La cooperazione militar-tecnica Russia-Iran: fatti e dettagli

Pavel Lisitsyn, Sputnik, 20/01/2015

La Russia e la Repubblica islamica dell’Iran hanno avviato un’attiva cooperazione tecnico-militare nel 1990. La Russia ha attualmente limitato la vendita di prodotti e servizi militari all’Iran, la cui industria della Difesa ha dichiarato avere raggiunto l’autosufficienza.

487119Russia e Iran hanno firmato un importante accordo di cooperazione militare, durante la visita del ministro della Difesa russo Sergei Shojgu a Teheran che, secondo il ministro, è stato un passo importante nella collaborazione delle forze armate dei due Paesi. Russia e Repubblica islamica dell’Iran avviarono la cooperazione tecnico-militare nel 1990. Secondo varie fonti, l’ex-Unione Sovietica aveva consegnato armi e attrezzature militari all’Iran per 733-890 milioni di dollari, entro la fine del 1990. La cooperazione tecnico-militare è stata regolata da una serie di accordi intergovernativi sottoscritti nel 1989, 1990 e 1991. Nell’ambito di tali accordi, Mosca fornì a Teheran caccia Mikojan-Gurevich MiG-29 Fulcrum e bombardieri tattici Sukhoi Su-24MK, sottomarini diesel-elettrici 877EKM classe Kilo (tra cui la costruzione di strutture portuali e per la manutenzione) e sistemi missilistici antiaerei (SAM) S-200VE Vega-E. Inoltre, in base all’accordo, l’Iran ha prodotto carri armati T-72 e veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2 su licenza e direzione russa. Nel 1990, l’Iran ricevette i suoi primi 14 aerei da guerra MiG-29. Le consegne degli aerei al Paese aumentarono nel 1991 e compresero 12 bombardieri Su-24 e 20 caccia MiG-29/MiG-29UB. Nel 1990-1991, i MiG-29 dell’Iran hanno ricevuto 350 missili aria-aria R-27R e 576 missili aria-aria R-60. Altri sei MiG-29/MiG-29UB furono consegnati all’Iran nel 1993-1994. Tra il 1993 e il 1997, la Russia consegnò circa 120 veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2 e 800 missili anticarro 9M111. Nel 1992-1996, l’Iran ha ricevuto tre sottomarini diesel-elettrici 877EKM classe Kilo per i quali pagò circa 750 milioni di dollari. Nei primi anni ’90, le vendite a Teheran di armi e attrezzature militari russe furono stimate a circa 500 milioni di dollari all’anno, costituendo circa l’85 per cento delle esportazioni russe verso l’Iran. Il 30 giugno 1995 la Russia firmò un memorandum promettendo che Mosca si sarebbe astenuta dal firmare ulteriori contratti per la consegna di armi convenzionali all’Iran. Il memorandum inoltre garantiva l’attuazione di tutti i contratti esistenti entro la fine del 1999. Il documento fu firmato dal primo ministro russo Viktor Chernomyrdin e dal vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. La Russia non poté attuare tutti gli aspetti dei contratti stipulati entro il termine del memorandum del 31 dicembre 1999 e, di conseguenza, registrò 2 miliardi di dollari di diminuzione delle entrate. Un’ulteriore condizione del memorandum vide la Russia cessare la consegna di pezzi di ricambio e componenti per armi e attrezzature militari già vendute all’Iran.
Dal 2000, Teheran ha indicato più volte a Mosca la volontà di riprendere l’acquisto di armi. Il memorandum Russia-USA del 1995 impediva ogni possibilità di vendita di armi al Paese. Invertendo tale decisione, la Russia nel novembre 2000 ufficialmente notificò agli Stati Uniti che dal 1 dicembre 2000 avrebbe annullato l’accordo del 1995. Nell’ottobre 2001, Russia e Iran firmarono un accordo di cooperazione tecnico-militare nel corso della visita ufficiale a Mosca del ministro della Difesa iraniano. Il documento creò un quadro giuridico formale per la cooperazione a lungo termine tra i due Paesi su armi e logistica militare. All’inizio del nuovo millennio, l’Iran era il quarto maggiore (6,1 per cento) importatore di prodotti militari acquistati dall’ente esportatore di armi dello Stato russo Rosvooruzhenie, dopo Cina, India ed Emirati Arabi Uniti. Nel 2001-2002 la Russia iniziò a fornire munizioni e componenti per gli aerei MiG-29 e Su-24MK dell’aeronautica iraniana. Sempre nel 2001, l’Iran e l’ente per l’esportazione di materiale militare della Russia Rosoboronexport firmarono un nuovo contratto per l’acquisto di 36 elicotteri Mi-171Sh. Il contratto fu completato nel 2004. Tra 2000 e 2003 l’impianto aeronautico di Ulan-Ude consegnò all’Iran 27 elicotteri d’assalto Mil Mi-171 nella versione civile. Nel 2003, la Russia consegnò tre aerei da attacco al suolo Su-25UBK Frogfoot all’Iran. Un contratto per altri tre aerei fu firmato nel 2005. Nel 2004, la società russa Kurganmashzavod ricevette 60 milioni di dollari dall’Iran per 300 veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2. All’inizio del 2005, la Russia consegnò altri tre elicotteri Mi-17 all’Iran, costruito appositamente per il pronto soccorso. Nello stesso anno vi fu anche un contratto per consegnare proiettili di artiglieria guidati Krasnopol-M. Nel dicembre 2005, Russia e Iran firmarono un contratto da 1,4 miliardi di dollari per armi e attrezzature militari russe, tra cui 29 sistemi missilistici SAM Tor-M1 o SA-15 Gauntlet. Mosca aveva anche stipulato un contratto con l’aeronautica iraniana per aggiornarne gli aerei. Secondo i rapporti ufficiali, la Russia s’impegnava a riparare e aggiornare i 24 bombardieri Su-24 dell’Iran con un contratto da 300 milioni di dollari. Un contratto aggiuntivo fornì all’Iran dei pattugliatori. A fine dicembre 2006, la Russia consegnò 29 sistemi SAM Tor-M1 all’Iran. Nel febbraio 2007, Mosca completò la consegna di 1200 missili 9M331 per i Tor, insieme a tutti gli accessori, strumenti e la strumentazione necessari. Anche se non confermato ufficialmente, Rosoboronexport avrebbe mediato la vendita all’Iran di 200 motori per carri armati V-84MS, prodotti presso la Cheljabinsk Tractor Plant, per circa 200 milioni di dollari. L’esercito iraniano prevedeva d’installarli sui suoi carri armati Zulfiqar. Il design del carro Zulfiqar si basa sul quello del carro russo T-72S, prodotto in Iran su licenza russa. Nel 2007, la Russia accettò di consegnare cinque batterie di sistemi SAM S-300PMU-1/SA-20 Gargoyle (40 lanciatori) all’Iran al prezzo di circa 800 milioni di dollari.
Il 9 giugno 2010 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò una risoluzione per attuare sanzioni all’Iran per il controverso programma nucleare, in gran parte militari, tra cui il divieto di vendita di armi moderne al Paese. La Russia partecipò alle sanzioni e sospese la cooperazione tecnico-militare con l’Iran. Il 22 settembre 2010, il presidente russo Dmitrij Medvedev firmò un ordine esecutivo per rispettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il documento vietava ogni vendita militare dalla Russia all’Iran incluso il trasferimento di armi all’Iran da fuori i confini della Russia da parte di aerei o navi battenti bandiera russa. I prodotti militari vietati dalle sanzioni delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali coprivano quasi ogni tipo di sistemi d’arma convenzionali, tra cui carri armati, veicoli blindati, artiglieria di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco, navi da guerra, missili e sistemi missilistici. Il divieto riguarda va anche le parti di ricambio, l’hardware e il software necessari per la loro manutenzione. Le sanzioni delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali non vietava la vendita di armi come artiglieria da campo e mortai di calibro inferiore ai 100 mm, elicotteri da trasporto, cannoni antiaerei, sistemi radar, veicoli militari e un certo numero di altri sistemi classificati come “intermedi”. La Russia attualmente vende in modo estremamente limitato prodotti e servizi militari all’Iran, mentre l’industria della Difesa iraniana ha dichiarato di avere raggiunto l’autosufficienza. Il Centro per l’Analisi sul commercio mondiale delle armi (CAWAT) stima che la Russia abbia perso l’opportunità di ricevere 11-13 miliardi dalle vendite tecnico-militare all’Iran negli ultimi anni. Tale somma comprende la consegna di armi dai contratti firmati prima dell’embargo a Teheran. La stima tiene conto anche delle perdite degli utili relativi ai programmi in cantiere quando fu sospesa la vendita di armi. Come stimato da CAWAT, la Russia doveva per ricevere 1,8-2,2 miliardi per le armi da difesa aerea, 2,2-3,20 per armamenti navali, 3,4-3,7 per aerei e armi relative, 2,1-2,5 per armi terrestri ed ulteriori 200-250 milioni per pezzi di ricambio, componenti, supporto logistico e contratti di riparazione e manutenzione. La relazione individuò una perdita di 200 milioni relativi alla vendita dei sistemi di comunicazione spaziale e satelliti da osservazione. Il contratto russo-iraniano per i sistemi SAM S-300 fu annullato dopo l’introduzione delle sanzioni anti-Iran. Per via dei contratti annullati, l’Iran citava in giudizio la Rosoboronexport presso il Tribunale di conciliazione e arbitrato dell’OSCE di Ginevra, Svizzera. Gli imputati russi offrirono una composizione amichevole, promettendo di fornire ulteriori sistemi missilistici SAM Tor-M1E in una seconda data non specificata. Nell’ottobre 2011, la Russia consegnò una stazione radar-jamming 1L222 Avtobaza all’Iran. Fu la prima vendita registrata ufficialmente dopo l’introduzione delle sanzioni.
Attualmente, la Russia affronta due sfide importanti se vuole vendere armi all’Iran. Primo, deve convincere Teheran a ritrattare la causa presso la Corte di conciliazione e arbitrato dell’OSCE di Ginevra. Secondo, l’Iran deve prevedere la risoluzione del problema nucleare per via diplomatica. La risoluzione di questi due temi consentirà di togliere le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite all’Iran, permettendo la ripresa delle vendite di armi e dell’assistenza militare russe al Paese.

1932475Russia e Iran stipulano l’accordo di cooperazione militare
Sergej Guneev, Sputnik 20/01/2015

Il ministro della Difesa russo e il suo omologo iraniano hanno sottolineato l’importanza nel sviluppare la cooperazione intergovernativa volta a contrastare l’interferenza negli affari della regione di forze esterne.

10479702Russia e Iran hanno firmato un accordo intergovernativo sulla cooperazione militare. “Un grande passo nel consolidamento dei rapporti (tra Russia e Iran) è la firma dell’accordo intergovernativo sulla cooperazione militare. È stata creata una base teorica per la cooperazione in campo militare“, ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dopo la firma dell’accordo con il ministro della Difesa e della Logistica iraniano Hossein Dehghan, nella capitale del Paese Teheran. Shojgu ha aggiunto che durante i negoziati è stato raggiunto un accordo sulla “cooperazione bilaterale su pratiche e promozione dell’incremento delle capacità militari delle forze armate dei nostri Paesi“. Russia e Iran hanno accettano di affrontare l’ingerenza esterna negli affari della regione, ha detto il ministro della Difesa e della Logistica iraniano Hossein Dehghan. “(Durante i negoziati), l’importanza della necessità di sviluppare la cooperazione tra Russia e Iran nella comune lotta all’ingerenza negli affari della regione da parte di forze esterne, è stata inquadrata”, ha detto Dehghan dopo l’incontro a Teheran con il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Dopo l’incontro con Shojgu, Dehghan ha detto che secondo Russia e Iran, l’aggravarsi della situazione nella regione è dovuta alla politica degli USA”intromettendosi negli affari interni di altri Paesi“. Russia e Iran hanno inoltre deciso di aumentare le visite delle marine militari di entrambi i Paesi. “Abbiamo deciso di ampliare gli scali delle navi da guerra russe e iraniane“, ha detto Shojgu. Il capo della difesa russo, in visita in Iran per la prima volta in 15 anni, ha promesso l’impegno della Russia “a una cooperazione a lungo termine e multilivello” con l’Iran, anche nel campo militare. Ha sottolineato che le comuni sfide alla sicurezza potrebbero essere affrontate più efficacemente incrementando tale cooperazione.
I rapporti tecnologico-militari russo-iraniani s’inasprirono nel 2010, quando Mosca aderì alle sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro Teheran per il suo controverso programma nucleare. Le sanzioni imposte all’Iran negli ultimi decenni impongono l’embargo completo sulla vendita di armi. Il Centro per l’Analisi sul commercio mondiale delle armi di Mosca stima che la Russia abbia perso 13 miliardi di dollari dei contratti per le armi a causa delle sanzioni occidentali all’Iran.

La firma dell’accordo sulla Difesa tra Russia e Iran ‘può risolvere’ il problema dei missili S-300
RT 20 gennaio 2015

1079398Mosca e Teheran hanno firmato l’accordo di cooperazione militare, implicando un’ampia collaborazione nel campo dell’addestramento militare e delle attività antiterrorismo. Può anche risolvere la situazione sulla consegna dei missili russi S-300, secondo i media iraniani. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il suo omologo iraniano Generale di brigata Hossein Dehghan, hanno firmato il documento nel corso della visita dei vertici della Russia nella capitale dell’Iran. In base al nuovo accordo, la cooperazione ampliata comprenderà scambi per l’addestramento militare, maggiore cooperazione antiterrorismo e operatività avanzata per le marine di entrambi i Paesi, utilizzando i rispettivi porti più frequentemente. Secondo l’agenzia iraniana Fars, le due parti hanno risolto i problemi relativi alla fornitura dei sistemi di difesa missilistici S-300 della Russia all’Iran. Tuttavia, Mosca deve ancora commentare ufficialmete sul sistema di difesa. Il contratto da 800 milioni di dollari per fornire i sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran fu annullato nel 2010 dal presidente russo Dmitrij Medvedev, allora, seguendo le sanzioni delle Nazioni Unite all’Iran per il suo controverso programma nucleare. A sua volta, Teheran ha presentato una richiesta di risarcimento da 4 miliardi di dollari contro la Russia presso il tribunale arbitrale di Ginevra. “I due Paesi hanno deciso di risolvere la questione degli S-300“, ha detto il ministero della Difesa iraniano, secondo l’agenzia Interfax. Non sono stati forniti ulteriori dettagli.
L’eventuale rinnovo dei colloqui sulla vendita dei missili è stato confermato dall’ex-capo del dipartimento per la cooperazione internazionale del Ministero della Difesa, secondo l’agenzia RIA Novosti. “Un passo è stato fatto verso la cooperazione economica e tecnologica militare, in cui infine i sistemi difensivi S-300 e S-400 saranno probabilmente consegnati“, ha detto il Colonnello-Generale Leonid Ivashov, presidente del Centro Internazionale per l’Analisi geopolitica, secondo RIA. Le sanzioni occidentali hanno ravvicinato le posizioni dei due Paesi sulla cooperazione nella Difesa, ha aggiunto Ivashov. Il nuovo accordo è volto a creare relazioni militari a “lungo termine e multilivello” con l’Iran, ha detto il ministro della Difesa russo Shojgu, sottolineando che “la base teorica per la cooperazione in campo militare è stato creata“. La parte iraniana crede che gli “effetti durevoli su pace e sicurezza regionale” possano essere forniti dall’accordo, secondo Fars. “Come vicini, Iran e Russia hanno visioni comuni su questioni politiche, regionali e globali“, ha detto Dehghan, secondo AP. Per l’Iran, l’accordo per rafforzare la cooperazione militare potrebbe anche significare sostegno nel contrastare le ambizioni statunitensi in Medio Oriente, con i due Paesi che “contribuiscono congiuntamente al rafforzamento della sicurezza internazionale e della stabilità regionale.” “Iran e Russia possono affrontare l’intervento espansionista e l’avidità degli Stati Uniti attraverso cooperazione, sinergia ed attivazione delle capacità strategiche“, ha detto il ministro della Difesa iraniano, secondo AP.
Mosca ha mantenuto stretti legami con Teheran per anni, in particolare nel settore nucleare. La prima centrale nucleare iraniana di Bushehr è diventata operativa, con il controllo della centrale consegnati agli specialisti iraniani nel settembre 2013. Lo scorso autunno, è stato firmato un accordo per costruire altri reattori in Iran.

1383969Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cinque motivi per sbarazzarsi del Rafale

Rakesh Krishnan Simha RIR 16 gennaio 2015

L’India deve cancellare il caccia francese perché l’acquisizione danneggerebbe a lungo termine l’IAF e l’industria della Difesa dell’India.

1505981Il Rafale francese potrebbe essere un aereo emozionante con molte lucine e ammennicoli, ma diciamocelo, è una sanguisuga. Il requisito dell’Indian Air Force per 126 caccia costerà 20-30 miliardi di dollari subito e altri 20 miliardi per i sistemi di supporto e formazione. L’accordo stipulato dalle forze armate indiane certamente dirotterà i fondi necessari in altri settori cruciali, come artiglieria, sottomarini e radar. In questo contesto la dichiarazione del Ministro della Difesa Manohar Parikkar secondo cui un numero extra di caccia Sukhoj e di caccia leggeri Tejas Made in India sarebbe più utile, va applaudito. Costi a parte, vi sono altre, altrettanto significative, ragioni per cui l’India dovrebbe dare al Rafale il seguente messaggio: “E’ stato un piacere conoscerti, buona fortuna“.

1. Est o Ovest, il Sukhoi è il migliore
Il Sukhoj Su-30 Flanker è semplicemente il caccia più formidabile esistente. In ogni manovra ed esercitazione di combattimento contro aerei occidentali, il Flanker ne esce vittorioso, indicando la potenza degli aeromobili della serie Flanker, contro cui nemmeno i super-costosi caccia stealth sono sicuri. Nel 2008, una simulazione del combattimento tra un F-35 e un Su-35 (l’ultima versione del Flanker) dava netta vittoria ai russi. In effetti, i Flanker segnano un mutamento nel rapporto della potenza aerea dagli Stati Uniti alla Russia e ai Paesi che utilizzano la tecnologia della difesa russa. In India, Cina, Indonesia e Venezuela, i Flanker hanno degradato le capacità offensive e difensive dei loro nemici occidentali e filo-occidentali. A differenza del più lento (Mach 1,9) F-35, la velocità del Sukhoj (Mach 2,35) permette di impartire un’enorme energia nel lancio dei missili aria-aria, dando ai piloti dei Sukhoj un enorme vantaggio nei duelli aerei. Tuttavia, la ragione principale per cui l’aereo è ottimo a 30 anni dal primo volo è che i progettisti dell’Ufficio Sukhoj non perseguirono solo un mero vantaggio rispetto agli allora recenti aerei statunitensi, sviluppando un aereo più volte maneggevole. Il Flanker è stato il primo aereo a vantare la supermanovrabilità. Mikhail Simonov, capo progettista della Sukhoi, descrive la supermanovrabilità come “la capacità di un caccia di puntare sul bersaglio da qualsiasi posizione con almeno il doppio del rateo di virata dei caccia nemici”. Il Rafale può essere un aereo ultramoderno ma non è più veloce o potente del Flanker russo. Quindi nessuno dovrebbe piangere al necrologio del Rafale scritto in India.

2. Acquistare dai BRICS
I Paesi occidentali acquistano armi solo tra di essi. Pertanto, i BRICS dovrebbero dotarsi di armi dagli Stati aderenti, potenziando le proprie industrie della difesa. Tranne nel caso che una determinata tecnologia non sia disponibile in un Paese BRICS, non ha assolutamente alcun senso comprare armi dall’occidente. I BRICS non sono solo un gruppo economico, ma una forza politica. Il gruppo di cinque aderenti ha lo scopo di guidare il mondo emergente verso un sistema economico più equo rispetto a quello attuale progettato dall’occidente. Il commercio di armi è una delle più grandi attività generatrici di reddito del mondo e costituisce una buona fetta del PIL di molti Paesi. Quando l’India acquista armi dall’occidente, semplicemente rende tali Paesi più ricchi. Inoltre, l’India premia quei Paesi che cercano di destabilizzarla. Un rapporto dell”Intelligence Bureau ha identificato diverse organizzazioni non governative dai finanziamenti stranieri (ONG) che hanno “impatto negativo sullo sviluppo economico“. Il rapporto di 21 pagine dell’IB rivela che “un numero significativo di organizzazioni non governative indiane, finanziate da donatori di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Paesi scandinavi, hanno utilizzato problematiche pubbliche per creare un ambiente che si presta a bloccare lo sviluppo“. Il rapporto non menziona la Francia, ma la Francia è un Paese cattolico e la chiesa siro-cristiana cattolica del Kerala almeno una volta (nel 1950) prese soldi dalla CIA per destabilizzare un governo democraticamente eletto.

3. La Francia non è un fornitore affidabile
Diciamo che l’India è in guerra, riprende i test nucleari o testa un ICBM che può raggiungere gli Stati Uniti. Qual è la garanzia che in tali circostanze la Francia non interrompa l’invio di parti di ricambio su pressione statunitense? Che Parigi sia suscettibile alle pressioni statunitensi è chiaro da quando ha bloccato l’accordo sulle portaelicotteri Mistral con la Russia. La prima nave Mistral è attualmente nel porto francese di Saint Nazaire, ma la Francia non ha le palle per inviarla in acque russe. Nel dicembre 2015 un equipaggio russo di 400 elementi se ne andava dopo aver trascorso sei mesi a bordo della nave, dopo che Parigi aveva rinviato la consegna a tempo indeterminato. La Russia ha ora intenzione di costruire proprie portaelicotteri dopo un grande risarcimento dalla Francia, ma ciò potrebbe richiedere diversi anni. Il tradimento delle Mistral dovrebbe avvisare gli indiani dal legarsi politicamente ai Paesi occidentali. La Francia è pronta a rendere disoccupati migliaia di lavoratori dell’industria della difesa solo per compiacere gli statunitensi, e ciò dovrebbe spaventare chiunque abbia intenzione di comprare armi francesi. Certo, un tempo la Francia era un fornitore affidabile. Il Mirage 2000, per esempio, ha operato in India per oltre 30 anni e dopo un aggiornamento del velivolo, lo farà per altri 15 anni. Ma tale accordo fu stipulato quando Parigi perseguiva una politica estera indipendente. Oggi è passata di nuovo alla NATO ed è solidamente al seguito degli Stati Uniti nelle loro disavventure all’estero. Se la Francia può insultare Mosca, davvero si preoccuperebbe d’insolentire l’India?

4. Nessuna garanzia
Dassault s’è rifiutata di garantire i Rafale fabbricati in India, suggerendo una scarsa opinione della produzione indiana. D’accordo, l’India non è la Germania o il Giappone. Ma se Intel può sviluppare microchip in India, e la Tata fornire agli Stati Uniti portelli per elicotteri, allora qual è il problema della Francia? Semplicemente dimostra pura arroganza e apatia completa verso le necessità della Difesa dell’India. Acquistando la licenza di produzione del Rafale, l’India dovrà costruire un’intera nuova fabbrica, cioè re-inventare la ruota. D’altra parte, Hindustan Aeronautics Ltd produce i Su-30MKI e può aumentarne la produzione aggiungendo semplicemente una linea di assemblaggio supplementare. Se scoppiasse la guerra, non c’è niente di più rassicurante che sapere che gli aeromobili perduti saranno sostituiti da realizzazioni nazionali piuttosto da importazioni.

5. Perché acquistare un clone?
Comunque la si guardi il Rafale sembra il doppione del Flanker. Secondo Defence Industry Daily: “Una combinazione di optronica agli infrarossi OST di Thales/ SAGEM e missili a medio raggio MBDA MICA IR, consente al Rafale d’integrare i missili radarguidati passivamente per furtivi attacchi ad aerei nemici oltre l’orizzonte. Allo stato attuale, tale funzionalità è duplicata solo dagli aerei russi della famiglia dei Sukhoj Su-27/30 e dai MiG-29 avanzati”. Acquisire il Rafale è quasi come comprare un mini Su-30MKI. Perché pagare di più per un aereo che è meno efficiente di quello che l’India utilizza attualmente? E se l’IAF vuole altri caccia medi, che c’è di sbagliato negli altamente efficienti MiG-29, impiegati anche in alcuni Paesi della NATO? Il governo indiano ha appena ordinato la riduzione di 13000 crore di rupie delle spese di esercito, marina e aviazione quest’anno. Se l’IAF ha ancora voglia di portare avanti l’affare, con il rischio di sballare il bilancio della Difesa, allora l’unica spiegazione è che molti soldi sono finiti ai vertici. Poiché gli accordi militari con la Russia sono finalizzati tra governi, le tangenti sono escluse o improbabili. Ciò spiegherebbe l’inclinazione dei capi della Difesa a ‘diversificare’ e alle acquisizioni non russe.

070206Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’India passerebbe dai Rafale ai jet russi

RIA Novosti RBTH 10 gennaio 2015i_remeskov_mig-29upg_ub_1280Il Ministero della Difesa indiano potrebbe rifiutarsi di acquisire i caccia francesi Rafale acquisendo invece i russi Su-30MKI, scrive il New Economic Times. Tra le ragioni che hanno portato la dirigenza della Difesa indiana a pensare di annullare il contratto sul Rafale, che ha vinto la gara nel 2012, l’articolo indica l’aumento dei prezzi richiesto per i jet e la riluttanza della Francia a trasferire tecnologie avanzate agli indiani. Inoltre, se l’India spenderà più soldi per il Rafale, questo potrebbe portare a una riduzione dei finanziamenti per i programmi di sviluppo dei caccia Tejas e AMCA. “E’ noto che Dassault Aviation, produttrice del Rafale, è riluttante a garantire le performance degli aerei costruiti su licenza dalla società indiana Hindustan Aeronautics Ltd (HAL), pur avendo ricevuto una richiesta di proposta per il trasferimento di tecnologie”, afferma Bharat Karnad, analista del quotidiano. Secondo l’analista, il Su-30MKI costa circa il 50% in meno rispetto al Rafale. Con 12 miliardi di dollari, che l’India aveva originariamente previsto di spendere per i caccia multiruolo dell’Aeronautica Militare indiana, invece di 126 Rafale, il Paese può acquistare 255 dei più recenti caccia indiani Tejas e russi Sukhoi Su-30 e MiG-29K. Inoltre, l’India risparmierebbe su logistica, addestramento dei piloti e manutenzione, in quanto la società HAL produce già il Su-30MKI su licenza. Ancora, tale operazione è afflitta dai problemi riguardanti la consegna delle due portaelicotteri Mistral. La prima nave d’assalto anfibio Mistral, la Vladivostok, i francesi avrebbero dovuto trasferirla alla Marina russa il 14 novembre. Tuttavia, il presidente francese Francois Hollande aveva già deciso di ritardarne la consegna citando l’attuale situazione in Ucraina.

1779194Russia e India completano il programma per il caccia di quinta generazione
Sputnik 10/01/2015

Il direttore regionale della cooperazione internazionale presso la Società unita russo-indiana di produzione degli aeromobili ha riferito che Russia e India hanno completato la realizzazione della versione per l’esportazione del Caccia di 5.ta generazione della Sukhoj/HAL.
Russia e India hanno completato il progetto preliminare del Caccia di 5.ta generazione della Sukhoj/HAL (FGFA), ha dichiarato il direttore regionale della cooperazione internazionale presso la Società unita russo-indiana di produzione degli aeromobili. “Oggi, noi e i nostri colleghi indiani abbiamo completato la creazione della versione da esportazione del PAK-FA, conosciuta in India come FGFA. Abbiamo documenti e cognizione degli obiettivi della prossima fase della progettazione e della dimensione della futura produzione“, ha detto Andrej Marshankin in un’intervista alla Radio russa. Marshankin ha notato che, mentre la versione russa del jet da combattimento di quinta generazione ha un solo pilota, l’Indian Air Force preferisce aerei biposto. “Nelle difficili condizioni della guerra moderna è estremamente difficile manovrare (l’aereo) e simultaneamente attaccare il nemico. Attualmente, gli indiani suggeriscono che la versione indiana del caccia di quinta generazione sia biposto“, ha detto. Il Sukhoj PAK-FA (T-50) è il primo caccia stealth delle forze aeree russe, destinato a succedere ai jet da combattimento Sukhoi Su-27 e Mikojan MiG-29. Il velivolo ha effettuato il primo volo di prova nel 2010 e le consegne inizieranno nel 2016. Il FGFA, sviluppato congiuntamente dalla russa Sukhoj e dall’indiana Hindustan Aeronautics Limited, è un derivato del PAK-FA.

fgfa_wip_by_parijatgaur-d3e4fgrTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi oserebbe bombardare la Russia?

Valentin Vasilescu,  ACS-RSS 5 gennaio 2015 – Reseau International

La superiorità aerea su cui si basano gli Stati Uniti nei loro recenti attacchi, vale zero davanti ai sistemi di rilevamento della Russia. Questo è il messaggio della Russia con gli ultimi suoi raid aerei nello spazio aereo internazionale europeo.radarcoveragewest_2La stampa occidentale riteneva con certezza che nei primi mesi del 2014, un intervento della NATO contro la Russia secondo il modello applicato all’ex-Jugoslavia nel 1999. Il motivo erano le esilaranti dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore statunitense ammiraglio John Kirby “dopo il tramonto della cortina di ferro, la Russia ha sempre avanzato arrivando ai confini della NATO“. La predizione della stampa occidentale si è dimostrata piuttosto infondata. D’altro canto, la Russia abbraccia due continenti e ha una quantità enorme di efficaci mezzi da combattimento. Tuttavia, per rispondere il più rapidamente possibile a un’aggressione convenzionale, il Cremlino ha bisogno di sofisticati sistemi automatizzati di comando e informazione dotati di sistemi di rilevazione e armi ad alta precisione. Negli ultimi mesi, formazioni di oltre 20-30 aerei da guerra russi hanno cominciato ad evoluire nello spazio aereo internazionale in prossimità degli Stati membri della NATO nell’Europa dell’ovest, del nord e sud-orientale, testando fino a che punto si sia ridotto il livello di prontezza dell’aeronautica di tali Paesi, utilizzando anche i propri sistemi automatizzati di comando e informazione. Riferendosi a tale processo, il generale Philip Breedlove aveva detto “Penso che i russi c’inviano il messaggio di essere una grande potenza“. L’intersezione nel traffico, estremamente denso nella zona di Eurocontrol, di aerei militari russi in addestramento, senza causare collisioni o premettere incidenti con aerei civili o militari, non era possibile senza il monitoraggio costante e il controllo radar permanente della nuova rete radiotecnica “590” dell’esercito russo. La rete 590 ha diverse migliaia di sistemi di memoria e server dedicati dalla potenza di calcolo di ultima generazione utilizzante microprocessori e apparecchiature di comunicazione satellitari. I microprocessori russi permettono il riconoscimento dei tipi di velivoli, l’inseguimento automatico degli aeromobili nell’area Eurocontrol rilevati dalla rete radar “590” e l’estrapolazione della rotta di ognuno di essi, a seconda della rotta dichiarata, velocità e specifiche tecniche. Per la ricognizione aerea a lungo raggio al confine occidentale della Russia, il 2 dicembre 2013 è stato introdotto nell’arsenale dell’esercito russo il più complesso e più moderno sistema radar del mondo, conosciuto come 29B6-Container. Questa un’unità d’élite denominata “590” dai russi, è la rete responsabile della rivelazione di bersagli aerospaziali ad ovest, nord e sud. Il radar 29B6 ha un campo d’apertura di 240° e controlla lo spazio aereo per 3000 km, coprendo tutta l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente e può inseguire bersagli aerei (compresi missili da crociera) che volano fino a 100 km di quota.
Il radar 29B6 è un sistema bi-statico con trasmittenti e riceventi distinte e collocate a distanza l’una dall’altra. L’antenna trasmittente ha una lunghezza di 440 m e comprende 36 elementi; si trova a Nizhnij Novgorod (250 km a est di Mosca). L’antenna ricevente del 29B6 è a Kovilkino (150 km a sud di Nizhnij Novgorod) e comprende antenne alte 35 metri che si estendono per 1,3 km. Il sistema radar 29B6 fa parte della famiglia “Duga“, come il RO-4 di Sebastopoli che opera su banda ad onde corte, chiamate anche UHF (frequenza 3-30 MHz). (ACS-RSS)
Il campo elettromagnetico emesso dall’antenna del radar equivale all’energia elettrica consumata da una città di 100000 abitanti. Globalmente, il 99% dei radar militari di scoperta e puntamento (schierati a terra, su navi o aeromobili, compresi gli AWACS) opera nelle bande centimetrica e millimetrica. I fasci elettromagnetici emessi da radar centimetrici e millimetrici parallelamente al terreno, non possono superare i rilievi, ed inoltre, questi radar hanno limitate prestazioni per la curvatura della Terra, arrivando a una distanza massima di scoperta di 300-500 km. A differenza di questi, i radar a banda ultra-corta emettono raggi con un angolo che arriva a 45 gradi dal suolo, riflettendosi ripetutamente dallo strato ionosferico dell’atmosfera terrestre. La riflessione ionosferica comporta scarsa perdita di segnale. Tale caratteristica permette ai radar della famiglia Duga di disporre di un’area di rilevamento dei bersagli aerei ampia da 400 a 4000 km dalla stazione trasmittente. Così un missile da crociera Tomahawk o aeromobili stealth come F-22, B-2 e F-35, per esempio, possono essere rilevati dai radar situati nel territorio della Russia mentre volano sull’Oceano Atlantico. Il super-radar 29B6 è stato progettato da NPK NIIDAR, lo stesso costruttore del radar antimissile 77Ja6DM-Voronezh, che ha un raggio di scoperta pari a 6000 km. La Russia ha posto ai confini occidentale e settentrionale una serie di radar tipo sistem: dall’aeroporto Dunaevka nell’enclave di Kaliningrad a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo) e Olenegorsk nella penisola di Kola, al confine con la Finlandia. Tutti questi radar sono collegati ad un altro dello stesso tipo che si trova ad Armavir in Transcaucasia, vicino al Mar Nero, un centro comando e controllo C4I e spaziale che incorpora questi radar, insieme ai satelliti da ricognizione militari, nella rete radiotecnica “590” dell’esercito russo.
Collegato strettamente a quanto detto, ritengo sia quanto segue, la parte più interessante del discorso del Presidente Putin al Club Internazionale Valdaj di Sochi del 24 ottobre 2014: “tutti i sistemi di sicurezza collettiva del mondo sono oggi in rovina. Non ci sono più garanzie di sicurezza internazionali per nessuno. L’entità che le ha distrutte ha un nome: Stati Uniti d’America“.

img_0829Valentin Vasilescu – ACS-RSS Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nel 2014, l’aeronautica russa ha ricevuto 59 nuovi aerei multiruolo e 120 elicotteri

Valentin Vasilescu ACS-RSS 3 gennaio 2015 – Reseau International392093Nel 2014, gli impianti aeronautici russi hanno fornito all’aeronautica militare russa diversi nuovi velivoli da combattimento (di 4.ta++ generazione), in numero superiore a tutti i Paesi della NATO. È vero che l’aeronautica russa aveva anche ricevuto, nel 2013, 67 aerei da combattimento, ma 12 di essi erano Jak-130 da addestramento avanzato per il programma sul passaggio dei piloti agli aerei di 4.ta++ generazione. Il 15 ottobre 2014, un secondo lotto di 6 cacciabombardieri Su-34 fu consegnato lo stesso anno alla base aerea 6980 di Cheljabinsk, nella Russia centrale. In totale, nel 2014, l’aeronautica russa ha ricevuto 16 velivoli Su-34 dopo averne ricevuti 32 nel 2013. Va menzionato che 15 Su-34 sono in organico presso la base aerea 6970 di Morozovsk (nella regione di Rostov sul Don, presso l’est dell’Ucraina). Il velivolo Su-34 ha tra le sue missioni principali l’interdizione aerea (bombardamento per l’interruzione in profondità delle linee di rifornimento del nemico). Il Su-34 adatto a pattugliamento marittimo, lotta antisommergibile e l’attacco a raggruppamenti navali a grande distanze dalle coste. L’armamento dell’equipaggiamento Morskaja Zmeja del Su-34 è composto dall’avionica necessaria per la rilevazione delle anomalie magnetiche generate dai sottomarini immersi. Per le missioni di ricerca, sono montati sotto la fusoliera il contenitore M400 con sensori infrarossi Raduga, fotocamere panoramiche AP-403 e AP-404, fotocamere oblique AK-108FM o un contenitore M402 Pika tipo SLAR (side-looking airborne radar). Il Su-34 può anche essere usato, come i velivoli statunitensi EA-6B o EF-18G, come piattaforma per la guerra elettronica nell’area operativa coprendo la penetrazione delle formazioni d’attacco proprie o scortate sull’obbiettivo sotto la protezione del disturbo elettronico. Perciò viene installato sul Su-34 un contenitore da guerra elettronica di grande potenza L175V/KS418 dotato di DRFM (memoria digitale RF).Su-30SM (5)Nel 2014, l’aeronautica russa ha ricevuto anche 21 caccia Su-30SM (biposto con ugelli vettoriali) in grado di trasportare 6 missili aria-aria e 6 missili aria-terra o 6 bombe laserguidate o 8500 kg di bombe di diversi tipi. Il Su-30SM è equipaggiato con un radar AESA e un rilevatore ad infrarossi OLS-30. Una pattuglia composta da 4 Su-30SM opera dalla base aerea di Belbek in Crimea, a fianco di 12 Su-27M. Conformemente al contratto con l’impianto di Irkutsk della Sukhoj, nel 2015 saranno consegnati altri 30 Su-30SM alle forze aeree della Russia. Sempre nel 2014 l’aeronautica militare russa ha ricevuto altri 22 caccia Su-35. Il primo contratto con l’azienda Sukhoj includeva 48 Su-35, di cui 12 aeromobili consegnati nel 2013 e 14 lo saranno nel 2015. I velivoli Su-35S sono equipaggiati, come il Su-30SM, con il radar tipo AESA Belka N036 (A+B+C) con un raggio di scoperta senza eguali nella NATO.

1505700Valentin Vasilescu – ACS-RSS Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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