Siria: La fascia di sicurezza collaborazionista

Ghaleb Kandil Global Research, 5 febbraio 2015
Ghaleb Kandil è il direttore del Centro New Orient News (Libano)
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

syrie-0613Il ruolo diretto d’Israele nell’aggressione contro la Siria non è più marginale. Nella fase in cui ci troviamo, il suo ruolo è notevole ed al centro della battaglia. Mentre vi è una certa perdita di energia di sauditi e qatarioti, che continuano a sponsorizzare e finanziare il terrorismo, le forze più aggressive sono ora Turchia e Israele, mentre Amman, Doha e Riyadh svolgono compiti nell’intelligence e nella logistica, al servizio dell’alleanza ottomano-sionista. Da qui la definizione esatta della funzione degli arabi presso gli Stati Uniti: domestici d’Israele.

Primo: Il piano della “cintura di sicurezza collaborazionista” nella frontiera meridionale della Siria, come abbiamo tante volte detto, è evidentemente attuato sotto l’egida degli Stati Uniti che hanno assicurato ad Israele un’ampia assistenza giordana, radunando, addestrando e finanziando mercenari tra Qatar, Giordania, Arabia Saudita e Turchia, mentre Amman ha affidato tutti i suoi “laureati” alla custodia del Mossad, avendo cura d’infiltrarli nella zona di separazione istituita nell’ambito dell’accordo di disimpegno tra le forze israeliane e siriane nel 1974 [1] [2] [3]. Un accordo rotto da Israele con le incursioni in Siria [4], come ha rotto l’accordo di armistizio con il Libano negli anni ’70, a favore dello stesso piano di cintura di sicurezza sorvegliata dai collaborazionisti. Nel 1978 Israele lanciò l’idea di occupare una striscia al confine del Libano, secondo il principio che la zona di sicurezza a protezione dell’entità sionista. Le forze nemiche, avanzate verso il ponte Qasimiyah sul fiume Litani, dovettero ritirarsi davanti alla resistenza libanese e palestinese, passando dal ponte Qardali sullo stesso fiume, a sud di Nabatiyah, per preservare la cosiddetta “cintura” volta a proteggere le profondità della Palestina occupata contro le due resistenze. Ma nella battaglia del 1981, quando apparve la deterrenza dei razzi che colpivano gli insediamenti sionisti creando, per la prima volta, un “equilibrio della deterrenza” tra arabi ed Israele, chiaramente discussa nella mediazione degli Stati Uniti di Philip Habib [5] [6]. I sionisti continuarono il piano cercando di ampliare la loro striscia di sicurezza con una nuova guerra espansionistica in Libano, commisurata alla gittata dei razzi sovietici ricevuti dalla Siria e consegnati alle fazioni della resistenza palestinese. Da qui la voce sull’operazione “Fisarmonica”, preparata da Israele che si sarebbe estesa dalla città di Damur a nord di Sidone, sulla coste libanesi, alle profondità di Shuf, Beqa e poi verso ovest.

Secondo: Pertanto, la pianificazione di tale striscia di confine israeliana, combinata all’intervento diretto d’Israele contro il Libano e la creazione di una forza collaborazionista che avrebbe dominato la zona cuscinetto in territorio libanese, allontanando le minacce, subendole al suo posto. Ed è tale piano che oggi determina la zona cuscinetto al confine meridionale della Siria, dove Israele forma una forza di collaborazionisti taqfiriti e altri gruppi terroristici mercenari attivi in Siria [7] [8]. Così, è molto chiaro come le considerazioni dottrinali di chi sosteneva che fosse impossibile che i gruppi islamisti si alleassero con Israele siano decadute. Perché ciò esiste ed è un fatto che dimostra che è l’idea di Patria e nazione che immunizza dall’incursione sionista, e non l’ideologia dei seguaci di tale o talaltra religione. I collaborazionisti sono sempre pronti a vendersi, a prescindere dalla dottrina, ed è ormai chiaro che i reclutatori alqaidisti nei Paesi del Golfo, Turchia e Stati Uniti, dominati dalla loro ottusa dottrinaria, sono al servizio dell’entità sionista che ne paga le fatwa con moneta sonante. Inoltre, tra i collaborazionisti d’Israele in Siria, alcuni sventolano bandiere islamiche; altri liberali. Forse se Michel Kilo e il suo amicone Burhan Ghalioun avessero avuto la loro milizia, gli avremmo visti sollevare la bandiera con la stella rossa e la stella di David, senza che ciò sorprendesse.

LibanTerzo: La Siria, che reagisce e vince sotto la guida del Presidente Bashar al-Assad costituisce per i calcoli sionisti un serio e decisivo mutamento dei rapporti nel conflitto. Ma impedirlo aprirebbe la via a enormi sfide, con un raggruppamento di forze regionali in un unico sistema comprendente l’Esercito arabo siriano e le forze popolari siriane che lo sostengono, Hezbollah e l’Iran, il cui sostegno potrebbe esprimersi con la partecipazione di unità da combattimento. Ciò, quindi, annuncia la nascita della Resistenza popolare siriana per la Liberazione delle alture del Golan. E’ in tale contesto che Israele cerca di accelerare con qualsiasi mezzo il suo piano di striscia di confine in territorio siriano. Interviene con tutte le forze, ora che l’operazione nel Golan (raid israeliano a Qunaytra del 18 gennaio 2015) gli ha dato una panoramica su imminenti cambiamenti e sfide future del fronte unito che va dal confine giordano-siriano fino a Naqura, in ogni guerra futura. Ciò mentre i territori palestinesi occupati dal 1948 diverranno un campo di battaglia e non solo un’arena per i bombardamenti israeliani, come annunciato da Sayyed Hassan Nasrallah secondo cui “la resistenza non sarà più trattenuta da norme d’ingaggio, confini o divisioni territoriali”. [9] La mobilitazione del popolo siriano per impedire con tutti i mezzi disponibili l’istituzione della striscia collaborazionista, è ora un compito centrale che richiede eccezionale sforzo politico e mediatico, perché è il futuro della Siria quale baluardo dell’arabismo e della resistenza è in gioco.
Tutte le maschere sono cadute e il piano sionista svelato, così come l’inutile opposizione che rimugina vecchie chiacchiere inutili mentre il sud siriano ha svelato tutte le bugie spacciate al solo scopo di sobillare una guerra d’aggressione contro la Siria, lo Stato nazionale centrale nella regione che Israele teme di vedere rinascere e riprendersi.

Note:
[1] Accordo di disimpegno delle forze israeliane e siriane
[2] Forza delle Nazioni Unite UNDOF incaricata di osservare il disimpegno
[3] Il rapporto tra Israele e Siria
[4] Provocazioni e messaggi mafiosi israeliani (ma i nostri media finta di niente)
[5] Philip Habib
[6] GUERRA IN LIBANO: forze presenti e inizio degli scontri
[7] Turchia e Israele sostengono direttamente lo Stato islamico (EI) e i terroristi di al-Qaida in Siria
[8] Ban Ki-moon confessa: “Israele” collabora con al-Qaida
[9] Discorso di Sayed Nasrallah

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ‘linea rossa’ dell’Iran avverte Israele via USA

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 28 gennaio 2015B8dHK4QIIAAboLDCon una splendida spiegazione su qualità e cadenza del tango diplomatico tra Iran e Stati Uniti, il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahain ha rivelato che Teheran se l’è presa con Washington per l’uccisione del Generale Muhammad Ali Allahdadi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche [IRGC] con un attacco aereo israeliano a Qunaytra, sulle alture del Golan in Siria, il 18 gennaio. Abollahian avrebbe detto: “Teheran ha avvertito Washington che Israele ha “violato la linea rossa dell’Iran”, (è la prima volta nella pluridecennale inimicizia tra i due Paesi che Israele uccide un generale iraniano). Israele “deve aspettarsi conseguenze delle sue azioni”.” C’è stata un’ondata di dichiarazioni da Teheran negli ultimi giorni, sullo sfondo del funerale del generale iraniano ucciso, seguite dell’attenta valutazione che l’attacco aereo israeliano è stato deciso ed effettuato su intelligence fornita dal gruppo islamista siriano collegato ad al-Qaida, Jabhat al-Nusra (che avrebbe interessi comuni con Israele sulla presenza iraniana e di Hezbollah in Siria). Teheran non si beve la versione israeliana, debitamente riportata dal Guardian, secondo cui Israele non “sapeva” della presenza del generale dell’IRGC. Il vicecomandante dell’IRGC Generale Rasoul Sanayee Raad ha detto ai giornalisti a Teheran, ieri, “Con l’intelligence fornita dai gruppi terroristici e dalle forze taqfire all’agenzia spionistica israeliana, il terreno è stato spianato al martirio… L’incidente rivela il sostegno alla resistenza di Bashar al-Assad, da un lato, e il partenariato tra i gruppetti di opposizione taqfiri e il regime sionista, dall’altro“. Chiaramente, la presenza del generale iraniano e di alcune figure di spicco di Hezbollah (uccisi nell’attacco israeliano) nella regione del Golan, potrebbe suggerire che l’Iran avrebbe intenzione di spezzare il nesso tra Jabhat al-Nusra ed intelligence israeliana (spiegando l’attacco aereo israeliano). Tuttavia, se l’intenzione d’Israele era richiamare l’attenzione sulla presenza iraniana ai confini con la Siria, non ha funzionato. Teheran da allora continua l’offensiva, come indica l’aiutante militare del leader supremo, Generale Yahya Rahim Safavi, che riconosce in modo assertivo che i consiglieri militari iraniani continueranno a rimanere in Siria (e in Iraq). “Partiamo dal presupposto che la sicurezza in Siria e Iraq sia la nostra sicurezza e anche che l’insicurezza in Afghanistan sia una sorta d’insicurezza per l’Iran. Non nascondiamo di esser presenti in Siria e in Iraq come consiglieri e consigliando Bashar al-Assad e Haydar al-Abadi“.
Sicuramente, Teheran deve reagire in qualche modo all’uccisione di un generale dell’IRGC. È quasi obbligatorio. Un generale dell’IRGC, Hossein Salami, ha detto che “Oltre alla riapertura (del fronte) della Cisgiordania, come apposita rappresaglia, sicuramente ci si vendicherà dell’attacco con un’azione specifica“. Ma d’altra parte la mossa iraniana contro Israele arriverà agli Stati Uniti. Se l’intenzione d’Israele era ostacolare ancora una volta l’impegno del presidente Barack Obama nei colloqui diretti con l’Iran, ciò avverrebbe se ne dovesse derivare lo scontro Iran-Israele. In teoria, dunque, proprio mentre Israele cerchi di negare l’attacco del 18 gennaio, senza confermarlo o negarlo, l’Iran potrebbe non fare altrettanto. Nel caso di un’azione di Hezbollah, probabilmente recherà la chiara firma dell’Iran. L’intelligence israeliana sarà già in allarme rosso. Difatti, che impatto ha tutto ciò sui colloqui USA-Iran? Le ultime dichiarazioni iraniane (qui, qui, qui e qui) non recano il precedente cauto ottimismo su un imminente accordo nucleare, anche per le mosse del Congresso degli Stati Uniti, dominato dai repubblicani, per imporre ulteriori sanzioni all’Iran. Alti funzionari iraniani hanno respinto l’idea che il Congresso degli Stati Uniti possa ‘legare’ le mani di Obama. Il potente speaker del Majlis iraniano, Ali Larijani, è stato piuttosto schietto in diverse osservazioni: “Se il Congresso degli Stati Uniti impone nuove sanzioni, certamente verrà rivisto il percorso avviato e, naturalmente, affronterà il balzo dell’Iran nella tecnologia nucleare, possibile alla Repubblica Islamica dell’Iran… Ora, se non risolvono i loro problemi, non dovrebbero dire che i negoziati nucleari sono in difficoltà; la loro incapacità significa che sconvolgono i negoziati… I problemi tra l’amministrazione e il congresso statunitensi, e i loro problemi interni, non ci vincolano… Se i negoziati non producono risultati, la colpa sarà di Obama“.
Può sembrare a primo acchito che la tempistica d’Israele nell’uccidere un generale dell’IRGC in questo frangente, quando Obama si arrabatta e la lobby israeliana sulla collina urla, sia stata perfetta. Israele, dopo tutto, conosce peso e ruolo dell’IRGC nell’equilibrio di potere iraniano e sollevando un vespaio a Teheran sull’adesione interna al processo decisionale iraniano. Provocando l’IRGC in tale delicato frangente, Israele mira a obiettivi multipli. Ma storicamente Teheran ha sventato le prevedibili trame israeliane contro i colloqui sul nucleare tra Obama e l’Iran, e la sua reazione calibrata, oggi, dimostra che Israele potrebbe aver fatto il passo più lungo della gamba. In altre parole, Israele potrebbe aver segnato un punto in termini tattici uccidendo un generale dell’IRGC, ma potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro in termini strategici, se il lungo braccio dell’Iran si vendica consolidando ulteriormente la cosiddetta ‘resistenza’ nelle alture del Golan o in Cisgiordania, sotto il naso dei militari israeliani, di cui l’Iran apertamente avverte. (Questo, dopo tutto, é ciò che l’Iran fa in Libano da tempo). Come l’Iran avrebbe visto, anche l’opinione occidentale ha compreso, dopo gli attentati di Parigi, che le operazioni dell’Iran in Siria e Iraq contro i gruppi estremisti (non solo lo Stato islamico) sono nell’interesse dell’occidente.

General-Allahdadi-funeral-1-HRTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Charlie Hebdo: cospirazione Mossad-CIA-NATO

Gli assedi a Parigi terminano con la morte dei sospetti
Wire 21st Century. Hanno contribuito Peter Sterry, Jason Smith e Jason Robinson, Global Research, 10 gennaio 2015

21WIRE riferiva la probabilità che nessuno dei presunti sospetti ne sarebbe uscito vivo per raccontare la loro versione dei fatti, su cui continuano ad apparire novità. Numerose nuove e incredibili narrazioni e anomalie sono emerse a seguito del doppio assedio a Parigi…

dng3aoYQuesto pomeriggio, la polizia francese ha lanciato un doppio assalto ai siti assediati. Secondo AFP, “3 terroristi sono stati uccisi”. I sospettati di Charlie Hebdo, Sharif e Said Kouachi, insieme al ‘terzo uomo armato nel negozio’, Amedy Coulibaly, 32enne di origine senegalese e sospettato di aver già ucciso una poliziotta (ritenuto non correlabile alla sparatoria dalla polizia) nel quartiere di Montrouge, a Parigi, sarebbero stati tutti uccisi dalla polizia francese. La quarta sospettata, che le autorità non sono ancora sicure fosse ostaggio o la fidanzata di Coulibaly, e una donna ‘quasi-indagata’ di nome Hayat Boumeddiene, ancora ricercata. Come in una scena del film hollywoodiano The Inside Man, la complice Boumeddiene sembra essere casualmente sfuggita sotto il naso delle autorità, proprio mentre la polizia faceva irruzione nel negozio. All’inizio di questa mattina e dopo un inseguimento autostradale di coloro che secondo la polizia erano i fratelli Kouachi, e quindi ciò che media e polizia francesi chiamavano ‘sequestro di ostaggi’ nel villaggio di Dammartin en Goele, a nord del Charles De Gaulle International Airport. La polizia sostiene che i Kouachi “si precipitarono sulla polizia”, venendo uccisi da una raffica delle squadre TAC. L’ostaggio sarebbe sopravvissuto. Il sequestratore della drogheria ebraica Amedy Coulibaly sarebbe stato in preghiera quando la polizia francese assaltava l’edificio. Ci è stato detto che il sospetto assassino della poliziotta avrebbe assaltato un negozio di alimentari Kosher (ebraico) ‘a caso’ e preso 14 ostaggi nel quartiere di Port de Vincennes di Parigi, dove almeno quattro di loro sarebbero stati uccisi dal killer (anche se potrebbero anche essere morti nel raid della polizia, come sembra sia accaduto a Sydney). La polizia sostiene di aver trovato 15 candelotti di dinamite nel negozio dopo averlo assaltato. Poiché il negozio di alimentari parigino in questione è ebraico, ha dato l’opportunità al capo israeliano Benjamin Netanyahu d’intromettere Israele chiedendo al presidente francese Francois Hollande “maggiore sicurezza per le istituzioni ebraiche, anche quando si tornerà alla normalità“. Hollande ha continuato a definire il presunto ‘assalto’ di Amedy Coulibaly al supermercato ebraico “un terribile atto antisemita“, ha detto AFP.

Il voto sulla Palestina della Francia
Charlie-Hebdo-ISIS-Muslim-Terrorist-Attack-Donald-Trump-Talks-Gun-Control-Due-To-Unarmed-Police-665x385In effetti, Netanyahu pose un severo avvertimento a Hollande il 24 novembre 2014, sconvolto dalla possibilità che il Parlamento francese avrebbe osato seguire diverse altre nazioni europee nel riconoscere il nuovo Stato palestinese, nel voto in programma per dicembre. Netanyahu avvertiva che sarebbe stato un “grave errore”. RT ha riferito, “Il riconoscimento dello Stato palestinese da parte della Francia sarebbe un grave errore“, ha detto Netanyahu ai giornalisti a Gerusalemme. “Non hanno niente di meglio da fare mentre vi sono decapitazioni in Medio Oriente, tra cui quella di un cittadino francese?“, riferendosi a Hervé Gourdel giustiziato dai jihadisti algerini a settembre. A dicembre, le peggiori paure di Netanyahu si avveravano con la Francia che votava il riconoscimento della Palestina . L’attacco di questa settimana a Parigi è l’attuazione dell’avvertimento d’Israele alla Francia? Il tema dell’antisemitismo continua. Apparentemente in pochi minuti, la CNN portava in diretta sulla scena il presidente dell’Unione degli studenti ebrei in Francia Sasha Reingewirtz, che affermava che il killer Amedy Coulibaly aveva deliberatamente preso di mira il negozio di alimentari ebraico. L’affermazione era in netto contrasto con i resoconti dei media francesi che affermavano che Coulibaly aveva scelto il negozio, secondo quanto detto a un giornalista francese, “perché mi piaceva” ed era “comodo” (vicino). Reingewirtz sembrava recitare un copione già scritto su antisemitismo, sospetti e “odio per la democrazia”. Nonostante alcuna rivendicazione da un qualsiasi gruppo terroristico in Medio Oriente e Nord Africa, le conclusioni sembrano essere già state decise dai media. Bizzarramente i due distinti fatti terroristici di Parigi sono stati collegati esclusivamente da un solo elemento della stampa francese… BFMTV, descritto dalla CNN come sua “filiale” a Parigi, che sostiene che un suo giornalista, piuttosto incredibilmente, avrebbe contattato contemporaneamente i tre killer assediati in due posti diversi. Sharif Kouachi avrebbe detto a BFMTV che era stato finanziato da una rete di Anwar al-Awlaqi, l’ex-capo statunitense di al-Qaida nella penisola arabica, ucciso da un drone nel 2011 in Yemen. BFMTV riferisce inoltre che Kouachi sosteneva di essere “finanziato da Anwar al-Awlaqi nello Yemen“. Tale storia sembra subito falsa, non per altro perché al-Awlaqi, alias il ‘capo americano di al-Qaida’, era un agente doppio della CIA che sarebbe stato ucciso 3 anni fa dal presidente Obama con un attacco di un drone nello Yemen, il 30 settembre 2011. Per almeno tre ore i giornalisti della CNN sembravano ignorare che al-Awlaqi fosse morto da tempo, e ne parlavano come se fosse vivo e vegeto in Yemen. Per sostenere il racconto su al-Awlaqi, la CNN subito collegava il noto ‘insider di Pentagono e CIA’ e direttore di The Intercept Jeremy Scahill, che sosteneva di aver appena parlato con il suo “contatto” nell’AQAP (al-Qaida nella Penisola Arabica) nello Yemen per cui, secondo Scahill, AQAP rivendicava ufficialmente gli attentati di Parigi, in effetti corroborando l’incredibile racconto della CNN. Scahill ha detto alla CNN che gli attacchi erano, “la vendetta dell’onore del Profeta” e disse che AQAP rilascerà una dichiarazione più dettagliata in seguito. Scahill continua a confermare INSPIRE, già ampiamente riconosciuta quale fasulla rivista di al-Qaida e ritenuta in realtà risorsa della CIA, citando e persino dicendo che i redattori di INSPIRE avevano già pubblicato la foto di un passaporto francese, che secondo Scahill “prefigurava l’attentato a Charlie Hebdo“. La notizia di Scahill, che cade a fagiolo per la CNN, guarda caso ordina la narrazione della CNN e dei media statunitensi sulla loro ‘guerra al terrore’ di questa settimana. Così, secondo Scahill, qualcuno (il suo ‘contatto’) dall’altro capo del telefono sostiene di aver parlato con qualcun altro, su un altro telefono, che affermava di appartenere ad AQAP e che diceva: “Sì, l’abbiamo fatto!” e sappiamo che tanto basta ai falchi di Washington per basarvi la loro politica estera (e di torture) nei prossimi 5 anni. Brillante.
In effetti, come un giornalista apparentemente esperto come Scahill possa cadere così facilmente in una prevedibile ‘informazione’ di contro-intelligence assai probabilmente spacciata da agenti , informatori e agenti doppi di CIA o israeliani, presumibilmente provenienti dallo Yemen, è semplicemente incredibile per l’ingenuità, ma è pratica standard nei media aziendali, ed è per tale ragione che la narrativa su ‘al-Qaida’ rivive, in effetti coprendo i servizi d’intelligence statunitensi, inglesi, francesi e israeliani, responsabili della sua esistenza. Ciò che Scahill, e qualsiasi altro giornalista che ‘copre’ tale storia, non menziona è come l’attacco abbia la firma di GLADIO della NATO, volto a modificare opinione pubblica e politica francesi, e non solo. Ciò appare familiare, una sorta di ‘fissazione’ suscitata da tutti i notiziari degli Stati Uniti, dopo che s’è deciso che si tratti effettivamente di ‘al-Qaida‘, un marchio improvvisamente ripreso. Una delle polene della CNN, Philip Mudd ex-agente della CIA e fautore entusiasta delle torture ed ‘esperto di terrorismo’ che sembrava particolarmente su di giri oggi, è apparso emozionato alla prospettiva di combattere di nuovo al-Qaida, mentre il SIIL ha perso, per ora, lucentezza sui media statunitensi, soprattutto perché decine di ‘esperti di sicurezza’ di Washington, innamorati delle macchiette della sceneggiata del SIIL/IS, continuano a trascurare Siria e Iraq.

Blitzkrieg propagandistico
Dopo che tali connessioni sono state puntellate da CNN e Scahill, la rete TV passava ad altri punti all’ordine del giorno dell’informazione statunitense. Wolf Blitzer presentava ovviamente un insieme di punti discussi recentemente dal dipartimento di Stato sulla politica estera degli Stati Uniti, come l’annuncio della CNN secondo cui “l’FBI avverte su nuove tattiche del terrore” e la necessità di ‘concentrare intelligence e sforzo militare su al-Qaida e Medio Oriente’, nonché d’aumentare gli sforzi degli Stati Uniti ‘nel combattere il terrorismo e altri simili attacchi di lupi solitari’. Blitzer non ha perso tempo nel trasmettere l’intervista con il nuovo capo della Commissione intelligence del Senato, senatore Richard Burr (R). Wolf ha chiesto a Burr se gli Stati Uniti dovrebbero lanciare “nuovi potenti attacchi missilistici e con droni su obiettivi in Yemen?“. Burr ha risposto, “faremo tutto ciò che dobbiamo per tenere al sicuro il popolo statunitense“, una strizzatina d’occhio alla questione delle torture della CIA del suo predecessore del Partito Democratico, la senatrice Diane Feinstein. A fine novembre, Blitzer tentò d’ingannare Feinstein in diretta sulla CNN, interrompendola ripetutamente e insinuando che il suo rapporto al Senato era sbagliato, agendo da apologeta di 13 anni di torture coperte da Washington. In pochi minuti, subito dopo il segmento di Blitzer su ‘Threat Level’, gli Stati Uniti emisero un nuovo avvertimento ai cittadini statunitensi all’estero, citando i recenti “attacchi terroristici” in Francia, Australia e Canada (è bene sapere che hanno tutti i loro orologi sincronizzati). Tale dichiarazione di ampia portata è stata fatta da funzionari degli Stati Uniti, anche se gli attacchi a Sydney e Ottawa appaiono opera di individui squilibrati o informatori, come nel caso di Sydney, e che la della polizia e non gli uomini armati, sia la principale responsabile della morte di 2 ostaggi. La propaganda orwelliana è stupefacente. Secondo AP, “l’avvertimento del dipartimento di Stato dice che attacchi contro gli statunitensi sono sempre più diffusi...”, anche se nessun cittadino statunitense è stato aggredito (qual è la definizione di ‘diffusi’?). La dichiarazione degli Stati Uniti segue quella del direttore del MI5 inglese, Andrew Parker, che ieri ha avvertito che i militanti di al-Qaida in Siria complottano attentati massicci in occidente, forse contro sistemi di trasporto o “obiettivi prestigiosi” (destinazioni turistiche), e ha sostenuto che un attacco al Regno Unito è “molto probabile”, affermando che “Un gruppo di terroristi di al-Qaida in Siria progetta stragi contro l’occidente”. Non è la prima volta che un tale annuncio radicale viene fatto. Infatti, tra Stati Uniti e Gran Bretagna, è dimostrato che tali dichiarazioni sono rilasciate a intervalli regolari di circa 18 mesi.

Collegando i puntini dei media
Secondo l’AFP, BFMTV ha detto che Coulibaly “ha giurato fedeltà allo Stato islamico in Iraq e Levante“, prima di dire che i due gruppi assediati “collaborano” e come gli attacchi terroristici furono “sincronizzati”. Per i media statunitensi, la CNN che ha mobilitato la maggior parte del personale a Parigi, sembra scaglionare la narrativa mediatica globale su Parigi. La gente della CNN, come Wolf Blitzer e Chris Cuomo, lavorano in team per presentare il giusto racconto degli eventi di questa settimana. Cuomo ha presentato ciò che ha descritto come “valore aggiunto” per Wolf nella sua Situation Room, chiamando un esperto (o quasi) dei media francesi, Fabrice Monier, che secondo Cuomo è un ex-Navy SEAL di nazionalità francese (intelligence della NATO?). Cuomo l’ha descritto come “molto ben informato sulle persone che hanno partecipano all’operazione di oggi“.

CNN-Paris-MonierChris Cuomo insieme all”esperto di sicurezza’ francese Fabrice Monier, davanti l’ufficio di Charlie Hebdo a Parigi.

Monier ha ribadito l’improbabile ‘scoop’ di BFMTV, secondo cui Sharif Kouachi, uno dei sospettati dell’attacco a Charlie Hebdo, che si sarebbe rintanato nel centro stampa di CTD di Dammartin en Goele, e che fu incredibilmente (presumibilmente) contattato in esclusiva dalla francese BFMTV , avrebbe detto al giornalista, che poi l’ha riferito all’ex-Navy SEAL Monier, che l’ha detto alla CNN, che “Sharif fu arruolato da al-Qaida nello Yemen” (cioè al-Qaida nella Penisola Arabica). BFMTV sostiene di avere registrato la conversazione di Sharif, quindi aspettatevi che sia presentata ai media francesi e globali a breve (e di fatti. NdT). Un fulmine apparentemente colpisce due volte lo stesso punto. Monier collega due eventi distinti mentre parla alla CNN, e di nuovo BFMTV sostiene di aver contattato l’assassino della poliziotta, Amedy Coulibaly, che diceva al giornalista, “Sono collegato a questi ragazzi (i fratelli Kouachi), il loro compito era colpire (Charlie) Hebdo, e il mio colpire questo negozio di generi alimentari“. Coulibaly inoltre avrebbe detto al giornalista di BFMTV, “Opero per il SIIL”. Monier passa poi a collegare il tutto per noi spettatori, “E’ molto interessante, da una parte abbiamo il SIIL e dall’altro abbiamo un terrorista di al-Qaida“. (Certo che è interessante questa sceneggiatura). Anche in tal caso, come per magia, la CNN cominciava a diffondere le foto della nuova coppia del terrore, il pistolero Amedy Coulibaly e la ‘fidanzata’ Hayat Boumeddiene, foto che la rete ha discretamente qualificato dall'”autenticità non confermata“, ma senza evitare di far circolare tali foto bizzarre.

1-Paris-Terror-CoupleLa coppia del terrore

1-Paris-Jihad-Hayat-Boumeddiene-2Donna con pistola

1-Paris-Jihad-Hayat-BoumeddieneLa mascotte del terrore: secondo i media sarebbe Hayat Boumeddiene

Dato che la donna delle foto è completamente coperta, è impossibile stabilire se si tratti di ciò che le autorità francesi suggeriscono, la sospetta fuggitiva Hayat Boumeddiene. Il suo profilo, almeno come viene dipinta dai media finora, appare assai simile a quello della statunitense Katherine Russell, ‘moglie’ dell’attentatore di Boston e informatore dell’FBI Tamerlan Tsarnaev. Sembra incredibile che tali importanti narrative di tipo mediorientale, per quanto i governi occidentali e i media embedded ne siano interessati, incolpando giustamente (le sanzionate dai governi) organizzazioni terroristiche globali, abbiano come protagonisti dei sospetti terroristi dell’ultimo minuto, e poco prima di essere uccisi dalle autorità. E tutto ciò presumibilmente raccolto dai media ufficiali francesi, quindi spacciato alle autorità e, infine, al pubblico.

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1-Paris-MapCharlie Hebdo, Mossad e alleati per lo scontro di civiltà
Aanirfan 10 gennaio 2015

David HeadleyUn certo agente della CIA (sopra), ‘di madre ebraica’, aveva pianificato l’attacco a un giornale che aveva pubblicato le controverse foto del profeta Maometto. Gli aggressori avrebbero preso degli ostaggi e sparatogli. L’obiettivo del complotto era Jyllands-Posten, il giornale danese che nel settembre 2005 pubblicò 12 vignette controverse raffiguranti il profeta Maometto. L’operativo della CIA, di ‘madre ebraica’, era David Coleman Headley, che ha contribuito a pianificare numerosi attentati terroristici riusciti, come quello di Mumbai nel 2008. Prima che avvenisse l’attentato danese, Headley dovette fuggire negli Stati Uniti, dove fu accolto con molta cortesia da autorità degli USA come Jeffrey Epstein. Headley fu ‘spedito in prigione’, ma c’è il sospetto che sia attualmente a piede libero. Pepe Escobar si chiede: “Cui bono, allora l’eccidio di Charlie? Coloro che perseguono la demonizzazione dell’Islam. Neanche un mucchio di fanatici soggiogati avrebbe ideato la carneficina di Charlie mostrando alle persone che l’accusa di essere dei barbari è, difatti, vera“. Chi beneficia dell’eccidio di Charlie?

Screen-Shot-2015-01-07-at-6_50_43-PMI “terroristi” del Mossad a Parigi hanno molti legami kosher. L’auto dei terroristi di Charlie Hebdo, fu abbandonata davanti ad una pasticceria kosher. Immagini esclusive da JSSNews: i terroristi di Charlie…Photo_patistory_250_8_HorizontalUn anonimo accusa: l’attentato del 7 gennaio 2015 a Parigi è opera di persone interessate al satanismo (Mossad/CIA/MI6…) Il 7 gennaio è San Winebald: rituali di sangue, smembramento e sacrifici umani. Calendario satanico: conoscenza proibita

Un anonimo osserva: “Nel 2013 il tribunale penale di Kuala Lumpur accusò Israele di crimini di guerra. Nel 2014, gli aerei della Malaysia Airlines iniziavano a precipitare. “Guardiamo alla Norvegia nel 2011. In Norvegia l’ala giovanile del partito laburista sosteneva il blocco totale d’Israele. Improvvisamente l’intera leadership dell’organizzazione fu massacrata in ciò che ora sappiamo essere un’operazione del Mossad falsamente attribuita a un pazzo solitario“… Quando Mossad e alleati compirono l’attentato a Londra il 7/7, fu facile accusare un fantoccio

man-in-suitBernard Lewis, supporter d’Israele

La strategia dello “scontro di civiltà” formulata da Bernard Lewis per il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti e poi resa popolare da Samuel Huntington, non è una strategia di conquista ma un prevedibile obiettivo. E’ volta a persuadere le popolazioni della NATO sull’inevitabilità del confronto che deve preventivamente assumere la forma della ‘guerra al terrorismo’… Dobbiamo ricordare che negli ultimi anni che abbiamo visto i servizi speciali degli Stati Uniti e della NATO: testare gli effetti devastanti di alcune droghe sulla popolazione in Francia; sostenere l’OAS per cercare di assassinare il Presidente Charles de Gaulle; l’esecuzione di attacchi sotto falsi bandiera contro i civili in diversi Stati membri della NATO. Dobbiamo ricordare che dalla disgregazione della Jugoslavia, i Capi di Stato Maggiori congiunti statunitensi avviarono e affinarono la “strategia della lotta tra cani” in molti Paesi. Si tratta di uccidere i membri delle comunità di maggioranza e delle minoranze, rinfacciandone reciprocamente la colpa fin quando tutti sono sicuri di essere in pericolo di vita. Questo è il modo in cui la guerra civile fu provocata da Washington in Jugoslavia così come in Ucraina“.  Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 10 gennaio 2015
Secondo McClatchy, i fratelli Kouachi erano legati ai servizi segreti francesi
03Bernard Lewis era un professore di Princeton specializzato nella storia dell’Islam e nel rapporto tra Islam e occidente. Amico di Dick Cheney, fu “forse l’intellettuale più influente dietro l’invasione dell’Iraq“. (Strana celebrazione dell’AEI) Bernard Lewis contribuì ad inventare un nuovo nemico dell’occidente, noto come ‘Islam’. Per gli inglesi, fu il terrorismo ebraico ad essere visto come il nemico. Per gli USA, fu il piccolo Vietnam. Il professor Bernard Lewis è ebreo e lavorò per l’intelligence inglese. (Bernard Lewis) Lewis, nacque a Londra nel 1916, è uno storico ed esperto dell’Islam. Nel 1974 Lewis accettò una posizione alla Princeton University. Nel 1990 scrisse un saggio intitolato Le radici della rabbia musulmana. In tale saggio, Lewis sosteneva che la lotta tra occidente e l’Islam si rafforza. In tale saggio Lewis inventò la frase “scontro di civiltà”, menzionata nel libro di Samuel Huntington. [13] La frase “scontro di civiltà” fu per la prima volta utilizzata da Lewis in una riunione a Washington nel 1957. [14] C’è il sospetto che Lewis, i servizi segreti e gente come Brzezinski vogliano demonizzare il mondo musulmano, in modo che possa essere facilmente controllato e sfruttato. Gran parte del petrolio mondiale si trova nelle terre musulmane. Come demonizzare i musulmani? È possibile finanziando gli estremisti e metterli al potere. È possibile effettuando operazioni sotto falsa bandiera… Bernard Lewis sostiene che il Medio Oriente è arretrato a causa delle sue cultura e religione. La visione alternativa è che un Paese come l’Iraq sia arretrato anche a causa della costante interferenza di Paesi come Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Nel suo libro del 1982, ‘La scoperta dell’Europa dei musulmani‘, Lewis sostiene che “I successi dei crociati erano dovuti in non piccola parte alla debolezza musulmana”. Ciò che Lewis non chiarisce è che i crociati erano dei barbari massacratori di innocenti ovunque andassero. La quarta crociata saccheggiò, invase e conquistò la città cristiana di Costantinopoli. Lewis si oppone all’idea che Israele sia un Paese razzista. (Aangirfan: Il falso terrorismo in Algeria, i militari statunitensi in Algeria, petrolio… Lewis non sottolinea che molte persone credono che Saddam e gli ayatollah furono messi al potere dalla CIA. (Aangirfan Saddam lavorava per la CIA /Aangirfan: gli ayatollah e la CIA)
L’ultimo libro di Lewis s’intitola Islam: religione e popolo. Lewis afferma giustamente:
1. “In nessun momento il giurista  (musulmano) approva il terrorismo. Né vi è alcuna prova di terrorismo (nella tradizione islamica)“.
2. “Ai musulmani è proibito uccidere donne, bambini, anziani, torturare o maltrattare i prigionieri,  devono dare il giusto avvertimento dell’apertura delle ostilità e onorare gli accordi“.
3. “…Il terrorismo non ha precedenti nella storia islamica, e alcuna giustificazione in teologie, diritto o tradizione islamici…”
4. “Il guerriero fanatico che offre alle sue vittime la scelta tra Corano o la spada non solo è un falso, ma è impossibile“.
5. “In generale, la tolleranza musulmana degli infedeli era migliore di qualsiasi tolleranza nella cristianità“.
Allora, da dove proviene il terrorismo? Pentagono e alleati avrebbero soggiogato il terrorismo (Il classico terrorismo di Stato)
E Lewis difficilmente cita Michael Ledeen, Gladio e 9/11
Lewis vuole stretti legami tra Israele ed occidente. Nel suo saggio “licenza di uccidere“, Lewis ha scritto che considera la lingua di bin Ladin “ideologia della jihad“. Lewis difficilmente ci racconterà del lavoro di bin Ladin per il governo degli Stati Uniti (La famiglia bin Ladin). Lewis ha sostenuto la guerra in Iraq.
Molte grazie alle decine di persone che ci hanno inviato materiale.

Terroristi ebraici a Parigi
Aanirfan 10 gennaio 2015

ob_5492ec_c1Terroristi ebrei hanno un passato di attacchi agli “alleati”. Secondo Associated Press, il 7 settembre 1947: “La polizia di Parigi oggi ha arrestato un certo numero di persone dopo aver scoperto sei bombe artigianali con cui… la Banda Stern intendeva bombardare Londra. Rabbi Baruch Korff, presidente del comitato d’azione politica americana per una Palestina libera, fu arrestato nei pressi di Parigi insieme ad altri due, quando stava per salire a bordo di un aereo…
8 settembre 1947, Complotto ebraico per sganciare sei bombe su Londra/Terroristi ebrei?

Il primo ministro israeliano Netanyahu stringe la mano a un  terrorista di al-Qaida ferito in Siria e ricoverato in Israele. Molte scimmie fallacio-salviniane urlano contro il gombloddo del Mossad, ignorando che da 4 anni, Israele supporta militarmente il terrorismo taqfirita contro la Siria.

Il primo ministro israeliano Netanyahu stringe la mano a un terrorista di al-Qaida ferito in Siria e ricoverato in Israele. Molte scimmie fallacio-salviniane urlano contro il gombloddo del Mossad, ignorando che da 4 anni, Israele supporta militarmente il terrorismo taqfirita contro la Siria.

Il primo ministro israeliano Netanyahu stringe la mano a un terrorista di al-Qaida. Il terrorista ferito è un agente dell’intelligence israeliana? Ospedale da campo militare Israeliano sulle alture del Golan, alla ‘frontiera con la Siria, il 18 febbraio 2014″. Il Mossad israeliano ‘in aiuto’.
TruthDefender ci ricorda che quando gli Stati Uniti si avvicinarono all’Egitto, Israele colpì obiettivi di Stati Uniti e Regno Unito in Egitto. L’affare Lavon era un’operazione segreta israeliana in Egitto, nota come operazione Susannah, in cui l’intelligence militare israeliana piazzava bombe contro obiettivi statunitensi e inglesi in Egitto. Gli agenti israeliani piazzarono prove implicanti gli arabi.  Una delle bombe esplose prematuramente. Gli egiziani catturarono uno degli attentatori e svelarono la rete spionistica israeliana. (Dahab, King David, Lavon…)

A member of the French GIPN intervention police forces secures a neighbourhood in Corcy, northeast of ParisIsraele è ufficialmente coinvolta negli ultimi eventi di Parigi. “Il primo ministro Netanyahu ha confermato, il 9 gennaio, l’invio di un’unità SWAT della polizia israeliana, che avrebbe collaborato con gli omologhi francesi“. Il primo ministro Netanyahu “ordinò al Mossad di aiutare i funzionari francesi con tutta l’assistenza di cui hanno bisogno per affrontare il terrorismo nella regione parigina“. Gli attentati a Charlie Hebdo e al ‘Kosher Grocery Store‘? Strano come la polizia non riuscisse ad impedire ai ‘terroristi’ di fuggire a Nord. Il governo francese sostiene ufficialmente i gruppi che attaccano la Siria. Tali gruppi fanno parte di al-Qaida. Sembrerebbe che gli elementi del governo francese abbiano supportato gli attentati di Parigi. “Le autorità francesi furono avvertite su Said e Sharif Kouachi prima dell’attentato a Charlie Hebdo“. (Daily Telegraph 9 gennaio 2015)
Secondo il primo ministro israeliano Netanyahu, il 9 gennaio 2015: “(I terroristi) massacrarono i turisti a Bali…” Ma, la bomba di Bali fu un’operazione interna. Il grande segreto è che erano tutti ebrei.
Il SIIL è gestito da CIA e alleati. Israele ha sostenuto attivamente i terroristi di Stato islamico (ISIS) e al-Nusra sulle alture del Golan occupate. Netanyahu non nega il sostegno del suo governo ai jihadisti in Siria. I vertici israeliani hanno riconosciuto che ‘gli elementi della jihad globale in Siria’ sono sostenuti da Israele. La Francia arma, finanzia e aiuta i terroristi di al-Qaida da anni, a partire dalla Libia con il rovesciamento del leader libico Muammar Gheddafi, continuando fino ad oggi ad armare, alloggiare e sostenere i terroristi di al-Qaida e del cosiddetto Stato islamico (SIIL) in Siria. Il Mossad israeliano ‘in aiuto’, Prof. Michel Chossudovsky.

Senator-John-McCain-with-ISIS-terrorists-Abu-Bakr-AlBaghdadi-circled-left-and-Muhammad-Nour-circled-right-in-SyriaJohn McCain in Siria nel 2013. In primo piano a sinistra c’è il capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi.  Si presume che nessun ebreo sia stato ucciso nel cosiddetto negozio Kosher. Twitter ha svelato l’incontro tra Nicolas Sarkozy, ex-presidente francese e Amedy Coulibaly, l’uomo sospettato di aver preso cinque ostaggi al supermercato kosher. L’incontro ebbe luogo nel 2009 al Palazzo dell’Eliseo. L’attacco a Charlie Hebdo.
Coulbaly, un francese, faceva parte della rete Buttes-Chaumont della CIA che reclutava e inviava giovani francesi in Iraq nei primi anni 2000, e poi in Siria. I fratelli Kouachi ‘facevano parte della rete’.

Charlie Hebdo: cospirazione Mossad-CIA-NATO
Aanirfan 11 gennaio 2015

10926258Dr. Paul Craig Roberts, ex-funzionario della Casa Bianca, dice che l’attacco a Charlie Hebdo è ‘un’operazione interna concepita per mettere la Francia saldamente sotto controllo di Washington’.
L’attacco a Parigi volto a puntellare il vassallaggio della Francia: Roberts
Roberts, assistente del segretario del Tesoro nell’amministrazione Reagan, ha detto che Francois Hollande questa settimana aveva detto che le sanzioni contro la Russia dovrebbero finire. Roberts dice: “Per l’eccessiva indipendenza politica della Francia da Washington, Washington ha resuscitato l”operazione Gladio’ che consisteva negli attentati CIA contro gli europei durante il post-seconda guerra mondiale, di cui Washington accusava i comunisti?

12827-photoIntro.landscapeA Limoges, il capo della polizia Helric Fredou indagava sull’attentato a Charlie Hebdo. È morto in circostanze misteriose. Fredou indagava sulla famiglia di una delle vittime.

hayat-675La polizia francese dice che il sequestratore del negozio Kosher fosse Amedy Coulibaly. La polizia afferma che Hayat Boumeddiene l’ha aiutato. Misteriosamente, la polizia francese cessò le indagini sulla ‘cellula terroristica’ poco prima dell’attacco a Charlie Hebdo. Misteriosamente, Hayat Boumeddiene è riuscita a ‘fuggire’ in Siria. Come molte persone ipnotizzate da CIA e alleati, Hayat Boumeddiene sarebbe stata ricoverata. I fratelli Kouachi furono ricoverati. Insieme a Coulibaly, Hayat nel 2010 avrebbe incontrato il terrorista della CIA (al-Qaida) Djamel Beghal mentre era agli arresti domiciliari a Murat, Francia centrale. Dailymail
Quando i terroristi ebraici bombardarono il King David Hotel, 17 ebrei furono uccisi. L’attentato al King David Hotel.
Così gli ebrei uccisero degli ebrei. Chi è morto nell’assedio al negozio kosher?

wide-main-final_englishYohan Cohen, 22 anni, deceduto. Cohen, “della periferia nord di Parigi, Sarcelles, lavorava all’Hyper Cacher per un anno per pagarsi il futuro matrimonio con la fidanzata Sharon Seb.”
Yoav Hattab, 21 anni, deceduto. Hattab “era figlio del Gran Rabbino di Tunisi“.
Philippe Braham, sulla quarantina, sarebbe morto. Philippe Braham “era un insegnante che viveva con la moglie Valerie e i loro tre figli ad Hay-les-Roses, a 8 km a sud di Parigi“.
François-Michel Saada, sessantenne, sarebbe morto.
Apparentemente queste “vittime” saranno inviate in Israele. “I corpi dei quattro ebrei francesi uccisi nella crisi degli ostaggi in un negozio di alimentari di Parigi saranno sepolti in Israele, ha detto il primo ministro israeliano. In una dichiarazione rilasciata da Parigi, Benjamin Netanyahu ha detto che aveva ‘aderito alla richiesta delle famiglie delle vittime dell’attentato terroristico” e detto a “tutti gli organi governativi competenti di trasportare i corpi di Israele“. Da dove proviene il resoconto dell’assedio? Mickael B. fu sequestrato nel negozio con il figlio. Mickael telefonava ai media. Dailymail
charlie-hebdo-le-suspect-cherif-kouachi-jihadiste-bien-connu_2208335Cosa sappiamo dei cosiddetti terroristi? L’avvocato di Sharif Kouachi l’ha descritto come un apprendista fallito, un fattorino che fumava hashish e consegnava pizze per comprarsi la droga.  L’amico di Kouachi, Belkacem, era un membro del GIA, un algerino del gruppo terroristico responsabile di numerose atrocità. Il GIA fu una creazione dell’intelligence francese e alleati.
La stazione televisiva francese BFMTV parlò di Sharif Kouachi e di Amedy Coulibaly del negozio di alimentari kosher. @Snowfaked, afferma che la BFM-TV è di proprietà di Alain Weill uno dei più influenti sionisti francesi. Kouachi: “Stiamo solo dicendo che siamo difensori del profeta e che io Sharif Kouachi sono un inviato di al-Qaida (CIA)… e che sono andato lì e che Anwar al-Awaqi mi ha finanziato”.

gty_anwar_al_awlaki_jef_121120_wmainAnwar al-Awlaqi nacque negli Stati Uniti. Il 21 ottobre 2010 fu segnalato che Anwar al-Awlaqi di al-Qaida fu ‘invitato al Pentagono per un pranzo dopo l’11 settembre’. Nel 1996 e 1997, al-Awlaqi fu arrestato a San Diego per molestie alle prostitute. Al-Awlaqi studiò alla George Washington University, dove una volta fu il cappellano, nota per gli stretti legami con la comunità d’intelligence. (Anwar al-Awlaqi e l’‘Islam della CIA‘) Nota gli spettri.

La stazione televisiva fu chiamata da Amedy Coulibaly mentre teneva in ostaggio persone al supermercato di Parigi.

John_Mccain_Warmonger_Cheerleader_Syria_PokerTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il cyber-attacco preventivo degli USA alla Corea democratica avrà gravi conseguenze

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/12/2014USmilitaryOUTGli Stati Uniti hanno utilizzato le più inconsistenti prove per giustificare un attacco massiccio al rudimentale servizio internet della Repubblica democratica popolare di Corea. Con il lancio di ciò che equivale a un attivo cyber-attacco contro la Corea democratica, una potenza nucleare, l’amministrazione Obama ha ancora una volta dimostrato di essere più adatta a usare la forza che la diplomazia, e le spacconate al ragionamento. Quando si tratta di brandire l’arsenale degli USA, che si tratta di armi tradizionali o cyber-armi, Barack Obama non è diverso dal suo predecessore guerrafondaio George W. Bush. Anche gli svolazzi retorici di Obama corrispondono a quelli di Bush. Rispondendo alla presunta pirateria informatica della Corea democratica alla rete dei computer della Sony Pictures, per la prevista proiezione a Natale della commediola “The Interview”, dove un carro armato uccide il leader nordcoreano Kim Jong Un. Obama ha detto che gli Stati Uniti avrebbero risposto “nel luogo, tempo e modi che abbiamo scelto”. A quanto pare, la risposta è venuta sotto forma di attacco dell’US Cyber Command alle poche connessioni Internet che la Corea democratica mantiene con il resto del mondo. La maggior parte della connettività globale della Corea democratica avviene tramite server nella città cinese di Shenyang. La Corea democratica non aveva connettività diretta con Internet fino al 2010. Vi sono tutte le indicazioni che la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, così come il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, abbiano collaborato con i dirigenti della Sony Pictures, produttori di “The Interview” come operazione di “soft power” per minare il governo della Corea democratica. Un certo numero di DVD pirata attraversa il confine Cina-Corea democratica dove i cittadini nordcoreani normalmente sono esclusi dalla visione di film occidentali. La CIA e il suo contraente privato prediletto, la RAND Corporation di Santa Monica, in California, hanno riconosciuto il “soft power” nella cultura popolare degli Stati Uniti integrandone l’impiego nelle operazioni d’intelligence degli Stati Uniti. La diffusione nel 2012 su YouTube del “trailer” del film anti-islamico “The Innocence of Muslims”, aveva tutte le caratteristiche di una provocazione delle intelligence statunitense e israeliana per sfruttare le già tese proteste di piazza dall’Egitto e Libia a Yemen e Pakistan. A seguito delle informazioni raccolte dalle e-mail violate dei vertici della Sony Pictures di Culver City, California, e della Sony Corporation di Tokyo, la responsabilità politica e delle agenzie di intelligence nella produzione e distribuzione programmata di “The Interview” diventa cristallina. E’ anche abbondantemente evidente che i responsabili dell’hacking dei computer Sony avessero informazioni che avrebbero potuto ottenere solo addetti ai lavori della Sony o delle agenzie d’intelligence statunitensi. Le informazioni in possesso degli “hacker” includevano password amministrative e di sicurezza e altre credenziali privilegiate. Ci sono anche scarse prove che il gruppo di hacker che ha rivendicato la fuga di numerosi file della Sony Pictures, “I Guardiani della Pace”, sia legato alla Corea democratica.
Sony Corporation è sotto pressione da parte del governo del Giappone a causa dei negoziati molto sensibili tra Tokyo e Pyongyang sul rimpatrio di cittadini giapponesi, per lo più della città di Niigata, rapiti dalla Corea democratica negli anni ’70. Le delicate trattative tra Tokyo e Pyongyang sono incentrate sul numero di sequestrati che devono essere rimpatriati. Mentre Corea democratica e Giappone concordano sul numero dei rapiti giapponesi, meno di 20, altri rapporti indicano che sarebbero centinaia. Mentre la Corea democratica si preparava per consegnare a Tokyo una lista di 883 rapiti, numero che ha stupito il governo giapponese del primo ministro Shinzo Abe, Sony Pictures ha annunciato la distribuzione di “The Interview” il 25 dicembre. Il film, che ha per stelle i tristi e arroganti sostenitori dell’Israel Defense Force Seth Rogen e James Franco, è carico di stereotipi anti-asiatici e sciovinismo americanista. Quando i dettagli del film sono fuoriusciti, non da parte degli hacker ma dalle pagine di Hollywood Reporter e Variety, Sony e il governo giapponese si sono preoccupati. La scena più raccapricciante del film mostra la testa di Kim fatta a pezzi da un carro armato, spargendo materia cerebrale, pezzi di cranio, capelli e carne carbonizzata. I due personaggi principali, interpretati da Rogen e Franco, sono presumibilmente assunti dalla CIA per uccidere Kim Jong Un, dopo esser stati invitati a intervistare il leader nordcoreano. Secondo le e-mail trapelate della Sony, i dirigenti della sede centrale di Sony tentavano di frenare la libera gestione della divisione di City Culver e modificare il contenuto del film che avrebbe infiammato il governo della Corea democratica. Su pressione del governo Abe a ritirare “The Interview”, i dirigenti della Sony iniziarono a fare presente le loro riserve alla divisione intrattenimento della società a Culver City. I bigotti media aziendali statunitensi, legati a Hollywood tramite i legami aziendali di Fox News, MSNBC, CNN e “Tinsel Town”, si sono lamentari di come gli Stati Uniti siano preda del bullismo del dittatore della Corea del Nord. La CIA è salita sul carro invocando maggiore sorveglianza del cyberspazio. E senza alcuna prova, anche circostanziale, il Federal Bureau of Investigation ha accusato la Corea democratica del cyber-assalto alla Sony. La Corea democratica è il cyber-spauracchio favorito dal complesso militar-spionistico degli Stati Uniti che la classifica con Russia e Cina per creare “cyber-nemici”.
POSTER DEPICTING NORTH KOREAN MILITARY POWER DEFEATING US IS DISPLAYED IN PYONGYANGLe e-mail hackerate della Sony mostrano lo scambio tra l’“esperto” sulla Corea democratica della RAND Corporation Bruce Bennett e il presidente e CEO della Sony Pictures Entertainment Michael Lynton. Bennett ha detto di aver esaminato la scena finale in cui la testa di Kim saltava e credeva che il DVD del film, una volta contrabbandato in Corea democratica, avrebbe avuto un impatto in Corea potendo accelerare l’assassinio del vero Kim e innescare il rovesciamento del governo della Corea democratica. La RAND Corporation era ed è un’importanta aziende della CIA. Bennett è il consulente sulla Corea democratica della RAND i cui consigli sono richiesti dai finanziatori della RAND, CIA, US Cyber-Command (affiliato alla National Security Agency) e Pentagono. Lynton rispose a Bennett dicendo che la scena della morte di Kim era stata approvata da un alto funzionario del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dall’inviato speciale degli Stati Uniti per i diritti umani in Corea democratica, l’ambasciatore Robert King. Le email diffuse indicano che l’alto funzionario della Sony ha poi contattato Daniel Russel, assistente Segretario di Stato per l’Asia Orientale e il Pacifico. A giugno, la co-presidente di Sony Pictures Entertainment Amy Pascal, il cui razzismo verso il presidente Obama appare nelle e-mail rivelate dagli hacker “I Guardiani della Pace”, inviò una e-mail al vicepresidente della Sony Pictures Jeff Black con un ordine urgente: “dobbiamo far uscire da qui il nome della sonys [sic] al più presto”. Pascal esortava a cancellare la scena della morte orribile di Kim che RAND e dipartimento di Stato volevano rimanesse, e confezionare una versione meno violenta di “The Interview” da distribuire con la sussidiaria della Sony, la Columbia Pictures. Lynton inoltre convenne che la scena della morte dovesse sparire: “Sì, possiamo essere carini qui. Ciò che vogliamo veramente non è il volto che esplode, in realtà non vederlo morire. Uno sguardo d’orrore all’avvicinarsi del fuoco è probabilmente ciò che ci serve”. E’ chiaro che i dirigenti della Sony in Giappone fecero pressione sulla divisione per abbandonare la scena, se non l’intero film. Kaz Hirai, presidente della Sony in Giappone, non voleva la scena della morte di Kim. Le sue preoccupazioni coincidevano con le trattative delicate tra Giappone e Corea democratica sui giapponesi rapiti. Tuttavia, emerge dalle e-mail trapelate che l’arrogante supporter delle IDF, la co-star Rogen, s’era infuriato nell’abbandono della scena della morte. Rogen, un noto sostenitore delle atrocità dell’esercito israeliano a Gaza e altrove, si è anche opposto al piano del capo della Sony, Hirai. Con i cartelloni teatrali che toglievano la prevista premiere di “The Interview” del 25 dicembre, Rogen e Franco hanno istigato i loro “glitterati” amici a condannare la censura. I proprietari del teatro si erano detti preoccupati da non precisate minacce “terroristiche” contro i teatri che proiettavano il film. Utili idioti come George Clooney e Bill Maher si sono mobilitati a difesa del film. Va sottolineato che l’operazione VICE di Maher, della HBO, è penetrata in Corea democratica con la scusa di documentare il viaggio del giocatore di basket Dennis Rodman per incontrare Kim. Non vi è dubbio che VICE, che accede ai campi di battaglia di tutto il mondo, sia un’altra operazione d’intelligence degli Stati Uniti con Hollywood come copertura.
La Corea democratica s’è offerta di condurre un’indagine congiunta con gli Stati Uniti sull’hackeraggio della Sony. Washington l’ha respinta immediatamente. Nessuno dell’amministrazione Obama vuole mostrare le impronte digitali degli Stati Uniti nel film di propaganda “The Interview”, meno di tutti alla RPDC. Lsabota negazione inaudita degli attacchi alle reti dei computer della Corea democratica spacciata da “risposta proporzionale” degli USA all’attacco alla Sony, ha innescato l’hacking dei computer dell’operatore dei reattori nucleari della Corea del Sud, Korean Hydro Nuclear Power Company (KHNP). Proprio come le sanzioni economiche contro la Russia hanno innescato una crisi finanziaria europea e mondiale, l’attivo cyber-attacco di Washington alla Corea democratica avrà conseguenze di vasta portata. L’amministrazione Obama, come il suo predecessore, dimostra al mondo che gli USA non sono affidabili con i loro adorati “giocattoli da guerra”.

Bruce Bennett: 'esperto' della CIA sulla Corea e nullità umana.

Bruce Bennett: ‘esperto’ della CIA sulla Corea e nullità umana.

Robert King: l'inviato speciale statunitense per i diritti umani in Corea democratica, che invoca l'assassinio del leader della Corea democratica e il rovesciamento armato del governo nordcoreano.

Robert King: l’inviato speciale statunitense per i ‘diritti umani in Corea democratica’, che invoca l’assassinio del leader della Corea democratica e il rovesciamento armato del governo nordcoreano.

Bill Maher: ideatore e padrone della serie giornalistica VICE, copertura globale delle operazioni della CIA.

Bill Maher: ideatore e padrone della serie giornalistica VICE, copertura globale delle operazioni della CIA.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele: alleato discreto della Russia

Prof. Yakov M. Rabkin, Global Research, 5 dicembre 2014 netanyahu-and-putin-june-2012Dall’inizio delle sanzioni occidentali alla Russia, vedo molto cibo israeliano nei negozi. Avocado, ravanelli, carote, patate da Israele“, mi ha assicurato un amico di Mosca con cui ho parlato al telefono. Volevo un testimone oculare di ciò che aveva annunciato il ministro dell’Agricoltura israeliano Yair Shamir. Ha promesso di prendersi senza indugio la quota di mercato russo delle aziende europee. Anche Israele è sotto sanzioni dell’Unione europea, che vuole limitare la colonizzazione israeliana dei territori conquistati nel giugno 1967. E’ quindi logico che Israele non sia certo motivato a seguire gli europei nelle relazioni con la Russia. Se il “rapporto speciale” d’Israele con gli Stati Uniti è ben noto, le sue relazioni con la Russia non sono meno speciali. Il piano sionista alla base dello Stato d’Israele fu attuato all’inizio del secolo scorso in gran parte da cittadini russi. Formarono la prima élite e la presenza russa nei circoli dominanti dello Stato sionista rimane importante. Il presidente della Knesset è nato in Ucraina e cresciuto nella Russia sovietica, il presidente della commissione parlamentare per le relazioni estere è di origine sovietica, il ministro degli Esteri proviene dall’ex-Unione Sovietica. Israele ha la maggiore diaspora russofona con oltre un milione di persone. Decine di voli ogni giorno collegano Israele con le principali città della Russia. Due anni fa fu abolito l’obbligo di visto contribuendo notevolmente al turismo. Il presidente russo ha inaugurato a Netanya, sul Mediterraneo, il monumento ai più di venti milioni di morti sovietici nella seconda guerra mondiale. Inoltre, Putin ha ritrovato il suo maestro di scuola emigrato in Israele dalla natia Leningrado e gli ha offerto un appartamento dignitoso per età e salute. Non sorprende che Vladimir Putin abbia osservato: “Israele è una piccola Russia”. Ma al di là di lingua, storia e sentimenti vi sono interessi comuni che legano i due Paesi. Mentre Israele ha notevolmente beneficiato del crollo dell’Unione Sovietica, una volta alleato dei Paesi arabi ostili ad Israele, da diversi anni si trova a disagio con la dipendenza dagli Stati Uniti e dai suoi ammonimenti occasionali. Per ridurre tale dipendenza e diversificare il sostegno ad Israele nel mondo, formidabile potenza militare e nucleare, ha forgiato relazioni strategiche con tre potenze nucleari indipendenti: Cina, India e Russia. Tali legami non sono limitati all’esportazione di verdura. Israele e Russia hanno prodotto i droni in dotazione all’esercito indiano, la Cina ha utilizzato l’esperienza israeliana per riformare l’Esercito di Liberazione del Popolo e attrezzature di sicurezza israeliane furono impiegate durante i Giochi Olimpici di Sochi. Gazprom, gigante petrolifero, ha firmato diversi contratti con Israele e i palestinesi sotto controllo israeliano. Considerando gli interessi regionali d’Israele, la Russia ha annullato la vendita del sistema di difesa aerea S-300 all’Iran. I vantaggi sembrano reciproci ed equilibrati.
La posizione d’Israele nella crisi in Ucraina è più conservatrice. Il rappresentante d’Israele presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite s’era assentato dal voto per condannare la Russia per l’annessione della Crimea. Pochi mesi dopo, Israele ha votato con la Russia, e contro gli Stati Uniti, sulla risoluzione delle Nazioni Unite che condanna la rinascita del nazismo. Inoltre, gli attivisti israeliani di estrema destra sostengono entusiasticamente la politica della Russia, anche alla radio e alla televisione russe, opponendosi alle sanzioni occidentali. Alcuni addirittura hanno proposto alle autorità del Donbas d’inviare unità di volontari israeliani. A questo proposito, la destra israeliana è allineata alla destra internazionale, come il Fronte Nazionale in Francia e i partiti della coalizione di governo in Ungheria. La Russia, a sua volta, sembra accettare la colonizzazione de facto israeliana dei territori occupati nel 1967. In tal modo, funzionari russi e israeliani hanno firmato ad Ariel, città costruita sui territori palestinesi e limitata agli israeliani non arabi, un importante accordo per la collaborazione sull’innovazione (Skolkovo). La Russia ha un’alleanza discreta ma importante con Israele. Questa alleanza si riflette nell’opinione pubblica. I sondaggi mostrano che i cittadini russi sostengono Israele e che il sostegno s’è rafforzato negli ultimi anni. Naturalmente i due Paesi sono consapevoli dei limiti di tale alleanza e mantengono le opzioni aperte, la Russia sulla questione del nucleare iraniano, Israele nel complesso rapporto con i nazionalisti ucraini. Ma è innegabile che le relazioni tra Russia e Israele riguardino due aree di grande importanza per gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali: Medio Oriente ed Europa orientale.
Il problema è che l’élite di Washington dipende principalmente dalla televisione mainstream e da tre giornali: The New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. I nostri punti di vista fin dallo scorso febbraio, quando iniziò la crisi, non sono mai apparsi sulle loro pagine. Siamo esclusi. Jack Matlock non c’era, il professore Mearsheimer non c’era, i miei pezzi sono stati rifiutati. Non ho mai visto ciò negli USA finora, è molto strano per me perché i giornali amavano la polemica, ma qui sono tutti convinti che esista un solo punto di vista. (Stephen Cohen su RT)

Monument_Red-Army_Israel_4Yakov Rabkin è professore di Storia all’Università di Montreal; il suo ultimo libro è Capire lo Stato d’Israele (Écosociété, 2014).
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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