Turchia, è ancora presto per festeggiare!

Andre Vltchek, Global Research, 19 agosto 2016

Molti vorrebbero che accada, vedere la Turchia lasciare la NATO, rompendo la dipendenza psicologica, politica ed economica dall’occidente. Ora che Recep Tayyip Erdogan e i suoi alleati litigano con Stati Uniti ed Unione europea, vi è ad un tratto la grossa speranza che la Turchia possa completamente ripensare la propria posizione nel mondo, rafforzare i legami con Russia e Cina, rinnovare la storica amicizia con il Presidente siriano Bashar al-Assad, migliorare i rapporti con l’Iran ed aderire alla sempre più potente alleanza antimperialista. Questo potrebbe realmente accadere, così improvvisamente ed inaspettatamente? Se solo la Turchia aderisse ai BRICS, lasciasse la NATO e lottasse contro l’abbraccio mortale con l’occidente, il mondo intero cambierebbe!Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan arrives at the cabinet meeting in AnkaraMolti intorno a me già festeggiano, ma non aderisco, ancora aspetto. Conosco bene la Turchia, ho lavorato a stretto contatto con i turchi per più di 20 anni. Cinque dei miei libri vi sono stati tradotti e pubblicati, e ad Istanbul sono apparso in innumerevoli talk show. E onestamente: più conosco la Turchia, meno la capisco! È uno dei Paesi più complessi sulla Terra. La Turchia è imprevedibile, piena di contraddizioni ed alleanze mutevoli. Niente è veramente ciò che appare in superficie. Ed anche sotto la superficie, le correnti spesso si confondono, separano ed addirittura invertono corso. Per scrivere sulla Turchia, in modo corretto e approfondito, si deve correre in mezzo a un campo minato. Alla fine, si sbaglia sempre! Scontentu una quantità enorme di turchi, non importa cosa dici, soprattutto perché non sembra esserci alcuna semplice verità oggettiva. E i ‘vari campi’ sono in disaccordo tra essi, in modo fondamentalmente e appassionato. Perciò mi sorprende quanti analisti stranieri improvvisamente osino tranciare giudizi (spesso paternalistici) sui recenti eventi in Turchia. Come ne sembrano certi! Molte persone che non conoscono bene la Turchia ora festeggiano. Tutto gli sembra chiaro: “Il presidente turco ha cambiato corso e ha deciso di scusarsi con la Russia per avere abbattuto il suo aviogetto al confine Siria/Turchia. Poi l’occidente ha orchestrato un colpo di Stato militare mortale. Erdogan ha detto: “il troppo è troppo”, denunciando il complotto e recandosi a San Pietroburgo per abbracciare il Presidente Putin e la Russia”. Vorrei che fosse così semplice. Vorrei potermi unire alla festa! Invece, mi sono seduto davanti al mio computer per scrivere questo saggio sulla Turchia, un Paese che amo, ma che da tanti anni non riesco a comprendere.
Incontrai Recep Tayyip Erdogan presso la sede ad Istanbul del suo (allora) partito, Refah Partisi, RP, quando era sindaco della prima città turca. Era la fine degli anni ’90 e in quel periodo ero impegnato a cercare di non farmi ammazzare mentre seguivo la ‘guerra jugoslava’, muovendomi tra Sarajevo, Pale, Belgrado e il fronte. Mentre la maggior parte dei miei colleghi viaggiava in treno da Vienna (non c’erano voli e gli stranieri non erano autorizzati a venire in auto) prendendo una pausa, optavo sempre per Istanbul, salendo su treni lenti per la Bulgaria ed Edirne. Sentivo che dovevo conoscere e capire l’impero ottomano, se veramente volevo capire i Balcani. In quei giorni, Erdogan terrorizzava la classe medio-alta filo-occidentale e secolare di Istanbul. Apparteneva ad un partito islamista in una città che da sempre guardava all’Europa. Ma alla fine introdusse alcune riforme sociali radicali e migliorò notevolmente infrastrutture, sistema di riciclaggio dei rifiuti, mezzi di trasporto. Gli abitanti l’hanno sempre approvato. Volevo parlargli, sentire cosa aveva da dire, ed accettò. Invece di un fanatico religioso, trovai un grande politico pragmatico ed egocentrico, un populista.
Parli turco?” Mi chiese invece di salutarmi.
Non bene“, risposi. “Solo poche parole
Vedi!” Gridò, trionfante. “Il vostro turco fa schifo, ma riesce a pronunciare il nome del mio partito, Refah Partisi, perfettamente, senza alcun accento! Non è già la prova di quanto sia importante, quanto siamo indispensabili?” Non ne ero sicuro… cercavo di capire, di seguire la sua logica. Devo ammettere che mi sentivo più a mio agio in una trincea in Jugoslavia, che lì, ad Istanbul, di fronte a quest’uomo prepotente che apertamente navigava nel proprio grande ego. Ma continuava ad ‘impartire’. E il popolo turco, molti di essi, lo votarono finché nel 2003 divenne primo ministro, e nel 2014, presidente della Turchia.
Islamista o no, dal 2003 Erdogan non fu respinto dall’occidente; era il leader de facto del Paese, membro leale e coerente dell’alleanza occidentale più potente, la NATO, e non fece nulla per romperne i legami. Periodicamente, la Turchia ebbe dei litigi minori con l’occidente, i suoi partner e Stati “clienti”, ma niente che mettesse davvero a rischio l’alleanza. Dall’incursione mortale su una nave turca diretta a Gaza, nel 2010, Erdogan affronta Israele, ma solo verbalmente. I legami militari non sono stati recisi: per esempio, la Turchia non ha impedito l’addestramento di piloti da caccia israeliani sul suo aeroporto militare presso Konya. Ci sono troppe contraddizioni? Sicuramente!
5553527276cumhurbakanyemek In Turchia, in realtà, è estremamente difficile capire ‘chi è chi?’ I giuramenti cambiano e le posizioni di individui e organizzazioni mutano continuamente. Durante una visita in Turchia come segretaria di Stato, Hillary Clinton avrebbe chiesto al governo turco di chiudere Aydinlik Gazetesi, un importante giornale socialista e nazionalista. In diverse occasioni, Aydinlik m’intervistò. Ed io intervistai il suo capo redattore e altri membri dello staff. Lavorai a stretto contatto con la sua stazione televisiva, Ulusal Kanal, base di uno dei più prolifici documentaristi turchi (e mio amico) Serkan Koc. Serkan e i suoi compagni mi aiutarono molto nei miei documentari per la stazione televisiva TV sudamericana Telesur: sulla rivolta di Gezi Park ad Istanbul, nel 2013, e sullo SIIL addestrato e sostenuto nei campi per “rifugiati” al confine con la Siria, vicino la città di Hatay. Mi fu spiegato come i terroristi venivano addestrati nel campo profughi di Apaydin, così come in una nota struttura della NATO vicino la città di Adana, la base aerea di Incirlik. In tre occasioni riuscì a filmare e fotografare le strutture, rischiando la vita. Ma facendo domande all’estrema sinistra turca, in particolare ai comunisti, su Aydinlik e Ulusal Kanal, le risposte che ebbi erano tutt’altro che unanimi! E chiedendo ad Aydinlik della situazione del popolo curdo e del PKK, ricevevo risposte sprezzanti, o quantomeno estremamente critiche. Naturalmente la maggior parte dei kemalisti, e quasi tutti i nazionalisti, sono contro la lotta per l’indipendenza curda o anche a qualche forma di autonomia. Credono che ci debba essere un forte, laico Stato turco, punto e basta, e che il PKK sia solo un gruppo terroristico. Dall’altra parte, molti comunisti turchi abbracciano la causa curda, e sono molto critici verso i nazionalisti e i loro media. Ma dove sta il PKK politicamente? Beh, tutto dipende a chi lo si chiede! Alcuni dicono che sia il movimento nazionalista curdo indiscutibilmente ‘di sinistra’. Altri sono decisamente in disaccordo, definendolo apertamente ‘quinta colonna’ e anche emanazione della CIA. Ma la “questione curda” non è l’unica su cui quasi nessuno in Turchia sembra d’accordo. Si chieda del genocidio armeno, e capirete subito che vi siete lanciati in mezzo (il già summenzionato) campo minato. Anche la maggior parte della sinistra turca respingerà decisamente la definizione di “genocidio”. Perdereste in una sola notte gli amici semplicemente presentando le “questioni” curde e armene in una conversazione.
Confusi? Non solo, è assai peggio. Se vi recavate, prima del 2014, nella prigione di Silviri, a 80 chilometri da Istanbul, sulla riva europea, avreste capito cos’è la vera confusione! Questo impianto ad alta sicurezza ospitava centinaia di generali ed alti ufficiali turchi, così come intellettuali e attivisti. Tutti a causa della cosiddetta Operazione Testa di Martello (in turco: Balyoz Harekatì), un presunto fallito colpo di Stato militare e laicista del 2003. Ma chi erano i generali, e cosa c’era realmente dietro il loro arresto? Incontrai le famiglie di alcuni di loro, e ne filmai le testimonianze. Molti erano fortemente contrari ad Erdogan e al suo partito AKP. Alcuni credevano nell'”eurasiatismo” turco, mentre altri (anche se pochissimi e non sempre apertamente) erano contrari all’ingresso della Turchia nella NATO. Qualunque cosa si trattasse, il governo trovò i generali e i loro alleati ‘scomodi’, perfino pericolosi. Il processo contro di loro fu molto probabilmente fabbricato e venne pesantemente criticato in patria e all’estero. Ma c’era un forte sostenitore, il movimento Cemaat, movimento islamico guidato dal religioso in esilio e (quindi) stretto alleato dell’AKP, Fethullah Gulen! Non a caso, dopo che AKP e Gulen si scontrarono nel 2014, gli imputati furono scarcerati e il 31 marzo 2015 furono assolti tutti i 236 sospetti. E ora il presidente Erdogan accusa Fethullah Gulen di essere dietro l’ultimo, sanguinoso colpo di Stato abortito, chiedendone l’estradizione dagli Stati Uniti! Quanto rapidamente e radicalmente cambiano le cose in questo Paese! Per rendere il tutto ancora più complicato, i colleghi di sinistra turchi, giornalisti investigativi, mi chiesero già nel 2012 di aiutarli ad indagare sulle attività del movimento Cemaat in generale e su Fethullah Gulen in particolare, in Africa (dov’ero allora), soprattutto in connessione alla costruzione di scuole che diffondono ogni forma pericolosa d’insegnamento settario. In quei giorni, Fethullah Gulen veniva ancora visto in Turchia come stretto alleato di Stati Uniti ed AKP! Ad un certo punto, il ‘neo-ottomanesimo’ dell’AKP esplose, per quanto all’occidente interessasse, ma nel complesso la Turchia persisteva a sostenere l’occidente e la sua politica imperialista nella regione. E ultimamente, il principale alleato dell’AKP (e suo attuale arcinemico), Fethullah Gulen, rientrava nel ‘giusto corso’.
Il mio amico, Yigit Gunay, autore, storico e giornalista istruitosi a Cuba, spiegava diversi mesi prima dell’ultimo colpo di Stato: “La politica viene chiamata neo-ottomanismo. L’idea era che il governo dell’AKP, o della Turchia, avrebbe agito da agente dell’imperialismo occidentale nella regione, e come tale avrebbe espanso la propria influenza nelle regioni che hai appena indicato. In quei giorni c’era anche il movimento di Gulen negli Stati Uniti. Oggi il governo e il movimento sono nemici, ma allora erano alleati. Il movimento di Gulen era particolarmente attivo in Africa, perché il loro principale vanto era aprirvi scuole e università, ed avevano una quantità enorme di denaro. Lessi un rapporto secondo cui nel 2013 il movimento aveva circa 130 “scuole paritarie”, solo negli Stati Uniti… E se avete scuole paritarie, avete milioni di dollari dai contribuenti degli Stati Uniti. Sono anche molto ben organizzati; hanno grandi imprese e sono ricchi, ed usano questa ricchezza per aumentare la loro influenza. In pratica, quando la primavera araba iniziò, l’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan e l’AKP erano molto scettici. Non capivano cosa realmente stesse succedendo finché gli statunitensi non glielo dissero… “Non preoccupatevi: siamo noi che la facciamo…” Ci fu un momento in cui gli aviogetti della NATO cominciarono a bombardare la Libia, ed Erdogan fece un discorso dove fondamentalmente disse: “Che cazzo fa la NATO bombardando la Libia?” E due giorni dopo la Turchia aderì all’operazione. Gli statunitensi gli dissero: “Sei un idiota? Non vedi cosa succede?” E lui subito cambiò idea. Ma l’idea principale dietro tutto questo era: la primavera araba è fondamentalmente pro-AKP. Era il cosiddetto “cambio di regime” in tutta la regione. I nuovi regimi erano prevalentemente islamisti e così l’AKP poteva guadagnarvi influenza interna“. Tutto ciò che ho scritto illustra soltanto la complessità del labirinto politico turco. Non c’è quasi nulla di coerente; le sabbie mobili vengono in mente come metafora più adatta.
turchia-160715215004 Ora, dove va la Turchia in realtà? È davvero possibile che possa finalmente volgere ad est? Naturalmente vi sono grandi speranze! Naturalmente tali speranze potrebbero, almeno in parte, essere giustificate. Ma io sono prudente e non sono ancora pronto a festeggiare. L’occidente è perfettamente consapevole del fatto che “perdere la Turchia” sarebbe un potente colpo ai propri interessi geopolitici, ovvero ai suoi piani imperialisti totalitari. È assai improbabile che molli facilmente e pacificamente tale enorme Paese dalla posizione geografica tra le più strategiche sulla Terra. Se il presidente turco non cede all’occidente, se con decisione fa uscire il Paese dalla NATO, se chiude la base aerea di Incirlik (con le sue 50 testate nucleari) e soprattutto condivide le strutture militari turche con i russi, l’occidente sicuramente userà la forza, anche brutalmente. Cosa offrirebbe il ‘menu’ questa volta: un tentato assassinio, un altro colpo di Stato o qualche provocazione dall’estero? Non lo sappiamo, ma possiamo immaginarlo: ci sarebbe uno spaventoso bagno di sangue. E da che parte starebbero gli intellettuali turchi: tutti quei giornalisti, artisti e accademici famosi? Spesso molto coraggiosi (Chomsky e io li abbiamo chiamati, nel nostro libro, ‘tra i più coraggiosi della Terra’), ma dove sono le loro alleanze politiche reali? Alcuni sono socialisti puri, anche marxisti, ma sicuramente non tutti. Molti in realtà guardano all’occidente: Parigi, Londra, New York e Berlino. Uno dei miei editori turchi ed amico, ora defunto, il famoso chimico, fisico e biofisico molecolare turco Oktay Sinanoglu (spesso chiamato l'”Einstein turco”), era uno dei critici più espliciti dell’imperialismo occidentale. Ma era anche, da molti anni, professore alla Yale University, ed i suoi ultimi anni li spese nella sua spiaggia in Florida. Il suo amore per la Turchia era, per i miei gusti, troppo “lontano”, troppo “platonico”. Gli intellettuali turchi non sono nemmeno d’accordo sugli scrittori da ammirare. Due dei più famosi romanzieri turchi contemporanei, il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk ed Elif Shafak, sono visti da molti come solo mediocri letterati completamente venduti all’occidente ritraendo la Turchia come la vedono i loro editori e lettori stranieri. Molti giovani istruiti turchi ultimamente vanno in America Latina, a conoscere le nuove tendenze rivoluzionarie, i suoi governi e movimenti. Altri vanno in Asia. Per esempio, gli intellettuali di Istanbul sono molto più cosmopoliti dei loro omologhi eurocentrici ed incredibilmente provinciali di Atene. Ma laicismo e liberalismo europei sono ancora il punto di riferimento principale e anche l’obiettivo della maggior parte dei turchi urbanizzati. Possono essere ‘contro la NATO’ e ‘contro la politica estera degli USA’, ma spesso sono incerti per cosa essere. Sosterrebbero il governo se decidesse di cacciare la NATO e abbracciare Russia e Cina, invece? Vorrebbero che la Turchia aderisse ai BRICS? Erdogan è un sagace politico pragmatico. Sa tutto di traffici e ‘scambi’. Sa quanto il suo Paese conta, per l’occidente e il suo imperialismo, e per chi vi si oppone! La sua popolarità in patria è in forte aumento, raggiungendo quasi il 70%. Ha un chiaro ‘mandato morale’, quando critica l’occidente per il sostegno (o anche l’innesco) del colpo di Stato, o almeno per non aver fatto nulla per proteggere il ‘governo legittimo’ turco in un momento di grave crisi. E l’occidente prende sul serio le sue minacce, per la prima volta! Data l’esperienza passata, Erdogan può ora contrattare in modo estremamente duro con Washington, Berlino e le altre capitali occidentali. Il recente ‘passo verso Est’ potrebbe essere solo un bluff estremamente efficace. Obama e Putin lo sanno. Perciò i funzionari statunitensi non sono realmente ‘preoccupati’ dalle armi nucleari immagazzinate in Turchia. Ecco perché Putin è stato molto gentile, accogliendo Erdogan a San Pietroburgo; gentile ma non altro.
Tutti attendono la prossima mossa della Turchia. Ed Erdogan potrebbe usare il tempo per farne una. Il tempo è dalla sua, può mettere il campo imperialista ed anti-imperialista l’uno contro l’altro. Basta che funzioni! Russia e Cina (oltre che essere dalla parte giusta della storia) possono offrire molto in pratica: la nuova via della seta dall’Oceano Pacifico ad Istanbul, con collegamenti ferroviari ad alta velocità, corridoi IT, oleodotti ed anche il rinnovamento totale del travagliata industria energetica turco, solo per citare alcune “chicche”. La Turchia si aspetta che l’occidente offra di più, molto di più, per battere l’Est. Purtroppo, sembra che tutto questo non abbia nulla a che fare con l’ideologia, o anche con il semplice ‘giusto e sbagliato’, è solo freddo pragmatismo e calcoli pratici. Ma come ho scritto all’inizio del saggio: ancora non credo di aver davvero capito la Turchia! E anche alcuni dei miei compagni turchi ora mi scrivono dicendo che non riescono a capirlo, neanche loro! Tutto può cambiare. Le persone possono cambiare. Il padre pragmatico della moderna Turchia, Mustafa Kemal Ataturk, fu un vero nazionalista turco ma fortemente influenzato dal ‘laicismo occidentale’. Inoltre, per mantenere la sua nazione forte, unita ed indipendente dovette combattere le potenze occidentali ed accettare grandi aiuti militari ed economici dall’Unione Sovietica. Il presidente della Turchia ha ormai in mano il futuro della regione e del mondo, ne è ben consapevole. Può fare la storia con una firma. Nel caso in cui faccia la decisione giusta, tengo una bottiglia di buon champagne nel frigo, bello freddo e pronto ad essere stappato in ogni momento. Spero; spero davvero che presto ci sia l’occasione per spararne il tappo sul soffitto!rte_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dalle parole ai fatti: l’asse Teheran-Pechino-Mosca cambia tutto

Ruslan Ostashko, PolitRussa, 21 agosto – Fort Russ

“Putin unisce Cina ed Iran nella coalizione anti-USA in Medio Oriente”

13315763Nell’arco di pochi giorni, la situazione in Medio Oriente in generale e in Siria in particolare, ha subito cambiamenti radicali. Inoltre, sono buoni cambiamenti di cui poter essere orgogliosi, e che a molti al Pentagono fanno perdere il sonno. Putin trae il massimo vantaggio dalla paralisi istituzionale degli Stati Uniti in campagna elettorale e, letteralmente agli occhi attoniti degli statunitensi, ridisegna le sfere d’influenza in una delle regioni chiave del mondo.
Cominciamo dalla notizia che la Russia ha appena creato una base aerea in Iran. Onestamente parlando, non è così. Non è una base russa. L’Iran l’ha “prestato” per un po’ per bombardare più facilmente i terroristi dello SIIL e i loro amici in Siria. Il contesto di queste notizie è la chiave. In generale, non è un segreto che l’Iran da tempo collabori strettamente con la Russia in Siria e abbia aperto lo spazio aereo ai missili Kalibr russi, proprio come gli aeroporti erano già utilizzati dall’anno scorso dai velivoli da trasporto e dai bombardieri russi per rifornirsi. Ma c’è una sfumatura. Iran e Russia avevano cercato di non pubblicizzarlo, a quanto pare per non creare altre tensioni nei negoziati sulla Siria, e affinché l’Iran possa continuare il lavoro noioso e difficile di scongelare i beni in occidente da quando le sanzioni sono state tolte. Ma la situazione è radicalmente cambiata ora.
Prima di tutto, la Russia ha avuto il diritto ufficiale di utilizzare la base aerea per i bombardieri russi, anche strategici in grado di trasportare armi nucleari. L’ultima volta che l’Iran decise di permettere truppe straniere sul proprio territorio fu 70 anni fa. Questo è un segno di grande fiducia e dell’altissimo livello delle relazioni tra i due Paesi, che s’inserisce nel contesto generale delle relazioni russo-iraniane. Ciò avvantaggia, chiamiamo le cose con il loro nome, il futuro concorrente del Canale di Suez, il corridoio “Nord-Sud”, che aveva bisogno di un “tetto” militare e ora l’ha ottenuto. In secondo luogo, la presenza di aerei russi sul territorio iraniano è ormai nota a tutti, e questo cambia la situazione in Medio Oriente in una certa misura. Un’altra base russa nella regione, una base che oltretutto potrebbe ospitare bombardieri nucleari, provoca grande tensioni non tanto negli Stati Uniti ma nei loro partner saudita e qatariota, che ora si sentono molto a disagio. In realtà, ciò è stato molto pubblicizzato, per la prima volta. Teheran e Mosca inviano un chiaro segnale ai partner degli USA nella regione, e il dipartimento di Stato s’è già espresso contro queste operazioni, avvertendo che lo schieramento di bombardieri russi è stato “effettuato precipitosamente” e soprattutto senza consultarlo. Gli statunitensi ne sono offesi, ma essendo impegnati nelle elezioni, Putin crea una nuova alleanza anti-USA, dove Paesi dai difficili mutui rapporti, come Iran e Turchia, hanno un posto.
E ora la seconda tessera importante del puzzle. Per la prima volta nella crisi siriana, Pechino passa dal supporto diplomatico a Mosca e Damasco a quello militare. Si tratta ancora dei primi passi, e non serve aspettarsi che l’Esercito di Liberazione Popolare della Cina sbarchi ad Aleppo domani, ma questo gesto dei cinesi ha un senso. Il rappresentante della Commissione Militare Centrale della Repubblica popolare cinese, Guan Yufay, si recava a Damasco promettendo ad Assad aiuti umanitari dalla Cina, nonché l’assistenza per “rafforzare l’addestramento dei militari”. Le autorità e l’esercito siriani ne trarranno beneficio. Va anche considerato che i cinesi preferiscono intervenire nei conflitti internazionali solo quando non hanno altra scelta e sanno esattamente chi vincerà. E’ ovvio che Pechino abbia colto l’occasione per evitare l’intervento diretto nella crisi siriana per non creare altre tensioni con gli Stati Uniti. Logica vuole che ciò significhi che Pechino è ormai convinta che la coalizione anti-USA in Medio Oriente vincerà. Ora, sulla base di tale previsione, ha deciso di dare quell’assistenza che in seguito potrebbe divenire influenza regionale. Ciò non disturba. Non c’è la pretesa all’egemonia globale. Scacciare l’influenza degli USA dal Medio Oriente sarà molto più facile con l’aiuto di Pechino.
In questo momento, grazie agli sforzi diplomatici del Cremlino, una coalizione di Paesi pronti a combattere l’egemonia statunitense si forma non solo a parole, ma nei fatti. Agli statunitensi non aggrada, ma dovranno farsene una ragione. Prima o poi, loro e non noi, saranno completamente isolati a livello internazionale.focal-point-riussia-aircraft-hamedan-iran-airbase-081916Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecco perché i russi non useranno la base aerea di Incirlik in Turchia

Alexander Mercouris, The Duran 18/82016

Nonostante le voci, l’uso della base aerea di Incirlik in Turchia da parte della Russia per le operazioni di combattimento in Siria è improbabile.incirlik-base-natoDopo la conferma che i bombardieri russi volano in Siria dalla base aerea di Hamadan in Iran, altre notizie di nuovo ricominciavano a circolare sui bombardieri russi che utilizzerebbero la base aerea di Incirlik in Turchia. Voci di un tale schieramento circolarono per diverse settimane, essendo state propagate nei giorni immediatamente precedenti il tentato golpe turco. L’impiego da parte russa di Incirlik verrebbe fortemente avversato dagli Stati Uniti. Semplicemente non c’è un precedente in cui le Forze Aerospaziali russe abbiano utilizzato una base aerea della NATO utilizzata anche dagli Stati Uniti per missioni di combattimento. Gli Stati Uniti non accetterebbero ovviamente un simile precedente. Una cosa del genere però è possibile? L’impiego dei russi di Incirlik ovviamente richiederebbe l’accordo del presidente turco Erdogan e del suo governo, che hanno parlato in questi giorni di azione comune di Russia e Turchia contro lo SIIL. E’ soltanto possibile che includa l’offerta di rendere Incirlik disponibile alle Forze aerospaziali russe. Il Ministro della Difesa russo Shojgu nel frattempo ha fatto alcune osservazioni misteriose nella visita altrettanto misteriosa in Azerbaigian, secondo cui Russia e Stati Uniti erano vicini a concordare una specie di alleanza per combattere congiuntamente i jihadisti in Siria. Avrebbe detto, “Ora siamo in una fase molto attiva dei negoziati con i nostri colleghi statunitensi. Ci avviciniamo passo dopo passo a un piano, e non parlo solo di Aleppo, che ci permetterà davvero d’iniziare a combattere insieme per portare la pace in modo che le persone possano tornare a casa in questa terra travagliata“. E’ possibile che ciò che è accaduto sia stata una sorta di discussione tra turchi e russi toccando la possibilità che i russi utilizzassero Incirlik nell’ambito di una sorta di campagna militare congiunta con i turchi, ma in cui turchi e russi concordino debba includere anche gli Stati Uniti. I russi non avrebbero probabilmente il desiderio di utilizzare Incirlik con l’opposizione degli Stati Uniti, se non altro perché, data l’ampia presenza degli USA in Turchia, la sicurezza di eventuali operazioni russe dalla base senza il loro consenso sarebbe costantemente sottoposta al pericolo di essere compromessa. I turchi, da parte loro, non sarebbero probabilmente disposti a mettere Incirlik a disposizione dei russi con l’opposizione degli Stati Uniti, per paura di essere etichettati come alleati sleali.
La dura reazione degli Stati Uniti alle osservazioni di Shojgu suggerisce che se una proposta del genere è stata mai fatta, gli Stati Uniti l’hanno subito respinta. Reuters riporta la risposta della portavoce del dipartimento di Stato Elizabeth Trudeau alle osservazioni di Shojgu, “Abbiamo visto i rapporti e non dicono nulla… Rimaniamo in stretto contatto (con i funzionari russi)“. Ciò ha chiaramente lo scopo di raffreddare le parole di Shojgu, confermando che l’unica base da cui gli Stati Uniti sono pronti a combattere a fianco dei russi in Siria era quella recentemente proposta a Putin dal segretario di Stato Kerry, e che i russi hanno respinto. Dato che i russi ora utilizzano la base aerea di Hamadan in Iran, il valore di Incirlik per la loro campagna in Siria è scarso. I Su-34 possono raggiungere qualsiasi parte della Siria orientale da Hamadan senza serbatoi sganciabili o rifornimento in volo. Usare Incirlik per i russi avrebbe un significato simbolico enorme, ma operativamente dubbio. Data l’opposizione degli Stati Uniti, quasi certamente ciò non accadrà.RTSCP8H-e1459282953205

I Su-34 russi attaccano obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 18/8/2016

Il dispiegamento degli aerei d’interdizione Su-34 russi nella base aerea Hamadan in Iran non è solo una dichiarazione politica, ma cambierà in modo significativo la situazione militare in Siria.
ш4(1)Lo schieramento russo sulla base aerea di Hamadan in Iran continua a sconvolgere. Gli Stati Uniti denunciavano, a torto, che violasse il cessate il fuoco del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta l’invio di aerei militari in Iran. In realtà quanto cambia il quadro militare in Siria? Nel precedente articolo si discuteva dello schieramento russo a Hamadan affermando che era essenzialmente una dichiarazione politica, dato che i Tu-22M3 che operano da Hamadan hanno il raggio d’azione per bombardare bersagli ovunque in Siria decollando dalle basi nel sud della Russia, anche a pieno carico. Se è vero che la distanza più breve da Hamadan alla Siria riduce significativamente il tempo di volo, rendendo possibile ai Tu-22M3 rispondere più rapidamente e di volare in Siria più volte, questo bombardiere pesante va utilizzato contro obiettivi fissi o semi-fissi, rendendo tale argomento meno importante.
Non sono solo i Tu-22M3 a decollare da Hamadan, ma anche i Su-34. I russi hanno ora trasmesso un video che mostra Su-34 che operano in Siria affermando che decollavano da Hamadan, anche se il video è attento a non mostrare nulla della base o dei velivoli di stanza. Nel caso dei Su-34, la distanza più breve da Hamadan alla Siria è una differenza significativa, evitando la necessità del rifornimento di aria o di trasportare serbatoi supplementari, riducendo considerevolmente i tempi di volo verso gli obiettivi. I Su-34 inoltre sono aerei d’attacco tattici, più adatti contro obiettivi mobili. Basando i Su-34 ad Hamadan, aumenta significativamente l’efficacia dei loro attacchi che non nel caso volassero dalla Russia. Restando il fatto che l’uso da parte russa della base aerea di Hamadan in Iran è un importante segnale politico, ha una maggiore importanza militare in relazione agli scontri in Siria, di quanto suggerito nel precedente articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La bufala del “bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 18 agosto 2016

dustboyQuesta foto fa il giro sui media “occidentali” insieme alla storia strappalacrime degli “attivisti” di un quartiere di Aleppo occupato da al-Qaida. Un bambino apparentemente ferito, si siede tranquillamente in una nuovissima ambulanza molto ben attrezzata. A un certo punto tocca ciò che apparirebbe una ferita, sulla tempia sinistra, ma non mostra alcuna reazione. 2 minuti di video, da cui è tratta la foto, mostrano il bambino tratto dal buio da una tizio con giaccone da soccorso e portato in un’ambulanza. Si siede tranquillamente, senza essere sorvegliato, mentre diverse persone riprendono video e foto. Un’altra bambina, chiaramente senza ferite, viene poi messa nell’ambulanza. Ecco come la storia viene raccontata: “Mahmud Raslan, un fotoreporter che ha preso la foto, ha detto all’Associated Press che soccorritori e giornalisti hanno cercato di aiutare il bambino, identificato come Umran Daqanish, insieme ai genitori e tre fratelli di 1, 6 e 11 anni. Li abbiamo passati da un balcone all’altro“, ha detto Raslan, aggiungendo: “Abbiamo inviato subito i bambini più piccoli nell’ambulanza, ma la ragazza di 11 anni aspettava che la madre venisse salvata, aveva la caviglia appuntata dalle macerie“. Una ricerca su internet di “Mahmud Raslan“, il preteso “fotoreporter”, non porta ad alcuna foto o video. Vi sono circa 15 uomini intorno alla scena e non fanno nulla. (Accanto a un sito “appena bombardato” in una zona di guerra? Nessuna paura di un secondo attacco?) Almeno altri due uomini, oltre al cameraman, riprendono foto e video. Un altro bambino viene trasportato nell’ambulanza. Sullo sfondo c’è qualcuno con un casco bianco che indossa una camicia dei “Caschi bianchi”, il gruppo di propaganda finanziato dagli anglo-statunitensi. Un ferito si dirige verso l’ambulanza. Come il bambino, l’uomo sembra avere una ferita alla testa. Ma come il bambino, non sanguina. Vi è una sostanza di colore rosso sul suo viso, ma senza che scorra. È sorprendente. Quando guidavo le ambulanze di pronto soccorso, i feriti alla testa sanguinavano sempre come maiali al macello (spesso sporcando l’ambulanza che dovevo pulire). Come WebMD nota: “Piccoli tagli sulla testa spesso sanguinano pesantemente perché faccia e cuoio capelluto hanno molti vasi sanguigni sotto la superficie della pelle. Anche se tale quantità di sangue può allarmare, molte volte l’infortunio non è grave…

Mahmud Raslan. il "fotoreporter" taqfirita assieme ai terroristi che avevano decapitato il bambino palestinese a luglio, ad Aleppo.

Mahmud Raslan, “fotoreporter” taqfirita assieme ai terroristi che avevano decapitato, a luglio, il bambino palestinese Abdullah al-Isa, presso Aleppo.

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La quantità di sostanza di colore rosso sul bambino e l’uomo non corrispondono alla quantità che ci si aspetta da una ferita anche minore alla testa. Non vengono inoltre applicate bende o qualsiasi altra cosa serva a fermare una vera ferita sanguinante alla testa. Si confronti ciò con la foto di un ragazzo nella zona ovest di Aleppo. (Alcun media “occidentali” ha mostrato questo ragazzo e la sua sofferenza. Non è della “nostra parte”).CqHgQJOXEAA3URAIl ragazzo subiva una ferita alla testa dopo che un razzo di al-Qaida e affiliati colpiva il suo quartiere. Viene curato e l’emorragia arrestata. La quantità di sangue sul corpo e nel vestito è diverse volte ciò che appare immagini precedenti. Il sangue è anche mescolato con la polvere sul volto, non dipinto. Così appaiono i pazienti nella mia ambulanza. Sembra reale. Tutti gli elementi del video del “bambino sul sedile arancione” sono gli stessi che si vedono in decine di video dei “Caschi bianchi”. La stessa scena ripetuta più e più volte nell’album “Drammatici salvataggi! Uomini con bambini che corrono verso la telecamera”! Ritengo che il video sia la stessa sceneggiata di altri video e foto dei “Caschi bianchi”. L’aspetto della ferita del bambino è un po’ più realistico del solito, ma mancanza di sanguinamento, nessuno che se ne occupi, assenza di reazione alla “ferita” e l’impostazione generale del video, permettono di ritenerla una messa in scena.
Tale nuova propaganda, ampiamente diffusa, compare ancora in un momento in cui al-Qaida e affiliati in Siria sono in difficoltà. L’Aeronautica russa bombarda le retrovie dell’aggressione ad Aleppo ovest, devastandole. Un “cessate il fuoco umanitario”, che verrà utilizzato per riorganizzarsi e rifornirsi, è urgente. La propaganda serve a fare pressione per tale richiesta. Alcuni sponsor vogliono che i “Caschi bianchi” abbiano il Premio Nobel per la Pace. L’organizzazione si autopromuove sul suo sito. Qualcun altro ha mai fatto una cosa del genere? Non si vergognano a chiedere il Nobel? Proprio con un’altra versione del loro marchio aziendale preferito, la foto di un “Drammatico salvataggio! Uomo con bambino corre verso la macchina fotografica!“. Chiedono il Nobel proprio con un’altra foto inscenata? Ma perché no? Obama non era altro che un prodotto commerciale quando ebbe il Nobel per la pace, per poi bombardare 7 Paesi musulmani. Non vi è alcuna ragione quindi di non dare tale premio a un altro strumento della propaganda bellica. Poi avrà una nomination per gli Academy Awards, forse nella categoria “Miglior falso venduto”, più appropriata.white-helmet-infographic-2Una strage di al-Qaida spacciata per salvataggio dei “caschi bianchi”
La famiglia Quraytam fu rapita da al-Nusra intorno il 29 luglio. I tre uomini furono uccisi immediatamente. Le quattro donne e gli otto bambini furono uccisi il 10 agosto e i loro corpi gettati e sbranati dai cani. Due giorni dopo, gli stessi 12 corpi furono utilizzati dai caschi bianchi, il ramo propagandistico di Jabhat al-Nusra, finanziato dalla NATO, come oggetti di scena nella loro ultima produzione pornografica. I corpi disfatti vennero “trovati” sul ciglio della strada, nei pressi del preteso cratere di una bomba, e gli attori di Jabhat al-Nusra, con caschi bianchi e relativa uniforme della Protezione Civile Siriana, correvano freneticamente davanti alle telecamere, girando a vuoto con un bambino morto e uno vivo. Il materiale video viene utilizzato per la propaganda #SaveAleppo di al-Qaida. Libyan Civil War

Terroristi di al-Qaida e Stato islamico e “Caschi bianchi” ad al-Lataminah

Chi è James Le Mesurier, fondatore dei “Caschi Bianchi”?
james_0 James Le Mesurier viene dipinto come anticonformista eroe umanitario, che miracolosamente si trovava al posto giusto (Istanbul) nel momento giusto, quando nacque l’esigenza di creare la squadra della Protezione Civile Siriana, forse per caso, pochi mesi prima dell’infame e universalmente screditata storia dell’attacco con ‘armi chimiche’ nel Ghuta dell’agosto del 2013, evento già dimostratosi oltre ogni dubbio un attentato false flag, come le successive accuse al governo siriano senza riuscire ad imporre la ‘No Fly Zone’ desiderata dalla NATO. Tuttavia, se si approfondisce vita e opere di Le Mesurier, si capirà che non fu un caso felice che fosse ad Istanbul in quel frangente. Laureato all’Accademia Militare di Sandhurst e decorato con la medaglia della regina, la sua carriera lo vede nell’Ufficio dell’Alto rappresentante in Bosnia e premiato coordinatore dell’intelligence della NATO in Kosovo. Viene detto che Le Mesurier lasciò l’esercito inglese nel 2000 prestando servizio alle Nazioni Unite come vicecapo dell’Unità consultiva su ‘sicurezza e giustizia’, e come rappresentante speciale del corpo della sicurezza politica del Segretario Generale nella missione delle Nazioni Unite in Kosovo. La sua carriera poi lo portava a Gerusalemme, dove operava all’attuazione dell’accordo di Ramallah, poi a Baghdad come consulente speciale del ministro degli Interni iracheno, negli Emirati Arabi Uniti ad addestrarne la forza di protezione dei giacimenti di gas, e poi in Libano durante la guerra del 2006. Nel 2005 fu nominato Vicepresidente di Special Projects della società di mercenari Olive Group, e nel gennaio 2008 fu nominato direttore del Good Harbour International, entrambi a Dubai. Le Mesurier fondò anche Mayday Rescue, una società “non profit” per l’addestramento in ricerca e salvataggio nei conflitti civili. Secondo la sua biografia, Mayday Rescue fu fondata nel 2014, dopo aver creato i “caschi bianchi”. The Wall Will Fall

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Iran e Tu-22M3

Russia e Iran insieme mutano le sorti della guerra al terrorismo
Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 18/08/2016

Base aerea di Humaymim

Base aerea di Humaymim

Secondo il comunicato del Ministero della Difesa russo, aerei da guerra russi decollavano il 16 agosto da una base in Iran per colpire i terroristi di Stato islamico e Nusra ad Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib, distruggendo cinque grandi depositi di munizioni, campi di addestramento e 3 centri comando. Mentre la Russia sostiene da tempo il governo siriano con attacchi aerei effettuati dalle basi aeree siriane, i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 richiedono piste più lunghe, decollando dalle basi nel sud della Russia. L’utilizzo di una base aerea iraniana riduce la rotta dei bombardieri da 1250 miglia a circa 400, in teoria aumentando il carico utile massimo e il rateo delle sortite. Il 16 agosto, Tu-22M3 accompagnati da aviogetti Sukhoj Su-34 decollavano da Hamadan a pieno carico. Il vantaggio principale per l’Aeronautica russa è una drastica riduzione dei tempo di volo sugli obiettivi terroristici in Siria, il dispiegamento in Iran permette ai velivoli russi di ridurre i tempi di volo del 60 per cento. I media russi hanno riferito che il 16 la Russia aveva anche chiesto e ricevuto il permesso di far sorvolare Iran e Iraq dai missili da crociera lanciati dalla Flotta del Mar Caspio verso la Siria, come fatto in passato. Oltre ai bombardieri Tu-22M3, la Russia ha un’ampia gamma di opzioni per colpire i terroristi in Siria, tra cui i missili a lungo raggio Kalibr-NK lanciati da navi di superficie nel Mar Caspio e sottomarini nel Mar Mediterraneo e da bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160 armati di missili da crociera a lunga gittata e furtivi Kh-101. Per aumentarne l’operatività la Russia ha deciso di convertire la base aerea di Humaymim in una struttura militare completa permanente con una task force regolarmente schieratavi. Il piano prevede l’espansione delle piazzole per aeromobili, miglioramento della pista di decollo, costruzione di caserme e di un ospedale, assegnazione di altro spazio per aerei da trasporto di grandi dimensioni, installazione di nuove apparecchiature radio e sistemi di controllo del traffico aereo, creazione di nuovi siti per il dispiegamento dei sistemi antiaerei Pantsir, tra le altre cose. La Russia schiererà al largo della Siria anche la portaerei Admiral Kuznetsov con gli elicotteri da attacco Ka-52 a bordo. I bombardieri russi che decollano dalla base aerea iraniana aumentano le opzioni nel progredire della guerra in Siria, giunta al sesto anno.
russia-siryaE’ praticamente sconosciuto, nella storia recente dell’Iran, permettere a una potenza straniera di usare una delle sue basi per effettuare attacchi. La Russia inoltre non ha mai utilizzato il territorio di un altro Paese del Medio Oriente per le sortite in Siria da quando l’operazione fu lanciata il 30 settembre 2015. L’annuncio suggerisce una cooperazione ai vertici tra Mosca e Teheran, sullo sfondo della crescente influenza della Russia nella regione. Le relazioni tra Teheran e Mosca si sono rafforzate da quando l’Iran ha raggiunto l’accordo con le potenze mondiali per frenare il programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni finanziarie di Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti. Il Presidente Vladimir Putin visitò l’Iran a novembre, la prima visita dal 2007. I due Paesi discutono regolarmente delle pianificazione militare in Siria, dove l’Iran ha fornito forze di terra che operano con gli alleati mentre la Russia fornisce il supporto aereo. Mosca e Teheran hanno recentemente firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale. Teheran ha accettato di condividere le strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA) in un’intervista esclusiva del 16 agosto. Le parti hanno inoltre concordato le esercitazioni militari congiunte. L’accordo fu raggiunto con il comandante delle Forze iraniane Generale di Brigata Vali Madani che guidava la delegazione che partecipa ai Giochi militari internazionali 2016 a Mosca. Ad aprile la Russia iniziava a fornire sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran nell’ambito dell’accordo riattivato dopo che la repubblica islamica aveva raggiunto l’accordo nucleare quadro con le potenze mondiali. La Russia consegnerà diverse batterie del sistema missilistico di difesa aerea S-300 all’Iran entro la fine dell’anno.
Non c’è solo l’Iran. Alla fine di settembre 2015, un centro comune d’informazione a Baghdad veniva istituito da Iran, Iraq, Russia e Siria per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico. E’ importante notare che una parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, l’Iraq, coordina le attività d’intelligence con Russia e Iran ed apre lo spazio aereo a bombardieri e missili da crociera russi. A gennaio la Giordania istituiva una sala operativa congiunta con la Russia per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico in Siria. La Turchia adottava misure per rafforzare il controllo delle frontiere coordinandosi con la Russia. Secondo il ministro della Difesa turco Fikri Isik, la Turchia farà tutto il necessario per la cooperazione con la Russia in Siria. Il funzionario ha detto “una nuova pagina si è aperta” nella storia della cooperazione nella difesa con la Russia. La Turchia “svilupperà stretti rapporti con la Russia nella difesa sulla base dei propri interessi senza che sia un passo contro la NATO o qualunque altro Paese”, osservava. In effetti, Russia e Turchia prendono misure inedite per coordinare direttamente le azioni in Siria. Un comitato congiunto di nuova formazione si riuniva per la prima volta l’11 agosto in Russia, e si compone di rappresentanti dell’intelligence, militari e diplomatici di Russia e Turchia. La base pienamente operativa di Humaymim, che si trova praticamente al confine turco, è un’importante decisione geopolitica che funge da fattore nel riavvicinamento russo-turco. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu annunciava il 10 agosto che Ankara “nuovamente e attivamente, parteciperà alle operazioni con i suoi aerei. Combattiamo contro il gruppo terroristico insieme, in modo da poterlo eliminare al più presto”, esortava. “Discuteremo tutti i dettagli con la Russia. Abbiamo sempre chiesto alla Russia di svolgere le operazioni contro lo Stato islamico insieme”, aggiungeva. Cavusoglu sottolineava l’importanza della condivisione delle informazioni in tempo reale. I ministri degli Esteri di Turchia e Iran ultimamente promettevano maggiore cooperazione nel risolvere la crisi della Siria, mantenendo aperto il dialogo nonostante le differenze. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva detto che l’Iran è “pronto a cooperare” con Turchia e Russia sulla questione della Siria, aggiungendo che ha salutava “la nuova cooperazione” tra Mosca e Ankara.
Tutto sommato, le capacità militari e il peso politico della Russia nella regione sono cresciuti enormemente. In realtà, la Russia è leader di un’ampia coalizione di Stati, compresi Iran, Iraq e Siria che si coordina con Turchia e Giordania. Se Arabia Saudita e Stati Uniti vi aderissero i terroristi verrebbero sconfitti in modo efficace e rapido. Almeno per ora, è la Russia, non gli USA, la forza decisiva nella guerra in Siria. Evidentemente Mosca ha il controllo della battaglia e delle trattative divenendo essenziale nella soluzione negoziata del conflitto. Come il direttore della CIA John Brennan ha detto il 27 giugno, in un discorso al Council on Foreign Relations, “Non ci sarà alcun modo di far avanzare il fronte politico senza la cooperazione attiva e il genuino interesse dei russi”.
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Siria, Iran e Tu-22M3
Analisis Militares 17 agosto 2016

Base aerea di Hamadan

Base aerea di Hamadan

Il trasferimento in Iran dei bombardieri Tupolev Tu-22M3 russi che intervengono sul territorio siriano ha generato ampio dibattito sulle ragioni e, probabilmente, la risposta è semplice, l’approccio permettere di raggiungere gli obiettivi in condizioni migliori. Non è l’unica idea. Vi è anche l’idea che tale operazione sia collegata alla base aerea di Mozdok, punto di partenza dei velivoli russi schierati in Siria. Le strutture in Siria sono in via di miglioramento e, secondo questa versione, ciò potrebbe essere condizionato dal dispiegamento in Siria. Il fatto è che seguendo la mappa o una foto satellitare della regione si nota che il rapido dispiegamento dei bombardieri Tu-22M3 ad Hamadan, in Iran, riduce sensibilmente le distanza dal teatro. La rotta che normalmente un Tu-22M3 segue da Mozdok a Dayr al-Zur (di solito attaccata da queste ondate) è di circa 4500 km. Schierando i bombardieri ad Hamadan, in Iran, le distanze si riducono a 762 km (1524 km andata e ritorno). Gli obiettivi nella zona di Aleppo sono distanti 1040 km (2080 km andata e ritorno) e quelli ad Idlib, attaccati nell’ultima ondata, 1075 km (2150 km andata e ritorno).

Alcuni dati in dettaglio
1° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 24000 kg di bombe in profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) máxima carga radio

2° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 12000 kg di bombe con profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) 12000 carga radioUna terza possibilità sarebbe una configurazione con carico interno, per esempio 27 bombe da 250 kg. Ciò non danneggerebbe l’aerodinamica, come nel caso di bombe agganciate esternamente, fornendo un profilo di volo hi-hi-hi subsonico come la precedente opzione.
Non si sa di questo dato, ma si può fare un confronto. La prima opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 24 tonnellate di carico) permette un raggio di 2200 km. La seconda opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 12 tonnellate di carico) permette un raggio di 2400 km e senza dubbio la terza opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 6750 tonnellate di carico) permetterebbe un raggio maggiore. Pertanto, decollando dall’Iran per attaccare obiettivi in Siria, il carico bellico dei bombardieri russi Tu-22M3 sarebbe al massimo, anche se sorprenderebbe se lo facessero. Ma va considerato che i profili di volo a bassa quota (lo-lo-lo o hi-lo-hi. ecc), che aumentano il consumo, non sono necessari perché non c’è una difesa aerea da violare per attaccare gli obiettivi in territorio siriano. Il Tu-22M3 può effettuare la crociera ideale mantenendo i consumi al livello adeguato. In confronto, decollando da Mozdok le configurazioni del carico erano 10-12 bombe, di solito OFAB-250-270, cioè circa 3 tonnellate massimo. Le configurazioni successive erano bombe FAB-500M-62 e BETAB-500 che potrebbero portare il carico massimo a 5 tonnellate. Se si considera che decollando da Mozdok vi sono 4500 km (andata e ritorno) per il bersaglio e i Tu-22M3 non possono essere riforniti in volo, ciò significa che con almeno 3 tonnellate di bombe il velivolo può volare per circa 4500 km. Un altro punto da aggiungere alle statistiche citate. Nel complesso, questi sono dati su come le cose potrebbero andare se il Tu-22M3 viene schierato in Iran per operare in Siria. Infine, un grafico su come apparirebbero 6 bombardieri russi Tu-22M3 nell’area di parcheggio principale della base aerea iraniana Hamadan, fa notare che su questa base c’è spazio sufficiente per ospitare questo tipo di bombardieri.tu-22m3 iránÈ probabile che non solo i bombardieri Tu-22M3 decolleranno dall’Iran trasportando maggiore carico, ma opereranno maggiormente sul territorio siriano. I Tu-22M3 dal territorio russo con 3 tonnellate di bombe non coprono tutta la zona del conflitto e, pertanto, s’è deciso di prendere due piccioni con una fava; in primo luogo, poter caricare più bombe e in secondo luogo andare più lontano, sulle province di Aleppo e Idlib.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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