Siria: verso la Liberazione di Aleppo est

Moon of Alabama 5 dicembre 2016

Questa è la situazione ad Aleppo dal 4 dicembre. L’area verde è occupata da al-Qaida ed alleati, sarà presto spazzata via.e-aleppo20161204Il ministro degli Esteri inglese dice che la vittoria del governo siriano ad Aleppo non è per nulla un bene. Bollocks e i suoi camerati evidentemente hanno mollato e si lamentano per salvarsi la faccia. Alleanza della Siria è vincente, la politica degli Stati Uniti cambia e la fine della guerra è ormai prossima. L’operazione di propaganda dell’MI-6 “Bana al-Abad” è fallita. La prima stella dell’operazione era una bambina di Aleppo che non sapeva l’inglese, ma la politica mondiale ha saputo twittarla in perfetto inglese, anche quando internet ad Aleppo non c’era. Ora è scomparsa, proprio come una delle prime operazioni di propaganda anti-siriane, la “lesbica di Damasco”, fallita nel 2011 poco prima che l’autore, uno statunitense che viveva in Scozia, venisse denunciato. Che diranno i media che volontariamente hanno spacciato le sciocchezze su “Bana”, ai loro lettori? Dall’inizio dell’offensiva dell’Esercito arabo siriano contro i taqfiri ad Aleppo est, oltre 21000 civili sono fuggiti verso le zone governative occidentali. Diversi media confermano che questi civili erano ostaggio dei taqfiri e che fuggivano sotto il loro tiro: “Eravamo sotto pressione con ogni mezzo, psicologico e finanziario. I terroristi cercavano d’impedirci di uscire fin quando l’esercito arrivò“, ha detto Amina Ruayn, fuggita con il marito, sette figlie e tre figli. “Siamo finiti sotto il tiro dei terroristi appena ce ne siamo andati e l’esercito ha colpito il minareto da cui sparava il cecchino, e poi siamo andati via“, ha detto. Circa 500 terroristi tra i civili si sono arresi all’Esercito arabo siriano. 480 erano del posto e non sapendo dove andare si sono impegnati a porre fine ai combattimenti. I restanti vogliono rimanere e continuare fino alla morte, sabotando i piani del segretario di Stato degli USA Kerry, che cerca un altro cessate il fuoco con cui far uscire i terroristi di al-Qaida, ma altri taqfiri occupano Aleppo est. Kerry arriva tardi comunque. L’accordo non è più in discussione e l’UE ha idee peggiori, vuole corrompere il governo siriano per mantenere al potere i terroristi. Uno scherzo! Le forze russe e siriane non lasceranno alcun terrorista vivo o alcun centimetro di Aleppo occupato da essi. E poi sarà lo stesso in tutta la Siria.
Nuove vie d’uscita controllate per la popolazione civile e terroristi che vogliono arrendersi saranno aperte a breve. Le vecchie vie d’uscita sono completamente sotto il controllo del governo siriano. Dubito che ci sono molti civili. Come avevo stimato il 15 ottobre: “Sulla base dei numeri a Daraya e altri assedi in Siria, vi sono probabilmente non più di 4-5000 combattenti e 3-5000 civili, ovvero i loro famigliari, nella zona est di Aleppo. Il totale potrebbe facilmente essere circa 20000”.
I funzionari dell’agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite hanno raccontato fiabe su 270000 civili assediati ad Aleppo est. I vari media “occidentali” lo ripetevano a pappagallo. Oltre il 60% del territorio è stato liberato. La Croce Rossa Internazionale l’ha trovato vuoto. Dove sono le centinaia di migliaia di civili che le Nazioni Unite si sono sognate? Ci sono ancora attacchi dalle zone dei taqfiriti contro il territorio governativo nelle zone occidentali, e ciascuno di essi costa vite. Secondo SANA, 8 persone sono state uccise e 25 ferite il 5 dicembre quando i taqfiriti hanno sparato razzi sulle zone residenziali di Aleppo ovest. Un ospedale da campo russo istituito negli ultimi giorni, per aiutare i rifugiati provenienti da Aleppo est, veniva attaccato dai taqfiriti “moderati”. Una dottoressa russa è stata uccisa, diversi altri feriti e l’ospedale distrutto. Tali attacchi creano l’urgenza di svuotare la sacca il prima possibile. Ci sono molti altri motivi, inoltre, perché l’attacco ad Aleppo est proceda molto più velocemente del previsto. Ogni volta che l’Esercito arabo siriano ed alleati rallentano, i terroristi occupano la sacca. Il 4 dicembre, il gruppo di al-Qaida Jabhat al-Nusra, si è unito al gruppo Zinqi, armato dalla CIA, nell’attaccare le basi di altri gruppi armati, che controllavano magazzini di cibo e munizioni. Tali lotte intestine sono ideali per le forze siriane che avanzano in modo inaspettato. Le forze governative siriane non procedono lungo le linee attese dagli esperti, non attaccano lungo le strade principali o gli assi con evidenti punti di controllo e trappole tese dai nemici, ma ne sondano i fianchi fin quando trovano un punto debole spezzandolo per effettuare massicci attacchi alle difese nemiche dal tergo. I 25000 combattenti dell’Esercito arabo siriano e 10000 alleati (4000 dall’Iraq, 4000 dall’Iran e 2000 di Hezbollah) hanno un inaudito supporto da aerei ed elicotteri siriani. I rapporti sui “bombardamenti russi” ad Aleppo est, delle ultime sei settimane, sono tutti falsi. Solo l’Aeronautica siriana è attiva sulla zona.
Il piano generale è scacciare i taqfiriti dalla piccola sacca ad Aleppo est (la “città vecchia”) e poi negoziare la loro dipartita per Idlib, nel nord-ovest della Siria. Idlib è travolta da lotte intestine tra i vari terroristi a cui fu offerta l’uscita dalle zone presso Damasco, Homs e Hama. Sarà presto un poligono di tiro per le forze aeree siriane e russe. I terroristi fuggono in Turchia, incubo di Erdogan, e da lì magari per le città europee “occidentali”, dove saranno coccolati e riposeranno fin quando i loro padroni vorranno un’altra guerra.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché i ‘treni-fantasmi’ russi spaventano l’occidente

Sputnik, 4/12720161023028482Commentando i recenti successi del test di lancio del missile balistico intercontinentale russo dell’avanzato complesso missilistico strategico su rotaia Barguzin, i media tedeschi hanno lanciato un allarme, definendolo “incubo”, tuttavia osservando che si tratta della risposta all’aggressività occidentale ai confini della Russia. Il test ha avuto luogo presso il cosmodromo di Plesetsk ai primi di novembre, e apre la via ai test di volo reali. “Le prove di lancio sono svolte per determinare se il complesso è operativo. Il missile e il contenitore di lancio sono stati progettati da tempo, ma la piattaforma di lancio è nuova. Le prove hanno lo scopo di testarne le prestazioni“, affermava l’analista della difesa Viktor Murakhovskij a Radio Sputnik, all’inizio di novembre. Il test segna il rilancio del progetto del treno nucleare sovietico. Nel 1987, l’URSS decise di disporre di missili su ferrovia, approfittando dell’ampia e ramificata rete ferroviaria, in cui un treno poteva sfuggire alla ricognizione satellitare. Ciascuno dei 12 ‘treni nucleari’ sovietici era armato con tre missili balistici intercontinentali (ICBM) RT-23 (SS-24 Scalpel) che trasportavano 10 testate. Dallo spazio, questi treni sembravano vetture-frigorifero ordinarie.
a1a5ce9e16dea931ad3dfc65216c35e6In conformità con il trattato START II, la Russia disattivò i treni nel 2005 e li radiò nel 2007. Il nuovo progetto, nome in codice Barguzin, dal forte vento del Bajkal, non è soggetto al trattato e supera i predecessori per potenza. Ogni treno Barguzin sarà armato con 6 ICBM RS-24 Jars (equivalente terrestre del Bulava navale). Il nuovo “treno nucleare” opera similmente a un sottomarino nucleare. Le vetture sono così solide che possono resistere all’esplosione di una testata nucleare ad alcune centinaia di metri di distanza. Un treno può operare per un mese in modo autonomo e percorrere 1000 chilometri al giorno. Il sistema dovrebbe essere messo a punto entro il 2018. Cinque reggimenti Barguzin dovrebbero entrare nelle Forze missilistiche strategiche della Russia entro il 2020. “Le piattaforme sovietiche impiegavano vagoni ferroviari diversi dalle carrozze ferroviarie standard. Il nuovo complesso missilistico è adattato allo scartamento standard. I carri che trasportano i missili recentemente testati, assomigliano a quelli frigorifero, ad esempio“, spiegava Murakhovskij. Commentando i recenti test, il sito Welt.de e la rivista Stern hanno definito il treno “un incubo“. Tuttavia notavano che il rilancio dei cosiddetti “treni fantasma” è la risposta a ciò che Mosca vede come “passaggio dell’occidente della linea rossa” in Europa orientale, ai confini della Russia, indicando il rafforzamento militare della NATO in Europa orientale e nel Baltico. In un commento sul tema, il commentatore militare Vasilij Sychev osservava che i Barguzin sono solo la risposta all’unità Prompt Global Strike (PGS), un sistema aereo d’attacco convenzionale con armi intelligenti capace di colpire qualsiasi parte del mondo entro un’ora, similmente ad un ICBM nucleare. Tale arma permetterebbe agli Stati Uniti di rispondere molto più rapidamente di quanto sia possibile con le forze convenzionali.
Nel settembre 2014, il Presidente Putin citò il PGS tra le numerose nuove minacce che la Russia doveva affrontare, insieme al sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti in Alaska, al sistema di difesa antibalistico Aegis in Europa e la maggiore attività della NATO in Europa orientale. Il Viceprimo Ministro incaricato dell’Industria della Difesa Dmitrij Rogozin avvertiva che la Russia aggiornerà le forze nucleari strategiche e le difese aerospaziali in risposta al sistema PGS. Viktor Murakhovskij affermava che chi definisce il treno “un puro e semplice incubo” presso i servizi segreti stranieri, ha tutte le ragioni per dirlo. “Sono d’accordo dato che non ci sono gli elementi che potrebbero essere utilizzati per rilevare il complesso missilistico su rotaia“, aveva detto. “C’è una nuova piattaforma di lancio e un nuovo sistema di controllo operativo che utilizza canali di trasmissione digitali protetti. Vi sono nuovi programmi per le missioni“, dettagliava. Quindi i media tedeschi hanno ragione ad allarmarsi sui temuti treni russi che potranno colpire tutti gli obiettivi strategici in occidente. I treni tuttavia rimarranno esclusivamente sul territorio russo, dato che lo scartamento delle ferrovie della Russia è più ampio di quello dell’Europa. I binari nei territori della Russia e dell’ex-Unione Sovietica sono stati costruiti utilizzando il binario a scartamento largo (1520 millimetri). La maggior parte delle ferrovie europee occidentali, fino agli Stati baltici, così come il 60 per cento delle ferrovie del mondo, usa lo scartamento normale (1435 millimetri). Le origini di questa differenza risalgono al 19° secolo. Per la Russia, il diverso scartamento dei binari aveva uno scopo strategico militare, ostacolando la forza militare ostile impedendogli di spostare truppe e materiale bellico nel Paese via treno.1_RG_44,375Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Per disservizi, la terza guerra mondiale è rinviata

Valentin Vasilescu, Reseau International, 2 dicembre 2016

3272815042_2f2f84513b_oLa stampa internazionale ha allarmato l’opinione pubblica annunciando l’imminente terza guerra mondiale, innescata dal confronto tra Russia e Ucraina l’1-2 dicembre. In realtà, nulla di ciò accadrà. Le forze aeree dell’Ucraina compivano l’1-2 dicembre 2016 esercitazioni sulla preparazione delle unità, attaccando bersagli aerei (droni). Questi bersagli sono gli UAV VR-3 Rejs (Tu-143) dell’era sovietica, che volano ad una quota inferiore ai 5000 metri spinti da motori a reazione alla velocità di crociera di 950 chilometri all’ora. Possono cambiare frequentemente quota e rotta, ed essere modificati caricando a bordo 150 kg di esplosivo. Il VR-3 Rejs sarà oggetto dei tiri, da terra, dei missili antiaerei S-200 prodotti in epoca sovietica, dalla gittata di 200 km, e dei missili aria-aria R-27 dalla gittata di 80 km, impiegati sugli aerei da combattimento MiG-29 ucraini, sempre prodotti nell’URSS. Secondo i funzionari ucraini, i tiri saranno eseguiti sul Mar Nero, nelle acque territoriali ucraine. L’Ucraina non riconosce l’annessione della Crimea alla Russia, e ritiene che lo spazio aereo della Crimea fino allo Stretto di Kerch gli appartenga. Tali esercitazioni si svolgeranno nell’area del traffico aereo civile (ACC: Area Control Center) di Simferopoli, dipendente dall’Eurocontrol di Brétigny (Francia), che ha deciso la chiusura dello spazio aereo della Crimea vietando sorvolo e atterraggio agli aeromobili per l’1-2 dicembre 2016. La Russia ha risposto accusando di violazione della Convenzione sull’aviazione civile internazionale di Chicago del 1944, a cui l’Ucraina aderisce. La Russia non capiva perché l’Ucraina non abbia scelto per i VR-3 Rejs la rotta ovest sul Mar Nero, in direzione di Odessa, senza interrompere il traffico aereo.
Secondo il generale Philip Breedlove, ex-comandante della NATO, i russi hanno creato sulla Crimea una no-fly zone impermeabile alle attività della NATO (Anti-Access/Area Denial o bolla A2/AD). Questa zona di esclusione è imposta da un moderno sotto-sistema di raccolta, analisi e distribuzione delle informazioni sullo spazio aereo, un complesso automatizzato C4I (comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence e interoperabilità ). Il comando C4I in prima istanza controlla i moderni sistemi d’interferenza unificati tattici Borisoglebsk-2 e Krasukha-4 mettendo fuori uso radar e apparecchiature di comunicazione militari ucraine. Quindi, per la neutralizzazione, i russi schierano in Crimea anche un reggimento di moderni missili S-400, resistenti ai disturbi, composto da due battaglioni, ciascuno con 4 sistemi che possono lanciare 4 missili che distruggono i bersagli che volano a quote tra 5000-60000 m alla velocità di 4,8 km/s (13000 km/h). Il missile dell’S-400 ha una portata massima di 400 km. Oltre ai missili terra-aria, due squadroni di aerei da combattimento russi Su-30SM e Su-27M sono pronti al combattimento nella base aerea di Belbek (Sebastopoli) in Crimea.
La città di Sebastopoli ospita la base navale della Crimea che accoglie l’incrociatore Moskva, ammiraglia della Flotta del Mar Nero russa, dotato di missili antiaerei S-300F dalla gittata di 300 km. Le forze russe, pertanto, adottano le misure per abbattere qualsiasi velivolo diretto verso lo spazio aereo della Crimea e se necessario lo farà. L’Ucraina, da parte sua, genera una nuova isteria in occidente, basandosi esclusivamente sulle impressioni.385953908-1728x800_cTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin definisce la futura politica della Russia. Divorzio dall’occidente

Aleksandr Artamonov, Pravda, 01/12/2016bn-io012_rusdum_j_20150521171100Nel discorso annuale alla Duma russa, Vladimir Putin ha tratto le conclusioni presentando un rapporto e impostando le principali linee di sviluppo della Russia per il prossimo anno. In diverse occasioni, il discorso è stato interrotto da applausi spontanei: quando il presidente ha parlato dello stato economico del Paese e dello sviluppo del suo potenziale agroalimentare, sottolineando che la Russia è prima divenuta autonoma nelle materie prime agricole e adesso le fornisce ad altri Paesi. Infine, i deputati hanno applaudito quando Putin ha citato l’operazione militare all’estero (senza pronunciare “Siria”) e quando si è rivolto direttamente alle Forze Armate, alla fine del discorso: “Voi siete i soldati della Russia! Portate in alto l’onore Vostro e del Vostro Paese!
Detto questo, ci sono stati passaggi forti e veramente interessanti sulla situazione internazionale. Quindi, parlando degli Stati Uniti, Putin ha evitato di menzionare la vittoria di Donald Trump quale fattore di cambiamento nel rapporto tra i due Paesi. Ma non ha evitato di avvertire gli statunitensi dall’escalation sfrenata che porterà a conseguenze estreme. “Violare la parità strategica è molto pericoloso. Porterebbe alla catastrofe globale”, ha detto il Presidente della Russia. Altri Paesi, menzionati quali alleati nei principali assi di sviluppo, erano Cina e India, e il cruciale sviluppo dell’Oriente russo che Putin ha definito grande imperativo nazionale e snodo della situazione attuale. Come programma nazionale, Putin ha suggerito l’attuazione dell'”integrazione eurasiatica su tutti i livelli”. La grande sorpresa sul capitolo degli “Affari Internazionali” di Putin sembra sia non attendersi nulla di positivo dall’Europa, non avendo pronunciato nulla su questa parte geografica, economica e strategica. L’Europa è scomparsa dal discorso, segnando la grande svolta che la Russia intende operare, riservandosi alla cooperazione con Asia e Oriente.
Un altro aspetto interessante è la sequenza temporale e l’ordine delle questioni sollevate. Così più della metà del discorso era dedicata alla politica interna. La cosa che ha sorpreso molti è l’evocazione della rivoluzione sovietica del 1917. Sarebbe il momento della riconciliazione nazionale, sull’esempio francese, cioè, anche se il periodo fu crudele e sanguinario, incarna sempre il grande passo compiuto dalla società russa sulla via dello sviluppo sociale, politico ed economico. Ma Putin ha avvertito i revisionisti dicendo letteralmente che qualunque fosse l’origine degli antenati dei cittadini russi, in quella tragedia, e su quale barricata fossero, la Russia rimane e rimarrà sempre un solo Stato e un popolo unito, fiero del proprio passato e delle proprie vittorie. Tale approccio equivale alla fine dell’espiazione degli errori politici e degli abissi sociali legati alla memoria dei grandi purghe del 1937. Putin ha ripristinato il passato sovietico e, di fatto, voltato pagina mettendo i puntini sulle i e rifiutando di dimenticare le conquiste e le vittorie del periodo sovietico. Come è noto, allo stesso tempo, si è deciso di erigere un monumento in memoria di tutti i prigionieri politici. Sarà a Mosca, un muro (l’idea sarebbe il Muro dei lamenti), composto da corpi umani, in pietra rosa. L’idea generale dovrebbe essere il riconoscimento della memoria storica (a differenza della Francia, ancora alle prese con il compito di passare la spugna su Vandea e martiri della Bretagna), ma senza dimenticare di rendere omaggio ai grandi nomi dell’URSS; scienziati, ricercatori, soldati, artisti, ecc.
Un altro punto di forza menzionato sono i dati demografici. Cifre alla mano, il presidente russo ha dimostrato che il tasso di fertilità dei russi è più alto rispetto di quello in Portogallo e Germania: 1,7 Russia, 1,2 Portogallo e 1,5 Germania. E questo tasso continua ad aumentare con 1,78 nel 2016. Dopo la demografia, le questioni più importanti venivano esaminate in ordine di citazione; sanità a tutti i livelli con massicci investimenti da effettuare, istruzione secondaria, autostrade ed ecologia. La componente economica, particolarmente dolorosa per la Russia dati dimissioni e arresto del Ministro dello Sviluppo Economico, dimesso in attesa di presentarsi all’Ufficio del Procuratore di Mosca, ha stupito su molti punti. Così, Vladimir Putin ha osservato il rallentamento della caduta del PIL della Russia. La caduta dello scorso anno fu di quasi 3,7%, meno 0,3% del previsto nel 2016. L’inflazione dovrebbe raggiungere il minimo storico in Russia (5,8%) contro il 12,9 % nel 2015. La crescita industriale è stata riavviata. Alcune cifre sono sorprendenti: le esportazioni agroalimentari hanno generato un reddito superiore a quello militare: 14,6 miliardi di entrate dai contratti militari contro i 16,9 miliardi dai prodotti alimentari. Allo stesso tempo, ricordiamo che la Russia è al secondo posto per vendite di armi nel mondo. Un’altra sorpresa, non da ultimo, è il culmine dell’esportazione di prodotti informatici russi. “Un paio di anni fa“, ha detto il Presidente, “il livello era zero assoluto, ma ora l’informatica ha generato una plusvalenza di bilancio da 7 miliardi di dollari, quasi la metà del fatturato realizzato dal complesso militare-industriale“. Putin ha anche indicato l’obiettivo di una produzione avanzata in tutti i settori industriali, ed entro i prossimi 5 anni questi rami dell’economia dovrebbero essere pari al 30% del PIL (digitale, computer, neuro-tecnologia, spazio, nucleare, robotica, dispositivi quantistici, ecc).
In conclusione, si può anticipare che il prossimo periodo della Russia sarà caratterizzato da intenso sviluppo dei complessi militare-industriale, agro-alimentare ed informatico, quali settori di punta. Asia e oriente saranno i principali assi della cooperazione internazionale e dello sviluppo della Russia, e l’Oriente russo diverrà priorità nazionale. La Russia sembra definitivamente voltare le spalle all’occidente, da cui non si aspetta nulla di positivo. L’idea di grande complesso eurasiatico, tanto cara alla Russia dal periodo dell’Orda d’Oro, sembra destinata ad agitare di nuovo le notti insonni degli strateghi della nuova amministrazione Trump alla Casa bianca.56874055b08c4d8ba9f205c3c7ccc704Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’economia russa continua a rafforzarsi

Alexander Mercouris, The Duran 23 novembre 2016571a2929c36188fd698b4567L’economia russa continua il lento recupero ad ottobre, anche se il ritmo della ripresa continua ad essere frenato dalla strategia di contrasto all’inflazione della Banca centrale.
L’economia della Russia continua a rafforzarsi ad ottobre, con la produzione industriale superiore del 5,8% rispetto a settembre (l’aumento maggiore da aprile) e l’inflazione in calo al 6,1% (al di sotto delle aspettative di mercato). L’inflazione alla fine di novembre sarà probabilmente inferiore al 6%. PMI manifatturiere e dei servizi erano positive, con 52,40 e 52,70 rispettivamente). Nel frattempo la Russia continua ad essere prima in agricoltura, con un raccolto di grano record quest’anno di circa 106 milioni di tonnellate. Ciò riflette il rafforzamento completo dell’agricoltura della Russia, che cresce a un tasso annuo del 3%. Il Paese in pochi anni è divenuto autosufficiente nei suini e nel pollame dov’era grande importatore, e dovrebbe presto essere autosufficiente nelle carni e, a quel punto sarà completamente autosufficiente in tutti prodotti basati sulla carne. La trasformazione del settore agricolo della Russia ha permesso al Paese di ridurre le importazioni alimentari del 10% quest’anno rispetto al precedente. La Russia quest’anno, per la prima volta nella sua storia, supererà gli Stati Uniti come maggiore esportatore mondiale di grano, divenendo anche esportatore netto di altri prodotti alimentari come pollame. I giorni in cui i consumatori russi acquistavano cosce di pollo importate dagli Stati Uniti (note come “gambe di Bush”) sono passati. Secondo il Ministro dell’Agricoltura russo Aleksandr Tkachev, “In confronto, dieci anni fa l’importazione di cibo superò l’esportazione di quattro volte, e ora le esportazioni sono 1,5 volte inferiori alle importazioni. La crescita delle esportazioni è dovuta alla maggiore produzione di frumento (32%) e olio di girasole (15%)”. Tkachev ha previsto che se il sostegno del governo all’agricoltura rimane ai livelli attuali, nel 2020 il valore delle esportazioni alimentari del Paese sarà pari alle importazioni. Con l’agro-business russo che investe pesantemente nell’aumento di cibo e produzione vegetali (i principali prodotti alimentari che la Russia ancora importa), il Paese sembra destinato, negli anni 2020, a diventare esportatore di prodotti alimentari, come il Primo ministro russo Medvedev prevede, dove le esportazioni alimentari saranno il secondo maggiore percettore di valuta estera della Russia dopo le esportazioni energetiche.
1 Le osservazioni di Tkachev sulla necessaria importanza del sostegno del governo nel garantire la crescita dell’agricoltura russa, senza dubbio sono alla base dell’osservazione di Putin di pochi giorni dopo, secondo cui anche se le sanzioni occidentali alla Russia saranno tolte, la Russia impiegherà il massimo del tempo prima di togliere le proprie contro-sanzioni all’importazione di prodotti alimentari dall’UE. RT cita Putin, “Abbiamo agito davvero in modo responsabile e di fatto sfruttato le decisioni miopi applicate al nostro Paese dai nostri cosiddetti partner, introducendo le sanzioni“. In realtà le sanzioni dell’UE al settore agricolo della Russia sono state indubbiamente una manna, con le controsanzioni che libereranno il Paese dalle importazioni a una velocità che sembra avere sorpreso anche il governo russo, fornendo una spinta importante alla produzione nazionale. Anche se i russi, senza dubbio, saranno lenti nel togliere le controsanzioni, la mia opinione è che l’agricoltura nel Paese ha ormai acquisito il peso sufficiente per continuare a crescere rapidamente, anche quando saranno tolte le sanzioni. Inoltre, vietando la coltivazione in Russia di alimenti OGM, le autorità russe accelerano il processo promuovendo con successo l’idea, tra i russi, che il proprio cibo è più sano e migliore dei prodotti importati dall’occidente. Con la Russia che ora riesce a produrre con successo sostituti dei costosi formaggi importati come il parmigiano, i giorni in cui era possibile scrivere articoli sui russi contrariati dalla scomparsa di formaggi importati sono finiti. E’ pratica comune in occidente pensare alla Russia come terra con scarso cibo e code per esso, immagine del Paese che una volta aveva molto più di un granello di verità. Tuttavia, viaggiando in Russia oggi si ha l’impressione del contrario, della grande varietà di cibo e soprattutto di abbondanza. Come ho detto già molte volte, il maggiore vincolo alla crescita era la mentalità della Banca centrale volta solo a contrastare l’inflazione, mirando a portare il tasso annuo d’inflazione, entro la fine del 2014, al 4%. Ciò ha significato, in pratica, i tassi d’interesse reale alle stelle, i più alti in assoluto di una grande economia, calo dei redditi reali e crescita a breve termine sacrificata per ridurre l’inflazione. Con il governo impegnato, nei prossimi tre anni, ad una politica di consolidamento fiscale per estinguere il deficit di bilancio entro il 2020, non vi è alcuna compensazione allo stimolo fiscale per compensare l’enfasi della Banca centrale sulla riduzione dell’inflazione, motivo per cui la crescita è lenta. Il risultato è che anche se il Paese esce dalla recessione, il tenore di vita continua a scendere, il che però, come già detto, è qualcosa che la Banca centrale accoglie, certamente in privato, perché aumenta la competitività dell’economia e riduce l’inflazione deprimendo la domanda, anche se impedisce all’economia di crescere. A un certo punto però i tassi d’interesse cadranno con l’inflazione, uscendo dall’obiettivo della Banca centrale, la cui presidente Nabjullina prevede che il debito estero residuo delle banche russe sarà pagato entro la fine del 2017, ponendo in atto le condizioni affinché l’economia ritorni a una crescita sostenuta (del 4% annuo) nel 2020. Se i prezzi del petrolio si rialzano rapidamente, ovviamente la crescita potrebbe anche arrivare prima, in conseguenza della riduzione della deliberata politica del governo sul peso del prezzo del petrolio nell’economia.
Nel frattempo, la caduta degli investimenti s’è stabilizzata, come il tasso di cambio del rublo, e gli investimenti diretti esteri nell’economia russa in previsione di un ampliamento futuro, sono di nuovo in crescita. Questo è lo stato dell’economia russa oggi. In alcuni settori come l’agricoltura i risultati della politica del governo danno i loro frutti. In altri, come l’industria e la produzione, rimane molto da fare. Tuttavia parlare di economia in crisi o roba del genere è una sciocchezza.1_229

L’OPEC aumenta il prezzo del petrolio e l’Arabia Saudita ne riduce la produzione
Alexander Mercouris, The Duran 30/11/2016

opec0001L’annuncio dell’OPEC sulla riduzione della produzione di petrolio fa sì che i prezzi del petrolio aumentino mentre l’Arabia Saudita cambia rotta impegnandosi a tagliare la produzione dopo il crollo dei prezzi nell’estate 2014.
Dopo intensi negoziati, in corso per l’intero anno, l’OPEC ha finalmente annunciato la decisione di ridurre di 1,2 milioni di barili al giorno (circa 4,5%) la produzione attuale. La maggiore riduzione della produzione dev’essere effettuata dall’Arabia Saudita, che ha accettato di ridurre la produzione di 486000 barili al giorno. Inoltre, l’Iraq ridurrà la produzione di 209000 barili al giorno, e il Quwayt di 130000 barili al giorno. Un produttore importante, l’Indonesia, si è rifiutato di ridurre la propria produzione e si è sospeso dall’OPEC. Viene consentito ad un altro produttore, l’Iran, di aumentare la produzione di 200000 barili al giorno dagli attuali 3,7 milioni. I produttori non OPEC dovrebbero ridurre la produzione di 600000 barili al giorno; la maggiore riduzione riguarda la Russia, che sarà di 30000 barili al giorno. L’accordo dovrebbe durare 6 mesi. Il prezzo del petrolio ha subito recuperato alla notizia, con prezzi in aumento dell’8%, oltre i 50 dollari al barile. L’accordo è un rovescio per Arabia Saudita e Russia, grandi produttori di petrolio che si rifiutavano di ridurre la produzione in risposta al crollo del prezzo nel 2014. Da allora avevano livelli record di produzione, nel caso della Russia di 11,2 milioni di barili al giorno ad ottobre (il record post-sovietico), mentre la produzione saudita era arrivata a luglio a 10,67 milioni di barili al giorno. Ufficialmente la politica saudita fino all’inizio dell’anno era permettere che il prezzo del petrolio si riequilibrasse in modo naturale. Cosa ha spinto a cambiare politica?
Come dissi a settembre, la prima proposta di riduzione, all’inizio dell’anno, fu del ministro del Petrolio venezuelano, che aveva spinto i maggiori esportatori di petrolio a fare pressione. Le discussioni protrattesi sul congelamento della produzione di petrolio seguirono sorreggendosi solo sulle aspre contese tra Arabia Saudita e Iran, con l’Iran che insisteva ad aumentare la produzione dopo il rientro nel mercato all’inizio dell’anno, dopo l’allentamento delle sanzioni. L’ultimo accordo però va oltre il congelamento della produzione, come già detto, a settembre e prevede il taglio della produzione. La spiegazione dell’inversione saudita sono senza dubbio le crescenti tensioni sul bilancio dell’Arabia Saudita per via del prezzo del petrolio inferiore a quello atteso dai sauditi. Quasi certamente i sauditi erano spaventati anche dal breve crollo dei prezzi a 25 dollari al barile, d’inizio anno, preoccupandosi che il prezzo del petrolio sprofondasse. Anche se l’Arabia Saudita ha una grande capacità di prestiti sul mercato dei capitali, il tasso di cambio fisso avrebbe permesso che il crollo del prezzo del petrolio portasse il deficit di bilancio a livelli astronomici, costringendo i sauditi a tagli politicamente sensibili per mantenere la fiducia della comunità finanziaria internazionale. Tali tagli al bilancio tuttavia causano seri problemi e sembra che i sauditi abbiano accettato a malincuore semplicemente di non potersi permettere di continuare così. I russi, con una produzione di petrolio record e un bilancio sotto controllo, probabilmente ritengono di aver scoperto il bluff dei sauditi, permettendosi una minore riduzione della produzione. Resta da vedere se la riduzione basterà a riequilibrare il mercato del petrolio. La maggior parte dei commentatori lo sospetta, ma con i sauditi che ora cambiano corso sul taglio della produzione non è impossibile che, se i prezzi del petrolio cadono ancora, altri tagli alla produzione seguano.Austria OPEC MeetingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora