Chi ha paura del cattivone S-300?

Eric Draitser New Eastern Outlook 16/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora Iran-Russia-China_MapL’ordine esecutivo emesso dal presidente russo Vladimir Putin, che toglie il divieto di esportazione dei sistemi d’arma in Iran, è stato accolto dalla tagliente condanna d’Israele e dall’ammonimento dagli Stati Uniti. Mentre Mosca deve ancora prendere una decisione definitiva su se e quando fornire i missili della difesa aerea S-300 all’Iran, che Teheran acquistò con un contratto del 2007 inadempiuto dalla Russia per l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite, è chiaro che solo la possibilità segna un cambio significativo nella geopolitica regionale. Da un lato, le difese aeree iraniane sarebbero notevolmente aggiornate con un sistema d’arma avanzato come l’S-300 che, anche se non proprio nuovo, è ancora molto efficace nel difendere lo spazio aereo del Paese da un eventuale attacco israeliano o statunitense. D’altra parte, la possibile consegna degli S-300 è un passo simbolico verso l’integrazione dell’Iran nell’ampia architettura della sicurezza non-NATO che prende forma sotto la guida di Russia e Cina. Mentre i BRICS pongono la parola d’ordine del multipolarismo, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) emerge quale alleanza militare, di sicurezza e d’intelligence, oltre ad essere un forum economico-politico per le relazioni sino-russe. La possibilità di fare aderire l’Iran all’alleanza sia partecipando ai vertici della SCO che con contratti militari e non, nonché altre forme di cooperazione, è uno spartiacque per l’Iran e il mondo non-occidentale. Se pochi anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati potevano dettare i termini delle relazioni tra l’Iran e gli altri Stati, oggi semplicemente non possono, accordo sul nucleare o no. Gli S-300 sono solo la punta dell’iceberg.

Cosa significa ciò per l’Iran e la regione
16611 In primo luogo, l’Iran ha la possibilità di avere, almeno in una certa misura, condizioni di parità a livello internazionale. Anche se non sono ancora chiare le specifiche dell’accordo concluso, compreso l’odioso regime di sanzioni e la misura in cui verranno effettivamente tolte, ciò che è certo è che l’Iran avrà un più ampio margine di manovra per perseguire la cooperazione economica con potenziali partner internazionali. Naturalmente, i vari propagandisti di Washington e Tel Aviv hanno colto l’opportunità di usare la mossa russa per revocare il divieto, come segnale della “disastrosa” politica di “appeasement” dell’amministrazione Obama. Commentando la decisione della Russia, il ministro degli affari strategici e dell’intelligence israeliano Yuval Steinitz ha detto che è, “Il risultato diretto della legittimità che l’Iran riceve dall’accordo nucleare che si prepara, e la prova che la crescita economica iraniana dopo la revoca delle sanzioni sarà sfruttata per armarsi e non per il benessere del popolo iraniano… Invece di chiedere all’Iran di desistere dalle attività terroristiche in Medio Oriente e nel mondo, gli è consentito dotarsi di armi avanzate che non faranno che aumentarne l’aggressività”. Tali osservazioni sono forse molto più rivelatrici di quanto Steinitz possa capire. L’ammissione palese nella dichiarazione è che Israele vede la crescita economica iraniana come sua vera minaccia (leggi egemonia d’Israele). In netta contraddizione con la propaganda sull’Iran che vuole “cancellare Israele dalla carta geografica”, Steinitz qui giustamente anche se forse inavvertitamente, ammette che il potenziale economico iraniano è ciò che ne fa una minaccia regionale. Mentre include gli obbligatori riferimenti alle “attività terroristiche” e all'”aggressione” iraniane, Steinitz illustra il pensiero dei pianificatori strategici israeliani che vedono nell’Iran un potenziale motore economico che attrae investimenti occidentali e non allo stesso modo, non ultimo quelli delle compagnie energetiche occidentali. Come Bloomberg ha osservato a fine marzo, alla vigilia dell’accordo quadro, “(l’Iran) emerge di nuovo come possibile premio per le compagnie petrolifere occidentali come BP, Royal Dutch Shell Plc, Eni SpA e Total SA. I cinesi potrebbero gareggiarvi, mentre le compagnie statunitensi più gravate da sanzioni ed eredità, saranno svantaggiate...” L’Iran è il primo premio… La dimensione delle risorse è molto interessante. “Da tale prospettiva, Stati Uniti e Israele sono i principali perdenti dell’accordo nucleare e all’Iran è permesso avere investimenti cruciali dai partner internazionali. Ma il problema non sono solo gli investimenti, perché se così fosse Israele e Stati Uniti potrebbero probabilmente controllare il discorso. Invece, la possibile consegna dalla Russia degli S-300 cambia i calcoli strategici di Washington e Tel Aviv, con la loro leva principale, la minaccia dell’uso della forza dagli attacchi aerei limitati alla guerra totale, notevolmente indebolita se non annullata. Infatti, mentre Steinitz e altri parlano di “armi avanzate che non faranno che aumentare l’aggressività (iraniana)“, sanno perfettamente che gli S-300 sono armi difensive la cui funzione è proteggere l’integrità dello spazio aereo di un dato Paese da missili e aerei. Così Israele e Stati Uniti sono molto più preoccupati di perdere il vantaggio strategico che non da qualche atteggiamento aggressivo dell’Iran. C’ ancora più da preoccuparsi per Stati Uniti e Israele, cioè l’Iran potrebbe avere maggiore cooperazione militare e tecnologica con la Russia, fornendo all’Iran la possibilità di fornire maggior sostegno materiale e tecnico a Siria e Hezbollah nella lotta contro SIIL e al-Qaida nella regione. Questo, naturalmente, sarebbe disastroso per l’agenda del cambio di regime di USA-NATO-GCC-Israele in Siria che, nonostante più di quattro anni di guerra terroristica orchestrata e sostenuta a livello internazionale, non mostra segni di capitolazione. Insomma, gli S-300 simbolicamente e concretamente altererebbero l’equilibrio di potere nella regione.

Il significato geopolitico
Bisogna stare attenti a non sottovalutare l’importanza della mossa della Russia. A parte l’importanza strategica evidente di tale sistema d’arma per un Paese assediato come l’Iran, vi è l’importanza simbolica internazionale. Secondo ogni indicazione Russia e Iran si avvicinano parecchio, come dimostra il recente accordo di cooperazione militare firmato dai ministri della Difesa dei due Paesi. Russia e Iran hanno numerosi interessi reciproci, dalle questioni relative al conflitto in Siria, a risorse e sicurezza nella regione del Caspio alle esportazioni energetiche sui mercati mondiali. Tali complesse questioni internazionali richiedono non solo una stretta collaborazione, ma una comprensione reciprocamente vantaggiosa in vari ambiti; precisamente ciò che preoccupa Stati Uniti e Israele soprattutto. Ma purtroppo per Washington e Tel Aviv, l’integrazione dell’Iran in un ordine multipolare non-occidentale è molto più profonda. Il potenziale emergente dall’ingresso dell’Iran nella SCO guidata da Russia-Cina muterebbe radicalmente l’equilibrio di potere in Asia, in particolare alla luce anche della crescente propensione di Pakistan e India a partecipare alla SCO. Un tale sviluppo potrebbe vedere un nuovo blocco di potenze asiatiche, comprendente le potenze economiche e militari di Cina e Russia, con l’emergente potenza economia dell’India e, in misura minore, del Pakistan: due potenze militari proprie. E’ evidente il grado di minaccia che tale alleanza rappresenta, per non parlare del contrappeso, per l’egemonia della NATO e i suoi vecchi ascari. Assieme all’emergere delle istituzioni economiche connesse con i BRICS, Banca di sviluppo dei BRICS e Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), che fornirebbero l’alternativa tanto necessaria a FMI e Banca mondiale dominati da USA-UE, i contorni di un nuovo ordine economico e militare diventano più evidenti. Mentre naturalmente tutti questi importanti sviluppi sono ben oltre la semplice revoca del divieto di esportare l’S-300 all’Iran, ne sono collegati. Infatti, con l’Iran che diventa partner militare e commerciale effettivo della Russia, s’integra nel sistema politico ed economico globale. Oggi può semplicemente essere un sistema missilistico di difesa, ma domani le possibilità sono illimitate. I pianificatori di Mosca e Teheran lo capiscono, così come quelli di Tel Aviv e Washington. Perciò gli S-300 sono molto più dei missili: sono il simbolo di un futuro multipolare.

image3Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org e editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia si prepara alle “Guerre Stellari”

Aleksandr Korolkov, RIR, 15 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il confronto tra Russia e Stati Uniti prende slancio e può, letteralmente, assumere scala cosmica, in riferimento alle tecnologie sviluppate dagli Stati Uniti che, nel prossimo futuro, possono influenzare l’equilibrio di potere globale e minacciare di ridurre il ruolo delle forze nucleari strategiche della Russia.

10153688Un po’ di storia
Una volta che i missili furono inventati per viaggiare nello spazio, i loro creatori decisero altri usi, anche sganciare le armi più potenti esistenti: quelle nucleari. Il Trattato sullo Spazio del 1967 vieta il posizionamento di armi nucleari nello spazio, tuttavia questa condizione non si applica alle armi convenzionali. Quindi, se non è possibile “bombardare” il nemico con missili nucleari dallo spazio, è possibile intercettarli. Tale lacuna fu affrontata nei negoziati che culminarono nella firma del trattato 1972 sulla limitazione della Difesa Missilistica.

Impunità assicurata
Nel 2001 gli Stati Uniti si ritirarono dal trattato ABM e ora posizionano in diversi luoghi del mondo sistemi marini e terrestri Aegis in grado di abbattere missili dalla gittata di 5500 km. Inoltre, hanno intercettori GBI nei silo e creano un intero sistema radar (compreso il SBX flottante) e posizionano gli ultimi complessi THAAD in Corea del Sud per coprire i “vuoti” del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti verso Siberia ed Estremo Oriente russo, dove l’iniziale e più vulnerabile zona di volo dei missili balistici intercontinentali russi è fuori dalla portata dei radar statunitensi. Il 12 aprile 2015 le truppe EKO russe avvistarono un gruppo di satelliti da ricognizione elettronica in orbita. “Questa costellazione di satelliti fu sviluppata per sorvegliare le comunicazioni militari nel territorio della Federazione russa” ha detto Oleg Majdanovich, comandante delle truppe del Comando Spaziale delle Forze di Difesa Aerospaziale. Il Ministero della Difesa non ha indicato la nazionalità dei satelliti spia, ma gli analisti indicano gli Stati Uniti. “Ovviamente parliamo degli Stati Uniti, che possiedono i satelliti da ricognizione elettronici, in particolare della serie ‘Ferret-D’ che operano nel campo superiore dello spettro radio, in cui i sistemi di guida, scoperta e difesa missilistica operano” ha detto alla TASS Igor Korotchenko, caporedattore della rivista ‘Difesa Nazionale’.

Come risponderà la Russia?
La capacità della Russia di rispondere alle minacce esistenti in questo momento sono limitate, non solo dalla geopolitica ma anche dal punto di vista finanziario. Nella situazione attuale, qualsiasi risposta può essere solo asimmetrica. Date tali circostanze, i russi puntano a sviluppare nuovi missili balistici intercontinentali, a creare sistemi di difesa aerea universali con gli S-400 e S-500, e a modernizzare la difesa missilistica di Mosca. I test sono in corso su un nuovo missile del sistema S-400, dalla portata di 400 km, da utilizzare contro bersagli aerodinamici come gli aerei. Distanza e quota esatta in cui i missili possono abbattere (area di sconfitta) non sono specificate, ma sarebbero in grado di distruggere i missili nello spazio orbitale. Allo stesso tempo, si lavora sul sistema di difesa aerea di nuova generazione S-500 e sul nuovo sistema ABM di Mosca A-235, con cui coopererà. L’operatività è prevista per il 2017. Nel frattempo, l’industria della Difesa russa aumenta la produzione di missili per la difesa aerea e antimissile di tre volte rispetto al 2014. In Russia si lavora per garantire l’intelligence costante sui bersagli. Secondo Anatolij Savin, direttore scientifico della JSC Almaz-Antej, un “sistema originale d’intelligence spaziale” è stato creato permettendo d’individuare e tracciare i movimenti negli oceani delle portaerei nonché dei sottomarini strategici della NATO. “Abbiamo cominciato a sorvegliare costantemente praticamente tutti gli oceani del mondo” ha aggiunto. Inoltre, nel prossimo futuro, è previsto l’ampliamento della rete radar autonoma (RLS) nella regione artica.
Lo sforzo di tutta l’umanità è impedire una grande guerra nello spazio. Oggi, gli Stati Uniti non sono disposti a negoziare, spiegando l’assenza del Paese nel sostenere il progetto di trattato globale per impedire il dispiegamento di armi nello spazio, che Russia e Cina preparano dal 2007. In tale situazione, gli Stati Uniti richiedono un grande sforzo per convincersi che l’accordo soddisfa i loro interessi, ciò sarebbe possibile solo con la costruzione delle misure molto asimmetriche in corso in Russia e in Cina. A tal fine, la Cina ha già acquistato il sistema russo S-400.

1057761La Russia modernizza la flotta di caccia-intercettori MiG-31
Il primo lotto di 24 aerei da combattimento modernizzati MiG-31BM entra in servizio
Russia Insider 15 aprile 2015

d_pichugin_mig_31bm_10_1400I primi 24 caccia modernizzati MiG-31BM sono stati consegnati alle forze armate russe. Il Viceministro della Difesa Jurij Borisov ha detto che 10 aerei saranno consegnati alle truppe ogni anno. “Dopo aver completato l’ammodernamento del MiG-31, ci aspettiamo che le forze militari abbiano a disposizione oltre 130 aerei aggiornati dagli eccezionali cruciali parametri tecnici“, ha detto Jurij Borisov, secondo cui circa 12-13 velivoli saranno modernizzati ogni anno. Il viceministro ha sottolineato che l’impianto aeronautico Sokol di Nizhnij Novgorod, dove avviene l’ammodernamento degli aerei, si adatta al programma di sostituzione delle importazioni. Le imprese Rostec producono i vari componenti dell’aeromobile. Ad esempio, i caccia aggiornati ricevono il nuovo sistema di controllo e radar Zaslon-M, sviluppato dal V. Tikhomirov Scientific Research Institute of Instrument Design (NIIP) del KRET. Mentre l’aereo era precedentemente classificato solo come intercettore a lungo raggio, il MiG modernizzato ora può distruggere bersagli aerei e terrestri. Con l’avionica modernizzata, l’efficienza del MiG-31BM è 2,6 volte maggiore rispetto al MiG-31. Il Zaslon-M differisce dal radar originale Zaslon per l’antenna di 1,4 m di diametro. Il raggio di scoperta dei bersagli aerei aumenta a 320 km, e quello d’inseguimento a 280 km. Il sistema radar del MiG-31BM può seguire contemporaneamente 10 bersagli aerei. Il MiG-31 è un caccia-intercettore a lungo raggio biposto supersonico ognitempo progettato per intercettare e distruggere missili da crociera, satelliti a bassa quota, aerei stealth ed altri obiettivi di ogni tipo e ad ogni quota, di giorno, di notte e in condizioni meteo avverse. Un gruppo di quattro aeromobili può controllare 800-900km di spazio aereo anteriore.
La produzione in serie dei MiG-31 iniziò nel 1979. All’inizio del 1992, le forze di difesa aerea dei Paesi della CSI avevano oltre 200 caccia-intercettori MiG-31. Il MiG-31 può superare la barriera del suono in volo livellato o ascendente, mentre la maggior parte degli aerei supersonici supera la velocità del suono in picchiata. Inoltre, il MiG-31 può essere supersonico a quote medie e alte senza usare i postbruciatori.
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I missili cinesi YJ-18 una ‘grave minaccia’ per l’US Navy

Sputnik 15/04/2015
La Cina allestisce nuovi cacciatorpediniere armati di potenti nuovi missili antinave, ponendo una seria sfida alle difese navali statunitensi.052D-Missile-Destroyer-Kunming-172Un recente rapporto dell’Office of Naval Intelligence (ONI) ha confermato le affermazioni del governo cinese che “l’ultima classe di cacciatorpediniere Luyang III è equipaggiata con il nuovo ASCM (missile da crociera antinave) a lancio verticale YJ-18“. Le rivelazioni sul YJ-18, SMC supersonico di ultima generazione, sono uno dei principali aspetti della panoramica dell’ONI sugli sviluppi della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN). Finora vi è un solo cacciatorpediniere Luyang III (noto anche come 052D) con il sistema di lancio verticale (VLS) per lo YJ-18, ma la Cina prevede di averne più di 10 operativi entro il 2017. “Questo missile, e il suo cugino aerolanciato YJ-12, sono le principali minacce per l’US Navy“, ha detto al New York Times Lyle J. Goldstein, professore associato nell’Istituto di Studi Marittimi sulla Cina presso l’US Naval War College.Il maggiore aumento della velocità rende il missile molto più difficile da intercettare“. Il rapporto dell’ONI dice anche che il missile viene schierato su tre classi di sottomarini: Song, Yuan e Shang. Il missile avrebbe “una gittata di 180 chilometri a Mach 0,8 e una spinta di 40 km a Mach 2,5-3. Tutti coloro che comprendono seriamente le capacità militari cinesi devono conoscere questo missile”, scrive Andrew Erickson, professore associato presso l’US Naval War College di Rhode Island. Le maggiori velocità e portata del missile, aggiunge Erickson, “insieme ad un profilo di volo a pelo d’acqua e probabilmente un comando via collegamento dati basato su foto da Internet, potrebbero rendere lo YJ-18 estremamente difficile da contrastare“. I timori sulla minaccia rappresentata dallo YJ-18 aumentarono a fine 2014, quando un video apparve sulla CCTV che avrebbe mostrato un test di lancio del missile. In precedenza, la Cina ricorreva alla Russia per i missili, e lo YJ-18 è descritto come una versione locale del 3M54E Klub russo.

La Marina cinese si modernizza ed espande significativamente
Il rapporto dell’ONI, la prima valutazione non classificata sulla Cina dal 2009, dipinge un quadro del piano di miglioramento più qualitativo che quantitativo, ma anche così alcuni numeri, in particolare della Guardia Costiera, sono degni di nota. La PLAN attualmente dispone di 300 navi da combattimento di superficie, sottomarini, navi anfibie e motovedette lanciamissili. Nel 2014, 60 nuove navi hanno raggiunto la flotta, e un numero simile è previsto per il 2015. I cantieri navali cinesi hanno prodotto più navi di qualsiasi altro Paese nel 2013 e 2014. La Guardia Costiera cinese,  denominata “Seconda Marina” della Cina, aumenterà del 25% tra il 2012 e la fine del 2015, più velocemente di qualsiasi altra guardia costiera al mondo, secondo il rapporto. “I principali miglioramenti qualitativi riguardano l’aeronautica navale e la forza sottomarina, sempre più capaci di colpire obiettivi a centinaia di chilometri dal continente cinese“, dice il rapporto concludendo che nel complesso “emerge una forza ben equipaggiata e competente“.

Type 022 (Houbei Class)
Tre sottomarini cinesi puntano i loro missili sugli USA
Pravda 10/04/2015S3NKhL’ammiraglio William Gortney, comandante del Comando Settentrionale degli Stati Uniti, ha detto che la Cina ha schierato tre sottomarini lanciamissili balistici. I sottomarini, secondo il comandante, possono colpire gli Stati Uniti con missili nucleari. Secondo Gortney, i sottomarini potranno colpire gli Stati Uniti quando saranno completamente dotati di missili e testate. Le riserve cinesi sono dispiegati nel Mar Cinese Meridionale in una base sull’isola di Hainan. “Non hanno caricato i  missili o avviato pattugliamenti strategici“, ha detto l’ammiraglio William Gortney, “Ma crediamo che possano iniziare quest’anno“, ha aggiunto. Inoltre, Gortney ha detto riferendosi alle agenzie d’intelligence statunitensi che la Corea democratica può montare una piccola testata nucleare sui nuovi missili intercontinentali autocarrati KN-08. Gortney ha detto che ogni volta che una nazione possiede armi e vettori nucleari che possono raggiungere gli Stati Uniti, “è mia preoccupazione“. E’ la prima volta che un alto ufficiale degli Stati Uniti esprime preoccupazioni sui sottomarini lanciamissili nucleari cinesi.

OSIMINT-DG-May-2011-Sanya-Jin-Class-SSBNTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington atterra l’industria degli armamenti francese e Sukhoj decolla

Breiz AtaoFort Russ 14 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo del Partito del Congresso indiano aveva ordinato 126 Rafale francesi; il nuovo governo ne vorrà solo 36, passando il grosso dell’ordine alla Russia…fgfa_nausena_naval_variant__by_arkem8-d63xh8lL’India ha sostanzialmente annullato il gigantesco contratto sugli armamenti con la Francia per acquistare e costruire 126 aerei da combattimento Rafale; il primo ministro indiano ha accettato di acquistarne solo 36 durante la visita a Parigi della scorsa settimana, ha dichiarato una fonte del governo. Invece l’India acquisterà 127 caccia russi di quinta generazione. Ciò in conseguenza della politica antirussa del governo socialista francese, allineato con Washington. Obbediente agli Stati Uniti, il tandem Hollande/LeDrian ha scelto di non consegnare le navi Mistral alla Russia. Tale voltafaccia dell’India è un trionfo di Vladimir Putin. La vendetta di Mosca contro la Francia costerà a Parigi 20 miliardi di euro.

L’India in sostanza annulla l’ordine
Il Ministro della Difesa Manohar Perrikar ha indicato che se l’India vorrà acquistare qualsiasi ulteriore Rafale, ciò avverrebbe attraverso accordi intergovernativi. Nel gennaio 2012, l’India scelse i Rafale per uno dei maggiori acquisti di armamenti in decenni, per un costo valutato a 20 miliardi di dollari, ma l’accordo fu accantonato quando Modi s’insediò in carica. “Una macchina non può andare su due strade contemporaneamente. L’altra aveva numerosi problemi“, ha detto Parrikar alludendo al vecchio accordo sul Rafale con la Francia firmato dal precedente governo del Partito del Congresso nazionale indiano. Ma il ministro ha accolto l’acquisto di 36 Rafale come una “boccata d’aria fresca” per l’aeronautica indiana, senza specificare il numero di Rafale da acquisire dopo la consegna dei primi direttamente dalla Francia, entro due anni. Ma l’acquisto di 126 aerei da combattimento sarebbe finanziariamente “come arrampicarsi su una ripida collina”, ha concluso.

Conseguenze connesse alla consegna delle Mistral
Il governo socialista sconta l’allineamento alla diplomazia statunitense sulla consegna delle Mistral. L’India, oggi governata dai nazionalisti indù, in effetti si avvia a conciliarsi con la Cina, ad avvicinarsi alla Russia e a deludere le aspettative statunitensi su un qualsiasi asse anticinese ed antirusso. Con questo nuovo punto di vista, ordinare i Rafale francesi significa dipendere dalla consegna periodica di parti realizzate in Francia, e anche dagli aggiornamenti periodici di cui gli aerei avranno bisogno, come armamenti, equipaggiamenti per la navigazione e simili. Ma dato il rifiuto della Francia di consegnare le Mistral alla Russia, l’India teme di subire la pressione degli Stati Uniti sulla Francia per limitare tali consegne, o fornire pezzi non operativi. In sintesi, affidabilità e credito della Francia come fornitrice di armi sono grandemente diminuite, e il governo indiano non vuole rischiare l’indipendenza strategica. L’ordine, marginale, di 36 unità non può mettere in pericolo l’aeronautica indiana, che sarà rifornita da un’altra fonte.

La partnership dei nazionalisti indù con la Russia
Se l’India evoca “difficoltà di bilancio” per concludere un contratto da 20 miliardi di dollari con la Francia, uno sguardo ai colloqui con la Russia sugli armamenti permette di vedere dove le prove conducono. Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha incontrato Vladimir Putin a dicembre quando il tema centrale era la mancata consegna delle Mistral per il conflitto in Ucraina. Il capo del governo indiano, determinato ad entrare nella Shanghai Cooperation Organization insieme a Cina, Russia e Iran, e a liberare l’Eurasia dalla tutela degli Stati Uniti, ha dettoa al presidente russo che voleva “avere la Russia primo partner nella Difesa“. Il governo indiano quindi entrava in trattative per acquisire il caccia di quinta generazione russo, che dovrebbe uscire di fabbrica nel 2016. Il contratto prevede per l’India 127 caccia russi, sapendo che l’industria russa ne produce i migliori del mondo. La Russia è impegnata ad accelerarne la produzione, per fornire i primi caccia entro 36 mesi. Costo? 25 miliardi di euro, cioè cinque miliardi in più del contratto negoziato con la Francia. In sintesi, le scuse sul bilancio sono un mezzo diplomatico per volgersi al più antico ed importante partner militare dell’India: la Russia. I due Paesi hanno una lunga storia di cooperazione nel settore e hanno intenzione di emancipare risolutamente l’Eurasia dal dominio statunitense, un intento che prevale nel nuovo governo indiano, accelerandone il voltafaccia.

Scacco al tandem Hollande/LeDrian
Tale scacco alla politica antirussa di LeDrian ed Hollande non è ancora finito, con conseguenze per l’industria bellica francese. LeDrian, futuro candidato alle elezioni regionali del 2015 e attuale ministro della Difesa, farà di tutto per evitare di affrontare la questione delle Mistral, che ha inferto un colpo decisivo ai cantieri navali di Saint-Nazaire. Atlantista, LeDrian ha notevolmente danneggiato gli interessi della Bretagna e della Francia, dato che il costo della mancata consegna delle Mistral impone alla Francia di restituire 20 miliardi di euro, cinque volte il costo di una Mistral. L’impatto del contrattacco russo alla Francia è notevole, sia a medio che a lungo termine. Nel frattempo, la stampa di regime, ansiosa di placare il governo, preferisce congratularsi per qualche giorno sull’affare dei 36 Rafale con l’India, pur di non ricordare gli effetti disastrosi di una politica estera saldamente allineata a Washington.

Jean-Yves LeDrian

Jean-Yves LeDrian

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran distrugge la tenaglia strategica degli USA

Dmitrij Minin, Strategic Culture Foundation, 15/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora40-Iran-Lavrov-RussiaGli accordi di Losanna sul programma nucleare iraniano, naturalmente, avranno un effetto significativo sulla geopolitica del Medio Oriente, ma non necessariamente come certi sponsor statunitensi del processo hanno calcolato. Teheran sembra l’unica a beneficiarne chiaramente, approfittando della vanità del presidente Obama (che cerca di realizzare una sorta di successo di alto profilo della politica estera, al crepuscolo della sua vita professionale), aprendosi una scappatoia dalla tenaglia strategica che l’intrappola. Da un lato, l’economia iraniana era esaurita da anni di sanzioni di Washington, e il calo dei prezzi del petrolio l’ha reso ancora più evidente. Dall’altra, la posizione dell’Iran nella regione era seriamente contestata dall’Arabia Saudita e alleati, che cercano di sopprimere l’attività degli sciiti nello Yemen e altri Paesi del Medio Oriente. Dato il clima, Teheran ha fatto la scelta giusta. E’ già chiaro che, anche se non sarà un compito semplice attuare gli accordi di Losanna, l’Iran è pronto a una lotta assai più aspra contro gli avversari regionali di quanto si aspettassero, mentre si avvia la campagna militare nello Yemen. I leader iraniani, inoltre, non sembrano essere affatto il tipo di persone che sacrificherebbero i loro interessi nazionali per qualche vago beneficio. Il 9 aprile il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che “solo perché le parti hanno raggiunto un accordo preliminare, non vi è alcuna garanzia di un accordo finale sul contenuto o addirittura che i negoziati continueranno”, respingendo categoricamente l’idea di togliere gradualmente le sanzioni, come chiedono i negoziatori occidentali. Ritiene che le sanzioni contro l’Iran devono essere revocate il giorno stesso in cui l’accordo sul programma nucleare iraniano viene firmato. Khamenei ha aggiunto che in base alla sua esperienza, non è “mai stato ottimista sui negoziati con gli Stati Uniti”.
Ora la Casa Bianca è in una posizione difficile. Teheran non rifiuta ogni aspetto significo dell’accordo firmato per limitarne il programma nucleare. Tutto sembra derivare da una questione di formalità legale, ma di un tipo che Barack Obama troverà difficile da superare. Israele e la potente lobby ebraica negli Stati Uniti non usano mezzi termini accusando Obama di tradire un alleato strategico. E il Congresso dominato dai repubblicani non ha intenzione di rendere la vita facile al presidente democratico, alla vigilia delle prossime elezioni. Obama può incrociare le dita affinché i congressisti approvino il futuro accordo che prevede l’abrogazione graduale delle sanzioni contro l’Iran, ma di certo non ha la forza politica per indurli a togliere tutte le sanzioni in una sola volta, anche se gli iraniani non accetteranno niente di meno. Quindi gli Stati Uniti si lamenterebbero per la rottura di un accordo che sembrava a portata di mano; sarebbe un fallimento epico per la diplomazia statunitense, comportando una notevole perdita di prestigio ben oltre il Medio Oriente. Inoltre, sarebbe difficile continuare il blocco economico dell’Iran una volta che ha accettato di rispettare tutti i requisiti posti dalla comunità internazionale. I calcoli di coloro che avevano sperato che la prospettiva della revoca delle sanzioni contro l’Iran portasse a un ulteriore calo dei prezzi del petrolio (assestando un duro colpo alla Russia) non sono state confermate. Molti esperti ritengono che ciò sia uno dei motivi principali del desiderio di Washington di accelerare sull’accordo sul programma nucleare iraniano. Tuttavia, i leader iraniani non sono i tipi che ridurrebbero ulteriormente il prezzo del petrolio svalutando il loro prodotto sul mercato, volenti o nolenti. La produzione di idrocarburi è significativamente più costosa in Iran che nei Paesi arabi del Golfo Persico, e non vi è motivo per gli iraniani di competere con quelle nazioni al ribasso dei prezzi. La politica estera ritiene che una volta che le sanzioni saranno tolte, ulteriori forniture di petrolio iraniano non saranno disponibili fino al 2016, anche presumendo uno scenario favorevole. Mosca e Teheran hanno ben conoscono la necessità di collaborare per far sì che il petrolio abbia prezzi “abbastanza ragionevoli”, compreso un accordo per scambiare beni industriali russi con forniture extra di petrolio iraniano. I saggi persiani non vedono il rabbocco dei serbatoi delle auto occidentali con benzina a buon mercato come loro massima priorità, ma piuttosto si concentrano sullo sblocco di circa 100 miliardi di dollari di beni iraniani detenuti nelle banche occidentali. L’Iran contratta per riavere questi fondi nella seconda metà di quest’anno. Una volta che questi soldi arriveranno sui mercati globali, ci sarà un tuffo valutario ma non dei prezzi delle materie prime. Molti produttori, tra cui la Russia, attendono questo capitale. Perciò i prezzi del petrolio non sono caduti dopo Losanna, ma s’innalzano, e il rublo guadagna terreno. Sergej Lavrov era chiaro quando ha accolto con favore l’imminente eliminazione delle sanzioni contro l’Iran, sostenendo che sia una buona notizia per la Russia. E’ alquanto ingenuo pensare, come molti fanno in Israele ad esempio, che la chiusura del dossier nucleare iraniano cambierà radicalmente gli equilibri di potere in Medio Oriente, eventualmente facendo dell’Iran il maggiore alleato statunitense nella regione. Teheran non è sfuggita a tale tenaglia strategica solo per rinfilarvisi volontariamente. La sottostanti tensioni regionali rimangono. Washington perderà parte della sua credibilità presso le monarchie del Medio Oriente e Israele, ma sarà comunque costretta a costruire una politica regionale che si basi su di essi, e grazie a posizione geopolitica, interessi economici e l’ideologia ufficiale, l’Iran continuerà a vedere gli USA quale minaccia perenne alla propria sicurezza nazionale.
La Russia è il partner più utile all’Iran per risolvere i problemi immediati che deve affrontare. In particolare, data la crescente tensione ai confini, la Repubblica islamica dell’Iran ha urgente bisogno di aggiornare l’arsenale convenzionale, in particolare i sistemi di difesa aerea e antibalistici. Ma i sistemi occidentali non possono competere con le versioni russe, e in ogni caso non saranno disponibili a Teheran per molto tempo. Il secondo problema principale dell’Iran è sviluppare le infrastrutture energetiche e dei trasporti, tra cui l’espansione delle ferrovie. Le società russe sono abbastanza competitive in questi settori. L’espansione dei legami con l’Iran rafforzerebbe la produzione russa. I produttori iraniani di diversi beni, compresi quelli connessi con alla fabbricazione di prodotti finiti, potrebbero essere inclusi nel programma di sostituzione delle importazioni della Russia. Le società russe non sono interessate solo a vendere i loro prodotti ad alta tecnologia all’Iran, ma anche nella produzione congiunta. Il commercio bilaterale russo-iraniano ammonta attualmente a solo circa 1 miliardo di dollari all’anno, ma potrebbe raggiungere i 10 miliardi abbastanza rapidamente, una volta tolte le sanzioni. La cooperazione economica tra Russia e Iran può collegarsi alla partnership commerciale tra Russia e Turchia (di circa 40 miliardi, ma destinata a crescere fino a 100 miliardi di dollari). La chiave per la conservazione di una stretta relazione tra i due Paesi e perfino di volgerla in una solida alleanza è il fatto che Russia e Iran hanno posizioni molto simili o addirittura identiche sulle questioni regionali cruciali per Teheran, come la situazione in Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan, e l’opposizione allo “Stato islamico”. L’Iran attualmente non condivide una posizione così prossima con i Paesi occidentali, né Teheran prevede tale affinità in futuro. Inoltre, durante le sanzioni l’Iran ha spinto il proprio commercio estero a est verso India, Cina e Sud-Est asiatico, dove domanda e prezzi delle esportazioni tradizionali iraniane sono più elevati. E’ ragionevole ritenere che l’Iran non abbandonerà questi mercati dopo la fine delle sanzioni, ma invece vi si rafforzerà. L’amara esperienza con l’embargo occidentale ha reso gli iraniani diffidenti. Non è un segreto che molti grandi progetti iraniani con l’India e la Cina sono ancora ostacolati da tali sanzioni. Questi progetti aprono nuove opportunità alla partecipazione russa. Sembra probabile che la fine dell’embargo faciliterà la piena integrazione dell’Iran nella SCO, la cui adesione è un obiettivo strategico di Teheran, perché gli interessi primari dell’Iran sono in linea con le attività dell’organizzazione. Promuovere l’espansione della SCO non è certo parte del programma di Barack Obama, tuttavia è esattamente dove gli eventi sembrano portare.41d4df1be20adb872b21La ripubblicazione è gradita in riferimento alla  rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran e una nuova geopolitica dell’energia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 12/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

engdahl1_bkIl tentato accordo tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano apre la prospettiva della fine di quasi 36 anni di sanzioni economiche statunitensi all’Iran. Viene accolto da minacce di attacchi militari unilaterali da parte di Israele all’Iran per “impedirgli” di sviluppare la bomba nucleare. Un’alleanza che sembrerebbe inverosimile tra la monarchia saudita ultra-conservatrice e il governo d’Israele, emerge contro l’accordo tra Iran e Stati Uniti. La vera domanda è quale sia il motivo più recondito dell’amministrazione Obama sull’Iran. Qui la geopolitica energetica gioca il ruolo principale, come spesso accade nel Medio Oriente ricco di energia. E la Russia è l’obiettivo. Recentemente ho dialogato con Shervin, esperto di energia iraniano che ho conosciuto due anni fa a Teheran, su questi sviluppi. Voglio condividere alcuni punti salienti della discussione. È uno specialista di energia presso la principale agenzia stampa internazionale dell’Iran, Tasnim News Agency. Il discorso fornisce una visione utile nel pensiero degli intellettuali iraniani su sanzioni degli Stati Uniti, possibile ruolo dell’Iran nel mondo e geopolitica dell’energia.

Tasnim: Qual è la tua opinione sulle sanzioni all’Iran?
WE: Le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran sono illegali secondo le norme del diritto internazionale e un atto di guerra, così come le sanzioni contro la Siria e ora la Russia.

Tasnim: I negoziati con l’Iran hanno raggiunto un accordo definitivo che vedrà le sanzioni economiche dell’occidente all’Iran annullate?
WE: Dobbiamo essere chiari. Le sanzioni sono di Washington e dell’unità di guerra finanziaria del Tesoro USA, in particolare le ultime sanzioni sull’uso del sistema interbancario di compensazione SWIFT per vendere petrolio iraniano, un passo inaudito di Washington che ora viene minacciato contro la Russia. L’UE vorrebbe riaprire il commercio con l’Iran. Finché Washington è controllata dalle banche di Wall Street e dal complesso militare-industriale ci si può aspettare qualche scusa, anche con l’accordo nucleare, per continuare le sanzioni in qualche modo. Guardate Cuba.

Tasnim: Come gli attuali bassi prezzi del petrolio influenzano l’economia degli USA?
WE: Il segretario di Stato degli USA John Kerry incontrò il re saudita in Arabia Saudita lo scorso settembre e propose il crollo dei prezzi del petrolio per fare pressione su Iran e soprattutto Russia di Putin, essendo determinati a distruggere l’unica grande potenza militare che potrebbe minacciare la totale egemonia militare del Pentagono. Se la Russia capitola, e sono convinto che non avverrà, il mondo attuale crollerà, l’Iran sarà isolato e distrutto, la Cina anche e tutte le nuove strutture alternative multipolari che si oppongono al totalitarismo sempre più evidente degli egemoni anglo-statunitensi subiranno una sconfitta devastante. Ironia della sorte, lo shock petrolifero saudita dello scorso anno ha un impatto devastante sulla nuova grande industria petrolifera dello scisto in North Dakota, Texas, California ecc. Credo che tra 3-6 mesi inizieremo a vedere una valanga di fallimenti di compagnie petrolifere per l’oltre miliardo di dollari di prestiti delle compagnie petrolifere o di obbligazioni “spazzatura”. Finora le compagnie petrolifere dello scisto hanno inondato il mercato con il loro petrolio per avere il denaro per evitare l’inadempienza bancaria nella speranza che la crisi finisca presto. I tizi di Big Oil come ExxonMobil, Chevron, BP, Shell possono cavalcare la tempesta essendo ben capitalizzati e globalizzati. Per l’economia in generale degli Stati Uniti, praticamente l’unico punto positivo della crescita di posti di lavoro furono le centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nell’industria dello scisto nazionale. Ma ormai scompaiono rapidamente. L’amministrazione Obama non è riuscita, ancora una volta, a vedere le gravi conseguenze delle proprie azioni. Si sono sparati ai piedi per la guerra petrolifera contro Putin.

Tasnim: Come le sanzioni economiche all’Iran hanno colpito l’economia degli Stati Uniti?
WE: Le sanzioni del Tesoro USA contro l’Iran non hanno praticamente alcun impatto sull’economia statunitense, rendendole così diaboliche.

Tasnim: Le sanzioni economiche all’Iran sono più vantaggiose per gli USA o l’Iran?
WE: In realtà, e l’ho visto quando ero a Teheran due anni fa, s’avvantaggia molto di più l’Iran. Ciò perché vi costringe ad essere autosufficienti e a non lasciare che la vostra economia, le vostre industrie, la vostra agricoltura siano distrutte dalle importazioni occidentali a basso prezzo come hanno fatto tanti Paesi di Asia, Africa e America del Sud. Costringono l’Iran a sviluppare le proprie meravigliose capacità interne, a controllare il proprio credito e a non divenire un vassallo del sistema del dollaro che va in bancarotta. Gli iraniani sono persone molto istruite, molto intelligenti e molto intraprendenti. Penso che si faccia benissimo a non importare iPhone6 o il tossico soia OGM della Monsanto.

Tasnim: Washington ha fatto scendere il prezzo dai sauditi, per danneggiare la Russia e forse l’Iran?
WE: Sì, naturalmente. Fu una ripetizione di ciò che George Schultz e il vicepresidente Bush Sr. fecero nel 1986 permettendo ai sauditi, allora, d’invadere il mercato e far scendere i prezzi al di sotto dei 10 dollari al barile, in modo da mandare in bancarotta l’Unione Sovietica durante la guerra in Afghanistan contro i mujahidin filo-USA di Usama bin Ladin. Ma la gente del dipartimento di Stato e della CIA di Washington è stata piuttosto stupida stavolta. Non ha calcolato che i sauditi avevano la propria agenda con il petrolio a buon mercato, cioè distruggere la crescente concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Ora è troppo tardi per Obama e Washington invertire facilmente i prezzi petroliferi. La qualità intellettuale dei burocrati di Washington, anche rispetto a trent’anni fa, è miserabile per memoria storica, cultura, economia e strategia. Si noti che alcuni dei peggiori individui della politica estera degli Stati Uniti, come Brzezinski e Kissinger, sollecitano Obama a non provocare una guerra con la Russia. Sanno almeno qualcosa di storia. I neo-conservatori come Victoria Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ashton Carter o Hillary Clinton, che punta il suo sguardo freddo sulla Casa Bianca, non hanno spessore oltre ad essere malvagi. Pertanto sono pericolosi tanto per la loro nazione che per il mondo.

Tasnim: I sauditi vedono nella richiesta di Washington l’opportunità di espellere il fracking statunitense dal mercato, preservando in tal modo il loro mercato statunitense?
WE: Non si tratta del mercato statunitense dei sauditi. Le esportazioni saudite principalmente vanno in Asia oggi, e piuttosto poco, circa 800000 barili al giorno, negli Stati Uniti, dove il consumo di petrolio giornaliero è circa 19 milioni di barili al giorno, il 4%. E’ il mercato globale che i sauditi sono interessati dominare con la leva dell’OPEC araba: Arabia Saudita, Quwayt, Emirati. Senza Iran, naturalmente per i sauditi, ma il conflitto tra sunniti e sciiti, soprattutto quando Washington ha deliberatamente avviato le rivoluzioni colorate della primavera araba alla fine del 2010, mira a creare totale disordine tra i membri dell’OPEC che una volta cooperavano, per stabilire il controllo militare statunitense diretto su tutto il Medio Oriente. I Paesi OPEC e i loro fondi sovrani, con i loro enormi proventi petroliferi, cominciavano a creare le reti bancarie islamiche indipendenti dall’usura e dalla schiavitù del debito occidentale; Tunisia, Libia, Egitto… continuando, in pochi anni il dollaro sarebbe diventato la moneta senza valore di una repubblica delle banane, proprio come la minaccia che Washington vede oggi nei BRICS e nell’Infrastructure Asian Investment Bank. È utile ricordare i due pilastri dell’egemonia di Washington: controllare il denaro tramite Wall Street e avere il dollaro quale valuta di riserva mondiale; e controllare la potenza militare. Il controllo del denaro iniziò a collassare con la stupida deregulation bancaria quando Alan Greenspan era alla Federal Reserve e la conseguente orgia speculativa chiamata Asset Backed Securitization che portò all’inevitabile crisi finanziaria del 2007-2008. Dopo di che, la “soluzione” militare è divenuta sempre più dominante con il pilastro finanziario troppo debole per supportare la spinta al dominio globale, o come Bush e David Rockefeller lo chiamavano, Nuovo Ordine Mondiale. Potrebbe essere utile sapere che oggi tali oligarchi statunitensi, come li chiamo io, sono terrorizzati come mai in 100 anni dal rischio di poter perdere tutto. Sono disperati. Washington oggi è pieno di gente confusa che si scontra e combatte il mondo. E’ un po’ come gli ultimi anni dell’impero romano, nel IV secolo d.C. Ricordando l’antico detto greco, “chi gli dei vogliono distruggere, prima fanno impazzire”. Oggi Washington ha perso l’egemonia e ospita certi pazzi, mentre Israele è guidato dal gangster Binjamin Netanyahu.

Tasnim: La riduzione del prezzo del petrolio per l’Iran è una minaccia o un’opportunità?
WE: Un’opportunità meravigliosa, per assumere un ruolo guida nel nuovo sistema commerciale internazionale ma solo a prezzi che escludono i dollari. Finché il mondo vende il petrolio in dollari, sostiene l’impero del dollaro e si autodistrugge. Qui Cina, Russia e altri giocano un ruolo cruciale con i prezzi in valuta locale, quindi con la de-dollarizzazione delle proprie economie. Oggi l’unica cosa che puntella il sistema del debito mastodontico in dollari USA sono le vendite di petrolio in dollari, il narcotraffico mondiale in dollari e i militari degli Stati Uniti in tutto il mondo come poliziotti globali. Questo è un sistema piuttosto fragile, a mio avviso.

Tasnim: Quali suggerimenti avete per le autorità economiche?
WE: L’Iran è un Paese meraviglioso con belle persone di buon cuore ed enorme intelligenza e risorse economiche. Se fossi a capo dello Stato iraniano avrei indirizzato il mio governo nel pianificare in tutto l’Iran e in tutte le regioni, se non c’è di già, coinvolgendo i cittadini nel dialogo con i funzionari economici regionali per definire gli obiettivi economici prioritari di ogni regione nei prossimi 5 anni (oltre diventa troppo rigido). Proprio come Charles de Gaulle, che non era certo comunista, fece con la sua “Pianificazione” di Jacques Rueff. Poi i ministri del governo centrale si incontrano e rivedono desideri ed esigenze della popolazione dell’Iran e traccia le priorità da realizzare. Vorrei vietare tutti i vaccini occidentali. Una dieta sana e amorevoli famiglia e comunità sono l’unico modo per avere un sistema immunitario sano. Vorrei vietare gli OGM e la Protezione chimica killer come il Roundup della Monsanto, sempre immanente, anche indirettamente tramite la soia o il mais OGM di Stati Uniti e Argentina. La Cina solo ora comprende l’errore nel permettere che il 60% dei suoi semi di soia sia OGM importato. Farei sviluppare la meravigliosa cultura alimentare dell’Iran naturalmente, con metodi naturali e senza chimica, sovvenzionandola con una politica fiscale positiva e punendo l’industria agroalimentare tipo USA con tasse punitive. Oggi gli oligarchi occidentali hanno un semplice ordine del giorno: il genocidio di tutti i non-anglosassoni dalla pelle scura. Ne ho incontrato molti negli anni nelle conferenze di Davos, Francoforte e molti luoghi. Sono razzisti sanguinari, eugenetisti, gente come Gates con i suoi vaccini uccide i neonati e rende sterili le ragazze. Bill Gates, George Soros, David Rockefeller, Warren Buffett, i DuPont, la famiglia Russell della Yale University, e altri i cui nomi non sono così noti. Sono tutte persone fondamentalmente stupide e ridicole, incapaci di vedere le conseguenze di ogni vita che tolgono dalla totalità dell’umanità. Per uccidere “le bocche inutili” come noi, fanno guerre, diffondono malattie, rendono sempre più malati e paralizzati i nostri bambini con i loro vaccini velenosi, distruggono la sana medicina tradizionale non chimica come quella che esiste ancora in alcune parti di Cina, Iran e Russia, in favore di farmaci e tossine delle aziende farmaceutiche occidentali che, tra l’altro, controllano. Creano organizzazioni terroristiche per diffondere le loro guerre di sterminio come al-Qaida in Libia, Iraq, Yemen e nel mondo arabo, il Cemaat di Fethullah Gülen in Turchia e altrove, il SIIL è una creazione di Stati Uniti e servizi segreti israeliani per distruggere Bashar al- Assad e il legame tra Siria, Iran e Iraq.
Washington ora vuole sedurre Iran per allontanarlo dall’alleata Russia e ridurre le esportazioni di gas russo verso la Turchia e l’Unione europea. A mio avviso il futuro dell’Iran non è divenire un nuovo alleato degli attuali neoconservatori di Washington per qualche biscotto economico occidentale; abbandonando la sua alleanza naturale con l’Eurasia, in particolare con Russia, Cina e i Paesi della Shanghai Cooperation Organization. Le riserve accertate di gas naturale dell’Iran sono stimate da BP in circa 34 miliardi di metri cubi, mentre per la Russia sono 33 miliardi di metri cubi. La cooperazione tra queste due superpotenze del gas naturale è essenziale per costruire l’architettura dell’Eurasia in modo vantaggioso per tutti, anche per la Germania e il resto dell’UE. Questa è un’occasione d’oro per allontanare la geopolitica energetica globale dalle potenze dell’asse Washington-Londra-Riyadh che la controllano dall’accordo iniziale tra il presidente statunitense Roosevelt e il re saudita Ibn Saud del 1943, dando alle transnazionali petrolifere statunitensi di Rockefeller il controllo esclusivo delle vaste ricchezze petrolifere dell’Arabia Saudita.

screenshot 2015-01-20 08.09.56.pngF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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