Zjuganov: dobbiamo riunire le terre del nostro spazio geopolitico in modo pacifico, democratico e con dignità…

Histoire et Societé 15 febbraio 2015zyuganov.siIntervista del 13 febbraio presso la Duma di Stato, osservazioni sulla situazione in Ucraina, del Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, G. A. Zjuganov. “Il Partito Comunista dell’Ucraina raccolse a suo tempo tre milioni di firme, per indire un referendum sull’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Questo referendum dovrebbe risolvere pacificamente i problemi che si sono accumulati“, ha ricordato GA Zjuganov. “La junta di Kiev ha dato l’ordine di sparare sui propri cittadini, un crimine senza precedenti. Conosco la storia delle guerre. Sono stato in molti punti caldi, ma è la prima volta che vedo una situazione in cui si usano aerei e carri armati per costringere le persone ad abbandonare la loro lingua, le loro tombe e i loro antenati“, s’indigna il capo del Partito Comunista. “Il popolo ucraino ha bisogno di una guerra? Ovviamente no. E’ un popolo lavoratore e silenzioso, delle persone oneste, ha detto il capo dei comunisti russi. I responsabili in Europa ne hanno bisogno? Neanche. Tale conflitto sanguinoso e terribile è stato organizzato da funzionari corrotti, oligarchi ladri, diplomatici degli Stati Uniti e dalla CIA, dai banderisti veri nazisti. Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale si è formato un governo apertamente fascista e criminale“. “Solo gli ingenui possono sperare che tale governo risolva i problemi dell’Ucraina. Credo che la guerra vada bene agli statunitensi che hanno intenzione di conquistare il mercato europeo. Il debito degli USA è di 18000 miliardi di dollari, che vogliono scaricare sulle spalle dell’Europa e della Federazione russa. Infatti, dopo aver iniziato la guerra in Ucraina, distruggendo legami economici, finanziari e altri tra i Paesi europei e la Russia, gli sarà possibile imporsi all’Europa“, ha detto G. A. Zjuganov.
In effetti, nella Novorossia di oggi c’è una guerra tra un regime filo-USA e la Federazione russa. Sembra già la crisi dei missili di Cuba combinata alla guerra in Vietnam. Per l’Europa, ciò potrebbe comportare il collasso dell’intero sistema finanziario ed economico costruito nel dopo guerra. Quando Merkel e Hollande si sono resi conto che la situazione degenerava, hanno cominciato a cercare un modo urgente di risolvere il problema“, ha proseguito Gennadij Zjuganov. “Dobbiamo fermare la carneficina e il bombardamento della Novorossia da parte della junta radicale di Kiev. Sembra che sia stato raggiunto un accordo, ma domani vedremo cosa succederà dopo la mezzanotte. Tuttavia vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che, anche nel corso dei negoziati, nessuno ha interpellato Poroshenko. Nessuno gli ha detto cosa stai facendo? Ci sediamo al tavolo dei negoziati, ma continui a bombardare città ed aree residenziali, scuole e asili. Non dobbiamo dimenticare che Poroshenko è il capo delle Forze armate dell’Ucraina“, ha detto G. A. Zjuganov.
Credo che Poroshenko non abbia alcun controllo sulla situazione, ha detto il capo del Partito Comunista. Le condizioni gli sono dettate dal partito della guerra guidato da Jatsenjuk, Turchinov e simili. Sono dei militaristi che eseguono gli ordini di Washington, non di Poroshenko. Pertanto dobbiamo stare in guardia e non dimenticare con chi abbiamo a che fare”. “C’è una cosa che mi fa dubitare sull’attuazione degli accordi. I capi che oggi siedono a Kiev, Poroshenko, Turchinov, Jatsenjuk e Avakov semplicemente non potrebbero esistere in condizioni normali. Non sanno lavorare e non sanno cos’è l’economia“, dubita G. A. Zjuganov. “Solo degli sciocchi o furfanti potrebbero acquistare carbone in Sud Africa. Solo dei bastardi assolutamente irresponsabili potrebbero distruggere le miniere del Donbas, mentre la metà della popolazione dell’Ucraina muore di freddo. Ecco che razza di persone oggi distrugge l’apparato amministrativo del Paese“, ha detto il leader dei comunisti russi. “Dobbiamo capire cosa potrebbe accadere se il potere dei nazisti banderisti a Kiev si rafforzasse. Quando s’impossessano di armi moderne, sparano a tutti non solo a Donetsk, ma anche altrove. Sono individui senza morale, senza coscienza e privi degli obblighi fondamentali esistenti in ogni società“, ha avvertito Gennadij Zjuganov.
Dobbiamo riunire le terre del nostro spazio geopolitico in modo pacifico, democratico e dignitoso. Così tutti ne trarranno vantaggio. Tanto più che la base di ciò è già stata posta nella forma dell’Unione eurasiatica“, ha concluso il leader del Partito comunista.170532894Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ministro della Difesa della Russia visita i Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/02/2015b22824Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha compiuto una visita in America Latina l’11-14 febbraio in Venezuela, Nicaragua e Cuba, Paesi con relazioni alleati stabili con la Russia nel campo della cooperazione militare. Ha firmato un accordo sulle esercitazioni militari congiunte in Venezuela. Russia e Nicaragua hanno firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per le visite di navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua. Un accordo per lo sviluppo della cooperazione tecnico-militare è stato concluso durante la visita a Cuba. Ma il viaggio nel “Triangolo Caraibico” aveva un significato politico assai maggiore degli accordi di cooperazione militare. A Caracas, Managua, Habana e America Latina in generale ciò è stato visto come manifestazione di solidarietà. Non poteva essere altrimenti, mentre gli Stati Uniti fanno ancora pressione sull’America Latina, intensificando la sovversione con le “rivoluzioni colorate”, per rovesciare governi legali. I leader di Venezuela, Nicaragua e Cuba dicono spesso che gli Stati Uniti usano l’intero arsenale delle guerre clandestine: dalla guerra dell’informazione alla creazione di cellule terroristiche e ai complotti volti ad eliminare fisicamente i leader dei Paesi nel mirino di Washington, come primi obiettivi. La visita di Shoigu a Caracas è coincisa con la divulgazione della cospirazione contro il governo del Venezuela tra le fila dell’aeronautica. Ufficiali attivi e in pensione aveano pianificato di attaccare obiettivi nella capitale: il palazzo presidenziale di Miraflores, gli edifici del Ministero della Difesa, del Servizio di Sicurezza (Sebin), del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Procuratore Generale. I cospiratori volevano usare un aereo Tucano, progettato per combattere la guerriglia, che doveva decollare dalle isole Curaçao o Aruba dove vi sono basi operative avanzate (FOL) degli USA e la CIA conduce un’intensa attività. L’attacco era previsto mentre l’opposizione radicale avrebbe organizzato manifestazioni permettendo ai suoi capi di approfittare del caos nel Paese e prendere il potere. Questa volta la strategia della “creazione del caos” è fallita. I militari rimangono fedeli al regime bolivariano che gode di un forte sostegno sociale. In queste circostanze l’effetto stabilizzante della visita di Shojgu era evidente: il ministro ha dimostrato che Mosca non ha dubbi sul fatto che la posizione del Presidente Maduro sia solida e che il Venezuela rimane partner strategico affidabile nella regione dei Caraibi. La Russia fa del suo meglio per aumentare il potenziale della Difesa del Venezuela e degli altri alleati nei Caraibi. Continuerà a farlo. I media occidentali hanno definito il viaggio latinoamericano del ministro russo “un atto di pressione diplomatica sugli Stati Uniti”, anche se Shojgu non ha mai detto nulla a sostegno di tale affermazione durante il viaggio. Mosca sottolinea costantemente che la cooperazione militare bilaterale con i partner non è mai rivolta contro altri Paesi, anche se il capo della Difesa russa non ha detto nulla su ciò; la cooperazione militare è interpretata dai media occidentali come segno di pressione politica sugli Stati Uniti. Parlano di “pressione mentre gli Stati Uniti scatenano una propaganda intensa a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina. Tali azioni non possono che spingere Mosca ad opporvisi. L’occidente deve capirlo”.
shoygu-canal-ni-2015 A Managua, un’altra tappa, il ministro ha firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per la visite delle navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua e una serie di altri documenti sulla cooperazione tecnico-militare. Durante la visita in Nicaragua, il ministro della Difesa russo ha aperto un centro topografico, il cui equipaggiamento è fornito e installato da specialisti russi. Gli esperti sottolineano l’incremento tangibile della presenza russa nel Paese, in particolare con i piani per la costruzione del canale di Nicaragua, un altro passaggio che collega Atlantico e Pacifico, oltre al canale interoceanico controllato dagli statunitensi. La Cina svolge il grosso del lavoro. Secondo i media, la Russia sarà responsabile della protezione del gran canale. In nessun modo gli Stati Uniti rimarranno in disparte. Il governo sandinista deve vigilare al massimo. Il Presidente Daniel Ortega ha approfittato della visita di Shojgu per esprimere le sue opinioni sugli attuali eventi internazionali. Secondo lui le attività degli Stati Uniti sono la ragione principale della crisi economica mondiale che danneggia gli stessi Stati Uniti, così come l’Europa. Ortega ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per risolvere pacificamente la crisi in Ucraina. Secondo lui, l’occidente è responsabile del degrado di tale Paese. Ha detto, “Noi tutti abbiamo visto in diretta TV la scandalosa marcia dei fascisti verso il colpo di Stato. Ci aspettiamo che le nuove proposte presentate dalla Federazione Russa e dal Presidente Putin ripristino la pace nella regione”. Il viaggio di Shojgu è stato tempestivo. L’amministrazione statunitense ha messo a punto iniziative volte a riavvicinare l’Avana. Il momento giusto per definire chiaramente i veri obiettivi perseguiti dagli Stati Uniti e le minacce poste al “socialismo dal volto umano” e sul futuro delle relazioni Russia-Cuba. Fidel Castro ha detto che i cubani ancora non si fidano degli Stati Uniti e si atterrà alle politiche che perseguano propri interessi. Queste parole forniscono un indizio per capire l’approccio di Havana al dialogo USA-Cuba. Il messaggio di fondo è lo stesso: c’è la minaccia di essere colpiti alle spalle dalla “quinta colonna” promossa dalla CIA, con l’aiuto di organizzazioni non governative, blogger e intensa propaganda “anti-Castro”. Gli esperti ritengono che gli Stati Uniti radunano i dissidenti cubani per organizzare un colpo di Stato dell’isola. Ma la leadership cubana ha accumulato una ricca esperienza nel contrastare la sovversione dei servizi speciali degli Stati Uniti. Senza dubbio, la visita del ministro della Difesa della Russia ha dato nuovo impulso allo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cuba. A L’Avana l’ordine del giorno comprendeva molte questioni e molti dettagli sono ignoti alla stampa. E’ importante notare che le questioni discusse comprendevano l’invio di nuovi sistemi d’arma, l’ammodernamento dell’arsenale fornito dall’URSS e l’addestramento di personale cubano nelle accademie militari russe. Incontrando Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri cubani, Shojgu ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti militari è in pieno svolgimento. Il Ministro della Difesa ha aggiunto che Russia e Cuba sviluppano la cooperazione militare e tecnica. “Siamo grati a Cuba per accogliere le navi della Marina russa a L’Avana. La Russia è interessata ad espandere la cooperazione navale“, ha detto Shojgu, ringraziando Castro per la calorosa accoglienza della delegazione russa. Raul Castro ha molto apprezzato la cooperazione militare con la Russia. Ha detto che quest’anno gli equipaggi cubani parteciperanno ai biathlon dei carri armati che si terranno in Russia così come ai giochi militari internazionali, al forum tecnico-militare “Army-2015“, previsto per il 16 – 19 giugno, e alla conferenza annuale sulla sicurezza internazionale.
Le coste caraibiche comprendono i territori di Messico, America centrale e settentrionali del Sud America. Sono sempre state considerate dagli Stati Uniti un lago interno. Ma i tempi cambiano. Non importa quanto dica Obama sull’eccezionalismo statunitense e la sua leadership globale in questo secolo, gli Stati Uniti non riescono a mantenere lo status quo. La presenza di Cina, Russia e Brasile è sempre più forte; è una tendenza. Gli Stati dei Caraibi, così come dell’America Latina, si volgono ai poli del potere alternativi. Gli Stati Uniti cercano di affermare la propria leadership con attentati, terrorismo di Stato, spargimento di sangue e torture, venendo percepiti come un Moloch bellicoso e nemico dell’uomo.

62706Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sventato un piano golpista contro il Venezuela

Uno scenario privo di “coincidenze”
Alessandro Lattanzio, 15/2/2015

Ho incontrato i venezuelani colpiti dall’oppressione del loro governo, per sottolineare il nostro impegno a promuovere i diritti umani nel mondo“.
Vicepresidente degli Joe Biden dopo aver incontrato la moglie di un golpista venezuelano, il 12 febbraio 2015.

Nicolas-MaduroIl Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, denunciava il 12 febbraio un gruppo di ufficiali dell’aeronautica per aver programmato un golpe che prevedeva l’impiego di aerei d’assalto EMB 314 Super Tucano. Il Presidente Maduro aveva dichiarato “Il governo degli Stati Uniti è dietro ai piani di destabilizzazione e ai colpi di Stato contro il Venezuela. … Abbiamo smantellato, sventato un tentativo di colpo di Stato contro la democrazia e la stabilità del nostro Paese. Questo era un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’aeronautica militare per provocare un attacco, un colpo di Stato armato. I gruppi fascisti che promuovono i piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione del nostro popolo“. Il 2 febbraio, Maduro aveva detto che “La potenza imperiale del nord è entrata in una pericolosa fase di disperazione, annunciando ai governi del continente il rovesciamento del mio governo. Io accuso il vicepresidente Joe Biden di tale complotto. Ci sono diplomatici statunitensi in Venezuela che arruolano ufficiali per tradire il loro Paese, e cercano di influenzare i leader politici socialisti, gli opinionisti e gli imprenditori per provocare un sanguinoso colpo di Stato contro il Venezuela bolivariano“.
Il piano, denominato Operazione Gerico, era previsto per il 13 febbraio e prevedeva la diffusione di un manifesto che invocava un governo di transizione e successivamente un aereo Super Tucano avrebbe bombardato la cerimonia di commemorazione della battaglia di La Victoria, la sede governativa di Caracas, il quartier generale dei servizi segreti militari del Venezuela (DIM), Plaza Venezuela, la stazione della metropolitana al centro di Caracas, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, la sede del Consiglio Nazionale Elettorale, il municipio di Caracas occidentale, gli uffici del pubblico ministero del Venezuela e dei maggiori funzionari governativi. Nello stesso tempo sarebbero esplosi tumulti di piazza nella capitale e in altre città della nazione. Il Presidente Maduro aveva riferito che gli ufficiali dell’aeronautica erano finanziati dal governo degli Stati Uniti, tramite un gruppo di Miami, per effettuare il golpe articolato in tre fasi:
1. Pubblicazione del “Programma del governo di transizione”, che definiva i piani del governo golpista: scioglimento delle autorità pubbliche, privatizzazione di Petroleos de Venezuela, richiesta di stanziamenti al Fondo monetario internazionale, avviare un nuovo processo di privatizzazione.
2. Attacco con aerei Super Tucano, “L’obiettivo era il Palacio de Miraflores o altri edifici governativi, compresa la sede di Telesur. L’attacco doveva essere effettuato con un aereo EMB-312 Super Tucano proveniente dall’estero, essendo quelli venezuelani in riparazione“.
3. “Un video in cui un generale golpista, condannato e reo-confesso, riferiva che la forze armate si erano rivoltate contro il Presidente Nicolas Maduro e l’avevano rovesciato“. Il generale era Oswaldo Sánchez Hernández. Tale video sarebbe stato trasmesso da CNN, Reuters, AP e altre agenzie di stampa.
Il golpe sarebbe rientrato in un’escalation di quattro tappe: assalto economico, dibattito internazionale su una presunta crisi umanitaria, colpo di Stato politico contro il governo e infine golpe militare per installare un governo di transizione. Il 3 febbraio, il gruppo dei 17 golpisti aveva ricevuto i visti dal dipartimento di Stato degli USA per poter organizzare negli Stati Uniti il golpe per rovesciare Maduro. Tramite un gruppo di Miami, Washington versò una grossa somma in dollari, effettuò diverse missioni e consegnò i visti per gli Stati Uniti ai golpisti, cui l’ambasciata degli USA disse che, se il golpe falliva, “potevano entrare negli USA da qualsiasi punto“.
Il Presidente ringraziava gli ufficiali che avevano sventato il golpe, “Voglio ringraziare i giovani ufficiali, le agenzie d’intelligence, per essere stati capaci di sventare tale tentativo di golpe contro il nostro Paese. Volevano altri morti a Caracas e nel paese durante le manifestazioni della destra“.
AIR_EMB-314_Drakos_Colombia_lg Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, dettagliava il piano golpista, denominato operazione “Hit Blue“, che coinvolgeva i deputati di destra Maria Corina Machado, finanziata dall’USAID; Leopoldo Lopez, collegato all’ex-narco-presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e la cui moglie aveva incontrato il vicepresidente degli USA Joe Biden il 12 febbraio; Julio Borgues, fondatore del partito anti-chavista Primero Justicia; il sindaco di Caracas Antonio Ledezma, legato al terrorista Lorent Gómez Saleh, che al momento del golpe si sarebbe recato al quartiere de La Cadelaria, roccaforte elettorale dell’opposizione antibolivariana, dove avrebbe detto alla popolazione di abbandonare le case perché “sarebbero state bombardate” assieme alla sede di TeleSUR; l’affarista e politico Parsifal D’Sola; Pedro Mario Burelli, collegato a Peter Ackerman, discepolo del teorico delle rivoluzioni colorate Gene Sharp; il generale di brigata Oswaldo Sánchez Hernández; il capitano Jose Noguera, coordinatore della congiura; i tenenti José Antich Ricardo Zapata, Peter Alexander Moreno Guevara, Henry Javier Salazar Moncada ed Eduardo Figueroa Marchena, quest’ultimo latitante a Panama; l’ex-tenente Luis Calderon; l’ex-generale Angelo Vivas, che chiedeva la creazione di unità armate dell’opposizione, l’istituzione di un “governo di transizione” e invitava a prepararsi “a una guerra all’ultimo sangue“; la giornalista Patricia Poleo, che fungeva da collegamento con gli USA; Andreina Stephanie Carrillo Torres e un tale “El Viejo”. Cabello riferiva anche che un uomo, identificato come Jesus Carmona Álvaro Rodríguez, doveva assassinare il presidente venezuelano nella città di Valencia, Stato di Carabobo. Il SEBIN (l’intelligence venezuelana) aveva sequestrato uniformi, armi come fucili statunitensi AR-15, una pistola HK e granate, computer, video sul complotto e la proclamazione del golpe.
Il 5 febbraio, l’ambasciata tedesca in Venezuela avvertiva i cittadini tedeschi in Venezuela d’adottare una serie di “precauzioni di fronte alla crisi“. La dichiarazione è stata firmata dall’incaricato d’affari Joerg Polster, suggerendo che diplomatici e servizi segreti tedeschi fossero a conoscenza del piano golpista sostenuto dagli Stati Uniti.
Il 13 febbraio, l’Alto Comando Militare guidato dal ministro del Potere Popolare per la Difesa, Vladimir Padrino López, ribadiva sostegno incondizionato al Presidente Nicolas Maduro, in relazione al piano golpista steso da alcuni ufficiali. “L’Alto Comando Militare ribadisce pieno sostegno e fedeltà assoluta al Presidente Nicolas Maduro, e ribadisce l’impegno verso Costituzione, Popolo e Plan de la Patria. Ribadiamo il rifiuto netto delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) al piano di un piccolo numero di soldati che non rappresenta i sentimenti dell’istituzione militare (…) Le FANB sono monolitiche e unite nel rispetto della democrazia e respingono ogni barbarie contro Popolo e Paese“. Padrino López affermava che tali atti destabilizzanti “rafforzano i principi e valori che ci indicano la strada giusta, senza retrocedere dalle conquiste raggiunte. Abbiamo le istruzioni del comandante in capo e sappiamo cosa fare per la Difesa del territorio nazionale. Un Paese non si costruisce con la violenza e il risentimento, ma con la giustizia, la cooperazione e la comprensione”.
Gli Embraer EMB 314 Super Tucano, o A-29, sono dei velivoli a turboelica in grado di trasportare, sui cinque piloni subalari e sotto la fusoliera, 1500 kg di armamenti, tra cui 2 mitragliatrici da 12,7 mm FN Herstal con 200 colpi, missili aria-superficie AGM-65 Maverick, razzi, bombe, 4 missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, MAA-1 Piranha o Python-3/4.

Nicolas-Maduro-en-ascenso-militar-Venezuela-800x533Riferimenti
Contrainjerencia
Contrainjerencia
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Global Research
Nsnbc
PSUV

TeleSur

L’Argentina allenta la presa degli Stati Uniti

COMAGUER Bollettino N. 283 7-20152014071920051395249La visita della presidentessa argentina a Pechino segna una nuova tappa dell’emancipazione politica del Paese. L’intervento deciso e vigoroso di Cristina Kirchner contro gli attacchi alla sovranità dell’Argentina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell’ottobre 2014, aveva segnato un punto di svolta. Cristina Kirchner aveva infatti denunciato l’intervento della magistratura degli Stati Uniti per travolgere la ristrutturazione del debito sovrano argentino, una piano da tempo preparato ed approvato da tutte le banche interessate, tranne una, un fondo d’investimento di New York che aveva solo l’1% di tale debito. La magistratura statunitense (giudice Griesa) ha deciso che tale fondo doveva ricevere tutti gli importi dovuti ma soprattutto, misura che ovviamente pregiudica la sovranità dell’Argentina, che se tale decisione non veniva attuata, l’intero piano di ristrutturazione del debito andava bloccato. Si deve sottolineare: 1. che i debiti in questione erano tutti rimborsi dei prestiti contratti dall’Argentina prima dell’ascesa al potere di Nestor Kirchner e di sua moglie Cristina, 2. che gli altri creditori avevano accettato di rinunciare al 50% dei loro debiti 30ennali. Bell’esempio d’imperialismo giudiziario e finanziario: il capitale statunitense si sente a casa ovunque e la firma di un governo e delle principali banche internazionali non contano nulla nella decisione di un giudice New York assunto da un “fondo avvoltoio”, com’è attualmente definito.
La presidentessa argentina inoltre s’è anche rivolta a coloro che criticano il suo governo per aver firmato con l’Iran un “memorandum d’intesa”, unendo gli sforzi dei due Stati nella ricerca della verità, sui due attentati “anti-israeliani” perpetrati in Argentina, prima contro l’ambasciata israeliana il 17 marzo 1992 (29 morti), e poi il 18 luglio 1994 contro la sede dell’AMIA, l’Associazione culturale della comunità ebraica dell’Argentina, la più grande in America Latina (85 morti). Tali attentati, che furono immediatamente e senza prove attribuiti all’Iran, che ne ha sempre negato la responsabilità, non sono ancora stati chiariti e la firma del “Protocollo d’intesa” dell’Argentina non fa fatto altro che dare all’accusato il diritto di difendersi. La reazione imperiale a questa decisione è stata, come ci s’immagina, molto forte in quanto contesta, 20 anni dopo, la versione ufficiale, ma non dimostrata, approvata da tutti gli apparati di propaganda “occidentali”. Anche all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Cristina Kirchner ha difeso la scelta e riferito delle minacce di morte dirette a lei personalmente. Ha continuato la ricerca della verità e fatto un passo decisivo mettendo fine alla carriera del patrono dell’intelligence argentina, Antonio Stiuso in carica da 40 anni. Tale personaggio, creato dal regime peronista, ha attraversato il periodo della dittatura militare restando al suo posto. Molti argentini considerano tale “posizione consolidata” spiegabile dal continuo sostegno di Washington e dai suoi metodi spesso definiti da “Gestapo”. Il procuratore Nisman, responsabile dell’affare”iraniano”, trovato “suicidato” in questi giorni, si apprestava a confermare la “pista iraniana” degli attentati anti-israeliani nella sua inchiesta sostenuta da Stiuso, a cui era da tempo vicino.
La stella di Cristina Kirchner s’è assai sbiadita negli Stati Uniti e nel resto dell’occidente. Essendone consapevole ha mutato di conseguenza politica. Il cambiamento ha appena preso una piega molto pratica con la visita ufficiale a Pechino, dove è stata ricevuta dal presidente cinese. Non è proprio un improvviso cambio, dato che i leader cinesi avevano aumentato le visitate a Buenos Aires negli ultimi anni, portando a progetti di cooperazione economica in molti settori (trasporti, energia, elettronica…). L’ultima visita a Pechino di Cristina Kirchner dà a questa collaborazione un’importante aspetto militare. L’Argentina acquisterà dalla Repubblica popolare o costruirà su accordi di trasferimento di tecnologia i seguenti materiali:
Corvette P18 prodotte dai cantieri cinesi CSIC. Le corvette P18 avranno il nome di classe Malvinas (già vendute alla Nigeria), sufficiente a far infuriare il Foreign Office
Veicoli blindati modello VN1 della NORINCO
Elicotteri Tipo Z-11 Changhe
Queste acquisizioni avvengono nell’ambito di un programma globale firmato dai due Paesi il 29 ottobre 2014, che riguarda anche rompighiaccio, veicoli anfibi, rimorchiatori, altre navi da guerra, mortai di vario calibro ed ospedali da campo. Osservatori militari non escludono l’acquisto di caccia cinesi FC-1.
Nel mondo multipolare di oggi, è ora possibile allentare la presa imperialista degli Stati Uniti e incontrare altri Paesi: Cina, Russia… il modo concreto per scongiurare la vendetta degli Stati Uniti contro tutti i governi che si dimostrano indipendenti nel loro “cortile di casa” latinoamericano.

Corvetta Type 056 (P18)

Corvetta Type 056 (P18)

Caccia FC-1

Caccia FC-1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Syriza al servizio dell’impero, anzi no!

Joaquin Flores, Fort Russ 26 gennaio
Riforme significative possono avvenire con i BRICS e la Russia, ma l’idea deve assumere consistenza2015013065503-alexis-tsiprasI suoni dei tappi di champagne e le acclamazioni esuberanti tra gli attivisti e gli elettori di Syriza, e la loro base borghese socialista di lotta e di governo, nell’intellighenzia e intellettuale, potrebbe farsi sentire nei bar più prestigiosi di Atene. Le elezioni si sono concluse questa sera in Grecia, con una netta vittoria di Syriza. Ma chiunque si aspetti un cambiamento significativo per la Grecia dovrebbe trattenere il respiro fin quando il nuovo governo avrà (o meno) il giusto rapporto con Russia, Turchia e BRICS. La politica estetica e simbolica, che sostituisce programma e piattaforme reali, è diffusa in Europa, compresa nella sinistra ‘radicale’, che a lungo tempo ha utilizzato i ceppi euro-comunisti in Europa per mantenere il vecchio status quo. Forse questa volta sarà diverso. Forse no. Ma ancora una volta, dipenderà in gran parte dall’atteggiamento nei confronti di Russia, Turchia e nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Le elezioni parlamentari in Grecia hanno portato alla solida vittoria della cosiddetta coalizione della sinistra radicale, Syriza. Questo è il risultato che molti greci, ma anche la Russia, speravano e, a modo loro, sostenuto. Allo stesso modo, il partito filo-russo e “anti-sanzioni EU” della Francia, il Fronte Nazionale, ha riecheggiato il desiderio di vedere la coalizione della sinistra radicale vincere le elezioni [1]. Un altro Paese si unisce all’Ungheria, con un partito decisamente di destra al potere, nell’opposizione alle sanzioni alla Russia, con le prime di tre che dovrebbero scadere il prossimo marzo. Allo stesso modo, il cambio del discorso con mandato popolare può essere usato dall’Europa, soprattutto se si diffonde alla Spagna con Podemos, per giustificare qualsiasi dovuto cambiamento di direzione nelle sanzioni anti-russe e nella risoluzione amichevole del conflitto in Ucraina. Il mythos della legittimazione democratica è importante in Europa, e le élite europee che favoriscono stabilità e integrazione eurasiatica ora hanno un altra fiche da portare al tavolo delle trattative nella lotta con le élite europee atlantiste e filo-USA. Posizione e direzione della Grecia nell’Unione europea sono critiche, e la posizione di Syriza, secondo cui il suo governo non sosterrà le sanzioni alla Russia, segna una svolta significativa. Come o in che modo avverrà nelle prossime settimane e mesi, tuttavia, resta da vedere. La scorsa estate, prima dell’aumento della pressione degli Stati Uniti sull’Europa, almeno nove Paesi dell’Unione europea indicarono disponibilità a bloccare ulteriori sanzioni contro la Russia [2]. Il giorno dopo, votarono per continuarle.
Il sostegno politico al Cremlino, a livello tattico, in Europa è generalmente radicato nei partiti e movimenti anti-UE ed euroscettici, che tendenzialmente sono di destra in Europa settentrionale e orientale, e di sinistra in Europa meridionale. Ciò è importante almeno sul punto delle sanzioni e del conflitto in Ucraina. Ma c’è di più. Il risultato di questa elezione è fondamentale, non tanto per motivi ideologici. Le dichiarazioni del leader e candidato vincente Alexis Tsipras e la nuova piattaforma di Syriza non rendono particolarmente entusiasti gli anti-capitalisti e neanche i riformisti europei [3]. Il linguaggio usato per descrivere la piattaforma del partito Syriza, meno-che-riformista, è più radicale del reale, o meglio letterale, significato che il programma sembra giustificare [4]. E’ assente l’appello a nazionalizzare le industrie, per non parlare di quelle chiave o grandi. C’è la ‘promessa’ di creare 300000 miseri nuovi posti di lavoro, in un Paese di 11 milioni di abitanti con un tasso ufficiale di disoccupazione del 26% [5]. Insieme ad altri settori cruciale, attualmente in mani private e straniere, oggi la Grecia è il secondo Paese per miniere d’oro in Europa, e si prevede che supererà la Finlandia (il primo) nel 2016 [6]. Perché non c’è una richiesta di Syriza a nazionalizzare tale settore cruciale (o qualsiasi altra industria)? La Grecia dovrebbe avere le maggiori, o almeno le più promettenti, riserve d’oro nella banca centrale della regione e dell’Europa. Tali miniere estinguerebbero il debito, ma non le possiede; eppure ha un enorme debito creato con banconote stampate su dettame di Bruxelles, rispetto cui l’oro è solo una frazione, e prestate alla Grecia con l’obbligo di rimborsare entro termini impossibili. Se la Grecia possedeva oro depositato nella banca centrale, poteva subito attuare la ‘Grexit’ stampando dracme, ‘moltiplicando i soldi’ o monetizzando l’oro, impostando il valore della dracma in un rapporto di 3 a 1 con l’Euro, ma rapportando un euro d’oro a 100, 500 o addirittura 1000 dracme in banconota. Questa mossa avrebbe fornito liquidità e una Grecia sovrana avrebbe avuto il tempo di re-industrializzarsi grazie alla sostituzione delle importazioni (ISI), scegliendo i propri partner commerciali e, con oro e capacità produttiva, anche diventare l’egemone regionale tra una Turchia forte e una debole Italia. Questo tipo di riserva frazionaria, solidamente basata sul metallo prezioso, si sarebbe opposta alla monetizzazione delle riserve in valuta estera, dovuta alle infinite e ingiustificabili emissioni delle banche centrali, anche con dati più prudenti di quelli attuali dell”UE. Come Sir Mervyn King, ex-governatore della Banca d’Inghilterra, una volta ha detto: “I libri di testo danno scontato che il denaro sia esogeno… Nel Regno Unito, il denaro è endogeno” [7]. Possiamo aggiungere che è vero nel sistema bancario occidentale. Ma per la Banca Centrale greca? Beh, non c’è un vero ente sovrano, come una banca centrale che emetta in base all’oro. Nel caso ci sia, è di proprietà privata azionaria (SpA) simile alla Federal Reserve degli Stati Uniti [8]. Ma in realtà, c’è un altro problema ancora più grande per la Grecia, e piattaforma e programma di Syriza non li affronta. La SpA che esiste come ‘Banca di Grecia’, è in realtà essenzialmente un comitato di sorveglianza che regola le emissioni di euro-dollaro ad altre banche private, e in base all’indice dei prezzi al consumo. Il suo ruolo è così superfluo che la ‘Banca di Grecia’ è stata incaricata di regolamentare le assicurazioni. In realtà, la Banca della Grecia quale banca centrale è stata sostituita dalla Banca centrale europea (BCE) nel 2001 [ibid]. Non si può ignorare quale enorme problema sia per la Grecia. La mancanza di una propria banca centrale, per non parlare di una che sia di proprietà pubblica e gestita su programma di utilità socializzata, è un doppio problema a cui Syriza non ha una risposta programmatica. Ciò garantisce costante sottomissione e vassallaggio all’UE, e senza modo di operare almeno su tale problema (rimanere nell’UE), costruendo un programma di sviluppo nazionale intorno a un rapporto con la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS (NDB), Russia e Turchia, Syriza non potrà mantenere le sue promesse elettorali. Può sembrare la solita politica, ma per la Grecia sarà qualcosa di monumentale. In realtà la vittoria di Syriza potrebbe essere troppo grande, con una vittoria meno travolgente avrebbe dovuto formare un governo di colazione con il partito Nuova Democrazia, e potuto sfruttare il passaggio al gioco parlamentare.
Supponiamo una probabilità abbastanza naturale e mettiamo da parte qualcosa di ‘straordinario’ come la socializzazione delle industrie chiave e una banca centrale nazionalizzata. Ora, se o quando Syriza non risolverà la crisi del debito sovrano della Grecia e la solvibilità connessa, senza migliorare i rapporti con Russia e BRICS, le masse greche sperimenteranno un enorme cambiamento culturale nel rapporto con la nominalmente (o esteticamente apparente) sinistra “radicale”. Questo nuovo rapporto sarà decisamente pessimo, e la politica operaista, anticapitalista e euroscettica si esprimerà solo con l’avanzata degli anarchici ed anche con i partiti nazionalisti come Alba Dorata, che ha ricevuto il 6,3% dei voti, 17 seggi in parlamento. Ciò significa che uno ogni diciannove greci ha votato per ‘Alba dorata’, presumibilmente di ‘estrema destra’. ‘Alba Dorata’, cosa interessante, chiede la nazionalizzazione dell’industria dell’oro, così come di altre grandi industrie, e della banca centrale [9]. Questi sono i veri cambiamenti economici che potrebbero liberare la Grecia, ma a sinistra solo il Partito comunista della Grecia (KKE) ha una posizione simile [10]. Solo i partiti più radicali hanno soluzioni ragionevoli e oneste al problema attuale della Grecia, rappresentando un problema particolare per la Grecia. In ‘Studio della Storia’, Toynbee sviluppa il concetto di civiltà che attraversano le fasi di crescita e di disgregazione, così come quelle di civiltà abortite e fallite. Sembrerebbe che il marchio di garanzia di civiltà disintegrata, abortita o fallita si abbia quando le soluzioni più cruciali vengono interamente emarginate e presentate dagli estremisti. Peggio, AD e KKE sono gli estremi del presente spettro politico, reificando fittiziamente l’ormai mitico costrutto del ‘comunismo contro il fascismo’ di gigantesca importanza in Grecia, rendendo un qualsiasi sforzo congiunto su tali questioni pratiche probabilmente impossibile. È interessante allora che mentre tutti ignorano i problemi spalancati dalla piattaforma magnificamente carente di Syriza, alcuni affermino che la vittoria della sinistra sia dovuta alla sfida allo spettro del nascente ‘fascismo’ di Alba Dorata. Ma se fossero davvero preoccupati dall’avanzata del ‘fascismo’, allora si renderebbero conto che il ‘fascismo’ sì è avuto quando i partiti socialdemocratici dell’apparente ‘sinistra’ furono visti complici di banchieri ed élite straniere o internazionali. Ma tale complicità è proprio ciò di cui Syriza non sarà solo accusata, ma di cui sarà oggettivamente colpevole se non adotta una ‘Grexit‘ o non si accorda con i Paesi BRICS o, sul piano energetico, con Russia e Turchia. Ci sono alcuni modi con cui il nuovo governo greco può pensare di sfruttare il sistema multipolare emergente, ma ciò presuppone di poter prendere decisioni sovrane.
Syriza probabilmente prevede un ulteriore debito, ma per scopi diversi. In tale scenario pensa di poter sfruttare la minaccia di allinearsi all’accordo sul gas Russia-Turchia (Southstream 2.0/Nabucco Rivisitato) per ottenere il permesso dalla Troika (Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea) di utilizzare altro debito per mitigare l’austerità. Allo stesso modo, pensa che Stati Uniti e Unione europea, a fronte di tale propensione all’accordo sul gas tra Turchia, Russia e Grecia, possano trattenete la Grecia dandole parte di ciò che vuole, contrastando i piani russi. Lasciamo da parte tale pio desiderio, o qualsiasi altra cosa possa sembrare, si ritorcerebbe contro entro pochi anni. Ciò significa un piano di riassetto che si concentri su maggiori imposte a piccoli commercianti, o anche più grandi come le catene locali come i supermercati Veropoulos. Ciò li spingerà sull’orlo della distruzione, favorendo le grandi imprese straniere e, per un breve periodo, i salariati regolari, giustificandosi con la nozione che l’aumento dei salari si tradurrà in un aumento della spesa, e che le grandi aziende straniere non saranno sfidate dalla coalizione Syriza, assai prossima a multinazionali ed UE (in questo scenario ipotetico). Si giustificheranno maggiori dazi sull’importazione di beni di consumo deperibili e durevoli, acquistati in massa, per pagare il debito estero, il che significa che le piccole imprese dovranno acquistare e vendere a prezzi più elevati. Pochi piangeranno per Veropoulos, ma come nell’economia francese all’inizio degli anni ’90, la maggior parte delle operazioni di vendita al dettaglio saranno tolte ai negozi di bottegai, spingendoli tra le braccia di Alba Dorata. Inoltre, questi piccoli negozi subiranno tasse più elevate, giustificate dall’aumento delle vendite che verrà detto possibile grazie alla riduzione della disoccupazione o dalla deflazione salariale. Ma in realtà non ci sarà deflazione salariale, per cui queste piccole imprese probabilmente non vedranno un aumento delle vendite, anche se le nuove tariffe e tasse saranno politicamente giustificate proprio da ciò. Perché?
Poiché Unione europea e BCE sostengono il quantitative easing, sì il QE per l’UE. E’ quasi inquietante che ruoti intorno la Grecia. I problemi in Grecia, oggi, sono in sostanza proprio il risultato della BCE che rigetta i suoi problemi sulla Grecia, defraudandola e rendendola responsabile delle obbligazioni spazzatura riconfezionate ed acquistate dagli Stati Uniti nel 2008. E gli Stati Uniti le hanno riconfezionate, in definitiva, attraverso la propria QE1 stampando, come tutti ricordiamo, almeno un trilione di dollari basati sul nulla, creando un’altra bolla speculativa, svalutando ulteriormente il dollaro e senza risolvere i problemi economici cronici degli USA, anche se i ricchi sono divenuti più ricchi [11]. Come riporta Jana Randow di Bloomberg, “il presidente della BCE Mario Draghi ha battuto l’opposizione al Consiglio direttivo della banca centrale, il 22 gennaio, e ha presentato un piano per acquistare titoli di Stato nell’ambito del programma di acquisto di asset per circa 1100 miliardi di euro (1300 miliardi dollari). La prospettiva dello stimolo con l’euro che cade dall’inizio del mese al livello più basso rispetto al dollaro, in un decennio […] la QE in Europa, in stile FED, dovrà superare sfide pratiche e politiche. Le aziende avranno la maggior parte dei loro finanziamenti con i prestiti bancari, piuttosto che con obbligazioni, cosa più comune negli Stati Uniti, rendendo i mercati finanziari europei più piccoli e molto meno liquidi“. [12] Ma certo, Syriza non farà questo, giusto? Sbagliato, di fatto il suo piano di ‘recupero’ si basa su ciò. “Tsipras ha promesso di convincere la BCE e l’eurozona a svalutare il valore delle loro partecipazioni nel debito greco, in modo che possa aumentare la spesa pubblica e creare posti di lavoro. Ha detto questa settimana che escludere la Grecia dal programma QE punirebbe un Paese che già soffre da anni l’austerità“, scrivono Marcus Bensasson e Nikos Crisolora [13].
Sul sito di Syriza, nella pagina della piattaforma, si dice chiaramente: “Chiediamo l’intervento immediato della decisione popolare e un forte mandato per negoziare:…
* L’accordo sul “New Deal Europeo” con investimenti pubblici per lo sviluppo e il finanziamento dalla Banca europea per gli investimenti.
* Allentamento quantitativo dalla Banca centrale europea, con l’acquisto diretto di titoli di Stato“. [14]
Tsipras, però, deve sapere che la svalutazione viola le regole della BCE. O forse c’è un altro accordo? Per quanto improbabile sembri, dovremo aspettare e vedere. Quello che sappiamo già è che Tsipras ha detto che la Grecia rappresenta un caso unico, e fa ricorso a un passo speciale (allora, cosa si dovrebbe dire di Podemos in Spagna?). E’ un casino, e se l’orientamento geopolitico corretto verso BRICS non viene adottato senza ulteriori ritardi, allora semplicemente sempre più strati della società saranno totalmente contrariati da qualsiasi tipo di “socialdemocrazia 2.0″ e anche dalla stessa ‘sinistra’. Ancora, solo Alba Dorata illustrerà una volontà politica, con il KKE che lotta per distanziasi egualmente da Syriza. Ciò pone le basi per una guerra civile o un colpo di Stato militare, se non c’è una rifondazione geopolitica. Tale golpe militare non può essere il peggiore scenario per la Grecia, a condizione che passi a un vero e proprio rinnovamento nazionale. Ciò significherebbe, per definizione, uscire dal controllo della Troika e nazionalizzazione delle principali industrie, seguendo il modello dei colpi di Stato militari popolari, anticoloniali, anticapitalisti, socialisti e nazionalisti come il primo tentativo bolivariano di Chavez in Venezuela, la rivoluzione dei garofani di Otelo Saraiva de Carvalho in Portogallo, la Rivoluzione verde di Gheddafi o la rivoluzione di Nasser del 23 luglio in Egitto. Per una serie di ragioni, tra cui la cultura militare greca, per estetica, riferimenti e lingua, un tale colpo di Stato probabilmente avrà i crismi dell”estrema destra’, mentre al di fuori della sfera sovrastrutturale, il carattere progressivo riposerà sul programma sociale ed economico attuale. Ciò bloccherà interamente il discorso politico, e la vecchia-nuova sinistra fuori dalla Grecia vi si opporrebbe abbastanza nettamente. In Grecia, con tale scenario, la sinistra sarà ancor più screditata, grazie a Syriza. Eppure, si tratta di processi molto dolorosi e difficili, che ancora possono essere evitati facilmente. Allora, è forse possibile non segnalare una Grexit che possa alleviare la pressione reale sulla Grecia, senza affidarsi alla stupidità di porre la liquidità prima della solvibilità?
Rifondazione e riorientamento geopolitico per la Grecia potranno risolvere gran parte di tutto ciò. In primo luogo, dobbiamo ricordare che quando Gazprom annunciò la cancellazione della linea South Stream, dichiarò anche un nuovo progetto in collaborazione con la Turchia [15]. tale rotta attraversa il confine con la Grecia, ponendo la Grecia in una posizione privilegiata quale primo punto d’ingresso del gas russo-turco nell’UE. Ciò le darà un’influenza mai avuta prima, come la possibilità di porre tariffe di transito, e altro ancora. Inoltre, ciò, sul piano geopolitico e geostrategico, non solo avvicina la Grecia alla Russia, ma anche alla vecchia rivale (in realtà partner di lunga data) Turchia. Inoltre, poiché la Grecia non può giocare secondo le regole scritte e mantenere la sua SpA controllata dalla BCE, spacciata da ‘banca centrale’, perché non crearsi una seconda banca, di proprietà dello Stato? Avrebbe bisogno solo di attribuirle inizialmente funzioni che giuridicamente e tecnicamente non violino il controllo della BCE sulla ‘Banca di Grecia’. Che Syriza possa fare tutto questo non è irragionevole, e in effetti sembra del tutto possibile. Vi sono infatti segnali che ciò possa accadere. Questa possibilità aleggia nella storia tra Syriza e Grecia. E tuttavia va ammesso che la BCE probabilmente dovrebbe guardare con favore alla vittoria di Syriza avendo promesso contro una Grexit, e così probabile sarà. C’è anche la parte di Russia e Turchia nella frustrante corsa nel gioco delle rotte energetiche. Inoltre la penetrazione della CES (Confederazione europea dei sindacati) tra le fila limitate del lavoro organizzato greco influenzando la possibilità che Syriza agisca con più decisione, e quindi da ulteriore leva di controllo di Bruxelles sulla Grecia, ma ‘da sinistra’ [16]. Tutto ciò comprova che Unione europea e troika ritengono Syriza una valvola di controllo della pressione sociale sulle masse greche. Ma ancora ci troviamo di fronte a una trama che, infittendosi, spiegherebbe perché Russia e partiti filo-russi, indipendentemente dall’orientamento politico, hanno sostenuto in modo netto la vittoria di Syriza. Una cosa che sappiamo per certo è che i russi sono degli strateghi molto abili e dei pianificatori seri, che utilizzano tutta una serie di strumenti strategici prestati dalla teoria dei giochi e altro ancora. Sanno qualcosa. Noi dobbiamo ricordare che il partito Syriza ha definito l’adesione greca alle sanzioni contro la Russia “catastrofica per l’agricoltura greca”, denunciando la politica estera dell’attuale governo come congelata nella mentalità da Guerra Fredda, seguendo i dettami di Bruxelles e Washington. Potrebbero essere solo chiacchiere, ma è forse probabile che sia un fatto. Syriza ha apertamente criticato la deferenza dell’UE verso il colpo di Stato neo-nazista appoggiato dagli Stati Uniti in Ucraina. Una rifondazione geopolitica sembra essere un modo per evitare il destino della Bulgaria, che ha subito a lungo le minacce dell’UE e sembra, almeno per ora, aver rinnegato l’impegno a costruire South Stream. Grecia e Turchia già incamerano diversi miliardi di euro l’anno commerciando, e non esistono disposizioni comunitarie che possano interferire con ‘South Stream 2.0‘ mentre entra di soppiatto in Europa travestita da ‘Nabucco rivisto’. La struttura delle relative società energetiche turche non viola i termini del Terzo Pacchetto sull’Energia del 2009 dell’UE. Finora, vi sono ragioni molto interessanti per un piano russo verso la Grecia. Ci si può solo chiedere, se vero, quali garanzie e accordi segreti furtivi abbia fatto l’FSB russo con elementi dell’apparato militare e d’intelligence greco, e come questo sia potuto sfuggire a CIA, NSA, MI, e delegati europei.
Ciò di cui abbiamo parlato è la possibilità di Syriza di creare in Grecia una banca sovrana, con un nome fittizio. Infatti, nella piattaforma Syriza vi è un aspetto interessante. Infatti, la Nuova Banca di sviluppo, non quello dei BRICS, fondata contro il FMI, ma che Syriza cerca di creare in Grecia [17]. Si tratta di una strana scelta di parole, no? In uno scenario di riallineamento, la Grecia crea ‘una’ nuova Banca di sviluppo quale interfaccia con l’attuale Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Idealmente, la Grecia ha il permesso d’iscrivere il debito dalla BCE o ristrutturarla in modo creativo, anche con l’aiuto della Nuova Banca di Sviluppo dei Paesi BRIC, interfacciata con la ‘Nuova Banca di Sviluppo’ della Grecia. In tale scenario, nel migliore dei casi, opererebbe anche con l’Unione Eurasiatica Economica (UEE) e l’Unione europea, così come con la Grecia. Ci sono veramente molti modi di pelare questa gatta, come numerosi accordi che Russia e Cina possono stipulare con un’UE che inizia ad uscire dal controllo degli Stati Uniti. In effetti, potrebbero avere lo stesso valore remunerativo (o superiore!) di ciò che la Grecia deve apparentemente all’Unione europea. L’integrazione pacifica con il resto d’Europa e l’Eurasia è uno degli obiettivi strategici e di sviluppo a lungo termine della Russia, che gli Stati Uniti hanno cercato di ostacolare con il golpe organizzato in Ucraina un anno fa. Stranamente, allora, ciò che accade in Grecia può benissimo essere intimamente connesso a ciò che accade sui campi di battaglia in Ucraina e in Siria. Naturalmente, non possiamo dimenticare che, in molti modi, tale debito è una finzione e può essere in gran parte cancellato, e che l’economia greca può essere ricostruita oggi. La Grecia deve solo dire ai dottrinari e alla vecchia guardia dell’UE ciò che Nuland gli disse. Premere il pulsante cancella e guardare tutti gli 0, che gravano così pesantemente gli schermi dei computer negli uffici delle banche centrali, semplicemente sparire.
Gli Stati Uniti sono il principale ostacolo a qualsiasi normalizzazione tra Europa, Grecia e Russia. L’elezione di Syriza potrebbe rivelarsi un importante punto di svolta, ma come andrà a finire resta da vedere. Nonostante ciò che la vecchia guardia dell’UE, al servizio degli Stati Uniti, aveva in mente per la Grecia con il trucco di Syriza, la collaborazione della Grecia di Syriza con la Russia e i BRICS finirebbe per sconvolgere e ribaltare l’intero scenario.

Nikos Kotzias e Panos Kammenos

Nikos Kotzias e Panos Kammenos

Joaquin Flores è uno statunitense che vive a Belgrado, analista presso il Centro per gli Studi Sincretici, un pensatoio geostrategico pubblico. I suoi interessi riguardano Europa dell’Est ed Eurasia ed ha grande competenza in questioni mediorientali. Flores è particolarmente abile ad analizzare la psicologia delle guerre di propaganda. Scienziato politico presso la California State University. Negli Stati Uniti ha operato per anni come organizzatore, capo negoziatore e stratega per una grande federazione sindacale.

Note:
1. Thetoc
2. RT
3. Jacobin Mag
4. Socialist Network
5. Trading Economics
6. Reuters
7. Wenku
8. Bank of Greece
9. Golden Dawn
10. KKE
11. Economix
12. Bloomberg
13. Bloomberg
14. Syriza
15. Global Research
16. KPS
17. Socialist Network

Copyright © Center for Syncretic Studies 2015

Nikos Kotzias, il Prof. Aleksandr Dugin al centro,  a destra Alexis Tsipras

Nikos Kotzias, il Prof. Aleksandr Dugin al centro, a destra Alexis Tsipras

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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