Che cosa c’è dietro le intercettazioni aeree Russia-NATO

Sputnik 25.06.2017Il numero di aerei da ricognizione intercettati lungo il confine della Russia dal 12 al 18 giugno era senza precedenti, anche per gli standard della guerra fredda, secondo l’esperto militare russo Konstantin Sivkov. In precedenza, il quotidiano ufficiale del Ministero della Difesa russo “Krasnaja Zvezda” aveva riferito che nell’ultima settimana (12-18 giugno) gli aviogetti russi effettuarono 14 intercettazioni di aerei da ricognizione stranieri vicino al confine russo. Furono effettuati complessivamente 23 voli di ricognizione nei pressi del confine russo. In particolare, 10 da aerei statunitensi come RC-135 e droni strategici Global Hawk. 4 voli furono effettuati dall’aviazione norvegese con un aereo da ricognizione P-3C Orion. L’aviazione svedese aveva effettuato 3 voli. Gran Bretagna e Francia 2 voli di ricognizione ciascuna. Secondo il giornale, le intercettazioni furono svolte dagli aviogetti MiG-31 e Su-27 delle forze d’allerta della Difesa Aerea russa. Il Ministero della Difesa russo affermava che l’equipaggio dell’RC-135 compì una manovra provocatoria verso il Su-27 russo, aggiungendo che il pilota russo reagì e continuò a scortare l’aereo da ricognizione fin quando cambiò rotta fuggendo dal confine russo. Dieci minuti dopo l’incidente, un altro RC-135 entrò nella zona, e fu intercettato dal Su-27 russo, secondo il Ministero della Difesa russo. “Il numero è senza precedenti, soprattutto tenendo conto del fatto che oggi non c’è la guerra fredda. All’epoca avevamo una media di sette-otto intercettazioni alla settimana, ma oggi il numero è molto più alto“, dichiarava Konstantin Sivkov, analista militare e presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici russa. L’esperto esprimeva preoccupazione per la situazione perché la maggior parte delle intercettazioni avveniva nella parte europea della Russia. Sivkov osservava che l’attività può essere legata all’equilibrio di potere nel conflitto siriano, attualmente sfavorevole a Stati Uniti ed alleati. “Ora, l’Esercito arabo siriano ed alleati potrebbero arrivare al confine siriano-giordano isolando le forze d’opposizione dalle basi statunitensi in Giordania, cosa inaccettabile per gli Stati Uniti, perciò il Pentagono attaccava le forze siriane“, affermava Sivkov. Suggeriva che non andava escluso che Mosca appoggi le forze siriane, il che significa rischiare il confronto militare tra Stati Uniti e Russia in Siria. “Questa è la ragione per cui Stati Uniti ed alleati della NATO hanno aumentato i voli da ricognizione nei pressi della frontiera della Russia“, concludeva.
A sua volta, l’ex-comandante dell’Aeronautica russa Pjotr Dejnekin dichiarava che l’aumento dell’attività da ricognizione della NATO può essere spiegato con le recenti manovre dell’alleanza nel Mar Baltico. “Sul Mar Baltico, la ragione è che la NATO aveva le esercitazioni ed aerei statunitensi, tra cui RC-135 e bombardieri strategici B-52, sorvolavano le acque neutrali. Inoltre, ci fu l’incidente con l’aviogetto che trasportava il Ministro della Difesa russo“, dichiarava a Sputnik. Il 21 giugno, un caccia F-16 della NATO tentò di avvicinarsi all’aereo del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu sulle acque neutrali del Baltico, ma fu immediatamente cacciato da un aviogetto Su-27 russo. Inoltre, Dejnekin dichiarava che il numero di voli di ricognizione nei pressi del confine russo è normale. “Tenuto conto delle dimensioni del territorio della Russia, è abbastanza normale“, aggiungendo che gli aviogetti russi decollano ogni volta sia necessario identificare un oggetto che si avvicina al confine russo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35: in una nazione in declino, la corruzione domina i cieli

I nipoti dei contribuenti statunitensi vedranno cos’è l’F-35 e ne pagheranno il conto
William Wojcik Russia Insider 24 giugno 2017Il corpo dei marines statunitense ha nuovamente sospeso i voli del cocco tecnologico, il Joint Strike Fighter Lockheed F-35B, almeno dall’Air Station Yuma in Arizona dove l’aria è asciutta, la birra è fredda e i capi posso nascondersi dai giornalisti che ancora non hanno letto il Riot Act. Dopo 400 miliardi di dollari (un capitale) di costi del programma che, difatti, risale ai primi anni ’90, si potrebbe pensare che i fondi prestati possano giustificare un progetto operativo completo. Non importa che infrastrutture, ponti e scuole in rovina e, naturalmente, salute precaria saranno ereditati dalle future generazioni; guardate che notizie possono sentire sul fichissimo aereo da guerra. Questa volta i problemi del “software” hanno messo a terra i velivoli mentre stanchi tecnici e scienziati tentano di decifrare ciò che succede a computer di bordo, collegamenti dati, e pulsanti, leve e lucine lampeggianti. Ma le cose all’inizio non erano così complicate. Infatti, un aereo militare a decollo e atterraggio verticale (VTOL) già volava; solo che non era statunitense, era lo Jak-141 del Jakovlev Design Bureau.
Diamo il dovuto. Fu l’alto comando tedesco negli anni formidabili della seconda guerra mondiale che propose un velivolo VTOL. Ma il programma balistico V2 era in pieno svolgimento. L’ex-Unione Sovietica intraprese la missione nel 1975 con il meno veloce Jak-38 “jump jet”. Ma mentre si sviluppò, campanelli e fischietti suonarono sui fondamenti (suona familiare?) L’aereo apparve disfunzionale anche se impressionante, ma richiedeva altri computer e un motore ridondante. E la serie di suoni generati dai computer avvertiva il pilota che si trattava più di distrazione che altro. Questi orpelli costosi si adattarono solo al materiale russo. Fino a qualche anno fa, i progettisti russi ancora usavano ciò che chiamiamo strumenti a vapore (strumenti tecnologicamente datati ma sempre affidabili). Lo Jak-141 appariva, funzionava e volava come il mucchio “tecnologico” dell’ingegneria statunitense ora visibile come F-35, solo senza tutta l’alta tecnologia e apparentemente questi fastidiosi fastidi. E’ una coincidenza? No, fu pianificato; mentre l’Unione Sovietica crollava, il progetto Jak-141 fu bloccato. Nel 1991, Lockheed Martin collaborò con la Jakovlev e nacque lo X-35. Il denaro fluiva allegramente, almeno come banconote, con cui i team progettisti russi appresero la follia della legge di Keynes. La legge sui rendimenti decrescenti si adatta a ciò che è oggi il programma F-35. Ora, su software, programma di manutenzione aggiornato, continua integrazione di componenti e linee di rifornimenti, l’F-35 ha subito un’altra battuta d’arresto, almeno quando sarà a bordo delle portaerei, quando Marina e marines statunitensi lo schiereranno. Sembra che i motori siano troppo caldi per le piastre delle piattaforme. Mentre a terra, degradano il calcestruzzo. Dovrebbero mollare mentre vanno avanti? Forse, ma è ormai troppo tardi. Mentre i senatori statunitensi vogliono che le componenti attese siano prodotte nei loro Stati, garantendo “posti di lavoro”, sempre più persone si affidano al crescente numero di bustarelle per il governo. E se sempre più flussi di denaro scorrono dalle case degli statunitensi, istruzione, strade, acqua pulita e fondamenta di una società sana, diventano rapidamente assiomi di un’epoca passata.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia ed Egitto promuovono una cooperazione multiforme

Peter Korzun SCF 04.06.2017I Ministri degli Esteri e della Difesa russi visitavano l’Egitto il 29 maggio incontrando gli omologhi egiziani nel quadro dei colloqui 2+2. Sono stati accolti dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, che ha sottolineato che i rapporti multiformi tra i due Paesi hanno raggiunto un livello strategico. Il formato 2+2 è utilizzato da Mosca nel dialogo con i partner più attendibili affrontando simultaneamente problemi relativi a politica estera, difesa e sicurezza. Russia e Stati Uniti avevano regolari trattative nel formato 2+2 fin quando i rapporti si sono raffreddati sull’Ucraina nel 2014. Mosca e Cairo si riuniscono nel 2+2 dal 2013. La Russia considera l’Egitto “partner strategico più importante della Russia in Nordafrica e Medio Oriente”, come il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ha detto al Colonello-Generale Sadqi Subhy. L’estensione dell’accordo di partenariato strategico di 10 anni concluso nel 2009 era tra le questioni considerate. Le vendite di armi sono una grande componente del rapporto. Le parti hanno discusso i dettagli del contratto per fornire all’Egitto 46 elicotteri Ka-52K Alligator. Nel 2015 l’Egitto firmò accordi sugli armamenti con la Russia per 5 miliardi di dollari inclusi 50 aerei di combattimento MiG-29M, sistemi di difesa aerea Buk-M2E e Antej-2500 ed elicotteri Ka-52K per le nuove navi d’assalto classe Mistral dell’Egitto acquistate in Francia. I due Paesi hanno firmato diversi accordi per il rinnovo delle fabbriche di produzione militare in Egitto. Fu firmato un protocollo per concedere all’Egitto l’accesso al GLONASS, il sistema russo di posizionamento satellitare globale. Lo scorso ottobre, l’Egitto ospitava unità paracadutiste russe per l’esercitazione congiunta Protectors of Friendship-2016. Era la prima volta che i paracadutisti russi con veicoli da combattimento furono aerolanciati sul deserto arabo. L’agenda economica dei colloqui comprendeva la costruzione della prima centrale nucleare dell’Egitto ad al-Daba, la creazione di una zona industriale russa e della zona di libero scambio tra Egitto e Unione economica eurasiatica. Il rapporti d’affari tra Russia e Egitto raggiungevano i 3,5 miliardi di dollari nel 2016. Le parti fecero progressi discutendo sul ripristino dei collegamenti aerei diretti sospesi dall’attentato del 2015 contro un aereo di linea A321 con turisti russi a bordo. La Russia era una fonte vitale turistica per le località ricreative dell’Egitto sul Mar Rosso, fornendo un flusso affidabile di entrate. La lotta al terrorismo ha dominato i colloqui tre giorni dopo l’attacco ai cristiani copti in Egitto. Le parti dichiaravano di volere uno sforzo internazionale senza escludere chiunque utilizzi la minaccia terroristica per perseguire obiettivi geopolitici. Evidentemente si alludeva ai programmi di USA e Arabia Saudita per formare la NATO araba per contrastare l’Iran. Cairo ha contattato l’ex-presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh e i suoi alleati Huthi che l’Arabia Saudita combatte dal marzo 2015, ed ha aperto canali diplomatici con Hezbollah libanese che combatte al fianco della Siria contro i gruppi terroristici sostenuti da Riaydh. Era all’ordine del giorno la possibilità che le truppe egiziane partecipino all’iniziativa delle zone di sicurezza (de-escalation) in Siria. Ci sono molti dettagli da discutere e il concetto è tutt’altro che in fase di realizzazione, ma il coinvolgimento dell’Egitto è di primaria importanza. La sua partecipazione, senza dubbio, aumenterà la posizione internazionale del Paese.
L’Egitto è una nazione prevalentemente sunnita. Il suo appoggio alla coalizione sostenuta dalla Russia in Siria è di fondamentale importanza. Invalidando l’interpretazione settaria del conflitto siriano. Secondo Lavrov, “saremmo felici di vedere i nostri amici egiziani unirsi a questi sforzi”. Entrambi i Paesi seguono la situazione nel Paese in guerra. L’anno scorso l’Egitto sostenne la risoluzione della Russia sulla Siria. L’Egitto non aderisce alla coalizione anti-iraniana guidata dai sauditi. È anche importante che la Libia fosse menzionata come argomento all’ordine del giorno. Non se ne parlava molto ma logicamente la questione sensibile veniva toccata a porte chiuse. Mosca ha un ruolo speciale in Libia. Russia ed Egitto possono contribuire congiuntamente a stabilizzare quel Paese. I loro interessi coincidono aprendo la via a politiche e azioni coordinate. A fine maggio, l’Aeronautica egiziana attaccava le basi dei terroristi vicino Derna in Libia, dove si crede che i responsabili del massacro di cristiani egiziani fossero stati addestrati. L’Egitto deve vincere la guerra contro le forze islamiste nel Sinai. L’elicottero Ka-52 è un’arma formidabile per colpire i terroristi che operano in tale terreno. I rifornimenti ai terroristi provengono dalla Libia. Questo è un grosso problema per l’Egitto e la Russia può fare molto per aiutarlo con armi ed esperienza. Ipoteticamente, la Marina Militare russa può colpire i terroristi dal mare se richiesto dal governo egiziano.
La Russia ha intensi contatti con molti Stati del Medio Oriente. Dopo la visita a Cairo, i funzionari partecipavano all’incontro tra il Presidente Putin e il principe saudita Muhamad bin Salman a Mosca. Il 2 giugno, Sergej Lavrov incontrava il primo ministro del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani, al margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. San Pietroburgo ha ospitato anche il 2° incontro del Comitato Energetico Iran-Russia, il 3 giugno. Vi sono molti interessi comuni tra Mosca e gli Stati della regione, ma l’Egitto è un partner di particolare importanza. È il Paese più popoloso del Nord Africa e del mondo arabo, il terzo più popoloso dell’Africa e il quindicesimo del mondo. L’anno scorso la popolazione del Paese ha raggiunto i 92 milioni. Implementando una politica indipendente da potenza regionale senza essere troppo filo-USA o filo-saudita avendo i propri interessi nazionali da proteggere. La cooperazione con la Russia consente di controbilanciare l’influenza statunitense e saudita e diversificare i partner in politica estera. Mosca e Cairo hanno molte cose ad unirli, e negli sforzi per gestire la crisi in Siria e in Libia darebbe un grande contributo alla lotta internazionale al terrorismo portando il rapporto a vertici inediti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia intercetta un SOS dalle coste nordcoreane. Un fallito sbarco dei Navy SEAL?

Infomaxx 31/05/2017Esperti militari russi sottolineano che la strategia statunitense basata sulle azioni dei Navy SEAL on della Corea democratica è fondamentalmente errata e può comportare conseguenze disastrose. Come già riportato da molti, il sottomarino nucleare degli Stati Uniti USS Michigan effettuava delle missioni segrete con la squadra d’assalto della portaerei USS Carl Vinson al largo delle coste della Corea. Come altri sottomarini della stessa classe, l’USS Michigan ha diversi dispositivi tecnici che consentono si trasportare e sbarcare 66 uomini delle forze speciali della Marina degli Stati Uniti.
L’USS Michigan era apparso nel porto sudcoreano di Busan dove, secondo fonti dell’intelligence cinese, era arrivato per le esercitazioni militari congiunte del Team 6 dei Navy SEAL degli Stati Uniti e la divisione della versione sudcoreana dei SEAL. Presumibilmente pianificavano un tentativo d’infiltrazione nel territorio della Corea democratica per liquidare fisicamente Kim Jong-Un e il suo entourage. La Marina degli Stati Uniti s’è rifiutata di commentare le azioni del Team 6 dei SEAL. Dei giornalisti notano che nel 2011 questa squadra fu direttamente coinvolta nell’eliminazione di Usama bin Ladin. L’US Navy ha rifiutato qualsiasi commento sul Team 6 riferendosi al fatto che di solito non pubblicizza la posizione dei sottomarini del Pentagono per via delle loro missione segrete. Tuttavia, secondo una fonte attendibile di News Front, collegata con il comando dell’Estremo Oriente russo, il Team 6 dei SEAL aderì a una missione di ricognizione nel territorio della Corea democratica. Tuttavia, fu rilevato da un cane di una pattuglia delle guardie di frontiera nordcoreane. Dopo una breve schermaglia, che causava perdite tra i soldati statunitensi, a seguito della violazione del silenzio radio, la richiesta d’evacuazione immediata fu intercettata dai russi.
Su richiesta di News Front di commentare queste informazioni, un funzionario del Pentagono ha detto che le forze speciali della Marina degli Stati Uniti non sono attualmente coinvolte e non hanno mai partecipato a tentativi di decapitazione e l’intercettazione radio russa non può essere né confermata né smentita. Tuttavia, negli ultimi anni, nella penisola coreana si accumulano forze militari, ed ogni giorno vi sono esercitazioni, tiri ed altre manovre. Sarebbe strano che non vi partecipino le truppe SEAL. Il secondo punto importante è l’USS Michigan. La presenza di questo straordinario sottomarino nella regione, naturalmente, aggiunge alla Marina degli Stati Uniti un elemento per azioni furtive, poco rivelabili, ma una scarsa potenza di fuoco rispetto alla potenza navale con due (ora tre) portaerei presso la Corea del Sud, che rientra nel raggio d’azione anche dei velivoli di stanza a Guam. Ciò suggerisce che il compito principale dell‘USS Michigan è sbarcare forze speciali. E ciò è allarmante perché, secondo i russi, le missioni SEAL nella Corea democratica sarebbero suicide e inaudite.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica è giustamente risoluta, non sconsiderata

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 16.05.2017L’ultimo test di un missile balistico della Corea democratica avviene pochi giorni dopo che il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, veniva eletto dicendosi disposto ad impegnarsi in colloqui diplomatici con il vicino del nord. Il test missilistico, come riferito, dimostra che il Nord ha raggiunto la capacità di colpire il territorio degli Stati Uniti, dopo l’annuncio d’inizio mese del presidente Donald Trump che indicava la volontà di colloqui faccia a faccia con il leader nordcoreano Kim Jong Un. Trump la scorsa settimana invitò subito il neo-presidente a Washington a discutere sulla crisi coreana dopo l’elezione del 9 maggio. Moon Jae In, avvocato di sinistra per i diritti umani, adotta un atteggiamento più conciliante verso la Corea democratica rispetto ai predecessori di destra a Seoul. Recentemente ha anche criticato la posizione militarista di Washington contro la Corea democratica ed ha invece chiesto colloqui regionali con Cina e Giappone per tentare di denuclearizzare la penisola. Può sembrare piuttosto strano che Kim Jong Un ordinasse il test missilistico nel fine settimana. Prevedibilmente, risponde alla reprimenda di Washington e Corea del Sud che denunciavano il test come altra provocazione e violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone richiedevano una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto, l’ultimo test missilistico dimostrerebbe che la Corea democratica rifiuta ogni minima apertura ai negoziati diplomatici. Secondo i media che rilanciano l’agenzia ufficiale della Corea democratica KCNA, l’ultimo test mostra che un nuovo motore balistico avvicina lo Stato al missile balistico intercontinentale (ICBM). Raggiungendo una quota di oltre 2100 chilometri, il missile Hwasong-12 avrebbe la capacità di raggiungere un bersaglio a 4500 km se volasse su una traiettoria normale. Questo permette alla Corea democratica di colpire il territorio statunitense dell’isola di Guam nel Pacifico. Il missile è stato deliberatamente lanciato su un angolo acuto in modo che non violasse i territori vicini, cadendo nel Mare del Giappone, nelle acque territoriali della Corea democratica. Per attaccare le coste occidentali degli Stati Uniti, la Corea democratica avrebbe bisogno di un missile capace di volare per 8000 k, che non ha ancora. Come risultato del test di fine settimana, l’amministrazione Trump ha reagito chiedendo a tutti i Paesi d’imporre sanzioni più severe alla Corea democratica. L’ambasciatrice statunitense dell’ONU Nikki Haley dichiarava che Washington ed alleati “stringono le viti” su Kim Jong Un. La Russia, tuttavia, ha adottato un approccio più misurato e ha saggiamente indicato che una formula completa sia necessaria per risolvere la crisi coreana. Parlando al vertice economico di Pechino, il Presidente russo Vladimir Putin affermava che l’ultimo test missilistico nordcoreano era “controproducente” e “pericoloso”. Tuttavia, precisava anche il quadro generale dove sia assolutamente fondamentale trovare un modo per evitare un confronto disastroso. Senza citare direttamente gli Stati Uniti Putin dichiarava che Washington deve rinunciare ad “intimidire” la Corea democratica invitando tutte le parti a “trovare soluzioni pacifiche”. Crucialmente, il leader russo ha allargato il contesto della crisi coreana, affermando che le minacce e il “cambio di regime” di Washington hanno spinto verso la “corsa agli armamenti” e un eventuale conflitto.
Nelle ultime settimane, numerosi funzionari statunitensi, tra cui Trump e il suo capo alla Difesa James Mattis, hanno esplicitamente minacciato la Corea democratica di un attacco preventivo. Il comportamento statunitense nelle cosiddette “esercitazioni” con navi da guerra, sottomarini e bombardieri nucleari s’è inasprito nella penisola coreana, mentre Washington inviava l’ultimatum a Pyongyang ad abbandonare il programma nucleare e dei missili balistici. Dato tale contesto aggressivo degli USA, l’ultimo test missilistico della Corea democratica non sembra un atto sconsiderato, ma più che altro una dichiarazione risoluta di ciò che vede come diritto all’autodifesa. Christopher Black, avvocato internazionale sui crimini di guerra che ha studiato a lungo la geopolitica della regione, afferma che la Corea democratica vuole un’azione sostanziale da Stati Uniti ed alleati per una soluzione pacifica e non mera retorica che alluda alla diplomazia. Dice Black: “I recenti segnali diplomatici di Trump e Corea del Sud saranno visti dalla Corea democratica come mezzo tattico per ritardarne il programma per la difesa. Si fida solo di azioni concrete per la pace, non di mera retorica, e finché le forze statunitensi non abbandonano la penisola e smettono di minacciare il Nord, Pyongyang presumerà la continuità dell’aggressività degli Stati Uniti. Da qui la continua determinazione a sviluppare la propria difesa. L’ultimo test missilistico è una chiara dichiarazione d’intenti del Nord a continuare a sviluppare i mezzi per difendersi finché gli USA brandiscono la forza unilaterale”. Il problema qui, come sempre, è l’arrogante “eccezionalismo americano”. La costernazione nei media occidentali sul nuovo missile balistico della Corea democratica capace di colpire il territorio statunitense di Guam non riconosce che la base aerea statunitense dispone permanentemente di bombardieri pesanti B-1, B-2 e B-52 presenti nelle minacciose manovre contro la Corea democratica dalla fine della guerra coreana (1950-53). Gli Stati Uniti non hanno mai firmato l’armistizio alla fine della guerra in cui sostennero il Sud. Quindi, dal punto di vista della Corea democratica, gli Stati Uniti sono tecnicamente ancora in guerra con essa, e le “esercitazioni” annuali delle forze statunitensi presso la penisola coreana sono viste come minaccia velata. Secondo il diritto internazionale, la posizione statunitense è di un’aggressività inaccettabile verso la Corea democratica. Va anche ricordato che quando la Corea democratica s’impegnò nei colloqui multilaterali per fermare il programma nucleare, più di 20 anni fa, gli Stati Uniti del presidente GW Bush agirono in malafede rinunciando all’impegno a fornire tecnologia nucleare civile e altri aiuti per lo sviluppo. Nel frattempo, il Nord ha ripreso il programma nucleare con il primo test sotterraneo avvenuto nel 2009. Da allora ha condotto altri quattro test. E un sesto sarebbe imminente. Come notò il Presidente russo Vladimir Putin, gli Stati Uniti non hanno il diritto di pretendere il disarmo unilaterale e di minacciare anche il cambio di regime. E poi quando la Corea democratica risponde a tale imperiosa persecuzione di Washington sviluppando armi, Washington reagisce con ancora più foga, come se la sola Corea democratica violasse le norme internazionali.
La diplomazia e il dialogo sono l’unica via per risolvere il conflitto coreano. Ma per far sì che ciò accada, non va imposta la precondizioni alla Corea democratica di “mostrare per prima un buon comportamento”. Chi sono gli Stati Uniti per pretendere un “buon comportamento” da qualcuno? Vi dovrebbe essere mutuo rispetto e riconoscimento dagli Stati Uniti e le loro forze militari nella regione rientrano nel problema, non nella soluzione. Solo con pieno impegno pacifico verso la Corea attraverso un trattato di pace e il ritiro delle forze dalla regione, si può trovare la via alla pace. L’arroganza statunitense è pericolosa quanto le sue armi di distruzione di massa puntate sulla Corea. E se prevale tale arrogante mostruosa, la Corea democratica ha il diritto di mantenere con risolutezza i propri mezzi di difesa.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora