60 ammiragli statunitensi indagati per corruzione

RussiaToday, 7 novembre 2017

L’indagine del dipartimento della Giustizia sulla corruzione riguardo un’azienda della difesa asiatica si amplia indagando su 60 ammiragli e centinaia di ufficiali della VII Flotta della Marina degli Stati Uniti, sconvolta dopo le collisioni mortali di sue navi. L’US Navy confermava di aver esaminato la condotta di 440 militari attivi e in pensione per eventuali violazioni delle leggi o delle norme federali sull’etica nel caso di Leonard Glenn Francis, magnate marittimo di Singapore noto come “Fat Leonard”. Sono indagati 60 ammiragli secondo il Washington Post. Il dipartimento della Giustizia studiava i casi di certi individui “che non hanno violato la soglia del processo civile, ma possono aver commesso reati nell’ambito del sistema giudiziario militare”. È doppio del numero degli ammiragli che l’US Navy aveva dichiarato oggetto di indagini lo scorso anno. Ci sono circa 210 ammiragli attualmente in servizio. Più della metà degli indagati, 230 persone, non sono considerati colpevoli di cattiva condotta, e alcuni avrebbero avuto pochi o alcun contatto con Francis, afferma l’US Navy, che ha detto che i nomi degli indagati sono tenuti segreti per evitare di comprometterne la carriera. “Il rilascio di tali informazioni… probabilmente rivelerebbe dettagli cruciali su ampiezza e portata delle indagini e dei casi in sospeso“, dichiarava il comandante Mike Kafka, portavoce dell’US Navy, Finora l’US Navy ha accusato cinque persone di reati della legge militare, e nessuno ammiraglio. La maggior parte degli ufficiali sono sospettati di partecipare a feste nei migliori ristoranti asiatici pagati da Francis, che ha fatto fortuna rifornendo le navi statunitensi nei porti del Pacifico da Brisbane, in Australia, a Vladivostok, in Russia. Francis era noto ospitare feste dopo cena, spesso con prostitute, che a volte duravano giorni, secondo i documenti dei federali. I procuratori federali affermano che in cambio gli ufficiali fornivano a Francis informazioni classificate o interne che permisero alla sua ditta, Glenn Defence Marine Asia (GDMA), di estorcere 35 milioni di dollari all’US Navy. I dati includono i movimenti delle navi ed informazioni contrattuali riservate. In alcuni casi, i comandanti portarono le navi nei porti dove GDMA imponeva tariffe e tasse false, secondo i procuratori. I casi sono stati descritti come la peggiore corruzione nella storia dell’US Navy dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli incidenti risalgono dal 1992 al 2004.
Il peculato di Francis ai danni dell’US Navy fu un segreto noto da anni. In risposta a una denuncia per frode, il Servizio di Ricerca Criminale Navale (NCIS) ha aperto più di due dozzine di indagini sulla Glenn Defence nel 2006, secondo i documenti del tribunale. Il dipartimento della Giustizia accusava 28 persone, tra cui 2 ammiragli, da quando Francis è stato arrestato con un’operazione internazionale nel settembre 2013. A marzo, 8 ufficiali dell’US Navy furono accusati di aver accettato “viaggi di lusso, cene sontuose e servizi di prostitute” da Francis. Tra costoro vi è il contrammiraglio Bruce Loveless, recentemente mandato in pensione dal Pentagono, così come 4 capitani e un tenente di vascello dell’US Navy in pensione. Sono stati arrestati dal dipartimento della Giustizia in cinque Stati e sono accusati di corruzione, cospirazione per commettere corruzione, frode, ostruzione alla giustizia e dichiarazioni false agli investigatori federali. Francis, 53 anni, si è dichiarato colpevole nel 2015 della corruzione di decine di ufficiali dell’US Navy e di aver sottratto al governo oltre 35 milioni di dollari. È in custodia in un carcere di San Diego e aspetta la sentenza.
Le ultime rivelazioni nello scandalo “Fat Leonard” si hanno mentre la VII Flotta subisce le conseguenze di due collisioni mortali in mare. 2 cacciatorpediniere lanciamissili, USS John S. McCain e USS Fitzgerald, sono stati speronati da mercantili nel Pacifico questa estate. Nei due incidenti sono morti 17 marinai. Il comandante della flotta, Viceammiraglio Joseph Aucoin, è stato dimesso il mese prima che andasse in pensione. L’Ammiraglio Scott Swift, comandante della Flotta del Pacifico statunitense, si dimise a settembre dopo essere stato informato che non sarebbe stato promosso al Comando del Pacifico degli Stati Uniti. Annunciava il pensionamento a sorpresa su Facebook. La VII Flotta schiera 70 navi, 20000 marinai e 140 aeromobili.

“La prossima volta non sarà una crociera“, la Russia avverte gli Stati Uniti contro i volo sulle sue basi in Siria
Fort Russ , 9 novembre 2017

Il Centro di coordinamento russo di Humaymim confermava che un aereo di ricognizione P-8A Poseidon statunitense, in grado di rilevare sottomarini, era decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, per volare vicino alle basi russe sulle coste siriana, veniva rilevata dai radar russi. Poche ore dopo, i radar russi rilevavano un altro velivolo statunitense, un velivolo strategico e di lungo raggio che volava a bassa quota, a pochi chilometri dalla base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Latqaqia, nel nord-ovest della Siria. “Tali provocazioni non sono le prime e riflettono la codardia degli statunitensi“, dichiarava Aleksandr Ivanov, portavoce della base aerea di Humaymim, in un avvertimento alle forze statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Attacchi sonici all’Avana: specialità della CIA

Wayne Madsen SCF 21.10.2017L’Agenzia Centrale d’Intelligence, ora sotto la direzione di un repubblicano di estrema destra, l’ex-congressista del Kansas Mike Pompeo, insiste sulla storia del governo cubano responsabile dei presunti attacchi con armi soniche ai diplomatici statunitensi all’Avana. La CIA, che ha scritto il libro degli attacchi sotto falsa bandiera in Europa e nel mondo durante la guerra fredda e l’era del terrorismo, non ha avuto problemi a convincere l’amministrazione Trump a ridurre le relazioni diplomatiche con Cuba. Gli Stati Uniti hanno ritirato più di metà del personale diplomatico a Cuba ed espulso 15 diplomatici cubani da Washington. La rottura delle relazioni con Cuba è in linea con le altre azioni di Trump intese a sovvertire tutte le azioni intraprese negli 8 anni di Barack Obama, compresa la normalizzazione delle relazioni con Cuba. Trump ha definito la normalizzazione dei rapporti con l’Avana “accordo completamente unilaterale”. Ironia della sorte, è noto che le imprese di Trump avevano precedentemente violato le sanzioni statunitensi a Cuba per creare hotel e resort di proprietà di Trump sull’isola. L’amministrazione Trump ha affermato di non sapere cosa causi gli attacchi sonici che dichiara aver danneggiato la salute e causato sordità non solo dei diplomatici statunitensi ma anche canadesi all’Avana. Il governo cubano ha anche invitato l’FBI a Cuba per partecipare alle indagini sugli attacchi sonori. L’amministrazione Trump ha rifiutato l’invito dei cubani. Tuttavia, senza prove, i portavoce di Trump accusano il governo cubano per l’interferenza sonora. Trump ha accusato direttamente il governo cubano per gli attacchi sonici nella conferenza stampa alla Casa Bianca del 16 ottobre. Il dipartimento di Stato è stato costretto a contraddire immediatamente Trump con un cablo a tutti i diplomatici statunitensi affermando che il dipartimento “non incolpa il governo di Cuba” degli attacchi. La differenza tra Casa Bianca e dipartimento di Stato su chi sia dietro gli attacchi sonori è tanto forte quanto inquietante. I media aziendali ignorano l’unica fonte possibile degli attacchi sonori, responsabile dell’unico attacco sonoro noto a una missione diplomatica, la CIA. Non solo la CIA è guidata da un sicofante di Trump senza un passato nell’intelligence, ma la CIA incolpa altri Paesi di operazioni svolte dai propri agenti. Nel caso di Cuba, la CIA può contare su una rete di agenti cubano-statunitensi e latino-americani integrati nelle istituzioni governative e commerciali cubane dopo aver viaggiato sull’isola da Paesi terzi come Messico, Nicaragua, Costa Rica, Panama e Venezuela. L’amministrazione Trump inoltre avverte i turisti di evitare Cuba, sostenendo che le armi soniche potrebbero essere rivolte sui loro hotel. Non c’è ragione plausibile per cui Cuba danneggi l’industria turistica, tuttavia vi sono diverse ragioni per cui la CIA guidata da Pompeo, in collusione con la rete cubana di destra del senatore Marco Rubio di Miami, suggerisca che i cubani colpiscano gli hotel con armi soniche. L’intera operazione dell'”arma sonica” sembra un grande attacco sotto falsa bandiera volto a colpire l’economia cubana e bloccare le relazioni tra Washington e L’Avana. Gli attacchi sonici segnalati ai diplomatici canadesi sono ovviamente mirati contro il governo del primo ministro Justin Trudeau. La famiglia Trudeau, tra cui il Primo ministro Pierre Trudeau, padre dell’attuale primo ministro, sono amici stretti del Presidente Raul Castro, fratello del Presidente Fidel Castro. Tutto ciò che potrebbe essere utilizzato per sminuire i legami canadesi-cubani sarebbe attuato dalla CIA sotto la direzione di Pompeo, un cristiano fondamentalista “creazionista” che respinge le conclusioni della scienza moderna, tra cui l’evoluzione e l’età della Terra. Le impronte digitali della CIA sono state trovate su almeno un attacco sonoro contro una missione straniera in America Latina. Nel 1990, dopo che il leader panamense Manuel Noriega cercò rifugio dalle truppe d’invasione statunitensi presso ial Nunzio Apostolico del Vaticano a Panama City; le forze statunitensi, usando metodi da guerra psicologica elaborati dalla CIA, diressero musica heavy metal sulla missione vaticana con grandi altoparlanti sulla strada. L’uso dell’arma sonica, componente del pacchetto Operation Nifty, era volto a scacciare Noriega dalla legazione. Non era solo una violazione dell’extraterritorialità diplomatica della missione vaticana, ma anche della politica del santuario della Chiesa cattolica romana. Noriega alla fine si arrese. Tali attacchi alle ambasciate costituiscono una violazione della Convenzione di Vienna, di cui gli Stati Uniti sono firmatari.
Dopo che il Presidente hondurano Manuel Zelaya fu rovesciato da un colpo di Stato voluto dalla segretaria di Stato Hillary Clinton e dalla CIA, il leader dell’Honduran, dall’esilio s’infiltrò nel Paese trasferendosi nell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, capitale dell’Honduras. Dopo che la giunta militare honduregna della CIA tolse energia elettrica, acqua e forniture alimentari all’ambasciata, iniziò ad usare armi tipo sonico assai migliorate rispetto quelle utilizzate contro la missione vaticana a Panama City venti anni prima. Zelaya affermò che i mercenari israeliani che lavoravano sotto la direzione della giunta e della CIA puntarono armi ad alta frequenza sull’ambasciata brasiliana. A quanto pare, gli israeliani usarono un sistema di blocco dei cellulari per colpire Zelaya e altri nell’ambasciata. Sul tetto dell’edificio accanto all’ambasciata brasiliana fu trovato un soppressore C-Guard, prodotto dalla NetLine di Tel Aviv. C’erano prove a Tegucigalpa che i dispositivi acustici a lunga distanza (LRAD) fabbricati dall’American Technology Corporation, furono utilizzati contro l’ambasciata brasiliana. Testimoni oculari fuori l’ambasciata brasiliana affermarono che il personale della giunta usò un “dispositivo sonoro ad alta frequenza” sull’ambasciata. Una relazione sui diritti umani successivamente concluse che l’ambasciata fu sottoposta all’uso di sofisticate apparecchiature sonore ed elettromagnetiche che crearono diarrea, vomito, emorragie nasali e problemi gastrointestinali sia nell’ambasciata che nelle aree circostanti. Furono recentemente utilizzate armi soniche da forze di polizia e militari contro i manifestanti al vertice del G-20 del 2009 a Pittsburgh. Più recentemente, le armi acustiche sono state utilizzate contro i dimostranti anti-Dakota Access Pipeline nel North Dakota. Gli archivi della CIA mostrano che l’agenzia è interessata ai dispositivi ad ultrasuoni, tra cui “artiglieria acustica” e “sirene statiche” fino dal 1952. Nel 1999 la NATO introdusse un’arma sonora ad alti decibel nel suo arsenale. L’US Navy attualmente impiega LRAD sull’USS Blue Ridge e si crede che sia anche presente su altre navi della Marina.
Nel 2011, Alan Gross, contractor presso l”Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID) della Development Alternatives Inc. di Bethesda, Maryland, fu arrestato a Cuba e successivamente condannato per spionaggio. Gross installava linee Internet per la piccola comunità ebraica di Cuba, cosa che i rabbini della comunità negarono. Quando fu arrestato dalla polizia cubana, da Gross furono trovati dispositivi di telefonia cellulare e satellitare. La questione se altri agenti d’intelligence stranieri, oltre a Gross, abbiano contrabbandato armi sonore mascherate da apparecchiature per telecomunicazioni a Cuba, è estremamente utile per rispondere alla domanda di chi sia dietro gli attacchi sonori alle ambasciate statunitense e canadese all’Avana.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Erosione militare degli Stati Uniti

Andrej Akulov, SCF 27.08.2017Il ministro della Difesa Jim Mattis dichiarò a giugno di esser “scioccato”, ritornando al Pentagono, per la fatiscenza dell’operatività militare degli Stati Uniti. Si credeva che la dichiarazione fosse solo un altro tentativo di convincere i congressisti che i militari necessitassero di altri fondi. Forse era una delle ragioni, ma una serie di incidenti confermano che “qualcosa non va in Danimarca”. Questi non sono i giorni migliori delle forze armate statunitensi, afflitte da problemi. Alcuni esperti ritengono che gli Stati Uniti subiscano l’erosione delle forze armate. Il Viceammiraglio Joseph Aucoin è stato dimesso dal comando della 7.ma Flotta, dopo l’incidente del 21 agosto in cui il cacciatorpediniere lanciamissili USS John S. McCain si scontrò con una nave mercantile, ad est dello stretto di Malacca. Fu la quarta volta che una nave da guerra degli Stati Uniti aveva un incidente nelle acque asiatiche, nel 2017. Il capo del comando del Pacifico degli Stati Uniti Harry Harris dichiarava che non avrebbe avuto effetti sulle operazioni. È difficile crederlo dopo la serie di incidenti di quest’anno. Il presidente Trump si è impegnato ad aumentare la flotta da 272 a 350 navi. Il piano di costruzioni navali per 30 anni attualmente in vigore porterebbe il numero a 308. Arrivare a 350 comporterebbe una grande balzo delle spese tenendo conto della manutenzione, del personale, dell’acquisizione di armi e dei costi a lungo termine. Il presidente vuole anche aumentare l’esercito di 60000 soldati e i marines di 20000 effettivi. Avere più personale e sistemi di arma è un bene, ma la professionalità è importante. Qual è il senso nel costruire più scafi e poi ridurre il numero di navi da guerra operative a causa di incidenti?
Jerry Hendrix, ex-capitano e direttore associato del programma di strategia e valutazioni della difesa presso il Centro per una nuova sicurezza americana, ritiene che gli incidenti indichino due importanti disagi: leadership e addestramento. La CNN riferiva che oltre alla “sospensione” della Marina, il Corpo dei Marine sospendeva i voli di tutti i suoi aeromobili 24 ore prima, a causa di due incidenti mortali, “per concentrarsi su fondamenti delle operazioni di volo sicure, standardizzazione e prontezza al combattimento”, citando il presidente del Comitato per i servizi armati Mac Thornberry, del Texas, secondo cui era inaudito che “due servizi militari debbano chinarsi per rivedere le procedure di sicurezza e addestramento”. Tre marines furono dichiarati deceduti all’inizio del mese dopo che il loro convertiplano MV-22 Osprey si era schiantato sulla coste australiane, rimbalzando sul ponte di poppa dell’USS Green Bay, nave d’assalto anfibio, e cadendo in mare il 5 agosto. Un elicottero Blackhawk dell’esercito si schiantava al largo delle Hawaii il 15 agosto. Come si può vedere, tutti i servizi affrontano lo stesso problema, un incidente dopo l’altro. La pianificazione ha molti difetti. Si prenda l’USS Zumwalt, la più costosa nave furtiva della Marina statunitense, dal costo superiore ai 4,4 miliardi di dollari e consegnato con due anni di ritardo, e già aveva problemi meccanici e ai motori, non più adatta alle missioni per cui è stata progettata. L’ultima nave è un fallimento progettuale. Quindi, la costruzione dei cacciatorpediniere Arleigh Burke concepiti negli anni ’80 continuerà. L’esercito ha ancora un elicottero d’attacco e un carro armato obsoleti. È giunto il momento di avere qualcosa di più moderno degli autoveicoli HMMWV Humvee. Il sistema d’ artiglieria mobile dell’esercito è obsoleto rispetto a quelli di altre nazioni. Gli aeromobili per il rifornimento in volo dell’US Air Force hanno più di 50 anni. Grandi somme di denaro vengono spese per nuove portaerei e “supervelivoli” come l’F-35, mentre molti sistemi d’arma convenzionali sono obsoleti senza speranza.
Le operazioni in Iraq e Afghanistan mostrano che l’Esercito può avanzare e occupare un territorio ma non può controllarlo. Non ci sono state brevi guerre vittoriose in questo secolo che potrebbero inorgoglire le forze armate statunitensi. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa di Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone messi insieme. La spesa per la difesa rappresenta quasi il 16 per cento di tutte le spese federali e circa la metà della spesa discrezionale. Ma in molti casi gli Stati Uniti hanno hanno perso o perdono il proprio vantaggio. Con un budget molto più piccolo, altre nazioni, come la Russia, ottengono molto di più dalle spese. La Federazione russa è ovviamente leader in alcune aree cruciali. Non c’è bisogno di “contarle”. I numeri non sono il fattore decisivo. Alcuni aerei, navi da guerra e sistemi d’arma russi sono più avanzati della concorrenza. Per esempio, la Russia è leader mondiale nelle armi ipersoniche. I fatti sono evidenti. Mentre spende dieci volte di meno rispetto agli Stati Uniti per la difesa, compresi ricerca e sviluppo, la Russia ha prodotto armi che rendono inefficaci gli sforzi per la difesa antimissile degli Stati Uniti, fornendo al contempo un vantaggio tecnologico nel primo colpo. Grandi somme di denaro speso non comportano necessariamente maggiore efficienza. Con ovvie carenze nei sistemi di addestramento del personale e negli armamenti, gli incubi F-35 e USS Zumwalt e le prestazioni in Iraq e in Afghanistan, la superiorità militare statunitense è contestata oggi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

US Navy e la sensazione di affondare

Finian Cunningham, Sputnik 21.08.2017Non ispirerà fiducia la Marina statunitense che fa speronare un’altra delle sue potenti navi da guerra nello stesso giorno in cui avvia le esercitazioni militari in Corea; che potrebbero scatenare una guerra nucleare accidentale. Se la Marina Militare statunitense non può controllare le proprie navi in normali operazioni marittime, che dire della competenza o meno in caso di guerra?
Nell’ultimo incidente, il cacciatorpediniere USS John S McCain speronava una petroliera vicino Singapore. Il quarto grave incidente della Marina statunitense quest’anno, tutti nell’Asia-Pacifico. Sono scomparsi dieci marinai e, a causa dei gravi danni, sono ritenuti morti. Un esperto statunitense dichiarava alla CNN: “Come fa un cacciatorpediniere di ultima generazione equipaggiato con diversi sistemi radar e dispositivi di comunicazione che occupano tutto il ponte, non individuare un’enorme nave di 30000 tonnellate in lento movimento (10 nodi)?” Il cacciatorpediniere in questione è dotato del sistema antimissile Aegis, che sarebbe l’apice della tecnologia bellica statunitense. Vi sono, secondo quanto riferito, 14 navi di questo tipo operative nella 7.ma Flotta nell’Asia-Pacifico, considerate parte fondamentale del sistema di difesa di Stati Uniti ed alleati contro le armi balistiche nordcoreane. Se queste navi da guerra avanzate non possono evitare di scontrasi con le petroliere, non va a favore della loro capacità di rilevare ed eliminare i missili balistici nemici che attraversano la stratosfera. L’incompetenza delle forze statunitensi aumenta l’instabilità che occupa la regione con il confronto nucleare tra Washington e Corea democratica.
La Corea democratica ha ripetuto l’avviso che le manovre degli Stati Uniti e del loro alleato sudcoreano nelle prossime due settimane sono una mossa sconsiderata che potrebbe scatenare “la fase incontrollabile della guerra nucleare“. Ancora Washington persegue le manovre annuali in Corea, coinvolgendo grandi esercitazioni di terra, mare e aria, nonostante le richieste di Cina e Russia di cancellarle per ridurre le tensioni con la Corea democratica. L’ultima collisione tra il cacciatorpediniere statunitense dotato dell’Aegis e una petroliera è il promemoria emblematico degli incidenti che possono avvenire anche con sistemi d’arma presumibilmente sofisticati. Considerata la tensione del confronto tra Stati Uniti e Corea democratica, la pretesa di Washington di tenere le esercitazioni è doppiamente rischiosa. Ogni anno le forze statunitensi conducono tali manovre presso la Corea, e i nordcoreani protestano indicandole come provocazione per preparare l’invasione statunitense. Le esercitazioni di quest’anno avvengono dopo che il presidente degli Stati Uniti Trump avvertiva, all’inizio del mese, che l’esercito statunitense avrebbe scatenato “fuoco e furia come il mondo non ha mai visto prima” sulla Corea democratica per il suo programma di armi nucleari. Le parole di Trump implicavano l’attacco preventivo dagli Stati Uniti con armi nucleari. La Corea democratica rispose con la minaccia di lanciare missili balistici nei pressi del territorio statunitense dell’isola di Guam, dove gli Stati Uniti schierano bombardieri B-1. La settimana scorsa, il leader della Corea democratica Kim Jong-un rinunciava al piano dicendo che avrebbe giudicato le prossime azioni “degli sciocchi yankee“.
Nelle prossime due settimane, le gigantesche manovre delle forze statunitensi in combinazione con i militari sudcoreani e giapponesi, potrebbero scatenare la guerra totale con la Corea democratica. Se dovesse scoppiare, vi sarebbe probabilmente l’uso di armi nucleari, con conseguenze catastrofiche umane ed ecologiche. La Marina statunitense intaccata dagli incidenti aggiunge solo ansia per una guerra accidentale. È proprio perciò che Cina e Russia invitavano le parti a ridurre le forze militari e dare priorità a diplomazia e dialogo. Tuttavia, con tipica arroganza, gli statunitensi inasprivano la situazione con l’assurda affermazione che le esercitazioni in Corea sono “solo difensive”. Il Washington Times riferiva illogicamente: “Le truppe statunitensi e sudcoreane iniziano le esercitazioni militari tra le minacce della Corea democratica“. I doppi standard sono visibili. Quando la Russia svolge manovre sul proprio territorio, Washington ed alleati della NATO le definiscono “offensive” per la sicurezza europea. Tuttavia, quando Washington conduce operazioni di terra, mare e aria con 70000 soldati ed “attacchi per decapitare” contro la Corea democratica, beh, le manovre si dicono “difensive”. L’ironia degli incidenti navali statunitensi è che Washington afferma che le sue navi sono presenti in Asia-Pacifico per garantire la “libertà di navigazione”, affermando che la Cina mostra i muscoli nella regione minacciando la libera circolazione internazionale delle navi mercantili. Prima dell’ultima collisione con una petroliera presso Singapore, all’inizio di giugno un altro cacciatorpediniere statunitense dotato di Aegis veniva speronato da una nave da carico al largo del Giappone. Quell’incidente causò la morte di sette membri dell’equipaggio statunitense. Proprio la scorsa settimana i comandanti dell’USS Fitzgerald furono dimessi per incompetenza a seguito di un’inchiesta. A maggio, un’altra nave da guerra degli Stati Uniti entrò in collisione con un peschereccio sudcoreano. Un quarto incidente si ebbe quando una nave da guerra statunitense s’incagliò in Giappone.
Tale incompetenza della Marina statunitense è dovuta in parte alla presenza senza precedenti di navi da guerra di Washington in una delle rotte più congestionate del mondo. Quasi il 25% delle merci globali attraversa lo Stretto di Malacca e il Mar Cinese Meridionale. Più di 200 navi cargo attraversano lo stretto di Malacca, largo 2,8 km, ogni giorno, vicino dove la nave statunitense veniva speronata da una petroliera, questa settimana. Data la frequenza delle incursioni oceaniche delle navi statunitensi, si pone la domanda: quale libertà di navigazione presumibilmente protegge Washington? Ma, in primo luogo, il pericolo peggiore dalle forze statunitensi è l’incompetenza nella gestione di sistemi d’armi presuntamente avanzati in una regione che è già sul bordo della guerra nucleare. L’insensatezza statunitense è criminale. Ecco perché, con la Marina statunitense che circola in giro, non c’è da meravigliarsi che si abbia la sensazione di affondare.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I leader seguiti dai “Cinque Occhi”, muoiono all’improvviso

Wayne Madsen, Strategic Culture, 18.07.2017

Baldwin Lonsdale

I piccoli Stati-isola del Pacifico possono essere orgogliosi dell’indipendenza, ma rimangono sotto l’efficace controllo delle potenze neocoloniali dominanti nella regione, vale a dire Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Questi Stati, da Palau nel Pacifico occidentale a Tonga nel Pacifico del sud, sono asserviti al dominio in politica estera, al voto alle Nazioni Unite, sulle rotte internazionali delle compagnie aeree, sulle telecomunicazioni e le finanze. Inoltre, i piccoli Stati insulari affrontano la prospettiva di divenire prime vittime dell’aumento del livello del mare per il cambiamento climatico. Alcuni residenti dell’isola già fuggono dai loro atolli e arcipelaghi e chiedono lo status di “rifugiati ambientali”, una categoria dell’immigrazione che poche nazioni riconoscono. Normalmente, la morte improvvisa per attacco cardiaco a giugno del presidente di 67 anni delle Vanuatu, il sacerdote anglicano e capo tradizionale Baldwin Lonsdale delle isole Banks, non avrebbe sollevato il minimo sospetto. Tuttavia, considerato con altre morti improvvise di leader del Pacifico negli ultimi decenni, la morte di Lonsdale solleva dubbi. Per molti isolani del Pacifico, la morte di Lonsdale è un déjà vu. Sebbene il potere politico attuale a Vanuatu sia del primo ministro, nel 2015 Lonsdale negò il perdono a 14 parlamentari di destra condannati per corruzione. Il portavoce del parlamento, Marcellino Pipite, perdonò se stesso e altri 13 deputati. Lonsdale rientrando da una visita statale a Samoa annullò subito il perdono, sostenendo che nessuno era al di sopra della legge. Pipite fu ministro degli Esteri del governo conservatore del primo ministro Serge Vohor. Nel 2004, Vohor creò segretamente rapporti diplomatici con Taiwan, anche se la Repubblica popolare cinese aveva l’ambasciata nel capoluogo di Vanuatu di Port Vila. La decisione di Vohor di riconoscere Taiwan fu successivamente annullata dal consiglio dei ministri. Nel forgiare i legami con Taiwan, Vohor si affermò da eroe per certi interessi di destra e contrari allo Stato. Nel 2015, Vohor si ritrovò nuovamente ministro degli Esteri, ma fu poi condannato per corruzione insieme agli altri politici il cui perdono fu negato da Lonsdale.
Lonsdale si era già guadagnata l’inimicizia dei più grandi inquinatori mondiali dopo che denunciò Coal India, il commerciante di prodotti anglo-svizzeri Glencore Xstrata e l’azienda petrolifera anglo-olandese Shell quali maggiori creatori di gas serra e quindi del rapido cambiamento climatico, devastante per le isole del Pacifico. Nel 2010, il primo ministro Edward Natapei fu rovesciato da un voto di sfiducia, mentre a Città del Messico partecipava a una conferenza sul cambiamento climatico. Natapei è morto a 61 anni dopo una “lunga malattia”, chiaramente sorprendente per Lonsdale, scosso dalla morte dell’amico e alleato politico. Lonsdale era il secondo sacerdote anglicano a divenire leader delle Vanuatu. Il primo fu padre Walter Lini, fondatore di Vanuatu e primo Primo ministro della nazione. Quando Lini divenne primo ministro di Vanuatu nel 1980, affrontò immediatamente una ribellione secessionistica nelle isole francofone di Espiritu Santo e Tanna. La ribellione fu finanziata da un oscuro gruppo “libertario” statunitense chiamato Fondazione Phoenix, una società di Carson City, Nevada, diretta da un investitore immobiliare di nome Michael Oliver che sperava di creare la “Repubblica di Vemerana”, un’utopia libertaria senza tassa, e che fu già coinvolto in un tentativo degli isolani bianchi di Abaco, delle Bahamas, di separarsi dal governo centrale di Nassau. Lini chiamò una forza militare di 200 soldati provenienti dalla Papua Nuova Guinea, che mise fine alla rivolta in ciò che divenne noto come la “guerra del cocco”. Alcuni dei secessionisti ebbero più di un rapporto di passaggio con l’Agenzia centrale d’intelligence e il servizio di intelligence francese, il Servizio di documentazione estera e di controspionaggio (SDECE). Lini irritò Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda stabilendo rapporti diplomatici con Vietnam, Cuba e Libia e firmando un accordo sulla pesca con l’Unione Sovietica. Lui e il suo partito politico, il Vanuaaku Pati, aderivano al concetto di socialismo melanesiano ispirato ai leader socialisti pan-africani Kwame Nkrumah del Ghana e Julius Nyerere della Tanzania. Lini rifiutò l’ambasciata statunitense a Port Vila. Infastidì anche la Francia sostenendo il movimento d’indipendenza della Nuova Caledonia, un atto che persuase la Francia a sostenere segretamete la ribellione di Espiritu Santo. Il potere politico di Lini cominciò a diminuire dopo aver subito un infarto nel 1987 durante una visita a Washington, DC. Lini subì l’ictus mentre pensava di frequentare la National Prayer Breakfast di Washington, sponsorizzata dalla Fondazione Fellowship, un gruppo di affaristi ricchi e influenti politici. La storia della Fellowship o “Famiglia”, come è meglio nota, suggerisce che il gruppo abbia una lunga storia di legami con la CIA. Lini non partecipò mai alla colazione di preghiera o all’incontro programmato con il presidente Ronald Reagan, irritato dalle differenze di Lini su Libia, Cuba e Unione Sovietica. Il conseguente malessere di Lini, che gli causò la paralisi del lato destro, lo portarono a perdere il potere a Vanuatu, e alla sconfitta col voto di sfiducia del 1991, portandolo alle dimissioni. Lini morì a 57 anni nel 1999. Durante la carriera politica, Lini fu sempre sorvegliato dai “Cinque Occhi” tramite l’intercettazione effettuata dal centro dell’Agenzia nazionale per la sicurezza nazionale degli USA di Waihopai, Nuova Zelanda, denominato IRONSAND. IRONSAND intercettava regolarmente le comunicazioni dei leader delle isole del Pacifico. Ad opporsi ai deputati di Vanuatu condannati per corruzione nel 2015 vi erano Lonsdale e Ham Lini, ex-primo ministro e il fratello di Walter Lini.
La morte di Lonsdale richiamà l’attenzione sul continuo coinvolgimento delle potenze occidentali negli affari di Vanuatu. Molti dei deputati condannati per corruzione hanno collegamenti con il movimento antistatale Na-Griamel, guidato da Jimmy Stevens, capo mezzo-tongano e mezzo-scozzese della malaugurata “Repubblica Vemerana” e del Partito libertario statunitense, entrambi responsabili della rivolta secessionistica del 1980 a Espiritu Santo e Tanna. Uno dei capi della Fondazione Phoenix era il dottor John Hospers, candidato libertario del 1972 a presidente degli Stati Uniti, che fece anche parte del consiglio della “Vemerana Development Corporation”, una probabile facciata della CIA responsabile del tentativo di popolare la “New Hawai” di Vanuatu con 4000 veterani statunitensi. Uno dei congiurati di Vemerana era Mitchell Livingstone “WerBell”, un trafficante di armi della CIA della Georgia coinvolto in una prima spedizione illegale di armi al “Movimento d’Indipendenza di Abaco” nelle Bahamas. La sindrome della morte improvvisa dei politici non si limita a Vanuatu. Molti isolani del Pacifico sospettano della morte misteriosa del presidente di Nauru, Bernard Dowiyogo. Il presidente morì nell’ospedale George Washington a Washington DC, il 10 marzo 2003, mentre era in visita ufficiale negli Stati Uniti. Dowiyogo, ex-presidente della repubblica, era ridiventato presidente dopo che il presidente Rene Harris aveva firmato un controverso accordo con il governo di John Howard dell’Australia per creare un centro della “Pacific Solution” di Howard, il programma per ospitare i rifugiati mediorientali e asiatici a Nauru e Manus, Papua Nuova Guinea, in cambio di denaro. Dowiyogo, 57 anni, ebbe l’infarto dopo aver firmato un conteso (e segreto) accordo con i funzionari dell’amministrazione George W. Bush su vendita di passaporti di Nauru, finanza off-shore e sostegno alla cosiddetta “guerra al terrore” di Bush. Dowiyogo morì dopo undici ore di chirurgia al cuore, mentre era ancora sul tavolo operatorio. I media sociali riferirono che Dowiyogo morì di complicazioni da diabete. Il corpo di Dowiyogo fu restituito al governo di Naurua dall’aviazione statunitense. Il funerale di Dowiyogo a Nauru fu rinviato a causa di “ritardi” inspiegabili incontrati nel riportare il corpo del presidente da Washington. La morte sospetta di Dowiyogo non fu la prima né l’ultima dei leader delle isole del Pacifico.
Il primo presidente delle Palau, Haruo Remeliik, fu ucciso nel 1985. Il suo successore, Lazarus Salii, si sarebbe suicidato nel 1988. Entrambi i presidenti morirono dopo aver affermato di opporsi all’accordo di libera associazione con gli Stati Uniti che permetteva alle navi da guerra nucleari statunitensi di accedere ai porti delle Palau. Nel 1990 Ricardo Bordallo, ex-governatore di Guam, che favorì i diritti di Chamorro sul dominio militare degli Stati Uniti dell’isola, fu trovato morto per ferita da arma da fuoco alla testa, mentre era avvolto nella bandiera di Guam. La morte fu attribuita a suicidio. Come Remeliik e Salii, Dowiyogo fu un netto avversario dei pattugliamenti di navi nucleari statunitensi nella regione, così come dei test nucleari francesi nella Polinesia francese. Poche settimane dopo la morte di Dowiyogo, il successore a presidente delle Nauru, Derog Gioura, 71 anni, alleato politico di Dowiyogo, ebbe un attacco di cuore e fu portato in un ospedale australiano. Più tardi i rapporti dichiararono che Gioura aveva subito un infarto. Poche settimane dopo, Gioura si disse sorpreso di sapere che l’amministrazione Bush aveva sostenuto che sei sospetti “terroristi”, tra cui due membri di al-Qaida, arrestati nel Sud-Est asiatico, avevano passaporti delle Nauru. Il 20 marzo 2008, Christina Dowiyogo, la vedova del presidente Dowiyogo e più longeva prima signora delle Nauru, sarebbe “morta di notte” a 60 anni, senza ulteriori dettagli. Madame Dowiyogo era col marito quando morì a Washington.
Nel 1996, Amata Kabua, il primo presidente dal termine di cinque delle Isole Marshall, morì dopo essere stato affetto da nausea e dolori al torace al Queen’s Hospital di Honolulu. Kabua, 68 anni, irritò gli Stati Uniti per le rivendicazioni giuridiche e legali avanzate dai residenti dell’atollo di Kwajalein deportati dall’atollo di Bikini per permettere agli Stati Uniti di testare le bombe atomiche e all’idrogeno nelle loro isole ancestrali. L’obituario di Kabua affermò che era morto dopo una “lunga malattia” anche se si lamentò delle sue condizioni solo un mese prima della morte nelle Hawaii. Persino i capi surrogati dei “sostenitori” degli USA nel Pacifico non sono immuni da morte improvvisa, dopo aver affrontato Washington. Il primo ministro del partito laburista della Nuova Zelanda, Norman Kirk, fu un netto critico degli Stati Uniti su tutto, dalle navi nucleari nel Pacifico alla guerra in Vietnam al coinvolgimento di Washington nel colpo di Stato del 1973 in Cile. Nel 1974, Kirk, 51 anni, morì improvvisamente dopo aver subito un infarto. Più tardi, il presidente del partito laburista Bob Harvey invocò una commissione reale per indagare se Kirk fosse stato assassinato dalla CIA con un “veleno di contatto”. Data la morte del presidente Lonsdale, tali commissioni investigative dovrebbero essere create anche a Vanuatu, Nauru, Palau, isole Marshall e Guam (Guahan).

Il premier neozelandese Norman Kirk con il premier australiano Gough Whitlam

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora