Le operazioni degli aerei d’attacco Su-25 in Siria

el-TemifIl numero di marzo della rivista “M-Hobby” ha pubblicato un interessante articolo di Andrej Korotkov, “Corvi nei cieli siriani”, che esaminava le operazioni del velivolo d’attacco Su-25SM in Siria. Il nostro blog ne riporta le parti più interessanti.
Il 30 settembre 2015 la Russia avviava l’operazione aerea in Siria, la prima campagna militare su vasta scala al di fuori dei confini dell’ex-Unione Sovietica dalla guerra in Afghanistan. Il 26 agosto 2015 tra Russia e Siria fu concluso un accordo sulla realizzazione nel territorio della Repubblica araba siriana (RAS) di una base per un periodo indefinito per il gruppo aereo delle Forze Armate della Federazione Russa. Il 30 settembre, in conformità con il trattato di “amicizia e cooperazione tra Unione Sovietica e Repubblica araba siriana” dell’8 ottobre 1980, il Presidente siriano Bashar al-Assad rivolgeva alla Russia la richiesta formale di assistenza militare. Lo stesso giorno, il Consiglio della Federazione dava al Presidente della Federazione Russa V. V. Putin il consenso ad utilizzare le Forze Armate della Federazione Russa nel territorio della Repubblica araba siriana. In questo caso, solo l’utilizzo della componente aerea fu considerata per sostenere le forze di terra dell’Esercito arabo siriano, senza effettuare un’operazione di terra. Con la decisione del Supremo Comandante in Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, presso la base aerea Humaymim (aeroporto internazionale Basil al-Assad) nella provincia di Lataqia della Repubblica araba siriana, fu schierato un gruppo aereo misto (aero-reggimento speciale misto) dell’Aeronautica Militare della Federazione russa, composto da: 4 caccia multiruolo Su-30SM, 4 bombardieri di prima linea Su-34, 12 bombardieri di prima linea Su-24M, 12 aerei d’attacco Su-25SM e Su-25UB, aerei da ricognizione Il-20M1, 12 elicotteri d’attacco Mi-24P e 5 elicotteri d’assalto Mi-8AMTSh. Il trasferimento dei velivoli fu effettuato con sorvolo indipendente del territorio di Iran e Iraq. Lo squadrone d’assalto del gruppo aereo includeva 10 Su-25SM e 2 Su-25UB del 960.mo Reggimento d’Assalto Aereo della 1.ma Divisione Aerea Mista della Guardia della 4.ta Armata Aerea e di Difesa Aerea del Distretto Militare Meridionale, di stanza a Primorsko-Akhtarsk. Il 960mo è il terzo (dopo Budjonovskij e Chernigov) reggimento dell’Aeronautica a ricevere il velivolo assalto Su-25SM aggiornato. La conversione operativa dei piloti del Kuban sugli aeromobili aggiornati iniziò nei primi mesi del 2013, dopo che il reggimento ricevette i primi 8 aerei provenienti da Kubinka, regione di Mosca (riparazioni e aggiornamenti del Su-25 allo standard Su-25SM sono effettuati dal 121.mo Impianto di riparazione aeronautico di Kubinka). A quel punto, la maggior parte degli equipaggio del reggimento aveva ottenuto la riqualificazione teorica presso il Centro di Addestramento, Formazione e Prove militari del Ministero della Difesa della Federazione Russa di Lipetsk, mentre il personale tecnico lo fu a Kubinka. I primi voli del Su-25SM a Primorsko-Akhtarsk ebbero luogo il 25 febbraio 2013. Dotati del nuovo complesso di avvistamento e navigazione PrNK-25SM “Bars” e del sistema di controllo di armi digitale-analogico SUO-39M, gli aerei modernizzati possono colpire obiettivi a terra di giorno, notte e con scarsa visibilità, svolgendo “bombardamenti di navigazione” (grazie alle coordinate del bersaglio) in qualsiasi condizione meteo, in volo orizzontale o con manovre complesse. La panoplia di armi trasportate è stata ampliata: i missili aria-aria R-73E (invece degli R-60M) sono inclusi nell’armamento del velivolo e i razzi aggiornati S-8 e S-13 introdotti. La nuova avionica di bordo include il collimatore KAI-1-01 e il quadro multifunzionale LCD MFTzI-0332M nell’ambito del sistema di visualizzazione delle informazioni SOI-U-25, migliorando le condizioni di lavoro del pilota e l’efficienza in combattimento generale del velivolo d’attacco modernizzato aumentava di 1,5 volte (secondo gli esperti). Nel 2014, il primo e secondo squadrone furono interamente equipaggiati con i Su-25SM, mentre i Su-25 “semplici” rimanevano al terzo squadrone, rimuovendo le eccedenze. Tuttavia, nell’ottobre-novembre 2014, uno squadrone di Su-25SM fu trasferito per formare il Reggimento aereo misto della Guardia. Così, all’inizio della campagna siriana, il 960.mo aveva solo uno squadrone di aerei d’attacco modernizzati, che i comandanti decisero di utilizzare nell’operazione.
In preparazione del volo per la Siria, provvedimenti tecnici e calcoli di navigazione furono effettuati, a seguito dei quali apparve chiaro che per raggiungere il previsto punto di approdo intermedio sul territorio iraniano, ai Su-25UB non bastava il carburante (sulle “Scintille” il rifornimento completo è quasi 500 kg inferiore che sui velivoli da combattimento). Una soluzione fu trovata sostituendo due dei quattro serbatoi esterni RTV-800 (standard per i Su-25 di tutte le versioni) con serbatoi di capacità superiore RTV-1150 che possono essere agganciati sui Su-25 (solo nei punti di sospensione 3 e 9), ma questi RTV praticamente non furono mai usati e quindi il reggimento non ne aveva. I vicini di Budjonnovsk salvarono la situazione e i serbatoi necessari furono trovati nel magazzino. Le “Scintille” furono inviate a Budjonnovsk per adottare una coppia di RTV-1150 e volare per controllarli. Per inciso, peculiarità del comportamento dell’aeromobile al decollo furono rilevate, causate dal conseguente arretramento del centraggio, tendendo a “sedersi” sulla coda, quindi per compensarne la tendenza eccessiva al decollo fu necessario spostare il RUS.
Il 16 settembre 2015, gli aeromobili Su-25SM No. 21, 22, 24, 25, 27, 28, 29, 30, 31, 32 da Primorsko-Akhtarsk e i Su-25UB No. 44 e No. 53 da Budjonnovsk, decollarono per la base aerea Mozdok. Dopo la preparazione degli equipaggi e aver ricevuto la missione di combattimento, il 19 settembre iniziarono la fase di dislocamento verso la Repubblica araba siriana. Tre gruppi di quattro aerei Su-25 (i Su-25UB “Scintilla” guidarono i primi due gruppi), accompagnati dai velivoli-leader Il-76, volarono verso l’Iran. Il volo durò 1 ora e 30 minuti ad un’altitudine di 6900 metri. La maggior parte della rotta sorvolava il Mar Caspio. Una sosta intermedia per riposo e rifornimento fu effettuata presso la base aerea Hamadan, ad oltre 1700 metri sul livello del mare. Dopo la preparazione delle apparecchiature di navigazione e il riposo dell’equipaggio di volo, tre squadroni, accompagnati dal velivolo leader volarono verso la destinazione ultima, la base aerea Humaymim. Dopo che il primo gruppo attraversò, ad un’altitudine di 6900 metri, il confine Iran-Iraq, sorsero delle difficoltà. Il comando del centro di controllo del volo a Baghdad, nella zona di responsabilità in cui vi erano i nostri aerei, fece cambiare rotta ai gruppi cambiati, deviando verso sud e allungando di 200 chilometri. Questo ordine provocatorio mise a repentaglio il completamento del volo, dato che avveniva alla quota operativa massima per i Su-25. I navigatori dell’Il-76 fecero i calcoli necessari e divenne chiaro che il completamento del volo dato il carburante, era possibile solo volando a più di 9000 metri di quota. L’equipaggio di volo, comprendendo la responsabilità per l’adempimento del compito del governo e valutandone la condizione fisica, decise di continuare il volo ad un’altitudine di 9600 metri (il massimo pratico del supporto vitale dell’equipaggio del velivolo Su-25, dovuto alla mancanza di una cabina di pilotaggio pressurizzata, è 7000 metri). Superando i problemi fisiologici causati dalla prolungata permanenza a bordo per 1 ora e 20 minuti, volando ad un’altitudine di 9600 metri, atterravano in sicurezza sulla base aerea Humaymim.
Il personale del gruppo venne ospitato in moduli residenziali dotati di tutto il necessario per un confortevole soggiorno, riposo e preparazione per le missioni. Dopo riposo e acclimatazione, gli equipaggi procedevano direttamente al lavoro. Il 23 settembre, i primi voli per familiarizzare sull’area delle operazioni ebbero luogo, e il 30 settembre gli equipaggi dei Su-25 effettuarono le prime sortite operative colpendo bersagli a terra.
Il principale metodo per condurre operazioni di combattimento per gli equipaggi dei Su-25SM in Siria era infliggere successivi attacchi aerei a terra predeterminati in periodi fissi e in modalità bombardamento in navigazione, da soli, in coppie, gruppi e da rilevamenti di posizioni sul terreno. Nei combattimenti i Su-25 solitamente volavano in gruppi di 2 – 6 aeromobili. Per l’attacco, al gruppo venivano assegnati obiettivi in una zona entro un raggio massimo di 20-25 chilometri. Per completezza dell’analisi della qualità operativa, velivoli senza equipaggio compivano la ricognizione sugli obiettivi a terra, effettuati ad intervalli di 1 o 2 minuti tra le azioni degli aeromobili del gruppo, e attacchi ripetuti venivano effettuati dal gruppo solitamente in 5-6 minuti. In assenza di visibilità tra coppie o singoli equipaggi, il gruppo veniva distribuito seguendo un micro-scaglionamento, solitamente di almeno 100 metri. Anche se c’erano 10 punti di nuvolosità sul bersaglio, un gruppo di 6 Su-25, pur non vedendosi tra essi, effettuavano con calma il compito assegnato, con uno scaglionamento di 150-200 metri tra gli aeromobili, attaccando entro un intervallo di 1 minuto. Così, un gruppo di 6 aeromobili con un carico di quattro OFAB-250, per 30-40 minuti volavano sulla prima linea del nemico, colpendo 24 obiettivi e non permettendogli di “alzare la testa”. L’Aeronautica siriana attaccava da 3000-3500 metri di quota. Ciò era dovuto alla mancanza di complessi di avvistamento e navigazione sui loro aerei, eseguendo le sortite in modo efficace ad alta quota. I Su-25SM erano anche stabili e colpivano con sicurezza i bersagli da quote di 3000 – 4000 metri. Il carico bellico, in questo caso, di regola era 4-6 bombe a gravità AV da 100 o 250, o 2-4 da 500 kg, con due serbatoi RTV-800. Il bombardamento veniva effettuato in volo orizzontale “sicuro” (in caso di possibile utilizzo di MANPADS) a quote tra 3500 e 4100 metri. Gli attacchi avvenivano punto per punto, ed ogni aereo bombardava il proprio bersaglio. Ad esempio, quattro AV colpivano quattro obiettivi (il principio una bomba, un obiettivo, era legge per il Su-25 modernizzato). Il PrNK-25SM garantiva l’accuratezza nella distruzione del bersaglio per diverse decine di metri. Per distruggere grandi quantità di effettivi nemici, furono usare bombe RBK dotate di vari tipi di sottoelementi (diversi tipi di bombette). Dal novembre 2015, i Su-25 iniziarono a compiere operazioni di ricognizione e attacco, la cosiddetta “caccia libera”. Il decollo veniva effettuato singolarmente o in coppia (dopo il quale ognuno seguiva la propria rotta), poi eseguivano un volo di ricerca indipendente per distruggere i bersagli mobili. Davano la caccia alle colonne, nonché a singoli veicoli militari (autocarri, rimorchi, autocisterne), sopprimendo in tal modo i rifornimenti di armi, munizioni, carburante, cibo, medicinali e altra logistica per le formazioni dei banditi. A volte quattro RTV-800 e 2 lanciarazzi B-8 venivano agganciati sugli aerei che poi sorvolavano la zona per due ore. L’intensità delle operazioni dell’aviazione d’assalto inizialmente raggiunse le 6 sortite per pilota al giorno, in seguito diminuite a 4 e, infine, a febbraio e marzo 2016, a 2 sortite in media. I Su-25SM operavano sempre ventiquattro ore su ventiquattro, mentre il rapporto di decolli al giorno e a notte era approssimativamente uguale, a volte i voli notturni erano anche di più. I voli di addestramento per familiarizzare con l’area delle operazioni, la messa in servizio e il ripristino delle competenze, dopo una pausa, volando sulle “Scintille”, si svolsero su Lataqia e Mar Mediterraneo; gli equipaggi di volo li contarono come voli da ricognizione.
Un enorme fardello cadde sulle spalle del personale tecnico. La preparazione dell’aeromobile per i voli, dotandoli di bombe e razzi, fu condotta per tutto il giorno. Le bombe venivano prelevate da uno spazio comune, dopo di che venivano agganciate al velivolo. I paracaduti-freno venivano disposti nel parcheggio, tra gli aerei. Per preparare il decollo del Su-25SM dopo aver ricevuto la missione di combattimento erano necessari 10-15 minuti. Il tempo di preparazione degli altri aeromobili d’attacco può differire, aumentando a volte. Perciò vi sono molti Su-25. Possono non solo decollare rapidamente, ma anche il periodo di revisione tra i combattimenti è minore rispetto a tutti gli altri velivoli d’attacco esistenti. Come la pratica ha dimostrato, i tecnici preparavano il Su-25SM affinché decollasse nuovamente entro soli 10-15 minuti; cosa che naturalmente lo distingue favorevolmente dagli altri aerei da combattimento. In 5,5 mesi di operazioni di combattimento in Siria, l’aereo da attacco Su-25SM modernizzato ha dimostrato di essere estremamente affidabile e di non soffrire di gravi limiti.
Nel processo di riparazione a Kubinka e Vozdvizhenka, tutti i Su-25 ricevettero numeri laterali rossi con bordo bianco ai lati della cabina e numeri duplicati bianchi sul timone. Le dimensioni del numero principale era: larghezza 400 mm, altezza 600 mm; quelli duplicati: larghezza 133mm, altezza 200mm. Il segno d’identificazione della stella rossa con il bordo blu-bianco-rosso di 800mm (inscritto in un cerchio pure del diametro di 800 mm) fu posto nelle sei posizioni standard: superfici superiori e inferiori delle ali e sui lati del timone verticale. Sulla superficie inferiore della fusoliera, vi era la matricola e ulteriore segni di appartenenza del velivolo venivano scritti sulla sinistra e sulla destra: iscrizioni in due linee “RF-XXXXX” (larghezza 600 mm, altezza 100 mm) bianchi e “ВВС РОССИИ” (larghezza 1300 millimetri, altezza 150 mm) nera con bordo bianco. Dato che il permesso ufficiale per impiegare l’Aeronautica russa al di fuori della Federazione Russa del Consiglio della Federazione non era ancora disponibile al momento, al fine di garantire la segretezza del trasferimento del gruppo aereo in Siria, prima della partenza da Mozdok fu emesso un ordine per coprire i segni d’identificazione e le matricole. Il comando decise frettolosamente l’uso dei pennelli direttamente sul parcheggio, utilizzando vernici per uso domestico dalle tonalità più o meno adatte, acquistati nei negozi più vicini e col proprio denaro. Una volta in Siria, le matricole furono ripulire, tuttavia fu un compito non così facile. Gli aerei da combattimento e i bombardieri vengono pre-dipinti con vernici lavabili, mentre i velivoli d’attacco lo sono con smalti a base di nitrato. Perciò i Su-25 volarono spesso in Siria con segni d’identificazione parzialmente cancellati. Una volta rientrati, durante la manutenzione ordinaria del reggimento dei Su-25, numeri e matricole furono restaurati. A differenza degli equipaggi dei bombardieri Su-34 e Su-24M che decoravano i loro aerei con decine di piccole stelle rosse (segni delle missioni operative completate), pochi piloti di Su-25 si preoccuparono di dipingerli sui loro aerei, non c’era tempo e talvolta vernice. Perciò le stellette apparvero solo su due aerei, i Su-25SM No. 21 e No. 29, rispettivamente 15 e 3. Ma questi segni non riflettono il numero reale di sortite operative in Siria; ciascuno superò i duecento.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik

La Siria permette la grande modernizzazione delle Forze Armate russe

Alex Gorka  Strategic Culture Foundation 18/02/2017maxresdefaultLa Siria è diventata il banco di prova degli armamenti della Russia. L’occasione non viene mancata. Le lezioni vengono apprese per rendere le forze armate più efficienti. I velivoli Sukhoj Su-35, Su-30 e Su 30SM sono stati testati in battaglia e modernizzato. I missili da crociera Kh-101 e Kalibr venivano lanciati dal Mar Caspio in attacchi a lungo raggio ed alta precisione contro i terroristi in Siria. Ma non si tratta solo di aerei e missili. Secondo i piani, i robot entreranno nell’arsenale delle forze armate nel 2017-2018 per un totale del 30 per cento del materiale militare. Finora, i media hanno raramente menzionato i militari russi testare il sistema robotico antimine telecomandato Uran-6. Controllato a distanza di sicurezza a 1 km, può svolgere il lavoro di 20 genieri. Dotato di apripista e rostri trainati, attraversa terreni pericolosi cercando mine e ordigni inesplosi e neutralizzarli via comando dell’operatore. Il sistema resiste alle esplosioni di mine da 60 kg di TNT e può eliminare mine antiuomo e ordigni pericolosi da 1-4 kg di TNT. Il motore diesel da 240cv permette una velocità di sminamento di 2 chilometri all’ora e una velocità massima di 5 chilometri all’ora, offrendo un rapporto peso/potenza di 32cv/t. Il robot da sminamento Uran-6 può operare per cinque ore, superare ostacoli alti 1,2m e superare trincee larghe 1,5 metri. La pendenza massima di salita del robot è di 20°. I sistemi Uran-6 furono schierati dalle truppe russe per la rimozione degli ordigni esplosivi a Palmira, in Siria, nell’aprile 2016. Negli ultimi scontri, i robot russi sono stati ampiamente utilizzati, come Platform-M, un’unità robotica telecomandata cingolata e armata di lanciagranate e fucili Kalashnikov per colpire obiettivi fissi e in movimento. Dotato di localizzatori optronici e radio, può essere utilizzato anche per l’intelligence. Potenza di fuoco supplementare può essere montata sul sistema, su richiesta. L’Argo è un robot telecomandato progettato per operazioni su terreno accidentato e montagnoso. Può anche essere anfibio per utilizzarlo con ideale mezzo per il tiro di supporto per le unità dei marine. L’Argo è armato con una mitragliatrice da 7,62 mm e 3 lanciarazzi RPG-26. Il sistema telecomandato automatico Andromeda-D può essere montato sui veicoli blindati BTR-D, BMD-2 e BMD-4. Può anche essere aerotrasportato supportando le forze aviolanciate. Armato con una mitragliatrice da 7,62 mm e lanciagranate, il sistema si muove su sei gambe meccaniche. Il robot può analizzare l’ambiente e adattare la “camminata” alle irregolarità della superficie. Può identificare oggetti e riconoscere facce. Grazie alle piccole dimensioni e al peso (circa tre chilogrammi) può entrare sotto le macerie in caso di terremoti e altri disastri. La macchina può trasportare farmaci e altri soccorsi. Il robot può anche essere dotato di un microfono bidirezionale. E’ stato testato in battaglia a Lataqia, in Siria, su terreno montagnoso.
cghvdg90yxnzmi5jzg52awrlby5yds93awr0ac83ndrfyjeyzji5mjyvdgfzcy9tmi91cgxvywrzl2kvmjaxnja5mtavndmzmtixny5qcgc_x19pzd04mze2naAlla fine del 2016, un unico guardiano robotico senza equipaggio superava con successo le prove militari russe. Il “Sentinella” è telecomandato da un operatore. Il sistema è stato sviluppato per aumentare la sicurezza dei siti militari stazionari ed è destinato ad essere schierato a guardia dei silo sotterranei delle Forze missilistiche strategiche (SMF). Equipaggiato con strumenti optronici e radar, può sparare proiettili e granate in modalità automatica ed semi-automatica su bersagli a 400 metri di distanza. L’anno scorso, un nuovo veicolo russo senza equipaggio (UGV), assegnato al tiro di supporto e alla ricognizione armata sul campo di battaglia, veniva presentato al forum tecnico militare dell’esercito del 2016. Designato come veicolo senza pilota da combattimento, il Vikhr si basa sul veicolo da combattimento della fanteria BMP-3 e può essere integrato con altri veicoli corazzati da combattimento dal peso operativo di 7-15 tonnellate. Il Vikhr è armato con un cannone stabilizzato automatico da 30 mm, una mitragliatrice coassiale da 7,62 mm e sei missili anticarro 9M133M Kornet-M pronti al lancio. E’ possibile utilizzare i missili terra-aria dei sistemi di difesa antiaerea portatili Igla o 9K333 Verba, così come il lanciafiamme a razzo Shmel-M. Il sistema ha un peso in combattimento di 14,7 tonnellate, un carico utile di 4 tonnellate, un’autonomia di 600 km, una velocità massima su strada di 60 km/h, velocità di guado di 10 km/h e può essere telecomandato da un distanza di 10 km.
La Russia ha anche un drone da ricognizione su autocarro per la sorveglianza del terreno. Il Pterodactyl può volare per un periodo molto lungo non avendo fonti di energia a bordo, ma ricevendola via cavo, volando attorno al serbatoio per un raggio di 50-100 metri. Il nuovo UAV leggero è realizzato in materiali compositi per assicurarne durata e leggerezza. Il radar portatile e il visore notturno termico sono gli occhi del sistema. La Russia fa progressi nello sviluppo delle apparecchiature da guerra elettronica. Alcuni sistemi sono stati testati ed ora hanno un ruolo di primo piano in Siria. Secondo Izvestija, un velivolo senza equipaggio aggiornato, in grado di inviare SMS e messaggi audio e video, entrerà in servizio nel 2017. Il nuovo drone si basa sul velivolo telecomandato Orlan-10, componente del complesso aggiornato del sistema di guerra elettronica RB-341V Leer-3. Il sistema comprende 3 droni destinati a disturbare le antenne per cellulari ed è dotato di speciali dispositivi di disturbo e trasmettitori. I militari russi utilizzarono il drone ad Aleppo per informare i civili sui corridoi e i luoghi dove ricevere gli aiuti umanitari. Il sistema fu utilizzato per inviare i moduli per la domanda del cessate il fuoco ai terroristi, sostituendo gli aerei. Il Krasukha-4 è una stazione autocarrata mobile di disturbo multifunzionale a banda larga che protegge strutture di alta priorità. Gli obiettivi principali sono UAV e aerei-radar in volo. Attualmente protegge dagli aerei-spia la base aerea russa di Humaymim. Il sistema può disturbare gli AWACS da 250 chilometri di distanza e missili a guida radar. I missili, una volta disturbati, ricevono un falso bersaglio per garantirsi che non costituiscano più una minaccia. La sua gittata è sufficiente a disturbare efficacemente satelliti su orbita bassa (LEO) e danneggiarne i dispositivi radio-elettronici. I radar basati a terra sono altri obiettivi cruciali del Krasukha-4.
Il conflitto in Siria dà alla Russia il margine di manovra per testare in condizioni reali nuove armi ed equipaggiamenti. Con le preziose lezioni apprese, l’esercito compie rapidi progressi nel mettere in servizio ciò che prima non aveva. L’esperienza in Siria ha notevolmente incrementato la potenza militare della Russia.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

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I velivoli d’attacco russi Su24M e Su-25M: spina dorsale dell’antiterrorismo
Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 19/02/20175e7d0bd218a67e7da8b0712665822514Gli aerei russi Su-24M e Su-25M sono stati recentemente schierati nella base aerea di Ayni, in Tagikistan. Gli aerei svolgevano le esercitazioni con la 20.ma Brigata di fanteria di stanza nel Paese, in conformità con l’accordo bilaterale che scadrà nel 2042. Questo schieramento è una misura precauzionale visto il peggioramento della situazione in Afghanistan. Su-24M e Su-25M sono stati testati operativamente in Siria con grande successo. Il 9 febbraio, il Generale John W. Nicholson Jr., il comandante supremo degli USA in Afghanistan, dichiarava ai legislatori che le forze di sicurezza afghane affrontano gravi difficoltà e che il Paese è in cattive acque. Il generale ritiene che le forze afghane manchino di supporto aereo. Nel 2016, l’aeronautica afgana non era all’altezza del compito, mettendo a repentaglio i piani per la campagna del 2017. La dichiarazione del generale quasi coincideva con la richiesta del governo afgano d’intensificare le operazioni di supporto aereo. Il consigliere della sicurezza nazionale afgano Mohammad Hanif Atmar richiedeva il supporto aereo di NATO e partner nella missione di addestramento Resolute Support, durante una riunione speciale del Consiglio del Nord Atlantico presso la sede della NATO a Bruxelles, il 7 febbraio. Secondo lui, il supporto aereo era una “carenza grave” delle forze afghane. Il funzionario accusava del deterioramento della situazione l’aumento dei terroristi afghani e pakistani, così come quelli di altre regioni e delle reti internazionali. Nel 2016, le forze armate degli USA effettuarono solo uno-due attacchi aerei al giorno, in media, nonostante l’assegnazione di maggiori poteri per sconfiggere l’insurrezione. In confronto, la coalizione degli Stati Uniti compiva oltre 10 sortite al giorno per colpire gli obiettivi dello Stato islamico in Siria e Iraq. L’anno scorso, le Forze aerospaziali russe effettuavano 52 sortite in media in Siria. La maggior parte del compito era svolto dai “cavalli da tiro” Su-24M e Su-25M.
107 Il Sukhoj Su-24 è un bimotore biposto con ala a geometria variabile, un velivolo supersonico d’interdizione con i posti affiancati per i due piloti dell’equipaggio. Il bombardiere tattico è stato progettato per penetrare il territorio ostile e distruggere obiettivi sotterranei e di superficie. Il velivolo dispone di diversi profili di volo automatizzati, buona visibilità, cabina ben congegnata, sistema di posizionamento/attacco digitale integrato che utilizza il sistema globale per la navigazione GLONASS. La cabina di volo è dotata di display multifunzione (MFD), head-up display (HUD), generatore di mappe mobili digitali, sistema di puntamento montato sul casco Shel. Il velivolo è dotato delle più avanzate armi intelligenti, tra cui i missili aria-aria R-73, ed ha una velocità massima 1315 km/h a livello del mare; 1654 km/h ad alta quota. Il raggio di combattimento è 615 km in missione d’attacco a bassa quota con 3000 kg di carico bellico e serbatoi esterni. L’autonomia è di 2775 km; la quota operativa di 11000 m e il rateo di salita di 150 m/s. L’armamento include un cannone a sei canne da 23 mm Gsh-23-6 e un carico bellico massimo di 8000 kg con nove punti d’attacco esterni. L’aereo è propulso da due motori turbofan AL-21F da 12000 kg di spinta. Il Su-24SM3 è equipaggiato con il sistema di puntamento e navigazione integrato modificato PNS-M, comprendente un sistema laser/TV per i missili aria-superficie a guida laser/TV. In concomitanza con la radionavigazione, può supervisonare il terreno; individuare gli obiettivi e distruggerli con bombardamenti livellati o in picchiata; designare i bersagli dei missili; rilevare i radar operativi e lanciargli i missili contro; controllare in modo automatico e semi-automatico il velivolo nella fase d’atterraggio ad una altezza di 40-50 metri. Il 17 aprile 2014, due bombardieri Su-24 disarmati sorvolarono il cacciatorpediniere AEGIS dell’US Navy USS Donald Cook nel Mar Nero. I sistemi di bordo degli aerei neutralizzarono il sistema radar AEGIS della nave, che l’equipaggio non riusciva a riavviare.
1386153905-ybhdi-2-fotor-1-1120x0-696x408Il Sukhoj Su-25 Grach è un aviogetto monoposto progettato per fornire supporto aereo ravvicinato e distruggere piccoli bersagli mobili e fissi a terra ed ingaggiare bersagli aerei a bassa velocità operanti vicino e in profondità nelle aree tattiche ed operative ravvicinate. La velocità al suolo del velivolo è di 975 km/h, e ad alta quota di 984 km/h; la quota operativa è 10000 m, l’autonomia senza rifornimento è di 2500 km, il raggio operativo senza rifornimento, secondo profilo di volo, velocità e carico, è di 150-800 km. Tutte le versioni del Su-25 hanno un’ala fissa a freccia moderata, con architettura razionale e dispositivi di portanza. Il Su-25SM3 è la versione dotata del sistema di primo allarme Vitebsk-25 che localizza in azimut il tipo di emissioni radar del probabile nemico e sopprime i segnali nelle diverse gamme di frequenza. Il sistema incorpora un ricevitore di allarme radar, un sistema di allarme missilistico agli ultravioletti e una potente suite di disturbo. Secondo il quotidiano russo Izvestia, la suite delle contromisure difensive incorpora disturbatori radar e razzi agli infrarossi. Il sistema è progettato per proteggere il velivolo dai missili terra-aria. La fonte riferiva che il Vitebsk è progettato per identificare automaticamente e geo-localizzare con precisione le emittenti della minaccia, passandone le coordinate a un missile anti-radiazioni Kh-58 per colpire il bersaglio, permettendo all’aereo una certa capacità di soppressione delle difese aeree nemiche. Il Su-25SM3 aggiornato ha un nuovo sistema di navigazione e puntamento PrNK-25SM Bars che opera con il sistema di navigazione satellitare GLONASS e si basa sul computer digitale BtsVM-90. Il carico bellico comprende i missili aria-aria altamente manovrabili Vympel R-73, i razzi S-13T da 130mm (sparati dai lanciarazzi B-13) con testate perforanti e a frammentazione e anche un cannone GSh-30-2 con caricatore da 250 colpi. Il velivolo è equipaggiato con il nuovo sistema di puntamento optronico SALT-25 che consente al pilota di rilevare e monitorare le forze di terra nemiche a una distanza di parecchi chilometri, di giorno, di notte e in qualsiasi condizione meteo. L’aviogetto dispone di un sistema di trasmissione video in tempo reale. L’armamento del Su-25 include bombe non guidate da 250 o 500 kg, bombe a grappolo e razzi. L’armamento del Su-25M3 invece comprende armi guidate di nuova generazione come le RBC SPBE 500-D, bombe a grappolo da 500 kg dotate di submunizioni intelligenti SPBE-D, usate in Siria dai bombardieri Su-24. Ogni submunzione è una piccola bomba anticarro a guida agli infrarossi munita di testata anticarro-esplosiva capace di penetrare 150-160mm di corazza omogenea, abbastanza per perforare il tetto di un carro armato.
Su-24 e Su-25 sono dei cavalli da tiro. I modelli esistenti sono sottoposti a un programma di miglioramento ed estensione della vita operativa comprendente GLONASS, display multifunzione, generatore di mappe digitali e armi più avanzate come i missili aria-aria R-73. Continuamente aggiornati, contribuiscono notevolmente alla lotta antiterrorismo. La Russia rimane fedele agli obblighi nel proteggere gli alleati della Collective Security Treaty Organization (CSTO). Con la situazione in Afghanistan che si aggrava, i cavalli da tiro testati sono chiamati ancora una volta a svolgere il loro compito.a_pavlov_su-25_11_1280La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le basi militari russe in Siria

Alexander Mercouris, The Duran 9/2/2017khmeimin-air-baseCome risultato della guerra in Siria la Russia costruisce un complesso di basi in Siria, per la prima volta in competizione con gli Stati Uniti nel Mediterraneo orientale.
Un motivo spesso dato dai commentatori occidentali del sostegno della Russia al Presidente Assad è il supposto desiderio della Russia di proteggere la base navale di Tartus in Siria. Alcuni commentatori hanno suggerito al contrario che una delle ragioni della guerra siriana era cacciare i russi dalla Siria. A mio avviso alcuna di tali affermazioni è vera, ma non c’è dubbio che conseguenza della guerra è che sia enormemente aumentata la presenza militare della Russia in Siria, oltre qualsiasi idea concepibile nel 2011, quando il conflitto iniziò. La Russia ora ha due grandi basi in Siria, sicuramente note, e una terza la cui esistenza viene solo accennata, ma mai confermata.

1) Base navale di Tartus
La Marina militare russa ha una presenza nel porto siriano di Tartus dagli anni ’70 (alcuni rapporti sostengono dal 1971, altri dopo). Anche se l’impianto di Tartus è stato spesso chiamato base, fino a poco prima era meglio descritto come piccola struttura logistica per supportare lo schieramento nel Mediterraneo della Marina militare russa. La struttura non poteva che ospitare piccole navi, mai nulla di più grande delle corvette. A quanto pare era gestita da appaltatori civili. Allo scoppio del conflitto siriano nel 2011 era apparentemente in rovina e a malapena in uso. La Russia ora ha stipulato un contratto di affitto di 49 anni della base, che dovrà ampliarla. L’obiettivo è ampliarla in modo che ospiti contemporaneamente 11 navi da guerra, anche nucleari. A quanto pare i lavori sono già iniziati. Quando i lavori saranno completati, diverrà una grande base navale paragonabile a quelle di Stati Uniti e NATO in altre regioni del Mediterraneo.siria-tartus-filchenkov-agos-2015-22) Base aerea di Humaymim
Non esisteva prima del settembre 2015, ed è un adattamento frettoloso di una parte dell’aeroporto Basil al-Assad. Dispone di una pista asfaltata di 2979m, attivata dalla forza aerea russa nel settembre 2015 per consentirle di condurre la campagna aerea contro i jihadisti in Siria. La Russia ha ora un contratto di affitto di 49 anni della base. Sarà anch’essa ampliata con la costruzione di una seconda pista in cemento, più grande e più adatta ai velivoli ad alte prestazioni, come caccia e bombardieri. Anche questo trasformerebbe la base in una struttura simile alle basi statunitensi, come Incirlik in Turchia. Inoltre, alla seconda pista vi saranno presumibilmente aggiunte anche strutture permanenti per il personale della base, insieme alle necessarie attrezzature standard per la base.122133234683) Stazione di ascolto di Lataqia
Di tanto in tanto le notizie parlano della grande stazione di ascolto (SIGINT) russa nella provincia di Lataqia in Siria, anche se i dettagli che ne confermano l’esistenza sono scarsi. Nell’ottobre 2014 i jihadisti invasero una postazione di ascolto ad al-Hara, nel sud-ovest della Siria vicino alle alture del Golan occupate. Questa sembrava essere una presunta piccola postazione di ascolto dal nome in codice “Centro S”. Forse si trattava di un ramo del molto più grande complesso situato all’interno della Siria, nella provincia di Lataqia, si diceva. Assumendo che questa struttura esista, certamente sarà stata interessata dalla rivoluzione dell’intelligenza elettronica e dei segnali avutasi dopo la fine della guerra fredda. Questo ha reso più facile monitorare il traffico dei segnali dalla Russia, riducendo la necessità di stazioni di ascolto all’estero come quella presunta di Lataqia. Detto questo, è probabile che la struttura esista e sia ancora attiva. Rapporti russi a volte danno l’impressione che il traffico dei segnali in Siria sia monitorato da una struttura che si troverebbe nella base aerea di Humaymin. Forse la stazione di ascolto vi è stata trasferita, o più probabilmente, viene detto questo per nasconderne la vera posizione.
Le tre strutture sono protette da una cintura di complessi integrati di sistemi di difesa comprendente i potenti sistemi missilistici antiaerei S-400 e S-300VM Antej 2500 schierati in Siria lo scorso anno, i sistema di difesa missilistica di punto missilistico-artiglieristico Pantsir-S1, giunti con la forza russa in Siria nel settembre 2015, l’avanzato sistema di guerra elettronica Krasukha-4 (che disturberebbe velivoli AWACS e satelliti) e le batterie di missili supersonici antinavi Bastion schierati sulle coste della Siria alla fine dello scorso anno. Ora vi sono rapporti secondo cui la Russia invierebbe batterie di missili tattici Tochka-U in Siria, anche se il Cremlino non conferma. Inoltre dato che queste strutture si trovano su una piccola area nella provincia di Lataqia, possono cooperare come un unico gigantesco complesso aeronavale, possibilmente sotto la supervisione di un solo comandante.
Che il sostegno degli Stati Uniti ai jihadisti in Siria era motivato dal desiderio di cacciare i russi dalla Siria è dubbio, ma se fosse, allora va concluso che non solo è fallito, ma ha ottenuto l’effetto contrario. Non solo la Siria ora è più vicina alla Russia rispetto al passato, ma come diretta conseguenza della guerra, i russi costruiscono un complesso di basi aeronavali in Siria mai avuto prima nel Mediterraneo, rendendo possibile per la prima volta ai loro velivoli di pattugliare il Mediterraneo orientale, e alle loro navi di operarvi senza affidarsi sui distanti porti in Russia. Inoltre, è il primo grande complesso di basi aeronavali nel Mediterraneo dalla seconda guerra mondiale non controllato dagli Stati Uniti o da un loro alleato, ma da un rivale invece. Non ultima conseguenza della guerra alla Siria, è che non solo s’è indebolita la posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente, ma anche, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, ha scosso la finora ferrea presa degli Stati Uniti sul bacino del Mediterraneo.showimage-ashxTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia cambia tattica in Siria

Valentin Vasilescu Reseau International 12 gennaio 2017su25sm3Il 10 gennaio 2017 la Russia schierava in Siria 12 cacciabombardieri Su-25SM3, rilevati dai satelliti-spia occidentali. Ed è probabile che almeno 48-52 Su-25SM3 siano inviati in Siria nelle prossime settimane. Si tratta del segnale che la Russia cambia tattica nella lotta ai terroristi islamici ed è prevista un’offensiva di terra su larga scala da parte dell’Esercito arabo siriano. [1] Il Su-25 è stato modernizzato in più stadi creando i Su-25SM/SM2/SM3, l’ultimo aggiornamento ha avuto luogo nel 2013. Circa 150 aerei modernizzati Su-25 (SM3/UBM2) e altri 120 Su-25 non modernizzati sono entrati nelle forze aeree russe. Il velivolo è propulso da 2 motori RD-195 dalla spinta di 4500 kg/s e una velocità massima di 975 km/h. È interessante notare che, con il tentativo d’imporre il cessate il fuoco in Siria il 27 febbraio 2016, la Russia ritirò dalla Siria i suoi 15 Su-25SM3. Gli aerei avevano più di 20 anni e completato oltre 200 ore di volo in Siria, divenendo oggetto di controllo negli impianti di riparazione in Russia. La nuova offensiva dell’Esercito arabo siriano servirà a liberare dai mercenari islamisti il Paese, a testare nuovi equipaggiamenti e ad addestrare i militari russi in condizioni di combattimento reale, per difendersi dall’invasione della NATO [2].0_b4097_de3d9324_-2-xl-e1424183930102Qual è il cambiamento tattico della Russia nella lotta al terrorismo islamico in Siria?
Finora la Russia aveva attaccato obiettivi in Siria con missili da crociera lanciati da sottomarini, navi di superficie e bombardieri a lungo raggio. D’altra parte, i bombardieri tattici russi che operano dalla base di Humaymim hanno completato le missioni previste, dopo che i velivoli da ricognizione senza pilota individuavano i bersagli ore o giorni prima. In genere, tali obiettivi avevano scarsa mobilità e si trovavano a una distanza di sicurezza da civili e truppe dell’Esercito arabo siriano. Ogni aereo russo era armato solo con 2 bombe o missili aria-terra a guida laser, GPS, TV e IR, bombardando da quote di 8000-10000 m. La tattica mutata della Russia in Siria significa che gli aerei russi compiranno quasi esclusivamente missioni di supporto vicino (CAS – Supporto aereo ravvicinato) creando brecce nella difesa dei mercenari islamisti necessari alla rapida avanzata delle truppe siriane. L’aereo Su-25SM3 è il più adatto a tali missioni. La maggior parte delle missioni di supporto ravvicinato va effettuata di notte senza le informazioni dettagliate ricevute in anticipo dai velivoli da ricognizione. Operando in pattuglie ad alta quota sulle zone del territorio occupato dagli islamisti, con la procedura della “caccia ai bersagli”. Una volta che l’obiettivo viene individuato, il pilota vi avvia la procedura d’attacco. Tuttavia, le missioni di supporto ravvicinato richiedono perfetta coordinazione spazio-temporale con i soldati sul terreno, che prevede l’utilizzo di ufficiali russi specializzati nella guida dei Su-25SM sugli obiettivi a terra presi di mira sul fronte. In primo luogo, identificano la posizione ai piloti in volo di supporto via radio e di notte con un dispositivo laser rilevabile dai sensori elettro-ottici a bordo dell’aereo russo. Poi gli ufficiali di puntamento indicano gli obiettivi segnalati da colpire con lo stesso dispositivo laser. Questo garantisce la massima precisione d’attacco su bersagli mobili come le Toyota armate di mitragliatrici, squadre di cecchini o postazioni islamiste situate nei piani inferiori degli edifici.
Il sistema optoelettronico del Su-25 SOLT (con sensori laser, TV e IR) montato nel naso è utilizzato per la navigazione FLIR e via satellite (GLONASS), e per trovare e identificare bersagli a terra di notte e ad alta quota. Per attaccare gli obiettivi, il Su-25SM3 dispone di un centro di controllo del tiro PrNK-25SM Bar che utilizza il sistema optoelettronico SOLT-25 e un telemetro per puntare via laser le armi guidate. Nella procedura di “caccia al bersaglio” si usano raramente bombe guidate o armi di piccolo calibro, e si usano soprattutto i razzi o il cannone di bordo. Il Su-25SM3 ha un cannone binato GSh-30-2 da 30 mm, con rateo di tiro di 2000 colpi/minuto che utilizza proiettili perforanti-incendiari, esplosivi-incendiari e anticarro-traccianti (APT) dal nucleo in tungsteno. Il Su-25SM3 dispone di oltre 10 punti di attacco sotto le ali, che possono trasportare armi per 4340kg. Nella procedura della “caccia agli obiettivi” il Su-25M3 è dotato di 8-10 lanciarazzi UB-32/57, ciascuno con 32 razzi S-5M/K del calibro di 57mm, o lanciarazzi B-8M1, B-13L e PU-O-25 armati con razzi da 80mm, 122 mm e 266 mm di calibro. L’attacco avviene sparando raffiche di proiettili o razzi picchiando con un angolo di 15-30 gradi da una quota di 1000-3000 m. La procedura della “caccia ai bersagli” permette di eseguire diversi attacchi contro obiettivi diversi.
Solo, benché più efficaci dei bombardamenti pre-programmati, le missioni di supporto ravvicinato sono estremamente rischiose dato che, al di sotto della quota di 5000 m, tutti gli aerei sono vulnerabili ai missili portatili (MANPADS) e al di sotto dei 3000 m sono vulnerabili a mitragliatrici pesanti e cannoni da 12,7mm, 14,5mm, 23mm e 30mm, di cui sono dotati i mercenari. L’aereo russo Su-25 è equivalente allo statunitense A-10, avendo entrambi blindatura in titanio del peso di 500 kg e uno spessore di 15-30 mm in grado di sopportare proiettili da 23mm di calibro, e una blindatura in fibra di carbonio (che trattiene le schegge risultanti dalla frammentazione per esplosione dei proiettili). Per la protezione contro i missili terra-aria, il Su-25SM3 è dotato del sistema Vitebsk-25, simile allo Spectra ESM del francese Rafale. Rileva se l’aeromobile viene inquadrato da radar nemici, ne calcola azimut e tipo, e ne gestisce l’interferenza su diverse frequenze, utilizzando il sistema integrato L-370-3S. Il sistema Vitebsk-25 protegge gli aerei Su-25SM3 dai missili a guida infrarossi o laser con il sottosistemi di inganni termici APP-50, anche contro i missili superficie-aria portatili (MANPADS) .siria-su-25-2017-1-10

[1] Come potrebbe finire il conflitto in Siria nel 2017?
[2] Cosa ha spinto la Russia ad intervenire in Siria?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora