Utili idioti, la sinistra reazionaria invoca la distruzione di Stati sovrani

Stefan Heuer Syria News 12 maggio 2017Alcuni giorni fa arrivai a uno stand del “Partito marxista-leninista della Germania” (MLPD), che offriva la solita roba: bandiere, materiale propagandistico. Un poster attrasse il mio interesse, diceva: “Libertà per la Palestina! Libertà per il Kurdistan!” Pensando alla domanda su questo poster, lo trovai assolutamente cinico. Perché. Ecco la mia tesi: I palestinesi sono vittime dell’oppressione e del genocidio, mentre i curdi in Siria e in Iraq sono separatisti, terroristi e usurpatori che vogliono crearsi uno Stato annettendo terre. In questo modo, lavorano per le potenze genocide e che opprimono i palestinesi assicurando l’esistenza dell’entità sionista.

A. La causa palestinese
Il popolo palestinese è privato dei diritti sovrani e umanitari fondamentali dall’entità fascista d'”Israele” che rivendica tutta la terra.
I palestinesi avevano la loro terra, la Palestina, da cui furono e sono ancora etnicamente cacciati con un vero olocausto commesso da chi sostiene che Dio (che dicono non esistere) gliel’ha dato.
I palestinesi nella Palestina occupata subiscono la totale mancanza di diritti civili fondamentali, letteralmente in ostaggio sulla propria terra, una volta da loro posseduta in libertà ed ora occupata dall’entità sionista che impone un dominio fascista sui palestinesi.
Anche i palestinesi si trovano a fronteggiare lo sterminio culturale dagli invasori ziofascisti che intendono sterminare deliberatamente la storia non ebraica di quella terra per installare la sola storia ebraica da Disneyland, mentre lo storico d’Israele Shlomo Sand ha ammesso pubblicamente che “Gli ebrei non hanno alcun legame storico con la Terra Santa. È un mito”.

B. La causa curda
I curdi non sono né di origine araba né di origine anatolica o iranica. I loro antenati provenivano dalle grandi pianure dell’Asia centrale e si stabilirono nelle regioni in cui i vivono oggi circa mille anni fa. Si diffusero nel sud-est di Anatolia, in Siria e Iraq settentrionale e Iran nord-occidentale.
I curdi subirono molte discriminazioni e minacce. La situazione recente si differenzia, a seconda dove vivano.
In verità, nessuno negherebbe che in Turchia i curdi subiscono aggressioni, diffamazioni, repressione dei loro rappresentazioni politici e persino attacchi dall’esercito turco.
Questo conflitto trabocca nei Paesi limitrofi Siria e Iraq che l’esercito turco ha invaso illegalmente e svolge operazioni militari impunemente contro PKK e YPG e intere città.
In Siria (prima del 2011) e in Iraq (dopo il 2003) non subiscono affatto discriminazioni.
In Iraq, un’area autonomia curda è stata imposta dagli Stati Uniti occupanti, ponendo il loro agente Barzani (il padre fu un agente di Regno Unito, Stati Uniti e Israele) presidente e dalla caduta di Saddam Hussein e dal crollo dell’Iraq nel caos e nell’anarchia, i curdi sono liberi di espandere le loro terre annettendo le regioni petrolifere dell’Iraq nord-occidentale, indiscutibilmente terre irachene che appartengono allo Stato centrale iracheno. Avendo sostenuto di “lottare contro lo SIIL”, i curdi in Iraq sono fortemente armati e sostenuti dalla Germania che invia armi come il sofisticato missile anticarro “Milan” dalla testa radioattiva e che diffonde radiazioni quando esplode. In tale contesto, la propaganda curda e occidentale (combinata) “manca” d’informare che il gruppo terrorista curdo “Peshmerga” combatte anche l’esercito iracheno, ovviamente l’unico legale e legittimo esercito in Iraq (insieme agli alleati di Hezbollah e alle altre milizie irachene), mentre i “mercenari” Peshmerga e tutti i mercenari stranieri, secondo la Carta delle Nazioni Unite, vanno considerati terroristi. I missili tedeschi “Milan” furono venduti allo SIIL dai “Peshmerga” armati e sostenuti dell’esercito tedesco (Bundewehr) in violazione della Carta delle Nazioni Unite, un atto di deliberato terrorismo del governo tedesco contro lo Stato iracheno. Va anche ricordato che la regione autonoma curda si trova nella nazione e nello Stato iracheno, e che la regione autonoma curda non è extraterritoriale e né la leadership della regione autonoma curda è autorizzata ad agire come rappresentante di uno Stato sovrano, se accade abusa della debolezza dello Stato iracheno, paralizzato da guerra, terrorismo e presenza armata dei militari statunitensi soprattutto.
In Siria, i curdi erano completamente integrati come cittadini siriani, con tutti i diritti. Sono liberi di preservare il loro patrimonio culturale. A seguito della “falsa” rivolta occidentale in Siria, i curdi si opposero al legittimo governo, armandosi e combattendo l’esercito legittimo. L’Esercito arabo siriano si ritirò dalle regioni curde dove i curdi organizzarono forme di autogoverno, ma contro Damasco. Naturalmente, ciò può essere visto come passo dei curdi (siriani) per guadagnare terreno e dividere la nazione siriana. La milizia curda “YPG” si è fusa militarmente con le cellule terroristiche dell'”ELS” e sostenne la brigata “al-Faruq” dell’ELS che commise atrocità contro i civili cristiani e alawiti nelle province di Homs e Aleppo. Recentemente occupò le città cristiane assire della provincia di Hasaqah uccidendo ed espellendo la popolazione locale che da 20000 anni vi viveva e quindi affermando che questo territorio era “curdo”, nel tentativo estremo di arraffare terre (come in Iraq). Le YPG, come i “Peshmerga” in Iraq, sono fortemente sostenute, guidate, armate dalla Bundeswehr tedesca e dall’esercito degli Stati Uniti. Germania e Stati Uniti mirano a bloccare illegalmente il legittimo governo siriano e ad imporre un cambio di regime coi burattini a Damasco. Questo, come in Iraq, dimostra che le principali entità imperialistiche occidentali usano i curdi come mercenari nel loro complotto antisiriano. Ai curdi promettono l’indipendenza (anche se la propaganda curda nei cervelli lavati occidentali ridicolmente nega obiettivo, azioni e partner dicendo altro). Non erano i curdi che dichiararono l’autonomia unilaterale del loro “governo” artificialmente creato nel “Rojava”? Non esiste una regione siriana con tale nome. È una creazione dei curdi per preparare i prossimi passi per l’indipendenza, ovvero rubare terra, pulizia etnica, stragi e creare uno Stato artificiale sul territorio siriano illegalmente occupato e annesso. Non suona familiare? Se no, chiedete ai palestinesi.
Dovremmo ricordare che l’US Airforce, che decisamente s’impegnò nella battaglia per la città siriana di Ayn al-Arab che i curdi, come se fosse loro, chiamano “Kobane” e aiutò generosamente i curdi a lottare contro la creazione statunitense dello “SIIL”, così come contro il legittimo Esercito arabo siriano, è la stessa forza aerea che bombarda deliberatamente i civili siriani, le infrastrutture statali e le posizioni dell’Esercito arabo siriano.
Quindi le YPG non possono seriamente affermare di essere nate in reazione alla presunta “debolezza” dello Stato e dell’Esercito siriano per “difendere” il territorio siriano che pretendono sia “curdo”. Infatti, le YPG sono un gruppo terroristico curdo sostenuto dalle nazioni imperialiste occidentali. Le YPG si sono parzialmente fuse con altri gruppi terroristici come l’ELS collegato ad al-Qaida, per conseguire obiettivi militari contro lo Stato siriano e poter fondare uno Stato curdo sul suolo siriano (annesso).
L’obiettivo evidente dei capi curdi e dei loro sostenitori a Washington, Berlino e Tel Aviv è la divisione della Siria per distruggerla. Si potrebbe pensare per un attimo che sia proprio questo lo scopo…
La divisione illegitima di quattro Stati nazionali, Turchia, Siria, Iraq e Iran, e cederne con la forza le terre a una minoranza che funge da agente straniero non è solo un’aggressione contro queste quattro nazioni sovrane e membri dell’ONU. Tale “costruzione di nazioni” imperialista sarebbe anche l’enorme minaccia di gravi conflitti regionali che potrebbero facilmente portare alla guerra mondiale.Riassumendo:
I palestinesi affrontano il genocidio da invasori illegittimi che ne hanno espulso brutalmente centinaia di migliaia, usurpandone la terra e le ricchezze, distruggendone il patrimonio, la vita quotidiana, sfruttandone il lavoro, uccidendone i figli e mantenendoli come ostaggi senza diritti umani nel più grande campo di concentramento nella storia dell’umanità. Lottare per la liberazione della Palestina è un obbligo dell’umanità .
Invece, niente di ciò riguarda oggi i curdi. Quindi, fondere la causa curda con quella palestinese è una grave offesa e un insulto ai palestinesi, i soli legittimi proprietari della Palestina. I palestinesi subiscono lo sterminio degli invasori, mentre i curdi sono effettivamente invasori che affermano che la popolazione indigena dei Paesi in cui vivono in minoranza deve cederne la proprietà agli invasori. Affermare che palestinesi e curdi affrontano la stessa situazione è una completa inversione della realtà, assoluta e feroce menzogna. Ciò serve al vile obiettivo dei curdi che spacciano la propaganda secondo cui vanno sostenuti come i palestinesi.
Ma mentre i palestinesi hanno diritto indiscusso a tornare sulla propria terra, i curdi chiedono la terra degli altri. Vogliono rubare, proprio come fanno i loro fratelli, i razzisti sionisti in Palestina. Ci chiediamo ancora perché lo “Stato” d'”Israele” sostiene apertamente la creazione di uno Stato curdo sul suolo straniero? Lottare per un cosiddetto Kurdistan “libero” significherebbe combattere per la divisione delle nazioni sovrane, per la violazione del diritto internazionale, per la pulizia etnica, la deportazione e l’epurazione dei popoli. Tale distinguo va chiarito.
Ma torniamo ai coraggiosi ‘comunisti’ del MLPD e alla loro agenda separatista negli altri Paesi: il MLPD nomina la regione della Siria settentrionale “Kurdistan occidentale”, davvero un divertente tentativo di propagare la divisione di uno Stato sovrano e fondatore dell’ONU dal 1946, a vantaggio di una minoranza etnica e dei suoi sostenitori esteri. È la stessa “logica” che la NATO e i suoi banditi (come i terroristi albanesi dell'”UCK”) applicarono per divider l’ex-Jugoslavia in diversi Stati “indipendenti” sotto il controllo NATO-UE e USA. Se si studia la storia delle guerre balcaniche dei primi anni ’90 e la “Balcanizzazione” (termine formale delle scienze politiche) di una nazione unita e indipendente in vassalli dipendenti dall’occidente, a seconda dell’aiuto economico, finanziario e militare “dall’amorevole madre” NATO, allora sapete che tipo di scenario tali “comunisti” (cosa di cui dubito molto) in Germania e occidente vogliono per la Siria, l’Iraq e l’Iran: distruggere nazioni sovrane, pulizia etnica, omicidio, sottrazione di terre a vantaggio di una minoranza divenuta pedina degli obiettivi imperialistici occidentali. Cos’è oggi il falso “Stato” del Kosovo, un focolaio di cartelli della droga, mafia e anche centro di addestramento dello SIIL (con le basi NATO adiacenti..), totalmente dipendente dai finanziamenti europei e dai programmi di aiuto internazionali che invadono l’Heartland serbo. Ma gli albanesi, analfabeti e dal tasso di natalità elevato, si sono riversati in Kosovo, già hanno un Paese (l’Albania), e scacciano i serbi da gran parte del Paese distruggendo centinaia di chiese e monasteri ortodossi serbi secolari, uccidendo i civili serbi e terrorizzando i serbi che ancora rifiutarono di essere deportati. La forza di tale pulizia e terrore etnici sono le bande terroristiche albanesi dell’UCK guidate dal criminale Hasim Thaci. L’UCK fu sostenuto soprattutto da Germania e USA, come i terroristi separatisti curdi delle “YPG” in Siria e i “Peshmerga” in Iraq, in quanto volenterosi agenti dell’imperialismo occidentale. L’UCK commise crimini di guerra e, deja vu!, ne incolpò serbi e governo di Belgrado. Gli albanesi non esitarono a denunciare l’evidente storia serba del Kosovo e a chiedere uno “Stato” per gli albanesi (che già hanno!) privo di radici storiche nel Kosovo. Le provocazioni e il terrorismo albanesi portarono alla feroce resistenza dei serbi sostenuti dalla Repubblica serba, che non erano disposti a rinunciare al loro Heartland. Il conflitto, pianificato, acceso, alimentato e sostenuto da Germania e Stati Uniti, diede alla NATO la “ragione” per bombardare la Serbia, uccidere migliaia di civili serbi, distruggere le infrastrutture statali serbe e invadere il Kosovo. Se ciò suona familiare, basta considerare gli ultimi 6 anni di aggressione globale alla Siria e la continua aggressione statunitense all’Iraq, e collegare i puntini. Nel febbraio 2008 i terroristi finalmente vinsero: il parlamento albanese di Pristina (capitale del Kosovo) dichiarò l’indipendenza dalla Serbia, immediatamente riconosciuta dalla Germania, dimostrando nuovamente la sua disgraziata responsabilità nella distruzione della Jugoslavia. Come la Germania, gli Stati Uniti e i loro vassalli occidentali riconobbero l’indipendenza del Kosovo. La distruzione della Jugoslavia fu completata, e garantita la presa imperialista occidentale sui Balcani. Non è strano? Con la distruzione delle sovranità dei Paesi siriano, iracheno e iraniano, i sostenitori occidentali del “Kurdistan” alla fine non servono nient’altro che l’entità impiantata artificialmente nel Levante dagli imperialisti occidentali che usa terrorismo, genocidio e usurpazione di terre quale mezzo per conseguire i propri obiettivi dal 1948: lo Stato di “Israele”. I curdi e MLPD sembrano godere nell’essere pedine di demoniaci mostri genocidi…L’autore, nato nel 1964, è uno storico e scienziato politico tedesco.

Fonti:
A. Propaganda del MLPD: MLPDMLPD
B. Propaganda separatista curda sul “Rojava” diffusa dal MLPD: (video di propaganda curdia su “Kobane” in inglese diffusa dal MLPD)
C. Guerra del Kosovo – Le vittime
D. Video: il bombardamento NATO della Serbia: matrice per Siria, Iraq, Afghanistan, Sudan, Somalia, Yemen, Libia, Mali…
E. Separatisti curdi agenti degli USA in Siria e Iraq.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

16 Spetsnaz contro 300 terroristi

Aleksandr Kots, Komsomolskaja Pravda, 11/5/2017 – South FrontEroi del nostro tempo
I quattro giovani ufficiali che indossano uniformi sfilano sul lungomoscova Frunze a Mosca senza attirare attenzione. Nel Giorno della Vittoria, nella capitale vi sono molte persone in uniformi ricoperte di decorazioni. I volti puliti, gli sguardi diretti, agili nel passo… Sono giunti al monumento agli eroi “ufficiali” davanti al Centro Nazionale della Difesa, deponendo fiori e saluti militari alle bronzee immagini degli eroi del passato. Un gruppo di ragazzi si avvicina al monumento e l’avvolge con entusiasmo per le foto commemorative. Se avessero saputo che a due passi dalle statue vi erano reali eroi di oggi, non li avrebbero lasciati senza uno o due selfie. Si tratta di due tenenti-colonnelli e due capitani verso cui Vladimir Putin ha pronunciato queste parole alla Parata della Vittoria: “Sentiamo un profondo legame di sangue con la generazione degli eroi e dei vincitori. E quando gli parlerò, dirò questo: non proverete mai vergogna per causa nostra. Un russo, un soldato russo è pronto oggi come in qualsiasi momento della storia a dimostrare coraggio ed eroismo compiendo tutto ciò che va fatto. Questi soldati sono presenti oggi nelle formazioni in sfilata sulla Piazza Rossa di Mosca. Il Paese ne è fiero!
Purtroppo non si possono sempre sapere i nomi di questi eroi e avrebbero anche probabilmente rifiutato un selfie. Daniil, Evgenij, Roman e Vjacheslav sono ufficiali delle Forze Operative Speciali (SSO), le élite delle Forze Armate della Russia. Il presidente ha recentemente firmato un decreto per l’assegnazione agli ufficiali di alte decorazioni. Come comandante del gruppo, il Tenente-Colonnello Daniil ha ricevuto il titolo Eroe della Russia. Sono rimasto colpito dalla modestia con cui i veri eroi parlano delle loro gesta. Niente storie, basta lavorare.

“Abbiamo fatto un buon lavoro quel giorno”
– Era un giorno normale, nient’altro che routine, scrolla le spalle Daniil.
– Ricevemmo informazioni sui combattenti di al-Nusra sempre più attivi in una parte della provincia di Aleppo, ricorda il Tenente-Colonnello Evgenij. Ricevemmo la missione di recarci in zona per ricostruire e localizzare i concentramenti di terroristi e mezzi per guidarvi i nostri aerei. Prendemmo posizione e iniziammo ad operare.
La squadra di 16 Spetsnaz si avvicinò al fronte identificando edifici occupati dal nemico, posizioni difensive, blindati, depositi di munizioni e vie di traffico. Queste informazioni furono inviate istantaneamente al comando, per guidare gli aerei, con il cui aiuto furono distrutti 3 carri armati e 1 batteria di lanciarazzi, oltre a vari lanciamine e 2 depositi.
– Facemmo un buon lavoro quel giorno, sorride Evgenij. Ma una bella mattina le cose accelerarono notevolmente. Le nostre posizioni finirono sotto un tiro massiccio di razzi, mortai, artiglieria e anche carri armati.

Quattro attacchi respinti. Bisognava agire di corsa
Le forze siriane si ritirarono a causa dei problemi di comando tra le varie unità. Daniil decise di rimanere sul fronte.
-Un drone scoprì una shahid-mobile (un’autobomba con autista suicida) che puntava verso di noi. Ma i nostri esperti tiratori di ATGM reagirono in tempo. L’autoveicolo esplose lontano dalle nostre postazioni. I tiratori di ATGM sono specialisti nell’impiego dei missili anticarro. Il loro comandante, Capitano Roman, spiega le peculiarità della missione in Siria. Solo per chiarire, la shahid-mobile era preceduta da un bulldozer coperto da 3-4 strati di piastre d’acciaio, inframmezzate da sabbia. La shahid-mobile lo seguiva. Di norma si tratta di un BMP-1. Prendemmo posizione sul fianco destro, e l’operatore del Kornet colpì il BMP al primo lancio. L’esplosione fu tale da spazzare anche il bulldozer. Poi dovemmo cambiare postazione. Il nemico ha molti ATGM, principalmente di fabbricazione statunitense. Avrebbe lanciato un missile sulle nostre postazioni entro 30-40 secondi del nostro tiro. Bisognava agire di corsa. Nei successivi 90 minuti distruggemmo un carro armato che sparava al nostro gruppo da una collina vicina. Bisogna riconoscerlo, non sono totalmente indifesi. Dovemmo sudare per far fuori quel carro armato. Verso sera distruggemmo anche un ZU-23 montato su un camion. Molto rispetto per l’ATGM Kornet che ancora una volta eccelleva. In un solo giorno, la piccola squadra Spetsnaz respinse quattro attacchi. Le stime più modeste parlano di circa 300 terroristi.
– Erano ben addestrati, assicura Danil. Dopo, durante l’ispezione delle perdite, capimmo che i terroristi erano molto ben equipaggiati. Uniformi importate, videocamere go-pro sugli elmetti, costosi kit medici da campo. Alcuni mercenari erano scuri. I siriani non hanno i soldi per cose del genere. Inoltre, mostrarono un serio addestramento sul campo di battaglia. Le loro armi non erano solo sovietiche e cinesi ma anche statunitensi e israeliane. Quando la notte giunse, il comandante decise di minare le vie per le nostre postazioni. Utilizzando dispositivi per la visione termica, i genieri giunsero a 500 m dalle postazioni sotto la copertura dei cecchini. Il gruppo del Capitano Vjacheslav pose una barriera di mine AT e AP telecomandate. E non per nulla.

“Non c’era altro modo”
– Quando albeggiò, gli attacchi ripresero, con una seconda e poi terza ondata, dice Vjacheslav. Distruggemmo una mina dopo l’altra, qualche blindato e ne eliminammo gli equipaggi. Era impossibile contare le perdite nemiche. Secondo i nostri Spetsnaz, i terroristi cercano sempre di portarsi via i loro morti nella notte. Ma nelle immediate vicinanze delle postazioni, gli Spetsnaz trovarono circa 30 cadaveri, abbandonati da più di un giorno finché le forze governative non arrivarono. Allora i terroristi persero la volontà di attaccare. I russi lasciarono le loro postazioni alle forze siriane e tornarono a quelle originarie senza perdite.
– Hai fatto una scelta consapevole accettando battaglia o fu spontaneo?, Chiedo al comandante del gruppo.
– Conosciamo la loro psicologia, sappiamo che non possono sostenere a lungo un attacco, dice Daniil. Eravamo sicuri, sapevamo che il terreno rendeva possibile la difesa. L’attacco fu molto più ostico, quindi si trovarono in una situazione perdente.
E se vi fosse ritirati?
– Allora i terroristi avrebbero preso le alture ed avrebbe richiesto una settimana recuperarle. E le perdite siriane sarebbero state maggiori.
– Questa era l’unica decisione possibile, afferma Evgenij con certezza. Non c’era altro modo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Dayr al-Zur e perché adesso?

Sic Semper Tyrannis 10 maggio 2017Al primo appello della Russia alle zone di de-escalation, il mio primo pensiero, come molti, era che Putin stesse gettando la spugna. Poi pensai a diverse altre possibilità.
1. Sembrava la continuazione del tentativo della Russia di separare i jihadisti inconciliabili dall’opposizione siriana. Dubito che gran parte di tale opposizione rimanga, ma bisogna avere alcuni dati su chi ancora passa dal lato del governo. Non sono certamente militarmente significativi. In ogni caso, RT affermava che quest’opposizione moderata sarà diretta contro i jihadisti “con il sostegno dei Paesi garanti”.
2. Il piano russo per le zone di de-escalation previene l’aggressivo vecchio piano statunitense-saudita per le aree sicure. Portando la Turchia su questo piano alternativo, rendendola garante, indebolirebbe enormemente il piano USA-Saudita e ne bloccherebbe l’attuazione.
3. L’obiettivo del piano potrebbe rientrare nell’operazione per neutralizzare il sostegno turco ai jihadisti e trascinare la Turchia nella sfera russa.
4. Finché la Russia non è disposta a schierare forze terrestri significative per chiudere definitivamente le operazioni, il piano delle zone di de-escalation sembra la mossa migliore. Se Russia e Siria riescono ad includere la Turchia quale Paese garante, questo isolerebbe di molto i jihadisti concentrando la lotta contro di loro.
Negli ultimi giorni è divenuto chiaro che il piano di de-escalation è la prima tappa di un importante cambio strategico nella guerra in Siria. Si tratta dell’economia di forze che volgono dalla parte occidentale della Siria per concentrare le forze R+6 per la spinta verso est, come dichiarato esplicitamente dal Generale Rudskoj qualche giorno fa. “Dopo la firma del memorandum sulla creazione di zone di de-escalation in Siria, i principali sforzi della forza aerea russa saranno diretti a sviluppare l’offensiva ad est di Palmyra e alla successiva liberazione di Dayr al-Zur, secondo il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, capo del Primo Direttorato delle Operazioni dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. “L’istituzione di zone di de-escalation consentirà alle forze governative di liberare un numero significativo di truppe”. La forza aerea russa continuerà a sostenere le forze armate siriane a distruggere le formazioni di banditi dell’organizzazione terroristica DAISH (nome arabo dell’organizzazione terroristica SIIL, vietata in Russia)”, affermava Rudskoj. Un altro compito della VKS, secondo Rudskoj, sarà la liberazione dei territori nordorientali della provincia di Aleppo, lungo il fiume Eufrate“. (Rossijskaja Gazeta)
Secondo al-Masdar il sostegno russo includerebbe anche forze terrestri. “Secondo la fonte militare, le forze speciali russe saranno integrate nel V Corpo e nella Quwat al-Nimr dell’Esercito arabo siriano per tutta l’offensiva“. Non sappiamo se ciò interessi consiglieri o le unità Spetsnaz che svolgono i tradizionali compiti di ricognizione-sabotaggio per le formazioni maggiori dell’EAS. Forse entrambi. Un altro sostegno russo consiste nel “nuovo distaccamento speciale antiguerriglia dei Paesi dell’ex-URSS” chiamato Turan. Secondo “Russkaja Vesna“, un distaccamento di 400 uomini dell’unità Turan, di 800-1200, sono pronti a sostenere immediatamente l’offensiva dell’EAS da Aleppo a Dayr al-Zur. Le forze dell’EAS radunate per l’offensiva includono la Quwat al-Nimr e il V Corpo. Sono sicuro che ce ne siano altre. Hezbollah ritorna sul fronte di Tadmur. Al-Masdar dice che “Suhayl al-Hasan, comandante della Quwat al-Nimr, comanderà comunque due offensive simultanee ad est di Aleppo e ad est di Palmyra contro lo Stato islamico“. L’idea di due offensive creava qualche preoccupazione prima di vederla come manovra d’avvolgimento per isolare i jihadisti dello SIIL nella vasta area aperta ad est di Homs, o costringerli a ritirarsi verso l’Eufrate. Gli sforzi nella tasca di Dayr al-Zur per espandere l’area sotto il controllo governativo s’intensificano con qualche successo. L’EAS, sicuramente con il sostegno aereo russo, prepara una forza di diverse centinaia di veterane guardie repubblicane per rafforzare la tasca via aerea. È un piano coraggioso, ma a mio avviso con buona probabilità di riuscita.
L’operazione per liberare Dayr al-Zur sarà denominata Operazione Lavanda. Perché? L’osservatore Wail al-Husayni l’ha spiegato su twitter, “Nel 2012 quando Dayr al-Zur stava per cadere, un famoso comandante della Guardia repubblicana, Ali Quzam, fu tra i primi ad arrivare per difendere la città insieme al Generale Isam Zahradin, purtroppo cadde difendendola. In arabo Quzam significa lavanda, quindi questa operazione sarà un tributo a lui e agli altri eroi caduti per difendere la Siria“. L’obiettivo dell’offensiva va oltre la liberazione di Dayr al-Zur. È la corsa al confine iracheno. Le R+6 vedono ovviamente lo sforzo della coalizione per prendere l’est del Paese dal Rojava e dalla Giordania come una minaccia peggiore dei jihadisti ad Idlib. Non so come Putin convinca la Turchia, ma credo che pensi di poter gestire il sultano. Credo anche che Putin e Assad siano sicuri di poter finalmente collaborare con i curdi del Rojava. Ma il piano USA-Arabia Saudita (ed Israele) per le aree sicure e bloccare la mezzaluna sciita, come scrive Elijah Magnier, è qualcosa che va affrontato adesso. L’Iraq lo vede pure, ed Esercito iracheno e PMU hanno appena lanciato un’offensiva per liberare la provincia ad ovest di Haditha, nell’ambito del piano iracheno per infine liberare il valico di frontiera di al-Qaim. In retrospettiva, credo che la decisione di non continuare l’offensiva su Idlib dopo la liberazione di Aleppo e di avanzare verso est per tagliare i turchi e loro jihadisti ad al-Bab, sia il risultato di questo punto di vista sulle incursioni straniere nel territorio siriano, considerate maggiore minaccia immediata per Assad e Putin che non i jihadisti ad Idlib.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità sulle “zone di de-escalation”

Ziad al-Fadil, Syrian PerspectiveSauditi e qatarioti, due dei più simpatici ayrabi della penisola, che hanno sprecato miliardi di dollari per finanziare il terrorismo in Iraq e Siria, sono in una fase critica. La guerra fu scatenata dalla rabbia per il rifiuto del Presidente Bashar al-Assad a concedere al Qatar il diritto di estendere il gasdotto dall’Arabia Saudita alle coste siriane, mentre d’altro canto concluse un accordo per consentire all’Iran di costruire un gasdotto simile dall’Iraq al litorale siriano. I sauditi lo considerarono un altro complotto cripto-sciita per minare l’egemonia sunnita nel Mashriq. Non avendo nulla cominciarono a coordinarsi con l’ex-ambasciatore statunitense (e in disgrazia) in Siria, Robert Ford, per scatenare l’insurrezione contro Assad e il Partito Baath usando sabotatori sul posto la cui formazione risaliva al 2007. Le complessità nell’avviare tale ribellione non interessa qui, ne abbiamo parlato molto nei post precedenti. Abbiamo raggiunto un nuovo e fondamentale punto nell’evoluzione della guerra che richiede un’analisi. Ad Astana IV, i Paesi sponsor, Russia, Iran e Turchia, hanno firmato un memorandum che garantisce la creazione di “zone di de-escalation”. Ho già detto tre giorni prima che il termine “de-escalation” è tollerabilmente simile a “non-fly”. Fu scelto in modo che questo autore non ne sia offeso. Comunque, sembra che gli oppositori abbiano finalmente ottenuto ciò che volevano, un’area in cui l’Aeronautica siriana non possa bombardarli. Ma non è così. Le parti dell’accordo reale, non i garanti, sono governo centrale siriano, NACOSROF (coalizione nazionale delle forze della rivoluzione e dell’opposizione siriane), Jaysh al-Islam (Arabia Saudita) e partiti legali d’opposizione. NACOSROF è una curiosità, poiché non ha influenza sul terreno e deve affidarsi all’ombra di Arabia Saudita e Qatar per partecipare al processo. E’ impossibile comprendere il carattere dell’opposizione senza badare alla presenza degli scimmioni ayrabi.
Le parti che negoziavano la cessazione delle ostilità erano i garanti. Solo la Turchia, tra i tre, si opponeva al governo del Dottor Assad e della sua amministrazione. Ma i turchi si affliggevano persuadendosi a nuotare nella corrente, venendo esclusi da ogni possibilità di aderire all’UE, come suggerito apertamente dal ministro degli Esteri belga. Comunque, il recente auspicio di Erdoghan nel referendum costituzionale, di scacciare oltre 200000 cittadini dai loro posti di lavoro, le persistenti chiacchiere sulla libertà di parola da parata nel Paese, hanno raffreddato gli europei sull’adesione della Turchia all’UE. Sarebbe uno sgradito premio di consolazione per l’addio del Regno Unito l’adesione di un’autentica tirannia come quella della Turchia. In tale contesto, Ankara parlava di Turchia con russi e iraniani. E ad ulteriore impulso alle pretese di Erdoghan, le elezioni in Francia avrebbero annunciato la Frexit se Marine Le Pen entrava all’Eliseo o, almeno, avesse avuto voti sufficienti per darvi inaudita credibilità. Erdoghan è stato convinto da Iran e Russia ad accettare il governo del Dottor Assad, anche se ottenesse un altro mandato con elezioni democratiche. Con l’Europa che si scrolla le spalle, il sultano Erdoghan non aveva altra scelta che guardare ad Oriente. Erdoghan ha altri problemi con l’occidente. Gli statunitensi insistono ad abbracciare i combattenti curdi per dare a Trump l’ultimo accredito, la liberazione di al-Raqqa, l’ultima base dello SIIL in Siria. È proprio questo argomento che Trump ha avanzato nella conversazione telefonica con Putin. Putin sapeva che Trump e la sua corte di zucconi a Washington pensano d’espellere lo SIIL da questa città, così vicina ad una delle fonti energetiche più importanti della Siria, la diga di Tabaqa. Secondo la mia fonte a Washington DC, il complotto neo-con era usare la vittoria a Raqqa per migliorare la posizione dei combattenti curdi, permettendogli di dichiarare il loro Stato-fantoccio per bloccare l’estensione del gasdotto iraniano. Ma poiché i neo-con in genere non conoscono il Medio Oriente, non capiscono semplicemente che i curdi non possono e non offenderanno l’Iran. Con la Turchia che colpisce da nord, l’ultima cosa che i curdi hanno bisogno è un Iran angosciato e un Iraq dipendente da Teheran. È solo una situazione perdente per Stati Uniti e curdi. Ma qui si sente l’odore pungente dei soldi sauditi. Il Qatar verserà miliardi per estendere il suo gasdotto nella Siria orientale controllata dai curdi fino a Turchia ed Europa. Così, quando Putin discuteva il ruolo degli Stati Uniti ad Astana, conosceva gli stratagemmi dei neo-con, che ha usato abilmente per convincere Trump ad inviare un suo diplomatico nella capitale kazaka ed accettare la creazione di “zone di de-escalation”. Trump accettava la condizione per cui a tutte le forze aeree è proibito sorvolare queste zone, anche se non è ancora chiaro se Trump aderirà all’accordo. La Russia ha insistito a che alcun aereo sorvoli queste zone. Ma anche i ratti sionisti hanno dichiarato la loro non adesione a tali restrizioni, una posizione che eventualmente lenirebbe i sentimenti dei duri statunitensi potendo utilizzare gli aeromobili sionisti per raggiungere i loro obiettivi in Siria. In cambio dell’accordo statunitense alla creazione di queste zone, Putin ha promesso a Trump che Russia e Siria non interferiranno nelle manovre statunitensi presso Raqqa sapendo che il piano statunitense fallirà.Putin tende la trappola
I russi non credono che esista una soluzione politica alla guerra siriana. Forse all’inizio, ma gli eventi successivi gli hanno fatto abbandonare tali fantasie. La realizzazione che i gruppi terroristici più potenti non accettano una soluzione negoziata portava al nuovo stratagemma di Putin basato su diversi fattori: primo, Trump sembra sincero nel frantumare lo SIIL. A differenza di Obama, la cui mente criminale era volta a rovesciare il Dottor Assad, Trump sembra ambiguo verso il bravo medico di Damasco. I neo-con possono sempre lamentarsi quanto vogliono su Assad dittatore impegnato a cancellare l’oscenità sionista, ma Trump sembra più incline ad accettare queste figure; ne testimonia l’ammirazione per Putin, Le Pen, Duterte. Quindi, Putin ha sfruttato l’impressione di Trump di uomo con cui poter accordarsi. Trump e Putin sono d’accordo nel trovare un modo per distinguere i terroristi buoni dai terroristi cattivi. Questo è un vecchio pensiero inquietante per Arabia Saudita, entità sionista e Qatar che non si preoccupano di tali distinzioni. Ma Putin pensa che se convince gli statunitensi ad agire razionalmente e ad aiutare i cannibali buoni a spazzare via quelli malvagi, avanzeranno notevolmente nella lotta per impedire alla Russia nuove avventure estere. Putin ritiene che una volta che SIIL, Hayat Tahrir al-Sham e al-Qaida/al-Nusra saranno sradicati, sarà questione di tempo prima che gli altri gruppi siano sterminati, come Jaysh al-Islam, Faylaq al-Rahman, Fronte meridionale dell’ELS e altri. Ma Putin sa anche che il presidente statunitense è mercuriale, debole e facile da persuadere. Passa da incontrare gli avvoltoi sauditi di Riyadh, le creature sioniste di Tel Aviv e forse gli egiziani a Cairo. E sarà inondato da argomenti secondo cui al-Qaida/al-Nusra è indispensabile agli interessi statunitensi. I sionisti lo metteranno a parte e gli riveleranno perché il gasdotto del Qatar sia nell’interesse degli USA, cioè: l’influenza statunitense in Europa diminuirà radicalmente se l’Europa comincerà ad affidarsi al carburante russo e iraniano. Trump è un imbecille politico incapace di pensare da solo. Forse cadrebbe in tali argomentazioni rimangiandosi le promesse a Putin. Ma non credo che lo farà. Trump potrebbe essere sul punto di rendersi conto che gli Stati Uniti hanno sostenuto al-Qaida negli ultimi 5 anni, la stessa al-Qaida che ha abbattuto le sue Torri Gemelle l’11 settembre, nella città in cui è nato. Penso che resisterà a qualsiasi sforzo per influenzarlo a continuare l’eredità di Obama fatta di omicidi e oltraggi. E crediamo che si stupirà nel sapere che il suo amato Stato-ghetto sionista sostiene apertamente al-Qaida sulle alture del Golan e nella Siria meridionale. Vediamo come va. Non sono ancora sicuro che questo presidente abbia abbastanza sostanza per delle scelte politiche significative.
Putin insieme al Dottor Assad e agli alleati iraniani ha sistematicamente ripulito le aree della Siria occidentale, con i negoziati o la forza, spedendo i rimanenti terroristi nella provincia di Idlib dove si concentrano. Adesso il borgo di Damasco di Barza è stato ripulito come Madhaya, Buqin, al-Zabadani un mese prima. Dall’avvio di questo programma, l’Esercito arabo siriano è sempre più libero di agire in altre aree importanti in Siria. Quando l’EAS ha cercato di convincere Jaysh al-Islam a cedere le posizioni nel Ghuta orientale e andarsene ad Idlib, le urla saudite in Giordania (MOK) irritarono la stratosfera con minacce di togliere fondi e sostegno a Jaysh al-Islam. Abu Hamam al-Buaydhani, il suo capo, era pronto a rifiutare qualsiasi offerta dell’EAS, anche se sapeva di avere il rasoio vicino alla gola. (Nota, l’Esercito arabo siriano ha appena liberato al-Qabun, a Damasco, e al-Zalaqiyat, a nord di Hama). Con le “zone di de-escalation”, l’accordo di Astana consente a tutte le parti di attaccare SIIL, al-Qaida/al-Nusra e Hayat Tahrir al-Sham. Se l’accordo regge per i 6 mesi previsti, la Russia invierà migliaia di tonnellate di nuovo materiale all’Esercito arabo siriano e soprattutto avrà completato l’addestramento dell’EAS. Ciò sarà cruciale per la spinta finale contro i resti dell’influenza wahhabita in Siria. Ora che le forze siriane hanno oltre 500000 combattenti, Damasco potrà ripulire il Paese da solo senza l’aiuto di Russia e Iran. In sostanza, questa era la situazione prima dell’avvento di Jabhat al-Nusra, quando era chiaro che disertori, mercenari e altra anticaglia non erano abbastanza forti da cacciare il Dr. Assad, e ancor mendo di sconfiggere l’Esercito arabo siriano.I media occidentali disturbati dagli eventi ad Astana
Oggi ho notato che il MSM segnalava violazioni dell’EAS dell’accordo per ridurre la violenza, riferendo che l’Esercito arabo siriano aveva estromesso i terroristi da al-Zalaqiyat a nord di Hama. Quello che non dicevano era che i terroristi erano membri di al-Nusra/al-Qaida, specificamente escluso dalle zone di de-escalation. Questo non evita menzogne e disinformazione. È possibile aspettarsi altri squallidi reportage del genere nelle prossime settimane, mentre le forze terroristiche, come Arabia Saudita, Qatar e l’abominio sionista, spendono ogni sforzo per sabotare l’Accordo di Astana.

Coordinamento tra Siria, Russia e Iran
Dall’aspetto, il Ministro della Difesa Dhihqan sembrava soddisfatto dagli eventi di Astana. Il governo iraniano ora condivide la sensazione istintiva della vittoria della Russia. Non importa chi vinca le elezioni presidenziali, la storia suggerisce che ogni nuovo leader a Teheran sosterrà più o meno di Ruhani il ruolo iraniano in Siria. Sarebbe stato bello vedere Ahmadinejad tornare in carica, per essere sicuri, ma non è possibile. Tuttavia, con il passare del tempo sul campo di battaglia, non c’è alcun accenno che l’Iran sia stanco del sostegno. Ciò ha dato origine ad un nuovo tipo di alleanza, l’alleanza dei sanzionati. Non è il BRICS incentrato in modo molto raffinato sul potere economico, ma un asse costruito dal confronto con l’occidente. Che sia Ucraina, Crimea o Siria, la Russia è sottoposta a una serie di sanzioni a cui ha resistito notevolmente per anni. In Iran, c’è la vecchia ferita della rivoluzione di Khomeini, il sostegno a Hezbollah, il programma nucleare e missilistico e il rapporto contraddittorio con l’Arabia Saudita pre-feudale che ha impedito all’Iran di godere dei vantaggio dal ruolo di compradore nel Golfo. Anche la Siria è stata sanzionata, le sue banche sono costrette ai sotterfugi, alle compagnie aeree sono negate le parti di ricambio, alle aziende farmaceutiche viene impedito di fabbricare medicinali necessari dai fornitori di esplosivi statunitensi e inglesi. Queste tre nazioni non solo hanno tollerato l’afflizione di tali privazioni, ma hanno vinto. La Russia non è un Paese del terzo mondo, la sua industria degli armamenti supera quella degli USA. L’Iran non è sciocco. L’ampia produzione di missili è tale che nessun ammiraglio statunitense lo sfiderebbe nel Golfo Persico, per non vedersi la flotta statunitense ormeggiata nel Bahrayn divenire una palla di fuoco. La Siria, una volta considerata piantagione di banane dai sauditi, è una potenza regionale capace di affrontare il complotto internazionale del più complesso cambio di regime nella storia mondiale. La Russia ha ormai superato gli Stati Uniti nel Levante. Utilizzando le sue spalle massicce, ha fatto fuori gli psicotici neo-con statunitensi, gli effeminati casinisti francesi e i borseggiatori inglesi, costringendoli ad assistere ad eventi su cui non hanno più influenza. Mentre le città della Siria guardano festanti i terroristi partire sugli autobus verdi, solo per trasferirsi ad Idlib, loro cimitero, l’esercizio lungo, paziente e deciso della diplomazia e del potere militare di Russia, Siria e Iran paga dividendi storicamente importanti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Possibile accordo tra Trump e Putin sulla Siria

Alexander Mercouris, The Duran 7 maggio 2017L’intensa attività diplomatica tra USA e Russia suggerisce che è stata raggiunta una comprensione tra l’amministrazione Trump e il Cremlino sulla Siria con gli Stati Uniti sostenere l’iniziativa russa sulle aree di de-conflitto e la Russia riattivare la linea di deconflitto con le forze armate statunitensi. Oltre all’accordo di Astana tra Russia, Turchia e Iran per creare “zone di de-conflitto” in Siria, è chiaro che i contatti diplomatici tra USA e Russia sulla Siria si sono intensificati notevolmente negli ultimi giorni, con Casa Bianca e Cremlino impegnati nelle prime interazioni positive dalla nomina di Donald Trump a gennaio. I colloqui ripartivano con una conversazione telefonica tra i Presidenti Putin e Trump il 2 maggio 2017. L’attenzione internazionale si concentrava sulla situazione nella penisola coreana. Ora è chiaro che il centro della conversazione tra Putin e Trump era in realtà la Siria. Ecco il riassunto del Cremlino di questa parte della conversazione, “E’ stata discussa un’ampia gamma di temi attuali sulla cooperazione dei due Paesi nell’arena internazionale, con l’accento sul futuro coordinamento delle azioni russe e statunitensi per combattere il terrorismo internazionale nel contesto della crisi siriana. Veniva deciso di rafforzare il dialogo tra i capi delle agenzie estere delle due nazioni. nel tentativo di stabilizzare il cessate il fuoco e renderlo permanente e gestibile. L’obiettivo è creare precondizioni per il lancio di un reale processo di sistemazione in Siria. A tal fine, il Ministro degli Esteri russo e il segretario di Stato degli USA informeranno prontamente i leader dei Paesi sui progressi realizzati”. Ciò chiarisce che Putin e Trump hanno discusso del modo di “ridurre” la crisi siriana combinando le forze contro i terroristi jihadisti, cioè al-Qaida e SIIL. Ora è noto che Putin discuteva della proposta d’istituire le “zone di de-conflitto” nel corso della conversazione con Trump, che si era detto d’accordo, come il presidente turco Erdogan nell’incontro con Putin il giorno successivo (3 maggio 2017). Il 4 maggio 2017 i rappresentanti di Russia, Turchia e Iran firmavano il memorandum che istituisce le “aree di de-conflitto” ad Astana (il Ministero degli Esteri russo pubblicava ufficialmente il testo lo stesso già discusso). Il giorno successivo, 5 maggio, vi fu una conversazione telefonica tra il Ministro degli Esteri russo Lavrov e il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson, in cui il tema principale della discussione era il conflitto siriano e l’attuazione della proposta delle “zone di de-conflitto”. Il giorno dopo, 6 maggio, il Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate russe, e il Generale Joseph Dunford, Presidente dei Capi Riuniti di Stato Maggiore degli Stati Uniti, avevano una conversazione telefonica sull’attuazione del memorandum. La conversazione tra i vertici militari russi e statunitensi riavvia il dialogo fra militari statunitensi e russi, con Gerasimov e Dunford che s’incontravano a febbraio a Baku. Dopo la conversazione telefonica tra Gerasimov e Dunford, il 6 maggio, i russi riavviavano la linea diretta di deconflitto tra forze armate statunitensi e russe che i russi chiusero dopo l’attacco missilistico statunitense sulla base aerea di al-Shayrat della Siria del 6 aprile. Le precedenti affermazioni sui media russi sulla linea di deconflitto già attivata erano chiaramente sbagliate. La TASS forniva una sintesi del resoconto del Ministero della Difesa russo sulla conversazione, “Il Capo di Stato Maggiore della Russia Generale Valerij Gerasimov e il Presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti Generale Joseph Dunford, confermavano nella conversazione telefonica la prontezza a ripristinare il memorandum d’intesa sui voli sicuri sulla Siria e ad elaborare ulteriori misure per evitare scontri, affermava il Ministro della Difesa russo. “La Siria era al centro dei colloqui alla luce degli accordi raggiunti ad Astana il 4 maggio sulla creazione di zone di de-conflitto su alcune regioni della Siria”, secondo una dichiarazione del Ministero. I generali “hanno confermato la disponibilità a riassumere in pieno gli obblighi nell’ambito del memorandum d’intesa russo-statunitense sulla sicurezza aerea e la prevenzione degli incidenti nello spazio aereo della Siria e, inoltre, a continuare a lavorare su misure supplementari in modo da evitare situazioni di conflitto nelle operazioni contro SIIL e Jabhat al-Nusra”. Inoltre, la conversazione svoltasi su richiesta statunitense evidenziava “altre questioni nell’agenda bilaterale” oltre la Siria, secondo il ministero. “Gli interlocutori accettavano di mantenere contatti regolari”, affermava il Ministro della Difesa”. Il 4 maggio, Russia, Iran e Turchia accettavano d’istituire quattro zone di de-conflitto in Siria. Con il memorandum firmato nei colloqui di Astana, le operazioni di combattimento, compresi i voli aerei, venivano vietati. Il memorandum permarrà per sei mesi con possibilità di prolungamento automatico per altri sei mesi. Il Ministro della Difesa russo affermò in precedenza che la lotta contro Stato islamico e Jabhat al-Nusra continueranno presso queste zone.
Le parole evidenziate potrebbero suggerire una ridotta ripresa della linea e una forma di cooperazione limitata tra forze armate russe e statunitensi nella lotta contro al-Qaida (Jabhat al-Nusra) e SIIL. Tutto ciò suggerisce una sorta d’intesa tra l’amministrazione di Trump e quella russa sulla Siria. L’affermazione russa che gli aeromobili statunitensi non sorvoleranno le “zone di de-conflitto” probabilmente vi rientra. È troppo presto per esserne sicuri, ma con l’aumento dell’influenza a Washington di Rex Tillerson, che nelle ultime settimane si è finalmente affermato da primo consulente politico del presidente Trump e principale sostenitore di una politica estera realista, e forse dopo il fallito attacco missilistico statunitense contro la base aerea al-Shayrat, l’accordo di collaborazione tra Cremlino e amministrazione Trump sulla Siria, con gli Stati Uniti che abbandonano il cambio di regime in Siria in cambio dell’aiuto della Russia nella lotta al terrorismo in Siria, verrebbe ripreso.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora