L’ultima minaccia di Trump alla Corea democratica rende impossibile un accordo

Moon of Alabama, 18 maggio 2018Il presidente Trump ha di nuovo sabotato i negoziati con la Corea democratica. Sarà difficile riavviarli. L’atteggiamento che ha mostrato ne rende improbabile uno qualsiasi. La Corea democratica minacciava di cancellare il vertice col presidente degli Stati Uniti Trump. I commenti del Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Bolton secondo cui il “modello libico” sarebbe stato applicato alla Corea democratica, sono stati considerati un insulto. La Libia aveva acquistato alcune attrezzature che potevano essere utilizzate per avviare l’arricchimento di uranio. Ma non ha mai avuto un programma per lo sviluppo di armi nucleari, né base industriale ed accademica per perseguirne uno simile. Per uscire dalle sanzioni, la Libia rinunciò al poco materiale che aveva. Tutto fu spedito negli Stati Uniti prima che le sanzioni fossero revocate. Bolton probabilmente si riferiva solo a questa parte del “modello libico”. Ma c’è anche altro. Pochi anni dopo che la Libia aveva abbandonato il suo minuscolo materiale nucleare, Francia, Regno Unito e Stati Uniti (FUKUS) avviarono la guerra per il cambio di regime contro di essa. Con l’aiuto degli Stati Uniti, Muammar Gheddafi fu assassinato dagli islamisti e Hillary Clinton persino ci scherzò. Da allora la Libia è nel caos totale e in una guerra tribale dalle continue ingerenze straniere. La Corea democratica respinge naturalmente il modello libico. Si ritiene, giustamente, Stato nucleare a tutti gli effetti. Richiede negoziati sulla base della parità. Dopo le minacce nordcoreane di cancellare il vertice, il portavoce della Casa Bianca ritirava il “modello libico” di Bolton: “Riferendosi al confronto con la Libia, la segretaria stampa della Casa Bianca Sarah Sanders ha detto che non l’ha visto “come parte di alcuna discussione, quindi non so se sia un nostro modello. Non lho visto come specifico, so che quel commento fu fatto. Non esiste un modello di stampa che possa funzionare“.
Il treno per il vertice sembrava marciare ancora. Poi Donald Trump lo deragliava di nuovo. Alla conferenza stampa del 17 maggio gli fu chiesto del problema “modello Libia” e, con un commento apparentemente scontato, approfondiva il confronto: “Il modello, se si guarda a quello con Gheddafi, fu la decimazione totale. Siamo andati lì per batterlo. Ora quel modello avrebbe avuto luogo se non avessimo fatto un accordo, molto probabilmente. Ma se facciamo un accordo, penso che Kim Jong-un sarà molto, molto felice“. Si potrebbe chiamare “l’arte della mafia”: “Firmi o ti uccido”. Alcuni media fingono che Trump abbia solo “assicurato” Kim Jong-un. Reuters indicava che Trump cercava di placare Kim su un vertice incerto; il New York Times: Trump e Corea democratica rifiutano il “Modello Libia” di Bolton; Politico: Trump offre assicurazioni a Kim e un avvertimento. La “decimazione totale” sembra più di “un avvertimento”. The Guardian aveva l’approccio più realistico: Minaccia di Donald Trump a Kim Jong-un: fai l’accordo o subisci la stessa sorte di Gheddafi. La minaccia di Trump alla Corea democratica dimostra la giustezza di acquisire armi nucleari e capacità di lanciarle sugli Stati Uniti continentali. Cederle sarebbe un suicidio. Trump aveva anche borbottato che avrebbe dato “forti rassicurazioni” a Corea democratica e Kim Jong-un sulla loro sicurezza se faranno l’accordo. Non spiegava quali sarebbero. Il modo in cui Trump aveva distrutto l’accordo nucleare con l’Iran, attuato con le “forti rassicurazioni” di un presidente degli Stati Uniti e l’appoggio del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dimostra che alcuna garanzia degli Stati Uniti è degna della carta su cui è scritta. Quando fu annunciato il vertice, si sapeva che aveva poche possibilità di successo perché c’erano troppi interessati a mantenere il conflitto con la Corea democratica, come John Bolton, i militari statunitensi e il premier giapponese Abe.
La Corea democratica sicuramente risponderà alla minaccia della “decimazione totale” di Trump. Probabilmente uscirà dal vertice previsto per il 12 giugno a Singapore. Potrebbe tornare se la Casa Bianca tornerà sui suoi commenti. La Cina, che spinge Corea democratica e Stati Uniti a un accordo, lascerà che la Casa Bianca sappia cosa fare. Ma credo che il vertice, se avrà luogo, non ha possibilità di successo. Trump non sa nulla dei dettagli politici e tecnici e non ha idea della cultura asiatica. Sbufferà e insulterà il partner dei negoziati. Probabilmente richiederà il totale disarmo nucleare della Corea democratica. Non ci sarà alcun accordo. Solo dopo questo fallimento imparerà che la “decimazione totale” della Corea democratica non è un’opzione che può perseguire.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Via della Seta passa per Anversa e… l’Iran

Venice Affre, Lemoci

Dopo aver percorso 11000 chilometri viaggiando per 16 giorni sulle nuove rotte ferroviarie della seta, il primo treno merci che collega direttamente la Cina ad Anversa (Belgio) arrivava il 12 maggio nel porto di Anversa. Il 26 aprile, il treno lasciava la città portuale di Tangshan (provincia di Hubei) nella Cina nord-orientale prima di raggiungere il porto fiammingo, dopo aver attraversato Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia e Germania. Questo primo collegamento ferroviario diretto tra Cina e Anversa è un progetto avviato dalla città di Tangshan e dal suo porto, in collaborazione con la compagnia di navigazione cinese statale Cosco Shipping Lines e la China Railway Container Transport Corp. (CRCT).

La nuova linea ferroviaria della seta passerà per Anversa
Il treno fa parte dell’Iniziativa cinese Fascia e Via (BRI), l’ambizioso programma del governo cinese per far rivivere le rotte commerciali dall’antica Via della Seta dall’Asia all’Europa. Con la nuova strategia aziendale del programma One Belt One Road (OBOR), il Presidente Xi Jingping vuole offrire alla Cina opportunità in Medio Oriente, Africa ed Europa. “Questa linea ferroviaria diretta pone il nostro porto sulla rotta BRI (Belt and Road Initiative) e rafforzerà ulteriormente i nostri legami con la Cina“, affermava Luc Arnouts, direttore commerciale del porto di Anversa, citato da una nota dell’autorità portuale di Anversa. “Abbiamo lavorato a lungo a questo progetto, che rappresenta un passo importante nelle nostre relazioni commerciali con la Cina“, aggiungeva. La durata media del viaggio marittimo dal porto di Tangshan con navi convenzionali è di 35 giorni. Il treno, trasportando 34 container di minerali per l’industria della carta e la produzione di ceramiche, può compiere il viaggio Tangshan-Anversa “in un tempo record di 16-20 giorni e a costi relativamente bassi“, affermava Geert Gekiere, amministratore delegato di Euroports Belgium, citato nel comunicato stampa. La Cina è il quarto partner di Anversa nel traffico annuale di 14 milioni di tonnellate di merci. A questo proposito, il governo cinese prevede di commissionare un treno diretto ad Anversa una o due volte al mese. In questo contesto, la città di Tangshan cerca di rafforzare la cooperazione col porto di Anversa e intende firmare un memorandum d’intesa con la città di Anversa. Inoltre, la China Railway Container Transport Corp. studia la fattibilità dell’apertura di un ufficio vendite in Europa.

La Cina inaugura un collegamento ferroviario con l’Iran
Le Vie della Seta continuano a tracciare i solchi anche nelle zone di tensione. Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sullo smantellamento nucleare firmato con l’Iran nel luglio 2015, noto come Piano d’azione globale congiunto (JCPOA), che ha destato serie preoccupazioni nella comunità internazionale, in particolare tra i firmatari dell’accordo (Germania, Francia, Regno Unito, Cina, Russia), non impedisce a Pechino di continuare ad aprire rotte commerciali verso Teheran. Come riportato in un articolo del Washington Post dell’11 maggio, la Cina inaugurava il 10 maggio. esattamente due giorni dopo l’annuncio ufficiale di Donald Trump di ritirare il suo Paese dall’accordo nucleare di Vienna, un nuova linea ferroviaria tra Bayannur, città della Regione autonoma della Mongolia Interna, e l’Iran. “Mentre gli Stati Uniti ora chiedono alle compagnie straniere di ridurre le attività in Iran, la Cina sembra fare il contrario“, scriveva il Washington Post. Col lancio di questa nuova linea dei trasporti merci, Pechino intende intensificare i rapporti commerciali coll’Iran. La Cina è il maggiore fornitore dell’Iran che acquistava lo scorso anno 10,9 miliardi di euro in merci, un aumento del 23,86% delle importazioni iraniane rispetto al 2016, secondo Global Trade Atlas (GTA)/IHS Markit. Le importazioni cinesi dall’Iran ammontavano a 16,4 miliardi di euro (+21,78% in un anno) di cui 10,8 miliardi di euro imputati alla voce “combustibili minerali, oli, materiali bituminosi”. Con questa nuova linea ferroviaria, la Cina invia un messaggio chiaro a Donald Trump: “Continueremo a commerciare con l’Iran”, come riporta il Washington Post, secondo cui il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shuang dichiarava in una conferenza stampa del 9 maggio che Iran e Cina, “manterranno normali legami economici e commerciali. Continueremo, aveva detto, la nostra cooperazione pratica normale e trasparente con l’Iran basandoci sulla non violazione dei nostri obblighi internazionali”. La Cina, ricordava il quotidiano, affronta lo stesso problema degli alleati degli Stati Uniti in Europa. Infatti, anche se i governi europei si oppongono a nuove sanzioni contro l’Iran, le compagnie del vecchio continente dovrebbero rispettare tali regole o esporsi a pesanti multe. Inoltre, come riporta Le Monde, “il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif scelse Pechino, primo partner commerciale dell’Iran, per la prima tappa, il 13 maggio, del viaggio volto a salvare l’accordo internazionale sul programma nucleare dopo il ritiro degli Stati Uniti dell’8 maggio”. Secondo lo stesso articolo, l’omologo Wang Yi promise che la Cina avrebbe adottato un “atteggiamento oggettivo, equo e responsabile” e “continuerà a lavorare per mantenere l’accordo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli Stati Uniti smantellano il controllo degli armamenti

Alex Gorka, SCF 16.05.2018

Gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo con l’Iran. Il trattato INF è il prossimo. La campagna per chiudere l’ennesimo importante accordo sul controllo degli armamenti già prende piede. Il 10 maggio, il Comitato per i servizi armati della Camera approvava un provvedimento che autorizza il presidente Donald Trump a decidere il destino del trattato INF con la Russia. Questo, aggiunto al progetto di legge sulla difesa, afferma che l’accordo non è più vincolante. Il disegno di legge include fondi per lo sviluppo di un missile da crociera (GLCM) che, se testato, violerà i termini del trattato. Gli Stati Uniti accusavano la Russia di non conformità, ma non avevano mai fornito pubblicamente alcuna prova. Le presunte violazioni venivano utilizzate per giustificare la nuova preferenza de falchi: le munizioni nucleari a bassa potenza installate su SLBM e missili da crociera a lungo raggio. E questo non è solo un desiderio o fantasia vuota, ma vera e propria raccomandazione della Rivista della postura nucleare del 2018. In realtà, l’idea di abbandonare il trattato non è nuova; veniva sventolata da tempo, spingendo il poderoso accordo sull’orlo dell’oblio. Il piano per il missile da crociera a testata nucleare è un altro esempio di come gli Stati Uniti erodano il regime di controllo degli armamenti: le iniziative nucleari presidenziali (PNI), che non sono accordi ma piuttosto impegni che hanno fatto molto per scoraggiare la minaccia delle armi nucleari tattiche navali, come i missili da crociera a raggio intermedio. Le iniziative furono più efficienti ed importanti di qualsiasi accordo approvato o ratificato dai parlamenti. Una volta lasciati, il genio uscirà dalla bottiglia, scatenando una corsa agli armamenti senza precedenti. Non renderà gli Stati Uniti più sicuri se la Russia adotterà testate nucleari sui missili navali Kalibr tecnologicamente avanzati. Allora perché provocarla? Le PNI hanno avuto successo, buon esempio di cosa si può ottenere se entrambe le parti lo vogliono. Ma no, il generale John Hyten, comandante del comando strategico degli Stati Uniti, “è fermamente d’accordo” sul fatto che il Pentagono debba procurarsi le suddette armi. Una testata a bassa potenza su un SLBM potrebbe non essere strategica, ma poiché non c’è modo di saperlo, qualsiasi lancio probabilmente scatenerebbe una risposta nucleare russa, sfrecciante verso le coste statunitensi. Tale testata sarebbe un’arma molto destabilizzante, soprattutto data la superiorità generale delle forze convenzionali statunitensi e NATO. Non c’è spiegazione ragionevole del perché gli Stati Uniti abbiano bisogno di munizioni non strategiche installate su vettori strategici, quando ha armi nucleari tattiche aerolanciate sono già presenti nell’arsenale dell‘Air Force? Che ha “madri” e “padri” di tutte le bombe bunker-busters e convenzionali capaci di fare miracoli, quindi perché dovrebbe usare un’arma nucleare a basso o alto potenziale, quando le stesse missioni possono essere effettuato senza alcuna arma nucleare?
Un altro punto degno di nota è il desiderio di armi a bassa potenza rifletterebbe la prontezza degli Stati Uniti ad usare armi nucleari contro avversari non nucleari. Immaginate quanto irresistibilmente allettante sarebbe colpire le infrastrutture iraniane con munizioni a bassa potenza! E se la Corea democratica diventasse di nuovo un problema? Secondo il generale Robert Brown, comandante dell’esercito USA nel Pacifico, l’esercito ha bisogno di missili dalla gittata di oltre 500 km, proibita dall’accordo bilaterale. “So che c’è il Trattato INF… ma dobbiamo andare oltre”, dice. “Il trattato INF oggi mette ingiustamente gli Stati Uniti in una situazione di svantaggio e mette a rischio le nostre forze perché la Cina non n’è firmataria“, afferma l’ammiraglio Phil Davidson, il comandante del comando del Pacifico. “I missili spaziali potrebbero essere la chiave per riaffermare la superiorità militare statunitense in Asia orientale“, sottolinea Eric Sayers, esperto del CSIS. L’esercito lavora sui razzi a lungo raggio che possano superare i 500 km. Quest’arma potrebbe essere facilmente posizionata in Europa. Non ci sarebbe modo di sapere se sia nucleare o la gittata operativa. Se un proiettile non rientra nella categoria dei missili intermedi, non è coperto da alcun trattato, ma l’effetto è lo stesso di un missile a medio raggio. In realtà, il Trattato INF viene violato oggi sfacciatamente. Non è necessario declassificare le informazioni sul silenzio per provarlo. I lanciamissili Aegis Ashore Mk-41, installati in Romania e presto in Polonia (2020), vengono utilizzati dalla Marina per lanciare armi a raggio intermedio ed intercettori aria-superficie. Questo è innegabile. Le discussioni sotto gli auspici della Commissione speciale di verifica del Ttrattato INF non hanno portato da nulla. Se il trattato INF non sarà più vincolante, la Russia sarà libera di schierare missili a raggio intermedio per compensare la superiorità occidentale in altri armamenti. I lanciamissili Iskander-M possono essere utilizzati per sparare missili a raggio intermedio. Ciò includerà obiettivi in Europa, anche se gli Stati Uniti saranno fuori dalla loro gittata. Ciò potrebbe portare a un’altra spaccatura tra gli alleati quando le loro relazioni sono al minimo per le guerre commerciali e l’accordo con l’Iran. Infine, lo scioglimento del Trattato INF complicherà notevolmente se non eliminerà qualsiasi prospettiva sul Nuovo START. E senza quest’ultimo, non ci sarà alcun accordo per frenare la corsa agli armamenti. Il controllo degli armamenti sarà chiuso tornando alla fine anni ’50 e primi anni ’60. E se una scintilla dovesse accendere l’incendio, ci ritroveremo nell’età della pietra.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Corea e Stati Uniti: negoziare il trattato di pace

Professor Michel Chossudovsky, Global Research 16 maggio 2018Estendo i miei saluti al Korea International Peace Forum (KIPF). I miei pensieri sono col popolo della Corea nella ricerca di pace, unità e sovranità nazionale. La Dichiarazione di Panmunjeom del 27 aprile per la pace, prosperità e unificazione della penisola coreana, firmata dal Presidente Kim Jong-un e dal Presidente Moon Jae-in costituisce un’espressione di solidarietà e impegno. Ribadisce l’esistenza di una sola nazione coreana. Pone le basi per cooperazione, riunificazione e smilitarizzazione della penisola coreana. Mentre il dialogo inter-coreano avviato prima delle Olimpiadi invernali ha posto le basi per un’era di cooperazione e riconciliazione tra Nord e Sud, ciò non garantisce di per sé la smilitarizzazione statunitense della penisola coreana.

La politica estera degli Stati Uniti si basa sull’arte dell’inganno
Sarebbe un grave errore per la Corea democratica rinunciare unilateralmente alla deterrenza nucleare senza un corrispondente impegno daegli Stati Uniti. I negoziati segreti Kim-Pompeo di Pasqua a Pyongyang, con funzionari dell’intelligence e della sicurezza d Stati Uniti, RoK e RPDC hanno posto le basi per la formulazione di un programma USA che pretende concessioni unilaterali dalla Corea democratica. E tale agenda verrà sostenuta da Washington nel prossimo vertice Kim-Trump a Singapore, il 12 giugno. Secondo Trump l vertice di Singapore: “Proveremo entrambi (Kim e me) a farne un momento molto speciale per la Pace Mondiale!” Come? Gli Stati Uniti abbandoneranno le ambizioni militari? Assai improbabile. Appena un paio di mesi prima Trump minacciava la Corea democratica con un cosiddetto attacco “sanguinolente”. Ultimamente, la Corea democratica ha cancellato i colloqui inter-coreani del 16 maggio con la RoK in risposta alle esercitazioni militari USA-Corea del Sud che violano lo spirito della Dichiarazione di Panmunjom. Secondo la KCNA: “Tale esercitazione che ci prende di mira, condotta in Corea del Sud e diretto contro di noi, è una flagrante sfida alla dichiarazione di Panmunjom e provocazione militare intenzionale che va contro lo sviluppo politico positivo nella penisola coreana… Gli Stati Uniti dovranno anche intraprendere deliberazioni accurate sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense, alla luce di tale provocatorio putiferio militare condotto congiuntamente con le autorità sudcoreane”. Tal giochi di guerra ordinati dal presidente Trump sono condotti sotto il comando congiunto delle forze combinate RoK-USA (CFC) che pone le forze armate sudcoreane “in stato di guerra” sotto il comando del Pentagono. Come si vedrà più avanti, l’abrogazione dell’accordo congiunto CFC RoK-USA è un prerequisito per l’attuazione del trattato di pace.

Abrogazione dell’accordo nucleare iraniano. È rilevante per la Corea?
La recente abrogazione dell’accordo nucleare iraniano da Donald Trump, abbinata all’imposizione a Teheran di ampie sanzioni economiche, dovrebbe servire da esempio alla Corea. Non ci si può fidare dell’amministrazione statunitense. Gli alti funzionari nel governo di Trump intendono destabilizzare il dialogo inter-coreano. L’abrogazione dell’accordo nucleare iraniano ha evidenti somiglianze con la posizione contraddittoria degli Stati Uniti nei confronti della Corea democratica. Inoltre, la guerra a Iran e Corea democratica fa parte della stessa agenda militare globale, confermata da un documento del Pentagono classificato nel 2007 (trapelato) che prevedeva lo scenario da guerra globale, cogli Stati Uniti intenzionati a condurla contro quattro Paesi non conformi: Russia, Cina, Iran e Corea democratica. “Nel 2007, coi cosiddetti giochi di guerra Vigilant Shield, si simulò la guerra a quattro Paesi fittizi chiamati Irmingham, Ruebek, Churia e Nemazee. Ora, Irmingham è l’Iran, Ruebek la Russia, Churia la Cina e Nemazee la Corea democratica. E tale scenario molto dettagliato, che analizzai nel mio libro, apriva la via al conflitto, una simulazione dell’intera sequenza di eventi che portava alla Terza Guerra Mondiale. E dire che non sono in previsione e analisi sulla Terza Guerra mondiale…!” (Intervista a Michel Chossudovsky, aprile 2018) Inoltre, sulla questione nucleare, ciò che gli Stati Uniti cercano è imporre l’egemonia mondiale (monopolio) sulle armi nucleari, sostenuta da un programma per armi nucleari da 1,3 trilioni di dollari. In tali circostanze, la denuclearizzazione unilaterale della penisola coreana non garantisce la sicurezza della nazione coreana. Piuttosto il contrario. Il potere di deterrenza viene perso. Gli Stati Uniti possono continuare a minacciare la Corea, lanciando un attacco nucleare preventivo alla penisola coreana dalle strutture militari in diverse parti del mondo. Il concetto di “denuclearizzazione” della penisola coreana è usata da Washington per far rispettare l’abbandono unilaterale del programma nucleare della RPDC senza alcuna significativa contropartita dagli Stati Uniti, come il ritiro delle truppe statunitensi dalla Corea del Sud. Ci riusciranno? I coreani sono abili diplomatici e tenaci negoziatori verso le controparti statunitensi.

L’accordo di armistizio del 1953
Gli Stati Uniti sono ancora in guerra con la Corea democratica, e la Corea del Sud rimane occupata dalle truppe statunitensi. L’accordo di armistizio del luglio 1953, che costituisce giuridicamente un “cessate il fuoco temporaneo” tra le parti del conflitto (Stati Uniti, Corea democratica e esercito di volontari cinesi), va rescisso. Sulla scia della Dichiarazione di Panmunjeom del 27 aprile, la soluzione per Nord e Sud sarà negoziare come primo passo per un efficace accordo bilaterale di pace che renda sostanzialmente nullo l’armistizio del luglio 1953. Sulla procedura, l’abrogazione dell’armistizio del 1953 (e la firma del trattato di pace) tra Corea democratica, Stati Uniti e Cina dovrebbe aver luogo dopo un accordo bilaterale RoK-RPDC. Le trattative tripartite USA, RPDC e Cina diventerebbero allora una formalità, una volta completata la procedura bilaterale. Inoltre è importante che RoK e Corea democratica assumano una posizione comune negoziando con Stati Uniti e Cina sull’armistizio del 1953, cioè la RoK non dovrebbe essere esclusa dal trattato di pace che abroga l’armistizio del 1953.

Verso un accordo di pace Nord-Sud come preambolo dell’annullamento dell’armistizio del 1953
La strada per l’accordo di pace RoK-RPDC come formulato nella dichiarazione del 27 aprile richiede l’annullamento preventivo dell’OPCON (controllo operativo) e l’abrogazione del comando delle forze combinate RoK-USA (CFC) che pone le forze armate della RoK “in stato di guerra”. sotto il comando di un generale statunitense nominato dal Pentagono. Questa procedura è un preambolo all’abrogazione dell’armistizio del 1953. Nel 2014, il governo della presidentessa (processata Park Geun-hye fu sottoposto a pressioni da Washington per estendere l’accordo OPCON (controllo operativo) “fino alla metà del 2020”. A seguito di una decisione della presidentessa incriminata, violando il giuramento, tutte le forze della RoK dovevano rimanere sotto il comando di un generale statunitense anziché del presidente e del comandante in capo della RoK. Attualmente gli Stati Uniti hanno gli oltre 600000 effettivi sudcoreani sotto il loro comando, (cioè il comandante delle forze armate degli Stati Uniti in Corea, (USFK) è anche comandante delle CFC RoK-USA).

Perché l’abrogazione del CFC è un prerequisito per la pace nella penisola coreana?
Un trattato di pace non può essere ragionevolmente attuato se le forze armate della RoK sono sotto il comando di un governo straniero. L’annullamento dell’accordo OPCON e l’abrogazione della struttura ROK – US Combined Forces Command (CFC) è condizione sine qua non per il trattato di pace. Abbiamo a che fare con una diabolica agenda militare formulata a Washington: gli Stati Uniti cercano il comando delle forze combinate per mobilitare la Corea del Sud contro la nazione coreana. Se una guerra dovesse essere condotta dagli Stati Uniti, tutte le forze della RoK sotto il comando USA sarebbero usate contro il popolo coreano. L’annullamento del CDC è quindi cruciale. Un prerequisito per l’attuazione dell’accordo del 27 aprile è che il governo del presidente Moon Jae-in abbia piena giurisdizione sulle proprie forze armate. La formulazione legale di questa intesa bilaterale è cruciale. In effetti, l’accordo bilaterale ignorerebbe il rifiuto di Washington. Stabilirebbe le basi per la pace nella penisola coreana, senza interventi stranieri, cioè senza che Washington stabilisca le sue condizioni. Richiederebbe un secondo passo (in seguito all’annullamento del comando delle forze congiunte), il ritiro di tutte le truppe statunitensi dalla RoK. Inoltre, va notato che la militarizzazione della RoK nell’ambito dell’accordo OPCOM, compreso lo sviluppo di nuove basi militari, è anche intesa a usare la penisola coreana come trampolino di lancio per minacciare Cina e Russia. Con l’OPCON, “in caso di guerra”, tutte le forze della RoK potrebbero essere mobilitate dal comando degli Stati Uniti contro Cina e Russia. C’è solo una nazione coreana. Washington si oppone alla riunificazione perché una nazione coreana unita indebolirebbe l’egemonia statunitense in Asia orientale. La riunificazione creerebbe uno stato nazionale coreano e una potenza regionale concorrente (con capacità tecnologiche e scientifiche avanzate) che farebbe valere la propria sovranità stabilendo relazioni commerciali coi Paesi vicini (come Russia e Cina) senza l’interferenza di Washington. Va notato che la politica estera e i pianificatori militari degli Stati Uniti hanno già stabilito il proprio scenario di “riunificazione” basato sulla presenza delle truppe d’occupazione statunitensi in Corea. Allo stesso modo, ciò che prevede Washington è un quadro che consenta agli “investitori stranieri” di penetrare e saccheggiare l’economia nordcoreana. L’obiettivo di Washington è ostacolare la riunificazione. Il suo piano B sarebbe l’imposizione dei termini della riunificazione della Corea. Il neocon “Progetto per un nuovo secolo americano” (PNAC) pubblicato nel 2000 evidenziava che in uno “scenario post-unificazione”, il numero di soldati statunitensi (attualmente 28500) sarebbe aumentato e che la presenza militare statunitense sarebbe stata estesa alla Corea democratica.

Le intenzioni di Washington sono chiare, sabotare il processo di pace
Ciò che va sottolineato è che Stati Uniti e RoK non possono essere “alleati” in quanto gli Stati Uniti minacciano la guerra alla nazione coreana. La “vera alleanza” unifica e riunisce la Corea democratica e del Sud attraverso dialogo e collaborazione contro intrusioni ed aggressioni straniere. Gli Stati Uniti sono in stato di guerra contro l’intera nazione coreana. Secondo il diritto internazionale (Norimberga) è una guerra contro la pace. Inutile dire che la riunificazione delle Coree indebolirebbe l’egemonia statunitense nel Nord-est asiatico. Avrebbe anche implicazioni significative su scambi e sviluppo nel Nord-est asiatico. Una nazione coreana unita con 80 milioni di abitanti ed integrando le capacità scientifiche e tecnologiche del Nord e del Sud porterebbe inevitabilmente alla formazione di una potenza economica regionale potente e autosufficiente, sovrana e commerciale. Una Corea divisa serve gli interessi geopolitici ed economici degli Stati Uniti. L’ amministrazione Trump, integrata da Mike Pompeo e John Bolton, farà tutto il possibile per sabotare il dialogo Nord-Sud, mantenendo intatto il Comando delle forze combinate.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Corea democratica annullerà il vertice con Trump

Moon of Alabama 6 maggio 2018L’amministrazione Trump ha pensato che saranno facili le trattative con la Corea democratica. Trump era euforico quando la Corea democratica rilasciò tre prigionieri statunitensi ed annunciò con orgoglio il summit del 12 giugno con Kim Jong-un a Singapore, dove la Corea democratica avrebbe accettato di rinunciare alle armi nucleari e ai programmi di sviluppo nucleare. Trump otterrebbe il premio Nobel per la pace e tutto andrà bene. Questo è stato un grave errore per incomprensione. Ha interpretato erroneamente ogni singola dichiarazione della Corea democratica. L’amministrazione Trump non ha ambasciatori in Corea del Sud, l’esperto della Corea democratica del dipartimento di Stato USA ne era disgustato. Il Consiglio di sicurezza nazionale è gestito da un maniaco che ha sabotato gli accordi precedenti con la Corea democratica e vuole farlo di nuovo. L’ obiettivo della Corea democratica è avere la sicurezza di poter tagliare le spese militari e quindi utilizzare le risorse per lo sviluppo economico. Il metodo per raggiungere la pace cogli Stati Uniti è stato il programma di armi nucleari. Ogni volta che veniva raggiunta una pietra miliare nucleare, la Corea democratica cercava colloqui con Corea del Sud e Stati Uniti. Ha offerto alcune concessioni, fermare o rallentare lo sviluppo di testate nucleari e missili, in cambio di un accordo di pace e del sostegno economico. Ogni volta che veniva stipulato un accordo, gli Stati Uniti non vi si attenevano. Le forniture petrolifere promesse non furono consegnate, i reattori nucleari civili che gli Stati Uniti avevano promesso non furono costruiti. Ogni volta che un accordo falliva, la Corea democratica iniziava la successiva fase del programma per le armi nucleari fino alla successiva fase. L’anno scorso finalmente raggiunse la conclusione. Testò un ordigno termonucleare, l’ultima arma distruttiva, e lanciò un missile intercontinentale in grado di trasportare una bomba simile sugli Stati Uniti continentali. La Corea democratica è ora uno Stato nucleare a tutti gli effetti. Dopo questo risultato, era di nuovo pronta a negoziare.
Quando Donald Trump arrivò in carica, promettendo che non avrebbe permesso a una Corea democratica nucleari di minacciare gli Stati Uniti, lanciò una campagna di “massima pressione” per togliere le armi nucleari alla Corea democratica e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite impose forti sanzioni alla Corea democratica. La Corea democratica era già pronta a negoziare. Non fu grazie alle sanzioni, ma il nuovo status di potenza nucleare. L’amministrazione Trump non l’ha mai capito. Credeva che la campagna di “massima pressione” portasse la Corea democratica ad offrire la “completa denuclearizzazione”. La Corea democratica usò tale frase, ma come obiettivo ambizioso del mondo intero, non proprio disarmo unilaterale. L’amministrazione Trump non l’ha capito o non voleva capirlo. Ciò era anche dovuto a stupidità e ignoranza, ma anche a malafede: “Trump e altri presentano questo processo come via disarmo della Corea democratica, anche se Kim non ha detto nulla che si discosti dalle dichiarazioni che ogni leader nordcoreano ha fatto. E nella nostra auto-illusione collettiva, abbiamo una cheerleader sorprendente: il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Va chiesto perché Bolton sia impegnato a rilasciare interviste in cui solleva la speranza della completa eliminazione delle armi nucleari della Corea democratica nel giro di pochi mesi. Ha ripetutamente chiesto un accordo di “tipo libico”, dove gli Stati Uniti semplicemente si presentano e prendono armi e infrastrutture… Questa è follia. Non c’è motivo di pensare che Kim abbia alcuna intenzione di accettare una cosa del genere… Bolton non è improvvisamente ingenuo. Lavora ai fianchi, dove certamente confonde le aspettative del presidente. Bolton non tenterà di eliminare la diplomazia opponendovisi. Piuttosto lo farà facendone il perfetto nemico del bene. Aumentando le prospettive di una resa di tipo libica, l’accordo molto più modesto offerto da Kim appare gramo al confronto. Questo è un gioco cinico e pericoloso cui Bolton e altri si prestano”.
Un effetto collaterale della falsità che “la massima pressione” abbia funzionato contro la Corea democratica, è che l’amministrazione Trump crede che funzionerà pure con l’Iran. È perciò che ha abortito l’accordo nucleare con l’Iran: “L’amministrazione Trump è convinta di avere un’apertura per un accordo nucleare con la Corea democratica a causa della campagna di massima pressione. “Lo chiamano scenario della Corea del Nord”, secondo un funzionario europeo. “Premete sui nordcoreani. Sugli iraniani … e faranno la stessa cosa di Kim Jong-un… arrendersi”.” Quando il capo della CIA, ora segretario di Stato, Pompeo giunse in Corea democratica il 10 maggio per preparare ulteriori negoziati, i nordcoreani avvertirono che Washington pensava nel modo sbagliato: “Una volta arrivati, Pompeo s’incontrò per circa un’ora con Kim Yong Chol, discutendo del summit Trump-Kim e del programma di Pompeo, prima che Kim ospitasse un pranzo al trentanovesimo piano dell’hotel che accoglieva formalmente gli statunitensi… Kim poi gli disse che “abbiamo perfezionato la nostra capacità nucleare”, aggiungendo che “questo incontro non è il risultato delle sanzioni imposte dall’estero”.” Una delle condizioni che la Corea democratica chiese all’inizio dei negoziati era il congelamento delle esercitazioni militari “strategiche” di Corea del Sud e Stati Uniti in cambio del congelamento dei test nucleari e missilistici della Corea democratica. Questo fu capito da entrambe le parti. La condizione tenne per un po’, ma pochi giorni dopo Stati Uniti e Corea del Sud annunciavano nuove esercitazioni: “Corea del Sud e Stati Uniti inizieranno massicce esercitazioni aeree combinate questa settimana, secondo i funzionari, in una mossa apparente per rafforzare la presa in vista dei colloqui di denuclearizzazione con la Corea democratica. L’esercitazione Max Thunder inizierà venerdì, coinvolgendo circa 100 aerei da guerra, tra cui otto caccia furtivi F-22 e un numero imprecisato di bombardieri B-52 e caccia F-15K, secondo i funzionari. È la prima volta che gli alleati decidono di schierare otto F-22 per l’esercitazione combinata. Secondo gli osservatori lo spettacolo programmato di formidabile forza aerea sembrava volto a costringere il Nord a rinunciare alle proprie ambizioni nucleari”. I caccia stealth F-22 e i B-52 sono mezzi nucleari e quindi strategici. Presenti nell’esercitazione, rompono l’intesa precedente. In risposta alle manovre, la Corea democratica annullava i colloqui ad alto livello con la Corea del Sud: “L’agenzia di stampa centrale nordcoreana affermava che le esercitazioni Max Thunder delle forze aeree sudcoreane e statunitensi sono una prova generale per l’invasione del Nord e una provocazione ai tiepidi legami inter-coreani… “Questa esercitazione che ci prende di mira, in corso nella Corea del Sud, è una flagrante sfida alla Dichiarazione di Panmunjom e provocazione militare intenzionale in contrasto con lo sviluppo politico positivo nella penisola coreana“, affermava KCNA. “Gli Stati Uniti dovranno anche intraprendere un’attenta riflessione sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense alla luce di tale provocatorio putiferio militare condotto congiuntamente con le autorità sudcoreane“. Il dipartimento di Stato e il Pentagono erano apparentemente inconsapevoli che l’esercizio avrebbe avuto tali conseguenze.
La Corea democratica si sente tradita. Ha interrotto i test missilistici e nucleari. Smantella il “sito die test del nord” delle armi nucleari. Ha graziato tre prigionieri e li ha rilasciati per gli Stati Uniti. Ha tenuto diversi incontri promettenti con Corea del Sud e Stati Uniti. Perché ora deve sopportare altra pressione? Perché dovrebbe consentire a Stati Uniti e Corea del Sud di violare l’accordo sul blocco dei test in cambio del congelamento delle esercitazioni? Trump pensava di aver già vinto. Finalmente la Corea democratica glielo dice chiaramente: Non rinuncerà alle armi solo per essere distrutto come altri Paesi che commisero lo stesso errore: “Il Viceministro degli Esteri Kim Kye-gwan ha chiarito che il regime comunista non è interessato a nessun discorso sul nucleare in cui soa costretto a rinunciare al proprio arsenale nucleare, secondo l’agenzia KCNA di Pyongyang… Kim ha espresso dispiacere per gli Stati Uniti che presentano precedenti metodi di denuclearizzazione, come quello della Libia”. La dichiarazione completa scritta dal “ripugnante” John Bolton: “Funzionari di alto livello della Casa Bianca e del dipartimento di Stato, tra cui Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, lanciano libere asserzioni sulla cosiddetta modalità libica di abbandono del nucleare, “denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile”, “smantellamento totale di armi nucleari, missili, armi biochimiche”, ecc., mentre si parla della formula di “abbandonare prima le armi nucleari, e compensare dopo”. Questa non è un’espressione dell’intenzione di affrontare la questione col dialogo… È assolutamente assurdo osare confrontare la Corea del Nord, uno Stato nucleare, con la Libia, che era nella fase iniziale dello sviluppo nucleare. Abbiamo fatto luce sulle qualità di Bolton già in passato, e non nascondiamo la nostra ripugnanza nei suoi confronti. Se l’amministrazione Trump non riesce a ricordare le lezioni apprese dal passato, quando i colloqui Corea-Stati Uniti subirono colpi di scena e battute d’arresto a causa di gente come Bolton e pone orecchio al consiglio di quasi-“patrioti” che insistono sulla modalità libico e simili, le prospettive del prossimo summit e delle relazioni generali RPDC-USA saranno chiare. Abbiamo già dichiarato l’intenzione di denuclearizzare la penisola coreana e chiarito in diverse occasioni che la condizione preliminare per la denuclearizzazione è porre fine alla politica ostile alla RPDC e a minacce e ricatto nucleari degli Stati Uniti”. Il premio Nobel per la pace a Trump si allontana… Se Trump vuole davvero l’incontro del 12 giugno con Kim Jong-un a Singapore e l’accordo, dovrà fermare Bolton dal fare richieste totali. Il segretario di Stato Pompeo dovrà rilasciare dichiarazioni concilianti. Il Pentagono, che non gradisce i colloqui di pace che potrebbero ridurne la posizione in Corea del Sud, dovrà porre fine alle provocazioni “strategiche”. Non c’è alternativa militare ad ulteriori colloqui. La Corea democratica, dotata di armi nucleari, è alleata della Cina nucleare. Qualsiasi attacco alla Corea democratica potrebbe causare una nube di funghi su Washington DC. Rischiare è irresponsabile.
Le proteste nordcoreane hanno fatto leva su entrambi i punti. L’esercitazione militare statunitense veniva ritirata e la Casa Bianca rinnegava l’idea di disarmo libico che Bolton ha introdotto per sabotare i colloqui. Trump vuole davvero quel Nobel. I “mezzi strategici”, ovvero i bombardieri nucleari, di cui lamentava la Corea democratica, venivano ritirati dall’esercitazione militare USA-Corea del Sud: “Contrariamente al piano originale, i bombardieri statunitensi B-52 con capacità nucleare non parteciperanno alle esercitazioni aeree combinate in corso tra Corea del Sud e Stati Uniti, secondo una fonte militare. “Nell’esercitazione Max Thunder iniziata venerdì, i caccia stealth F-22 degli Stati Uniti avevano già partecipato, mentre i B-52 non ancora”, affermava la fonte anonima. “I B-52 non prenderanno parte all’esercitazione che durerà fino al 25 maggio”… Anche il ministero della Difesa sudcoreano formalmente confermava l’assenza dei B-52 dall’esercitazione. In una mossa correlata, Moon Chung-in, consigliere per la sicurezza del presidente Moon Jae-in, dichiarava all’Assemblea nazionale della decisione di un incontro d’emergenza tra il ministro della Difesa Song Young-moo e il generale Vincent Brooks, comandante delle forze statunitensi Corea”.
I bombardieri nucleari erano chiaramente una minaccia alla Corea democratica e la loro partecipazione era la violazione del tacito accordo sul congelamento dei test nucleari della Corea democratica, che andava onorato col congelamento delle manovre strategiche di Corea del Sud e Stati Uniti. Il secondo reclamo della Corea democratica riguardava la richiesta di John Bolton dell’immediato completo disarmo. Il 16 novembre la Casa Bianca minimizzava lo scenario del disarmo libico promosso da Bolton: “Riferendosi al confronto con la Libia, la segretaria stampa della Casa Bianca Sarah Sanders affermava di non vederlo “come parte di una discussione, quindi non so che sia quello il modello che usiamo. “Non l’ho visto come specifico, so che quel commento è stato fatto. Non esiste un modello fisso che possa funzionare”, continuando: “Questo è il modello del presidente Trump, che gestirà nel modo che ritiene più opportuno. Siamo sicuri al 100%, come abbiamo già detto molte volte, e sono sicura che lo sapete tutti, che è il miglior negoziatore e abbiamo molta fiducia su questo fronte”.” La Casa Bianca si piegava abbastanza velocemente; un segno che vuole davvero l’accordo. La Corea democratica potrebbe inoltre insistere sul fatto che il “ripugnante” John Bolton non partecipi al summit del 13 giugno tra Kim Jong-un e Donald Trump. Sarebbe sicuramente utile se venisse escluso da qualsiasi negoziato con la Corea.Traduzione di Alessandro Lattanzio