George Soros: mago imperiale e agente doppio

Heather Cottin, Covert Action Quarterly, 9 dicembre 2003
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraGeorge Soros Speaks About The EuroSì ho una politica estera: il mio obiettivo è divenire la coscienza del Mondo.”(1) Non si tratta per nulla di un caso di narcisismo acuto della personalità; ecco infatti, come George Soros applica oggi il potere dell’egemonia degli USA nel mondo. Le istituzioni di Soros e le sue macchinazioni finanziarie sono in parte responsabili della distruzione del socialismo in Europa dell’Est e nell’ex URSS. Ha gettato la sua attenzione anche sulla Cina. Ha preso anche parte a tutte le operazioni che sono sboccate nello smantellamento della Jugoslavia. Mentre si da arie da filantropo, il ruolo del miliardario George Soros consiste nel rinserrare la presa ideologica della globalizzazione e del Nuovo ordine mondiale assicurando la promozione del proprio profitto finanziario. Le operazioni commerciali e “filantropiche” di Soros sono clandestine, contraddittorie e coattive. E, per ciò che riguarda la sue attività economiche, egli stesso ammette che non ha coscienza, in quanto capitalista è assolutamente amorale.Maestro della nuova arte della corruzione che inganna sistematicamente il mondo, con accesso agli uomini di stato che lo ascoltano. È stato vicino a Henry Kissinger, Vaclav Havel e al generale polacco Wojciech Jaruzelski.(2) Sostiene il dalai lama, il cui istituto si trova a Presidio, San Francisco, che ospita, tra l’altro, la fondazione diretta dall’amico di Soros, l’ex dirigente sovietico Mikhail Gorbachev.(3)
Soros é una figura di punta del Consiglio delle Relazioni estere, del Forum economico mondiale e di Human Rights Watch (HRW). Nel 1994, dopo un incontro con il suo guru filosofico, Sir Karl Popper, Soros ordinava alle sue società di mettersi a investire nelle comunicazioni in Europa centrale e dell’Est. L’amministrazione federale della radiotelevisione della Repubblica ceca ha accettato la sua offerta di riprendere e finanziare gli archivi di Radio Free Europe. Soros ha trasferito i suoi archivi a Praga e ha speso più di 15 milioni di dollari per i loro spettacoli.(4) Congiuntamente con gli USA, una fondazione Soros dirige oggi Radio Free Europe/Radio Liberty, che ha esteso le sue ramificazioni al Caucaso e in Asia.(5) Soros è il fondatore e il finanziatore dell’Open Society Institute. Ha creato e sostenuto il Gruppo Internazionale di Crisi (GIC) che, tra l’altro è attivo nei Balcani dopo lo smantellamento della Jugoslavia. Soros lavora apertamente con l’Istituto Americano per la Pace – un organo ufficialmente riconosciuto dalla CIA. Quando le forze ostili alla globalizzazione protestavano sulle strade attorno il Waldorf-Astoria, a New York, nel febbraio 2002, George Soros era all’interno e teneva un discorso davanti il Forum economico mondiale. Quando la polizia premeva i manifestanti nelle gabbie metalliche a Park Avenue, Soros vantava le virtù d’una “società aperta”, unendosi così a Zbigniew Brzezinski, Samuel Huntington, Francis Fukuyama e altri.

Chi è questo tipo?
300px-SorosCartoonsmall George Soros è nato in Ungheria nel 1930 da genitori ebrei così lontani dalle loro radici che passarono, una volta, le vacanze nella Germania nazista.(6) Soros visse sotto il regime nazista ma, al momento del trionfo dei comunisti, andò in Inghilterra nel 1947. Lì, alla London School of Economics, subì l’influenza del filosofo Karl Popper, un ideologo anticomunista adulato il cui insegnamento costituì la base delle tendenze politiche di Soros. È difficile trovare un discorso, un opera o un articolo di Soros che non obbedisca all’influenza di Popper. Nel 1965, Popper inventò lo slogan della “Società aperta”, che si ritroverà più avanti nella Open Society Fund and Institute di Soros. I discepoli di Popper ripetono le sue parole come dei veri credenti. La filosofia di Popper incarna perfettamente l’individualismo occidentale. Soros lasciò l’Inghilterra nel 1956 e trovò lavoro a Wall Street dove, negli anni ’60, inventò i “fondi di copertura”: “I fondi di copertura soddisfacevano gli individui assai ricchi (…) I fondi in gran parte segreti, servivano abitualmente a fare degli affari in luoghi lontani (…) producevano dei profitti astronomicamente superiori. L’ammontare degli ‘impegni’ mutavano spesso in profezie che si autorealizzavano: ‘le voci circolavano a proposito d’una situazione di acquisto che, grazie agli enormi fondi di copertura, incitavano altri investitori a sbrigarsi a fare lo stesso, cosa che a sua volta aumentava le azioni degli operatori di copertura.“(7)
Soros creò il Quantum Fund nel 1969 e iniziò a manipolare le monete. Negli anni ’70, le sue attività finanziarie scivolavano verso “l’alternanza tra le situazioni a lungo e a corto termine (…) Soros iniziò a guadagnare sulla crescita dei trusts d’investimento nell’immobiliare e sui loro successivi fallimenti. Durante i suoi venti anni di gestione, la Quantum offrì dei profitti clamorosi del 34,5% in media all’anno. Soros è particolarmente noto (e temuto) per le sue speculazioni sulle monete. (…) Nel 1997, si vide assegnare una distinzione rara facendosi chiamare scellerato da un capo di stato, Mahathir Mohamad, della Malaysia, per avere partecipato a un raid particolarmente vantaggioso contro la moneta del paese.”(8) È attraverso tali “giochetti” finanziari clandestini che Soros divenne multimiliardario. Le sue società controllano l’immobiliare in Argentina, Brasile e in Messico, la banca in Venezuela e appaiono in molte delle più vantaggiose transazioni monetarie, facendo nascere la credenza generale che i suoi amici più potenti l’abbiano aiutato nelle sue avventure finanziarie, e ciò per delle ragioni tanto politiche che economiche.(9) George Soros è stato accusato di aver fatto naufragare l’economia tailandese nel 1997.(10) Un attivista tailandese dichiarò: “consideriamo George Soros come une sorta di Dracula. Succhia il sangue del popolo.”(11) I cinesi lo chiamano “il coccodrillo” per i suoi sforzi economici e ideologici in Cina, che non erano mai sufficienti, e perché le sue speculazioni finanziarie hanno generato milioni di dollari di profitto quando mise le zampe sulle economie tailandese e Malese.(12) In un giorno Soros guadagnò un miliardo di dollari speculando (una parola che detesta) sulla sterlina inglese. Accusato di prendere “denaro dai contribuenti ogni volta che speculava contro la sterlina”, aveva risposto: “Quando voi speculate sul mercato finanziario, non badate alle preoccupazioni morali cui si deve confrontare un uomo d’affari ordinario. (…) Non mi preoccupo di questioni morali nel mercato finanziario.”(13)
Soros é schizzofrenicamente instabile quando si tratta di arricchirsi personalmente in modo illimitato e prova un perpetuo desiderio d’essere ben considerato dagli altri: “I commercianti di monete seduti nei loro uffici comprano e vendono divise dei paesi del terzo mondo in grande quantità. L’effetto delle fluttuazioni dei corsi sulle persone che vivono in questi paesi non favorisce il loro spirito. Non si dovrebbe farlo più: hanno un lavoro da fare. Se ci fermiamo a riflettere, noi dobbiamo porci la questione di sapere se i commercianti di divise (…) debbano controllare la vita di milioni di persone.“(14) È George Soros che ha salvato la pelle di George W. Bush quando la gestione della sua società di prospezioni petrolifere era sul punto di risolversi in un fallimento. Soros era il proprietario della Harken Energy Corporation e lui aveva comprato lo stock delle azioni in ribasso poco prima della fine della società. Il futuro presidente liquidò quasi un milione di dollari. Soros dichiarò che aveva agito i quel modo per avere “influenza politica“.(15) Soros é ugualmente un partner della tristemente celebre Carlyle Group. Ufficialmente fondata nel 1987, la “più importante società privata per azioni del mondo”, che gestisce più di 12 miliardi di dollari, é diretta da “un vero pugno mondano di ex dirigenti repubblicani“, dall’ex membro della CIA, Frank Carlucci, fino al capo della CIA ed ex presidente George Bush padre. Il Carlyle Group trae la maggior parte delle sue entrate dalle esportazioni di armi.

La spia filantropa
Nel 1980, Soros comincia a utilizzare i suoi milioni per combattere il socialismo in Europa dell’Est. Finanzia degli individui suscettibili di cooperare con lui. Il suo primo successo, l’ottiene in Ungheria. Attacca il sistema educativo e culturale ungherese, smantellando il sistema statale socialista di tutto il paese. Si apre un canale direttamente all’interno del governo ungherese. In seguito, Soros si volse alla Polonia, contribuendo all’operazione Solidarnosc, finanziata dalla CIA, e, lo stesso anno, estende le sue attività in Cina. L’URSS venne dopo. Non era un caso se la CIA ha condotto delle operazioni in tutti da questi paesi. Il suo obiettivo era ugualmente la stessa di quella dell’Open Society Fund: smantellare il socialismo. In Africa del Sud, la CIA addestrava dei dissidenti anticomunisti. In Ungheria, in Polonia e in URSS, tramite un intervento non dissimulato condotto a partire dalla Fondazione nazionale per la Democrazia, l’AFL-CIO, l’USAID e altri istituti, la CIA sosteneva e organizzava gli anticomunisti, gli stessi tipi d’individui reclutati dalla Open Society Fund di Soros. La CIA li chiamava i suoi “assi nella manica”. Come dice Soros: “in ogni paese ho identificato un gruppo di persone – certe sono delle personalità di primo piano, altri sono meno noti- che sostengono la mia fede…“(16) L’Open Society di Soros organizzava delle conferenze con degli anticomunisti cechi, serbi, romeni, ungheresi, croati, bosniaci, kossovari.(17) la sua influenza crescente fece sospettare che operasse in quanto parte del sistema spionistico USA. Nel 1989, il Washington Post riportava le accuse fatte già nel 1987 da ufficiali del governo cinese e pretendenti che il Fondo di Soros per la Riforma e l’Apertura della Cina aveva delle connessioni con la CIA.(18)

George Soros e John McCain

George Soros e John McCain

Il turno della Russia
Dopo il 1990, i fondi di Soros mirano al sistema educativo russo e fornivano dei manuali in tutta la nazione.(19) In effetti, Soros si serve della propaganda dell’OSI per indottrinare la gioventù russa. Le fondazioni di Soros sono state accusate d’avere orchestrato una strategia mirante a assicurarsi il controllo del sistema finanziario russo, dei piani di privatizzazione e del processo degli investimenti esteri nel paese. I Russi reagirono con rabbia alle ingerenze di Soros nelle legislazioni. Le critiche di Soros e altre fondazioni USA hanno affermato che l’obiettivo di queste manovre era di “impedire che la Russia divenisse uno stato con un potenziale che rivaleggiasse con la sola superpotenza mondiale“.(20) I Russi sospettarono che Soros e la CIA siano interconnessi. Il magnate Boris Berezovsky, disse: “Ho appena volto lo sguardo appena ho appreso, che da qualche anno, George Soros è un agente della CIA.”(21) L’opinione di Berezovsky era che Soros, come anche l’Occidente, “temessero che il capitalismo russo divenisse troppo potente“. Se l’establishment economico e politico degli USA teme la concorrenza economica della Russia, quale migliore maniera di controllarla che dominare i media, l’educazione, i centri di ricerca e i settori scientifici della Russia? Dopo aver speso 250 milioni di dollari per “la trasformazione dell’educazione delle scienze umane e dell’economia a livello delle scuole superiori e delle università“, Soros inietta 100 milioni di dollari, dopo un anno, per la creazione della Fondazione scientifica internazionale.(22) I Servizi federali russi di controspionaggio (FSK) accusano le fondazioni di Soros in Russia di “spionaggio”. Segnalano che Soros non opera da solo; fa parte di un rullo compressore che ricorre, tra l’altro, a dei finanziamenti da Ford e dalla Heritage Foundations, dalle università di Harvard, Duke e Columbia, e all’assistenza del Pentagono e dei suoi servizi di informazione USA.(23) Il FSK s’indigna del fatto che Soros abbia messo le mani su circa 50.000 scienziati russi e presume che Soros abbia coltivato soprattutto i suoi interessi, assicurandosi il controllo di migliaia di scoperte scientifiche e nuove tecnologie russe e appropriandosi cosi dei segreti di stato e dei segreti commerciali.(24)
Nel 1995, i Russi erano assai arrabbiati in seguito all’ingerenza dell’agente del Dipartimento di stato Fred Cuny, nel conflitto ceceno. Cuny si serviva dell’aiuto ai rifugiati come copertura, ma la storia delle sue attività nelle zone di conflitti internazionali interessanti gli USA, cui venivano a aggiungersi le operazione d’investigazione dell’FBI e della CIA, rendevano manifeste le sue connessioni con il governo USA. All’epoca della sua scomparsa, Cuny lavorava sotto contratto con una fondazione di Soros.(25) non si sa abbastanza negli USA, che la violenza in Cecenia, una provincia situata al centro della Russia, é generalmente vista come il risultato di una campagna di destabilizzazione politica che Washington vede di buon occhio e, che orchestra probabilmente. Questo modo di presentare la situazione é sufficientemente chiara agli occhi dello scrittore Tom Clancy, al punto che si è sentito libero di fare una affermazione di fatto nel suo best-seller: La somma di tutte le paure. I Russi hanno accusato Cuny di essere un agente della CIA e d’essere uno dei responsabili di una operazione di spionaggio destinata a sostenere l’insurrezione cecena.(26) L‘Open Society Institute di Soros é sempre attiva in Cecenia, come lo sono ugualmente altre organizzazioni sponsorizzate dallo stesso Soros. La Russia é stata il teatro di almeno un tentativo comune di fare avanzare il bilancio di Soros, tentativo orchestrato con l’aiuto diplomatico dell’amministrazione Clinton. Nel 1999, il segretario di stato Madeleine Albright aveva bloccato una garanzia di prestito di 500 milioni di dollari per l’Export-Import Bank USA alla società russa, Tyumen Oil, pretendendo che ciò si opponesse agli interessi nazionali USA. La Tyumen voleva comprare delle attrezzature petrolifere di fabbricazione statunitense, così come dei servizi, presso la società Halliburton di Dick Cheney e dell‘ABB Lummus Global di Bloomfield, New Jersey.(27) George Soros era investitore in una società che la Tyumen aveva tentato di comprare. Tanto Soros che BP Amoco avevano esercitato delle pressioni alfine d’impedire tale transazione, e Albright gli rese questo servizio.(28)

Il discorso di un antisocialista di sinistra
OSF_logo_RGB-1024x867L’Open Society Institute di Soros infila le dita in ogni ambito. Il suo consiglio di amministrazione è un vero “Who’s Who” della guerra fredda e dei pontefici del nuovo ordine mondiale. Paul Goble é direttore delle comunicazioni: “è stato il principale commentatore politico di Radio Free Europe“. Herbert Okun ha servito nel dipartimento di stato di Nixon come consigliere dell’intelligence con Henry Kissinger. Kati Marton è la consorte di Richard Holbrooke, l’ex ambasciatore all’ONU e inviato in Jugoslavia dell’amministrazione Clinton. Marton ha esercitato pressioni in favore della stazione radio B-92, finanziata da Soros, e ha ugualmente assai operato in favore di un progetto della Fondazione nazionale per la democrazia (un’altra antenna ufficiale della CIA) che ha collaborato al rovesciamento del governo jugoslavo. Quando Soros fondò l’Open Society Fund, cercò il grande bonzo liberale Aryeh Neier per dirigerla. All’epoca, Neier dirigeva Helsinki Watch, una pretesa organizzazione dei diritti dell’uomo di tendenza nettamente anticomunista. Nel 1993, l’Open Society Fund divenne l’Open Society Institute. Helsinki Watch divenne Human Rights Watch nel 1975. All’epoca, Soros faceva parte della sua Commissione consultiva, sia per il comitato delle Americhe che per quelle dell’Europa dell’Est e dell’Asia centrale, e la sua nebulosa Open Society Fund/Soros/OSI è indicata come raccoglitrice di fondi.(29) Soros ha delle relazioni strette con Human Rights Watch (HRW) e Neier scrive articoli per la rivista The Nation senza menzionare in alcun modo che figura sui libri paga di Soros.(30)
Soros é dunque strettamente legato a HRW, benché faccia del suo meglio per nasconderlo.(31) Dichiara che si accontenta di raccogliere fondi, di mettere i programmi a punto e di lasciare le cose andare da sole. Ma le azioni di HRW non si discostano in alcun modo dalla filosofia del suo raccoglitore di fondi. HRW e OSI sono assai vicini. Le loro visioni non divergono. Naturalmente, altre fondazioni finanziano ugualmente queste due istituzioni, ma non impedisce che l’influenza di Soros domini la loro ideologia. Le attività di George Soros s’inscrivono nello schema di costruzione sviluppato nel 1983 e così come è annunciato da Allen Weinstein, fondatore della Fondazione nazionale per la democrazia. Wainstein dichiara: “Una grande parte di ciò che noi facciamo oggi era realizzato in segreto dalla CIA 25 anni fa.”(32) Soros opera esattamente nei limiti del complesso spionistico. Differisce poco dai trafficanti di droga della CIA nel Laos, negli anni ’60, o dei mujahidin che trafficavano nell’oppio conducendo delle operazioni per conto della CIA contro l’Afghanistan socialista degli anni ’80. Canalizza semplicemente (e raccoglie) molto più denaro di queste marionette e una parte ben più importante dei suoi affari si fanno nei gironi migliori. La sua libertà d’azione, nella misura in cui possa goderne, risiede in un controllo fattivo dei profitti, che gli servono a legittimare le strategie della politica estera USA. La maggioranza degli statunitensi che, oggi, si considerano politicamente di centrosinistra, sono senza alcun dubbio pessimisti a proposito della speranza di assistere un giorno a una trasformazione socialista della società. Di conseguenza, il modello di “decentralizzazione” alla Soros, o l’approccio “frammentato” di “utilitarismo negativo, il tentativo di ridurre al minimo la quantità di miseria“, che costituiva la filosofia di Popper, tutto ciò gli va bene, più o meno.(33) Soros ha finanziato uno studio di HRW che è stata usata per sostenere l’addomesticamento della legislazione in materia di droga nello stato della California e dell’Arizona.(34) Soros é favorevole a una legislazione sulle droghe – una maniera di ridurre provvisoriamente la coscienza della propria miseria. Soros é un corruttore che sostiene il concetto dell’uguaglianza delle opportunità. A una scala più elevata sul piano socio-economico, si trovano i social-democratici che accettano d’essere finanziati da Soros e che credono alle libertà civiche nel contesto stesso del capitalismo.(35) Per queste persone, le conseguenze nefaste delle attività commerciali di Soros (che impoveriscono le persone nel mondo) sono edulcorate dalle sue attività filantropiche. Allo stesso modo, gli intellettuali liberali di sinistra, tanto all’estero che negli USA, sono stati sedotti dalla filosofia dell'”Open Society“, senza parlare dell’attrattiva che rappresentano le sue donazioni.
La Nuova Sinistra USA era un movimento social-democratico. Era risolutamente antisovietica e, quando l’Europa dell’Est e l’Unione Sovietica si sono dissolte, pochi nella Nuova Sinistra si sono opposti alla distruzione dei sistemi socialisti. La Nuova Sinistra non ha né detto nulla né protestato quando centinaia di milioni di abitanti dell’Europa dell’Est e dell’Europa centrale hanno perso il loro diritto al lavoro, all’alloggio, e alla protezione della legge, all’educazione gratuita nelle scuole superiore, alla gratuità delle cure e dell’acculturazione. La maggioranza ha minimizzato gli avvertimenti che indicavano che la CIA e certe ONG – come la Fondazione nazionale per la Democrazia o l’Open Society Fund – avevano attivamente partecipato alla distruzione del socialismo. Queste persone avevano l’impressione che la determinazione occidentale a voler distruggere l’URSS dal 1917 era una cosa assai lontana dalla caduta dell’URSS. Per queste persone, il socialismo è scomparso di sua volontà, per le sue lacune e sconfitte. Quanto alle rivoluzioni, come quella del Mozambico, dell’Angola, del Nicaragua o del Salvador, annichilite dalle forze operanti per procura o ritardate dalle “elezioni” assai dimostrative, i pragmatisti della Nuova sinistra non hanno fatto altro che volgere lo sguardo da un’altra parte. Talvolta, la stessa Nuova Sinistra sembrava ignorare deliberatamente le macchinazioni post-sovietiche della politica estera USA. Bogdan Denitch, che nutriva delle aspirazioni politiche in Croazia, è stato attivo presso l’Open Society Institute e ha ricevuto dei fondi dalla stessa OSI.(36) Denitch era favorevole all’epurazione etnica dei Serbi in Croazia, ai bombardamenti della Nato della Bosnia e della Jugoslavia e anche a una invasione terrestre della Jugoslavia.(37) Denitch è stato uno dei fondatori e il presidente dei Socialisti democratici degli USA, un gruppo preponderante della sinistra liberale negli Stati Uniti. È stato anche presidente, per molto tempo, della prestigiosa Conferenza degli Universitari socialisti, grazie alla quale poteva facilmente manipolare le simpatie di molti e farli propendere al sostegno dell’espansione della NATO.(38) Altri obiettivi in sostegno di Soros comprendono Refuse and Resist, the American Civil Liberties Union e tutta una panoplia di altre cause liberali.(39) Soros acquisiva un altro trofeo inverosimilmente impegnandosi nella Nuova Scuola di Ricerche Sociali di New York, che era stata per molto tempo l’accademia principale degli intellettuali di sinistra. Oggi, sponsorizzano il Programma per l’Europa dell’est e l’Europa centrale.(40)
Molte persone di sinistra ispirate dalla rivoluzione nicaraguense hanno accettato con tristezza l’elezione di Violetta Chamorro e la sconfitta dei sandinisti nel 1990. La quasi totalità della rete di sostegno in Nicaragua ha cessato la sue attività in seguito. Forse la Nuova Sinistra avrebbe potuto trarre qualche insegnamento dalla stella ascendente di Michel Kozak. L’uomo era un veterano delle campagne di Washington mirante a installare dei dirigenti simpatici in Nicaragua, in Panama e ad Haiti, e di minare Cuba – dove dirigeva la sezione di interessi USA all’Habana. Dopo aver organizzato la vittoria di Chamorro in Nicaragua, Kozak proseguì il suo cammino per divenire ambasciatore degli USA in Bielorussia, collaborando all’Internet Access and Training Program (IATP), sponsorizzato da Soros e che operava nella “fabbricazione di futuri dirigenti” in Bielorussia.(41) Nello stesso tempo, tale programma era imposto in Armenia, Azerbaidjan, Georgia, Kazakhstan, Kirghizistan, Turkmenistan e Uzbekistan. L’IATP opera assieme al sostegno del dipartimento di stato USA. A credito della Bielorussia, bisogna aggiungere che espulse Kozak e la sua cricca dell’Open Society di Soros e del dipartimento di stato USA. Il governo di Aleksandr Lukashenko scoprì che, quattro anni prima di installarsi a Minsk, Kozak organizzava forniture di decine di milioni di dollari destinati a alimentare l’opposizione bielorussa. Kozak lavorava all’unificazione della coalizione dell’opposizione, creava dei siti web, dei giornali e dei poli di opinione, e supervisionava un movimento di resistenza studentesca simile all’Otpor in Jugoslavia. Kozak fece anche venire dei dirigenti dell’Otpor per formare dei dissidenti in Bielorussia.(42) Proprio alla vigilia dell’11 settembre 2001, gli USA rilanciavano una campagna di demonizzazione contro il presidente Aleksandr Lukashenko. Tale campagna è stata messa da parte, per concentrarsi sulla “guerra contro il terrorismo”. Con l’intromissione dell’OSI e dell’HRW, Soros era uno dei principali sponsors della stazione radio B-92 di Belgrado. Fondò l’Otpor, l’organizzazione che riceveva le “valigie di denaro” alfine di sostenere il golpe del 5 ottobre 2000 che rovesciava il governo jugoslavo.(43) Poco dopo, Human Rights Watch aiutava a legittimare il rapimento e la mediatizzazione del processo di Slobodan Milosevic all’Aja senza preoccuparsi dei suoi diritti.(44) Louise Arbour, che ha operato come giudice nel tribunale illegale, siede attualmente nel consiglio del Gruppo internazionale di crisi di Soros.(45) La gang dell’Open Society e di Human Rights Watch ha lavorato in Macedonia, dicendo che ciò faceva parte della sua “missione civilizzatrice”.(46) Bisogna dunque attendere, un giorno, la “salvezza” per questa repubblica, affinché si ottenga così la disintegrazione dell’ex Jugoslavia.

Wesley Clark

Wesley Clark

I mandati del potere
Infatti, Soros ha dichiarato che considerava la sua filantropia come morale e i suoi affari di gestione del denaro come amorale.(47) Pertanto, i responsabili delle ONG finanziate da Soros hanno una agenda chiara e permanente. Una delle istituzioni più influenti di Soros è il Gruppo Internazionale di Crisi, fondato nel 1986. Il GIC é diretto da individui provenienti dal centro stesso del potere politico e dal mondo delle imprese. Il suo consiglio d’amministrazione conta, tra l’altro, nei suoi ranghi Zbigniew Brzezinski, Morton Abramowitz, ex segretario di stato aggiunto degli USA; Wesley Clark, ex capo supremo degli alleati della Nato per l’Europa; Richard Allen, ex consigliere nazionale alla sicurezza degli USA. Vale la pena di citare Allen: l’uomo ha abbandonato il Consiglio nazionale della Sicurezza sotto Nixon perché era disgustato dalle tendenze liberali di Henry Kissinger; è sempre lui che ha reclutato Oliver North per il Consiglio nazionale della sicurezza sotto Reagan, e che negoziò lo scambio missili-ostaggi nello scandalo del contras-irangate. Per questi individui, “contenere i conflitti” equivale a assicurare il controllo statunitense sui popoli e le risorse del mondo intero. Negli anni ’80 e ’90, sotto l’egida della dottrina reaganiana, le operazioni segrete o aperte degli USA si compivano in Africa, in America latina, Caraibi e in Asia. Soros era apertamente attivo nella maggior parte di questi luoghi, corrompendo eventuali rivoluzionari in potenza, e sponsorizzando uomini politici, intellettuali e ogni altra persona suscettibile di arrivare al potere quando l’agitazione rivoluzionaria sarebbe decaduta. Secondo James Petras: “Alla fine degli anni ’80, i settori più perspicaci delle classi neo-liberali al potere comprendono che i loro obiettivi politici polarizzano la società e suscitano un ampio scontento sociale. I politici neo-liberali si sono messi a finanziare e a promuovere una strategia parallela ‘a partire dalla base’, la promozione di organizzazioni in qualche modo ‘tirate dalla base’, dall’ideologia ‘anti-statalista’ e mirate a intervenire tra le classi potenzialmente conflittuali, alfine di creare un ‘tampone sociale’. Tali organizzazioni dipendevano finanziariamente dalle risorse neo-liberali e erano direttamente impegnate nella concorrenza con dei movimenti socio-politici per la fedeltà dei dirigenti locali e delle comunità militanti. Negli anni ’90, queste organizzazioni, descritte come ‘non governative’, si contano a migliaia e ricevono circa 4 miliardi di dollari in tutto il mondo.”(48)
In Underwriting Democracy (Garantire la democrazia), Soros si vanta “dell’americanizzazione dell’Europa dell’Est“. Secondo i suoi propri desideri, grazie ai suoi programmi d’educazione, ha cominciato a mettere su un inquadramento dei giovani dirigenti “sorosiani”. Questi giovani addestrati dalla Fondazione Soros sono preparati a riempire delle funzioni di ciò che si chiamano, comunemente, “agenti d’influenza”. Grazie alla loro conoscenza pratica delle lingue e al loro inserimento nelle burocrazie nascenti dei paesi sotto tiro, tali reclute sono individuate per facilitare, sul piano filosofico, l’accesso alle società multinazionali occidentali. Il diplomatico di carriera Herbert Okun, che siede in compagnia di George Soros nel Comitato europeo di Human Rights Watch, intrattiene strette relazioni con tutta una serie d’istituti legati al dipartimento di stato, che va dall’USAID alla Commissione trilaterale finanziata da Rockefeller. Dal 1990 al 1997, Okun è stato direttore esecutivo di una organizzazione chiamata Corpo dei benevolenti dei Servizi finanziari, che faceva parte dell’USAID, “alfine di aiutare a stabilire dei sistemi finanziari dei mercati liberi nei paesi ex-comunisti“.(49) George Soros é in completo accordo con i capitalisti occupati a prendere il controllo dell’economia mondiale.

La redditività del Non-Profit
Soros pretende che non fa filantropia nei paesi dove pratica il commercio di valute.(50) Ma Soros ha spesso ottenuto vantaggi dalle sue relazioni per realizzare degli investimenti chiave. Armati di uno studio dell’ICC e beneficiante del sostegno di Bernard Kouchner, capo dell’UNMIK (Amministrazione temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo), Soros ha tentato di appropriarsi del complesso minerario più vantaggioso dei Balcani. Nel settembre 2000, nella sua fretta di impadronirsi delle miniere di Trepca prima delle elezioni in Jugoslavia, Kouchner dichiarava che l’inquinamento provocato dal complesso minerario, faceva innalzare i tassi di piombo nell’ambiente.(51) E’ incredibile, sentire una cosa simile, quando si sa che l’uomo applaudì, quando i bombardamenti della Nato, nel 1999, hanno riversato l’uranio impoverito sul paese e hanno liberato più di 100.000 tonnellate di prodotti cancerogeni in aria, nell’acqua e nella terra.(52) Ma Kouchner ha finito con l’essere guadagnato alla causa e le miniere sono state chiuse per “ragioni di salute”. Soros ha investito 150 milioni di dollari in uno sforzo per ottenere il controllo dell’oro, l’argento, il piombo, lo zinco e il cadmio di Trepca, che conferiscono a questa proprietà un valore di 5 miliardi di dollari.(53) Al momento in cui la Bulgaria cadeva nel caos del “libero mercato”, Soros si accaniva a recuperare ciò che poteva dalle macerie, come la Reuters ha riportato all’inizio del 2001: “La Banca europea di Ricostruzione e lo Sviluppo (BERD) ha investito 3 milioni di dollari presso RILA [una società bulgara specializzato nelle tecnologie di punta], la prima società a beneficiare di un nuovo credito di 30 milioni di dollari fissati con la BERD per sostenere le aziende di high-tech in Europa centrale e dell’Est. (…) Tre altri milioni di dollari venivano dai fondi statunitensi d’investimenti privati Argus Capital Partners, sponsorizzato dalla Prudential Insurance Company of America e operante in Europa centrale e dell’Est. (…) Soros, che aveva investito qualche 3 milioni di dollari presso RILA e un altro milione nel 2001 (…) rimaneva il detentore maggioritario.”(54)

Risolvere i problemi
Le sue pretese alla filantropia conferiscono a Soros il potere di modellare l’opinione pubblica internazionale, quando un conflitto sociale solleva la questione di sapere chi sono le vittime e chi sono i colpevoli. In altre ONG, Human Rights Watch, i porta voce di Soros riguardo i diritti dell’uomo, evitano o ignorano la maggior parte delle lotte di classe operaie organizzate e indipendenti. In Colombia, i dirigenti operai sono assai frequentemente assassinati dai paramilitari operanti di concerto con il governo sponsorizzato dagli USA. Causa il fatto che questi sindacati s’oppongono all’economia neo-liberale, HRW conserva a proposito di questi assassini un relativo silenzio. In aprile, José Vivanco, di HRW, ha testimoniato in favore del Plan Colombia davanti al Senato USA(55): “I Colombiani restano privi dei diritti dell’uomo e della democrazia. Hanno bisogno d’aiuto. Human Rights Watch non vede l’inconveniente che nel fornire tale aiuto siano gli USA.”(56) HRW mette le azioni dei combattenti della guerriglia colombiana, che lottano per liberarsi dall’oppressione del terrore di stato, della povertà e dello sfruttamento, sullo stesso piano della repressione delle forze armate finanziate dagli USA e quelle degli squadroni paramilitari della morte, gli AUC (Forze colombiane unite d’autodifesa). HRW ha riconosciuto il governo di Pastrana e i suoi militari, il cui ruolo era di proteggere i diritti della proprietà e di mantenere lo statu quo economico e politico. Secondo HRW, il 50% dei morti civili sono opera degli squadroni della morte tollerati dal governo.(57). La percentuale esatta, in effetti, è dell’80%.(58) HRW ha convalidato le elezioni nel loro insieme e l’avvneto al potere del governo Uribe, nel 2002. Uribe è un perfetto erede dei dittatori latino-americani che gli USA hanno sostenuto in passato, benché sia stato “eletto”. HRW non ha commentato il fatto che la maggioranza degli abitanti ha boicottato le elezioni.(59)
Nei Caraibi, Cuba è un altro oppositore al neo-liberalismo a essere demonizzato da Human Rights Watch. Nel vicino stato di Haiti, le attività finanziate da Soros hanno operato in modo di andare contro le aspirazioni popolari, che hanno fatto seguito alla fine della dittatura dei Duvalier, e hanno destabilizzato il primo dirigente haitiano, democraticamente eletto, Jean-Bertrand Aristide. Ken Roth, di HRW, ha utilmente abbandonato Aristide alle accuse USA di essere “antidemocratico”. Per propagandare le sue idee sulla “democrazia”, le fondazioni di Soros hanno tentato a Haiti delle operazioni complementari, assieme a quelle “inconvenienti” per gli USA, come la promozione dell’USAID di persone associate al FRAPH, i famosi squadroni della morte sponsorizzati dalla CIA e che hanno terrorizzato il paese dopo la caduta di “Baby Doc” Duvalier.(60) Sul sito di HRW, il direttore Roth ha criticato gli USA per non essersi opposti alla Cina con più veemenza. Le attività di Roth comprendono la creazione del Tibetan Freedom Concert, un progetto itinerante di propaganda che ha effettuato una tournée negli USA con musicisti famosi del rock, spingendo i giovani a sostenere il Tibet contro la Cina.(61) Il Tibet è un progetto prediletto della CIA da molti anni.(62) Recentemente, Roth ha reclamato con insistenza l’opposizione al controllo della Cina sulla sua provincia ricca, in petrolio, del Xinjiang. Con l’approccio colonialista del “dividere per conquistare“, Roth tentò di convincere certi membri della minoranza religiosa degli uiguri, nello Xinjiang, che l’intervento degli USA e della Nato in Kosovo costituiva una premessa in quanto modello per loro stessi. Già nell’agosto 2002, il governo USA aveva sostenuto altri simili tentativi. Le intenzioni USA, a proposito di queste regioni, sono apparse chiaramente quando un articolo del New York Times sulla provincia di Xinjiang, in Cina occidentale, descriveva gli uiguri come una “maggioranza musulmana vivente nervosamente sotto il dominio cinese“. “Sono ben al corrente dei bombardamenti sulla Jugoslavia della Nato, l’anno scorso, e certi li appoggiano per avere liberato i musulmani del Kosovo; immaginano di potersi liberare nello stesso modo qui“.(63) Il New York Times Magazine, da parte sua, notava che “recenti scoperte di petrolio hanno reso il Xinjiang particolarmente attraente agli occhi del commercio internazionale” e, allo stesso tempo, comparava le condizioni della popolazione indigena a quella del Tibet.(64)

george_soros_4_13_2012Gli errori di calcolo
Quando le organizzazioni sorosiane fanno i conti, sembrano perdere ogni nozione di verità. Human Rights Watch affermava che 500 persone, e non 2.000, erano state uccise dai bombardieri della Nato durante la guerra in Jugoslavia, nel 1999.(65) Pretendono che 350 persone solamente, e non 4.000, erano morte negli attacchi USA in Afghanistan.(66) Quando gli USA bombardarono Panama nel 1989, HRW affermò nel suo rapporto che “l’arresto di Manuel Noriega (…) e l’installazione del governo democraticamente eletto del presidente Guillermo Endara portava grandi speranze in Panama(…)”. Il rapporto ometteva di menzionare il numero delle vittime. Human Rights Watch ha preparato il terreno per l’attacco della Nato contro la Bosnia, nel 1993, con false accuse di “genocidio” e stupri di massa.” (67) Tale tattica consisteva nel suscitare una isteria politica, necessaria affinché gli USA potessero condurre una loro politica nei Balcani. È stata riusata nel 1999 quando HRW operò come truppa d’assalto nell’indottrinamento per l’attacco Nato alla Jugoslavia. Tutto il bla-bla di Soros a proposito del regno della legge è stata dimenticata in un colpo. Gli USA e la Nato hanno imposto le proprie leggi e le istituzioni di Soros le hanno sostenute. Il fatto di trafficare nelle cifre, alfine di generare una reazione, è stata una componente importante della campagna del Consiglio delle relazioni estere (CFR) dopo l’11 settembre 2001. Questa volta si trattava di 2.801 persone uccise nel World Trade Center. Il CFR si riunì il 6 novembre 2001 alfine di pianificare una “grande campagna diplomatica pubblica”. Il CFR creò una “Cellula di crisi indipendente sulla risposta degli USA al terrorismo”. Soros si univa a Richard C. Holbrooke, Newton L. Gingrich, John M. Shalikashvili (ex presidente dei capi di stato maggiore riuniti) e altri individui influenti, in una campagna mirante a fare delle WTC strumenti della politica estera USA. Il rapporto del CFR si mette in opera per facilitare una guerra contro il terrorismo. Si possono ritrovare le impronte di George Soros dappertutto, in questa campagna: “bisogna che gli alti funzionari USA spingano amichevolmente gli Arabi amici e altri governi musulmani, non solo a condannare pubblicamente gli attentati dell’11 settembre, ma ugualmente di sostenere le ragioni e gli obiettivi della campagna antiterrorista USA. Noi dobbiamo convincere i popoli del Medio oriente e dell’Asia del Sud, della legittimità della nostra causa, se i loro governi restano silenziosi. Dobbiamo aiutarli a evitare i ritorni di fiamma che possono emanare tali dichiarazioni, ma dobbiamo convincerli d’esprimersi con voce viva. (…) Incoraggiate i musulmani bosniaci, albanesi e turchi a rivolgersi verso un pubblico estero per far rilevare il ruolo degli USA nel salvataggio dei musulmani di Bosnia e del Kosovo nel 1995-1999, affinché i nostri legami con i musulmani nel mondo intero siano più stretti e di lunga durata. Impegnate gli intellettuali e i giornalisti del paese a prendere la parola e a puntualizzare il proprio punto di vista. Informate regolarmente la stampa regionale in tempo reale per incoraggiare delle risposte rapide. (…) Insistete sulla necessità di fare riferimento alle vittime (e citate queste ultime per nome alfine di meglio personalizzarle) ogni volta che discutiamo dei nostri motivi e dei nostri obiettivi.“(68) In Breve, le deficienze sorosiane nei calcoli servono a vantare e a difendere la politica estera USA.
Soros è assai infastidito per il declino del sistema capitalista mondiale e vuole fare qualche cosa a tale proposito, e ora. Recentemente, ha dichiarato: “posso già discernere i preparativi della crisi finale. (…) Dei movimenti politici indigeni sono suscettibili di ritenersi capaci di espropriare le società multinazionali e di riprendere possesso delle ricchezze ‘nazionali’.”(69) Soros suggerisce seriamente al mondo un piano per sostenere l’ONU. Propone che le “democrazie del mondo dovrebbero prendere le redini e costituire una rete mondiale di alleanze che potrebbero lavorare con o senza l’ONU”. Se l’uomo era psicotico, si potrebbe pensare che fosse in crisi, in quel momento preciso. Ma il fatto è che l’affermazione di Soros: “L’ONU è costituzionalmente incapace di compiere le promesse contenute nel preambolo della loro Carta” riflette il pensiero delle istituzioni reazionarie del tipo American Enterprise Institute.(70) Benché le menti conservatrici facciano riferimento alla rete di Soros come se fosse di sinistra, sulla questione dell’affiliazione degli USA all’ONU, Soros é esattamente sulla stessa lunghezza d’onda di gente come John R. Bolton, sottosegretario di stato per il Controllo delle Armi e gli Affari per la Sicurezza internazionale, così come, “molti repubblicani del Congresso, credevano che non si dovesse accordare alcun credito al sistema dell’ONU0“.(71) La destra condusse una campagna decennale contro l’ONU. Oggi, é Soros che l’orchestra. Su diversi siti web di Soros, si possono leggere delle critiche all’ONU che affermano che sia troppo ricca, che non desidera condividere la sua informazione, o che è così indebolita che non può fa girare il mondo nel modo appropriato, appropriato almeno secondo George Soros. Gli stessi articolisti di The Nation, con la reputazione di saperla assai lunga, sono stati influenzati dalle idee di Soros. William Greider, per esempio, ha recentemente scoperto alcune pertinenze nella critica di Soros sull’ONU, affermando che non dovrebbe “accogliere dittatori da paccottiglia e totalitari ne trattarli da eguali“.(72) Questo tipo di razzismo eurocentrico costituisce il nucleo dell’orgoglio smisurato di Soros. Quando afferma che gli USA possono e dovranno dirigere il mondo, è un sostenitore del fascismo mondiale. Da troppo tempo, i ” progressisti” occidentali hanno dato carta bianca a Soros. È probabile che Greider e gli altri trovino che l’allusione al fascismo sia eccessivo, ingiustificato e anche insultante. Ma ascoltate, piuttosto, con orecchio attento, ciò che lo stesso Soros dice: “Nell’antica Roma, solo i Romani votavano. Sotto il capitalismo mondiale moderno, solo gli statunitensi votano. I Brasiliani, no.”(73)

otpor02Note
1. Dan Seligman, Life and Times of a Messianic Billionaire, commentaires, avril 2002.
2. Lee Penn, “1999, A Year of Growth for the United Religions Initiative.”
3. Seligman.
4. “Sir Karl Popper in Prague, Summary of Relevant Facts Without Comment“.
5. Radio Free Europe/Radio Liberty, Transcaucasia/Central Asia
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7. Hedge Funds Get Trimmed, Wall Street Journal, 1 maggio 2000.
8. Theodore Spencer, Investors of the Century, Fortune, dicembre 1999.
9. Jim Freer, Most International Trader George Soros, Latin Tradecom, ottobre 1998,
10. Busaba Sivasomboon, Soros Speech in Thailand Canceled, information AP, 28 gennaio 2001.
11. Sivasomboon.
12. George Soros, The Asia Society Hong Kong Center Speech.
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23. FSK Suspects Financing of Espionage on Russia’s Territory, information AP, 18 gennaio 1995.
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28. Bob Djurdjevic, Letters to the Editor, Wall Street Journal, 22 dicembre 1999.
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33. Patrick McCartney, Study Suggests Drug Laws Resemble Notorious Passbook Laws.
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37. Bogdan Denitch, The Case Against Inaction, The Nation, 26 aprile 1999.
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45. About ICG, maggio 2002.
46. Macedonia Crimes Against Civilians: Abuses by Macedonian Forces in Lluboten, 10-12 agosto 2001.
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48. James Petras, Imperialism and NGOs in Latin America, Monthly Review, vol. 49, n° 7, dicembre 1997.
49. International Security Studies, Herbert Okun.
50. Leonard.
51. Edward W. Miller, Brigandage, Coastal Post Monthly, Mann County, CA, settembre 2000.
52. Mirjan Nadrljanski, Eco-Disaster in Pancevo: Consequences on the Health of the Population, 19 luglio 1999.
53. Soros Fund Launches $150 MIn U.S.Backed Balkans Investment, Bloomberg Business News, 26 luglio 2000; Chris Hedges, Below It All in Kosovo, New York Times, 8 luglio 1998, p.A4.
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61. Sam Tucker, Human Rights Watch.
62. John Kenneth Knaus, Orphans of the Cold War (New York, BBS Public Affairs 1999), p.236.
63. Elisabeth Rosenthal, Defiant Chinese Muslims Keep Their Own Time, New York Times, 19 novembre 2000, p.3.
64. Jonathan Reynolds (pseudonimo), The Clandestine Chef, New York Times Magazine, 3 dicembre 2000.
65. Lessons of War, Le Monde Diplomatique, marzo 2000; Peter Phillips, Untold Stories of U.S./NATO’s War and Media Complacency.
66. Marc W. Herold, A Dossier on Civilian Victims of United States’ Aerial Bombing of Afghanistan: A Comprehensive Accounting.
67. Rape as a crime against humanity
68. Improving the Public Diplomacy Campaign in the War Against Terrorism, Independent Task Force on America’s Response to Terrorism, Council on Foreign Relations, 6 novembre 2001.
69. William Greider, Curious George Talks the Market, The Nation, 15 febbraio 1999.
70. Oppose John Bolton’s Nomination as State Department’s Arms Control Leader, Council for a Livable World , 11 aprile 2001.
71. Ibid.
72. Greider.
73. The Dictatorship of Financial Capital, Federation of Social and Educational Assistance (FASE), Brazil, 2002.

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Heather Cottin era scrittrice e militante politica, professoressa di storia in una scuola superiore. Per molti anni è stata la compagna dello studioso e militante Sean Gervasi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Je ne suis pas Charlie

10934027Siamo tutti Charlie” proclama Libération,
Ma non io.
Non ho fatto campagna per il trattato di Maastricht, non sono Charlie.
Non ho mai confuso PCF e FN, non sono Charlie.
Non ho sostenuto i bombardamenti NATO sulla Jugoslavia, non sono Charlie.
Non ho fatto campagna per votare sì al referendum sulla Costituzione europea nel 2005, non sono Charlie.
Non ho provato a screditare Denis Robert e difeso Clearstream, non sono Charlie.
Non ho mai pensato che Cuba sia una dittatura, non sono Charlie.
Non ho mai pensato che Chavez fosse un dittatore, non sono Charlie.
Non ho approvato il bombardamento della Libia, non sono Charlie.
Non ho salutato l’assassinio di Gheddafi, non sono Charlie.
Ho deprecato, nel 2006, l’attacco israeliano al Libano, non sono Charlie.
Non sono sistematicamente dalla parte d’Israele contro i palestinesi, non sono Charlie.
Non chiudo gli occhi sul nazismo in Ucraina, non sono Charlie.
Penso che le Femen siano un movimento vicino all’estrema destra ucraina, non sono Charlie.
Non credo che la Russia sia un Paese pericoloso per la pace nel mondo, non sono Charlie.
Non credo che la Russia sia responsabile della situazione in Ucraina, a differenza di UE e NATO, non sono Charlie.
Non ho invocato l’intervento in Siria, non sono Charlie.
Non ho mai definito l’opposizione siriana eroica, ho sempre pensato che siano fanatici islamici più o meno manipolati, non sono Charlie.
I giornalisti di Charlie, come gli agenti di polizia e l’addetto alla manutenzione sono ovviamente innocenti e il loro omicidio è ingiustificabile, ma non sono eroi…
Rendere omaggio alle vittime, certo, ma non è intorno a Charlie e ai suoi ‘valori’ che vorrei vedere raccogliersi il popolo francese… rifiuto questa Unione nazionale che maschera il vero intento dei terroristi e le schiaccianti responsabilità dei capi francesi per l’odio generato dal nostro Paese…
Sono d’accordo al cento per cento con questo testo; rispondo a qualcuno che ha voluto chiedermi di firmare una petizione per Charlie: ciò che succede con l’omicidio dei giornalisti è imperdonabile, quindi non sono Charlie, non mi piaceva tale giornale che non amava noi comunisti e spesso disprezzava il popolo. La stampa è in difficoltà e la libertà di opinione è seriamente messa in discussione da anni, e da questo punto di vista il gruppo Lagardère, come pure altri mercanti di armi, ha gravi responsabilità per ciò che succede. Pertanto trovo ipocrita che il gruppo Lagardère, che fornisce armi a tutti i regimi reazionari nel mondo arabo, guidi la campagna per la stampa della rivista. Il CNR aveva una visione ben chiara della libertà di stampa, in particolare contro i monopoli e le grandi concentrazioni nella stampa. Si applichi la legge e si ritorni ai principi dell’ordine del 45.

Gilbert Rémond, Le PCF

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Non sono d’accordo con ciò che dite, ma mi batterò fino alla fine affinché possiate dirlo… Ma ragazzi, dite cose sensate?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha ordinato l’attacco contro Charlie Hebdo?

Thierry Meyssan Rete Voltaire Damasco (Siria) 7 gennaio 2015

141247525-04dbc282-b087-4b9d-bade-13e4b75dba1fMentre molti francesi reagiscono all’attacco contro Charlie Hebdo denunciando l’Islam e dimostrando per le piazze, Thierry Meyssan osserva che l’interpretazione jihadista è impossibile. Mentre avrebbe interesse a denunciare un’operazione di al-Qaida o del SIIL, propone un’altra ipotesi, molto più pericolosa.


In questo articolo, France 24 taglia il video in modo da non far vedere gli attentatori uccidere un agente di polizia a terra.

Il 7 gennaio 2015 un commando ha fatto irruzione a Parigi, nei locali di Charlie Hebdo, uccidendo 12 persone. Altre 4 vittime sono ancora in gravi condizioni. Nel video si sentono gli attentatori gridare “Allah Akbar!” e “abbiamo vendicato Maometto“. Una testimone, la vignettista Coco, ha detto che si proclamavano affiliati ad al-Qaida. Non c’è voluto molto affinché molti francesi denunciassero l’attentato islamista. Ma tale ipotesi è illogica.

La missione del commando non ha alcun legame con l’ideologia jihadista
Infatti, i membri o simpatizzanti di Fratelli musulmani, al-Qaida o SIIL non si accontenterebbero di uccidere dei vignettisti atei, ma avrebbero prima distrutto gli archivi del giornale sotto i loro occhi, come fanno nelle loro azioni in Nord Africa e Levante. Per i jihadisti, il primo dovere è distruggere gli oggetti che ritengono offendano Dio, e poi punire i “nemici di Dio”. Allo stesso modo, non si sarebbero ritirati immediatamente, fuggendo dalla polizia senza aver completato la missione. Avrebbero preferito completarla anche morendo sul posto. Inoltre, i video e alcune prove dimostrano che gli attentatori sono dei professionisti. Sapevano maneggiare le armi e sparavano con cura. Non erano vestiti alla maniera dei jihadisti, ma da commando militari. Il modo con cui hanno giustiziato il poliziotto ferito a terra, che non rappresentava alcun pericolo, certifica che la loro missione non era “vendicare Maometto” per il crasso umorismo di Charlie Hebdo.

d320f5832b_12607569Il video censurato dalla televisione francese

Tale operazione mira ad avviare una guerra civile
Il fatto che gli assalitori parlassero bene il francese, e che sono probabilmente francesi, non permette di concludere che l’attentato sia un episodio della guerra franco-francese. Piuttosto, il fatto che siano dei professionisti spinge a distinguerne gli eventuali mandanti. E non vi è alcuna prova che siano francesi. È un riflesso normale, ma intellettualmente sbagliato ritenere che quando si è attaccati di saper riconoscere gli aggressori. Ciò è più logico quando si tratta di criminalità normale, ma è sbagliato quando si tratta di politica internazionale. I mandanti dell’attentato sapevano che avrebbe causato divisioni tra francesi musulmani e francesi non-musulmani. Charlie Hebdo era specializzato nelle provocazioni antimusulmane e la maggioranza dei musulmani in Francia ne era vittima, direttamente o indirettamente. Se i musulmani di Francia condannano l’attacco senza dubbi, gli sarà difficile provare tanto dolore per le vittime quanto i lettori del giornale. E ciò verrà visto da alcuni come complicità con gli assassini. Pertanto, piuttosto che vedere nell’attentato sanguinario la rivincita islamista sul giornale che ha pubblicato le vignette su Maometto e moltiplicare “i fogli” anti-musulmani, sarebbe più logico considerarlo il primo episodio del processo per avviare una guerra civile.

La strategia dello “scontro di civiltà” è stata pianificata a Tel Aviv e Washington
Ideologia e strategia di Fratelli musulmani, al-Qaida e Daash non sostengono la guerra civile contro l”occidente’ ma contro l'”oriente”, sigillando i due mondi. Né Sayid Qutb, né alcuno dei suoi successori, hanno invocato scontri tra musulmani e non musulmani a casa di questi ultimi. Invece, la strategia dello “scontro di civiltà” è stata ideata da Bernard Lewis per il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, poi popolarizzata da Samuel Huntington non come strategia di conquista ma come situazione futuribile [1], mirando a convincere le popolazioni dei membri della NATO sull’inevitabile confronto che ha preso la forma di preventiva “guerra al terrorismo”. Non sono Cairo, Riyadh o Kabul che auspicano lo “scontro di civiltà”, ma Washington e Tel Aviv. I mandanti dell’attentato contro Charlie Hebdo non seguono jihadisti o taliban, ma i neo-conservatori e i falchi liberali.

10295681Non dimenticare i precedenti storici
Dobbiamo ricordare che negli ultimi anni abbiamo visto i servizi speciali di USA e NATO
– testare in Francia gli effetti devastanti sulla popolazione di certe droghe [2];
– sostenere l’OAS per cercare di assassinare il Presidente Charles de Gaulle [3];
– compiere attentati false flag contro i civili in vari Stati membri della NATO [4].
Dobbiamo ricordare che, dalla disgregazione della Jugoslavia, lo stato maggiore degli USA ha sperimentato e attuato in molti Paesi la strategia dei “combattimenti tra cani”, uccidendo membri della comunità maggioritaria e membri delle minoranze, facendone rinfacciare le responsabilità fino a quando tutti si convinsero di essere in pericolo di vita. Così Washington ha provocato la guerra civile in Jugoslavia come in Ucraina, ultimamente [5]. I francesi farebbero bene a ricordare anche che non sono loro ad avere l’iniziativa nella lotta ai jihadisti di ritorno da Siria e Iraq. Ad oggi, inoltre, nessuno di loro ha commesso alcun attentato in Francia, laddove Mehdi Nemmouche non era un terrorista solitario, ma un agente incaricato a Bruxelles di eliminare due agenti del Mossad [6] [7]. Fu Washington che convocò il 6 febbraio 2014 i ministri degli Interni di Germania, Stati Uniti, Francia (Valls era rappresentato), Italia, Polonia e Regno Unito sul ritorno dei jihadisti europei quale questione di sicurezza nazionale [8]. Fu solo dopo tale incontro che la stampa francese affrontò la questione e le autorità cominciarono a rispondervi.

10888707Non sappiamo chi sia il mandante dell’operazione professionale contro Charlie Hebdo, ma non facciamo ingannare. Dovremmo considerare tutte le ipotesi ed ammettere che in questa fase, lo scopo più probabile è dividerci; ed i suoi mandanti molto probabilmente sono a Washington.

10930154Sullo stesso argomento, leggasi: “Selon McClatchy, Mohammed Mehra et les frères Kouachi seraient liés aux services secrets français“, Rete Voltaire, 9 gennaio 2015.

Note
[1] “La “Guerre des civilisations”“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 4 giugno 2004.
[2] “CIA: cosa è successo veramente nel tranquillo villaggio francese di Pont-Saint-Esprit“, Hank P. Albarelli Jr., Rete Voltaire, 5 gennaio 2011.
[3] “Quand le stay-behind voulait remplacer De Gaulle“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 10 settembre 2001.
[4] “Gli eserciti segreti della NATO“, Daniele Ganser, ed. Fazi. Disponibile su Rete Voltaire.
[5] “Le représentant adjoint de l’ONU en Afghanistan est relevé de ses fonctions“, “Kann Washington Zeit zu drei gleicher Regierungen stürzen?” von Thierry Meyssan, Übersetzung Horst Frohlich, al-Watan (Siria), Voltaire Netzwerk, 23 febbraio 2014.
[6] “Il caso Nemmouche e i servizi segreti atlantisti“, Thierry Meyssan, al-Watan (Siria), Rete Voltaire, 9 giugno 2014.
[7] Si obietterà dei casi Khaled Kelkal (1995) e Mohammed Mehra (2012). Due casi di “lupi solitari” legati ai jihadisti ma né alla Siria né all’Iraq. Purtroppo, entrambi furono eliminati nelle operazioni delle forze dell’ordine, per cui è impossibile verificare le teorie ufficiali.
[8] “La Siria diventa “questione di sicurezza interna” per Stati Uniti e Unione europea“, Rete Voltaire, 9 febbraio 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia, guerra ‘civile’ petrolifera

Alessandro Lattanzio 7/1/20156391178467_e323e94fc7_bL’inviato speciale del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Emrullah Isler, incontrava il 25 ottobre il presidente del Parlamento Ayla Salah Isa, a Tobruq, ma poi si recava a Misurata, sede della fazione islamista Fajr al-Libya (Alba Libica) e a Tripoli ad incontrare il primo ministro islamista Umar al-Hasi. Emrullah Isler era il primo rappresentante di un Stato estero ad incontrare ufficialmente il capo del governo islamista libico, opposto al governo ufficiale di Abdallah al-Thani. Nel corso della visita Isler annunciava il ristabilimento dei collegamenti aerei regolari tra Istanbul e Misurata. Nel frattempo, 2 aerei da trasporto turchi erano atterrati a Misurata, il 24 e 25 ottobre, carichi di armi e munizioni per le milizie islamiste in lotta contro le forze del governo di Tobruq. Il 13 novembre 2014 venivano fatte esplodere due autobombe davanti le ambasciate di Egitto e EAU a Tripoli. In Libia, da metà giugno 2014, si sono avuti oltre 500 omicidi, tra cui quello del colonnello Aqila Ibrahim, capo dei servizi segreti, nominato nel marzo 2012 dal Consiglio nazionale di transizione. Aqila Ibrahim aveva deciso di rivelare una cospirazione islamista che coinvolgeva milizie, militari, poliziotti e servizi segreti turchi e qatarioti per trasformare la Libia in una base per i terroristi islamisti dell'”Esercito libero di Egitto”. In effetti, Sayfallah bin Hasin (Abu Iyadh), capo di Ansar al-Sharia, assieme ad altri cinque terroristi, tra cui l’iracheno Abu Nabil al-Ambari rappresentante del SIIL a Derna, sarebbe fuggito su una nave maltese diretta a Creta, dove un aereo qatariota li avrebbe poi trasportati a Mosul. Da oltre due settimane lo “Stato islamico” di Derna subiva gli attacchi da parte delle truppe di Qalifa Haftar. Nonostante l’arrivo a Derna di una nave carica di armi noleggiata dal Qatar, i jihadisti di Fajr al-Libya e circa 1000 terroristi del SIIL, hanno subitno gravi perdite nelle operazioni condotte dall’esercito di Haftar. A Sabrata gli islamisti subivano ancora diverse perdite da parte delle truppe di Haftar, come anche gli islamisti tunisini radunatisi in Libia, a Ben Gardan e a Madinin, al comando di Muqhtar Belmuqtar. Sayfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh, ex-membro del partito islamico tunisino al-Nahda, stava scontando una condanna di 43 anni per omicidio. Nel marzo 2011 fu liberato da Farhat Rajhi, ministro degli Interni tunisino, su pressione delle ONG teleguidate da Washington. Quindi Sayfallah bin Hasin creò l’organizzazione jihadista Ansar al-Sharia con il supporto di al-Nahda. Nell’ottobre 2014, il fratello di Sayfallah, Hafadh bin Hasin, fu arrestato assieme a una dozzina di altri terroristi, per aver pianificato un attentato con un’autobomba.
Dal 4 al 6 dicembre le forze di Qalifa Haftar bombardarono i terroristi del Fajr al-Libya e, appoggiate dalle forze speciali algerine, scacciarono i terroristi dalle loro basi a Ras Jadir, Buqamash, Tuyrat al-Ghazala, Zuara, Bir al-Ghanam, Bengasi, Derna e Sabrata. Il 4 dicembre 2014 la rivista Maghreb Confidential riferiva di un incontro segreto ad Algeri tra due capi libici, Ali Salabi, capo spirituale della coalizione islamista Fajr al-Libiya, e Mahmud Jibril, leader della cosiddetta Alleanza delle forze nazionali (NFA) che supporta il governo di Tobruq. Mahmud Jibril è anche uno dei capi dei warfala, uno dei più grandi e influenti gruppi tribali della Tripolitania, ancora neutrali nel confronto armato in Libia. L’Algeria cercava di prendere l’iniziativa nel risolvere la crisi in Libia, mentre Cairo vedeva nella riunione ad Algeri il tentativo di neutralizzare l’operazione al-Qarama, guidata da Haftar, volta ad eliminare i terroristi in Libia. Gli egiziani, quindi, si dichiaravano pronti a permettere ad Ahmad Gheddafi al-Dam, il leader dei gheddafiani, a condurre negoziati con gli islamisti. Il 7 dicembre 2014, il giornale Asharq al-Awsat affermava che il governo di Tobruq intendeva nominare Qalifa Belqasim Haftar comandante delle forze armate libiche. A quanto pare era la risposta di Cairo alla riunione segreta di Algeri.
Il 27 dicembre, a Sidra venivano incendiati 5 serbatoi di petrolio, colpiti dalle milizie islamiste di Fajr al-Libiya, secondo un tecnico della al-Waha Oil Company. Sidra si trova sulla costa libica, a 180 chilometri ad est di Sirte. Il tecnico affermava che ognuno dei 19 serbatoi presenti a Sidra aveva una capacità di oltre 326000 barili. Difatti, i pozzi di petrolio tra Bengasi e Sirte erano il nuovo teatro degli scontri tra l’esercito di Haftar e gli islamisti di Fajir al-Libiya. Entrambe le fazioni vogliono prendere il controllo dei giacimenti, anche a costo di distruggerne gli impianti. Secondo il quotidiano al-Akhbar diplomatici statunitensi e inglesi avrebbero detto esplicitamente alle parti in conflitto che chi controlla i pozzi di petrolio e i terminali avrà il riconoscimento internazionale come governo libico. Mentre l’occidente sosterrà chi gli dimostrerà maggiore fedeltà, sarebbe iniziata la spartizione delle risorse petrolifere libiche, con la ricomparsa della Francia. Negli ultimi mesi sono esplosi i combattimenti tra le tribù tabu al confine con il Ciad, e i tuareg o amazigh che abitano nel sud della Libia, Algeria, Niger e Mali. La Francia aveva inviato rinforzi in Niger e Ciad, dove ha ristrutturato la vecchia base militare di Madama, a 100 km dalla Libia, e spinge il presidente ciadiano ad inviare forze in Libia per combattere assieme ai tabu contro i tuareg. Il ministro della Difesa francese Le Drian aveva visitato Niger e Ciad, invocando l’intervento internazionale contro il terrorismo in Libia. Difatti, la regione Ubari, patria dei tuareg, galleggia su un mare di petrolio. La regione ha molti pozzi di petrolio che il regime di Gheddafi chiuse preservandoli per le generazioni future, oltre anche ad enormi giacimenti di petrolio inesplorati; mentre i monti del Tibesti, terra dei tabu, al confine tra Libia e Ciad, ospitano migliaia di tonnellate di oro e uranio. Se la Francia intervenisse nel sud della Libia, aizzerebbe ancora la disputa Libia-Ciad sulla striscia di Aozou, ricca di uranio, permettendole d’insediarvisi ancora una volta. Riguardo l’Italia, con il precedente regime e grazie alle cordiali relazioni tra il primo ministro Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, il gigante petrolifero ENI gestiva oltre il 35 per cento della produzione di petrolio libico, ricavandovi circa il 32 per cento del fabbisogno nazionale italiano. “L’Italia accetta di lasciare una zona in cui ha avuto una notevole influenza storica?
A fine dicembre 2014, la banca centrale libica avvertiva che stava esaurendo le riserve in valuta estera. A giugno 2014, aveva riserve per 109 miliardi di dollari. Nel frattempo, il portavoce del parlamento islamista di Tripoli, Umar Humaydan, dichiarava, “Ci sarà il rigoroso perseguimento di politiche di austerità. Chiediamo ai libici di essere pazienti e di sopportare le circostanze attuali“. Va ricordato che la metà delle attività estere della banca centrale libica è costituita da partecipazioni in banche italiane o del Bahrayn, obbligazioni e depositi in franchi CFA, la moneta coloniale francese dell’Africa occidentale. In Libia i servizi di base e i ministeri non funzionano più, come ad esempio l’operatore pubblico della telefonia cellulare al-Madar, mentre i black-out sono regolari per mancanza di manutenzione o carenza di pezzi di ricambio per riparare le strutture danneggiate nei combattimenti. Negli ospedali di Bengasi i pazienti devono portarsi i farmaci o farsi visitare in laboratori privati. “C’è grave carenza di farmaci. Non abbiamo un budget dal ministero della salute“, aveva detto il portavoce del più grande ospedale di Bengasi. Anche la benzina scarseggia e le persone fanno la coda per il pane. Le importazioni sono ferme da due mesi. Non vi è neanche il denaro per ricostruire infrastrutture come aeroporti e impianti petroliferi, che costerebbe 38 miliardi di dollari. Inoltre, secondo l’analista di IHS Richard Cochrane, “L’occidente è distratto da Siria e Iraq, ma probabilmente la Libia è la maggiore minaccia. I jihadisti, dello stesso stampo dello Stato islamico, si consolidano e avanzano. Non c’è nulla che fermi i combattenti che usano la Libia come via per arrivare in Europa. Si tratta di un campo di addestramento proprio sulla porta d’ingresso dell’Europa“. I diplomatici occidentali fanno freneticamente la spola tra il governo di Tobruq e gli islamisti a Tripoli, finora invano. Paesi confinanti come Niger e Ciad, anche su istigazione di Parigi, avevano chiesto l’intervento militare per arginare l’avanzata dei jihadisti, ma la NATO ha esaurito le risorse, “Un’operazione NATO? Non è che un sogno”, dichiarava una fonte del governo francese, smentendo così il ministro Le Drian, “Non abbiamo intenzione di ricominciare con l’idea che si possa far cadere alcune bombe per portare democrazia e unità nazionale“. Infatti, una forza d’intervento dovrebbe essere massiccia per avere un qualche effetto sul caos in Libia. “Qualsiasi forza di pace senza una piena potenza sarebbe molto vulnerabile“, afferma Cochrane. “Sarebbe bloccata nei compound e ripetutamente colpita da IED (dispositivi esplosivi improvvisati) fiaccandone il morale“. Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si oppongono le milizie islamiste, braccio militare dei Fratelli musulmani che cercano di sradicare nei loro Paesi, mentre Qatar e Turchia li sostengono. “Le potenze regionali istigano, piuttosto che mediare, rifornendoli di armi“. Secondo Geoff Porter, responsabile della North Africa Risk Consultancy,Ci sono due possibili scenari per una soluzione politica. Uno è che i libici accettino una sorta di federalismo, condivisione di potere e risorse. Ma l’altro è un nuovo uomo forte che s’imponga sulle varie tribù e fazioni in guerra, che governi più o meno come Gheddafi“.
Nel frattempo, il governo di Tobruq, vieta l’ingresso di palestinesi, sudanesi e siriani in Libia perché ne sospetta l’appartenenza a gruppi terroristici attivi in quei Paesi. Umar al-Sanqi, ministro degli interni della Libia, basa tale decisione sull’esame accurato di tali cittadini. Inoltre, il ministero avrebbe richiesto ai cittadini maltesi di ricevere il nulla osta di sicurezza prima di entrare in Libia, perché si sospetta che alcuni di loro aiutino le milizie islamiste in Libia. Va ricordato, infatti, che in Siria, sarebbero presenti, secondo fonti del controterrorismo, 1200 terroristi provenienti dalla Francia, 550 dalla Germania, 500 dal Regno Unito, 440 dalla Georgia, 210 dal Belgio, 164 dall’Austria, 123 dall’Olanda, 90 dall’Albania, 90 dalla Svezia, 70 dalla Spagna, 53 dall’Italia; 28 dalla Norvegia, 27 dalla Svizzera e 6 dal Portogallo. In Spagna, ad esempio, nell’operazione Javer, del maggio 2014, polizia e Guardia Civil dissolsero una cellula dedita al reclutamento e addestramento di jihadisti da inviare in Mali, tra cui 6 militari e un poliziotto spagnoli. Secondo le forze di polizia europee, sarebbero rientrati in Europa circa 500 jihadisti. “L’influenza che questi rimpatriati esercitano nelle rispettive comunità può accelerare radicalizzazione e reclutamento di alcuni membri, aumentando in modo esponenziale il rischio di attentati”.

democraciaenlibiaFonti:
al-Akhbar
el Pais
Haaretz
New Eastern Outlook
Marianne
Modern Tokyo Times
Relief
Reuters
Sputnik
Tunisie Secret
Tunisie Secret
VIP

Borotba, Batman e certe convergenze in Ucraina

Alessandro Lattanzio, 2/1/2015

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Secondo il comandante dell’unità “Rusich“, il giornalista Marat Musin, il 1° gennaio presso Lugansk il Capo di Stato Maggiore della IV Brigata di Lugansk Aleksandr Bednov (“Batman”), sarebbe stato ucciso in un agguato a Lutugino. Secondo altre fonti a Georgievka Bednov, la moglie, i miliziani Fobos, Maniac e Omega sarebbero stati arrestati e 6 altre guardie di Batman uccise, tra cui Avorio, Gatto, Razor, Oro e Vitjaz. 2 autoveicoli (un blindato Volkswagen Transporter T-4 e una Toyota) sarebbero stati distrutti con tiri ravvicinati da lanciagranate, secondo Musin. Secondo altre informazioni Bednov sarebbe stato invece arrestato a Lutugino e il comando della milizia a Lugansk sarebbe stato circondato da unità della RPL, disarmando i miliziani dell’unità di Bednov. Secondo dei residenti di Lugansk, due esplosioni e dei tiri avevano colpito il piccolo convoglio dell’unità di Bednov, la Rusich, per opera di un gruppo di majdanisti che opererebbero dietro le linee della RPL. La milizia aveva rastrellato la zona dell’attacco arrestando un commando ucraino. Secondo un comunicato del servizio stampa del Procuratore Generale della Repubblica Popolare di Lugansk: “Agenti del KGB della Repubblica Popolare di Lugansk, in un’incursione eliminavano il capo della banda dal nome in codice ‘Batman’ e ne arrestavano i complici sospettati di crimini particolarmente gravi. A proposito di ciò, il Lugansk Inform Tsentr riferiva che il 30 dicembre  2014 l’Ufficio del Procuratore Generale della RPL avviava un procedimento penale contro i membri del battaglione RRT “Batman” dal nome in codice “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Zema”, “Tablet” per fatti di privazione illegale della libertà di due o più persone, tortura, uso di armi, omicidio, rapimento, sequestro, estorsione e rapina”. Secondo l’Ufficio del Procuratore generale, tra giugno e ottobre 2014 il battaglione ha illegalmente detenuto e torturato 13 residenti locali. Come risultato delle loro azioni illegali, uno di loro è morto. Secondo i dati gli operativi coinvolti nelle torture erano gli elementi armati denominati “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Terr”, “Tablet” e altri. Le forze di sicurezza il 30 dicembre 2014 ricevevano dall’Ufficio del Procuratore generale l’ordine di arrestare i membri del battaglione e tradurli presso l’ufficio del Procuratore generale per un interrogatorio. Durante l’arresto, il 1 gennaio 2015, il capo del battaglione “Batman” A. A. Bednov si rifiutava di rispettare le legittime richieste delle forze speciali di disarmare e opponeva una fiera resistenza armata. Nella sparatoria, è stato ucciso. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre 100 armi da fuoco, munizioni, denaro e beni illegalmente sequestrati a civili, e quattro abitazioni private espropriate. L’indagine continua”. (Pravda) L’operazione sarebbe stata condotta dal Colonnello Evgenij Vladimirovich Wagner, vicecomandante del Raggruppamento Congiunto delle forze per le operazioni antiterrorismo nel Caucaso del nord della Federazione russa, comandante delle truppe del Ministero degli Interni della Federazione (Repubblica del Daghestan) ed ex-comandante delle unità per operazioni speciali Vitjaz e Peresvet delle VV MVD della Russia. (Cassad)
Nell’unità di Bednov opererebbe anche Jurij Beljaev, leader del Partito della Libertà (Svoboda) russo, vietato in Russia. Beljaev l’8 febbraio 1996 fu condannato a un anno dal tribunale di St. Pietroburgo per “incitamento all’odio religioso, ma fu rilasciato con l’amnistia del maggio 1995 in onore del 50° anniversario della vittoria sulla Germania nazista. Il 29 agosto 2006 il tribunale di San Pietroburgo lo condannava a un anno e mezzo di libertà vigilata, per avere istigato aggressioni contro cittadini di Paesi di Asia e Africa (“Ogni nazionalista russo deve capirlo: il nostro obiettivo è il potere russo in ogni casa, strada, città, regione, nel Paese. Il lerciume africano e asiatico deve essere polverizzato prima che l’est ci asservi, dobbiamo sprangargli cranio, ossa e gambe“. Il 23 marzo 2004, il Partito della Libertà fu dichiarato illegale e l’11 marzo 2007 Beljaev diffuse in rete l’articolo “uccidete il negro che ha ingravidato la cagna!”. L’articolo era sul processo per omicidio allo studente congolese Roland Epossaka pubblicato sul sito del partito “Svoboda“. Il 10 ottobre 2008 la Corte del distretto di Krasnoselskij di San Pietroburgo lo condannava a sei mesi. Durante il primo congresso di unificazione dell’opposizione russa, a Kiev, il 2 ottobre 2009, Beljaev fu eletto co-presidente del Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale (gli altri due erano A. Khomjakov e S. Terekhov). Il congresso di Kiev, nella Casa degli Scrittori d’Ucraina, riunì oltre 20 delegati rappresentanti delle organizzazioni russe anti-Cremlino ed approvava il programma dell’ideologo Andrej Saveliev, che non poté partecipare al congresso per ordine del FSB. L’evento ebbe notevole attenzione dai media ucraini. Al congresso parteciparono i rappresentanti delle organizzazioni nazionaliste ucraine, sottolineando la necessità di distinguere tra nazionalismo e sciovinismo del Cremlino, sostenendo il programma del congresso che creava il Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale. “Fu elaborata una strategia comune a tutti i partiti, gruppi, organizzazioni comunitarie, media informali, risorse internet, strutture così come alcuni personaggi pubblici noti quali veri oppositori agli attuali capi anti-popolari e anti-russi al potere nella Federazione russa, e che sono d’accordo con la tesi dell’imminente collasso (già nel 2009!) della Federazione russa a causa della politica del Cremlino negli ultimi decenni”. Nel dicembre 2011, Beljaev fu arrestato a Mosca presso l’appartamento della fidanzata, la sacerdotessa neopagana dell'”Ordine di Veles” Irina Volkova (alias Krada Velez o Jasmin Volkhov). Un individuo come Beljaev non avrà di certo il ruolo di semplice soldato, nel gruppo Rusich.
appeal-to-donetsk-officials Sull’assassinio di Bednov (Batman), si ricordi dell’arresto di quattro dirigenti di Borotba, avvenuto nella RP di Donetsk per spionaggio. Si ricordi ancora che Borotba è legata alla sinistra sorosiana russa di Udaltsov e Sakhnin. Sakhnin ha un mandato d’arresto in Russia e si è rifugiato in Svezia (guarda caso), Paese che tanto ha investito nel caos ucraino. Sakhnin organizza, anche in Italia, kermesse con gli ‘antifascisti’ italiani sulla situazione in Ucraina e Novorossija con esponenti di Borotba, che anche tra gli ucraini antigolpisti in Italia hanno suscitato più di un dubbio. Il sito atlantista Mediapart dedica un reportage propagandistico all’organizzazione Borotba, ignorando le altre organizzazioni della sinistra ucraina, e suscitando la reazione di vari militanti anti-majdanisti. “La bugia più pericolosa, come sappiamo, si ottiene mescolando menzogne e verità. … In primo luogo, Borotba è sempre stato criticato dal resto della sinistra ucraina. Borotba è sempre stata ostile alle azioni comuni: e quando hanno avuto luogo, se ne attribuiva sempre i meriti esclusivi. Ecco perché non gradiamo Borotba. Albu (Aleksandr Albu, capo di Borotba) infatti è amico di persone più che dubbie della sinistra nazionalista ucraina. Shapinov (fondatore di Borotba) ha lavorato proficuamente nei partiti borghesi. Borotba … aveva molti finanziamenti di origine oscura. In passato Borotba ebbe lo scopo di sottrarre i militanti del PCU insoddisfatti dalla linea di Simonenko….Borotba e agenti ad esso vicini, denunciano l’“imperialismo russo”.
Per rilevare e riconoscere il livello d’intossicazione profuso dalla frangia ‘antifascista’ e ‘rivoluzionaria’ dei golpisti majdanisti, si legga l’articolo di tale Pjotr Mikhajlenko, pubblicato sul sito Liva (sinistra, in ucraino), sito finanziato da enti dell’UE e dalla Fondazione Rosa Luxemburg, un’emanazione del ministero degli Esteri tedesco gestita da ex-agenti della STASI passati al BND, il servizio segreto tedesco, e quindi alla NATO.
Anche se il movimento anti-majdan è composto da rappresentanti della classe operaia, non ha una direzione rivoluzionaria che abbia portato ad una rivoluzione sociale. Ciò, in particolare, si riflette nel fatto che il movimento ha numerose persone confuse, avventurieri e nazionalisti russi. Durante la guerra, di solito l’esperienza militare prevale sulle idee politiche, questo si riflette nella salita al potere di certe persone, collegate a certi gruppi paramilitari, dai nazionalisti russi di estrema destra come Gubarjov al reazionario monarchico Tsarjov. Dall’altra parte, vi sono funzionari, attivisti e cittadini che, in generale, possono essere descritti come “pro-sovietici” e in una certa misura pro-comunisti e anti-oligarchici, per esempio i comandanti Mozgovoj e Dremov, il Vicepremier della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Smekalin e il leader del Partito Comunista di Lugansk B. Litvinov, che sostengono la creazione dello stato sociale e la nazionalizzazione delle principali imprese. La presenza del passato si riflette soprattutto nel nome delle repubbliche popolari, il loro orientamento filo-sovietico, come ad esempio l’emblema della Repubblica Popolare di Lugansk, basata sullo stemma sovietico. La storia dell’Unione Sovietica, naturalmente, comprende diversi periodi: dal primo periodo della democrazia operaia allo stalinismo in cui l’economia pianificata nonostante tutti i suoi successi, combinata alla dittatura della burocrazia e all’ideologia dalle idee reazionarie provenienti dal nazionalismo grande russo (compreso l’antisemitismo). Tuttavia, la nostalgia per l’Unione Sovietica nel Donbas non ha nulla a che fare con i processi farsa, il gulag, la fame o il patto Molotov-Ribbentrop”. … “Nonostante la relativamente alta affluenza alle urne, si mostrano certe tendenze anti-democratiche. … Sembra che tutto è stato fatto in modo che i leader (vincitori delle elezioni) vincessero senza una seria opposizione e nel parlamento arrivasse il minor numero di esponenti dell’opposizione di sinistra e di destra. Molti di coloro che potrebbero divenire deputati (e molti elettori) erano al fronte e quindi non poterono partecipare alle elezioni. Il Partito Comunista fu il primo partito nazionale di Donetsk (8 ottobre). Tuttavia, con il pretesto di “imprecisioni nei documenti presentati” non ebbe il permesso di partecipare alle elezioni. Di conseguenza, non c’era altra scelta che sostenere Zakharchenko. Così, l’elezione di Aleksandr Zakharchenko non ebbe l’opposizione di politici dall’ampia simpatia politica. Il leader comunista B. Litvinov espresse profonda preoccupazione per la situazione in cui il suo partito si trovava. A giudicare dall’esperienza delle ultime elezioni, è chiaro che il partito comunista gode di un forte sostegno nella regione e che potrebbe diventare un contrappeso agli attuali leader di RPD e RPL. Neanche il nazionalista Gubarjov, che può essere considerato l’espressione della destra reazionaria dello spettro politico locale, non ha potuto partecipare alle elezioni. Alcuni credono che la sua popolarità non sia inferiore a quella Zaharchenko e che non sia controllato dal Cremlino e dalle élite locali. Quindi, poco prima delle elezioni, ha anche subito un attentato.
Mosca sembra preferire che la repubblica rimanga un “zona cuscinetto” contro l’espansione della NATO e una pedina di scambio nei negoziati con l’Ucraina e la NATO. Il Cremlino perde una quantità significativa di aiuti umanitari e munizioni nel Paese. Queste forniture sociali e militari sono un fattore importante per la sopravvivenza delle repubbliche. … i rifornimenti di cibo e medicine, sono cruciali, nonostante il fatto che la loro distribuzione (così come quella delle armi) sia controllata dai più fedeli a Mosca, aggravando i problemi, mentre coloro che gestiscono gli aiuti hanno un potere politico notevole. Secondo il socialista russo Boris Kagarlitskiij in effetti, la sola priorità è il desiderio di Mosca di salvare il regime ucraino. Poroshenko e i suoi oligarchi sono prevedibili per il Cremlino. Ciò è particolarmente evidente con Mosca pronta a negoziare con il governo di Kiev il riconoscimento della legittimità del nuovo regime ucraino e l’elezione del 2014. Si è anche detto che i russi costrinsero i ribelli del Donbas a fermarsi a pochi chilometri da Marjupol (il più grande porto della regione) durante l’offensiva di agosto, perché il controllo sul porto darebbe ai ribelli l’indipendenza economica dalla Russia”. Secondo Mikhajlenko Mozgovoj, il comandante della brigata federalista “Pryzrak” di Alchevsk, ai primi di novembre avrebbe negoziato con “elementi anti-oligarchici a Kiev”. É vero, o è solo intossicazione? Anche Mikhajlenko, come Borotba, parla di un presunto tradimento di Putin contro la Novorossija; “il Cremlino e gli oligarchi russi perseguono i propri interessi e cercano d’impedire qualsiasi azione (come la nazionalizzazione) che sia di esempio alla classe operaia russa e che quindi ne minacci gli interessi. La proclamazione delle repubbliche popolari si basavano sull’illusione che dopo l’annessione della Crimea, bastasse un referendum per dichiarare la repubblica e vedere la Russia correre in soccorso. Tuttavia, nel modo più duro il popolo del Donbas s’è convinto che la Russia non è interessata a prendersi Donetsk e Lugansk e, nel migliore dei casi, semplicemente usi le Repubbliche popolari per i propri interessi egoistici”, ecc. ecc.
russianDeprimere la popolazione del Donbas e deprimerne i sostenitori all’estero, accusando Mosca e gli esponenti della Novorossija di presunti intrallazzi alle spalle della popolazione e dei combattenti di Donetsk e Lugansk, appare essere un’operazione di guerra psicologica, volta a sabotare il consolidamento dell’Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija, e magari a preparare il terreno a un’eventuale nuova aggressione della junta naziatlantista di Kiev. Rientrano in tale scenario da guerra psicologica le continue accuse a Mosca di non voler sostenere Donetsk e Lugansk, per colpire la resistenza antimajdanista in Ucraina, o quella della perenne preparazione di una golpe atlantista a Mosca, nel tentativo di denigrare l’operato di Mosca e degradare l’immagine della leadership russa; operazioni a cui allegramente s’immergono sia ultranazionalisti russi, anti-eurasiatici e inneggianti anche ai golpisti ucraini, che massimalisti di sinistra, ucraini, russi ed occidentali, che trovano spazio con la loro propaganda putinofoba, e inneggiante all’anarchismo pseudorivoluzionario ed eterodiretto di Majdan. Ecco, quindi, la funzione di Borotba e Liva, organismi finanziati dalla Germania, che tramite la Fondazione Rosa Luxemburg, ha finanziato altri soggetti ‘rivoluzionari’ in apparenza, ma strumentali agli obiettivi perseguiti dalla NATO e dall’asse UE-USA, come i movimenti di protesta in Brasile, contro il governo Rousseff, o i tour promozionali in Europa di cosiddetti dissidenti di sinistra siriani, per raccogliere il sostegno delle sinistre occidentali alla guerra d’aggressione contro la Siria. Difatti, al forum sociale europeo di Malmo, nel 2008, Borotba stabilì i contatti con la sinistra svedese e il Forum della sinistra internazionale, collegata alla Fondazione Rosa Luxemburg, come affermano qui gli anarco-nazionalisti russofobi ucraini, a libro paga di Soros e di Gladio (CIA/Mossad).
Non è un caso, quindi, che parallelamente, l’estrema sinistra nazionalista ucraina, rappresentata da Borotba, e l’estrema destra russa putinofoba, anticomunista e antieurasiatica, convergano e concordino nell’opera di denigrazione svolta contro Mosca, la presidenza e il governo russi. Il risultato perseguito da tali forze, apparentemente irreconciliabili, coincide, anche se utilizzano fraseologie diverse, adattate al pubblico di riferimento: il complotto giudaico dell”ebreo’ Plotniskij (presidente della Repubblica Popolare di Lugansk), dell”ebreo’ Sergej Lavrov (ministro degli Esteri della Federazione Russa) e del ‘venduto’ agli ebrei Vladimir Putin, per i razzisti russi; il complotto oligarchico dei capitalisti di Mosca, dell’oligarchia del Cremlino, di Aleksandr Zakharchenko, premier della Repubblica di Donetsk, ‘agente degli oligarchi’ russi, e di Vladimir Putin ‘venduto’ agli oligarchi, per i massimalisti nazionalisti di Borotba. Come già notato, la destra razzista russa è strettamente collegata all’estrema destra ucraina, strumento del golpe a Kiev organizzato dalle intelligence della NATO e da Gladio; strutture terroristico-spionistiche a cui aderisce, tramite il BND tedesco, anche il circo delle ONG occidentali, tra cui spicca, nel caso specifico, la già citata Rosa Luxemburg Stieftung, ONG e fondazione ‘marxista’ (o meglio social-comunista) che, come già riferito, finanziava e organizzava la dissidenza e le rivolte di ‘sinistra’ contro il governo del Partito dei Lavoratori di Dilma Rousseff, in Brasile, o che in Europa, tramite una rete antimperialista, nota anche in Italia, promuoveva personaggi ambigui della ‘primavera’ islamo-atlantista in Siria.
Il caso dell’Ucraina e il confronto armato ideologico-strategico sulla Novorossija, si dimostrano sempre più complessi, ma anche sempre più cruciali, nella costruzione di un Mondo Multipolare che riesca, infine, a sbarazzarsi dell’arcobaleno di relitti di un passato che non passa, solo perché fattosi strumento dell’imperialismo degli USA e dei loro vassalli-alleati di NATO e UE.

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino mostra i trofei saccheggiati al Partico Comunista Ucraino.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da 'rappresentante dei russi' in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da ‘rappresentante dei russi’ in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell'associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D'Amico.

Irina Osipova, che come la banderista ucraina Vera Zarughina si beffa dell’eredità sovietica, a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D’Amico.

Appendice
Die Linke con i contras siriani
Geheim Magazin 27 maggio 2013

RLS-Logo.PNGL’intervento straniero contro la Siria non solo continua, ma s’intensifica. Un cambiamento di regime filo-occidentale a Damasco deve essere attuato con tutti i mezzi. Geheim ne riferisce regolarmente offrendo analisi essenziali dello sfondo. L’intervento straniero ha molte sfaccettature, e anche sotto la “bandiera della sinistra”. Facce diverse appaiono all’osservatore interessato sui media mainstream facendo sembrare forze “moderate e democratiche” anche i contras siriani, come i “cannibali di Homs”.
In questo contesto, la rivista Geheim ha più volte presentato in Germania le tracce dei contras siriani (“Esercito libero siriano” – ELS) . Il fatto è che anche queste portano alla “sinistra”. Così, ad esempio, su Geheim 3/12 si parla di tale Michel Kilo così: “è uno dei vecchi combattenti in ascesa dell’opposizione siriana e infiltrato dai circoli della CIA nel cosiddetto Partito Comunista Siriano (Ufficio Politico/PCSUP) (…) il suo obiettivo dichiarato è il rovesciamento di al-Assad e sostiene l’ELS, dalla cui parte si pone in modo chiaro e che considerava come futuro faro democratico della Siria.(…)” Tale Kilo non è estranea ai circuiti delle correnti di “sinistra” in Germania (e non solo). Appare anche in conferenze pubblicizzati dai capi politici del Partito della Sinistra; è co-autore di un progetto editoriale della casa editrice di Colonia PapyRossa (Wolfgang Gehrke/Christiane Reymann, Hg: “Syrien. Wie man einen säkularen Staat zerstört und eine Gesellschaft islamisiert”) viene intervistato regolarmente su “Junge Welt” da Karin Leukefeld. Nelle conferenze pubbliche o anche ripensamenti, non vi sono stati ripensamenti da parte di tali forze nonostante le precedenti rivelazioni sull’ELS-Contras in Germania da parte di Geheim. Ma anzi, a causa di esso, si viene criticati, come attualmente su “Weltnetz.TV“, che su internet si pubblicizza come “piattaforma di sinistra e indipendente del video-giornalismo“, ancora una volta interessato alla Siria: “L’intervista di Karin Leukefeld al giornalista siriano Michel Kilo, Dove è l’opposizione siriana oggi“. In un’intervista su Network World quest’ultima integra la propria posizione nota con le bugie di Kilo. Tre esempi dalla trascrizione dell’intervista: “C’è una terza opposizione, che ora sempre più gioca un ruolo più importante, sostanzialmente l’esercito libero siriano, che rappresenta l’opinione politica ed ora è molto vicino alle nostre posizioni“. Ammette in tutta chiarezza, di essere politicamente dalla parte dell’ELS. L’intervistatrice, controllata fino a questo punto, non può nascondere nel complesso, il carattere terrorista dei contras siriani. Kilo fa anche propaganda aperta per l’ELS, facendo dichiarazioni nette sostenendo, contrariamente agli sviluppi in Siria: “Adesso ci siamo noi, il regime non può sconfiggere il popolo. Le persone possono sconfiggere il regime? Lo credo se avranno le armi. Ma non ci sono armi. Ecco perché diciamo non ci sono abbastanza armi, voglio dire“. Leukefeld resta silenziosa, mentre Kilo si esibisce dicendo che “negoziare con Bashar al-Assad, che uccide e bombarda le persone perché hanno chiesto le riforme, non serve a niente“. Parla da guerrafondaio e conduce i suoi co-autori di Papyrossa all’assurdo di “rifiutare la violenza come mezzo per risolvere il conflitto in Siria“, secondo la prefazione.
Posizioni assai vicine furono esposte nella conferenza del 13 e 14 aprile dal titolo una “soluzione politica possibile in Siria” svoltasi a Dusseldorf , freneticamente promossa da “Initiative eV” e “Campo Antimperialista”, (vedasi, Geheim 1/2013, pag 4). In sostanza, tale conferenza aveva per tema il “cambio di regime da sinistra” a Damasco. In tale gioco pro-imperialista, l’intervistato e il suo interlocutore, anche se non ebbero i ruoli principali, sono parte importante del gruppo internazionale che si propone quale forza “di sinistra”. Ma l’intenzione era, infatti, evitare di avere una resistenza coerente alla strategia della destabilizzazione occidentale in Siria. Così facendo, rendono affascinate l’impopolare strategia della NATO contro questo Stato, come argomentato nell’edizione di Gaheim del 1/2013. Data la disinformazione sulla Siria, la rivista pubblica i suoi articoli su internet. L’articolo può essere riprodotto. L’editoriale di Geheim in futuro si dedicherà ad informarvi. Sul sito di Geheim sarà postato un’analisi sul bombardamento sionista della Siria nel maggio 2013 dal sito nordamericano Global Research. La traduzione è curata dall’iniziativa “Friedenspolitische Mitteilungen aus der US-Militärregion Kaiserslautern/Ramstein” (LP 062/13 – 12.05.13).
La rivista Geheim si propone di diffondere informazioni difficili da trovare nei “media di sinistra” della RFT.

Editoriale Geheim, maggio 2013

Weltkarte-mit-RLS-Standorten-engl-11.4.14-websiteFonti
Anna-news
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