Cina e Russia sfidano la ‘Prima Marina’

F. William Engdahl New Eastern Outlook 21/01/2016PCN-SPO-CART.-marines-russo-chinoises-en-Mediterranée-2015-05-14-ENGLI principali pianificatori militari degli Stati Uniti dopo la guerra ispano-statunitense del 1898 studiarono con attenzione il modello imperiale dei cugini inglesi. Dal 1873, mentre l’economia inglese sprofondava in quello che chiamarono Grande Depressione, uomini come Junius Pierpont Morgan, il banchiere più potente degli USA, Andrew Carnegie, il più grande produttore di acciaio, John D. Rockefeller, il primo oligarca monopolista del petrolio degli USA, capirono che gli Stati Uniti potevano rivaleggiare con la Gran Bretagna come prima potenza mondiale se avessero avuto una “Marina seconda a nessuno”. Il dominio navale degli Stati Uniti potrebbe presto svanire dalle pagine della storia. Si guardi con attenzione ciò che Cina e Russia compiono sui mari strategici. Nell’agosto 2015 si verificò un evento dal durevole significato strategico, causando costernazione a Washington e nella NATO. Russia e Cina, le due grandi nazioni eurasiatiche, s’impegnarono in esercitazioni navali congiunte nel Mar del Giappone, al largo delle città portuale dell’Estremo Oriente della Russia Vladivostok. Commentandone il significato, il Viceammiraglio Aleksandr Fedotenkov, vicecomandante della Marina militare russa, disse al momento che la “portata dell’esercitazione è senza precedenti”, con 22 navi russe e cinesi, 20 aerei, 40 veicoli corazzati e 500 uomini per parte. Le esercitazioni erano antiaeree e antisom. Era la seconda fase delle esercitazioni navali congiunte sino-russe Sea Joint 2015, iniziate a maggio, quando 10 navi russe e cinesi effettuarono le prime esercitazioni combinate nel Mar Mediterraneo. L’importanza strategica delle esercitazioni navali russo-cinesi nel Mediterraneo e al largo delle coste di Cina ed Estremo Oriente della Russia, non erano che la punta di ciò che è chiaramente una grande strategia militare congiunta che potenzialmente sfida il controllo dei mari degli Stati Uniti. La supremazia navale è stato il puntello fondamentale della proiezione di potenza statunitense. Nel Mediterraneo, la Russia ha una base navale nella siriana Tartus, conosciuta tecnicamente come “punto di supporto tecnico-materiale”. Per la Russia, la base siriana è strategica, l’unica nel Mediterraneo. Se è necessaria alla Flotta del Mar Nero russa in Crimea come base per operazioni di sostegno all’intervento militare in Siria, Tartus è inestimabile, come pure per le varie operazioni oceaniche russe.

La prima base estera della Marina cinese
563424Un altro evento apparentemente minore ha avuto luogo verso la fine del 2015 causando pochi commenti nei media mainstream. La Cina annunciava trattative con il governo di una delle nazioni più piccole e più strategiche del mondo, la Repubblica di Gibuti, per una base navale. Gibuti ha una fortuna geografica, o sfortuna, essendo situata nel Corno d’Africa, direttamente sullo stretto davanti al vicino Yemen, dove è in corso un’aspra una guerra tra la coalizione wahabita dell’Arabia Saudita contro gli sciiti huthi, sulla stretto strategica dove il Mar Rosso si apre nel Golfo di Aden. Gibuti confina con Eritrea a nord, Etiopia a ovest e sud, e Somalia a sud-est. La prima base navale estera della Cina è in fase di negoziati con Gibuti, su una delle più importanti rotte petrolifere e commerciali del mondo verso la Cina. Tecnicamente, la base cinese sarebbe un modesto centro logistico per i pattugliatori cinesi impegnati nelle operazioni delle Nazioni Unite per il controllo dei pirati somali. Il Ministero degli Esteri di Pechino ha dichiarato che la nuova base sarà semplicemente una infrastruttura militare marittima in Africa per assistere la Marina cinese nell’adempimento delle missioni internazionali di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Significativamente, i cinesi hanno scelto il desolato piccolo Paese di Gibuti, con soli 850000 abitanti, dove la Marina degli Stati Uniti ha anche la sua unica base in tutta l’Africa, Camp Lemonnier. Camp Lemonnier è un’United States Naval Expeditionary Base, l’unica base permanente dell’US AFRICOM, e il centro di una rete di sei basi per i droni da ricognizione degli Stati Uniti in Africa. Il porto di Gibuti è anche sede di installazioni militari italiane, francesi, giapponesi e pakistane. Ottimi vicini. Nonostante il fatto che sia un modesto piccolo impianto rispetto Camp Lemonnier, l’importanza geopolitica per la Cina e il futuro dell’egemonia statunitense navale è molto più grande. Vasilij Kashin, esperto militare cinese del Centro per l’analisi delle strategie e delle tecnologie di Mosca, ha detto a un giornale russo, “il significato politico dell’evento ne esalta l’importanza militare. Dopo tutto, sarà la prima vera base militare cinese all’estero, anche se viene ridimensionata nella forma“. Kashin ha inoltre sottolineato che i piani per la base di Gibuti sono ” forte indicazione che la Cina diventa una grande potenza navale a tutti gli effetti, alla pari di Francia e Gran Bretagna, se non di Russia e Stati Uniti. È un’indicazione che Pechino cerca di proteggere i propri interessi all’estero, anche attraverso l’uso delle forze armate. E i suoi interessi sono considerevoli”. L’analista politico statunitense James Poulos scrivendo per The Week, pubblicazione di Washington, ha avvertito che la presenza di Washington nel continente africano ricco di risorse svanisce mentre la Cina è in forte crescita. Osserva: “…l’Etiopia ha appena cacciato gli Stati Uniti da una base per droni che Washington sperava di ampliare… In altre parole, la Cina s’installa a Gibuti, e gli Stati Uniti si ritrovano limitati a quel Paese per le operazioni in Africa orientale, punto d’appoggio precario in un ambiente competitivo. Quest’anno, l’Africa potrebbe diventare un nuovo albatro per gli Stati Uniti, e una nuova ancora di salvezza per la Cina“.

L’US Navy non è più ‘seconda a nessuno’
Dalla preparazione all’entrata nella prima guerra mondiale nel 1917, con il passaggio al Congresso della legge di espansione navale del 1916, la strategia di Washington era costruire una Marina “seconda a nessuno”. Oggi, almeno per numeri, gli Stati Uniti sono ancora “secondi a nessuno”. Ma solo sulla carta. La Marina dispone di 288 navi da combattimento, con un terzo pronto in qualsiasi momento. Ha dieci portaerei, più del resto del mondo. Ha 9 navi d’assalto anfibio, 22 incrociatori, 62 cacciatorpediniere, 17 fregate e 72 sottomarini, di cui 54 d’attacco nucleare. L’US Navy ha anche la seconda maggiore forza aerea del mondo, con 3700 velivoli, ed è anche la più grande marina militare in termini di effettivi. Guardando le potenzialità combinate delle flotte cinese e russa il quadro assume una dimensione del tutto diversa, cosa di cui i pianificatori del Pentagono appena si rendono conto, dato che guerre e provocazioni politiche insensate dei neo-conservatori contro la Cina con l’Asia Pivot di Obama, e contro la Russia con l’Ucraina, hanno materializzato nella realtà geopolitica della cooperazione militare sino-russa di oggi, più vicini che mai nella storia. Negli ultimi 25 anni di modernizzazione economica, la People Liberation Army Navy, PLAN, s’è drammaticamente trasformata in una vera marina militare oceanica, un’impresa notevole. La PLAN ha attualmente una portaerei e altri due in costruzione, 3 navi d’assalto anfibio, 25 cacciatorpediniere, 42 fregate, 8 sottomarini d’attacco nucleare e circa 50 sottomarini d’attacco convenzionale, 133000 effettivi, tra cui il Corpo dei Marines cinese. L’Aeronautica della PLAN ha 650 aerei, tra cui i caccia imbarcati J-15, caccia multiruolo J-10, velivoli da pattugliamento marittimo Y-8 ed elicotteri antisom Z-9. Se poi si combina con la Marina russa, attualmente in fase di notevole modernizzazione dopo l’abbandono alla fine della guerra fredda, il quadro è duro per Washington, per dirla caritatevolmente. La Marina russa ha 79 grandi navi, tra cui una portaerei, 5 incrociatori, 13 cacciatorpediniere e 52 sottomarini. La potenza navale della Russia è la forza sottomarina con 15 sottomarini d’attacco nucleari, 16 sottomarini d’attacco convenzionali, 6 sottomarini lanciamissili da crociera e 9 sottomarini lanciamissili balistici. I 9 sottomarini lanciamissili balistici rappresentano la preziosa capacità di secondo colpo nucleare della Russia. La Russia prevede di acquisire almeno un’altra portaerei, una nuova classe di cacciatorpediniere lanciamissili, i sottomarini lanciamissili balistici Borej II, i sottomarini d’attacco nucleare Yasen II e i sottomarini attacco convenzionali Kilo e Lada migliorati. La Russia vive una “profonda modernizzazione” della flotta sottomarina. Nel 2013 la flotta ricevette un nuovo sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Borej, e ne prevede altri cinque nel prossimo decennio. La flotta ha una nave d’assalto anfibio classe Djugon del 2014. La modernizzazione è parte del grande programma navale della Russia dei prossimi 20 anni, chiaramente suscitata dall’incessante ricerca dagli Stati Uniti della destabilizzante strategia con la Difesa anti-Missile Balistico volta contro la forza nucleare della Russia. Un altro sottomarino lanciamissili balistico a propulsione nucleare, SSBN della classe Borej Vladimir Monomakh, è operativo dal 2015. La nave gemella della classe Borej, l’SSBN Aleksandr Nevskij, ha recentemente condotto un riuscito test di lancio del missile balistico intercontinentale Bulava nella penisola della Kamchatka. I nuovi sottomarini avranno implicazioni nelle operazioni strategiche nucleari nel Pacifico: saranno più silenziosi e in grado di trasportare il doppio delle testate nucleari rispetto all’attuale classe Delta III, e molto più precise. Gli SSBN della classe Borej da Rybachij pattuglieranno il Pacifico ufficialmente in compiti di dissuasione per proteggere la Russia. Il primo di 6 sottomarini nucleari d’attacco multiruolo (SSGN) classe Yasen, progettati per entrare in servizio in Estremo Oriente nei prossimi dieci anni, entreranno nella Flotta del Pacifico nel 2017 al più presto. Nell’insieme, la significativa esperienza navale russa durante la Guerra Fredda, in combinazione con l’ambiziosa espansione e creazione di una moderna marina militare oceanica cinese, sfidano il dominio navale mondiale degli USA come mai prima. Questo potrebbe essere un buon momento per le istituzioni e i pianificatori militari degli Stati Uniti per considerare dei piani per evitare la guerra mondiale, prima che sia troppo tardi. Ingenuità? Forse.134548662_14403811733121nF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?

Il massimo leader della RPDC dice il test della bomba H “è un passo per l’autodifesa, diritto legittimo
Xinhua 10/01/2016

1021906303Kim Jong Un, massimo leader della Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord), si è congratulato con i comandanti militari del Paese per quello che ha definito riuscito test della prima Bomba H di Pyongyang, riferiva l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. La prova della Bomba H “è un passo dell’autodifesa e della difesa affidabile della pace nella penisola coreana e della sicurezza regionale dal pericolo di una guerra nucleare causata dagli imperialisti guidati dagli USA“, ha detto Kim agli ufficiali durante la visita al Ministero della Forze Armate popolari. “E’ un legittimo diritto di uno Stato sovrano e giusta azione che nessuno può criticare“, avrebbe detto Kim. Kim ha detto che l’esercito deve condurre “una lotta ad alta intensità” per affrontare i problemi scientifici e tecnologici del rafforzamento della difesa e del completamento della preparazione al combattimento, così come “compiere molte conquiste tecnologiche ultramoderne favorevoli alla costruzione della potenza economica e per migliorare i mezzi di sussistenza del popolo“. Ha nuovamente sottolineato la necessità per i militari di potenziare le capacità offensive e difensive e di prontezza al combattimento per “contrastare risolutamente eventuali sfide da forze ostili“. I commenti sono stati i primi del massimo leader della RPDC dopo l’annuncio che il Paese aveva effettuato con successo il primo test della sua bomba all’idrogeno, o suo quarto test nucleare. Mentre molti esprimono sospetti sulla capacità della Corea democratica nel sviluppare con successo la Bomba H, l’annuncio ha scatenato la condanna internazionale.

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?
Mike Whitney, Global Research, 10 gennaio 2016

_87503379_north_korea_nuclear_tests_624map_v4Ecco il quiz sulla politica estera degli Stati Uniti del giorno:
Domanda 1- Quanti governi gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare dalla seconda guerra mondiale?
Risposta: 57 (Vedasi William Blum)
Domanda 2 – Quanti di quei governi avevano armi nucleari?
Risposta – 0
Vuol dire che la Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere dall’aggressione gli statunitensi? Sì e no. Sì, le armi nucleari sono un deterrente credibile ma no, non è per questo che la Corea democratica ha fatto esplodere una bomba all’idrogeno. La ragione per cui la Corea democratica ha fatto esplodere la bomba era costringere l’amministrazione Obama a sedersi e prendere nota. Questo è tutto. Il leader supremo della Corea democratica, Kim Jong Un, vuole che gli Stati Uniti sappiano che pagherebbero caro evitare negoziati diretti. In altre parole, Kim cerca di spingere Obama di nuovo al tavolo delle trattative. Purtroppo, Washington non ascolta. Vede la RPDC quale minaccia alla sicurezza regionale e ha deciso che sanzioni e isolamento ulteriori siano i rimedi migliori. L’amministrazione Obama pensa di avere l’intera questione sotto controllo e di non dover essere flessibile o di compromettersi optando per i bastoni invece che le carote. In realtà, Obama ha rifiutato qualsiasi colloquio bilaterale con la RPDC, a meno che non s’impegni subito ad abbandonare i programmi nucleari e lasciare gli ispettori esaminare tutti gli impianti nucleari. Questo non interessa alla Corea democratica, vedendo nel programma delle armi nucleari il suo “asso nella manica”, l’unica possibilità di porre fine alla persistente ostilità statunitense. Ora, se separiamo l’incidente della “bomba all’idrogeno” dalla storia della Guerra di Corea, è possibile distorcere i fatti in modo da far apparire la RPDC come il “cattivo”, ma non è proprio così. In effetti, la ragione per cui il mondo affronta tali problemi, oggi, fu l’avventurismo degli USA nel passato. Proprio come lo SIIL apparve dalle braci della guerra in Iraq, così la proliferazione nucleare nella penisola coreana è il risultato diretto della fallita politica estera degli USA degli anni ’50. Il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra di Corea preclude una soluzione definitiva, il che significa che la guerra non è mai veramente finita. Un armistizio fu firmato il 27 luglio 1953, concludendo le ostilità, ma un “accordo pacifico finale” non fu mai raggiunto, così la nazione resta divisa. La ragione che pesa sono gli Stati Uniti che hanno ancora 15 basi militari in Corea del Sud, 28000 truppe e abbastanza artiglieria e missili da far saltare l’intero Paese in mille pezzi. La presenza statunitense in Corea democratica impedisce efficacemente la riunificazione del Paese e la conclusione definitiva della guerra, almeno nei termini di Washington. La linea di fondo è che anche se i cannoni hanno smesso di sparare, la guerra si trascina, grazie all’attuale occupazione statunitense. Come la RPDC può normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti se Washington non gli parla e allo stesso tempo insiste sul fatto che debba abbandonare il programma delle armi nucleari, sua unica leva? Forse dovrebbe fare dietro-front, soddisfare le richieste di Washington e sperare che, estendendo il ramo d’ulivo, migliorino gradualmente. Ma come può funzionare se, dopo tutto, Washington vuole un cambio di regime per installare un fantoccio degli Stati Uniti che serva a creare un’altra distopia capitalista per le aziende amiche. Non è forse così che gli interventi degli Stati Uniti di solito si rivelano? Non è un compromesso, è un suicidio. E c’è un’altra cosa: la leadership di Pyongyang sa con chi ha a che fare, motivo per cui adotta la linea dura. Sa che gli Stati Uniti non rispondono alla debolezza, ma solo alla forza. È per questo che non può rottamare il programma nucleare. E’ l’unica speranza. O gli Stati Uniti si piegano facendo concessioni o lo stallo continua. Questi sono gli unici due possibili esiti.
Va notato che prima di Siria, Libia, Iraq, Nicaragua, El Salvador, Vietnam e decenni di stragi degli USA, ci fu la guerra di Corea. Gli statunitensi l’hanno nascosto, ma tutta la Corea, Nord e Sud, sa cosa successe e come finì. Ecco un breve ripasso che spiega il motivo per cui la RPDC ancora diffida degli Stati Uniti, a 63 anni dalla firma dell’armistizio. Il brano è tratto da un articolo intitolato “Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord”, dal Vox World: “Nei primi anni ’50, durante la guerra di Corea, gli Stati Uniti sganciarono più bombe sulla Corea del Nord di quelle sganciate in tutto il teatro del Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. Tale bombardamento a tappeto, comprendente 32000 tonnellate di napalm, spesso deliberatamente colpiva obiettivi civili e militari, devastando il Paese assai oltre il necessario per combattere la guerra. Intere città furono distrutte, con molte migliaia di civili inermi uccisi e molti altri rimasti senzatetto e affamati… Secondo il giornalista statunitense Blaine Harden… “In tre anni circa uccidemmo il 20 per cento della popolazione”, disse il Generale dell’USAF Curtis LeMay, responsabile del Strategic Air Command durante la guerra di Corea, all’Ufficio storico dell’Aeronautica nel 1984. Dean Rusk, sostenitore della guerra e poi segretario di Stato, disse che gli Stati Uniti bombardarono “tutto ciò che si muoveva in Corea del Nord, ogni mattone rimasto in piedi”. Rimasti a corto di obiettivi urbani, i bombardieri statunitensi distrussero dighe idroelettriche e per l’irrigazione nelle fasi successive della guerra, inondando terreni agricoli e distruggendo colture… Si possono intravedere le conseguenze umanitarie e politiche in un dispaccio diplomatico allarmato che il ministro degli Esteri della Corea democratica inviò alle Nazioni Unite… nel gennaio 1951: “Il 3 gennaio alle 10:30 una flotta di 82 fortezze volanti sganciò centinaia di carichi mortali sulla città di Pyongyang… tonnellate di bombe e composti incendiari furono sganciate contemporaneamente sulla città, annientando con gli incendi; i barbari atlantisti bombardarono la città con bombe ad alto esplosivo ad azione ritardata, che esplosero ad intervalli per un giorno intero, rendendo impossibile alla popolazione uscire di casa. L’intera città bruciò, avvolta dalle fiamme, per due giorni. Il secondo giorno, 7812 case erano bruciate. Gli statunitensi erano ben consapevoli che non c’erano più obiettivi militari a Pyongyang… Il numero di abitanti di Pyongyang uccisi dalle schegge delle bombe, bruciati vivi e soffocati dal fumo è incalcolabile… Circa 50000 abitanti restarono nella città, prima della guerra aveva una popolazione di 500000 abitanti“. (“Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord“, Vox World)
Avete capito? Quando fu chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero vinto la guerra decisero di dare a “questi marci comunisti” una lezione che non avrebbero mai dimenticato. Ridussero tutto il Nord in macerie fumanti, condannando il popolo a decenni di fame e povertà. Ecco come Washington combatte le sue guerre: “Uccidili tutti e lascia che al resto ci pensi Dio”. Questo è il motivo per cui la RPDC costruisce bombe atomiche invece di cedere; ecco perché Washington è incastrata tra vittoria o annientamento.

Quindi, cosa vuole la Corea democratica dagli Stati Uniti?
La RPDC vuole ciò che ha sempre voluto. Vuole che gli Stati Uniti la finiscano con le operazioni di cambio di regime, onorino i loro obblighi ai sensi dell’accordo quadro del 1994 e firmino un patto di non aggressione. Questo è tutto quello che vuole, la fine delle continue intimidazioni ed interferenze. È chiedere troppo? Ecco come Jimmy Carter riassunse ciò sul Washington Post (24 novembre 2010): “Pyongyang ha inviato un messaggio coerente nei colloqui diretti con gli Stati Uniti, secondo cui è pronta a concludere un accordo per porre fine ai propri programmi nucleari, metterli sotto il controllo dell’AIEA e concludere un trattato di pace permanente sostituendo il ‘provvisorio’ cessate il fuoco del 1953. Si dovrebbe prendere in considerazione una risposta a questa offerta. La sfortunata alternativa per i nordcoreani sarebbe adottare le azioni che ritengono necessarie per difendersi da ciò che dicono di temere di più: un attacco militare dagli Stati Uniti, insieme agli sforzi per cambiare il regime politico”. (“Messaggio coerente della Corea democratica agli Stati Uniti.“, Presidente Jimmy Carter, Washington Post) Vi è bianco e nero. Gli Stati Uniti possono porre fine al conflitto, oggi, semplicemente adempiendo agli obblighi dell’accordo quadro e accettando di non attaccare la Corea democratica in futuro. Il cammino verso il disarmo nucleare non è mai stato così facile, ma le probabilità di Obama di prendere questa strada sono esigue, al meglio.

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Gli Stati Uniti mostrano i muscoli contro la Corea democratica
Andrei Akulov Strategic Culture Foundation 10/01/2016

fo0405-kn08-musudanPochi giorni dopo il test della bomba nucleare (presumibilmente all’idrogeno) della Corea democratica, Stati Uniti e Corea del Sud conducevano una dimostrazione di forza con bombardieri B-52 che volavano sull’Osan Air Base, in Corea del Sud, 70 km a sud del confine tra le due Coree. Il test ha fatto arrabbiare tutte le potenze mondiali, tra cui Russia e Cina. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato unanime accettando d’implementare nuove misure per punire il Paese che ha sfidato le Nazioni Unite. Il 10 gennaio, un bombardiere statunitense B-52 è tornato nella base sull’isola di Guam, nel Pacifico, dopo aver sorvolato la Corea del Sud dopo il test nucleare della Corea democratica. L’aereo è stato raggiunto da caccia F-16 sud-coreani ed F-15 statunitensi per la dimostrazione di forza. I voli dei B-52 sono parte del programma del Comando nel Pacifico statunitense chiamato Continuous Bomber Presence. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto la possibilità dell’attacco nucleare come opzione e hanno minacciato la Corea democratica più di nove volte. Lo schieramento è la seconda contromisura della Corea del Sud dal quando la RPDC aveva annunciato il test della bomba H del 6 gennaio. La prima sono le trasmissioni degli altoparlanti contro la RPDC, riprese lungo il confine tra le due Coree quattro mesi dopo esser state fermate. La Corea democratica ritiene che le trasmissioni della Corea del Sud equivalgano a un atto di guerra. Quando Seoul riprese brevemente le trasmissioni di propaganda, ad agosto, dopo una pausa di 11 anni, le due Coree si scambiarono tiri di artiglieria. L’Ammiraglio Harry B. Harris Jr., comandante dell’US Pacific Command, ha detto: “Questa è una dimostrazione del solido impegno degli Stati Uniti con i nostri alleati Corea del Sud e Giappone, e per la difesa della patria americana”. Il B-52 Stratofortress è un bombardiere strategico a lungo raggio propulso da otto motori. Può trasportare circa 30000 kg di munizioni. L’ultima volta che un tale volo fu reso pubblico, avvenne nel 2013, dopo che la Corea democratica effettuò il terzo test nucleare, nettamente condannato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con Stati Uniti e Russia uniti nel voto. Il Pentagono ha più di 75000 soldati in Giappone e Corea del Sud. La Corea del Sud ne ospita 28000 mentre le due Coree tecnicamente rimangono in guerra perché la guerra del 1950-53 si è conclusa con un armistizio invece di un trattato di pace. Gli Stati Uniti prendono in considerazione lo schieramento di una portaerei presso la penisola coreana, il mese prossimo, secondo Yonhap News Agency del 10 gennaio. Fonti hanno indicato che i piani possono includere ulteriori schieramenti della portaerei a propulsione nucleare USS Ronald Reagan, attualmente a Yokosuka, Giappone, di un sottomarino nucleare e dei caccia tattici stealth F-22 Raptor in Corea del Sud. Corea del Sud e Stati Uniti programmano di effettuare la componente navale dell’esercitazione Foal Eagle a marzo, ma pensano di anticiparla. Stati Uniti e Corea del Sud effettuano le annuali manovre provocatorie denominate “Resolve Key” e “Foal Eagle” coi B-52 partiti da Guam, di solito a marzo, e “Ulchi Freedom Guardian” ad agosto. Queste “esercitazioni” durano mesi e coinvolgono decine di migliaia di soldati statunitensi di stanza in Corea del Sud e dispiegati dagli Stati Uniti, così come centinaia di migliaia di controparti sudcoreane. Lo stanziamento di mezzi strategici degli Stati Uniti sulla penisola è un’importante amplificazione delle capacità di primo attacco. Gli Stati Uniti sono impegnati a schierare il 60% delle proprie forze aeree e navali in Asia e Pacifico per rafforzare la cosiddetta dottrina dell’Air-Sea Battle. In accordo con i Paesi della politica del “perno” di Obama, le basi degli USA in Corea del Sud, Giappone, Okinawa, Hawaii e Guam sono sempre più importanti. Inoltre, l’amministrazione lavora intensamente per aprire le basi che gli USA precedentemente chiusero in nazioni geo-strategicamente vitali come Vietnam e Filippine.
Vi è una prova indiretta a sostegno della tesi che l’azione militare è un’opzione prevista. Dopo l’ultimo test della Corea democratica, l’US Air Force Times riferiva che il dipartimento della Difesa ha un piano per mettere al sicuro famigliari dei militari e civili del DoD. Si chiama evacuazione di non combattenti, o NEO, che enuncia i passi necessari affinché famiglie dei militari, civili e persino animali domestici siano ritirati dalle zone del fallout radioattivo. Il piano è sottoposto annualmente, l’ultimo a novembre (quando il piano statunitense-sudcoreano fu concordato e sottoscritto). “La linea di fondo è che quando una crisi s’inasprisce, non si ha tempo per tornare indietro e prepararsi, così ciò che potete fare in anticipo accelererà l’evacuazione”, dice il Maggiore James Leidenberg, pianificatore della 501.ma Brigata d’intelligence militare dell’8.va Armata. Le attività descritte ricordano gli eventi che si svolsero alla fine del 2015. Lo scorso novembre Stati Uniti e Corea del Sud elaborarono nuove linee guida per affrontare le minacce missilistiche nordcoreane, anche individuarle attivamente e distruggerle in caso di emergenza. Le parti hanno deciso piani di attacco preventivo contro i siti nucleari della Corea democratica. Ora collaborano per attuare sistematicamente nuove indicazioni operative per una strategia globale antimissile. Il “Concetto Operativo 4D” (determinare, deviare, distruggere e difendere) richiede risposte più attive in caso di emergenza, lasciando Washington e Seoul attaccare siti di lancio dei missili balistici o dei missili lanciati da sottomarini, senza attendere il primo colpo di Pyongyang. Il ministro della Difesa sudcoreano Han Min-koo e il segretario della Difesa Ashton Carter aggiunsero che ci sarebbe stata particolare attenzione su ricognizione e droni ad alta quota nell’ambito dei nuovi piani. Il piano si basa su scenari concettuali su un attacco della Corea democratica, sottolineando l’urgenza crescente tra i funzionari di USA e Corea del Sud nel prepararsi al caso che la Corea democratica abbia la possibilità di armare i missili con testate nucleari. La Corea del Sud ha confermato i piani per adottare il proprio sistema di difesa missilistica verso la metà degli anni 2020, migliorando la difesa. “Ho abbastanza fiducia che potremo abbattere tutto ciò che lancerebbero”, aveva detto l’Ammiraglio Bill Gortney, che dirige il Comando Nord degli Stati Uniti e il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America, riferendosi a un possibile attacco prima della firma del piano. Bill Gortney aveva detto ai giornalisti che, secondo la valutazione del Pentagono, la Corea democratica ha ora la possibilità d’inserire testate nucleari miniaturizzate sul suo ultimo missile balistico intercontinentale (ICBM) KN-08. Pyongyang ha “la capacità di mettere un ordigno nucleare su un KN-08 e spararlo in patria”, notava l’ammiraglio. L’evento mi ricorda le memorie che ho finito di leggere un paio di giorni fa. L’ex-segretario della Difesa statunitense William J, Perry racconta il lavoro della sua vita ne Il Mio viaggio sull’orlo nucleare. Questo nuovo libro, pubblicato nel dicembre 2015, è un resoconto del suo servizio. Perry scrive che i piani per un attacco chirurgico contro la produzione nucleare della Corea democratica furono preparati nel 1994, dopo che Pyongyang rifiutò di far entrare gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. In quei giorni c’era l’opinione diffusa che l’attacco non avrebbe causato vittime tra gli statunitensi e non vi era alcun rischio di radiazioni per i piloti nei raid aerei. L’attacco fu poi escluso come opzione. L’allora presidente Bill Clinton non ne fu mai informato.
Per molti anni la Corea democratica ha chiesto un trattato di non aggressione con gli Stati Uniti e un accordo di libero scambio, ma gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato di porre fine alla guerra con la Corea democratica. Nel 1950-1953 gli Stati Uniti sganciarono 635000 tonnellate di bombe sulla Corea democratica, tra cui 32557 tonnellate di napalm. Tale quantitativo è maggiore di quello sganciato nell’intera campagna del Pacifico della Seconda guerra mondiale e più del napalm usato nella guerra del Vietnam. Giornalisti e prigionieri di guerra statunitensi riferirono che quasi tutta la Corea del Nord fu ridotta in macerie. Nel novembre 1950, il bombardamento aveva decimato gli edifici così gravemente che il governo nordcoreano consigliò ai cittadini di scavare per ripararsi. In realtà, è la più lunga guerra della storia degli Stati Uniti. La politica nucleare della Corea democratica è ampiamente condannata dalla comunità internazionale. La sfida plateale non è accettata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma chiede una forma collettiva, non unilaterale, di azioni. I colloqui a sei vanno ancora rianimati, i membri del Consiglio di sicurezza devono continuare a coordinare le attività. Le posizioni di occidente, Stati Uniti, Russia e Cina in generale coincidono. Questo è il momento in cui Stati Uniti e Russia potrebbero avviare un’iniziativa comune sulla questione o, almeno, consultazioni immediate per fare esattamente ciò che possono fare insieme. Questo è il problema che unisce, non divide, le grandi potenze. Il coordinamento potrebbe portare a un altro importante successo della politica estera dopo l’accordo nucleare iraniano raggiunto insieme, non importa quante cose dividano.ap491174201185La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica conferma il test riuscito della bomba all’idrogeno

Il test della “bomba all’idrogeno” della Corea democratica ha successo
Moon of Alabama1032253950Poche ore fa la Corea democratica detonava un altro ordigno nucleare. E’ il quarto test di una bomba nucleare e la 2055.ma detonazione nucleare nel mondo. Le prime stime dai dati sismici rilevati in Cina e altrove, indicano che la bomba aveva una potenza di circa 10 kilotoni. La fiera presentatrice nordcoreana annunciava alla TV che gli scienziati hanno fatto esplodere una “bomba H miniaturizzata“. L’annuncio dice che “si è scientificamente testata la potenza della bomba H più piccola del mondo“. La bomba all’idrogeno si compone di due stadi. Un dispositivo primario a fissione nucleare che esplode innescando un secondo dispositivo a fusione nucleare a isotopi dell’idrogeno. Tali bombe sono molto potenti e la piuttosto bassa potenza da 10kt rende dubbio che si tratti di una effettiva bomba H che di solito sono assai più potenti. I test precedenti di bombe a fissione nordcoreane ebbero potenze di 1, 4 e 9 kt. Il primo è considerato un fallimento parziale. Il quarto test, di oggi, potrebbe essere stato un disastro parziale per una bomba H, o un semplice ordigno a fissione basato sul trizio, probabilmente per raggiungere una reazione potenziata. Solo la misurazione dei radionuclidi derivanti dal test renderà possibile determinarne la configurazione reale. C’erano stati recenti segnali su un altro imminente test nucleare della Corea democratica. Le immagini satellitari mostravano un nuovo tunnel dei test scavato in una montagna. C’erano voci dal 2013 secondo cui la Corea democratica lavorasse a un ordigno ad idrogeno. Ai primi di dicembre, il leader nordcoreano annunciava che il Paese era pronto a testare una bomba H, ma fu definita dagli Stati Uniti una spacconata. Gli annunci della Corea democratica sono di solito esagerati ma fondamentalmente veri. Ritengo, pertanto, che ci sia stato il test di una bomba H, come annunciato, ma dal successo solo parziale.
Dopo la guerra, la Corea democratica fu completamente rasa al suolo. Quasi alcuna struttura era stata lasciata in piedi. Fabbriche, rete elettrica e dighe furono distrutte: “Gli aerei statunitensi sganciarono 635000 tonnellate di bombe sulla Corea, in sostanza la Corea democratica, comprese 32557 tonnellate di napalm, rispetto alle 503000 tonnellate di bombe sganciate su tutto il teatro del Pacifico nella Seconda Guerra Mondiale”. Da allora una quantità enorme del Prodotto interno lordo della Corea democratica è stata spesa per l’esercito. Quando iniziò a testare ordigni nucleari, la Corea democratica annunciò che avrebbe utilizzato nuovi metodi per sostituire o ridurre le forze convenzionali. I risparmi sarebbero stati utilizzati per aumentare il tenore di vita del popolo. Valutazioni strategiche dicono che il suo sviluppo nucleare e missilistico non mira a creare una prima forza d’urto, ma una capacità di deterrenza. La Corea democratica considera gli Stati Uniti e il governo sudcoreano influenzato dagli Stati Uniti, quali suoi primi nemici e aggressori e il Giappone quale minaccia secondaria. Cina e Russia sono viste come Paesi amichevoli, ma tenute a distanza. Mentre gli Stati Uniti sviluppano il loro ‘perno in Asia’ anti-cinese, spingendo per politiche più dure in Corea del Sud e Giappone e per un’alleanza tra questi nemici storici. Nonostante i governi di destra e dalla linea dura in entrambi i Paesi, tale strategia avanza lentamente. Il test della Corea democratica probabilmente consentirà ulteriori passi verso una struttura tipo NATO anti-Cina e anti-Corea democratica.

La Corea democratica conferma il test riuscito della bomba all’idrogeno
Sputnik 06/01/2016

koreaLa Corea democratica ha annunciato il test riuscito di una bomba all’idrogeno nella dichiarazione speciale trasmessa dalla TV Centrale del Paese e dalle TV della Corea del Sud. Secondo la dichiarazione, Pyongyang ha sostenuto che il test è un diritto del Paese all'”auto-difesa” e ha promesso di non usare armi nucleari se la comunità internazionale ne rispetta la sovranità. Pyongyang ha anche detto che è pronta a continuare lo sviluppo attivo dell’industria militare e delle armi nucleari in caso di possibili minacce. In precedenza, la Corea del Sud aveva affermato che la Corea democratica avrebbe condotto il test nucleare che ha causato un terremoto nel Paese. I servizio meteo della Corea del Sud avevano riferito che il terremoto è di “natura artificiale”. L’USGS dice che il sisma era di magnitudo 5.1 con epicentro nella contea di Pekam, provincia di Yangkang. L’intelligence della Corea del Sud sostiene che la Corea democratica non ha notificato a Stati Uniti e Cina i piani per condurre il test nucleare, secondo l’agenzia Yonhap che citava un rappresentante dell’intelligence sudcoreana. Nel 2003 Pyongyang si ritirò dal Trattato Internazionale di Non Proliferazione Nucleare (TNP), l’accordo che dovrebbe impedire la diffusione della produzione di armi nucleari e possibile utilizzo. Nel 2005, la Corea democratica si dichiarava potenza nucleare e conduceva diversi test nucleari, scatenando le preoccupazioni della comunità internazionale, in particolare nella vicina Corea del Sud. Quattro anni dopo, Pyongyang ha testato altre armi nucleari. I dati ufficiali sul programma nucleare del Paese non sono stati emanati, e la ricerca sul tema si basa su osservazioni estere e segnalazioni delle autorità nordcoreane. A dicembre, il leader nordcoreano Kim Jong Un aveva detto che il Paese ha la bomba all’idrogeno ed è pronto a usarla per “proteggere sovranità e dignità nazionale“.

La Corea democratica spende un quarto del PIL per le Forze Armate
Sputnik 05/01/2016

f668acdf42294ce988a2b8cfdfc034eeNessun altro Paese al mondo può essere paragonato alla Corea democratica, dove la popolazione sopporta un’incredibile onere militare in 60 anni di braccio di ferro con l’avversario del sud. La spesa militare è misurata confrontando spese militari e prodotto interno lordo (PIL) di una nazione. La media annuale è circa 2% nel mondo, secondo l’ultimo rapporto World Military Expenditures and Arms Transfers 2015 del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La Corea democratica è unica in questo senso, esercito, marina ed aeronautica raccolgono quasi un quarto del PIL, il 23,8% per la precisione, secondo il rapporto. Nel frattempo, il principale rivale del Paese, la Corea del Sud, ha una spesa militare del 2,5%, mentre gli Stati Uniti, principali alleati di quest’ultima, dedicano il 4,3% a tali spese. Le confinanti Cina e Russia hanno dati vicino a 2,1% e 3,7% rispettivamente. L’incomparabile spesa militare dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea deriva dall’estremamente basso prodotto interno lordo, 101.mo nel mondo, stimato dal 2002 al 2012 a soli 17 miliardi di dollari l’anno. Nello stesso periodo, la Corea del Sud era 14.ma a livello globale, con 1010 miliardi di dollari di PIL, e gli Stati Uniti primi con un PIL medio di 15400 miliardi di dollari. Inoltre, la Corea democratica è al 4° posto mondiale per effettivi nelle forze armate, 1170000 nel 2002-2012, e solo 679000 militari nella Corea del Sud, 7.ma nel mondo. Per numero di personale militare Cina, Stati Uniti e Russia sono 1°, 2° e 5° rispettivamente, stimando 2,21 milioni nella Repubblica popolare cinese, 1,41 negli Stati Uniti d’America e 1 milione nella Federazione russa.

Sukant Chandan – Sons of Malcolm

trtworld-nid-7086-fid-31452Nel 1945 il popolo coreano rovesciò l’imperialismo giapponese e occidentale con la rivoluzione radicale dei socialisti e comunisti guidati dal defunto presidente della Corea democratica “socialista” (Repubblica Democratica Popolare di Corea) Kim Il Sung. Dal 1945 fino alla guerra di aggressione imperialista e al genocidio della “Guerra di Corea” nel 1950, gli imperialisti uccisero quasi mezzo milione di persone e distrussero gran parte del territorio. Nella guerra di aggressione del 1950-1953 circa 4 milioni di coreani furono uccisi dall’imperialismo, Pyongyang venne rasa al suolo e Stati Uniti e Regno Unito imperialisti imposero la divisione del Paese, colonizzando il sud ancora occupato da decine di migliaia di truppe statunitensi, dove oltre 1000 nucleari sono puntate su Pyongyang, capitale della Repubblica Popolare Democratica di Corea. La Repubblica Popolare Democratica di Corea da sempre sostiene l’eliminazione delle interferenze imperialiste in Corea e la riunificazione pacifica della Corea con la strategia “un Paese, due sistemi”. Oggi Pyongyang si erge a bellissima città e il Paese continua a far progredire diritti e liberazione del popolo. La lotta del popolo coreano e della RPDC hanno fortemente ispirato molti nel mondo, anche Guevara che considerava i Paesi socialisti Corea, Cina e Vietnam esempi più importanti del socialismo e della rivoluzione ai popoli del mondo. I movimenti di liberazione africani e neri s’ispirarono soprattutto dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea, con le pantere nere che inviarono delegazioni di solidarietà e avevano Kim Il Sung sulla prima pagina del loro giornale, incoraggiando la gente a studiare la Repubblica Popolare Democratica di Corea e il suo concetto di indipendenza e socialismo. La Nation of Islam, i partiti rivoluzionari e socialisti di tutti i popoli africani, Tanzania, Libia, Zimbabwe, Algeria, Siria e Cuba sono tra i pochi Paesi che hanno avuto e continuano ad avere strette relazioni con la Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Mumia Abu Jamal, prigioniero politico negli Stati Uniti, ex-leader dei giovani delle Pantere Nere, racconta nel suo libro autobiografico “Vogliamo la libertà” come pantere e Nation of Islam vedessero Kim Il Sung e Corea democratica quali grandi esempi:
Grida di “aiutateci a liberare Huey!” si mescolavano a “Salam alayqum, fratello!” lottando per vendere il proprio prodotto. “Yo, fratello! Scopri cosa cazzo succede laddove la struttura di potere bianco non parla! Compra The Black Panther, solo un quarto di dollaro!” “Salam Alayqum, sorella! Ritorna con i tuoi! Leggi Muhammad Speaks! Venticinque centesimi!” Per quasi un’ora la vendita continuò, nutrita ed affamata dal flusso di passanti che costeggiavano i treni fermi sovrastati da un sibilo. Dopo un po’ abbiamo avuto una conversazione:
“Fratello, devi andare con l’onorevole Elijah Muhammad, e smetterla di seguire quei demoni di Marx e Lenin, e quegli altri.”
“Beh, fratello, dovresti conoscere il ministro della Difesa Huey P. Newton, e il Black Panther Party”.
“Dovresti seguire un nero, fratello, non degli ebrei come Marx e Lenin!”
“Siamo rivoluzionari, fratello, e noi studiamo i rivoluzionari di tutto il mondo. Non c’importa di quale razza siano”.
“Posso vedere, fratello”, guardando una copia di The Black Panther indicando la foto di un asiatico sulla copertina, un uomo capelluto.
“Chi è questo, fratello?”
E’ “Kim Il Sung, il leader della Corea democratica, un rivoluzionario”.
“Vedi quello che dico, fratello? Ecco qui si parla di un altro uomo! Non ha niente da dire alla gente di colore, fratello!”
“Beh, se è così, fratello, perché compare sul tuo Muhammad Speaks?”
“Cosa dici, che mi dici, fratello?” rispose, apparentemente scioccato dalla domanda.
Leggevo e studiavo il suo giornale abbastanza regolarmente, linea, notizie e commenti, ma dubitavo che avesse mai letto qualcuno dei nostri. Sembrava logico per qualcuno assegnato alla Costa Est dal ministero dell’Ufficio Informazioni, e mi ricordai la lettura di quella settimana del numero di Muhammad Speaks.
“Guarda, fratello, nella sezione delle vostre notizie internazionali”.
Incredulo sfogliava le pagine finché, alla fine, apparve l’articolo con la foto di Kim Il Sung. Lo guardò, e poi si voltò verso di me, sorridendo. “Sissignore, fratello. Sissignore. Um-humm…”
“Ciò che abbiamo imparato da lui era l’idea del Juché, parola coreana che significa autosufficienza!
Negli anni ’90 e 2000 c’era una situazione molto precaria nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, essendo crollato il blocco orientale socialista antimperialista, comportando problemi economici alla Repubblica Popolare Democratica di Corea, e gli USA guidarono la carica che minacciava una guerra distruttiva contro la RPDC col loro ridicolo “Asse del male”. Mentre Regno Unito e Stati Uniti distrussero Iraq e Afghanistan, con la scuse delle menzogne, minacciarono anche la Repubblica Popolare Democratica di Corea. La RPDC dimostrò la sua potenza coi test delle armi, dimostrando agli imperialisti che la Corea democratica è pronta alla guerra totale di popolo ed è disposta a difendersi con tutti i mezzi a disposizione. La Repubblica Popolare Democratica di Corea di oggi dimostra come un piccolo Paese del sud globale può opporsi al più potente sistema imperialista e genocida del mondo avendo rapporti stretto con Russia e Cina e soprattutto un popolo unito a un esercito militante e a una leadership che utilizza tutti i mezzi di autodifesa per consolidare la massima sicurezza nel garantirsi l’indipendenza. Basta solo guardare la Libia, Paese ex-socialista e alfiere dell’indipendenza pan-africana e pan-araba, distrutto soprattutto perché non aveva la capacità militare di proteggersi dalla NATO.
La RPDC è uno dei principali fari della lotta antimperialista e socialista, conquistando successi con le grandi vittorie contro l’imperialismo, a cui assistono i popoli del mondo che lottano per l’indipendenza e il socialismo.north-korea-issues-new-threat-to-u-s-bases12Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano di difesa giapponese tenta di mutare la situazione con la Cina

The Japan Times 18 dicembre 20151433_JAPANIl Giappone fortifica i suoi arcipelaghi sul Mar Cinese orientale secondo una strategia in evoluzione che mira a ribaltare i rapporti con la Marina militare cinese e impedirle di dominare l’Oceano Pacifico occidentale, secondo fonti militari e del governo giapponesi. Gli Stati Uniti, ritengono che gli alleati asiatici, e il Giappone in particolare, devono contribuire a contenere la crescente potenza militare cinese, spingendo il Giappone ad abbandonare la sua decennale scarna difesa delle isole a favore di un maggiore potere militare in Asia. Tokyo risponde schierando una serie di batterie di missili antinave e antiaerei sulle 200 isole nel Mar Cinese orientale che si estendono per 1400 chilometri, parallele al continente, dal Paese a Taiwan. Le interviste a una dozzina di pianificatori militari e politici del governo rivelano che l’obiettivo più ampio del Primo ministro Shinzo Abe nel rafforzare l’esercito arriva ad includere la strategia per dominare mare e cielo delle isole remote. Mentre gli impianti non sono segreti, è la prima volta che tali funzionari precisano che il dispiegamento aiuterà a mantenere a bada la Cina nel Pacifico occidentale, secondo una versione giapponese della dottrina dell'”area d’interdizione e divieto”, nota come A2/AD in gergo militare, che la Cina usa per cercare di scacciare Stati Uniti ed alleati fuori dalla regione. Le navi cinesi provenienti dalle coste orientali devono attraversare questa perfetta barriera di batterie di missili giapponesi per raggiungere il Pacifico occidentale, il cui accesso è vitale per Pechino sia per i rifornimenti dal resto degli oceani del mondo che per la proiezione del potere navale. Il Presidente cinese Xi Jinping ha dato grande importanza allo sviluppo della Marina “oceanica” in grado di difendere i crescenti interessi globali del Paese. A dire il vero, non c’è nulla che impedisce alle navi da guerra cinesi di navigare secondo il diritto internazionale, ma dovranno farlo entro la gitta dei missili giapponesi, hanno detto i funzionari alla Reuters. Con Pechino che afferma maggiore controllo sul vicino Mar Cinese Meridionale con le basi nelle isole quasi completate, gli arcipelaghi che si estendono dal Mar Cinese Orientale al territorio del Giappone e a verso le Filippine, possono divenire il confine tra le sfere d’influenza di Stati Uniti e Cina. I pianificatori militari chiamano questa linea la “prima catena di isole”.
Nei prossimi cinque o sei anni la prima catena di isole sarà cruciale per l’equilibrio militare tra Cina e Stati Uniti-Giappone”, ha detto Satoshi Morimoto, professore della Takushoku University, ministro della Difesa nel 2012 e consigliere del capo della Difesa attuale, Generale Nakatani. Una nave da guerra degli Stati Uniti a fine ottobre sfidò i limiti territoriali che la Cina afferma con le sue nuove basi sulle isole artificiali nell’arcipelago delle Spratly. Ma Pechino potrebbe già aver posto il “fatto compiuto” garantendosi il controllo militare del Mar Cinese Meridionale, secondo alcuni funzionari ed esperti. “Possiamo ritardare l’inevitabile, ma quel treno è partito qualche tempo fa“, ha detto una fonte militare statunitense con esperienza sull’Asia alla Reuters, in condizione di anonimato non essendo autorizzato a parlare ai media. L'”obiettivo finale della Cina è l’egemonia sul Mar Cinese Meridionale, sul Mar Cinese Orientale“, dichiarava Kevin Maher, per due anni a capo dell’Ufficio del dipartimento di Stato USA per gli affari in Giappone, fino al 2011. “Cercare di placare i cinesi li incoraggerebbe solo ad essere più provocatori”, ha detto Maher, ora consulente della NMV Consulting di Washington. La reazione del Giappone alla Cina sul Mar Cinese orientale iniziò nel 2010, due anni prima che Abe salisse al potere. Il precedente governo del Partito Democratico del Giappone passò dal proteggere l’isola settentrionale di Hokkaido contro l’invasione sovietica che non arrivava mai, a difendere gli arcipelaghi del sud-ovest. “La crescente influenza della Cina e il relativo declino degli Stati Uniti sono un fatto“, ha dichiarato Akihisa Nagashima, deputato del DPJ che da viceministro della Difesa contribuì ad avviare il cambiamento. “Abbiamo fatto ciò che potevamo per contribuire a garantire la sostenibilità del dispiegamento avanzato degli Stati Uniti“. La Cina investe in missili accurati, cercando di dissuadere l’US Navy tecnologicamente superiore dal solcare le acque o volare presso Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale. Pechino, a settembre, ha mostrato ad amici e potenziali nemici la crescente potenza di fuoco nella sua più grande parata militare, commemorando la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale. Fece il suo debutto il Dongfeng-21D, missile balistico antinave ancora in collaudo che potrebbe distruggere una portaerei degli Stati Uniti da 5 miliardi di dollari. Il Congresso degli Stati Uniti ha stimato un arsenale di 1200 missili a corto e medio raggio che possono colpire qualsiasi punto della prima catena di isole. La Cina sviluppa anche sottomarini e missili da crociera furtivi lanciati da terra. “Invece di A2/AD, usiamo la frase ‘supremazia marittima e superiorità aerea’” aveva detto a settembre Yosuke Isozaki, primo consigliere per la sicurezza di Abe, autore chiave della Strategia della difesa nazionale pubblicata nel 2013, che includeva questa frase per la prima volta. “Il nostro pensiero era che volevamo poter garantire supremazia marittima e superiorità aerea in accordo con l’esercito statunitense“, ha aggiunto. Toshi Yoshihara, professore dell’US Naval War College, ha detto che Tokyo potrebbe svolgere un ruolo importante nel limitare la capacità di manovra della Cina dal Mar Cinese Orientale al Pacifico occidentale, migliorando la libertà di movimento degli Stati Uniti e guadagnando tempo affinché l’alleanza reagisca in caso di guerra con la Cina. “Si potrebbe dire che il Giappone cambi la situazione della Cina“, ha detto Yoshihara.
ColeFMapNov11 Il ricordo dell’aggressione giapponese nella seconda guerra mondiale perseguita ancora i rapporti di Tokyo con i Paesi vicini, e le tensioni si sono acuite dal ritorno al potere di Abe, che i critici vedono come un revisionista che vuole minimizzare il passato bellico del Giappone. “Ogni tendenza militare giapponese suscita attenzione e perplessità nei Paesi vicini”, dice il Ministero della Difesa Nazionale cinese alla Reuters, via e-mail, in risposta alle domande sulla strategia delle isole del Giappone. “Sollecitiamo la parte giapponese a riflettere sulla storia, e adottare azioni nell’interesse di una crescente fiducia reciproca“. Il Viceammiraglio Joseph Aucoin, comandante della Settima Flotta statunitense, definì la presenza del Giappone nel Mar Cinese orientale complementare alla grande strategia degli Stati Uniti. “Il processo di pianificazione degli Stati Uniti su qualsiasi teatro prende in considerazione capacità e forze di amici e potenziali avversari“, ha detto alla Reuters. “I piani statunitensi hanno l’obiettivo ultimo di mantenere pace e stabilità non solo per il Giappone, ma anche per la regione“. Nei prossimi cinque anni, il Giappone aumenterà di un quinto le proprie Forze di AutoDifesa sulle isole nel Mar Cinese orientale, arrivando a quasi 10000 effettivi. Le truppe, con batterie di missili e stazioni radar, saranno supportate da unità di marine sulla terraferma, sottomarini furtivi, aerei da guerra F-35, veicoli da combattimento anfibi, portaerei grandi come quelle della seconda guerra mondiale e, infine, dalla 7.ma Flotta degli Stati Uniti di stanza a Yokosuka, nella Prefettura di Kanagawa. La stretta cooperazione tra le marine giapponese e statunitense diverrà ancor più stretta con la nuova legge di sicurezza di Abe che legittima l’autodifesa collettiva, permettendo al Giappone di aiutare gli alleati attaccati. Un cambiamento cruciale, ha detto Maher: i militari statunitensi e giapponesi possono ora pianificare ed entrare in guerra insieme, moltiplicando le forze. Le maggiori spese per la difesa aumentano la potenza. I militari del Giappone vogliono un bilancio per la prima volta per il prossimo anno fiscale pari a 5000 miliardi di yen, da spendere per missili antinave a lungo raggio, velivoli anti-som, aerei di preallarme, droni Global Hawk, convertiplani Osprey e un nuovo aviogetto da trasporto pesante a lungo raggio. In alcuni aspetti, tuttavia, i militari giapponesi sono già all’opera. I missili antinave progettati 30 anni fa per distruggere i mezzi da sbarco sovietici diretti in Hokkaido sono stati impiegati per tracciare la cortina difensiva lungo l’arcipelago di sud-ovest. Capaci di lanciare una testata da 225 kg a 180 km, hanno la gittata sufficiente a coprire l’area tra le isole, lungo la catena, ha detto Noboru Yamaguchi, consigliere della Sasakawa Peace Foundation ed ex-generale che li procurò tre decenni fa.
I pianificatori militari del Giappone devono anche capire come trasformare l’esercito utilizzato per attaccare vicino le proprie basi in una forza di spedizione mobile. Decenni di sotto-investimento nella logistica hanno dato al Giappone troppo poche navi e aerei da trasporto militare per poter inviare un gran numero di truppe ed equipaggiamenti. Un compito più delicato per il governo del Giappone, tuttavia, sarà persuadere la popolazione che vive nelle isole ad accettare una maggiore presenza militare. Dopo decenni di presenza della più grande concentrazione di truppe degli Stati Uniti in Asia, la popolazione di Okinawa esprime maggiore opposizione alle basi. Per ora, le comunità degli arcipelaghi, con 1,5 milioni di abitanti, che ospitano truppe giapponesi ne sono felici, ha detto Ryota Takeda, deputato e viceministro della Difesa che nel settembre 2014 vi si recò spesso per avere l’approvazione dei residenti ai nuovi dispiegamenti. “A differenza dei funzionari seduti al Ministero della Difesa di Tokyo, sono più in sintonia con la minaccia che devono affrontare ogni giorno“.OB-UY560_msdf_H_20121014231304Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina rompe il monopolio degli Stati Uniti sui velivoli “invisibili”

Valentin Vasilescu, Reseau International 4 gennaio 2016Chengdu-J-10A-PL-11+PL-8-2SI cinesi iniziarono a costruire aerei da combattimento copiando aerei sovietici negli anni ’60-’70. Negli ultimi due decenni, la Cina ha quasi completamente colmato il gap tecnologico con l’occidente, divenendo uno dei costruttori di aeromobili militari più noti. Il velivolo cinese J-10B ha un radar AESA (simile all’F-35) ed ha un rivestimento in materiale radar assorbente per ridurre la superficie riflettente, mettendosi alla pari di F-16 e la Mitsubishi F-2 delle forze aeree statunitense, giapponese e sudcoreana. La Cina prevede di acquisire 300-500 di questi velivoli, anche se nel 2014 la Cina ha completato la costruzione di nuovi impianti di produzione aerospaziale che garantirebbero un tasso di 100-200 caccia all’anno, ha prodotto nel 2015 solo 24-26 velivoli J-10B. La spiegazione risiede nella preparazione della linea di produzione del nuovo velivolo J-20.
Il primo giorno del 2016, la Cina annunciava che quest’anno inizia la produzione in serie degli aerei stealth J-20. A questo proposito, ha pubblicato immagini del prototipo più recente del J-20 della Chengdu Aerospace Corporation, con il numero di registrazione 2101, indicando che entra in una nuova fase di produzione. I primi otto prototipi di prova del programma J-20 sono stati registrati coi numeri seriali 2001-2017. Tale passo spezza la supremazia statunitense quale unico operatore di aerei da combattimento di quinta generazione. La Cina si propone di acquisire 300-400 J-20 per sostituire la flotta di obsoleti bombardieri tattici di JH-7 e Q-5. Per la progettazione e lo sviluppo dell’F-35 che può operare da piste normali e portaerei, o decollare e atterrare verticalmente, gli Stati Uniti hanno impiegato 20 anni spendendo 400 milioni di dollari. Il J-20 è un po’ più modesto, con solo otto anni di progettazione e sperimentazione. Il J-20 è propulso da due motori AL-31F russi da 12500 kg/s che equipaggiano i velivoli Su-30MKK e Shenyang J-11. A differenza degli F-22 degli Stati Uniti, i J-20 non hanno motori vettoriali e sono inferiore a F-22 e F-35 nelle manovre strette per via della relativa spinta/massa delle subunità, ed hanno anche un’avionica inferiore. La Russia fornirà alla Cina 24 velivoli multiruolo Su-35 propulsi di generazione 4++ e con motori Saturn 117S dalla spinta vettoriale di 15800 kg/s, che i cinesi contano di copiare e montare sul J-20 o di comprare in grandi quantità dai russi. Anche se il J-20 non è stato progettato come velivolo multiruolo per combattere gli aerei statunitensi, giapponesi e coreani, ma piuttosto come bombardiere, è scelto dalla Marina cinese dato che a bordo è installato una sistema satellitare per la trasmissione permanente delle coordinate GPS dei bersagli mobili. Questo permette al J-20 di essere usato come aereo “invisibile” specializzato negli attacchi a lungo raggio contro portaerei e altre navi da guerra. Il J-20 pesa 32 t, con un serbatoio interno dalla capacità di 11 tonnellate di kerosene, permettendogli di volare per 4000 km senza rifornimento e raggiungere Mach 2,1. Se invisibile ai radar, il J-20 non è vulnerabile ai missili antiaerei e antibalistici dei cacciatorpediniere lanciamissili AEGIS, mentre il missile anti-portaerei DF-21D ha una gittata di 1450 km [1] [2]. Dato che Corea del Sud e Giappone hanno ordinato 40-50 aerei Stealth F-35 statunitensi, la Cina testa anche un caccia di quinta generazione, il J-31, un’alternativa all’F-35. Entrambi i velivoli hanno la stessa massa e hanno ciascuno due vani carenati per trasportare missili aria-aria a medio raggio o bombe. Dato che il J-31 non è un concorrente della categoria del Su T-50, sembra che i cinesi siano stati aiutati dai russi attraverso il trasferimento di tecnologie, quindi nel 2018 l’aereo potrebbe entrare in produzione in serie [3]. Oltre ai 500 velivoli J-31 richiesti dall’aeronautica cinese, quasi 120 J-31 saranno riservati per le portaerei cinesi e almeno 600 saranno esportati. C’è già un ordine dal Pakistan per 40 velivoli. Con Israele che ha già ordinato 75 F-35, l’Iran cerca di testare le acque e potrebbe essere interessato ad acquistare uno stesso numero di aerei J-31.
1327898777954_867La Cina è diventata la prima economia del mondo, ed ha più soldi per la R&S degli Stati Uniti. Pertanto, la Cina ha sviluppato dei programmi di costruzione di droni (aerei senza pilota) più complessi per prendere il posto statunitense nella supremazia in questo settore. Essa ritiene che, nei prossimi anni, potrà esportare droni per 4,8 miliardi di dollari, in quanto i suoi droni sono buoni quanto il MQ-9 Reaper Stati Uniti e sono 16 volte meno costosi. [4] La flotta militare statunitense in collaborazione con le flotte degli Stati alleati nel sud-est asiatico (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Australia, ecc,) ha una forza superiore a quella della Marina cinese e può bloccare le rotte per gli approvvigionamenti di materie prime per la Cina. Da parte sua, la Cina costruisce navi da guerra sempre più efficienti, ma ci vorranno 10 anni per raggiungere il livello tecnologico navale dell’occidente. [5] La Casa Bianca sa che per mantenere la situazione attuale, favorevole agli Stati Uniti nel Pacifico occidentale, deve continuare ad impedire alla Cina di usare il suo potere economico e di utilizzare la sua forza navale. [6] Pertanto, la nuova dottrina militare della Cina si concentra sulla componente aeronavale per una veloce proiezione militare a lungo raggio con operazioni d’intervento delle truppe aviotrasportate. Dal 2013 la Cina ha testato il prototipo di aereo da trasporto militare pesante Xian Y-20, che ha un carico utile massimo di 66 tonnellate. Il passaggio alla produzione di massa del velivolo Xian Y-20 dipende dalla fornitura dei motori PS-90A21 dalla Russia. Per contrastare gli Stati Uniti, l’esercito cinese ha individuato quattro settori marittimi vitali per la Cina, e costruito in ogni settore nuovi avamposti e basi operative chiamate “perle”. Una perla dispone di una pista di atterraggio/decollo per aerei da caccia (in particolare J-20) e velivoli da trasporto pesante Y-20, impianti navali e presidi della fanteria di marina. Le perle forniscono le infrastrutture necessarie per gli attacchi dell’Aeronautica, e le spedizioni delle forze aviotrasportate e d’invasione dell’esercito cinese. [7]
Il Settore 1 copre l’accesso al Mar Cinese Meridionale dall’Oceano Indiano, gli stretti di Malacca e della Sonda. Una “perla” è l’isola di Hainan, dove i cinesi hanno una base navale sotterranea, sede di una flotta di 20 sottomarini convenzionali e nucleari. Sull’isola di Hainan vi sono anche sei basi aeree. I cinesi hanno costruito un’altra perla su Woody Island nell’arcipelago delle Paracel, 300 km a sud est di Hainan. Oltre a un porto militare, c’è un aeroporto militare da cui ora operano i caccia multiruolo cinesi Su-30MKK. Un altro sito è stato costruito sull’isola di Sittwe in Birmania (Myanmar).
Il Settore 2 copre la via di accesso tra il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Pacifico attraverso il Canale di Babuyan (Filippine). La Cina ha iniziato a modificare Fiery Croce Reef nell’arcipelago delle Spratly creando un’altra perla intorno a una pista di decollo adattata agli aerei J-20.
Il Settore 3 copre la rotta dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico attraverso il canale tra Taiwan e Okinawa (Ryukyu).
Il Settore 4 copre la rotta dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico attraverso il canale tra Giappone e Corea del Sud.j20-9Note
[1]. Portaerei vs missili balistici anti-nave?
[2]. Portaerei vs missili balistici anti-nave?
[3]. J-31 cinese vs F-35 degli Stati Uniti
[4]. La Cina spinge gli statunitensi verso una spirale autodistruttiva
[5]. La Cina potrebbe costruire 415 nuove navi da guerra nei prossimi 15 anni
[6]. La Cina si prepara a un’invasione su larga scala!
[7]. La Cina costruisce una nuova “Collana di Perle” e piattaforme anfibie mobili

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La Cina costruisce la sua seconda portaerei
People DailyReseau International 3 gennaio 2016

La Cina sta costruendo la sua seconda portaerei, a Dalian, provincia di Liaoning (nord-est), annunciava un portavoce del Ministero della Difesa Nazionale. La portaerei dal dislocamento di 50000 tonnellate ospiterà caccia J-15 e altri velivoli, ha detto il portavoce Yang Yujun nella conferenza mensile. I velivoli ad ala fissa della portaerei utilizzeranno una rampa di decollo tipo sci, ha aggiunto. Sviluppo e costruzione della seconda portaerei si basano su esperienza, ricerca e formazione svolte sulla prima portaerei della Cina, la Liaoning, ha detto il portavoce. La Liaoning è una portaerei di costruzione russa modificata e consegnata alla Marina Militare cinese il 25 settembre 2012.001abTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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