George Soros contro la Siria

Vanessa Beeley, The Wall Will Fall, 21 gennaio 2016sorosI media sono professionisti dell’intrattenimento, la confezione aziendale è volta alla massima diffusione e a fare i soldoni. Lo scopo non è informare, ma un quantificabile e chiaro business plan. Il successo si basa su una formula semplice: restare entro parametri “comprensibili” al pubblico che divora frasi ad effetto e storie note ad ogni ora di ogni giorno. Come foche ammaestrate in cui ogni desiderio, istinto e modello di acquisto è misurato dal marketing dei media aziendali ad uso e consumo degli inserzionisti; il pubblico vuole essere accontentato e i media occidentali provvedono“, Sharmine Narwani

LA BBC traffica
aleppo-siege-265x160Le carabattole del circo mediatico su Madaya ignorano la valanga di chiare anomalie e l’inganno totale della narrazione prevalente. Sorde a opinione pubblica e indagini, istituzioni come la BBC si considerano al di sopra della responsabilità verso chi paga per mantenerle, il pubblico inglese. Ritengono perfettamente accettabile diffondere video di Yarmuq del 2014 dicendo che si tratta di Madaya nel 2016, e quando richiesto di rimuovere il video incriminato, non spiegano, né si assumono la responsabilità delle loro tattiche di confusione e disinformazione. Fortunatamente, Robert Stuart, ardente attivista contro la continua propaganda offensiva ed ostile alla Siria della BBC, ha posto un reclamo ufficiale e chiesto perché alla BBC, da troppo tempo, è stato permesso di non rispondere. Le TV al-Mayadin, al-Manar, al-Masirah e molte altre, che rappresentano le voci degli oppressi in Medio Oriente, vengono sistematicamente escluse dai canali satellitari finanziati dall’Arabia Saudita e dai social media filo-israeliani. Press TV di Teheran ha avuto la licenza revocata dall’Ofcom nel 2012. RT è stati oggetto di attacchi implacabili della BBC da quando il “Cremlino ha lanciato la sua operazione mediatica internazionale“. Il lessico della BBC non manca mai di mantenere e celebrare la terminologia da “guerra fredda” o la paura dell'”indottrinamento” russo della mente della gente. “Ma (RT) finirà sotto un maggiore controllo per mancanza di equilibrio editoriale e per l’accusa che disinforma deliberatamente per contrastare e dividere l’occidente“, tratto da Le operazioni mediatiche globali della Russia sotto i riflettori.
Tale sorprendente dimostrazione di proiezione di se va abbinata alla capacità dei sionisti di trasformare i propri crimini contro l’umanità in accuse ben confezionate a chi opprimono, i palestinesi, sulle cui rovine Israele ha costruito i propri insediamenti, facendone i colpevoli e per cui Israele è esente dal giudizio sui crimini commessi per “autodifesa”. La BBC abbellisce tale “auto-difesa”, o è creativa sulla verità difendendo la spaventosa politica estera neocolonialista del nostro governo, volto a fomentare la divisione settaria in Medio Oriente per facilitare i desiderati “cambio di regime” in Siria e massacro dei civili nello Yemen, bombardato da missili e armi di distruzione di massa made in UK. Questi sono solo due esempi della collusione della BBC con la destabilizzazione globale e la riduzione di nazioni sovrane in “stati falliti” in perenne conflitto, maturi per l’invasione e l’occupazione strisciante del complesso economico e pseudo “umanitario” delle ONG, naturalmente, aumentando i redditi del complesso militare industriale.

La BBC è sorosizzata
syria-campaign-break-the-sieges La seguente dichiarazione straordinaria è tratta da un documento del Wilson Center. Nella sezione intitolata “Il ruolo delle ONG nella costruzione della società civile”, “In alcuni Paesi, ONG locali vengono finanziate per istigare “campagne per il potere al popolo”. Come nelle recenti “rivoluzioni colorate”, tali campagne hanno lo scopo di aprire i regimi politici ai partiti di opposizione e spodestare i leader che hanno preso il potere con metodi irregolari. In generale, i programmi che supportano e rafforzano le attività delle ONG sono visti come modi per favorire l’emergere della società civile, integrando lo Stato nel provvedere ai bisogni pubblici e rendere i governi sensibili alla popolazione“. Sembrano essersi tolti i guanti. Qui, il Centro Wilson espone allegramente la politica del cavallo di Troia delle ONG quali agenti di propaganda dell’imperialismo in qualsiasi nazione dalle risorse da depredare o strategicamente importante. Si spiega perfettamente il finanziamento del “potere popolare”, la tempistica delle campagne per il cambio eseguiti in sincronia con le fratture regionali o nazionali, attuate da movimenti di opposizione importati o favoriti sul posto per spingere i movimenti filo-imperialisti al cambio di regime. Naturalmente non c’è mai alcuna intenzione da parte dei burattinai di permettere alla gente di avere il potere preteso. L’obiettivo è il vuoto di potere, notoriamente da riempire con un governo filo-imperialista che garantisca totalmente il potere alle ostili aziende imperialiste. Ci si può chiedere perché ciò sia rilevante nella distorsione della verità della BBC. Per spiegarlo, si noti l’inclusione del BEEB sul sito dell’Open Democracy. Si dia un’occhiata all’impressionante lista dei finanziatori di Open Democracy. Non sorprenderà che George Soros sia su tale lista. In realtà, l’unico magnate “filantropico” assente è la Fondazione Bill e Melinda Gates. Si consideri chi tenga i cordoni della borsa della maggioranza degli agenti della propaganda e delle ONG che attuano il cambio di regime in Siria. La strada lastricata di mattoni gialli delle ambizioni neocon e dell’impossibile missione imperialista in Siria porta dritto alla stratega del caos globale, che George Soros spaccia furiosamente da dietro lo scudo delle ONG umanitarie. In primo luogo un richiamo a un articolo sulla mitica ONG che spaccia articoli fasulli sulla Siria, Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero. “Non è una coincidenza che, allo stesso tempo, una lucida, sofisticato e ben finanziata “campagna Salva la Siria” venisse creata negli uffici dei tizi di Harvard preferiti dall’impero. Qualora, stando dietto l’organizzazione Avaaz, il pubblico non accettasse comunque l’attacco aereo alla Siria, la società di pubbliche relazioni di New York Purpose Inc. interverrebbe“, (la cui collaborazione con l’Open Society Foundation di Soros è evidenziata nell’articolo).dr-al-jaafariL’ultima campagna sulla Siria: spezzare l’assedio
Tale campagna fu lanciata in concomitanza con la tempesta propagandistica #OperationMadaya, in perfetta coincidenza con la criminale e brutale esecuzione del principale attivista per la democrazia, l’unità e la libertà dal governo dispotico dei Saud in Arabia Saudita, Shayq Nimr al-Nimr. Con vero stile aziendale di Manhattan, tale costosa campagna pubblicitaria si diffuse per le strade, proprio al culmine dell’indignazione del pubblico e dei media occidentali ispirati da al-Jazeera dei governanti del Qatar, che spacciava a ripetizione foto false. Il noto ritornello “Assad è la radice di ogni male” fungeva da sfondo drammatico della dilagante campagna pubblicitaria. La si poteva anche perdonarlo pensando fosse stata preparata in precedenza. Il Dr. al-Jafari, rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite, ha ricondotto tale sfruttamento del dramma alla verità succinta dei piccoli istrionismi, con grande dignità nonostante l’ostilità dei media contro il governo siriano. Questa chiara calma è ora una nota componente del rifiuto siriano, iraniano e russo dell’isteria occidentale. “Rientrano nella Campagna sulla Siria, Free Syrian Voices, March Campaign#WithSyria e Medics Under Fire, tutte creazioni di Purpose.inc”. La società di pubbliche relazioni di New York Purpose ha creato almeno quattro ONG e campagne anti-Assad: Caschi bianchi, Voci libere siriane, Campagna per la Siria e Campagna marcia per la Siria.

Rami ed Erdogan

Rami Jarrah ed Erdogan

Avaaz
Ancora un’altra petizione spudoratamente di parte di Avaaz dallo scarso rispetto per la realtà a Madaya. Clicca qui per Ciò che i Media non dicono su Madaya, di SyriaGirl. “Avaaz , assieme a Rockefeller, George Soros, Bill Gates e altri potenti, plasma meticolosamente la società globale utilizzando e sviluppando strategie di marketing psicologico, soft power e social media, per conformare il consenso pubblico…Cory Morningstar.

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Rami Jarrah – ANA Press
140216281-64b26e1f-509e-422d-83f8-a87eefe29d53 Ah, ora qui c’è un affascinante vaso di Pandora, che sarà studiato approfonditamente nel prossimo articolo, suscitando un paio di scossoni ai suoi supporter. Tuttavia, per ora, una breve panoramica su Rami Jarrah. Già noto come Alexander Page negli inebrianti giorni in cui BBC, CNN e al-Jazeera lo sponsorizzavano da “cittadino giornalista” di Avaaz che si spacciava da corrispondente estero onnipresente sul fronte del cambio di regime in Siria, assieme a Danny Abdul Dayem, noto attore da bombe e razzi in Studio della CNN, suo compare sul carro di Avaaz Democracy. Naturalmente ANA Press spaccia le solite lodevoli affermazioni; “Siamo un’organizzazione indipendente e priva di qualsiasi appartenenza politica, in quanto ciò potrebbe influenzare le nostre neutralità ed onestà. Non abbiamo e non accettiamo fondi da gruppi politici”. Rami Jarrah
È interessante notare che dando una sbirciatina dietro tale velo d’integrità troviamo che tali affermazioni sono compromesse dalle agenzie governative e aziende che investono in questi gruppi di raccolta fondi ed influenza, ascari dei neocon. Con poco sforzo rintracciamo presso ANA Press HIVOS, SIDA e naturalmente Soros. SIDA: agenzia di aiuti allo sviluppo affiliata a governo svedese, Unione europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale. George Soros è la figura prominente del portafoglio dell’ennesimo programma per il cambio di regime, “Dare conto a tutte le voci“. “Dare conto a tutte le voci è l’unico ente di ricerche e studi che lavora per capire meglio ciò che funziona, e non, dei programmi che utilizzano la tecnologia per promuovere trasparenza e governance responsabile”. Il fondo è finanziato congiuntamente da SIDA, USAID, DFID, Fondazione Open Society e Omidyar Network.Hivos collabora con Open Society Foundations (OSF), un’iniziativa del filantropo George Soros, dal 2005. L’OSF costruisce democrazie vivaci e tolleranti i cui governi sono responsabili nei confronti dei cittadini. Questa missione è perfetta con la politica di HIVOS“, Hivos Jarrah. “La missione di Jarrah è garantire che le voci dei siriani siano ascoltate in tutto il mondo, incarnando non solo lo spirito della libertà di stampa del Premio Internazionale della CJFE, ma anche quella dell’Alternative&Independent Media del programma dell’Hivos ‘Expression&Engagement’.” Democrazie vivaci e tolleranti… Muoviamoci, o dovremmo dire MoveOn? “Avaaz fu creato anche da MoveOn, comitato d’azione politico (PAC) del Partito Democratico, formatosi in risposta all’impeachment del presidente Clinton. Avaaz e MoveOn sono finanziati dal già condannato finanziere miliardario George Soros”, Siria: Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero.

Wissam Tarif, manager di Avaaz
436x328_57196_230775Wissam Tarif è un altro dei tizi di facciata all’origine del marketing a favore del cambio di regime in Siria, lanciato quasi esclusivamente dal sovvertitore dell’opinione pubblica Avaaz nel 2011, con un piccolo aiuto degli amici CNN, BBC e al-Jazeera. Anche questo sarà esaminato con maggior dettagli in un articolo successivo. Tarif fu uno dei primi a parlare di democratizzazione della Siria presso l’Oxford Research Group nel 2011. Wissam Tarif da allora fu promosso responsabile delle campagne di alto profilo di Avaaz, un pervicace sostenitore della democrazia globale e della democratizzazione della Siria per mano di NATO, Stati Uniti, GCC ed Israele. “WT: “Finché la gente di Madaya e altre città assediate in Siria avrà la libertà, così come il cibo, i bambini continueranno a morire di fame. Le Nazioni Unite hanno già mediato accordi per togliere l’assedio e ora Ban Ki Moon deve urgentemente garantire la salvezza di migliaia di vite e costruire la fiducia in Siria in vista dei negoziati di pace a fine mese“. Operazione Madaya, appello di Avaaz.
Wissam Tarif, nei primi giorni della guerra alla Siria, era un membro della quinta colonna di Avaaz, con Rami Jarrah/Alexander Page e Danny Abdul Dayem, tra migliaia di altri, finanziati dai 1,2 milioni di dollari raccolti dalle petizioni di Avaaz. Nel 2011 Tarif fu descritto eufemisticamente come manager delle campagne di Avaaz, ma era anche associato a una ONG spagnola chiamata INSAN, umano in arabo. Curiosamente, quando approfondii i suoi contatti ebbi difficoltà a trovare INSAN, che sarebbe in Spagna, ma dove non esiste alcuna ONG del genere. Alla fine, nella pagina dei contatti di Wassim notavo l’indirizzo e-mail di Insan international: Wissamtarif@insanintl.com. Il sito era indicato come Insanassociation.org. Al momento della prima indagine, INSAN elencava i partner sul sito. Per fortuna feci uno screenshot, perché quando vi ritornai per avere i link, il collegamento portava al messaggio errore 404. Inoltre, casualmente, INSAN ha ora la nuova pagina web InsanIntl.com, che sempre casualmente non mostra più le informazioni sui suoi finanziatori. Tuttavia, George Soros e la  Open Society Foundation ovviamente fanno parte del quadro, ancora una volta.insanI caschi bianchi
I caschi bianchi hanno forse la più diversificata gamma di sostenitori e donatori. La maggior parte dei quali sono già stati trattati in precedenti indagini approfondite, e sono CIA, Foreign Office, fazioni dell’opposizione siriana e agenzie di reclutamento di mercenari e killer, ma naturalmente sempre seguendo la strada lastricata di mattoni gialli, si arriva a Soros. Per un’analisi completa del finanziamento dei caschi bianchi, Caschi bianchi siriani: La guerra attraverso l’inganno.

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Gennaio 2016, i caschi bianchi chiedono di bombardare Qafraya e Fuah, presso Idlib

Soccorritori imparziali e neutrali di tutti i siriani, indipendentemente dalle alleanze“, così si presentano i caschi bianchi. Nella foto, i caschi bianchi mostrano striscioni che chiedono di bombardare e distruggere Qafraya e Fuah, due villaggi sciiti presso Idlib assediati da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dal 2011. Una dimostrazione “imparziale” del nudo settarismo wahhabita degli eroi umanitari, idolatrati da governi, media e pubblico occidentali. Per ulteriori indicazioni sul terrificante assedio di Qafraya e Fuah si legga la serie di Eva Bartlett su Counterpunch: Indicibili sofferenze a Qafraya e Fuah.

Perriello, fondatore di Human Right Warch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

Perriello, fondatore di Human Right Watch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

SN4HR
Il sito SN4HR non da informazioni su chi lo finanzia e le informazioni sulla proprietà del sito sono occultate, ma è dimostrato che è ospitato negli Stati Uniti. L’organizzazione si identifica come nata dalla “rivoluzione in Siria” (chiaramente un’organizzazione partigiana, vedasi in fondo all’home page) che afferma di essere ‘fonte attendibile’ sul conflitto in Siria per le principali organizzazioni dirittumanitarie, enti di beneficenza e governi, tra cui Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International e anche dipartimento di Stato degli Stati Uniti. “Database e archivi di rete sono considerati fonti affidabili e cruciali da media internazionali e locali, organizzazioni e agenzie internazionali che operano nel campo dei diritti umani”. Tratto da “Madaya, altra truffa umanitaria occidentale sulla Siria”. Century Wire 21… e nello stesso articolo seguiamo il percorso che ancora una volta porta a Soros, “non c’è nessun posto come casa“.

Human Rights Watch
Human Rights Watch finanziata da Soros ha svolto un ruolo importante nel ritrarre falsamente attentati e altre atrocità di SIIL e al-Qaida come opera del regime di Assad, per supportare l’azione militare di Stati Uniti e Unione europea“, William Engdahl, “La Siria è su entrambi i lati della crisi dei rifugiati”. hrw-timInfografica del Professor Tim Anderson

Physicians for Human Rights
Salve Soros2015physicianshumanrightsgalasolli1oxn6klIl Dr. Denis Mukwege e George Soros dedicano la vita agli altri affrontando abilmente le questioni più difficili, supportare le donne del Congo e migliorare la vita e far progredire i diritti umani dei popoli oppressi nel mondo“, aveva detto Donna McKay, direttrice esecutiva di PHR. “I loro instancabili sforzi e leadership ispirano i difensori dei diritti umani nel mondo consolidando la vitale resistenza a chi viola i diritti umani“. Soros, la cui leadership e dedizione filantropica alla causa dei diritti umani fu onorata nel 2015 dal Premio alla carriera dei Physicians for Human Rights, è un loro sostenitore dal 1985. “George Soros capì, dall’inizio, che i medici svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la dignità umana, principio fondamentale dei diritti umani“, aveva detto McKay. “La sua fede nella nostra causa ha spianato la strada ad altri sostenitori e ha contribuito a garantire che gli operatori sanitari avessero l’opportunità di utilizzare le proprie competenze come mezzo per la giustizia“. Conferenza dei PHR.

Medici senza frontiere e Medici del Mondo
kouchner-es-soros-foto-tury-gyorgy-hvghuMSF hanno fatto sforzi concertati per prendere le distanze dal suo avvocato interventista, il co-fondatore Bernard Kouchner, ma con scarsi risultati, dato che Kouchner viene ancora invitato a commentare il bombardamento statunitense dell’ospedale di MSF a Kunduz, in Afghanistan, nel 2015. Ancora una volta l’unico scopo di tale articolo è dimostrare come le organizzazioni non governative dal grande impatto in Siria, e nei nostri media, siano legate a George Soros (tra una miriade di innegabilmente faziose agenzie governative occidentali).
La Coalizione per la Corte penale internazionale (CICC) è un’organizzazione internazionale non governativa (ONG) a cui aderiscono oltre 2500 organizzazioni nel mondo per sostenere una fiera, efficace e indipendente Corte penale internazionale Il CICC è un progetto del Movimento Federalista Mondiale – Istituto per la Politica Globale (WFM-IGP) e ha segreterie a New York, nei pressi delle Nazioni Unite (ONU), e all’Aia, Paesi Bassi. (Tratto da Wikipedia). Il comitato direttivo del CICC comprende Human Rights Watch e Amnesty International. Il Movimento federalista mondiale è finanziato da George Soros. Medici senza Frontiere e Medici del Mondo sono membri della CCIC, di certo in Francia.

ONG partner
Un’altra forma di collaborazione di enorme importanza per le fondazioni di Soros, sono i rapporti coi beneficiari che negli anni sono divenute alleanze nel perseguire parti cruciali dell’agenda della società aperta. Tali partner sono, ma non solo: Medici Senza Frontiere, Fondazione AIDS Est-Ovest, Medici del Mondo e Partner nella Salute, per vai dei loro sforzi nell’affrontare cruciali emergenze sanitarie spesso collegate a violazioni dei diritti umani“. Tratto da Open Society Foundationsoros-amnestyAmnesty International
Un’altra ONG finanziata da Soros ed attiva nel demonizzare il governo di Assad come causa delle atrocità in Siria, costruendo il sostegno pubblico a una guerra contro la Siria di Stati Uniti e Unione europea, è Amnesty International. Suzanne Nossel, fino al 2013 direttrice esecutiva di Amnesty International USA, lavorava al dipartimento di Stato degli Stati Uniti dov’era viceassistente della segretaria di Stato, non proprio un organismo imparziale verso la Siria“. William Engdahl per New Eastern Outlook

Siria: La rivoluzione dei miliardaribillionaires-revolutionInfografica del Professor Tim Anderson, nel libro “La guerra sporca alla Siria”.

La BBC cammina sulla strada lastricata di giallo?
La BBC collabora con Open Democracy di Soros? Certo, quando osserviamo la pagina web è difficile non vedere che vi sia almeno una certa collaborazione. “Finanziata al 95% degli inglesi con il canone, la BBC appartiene al popolo, non al governo. OurBeeb è indipendente, non di parte e mira a garantire che la discussione sul futuro della British Broadcasting Corporation sia nelle mani del popolo inglese“. OurBeebopen-democracyForse i cittadini inglesi hanno voce in capitolo nella scelta di Soros come mentore e manager della campagna sulla maggiore rete multimediale pubblica il cui potere di alterare la percezione del pubblico è leggendario. “Come garantirsi che la BBC sia sentita ‘nostra’ dal pubblico che la finanzia e le cui molte voci dice di rappresentare? In un momento di tagli delle entrate pubbliche e rapidi cambiamenti tecnologici, il ruolo della BBC supera il tradizionale primo notiziario sui partiti politici. E’ tempo di rimodellare il dibattito sul futuro della più importante istituzione culturale del Regno Unito”. Poi vediamo le conseguenze dell’operazione Madaya. Su Open Democracy si legge… “Come i giornalisti cittadini mutano la redazione della BBC? I contenuti generati dagli utenti offrono nuovi modi di coprire le storie ‘occultate’, come il conflitto siriano. Ma come i giornalisti rappresentano ciò che vi accade?” Come in effetti? Segue poi una serie di scuse sui giornalisti della BBC, come Lyse Doucet, incapaci di essere in Siria. Si tirano fuori varie pretese. La morte di Marie Colvin del Sunday Times a Homs, nel 2012. Nessuna menzione che Colvin si fosse infiltrata senza l’autorizzazione del governo siriano, assieme a Rami Jarrah. La decapitazione della sospetta quinta colonna James Foley. Per non parlare del pericolo di attacchi aerei “stranieri” e dello Stato islamico. E perché, potreste chiedere, la BBC non trova le voci che in Siria che denunciano l’intervento estero o sostengono il governo legittimo? Stranamente, non sono “disposte a parlare”. Niente a che vedere col fatto che la BBC fa notoriamente propaganda antisiriana, per cui quelle persone temono non dica la verità sul punto di vista del popolo siriano. Sharmine Narwani ha ferocemente sfidato lo status di osservatore neutrale dei media occidentali nell’articolo: Giornalista occidentale, visto negato, “Perché in questo momento sinceramente non riesco a pensare a un gruppo di persone meno capaci di verificare le cose in Siria dei giornalisti occidentali. E non perché non sono fisicamente lì o non sanno mettere insieme più di due parole in arabo. Ma perché danno credito alle storie dei propri governi su tutto. I giornalisti occidentali s’inebriano al lascivo senso di giustizia degli ossimorici “valori occidentali” che ci rinfacciano. Gli stessi valori occidentali che chiedono “responsabilità” e “trasparenza” a tutte le nazioni, coprendo i governi occidentali mentre si fanno strada tra i corpi di musulmani e arabi nelle infinite guerre per la “sicurezza nazionale”.” Col senno del poi, potremmo essere considerati cospirazionisti, pensando che forse navigando tra tali eventi siamo a questo punto dell’assoluto silenzio stampa, utile agli obiettivi globalisti del governo? Vediamo la ciliegia sulla torta del cambio di regime? Soros ha apparentemente ufficializzato la cooptazione della BBC nella sua rete propagandistica sulla Siria, incanalandone le operazioni d’informazione nella sua perfetta molteplice rete di bugie anti-Assad.
La strada lastrica di mattoni gialli porta a Soros e la BBC non vede il Mago. Come se fosse alla ricerca di cuore, coraggio e cervello.14502933Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I MiG cubani in azione in Africa

Alessandro Lattanzio, 3/5/2015Cuban_MIG-27_departing_Key_West_Naval_Air_StationL’Aeronautica di Cuba, la Defensa Antiaerea y Fuerza Aerea Revolucionaria (DAAFAR), ricevette i primi 20 MiG-15, e 4 MiG-5UTI, a fine maggio 1961, un mese dopo la Baia dei Porci, e un gruppo basato su essi fu costituito a San Antonio de los Banhos, il 6 giugno, con l’assistenza sovietica. Il primo cubano a volare su un MiG-15 fu Enrique Carreras il 24 giugno 1961, che assieme ad altri cinque veterani della Baia dei Porci, Alvaro Prendes, Rafael del Pino, Gustavo Bourzac, Alberto Fernández e Douglas Rudd, fu scelto per addestrarsi sui MiG. Nel novembre 1961 il primo squadrone di MiG cubani divenne operativo sotto il comando di Enrique Carreras. Inoltre, diversi cubani furono addestrati in Cecoslovacchia e in Cina, così altri due squadroni di MiG-15bis furono organizzati nel 1962 quando i “checos” (piloti addestrati in Cecoslovacchia) e i “chinos” (piloti addestrati nella Cina popolare) tornarono a Cuba. Tra giugno e dicembre 1961 50 piloti sovietici arrivarono a Cuba assieme a 41 MiG-15bis, MiG-15UTI e MiG-19P forniti dall’URSS. Nel giugno 1962 i piloti cubani parteciparono a un’esercitazione anti-invasione e al momento della crisi dei missili dell’ottobre 1962 vi erano 36 MiG-15bis e MiG-15Rbis a Cuba dislocati sulle basi di San Antonio, Santa Clara, Camaguey e Holguin. Il futuro cosmonauta cubano Arnaldo Tamayo (oggi Generale) compì 20 sortite durante la crisi.MiG-15bis_Cuba
Cuba poi ricevette oltre 100 MiG-17 e 12 MiG-19P Farmer-B, il primo caccia dotato di radar di Cuba, consegnati nel novembre 1961. Il MiG-19P rimase in servizio fino al 1966 quando furono sostituiti dai MiG-21PFM. Nel giugno 1962 40 MiG-21F13, 6 MiG-15UTI e 1 Jak-12 arrivarono a Cuba, costituendo il 231.mo Reggimento Caccia della 12.ma Divisione Difesa Aerea sovietica. I MiG-21 furono schierati a Santa Clara e il 18 settembre compirono il primo volo a Cuba. Il 4 novembre un MiG-21 russo intercettò 2 F-104C del 479.th Tactical Fighter Wing dell’USAF che volavano nei pressi di Santa Clara, gli F-104 si ritirarono verso nord. Durante la crisi dei missili l’USAF scoprì con sgomento che il radar di sorveglianza APS-95 del suo aereo da primo allarme Lockheed EC-121 (precursore degli AWACS) non poteva rilevare i MiG che volavano a bassa quota. Come misura di emergenza fu sviluppato il sistema QRC-248 che interrogava il transponder IFF SRO-2 dei MiG. Questo dispositivo si dimostrò efficace e successivamente fu impiegato in Vietnam. Dopo la crisi dei missili di Cuba, nei primi mesi del 1963, l’alto comando sovietico cedette gli aerei a Cuba e addestrò piloti e tecnici cubani. Il 10 agosto 1963 i piloti cubani attivarono il primo reggimento cubano su MiG-21F13. Il 18 maggio 1970 diversi MiG-21 sorvolarono le Bahamas per avvertirne il governo che tratteneva quattordici pescatori cubani, che furono subito rilasciati. Il 10 maggio 1980 2 MiG-21 delle FAR (Forze Armate Rivoluzionarie di Cuba) attaccarono il pattugliatore delle Bahamas HMBS Flamingo, che aveva sequestrato quattro pescherecci cubani. Cuba poi indennizzò le Bahamas.13495857d71daa786e3169a96aaa6606Nel dicembre 1975 L’Avana assegnò uno squadrone di 9 MiG-17F e 1 MiG-15UTI alla FAPLA, l’Aeronautica delle Forze Armate del Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola. Il comandante dello squadrone era il Maggiore Jose A. Montes. I MiG-17F operarono contro il movimento separatista FLEC (Fronte di Liberazione di Cabinda). Nel dicembre 1977, un altro squadrone di MiG-17 e uno squadrone di MiG-21 furono impiegati in operazioni contro le forze d’invasione somale nell’Ogaden (regione desertica dell’Etiopia confinante con la Somalia) che respinsero completamente i somali dall’Ogaden il 13 marzo 1978. Nonostante le voci contrarie, negli anni ’70 e ’80 i piloti cubani non parteciparono al conflitto eritreo e nel settembre 1989 i cubani lasciarono l’Etiopia. Nel 1973 piloti di MiG-17 cubani operarono nella Repubblica Popolare Democratica dello Yemen e in Guinea, addestrando le forze aeree locali e partecipando a missioni contro le violazioni dello spazio aereo e delle acque territoriali dei due Paesi. Come già indicato, durante la guerra in Etiopia, nel 1978, uno squadrone di MiG-21bis e diversi MiG-21R cubani, in centinaia di sortite distrussero numerosi carri armati e pezzi di artiglieria somali. Un solo pilota cubano fu abbattuto dall’artiglieria antiaerea somala.
Per integrare le unità dell’aviazione cubana in Angola, nel dicembre 1975, L’Avana ordinò che dei MiG-21MF vi venissero spediti direttamente dall’URSS. Nel gennaio 1976, i giganteschi aerei cargo Antonov An-22 trasportarono uno squadrone di 12 MiG-21MF dall’Unione Sovietica all’Angola. Il 4 febbraio 1976 le forze dell’UNITA circondarono una pattuglia cubano-angolana guidata dal Tenente Artemio Cruza. La pattuglia operava oltre il normale raggio operativo dei MiG-21. Rafael del Pino volò con un MiG-21 dotato di tre serbatoi esterni appoggiando gli elicotteri Mi-8 che recuperarono la squadra cubano-angolana. Ma avendo violato gli ordini, Del Pino il 2 maggio 1976 venne sostituito al comando dello squadrone dei MiG-21 in Angola dal Comandante Benigno Cortes.
Il 13 marzo 1976, mentre attaccavano l’aerodromo dell’UNITA a Gago Coutinho, 4 MiG-21MF sorpresero un aereo cargo Fokker F-27 che scaricava armi. Rafael Del Pino lo distrusse con un razzo S-24. Il 6 novembre 1981, il maggiore Johan Rankin della South African Air Force (SAAF) abbatté un MiG-21MF angolano pilotato dal Maggiore Leonel Ponce. Fu la prima vittoria della SAAF dalla guerra di Corea. Il 3 aprile 1986, una coppia di MiG-21MF cubani intercettò 2 aerei cargo C-130 che trasportavano armi all’UNITA. Un C-130 venne abbattuto e l’altro venne gravemente danneggiato. I C-130 appartenevano alla St. Lucia Airways, compagnia aerea della CIA che riforniva le forze dell’UNITA, di solito volando dallo Zaire (la Santa Lucia Airways fu poi coinvolta nello scandalo Iran-Contras). Infine il 28 ottobre 1987 un aereo d’addestramento cubano MiG-21UM fu abbattuto presso Luvuei e i due membri dell’equipaggio furono catturati dall’UNITA.50_3Le FAR ricevettero 45 MiG-23BN Flogger-H e 2 MiG-23UB Flogger-C nel settembre 1978. I MiG-23 erano di stanza a San Antonio de los Banhos. Durante l’invasione degli Stati Uniti di Grenada, nel 1983, i MiG-23BN furono armati in vista di un attacco contro obiettivi in Florida, come l’Homestead Air Force Base e il reattore nucleare di Turkey Point, nel caso in cui l’operazione contro Grenada si rivelasse l’avvio dell’invasione di Cuba. Nel 1984 l’Unione Sovietica fornì 15 caccia-intercettori MiG-23MF Flogger-B. Verso la metà degli anni ’80 Cuba ricevette altri 50 MiG-23ML inviati direttamente in Angola, dove furono impiegati nel ruolo aria-terra fino alla fine della guerra. Tra la fine del 1987 e la metà del 1988, durante le battaglie di Cuito Cuanavale, furono utilizzati anche come intercettori contro gli aerei della South African Air Force. I MiG-23ML abbatterono almeno cinque aerei da combattimento sudafricani in Angola:
1. Un MiG-23 abbatté un Mirage F-1AZ nel 1987, nel nord della Namibia.
2 e 3. Il 27 settembre 1987 il Maggiore Albert Ley Rivas e il Tenente Chao Gondin su 2 MiG-23ML affrontarono 2 Mirage F-1CZ del 3° squadrone della SAAF, sparandovi contro 3 missili R-60. Un F-1CZ esplose al momento all’impatto di un R-60, l’altro si ritirò in Namibia dopo essere stato colpito da un secondo missile. Quando il pilota, capitano Arthur Piercy, atterrò nella base di Rundu, in Namibia, l’aereo si schiantò su una roccia ferendo gravemente il pilota. Il velivolo fu rottamato. Il Maggiore Rivas ricevette il riconoscimento di 1,5 vittorie per l’azione e il Tenente Gondin 0,5.
4. Sempre il 27 settembre 1987 un MiG-23ML abbatté un elicottero Puma sudafricano con un missile R-60.
5. Un Aermacchi Impala fu distrutto da un MiG-23.mig23.147Il 10 settembre 1987 dei Mirage F-1CZ sudafricani intercettarono 10 MiG-23ML (una forza mista di 2 cacciabombardieri e 2 caccia) cubani. I bombardieri interruppero l’attacco e i Mirage impegnarono la scorta con missili Matra 550, in uno scontro senza risultati. Il 25 febbraio 1988, Eladio Avila impegnò 2 Mirage F-1CZ durante il volo con il suo MiG-23ML. Entrambe le parti spararono dei missili, ma senza alcun risultato. In un altro scontro inconcludente, il Capitano Orlando Carbo su un MiG-23ML dichiarò di essere stato aggredito da 3 Mirage F-1 che spararono 3 missili aria-aria V-3 Kukri andati a vuoto. La flotta di MiG-23 cubani permise la vittoria dell’Angola nella guerra contro il Sudafrica, facendo decadere l’Apartheid in quest’ultimo Paese. L’ultima vicenda della guerra si ebbe nel giugno 1988. Dopo la sconfitta a Cuito Cuanavale i sudafricani si ritirarono dalla Namibia. I MiG-23 cubani dominavano i cieli e i Mirage F-1 della SAAF, sconfitti e impotenti, si ritirarono dalla guerra lasciando che gli aerei angolani colpissero impunemente l’esercito sudafricano. Il 7 giugno 1988 L’Avana indicò al comando cubano in Angola che, secondo informazioni dell’intelligence, la SAAF progettava un attacco a sorpresa e ordinò che i MiG-23 fossero pronti a bombardare le basi sudafricane in Namibia, nel caso che tale attacco si verificasse, e quale monito per il Sudafrica. Il 26 giugno le truppe sudafricane attaccarono presso Chipa e il 27 giugno 12 MiG-23ML cubani dotati di bombe di demolizione apparvero sulla diga idroelettrica di Ruacana-Calueque (in Namibia), protetta dall’esercito sudafricano e che riforniva di energia elettrica la maggior parte della Namibia. L’attacco fu un successo totale (13 morti tra le forze sudafricane), i sudafricani abbandonarono il complesso e quando le truppe cubane arrivarono alcuni giorni dopo, trovarono i segni del disastro: blindati bruciati, uniformi insanguinate e le turbine della diga completamente distrutte. I cubani trovarono anche su un muro la scritta in afrikaans: “MIK23 sak van die kart“, “Il MiG-23 ci ha spezzato il cuore“. Cuba indicò la volontà di continuare l’avanzata in Namibia, e il Sud Africa il 27 giugno disse al mediatore statunitense Chester Crocker che chiedeva il cessate il fuoco e negoziati, che si conclusero con un trattato di pace secondo cui il Sudafrica abbandonava Angola e Namibia e smetteva di sostenere l’UNITA.50_2_b2I cubani dovevano ricevere, nell’ottobre 1989, 35-45 caccia MiG-29 (sufficienti per un reggimento), ma il numero fu poi ridotto a 12 MiG-29 Fulcrum-A e 2 MiG-29UB Fulcrum-B. Dopo che Castro vide i MiG-29 ne chiese all’URSS altri, ma Gorbaciov (che cercava d’ingraziarsi gli Stati Uniti) non rispose. Dopo mesi di silenzio, i russi finalmente risposero attraverso l’ambasciatore Kapto, che non potevano mandarne altri perché non ne producevano più. Il giorno seguente l’ambasciatore Kapto incontrò un generale delle FAR che gli chiese se avesse visto le trasmissioni televisive statunitensi su produzione ed esportazione dei MiG-29. Kapto subito dopo contattò Mosca, dopo di ché l’Unione Sovietica inviò altri MiG-29, ma non il totale previsto perché l’Unione Sovietica si disintegrò prima.mig-29a-fulcrum-cuba-tc-158Operazione Pico
MiG21-4 Ai primi del settembre 1977, un peschereccio cubano fu sequestrato dalla Guardia Costiera di Santo Domingo (secondo un’altra versione, era la nave mercantile Capitano Leo di ritorno dall’Angola), e l’equipaggio venne accusato di violazione delle acque territoriali della Repubblica Dominicana. Questi a loro volta sostennero che pescavano in acque internazionali quando furono sequestrati dalle navi domenicane ed internati a Puerto Plata. Nell’incidente 2 aerei F-51D Mustang della FAD, numerati 1912 e 1916, sorvolarono la nave cubana. Il governo domenicano di Joaquin Balaguer apparentemente sospettava che la nave fosse in missione di spionaggio, mentre i cubani pensavano che l’intransigenza dominicana nel risolvere la questione attraverso i canali diplomatici, fosse una provocazione inaccettabile. L’8 settembre 1977 Fidel Castro incontrò al Ministero delle Forze Armate (MINFAR) il Generale Francisco Cabrera, il comandante della Brigata Caccia di San Antonio, Tenente-Colonnello Ruben Martinez Puente, il vicecomandante Colonnello Rafael del Pino ed altri ufficiali. A Castro fu spiegata la situazione. Il governo dominicano si ostinava a non risolvere l’incidente, dimostrandosi arrogante. Il governo cubano non avrebbe tollerato insulti all’onore del Paese e dei suoi cittadini, quindi senza rinunciare agli sforzi diplomatici, si decise di dimostrare inconfutabilmente che i pescatori dovevano essere rilasciati.
Per fare pressione sul governo dominicano affinché rilasciasse immediatamente la nave, uno squadrone di 12 MiG-21bis, all’epoca il velivolo più potente e versatile delle FAR, condusse una manovra sulla città di Puerto Plata terrorizzando i dominicani e inviando un messaggio al governo dimostrando che i MiG cubani erano arrivati ed erano disposti a tutto pur di liberare i connazionali. Se entro 24 ore i dominicani non rilasciavano la nave, lo squadrone dei MiG-21bis avrebbe bombardato le unità militari dominicane di Santo Domingo, Puerto Plata e Santiago de los Caballeros. Castro ricordò che l’ora “H” sarebbe stata le 10 del 10 settembre, così venne avviata l’Operazione Pico. La mattina del 9 settembre 1977 lo squadrone dei MiG-21bis volò in silenzio radio dalla base di San Antonio a Guantanamo, arrivando dopo aver percorso 900km in 50 minuti e a 500-1000m di quota in un cielo terso. A Guantanamo, lo staff tecnico rifornì rapidamente i MiG-21bis, e alle 08:30 era pronto a continuare la missione su Santo Domingo. Il leader dello squadrone volava davanti e gli altri ai lati e dietro, distaccati di 500-1500m. Tra ogni coppia dello squadrone la distanza sarebbe stata di 50-150m. La rotta copriva 580 miglia, e fu compiuta alla quota ottimale del MiG-21bis di 6000-8000m, da ridurre negli ultimi 90km volando all’80-85% della velocità del velivolo. Gli obiettivi di ogni elemento dello squadrone d’attacco distavano 20 km, evitando di disturbarsi a vicenda. I velivoli si sarebbero poi radunati per il volo di ritorno per Guantanamo.54d57f1e72139e29338b45fe (1)Il finto attacco ebbe successo, i MiG-21bis passarono su Quisqueya a metà mattinata. Compirono diversi passaggi su Santo Domingo accendendo i postbruciatori e infrangendo la barriera del suono a bassa quota, rompendo finestre e causando il panico nella città. Finsero degli attacchi contro il Palazzo del Governo, i Royal Docks, l’aeroporto e la zona residenziale. Lo squadrone di Del Pino “attaccò” il quartiere residenziale. Infine Del Pino compì un passaggio a basso quota, e Perez pensò di aver risucchiato le antenne televisive delle case vicine. Arrivarono vicino a un hotel dai cui balconi i turisti allarmati vedevano cosa succedeva, guardando in soggezione le manovre del MiG-21, forse confondendoli con dei caccia statunitensi. Gli F-51D Mustang dominicani non provarono a decollare, perché come disse un loro pilota: “Non possiamo fare nulla contro gli aviogetti“.
Tutti gli aeromobili tornarono senza problemi a Guantanamo. Del Pino ricevette al telefono il saluto di Fidel Castro per il successo della missione e ne sollecitò il rientro a L’Avana su un aereo di linea Jak-40 per riferire personalmente dei risultati del raid. Allo Stato Maggiore vi erano già Fidel Castro, il ministro Raul Castro e altri alti ufficiali. Del Pino attese qualche minuto mentre i vertici leggevano le copie dei colloqui tra i comandanti e gli alti funzionari governativi dominicani, raccolti immediatamente dall’intelligence elettronica cubana che monitorava le comunicazioni dei vicini. Del Pino disse di esserne rimasto stupito, anche se sapeva che i servizi segreti cubani erano molto ben organizzati. I dominicani chiamarono alle 13.00 dicendo si essere disposti a risolvere diplomaticamente l’incidente, ma non rilasciarono ancora il peschereccio e l’ultimatum di 24 ore ai domenicani scadeva alle 10:00 del successivo 10 settembre. Lo squadrone ebbe l’ordine di prepararsi a bombardare Santo Domingo. Si dovevano attaccare le caserme dell’esercito, della marina e della polizia con bombe FAB-500 a 500kg. Gli obiettivi erano in aree densamente popolate e, mentre le bombe sebbene non precise avevano un enorme potere distruttivo, in grado di cancellare un quartiere intero, e ciò avrebbe potuto causare molte vittime tra i civili. Quindi il primo obiettivo, che doveva essere la base aerea delle FAD di San Isidro, fu cambiato. Il 10 settembre alle 08:30, giorno dell’attacco, i MiG-21bis erano pronti con le armi a bordo e i piloti in briefing, attendendo conferme da L’Avana. In quel momento arrivò il messaggio cifrato atteso dell’alto comando, “Barca rilasciata, ritorna a casa alle quattordici. Firmato Senén Casas Regueiros, Capo di Stato Maggiore Generale“. Non fu più necessario l’attacco aereo. Il governo della Repubblica Dominicana liberò il mercantile cubano e la crisi finì.8238-eFonte: LAAHS

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MI5, MI6 e la morte di al-Liby negli USA: UK, al-Qaida, al-Shabab e Lee Rigby

Murad Makhmudov e Lee Jay, Modern Tokyo Times, 5 gennaio 20152013-10-12T002304Z_1954488326_GM1E9AC0JB601_RTRMADP_3_USA-LIBYA_0MI5 e MI6 inglesi saranno profondamente sollevati dalla fortunosa morte di Anas al-Liby negli USA. La sua morte sarà stata accolta con un sospiro di sollievo sul processo che stava per avere luogo a New York. Dopo tutto, MI5 e MI6 avevano profondi legami con Anas al-Liby e altri terroristi internazionali. Naturalmente, il Regno Unito non è unico in ciò. Tuttavia, la brutale morte di Lee Rigby e la realtà degli innumerevoli terroristi di tale nazione spediti in Siria è un’ulteriore prova che c’è del marcio nel cuore della comunità d’intelligence. Pertanto, l’annuncio della morte di Anas al-Liby occulterà le molte ratlines terroristiche nel cuore della dirigenza inglese.
5930486-8837001Anas al-Liby era ritenuto un capo di al-Qaida nei corridoi del potere a Washington, pertanto fu sequestrato dalle forze statunitensi nello Stato fallito libico. Ciò accadde nel 2013 a causa delle pericolose forze interne allo Stato fallito e altri importanti fattori legati ai fallimenti politici degli USA. La BBC riporta: “Un presunto capo di al-Qaida è morto pochi giorni prima del processo a New York per gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti in Africa nel 1998… Doveva essere processato il 12 gennaio per quegli attentati che uccisero più di 220 persone in Kenya e Tanzania“. Purtroppo, il caso Anas al-Liby è un’ulteriore prova della grave ingenuità dei servizi segreti inglesi, come MI5 e MI6. E’ noto che una delle persone coinvolte nel barbaro assassinio di Lee Rigby doveva essere reclutato dal servizio segreto inglese. Allo stesso modo, al-Liby ebbe asilo politico nel Regno Unito, nonostante i suoi ben noti legami con al-Qaida e l’MI6 aveva anche cercato di reclutarlo. Modern Tokyo Times dichiarò sul caso Lee Rigby che: “Riguardo le agenzie di sicurezza del Regno Unito, troppi appaiono assai ingenui. Inoltre, alcuni ignorano le leggi a protezione dei cittadini inglesi. Michael Adebolajo, un religioso taqfiro islamista fu arrestato dalla polizia del Kenya, vicino al confine con la Somalia, per terrorismo. Eppure, invece d’imprigionare i cittadini inglesi che si recano all’estero per uccidere in nome dell’Islam, il Regno Unito li accoglie a braccia aperte. Perciò il Terrorism Act del 2006 è spesso manipolato. Non solo, ma MI5 ritiene che ciò dia la grande opportunità di avere come informatore, retribuito con i soldi dei contribuenti, una persona che sostiene l’odio di massa“. Modern Tokyo Times proseguiva: “Ora, se non si capisce la mentalità di al-Shabab in Somalia, allora va bene, chiaramente per i servizi di sicurezza ed élite politiche del Regno Unito. Pertanto, nonostante al-Shabab in Somalia uccida ogni convertito al cristianesimo che scovi e distrugga i santuari sufi, non sembra importare. Al-Shabab non solo decapita musulmani convertiti al cristianesimo, mentre loda Allah, ma sostiene anche la lapidazione delle donne e il taglio delle mani per reati minori. Tale realtà viene sorvolata fin troppo e lo stesso vale per le nazioni islamiche che hanno buoni rapporti con il governo inglese“. In altre parole, MI5 e MI6 faranno di tutto per reclutare persone che disprezzano l’occidente, pur di attuare le trame del governo inglese. Lee Rigby fu massacrato barbaramente a Londra, similmente a quanto fanno gli assassini taqfiri in Siria contro alawiti, cristiani, sciiti e sunniti fedeli al governo siriano.
Tale fiasco pericoloso non è una novità per Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti, Regno Unito e altre nazioni del Golfo, che supportavano e addestravano jihadisti internazionali negli anni ’80 e ’90 in Afghanistan e Pakistan. Le convulsioni di tali eventi e le ratlines jihadiste che collegano la Bosnia all’11 settembre e a Madrid continuano ad affliggere il mondo. Nonostante ciò, gli stessi attori hanno deciso di “andare a letto con al-Qaida, taqfiri e salafiti in Libia“, come in Siria. Nel 2002 The Guardian riferiva: “La cellula libica di al-Qaida includeva Anas al-Liby nella lista dei ricercati del governo degli Stati Uniti, con una taglia di 25 milioni di dollari. È ricercato per il coinvolgimento negli attentati alle ambasciate in Africa. Al-Liby era con bin Ladin in Sudan prima che il capo di al-Qaida tornasse in Afghanistan nel 1996“. La stessa fonte dice: “Sorprendentemente, nonostante i sospetti che fosse un capo di al-Qaida, al-Liby ricevette asilo politico in Gran Bretagna e visse a Manchester fino al maggio 2000, quando eluse un raid della polizia fuggendo all’estero. Il raid scoprì ‘il manuale per la jihad’ di 180 pagine di al-Qaida contenenti istruzioni per attacchi terroristici“. Poi, nello stesso articolo si affermava che “The Observer può oggi rivelare che gli agenti dell’MI6 coinvolti nel presunto complotto erano Richard Bartlett, già noto con il nome in codice PT16, responsabile generale dell’operazione, e David Watson, nome in codice PT16B. Come l’omologo di Shayler nell’MI6, Watson era responsabile della gestione dell’agente libico ‘Tunworth’, che informava dall’interno della cellula. Secondo Shayler, MI6 passò 100000 sterline ai sicari di al-Qaida“.
Pertanto, la morte di Anas al-Liby sarà salutata dalla comunità dell’intelligence e dai corridoi del potere nel Regno Unito perché molte ratlines rimarranno nascoste. Analogamente, le domande sulla barbara morte di Lee Rigby saranno evitate. Tale realtà significa che altri petrodollari del Golfo diffonderanno l’odio nel Regno Unito. Allo stesso tempo, intrighi politici contro Stati nazionali come la Siria, continueranno, intrecciando obiettivi politici occidentali e di al-Qaida nonostante cerchino risultati diversi.

Police probe 'spy' death

Comando del MI6

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

CIA, islamisti e la distruzione della Somalia

Dean Henderson 26/08/2014

Il SIIL in Iraq è solo l’ultima versione della vecchia strategia MI6/CIA/Mossad volta a prendere le risorse tramite il terrorismo islamista, screditando i musulmani nel mondo. Una delle operazioni meno pubblicizzate si ebbe quando i servizi segreti occidentali usarono gli islamisti per dividere la Somalia in tre nazioni diverse.

somaliaMapIl 10 settembre 1992 gli Stati Uniti inviarono duemila marines e quattro navi da guerra, guidate dall’USS Tarawa, al largo della Somalia, nel Golfo di Aden che separa Somalia e Arabia Saudita. La Somalia era sempre stata riconosciuta possedimento altamente strategico. Il suo presidente Siad Barre si era appoggiato ai sovietici e agli statunitensi in momenti diversi, anche permettendo agli Stati Uniti di dislocarvi una base per le forze di reazione rapida. Nel 1982 il generale Alexander Haig, che brevemente agì da presidente autoimposto quando Ronald Reagan fu ferito da John Hinckley, sottolineò l’importanza strategica della Somalia per gli Stati Uniti dicendo che il Paese “sarebbe di vitale importanza per il nostro accesso al Golfo Persico”. Gli Stati Uniti avevano ridotto gli aiuti alla Somalia nel 1989 e ridotto il personale dell’ambasciata da 450 a 30. Nel gennaio 1991 Barre fu rovesciato dal suo ministro della Difesa, generale Muhammad Farrah Aidid. L’ambasciata USA fu rasa al suolo, i somali espressero il loro sdegno per i decenni di sostegno degli Stati Uniti al brutale Barre. Il generale Aidid era un nazionalista e i falchi statunitensi cercarono un pretesto per intervenire. L’editorialista William Neikirk articolò il nuovo atteggiamento interventista che prevalse nei circoli di politica estera degli Stati Uniti dopo la guerra del Golfo, quando scrisse il 6 dicembre 1992, “I poliziotti del mondo… dovrebbero pattugliare l’ambito internazionale ogni giorno, svolgendo un lavoro preventivo nella comunità mondiale“. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ebbe un vertice nel gennaio 1992 nel corso del quale fu deciso che le operazioni di mantenimento della pace mondiali, del tutto congruenti con il concetto di Neikirk dei “poliziotti mondiali” e il Rapporto da Iron Mountain, dovrebbero essere attuate in tutto il mondo. Oggi 40000 caschi blu di 61 Paesi operano in quattro continenti. Il presidente Clinton abbracciò di cuore l’idea dicendo: “Dobbiamo fare più che parlare di Nuovo Ordine Mondiale“.
In Somalia l’ONU lanciò l’operazione Restore Hope con le truppe di Pakistan, Zimbabwe, Egitto e Nigeria. I sauditi inviarono forze d’elite. Il Papa definì l’intervento un “dovere morale”. Molti Paesi del Terzo Mondo, affamati di denaro, entusiasti inviarono truppe, ben pagati per mantenere la pace. Ma altri Paesi videro nel mandato un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite succube degli Stati Uniti e dei loro alleati europei. L’ambasciatore dell’Indonesia alle Nazioni Unite, Nugroho Wisnumurti, dichiarò: “Se si guarda al Consiglio, in realtà, si vedrà che solo uno o due prendono le decisioni”. Con la scusa della crisi umanitaria, il Programma Alimentare Mondiale di Roma, che l’Iraq scoprì essere una copertura della CIA, noleggiò due aerei da trasporto C-130 della compagnia aerea della CIA Southern Air Transport e cominciò ad inviare cibo in Somalia. La CIA armò i fondamentalisti islamici decisi a distruggere l’Alleanza nazionale di sinistra somala di Aidid. Mentre i combattimenti s’intensificarono i 2000 Marines degli Stati Uniti, ufficialmente schierati per proteggere le truppe di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, sbarcarono. Il presidente Salim Salim dell’Organizzazione per l’Unità africana definì l’evento “nuovo tipo di colonialismo”. Gruppi di soccorso delle Nazioni Unite furono costretti a ritirare i propri lavoratori dalle regioni somale di Bardera e Baidoa, dove la carestia fu un pretesto per aggravare l’intervento. [1] C’era stata una grave siccità in Somalia, almeno in una parte, perché il Paese era un grande produttore di bestiame per l’esportazione in Arabia Saudita. Ciò provocò lo sfruttamento eccessivo dei pascoli, deforestazione e desertificazione. Gli Stati Uniti avevano spesso usato la Somalia per scaricarvi surplus con cui potrebbero aver alimentato il bestiame. Lo scellino somalo era sceso da 15,6 per dollaro nel 1983 a 38000 per dollaro nel 1991, per via di una serie di svalutazioni su mandato del FMI. Il FMI incoraggiò l’economia basata sull’esportazione del bestiame, mentre i piccoli agricoltori persero terreno e il Paese si desertificava. Il generale Aidid cercò di formare un governo, ma fu costretto a combattere gli estremisti islamici che la CIA aveva scatenato. Il giorno in cui i Marines degli Stati Uniti sbarcarono per sostenere gli estremisti, il presidente Bush dichiarò che la guerra “potrebbe essere estesa nel nord della Somalia“. Quello stesso giorno il membro del consiglio di Chevron Texaco ed ex-segretario di Stato George Schultz invocava gli attacchi aerei sulla Jugoslavia. Il signore della guerra estremista finanziato dalla CIA, Ali Mahdi Muhammad, occupò la parte settentrionale della capitale somala Mogadiscio. Inoltre guidò il tentativo riuscito del Movimento nazionale somalo di occupare la Somalia nordoccidentale e dichiarare l’indipendenza della Repubblica del Somaliland. Nel nord-est della Somalia, con gli strategici porti sul Golfo di Aden Berbera e Bosaso, la Compagnia sostenne il separatista Fronte di Salvezza Democratico somalo che aveva chiesto l’intervento straniero in Somalia. La Compagnia inoltre ebbe l’aiuto del generale Morgan, genero di Siad Barre. Più importante, il contatto della CIA in Somalia era il generale Muhammad Abshir, da lungo tempo agente della CIA ed ex-capo della polizia. [2]
Alla fine le due fazioni del nord si separarono dalla Somalia e crearono due nuovi Paesi, Somaliland e Puntland, che si affacciano sul Golfo di Aden e sul Paese strategico di Gibuti, controllato dai francesi, alle porte del Canale di Suez. La zona era nota come Somalia britannica fino al 1960, quando si unì alla Somalia meridionale italiana divenendo la Somalia. La storia fu abrogata, un cambio di regime neo-coloniale furtivo si svolse e il Somaliland ebbe rapidamente propri esercito, valuta e bandiera. [3]
Per tutto il tempo l’amministrazione Clinton cercò d’inquadrare il conflitto in Somalia come lotta etnica tra diversi clan, una caratterizzazione fortemente fuorviante che venne usato per giustificare le avventure in Ruanda e in Jugoslavia. Gli Stati Uniti promisero di ritirarsi dalla Somalia entro il 20 gennaio 1993. Tale data passò mentre il contingente statunitense aumentava fino a una forza di 10000 uomini, tra cui 8000 soldati della 10.ma Divisione di Montagna. A febbraio la CIA aiutò i superstiti militari di Siad Barre a prendere il porto meridionale di Kismayu. Africa Rights affermò che le truppe belghe preposte all’operazione torturarono numerose persone. Accuse simili furono mosse alle truppe canadesi. L’Italia abbandonò l’operazione Restore Hope per disgusto. Il 12 giugno 1993 le truppe pakistane spararono sulla folla uccidendo ventitré somali inermi. Lo stesso giorno un elicottero attaccò l’edificio che si presumeva ospitasse il generale Aidid uccidendo 54 persone. Il 17 giugno, le truppe delle Nazioni Unite attaccarono l’ospedale Digfer nella capitale, uccidendo nove perosne. Il 18 giugno, stanchi dalle proteste quotidiane dei somali presso la sede delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti bombardarono Mogadiscio uccidendo più di 100 persone. Il compound UNOSOM era una mostruosità di 81 acri costato 2 miliardi di dollari. Mentre i somali vivevano nello squallore, il personale delle Nazioni Unite aveva docce calde, pizza e TV satellitare. La missione in Somalia fu chiamata operazione per ripristinare la normalità, ma l’ordine era tutt’altro che restaurato.
Il supporto somalo al generale Aidid crebbe, i media statunitensi fecero del loro meglio per demonizzarlo, anche se non sapevano assolutamente nulla di lui. L’ammiraglio statunitense Jonathan Howe spiegò con condiscendenza che l’obiettivo in Somalia era “mettere le persone al lavoro”. Howe mise una taglia di 25 milioni su Aidid. Aidid rispose offrendo 1 milione di dollari per il cranio di Howe. Il 9 settembre 1993, elicotteri d’attacco statunitensi aprirono il fuoco su una manifestazione anti-USA uccidendo 125 persone. Tra 5000 e 6000 somali morirono durante l’intervento degli Stati Uniti. I somali erano indignati e non c’era da meravigliarsi quando un missile spalleggiale sparato da uno dei miliziani di Aidid abbatté un elicottero statunitense Blackhawk che cercava di salvare i membri di un’unità d’élite della Delta Force statunitense, intrappolati in un edificio a Mogadiscio mentre ricercavano Aidid; folle di somali si riunirono per trascinare i corpi di alcuni dei diciotto statunitensi morti per le strade di Mogadiscio. Il membro della Delta Force Michael Durant fu catturato dalle forze di Aidid durante l’operazione, che vide altri elicotteri d’attacco degli Stati Uniti far esplodere le case dei somali che vivevano nella zona. Il giorno in cui Durant fu rilasciato il presidente Clinton ritirò le forze USA dalla Somalia.
Le operazioni delle Nazioni Unite in Somalia sotto il controllo dell’ammiraglio Howe furono originariamente guidate dagli uffici a Mogadiscio della Conoco. Le esplorazione della Hunt Oil nel 1980 rilevarono che l’enorme fenditura petrolifera tra Arabia Saudita e Yemen si estende sul Golfo di Aden fino al nord della Somalia, una zona ora comodamente divisa e conosciuta come Somaliland e del Puntland. Poco prima della sua caduta, il corrotto presidente Siad Barre aveva siglato un accordo per la suddivisione di quasi due terzi della Somalia tra quattro compagnie petrolifere degli Stati Uniti: Conoco, BP Amoco, Chevron Texaco e Phillips Petroleum. La Conoco successivamente acquistò la Phillips. Un ingegnere petrolifero della Banca Mondiale disse delle prospezioni petrolifere del Somaliland, “Non c’è dubbio che c’è il petrolio lì“. [4] Secondo Yossef Bodansky, direttore della Task Force del congresso sul terrorismo degli Stati Uniti, i ribelli ceceni furono organizzati in una riunione del 1996 a Mogadiscio, in Somalia, a cui parteciparono funzionari dell’ISI pakistano, Usama bin Ladin e signori della guerra fondamentalisti somali della CIA. Lo stesso anno, il generale Muhammad Farrah Aidid perse alla roulette russa con l’ammiraglio Howe. Il 1 agosto 1996 Aidid fu ucciso dalla stessa setta di assassini islamisti della CIA che ora si organizza per attaccare la Russia. Lo stesso giorno il colonnello dell’esercito degli Stati Uniti William Garrison, che aveva comandato lo sfortunato raid dell’US Delta Force su Mogadiscio, annunciava il proprio pensionamento. [5]

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Muhammed Farrah Aidid

[1] “Aid Workers Relocated in Somalia”. AP. Tulsa World. 12-6-92. p.1
[2] “The Warlord Speaks”. The Nation. 4-4-94
[3] “Looking for a Little Recognition”. AP. Missoulian. 4-8-96
[4] “The Great Humanitarian”. Ramon Gris. Storm Warning. Seattle. 10-93
[5] “Blackhawk Down”. CNN Presents. 1-20-02

Dean Henderson è l’autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito, a cui è possibile iscriversi gratuitamente è Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Africa: l’obiettivo dimenticato della NSA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 12.11.2013

Lethal PresencePer i media occidentali, l’Africa è sempre una semplice nota, un continente generalmente dimenticato in materia di spionaggio e sorveglianza elettronica. Tuttavia, come i leader in Europa, America Latina e Asia lamentano le attività di sorveglianza dell’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSA), l’Africa è anch’essa vittima della sorveglianza globale delle comunicazioni dagli Stati Uniti… Anche se l’Africa è al traino del resto del mondo nell’adozione di una maggiore tecnologia dell’informazione, non viene ignorata dalle agenzie di Signals Intelligence (SIGINT) dei Paesi dai Cinque Occhi (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda) e da una delle nazioni dell’alleanza SIGINT dai Nove Occhi, la Francia. Le comunicazioni via satellite, cavi in fibra ottica sottomarini, telefoni cellulari e Internet sono tutte sottoposte allo stesso livello di sorveglianza da parte di NSA, Government Communications Headquarters della Gran Bretagna (GCHQ), Communications Security Establishment del Canada (CSEC) e Defense Signals Directorate dell’Australia contro Paesi in America Latina, Asia, Medio Oriente e Europa orientale. In effetti, le nazioni africane sono da tempo preoccupate per la predisposizione delle loro comunicazioni Internet alle intercettazioni da parte dell’occidente. In un articolo scritto da questo autore, il 1 maggio 1990, per la rivista di computer Datamation, dal titolo “Le Nazioni africane sottolineano la sicurezza”, veniva osservato che i Paesi africani sono indietro di oltre venti anni nella protezione dallo spionaggio dei loro dati sensibili, tra cui Sudafrica, Ghana, Egitto, Senegal, Tanzania, Botswana, Guinea, Costa d’Avorio, Benin e Namibia.
I documenti classificati della NSA rivelati dall’informatore Edward Snowden, sottolineano come le comunicazioni in Africa siano sotto costante sorveglianza da parte della NSA e delle agenzie  SIGINT dei suoi alleati. Il documento TOP SECRET STRAP 1 del GCHQ precisa che i servizi diplomatici di tutti i Paesi utilizzano smart phone e che questi sono gli obiettivi favoriti dello spionaggio. Migliaia di indirizzi e-mail e numeri di telefono cellulare o “selettori” dei funzionari dei governi africani, vengono memorizzati nella rubrica telefonica mondiale e nelle directory di posta elettronica. Banche dati della NSA che contengono informazioni su “selettori” e “contenuti” sono utilizzate dagli intercettatori per concentrarsi su determinate conversazioni in Africa e all’estero. Queste raccolte e memorie di metadati hanno nomi di copertura come Fairview, Blarney, Stormbrew, Oakstar e Pinwale. Un programma di analisi e d’intercettazione globale di email e chiamate telefoniche della NSA, denominato Boundlessinformant, traccia il monitoraggio di telefonia digitale (riconoscimento del numero di composizione o DNR), e-mail e altre comunicazioni testuali digitali (rete digitale d’intelligence o DNI). Una “mappa del calore” generata da Boundlessinformant indica che l’obiettivo numero uno della sorveglianza dei “Cinque Occhi” in Africa era l’Egitto, seguito da Kenya, Libia, Somalia, Algeria, Uganda, Tanzania e Sudan. Nel 2009, il database “selettori” della NSA conteneva indirizzi e-mail, numeri di telefono e altre informazioni personali di 117 clienti della Globalsom, un provider Internet a Mogadiscio. I nomi includevano alti funzionari del governo somalo, un funzionario delle Nazioni Unite residente a Mogadiscio e un funzionario di World Vision, un’organizzazione non governativa (ONG) spesso legata alle attività segrete della CIA. Un certo numero di osservatori informati ha ipotizzato che Snowden, che ha lavorato per la CIA prima di passare alla NSA, possa aver ricevuto la richiesta da funzionari anonimi di Langley, in Virginia, di rendere nota la natura della sorveglianza della NSA. L’onnisciente capacità di sorveglianza della NSA può aver minacciato di esporre agenti sotto copertura all’estero della CIA alla più competitiva e potente agenzia d’intelligence; così uno tentativo sarebbe stato fatto attraverso Snowden per tarpare le ali della NSA che aumentava la sua influenza a scapito della CIA. C’è sempre stata rivalità tra le agenzie di intelligence degli Stati Uniti in Africa. Alla CIA, in particolare durante la guerra fredda, c’era risentimento nei corridoi di Langley verso le crescenti attività della NSA in Africa. Negli anni ’50 e ’60, le operazioni della NSA in Africa furono essenzialmente limitate a tre basi di supporto della Signal Intelligence: Naval Security Group Activity Kenitra (ex Port Lyautey); stazione di ascolto dell’Army Security Agency presso la stazione Kagnew ad Asmara, allora in Etiopia, e supporto aereo SIGINT alla Wheelus US Air Force Base, presso Tripoli, in Libia. La NSA non ha nascosto la sua presenza nelle tre basi ed è stata la paura del nuovo governo rivoluzionario di Zanzibar, nel 1964, che spinse all’espulsione dall’isola-nazione della stazione di monitoraggio del Progetto Mercury della National Aeronautics and Space Administration (NASA), a causa della presenza dei tecnici della Bendix Corporation. La Bendix, oltre a supportare la NASA, forniva supporto tecnico alle basi della NSA che circondavano l’Unione Sovietica. Dopo la chiusura delle tre basi africane e la creazione del Joint Special Collection Service (SCS) di NSA-CIA, avamposti SIGINT della NSA operanti sotto copertura diplomatica, furono istituiti nelle ambasciate degli Stati Uniti, tra cui Nairobi, Lagos, Kinshasa, Cairo, Dakar, Addis Abeba, Monrovia, Abidjan e Lusaka. Negli ultimi venti anni, la NSA ha aumentato le sue operazioni di intercettazione cellulari in Africa. In particolare, durante la prima invasione ruandese della Repubblica democratica del Congo (allora Zaire) negli anni ’90, la NSA  mantenne una stazione d’intercettazione delle comunicazione a Fort Portal, Uganda, che intercettò le comunicazioni militari e governative dello Zaire. Alcune intelligence derivate dal SIGINT furono condivise con le forze armate del capo ruandese Paul Kagame, un dittatore cliente degli Stati Uniti, la cui invasione dello Zaire portò alla cacciata del vecchio alleato degli statunitensi Mobutu Sese Seko.
Durante la Guerra Fredda, le operazioni della NSA in Africa furono in gran parte confinate alla condivisione d’intelligence con il Sudafrica dell’apartheid. La NSA ricevette dati SIGINT dal Sud Africa, per lo più intercettazioni di navi militari e mercantili che navigavano intorno al Capo di Buona Speranza. La NSA aveva segretamente supportato il centro d’intelligence del Sud Africa di Silvermine, all’interno di una montagna della Costanzia Ridge, presso Cape Town. La NSA ha mantenuto il suo rapporto con la Silvermine sotto una copertura totale, per via delle sanzioni internazionali contro il Sudafrica all’epoca. Silvermine venne abbandonata in rovina con i ladri che oggi rubano rame dalle antenne della base. Tuttavia, con il proliferare delle basi dei droni in tutta l’Africa, vi è una rinnovata presenza del SIGINT della NSA sul continente, ricevendo supporto tecnico dai droni dotati di sistemi di raccolta dei segnali e di analisi delle comunicazioni intercettate dalle piattaforme telecomandate d’intelligence. La maggiore permanente presenza NSA in Africa è a Camp Lemonnier, a Gibuti, dove gli analisti della NSA controllano le comunicazioni intercettate da droni e aerei o raccolte direttamente dai satelliti stranieri e dai cavi sottomarini. Aerei di sorveglianza Pilatus PC-12, completi di carichi SIGINT, decollano da Entebbe, in Uganda, nell’ambito dell’Operazione Tusker Sand. Il personale militare e civile della NSA viene assegnato anche agli impianti di sorveglianza degli Stati Uniti dell’aeroporto internazionale di Ouagadougou in Burkina Faso e dell’aeroporto internazionale Diori Hamani a Niamey, Niger. La base di Ouagadougou fa parte dell’Operazione Sand Creek, che impiega carichi SIGINT installati sui velivoli di sorveglianza Pilatus PC-12. Unità mobili della NSA, come quella installata in un’abitazione a Fort Portal, abitualmente opera da terminale per le basi degli Stati Uniti di Obo e Djema, nella Repubblica Centrafricana, e di Kisangani e Dungu, nella Repubblica democratica del Congo. Droni SIGINT decollano dalle basi USA di Arba Minch, Etiopia e dell’aeroporto Victoria sull’isola Malé delle Seychelles. Personale della NSA è stato assegnato a Camp Gilbert, Dire Dawa, Etiopia; a Camp Simba di Manda Bay e a Mombasa in Kenya; a Nzara in Sud Sudan; all’aeroporto internazionale Leopold Senghor di Dakar, in Senegal e all’aeroporto internazionale Boulé di Addis Abeba, Etiopia. Piccole strutture di ascolto della NSA sono situate anche presso le stazioni trasmittenti di Voce dell’America a Sao Tomé, una delle due isole che compongono la nazione di Sao Tomé e Principe, e a Mopeng Hill in Botswana.
Infatti, trovandosi il personale della NSA in diversi luoghi esotici dell’Africa e di altre parti del mondo, un briefing di presentazione della NSA, resa nota da Snowden, dal titolo “Conosci la tua  copertura“, istruisce il personale della NSA in missione segreta all’estero, a “sterilizzare gli effetti personali” vietandogli d’inviare a casa cartoline o di acquistare souvenir locali. In realtà, il più veloce mezzo di comunicazione in Africa rimane il “telegrafo della giungla”, le voci che di bocca in bocca viaggiano di città in città e da villaggio a villaggio, avvertendo i residenti locali che ci sono gli americani tra loro. E’ l’unico mezzo di comunicazione che la NSA non può toccare automaticamente, a meno che gli agenti della NSA origlino le conversazioni e capiscano gli oscuri dialetti africani. Gli insorti somali hanno ostacolato le intercettazioni della NSA con i segnali di fumo codificati delle reti di fusti da 55 galloni da bruciare per avvertire dell’avvicinamento di truppe di Stati Uniti, Kenya, Etiopia e altre straniere. La NSA proclama la sua abilità nell’intercettare qualsiasi comunicazione in qualsiasi parte del mondo. L’Africa ha dimostrato che che l’unica cosa in cui eccelle la vanagloriosa l’agenzia d’intelligence degli Stati Uniti, la NSA, è l’arte dell’esagerazione.

drones-bases-africa-2013La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora