Di quanti eserciti ha bisogno l’Europa?

Rostislav Ishenko, presidente del Centro di Analisi dei Sistemi e Previsioni, Kultura 21 marzo 2015 – The Saker438053Sullo sfondo della decisione del FMI di prestare all’Ucraina 17,5 miliardi in quattro anni (un altro trucco per ricevere fondi, dato che il piano di salvataggio precedente, concordato nel 2014, non fu completato) il discorso sulla creazione di forze armate europee è andato perso. Invano, il tema principale è che forse siamo sulla soglia di una nuova configurazione militare capace, in futuro, di modificare la mappa geopolitica del Vecchio Mondo. Il primo tentativo fu intrapreso nel 1948 con l’istituzione dell’Unione Europea Occidentale (UEO). Tuttavia, un anno più tardi, dopo la formazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), l’UEO divenne una struttura burocratica puramente formale, una struttura per scansafatiche e cancellata solo nel 2011. Durante tale periodo, l’esistenza dell’UEO era nota solo agli specialisti. Tuttavia, ciò non significa che l’idea di un esercito europeo sia stata sepolta. Da tempo si considera la possibilità di creare una struttura simile a quella dell’esercito inglese del Reno, dimenticata a metà degli anni ’90. Dal 1989 al 1999 vi fu anche la brigata franco-tedesca che avrebbe dovuto sostituire quest’ultimo creando le forze armate europee. Tutti questi tentativi sono falliti senza produrre nulla, perché “l’esercito unico europeo” in realtà esisteva già ed è, infatti, l’unione delle forze armate della NATO. Tale esercito ha coperto l’Europa dall’unico nemico possibile di cui avesse veramente paura (URSS e poi Russia), e fu equipaggiato dalle forze armate degli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni ’80, anche i più potenti eserciti europei nazionali erano adatti solo alle operazioni coloniali. Il massimo che la prima potenza militare europea, il Regno Unito, potesse permettersi fu la guerra locale con l’Argentina, combattuta solo sul mare a 20000 miglia dalle coste della Gran Bretagna. Le forze inglesi non sono adatte a un grande conflitto, e anche in una guerra in cui hanno vantaggio numerico e tecnologico, rischiano di perdere. Verso la metà degli anni ’90 gli eserciti dei Paesi europei membri della NATO costruirono le loro dottrine militari sul principio della specializzazione, concentrandosi sulla risoluzione di un compito particolare. Inoltre, tali eserciti furono aggregati, come legamenti ed aggiunte, all’ossatura delle unità delle forze armate USA in Europa, seguendone le imprese nella proiezione militare. Risultato di tale approccio, gli Stati europei risparmiarono molto per le forze armate, ma gli eserciti cessarono di essere organismi operativi singoli. Va detto che ciò andava bene agli europei. La loro dottrina militare non include operazioni di combattimento contro altri membri della NATO. I Paesi di confine, e che furono anche Stati cuscinetto con la Russia, erano difesi dalle forze armate degli Stati Uniti. Gli altri Paesi vicini erano inferiori in termini tecnico-militari, Stati in cui la guerra sarebbe simile alla spedizione di Lord Kitchener, le cui mitragliatrici abbatterono l’armata del temerario Mahdi (l’esercito di centomila sudanesi di Abdullah al-Tashi) nella battaglia di Omdurman del 2 settembre 1898. E così l’Europa si sentiva al sicuro, senza spendere molto per proteggersi, sempre riuscendo a dimostrare agli statunitensi “partecipazione allo sforzo comune”.
Ma perché l’Europa ha bisogno di un proprio esercito ora? Sembra perché le contraddizioni tra Unione europea e Stati Uniti sulla crisi ucraina si siano ampliate troppo. La prima pillola da ingoiare fu l’iniziativa di Hollande e Merkel per negoziare con Putin a Mosca, e poi persuadere Poroshenko a stipulare la pace di Minsk, in contrasto con la posizione chiaramente indicata da Washington. Poi la stessa Merkel bloccò l’invio di armi statunitensi all’Ucraina, esprimendosi pubblicamente contro la linea degli USA. La stampa europea, (almeno quella controllata dagli Stati Uniti) ha impiegato un mese per mutare posizione, illustrando tale frattura sul conflitto ucraino. Ora l’Europa vede i nazisti dei gruppi armati governativi ucraini, la corruzione delle autorità di Kiev e l’intelligence tedesca improvvisamente “cede” ai media notizie su 50000 vittime nei combattimenti nel Donbas (l’ONU ne riconosce non più di 6000). Ci sono molti esempi passati, tutti distinti. E ora c’è il nuovo “esercito europeo”. Certo, è solo un’idea, ma sei mesi prima nulla di tutto ciò sarebbe stato detto. Al contrario, c’erano appelli a rafforzare la solidarietà transatlantica e l’idea di un esercito europeo mina tale solidarietà, mentre le forze armate europee possono essere create solo al posto della NATO. Ciò significa che gli attori rimarranno gli stessi, ma escludendo gli USA. Ora l’Europa è in crisi, in parte a causa della cieca accettazione della politica degli Stati Uniti. Non ci sono soldi per l’esercito, ma è necessario per sopravvivere. In realtà, un esercito europeo efficiente potrebbe sostituire le forze armate della NATO solo se il posto degli Stati Uniti in questo schema (anche se non ufficialmente) venisse preso dalla Russia. Nulla cambia, se non che l’Europa non sarà difesa dagli USA contro la Russia, ma dalla Russia contro gli USA. Gli sviluppi politici mondiali dimostrano che la protezione contro Washington garantisce meglio la sopravvivenza dell’UE. Non è sicuro che sarà creato un esercito europeo. Ma “A” è già stato detto (l’opportunità politico-militare della presenza statunitense in Europa è messa in discussione). Gli eventi ora accelerano, ed osservando e attendendo si può solo supporre l’arrivo di “B”.

Selection_081Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La bussola diplomatica di Atene punta su Mosca

Ariel Noyola Rodríguez*, Città del Messico, 3 febbraio 2015
*Economista presso l’Universidad Nacional Autónoma de México.tsipras_economia_940Dopo la vittoria di Syriza, tutto sembra indicare che il nuovo orientamento in politica estera della Grecia punti sulla Russia a danno dell’Unione europea. La troika europea tenta d’imporre gli interessi dei creditori alla Grecia, così come a rafforzare le sanzioni economiche contro la Federazione russa e a rafforzare la partnership con la NATO per ridisegnare la mappa geo-politica ed economica dell’Europa. Senza dubbio, l’intransigenza delle autorità europee ha spinto Atene ad ‘assumere posizioni di maggiore convergenza con Mosca. Finora, i creditori continuano a rifiutarsi di modificare i termini del debito (la Grecia ha un debito di 315 miliardi di euro, pari al 175% del PIL). Settimane prima delle elezioni, la troika europea (composta da Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea) aveva chiarito che se Atene osava abbandonare i programmi di aggiustamento strutturale, le fonti del finanziamento estero si sarebbero chiuse. Tuttavia, è evidente che qualsiasi strategia per una ripresa e per sostenere crescita economica e creazione di posti di lavoro della nuova amministrazione greca, è incompatibile con le proposte della troika europea (1). Negli ultimi 5 anni, le politiche di austerità fiscale hanno imposto all’economia greca un calo del 25% del PIL. I programmi di aggiustamento strutturale non hanno dinamizzato l’attività economica, ma rafforzato la spirale depressiva: la deflazione è divenuta una tendenza cronica (nel dicembre 2014, i prezzi al consumo registrarono un calo del 2,6% annuale), il tasso di disoccupazione ha superato il 25% e presso la gioventù la disoccupazione arriva al 50%. Nonostante ciò, i capi di Bruxelles insistono nel portare avanti e ampliare la privatizzazione di imprese e servizi pubblici, diminuire la spesa sociale, deregolamentare il lavoro, ecc.
Si noti inoltre che il conflitto in Europa non è solo sul piano economico, ma anche sul piano delle tensioni geopolitiche nell’Europa orientale, per il controllo territoriale e la sovranità sulle risorse naturali strategiche. Dopo gli scontri tra nazionalisti e separatisti nella città di Mariupol (nell’est dell’Ucraina) l’ultima settimana di gennaio, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) accusava i russi delle violenze (2). Il giorno dopo l’Unione europea emetteva una dichiarazione per imporre, a nome dei 28 Stati membri, nuove sanzioni economiche contro il Cremlino (3). Tuttavia, il governo di Alexis Tsipras (primo ministro della Grecia) rifiutava tale dichiarazione (4). Il 28 gennaio, Panagiotis Lafazanis (responsabile del Ministero della ricostruzione della produzione, ambiente ed energia) ha affermato categoricamente: “la Grecia non ha alcun interesse ad imporre sanzioni alla Russia. Non abbiamo differenze con la Russia e il popolo russo” (5). In modo straordinario, la diplomazia ellenica usa la sua posizione verso la crisi in Ucraina e la Russia quale moneta di scambio nelle trattative con i creditori. Da una parte richiede un dialogo rispettoso dall’Unione europea, essendo inaccettabile trattare la Grecia come ‘Paria’ per il suo elevato indebitamento. Dall’altra parte, ha confermato la posizione contro l’unilateralismo di Bruxelles. “La Grecia non deve essere parte del problema o tagliare i rapporti storici con la Russia, ma può giocare un ruolo speciale nella mediazione e nello sviluppo delle trattative tra le parti (…)” l’Unione europea dovrebbe considerare una volta per tutte cosa vuole fare con la Russia a lungo termine, piuttosto che reagire in modo moralmente diretto e schietto, ma spasmodico”, ha dichiarato il ministro degli Esteri della Grecia Nikos Kotzias (6).
D’altra parte, il Cremlino promuove, tramite il ministero degli Esteri greco, la diminuzione dell’intensità dell’offensiva economica di Unione europea e Stati Uniti, laddove le nuove sanzioni coinvolgono l’industria dell’energia e della difesa, così come bloccare l’accesso alla società di comunicazioni interbancarie e finanziarie internazionale (SWIFT, dal suo acronimo in inglese), che danneggerebbe l’economia russa in proporzioni drammatiche. Il Presidente Vladimir Putin considera l’approfondimento della crisi, se Alexis Tsipras non raggiungesse un accordo con Bruxelles, e pertanto il suo governo non esclude di sostenere l’economia greca. “Possiamo immaginare la situazione, se c’è una richiesta di aiuto al governo russo, la considereremo prendendo in considerazione tutti i fattori del nostro rapporto bilaterale; tutto quello che posso dire è che se c’inviano una richiesta, la considereremo”, ha detto Anton Siluanov, ministro delle Finanze russo, in un’intervista alla CNBC (7). In risposta, Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, ha lanciato un ultimatum al ministero degli Esteri greco: “non credo che la Russia possa sostituire la solidarietà europea” (8). Atene non ha alcun interesse a sviluppare relazioni con la Russia su un piano vago, ma con un supporto decisivo. Di conseguenza, anche prima della scadenza del credito cautelare del 28 febbraio, gli sforzi del governo greco si concentreranno sui colloqui con la troika. “Abbiamo serie trattative con i nostri partner in Europa e coloro che ci hanno dato credito. Abbiamo degli obblighi con loro“, ha detto Alexis Tsipras a Nicosia, al termine di una riunione con il presidente cipriota Nikos Anastasiades (9). Ha anche sottolineato che non c’è finora alcuna intenzione di abbandonare l’Unione monetaria da parte del suo governo. “La zona Euro senza Cipro e Grecia amputerebbe l’Europa sud-orientale”, ha detto. Tuttavia, lo smantellamento dei meccanismi istituiti sul controllo dei prestiti è ritenuto necessario: “Penso che sia ora di sostituire la troika, perché l’Europa ha bisogno di una tregua. La troika è stata criticata per mancanza di legittimità. Sostituirla sarebbe un importante passo istituzionale per il bene della Grecia e dell’Europa” (10).
L’approvazione di Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea) nel smontare i meccanismi dei negoziati della troika con la Grecia, così come il sostegno del presidente Barack Obama ai piani economici del primo ministro Alexis Tsipras, evidenziano le ansie di Bruxelles e Washington per l’ascesa elettorale della sinistra (Syriza in Grecia, Podemos in Spagna, ecc.) e la loro vicinanza diplomatica con la Russia. Insomma, la vittoria di Syriza nelle elezioni del 25 gennaio sul neoliberismo, ha scatenato le spettacolari mosse del governo greco per una rapida trasformazione della mappa economica e geo-politica dell’Europa in collaborazione con Mosca.

kotziasNote
1 «Syriza has bold solutions to the forces of austerity that are strangling Europe», Costas Lapavitsas, The Guardian, 2 febbraio 2015.
2 «EU to tighten noose on Russia, expected to extend sanctions», Russia Today, 29 gennaio 2015.
3 «Declaración de los jefes de Estado o de Gobierno de la Unión Europea sobre Mariupol», Rete Voltaire, 27 gennaio 2015.
4 «Grecia denuncia manipulación de la Unión Europea sobre Ucrania», Rete Voltaire, 28 gennaio 2015.
5 «Greece Steps Back Into Line With European Union Policy on Russia Sanctions», Andrew Higgins, The New York Times, 29 gennaio 2015.
6 «Foreign Minister: ‘Greece should not be treated as a pariah», Phantis, 1 febbraio 2015.
7 «Russia extends olive branch to Greeks», Geoff Cutmore e Jeny Cosgrave, CNBC, 30 gennaio 2015.
8 «Germany’s Schaeuble doesn’t like Greek proximity to Russia», Reuters, 2 febbraio 2015.
9 «Greece not negotiating financial aid from Russia ‘right now’ – PM», Russia Today, 2 febbraio 2015.
10 «Greece says not in ‘Wild West showdown’ with Europe», Reuters, 3 febbraio 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Syriza al servizio dell’impero, anzi no!

Joaquin Flores, Fort Russ 26 gennaio
Riforme significative possono avvenire con i BRICS e la Russia, ma l’idea deve assumere consistenza2015013065503-alexis-tsiprasI suoni dei tappi di champagne e le acclamazioni esuberanti tra gli attivisti e gli elettori di Syriza, e la loro base borghese socialista di lotta e di governo, nell’intellighenzia e intellettuale, potrebbe farsi sentire nei bar più prestigiosi di Atene. Le elezioni si sono concluse questa sera in Grecia, con una netta vittoria di Syriza. Ma chiunque si aspetti un cambiamento significativo per la Grecia dovrebbe trattenere il respiro fin quando il nuovo governo avrà (o meno) il giusto rapporto con Russia, Turchia e BRICS. La politica estetica e simbolica, che sostituisce programma e piattaforme reali, è diffusa in Europa, compresa nella sinistra ‘radicale’, che a lungo tempo ha utilizzato i ceppi euro-comunisti in Europa per mantenere il vecchio status quo. Forse questa volta sarà diverso. Forse no. Ma ancora una volta, dipenderà in gran parte dall’atteggiamento nei confronti di Russia, Turchia e nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Le elezioni parlamentari in Grecia hanno portato alla solida vittoria della cosiddetta coalizione della sinistra radicale, Syriza. Questo è il risultato che molti greci, ma anche la Russia, speravano e, a modo loro, sostenuto. Allo stesso modo, il partito filo-russo e “anti-sanzioni EU” della Francia, il Fronte Nazionale, ha riecheggiato il desiderio di vedere la coalizione della sinistra radicale vincere le elezioni [1]. Un altro Paese si unisce all’Ungheria, con un partito decisamente di destra al potere, nell’opposizione alle sanzioni alla Russia, con le prime di tre che dovrebbero scadere il prossimo marzo. Allo stesso modo, il cambio del discorso con mandato popolare può essere usato dall’Europa, soprattutto se si diffonde alla Spagna con Podemos, per giustificare qualsiasi dovuto cambiamento di direzione nelle sanzioni anti-russe e nella risoluzione amichevole del conflitto in Ucraina. Il mythos della legittimazione democratica è importante in Europa, e le élite europee che favoriscono stabilità e integrazione eurasiatica ora hanno un altra fiche da portare al tavolo delle trattative nella lotta con le élite europee atlantiste e filo-USA. Posizione e direzione della Grecia nell’Unione europea sono critiche, e la posizione di Syriza, secondo cui il suo governo non sosterrà le sanzioni alla Russia, segna una svolta significativa. Come o in che modo avverrà nelle prossime settimane e mesi, tuttavia, resta da vedere. La scorsa estate, prima dell’aumento della pressione degli Stati Uniti sull’Europa, almeno nove Paesi dell’Unione europea indicarono disponibilità a bloccare ulteriori sanzioni contro la Russia [2]. Il giorno dopo, votarono per continuarle.
Il sostegno politico al Cremlino, a livello tattico, in Europa è generalmente radicato nei partiti e movimenti anti-UE ed euroscettici, che tendenzialmente sono di destra in Europa settentrionale e orientale, e di sinistra in Europa meridionale. Ciò è importante almeno sul punto delle sanzioni e del conflitto in Ucraina. Ma c’è di più. Il risultato di questa elezione è fondamentale, non tanto per motivi ideologici. Le dichiarazioni del leader e candidato vincente Alexis Tsipras e la nuova piattaforma di Syriza non rendono particolarmente entusiasti gli anti-capitalisti e neanche i riformisti europei [3]. Il linguaggio usato per descrivere la piattaforma del partito Syriza, meno-che-riformista, è più radicale del reale, o meglio letterale, significato che il programma sembra giustificare [4]. E’ assente l’appello a nazionalizzare le industrie, per non parlare di quelle chiave o grandi. C’è la ‘promessa’ di creare 300000 miseri nuovi posti di lavoro, in un Paese di 11 milioni di abitanti con un tasso ufficiale di disoccupazione del 26% [5]. Insieme ad altri settori cruciale, attualmente in mani private e straniere, oggi la Grecia è il secondo Paese per miniere d’oro in Europa, e si prevede che supererà la Finlandia (il primo) nel 2016 [6]. Perché non c’è una richiesta di Syriza a nazionalizzare tale settore cruciale (o qualsiasi altra industria)? La Grecia dovrebbe avere le maggiori, o almeno le più promettenti, riserve d’oro nella banca centrale della regione e dell’Europa. Tali miniere estinguerebbero il debito, ma non le possiede; eppure ha un enorme debito creato con banconote stampate su dettame di Bruxelles, rispetto cui l’oro è solo una frazione, e prestate alla Grecia con l’obbligo di rimborsare entro termini impossibili. Se la Grecia possedeva oro depositato nella banca centrale, poteva subito attuare la ‘Grexit’ stampando dracme, ‘moltiplicando i soldi’ o monetizzando l’oro, impostando il valore della dracma in un rapporto di 3 a 1 con l’Euro, ma rapportando un euro d’oro a 100, 500 o addirittura 1000 dracme in banconota. Questa mossa avrebbe fornito liquidità e una Grecia sovrana avrebbe avuto il tempo di re-industrializzarsi grazie alla sostituzione delle importazioni (ISI), scegliendo i propri partner commerciali e, con oro e capacità produttiva, anche diventare l’egemone regionale tra una Turchia forte e una debole Italia. Questo tipo di riserva frazionaria, solidamente basata sul metallo prezioso, si sarebbe opposta alla monetizzazione delle riserve in valuta estera, dovuta alle infinite e ingiustificabili emissioni delle banche centrali, anche con dati più prudenti di quelli attuali dell”UE. Come Sir Mervyn King, ex-governatore della Banca d’Inghilterra, una volta ha detto: “I libri di testo danno scontato che il denaro sia esogeno… Nel Regno Unito, il denaro è endogeno” [7]. Possiamo aggiungere che è vero nel sistema bancario occidentale. Ma per la Banca Centrale greca? Beh, non c’è un vero ente sovrano, come una banca centrale che emetta in base all’oro. Nel caso ci sia, è di proprietà privata azionaria (SpA) simile alla Federal Reserve degli Stati Uniti [8]. Ma in realtà, c’è un altro problema ancora più grande per la Grecia, e piattaforma e programma di Syriza non li affronta. La SpA che esiste come ‘Banca di Grecia’, è in realtà essenzialmente un comitato di sorveglianza che regola le emissioni di euro-dollaro ad altre banche private, e in base all’indice dei prezzi al consumo. Il suo ruolo è così superfluo che la ‘Banca di Grecia’ è stata incaricata di regolamentare le assicurazioni. In realtà, la Banca della Grecia quale banca centrale è stata sostituita dalla Banca centrale europea (BCE) nel 2001 [ibid]. Non si può ignorare quale enorme problema sia per la Grecia. La mancanza di una propria banca centrale, per non parlare di una che sia di proprietà pubblica e gestita su programma di utilità socializzata, è un doppio problema a cui Syriza non ha una risposta programmatica. Ciò garantisce costante sottomissione e vassallaggio all’UE, e senza modo di operare almeno su tale problema (rimanere nell’UE), costruendo un programma di sviluppo nazionale intorno a un rapporto con la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS (NDB), Russia e Turchia, Syriza non potrà mantenere le sue promesse elettorali. Può sembrare la solita politica, ma per la Grecia sarà qualcosa di monumentale. In realtà la vittoria di Syriza potrebbe essere troppo grande, con una vittoria meno travolgente avrebbe dovuto formare un governo di colazione con il partito Nuova Democrazia, e potuto sfruttare il passaggio al gioco parlamentare.
Supponiamo una probabilità abbastanza naturale e mettiamo da parte qualcosa di ‘straordinario’ come la socializzazione delle industrie chiave e una banca centrale nazionalizzata. Ora, se o quando Syriza non risolverà la crisi del debito sovrano della Grecia e la solvibilità connessa, senza migliorare i rapporti con Russia e BRICS, le masse greche sperimenteranno un enorme cambiamento culturale nel rapporto con la nominalmente (o esteticamente apparente) sinistra “radicale”. Questo nuovo rapporto sarà decisamente pessimo, e la politica operaista, anticapitalista e euroscettica si esprimerà solo con l’avanzata degli anarchici ed anche con i partiti nazionalisti come Alba Dorata, che ha ricevuto il 6,3% dei voti, 17 seggi in parlamento. Ciò significa che uno ogni diciannove greci ha votato per ‘Alba dorata’, presumibilmente di ‘estrema destra’. ‘Alba Dorata’, cosa interessante, chiede la nazionalizzazione dell’industria dell’oro, così come di altre grandi industrie, e della banca centrale [9]. Questi sono i veri cambiamenti economici che potrebbero liberare la Grecia, ma a sinistra solo il Partito comunista della Grecia (KKE) ha una posizione simile [10]. Solo i partiti più radicali hanno soluzioni ragionevoli e oneste al problema attuale della Grecia, rappresentando un problema particolare per la Grecia. In ‘Studio della Storia’, Toynbee sviluppa il concetto di civiltà che attraversano le fasi di crescita e di disgregazione, così come quelle di civiltà abortite e fallite. Sembrerebbe che il marchio di garanzia di civiltà disintegrata, abortita o fallita si abbia quando le soluzioni più cruciali vengono interamente emarginate e presentate dagli estremisti. Peggio, AD e KKE sono gli estremi del presente spettro politico, reificando fittiziamente l’ormai mitico costrutto del ‘comunismo contro il fascismo’ di gigantesca importanza in Grecia, rendendo un qualsiasi sforzo congiunto su tali questioni pratiche probabilmente impossibile. È interessante allora che mentre tutti ignorano i problemi spalancati dalla piattaforma magnificamente carente di Syriza, alcuni affermino che la vittoria della sinistra sia dovuta alla sfida allo spettro del nascente ‘fascismo’ di Alba Dorata. Ma se fossero davvero preoccupati dall’avanzata del ‘fascismo’, allora si renderebbero conto che il ‘fascismo’ sì è avuto quando i partiti socialdemocratici dell’apparente ‘sinistra’ furono visti complici di banchieri ed élite straniere o internazionali. Ma tale complicità è proprio ciò di cui Syriza non sarà solo accusata, ma di cui sarà oggettivamente colpevole se non adotta una ‘Grexit‘ o non si accorda con i Paesi BRICS o, sul piano energetico, con Russia e Turchia. Ci sono alcuni modi con cui il nuovo governo greco può pensare di sfruttare il sistema multipolare emergente, ma ciò presuppone di poter prendere decisioni sovrane.
Syriza probabilmente prevede un ulteriore debito, ma per scopi diversi. In tale scenario pensa di poter sfruttare la minaccia di allinearsi all’accordo sul gas Russia-Turchia (Southstream 2.0/Nabucco Rivisitato) per ottenere il permesso dalla Troika (Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea) di utilizzare altro debito per mitigare l’austerità. Allo stesso modo, pensa che Stati Uniti e Unione europea, a fronte di tale propensione all’accordo sul gas tra Turchia, Russia e Grecia, possano trattenete la Grecia dandole parte di ciò che vuole, contrastando i piani russi. Lasciamo da parte tale pio desiderio, o qualsiasi altra cosa possa sembrare, si ritorcerebbe contro entro pochi anni. Ciò significa un piano di riassetto che si concentri su maggiori imposte a piccoli commercianti, o anche più grandi come le catene locali come i supermercati Veropoulos. Ciò li spingerà sull’orlo della distruzione, favorendo le grandi imprese straniere e, per un breve periodo, i salariati regolari, giustificandosi con la nozione che l’aumento dei salari si tradurrà in un aumento della spesa, e che le grandi aziende straniere non saranno sfidate dalla coalizione Syriza, assai prossima a multinazionali ed UE (in questo scenario ipotetico). Si giustificheranno maggiori dazi sull’importazione di beni di consumo deperibili e durevoli, acquistati in massa, per pagare il debito estero, il che significa che le piccole imprese dovranno acquistare e vendere a prezzi più elevati. Pochi piangeranno per Veropoulos, ma come nell’economia francese all’inizio degli anni ’90, la maggior parte delle operazioni di vendita al dettaglio saranno tolte ai negozi di bottegai, spingendoli tra le braccia di Alba Dorata. Inoltre, questi piccoli negozi subiranno tasse più elevate, giustificate dall’aumento delle vendite che verrà detto possibile grazie alla riduzione della disoccupazione o dalla deflazione salariale. Ma in realtà non ci sarà deflazione salariale, per cui queste piccole imprese probabilmente non vedranno un aumento delle vendite, anche se le nuove tariffe e tasse saranno politicamente giustificate proprio da ciò. Perché?
Poiché Unione europea e BCE sostengono il quantitative easing, sì il QE per l’UE. E’ quasi inquietante che ruoti intorno la Grecia. I problemi in Grecia, oggi, sono in sostanza proprio il risultato della BCE che rigetta i suoi problemi sulla Grecia, defraudandola e rendendola responsabile delle obbligazioni spazzatura riconfezionate ed acquistate dagli Stati Uniti nel 2008. E gli Stati Uniti le hanno riconfezionate, in definitiva, attraverso la propria QE1 stampando, come tutti ricordiamo, almeno un trilione di dollari basati sul nulla, creando un’altra bolla speculativa, svalutando ulteriormente il dollaro e senza risolvere i problemi economici cronici degli USA, anche se i ricchi sono divenuti più ricchi [11]. Come riporta Jana Randow di Bloomberg, “il presidente della BCE Mario Draghi ha battuto l’opposizione al Consiglio direttivo della banca centrale, il 22 gennaio, e ha presentato un piano per acquistare titoli di Stato nell’ambito del programma di acquisto di asset per circa 1100 miliardi di euro (1300 miliardi dollari). La prospettiva dello stimolo con l’euro che cade dall’inizio del mese al livello più basso rispetto al dollaro, in un decennio […] la QE in Europa, in stile FED, dovrà superare sfide pratiche e politiche. Le aziende avranno la maggior parte dei loro finanziamenti con i prestiti bancari, piuttosto che con obbligazioni, cosa più comune negli Stati Uniti, rendendo i mercati finanziari europei più piccoli e molto meno liquidi“. [12] Ma certo, Syriza non farà questo, giusto? Sbagliato, di fatto il suo piano di ‘recupero’ si basa su ciò. “Tsipras ha promesso di convincere la BCE e l’eurozona a svalutare il valore delle loro partecipazioni nel debito greco, in modo che possa aumentare la spesa pubblica e creare posti di lavoro. Ha detto questa settimana che escludere la Grecia dal programma QE punirebbe un Paese che già soffre da anni l’austerità“, scrivono Marcus Bensasson e Nikos Crisolora [13].
Sul sito di Syriza, nella pagina della piattaforma, si dice chiaramente: “Chiediamo l’intervento immediato della decisione popolare e un forte mandato per negoziare:…
* L’accordo sul “New Deal Europeo” con investimenti pubblici per lo sviluppo e il finanziamento dalla Banca europea per gli investimenti.
* Allentamento quantitativo dalla Banca centrale europea, con l’acquisto diretto di titoli di Stato“. [14]
Tsipras, però, deve sapere che la svalutazione viola le regole della BCE. O forse c’è un altro accordo? Per quanto improbabile sembri, dovremo aspettare e vedere. Quello che sappiamo già è che Tsipras ha detto che la Grecia rappresenta un caso unico, e fa ricorso a un passo speciale (allora, cosa si dovrebbe dire di Podemos in Spagna?). E’ un casino, e se l’orientamento geopolitico corretto verso BRICS non viene adottato senza ulteriori ritardi, allora semplicemente sempre più strati della società saranno totalmente contrariati da qualsiasi tipo di “socialdemocrazia 2.0″ e anche dalla stessa ‘sinistra’. Ancora, solo Alba Dorata illustrerà una volontà politica, con il KKE che lotta per distanziasi egualmente da Syriza. Ciò pone le basi per una guerra civile o un colpo di Stato militare, se non c’è una rifondazione geopolitica. Tale golpe militare non può essere il peggiore scenario per la Grecia, a condizione che passi a un vero e proprio rinnovamento nazionale. Ciò significherebbe, per definizione, uscire dal controllo della Troika e nazionalizzazione delle principali industrie, seguendo il modello dei colpi di Stato militari popolari, anticoloniali, anticapitalisti, socialisti e nazionalisti come il primo tentativo bolivariano di Chavez in Venezuela, la rivoluzione dei garofani di Otelo Saraiva de Carvalho in Portogallo, la Rivoluzione verde di Gheddafi o la rivoluzione di Nasser del 23 luglio in Egitto. Per una serie di ragioni, tra cui la cultura militare greca, per estetica, riferimenti e lingua, un tale colpo di Stato probabilmente avrà i crismi dell”estrema destra’, mentre al di fuori della sfera sovrastrutturale, il carattere progressivo riposerà sul programma sociale ed economico attuale. Ciò bloccherà interamente il discorso politico, e la vecchia-nuova sinistra fuori dalla Grecia vi si opporrebbe abbastanza nettamente. In Grecia, con tale scenario, la sinistra sarà ancor più screditata, grazie a Syriza. Eppure, si tratta di processi molto dolorosi e difficili, che ancora possono essere evitati facilmente. Allora, è forse possibile non segnalare una Grexit che possa alleviare la pressione reale sulla Grecia, senza affidarsi alla stupidità di porre la liquidità prima della solvibilità?
Rifondazione e riorientamento geopolitico per la Grecia potranno risolvere gran parte di tutto ciò. In primo luogo, dobbiamo ricordare che quando Gazprom annunciò la cancellazione della linea South Stream, dichiarò anche un nuovo progetto in collaborazione con la Turchia [15]. tale rotta attraversa il confine con la Grecia, ponendo la Grecia in una posizione privilegiata quale primo punto d’ingresso del gas russo-turco nell’UE. Ciò le darà un’influenza mai avuta prima, come la possibilità di porre tariffe di transito, e altro ancora. Inoltre, ciò, sul piano geopolitico e geostrategico, non solo avvicina la Grecia alla Russia, ma anche alla vecchia rivale (in realtà partner di lunga data) Turchia. Inoltre, poiché la Grecia non può giocare secondo le regole scritte e mantenere la sua SpA controllata dalla BCE, spacciata da ‘banca centrale’, perché non crearsi una seconda banca, di proprietà dello Stato? Avrebbe bisogno solo di attribuirle inizialmente funzioni che giuridicamente e tecnicamente non violino il controllo della BCE sulla ‘Banca di Grecia’. Che Syriza possa fare tutto questo non è irragionevole, e in effetti sembra del tutto possibile. Vi sono infatti segnali che ciò possa accadere. Questa possibilità aleggia nella storia tra Syriza e Grecia. E tuttavia va ammesso che la BCE probabilmente dovrebbe guardare con favore alla vittoria di Syriza avendo promesso contro una Grexit, e così probabile sarà. C’è anche la parte di Russia e Turchia nella frustrante corsa nel gioco delle rotte energetiche. Inoltre la penetrazione della CES (Confederazione europea dei sindacati) tra le fila limitate del lavoro organizzato greco influenzando la possibilità che Syriza agisca con più decisione, e quindi da ulteriore leva di controllo di Bruxelles sulla Grecia, ma ‘da sinistra’ [16]. Tutto ciò comprova che Unione europea e troika ritengono Syriza una valvola di controllo della pressione sociale sulle masse greche. Ma ancora ci troviamo di fronte a una trama che, infittendosi, spiegherebbe perché Russia e partiti filo-russi, indipendentemente dall’orientamento politico, hanno sostenuto in modo netto la vittoria di Syriza. Una cosa che sappiamo per certo è che i russi sono degli strateghi molto abili e dei pianificatori seri, che utilizzano tutta una serie di strumenti strategici prestati dalla teoria dei giochi e altro ancora. Sanno qualcosa. Noi dobbiamo ricordare che il partito Syriza ha definito l’adesione greca alle sanzioni contro la Russia “catastrofica per l’agricoltura greca”, denunciando la politica estera dell’attuale governo come congelata nella mentalità da Guerra Fredda, seguendo i dettami di Bruxelles e Washington. Potrebbero essere solo chiacchiere, ma è forse probabile che sia un fatto. Syriza ha apertamente criticato la deferenza dell’UE verso il colpo di Stato neo-nazista appoggiato dagli Stati Uniti in Ucraina. Una rifondazione geopolitica sembra essere un modo per evitare il destino della Bulgaria, che ha subito a lungo le minacce dell’UE e sembra, almeno per ora, aver rinnegato l’impegno a costruire South Stream. Grecia e Turchia già incamerano diversi miliardi di euro l’anno commerciando, e non esistono disposizioni comunitarie che possano interferire con ‘South Stream 2.0‘ mentre entra di soppiatto in Europa travestita da ‘Nabucco rivisto’. La struttura delle relative società energetiche turche non viola i termini del Terzo Pacchetto sull’Energia del 2009 dell’UE. Finora, vi sono ragioni molto interessanti per un piano russo verso la Grecia. Ci si può solo chiedere, se vero, quali garanzie e accordi segreti furtivi abbia fatto l’FSB russo con elementi dell’apparato militare e d’intelligence greco, e come questo sia potuto sfuggire a CIA, NSA, MI, e delegati europei.
Ciò di cui abbiamo parlato è la possibilità di Syriza di creare in Grecia una banca sovrana, con un nome fittizio. Infatti, nella piattaforma Syriza vi è un aspetto interessante. Infatti, la Nuova Banca di sviluppo, non quello dei BRICS, fondata contro il FMI, ma che Syriza cerca di creare in Grecia [17]. Si tratta di una strana scelta di parole, no? In uno scenario di riallineamento, la Grecia crea ‘una’ nuova Banca di sviluppo quale interfaccia con l’attuale Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Idealmente, la Grecia ha il permesso d’iscrivere il debito dalla BCE o ristrutturarla in modo creativo, anche con l’aiuto della Nuova Banca di Sviluppo dei Paesi BRIC, interfacciata con la ‘Nuova Banca di Sviluppo’ della Grecia. In tale scenario, nel migliore dei casi, opererebbe anche con l’Unione Eurasiatica Economica (UEE) e l’Unione europea, così come con la Grecia. Ci sono veramente molti modi di pelare questa gatta, come numerosi accordi che Russia e Cina possono stipulare con un’UE che inizia ad uscire dal controllo degli Stati Uniti. In effetti, potrebbero avere lo stesso valore remunerativo (o superiore!) di ciò che la Grecia deve apparentemente all’Unione europea. L’integrazione pacifica con il resto d’Europa e l’Eurasia è uno degli obiettivi strategici e di sviluppo a lungo termine della Russia, che gli Stati Uniti hanno cercato di ostacolare con il golpe organizzato in Ucraina un anno fa. Stranamente, allora, ciò che accade in Grecia può benissimo essere intimamente connesso a ciò che accade sui campi di battaglia in Ucraina e in Siria. Naturalmente, non possiamo dimenticare che, in molti modi, tale debito è una finzione e può essere in gran parte cancellato, e che l’economia greca può essere ricostruita oggi. La Grecia deve solo dire ai dottrinari e alla vecchia guardia dell’UE ciò che Nuland gli disse. Premere il pulsante cancella e guardare tutti gli 0, che gravano così pesantemente gli schermi dei computer negli uffici delle banche centrali, semplicemente sparire.
Gli Stati Uniti sono il principale ostacolo a qualsiasi normalizzazione tra Europa, Grecia e Russia. L’elezione di Syriza potrebbe rivelarsi un importante punto di svolta, ma come andrà a finire resta da vedere. Nonostante ciò che la vecchia guardia dell’UE, al servizio degli Stati Uniti, aveva in mente per la Grecia con il trucco di Syriza, la collaborazione della Grecia di Syriza con la Russia e i BRICS finirebbe per sconvolgere e ribaltare l’intero scenario.

Nikos Kotzias e Panos Kammenos

Nikos Kotzias e Panos Kammenos

Joaquin Flores è uno statunitense che vive a Belgrado, analista presso il Centro per gli Studi Sincretici, un pensatoio geostrategico pubblico. I suoi interessi riguardano Europa dell’Est ed Eurasia ed ha grande competenza in questioni mediorientali. Flores è particolarmente abile ad analizzare la psicologia delle guerre di propaganda. Scienziato politico presso la California State University. Negli Stati Uniti ha operato per anni come organizzatore, capo negoziatore e stratega per una grande federazione sindacale.

Note:
1. Thetoc
2. RT
3. Jacobin Mag
4. Socialist Network
5. Trading Economics
6. Reuters
7. Wenku
8. Bank of Greece
9. Golden Dawn
10. KKE
11. Economix
12. Bloomberg
13. Bloomberg
14. Syriza
15. Global Research
16. KPS
17. Socialist Network

Copyright © Center for Syncretic Studies 2015

Nikos Kotzias, il Prof. Aleksandr Dugin al centro,  a destra Alexis Tsipras

Nikos Kotzias, il Prof. Aleksandr Dugin al centro, a destra Alexis Tsipras

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un “cavallo di Troia” di Soros nel governo di Tsipras?

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/01/20155d149eee16204c82fd432f052966a570Mentre la Grecia festeggia la nomina del governo anti-austerità, l’euforia va temperata con un po’ di realismo. Anche se il nuovo primo ministro Alexis Tsipras, che ha chiamato il figlio Ernesto in onore del rivoluzionario Ernesto Che Guevara, e la stragrande maggioranza della nuova Coalizione di governo della sinistra radicale (SYRIZA) ha buone credenziali di sinistra e filo-lavoratori, lo stesso non si può necessariamente dire dell’uomo che Tsipras ha scelto quale nuovo ministro delle Finanze della Grecia. Yanis Varoufakisis, cittadino australiano che ha studiato in Gran Bretagna e ha lavorato come professore presso l’University of Texas. L’Europa ha assistito a conflitti di lealtà di chi ha doppia cittadinanza, quando prendono il potere nei Paesi dell’Europa orientale, in particolare in Ucraina, dove la statunitense Natalie Jaresko è divenuta ministra delle Finanze per somministrare all’Ucraina le “pillole avvelenate” dell’austerity dell’International Monetary Fund (FMI) e della Banca centrale europea (BCE). Oggi, le nazioni dell’Europa centro-orientale sono occupate da globalisti palesi e del tipo “cripto”, con molti cittadini o residenti in altre nazioni, come Varoufakis. La ministra delle Finanze della Romania, Ioana Petrescu, s’è laureata Wellesley e Harvard ed era membro dell’Istituto Nazionale Repubblicano del partito repubblicano statunitense e del neo-conservatore e russosfobo American Enterprise Institute (AEI). Ed è anche ex-professoressa presso l’Università del Maryland. Anche se i legami di destra di Petrescu a Washington sembrano in contrasto con quelli di Varoufakis alla Brookings Institution neoliberista, nel mondo del “far credere” alle differenze politiche Petrescu e Varoufakis sono due facce della stessa medaglia. Quando si segue il denaro che ha contribuito a nominare tali due ministri delle finanze, come anche Jaresko, tutte le strade portano a Washington e alle entità alimentate dalla Central Intelligence Agency e dalla sua miriade di entità di facciata.
Il curriculum vitae di Varoufakis, come quello di Jaresko, puzza di intrecci con il globalista George Soros. Per un ministro delle finanze, se crediamo alle notizie della stampa aziendale, che contesta le misure di austerità dettate ai precedenti falliti governi, conservatore e socialdemocratico, della Grecia dalla “troika” di FMI, BCE e Commissione europea, Varoufakis ha un passato in stretta relazione con le entità globali che dovrebbe combattere. Varoufakis fu “economista ospite” della Valve Corporation, un ramo dei videogioci sempre sospettato di appartenere alla Microsoft Corporation dell’estremista globalista Bill Gates. I segnali di allarme che Varoufakis sia un “cavallo di Troia” dei banchieri globali abbondano. In primo luogo, Varoufakis fu consigliere economico del fallito governo socialdemocratico PASOK del primo ministro George Papandreou, l’uomo che per primo impose alla Grecia misure di austerità draconiane. Varoufakis ora sostiene che fosse ardentemente contrario all’accordo di Papandreou con la “troika”, ma nessuno potrà mai sapere quanto il ministro della Finanza, ora anti-austerity, fosse d’accordo mentre consigliava Papadreou sul corretto modo di agire nel risolvere l’enorme problema del debito della Grecia. Varoufakis è un caro amico e co-autore dell’economista e professore dell’Università del Texas James K. Galbraith, figlio della defunta “eminenza grigia” degli economisti statunitensi John Kenneth Galbraith. I legami di Galbraith con le élite bancarie globali sono esemplificati dalla sua posizione di studioso ospite all’elitario Brookings Institution di Washington. In altre parole, anche se la biografia di Tsipras suggerisce buona fede a sinistra, il passato di Varoufakis indica che il nuovo ministro delle Finanze della Grecia è a suo agio con le élite banchiere che massacrano l’anima della nazione greca con la lama affilata dell’austerity che taglia sicurezza sociale, sanità pubblica e altri servizi pubblici di base. La prefazione al libro di Varoufakis, “Una modesta proposta”, che si occupa della crisi finanziaria in Europa e i cui co-autori sono James Galbraith e l’ex-parlamentare inglese Stuart Holland, è stata scritta dall’ex-primo ministro francese Michael Rocard. Rocard ha chiesto all’Unione europea di nominare un “uomo forte”, e la scelta di Rocard è il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, lo stesso che ha avvertito il nuovo governo SYRIZA nel rispettare gli accordi di austerità stipulati dai passati governi conservatore e del PASOK. Holland, consigliere dell’ex-primo ministro greco Andreas Papandreou, insieme al presidente francese François Mitterand, stilò nel 1986 l’Atto unico europeo, una delle carte che ha contribuito a creare il sistema finanziario dell’Unione europea che svuota l’economia greca nel nome dell’austerity.
yannis-varoufakis L’adesione di Varoufakis a Fondo monetario internazionale e sistema bancario europeo è evidente da ciò che ha scritto sul suo sito web. Dopo l’appello degli autori finanziari statunitensi Paul Krugman e Mark Weisbrot alla Grecia, affinché segua l’esempio dell’Argentina sul default del proprio debito e ad uscire dalla zona euro, Varoufakis sostiene che la Grecia deve “sorridere e sopportare” le misure imposte dai banchieri e dal governo tedesco in quanto membro della zona euro. Ciò significa che il ministro delle Finanze di SYRIZA si arrese ai capricci dei banchieri molto prima della vittoria elettorale di SYRIZA. Considerando le indiscutibili credenziali di sinistra di molti membri del governo greco, i banchieri hanno, per lo meno, un complice nel ministro delle Finanze sul lato greco delle trattative sul futuro dell’economia della nazione e sull’impopolare austerity imposta dalla Troika che ha portato SYRIZA al potere. Sebbene Varoufakis sia pronto a stipulare qualsiasi accordo con i banchieri mondiali ed europei, i suoi colleghi del governo di coalizione SYRIZA, alleatisi con il Partito dei greci indipendenti della destra anti-UE, non seguiranno i diktat europei quando si tratterà di decidere di continuare l’austerity e neanche le sanzioni dell’UE contro la Russia. Non appena Tsipras è divenuto primo ministro, ha criticato l’UE per l’avviso di ulteriori sanzioni alla Russia per l’Ucraina. Tsipras ha detto che la dichiarazione anti-Russia del Consiglio europeo è stata diffusa senza il consenso della Grecia. Il nuovo ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Kotzias, è come Varoufakis un accademico. Tuttavia, a differenza di Varoufakis, Kotzias è un ex-comunista e professore, e non presso un’università straniera. Kotzias e Tsipras adempiono alla promessa di opporsi alle sanzioni attuali e future dell’Unione europea contro la Russia, cosa che non li rende agenti di Soros, che ha le sue grinfie su Varoufakis. Kotzias ha il potere di porre il veto a sanzioni nuove o rinnovate contro la Russia, si oppone al dominio tedesco in Europa ed è stato un comunista convinto che sostenne la repressione attuata dal leader comunista polacco Wojciech Jaruzelski contro il movimento sindacale Solidarnosc in Polonia nel 1980, un fatto che lo pone in disaccordo totale con il presidente polacco dell’UE Donald Tusk, un attivista del movimento Solidarnosc che vuole imporre ulteriori misure punitive alla Russia. Con una mossa che sconvolgerebbe gli interventisti di UE e NATO, Kotzias si troverà più a suo agio a Mosca che a Bruxelles o Berlino. Il presidente russo Vladimir Putin ha già avviato il processo per più stretti rapporti con il nuovo governo di Atene. La National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti ha probabilmente iniziato “l’ondata” della sorveglianza su tutti i collegamenti ufficiali tra Atene e Mosca e certamente messo la Grecia, come Russia, Turchia, Brasile, Ungheria, Venezuela, Iran, Siria e Libano nella categoria delle nazioni ostili “bersaglio” dell’intelligence delle comunicazioni o SIGINT.
La Grecia, che ha inventò l’arma del cavallo di Troia contro Troia, deve stare in guardia contro i cavalli di Troia come Varoufakis, piazzati nel nuovo governo greco.

Nikos Kotzias

Nikos Kotzias

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Names

Robert Hutchings

Nota del traduttore:
Yanis Varoufakis ha insegnato (ripeto insegnato, non studiato) nel 2013 presso la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs, un’università impegnata nel creare leaderships e politiche pubbliche socio-economiche negli USA e all’estero. Si occupa parecchio di Guerra Fredda, Europa orientale e spazio ex-sovietico, avendo avuto quali presidi, negli ultimi 10 anni, l’ammiraglio Bobby Ray Inman e l’ambasciatore Robert Hutchings. Inman è stato direttore della NSA e inoltre, proprio come Varoufakis, è sempre stato attento alle aziende dedite allo sviluppo di nuove tecnologiche. Infatti, oltre a presiedere numerosi consigli di amministrazioni è anche fiduciario della California Institute of Technology; è stato CEO della Microelectronics and Computer Technology Corporation (MCC) di Austin, Texas, città in cui si trova la LBJ School of Public Affairs; presidente e CEO della Westmark Systems, Inc., industria elettronica, e infine presidente della Federal Reserve Bank di Dallas dal 1987 al 1990. Inman, negli anni ’80 permise la vendita di armamenti per 30 milioni di dollari al Sud Africa razzista, violando l’embargo imposto proprio da Washington.
Hutchings, ufficiale dell’US Navy, ex-ambasciatore ed esperto di affari europei, fu presidente del National Intelligence Council nel 2003-2005. Il 15 dicembre 2009 fu nominato preside della LBJ School of Public Affairs dell’Università del Texas, ad Austin. Dal 1992-1993, fu consulente speciale del segretario di Stato, con il rango di ambasciatore, del programma degli USA di assistenza per la democrazia nell’Europa orientale. Dal 1989 al 1992, Hutchings fu direttore del National Security Council per gli affari europei e lavorò per Radio Free Europe, l’emittente della CIA poi acquisita da George Soros.
Robert Hutchings, a Fox News, in relazioni all’abbattimento del volo MH17, disse: “Penso che sia chiaro che siamo entrati in una nuova fase di violenze in Ucraina, istigate dalla Russia e dai separatisti russi. Così la pressione… è aumentata di molto“. Yanis Varoufakis, a una domanda sulla questione ucraina, ha risposto, “l’Ucraina dovrebbe essere stabilizzata e la Russia democratizzata”.

Ungheria contro USA

Dedefensa 30 dicembre 2014Vladimir Putin meets with Viktor OrbanC’è una raffica di dichiarazioni, prese di posizione, ecc, in Ungheria contro gli Stati Uniti, accusandoli di voler fomentare una “nuova Majdan” ucraina in Ungheria con decisioni estreme che interessano la politica degli Stati Uniti con il suo estremismo e totale disprezzo della sovranità, irrazionalità destrutturante, ecc. Russia Insider (RI) pubblica testi, tra cui due interviste ad importanti esponenti politici, che lanciano accuse molto gravi verso tale politica, e implicitamente la concreta sostenibilità ed interessi dell’Ungheria nell’alleanza con gli Stati Uniti, almeno tramite la NATO. I tre testi sono: “L’Ungheria teme Majdan made in USA, accuse all’ambasciatore USA a Budapest Andre Goodfriend di aver frequentato le manifestazioni antigovernative” del 28 dicembre 2014; “I governi di Ungheria e Stati Uniti sono ora avversari. Questo è il senso dell’intervista a Janos Lazar, braccio destro del primo ministro ungherese“, del 29 dicembre 2014 e infine “L’Ungheria vuole un’alleanza regionale per difendersi dagli Stati Uniti” del 30 dicembre 2014.
Nel terzo articolo, un colloquio con il presidente del Parlamento ungherese Laszlo Köver, terza carica ufficiale della Repubblica ungherese, pubblichiamo domande e risposte tratte dall’articolo di RI. Il tono è così estremo che si può pensare che l’Ungheria sia impegnata, o costretta dai suoi concetti sovrani, ad impegnarsi sempre più nella politica di rottura, in gran parte giustificata dalle enormi pressioni e interferenze degli USA. Le domande dovrebbero far chiedere come l’Ungheria possa rimanere nella NATO con tale posizione; come una prova di forza su qualsiasi pretesto non possa sorgere in un momento qualsiasi; come una situazione così tesa non possa avere gravi conseguenze nella NATO e naturalmente nell’UE. Certo, siamo nella Grande Guerra postmoderna attuata principalmente attraverso la comunicazione e che non disdegna di contrapporre tra loro degli alleati, ma tale percorso non impedisce diramazioni e finali improvvisi (Ucraina).

Domanda: “La pressione degli Stati Uniti aumenta mentre l’Unione europea sembra trattenersi e non ci attacca. Come interpreta questi eventi?”
Laszlo Köver: “Le recenti dichiarazioni della viceministra degli Esteri statunitense Sarah Sewall sono molto rivelatrici. Ha parlato apertamente e in modo netto di come gli Stati Uniti, in modo abbastanza ampio e particolareggiato, devolvino milioni di dollari nell’interesse della sicurezza nazionale per l’esecuzione di vari piani d’azione nei Paesi dell’Est europeo. Parte di questi sono sicuramente Stati membri dell’UE, e il resto aspiranti Stati membri, anche se Sewall ha menzionato solo la Repubblica Ceca. Finora sembra che non siamo i soli a “a fare da legna sul fuoco”, ma presumibilmente la Slovacchia, ma non possiamo escludere che i risultati delle elezioni presidenziali romene vi giochino un ruolo. Da ciò possiamo dedurre la definizione del potere che dal punto di vista della sicurezza nazionale non ci sia un centimetro quadrato di territorio che ricada al di fuori dei suoi interessi. Da questo ne consegue anche che, a parte loro nessun altro Paese può avere una sovranità. Gli eventi recenti non possono essere distinti dal controllo delle conversazioni della leader politica dell’alleanza europea occidentale, Angela Merkel. E’ un presupposto logico che tra gli alleati degli Stati Uniti, il campo delle attività possa essere qualificato non convenzionale non solo verso l’Ungheria, ma tutta l’Europa. Si vantavano dei milioni di dollari “investiti” nel cambio in Ucraina. Dobbiamo guardare ai problemi sul libero accordo commerciale e degli investimenti tra Unione e USA. Così è evidente che una lotta per il potere politico mondiale sia in corso, la cui posta in gioco è non solo il destino dell’Ungheria, ma di tutta l’Europa, per la sovranità degli Stati nazioni europei e la vera democrazia”.

Domanda: “Cosa possiamo fare in questa situazione? Possiamo fare qualcosa?”
Laszlo Köver: “Possiamo scrollarci di dosso l’obbligo morale di credere che la soluzione sia nelle nostre mani. E’ del tutto inutile, perché senza speranza, fare sforzi diplomatici nell’interesse degli statunitensi, recependo la vecchia fraseologia comunista per definire la nostra situazione attuale, non siamo deviazionisti revisionisti, e non è necessario inviare truppe nello spirito della dottrina Breznev per dominarci. Non siamo la posta in gioco. Sugli scacchi abbiamo solo il ruolo di pedoni. Ma ci muoviamo come una pedina che non vuole giocare secondo le regole degli statunitensi. Non siamo mai stati bravi in diplomazia. Non dobbiamo fare i modo che gli statunitensi ci amino neanche ora. Dobbiamo trovare alleati altrove. Quelli con cui “siamo nella stessa barca”, anche ai ponti inferiori come i Paesi dell’Europa orientale e centrale. Risolvere la questione ungherese in Slovacchia e Romania non dovrebbe essere la politica principale. Possiamo considerarla se condividono con noi le sfide ai principali problemi economici e sociali. Dopo aver ottenuto l’adesione (all’UE), non è forse nostro obiettivo comune emanciparci nel quadro dell’Unione europea? La diplomazia ungherese deve concentrarsi su ciò e sulla cooperazione strategica con la Germania”.

Domanda: “Gli statunitensi illustrano una logica bellica?”
Laszlo Köver: “Sembra che una logica totalmente irrazionale inizi ad operare nel mondo. Piccoli egoisti inadatti alla politica distorcono il destino di Paesi e popoli dal Nord Africa all’Europa centro-orientale, secondo ciò che appare come strategia a lungo termine, ma in realtà è solo basata su interessi momentanei. Abbiamo avuto alcuni anni di pace, quando era possibile credere che un sistema mondiale unipolare fosse emerso. Ma ora vediamo che non è così, e che gli Stati Uniti ancora combattono le potenze emergenti, già del terzo mondo e nuove rivali, e la Russia. Non vogliono subordinarsi, e nemmeno l’Europa. Così la Pax Americana, non è finita. I conflitti attuali derivano da ciò. Allo stesso modo gli statunitensi al momento della guerra in Iraq misero da parte i loro alleati, la NATO, il diritto internazionale e i diritti umani, che sfruttavano come club politico”.

Domanda: “Ma qual è il loro obiettivo?”
Laszlo Köver: “Sembra che non saranno soddisfatti da un altro governo al posto di quello attuale, ma pensano in termini di cambio dell’intera élite del governo e dell’opposizione. Fino alla sua scomparsa, il SZDSZ era il partito utile alle politiche degli Stati Uniti e loro avvocato in Ungheria. Quando cadde, gli statunitensi cercarono di portare in vita il LMP (il partito liberale parvenu “La politica può essere diversa”).

Domanda: “Ritiene che tali potenziali politici possano creare la prossima élite?”
Laszlo Köver: “Forse vogliono istigare scioperi dagli scopi dubbi con i loro maglioni dell’URSS, cappelli di Lenin e promuovendo la liberalizzazione delle droghe” […]

Orban2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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