La biografia occulta della famiglia Obama al servizio della CIA

Wayne Madsen Voltairenet 30 agosto 2010

Il giornalista investigativo Wayne Madsen ha consultato diversi archivi della CIA per stabilire i collegamenti tra l’Agenzia e le istituzioni e le persone che hanno avuto stretti rapporti con Barack Obama, i suoi genitori, la nonna e il patrigno. La prima parte del suo caso evidenzia la partecipazione di Barack Obama Senior nelle azioni adottate dalla CIA in Kenya. Queste operazioni erano volte a contrastare l’ascesa del comunismo e l’influenza cino-sovietica sui circoli degli studenti, e non solo, hanno anche avuto lo scopo di ostacolare l’emergere di leader africani non allineati. Nella seconda parte della sua indagine, Wayne Madsen s’è interessato alla biografia della madre e del patrigno del presidente Barack Obama. Traccia il loro percorso di agenti della CIA iniziando dall’Università delle Hawaii, dove vennero elaborato alcuni dei più cupi progetti dell’Agenzia, all’Indonesia, mentre gli Stati Uniti preparavano l’enorme strage di simpatizzanti comunisti. La loro carriera s’inserisce  in questo periodo, che vide l’inizio della globalizzazione in Asia e nel resto del mondo. A differenza della dinastia Bush, Barack Obama è riuscito a nascondere i suoi legami con la CIA, in particolare, quelli della sua famiglia, fino ad oggi. Madsen conclude con la domanda: “Che cosa nasconde ancora Barack Obama?”

presidentobamadeliversstatementciaheadquartersckrydgkvpjwxDal 1983 al 1984, Obama ha lavorato come analista finanziario nell’International Business Corporation, nota come società di facciata della CIA.

La Business International Corporation, la facciata della CIA in cui ha lavorato il futuro presidente degli Stati Uniti, organizzava conferenze tra i leader più potenti e impiegava i giornalisti come agenti all’estero. Il lavoro che vi ha svolto Obama, dal 1983, è coerente con le missioni di spionaggio per conto della CIA svolte da sua madre, Stanley Ann Dunham, negli anni ‘60, dopo il colpo di stato in Indonesia, per conto di altre società di facciata della CIA, tra cui il East-West Center dell’Università delle Hawaii, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (US Agency for International Development, USAID) [1] e la Fondazione Ford [2]. Dunham conobbe e sposò Lolo Soetoro, il patrigno di Obama, presso l’East-West Center nel 1965. Soetoro fu richiamato in Indonesia nel 1965, come alto ufficiale per assistere il generale Suharto e la CIA nel rovesciamento cruento del presidente Sukarno [3].
Barack Obama senior incontrò Dunham nel 1959, al corso di russo presso l’Università delle Hawaii. Egli fu tra i pochi fortunati di un volo aereo tra l’Africa orientale e gli Stati Uniti, per fare entrare 280 studenti presso diversi istituti accademici statunitensi. Secondo un rapporto della Reuters di Londra del 12 settembre 1960, questa operazione avrebbe beneficiato di un semplice “aiuto” della sola Fondazione Joseph P. Kennedy. Essa mirava a formare e indottrinare futuri agenti d’influenza in Africa, un continente che diveniva il luogo della lotta di potere tra gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e la Cina, per influenzare i regimi dei paesi nuovamente indipendenti, o in procinto di diventarlo.
Nella scelta degli studenti espatriati, Masinda Muliro, Vice-Presidente del Kenya African Democratic Union (KADU), ha denunciato le preferenze tribali, che favorivano la maggioranza Kukuyu e la minoranza etnica del gruppo Luo. Questo favoritismo privilegiava i sostenitori del Kenya African National Union (KANU), guidato da Tom Mboya, ex sindacalista e nazionalista. Fu Mboya che scelse d’inviare Barack Obama senior a studiare presso l’Università delle Hawaii. Obama senior, allora sposato, padre di un bambino e in attesa di un secondo bambino in Kenya, sposò Dunham sull’isola di Maui il 2 febbraio 1961. Dunham era incinta di tre mesi di Barack Obama, al momento del suo matrimonio con Obama Senior. Questi divenne il primo studente africano ad integrarsi in una università degli Stati Uniti.
Sempre secondo Reuters, Muliro avrebbe anche detto di voler inviare una delegazione negli Stati Uniti per indagare sugli studenti kenioti che ricevevano “regali” dagli statunitensi e di “assicurare che le donazioni agli studenti, in futuro, (fossero) gestiti da persone sinceramente preoccupate per lo sviluppo del Kenya“.

Kennedy e Tom Mboya

Kennedy e Tom Mboya

La CIA avrebbe reclutato Tom Mboya nell’ambito di un programma chiamato “liberazione selettiva”, generosamente finanziata con l’obiettivo di isolare il presidente Kenyatta, il fondatore della Repubblica del Kenya, considerato dall’agenzia di intelligence degli Stati Uniti una persona “di cui non ci si può fidare“.

Mboya ricevette all’epoca una sovvenzione di 100.000 dollari dalla Fondazione Joseph P. Kennedy, nel quadro del programma di invito degli studenti africani, dopo aver rifiutato la stessa offerta dal Dipartimento di Stato. Chiaramente, Mboya era preoccupato di suscitare sospetti di una assistenza diretta degli Stati Uniti in Kenya, presso i politici filo-comunisti, già sospettosi dei suoi legami con la CIA. Il programma fu finanziato dalla Fondazione Joseph P. Kennedy e dalla Fondazione degli studenti afro-americani. Obama senior non faceva parte del primo gruppo che volò negli Stati Uniti, ma di uno seguente. Questo programma di aiuti agli studenti africani, organizzato da Mboya nel 1959, includeva studenti da Kenya, Uganda, Tanganika, Zanzibar, Rhodesia del Sud e del Nord e Nyasaland (oggi Malawi). Reuters riporta anche che Muliro accusava il favoritismo presente alla selezione dei beneficiari degli aiuti americani, “per ostacolare e irritare gli altri studenti africani“. Muliro affermava che “il beneficio venne dato alle tribù maggioritarie [i Kikuyu e i Luo] e che molti studenti selezionati dagli Stati Uniti fallirono gli esami di ammissione, mentre altri studenti non selezionati si dimostravano degni delle migliori raccomandazioni“.

100104obamasrSubito spedito dalla CIA nelle Hawaii, Barack Obama Senior (indossando i leis hawaiani, la tradizionale collana di fiori) posa con Stanley Dunham (a sinistra di Obama senior), il nonno materno del presidente Barack Obama.

obamaseniorObama senior era un amico di Mboya e un nativo della tribù dei Luo. Dopo l’assassinio di Mboya nel 1969, Obama senior testimoniò al processo del presunto assassino. Obama Senior sosteneva di essere stato l’obiettivo di un tentato omicidio in strada, dopo la sua comparizione in tribunale. Obama Senior lasciò le Hawaii per Harvard nel 1962, e divorziò nel 1964 da Dunham. Sposò una studentessa di Harvard, Ruth Niedensand, una ebrea statunitense, con il quale tornò in Kenya ed ebbe due figli. Il loro matrimonio finì con un divorzio. Obama ha lavorato al Ministero delle Finanze e al Ministero dei Trasporti del Kenya, così come in una compagnia petrolifera. Obama senior morì in un incidente d’auto nel 1982, i principali politici del Kenya parteciparono al suo funerale, Robert Ouko, che divenne ministro dei trasporti, fu assassinato nel 1990.
I documenti della CIA dimostrano che Mboya è stato un importante agente di influenza per conto della CIA, non solo in Kenya, ma in tutta l’Africa. Secondo un rapporto settimanale segreto della CIA (CIA Current Intelligence Weekly Summary) datato 19 novembre 1959, Mboya sorvegliava gli estremisti alla seconda Conferenza Pan-Africana tenutasi a Tunisi (All-African People’s Conference, AAPC). Il documento riferiva che “[gravi attriti si erano] sviluppati tra il Primo Ministro del Ghana, Kwame Nkrumah e il nazionalista keniano Tom Mboya, che [aveva] partecipato attivamente, nel dicembre [1958], per controllare gli estremisti nella prima Conferenza Pan-Africana, ad Accra”. I termini “ha partecipato attivamente” suggeriscono che Mboya collaborava con la CIA, il cui rapporto fu stabilito con i suoi agenti sul campo, ad Accra e a Tunisi. Fu durante questo periodo di “collaborazione” con la CIA ad Accra e a Tunisi, che Mboya assegnò a Obama una borsa di studio di alto livello e gli offrì l’opportunità di andare all’estero e di entrare all’Università delle Hawaii, dove conobbe e sposò la madre dell’attuale presidente degli Stati Uniti. In un più datato rapporto settimanale segreto della CIA, del 3 Aprile 1958, appaiono queste parole: “[Mboya] rimane uno dei più promettenti leader dell’Africa.” La CIA, in un altro rapporto settimanale segreto datato 18 dicembre 1958, descrisse il nazionalista keniano Mboya come un “giovane portavoce dinamico e capace”, durante la sua partecipazione ai lavori della Conferenza Panafricana, era considerato un avversario di “estremisti” come Nkrumah, sostenuto dai “rappresentanti sino-sovietici”.
In un documento declassificato della CIA sulla Conferenza panafricana del 1961, il conservatorismo di Mboya, come quello del tunisino Slim Taleb, furono chiaramente definiti un contrappeso alla politica di sinistra del clan Nkrumah. Il filo-comunisti furono eletti a capo del comitato organizzatore della Conferenza Pan-Africana, alla conferenza del Cairo del 1961, a cui assistette Mboya. Nel rapporto della CIA, i nomi di alcuni di questi leader sono citati: quello del Senegalese Abdoulaye Diallo, segretario generale della Conferenza panafricana; dell’algerino Ahmed Bourmendjel, dell’angolano Mário de Andrade, di Ntau Mokhele del Basutoland (ora Lesotho), del camerunese Kingue Abel, di Antoine Kiwewa del Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), del Ghanese Kojo Botsio, del Guineano Ismail Touré, di TO Dosomu Johnson della Liberia, del Malino Modibo Diallo, del marocchino Mahjoub Ben Seddik, di Djibo Bakari del Niger, del Nigeriano Tunji Otegbeya, di Kanyama Chiume del Nyasaland, del somalo Abdullahi Ali, di Makiwane Tennyson del Sud Africa e di Mohamed Fouad Galal degli Emirati Arabi Uniti. I soli partecipanti che hanno ricevuto l’approvazione della CIA erano Mboya (il che è evidente poiché era un informatore della CIA), Joshua Nkomo, originario della Rhodesia del Sud, B. Munanka del Tanganyika, il tunisino Abdel Magid Shaker e l’ugandese John Kakonge. Nkrumah fu alla fine abbattuto nel 1966, dopo un colpo di stato militare organizzato dalla CIA, durante una visita di Stato in Cina e Vietnam del Nord. Questa operazione venne attuata un anno dopo che l’agenzia condusse contro il presidente Sukarno un altro colpo di stato militare, in cui la famiglia della madre di Obama ebbe un ruolo. Alcuni dati suggeriscono che l’assassinio di Mboya, nel 1969, sia stato organizzato da agenti cinesi che agivano per conto delle fazioni governative incaricati dal presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, di combattere Mboya e di eliminare, in tal modo, un politico africano filo-statunitense di primo piano. Tutte le ambasciate a Nairobi avevano messo le loro bandiere a mezz’asta, in omaggio a Mboya, tranne una, quello della Repubblica popolare cinese.

Kwame Nkrumah

Kwame Nkrumah

L’influenza esercitata da Mboya sul regime di Kenyatta continuerà a lungo dopo la sua morte, finchè Obama senior era ancora vivo. Nel 1975, Josiah Kariuki, membro socialista del KANU (il partito che contribuì a creare con Mboya e Obama senior) venne assassinato. Dopo l’omicidio, Kenyatta licenziò dal governo tre ministri ribelli, che erano “personalmente collegati sia a Kariuki che a Mboya.” Tali informazioni sono state originariamente classificate come segrete (classificazione livello Umbra), e apparvero in più memo della CIA sul Medio Oriente, l’Africa e il Sud Africa. In seguito fu trasmesso sulla rete COMINT il 24 giugno 1975. Le informazioni contenute in questo rapporto, come dimostra il suo livello di classificazione, provenivano dalle intercettazioni effettuate del ministro degli Interni keniano. Nessuno fu mai stato accusato di aver ucciso Kariuki.
Le intercettazioni degli alleati di Mboya e Kariuki sono la prova che la NSA e della CIA mantennero sotto sorveglianza Barack Obama senior, un individuo, che come straniero negli Stati Uniti, poteva prestarsi a qualche intercettazione legale, di cui si incarica la NSA e il Government Communications Headquarters (GCHQ, l’intelligence elettronica del governo britannico).

US Democratic presidential candidate Barack Obama is seen as a child in a family snapshotIl giovane “Barry” Obama Soetoro, allora di 10 anni, con il suo patrigno Lolo Soetoro, sua madre, Ann Dunham Soetoro Obama, e la sorellastra Maya Soetoro. (Foto di famiglia, pubblicato da Bloomberg News)

static2-politico-comNella prima parte della presente relazione speciale, il Wayne Madsen Report (WMR) ha rivelato i legami tra Barack Obama Senior e il viaggio aereo tra l’Africa e gli Stati Uniti di un gruppo di 280 studenti provenienti dalle nazioni dell’Africa del Sud e dell’Africa orientale, indipendenti o sul punto di divenirlo. Assegnandogli i diplomi universitari, gli Stati Uniti si assicurò la simpatia dei felici prescelti, e sperarono di usarli contro i progetti simili attuati dall’Unione Sovietica e dalla Cina. Barack Obama Senior  stato il primo studente straniero ad iscriversi all’Università di Hawaii. Obama senior e la madre di Obama, Stanley Ann Dunham, si sono incontrati in un corso di russo nel 1959, e si sposarono nel 1961.
Il programma d’invito per gli studenti africani era gestito dal leader nazionalista Tom Mboya, un mentore e amico di Obama senior, e come lui un nativo della tribù dei Luo. I documenti della CIA citati nella prima parte dell’articolo, indicano la collaborazione attiva di Mboya con la CIA per evitare che i nazionalisti filo-sovietici e filo-cinesi prendessero il sopravvento sui movimenti nazionalisti pan-africani, negli ambienti politici, studenteschi e dei lavoratore.  Uno degli avversari più accaniti di Mboya, è stato il primo Presidente della Repubblica del Ghana, Kwame Nkrumah, spodestato nel 1966 durante un’operazione montata dalla CIA. L’anno seguente, Barack Obama e sua madre si unirono a Lolo Soetoro in Indonesia. Ann Dunham e Soetoro si erano incontrati nel 1965 presso l’Università delle Hawaii, quando il giovane Barack aveva quattro anni. Così nel 1967, Barack e sua madre si stabilirono a Jakarta. Nel 1965, Lolo Soetoro era stato richiamato dal generale Suharto a servire negli alti comandi militari e ad assistere alla pianificazione, con il sostegno della CIA, del genocidio degli indonesiani sino-indonesiani e filo-comunisti in tutto il paese. Suharto consolidò il potere in Indonesia, nel 1966, l’anno in cui la CIA ha aiutato Mboya a trovare il necessario sostegno tra i nazionalisti panafricani, per rovesciare il Presidente Nkrumah in Ghana.

Sukarno e Suharto

Sukarno e Suharto

Il Centro Est-Ovest presso l’Università delle Hawaii e il colpo di Stato della CIA contro Sukarno
pkiposterAnn Dunham e Lolo Soetoro s’incontrarono presso il Centro Est-Ovest dell’Università delle Hawaii. Il centro era da lungo tempo collegata alle attività della CIA in Asia/Pacifico. Nel 1965, anno in cui Dunham conobbe e sposò Lolo Soetoro, fu nominato un nuovo preside del Centro Est-Ovest Howard P. Jones, che era stato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Indonesia nei sette anni capitali per il paese, tra il 1958 e il 1965. Jones era presente a Jakarta, quando Suharto e i suoi ufficiali agivano per conto della CIA, pianificando il rovesciamento di Sukarno, accusato, come il PKI (Partito Comunista Indonesiano), d’essersi alleato dalla Cina [1]. Il 10 ottobre 1965, quando era preside dell’East-West Center, Jones pubblicò un articolo per il Washington Post in cui difendeva Suharto per il colpo di stato contro Sukarno. Il Post lo ha invitato a commentare il colpo di stato, descritto come un “contro-golpe” per riconquistare il potere dalle mani dei comunisti. Jones disse che Suharto aveva risposto a un colpo di stato comunista contro Sukarno, guidato dal tenente-colonnello Untung, “un capitano di battaglione relativamente sconosciuto, in servizio nella Guardia Presidenziale“. Jones, le cui dichiarazioni riflettono il contenuto delle relazioni della CIA provenienti dall’ambasciata USA a Jakarta, continuava il suo articolo affermando che il presunto colpo di stato comunista del 30 settembre 1965, “era quasi riuscito, dopo l’assassinio di sei ufficiali del Comando Supremo. Sarebbe riuscito se il ministro della Difesa, Nasution, e una serie di altri generali, non avessero reagito con sufficiente rapidità organizzando uno spettacolare contro-colpo di stato.” Naturalmente, ciò che Jones evitava d’informare i lettori del Post, era che Suharto era fortemente appoggiato dalla CIA. Né Sukarno, né il governo indonesiano, in cui sedevano i leader di secondo e terzo rango del PKI, rimproverarono i comunisti di aver compiuto questi omicidi. Non possiamo escludere l’ipotesi che questi omicidi siano stati un’operazione false flag organizzata dalla CIA e da Suharto, destinati a scaricare la colpa sul PKI. Due giorni dopo il golpe di Suharto, i partecipanti in un evento orchestrato dalla CIA, incendiarono la sede della PKI a Jakarta. Marciando davanti l’ambasciata statunitense, che ospitava anche un ramo della CIA, scandivano le parole: “Viva gli USA!” Untung disse che quando si accorse che Suharto e la CIA stavano preparando un colpo di stato per il giorno della parata dell’esercito indonesiano, 5 Ottobre 1965, Sukarno e lui, seguiti dai militare a loro leali, sarebbero passati per primi all’azione. Jones rispose che vedeva in questa versione “la tradizionale propaganda comunista“. Suharto attaccò Sukarno il 1 ottobre. Jones aveva ribadito che “non c’era un briciolo di verità nelle accuse contro la CIA di aver agito contro Sukarno.” Gli storici hanno dimostrato il contrario. Jones aveva accusato i comunisti di sfruttare la fragile salute di Sukarno di escludere qualunque candidato che avrebbe potuto succedergli. Il loro obiettivo, secondo Jones, era quello di imporre DN Aidit, il capo del PKI, alla successione di Sukarno. Sukarno morì solo nel 1970, quando era agli arresti domiciliari. Un documento della CIA, precedentemente classificato segreto e senza data, menzionava che “Sukarno [voleva] tornare alla configurazione pre-colpo di stato. Egli [rifiutava] di accusare il PKI e il Movimento 30 settembre [del tenente colonnello Untung]; si [appellava], invece all’unità del popolo indonesiano e lo [dissuase] dai velleità di vendetta. Ma non [riuscito] a impedire all’esercito di continuare le sue operazioni contro il PKI; [agiva] nello loro senso nominando il generale Suharto a capo dell’esercito“. Suharto e il patrigno di ‘Barry’ Obama Soetoro, Lolo Soetoro, ignorarono gli appelli di Sukarno alla calma, come gli indonesiani avrebbero scoperto molto rapidamente.
nixonsuhDopo il fallito colpo di stato militare attribuito agli ufficiali di sinistra nel 1965, Suharto (a sinistra) scatenò una sanguinosa purga anti-comunista, in cui un milione di civili venne ucciso. Il massacro delle popolazioni Cino-Indonesia a opera di Suharto, è citata nei documenti della CIA attraverso la descrizione del partito Baperki: “I sostenitori del partito di sinistra Baperki, che ha una forte presenza nelle aree rurali, sono prevalentemente di etnia sino-indonesiana”. Una nota della CIA declassificata, datata 6 ottobre 1966, mostra il grado di controllo e la supervisione esercitata dalla CIA nel golpe contro Sukarno, molti furono gli agenti intermediari con le unità armate di Suharto poste intorno al palazzo presidenziale di Bogor e a varie ambasciate in tutto il paese, compreso il Consolato degli Stati Uniti a Medan. Questo consolato sorvegliava i sostenitori di sinistra in questa città, sull’isola di Sumatra, secondo una nota della CIA del 2 ottobre 1965, portando all’attenzione dell’Agenzia che “il console sovietico aveva pronto un piano per evacuare da Sumatra i cittadini sovietici.” La nota del 6 ottobre raccomandava anche di impedire a Untung di raccogliere ampi appoggi anche tra le popolazioni dell’interno dell’isola di Java. Un rapporto settimanale declassificato della CIA, riguardo l’Indonesia, datato 11 agosto 1967 e intitolato “Il Nuovo Ordine in Indonesia”, rivela che nel 1966 l’Indonesia ristrutturò la sua economia per soddisfare i criteri di ammissibilità per gli aiuti del FMI. In questa relazione, la CIA si felicitava per il nuovo triumvirato al potere in Indonesia, nel 1967: Suharto, il ministro degli Esteri Adam Malik e il sultano di Yogyakarta [2], che fu anche Ministro dell’Economia e delle Finanze. La CIA si felicitava anche per il divieto del PKI, ma ammetteva che “tuttavia molti sostenitori si erano riuniti nelle regioni centro-orientali di Java“, ed è in queste regioni, quindi, che Ann Dunham Soetoro focalizzò le sue attività in nome dell’USAID (U. S. Agency for International Development), della Banca mondiale e della Fondazione Ford, la società di facciata della CIA. La sua missione era quella di “vincere i cuori e le menti” degli agricoltori e degli artigiani giavanesi. In una nota declassificata della CIA del 23 luglio 1966, il partito musulmano Nahdatul Ulama (NU), il partito più forte in Indonesia, era chiaramente visto come un alleato naturale degli Stati Uniti e del regime di Suharto. La relazione affermava che Suharto aveva beneficiato di assistenza per rovesciare i comunisti durante il contro-colpo di stato, in particolare laddove il NU era meglio radicato: Java Est, Sumatra settentrionale e molte aree dell’isola del Borneo. Un’altra nota declassificata dalla CIA, datata 29 Aprile 1966, si riferisce al PKI: “Gli estremisti islamici hanno superato l’esercito nel perseguitare e uccidere i membri del [PKI] e degli altri gruppi affiliati usati come copertura“.

Distruzione del Partito Comunista Indonesiano

Distruzione del Partito Comunista Indonesiano

Dunham e Barry Soetoro a Jakarta e le attività segrete dell’USAID
mth-2-2-c7a9fIncinta di Barack Obama, nel 1960 Dunham abbandonò gli studi presso l’Università delle Hawaii. Barack Obama Senior lasciò le Hawaii nel 1962 per studiare ad Harvard. Dunham e Obama Senior divorziarono nel 1964. Nell’autunno del 1961, Dunham s’iscrisse presso l’Università di Washington e crebbe il suo bambino. Lei rientrò all’Università delle Hawaii tra il 1963 e il 1966. Lolo Soetoro, che si unì con Dunham nel marzo 1965, lasciò l’Indonesia per le Hawaii il 20 luglio 1965, tre mesi prima dell’inizio delle operazioni della CIA contro Sukarno. Chiaramente Soetoro, un colonnello di Suharto, fu richiamato a Jakarta per partecipare al colpo di stato contro Sukarno, dei torbidi che causarono la morte di circa un milione di indonesiani tra la popolazione civile. Il presidente Obama preferirebbe che la stampa ignorasse ciò che successe nel passato; come ha fatto durante la campagna per le primarie e le elezioni presidenziali del 2008.
Nel 1967, dopo il suo arrivo in Indonesia con Obama Junior, Dunham ha insegnato inglese presso l’ambasciata Usa a Jakarta, che era una delle antenne più importanti della CIA in Asia, sostenuta da importanti operazioni svoltesi a Surabaya, Java orientale, e a Medan, sull’isola di Sumatra. Jones lasciò il suo incarico di preside presso l’Università delle Hawaii nel 1968. In realtà, la madre di Obama insegnava inglese per conto dell’USAID, una grande organizzazione che serviva come copertura per le operazioni segrete della CIA in Indonesia e nel sud-est asiatico, in particolare Laos, Vietnam del sud e Thailandia. Il programma dell’USAID è noto come Pembinaan Lembaga Manajemen Pendidikan. Anche se suo figlio e le persone che hanno lavorato con lei alle Hawaii, descrivono la Dunham come uno spirito libero e una “figlia degli anni Sessanta”, le attività esercitate in Indonesia contraddicono la tesi che fanno di lei una ‘hippy’. Il russo che la Dunham aveva appreso alle Hawaii, in seguito dovette essere stato molto utile, per la CIA, in Indonesia. In una nota declassificata, in data 2 agosto 1966, il suo autore, il segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Bromley Smith, ha osservato che, come Giappone, Europa Occidentale, Australia, Nuova Zelanda, Malesia e Filippine, l’Unione Sovietica e i suoi alleati in Europa orientale avevano ben accolto la notizia del colpo di stato di Suharto, poiché creava una Indonesia non allineata, che “rappresentava un contrappeso in Asia alla Cina comunista.” Le registrazioni mostrano che, come Ann Dunham, diversi agenti della CIA, con base a Jakarta, prima e dopo il golpe del 1965, parlavano correntemente russo. Quando viveva in Indonesia, poi in Pakistan, Dunham Soetoro lavorava per la Fondazione Ford, la Banca Mondiale, la Banca Asiatica di Sviluppo, la Banca Rakyat (banca pubblica indonesiano, di proprietà del governo) e l’USAID. L’USAID fu coinvolta nelle operazioni segrete della CIA nel Sud-Est asiatico. Il 9 febbraio 1971, il Washington Star pubblicò l’informazione che funzionari dell’USAID in Laos, sapevano che il riso fornito dall’USAID destinato all’esercito Laotiano, veniva venduto ai militari Nord-vietnamiti nel Laos stesso. Il rapporto rivela che gli Stati Uniti tolleravano la vendita di riso proveniente dall’USAID ai militari del Laos, poiché così non avrebbero avuto più timore degli attacchi dal Vietnam del Nord e dagli alleati comunisti del Pathet Lao. L’USAID e la CIA utilizzarono la fornitura di riso per forzare le tribù Meo del Laos ad aderire al campo degli Stati Uniti, nella guerra contro i comunisti. I fondi dell’USAID, che avevano lo scopo di aiutare i civili feriti e ad istituire un sistema di assicurazione sanitaria in Laos, furono dirottati e utilizzati per scopi militari.
Nel 1971, il Centro di studi vietnamiti presso l’Università dell’Illinois a Carbondale, finanziato dall’USAID, fu accusato di essere una società di facciata della CIA. I progetti finanziati dall’USAID attraverso il consorzio delle università del Midwest per le attività internazionali (Midwest Universities Consortium for International Activities, MUCIA), che comprendeva le Università di Illinois, Wisconsin, Minnesota, Indiana e Michigan, erano sospettati di essere dei progetti segreti della CIA. Tra questi, figuravano i programmi di “istruzione agraria” in Indonesia e altri progetti in Afghanistan, Mali, Nepal, Nigeria, Tailandia e Vietnam del Sud. Le accuse furono fatte  nel 1971, quando Ann Dunham lavorava per l’USAID in Indonesia. In un articolo del 10 luglio, 1971, il New York Times accusava l’USAID e la CIA di aver “perso” 1.700 milioni di dollari devoluti al programma CORDS (Civil Operations e Revolutionary Development Support). Questo programma era parte dell’Operazione Phoenix, in base al quale la CIA procedeva alla tortura e all’uccisione di molti civili, monaci buddisti e anziani nei villaggi del Vietnam del Sud [3]. Grandi somme di denaro dell’USAID, inoltre, furono ricevute da una compagnia aerea di proprietà della CIA nel Sud-Est asiatico, Air America. In Thailandia, il finanziamento dell’USAID ha accelerato lo sviluppo del Programma di Sviluppo Rurale accelerato (Accelerated Rural Development Program), che nascondeva le operazioni contro la guerriglia comunista. Allo stesso modo, nel 1971, nei mesi precedenti lo scoppio della terza guerra indo-pakistana, i fondi dell’USAID per dei progetti di lavori pubblici nella parte orientale del Pakistan, furono utilizzati per il consolidamento militare della frontiera con l’India. Tali deviazioni sono contrari alle leggi degli Stati Uniti, che vietano l’uso dei fondi dell’USAID per i programmi militari.
obama_with_gramps_ann_maya_1975Nel 1972, in un’intervista a Metromedia News, il direttore di USAID, il dottor John Hannah, aveva ammesso che l’USAID era usato come società di facciata della CIA per le sue operazioni segrete in Laos. Hannah disse che l’USAID era solo una società di copertura solo in Laos. Tuttavia, USAID è stato usata come copertura anche in Indonesia, Filippine, Vietnam del Sud, Thailandia e Corea del sud. I progetti di USAID nel sud est asiatico dovevano essere approvato dal SEADAG (Southeast Asian Development Advisory Group), un gruppo di sviluppo dei progetti pubblici in Asia, che in realtà sia allineava ai pareri della CIA.  Nel 1972 fu dimostrato che il Food for Peace, amministrata dall’USAID e dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, aveva ricevuto finanziamenti per dei progetti con scopi militari in Cambogia, Corea del Sud, Turchia, Vietnam del Sud, Spagna, Taiwan e Grecia. Nel 1972, l’USAID ha mandato i soldi solo nella parte meridionale dello Yemen del Nord, al fine di armare le forze dello Yemen del Nord contro il governo dello Yemen del Sud, allora guidato dai socialisti, contrari l’egemonia statunitense nella regione. Uno degli enti collegati al lavoro dell’USAID in Indonesia è la Fondazione Asia (Asia Foundation), creata negli anni ‘50 con l’aiuto della CIA, per combattere l’espansione comunista in Asia. Il consiglio di amministrazione del Centro Est-Ovest presso l’Università delle Hawaii è stato finanziato dalla Fondazione Asia. Obama Senior ha soggiornato in questo ostello all’arrivo dal Kenya, che beneficiava del programma di assistenza per studenti africani organizzato da un agente di influenza della CIA in Africa, Tom Mboya. Dunham visse anche in Ghana, Nepal, Bangladesh, India e Thailandia, nel contesto di progetti di microfinanza. Nel 1965, Barack Obama Senior lasciò Harvard e tornò in Kenya, accompagnato dalla nuova moglie statunitense. Obama Senior si mise in contatto con il suo vecchio amico, il “golden boy” della CIA Tom Mboya, e altri politici Luo, la tribù di Obama Senior. Philip Cherry era a capo della stazione CIA di Nairobi, nel 1964-1967. Nel 1975 fu nominato capo della stazione CIA a Dacca, in Bangladesh. L’ambasciatore statunitense nel Bangladesh all’epoca, Eugene Booster, accusò Cherry di essere coinvolto nell’assassinio del primo presidente del Bangladesh, Sheikh Mujiur Rahman e di altri membri della sua famiglia. L’esecuzione della famiglia del presidente del Bangladesh sarebbe verosimilmente stata ordinata dal Segretario di Stato Henry Kissinger. Il Bangladesh è stato anche un passaggio nell’itinerario seguito da Ann Dunham per conto della CIA, nei progetti di micro e macro-finanza.

120430732-0c004b81-462c-4b3e-a194-0d56d69a6ed5Obama e i suoi nonni materni, Madelyn e Stanley Dunham, nel 1979. Sua nonna era una vice-presidente della Banca delle Hawaii, una banca utilizzata da varie società di copertura della CIA.

Le banche della CIA e le Hawaii
ann_dunham_with_father_and_children_enhancedAnn Dunham è rimasta in Indonesia, quando il giovane Obama tornò alle Hawaii nel 1971, affidando il figlio alla madre, Madelyn Dunham. Quest’ultima è stata la prima donna a ricoprire la carica di vice-presidente della Banca delle Hawaii di Honolulu. Diverse società di facciata della CIA hanno poi utilizzato la Banca delle Hawaii. Madelyn Dunham curava la gestione dei conti nascosti che la CIA utilizzava per trasferire fondi a favore dei dittatori in Asia, come il Presidente della Repubblica delle Filippine, Ferdinand Marcos, il Presidente della Repubblica del Viet Nam, Nguyen Van Thieu e il Presidente della Repubblica di Indonesia, generale Suharto. Infatti, la Banca delle Hawaii era responsabile del riciclaggio di denaro da parte della CIA, per nascondere l’attenzione prestata dalla CIA nel sostenere i suoi leader politici preferiti in Asia-Pacifico. A Honolulu, una delle società bancarie più utilizzati dalla CIA per il riciclaggio di denaro era la BBRDW (Bishop, Baldwin, Rewald, Dillingham & Wong). Nel 1983, la CIA ha dato la sua approvazione per la liquidazione della BBRDW, sospettata di essere che uno schema Ponzi. In questa occasione, il senatore Daniel Inouye – un membro della commissione Intelligence del Senato USA (US Senate Select Committee on Intelligence) e uno dei migliori amici in parlamento dell’ex senatore dell’Alaska, Ted Stevens – disse che il ruolo della CIA nel BBRDW era “insignificante.” Successivamente, abbiamo scoperto che Inouye mentiva. In realtà, la BBRDW era profondamente coinvolta nel finanziamento delle attività segrete della CIA in tutta l’Asia, compresi quelli per lo spionaggio industriale in Giappone, le vendite di armi ai guerriglieri anti-comunisti mujahidin afgani e a Taiwan. John C. “Jack” Kindschi è stato uno dei capi della BBRDW, prima di ritirarsi nel 1981, era stato capo della stazione CIA a Honolulu. Il diploma universitario che orna la parete dell’ufficio del Presidente della BBRDW, Ron Rewald, era un falso degli esperti in falsificazioni della CIA, il suo nome era stato aggiunto anche negli archivi degli ex studenti. Il passato della BBRDW era stato riscritto dalla CIA per fare credere l’esistenza della banca nelle Hawaii dall’annessione dell’isola come territorio degli Stati Uniti [4]. Il presidente Obama sta attualmente combattendo contro le accuse secondo cui i suoi diplomi e le sue note di corso siano falsi, così come il numero della previdenza sociale del Connecticut, e alcuni elementi che impreziosiscono il suo curriculum. La scoperta di documenti falsificati della BBRDW sarebbero alla base dei problemi che si affacciano sul passato di Barack Obama? La BBRDW èra installata nel quartiere degli affari di Honolulu, vicino alla sede della Banca delle Hawaii, dove Madelyn Dunham, la nonna di Obama, teneva nascosti i conti gestiti dalla CIA. La Banca delle Hawaii ha curato molte transazioni finanziarie segrete effettuate dalla BBRDW.

Suharto e il figlio del primo presidente indonesiano Habibie

Suharto e il figlio del primo presidente indonesiano Habibie

Soetoro-Obama e “Un anno vissuto pericolosamente” [5] a Jakarta
madelyn_toot_dunham_and_stanley_ann_dunham_the_president_mother1E’ chiaro che Ann Dunham Soetoro e suo marito indonesiano, Lolo Soetoro, il patrigno del Presidente Obama, erano strettamente correlati alle attività della CIA volte a neutralizzare l’influenza cino-sovietica in Indonesia, nell’”anno vissuto pericolosamente”, dopo la cacciata di Sukarno. Il Wayne Madsen Report ha scoperto che i funzionari di grado elevato della CIA erano stati ufficialmente e ufficiosamente nominati a posizioni di copertura in Indonesia, durante lo stesso periodo, delle coperture fornite, tra l’altro, da USAID, Corpi della pace e USIA (Agenzia d’Informazione degli USA). Uno dei più stretti contatti della CIA di Suharto, fu Kent B. Crane, che era stato tra gli agenti della CIA di stanza presso l’ambasciata USA a Jakarta. Crane era così vicino a Suharto, che dopo il suo “pensionamento” della CIA, era uno dei pochi uomini d’affari “privati” ad avere un passaporto diplomatico dal governo di Suharto in Indonesia. La società Crane, il Gruppo Crane, forniva armi di piccolo calibro alle forze militari degli Stati Uniti, indonesiane e di altri paesi. Crane è stato il consigliere per gli affari esteri del Vice-Presidente degli Stati Uniti, Spiro Agnew, che fu successivamente nominato ambasciatore statunitense in Indonesia dal presidente Ronald Reagan. Questa nomina restò lettera morta, per via dei suoi legami sospetti con Suharto. John Holdridge, stretto collaboratore di Kissinger, fu nominato al suo posto, alla sua partenza per Jakarta, Paul Wolfowitz lo rimpiazzò. I pupilli di Suharto, che annoveravano anche Mokhtar e James Riady del Gruppo Lippo, furono accusati di aver iniettato più di un milione di dollari, attraverso i contributi illegali esteri, nei conti della campagna di Bill Clinton del 1992. In due occasioni, il presidente Obama ritardò la sua visita ufficiale in Indonesia, forse per paura che un tale viaggio potesse destare l’interesse nel rapporto tra la madre e il patrigno con la CIA?
Negli anni ‘70 e ‘80, Dunham ha curato i progetti di microcredito in Indonesia per la Fondazione Ford, il Centro Est-Ovest e l’USAID. Il dottor Donald Gordon junior era uno di quelli di stanza presso l’ambasciata degli Stati Uniti. Ha contribuito a proteggere gli edifici delle ambasciate durante le violente proteste studentesche anti-USA, durante il periodo del colpo di Stato contro Sukarno. Aggregato all’Ufficio affari economici, Donald è stato il responsabile del programma di microfinanza dell’USAID per gli agricoltori indonesiani, lo stesso programma cui Dunham ha lavorato, in collaborazione con l’USAID, negli anni ’70, dopo aver insegnato lingua inglese in Indonesia, ancora una volta a nome dell’USAID. Nel libro Who’s Who della CIA, pubblicato nel 1968 in Germania Ovest, Donald è descritto come un agente della CIA che ha anche servito a Lahore, in Pakistan, una città che nella quale Dunham avrebbe soggiornato più avanti, in una suite all’Hilton, per gestire, per cinque anni, i progetti di microfinanza per lo sviluppo della Banca asiatica. Tra gli uomini di stanza a Jakarta, il Who’s Who della CIA fa comparire Robert F. Grealy; che sarebbe divenuto il direttore delle relazioni internazionali per l’Asia-Pacifico della J. P. Morgan Chase, il direttore della Camera di Commercio per gli Stati Uniti e l’Indonesia. Il CEO di J. P. Morgan Chase, Jamie Dimon, inoltre è stata recentemente citato come un potenziale sostituto di Richard Geithner, segretario al Tesoro, il cui padre, Peter Geithner ha lavorato presso la Fondazione Ford e aveva l’ultima parola per l’assegnazione di fondi per i progetti di microfinanza della Dunham.onaka-usaid-dunham-1024I programmi occulti della CIA e le Hawaii
mag-24obama-t_ca1-jumboDurante la permanenza in Pakistan, Ann Dunham ha ricevuto la visita di suo figlio Barack nel 1980 e nel 1981. Obama è andato nello stesso tempo a Karachi, Lahore e nella città indiana di Hyderabad. Durante questo stesso periodo, la CIA intensificava le sue operazioni in Afghanistan dal territorio pakistano. Il 31 gennaio 1981, il vice direttore dell’Ufficio per la ricerca e le relazioni della CIA (ORR Office Research and Relations) trasmise al direttore della Central Intelligence, Allen Dulles, una lunga nota, classificata con il codice segreto NOFORN [6] e ora declassificata. Vi era la relazione di una accurata raccolta di dati effettuata tra il 17 novembre e 21 dicembre 1957 in Estremo Oriente, Sud Est asiatico e Medio Oriente. Il capo della ORR faceva riferimento al suo incontro con la squadra del generale in pensione Jesmond Balmer, alto funzionario della CIA nelle Hawaii, su richiesta del capo dell’US Pacific Command, per “la raccolta di informazioni complete che richiedono approfondite ricerche”. Il capo della ORR ha poi fatto riferimento alla ricerca, svolta dalla CIA, per reclutare “studenti dell’Università delle Hawaii sinofoni, in grado di effettuare missioni di intelligence”. Ha poi affrontato le discussioni svoltesi nel corso di un seminario sulla contro-intelligence verso l’Organizzazione del Trattato nel Sud- est Asiatico, che si era tenuto a Baguio tra il 26 e il 29 novembre 1957. Il Comitato innanzitutto aveva discusso dei “fondi per lo sviluppo economico” per combattere le “attività sovversive svolte dal blocco sino-sovietico nella regione”, prima di “prendere in considerazione tutte le reazioni che possono essere attuate.” Le delegazioni tailandese e filippina fecero grandi sforzi per ottenere i finanziamenti dagli Stati Uniti per un fondo di sviluppo economico, che avrebbe innescato gli altri progetti dell’USAID nella regione, dello stesso tipo di quelle in cui Peter Geithner e la madre di Barack Obama s’impegnavano  pesantemente. Esiste una importante letteratura sugli aspetti geopolitici delle operazioni segrete della CIA condotte dall’Università delle Hawaii, non è lo stesso per gli elementi più vergognosi della raccolta di dati e operazioni del tipo MK-ULTRA, che non sono stati associati in modo coerente con l’Università delle Hawaii. Diverse note declassificate dalla CIA, datate 15 Maggio 1972, riguardano la partecipazione dell’ARPA (Advanced Research Projects Agency) del Dipartimento della Difesa e l’Università delle Hawaii in un programma di studi sul comportamento della CIA. Queste note sono state scritte da Bronson Tweedy, allora vice direttore della CIA, il direttore del PRG (Program Review Group) della US Intelligence Community e il direttore della CIA, Robert Helms (Richard. NdT). Queste note hanno per tema la “ricerca condotta dall’ARPA in materia di intelligence.” La valutazione del direttore del PRG affronta una conferenza a cui hanno partecipato il Tenente-colonnello Austin Kibler, direttore degli studi comportamentali dell’ARPA, 11 maggio 1972. Kibler ha curato la ricerca ARPA sui cambiamenti comportamentali e il monitoraggio remoto. Il memo del direttore del PRG cita alcuni alti ufficiali: Edward Proctor, vice direttore responsabile dell’intelligence della CIA, Carl Duckett, il vice direttore responsabile scienza e tecnologia della CIA e John Huizenga, Direttore dell’Office of National Estimates [7].
obamacaneNel 1973, dopo che James Schlesinger, allora direttore della CIA, aveva ordinato un’inchiesta amministrativa su tutti i programmi della CIA, l’Agenzia ha prodotto una serie di documenti sui vari programmi, denominati “gioielli di famiglia.” La maggior parte di questi documenti sono stati pubblicati nel 2007 e, nello stesso tempo, abbiamo saputo che Helms ha ordinato al dottor Sidney Gottlieb di distruggere le registrazioni relative alle ricerche che stava conducendo; quest’ultimo è stato il direttore del progetto MK-ULTRA, un programma di ricerca della CIA sui cambiamenti del comportamento, il lavaggio del cervello e l’iniezione di droga. In una nota scritta dall’agente della CIA Ben Evans, e inviato a William Colby, direttore della CIA, datato 8 maggio 1973, Duckett confidò la sua opinione: “Sarebbe sbagliato che il direttore si dichiari al corrente di questo programma“, in riferimento agli esperimenti condotti da Gottlieb per il progetto MK-ULTRA. Dopo la pubblicazione dei “gioielli di famiglia”, diversi membri dell’amministrazione del presidente Gerald Ford, il cui capo dello staff della Casa Bianca, Dick Cheney e il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, hano fatto in modo che nessuna rivelazione veisse fatta sui programmi di modificazione comportamentale e psicologica, che comprendeva i progetti MK-ULTRA e ARTICHOKE (carciofo). Molti dei memo del 15 maggio 1972 si riferiscono al progetto SCANATE, avviato lo stesso anno. Questo è uno dei prima programmi di ricerca da guerra psicologica della CIA, in particolare, sull’uso di psicofarmaci per il monitoraggio remoto e la manipolazione psicologica. Vi è anche menzionato Kibler dell’ARPA e il “suo” sub-appaltatore, e più tardi si è appreso che questa era la Stantford Research Institute (SRI), con sede a Menlo Park, California. Helms aveva inviato una comunicazione a, tra gli altri, Duckett, Huizenga, Proctor e al Direttore dell’Agenzia d’Intelligence Militare (Defense Intelligence Agency, DIA) – quest’ultima, poi, ha ereditato il progetto della CIA “GRILL FLAME”, di monitoraggio remoto. Helms ha insistito a che l’ARPA supportasse, “per un certo numero di anni”, la ricerca sul comportamento e le potenziali applicazioni di cui ne potrebbe beneficiare l’intelligence, “con la partecipazione di MIT, Yale, Università del Michigan, UCLA, University of Hawaii e altre istituzioni o gruppi di ricerca.”
La collaborazione dell’Università delle Hawaii con la CIA, nel campo della guerra psicologica, continua ancora oggi. La Dr.ssa Susan Brandon, direttore del programma in corso di studi comportamentali condotti dal Centro di controspionaggio e d’intelligence (Defence Counterintelligence and Human Intelligence Center, DCHC) all’interno della DIA, ha ricevuto il suo Ph.D. in Psicologia all’Università delle Hawaii. Brandon è stata coinvolta in un programma segreto, frutto della collaborazione della ABS (American Psychological Association), della RAND Corporation e della CIA, volto a “migliorare i metodi di interrogatorio“, l’oggetto della sua ricerca si è concentrata sulla privazione del sonno e della percezione sensoriale, la sopportazione a forti dolori e al completo isolamento, sui procedimenti attuati sui prigionieri della base aerea di Bagram, in Afghanistan e in altre prigioni segrete [8]. La Brandon è stata anche vicedirettrice del Dipartimento di Scienze sociali comportamentali ed educativi, presso l’Ufficio della Scienza e della Tecnologia dell’amministrazione di George W. Bush. I legami tra la CIA e l’Università delle Hawaii non si affievoliscono neanche nei tardi anni ‘70, quando l’ex rettore dell’Università delle Hawaii, tra il 1969 e il 1974, Harlan Cleveland, fu invitato a tenere una conferenza al quartier generale della CIA, il 10 maggio 1977. Prima di prendere il suo posto presso l’Università delle Hawaii, Cleveland era segretario dell’Ufficio di Presidenza nei casi relativi alle organizzazioni internazionali (Bureau of International Affairs Organization) 1965-1969. Una nota del direttore dell’Agenzia d’intelligence, in data 21 Maggio 1971, indica che la CIA aveva reclutato un ufficiale della Marina che aveva iniziato il secondo ciclo di studi presso l’Università delle Hawaii.barack_obama_junior_with_ann_dunham_in_cambridgeLa famiglia Obama e la CIA
Molti documenti sono disponibili sul rapporto di George H. W. Bush con la CIA, e sulle attività di suo padre e dei suoi figli, tra cui l’ex presidente George W. Bush, per conto della CIA. Barack Obama, nel frattempo, è riuscito a nascondere le tracce dei suoi legami con l’Agenzia, così come quelle dei suoi genitori, del patrigno e della nonna (molto poco si sa suo nonno, Stanley Dunham Armour, e si suppone che si sia dedicato al business mobiliare alle Hawaii, dopo aver prestato servizio in Europa durante la seconda guerra mondiale). Presidenti e vicepresidenti degli Stati Uniti non sono soggetti ad alcuna indagine di fondo, prima di assumere le funzioni, a differenza di altri membri del governo federale. Questa attività di indagine è lasciata alla stampa. Nel 2008, i giornalisti hanno miseramente fallito nel loro compito di indagare sulle informazioni troppo superficiali, riguardo l’uomo che sarebbe entrato alla Casa Bianca. Il rapporto dei genitori con l’Università delle Hawaii e il ruolo delle università nei progetti MK-ULTRA e ARTICHOKE, invitano a questa domanda: “Che cosa nasconde ancora Barack Obama?6a00d8341c009153ef00e551df41368834-640wiNote
[1] Di questi eventi, si veda anche l’articolo “1965: Indonésie, laboratoire de la contre-insurrection” di Paul Labar, Voltairenet, 25 Maggio 2004.
[2] N.d.T. o Yogyakarta
[3] Sull’Operazione Phoenix vedi anche: “Opération Phénix: le modèle vietnamien appliqué en Irak”, di Arthur Lepic, Voltairenet, 16 novembre 2004.
[4] N.d.T. 1898
[5] N.d.T. Il film ‘Un anno vissuto pericolosamente’ di Peter Weir, è stato pubblicato nel 1982. Si svolge durante il tentato colpo di stato attribuito ai comunisti in Indonesia, nel 1965.
[6] N.d.T. per “no foreign dissemination”, nessuna divulgazione di informazioni ai servizi esteri
[7] N.d.T. ufficio incaricato di valutare l’intelligence americana, ora National Intelligence Council.
[8] A questo proposito si veda anche l’articolo “Il segreto di Guantanamo“, di Thierry Meyssan
barack-obama-foto-52Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dalle notizie ‘false’ all’intelligence ‘falsa’

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 13/12/2016hillary-clinton-concession-speech1Mai nella storia Central Intelligence Agency e surrogati hanno così palesemente e audacemente interferito nelle elezioni degli Stati Uniti. I media degli Stati Uniti, in poche ore, passavano dalle “notizie false” su innocue pizzerie legate alla pedofilia all’“intelligence falsa” sulla presunta operazione di cyber-spionaggio della Russia volta ad eleggere il Presidente Donald Trump. La CIA faceva sapere al Washington Post, il cui proprietario ha un contratto di 600 milioni di dollari con essa per fornirle cloud computing, i risultati di un rapporto segreto sulla presunta “sistemazione” russa delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, favorendo Trump su Hillary Clinton. La corrotta Clinton è stata sconfitta da Trump non per dei nefasti cyber-segugi di Mosca, ma perché si era dimenticata di come gli accordi di libero scambio del marito e di Barack Obama hanno distrutto la vitalità economica degli USA, in particolare negli Stati della “cintura arrugginita” del Midwest. Invece di parlare di posti di lavoro ed economia, la campagna di Clinton si concentrava su questioni banali come servizi igienici per trans-genere e l’ex-Miss Venezuela che in un’inglese maccheronico diceva di come fosse stata insultata per il peso da Trump. Clinton s’è ridotta ad apparire in pubblico vestita di viola, sembrando una bambina di “Barney” il dinosauro. La “mise viola” di Clinton è una proiezione della “rivoluzione viola” ribalta elezione di George Soros. Mentre i manifestanti pagati da Soros vandalizzano il Paese, la mancata presidentessa si lamenta pateticamente delle “notizie false”. Ma quando si tratta dell’“intelligence falsa” della CIA su Russia ed elezioni negli Stati Uniti, gli ardenti sostenitori della Clinton chiedono che i risultati siano respinti e che il presidente Obama resti in carica fino a nuova elezione. Naturalmente, niente di ciò è costituzionale. E i clintonisti avrebbero un’altra soluzione per calmate le sicure proteste negli Stati che hanno votato per Trump e i suoi sostenitori: Obama deve dichiarare la legge marziale e sospendere la Costituzione degli Stati Uniti. L’intelligence della CIA sul coinvolgimento della Russia nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti è così scadente che il Federal Bureau of Investigation (FBI), in risposta alle domande dei congressisti informati sul rapporto della CIA, testimoniava alla commissione Servizi Segreti della Camera, che l’affermazione della CIA sulla Russia è “confusa e ambigua”. L’FBI non ha appoggiato le conclusioni della CIA, affermando che mancavano di “fatti e prove tangibili”. Anche il presidente repubblicano del Comitato Servizi Segreti della Camera, Devin Nunes della California, ha detto al Washington Post che, per quanto lo riguarda, le conclusioni della CIA sulla Russia sono prive “di prove chiare”, aggiungendo: “Vi sono molte insinuazioni, molti indizi, e null’altro”. Ma le osservazioni di Nunes ed FBI non hanno impedito a CIA, marionette democratiche ed esperti sui media di lamentarsi delle elezioni “truccate” e della necessità di un’“altra” elezione. Non vi sono disposizioni costituzionali che lo permettano. Obama, che sostiene di essere un costituzionalista, non aiuta ordinando alla comunità dell’intelligence di intraprendere un’ampia indagine sul presunto coinvolgimento della Russia nelle elezioni degli Stati Uniti. Chi non vede l’ora di sabotare la nomina di Trump del CEO di Exxon Rex Tillerson a Segretario di Stato è la “coppia neocon” dei senatori John McCain e Lindsey Graham. Tale versione politica di “Ken e Barbie” vuole trasformare l’audizione di conferma di Tillerson al Senato in uno show russofobo. McCain, continuando a mostrare i tipici segni della demenza, ha dichiarato che la Russia ha condotto una forma di “guerra” contro gli Stati Uniti durante la campagna elettorale. Costui pensò che nominare la governatrice dell’Alaska Sarah Palin suo vice, nelle presidenziali del 2008, fosse una saggia mossa politica.
product_thumbnail-phpÈ indicativo che Obama, ordinando un’indagine sull’ingerenza straniera nelle elezioni, contribuisca a fornire munizioni alla CIA nel tentativo di annullarle. Le azioni di Obama avvenviano la stessa settimana in cui il dittatore dello Gambia, Yahya Jammeh, dopo aver subito la sconfitta per la rielezione, invertiva rotta e l’annullava, e il presidente del Ghana John Mahama si opponeva ad ammettere la sconfitta elettorale. Obama, amico di entrambi, si comporta più da dittatorello africano che da presidente degli Stati Uniti, accreditando ufficialmente la frottola della cospirazione elettorale della Russia. La squadra di transizione di Trump ha respinto le accuse della CIA e il fatuo rapporto affermando che sono “gli stessi che disero che Sadam Husayn aveva le armi di distruzione di massa”. Fu il direttore della CIA George Tenet che disse a George W. Bush e Dick Cheney, all’indomani dell’11 settembre, un “caso di dagli all’anatra”, che Sadam Husayn avesse armi di distruzione di massa. La richiesta fu usata come prova dagli Stati Uniti per giustificare l’invasione e l’occupazione dell’Iraq. Ora, sempre la CIA e sempre gli stessi screditati funzionari della CIA, cercano di convincere il popolo statunitense che la Russia ha “scelto” Trump presidente degli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale, non era la Russia ma la CIA che cercava d’influenzare il popolo statunitense. Ad agosto, dopo la nomina di Trump a candidato presidenziale, l’ex-direttore della CIA Michael Morrel disse che “Donald J. Trump non solo non è qualificato alla carica, ma costituirebbe anche una minaccia alla sicurezza nazionale”. Morrel avviò la campagna della CIA per collegare Trump alla Russia dicendo alla CBS News che, “noi potremmo dire che Putin abbia reclutato Trump come agente inconsapevole della Federazione russa”. Con “noi”, Morrel indicava la CIA. Le osservazioni, da sole, dimostrano una CIA che non esitava a schierarsi nelle elezioni degli Stati Uniti. L’intero meme sulla Russia che interferiva nelle elezioni presidenziali è un falso. Sui giornali si dovrebbe leggere: “la CIA ha interferito nelle elezioni presidenziali, sostenendo Clinton contro Trump”. L’ex-agente CIA e direttore della National Security Agency, Michael Hayden, l’architetto del programma incostituzionale di intercettazioni della NSA, disse che Trump “di fatto sbagliava” nel respingere la relazione della CIA sulla presunta pirateria della Russia delle e-mail del Comitato Nazionale Democratico, prima delle elezioni. Cinque giorni prima dell’elezione, Hayden scrisse un editoriale per il Washington Post della CIA, in cui sosteneva che Trump era un “Polezni Durak”, o “utile idiota” del Presidente Vladimir Putin. Tali commenti dei capi dell’intelligence, attivi o in pensione, non hanno precedenti. L’ex-operativo clandestino della CIA Robert Baer ha detto alla CNN di favorire una nuova elezione, anche se non vi è alcuna disposizione costituzionale su ciò. Baer disse, “mi sembra che i russi abbiano interferito nelle nostre elezioni… avendo lavorato nella CIA, se fossimo stati colti ad interferire nelle elezioni europee, asiatiche o in qualsiasi parte del mondo, quei Paesi avrebbero richiesto nuove elezioni, e ogni democrazia l’avrebbe fatto”. Qui Baer altera la storia per soddisfare se stesso e i suoi amici democratici. La CIA ha ripetutamente interferito nelle elezioni in Europa e in Asia, nonché in America Latina, Africa, Oceania, e non ci furono “rifacimenti”, ma molti colpi di Stato ideati dai tizi di Langley. Baer proseguiva, “non so come funzioni costituzionalmente, non sono un avvocato ma sono profondamente turbato dal fatto che i russi abbiano interferito, e mi piacerebbe vederne le prove… Se le prove ci sono, non vedo altro modo che votare di nuovo, da cittadino americano”. E’ dubbio che Baer facesse tali commenti senza aver avuto il via libera dal direttore della CIA, il filosaudita John Brennan. Brennan ha trascorso così tanto tempo, come capo stazione della CIA a Riyadh, a baciare le vesti dei reali sauditi, che ha perso ogni concezione di ciò che una repubblica federale costituzionale sia. Fu Brennan che impose a Obama il licenziamento del consigliere per la sicurezza nazionale designato da Trump, Tenente-Generale Michael Flynn, capo della Defense Intelligence Agency. Flynn concluse che furono Brennan e Obama che autorizzarono la creazione dello Stato islamico per rovesciare il governo siriano. La CIA non ha imparato nulla dal suo coinvolgimento palese nell’assassinio del presidente John F. Kennedy, nella caduta del presidente Richard Nixon con lo scandalo Watergatem nel coprire nel 1980 la “sorpresa di ottobre” che impedì la rielezione del presidente Jimmy Carter, e negli anni ’80 nello scandalo “Iran-contra” che quasi dimise il presidente Ronald Reagan tramite impeachment, sostituendolo con l’ex-direttore della CIA, il Vicepresidente George HW Bush.
La CIA è il cattivo effettivo nelle elezioni presidenziali del 2016, proprio come lo fu in ogni grande scandalo nazionale ed estero degli Stati Uniti dal 1947. Il problema con la CIA è che negli ultimi 70 anni ha influenzato quasi ogni aspetto della politica statunitense, sociale, religiosa, mediatica ed educativa. Come descritto nel libro appena pubblicato dal presente autore, “The Almost Classified Guide to CIA Proprietaries, Front Companies & Contractors”, la CIA ha impresso il suo marchio insidioso in ogni aspetto della società statunitense, tra cui i media, telecomandati dalla CIA con “notizie false” ed “intelligence falsa” di cui è vittima il popolo statunitense. La prima azione del Presidente Trump come comandante in capo dovrebbe essere la totale manomissione della CIA con l’obiettivo di fare ciò che il presidente Kennedy promise di fare con i “bastardi” che gestivano l’agenzia: farli in mille pezzi e disperderli al vento. La CIA era criminale nei primi anni ’60 e continua ad esserlo oggi. Trump dovrebbe licenziare tutti i bastardi il 20 gennaio 2017.

John Brennan

John Brennan

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Blackwater ed Emergency traghettano migranti in Italia

Gefira 11/10/2016 – Newropeans

Regina e Chris Catrambone

Regina e Chris Catrambone

MOAS è l’acronimo di Stazione di aiuto ai migranti in mare aperto. Si tratta di un’organizzazione non governativa con sede a Malta che si è posto il compito di pattugliare il Mediterraneo e salvare persone in alto mare, recuperandole da gommoni, zattere e barche sul Phoenix, il peschereccio della MOAS, una nave completa di droni per sorvegliare le acque, traghettando i migranti per miglia, dalle coste libiche alla Sicilia. L’organizzazione è gestita da Chris Catrambone (35) e sua moglie Regina. Chris Catrambone, statunitense della Louisiana diplomato al college, gestiva un ristorante su un battello a vapore ed ha lavorato presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC, prima di lavorare come investigatore assicurativo. In tale veste fu inviato nei luoghi più pericolosi del mondo, come ad esempio Iraq e Afghanistan. Dopo aver fatto abbastanza esperienza, e accidentalmente sopravvissuto all’uragano Katrina in Louisiana nel 2005, l’anno dopo Chris Catrambone fondava il Tangiers Group, azienda globale specializzata in “Servizi di assicurazione, assistenza di emergenza, gestione dei sinistri sul campo ed intelligence“(1)). Inizialmente operava dagli Stati Uniti, ma per gestire meglio l’azienda in espansione trasferiva le attività in Italia (dove incontrava la futura moglie) e poi a Malta. È qui che nel 2013 Chris Catrambone fondò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS) per assistere la popolazione del terzo mondo ad attraversare il mare in cerca di una vita migliore. Catrambone e la moglie si dice che abbiano speso 8 milioni di dolari propri per tale fine, perché, come il fondatore della MOAS ha confessato, anche lui, una volta che perse la casa a causa di Katrina, capì la situazione degli altri.
ianIan Ruggier è un membro del consiglio della MOAS. Questi un tempo fece scalpore a Malta con un piano volto a frenare i migranti in rivolta a Malta. Le unità di polizia circondarono la folla, ed isolarono e colpirono i capi per evitare ulteriori dimostrazioni. Eppure qualcosa andò storto e fallì, con le organizzazioni pro-immigrati che fecero enorme clamore e i tribunali che se ne occuparono (2). Dopo 25 anni di servizio, Ian Ruggier ha trovato lavoro nella MOAS: incaricato di contenere i migranti ora è passato dalla loro parte: Saulo divenne Paolo. Forse.
Ma che succede se Ian Ruggier è soltanto l’uomo il cui compito è garantire che i migranti soccorsi o infiltrati in Europa non finiscano a Malta? Perché le barche della MOAS sono di stanza a Malta, da dove operano. Una volta caricati di immigrati, salpano dal porto di La Valletta verso l’Italia per scaricarvi il carico umano. Robert Young Pelton è consulente strategico della MOAS (3), fondatore di Migrant Report (4) e proprietario della Dpx (Posti estremamente pericolosi) Gear, che vende coltelli da guerra (5) per chi si reca nelle zone di conflitto da cui, stranamente, provengono le persone che si suppone MOAS e Migrant Report dovrebbero aiutare. Come giornalista free-lance ha incontrato Eric Prince, il fondatore della Blackwater, la società militare privata statunitense (mercenari) impegnata in operazioni in Afghanistan e Iraq; per inciso, la Blackwater è stata impiegata anche in Louisiana, durante l’uragano Katrina: Chris Catrambone era capitato lì proprio in quel momento. Robert Young Pelton ha incrociato Eric Prince su questioni finanziarie.
Ma tornando a Chris Catrambone. Un giovane laureato e dipendente, costituisce una società (Tangiers Group) che estende rapidamente le attività in oltre cinquanta Paesi, comportando profitti per milioni da potersi creare l’ente di beneficenza che si chiama MOAS. MOAS impiega uomini che contemporaneamente possono intervenire presso le aziende militari private o essere incaricati di frenare l’afflusso di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo. Tale organizzazione non-governativa non è in concorrenza con i governi europei nel recupero dei migranti: piuttosto li integra, un riconoscimento per cui il suo fondatore riceve premi. (6)
aaeaaqaaaaaaaak Alcune domande sorgono. Come ha fatto Chris Catrambone ad accumulare tale fortuna, così giovane, sul mercato delle assicurazioni? (7) È il suo ente di carità è solo un’espressione delle proprie convinzioni personali? Persegue scopi politici? Il suo Tangiers Group opera nelle zone di guerra: è un puro caso? Lavorò presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC. Alcuni suoi collaboratori spuntano nelle stesse zone pericolose dove opera Tangiers Group. Anche qui un puro caso? Sembra che ci sia una stretta relazione tra MOAS, marina maltese ed esercito statunitense. MOAS è guidata da un ufficiale di marina noto per il duro trattamento inflitto agli immigrati; fu promosso partner commerciale della Blackwater, ben nota per le azioni spietate contro i civili e di proprietà di una persona che ha fatto fortuna sfruttando le operazioni militari statunitensi in Afghanistan, Africa del Nord e Medio Oriente. Lo stesso denaro, in un modo o nell’altro, guadagnato creando caos in Africa e Medio Oriente, provocando la crisi dei rifugiati, viene ora usato per spedire migliaia di africani senza documenti nel cuore dell’Europa, causando problemi in Italia, Francia, Grecia e Germania. Non si può fare a meno di chiedersi se quelli della MOAS siano onesti salvatori o compiano la missione di destabilizzare ancora di più l’Europa.tumblr_nh96xy1z101u6emqdo1_1280

 Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l'invsione degli USA. Qui era circodanto dai guerriglieri dell'Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C'è un nesso? Pelton era presente

Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l’invasione degli USA. Qui era circondato dai guerriglieri dell’Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C’è un nesso?

Robert Young Pelton, in Iraq assieme agli amici della Blackwater

Robert Young Pelton, al centro, in Iraq assieme agli amici della Blackwater. Pelton è “consigliere strategico” dell’ente immigrazionista MOAS con cui Emergency di Gino Strada ha stretto forti legami.

Riferimenti
1. Christopher Catrambone, My Story.
2. Come l’esercito ha sbagliato, Times of Malta, 19/12/2005, un ufficiale responsabile della disastrosa gestione delle proteste, Malta Today 16/11/2007.
3. Robert Young Pelton: Aid Station Migrant Offshore (MOAS) e la crisi dei rifugiati dalla Siria.
4. Migrant Report
5. Dpx Gear
6. MOAS, giovane eroe tra coloro onorati nel giorno della Repubblica, 13/12/2015 Malta Today 2015/12/13.
7. “Avevo un patrimonio netto di 10 milioni di dollari prima di compiere trent’anni. (…) Non sono cresciuto nel denaro o nel lusso. Ho costruito tutto quello che ho da zero, attraverso il duro lavoro e la dedizione. Ad un certo punto, ho cominciato a vedermi arrabbattarmi tra questioni sui soldiPhoenix Rising.

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

La MOAS usa droni da ricognizione.

La MOAS usa droni da ricognizione di origine militare per le operazioni di ‘recupero’ di migranti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Clinton e Soros lanciano la rivoluzione viola negli USA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 11/11/2016hillary-7591La sconfitta della candidata presidenziale democratica Hillary Rodham Clinton non “passava tranquillamente in quella buona nottata”. La mattina dopo la sorprendente e inaspettata sconfitta per mano del parvenu repubblicano Donald Trump, Clinton e marito, l’ex-presidente Bill Clinton, entravano nella sala da ballo art-deco dell’hotel New Yorker nel cuore di Manhattan in abiti viola. La stampa subito notò il colore e chiese cosa rappresentasse. Il portavoce dei Clinton sostenne che rappresentasse l’incontro tra l’“America blu” dei democratici e l’“America rossa” dei repubblicani, unendosi nel viola. Tale dichiarazione era un mero stratagemma, noto ai cittadini dei Paesi oggetto in passato delle vili operazioni politiche del magnate degli hedge fund George Soros. I Clinton, che hanno ricevuto milioni di dollari in contributi elettorali e donazioni per la Clinton Foundation da Soros, in realtà avviavano la “rivoluzione viola” di Soros negli USA. La rivoluzione viola si opporrà agli sforzi dell’amministrazione Trump per respingere le politiche globaliste dei Clinton e dell’imminente ex-presidente Barack Obama. La rivoluzione viola cercherà inoltre di abbreviare l’amministrazione Trump con manifestazioni di piazza sorosiane e disagi politici. È dubbio che gli assistenti del presidente Trump lo consiglino dall’indagare sul diversivo dei server di posta elettronica privati di Clinton ed altre questioni relative alle attività della Fondazione Clinton, soprattutto quando la nazione deve affrontare tante altre questioni urgenti, tra cui posti di lavoro, immigrazione e assistenza sanitaria. Tuttavia, il presidente Jason Chaffetz dell’House Oversight and Government Reform Committee, ha detto che continuerà le udienze al Congresso, controllato dai repubblicani, su Hillary Clinton, Fondazione Clinton e l’assistente Huma Abedin. Il presidente Trump non deve lasciarsi distrarre da tali tentativi. Chaffetz non è un sostenitore di Trump. Globalisti ed interventisti statunitensi già avanzano il mantra opposto dai tanti “esperti” di sicurezza nazionale e militari di regime alla candidatura di Trump, Trump “deve” chiamarli ad unirsi all’amministrazione, perché non ci sono abbastanza “esperti” nella cerchia dei consulenti di Trump. Gli screditati neo-conservatori alla Casa Bianca di George W. Bush, come il co-cospiratore della guerra in Iraq Stephen Hadley, vengono menzionati come qualcuno a cui Trump dovrebbe chiedere di entrare nel suo Consiglio per la Sicurezza Nazionale o altre posizioni di rilievo. Il segretario di Stato di George HW Bush, James Baker, fiero lealista di Bush, viene anche indicato come membro della squadra alla Casa Bianca di Trump. Non c’è assolutamente alcuna ragione per Trump di chiedere il parere di fossili repubblicani come Baker, Hadley, Rice e Powell, il folle ex-ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite John Bolton, ed altri. Vi sono molti sostenitori di Trump dalla ricca esperienza nella sicurezza estera e nazionale, anche di origine africana, haitiana, ispanica e araba, senza essere neocon, che occuperebbero le posizioni ai vertici e intermedi dell’amministrazione Trump. Trump deve distanziarsi da neocon improvvisi benevolenti, avventurieri, militaristi ed interventisti, impedendogli d’infestarne l’amministrazione. Se Clinton avesse vinto, su un articolo sulla nuova amministrazione si sarebbe letto: “Sulla base del militarismo e dell’avventurismo estero da segretaria di Stato e del due volte presidente, il marito Bill Clinton, il mondo vedrà maggiore aggressività militare statunitense su vari fronti nel mondo. La presidentessa Hillary Clinton non nasconde il desiderio di confrontarsi con la Russia militarmente, diplomaticamente ed economicamente in Medio Oriente, alle porte della Russia in Europa orientale, e anche nella Federazione russa. Clinton ha rispolverato la politica del ‘contenimento’, da tempo screditata, introdotta dal professor George F. Kennan all’indomani della seconda guerra mondiale. L’amministrazione Clinton probabilmente promuoverà i neo-guerrieri freddi più feroci dell’amministrazione Obama, tra cui l’assistente segretaria di Stato per gli affari europei ed euroasiatici Victoria Nuland, favorita personale di Clinton”.
Il Presidente Trump non può permettersi che chi è nella stessa rete di Nuland, Hadley, Bolton ed altri, entri nella sua amministrazione, metastatizzandola come una forma aggressiva di cancro. Costoro non porterebbero avanti la politica di Trump, ma continuerebbero a danneggiare le relazioni degli USA con Russia, Cina, Iran, Cuba e altre nazioni. Non solo Trump avrebbe a che fare con i neocon repubblicani, che cercano di bacarne l’amministrazione, ma anche con il tentativo di Soros d’interrompere la sua presidenza con la rivoluzione viola. Prima che Trump sia nominato 45° presidente degli Stati Uniti, le operazioni politiche finanziate da Soros si attivavano per sabotarlo durante il periodo terminale di Obama e in seguito. La rapidità della rivoluzione viola ricorda la velocità con cui i manifestanti invasero le strade di Kiev, capitale ucraina, nelle due rivoluzioni arancioni sponsorizzate da Soros nel 2004 e, dieci anni dopo, nel 2014. Mentre i Clinton adottavano il viola a New York, manifestazioni di piazza violente, coordinate da Moveon.org e “Black Live Matter” finanziati da Soros, scoppiavano a New York, Los Angeles, Chicago, Oakland, Nashville, Cleveland, Washington, Austin, Seattle, Philadelphia, Richmond, St. Paul, Kansas City, Omaha, San Francisco e altre 200 città degli Stati Uniti. Il gruppo “Pussy Riot” finanziato da Soros pubblicava su YouTube un video anti-Trump dal titolo “Make America Great Again”. Il video è divenuto “virale” su Internet, ed è pieno di atti profani e violenti, ritraendo una distopica presidenza Trump. Seguendo la sceneggiatura dello scribacchio di George Soros, Gene Sharp, il membro delle Pussy Riot Nadya Tolokonnikova invocava gli statunitensi anti-Trump a trasformare la rabbia in arte, musica e arte visiva. L’uso dei graffiti politici è una tattica popolare di Sharp. Le proteste di strada, musica e arte anti-Trump sono la prima fase della rivoluzione viola di Soros negli USA.
Il presidente Trump affronta un duplice attacco dai nemici. Uno guidato dai burocrati neo-con, tra cui l’ex-direttore della National Security Agency e della CIA Michael Hayden, l’ex-segretario alla Sicurezza Nazionale Michael Chertoff, e i fedelissimi della famiglia Bush, cerca di decidere le nomine di Trump alle cariche per sicurezza nazionale, intelligence, politica estera e difesa dell’amministrazione. Tali neo-guerrieri freddi cercano di convincere Trump a mantenere l’aggressività di Obama verso Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba e altri Paesi. Il secondo fronte contro Trump sono i gruppi politici e mediatici finanziati da Soros. Tale seconda linea di attacco attua la guerra di propaganda anti-Trump utilizzando centinaia di giornali, siti web ed emittenti, cercando di minare la fiducia del pubblico verso l’amministrazione Trump fin da subito. Uno degli annunci politici di Trump, poco prima dell’elezione, dichiarava che George Soros, la presidentessa della Federal Reserve Janet Yellen e l’amministratore delegato della Goldman Sachs Lloyd Blankfein, fanno parte di “una struttura di potere globale responsabile delle decisioni economiche che hanno derubato la nostra classe operaia, spogliato il nostro Paese della ricchezza, mettendola nelle tasche di un pugno di grandi aziende ed enti politici”. Soros e i suoi servi avevano immediatamente e ridicolmente attaccato l’annuncio come “antisemita”. Il presidente Trump dovrà stare in guardia contro coloro che la sua campagna ha denunciato e i loro colleghi. Il figlio di Soros, Alexander, ha invitato la figlia di Trump, Ivanka, e il marito Jared Kushner, a sconfessare pubblicamente Trump. Le tattiche di Soros non solo cercano di dividere le nazioni, ma anche le famiglie. Trump deve guardarsi dalle macchinazioni, attuali e future, di George Soros, tra cui la rivoluzione viola.2016-11-10t160706z_1_lynxmpeca9116_rtroptp_3_usa-election-protestsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La giornalista uccisa per aver scoperto la verità sullo Stato islamico

Eva Bartlett, The Duran 21 ottobre 2016serena-shim-1Anche se tutti gli indizi portano a un gioco sporco, un omicidio, dei servizi segreti turchi, finora il governo degli Stati Uniti non ha né diretto né invocato un’inchiesta sull’incidente d’auto che secondo i funzionari turchi uccise Shim, e tanto meno espressero le condoglianze alla famiglia.
Serena Shim era corrispondente da Kobane, dalla Turchia. Era una dei primi, se non la prima, a riferire sul campo dei “militanti taqfiri che attraversavano il confine con la Turchia“, non solo i terroristi dello SIIL, ma anche del cosiddetto Esercito libero siriano (ELS). La sorella Fatmah Shim dichiarò nel 2015, “li riprese mentre portavano capi del SIIL in Siria dai campi in Turchia, che si suppone siano campi profughi siriani“. Nel gennaio 2013 Serena Shim denunciò il “ruolo centrale della Turchia nell’insurrezione in Siria: riferiva PressTV dalla Turchia“, mostrando le immagini di ciò che si ritenevano essere 300 autocarri “in attesa che i militanti li svuotassero“; le testimonianze incluse spiegavano come la Turchia permettesse ai terroristi stranieri di passare “liberamente” in Siria; parlò dell’invio di armi dalla base aerea degli Stati Uniti di Incirlik in Turchia ai terroristi nei campi profughi in Siria; ed espose la questione dei campi di addestramento terroristici camuffati da campi profughi, e sorvegliati dai militari turchi. Shim disse che l’ONG Organizzazione Mondiale del Cibo, usava i camion per inviare armi ai terroristi in Siria, nell’ultima intervista, il giorno prima di essere uccisa. In particolare, nell’intervista disse esplicitamente che temeva per la vita perché l’intelligence turca l’aveva accusata di essere una spia. Disse a Press TV: “La Turchia è etichettata da Reporter senza frontiere come la più grande prigione per giornalisti, quindi temo ciò che potrebbero fare contro di me… spero che non accada nulla, di ciò che arriva. Penso che m’interrogherebbero, e la mia speranza è che il mio avvocato sua abbastanza bravo da farmi uscire al più presto possibile”. Due giorni dopo, Press TV ne annunciò la morte, affermando: “Serena è stata uccisa in un presunto incidente stradale mentre tornava da un’inchiesta a Suruch nella provincia di Urfa in Turchia. Tornava nell’albergo di Urfa, quando l’auto fu tamponata da un veicolo pesante”. Questa era la versione ufficiale della morte, anche se nelle versioni successive la storia cambiò. In un articolo del mese dopo, Russia Today (RT) parlò con la sorella, che disse: “Ci sono così tante storie. La prima è che la macchina di Serena fu tamponata da un autoveicolo pesante, che proseguì. Non trovarono né l’autoveicolo né il conducente. Due giorni dopo, a sorpresa, trovarono veicolo e conducente, e avevano le immagini dell’autoveicolo pesante che investì l’auto di mia sorella. Ogni giorno uscivano nuove foto con diversi danni all’auto. Serena e mio cugino, che guidava la vettura, furono portati in due ospedali diversi. Fu segnalata già morta sul posto. Poi uscirono altri articoli secondo cui era deceduta in ospedale 30 minuti dopo, per insufficienza cardiaca?!

Blackout politico, blackout mediatico
serenashimQuando il 20 novembre 2014, alla conferenza stampa, il giornalista della RT Gajan Chichakjan chiese per due volte al direttore dell’ufficio stampa Jeff Rathke aggiornamenti sulla morte di Shim, la risposta non sorprese nessuno:
Chichakjan: “era la giornalista Serena Shim, morta in Turchia in circostanze molto sospette. La morte ha sollevato sospetti al dipartimento di Stato?
Rathke: “Beh, credo che ne abbiamo parlato in una riunione diverse settimane fa, dopo che accadde. Non ho nulla da aggiungere a quanto detto dal portavoce al momento, però“.
Chichakjan: “Ma è morta alcuni giorni dopo aver detto di essere stata minacciata dall’intelligence turca. Avete chiesto informazioni? Domande? Non c’è davvero nulla di nuovo?
Rathke: “Beh, ho appena detto che non c’è alcun aggiornamento da riferirvi. Ancora una volta, ciò fu sollevato poco dopo la morte. Il portavoce si espresse. Non ho aggiornamenti da riferirvi in questo momento“.
Chichakjan: “Voglio solo tornare su Serena Shim. Ha giustamente detto che il dipartimento di Stato ne ha commentato la morte diverse settimane fa, e dice che non c’è alcun aggiornamento. Perché non ce n’è? Una cittadina degli Stati Uniti muore poco dopo aver detto di essere stata minacciata dall’intelligence turca“.
Rathke: “Beh, semplicemente non abbiamo informazioni da riferirvi oggi. Sarò felice di controllare e vedere se c’è qualcos’altro. Ne abbiamo parlato, come ho detto, proprio alcune settimane fa, dopo la morte, così non ho niente da dirvi oggi. Sarò felice di controllare e vedere se c’è altro che possa dire“.
Naturalmente, né lui né alcun funzionario del governo degli Stati Uniti si fece sentire. L’anno scorso, la madre di Shim, Judy Poe, rispose a un mio messaggio: “Non ho alcun dubbio che mia figlia non sia morta in un incidente stradale. Non aveva un solo graffio né sangue da alcuna parte. Cercai di contattare l’ambasciata degli USA in Turchia con i numeri di cellulare che mi diedero quando stavo per riprendermi mia figlia. Assolutamente alcuna risposta dall’ambasciata statunitense in Turchia, neanche dai cellulari personali“. La sorella di Shim nell’intervista a RT dichiarò, “Non abbiamo avuto alcun aiuto, né condoglianze”. Alcuna organizzazione giornalistica perseguì un’indagine sull’omicidio di Shim, tanto meno se ne lamentò. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) non da risultati quando si cerca il nome Shim sul suo sito web, eppure CPJ ha una lista di giornalisti uccisi in Turchia dal 1992 al febbraio 2016, evidentemente senza il nome di Shim. Lo stesso con una ricerca sul sito di Reporters sans frontières, non da risultati. In un articolo del 19 dicembre 2014 sul Greanville Post, il portavoce del CPJ afferma: “Il Committee to Protect Journalists ha indagato sulla morte di Serena Shim in Turchia e non ha trovato alcuna prova che ne indichi la morte come qualcosa di diverso da un tragico incidente. A meno che la morte sia confermata legata direttamente al lavoro di giornalista, non comparirà sul nostro database. Nel caso in cui nuove prove comparissero, CPJ riesaminerà il caso“. L’articolo osserva, “Dal febbraio 2016, il CPJ non ha cambiato posizione“. La Federazione internazionale dei giornalisti ha una breve sintesi su Shim: “Serena Shim, corrispondente di Press TV in Turchia uccisa in un incidente d’auto sul confine turco-siriano. Tornava da un’indagine a Suruch, distretto rurale della provincia turca di Sanliurfa, quando la sua auto si scontrò con un camion“. Ma senza invocare un’inchiesta e senza dubitare della narrazione ufficiale. In un articolo del 21 novembre 2014 sulla morte di Shim, RT osservò che, “l’Ufficio del rappresentante per la libertà dei media dell’OSCE ha detto a RT che la Turchia svolge indagini“, e citava il rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media Gunnar Vrang dire: “Il rappresentante ha seguito il caso, dalle prime notizie apparse sull’incidente d’auto costato la vita alla giornalista Serena Shim. Secondo le informazioni disponibili, le autorità turche hanno avviato un’indagine sui dettagli dell’incidente d’auto“. Cercando sul sito dell’OSCE il nome di Serena Shim, non spunta nulla. Il 5 febbraio 2016, Judy Poe twittava: “Chiaramente il rappresentante accetta la narrazione turca. Pochi media corporativi hanno esaminato la morte sospetta di Shim, con una sola eccezione sorprendente, Fox News riferì della morte di Shim citando il portavoce del dipartimento di Stato degli USA affermare che il dipartimento “non conduce indagini sui morti all’estero“.” Dato che l’intelligence turca minacciò Shim, secondo la sua testimonianza, e che la Turchia è nota per imprigionare e uccidere giornalisti, l’assenza di preoccupazione del dipartimento di Stato degli Stati Uniti è compromettente di per sé.
In netto contrasto con il silenzio sulla morte di Shim, John Kerry almeno per due volte ha pubblicamente lamentato la morte di James Foley, lodandolo come eroico giornalista che s’infiltrava in Siria dalla Turchia lavorando con al-Qaida e altri terroristi, consegnando sincere condoglianze alla famiglia. Senza una traccia d’ironia, nell’agosto 2014 Kerry disse di Foley, e mai di Shim, “Onoriamo il coraggio e preghiamo per la sicurezza di tutti coloro che rischiano la vita per scoprire la verità, dove è più necessario“. Nel settembre 2014, Kerry smentì il portavoce del dipartimento di Stato dicendo: “Quando i terroristi ovunque nel mondo uccidono nostri cittadini, gli Stati Uniti devono rendere conto, non importa quanto tempo ci voglia. E coloro che hanno ucciso James Foley e Steven Sotloff in Siria devono sapere che gli Stati Uniti li ritengono responsabili, non importa quanto tempo ci voglia“. Sul blackout mediatico e politico sulla morte sospetta di Serena Shim, l’ex-collega Afshin Rattansi, ospite di RT a Going Underground, postulò: “Ci furono alcune notizie, ma niente che ci si aspetterebbe da una giovane giornalista coraggiosa. Perché la storia che seguiva era pericolosa perché si trattava di un alleato della NATO come la Turchia, che collaborerebbe con lo SIIL… ed è questa la ragione per cui la storia non fu riferita ampiamente? Non lo sappiamo“. In effetti, non sarebbe la prima volta che il governo degli Stati Uniti non cerchi giustizia per l’omicidio per mano di un alleato di un suo cittadino. L’omicidio di Rachie Corrie del 16 marzo 2013 da parte di un soldato israeliano alla guida di un bulldozer non solo fu testimoniato da numerosi attivisti a Rafah, nella Palestina occupata, ma fu anche ripreso. Non fu smentito che il soldato israeliano vide Corrie, e la travolse per poi invertirla di nuovo, schiacciandola due volte. Eppure, nonostante gli sforzi della famiglia e dei sostenitori, gli Stati Uniti non hanno mai cercato giustizia per questa cittadina statunitense. Judy Poe dice che il motto preferito di Serena era: “Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio“. Shim ha vissuto così. Aveva 29 anni e due figli quando fu uccisa.21

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora