Perché Washington teme che la Gran Bretagna abbandoni l’UE

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 08/02/2016161861218__762913cIl conto alla rovescia inizia questa settimana sulla questione importante per la Gran Bretagna: uscire dell’Unione europea, il cosiddetto Brexit. Mentre il problema sembra essere principalmente d’interesse nazionale, in agguato v’è la preoccupazione geopolitica cruciale degli Stati Uniti. L’esito del referendum inglese sull’Europa potrebbe gravemente compromettere le ambizioni egemoniche globali di Washington e, in particolare, l’agenda del confronto con la Russia. Il primo ministro inglese David Cameron ha lanciato un’offensiva del fascino diplomatico pochi giorni dopo che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, rese pubblico il quadro dell’accordo sull’adesione della Gran Bretagna all’UE. Tale accordo provvisorio è il prodotto di mesi di negoziati tra il governo di Londra e l’istituzione dell’UE, volto a dare al Regno Unito più libertà da Bruxelles. Cameron sostiene di aver avuto abbastanza concessioni per sostenere la sovranità inglese, e il capo del governo conservatore ora fa apertamente campagna per la continua adesione all’UE su tale base. Cameron ha bisogno del sostegno di altri capi dell’UE per concludere il pacchetto di riforme che ha negoziato con Tusk. Le prime tappe di questa settimana sono Polonia e Danimarca, dove i governi neo-eletti, euroscettici, sono inclini a simpatizzare per le preoccupazioni inglesi a strappare più libertà nazionali nel blocco. Non è certo se il vertice dei capi dell’UE previsto per il 18-19 febbraio sarà d’accordo con le riforme volute dal premier inglese. Alcuni vedono la Gran Bretagna cercare concessioni per minare il concetto dell’UE di libera circolazione e diritti dei lavoratori. Germania e Francia hanno detto che non sono disposte a mantenere la Gran Bretagna a bordo “a qualsiasi costo”, indicando il limite della tolleranza sulle concessioni agli inglesi. Nel frattempo, molti nel partito conservatore di Cameron sono arrabbiati per non aver assicurato abbastanza la sovranità inglese. C’era ampia costernazione sui media prevalentemente di destra della Gran Bretagna, questa settimana, su un Cameron che vedono “prostrato” agli integrazionisti europei. E fuori dal suo partito Tory, il più nazionalista United Kingdom Independence Party guidato da Nigel Farage biasima come “patetico” l’accordo sulla riforma di Cameron, sostenendo che ha ceduto tutte le promesse precedenti su riforme radicali. L’UKIP ha già conquistato molti elettori tradizionali conservatori e numerosi parlamentari tory disertare per le sue ferventi politiche euroscettiche. C’è la campagna per una rottura decisiva con l’UE. Da più di 40 anni, il partito conservatore inglese si agita sulla questione europea. Da quando la Gran Bretagna aderì al blocco nel 1973, il partito ha sempre minacciato di andare a pezzi sull’adesione all’UE. Non solo Nigel Farage e l’UKIP sostengono la Brexit. Anche alcuni conservatori di rilievo nel gabinetto esecutivo di Cameron spingono ad abbandonare l’Unione europea. Uno di questi gruppi è Conservatori per la Gran Bretagna guidato da Lord Nigel Lawson, ex-Cancelliere dello Scacchiere di Margaret Thatcher negli anni ’80.
Cameron-Vignetta-ita David Cameron cammina sul filo del rasoio. A fare pressione sul leader inglese è Washington. L’establishment politico statunitense, democratico e repubblicano, vuole inequivocabilmente che la Gran Bretagna rimanga nell’UE. Washington non può esprimere questa posizione con troppa forza, altrimenti potrebbe essere visto come indebita ingerenza negli affari interni inglesi. Tuttavia, gli interessi statunitensi inevitabilmente appaiono nel dibattito. Questa settimana, lo stesso giorno in cui Cameron annunciava il suo pacchetto di riforme, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe telefonato al leader inglese per sollecitare una vigorosa campagna per l’adesione all’UE. La Casa Bianca ha detto, Obama “ha riaffermato il costante sostegno degli Stati Uniti a un forte Regno Unito in una forte Unione europea”. In precedenza, Washington ha sparato una straordinaria bordata contro la campagna anti-UE rivelando che, in caso di Brexit, alla Gran Bretagna neo-indipendente non sarà concesso alcun regime speciale commerciale bilaterale. La Casa Bianca di Obama ha detto che fuori dall’adesione all’UE la Gran Bretagna affronterà tariffe commerciali paralizzanti, egualmente a Cina, Brasile e India. Cosa vista come duro colpo al campo pro-indipendenza della Gran Bretagna, che ha sostenuto che gli interessi economici inglesi sarebbero meglio tutelati con l’indipendenza dall’UE. La domanda è: perché Washington è così risoluta sulla Gran Bretagna nell’Unione europea? La risposta è stata in parte rivelata da Lord Lawson, capo dei Conservatori per la Gran Brteagna. In un intervista del mese scorso con la BBC, Lawson ha detto che l’interesse primario degli Stati Uniti “è poter influenzare tutta l’UE avendo il suo più stretto alleato, la Gran Bretagna, nel blocco”. Lawson è stato cauto, ma in realtà ciò che voleva dire è che la Gran Bretagna è un surrogato di Washington nei rapporti col resto d’Europa. Vi sono due questioni strategiche che illustrano il punto. Il primo è il gigantesco patto commerciale che Washington cerca di concludere con l’Unione europea. Il partenariato commerciale e d’investimento transatlantico (TTIP) è visto dare impulso vitale alle esportazioni statunitensi in Europa, la cui popolazione totale è quasi doppia di quella degli Stati Uniti. Per la storicamente stagnante economia degli Stati Uniti sarebbe un accordo molto gradito. Tuttavia, vi è molta resistenza tra i cittadini dell’UE al TTIP, perché visto cedere troppo potere al capitale degli Stati Uniti sui diritti dei lavoratori e le norme alimentari e ambientali europei. La Gran Bretagna di Cameron è una grande fan del TTIP, facendo intenso lobbying sul resto dell’UE a firmare l’accordo. Quindi, se il Regno Unito dovesse uscire dal blocco europeo, c’è il rischio che il TTIP decada. Una grave sconfitta per Washington. In secondo luogo, e ancora più importante, il tanto decantato “rapporto speciale” degli USA con la Gran Bretagna ha garantito a Washington un’influenza alla Svengali sugli Stati europei. Ciò fin dai primi giorni dell’integrazione europea dalla fine della seconda guerra mondiale. La subordinazione inglese agli interessi statunitensi, con governi conservatori e laburisti, ha sempre fatto sì che le politiche dell’UE siano fortemente ponderate fondendosi con le ambizioni geopolitiche di Washington. La politica estera e militare inglese, sempre strettamente allineata a quella degli Stati Uniti, ha effettivamente impresso sull’UE l’identità sinonima dell’alleanza militare guidata dagli statunitensi, la NATO. La Gran Bretagna non è affatto l’unica voce atlantista in Europa, ma si può affermare che senza il surrogato inglese l’influenza di Washington sull’UE sarebbe assai ridotta. Seguendo gli spericolati interventi militari per i cambi di regime di Washington nel mondo, negli ultimi decenni, dall’ex-Jugoslavia ai Balcani, Afghanistan e Iraq, dalla Libia alla Siria e Ucraina. In tali interventi criminali, l’Europa vi è sempre stata coinvolta dal sostegno della Gran Bretagna agli obiettivi di Washington. Sulla Russia è ipotizzabile che il braccio di ferro tra Europa e Mosca non sarebbe così grave se non fosse per la Gran Bretagna, strumentale all’agenda di Washington per imporre sanzioni. È interessante notare che molte voci più sane, in Europa, come il premier dell’Italia Matteo Renzi, il ministro degli Esteri della Germania Frank-Walter Steinmeier e il ministro delle Finanze francese Emmanuel Macron, negli ultimi mesi hanno chiesto un riavvicinamento con la Russia sulla crisi Ucraina. La supposizione ragionevole è che le relazioni tra Europa e Russia sarebbero più compatibili se non fosse per la Gran Bretagna “quinta colonna” di Washington nell’UE. Mentre l’UE ha effettivamente un ruolo sinistro, con Washington, nell’istigare il colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014, è comunque plausibile che lo scontro pericoloso risultante con Mosca non sarebbe avvenuto nella misura attuale se l’Europa avesse avuto una politica estera più indipendente dagli Stati Uniti. Durante la crisi ucraina, la Gran Bretagna agì da braccio destro di Washington, convincendo gli altri ad adottare una più acuta postura anti-russa, alimentando il processo militare della NATO in Europa e la profonda spaccatura diplomatica con Mosca.
Il referendum in Gran Bretagna sulla Brexit potrebbe aversi minimo a giugno, con il risultato di abbandonare l’UE alla fine del prossimo anno. I sondaggi finora indicano parità, ma l’ultimo indica la campagna per “lasciare l’Europa” con un sostanziale vantaggio di nove punti. Una cosa è certa però. Washington seguirà attentamente il referendum, e altri interventi sono prevedibili dalla Casa Bianca per influenzare l’esercizio democratico a favore dell’adesione della Gran Bretagna nell’UE. Le ambizioni egemoniche di Washington ne dipendono. Per coloro interessati a un’Europa più indipendente, libera dal peso delle macchinazioni geopolitiche di Washington, si potrebbe sostenere che il miglior risultato sarebbe la Gran Bretagna uscire dall’UE. Quindi, lasciate che la barchetta Gran Bretagna salpi verso l’Atlantico sotto l’inno illusorio “Britannia Rules the Waves”. E poi, forse, l’Europa potrà cominciare a vivere rapporti più pacifici con il resto del mondo.brexit-beckons-as-97-of-britons-think-david-cameron-cant-get-a-better-eu-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Europa centro-orientale al bivio

Vladislav Gulevich Strategic Culture Foundation 25/01/2016

8e9494c806fc229e1a7881e856d29c61,640,0,0,0Volevate la democrazia? L’avete! La democrazia è la tirannia della maggioranza. Il Partito Diritto e Giustizia (PiS) è sostenuto dalla maggioranza dei polacchi. Ora può fare quello che vuole. Il popolo oppresso ha votato per il PiS perché voleva vedere i membri del precedente governo dietro le sbarre, che si meritano… L’Unione europea va sciolta”, ha detto il deputato polacco Janusz Korwin-Mikke rivolgendosi al Parlamento europeo. Il deputato commentava l’attacco di Bruxelles a Varsavia dopo che il partito guidato da Jaroslaw Kaczynski ha ottenuto una vittoria schiacciante emanando la riforma della Corte costituzionale e le leggi di radiodiffusione pubblica. Le modifiche hanno spinto l’Unione europea a fare una decisa pressione sul governo polacco. Molti lo percepiscono come ennesimo passo della Germania per assicurarsi l’indiscussa leadership in Europa centrale e orientale. La Polonia è oggetto di un attacco propagandistico feroce. Herbert Reul, presidente della CDU/CSU della Baviera, nel gruppo al Parlamento europeo, ha sottolineato la necessità d’imporre “sanzioni” a Varsavia. Il Primo ministro ungherese Viktor Orban l’8 gennaio ha indicato il veto su eventuali sanzioni dell’Unione europea contro la Polonia, dopo l’ultimo incontro con il capo del partito di governo della Polonia. “L’Unione europea non dovrebbe pensare di applicare qualsiasi tipo di sanzioni contro la Polonia, perché richiederebbe la piena unanimità e l’Ungheria non potrà mai sostenere alcun tipo di sanzioni contro la Polonia”, ha detto Orban in un’intervista alla radio pubblica. Petr Mach, consulente economico del Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus nel 2003-2007 e membro del Parlamento europeo, difende la Polonia indossando un grande distintivo “Sono un polacco”, mentre parlava dal podio del Parlamento europeo. Il deputato non disse chi minacciava la libertà di espressione in Polonia. Il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek, in occasione del recente incontro con l’omologo polacco Witold Waszczykowski, ha detto che credeva che la libertà di parola vada conservata in Polonia. Waszczykowski ha sottolineato l’importanza delle relazioni polacco-ceche e ha detto che la Repubblica ceca è il secondo maggiore investitore in Polonia dopo la Germania. La questione dell’influenza della Germania in Polonia è acuta da 30 anni. E presso l’opinione pubblico è diventato un tema acuto dell’agenda contemporanea. Nel 2003 la rivista polacca Wprost pubblicò un articolo dal titolo “Stampa tedesca: la Polonia è diventata una colonia dei media tedeschi”. Le grandi case editrici tedesche dominano il mercato dei media polacchi. Il numero di media polacchi, anche digitali, controllati da proprietari tedeschi ha superato il centinaio. In Polonia la necessità di liberare i media nazionali dal controllo straniero è diventato un problema pubblico. Fonti tedesche indipendenti sottolineano che le accuse di soppressione della libertà di stampa in Polonia potrebbero essere rivolte dai dirigenti del Partito Dritto e Giustizia a Piattaforma civica filo-tedesca, che fece molto per attrarre investimenti tedeschi nel mercato dei media polacchi.
L’ex-presidente polacco Bronislaw Komorowski e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sono membri di Piattaforma civica. I tedeschi sanno molto bene cos’è la censura mediatica: gli euroscettici sono trattati con scarsa cortesia nel loro Paese. Ad esempio, possono facilmente essere cancellati dalla lista degli ospiti televisivi. Secondo L’Indice della libertà di stampa del 2015 pubblicato da Reporters sans frontières, la Polonia è classificata 18.ma, dietro la Germania, 12.ma. L’Ungheria è classificata 65.ma dopo Niger (47), Mauritania (55) e Papua Nuova Guinea (56). L’Italia (73) e la Grecia (91) sono piuttosto indietro nella classifica. Non è così difficile capire perché Stati europei come Italia, Grecia e Ungheria sono posizionati dietro Niger e Papua-Nuova Guinea da un’organizzazione non governativa che presumibilmente promuove e difende libertà di informazione e la libertà di stampa. Roma, Atene e Budapest hanno più volte criticato la burocrazia europea e si sono opposte alle politiche di Bruxelles. L’esacerbazione dei rapporti tra Berlino e Varsavia è un elemento della lotta per la leadership regionale. Berlino si sforza di neutralizzare l’influenza della Polonia in Europa centrale e orientale per stroncare sul nascere qualsiasi sfida alla primazia della Germania nell’Unione europea. E’ importante evitare che Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria formino un’alleanza, tendenza che comincia a prendere forma. C’è la possibilità che la Slovacchia aderisca. Tutti questi Paesi sono membri del Gruppo di Visegrad. La Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Slovacchia hanno già rifiutato di condividere l’onere dei flussi dei rifugiati. La politica della Polonia è piuttosto ambivalente mantenendo teso il conflitto. Berlino può sempre contare sui suoi agenti d’influenza nel partito Piattaforma civica. L’ex-ministro degli Esteri polacco Grzegorz Shetina ha detto che mantenere relazioni con il Primo ministro ungherese Victor Orban è dannoso agli interessi del Paese. E’ facile prevedere che Varsavia ricorrerà a Washington per contrastare Berlino. L’Europa centro-orientale è a un bivio. È il momento giusto per cambiare la rotta che porta alla scissione tra i Paesi della regione e di cogliere nuove opportunità, invece. L’Europa centro-orientale dovrebbe scegliere il proprio futuro.0327c6b8-6388-4695-ac81-33d02e7fed97.fileTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Uniformando l’Europa

Konrad Stachnio New Eastern Outlook 21/01/20160,,18334029_401,00In conclusione a uno dei miei ultimi articoli scrissi: “Tuttavia, la domanda rimane, cosa succede agli Stati europei che si dimostrano resistenti al ‘processo democratico’ presentatogli sotto forma di quote di aspiranti rifugiati? A mio parere, questi regimi europei ‘xenofobi’ e ‘razzisti’ devono prendere in considerazione la possibilità che proteste di ‘democratiche Majdan’ spuntino nei loro Paesi“. L’articolo fu pubblicato il 3/12/2015. Bang! Poco dopo abbiamo un movimento sociale in Polonia che vuole organizzare Majdan e rovesciare l’attuale governo. Attualmente i capi politici della cosiddetta opposizione, separati dal potere, già chiedono apertamente il colpo di Stato in Polonia. Nel contesto degli stupri di Colonia, Paesi come Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca sono “zone franche” per tutti ‘gli arretrati avversari della democrazia’ e coloro che, proprio come le donne tedesche sole la notte di Capodanno, si difendono dalle conseguenze delle “riforme” di Angela Merkel e del suo governo. Un esempio di tale ‘arretratezza’ contro i valori europei è ora la Polonia. Perciò il Paese è attaccato da tutti i lati. Non mi riferisco solo al gruppo di grassoni fatti allontanare dal potere, né alle tasse su società e banche per fargli perdere il paradiso neo-coloniale in Polonia. Secondo un rapporto della Global Financial Integrity, organizzazione internazionale che svolge analisi sui flussi finanziari illeciti, la Polonia è tra i venti Paesi più sfruttati del mondo. La posta in gioco in tutto questo è molto più grande dell’uniformazione di tutta l’Europa. In tale contesto, va citato Witold Waszczykowski, ministro degli Esteri polacco: “Vogliamo solo guarire il nostro Paese da certe malattie. Il precedente governo ha introdotto un concetto di sinistra, come nel mondo sotto il modello marxista che seguiva una sola direzione: verso una mescolanza di culture e razze, ciclisti e vegetariani, mettendo l’accento solo sulle fonti energetiche rinnovabili e la lotta a ogni forma di religione. Nulla in comune con i valori tradizionali polacchi“, ha detto Waszczykowski in un’intervista al tedesco Bild. Non badiamo qui a eventuali vegetariani o ciclisti o simili. Abbiamo a che fare con la diffusione di ‘riforme’ specifiche e gli Stati in Europa, a cui Paesi ‘non così europei’ e ‘arretrati” (come la Polonia del PiS) non appartengono. Penso ad Agenda 21, per esempio. Paesi come Ungheria e Polonia, con le loro politiche di crescita a favore della famiglia, pro-sociali e quindi pro-popolazione, con un potere finalmente nelle mani del popolo, sono in totale opposizione al programma di Agenda 21, in cui un corpo sovranazionale decide su tutti gli aspetti della vita di ogni individuo. Il programma prevede la limitazione delle popolazioni, nulla a che fare con le politiche favorevoli alla famiglia di questi Stati. Ma la costruzione del sistema di controllo più tecnologicamente e logisticamente avanzato, sotto la bandiera dello Sviluppo Sostenibile di Agenda 21, era in pieno svolgimento fin quando, improvvisamente, sono apparsi sulla scena politica recalcitranti ‘dittatori’ come Orban e Kaczynski. La maggior parte delle persone s’è rimboccata le maniche, con sorrisi e grande entusiasmo costruendo il proprio sistema di schiavitù dal basso verso l’alto, attraverso titoli ben noti come sviluppo sostenibile. Sembra che il ministro Witold Waszczykowski, nell’intervista al Bild, contesti la dittatura di tale ‘tendenza’ con parole nette.
Wprost full cover page Così le riforme ‘filantropiche’ incontrano il serio ostacolo dell’Europa orientale. Perché qui i cattivi ‘dittatori’ come Orban e Kaczynski cominciano a spuntare come funghi. In questo quadro, la grande uniformazione ha due scelte, uccidere Orban, Putin, Kaczynski, Milos Zeman e Robert Fico, tutti coloro che decisamente resistono all’uniformazione dell’Europa, o più semplicemente, finanziare l’azione delle varie “basi” composte da ogni sorta di mostro locale che ucciderebbe la propria madre solo per poter introdurre “i cambiamenti innovativi proposti da ricchi ‘filantropi’ ed istituzioni sovranazionali”. Uno schema molto comodo e provato, vedasi Maidan in Ucraina. Dobbiamo ora fare i conti con i tentativi di piazzare lo scenario ucraino in Polonia. Dopo che il governo del PiS ha deciso di porre fine al neocolonialismo polacco, abbiamo a che fare con la rapida crescita del movimento che invoca Majdan e il ripristino dello statuto neocoloniale, con rispettive prerogative per burocrati locali privi di autorità che sono per strada a chiedere Majdan. L’Ucraina è appena entrata nella strada che la Polonia prese quando il movimento Solidarietà finì, che per inciso portò all’istituzione dello Stato neo-coloniale. Ora il governo PiS vuole assolutamente finirla con tale modo di fare politica. Poiché dunque l’Ucraina è la Polonia di ventisette anni fa, dovremo aspettare la cacciata dei burocrati dal potere reale (come è accaduto oggi in Polonia). Credo di no. Mi sembra che, considerando le tradizioni a cui una parte della nazione ucraina aderisce, penso a Adolf Hitler e Stepan Bandera, possiamo contare su una vera svolta imprevedibile. Ecco come la dottoressa Lucyna Kulinska ha descritto la situazione in un’intervista che registrai: “Se, ad esempio, non vorremmo attuare certe richieste tedesche, gli ucraini opereranno sempre come quinta colonna. Proprio come prima della guerra. Oggi siamo di nuovo sulla stessa strada. In Polonia, per esempio, a Lodz e in altre città, corsi di formazione paramilitare per gli ucraini sono ora completamente organizzati. Questo mi ricorda ciò che successe prima della guerra, quando la Polonia addestrava militarmente i nazionalisti ucraini”. Naturalmente ciò può sembrare complottismo. Tuttavia, a parte una piccola percentuale di persone, chi pensa o pensava che l’Europa in breve tempo dovrà affrontare una guerra civile, e l’Ucraina diventare la Somalia europea? Anche questo era cospirazionismo fino a poco prima. Non parlo senza motivo. Recentemente, il quotidiano polacco Super Express ha riferito che i nazionalisti ucraini di Settore Destro incoraggiano i polacchi a combattere nel Donbas contro la Russia. Per entrare in combattimento, offrono 1000 dollari al mese di salario e armi ad ogni volontario. Informazioni sul reclutamento di Settore Destro sono inviate alle organizzazioni paramilitari polacche via e-mail. Dato che i neonazisti ucraini si fotografano con i militanti dello SIIL, possiamo contare su una svolta abbastanza imprevedibile degli eventi. Va anche aggiunto l’enorme numero di rifugiati da est in territorio polacco. Qualcuno ha voglia di utilizzare questo materiale già pronto per effettuare ‘riforme europee’ in Polonia, oramai messe da parte dal PiS? Molto probabilmente. Tenuto conto del fatto che la Commissione europea ha lanciato un meccanismo di revisione per controllare lo stato di diritto e dominare la Polonia. Questo può essere aiutato dalla legge dell’aiuto fraterno, istituito qualche tempo fa in Polonia, consentendo ai servizi armati stranieri d’intervenire in caso di crisi, ora che è già stata creata la cosiddetta ‘crisi’. ‘La democrazia è minacciata’ e la gente scende in piazza invocando Majdan. Mentre il suggerimento di un intervento estero nella situazione attuale in Germania può essere molto realistico; la Germania è attualmente in una situazione del genere, grazie al sempre più potente PEGIDA e al numero crescente di cosiddetti rifugiati, e può in qualsiasi momento chiedere alla Polonia d’inviare unità di polizia per aiutarla.
Helmut Bike, il presidente dell’Agenzia per la sicurezza interna tedesca tra il 1994 e il 2000, avverte su una rivoluzione in Germania se il governo utilizzasse la forza contro i manifestanti del cosiddetto movimento di opposizione PEGIDA. Roewer ha anche rivelato che le autorità tedesche utilizzano noti criminali contro PEGIDA, trasportandoli nelle manifestazioni e pagandoli con i soldi dello Stato. Alla luce di tale comportamento ‘democratico’ del governo di Angela Merkel nella lotta all’opposizione di PEGIDA, chi sarebbe favorevole all’opposizione polacca fabbricata che invoca Majdan? Certamente i politici polacchi rimossi dal potere, la dirigenza e altri lemming truffati. Per finanziare ed effettuare tale operazione sono necessari professionisti addestrati e testati, come quelli che usarono fucili da cecchino su Majdan, oltre a grandi risorse finanziarie. Anche se sembra che tali misure, secondo il capo del partito Kukiz 15, siano già pronte. Questa è la dichiarazione di Pawe? Kukiz registrata nello studio di Radio Zet: “Soros, un banchiere statunitense di origine ebraica, perseguito in molti Paesi perché ricercato per appropriazione indebita e truffa, intensifica le attività antidemocratiche in Polonia. Sostiene fortemente il programma Cittadini per la Democrazia, che ha un budget di 150 milioni di dollari ed è finanziato dal meccanismo finanziario dello Spazio economico europeo. La Fondazione Batory è responsabile del denaro. Tutte le ONG liberal-sinistre lottano contro nazionalismo, patriottismo, xenofobia e per la promozione dell’afflusso di clandestini in Polonia che gli permette di riceverne le sovvenzioni”.PEGIDA_Demo_DRESDEN_25_Jan_2015_116139858Konrad Stachnio è un giornalista indipendente polacco che ha diretto vari programmi radiofonici e televisivi per l’edizione polacca di Prison Planet, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trama polacco-ungherese e la nascita di una Germania alternativa

Stanislav Stremidlovskij, IA RegnumSouth Front1436037364-2117771652_kaczynski-orban-jaroslawDi cosa ha parlato l’ungherese Viktor Orban per sei ore con il più potente politico della Polonia, il leader del Partito Diritto e Giustizia (PiS) Jaroslaw Kaczynski?
Il giorno dell’Epifania, in uno degli alberghi di Nidzica, nel sud della Polonia, s’incontrarono il premier ungherese Viktor Orban e il presidente del PiS Jaroslaw Kaczynski, oggi considerato l’uomo più potente in Polonia. Orban era in visita privata. I colloqui con Kaczynski erano durati 6 ore, e sembra che tale durata non fosse prevista. Il servizio radio estero polacco ha citato un politico del PiS, Joachim Brudzinski, che ha scritto sul suo blog che “nessuno di noi si aspettava la mattina che l’incontro sarebbe finito solo ora”. Dato che l’incontro non era ufficiale, i servizi di stampa non hanno commentato la riunione o accennato ai colloqui. La segretezza ha sconvolto la stampa polacca, ungherese ed europea. Si parla ora di cospirazione e complotti nelle migliori tradizioni della buona vecchia Europa d’inizio 20.mo secolo, e cos’altro devono fare i media durante le vacanze? L’aria di intrigo veniva intensificata da Orban che rispose a una domanda sul tema delle discussioni con Kaczynski così: “Se si guarda alle nostre biografie, è chiaro che il capo del partito di governo della Polonia e io siamo dei combattenti per la libertà di un certo tipo. Quindi si potrebbe dire che siamo vecchi amici e sono molto felice d’incontrare il mio amico“. Orban non può essere accusato di mancanza di sarcasmo. Sia lui che il suo “vecchio amico” polacco sono ora nel mirino delle “forze democratiche” nei loro Paesi e in Europa. Orban, naturalmente, se ne occupa da molto più tempo. È accusato da molti anni di autoritarismo e repressione della “libertà” in Ungheria, di non essere critico verso la Russia, indignando la Polonia già nei primi mesi del 2015. IA Regnum scrisse nel febbraio 2015 di come, alla vigilia della visita a Varsavia, il premier ungherese avesse detto che l’Unione europea fosse profondamente divisa sulla Russia. Da una parte ci sono Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria: “noi crediamo che non potremo raggiungere i nostri obiettivi senza la cooperazione con la Russia”. E dall’altra ci sono Paesi baltici, Polonia e Stati Uniti: “La Russia dev’essere espulsa dai piani di cooperazione con l’Unione europea“. Orban ha anche criticato il pupillo di Angela Merkel, il presidente Consiglio europeo Donald Tusk. Allo stesso tempo, il PiS accusava il “vecchio amico” Orban di “agire contro l’unità dell’UE con le sue relazioni con la Russia“.
F201201180958331987828860Il fronte principale di Varsavia allora era in Oriente. Ma oggi il nuovo governo polacco si trova a doversi difendere dagli attacchi provenienti da ovest. Berlino fa sul serio e intende attaccare il PiS non solo a Bruxelles. Deutsche Presse-Agentur riporta che la coalizione di governo al Bundestag valuta l’introduzione di sanzioni contro il “governo conservatore” della Polonia, che “viola il principio dello Stato di diritto, la separazione dei poteri e la libertà di stampa“. Il capo della coalizione parlamentare e “braccio destro” di Merkel, Volker Kauder, annunciava che, in caso di “violazione dei valori europei, gli Stati membri dell’UE dovrebbero avere il coraggio d’introdurre le sanzioni“. Orban è strenuamente contrario a una cosa del genere. Il premier d’Ungheria ha dichiarato pubblicamente che Budapest non permetterà mai all’UE di punire la Polonia. Non è un semplice gesto, ma una dimostrazione del corso politico adottato da Budapest. Il giornale austriaco Der Standard osserva che Orban è a capo di “un asse di Stati nazionali dell’UE“. E’ convinto che i governi di Polonia, Ungheria e Gran Bretagna cerchino di rallentare l’integrazione europea. Budapest con la Polonia e gli altri due Paesi del Gruppo di Vyshegrad, Repubblica Ceca e Slovacchia, forma una forte alleanza che vuole rafforzare la “politica nazionale” nell’UE. E il principale avversario è Berlino. E’ il momento di ammettere l’ovvio: c’è bisogno di una Germania diversa e di tedeschi diversi. La cancelliera Merkel 200_sdimostra, purtroppo, che Berlino ha difficoltà a perseguire costantemente una via moderata. La Germania o scivola nel nazismo o nella volgarità su libertà e tolleranza. L’Europa e il mondo hanno bisogno di tedeschi più sensibili, più accomodanti, ma allo stesso tempo capaci di proteggere i valori cristiani dell’Europa e gli interessi dei cittadini dell’Unione europea. Questi altri Germania e tedeschi potrebbero diventare come l’Austria. La storia dimostra che l’impero austriaco, poi austro-ungarico, eccelleva nella realizzazione delle riforme, perseguendo una magistrale (e allo stesso tempo rigorosa) politica etnica e religiosa, e sapeva cosa l’impero ottomano fosse. Vienna oggi è straordinariamente sensibile, spingendo i Paesi dell’Europa centrale e orientale a volgersi nella sua direzione. Nei primi mesi del 2015, nel castello di Slavkov, in Boemia, i primi ministri di Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia firmarono la dichiarazione che annunciava l’istituzione del Triangolo di Slavkov, il cui obiettivo è promuovere la cooperazione sui trasporti e dimensione sociale dell’integrazione europea e dei Paesi confinanti con l’UE. Dariusz Kawan, esperto dell’Istituto di Affari Internazionali polacco notava al momento che l’Austria persegue una politica coerente “costruendo ponti” tra UE e Russia. Vienna ha partecipato attivamente ai lavori sul South Stream, che avrebbe permesso di aumentare l’importanza del nodo gasifero di Baumgarten, e considerava le sanzioni contro la Russia inutili.
Fin quando la Polonia del precedente governo aderiva a una rigorosa retorica anti-russa, creava problemi nel Gruppo di Vyshegrad e nelle relazioni con i Paesi che non vogliono provocare lo scontro con Mosca. Sarebbe una coincidenza, ma c’è una sfumatura più interessante sulla situazione. Se si considera la religione dominante, i Paesi cattolici europei sono più favorevoli verso la Russia rispetto a quelli protestanti. Finora Varsavia era l’unica eccezione e anomalia. Ora la Polonia ha la possibilità di occupare una posizione degna nell'”asse degli Stati nazionali dell’UE”. Avrà bisogno dell’aiuto dell’Ungheria di Orban. Lo sviluppo delle relazioni con Vienna dimostra anche che i polacchi possono accordarsi con i tedeschi, non importa ciò che pensa Berlino.

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La Polonia si allontana dal dominio tedesco sull’Europa centrale e minaccia il lascito di Merkel
Gilbert Doctorow, Russia Insider 11/1/2016

4352376_7_fabb_le-premier-ministre-turc-recep-tayyip-erdogan_a97437a93e4970455104c7d52787d8afIl presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, un socialdemocratico e quindi rappresentante della coalizione del governo di Angela Merkel, è noto per la lunga lingua contro gli avversari politici. Nelle dichiarazioni sul governo della Polonia e le nuove leggi sulla stampa citate dal quotidiano Frankfurter Allgemeine il 9 gennaio, Schulz non delude. Tradisce il suo vocabolario russofobo quando insulta Varsavia, lanciando questa bomba: “Il governo polacco considera la sua vittoria elettorale un mandato per subordinare il benessere dello Stato agli interessi dei vincitori, anche personali. Questa è la democrazia controllata nello stile di Putin, una pericolosa Putinizzazione (Putinisierung) della politica europea“. Il contesto immediato di tale brutale rimprovero sono le nuove leggi controverse che permettono al governo di Varsavia di nominare i direttori dei servizi televisivi e radiofonici pubblici, nonché del servizio civile. Questo presunto attacco all’indipendenza della Corte costituzionale sarà oggetto di un dibattito sullo Stato di diritto in Polonia, che si terrà presso la Commissione europea il 13 gennaio. Se si decidesse che la Polonia realmente viola il diritto europeo, la pena potrebbe essere la sospensione del diritto di voto al Consiglio europeo, una svolta particolarmente scomoda, dato che l’ex-premier Donald Tusk, del partito di opposizione, è il presidente del Consiglio. Che la Polonia sotto il controllo del Partito Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski abbia raggiunto rapidamente l’Ungheria di Viktor Orbán tra i ‘cattivi’ dell’Unione europea era scontata date le ben note posizioni euroscettiche e nazionaliste del partito. Nelle ultime settimane la Polonia si è distinta come una dei principali oppositori alle pretese di Bruxelles di condividere gli oneri dell’ondata di profughi da Siria e Grande Medio Oriente. Le critiche polacche alla politica delle frontiere aperte sostenuta da Angela Merkel sono state pungenti. Un paio di ragioni oggettive supportano la veemenza polacca sui rifugiati. In primo luogo, dal punto di vista della popolazione, la Polonia è già invasa da rifugiati e immigrati economici provenienti dall’Ucraina. Le statistiche ufficiali ne indicavano circa 400000 nel maggio 2015; si stima siano più di un milione oggi. Indubbiamente premono sul mercato del lavoro locale, quando vi è ancora un deflusso netto di polacchi all’estero in cerca di un lavoro meglio retribuito. In secondo luogo, ammettendo musulmani il nuovo governo andrebbe contro l’accento nella protezione e tutela dei valori religiosi cattolici tradizionali. In effetti, la Polonia non ha tardato a dire un ‘ve l’avevamo detto’ sulle violenze massicce alla vigilia di Capodanno e le aggressioni sessuali perpetrate da giovani provenienti da Nord Africa e Medio Oriente, compresi richiedenti asilo, presso la stazione ferroviaria principale di Colonia.
I portavoce del governo di Varsavia si sono affrettati a chiedersi pubblicamente se eventuali signore polacche siano state aggredite a Colonia. E i media polacchi hanno utilizzato il blackout di 5 giorni in Germania delle notizie sulle violenze alla vigilia di Capodanno, per mettere in discussione autonomia e responsabilità sociale del giornalismo tedesco. Ma i risentimenti sottostanti e la sfiducia espresse dalla veemenza dei commenti di Martin Schulz sono diretti tra Germania e Polonia, anche se l’attuale arena del conflitto sono le istituzioni europee controllate dai tedeschi a Bruxelles. I fondatori del Partito Diritto e Giustizia, Jaroslaw e suo fratello Lech, il presidente morto nell’incidente aereo a Smolensk nel 2010, erano noti per gli aspri sentimenti verso la Germania, e le relazioni con Berlino ne erano piene. Il loro partito è tornato al potere nel 2015, con una campagna che promette di liberare l’economia polacca dagli stranieri, cioè dal dominio tedesco. Il risultato netto delle crescenti tensioni pubbliche potrebbe sabotare uno dei principali successi della politica estera dei 10 anni al potere di Merkel, l’atteso consolidamento del suo Paese sula Mitteleuropa.G. Doctorow è coordinatore europeo del Comitato americano per l’Accordo Est-Ovest, Ltd. Il suo ultimo libro La Russia ha un futuro? È stata pubblicata nell’agosto 2015.

Martin Shchultz, noto beniamino della sinistra italiana (è partigiano onorario dell'ANPI (http://www.anpi.it/articoli/971/tessera-donore-anpi-al-presidente-del-parlamento-europeo-martin-schulz)), come il suo predecessore degli anni '30, ha minacciato Grecia, Russia e Polonia, 'onorando' così i partigiani che combatterono l'invasione hitleriana.

Martin Schulz, noto beniamino della sinistra italiana (è partigiano onorario dell’ANPI), come il suo predecessore degli anni ’30, ha minacciato Grecia, Russia e Polonia, ‘onorando’ così i partigiani che combatterono l’invasione hitleriana.

EN_00909880_0005Il Ministro della Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, rispondeva alle dichiarazioni dell’Unione europea sull’adozione delle modifiche sulla legge sui mass media di Varsavia, accusando Bruxelles di usare metodi “da Seconda guerra mondiale”. Nella lettera del ministro della Giustizia della Polonia al Commissario europeo per l’economia digitale e la società dell’informazione, Günther Oettinger, Ziobro, riferendosi all’affermazione del commissario europeo sulla necessità di una “supervisione” sulla Polonia dopo le modifiche alla legge sui mass media, affermava “è il modo peggiore per far associare i polacchi. Io sono nipote di un ufficiale polacco che, durante la seconda guerra mondiale ha combattuto nell’esercito clandestino polacco contro la ‘Supervisione tedesca’”, sottolineando che in Europa ci sono questioni più importanti che gli emendamenti alla legge sui mass media in Polonia che, però, Bruxelles deliberatamente sopprime. Ad esempio, i risultati delle indagini sul terrorismo sessuale a Colonia e altre città tedesche a capodanno. Il Ministro della Giustizia precisava che i media parlarono delle aggressioni solo alcuni giorni dopo.

Fonte: Fort Russ

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando i buoni sentimenti alimentano i fascismi

François Arzalier, Histoire et Societé 10 ottobre 2015

Parigi saluta l'arrivo dei 'profughi' islamisti, nell'operazione 'arma di migrazione di massa' avviata da Turchia e USA.

Parigi saluta l’arrivo dei ‘profughi’ islamisti, nell’operazione ‘arma di migrazione di massa’ avviata da Turchia e USA.

Da tempo dovremmo esservi abituati: dagli antichi monarchi che si facevano chiamare figli degli dei ai despoti contemporanei che arringavano folle compiacenti, la manipolazione dell’opinione pubblica è sempre stata la compare del potere. Lo sfruttamento di coloro che hanno solo il lavoro per vivere e l’oppressione politica della maggioranza da parte di pochi privilegiati, non possono esistere senza la giustificazione delle grandi falsità. I grandi media hanno oggi in tal senso più efficacia che mai nella storia, permettendo ogni giorno di martellare sulla vulgata dominante, della borghesia di qualsiasi etichetta politica: la lotta ai malvagi terroristi barbuti che l’esercito del nostro Paese conduce con fuoco guerriero in Africa e in Medio Oriente, dove un po’ più lontano sono i nostri migliori alleati, ecc. Recentemente, la manipolazione s’è superata sui “migranti” che rischiando la vita corrono verso l’Europa e il miraggio occidentale. I nostri media parlano molto riducendo la tragedia a un discorso compassionevole sulla buona coscienza, spudoratamente con il cadavere di un bambino su una spiaggia turca, perché suo padre riteneva opportuno pagare a caro prezzo i contrabbandieri per affrontare le onde del mare su una zattera che affondava alla minima brezza. Naturalmente, dobbiamo accogliere adeguatamente gli immigrati legali o meno, e la Francia in questa materia è ben lungi dall’essere un esempio, dalle campagne di Calais alle strade di Parigi. Ma ogni nazione ha il diritto fondamentale di controllare proprio futuro e propria demografia: i Paesi sviluppati europei non se lo negano, tra discorsi umanistici e demagogici.
Mentono, oscurando la principale causa del caos che ha fatto di milioni di persone dei rifugiati nel Mediterraneo: l’intervento militare, diplomatico e finanziario delle grandi potenze occidentali, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia, Turchia, e loro alleati petromonarchi fondamentalisti di Golfo Persico, Arabia Saudita e Qatar. Fin dall’inizio di questo secolo, spinti dal comune desiderio di ridisegnare Nord Africa e Medio Oriente a proprio vantaggio, hanno distrutto con la guerra gli Stati nazionali d’Iraq (Bush) e Libia (Sarkozy), organizzato e finanziato i separatisti armati tribali e religiosi contro la Siria. Non hanno potuto sconfiggere quest’ultimo, ma sulle macerie delle città distrutte hanno dato vita all’incontrollabile mostro islamista chiamato Stato islamico, riducendo milioni di siriani a rifugiati in fuga. Chi gioca al vigile del fuoco oggi, è in realtà un piromane!
Mentono, nascondendo che tale improvviso afflusso di “migranti” in Europa sia organizzato deliberatamente dalla Turchia guidata dall’islamista Erdogan, uno dei pilastri della NATO che invia armi e combattenti per l’eversione fondamentalista contro la Siria da 15 anni. Chi potrebbe essere così ingenuo da credere che decine di migliaia di uomini, donne e bambini passino ogni settimana dai porti turchi su navi noleggiate da contrabbandieri, a buon prezzo, senza che i funzionari dei servizi segreti dello Stato turco, uno dei più organizzati al mondo, non li vedano?
Mentono quando indicano ad esempio il “gran cuore” e la generosità della Merkel verso i “migranti”, mentre parla a nome dei datori di lavoro tedeschi, tra i più prosperi del mondo grazie all’UE che gli fornisce immigrati sottopagati da Polonia e Bulgaria: vedono tale afflusso di “migranti” mediterranei quale manodopera ancora più conveniente rispetto a quelli da Varsavia o Budapest.
Come i discorsi buonisti a comando in TV non potrebbero commuovere i sensibili di cuore, quando coloro che dovrebbero denunciare tale ipocrisia li rilanciano compiaciuti? Nel corso del dibattito sui “migranti” organizzato dal Festival dell’Humanité, l’unico rappresentante del Fronte di sinistra francese, l’eurodeputato MC Vergiat, limitava le sue osservazioni a banalità umanistiche senza esitare a coronare il tutto con l’elogio opportunista a soddisfazione della borghesia di “sinistra”, a cui chiede il voto: “La signora Merkel fa smuovere, tanto meglio“. C’è voluto MW Birkwald, deputato del Partito della Sinistra tedesco, per discutere più seriamente “dei grandi datori di lavoro capitalisti tedeschi che lamentano carenza di manodopera e demografia in calo… rifugiati in media di 26 anni per 2/3 uomini, una popolazione interessante per le imprese tedesche“… scoprendosi moralisti nel denunciare la riluttanza ungherese, greca e polacca a tale massiccio afflusso di lavoratori concorrenti, in modo che i dirigenti dello Stato e dell’economia della Germania destabilizzino i Paesi vassalli europeo-orientali e balcanici.
Mentono ancor più nascondendo come lo sfollamento di centinaia di migliaia di “migranti” sia stato improvvisamente istigato da agenzie occidentali e incoraggiato dai nostri media, sebbene vivessero da anni in Siria e Libano, senza che i nostri capi si commuovano; un regalo inaspettato all’estrema destra xenofoba rampante, alle soglie del potere nella maggior parte degli Stati europei orientali e centrali, Grecia e Francia. Ad Atene, le elezioni l’hanno mostrato prima che nel nostro Paese…
Quando la manipolazione dei buoni sentimenti arriva a tale dimensione, quando la truffa confina con l’ignoranza, si può e ci si deve chiedere chi ci guadagna e chi l’organizza. Dall’inizio del 21° secolo, l’imperialismo occidentale organizza il caos a spese degli Stati nazionali in Africa e in Oriente: oggi lo fa in Europa, dall’Ucraina alla Grecia. Il nostro popolo ne sarà vittima se la ragione e l’interesse dei lavoratori non si sveglieranno dal letargo prima del baratro.

Parigi saluta l'arrivo dei 'profughi' islamisti, nell'operazione 'arma di migrazione di massa' avviata da Turchia e USA.

Parigi saluta l’arrivo dei ‘profughi’ islamisti, nell’operazione ‘arma di migrazione di massa’ avviata da Turchia e USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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