L’URSS ha vinto in Afghanistan?

Andrej Mikhailov, Pravda, 13/03/2017

Il 25 dicembre 1979, alle 15:00, le truppe sovietiche entravano in Afghanistan. 500000 soldati sovietici parteciparono alla guerra in Afghanistan. Quasi 50000 ne furono feriti, 6669 resi disabili, 13833 soldati furono uccisi in battaglia, 312 scomparvero e 18 furono internati in altri Paesi. Questi furono i costi dell'”aiuto internazionale”. Del materiale militare, le perdite furono le seguenti: 147 carri armati, 1314 blindati, 510 veicoli per genieri, 11369 autocarri e autocisterne, 433 sistemi di artiglieria, 118 aerei, 333 elicotteri. La guerra non dichiarata, durata nove anni, un mese e 19 giorni, rimane ancora sconosciuta. La verità sulla guerra in Afghanistan durante l’era sovietica nascosta, anche con la glasnost di Gorbaciov. Si può affrontare la guerra in Afghanistan da diversi punti di vista: politico, militare e morale. La guerra lasciò traccia in tutti questi ambiti e non è mai divenuta questione passata. Negli anni ’90 ci fu la tendenza nella società russa a criticare la guerra. Tuttavia, si criticava tutto ciò che era legato all’Unione Sovietica. Molti dicevano che il nostro Paese aveva tristemente perso la guerra in Afghanistan, proprio come gli Stati Uniti in Vietnam.
Il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica decise d’inviare un limitato contingente di truppe in Afghanistan il 12 dicembre 1979. Solo una persona, Aleksej Kosygin, membro del PolitBurò, votò contro. L’URSS schierò le truppe in Afghanistan dopo la 21.ma richiesta del governo afgano. All’inizio, l’Unione Sovietica inviò tre divisioni, una brigata, due reggimenti e diverse unità della 40.ma Armata. Nei mesi successivi, un’altra divisione e altri due reggimenti si unirono. Così, vi erano 81000 effettivi nel contingente afgano. Nel 1985, l’anno della massima presenza dell’esercito sovietico in Afghanistan, la struttura del contingente aumentò a quattro divisioni, cinque brigate, quattro reggimenti, sei battaglioni, quattro unità dell’aviazione e tre unità di elicotteri. In totale, quasi 108000 effettivi. Come dicono numerose fonti, la decisione di schierare le truppe in Afghanistan era dettata dalla necessità di garantire la sicurezza alla stessa URSS. Il Paese agì anche per preservare la leadership politica mondiale. In ogni caso, gli storici dicono che se l’URSS non avesse schierato le truppe, gli Stati Uniti avrebbero potuto farlo. Le guerre dell’URSS in Afghanistan e degli Stati Uniti in Vietnam hanno molto in comune. Ma v’è anche una certa differenza. Proviamo a confrontare. Gli Stati Uniti persero 58000 uomini in Vietnam (47000 uccisi in battaglia) in otto anni. Le perdite nell’aviazione furono 3339 aerei (di cui 30 bombardieri strategici B-52). Di elicotteri ne furono persi 4892. A differenza dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti non ritirarono le truppe dal Paese normalmente. Tutto si concluse con l’evacuazione caotica. Gli statunitensi dovettero gettare molti elicotteri in mare per sgombrare il ponte delle portaerei utilizzate per l’evacuazione. Pertanto, la guerra afghana drl 1979-1989 impallidisce in confronto alla guerra in Vietnam.
Nikolaj Farjatin, dottore in scienze storiche, colonnello in pensione, e veterano dell’Afghanistan, ha condiviso le sue opinioni sulla guerra con Pravda. “Non importa ciò che si posa dire dell’Afghanistan oggi, si può credere che l’Unione Sovietica abbia vinto la guerra. Il Paese raggiunse tutti gli obiettivi decisi. L’Afghanistan era più o meno utile per l’URSS. Nonostante l’assistenza degli Stati Uniti all’opposizione afgana, il governo di Najibullah sopravvisse all’URSS, poiché il suo governo rimase al potere fino al 1992”. Tuttavia, l’URSS non riuscì a gestire i problemi politici interni. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la nuova Russia cominciò a criticare il passato sovietico, ignorando deliberatamente molte cose ovvie. Quale sia il risultato della guerra in Afghanistan, che può essere descritto positivo dal punto di vista geopolitico, se l’amministrazione sovietica non sfruttò il successo non significa che non vi fu alcun successo. “C’è anche un’altra cosa. Molti credono oggi che il dispiegamento delle truppe sovietiche in Afghanistan fosse aggressione, intervento ed occupazione. Tuttavia, la forma della presenza militare sovietica nel Paese esclude l’occupazione. L’Unione Sovietica non ne sfruttò le risorse naturali, né l’economia. Considerando il volume degli aiuti umanitari e i costi per inviarli, si può dire che fu l’Afghanistan che sfruttò l’economia dell’Unione Sovietica. Tra l’altro, l’opposizione armata in Afghanistan non ebbe successo con alcuna grande operazione e non prese alcuna grande città. L’URSS vinse quella guerra. “Non voglio dire che non ci fosse nulla di negativo. Abbiamo ancora molte organizzazioni di veterani afgani in Russia, orgogliosi delle loro medaglie e ancora orgogliosi di ciò che fecero“.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I Caschi Bianchi sono trafficanti di organi

Afraa Dagher, Syrianews 8 marzo 2017

Dalla liberazione di Aleppo est alla fine del 2016, i residenti locali hanno rivelato che i Caschi Bianchi trafficano organi umani. Tale verità orribile finalmente emerge. Aver vissuto nella “roccaforte ribelle” significa essere stati massacrati nel silenzio mentre i media occidentali e del GCC difendevano i macellai, dandogli altra copertura e potere di uccidere i siriani, mentre le loro famiglie non potevano parlare del proprio dolore durante il dominio brutale di tali “ribelli”. Aleppo fu liberata tra il cordoglio dei media occidentali. Aleppo è stata liberata e l’occidente premia i terroristi Caschi Bianchi, trafficanti di organi.
I terroristi si erano concentrati nei vecchi quartieri di Aleppo est, utilizzando in particolare le scuole, dopo aver chiuso l’istruzione, per lanciare razzi e colpi di mortaio sui civili inermi. Tali siti, nelle periferie, in edifici sfollati dai siriani, erano buona copertura e pretesto per i media occidentali per far sembrare che il governo siriano bombardasse edifici residenziali. Ma tali edifici erano occupati e non erano altro che focolai terroristici. Non appena i “ribelli” terroristi sparavano i loro razzi su Aleppo est, i soccorsi degli stessi terroristi arrivavano immediatamente. Sapevano dove e quando i razzi avrebbero colpito la gente! Abu Muhamad, residente locale, ha detto, “avevamo paura dopo ogni colpo di mortaio, perché i ribelli dai caschi bianchi arrivavano nelle loro ambulanze per prendere i feriti. Fummo gli obiettivi su cui si avventavano immediatamente. Sapevano quando e dove, e le vittime non tornavano con tutti i loro organi. A me rubarono un rene e parte della milza! E non possiamo processarli, eravamo sotto il loro dominio”. Un’altra donna, Alia, racconta la sua sofferenza, “I trafficanti di organi Caschi Bianchi avevano un mercato nero al confine con la Turchia dove vendevano donne, bambini e cadaveri di siriani. Il prezzo per cadavere era di 115 dollari. Il prezzo di una vittima ferita, ma viva, era 700 dollari. Tutte le povere vittime ferite dovevano essere considerate donatori di organi umani! I trafficanti di organi Caschi Bianchi provenivano dalla Turchia e assieme a medici stranieri furono nella nostra città con pretesi scopi umanitari! Tuttavia, la verità è che erano dei macellai ed eravamo un buon affare commerciale in Turchia. La Turchia e tutti i Paesi che sono con questi “ribelli” Caschi Bianchi sono coinvolti nel massacro del nostro popolo”. In precedenza, una residente locale, Hayat, dopo la liberazione da parte del nostro Esercito arabo siriano, disse come il marito fu assassinato dai “ribelli” e come il suo corpo fu portato in Turchia, da cui tornò privo di organi. Furono rubati!
In Siria, il nostro governo vieta il commercio degli organi umani; è vietato! Tuttavia, il mondo aiuta i cannibali fin dall’inizio della guerra internazionale alla Siria. I capi dei terroristi permettono a questi criminali credibilità, voce nei media governativi e nei falsi media indipendenti; anche il mondo delle false ONG li sostiene. Tale orrenda farsa continua; i brutali trafficanti di organi Caschi Bianchi sono stati nominati per il premio Nobel per la pace e poi hanno ricevuto l’Oscar di consolazione. Hollywood è andata in standing ovation per gli squadroni della morte della CIA contro la Siria. L’Oscar, per cosa? Per rimanere nelle zone controllate da al-Nusra, che si trova sulla ‘lista del terrorismo’ degli USA! I caschi bianchi erano i compagni dei terroristi che continuavano i crimini e gli orrori inflitti ai civili, mentre il nostro esercito ci protegge da 350000 invasori stranieri che commettono tali crimini di guerra!
Al-Nusra bombardava e quindi inviava chi si avventava sui feriti per derubarli degli organi con la scusa di aiutarli, trasportandoli in ospedali dove venivano espiantati. Li ricompensano con gli Oscar? Ciò rivela che i media supportano solo l’agenda geopolitica dei capi occidentali che finanziano il terrorismo nel nostro Paese, con denaro, addestramento e armi in massa. Ingannando il popolo per giustificare le loro guerre nei Paesi del terzo mondo o che mantengono la sovranità nazionale. Le loro vittime sono per due volte massacrate, dai terroristi filo-occidentali e da questi lerci media di servizio. Nel frattempo, interi Paesi vengono assassinati, direttamente dagli assassini occidentali della “coalizione” guidata dagli Stati Uniti, o dalle loro bande di ascari terroristici, come l’Arabia Saudita contro il povero Yemen. O la NATO che distrugge la Libia. A chi importa? Gli Stati Uniti, il cui ex-segretario di Stato John Kerry si vantava di aver incontrato il capo dei trafficanti di organi Caschi Bianchi Raed Salah, a cui Hollywood ha dato l’Oscar, dovrebbero preoccuparsi. Tale gruppo ha incontrato il terrorista saudita in Siria Abdallah al-Muhaysini, designato specificamente nella lista del terrorismo degli Stati Uniti. Tra i molti crimini di guerra di Muhaysini vi è addestrare bambini-soldato per farli diventare attentatori suicidi ed altri terroristi, come i due ragazzi tra i sei attentatori suicidi che assassinarono 42 siriani a Homs il mese scorso.
Chi se ne frega di chi i trafficanti di organi Caschi Bianchi uccidono, basta che agli occidentali sia fatto credere che tali squadroni della morte sono umanitari? I medici del gruppo per i diritti umani svedesi se ne fregano. Lo SWEDHR ha pubblicato un documento che denuncia il video dei Caschi Bianchi e la “manipolazione macabra di bambini morti e la messa in scena dell’attacco chimico per permettere una no-fly zone” contro la Siria. Ai media occidentali non interessa. Non parleranno mai di questo documento, mentre piagnucolavano quando Aleppo fu liberata. Non dissero che l’Esercito arabo siriano trovò enormi depositi pieni di munizioni provenienti da Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, Israele, come razzi contenenti armi chimiche. I media occidentali non hanno detto che i genieri russi hanno ripulito quasi 1000 ettari di ordigni esplosivi, nella Aleppo liberata.Non ci aspettiamo che i menzogneri media riferiscono su questo nuovo crimine, che si aggiunge alla lunga lista di crimini commessi dai trafficanti di organi Caschi Bianchi; la disinformazione dei media di regime usa le parole come armi di distruzione di massa contro il nostro Paese. Scriviamo per chi è stufo delle menzogne dei media di regime. Ad agosto scrivemmo che la nomination all’Oscar per la pornoguerra con bambini aveva un nuovo candidato, dopo la notizia fasulla del bambino impolverato “Omran”, salvato dai trafficanti di orgnai Caschi Bianchi varie volte, sempre con falsi salvataggi. I media occidentali non si vergognarono quando giornalisti investigativi indipendenti scoprirono che chi fotografò “Omran” supporta i terroristi che decapitarono il 12enne Abdullah Isa. Va aggiunto che la società di pubbliche relazioni dei Caschi Bianchi è l’AMC (Aleppo Media Cemter del terrorista del Qatar al-Qanzira, entrato illegalmente in Siria e coinvolto in ogni forma di terrorismo, compresa mutilazione e sequestro di persona). AMC viene frequentemente citato per diffondere spudorate menzogne criminali sui media occidentali. Quando la storia fasulla di Omran impolverato dominava sui media occidentali, nessuno notò che nel (finto) momento cruciale per salvare dei bambini da un edificio crollato, Rislan dell’AMC scattò le foto di Omran truccato all’interno di un’ambulanza candida. Nel 2014,l’AMC salutò Jabhat al-Nusra che uccideva i soldati dell’Esercito arabo siriano. Jabhat al-Nusra è sulla lista del terrorismo degli Stati Uniti.
Inoltre, l’AMC pose il proprio logo sulla foto di una scuola che i terroristi avevano occupato. Invece di riempirla di bambini che giocassero durante la ricreazione, era piena di razzi per massacrare. L’AMC così supportava chi ruba la vita ai bambini, usando la foto originale presa dai terroristi che occuparono una scuola di Homs, nel 2013:

Chi se ne frega sapere che il traffico di organi rientra nella lunga lista di crimini del premio Oscar Caschi Bianchi? Certamente non i media occidentali che continuano a mentire sulla Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crisi del Globalistan

Chroniques du Grand Jeu 12 marzo 2017

Il 2016 fu l’inizio della fine del sistema imperiale. Brexit, Trump, sbandamento turco, guerra del petrolio Stati Uniti-Arabia Saudita, ascesa del “populismo” in Europa, perdita o tradimento di alleati, dedollarizzazione, fiasco ucraino, discredito dei media… che pazientemente costruiti per decenni, si sbriciolavano a vista d’occhio. È vero, lo Stato profondo non ha ancora perso; la sua fiera resistenza al nuovo mondo nascente e la forza d’inerzia di qualsiasi sistema permettono di risparmiare qualche mobile, ma nulla sarà come prima. Come la bassa marea lascia sulla sabbia tracce del suo passaggio, il reflusso dell’impero ne illumina le contraddizioni eclatanti e le carenze intrinseche, mentre il nucleo duro crolla sulle proprie posizioni rischiando di esplodere via. Alcuni esempi l’illustrano perfettamente. La guerra verbale turco-tedesca, in cui il sultano con la solita arroganza chiamava Berlino “residuo nazista”, viene seguita dalla crisi olandese-turca. Si ricordi ancora, cosa salace, che questi tre Paesi sono teoricamente alleati nella NATO, dinosauro della guerra fredda in psicoanalisi dall’elezione di Donald. In caso di rottura diplomatica, gli altri membri per chi tiferanno? L’occupante dell’Eliseo, dalla bocca sempre piena d’Europa, questa volta preferisce far da sé e rompere la “solidarietà europea” ospitando, sebebene titubante, un raduno turco a Metz. Il comandante del pedalò, per nulla in contraddizione, annega nel suo bicchierino d’acqua… Ma potrebbe essere altrimenti? Perché ciò è il sintomo delle contraddizioni intrinseche del sistema di cui fa parte. Negli anni ’90, il campo del Bene aveva vinto, l’URSS fu dissolta e si aprì l’era post-moderna del Globalistan occidentale: abolizione delle frontiere, libera circolazione delle merci e delle persone a beneficio di Wall Street e dell’1%, il tutto sotto l’occhio vigile e scrutatore degli Stati Uniti. La vittoria assoluta e finale della democrazia liberale apparve insuperabile all’orizzonte. La fine della storia come Fukuyama l’aveva previsto, senza ridere…
Certo, rimasero degli impenitenti sbandati (Serbia, Iraq), ma passarono subito sotto le forche caudine imperiali. Certo, alcuni osservatori predissero quanto illusoria e pericolosa fosse la nuova religione, ma tali menti tristi furono definiti tradizionalisti reazionari che non capivano. Wall Street riuscì nell’impresa di legare la sinistra occidentale gettandole l’osso dell’antirazzismo: immigrazione, il mondo è il mio paese e tutta la baracca. Ora la senistra avrebbe lavorato per le grandi aziende, senza nemmeno rendersene conto! Che No Borders e altri festaioli “anticapitalisti” siano finanziati da Soros e sostenuti dall’oligarchia eurocratica, ovviamente, non ci sorprende…
Tutto dunque portava al migliore dei mondi quando apparvero i primi granelli di sabbia. Il fantoccio Eltsin cedette il posto a Putin e la Russia si rifiutò di finire sotto la bandiera degli Stati Uniti, la Cina si convertiva all’economia di mercato per trovarvi il primo posto mondiale, l’America Latina usciva dal tracciato… Soprattutto, i protetti dell’impero non si convertirono al nuovo dogma: internazionalismo e amicizia tra i popoli nel grande mercato globale, pochissimo per loro. L’AKP di Erdogan cominciò ad infiltrarsi nelle comunità turche in Europa (tre milioni nella sola Germania), che ora costituiscono veri e propri gruppi di pressione. Arabia Saudita e Qatar, questi cari “alleati”, accelerarono il passo della loro crociata wahhabita/salafita per islamizzare il mondo, compresa l’Europa naturalmente:

Dovremmo quindi essere sorpresi dalle euronullità vassalle delle posizioni saudite o qatariote in Siria, per esempio, dato che tali Paesi controllano i potenziali jihadisti nelle città d’Europa e un via libero da Riyadh e Doha causerebbe decine di Bataclan? I capi europei ne erano pienamente consapevoli e l’hanno permesso, per viltà, ingenuità o meno, non fu neanche discusso ma poco importa: il verme è nel frutto e simboleggia perfettamente le contraddizioni del Globalistan. La nostra povera piccola Olanda è infatti divisa tra due conseguenze intrinseche al sistema imperiale: da un lato, la sottomissione al Cavallo di Troia, turco in questo caso, per comprarsi la pace etnica nazionale; dall’altro, la solidarietà europea, il credo per evitare l’affondamento del Titanic di Bruxelles. Tra i due, il suo cuore sobbalza, dall’elezione di Donald non c’è nessuno a Washington per dirle cosa fare…
Un conflitto nascente tra politicamente corretto ed europeismo, già strumenti inseparabili della logorrea del Globalistan? Non sarebbe il minimo delle ironie… La questione in ogni caso entra nei corridoi del Parlamento europeo. Una nuova norma procedurale è stata emessa di nascosto che prevede che il presidente del dibattito possa interrompere la trasmissione del discorso di un membro, se “diffamatorio, razzista o xenofobo”. Come sempre, gli eurocrati sono stati attenti a non specificare i criteri, avendo l’innegabile vantaggio di censurare ogni discorso fuori dai paletti. Il totalitarismo in nome dei diritti umani. George Orwell è tra noi… Nulla che possa influenzare l’euroscetticismo che prevale nel vecchio continente e fa sudare freddo i globalisti. Così, se il primo ministro olandese ha vietato la manifestazione turca, è soprattutto per non essere battuto dal vile e infame Wildeers alle elezioni parlamentari tra tre giorni. Basterà? Niente è meno certo…
L’UE e ciò che diffonde iniziano ad uscire da occhi e orecchie di tutti compreso, nuovo paradosso, chi la sognava ancora dieci anni fa e ne sarebbe il principale beneficiario: i Paesi dell’Europa orientale. Il Visegrad Post, dal nome del gruppo formato dopo la caduta del muro da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, per accelerare il processo d’integrazione europea, che parla di “sovietizzazione di Bruxelles” la dice lunga sulla mancanza di amore e della delusione amara sentite a Varsavia, Praga o Budapest. Ne accennammo già lo scorso anno: “L’Europa americana sarà giustiziata proprio dai popoli che l’avrebbero rigenerata? Ci si può chiederlo seriamente quando vediamo il crescente divorzio tra UE e Paesi dell’Europa centrale e orientale, punte di diamante della “nuova Europa” tanto cara ai neo-con. Il piede destro di Washington scalcia il piede sinistro e tutto il sistema di vassallaggio europeo cadrà. Obama l’ha capito e preferisce pensare ad altro mentre gioca a golf… In primo luogo ricordarsi che l’integrazione europea fu, fin dall’inizio, un piano degli Stati Uniti. Documenti declassificati mostrano che i cosiddetti “padri dell’Europa”, Schuman, Spaak o il benemerito Monet, lavoravano per gli Stati Uniti. Per Washington, fu infatti più facile mettere le mani sul Vecchio Continente con una struttura globale infiltrata dall’interno che negoziare Paese per Paese con capi indipendenti. La caduta del muro e l’integrazione europea delle ex-democrazie popolari non erano che il tanga della NATO che avanzava sulla Russia. Meglio ancora, questi Paesi appena liberati dal controllo sovietico e ferocemente antirussi per comprensibili ragioni storiche, erano propensi a imporre un nuovo rapporto di forze molto favorevole agli Stati Uniti nell’UE, di fontre a una certa febbre frondosa, sempre possibile nella “vecchia Europa” (de Gaulle, Chirac e Schroeder…) Tuttavia, quando le istituzioni europee sono infiltrate e sottoposte ai desideri degli Stati Uniti, come sempre, il castello di carte crolla… furono prima le sanzioni antirusse che fecero breccia. Se accolte con trasporto di gioia da Polonia e Paesi baltici, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca furono molto più misurate, nel minimo che si può dire. Prima frattura nella “nuova Europa”. E ora la questione dei profughi potrebbe suonare la campana a morte. Polonia, Paese super pro-USA, si rifiuta assolutamente di obbedire agli ordini delle istituzioni, anch’esse super pro-USA, di Bruxelles. Diavolo, Brzezinski non se l’aspettava…
Varsavia, Budapest e Bratislava rifiutano totalmente ciò che vedono come un diktat da Bruxelles e le minacce delle multe (250000 euro per rifugiato respinto). Le loro parole sono interessanti:
Jaroslaw Kaczynski, leader del PiS al potere: “Una decisione del genere abolirà la sovranità degli Stati membri dell’UE, la respingiamo perché siamo e saremo responsabili del nostro Paese“.
Peter Szijjarto, ministro degli Esteri ungherese: “La minaccia di una multa è un ricatto puro e semplice della Commissione“.
Si noti, tra l’altro, l’ingenuità sorprendente dei capi che chiaramente credevano che una blanda adesione all’UE preservasse la sovranità del loro Paese… In ogni caso il sistema non deve più attivarsi. La mafia dei media occidentali parlò in proposito della “grande manifestazione” di… 240000 polacchi (su oltre 40 milioni!) contro il governo e per l’Europa. Qualsiasi riferimento a fatti realmente accaduti (Majdan per esempio) è il risultato di una pura coincidenza. Il lettore fedele di questo blog ne fu avvertito prima di tutti, a partire da gennaio (2016), della possibilità di una rivoluzione colorata in Polonia. Dato che, se non ci sarà una Maidan polacca, la crisi peggiorerà soltanto. Bruxelles apriva, senza ridere, indagini contro Varsavia sul “rispetto dello Stato di diritto”, facendo arrabbiare Budapest che sostiene senza tema la storica alleata. La rielezione del Donald Tusk globale ha causato nuove schermaglie; Varsavia denuncia il “diktat” di Berlino. Ieri, l’ennesimo battibecco ha visto il primo ministro polacco rispondere duramente al fiammeggiante tizio all’Eliseo, “dovrei prendere sul serio il ricatto di un presidente il cui tasso di popolarità è del 4%, e che presto non lo sarà più?”L’atmosfera, l’atmosfera…
Euroscetticismo ovunque, emblema del riflusso del sistema imperiale al tramonto. Siria, Ucraina, Russia, Europa, Cina… Il Globalistan, grande chimera in declino, cozza direttamente contro ciò che odia di più: il principio della realtà.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il 15 marzo la trumponomic potrebbe disintegrarsi

Gefira

Non ci sarà abrogazione e sostituzione dell’Obamacure. Né alcun taglio delle tasse. Né stimolo per le infrastrutture. Ci sarà solo un gigantesco bagno di sangue fiscale sul tetto del debito“. (1) Queste sono le parole di David Stockman, ex-direttore del budget della Casa Bianca di Reagan, che insiste sul fatto che un bagno di sangue nel mercato è imminente, mentre la vacanza sull’ascesa del debito finirà il 15 marzo 2017. “Ci sarà la sospensione del governo“, ha detto Stockman alla CNBC. “E’ del tutto inaspettato, imprevisto a Wall Street, e spaventerà tutti“. (2) Il 15 marzo è anche il giorno della riunione del Federal Open Market Committee, durante cui si prevede di rialzare i tassi; le elezioni olandesi saranno lo stesso giorno. Sarà l’inizio della grande crisi finanziaria? L’ultima sospensione del limite del debito fu decisa nell’ottobre 2015. Sei anni fa, nell’estate 2011, dopo l’accordo sul tetto del debito raggiunto da Obama, l’agenzia di rating Standard&Poor declassò i titoli di Stato degli Stati Uniti da AAA a AA+. (3)
Secondo Stockman, vi è la grande opportunità che presidente e Congresso raggiungano un accordo sul debito a 20 trilioni di dollari (106% del PIL). Quindi “il Tesoro avrà circa 200 miliardi di dollari in contanti. Bruciamo contanti al ritmo di 75 miliardi di dollari al mese. Entro l’estate, il contante sarà finito. Allora saremo nella madre di tutte le crisi sul tetto del debito. Tutto si fermerà. Credo che avremo la sospensione del governo“. (4) Ovviamente, questo significherebbe alcun stimolo, ma tagli fiscali. Con i tassi d’interesse più elevati del previsto, gli Stati Uniti si ritroveranno con una politica monetaria restrittiva e una fiscale restrittiva: la peggiore combinazione possibile per uccidere l’economia. La decisione della FED arriverebbe (come sempre) troppo tardi e causerà la prossima crisi, che sfocerebbe nella recessione negli Stati Uniti. La Trumponomic finirà prima ancora d’iniziare, a meno che il Congresso annunci l’eterna vacanza sul limite del debito.Riferimenti
1, 4. Stockman: Dopo il 15 marzo tutto si fermerebbe, Zerohedge 27/02/2017 .
2. Wall Street travisa Trump, e un bagno di sangue sul mercato è imminente: Stockman, CNBC 05/03/2017.
3. Ricordate il tetto del debito? Eccolo di nuovo, CNBC 2017/02/17 .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran e il mondo nuovo multipolare

James O’Neill New Eastern Outlook 28/02/2017Nell’ultima campagna presidenziale, il candidato repubblicano Donald Trump fece varie affermazioni suggerendo un cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti, promettendo, tra l’altro, non più tentativi di cambio di regime, una lotta efficace contro l’organizzazione terroristica SIIL e migliori relazioni con la Russia. Belle parole ma, come si dice, “non ascoltare quello che dico, guarda ciò che faccio“. Quello che fanno è sostanzialmente invariato almeno dalla fine della seconda guerra mondiale. L’obiettivo geopolitico centrale è mantenere lo status degli Stati Uniti di unica superpotenza mondiale. Non lo sono almeno nell’ultimo decennio, ma ciò non ha impedito agli USA di agire in modo tale da far credere che sia ancora così. Le sfide a tale status unipolare non sono tollerate. Paesi cadono in disgrazia o meno in base alla loro conformità alle pretese statunitensi. Ciò è assai chiaramente dimostrato nel caso dell’Iran. L’esperienza dell’Iran con il concetto di democrazia occidentale si ebbe con il governo quasi-secolare di Mohammad Mossadegh. Nel 1952 Mossadegh nazionalizzò la compagnia petrolifera anglo-statunitense (la BP) in modo che i benefici della sua notevole ricchezza fossero raccolti dal popolo iraniano. Ciò fu intollerabile per statunitensi ed inglesi, quest’ultimi controllavano il petrolio iraniano dal 1913. Un colpo di Stato organizzato da MI6 e CIA rovesciò il governo Mossadeq restaurando il regime brutale della dinastia Pahlavi. La democrazia non fu più presa in considerazione, un punto da ricordare sempre quando si sente la propaganda occidentale su USA e Regno Unito dalla missione di portare la democrazia nel mondo. Nei seguenti 25 anni, l’Iran ebbe un buon rapporto con gli Stati Uniti, conclusosi bruscamente con la rivoluzione islamica del 1979. Da allora l’Iran è oggetto di sanzioni che ne paralizzano importanti settori economici. Fu oggetto di attentati, soprattutto dei Mujahidin e-Khalq (MeK), organizzazione terroristica non considerata tale dagli Stati Uniti. Nel 1980, quando sanzioni e altre misure non piegarono l’Iran agli USA, fu attaccato dall’Iraq e la conseguente guerra di otto anni costò un milione di vite. Gli iracheni furono armati e sostenuti dagli Stati Uniti. Misura dell’incostanza e dell’opportunismo del sostegno statunitense fu che due anni dopo la fine della guerra, l’Iraq venne attaccato dagli Stati Uniti, essendo stato attirato nella disavventura del Quwayt.
Altre continuità appaiono nelle dichiarazioni pubbliche dei funzionari della nuova amministrazione Trump. Il segretario della Difesa James Mattis, il temporaneo consigliere della sicurezza nazionale Michael Flynn e Trump hanno tutti ripetuto la solita accusa statunitense che l’Iran sia “il maggiore sponsor del terrorismo” nel mondo. Mettendo da parte l’ironia di tali dichiarazioni da funzionari dello Stato che ha attaccato più Paesi e ucciso più persone negli ultimi 70 anni di tutte le altre nazioni del mondo messe insieme, è un’accusa che, come ha sottolineato Gareth Porter, fu mossa contro l’Iran dall’amministrazione Clinton. Nel 1995 Clinton impose un ulteriore vasta serie di sanzioni all’Iran. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione nel gennaio 2002, il presidente George Bush nominò l’Iran nell’ambito dell'”asse del male” (insieme a Iraq e Corea democratica). Certe cose non cambiano mai. Anche in questo caso, citando Porter, l’accusa contro l’Iran non aveva basi se non il continuo principio della politica estera statunitense. Nel 2007 l’allora vicepresidente Richard Cheney voleva attaccare l’Iran e ne fu dissuaso solo dal segretario alla Difesa Gates e dal Joint Chiefs of Staff, non per principio, ma per i rischi che avrebbe posto alla presenza militare degli Stati Uniti nella regione. Nell’ultima campagna presidenziale, la candidata democratica Hillary Clinton minacciò di attaccare l’Iran, se eletta, un’azione che avrebbe sicuramente scatenato una grande guerra. La sua belligeranza promise più stretti rapporti degli USA con Israele e Arabia Saudita, di quanto abbia fatto qualsiasi denuncia legittima verso la Repubblica islamica.
A gennaio Trump usò la scusa dei test di missilistici iraniani per imporre ulteriori sanzioni all’Iran. L’ha fatto con la palese falsa affermazione che i test violassero il Piano congiunto d’azione globale (JCPOA) stipulato il 14 luglio 2015. Tale piano fu negoziato su iniziativa della Russia per scongiurare ciò che sembrava un probabile attacco all’Iran per il presunto programma di armi nucleari. La risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza approvò all’unanimità il JCPOA. Trump denunciò l'”accordo” come “stupido” e minacciò d’ignorarlo. E’ improbabile che Trump abbia mai letto la risoluzione di 108 pagine, tanto meno capito le disposizioni dettagliate che non vietano i test missilistici dell’Iran. Anche se l’avesse fatto non avrebbe avuto importanza, perché un’altra continuità della politica estera statunitense è ignorare semplicemente il diritto internazionale quando si capisce che non è nell’interesse della sicurezza nazionale. Nonostante sanzioni e altri ostacoli, l’Iran ha comunque migliorato significativamente vari indicatori sociali dalla rivoluzione del 1979. L’aspettativa di vita è aumentata da 55 anni a 71 anni; i tassi di mortalità infantile sono diminuiti del 70%; il congedo di maternità retribuito supera gli standard dell’OIL; e il 60% degli studenti universitari sono donne libere di studiare qualsiasi materia. Su tutti i principali indicatori sociali, la condizione delle donne supera notevolmente quella di tutti gli altri Paesi della regione. Si può prevedere che questa tendenza continui con grande dispiacere dei peggiori nemici regionali dell’Iran, Israele e Arabia Saudita. Anche se Trump ha imposto unilateralmente ulteriori sanzioni all’Iran, è improbabile abbiano lo stesso impatto dei precedenti tentativi di minare la Repubblica islamica, per un motivo molto significativo. L’Iran ha ora due potentissimi amici, Russia e Cina, che per vari motivi vedono l’Iran componente essenziale del progetto infrastrutturale più grande del mondo, la Fascia e Via cinese (OBOR). Entrambe le nazioni sono anche acutamente consapevoli dei pericoli dell’estremismo islamico ai confini. L’Iran, contrariamente alla propaganda occidentale, è visto in contrappeso alla natura sunnita delle violenze che sconvolgono il Medio Oriente. Uno sguardo alla mappa mostra la posizione strategica dell’Iran. Fulcro logico dei grandi progetti di sviluppo eurasiatico, componente centrale dell’OBOR. Uno dei collegamenti ferroviari ad alta velocità dalla Cina all’Europa transiterà per l’Iran. Un’ulteriore linea ferroviaria ad alta velocità collegherà l’Iran al corridoio economico Cina-Pakistan che termina a Gwadar, sul Golfo Persico. Un altro sviluppo è il Corridoio dei Trasporti Internazionale Nord-Sud (INSTC) di 5600 chilometri, da Mumbai in India via Iran e Azerbaijan fino alla Russia. Prove furono condotte nel 2014. INSTC a sua volta si collega alla componente marittima dell’OBOR e all’accordo di Ashgabat firmato da India, Iran, Kazakhstan, Oman, Turkestan e Uzbekistan nel 2015. L’obiettivo dell’accordo è facilitare gli scambi commerciali tra Asia centrale e Stati del Golfo Persico. OBOR si sviluppa intorno a numerose strutture commerciali e finanziare, uno dei più importanti è la Shanghai Cooperation Organisation (SCO), la cui composizione si estende dalla Cina all’Asia centrale fino alla Russia. L’Iran è un membro associato della SCO e la sua piena adesione è fortemente sostenuta dalla Russia. La Russia è anche l’elemento chiave dell’Unione economica eurasiatica (EEU). L’Armenia, altro aderente dell’UEE ha recentemente dichiarato sostegno all’accordo di libero scambio tra Iran e UEE. Il 21 febbraio 2017, il primo vicepremier russo Igor Shuvalov visitava l’Iran per discutere di un simile accordo di libero scambio. Alcuno di questi sviluppi è gradito a Washington che monta una contro-strategia, l’obiettivo principale è rompere la sempre più forte relazione tra Russia e Cina, usando l’Iran come una pedina nella manovra geopolitica.
I resoconti sugli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti sono soprattutto voci dall’amministrazione Trump (molto contraddittorie) sulla normalizzazione delle relazioni con la Russia. Non c’è nulla di sottile o altruistico in tali mosse. Le osservazioni di Trump riflettono probabilmente il consiglio di Henry Kissinger che vede il riavvicinamento degli USA con la Russia come cuneo contro la Cina. Dalla Russia ci si aspetterebbe che sacrifichi i rapporti con l’Iran in cambio di concessioni ai confini europei, in particolare in Ucraina. Il Presidente russo Putin è troppo astuto per cedere a tali lusinghe. Anche se i media occidentali in gran parte l’ignorarono al momento, Putin spiegò la sua idea di un mondo molto diverso nel discorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco del febbraio 2007. Putin indicò la natura “perniciosa” del mondo unipolare. Tale sistema in ultima analisi, si distrugge dall’interno. Putin disse che il “modello unipolare non solo è inaccettabile, ma è anche impossibile nel mondo di oggi“. Il modello “è viziato perché alla base non ci sono, né possono esserci i fondamenti morali della civiltà moderna. Oggi”, disse, “assistiamo all’iperuso incontrollato della forza, della forza militare, nelle relazioni internazionali, forza che spinge il mondo nell’abisso dei conflitti permanenti. Assistiamo”, continuò, “a un maggiore disprezzo dei principi fondamentali del diritto internazionale… Uno Stato, in primo luogo gli Stati Uniti, hanno oltrepassato i propri confini nazionali in ogni modo. Ciò è visibile nelle politiche economiche, culturali ed educative che impone alle altre nazioni. Bene, a chi piace?” Le osservazioni premonitrici di Putin furono ignorate dagli occidentali. Se l’avessero ascoltato, le osservazioni del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla stessa conferenza, dieci anni dopo, nel febbraio 2017, non li avrebbero scioccati. Lavrov chiede un “ordine post-occidentale”, come il governo russo percepisce il futuro. Il discorso di Lavrov ha confermato che la Russia non è interessata a tornare sulla via filo-occidentale perseguita da Boris Eltsin nei disastrosi anni ’90. Dice all’occidente, in effetti, che se pensa di poter usare la Russia per “contenere” la Cina o imporre un cuneo tra questi due grandi poli del nuovo mondo multipolare, allora non ha fatto attenzione. Lo stesso vale per le speranze occidentali di utilizzare le concessioni alla Russia (nella misura in cui ci si può fidare) per imporre un cuneo tra Russia e Iran. Lungi dall’indulgere su ciò che Putin ha descritto come “personali pazzie” sulla Russia che attacca la NATO o altri, la Russia ha priorità più importanti, come aiutare e tutelare gli interessi sovrani degli amici, come l’intervento su richiesta del governo siriano. Un’altra manifestazione di questo nuovo orientamento è lo sviluppo di commercio, comunicazioni e legami nella difesa con l’Iran. Ciò ha incluso l’invio del sistema anti-missile S-300 all’Iran e l’eventuale potenziamento dell’Aeronautica iraniana con caccia Sukhoj Su-35. Un possibile ritorno delle forze russe sulla base aerea di Hamdan in Iran, viene anche discusso. Ancora più importante, come già osservato, la Russia aderisce con la Cina alla vincente strategia del Presidente Xi per lo sviluppo pacifico dell’Eurasia, che trasformerebbe la struttura geopolitica mondiale. Ironia della sorte, il geografo inglese Sir Halford Mackinder per primo espresse questa grande visione, nel 1904, ma sono i cinesi, in collaborazione con i partner della SCO e delle strutture finanziarie alleate, che avverano la visione di Mackinder.
Sarebbe ingenuo pensare che gli statunitensi accettino pacificamente la loro detronizzazione da unica potenza egemone del mondo. Senza dubbio s’impegneranno in ciò che Andrew Korybko descrive “guerre ibridi”, e ci si può aspettare che l’Iran ne sia l’obiettivo primario precisamente per le ragioni che ne fanno componente chiave dell’OBOR e relativi sviluppi. La SCO ha già una contro-strategia con la sua struttura regionale antiterrorismo, una forza di reazione rapida progettata per contrastare le minacce poste dalle strategie della guerra ibrida degli USA come terrorismo, rivoluzioni colorate e guerra economica per il cambio di regime. L’eliminazione progressiva del dollaro come mezzo principale del commercio internazionale, già a buon punto con BRICS, SCO e OBOR, fornirà ulteriori meccanismi di difesa, integrando le strategie militari attuare. Il mondo va creandosi intorno al triangolo Cina-Iran-Russia, offrendo una prospettiva molto diversa dalla guerra perpetua imposta dall’ordine mondiale anglo-statunitense. Il futuro del mondo dipende da questo successo.James O’Neill, legale australiano, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora