Dopo 100 giorni, Trump rimedia un’umiliazione coreana

Alessandro Lattanzio, 30/4/2017Il segretario di Stato degli USA, Rex Tillerson, dopo aver allontanato l’ambasciatrice neocon Nikki Haley dalla sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, segnalava la disponibilità di Washington a colloqui diretti con la leadership della Corea democratica. Tillerson dichiarava “Il nostro obiettivo non è il cambio del regime. Né vogliamo minacciare il popolo nord-coreano o destabilizzare la regione dell’Asia Pacifico. Negli anni abbiamo ritirato le nostre armi nucleari dalla Corea del Sud e offerto aiuti alla Corea democratica come prova della nostra intenzione di normalizzare le relazioni… gli Stati Uniti credono in un futuro per la Corea democratica. Questi primi passi verso un futuro più speranzoso saranno più spediti se altri soggetti interessati, nella regione e nella sicurezza globale, ci raggiungeranno”. Tillerson, però continuava minacciando “Dobbiamo imporre la massima pressione economica tagliando i rapporti commerciali che finanziano direttamente il programma nucleare e missilistico della RPDC. Invito la comunità internazionale a sospendere il flusso dei lavoratori ospiti nordcoreani e ad imporre divieti alle importazioni nordcoreane, in particolare al carbone”. Tillerson chiariva che ormai obiettivo degli USA è impedire alla Corea democratica di sviluppare armamenti strategici che possano minacciare direttamente la terraferma nordamericana. Timore confermato da Vasilij Kashin, analista militare russo, “Attualmente, i test riusciti con i missili KN-11 Pukkuksong-1 navali e KN-15 Pukkuksong-2 terrestri, sono in corso. In realtà, i nordcoreani hanno raggiunto lo stesso livello della Cina agli inizi degli anni ’80, quando Pechino effettuò i test di volo del JL-1, il primo missile lanciato da sottomarini della Cina, da cui evolse il DF-21, missile balistico mobile a medio raggio”. Kashin indicava che la Cina impiegò 5-6 anni per completare i test di volo del JL-1, mentre “I nordcoreani hanno iniziato i test di volo del Pukkuksong-1 nel 2014, ed è possibile che saranno pronti a schierarli alla fine del decennio. Questi missili avrebbero una gittata di 2000 km, paragonabile a quella di JL-1 e DF-21A. Pyongyang avrà la capacità sicura di colpire obiettivi in Corea del Sud e Giappone, ma ancora non potrebbe raggiungere gli Stati Uniti“. Si pensa che i nordcoreani abbiano fatto una dozzina di prove con i Pukkuksong-1 e 2, e nell’agosto 2016 fu compiuto un lancio da un sottomarino del Pukkuksong-1. Secondo Kashin, questi successi saranno la base di ulteriori progressi. Tuttavia, “il passo per realizzare un missile balistico intercontinentale, e in particolare un ICBM propulso da combustibili solidi, richiederà un salto qualitativo nello sviluppo della base produttiva e delle infrastrutture dei test della Corea democratica”. La Corea democratica ha sviluppato anche il KN-08, noto anche come Rodong-C o Hwasong-13, ICBM autocarrato mobile allo studio dal 2010. Kashin osservava che i nordcoreani, “dovranno saper produrre motori a razzo a propellente solido dal grande diametro. Dovranno sperimentare nuovi combustibili e nuovi contenitori per missili. Una limitazione seria è la capacità o meno di acquistare o creare le attrezzature necessarie“. Inoltre, “per essere testati, gli ICBM dovranno essere lanciati sopra il territorio giapponese in direzione dell’Oceano Pacifico meridionale. Dato che l’esperienza dei cinesi nel testare i loro ICBM DF-5 nei primi anni ’80 dimostra che i test richiederanno la creazione di una flotta di navi specializzate dotate di complessi strumenti di misura e, probabilmente, nuove navi da guerra per scortarle. I tentativi di condurre tali test saranno minacciati da Stati Uniti ed alleati, anche con tentativi di abbattere i missili durante il decollo, o di bloccare le apparecchiature di controllo a bordo delle navi nordcoreane“. Quindi, secondo Kashin, i test sugli ICBM richiederanno circa 5-6 anni. La Cina “schierò i suoi ICBM DF-31 15-20 anni dopo lo schieramento dei Jl-2 e DF-21“. Quindi, secondo l’analista, passerebbero decenni prima che Pyongyang possa disporre di un vero ICBM. “Perché i nordcoreani sentano la necessità di richiamare l’attenzione sui sistemi di armi che, anche secondo lo scenario più ottimista, non possono essere schierati prima della metà degli anni 2030? È possibile che, dal punto di vista di Pyongyang, sia una dimostrazione della determinazione e, allo stesso tempo, un invito ai colloqui, che la Corea democratica, nonostante l’isolamento, intende condurre da una posizione di forza. È possibile che questi potenziali sistemi missilistici siano ciò che la Corea democratica è pronta a sacrificare in cambio di una riduzione delle pressioni e delle sanzioni. La sicurezza del Paese è garantita dalla capacità d’infliggere danni inaccettabili agli alleati degli USA Corea del Sud e Giappone in caso di guerra. Pyongyang non abbandonerà armi nucleari e missili a medio raggio, ma potrebbe accettare di non condurre nuovi test o sviluppare missili intercontinentali in cambio di concessioni economiche e politiche. Questo è possibile, può benissimo essere lo scenario ideale per Pyongyang“. I nordcoreani potrebbero essere pronti a rinunciare alla futura capacità di attaccare il continente nordamericano in cambio della normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Ciò potrebbe spiegare il discorso di Tillerson al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma se il segretario di Stato Rex Tillerson sembrava indicare un ammorbidimento della posizione degli Stati Uniti verso la Corea democratica, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, affermava, “La chiave per risolvere la questione nucleare sulla penisola non è nelle mani cinesi. È necessario mettere da parte il dibattito su chi debba compiere il primo passo e smettere di discutere chi abbia ragione e chi torto. Ora è il momento di considerare seriamente la ripresa dei colloqui”. Sempre Wang Yi, in una conferenza stampa con il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, affermava “Certamente crediamo che i continui test nucleari violino le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma effettuare esercitazioni militari nella penisola coreana chiaramente non è n linea con lo spirito delle risoluzioni del Consiglio… riguardo la probabilità di una guerra, anche una minima probabilità non è accettabile. La penisola coreana non è il Medio Oriente. Se la guerra esplodesse, le conseguenze sarebbero inimmaginabili“, tracciando così la linea rossa che gli Stati Uniti non devono attraversare. Inoltre, il Quotidiano del Popolo avvertiva, “La forza non porterà da alcuna parte; dialogo e negoziati restano l’unica soluzione. È indispensabile che tutte le parti interessate considerino la proposta della Cina: sospensione dei test nucleari da parte della RPDC e cessazione delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud. Altre parole aspre e confronti militari non beneficeranno né Stati Uniti né RPDC. Se le parti possono inviassero segnali positivi, il problema potrebbe avere una probabile soluzione”. Lungi dall’essere disposta a considerare ulteriori sanzioni contro la Corea democratica, la Cina chiede agli Stati Uniti d’impegnarsi immediatamente in colloqui diretti con la Corea democratica e che sospendano le esercitazioni militari con la Corea del Sud, in cambio della sospensione della Corea democratica di ulteriori test nucleari. Tillerson restava scioccato dalla risposta cinese, “Non negozieremo il nostro ritorno ai negoziati con la Corea democratica, non ricompenseremo le violazioni delle risoluzioni passate, né il cattivo comportamento nei colloqui”. Ma il Viceministro degli Esteri russo Gennadij Gatilov sosteneva la Cina, dichiarando, “Una retorica bellicosa accoppiata a dimostrazioni di forza accanita hanno portato a una situazione in cui il mondo intero seriamente si domanda se ci sarà una guerra. Un pensiero sbagliato o un errore male interpretato porterebbero a conseguenze spaventose e deprecabili”. Gatilov osservava come la Corea democratica sia minacciata dalle esercitazioni militari congiunte statunitensi-sudcoreane e dall’arrivo delle portaerei statunitensi nelle acque della penisola coreana. Cina e Russia si oppongono allo schieramento del sistema antimissile statunitense in Corea del Sud, definito “sforzo destabilizzante” che danneggia la fiducia tra le parti sulla questione della Corea democratica. In sostanza, invece d’isolare la Corea democratica, gli USA si ritrovano la Cina accusarli di suscitare una crisi, e non solo Beijing si oppone alle pretese degli Stati Uniti di ulteriori sanzioni, ma rafforza il sostegno alla Corea democratica. Il Quotidiano del Popolo riportava, “Nonostante le tensioni sulla penisola, una guerra non è affatto imminente. Anche se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo governo rimproverano alla RPDC il programma nucleare e missilistico, e sebbene la RPDC abbia risposto con parole e azioni nette, ci sono ancora segnali incoraggianti. Negli ultimi giorni, la RPDC non ha condotto alcun nuovo test nucleare. E il 26 aprile, segretario di Stato, segretario della difesa e direttore dell’intelligence nazionale degli USA dichiaravano congiuntamente che i negoziati sono ancora sul tavolo”.
Tornando al discorso di Tillerson alla sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le sue parole dimostrano chiaramente che gli Stati Uniti non hanno altra scelta se non dialogare con Piyongiyang, e la necessità per l’amministrazione Trump, dopo la foia bellicosa delle ultime settimane, di avere la foglia di fico delle sanzioni cinesi per salvarsi la faccia prima di negoziare con la Corea democratica. Ma i cinesi, memori dell’oltraggio dell’attacco missilistico alla Siria, avvenuto mentre Trump incontrava il Presidente Xi Jinping, negano a Trump tale favore. Infatti, l’ambasciatore nordcoreano, d’accordo con i cinesi, neanche si degnava di partecipare alla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per rispondere a Tillerson. Per loro hanno parlato Cina e Russia.
Il successo della Corea democratica nel programma missilistico e nucleare dimostra che possiede una seria base industriale e tecnologica comprendente chimica avanzata e fisica nucleare. Il successo della Corea democratica nel produrre cellulari e tablet intelligenti e la rete intranet nazionale “Kwangmyong”, indicano anche l’esistenza di un’industria informatica avanzata. Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori della Corea democratica, spiega la necessità del programma strategico per la Corea democratica, “Recentemente, il rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, attaccando le giuste misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, dichiarava che costituirebbero una minaccia per gli Stati Uniti e diversi altri Paesi, e che “Paesi compiono atti malvagi”, come la RPDC, non firmando la convenzione del bando delle armi nucleari o non attuandola. Ciò è una distorsione grossolana della realtà. Gli Stati Uniti distorcono e sfruttano deliberatamente la realtà per mutare il quadro in loro favore. Lo scopo è indicare la RPDC come nemica della pace e nascondere la verità sul terribile criminale nucleare e giustificarne le mosse per soffocare la RPDC. Non hanno merito e diritto di accusare le misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, e neanche diritto di agitarsi sulla convenzione per il divieto delle armi nucleari. Gli USA cercano di convincere il pubblico che la denuclearizzazione del mondo non avviene a causa della RPDC. È un’accusa senza senso che ignora i motivi storici per cui la RPDC è stata costretta ad optare per le armi nucleari e rafforzarle qualitativamente e quantitativamente, e del perché è diventato necessario nel mondo disporre della convenzione sul divieto delle armi nucleari. Non sono altri che gli Stati Uniti che hanno costretto la RPDC ad accedere alle armi nucleari e sono sempre gli Stati Uniti che spingono costantemente la RPDC a rafforzarle qualitativamente e quantitativamente. La deterrenza nucleare della RPDC non minaccia gli altri, ma è un mezzo per difendere la sovranità del Paese dalla provocazione nucleare statunitense in ogni aspetto. La RPDC continuerà ad esercitare questo diritto con dignità, indipendentemente da ciò che altri possano dire”.
Infine, Trump si vantava di aver diviso la Cina dalla Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel tentativo di suscitare zizzania tra Beijing e Mosca; cosa confermata dal consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H. R. McMaster, che in un’intervista dichiarava in preda al delirio, “Ciò che sappiamo è che rispondendo alla strage del regime siriano, il presidente Trump e prima signora hanno ospitato una conferenza straordinariamente vincente con il Presidente Xi e la sua squadra. E non solo hanno stabilito un rapporto molto caldo, ma… hanno lavorato sulla risposta alla strage da parte del regime di Assad nel voto alle Nazioni Unite. Penso che il Presidente Xi sia stato coraggioso nel distanziarsi dai russi, isolando russi e boliviani… E credo che il mondo l’abbia visto bene, in quale club volete essere? Il club russo-boliviano? Oppure nel club degli Stati Uniti, lavorando insieme sui nostri interessi per la pace e la sicurezza”. Un commento che illustra la miseria della diplomazia statunitense sotto Trump. “I cinesi chiarirono a Mosca la decisione di astenersi nel voto alle Nazioni Unite, prima della votazione. Dal loro punto di vista e da quello dei russi, la decisione della Cina di astenersi non significava molto. Non c’era possibilità che il progetto di risoluzione passasse perché la Russia aveva già fatto sapere che avrebbe posto il veto, mentre gli Stati Uniti avevano già rimosso i termini più offensivi nel progetto di risoluzione prima che venisse votato, cancellando la formulazione che accusava dell’incidente di Qan Shayqun il governo siriano, prima che avesse luogo una qualsiasi inchiesta… ciò che i cinesi intesero come semplice cortesia diplomatica verso Trump su un tema che per la Cina era secondario, tuttavia fu erroneamente interpretato dall’amministrazione Trump come passo della Cina contro la Russia. Chiaramente, sarebbe stato completamente diverso se la Cina avesse votato la risoluzione dopo che la Russia aveva fatto sapere che avrebbe votato contro. In quel caso sarebbe stato legittimo parlare di grave frattura sul tema siriano tra Pechino e Mosca. Tuttavia l’astensione non va interpretata così”. Comunque, come visto, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump verso la dirigenza cinese e il tentativo puerile di dividere Cina e Russia, oltre alle minacce alla Corea democratica, non solo hanno spinto la leadership cinese a riaffermare la persistenza dei rapporti tra Cina e Russia, ma irritava la Cina, con il risultato visto al Consiglio di Sicurezza, dove la Cina sostiene espressamente le richieste nordcoreane sulla fine delle manovre militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, collegandole al programma strategico nordcoreano, passo contro cui gli Stati Uniti si sono sempre opposti. Inoltre, la realtà della cooperazione cinese e russa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite veniva dimostrata appunto sulla questione della Corea democratica, con i russi che sostengono con nettezza la Cina, dimostrando un chiaro coordinamento tra dirigenze di Cina e Russia.Fonti:
The Duran
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Parata nordcoreana con sorpresa per Trump

Alessandro Lattanzio, 15/4/2017La Corea democratica festeggiava il 105.mo anniversario della nascita del fondatore Kim Il Sung, o “Giorno del Sole”, il 15 aprile, con un’enorme parata militare a Pyongyang, dove sfilavano per la prima volta nuovi sistemi missilistici, tra cui missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e missili balistici intercontinentali (ICBM). Gli SLBM erano i KN15 (Paekuksong-2), definiti anche missili balistici a medio-lungo raggio, destinati ad essere dotati probabilmente di testate nucleari, mente gli ICBM comprendevano i già noti KN-08 e KN-14, e un nuovo inedito missile balistico intercontinentale, molto simile al russo Topol. Choe Ryong Hae, numero due della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nel discorso ai soldati prima della sfilata accusava Donald Trump di “creare una situazione di guerra” nella penisola coreana, promettendo che “Risponderemo a una guerra totale con una guerra a tutto campo e una guerra nucleare con un nostro tipo di attacco nucleare”. Inoltre, nei video della sfilata appariva sul palco Kim Won Hong, il capo dell’intelligence della Corea democratica che, secondo la CIA e i servizi segreti della Corea del Sud, sarebbe stato rimosso.

KN11

I nuovi missili svelati alla parata militare di Pyongyang impressionavano gli esperti. Vladimir Khrustalev, specialista del programma nucleare e missilistico della Corea democratica, esprimeva le sue impressioni. Prima di tutto menzionava i nuovi missili antinave (KN09), la cui esistenza fu confermata nel 2015. I sistemi renderanno la difesa costiera della Corea democratica molto efficace. Un’altra novità era un missile balistico derivato dall’R-17 Elbrus sovietico. “Nelle foto pubblicate ho visto gli elementi aerodinamici della testata. E’ difficile dire se sia guidato o meno. In ogni caso, è chiaro che questi elementi siano destinati ad aumentare la precisione del tiro e a neutralizzare le difese antimissile“. Notava inoltre come le piattaforme di lancio fossero cingolati, come nel caso del missile KN11. “Oltre a considerazioni di ordine pratico, i nordcoreani preferiscono i cingolati perché la Corea democratica è in grado di produrli e, in questo senso la dipendenza dalle importazioni è minima. Così possono aumentare le rampe di lancio nonostante i vari embarghi”. Un altro missile, la cui ogiva e ad altri aspetti richiamano il missile intercontinentale KN08, anche se montato su un autoveicolo di lancio dal passo più corto. Questo missile avrebbe una gittata di circa 14000 km, sufficiente a colpire qualsiasi punto degli Stati Uniti dalla Corea democratica. Gli altri missili balistici intercontinentali potevano essere dei KN14, altro missile capace di raggiungere il continente americano. Gli autocarri che trasportavano i contenitori per questi missili si basano su quelli cinesi venduti al Ministero delle Foreste della Corea democratica e mai esibiti nelle precedenti parate militari. “La sensazione principale è che questi sono i due ultimi modelli di missili balistici. Il primo è ovviamente in un contenitore trasportare-lanciatore montato su un semirimorchio, come le prime versioni dei missili cinesi DF-21 e DF-31. Il secondo è sempre in un contenitore per il trasporto e il lancio montato su un potente autocarro a più assi, a quanto pare dello stesso modello utilizzato per trasportare i missili KN08 e KN14. A prima vista, assomiglia ai missili sovietici SS-25 o cinesi DF-31 e DF-41. I nordcoreani hanno una buona probabilità di aver successo in questi programmi“.

KN15

Il portavoce del ministero della Difesa nazionale della Corea del Sud si rifiutava di commentare l’esibizione delle forze militari di Pyongyang, mentre l’esperto di armamenti della Corea democratica dell’Istituto di Studi Internazionali Middlebury di Monterey, Dave Schmerler, affermava che il nuovo materiale sembrava essere molto più avanzato di quanto previsto, “Siamo totalmente spiazzati in questo momento. Non mi aspettavo di vedere tanti nuovi progetti missilistici”. Tali nuovi missili possono aumentare le opzioni di Pyongyang nel costituire una forza di ICBM in grado di colpire gli Stati Uniti con testate nucleari, come il leader nordcoreano Kim Jong Un indicò a gennaio. Secondo Melissa Hanham, esperta del James Martin Center for Nonproliferation Studies della California, i nordcoreani “Indicano i loro progressi nello sviluppo dei missili a combustibile solido”, che a differenza di quelli a combustibile liquido, possono essere lanciati più velocemente, evitando il rilevamento dai satelliti-spia nemici. Gli analisti lavorano per identificare i nuovi missili esibiti nella parata, come già indicato, un nuovo missile a lunga gittata e i due nuovi tipi di veicoli lanciatori per missili mai visti prima, e che ospiterebbero missili più grandi di quanto mai mostrato pubblicamente, “Hanno nuovi carri armati e sistemi lanciarazzi di produzione nazionale, e missili a combustibile solido, il che significa che possono lanciarne molti di più e più rapidamente, senza doversi rifornire”.
E’ evidente che la parata militare del 105.mo anniversario della nascita di Kim Il Sung abbia impressionato, e probabilmente scioccato, il Pentagono e gli Stati vassalli degli USA nella regione, tanto che subito dopo si è diffusa la voce, ad opera del Comando del Pacifico degli USA e dello Stato Maggiore sudcoreano, del fallimento del lancio di un ‘missile non identificato’. Una notizia non confermabile diffusa proprio da coloro appena usciti mediaticamente a pezzi dalla sfilata militare nordcoreana, che riduceva a miti consigli proprio il Pentagono. Se non ci fosse stato una test missilistico nordcoreano fallito, andava inventato. E forse le parole di un ufficiale cinese sembrano indicare proprio questo, una manovra di propaganda per ridimensionare il successo nordcoreano e sollevare il morale scosso delle fazioni belluine atlantiste: “Forse gli USA e i loro alleati anche creato interferenze per interrompere il lancio e causarne il fallimento, ma la possibilità di ciò è molto bassa. Se il lancio avveniva in tempo di guerra, gli Stati Uniti avrebbero interrotto o addirittura distrutto immediatamente il sistema di lancio. Ma ora non siamo in guerra, e gli USA devono anche osservare fino a che punto la Corea democratica può arrivare. Gli Stati Uniti preferiscono lasciare che la Corea democratica termini i suoi test, piuttosto che interromperli, in modo da raccogliere informazioni utili monitorandoli, a patto che i missili non puntino su Stati Uniti e alleati“.Difatti, la capitale della Corea del Sud, Seoul, si trova a 40 km dal confine con la Corea democratica, ed è perciò vulnerabile alla risposta da Pyongyang. Sam Gardiner, ex-colonnello dell’Air Force, dichiarava che gli Stati Uniti “non possono proteggere Seoul almeno per le prime 24 ore di guerra, e forse per le prime 48”. E perfino l’ex-presidente degli Stati Uniti Bill Clinton affermava che l’intensità dei combattimenti contro la Corea democratica “sarebbe maggiore a qualsiasi altro il mondo abbia assistito dalla guerra di Corea”. La potenza militare nordcoreana incute timore, perché tutt’altro che finta come pretendono di far credere i vari media di regime e tanti media pseudo-alternativi. L’Esercito Popolare Coreano (KPA) conterebbe 1300000 effettivi, 1700000 riservisti e 5000000 di paramilitari, e disporrebbe di 4200 carri armati, 4200 blindati cingolati e ruotati, 13000 sistemi di artiglieria, di cui 5000 semoventi, e 11000 cannoni contraerei e altrettanti sistemi anticarro, organizzati su 20 corpi d’armata e diverse unità autonome corazzate, meccanizzate e per operazioni speciali. L’industria militare nordcoreana non solo provvede ai componenti di ricambio e alle munizioni, ma produce anche sistemi d’arma complessi come carri armati aggiornati T-55 e T-62 con corazze reattive e nuovi motori e sensori, e progetti originali basati su tecnologia russa e cinese, come i 500 carri armati Pokpung-Ho, dotati di un cannone da 125 mm, e 1000 carri armai Chonma-Ho, versione nazionale del carro armato sovietico T-62. L’industria nordcoreana produce anche i blindati M-2010, versione nazionale del veicolo trasporto truppe corazzato sovietico BTR-80; i veicoli da combattimento M-2009, basati sullo scafo del carro anfibio sovietico PT-85 con torretta del BTR-80, oltre alle versioni nazionali del cingolato cinese Type-63. Seoul e diversi centri industriali sudcoreani rientrano nel raggio dell’artiglieria nordcoreana, che arriverebbe a 100 km. I sistemi d’artiglieria semoventi più potenti sono gli M-1978 Koksan da 170mm, ospitati in caverne e tunnel assieme a depositi e centri logistici. Vi si aggiungono i sistemi lanciarazzi multipli M-1985 e M-1991 da 240mm, con gittata di 60 km, e KN09 da 300mm con gittata di 100 km. Il KPA dispone di diversi reparti speciali per le operazioni d’infiltrazione via terra, sottoterra, mare e aria e per le operazioni di sabotaggio e guerriglia nelle retrovie nemiche, violando la Zona Smilitarizzata del 38° Parallelo. Circa 200000 sono gli operatori delle forze speciali aviotrasportate, d’assalto e anfibie del KPA. Tale combinazione di forze, oltre all’arsenale strategico, è ciò che trattiene l’aggressività delle forze statunitensi in Corea del Sud.

KN08

Il 15 aprile è il giorno più importante in Corea democratica, anniversario della nascita di Kim Il Sung. Ma già due giorni prima Pyongyang inaugurava un quartiere con 40 grattacieli, “Ryomyong Street è un risultato che la RPDC vuole promuovere sul fronte economico“, dichiarava un funzionario di Seoul. Durante la parata, Pyongyang invitava Washington a finirla con la sua “isteria militare” e a riprendere “sensi”. L’11 aprile, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump chiedeva, in una conversazione telefonica con il Presidente cinese Xi Jinping, di far sapere a Pyongyang che il governo degli Stati Uniti dispone non solo di portaerei ma anche di sottomarini nucleari. Quindi la sfilata avveniva tra gli ammonimenti degli USA, che inviavano un gruppo d’attacco con portaerei al largo della penisola coreana, mentre il presidente Trump minacciava che se la Cina non faceva pressione sulla Corea democratica, gli Stati Uniti avrebbero agito da soli. Se i funzionari dell’amministrazione Trump non escludevano azioni, quelli del Pentagono, tuttavia, negavano di essere pronti a lanciare un attacco se la Corea democratica fosse stata in procinto di condurre un test nucleare.Fonti:
Global Times
RID
RussiaToday
SCMP
Sputnik
Washington Post
WSJ

Cina, Giappone e Corea del Sud devono contenere l’approccio degli USA sulla Corea democratica

Ri Chol-Kuk, Chika Mori e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 13 aprile 2017

La leadership della Corea democratica è imprevedibile sul rischio calcolato internazionale e sembra un incubo geopolitico. Eppure, a differenza degli USA che spesso bombardano o invadono nazioni sovrane, la Corea democratica non minaccia guerre regionali se non preoccupandosi di sé nella penisola coreana. Infatti, mentre Corea democratica e Corea del Sud sono ostili, e le forze armate statunitensi sono sul territorio della Corea del Sud, solo schermaglie minori si sono verificate dalla fine della guerra di Corea. Le popolazioni di nordest della Cina, Giappone, Corea del Sud ed Estremo Oriente della Federazione russa non temono per nulla l’invasione dalla Corea democratica. Ciò grazie alla comprensione delle nazioni regionali delle peculiarità della Corea democratica. Tuttavia, con l’attuale amministrazione Trump che in politica estera avanza dichiarazioni contraddittorie e la natura chiaramente aggressiva di certi individui, l’allarme risuona nella regione. E’ altrettanto essenziale che il governo giapponese del primo ministro Shinzo Abe non giochi la carta nazionalista. Allo stesso modo, Abe non dovrebbe aver fede nell’inesperta amministrazione Trump che crede di poter agire da sola. Dopo tutto, se gli USA attaccassero la Corea democratica, la probabilità di rappresaglia contro la Corea del Sud, e forse il Giappone, è possibile. Recentemente gli USA hanno deciso di reindirizzare le proprie forze navali verso la penisola coreana. Di qui, la portaerei Carl Vinson, tre cacciatorpediniere lanciamissili guidati, caccia e altri mezzi si dirigono verso la regione, alzando la posta contro la Corea democratica. In effetti, può essere che il bombardamento della Siria faccia parte della tattica dell’amministrazione Trump per fare pressione sulla Corea democratica. Il New York Times riporta, “In un incontro al resort di Mar-a-Lago in Florida, Trump ha dichiarato al Presidente Xi Jinping della Cina l’allarme sulla crescente minaccia posta dalla Corea democratica che avanza il programma sulle armi nucleari. Alla domanda sul perché le navi della Marina venivano reindirizzate verso la penisola coreana, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, tenente-generale HR McMaster, diceva che era un necessario passo ‘prudente’”. E’ imperativo che la Cina prema su Giappone e Corea del Sud per non infiammare la situazione. Invece, le élite politiche a Pechino cercano di fare pressione economica e politica sulla Corea democratica se continua a concentrarsi sulle armi di distruzione di massa. Tuttavia, il timore è che il Giappone di Abe creda che nuovi potenziali anti-Corea democratica esistano grazie ai falchi geopolitici dell’amministrazione Trump. Altrettanto preoccupante, la Corea del Sud affronta molti problemi interni dovuti allo scandalo sulla corruzione che la scuote. Pertanto, si spera che Giappone e Corea del Sud vedano la follia nell’antagonizzare la Corea democratica incoraggiando i falchi dell’amministrazione Trump.
Il dialogo politico è necessario nella penisola coreana e non le teste calde da ogni parte. Naturalmente, la Corea democratica deve capire che la nuova crisi è dovuta alla modernizzazione delle sue armi di distruzione di massa. Nonostante gli aspetti negativi diffusi dalla Corea democratica, e le troppe menzioni, in passato il rischio calcolato era la realtà. Tuttavia, l’ingenuo falco dell’amministrazione Trump, al contrario di ciò che ha promesso, potrebbe facilmente destabilizzare la situazione. Conviene all’amministrazione Trump minacciare la Corea democratica, ma la realtà è che i cittadini di Corea del Sud e Giappone si troveranno ad affrontare il peso di tale follia. Data tale realtà, le élite politiche di Cina, Giappone e Corea del Sud dovrebbero concentrarsi su una nuova strategia basata su “colloqui sostanziali”, con Pechino dal ruolo chiave. In altre parole, i falchi di USA e Corea democratica, ed Abe che deve mettere il popolo del Giappone davanti a tutto, invece di ogni forma di nazionalismo, devono essere contenuti dal pragmatismo di Cina, Corea del Sud e Giappone.

Trump offre alla Cina incentivi economici se fa pressione sulla Corea democratica
Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 11 aprile 2017

Sembra che il presidente Donald Trump offra incentivi economici alla Cina per aiutarlo sulla “questione della Corea democratica”. Tuttavia, Trump sembra allontanarsi dalla promessa di affrontare le nazioni che ritiene manipolare il commercio con gli USA. In altre parole, nel giro di pochi giorni, la nuova amministrazione Trump si concentra sempre più sulla politica estera. Nonostante gli incentivi economici, la Cina si concentra su un approccio a “doppio binario” nel fare pressione sulla Corea democratica affinché sospenda le proprie attività missilistiche e nucleari. Allo stesso tempo, la Cina chiede a USA e Corea del Sud di sospendere le esercitazioni militari che fanno infuriare la Corea democratica. Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri di Cina ha detto, “la Cina ha prestato molta attenzione allo sviluppo della situazione nella penisola coreana. Nelle attuali circostanze, pensiamo che tutte le parti dovrebbero dar prova di moderazione e non intraprendere azioni che possano intensificare le tensioni regionali”. Tuttavia, Trump sembra collegare le politiche commerciali favorevoli con la Cina a una sua pressione sulla Corea democratica. Trump sui social media ha detto, “ho spiegato al Presidente della Cina che un accordo commerciale con gli Stati Uniti sarà assai migliore per loro se risolvono il problema della Corea democratica!” Non a caso, tale approccio ha portato Trump ad essere rimproverato da entrambi i lati dello spettro politico. Dopo tutto, Trump prima di essere eletto aveva detto alle “masse americane abbandonate” che avrebbe messo prima di tutto l’America. Ciò vale per gli accordi commerciali equi con nazioni come Cina, Giappone e Messico, che Trump sosteneva abusassero del commercio e manipolassero le valute (Cina e Giappone). Charles Schumer, senatore democratico aperto a Trump e ai suoi obiettivi di lotta agli abusi commerciali da parte della Cina, non è tanto colpito da tale dietro-front. Schumer ha espresso l’importanza per Trump di restare fedele ai suoi impegni elettorali nell’affrontare il governo cinese su commercio e manipolazione della valuta. Schumer ha detto ai media, “Penso che ciò che dice sia, se sono duro sulla Corea democratica, sarà più facile sul commercio… Chiedete al popolo americano se gli piace l’accordo. Non gli piacerà”.
Trump aveva anche detto alla Cina che, “la Corea democratica cerca guai. Se la Cina decide di aiutarci, sarebbe grande… In caso contrario, risolveremo il problema senza di loro!” Tuttavia, è essenziale che Cina, Giappone e Corea del Sud riducano le tensioni nella penisola coreana e questo vale anche per i falchi dell’amministrazione Trump e per l’espansione nucleare e missilistica della Corea democratica. In realtà, non va bene che gli USA agiscano da soli nella penisola coreana perché qualsiasi ritorsione dalla Corea democratica molto probabilmente colpirebbe i popoli di Corea del Sud e Giappone. Le recenti azioni dell’amministrazione Trump in Siria, alzando la posta verso la Federazione Russa, e la crescente aggressività sulla Corea democratica, sono di cattivo augurio per Trump, perché non è stato eletto per questi motivi. Trump ha promesso un approccio non interventista e di aiutare i lavoratori statunitensi contro accordi commerciali internazionali scorrette. Ora, improvvisamente, l’interventismo cresce nella sua amministrazione. Altrettanto allarmante, Trump suggerisce di rinnegare il rigore verso la Cina se aiuta gli USA nei loro obiettivi in politica estera nei confronti della Corea democratica. Pertanto, importanti questioni economiche diventano secondarie perché Trump è ormai sempre più volto all’approccio interventista.

L’incrociatore lanciamissili russo Varjag arriva in Corea prima degli statunitensi
RG, 12 aprile 2017 – Fort Russ

L’ammiraglia della Flotta del Pacifico, l’incrociatore lanciamissili Varjag, arrivava nel porto di Busan in Corea del Sud prima della portaerei statunitense Carl Vinson, improvvisamente dirottata verso la Corea dalla rotta per l’Australia. L’arrivo delle navi russe veniva annunciato dalla marina coreana. L’incrociatore Varjag e la petroliera Pechenga arrivavano a Busan per una visita in vista di una serie di esercitazioni congiunte tra Marine russa e sudcoreana, e per discutere i piani per un’ulteriore cooperazione. Le navi rimarranno a Busan fino al 14 aprile, per poi continuare il viaggio oceanico verso sette porti stranieri. L’obiettivo principale della visita è mostrare la bandiera di S. Andrea nell’Asia-Pacifico, veniva spiegato presso il comando della Flotta del Pacifico. A gennaio Busan fu visitata dal grande nave antisommergibile della Flotta del Pacifico Admiral Tributs e dalla petroliera Boris Butoma. Il 9 aprile la portaerei nucleare Carl Vinson riceveva a Singapore l’ordine di annullare la prevista visita in Australia e dirigersi con urgenza nel nord del Pacifico, verso la penisola coreana. Il Pentagono ha spiegato il cambiamento di programma con la necessità di una dimostrazione di forza dopo i test missilistici della Corea democratica.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia vara un ultravanzato sottomarino nucleare

La Russia vara l’avanzato sottomarino Kazan riportando la flotta sottomarina ai livelli sovietici.
Alexander Mercouris, The Duran 01/04/2017La Marina russa riceverà presto il Kazan, secondo sottomarino nucleare della classe Jasen, appena varato dal gigantesco cantiere Sevmash nella città portuale di Severodvinsk, nella regione di Arkhangelsk. Il Kazan è un sottomarino multiruolo capace di lanciare siluri avanzati e missili da crociera supersonici delle famiglie Kalibr e Oniks. Si tratta di un sottomarino molto più avanzato e potente rispetto al sottomarino capoclasse Jasen, il Severodvinsk, progettato nell’URSS e impostato nel 1993, ma a causa della crisi economica degli anni ’90 fu infine varato solo nel 2010 ed entrò in servizio nella Marina russa nel 2013. Al contrario il Kazan fu impostato nel 2009, ed appena varato dovrebbe entrare in servizio nella Marina russa il prossimo anno. La storia eccezionalmente prolungata della costruzione del Severodvinsk riflette non solo la grave crisi finanziaria che colpì i piani di approvvigionamento della difesa russa negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Riflette anche la severa riduzione dell’attività delle industrie cantieristica e della Difesa russe nello stesso periodo. Per completare con successo il Severodvinsk e riprendere la produzione in serie dei sottomarini nucleari, con i sistemi d’arma più complessi e più avanzati esistenti, si richiese l’aggiornamento e la ristrutturazione radicali dei cantieri navali e delle industrie della Difesa dediti alla loro produzione. Il fatto che ciò accada ora, permettendo la produzione in serie degli avanzati sottomarini classe Jasen, accelerandone i tempi di costruzione (altri cinque di questi sottomarini avanzati dovrebbero entrare in servizio entro il 2025), sono una significativa realizzazione industriale.
Anche se cinque Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, costruiscono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, con l’India intenzionata a seguirli, la classe Jasen è nettamente più avanzata rispetto ai sottomarini nucleari d’attacco costruiti dagli Paesi, a parte gli Stati Uniti. Infatti i russi sostengono che gli unici sottomarini relativamente sofisticati quanto la classe Jasen sono i tre sottomarini della classe Seawolf, costruiti dagli Stati Uniti negli anni ’90. E’ probabile che la classe Jasen fosse originariamente destinata a sostituire i precedenti sottomarini lanciamissili Granit e Antej, costruiti dall’URSS negli anni ’80, anche se la classe Jasen è molto più sofisticata ed ha prestazioni significativamente migliori. I russi attualmente sviluppano i sottomarini nucleari più piccoli e meno costosi della classe Husky, integrando la classe Jasen e sostituendo l’attuale classe di sottomarini Shuka-B, costruiti dall’URSS negli anni ’80. C’è anche un significativo continuo programma di sviluppo e costruzione dei sofisticati sottomarini a propulsione convenzionale diesel-elettrica delle classi Lada e Kalina. Mentre i sottomarini a propulsione convenzionale non hanno le prestazioni o l’autonomia dei sottomarini a propulsione nucleare, sono significativamente più silenziosi e furtivi (gli attuali sottomarini classe Kilo sono anche chiamati ‘buchi neri’ per la silenziosità), rendendosi utili soprattutto nelle acque costiere.
Incidentalmente, i sottomarini a propulsione nucleare della Russia sono sempre più significativamente silenziosi. È un luogo comune nei commenti occidentali che i sottomarini nucleari russi siano molto più rumorosi di quelli degli Stati Uniti. Come questo grafico (secondo le informazioni dell’US Navy) mostra, ciò è sempre stato esagerato, con sottomarini nucleari russi sempre meno in ritardo rispetto ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti, di quanto spesso si affermi, e i sottomarini nucleari russi di solito sono più silenziosi dei sottomarini nucleari statunitensi della classe precedente. Con il varo del Kazan, e i lavori sulla classe Husky, è probabile che la silenziosità dei sottomarini a propulsione nucleare russi sia ormai al livello di quelli progettati dagli Stati Uniti.L’attenzione su sviluppo e costruzione dei sottomarini in Russia dimostra qualcos’altro. Anche se lo sviluppo di portaerei e navi di superficie russi tende ad attirare l’attenzione, l’attuale priorità navale russa sono sviluppo e costruzione dei sottomarini. La flotta sottomarina, dall’inizio della guerra fredda, è sempre stata la forza d’attacco principale della Marina russa. L’importanza che i russi attribuiscono alla flotta sottomarina è dimostrata dal fatto che la loro flotta sottomarina finora è l’unica parte della flotta russa ad essere stata riportata ai livelli dell’URSS. L’Ammiraglio Vladimir Korolev, comandante in capo della Marina russa, aveva detto alla cerimonia per il varo del Kazan che nel 2016 la flotta sottomarina russa per la prima volta è ritornata ai livelli dell’era sovietica, nelle missioni di pattugliamento. Con le nuove classi di sottomarini in via di sviluppo e realizzazione, la presenza sotto i mari della Russia d’ora in poi potrà solo crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La militarizzazione della penisola coreana destabilizza l’Asia

Sergej Kozhemjakin, Pravda, 10/03/2017 – Histoire et Societé
Il protagonista principale di questa politica sono gli Stati Uniti. Con le sue provocazioni, Washington cerca d’iniziare un conflitto e coinvolgervi non solo la Corea democratica, ma anche la Cina.Teste di ponte di Washington
Il fatto che la regione Asia-Pacifico, in particolare l’Asia orientale, sia una delle principali direttrici della politica estera della nuova amministrazione degli Stati Uniti, è noto da molto prima della nomina ufficiale di Donald Trump. In primo luogo, la squadra del futuro presidente degli Stati Uniti inviò un segnale negativo a Pechino, stabilendo contatti con le autorità di Taiwan. Poi Washington chiarì che non avrebbe abbandonato l’alleanza con Giappone e Corea del Sud. Gli Stati Uniti iniziarono la marcia forzata della militarizzazione di questi Paesi per consolidarne lo status di “portaerei inaffondabili” di Washington. Il calendario di incontri e visite di alti funzionari degli Stati Uniti è significativo. Il primo dei leader mondiali ad incontrare Trump dopo la sua elezione fu il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe. Il capo del governo giapponese si affrettò a fare una visita ufficiale negli Stati Uniti a febbraio. Durante la visita fece delle dichiarazioni importanti. Secondo Trump, Washington è al “100% dedita all’alleanza con il Giappone”, e non ha intenzione di rivedere l’accordo di cooperazione e mutua sicurezza firmato nel 1960. L’accordo sulla difesa collettiva, tra le altre cose, autorizza il soggiorno nel Paese di un contingente di 54000 soldati degli USA. Inoltre, come sottolineato da Trump, l’accordo riguarda anche le isole Senkaku (Diaoyu), una sfida diretta alla Cina che le considera suo territorio. Inoltre, Trump e Abe avvertirono Pechino dall’aumentare l’attività nel Mar Cinese Meridionale, nascondendo la loro solita interferenza con le lacrime di coccodrillo sulla “violazione della libertà di navigazione e di volo”. Pochi giorni dopo. le portaerei dell’US Navy entrarono nella zona. Il loro comandante, contrammiraglio James Kilby, disse apertamente che lo scopo dell’azione era una “prova di forza”. E’ ovvio che senza la crisi politica in Corea del Sud (il 9 dicembre la presidentessa Park Geun-hye è stata deposta per corruzione), la leadership del Paese sarebbe stata pronta ad omaggiare il boss d’oltremare. Così Tokyo e Seoul, nel sistema “mondiale degli Stati Uniti”, continuano ad occupare un posto speciale, e la minaccia di Trump di ridurre il costo delle presenza era pura demagogia preelettorale. Lo dimostrano le visite in Corea del Sud e Giappone del nuovo segretario alla Difesa James Mattis, facendovi i suoi primi viaggi all’estero. Il capo del Pentagono ribadiva le dichiarazioni di Trump sull’inviolabilità della cooperazione militare e politica con tali Paesi. Passi concreti seguirono presto. Ai primi di febbraio, nelle Hawaii si ebbe il test congiunto USA-Giappone dei missili intercettori SM-3. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti inviarono 10 nuovi F-35B sulla base aerea di Iwakuni, nell’isola di Honshu. Prima della fine dell’anno vi saranno trasferite le unità della portaerei nucleare Ronald Reagan; sessanta aerei. Il Giappone sviluppa la propria produzione militare. Secondo il programma adottato, ogni anno costruirà due cacciatorpediniere dal dislocamento di 3000 tonnellate. Il Paese non nasconde che le nuove navi pattuglieranno il Mar Cinese Orientale, cioè “contenere” la Cina

L’aggressore non è chi pensiamo
La militarizzazione della Corea del Sud è anche maggiore. Per farlo hanno trovato un comodo alibi: il programma missilistico e nucleare della Corea democratica. Gli sforzi occidentali per demonizzare Pyongyang non sono stati vani: quasi tutti ripetono che il “regime nordcoreano è aggressivo”, e che presumibilmente aspetta solo il momento giusto per lanciare i suoi missili nucleari. Ad esempio citando il test dell’anno scorso, così come lanci di missili balistici. L’ultimo avveniva il 12 febbraio, quando fu lanciato un missile “Pukkykson-2” (“Stella Polare-2”). L’ira di Stati Uniti ed alleati fu causata non solo dal fatto che il test avvenne al momento della visita di Shinzo Abe a Washington, ma che dimostrava anche le nuove capacità della Corea democratica. Il missile fu lanciato da un’unità mobile ed era dotato di un motore a combustibile solido, complicandone l’intercettazione dal nemico. In risposta, contro il Paese furono imposte severe sanzioni, tra cui divieto d’importare minerali dalla Corea democratica, embargo sulla fornitura di carburante per aerei e anche ispezione di tutte le merci che entrano nel Paese. Purtroppo, la Russia vi ha aderito, mentre soffre restrizioni inique. Alla fine di febbraio, il Ministero degli Esteri russo preparava un progetto di decreto presidenziale sull’ulteriore inasprimento delle sanzioni. Il documento prevede la fine della cooperazione scientifica e tecnica con Pyongyang, e vieta la fornitura di rame, nichel e altri metalli, e così via. In altre parole, Mosca ha accettato le regole imposte. Ma sono giuste? La politica verso la Corea democratica è un esempio lampante dello stigma dell’anatema. La Corea democratica è stigmatizzata unanimemente per dei peccati che non ha commesso, e chi grida più forte non è giudice esente da qualsiasi crimine. Per dieci anni, questo Paese non ha commesso alcuna aggressione, e tutte le prove vengono effettuate sul proprio territorio. A differenza degli Stati Uniti, che hanno trasformato Libia, Iraq, Afghanistan, Siria e molti altri Stati in poligoni sanguinosi per le loro armi. Pyongyang ha apertamente detto che il programma nucleare e missilistico serve a garantire la sovranità del Paese. Contrariamente alla credenza popolare, la Corea democratica non brandisce il “manganello nucleare” e valuta la possibilità di utilizzare l’arsenale solo se attaccata. Nel frattempo, la leadership nordcoreana non esclude il congelamento completo dei test, indisponendo l’occidente. Al settimo Congresso del Partito dei Lavoratori dello scorso anno, la possibilità di una moratoria fu avanzata. In cambio Pyongyang chiese solo una cosa: la fine delle grandi esercitazioni in prossimità della linea demilitarizzata. Le regolari esercitazioni militari di Seoul e Washington sono un fatto spesso trascurato. È un grave errore, perché non sono in realtà semplici manovre, ma piuttosto una mobilitazione completa e una concentrazione di forze nelle immediate vicinanze del territorio della Corea democratica. Ad esempio, nelle manovre Key Resolve dello scorso anno parteciparono 300000 soldati coreani e 15000 degli Stati Uniti. Altre esercitazioni, Ulchi Freedom Guardian, ricordavano a Pyongyang i terribili giorni della guerra di Corea: giunsero sulle penisola i soldati di 9 Paesi, protagonisti della coalizione filo-USA del 1950-1953. Per comprendere la natura aggressiva di tali manovre, basta elencarne gli obiettivi: attacco nucleare preventivo sulla Corea democratica, sbarco a Pyongyang e distruzione della leadership nordcoreana e, infine, occupazione totale del Paese. In realtà, più volte l’anno in Corea del Sud si svolgono le prove generali per l’invasione del Nord. A tal proposito, la posizione della RPDC, che denuncia le manovre come ragione principale delle tensioni nella penisola, è pienamente giustificata. Chi parla di “aggressione di Pyongyang” ha volutamente invertito il rapporto tra causa ed effetto. Nel 2014-2015, la leadership della Corea democratica chiese più volte a Seoul di riprendere il dialogo per la pace e riavviare il processo di creazione della Confederazione coreana unificata, idea già avanzata da Kim Il Sung. Tuttavia, il governo di destra di Park Geun-hye respinse queste iniziative, ammettendo solo una variante della riunificazione: l’assorbimento del Nord dal Sud sull’esempio della RFT con la RDT. Il contingente statunitense in Corea del Sud fu rafforzato e le esercitazioni congiunte assunsero un peso ancora maggiore. Solo dopo Pyongyang riprese i test nucleari e missilistici.

Grandi e piccole provocazioni
L’ultima serie di lanci di missili è anche una risposta ai passi apertamente ostili di Seoul e Washington. Il Ministero della Difesa della Corea del Sud annunciava un piano per la “punizione di massa e la vendetta” con cui Pyongyang “sarà incenerita scomparendo dalla carta geografica” al minimo “segno di uso di armi nucleari”. I criteri per definire questo “segno” non sono specificati nel documento. Tuttavia, Seoul annunciava la creazione di un’unità speciale per la distruzione fisica della leadership politica e militare della Corea democratica, tra cui Kim Jong-un. Come notato, in caso di ostilità, questo compito sarà realizzato da subito, qualunque sia il “danno collaterale” per la popolazione civile della Corea democratica. La nuova amministrazione statunitense si esprime con lo stesso tono. Chiamando la Corea democratica “grave minaccia per la sicurezza regionale e globale”, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson ha detto di preparare una nuova strategia nei rapporti con Pyongyang. Secondo lui, vanno considerare tutte le opzioni senza escludere l’uso della forza militare contro la Corea democratica. Era sostenuto dal comandante delle forze USA in Corea del Sud Vincent Brooks, che invitava a rafforzare le capacità d’attacco sullo Stato confinante. “La difesa convenzionale qui è inadeguata. Se non possiamo uccidere gli arcieri, allora non potremo intercettare tutte le frecce“, aveva detto pittorescamente. In tale contesto, l’invio di armi in Corea del Sud si è notevolmente intensificato. 24 elicotteri d’attacco “Apache” sono stati assegnati alla base statunitense di Suwon. Altri 36 sono stati aggiunti all’aeronautica del Paese. Secondo Seoul, gli elicotteri saranno trasferiti sulle isole Yeonpyeong e Baengnyeong, a 12 chilometri dalle coste della Corea democratica. Non c’è migliore provocazione: dopo la fine della guerra di Corea, il confine marittimo tra i due Paesi non fu deciso e Pyongyang contesta la proprietà delle isole. Inoltre, durante la visita di Mattis, fu confermata la volontà d’installare il sistema antimissile THAAD prima della fine dell’anno. La loro gestione sarà assegnata esclusivamente ai militari degli Stati Uniti, e Seoul non avrà accesso neanche ai dati radar. Così, la Corea e presto il Giappone, saranno collegati al sistema di difesa missilistica globale creato dagli Stati Uniti per isolare Cina, Russia e Iran. Ma questa è solo una parte della militarizzazione. Per partecipare all’avvio delle esercitazioni di marzo Key Resolve e Foal Eagle arriveranno in Corea del Sud armi strategiche, come sottomarini nucleari, aerei da combattimento F-22, bombardieri strategici e uno squadrone guidato dalla portaerei nucleare Carl Vinson. Come già detto a Washington e Seoul, le manovre sono di dimensioni senza precedenti. Inoltre, saranno l’occasione per insediare permanentemente armi strategiche in Corea del Sud. Il Capo di Stato Maggiore Lee Sung-jin ha già presentato una richiesta in tal senso agli Stati Uniti.
Provocando la reazione della Corea democratica, Washington cerca di rafforzare la sua posizione nella regione. In tale contesto, l’assai misteriosa morte di Kim Jong-nam merita una particolare attenzione. Il fratellastro del leader nordcoreano ha vissuto per molti anni fuori dal Paese, conducendo una vita dissoluta e guadagnandosi da vivere facendo “rivelazioni” sul regime della Corea democratica. 16 anni dopo aver lasciato la Corea democratica, Kim Jong-nam fu ucciso nell’aeroporto di Kuala Lumpur (Malesia). La domanda sorge spontanea: a chi giova? Non certo alla leadership della Corea democratica, già sotto estrema pressione da molti anni. Ma le forze interessate a destabilizzare l’est asiatico, con l’assassinio di Kim Jong-nam, hanno un’occasione d’oro per nuovi attacchi contro Pyongyang. Non meraviglia che, subito dopo le prime notizie dell’attentato, Seoul, attraverso il presidente ad interim Hwan Ahnkyo, accusasse la Corea democratica, esortandola a punirla severamente in quanto “Stato terrorista”? Ciò che appare come una provocazione deliberata è la versione ufficiale, secondo cui Kim Jong-nam fu ucciso con veleno VX, bandito dalla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche. Ora la Corea democratica sarà certamente accusata non solo di omicidio, ma anche di usare armi chimiche. E’ chiaro che tali eventi rientrano nello scenario per destabilizzare la regione. E la Corea democratica non è l’unico obiettivo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora