Assad: “Ho difeso il mio Paese da migliaia di terroristi stranieri”

al-Manar 15 luglio 201613483148In un’intervista alla rete televisiva statunitense NBC, Assad ha detto che “l’Esercito arabo siriano ha appena compiuto grandi progressi“, avvertendo che “il tempo necessario per vincere la guerra dipende da diversi parametri, tra cui la fine del supporto dato da certi Paesi, come Turchia, Qatar ed Arabia Saudita, ai terroristi“. Secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, Assad ha aggiunto: “Se questi Paesi pongono fine al loro appoggio ai terroristi, la guerra finirà in pochi mesi“.

Relazioni con la Russia
Alla domanda sulla partecipazione della Russia nella guerra in Siria e sul suo ruolo nel mutare il corso della guerra, il Presidente al-Assad ha assicurato che “il sostegno russo all’Esercito arabo siriano è un fattore decisivo nella guerra ai terroristi“. Ha detto che “il Presidente Putin ha chiesto d’intervenire in Siria per due motivi, il primo è che la politica russa si basa su valori e il secondo è l’interesse del popolo russo a combattere il terrorismo“, sottolineando che “il suo rapporto con Putin è stato molto franco e onesto, e si basa sul rispetto reciproco“. Assad ha sottolineato che “né il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, né il Presidente Putin gli hanno chiesto di avviare una transizione politica”, dicendo che “solo il popolo siriano decide chi sarà il presidente, quando lo diverrà e quando se ne andrà“. Il Presidente al-Assad ha colto l’occasione per ringraziare Russia, Iran e Cina per il loro sostegno alla Siria politico, militare ed economico. Sull’incontro tra il segretario di Stato degli USA John Kerry e il Presidente Putin, il Presidente al-Assad ha detto che non ha paura di un accordo, e per la buona ragione che la “politica russa non si basa non sulla conclusione dell’operazione, ma su principi“, dice aggiungendo che la Russia è stata invitata ufficialmente e legalmente dal governo siriano ad intervenire in Siria, dicendo: “E’ diritto di ogni governo invitare ogni Stato per aiutarlo in qualsiasi campo. Così la presenza russa in Siria è legittima“.13501844Assad denuncia gli Stati Uniti
Al contrario, il Presidente al-Assad ha detto che “i raid statunitensi sono inefficaci e hanno un impatto negativo”, sottolineando che “gli Stati Uniti non hanno la volontà di sconfiggere i terroristi, ma di dominarli e usarli come pedine”. Assad ha detto che lo “SIIL non è un nemico comune di Siria e Stati Uniti, perché gli USA hanno supervisionato e addestrato i gruppi terroristici per rovesciare il governo siriano e non vogliono combattere il terrorismo“. Alla domanda se saluta la fine del mandato del presidente Obama, il Presidente al-Assad ha detto che: “noi in Siria non ci affidiamo a nessun presidente che venga o se ne vada, perché ciò che dicono nelle loro campagne è diverso da ciò che fanno dopo l’elezione“. Assad ha messo in guardia gli Stati Uniti da qualsiasi attacco dello SIIL: “Sì, perché i civili sono attaccati dallo SIIL e non posso chiedere agli innocenti negli Stati Uniti di assumersi la responsabilità delle cattive intenzioni dei loro capi“. Sul rischio di diffusione del terrorismo negli Stati Uniti in caso di sconfitta dello SIIL, Assad ha notato, “No, se sconfiggiamo lo SIIL aiutiamo il mondo. Se non sconfiggiamo i terroristi che provengono da più di 100 Paesi, anche occidentali, ritorneranno nei loro Paesi con ancora più esperienza, fanatismo ed estremismo, e li attaccheranno“.

Sul posto
Inoltre, Assad ha detto che “possiamo usare qualsiasi arma, ad eccezione di quelle vietate dal diritto internazionale, per sconfiggere i terroristi“, sottolineando che “non abbiamo usato armi chimiche e nessuno ha presentato prove al riguardo, hanno solo esibito delle illazioni“. Alla domanda su certe aree circondate dall’Esercito arabo siriano, Assad ha detto: “Come si può interdire l’accesso del cibo in determinate aree quando non s’impedisce che gli arrivino le armi per ucciderci? O si vieta tutto o tutto è permesso. Come possono costoro continuare a vivere senza cibo?” Nell’intervista, Assad ha sostenuto che la giornalista statunitense Marie Colvin, uccisa in un bombardamento del regime siriano nel 2012 a Homs (centro), era “responsabile” della propria morte. E’ “entrata illegalmente in Siria, collaborava con i terroristi (…) E ‘quindi responsabile di tutto ciò che le è accaduto“, ha dichiarato il presidente siriano. Infine, in conclusione, Assad spera che “la storia lo ricorderà come un uomo che ha difeso il proprio Paese dal terrorismo estero e non come dittatore sanguinario“. Ritine che “l’immagine di tiranno spacciata dai media occidentali sia ingiusta e che una persona che lotta contro i terroristi arrivando a sconfiggerli in linea di principio è un patriota e non un bruto“.

13516376

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Canale del Nicaragua, carri armati russi e spie degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 04/07/2016travaux-canal-panama-1728x800_cIl 14 giugno un gruppo di statunitensi fu deportato dopo che le autorità considerarono le sue azioni abbastanza sospette. Due di loro lavoravano per l’US Customs and Border Protection e cercavano di “controllare” il lavoro dell’Agenzia delle Dogane del Nicaragua senza il permesso del governo del Nicaragua. Avevano anche preso misure per avere informazioni sull’invio di materiale militare dalla Russia, compresi i piani per importare carri armati T-72. L’ambasciata degli Stati Uniti a Managua protestò e spiegò che i suoi “ispettori” erano interessati ai siti ad accesso limitato semplicemente nell’ambito della missione per combattere il terrorismo internazionale. Fu anche espulso dal Paese Evan Ellis, professore dell’US Army War College arrivato in Nicaragua, contemporaneamente agli “ispettori” e, come loro, ospite dell’hotel Hilton Princess. A giudicare dal numero degli articoli pubblicati, la produttività accademica di Ellis è insolitamente elevata. La sua ricerca, che di solito impiega la terminologia conflittuale della guerra fredda, si concentra principalmente sulle incursioni di Cina e Russia nei Paesi latinoamericani e caraibici. In Nicaragua, Ellis era interessato al canale transoceanico in costruzione. Il professore afferma di aver preparato la visita a Managua da privato cittadino e che ebbe colloqui preliminari sul programma del suo viaggio con l’ambasciatore del Nicaragua negli Stati Uniti, il Presidente dell’Autorità Canal Grande Manuel Coronel Kautz e numerosi alti funzionari del Nicaragua. Le riunioni furono programmate con funzionari governativi, uomini d’affari, diplomatici, giornalisti e attivisti sociali per raccogliere informazioni sul canale. Tuttavia, il professore non riuscì a rimanere in Nicaragua per 24 ore. Prima di essere deportato, Ellis ebbe solo il tempo di visitare una mostra fotografica promossa dal Consiglio nazionale per la difesa di terra, lago e sovranità, una ONG che protesta contro la costruzione del canale. La stessa sera, gli agenti dell’immigrazione giunsero nella camera d’albergo di Ellis e l’informavano che, non avendo il permesso ufficiale d’indagare sul canale transoceanico, doveva lasciare immediatamente il Paese. Lo statunitense prendeva il primo volo per gli Stati Uniti. Dopo l’espulsione, Ellis perdeva la calma e appariva fuori di sé su internet. Le sue accuse riecheggiano solo la posizione di Washington, ostile alla costruzione del canale di Nicaragua, probabile concorrente di quello di Panama, ufficiosamente sotto il controllo degli Stati Uniti. Ellis soprattutto mette in discussione la fattibilità del progetto, affermando che “il governo del Nicaragua ha gestito il progetto di canale dietro un manto di segretezza, forse per nascondere i benefici personali derivanti ai nicaraguensi interessati”. Per Ellis, la deportazione dei diplomatici degli Stati Uniti è un’indicazione che la “strategia costruttiva, l’impegno rispettoso con il regime del Nicaragua non funzionano”. Pertanto, alla vigilia delle elezioni di novembre in Nicaragua, l’amministrazione statunitense “ha diritto e l’obbligo morale di lavorare coi gruppi della società civile per far avanzare significativamente la democrazia”. Per Ellis, il rifiuto di consentire agli osservatori del governo degli Stati Uniti o del Carter center di monitorare le elezioni in Nicaragua è un atto che “mina la democrazia”. Così ora chiede agli Stati Uniti d’intervenire per evitare che il Nicaragua degeneri in un regime autoritario “venezuelano”. Indicando il possibile “criminale comportamento” dei leader del Nicaragua, Ellis cita la necessità che siano costantemente monitorati dalle forze dell’ordine degli Stati Uniti. Il suo rapporto include alcune sfumature minacciose: “i collegati alla criminalità transnazionale organizzata, o che si arricchiscono a spese del popolo nicaraguense, non sfuggiranno alla giustizia per vivere con guadagni illeciti, una volta lasciato l’incarico”.
hudsoninside5C’è la buona ragione per cui Ellis propone tale supervisione: i leader sandinisti sono una continua irritazione per l’amministrazione Obama. E’ noto che i servizi segreti degli Stati Uniti sorvegliano di continuo Daniel Ortega, che ha un atteggiamento disincantato su ciò, come Hugo Chávez, perché non ha né conti esteri segreti né inclinazioni cleptocratiche. Un altro motivo dell’attacco al “regime di Ortega” è la cooperazione militare e tecnica del Nicaragua con la Russia. Questo è un altro settore in cui Ellis sottolinea la necessità di rimanere vigili. Ad esempio, il Centro di addestramento Maresciallo Zhukov: qual è il suo vero scopo? E’ semplicemente utilizzato per addestrare i militari dell’esercito? Oppure, altro esempio, l’invio di 2 motomissilistiche e 4 pattugliatori in Nicaragua. Perché così tanti? La Russia ha chiaramente lanciato una corsa agli armamenti senza precedenti nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico! Ellis è anche preoccupato dall’invio di carri armati aggiornati T-72B1 in Nicaragua. 20 sono arrivati con la prima spedizione, e i carristi del Nicaragua ne attendono in tutto 50 entro la fine dell’anno. Ellis consiglia di lavorare più attivamente con i vicini del Nicaragua, come il Costa Rica. Non è del tutto chiaro a cosa specificamente si riferisse il professore statunitense in questo caso. Vuole aiutare la nazione tradizionalmente pacifica del Costa Rica a sviluppare un esercito effettivo? O costruirvi la prossima base militare del Pentagono? Lo scorso dicembre il lavoro sul canale transoceanico del Nicaragua è stato sospeso fino ad agosto. Il rinvio fu precipitato dalle difficoltà finanziarie del contraente principale, il consorzio di Hong Kong HK Nicaragua Canal Development Investment Co. Ellis osserva che questo mega-progetto non è andato molto avanti dall’inizio della costruzione dell’infrastruttura iniziale: i due porti in acque profonde non sono stati costruiti, né vi sono magazzini o fabbriche per la produzione dei materiali da costruzione, il cui completamento era previsto per l’aprile 2016. Inoltre, le ONG ambientali lavorano sempre più vigorosamente, incoraggiate dagli statunitensi che covano le proteste di agricoltori improvvisamente angosciati dal disboscamento delle foreste vicino al lago Nicaragua e i fiumi Brito e Las Lajas. Con l’aiuto di esperti come Ellis, i media filo-statunitensi cercano di convincere i nicaraguensi che il canale è “propaganda sandinista” e la sua complessa costruzione scoraggiante. Per lo stesso motivo, i mass media degli Stati Uniti, così come i media latino-americano da essi controllati, danno risalto agli sforzi per aggiornare il canale di Panama. Il filo conduttore è chiaro: nessun canale alternativo è necessario nell’emisfero occidentale, perché quello di Panama può “risolvere quasi tutti i problemi” del commercio asiatico con gli Stati Uniti, compresa la capacità di accogliere navi da 14000 TEU. Poi appare l’immagine corrispondente: la Cosco Shipping Panama, una nave portacontainer cinese, che attraversa le nuove chiuse del Canale di Panama.
Alla vigilia delle elezioni in Nicaragua, Washington fa tutto il possibile per minare la posizione di Daniel Ortega, ancora una volta nominato alla presidenza dal partito Fronte sandinista di liberazione nazionale. Questo spiega il motivo per cui ogni sorta di emissari ed esperti viene inviata nel Paese. La quinta colonna del Nicaragua è isolata e ha bisogno di sostegno. E cittadini dei Paesi latino-americani sono spesso utilizzati per fornire tale supporto. Ad esempio, Viridiana Ríos, dello staff messicano del Centro Wilson di Washington DC, è fuggita in preda al panico dal Nicaragua dopo che gli statunitensi furono deportati, perché credeva di essere giustiziata. Sostiene di aver raccolto informazioni sui problemi di sicurezza pubblica e violenza. Molti dei suoi studi vengono utilizzati da CIA, DEA e FBI, così ha avuto qualche motivo per spaventarsi e fuggire. Un gruppo di ambientalisti latino-americani, arrestati nel sud del Nicaragua, era anche al centro di certi incidenti sospetti. A quanto pare, tali “ambientalisti” insegnavano ai nativi come usare esplosivi. L’espulsione di tali provocatori stranieri è un segno che i sandinisti non permetteranno la destabilizzazione del Paese. Da qui la campagna isterica nei media internazionali sulla “dittatura di Ortega” Il progresso socio-economico del Nicaragua, il miglioramento della qualità della vita nicaraguensi, la stabilità e la sicurezza (rispetto all’aumento della criminalità nella maggior parte dei Paesi dell’America Centrale) vanno in gran parte accreditati al Presidente Ortega. E’ un fedele difensore degli interessi del Nicaragua sulla scena internazionale e gode del sostegno della stragrande maggioranza dei nicaraguensi. Questo è il motivo per cui le attività sovversive dei servizi segreti degli Stati Uniti e la loro “strategia del caos” non funzioneranno in Nicaragua.Daniel-Ortega2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità dimenticata di Lenin

Ilija Belus, Cont, 1 luglio 2016 – Fort Russ

s640x480Chi aveva bisogno dell’esecuzione della famiglia reale? Chi rovesciò lo Zar? Chi distrusse l’esercito russo? L’attuale generazione cresciuta sui libri di George Soros e Igor Chubais ha già dimenticato la verità su questi eventi. Cercherò di spiegare molto brevemente, succintamente e puntualmente.
1. L’interesse dell’Impero russo alla prima guerra mondiale consisteva nella soluzione della questione orientale, il controllo dello stretto del Bosforo e dei Dardanelli, vecchie esigenze geopolitiche del nostro Paese.
2. Regno Unito e Francia promisero all’impero russo di risolvere il problema del fronte orientale (contro Germania e Austria-Ungheria).
3. La Russia assolse al ruolo alleato, e il Regno Unito si rese conto che la sua promessa doveva essere mantenuta e che i “servizi” della Russia non erano più necessari.
4. Il Regno Unito decise di ritirare la Russia dalla guerra, incitando artificialmente il caos a Pietrogrado (San Pietroburgo) e di conseguenza, dopo una settimana l’autocrazia cadde come un castello di carte.
5. La quinta colonna nella Duma di Stato, composta da oligarchi e intellettuali, si alleò con il Regno Unito ed attuò la rivoluzione borghese di febbraio costringendo Nicola a firmare l’abdicazione. La rivoluzione borghese di febbraio può essere paragonata ad euromaidan. Guchkov, borghese come l’oligarca Poroshenko, e Shulgin, avvocato fondatore delle guardie bianche, secondo la terminologia moderna, rappresentavano la classe creativa. La vittoria più importante della CIA nella guerra dell’informazione è che milioni di persone oggi non distinguono la rivoluzione borghese di febbraio con la rivoluzione popolare di ottobre. Pensano che Lenin abbia arrestato lo zar personalmente. Possono mostraci questa foto? No, perché i bolscevichi tornarono in Russia solo 2 mesi dopo.
6. Il 6 aprile 1917, gli Stati Uniti presero il posto della Russia nell’Intesa.
7. Il consiglio menscevico di San Pietroburgo, su pressione del governo provvisorio, firmò il decreto n° 1 che introduceva l’elezione democratica di ufficiali e la subordinazione ai comitati dei soldati. Così la quinta colonna distrusse l’esercito russo.
8. Dopo la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, Lenin fu costretto a concludere con urgenza la pace perché non c’era nessuno e niente per combatterla. Insistette sull’uscita di tutte le parti dalla guerra senza annessioni.
9. Non fu un bene per l’Intesa, che vinceva. Fu costretta a negoziare con la Germania separatamente dalla Russia. Così si ebbe il trattato di pace di Brest.
10. L’Intesa impedì l’instaurazione della pace. Il 6 luglio 1918, il socialrivoluzionario Bljumkin uccise l’ambasciatore tedesco Mirbach.
11. Aleksandra Feodorovna e le figlie erano principesse tedesche, e ucciderle fu utile per il Regno Unito, deteriorando le relazioni tra Russia e Germania.
12. Secondo la testimonianza dei tre operatori telegrafici dell’ufficio postale di Ekaterinburg, Lenin, in una conversazione diretta con Berzin, ordinò “a scapito della vita, proteggete tutta la famiglia reale ed impedite qualsiasi violenza nei loro confronti”.
13. Per attenuare la dura reazione all’omicidio dell’ambasciatore Mirbach, la possibilità d’inviare uno o più membri della famiglia reale in Germania non fu esclusa.
14. Dal maggio 1918, l’intero Paese dagli Urali a Vladivostok non era più controllato dalla dirigenza bolscevica da Mosca. E fu così fino al 1922. Questa zona era governata da anarchici separatisti contrari allo zar e a Lenin.
15. I leader degli Urali avevano la propria posizione sulla famiglia reale. Il Presidio del Consiglio regionale degli Urali era pronto a sterminare i Romanov già nell’aprile 1918, durante il trasferimento da Tobolsk a Ekaterinburg.
16. La decisione sull’esecuzione dei Romanov fu del comitato esecutivo del Consiglio regionale degli Urali, mentre la leadership centrale sovietica ne fu informata solo dopo l’esecuzione.
17. Né Lenin né Sverdlov ebbero alcuna relazione coll’esecuzione dello Zar.
Questi sono i contenuti dei documenti storici. Questi sono i fatti. Tutto il resto è sciocchezza liberale statunitense.1446851885_5Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecuador: l’agente della CIA Swat e altri

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 22/06/2016or-37496Sul murale nel parlamento ecuadoriano dal famoso pittore ecuadoriano Oswaldo Guayasamín, dal titolo “Imagen de la Patria”, appare un teschio ghignante con elmetto decorato con la sigla CIA. Quando il murale fu presentato nell’agosto 1988, Guayasamín spiegò che l’immagine sintetizzava le minacce straniere al suo Paese natale, e da quasi tre decenni questo “cranio della CIA” con ghigno sinistro osserva i deputati in parlamento. Le impronte digitali della CIA sono visibili in decine di incidenti in Ecuador, con cui i politici che minacciavano la politica estera statunitense furono eliminati. Ad esempio, nel maggio 1981 l’aereo con il presidente Jaime Roldós si schiantò nella provincia di Loja, regione montuosa dell’Ecuador. Il presidente Reagan era ostile agli ecuadoriani: Roldós rifiutò l’invito al suo insediamento e mantenne relazioni amichevoli con i sandinisti in Nicaragua e il governo cubano. Mostrò anche solidarietà al Fronte Democratico Rivoluzionario in El Salvador, che si opponeva alla dittatura militare. Roldós voleva riorganizzare l’industria petrolifera dell’Ecuador, mettendo a repentaglio gli interessi delle compagnie petrolifere transnazionali. Roldós fu eliminato a causa di “tutta una serie di lamentele”. Una volta che Rafael Correa è entrato in carica, la CIA intensificò le azioni in Ecuador. In una recente intervista Correa ha detto che nei primi giorni dell’amministrazione un certo diplomatico statunitense chiese un incontro durante il quale si presentò come “rappresentante ufficiale della CIA” in Ecuador. Costui sottolineò che agiva in modo indipendente dall’ambasciatore degli Stati Uniti. Come osservò Correa, a quel tempo “gli statunitensi ancora pensavano di poter prendere il controllo del nostro governo”. L’impulso delle ultime rivelazioni di Correa sulle attività sovversive dell’intelligence degli Stati Uniti nel Paese fu l’incidente con un’agente della CIA dal nome in codice “Swat”.
mario-pazmino Dal 1984 al 2007, una certa Leila Hadad Pérez, donna di origine libanese, agiva a Quito da agente illegale della CIA. In un primo momento usò un salone di bellezza come facciata, e poi un negozio che vendeva tappeti. Il suo vero nome era Sania Elias Zaytun al-Mayaq. Swat era soprattutto interessata agli alti ufficiali delle forze armate e della polizia. La loro collaborazione fu sottoscritta con “mance” mensili in dollari, pari a diversi stipendi degli ufficiali, e con la promessa di una carriera sempre in ascesa. Grazie agli sforzi di Swat, molti posti chiave dei servizi informativi e delle forze armate dell’Ecuador furono occupati da agenti della CIA. Uno degli obiettivi principali era ostacolare il coinvolgimento dell’Ecuador in iniziative volte ad integrare il continente ed anche a contrastare qualsiasi alleanza rafforzata con il Venezuela. Una campagna fu condotta per compromettere i leader vicini all’Ecuador come Hugo Chávez, Inácio Lula da Silva, Néstor Kirchner, Evo Morales, e altri. La rete degli agenti di Swat fece di tutto per evitare la chiusura della base militare statunitense di Manta. La campagna elettorale 2006 di Correa non nascose ciò che aveva in mente circa la presenza militare degli Stati Uniti. Praticamente ogni agente operativo della CIA nel Paese fu mobilitato, così come l’intelligence militare degli Stati Uniti, tra cui politici, poliziotti, militari, giornalisti, sindacalisti, studenti e ONG. Ma i loro sforzi fallirono. Come osserva Correa, i metodi impiegati da Swat erano “goffi” ed “era ovvio che era il cervello della CIA in Ecuador”. Di conseguenza, il presidente ecuadoriano decise di espellerla dal Paese. Nel luglio 2009, la base militare statunitense di Manta fu chiusa. L’ambasciatore degli Stati Uniti Todd Chapman cercò di negare l’esistenza dei legami tra CIA e politici ecuadoriani. Con una certa ironia, il Presidente Correa consigliò l’ambasciatore d’imparare “un po’ di più su come questi servizi lavorano, se non lo sa”. Rafael Correa pensa che il suo Paese sia ancora in pericolo di colpo di Stato. Alcuni analisti ritengono che, alla fine, la congiura della CIA in Ecuador sarà guidata da Mario Pazmino, ex-direttore dell’intelligence dell’Ecuador. Correa l’accusò di nascondere informazioni strategicamente vitali sull’attacco illegale lanciato dal confine con la Colombia a un accampamento delle FARC in Ecuador. Dall’inizio alla fine, l’attacco fu pianificato da CIA e intelligence militare. Conseguenza di queste rivelazioni, le agenzie di intelligence e controspionaggio dell’Ecuador compromesse furono riformate e un Segretariato Nazionale dell’Intelligence creato, nuovi agenti assunti e nuove attrezzature specializzate adottate. Tutto questo consentirà di monitorare in modo efficace le organizzazioni che rispondono alla CIA come USAID e National Endowment for Democracy (NED). Fu subito scoperto che Karen Hollihan, un’ecuadoriana di origine tedesca-statunitense, fu inviata a ripristinare la rete di agenti in Ecuador. Un uomo di nome Fernando Villavicencio collaborava con lei, affermando di essere un esperto di petrolio, ma la sua attività principale era denigrare il Presidente Correa. Villavicencio fu condannato a 18 mesi di carcere per diffamazione, ma riuscì a fuggire e ora usa internet per diffondere articoli scritti dalla CIA sulla corruzione nel governo Correa. Un altro contatto attivo di Hollihan si chiama César Ricaurte, che dirige l’organizzazione non-profit Fundamedios che monitora “le minacce alla libertà di stampa” in Ecuador sostenendo i critici del regime partecipi alla campagna di denunce della CIA. La ONG Participación Ciudadana, specializzata nel “giornalismo investigativo” della CIA, ha ricevuto 265000 dollari solo dal NED negli ultimi due anni, per coprire le “spese correnti”.
L’ecuadoregno Mario Ramos, direttore del Centro Andino per gli Studi Strategici, che analizza le operazioni contro i governi latino-americani che rifiutano le linee di Washington, ha osservato su Telesur che le attività sovversive della CIA aumentano in ogni Paese prima di scegliere “la strategia di destabilizzazione adeguata: guerra economica, mediatica o psicologica, e così via”. Ramos ritiene che, per contrastare tali operazioni sovversive, i latino-americani debbano stabilire “una strategia di difesa integrata” che si estenda alle sfere della diplomazia, militare e della finanza, e concentri gli sforzi dei servizi segreti dei loro Paesi su questo compito. La denuncia delle operazioni sovversive della CIA in Ecuador, la sfilata in TV dei primi piani dei criminali e l’analisi delle ripercussioni catastrofiche per il Paese dovute a tali attività illegali, provano che i leader politici e della sicurezza dell’Ecuador hanno raggiunto le dovute conclusioni.

Karen Hollihan

Karen Hollihan

Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: Non abbiamo scelta se non la vittoria!

Dr Bashar Non abbiamo scelta se non la vittoria!Mondialisation, 10 giugno 2016
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraox281262559428312575Innanzitutto, presento al popolo siriano i migliori auguri per questo mese benedetto nella speranza che il prossimo Ramadan la Siria sia liberata.
(Applausi)

Signora Presidentessa, onorevoli deputati,
Non è la prima volta che mi trovo su questo podio, dopo le elezioni che hanno portato alla formazione del nuovo parlamento, congratulandomi con i parlamentari eletti, portavoce del popolo che gli ha concesso fiducia e l’onore di tale responsabilità nazionale. Ma questa volta, la situazione è molto diversa perché le elezioni non sono state ordinarie. Avvenivano in un momento di grandi tensioni territoriali, politiche, regionali ed internazionali. In condizioni di estrema difficoltà interne portando alcuni a predirne il fallimento e che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state evitate dai cittadini. Ma ciò che è successo è stato l’esatto contrario. Ancora una volta, il popolo siriano ha sorpreso il mondo con la sua ampia partecipazione ad un’importante scadenza nazionale e costituzionale. Il tasso di partecipazione, senza precedenti, è un messaggio chiaro al mondo, più aumentano le pressioni, e sempre più persone valorizzano l’indipendenza; più s’intensificano i tentativi d’interferenza estera, più il popolo rispetterà il dettato della Costituzione, garante dell’indipendenza e della stabilità. Una determinazione nazionale che si riflette anche nel gran numero di candidati alle elezioni, dimostrando così discernimento e patriottismo. Ed è anche un messaggio importante per voi, rappresentanti del popolo, questa partecipazione senza precedenti, nonostante le circostanze, nonostante le minacce e i pericoli, vi caricano di una particolare responsabilità nei confronti dei cittadini che hanno messo le loro speranze nelle vostre mani, affinché li proteggiate col vostro lavoro onesto e costante, proporzionale alla loro fiducia e alle enormi sfide imposte alla Siria. Poiché queste elezioni sono state insolite e dall’affluenza senza precedenti, questo Consiglio sarà diverso da tutti gli altri; gli elettori che di solito votano per chi dovrebbe rappresentarli hanno dimostrato il loro senso di responsabilità, la loro comprensione delle nuove realtà e la consapevolezza dell’importanza dei sacrifici votando non solo candidati provenienti dalla loro regione, ma anche candidati provenienti dalle profondità della sofferenza e dal colmo della generosità. Così il vostro attuale Consiglio include, per la prima volta, feriti che hanno sacrificato parte del corpo in modo che il corpo della Patria rimanesse intatto; madri, padri, sorelle dei martiri che hanno visto i loro cari sacrificare la vita per la Siria; il medico pietoso verso il disagio economico dei concittadini che rispetta la nobiltà della sua professione con cure gratuite; l’artista che ha preso le armi per difendere la sua terra e il suo onore. E’ anche un consiglio in cui le voci delle donne, dei giovani, dei laureati aumenterà ulteriormente, contribuendo con i propri mezzi a difendere il proprio Paese e il proprio popolo. Mi ricordo di alcuni di questi casi, ma ce ne sono molti altri. Non li citerò. Ognuno di voi è stato eletto dal popolo per parlare a suo nome, per difenderlo e proteggerlo. Facciamo in modo che la bussola dello scopo e del metodo del nostro lavoro, come responsabili nelle varie istituzioni che operano per gli altri e non per se stessi, proprio come hanno fatto i feriti, i martiri e tutti coloro che si sacrificano e resistono, sia in ognuno di noi nel posto e nel compito che la responsabilità gli ha assegnato. Senza questa bussola, la Siria non potrà uscirne. Senza questa bussola, non ci sarà spazio per il progresso; per costruire; per le idee innovative e creative, che sarebbero inutili se già esistessero. Quando pensiamo e agiamo con onestà e sincerità nell’interesse altrui, e non nostro, elimineremo le barriere della corruzione e della cattiva gestione. Sarà allora possibile, ed anche certo, affrontare le sfide poste dalla guerra e confondere i negligenti, i corrotti e i ladri, senza che possano più complicare la situazione per i loro scopi personali. Quando pensiamo e agiamo con onestà e sincerità, nell’interesse del Paese, e non nostro, il controllo esecutivo sarà efficace ed efficiente, valutandone le prestazioni al servizio del cittadino. Ed è ciò che tutti si aspettano dal Consiglio.SYRIA-POLITICS-UNREST-CONSTITUTION-VOTE-20120226-161955Signore e Signori,
la responsabilità nazionale che poggia su di voi oggi arriva in un momento in cui il mondo intero ha visto circostanze eccezionali dovute a conflitti internazionali, principalmente causati dai tentativi dell’occidente di detenere una posizione dominante a qualsiasi costo. L’occidente rifiuta qualsiasi cooperazione con qualsiasi altro Stato o gruppo di Stati, come se si trattasse di una questione di vita o di morte per esso. Tali conflitti internazionali hanno creato conflitti regionali tra Stati che cercano di preservare sovranità ed indipendenza e Stati che servono gli interessi altrui, anche se danneggiano gli interessi del loro popolo. I conflitti direttamente trasmessi nella nostra regione in generale e in Siria in particolare, complicano una situazione già complicata. Ma tutto ciò non impedisce, a noi siriani, di avere la nostra responsabilità in ciò che accade, perché se la nostra “casa” fosse stata forte, solida, solidale, libera da corruzione e tradimento in certi suoi angoli, le cose non sarebbero arrivate dove sono ora. I conflitti su tre livelli, internazionale, regionale e locale, sono chiaramente riflessi nei processi politici che si svolgono a Ginevra. E tra il piano ‘internazionale e quello regionale s’è intromesso un gruppo di individui di nazionalità siriana che agiscono da burattini sia di Stati infinitamente più arretrati, sia di Stati che sognano di ricolonizzare la nostra regione, anche tramite gli ascari. Ma di fronte a tali traditori, ci sono i siriani patriottici fedeli ai sacrifici dei martiri e dei feriti, alla ricerca dell’azione politica per preservare la propria terra e la propria indipendenza decidendo per la Patria. Non è più un segreto che dall’inizio degli eventi, scopo del processo politico previsto dagli Stati che sostengono il terrorismo regionale e internazionale è distruggere il concetto di Patria colpendo inesorabilmente la nostra Costituzione con ogni sorta d’iniziativa volta a deviarla dall’applicazione e bloccarla su vari aspetti con ciò che chiamano “periodo di transizione”. Naturalmente, mirano alla Costituzione sperando di demolire i due principali pilastri di qualsiasi Stato. In primo luogo, le istituzioni a cominciare dall’Esercito che difende la Patria e garantisce la sicurezza del popolo, contro cui sono particolarmente concentrati fin dall’inizio e in tutte le discussioni sul futuro della Siria e delle sue istituzioni. Poi, l’identità nazionale condivisa dalle varie componenti etniche e religiose, su cui si sono concentrati da quando si sono resi conto che è il fondamento della resilienza del Paese. Una volta che il loro “piano terroristico” è fallito, nonostante le distruzioni e i massacri da essi perpetrati, si convinsero che il grosso del loro “piano politico” poteva ancora essere realizzato attaccando la Costituzione. Infatti, il loro piano iniziale era assicurarsi che il terrorismo dominasse completamente il Paese, accordandogli una pretesa “moderazione” e una “legittimità” di copertura, naturalmente decisa all’estero, creando il caos assoluto quale unica via per una Costituzione etnica e confessionale che ci muterebbe da popolo attaccato al proprio Paese a gruppi settari rivali che invocano l’intervento straniero contro se stessi. Ciò che dico è chiaro. Non dico nulla di nuovo. Se guardiamo al nostro est e al nostro ovest, le esperienze confessionali parlano da sole. Non c’è bisogno di rivalutare questo problema dopo decenni di esperimenti equivalenti nella nostra regione. Il sistema confessionale trasforma i figli dello stesso Paese in avversari e nemici, nel qual caso ciascuna delle parti cercherebbe alleati che, in questo caso, non troverebbero in Siria, ma all’estero. In effetti, un rapporto costruito su sospetto, risentimento e odio trova alleati all’estero. È allora che gli Stati colonialisti si presenteranno da protettori di un particolare gruppo e la loro interferenza negli affari del Paese in questione avrà giustificazione e legittimità. Poi, una volta che il loro piano di suddivisione sarà completato, passeranno alla partizione. Di qui la costante progressione della terminologia settaria e dei discorsi politici regionali o degli Stati internazionali patrocinatori del terrorismo, che consoliderebbero il loro piano e il loro concetto di partizione resi inevitabili, e persino necessari, quale unica soluzione per la pace dei siriani. Pertanto, diffondono prima tale concetto all’estero, in modo che governi e politici mondiali si convincano che l’unica soluzione sia una Costituzione confessionale, dato che ci sarebbe la guerra civile dovuta alla grande diversità etnica e religiosa della nostra regione che c’impedirebbe di convivere. Poi eserciterebbero la loro pressione su di noi per farci accettare la loro logica e, a nostra volta, saremmo convinti di non poter convivere se non solo con la Costituzione che propongono. Inoltre, ci dicono: “Vuole l’unità della Siria? Ma, naturalmente, tutti i Paesi del mondo sono per l’unità della Siria!”. Più banalmente, la zolletta di zucchero dovrebbe soddisfare la nostra fame per una Siria unita e indivisibile. Ora, come tutti sappiamo, l’unità non inizia con la geografia, ma dai cittadini, perché quando i cittadini dello stesso Paese sono divisi, la partizione geografica diventa questione di tempo e si avrà al momento ritenuto opportuno. Ma dato che non gli permettiamo di trascinare la Siria in questa direzione precipitandola nell’abisso, proponemmo all’inizio di Ginevra 3 un documento che definisce i “principi” su cui dovrebbe basarsi il dialogo con le altre parti. Credo che vi chiederete quali siano queste parti, perché finora abbiamo negoziato solo con il “facilitatore” che non è l’altra parte, credo, né lui né la sua squadra, essendo solo degli intermediari. Pertanto, se mi chiedete il motivo per cui ho detto “altre parti”, risponderei retoricamente, dato che non ce ne sono.
(Applausi)
E’ sulla base dell’accordo sui principi proposti dalla Siria, o qualsiasi altro principio generale, che le discussioni passano ad altri argomenti, come ad esempio sul “governo di unità nazionale”, lavorando con una commissione competente per preparare la nuova costituzione, soggetta all’approvazione del popolo con un referendum prima di procedere a nuove elezioni. Un soggetto che spiegammo essenzialmente nel gennaio 2013 durante il mio discorso all’Opera House di Damasco [1], cosa che non gli impedisce di continuare a chiederci ancora e ancora della nostra idea di soluzione. Rispondiamo che è la “soluzione politica”, essendo l’altra soluzione, la lotta al Terrorismo, già definita nei suoi principi. Pertanto, ogni volta che ci porranno la stessa domanda, ripeteremo la stessa risposta. Torniamo ai principi. Perché abbiamo stabilito dei principi? Perché sono necessari in qualsiasi negoziato o colloqui, in particolare tra Stati. Perché? Questi negoziati hanno bisogno di riferimenti. Pretendono che i riferimenti siano nella risoluzione 2254 (2015), proprio come l’avevano preteso per la risoluzione 242 (1967). [2] Un esempio che dimostra che quando tali risoluzioni furono adottate dopo il compromesso tra grandi potenze, ognuno usa la terminologia che si adatta ai propri interessi; in modo da ritrovarsi con un testo ambiguo e contraddittorio. Quindi, se tornassimo al comunicato di Ginevra del 2012, troveremmo che parla allo stesso tempo di sovranità della Siria e di organo di transizione, indicato anche come “governo di transizione”. Ma se si parla di sovranità della Siria, come è possibile che decida sul suo sistema di governo, indipendentemente dalla volontà del suo popolo? La sovranità preclude l’adozione di tale sistema e viceversa. D’altra parte, abbiamo a che fare sempre con terminologie inspiegabilmente elastiche. Ad esempio, cito un’espressione presa dai colloqui di Vienna dove troviamo la frase “governo credibile”. Che significherebbe? Per il terrorista, se SIIL, Fronte Al-Nusra e gruppi simili arrivano al potere, il loro governo sarebbe credibile. Per i traditori che agiscono dall’estero divenuti zerbini dei loro padroni, se riuscissero a formare un governo che gli assomiglia, farebbero dello Stato siriano uno Stato vassallo che a sua volta trasformerebbe i siriani a sua immagine, rendendosi così un governo credibile per loro. E’ quindi ovvio che non andiamo nei negoziati per accettare tali proposte. È per questo che abbiamo scritto il “documento dei principi” evitando che un partito aggiunga ciò che gli piace. È una struttura che pone dei limiti invalicabili e qualsiasi proposta al di fuori dei principi fondamentali, considerata d’ostacolo o priva di serietà.
Questi principi li cito subito:
Sovranità e unità della Siria rifiutando ogni ingerenza straniera.
Rifiuto del terrorismo.
Supporto alla riconciliazione.
Preservare le istituzioni
Togliere l’embargo.
Ricostruzione.
Controllo delle frontiere.
Molti altri principi sono contenuti nelle Costituzioni, attuale e precedenti: diversità culturale, libertà dei cittadini, indipendenza della giustizia, ecc. Pertanto respingiamo qualsiasi proposta in contrasto con questi principi, ed è per questo che l’hanno respinta…
(Applausi)
Non ce lo dicono espressamente, ma ce li rubano. Tuttavia, a nostro avviso, questi principi costituiscono la vera base del successo dei colloqui, tuttavia, se sinceramente lo desiderano, e non solo dimostrano serio impegno ma anche una chiara visione del processo politico, ciò porterebbe ad una soluzione tra siriani. I veri negoziati non sono ancora iniziati. Come ho già detto, le sedute successive si sono limitate a discussioni con il facilitatore, che non è un partito con cui dovremmo negoziare. Non abbiamo assolutamente ricevuto risposta alla nostra dichiarazione di principi. La nostra delegazione ha continuato a chiedere una reazione dalle “altre parti” senza mai ottenere una risposta; confermando che i loro rappresentanti dipendono dai loro padroni, dimsotrando, ovviamente, che erano andati a Ginevra per forza. Inoltre, dal primo giorno hanno cercato d’imporre le loro condizioni e quando non ci sono riusciti nell’ultima sessione di Ginevra, hanno chiaramente dichiarato il loro sostegno al terrorismo silurando “la cessazione delle ostilità”. Ripeto: siamo andati all’ultima sessione di Ginevra e alla precedente, incontrando il facilitatore e la sua squadra; abbiamo proposto un documento di principi senza avere risposte. Tuttavia, l’hanno scavalcato proponendoci ciò che spacciavano col titolo di “ricerca di denominatori comuni” tra le parti. Un suggerimento dagli stessi che in precedenza incontrammo nella prima fase dei colloqui indiretti attraverso il facilitatore, che doveva svolgere il ruolo di mediatore tra le delegazioni ospitate in diverse stanze dello stesso edificio, e che non ebbe luogo. Per contro, ci posero una serie di richieste ingannevoli, ogni volta in termini che violavano la sovranità della Siria, la sua sicurezza, le sue istituzioni o collegate alla situazione sociale secondo l’ottica religiosa dell’uno e dell’altro, come avete visto sui loro media. Mentre è usuale che il ruolo delle nazioni richieda l’istituzione di una struttura incentrata sul facilitatore, o una sua squadra, sappiamo che tali Stati impantanati sulla scena internazionale non possono permettergli di lavorare in modo onesto e imparziale. Hanno sempre dei rappresentanti che agiscono dietro le quinte. Crediamo che siano loro ad aver preparato il questionario al quale avevamo diritto, probabilmente perché presumevano che la squadra della delegazione siriana non sapesse nulla di politica. In realtà, non poterono ingannarci con la loro terminologia tendenziosa, ricevendo risposte ferme e precise. Pertanto, a prescindere da chi ha preparato il questionario, si presume fossero dei dilettanti.
(Applausi)
Per quanto riguarda l'”altra parte”, non era effettivamente presente. I suoi rappresentanti si sono effettivamente recati a Ginevra, costretti dai loro padroni, ma smisero di gridare imbronciandosi. Non intendiamo prenderli in considerazione. Il popolo li ha già valutai e non meritano che si parli di loro, se non per dire che non c’era alcun negoziato diretto con costoro. Rimasero nel loro hotel accontentandosi di certe dichiarazioni tuonanti suggerite dai loro padroni, avendo come unico ordine del giorno, approvato da Riyadh, svegliarsi, mangiare e tornarsene a letto.
(Applausi)
Notando che la loro missione era fallita, cominciarono a pensare di ritirarsi per dare la colpa del fallimento dei negoziati alla Siria; non ci sono riusciti. Tuttavia, come ho già detto, la loro risposta al fallimento dell’ultima sessione di Ginevra 3 fu la dichiarazione pubblica del loro sostegno al terrorismo e alla fine della “cessazione delle ostilità”. Ciò ha portato al bombardamento selvaggio di civili, ospedali, bambini, come abbiamo visto ad Aleppo. Nonostante il fatto che praticamente tutte le province siriane hanno sopportato e ancora sopportano il terrorismo, continuando a resistere al regime fascista di Erdogan che ha sempre puntato in particolare ad Aleppo, perché questa città è ai suoi occhi l’ultima speranza del suo piano con i Fratelli musulmani, dopo aver fallito in Siria ed aver smascherato la sua vera natura di criminale ed estremista agli occhi del mondo; e anche perché i suoi abitanti si sono rifiutati di farsi strumentalizzare, resistendo, perseverando, rimanendo a difendere la loro città e il loro Paese. Ma Aleppo sarà il cimitero delle speranze e dei sogni di questo assassino, se Dio vuole.
(Applausi)
E il loro terrorismo continua, con i massacri a Zara e i criminali attentati a Tartus e Jabalah. Una scelta volta a seminare discordia. Hanno fallito e sempre falliranno, perché la discordia non c’è in Siria, è morta! Le loro bombe non sono riuscite a distinguere un siriano da un altro siriano, dimostrando che tutti i siriani sono fratelli nella vita e nel martirio e guardano nella stessa direzione.
(Applausi)
Salutiamo tutti coloro che si sono radunati e sono rimasti uniti nella vita e nella morte contro i terroristi e i loro odiosi piani di discordia, decisi a vivere, resistere e vincere. In questo contesto, il tema spesso discusso negli ultimi mesi è la tregua a cui molti di noi attribuiscono la responsabilità di tutto ciò che ci accade. Parliamo oggettivamente. In questo mondo tutto è relativo e l’assoluto, per noi esseri umani, è solo questione del potere divino. Lo stesso per la tregua, il positivo comprende del negativo; e il negativo include del positivo. In ogni caso, ciò non riguarda il territorio intero, permettendoci di non considerarlo solo negativo. Infatti:
– In politica interna, dato che ciò che conta di più è la situazione interna, abbiamo raggiunto molte riconciliazioni, risparmiando molto sangue al nostro popolo e alle nostre Forze Armate.
– Sul piano estero, ha vantaggi politici che non intendiamo discutere qui.
– Militarmente, ci permette di concentrarci su obiettivi specifici e raggiungerli. La prima prova di ciò è la rapida liberazione di Palmyra e poi al-Quraytan e di molti villaggi nel Ghuta di Damasco. Certamente, le nostre Forze Armate hanno liberato molte altre aree, ma dopo diversi mesi; anche dopo uno o due anni di combattimenti.
Quindi non possiamo negare gli aspetti positivi di questa tregua. Il problema è che è stato deciso da un consesso internazionale con l’approvazione dello Stato siriano, ma la parte statunitense, in particolare, non ha adempiuto alle condizioni che doveva applicare, ignorando i suoi agenti nella regione, sauditi e turchi. Tuttavia, l’Arabia Saudita ha dichiarato pubblicamente e ripetutamente il suo sostegno al terrorismo, mentre i turchi continuano ad inviare apertamente terroristi dai loro confini alle regioni del nord della Siria. Gli Stati Uniti quindi condonano le azioni di Erdogan che, come abbiamo detto, è stato smascherato all’estero e nel Paese, oltre ad essere contestato dai suoi concittadini. Pertanto, è stato costretto a creare disordini e caos per mantenere le poche carte che ha. Ha mandato truppe in Iraq, ha ricattato gli europei sfruttando il problema dei rifugiati, continua a sostenere i terroristi e ultimamente ne ha inviato migliaia ad Aleppo. In pratica, Erdogan svolge il ruolo di “teppista politico”.
(Applausi)
Questo è il motivo per cui dico che la corretta applicazione della cessazione delle ostilità ha merito e che il problema non è la tregua. Il problema è che gran parte del conflitto in Siria è un conflitto estero, internazionale e regionale. Non soddisfatti dal loro terrorismo tramite esplosivi e proiettili, hanno fatto ricorso al loro “terrorismo economico” attraverso le sanzioni e la pressione sulla sterlina siriana, per portare al collasso economico piegando il popolo. Ma nonostante tutte le manovre dolorose, la nostra economia continua a resistere; le misure monetarie hanno recentemente dimostrato che è possibile contrastare la pressione, ridurre i danni e stabilizzare la moneta. Sono sicuro che questo sarà la prima priorità del nuovo Consiglio e sarà lo stesso, altrettanto certamente, per il nuovo governo in via di composizione, come richiesto dalla Costituzione. Come sapete, la sterlina siriana è soggetta a molti fattori: estero attraverso l’embargo finanziario e la geografia delle esportazioni; e interno dovuto al terrorismo che ha colpito le infrastrutture e le istituzioni economiche, reciso le comunicazioni tra le città e spaventato gli investitori. Dipende anche dalle azioni dei governi e dalle reazioni dei cittadini. Quest’ultimo aspetto è ovviamente una conseguenza e non una causa. Tuttavia, comporta la corsa ad acquistare dollari o altre valute estere, in cui il cittadino può perdere coll’aumento dei prezzi ciò che pensa aver salvato acquistando dollari. Abbiamo detto che le misure adottate dal governo recentemente si dimostrano efficaci, illustrando la capacità d’influenzare la valuta. Ma questo è efficace a breve termine. A lungo termine riguarda l’economia duramente colpita. Così, all’inizio della crisi, alcuni hanno sospeso i progetti per piccole, medie e grandi aziende, pensando che la crisi sarebbe durata pochi mesi prima del ritorno alla normalità; che non c’è stato. Mentre altri investitori hanno continuato progetti più o meno importanti, dato che la vita deve andare avanti a prescindere dalle circostanze. Tuttavia, i primi erano più numerosi dei secondi. Quello che oggi ci si aspetta da noi è continuare a sostenere la sterlina siriana e la situazione economica, essendo interdipendenti, incoraggiando gli investitori a lanciare i loro progetti, che sia una piccola, media o una grande azienda. Oltre alle misure monetarie, il governo deve trovare le procedure per accelerare il ciclo economico. Ma dato che la debolezza della sterlina è strettamente legata a un’economia debole, dobbiamo collaborare nella ricerca di soluzioni compatibili con la fase che attraversiamo. Quali sarebbero le procedure efficaci? Quali leggi sarebbero utili? Questa situazione dura da cinque anni. Non è una novità avendoci riflettuto non dal nulla. Abbiamo una certa esperienza in questo campo. Pertanto, penso che sia una questione di grande importanza che il Consiglio discuterà con il governo, in modo che tutti noi possiamo fare il nostro dovere. Terrorismo economico e terrorismo con bombe, stragi e ogni tipo di proiettile sono vani. Perciò vi assicuro che la nostra guerra al terrorismo continuerà, non perché ci piace, questa guerra ce l’hanno imposta, ma perché lo spargimento di sangue non si fermerà finché non li avremo sradicati ovunque siano e qualunque sia la maschera che indossano.
(Applausi)
Come abbiamo liberato Palmyra e molte altre aree prima, libereremo ogni palmo della Siria caduto nelle loro mani. Non abbiamo scelta se non la vittoria; altrimenti la Siria scomparirà e non ci sarà né presente né futuro per i nostri figli. Questo non significa che non crediamo nell’azione politica come pretenderanno dopo questo discorso, concludendo che il presidente siriano ha parlato solo della guerra e della vittoria. Continueremo a lavorare sul processo politico, per quanto piccola sia la possibilità di successo, a cominciare dalla nostra forte volontà, sia a livello popolare che governativo, per fermare lo spargimento di sangue e la devastazione salvando la nostra Patria. Ma ogni processo politico che non sarà avviato, continuato, accompagnato e concluso con l’eliminazione del terrorismo, non avrà alcun senso e non ci sarà nulla da aspettarsi. Ancora una volta, invito tutti coloro che portano le armi per qualunque motivo, di aderire al percorso di riconciliazione iniziato anni fa e che s’è accelerato di recente. Non seguite il sentiero del terrorismo che porta alla distruzione del Paese e danneggia tutti i siriani senza eccezione. Riprendetevi e tornate nel vostro Paese perché, con lo Stato e le sue istituzioni, è la madre dei suoi figli il giorno che decideranno di tornare. Quanto a voi, eroi della Siria nell’esercito, nelle Forze Armate e nelle Forze alleate, qualunque cosa possiamo dirvi o dire di voi, non arriveremo a rendervi giustizia. Senza di voi, non avremmo potuto resistere. Senza di voi, non esisteremmo più. Senza i vostri coraggio e generosità, la Siria sarebbe solo un ricordo. I nostri saluti con rispetto e ammirazione a voi, alle vostre famiglie, ai vostri compagni martiri e feriti…
(Applausi)
I nostri saluti con rispetto e ammirazione a voi, alle vostre famiglie, ai vostri martiri e compagni feriti, che hanno rifiutato di arrendersi battezzando la terra siriana con il loro sangue e il loro corpo. Tutti noi, ovunque ci troviamo, ne saremo grati per generazioni e generazioni. Ci inchiniamo al vostro eroismo e all’eroismo delle vostre famiglie e tutti noi vi promettiamo che il vostro sangue non sarà versato invano, che la vittoria sarà inevitabile grazie a voi, grazie agli eroi dell’Esercito e delle Forze Armate e di tutti i siriani che costantemente difendono il proprio Paese e il proprio onore ovunque si trovino e con ogni mezzo possibile.
(Applausi)
La sconfitta del terrorismo è inevitabile, con Stati come Iran, Russia e Cina che sostengono il popolo siriano, dalla parte della giustizia e a difesa degli oppressi contro gli oppressori. Li ringraziamo per questo…
(Applausi)
Li ringraziamo per questo e per il loro continuo sostegno. Sono Stati che rispettano i principi e difendono i diritti dei popoli, in particolare di chi sceglie il proprio destino. A questo proposito, vorrei che non badassimo assolutamente a tutto ciò che dicono sui media delle nostre differenze, dei nostri conflitti o divisioni. Le cose sono più stabili e i punti di vista più chiari che mai prima. Quindi non preoccupatevi, le cose vanno piuttosto bene in questo caso.
(Applausi)
Non dimenticheremo ciò che la resistenza patriottica libanese ha offerto alla Siria nella lotta al terrorismo…
(Applausi)
Non dimenticheremo ciò che la resistenza patriottica libanese ha dato alla Siria nella lotta al terrorismo, mescolando il sangue dei suoi eroi col sangue degli eroi dell’Esercito arabo siriano e delle forze alleate. Salutiamo i loro eroismo e lealtà.
(Applausi)13350361Signore e Signori,
Il vostro nuovo Consiglio inizia a lavorare, mentre compiti giganteschi e grandi sfide ci attendono. Molto sangue puro è scorso, intere famiglie sono state spazzate via e un’intera infrastruttura costruita dai siriani col sudore della fronte è stata distrutta, gli eroi hanno offerto anima e corpo, senza aspettarsi nulla in cambio, il che non significa che il loro sacrificio e che il loro sangue puro sono stati vani. Ma se questo è il prezzo per ripristinare la sicurezza, per la vittoria sul terrorismo, la riconquista e la ricostruzione del territorio, passa anche per la lotta agli effetti nocivi di corruzione, favoritismi, caos e violazioni della legge. Questi eroi si sono sacrificati per difendere la terra e il popolo, il Paese con la sua Costituzione, le sue leggi e istituzioni. Il prezzo che dobbiamo pagare perciò, è preservare tutto questo lavorando per farlo progredire e dedicandosi a giustizia ed equanimità. Questi eroi si sono sacrificati per mantenere l’integrità del Paese intatto, tra tutte le sue componenti. Siate all’altezza dei loro sacrifici. Siate il popolo che ci auguriamo sarete. La vostra missione non si riassume solo nella fiducia dei vostri elettori, ma anche nella fiducia dimostrata dai martiri, dai feriti, dalle madri in lutto e da tutti coloro che hanno dato il loro sangue, i loro mezzi, il loro pensiero e la loro solidarietà per proteggere la propria terra d’origine. Questa è l’enorme fiducia di cui siete custodi. Assumetevi questa responsabilità e siatene degni.
Che la pace e la misericordia di Dio sia con voi e che Dio vi benedica.

Dr. Bashar al-Assad,
Presidente della Repubblica araba siriana
2016/07/06

Fonti: Video della Presidenza della Repubblica

Note:
[1] al-Assad ha lanciato una soluzione politica alla crisi in Siria.
[2] Risoluzione 242 delle Nazioni Unite: una risoluzione ambigua

NdMAN. Il rispetto di tale termine costituzionale è attualmente pagato a caro prezzo dal popolo, soprattutto ad Aleppo e nel sud della Siria. Ieri ho raggiunto un’amica ad Aleppo, era difficile sentirla per il frastuono delle esplosioni che dominavano le nostre voci. Fui impressionata che mi calmasse ripetendo: “Non ti preoccupare ci passeremo, non è nulla!“, mentre un edificio a 100 metri da casa sua crollava coi suoi inquilini dentro. Ho una certa decenza nel dire ciò che sento e confesso che l’emozione mi paralizza. E’ come se non avessi più parole né in gola né sulle punte delle dita… e dire che non c’è siriano che non subisca abusi dal mondo mentre in occidente si applaude a una partita di calcio… Ecco, è la prima volta che sento tanti clacson disturbare la quiete di una notte in provincia. Sembra che la Francia abbia vinto 2 a 1. Non so contro chi. (Mouna Alno-Nakhal)ox281262559420819524Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.287 follower