L’innesco: USAID & egemonia degli Stati Uniti

Tony Cartalucci, LD 8 luglio 2016maniUSAIDUna nazione è le sue istituzioni. Se queste istituzioni sono invase e non esistono più, anche la nazione cessa di esistere. Le istituzioni vanno dal governo all’istruzione, sviluppo agricolo ed economico, gestione delle risorse naturali, infrastrutture energetiche, dei trasporti e della sicurezza. A questo si pensa nel concetto di moderno Stato-nazione. Contrariamente alla credenza popolare, invasione ed occupazione di una particolare nazione non è una mera azione militare. Inoltre, per necessità, comporta distruzione, occupazione o sostituzione delle istituzioni menzionate. L’esempio più estremo fu l’invasione dell’Iraq, dove le istituzioni irachene furono da cima a fondo completamente distrutte, sostituite o occupate dall’Autorità Provvisoria della Coalizione (CPA). La CPA era guidata dallo statunitense Paul Bremer che, lungi dall’essere un militare, proveniva dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e aveva in passato diretto organi d’amministrazione finanziaria. La CPA si assunse la responsabilità di tutti gli aspetti della vita in Iraq, dalla privatizzazione dell’economia alla “ricostruzione”, riorganizzando la nazione socialmente, politicamente ed economicamente. Lo spettatore medio si ricorderà lo “shock and awe” del presidente degli Stati Uniti George Bush e le battaglie più note dell’invasione e successiva occupazione. Quello che raramente ricorda è il dominio onnicomprensivo degli Stati Uniti della nazione attraverso una CPA meramente sostenuta dai militari degli Stati Uniti. Eppure, nonostante la natura relativamente noiosa del lavoro della CPA rispetto alle operazioni di sicurezza delle forze statunitensi, la CPA essenzialmente “occupò” e infine conquistò l’Iraq.

USAID & Co., invasione ed occupazione a bassa intensità
Iraq e Afghanistan sono esempi estremi dell’egemonia globale degli Stati Uniti, comprendente invasioni spettacolari, con grandi e lunghe occupazioni militari, e “nation-building” di varie organizzazioni utilizzate dagli Stati Uniti per proiettarsi all’estero. Una di tali organizzazioni è l’USAID. Dovrebbe, ma raramente accade, preoccupare le nazioni che l’USAID abbia svolto un ruolo fondamentale nelle invasione, occupazione e conquista di Iraq e Afghanistan, mentre ha anche una presenza capillare nel mondo ovunque vi siano interessi su cui gli USA rivolgono l’attenzione. L’USAID e un esercito virtuale di organizzazioni non governative (ONG) e aziende di facciata che supporta nel mondo, sono impegnati in attività in altre nazioni che vanno dall’istruzione ad energia, risorse naturali, sviluppo economico, trasporti e sicurezza, in altre parole a tutto ciò cui le nazioni dovrebbero badare da sé. L’USAID non cerca di collaborare sinceramente con i governi, ma invece crea reti che operano in modo indipendente e parallelo ad istituzioni e reti nazionali. L’USAID e la crescente rete di sostegno si estendono in ogni nazione, occupando lentamente le responsabilità in tutte le aree che un governo sovrano dovrebbe gestire, emarginando e svuotando i governi esistenti. Quando le reti parallele hanno il peso decisivo, vengono utilizzate per rimuovere i governi e installarvi un regime cliente al suo posto che risponda soprattutto agli interessi speciali che hanno patrocinato e diretto le attività dell’USAID. L’USAID cerca attivamente di cooptare elementi locali, sia gruppi che persone di valore. In genere mirano a iniziative e ONG indipendenti, motivo per cui USAID ed altre organizzazioni non governative finanziate dal governo degli Stati Uniti sono sempre più impegnate nella cooperazione, anche sponsorizzando creazione e gestione di nuovi spazi nel mondo in via di sviluppo, creandosi un vantaggioso terreno di caccia delle risorse locali.

Il gioco del “Go” globale
L’USAID non da a nessuno “aiuti”, ma invade la nazione presa di mira costruendovi reti su quelle autoctone esistenti, mettendo le persone contro la nazione e rendendo le reti preesistenti irrilevanti. Essenzialmente riempie lo spazio geostrategico, informativo, tecnologico e socio-politico con la propria influenza, eliminando tutto il resto. A differenza del gioco degli scacchi, in cui i giocatori cercano di eliminare i pezzi dell’avversario con un logoramento strategico, USAID ed altre organizzazioni similari perseguono una strategia paragonabile al gioco orientale del Go. Nel Go, i giocatori cercano di mettere il maggior numero di pezzi possibile ai bordi, assumendo il controllo di più territorio. In questo contesto, qualsiasi nazione potrebbe rappresentare la scacchiera, con i vari pezzi in settori quali energia, istruzione, sanità e sicurezza. L’USAID cerca di mettere i propri pezzi in questo ambito, in genere sotto forma di beneficenza o aiuti esteri e prosegue ponendo i propri pezzi sulla scacchiera, grazie a risorse inesauribili e al vantaggio che le sue vere intenzioni sono spesso ignote a governi e popoli delle nazioni in cui opera. Gli Stati Uniti, attraverso l’USAID , essenzialmente agiscono contro attori sprovveduti che non sanno nemmeno che il gioco è iniziato. L’USAID può quindi rapidamente e facilmente sopraffare il regime coi suoi “pezzi”, finanziando ONG, cooptando organizzazioni e singoli di valore e creando istituzioni parallele che seguono i vari aspetti della nazione presa di mira proprio sotto il naso del suo governo. In coordinamento con fronti politici ed altre organizzazioni non governative finanziati dal dipartimento di Stato USA, possono quindi iniziare ad eliminare le istituzioni locali e rovesciare i governi in favore di fantocci gestiti da interessi occidentali o da regimi clientelari piegati alla volontà degli Stati Uniti. Le nazioni prese di mira spesso si rendono conto troppo tardi che lo “spazio” sulla scacchiera è dominato da interessi stranieri e che ciò che rimane delle istituzioni e reti locali è trascurato ed atrofizzato, con scarsa possibilità di opporre resistenza.

Le “regole” dell’USAID sono dettate dai manuali controinsurrezionali
61BFB6527 La versione dell’USAID del “Go” ha le sue regole, che si possono scaricare facilmente on-line da uno qualsiasi dei numerosi siti web del governo degli Stati Uniti, sotto forma di manuali di contro-insurrezione. In tali manuali è descritto che per controllare una determinata popolazione vanno controllati gli elementi essenziali da cui la popolazione dipende, dalla produzione di energia ad istruzione, raccolta dei rifiuti e creazione di posti di lavoro. Controllando tali aspetti di ogni popolazione, si controlla la popolazione stessa. E’ la chiave per sconfiggere non solo una “rivolta”, ma anche per scatenare un’insurrezione. L’USAID proiettando la propria influenza in una data nazione, in realtà scatena una sorta d’insurrezione, un tentativo di prendere il controllo di un governo, per quanto graduale e paziente sia la natura di tale rivolta. Le aree indicate nei manuali di controinsurrezione degli Stati Uniti come essenziali da controllare, sono (ma non si limitano a):
– polizia e vigili del fuoco,
– acqua,
– elettricità
– istruzione e formazione,
– trasporto,
– medicina,
– servizi igienico-sanitari,
– banche,
– agricoltura,
– lavoro,
– fabbriche e,
– costruzioni
Alla domanda su quali aspetti sono regolarmente inclusi nei programmi diell’USAID, la risposta è praticamente tutti.

Sconfiggere il gioco dell’USAID
In ogni nazione l’USAID dovrebbe essere dichiarata agenzia estera le cui attività vanno fortemente limitate. Ogni centesimo che amministra, se ha il permesso di operare, dovrebbe andare direttamente ai programmi governativi. I programmi dell’USAID dovrebbero essere subordinati alle istituzioni governative, dirette da istituzioni governative e il suo ruolo nei programmi accreditati subordinato alle istituzioni governative. All’USAID dovrebbe essere severamente vietato avere reti, programmi, corsi, concorsi ed incontri indipendenti al di fuori degli USA. Ma ancora più importante, le nazioni devono capire che la scacchiera del “Go” è il loro territorio e le popolazioni che rappresentano; devono creare e posizionare i propri pezzi su questa scacchiera in quantità e qualità tali che non ci sia spazio per i pezzi dell’USAID. Così una nazione non solo contrasterà l’USAID e la sua cospirazione, ma sconfiggerà sul piano fondamentale tale “gioco”. Una nazione che crea istituzioni e reti forti gestendo e avanzando nelle aree essenziali al progresso della civiltà moderna, sventa la necessità di “aiuti esteri” in primo luogo. Non è solo per orgoglio che una nazione non debba affidarsi ad”aiuti esteri”, ma per sopravvivere, dato che l'”aiuto” non è gratuito e, come nel caso dell’ USAID, è vettore della proiezione egemonica nel cuore di una nazione.

Quando si dice: cooperante delle ONG dell'USAID, s'intende: CIA

Quando si dice: cooperante delle ONG dell’USAID, s’intende: CIA

Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soros, creatore di crisi in Medio Oriente

Phil Butler, NEO, 22/06/201656c34d7dc461887f328b45d1La supposta filantropia di George Soros è in realtà funzionale agli investimenti. In nessun punto ciò è più chiaro che nei tentativi in Medio Oriente del miliardario degli hedge fund. Come ha detto un ricercatore, “i gruppi finanziati da Soros aumentano le tensioni in questa regione tormentata”. Ecco uno sguardo sul modo con cui tale ormai noto istigatore di conflitti e cambi di regime mette in crisi le nazioni che circondano Israele. Non sono il primo analista ad indagare e riferire sulle nefaste macchinazioni di George Soros. Abbiamo tutti sentito parlare dell’oscuro passato della leggenda finanziaria degli hedge fund, il suo sostegno ai nazisti in Ungheria da adolescente, l’assalto alla Banca d’Inghilterra e i miliardi fatti con le crisi finanziarie che impoveriscono le masse. Gli sforzi di Soros di creare crisi nel mondo sono ormai leggende metropolitane. La sua complicità o l’intervento diretto nei cambi di regime e nello sconvolgimento sociale di intere regioni, sembrano oltre la portata di ciò che la maggior parte delle persone può capire. Il potere di Soros, e di quelli dietro di lui, è quasi incredibile, anche per coloro che lo sanno. Per quanto mi riguarda, sono sorpreso dalla quotidiana presenza dell’uomo. Oggi, un articolo del 2013 di Alexander H. Joffe dell’NGO Monitor fa altre rivelazioni. Più in particolare, la vastità della rete degli sforzi filantropici di Soros è straordinaria, ancora più grande di quanto immaginato. I singoli casi di “investimento”, come i 100 milioni di dollari donati per supposta filantropia nel 2010 a Human Eight Watch sono pochi nel quadro completo. Se il lettore avesse a che fare con il termine “influenza inimmaginabile” pensando a Soros, il resto dell’articolo renderà ciò molto più chiaro.

“Cattivo Israele”, buono per gli affari sul conflitto
naf-251x240 Citando Kenneth Roth di Human Rights Watch, l’articolo dell’NGO Monitor su Soros lo bolla con il marchio indelebile di sovversivo. L’uomo incaricato di monitorare i diritti umani nel mondo dice: “Dobbiamo poter plasmare la politica estera di queste potenze emergenti, tanto come abbiamo tradizionalmente fatto con le potenze occidentali“. Quanto più chiare sono possibili le missioni di Soros o di Human Rights Watch confessando di plasmare la politica delle nazioni, con o senza il mandato del popolo? Ma il ruolo di Human Rights Watch, e altre ONG supportate da Soros, è più complesso di quanto si possa immaginare. L’articolo del Dr. Joffe rivela l’ampiezza dei giochi conflittuali di Soros, ma anche la terza dimensione della nuova strategia complessiva mondiale, il ruolo del conflitto globale. Utilizzando Human Rights Watch come strumento chirurgico per creare crisi, Soros e i suoi controllori sono l’ultima crociata per garantire Gerusalemme ancora una volta capitale del grande Israele in terra santa. Ciò può essere illustrato semplicemente. Soros finanzia Human Rights Watch come PR esentasse per rendere il mondo un posto migliore (PR). Poi Human Rights Watch diventa il peggiore critico di Israele al di fuori di Gaza. Il rapporto di NGO Monitor dice: “Negli ultimi anni Human Rights Watch ha scritto molte più condanne di Israele per violazioni del diritto internazionale di qualsiasi altro Paese della regione“. Senza trascinare l’utente sul contorto viale delle organizzazioni sostenute da Soros, basti dire che le Fondazioni Open Society di Soros e altre organizzazioni sono su entrambi i lati della crisi arabo-israeliana. Human Rights Watch fa la parte del leone del fronte palestinese, così come una ventina di ONG di Gaza simpatizzanti palestinesi, che alimentano il malcontento presso i vecchi nemici d’Israele. Una di queste entità, chiamata “Nuovo Fondo d’Israele”, ricevette regalie per più di 200 milioni negli ultimi due decenni. Tale organizzazione promuove anche l’idea di Israele Stato dell’apartheid, finanzia borse di studio e promuove altre attività che danneggiano la reputazione di Israele. Il rapporto Joffe e NGO Watch indicano altre ONG sostenute da Soros come Amnesty International, Media Matter, Institute for American Progress, Rabbini per i Diritti Umani, Centro Palestinese per i Diritti Umani, Mada al-Carmel – Centro arabo per la ricerca sociale, Institute for Policy Studies e molte altre istituzioni pro-palestinesi e critiche verso Israele. E poi il rapporto diventa veramente interessante.

Un nuovo mondo coraggioso
cover_9 Soros crea il conflitto, e con l’aiuto di dipartimento di Stato degli Stati Uniti e agenzie come la CIA, e tramite il supporto delle élite finanziarie, assalta il cuore della crisi in Medio Oriente finanziando anche istituzioni come il Consiglio nazionale iraniano-statunitense e una cosa chiamata “New America Foundation”, come se il nome delle convenzioni non sia più chiaro. Iran e Israele sono acerrimi nemici da sempre. Così il lettore deve chiedersi; “Perché un miliardario ebreo finanzia l’opposizione ad Israele?” La risposta è ovvia, ma risponderemo a breve. Concentriamoci su questa “New America” che Soros vuole. La “New America Foundation” fu creata nel 1999. L’ONG di Washington DC dice che affronta le “sfide delle prossime generazioni” degli Stati Uniti. L’ONG Watch illumina su un esponente della New America Foundation Iran Initiative, l’ex-funzionario della CIA e del dipartimento di Stato Flynt Leverett. Per riassumere, la NAF sostiene Hamas, ed è tutto detto. La lunga coda del sentimento apparentemente anti-israeliano e il denaro vanno molto più in profondità, ma Soros finanzia l’opposizione israeliana proprio con i soldi fatti con le speculazioni valutarie pianificate con le crisi. Senza l’odiato Israele nel Medio Oriente, non c’è guerra, non c’è crisi, e gente come Soros non ne trarrebbe profitto, assieme a roba avviata come l’assalto alla Siria o la Primavera araba in generale. Per capire chi ci sia dietro Soros, si pensi davvero in grande, mentre allo stesso tempo si segue la logica degli hedge fund. Gli dei di Wall Street come Soros, Rockefeller, Goldman Sachs e tutto il resto, amano giocare ai vincitori e vinti. E le crisi finanziarie sono il gioco più vecchio. Leggendo libri come “Golpe: Il secolo del cambio di regime americano, dalle Hawaii all’Iraq”, dell’ex-caporedattore del New York Times di Berlino Stephen Kinzer. In un’intervista del 2010 ad Imagineer Magazine, Kinzer inquadra il mio discorso condannando gli sforzi degli Stati Uniti in America Latina: “Gli effetti dell’intervento degli Stati Uniti in America Latina sono stati nettamente negativi, rafforzando sistemi sociali brutali e ingiusti e schiacciando i popoli che lottano per ciò che si chiamerebbero in realtà ‘valori americani’. In molti casi, se si prendono Cile, Guatemala o Honduras per esempio, i governi rovesciati in realtà avevano principi simili ai nostri, sostituendo quei leader democratici, quasi-democratici o nazionalisti con chi detesta tutto ciò che gli Stati Uniti rappresentano“. In Medio Oriente le attività di Soros coincidono con il suo contributo al disastro ucraino, sconvolgendo la periferia dell’UE e soprattutto con i rifugiati dal Medio Oriente che letteralmente invadono le capitali europee. Sotto gli auspici della decenza e dei diritti umani, Soros e altri neocon giocano un gioco mortale che uccide, distrugge famiglie, sradica società e rimodella la geografia del mondo. La crisi, questo è il dio dell’élite mondiale degli investimenti. Su Israele, Soros ha ancora una volta tradito il giudaismo come fece quando i nazisti occuparono l’Ungheria nella seconda guerra mondiale. Diffondere sempre rabbia e distrazione con la guerra, questo è lo scopo degli sforzi della Fondazione Soros. L’accusa del primo ministro ungherese Viktor Orban (Bloomberg) di Soros quale importante membro di un circolo di “attivisti” che cerca di minare le nazioni europee con i rifugiati quale arma, è tutto ciò che si deve sapere delle Open Society Foundations e di ciò ad esse associato. Infine tali “attivisti” lavorano per fare trarre soldi a Soros dalle crisi. Soros, che ora sostiene la candidata democratica e psicopatica di Bengasi Hillary Clinton, vuole che l’UE spenda 34 miliardi di euro all’anno per aiutare gli stessi rifugiati che fa spedire in Europa. E come i cittadini europei possono permettersi tale impresa? Soros dice: “Quando lasciare la tripla A del credito dell’UE se non nel momento del pericolo di vita? Nella storia, i governi hanno emesso obbligazioni in risposta alle emergenze nazionali. Questo è il caso dell’Europa di oggi”. Debito. Finanziamento. Ecco la risposta al “perché” Soros ha tradito Israele e i palestinesi. Soros non ha orgoglio od identità nazionale, il denaro è la sua nazione e il suo Dio. Non badate a me su tutto questo, fate voi una breve ricerca. L’articolo del Guardian è un buon punto di partenza sulle recenti rivelazioni su come i banchieri manipolano il sistema economico, e come si crea debito a loro profitto. L’articolo di Mother Jones racconta degli affari dell’ex-vicepresidente Dick Cheney con la guerra all’Iraq. Anche Time Magazine ci rivela come funzionano i profitti delle aziende belliche, e gli interessati ad incentivare la costruzione di crisi acute. Infine, ho dovuto dare la caccia letteralmente alla notizia, ma il Jerusalem Post ha riferito che la Casa Bianca offrirà il più grande supporto militare ad Israele nella storia recente. Proprio così, il presidente ed altri politici di Washington che Soros e sostenitori hanno piazzato in carica, sono costretti a difendere un Israele ancora circondato da nemici. Se ai nemici d’Israele mancava il sostegno finanziario, o si riduceva l’attrito tra le nazioni invece dell’escalation, allora non ci sarebbe bisogno di fondi e del debito che li accompagna. Spero che il lettore possa capire perché così tanti criticano George Soros.new-america-foundation-officePhil Butler, è un ricercatore e analista politica, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

The Camp, il Bilderberg di sinistra in Sicilia

Alessandro Lattanzio, 17/6/2016TheCamp2016Google sponsorizza dal 2014 una conferenza ‘esclusiva’ per élite nel campo da golf Verdura Golf & Spa Resort (1500 euro a notte) di Sciacca, a 30 km da Agrigento, in Sicilia. L’evento si chiama “The Camp”. Tra i partecipanti dell’edizione 2014 vi furono Lloyd C. Blankfein, amministratore delegato di Goldman Sachs, che guidava la conferenza sul “futuro dell’Europa”, a cui partecipavano Anshu Jain, co-amministratore delegato di Deutsche Bank, Ana Patricia Botín, capo del ramo inglese della banca spagnola Santander; Ben Horowitz, co-fondatore della società di venture capital Andreessen Horowitz; John Doerr, venture capitalist della Kleiner Perkins Caufield & Byers; Elon Musk, amministratore delegato di Tesla Motors e SpaceX; Travis Kalanick, amministratore delegato di Uber; Evan Spiegel, capo esecutivo della Snapchat; Brian L. Roberts, amministratore delegato di Comcast; la stilista Tory Burch, gli attori Jared Leto ed Eva Longoria, Alicia Keys e David Beckham. Per tenere lontano gli indiscreti, agenzie della sicurezza private e dello Stato vietavano l’accesso ai non autorizzati fino a 500 metri dal campo, mentre la Capitaneria di Porto vietava ancoraggio, pesca, balneazione, sorvolo (fino a 200 m di quota, oltre non ce la facevano), transito, sosta, navigazione e ogni altra attività di superficie e subacquea entro 500 metri sul tratto di mare antistante il Verdura Golf Resort. Nell’edizione del 2015, dal 25 al 30 luglio, tra una passiata al Tempio di Hera a Selinunte, un’altra al Tempio della Concordia, nella Valle dei Templi di Agrigento, affittato per 100000 euro, e un’ultima passiata a piazza di Borgo Bonsignore di Ribera, affittata alla più modica cifra di 10000 euro, si parlò invece di femminismo e ruolo dello sport nella cultura moderna, con a capo della conferenza il Chief Business Officer di Google Omid Kordestani, a cui partecipavano oltre ai fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page, Bill Gates; Giorgio Armani; Arianna Huffington, direttrice dell’Huffington Post, Shane Smith; direttore di Vice; Scott Dadich, direttore di Wired USA; Lionel Barber giornalista del Financial Times; Ari Emanuel della William Morris Endeavor; Mala Gaonkar della Lone Pine Capital; Patrick Whitesell della WME/IMG; Alicia Keys; David Beckham; Kayvon Beykpour; fondatore di Periscope; il Nobel per l’economia Muhammad Yunus, inventore della truffa del microcredito; la regina di Giordania Rania al-Yasin; Barry Diller (proprietario di Expedia e Tripadvisor); l’amministratore di Vodafone Vittorio Colao; l’imprenditore turistico Aldo Melpignano; John Elkann; Lavinia Borromeo; Rocco Forte e, dopo lo lo skater Tony Hawke, più modestamente l’ospite d’obbligo, il prefetto di Agrigento Nicola Diomede. Infine ad “allietare la grama giornata” i cantanti Jovanotti, Andrea Bocelli e John Newman si esibivano di sera. Nel pomeriggio, tra la conferenza e la serata canora, gli ospiti si dedicavano “all’esplorazione e al gioco”: vela, flyboard, quadski, paddleboard, ovviamente golf e pedalata fino a Caltabellotta e al Farm Cultural Park di Favara, un quartiere-laboratorio artistico.
Quest’anno The Camp si svolgerà dal 30 luglio al 3 agosto. Gli invitati sono rigorosamente classificati, anche se si sa che saranno 300 tra attori, affaristi, consiglieri di amministrazione, ecc. e che verranno trasportati a bordo di un elicottero dall’aeroporto di Punta Raisi a Sciacca. Come detto, nei precedenti campi estivi si era discusso, oltre che degli argomenti delle conferenze principali, di vari altri argomenti su scienza, tecnologia, affari, arti e cultura, dall’allungamento della vita umana alla pianificazione urbana del futuro.

Arianna Fuffington

Arianna Fuffington

Fonti:
Bergamo Post
Business Insider
Buzzfeed
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Formiche
Grandangolo Agrigento
Independent
NYTimes
PCProfessionale
Wired

Terrorismo false flag e lotta di classe

Mentre scioperi e manifestazioni continuano in Francia, lo Stato fa ricorso a una vecchia tecnica di repressione di classe, il terrorismo.
Gearóid Ó Colmáin, AHTribune 12 giugno 2016COP21 Climate Change Conference - Solutions COP21...epa05054453Mentre le partite dell’eurocampionato attirano migliaia di tifosi nella capitale francese, le tensioni sociali restano alte con i lavoratori che continuano a scendere in piazza per protestare contro le riforme proposte dal governo sulle leggi sul lavoro. L’intera nazione francese è in agitazione. I lavoratori fanno la fila ai servizi ferroviari acutamente interrotti dallo sciopero della SNCF (Société nationale des chemins de fer français). Anche se solo l’8,5 per cento dei lavoratori ferroviari attualmente sciopera, la maggioranza dei macchinisti della SNCF ha smesso di lavorare. Scioperi e proteste s’intensificano nel Paese, con i controllori che ora aderiscono. In risposta alle mobilitazioni della classe operaia, le agenzie governative ricorrono a repressione e terrorismo per aver il sopravvento in questa guerra di classe. Un teppista incappucciato è stato colto dalle telecamere lanciare sbarre di ferro sulle vetrine dei negozi nel corso di una recente manifestazione contro i tagli alle pensioni. Quando uno dei manifestanti ha tentato di fermare il criminale, è stato prontamente raggiunto da un collega che mostrava un chiaro addestramento militare, aggredendo il dimostrante con un tipico calcio da arti marziali. Nel frattempo, la polizia, presente sulla scena, stava semplicemente a guardare. Era chiaro che i due teppisti erano agenti provocatori della polizia. L’incidente è stato denunciato alla televisione francese dal capo della coalizione Front de Gauche Jean-Luc Mélanchon. indicando fortemente che l’azione criminale della polizia è orchestrata dal Ministero degli Interni guidato da Bernard Cazaneuve. L’uso di agenti provocatori da parte dello Stato per dare il pretesto per la repressione di classe è una vecchia tecnica della classe dominante.
L’uso dimostra che il terrorismo sotto falsa bandiera, attacchi terroristici effettuati da agenzie statali per accusarne nemici reali o immaginari, è una caratteristica comune nel governo moderno. Questo fatto va tenuto presente da coloro che sostengono che le democrazie occidentali non praticano il terrorismo contro i propri cittadini. Lo sciopero dei controllori francesi fornisce il contesto appropriato per estendere la nostra analisi alle frontiere dell’imperialismo francese. Nel novembre 2004 mercenari bielorussi, arruolati dai servizi segreti francesi (DGSE), bombardarono una base militare francese a Bouaké, Costa d’Avorio, uccidendo 9 soldati francesi, un cittadino statunitense, e ferendone altri 40 militari. Parigi accusò il Presidente Laurent Gbagbo, che i francesi tentavano di deporre con un’insurrezione terroristica nel nord del Paese. I militari francesi distrussero immediatamente l’aeronautica della Costa d’Avorio e i carri armati francesi entrarono nella capitale Abidjan, circondando il palazzo presidenziale e occupando l’aeroporto. Quando centinaia di migliaia di cittadini ivoriani scesero in piazza per protestare pacificamente contro tale aggressione neo-coloniale, le truppe francesi aprirono il fuoco sui manifestanti assassinando oltre 56 persone. L’incidente fu a malapena ripreso dalle agenzie di stampa metropolitane. Alcuni militari coinvolti furono successivamente decorati per tali crimini dal presidente francese Jacques Chirac. Dopo l’attacco alla base militare francese, i corpi furono gettati nei sacchi e subito trasportati in Francia. Contrariamente alla procedura standard, non furono effettuare autopsie e le famiglie non furono autorizzate a vedere i corpi nelle bare. Una famiglia seppellì il corpo sbagliato e dovette riesumarlo. Diversi giudici dell’Alta Corte si dimisero per il rifiuto del governo di cooperare sull’inchiesta. Tutte prove di una falsa bandiera. Diversi militari e legali importanti lo confermarono. Non fu negato dai media, ma massicciamente tralasciato e rapidamente dimenticato, dimostrando il disprezzo criminale della classe dirigente francese sua per gli africani che per i cittadini francesi. E’ improbabile che il governo francese sia mai perseguito per alto tradimento e crimini contro l’umanità in Costa d’Avorio. Pochi europei si preoccupano di ciò che i loro governi fanno nel ‘Terzo Mondo’. Il doppio standard è profondamente radicato nella coscienza occidentale.
Razzismo ed etnocentrismo pervadono anche molte organizzazioni operaie. Da molto un genuino internazionalismo proletario è stato sostituito dalla spuria mentalità piccolo-borghese del politicamente corretto con sinistra e ‘antirazzisti’ che declamano l”imperialismo occidentale, piuttosto che opporvisi. Ogni sera al tramonto, africani arrivano nei quartieri francesi eleganti per raccogliere la spazzatura della stessa borghesia che deruba le risorse dei loro Paesi; è umiliante e solo la menzione va ben evitata nei circoli istruiti. Per un vero cambiamento politico, gli operai degli Stati dell’emisfero settentrionale devono mantenere i contatti, organizzare e fraternizzare con quelli del sud del mondo. Devono capire che la stessa classe conduce la guerra ai lavoratori francesi; che le stesse aziende che chiedono maggiori profitti in Europa a scapito della vita umana sono complici di genocidi e crimini contro l’umanità nell’emisfero australe. Devono cercare il legame tra terrorismo e guerra di classe. La coscienza delle masse di ciò permette di superare ogni tentativo degli Stati oligarchici di reprimere col terrorismo la lotta della classe operaia per l’emancipazione.t1larg.ivory.coast.french.troops.afp.gettyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli “antifa” al servizio dei potenti

Pierre Lévy, Comité Valmy, 10 giugno 2016

Pretendendo di combattere “la peste bruna”, gli “antifa” sembrano mostrarsi affascinati dai metodi di quest’ultima, secondo l’esperto di affari europei Pierre Lévy.167056Gruppi di auto-nominati “antifascisti” cercano di apparire regolarmente alla ribalta. Ultimamente a Parigi, il 4 giugno, alcuni si sono scontrati con la polizia… per rendere omaggio al giovane Clement Meric, morto il 5 giugno 2013. I militanti che sostengono tale movimento hanno anche fatto parlare di sé in relazione alle Notti in piedi parigine, in particolare nel caso della mobilitazione sindacale contro la proposta di legge al-Khomri. Alcuni cortei manifestavano scandendo lo slogan “tutti odiano la polizia” con diverse centinaia di giovani. Uno slogan che mostra il nulla del loro pensiero politico. Il nome “antifascista” che rivendicano suona strano quando scacciano giornalisti o feriscono più di una dozzina di membri del servizio d’ordine della CGT nelle manifestazioni del 12 maggio.

Il movimento cosiddetto “antifa” è poco chiaro in Francia e Germania
284663 Dall’altra parte del Reno, le controparti hanno attaccato il 28 maggio i funzionari del Partito di Sinistra. Sarah Wagenknecht è stata aggredita e “intortata” per criticarne la posizione sulla crisi migratoria: sostiene che non possiamo lasciare entrare indiscriminatamente tutti i migranti, soprattutto dato che l’apertura delle frontiere, dichiarata ad agosto da Angela Merkel, ha ovviamente provocato un afflusso di manodopera a basso costo, desiderato e applaudito dai datori di lavoro per creare maggiore concorrenza tra i lavoratori. Il movimento cosiddetto “Antifa” è poco chiaro in Francia e Germania. Da un lato si collega a ideologi-indagatori dediti a denunciare individui o gruppi come “rosso-bruni”. Una parola che i nostri inquisitori moderni attribuiscono a tutti coloro che sospettano voler associare la tradizione comunista (aspiranti marxisti-leninisti) e simpatie di estrema destra. Negli anni ’90 tale tipica caccia maccartista cercò d’influenzare il PCF: allora doveva decidere tra una linea a favore della sovranità nazionale e dell’ampio consenso popolare che doveva esserne alla base; e un orientamento favorevole all’alleanza con il PS, accettando l’integrazione europea. Tale seconda linea infine prevalse (con le conseguenze che sappiamo), poiché i sostenitori della prima furono accusati di cedimento al “nazionalismo”, denunciandoli quasi come “rosso-bruni”. Un quarto di secolo dopo, certi siti si sono specializzati nel spiare chi ha simpatie o persegue presunte riconciliazioni sempre sospette. I cyber-Torquemada dilagano. Così, il giornale Fakir e il suo direttore François Ruffin, autore del film Grazie padrone!, non sfuggono al rogo, colpevoli di aver difeso il protezionismo, e così, ovviamente, di essere “nazionalisti” e di simpatizzare per l’estrema destra…
Di recente in Germania le manifestazioni per la pace (spesso perciò accusate di simpatizzare per la Russia) sono state denunciate da certi “antifa” come sospette, dato che non c’era solo la sinistra ma anche molti giovani non-politicizzati, alcuni forse influenzati da Pegida o altri movimenti. I nostri attuali seguaci di McCarthy si affrettarono a lanciare obbrobri sulle manifestazioni. L’apertura al dialogo (degli antifa) è grande quanto quella dei protettori del pianeta o dei fanatici dell’austerità felice quando affrontano chi vorrebbe difendere il progresso. D’altra parte, gli “antifa” non hanno solo teologi, indagatori e avvocati. Molti assomigliano alla polizia a modo loro: con elmetto o mascherati, armati sorprendentemente di gran lunga più di mazze che di argomenti retorici, con cui un dialogo è piuttosto difficile, avendo idee più corte dei bastoni. Inutile (per esperienza) e anche pericoloso cercare di parlarci, se non discuterci. E non solo coloro che hanno investito le manifestazioni anti-Jobs. I “Black Bloc” e “No borders” (notare come significativamente abbiano nomi che si rifanno solo all’inglese globalizzato) e certi attivisti dediti alle “zone da difendere” (ZAD), la cui apertura al dialogo è altrettanto grande di quella dei protettori del pianeta o dei fanatici dell’austerità felice (comunemente chiamata “decrescita”) contro chi vorrebbe difendere progresso, sviluppo economico, energia nucleare o carbone…
antifa factionSe non è possibile individuare un’omogeneità ideologica, alcuni parametri possono tuttavia attirare l’attenzione. Così, nel foglio accluso all’aggressione a Sarah Wagenknecht, gli autori denunciano “il risentimento contro Unione europea e Stati Uniti” di cui sarebbe colpevole la dirigente… Inoltre, gli stessi gruppi in Germania stigmatizzano regolarmente gli attivisti anti-sionisti come antisemiti, indignandosi per il modo in cui Israele viene “violentato”. Il paradosso non è piccolo, soprattutto in considerazione dell’evoluzione dello Stato ebraico, il cui governo, e anche la società, accelerano verso un estremismo di destra molto reale. Una situazione che non sembra disturbare i nostri “antifa” ultraoccidentali, né sembrano particolarmente turbati dalla situazione in Ucraina. Non è un segreto, quasi, che la “rivoluzione di Majdan” sia stata preparata e supervisionata da gruppi di nostalgici nazisti, e che per esempio il nuovo presidente della Rada (parlamento) fu il fondatore nel 1991 del Partito nazionalsocialista di Ucraina (ora Svoboda), che esibiva un logo simile alla svastica…

I presunti “anti-fascisti” sono un inganno a vantaggio delle classi dirigenti
E’ ovviamente lusinghiero arrogarsi il titolo di antifascista. Eppure sarebbe utile dare alle parole il loro vero significato. Storicamente, il termine fascista è nato nell’Italia di Mussolini, e nel periodo tra le due guerre in molti Paesi questo fenomeno storico, o tentazione, dimostrò i suoi obiettivi: una dittatura aperta e sanguinosa della fazione dominante delle forze capitalistiche. Certo, non va forse escluso che un giorno ricompaia se tale prospettiva viene ritenuta utile. Tuttavia va notato che hanno inventato, negli ultimi decenni, metodi più efficaci per mantenere il dominio: l’alternanza delle forze politiche che difendono fondamentalmente le stesse idee: cancellazione della sovranità nazionale, ovvero la vera democrazia, a favore di organismi sovranazionali, e la promozione del “dialogo sociale” (c’è anche un commissario europeo specificamente preposto). Ciò che La Boétie chiamò al suo tempo servitù volontaria. Perciò, i presunti “antifascisti” non sono di alcuna utilità. Peggio, sono un inganno che avvantaggia le classi dirigenti. Destinati a combattere la peste bruna, gli “antifa” sembrano affascinati dai metodi di quest’ultimi. Pertanto, sarebbe rilevante pensare a spostare le virgolette, chiamandoli piuttosto “anti”-fascisti.05firstdraft-soros-tmagArticleTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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