoscienza”. L’Arabia Saudita è uno dei principali investitori esteri in Egitto con oltre 8 miliardi di dollari investiti nel 2015 su turismo, agricoltura ed informatica. Sebbene Ryadh e Cairo siano in contrasto su Siria, Iraq e Yemen, cercano di avere stretti rapporti strategici. I sauditi hanno preteso che Cairo interrompesse le trasmissioni via satellite, su Nilesat, della TV libanese filo-iraniana al-Manar, che resta comunque visibile su altri canali. Ma intanto Salman al-Saud e al-Sisi firmeranno un accordo per fornire all’Egitto 20 miliardi di prodotti petroliferi per cinque anni, e un accordo sugli investimenti sauditi per 1,5 miliardi di dollari nel Sinai. Altri 20 accordi e memorandum d’intesa saranno firmati su istruzione, trasporti e comunicazioni.
Cfg_G_iWwAAxzOgContemporaneamente la Cina stipulava l’accordo per acquistare il maggiore porto della Grecia. Secondo l’accordo tra il fondo di privatizzazione greco HRADF e la China COSCO Shipping Corporation, gli investitori cinesi verseranno 280,5 milioni di euro per l’acquisizione del 51% della HRADF. L’accordo è stato firmato dall’amministratore della HRADF Stergios Pitsiorlas e dal CEO della COSCO Feng Jinhua, alla presenza del Primo ministro greco Alexis Tsipras, del presidente della COSCO Xu Lirong e dell’ambasciatore cinese in Grecia Zou Xiaoli. L’operazione rientra nell’ambito dell’Iniziativa Fascia e Via della Cina permettendo al porto del Pireo di divenire il primo porto per transito di container del Mediterraneo. “Che la nave salpi e riporti il vello d’oro“, aveva detto Xu nell’occasione. La COSCO attualmente gestisce il terminal dei container del Pireo su concessione 35ennale, dal 2009, ed investe 230 milioni di euro per la costruzione di un secondo terminal per container nel porto, per farne il polo logistico delle esportazioni cinesi in Europa. Il Primo ministro greco Tsipras dichiarava che la firma dell’accordo “abbrevierà la ‘Via della Seta‘. Vogliamo diventare un ponte tra Occidente e Oriente, costruendo una collaborazione affidabile capace di garantire velocità ed efficienza nel trasporto delle merci dalla Cina al Mediterraneo e all’Europa. Con l’accordo vi è l’importante opportunità per i due Paesi di crescere con mutuo beneficio”. Il Primo ministro cinese Li Keqiang quindi invitava Tsipras a visitare la Cina, visita programmata per giugno.
Infine, Israele manovra per riposizionarsi strategicamente al centro del quadro mediterraneo stipulando un’alleanza sull’energia con Grecia e Cipro, un accordo che permette al premier israeliano Netanyahu di rispondere alle polemiche interne sullo sviluppo dell’autonomia energetica d’Israele. Perciò, l’accordo d’Israele con Grecia e Cipro per sviluppare i grandi giacimenti di idrocarburi scoperti nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali di Israele e Cipro, è di particolare importanza. Tale politica s’incentra sul progetto “EastMed Pipeline” (da Israele e Cipro alla Grecia) per esportare il gas dal Mediterraneo orientale al mercato europeo. Questo accordo mira a contrastare soprattutto il ruolo della Turchia quale cerniera energetica tra giacimenti azeri e turkmeni e mercato dell’Unione europea, piuttosto che il rientro sul mercato energetico occidentale dell’Iran, che volgerà le proprie esportazioni verso India e Cina. Inoltre, secondo l’analista Salman Rafi Sheikh, tale accordo tra Israele, Grecia e Cipro danneggerebbe l’impegno degli Stati Uniti ad ampliare la coalizione che interferisce in Siria, incentrata sulla Turchia, e con cui Grecia e Cipro hanno rapporti tesi. Infatti, subito dopo l’annuncio dell’accordo tra Tel Aviv, Nicosia ed Atene, il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden chiamava Netanyahu e il presidente cipriota Anastasiades esortandoli a normalizzazione le relazioni con la Turchia. Per risposta, Anastasiades e Tsipras sottolineavano che l’accordo “non è diretto contro qualcun altro”. Israele costruisce tale alleanza energetica trilaterale, di cui sarà il pilastro, quale opzione diplomatica per uscire dall’isolamento regionale; per reagire alla sconfitta diplomatica subita con l’accordo sul nucleare dell’Iran e, infine, per imporsi anche sull’UE, laddove Tel Aviv aveva subito un’altra sconfitta diplomatica con il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei parlamenti europei. Sempre secondo Salman Rafi Sheikh, “le ultime mosse d’Israele sono volte ad acquisire i mezzi per perseguire una politica estera indipendente e per influenzare la politica di altri Paesi”.Slide 1Ecco la situazione in cui si arrabatta un’Italia che affoga nel ‘proprio’ presunto mare, il Mediterraneo. Ciò accade grazie a un ceto dirigente dozzinale, inane e ricattabile. Il governo Renzi ospita diversi incompetenti, quando non dei veri e propri sabotatori. Ed inoltre è sottoposto a pressioni estere da diverse direzioni, sia tramite le ambasciate di USA e Regno Unito; sia tramite la magistratura, sempre pronta a scattare su ordine delle logge di Londra, Washington e Sigonella; e sia infine tramite l’azione interna, attraverso partiti, movimenti e sette politiche eterodirette, come la Lega, i Fratelli d’Italia, il Movimento 5 Stelle (dai potenti agganci con ambasciate straniere e centrali emirote), la fazione perdente del PD (i dalemo-bersaniani) e l’estrema sinistra, soprattutto la componente palestinofila completamente diretta e controllata da estremisti islamisti ed agenti d’influenza israeliani. E difatti, mentre il solito inetto e incompetente conte Paolo Gentiloni Silverj, da ministro degli Esteri di Roma fa richiamare l’ambasciatore italiano a Cairo, il 6 aprile la British Petroleum (BP) (sì, esatto, la compagnia petrolifera pubblica del Regno Unito, il Paese per conto del quale operava Giulio Regeni), firmava vari accordi con il Ministero del Petrolio dell’Egitto e l’Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per sviluppare il nuovo giacimento di gas “Atoll”, scoperto a marzo nella concessione offshore Nord Damietta, nell’est del Delta del Nilo. Gli investimenti previsti sono pari a 3 miliardi di euro per il giacimento che racchiuderebbe 1,5 miliardi di metri cubi di gas e 31 milioni di barili di condensati. La produzione dovrebbe iniziare nel 2018.12928336Riferimenti:
ABC
Jane’s
Moon of Alabama
NEO
Russia Insider
Sputnik
Sputnik
Tekmor Monitor
The BRICS Post

Chi è Federica Mogherini? La politica estera statunitense nel canile europeo

Srdjan Novakovic, Roma, Facebook Reporter Gennaio 2016

L’Unione europea invita gli Stati membri delle Nazioni unite ad imporre sanzioni alla Russia, dichiarava il capo della diplomazia dell’UE Federica Mogherini. Il documento afferma che l’UE resta fermamente impegnata per sovranità ed integrità territoriale dell’Ucraina e non riconosce la riunificazione della Crimea con la Russia”.0D710B75-A412-4557-AEE2-A94CD9D17B7C_mw1024_s_nSappiamo tutti che questa relativamente giovane sostituta di Catherine Ashton, che vediamo tutti i giorni su tutte le reti televisive della Serbia, nei “colloqui” farsa tra Serbia, “Kosovo” e Unione europea in occasione di certi “capitoli aperti” della presunta adesione di nuovi membri alla mitica Unione europea di Bruxelles. I “negoziati” per l’adesione all’UE attraverso rappresentanti autorizzati, i cosiddetti “Commissari”, che hanno a cuore a che i Paesi candidati rispettino al meglio determinati criteri nel processo di “adesione” all’Unione Europea, la NATO sotto la veste di pecora. In tale farsa disgustosa e ipocrita ‘all’Europa non c’è alternativa’ (questa è una modifica serbo-russa al “comunismo che non ha alternative” di Mordecai-Marx), in uno dei ruoli più importanti, quello di Ministro degli Esteri dell’UE, c’è Mogherini. Naturalmente avete indovinato, i registi di tale tragicommedia (con una quasi certo esito nucleare) non partecipano al gioco. Sono a migliaia di miglia di distanza, a distanza di sicurezza dal paradiso multietnico europeo. Non è un compito facile ricordare ai lettori la vera biografia di Federica Mogherini nella sua natia Italia. E’ nata a Roma il 16/06/1973 sposata e con due bambine, il suo defunto padre, Flavio, era sceneggiatore e costumista di film, che arrivò a dirigere un paio di film poco noti. Di “accattivante” c’è la professione del marito, ex-vice del sindaco di Roma Walter Veltroni, un dirigente comunista dalle vedute liberali, mentre la zia Isa era considerata la migliore amica della madre di Veltroni, Ivanka Kotnik Veltroni, figlia di Ciril Kotnik, ex-diplomatico del Regno dei serbi e croati e volontario nelle guerre balcaniche in Serbia (ricevette la massima decorazione dai Karadjerdjovic). Cetnico furioso, ambasciatore in Vaticano del governo jugoslavo in esilio e amico del leggendario “Cice” Kotnik, scontò a caro prezzo le persecuzioni di Hitler contro gli antinazisti e poi subì crudeli torture di stampo Gestapo, nel 1948, quando i profughi sloveni tornarono nella paternalistica Brozoslavia comunista. Con l’ormai ex-sindaco di Roma, il nipote del temerario cetnico Ciril Kotnik e figlio di Vittorio (giornalista ai tempi di Mussolini), Walter Veltroni, denominato il “bruco” (almeno questo è il modo in cui di solito lo disegnano i più famosi fumettisti italiani), che tipo di cooperazione intima aveva la nostra Federica? Il “Bruco” è il leader indiscusso della cosiddetta fazione gesuitica filo-americana nel governo PD di Matteo Renzi (l’ex-Partito Comunista Italiano, che ha cambiato diversi nomi), la fazione liberale guidata da Enrico Carotenuto che sostiene l’autorevole controverso uomo d’affari dal passaporto svizzero Carlo de Benedetti (detto l'”ingegnere”), uno dei finanzieri più aggressivi con potenti agganci e raccomandazioni (membro del consiglio della Rothschild Bank). Carlo De Benedetti possiede la tessera n° 1 del PD e ha, tra l’altro, l’influente impero mediatico “Espresso-LaRepubblica” (magicamente sulla stessa lunghezza d’onda di Soros e Khodorkovskij). Il dominio Veltroniano di Roma sarà ricordato per gli scandali, il grande flusso di migranti afroislamici nella capitale, così come per avere innalzato un monumento dedicato a Kemal Ataturk, fondatore anticristiano e nazionalista della Turchia! La diaspora armena per un momento protestò, fin quando seppe della statua al centro di Belgrado a Gajdar Aliev…
40cbefaa161f780715d43aa179ca37bf88274a35 Con tale potente vento lobbistico a gonfiare le vele, la nostra giovane Federica, appena guadro della gioventù del partito, partecipò volontaria alle campagne contro il razzismo e la xenofobia, preparando la tesi presso la Facoltà di Scienze Politiche di Roma sull'”Islam politico”. Guidata dalla passione per il wahhabismo, Mogherini si recò spesso in Palestina e Libano, incontrando il vecchio amico di Tito, Arafat, così come con altri capi religiosi e politici arabi. Naturalmente, nella gioventù comunista c’imbattiamo in vecchie conoscenze come Massimo D’Alema, famigerato patrono del Kosovo albanese. Molti italiani lo chiamano “Hitler”, dalle caricature umoristiche del leggendario artista italiano Forattini. Da subito Federica Mogherini fece carriera politica e nel 2008 entrava nel parlamento italiano come deputata del PD, essendo già avviata dall’IAI (Istituto Affari Internazionali), che riunisce la creme de la creme gesuitico-massonica della “destra” e della “sinistra” italiane (l’ex presidente Ciampi, Saccomanni, Scognamiglio, Andreatta…) Dopo questi passi importanti Federica viene indirizzata nella struttura più significativa e potente del retroscena italiano, il Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti (CONSIUSA) fondata nel 1983 da David Rockefeller e Gianni Agnelli, sotto la rigorosa testimonianza dei gesuiti della Loyola University di Chicago. Un tempo il direttore più noto di CONSIUSA fu il banchiere massone italo-statunitense Robert Agostinelli. In tale compagnia, si nuota sempre a valle!
Eternamente obbediente ad ogni cenno del capo dei potenti, Mogherini sopravvive con successo ad ogni attrito nel PD e così, il 22 febbraio 2014, diventa la più giovane donna ministro degli Esteri nella storia d’Italia! Come dice Giancarlo Perna, sarà ricordata per sempre l’espressione stupita del Presidente d’Italia, il 90enne Giorgio Napolitano (il “comunista” preferito da Kissinger) nella cerimonia di giuramento a ministra degli Esteri. Causa dello stupore del vecchio non è certamente lo strabismo di Federica, ma il fatto che diveniva ministra degli Esteri passando dalla sinistra radical-chic senza i decenni di esperienza diplomatica. Anche la preferita dal presidente, la vecchia e gravemente malata Emma Bonino, autodidatta e accanita russofoba, era di gran lunga la scelta migliore. Naturalmente, dietro l’ascesa di Mogherini e Renzi vi sono le stesse forze che hanno sempre governato il teatrino politico italiano, “Appaltatori e subappaltatori” della destra repubblicana degli Stati Uniti. La stessa Mogherini nel dicembre 2013, fu nominata presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO; Wikileaks e Franco Fracassi ne documentano i contatti con agenti della CIA come Kurt Volker, braccio destro del fanatico russofobo senatore McCain (e migliore amico di John Kerry). Secondo l’ex-senatore italiano Giovanni Pallegrini, l’Italia non è altro che “una sorta di portaerei della NATO nel Mediterraneo“, non un “Paese normale” con una “democrazia normale“. Fortunatamente per il Ministero degli Esteri italiano (dove i diplomatici avrebbero festeggiato fino all’alba!) la scadente ministra degli Esteri del circo statunitense nel canile europeo (serbi ricordatevi il “vostro” Franco Frattini!) si trasferiva a Bruxelles, dove dal 30 agosto Federica Mogherini era stata “eletta” alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dove già con forza condannava l'”invasione russa” dell’Ucraina proponendo sanzioni economiche. Quale inizio migliore per lei?
Tuttavia, una doccia fredda per Mogherini l’ebbe già all’inizio del febbraio 2015, quando Putin, Hollande e Merkel l’esclusero dai negoziati sulla crisi Ucraina, avendo il presidente russo difficoltà piuttosto serie con due pupazzi, due Matrjoshke, già nel sacco! Paradossalmente, sembra che negli unici negoziati europei riusciti, Federica Mogherini non vi partecipasse. La stampa italiana si scatenava, Gianni Micalessin del “Giornale” sottolineava la “povera donna”, “giovane saltimbanco”, “dalla figura professionale inesistente” che si “fa prendere a pedate”, mentre per l’ex direttore de “L’Avvenire“, Maurizio Biondo, era semplicemente “patetica”. La Lega Nord al Parlamento europeo la schernisce assieme al Primo Ministro Renzi (“schiavo del cartello bancario”), i parlamentari Borghezio e Buonanno la definiscono apertamente “punk” e “meno di zero”, mentre “l’economia europea perde miliardi per le sanzioni alla Russia, giocando alla guerra nucleare con la Russia”… Gli inglesi tradizionalmente gentili e premurosi, ne postano su youtube e tweeter la raccolta delle gaffe diplomatiche ed eurofanatiche, con “perle di saggezza” su Islam, immigrazione, integrazione… ora hanno capito ciò che Churchill profetizzò: “gli antifascisti saranno i peggiori fascisti del futuro“.
mogherini-benny-22-578050 Per consolazione, Federica viaggia (almeno così dice su twitter) volando come diplomatica in tutti i continenti (con spese inevitabilmente a carico dei contribuenti), cosa che non la promuove presso la stampa tedesca e inglese, tradizionalmente sensibili a queste cose. Anche il vecchio comunista Napolitano (quand’era eurodeputato) faceva la “cresta” comprando voli “low cost” e facendoseli pagare 800 euro ciascuno, e più volte al mese, come la stampa tedesca rivelò pubblicamente! Ah, che paese dei balochhi era la buona vecchia UE! Infine, il 17 febbraio 2015, Jean-Claude Juncker privava la commissaria italiana della parte del mandato relativa alla difesa, subito affidata a un esperto politico francese, Michel Barnier. E nel giugno 2015, la stampa italiana e inglese condannavano Mogherini per le eccessive spese di bilancio per pranzi e tovaglie quali esigenze del suo ministero, spedendovi almeno 3 milioni! Nonostante l’evidente inadeguatezza e incompetenza, Federica Mogherini resta in sella come commissaria europea per la politica estera, soprattutto per la sua manifesta russofobia, come la maggior parte dei colleghi polacco-baltici nella Commissione europea. In Italia, la maggioranza dei cittadini la disprezza per mancanza di obiettività e retorica guerrafondaia contro Iran e Russia. E’ famosa per il suo errore leggendario (uno dei tanti) quando minacciò il Ministro degli Esteri iraniano nei negoziati sul programma nucleare iraniano, ricevendo la risposta di Zarif: “Nessuno osi minacciare gli iraniani“, subito seguito dal sempre moderato ed elegante Lavrov: “neanche i Russi!“. Mogherini assomiglia ad Angela Merkel e Hillary Clinton, guerrafondaie e sostenitrici dell’immigrazione selvaggia, che nessuno vuole in Europa. E naturalmente Federica Mogherini è tra le più odiate soprattutto per le opinioni provocatorie sull’Islam radicale quale “forza politica legittima in Europa” e l’Islam quale prima “vittima” del terrorismo, così come “il presente islamico è il futuro dell’Europa”. A questo punto, tali dichiarazioni sono un dito nell’occhio a tutte le persone normali in Europa. Ma non se ne preoccupa, perché nell’odierna Unione tecnocratico-cancaria “populismo” e “demagogia” sono considerati le peggiori eresie. Il noto blogger Riccardo Gambi osserva appieno che Mogherini è la “tirapiedi anglo-statunitense che non rappresenta nessuno tranne se stessa ed istituzioni corrotte”.
Sperando che il Presidente Putin comprenda tale situazione deplorevole e sappia risolvere la crisi incombente, si ricordino le parole pronunciate pochi giorni prima. “Spero che l’uso delle armi nucleari non sia necessario”. E cosa chiedono i serbi alla nostra Madre Russia, in occasione di tale follia per scopi politici? Personalmente, vorrei che nel nuovo anno ortodosso Putin e Rogozin inventino e perfezionino una nuova rivoluzionaria e sicura arma che non uccida le persone, ferendone anime e corpi, ma rimuova definitivamente stupidità e male dalle loro teste. Anche suggerendo che tali missili siano chiamati “Danilevskij”, “Khomjakov” o “Iljin”. Una su Bruxelles e una su Belgrado, per favore!
Andiamo!EU-Council-Feb-12-2015-huggingaa_picture_20150525_5440748_webTraduzione a cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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