La strategia della guerra segreta della Russia

Manuale del Maresciallo Zhukov nel sorprendere e sconfiggere i nemici della Russia
John Helmer Dances with Bears 12 maggio 2016 – Russia Insiderla-apphoto-russia-putin-cabinet-jpg-20140306“C’è un limite a tutto. E con l’Ucraina, i nostri partner occidentali hanno passato il limite“, fu la dichiarazione del Presidente Vladimir Putin del 18 marzo 2014, rivolgendosi a un’assemblea speciale del Parlamento russo prima che l’adesione della Crimea alla Russia venisse decretata. E’ probabile che sia la linea più conseguente nella storia della Russia di questo secolo, e del resto del mondo anche, perché ha segnato la fine di mezzo secolo di convivenza pacifica tra Mosca, Berlino, Londra e Washington e il quarto di secolo del dopo-guerra fredda. Cioè, raggiunto il limite, la linea passata segna l’inizio dello stato di guerra reale. Poiché si celebra quest’anno la vittoria sulla Germania e la fine della guerra in Europa è passata, è il momento di ricordare come fu ottenuta questa vittoria. Il giro del Maresciallo Georgij Zhukov sul cavallo bianco è il simbolo da festeggiare, ma non la risposta alla domanda. Zhukov si era appassionato al culto della personalità come Stalin. Guardate. La guerra iniziata due anni fa può essere condotta con la tenacia di Zhukov e certe sue tattiche, ma il comando è passato non a Zhukov o Stalin, ma allo Stavka. Se non sapete cos’era, ed è, ora è il momento giusto per chiederlo. Ma la risposta è un segreto. La guerra dello Stavka sarà una sorpresa. La prima sorpresa è che non ci saranno annunci su strategia, operazioni, obiettivi o concetti operativi dei russi. Il concetto più spesso associato dal pensiero militare occidentale a Zhukov, e a Stalin, è che la miglior difesa è sempre l’attacco. Stalin disse nel suo discorso alla laurea dell’accademia dello Stato Maggiore dell’Armata Rossa del 5 maggio 1941: “La politica di pace è una buona cosa. La conduciamo fino ad oggi… seguendo la linea (basata) sulla difesa. E ora… quando siamo più forti, è necessario passare dalla difesa all’attacco. Per difendere il nostro Paese dobbiamo agire offensivamente. Dalla difesa passiamo alla dottrina militare delle azioni offensive… L’Armata Rossa è un esercito moderno, e l’esercito moderno è un esercito offensivo”. Affinché l’offensiva abbia successo, l’intelligence su prontezza e vulnerabilità del nemico deve essere buona. La contro-intelligence, l’occultamento dei preparativi, l’inganno, la Maskirovka vanno anche considerati. Il fatto ovvio e catastrofico è che, nel momento stesso in cui Stalin proponeva l’attacco a sorpresa, era in contraddizione con la propria dottrina, respingendo le conclusioni dei servizi segreti, tra cui l’intelligence militare (GRU), secondo cui la Germania stava per attaccare, rifiutandosi di attuare i piani proposti dai generali per contrastare l’attacco tedesco con un attacco preventivo. Sei settimane dopo il discorso sull’offensiva, la mattina del 22 giugno 1941, Stalin fu svegliato dall’Operazione Barbarossa, l’invasione di Hitler.

Operazione Barbarossa
marshal2Quando Putin annunciò che “tutto ha un limite” e “i nostri partner occidentali hanno passato il limite”, riconosceva di aver subito la sveglia della sua Barbarossa. Per quanto è pubblicamente noto, nessuno di GRU, Servizio d’intelligence estero (SVR), Ministero della Difesa o Stato Maggiore fu accusato, punito, reso un capro espiatorio o ucciso per il fallimento russo nell’anticipare, scoraggiare o neutralizzare il putsch degli Stati Uniti contro il governo di Kiev del 21-22 febbraio 2014. La mossa in Crimea, seguiva la classica difesa all’offesa e la rapida efficacia fu una sorpresa strategica. Tre anni prima, nel marzo 2011, l’allora Presidente Dmitrij Medvedev ebbe la sua Barbarossa. Ciò avvenne dopo aver ordinato al rappresentante russo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite d’accettare la no-fly zone sulla Libia, avviando la guerra di Stati Uniti e NATO contro la Libia, l’assassinio di Muammar Gheddafi e il movimento di forze armate e popolazioni ad est, ovest, sud e nord tra Malta e Italia. Si confrontino la dichiarazione di Putin sul ‘limite oltrepassato’ con le osservazioni di Medvedev: “Purtroppo, vediamo dagli sviluppi attuali che la vera azione militare è iniziata. Ciò non doveva essere permesso… La Russia non ha usato il suo potere di veto per il semplice motivo che non considero la risoluzione sbagliata. Inoltre, credo che nel complesso la risoluzione rifletta la nostra comprensione degli eventi in Libia, ma non completamente. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di non usare il nostro potere di veto. Questa, ci rendiamo conto, è stata una decisione qualificata a non porre il veto alla risoluzione, e le conseguenze della decisione erano evidenti. Sarebbe sbagliato iniziare a ribattere ora e dire che non sapevamo ciò che facevamo. Fu una decisione consapevole da parte nostra. Queste erano le istruzioni che diedi al Ministero degli Esteri, e furono attuate“. Fonte. Medvedev avrebbe potuto dire che la Libia non aveva quasi alcun valore per la difesa della Russia. Non lo fece. Avrebbe potuto dire che la Russia si opponeva all’intervento straniero negli affari interni degli Stati. Invece, dichiarò l’operazione Kibbitzer, la Russia guardava le altre potenze attuare con le loro forze un cambio di regime, consigliando: “qualsiasi uso della forza deve essere proporzionato agli eventi“.
Studiando le carte di Zhukov, biografie, archivi sovietici aperti e i dibattiti degli storici di oggi, manca ancora qualcosa. Si sa molto di ciò che disse Zhukov e ottenne, secondo le mappe delle ricostruzioni delle battaglie, dai diari personali e documenti ufficiali. Vi è anche la testimonianza delle figlie, dell’autista, di generali e politici rivali e gelosi. Ancora, assente da tutto questo è il modo con cui Zhukov radunò l’apprezzamento della situazione, ciò che fece dell’intelligence e come organizzò le operazioni, come decise, cambiò o rifletté retrospettivamente. In breve, non sappiamo come Zhukov pensava, ma solo ciò che voleva che pensassimo pensasse. La biografia più recente, per esempio, la migliore in inglese, di Geoffrey Roberts, Il Generale di Stalin: vita di Georgij Zhukov, non menziona una sola fonte o ufficiale dell’intelligence da cui Zhukov ammettesse dipendessero le sue informazioni operative. In precedenza, nell’opera di Harold Shukman, I Generali di Stalin, solo uno dei 26 profili è quello di un ufficiale dell”intelligence militare, il Generale Filip Golikov, capo del GRU nel 1940-1942. Zhukov l’accusò di mendacia, durante e dopo la guerra. L’intelligence permette anticipazioni e sorprese, mancanza o incapacità di comprenderla provoca sorpresa. Roberts ha avuto accesso agli archivi militari russi di Zhukov. Stranamente, non cercò le valutazioni opposte, degli archivi militari tedeschi. Secondo questo ufficiale della NATO, che scrive sotto anonimato per proteggersi la pensione, non c’è nulla di romanzesco su Zhukov. La sorpresa “è l’essenza del ‘modo russo di fare la guerra’. Conoscere e comprendere il nemico per tendergli delle sorprese. L’abbiamo appena visto in Siria, e del resto, più e più volte nella crisi ucraina dove nulla va secondo Nuland e soci, come in Ossezia nel 2008“. Per ulteriori esempi dello stesso autore militare sul motivo per cui le tattiche russe di solito sconfiggono le manovre di guerra della NATO, leggasi qui. Così Zhukov aveva i suoi predecessori. Inoltre, ha anche aspiranti successori. Ciò che si sa del comando, del collettivo noto come Stavka, è che nacque nel 19° secolo, quando nella tenda da campo, come in origine significava il termine russo, vi era il generale, i suoi comandanti di unità principali e i consiglieri dello Stato Maggiore. Durante la seconda guerra mondiale, lo Stavka raggruppava i 10-20 uomini di cui Stalin si fidava più. Fu la sede ultima di intelligence, valutazioni di situazione, decisioni strategiche, ordini di operazioni, coordinamento di forze, fronti ed armate. Gli agenti inviati dallo Stavka per supervisionare ciascuna delle direttive di guerra erano marescialli, in modo che s’imponessero sui comandanti al fronte. Questo è l’organigramma di quei giorni:1807_5_otredaktirovano-1

Fonte: Geoffrey Roberts, Il Generale di Stalin: Vita di Georgij Zhukov (2013), pagina 109

dmitry-medvedevUfficialmente, oggi lo Stavka non esiste. Il Consiglio di Sicurezza, che si riunisce ogni settimana con il Ministro della Difesa presente, ma senza ufficiali, non è lo Stavka. Se il comando a sorpresa è la strategia, impiegarne le forze disponibili può essere molto costoso. Un modo per mantenere la sorpresa, ma riducendo i costi è far capire al nemico che vi sono le linee rosse, e se minaccia di attraversarle, sarà attaccato senza ulteriore preavviso. Un paio di giorni dopo il discorso di Putin sulla Crimea, un’analisi elegante delle linee rosse russe fu pubblicata da Evgenij Krutikov, capo-redattore di Versija, editorialista di Vzglyad ed ex ufficiale. Sulla mappa, Krutikov identificava le continue linee rosse dell’approccio di NATO e Stati Uniti in Georgia, Ucraina, Finlandia e Svezia. Inoltre, linee rosse tratteggiate: “Le azioni nemiche di Lituania e Polonia verso la regione di Kaliningrad e la navigazione nel Baltico saranno ancora circostanze assolutamente inaccettabili“. Nell’Artico, Krutikov riferiva, “la recente attivazione delle controversie sull’accesso al territorio artico è legata generalmente all’andamento delle scorte energetiche sul fondale (continentale) ed anche alle prospettive commerciali della Rotta del Nord con il riscaldamento globale. Da qui anche l’illegalità di Greenpeace e le dichiarazioni inaspettatamente dure dall’eternamente assonnato Canada; rianimazione delle organizzazioni tipo Bellona e gite ecologiche a Murmansk dei capi dell’ambasciata statunitense a Mosca; in precedenza osservatori del cessate il fuoco in Afghanistan… Lo spazio dell’Oceano Artico, in particolare la parte subglaciale, è considerato nei piani militari strategici di Stati Uniti e NATO quasi ideale per le basi disponibili per il lancio del primo colpo, nucleare e con armi ad alta precisione, strategiche non nucleari“. Krutikov lo scriveva nel marzo 2014. Nei due anni successivi, la Siria, evento collaterale nella sua valutazione di allora, è ormai un fronte bellico che attraversa il confine con la Turchia includendo le operazioni turche sotto la NATO da basi come Incirlik. A tempo debito sarà chiaro se Stati Uniti e Turchia tentano di creare una base della NATO nel nord di Cipro, divenendo un prolungamento del fronte. Come sono cambiate le linee rosse? “Le linee marcate nel 2014 non sono scomparse“, risponde Krutikov. “C’è un rafforzamento non autorizzato della NATO nei Paesi baltici, sì. Vi è un certo progresso, invio di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea. Ma è ovvio che sia una situazione non collegata alla Siria. Se vi è un tentativo di piazzare certe nuove armi che raggiungano la regione russa, sarà anche un cambio dei rapporti di forza in Europa. Tali linee non cambiano se un accordo viene raggiunto in Siria. Queste cose sono stabili. Ma finora alcuna nuova linea rossa è apparsa in Siria, grazie a Dio“.
Vi sono un paio di linee guida di Zhukov per gli aspiranti strateghi russi. Una riguarda la vanità su cui Zhukov era incline, come lo furono alcuni successori post-sovietici al comando. Non aspettatevi di mantenere la vostra reputazione intatta, tra i vostri contemporanei o il pubblico, se tentate di fare il bottino che Zhukov fece in Germania, 70 gioielli in oro, 740 articoli di argenteria, 50 tappeti, 60 quadri, 3700 metri di seta, 320 pellicce, oggetti d’antiquariato stranieri e 20 fucili da caccia inglesi e tedeschi. Posto sotto inchiesta da una commissione del partito, Zhukov affermò di aver comprato il bottino con i propri soldi, o che gli fu donato come trofeo di guerra. Nessuno gli credette. La seconda è che lo Stavka è un collettivo, i cui membri devono rimanere anonimi, evitando di cavalcare cavalli bianchi in pubblico. Stalin, secondo una lamentela presentata dal figlio scontento Vasilij, previde di cavalcare uno stallone nella parata del 1945, ma cadde durante una prova sul campo di Khodinka. In sella Putin è più stabile. Krutikov propone questa conclusione: “le linee rosse sono si moltiplicano, eppure nessuno le formula in modo chiaro, tanto più che nessuno le attraversa. Naturalmente, vi è la Siria, ma nella situazione siriana dell’ultimo anno, in questi mesi, quando vi era l’operazione militare russa, le linee rosse cambiavano ogni giorno. In realtà, non esiste un sistema fisso. Va capito dove le linee rosse possono dipendere da umore ed emozioni. C’era il momento in cui la figura di Bashar al-Assad stessa era una sorta di linea rossa, ‘deve andarsene’, fu la posizione obbligatoria che occidente e Stati Uniti non potevano abbandonare. Ora, a quanto pare, possono soffrire molto Assad“. “Lo stesso vale per l’uso della forza. Come l’abbattimento del Su-24 russo da parte turca. E’ una linea rossa di per sé, un evento straordinario, al termine del quale certi individui devono assumersene la responsabilità. Ma ancora niente guerra globale. Le perdite militari russe possono essere considerate una linea rossa, ma tali processi sono costantemente in movimento, con le parti che cambiano sempre posizione. Forse è un bene che nessuno abbia deciso di tracciare linee rosse in tale e tal’altro posto, o dichiarato che nessuno deve attraversarle. Forse questo è un bene“. Se lo è, è un segreto militare.marshal-zhukovTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aleppo, Stalingrado della Siria?

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 6 maggio 201613131357In un messaggio a Vladimir Putin di felicitazioni per il Giorno della Vittoria della Russia, il Presidente siriano Bashar al-Assad paragonava i combattimenti presso Aleppo a Stalingrado, che cambiò le sorti della Seconda Guerra Mondiale. E’ una metafora potente per la psiche russa, tornare a casa con la vittoria della guerra siriana nei campi di battaglia di Aleppo è d’obbligo e non prevede compromessi. (Sputnik) Assad ha inviato il messaggio lo stesso giorno in cui l’accordo USA-Russia che estende la tregua siriana al teatro di Aleppo entrava in vigore. Damasco insiste che si tratti solo di un cessate il fuoco di 48 ore. In effetti, i rapporti iraniani evidenziavano che l’Esercito arabo siriano ed Hezbollahsostenuti da caccia e unità di artiglieria russi” continuano le operazioni ad Aleppo occidentale, respingendo i combattenti estremisti. D’altra parte, Washington è ansiosa d’interpretare l’accordo con Mosca su Aleppo nell’ambito del cessate il fuoco in tutto il Paese. Ma il cessate il fuoco è possibile in una situazione in cui i gruppi estremisti (esclusi dal cessate il fuoco) liberamente si confondono con i cosiddetti gruppi di opposizione moderati? Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha riconosciuto tali difficoltà: “Si vuole sperare il meglio: è ciò che si desidera da parte russa e, probabilmente, dei nostri colleghi statunitensi. Allo stesso tempo, ci sono le complicate confusioni tra terroristi ed opposizione (ad Aleppo) che naturalmente rendono la situazione potenzialmente molto fragile”. Inoltre, i motivi con cui Washington lusinga Mosca sul cessate il fuoco ad Aleppo sono anche dubbi. Subito dopo il cessate il fuoco ad Aleppo, iniziato alle 01:00 ora locale, Voce d’America finanziata dal governo statunitense accusava il Cremlino di politica “cinica” sulla Siria volta a rendere la Russia “pari” agli Stati Uniti: “La campagna in Siria della Russia è anche ampiamente vista quale mossa cinica del Cremlino per ritornare sulla scena mondiale dopo più di un anno di condizione da paria per l’occidente, per l’annessione della penisola della Crimea e l’aggressione militare all’Ucraina… Ma mentre la Russia mantiene una notevole influenza su Damasco, non è chiaro quanta Mosca sia disposta a utilizzarne per fermare l’ambizione di Assad di conquistare (Aleppo) e tutta la Siria”. (VoA)
Chiaramente, il messaggio di Assad a Putin (resa pubblico a Damasco) si rivolge anche a Washington. Teheran non ha espresso alcun parere finora sull’accordo USA-Russia su Aleppo, ma l’incontro tra l’influente uomo di Stato iraniano Ali Akbar Velayati con il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah a Beirut è suggestivo. Qual è il piano di Washington? La questione è che la politica in Siria dell’amministrazione Obama è in un vicolo cieco, e il segretario di Stato John Kerry probabilmente cerca di guadagnare tempo. Un dispaccio del Wall Street Journal qui, rivela la totale contraddizione politica: “Il destino dei ribelli moderati della Siria è fondamentale per gli sforzi statunitensi… Se i ribelli smettono di combattere o si uniscono ai gruppi estremisti islamici che combattono il regime, gli Stati Uniti perderanno la leva per plasmare risultati ed alleati della guerra contro lo Stato islamico. Alcuni capi ribelli vicini agli Stati Uniti avvertono che la situazione di stallo diplomatico e i rinnovati attacchi aerei contro le zone da loro controllate spingerebbero la gente nelle braccia degli estremisti, tra cui al-Nusra affiliata ad al-Qaida. Nel nord-ovest della Siria… i ribelli moderati occupano territorio assieme ad al-Nusra e dicono di essere costretti a coordinarsi e a condividere le scarse risorse con esso, soprattutto quando sono tutti sotto attacco dal regime ed alleati. Nusra e sei gruppi ribelli nel nord della Siria hanno detto questa settimana che avrebbero ristabilito un centro di comando congiunto… l’opposizione di al-Nusra ai colloqui di pace a Ginevra è gradita ai ribelli… La maggior parte è riluttante a combattere al-Nusra perché è pieno di gente dalle loro città e villaggi”. (WSJ)
A dire il vero, Washington è furiosa per la ‘sfida strategica’ di Assad. Ha condannato il messaggio a Putin, secondo cui l’obiettivo è la vittoria finale ad Aleppo. Il portavoce del dipartimento di Stato statunitense Mark Toner ha detto: “Chiediamo alla Russia d’affrontare con urgenza questa affermazione del tutto inaccettabile. E’ chiaramente il tentativo di Assad di sostenere la sua agenda, ma spetta alla Russia affermare l’influenza su quel regime per mantenere la cessazione delle ostilità“. Il Cremlino deve rispondere al messaggio di Assad. Ma Putin ha tenuto una videoconferenza con la filarmonica dell’Accademia di Stato Marinskij che ha tenuto un concerto a Palmyra (recentemente liberata dallo Stato Islamico). La decisione del Cremlino di ordinare il concerto a Palmyra è un suggestivo richiamo alla grande Sinfonia N°7 su Leningrado di Dmitrij Shostakovich, del 9 agosto 1942, potente simbolo della resistenza della Russia e straordinaria sfida alle forze di Hitler che avevano circondato la città intente a farne morire di fame la gente. (Spectator) Naturalmente, Washington ed alleati non possono aver alcun dubbio sul fatto che Aleppo potrebbe rivelarsi il punto di svolta nel conflitto siriano, decisivo come Stalingrado nella Seconda Guerra Mondiale. (Reuters) Solo Putin avrebbe saputo trasmettere un messaggio sottile a Washington (e a Damasco) ordinando il concerto con la Ciaconna di Bach, la Sinfonia No. 1 di di Sergej Prokofiev e il Cotillion di Rodion Schedrin, sullo sfondo delle antiche rovine di Palmira. (Kremlin)liRluYgzWkn7mHHRf1pveOS4Ke6Df3Ae

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bugie e delirio ad Aleppo

Alessandro Lattanzio, 6/5/2016

us_army_psychological_operations_regimental_corps_crest_1492_1_1_grandeIl governo inglese aveva coordinato e pianificato la guerra delle informazioni contro la Siria, volta a migliorare la reputazione della cosiddetta “opposizione armata moderata”, ovvero le varie fazioni terroristiche sostenute dalla NATO. Contraenti privati assunti da ministero degli Esteri e ministero della Difesa del Regno Unito animavano gli uffici stampa e dirigevano la produzione mediatica collegati ai gruppi terroristici della cosiddetta ‘opposizione’ siriana. Il materiale prodotto veniva trasmesso sui media arabi o veniva pubblicato su internet, occultandone l’origine governativa inglese. L’Ufficio sicurezza e antiterrorismo del ministero degli Interni inglese agiva in parallelo nel Regno Unito per “cambiare comportamento e atteggiamento” dei musulmani inglesi dedicandosi alla produzione “su scala e ritmo industriali” di messaggi rivolti alla comunità musulmana nazionale. In entrambe le operazioni di propaganda, all’estero e in patria, il ruolo del governo inglese veniva nascosto dato che tale propaganda veniva diffusa con la copertura di organizzazioni “indipendenti” nel Regno Unito e dei gruppi armati attivi in Siria. In effetti il ministero della Difesa del Regno Unito riteneva l’informazione elemento essenziale nei conflitti, e quindi aveva sviluppato la dottrina che prevedeva che l’informazione “fosse abbondante, potente e ineludibile quanto il contesto strategico sul terreno o le condizioni meteo“, spiegando come vadano gestite “le comunicazioni strategiche”. Tale operazione di propaganda iniziò quando il governo inglese non riuscì a convincere il Parlamento a sostenere l’operazione militare contro Damasco, nel settembre 2013, intraprendendo un’operazione segreta per influenzare la percezione dei terroristi nella guerra alla Siria. Attraverso il Fondo Conflitti e Stabilità, il governo spese 2,4 milioni di sterline assumendo aziende private che da Istanbul provvedevano “alle operazioni di comunicazione e ai media strategici in sostegno dell’opposizione armata moderata siriana“, nell’ambito di un’ampia operazione propagandistica contro la Siria volta a promuovere “i valori moderati della rivoluzione” e a contribuire a creare una vulgata contro il governo baathista e contro lo SIIL. Il tentativo di fondo era fare identificare presso l’opinione pubblica il legittimo governo siriano con i terroristi dello Stato islamico, ovvero Gladio-B, l’operazione di guerra non-ortodossa attuata dalla NATO contro l’asse Siria-Iraq-Iran, salvaguardando le altre organizzazioni terroristiche islamiste finanziate sempre dalla NATO e dagli Stati wahhabiti del Golfo Persico. Il governo inglese domandò alle aziende private di “selezionare e formare un portavoce in grado di rappresentare tutte le organizzazioni dell’opposizione armata moderata come una sola voce” e di animare un “ufficio centrale dei media dell’opposizione armata moderata attivo 24h, con capacità mediatica“. Una fonte vicina al governo spiegava che il governo inglese controllava il “servizio stampa dell’esercito libero siriano“. L’azienda assunta per provvedere alla propaganda della cosiddetta “opposizione armata moderata” era di Regester Larkin, ex-tenente-colonnello dell’esercito inglese, specialista della comunicazione strategica del ministero della Difesa Regno Unito, che aveva creato la società Innovative Communications & Strategies, o InCoStrat, assunta dal governo inglese, nel novembre 2014. Il portavoce di InCoStrat confermava “InCoStrat fornisce supporto su media e comunicazione all’opposizione moderata siriana per aiutare i siriani a conoscere la realtà della guerra e coloro che ne sono coinvolti“. La società sottolineava la stretta supervisione della sua azione da parte del governo inglese. Un membro aveva parlato anche di “stretto controllo” degli agenti del ministero della Difesa, che incontravano i responsabili dell’azienda tre volte la settimana. “Sapevano fino all’ultima parola“. Gran parte della propaganda creata e diffusa con tali contratti sono bollettini sulle “vittoriose operazioni militari” o video dei terroristi che distribuiscono cibo. Alcuni media, tuttavia, hanno un’ulteriore funzione militare. Per esempio i video su missili superficie-aria portatili che distruggono un elicottero siriano, servono a dire ai terroristi attivi in Siria che i loro gruppi sono ben armati ed efficienti, oltre a trasmette il messaggio, a coloro che armano i gruppi, “che si fa una buona operazione di relazioni pubbliche verso il Pentagono“. I documenti contrattuali indicavano come gruppi appartenenti “all’opposizione armata moderata” organizzazioni come haraqat al-Hazam, che riceveva armi dagli Stati Uniti che poi consegnava ad al-Qaida, e il Jaysh al-Islam, organizzazione terroristica creata dai sauditi.
Esempi di tali operazioni di propaganda volte a supportare l’aggressione all Siria dei terroristi islamo-atlantisti, sono le varie “notizie” allarmistiche quanto fasulle sui “bombardamenti aerei del regime siriano e dei russi” su campi profughi od ospedali civili:
Il 5 maggio, i soliti ‘osservatori dei diritti umani’ affermavano che 28 persone erano state uccise da attacchi aerei su un campo profughi al confine con la Turchia, a Sarmada, nel territorio occupato dai terroristi, nel nord-ovest della provincia di Idlib. Dei video mostravano tende carbonizzate nel campo. “Abu Ibrahim al-Sarmai, un attivista, ha detto che “due attacchi aerei” hanno colpito il campo degli sfollati.… Nidal Abdul Qadir, un funzionario dell’opposizione che vive a circa un chilometro dal campo, ha detto che circa 50 tende e una scuola erano bruciate”. Ora, si dia un’occhiata al video di propaganda diffuso dai terroristi.airstrike2

airstrike3Il campo si trova in una piuttosto ampia e piatta zona. Tende e strutture con teli di plastica sono a 15-30 metri di distanza tra esse, ma i video mostrano i resti di una sola tenda bruciata. I vigili del fuoco, con attrezzature costose, spengono dei fuochi. Si tratta dei “caschi bianchi” finanziati dai governi di Stati Uniti e Regno Unito nell’ambito della loro propaganda anti-siriana. La tenda bruciata dimostrerebbe l’attacco aereo, ma le altre tende, a 10-20 metri di distanza, non presentano alcun danno. Perfino le coperture in plastica sono intatte, e non compaiono persone tranne i “soccorritori”. Niente vittime, né ambulanze, né un solo civile che cerca parenti o beni da recuperare. Non ci sono crateri né frammenti di bombe. “Se questo è stato un attacco aereo, il pilota avrebbe lanciato dei petardi dalla cabina di pilotaggio. Una bomba o un missile aria-terra avrebbe creato un’esplosione che avrebbe spazzato via le tende e scavato dei crateri tutto intorno”. Cos’è successo? Niente, solo un “giornalista” e un paio di “caschi bianchi” che inscenano una farsa, che i media occidentali prendono per oro colato senza alcuna prova del presunto attacco aereo o di ancor più presunte vittime.
Ancora, il Ministero della Difesa russo dimostrava che alcun ospedale fu bombardato da aerei russi o siriani ad Aleppo il 27 aprile, “La notizia del bombardamento dell’ospedale al-Quds spacciata da numerosi media internazionali quale esempio di violazione degli accordi USA-Russia sul cessate il fuoco, è stata analizzata ed oggi vi presentiamo la realtà dei fatti“, dichiarava il Generale di Brigata Igor Konachenkov.
Questa foto, scattata nell’aprile 2016, mostra l’ospedale al-Quds distrutto.
1024741108Quest’altra foto dell’ospedale fu scattata nell’ottobre 2015 e mostra l’edificio sempre nello stesso stato, dimostrando che non ha subito bombardamenti dall’ottobre 2015.1024741575Infatti, l’ONG che supporta i terroristi, MSF (‘Menteurs’ Sans Frontières), parlò di attacco aereo sull’ospedale al-Quds di Aleppo, affermando che 50 persone vi erano morte, tra cui medici e pazienti. Gli Stati Uniti accusarono subito le autorità siriane pretendendo da Mosca che facesse pressione su Damasco. Ma nei giorni precedenti e successivi al presunto bombardamento, ad Aleppo i terroristi bombardarono i quartieri governativi della città, uccidendo più di 100 civili, di cui i media e le pseudo-ONG della NATO (MSF, Amnesty international, HRW ed altra spazzatura ‘umanitaria’) non hanno mai fatto cenno. Tali storie, come tutte le altre relative ad Aleppo (come la storia sui 400000 siriani pronti a fuggire da Aleppo se l’Esercito Arabo Siriano liberasse la città), sono un diversivo dai continui attentati compiuti dai terroristi “moderati” di al-Qaida e Jaysh al-Fatah contro i quartieri governativi di Aleppo.352px-First_Information_Operations_Command_Logo.svgFonti:
Moon of Alabama
Reseau International
Reseau International

Russia e Iran: nuova era di cooperazione militare

Rusplt, Southfront, 04/05/2016235513872Il 27-28 aprile Mosca ha ospitato la Quinta Conferenza Internazionale sulla Sicurezza cui partecipavano circa 500 rappresentanti delle Forze Armate di oltre 80 Paesi, aderenti anche ad organizzazioni come ONU, OSCE, CIS, CSTO e CICR. I temi principali erano la lotta al terrorismo, la sicurezza nella regione Asia-Pacifico, i rapporti Russia-Europa e la cooperazione militare. La Repubblica islamica dell’Iran era rappresentata dal Ministro della Difesa e Logistica delle Forze Armate Hossein Dehghan, in visita su invito del Ministro della Difesa della Federazione Russa Sergej Shojgu. Dopo il messaggio del Presidente Vladimir Putin e il discorso Shojgu, i capi della delegazione ospiti presentavano la posizione del proprio Paese sulle questioni regionali e internazionali, come anche nel caso del Ministro della Difesa iraniano. La retorica iraniana da diversi anni rimane invariata. Dehgan ha accusato le autorità di Paesi regionali ed extra-regionali di fornire aiuto finanziario, tecnico-militare e logistico a gruppi terroristi e radicali che operano in Afghanistan, Iraq, Siria, Libano, Libia, Yemen. In particolare, l’Iran ha accusato Stati Uniti, “regime sionista” (Israele) e Arabia Saudita di supportare il terrorismo. Da un lato può sembrare che Dehgan non abbia detto nulla di nuovo e sensazionale. Ma d’altra parte forse è la posizione costruttiva e coerente di Teheran la chiave del successo della politica estera dell’Iran nella regione e nel mondo. Fin dall’inizio della “primavera araba” e della guerra in Siria, l’Iran ha accusato gli stessi Paesi di favorire il terrorismo, mentre l’occidente (Stati Uniti ed Europa) e le monarchie arabe hanno accusato l’Iran di finanziare il terrorismo, di avere un piano per la bomba nucleare e d’interferire negli affari interni di altri Stati. Ma da un paio di anni è chiara al mondo la prova inconfutabile delle armi inviate dall’occidente alla cosiddetta opposizione armata in Siria, delle attività economiche del SIIL nel settore petrolifero e nella vendita dei costosi oggetti d’antiquariato dei musei della Siria. La stessa posizione è tenuta sullo Yemen, dove c’è una guerra all’ombra del conflitto siriano. Durante la presidenza di Mahmud Ahmadinejad, l’Iran aveva la stessa politica, ma una retorica tagliente e un principio con cui l’occidente creò l’immagine di un Iran aggressivo. Dopo l’elezione, Hassan Rouhani cambiò retorica e prese provvedimenti per la soluzione dei conflitti, ma la posizione di Teheran sulla sicurezza rimane la stessa, a differenza dell’occidente. Nel periodo del caos in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno cambiato ogni anno posizione. Washington ha visto come nemico Iran, Russia, Bashar al-Assad e infine SIIL. Grazie alla posizione coerente dell’Iran sulla questione della lotta al terrorismo e della sicurezza in Medio Oriente, generalmente coincidente con la posizione di Mosca, Vladimir Putin, nell’aprile dello scorso anno firmò un decreto per la ripresa delle forniture dei sistemi missilistici antiaerei S-300 all’Iran. Inizialmente, l’Iran aveva bisogno degli S-300 per proteggere gli impianti nucleari a Natanz, Bushehr, Arak, perché nello spazio aereo su tali strutture l’Iran aveva abbattuto vari droni israeliani (Harop, cosiddetti “drone kamikaze” che si autodistruggono con una bomba interna), poi impiegati sul confine iraniano dall’Azerbaigian nella “guerra di quattro giorni” contro la Repubblica del Nagorno-Karabakh del 2-5 aprile. Oggi la gamma di minacce s’è ampliata notevolmente, visto il successo del coinvolgimento dell’Iran nel conflitto in Siria, Iraq, Yemen, rivelatosi irritante per occidente e Paesi del Golfo Persico (Stati membri (UAE, Qatar, Arabia Saudita) del Consiglio di cooperazione Golfo (GCC)).
La fine delle sanzioni economiche contro Teheran ha permesso di espandere la cooperazione tecnico-militare che i ministri della Difesa dell’Iran e della Federazione russa sottolineavano. Le parti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare e sviluppare la cooperazione tecnico-militare tra i due Stati e d’intensificare ulteriormente la lotta al terrorismo. Dehgan definiva la cooperazione militare tra Iran e Federazione russa un “modello di successo” nei rapporti. La visita della dirigenza iraniana era definita inizio di una “nuova era” della cooperazione militare. I prerequisiti furono il viaggio di Sergej Shoigu a Teheran lo scorso anno, e la visita del Segretario del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale Ali Shamkhani a Mosca e, naturalmente, la fornitura degli S-300. A questo proposito, si pongono varie domande. Perché con il potente sostegno militare della Federazione Russa, non contribuisce all’adesione dell’Iran alla CSTO? O forse vi è la possibilità di creare una nuova organizzazione? Forse l’Iran può agire da garante della sicurezza in Medio Oriente? Queste domande trovano risposta dall’esperto russo su Iran e Medio Oriente, docente alla RAD Anton Evstratov: “La CSTO è dominata dalla Russia, ma il problema principale dell’inclusione dell’Iran nell’organizzazione era lo status di Stato paria dalle sanzioni del 2012 e, in senso più ampio, dalla rivoluzione del 1979. All’Iran non è ancora permesso acquistare alcuni tipi di armamenti, e alcuni politici e militari sono nella lista delle sanzioni delle Nazioni Unite e non possono ufficialmente lasciare i confini del proprio Paese. Qual è poi il potenziale della cooperazione militare nel quadro dei blocchi politico-militari? Allo stesso tempo la Russia ha iniziato il processo di attualizzazione della cooperazione militare con Teheran, anche per aumentare la popolarità nella Repubblica islamica dell’Iran, nell’ambito della lotta per uscire dall’isolamento sollecitato dall’occidente, nel panorama geopolitico post-conflitto ucraino. Un’altra domanda è la cooperazione militare in Medio Oriente, in particolare in Siria, dove l’Iran ha bisogno della Russia; ma è stata quest’ultima che ha inviato il maggior numero di consiglieri militari, e sono le sue truppe che guidano le operazioni più complesse, inviando anche dei generali che hanno sollevato la scarsa preparazione al combattimento delle Forze Armate siriane. Vi hanno formato un blocco militare de facto, a cui, oltre l’Iran si è unito “Hezbollah” e, con qualche riserva, anche il governo iracheno. In futuro si potrà parlare di adesione al blocco delle associazioni curde (YPG); ma questo, tuttavia, dipenderà dalla posizione di Damasco. L’Iran ha un enorme impatto sulla popolazione sciita di Iraq, Siria, Libano, Yemen e Stati del Golfo, mentre cerca di raggiungere la stabilità nella regione, soprattutto dopo il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq. La Repubblica islamica dell’Iran cerca di risolvere i problemi economici e sociali e di adempiere alla modernizzazione, e non è interessata a conflitti ai confini e nella propria sfera di influenza, ma al momento è costretta, anche se senza successo, a combattere. Forse la cooperazione con la Russia è la chiave per l’adempimento graduale degli obiettivi iraniani, ma dobbiamo capire che combattere insieme la minaccia salafita e affrontare gli Stati Uniti sono un obiettivo comune, ma a livello globale Teheran e Mosca hanno ancora interessi divergenti nella regione. La ricerca di un compromesso a lungo termine è necessaria per entrambi i Paesi, se si desidera una seria cooperazione, ma se si è memori delle differenze nel passato sulle questioni economiche, vi è ancora un percorso accidentato da fare“.
La guerra imposta all’Iran, la guerra Iran-Iraq del 1980-1988, e i decenni successivi hanno dimostrato che Teheran può garantire la sicurezza anche per l’intera regione. Oggi è coinvolta in quasi tutti i conflitti regionali, e si offre anche di mediarne uno dei più difficili, il conflitto del Karabakh (tra Azerbaigian e Armenia). Avere un alleato dalla posizione netta e che non può essere assoggettato alla pressione di Stati più potenti, è un vantaggio per qualsiasi Paese.235522992Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I media dell”opposizione siriana’ sono un’operazione del governo inglese

Moon of Alabama, 3 maggio 2016

150479Il governo degli Stati Uniti, attraverso la CIA, ha finanziato i “moderati” mercenari antisiriani che combattono contro il governo legittimo siriano, con almeno 1 miliardo di dollari all’anno. Le dittature wahhabite del Medio Oriente hanno aggiunto i loro miliardi nel finanziare gli sforzi di al-Qaida contro il popolo siriano. Gli Stati Uniti continuano ad acquistare e inviare migliaia di tonnellate di armi e munizioni per alimentare la guerra contro il popolo siriano. Paga anche i vari combattenti e gruppi di opposizione. Gli sforzi degli Stati Uniti per il cambio di regime in Siria sono in corso almeno dal 2006, quando il governo degli Stati Uniti iniziò a finanziare le stazioni televisive anti-siriane in esilio, e aveva colloqui per un ampio coordinamento con vari islamisti anti-siriani. Insieme al governo inglese gestisce anche l’attuale propaganda mediatica filo-mercenari per influenzare l’opinione pubblica “occidentale”, a sostegno dell’ingerenza imperiale in Siria. The Guardian svela uno dei tentativi del governo inglese sul modo più efficace di gestire tutta la propaganda mediatica dell'”esercito libero siriano”: “Il governo inglese guida la guerra delle informazioni in Siria finanziando le operazioni mediatiche di diversi gruppi ribelli combattenti,… contractors assunti dal ministero degli Esteri, ma supervisionati dal ministero della Difesa (MoD) producono video, foto, rapporti militari, trasmissioni radiofoniche, prodotti per la stampa e post sui social media con i loghi dei gruppi combattenti, dirigendo in modo efficace un ufficio stampa dei combattenti dell’opposizione. I materiali vengono fatti circolare nei media radiotelevisivi arabi e pubblicati on-line senza alcun indicazione del coinvolgimento del governo inglese… Attraverso il Fondo conflitti e stabilità il governo spende 2,4milioni di sterline per contraenti privati che operano da Istanbul per fornire “comunicazioni strategiche e operazioni mediatiche a sostegno dell’opposizione armata moderata in Siria” (MAO). Il contratto rientra nell’ampia propaganda incentrata sulla Siria, con altri elementi destinati a promuovere “i valori moderati della rivoluzione” … I documenti indicano che i contraenti “selezionano e formano un portavoce che rappresenti tutti i gruppi MAO con una sola voce unitaria”, oltre a fornire consulenze ai “più influenti funzionari MAO” e a gestire a tempo pieno “gli uffici mediatici centrali della MAO” con “capacità di produzione mediatica”. Una fonte inglese collegata ai contratti in attuazione ha detto che il governo essenzialmente dirige l'”ufficio stampa dell’esercito libero siriano”.”
I media inglesi e statunitensi dirigono vari gruppi “civili” nel promuovere l’obiettivo del cambio di regime. Il “caschi bianchi”, conosciuti per i falsi video di “salvataggio” e la loro collaborazione con al-Qaida, sono finanziati con 23 milioni di dollari dal governo degli Stati Uniti attraverso USAID, con 18,7 milioni di sterline dal ministero degli Esteri del Regno Unito, e con diversi milioni da altri governi. Ma i “caschi bianchi” non sono “moderati” che vogliono solo aiutare la gente? Il governo degli Stati Uniti non sembra crederlo, avendo appena vietato al capo dei “caschi bianchi” di entrare negli Stati Uniti, anche se ne finanzia le attività.
Molti account sui social media come @raqqa_sl vengono promossi dai media “occidentali” e diffondono immagini e video falsi nell’ambito di tale propaganda. Ma anche quando tali campagne di manipolazione dei media e dei falsi “moderati” vengono denunciate, le operazioni non accennano a diminuire. The Guardian, dopo la pubblicazione di quanto sopra, non rifletterà un attimo su quanto i suoi editoriali sulla Siria siano influenzati dalle falsità finanziate dal governo. Proprio come negli altri media mainstream, parte integrante della propaganda. Alcuna rivelazione della verità sull’attacco “occidentale” allo Stato siriano e al suo popolo sembra aver alcun effetto sulle operazioni multimediali in corso. Il 20 aprile il portavoce militare degli Stati Uniti della coalizione anti-Stato islamico ha detto qualche verità sul ruolo di al-Qaida nella parte orientale della città di Aleppo occupata dai “ribelli”: “Detto questo, è in primo luogo al-Nusra che occupa Aleppo e, naturalmente, al-Nusra non rientra nella cessazione delle ostilità”. Solo due settimane dopo, la propagandista del NYT Anna Barnard aveva la faccia tosta di affermare che al-Qaidaha solo una piccola presenza ad Aleppo”. Ripetere ancora e ancora le bugie anche dopo che sono state smascherate. L’inesorabilità dell’assalto propagandistico è efficace nel sopprimere qualsiasi seria opposizione.

I caschi bianchi

I caschi bianchi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.261 follower