I cinesi rivendicano lo Stretto di Miyako

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 09/01/2017china-liaoning-2016-1-bIl 25 dicembre la portaerei cinese Liaoning attraversava lo Stretto di Miyako dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico, accompagnata da altre cinque navi di superficie della Marina cinese. Lo stretto separa l’isola omonima da Okinawa, l’isola più grande dell’arcipelago delle Ryukyu, che è nota appartenere al Giappone. Questo stretto ampio oltre 200 km è ufficialmente indicato come acque internazionali disponibili al traffico di tutti i Paesi del mondo e il Giappone non può interferirvi. Tuttavia, pur essendo ordinario dal punto di vista del diritto internazionale, questo evento ha provocato crescente interesse non solo in Giappone ma anche negli Stati Uniti. Ciò avviene dopo che, negli ultimi anni, la Marina cinese ha utilizzato lo Stretto Miyako come passaggio verso il Pacifico occidentale, per svolgere “esercitazioni di routine”. Questo recente passaggio dello stretto ha generato particolare interesse a causa del fatto che, per la prima volta, il gruppo di navi da guerra comprendeva l’unica portaerei cinese “restaurata” dalla ex (e non finita) sovietica “Varjag“, a disposizione dell’Ucraina dopo il crollo dell’URSS. Venduta alla Cina alla fine degli anni ’90, per un certo periodo è stata modernizzata e alla fine del 2012 entrava nella Marina nazionale. L’armamento principale della portaerei è un gruppo di 24 caccia J-15, assai simili al russo Su-33. L’Alto Comando della Marina cinese dichiarava che lo scopo principale del viaggio della “Liaoning” era acquisire esperienza per sviluppare e operare un nuovo ed estremamente complesso sistema di combattimento. Questa esperienza viene impiegata per la progettazione di una nuova classe di portaerei, una delle quali è già in costruzione. La Cina valuta l’incomparabilità delle potenzialità operative della sua unica portaerei con le 11 moderne portaerei nucleari degli Stati Uniti. Senza parlare dell’assenza d’esperienza della Cina nell’uso dei gruppi di attacco di portaerei, esperienza che l’US Navy possiede di certo. Tuttavia, la “Liaoning” viene usata per “mostrare bandiera” nel Mar Cinese Meridionale, forse la zona più calda del confronto con i principali avversari geopolitici, Stati Uniti e Giappone. Questa volta, il Mar Cinese Meridionale è diventato meta finale del passaggio del gruppo della portaerei cinese. Dopo aver superato lo Stretto di Miyako, il gruppo ha circumnavigato Taiwan da est entrando nel Mar Cinese Meridionale attraverso lo Stretto Bashi che separa l’isola dall’arcipelago filippino.
7302_01 Di particolare importanza, da notare, è che due settimane prima, un gruppo di due bombardieri e due aerei da ricognizione (fino allo Stretto di Miyako accompagnati da due caccia della Marina cinese Su-30) aveva compiuto lo stesso “giro” su Taiwan (via aerea). Due caccia F-15 giapponesi provenienti da Okinawa simulavano l’intercettazione del gruppo cinese. Va notato che lo sviluppo del sorvolo dei velivoli militari cinesi sullo spazio aereo dello stretto di Miyako è durato per diversi anni. Tuttavia, l’11 dicembre 2016, l’Aeronautica giapponese per la prima volta simulò l’intercettazione di aerei cinesi al di fuori dello spazio aereo nazionale, motivo delle accuse tra i ministeri degli Esteri dei due Paesi. Luogo e data delle recenti azioni della Cina sullo Stretto di Miyako danno la certezza che fossero motivate politicamente, e dirette come avviso al tre capitali: Washington, Taipei e Tokyo. Questi “messaggi” sono lungimiranti, così come gli attuali aspetti strategici e tattici. Nell’ambito di una strategia a lungo termine, Pechino ha ancora una volta chiarito che non tollererà la vecchia intenzione degli Stati Uniti di limitare la zona d’influenza militare cinese sulla cosiddetta “prima catena di isole”, comprendete le Ryukyu, Taiwan e gli arcipelaghi filippino e indonesiano. Inoltre, con lo sviluppo di una propria flotta portaerei, la Marina cinese sarà ancora più attiva nel Pacifico, entrandovi attraverso gli stretti della “prima linea di isole”. Sulla politica di “routine”, è impossibile non notare come la Cina abbia adottato queste azioni nel momento in cui Washington era occupata a contemplare ulteriormente la politica estera nella regione Asia-Pacifico nel complesso, in particolare verso il principale rivale nella regione. Nel riferire questi sviluppi, un illustratore di Global Times ancora una volta mostrava lo stato esatto in cui i due principali attori mondiali si trovano ora. Guardandosi negli occhi e giocando le carte “ai loro ordini”, le lanciano sul tavolo da gioco, una per una. Il neopresidente degli Stati Uniti ha fatto la sua mossa con una conversazione telefonica con il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, le cui attività dal marzo 2016 nell'”isola ribelle” causano fastidio notevole a Pechino. A sua volta, la circumnavigazione in volo e via mare di Taiwan di navi da guerra e bombardieri nucleari cinesi è il “lancio” in risposta di Pechino, inviando il messaggio: “Questa è roba mia”. A Taipei invia un segnale sulla possibilità del “completo isolamento diplomatico”, se Tsai Ing-wen continua ad aggravare la situazione sulla scena internazionale. Dopo questi sviluppi, spetta al presidente di Taiwan visitare alcuni Paesi del Centro America, prima degli Stati Uniti. Un esempio di “rilancio” di Pechino è la recente rottura delle relazioni diplomatiche con Taiwan da parte del piccolo Stato africano di Sao Tome e Principe. Infine, la maggiore attenzione dei militari cinesi sullo Stretto di Miyako è più o meno diretta a Tokyo. Ciò è abbastanza comprensibile, dato che negli ultimi anni il Giappone ha giocato un ruolo sempre più influente nei processi politici regionali e globali, il che significa che il fattore scatenante di questa tendenza è la percezione che la Cina oggi ha della principale minaccia ai suoi interessi nazionali.
A giudicare dall’incidente nei cieli dello stretto, il Giappone intende sfruttare altri atti del confronto militare (sulle Senkaku/Diaoyu e zone del Mar Cinese Meridionale) per valorizzare il ruolo dello strumento militare nelle relazioni con la Cina. Nel frattempo, Pechino ha solo cautamente accettato il nuovo progetto di bilancio per la difesa giapponese del 2017, in particolare i piani per il dispiegamento a Okinawa di missili “terra-terra” dalla gittata di 300 km entro il 2023, che (nel caso di aggravamento della situazione) bloccherebbero l’accesso allo Stretto di Miyako. Il Giappone è pronto ad essere considerato il terzo importante giocatore sul significativo tavolo delle azioni politiche regionali. Tutto va bene, purché tale fiasco si dispieghi nel gioco delle carte in cui, come mossa, i cinesi dovevano inviare loro navi e aerei nello stretto di Miyako. Ciò che conta è che i principali attori non gettino via improvvisamente le carte, impugnando le pistole.flightmapVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Invece della Kuznetsov, è la NATO a farsi rimorchiare a destinazione

Alexander Mercouris, The Duran 24 novembre 201614568178Dopo settimane di storie sui problemi all’apparato motore dell’Admiral Kuznetsov, a rompersi è l’apparato motore di uno dei più avanzati cacciatorpediniere Type 45 della Gran Bretagna, costringendo la nave ad essere rimorchiata in porto. Mentre la flotta russa veniva schierata nel Mediterraneo orientale, i ben noti problemi dei motori della portaerei Admiral Kuznetsov ricevevano eccessiva attenzione. Ho già detto delle ragioni di questi problemi. In breve, l’Admiral Kuznetsov, quando fu costruita negli anni ’80, non solo fu la più grande nave da guerra che la Marina sovietica abbia mai ordinato, ma le 60000 tonnellate ne facevano una nave due volte più pesante delle precedenti grandi navi da guerra dell’URSS/Russia, gli incrociatori da battaglia lanciamissili classe Kirov, che utilizzano una combinazione di reattori nucleari e turbine a gas. I russi non avevano mai sviluppato in precedenza i motori, nucleari o convenzionali, per navi da guerra così grandi e pesanti, e la disposizione deriva dalla complessità dell’apparato formato da turbine a vapore e caldaie a turbo-pressione, inaffidabili sotto sforzo con mare difficile. La nave successiva alla Kuznetsov e alla gemella Varjag doveva essere la portaerei Uljanovsk (mai completata), che avrebbe avuto un apparato motore più efficiente con quattro reattori nucleari. Si noti, tuttavia, che avrebbe avuto comunque il doppio dei reattori nucleari rispetto ai due potenti reattori nucleari Westinghouse utilizzati dalle molto più grandi e pesanti portaerei classe USS Nimitz, ulteriore indicazione dell’assenza di motori completamente idonei e sufficientemente potenti nell’URSS/Russia, nucleari o convenzionali, per navi di queste dimensioni. Come detto in precedenza, i russi sono consapevoli dei problemi dell’apparato motore della Kuznetsov, e li avrebbero quasi certamente risolti se la Kuznetsov non fosse entrata in servizio in un momento di crisi politica ed economica estrema nella Russia della metà degli anni ’90. Così, la Kuznetsov dovrà intraprendere un aggiornamento completo nel 2018, durante il quale gli attuali motori inaffidabili saranno sostituiti. L’eccessiva enfasi sui problemi dell’apparato motore della Kuznetsov, che non condizionano il comportamento della nave nella missione in Siria, ha comunque dato l’impressione che tali problemi siano comunque gli unici. Ciò è molto diverso dal caso che si ricorda leggendo il rapporto del Comitato per la Difesa della Camera dei Comuni della Gran Bretagna sulla situazione della Royal Navy, pubblicato quattro giorni fa.
Le navi da guerra più avanzate della Royal Navy sono i cacciatorpediniere Type 45 Daring, descritti da certuni come le navi più avanzate al mondo. Dal 2009, quando il primo entrò in servizio nella Royal Navy, era afflitto da problemi di affidabilità dell’apparato motore. Ecco cosa descrive la relazione della Commissione Difesa: “75. Il cacciatorpediniere Type 45 è la nave più moderna della flotta inglese e parte fondamentale del progetto innovativo è il sistema di propulsione. Tuttavia, poco dopo l’entrata in servizio, il sistema di propulsione soffriva di gravi problemi. Tra il varo della capoclasse (HMS Daring) nel febbraio 2006 e dell’ultima (HMS Duncan) nell’ottobre 2010, circa 50 modifiche al progetto furono necessari. Nonostante i lavori di riparazione, i Type 45 continuano a soffrire di problemi di affidabilità, come gravi cali di potenza. Ci sono stati miglioramenti e il rateo dei guasti è ormai un terzo di quelli subiti nel 2010. Tuttavia, come ha osservato Sir Mark Stanhope, rimane un “rischio inerente” usare il Type 45“. Tuttavia, forse la più straordinaria rivelazione è che i motori non funzionano correttamente in acque calde, come Mediterraneo e Golfo Persico. Ecco cosa la relazione della commissione Difesa ha da dire su ciò: “84. Un secondo problema all’apparato motore è l’inaffidabilità dei Type 45 quando operano in zone ad alta umidità e temperatura marina. Quando abbiamo chiesto a Tomas Leahy, della Rolls Royce, come ciò sia possibile, ha detto che il motore “risponde alle specifiche per i Type 45 (decise dal Ministero della Difesa) e che il sistema ha incontrato tali specifiche”. Tuttavia aggiungeva: “Le condizioni del Golfo sono in linea con tali specifiche? No. L’apparato deve operare in condizioni molto più gravose di quanto inizialmente richiesto da tali specifiche“. Dato che la Royal Navy svolge significative operazioni nel Golfo da decenni, ciò appare un errore sorprendente. “85. John Hudson, della BAES, ha detto che l’industria ha evidenziato al Ministero della Difesa che ci sarebbe un limite massimo nelle temperature ambientali e che avevano cercato di produrre un progetto che si sarebbe “degradato leggermene (sic) oltre quelle temperature”. In altre parole, l’apparato motore avrebbe la capacità di funzionare, seppur non in modo ottimale, comportando “un qualche scadimento” della velocità massima. Tuttavia, non era questo il problema. L’Ammiraglio Jones riconosce che il difetto chiave nella specifica era che il WR-21 non poteva operare efficacemente a temperature calde e che, invece di un “gradevole degradazione”, i motori “degradano catastroficamente”. 86. E’ sorprendente che la specifica per i Type 45 non includa l’obbligo per le navi di operare a pieno regime e per periodi prolungati in zone calde come il Golfo. La permanenza del Regno Unito nel Golfo dovrebbe essere un requisito chiave per i motori. Il fatto che sia così, è una mancanza imperdonabile e non va ripetuta nei programmi Type 26 e GPFF. La mancata garanzia di ciò metterebbe il personale e le navi della Royal Navy in pericolo, con conseguenze potenzialmente pericolose“.
Alla luce di ciò, non sorprende che ora invece di riferire dell’Admiral Kuznetsov trainata in combattimento dal rimorchiatore di scorta, si parli dell’HMS Duncan, cacciatorpediniere Type 45 della Gran Bretagna che ombreggiava la Kuznetsov, ora in panne e costretto ad essere rimorchiato in porto. Inutile dire che i media occidentali, che abbondavano di storie sui problemi all’apparato motore dell’Admiral Kuznetsov, non seguano questo incidente.js114503929_type-45-destroyer-news-large_trans

Il “super-cacciatorpediniere” dell’US Navy bloccato a Panama per guasti
South Front
zumIl nuovissimo cacciatorpediniere lanciamissili USS Zumwalt (DDG-1000) si è guastato nel Canale di Panama a causa di una nuova falla meccanica. Il 21 novembre sera, il nuovo USS Zumwalt (DDG-1000) si è guastato mentre attraversava il Canale di Panama, secondo il sito USNI, citando ufficiali dell’US Navy. Secondo USNI News, “la nave ha perso potenza su un albero portaelica, durante il transito, e l’equipaggio ha visto infiltrazioni di acqua in due dei quattro cuscinetti che  collegano l’asse portaelica con gli Avanzati Motori Asincroni (AIM) dello Zumwalt“. Il sito ha spiegato che gli AIM sono “enormi motori elettrici alimentati dalle turbine a gas della nave e che a loro volta forniscono l’elettricità ai sistemi e agli assi portaelica della nave“. Il cacciatorpediniere, che rientrava a San Diego, è ora fermo per riparazioni presso l’ex-US Naval Station Rodman, afferma il portavoce della III Flotta, comandante Ryan Perry. Secondo Perry, il periodo per le riparazioni va determinato. Nel frattempo, un altro ufficiale ha detto che le “riparazioni potrebbero richiedere dieci giorni“. Prima dell’incidente, la nave doveva giungere San Diego, entro la fine dell’anno, e cominciare ad attivare i sistema d’arma, prima di divenire operativo presso la flotta nel 2018.
Il cacciatorpediniere lanciamissili aveva lasciato i cantieri il 7 settembre, ma aveva già dato  problemi. A settembre si seppe di una “fuga di acqua marina nell’olio lubrificante del motore ausiliario di uno degli alberi del sistema di propulsione della nave“, mentre ad ottobre l’USS Zumwalt subiva altri problemi tecnici in Florida. Tuttavia, tali guasti non sono l’unico problema della nave. I LRLAP (Long Range Land-Attack Projectile), munizioni intelligenti da 155mm sviluppate per i cannoni delle navi della classe DDG 1000 Zumwalt, si sono rivelati troppo costosi. Un solo proiettile costa circa 800000 dollari, mentre la nave è costata 4,4 miliardi di dollari. Come già riferito, l’US Navy ha ridotto i cacciatorpediniere Zumwalt da 28 navi a 3. L’USS Zumwalt (DDG-1000) ha ufficialmente aderito alla Marina degli Stati Uniti il 15 ottobre. La nave è una delle più costose nella storia della Marina degli Stati Uniti.
160908-n-px557-090Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia lancia missili avanzati contro i terroristi

Alexander Mercouris, The Duran, 21/11/2016siria-ataque-2016-11-17-bNell’ambito della nuova campagna aerea in Siria, la Russia usa sistemi missilistici avanzati per sconfiggere i jihadisti e inviare un chiaro messaggio al mondo.
La nuova offensiva aerea russa contro i terroristi nel nord-est della Siria è stata segnata dall’uso di missili avanzati. Come ampiamente previsto, dal Mediterraneo orientale la flotta russa ha lanciato missili da crociera subsonici a lungo raggio Kalibr contro obiettivi jihadisti nella province di Idlib e Homs. Il Kalibr è un missile da crociera a lungo raggio d’attacco terrestre della flotta russa. Fu utilizzato la prima volta con effetto spettacolare sugli obiettivi jihadisti in Siria, circa un anno fa, quando dei missili Kalibr furono lanciati da navi della Flotta del Mar Caspio della Russia. L’Aeronautica russa nel frattempo lanciava i propri missili da crociera. Come già riportato da The Duran, i bombardieri pesanti russi sono dotati di missili da crociera a lungo raggio subsonico. I bombardieri pesanti Tu-95 li hanno lanciati su obiettivi jihadisti (non c’è una parola finora sui molto più avanzati bombardieri pesanti supersonici a lungo raggio Tu-160 che partecipano alle operazioni). I missili da crociera lanciati sui terroristi dai bombardieri Tu-95 sono i missili da crociera subsonici a lungo raggio Kh-101. Nonostante la superficiale somiglianza con il missile da crociera Kalibr della flotta russa, il Kh-101 è in realtà completamente diverso e più avanzato, progettato da un ufficio diverso. Sembra che il Kh-101 non solo abbia una gittata maggiore di quella del Kalibr, ma può essere guidato dopo il lancio (potendo teoricamente distruggere bersagli in movimento) ed è molto più furtivo, rendendosi praticamente invisibile a qualsiasi radar dei terroristi. Tuttavia, forse il missile da crociera più spettacolare che i russi hanno lanciato sui terroristi è il missile supersonico, da Mach 2,5, Oniks, lanciato da una batteria da difesa costiera Bastion russa schierata in Siria. È la prima volta che un missile da crociera supersonico veniva lanciato contro un bersaglio terrestre. Con il boom sonico e la velocità l’effetto psicologico dell’attacco con tale missile sarà devastante. Inoltre, a differenza del missile da crociera subsonico, che in teoria può essere abbattuto dal tiro a terra prima di raggiungere l’obiettivo (in realtà, ci furono alcuni casi nella Guerra del Golfo del 1991), i jihadisti non hanno i mezzi per abbattere questi missili, e quindi non hanno alcuna difesa teorica contro di essi. Per i russi, l’impiego dei missili Oniks in Siria ha molteplici scopi.
In primo luogo permette ai russi di testare in condizioni operative un sistema d’arma molto avanzato, mai usato prima.
In secondo luogo, consente di fare pubblicità presso i potenziali acquirenti del sistema Oniks/Bastion sulla capacità di attacco terrestre. Oniks fu progettato e finora commercializzato come puro missile antinave. Il fatto che abbia anche capacità di attacco terrestre era finora ignoto. I possibili acquirenti del sistema (cinesi o indiani) hanno ora la dimostrazione di una maggiore versatilità, e quindi maggiore redditività, di quanto pensato.
Infine, con il lancio dei missili Oniks del complesso Bastion in Siria, i russi fanno sapere a Stati Uniti, NATO e Israele che i complessi missilistici da difesa costiera Bastion in Siria sono presidiati da russi e controllati da Mosca. Questo dovrebbe eliminare eventuali dubbi sugli operatori e rimuovere eventuali tentazioni occidentali ed israeliane di volerli attaccare. I russi hanno fatto sapere pubblicamente che i complessi missilistici da difesa costiera Bastion sono dispiegati in Siria e sono pronti a difendere la flotta nel Mediterraneo orientale e le basi in Siria da chiunque sia abbastanza stupido da attaccarli. Combinati alla presenza degli avanzati complessi di difesa aerea S-400 ed S-300MV Antej-2500 in Siria, l’uso pubblicizzato dei sistemi Oniks e Bastion dispiegati in Siria chiarisce che i russi sono pronti contro qualsiasi attacco dal mare.
Infine, vi è un ulteriore dispiegamento di missili in Siria, che ha ricevuto meno attenzione. Foto ora apparse confermano la presenza dei sistemi combinati cannoni-missili a corto raggio mobili di difesa aerea Pantsir presso Aleppo. Non è noto se questi sistemi siano azionati da siriani o russi, ma è probabile che lo siano dai russi. Ma anche se sono azionati dai siriani, è certo che consiglieri russi siano presenti e collaborino nel supporto e nella guida. A differenza dei complessi missilistici S-400, S-300MV Antej-2500 ed Oniks/Bastion dispiegati in Siria, i sistemi a corto raggio Pantsir non sono destinati a difendere o scoraggiare attacchi dalle forze aeree e della marina di Stati Uniti o Israele. Piuttosto il loro scopo è chiaramente scoraggiare o difendere dagli attacchi dall’assai meno sofisticata aviazione turca, che nelle ultime settimane era attiva nel nord-est della Siria, nell’ambito dell’operazione Scudo dell’Eufrate. Continua ad essere diffusa la convinzione che ci sia una sorta di accordo tra Russia e Turchia secondo cui l’esercito turco non entrerà in combattimento ad Aleppo. Che sia così o meno, con l’esercito turco e gli alleati jihadisti all’offensiva contro lo SIIL ad al-Bab, entro il raggio d’artiglieria da Aleppo, i russi chiaramente non danno nulla per scontato, e adottano precauzioni contro ogni possibile incursione turca contro Aleppo.siria-ataque-2016-11-17-vorjuta

Lidi stranieri: perché la base russa in Siria
Mikhail Kotov, LIFE.ru, 21 novembre 2016, Fort Russ News

Viktor Ozerov, Presidente del Comitato di Difesa e Sicurezza del Consiglio della Federazione, ha detto a RIA Novosti che la base di Tartus dovrebbe diventare una base regolare della Marina russa entro due anni dalla firma dell’accordo e dalla ratifica. “Procedendo dall’impressione sulla base, e sui piani per migliorarne le infrastrutture, abbiamo riferito alla leadership sul nostro gruppo in Siria e posso dire che non escludiamo la modernizzazione di Tartus, per le più recenti esigenze”, dichiarava Ozerov. Il giornalista Mikhail Kotov comprende il motivo per cui la Russia ha bisogno di questa base.cxywvfywiaehmhcCe ne andiamo, ce ne andiamo, ce ne andiamo
Per due decenni, la presenza militare russa nel mondo era costantemente in calo. Dagli ultimi anni dell’Unione Sovietica diminuiva il numero di basi militari sotto la bandiera rossa e poi bianco-blu-rossa. Dal 1972, come se fosse iniziato un conto alla rovescia: Port Said, Berbera e Nusra. Nel 1991 i russi lasciarono le basi militari in Germania (Rostock) e in Polonia (Swinoujscie). Nel 2002, la Russia perse la base navale di Cam Ranh Bay in Vietnam, e dopo l’inizio della “primavera araba”, dovette ritirarsi frettolosamente da Tripoli in Libia. Lo sfondo della ritirata graduale, che non rallentava l’avanzata della NATO di un minuto, sembrava una sconfitta totale. E ora la dichiarazione del Comitato di Difesa e Sicurezza del Consiglio della Federazione e del Ministero della Difesa sui piani preannunciati sono una bomba. È la rinascita delle forze russe o solo un episodio del conflitto siriano? Abbiamo bisogno di questa base? Possiamo tenerla? Per trovarne le risposte è necessario tornare indietro e cercare di capire su quali principi esistono nel mondo avamposti militari nel territorio di altri Paesi.

Echi di guerra
Il mondo bipolare era chiaramente apparso già negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale. La minaccia, che unì i Paesi temporaneamente, fu distrutta e divenne chiaro che c’erano “noi” e “loro”. E che nessuno s’ingannasse sul triumvirato della Conferenza di Jalta, il mondo era ormai diviso. La NATO, creata nel 1949, e il Patto di Varsavia, creato sei anni dopo, cominciarono la lotta che li contrappose. La politica estera di un Paese più attivo ha bisogno di alleati in tutto il mondo. Non per combattere, ma per ampliarne la presenza ed estendere attivamente le aspirazioni diplomatiche. Supponendo che un satellite cadesse nel posto sbagliato, una rivolta scoppiasse in un Paese amico o l’appello per supportare l’intelligence, tali questioni diventano molto più facili da risolvere se si dispone di una base militare lontana da occhi indiscreti. Naturalmente, avevano compiti diversi: a Cuba, l’Unione Sovietica aveva un centro radioelettronico, e in Vietnam una base logistica per la flotta. Naturalmente, l’Unione Sovietica non fu l’unico Paese che cercò di estendere la presa militare. Gli Stati Uniti d’America crearono proprie basi non meno attivamente. Allo stesso tempo, godevano di una situazione senza precedenti: non pagavano il terreno affittato per le basi quasi ovunque. Invece lo presentavano come contributo alla sicurezza complessiva del Paese ospitante, con più di trenta Paesi e più di un centinaio di basi nel mondo. La sala operativa al massimao. Non si pensi che in questi Paesi la gente fosse felice di vedere gli yankees. L’esempio principale è la base navale di Okinawa. L’isola fu occupata dalle truppe degli Stati Uniti nel 1945, e da allora la base militare degli Stati Uniti ne occupa il 18 per cento del territorio. La popolazione locale, trattata dagli “invasori” come cittadini di seconda classe, protesta regolarmente. Dal 1972 a Okinawa le forze statunitensi hanno commesso 5800 crimini, 571 gravi. Ad esempio, nel 1995, una studentessa dodicenne giapponese fu stuprata da soldati statunitensi. E non successe nulla, la presenza militare era più importante. Inteso, ovviamente non è così ovunque; molti Paesi europei, tra cui le repubbliche baltiche, sono disposti a cedere il territorio alla presenza militare estera. Un fattore chiave di ciò è l’abile lavoro diplomatico statunitense che afferma regolarmente possibili aggressioni dalla Russia.

Ritorno alla posizione precedente
Le basi militari non dovrebbero essere considerate un avamposto del Paese, aspettandosi un attacco in qualsiasi momento. Nella maggior parte dei casi (soprattutto nel caso della Russia) è solo l’indicatore di forza e presenza nella regione, il cui obiettivo principale è avere un centro logistico che dia l’opportunità della risposta rapida a qualsiasi problema che sorgesse nella regione. Quindi, un altro modo di pensare dall’epoca sovietica: un gruppo di consiglieri e specialisti militari che vi mantiene la presenza, ma allo stesso tempo, il denaro speso per mantenere il gruppo mobile è molto meno. In molti modi, quindi, il piccolo numero basi è dovuto alla carenza di fondi. Anche il bilancio dell’URSS era molto teso, con tutti i centri di supporto all’estero, per non parlare della Russia. Perciò il ritorno alla vecchia politica ha causato tanto rumore. Di per sé, la base militare in Siria (ufficialmente 720.mo Centro logistico della Marina russa) fu creata per sostenere le operazioni navali sovietiche nel Mediterraneo, cioè per riparare le navi del 5° Squadrone operativo nel Mediterraneo, rifornendole di combustibile, acqua e beni di consumo. Istituita nel 1971, non è particolarmente grande, con pochi ormeggi e infrastrutture sul territorio della base navale siriana (63.ma Brigata della Marina siriana). Dal 1992, quando lo Squadrone del Mediterraneo sovietico, creato come rivale visibile e tangibile della Sesta Flotta statunitense, fu sciolto, cominciò la lenta dissoluzione della base. Negli anni migliori vi erano più di duemila soldati e marinai, con marines di guardia. Nel 2002 ve ne erano solo 50, e nel 2012 si arrivò a solo quattro persone. Dall’inizio della partecipazione delle Forze Armate russe alla guerra in Siria, il contingente della base è aumentato di nuovo. Nel 2015 era pari a 1700 persone, addetti ad approvvigionamento e riparazione delle navi e allo sbarco di materiale militare russo in Siria. Pertanto, parlare della creazione di una base non è del tutto corretto, piuttosto del ritorno.cvdtxdow8aa_ge6Una base senza squadrone
Geograficamente, la Russia non ha accesso diretto al Mediterraneo. L’unica via dal Mar Nero è attraverso lo Stretto del Bosforo, il Mar di Marmara e i Dardanelli della Turchia, e quindi uscire nello spazio di manovra nel Mediterraneo. Ma in primo luogo, il Bosforo è strettamente controllato dalla Turchia, membro della NATO e, in secondo luogo, il passaggio delle navi costa. I turchi raccolgono la cosiddetta “tassa di passaggio” dallo stretto, a seconda del tipo di nave. A volte può raggiungere costi significativi. Ecco perché occorrono basi russe nel Mediterraneo, anche in assenza di una flotta permanente nella regione. Vi furono discussioni nel Comando Navale sulla volontà di ripristinare la base in Libia (Tripoli), presente fino al 2011. Ma l’attuale situazione politica ha puntato il processo del ritorno nel Mediterraneo sulla base siriana. Si ritiene che dopo l’ammodernamento, ospiterà grandi navi. Oltre agli scopi militari, la base a Tartus è di grande importanza per le operazioni d’intelligence, anche elettronica.

Accordi e transazioni
Rimane la domanda sul costo di tutto questo. Molto probabilmente, alla luce delle attuali relazioni tra Russia e governo di Bashar al-Assad, l’affitto di Tartus sarà gratuito. I fondi che saranno spesi per la presenza di truppe e personale di supporto russi in Siria, sono già stati aumentati dal Ministero delle Finanze, negli articoli pertinenti bel bilancio russo, per 678 miliardi di rubli. E’ molto probabile che il denaro sarà utilizzato per la manutenzione della base navale. Inoltre, recentemente sulla TV siriana, si notano chiaramente immagini di missili aria-aria a medio raggio russi RVV-AE (R-77). Ciò significa che la Russia ha aggiornato i MiG-29 siriani nella versione MiG-29SM. Questi missili possono colpire un bersaglio che vola a Mach 3. Il costo di questi missili è elevato. Nel 2012, la Malaysia acquistò 35 missili RVV-AE per 35 milioni di dollari. E’ possibile che l’aggiornamento sia parte integrante delle relazioni russo-siriane che hanno deciso il rilancio della base navale di Tartus.

Di nuovo in sella?
Parlando francamente, una base nel Mediterraneo senza una flotta permanente nel Mediterraneo non funziona. Questo passaggio non comporta cambiamenti geopolitici. Chi lo desidera può considerare la composizione della Sesta Flotta degli Stati Uniti, per capire che non la minaccia, senza Tartus, in alcun modo. Piuttosto, si tratta di un segnale alla NATO per mostrare che la Russia vuole tornare sulla scena mondiale e che le sue aspirazioni non si limitano ai confini della CSI, dove vi è la maggior parte delle basi militari estere russe. Tuttavia, va ricordato che investendo su Tartus, la Russia decide una volta per tutte di sostenere Assad, senza cercare di esserne imparziale, ma stando chiaramente da una parte. Infatti, nel caso di sconfitta del governo siriano, farebbe la fine della base di Tripoli, da cui si ripiegò rapidamente nel 2011, dopo l’inizio della “primavera araba” e la morte di Muammar Gheddafi.
Questa è una scommessa rischiosa, ma nel caso di conclusione positiva del conflitto in Siria, potrebbe essere un grande passo del ritorno della Russia nella grande geopolitica. L’azione militare è solo una continuazione delle aspirazioni politiche, e se la base è uno strumento utile, va utilizzato.1171-carga-y-descarga

La base navale russa in Siria sarà ampliata con il ‘molo per la portaerei’
South Front
La struttura navale russa a Tartus della Siria sarà estesa per accogliere portaerei, sottomarini nucleari e altre grandi navi da guerra, dichiarava il capo del Comitato di difesa del Consiglio della Federazione Russa Viktor Ozerov. Lo scorso fine settimana, SF aveva già pubblicato un post sul progetto di ampliamento dell’impianto russo di Tartus, citando un articolo di Interfax basato su fonti anonime. Ora, l’informazione viene ufficialmente confermata. La squadra tattica navale russa guidata dall’incrociatore pesante portaerei lanciamissili Admiral Kuznetsov e dall’incrociatore nucleare Pjotr Velikij, è al largo della Siria, dove iniziava le operazioni contro i terroristi ai primi di novembre.screen-shot-2016-11-21-at-11-24-31-am

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO ha tentato di sabotare l’Admiral Kuznetsov?

Alexander Mercouris, The Duran 10/11/2016

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I russi rivelano che un sottomarino olandese classe Walrus s’è avvicinato alla portaerei Kuznetsov nel Mediterraneo orientale, suggerendo più di una semplice missione di spionaggio.
I rapporti del Ministero della Difesa russo rivelano lo strano incidente che ha coinvolto la squadra della flotta russa nel Mediterraneo orientale della portaerei Admiral Kuznetsov e dell’incrociatore da battaglia lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij. I russi dicono che un sottomarino olandese classe Walrus ha cercato di avvicinarsi alla squadra con manovre pericolose, ed è stato scacciato. I russi dicono che il sottomarino era a meno di 20 km dall’Admiral Kuznetsov, ma veniva osservato e monitorato dagli elicotteri antisom della flotta dopo essere stato notato da due cacciatorpediniere antisom della squadra. Le navi in questione erano i cacciatorpediniere classe Udaloj che fanno parte della squadra della flotta. L’incidente è più interessante e più strano di quanto dicano i media. Prima di tutto, non vi è alcun dubbio che l’incidente sia effettivamente accaduto. La NATO e la Marina olandese non negano i rapporti russi, segno sicuro di autenticità. In secondo luogo, è interessante notare che i russi sollevano un enorme polverone, è pratica standard delle Marine russa e della NATO vigilarsi a vicenda e in apparenza nulla suggerisce che fosse diverso ciò che il sottomarino olandese facesse. Tuttavia alcuni ufficiali russi definiscono l’incidente più serio. Ad esempio, la TASS riporta Mikhail Nenashev, presidente del movimento pan-russo a sostegno della Flotta, fare osservazioni molto interessanti: “I marinai olandesi creavano una situazione pericolosa per la navigazione, ostacolando le nostre navi nell’adempimento dei loro compiti nella lotta ai terroristi. Seguendo gli ordini del loro comando, avrebbero cercato un pretesto per poter accusare le manovre dei russi di essere pericolose“. Ciò che i rapporti russi mostrano è che i sonar navali russi sono sofisticati e abbastanza sensibili da rilevare e tracciare i sottomarini classe Walrus della Marina olandese. Questo è importante perché i sottomarini classe Walrus olandesi sono tra i pochi sottomarini diesel-elettrici oceanici rimasti alle marine NATO. I sottomarini diesel-elettrici sono più silenziosi dei sottomarini nucleari, e vengono regolarmente utilizzati dalle grandi potenze per lo spionaggio. I sottomarini classe Walrus sarebbero particolarmente silenziosi e questo assieme al fatto di essere tra i pochi sottomarini diesel-elettrici oceanici della NATO significa che vengono regolarmente utilizzati dalla NATO per spiare le operazioni.
Consideriamo per esempio queste note su Wikipedia sui sottomarini classe Walrus, “I sottomarini furono molto richiesti dalla NATO durante la guerra fredda, in quanto combinavano un equipaggio altamente qualificato con un battello molto silenzioso. All’epoca la maggior parte dei sottomarini della NATO era costiera o nucleare, e la classe Walrus era tra i pochi sottomarini diesel-elettrici oceanici in servizio. Dopo la Guerra Fredda, furono incaricati di molte operazioni di raccolta di informazioni altamente confidenziali (ancora classificate) su Jugoslava, Iran, Iraq e Caraibi, spesso su richiesta degli alleati, come gli Stati Uniti“. A meno che la posizione del sottomarino della classe Walrus che spiava la squadra russa fosse stata segnalata per errore dell’equipaggio, cosa possibile, l’incidente del Mediterraneo dimostra che i sonar russi possono rilevare e monitorare questi sottomarini, nel qual caso la loro sicurezza è compromessa. Al contrario delle storie circolanti nel 2007 su un sottomarino diesel-elettrico cinese classe Song penetrato con successo lo schermo antisom di una portaerei della Marina degli Stati Uniti, prima di ritirarsi volontariamente; o la spesso espressa preoccupazione sui media militari occidentali per la silenziosità leggendaria dei sottomarini classe Kilo della Russia, rinominati dalle Marine militari della NATO “buco nero”. E’ difficile evitare l’impressione che il motivo per cui i russi abbiano pubblicizzato l’incidente è perché, in un momento di tensione internazionale acuita, sia far intendere al mondo, e non solo alla NATO, che possono rilevare e monitorare i sottomarini diesel-elettrici della NATO che si avvicinano alla loro flotta, mentre le Marine della NATO tentando di fare la stessa cosa dei sottomarini russi e cinesi. L’aggressività di certe frange estremiste dei media militari alternativi occidentali della NATO, che pretendono il deliberato sabotaggio sottomarino dell’Admiral Kuznetsov, per impedirne la missione, coprendosi con i problemi esagerati dell’apparato motore della Kuznetsov, potrebbe anche provocare la reazione russa, e quindi questa sarebbe la ragione per cui vi assegnano tanta pubblicità.
Indipendentemente dalle motivazioni dei russi e dalla verità su tale strano incidente, il fatto che i russi possano rilevare e monitorare i sottomarini spia diesel-elettrici preoccuperà la NATO.kuznetsov3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Consolidamento dell”Asse della Deterrenza’

Alessandro Lattanzio, 20/10/2016e5cb8c5263e33bb2e70553723dfb960dAerei da combattimento dell’Aeronautica iraniana effettuavano le manovre aeree Fadaiyan-e-Harim e-Velayat-6, abbattendo gli obiettivi volanti con nuovi missili. I caccia F-5, MiG-29 e Saeqeh (Tuono) lanciavano missili aria-terra contro obiettivi nella provincia centrale di Isfahan, mentre i cacciabombardieri Sukhoj Su-24 colpivano posizioni nemiche simulate con missili aria-superficie Kh-29 e Kh-25 di fabbricazione russa, e caccia F-4 Phantom II attaccavano bersagli terrestri con le versioni aggiornate dei missili Maverick di origine statunitense. L’Aeronautica Militare iraniana impiegava in 3 giorni di esercitazioni militari caccia, cacciabombardieri, aerei da trasporto e da ricognizione, Boeing 707 da aerorifornimento e droni. I cacci F-14 e MiG-29 si esercitavano in operazioni di combattimento e guerra elettronica con i velivoli da guerra elettronica Falcon 50. “In questa fase, le operazioni di disturbo dei radar nemici sono state effettuate con successo utilizzando gli aviogetti da guerra elettronica Falcon 50, creati nell’ambito del programma Sayeh (ombra)“, dichiarava il Generale di Brigata Massud Ruzkhosh. L’Iran ha sviluppato l’industria della difesa ottenendo l’autosufficienza nella produzione della maggior parte del materiale per la difesa.
Dal 15 ottobre è in navigazione verso le coste della Siria la portaerei Admiral Kuznetsov della Marina Militare russa, salpata dalla base navale di Severomorsk assieme all’incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij, alle grandi navi antisom Severomorsk e Vitzeadmiral Kulakov, alla nave rifornimento Sergej Osipov e al rimorchiatore d’altura Nikolaj Chiker. Al gruppo Kuznetsov si aggiungeranno un sottomarino a propulsione nucleare nel Mar del Nord, le fregate leggere lanciamissili Serpukov e Zeljonij Dol a Gibilterra, e nel Mediterraneo la fregata lanciamissili Admiral Grigorovich, la fregata antisom Pytlivij, la corvetta lanciamissili Mirazh, le navi d’assalto anfibio Tzesar Kunikov e Nikolaj Filchenkov, il cacciamine Ivan Golubets, la nave oceanografica Jantar e un sottomarino convenzionale. Una volta giunta nel Mediterraneo orientale la Kuznetsov si coordinerà con le operazioni aeree dalla base aerea russa di Humaymim. La portaerei russa schiera a bordo 10 caccia multiruolo Su-33 aggiornati con il nuovo sistema di puntamento SVP-24, 4 caccia MiG-29K e una ventina elicotteri d’attacco Kamov Ka-52K, antisom Ka-27 e radar volante (AEW) Ka-31. Tale schieramento navale rafforzerà la deterrenza russa e dell’Asse della Resistenza nei confronti degli sponsor del terrorismo internazionale sul fronte siriano: la NATO e i suoi alleati regionali. Si aggiunga a questo che l’Aeronautica Militare russa ha iniziato la costruzione di una nuova pista nella base aerea T-4 nell’est della provincia di Homs, in Siria, per aumentare le sortite operative contro i terroristi dello SIIL che arrivavano su diversi convogli in fuga dall’operazione per la liberazione della città di Mosul da parte dell’esercito e delle forze popolari iracheni. Il Comando Generale dell’Esercito Arabo Siriano, infatti, aveva dichiarato che Stati Uniti ed Arabia Saudita permettevano ai terroristi dello SIIL di fuggire da Mosul verso Raqqa, nell’ambuto del “piano malvagio” dei sostenitori del terrorismo internazionale avviato dopo l’inizio delle operazioni militari dell’esercito iracheno per liberare Mosul. Il piano provvedeva vie di transito sicure ai terroristi per il territorio siriano, proteggendo i terroristi e aumentarne la presenza sul territorio siriano, nel tentativo d’imporre una nuova realtà militare nelle regioni di Dayr al-Zur, Raqqa e Tadmur. Il Comando Generale dell’Esercito Arabo Siriano dichiarava che la battaglia pe r liberare Mosul e l’Iraq dal terrorismo è anche una sua battaglia, ed avvertiva che considera ogni tentativo d’infiltrarsi in Siria un “attacco alla sovranità della Repubblica Araba Siriana“, e che affronterà gli aggressori con tutti i mezzi a disposizione. E difatti, secondo il quotidiano libanese al-Aqbar, “Mentre la Turchia di Erdogan cerca di piazzarsi nella provincia irachena di Niniwa, a Mosul, dove si combatte, dove ha una stretta concertazione con gli statunitensi, i russi preferiscono intervenire prima che i capi dello SIIL arrivino nella Siria orientale. Ciò ha indotto la Russia ad impegnarsi nella battaglia. Secondo le informazioni, lo Stato Maggiore dell’Esercito russo ha avvertito l’Iraq e la coalizione statunitense su ogni tentativo di spingere lo SIIL verso il confine siriano. Secondo le autorità di Baghdad, Mosca collabora ampiamente in questa fase con Baghdad, aiutando l’esercito iracheno a bloccare i capi dei terroristi al confine siriano-iracheno“. “Le azioni dei terroristi a Mosul sono costantemente monitorate ed i dati sono raccolti dai nostri siti”, dichiarava il Generale Valerij Grasimov, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito russo. “Unità da ricognizione notturna del nostro esercito sono già schierati a Mosul e una dozzina di droni e aerei da ricognizione attualmente raccolgono le informazioni in Iraq”. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dichiarava la disponibilità di Mosca ad inviare rinforzi in Iraq per rintracciare i terroristi e bloccarne l’infiltrazione in Siria. Riguardo ciò, l’analista Hassan Hani Zadah indicava che il piano per liberare Mosul, “era pronto da un mese, ma le forze irachene incontravano l’opposizione degli statunitensi che chiedevano l’evacuazione dei terroristi da Mosul a Raqqa! Mosul è il centro di transito per la Siria e i russi intendono colpirvi i terroristi. La Russia sembra agire in piena coordinazione con le forze popolari irachene nell’aspra battaglia che si svolge a Mosul”.
Nel frattempo, su un altro fronte dell’Arco della Resistenza, l’Egitto, si registrano movimenti interessanti. Il direttore dei servizi di sicurezza siriani, Generale Ali Mamluq, visitava Cairo il 16 ottobre, incontrando il Generale Qalid Fuzi, Vicecapo della Sicurezza Nazionale dell’Egitto, per discutere “sul coordinamento delle posizioni politiche tra Siria e Egitto, nonché del rafforzamento della cooperazione nella lotta al terrorismo nei due Paesi“. La visita avveniva due settimane dopo il voto alle Nazioni Unite dell’Egitto a favore della risoluzione russa sulla Siria, provocando le ire dell’Arabia Saudita. La risoluzione chiedeva la cessazione delle ostilità in Siria. Nel discorso a un forum delle Forze Armate, il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi affermava che l’Egitto segue una politica indipendente sulla questione siriana, sottolineando la necessità di rispettare la volontà del popolo siriano, di disarmare i gruppi estremisti e di ricostruire la Siria. E commentando la decisione dei sauditi di sospendere le forniture di petrolio all’Egitto, al-Sisi affermava “L’Egitto si prostrerà a Dio. Non abbiamo alcun problema ad affrontare qualsiasi sfida, finché gli egiziani hanno un cuore… l’indipendenza è onore, nobiltà ed etica. Chi vuole la libertà subisce pressioni“.
Già il 23 settembre, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif incontrava l’omologo egiziano Samah Shuqry a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Sulla crisi siriana Shuqry sottolineava le differenze tra Arabia Saudita ed Egitto: “I combattimenti della coalizione in Siria possono decidere il cambio del regime nel Paese, ma non è la posizione dell’Egitto“. In seguito si ebbe un incontro tra il nuovo capo della sezione degli interessi egiziani a Teheran Yasir Uthman, e Hossein Amir-Abdollahian, direttore generale per gli affari internazionali del Parlamento iraniano, già Viceministro degli Esteri per gli affari arabi e africani. Abdollahian espresse l’entusiasmo dell’Iran a una cooperazione con l’Egitto sulle questioni regionali, come la crisi siriana, “Iran ed Egitto sono Paesi importanti e influenti che possono avere un ruolo costruttivo nel diminuire le tensioni regionali tramite la cooperazione“. Uthman esprimeva la speranza che la cooperazione con gli “amici iraniani” colmasse il divario tra i due Paesi, “L’avanzare dei negoziati e delle consultazioni tra i funzionari dei due Paesi migliorerà la situazione della regione“.imagesRiferimenti:
al-Manar
al-Monitor
FARS
FARS
Press TV
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