George Soros è collegato al terrorismo

Soros è un importante sostenitore di Hillary Clinton
Wayne Madsen, Infowars 23 maggio 2016

cia_clandestine_ops_v139_400xIn un’epoca di continue “false flag” terroristiche, un documento Top Secret della Central Intelligence Agency, il National Intelligence Daily del 4 febbraio 1987, suggerisce un legame tra George Soros e un attentato terroristico nell’ex-Cecoslovacchia.
Nel 1986-1987 si videro i primi effetti della glasnost di Mikhail Gorbaciov che entrava in vigore in Europa orientale. George Soros, la cui speculazione monetaria ne fece uno dei pochi vampiri di Wall Street a sfruttare finanziariamente il “crash dell’ottobre 1987”, cominciò ad approfittare della situazione in Europa orientale. Due settimane dopo il “Lunedì nero” del 1987, Soros cortocircuitò il dollaro statunitense col suo Quantum Fund che chiuse con un guadagno del 13 per cento. Soros riciclò il denaro presso dei gruppi in Europa orientale, i cui fondi della CIA erano chiamati “cash kosher”. Soros voleva indebolire i governi comunisti di allora. Uno dei primi obiettivi fu la Cecoslovacchia. Soros, che aveva già legami con la CIA avendo partecipato e finanziato vari gruppi della CIA, tra cui il Council on Foreign Relations, inviò molto contante a gruppi di pressione “pro-democrazia” come Charta 77 in Cecoslovacchia o Solidarnosc, ora noti come null’altro che facciate della CIA. Infatti, la Fondazione Charta 77 ricevette un terzo dei finanziamenti da Soros, e una notevole quantità del finanziamento residuo da enti legati alla CIA come il National Endowment for Democracy (NED). Soros iniziò ad infiltrasi in Europa orientale nel 1984, quando la sua Fondazione di New York firmò un accordo con l’Ungheria per creando la Fondazione Soros di Budapest. Infine, la Fondazione Soros di Budapest si fuse con il fronte della guerra fredda della CIA a Parigi, la filiale francese del Congresso per la libertà della cultura. Il campionario di “rivoluzioni” a tema di Soros con la pratica della piazza “non violenta” ha spesso portato i gruppi di Soros a commettere violenze. Questo s’è visto a Kiev, Tbilisi, Caracas, Cairo, Sana e Damasco. Agenti e soldi di Soros inondarono la Cecoslovacchia a sostegno di Carta 77 e dei capi Vaclav Havel e Karel Schwarzenberg dell’opposizione ceca a Vienna.
Soros alzò la posta contribuendo a finanziare attentati terroristici in Cecoslovacchia? Il rapporto della CIA afferma che “il recente attentato al quartier generale del Partito Comunista cecoslovacco a Ceske Budejovice e i successivi attentati ad edifici del partito in altre città allarmavano le autorità, aumentando la sicurezza delle strutture nel Paese a livelli senza pari (scriveva la fonte delle informazioni della CIA)“. La CIA rivela che l’allora governo di Praga accusò agitatori stranieri che agivano tramite “bande giovanili”. I principali finanziatori dei gruppi di agitazione giovanili contro il governo comunista, all’epoca erano Soros e NED. La domanda resta: George Soros autorizzò atti di terrorismo contro il governo cecoslovacco? Se è così, perché Soros non è in carcere per favoreggiamento del terrorismo in Europa? L’analisi della CIA degli attentati terroristici concluse che le violenze fossero opera di un “gruppo estero”. Ancora una volta, il dito puntava su Soros. Un intero paragrafo della relazione sugli attentati cecoslovacchi è ancora censurato dalla CIA, che riteneva che gli attentati furono attuati per mobilitare la popolazione cecoslovacca “di solito apatica”. La CIA ha una sua sordida storia nel risvegliare le popolazioni apatiche con l’utilizzo di attentati terroristici false flag. Soros è un importante contribuente della campagna di Hillary Clinton. Le possibili attività di Soros nel 1986 e 1987 possono finalmente dimostrare che la campagna di Clinton è finanziata dal cassiere del terrorismo.30634_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giappone e immigrati: Europa, capitalismo, islamisti e stabilità culturale

Sawako Uchida e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times0330_FL-tokyo-japan-crossing_2000x1125-1940x1091Il primo ministro del Giappone Shinzo Abe e le grandi aziende che supportano l’allentamento dell’assunzione di stranieri, non badano all’evolversi di un altra scomparsa culturale. In effetti, vanno viste le principali città d’Europa, come Bruxelles e Parigi, per capire ciò che ieri sembrava un sogno lontano. Dopo tutto, i problemi legati a criminalità e frattura del tessuto sociale in alcune parti di queste città, spettro del terrorismo, questioni relative alla droga ed altri importanti fattori negativi, puntano a degrado e aree sempre più divise. In altre parole, zone esclusive quasi “terra di nessuno”. Di conseguenza, potrebbe anche darsi che alcune mega-aziende capitalistiche, con l’attuale leader del Giappone, aprano la via a un incerto futuro culturale ed etnico seguendo il malessere europeo diffuso in molte nazioni. Se il Giappone deve seguire la realtà multietnica di nazioni europee come Belgio, Francia, Olanda e Regno Unito, allora è essenziale che l’aspetto culturale sia preso in considerazione. In altre parole, il Giappone dovrebbe concentrarsi sull’immigrazione da società prevalentemente buddiste e confuciane per preservare l’ethos dell’identità nazionale, continuità e valori culturali condivisi e preservare un maggiore ordine sociale. Dopo tutto, le strade di Bruxelles, Londra e Parigi e altre grandi città sono piagate da crimini, spaccio, terrorismo e aree in cui lo Stato-nazione è sostituito dalla quinta colonna islamista che segue il wahhabismo. Non a caso, Bruxelles e Parigi non solo sono rovinate dai recenti attacchi terroristici, proprio come la Gran Bretagna è rovinata da stupri sistematici di giovani bianche in varie regioni della nazione da bande principalmente di musulmani provenienti dal sud asiatico; ma ora alcuni dei principali soggetti che decapitano alawiti, cristiani e sciiti, provengono da molte parti dell’Europa. Sì, l’Europa moderna ora esporta terroristi dello Stato islamico in nazioni come Iraq e Siria. Pertanto, si può solo immaginare il futuro di certe città europee tra 50 o 100 anni, dato il cambiamento demografico che sembra infinito. Questo vale in particolare per la quinta colonna salafita e taqfira che odia musulmani e non musulmani, ma sembra crescere nel corpo politico dell’Islam sunnita grazie ai petrodollari del Golfo. Naturalmente, molti gruppi etnici ed individui sono assimilati secondo diversi fattori, tra cui civiltà comune, apertura individuale, fedi che supportano l’avvicinamento, sfondo non religioso e altri fattori importanti. Nulla è monolitico, ma anche chiudere gli occhi su ciò accade è pure allarmante, perché il futuro di città come Bruxelles, Londra, Parigi e molte altre in Europa sarà incerto per via delle politiche dei vari governi dei partiti conservatori, socialisti o liberali. In effetti, alcuni ebrei a Marsiglia hanno paura a vestire abiti religiosi attirando l’attenzione sulla loro fede degli islamisti. La BBC riferisce della minaccia dell’estremismo islamico in alcuni quartieri di Marsiglia affermando “Per i 70000 ebrei di Marsiglia, la questione dell’aliyah (emigrare in Israele) è sempre più acuta. Tutti conoscono una famiglia che se n’è andata”.
Tornando al Giappone, sono usati gli stessi argomenti economici e politici sulla necessità di manodopera nelle principali nazioni europee. Con il tempo, le politiche multiculturali in Europa seguono la diluizione della cultura indigena seguendo il mantra della secolarizzazione dilagante. Il risultato è l’erosione del cristianesimo, la scomparsa di norme culturali del passato e una duplice politica di sostegno ad altre fedi che supportano il conservatorismo religioso, mentre indottrinano la comunità indigena, accettando la visione politicamente corretta della società. Tuttavia, l’ordine del giorno apologetico, del disfattismo culturale, del mantra dei valori multiculturali, della necessità di accettare nuove idee basate su genere, resa delle chiese cristiane tradizionali, e così via, creano il vuoto, acute divisioni nella società, divisione della famiglia e assenza d’identità tra i giovani nella società. Allo stesso tempo, i filoni salafiti dell’Islam crescono in certe parti dell’Europa, perché i liberali di sinistra e i culturalmente corretti, seguendo la moda politica, tentano di placare la quinta colonna che vuole prima di tutto distruggere la diversità musulmana e usurpare la cultura locale. Se il Giappone ritiene che Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Regno Unito e altri Paesi moderni siano da seguire, allora è chiaro che l’ennesima nazione commette un suicidio culturale. Non solo, il Giappone ignorerebbe le incertezze e le divisioni che affliggono le moderne nazioni europee. In effetti, i recenti eventi di Bruxelles e Parigi dimostrano che la balcanizzazione delle società comincia ad accelerare, proprio come negli ebrei spaventati di Marsiglia. Pertanto, se il Giappone deve aprirsi all’immigrazione è indispensabile concentrarsi sui migranti provenienti da società buddiste e confuciane, preservando gli importanti fattori di continuità ed ordine sociale (buddismo e shintoismo sono particolarmente importanti nella cultura giapponese, ed il Giappone è soprattutto secolare). Altrimenti Abe e i moderni capitalisti saranno ricordati nella storia del Giappone per aver creato infiniti problemi alla comunità nazionale. E’ facile schernirsi, ma gli attuali attentati di Bruxelles e Parigi sono una realtà. Allo stesso modo, alcuni luoghi di culto sono ora protetti in Francia e terre di nessuno esistono grazie a una criminalità elevata in molte grandi città, indipendentemente dall’identità etnica (disgregazione della famiglia, mancanza di coesione sociale e distruzione dei vecchi valori conservatori creano nuovi vuoti). Inoltre, le nazioni europee esportano i terroristi dello SIIL in diverse nazioni del Medio Oriente che decapitano le minoranze musulmane per divertimento, e uccidono e schiavizzano i non-musulmani. Pertanto, il Giappone deve valutare molte cose importanti e imparare dalle comunità indigene alienate in Europa, ignorando le élite politiche corrette che risiedono in villette lontane dalla realtà di ciò che accade nelle principali parti dell’Europa moderna. Naturalmente, il Giappone è attualmente ben lungi dall’essere come Belgio, Francia, Olanda e Regno Unito, e nazioni come la Svezia; tuttavia un terreno scivoloso può presto portare alla perdita di controllo. In effetti, l’immigrazione di massa e la crescente minaccia degli islamisti che cercano un mondo parallelo nelle varie nazioni europee, creano gravi tensioni in Europa. Da qui i recenti attentati a Bruxelles e Parigi, e il crescente indottrinamento salafita che cerca di schiacciare la diversità musulmana. Solo vent’anni fa nessuno prevedeva la velocità dei cambiamenti in alcune parti dell’Europa, e che parti di Bruxelles e Parigi sarebbero finite sotto un forte controllo a causa del terrorismo. Data la realtà, i leader politici giapponesi devono concentrarsi sui valori culturali condivisi sull’immigrazione per salvaguardare la società delle generazioni future.tokio2

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Roma travolta dalle dinamiche mediterranee

Mentre il governo Renzi richiama l’ambasciatore italiano a Cairo, la British Petroleum stipula un accordo per sviluppare un grande giacimento di gas egiziano.
Alessandro Lattanzio, 9/4/2016eastpipemedMentre in Siria e Iraq lo Stato islamico (SIIL) affronta ogni giorno che passa l’imminente liquidazione, dato che da marzo è incapace di condurre controffensive contro le forze governative, si dedica oramai a sottrarre territori alle altre organizzazioni terroristiche, come Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam, presso Dara o Damasco; o a scontrarsi contro i curdi delle YPG/SDF al confine con la Turchia, dove Recep Tayyip Erdogan ha visto con orrore gli aerei statunitensi distruggere le posizioni dello SIIL a Jarabulus, al confine con la Turchia, per sostenere l’avanzata dei curdi delle YPG/SDF attraverso l’Eufrate, ‘linea rossa’ di Ankara. Inoltre la coalizione formata da ELS, Jaysh al-Fatah (guidata dai salafiti di Ahrar al-Sham) e Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) occupava la città di al-Rai, a nord di Aleppo, sottraendola alla presa dello SIIL, assieme a 16 villaggi siriani lungo il confine turco, dove la coalizione islamista aveva il sostegno dell’artiglieria turca che bombardava le posizioni dello SIIL. Erdogan cerca di far occupare il confine siriano-turco tra Jarabulus e Azaz alla coalizione islamista, prima che il controllo della zona venga preso dai curdi. Infatti, la Turchia organizza il massiccio trasferimento di terroristi di Ahrar al-Sham da una regione all’altra della Siria attraverso il proprio territorio. Inoltrei, secondo la rivista specializzata inglese “Janes”, il 3 novembre 2015 81 container con fucili d’assalto AK-47, mitragliatrici PKM, mitragliatrici pesanti DShK, lanciarazzi RPG-7 e sistemi missilistici anticarro 9K111M Faktorija, con missili a testata in tandem per perforare le blindature reattive (ERA) dei carri armati, partivano dal porto di Costanza, in Romania, per quello di Aqaba, su ordine del Military Sealift Command dell’US Navy, con scalo ad Agalar, in Turchia, dove vi è un molo militare. Il 4 aprile 2016, un’altra nave con oltre 2000 tonnellate di armi e munizioni salpava a fine marzo, sempre per Aqaba.
Abdel-Fattah-al-Si_2820907bIn tale quadro regionale, mentre l’Italia ritira l’ambasciatore da Cairo, nell’ambito dello scontro sulla morte dell’operativo dell’intelligence anglo-statunitense Giulio Regeni, il presidente francese Francois Hollande si prepara a recarsi a Cairo, per firmare diversi accordi tra Egitto e Francia per l’acquisizione di materiale per la Difesa pari a un miliardo di euro. Gli accordi riguardano la vendita di 3 corvette Gowind della DCNS e di un sistema di comunicazione satellitare militare del consorzio tra Airbus e Thales Alenia Space di Finmeccanica, dal valore di 600 milioni di euro. Nel 2015, l’Egitto aveva acquistato 24 aerei da combattimento Rafale, una fregata e le 2 portaelicotteri Mistral in precedenza destinate alla Russia e che saranno dotate di equipaggiamenti ed armamenti russi. Inoltre, la Russia fornirà all’Egitto 12 elicotteri equipaggiati con il sistema di difesa (ODS) President-S, progettato per proteggere gli aeromobili dai missili dei sistemi di difesa aerea o dall’artiglieria antiaerea, rilevando e monitorando i missili, che poi disturba con raggi laser o disturbandone le frequenze radio.
Nel frattempo, il 7 aprile il monarca saudita si recava a Cairo per chiedere al Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi di contribuire di più alla politica estera saudita; infatti, nonostante il sostegno di Riyadh ad al-Sisi, Cairo non ha ricambiato granché tale sostegno. Cairo è poco presente nell’intervento saudita contro lo Yemen e si è rifiutata di chiedere al Presidente siriano Bashar Assad di dimettersi. Atteggiamento che irrita non solo i Saud, ma anche i think tank statunitensi secondo cui “il regime di al-Sisi gode di fiducia, troppa di fiducia, d’incoscienza”. L’Arabia Saudita è uno dei principali investitori esteri in Egitto con oltre 8 miliardi di dollari investiti nel 2015 su turismo, agricoltura ed informatica. Sebbene Ryadh e Cairo siano in contrasto su Siria, Iraq e Yemen, cercano di avere stretti rapporti strategici. I sauditi hanno preteso che Cairo interrompesse le trasmissioni via satellite, su Nilesat, della TV libanese filo-iraniana al-Manar, che resta comunque visibile su altri canali. Ma intanto Salman al-Saud e al-Sisi firmeranno un accordo per fornire all’Egitto 20 miliardi di prodotti petroliferi per cinque anni, e un accordo sugli investimenti sauditi per 1,5 miliardi di dollari nel Sinai. Altri 20 accordi e memorandum d’intesa saranno firmati su istruzione, trasporti e comunicazioni.
Cfg_G_iWwAAxzOgContemporaneamente la Cina stipulava l’accordo per acquistare il maggiore porto della Grecia. Secondo l’accordo tra il fondo di privatizzazione greco HRADF e la China COSCO Shipping Corporation, gli investitori cinesi verseranno 280,5 milioni di euro per l’acquisizione del 51% della HRADF. L’accordo è stato firmato dall’amministratore della HRADF Stergios Pitsiorlas e dal CEO della COSCO Feng Jinhua, alla presenza del Primo ministro greco Alexis Tsipras, del presidente della COSCO Xu Lirong e dell’ambasciatore cinese in Grecia Zou Xiaoli. L’operazione rientra nell’ambito dell’Iniziativa Fascia e Via della Cina permettendo al porto del Pireo di divenire il primo porto per transito di container del Mediterraneo. “Che la nave salpi e riporti il vello d’oro“, aveva detto Xu nell’occasione. La COSCO attualmente gestisce il terminal dei container del Pireo su concessione 35ennale, dal 2009, ed investe 230 milioni di euro per la costruzione di un secondo terminal per container nel porto, per farne il polo logistico delle esportazioni cinesi in Europa. Il Primo ministro greco Tsipras dichiarava che la firma dell’accordo “abbrevierà la ‘Via della Seta‘. Vogliamo diventare un ponte tra Occidente e Oriente, costruendo una collaborazione affidabile capace di garantire velocità ed efficienza nel trasporto delle merci dalla Cina al Mediterraneo e all’Europa. Con l’accordo vi è l’importante opportunità per i due Paesi di crescere con mutuo beneficio”. Il Primo ministro cinese Li Keqiang quindi invitava Tsipras a visitare la Cina, visita programmata per giugno.
Infine, Israele manovra per riposizionarsi strategicamente al centro del quadro mediterraneo stipulando un’alleanza sull’energia con Grecia e Cipro, un accordo che permette al premier israeliano Netanyahu di rispondere alle polemiche interne sullo sviluppo dell’autonomia energetica d’Israele. Perciò, l’accordo d’Israele con Grecia e Cipro per sviluppare i grandi giacimenti di idrocarburi scoperti nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali di Israele e Cipro, è di particolare importanza. Tale politica s’incentra sul progetto “EastMed Pipeline” (da Israele e Cipro alla Grecia) per esportare il gas dal Mediterraneo orientale al mercato europeo. Questo accordo mira a contrastare soprattutto il ruolo della Turchia quale cerniera energetica tra giacimenti azeri e turkmeni e mercato dell’Unione europea, piuttosto che il rientro sul mercato energetico occidentale dell’Iran, che volgerà le proprie esportazioni verso India e Cina. Inoltre, secondo l’analista Salman Rafi Sheikh, tale accordo tra Israele, Grecia e Cipro danneggerebbe l’impegno degli Stati Uniti ad ampliare la coalizione che interferisce in Siria, incentrata sulla Turchia, e con cui Grecia e Cipro hanno rapporti tesi. Infatti, subito dopo l’annuncio dell’accordo tra Tel Aviv, Nicosia ed Atene, il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden chiamava Netanyahu e il presidente cipriota Anastasiades esortandoli a normalizzazione le relazioni con la Turchia. Per risposta, Anastasiades e Tsipras sottolineavano che l’accordo “non è diretto contro qualcun altro”. Israele costruisce tale alleanza energetica trilaterale, di cui sarà il pilastro, quale opzione diplomatica per uscire dall’isolamento regionale; per reagire alla sconfitta diplomatica subita con l’accordo sul nucleare dell’Iran e, infine, per imporsi anche sull’UE, laddove Tel Aviv aveva subito un’altra sconfitta diplomatica con il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei parlamenti europei. Sempre secondo Salman Rafi Sheikh, “le ultime mosse d’Israele sono volte ad acquisire i mezzi per perseguire una politica estera indipendente e per influenzare la politica di altri Paesi”.Slide 1Ecco la situazione in cui si arrabatta un’Italia che affoga nel ‘proprio’ presunto mare, il Mediterraneo. Ciò accade grazie a un ceto dirigente dozzinale, inane e ricattabile. Il governo Renzi ospita diversi incompetenti, quando non dei veri e propri sabotatori. Ed inoltre è sottoposto a pressioni estere da diverse direzioni, sia tramite le ambasciate di USA e Regno Unito; sia tramite la magistratura, sempre pronta a scattare su ordine delle logge di Londra, Washington e Sigonella; e sia infine tramite l’azione interna, attraverso partiti, movimenti e sette politiche eterodirette, come la Lega, i Fratelli d’Italia, il Movimento 5 Stelle (dai potenti agganci con ambasciate straniere e centrali emirote), la fazione perdente del PD (i dalemo-bersaniani) e l’estrema sinistra, soprattutto la componente palestinofila completamente diretta e controllata da estremisti islamisti ed agenti d’influenza israeliani. E difatti, mentre il solito inetto e incompetente conte Paolo Gentiloni Silverj, da ministro degli Esteri di Roma fa richiamare l’ambasciatore italiano a Cairo, il 6 aprile la British Petroleum (BP) (sì, esatto, la compagnia petrolifera pubblica del Regno Unito, il Paese per conto del quale operava Giulio Regeni), firmava vari accordi con il Ministero del Petrolio dell’Egitto e l’Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per sviluppare il nuovo giacimento di gas “Atoll”, scoperto a marzo nella concessione offshore Nord Damietta, nell’est del Delta del Nilo. Gli investimenti previsti sono pari a 3 miliardi di euro per il giacimento che racchiuderebbe 1,5 miliardi di metri cubi di gas e 31 milioni di barili di condensati. La produzione dovrebbe iniziare nel 2018.12928336Riferimenti:
ABC
Jane’s
Moon of Alabama
NEO
Russia Insider
Sputnik
Sputnik
Tekmor Monitor
The BRICS Post

I piani deliranti di Clinton smascherano la sinistra social-colonialista

Alessandro Lattanzio, 30/3/2016

560827La sinistra italiana per cinque/sei anni ha indefessamente difeso l’operazione della CIA nota come ‘Primavera araba’ spacciandola da rivolta di popolo, e ancora oggi, come insegna la vicenda della spia anglo-statunitense Giulio Regeni, persegue l’obiettivo tracciato dalle centrali atlantiste di Washington, Londra, Parigi, Berlino e Ankara: distruggere gli Stati-nazioni arabi per sostituirli con califfati wahhabiti controllati dalle borghesie compradore allevate dalle ONG occidentali, o dominati dall’integralismo taqfirita, o Gladio-B, variante mediorientale della rete stragista nazista-atlantista nota come Gladio/Stay Behind. A tale operazione partecipano da destra organismi come Lega e Fratelli d’Italia, e a sinistra tutto lo spettro, da PD/ANPI e Italia dei Valori fino a sprofondare nell’estrema sinistra settaria anarcoide, post-piccista (contropiano e affini scalfariani), ‘post-henverista’ (Marco Rizzo), ‘trotskista’ o pseudotali, passando per le varie sfumature del grigiore rifondarolo o le varie tinte marroncine dei centri sociali (Wu Ming, Militant, e altro lerciume), senza ignorare il codazzo di finti intellettuali dalla fraseologia pseudo-marxista ma dagli intenti filo-imperialisti (Salucci, Ricci, Nachira, Moscato, Monti, Maestri, Ferrario e altro ciarpame), né i finti amici della Siria, che in realtà cercano il riconoscimento dalle sette taqfirite in altri ambiti (Libia o soprattutto Egitto post-Mursi). Tale fronte si è impegnato, con tutte le forze e tutte le risorse messigli a disposizione dai mass media di regime, di propagandare come rivolta popolare e addirittura come rivoluzione sociale, il gigantesco e ultimo tentativo dell’imperialismo di trasformare il Medio Oriente in una colonia della NATO controllata dal sicario sionista in combutta con gli ascari neo-ottomani e wahhabiti di Washington; e quindi, una volta completato tale passaggio, usare le forze taqfirite e islamiste radunate da Gladio-B per aggredire Iran, Federazione Russa e Cina popolare, assaltando l’Eurasia. In Italia, il tutto veniva e doveva essere ammantato da un’inesistente bandiera rossa da parte dei volonterosi kollabò di sinistra del Pentagono e di Langley.
La duplice sconfitta dei taqfiriti nell’Egitto di al-Sisi e nella Siria di al-Assad (e presto in Iraq) impedisce l’attuazione di tale piano delirante che vede tutta la sinistra italiana, partecipe collaborazionista.

Estado-islamico-creado-por-EEUU-680x365In effetti, nella primavera del 2012, l’allora segretaria di Stato degli USA, Hillary Clinton, nel documento datato 2000-12-31 22:00, declassificato nel 2015 e intestato “UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05794498 Date: 11/30/2015”, scrisse quanto segue:
“Il modo migliore per aiutare Israele verso la crescente capacità nucleare dell’Iran è aiutare il popolo della Siria a rovesciare il regime di Bashar Assad. I negoziati per limitare il programma nucleare iraniano non risolveranno il dilemma della sicurezza d’Israele. Né impediranno all’Iran di migliorare la parte fondamentale di qualsiasi programma per armi nucleari, la capacità di arricchire l’uranio. Nella migliore delle ipotesi, i colloqui tra grandi potenze e Iran iniziate ad Istanbul lo scorso aprile e che continueranno a Baghdad a maggio, permetteranno ad Israele di rinviare di qualche mese la decisione se lanciare un attacco contro l’Iran, che potrebbe provocare una guerra in Medio Oriente. Il programma nucleare iraniano e la guerra civile in Siria possono sembrare non collegati, ma lo sono. Per i capi israeliani, la vera minaccia di un Iran dotato di armi nucleari non è la prospettiva di un leader iraniano folle che lancia un attacco nucleare iraniano non provocato su Israele, che porterebbe alla distruzione di entrambi i paesi. Ciò che realmente preoccupa i capi militari israeliani, ma non possono dirlo, è che perdono il monopolio nucleare. Un Iran dotato di armi nucleari non solo porrà fine al monopolio nucleare, ma potrebbe anche incoraggiare altri avversari, come Arabia Saudita ed Egitto, ad adottare il nucleare. Il risultato sarebbe un equilibrio nucleare precaria in cui Israele non potrebbe rispondere alle provocazioni con attacchi militari convenzionali in Siria e Libano, come può oggi. Se l’Iran dovesse divenire uno Stato dotato di armi nucleari, Teheran troverebbe molto più facile incitare gli alleati Siria ed Hezbollah a colpire Israele, sapendo che le sue armi nucleari servirebbero da deterrente contro la risposto d’Israele contro l’Iran.
Tornando alla Siria. La relazione strategica tra Iran e il regime di Bashar Assad in Siria rende possibile all’Iran di minare la sicurezza d’Israele, non attraverso un attacco diretto, che in trent’anni di ostilità tra Iran e Israele non s’è mai verificato, ma attraverso il suo delegato in Libano, Hezbollah, sostenuto, armato e addestrati dall’Iran attraverso la Siria. La fine del regime di Assad porrebbe fine a questa alleanza pericolosa. La leadership d’Israele se bene che sconfiggere Assad è ora nel suo interesse. Parlando con Amanpour della CNN la scorsa settimana, il ministro della Difesa Ehud Barak ha sostenuto che “il rovesciamento di Assad sarà un duro colpo per l’asse radicale, un duro colpo per l’Iran….
E’ l’unico avamposto dell’influenza iraniana nella mondo arabo… e indebolirà drasticamente sia Hezbollah in Libano e Hamas e Jihad islamica a Gaza. Rovesciare Assad non solo sarebbe un vantaggio enorme per la sicurezza di Israele, ma anche allevierebbe la comprensibile paura di Israele di perdere il monopolio nucleare. Poi, Israele e Stati Uniti potrebbero sviluppare una visione comune quando il programma iraniano è così pericoloso che l’azione militare potrebbe essere giustificata. In quel momento, la combinazione tra alleanza strategica dell’Iran con la Siria e il costante progresso del programma di arricchimento nucleare iraniano hanno portato i capi israeliani a contemplare un attacco a sorpresa, se necessario, nonostante le obiezioni di Washington. Con Assad caduto e non più in grado di minacciare Israele attraverso i suoi agenti l’Iran, è possibile che Stati Uniti e Israele concordino le linee rosse quando il programma iraniano varcherà la soglia accettabile. In breve, la Casa Bianca può allentare la tensione che si sviluppata con Israele sull’Iran facendo la cosa giusta in Siria. La rivolta in Siria dura ormai da più di un anno. L’opposizione non cede, e il regime accetta una soluzione diplomatica dall’esterno. Con la vita e la famiglia a rischio, solo la minaccia o l’uso della forza convincerà il dittatore siriano Bashar Assad…
L’amministrazione Obama era comprensibilmente prudente ad impegnarsi in un’operazione aerea in Siria come quella condotta in Libia, per tre ragioni principali. A differenza delle forze di opposizione libiche, i ribelli siriani non sono uniti e non controllano alcun territorio. La Lega araba non ha chiesto l’intervento militare estero come fece in Libia. E i russi si oppongono.
La Libia è stato un caso semplice. Ma a parte lo scopo lodevole di salvare i civili libici dai probabili attacchi dal regime di Gheddafi, l’operazione libica non ha avuto conseguenze durature per la regione. La Siria è più difficile. Ma il successo in Siria sarebbe un evento che muterebbe il Medio Oriente. Non solo un altro dittatore spietato soccomberebbe all’opposizione di massa per le piazze, ma la regione cambierebbe in meglio, mentre l’Iran non avrebbe più un punto d’appoggio in Medio Oriente da cui minacciare Israele e minare la stabilità della regione. A differenza della Libia, un intervento di successo in Siria richiederebbe una sostanziale della leadership diplomatica e militare degli Stati Uniti. Washington dovrebbe iniziare ad esprimere la volontà di collaborare con gli alleati regionali Turchia, Arabia Saudita e Qatar ed organizzare, addestrare e armare le forze ribelli siriane. L’annuncio di tale decisione, di per sé, probabile causerebbe defezioni sostanziali nell’esercito siriano. Quindi, utilizzando il territorio in Turchia e, eventualmente, in Giordania, diplomatici statunitensi e ufficiali del Pentagono inizierebbero a rafforzare l’opposizione. Ci vorrà del tempo, ma la ribellione andrà avanti per molto tempo, con o senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Il secondo passo è sviluppare il sostegno internazionale per un’operazione aerea della coalizione. La Russia non potrà mai sostenere tale missione, quindi non c’è alcun punto che passi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Alcuni sostengono che il coinvolgimento degli Stati Uniti rischi la guerra con la Russia. Ma l’esempio del Kosovo dimostra il contrario. In tal caso, la Russia aveva legami etnici e politici con i serbi, che non esistono tra Russia e Siria, e anche allora la Russia fece poco più che lamentarsi. I funzionari russi hanno già riconosciuto che non si opporrebbero all’intervento.
Armare i ribelli siriani e usando la potenza aerea occidentale per tenere a terra gli elicotteri e gli aerei siriani è un approccio ad alto profitto e a basso costo. Fin quando i capi politici di Washington saranno decisi a che le truppe di terra statunitensi non siano impiegate, come in Kosovo e la Libia, i costi per gli Stati Uniti saranno limitati. La vittoria non si avrà rapidamente o facilmente, ma arriverà. E la vittoria sarà sostanziale. L’Iran sarebbe isolato strategico, incapace di influenzare il Medio Oriente. Il regime risultante in Siria vedrà gli Stati Uniti come amico, non un nemico. Washington otterrebbe il riconoscimento sostanziale dalla gente in lotta nel mondo arabo, non dai regimi corrotti. Per Israele, la razionale paura che spinge ad attaccare gli impianti nucleari iraniani verrebbe alleviata. E il nuovo regime siriano potrebbe anche essere aperto a un’azione tempestiva sui colloqui di pace congelati con Israele. Hezbollah in Libano verrebbe isolato dallo sponsor iraniano in quanto la Siria non sarebbe più via di transito per addestramento aiuto e missili iraniani.
Tutti questi vantaggi strategici e la prospettiva di salvare migliaia di civili dall’omicidio per mano del regime di Assad (10000 sono già stati uccisi nel primo anno di guerra civile). Togliendo il velo della paura al popolo siriano, che apparirebbe determinato a combattere per la libertà. Gli USA possono e devono aiutarlo, e così facendo aiuterà Israele e contribuire a ridurre il rischio di una grande guerra”.Hillary-Clinton-emails-arming-terrorists-Syria-Libya-middle-eastRiferimenti:
Grasset Philippe, Note su una nota di Hillary Clinton, Dedefensa, 24 marzo 2016

La Regeneide, ovvero perduta la Siria, si aggredisce l’Egitto

Alessandro Lattanzio, 30/3/2016A supporter of Egypt's army chief General al-Sisi holds poster of al-Sisi and former president Nasser, after bomb attack in CairoPerduta la Siria, il Blocco atlantista si volge contro l’Egitto del Fieldmaresciallo Abdalfatah al-Sisi. Nuovo oggetto del desiderio delle potenze altantiste, da quando Cairo stringe rapporti con Russia e Cina, e s’è sbarazzata della dittatura della setta salafita dei Fratelli mussulmani, creazione dell’intelligence inglese, la stessa che ha arruolato Giulio Regeni per condurre una guerriglia mediatica (e anche armata) (tramite la fondazione Antipode) contro il governo laico egiziano, deciso oppositore alla guerra contro la Siria e attore prominente nella Libia post-Jamahirya; due aspetti intollerabili per USA, Regno Unito, NATO e codazzo della sinistrina socialcolonialista italiana, e i relativi alleati regionali wahhabiti e taqfiriti (Jabhat al-Nusra, Stato islamico, Qatar, ecc.). Infatti, l’obiettivo della cosiddetta ‘Primavera araba’ era ritrasformare il Medio Oriente in una colonia economico-strategica dominata da esigue borghesie compradore e da arretrate sette islamiste.
L’Italia oggi è il ferro di lancia di tale assalto, soprattutto dopo aver ricevuto l’OK dai mass media degli USA come New York Times e Washington Post con il loro imprimatur sulla versione italiana dell’affaire Regeni. E appena ricevuto il via libera, i chihuaua dell’informazione italiana sono scattati sulle zampette posteriori, e sono apparsi figuri come Luigi Manconi, senatore nazipiddino e settario ‘dirittumanitarista’ targato CIA/Soros, oltre che moglio della spacciatrice di veline della CIA Bianca Berlinguer, la stessa che dall’autorevole bancarella della propaganda americanista TG-3 c’informava che Palmyra era stata liberata dagli USA…, oppure Emanuele Fiano, kibbuztnik sionista e gerarca nazipiddino. Tutti costoro invocano la rottura delle relazioni con l’Egitto, così il gas lo si andrà a comprare dai giacimenti occupati da Israele, e non da quelli sviluppati dall’ENI in Egitto.

Manconi e consorte

Manconi e consorte

Nell’impazzare della farsa del dirottamento dell’aereo egiziano, accaduto molto a proposito, con tempistica sospetta, tale da rafforzare l’idea che la liquidazione del provocatore Regeni sia opera delle forze ostili all’Egitto di oggi, l’infame italietta ‘impegnata e di sinistra’, è di tale operazione la salmeria (Ferrero, Cremaschi, i vari settari ‘marx-taqfiriti’, certuni perfino camuffati da ‘amici’ della Siria, gli orfani della spia sionista e pasionaria della ‘Rivoluzione’ islamista in Siria Tytty Cheriasen, ed altre carabattole), che va fiancheggiando con entusiasmo la nuova trovata neoimperialista, ovvero la distruzione degli Stati nazionali del Medio Oriente per sostituirli con degli sceiccati settari, seguendo le direttive delle agenzie d’influenza della NATO (note ufficialmente come ONG o ‘mass media internazionali’). E tutto nel nome della spia Regeni e delle 10mila sterline introdotte in Egitto a finanziare il terrorismo islamista. E difatti, la famiglia Regeni in tutto questo, svolge lo stesso compito svolto dalla famiglia di Vittorio Arrigoni, esercitare un’influenza esiziale nel residuale ambiente ‘internazionalista’, o pseudotale, in Italia, offrendo una copertura ‘romantica’ a un’operazione da guerra mediatica. Prima, la famiglia Arrigoni utilizzò il martirologio di Vittorio (persona che non ho mai apprezzato), per sostenere e supportare in Italia la propaganda e le attività a favore del terrorismo taqfirita contro la Siria. Oggi è la volta della famiglia di Regeni, consigliata dal figuro Manconi e dal suo PD, agente dei petrotaqfiriti a Roma. Infatti, Manconi non ha alzato un ditino per i due tecnici italiani assassinati in Libia dagli stessi figuri, i terroristi taqfiriti, che Regeni e il PD sostengono in Egitto. Da ciò il silenzio complice del contessino Paolo Gentiloni Silverj e della gerarchia nazipiddina, per cinque anni cheerleaders entusiasti dei massacri islamisti in Libia e Siria nel nome della CIA e di al-Jazeera. E’ o non è il PD l’agente che rappresenta gli interessi dei petroemiri e della Turchia neo-ottomana in Italia? Lo si vede bene in Libia, dove l’Italia contrasta l’operato egiziano sostenendo, di fatto, la setta della fratellanza mussulmana che occupa Tripoli e riceve armi e dollari da Turchia e Qatar, Paesi referenti della politica mediorientale di Roma.
A tale farsa oscena e autolesionista partecipa, con entusiasmo, il fecciume leghista che, dopo aver scoperto che il trucchetto di fingersi filo-Russia non porta alcun ritorno sul palchetto della politichina italiana (o padana), ritorna alle origini svolazzando verso Israele per “imparare i loro metodi per la sicurezza” ed invocando il pugno di ferro contro Unione indiana ed Egitto, percepiti dal quadretto medio della Lega quali Stati del quarto mondo abitati da subumani.

Renzi viene sottoposto a pressioni dalle ambasciate USA e Israeliane che utlizzano i loro referenti locali: la Lega, i dalemo-bersaniani nel PD, la sinitra varia e avariata al soldo delle forze wahhabite e salafite.

Renzi viene sottoposto a pressioni dalle ambasciate USA e Israeliana che utilizzano i loro referenti locali: la Lega, i dalemo-bersaniani nel PD, la sinistra varia e avariata al soldo delle forze wahhabite e salafite e il M5S encomiato dalla grande finanza inglese.

Ma il quadro mediorientale invece evolve a una velocità supersonica, ed è prevedibile che mentre l’Italia viene spinta a sprofondare nelle sabbie libiche, l’Egitto rompa i rapporti economico-strategici con Roma, sostituendoli con quelli con Russia, Cina e Francia. Sì, Parigi ha venduto all’Egitto 24 caccia Rafale, le 2 Mistral destinate alla Russia e 6 navi da guerra. Il risultato sarà che Cairo concederà le concessioni gasifere alle compagnie russe, cinesi o francesi, e l’Italia perderà le sue in Libia ed Egitto (meritatamente, visto che fu soprattutto l’ENI di Scaroni a spingere Berlusconi a pugnalare alle spalle Gheddafi, e ad abbandonare i tecnici della Bonelli, Piano e Failla, rapiti a Mellitah da sodali dei servizi segreti italiani). Non è bastato al governo Renzi eliminare 86 quadri e funzionari dei servizi segreti italiani (tra cui i responsabili di Libia e Siria), per salvare Roma dall’imminente nuovo disastro geopolitico voluto e cercato dal PD al servizio delle dittature wahhabitem, e dall’estrema sinistra italiana appendice dell’ufficio informazioni della CIA e di Gladio.

Liwa al-Ansar, ovvero la brigata salafita armata da Qatar e Turchia, ed affiliata allo Stato islamico, utilizza i ritratti di Haftar e al-Sisi come bersagli dei poligoni, chiudendo il cerchio tra agenzie spionistiche atlantiste e italiane, sinistra social-coloniale italiana, terrorismo taqfirita, e Qatar, Turchia e NATO

Liwa al-Ansar, ovvero la brigata salafita libica armata da Qatar e Turchia, ed affiliata allo Stato islamico, utilizza i ritratti di Haftar e al-Sisi come bersagli nei poligoni, chiudendo il cerchio tra agenzie spionistiche atlantiste e italiane, sinistra social-coloniale italiana, terrorismo taqfirita, Qatar, Turchia e NATO.

Concludo che, mentre in Italia la sinistreria si straccia le vesti per un sicario mandato in Egitto dall’intelligence social-colonista inglese, il resto del Mondo celebra un altro giovane che ha combattuto con tutto l’animo il terrorismo settario che i mandanti di Regeni armano e alimentano.
Le ultime parole di Aleksandr Prokhorenko, lo Spetsnaz di Palmira:
Prokhorenko: non posso. Mi hanno circondato e si avvicinano. Vi prego sbrigatevi.
Comandante: vai sulla linea verde, ripeto vai sulla linea verde.
Prokhorenko: sono qui, eseguite l’attacco aereo ora. Sbrigatevi, è la fine, dite alla mia famiglia che li amo e muoio combattendo per la Patria.
Comandante: negativo, torna sulla linea verde.
Prokhorenko: non posso. Comandante, sono circondato. Sono qui fuori. Non voglio che mi prendano. Conduca l’attacco aereo. Faranno strame di me e di questa uniforme. Voglio morire con dignità e che tutti questi bastardi muoiano con me. Vi prego è la mia ultima volontà, conduca l’attacco aereo. Comunque, mi uccideranno.
Comandante: confermate la vostra richiesta.
Prokhorenko: sono qui fuori, è la fine, comandante, la ringrazio. Dite alla mia famiglia e al mio Paese che gli voglio bene. Ditegli che sono stato coraggioso e che ho lottato fino alla fine. La prego si prenda cura della mia famiglia; vendicatemi, addio comandante, dite alla mia famiglia che le voglio bene.
Comandante: nessuna risposta, ordinato l’attacco aereo.1459246450-375fc7981c999742554f6ac19a1be3f0Aleksandr Prokhorenko, che per fortuna sua e mia, non sarà mai ricordato e commemorato dalla sinistraglia taqfiro-sionista che invece celebra una piccola spia e i suoi amici terroristi.

Nel 2013, in Egitto gli amici islamisti della sinistra italiana venivano cacciati dal potere, sventando il piano atlantista-islamista per distruggere gli Stati nazionali arabi e sostituirli con califfati wahhabiti retti dalle locali borghesie compradore alleate della NATO.

Nel 2013, in Egitto gli amici islamisti della sinistra italiana venivano cacciati dal potere, sventando il piano atlantista-islamista per distruggere gli Stati nazionali arabi e sostituirli con califfati wahhabiti retti dalle locali borghesie compradore alleate della NATO.

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