Il governo giapponese disinforma sui missili della Corea democratica

Taoka Shunji, Global Research, 16 aprile 2016slide_339449_3477235_freeL’illusione dell'”ordine per distruggere il missile” del Giappone
Il governo giapponese descriveva il missile nordcoreano lanciato il 7 febbraio come “una lunga serie di missili balistici mascherati da vettori satellitari”. Anche dopo la conferma del satellite in orbita, continuava tale retorica. Dato che il pubblico giapponese, così come i giornalisti, in genere non conoscono i missili, vengono facilmente manipolati dalla disinformazione del governo. Un esempio della guerra psicologica giapponese è il dispiegamento dei Patriot PAC3 (missili antimissile) sulle isole Miyako e Ishigaki, a sud ovest di Okinawa. In risposta al primo annuncio del lancio del satellite nordcoreano, il governo giapponese emise un “ordine di distruzione dei missili balistici” alle Forze di autodifesa. 3 cacciatorpediniere Aegis furono dispiegati nel Mar del Giappone e Mar Cinese Orientale. Anche le batterie terrestri di Patriot PAC-3 furono messe in allerta nella zona metropolitana di Tokyo e nell’isola di Okinawa. Inoltre, unità di PAC-3 furono inviate in due remote isole della Prefettura di Okinawa, perché la traiettoria prevista del “missile” nordcoreano era vicina a queste isole. Ma se il lancio avveniva come previsto, la quota del missile sarebbe stata di oltre 400 km sopra le isole. Non vi è alcuna base giuridica per abbattere un missile nello spazio, al di fuori dello spazio aereo del territorio giapponese. Inoltre, il PAC-3 non può raggiungere tale obiettivo, avendo una quota massima di soli 15 chilometri. Il Ministero della Difesa giapponese affermò che il PAC-3 poteva colpire il missile nordcoreano se fosse caduto in territorio giapponese per malfunzionamento. Tuttavia, nella difesa antimissile balistico, i missili intercettori vengono lanciati verso la futura posizione del bersaglio che vola ad una velocità superiore a 20000 km all’ora. La traiettoria di un missile malfunzionante sarebbe irregolare e imprevedibile, quindi la posizione futura non può essere calcolata e i missili PAC-3 non possono essere lanciati. Non sarebbe impossibile intercettare detriti come motori a razzo che precipitano nell’atmosfera. Tuttavia, non si può essere certi che la frammentazione di tali oggetti metta al sicuro le isole o le esponga a maggior pericolo. In ogni caso, il dispiegamento di armi inutili in queste isole sembra aver avuto luogo perché c’erano piani per schierarvi missili antinave e presidi. L’incidente fu probabilmente usato per istigare paura tra gli isolani e, quindi, averne il sostegno per tali piani. Nel 2009, 2010 e 2013 la Corea del Sud lanciò satelliti dal Naro Space Center, di fronte lo Stretto di Tsushima, utilizzando motori di fabbricazione russa, riuscendovi al terzo tentativo. Dato che la posizione longitudinale del Naro Space Center è circa tre gradi ad est del sito di lancio nordcoreano in Tongchang-ri, i satelliti sorvolarono Okinawa presentando un pericolo leggermente maggiore in caso di malfunzionamento. Nel 2010, un missile esplose 132 secondi dopo il lancio e i resti caddero a circa 350 chilometri a nord di Okinawa. Una politica coerente nel prepararsi alla caduta di resti per malfunzionamenti ne ordinerebbe la dovuta distruzione anche in questi casi.JS_Chōkai_in_the_Pacific,_-17_Nov._2009_aIstigare paura per aumentare la spesa per la Difesa
Il 7 febbraio, giornali e televisioni riferivano del “lancio del missile nordcoreano”. Tuttavia il Joint Space Operations Center del Comando Strategico degli Stati Uniti annunciava due ore dopo il lancio che due oggetti erano stati posti in orbita, un satellite e resti del terzo stadio del missile. Mentre in un primo momento il satellite continuava a ruotare si speculò che fosse fuori controllo, in seguito un funzionario della difesa degli Stati Uniti dichiarava che la rotazione si era fermata, ma senza chiarire se i segnali radio venivano emessi. Il 12 dicembre 2012, la Corea democratica lanciò con successo un satellite in orbita, ma i segnali radio non furono emessi forse a causa del malfunzionamento delle apparecchiature di comunicazione. Prima dell’ultimo lancio, la Corea democratica riferiva all’Organizzazione marittima internazionale che detriti del missili sarebbero caduti nelle stesse zone del lancio del 2012. Da ciò si può dedurre che la Corea democratica progettava di mettere in orbita un satellite in modo simile. Risposi su questo quando me lo chiesero i media. Il Ministero della Difesa giapponese sicuramente lo sapeva pure. Dopo il lancio del satellite precedente, i media e il governo giapponesi fecero gran clamore dando una copertura minima al successo del lancio del satellite. Di conseguenza, i mass media lo sapevano. Questa volta quasi tutti i principali media hanno ripreso a pappagallo l’annuncio del governo sul “lancio del missile”, una situazione che ricorda gli annunci dalla reggia imperiale nella seconda guerra mondiale. In realtà, il Taepodong-2 si alzò per circa 500 km e il terzo stadio accelerò orizzontalmente per mettere il satellite in orbita. Se il terzo stadio continuava l’ascesa come missile balistico, avrebbe seguito una traiettoria parabolica cadendo sull’Australia. I giornali giapponesi apparentemente trovarono difficoltà a cambiare posizione e scrivere del “satellite” nordcoreano. Invece optarono per termini scomodi come “oggetto” o “carico” in orbita. I media statunitensi, d’altra parte, continuavano a usare il termine generico “razzo” applicabile a missili balistici e vettori di lancio di satelliti prima e dopo il lancio, un’espressione più accurata e sicura. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2087 del 23 gennaio 2013, dopo il lancio del satellite precedente, chiese alla Corea democratica di “non condurre ulteriori lanci utilizzando la tecnologia dei missili balistici, test nucleari o qualsiasi ulteriore provocazione“. Mentre il lancio del satellite e il test della bomba all’idrogeno del 6 gennaio chiaramente violavano la risoluzione, governo e mass media giapponesi non avevano bisogno di fabbricare un “lancio di un missile” per criticare la Corea democratica. L’enfasi era probabilmente una tecnica per aumentare la spesa per la difesa missilistica. Il Giappone ha già speso 1,35 trilioni di yen per la difesa missilistica balistica e prevede di sostituire i missili intercettori SM-3 Block-1 (1,6 miliardi di yen per missile), otto dei quali saranno a bordo di ogni nave Aegis, con il più grande e più potente Block-2 il cui costo unitario è stimato a più del doppio. Il numero di navi Aegis (200 miliardi di yen per nave, compreso il sistema missilistico) aumenterà da sei a otto. Alcuni hanno sollevato dubbi circa le spese astronomiche per tali aggiornamenti, essendone lo scopo non limitato alla difesa del Giappone, ma anche all’intercettazione in volo dei missili balistici diretti su Guam, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Essendo necessario che i contribuenti temano o missili balistici per sedare tali dubbi, il riconoscimento del “satellite” era un inconveniente per il governo.

Le differenze nelle tecnologie missilistiche
E’ un luogo comune per i media osservare che: “La tecnologia dei missili balistici e dei missili per il lancio di satelliti è fondamentalmente la stessa. L’unica differenza è se trasportano testate o satelliti“. Tuttavia, se seguiamo la stessa logica si può dire: “…La tecnologia di base degli aerei da combattimento e degli aerei passeggeri è lo stessa“. Nel 1950, quando missili balistici intercontinentali (ICBM) e satelliti apparvero, l’Unione Sovietica lanciò lo Sputnik-1, il primo satellite al mondo, con il suo ICBM SS-6. Più tardi, gli Stati Uniti lanciarono satelliti utilizzando ICBM Atlas e Titan I. Tuttavia, questi ICBM richiedevano ore di preparazione prima del lancio, tra cui il caricamento del combustibile liquido, rendendosi vulnerabili ad attacchi e limitandone il valore militare. Dopo essere stati abbandonati per alcuni anni, furono riutilizzati per lanci di satelliti. I missili per satelliti non diventano ICBM. Nel 1990, la Russia utilizzò nuovamente il suo ICBM SS-25 per lanciare satelliti. L’obiettivo era guadagnare valuta estera utilizzando missili dismessi con i colloqui per la riduzione delle armi strategiche per lanciare satelliti di Stati esteri. Solo piccoli satelliti potevano essere lanciati da questi missili. Negli ultimi cinquanta anni la tecnologia missilistica è progredita, con conseguente divergenza tra missili balistici e missili satellitari. Con i missili balistici, la capacità di lancio rapido è indispensabile. Dovrebbero anche essere compatti e mobili per consentirne lo schieramento su silos, sottomarini o veicoli per aumentarne la sopravvivenza. D’altra parte, i vettori satellitari non hanno bisogno di essere lanciati con poco preavviso o di nascosto dai satelliti da ricognizione. Le loro dimensioni continuano a crescere per lanciare satelliti sempre più grandi da rampe di lancio fisse. Per esempio, gli attuali ICBM degli Stati Uniti Minuteman III sono lunghi 18 metri e pesano 35 tonnellate. Il vettore per il lancio di satelliti del Giappone H2A è lungo 53 metri e pesa 445 tonnellate. Lo Space Shuttle pesava più di 2000 tonnellate. I vettori satellitari normalmente utilizzano combustibili liquidi per la spinta maggiore. I missili militari tendono ad evitare il combustibile liquido a causa dei lunghi tempi di preparazione richiesti, a favore dei combustibili solidi, che consentono lanci immediati e facile manutenzione. Russia, Cina e altri Stati in svantaggio con questa tecnologia hanno usato carburante liquido ingombrante da conservare. Tuttavia, si è passati al combustibile solido negli ultimi anni. Il Taepodong-2 (30 metri di lunghezza, 90 tonnellate di peso) che la Corea democratica ha utilizzato per l’ultimo lancio decollò da una piattaforma chiaramente visibile sulla costa, dopo più di due settimane di montaggio e caricamento del combustibile liquido. Se una procedura così lunga venisse presa in tempo di guerra o in condizioni di alta tensione, verrebbe facilmente distrutta da attacchi aerei o altri mezzi. Analogamente, il missile giapponese H2 non può essere lanciato immediatamente e non può essere usato come missile militare. La differenziazione della tecnologia missilistica nordcoreana non è progredita come negli Stati Uniti. Tuttavia, è evidente che il regime sviluppa vari missili militari. Il Musudan (12 metri di lunghezza, 12 tonnellate di peso), basato sui missili SSN-6 per i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare Yankee dell’ex-Unione Sovietica, trasportato da lanciatori mobili con 12 ruote, avrebbe la capacità di emergere da un tunnel ed essere lanciato in circa dieci minuti. Essendo il Giappone entro la gittata di oltre 3000 km, è una minaccia reale. Nella sfilata del 2012, una versione più grande del missile, su un lanciatore a 16 ruote, lungo 18 metri e del peso di 40 tonnellate, veniva mostrata. Gli Stati Uniti l’hanno denominato KN-08 e temono che sia un missile mobile istantaneamente lanciabile con gittata di 9000 chilometri. Se un test di lancio di questo missile dovesse avvenire, sarebbe un vero “lancio di missile a lungo raggio”, ma i giapponesi sono così abituati al grido al lupo del governo sui “lanci di missili”, che potrebbero considerarlo semplicemente “un altro lancio.”973953-130404-north-korea-unha-3-rocketVersione rivista di un articolo apparso su Okinawa Times il 24-26 febbraio 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rilancia la corsa al missile antiportaerei

Valentin Vasilescu Reseau International 5 aprile 2016CbkG8RoVAAEz1SpLe forze aeree a bordo delle portaerei si sono dimostrate essenziali nei conflitti degli ultimi vent’anni, in particolare per l’US Navy che possiede oltre 400 F/A-18C Hornet e F/A-18E/F Super Hornet e 60 aerei EA-18G (per le missioni di guerra elettronica), imbarcati sulle sue 10 portaerei. Altre 14 navi d’assalto anfibio LHA-LHD (portaelicotteri) dei Marines hanno ciascuna 6-8 velivoli a decollo/atterraggio verticale McDonnell-Douglas AV-8B Harrier II. Per gli Stati minacciati da un’invasione, portaerei e navi d’assalto anfibio rappresentano un’influenza strategica. Il primo tentativo di creare un’arma antiportaerei appartiene ai sovietici che nel 1972 testarono il missile balistico antinave R-27K dalla gittata di 2400 chilometri. Anche se i sovietici abbandonarono il progetto, la Cina ne riprese lo sviluppo negli ultimi dieci anni, creando il missile balistico antinave DF-21D schierato sulle coste, dalla gittata di 1450 km e velocità di Mach 16 [1]. I sottomarini a propulsione nucleare cinesi Tipo 092 sono armati di missili nucleari a medio raggio JL-1, con uguali massa, dimensioni e sistema di guida del DF-21D (14,7 t). [2] L’ostacolo principale per questi missili balistici sono i missili antibalistici SM-3 Block IB dalla gittata di 500 km, lanciati da incrociatori e cacciatorpediniere AEGIS che accompagnano la portaerei.
La Russia ha recentemente puntato al missile antiportaerei che vola a velocità ipersonica a bassa quota. La prima fase sperimentale del nuovo missile 3M22 Tzirkon iniziava il 18 marzo 2016, su una piattaforma navale russa. L’agenzia RIA Novosti affermava che il missile ipersonico 3M22 Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h), un peso di 5 tonnellate e nella prima fase avrà un’autonomia di 400 km. Successivamente, aumentando il carico di carburante, il campo operativo del missile Tzirkon potrebbe raggiungere i 1000 km. Il missile Tzirkon può essere lanciato da navi di superficie, sottomarini e aerei russi. Un certo numero di incrociatori e cacciatorpediniere russi sarà dotato di lanciatori verticali 3S-14-11442M simili al sistema di lancio statunitense Mk41 con 128 cellule, utilizzando diversi tipi di missili, come Tzirkon, Oniks, Kalibr, S-400 e S-350E. Attualmente le corvette classe Bujan-M della Flottiglia del Mar Caspio (che ha partecipato all’operazione in Siria) e le fregate classe Steregushhij, Gepard, Admiral Gorshkov e Neustrashimij avranno un sistema ridotto 3S14 con 8 cellule di lancio per missili da crociera Kalibr e missili antinave Oniks. Il missile da crociera Kalibr-NK ha una gittata di 4000 km ma il rovescio della medaglia è che è subsonico. Il missile antinave P-800 Oniks è l’equivalente russo del BrahMos I (coproduzione russo-indiana) che utilizza un motore ramjet, dalla velocità di Mach 2,8 al livello del mare e gittata di 300 km. Il missile antinave ipersonico BrahMos II con motore ramjet dovrebbe assomigliare al 3M22 Tzirkon con gittata di 300 km e velocità di Mach 7. BrahMos-II ha completato le prove in galleria del vento e inizierà quelle di volo nel 2017 [3].
Un missile che vola a 6000 km/h a bassa quota è molto difficile da intercettare, dato che tra il momento dell’individuazione sul radar e l’impatto sulla portaerei, i sistemi di difesa hanno solo un minuto per inquadrarlo e attivare le contromisure. I missili antibalistici SM-3 Block IB non possono essere usati contro i missili Tzirkon perché non sono balistici e non volano alla quota di 80000 metri, dove si azionano i sensori di rilevamento dell’SM-3 Block IB. Dato che il costo di una portaerei è di diversi miliardi, od oltre 10000 volte quello di un missile Tzirkon, gli esperti ritengono che il missile, se lanciato soprattutto da un aereo, potrebbe cambiare la configurazione delle future guerre aeronavali.
Nel 2016, la Russia prevede di schierare i sistemi missilistici antinave K-300P Bastion (con missili P-800 Oniks) e droni da ricognizione sulle isole Curili. L’anno scorso, diversi sistemi di difesa antiaerea Tor-M2U diventarono operativi nelle isole Curili, ed aerei Su-27M, armati di missili antinave Kh-41 Moskit dalla gittata di 250 km e un velocità di Mach 3,2 (3587 km/h) furono schierati permanentemente sulla base aerea di Burevestnik, sull’isola di Iturup, nell’arcipelago delle Curili. Il sistema difensivo delle Isole Curili comprende il radar OTH (oltre l’orizzonte) Duga-3, a Komsomolsk-na-Amur (sulle coste del Pacifico), nell’ambito della rete russa di primo allarme antibalistico. Il radar opera su radio ad onde corte decimetriche riflettenti sullo strato ionosferico dell’atmosfera terrestre. La portata del radar non è influenzata dalla curvatura della Terra. Questo radar ha dimostrato la capacità di monitorare i test dei missili balistici intercontinentali Minuteman III degli Stati Uniti lanciati dalla Vandenberg Air Force Base (in California) verso il poligono di Kwajalein. Il radar Duga ha un’apertura di 240° e controlla i gruppi navali degli Stati Uniti nel Pacifico orientale. Armando le batterie costiere e gli aerei Su-27M con missili 3M22 Tzirkon si creerebbero gravi problemi agli statunitensi, dato che l’isola di Iturup è a 190 km dall’isola giapponese di Hokkaido, dove si trova la base statunitense FAC 1054.Print

[1] Portaerei contro missili balistici antinave?
[2] Portaerei contro missili balistici antinave? (II)
[3] BrahMos-II, risultato della cooperazione tra Russia e India.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NSA usa droni sottomarini per intercettare i cavi in fibre ottiche sottomarini

Reseau International 01 aprile 2016SCSGlobalPresenceNegli ultimi anni ci si chiede come gli statunitensi (e non solo) intercettino i cavi ottici in aree in cui normalmente non hanno accesso allo snodo a terra. S’ipotizzò che alcune navi potessero intercettare i cavi sottomarini. Ed ecco la rivelazione sorprendente da Edward Snowden e Christopher Soghoian: la NSA userebbe dagli anni ’90 i sottomarini senza equipaggio per compiere tali intercettazioni. Le informazioni provengono dall’impressionante curriculum di James Atkinson su Linkedin (se dovesse scomparire o cambiato, ne abbiamo fatto una copia scaricabile in formato PDF). Questi riferisce che nel 1992/1996 ha lavorato su un progetto chiamato Scarab, minisommergibili semi-autonome per attività collegate al SCS (servizio speciale di raccolta), un’agenzia d’intelligence degli USA “gestita congiuntamente da Central Intelligence Agency (CIA) e National Security Agency (NSA)“. Questa attività è naturalmente la raccolta di dati trasmessi tramite i cavi sottomarini… in modo impercettibile. Gli Scarab erano destinati ad essere imbarcati sui sottomarini USS Parche e USS Richard B. Russell e James Atkinson lavorò anche per sviluppare altre capacità d’intercettazione dei sottomarini come l’USS Jimmy Carter.scarab-1Gli Scarab sono utilizzati dalla fine degli anni 60, originariamente per stendere i cavi, ma la NSA ha voluto svilupparne le nuove funzionalità per l’intercettazione. Un documentario della AT&T è online dal 2012 e il Chicago Tribune già ne parlava in un articolo del 1985. La realtà di una massiccia intercettazione dei dati via cavi sottomarini non è una sorpresa, visto che prima delle rivelazioni di Snowden, James Atkinson sul suo profilo Linkedin risponde a molte domande. Non c’è dubbio che questi “scarabei” siano progrediti molto dagli anni ’90, non c’è dubbio che gli statunitensi non siano gli unici a dedicarsi a tale intercettazione con droni del genere.1280px-USS_Parche_(SSN-683)_off_Pearl_HarborTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le nuove portaerei degli USA, ‘cimiteri galleggianti’ da 15 miliardi di dollari?

Sputnik 07/03/2016

Nel peggiore dei casi, gli ultimi missili ipersonici della Russia potrebbero rendere le nuovissime portaerei statunitensi della classe Ford, un ‘cimitero galleggiante’, dice il giornalista e analista militare Sergej Ishenko.Gerald R. Ford (CVN78) Photo by Chris OxleyEntro la fine dell’anno, l’US Navy riceverà in servizio l’USS Gerald R. Ford, la nave da guerra più costosa e avanzata mai varata. Le portaerei classe Ford dovrebbero sostituire le dieci classe Nimitz, a partire dall’USS Enterprise. Analizzando la nuova nave e i suoi punti deboli, Sergej Ishenko, analista militare ed editorialista del giornale russo Svobodnaja Pressa, suggerisce che purtroppo per la Marina degli Stati Uniti, nel caso di un conflitto con la Russia, l’ultima e più grande portaerei statunitense potrebbe effettivamente essere ridotta a un cimitero galleggiante gigante. E queste non sono sue parole, ma quelle di analisti statunitensi. “La gigantesca nuova portaerei della Marina, in grado di trasportare 90 aeromobili e velivoli (come droni e l’aereo da attacco F-35 di quinta generazione), ha già ricevuto una serie di epiteti entusiasti per l’elevato livello di automazione e il costo record da 15 miliardi di dollari“, ricorda Ishenko. Allo stesso tempo però, “vari rispettati esperti militari statunitensi hanno già suggerito che potrebbe essere possibile che la portaerei super-costosa diventi un ‘super-cimitero’ per le migliaia di marinai dell’equipaggio. L’enorme nave, aspirante a diventare simbolo della potenza oceanica degli statunitensi, sarebbe obsoleta prima ancora di essere completata“. Il mese scorso, Harry J. Kazianis, analista militare e collaboratore della rivista di Washington The National Interest, l’ha detto in un articolo. “I Paesi con mezzi tecnologici, in particolare le grandi potenze come Cina e Russia, che il Pentagono considera la maggiore sfida alle forze armate degli Stati Uniti, sviluppano piattaforme per missili da crociera che possono colpire da lunga distanza e in massa da più ambiti“, notava Kazianis. “Tali armi… se accurate e utilizzate da equipaggi altamente addestrati in combinazione con mezzi per rilevare l’obiettivo sull’oceano, possono trasformare le superportaerei degli USA in miliardari cimiteri per migliaia di marinai statunitensi“. “E Harry Kazianis non è il solo a dare tale parere“, ha ricordato Ishenko. Anche il mese scorso, in un editoriale per Politico, l’ex-capitano dell’US Navy Jerry Hendrix, analista della difesa per il Centro per una nuova sicurezza americana di Washington, ha suggerito che l’età d’oro delle portaerei degli Stati Uniti si è conclusa nel momento in cui Cina e Russia introducevano sistemi missilistici costieri a lungo raggio nei loro eserciti. “Hendrix“, scrive Ishenko, “è convinto che in caso di guerra, le capacità dei missili balistici e da crociera antinave e delle forze di difesa aerea russi e cinesi costringerebbero i gruppi d’attacco delle portaerei dell’US Navy (CGS) a rimanere a centinaia o addirittura a migliaia di chilometri dalle coste del nemico, rendendo inefficaci gli attacchi con i velivoli imbarcati contro bersagli a terra. Inoltre, qualsiasi movimento dei CGS è facilmente osservabile dallo spazio, consentendo agli avversari degli Stati Uniti di posizionare le proprie contromisure in anticipo”. “L’aritmetica è semplice: la capacità d’attacco principale della contemporanea Marina degli Stati Uniti è formata dallo stormo composto da 30-40 F/A-18E/F Super Hornet. Il raggio di combattimento di questi aerei è circa 800 km. Il Super Hornet può condurre attacchi aerei contro obiettivi sulle coste nemiche solo decollando a 400 miglia nautiche dagli obiettivi“. “Tuttavia“, continua l’analista, “se il CSG dell’US Navy tentasse di attaccare, diciamo, le coste russe, difficilmente ci arriverebbe, perché lontano dall’obiettivo verrebbe attaccato dai bombardieri a lungo raggio supersonici Tu-22M3 equipaggiati con missili antinave Kh-22, progettati nel periodo sovietico specificatamente per l’uso contro le portaerei”. “Ogni Tu-22M3 può trasportare 3 di questi missili. Inoltre, i missili possono essere dotati di testata nucleare”. L’ultima versione del Kh-22, il Kh-22M/MA, ha un raggio di azione di 600 km, vola a Mach 5 e trasporta una testata di 1000 kg di RDX. “L’autonmia del velivolo è praticamente illimitata, in quanto è possibile 3K60-Bal-beregovoy-raketnyy-kompleksrifornirsi in volo“, nota Ishenko. “E se per qualche miracolo il CSG degli Stati Uniti dovesse eludere il missile aerolanciato, avvicinandosi alle coste, le navi finirebbero nel campo di tiro del sistema missilistico di difesa costiera K-300P Bastion-P, equipaggiato con i missili da crociera antinave supersonici P-800 Oniks (noti nei mercati di esportazione come Jakhont), con una gittata operativa di 600 km (nella versione d’esportazione è di 120-300 km, a seconda della quota)”. “Oggi il Bastion-P viene distribuito nei pressi di Sebastopoli, Anapa, Penisola di Kola, Novaja Zemlja e isole Kurili. Vi è ragione di credere che nel prossimo futuro questi sistemi saranno schierati per il combattimento nei pressi di Kaliningrad e nella Kamchatka. Inoltre, vi sono piani per schierare il primo sistema ‘Bastion-S’, con 36 missili da crociera antinave nei silos, in Crimea entro il 2020“. Tra le caratteristiche principali dell’Oniks vi è un profilo di volo a bassa quota (sea-skimming), che gli permette di violare le contromisure elettroniche e volare sotto il tiro nemico. Inoltre, Ishenko ricorda che il modulo d’attacco a ‘sciami’ dei missili indica che, anche se una parte viene danneggiata o distrutta, “il resto sicuramente” trova l’obiettivo. “Poi vi sono i sottomarini nucleari polivalenti russi, su cui i CGS possono imbattersi. Per esempio, il K-560 Severodvinsk, l’unità principale del Proekt 885 ‘Jasen’, trasporta 32 missili Oniks“. “Poi, naturalmente, ci sono le piccole navi lanciamissili, recentemente diventate famose per il missile da crociera Kalibr“, presenti nelle versioni antinave 3M54K e 3M54T. Infine, “vi sono i sottomarini Varshavjianka (classe Kilo) equipaggiati con la stessa arma, e il sistema di difesa costiera 3K60 ‘Bal’ armati con il missile Kh-35U“, la cui gittata massima è stata portata di recente a 300 km. “Ma anche dopo tutto questo” suggerisce Ishenko, “vi sembreranno dei giocattoli se la Russia avvierà la produzione in massa del missile ipersonico 3M22 ‘Tzirkon’. Con ogni evidenza, molti di questi missili sono già stati testati e sono in servizio. Pochi giorni fa veniva annunciato che l’incrociatore pesante a propulsione nucleare lanciamissili Admiral Nakhimov, attualmente in fase di ammodernamento nel porto di Severodvinsk, sarà dotato di questi missili entro il 2018″. “La gittata del Tzirkon rimane un segreto, ma alcuni esperti dicono che sia almeno equivalente a quella dell’Oniks. Ma la velocità della nuova arma è diverse volte più elevata, riducendo drasticamente il tempo necessario per attraversare qualsiasi difesa antiaerea navale e di conseguenza vanificare i tentativi di difendere portaerei e navi di supporto”. “Inoltre, poiché il riarmo dell’Admiral Nakhimov implica che i lanciamissili a bordo potranno, a seconda della missione, lanciare Oniks, Tzirkon o Kalibr, è logico supporre che peso e dimensioni dei missili saranno al massimo universalizzati“. Se sarà così, nota l’analista, “vorrebbe dire che l’ultimo missile da crociera ipersonico russo potrebbe anche armare i sistemi terrestri ‘Bastion’, precludendo così la possibilità ai gruppi di portaerei di avvicinarsi (alle coste della Russia) neanche per un breve periodo“.
In ultima analisi, osserva Ishenko, “è logico supporre che questi fatti non siano un segreto per gli esperti statunitensi, i cui scritti hanno quasi ‘affondato’ la multi-miliardiara Gerald R. Ford direttamente nel cantiere. Qual è la soluzione?” Kazianis, nel suo articolo “è convinto che vi è sia la necessità urgente di sviluppare droni a lungo raggio in grado di decollare dalle portaerei. A quanto pare, la loro autonomia dovrebbe essere sufficiente per permettergli di sparare senza entrare nella gittata dei sistemi di difesa costiera russi“. “Temo che se non le daremo un sistema d’arma più costoso ma necessarie per colpire da lontano, le portaerei degli Stati Uniti assai presto raggiungeranno le corazzate nel ruolo di musei galleggianti“, osservava Kazianis. “Tuttavia, mentre l’autore si lamentava il Pentagono, per ora, non ha alcuna intenzione di creare tali UAV. In secondo luogo, chi ha promesso a Kazianis che la Russia non avrebbe contemporaneamente lavorato per aumentare la gittata dei suoi missili antinave?” conclude senza mezzi termini Ishenko.

Tu-22M3 con i missili Kh-22

Tu-22M3 con i missili Kh-22

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia sfidano la ‘Prima Marina’

F. William Engdahl New Eastern Outlook 21/01/2016PCN-SPO-CART.-marines-russo-chinoises-en-Mediterranée-2015-05-14-ENGLI principali pianificatori militari degli Stati Uniti dopo la guerra ispano-statunitense del 1898 studiarono con attenzione il modello imperiale dei cugini inglesi. Dal 1873, mentre l’economia inglese sprofondava in quello che chiamarono Grande Depressione, uomini come Junius Pierpont Morgan, il banchiere più potente degli USA, Andrew Carnegie, il più grande produttore di acciaio, John D. Rockefeller, il primo oligarca monopolista del petrolio degli USA, capirono che gli Stati Uniti potevano rivaleggiare con la Gran Bretagna come prima potenza mondiale se avessero avuto una “Marina seconda a nessuno”. Il dominio navale degli Stati Uniti potrebbe presto svanire dalle pagine della storia. Si guardi con attenzione ciò che Cina e Russia compiono sui mari strategici. Nell’agosto 2015 si verificò un evento dal durevole significato strategico, causando costernazione a Washington e nella NATO. Russia e Cina, le due grandi nazioni eurasiatiche, s’impegnarono in esercitazioni navali congiunte nel Mar del Giappone, al largo delle città portuale dell’Estremo Oriente della Russia Vladivostok. Commentandone il significato, il Viceammiraglio Aleksandr Fedotenkov, vicecomandante della Marina militare russa, disse al momento che la “portata dell’esercitazione è senza precedenti”, con 22 navi russe e cinesi, 20 aerei, 40 veicoli corazzati e 500 uomini per parte. Le esercitazioni erano antiaeree e antisom. Era la seconda fase delle esercitazioni navali congiunte sino-russe Sea Joint 2015, iniziate a maggio, quando 10 navi russe e cinesi effettuarono le prime esercitazioni combinate nel Mar Mediterraneo. L’importanza strategica delle esercitazioni navali russo-cinesi nel Mediterraneo e al largo delle coste di Cina ed Estremo Oriente della Russia, non erano che la punta di ciò che è chiaramente una grande strategia militare congiunta che potenzialmente sfida il controllo dei mari degli Stati Uniti. La supremazia navale è stato il puntello fondamentale della proiezione di potenza statunitense. Nel Mediterraneo, la Russia ha una base navale nella siriana Tartus, conosciuta tecnicamente come “punto di supporto tecnico-materiale”. Per la Russia, la base siriana è strategica, l’unica nel Mediterraneo. Se è necessaria alla Flotta del Mar Nero russa in Crimea come base per operazioni di sostegno all’intervento militare in Siria, Tartus è inestimabile, come pure per le varie operazioni oceaniche russe.

La prima base estera della Marina cinese
563424Un altro evento apparentemente minore ha avuto luogo verso la fine del 2015 causando pochi commenti nei media mainstream. La Cina annunciava trattative con il governo di una delle nazioni più piccole e più strategiche del mondo, la Repubblica di Gibuti, per una base navale. Gibuti ha una fortuna geografica, o sfortuna, essendo situata nel Corno d’Africa, direttamente sullo stretto davanti al vicino Yemen, dove è in corso un’aspra una guerra tra la coalizione wahabita dell’Arabia Saudita contro gli sciiti huthi, sulla stretto strategica dove il Mar Rosso si apre nel Golfo di Aden. Gibuti confina con Eritrea a nord, Etiopia a ovest e sud, e Somalia a sud-est. La prima base navale estera della Cina è in fase di negoziati con Gibuti, su una delle più importanti rotte petrolifere e commerciali del mondo verso la Cina. Tecnicamente, la base cinese sarebbe un modesto centro logistico per i pattugliatori cinesi impegnati nelle operazioni delle Nazioni Unite per il controllo dei pirati somali. Il Ministero degli Esteri di Pechino ha dichiarato che la nuova base sarà semplicemente una infrastruttura militare marittima in Africa per assistere la Marina cinese nell’adempimento delle missioni internazionali di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Significativamente, i cinesi hanno scelto il desolato piccolo Paese di Gibuti, con soli 850000 abitanti, dove la Marina degli Stati Uniti ha anche la sua unica base in tutta l’Africa, Camp Lemonnier. Camp Lemonnier è un’United States Naval Expeditionary Base, l’unica base permanente dell’US AFRICOM, e il centro di una rete di sei basi per i droni da ricognizione degli Stati Uniti in Africa. Il porto di Gibuti è anche sede di installazioni militari italiane, francesi, giapponesi e pakistane. Ottimi vicini. Nonostante il fatto che sia un modesto piccolo impianto rispetto Camp Lemonnier, l’importanza geopolitica per la Cina e il futuro dell’egemonia statunitense navale è molto più grande. Vasilij Kashin, esperto militare cinese del Centro per l’analisi delle strategie e delle tecnologie di Mosca, ha detto a un giornale russo, “il significato politico dell’evento ne esalta l’importanza militare. Dopo tutto, sarà la prima vera base militare cinese all’estero, anche se viene ridimensionata nella forma“. Kashin ha inoltre sottolineato che i piani per la base di Gibuti sono ” forte indicazione che la Cina diventa una grande potenza navale a tutti gli effetti, alla pari di Francia e Gran Bretagna, se non di Russia e Stati Uniti. È un’indicazione che Pechino cerca di proteggere i propri interessi all’estero, anche attraverso l’uso delle forze armate. E i suoi interessi sono considerevoli”. L’analista politico statunitense James Poulos scrivendo per The Week, pubblicazione di Washington, ha avvertito che la presenza di Washington nel continente africano ricco di risorse svanisce mentre la Cina è in forte crescita. Osserva: “…l’Etiopia ha appena cacciato gli Stati Uniti da una base per droni che Washington sperava di ampliare… In altre parole, la Cina s’installa a Gibuti, e gli Stati Uniti si ritrovano limitati a quel Paese per le operazioni in Africa orientale, punto d’appoggio precario in un ambiente competitivo. Quest’anno, l’Africa potrebbe diventare un nuovo albatro per gli Stati Uniti, e una nuova ancora di salvezza per la Cina“.

L’US Navy non è più ‘seconda a nessuno’
Dalla preparazione all’entrata nella prima guerra mondiale nel 1917, con il passaggio al Congresso della legge di espansione navale del 1916, la strategia di Washington era costruire una Marina “seconda a nessuno”. Oggi, almeno per numeri, gli Stati Uniti sono ancora “secondi a nessuno”. Ma solo sulla carta. La Marina dispone di 288 navi da combattimento, con un terzo pronto in qualsiasi momento. Ha dieci portaerei, più del resto del mondo. Ha 9 navi d’assalto anfibio, 22 incrociatori, 62 cacciatorpediniere, 17 fregate e 72 sottomarini, di cui 54 d’attacco nucleare. L’US Navy ha anche la seconda maggiore forza aerea del mondo, con 3700 velivoli, ed è anche la più grande marina militare in termini di effettivi. Guardando le potenzialità combinate delle flotte cinese e russa il quadro assume una dimensione del tutto diversa, cosa di cui i pianificatori del Pentagono appena si rendono conto, dato che guerre e provocazioni politiche insensate dei neo-conservatori contro la Cina con l’Asia Pivot di Obama, e contro la Russia con l’Ucraina, hanno materializzato nella realtà geopolitica della cooperazione militare sino-russa di oggi, più vicini che mai nella storia. Negli ultimi 25 anni di modernizzazione economica, la People Liberation Army Navy, PLAN, s’è drammaticamente trasformata in una vera marina militare oceanica, un’impresa notevole. La PLAN ha attualmente una portaerei e altri due in costruzione, 3 navi d’assalto anfibio, 25 cacciatorpediniere, 42 fregate, 8 sottomarini d’attacco nucleare e circa 50 sottomarini d’attacco convenzionale, 133000 effettivi, tra cui il Corpo dei Marines cinese. L’Aeronautica della PLAN ha 650 aerei, tra cui i caccia imbarcati J-15, caccia multiruolo J-10, velivoli da pattugliamento marittimo Y-8 ed elicotteri antisom Z-9. Se poi si combina con la Marina russa, attualmente in fase di notevole modernizzazione dopo l’abbandono alla fine della guerra fredda, il quadro è duro per Washington, per dirla caritatevolmente. La Marina russa ha 79 grandi navi, tra cui una portaerei, 5 incrociatori, 13 cacciatorpediniere e 52 sottomarini. La potenza navale della Russia è la forza sottomarina con 15 sottomarini d’attacco nucleari, 16 sottomarini d’attacco convenzionali, 6 sottomarini lanciamissili da crociera e 9 sottomarini lanciamissili balistici. I 9 sottomarini lanciamissili balistici rappresentano la preziosa capacità di secondo colpo nucleare della Russia. La Russia prevede di acquisire almeno un’altra portaerei, una nuova classe di cacciatorpediniere lanciamissili, i sottomarini lanciamissili balistici Borej II, i sottomarini d’attacco nucleare Yasen II e i sottomarini attacco convenzionali Kilo e Lada migliorati. La Russia vive una “profonda modernizzazione” della flotta sottomarina. Nel 2013 la flotta ricevette un nuovo sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Borej, e ne prevede altri cinque nel prossimo decennio. La flotta ha una nave d’assalto anfibio classe Djugon del 2014. La modernizzazione è parte del grande programma navale della Russia dei prossimi 20 anni, chiaramente suscitata dall’incessante ricerca dagli Stati Uniti della destabilizzante strategia con la Difesa anti-Missile Balistico volta contro la forza nucleare della Russia. Un altro sottomarino lanciamissili balistico a propulsione nucleare, SSBN della classe Borej Vladimir Monomakh, è operativo dal 2015. La nave gemella della classe Borej, l’SSBN Aleksandr Nevskij, ha recentemente condotto un riuscito test di lancio del missile balistico intercontinentale Bulava nella penisola della Kamchatka. I nuovi sottomarini avranno implicazioni nelle operazioni strategiche nucleari nel Pacifico: saranno più silenziosi e in grado di trasportare il doppio delle testate nucleari rispetto all’attuale classe Delta III, e molto più precise. Gli SSBN della classe Borej da Rybachij pattuglieranno il Pacifico ufficialmente in compiti di dissuasione per proteggere la Russia. Il primo di 6 sottomarini nucleari d’attacco multiruolo (SSGN) classe Yasen, progettati per entrare in servizio in Estremo Oriente nei prossimi dieci anni, entreranno nella Flotta del Pacifico nel 2017 al più presto. Nell’insieme, la significativa esperienza navale russa durante la Guerra Fredda, in combinazione con l’ambiziosa espansione e creazione di una moderna marina militare oceanica cinese, sfidano il dominio navale mondiale degli USA come mai prima. Questo potrebbe essere un buon momento per le istituzioni e i pianificatori militari degli Stati Uniti per considerare dei piani per evitare la guerra mondiale, prima che sia troppo tardi. Ingenuità? Forse.134548662_14403811733121nF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.254 follower