Euro-regioni e indipendenza neo-globalista: farsa catalana… a Bruxelles!

Frexit TV 30 ottobre 2017

Se non ci fossero centinaia di feriti e minacce di povertà, caos e guerra civile riflettersi in filigrana su tale questione esplosiva, rideremmo della grande farsa catalana in salsa spagnola! Ed hop, appena proclamata l’indipendenza, ecco il buffone Puigdemont prendere cricca e claque per esiliarsi virtualmente a Bruxelles mentre il procuratore spagnolo chiede di processarlo, per l’accusa di sedizione che lo porterebbe in prigione per 25 anni!!
Comunque, i suoi fratelli della “Catalogna del Nord” (comprendente i Pirenei orientali francesi) gli avevano riservato un bel posticino, a due passi dal confine… catalano. Ma all’improvviso, non c’è più ovviamente tale “possibilità”; l’Europa di Bruxelles, uscita dalla porta d’ingresso, rifiutandosi di pronunciarsi su un “affare interno” della Spagna, visto lo spirito comico a cui nessuno ha creduto per un attimo, ora rientra dalla finestra poiché dovrà esprimersi sul diritto di asilo tra Paesi europei, un diritto in realtà inesistente nei trattati dell’Unione europea…
Allungando questa pantomima generale, Puigdemont ha deciso di partecipare al referendum del 21 dicembre previsto dai suoi avversari, anche se organizzato, secondo il punto di vista indipendentista, da un Paese terzo se non nemico: la Spagna!
Quanto sprofonderanno Catalogna, Spagna ed Europa in tale travolgente e sconfortante mascherata? Nessuno lo sa fintanto tale questione viene totalmente manipolata da poteri occulti che appaiono totalmente sconnessi dalla realtà. Ma ciò che appare certo è che prima del caos finale, il grande qualcosa dovrebbe ancora avere i suoi momenti!La Cina sostiene l’unità della Spagna
Xinhua 30/10/2017

La Cina esprimeva sostegno allo sforzo del governo spagnolo per mantenere l’unità nazionale dopo che il parlamento catalano dichiarava l’indipendenza. Poco dopo l’annuncio del parlamento catalano, il premier spagnolo Mariano Rajoy dimissionava il capo catalano Carles Puigdemont e il suo governo e annunciava nuove elezioni regionali per il 21 dicembre. Il senato spagnolo approvava l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, che sospende l’autonomia della Catalogna e controlla le principali istituzioni catalane da Madrid. “La posizione della Cina su questo tema è coerente e chiara: la Cina lo considera un affare interno della Spagna e comprende e sostiene lo sforzo del governo spagnolo nel mantenere l’unità nazionale, la solidarietà etnica e l’integrità territoriale“, dichiarava il portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunying commentando la periodica conferenza stampa a Pechino. “La Cina è contraria a sconvolgere il Paese e violarne lo stato di diritto, e ritiene che la Spagna possa proteggere l’ordine sociale e i diritti dei cittadini nel quadro giuridico e istituzionale“, dichiarava Hua. La Cina ha sviluppato una cooperazione amichevole con la Spagna in vari settori secondo i principi del rispetto dell’integrità sovrana e territoriale e di non interferenza negli affari interni, concludeva il portavoce.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il tandem russo-cinese muta il quadro geopolitico

Mosca va “a tutta forza” verso l’Asia, per la costernazione e a danno di Europa ed USA
Gilbert Doctorow Consortiumnews23 ottobre 2017Gran parte di ciò che gli “esperti” occidentali affermano sulla Russia, in particolare la supposta fragilità economica e politica e l’asserita associazione insostenibile con la Cina, è sbagliato, derivante non solo dalla limitata conoscenza della situazione reale, ma da pregiudizi che non cercano i fatti, cioè da un pensiero desiderante.
La Russia non avrebbe una crescita dinamica, ma negli ultimi due anni è sopravvissuta a una crisi dovuta ai prezzi del petrolio depressi e alla guerra economica da parte occidentale che avrebbe abbattuto governi meno solidi con una popolarità meno forte di quanto non lo sia nella Russia di Vladimir Putin. Inoltre, per quanto stagnante sia il PNL russo, i numeri sono in linea con la crescita molto lenta dell’Europa occidentale. Nel frattempo, l’agricoltura russa è in piena espansione, coi raccolti di grano del 2017 migliori in 100 anni, nonostante le condizioni climatiche molto avverse dalla primavera. Parallelamente, la produzione nazionale di macchine agricole va a pieno ritmo. Altri importanti settori industriali come la produzione di aeromobili civili si sono ripresi lanciando nuovi e credibili modelli per i mercati interni e le esportazioni. I grandi progetti infrastrutturali dalla storia ingegneristica fenomenale, come il ponte sullo stretto di Kerch in Crimea, procedono come da programma per un riuscita completa nel bagliore di continue trasmissioni televisive. Quindi, dove è questa Russia decrepita decritta quotidianamente dai commentatori occidentali? Il motivo principale di tali osservazioni sbagliate non è così difficile da capire. Il costante conformismo nel pensiero occidentale sulla Russia controlla non solo i nostri giornalisti e commentatori, ma anche gli specialisti accademici che spacciano agli studenti e al grande pubblico ciò che si attendono e pretendono: la prova della perversità del “regime di Putin” e la celebrazione delle anime coraggiose che in Russia si oppongono a questo regime, come il blogger-politicante Alexander Navalny o la sua Paris Hilton, l’attivista politicante glamour Ksenia Sochak. Sebbene sia disponibile molta informazione sulla Russia da fonti aperte, come stampa russa, pubblicità commerciale e televisione statale, questa è ignorata. Le acide personalità russe isolatesi negli Stati Uniti hanno invece voce per denigrare la propria ex-patria. Nel frattempo, qualcuno che bada a leggere, ascoltare e analizzare le parole di Vladimir Putin ne diventa, in questi circoli, un “agente”. Tutto ciò limita notevolmente serietà e utilità di ciò che passa per comprensione della Russia. Insomma, gli studi sulla Russia soffrono, come durante il primo periodo della guerra fredda di ristretta prospettiva ideologica e mancata diffusione di informazioni sulla Russia; a un certo punto inquadrando come la Russia s’inserisce nel quadro internazionale comparato. Proprio il significato di ciò riceveva una prospettiva la scorsa settimana, con un raro momento di erudizione sulla Russia, quando il professore emerito della London School of Economics Dominic Lieven tenne una conferenza a Sochi, nell’ultima riunione annuale del Valdai Club, riassumendo il quadro della rivoluzione russa del 1917. Lieven, probabilmente il più grande storico della Russia imperiale, è una delle rarità che ha dato, coi suoi studi sulla Russia, una profonda comprensione del resto del mondo e in particolare delle altre potenze imperiali del XIX secolo con cui la Russia era in competizione. Questa comprensione riguarda hard e soft power da un lato, abilità militare e diplomatica dall’altro, nei processi intellettuali utilizzati per giustificare il dominio imperiale e costruire una visione del mondo, se non un’ideologia piena.

“Esperti” coi paraocchi
Al contrario, oggi gli “esperti” di relazioni internazionali non conoscono la Russia tanto da dire qualcosa di serio per la formulazione di politiche. Tale campo di studi si è atrofizzato negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni, con una comprensione effettiva della storia, delle lingue e delle culture in gran parte limitate all’abilità meccanica che garantiscano un’occupazione nelle banche e ONG dopo la laurea. Le lauree sono sistematicamente svalutate. Il risultato di ciò è che ci sono pochissimi accademici che possono inquadrare l’alleanza russo-cinese emergente in un contesto comparato. E questi sono sistematicamente esclusi dalle pubblicazioni di regime e dai dibattiti pubblici negli Stati Uniti, non essendo sufficientemente ostili alla Russia. Se non fosse così, si potrebbe guardare la partnership russo-cinese confrontandola innanzitutto con la partnership statunitense-cinese creata da Richard Nixon e Henry Kissinger, ora sostituita dall’emergente relazione russo-cinese. Kissinger poté farlo pienamente quando scrisse il libro sulla Cina nel 2011, ma scelse di ignorare il partenariato russo-cinese anche se la sua esistenza era perfettamente chiara quando lo scrisse. Forse non voleva affrontare la realtà di come la sua eredità degli anni ’70 sia andata sprecata. Ciò che descrive Kissinger delle sue realizzazioni negli anni ’70 è che il partenariato statunitense-cinese fu sempre possibile. Non ci fu un’alleanza o un trattato, in linea con l’impegno costante della Cina di non impegnarsi in obblighi reciproci con altre potenze. Il rapporto fu tra due Stati sovrani che regolarmente si dedicarono agli sviluppi internazionali nell’interesse reciproco e perseguendo politiche che in pratica procedevano in parallelo, influenzando gli affari globali in modo coerente. Questa relazione minimale è stata superata da quella tra Russia e Cina qualche tempo fa. La relazione è passata agli investimenti congiunti sempre più grandi nei maggiori progetti infrastrutturali dalla grande importanza per entrambe le parti, non solo i gasdotti che porteranno grandi volumi di gas siberiano sui mercati cinesi, con un accordo da 400 miliardi di dollari. Nel frattempo, in parallelo, la Russia ha sostituito l’Arabia Saudita come primo fornitore di petrolio greggio della Cina, e il commercio avviene ora in yuan invece che petrodollari. Ci sono anche enormi investimenti congiunti in programmi ad alta tecnologia civili e militari. E vi sono le esercitazioni militari congiunte in aree sempre più lontane dalle basi nazionali in entrambi i Paesi. Penso sia utile considerare questa partnership come il partenariato franco-tedesco che guidò la creazione e lo sviluppo di ciò che oggi è l’Unione europea. Sin dall’inizio, la Germania fu il partner più forte in economia con l’economia francese in stagnazione relativa. Infatti, ci si può benissimo chiedere perché i due Paesi rimasero nominalmente paritari in questa partnership. La risposta non fu mai difficile da trovare: con il peso storico del nazismo, la Germania era e rimane ancora oggi incapace di assumersi direttamente la responsabilità dell’Unione europea. I francesi fungevano da cortina del potere tedesco. Dagli anni ’90 questo ruolo passò in gran parte agli organi centrali dell’UE di Bruxelles, in cui le posizioni decisionali fondamentali sono effettivamente dominate da Berlino. Tuttavia, la Francia rimane un importante partner nel processo guidato dalla Germania.

Il tandem russo-cinese
Si può dire lo stesso per il tandem russo-cinese. La Russia è essenziale per la Cina a causa della lunga esperienza di Mosca nel gestire le relazioni globali che risalgono al periodo della guerra fredda e per la volontà e capacità di opporsi direttamente all’egemonia statunitense, mentre la Cina, con la sua pesante dipendenza dalle esportazioni negli Stati Uniti, non può farlo senza mettere in pericolo interessi vitali. Inoltre, dato che la dirigenza occidentale vede la Cina come sfidante alla lunga per la supremazia, è meglio che Pechino influenzi attraverso un’altra potenza, oggi la Russia. Naturalmente, alla luce della Brexit dell’Unione europea e dell’abbandono di Trump della leadership mondiale, è possibile che la Cina esca dall’ombra e cerchi di assumere la guida della governance globale. Ma ciò sarebbe problematico. La Cina affronta grandi sfide interne, tra cui la transizione dall’economia delle esportazioni a una dal maggiore consumo interno, assorbendo l’attenzione della leadership politica per qualche tempo. Kissinger, consulente di Trump, gli sussurra l’importanza di separare la Russia dalla Cina, ma la comprensione limitata ed obsoleta di Kissinger della Russia l’ha spinto a sottovalutare i potenti motivi dietro il rapporto russo-cinese. Gli esperti meno competenti degli USA ne sanno ancora meno. Per prima cosa, data l’ostilità verso la Russia dell’occidente in generale e di Washington in particolare, è inconcepibile che Putin venga respinto da Pechino per qualche “attraente” flirt con l’amministrazione Trump, anche se politicamente possibile per Trump. Uno dei punti forti di Putin è la fedeltà agli amici e ai principi, nonché agli interessi della propria nazione. Come rivelò Putin durante il suo intervento al Valdai Club della settimana passata, ora ha una profonda sfiducia verso l’occidente dato che ha tratto vantaggio dalla debolezza della Russia negli anni ’90 e dall’allargamento della NATO alle frontiere russe, e da altre azioni minacciose. Qualunque speranza Putin avesse su più strette relazioni con l’occidente, sono sparite negli ultimi anni. Mettendo da parte le personalità, la politica estera russa ha una coerenza rara sul proscenio mondiale: con le azioni prima, e le carte diplomatiche dopo. Le relazioni politiche della Russia con la Cina prevalgono sui massicci investimenti reciproci, che richiesero anni per essere decisi ed adottati. Allo stesso modo, la Russia si approccia al Giappone lavorando a un trattato formale di pace prima di attuare grandi programmi commerciali e d’investimento. E’ del tutto prevedibile che il primo passo verso il trattato sia l’avvio della costruzione nel 2018 di un ponte ferroviario in Estremo Oriente che colleghi l’isola di Sakhalin con la terraferma. Anche il team di ingegneri e committenti è attivo: Arkadij Rotenberg e il suo gruppo SGM. Quel ponte è il presupposto a cui Giappone e Russia firmino un accordo da 50 miliardi di dollari per la costruzione del ponte ferroviario che colleghi Sakhalin e Hokkaido. Questo ponte attirerà l’attenzione di tutta la regione sulla cooperazione russo-giapponese. Potrebbe essere la base per un trattato di pace duraturo e non puramente cartaceo che risolva la disputa territoriale sulle isole Kurili.Opportunità perse
Alla luce di queste realtà, è puerile parlare di separare la Russia dalla Cina con la promessa di normalizzare le relazioni con l’occidente. L’opportunità c’era negli anni ’90, quando il presidente Boris Eltsin e il suo “signor Sì” ministro degli Esteri Andrej Kozyrev fecero tutto il possibile per accordarsi con gli statunitensi sull’adesione russa alla NATO, subito dopo l’adesione della Polonia. Poi ancora all’inizio della presidenza Putin, i russi fecero uno sforzo deciso per l’ammissione nell’alleanza occidentale. Ancora senza alcun risultato. La Russia fu esclusa e furono prese misure per contenerla, rinchiuderla ad ennesima potenza regionale europea. Infine, dopo il confronto con Stati Uniti ed Europa che sostennero il colpo di Stato in Ucraina nel 2014, seguita dall’adesione della Crimea e dal sostegno russo all’insurrezione nel Donbas, la Russia viene apertamente definita nemica. Costretta a mobilitare tutte le amicizie internazionali per resistere, alcun Stato fu più utile della Cina. Tali momenti non vengono dimenticati o traditi. Il Cremlino sa bene che l’occidente non ha nulla da offrire alla Russia finché le élite statunitensi insistono a mantenere l’egemonia globale a tutti i costi. L’unica cosa che potrebbe avere l’attenzione del Cremlino sarebbe una consultazione per rivedere l’architettura della sicurezza dell’Europa, facendo uscire la Russia dalla freddezza. Questa fu la proposta dell’allora presidente Dmitrij Medvedev, nel 2010, ma la sua iniziativa incontrò solo un silenzio pietoso dall’occidente. Accettare la Russia significava infatti avere un’influenza proporzionata al peso militare, e questo è ciò cui la NATO si oppone con forza finora. È perciò, per la mancata ricerca di soluzioni alla grande questione del ruolo della Russia nella sicurezza globale, che l’iniziativa del riassetto di Barack Obama fallì. È perciò che il consiglio di Henry Kissinger a Donald Trump all’inizio della sua presidenza di proporre la fine delle sanzioni in cambio dei progressi sul disarmo, piuttosto che l’attuazione degli accordi di Minsk sulla crisi ucraina, fallì, con Vladimir Putin che opponeva un fermo “Niet”. Implicitamente, tra le poche “carote” statunitensi protese alla Russia in questi giorni c’è l’accettazione del regime anti-russo in Ucraina e la sua autorità sulle aree rigorosamente etniche russe del Donbas e della Crimea, concessioni che sarebbero politicamente devastanti per Putin in Russia. Tuttavia, la “normalizzazione” lascerebbe ancora solo delle sanzioni mitigate, ma ancora quelle violente sui “diritti umani”, che gli Stati Uniti imposero nel 2012 con la legge Magnitskij, dettata da ciò che il Cremlino considera disinformazione su processo e morte del contabile Sergej Magnitskij. Scopo della legge Magnitskij è screditare la Russia e preparare la via per designarla Stato-paria, nel pieno della già lunga campagna di demonizzazione del presidente russo nei media degli Stati Uniti. Infatti, per ritrovare un periodo di normalità nelle relazioni si dovrebbe risalire a prima dell’invasione di George W. Bush dell’Iraq, che la Russia denunciò insieme a Germania e Francia. Queste due potenze furono rimbrottate da Washington. Per la Russia, fu il momento di calcolare sulla non cooperazione col dominio globale statunitense.

Demonizzare la Russia
Tra Europa e Russia, la questione è simile. Per ritrovare una menzione sul rapporto strategico, innanzitutto dal Ministero degli Esteri tedesco, si deve arrivare a prima del 2012. E quale normalità si trattava allora? Il rinnovo dell’accordo di cooperazione UE-Russia era in corso da anni, nominalmente per una differenza di opinioni sulle disposizioni della legislazione dell’UE sulle forniture di gas attraverso i gasdotti russi. Ma dietro tale differenza vi era la totale opposizione degli Stati baltici e della Polonia a qualsiasi normalizzazione delle relazioni con la Russia, per cui ebbero pieno incoraggiamento dagli Stati Uniti. Lo scopo era por fine allo status di Russia di “monopolio” in Europa su gas e petrolio. Naturalmente, non c’era, e non c’è, alcun monopolio, ma certi attori geopolitici non hanno mai permesso che tale particolare fosse al centro della formulazione politica. Tale ostilità si ebbe anche nel contesto delle volontà tra UE e Russia d’introdure un regime senza visti per i rispettivi cittadini. Qui l’opposizione della Germania di Angela Merkel, giustificata dalla sua viziata caratterizzazione della Russia come Stato mafioso, condannò il regime senza visti e, allo stesso modo, i rapporti normali. Tale lavoro incompiuto va affrontato e sistemato per avere la possibilità che Stati Uniti e Unione europea la finiscano con la loro ostilità verso la Russia, e per il Cremlino di riacquistare fiducia verso l’Occidente. Anche allora, tuttavia, la Russia non rinuncerà alle preziose relazioni con la Cina.
A mio avviso, l’alleanza russo-cinese di fatto corrisponde all’alleanza de jure statunitense-euroccidentale. Il risultato di ciò è la divisione del mondo in due campi. Adesso abbiamo, in effetti, un mondo bipolare che assomiglia ampiamente a quello della guerra fredda, anche se ancora in fase di formazione poiché molti Paesi non hanno aderito definitivamente a un lato o all’altro. Naturalmente, gli Stati più o meno neutrali erano una caratteristica della guerra fredda, creando ciò che si chiamò Nazioni non Allineate, guidate da India e Jugoslavia. La Jugoslavia non esiste più, ma l’India ha continuato la tradizione di farsi corteggiare da entrambi i poli, cercando di trarre il massimo beneficio. Certo, numerosi scienziati politici di Stati Uniti, Europa e Russia insistono sul fatto che c’è già un mondo multipolare dicendo che il potere è troppo diffuso nel mondo d’oggi, soprattutto considerando l’aumento degli attori non statali dal 1991. Ma la realtà è che pochissimi Stati o non-Stati possono proiettare potenza al di fuori della propria regione. Solo i due grandi blocchi possono farlo. I teorici che difendono la multipolarità parlano del ritorno all’equilibrio di potere ottocentesco, invocando il Congresso di Vienna come possibile modello per la governance di oggi. È un approccio che Henry Kissinger previde nel 1994 nel suo libro Diplomacy. In Russia, questo concetto è sostenuto da alcuni influenti think tank e viene maggiormente associato a Sergej Karaganov, a capo del Consiglio di politica estera e difesa. Tuttavia, sostengo che la realtà del potere deciderà su ciò. C’è qualcosa d’inerente a questo mondo de facto bipolare, supponendo che le tensioni possano essere gestite e che una guerra importante sia stata evitata? A mio parere, due grandi blocchi hanno maggiori probabilità di mantenere l’ordine globale, perché l’ambito delle attività degli agenti può essere frenato, come spesso accadde durante la guerra fredda, dalle grandi potenze che non vogliono che i loro clienti disturbino un ordine mondiale funzionante. La coda ha meno probabilità di guidare il cane. Inoltre, riguardo la partnership o l’alleanza strategica Russia-Cina, gli osservatori occidentali dovrebbero considerarla senza allarmismi. L’ascesa della Cina è un fatto, qualunque sia la costellazione delle grandi potenze. L’abbraccio tra Russia e Cina può anche moderare la Cina, data la maggiore esperienza della Russia nella leadership mondiale. Per questi motivi, positivi e negativi, la relazione Russia-Cina va vista con equanimità nelle capitali occidentali.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Leggere tra le linee, lo Stato profondo ha perso la Germania

George Friedman di Stratfor ammette che gli Stati Uniti hanno perso la Germania a favore della Russia
Tom Luongo, 24 ottobre 2017Come faccio a saperlo? Non lo scrivo per fare click o raccogliere visite. L’ho scritto perché è vero. Questo articolo sarà parte del trattato geopolitico e di un tutorial su come leggere ciò che non viene detto in quello che viene detto e, soprattutto, chi lo dice. Iniziamo con nientedimeno che il portavoce della CIA George Friedman. Freidman è a capo do Stratfor, una delle più influenti organizzazioni d’intelligence di Washington DC. In passato vi ero abbonato per sapere quali storie il governo degli Stati Uniti spaccia.

L’intelligence dello Stato profondo
L’intelligence di Stratfor è una miscela magistrale di verità che vi fa piroettare in giro come le palline del fidget spinner. Friedman è l’Albus Silente di Stratfor, che parla per enigmi. Ma da insider che allegramente ha accesso alla verità, quasi impercettibilmente non dice nulla di concreto trascinandovi su un certo aspetto dei fatti. Quindi, ancora, come faccio a sapere che lo Stato profondo sta perdendo? L’ultimo pezzo di Friedman sul servizio d’investimento di John Mauldin ha colpito Zerohedge, discutendo dello stato deplorevole delle relazioni statunitensi-tedesche. Persone come Friedman vanno assolutamente lette, ma col massimo scetticismo. L’intelligence è sapere chi sarà il prossimo. Così, Friedman che parla di come i tedeschi sono sedotti dai malvagi russi è significativo. Il fulcro della politica dello Stato profondo mollerà Siria e persino Iran per cercare di sostenere la propria posizione in Germania, deterioratasi assieme al sostegno popolare alla cancelliera Angela Merkel. Friedman inquadra la scelta della Germania: scoprire un modo per salvare l’UE o rivolgersi alla Russia per ottenere ciò di cui ha bisogno per crescere. Questa è l’essenza del problema della Germania. Ma Friedman l’espone nel modo più intellettualmente disonesto immaginabile. E così facendo il lettore si crede intelligente. Questa è la parte perniciosa. Questa è la parte del “Master Persuader” di cui Scott Adams parla sempre. E questa è la parte che si chiama “STRONZATA!”.

Le bugie russe dello Stato profondo
Friedman calca la mano per dirci che la Germania ha bisogno della Russia perché: “ha bisogno delle materie prime russe e anche che il mercato russo sia molto più robusto di quanto non sia, in modo che possa acquistare più beni tedeschi. Ma la Russia è incapace di un rapido sviluppo economico senza aiuto estero, e col crollo dei prezzi del petrolio ha bisogno di un rapido sviluppo per stabilizzare la propria economia. La Germania ha bisogno dell’economia della Russia per avere successo, e ciò che deve offrire alla Russia è capitale, tecnologia e gestione. In cambio, la Russia può offrire materie prime e forza lavoro. Un allineamento con la Russia porterebbe l’Europa orientale nell’orbita della Germania”. Tutto ciò suona bene. La conclusione è vera. Ma mente senza ritegno per adattarsi alla narrativa. La Germania ha bisogno di forti esportazioni per crescere. La Russia no. La Germania ha bisogno di materie prime. La Russia non ha bisogno di tecnologia; ha la tecnologia che non ha concesso ai privati… non ancora. Finora la Germania ha usato l’Europa meridionale per il dumping, negoziando il debito sovrano italiano e portoghese per conto della BMW. Ma tale regime è al limite e lacera l’UE. La Germania non vuole fermare questa disposizione né vorrebbe pagare la sua “quota equa” di oneri per la risoluzione, vale a dire la riduzione del debito di ciò che considera Paesi ‘Club Med’. I politici tedeschi, come Merkel, hanno sfruttato tale cinismo per vantaggi politici, ma ora che sono al limite debitorio, viene denunciata come nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo degli Stati Uniti, e non leader della Germania. Gli Stati Uniti vogliono un’Unione unita, attraverso la NATO, per combattere la Russia geopoliticamente, e quindi tutto viene bloccato in questa stasi da guerra fredda che provoca grandi rivolte populiste contro il governo Merkel. I costi sono pagati dalle generazioni più giovani ormai nate nella schiavitù del debito.

Non è la Russia del vostro Stato profondo
La Russia, da parte sua, non è la Russia di ben cinque anni fa. Continua a sfruttare il suo robusto settore energetico per finanziare l’economia. Putin ha compiuto il passaggio da sovvenzionare Rosneft e Gazprom a sovvenzionare agricoltura e produzione, nel 2015. Igor Sechin urlava ma Putin l’ignorava. Friedman lo sa ma ancora vende lo stesso “meme della Russia stazione di servizio sulla strada per la Cina”, che ancora funziona sul Congresso. Sa anche che questo era da sempre il piano di Putin, stabilizzare la Russia prima e poi ricostruirla. Ed è questo che spaventa lui e i neocon che rappresenta. Putin ha utilizzato il settore energetico per migliorare la vita di milioni di russi durante la guerra d’attrito finanziario-territoriale contro gli aggressivi USA. Ha preso posizione (in Siria) e rovesciato il tavolo difendendo le posizioni strategiche del suo settore energetico. Mentre ciò avveniva, reindirizzava i fondi statali dall’energia, nel momento cruciale della crisi del rublo, che ora sta in piedi da sé, all’economia in generale. Questa parte del piano è appena iniziata. Leggete il mio ultimo articolo su Seeking Alpha per capire ciò che succede. Una volta che gli investitori istituzionali si renderanno conto che Friedman spaccia sciocchezze, i soldi arriveranno in Russia da una moltitudine di nuovi canali aiutando la Germania a fare la scelta giusta.

La vera scelta della Germania non è dello Stato profondo
La scelta reale della Germania è, come suggerisce Friedman, siglare un nuovo accordo con la Russia. Sì, la Germania ha bisogno dell’accesso a un mercato russo vibrante, ma ciò accadrà con o senza la Germania, grazie all’iniziativa Cintura e Via della Cina e alle nette vittorie militari e diplomatiche in Asia centrale e Medio Oriente. La Germania non ha alternativa. La Gran Bretagna è un Paese vuoto appeso per i denti al settore finanziario. L’Europa occidentale viene spezzata e deve uscire dall’euro, svalutando il debito per ricominciare, e gli Stati Uniti lottano con gli stessi problemi che l’Europa finisce di risolvere nel peggiore dei modi.
L’unica scelta razionale è la Russia con il suo:
17% di debito sul PIL, intelligente
Forza lavoro addestrata
Accesso ai mercati che saranno i motori della crescita del 2020
Legami che si rafforzano con gli “Stati cuscinetti” dell’Europa orientale, che probabilmente usciranno dall’UE
È questa la scelta effettivamente riflessa dai risultati elettorali tedeschi del mese scorso, non le politiche anti-immigrazione di Alternativa per la Germania (AfD). Questo ha certamente avuto un ruolo, ma i problemi della Merkel in Baviera sono seri e la Baviera vuole normalizzare le relazioni con la Russia. E se non ricostruisce un governo che la sostenga, non sarà più cancelliera. È questa la vera storia che Friedman non vi dirà perché ammetterebbe la sconfitta.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il referendum italiano anticipa il 2018

Il Veneto e la Lombardia votano per migliorare la posizione decisionale della Lega Nord per dopo l’elezione di maggio
Tom Luongo, 22 ottobre 2017 Oggi gli italiani nelle regioni di Lombardia e Veneto votano su referendum non vincolanti per potenziare i governi locali ed avere più autonomia in futuro. Secondo un buon articolo su Zerohedge: “Al centro del voto di oggi vi è se le tasse raccolte nelle due ricche regioni vanno utilizzate ancor più per le due regioni o diluite tra le regioni più povere d’Italia, specialmente nel sud. La Lombardia invia a Roma 54 miliardi di dollari in più di quanto non usi per la spesa pubblica. Il contributo netto del Veneto è di 15,5 miliardi. Le due regioni vorrebbero approssimativamente dimezzare questi contributi, una concessione che lo Stato, in soldoni, gravato da una montagna di debiti, non può permettersi. Le due regioni sono amministrate dalla Lega Nord, una volta apertamente secessionista, sperando che il risultato gli dia il mandato per negoziare migliori accordi finanziari con Roma. La Lega Nord fu fondata negli anni ’90 per la campagna per lo Stato indipendente della “Padania”, che si estende nel nord d’Italia, dalla Lombardia a Venezia. Non fa più campagne secessioniste, ma sostiene che le tasse inviate a Roma siano sprecate da una burocrazia nazionale inefficiente”. Ciò che si nasconde sullo sfondo è che il sistema bancario italiano effettivamente fa brindisi. Le regioni più ricche ragionevolmente capiscono che quando la situazione è burrascosa, devono aggrapparsi ai salvataggi.

Referendum sulla BCE
L’implosione di due piccole banche del Veneto, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, a giugno, sottolinea questo punto (per una buona descrizione della storia vedasi questo articolo). La Banca Centrale Europea avrebbe potuto “salvare” i depositanti e gli obbligazionisti ma scelse di non sapere che ciò sarebbe stato un suicidio politico. La banca centrale italiana e la BCE erano intimamente coinvolte nella gestione di queste due banche, che alla fine furono vendute per un simbolico euro. E in quel momento si ammiccò che non se ne socializzavano i costi. L’aspetto importante qui è che altre cose del genere accadranno finché l’Italia rimane nell’euro. Col valore dell’euro quest’anno a 1,21 dollari, grava ancor di più sulle banche italiane il serio bisogno di ricapitalizzarsi. I referendum sono semplicemente i preparativi ai negoziati con Roma per le elezioni generali di maggio 2018. Tra Lega Nord e Movimento Cinque Stelle c’è la possibilità di un governo di coalizione apertamente ostile ai piani di austerità dell’UE e se necessario, far uscire l’Italia dalla zona euro. Infatti, se l’Italia vuole sopravvivere, dovrà farlo svalutando il debito, salvare le banche e avviare il processo di riequilibrio. Che l’Italia abbia o meno il permesso di lasciare l’euro, la BCE farà leva sulla montagna del debito e il salvataggio derivante.
Ed è perciò che il Presidente della BCE Mario Draghi non può smettere di acquistare debito sovrano emesso dai Paesi in bancarotta. I due errori bancari dicono che la BCE pagherà il conto. Farà solo finta di non farlo. Così, invece di salvare titolari di obbligazioni e depositanti, spazzando via altre persone, la BCE imputa i costi al governo italiano che quindi rilascerà nuovo debito che la BCE comprerà.

Perché il voto ora?
Perché con altri prossimi fallimenti bancari le regioni più ricche d’Italia possono avere un controllo maggiore sui soldi inviati a Roma e quindi affrontare direttamente i propri emergenti problemi finanziari, proteggendosi dai peggiori problemi del sud. Questo è il nocciolo della questione. E la sfida al capo della Banca d’Italia, Ignazio Visco, alleato di Draghi, è un’altra possibile trappola per l’UE nel mantenere il controllo sulla situazione politica italiana. I piddini cercano di guadagnare punti politici attaccando la gestione della Banca d’Italia sui salvataggi. Sono bloccati nella lotta col Movimento Cinque Stelle, nei sondaggi. Inoltre, ci sarebbero altri referendum in preparazione, a seconda dei risultati di oggi. Il posizionamento per le elezioni di maggio è importante poiché sarà la prima vera opportunità per il Movimento Cinque Stelle di acquisire il controllo del parlamento italiano e ficcare una grossa spina negli occhi dell’UE. Perché in agguato c’è la Germania, che vuole mantenere un euro sottovalutato rispetto alla capacità produttiva tedesca e sopravvalutato sul resto d’Europa. E il grande risucchio che si ascolta è la ricchezza dell’Europa ingollata dall’UE controllata dalla Germania. I capi dei Cinque Stelle in Italia e del Front Nationale in Francia lo capiscono assei meglio dei partiti euroscettici di Spagna e Grecia. Ed è per questo che cercano di giocare ai negoziati con la Germania per alleviare il debito piuttosto che minacciare di lasciare l’euro. Gli italiani in generale hanno un atteggiamento molto meno rispettoso verso 1) il proprio governo e 2) qualsiasi governatore/occupante straniero. E per questo motivo l’Italia è la vera prova della leadership dell’UE e del perché le misure per mantenerla placata (salvataggi) e sottomessa (nomina dei dirigente) sono state così pesanti. Rimuovere Berlusconi nel 2011 fu una cosa. Non sarà la stessa se i Cinque Stelle vinceranno a maggio. E anche se on accadesse, la Lega Nord sarà nella posizione privilegiata per decidere e ottenere ciò che vuole. A questo punto l’UE avrà un serio problema tra le mani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Massimo D’Alema: critico verso l’accordo tra Italia e Libia

MessinaWebTV 13/10/2017

Il Bollettino d’Informazione Internazionalista “Aurora” è andato incontro a Massimo D’Alema: il popolare esponente politico di Sinistra, ieri a Catania ha tenuto un comizio in favore della candidatura di Claudio Fava alla presidenza della Regione Siciliana. “Aurora” ha colto l’occasione per chiedere a D’Alema cosa pensa dei rapporti tra governo Gentiloni e governo libico.
Di seguito la risposta di D’Alema:
Io sono critico verso l’accordo che è stato fatto tra Italia e Libia, innanzitutto perché non c’è nessuna garanzia dei diritti umani di queste persone, che sono trattenute in Libia in campi di concentramento dove anzi sono molte testimonianze che avvengano violazioni brutali dei diritti umani, di cui l’Italia finisce per diventare complice; in secondo luogo, perché non c’è nessuna garanzia che i rifugiati aventi diritti asilo possano venire verso il nostro Paese. Tutto questo si configura come una sorta di impedimento, purtroppo sul modello di quello che altri paesi europei, come l’Ungheria, hanno fatto e che noi abbiamo aspramente criticato”.