Trilaterale a Roma

Alesandro Lattanzio, 18/4/2016

commissione-trilateraleIl Rome plenary meeting 2016 (programma) della Commissione Trilaterale, organizzazione fondata nel 1973 da David Rockefeller, che si svolgeva a Roma dal 15 al 17 aprile, presso l’albergo Cavalieri Waldorf Astoria di Monte Mario, vedeva tra i 200 partecipanti l’ex-AD di Luxottica Andrea Guerra, il deputato del PD e commissario alla ‘spending review’ del governo Renzi Yoram Gutgeld, la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni Silverj, la presidentessa della RAI Monica Maggioni, l’ex-viceministro degli Esteri e vicepresidente dell’ENI Lapo Pistelli, Lia Quartapelle e Vincenzo Amendola del PD, l’ex-rettore della Bocconi Carlo Secchi (presidente del gruppo italiano), l’AD di Fincantieri Giuseppe Bono, l’ex-AD di Banca Intesa Enrico Cucchiani, il presidente della FCA John Elkann, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, l’AD di Pirelli Spa Marco Tronchetti Provera, il presidente di Unicredit Giuseppe Vita, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ex-ministro della Difesa del governo Monti, la direttrice di Aspenia Marta Dassù ed Enrico Letta, oltre alle guest star straniere David Rockefeller, Jean Claude Trichet (presidente della Trilaterale), Madeleine K. Albright, Michael Bloomberg e Susan E. Rice.
Gli argomenti affrontati dalla Commissione Trilaterale a Roma, erano i seguenti:
Shaping the Future of Italy in Europe
Where is the European Project Heading?
Allocuzione al Quirinale con il Presidente della Repubblica Mattarella
The Middle East in Turmoil
Where is Russia Heading?
The North Korean Nuclear & Missile Threats
Where is China Heading?
The United States Presidential Elections
International Migration & Refugee Flows
Coping with Digital Disruption
Conclusioni del presidente della Trilateralemaria-elena-boschi-parla-alla-trilateral-commission-787094Maria Elena Boschi, parlando in inglese davanti la platea cosmopolita, senza l’intermediazione di traduttori, affermava che “Il referendum (‘sulle trivelle’) non cambierà per nulla la politica energetica italiana, che andrà avanti indipendentemente dal risultato, avendo un effetto minimo sulla nostra legislazione, toccandone solo un piccolo aspetto. Forse potrebbe avere un risultato sull’approccio politico. Il governo è impegnato nella ricerca di energie alternative, impieghiamo molte risorse”. L’economista indiano Nand Kishore Singh chiedeva a Boschi della riforma della Costituzione e del relativo referendum. “Ecco quel referendum avrà un impatto più profondo sulla nostra politica energetica, perché ora dobbiamo dividere le decisioni con venti regioni, con venti legislazioni, ma dopo la riforma avremo una strategia e una legislazione per tutta l’Italia. Così, sono certa, avremo anche più peso in Europa”. E la Costituzione? “Non penso che il numero di senatori possa avere un impatto su pesi e contrappesi della Costituzione. Penso che pesi e contrappesi siano garantiti dalla separazione dei poteri, dall’indipendenza della magistratura e dalle regole della Corte costituzionale. Anche il presidente della Repubblica è un garante, per esempio può rifiutare di firmare una legge approvata dal Parlamento se non rispetta la nostra Costituzione”.l1591tri laterals new 5David Rockefeller voleva includere il Giappone nelle discussioni sulla cooperazione internazionale. Alla conferenza del Bilderberg in Belgio, nel 1972, Rockefeller ne discusse con il professore di Studi Russi della Columbia University Zbigniew Brzezinski, vicino al comitato direttivo del Bilderberg. Nel luglio 1972 si ebbe la prima riunione operativa volta a costituire la Commissione, a cui parteciparono l’economista Fred Bergsten, il politologo della Brookings Institution Henry Owen, il presidente della Ford Foundation Mc George Bundy, il parlamentare tedesco Karl Carstens, il politico francese René Foch, l’ambasciatore ed ex-commissario della CEE Guido Colonna di Paliano, il politologo dell’Università del Sussex François Duchène, il direttore dell’Istituto di Studi Europei della CEE Max Kohnstamm, il deputato ed ex-ministro degli Esteri giapponese Kiichi Miyazawa, il professore di relazioni Internazionali Kinhide Mushakoji, il presidente dell’Overseas Economic Cooperation Fund Saburo Okita e il presidente del Japan Center for International Exchange Tadashi Yamamoto. Quindi un think tank che riunisce esponenti delle élite politico-economiche di Stati Uniti, Canada, Europa Occidentale e Giappone. La Trilaterale tenne la prima riunione ufficiale del comitato esecutivo a Tokyo, nell’ottobre 1973. La Commissione Trilaterale viene finanziata dal Rockefeller Brothers Fund ed è profondamente legata al CFR. La Commissione aiuta i governi a raggiungere “accordi costruttivi” con altri governi, promuovendo una più stretta cooperazione tra Europa, Asia e Nord America. Nel 1974 pubblicò “La crisi della democrazia” invocando una democrazia “moderata”. Della Commissione Trilaterale fecero parte David Rockefeller, George HW Bush, Bill Clinton, Zbigniew Brzezinski, Jean-Claude Trichet, Henry Kissinger e Jimmy Carter. Nell’assemblea plenaria del 10-12 aprile 2000, la Trilaterale decise di includere nel gruppo nordamericano il Messico e di trasformare il gruppo giapponese nel gruppo Asia-Pacifico comprendendovi Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda ed esponenti da Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore e Thailandia. Ultimamente il think tank si concentra su nuovi equilibri mondiali, ridefinizione degli organismi internazionali, nuovi attori della politica internazionale e sviluppo sostenibile.Trilateral-commission-members-680x365

Riferimenti
Dagospia
Dire
Illuminati Rex
Trilaterale
Trilaterale

Una partnership imprevista: Germania nazista e Repubblica cinese

Norton Yeung, War History online, 31 marzo 2016

Chiang_Wei-kuo_Nazi_1htlgMEbGuardate queste foto, un ufficiale nazista e truppe della Wehrmacht, giusto? Sbagliato. Un rapido sguardo non ingannerebbe gli appassionati di storia militare. Si verrebbe perdonati pensando che si tratti dell’esercito imperiale giapponese (IJA) addestrato dai tedeschi. Ma non c’è nulla di più lontano dalla verità, infatti sono soldati dell’Esercito Nazionale Rivoluzionario (NRA) cinese addestrati dai nazisti, destinati a combattere gli invasori giapponesi. L’ufficiale della Wehrmacht è Chiang Wei-Kuo, figlio adottivo del generalissimo Chiang Kai-shek. Chiang Wei-Kuo comandò un panzer tedesco durante l’Anschluss, venendo promosso tenente della Wehrmacht in previsione del Fall Weiss, prima di essere richiamato in Cina. Come è possibile che il figlio di un capo di Stato alleato della Seconda Guerra Mondiale fosse dal lato sbagliato della guerra, vi chiederete? Sappiamo tutti che la Cina fu la ‘prima a combattere’ il Giappone imperiale nel 1931, quando la Manciuria fu annessa formando il Manchukuo fantoccio del Giappone, solo per essere seguita dall’invasione del 1937. Di fronte a un nemico di gran lunga superiore tecnologicamente ed organizzativamente, con un’economia da guerra industrializzata, la Cina cercò naturalmente aiuto militare estero da chiunque fosse disponibile. Ironia della sorte, uno di questi partner fu la Germania nazista, il prossimo alleato del Giappone.
Il supporto nazista fu motivato da due ragioni: la necessità economica delle materie prime della Cina e l’anticomunismo del partito nazionalista di Chiang Kai-shek, o Kuomintang (KMT). Assai sorprendentemente, personalmente Hitler non considerò mai cinesi o giapponesi inferiori, escludendo i cinesi dall’antagonismo razziale nazista nelle relazioni con l’estero. Tale partnership inaspettata tra Germania e KMT in realtà precedette l’ascesa di Wang_and_NazisHitler al potere nel 1933. Dopo che il governo cinese di Beiyang dichiarò guerra alla Germania imperiale nel 1917, la cooperazione cino-tedesca si stabilì dopo la sconfitta tedesca. Se la Cina in realtà non combatté mai contro la Germania (contribuì con manodopera cinese per gli alleati con il Corpo del Lavoro cinese), oltre al fatto che la Germania di Weimar rinunciò alle rivendicazioni territoriali in Cina, la partnership rinnovata uscì dalla prima guerra mondiale in gran parte indenne. Con la firma del trattato di pace cino-tedesco nel 1921, furono poste le basi per la cooperazione: la Cina offrì accesso alle materie prime necessarie per la ricostruzione tedesca del dopoguerra, mentre la Germania di Weimar offrì materiale moderno e consulenza militare a una Cina minacciata. Nel mercato redditizio della guerra civile cinese tra signori della guerra, la Germania aveva un vantaggio. A differenza dell’altro importante sostenitore estero del KMT prima di Pearl Harbour, l’URSS, la Germania di Weimar non aveva alcuna agenda politica. Mentre i sovietici usarono l’assistenza militare per inserire politicamente i compagni del Partito Comunista Cinese (PCC) nel KMT, i tedeschi erano inizialmente interessati ad affari e anticomunismo, essendo stati privati della capacità o volontà d’imporre piani imperiali alla Cina. Attraverso ufficiali del KMT istruiti dai tedeschi come Chu Chia-hua, soldati di ventura come Max Bauer furono reclutati dalla Cina negli anni di Weimar, evitando il divieto sugli investimenti militari stranieri del Trattato con la Germania. Per lo più gli ufficiali della prima guerra mondiale, che condividevano i sentimenti anticomunisti con la fazione di destra del KMT guidata da Chiang Kai-shek (Bauer fu personalmente coinvolto nel putsch di Kapp), erano più che felici di consigliare il KMT. La famosa Whampoa Military Academy, equivalente cinese di Sandhurst/West Point, fu notevolmente rafforzata alla fine degli anni ’20 nell’intelligence e nell’addestramento militari da 20 alti ufficiali tedeschi reclutati da Bauer. Lo sviluppo delle infrastrutture industriali del KMT avvenne sotto la guida tedesca. La presenza di personale fu accoppiata alle esportazioni clandestine di armi tedesche, pari a oltre il 50% delle importazioni di armi della Cina nel 1925, mentre i vincitori democratici della Prima guerra mondiale esclusero la Germania dall’embargo sulle armi contro la Cina nel 1919. Alla vittoria nazista nelle elezioni del 1932 in Germania e successiva presa del potere di Hitler, i legami cino-tedeschi si rafforzarono con la rimozione degli obblighi della neutralità di Weimar. Su invito di Chiang, i fanatici della Hitlerjugend visitarono anche la Cina.
Seekt Hans von Seeckt, il generale responsabile delle vittorie sul fronte orientale del maresciallo von Mackensen, fu inviato come consigliere di Chiang nella lotta al PCC. Il suo ‘Piano delle 80 divisioni’ era la chiave per sostenere una piccola ma altamente centralizzata, mobile e ben attrezzata forza modernizzata, contrariamente alla maggior parte degli eserciti delle fazioni cinesi contemporanee. Adottando le idee tedesche, come la formazione di brigate di élite e l’eliminazione del regionalismo tra le diverse divisioni, i metodi di von Seeckt si materializzarono parzialmente nelle otto divisioni d’élite del KMT addestrate dai tedeschi (80000 uomini), tra cui la famosa 88.ma, destinate ad opporre la più feroce resistenza all’IJA nella famosa difesa dei magazzini Sihang di Shanghai. Alexander von Falkenhausen, comandante appena pensionato della scuola di fanteria di Dresda, fu incaricato di attuare il piano di von Seeckt. Von Falkenhausen ridimensionò l’ambiziosa visione di von Seeckt adattandosi alle capacità industriali limitate della Cina, che secondo von Seeckt era obsoleta all’80%, nel 1930, per una moderna produzione militare. Invece di 80 divisioni complete, von Falkenhausen spinse per la costruzione di una piccola forza mobile sufficientemente specializzata in armi tattiche di piccolo calibro, similmente alle Sturmtruppen della fine della Prima guerra mondiale, col compito d’infiltrarsi. Per tutto il tempo, la modernizzazione delle armi fu accelerata. Fu revisionato l’arsenale di Hanyang per la produzione di armi Maxim, tanto necessarie per il tiro di supporto automatico, così come il fucile Tipo 24 Chiang Kai-shek (copia del Mauser M1924, antenato della carabina 98K), mentre nuovi stabilimenti furono istituiti per la produzione di moderne attrezzature progettate dai tedeschi, come le MG-34 e anche qualche autoblindo che la Cina acquistò dal Reich. Fu ordinata l’importazione di armi, tra cui i caratteristici elmetti M35 e le pistole automatiche Mauser C96 Broomhandle così come artiglieria fabbricata da Rheinmetall e Krupp fu ordinata in grandi quantità per integrare la produzione locale.
3905 Von Falkenhausen consigliò Chiang di scatenare una guerra di logoramento contro i giapponesi, ritirandosi lentamente dal nord della Cina, evitando di attaccare a nord del Fiume Giallo. Sostenne le tattiche d’infiltrazione della guerriglia per completare l’approccio della difesa in profondità, rendendo costosa ai giapponesi ogni avanzata. Certamente, Chiang l’ascoltò e l’avanzata giapponese fu rallentata per mesi prima della caduta di Nanchino, permettendo al governo del KMT di spostare forze e industria bellica nell’interno del Sichuan. Ancora più importante, le riuscite azioni dilatorie prima della Seconda Battaglia di Shanghai e della Battaglia di Nanchino, infine, dimostrarono che l’NRA poteva rispondere ai giapponesi più tecnologicamente e organizzativamente avanzati. L’ultima ammirevole resistenza di Shanghai, per 76 giorni, nonostante le pesanti perdite, sollevò il morale cinese continuando la lotta, portando alle famose vittorie di Taierzhuang nel 1938, contro la fanteria giapponese supportata da blindati, e a Suixian-Zaoyang nel 1939, molto prima delle prime vittorie degli alleati occidentali o anche dello scoppio della guerra europea. Quindi la decisione di Chiang Kai-shek d’inviare Wei-Kuo ad istruirsi nella Wehrmacht non dovrebbe sorprendere. In effetti, i legami personali di Chiang con la Germania erano tali che, anche dopo lo scoppio della guerra cino-giapponese del 1937, una significativa ambasciata cinese rimase a Berlino, chiedendo il ripristino integrale dei rapporti nazi-cinesi nonostante il Patto di non aggressione cino-sovietico. Quando furono finalmente richiamati, von Falkenhausen e colleghi consiglieri tedeschi promisero di non condividere alcuna informazione sui piani di guerra cinesi con i nuovi alleati giapponesi. Quando il Patto tripartito del 1941 formalizzò l’asse Germania-Italia-Giappone, l’aiuto tedesco alla Cina cessò completamente, ma le basi militari che la partnership pose contribuirono alla vittoria finale cinese. Von Falkenhausen, da parte sua, mantenne la parola e continuò a scrivere a Chiang, scambiandosi doni anche molto tempo dopo la fine della guerra.Jo5eORO

Riferimenti
Kennedy, M., Il dimenticato Corpo del lavoro cinese della Prima guerra mondiale viene riconosciuto infine
Kirby, WC, Germania e Cina repubblicana, 1984, Stanford University Press.
Sawyers, M., La partecipazione del Soccorso unito cinese al Fondo Nazionale di Guerra degli Stati Uniti d’America
Taipei Times, Il generale nazionalista Sun Yuan-liang muore a 103 anni
Wikipedia, Alexander von Falkenhausen
Wikipedia, Chiang Wei-Kuo
Wikipedia, Ariani onorari
Wikipedia, Esercito Nazionale Rivoluzionario

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L'”incidente di Mukden”

Bruno Birolli, Fascinant Japon

La seconda guerra mondiale in Asia iniziò non a Pearl Harbor, ma dieci anni e tre mesi prima, in Manciuria, a Mukden, oggi Shenyang, nella notte del 18 e 19 settembre 1931. Evento decisivo nella storia del 20° secolo, oggi dimenticato. Eppure impressionò il contemporaneo Hergé che ne fece il centro dell’intrigo dell’albo di Tintin, Il Loto Blu.000Il piccolo corpo d’armata giapponese, l’armata del Kwantung, deve il suo nome al territorio del Kwantung, o Guandong in cinese moderno, Kanto in giapponese, nella penisola di Lioadong, dove si trova Dalian e un nome noto nei primi anni del 20° secolo: Port Arthur, la base navale russa conquistata dai giapponesi dopo un assedio estenuante nella guerra russo-giapponese (1904-1905). E’ la lontananza dell’arcipelago motivo per cui l’armata del Kwantung, nonostante il piccolo stato maggiore, divenne vivaio di cospiratori e matrice del fascismo giapponese.

Contesto storico
Il problema che affrontò il Giappone dopo la vittoria sulla Russia nel 1905, è che la sua presenza nel continente rimase fragile. In virtù del trattato di Portsmouth, il Giappone recuperò solo i diritti acquisiti dalla Russia in Manciuria. Una volta che tali diritti decaddero, nel 1923, il Giappone doveva abbandonare ciò per cui aveva combattuto e vinto al prezzo di 130000 morti. Posando da protettori della Cina, bloccando ogni tentativo di smembramento coloniale del Regno di Mezzo come fecero gli europei in Africa, gli Stati Uniti furono gli intermediari che a Portsmouth chiesero ed ottennero che il Giappone rinunciasse alle ambizioni in Manciuria. I semi della Guerra del Pacifico vennero gettati. Le tensioni non smisero di crescere tra Giappone e Stati Uniti. La sfida era in Cina. La conclusione del lento cumularsi di risentimenti, sospetti, incomprensioni e rivalità esplose a Pearl Harbour nel dicembre 1941. Ma nel tardo 19° secolo, conquistare il nord della Cina era considerato prioritario dagli strateghi giapponesi. Vedendo nelle province del nord-est della Cina il baluardo necessario per controllate la Corea, il cui possesso bloccava lo stretto di Tsushima e metteva l’arcipelago al riparo dalle invasioni. Nel 1895 questo fu il motivo della prima guerra cino-giapponese. Il Giappone poi conquistò la penisola del Lioadong. Col Trattato di Shimonoseki la Cina cedette territori al Giappone. Ma l’intervento vigoroso della Russia, sostenuta da Germania e Francia, costrinse l’esercito imperiale ad evacuare Port Arthur. Nel 1898, in cambio del sostegno di Mosca, Pechino cedette alla flotta russa la base navale di Port Arthur. Il Giappone ritenne l’alleanza russo-cinese volta a indebolirlo e privarlo dello status di grande potenza per, infine, ridurlo in schiavitù. Come si vide, gli eventi accelerarono di molto. Con ciascuna di tale manovre, come nel gioco del Go, l’occidente cessò di essere il modello di modernità e divenne l’usurpatore delle vittorie del Giappone. Il timore di vedere l’arcipelago schiacciato arrivò a suscitare una mentalità da assedio. Il primo nemico fu la Russia, da cui la guerra russo-giapponese. E dal 1905 gli Stati Uniti. L’idea di conquistare la Manciuria divenne urgente presso certi ambienti per allentare la pressione. Nel 1915, approfittando degli europei impantanati nella guerra in Europa e dello status di alleato di Francia e Gran Bretagna, il governo conservatore tentò la fortuna con le famose “Ventuno domande” che posero la Cina sotto il protettorato giapponese di fatto. Anche in questo caso gli Stati Uniti s’interposero. Il tentativo di mettere sotto protettorato la Cina fallì. Ma il Giappone non rimase a mani vuote: il contratto di affitto del Kwantung fu esteso fino al 1997. Parziale vittoria per il Giappone? O disastrosa sconfitta come sostennero le fazioni più radicali.Kwantung_territory_China_1921L’armata del Kwantung
Nei primi anni ’20 l’armata del Kwantung era una piccola forza. Se la flotta giapponese aveva il diritto di ancorare le navi a Port Arthur, i trattati internazionali limitavano la presenza dei soldati giapponesi a 10000 uomini. D’altra parte, gli stessi trattati internazionali proibivano le armi offensive: artiglieria pesante, aviazione, blindati… La missione era pattugliare un corridoio di 1 km lungo la ferrovia, la cui concessione fu strappata alla Russia nel 1905, da Port Arthur, a Dalian dopo 40 chilometri per unirsi ad Harbin al ramo manciuriano della Transiberiana. L’armata del Kwantung era quindi una forza di polizia per vigilare sulla sicurezza della rete ferroviaria minacciata dalle bande di saccheggiatori che sciamavano nell’immensa Manciuria attaccando i convogli. La Manciuria era quindi una sorta di “Wild West” asiatico popolato da nomadi, pastori, banditi, trafficanti di oppio mongoli, manciù e cinesi. Le sue forze erano composte da una divisione di fanteria sostituita ogni quattro anni. Gli ufficiali godevano di condizioni di vita lussuose a Dalian e Port Arthur, in cui aveva sede il quartier generale dell’armata del Kwantung, edificio che esiste ancora. I bilanci erano arrotondati con confortevoli diarie, le più alte dell’esercito imperiale. E soprattutto gli ufficiali avevano una libertà di manovra sconosciuta nelle caserme dell’arcipelago, dove la gerarchia era greve. Nel Kwantung militari e amministratori erano liberi di agire a piacimento. Il cambio del personale permanente ebbe effetti perversi, creando nell’esercito imperiale lo “spirito della Manciuria” che si fuse con la convinzione che la Manciuria andasse conquistata con la forza, bypassando l’accordo di Tokyo.Japanese skull regiment 1933La rivolta degli ufficiali
Due eventi accelerarono la rottura dell’armata del Kwangtung con le autorità del governo civile. Il primo fu la rapida democratizzazione vissuta dal Giappone alla morte dell’imperatore Meiji nel 1912, denominata “democrazia Taisho” dal nome del figlio di Meiji e padre del futuro imperatore Hirohito. Il riconoscimento dei sindacati, la legalizzazione del Partito Socialista, l’estensione del diritto di voto universale agli uomini, al fine di concedere il diritto di voto alle donne… il Giappone seguiva l’ondata di liberalizzazione nel mondo che usciva dalla prima guerra mondiale. Ma i liberali erano anche i sostenitori del disarmo. Il Giappone era uno dei cinque fondatori della Società delle Nazioni, precursore delle Nazioni Unite, creata dopo la prima guerra mondiale. E per i liberali, la sicurezza del Giappone non passava più attraverso la costituzione di un forte esercito, ossessione di Meiji, ma con la firma di accordi con le maggiori potenze. Già indignato dall’occidentalizzazione dei costumi in cui vide la rinuncia allo spirito guerriero dei samurai, l’esercito imperiale veniva colpito al cuore con la riduzione degli effettivi. Per motivi di bilancio, la difesa copriva il 30% del bilancio dello Stato, e politico, l’allineamento politico con Paesi importanti come Stati Uniti, Francia e Regno Unito che smobilitavano. Ad aggravare il senso di tradimento dell’élite giapponese, la resa dei beni giapponesi in Manciuria fu presa in considerazione a Tokyo per rilassare le relazioni con la Cina, che non riconobbe né il trattato di Portsmouth, né l’accordo Giappone-USA sulle “Ventuno domande”. L’altro evento decisivo fu la scomparsa degli uomini di Meiji a capo delle Forze armate. Obbedienti e spesso giunti ai vertici grazie più alla lealtà che alla competenza, conobbero la guerra civile e le battaglie per la restaurazione Meiji nel 1860-70; ora morivano uno dopo l’altro. L’ultimo a scomparire fu il maresciallo Aritomo Yamagata, il padre dell’esercito Meiji, nel 1922. Questo passaggio di generazioni mutò la presa dei clan vincitori della restaurazione Meiji, i clan di Satsuma e Choshu, e fece avanzare i giovani dei clan sconfitti originari delle provincia a nord di Tokyo, Tohoku. Assai meno rispettosi dell’ordine stabilito, se non addirittura in rivolta verso di esso, da cui si sentivano esclusi poiché il mondo economico gli era precluso, entrarono nell’esercito come cadetti all’età di dodici anni, sul modello dell’esercito di Bismark, riferimento nella costruzione dell’esercito imperiale giapponese. Per Ishiwara e Itagaki, e probabilmente per gli altri ufficiali giapponesi, tale tuffo brutale nell’universo rigidamente disciplinato delle scuole militari segnò la fine dell’infanzia, rimanendo un trauma che non riuscirono a superare completamente, come mostrano i testi che lasciarono. Soprannominati “giovani ufficiali”, perché al massimo erano colonnelli, ebbero dal 1920 responsabilità gerarchiche sempre più importanti. Un primo tentativo di conquistare con le armi la Manciuria si ebbe nel 1928, quando una bomba fu posta sotto il treno di Chang Tso-lin (Zhang Zuolin), il signore della guerra della Manciuria ancora “cliente” del Giappone. Il cervello dell’attentato fu il colonnello Daisaku Komoto. Komoto sperava che per vendicare il padre ucciso dall’esplosione, il figlio di Chang Tso-lin, Chang Hsue-liang (Zhang Xueliang) lanciasse le sue truppe all’assalto del Kwantung, fornendo il pretesto per invasione della Manciuria. Ma quest’ultimo, consapevole della trappola tesa e dell’impreparazione dell’esercito cinese, si limitò alle denunce verbali. Komoto fu sollevato dell’incarico senza essere processato per tale atto di terrorismo. Per paura della reazione ostile dell’esercito imperiale, fu costretto a lasciare l’esercito in sordina.

I protagonisti
744637 Una nuova cospirazione fu avviata, più forte. Il cervello del nuovo complotto era il colonnello Tetsuzan Nagata, che raccolse intorno a sé nomi che resteranno nella storia, perché saranno tutti processati e giustiziati dagli Alleati dopo il 1945, Hideki Tojo, Tomoyuki Yamashita che s’illustrerà conquistando Malesia e Singapore nei primi mesi del 1942, Kenji Doihara, uomo dei servizi segreti giapponesi, Seishiro Itagaki e Kanji Ishiwara il cui ruolo fu cruciale per il successo dell’invasione. Tali incontri furono clandestini. Nell’organizzazione politica istituita da Meiji era infatti vietato agli ufficiali incontrarsi per discutere di questioni politiche o militari. Solo i consulenti diretti dell’imperatore avevano tale privilegio. Ma alla fine degli anni ’20, le regole imposte da Meiji furono spazzate via dalla rivolta degli ufficiali infuriati dal mutare della società giapponese e dalla politica del disarmo. Ishiwara e Itagaki furono inviati da Nagata a sostituire Komoto a Port Arthur. Questo tandem provocò la guerra. Ishiwara fu responsabile della pianificazione dell’invasione. La funzione di Itagaki, teoricamente superiore di Ishiwara, era “politica”: avere contatti nell’esercito imperiale affinché il complotto fosse supportato e si preparasse l’amministrazione della Manciuria, una volta conquistata. Si sa dagli scritti di Ishiwara quali fossero le motivazioni di questi due ufficiali. Avviare la guerra in Manciuria non solo puntava a conquistare lo spazio considerato vitale per la difesa del Giappone, ma anche a fermare il programma del disarmo del Giappone, rovesciare il governo per sostituirlo con uno militare, o almeno influenzato dai militari, e militarizzare la società giapponese per l’obiettivo finale: affrontare con le armi gli Stati Uniti. Quindi fu una vera rivoluzione quella preparata dalla congiura, una rivoluzione paragonabile alla Restaurazione Meiji secondo i suoi fautori.

L’Incidente di Mukden
L’operazione scattò nella notte del 18 e 19 settembre 1931, quando una piccola bomba fu collocata dai soldati del Kwantung sotto la ferrovia, appena fuori Mukden. Nelle ore seguenti Mukden fu occupata assieme alle stazioni principali fino al confine settentrionale della concessione ferroviaria giapponese. Rinforzi di stanza in Corea, cinquemila uomini comandati da ufficiali guadagnati alle idee degli ammutinati, violarono l’ordine di non intervenire entrando in Manciuria. L’8 ottobre Ishiwara suscitò un’altra provocazione. Diresse il bombardamento aereo di Jinzhou. L’obiettivo questa volta era la linea ferroviaria gestita dagli inglesi; voleva estendere il conflitto per paralizzare il governo che cedeva alle richieste della SdN di por fine alle ostilità. La provocazione ebbe successo, incapace di trattenere l’armata del Kwantung temendo che sanzionando i cospiratori avrebbe causato un colpo di Stato militare in Giappone, il governo giapponese non poté che osservare la situazione in Manciuria sfuggirgli completamente. Mentre continuavano gli scontri, una massiccia campagna di disinformazione fu attuata. Tutti i media supportarono l’armata del Kwantung. Ci vorrà la sconfitta del 1945 affinché il pubblico giapponese sapesse che il Giappone non fu vittima di un’aggressione cinese a Mukden, ma che fu una provocazione ordita con freddezza da ufficiali giapponesi. Inebriato dalle vittorie, Ishiwara volle di slancio attaccare i sovietici sempre presenti a nord della Manciuria. Le sue truppe risalirono in treno fino a Tsitsihar. E presso questa città vi fu l’unica battaglia della campagna, nota alla storia come “Incidente Manciuriano”, Manchu Jiken. Ai primi di novembre 1931, a 30 gradi sottozero, le forze giapponesi schiacciarono quelle del generale cinese Ma Chan-shan (Ma Zhanshan), perdendo circa quattrocento uomini, due terzi per il freddo (più di cinquecento feriti per congelamento). I giapponesi presero Tsitsihar (Qiqihar) ma questa volta il più attento Itagaki trattenne l’impetuoso Ishiwara, e quando gli interessi ferroviari, il ramo manciuriano della Transiberiana, furono rispettati, i sovietici osservarono da spettatori i combattimenti. Il 31 dicembre 1931, l’armata del Kwantung entrò a Jinshou. Con 15000 uomini strapparono a 250000 soldati cinesi, male addestrati e mal curati è vero, un territorio grande quattro volte la Francia. Incapace di farli rientrare in caserma, il governo del Giappone fu rovesciato e l’esercito imperiale impose alla guida dello Stato personalità ad esso fedeli. Internazionalmente il Giappone fu isolato. I trattati sul disarmo abrogati e la militarizzazione avviata. Fu aperta la via all’alleanza con Germania nazista e Italia fascista. Nel settembre 1931 il Giappone avviò una guerra lunga quattordici anni, fino all’apocalisse finale di Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945.CHINA-JAPAN-DIPLOMACY-HISTORYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giappone e immigrati: Europa, capitalismo, islamisti e stabilità culturale

Sawako Uchida e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times0330_FL-tokyo-japan-crossing_2000x1125-1940x1091Il primo ministro del Giappone Shinzo Abe e le grandi aziende che supportano l’allentamento dell’assunzione di stranieri, non badano all’evolversi di un altra scomparsa culturale. In effetti, vanno viste le principali città d’Europa, come Bruxelles e Parigi, per capire ciò che ieri sembrava un sogno lontano. Dopo tutto, i problemi legati a criminalità e frattura del tessuto sociale in alcune parti di queste città, spettro del terrorismo, questioni relative alla droga ed altri importanti fattori negativi, puntano a degrado e aree sempre più divise. In altre parole, zone esclusive quasi “terra di nessuno”. Di conseguenza, potrebbe anche darsi che alcune mega-aziende capitalistiche, con l’attuale leader del Giappone, aprano la via a un incerto futuro culturale ed etnico seguendo il malessere europeo diffuso in molte nazioni. Se il Giappone deve seguire la realtà multietnica di nazioni europee come Belgio, Francia, Olanda e Regno Unito, allora è essenziale che l’aspetto culturale sia preso in considerazione. In altre parole, il Giappone dovrebbe concentrarsi sull’immigrazione da società prevalentemente buddiste e confuciane per preservare l’ethos dell’identità nazionale, continuità e valori culturali condivisi e preservare un maggiore ordine sociale. Dopo tutto, le strade di Bruxelles, Londra e Parigi e altre grandi città sono piagate da crimini, spaccio, terrorismo e aree in cui lo Stato-nazione è sostituito dalla quinta colonna islamista che segue il wahhabismo. Non a caso, Bruxelles e Parigi non solo sono rovinate dai recenti attacchi terroristici, proprio come la Gran Bretagna è rovinata da stupri sistematici di giovani bianche in varie regioni della nazione da bande principalmente di musulmani provenienti dal sud asiatico; ma ora alcuni dei principali soggetti che decapitano alawiti, cristiani e sciiti, provengono da molte parti dell’Europa. Sì, l’Europa moderna ora esporta terroristi dello Stato islamico in nazioni come Iraq e Siria. Pertanto, si può solo immaginare il futuro di certe città europee tra 50 o 100 anni, dato il cambiamento demografico che sembra infinito. Questo vale in particolare per la quinta colonna salafita e taqfira che odia musulmani e non musulmani, ma sembra crescere nel corpo politico dell’Islam sunnita grazie ai petrodollari del Golfo. Naturalmente, molti gruppi etnici ed individui sono assimilati secondo diversi fattori, tra cui civiltà comune, apertura individuale, fedi che supportano l’avvicinamento, sfondo non religioso e altri fattori importanti. Nulla è monolitico, ma anche chiudere gli occhi su ciò accade è pure allarmante, perché il futuro di città come Bruxelles, Londra, Parigi e molte altre in Europa sarà incerto per via delle politiche dei vari governi dei partiti conservatori, socialisti o liberali. In effetti, alcuni ebrei a Marsiglia hanno paura a vestire abiti religiosi attirando l’attenzione sulla loro fede degli islamisti. La BBC riferisce della minaccia dell’estremismo islamico in alcuni quartieri di Marsiglia affermando “Per i 70000 ebrei di Marsiglia, la questione dell’aliyah (emigrare in Israele) è sempre più acuta. Tutti conoscono una famiglia che se n’è andata”.
Tornando al Giappone, sono usati gli stessi argomenti economici e politici sulla necessità di manodopera nelle principali nazioni europee. Con il tempo, le politiche multiculturali in Europa seguono la diluizione della cultura indigena seguendo il mantra della secolarizzazione dilagante. Il risultato è l’erosione del cristianesimo, la scomparsa di norme culturali del passato e una duplice politica di sostegno ad altre fedi che supportano il conservatorismo religioso, mentre indottrinano la comunità indigena, accettando la visione politicamente corretta della società. Tuttavia, l’ordine del giorno apologetico, del disfattismo culturale, del mantra dei valori multiculturali, della necessità di accettare nuove idee basate su genere, resa delle chiese cristiane tradizionali, e così via, creano il vuoto, acute divisioni nella società, divisione della famiglia e assenza d’identità tra i giovani nella società. Allo stesso tempo, i filoni salafiti dell’Islam crescono in certe parti dell’Europa, perché i liberali di sinistra e i culturalmente corretti, seguendo la moda politica, tentano di placare la quinta colonna che vuole prima di tutto distruggere la diversità musulmana e usurpare la cultura locale. Se il Giappone ritiene che Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Regno Unito e altri Paesi moderni siano da seguire, allora è chiaro che l’ennesima nazione commette un suicidio culturale. Non solo, il Giappone ignorerebbe le incertezze e le divisioni che affliggono le moderne nazioni europee. In effetti, i recenti eventi di Bruxelles e Parigi dimostrano che la balcanizzazione delle società comincia ad accelerare, proprio come negli ebrei spaventati di Marsiglia. Pertanto, se il Giappone deve aprirsi all’immigrazione è indispensabile concentrarsi sui migranti provenienti da società buddiste e confuciane, preservando gli importanti fattori di continuità ed ordine sociale (buddismo e shintoismo sono particolarmente importanti nella cultura giapponese, ed il Giappone è soprattutto secolare). Altrimenti Abe e i moderni capitalisti saranno ricordati nella storia del Giappone per aver creato infiniti problemi alla comunità nazionale. E’ facile schernirsi, ma gli attuali attentati di Bruxelles e Parigi sono una realtà. Allo stesso modo, alcuni luoghi di culto sono ora protetti in Francia e terre di nessuno esistono grazie a una criminalità elevata in molte grandi città, indipendentemente dall’identità etnica (disgregazione della famiglia, mancanza di coesione sociale e distruzione dei vecchi valori conservatori creano nuovi vuoti). Inoltre, le nazioni europee esportano i terroristi dello SIIL in diverse nazioni del Medio Oriente che decapitano le minoranze musulmane per divertimento, e uccidono e schiavizzano i non-musulmani. Pertanto, il Giappone deve valutare molte cose importanti e imparare dalle comunità indigene alienate in Europa, ignorando le élite politiche corrette che risiedono in villette lontane dalla realtà di ciò che accade nelle principali parti dell’Europa moderna. Naturalmente, il Giappone è attualmente ben lungi dall’essere come Belgio, Francia, Olanda e Regno Unito, e nazioni come la Svezia; tuttavia un terreno scivoloso può presto portare alla perdita di controllo. In effetti, l’immigrazione di massa e la crescente minaccia degli islamisti che cercano un mondo parallelo nelle varie nazioni europee, creano gravi tensioni in Europa. Da qui i recenti attentati a Bruxelles e Parigi, e il crescente indottrinamento salafita che cerca di schiacciare la diversità musulmana. Solo vent’anni fa nessuno prevedeva la velocità dei cambiamenti in alcune parti dell’Europa, e che parti di Bruxelles e Parigi sarebbero finite sotto un forte controllo a causa del terrorismo. Data la realtà, i leader politici giapponesi devono concentrarsi sui valori culturali condivisi sull’immigrazione per salvaguardare la società delle generazioni future.tokio2

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bruxelles: le False Flag di CIA, Mossad e Gladio (2.da Parte)

Aanirfan31AFDADA00000578-3469066-image-a-23_1456741506423Daily Mail. Gli attentati terroristici sono generalmente progettati per spostare l’opinione pubblica verso destra. Strategia della tensione / Il sostegno all’estrema destra raggiunge il picco in Belgio per la rabbia crescente dopo gli attentati di Bruxelles

517204914Foto di Ketevan Kardava

Quasi tutte le immagini degli attentati di Bruxelles sono state scattate da Ketevan Kardava, giornalista della TV pubblica della Georgia. Era a pochi metri dalla ‘bomba’. Ketavan Kardava la fotografa dei finti attentati di Bruxelles / La foto delle polemiche / Foto di Ketevan Kardava2016-03-25-1Ketevan Kardava aveva anche seguito le ‘false flag’ terroristiche in Norvegia e a Parigi.mada-murderIl cadavere del palestinese ucciso dagli israeliani e che sembra non sia stato soccorso dai medici di United Hatzalah. Quando il personale medico assiste a un omicidio
L’ente medico ebraico United Hatzalah era nell’aeroporto di Bruxelles, quando le esplosioni ebbero luogo il 22 marzo 2016. Il 29 febbraio 2016, United Hatzalah e le Forze di Difesa israeliane effettuarono un’esercitazione su una grave catastrofe. United Hatzalah, ONG israelianalogoUnited Hatzalah ha forti legami con l’esercito israeliano. I medici in combattimento Amdocs delle IDF creano United Hatzalah
United Hatzalah, ONG ebraica, sarebbe una facciata del Mossad. United Hatzalah ha prodotto il video dei passeggeri presso l’aeroporto di Bruxelles. 2 ore dopo che l’aeroporto di Bruxelles fu colpito dalle esplosioni, United Hatzalah pubblicava questo tweet:yeret-1024x577Il volontario della United Hatzalah, Yaakov Yeret, riferiva che “Al momento dell’esplosione pregavo nella sinagoga dell’aeroporto“. Link
Il quartier generale internazionale di United Hatzalah è a New York ed è diretto da Mark Gerson. Gerson è un ex-vice direttore del PNAC, il Progetto per il Nuovo Secolo Americano. Bruxelles, PNAC e United Hatzalah / Panamzaje-suis-mossadL’ex-parlamentare belga Laurent Louis dice che i servizi di sicurezza potrebbero essere stati coinvolti negli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Scrive: “O i nostri servizi di sicurezza sono incompetenti… O sono all’origine degli attentati… Dato il livello di allerta, è inconcepibile che individui potessero entrare… nell’aeroporto nazionale con le bombe e farvele esplodere…Laurent Louis – Inaugura Les Belges / Bruxelles, PNAC e United Hatzalah / PanamzaParis shooting suspect, Salah Abdeslam, and suspected accomplice, Hamza Attou, are seen at a petrol station on a motorway between Paris and Brussels, in Trith-Saint-LegerL’attentato di Bruxelles è un esempio di Gladio-B della CIA. Salah Abdasalam, è accusato di avere pianificato l’attentato del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Salah Abdasalam sarebbe stato coinvolto nell’attentato di Parigi del 13 novembre 2015. Mentre Salah Abdasalam era in fuga, fu fermato e rilasciato dalla polizia per 3 volte. Salah. Il 7 dicembre 2015, un agente della polizia belga disse ai superiori esattamente dove vivesse Salah Abdasalam, rue des Quatre Vents 79, Molenbeek, Bruxelles. Daily Mail (Daily Mail) Ma fu solo il 18 marzo 2016 che Salah Abdasalam fu arrestato a rue des Quatre Vents 79. Salah Abdasalam fu interrogato per una sola ora nei quattro giorni prima del massacro di Bruxelles. Il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che l’intelligence belga aveva informazioni precise su quando gli attentati si sarebbero verificano e quali fossero gli obiettivi. La conclusione è che alcuni servizi di sicurezza organizzarono gli attentati di Parigi e Bruxelles. Salah Abdasalam sarebbe la recluta ideale per i servizi di sicurezza, essendo alcolista e prostituto. Alcuni servizi di sicurezza sono accusati di essere pesantemente coinvolti nel commercio di schiavi del sesso minorenni, armi ed ‘eroina.31AF4FF700000578-3469066-image-a-2_1456739837618Come nella tragedia dell’11 settembre, le sparatorie in Norvegia e gli attentati di Londra, i servizi di sicurezza effettuarono delle esercitazioni prima degli attentati. L’azienda ICTS, legata ad Israele, gestisce le operazioni di sicurezza all’aeroporto di Bruxelles. L’ex-israeliana Intel Operatives dirige la sicurezza dell’aeroporto di Bruxelles.31B3248600000578-3469066-image-a-76_1456756804377I servizi di sicurezza di solito svolgono esercitazioni terroristiche prima di effettuare i loro attacchi sotto Falsa Bandiera. Un’esercitazione sul terrorismo contro un convoglio della metropolitana si svolse il 29 febbraio 2016. Daily Mail

La Turchia collabora con Israele contro il terrorismo, dice Erdogan a Rivlin31B283A900000578-3469066-image-m-85_1456757192081Gli attentati a Bruxelles ebbero luogo il 22 marzo 2016. L’esercitazione fu la più grande d’Europa, con vagoni della metropolitana e centinaia di finti cadaveri. L’esercitazione si svolse in una centrale elettrica in disuso nel Regno Unito.brussels-flashbackIsraele ama vendicarsi dei critici.SASSON TIRAM TL 972 52 4203780 P.O.B. 4677 JERUSALEM 91046 ISRAELIl ministro dell’intelligence israeliano Yisrael Katz, inconsapevolmente, ha spiegato la ‘strategia della tensione’ della CIA. Yisrael Katz ha detto: “Se in Belgio continuano a mangiare cioccolato, godersi la vita e a passare da grandi liberali e democratici pur non tenendo conto del fatto che alcuni musulmani che hanno lì organizzano il terrorismo, non potranno combatterli”. Daily Mail
Quindi, smettete di godervi la vita ed iniziare a sostenere Israele e le potenze alleate.31AFDA1C00000578-3469066-image-a-42_1456742509982Gli attentati a Bruxelles sono un’operazione interna. I servizi di sicurezza belgi furono avvertiti che aeroporto e metropolitana stavano per essere attaccati. L’intelligence belga aveva ricevuto l’allerta precisa che l’aeroporto avrebbe subito un attentato – Haaretz31B324DC00000578-3469066-image-a-72_1456756721088Abbiamo bisogno di Trump per essere al sicuro. Webster Tarpley si chiede perché così tante persone lo sostengano: “Come potrebbe Wall Street spingere gli evangelici rurali meridionali ed occidentali a votare un partito impegnato a sacrificare gli interessi dei poveri contadini in nome degli adoratori di mammona a Manhattan?” La risposta è la strategia della tensione.

3278030800000578-3505243-image-a-28_1458687831846Quattro missionari mormoni erano presenti all’attentato sotto falsa bandiera di Bruxelles del 22 marzo 2016 e lo documentarono su un blog. Mason Wells era a Parigi durante gli attentati sotto falsa bandiera del 2015 a Parigi ed era a un isolato di distanza dal traguardo della maratona di Boston nell’attentato sotto falsa bandiera del 2013. Daily Mail
OpEdNews parla del collegamento mormoni-Mossad-Cia: “La prima consapevolezza pubblica del nesso tra agenti segreti del Mossad e mormoni fu resa pubblicata da Norman Mailer in A Harlot High and Lo negli anni ’60“. Secondo un articolo di Scoop (Bush e i mormoni), i mormoni hanno “una presenza sproporzionata nella CIA e nell’FBI negli anni, e J. Edgar Hoover avviò l’FBI con agenti mormoni”.akunis1Il ministro della Scienza israeliano Ofir Akunis ha collegato gli attentati di Bruxelles alla condanna delle politiche israeliane in Europa. Il ministro suggeriva che Bruxelles non sarebbe stata attaccata se l’Europa non fosse critica verso Israele. Alcuni norvegesi erano critici verso Israele poco prima degli attentati in Norvegia nel 2011. Altre prove che Israele ha diretto gli attentati in Norvegia31AFD97800000578-3469066-image-a-32_1456742346432Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.254 follower