Come Shimon Peres rubò la bomba atomica

Richard Silverstein, Mondialisation.ca, 23 settembre 2016f130212mmgpo02Shimon Peres, l’ex-presidente d’Israele, subì un “infarto” qualche giorno fa, rimanendo ricoverato in ospedale in gravi condizioni (fino al decesso, il 28 settembre. NdT). È tempo di fare il punto su questa figura importante fin dalla proclamazione dell’indipendenza di Israele. Nessun altro politico israeliano, senza dubbio, ha avuto tale longevità. Peres muore mentre Israele [1] piange uno dei “padri fondatori” dello Stato, per settantanni ininterrotti al suo servizio. Il coro di lodi sarà assordante. Le TV di certo trasmetteranno documentari con al fianco il mentore David Ben Gurion, dettagliando a volontà le gesta di questi grandi. Ma come spesso accade, la verità è altrove. Peres iniziò la carriera come galoppino di Ben-Gurion, tenace ed inventivo. Ciò che voleva il capo, trovava sempre modo di realizzarlo. Infine divenne il suo capo “faccendiere”, di cui si fidava nel risolvere problemi di ogni genere. Così il compito enorme di dare l’arma nucleare ad Israele ricadde su di lui. Non fu un compito facile, e richiese enormi perseveranza, determinazione, inventiva e anche la decisa propensione al furto. Peres fu più che all’altezza del compito. Fin dal primo minuto dalla fondazione dello Stato d’Israele, Ben-Gurion aspirava alle armi nucleari, che vedeva come strumento del giudizio, l’asso che avrebbe preso quando tutte le carte gli erano contro. Mentre la posizione strategica d’Israele era piuttosto solida, Ben Gurion non si stancava mai di dire il contrario. Un episodio spesso citato era mentre contemplava muto la mappa del Medio Oriente appesa in ufficio, esclamava a chi gli stava vicino che, “non aveva chiuso occhio durante la notte a causa di questa carta“. Perché, diceva, “cos’è Israele? Una macchiolina solitaria. Come poteva sopravvivere nella vastità del mondo arabo?

Shimon Peres nel 1968: Crediamo che Israele non dovrebbe introdurre armi nucleari in Medio Oriente
peres-and-sharon-005Nel suo piccolo libro critico Israele, anno 20, pubblicato subito dopo la “guerra dei sei giorni” del giugno 1967 (Marabout Université n° 144, p. 288), Claude Renglet pubblicò un’intervista con Shimon Peres (scritto Peress) che, svolgendo un ruolo fondamentale nel dotare Israele di armi nucleari, diceva il contrario:
Se la pace non si avrà in Medio Oriente, Israele dovrà essere vigile. Pensa che l’esercito israeliano, che dovrà rafforzarsi ulteriormente e sempre, debba dotarsi di armi nucleari?
Israele deve essere capace di produrre le proprie armi. Siamo stati sottoposti ad embargo nel 1948, 1956 e 1967, questo ci porta a pensare, ma non pensiamo, che Israele dovrebbe introdurre le armi nucleari in Medio Oriente”.
E sui rapporti con la Francia:
Israele deve diventare un Paese come la Svezia, cioè capace di produrre tutte le armi. Per quanto riguarda l’embargo francese, non penso che sia mantenuto senza compromessi. Siamo in polemica con la Francia, ma il divorzio non è stato pronunciato”.
Fu almeno un eufemismo. Mentre il Generale de Gaulle, con parole precise, stigmatizzò le “ambizioni ardenti e di conquista” nutrite dagli “ebrei, fino ad oggi dispersi ma rimasti ciò che furono sempre, ciò che si chiama popolo d’élite, sicuro di sé e prepotente”, alcuni nell’apparato statale e militare francese erano impegnati inconsapevolmente ad incoraggiarle con tutti i mezzi.
Maggiori dettagli sull’intervista sul nucleare militare d’Israele in questo libro.
Ciò faceva parte della strategia israeliana di presentarsi da vittima eterna, la parte vulnerabile in qualsiasi conflitto, bisognosa di sostegno morale e militare per evitare di essere distrutta. E che importanza aveva se niente di tutto questo era vero, se dopo la distruzione degli ebrei europei da parte dei nazisti, il mondo non correva il minimo rischio che qualcosa di simile si ripetesse. Così Israele divenne dal 1948, agli occhi di gran parte del mondo, il “piccolo Davide” contro il “Golia arabo”. Tuttavia, la convinzione più comune è che le sue ADM siano volte a proteggere Israele dalla distruzione imminente se subisse una sconfitta catastrofica, teoria falsa, nell’insieme e in dettaglio. Infatti, in alcun momento Israele subì tale minaccia. Israele ha sempre avuto la superiorità militare sui nemici in ogni scontro che ne caratterizzò la storia nel 1948-1967 (e successivamente). Il vero scopo di Ben Gurion nel volere le armi nucleari era politico. Voleva assicurarsi che Israele non fosse mai costretto ad impegnarsi in un negoziato che gli avrebbe fatto perdere le conquiste territoriali con la forza delle armi. Voleva un’arma da far pendere sulla teste dei nemici, garantendosi di non dover mai rinunciare a tutto ciò che apparteneva, ai suoi occhi, ad Israele. Così la bomba nucleare israeliana fu lo strumento per virtualmente respingere qualsiasi iniziativa di pace proposta dal 1967.
I capi israeliani sapevano che gli Stati Uniti avrebbero scommesso sul fatto che non avrebbero usato le armi di distruzione di massa (ADM), se necessario. Pertanto, il successivo presidente degli Stati Uniti ebbe già una mano legata dietro la schiena nel negoziare. Il poker dove i giocatori che hanno l’asso di picche in tasca e tutti gli altri lo sanno, non è più un gioco, no?

Gli oppositori israeliani alla bomba
51oup2be-fl-_sx331_bo1_204_203_200_1024x1024
Sarebbe sbagliato credere che tale visione strategica di Ben-Gurion e Peres venisse idolatrata dai contemporanei. Non lo fu. L’opposizione in Israele alla “bomba israeliana” era forte, e superava i confini di partito. Tra i contrari, il futuro primo ministro Levi Eshkol, Pinchas Sapir, Yigal Alon, Golda Meir, e il capo dello sviluppo delle armi israeliane Yisrael Galili. Anche il capo dell’esercito israeliano, Chaim Leskov, si oppose alla bomba. Il professor Yeshayahu Leibowitz, fedele al suo stile profetico, creò una ONG che chiedeva di fare del Medio Oriente una zona denuclearizzata (si chiamava “Comitato pubblico di smilitarizzare del Medio Oriente dalle armi nucleari”), e fu probabilmente il primo appello del genere al mondo. E in un certo senso, sbagliò: disse che la costruzione di un reattore nucleare da parte di Israele averebbe incitato i nemici a bombardarlo. In futuro, grazie a Lebowitz, il reattore di Dimona sarebbe stato chiamato “la follia di Shimon”. I mezzi sconsiderati con cui Peres cercò di raggiungere l’obiettivo era stupefacente. Sfruttò il senso di colpa tedesco per finanziare il programma e reclutò Arnon Milchan quale agente illegale per organizzare il furto di uranio altamente arricchito in un deposito degli Stati Uniti. Peres negoziò con la Francia un accordo per costruire il complesso di Dimona che ad oggi produce il plutonio necessario per l’arsenale israeliano di armi di distruzione di massa. Il direttore generale del ministero della Difesa spesso si recava in Francia, costruendo e mantenendo una rete politica negli ambienti di governo, per stipulare tutti gli accordi necessari per la costruzione dell’impianto di Dimona. Un giorno si recò a Parigi per firmare l’accordo definitivo, e il governo francese, in un momento in cui l’instabilità politica continuava in Francia, fu messo in minoranza in Parlamento. Ben Gurion pensò in quel momento che tutti gli sforzi fatti da Peres fossero stati vani. Ma si rifiutò di cedere ed andò dal primo ministro dimissionario francese (Maurice Bourges, primo ministro dal 12 giugno al 30 settembre 1957) e suggerì di firmare l’accordo retrodatandolo per fa finta che fosse stato concluso prima delle dimissioni del governo. Il capo francese accettò. Così la bomba israeliana fu salvata da un bluff e da documenti falsi. Quando qualcuno chiese a Peres come ebbe il coraggio di uscirsene con tale trucco, rispose “che sono 24 ore tra amici?“. Peres ricorse anche al furto. Infatti, se Israele aspettava di poter produrre l’uranio altamente arricchito necessario per sviluppare l’arma nucleare, sarebbero passati anni. Se riusciva invece a procurarsi l’uranio attraverso altri canali, avrebbe notevolmente accelerare il processo. Così Peres reclutò Arnon Milchan, in seguito divenuto produttore di Hollywood, perché rubasse diverse centinaia di chilogrammi di materiale nucleare in un deposito in Pennsylvania con la complicità di funzionari statunitensi, degli ebrei filo-israeliani reclutati per l’occasione.
Roger Mattson ha recentemente pubblicato un libro intitolato “Il furto della bomba atomica: come occultamento e inganno armarono Israele” [2]. Questo articolo riassume le sue scoperte, tra cui un gruppo di scienziati ed ingegneri ebrei statunitensi che fondarono la società che probabilmente sottrasse e trasferì clandestinamente in Israele materiale nucleare sufficiente per produrre sei bombe atomiche. Diversi capi di tale azienda divennero dignitari della “Zionist Organization of America”. Uno dei fondatori della società combatté nell’Haganah nella guerra del 1948, ed era un protetto del futuro capo dei servizi segreti israeliani Meir Amit. Importanti personalità dell’intelligence degli Stati Uniti suggerirono che l’azienda fosse stata creata dai servizi segreti israeliani per rubare materiali e competenze tecnologiche negli Stati Uniti, a favore del programma israeliano per sviluppare armi atomiche. Tutto ciò significa che i capi delle principali organizzazioni della lobby pro-Israele aiutarono e incoraggiarono un’enorme falla nella sicurezza nazionale degli Stati Uniti per concedere ad Israele la bomba nucleare. Se siete tra coloro che di solito difendono i Israele, ciò forse vi rende degli eroi? Se è così. ricordatevi che Julius ed Ethel Rosenberg furono condannati a morte e giustiziati nel 1956 per aver causato assai meno danni al programma nucleare degli Stati Uniti.

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Il programma segreto di finanziamento della lobby israeliana
israels-nuclear-reactor-a-006Il programma per le armi di distruzione di massa era straordinariamente costoso. Il giovane Stato affrontava notevoli spese ospitando e sfamando milioni di immigrati, e di conseguenza non aveva i soldi per la bomba. Peres quindi si rivolse ai ricchi ebrei della diaspora, come Abe Feinberg, per i finanziamenti illegali. Feinberg fu la punta di diamante della campagna che permise di raccogliere 40 milioni (oggi pari a 260 milioni) di dollari e sfruttò i legami nel Partito democratico per garantirsi che il presidente Johnson rispettasse “il diritto d’Israele a non firmare il trattato di non proliferazione nucleare“. Il notiziario web israeliano Walla descrisse il geniale stratagemma inventato da Ben Gurion e Peres per aver il supporto della Francia negli sforzi per le armi nucleari. Iniziarono nel 1956 con un incontro segreto in una villa presso Parigi cui partecipavano un alto funzionario inglese e rappresentanti francesi. L’obiettivo di francesi e inglesi era in linea con quello degli israeliani, ma non del tutto. Francia e Gran Bretagna volevano vendicarsi del leader egiziano Gamal Abdel Nasser per aver osato la nazionalizzazione del canale di Suez e proposto di aiutare la resistenza algerina. Idearono un piano per attaccare Nasser e sottrarre le risorse strategiche dell’Egitto. Israele aderì con entusiasmo al complotto, ma con un proprio obiettivo, avere sostegno e assistenza dalle potenze europee sul programma nucleare. Dopo aver avuto il via libera da Ben Gurion, Peres contattò gli omologhi francesi annunciando che Israele aveva accettato di unirsi a ciò che divenne nota come “operazione Kadesh”, ma sostenne che Israele correva un pericolo maggiore in questa avventura che non Francia o Gran Bretagna: in caso di sconfitta, l’esistenza ne sarebbe stata minacciata. Perciò aveva assolutamente bisogno di armi strategiche, per impedire qualsiasi rischio di annientamento. Continuando i negoziati, i francesi dissero agli israeliani che gli era vietato dal trattato internazionale vendere uranio. Peres superò le difficoltà trovando una di quelle soluzioni brillanti e astute, tipiche della sua personalità: “Non vogliamo che ci vendiate l’uranio, prestatecelo“, disse. “E ve lo restituiremo una volta che la missione sarà compiuta“. Iniziò così lo sforzo per avere la bomba nucleare israeliana. Il reattore fu completato nel 1960 e nel 1967 Israele ebbe la prima bomba nucleare, rudimentale ma che poteva essere utilizzata in caso di sconfitta nella “guerra dei sei giorni”. Per qualche strana ragione, la censura militare obiettò al sito Walla il bluff di Peres sulla data falsa siglata per l’accordo franco-israeliano (come se si trattasse di un atto del governo ancora maggioritario nell’Assemblea nazionale, a cui nessuno in ogni caso chiese il parere). Nella versione censurata non c’è alcun riferimento. Non si trova più la storia della “proposta” di Peres a che la Francia “prestasse” l’uranio ad Israele, permettendo di aggirare gli obblighi internazionali ai francesi, poiché la vendita di uranio era illegale. La mia sensazione è che, data la scomparsa del vecchio, si preferiva che la questione non ne offuscasse la reputazione più del necessario, ponendo la domanda: perché il censore dà priorità a preservare la reputazione di un politico israeliano piuttosto che a proteggere la sicurezza dello Stato, che dovrebbe essere suo compito?dimna_g[1] O almeno della popolazione ebraica. Per i palestinesi in Israele è molto meno certo.
[2] Stealing the Atom Bomb: How Denial and Deception Armed Israel, Create Space Independent Publishing Platform, Febbraio 2015 – ISBN 978151508391 – euro 14

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attenzione al Centro Obama, forza di conflitto e frattura

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/09/2016allah-seed_largeVi è un’operazione inquietante che presto apparirà al Jackson Park, nel sud di Chicago, per far avanzare la causa della frattura politica e del conflitto internazionale nel mondo. Centro e Biblioteca presidenziale Barack Obama saranno un polo di attrazione per le forze malvagie che vogliono promuovere l’“attuale ordine internazionale” di Obama, incubo per nazioni e leader che sperano di arginare la marea della globalizzazione, del libero scambio, delle frontiere aperte e del manicomio sociale e religioso. Il 20 settembre, Obama dava una vaga idea sulle priorità del suo centro nel discorso finale da presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Centro presidenziale Obama sarà il peggiore nella storia delle ONG di Stati Uniti e resto del mondo volte a preservare il ricordo dei passati presidenti statunitensi. A differenza del Centro presidenziale Jimmy Carter di Atlanta, che ha avanzato la causa della democrazia e delle libere elezioni nel mondo, il Centro Obama, gestito dalla Fondazione Obama esentasse, avanzerà il concetto di bullismo statunitense su Paesi, leader e partiti che non si adattano alla visione del mondo di Obama del mondo globalizzato pieno di partecipanti conformi e compiacenti. Obama concionava all’Assemblea generale che l’“attuale ordine internazionale” rimarrà e in generale ha fatto capire che chiunque o qualsiasi nazione non sia d’accordo subirà le conseguenze di un mondo globalizzato. Anche se hanno inflitto la loro parte di danni alle relazioni internazionali, la priorità assoluta della William J. Clinton Foundation e del Clinton Presidential Center era scuotere le tasche dei Paesi per le donazioni in cambio dell’accesso ai vertici del governo degli Stati Uniti. Nella visione di Clinton si tratta di “pagarsi la musica”, a prescindere dai diritti umani nei Paesi che versano contanti alla Fondazione Clinton e “beneficiari” associati. Al contrario, il Centro Obama sarà una grande operazione internazionale di propaganda dello status quo contro governi e partiti politici nazionalisti, secessionisti e popolari di sinistra e di destra nel mondo. Nel suo discorso, Obama ha tracciato ciò che ritiene minacce alla sua idea di mondo unitario sotto autorità sovranazionali come Nazioni Unite ed Unione Europea. Obama disse che le grandi nazioni, anche la sua, devono essere disposti a rinunciare a parte della sovranità e rispettare leggi internazionali e convenzioni globali. Ciò, naturalmente, include l’impossibilità per gli Stati-nazione di governare il flusso di non cittadini attraverso le proprie frontiere. Ironia della sorte, mentre Obama e altri simili globalisti come il primo ministro canadese Justin Trudeau e il primo ministro svedese Stefan Loefven, co-sponsor della conferenza dei migranti, esortava le nazioni civili del mondo ad accettare eventualmente milioni di profughi dai focolai terroristici come Siria, Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Yemen, Chad e Ucraina, diceva ben poco su quanto l’amministrazione Obama ha fatto per creare rifugiati e sfollati, innanzitutto i continui attacchi dei droni degli Stati Uniti contro obiettivi civili per il “cambio di regime” e che hanno per conseguenze milioni di migranti e rifugiati.
Gli obiettivi primari di Obama e, presumibilmente, quelli dell’embrionale Centro Obama, sono il nazionalismo aggressivo e il populismo gretto, che Obama ha suddiviso in categorie di “destra” e “sinistra”; migrazione senza l’ostacolo dei confini internazionali e “diritti” dei rifugiati. Obama vede cambiamento climatico e barriere commerciali, non il jihadismo sunnita, favorire il terrorismo internazionale e la violenza settaria. A differenza dei discorsi passati all’Assemblea Generale, l’ultimo di Obama non fu interrotto dagli applausi dei delegati. E’ chiaro che, oltre ai populisti di “destra” come Donald Trump; la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese del 2017 Marine Le Pen; i capi dell’UK Independence Party e di Alternativa per la Germania (AFD) e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, Obama inseriva il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, il Presidente boliviano Evo Morales e altri nella categoria dei “populisti di estrema sinistra”. È concepibile che seguendo i milioni di dollari di miliardari come George Soros e Evelyn de Rothschild, il Centro Obama sarà un importante nemico della pace nel mondo, mascherandone le vere intenzioni con il premio Nobel per la pace di Obama. Il Centro Obama favorirà l’assunzione nei posti di lavoro dei migranti a spese dei cittadini delle nazioni costrette ad accettarli. L’iniziativa delle Nazioni Unite di Obama sui migranti viene salutata da aziende come Accenture, Airbnb, Citigroup, Facebook, Goldman Sachs, Google e IKEA che finanziano il trasferimento dei migranti e loro assunzione nei posti di lavoro, molti avanzati, preferendoli ai lavoratori statunitensi, canadesi, inglesi, francesi, tedeschi ed altri.
A differenza della velata critica al Presidente della Russia e al candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, Obama ha avuto parole taglienti per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha imprigionato migliaia di cittadini turchi con un virtuale pogrom nazionalista e islamista. Il giorno dopo il discorso di Obama, Erdogan si lamentò con l’Assemblea Generale sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “Paesi cristiani” rappresentanti solo “Europa, America e Asia”. I commenti di Erdogan furono una sorpresa per la Cina, ufficialmente Paese ateo ma a schiacciante maggioranza buddista con piccole minoranze cristiane. Obama ha cercato il consiglio di Erdogan su una serie di questioni su terrorismo ed islamisti in Medio Oriente, e si vede. Il Centro Obama sosterrà anche i diritti degli omosessuali, in particolare nei Paesi in gran parte non musulmani come Russia, Uganda, Cina, Polonia, Guyana, Etiopia e Giamaica, dove tali pratiche violano usi e costumi religiosi e sociali. Il Centro Obama ha già ricevuto 1 milione di dollari dalla Fondazione Gill di Denver, che sostiene i diritti di gay e lesbiche. Indipendentemente dall’impegno per i diritti dei gay, il Centro Obama evita di criticare le nazioni musulmane per le politiche verso i gay. Dopo tutto è prevedibile che, come la Fondazione Clinton, il Centro Obama venga inondato di fondi da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Quwayt e Bahrayn. Come indica il discorso alle Nazioni Unite, il Centro Obama difenderà la causa degli accordi di “libero scambio” internazionali come la Trans-Pacific Partnership (TPP), opponendosi ad altre “Brexit” nell’UE. Alle Nazioni Unite Obama chiedeva ulteriori accordi commerciali come il TPP ed è certo che, dati certi ricchi finanziatori aziendali del suo centro, il lobbismo per ulteriori accordi di libero scambio sarà un obiettivo importante del Centro Obama. Un accordo che verrà proposto sarà il partenariato per gli investimenti e il commercio transatlantico (TTIP) che ha incontrato forte opposizione in Europa, in particolare in Germania e Francia; un’altra mossa per creare una zona di libero scambio nell’emisfero occidentale che vada dalla Terra del Fuoco all’Artico canadese. Anche le attività anti-cinesi avranno priorità per il Centro Obama. Obama ha detto all’Assemblea Generale che Russia e Cina vanno biasimate per aver “militarizzato alcune rocce e scogli” riferendosi al Mar Cinese Meridionale, ma anche al crescente numero di basi militari difensive russe sulle disabitate isole russe nella regione artica .
Opponendosi al “nazionalismo aggressivo”, il Centro Obama troverà numerosi partner, quali Open Society Institute della Fondazione Soros, National Endowment for Democracy e Institute of Peace, che mirano ai governi di Russia, Cina, Iran, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua e anche Filippine, con crescente ferocia e vigore.obamaperpLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA esibiscono complicità con il terrorismo

Ziad Fadel, Syrian Perspective 18/9/2016

14358821

Dayr al-Zur, più precisamente jabal al-Thardah ancora presidiato dall’Esercito arabo siriano, non grazie all’eccezionale talento statunitense nei casini o nel tradimento. Ieri, l’United States Air Force faceva decollare dall’Habaniya AB in Iraq 2 F-16 e 2 A-10 Thunderbolt verso la Siria, e senza permesso entravano nello spazio aereo siriano, senza nemmeno avvertire il governo di Damasco che avrebbe chiesto agli statunitensi: Qual’è il vostro bersaglio, a cui avrebbero risposto: “i terroristi dello SIIL sul jabal al-Tharda”, e a cui il governo siriano avrebbe potuto rispondere: “No. Non fatelo. Il nostro esercito è su quella montagna“. Un casino che avrebbe potuto essere evitato e 62 soldati siriani sarebbero ancora vivi… non dimentichiamolo. Gli statunitensi hanno questa propensione ad auto-esaltarsi, nella loro mentalità da cowboy, come il “know-how americano” o l'”olio di gomito americano”, rimanendo bloccati in Vietnam, per esempio, o commettendo stragi; con gli Stati Uniti che giustificano sempre le proprie tendenze genocide insistendo sulla “guerra buona”. Va capito, gli Stati Uniti uccidono centinaia di migliaia di persone quando i vecchi a Washington hanno la convinzione di promuovere giustizia, democrazia e modello statunitense massacrando masse di civili finché il loro complesso militare industriale glielo permette. I loro soldati sono sepolti con tutta la pompa e la circostanza annessa come morti per la causa dello stragismo; mentre ai civili inermi cui tolgono la vita promettono amicizia e amore. Non si creda per un secondo che l’attacco all’EAS sul jabal al-Tharda sia stato un errore. Non si creda per un minuto che l’esercito statunitense non sapesse che l’EAS era sulla montagna. Avrebbero potuto informarsi leggendo SyrPer! E non si creda nemmeno per un nanosecondo che i piloti statunitensi non distinguano i soldati dell’Esercito arabo siriano dai ratti terroristici dello SIIL. E cosa facevano gli statunitensi a Dayr al-Zur, comunque? Aiutavano l’Esercito arabo siriano? Samantha Powers, l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, s’è dedicata alle solite menzogne tentando di nascondere l’ennesimo atto di pura malvagità. Naturalmente gli statunitensi esprimono rammarico e indagini sul caos che hanno creato. Ma sono vere scuse? O sono solo perfidia ed infamia che preparano la prossima fase dell’intrusione statunitense nella vita dei siriani?
Un messaggio per Putin e Assad da SyrPer: “Siamo stanchi di trattare con gli Stati Uniti. Statunitensi, turchi, sionisti, sauditi vogliono lo scontro. Sono il nemico e non possono essere alleati in alcuna guerra al terrorismo, perché sono super-terroristi. Senza sauditi e statunitensi, il terrorismo in Siria sarebbe finito in un mese, al massimo. Smettetela di trattare con gli Stati Uniti, non è possibile. E’ un Paese dominato dal sionismo e fintanto che non vi sarà resistenza a tale movimento infernale le cui radici sono in Europa orientale, non si può contare su nessuno dei nemici citati. Putin lo saprà. Perché gioca sempre la carta del legalismo, quando non ha ottenuto nulla? Finiamola con la stupidità una volta per tutte. Vendete le proprietà siriane nel DC, Wyoming NW e Kalorama Drive. Fatela finita con tale problema, per sempre. Non bisogna mai avere relazioni diplomatiche con Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita e Turchia. Non esistono! È il minimo che si può fare per onorare i soldati morti su al-Thardah“.
L’assalto statunitense è avvenuto intorno alle 17:00 del 17 settembre 2016 (ora di Damasco). Era inquietante come gli avvoltoi dello SIIL ne abbiano approfittato coordinando il proprio attacco su checkpoint e avamposti sul monte dell’Esercito arabo siriano, occupandoli brevemente. Non sembravano mettere in discussione per un momento ciò che accadeva e hanno agito sapendo che gli USA gli fornivano l’opportunità. Tale evento difficilmente può passare per un errore, miei lettori. Ma l’infuriato Esercito arabo siriano, con l’aiuto delle milizie tribali shaytat e dei PDC e il supporto aereo tenace e feroce di SAAF e RVVS, ripristinava rapidamente il controllo sul jabal al-Thardah, eliminando almeno 100 sporchi terroristi e distruggendo 10 autoveicoli, di cui 6 tecniche armate con cannoni da 23mm. Le forze aeree continuano gli attacchi su tutta l’area di al-Tharda, Panorama e al-Urfi, durante cui un MiG-23 siriano si è schiantato dopo esser stato danneggiato dal tiro dello SIIL. Il pilota rimasto ferito da un proiettile di una Dochka non poté eiettarsi, morendo nell’impatto del velivolo. Non è stato identificato prima di avvisarne la famiglia. Riposi in Pace assieme alle 62 vittime siriane del casinista e omicida esercito statunitense.01042016Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I motivi dell’attacco a Dayr al-Zur

Alessandro Lattanzio, 18/9/2016

2014-09-22-airforce-gettyL’US Central Command effettuava un attacco aereo su Dayr al-Zur, in Siria orientale, che secondo l’Esercito arabo siriano aveva permesso ai terroristi dello Stato islamico di assaltare il jabal al-Thardah, la collina che domina la base aerea di Dayr al-Zur; un “attacco grave e palese alla Siria e al suo esercito, prova certa del sostegno degli Stati Uniti a SIIL ed altri gruppi terroristici“, dichiarava il Comando Generale dell’Esercito arano siriano. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggiore-Generale Igor Konashenkov dichiarava che l’attacco aereo nei pressi dell’aeroporto di Dayr al-Zur era stato effettuato da 2 caccia F-16 e 2 aerei d’attacco al suolo A-10, uccidendo 62 soldati siriani e ferendone altri 100. Ciò avveniva a una settimana dall’entrata in vigore dell’ultimo cessate il fuoco in Siria, concordato da russi e statunitensi. “E’ abbastanza significativo e non casuale che ciò sia accaduto solo due giorni prima che gli accordi russo-statunitensi entrassero in vigore. L’inizio dei lavori del Joint Implementation Group (JIG) era previsto per il 19 settembre. Quindi, se gli Stati Uniti volevano effettuare un attacco efficace su al-Nusra o SIIL a Dayr al-Zur, o altrove, avrebbero dovuto aspettare altri due giorni e coordinarsi con i nostri militari per essere sicuri di colpire le persone giuste. Invece hanno scelto di condurre questa operazione insensata“, dichiarava l’inviato alle Nazioni Unite della Russia, l’Ambasciatore Vitalij Churkin. “Così va concluso che il raid aereo è stato condotto per far deragliare le operazioni del JIG e di fatto impedirne l’attuazione. Può anche darsi che gli Stati Uniti cerchino di nascondere che in realtà non controllano la situazione, permettendo che vada fuori controllo“. Il Presidente russo Vladimir Putin aveva messo in discussione l’impegno degli Stati Uniti al cessate il fuoco, suggerendo che Washington non è disposta a rompere con i “terroristi” che combattono contro la Siria, e si chiedeva il motivo per cui gli Stati Uniti non rendano pubblico l’accordo, “Questo deriva dai problemi degli Stati Uniti ad affrontare la questione siriana, non volendo ancora separare la parte cosiddetta sana dell’opposizione da criminali e terroristi“, dichiarava Putin, “Abbiamo convenuto che Jabhat al-Nusra e altri dello stesso genere vadano separati e vada anche indicato dove siano tali cosiddette “forze sane”. Ma che vediamo oggi? Non vediamo alcuna separazione dei terroristi da tale parte “sana” dell’opposizione; invece vediamo tali terroristi tentare di raggrupparsi, sostituendo etichette e nomi per preservare la forza militare. Questo è ciò che vediamo. A mio parere, ciò nasce dal desiderio di continuare i combattimenti contro il governo legittimo di Bashar Assad. Ma è una via molto pericolosa“, riferendosi a Jabhat Fatah al-Sham, al-Qaida in Siria già noto come Jabhat al-Nusra, il cui capo Abu Muhamad al-Julani aveva condannato l’accordo del cessate il fuoco su al-Jazeera. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov osservava il “rifiuto di vari gruppi armati criminali di aderire al cessate il fuoco“, e l’obbligo di Washington a “separare l’opposizione moderata dai gruppi terroristici“.
army_logo Il Ministero degli Esteri siriano inviava un messaggio urgente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite “per condannare l’aggressione degli Stati Uniti“. “La comunità internazionale dovrebbe obbligare gli USA a non ripetere mai più tali attacchi, a rispettare la sovranità della Siria, la sua integrità nazionale e territoriale. L’attacco insidioso alle posizioni dell’Esercito arabo siriano sul jabal al-Tharda, nei pressi dell’aeroporto militare della città di Dayr al-Zur, è stato effettuato il 17 settembre alle 17:00. 5 aerei dell’US Air Force hanno preso parte all’attacco durato un’ora. Le forze siriane hanno coraggiosamente difeso questa linea dagli attacchi incessanti dei gruppi armati negli ultimi anni. Tutte le informazioni disponibili indicano che tale aggressione era intenzionale e pianificata dagli Stati Uniti nel quadro della strategia volta a continuare la guerra che i gruppi terroristici conducono contro l’Esercito arabo siriano“. E un ufficiale degli Stati Uniti rivelava che l’attacco era stato concordato con i servizi segreti statunitensi “dopo giorni passati a monitorare i possibili bersagli”. Infatti l’Ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite Vitalij Churkin definiva sospetto che gli statunitensi cercassero improvvisamente di “aiutare” l’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, dove le forze siriane sono l’avanguardia della forza di combattimento contro lo Stato islamico. “E’ assai sospetto che gli Stati Uniti decidessero tale attacco aereo in questo momento particolare. Gli Stati Uniti hanno violato due loro impegni in un momento importante. In primo luogo hanno violato il cessare il fuoco che concordarono con noi a febbraio e che hanno ribadito negli ultimi giorni. In secondo luogo, hanno violato l’impegno verso il governo della Siria, dato al momento dell’avvio delle operazioni aeree nei cieli siriani, promettendo al governo siriano che non avrebbero effettuato attacchi aerei contro le forze del governo. E’ molto strano pensare che sia una coincidenza. Il momento, così come altri aspetti della situazione, indicano la possibilità che si tratti di una provocazione. Se accusano la Russia di tutto, compreso tale attacco aereo, temo che le loro intenzioni saranno molto chiare“. Infatti, il Comando Centrale del Pentagono, affermava che “Non è raro che il Centro delle operazioni aeree della coalizione conferisca con funzionari russi come cortesia professionale ed evitare conflitti tra aerei russi e della coalizione, anche se tale contatto non è richiesto dal memorandum d’intesa Stati Uniti – Russia sulla sicurezza dei voli. La Siria è una situazione complessa con varie forze militari e milizie nelle immediate vicinanze, ma le forze della coalizione non avrebbero intenzionalmente colpito una nota unità militare siriana, secondo i funzionari. La coalizione esaminerà questo attacco e le circostanze per vedere se eventuali lezioni possono essere apprese”. In realtà, i terroristi che occupano parte di Aleppo orientale appartengono a Jabhat al-Nusra e gruppi affini, esclusi dall’accordo Lavrov-Kerry che chiede che i terroristi filo-NATO si separino da Jabhat al-Nusra. Ma ciò equivarrebbe a consegnare Aleppo orientale al governo siriano; perciò gli Stati Uniti hanno effettuato l’attacco aereo su Dayr al-Zur, allineandosi apertamente con lo SIIL, “un prezzo che alcuni a Washington sembrano disposti a pagare”.

Joe Dunford e Hulusi Akar, a Spalato, il 16 settembre 2016

Hulusi Akar e Joe Dunford a Spalato, il 16 settembre 2016

Va notato che il giorno prima dell’aggressione statunitense alle forze siriane, il 16 settembre, il presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, generale dei Marine Corps Joe Dunford, incontrava l’omologo turco generale Hulusi Akar a Spalato, Croazia, prima della conferenza del Comitato militare della NATO, per discutere della lotta allo Stato islamico dell’Iraq e Levante. Dunford si era “fortemente impegnato a uno stretto rapporto militare e strategico degli Stati Uniti con la Turchia“. L’obiettivo della riunione era “far avanzare le discussioni sulla via da seguire nella lotta allo Stato Islamico dell’Iraq e Levante“. Va ricordato che dall’ottobre 2015 il Pentagono schiera12 aerei d’attacco A-10 e 6 caccia F-16 nella base aerea turca di Incirlik. Si trattava di 303 avieri del 122.th Fighter Wing Blacksnakes dell’Air National Guard, che gestivano gli A-10 utilizzati per il supporto aereo ravvicinato delle truppe statunitensi in Iraq. Successivamente, il 122.th Fighter Wing veniva sostituito dal 124.th Fighter Wing dell’Idaho Air National Guard di Gowen Field, sempre dotato degli aerei d’attacco A-10 Thunderbolt II impiegati dalla Incirlik Air Base, in Turchia, nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve (Incirlik, pagina rimossa).  Inoltre, il 30 agosto, il 2 e il 18 settembre, un aereo da ricognizione P-8A Poseidon dell’US Navy, decollato da Signonella, volava vicino la base aerea russa di Humaymim e la base logistica russa nel porto di Tartus, per raccogliere informazioni sulle operazioni russe e trasmetterle ai terroristi attivi in Siria.
A sua volta, Viktor Poznikhir, dello Stato Maggiore Generale russo, dichiarava, “Dopo cinque giorni di cessate il fuoco, va notato che solo russi e siriani hanno aderito pienamente ai loro impegni. Di propria iniziativa, la Russia ha prolungato la cessazione delle ostilità di 48 ore, ieri estesa di altre 72 ore. Stati Uniti e cosiddetti gruppi moderati da loro controllati non hanno rispettato un solo impegno assunto nel quadro degli accordi di Ginevra. La priorità degli accordi russo-statunitensi di settembre era la divisione dei territori controllati da Stato islamico e Jabhat al-Nusra da quelli controllati dall’opposizione moderata, come anche la separazione dell”opposizione moderata’ da Jabhat al-Nusra. Tale divisione è essenziale per l’attuazione del cessate il fuoco in Siria perché senza verrebbero legate le mani alle forze governative. Non possono combattere i terroristi senza sapere chi di loro aderisce alla tregua e chi no. Numerosi appelli della Russia agli USA rimangono senza risposta, sollevando dubbi sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare i gruppi dell’opposizione sotto il loro controllo, e la loro volontà di garantire ulteriormente l’attuazione degli accordi di Ginevra. La Russia compie ogni sforzo possibile per impedire alle truppe governative l’uso della forza contro gli attacchi dell’opposizione. Se gli Stati Uniti non attuano le misure necessarie per adempiere agli obblighi derivanti dagli accordi del 9 settembre, la responsabilità del fallimento del cessate il fuoco sarà solo degli USA. Le tensioni aumentano in Siria, in particolare nelle province di Aleppo e Hama, dove gruppi dell’opposizione usano la cessazione delle ostilità per raggruppare le forze, riempire le scorte di munizioni e armi e preparare l’offensiva per catturare nuovi territori. Nelle passate 24 ore, il numero di attacchi è aumentato drasticamente. Le posizioni di truppe governative, milizia popolare e civili sono state colpite 55 volte“.17062016dayrazurRiferimenti
CentCom
FARS
FARS
Inherent Resolve
McClatchy
Military Times
Ministero della Difesa della Siria
RussiaToday
Sputnik
TASS
TASS
The Duran
The Hill

La Russia imporrà una no-fly zone alle forze degli Stati Uniti sulla Siria

John Galt, 17 settembre 2016

Più di un anno fa pubblicai una mappa in cui pensavo la Russia potesse imporre una cosiddetta “No-Fly Zone” sulla Siria per bloccare gli aerei della coalizione filo-USA. Era il 9 settembre 2015:091015_russia_syriamap2jgflaQuella zona non è più rilevante da oggi. La Federazione Russa, nonostante ciò che gli idioti di Washington pensano, non gradisce essere umiliata o ingannata e gli Stati Uniti del presidente Obama e del segretario di Stato John Kerry hanno tradito il Presidente Vladimir Putin per l’ultima volta. Prima un po’ di ragioni sugli eventi attuali e su ciò che accadrà da ora in poi. La notte, secondo al-Masdar, oltre 1000 elementi delle forze d’élite siriane erano arrivati nella regione di Dayr al-Zur: “al-Masdar ha avuto informazioni esclusive sul recente arrivo di oltre 1000 soldati della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano nel Governatorato di Dayr al-Zur. Secondo una fonte militare di Damasco, oltre 1000 soldati appena addestrati della 105.ma Brigata della Guardia Repubblicana dell’Esercito araba siriano si sono schierati nel Governatorato di Dayr al-Zur dopo diversi mesi di addestramento a Dayr al-Tyah. Con l’arrivo dei nuovi soldati della 105.ma Brigata, le Forze Armate siriane hanno ricevuto un notevole aiuto nella difese del capoluogo di provincia”. Le forze arrivate hanno respinto l’offensiva dopo che, chiaramente, le agenzie d’intelligence russe avevano avvertito il governo siriano su dove lo SIIL avrebbe cercato di cogliere i punti strategici della regione per cercare di riprendere le posizioni che aveva perso mesi prima. Poi accade ciò, come riportato da RT: “Gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti sulle posizioni dell’Esercito arabo siriano, uccidono 62 soldati. Gli aviogetti della coalizione degli USA hanno bombardato posizioni delle forze governative siriane nei pressi della città orientale di Dayr al-Zur, uccidendo 62 soldati e “aprendo la via” ai terroristi dello Stato islamico, secondo il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano. Il bombardamento ha avuto luogo sul jabal al-Thardah, nella regione di Dayr al-Zur, causando vittime e distruzione, riferiva l’agenzia ufficiale siriana SANA. Sessantadue soldati siriani sono stati uccisi e oltre 100 feriti nell’attacco della coalizione degli Stati Uniti, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo, Generale Igor Konashenkov, citando informazioni ricevute dal Comando Generale siriano. Il Ministero della Difesa russo ha detto che i velivoli che hanno effettuato i bombardamenti erano entrati nello spazio aereo siriano dall’Iraq. I quattro attacchi sulle posizioni siriane sono stati effettuati da 2 caccia F-16 e 2 aerei d’attacco A-10, aggiungeva. “Se l’attacco aereo è dovuto a coordinate errate degli obiettivi, è una diretta conseguenza dell’ostinata mancanza di volontà degli statunitensi nel coordinarsi con la Russia nelle operazioni contro i gruppi terroristici in Siria”, osservava Konashenkov. Il Ministero della Difesa ha anche confermato un rapporto di SANA secondo cui l’offensiva dello Stato islamico iniziava subito dopo che le posizioni dell’Esercito arabo siriano erano state colpite dall’aria. “Subito dopo l’attacco aereo della coalizione, i terroristi islamici hanno lanciato l’offensiva. Aspri combattimenti con i terroristi sono in corso nella zona dell’aeroporto, dove per lungo tempo gli aiuti umanitari per i civili venivano paracadutati”, ha detto Konashenkov. Il Comando Generale siriano ha definito l’attacco un'”aggressione grave e palese” alle forze siriane, e ha detto che è “la prova definitiva” che gli Stati Uniti e i loro alleati supportano i terroristi dello SIIL. Secondo un comunicato stampa del dipartimento della Difesa statunitense, l’aviazione della coalizione ha effettuato missioni da combattimento a Dayr al-Zur il 17 settembre. “Siamo consapevoli dei rapporti e della conferma da CENTCOM e CJTF (Combined Joint Task Force)”, aveva detto il Pentagono a RT. Il Comando Centrale degli Stati Uniti poi rilasciava una dichiarazione secondo cui non aveva alcuna intenzione di colpire le forze governative siriane presso Dayr al-Zur. “La Siria è una situazione complessa con varie forze militari e milizie nelle immediate vicinanze, ma la coalizione non avrebbe intenzionalmente colpito una nota unità militare siriana”, si legge nella dichiarazione. CENTCOM ha promesso che l’attacco e le relative circostanze saranno riesaminate “per vedere se una lezione si può trarre””.
hasan-m-tarafL’ultima frase dice tutto. Purtroppo ora ci sono rapporti non confermati su più di 80 soldati siriani uccisi e sull’offensiva dello SIIL sulle posizioni in cui l’Esercito arabo siriano è stato colpito forzandolo a ritirarsi dalla regione. L’attacco appare una rappresaglia dei militari statunitensi, dei sauditi e di Obama contro Putin. La risposta del Ministero degli Esteri russo è stata potente richiedendo la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su questo tema, dichiarando quanto segue (via ITAR-TASS): “La Russia conclude che gli USA difendono lo SIIL, Ministero degli Esteri. Gli attacchi aerei USA all’Esercito arabo siriano portano alla conclusione che Washington difende lo Stato islamico (organizzazione terroristica vietata in Russia), dichiarava a Rossija 24 la portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova. “Se in precedenza avessimo avuto sospetti che gli USA difendono Jabhat al-Nusra (organizzazione terroristica vietata in Russia) ora, dopo gli attacchi aerei di oggi all’Esercito arabo siriano, arriviamo a una conclusione inquietante, la Casa Bianca difende lo SIIL”, aveva detto Zakharova. “Se è così, allora è questo il motivo per cui gli Stati Uniti non vogliono rendere pubblici gli accordi russo-statunitensi sulla Siria”, continuava. “Chiediamo spiegazioni a Washington, se questa sia una politica deliberata o un errore”, osservava. Secondo il Comando delle forze del governo siriano, 62 militari sono stati uccisi e altri 100 feriti nell’attacco aereo nei pressi della città di Dayr al-Zur. Il portavoce ufficiale del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov aveva dichiarato che il 17 settembre “alle 17:00-05:50 nei pressi dell’aeroporto della città di Dayr al-Zur (Siria), velivoli della ‘coalizione anti-SIIL’ (2 F-16 e 2 A-10) avevano effettuato quattro raid aerei sulle unità governative siriane circondate dai gruppi terroristici dello Stato islamico”, osservava Konashenkov”.
I convenevoli diplomatici e altro che avranno luogo non sono che tempo preso dai russi per accelerare i rinforzi in Siria e Iran. A meno di un annuncio del ritiro delle forze statunitensi dalla Siria e della fine delle operazioni aeree nello spazio aereo siriano, credo che i russi sveleranno il bluff di Obama, umiliandolo nel modo più decisivo: il 18 settembre sera (19 mattina in Siria) il Ministero della Difesa della Federazione Russa dichiarerà la “No-Fly Zone” per gli Stati Uniti sulla Siria consentendo le operazioni solo all’Aeronautica turca nel nord del Paese. Questo significa che non ci saranno più operazioni di droni che permettano agli USA di raccogliere informazioni su al-Qaida (Nusra) in Siria, e neanche sulle forze dello SIIL. Significa anche che se il personale degli Stati Uniti non viene ritirato in questo frangente, la Russia annuncerà che sarà considerato nemico combattente dai governi russo e siriano. La prossima mossa ricadrà sulle spalle di un immaturo ed irrazionale presidente vacillante, dalla politica estera totalmente fallita e dall’ignoranza sul Medio Oriente patetica, anche per gli standard dell’istruzione pubblica degli Stati Uniti. Se il suo ego decide di testare la volontà russa, il mondo potrebbe vedere aerei statunitensi abbattuti dai missili terra-aria S-400 russi o, peggio, da altri aerei russi. Comunque, è su una strada che terrorizzerebbe qualsiasi individuo sano di mente.
Signore e signori, siamo a 72 ore dal possibile inizio di una guerra mondiale. Tutto perché un’anatra zoppa, disprezzata globalmente quale presidente narcisista, si sente ferita mentre i terroristi islamici vengono liquidati da forze che non vedono il mondo attraverso i suoi perversi e terroristici occhi iniettati di sangue.15032016dairazurTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora