Assad: “Libereremo ogni pollice della terra siriana”

Bashar al Assad, Global Research, 10 gennaio 2017 – SANAo-assad-syrie-facebook-1728x800_cIl Presidente Bashar al-Assad ha detto che tutto il mondo cambia idea sulla Siria, a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. In una dichiarazione ai media francesi, il Presidente al-Assad ha aggiunto che la nostra missione, secondo la Costituzione e le leggi, è liberare ogni pollice del territorio siriano. Di seguito è riportato il quadro completo della dichiarazione:

Domanda 1: Signor Presidente, ha appena incontrato una delegazione di parlamentari francesi. Pensa che questa visita influenzerà la posizione francese sulla Siria?
Presidente Assad: Questa è una domanda per i francesi. Speriamo che ogni delegazione che venga qui veda la verità su ciò che accade in Siria negli ultimi anni, dall’inizio della guerra sei anni fa, e il problema ora, riguardo la Francia in particolare, è che non ha un’ambasciata, né alcuna relazione con la Siria, quindi è come… possiamo dire, uno Stato cieco. Come si può forgiare una politica nei confronti di una certa regione se non si può vedere, se si è ciechi? Si deve vedere. L’importanza di queste delegazioni è che rappresentano gli occhi degli Stati, ma dipende dallo Stato; vogliono vedere o continuare la politica dello struzzo e non vogliono la verità, perché ora tutti nel mondo cambiano idea sulla Siria, e a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. Finora, l’amministrazione francese non ha cambiato posizione, parla ancora la vecchia lingua scollegata dalla realtà. Ecco perché speriamo ci sia qualcuno che voglia ascoltare queste delegazioni, i fatti. Non parlo di me, parlo della realtà in Siria. Così, abbiamo speranze.

Domanda 2: Signor Presidente, ha detto che Aleppo è una vittoria importante per la Siria, e una svolta importante nella crisi. Cosa prova quando vede le immagini delle centinaia di civili uccisi nei bombardamenti, e la devastazione della città?
Presidente Assad: Naturalmente, è molto doloroso per noi siriani vedere il nostro Paese distrutto e spargimento di sangue, è evidente, è la parte emotiva, ma per me, presidente o funzionario, la domanda del popolo siriano è: che ho intenzione di fare. Non solo il sentimento; la sensazione è evidente, come ho detto. Come ricostruiremo le nostre città.

Domanda 3: Ma il bombardamento di Aleppo est era l’unica soluzione per riprendere la città, con la morte di civili, suoi concittadini?
Presidente Assad: Dipende da che tipo di guerra si vuole. Volete una guerra silenziosa, senza distruzione? Non conosco, nella storia, guerre buone, ogni guerra è un male. Perché? Perché ogni guerra è distruzione, è uccisione, perciò ogni guerra è un male. Non si può dire “questa è una guerra buona”, anche se è per una buona ragione, per difendere il proprio Paese, per un motivo nobile, ma è un male. Ecco perché non è la soluzione, se si ha qualsiasi altra soluzione. Ma la domanda è: come si possono liberare i civili nelle aree occupate dai terroristi? E’ meglio lasciarglieli, sotto la loro supervisione, la loro oppressione, al destino deciso da terroristi che decapitano, uccidono, fanno di tutto, ma senza avere uno Stato? Questo è il ruolo dello Stato, restare a guardare? Bisogna liberarli, e questo è il prezzo a volte, ma alla fine, il popolo viene liberato dai terroristi. Questa è la domanda ora: vanno liberati o no? Se sì, questo è ciò che dobbiamo fare.

Domanda 4: Signor Presidente, il cessate il fuoco è stato firmato il 30 dicembre, perché l’Esercito Arabo Siriano ancora combatte vicino Damasco, nella regione di Wadi Barada?
Presidente Assad: Prima di tutto, il cessate il fuoco è con diverse parti, quindi quando si dice c’è una tregua possibile, è quando ogni parte smette di combattere e sparare, ma non è così in molte zone in Siria, come è stato indicato dal Centro di osservazione russo sul cessate il fuoco. Ci sono violazioni del cessate il fuoco ogni giorno in Siria, anche a Damasco, soprattutto, perché i terroristi occupano la principale sorgente di Damasco, dove più di cinque milioni di civili sono privati dell’acqua nelle ultime tre settimane, e il ruolo dell’Esercito arabo siriano è liberare quella zona, per evitare che i terroristi usino l’acqua per soffocare la capitale. Ecco perché.

Domanda 5: Signor Presidente, lo SIIL non fa parte del cessate il fuoco …
Presidente Assad: No.

Giornalista: Avete intenzione di riprendere Raqqa, e quando?
Presidente Assad: Lasciatemi continuare la seconda parte della prima domanda. La seconda parte del cessate il fuoco non riguarda al-Nusra e SIIL, e l’area che abbiamo liberato di recente, le sorgenti della capitale Damasco, erano occupate da al-Nusra che ha formalmente annunciato che occupa la zona. Quindi, non fa parte del cessate il fuoco. Su al-Raqqa, naturalmente, è nostra missione, secondo la Costituzione e secondo le leggi, dover liberare ogni pollice del territorio siriano. Non c’è alcun dubbio su questo, non c’è da concordare. Ma si tratta di quando e quali sono le nostre priorità, e questo spetta ai militari, riguarda la pianificazione militare, le priorità militari. Ma a livello nazionale, non c’è alcuna priorità; ogni pollice è un pollice siriano, sarà di competenza del governo.

Domanda 6: Colloqui importanti si svolgeranno ad Astana alla fine del mese, con molte parti siriane, tra cui alcuni gruppi d’opposizione, diciamo. Con quali siete pronti a negoziare direttamente, e con quali siete pronti a negoziare per riportare la pace in Siria.
Presidente Assad: Naturalmente, siamo pronti e abbiamo annunciato che la nostra delegazione alla conferenza è pronta a recarvisi quando avranno deciso… quando decideranno l’ora di quella conferenza. Siamo pronti a negoziare su tutto, se si parla di trattative per porre fine al conflitto in Siria o del futuro della Siria, tutto è aperto, non ci sono limiti ai negoziati. Ma chi ci sarà dall’altra parte? Non lo sappiamo ancora. Ci sarà la vera opposizione siriana, e quando dico “vera” significa siriana, non saudita, francese o inglese; dovrebbe essere l’opposizione siriana a discutere questioni siriane. Così, la vitalità o, diciamo, il successo di tale Conferenza dipenderà da ciò.bashar-al-assadDomanda 7: E’ ancora pronto a discutere la posizione di presidente? È stata contestata.
Presidente Assad: Sì, ma la mia posizione è legata alla costituzione, e la costituzione è molto chiara sul meccanismo per eleggere un presidente o sbarazzarsene. Quindi, se vogliono discutere di questo punto, devono discutere della costituzione, e la costituzione non è di proprietà del governo o del presidente o dell’opposizione; dovrebbe esserlo del popolo siriano, quindi è necessario un referendum. Questo è uno dei punti che potrebbero essere discussi alla riunione, naturalmente, ma non si può dire “dobbiamo che il presidente” o “non dobbiamo che il presidente” perché il presidente è legato alle urne. Se non ne hanno bisogno, si va alle urne. Il popolo siriano dovrà eleggere il presidente, non una sua parte.

Domanda 8: E con questo negoziato, quale sarà il destino di combattenti ribelli?
Presidente Assad: Ciò che abbiamo attutato negli ultimi tre anni, volendo seriamente la pace in Siria, il governo ha offerto l’amnistia ad ogni militante che cede le armi, ed ha funzionato, c’è ancora la stessa opzione se si vuole tornare alla normalità, alla vita normale. Questo è il massimo che si può offrire, l’amnistia.

Domanda 9: Signor Presidente, come sa ci saranno le elezioni presidenziali in Francia, ha un favorito, una preferenza per uno dei candidati?
Presidente Assad: No, perché non abbiamo alcun contatto con loro, e non possiamo contare molto sul bilancio e la retorica elettorale, così abbiamo sempre aspettato e visto quale politica adottavano, dopo l’incarico. Ma abbiamo sempre la speranza che la prossima amministrazione o governo o presidente voglia a che fare con la realtà, scollegarsi dalla politica slegata dalla realtà. Questa è la nostra speranza, poter lavorare nell’interesse del popolo francese, in quanto la questione ora, dopo sei anni, è: come cittadino francese, ti senti più sicuro? Non credo che la risposta sia sì. Il problema dell’immigrazione ha reso la situazione nel vostro Paese migliore? Penso che la risposta sia no, in Francia e in Europa. La domanda ora: qual è la ragione? Questa è la discussione che la prossima amministrazione o governo o presidente dovrà affrontare per far fronte alla realtà, non all’immaginazione come è accaduto negli ultimi sei anni.

Domanda 10: Ma uno dei candidati, François Fillon, non ha la stessa posizione dell’attuale; vorrebbe riaprire il dialogo con la Siria. Si aspetta che la sua elezione, se eletto, possa cambiare la posizione della Francia sulla Siria?
Presidente Assad: La sua retorica sui terroristi, o diciamo, la priorità nel combattere i terroristi e non nell’immischiarsi negli affari di altri Paesi, è benvenuta, ma dobbiamo essere cauti, perché ciò che abbiamo imparato in questa regione negli ultimi anni è che molti dicono qualcosa e fanno il contrario. Non dico che Fillon lo farà. Spero di no. Ma dobbiamo aspettare e vedere, perché non c’è alcun contatto. Finora, quello che ha detto, se adottato, sarà un gran bene.

Domanda 11: Apprezza come politico Francois Fillon?
Presidente Assad: non ho avuto alcun contatto con lui o cooperazione, perciò qualsiasi cosa dica ora non sarà molto credibile, ad essere franco.

Domanda 12: C’è un messaggio che desidera inviare alla Francia?
Presidente Assad: Penso che se voglio inviarlo ai politici, dirò la cosa ovvia; si deve lavorare per l’interesse dei cittadini siriani, e negli ultimi sei anni la situazione va nella direzione opposta, perché la politica francese ha danneggiato gli interessi francesi. Così, al popolo francese direi che i media mainstream occidentali hanno fallito. La narrazione è stata sfatato dalla realtà, e se ci sono i media alternativi, va cercata la verità. La verità è la principale vittima degli eventi in Medio Oriente, anche in Siria. Vorrei chiedere a qualsiasi cittadino francese di cercare la realtà, le informazioni autentiche attraverso i media alternativi. Quando cercano queste informazioni, possono essere più efficaci nell’affrontare il proprio governo, o almeno non permettere a certi politici di ricorrere alla menzogna. Questo è ciò che penso sia la cosa più importante negli ultimi sei anni.

Domanda 13: Signor Presidente, suo padre è stato Presidente permanente della Siria. Ritiene di aver la possibilità di non essere più presidente, un giorno?
Presidente Assad: Sì, dipende da due cose: la prima è la volontà del popolo siriano; chi vuole sia presidente o no. Se voglio essere presidente, mentre il popolo siriano no lo vuole, anche se vinco le elezioni, non ho un forte sostegno, non otterrei nulla, soprattutto in una regione complessa come la Siria. Non si può essere solo eletti presidente, non funziona, è necessario il sostegno popolare. Senza di esso non posso avere successo. Così, in quel momento, non avrà senso essere presidente.
La seconda; se ho la sensazione di voler essere presidente, indicherei me stesso, ma dipende dal primo fattore. Se ritengo che il popolo siriano non mi voglia, naturalmente non lo sarò. Quindi, non si tratta di me, ma soprattutto del popolo siriano; se mi vuole o no. È così che la vedo.

Domanda 14: Ultima domanda; Donald Trump sarà nominato presidente degli Stati Uniti tra due settimane. E’ stato chiaro nel voler migliorare le relazioni con la Russia, una dei suoi principali alleati…
Pesidente Assad: Sì, esattamente.

Giornalista: Ritiene di… aspettarsi che cambi la posizione degli Stati Uniti sulla Siria?
Presidente Assad: Sì, se si vuole parlare in modo realistico, perché il problema siriano non è isolato, non è solo siriano; in realtà è più grande… o diciamo il conflitto siriano è soprattutto regionale e internazionale. La parte più semplice che si può affrontare è quella siriana. La parte regionale e internazionale dipende principalmente dal rapporto tra Stati Uniti e Russia. Ciò che annunciava ieri era molto promettente, se c’è un vero approccio o iniziativa per migliorare la relazione tra Stati Uniti e Russia, influenzerà tutti i problemi del mondo, anche in Siria. Quindi, direi di sì, penso che sia positivo sul conflitto siriano.

Giornalista: Cos’è positivo?
Presidente Assad: mi riferisco alla relazione, al miglioramento del rapporto tra Stati Uniti e Russia che si rifletterà positivamente sul conflitto siriano.

Giornalisti: Grazie mille.15781477Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sviluppo delle Forze Armate Russe, articolo del Ministro della Difesa Shojgu

Sergej Shojgu, Ministro della Difesa della Federazione Russa, VPK, Southfront, 13/01/2017

I principali compiti assegnati alle Forze Armate prima d’iniziare l’operazione in Siria sono stati adempiuti.1448743101_444555Il 2016 ha visto molti importanti eventi legati alla sicurezza del nostro Paese. La portata geografica e la natura delle sfide si sono ampliate. Le Forze Armate hanno svolto un ruolo più importante nelle relazioni internazionali. Invece di concentrarsi sulla lotta al terrorismo, la NATO ha dichiarato che la principale minaccia è la Russia. Il bilancio militare dei Paesi della NATO è aumentato di 26 miliardi di dollari, per un totale di 918 miliardi. La leadership del blocco ha deciso di distribuire quattro gruppi tattici rinforzati nei Paesi baltici e in Polonia, e di posizionare e mantenere una brigata corazzata statunitense nei Paesi dell’Europa orientale. La NATO ha intensificato la sua attività d’intelligence lungo il perimetro della Russia. In dieci anni, il numero totale dei voli di aerei da ricognizione della NATO vicino al confine con la Russia è quasi triplicato, e nel sud-ovest del Paese di otto volte. Per confronto: nel 1990 furono 107; nel 2000 298, nel 2016 852. Questo ha costretto ad aumentare le sortite degli aerei da combattimento del 61 per cento, per impedire le violazioni del nostro spazio aereo nel Mar Baltico, Mar Nero e Artico. La NATO ha intensificato le esercitazioni di due volte, e la maggior parte di esse sono dirette contro la Russia. Al Salisbury Training Ground, le forze armate inglesi hanno iniziato ad indicare il nemico usando carri armati di fabbricazione russa e uniformi del nostro esercito. L’ultima volta che tale metodo di formazione fu utilizzato, fu nella Germania fascista. Il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa è stato reso operativo. Elementi di esso vengono schierati in Giappone e, dal 2017, in Corea del Sud. La versatilità dei lanciamissili Mk-41 è tale che dopo l’installazione è possibile segretamente disporvi missili da crociera “Tomahawk“. Ve ne sono da 150 a 300 ai nostri confini e il loro raggio d’azione è di 2400 chilometri. Il tempo di volo dei missili al confine occidentale della Russia è meno di dieci minuti. E’ stato deciso che questa minaccia sarà neutralizzata. Negli Stati Uniti si attua il programma per modernizzare le bombe nucleari e i loro depositi in Europa. Circa 200 armi statunitensi aggiornate sono schierate in Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia. Tali azioni creano ulteriori rischi per la Russia, a cui non può non rispondere. E’ importante notare che le Forze Armate russe non perseguono la corsa agli armamenti, ma attuano sistematicamente il programma per aggiornarsi, adottato nel 2012.

Il test mediorientale
162 tipi di armi moderne e aggiornate sono stati testati in combattimento in Siria, dimostrandosi altamente efficaci. Tra essi gli avanzati complessi aeronautici Su-30SM, Su-34, Mi-28N e Ka-52. Qui vi è stato il primo uso di munizioni guidate e di missili da crociera navali delle forze russe in condizioni di combattimento, confermandone le caratteristiche tattiche. È importante che una serie di carenze sia stata individuata, senza essere stata svelata nelle prove delle nuove armi. L’acquisto di dieci unità è stata sospesa finché queste carenze saranno eliminate. Come risultato, ne abbiamo notevolmente migliorato la qualità tecnologica e confermato l’affidabilità. I principali compiti assegnati alle Forze Armate prima che l’operazione in Siria fosse lanciata, sono stati adempiuti. L’Aeronautica della Russia ha cambiato il corso della guerra al terrorismo nel Paese, sconfiggendo le principali bande nelle zone di Homs e Hama; scacciando i terroristi da Lataqia e territori a sud e a nord di Damasco; sbloccando l’arteria principale che collega la capitale con il Nord del Paese; e liberando Aleppo e al-Quraytin, di fondamentale importanza. Insieme, i combattenti hanno liberato 12360 chilometri quadrati di territorio siriano e 499 insediamenti. Dall’inizio dell’operazione, l’Aeronautica russa ha effettuato 18800 sortite e compiuto 71000 attacchi alle infrastrutture terroristiche, liquidando 725 campi di addestramento, 405 fabbriche e laboratori di munizioni, 1500 mezzi militari e 35000 terroristi, tra cui 204 capi sul campo. Gli specialisti del Centro Anti-Mine Internazionale (delle Forze Armate russe) hanno bonificato 26853 ordigni esplosivi per una superficie di 1420 ettari. Nella sola Aleppo liberata sono state individuate e distrutte 66000 tonnellate di esplosivo. La partecipazione negli aiuti umanitari della Russia ha visto Nazioni Unite, Armenia, Bielorussia, Serbia, India, Cina e Kazakistan. E proprio a Dayr al-Zur assediata, circa 2500 tonnellate di merci umanitarie sono state paracadutate, anche dell’ONU, utilizzando piattaforme russe.2Comitato di Controllo della Difesa
Prendendo in considerazione l’esperienza in Siria, abbiamo modificato i sistemi di comando e controllo divisionali per truppe e sistemi a livello tattico. Questo ha ridotto il tempo necessario per il processo decisionale e di pianificazione dei comandanti e degli Stati Maggiori. Il lavoro del Comitato Nazionale di Controllo della Difesa è stato portato a un nuovo livello. Un completo monitoraggio è stato realizzato, nonché il coordinamento delle 6500 esercitazioni delle Forze Armate. L’efficienza delle decisioni cruciali è stata migliorata di tre volte. La piattaforma delle informazioni riunisce in un sistema unificato le interazioni di 73 dipartimenti federali, dei governi degli 85 soggetti della Federazione e di 1320 imprese statali e della difesa. Per fare un confronto: il nostro Centro di Controllo della Difesa Nazionale (NDCC) ha un volume dati di 19 volte e una potenza di calcolo di tre volte superiori a quelli del Centro di controllo combinato francese “Balard”. E, a proposito, il Ministero della Difesa ha costruito questo complesso edilizio tre volte più velocemente e 2,6 volte più economicamente dell’equivalente francese. Le Forze Armate adempiono con successo alla missione di garantire la nostra presenza militare nelle regioni strategicamente importanti del mondo. I velivoli a lungo raggio hanno eseguito diciassette pattugliamenti sulle acque del Mar di Norvegia, Mar del Nord, Mar Nero, Mar Giallo, Mar del Giappone, Pacifico occidentale, nord Atlantico e zona artica. Le navi della Marina russa aumentano l’attività. La nostra bandiera è presente nella regione artica, nel Centro-Nord Atlantico e nei Caraibi, per un totale di 121 crociere e prestato servizio operativo regolare nel Golfo di Aden, una zona dove i pirati sono una minaccia. Per quattro anni le Forze del Comando Strategico nelle zone marittime lontane hanno adempiuto alla missione di proteggere gli interessi nazionali della Russia e dei suoi alleati nella regione mediterranea, con 15 navi di superficie di varie classi, in media.

Il rublo è protetto
L’ottimizzazione del sistema degli appalti pubblici della Difesa dello Stato ci ha permesso di raggiungere gli obiettivi negli appalti della Difesa nel 2016. Dotando le Forze Armate di armi ed equipaggiamenti moderni, aumentando la prontezza delle unità del 58,3 per cento e facilitando la manutenzione del 94 per cento. Ciò è stato permesso dal sistema di controllo del bilancio per i fondi statali negli appalti pubblici per la Difesa. Oggi, l’accesso ai dati da parte delle banche autorizzate avviene in tempo reale, e il Ministero della Difesa può vedere ogni rublo del bilancio quando viene speso e come attraversa ogni anello della catena delle forniture. Con l’introduzione di questo sistema, in senso figurato, non siamo più ciechi, rendendo possibile una politica monetaria più efficace, permettendoci di compiere progressi trimestrali nell’esecuzione degli ordini per la Difesa dello Stato, in accordo con la produzione e i cicli tecnologici. Di conseguenza, il rischio s’è ridotto di tre volte, e i crediti scaduti sono passati da 363 miliardi di rubli all’inizio anno, a 120 miliardi nel periodo attuale.savx9431-900Addestramento massiccio
Cinque esercitazioni improvvise sulla prontezza al combattimento hanno contribuito al miglioramento della formazione del personale e del coordinamento delle formazioni militari. Ogni distretto militare vi ha preso parte, di ogni tipo e ramo dei servizi, con il coinvolgimento attivo delle autorità centrali e dei governi delle unità amministrative della Federazione. La più ambiziosa è stata l’esercitazione del Comando Strategico e dello Stato Maggiore “Kavkaz-2016”. Le unità di quattro armate furono raggruppate da una distanza di 2500 chilometri, raggiungendo il dispiegamento completo dei sistemi di controllo delle truppe nel nuovo teatro. Alla fine, questo ha confermato la capacità dei leader militari di gestire efficacemente i gruppi di nuova formazione, creati in caso di minacce alla sicurezza nazionale nel sud. Le attività di addestramento operativo e al combattimento sono state intensificate. 3630 esercitazioni furono condotte, tra cui 1250 delle forze combinate. Insieme alle manovre internazionali e all’esperienza acquisita in Siria, questo ha migliorato la formazione sul campo delle truppe. Il tasso annuo di voli è salito del 21 per cento. Gli equipaggi delle navi di superficie e dei sottomarini hanno aumentato la loro esperienza in navigazione per 1,7 volte. In questo modo il numero di gruppi tattici navali omogenei ben preparati è aumentato del 27 per cento. E il numero di lanci effettuati dalle truppe aviotrasportate è aumentato del cinque per cento. Il programma delle esercitazioni internazionali si è ampliato includendo 23 specialità militari. 82000 militari vi hanno preso parte, tra cui 3500 provenienti da altri Paesi. Il continuo sviluppo del sistema d’istruzione militare ha contribuito alla maggiore professionalità. Quest’anno il personale docente delle università del Ministero della Difesa è stato ampliato da ufficiali con esperienza al combattimento. Dal 1° settembre, la formazione di studenti e cadetti è passata ai libri di testo elettronici unificati. Tutte le università del Ministero della Difesa sono collegate alle principali risorse informatiche del Paese. La rete d’istruzione pre-universitaria continua ad espandersi. La Scuola Militare Suvorov di Tula è stata aperta. Una catena di comando è stata creata presso la VMU Nakhimov, comprendente la riorganizzazione delle filiali presso le scuole dei cadetti presidenziali di Sebastopoli e Vladivostok. Nel 2017 il sistema sarà completato da una filiale a Murmansk. E a Petrozavodsk aprirà una scuola per cadetti presidenziale. Con il sostegno del Ministero della Difesa è stato istituito il Movimento pubblico militar-patriottico pan-russo JunArmija (Gioventù dell’Esercito). Oggi ha raggiunto quasi tutte le parti della Federazione e guadagna popolarità tra i giovani.

JunArmija

JunArmija

Un’offensiva sociale
Una priorità nel 2016 è stata risolvere alcune questioni dei servizi sociali per i militari. Siamo passati in modo pianificato a fornire alloggi permanenti. Abbiamo un maggior numero di appartamenti per militari. In un anno, 28500 persone ne hanno ricevuto uno. Inoltre, un fondo speciale del Ministero della Difesa comprendeva 12100 unità abitative. Tenendo conto della decisione di aumentare l’integrazione dei subaffitti al livello reale, il problema è stato risolto.
– Continuo sviluppo del sistema dei mutui. Nel 2016, 21000 soldati vi hanno partecipato. La dimensione media degli appartamenti acquistati era di 60 metri quadrati, il 20 per cento al di sopra del valore del momento.
– Miglioramento sostanziale di accessibilità e qualità dell’assistenza sanitaria. La fornitura di attrezzature moderne per 83 tipi di cure mediche ad alta tecnologia messe disposizione, rendendo possibili operazioni specifiche.
– La capacità dei centri di cura e delle strutture sanitarie è stata aumentata, triplicando il numero di militari che hanno avuto la riabilitazione medica e psicologica. Praticamente tutti coloro che avevano bisogno di ricevere cure.
– Misure per lo sviluppo del complesso edilizio militare sincronizzando le infrastrutture con la ricezione di armi e attrezzature militari. Oggi, la necessità di strutture militari, tenendo conto del deterioramento dei fondi, ammonta a 30 milioni di metri quadrati. In un anno, 2550 edifici e strutture sono stati costruiti, per una superficie totale di 2,7 milioni di metri quadrati, cioè il 18 per cento in più rispetto al periodo precedente. Per un confronto: nel 2010-2012 furono costruite 210 strutture. L’uso delle moderne tecnologie ha dimezzato il tempo necessario per costruire ricoveri per mezzi, abitazioni, centri sanitari e caserme, riducendo i costi di costruzione delle opere del Ministero della Difesa a meno di 30000 rubli al metro quadrato, il più basso in tutto il Paese.
– Abbiamo effettuato una grande riforma complessiva. La Spetsstroy della Russia è stata abolita. Le Forze Armate hanno otto aziende statali federali che costruiscono strutture specifiche per il Ministero della Difesa. Questo ha rimosso i collegamenti intermedi e gli intermediari, e il numero del personale amministrativo è stato dimezzato.
– Stiamo completando lo sviluppo del territorio artico. Il lavoro è stato completato sulle Isole della Nuova Siberia, dell’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe e della Novaja Zemlja. La costruzione è in corso di stazioni radar e punti di orientamento aeronautici sull’isola della Terra di Alexandra, dell’isola di Wrangel e di Capo Schmidt.
– La bonifica ambientale è stata completata nella regione artica nella zona del terminal Alykel (Pevek), sulla Novaja Zemlja, e sulle isole Kotelnyj e Wrangel. In totale 165 ettari sono stati bonificati e 6500 tonnellate di rottami metallici rimosse.
– Le truppe ferroviarie completano la costruzione della tratta Zhuravka-Millerovo, bypassando l’Ucraina. La massicciata è pronta. Le dimensioni delle opere sono pari a nove milioni di metri cubi. Su 84 km di pista, 23 km sono già stati gettati. L’opera sarà completata entro settembre 2017.
– Nel Parco “Patriot” il Ministero della Difesa ha svolto 14 eventi (convegni e mostre) nel 2016. Il più significativo è stato il forum tecnico-militare internazionale “Army 2016”, in cui le delegazioni di 70 Paesi e più di mille aziende hanno partecipato, dissipando il mito che la Russia soffra dell’isolamento internazionale e dimostrando la potenza degli armamenti nazionali.

dsc04709Piano per il 2017
Nel 2017, il Ministero della Difesa dovrà affrontare diverse priorità. Innanzitutto:
– Continuare ad ampliare l’operatività delle Forze Armate.
– Prendere misure per rafforzare le Forze Armate nelle aree strategiche occidentali, meridionali ed artiche.
– Assicurare la disponibilità puntuale e rigorosa nell’adempimento delle acquisizioni per la Difesa nel 2017 e avere il 60% delle unità pronte dotate di armi e attrezzature militari avanzate.
– Mettere in servizio operativo nelle Forze Missilistiche Strategiche (RVSN) tre reggimenti missilistici strategici, dotati di sistemi moderni.
– Mettere in servizio cinque sistemi aeronautici strategici aggiornati.
– Consegnare all’esercito due brigate di complessi missilistici Iskander-M e riarmare tre divisioni della difesa aerea tattica con i missili da difesa aerea Tor-M2.
– Garantire la fornitura di 905 carri armati e mezzi corazzati moderni.
– Consegnare all’Aeronautica e all’Aviazione Navale 170 aeromobili nuovi e modernizzati.
– Riarmare quattro reggimenti antiaerei con i missili S-400.
– Mettere in linea otto navi di superficie e nove imbarcazioni da combattimento per la Marina.
– Fornire alle truppe costiere quattro complessi missilistici Bal e Bastion.
– Assicurarsi l’entrata in servizio dei tre centri radar da combattimento di Enisejsk, Barnaul e Orsk.
– Lanciare la seconda navicella spaziale del Sistema Spaziale Unificato.
– Completare il lavoro militar-patriottico tra i giovani.
– Tenere un congresso del Movimento pubblico militar-patriottico pan-russo JunArmija.

Sergej Shojgu, Ministro della Difesa della Federazione Russa1470388340-schermata-2016-08-05-11-07-01

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Analisi climatologica dell’agricoltura sovietica. Un miracolo geografico ed economico

Luca Baldelli

climatedependenceQuante volte abbiamo sentito tuonare dai pulpiti del capitalismo circa l’“arretratezza “ dell’agricoltura sovietica, la sua bassa produttività, il carattere antieconomico dell’economia agricola dell’Urss in genere? Sembra assurdo, ma la propaganda capitalistico–borghese è riuscita a spacciare per insuccesso quello che è e resta uno dei progressi più imponenti e sorprendenti registrati nella storia dell’umanità: l’affermazione, nei confini dell’URSS, di una moderna produzione di derrate alimentari, a partire dal grano e dalla segale, con il superamento di una secolare arretratezza, di residui feudali e parassitari, con la sconfitta di sabotatori, avidi incettatori e nemici dell’alleanza tra classe operaia e contadina. La collettivizzazione delle terre, avviata su base volontaria, con un ciclopico, corale sforzo di tutto il popolo sovietico, ha costituito uno dei capitoli più eroici della lotta della classi subalterne per la loro emancipazione e, sia pure non esente da problemi, errori, eccessi di speranza, ostacoli frapposti dai fautori del vecchio ordine reazionario (si vedano quei potenti affreschi che sono le opere letterarie “Placido Don” e “Terre vergini” di Sholokov) garantì a quasi duecento milioni di persone, negli anni ’30, il nutrimento necessario, in misura largamente superiore, quantitativamente e qualitativamente, rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. Successivamente, negli anni ’60 e ’70, vi furono errori imputabili a Krusciov (il depotenziamento di kolchoz e sovkhoz, la disorganizzazione delle Stazioni di macchine e trattori, le leggendarie STM), poi, corretti quegli errori, si registrarono anni con importazioni anche massicce di grano dai Paesi capitalisti, importazioni che si pretese di far assurgere a simboli di inefficienza, vulnerabilità, crisi del sistema agricolo sovietico. Montature indegne e infondate, ripetute e amplificate dalla grancassa della propaganda e mai corredate né di analisi tecniche sul flusso delle esportazioni sovietiche di derrate alimentari in anni normali (sempre copioso), né di un’analisi climatologica del territorio sovietico. Su questo secondo aspetto, se scarso è stato il contributo di approfondimento e conoscenza sul fronte borghese, altrettanta disattenzione si è avuta in seno al movimento marxista, forse in ossequio ad un malinteso baconismo, ad un positivismo acritico permeato della prometeica illusione di dominare la Natura in ogni suo aspetto piegandola, sempre e comunque, all’esigenza di costruire una nuova società, anche a dispetto di insormontabili aspetti legati a posizione geografica, clima, densità abitativa, aspetti che non pregiudicano certo il raggiungimento di quell’obiettivo, ma ne spiegano, in ogni caso, le dinamiche contrastanti e le difficoltà. Una felice eccezione, in questo contesto, è rappresentata da uno studio, poco o nulla conosciuto, del sovietico Nikolaj M. Dronin e dello statunitense Edward G. Bellinger, pubblicato dalla “ Central European University Press” di Budapest nel 2005: “Climate Dependence and Food Problems in Russia 1900–1990” (“Dipendenza climatica e problemi alimentari in Russia 1900 – 1990”). Tale testo ci si è ben guardati dal tradurlo e dal farlo conoscere e si può ben capire perché, in fondo: partendo da un approccio tutt’altro che ideologico, esso fa ben comprendere come l’agricoltura sovietica, scontando un differenziale negativo in termini di condizioni di partenza, naturali e di sviluppo complessivo, abbia garantito alla Nazione successi prodigiosi in assoluto e relativamente ad altri contesti socio–economici.
Bellinger e Dronin sottolineano come Wladimir Koppen (1846 – 1940), geografo, botanico e climatologo tedesco, nato in Russia, mise in evidenza, nei suoi lavori, quanto l’URSS, rispetto agli USA, fosse penalizzata dal punto di vista climatico, premessa questa necessaria, imprescindibile, per comprendere le dinamiche delle varie produzioni agricole.
L’URSS, infatti, presentava un clima “umido–continentale”, caratterizzato dalla presenza di precipitazioni, non abbondantissime, per tutto l’arco dell’anno, con estati calde e inverni rigidissimi. I caratteri più marcati e avvertibili di questo profilo climatico interessavano il 31% della superficie dell’URSS, con temperature e situazioni assimilabili a quelle dell’Alaska. Negli USA, invece, prevaleva (e prevale) un clima di tipo “umido–temperato”, con piogge distribuite lungo tutto il corso dell’anno, estati calde e inverni miti. Questo clima si avverte, in maniera particolare, nel 34% della superficie degli USA, ma solo nello 0,5% della superficie sovietica (nella fattispecie, l’area del Mar Nero). Il clima statunitense è ideale per l’agricoltura, mentre quello sovietico è il peggiore immaginabile, quello che pone più problemi e difficoltà nella pianificazione e realizzazione di un’economia agricola solida e diversificata. L’80% del territorio sovietico si trovava in condizioni ambientali sfavorevoli al normale sviluppo dell’agricoltura, contro il 19% del territorio statunitense. Le condizioni climatiche migliori, più favorevoli in assoluto, allo sviluppo dell’agricoltura, si riscontravano nel 32% del territorio statunitense, ma solo nel 4% di quello sovietico. Insomma, in URSS solo il 4% del territorio era pienamente adatto, dal punto di vista climatico, alle attività agricole, mentre l’80% era sfavorevole e il 16% si trovava “a cavallo” tra i due estremi. L’URSS era nettamente penalizzata anche rispetto all’umidità e alle precipitazioni: non aveva estese aree umide, paragonabili alle regioni statunitensi dell’Est, del Sud–Est e del Nord–Ovest, che subiscono il positivo influsso delle correnti oceaniche, in assenza di barriere naturali. La media delle precipitazioni negli USA era, negli anni ’60, ’70 e ’80, di 782mm, mentre il dato riferito all’URSS era di appena 490mm.
Se si allarga l’angolo di osservazione all’interazione tra condizioni ottimali di temperatura, precipitazioni e ventilazione, allora si scopre che solo l’1,4% della terra coltivabile a cereali, in URSS, era situata nel punto di congiunzione più favorevole tra questi fattori, mentre negli USA la percentuale corrispondente era del 56%. In URSS, i 4/5 delle terre disponibili erano a rischio agricolo, mentre negli USA solo 1/5 delle terre ricadeva in quella classificazione. La stagione adatta alla crescita dei raccolti poi, durava (e dura) 260 – 300 giorni negli USA, ma solo 130–160 nelle Terre Nere (il fertile cernozem, ricco di sostanza organica), 110 – 130 nelle Regioni centrali della Russia europea, 165–200 nel Caucaso del Nord e nel bacino del Volga, 115–130 nella Siberia occidentale, meno di 110 nella Regione di Arkhangelsk.
Il grano era la coltura prevalente nell’URSS (occupava più del 50% delle terre disponibili), mentre negli USA prevaleva il mais. Ora, il grano è più vulnerabile al clima e all’acidità del suolo rispetto ad altri cereali; in più è coltivato solo nelle aree più adatte climaticamente. Il grano invernale era ed è un’assoluta rarità, specie nella Siberia occidentale e nel Kazakhstan del Nord. Il mais, più “duttile” e meno delicato del grano, in URSS era coltivabile solo in Ucraina occidentale e nel Caucaso del Nord, mentre il 35% delle terre americane si prestava e si presta a questo tipo di coltura. A causa delle severe condizioni climatiche, la produttività per ettaro, in URSS, era certamente inferiore a quella che si riscontrava negli USA: nella prima metà del XX secolo, essa era di 0,6–0,8 t per ettaro, contro le 1,4–1,6 t degli USA e dell’Europa occidentale e, anche dopo gli imponenti processi di modernizzazione agricola, compiuti tra il 1965 e il 1975, e senza pari nel mondo per intensità degli investimenti ed estensione delle nuove terre messe a coltura, gli indici generali sono rimasti più bassi in URSS.
poster_01_82La siccità, rilevano nel loro studio Dronin e Bellinger, anche attingendo a documenti riservati, è stato un fenomeno che si è accanito sull’URSS in maniera particolarmente violenta, a riprova di quanto fosse saggia, giusta e necessaria la politica staliniana di valorizzazione giudiziosa, armonica e integrata delle risorse idriche: tale calamità fu responsabile del 48% degli episodi di perdita dei raccolti dal 1917 al 1990, guadagnando il primo posto nella “classifica”; al secondo posto abbiamo le piogge torrenziali, concentrate in autunno e particolarmente violente nelle parti centrali e settentrionali della Russia; al terzo posto, la grandine. Il freddo, inaspettatamente, è al quarto posto. La siccità era ed è un’inevitabile conseguenza della circolazione atmosferica sopra la gran parte delle zone agricole della Russia. Essa si verifica, nel dettaglio, quando una massa d’aria artica secca invade la Russia europea e forma un anticiclone; se a questo si aggiunge l’anticiclone delle Azzorre, la siccità è ancora più marcata e distruttiva. Le aree della Russia/URSS sono state interessate da fenomeni di siccità particolarmente pesanti nelle annate del 1901, del 1906, del 1920, 1921, 1924, 1931, 1936, 1939, 1946, 1948, 1951, 1957, 1963, 1965, 1972, 1979, 1981, 1984. Invano si cercherà un altro Paese del mondo avanzato, con una frequenza calamitosa simile! Eppure, grazie all’organizzazione scientifica, alla pianificazione, alla mobilitazione delle risorse umane ed economiche, che solo il socialismo poteva garantire, negli anni dell’URSS non si ebbero mai carestie o situazioni da emergenza alimentare, eccezion fatta per gli anni 1932/33, quando i sabotaggi dei kulaki, uniti ad alcuni fenomeni siccitosi gravi, rischiarono di far collassare i rifornimenti alimentari del Paese; non vi fu alcun holodomor, non vi furono le morti per fame di cui vaneggia la propaganda anticomunista, ma certamente, in quel biennio, ci si dovette confrontare con tante difficoltà e i fattori naturali, anche in quel caso, fecero sentire il loro peso. Nel 1946, la siccità colpì addirittura il 50% del complesso delle terre sovietiche, ma grazie all’organizzazione capillare, efficiente e rodata dell’agricoltura collettiva, non vi furono catastrofi da annoverare.
Tra il 1955 e il 1965, la superficie coltivabile venne accresciuta di ben 42000000 di ha (+23%), soprattutto in Kazakhstan e Siberia occidentale, nonostante l’abbandono dei cardini della politica agricola staliniana, abbandono che condusse ad aritmie e disfunzioni nelle produzioni e negli approvvigionamenti, segnatamente nel 1962/63 (fenomeni peraltro enfatizzati ed ingigantiti dalla propaganda borghese e filo–capitalista). Dalla metà degli anni ’60, rilevano Dronin e Bellinger, riabilitando implicitamente l’era Brezhnev, sommariamente definita “di stagnazione”, l’attenzione fu concentrata sull’incremento delle rese per ettaro: dal 1965 al 1975, infatti, la resa media per ettaro aumentò del 50%, passando da 1 a 1,5 tonnellate, mentre dal 1900 al 1950 la resa media era stata di 0,6–0,8 t per ettaro. Questo rilevantissimo progresso, rilevano gli autori dello studio, fu dovuto in maniera particolare allo sviluppo dell’industria dei fertilizzanti (nel ’65 la produzione era già 3/5 di quella statunitense e nel ’70 risulterà aumentata dell’80%), ma a questo fattore, senz’altro importante, dobbiamo aggiungere tutto il complesso di misure radicali, profonde e coerenti impostate ed attuate dal potere sovietico: messa a coltura di vaste estensioni prima abbandonate a se stesse, meccanizzazione imponente nei kolchoz e nei sovkhoz, moderni e funzionali criteri di conduzione delle imprese agricole ecc… Il lavoro degli animali fu via via sostituito da quello dei trattori e dei moderni macchinari combinati, specie a partire dal 1930, con la vittoria della collettivizzazione: all’inizio del 1933, lo ricordiamo agli smemorati, il parco macchine agricole consisteva di 148 trattori, 14000 camion e altrettante mietitrici; nel 1941, alla vigilia della guerra, i kolchoz e i sovkhoz potevano contare su 684000 trattori, 228000 camion e 182000 mietitrici. All’inizio del 1970, nei campi lavoravano più di 1900000 trattori e 600000 mietitrebbie; nello stesso anno, nei kolchoz e nei sovkhoz lavoravano circa 3500000 tecnici specializzati, che costantemente, con tenacia e passione, sperimentavano nuove tecniche e acquisizioni. Gli investimenti compiuti in agricoltura crebbero da 379000000 di rubli a 4983000000 di rubli nel 1935. Negli anni successivi, specie dopo la tragica parentesi bellica, essi crebbero vertiginosamente, tanto che, se nel 1961/65 i sovkhoz erano in perdita per 5,3 miliardi di rubli, nel 1970 essi erano in attivo per 7,5 miliardi di rubli: spese in conto capitale mirate e rigidamente controllate, avevano portato, specie dopo l’allontanamento di Krusciov, ad un arricchimento della base materiale delle imprese e ad un elevamento marcato della redditività delle stesse. Fatta 100 la produzione agricola e zootecnica dell’Impero zarista nel 1913, nel 1962 l’indice era già di 234 (235 per la produzione agricola, 232 per quella zootecnica). La messa a coltura della cosiddetta “Steppa della Fame”, compresa tra Uzbekistan, Kazakhstan e Tagikistan, per 900000 ha di terreno circa, con tutte le opere di irrigazione correlate, consentì il sorgere in loco di kolchoz e sovkhoz con una produzione annua di centinaia di migliaia di tonnellate di frutta, ortaggi e cotone.
Interessante è pure la riflessione che Dronin e Bellinger compiono in ordine al patrimonio zootecnico: l’agricoltore sovietico era oltremodo penalizzato, rispetto a quello europeo e statunitense, anche rispetto al bestiame. A causa del clima, infatti, esso doveva rimanere 180–200 giorni nelle stalle, nutrito coi raccolti, mentre il bestiame dell’Europa occidentale rimaneva in media nei ricoveri 90 – 105 giorni. In Virginia, notano gli autori, gli animali sono sempre al pascolo e, nell’intero territorio USA, i giorni di stalla sono molti meno di quelli che occorrono negli URSS, spesso appena la metà. Ebbene, nonostante queste condizioni, il patrimonio zootecnico crebbe in questi termini in URSS:
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Da notare che negli USA, nel 1990, i bovini ammontavano a 98 milioni, i suini a 53 milioni, gli ovini a 11 milioni! La bufala della zootecnia sovietica arretrata è smascherata e ricondotta a più appropriati… campi zootecnici ove farla pascolare in compagnia dei suoi corifei!
E vediamo il confronto tra URSS e USA nel campo delle produzioni agricole principali, sempre nel 1990, tenendo conto del fatto che quello, per l’URSS, non fu certo l’anno più florido, rappresentando il vertice della strategia di destabilizzazione economica e distruzione del socialismo nota come “perestrojka”… Senza la strategia gorbaciovana di demolizione del primo Paese socialista del mondo, certamente si sarebbero registrati dati di gran lunga migliori!
2Come si può ben vedere, l’URSS superava gli Usa nella produzione di quasi tutte le principali colture, eccezion fatta per il mais, per le ragioni che abbiamo evidenziato nel presente studio, e per il pomodoro, frutto tipico ed originario delle Americhe, lo xitomatl dei gloriosi Aztechi.
Alla luce di tutti questi dati, soprattutto dello studio condotto da Dronin e Bellinger, possiamo dire che l’URSS attuò un prodigio in campo agricolo: nelle peggiori condizioni climatico–territoriali di partenza, e lasciandosi alle spalle l’arretratezza di secoli, riuscì ad edificare non solo una potente agricoltura, con varie annate di raccolti record, ma anche a vincere la competizione internazionale con le agricolture di numerosi Paesi capitalisti, prima fra tutte quella statunitense, avvantaggiata da condizioni climatiche, geologiche, geografiche decisamente premianti, in assoluto e in relativo. Citare mancanze, carenze, difetti, importazioni di cereali in alcune annate sfavorevoli (i Paesi euro-occidentali le loro produzioni le distruggono sistematicamente, per promuovere poi importazioni in massa di derrate alimentari dall’estero…), evidenziando sempre l’eccezione e mai la regola, ossia le abbondanti produzioni, l’imponente processo di diversificazione delle colture, il massiccio flusso di esportazioni promosso dall’URSS, è una malattia che ha contagiato e interessato anche la sinistra e la pubblicistica del fronte comunista. Restaurare la verità significa anche, in primo luogo, conoscere i limiti fisici, geografici, climatici in cui l’URSS dovette attuare la propria rivoluzione agraria: questi dati ci fanno meglio apprezzare i risultati conseguiti nei 70 anni di storia del Paese con gli operai e i contadini al potere. A Dronin e Bellinger, al di là e al di sopra di ogni considerazione di partigianeria politica, dobbiamo essere grati per aver messo in luce tutto ciò, con l’analiticità e l’obiettività propri del miglior criterio scientifico possibile.4e39f409-920f-46ba-8afd-0c2d60079dab-1301x2040Riferimenti bibliografici e sitologici:
E. G. Bellinger e N. M. Dronin: “Climate Dependence and Food Problems in Russia 1900 – 1990” (Central European University Press, 2005)
Lineamenti di storia dell’URSS, Vol. 2, Edizioni Progress, Mosca, 1981
L’Unione sovietica – piccola enciclopedia, Novosti, 1967
Calendario atlante De Agostini, 1993

La ri-globalizzazione preannuncia un emergente Nuovo Ordine Mondiale

He Yafei, The BRICS Post 9 gennaio 2017

PrintIl dibattito mondiale sulla globalizzazione è stato rovesciato dal “fenomeno Trump” e dal suo dilagare in Europa e altrove. I due campi della “de-globalizzazione” contro la “riglobalizzazione” sono contrapposti in un tiro alla fune senza un chiaro vincitore. Dal punto di vista storico, la globalizzazione e, del resto, la storia del mondo non è stata lineare nel progredire. Ci sono stati alti e bassi così come colpi di scena. Con decenni di rapida crescita della globalizzazione, il mondo ha raccolto benefici senza precedenti, ma abbiamo visto anche il crescente divario tra ricchi e poveri e maggiore divisione tra capitale e lavoro come previsto da Karl Marx. Quindi, la conclusione dovrebbe essere che la globalizzazione continuerà ma con paradigma o narrativa diversi, inaugurando così la nuova era della “riglobalizzazione” in cui la Cina è chiamata a svolgere un fondamentale ruolo di leadership. Il Presidente cinese Xi Jinping sarà al Davos World Economic Forum a gennaio 2017, indicando ancora una volta che la Cina attribuisce grande importanza a “una nuova globalizzazione e alla governance globale”, anche se oggi la globalizzazione è disgregata e ha urgente bisogno di cambiamenti. L’ordine mondiale emergente è stato plasmato dai meandri della globalizzazione attuale. Anche se quali misure antiglobalizzazione prenderà il Presidente Trump e cosa accadrà nella politica europea nei prossimi anni sono per lo più nel campo delle incognite, vi sono alcune tendenze che senza dubbio continueranno. Una tendenza è che dopo la crisi finanziaria del 2008 il neoliberismo è in rapida ritirata a livello globale. Un’altra è il fatto che, nonostante il rallentamento economico globale, la crescita economica e il modello della Cina si sono dimostrati di grande rilevanza nella governance economica globale, con il suo sistema politico resiliente e i forti accordi istituzionali. Il contrasto tra collasso del neoliberismo occidentale e nuovo modello di sviluppo tanto adottato e praticato dalla Cina non va ignorato. Sono certo che avrà un posto di rilievo nell’imminente riunione annuale di Davos. Negli ultimi dieci anni, la Cina ha adottato un approccio proattivo nel creare realtà comuni globali, dalla Shanghai Cooperation Organization alla Asian Bank Infrastructure Investment (AIIB), dal nuovo accordo di libero scambio RCEP, quasi concluso, all'”Iniziativa Fascia e Via” che promuove il nuovo pensiero dello sviluppo comune nella governance globale.
Tra la crescente incertezza causata dal mutamento politico-economico nei principali Paesi avanzati come Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Francia, la Cina si distingue come ancora di stabilità e continuità nella governance globale e per impegno internazionale nell’affrontare sfide globali come il cambiamento climatico. La maggiore incertezza è senza dubbio la politica economica e monetaria presentata da Trump. Protezionismo commerciale, riduzione delle tasse, aumento degli investimenti nelle infrastrutture per mille miliardi di dollari e mantenimento dei rialzi dei tassi della FED sono già sul tavolo. Questo mix di politiche avrà un impatto sul commercio e l’economia globali. La questione è quanto e per quanto tempo le economie del mondo sono praticamente interdipendenti nella produzione globale e nei flussi finanziari. Qualsiasi interruzione del sistema attuale potrebbe essere costoso per molti Paesi, in particolare per le piccole economie o le economie dalle singole materie prime. Naturalmente non si tratta solo di Cina e Stati Uniti. Si tratta del mutevole panorama politico ed economico del mondo in cui viviamo, del “riequilibrio” o “convergenza” tra le nazioni sviluppate e in via di sviluppo su una scala mai vista dalla rivoluzione industriale di qualche secolo fa. In altre parole, la governance globale subisce un processo storico da “governo occidentale” a “co-governo tra Oriente e occidente”. Riusciremo a plasmare un nuovo ordine mondiale emergente più equo, più giusto e dalla migliore architettura della governance globale per la comunità delle nazioni, un ente di fatto di comune interesse con relazioni reciprocamente vantaggiose. Questa è una grande sfida per tutti. Sarà tragico se un Paese o dei Paesi dirottati da politica interna, economia o geo-politica siano d”ostacolo piuttosto che motori della “riglobalizzazione”. Non c’è tempo da perdere, quando la nuova era è già all’orizzonte e un mondo in rapida evoluzione richiede certamente un incontro tra menti ed azioni concertate nella governance globale di tutti i membri della comunità internazionale, per lavorare alla “riglobalizzazione”.
Ultimo ma non meno importante, riglobalizzazione non significa buttare via l’attuale sistema di governance globale. La Cina ha più volte espresso la ferma posizione nel salvaguardare e rafforzare il sistema di governance esistente. Ciò che va fatto dopo attenta e ampia consultazione tra le nazioni è quali riforme dovremmo contemplare e adottare per migliorare un sistema dalle imperfezioni evidenti. Il populismo in ascesa negli Stati Uniti e in Europa non è qualcosa che accade di punto in bianco che va ignorato. E’ il risultato del rafforzarsi dal divario persistente dei redditi e delle ricchezze, dell’ampliamento del divario tra guadagni del capitale e del lavoro, parlando in termini generali. Il populismo è solo un’etichetta. La causa principale che alimenta la rabbia populista contro le élite negli Stati Uniti e certi Paesi europei è ormai chiara. Se tale angoscia non può diffondersi, qualsiasi discorso su un nuovo ordine mondiale sarebbe inutile. Il successo della Cina in continua crescita e i suoi enormi sforzi per ridurre e eliminare la povertà sarebbero un buon esempio per le altre nazioni.9822c04a-8871-4484-9beb-2c13d069bb5b_w640_r1_sTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guy Verhofstadt ammette che l’Europa è in crisi, tra terrorismo e rivolte di migranti

Teheran (FNA), 9 gennaio 2017Verhofstadt, President of the Group of the Alliance of Liberals and Democrats for Europe, addresses the European Parliament during a debate on the situation in Ukraine in StrasbourgL’ex-primo ministro del Belgio e leader del gruppo Liberali e Democratici al Parlamento europeo ha ammesso che “l’Europa è in crisi”. Guy Verhofstadt ha fatto tali osservazioni alcuni giorni dopo aver annunciato la candidatura alla presidenza del parlamento dell’UE, promettendo che non ci sarà un “superstato europeo”, informa RIA Novosti. Guy Verhofstadt ha da tempo l’ambizione di assumere uno dei ruoli principali dell’Unione Europea, la Presidenza del Parlamento europeo. La sua candidatura è significativa in quanto arriva in un momento di grave crisi nell’Unione europea, con immigrazione e terrorismo che dominano l’agenda. “L’Europa è in crisi. Dalle nostre difficoltà economiche persistenti e dalla crisi dei rifugiati ai molteplici attentati terroristici sul suolo europeo. L’Europa reagisce sempre troppo poco e troppo tardi“, dice Verhofstadt nel suo programma. “Niente equivoci, l’Unione del futuro non sarà un superstato europeo, difatti l’opposto di un’unione più efficace e integrata, che saprà meglio proteggere la nostra cara diversità europea in lingue, culture, tradizioni, stili di vita“.
Verhofstadt concorre alla presidenza nel tentativo di rompere la lunga intesa tra i due maggiori gruppi politici, il partito popolare europeo (PPE) e i Socialisti e Democratici (S&D) che formano la “grande coalizione” dal 2004, quando decisero di collaborare al Parlamento in cambio della condivisione della presidenza. Il presidente iniziale del parlamento attuale, avviatosi nel 2014, fu il membro degli S&D Martin Schulz, il cui ruolo passerebbe al PPE. Tuttavia, il presidente del gruppo S&D, Gianni Pittella, si è proposto alla presidenza, minacciando il collasso della “grande coalizione”. Il PPE, il 13 dicembre, votava un altro italiano, l’ex-commissario europeo e uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento Antonio Tajani, alla presidenza, che sarà votata il 17 gennaio. “Sono convinto che il continuo gioco tra i due grandi gruppi non sia nell’interesse del Parlamento né dell’Unione. Questo è il momento per un candidato dalla comprovata capacità di condurre una vasta coalizione e che possa unire le forze europeiste in questa casa, mettendo prima l’interesse dei cittadini europei“, ha detto Verhofstadt. “Dobbiamo rompere con la solita ‘grande coalizione’ che ha governato il Parlamento per troppo tempo e invece diventare i principali decisori politici europei. I cittadini si aspettano soluzioni reali da noi. Ciò significa, tra le altre cose, considerevoli polizia di frontiera e guardia costiera, antiterrorismo europeo e rinnovati investimenti nella nostra economia“, ha detto.
Verhofstadt è il negoziatore del Parlamento europeo sul Brexit e per molti commentatori dovrà farsi da parte in caso diventi presidente del Parlamento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora