La politica nucleare degli USA è il problema

Finian Cunningham SCF 13.08.2017Le minacce del presidente Donald Trump e del Pentagono di “distruggere il popolo nordcoreano”, dette con fervida freddezza, dimostrano che la classe dirigente statunitense non è inconsapevole di commettere il crimine supremo di genocidio di civili inermi. Le minacce alla Corea democratica, nella stessa settimana in cui il mondo celebrava il 72° anniversario del bombardamento atomico statunitense delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, uccidendo oltre 200000 persone, sono profondamente connesse. Comprenderlo è essenziale per avere una soluzione pacifica della crisi attuale ed evitare una guerra catastrofica. Parlando dal suo golf club privato di New Jersey, Trump spiegava che la potenza che gli Stati Uniti avrebbero scatenato contro la Corea democratica sarebbe “qualcosa che il mondo non ha mai visto prima”. Tale arroganza nel compiere una simile devastazione dimostra la mentalità genocida dei governanti statunitensi. Le parole di Trump furono ripetute dal capo del Pentagono James Mattis che avvertiva il popolo nord-coreano di un’imminente “distruzione”. Una qualsiasi equivalenza tra Stato comunista nordcoreano e governanti statunitensi è assurda. I grandi arsenali nucleari sproporzionati sono un problema, per iniziare. Anche la differenza nella postura geografica: le forze statunitensi in Corea del Sud sono al confine con la Corea democratica, e non viceversa. Anche la retorica: Kim Jong-un può usarla trasformando gli Stati Uniti “in cenere”, ma la politica nordcoreana è sempre nel contesto dell’autodifesa e della risposta a ciò che vede come aggressione statunitense. La retorica di Washington, d’altra parte, è offensiva, e da decenni. “Avere tutte le opzioni sul tavolo” è il codice del diritto esplicito di lanciare un attacco preventivo, anche usando armi nucleari. Non solo la mentalità genocida dei governanti statunitensi è coerente con l’orribile crimine contro il Giappone di 72 anni fa e con la geopolitica. Il vero motivo per cui Washington sganciò le bombe atomiche il 6 e il 9 agosto 1945 era impedire la caduta del Giappone e della penisola coreana per mano dell’Unione Sovietica che avanzava. Gli statunitensi già pensavano alla divisione globale del dopoguerra ed erano decisi ad impedire al comunismo di trarre vantaggio territoriale dalla sconfitta del nazismo e del fascismo giapponese. Come Martin Hart-Landsberg racconta nel suo superbo libro di storia coreana, lo scopo del primo bombardamento nucleare statunitense del Giappone era terrorizzare la regione e fermare l’avanzata delle forze sovietiche nel Pacifico. Soprattutto impedire la totale liberazione della Corea tramite l’alleanza delle guerriglie della resistenza comunista coreana che combattevano per rovesciare l’occupazione coloniale giapponese. Dal genocidio nucleare in Giappone sorse l’inevitabile divisione della Corea con un Nord comunista e un sud filo-occidentale, ricostruito da quisling usciti dall’occupazione imperiale giapponese (1910-45). Sebbene la politica democratica progressista abbia acquisito forza e potere governativo nella Corea del Sud negli ultimi due decenni, lo Stato sudcoreano fu segnato nei primi quattro decenni del dopoguerra da un’eredità politica colonialista giapponese, autoritaria, fascista e ovviamente filo-statunitense.
Durante la guerra di Corea (1950-53), l’esercito statunitense che sostenne il Sud contemplò l’uso di armi nucleari contro il Nord comunista e l’alleato cinese. I bombardieri nucleari statunitensi sorvolarono il territorio settentrionale per deliberati atti di terrorismo. Le persone furono costrette a vivere in grotte perché gli statunitensi avevano distrutto ogni città con le armi convenzionali, uccidendo due milioni di civili. Quando le forze statunitensi oggi fanno volare bombardieri nucleari B-1 sulla penisola coreana, come hanno fatto questa settimana proprio mentre Trump rilasciava la sua diatriba su “fuoco e furia”, il popolo della Corea democratica ha tutte le ragioni di temere l’Armageddon dai cieli. Se lo ricorda e fin dalla fine della guerra ha dovuto vivere nell’ombra del genocidio statunitense. Gli statunitensi si rifiutarono di firmare il trattato di pace alla fine della guerra coreana nel 1953. Tecnicamente, quindi, gli Stati Uniti sono ancora in guerra nella penisola. La presenza perenne di forze militari statunitensi in Corea del Sud e le manovre di guerra multiple condotte ogni anno, ricordano chiaramente al Nord che le ostilità potrebbero riprendere in qualsiasi momento. Mettiamo ciò in una prospettiva adeguata, invece di farsi avvelenare dalla distorsione dei media occidentali. La Corea democratica è uno Stato chiuso soprattutto perché ha subito l’assedio illegale delle forze statunitensi per 64 anni. Ciò che il pubblico occidentale sa della Corea democratica è una caricatura della propaganda statunitense che mira a demonizzare il nemico. Ma da ciò che possiamo dire dai frammenti d’informazione, il popolo è soddisfatto del proprio sistema politico. Allora perché non li lasciamo vivere in pace? Dopo tutto, la Corea democratica non ha attaccato nessuno dei vicini, né interferisce nella regione. Tutto ciò che vuole è il diritto di esistere in modo pacifico e non sotto la continua minaccia dell’annientamento nucleare dagli Stati Uniti. Quindi, dedica gran parte delle risorse nazionali al programma di armi nucleari.
Lawrence Wilkerson, che lavorò nel dipartimento di Stato degli Stati Uniti durante la presidenza GW Bush, ammette candidamente che i negoziati con la Corea democratica non sono mai stati onorati da Washington. Wilkerson lavorò con i nordcoreani sul precedente accordo nucleare del 2000, in cui Pyongyang s’impegnò ad abbandonare il programma di armi nucleari in cambio degli aiuti occidentali per sviluppare l’energia atomica civile. Ma, dice, l’amministrazione Bush rinunciò all’accordo, definendo la Corea democratica “asse del male”. Ragionevolmente, Pyongyang riprese a costruire le difese nucleari. Quando il Presidente Trump questa settimana ha disprezzato “i fallimenti” delle precedenti amministrazioni Clinton, Bush e Obama nel trattare con la Corea democratica, mentiva o ignorava, più probabilmente quest’ultima. Il “fallimento” della politica statunitense in Corea è impedire alla diplomazia di avere successo. Questo perché la geopolitica statunitense è fondamentalmente basata sulle ambizioni di dominio egemonico, non solo in Asia-Pacifico ma in ogni altra regione del mondo. È parte essenziale del capitalismo statunitense. Tale dominio è sostenuto dall’aggressione militare statunitense, e in particolare dal diritto di fare la guerra a chiunque sfidi l’ordine globale statunitense, anche usando per primi le armi nucleari sui civili. L’ex-ministro degli Esteri inglese Malcolm Rifkind, in un articolo per il forum di Valdai in Russia, affermava: “Non esiste una soluzione semplice per questa crisi”. Perché gli intelligenti russi si sentono obbligati ad ascoltare uno come Rifkind è un mistero. In ogni caso, Rifkind sbaglia. Può sembrare che non ci sia una soluzione semplice per gente dalla mentalità di Rifkind, imbevuta di propaganda imperialista USA e che senza dubbio considera la Corea democratica “il problema”. (Proprio come costoro considerano Iran, Russia, Venezuela, Siria, Cuba e così via dei problemi). Ma in realtà c’è una soluzione diretta e precisa al conflitto continuo in Corea. Cioè, gli Stati Uniti ritirino i loro militari e le continue minacce d’aggressione alla Corea democratica. Gli Stati Uniti devono sedersi con la Corea democratica e le altre nazioni della regione, tra cui Cina e Russia e discutere da pari sui requisiti per una convivenza pacifica. Per cominciare, gli Stati Uniti dovrebbero essere obbligati a firmare un trattato di pace con la Corea democratica e dichiarare apertamente il rifiuto dell’uso della violenza a scopi politici. Una soluzione a portata di mano. Richiede semplicemente che gli Stati Uniti cominciano a rispettare il diritto internazionale e a rinunciare alla loro prerogativa genocida di distruggere altri popoli. Le maggiori potenze della regione, Russia e Cina, devono insistere su questo requisito fondamentale. Devono affermare chiaramente che i colloqui con tutti dovrebbero essere convocati immediatamente e che tutte le parti devono impegnarsi a un accordo pacifico. Senza eccezioni e scuse.
Ciò che è in ultima analisi problematico, e il mondo lo vedrà, è che gli Stati Uniti come li conosciamo col loro sistema dirigente, non potranno e non possono rispettare questa semplice soluzione. Perché sono intrinsecamente un aggressivo regime canaglia che “eccezionalmente” s’arroga il “diritto” di minacciare l’annientamento del resto del mondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina fornisce i motori per i missili nordcoreani

Zerohedge 15 agosto 2017Quando il dipartimento di Stato USA sostenne le forze nazionaliste ucraine nel colpo di Stato mortale contro il presidente filo-russo Viktor Janukovich, nel 2014, l’esito doveva essere una nazione alleata indiscussa degli USA e minaccia persistente, distrazione e avversaria non-NATO della confinante Russia. Al contrario, sembra che l’Ucraina, secondo il NYT, sia dietro il successo del programma missilistico della Corea democratica. In particolare, con un articolo sconvolgente, il NYT sostiene che la Corea democratica acquista potenti motori a razzo da una fabbrica ucraina, citando “un’analisi di esperti e valutazioni classificate delle agenzie d’intelligence statunitensi“. Lo studi risolverebbe il mistero di come la Corea democratica abbia iniziato ad avere successi all’improvviso dopo una serie di fallimenti, alcuni dei quali forse causati dal sabotaggio statunitense nelle catene di rifornimento e con cyberattacchi sui lanci. Dopo tali fallimenti, il Nord cambiò progetti e fornitori, negli ultimi due anni, secondo un nuovo studio di Michael Elleman, esperto missilistico presso l’Istituto internazionale degli studi strategici. Secondo l’articolo, gli analisti che hanno studiato le fotoe di Kim Jong-un che controlla i nuovi motori a razzo, si è concluso che derivano dai piani di quelli che facevano volare la flotta missilistica dell’Unione Sovietica. “I motori sono così potenti che un solo missile potrebbe scagliare dieci testate termonucleari in un altro continente“. Dato che i presunti motori sono collegati ad alcuni siti ex-sovietici, gli investigatori ed esperti del governo concentravano le indagini su una fabbrica di missili di Dneprpetrovsk, in Ucraina, vicino al territorio in cui la Russia combatte una guerra a bassa intensità per dividere l’Ucraina. Durante la guerra fredda, la fabbrica produsse i missili più mortali dell’arsenale sovietico, compreso il gigantesco SS-18. Rimase uno dei principali produttori di missili anche dopo che l’Ucraina ebbe l’indipendenza. Tuttavia, dopo il colpo di Stato contro il presidente filo-russo Viktor Janukovich, la fabbrica statale Juzhmash vive tempi difficili. I russi hanno annullato gli aggiornamenti della loro flotta. “La fabbrica è sottoutilizzata, inondata da fatture non pagate e da morale basso. Gli esperti ritengono che sia la fonte più probabile dei motori che a luglio hanno spinto 2 ICBM, i primi a suggerire che la Corea democratica ha la portata, se non necessariamente precisione o tecnologia della testata, per minacciare le città statunitensi“. In altre parole, l’ultimo “alleato” nell’Europa orientale degli USA è responsabile di ciò che rapidamente emerge quale minaccia nucleare su più di metà degli Stati Uniti continentali. “È probabile che questi motori provenissero dall’Ucraina, probabilmente illegalmente“, aveva detto Elleman al NYT in un’intervista. “La grande domanda è quanti sono e se gli ucraini li aiutano adesso. Sono molto preoccupato”. Concludendo aggiungeva la constatazione degli inquirenti delle Nazioni Unite che la Corea democratica provò sei anni prima a rubare i segreti missilistici del complesso ucraino. Due nordcoreani furono arrestati e un rapporto delle Nazioni Unite disse che le informazioni che cercavano riguardavano “sistemi missilistici avanzati, motori a propellente liquido, sistemi spaziali e di approvvigionamento di combustibili per missili“. Gli investigatori credono ora che, tra il caos post-rivoluzionario ucraino, Pyongyang ci abbia provato ancora. Considerando che l’Ucraina è un alleato degli USA, si chieda a John McCain, e forse una telefonata all’attuale presidente, l’oligarca Poroshenko, basterebbe?
Certo, la fabbrica non ammetterà mai questa affermazione stupefacente: il mese scorso Juzhmash negò che il complesso lottasse per sopravvivere e vendesse la propria tecnologia all’estero, in particolare la Cina. Il suo sito web dice che l’azienda non ha e non parteciperà al “trasferimento di tecnologie potenzialmente pericolose fuori dall’Ucraina“. Peggiorando le cose agli “alleati” ucraini, gli investigatori statunitensi non credono alla smentita, anche se dicono che non vi è alcuna prova che il governo di Poroshenko, che ha recentemente visitato la Casa Bianca, sapesse o controllasse cosa succedeva nel complesso. L’ovvia implicazione è che, se vera, l’Ucraina lavora da anni con la Corea democratica, anche sotto l’amministrazione Obama, lo stesso presidente che diede via libero al colpo di Stato in Ucraina, suggerendo che l’attuale crisi sia esplicita conseguenza delle politiche estere di Obama. Ecco perché si leggono i seguenti passi divertenti sul NYT: “Come i motori di progettazione russa RD-250 siano arrivati nella Corea democratica è ancora un mistero“. Inoltre, Elleman dichiarava che i potenti motori finiti nella Corea democratica, malgrado le sanzioni delle Nazioni Unite, suggeriscono il fallimento totale delle informazioni di molte nazioni che controllano Pyongyang. Fallimento o forse complicità dell’intelligence statunitense in ciò che l’Ucraina farebbe di nascosto. Il NYT scrive che “non è chiaro chi sia responsabile della vendita dei missili e dei progetti, e i funzionari dell’intelligence hanno diverse teorie. Ma Elleman avanza un caso circostanziale, implicando il deterioramento del complesso e gli ingegneri disoccupati. “Li capisco”, affermava Elleman che visitò la fabbrica un decennio prima, mentre lavorava ai programmi federali per frenare la minaccia delle armi. “Non vogliono fare del male”.” Si può solo immaginare come Elleman li avrebbe “capiti” se la fabbrica fosse stata russa o cinese. Descrivendo la lunga storia del contrabbando di tecnologia missilistica nella Corea democratica, soprattutto dall’ex-URSS, il NYT scrive che alla fine il Nord si è rivolto a una fonte alternativa per i segreti del motore, l’impianto Juzhmash in Ucraina, nonché all’ufficio di progettazione Juzhnoe. I motori erano sostanzialmente più facili da copiare, perché non furono progettati per i sottomarini, ma per i complessi missilistici terrestri più grandi. Questo semplificò il lavoro. “Economicamente, l’impianto e l’ufficio di progettazione hanno affrontato nuovi problemi quando la Russia nel 2014 si annetté la Crimea. Le relazioni tra le due nazioni si sono irrigidite e Mosca ritirò i piani per permettere alla Juzhmash di creare nuove versioni del missile SS-18. Nel luglio 2014, una relazione del Carnegie Endowment avvertì che tale turbamento economico potrebbe far perdere agli esperti di missili ed atomici ucraini “il lavoro concedendo le loro competenze cruciali a regimi-canaglia e proliferatori“. Aveva ragione: i primi indizi che un motore ucraino era caduto nelle mani della Corea democratica si ebbe a settembre, quando Kim diresse un test a terra del nuovo motore a razzo che gli analisti definirono il più grande e più potente finora. Norbert Brügge, analista tedesco, riferì che le foto della vampa del motore rivelava forti somiglianze con l’RD-250 della Juzhmash. “L’allarme scattò dopo il secondo test a terra del nuovo motore, a marzo, e l’attivazione a maggio su un nuovo missile a media gittata, l’Hwasong-12, permettendo al Nord nuovi record di gittata. L’alta traiettoria, se ridotta, si traduce in circa 2800 miglia, abbastanza per arrivare sulla base militare statunitense di Guam. Il primo giugno, Elleman emise una nota apprensiva, sostenendo che il potente motore chiaramente era di “un produttore diverso degli altri motori visti finora”. Elleman dichiarava che la diversificazione del Nord con una nuova linea di motori missilistici era importante perché sconvolse le ipotesi occidentali sulla capacità missilistica della nazione: “Potremmo avere sorprese”. Questo è esattamente ciò che è successo. Il primo dei due test di luglio del nuovo missile, l’Hwasong-14, era sufficiente a minacciare l’Alaska, sorprendendo l’intelligence. Il secondo arrivò abbastanza lontano da raggiungere le coste occidentali, e forse Denver e Chicago”.
Se l’articolo del NYT è esatto, forse è giunto il momento di rivalutare la logica del sostegno statunitense all’Ucraina: due settimane prima WSJ riferiva che funzionari del Pentagono e del dipartimento di Stato elaboravano piani per colpire la Russia, soprattutto inviando all’Ucraina missili anticarro e altre armi, cercando l’approvazione della Casa Bianca in un momento in cui i legami tra Mosca e Washington sono pessimi quanto durante l’amministrazione Obama. Alla luce delle notizie che l’Ucraina sia responsabile della creazione della maggiore minaccia nucleare agli Stati Uniti, forse non sarebbe una cattiva idea “ritardare” o anche eliminare tale sostegno mortale all’Ucraina, anche se significa una sfuriata dai neo-con come John McCain. Infine, alla luce di quanto detto, forse è giunto il momento di riprendere l’articolo del marzo 2015: “Rivelati i legami profondi della Clinton Foundation con l’oligarchia ucraina“, basato su un articolo del WSJ, che mostrava che più di ogni altra nazione, i donatori ucraini erano i più generosi, in particolare la fondazione Victor Pinchuk: “Tra il 2009 e il 2013, anche quando Clinton era segretaria di Stato, la Clinton Foundation ricevette almeno 8,6 milioni di dollari dalla Fondazione Victor Pinchuk di Kiev, Ucraina, creata da Pinchuk e la cui fortuna nasce da una società di produzione di tubi. Fu per due termini parlamentare ucraino e propose legami più stretti tra Ucraina ed Europa Unione“. Secondo il WSJ: “Nel 2008, Pinchuk impegnò per cinque anni 29 milioni di dollari per l’Iniziativa Globale dei Clinton, un’ala della fondazione che coordina i progetti di beneficenza e finanziamenti, ma non gestisce il denaro. L’impegno era finanziare un programma per formare i futuri capi ucraini “per modernizzare l’Ucraina”, secondo la Clinton Foundation. Diversi alunni sono membri attuali del parlamento ucraino. La fondazione Pinchuk dichiarò che le sue donazioni avrebbero contribuito a rendere l’Ucraina “un Paese vincente, libero e moderno basato sui valori europei”, affermando che se Pinchuk faceva lobby presso il dipartimento di Stato per l’Ucraina”, ciò non può essere visto che come buona cosa“.

Victor Pinchuk, Leonid Kuchma, Bill Clinton, Olena Pinchuk

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cooperazione militar-tecnica tra Russia e India continua

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 9.08.2017L’India è ampiamente nota come il maggiore importatore dei prodotti dell’industria della Difesa russa e la Russia è il fornitore principale di armamenti dell’India. L’India collabora nell’ambito militar-tecnico con molti altri Paesi, tra cui i tecnologicamente avanzati Stati Uniti, Francia, Corea del Sud e Giappone. Pertanto, la leadership della Russia nel mercato indiano può essere considerata un attestato dell’alta qualità dei prodotti russi. Inoltre, ciò dimostra l’affidabilità delle relazioni Russia-India e la grande fiducia tra i due Paesi. Tuttavia, negli ultimi anni, l’India ha iniziato seriamente a sviluppare la propria industria della Difesa. Nel settembre 2014, il Primo ministro indiano Narendra Modi lanciò l’iniziativa “Make in India”, intesa a portare l’industria indiana ad un nuovo livello, creando molti posti di lavoro e assicurandosi un flusso di investimenti esteri. Secondo il programma, l’India intende sviluppare vari tipi di produzione ad alta tecnologia sul proprio territorio e in tutti i campi. Oltre all’effetto economico, grazie al “Make in India”, l’India si aspetta di compiere un salto nel campo tecnico-scientifico. Il programma copre un’ampia gamma di settori, tra cui la tecnologia militare. Di fronte alla crescente concorrenza dei produttori indiani, alcuni esportatori esteri potrebbero essere costretti a ridurre le forniture o addirittura a ritirarsi dall’India. Tuttavia, è improbabile che ciò influenzi la Russia. La cooperazione militar-tecnica Russia-India (MTC) ottiene slancio. Uno dei motivi per cui la Russia ritiene di restare nel mercato indiano è che la Russia non solo vende mezzi all’India, ma fornisce anche tecnologia. Molti tipi di armamenti sviluppati dall’industria della Difesa russa sono ora prodotti su licenza in India. Ciò è coerente con il programma “Make in India” e contribuisce al progresso scientifico e tecnologico indiano. A questo proposito è indicativa la storia della cooperazione russo-indiana nei blindati. Dal 1980 al 1990, il carro armato sovietico T-72M1 fu prodotto in India. L’assemblaggio del carro armato T-90S nel territorio indiano iniziò nel 2003. Nel settembre 2015, si ebbe la notizia che l’India negoziava con la Federazione russa l’acquisto della versione aggiornata T-90MS. E nel marzo 2016, la società statale russa Rosoboronexport annunciò l’inizio dei negoziati relativi alla produzione di T-90MS in India. Nel novembre 2016, i media indiani riferirono dell’acquisto in Russia di una grande quantità di armi, tra cui 464 carri armati T-90MS. Nel febbraio 2017, la Russia estese agli indiani la licenza per la produzione dei T-90S. I veicoli blindati sono solo una delle molte direzioni della cooperazione militar-tecnica russo-indiana. Nel marzo 2017, i media riferirono che quest’anno Russia e India concluderanno i contratti per la vendita di 48 elicotteri Mi-17V-5 e 4 fregate. Gli elicotteri e le navi russi sono già a disposizione delle forze armate indiane. Il desiderio dell’India di acquisirne di ulteriori indica che è soddisfatta delle acquisizioni passate.
Particolarmente importante da notare è la cooperazione russo-indiana sul programma BrahMos, dove la società aerospaziale russa NPO Mashinostroenia e l’Organizzazione indiana di Ricerca sulla Difesa hanno sviluppato un missile supersonico antinave che supera le controparti estere in velocità e potenza di fuoco. Il lavoro iniziò nel 1998, il primo lancio avvenne nel 2001 e ora il missile BrahMos è in servizio nell’esercito indiano da diversi anni. Lo sviluppo russo-indiano interessa anche altri Paesi; numerosi Stati di Africa e America Latina hanno deciso di acquistarne per un valore complessivo superiore ai 10 miliardi di dollari. Nel 2011 l’India ordinò 200 missili per 4 miliardi di dollari per le proprie forze armate. Il programma BrahMos continua. In questi anni esperti russi e indiani hanno collaborato per migliorare i progetti, adattandoli per risolvere nuovi problemi. Furono sviluppate versioni terrestri e navali del missile. Nel 2011 furono confermate le notizie che fossero in corso progetti per dotare gli aerei da combattimento FGFA dei missili BrahMos. Questo velivolo, unitamente ai velivoli russi Su-30MKI (ora prodotti su licenza in India), è un altro sviluppo russo-indiano. Fu una decisione molto audace, dato che finora nessuno ha ancora osato installare tali armi pesanti sui caccia. Nel 2017, l’obiettivo è stato raggiunto, fu necessario creare una versione leggera del missile pesante 2,5 tonnellate, 500 kg in meno del prototipo. Così il BrahMos è diventato il primo missile nella storia con tali velocità e gittata ad essere installabile sui caccia. Nel marzo 2017, il missile BrahMos ER aggiornato fu testato per la prima volta in India. Il nuovo missile può colpire bersagli a una distanza di 450 km. La società russo-indiana BrahMos Aerospace attualmente lavora su un nuovo missile in grado di raggiungere 5000 km all’ora. Presumibilmente, sarà pronto tra 2-3 anni.
Nel giugno 2017, il Ministero della Difesa russo ospitò una riunione della Commissione russo-indiana per la cooperazione tecnico-militare cui parteciparono il Ministro della Difesa Sergej Shoygu e l’omologo indiano Arun Jaitley. Le parti adottarono un piano di ulteriore cooperazione. Secondo Sergej Shojgu, Russia e India rafforzeranno la cooperazione per aumentare la disponibilità al combattimento delle forze armate. Ricordava che un partenariato strategico privilegiato esiste da molti anni tra i due Paesi. Il ministro inoltre affermò che parte importante di queste relazioni sono le esercitazioni militari congiunte regolari e che le manovre russo-indiane annuali “Indra-2017” si terranno nel territorio russo, come previsto, nell’autunno 2017. Quindi si può concludere che la cooperazione con la Russia aiuta l’India ad acquisire non solo equipaggiamenti militari moderni, ma anche a sviluppare il proprio potenziale scientifico e tecnico, che per il programma Make in India è solo utile. Ma non è l’unico motivo per cui la cooperazione militare-tecnica russo-indiana continuerà a crescere. Come è noto, la cooperazione militar-tecnica non esiste solo nell’ambito del commercio internazionale. Quando i due Paesi permettono il reciproco accesso a settori legati alla propria sicurezza, vi è dimostrazione di grande fiducia ed interessi strategici comuni. Parlando al 18° vertice russo-indiano all’inizio di giugno 2017, il Presidente Vladimir Putin notava soprattutto che la cooperazione militar-tecnica tra Russia e India è un fattore che attribuisce particolare significato alle relazioni russo-indiane. Secondo lui, la Russia non ha tale stretta collaborazione con altri Paesi nei settori delicati della difesa. L’India ha bisogno del sostegno russo per mantenere la posizione nella concorrenza con Pakistan e Cina, nonché per combattere la minaccia terroristica che proviene dal Medio Oriente. La Russia ha bisogno di un’India potente per assicurare la stabilità dell’Asia centrale, soprattutto nelle ex-repubbliche sovietiche al confine russo. Così, la cooperazione strategica russo-indiana è molto importante per entrambi i Paesi.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Russia è il nemico n°1 di USA e occidente?

Vladimir Gujanichic,  Fort Russ 5 agosto 2017Quante volte negli ultimi mesi o addirittura anni abbiamo sentito il segretario generale della NATO, Obama o i generali statunitensi affermare che “la Russia è il nemico peggiore” degli Stati Uniti o addirittura dell’ordine occidentale? L’isteria sulla “minaccia russa” è stata forgiata nei media ad alto livello. Ancora più spesso non si risponde sul perché la Russia sia tale minaccia per gli Stati Uniti. Tutto sembra iniziare nel 2011 quando gli Stati Uniti iniziarono ad accelerare con la loro “primavera” o “rivoluzioni colorato” nel mondo arabo. Ma mentre la “primavera araba” è stata “coperta” dai media, passò inosservato che gli Stati Uniti si volsero verso diversi governi “sleali” alla politica statunitense in America Latina e altre parti del mondo. Nel punto nevralgico, la Siria, la Russia affronta Stati Uniti ed alleati regionali. Il Presidente di Cuba Fidel Castro dichiarò apertamente, molto prima della scomparsa, che “la Russia ha salvato il mondo dalla ricolonizzazione“. Un punto altrettanto importante si trova anche nel lungo discorso di Zbigniew Brzezinski del 1979 sulle minacce che affrontavano gli Stati Uniti e come dovevano riformulare la politica estera. Brzezinski osservò che una rivoluzione colpì la Terra nel XX secolo: “Dal 1900 al 1950, la popolazione mondiale crebbe da 900 a 2,5 miliardi… a seguito di questo cambiamento politico, il numero di Stati e nazioni triplicò a più di 180, nella vita di ognuno di noi in questa stanza, questa è la più grande rivoluzione politica nella storia dell’uomo… A causa della moderna tecnologia delle comunicazioni, questi miliardi sono consapevoli delle nuove idee e delle ingiustizie del mondo. “Dopo la seconda guerra mondiale, va ricordato che il principale campo di lotta fu contro le potenze coloniali che cercavano di preservare il loro sistema. In quel periodo, i sovietici, guidati dall’ideologia marxista-leninista, sostennero tutti i Paesi che volevano essere indipendenti dai tutori coloniali”.
La difesa aerea più la sovranità è comunque una formula più pericolosa del comunismo. “Povero sarà quel Paese che non può difendere il popolo dagli attacchi aerei“, dichiarò Giorgij Zhukov. Queste parole dimenticate del Maresciallo Zhukov sono la chiave per comprendere la situazione attuale e la lotta per l’indipendenza. Come vediamo, lo schema delle azioni e dell’interventismo statunitense è abbastanza facile da capire. Sanzioni, ingiustizie e lotte politiche o nazionaliste creano in ogni società una massa critica che sarà sostenuta dall’interventismo statunitense, dopo di che gli Stati Uniti raggiungono i propri obiettivi. Tuttavia, l’elemento chiave e cruciale è la supremazia dell’aria. Senza la supremazia aerea, l’arma principale del processo di ricolonizzazione statunitense, gli Stati Uniti non possono intervenire in nessun Paese che abbia anche sono solo un esercito mediocre. Ma senza una corretta difesa aerea, non importa quanto grande sia l’esercito o la popolarità del partito politico o del presidente che si oppone agli Stati Uniti, questo regime è destinato a cadere. Dato che gli USA puntano a dominare il mondo e la Russia esporta i migliori sistemi di difesa aerea nei punti caldi del mondo (Algeria, Siria, Iran, Venezuela), va posta la domanda: chi è l’aggressore? Chi attacca chi e cosa? Il capitalismo occidentale non può esistere senza l’imperialismo. Se all’elezione di Eltsin vedemmo l’abbandono degli alleati del blocco socialista nel mondo, con Putin vediamo l’opposto, sostenere i partner dell’ex-URSS, non solo i sopravvissuti, ma anche nuovi, di cui il Venezuela è il miglior esempio.
Ci sono diverse teorie sulla politica estera di Putin. La prima è che sia formulata solo sulla guerra per le risorse energetiche che costituiscono la base dell’economia russa. La seconda è che alcune élite occulte dell’era sovietica perseguono sempre gli stessi obiettivi, ma con la copertura della formula statale attuale. Infine, c’è la prospettiva che la Russia semplicemente difenda la sua posizione di Stato sovrano. Non importa quale di tali teorie sia veritiera, ciò che è evidente è che la Russia affronta gli Stati Uniti nel mondo. La guerra in Medio Oriente è perduta per gli Stati Uniti e il danno che subiscono nella politica regionale e mondiale è devastante. Il Venezuela sarà probabilmente il prossimo punto di confronto tra USA e Russia. Ora è chiaro che Russia e Cina sostengono Maduro nella lotta per la via socialista del Paese rimanendo al potere. La Russia dispiegò moderne difese aeree con il Presidente Hugo Chavez e ora vediamo che la Russia aiuta Maduro esportando 60mila tonnellate di grano al mese, oltre a un considerevole supporto logistico. È chiaro che la Russia non affronta semplicemente gli Stati Uniti in ciò che si potrebbe definire semplice difesa di posizione, ma entra apertamente in ciò che verrebbe chiamato “cortile” degli Stati Uniti, il famoso bacino della “Dottrina Monroe”. Il risultato è chiaro: sanzioni, sanzioni e altre sanzioni e l’affossarsi delle relazioni Russia-USA. Se consideriamo questo da una prospettiva strategica, vediamo che la Russia raggira la politica statunitense, sovvertendo le conquiste della primavera araba, infiltrando l’UE con progetti energetici dopo aver annullato la grande pipeline del Medio Oriente. La Russia modella nuovi rapporti con la Turchia e supporta Duterte nel cambiarne la politica estera di 180 gradi. Gli Stati Uniti abbozzano. Se confrontiamo la politica estera russa con quella sovietica, notiamo che anche se la Russia è molto più debole dell’Unione Sovietica per risorse, è più pericolosa per gli Stati Uniti. Non solo ciò che potremmo chiamare neo-colonie, ma anche i loro alleati, cambiano lato, non avendo interesse a rimanere nella sfera d’influenza degli Stati Uniti e non essendo così facile per gli Stati Uniti intervenire militarmente nel mondo “democratico”. Il senatore McCain ha espressamente affermato che la Russia è più pericolosa dello SIIL per gli Stati Uniti. Tale affermazione è umoristica per qualsiasi analista, perché possiamo vedere alcuni modelli nelle operazioni dello SIIL: quando Maliqi cambiò lato, l’Iraq fu invaso dallo SIIL; quando Duterte cambiò lato, le Filippine venivano invase dallo SIIL, ecc. È chiaro chi gestisce lo strumento denominato SIIL. Tuttavia, tali operazioni speciali non impediscono a questi Paesi di sottrarsi dalla sfera degli Stati Uniti cercando rapporti con altri Paesi, principalmente Russia e Cina. Nel complesso, la ribellione dietro le “mura” degli Stati Uniti va paragonata alla ribellione nel Patto di Varsavia, ma questa volta sostenuta dalla Russia. I prossimi punti di scontro, oltre al Venezuela, sono probabilmente Penisola coreana e Balcani. Nonostante vagonate di minacce, gli Stati Uniti non hanno ancora attaccato la Corea democratica, come non lo fecero con la Siria, quindi se gli USA perdono un altro confronto con Russia e Cina, il dominio mondiale statunitense sarà in pericolo. Il dispiegamento di moderni sistemi antiaerei russi nei punti cruciali nel mondo infligge più danni alla politica statunitense che non le ideologie radicali antimperialiste. Gli Stati Uniti possono mantenere il potere solo con la forza bruta. Come si vede nella situazione attuale, gli Stati Uniti perdono ulteriori confronti strategici con la Russia, mentre le nuove sanzioni rallentano soltanto la fine del dominio statunitense, ma non possono impedirlo.
Non importa quale sia la teoria accurata sulla formulazione della politica estera russa, è chiaro che la Russia difende il suo status sostenendo la stessa avanzata come l’ex-Unione Sovietica, ma in forma diversa e su una piattaforma culturale e politica molto più ampia. Gli Stati Uniti possono opporsi a questo processo solo con la mera forza, mentre se non intervengono si ritroveranno in una situazione peggiore dell’attuale. D’altra parte, l’intervento porterebbe a una riduzione ancora più drastica della scarsa reputazione che gli è rimasta, con conseguenze imprevedibili.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La tradizione vittoriosa della RPDC resterà per sempre

Kim Jong Un dirige il secondo lancio dell’ICBM Hwasong-14
Rodong 29 luglio 2017Il secondo lancio di prova dell’ICBM Hwasong-14 è stato eseguito con successo la notte del 28 luglio, Juche 106 (2017) sotto la supervisione di Kim Jong Un, Presidente del Partito dei lavoratori della Corea, Presidente della commissione degli Affari di Stato della RPDC e Comandante supremo dell’Esercito popolare coreano. Kim Jong Un ha guidato il lancio di prova sul posto. Guidando sempre a miracoli e vittorie continue, imbarazza l’immaginazione dei popoli del mondo con la sua rara saggezza militare e grande strategia, ha posto l’obiettivo militare nella ricerca missilistica guidando un altro test di lancio simulante la massima gittata dell’Hwasong-14 nel primo mattino per dimostrare ancora una volta l’affidabilità del sistema missilistico. Scienziati e tecnici dell’industria della Difesa, fedeli al partito che condividono intenzioni, aspirazioni e passi del leader con l’assoluta fiducia in lui, completavano prima del previsto i preparativi per il secondo lancio dell’Hwasong-14, con decise fiducia e volontà di dimostrare pienamente la potenza della forza nucleare strategica della RPDC. Durante i preparativi, il rispettato leader supremo Kim Jong Un riceveva una relazione e forniva istruzioni dettagliate ogni giorno. La notte del 28 luglio visitava il sito di lancio per guidare il test sul posto. Il test di lancio era volto a confermare definitivamente le specifiche tecnologiche complessive del sistema d’arma Hwasong-14 capace di trasportare testate nucleari pesanti e di grandi dimensioni anche alla massima gittata. Per ordine del leader supremo, il missile balistico intercontinentale Hwasong-14 carico della tremenda potenza della Corea eroica ruggiva nello spazio, lasciandosi una colonna di fiamme dietro. Il missile decollò dalla parte nordoccidentale della RPDC raggiungendo la quota di 3724,9 km e volando per 998 km, per 47 minuti e 12 secondi, prima di atterrare nelle acque del bersaglio in mare aperto. Il test è stato eseguito al massimo angolo di lancio imitando la gittata massima e non avendo effetti negativi sulla sicurezza dei Paesi limitrofi. La prova ha anche riconfermato le caratteristiche specifiche del sistema missilistico, come distacco del missile dalla piazzola di lancio, distacco degli stadi, sistema strutturale, ecc., confermati dal primo test, confermando le caratteristiche operative dei motori il cui numero è aumentato per garantire la massima gittata nella fase attiva della traiettoria, nonché precisione e affidabilità del sistema di guida e stabilizzazione migliorato. Sono state riconfermate le caratteristiche del controllo della testata pesante nella fase di volo centrale dopo la separazione della testata bellica, e la precisione del controllo di guida e puntamento della testata bellica al rientro atmosferico, con un lancio angolare maggiore rispetto alla gittata effettiva. La stabilità strutturale della testata bellica resisteva e il sistema di detonazione della testata bellica mostrava un funzionamento regolate anche a migliaia di gradi centigradi.
Esprimendo grande soddisfazione per i risultati del lancio di prova dell’ICBM, rivelatosi un successo perfetto ed enorme senza il minimo errore, Kim Jong Un elogiava scienziati, tecnici ed ufficiali nel campo della ricerca missilistica consegnandogli un ringraziamento speciale a nome del Comitato Centrale del Partito. Il test di lancio ha riconfermato l’affidabilità dell’ICBM, dimostrando la sorprendente capacità di lanciare ICBM in qualsiasi regione e in qualsiasi momento, e chiarendo che tutto il continente statunitense rientra nella gittata dei missili della RPDC, ha detto con orgoglio. Il lancio di prova simulante la gittata massima dell’ICBM effettuato dalla RPDC oggi, è destinato a inviare un grave avvertimento agli Stati Uniti per le loro osservazioni insensate e irrazionali, aggiungendo che ciò chiarirà facilmente ai responsabili politici degli Stati Uniti che gli Stati Uniti, Stato aggressivo, non la passeranno liscia se provocassero la RPDC. Le fanfaronate degli Stati Uniti su guerra, sanzioni e minacce estreme alla RPDC incoraggiano e offrono la migliore opportunità per accedere al nucleare, affermava osservando: al popolo coreano che ha vissuto i disastri della guerra in questa terra per mano dalla bestialità degli imperialisti statunitensi, la potente deterrenza della Difesa dello Stato è un’opzione strategica inevitabile ed è un prezioso patrimonio strategico che non può essere scambiato con nulla. Se gli yankees brandiscono nuovamente il bastone nucleare su questa terra, nonostante i nostri ripetuti avvertimenti, gli mostreremo chiaramente l’uso della forza strategica nucleare che abbiamo dimostrato ogni volta, sottolineava. Kim Jong Un si è congratulato calorosamente con gli scienziati e i tecnici della ricerca missilistica che hanno dimostrato ancora una volta prestigio e dignità della potenza nucleare indipendente e potenza missilistica mondiale del Juche, effettuando con successo il secondo lancio dell’ICBM Hwasong-14. Abbracciandoli, aveva una sessione fotografica con loro che resterà nella storia. La Corea democratica avanza lungo la nuova linea del grande Partito dei Lavoratori della Corea, sviluppando simultaneamente economia e difesa, e svilupperà altre armi strategiche più potenti, le armi del Juche che dimostreranno al mondo la potenza invincibile della Corea e la sua inesauribile potenza di sviluppo, finché Stati Uniti e forze vassalle che tentano di sconvolgere la dignità della Corea e il suo diritto all’esistenza, saranno eliminati conseguendo la vittoria finale nello scontro con gli imperialisti e gli USA.
Erano presenti Ri Pyong Chol, Kim Rak Gyom, Kim Jong Sik, Jang Chang Ha, Jon Il Ho, Yu Jin e Jo Yong Won.

La tradizione vittoriosa della RPDC resterà per sempre
Ri Hyo Jin Rodong 29 luglio 2017

Il successo del test di lancio dell’ICBM Hwasong-14 che ha stupito il mondo comprova la tradizione sempre più viva della Corea del Juche, contro la tradizione statunitense dell’inevitabile sconfitta e l’inevitabilità della vittoria finale della grande nazione del Paektusan. La vittoria dello Stato Maggiore e del personale della RPDC nella guerra di liberazione della Patria è l’orgoglio con cui inflissero una sconfitta vergognosa agli imperialisti statunitensi secondo i metodi di guerra orientati dal Juche, fedeli all’idea militare e alla strategia eccezionali del Presidente Kim Il Sung. Ogni offensiva militare degli USA non ha potuto evitare la sconfitta per via dei metodi di guerra orientati dal Juche. Il successo della RPDC nel lancio di prova dell’ICBM Hwasong-14 ha reso ancora una volta verità storica la guerra avviata dal nemico il 25 giugno, sicuramente seguita dalla vittoria del 27 luglio. Se l’impero USA sfida il potente esercito rivoluzionario del Paektusan dalle invincibili tattiche orientate dal Juche e dall’inesauribile deterrenza nucleare, non potrà sfuggire alla rovina definitiva. Ciò significa il “pacchetto di doni” inviato dalla RPDC agli Stati Uniti il “Giorno dell’Indipendenza” di questi ultimi. L’ICBM della RPDC mira al cuore degli Stati Uniti. C’è solo un’opzione chiara per gli Stati Uniti. Non esiste altro modo per gli Stati Uniti che sradicare la propria politica ostile e la minaccia nucleare verso la RPDC. La vittoria finale attende l’eroico popolo coreano che vinse la guerra il 27 luglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora