Il Pentagono minaccia di abbattere i jet russi in Siria

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 10 dicembre 2017Il mese scorso mi chiedevo se l’accresciuta retorica del Pentagono sulle “insicure pratiche di volo russe” in Siria preparasse i media al possibile abbattimento di un aereo russo da parte degli Stati Uniti. Ora gli Stati Uniti continuano a minacciarlo apertamente. Ricordiamo, il 24 novembre la CNN pubblicò un articolo in cui, secondo funzionari anonimi, i poveri piloti statunitensi venivano “sottoposti a pratiche di volo russe“. Questo seguiva un rapporto della settimana prima in cui un ufficiale anonimo del Pentagono parlava di aerei russi “minacciosi” e “potenzialmente minacciosi” e dei loro “comportamenti sempre più allarmanti” (che in seguito si rivelano semplicemente aerei russi che volavano nel raggio delle armi statunitensi a terra). Ora il Pentagono minaccia apertamente la prospettiva di abbattere un aereo da guerra russo, coi suoi portavoce. Il colonnello Damien Pickart, portavoce del Comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti, aveva detto che l’esercito statunitense ha “la grave preoccupazione” di “abbattere un aereo da guerra russo perché le sue azioni sono viste minacciose“, in altre parole incrociare nello “spazio aereo della coalizione” nella Siria orientale. Sì, in modo bizzarro il Pentagono indica la Siria ad est dell’Eufrate come “nostro spazio aereo”: “Abbiamo visto ovunque da sei a otto incidenti al giorno a fine novembre, dove aerei russi o siriani attraversavano il nostro spazio aereo ad est dell’Eufrate“, aveva detto Pickart. Gli Stati Uniti sostengono di non poter onestamente sapere se gli aerei russi attraversano il fiume per “errore” o perché intendono attaccare “forze della coalizione”, e che quindi i caccia statunitensi potrebbero già ragionevolmente abbatterli per “autodifesa”: “I piloti dell’aeronautica hanno mostrato moderazione, ma dato che le azioni dei Su-24 avrebbero potuto ragionevolmente essere interpretate come minaccia agli aerei statunitensi, il pilota dell’F-22 avrebbe avuto diritto di sparare per autodifesa, secondo i funzionari della base aerea del Qatar”. Questa è pura assurdità. Non si tratta di paura di un attacco russo, ma di confronto.
In primo luogo il Su-24 è un aviogetto d’attacco che non verrebbe usato per attaccare altri aerei da combattimento. Ancora più importante, i russi rivelavano di aver già effettuato oltre 600 missioni di combattimento per colpire lo SIIL ad est del fiume a sostegno delle milizie curde YPG solitamente sostenute dagli USA. Le YPG salutavano la copertura aerea russa*. Gli statunitensi sanno bene che i russi non attraversano il fiume per attaccare loro o i loro agenti. Al contrario, sostengono la stessa fazione degli Stati Uniti, ma il Pentagono vuole il monopolio su ciò e sul territorio occupato. Inoltre, mentre il Pentagono si lamenta degli incidenti in cui aerei statunitensi e russi quasi entrano in collisione a causa dei russi che volano sul lato “sbagliato” del fiume, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i caccia statunitensi avevano già simulato l’attacco ad aviogetti russi: “Il 23 novembre, sui cieli della riva occidentale dell’Eufrate, un caccia F-22 statunitense ostacolava attivamente 2 aerei d’attacco russi Sukhoi Su-24 nell’adempiere la missione per distruggere un comando dello Stato islamico vicino Mayadin“, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “L’F-22 lanciò dei bengala e aprì i freni manovrando costantemente per simulare un duello”. L’F-22 Raptor “finì le manovre pericolose e fuggì nello spazio aereo iracheno” dopo che un altamente manovrabile Su-35S apparve nelle vicinanze, affermava Konashenkov. Quindi chi effettivamente minaccia chi? I russi che attraversano il fiume per aiutare le YPG appoggiate dagli Stati Uniti, o gli Stati Uniti che simulano attacchi agli aerei russi? Ma non preoccupatevi, se gli Stati Uniti abbattessero un aereo russo sarà colpa dei russi avendo sorvolato le forze curde alleate degli Stati Uniti che aiutano: “Altri aerei russi volarono a breve distanza o direttamente sulle forze alleate per massimo 30 minuti, aumentando le tensioni e il rischio di uno scontro, secondo funzionari statunitensi”. Oppure per “adescare” gli statunitensi ad abbatterli: “È sempre più difficile per i nostri piloti capire se i piloti russi deliberatamente ci testano o istigano a reagire, o se si tratta solo di errori“, diceva il tenente-colonnello Damien Pickart, portavoce del comando. Vedete, questi russi vogliono essere abbattuti, non è mai colpa degli USA. (Ricordatevi che secondo il revisionismo neocon Sadam finse di avere armi di distruzione di massa per spingere gli Stati Uniti ad invaderlo).
L’US Air Force ha già abbattuto un Su-22 siriano sulla Siria centrale, bombardato l’Esercito arabo siriano in tre diverse occasioni nel sud della Siria uccidendo una dozzina di soldati, e presumibilmente bombardò l’Esercito arabo siriano nella città circondata dallo SIIL di Dayr al-Zur per errore, ma in realtà per sabotare l’accordo Lavrov-Kerry del settembre 2016 che prevedeva la collaborazione tra Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti fingono di credere che la Russia voglia bombardare le YPG quando in realtà si coordinano.*Nonostante l’approvazione dell’ombrello per le SDF (Syrian Democratic Forces) che gli Stati Uniti istituirono a fine 2015 per aiutare a presentare le YPG comuniste curde, contraddicono bizzarramente le dichiarazioni delle YPG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il mondo impazzisce, mentre la Siria di prepara all’aggressione sionista

Ziad Fadil Syrian Perspective 9 dicembre 2017Ancor più selvaggio e pazzo. Abbiamo già discusso, in un altro post, il dilagante guasto che affligge tanti governi oggi. Gli Stati Uniti, probabilmente la più grande potenza del mondo, sono guidati da un maniaco che vive in un bozzolo di auto-inganno e delusione. Orgoglioso e dedito alla millanteria, è deciso a dimostrarsi differente dagli altri capi che definisce “politici”, nel senso che “fa ciò che dice di fare”. Lo scandalo oggi è la minaccia di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme. I leader mondiali adottano normalmente tali minacce come posa ma, con Trump, universalmente considerato un mina vagante, la minaccia ha una certa risonanza. L’amministrazione Trump è dedita a servire abomini rabeliani. L’ambasciatore statunitense presso l’entità sionista è un sionista al 100%. Il genero del presidente Jared Kushner, rivelatosi il fondatore di un’organizzazione che sostiene gli insediamenti illegali in Cisgiordania ed è, a detta di tutti, uno stupefacente psicosionista dal DNA russo. Ora che gli Stati Uniti sono fuori dal processo di pace, grazie alla magnanimità di Trump verso i coloni sionisti, può iniziare a prepararsi a un nuovo Medio Oriente dove non dovrà preoccuparsi di questioni umanitarie o di coscienza. No, farà solo ciò che è nell’interesse degli USA, ad esempio: occupare terre appartenenti ad altri Paesi con o senza il consenso dei loro governi; vendere enormi quantità di armi alle tirannie alleate; potenziarle in tutto ciò che riguarda i beni naturali necessari agli Stati Uniti; eliminare ogni rispetto di sé rimasto agli arabi; e, con sua grande sorpresa, osservare i piani di dominio affondare nella storica palude dei misfatti insieme all’abominio sionista che controlla il suo regime e la sua nazione. Oltre a vendere miliardi di dollari in missili e ordigni ai pazzi pedofili dell’Arabia Saudita, affinché possano continuare la guerra criminale e genocida contro gli yemeniti, Trump brama guerre contro Corea democratica e Iran, entrambi potenze che possono affondare le navi statunitensi, per non parlare di difendere le proprie terre con tenacia fanatica. Trump cerca di distogliere l’attenzione dalle indagini di Robert Mueller e potrebbe effettivamente avviare nuove guerre per ottenere proprio tale fine. Non ha promesso nuove guerre all’estero nella campagna per la Casa Bianca. Quella promessa elettorale si è rivelata una menzogna flagrante. La mia nuova fonte, Chris, ora dice che gli Stati Uniti costruiscono un enorme complesso militare sotterraneo a nord della capitale giordana Amman. Chris collega tale mostruosa base alla compagnia Halliburton, gestita dal noto vigliacco, boia e guerrafondaio Dick Cheney. Quando il popolo della Giordania scoprirà che tale base ha lo scopo di continuare l’occupazione statunitense del mondo arabo, potrebbe infine impazzire e deporre il tirannico Pollicino che di nascosto distrugge la dignità che potrebbero ancora avere.
La base a nord della capitale giordana è un’attestazione della riluttanza delle “intelligence” CIA, Mossad e saudita ad accettare la sconfitta in Siria. È quel fastidioso piano iraniano d’estendere un gasdotto attraverso l’Iraq fino al litorale siriano che alimenta tale ossessione. Ma c’è dell’altro, dice Chris, che insiste sul fatto che gran parte della pianificazione volta a deporre il Dr. Assad era legata ai vasti giacimenti di petrolio scoperti nel sottosuolo delle alture del Golan, che i sionisti vogliono sfruttare col loro solito modo cupido e malevolo. Hanno concesso a una società statunitense, la Genie Energy (del New Jersey), i diritti per estrarlo. Genie Energy è di proprietà di Dick Cheney, Jacob Rothschild e Rupert Murdoch, principali azionisti. Secondo un articolo di Michael B. Kelley su Business Insider, fu concessa un’area di 153 miglia quadrate nella parte meridionale delle alture. Il trasferimento del petrolio, tramite il gasdotto, coinvolgerà inevitabilmente Halliburton, la società una volta guidata da Dick Cheney. Quindi, cosa faranno i giordani quando Trump annunciava il 6 dicembre che intende riconoscere la rivendicazione sionista su Gerusalemme e spostarvi l’ambasciata degli Stati Uniti? Cosa faranno sapendo che il loro miserabile re ha cercato di dissuadere l’indomabile Trump da tale incredibile raggiro del diritto internazionale e degli accordi ONU? Accidenti, non lo so. Ma ciò che so è che il cosiddetto re, suo padre e suo nonno prima di lui, erano tutti traditori del popolo arabo. E un leopardo non può cambiare le proprie macchie. La decisione è stata presa per spodestare il Dottor Assad usando forze dirette. Il passato affidamento ai fantocci ha generato un amaro fallimento. Per far sì che l’estromissione avvenga, diverse anatre vanno messe in fila.
Il primo segmento di tale piano è mantenere le forze statunitensi a tutti i costi in Iraq e Siria. Come molti hanno sentito, il Pentagono ha incautamente dichiarato che intende mantenere proprie truppe in Siria per tutto il tempo necessario a sostenere gli interessi statunitensi, qualunque cosa significhi. Siamo convinti che gli Stati Uniti stiano ammassando proprie forze in Siria per compensare la perdita prevedibile della base turca d’Incirlik, dove statunitensi, inglesi e francesi escogitano i loro piani per schiavizzare il popolo arabo. Non solo, la nuova base sotterranea che Chris indica in Giordania, evidentemente, viene sviluppata per compensare la perdita attesa della base statunitense di al-Udayd in Qatar, mentre Doha continua ad espandere i legami con l’Iran ridimensionando gli interessi per l’alleanza del Golfo Persico. Re Abdullah II di Giordania è al corrente di tale tradimento. Ma è un bravo attore, come suo padre. Gli Stati Uniti devono restare in Siria anche perché i curdi sono vulnerabili agli eserciti siriano, iracheno e turco. Gli statunitensi pensano che solo restandovi, alcuna combinazione di forze oserà sfidare le pretese ostentate dall’esercito statunitense. O si? I taliban combattono gli Stati Uniti da 16 anni e non si vede una fine. Aspettate solo che le milizie afghane e irachene inizino l’insurrezione contro gli Stati Uniti in Siria, coi sacchi per cadaveri che si accumulano sull’asfalto delle piste. Tanto per le promesse di Trump di non immischiarsi all’estero. I curdi hanno un ruolo più profondo e significativo da svolgere in Siria di quanto appaia. Vedete, i curdi, molti siriani, possono dare agli Stati Uniti la foglia di fico della legittimità necessaria a giustificarne la presenza in Siria. I curdi, da parte loro, possono essere impiegati per arrembare il corridoio che Teheran intende utilizzare per l’oleodotto ed armare Hezbollah. Con gli Stati Uniti invischiati e incastrati coi curdi, il Pentagono crede che non ci sarà alcun sforzo per destabilizzare tale assurdo piano senza innescare una risposta militare statunitense. È così che iniziano le guerre all’estero e Trump non ne ha la minima idea. Secondo Chris, lo Stato profondo coinvolge molti attori, ognuno dei quali ha interesse nella cacciata del Dr. Assad e del Partito Baath. Aziende come Halliburton, Monsanto, Blackwater (Academi), Lockheed-Martin, Wackenhut e DynCorp fanno tutte parte della stessa rete di cabalisti intrecciati e decisi a garantire avidamente tutta la ricchezza del Medio Oriente a favore dell’entità sionista. A loro non importa di SIIL o al-Qaida, semplici pedine che usano per accerchiare la preda prima di divorarla. Il capo dello SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, fu programmato a Tel Aviv dal Mossad e dagli psicologi della CIA dopo essere stato rilasciato dalla prigione in Iraq. Ne scrissi molto in un precedente post, ma pochi ne hanno parlato anche se ero l’autore che ha rivelato che la dirigenza dello SIIL era formata da ex-ufficiali sunniti dell’esercito di Sadam prima che venissero scacciati da L. Paul Bremer.
Affinché le anatre siano in fila, il quartier generale delle operazioni saudite deve sincronizzarsi con quello giordano e sionista. Mentre la Giordania ha molta esperienza nel coordinarsi col Mossad, i sauditi sono ancora dei neofiti in ciò e affinché possano svolgere il loro ruolo efficacemente, gli agenti del Mossad, che sarebbero ad Amman, hanno avviato un corso virtuale per spettri rivolto ai traditori sauditi. Vengono insegnati a comunicare e individuare, maneggiare agenti e tecniche di assassinio. Ho ricevuto alcuni rapporti secondo cui il corso non va bene a causa della totale ignoranza dei wahhabiti. Tuttavia, verrà deciso di perseguire gli obiettivi dello Stato profondo statunitense con o senza sauditi. La crisi dello Yemen va risolta. Divora tempo e risorse dei sauditi, perciò il governo saudita decideva di partecipare ad essenzialmente una guerra di sterminio per piegare gli zayditi. Tuttavia, se la storia insegna qualcosa sull’Arabia Felix, è che il popolo dello Yemen è ostinato come la roccia. I sauditi uccideranno molti bambini, ma alla fine saranno sconfitti, una concessione che non sarà di buon auspicio per l’alleanza sionista-giordana-saudita. I sauditi devono risolvere le divergenze col Qatar. Ad essere sinceri, va chiesto il perché di tale conflitto. Se la questione ha a che fare con finanziamento ed organizzazione del terrorismo in Siria, è nota la complicità saudita proprio in tale attività. Perché i sauditi, ora sotto il tallone di MBS, creano una nuova crisi basandosi su una menzogna? Può darsi che fossero preoccupati dell’accusa di crimini di guerra o temessero che i siriani avrebbero difficilmente spodestato il Dott. Assad. Queste sono semplici possibilità per spiegare il comportamento politico aberrante dei sauditi. Ma se non riescono a porre fine al conflitto col Qatar, l’ombra dell’Iran ricadrà sul Golfo con un elemento chiave decisamente nel campo iraniano. Come già scritto, il Qatar ha evidentemente rinsaldato le relazioni con Teheran assicurandosi l’accesso al famigerato gasdotto. Se è così, può darsi che la collusione con un nemico giurato spinga i sauditi ad accusare Doha di quanto potrebbero esserlo loro. Ironico, no?
Il piano richiede anche un esercito sionista al vertice del gioco. Le recenti manovre nel Golan e in Galilea dimostrano che il nemico pianifica un attacco molteplice ad Hezbollah ed Esercito arabo siriano. Se è così, l’alto comando sionista deve considerare la probabilità che Hezbollah ed EAS possano usare un vasto arsenale missilistico sulle città della Palestina occupata. L’Iron Dome non è in grado di intercettare 100 razzi al minuto, il che è esattamente ciò che Hezbollah ed EAS faranno. L’Iron Dome sarà sopraffatto, e se l’Iran lancerà missili sullo Stato dell’apartheid sionista, il quadro sarà tutt’altro che allegro. Eppure, questo è esattamente ciò che i sauditi sperano: una reazione massiccia, possibilmente nucleare, dei militari di Mileikowski. Questo potrebbe essere l’unico scenario che darebbe ai sauditi e al loro futuro stramboide MBS, la vittoria sull’Iran. Che lo Stato colone sionista entri in uno scenario apocalittico come quello descritto è difficile. Tuttavia, a meno che i sionisti non trovino un modo migliore per liberare la Mezzaluna Fertile dalle ambizioni iraniane, questo è tutto ciò che hanno. Di certo, potrebbero provare ad attaccare solo Hezbollah per evitare di creare l’inferno che l’inghiottirebbe distruggendogli lo Stato. Ma è difficile vedere come l’attacco ad Hezbollah non sfugga al controllo e coinvolga attori come Esercito arabo siriano, pasdran iraniani e addirittura Russia. Con statunitensi, sauditi e sionisti che collaborano cogli sfortunati giordani, si può vedere dove tutto ciò porterà.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Attacchi aerei: Israele si rompe i denti sulla Siria

Mikhail Gamandij-Egorov, al-Manar, 6 dicembre 2017Israele vede la superiorità aerea in Medio Oriente seriamente limitata. Damasco, dopo aver eliminato la minaccia terroristica, non lascia più senza risposta le aggressioni israeliane, registrando un primo successo in questo settore. La fine dell’impunità aerea di Tel Aviv è gravida di conseguenze nella regione. L’intercettazione da parte dei siriani di diversi missili terra-terra israeliani indica i cambiamenti radicali nella bilancia di potere nel Vicino e Medio Oriente. Questa evoluzione militare è senz’altro sostenuta dai cambiamenti della linee di forza geostrategiche, che non saranno lamentati dai partigiani della multipolarità. Affrontando quest’ultimo punto, si nota innanzitutto l’isteria sempre più evidente dai capi israeliani. Netanyahu, notando il fallimento del suo scenario ideale, l’incancrenimento indefinito del conflitto siriano, minaccia quasi quotidianamente Damasco ed alleati, tra cui Teheran. A volte le minacce sono seguite da momenti di silenzio, poiché la nuova realtà sembra travolgere i capi dello Stato ebraico. In effetti, nei giorni scorsi, Israele alzava i toni dicendo che “non tollererà alcuna presenza iraniana in Siria”. Dimenticando che la Siria non è una colonia israeliana, come quelle nel territorio palestinese. Inoltre trascura il fatto che la Repubblica Siriana, in quanto Stato sovrano, non deve chiedere il permesso di terzi, siano israeliani, statunitensi o europei, per la presenza sul suo territorio delle forze alleate di Russia, Iran od Hezbollah. Tel-Aviv sembra anche sorpresa che la Siria abbia non solo sconfitto decine di migliaia di terroristi che operavano sul suo territorio da diversi anni, grazie all’aiuto decisivo della Russia, avviando ampi progetti di ricostruzione nazionale, ma che anche imponga le nuove condizioni nella difesa del proprio spazio aereo. Va ricordato che durante la guerra di Siria ed alleati contro il terrorismo internazionale, l’aviazione sionista compì numerosi raid contro le postazioni dell’Esercito arabo siriano, senza mai toccare alcun gruppo terroristico, come SIIL o al-Qaida? Damasco non mancò di sottolineare la complicità tra Tel Aviv e i gruppi terroristici. Ma al di là di tali convinzioni, è chiaro che la Siria non poteva in genere difendere adeguatamente il proprio territorio dagli attacchi israeliani; in realtà, l’Esercito arabo siriano era principalmente mobilitato nella lotta al terrorismo e, secondo il Presidente Assad, diversi sistemi di difesa aerea furono distrutti dai terroristi all’inizio del conflitto.
Alcuni pettegolezzi non esitavano a denigrare la Russia, alleata di Damasco, sulla volontà di affrontare gli attacchi aerei israeliani, che spesso solcano lo spazio aereo libanese. La sola azione visibile di Mosca era convocare l’ambasciatore israeliano per presentargli le proteste ufficiali. Personalmente, sono convinto che se il Cremlino avesse provato, invano, a convincere Israele a fermare le ostilità contro la Siria, la ragione principale di tale “pazienza” era concentrarsi sull’eliminazione dei terroristi in Siria. Missione compiuta, dato che i terroristi sono stati eliminati per più del 95%. Sulle incursioni aeree contro Damasco, la Russia aveva annunciato l’intenzione di rafforzare in modo significativo la difesa aerea siriana. Alcuni potrebbero aver pensato che sarebbero state solo parole. La Russia ha fatto di tutto per nasconderlo, ma i risultati ci sono: con diversi missili israeliani intercettati, la Siria ha dimostrato di poter contrastare gli attacchi israeliani. La Russia, da buon alleato, non sbandiera di certo le ragioni di tale cambiamento della difesa antiaerea della Repubblica Araba. Non è sua abitudine. Un po’ come al momento delle vittorie decisive ad Aleppo, Palmyra, Homs o Dayr-al-Zur, dove la Russia ha sempre lasciato la palma della vittoria a popolo, esercito e governo siriani. Tuttavia, una cosa è certa: lo Stato sionista non domina più lo spazio aereo della regione. La pillola sarà difficile da ingoiare, ma avverrà. E invece di rompersi i denti, Israele farebbe meglio a ripensare la propria politica verso Siria, Palestina e l’intera regione. In caso contrario, potrebbe affrontare conseguenze che gli saranno certamente dannose.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump rischia grosso su Gerusalemme

Frontier Insights 7 dicembre 2017Il presidente Trump annunciava che intende trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti d’Israele da Tel Aviv a Gerusalemme entro sei mesi, oltre a dichiarare l’audace riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele. Tale atto inaudito è stato ampiamente denunciato dalla maggior parte dei capi di Stato, ad eccezione ovviamente del governo israeliano. Attualmente, quasi tutti i Paesi con relazioni diplomatiche con Israele hanno la missione a Tel Aviv. Trump ha appena fatto una grande scommessa per risolvere il lungo conflitto tra Israele e Palestina. Ma già da come le cose si svolgono, le speranze di una soluzione sono lontane.

Breve riassunto del conflitto arabo-israeliano
Questo è un conflitto molto lungo, teso e complicato, quindi il riassunto non si garantisce in alcun modo adeguato, non potendo coprire tutto, poiché probabilmente richiederebbe un intero libro. In breve, l’ultimo grande cambiamento che emerge quale riferimento della maggior parte dei tentativi di accordi di pace, è la guerra dei 6 giorni del 1967, quando Israele sconfisse gli arabi. Israele finì col prendere il Sinai dall’Egitto, Gerusalemme Est e Cisgiordania dalla Giordania e le alture del Golan dalla Siria. Da allora, il Sinai fu restituito all’Egitto con l’accordo di pace nel 1979, mentre le alture del Golan e la Cisgiordania (nota anche come Giudea e Samaria in Israele), sono rimaste sotto occupazione israeliana. La maggior parte dei tentativi di risoluzione del conflitto arabo-israeliano da allora faceva frequenti riferimenti ai confini precedenti al 1967, quando la composizione politica di Israele e Palestina era molto più vicina al piano di partizione originale dell’ONU del 1947, Risoluzione 181. Il motivo per cui ciò non è esatto è che il piano di partizione originale cambiò dopo la guerra del 1948, quando gli arabi dichiararono guerra ad Israele il giorno dopo aver dichiarato l’indipendenza. Israele vinse la guerra e occupò più terra di quella in origine lasciata dall’ONU.

Problemi chiave
Diritto al ritorno
I palestinesi espulsi e/o fuggiti da Israele durante la guerra del 1948, che all’epoca erano oltre 700000, si stabilirono in grandi campi profughi in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Gaza. Oggi sono 4-5 milioni. Il diritto al ritorno è una richiesta che sancisce il diritto ai rifugiati di tornare in Israele. Israele si oppone fermamente a ciò per ovvi motivi; ne cambierebbe i dati demografici in favore degli arabi.

Status di Gerusalemme
Entrambe le parti rivendicano Gerusalemme come capitale, con Gerusalemme Ovest conosciuta come la metà israeliana, e Gerusalemme Est conosciuta come la metà araba. L’ONU dichiarò Gerusalemme città internazionale, per la sua importanza sia per gli israeliani che per gli arabi, così come per cristiani, ebrei e musulmani. La Chiesa ortodossa russa orientale, il Vaticano e il musulmano Waqf possiedono le proprietà storiche di Gerusalemme e sovrintendono vari monumenti sacri, consolidando così la nozione di status internazionale.

Sicurezza
Con la divisione dell’Autorità Palestinese tra Hamas a Gaza e Fatah a Ramallah (Cisgiordania), Fatah riconobbe il diritto d’Israele ad esistere all’inizio degli anni ’90, prima degli accordi di pace di Oslo del 1993. Tuttavia, Fatah non riconosce il diritto di Israele ad esistere come Stato ebraico. Hamas non riconosce il diritto d’Israele di esistere in alcuna forma, mentre Israele lo esige. Perciò, Gaza subisce un intenso blocco aereo, marittimo e terrestre da Israele, mentre la Cisgiordania ha libertà di movimento molto limitata, con limitate forze di sicurezza palestinesi autorizzate a controllare una zona interna alla zona esterna dei checkpoint della sicurezza israeliana. Israele insiste su un’autorità palestinese smilitarizzata in qualsiasi accordo. L’AP probabilmente insisterà su una più ampia forza di polizia e di confine, ma qualsiasi cosa al di là di ciò sarà considerata grave minaccia per Israele. Israele ha costruito il famigerato muro di cemento, la “barriera di sicurezza”, attorno ai territori palestinesi, impedendo gli attacchi suicidi dell’Intifada, ma divenendo anche simbolo di oppressione. La peggiore minaccia che ora affronta sono gli attacchi coi razzi dall’estero e quelli dei lupi solitari all’interno. I palestinesi non hanno praticamente forze di sicurezza e sono vulnerabili alle IDF.

Confini e insediamenti
Questo è un importante punto critico perché il governo israeliano attivamente persegue un cambio demografico a proprio favore costruendo insediamenti ebraici illegali in violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e sfrattando i palestinesi a Gerusalemme e Cisgiordania. Molti lo vedono come un modo per pregiudicare i territori palestinesi. Le IDF sono note fare nulla contro i coloni illegali che molestano i palestinesi. L’espansione degli insediamenti è l’opportunismo israeliano verso un’Autorità palestinese disunita. La costruzione della “barriera di sicurezza” portava Israele ad assorbire circa il 10% delle terre palestinesi in Cisgiordania. Quindi, la richiesta dell’Autorità Palestinese dei confini di prima del ’67 rimane un argomento molto controverso. Questi sono i problemi principali. Ora si analizzano le azioni di Trump in tale contesto.Gli Stati Uniti in veste di mediatori sono permanentemente danneggiati
Trump ha una posizione fin troppo filoisraeliana screditando gli USA come mediatori del conflitto. Ridurrà ancor più il prestigio degli Stati Uniti nel mondo arabo, in particolare nel contesto degli ultimi due decenni d’imperialismo statunitense in Medio Oriente, causando incessanti massacri attraverso cambi di regime, ingerenza palese nella guerra tra sunniti e sciiti, così come ierrorismo sponsorizzato da Stati. Francamente, la mediazione degli Stati Uniti non può più essere presa sul serio. Adottare un approccio non sfumato e riconoscendo Gerusalemme come capitale d’Israele senza menzionarne l’importanza per palestinesi e musulmani, è sbagliato. Tale posizione è grossolanamente incompatibile con la soluzione dei 2 Stati. Si ha solo la soluzione di uno Stato: quello ebraico. Trump ha fatto una mossa estrema anche per gli standard statunitensi, dove alcuna precedente amministrazione degli Stati Uniti osò fare una simile dichiarazione. I politici europei hanno condannato tale mossa. Quindi lo status di Gerusalemme come questione chiave del conflitto arabo-israeliano è ormai danneggiato da tale posizione nettamente filo-israeliana. Jared Kushner chiaramente lavora per l’agenda sionista e Trump ne è un burattino.

L’escatologia di fondo
Credo che le basi di tale dichiarazione siano state poste tempo fa dai neocon filo-sionisti. Le loro guerre e destabilizzazione del mondo musulmano hanno contribuito a indebolirlo con lotte intestine, guerre ed odio, permettendo ai sionisti di promuovere la loro agenda mentre il mondo islamico rimane diviso. La politica estera degli Stati Uniti è guidata da un’alleanza tra sionisti cristiani di destra ed sionisti ebrei, rappresentati da cittadini statunitensi-israeliani che operano negli USA per promuovere il programma israeliano. Tale alleanza di convenienza mira a schiacciare l’opposizione musulmana in Israele, dato che gli evangelici credono che Israele debba essere solo uno Stato ebraico, pre-condizione per la seconda venuta di Cristo. Gli ebrei d’altra parte, in ultima analisi, mirano a ricostruire il loro terzo tempio, che necessariamente significa distruggere le moschee di al-Aqsa e della Cupola della Roccia, entrambe molto sacre per l’Islam. Questa è una resa dei conti religiosa di proporzioni potenzialmente apocalittiche. Purtroppo, auto-avverantesi e delirante. Il fattore religioso è il fine a Gerusalemme. Escatologia significa fine dei tempi, segno distintivo di tutte le religioni abramitiche convergenti su Israele.

Il fattore russo
La Russia potrebbe rispondere bilanciando la situazione aprendo l’ambasciata a Gerusalemme Est, dando così speranza alla causa palestinese. A ciò potrebbe seguire la corsa di varie nazioni ad aprire le missioni diplomatiche a Gerusalemme Ovest od Est, legittimando la città come internazionalmente importante. Sarebbe una mossa rischiosa per Putin, ma comunque possibile. Aiuterebbe Trump a salvare la faccia, calmando una situazione potenzialmente esplosiva. La volontà del contrappeso russo sarà seguita nel mondo arabo, specialmente dopo la decisa dimostrazione di forza in Siria.

Potenziale scissione con alleati arabi
Dopo la guerra del 1973, gli Stati arabi si unirono per mettere in ginocchio l’occidente con un devastante embargo petrolifero. Fu la risposta al sostegno occidentale ad Israele nella guerra e una dimostrazione così profonda di potere che diede vita all’accordo sul petrodollaro, con cui gli USA sterilizzarono l’arma petrolifera araba fatturandone la vendita in dollari USA in cambio di garanzie per la sicurezza agli Stati arabi. Così, la mossa di Trump rischia di alienare gli alleati arabi, in particolare gli Stati fantoccio nel Golfo, già visti come troppo vicini a Israele e USA dal loro popolo. Questo potrebbe imbarazzarli seriamente, venendo visti come filo-sionisti e costringendoli a prendere le distanze da Stati Uniti e Israele. Trump potrebbe benissimo finire per unire il mondo musulmano con tale mossa e contro USA ed Israele, perdendo altri alleati e annullando decenni di complotti di CIA-Mossad volti esattamente al contrario, seminare discordia nel mondo musulmano. Non va dimenticato che potrebbe anche spingere l’Arabia Saudita, se abbastanza irritata, a rinunciare al petrodollaro per il petroyuan e scartare qualsiasi possibilità di quotare Aramco sulla borsa di New York. Qui appare un possibile sospetto; Jared Kushner avrebbe convinto l’ingenuo Muhamad bin Salman ad impegnarsi nella faida familiare per indebolire i sauditi poco prima dell’annuncio di Gerusalemme? Non si sa a questo punto, ma è possibile che l’alleanza evangelico-sionista si sia posizionata per distruggerli, per così dire, in Israele. Ma ciò potrebbe tremendamente ritorcerglisi contro, essendoci già in programma proteste di massa. Vladimir Putin osserverà da vicino come ciò influirà sulla posizione degli USA nel mondo musulmano, e potrebbe cogliere l’opportunità d’intervenire in soccorso laddove gli USA hanno fallito, ancora una volta. Il fatto che questo accada poco prima di Natale dimostra che la mossa ha intenti evangelico-sionisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Mueller indica la potenza straniera “collusa” con Trump: Israele

Wayne Madsen SCF 04.12.2017Nell’accusa al gran giurì federale del consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, tenente-generale Michael Flynn, il consigliere speciale del dipartimento di Giustizia Robert Mueller indica chiaramente la potenza straniera collusa con la squadra di transizione presidenziale di Trump prima del giuramento del 20 gennaio 2017. La potenza straniera non era la Russia, la Cina o il Regno Unito, ma Israele. Subito dopo che Mueller annunciava che Flynn accettava di dichiararsi colpevole della sola accusa di falso a un agente del Federal Bureau of Investigation, l’autorevole squadra di propaganda israeliana, penetrata in ogni redazione di New York e Washington DC, entrava in azione. L’accusa a Flynn, che enuncia una delle sue due false dichiarazioni all’FBI, presenta una falsa dichiarazione di Flynn: “Il 22 dicembre 2016, Flynn non chiese all’ambasciatore russo di ritardare il voto o impedire una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni“. Kushner e il suo principale controllore, il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu, sepperp dell’intenzione dell’amministrazione uscente Obama di astenersi su una risoluzione egiziana, la 2334 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, sottoposta al Consiglio il 21 dicembre 2016, per condannare la decisione d’Israele d’espandersi in Cisgiordania e Gerusalemme Est. Nello specifico, la risoluzione chiedeva che “Israele cessasse immediatamente e completamente tutte le attività d’insediamento nel territorio palestinese occupato, inclusa Gerusalemme Est“. L’astensione degli USA sulla 2334 rompeva col precedente degli Stati Uniti di porre il veto a qualunque risoluzione anti-israeliana nel Consiglio di sicurezza. Israele usò la considerevole influenza sulla squadra di Trump per sabotare la risoluzione delle Nazioni Unite, il cui voto era prevista il 23 dicembre 2016. L’accusa a Flynn afferma che chiese, su ordine di Kushner, all’ambasciatore russo a Washington di ritardare o comunque bloccare la risoluzione egiziana. L’accusa dichiara: “Intorno al 22 dicembre 2016, un membro del team di transizione presidenziale disse a Flynn di contattare funzionari di governi stranieri, inclusa la Russia, per sapere come ogni governo vedesse la risoluzione e l’influenzasse per ritardare il voto o non votare la risoluzione“. La dichiarazione sui reati di Flynn recita: “Durante il colloquio del 24 gennaio con l’FBI, Flyn rese ulteriori dichiarazioni false sulle chiamate fatte alla Russia e molti altri Paesi sulla risoluzione presentata dall’Egitto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 21 dicembre 2016“. L’accusa a Flynn afferma inoltre che aveva falsamente affermato di aver solo chiesto le posizioni dei Paesi sul voto, e che non chiese d’intraprendere azioni specifiche sulla risoluzione. Flynn affermò anche falsamente che l’ambasciatore russo non gli descrisse la risposta della Russia alla richiesta”. Flynn mentì in tutti e tre i casi. L’ambasciatore russo Sergej Kisljak respinse la richiesta di Flynn d’interferire col voto delle Nazioni Unite. L’episodio, lungi dal mostrare la “collusione” tra la squadra di Trump e la Russia, dimostra che la Russia non aderiva alle pretese di Trump, Kushner, Flynn o chiunque altro, inclusa l’ambasciatrice nominata alle Nazioni Unite Nikki Haley, che cercò di convincere l’ambasciatrice in carica Samantha Power a far decadere il voto del Consiglio di sicurezza. Secondo la rivista Foreign Policy, Flynn fece una tremenda pressione per affondare la risoluzione delle Nazioni Unite, riferendo: “Il team di transizione di Trump contattò il dipartimento di Stato con una richiesta urgente: avere numero di cellulare, e-mail e altri contatti degli ambasciatori e ministri degli Esteri dei 15 Stati membri del Consiglio di sicurezza“. Trump convinse il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi ad ordinare alla delegazione ONU di ritardare il voto. L’Egitto poi ritirò il sostegno alla 2334. Tuttavia, quattro membri del Consiglio di sicurezza, Malaysia, Nuova Zelanda, Senegal e Venezuela, vi si opposero e portarono la risoluzione al voto del Consiglio. Passò e fu promulgata con l’astensione statunitense. È certo che l’amministrazione Obama cercasse l’aiuto dell’alleata militare e d’intelligence Nuova Zelanda, nel sostenere Malesia, Senegal e Venezuela contro la furiosa opposizione di retroguardia d’Israele e della squadra di transizione di Trump. Trump e Kushner decisero, poco prima dell’accusa a Flynn, di manifestare fedeltà ad Israele annunciando che gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto Gerusalemme sua capitale trasferendovi l’ambasciata. Tali azioni, lungi dal mostrare la “collusione” con una potenza straniera, accusa una lealtà conflittuale, per lo meno.
Non è noto chi nel team di transizione di Trump abbia molestato, tramite cellulare ed e-mail, ambasciatori e ministri degli Esteri di Russia, Egitto, Nuova Zelanda, Malesia, Senegal, Venezuela, Cina, Francia, Gran Bretagna, Angola, Giappone, Spagna, Ucraina e Uruguay, ma gli affari di Kushner e Trump hanno interessi finanziari significativi in Angola (miniere di diamanti), Cina (immobiliari ed abbigliamenti di Ivanka Trump), Gran Bretagna (corsi di golf di Trump) e Ucraina (partner commerciale di Kushner e Trump). Dopo che Netanyahu dichiarò al ministro degli Esteri della Nuova Zelanda Murray McCully che il suo sostegno alla risoluzione equivaleva a una dichiarazione di guerra, la Nuova Zelanda ritirò il suo sostegno. Kushner, secondo chi lo conosce, sarebbe stato più che capace di unirsi a Netanyahu nel minacciare diplomatici e governi rappresentati alle Nazioni Unite. Con un impeto di rabbia, Netanyahu richiamò gli ambasciatori israeliani in Senegal e Nuova Zelanda, cancellò i programmi di assistenza al Senegal e tolse l’accredito al ministro degli Esteri senegalese Mankeur Ndiaye per una visita programmata in Israele. In Israele chiamò gli ambasciatori di Stati Uniti ed altri dieci Paesi che votarono a favore della 2443 per rimproverarli verbalmente. Fu anche cancellata una visita programmata in Israele del primo ministro ucraino Volodymyr Grojsman, ebreo. Israele bloccò anche i visti di lavoro per i dipendenti di cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite attive nella West Bank ed espulse il portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei profughi della Palestina e del Vicino Oriente (UNRWA). La collusione israeliana con la squadra di transizione presidenziale di Trump va oltre Trump, Kushner e Flynn, e viola il Logan Act del 1799, legge arcana che proibisce ai cittadini statunitensi di avere una propria politica estera. Convincendo Trump, Kushner e Flynn che Obama fosse dietro la risoluzione 2443, Israele cooptò la squadra di transizione di Trump. Il Logan Act è irrilevante quando Trump, Kushner, Flynn e altri hanno commesso un tradimento virtuale contro il proprio Paese per promuovere gli obiettivi politici di Israele. Non c’è mai stato un processo riuscito col Logan Act e probabilmente non ce ne sarà mai. Tuttavia, chi aveva accesso ad informazioni classificate, Trump, Kushner, Flynn, Haley e altri che contemporaneamente prendevano ordini da Israele sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, potrebbe essere ritenuto colpevole di violazione della legge sullo spionaggio. Il “pianto greco” dei sostenitori d’Israele nei media e al Congresso degli Stati Uniti ha promosso il Logan Act per minimizzare il danno causato dalla collusione tra l’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon, Netanyahu, Kushner, Flynn, Trump e Haley per sabotare la risoluzione. Se il Logan Act avesse avuto qualche efficacia, sarebbe stato usato da tempo per incriminare George Soros, Sheldon Adelson, Haim Saban, Paul Singer e altri miliardari filo-israeliani che rappresentano gli interessi di altre nazioni e s’impegnano in proprie politiche estere. L’aspetto più falso del cosiddetto “Russiagate” è che lo scandalo politico che coinvolge Trump, Kushner, Flynn, l’ex-direttore elettorale di Trump Paul Manafort, i consiglieri Steve Bannon e Stephen Miller e altri, difficilmente coinvolge il governo russo. Invece, gli oligarchi europeorientali-israeliani, insieme alle loro migliaia di società off shore in luoghi lontani come le Isole Vergini inglesi, l’Isola di Jersey, le Isole Marshall e le Seychelles, insieme a ben piazzati agenti d’influenza statunitense filo-Israele, sono in prima fila nello scandalo che ora minaccia di far cadere l’amministrazione Trump. È praticamente impossibile per i media aziendali statunitensi convincersi che il titolo appropriato per lo scandalo Trump sia “Israelgate” e non “Russiagate”.Traduzione di Alessandro Lattanzio