Ecco perché costruire un Partito Comunista Italiano è tempo perso

Alessandro Lattanzio, 7/6/2016

Togliatti-638x425La più grossa battaglia di nazionalizzazioni in Italia è stata quella dell’energia elettrica con il centro-sinistra, ma non direi nemmeno che si stato un nostro cavallo di battaglia. Lo fu piuttosto di Riccardo Lombardi e della sinistra socialista. Eravamo ben d’accordo, intendiamoci, ma non è che ci siamo sentiti obbligati perché le nazionalizzazioni erano un cardine di tutto il sistema sovietico! Noi non abbiamo mai sostenuto una programmazione centralizzata del tipo di quella sovietica. Anche quando in Italia è venuta in campo la questione della programmazione, ci siamo mossi sempre con molta attenzione: la nostra parola d’ordine fu quella della programmazione democratica”. Alessandro Natta intervistato da Mario Spinella in “Togliatti protagonista della democrazia italiana”, Il Calendario del Popolo, n° 567, luglio 1993.
“Programmazione democratica”, ovvero concordare la politica economica italiana con FIAT, Pirelli, Riva, ecc. ecc. Ecco questo era il Partito Comunista Italiano, senza orpelli. La programmazione economica, secondo Togliatti e Natta, non era compito del partito comunista italiano. Quindi, cosa rendeva ‘comunista’ tale partito, allora? Non ci è data la risposta, perché appunto il controllo dell’economia, della macroeconomia a livello statale è ciò che caratterizza un partito comunista, e non le relative fisime moraliste su “le mani pulite” o la propria “diversità”, come andavano strombazzando i vari gerarchi berlingueriani e post-berlingueriani negli anni ’80 e ’90. Prodromi del cretinismo anti-berlusconico dell’Italia forco-bacchettona dei Moretti-Travaglio. Una volta rinunciato a controllare la leva economica di una realtà, un partito comunista non può più esistere. Quindi è stato logico abbandonare un titolo ingannevole, che pur tuttavia continua ad ingannare a tutt’oggi. E infatti, il 26 giugno a Bologna verrebbe, nientedimeno, ricreato il Partito Comunista Italiano, in risposta alla frantumazione della sinistra italiana (qualsiasi cosa sia tale sinistra). Infatti, chi appare entusiasta della cosa, infilerebbe nel “partito comunista italiano” un po’ di tutto: Fassina, Airaudo, Partito Comunista di Rizzo, SEL, Rifondazione, Sinistra Italiana, Partito Comunista dei Lavoratori, le liste civetta di ciò che resta del PRC e del PdCI e perfino un redivivo Partito Comunista d’Italia… Ripetendo l’errore che fu del Partito Comunista nel 1921, e poi di Rifondazione Comunista nel 1991: creare dei partiti comunisti rappattumando frazioni e fazioni politiche provenienti da svariate e divergenti forze politiche: anarchici, socialisti, socialdemocratici, pacifisti, liberali radicali, ecc. Tutte forze che non si compattarono mai, se non per mano amministrativa esterna durante il trionfo dello stalinismo. Ma oggi, voler ripetere tali esperienze, con l’illusione di ricreare un “Partito Comunista Italiano” percepito in modo a-storico e mitologico, senza conoscerne la vera storia (Bordiga, chi era costui? Il settario della demonologia gramsciano-togliattiana o ben altro?) e la funzione autentica che il PCI svolse in Italia (sostegno al grande capitale monopolistico italiano, da Agnelli a Berlusconi…) può solo comportare l’eterno ripetersi delle solite catastrofi “non immaginabili” nel 1989, e delle solite farse “non immaginabili” come il bertinottismo trionfante degli anni 1993-2009.
barattoCome ho già detto, un eventuale ‘comunismo italiano’ è esistito nel 1943-1948. Poi vi fu solo un partito che esibiva un ‘brand’ in occasioni elettorali. Un ‘brand’ il cui valore in Italia era sorretto dal prestigio dell’Unione Sovietica presso i militanti di base, i lavoratori, ecc. Ma a cui i quadri e i dirigenti del PCI sostanzialmente non credevano. E quando crollò il Blocco Sovietico, i capi e i quadri del PCI furono sollevati; finalmente poterono liberamente e apertamente proclamare integralmente ciò che avevano adottato solo nella prassi da sempre, una politica filo-capitalista, liberale o financo liberista. Una linea politica che avevano attuato pienamente con le Cooperative, ad esempio costruendo nei primi anni ’80 la base missilistica statunitense di Comiso… passo concretamente politico-economico adottato dai vertici del PCI, dopo le berlingueriane sparate alla vasellina su “La fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre” e “la sicurezza che da l’ombrello della NATO”, propedeutiche appunto, allo sganciamento finanziario definitivo dall’URSS e all’adesione ai succosi contratti con la NATO, nel fatidico anno 1978. E quindi, con la Bolognina della testa di turco Occhetto, l’apparato burocratico-imprenditoriale piccista poté sbarazzarsi della zavorra marxista o comunista, e procedere apertamente e con pieno sollievo ad attuare a livello nazionale ciò che faceva da decenni a livello locale. Punto. Il PCI non poteva non trasformarsi nel PDS, e oggi nel PD. Togliatti non poteva che generare Berlinguer e Napolitano, e Berlinguer e Napolitano non potevano che generare i Veltroni, i Dalema, i Vendola, i Renzi e i Fassina…
Il resto, i resti, dell’illusione spezzata, il milione circa di votanti fedeli al defunto PCI, confluirono con le altre sinistre fallimentari italiane (dal Manifesto a DP) nella cloaca sterilizzante del Partito della Rifondazione Comunista, un campo di sterminio per gli ultimi sostenitori dell’ideologia e della cultura comunista e/o marxista, o presunta tale. Il risultato è quello che si vede oggi, uno sfarfallio di microsette e partitini elettorali di quartiere che non avranno mai alcun peso, soprattutto perché espressioni di segmenti ideologici che neanche hanno idea di cosa sia stato il proprio passato, la propria storia.
Errare è umano, ma perseverare… è da cretini.Partito_Comunista_Italiano_-_Walter_Veltroni_+_Achille_Occhetto

Corbyn, Lafazanis e l’ascarismo della sinistra

Alessandro Lattanzio

L'ultima trovata della macchina di propaganda bellica occidentale, hollywoodiana, Jeramy Corbyn, assieme a Lafazanis, rientra nell'ultima psy-op della NATO per istigare la semiborghesia occidentale, liberal-sinistra, a sostenere altre avventure belliche di Washington.

L’ultima trovata della macchina da propaganda bellica occidentale e hollywoodiana, Jeremy Corbyn, assieme a Lafazanis, rientra nell’ultima psy-op della NATO per istigare la semiborghesia occidentale liberal-sinistra, a sostenere nuove avventure belliche di Washington e Londra.

Corbyn, Lafazanis e corbellerie viaggianti (Corbyn è un grande amico di Kalid Mishal, capo di Hamas, di Varoufakis e vari sceicchi wahhabiti, su cui aleggia una nauseadonda puzza di morte), rientrano nel piano che gli USA, o la fazione dei neocon-clintoniani, preparavano: l’intervento USA in Siria tramite la farlocca morte del bambino siriano, la cui vicenda è integralmente costruita a tavolino, il padre contrabbandiere curdo-turco, con tanto di fotografa del regime Erdoghan in spiaggia al momento giusto, il tutto per sgrillettare la massa amorfa ed esiziale della semiborghesia ‘catto-comunista’ eurofuffica, con tanto di piano Merkel per accogliere a culo aperto le masse di terroristi sconfitti con familiari al seguito. Checché ne dicano i vari troll nazipiddini, se escono foto su facebook dei migranti armati e con le bandiere colonial-taqfirite, è perché non sono un complotto di Putin (ha stato Putin!) ma perché sono proprio terroristi, mescolati a masse di afghani, ghanesi e curdi di Turchia spacciati per Siriani per commuovere la semiborghesia della tribù dei piedi zozzi e mobilitarla per l’ennesima crociata della bontà di Hollywar. Ma aimé, l’ultima pagliacciata dell’islamo-sinistra semiborghese finisce nella fogna, assieme ai ratti con cui scopa. Abbott, il premier australiano, viene scalzato dalla sedia il giorno dopo aver promesso di bombardare la Siria per conto di Obama. Sostituito da un miliardario amico della Cina.

I sostenitori di Corbyn , sostengono il terrorismo taqfirita, le operazioni coperte degli USA contro la Siria e l'Iraq, e invocano la guerra aperta contro Siria e Iran.

I sostenitori di Corbyn sostengono il terrorismo taqfirita, le operazioni coperte degli USA contro la Siria e l’Iraq, e invocano la guerra aperta contro Siria e Iran.

Merkel, su consiglio della confindustria di Germania, che è non il covo dei giovani rampolli cocainomani di Cernobbio, ha detto alla Kulona Inkiavabile di piantarla, perché la Germania si sta facendo nemica l’Europa orientale, oltre alla Russia, e possibilmente, in caso di guerra alla Siria, anche la Cina. Un disastro insopportabile per Berlino, perdere i mercati dei cattivoni eurasiatici ed accogliere masse di taqfiriti pronti a feudalizzare le socialdemocrazie colonialiste di Germania e Svezia. Che siano piuttosto il frocio hollande e la trans-sinistra dei Pittella-Cazzulani-Ferrero-Ferrando-Bernocchi-Corbyllerie e semiborghesi a piedi zozzi, a farsi sodomizzare dalle truppe cammellate islamo-ottomane della NATO. La fine del coglionismo ‘marxistico’. L’insulsa massa di sinistra passa da Gramsci al libero amore obamiano-taqfirita, e questo mentre con supponenza osa fare le pulci ‘marxistiche’ ai cinesi, perchè ‘troppo dipedenti dal capitalismo statunitense’ (loro!), ed è pronta ad allearsi con i pravisektori italiani contro il non così tanto rosso-e-bruno Tsipras. E’ il tramonto definitivo della sinistra occidentale-europea, finita nel cesso della storia tra spinelli hollywudiani, uranio altantista e scimitarre saudite.
E’ invece la borghesia imprenditoriale-industriale che salva i resti dell’Europa, non la moltitudine di semiborghesi (mezze classi diceva Marx, o magari trans-classi) e altre escrescenze parassitarie sociali, che si vanno piatendo ‘proletarie’ perchè non si lavano e copulano con ogni forma di ‘migrants‘, specialmente se maschio uber-dotato; sempre saldamente allineate all’imperialismo di sinistra di Obama e dei mefitici salotti di Londra e Parigi, ‘mecche’ cul-turali di tali ceti parassitari, con la loro idolatria per divinità di plastica come Angelina Jolie e George Clooney, le cartacce patinate The Economist e The New York Times, e localmente per la tossicodipendenza coprofila dalla disinformazione propalata dalla rivistina patinata di propaganda imperialista Internazionale e dall’osceno ilfattoquotidiano. Una massa di volenterosi kollabos delle guerre ‘umanitarie’ della NATO e di Washington, sempre pronta e disponibile a supportare qualsiasi avventura delle trans-sinistre colonialiste occidentali (Obama, Hollande, Blair-Gordon), sotto qualsiasi insulso pretesto il circo mediatico hollywoodiano riesca a concepire per fornire un qualsiasi giustificazione per la falsa coscienza a tale popolino di locuste sociali.
Non è un mistero che nel PD e in SEL vi siano dei nodi concerogeni che riuniscono sostenitori di Hamas, del terroristimo taqfirita in Libia e Siria, e del governo neonazista di Kiev, e che tali soggetti, militanti di PD, SEL, PRC e altre sette di sinistra, definiscano ‘democratici’ i wahhabiti di Gaza, i taqfiriti che devastano Libia e Siria, e perfino ‘antifascisti’ i neonazisti installati da Gladio a Kiev, gioendo pubblicamente quando le forze ucraine bombardano città e villaggi novorussi, o le bande di terroristi massacrano soldati e cittadini siriani e iracheni (e per constatarlo, basta farsi un giro tra le pagine facebook di tali figuri). Tra l’altro tali individui e soggetti ambigui sono strettamente legati ad organi della polizia e ai servizi segreti, che da almeno vent’anni sono dominati dal PD. Inoltre, la sinistra estrema cosiddetta organizzata, tutta, definisce fascisti l’Iran, la Siria, la Russia, e definisce imperialisti la Cina, l’India, Brasile e Sud Africa. Nientedimeno, anche i novorussi del Donbas, il Partito Comunista della Federazione Russa e i soldati dell’Armata Rossa sono stati bollati come fascisti da tutta la ‘sinistra diffusa’ italiana, dagli opportunisti di SEL fino alle infinite sette fringe post-trotskiste e ai fenomeni fokloristici come il PMLI. Tutto ciò è dovuto alla riconoscenza canina che hanno tali frange di burocratelli incompetenti verso il PD, poiché tale partito gli ha concesso micragnose prebende in organi ‘cinghia di trasmissione’ del PD: circoli ANPI, sedi ARCI, scrivanie in ufficietti sindacali di pensionati o impiegati pubblici. Infatti, tali posizioni pseudo-puriste all’apparenza, ma filo-imperialiste nella sostanza, sono prevalenti nelle regioni dove il PD domina: Emilia-Romagna, Lombardia o Piemonte. In cambio, laddove serve, tale ‘sinistra diffusa’ svolge propaganda allineata alla NATO e all’UE camuffandola da posizione purista ‘marxista’, ‘comunista’, ‘partigianista’, di vera ‘sinistra’, e via cianciando. Perciò poi si arriva al paradosso di dire, seguendo la vulgata centrinosociale e pseudo-ortodossa di tali stalinisti-minion, che perfino contrapporsi all’imperialismo degli USA è indice di ‘imperialismo’ russo od europeo, se non di vero e proprio ‘fascismo’; e così il giochetto delle tre carte tra PD, burocratelli delle ‘cinghie di trasmissione’ e vari compagnucci di merende, così tanto rivoluzionari da essere sempre dalla parte degli USA coi fatti e le azioni, chiude il cerchio, ingabbiando nella trappola filo-atlantista chi vuole essere ingabbiato.

La sinistra social-imperialista inglese sostiene Corbyn e l'islamismo atalantista.

La sinistra social-imperialista inglese sostiene Corbyn e l’islamismo atlantista. Invoca la guerra contro la Siria, in linea con il Pentagono e le petromonarchie assolutiste wahhabite.

La sinistra social-colonialista francese sostiene il taqfirismo e l'immigrazionismo, ed invoca la guerra contro la Siria, come l'ha invocata contro la Libia.

La sinistra social-colonialista francese sostiene il taqfirismo e l’immigrazionismo, ed invoca la guerra contro la Siria, come l’ha invocata contro la Libia.

La sinistreria italiana s'è sempre distinta per il suo servilismo e allineamento totale al socialcolonialismo occidentale e alle guerre atlantiste.

La sinistreria italiana (Arci, Emergency, ANPI e arnesi vari) s’è sempre distinta per il suo servilismo e allineamento totale al socialcolonialismo occidentale e alle guerre atlantiste.

Le bandiere dei terroristi contro la Siria.

Le bandiere dei terroristi contro la Siria.

Gli ultimi esponenti internazionali di tale setta di vampiri e zombi sono Corbyn, Lafazanis, Varufakis, Fassina, Boldrini, Landini, Ferrero e altri aborti ideologici.

Syriza al servizio dell’impero, anzi no!

Joaquin Flores, Fort Russ 26 gennaio
Riforme significative possono avvenire con i BRICS e la Russia, ma l’idea deve assumere consistenza2015013065503-alexis-tsiprasI suoni dei tappi di champagne e le acclamazioni esuberanti tra gli attivisti e gli elettori di Syriza, e la loro base borghese socialista di lotta e di governo, nell’intellighenzia e intellettuale, potrebbe farsi sentire nei bar più prestigiosi di Atene. Le elezioni si sono concluse questa sera in Grecia, con una netta vittoria di Syriza. Ma chiunque si aspetti un cambiamento significativo per la Grecia dovrebbe trattenere il respiro fin quando il nuovo governo avrà (o meno) il giusto rapporto con Russia, Turchia e BRICS. La politica estetica e simbolica, che sostituisce programma e piattaforme reali, è diffusa in Europa, compresa nella sinistra ‘radicale’, che a lungo tempo ha utilizzato i ceppi euro-comunisti in Europa per mantenere il vecchio status quo. Forse questa volta sarà diverso. Forse no. Ma ancora una volta, dipenderà in gran parte dall’atteggiamento nei confronti di Russia, Turchia e nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Le elezioni parlamentari in Grecia hanno portato alla solida vittoria della cosiddetta coalizione della sinistra radicale, Syriza. Questo è il risultato che molti greci, ma anche la Russia, speravano e, a modo loro, sostenuto. Allo stesso modo, il partito filo-russo e “anti-sanzioni EU” della Francia, il Fronte Nazionale, ha riecheggiato il desiderio di vedere la coalizione della sinistra radicale vincere le elezioni [1]. Un altro Paese si unisce all’Ungheria, con un partito decisamente di destra al potere, nell’opposizione alle sanzioni alla Russia, con le prime di tre che dovrebbero scadere il prossimo marzo. Allo stesso modo, il cambio del discorso con mandato popolare può essere usato dall’Europa, soprattutto se si diffonde alla Spagna con Podemos, per giustificare qualsiasi dovuto cambiamento di direzione nelle sanzioni anti-russe e nella risoluzione amichevole del conflitto in Ucraina. Il mythos della legittimazione democratica è importante in Europa, e le élite europee che favoriscono stabilità e integrazione eurasiatica ora hanno un altra fiche da portare al tavolo delle trattative nella lotta con le élite europee atlantiste e filo-USA. Posizione e direzione della Grecia nell’Unione europea sono critiche, e la posizione di Syriza, secondo cui il suo governo non sosterrà le sanzioni alla Russia, segna una svolta significativa. Come o in che modo avverrà nelle prossime settimane e mesi, tuttavia, resta da vedere. La scorsa estate, prima dell’aumento della pressione degli Stati Uniti sull’Europa, almeno nove Paesi dell’Unione europea indicarono disponibilità a bloccare ulteriori sanzioni contro la Russia [2]. Il giorno dopo, votarono per continuarle.
Il sostegno politico al Cremlino, a livello tattico, in Europa è generalmente radicato nei partiti e movimenti anti-UE ed euroscettici, che tendenzialmente sono di destra in Europa settentrionale e orientale, e di sinistra in Europa meridionale. Ciò è importante almeno sul punto delle sanzioni e del conflitto in Ucraina. Ma c’è di più. Il risultato di questa elezione è fondamentale, non tanto per motivi ideologici. Le dichiarazioni del leader e candidato vincente Alexis Tsipras e la nuova piattaforma di Syriza non rendono particolarmente entusiasti gli anti-capitalisti e neanche i riformisti europei [3]. Il linguaggio usato per descrivere la piattaforma del partito Syriza, meno-che-riformista, è più radicale del reale, o meglio letterale, significato che il programma sembra giustificare [4]. E’ assente l’appello a nazionalizzare le industrie, per non parlare di quelle chiave o grandi. C’è la ‘promessa’ di creare 300000 miseri nuovi posti di lavoro, in un Paese di 11 milioni di abitanti con un tasso ufficiale di disoccupazione del 26% [5]. Insieme ad altri settori cruciale, attualmente in mani private e straniere, oggi la Grecia è il secondo Paese per miniere d’oro in Europa, e si prevede che supererà la Finlandia (il primo) nel 2016 [6]. Perché non c’è una richiesta di Syriza a nazionalizzare tale settore cruciale (o qualsiasi altra industria)? La Grecia dovrebbe avere le maggiori, o almeno le più promettenti, riserve d’oro nella banca centrale della regione e dell’Europa. Tali miniere estinguerebbero il debito, ma non le possiede; eppure ha un enorme debito creato con banconote stampate su dettame di Bruxelles, rispetto cui l’oro è solo una frazione, e prestate alla Grecia con l’obbligo di rimborsare entro termini impossibili. Se la Grecia possedeva oro depositato nella banca centrale, poteva subito attuare la ‘Grexit’ stampando dracme, ‘moltiplicando i soldi’ o monetizzando l’oro, impostando il valore della dracma in un rapporto di 3 a 1 con l’Euro, ma rapportando un euro d’oro a 100, 500 o addirittura 1000 dracme in banconota. Questa mossa avrebbe fornito liquidità e una Grecia sovrana avrebbe avuto il tempo di re-industrializzarsi grazie alla sostituzione delle importazioni (ISI), scegliendo i propri partner commerciali e, con oro e capacità produttiva, anche diventare l’egemone regionale tra una Turchia forte e una debole Italia. Questo tipo di riserva frazionaria, solidamente basata sul metallo prezioso, si sarebbe opposta alla monetizzazione delle riserve in valuta estera, dovuta alle infinite e ingiustificabili emissioni delle banche centrali, anche con dati più prudenti di quelli attuali dell”UE. Come Sir Mervyn King, ex-governatore della Banca d’Inghilterra, una volta ha detto: “I libri di testo danno scontato che il denaro sia esogeno… Nel Regno Unito, il denaro è endogeno” [7]. Possiamo aggiungere che è vero nel sistema bancario occidentale. Ma per la Banca Centrale greca? Beh, non c’è un vero ente sovrano, come una banca centrale che emetta in base all’oro. Nel caso ci sia, è di proprietà privata azionaria (SpA) simile alla Federal Reserve degli Stati Uniti [8]. Ma in realtà, c’è un altro problema ancora più grande per la Grecia, e piattaforma e programma di Syriza non li affronta. La SpA che esiste come ‘Banca di Grecia’, è in realtà essenzialmente un comitato di sorveglianza che regola le emissioni di euro-dollaro ad altre banche private, e in base all’indice dei prezzi al consumo. Il suo ruolo è così superfluo che la ‘Banca di Grecia’ è stata incaricata di regolamentare le assicurazioni. In realtà, la Banca della Grecia quale banca centrale è stata sostituita dalla Banca centrale europea (BCE) nel 2001 [ibid]. Non si può ignorare quale enorme problema sia per la Grecia. La mancanza di una propria banca centrale, per non parlare di una che sia di proprietà pubblica e gestita su programma di utilità socializzata, è un doppio problema a cui Syriza non ha una risposta programmatica. Ciò garantisce costante sottomissione e vassallaggio all’UE, e senza modo di operare almeno su tale problema (rimanere nell’UE), costruendo un programma di sviluppo nazionale intorno a un rapporto con la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS (NDB), Russia e Turchia, Syriza non potrà mantenere le sue promesse elettorali. Può sembrare la solita politica, ma per la Grecia sarà qualcosa di monumentale. In realtà la vittoria di Syriza potrebbe essere troppo grande, con una vittoria meno travolgente avrebbe dovuto formare un governo di colazione con il partito Nuova Democrazia, e potuto sfruttare il passaggio al gioco parlamentare.
Supponiamo una probabilità abbastanza naturale e mettiamo da parte qualcosa di ‘straordinario’ come la socializzazione delle industrie chiave e una banca centrale nazionalizzata. Ora, se o quando Syriza non risolverà la crisi del debito sovrano della Grecia e la solvibilità connessa, senza migliorare i rapporti con Russia e BRICS, le masse greche sperimenteranno un enorme cambiamento culturale nel rapporto con la nominalmente (o esteticamente apparente) sinistra “radicale”. Questo nuovo rapporto sarà decisamente pessimo, e la politica operaista, anticapitalista e euroscettica si esprimerà solo con l’avanzata degli anarchici ed anche con i partiti nazionalisti come Alba Dorata, che ha ricevuto il 6,3% dei voti, 17 seggi in parlamento. Ciò significa che uno ogni diciannove greci ha votato per ‘Alba dorata’, presumibilmente di ‘estrema destra’. ‘Alba Dorata’, cosa interessante, chiede la nazionalizzazione dell’industria dell’oro, così come di altre grandi industrie, e della banca centrale [9]. Questi sono i veri cambiamenti economici che potrebbero liberare la Grecia, ma a sinistra solo il Partito comunista della Grecia (KKE) ha una posizione simile [10]. Solo i partiti più radicali hanno soluzioni ragionevoli e oneste al problema attuale della Grecia, rappresentando un problema particolare per la Grecia. In ‘Studio della Storia’, Toynbee sviluppa il concetto di civiltà che attraversano le fasi di crescita e di disgregazione, così come quelle di civiltà abortite e fallite. Sembrerebbe che il marchio di garanzia di civiltà disintegrata, abortita o fallita si abbia quando le soluzioni più cruciali vengono interamente emarginate e presentate dagli estremisti. Peggio, AD e KKE sono gli estremi del presente spettro politico, reificando fittiziamente l’ormai mitico costrutto del ‘comunismo contro il fascismo’ di gigantesca importanza in Grecia, rendendo un qualsiasi sforzo congiunto su tali questioni pratiche probabilmente impossibile. È interessante allora che mentre tutti ignorano i problemi spalancati dalla piattaforma magnificamente carente di Syriza, alcuni affermino che la vittoria della sinistra sia dovuta alla sfida allo spettro del nascente ‘fascismo’ di Alba Dorata. Ma se fossero davvero preoccupati dall’avanzata del ‘fascismo’, allora si renderebbero conto che il ‘fascismo’ sì è avuto quando i partiti socialdemocratici dell’apparente ‘sinistra’ furono visti complici di banchieri ed élite straniere o internazionali. Ma tale complicità è proprio ciò di cui Syriza non sarà solo accusata, ma di cui sarà oggettivamente colpevole se non adotta una ‘Grexit‘ o non si accorda con i Paesi BRICS o, sul piano energetico, con Russia e Turchia. Ci sono alcuni modi con cui il nuovo governo greco può pensare di sfruttare il sistema multipolare emergente, ma ciò presuppone di poter prendere decisioni sovrane.
Syriza probabilmente prevede un ulteriore debito, ma per scopi diversi. In tale scenario pensa di poter sfruttare la minaccia di allinearsi all’accordo sul gas Russia-Turchia (Southstream 2.0/Nabucco Rivisitato) per ottenere il permesso dalla Troika (Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea) di utilizzare altro debito per mitigare l’austerità. Allo stesso modo, pensa che Stati Uniti e Unione europea, a fronte di tale propensione all’accordo sul gas tra Turchia, Russia e Grecia, possano trattenete la Grecia dandole parte di ciò che vuole, contrastando i piani russi. Lasciamo da parte tale pio desiderio, o qualsiasi altra cosa possa sembrare, si ritorcerebbe contro entro pochi anni. Ciò significa un piano di riassetto che si concentri su maggiori imposte a piccoli commercianti, o anche più grandi come le catene locali come i supermercati Veropoulos. Ciò li spingerà sull’orlo della distruzione, favorendo le grandi imprese straniere e, per un breve periodo, i salariati regolari, giustificandosi con la nozione che l’aumento dei salari si tradurrà in un aumento della spesa, e che le grandi aziende straniere non saranno sfidate dalla coalizione Syriza, assai prossima a multinazionali ed UE (in questo scenario ipotetico). Si giustificheranno maggiori dazi sull’importazione di beni di consumo deperibili e durevoli, acquistati in massa, per pagare il debito estero, il che significa che le piccole imprese dovranno acquistare e vendere a prezzi più elevati. Pochi piangeranno per Veropoulos, ma come nell’economia francese all’inizio degli anni ’90, la maggior parte delle operazioni di vendita al dettaglio saranno tolte ai negozi di bottegai, spingendoli tra le braccia di Alba Dorata. Inoltre, questi piccoli negozi subiranno tasse più elevate, giustificate dall’aumento delle vendite che verrà detto possibile grazie alla riduzione della disoccupazione o dalla deflazione salariale. Ma in realtà non ci sarà deflazione salariale, per cui queste piccole imprese probabilmente non vedranno un aumento delle vendite, anche se le nuove tariffe e tasse saranno politicamente giustificate proprio da ciò. Perché?
Poiché Unione europea e BCE sostengono il quantitative easing, sì il QE per l’UE. E’ quasi inquietante che ruoti intorno la Grecia. I problemi in Grecia, oggi, sono in sostanza proprio il risultato della BCE che rigetta i suoi problemi sulla Grecia, defraudandola e rendendola responsabile delle obbligazioni spazzatura riconfezionate ed acquistate dagli Stati Uniti nel 2008. E gli Stati Uniti le hanno riconfezionate, in definitiva, attraverso la propria QE1 stampando, come tutti ricordiamo, almeno un trilione di dollari basati sul nulla, creando un’altra bolla speculativa, svalutando ulteriormente il dollaro e senza risolvere i problemi economici cronici degli USA, anche se i ricchi sono divenuti più ricchi [11]. Come riporta Jana Randow di Bloomberg, “il presidente della BCE Mario Draghi ha battuto l’opposizione al Consiglio direttivo della banca centrale, il 22 gennaio, e ha presentato un piano per acquistare titoli di Stato nell’ambito del programma di acquisto di asset per circa 1100 miliardi di euro (1300 miliardi dollari). La prospettiva dello stimolo con l’euro che cade dall’inizio del mese al livello più basso rispetto al dollaro, in un decennio […] la QE in Europa, in stile FED, dovrà superare sfide pratiche e politiche. Le aziende avranno la maggior parte dei loro finanziamenti con i prestiti bancari, piuttosto che con obbligazioni, cosa più comune negli Stati Uniti, rendendo i mercati finanziari europei più piccoli e molto meno liquidi“. [12] Ma certo, Syriza non farà questo, giusto? Sbagliato, di fatto il suo piano di ‘recupero’ si basa su ciò. “Tsipras ha promesso di convincere la BCE e l’eurozona a svalutare il valore delle loro partecipazioni nel debito greco, in modo che possa aumentare la spesa pubblica e creare posti di lavoro. Ha detto questa settimana che escludere la Grecia dal programma QE punirebbe un Paese che già soffre da anni l’austerità“, scrivono Marcus Bensasson e Nikos Crisolora [13].
Sul sito di Syriza, nella pagina della piattaforma, si dice chiaramente: “Chiediamo l’intervento immediato della decisione popolare e un forte mandato per negoziare:…
* L’accordo sul “New Deal Europeo” con investimenti pubblici per lo sviluppo e il finanziamento dalla Banca europea per gli investimenti.
* Allentamento quantitativo dalla Banca centrale europea, con l’acquisto diretto di titoli di Stato“. [14]
Tsipras, però, deve sapere che la svalutazione viola le regole della BCE. O forse c’è un altro accordo? Per quanto improbabile sembri, dovremo aspettare e vedere. Quello che sappiamo già è che Tsipras ha detto che la Grecia rappresenta un caso unico, e fa ricorso a un passo speciale (allora, cosa si dovrebbe dire di Podemos in Spagna?). E’ un casino, e se l’orientamento geopolitico corretto verso BRICS non viene adottato senza ulteriori ritardi, allora semplicemente sempre più strati della società saranno totalmente contrariati da qualsiasi tipo di “socialdemocrazia 2.0” e anche dalla stessa ‘sinistra’. Ancora, solo Alba Dorata illustrerà una volontà politica, con il KKE che lotta per distanziasi egualmente da Syriza. Ciò pone le basi per una guerra civile o un colpo di Stato militare, se non c’è una rifondazione geopolitica. Tale golpe militare non può essere il peggiore scenario per la Grecia, a condizione che passi a un vero e proprio rinnovamento nazionale. Ciò significherebbe, per definizione, uscire dal controllo della Troika e nazionalizzazione delle principali industrie, seguendo il modello dei colpi di Stato militari popolari, anticoloniali, anticapitalisti, socialisti e nazionalisti come il primo tentativo bolivariano di Chavez in Venezuela, la rivoluzione dei garofani di Otelo Saraiva de Carvalho in Portogallo, la Rivoluzione verde di Gheddafi o la rivoluzione di Nasser del 23 luglio in Egitto. Per una serie di ragioni, tra cui la cultura militare greca, per estetica, riferimenti e lingua, un tale colpo di Stato probabilmente avrà i crismi dell”estrema destra’, mentre al di fuori della sfera sovrastrutturale, il carattere progressivo riposerà sul programma sociale ed economico attuale. Ciò bloccherà interamente il discorso politico, e la vecchia-nuova sinistra fuori dalla Grecia vi si opporrebbe abbastanza nettamente. In Grecia, con tale scenario, la sinistra sarà ancor più screditata, grazie a Syriza. Eppure, si tratta di processi molto dolorosi e difficili, che ancora possono essere evitati facilmente. Allora, è forse possibile non segnalare una Grexit che possa alleviare la pressione reale sulla Grecia, senza affidarsi alla stupidità di porre la liquidità prima della solvibilità?
Rifondazione e riorientamento geopolitico per la Grecia potranno risolvere gran parte di tutto ciò. In primo luogo, dobbiamo ricordare che quando Gazprom annunciò la cancellazione della linea South Stream, dichiarò anche un nuovo progetto in collaborazione con la Turchia [15]. tale rotta attraversa il confine con la Grecia, ponendo la Grecia in una posizione privilegiata quale primo punto d’ingresso del gas russo-turco nell’UE. Ciò le darà un’influenza mai avuta prima, come la possibilità di porre tariffe di transito, e altro ancora. Inoltre, ciò, sul piano geopolitico e geostrategico, non solo avvicina la Grecia alla Russia, ma anche alla vecchia rivale (in realtà partner di lunga data) Turchia. Inoltre, poiché la Grecia non può giocare secondo le regole scritte e mantenere la sua SpA controllata dalla BCE, spacciata da ‘banca centrale’, perché non crearsi una seconda banca, di proprietà dello Stato? Avrebbe bisogno solo di attribuirle inizialmente funzioni che giuridicamente e tecnicamente non violino il controllo della BCE sulla ‘Banca di Grecia’. Che Syriza possa fare tutto questo non è irragionevole, e in effetti sembra del tutto possibile. Vi sono infatti segnali che ciò possa accadere. Questa possibilità aleggia nella storia tra Syriza e Grecia. E tuttavia va ammesso che la BCE probabilmente dovrebbe guardare con favore alla vittoria di Syriza avendo promesso contro una Grexit, e così probabile sarà. C’è anche la parte di Russia e Turchia nella frustrante corsa nel gioco delle rotte energetiche. Inoltre la penetrazione della CES (Confederazione europea dei sindacati) tra le fila limitate del lavoro organizzato greco influenzando la possibilità che Syriza agisca con più decisione, e quindi da ulteriore leva di controllo di Bruxelles sulla Grecia, ma ‘da sinistra’ [16]. Tutto ciò comprova che Unione europea e troika ritengono Syriza una valvola di controllo della pressione sociale sulle masse greche. Ma ancora ci troviamo di fronte a una trama che, infittendosi, spiegherebbe perché Russia e partiti filo-russi, indipendentemente dall’orientamento politico, hanno sostenuto in modo netto la vittoria di Syriza. Una cosa che sappiamo per certo è che i russi sono degli strateghi molto abili e dei pianificatori seri, che utilizzano tutta una serie di strumenti strategici prestati dalla teoria dei giochi e altro ancora. Sanno qualcosa. Noi dobbiamo ricordare che il partito Syriza ha definito l’adesione greca alle sanzioni contro la Russia “catastrofica per l’agricoltura greca”, denunciando la politica estera dell’attuale governo come congelata nella mentalità da Guerra Fredda, seguendo i dettami di Bruxelles e Washington. Potrebbero essere solo chiacchiere, ma è forse probabile che sia un fatto. Syriza ha apertamente criticato la deferenza dell’UE verso il colpo di Stato neo-nazista appoggiato dagli Stati Uniti in Ucraina. Una rifondazione geopolitica sembra essere un modo per evitare il destino della Bulgaria, che ha subito a lungo le minacce dell’UE e sembra, almeno per ora, aver rinnegato l’impegno a costruire South Stream. Grecia e Turchia già incamerano diversi miliardi di euro l’anno commerciando, e non esistono disposizioni comunitarie che possano interferire con ‘South Stream 2.0‘ mentre entra di soppiatto in Europa travestita da ‘Nabucco rivisto’. La struttura delle relative società energetiche turche non viola i termini del Terzo Pacchetto sull’Energia del 2009 dell’UE. Finora, vi sono ragioni molto interessanti per un piano russo verso la Grecia. Ci si può solo chiedere, se vero, quali garanzie e accordi segreti furtivi abbia fatto l’FSB russo con elementi dell’apparato militare e d’intelligence greco, e come questo sia potuto sfuggire a CIA, NSA, MI, e delegati europei.
Ciò di cui abbiamo parlato è la possibilità di Syriza di creare in Grecia una banca sovrana, con un nome fittizio. Infatti, nella piattaforma Syriza vi è un aspetto interessante. Infatti, la Nuova Banca di sviluppo, non quello dei BRICS, fondata contro il FMI, ma che Syriza cerca di creare in Grecia [17]. Si tratta di una strana scelta di parole, no? In uno scenario di riallineamento, la Grecia crea ‘una’ nuova Banca di sviluppo quale interfaccia con l’attuale Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Idealmente, la Grecia ha il permesso d’iscrivere il debito dalla BCE o ristrutturarla in modo creativo, anche con l’aiuto della Nuova Banca di Sviluppo dei Paesi BRIC, interfacciata con la ‘Nuova Banca di Sviluppo’ della Grecia. In tale scenario, nel migliore dei casi, opererebbe anche con l’Unione Eurasiatica Economica (UEE) e l’Unione europea, così come con la Grecia. Ci sono veramente molti modi di pelare questa gatta, come numerosi accordi che Russia e Cina possono stipulare con un’UE che inizia ad uscire dal controllo degli Stati Uniti. In effetti, potrebbero avere lo stesso valore remunerativo (o superiore!) di ciò che la Grecia deve apparentemente all’Unione europea. L’integrazione pacifica con il resto d’Europa e l’Eurasia è uno degli obiettivi strategici e di sviluppo a lungo termine della Russia, che gli Stati Uniti hanno cercato di ostacolare con il golpe organizzato in Ucraina un anno fa. Stranamente, allora, ciò che accade in Grecia può benissimo essere intimamente connesso a ciò che accade sui campi di battaglia in Ucraina e in Siria. Naturalmente, non possiamo dimenticare che, in molti modi, tale debito è una finzione e può essere in gran parte cancellato, e che l’economia greca può essere ricostruita oggi. La Grecia deve solo dire ai dottrinari e alla vecchia guardia dell’UE ciò che Nuland gli disse. Premere il pulsante cancella e guardare tutti gli 0, che gravano così pesantemente gli schermi dei computer negli uffici delle banche centrali, semplicemente sparire.
Gli Stati Uniti sono il principale ostacolo a qualsiasi normalizzazione tra Europa, Grecia e Russia. L’elezione di Syriza potrebbe rivelarsi un importante punto di svolta, ma come andrà a finire resta da vedere. Nonostante ciò che la vecchia guardia dell’UE, al servizio degli Stati Uniti, aveva in mente per la Grecia con il trucco di Syriza, la collaborazione della Grecia di Syriza con la Russia e i BRICS finirebbe per sconvolgere e ribaltare l’intero scenario.

Nikos Kotzias e Panos Kammenos

Nikos Kotzias e Panos Kammenos

Joaquin Flores è uno statunitense che vive a Belgrado, analista presso il Centro per gli Studi Sincretici, un pensatoio geostrategico pubblico. I suoi interessi riguardano Europa dell’Est ed Eurasia ed ha grande competenza in questioni mediorientali. Flores è particolarmente abile ad analizzare la psicologia delle guerre di propaganda. Scienziato politico presso la California State University. Negli Stati Uniti ha operato per anni come organizzatore, capo negoziatore e stratega per una grande federazione sindacale.

Note:
1. Thetoc
2. RT
3. Jacobin Mag
4. Socialist Network
5. Trading Economics
6. Reuters
7. Wenku
8. Bank of Greece
9. Golden Dawn
10. KKE
11. Economix
12. Bloomberg
13. Bloomberg
14. Syriza
15. Global Research
16. KPS
17. Socialist Network

Copyright © Center for Syncretic Studies 2015

Nikos Kotzias, il Prof. Aleksandr Dugin al centro,  a destra Alexis Tsipras

Nikos Kotzias, il Prof. Aleksandr Dugin al centro, a destra Alexis Tsipras

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Del Kazakhstan, ovvero Grillo, Chiesa e adoratori di mummie

Il fronte anti-eurasiatico italiano si allarga

nazarbayevLa vicenda del truffatore bancarottiere più amato dalla sinistra italiana, dal PD ai rottami dell’hoxhismo, passando per SEL e M5S, il kazaco Mukhtar Abljazov, si trasforma in una sempre più ampia operazione invasiva ai danni della residua politica economica e diplomatica dell’Italia. L’assalto ai robusti rapporti economici tra Roma e Astana sembra sempre più manipolata e organizzata dall’estero; un auto-sabotaggio prono agli interessi estranei a quelli italiani. Ad esempio è rivelatore ciò che dice sulla sua pagina FB, il deputato di M5S Alessandro Dibattista in relazione alla vicenda della moglie del dissidente-bancarottiere Abljazov, “Ho presieduto la Commissione Affari Esteri, ero emozionato. Attaccare questo Parlamento che non funziona ed è la tomba della nostra democrazia non significa non rispettare le istituzioni, significa l’esatto opposto, significa amarle a tal punto da provare rabbia immensa a vederle ridotte in questo stato. … Ho avuto negli ultimi giorni diversi incontri privati con numerosi Ambasciatori … Se non ci fossimo noi chi avrebbe il coraggio di … mettere in relazione (magari ci sbagliamo ma indaghiamo) l’affare kazako con gli interessi del Satrapo di Arcore? Chi avrebbe il coraggio di dire la verità, di dire che da Paese a sovranità limitata nei confronti degli USA ci stiamo trasformando, contemporaneamente, a Paese a sovranità limitata nei confronti della Russia?
Bella dichiarazione, dopo aver confessato incontri segreti con ambasciatori ‘europei’ (vedasi USA, Regno Unito e Francia) ed ‘asiatici’ (vedasi Israele) ed aver risposto a una mia domanda su chi fossero questi ‘ambasciatori’ così: “con ambasciatori di paesi europei e asiatici. la diplomazia (e questo faccio, in parte) presuppone anche riservatezza”, si fornisce una dimostrazione di scarsa coerenza con la vantata ventata di novità nelle stanze della politica, ma anche di scarsissima coerenza con le indignate declamazioni sulla subalternità italiana agli USA e altre belle parole su ‘democrazia’, ‘sovranità’ ecc. Ma la frase sull’Italia che non deve essere una ‘colonia della Russia’, svela soltanto la solita vile modalità di far politchetta in Italia. Pur di non disubbidire agli ordini e alle direttive degli USA, e del suo attuale ambasciatore in Italia John Phillips (Filippi), si tira fuori la panzana di non voler essere subalterni alla Russia (ma non si parla del Kazakhstan? Un lapsus freudiano). Tutto ciò inizia a svelarsi sgradevolmente quale indirizzo generale e di fondo dei cosiddetti ‘cittadini in Parlamento’ rispetto le cose serie, e non più verso la polemica-cabaret sul teatrino politico italidiota.
Sostanzialmente si assiste all’assalto concentrico ed eterodiretto contro gli ultimi legami non-atlantisti dell’Italia. Un elemento rivelatore è fornito dall’atteggiamento assunto dalla bella manica di guru della sinistra cimiteriale italiana. Ad esempio, il malthusiano che si traveste da ‘marxiano’ Giulietto Chiesa scrive sulla sua pagina FB: ‘Credevamo di essere una colonia americana, invece siamo anche una colonia kazakhstana‘. Ci tiene che si resti colonia di una sola potenza. Il fatto che usi l’acca al posto della i nella parola ‘Kazakhstan’, non lo rende di certo un amico dell’ex-URSS, anzi, Chiesa è sempre stato orgoglioso del suo ruolo nell’avvento al potere di Eltsin, in Russia, come di essere amico del pupazzo delle oligarchie Gorbaciov, autore di un libro che svelava la necessità di distruggere l’URSS e che, ancora non pago, oggi si propone di portare a termine l’opera con la disintegrazione di Russia e Cina: ‘Le uniche due potenze che si oppongono al Nuovo Ordine Mondiale‘, spiega Gorbaciov accompagnato dal suo messia apocalittico Giulietto Chiesa. Ma cos’altro aspettarsi da chi, negli anni ’90, partecipò come conferenziere a dieci riunioni al Dipartimento di Stato USA, più una al quartier generale della CIA, dove sicuramente avrà spiegato come cercare di distruggere la Federazione Russa (cos’altro poteva mai spiegargli questo esperto genovese di cose russe citato nei manuali dell‘US Army? (pag. 10)).
A costoro si affiancano i relitti piccisti di ogni sfumatura, come il teorico del socialismo in un solo quartiere di Roma, Sergio Cararo, che afferma: “Sarà una coincidenza ma il famigerato impianto del giacimento gigante di Kashagan… ha inaugurato la sua entrata in funzione proprio il 30 giugno scorso, dopo cinque anni di ritardi, traversie, problemi insorti con le autorità kazache e con la magistratura italiana per via di alcune tangenti. Un avvio di operatività a un mese esatto di distanza dalla cattura della moglie e della figlioletta di Ablyazov. Un coincidenza o una cambiale dal e con il governo kazaco?” Qui, il nemico in nome del ‘marxismo’ delle ‘teorie del complotto’ sull’11 settembre e al-Qaida, invece gradisce adottare il complottismo pecoreccio di Repubblica. Tale presunto nemico proletario del sistema capitalista ama sempre adottare totalitaristicamente modalità, analisi, pensieri e scopi del suo apparente nemico. Se l’obiettivo è prendersela con chi contrasta o sfugge al controllo della NATO e degli USA, Cararo, Contropiano e annessi arnesi si trovano sempre in prima fila. Su Libia, Siria e oggi Kazakhstan; sempre in agguato, assieme al sodale berlingueriano Chiesa, nell’attesa di una bella resa dei conti contro il ‘fascista rosso-bruno’ Putin.
Scendendo nella scala della rivoluzione, ci s’imbatte nell’auto-smascheramento democretinista dei tanti piccolo-borghesucci italiani che vanno in giro travestiti da zorro del ‘marxismo-leninismo’, come il partito-individuale Piattaforma Comunista che, scopiazzando Repubblica e altri organi del ‘bolscevismo mondiale’, riesce ad affermare: “la polizia italiana ha operato in modo oscuro e semigolpista, di propria iniziativa e/o in combutta con alcuni agenti dei servizi, nel prelevare e trasferire dall’Italia in Kazakistan la moglie e la figlia del principale dissidente politico del presidente Nazarbaev (notoriamente amico di Berlusconi)…” Eccola qui, in tutto il suo fulgore, l’analisi scientifica-materialistica di questo adoratore di mummie. Il solito concentrato di luogocomunismo più democretino che si possa trovare nell’ambiente analfabeta e allucinato della  sinistra italiana.
Tutta questa brodaglia sinistra, dall’opusdeista Renzi all’ultimo farabutto settario, sa benissimo chi sia il ‘dissidente’ Abljazov e da chi sia protetto. Si ricordi che la Shalabaeva, la moglie del ‘dissidente’ kazaco, aveva un passaporto della Repubblica Centrafricana, Stato africano occupato con un golpe-invasione dalle truppe francesi all’inizio di quest’anno. Saranno stati loro a consegnare il passaporto fasullo a Shalabaeva? E perchè? Nessuno se lo chiede, poiché così gli è stato ordinato dai loro veri referenti atlantisti, così come gli è stato anche ordinato di sabotare i rapporti economici tra Italia e Kazakhstan, dove un terzo delle aziende estere che vi operano è italiano, e di certo non tutte sono di Berlusconi. Inoltre, alcuni pur di abbattere questo ignobile governo Letta-Alfano sono disposti ad affossare l’Italia. Ad esempio, dipingendo come un satrapo Nazarbaev, l’M5S ha già preso una pessima china, già vista su Libia, Siria e Iran. Lo scopo? Comprare lo shale-gas dagli USA quale piano energetico alternativo del M5S, e non solo del M5S?
In conclusione, la disintegrazione del sistema Italia ha portato al controllo delle leve del potere politico, economico e diplomatico, una serie di guitti oltraggiosi, esiziali, micidiali. Non si tratta dell’inane nano di Arcore e del suo fido scudiero senza attributi, o degli altrettanto futili e dannosi Letta, Bonino, Kyenge, Lorenzin, Boldrini e circo al seguito. No, anche le presunte alternative, genovesi o meno, sono bacate, guaste e prone ai ben noti interessi estranei. L’Italia è nata grazie a una classe politica infida, truce ed infame, e oggi sta morendo per mano di un ceto politico-culturale ancor più infame, vile e infido. Un ciclo storico sta per concludersi.

Alessandro Lattanzio, 18/7/2013

Fascismo, antifascismo e paradossi

Fabien Lécuyer 7 Seizh 7 giugno 2012

I salafiti e gli islamisti sono più che fascisti. C’è il regno del terrore qui, non riconosco il mio paese, i salafiti sono il braccio armato di Enahda*, che fa orecchie da mercante sui loro eccessi e orrori.” Tale osservazione proviene dalle fantasie di un estremista di destra francese o bretone imbevuto di propaganda lepenista? No, queste parole sono di Nejiba Bakhtri, co-fondatrice del partito ecologista di sinistra Tunisia Verde e membro della direzione nazionale.
Alla domanda sulle rivendicazioni islamiste in Europa, aggiunge, “Non dovrebbero in alcun modo richiedere piscine per le donne, possono nuotare a casa loro. La mia opinione personale sui  predicatori: l’unico luogo di culto è la moschea. Possono pregare a casa e non per le strade! In Tunisia, anche pregare per le strade è provocatorio. Avete visto cristiani o ebrei … pregare per strada? È inaccettabile“. Diversi mesi fa le avevo chiesto notizie del suo paese, sulla primavera araba che aveva appena abbattuto il dittatore Zine Ben Ali, e Nejiba vide la rivoluzione andare in una direzione inquietante: “Gli europei pensano solo ai loro interessi, e ciò è normale (…) bisogna andare in Tunisia e vedere la realtà degli islamisti. Bisogna prendere in considerazione il fatto che fanno un doppio discorso: un discorso per i media, un discorso per gli Stati Uniti e gli europei … Gli islamisti in Francia, ad esempio, hanno votato per la sinistra, qui hanno votato per la destra (… ) Per quanto mi riguarda, sloggerei da qui se arrivassero al potere, o se avessero la maggioranza.”
Le rivoluzioni arabe mi hanno dato l’opportunità di comunicare regolarmente con tunisini o egiziani via Twitter o Facebook. La preoccupazione quotidiana è tanto sul ruolo dell’esercito, il ritorno del terzo coltello degli odiati regimi, quanto l’ascesa degli islamisti. Questo discorso non è nuovo.  Qualche anno fa ho avuto l’opportunità di incontrare attivisti di estrema sinistra curdi e turchi.  Questi sono in lotta su tre fronti: il giacobinismo dello Stato turco, l’estrema destra e l’islamismo. Ricordo in particolare le discussioni con kurdi e turchi usciti da lunghi periodi di detenzione nei loro paesi, per attività relative all’azione dei guerriglieri marxisti del PKK o del TKP-ML (ora Partito Comunista-Maoista/Esercito Popolare di Liberazione) e DHKP-C (Partito-Fronte di Liberazione del Popolo Rivoluzionario -Guevarista-), le tre formazioni sono legate in particolare alla diaspora. Chi conosce questi movimenti, ognuno supporta una guerriglia a bassa intensità in Turchia, sa che sono dell’estrema sinistra rivoluzionaria più radicale possibile. Queste persone  combattono armi in pugno contro l’esercito e contro gli islamisti, né più né meno. Dagli anni ’90, la contro-guerriglia al PKK, per esempio, è stata condotta direttamente da estremisti religiosi. Non è una posizione di principio, una bravata da liceo o una goliardata di cui vantarsi.
Alcune discussioni le ho avute con giovani bretoni antifascisti, fiduciosi ed entusiasti. Una sera, il dibattito si è spostato sull’Islam e l’islamismo. E poi ho potuto misurare la distanza tra un rivoluzionario turco o curdo e un giovane antifascista bretone. Le espressioni “non-stigmatizzazione dell’Islam”, “la comprensione di alcune rivendicazioni dei musulmani in Europa“, “il ridicolo affare del velo”, “le fantasie orchestrate dall’estrema destra“, ecc … sembravano reali provocazioni alle orecchie dei nostri interlocutori. Per loro, “l’Islam è una regressione sociale, filosofica e politica totale” e l’ondata di religiosità presso qualche giovane immigrato, “un insopportabile ritorno del  fanatismo, tanto ridicolo quanto pericoloso”, e non parliamo dei convertiti europei, che bisognava quasi “fucilare!”
In ogni caso, quella notte, due concezioni della lotta antifascista si affrontavano.
Oggi navigando su siti, chattando con persone provenienti dai partiti di sinistra, l’islamismo non può, l’islamismo non deve essere incluso nella geografia bruna del fascismo. I fanatici del manganello, i neo-nazisti, i fans di tutti i regimi più odiati al mondo e nella storia, i suprematisti bianchi, gli antisemiti, i Dupont-Lajoie, il sessismo, l’omofobia sono al “centro” del combattimento, sì! Ma Nient’altro … lì …. là in fondo a destra, con la barba, il Corano, le stronzate e tutto il resto … Mentre i progressisti dei paesi tradizionalmente musulmani dicono, senza mezzi termini, che gli islamisti sono fascisti e l’Islam non è una religione particolarmente progressista; i partiti occidentali di sinistra si rifiutano di discutere la questione. I partiti di destra in Europa sono in forte avanzata, soprattutto tra la classe operaia, ma soprattutto non si deve vedere nulla. O negare. O avere delle spiegazioni una più farlocca dell’altra; qualsiasi informazione sull’Islam viene tacciata come “ossessione” o “deriva”.
In effetti, la galassia antifascista è paralizzata per lo più da un dato di fatto … etnico: l’Islam è una religione nata in Medio Oriente e i suoi seguaci sono per lo più del Maghreb, Africa e Asia. Se l’Islam fosse una religione norvegese, si vedrebbero coorti di manifestazioni anti-musulmane da far arrossire un maoista turco.
Molto diversamente dall’antifascismo storico degli anni ’30, l’antifascismo “della difesa degli immigrati” è nato negli anni ’60 con l’arrivo dei lavoratori di quelle che sarebbero diventate le ex colonie francesi, nell’industria automobilistica in particolare. Gli immigrati, spesso singoli, erano stati stipati nelle case Sonacotra. All’epoca, questi immigrati erano spesso influenzati dal nazionalismo di sinistra arabo (che scoprirono al loro arrivo in Europa) e si trovarono inquadrati da organizzazioni satelliti del Partito Comunista. Lasciati al razzismo di certi esagonali, furono subito difesi da formazioni di sinistra (a volte contro il parere di alcuni dei loro stessi membri, va detto!) E la difesa del movimento alla fine culminò con l’arrivo di Mitterrand al potere, l’invenzione di SOS Racisme, la “marcia dei beurs“, ecc … All’epoca si dovette combattere contro i picchiatori, gli skinhead, l’isolamento degli stranieri, il razzismo quotidiano, ecc…
Ma oggi è completamente diverso. Marginale in quel momento, l’ascesa dell’islamismo ha cambiato la situazione. Al contrario, la logica politica dell’antifascismo sembra essere bloccata agli anni ’80.  E qui la cosa infastidisce. Considerando che per l’estrema destra, l’Islam è “ovunque”, dietro ogni inciviltà orchestrata dalle “forze oscure dell’Islam“, fino al ridicolo; per l’estrema sinistra, l’islamismo non … esiste. Ridotto a “paura sfruttata da Le Pen“, a “epifenomeno”, a “fantasia di poveri coglioni“, di gente poco istruita, ecc … In breve, la classe operaia è diventata così volgare. La decenza obbliga soprattutto a non affrontare l’argomento, scabroso e intrinsecamente rischioso per coloro che non vogliono essere “sospettati di…”.
Perché vi è un timore: l’antifascista ha di fatto una paura fottuta di essere sospettato da altri più antifascisti di lui! Eppure, anche in Bretagna, esempi di questa avanzata di barbe non mancano: L’insediamento di Forsane Alizza a Nantes, le 74 donne Lies Hebbadj; i problemi nella regione di Brest, ecc … e soprattutto come non vedere che l’avanzata del Fronte Nazionale si nutre, tra le altre cose, di questa ascesa del radicalismo islamico e della sua negazione da parte dei partiti di sinistra!
Ed è così che tutti gli ingredienti sono raccolti per un disastro. Oggi, per esempio, la questione della carne halal è presente in molti macelli della Bretagna. In particolare, si traduce nella presenza di un religioso che controlla che gli animali siano macellati in conformità con i precetti del Corano. E che questi vincoli siano ben lungi dall’essere apprezzati dai non-musulmani, è un dato di fatto. Inoltre, portano a una preferenza religiosa come criterio per l’assunzione di una parte del personale. Il 14 marzo 2012, i due sacerdoti del macello LeFloch di Vannes, hanno spiegato al Télégramme, “si deve essere molto religiosi per avere il diritto di svolgere questa funzione.” Quale sarebbe la reazione dei progressisti se un paio di preti fosse stato assegnato a tempo pieno, in un affollato mattatoio, a salmodiare attorno a dei tacchini appesi?
Ma gli antifascisti “storici” rompono il tabù: il settimanale Charlie Hebdo e le sue caricature di Maometto … Sappiamo il resto, d’altronde. Anche gli anarchici, per chi ascolta Radio Libertaire, hanno regolarmente trattato l’islamizzazione dei giovani immigrati in termini molto poco politically correct. Ma usciti da queste due obbedienze, calma piatta. Il fatto stesso di affrontare l’argomento sembra stordire l’intero mondo antifascista e di sinistra, per i quali la bestia immonda non può che essere più o meno lo skinhead, il bestione del FN o il fondamentalista cattolico.
E peggio di tutto è che questo paradosso ha lasciato campo libero ai fascisti bruni stessi. La laicità, i diritti delle donne, la denuncia dei costumi barbari: tutto ciò è stato abbandonato a Marine Le Pen e agli Identitari. Anche questi ultimi, che qualche anno fa facevano festini per il paganesimo e tutte le cianfrusaglie solari, sono ormai divenuti i campioni imbattuti di laicità e libero pensiero. E cosa pensare riguardo la svolta giacobino-laicista del Fronte nazionale marinista, che spazza via i ninnoli religiosi, i fondi di magazzino del vecchio Fronte Nazionale?
Nella sinistra francese, fino al governo, il dibattito infuria su questo tema tra la linea di Terra Nova e la Sinistra Popolare. Ciò che si teme, purtroppo, è il recupero del secolarismo della sinistra giacobina o della destra oscurantista, come denunciano.
Tutto questo è stato possibile a causa della cecità, della rassegnazione e della codardia. Oggi, si dovrebbe finirla col raccontarsi delle storie e di ascoltare ciò che i democratici dei paesi colpiti dal cancro dell’islamismo hanno da dirci.
Prima di chiudere questo articolo, ho ricevuto un ultimo messaggio da Nejiba: “Fabien, infatti, qui c’è davvero l’avanzata dell’islamismo nelle amministrazioni, nei ministeri, nelle scuole, collegi, università, nella vita di tutti i giorni, il Nahda (un altro modo di chiamare Ehnada) ha piazzato i suoi dappertutto, vediamo donne sempre più velate e uomini in tenuta afgana…. con il coraggio che cerco di avere, è possibile chiedere asilo politico Fabien?????”.
Buona fortuna Nejiba, qui si sta ancora valutando se ciò che descrivi sia una “fantasia orchestrata dall’estrema destra” o no…

*Ehnada: partito islamista tunisino

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora