I bombardieri russi impiegano nuovi missili contro lo Stato islamico

Alex Gorka SCF 06.07.2017

Il 5 luglio, i bombardieri strategici russi hanno colpito lo Stato islamico (IS) in Siria con i nuovi missili da crociera aerolanciati (ALCM) Raduga Kh-101. Secondo il Ministero della Difesa russo, i bombardieri Tu-95MS hanno lanciato missili da crociera Kh-101 su obiettivi dello SIIL lungo il confine tra le province siriane di Hama e Homs. Gli aerei sono decollati dall’aeroporto di Engels in Russia per effettuare un volo con rifornimento aereo. Rientravano alla base dopo la missione. L’aeroporto di Humaymim, nella provincia di Lataqia, attualmente impiegato dall’aviazione frontale, non è adatto ai bombardieri strategici. La sua pista è troppo corta e manca dell’infrastruttura necessaria. Ma i bombardieri strategici possono operare senza atterrare in Siria.
Tre depositi di munizioni e un comando preso Uqayribat furono distrutti. Gli aerei rientravano alla base nella Russia sud-occidentale, dopo aver lanciato i missili a una distanza di 1000 chilometri dagli obiettivi. Il Ministero non ha detto quanti aeromobili presero parte all’attacco, ma ha detto che i bombardieri strategici furono scortati da caccia Sukhoj Su-30SM provenienti dalla base aerea russa nella provincia di Lataqia. L’attacco era il sesto in cui la Russia utilizzava il Kh-101. Un Tupolev-95MS può portare 8 missili. Un bombardiere Tu-160 12. Oltre 60 velivoli con a bordo missili da crociera fanno parte dell’aviazione a lungo raggio della Russia. Un Su-34 è un velivolo tattico che può trasportare 2 missili di questo tipo. Il Raduga può essere dotato di testate ad alto esplosivo, penetranti o cluster. La testata convenzionale conterrebbe 400 kg di esplosivi. La versione Kh-102 può essere dotata di testata nucleare da 250kt. Il Kh-101 utilizza il GLONASS, il sistema di navigazione satellitare russo, per la correzione della rotta e avrebbe un’accuratezza di cinque-sei metri per una gittata efficace fino a 4500 km. La lunga gittata consente di colpire obiettivi in profondità nel territorio nemico senza minacciare la piattaforma di lancio. Il missile può essere lanciato a una quota di 3000-12000 m. Il peso operativo è di 2400 kg, inclusa la testata. La quota di volo 30-6000 m. Deviazione massima: 20 m. Precisione sugli obiettivi in movimento: 10 m. La massima precisione è 5 m. Può accelerare alla velocità massima di 2500 km/h e salire alla quota massima di oltre 15000 metri. Senza booster, l’ALCM va lasciato cadere per acquisire velocità iniziale. Il Kh-101 ha un profilo di volo variabile con una quota compresa tra 30 e 6000 m, una velocità di crociera di 190-200 m/s e una velocità massima di 250-270 m/s. Il Raduga vanta una bassa firma radar. Con la configurazione a “siluro aereo” la sezione trasversale sul radar è di circa 0,01 metri quadrati. L’ALCM ha ali mobili e utilizza materiali radar assorbenti, antenne conformi e altre tecnologie stealth. Il missile utilizzerebbe una combinazione di guida inerziale e navigazione satellitare utilizzando il sistema russo GLONASS. È possibile correggerne la rotta in volo. Un sistema di correzione optoelettronica viene utilizzato invece del radioaltimetro. Con caratteristiche furtive, il missile vola a bassa quota, evitando i radar e nascondendosi dietro il terreno. Nella fase terminale, il missile individua l’obiettivo attraverso coordinate e riconoscimento delle immagini a bordo, sostanzialmente corrispondenti all’immagine caricata dell’obiettivo su cui il missile punta. Se tutto va come pianificato, la testata viene puntata direttamente sull’obiettivo per l’impatto. Le difese aeree possono essere sopraffatte con diversi Kh-101 in volo a bassa quota da diverse direzioni, violando le difese aeree nei punti deboli. I Raduga possono anche seguire rotte circolari per raggiungere gli obiettivi, evitando radar e difese aeree.
Nessuna altra forza aerea al mondo ha un’arma con tali grande gittata, grande precisione e caratteristiche stealth. Il Kh-101 supera ogni analogo statunitense su più aspetti. La potenza di fuoco e la mobilità mostrate il 5 luglio sono un timido avvertimento sulle crescenti capacità militari russe. Un altro vantaggio: con questa capacità d’attacco aereo e di superficie, la Russia non ha bisogno di violare il trattato INF, cosa di cui gli Stati Uniti l’hanno recentemente accusata. Semplicemente non serve avendo tale straordinaria potenza d’attacco aereo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35: in una nazione in declino, la corruzione domina i cieli

I nipoti dei contribuenti statunitensi vedranno cos’è l’F-35 e ne pagheranno il conto
William Wojcik Russia Insider 24 giugno 2017Il corpo dei marines statunitense ha nuovamente sospeso i voli del cocco tecnologico, il Joint Strike Fighter Lockheed F-35B, almeno dall’Air Station Yuma in Arizona dove l’aria è asciutta, la birra è fredda e i capi posso nascondersi dai giornalisti che ancora non hanno letto il Riot Act. Dopo 400 miliardi di dollari (un capitale) di costi del programma che, difatti, risale ai primi anni ’90, si potrebbe pensare che i fondi prestati possano giustificare un progetto operativo completo. Non importa che infrastrutture, ponti e scuole in rovina e, naturalmente, salute precaria saranno ereditati dalle future generazioni; guardate che notizie possono sentire sul fichissimo aereo da guerra. Questa volta i problemi del “software” hanno messo a terra i velivoli mentre stanchi tecnici e scienziati tentano di decifrare ciò che succede a computer di bordo, collegamenti dati, e pulsanti, leve e lucine lampeggianti. Ma le cose all’inizio non erano così complicate. Infatti, un aereo militare a decollo e atterraggio verticale (VTOL) già volava; solo che non era statunitense, era lo Jak-141 del Jakovlev Design Bureau.
Diamo il dovuto. Fu l’alto comando tedesco negli anni formidabili della seconda guerra mondiale che propose un velivolo VTOL. Ma il programma balistico V2 era in pieno svolgimento. L’ex-Unione Sovietica intraprese la missione nel 1975 con il meno veloce Jak-38 “jump jet”. Ma mentre si sviluppò, campanelli e fischietti suonarono sui fondamenti (suona familiare?) L’aereo apparve disfunzionale anche se impressionante, ma richiedeva altri computer e un motore ridondante. E la serie di suoni generati dai computer avvertiva il pilota che si trattava più di distrazione che altro. Questi orpelli costosi si adattarono solo al materiale russo. Fino a qualche anno fa, i progettisti russi ancora usavano ciò che chiamiamo strumenti a vapore (strumenti tecnologicamente datati ma sempre affidabili). Lo Jak-141 appariva, funzionava e volava come il mucchio “tecnologico” dell’ingegneria statunitense ora visibile come F-35, solo senza tutta l’alta tecnologia e apparentemente questi fastidiosi fastidi. E’ una coincidenza? No, fu pianificato; mentre l’Unione Sovietica crollava, il progetto Jak-141 fu bloccato. Nel 1991, Lockheed Martin collaborò con la Jakovlev e nacque lo X-35. Il denaro fluiva allegramente, almeno come banconote, con cui i team progettisti russi appresero la follia della legge di Keynes. La legge sui rendimenti decrescenti si adatta a ciò che è oggi il programma F-35. Ora, su software, programma di manutenzione aggiornato, continua integrazione di componenti e linee di rifornimenti, l’F-35 ha subito un’altra battuta d’arresto, almeno quando sarà a bordo delle portaerei, quando Marina e marines statunitensi lo schiereranno. Sembra che i motori siano troppo caldi per le piastre delle piattaforme. Mentre a terra, degradano il calcestruzzo. Dovrebbero mollare mentre vanno avanti? Forse, ma è ormai troppo tardi. Mentre i senatori statunitensi vogliono che le componenti attese siano prodotte nei loro Stati, garantendo “posti di lavoro”, sempre più persone si affidano al crescente numero di bustarelle per il governo. E se sempre più flussi di denaro scorrono dalle case degli statunitensi, istruzione, strade, acqua pulita e fondamenta di una società sana, diventano rapidamente assiomi di un’epoca passata.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La risposta russa al sistema antimissile in Europa

Reseau International 7 giugno 2017Parlando ad un incontro sull’Industria della Difesa, il presidente russo ha detto che il dispiegamento del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Romania e Polonia, “non è difensivo, ma rientra nella potenza nucleare degli Stati Uniti schierato nell’Europa orientale “, e che la Russia non rimarrà a guardare mentre Stati Uniti e NATO cercano di limitare il potenziale delle forze strategiche russe. “Ora, con l’introduzione di tali sistemi, dobbiamo pensare come fermare le minacce alla sicurezza della Federazione russa. Ci siamo offerti di cooperare e collaborare con i partner statunitensi, ma hanno rifiutato“, ha detto Vladimir Putin. “Non si sono offerti di collaborare, ma semplicemente di ascoltare i loro discorsi senza riguardo per le nostre preoccupazioni“, ha detto. Ricordiamo che nella base di Deveselu in Romania, il sistema missilistico Aegis Ashore degli Stati Uniti è già attivo. In Polonia, una base della difesa missilistica è in costruzione a Redzikowo. Inoltre, alle frontiere marittime della Russia (ad esempio nel Mar Nero) vengono schierati cacciatorpediniere statunitensi equipaggiati con il sistema Aegis ed aerei spia statunitensi sono quasi sempre avvistati dalle difese russe. Come più volte dichiarato dal Viceministro della Difesa Anatolij Antonov, dato lo sviluppo illimitato della difesa missilistica occidentale che può intercettare i missili balistici intercontinentali russi, sono necessarie risposte finché i capi di NATO e Stati Uniti vedono la Russia come Paese “grande e moderno, ma nemico“, e addestrano i loro piloti militari a bombardare con armi nucleari “un certo grande Paese”.

Come la Russia risponderà a tale minaccia?
In primo luogo, la Russia ha deciso di riavviare la produzione dei sistemi missilistici ferroviari: la prima unità Barguzin sarà operativa dal 2020 e trasporterà 3-6 missili nucleari a testata multipla. Secondo gli esperti sarà camuffata da treno ordinario, non sarà rilevabile dai satelliti della NATO e potrà colpire all’improvviso obiettivi in tutti i Paesi. Secondo la CNN, il missile intercontinentale Bulava-30dotato di testata multipla in grado di colpire bersagli un America, sarà operativo il prossimo anno e sarà una risposta al dispiegamento del sistema di difesa missilistico della NATO in Romania“. I Paesi occidentali sono preoccupati anche dallo schieramento del missile Sarmat, che “può distruggere in pochi secondi un intero Paese” secondo il quotidiano “The Mirror“, che afferma che “l’attuale tecnologia missilistica non può assolutamente fermarlo“. Inoltre, l’annuncio ufficiale del dispiegamento di missili Iskander nel cuore dell’Europa, a Kaliningrad, innescava un’onda d’urto nei Paesi europei. Secondo gli esperti militari, l’Iskander può trasportare testate nucleari, ma anche nella versione convenzionale è una minaccia mortale per la difesa missilistica e le basi militari. Non va dimenticato che l’ex-comandante delle Forze Strategiche Missilistiche Viktor Esin rivelò qualche tempo fa che, in caso di attacco da parte degli Stati Uniti, la prima cosa che farà la Russia sarà bombardare le basi della difesa missilistica degli Stati Uniti in Romania e Polonia. In sintesi, a causa delle azioni statunitensi, l’Europa dovrà abituarsi a vivere sotto la minaccia dei missili strategici nucleari, delle armi nucleari tattiche, dei missili da crociera e dei bombardieri strategici russi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni degli aerei d’attacco Su-25 in Siria

el-TemifIl numero di marzo della rivista “M-Hobby” ha pubblicato un interessante articolo di Andrej Korotkov, “Corvi nei cieli siriani”, che esaminava le operazioni del velivolo d’attacco Su-25SM in Siria. Il nostro blog ne riporta le parti più interessanti.
Il 30 settembre 2015 la Russia avviava l’operazione aerea in Siria, la prima campagna militare su vasta scala al di fuori dei confini dell’ex-Unione Sovietica dalla guerra in Afghanistan. Il 26 agosto 2015 tra Russia e Siria fu concluso un accordo sulla realizzazione nel territorio della Repubblica araba siriana (RAS) di una base per un periodo indefinito per il gruppo aereo delle Forze Armate della Federazione Russa. Il 30 settembre, in conformità con il trattato di “amicizia e cooperazione tra Unione Sovietica e Repubblica araba siriana” dell’8 ottobre 1980, il Presidente siriano Bashar al-Assad rivolgeva alla Russia la richiesta formale di assistenza militare. Lo stesso giorno, il Consiglio della Federazione dava al Presidente della Federazione Russa V. V. Putin il consenso ad utilizzare le Forze Armate della Federazione Russa nel territorio della Repubblica araba siriana. In questo caso, solo l’utilizzo della componente aerea fu considerata per sostenere le forze di terra dell’Esercito arabo siriano, senza effettuare un’operazione di terra. Con la decisione del Supremo Comandante in Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, presso la base aerea Humaymim (aeroporto internazionale Basil al-Assad) nella provincia di Lataqia della Repubblica araba siriana, fu schierato un gruppo aereo misto (aero-reggimento speciale misto) dell’Aeronautica Militare della Federazione russa, composto da: 4 caccia multiruolo Su-30SM, 4 bombardieri di prima linea Su-34, 12 bombardieri di prima linea Su-24M, 12 aerei d’attacco Su-25SM e Su-25UB, aerei da ricognizione Il-20M1, 12 elicotteri d’attacco Mi-24P e 5 elicotteri d’assalto Mi-8AMTSh. Il trasferimento dei velivoli fu effettuato con sorvolo indipendente del territorio di Iran e Iraq. Lo squadrone d’assalto del gruppo aereo includeva 10 Su-25SM e 2 Su-25UB del 960.mo Reggimento d’Assalto Aereo della 1.ma Divisione Aerea Mista della Guardia della 4.ta Armata Aerea e di Difesa Aerea del Distretto Militare Meridionale, di stanza a Primorsko-Akhtarsk. Il 960mo è il terzo (dopo Budjonovskij e Chernigov) reggimento dell’Aeronautica a ricevere il velivolo assalto Su-25SM aggiornato. La conversione operativa dei piloti del Kuban sugli aeromobili aggiornati iniziò nei primi mesi del 2013, dopo che il reggimento ricevette i primi 8 aerei provenienti da Kubinka, regione di Mosca (riparazioni e aggiornamenti del Su-25 allo standard Su-25SM sono effettuati dal 121.mo Impianto di riparazione aeronautico di Kubinka). A quel punto, la maggior parte degli equipaggio del reggimento aveva ottenuto la riqualificazione teorica presso il Centro di Addestramento, Formazione e Prove militari del Ministero della Difesa della Federazione Russa di Lipetsk, mentre il personale tecnico lo fu a Kubinka. I primi voli del Su-25SM a Primorsko-Akhtarsk ebbero luogo il 25 febbraio 2013. Dotati del nuovo complesso di avvistamento e navigazione PrNK-25SM “Bars” e del sistema di controllo di armi digitale-analogico SUO-39M, gli aerei modernizzati possono colpire obiettivi a terra di giorno, notte e con scarsa visibilità, svolgendo “bombardamenti di navigazione” (grazie alle coordinate del bersaglio) in qualsiasi condizione meteo, in volo orizzontale o con manovre complesse. La panoplia di armi trasportate è stata ampliata: i missili aria-aria R-73E (invece degli R-60M) sono inclusi nell’armamento del velivolo e i razzi aggiornati S-8 e S-13 introdotti. La nuova avionica di bordo include il collimatore KAI-1-01 e il quadro multifunzionale LCD MFTzI-0332M nell’ambito del sistema di visualizzazione delle informazioni SOI-U-25, migliorando le condizioni di lavoro del pilota e l’efficienza in combattimento generale del velivolo d’attacco modernizzato aumentava di 1,5 volte (secondo gli esperti). Nel 2014, il primo e secondo squadrone furono interamente equipaggiati con i Su-25SM, mentre i Su-25 “semplici” rimanevano al terzo squadrone, rimuovendo le eccedenze. Tuttavia, nell’ottobre-novembre 2014, uno squadrone di Su-25SM fu trasferito per formare il Reggimento aereo misto della Guardia. Così, all’inizio della campagna siriana, il 960.mo aveva solo uno squadrone di aerei d’attacco modernizzati, che i comandanti decisero di utilizzare nell’operazione.
In preparazione del volo per la Siria, provvedimenti tecnici e calcoli di navigazione furono effettuati, a seguito dei quali apparve chiaro che per raggiungere il previsto punto di approdo intermedio sul territorio iraniano, ai Su-25UB non bastava il carburante (sulle “Scintille” il rifornimento completo è quasi 500 kg inferiore che sui velivoli da combattimento). Una soluzione fu trovata sostituendo due dei quattro serbatoi esterni RTV-800 (standard per i Su-25 di tutte le versioni) con serbatoi di capacità superiore RTV-1150 che possono essere agganciati sui Su-25 (solo nei punti di sospensione 3 e 9), ma questi RTV praticamente non furono mai usati e quindi il reggimento non ne aveva. I vicini di Budjonnovsk salvarono la situazione e i serbatoi necessari furono trovati nel magazzino. Le “Scintille” furono inviate a Budjonnovsk per adottare una coppia di RTV-1150 e volare per controllarli. Per inciso, peculiarità del comportamento dell’aeromobile al decollo furono rilevate, causate dal conseguente arretramento del centraggio, tendendo a “sedersi” sulla coda, quindi per compensarne la tendenza eccessiva al decollo fu necessario spostare il RUS.
Il 16 settembre 2015, gli aeromobili Su-25SM No. 21, 22, 24, 25, 27, 28, 29, 30, 31, 32 da Primorsko-Akhtarsk e i Su-25UB No. 44 e No. 53 da Budjonnovsk, decollarono per la base aerea Mozdok. Dopo la preparazione degli equipaggi e aver ricevuto la missione di combattimento, il 19 settembre iniziarono la fase di dislocamento verso la Repubblica araba siriana. Tre gruppi di quattro aerei Su-25 (i Su-25UB “Scintilla” guidarono i primi due gruppi), accompagnati dai velivoli-leader Il-76, volarono verso l’Iran. Il volo durò 1 ora e 30 minuti ad un’altitudine di 6900 metri. La maggior parte della rotta sorvolava il Mar Caspio. Una sosta intermedia per riposo e rifornimento fu effettuata presso la base aerea Hamadan, ad oltre 1700 metri sul livello del mare. Dopo la preparazione delle apparecchiature di navigazione e il riposo dell’equipaggio di volo, tre squadroni, accompagnati dal velivolo leader volarono verso la destinazione ultima, la base aerea Humaymim. Dopo che il primo gruppo attraversò, ad un’altitudine di 6900 metri, il confine Iran-Iraq, sorsero delle difficoltà. Il comando del centro di controllo del volo a Baghdad, nella zona di responsabilità in cui vi erano i nostri aerei, fece cambiare rotta ai gruppi cambiati, deviando verso sud e allungando di 200 chilometri. Questo ordine provocatorio mise a repentaglio il completamento del volo, dato che avveniva alla quota operativa massima per i Su-25. I navigatori dell’Il-76 fecero i calcoli necessari e divenne chiaro che il completamento del volo dato il carburante, era possibile solo volando a più di 9000 metri di quota. L’equipaggio di volo, comprendendo la responsabilità per l’adempimento del compito del governo e valutandone la condizione fisica, decise di continuare il volo ad un’altitudine di 9600 metri (il massimo pratico del supporto vitale dell’equipaggio del velivolo Su-25, dovuto alla mancanza di una cabina di pilotaggio pressurizzata, è 7000 metri). Superando i problemi fisiologici causati dalla prolungata permanenza a bordo per 1 ora e 20 minuti, volando ad un’altitudine di 9600 metri, atterravano in sicurezza sulla base aerea Humaymim.
Il personale del gruppo venne ospitato in moduli residenziali dotati di tutto il necessario per un confortevole soggiorno, riposo e preparazione per le missioni. Dopo riposo e acclimatazione, gli equipaggi procedevano direttamente al lavoro. Il 23 settembre, i primi voli per familiarizzare sull’area delle operazioni ebbero luogo, e il 30 settembre gli equipaggi dei Su-25 effettuarono le prime sortite operative colpendo bersagli a terra.
Il principale metodo per condurre operazioni di combattimento per gli equipaggi dei Su-25SM in Siria era infliggere successivi attacchi aerei a terra predeterminati in periodi fissi e in modalità bombardamento in navigazione, da soli, in coppie, gruppi e da rilevamenti di posizioni sul terreno. Nei combattimenti i Su-25 solitamente volavano in gruppi di 2 – 6 aeromobili. Per l’attacco, al gruppo venivano assegnati obiettivi in una zona entro un raggio massimo di 20-25 chilometri. Per completezza dell’analisi della qualità operativa, velivoli senza equipaggio compivano la ricognizione sugli obiettivi a terra, effettuati ad intervalli di 1 o 2 minuti tra le azioni degli aeromobili del gruppo, e attacchi ripetuti venivano effettuati dal gruppo solitamente in 5-6 minuti. In assenza di visibilità tra coppie o singoli equipaggi, il gruppo veniva distribuito seguendo un micro-scaglionamento, solitamente di almeno 100 metri. Anche se c’erano 10 punti di nuvolosità sul bersaglio, un gruppo di 6 Su-25, pur non vedendosi tra essi, effettuavano con calma il compito assegnato, con uno scaglionamento di 150-200 metri tra gli aeromobili, attaccando entro un intervallo di 1 minuto. Così, un gruppo di 6 aeromobili con un carico di quattro OFAB-250, per 30-40 minuti volavano sulla prima linea del nemico, colpendo 24 obiettivi e non permettendogli di “alzare la testa”. L’Aeronautica siriana attaccava da 3000-3500 metri di quota. Ciò era dovuto alla mancanza di complessi di avvistamento e navigazione sui loro aerei, eseguendo le sortite in modo efficace ad alta quota. I Su-25SM erano anche stabili e colpivano con sicurezza i bersagli da quote di 3000 – 4000 metri. Il carico bellico, in questo caso, di regola era 4-6 bombe a gravità AV da 100 o 250, o 2-4 da 500 kg, con due serbatoi RTV-800. Il bombardamento veniva effettuato in volo orizzontale “sicuro” (in caso di possibile utilizzo di MANPADS) a quote tra 3500 e 4100 metri. Gli attacchi avvenivano punto per punto, ed ogni aereo bombardava il proprio bersaglio. Ad esempio, quattro AV colpivano quattro obiettivi (il principio una bomba, un obiettivo, era legge per il Su-25 modernizzato). Il PrNK-25SM garantiva l’accuratezza nella distruzione del bersaglio per diverse decine di metri. Per distruggere grandi quantità di effettivi nemici, furono usare bombe RBK dotate di vari tipi di sottoelementi (diversi tipi di bombette). Dal novembre 2015, i Su-25 iniziarono a compiere operazioni di ricognizione e attacco, la cosiddetta “caccia libera”. Il decollo veniva effettuato singolarmente o in coppia (dopo il quale ognuno seguiva la propria rotta), poi eseguivano un volo di ricerca indipendente per distruggere i bersagli mobili. Davano la caccia alle colonne, nonché a singoli veicoli militari (autocarri, rimorchi, autocisterne), sopprimendo in tal modo i rifornimenti di armi, munizioni, carburante, cibo, medicinali e altra logistica per le formazioni dei banditi. A volte quattro RTV-800 e 2 lanciarazzi B-8 venivano agganciati sugli aerei che poi sorvolavano la zona per due ore. L’intensità delle operazioni dell’aviazione d’assalto inizialmente raggiunse le 6 sortite per pilota al giorno, in seguito diminuite a 4 e, infine, a febbraio e marzo 2016, a 2 sortite in media. I Su-25SM operavano sempre ventiquattro ore su ventiquattro, mentre il rapporto di decolli al giorno e a notte era approssimativamente uguale, a volte i voli notturni erano anche di più. I voli di addestramento per familiarizzare con l’area delle operazioni, la messa in servizio e il ripristino delle competenze, dopo una pausa, volando sulle “Scintille”, si svolsero su Lataqia e Mar Mediterraneo; gli equipaggi di volo li contarono come voli da ricognizione.
Un enorme fardello cadde sulle spalle del personale tecnico. La preparazione dell’aeromobile per i voli, dotandoli di bombe e razzi, fu condotta per tutto il giorno. Le bombe venivano prelevate da uno spazio comune, dopo di che venivano agganciate al velivolo. I paracaduti-freno venivano disposti nel parcheggio, tra gli aerei. Per preparare il decollo del Su-25SM dopo aver ricevuto la missione di combattimento erano necessari 10-15 minuti. Il tempo di preparazione degli altri aeromobili d’attacco può differire, aumentando a volte. Perciò vi sono molti Su-25. Possono non solo decollare rapidamente, ma anche il periodo di revisione tra i combattimenti è minore rispetto a tutti gli altri velivoli d’attacco esistenti. Come la pratica ha dimostrato, i tecnici preparavano il Su-25SM affinché decollasse nuovamente entro soli 10-15 minuti; cosa che naturalmente lo distingue favorevolmente dagli altri aerei da combattimento. In 5,5 mesi di operazioni di combattimento in Siria, l’aereo da attacco Su-25SM modernizzato ha dimostrato di essere estremamente affidabile e di non soffrire di gravi limiti.
Nel processo di riparazione a Kubinka e Vozdvizhenka, tutti i Su-25 ricevettero numeri laterali rossi con bordo bianco ai lati della cabina e numeri duplicati bianchi sul timone. Le dimensioni del numero principale era: larghezza 400 mm, altezza 600 mm; quelli duplicati: larghezza 133mm, altezza 200mm. Il segno d’identificazione della stella rossa con il bordo blu-bianco-rosso di 800mm (inscritto in un cerchio pure del diametro di 800 mm) fu posto nelle sei posizioni standard: superfici superiori e inferiori delle ali e sui lati del timone verticale. Sulla superficie inferiore della fusoliera, vi era la matricola e ulteriore segni di appartenenza del velivolo venivano scritti sulla sinistra e sulla destra: iscrizioni in due linee “RF-XXXXX” (larghezza 600 mm, altezza 100 mm) bianchi e “ВВС РОССИИ” (larghezza 1300 millimetri, altezza 150 mm) nera con bordo bianco. Dato che il permesso ufficiale per impiegare l’Aeronautica russa al di fuori della Federazione Russa del Consiglio della Federazione non era ancora disponibile al momento, al fine di garantire la segretezza del trasferimento del gruppo aereo in Siria, prima della partenza da Mozdok fu emesso un ordine per coprire i segni d’identificazione e le matricole. Il comando decise frettolosamente l’uso dei pennelli direttamente sul parcheggio, utilizzando vernici per uso domestico dalle tonalità più o meno adatte, acquistati nei negozi più vicini e col proprio denaro. Una volta in Siria, le matricole furono ripulire, tuttavia fu un compito non così facile. Gli aerei da combattimento e i bombardieri vengono pre-dipinti con vernici lavabili, mentre i velivoli d’attacco lo sono con smalti a base di nitrato. Perciò i Su-25 volarono spesso in Siria con segni d’identificazione parzialmente cancellati. Una volta rientrati, durante la manutenzione ordinaria del reggimento dei Su-25, numeri e matricole furono restaurati. A differenza degli equipaggi dei bombardieri Su-34 e Su-24M che decoravano i loro aerei con decine di piccole stelle rosse (segni delle missioni operative completate), pochi piloti di Su-25 si preoccuparono di dipingerli sui loro aerei, non c’era tempo e talvolta vernice. Perciò le stellette apparvero solo su due aerei, i Su-25SM No. 21 e No. 29, rispettivamente 15 e 3. Ma questi segni non riflettono il numero reale di sortite operative in Siria; ciascuno superò i duecento.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik