La geopolitica del massacro di Odessa

Katehon, 02/05/2016

"Ricordiamo, non dimentichiamo, non ci arrendiiamo, ci vendicheremo!!! Genocidio!"

“Ricordiamo, non dimentichiamo, non ci arrendiamo, ci vendicheremo!!! Genocidio!”

Il 2 maggio 2014 i neonazisti ucraini, con la connivenza diretta delle autorità ucraine, uccisero e carbonizzarono più di 100 persone a Odessa. Secondo alcune stime il numero delle vittime del massacro arriva a 300. Tra le vittime vi erano donne, bambini e anziani. La predeterminata tragedia di Odessa fu un’ulteriore escalation del conflitto nell’Ucraina orientale e dell’inizio delle operazioni nel Donbas.

Golpe filo-occidentale: il primo sangue
Prima degli eventi del 2 maggio 2014, Odessa era uno dei centri di resistenza al colpo di Stato con cui i capi della proteste di piazza pro-UE nella capitale del paese, Kiev, salirono al potere. I politici sostenuti dall’occidente (UE e USA) provocarono scontri con le forze di sicurezza a Kiev. Come risultato di tali provocazioni, il primo sangue fu versato. Cecchini non identificati molto probabilmente subordinati al capo della “difesa” di Majdan Andrej Parubij, provocarono scontri armati con più di un centinaio di morti. Gruppi neonazisti unificatisi a Maidan nell’organizzazione “settore destro” parteciparono attivamente al colpo di Stato. Dmitrij Jarosh, l’allora capo di settore destro, era anche assistente dell’ex-capo del servizio di sicurezza ucraino, Valentin Najvalichenko, noto per gli stretti legami con la CIA.

Il Sud-Est reagisce
I nuovi capi ucraini decisero di sottomettere completamente la politica estera del Paese all’occidente. Il parlamento, da cui i deputati dell’ex-dirigente “Partito delle Regioni” furono cacciati, cominciarono a piazzare nei ministeri neonazisti dichiarati. La legge che protegge lo status regionale della lingua russa e delle altre lingue delle minoranze nazionali fu abolita. Di conseguenza, la maggioranza russofona del sud-est del Paese, che si considera parte del mondo russo, riconobbe le intenzioni del governo chiaramente ostili. Ampie proteste iniziarono nel sud-est dell’Ucraina, e nel marzo 2014 la Crimea tenne un referendum sovrano sulla secessione unendosi alla Federazione Russa, che non poteva lasciare questa strategicamente importante penisola all’incerto futuro geopolitico dell’Ucraina. Nell’aprile 2014, i ribelli nella regione di Donetsk procedettero a creare la resistenza armata a Kiev. Odessa rimase una delle città più strategicamente importanti dove la maggioranza della popolazione non si considera ucraina e non ha alcun desiderio di vivere sotto la nuova Ucraina nazionalista.

L’importanza geopolitica di Odessa
La nuova dirigenza ucraina riconobbe che la perdita di Odessa significava la catastrofe geopolitica che inevitabilmente avrebbe provocato, tramite l’effetto domino, il collasso del Paese. Tale prospettiva si realizzava difatti nella situazione di Odessa: dalla primavera 2014, le forze filo-russe ad Odessa avevano attivamente invitato gli abitanti di Odessa a ripetere lo scenario della Crimea riecheggiando il leader crimeano Aksjonov. Inoltre, Odessa è in prossimità della Transnistria filo-russa, con una base militare russa e forze armate di 15000 militari. Se necessario, la Russia poteva trasferire truppe a Odessa dalla Crimea. Al momento, Odessa rimane l’ultimo grande porto dell’Ucraina, con l’eccezione di Nikolaev e Marjupol il cui destino al momento era in bilico. La flotta ucraina, partita da Sebastopoli ora russa, si basa ad Odessa. Quindi, la perdita di Odessa avrebbe immediatamente comportato la perdita di Nikolaev e l’esclusione dell’Ucraina dal mare. Queste considerazioni spiegano perché i neonazisti ucraini ebbero carta bianca per intimidire la popolazione di Odessa, approfittandone. L’agonia di più di 100 persone, per cui nessuno colpevole è stato punito, fu soprattutto un’intimidazione. Dopo la strage del 2 maggio a Odessa, il movimento pro-russo fu praticamente distrutto.

Il ruolo degli eventi Odessa nell’escalation del conflitto
Tuttavia, il massacro di Odessa portò anche alcune conseguenze impreviste per gli autori. Con la tragedia, l’idea nazionale ucraina si era chiaramente dimostrata mostruosa e disumana. Il fatto che una parte significativa di ucraini abbia accolto con gioia la dolorosa morte di oltre un centinaio di concittadini, dimostra ancora una volta il carattere nichilistico e distruttivo del nazionalismo ucraino. Ciò contribuì all’asprezza delle contrapposizione e scissione definitiva dalla società ucraina. Fu la tragedia di Odessa che di fatto contribuì al radicalismo nel Donbas, fattore principale che ispirò la popolazione e la maggioranza dei volontari delle altre regioni d’Ucraina e dei Paesi della CSI a prendere le armi. Gli autori del massacro di Odessa conservano temporaneamente Odessa, ma persero il Donbas. Per una parte della popolazione ucraina, ciò che successe a Odessa fu un punto di orgoglio. Per gli altri, fu un crimine terribile che dimostra che non avrebbero mai potuto coesistere nel Paese a meno che l’Ucraina sia de-nazificata.

La crescita dei sentimenti anti-ucraini in Russia
Gli eventi ad Odessa e i conseguenti crimini di guerra commessi dagli ucraini contribuivano all’isolamento dell’Ucraina dalla Russia, non solo a livello statale ma anche sociale. Per la prima volta nella storia, l’Ucraina viene percepita distante dalla Russia, e solo negativamente. In precedenza, la dirigenza ucraina poté sfruttare i rimanenti miti dell’era sovietica dell'”amicizia dei popoli” e della vicinanza dei due Paesi, ma in seguito agli eventi di Donbas e Odessa tale meccanismo non funzionava più. La volontà della leadership russa di dialogare con Poroshenko quale “male minore” fu complicata dal rifiuto della società russa di dialogare con gli ucraini. Così, la memoria del massacro di Odessa ostacola gli sforzi della sesta colonna in Russia nel reintegrare il Donbas all’Ucraina.

Martiri del totalitarismo liberale
Da una prospettiva globale, il massacro di Odessa è uno dei tanti episodi in cui l’occidente (Europa e Stati Uniti) ha commesso i peggiori crimini a vantaggio di forze e alleanze geopolitiche. Ciò va di pari passo al sostegno dei terroristi in Siria. Tale politica non è una novità, la natura selvaggia di simili crimini sanguinari fu denunciata la prima volta nella pulizia etnica contro i serbi in Kosovo. Nel complesso, tali crimini dimostrano la vacuità delle promesse “umanitarie” del liberalismo europeo e statunitense.

Poroshenko copre gli assassini di Odessa

Poroshenko copre gli assassini di Odessa

11139009Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I media dell”opposizione siriana’ sono un’operazione del governo inglese

Moon of Alabama, 3 maggio 2016

150479Il governo degli Stati Uniti, attraverso la CIA, ha finanziato i “moderati” mercenari antisiriani che combattono contro il governo legittimo siriano, con almeno 1 miliardo di dollari all’anno. Le dittature wahhabite del Medio Oriente hanno aggiunto i loro miliardi nel finanziare gli sforzi di al-Qaida contro il popolo siriano. Gli Stati Uniti continuano ad acquistare e inviare migliaia di tonnellate di armi e munizioni per alimentare la guerra contro il popolo siriano. Paga anche i vari combattenti e gruppi di opposizione. Gli sforzi degli Stati Uniti per il cambio di regime in Siria sono in corso almeno dal 2006, quando il governo degli Stati Uniti iniziò a finanziare le stazioni televisive anti-siriane in esilio, e aveva colloqui per un ampio coordinamento con vari islamisti anti-siriani. Insieme al governo inglese gestisce anche l’attuale propaganda mediatica filo-mercenari per influenzare l’opinione pubblica “occidentale”, a sostegno dell’ingerenza imperiale in Siria. The Guardian svela uno dei tentativi del governo inglese sul modo più efficace di gestire tutta la propaganda mediatica dell'”esercito libero siriano”: “Il governo inglese guida la guerra delle informazioni in Siria finanziando le operazioni mediatiche di diversi gruppi ribelli combattenti,… contractors assunti dal ministero degli Esteri, ma supervisionati dal ministero della Difesa (MoD) producono video, foto, rapporti militari, trasmissioni radiofoniche, prodotti per la stampa e post sui social media con i loghi dei gruppi combattenti, dirigendo in modo efficace un ufficio stampa dei combattenti dell’opposizione. I materiali vengono fatti circolare nei media radiotelevisivi arabi e pubblicati on-line senza alcun indicazione del coinvolgimento del governo inglese… Attraverso il Fondo conflitti e stabilità il governo spende 2,4milioni di sterline per contraenti privati che operano da Istanbul per fornire “comunicazioni strategiche e operazioni mediatiche a sostegno dell’opposizione armata moderata in Siria” (MAO). Il contratto rientra nell’ampia propaganda incentrata sulla Siria, con altri elementi destinati a promuovere “i valori moderati della rivoluzione” … I documenti indicano che i contraenti “selezionano e formano un portavoce che rappresenti tutti i gruppi MAO con una sola voce unitaria”, oltre a fornire consulenze ai “più influenti funzionari MAO” e a gestire a tempo pieno “gli uffici mediatici centrali della MAO” con “capacità di produzione mediatica”. Una fonte inglese collegata ai contratti in attuazione ha detto che il governo essenzialmente dirige l'”ufficio stampa dell’esercito libero siriano”.”
I media inglesi e statunitensi dirigono vari gruppi “civili” nel promuovere l’obiettivo del cambio di regime. Il “caschi bianchi”, conosciuti per i falsi video di “salvataggio” e la loro collaborazione con al-Qaida, sono finanziati con 23 milioni di dollari dal governo degli Stati Uniti attraverso USAID, con 18,7 milioni di sterline dal ministero degli Esteri del Regno Unito, e con diversi milioni da altri governi. Ma i “caschi bianchi” non sono “moderati” che vogliono solo aiutare la gente? Il governo degli Stati Uniti non sembra crederlo, avendo appena vietato al capo dei “caschi bianchi” di entrare negli Stati Uniti, anche se ne finanzia le attività.
Molti account sui social media come @raqqa_sl vengono promossi dai media “occidentali” e diffondono immagini e video falsi nell’ambito di tale propaganda. Ma anche quando tali campagne di manipolazione dei media e dei falsi “moderati” vengono denunciate, le operazioni non accennano a diminuire. The Guardian, dopo la pubblicazione di quanto sopra, non rifletterà un attimo su quanto i suoi editoriali sulla Siria siano influenzati dalle falsità finanziate dal governo. Proprio come negli altri media mainstream, parte integrante della propaganda. Alcuna rivelazione della verità sull’attacco “occidentale” allo Stato siriano e al suo popolo sembra aver alcun effetto sulle operazioni multimediali in corso. Il 20 aprile il portavoce militare degli Stati Uniti della coalizione anti-Stato islamico ha detto qualche verità sul ruolo di al-Qaida nella parte orientale della città di Aleppo occupata dai “ribelli”: “Detto questo, è in primo luogo al-Nusra che occupa Aleppo e, naturalmente, al-Nusra non rientra nella cessazione delle ostilità”. Solo due settimane dopo, la propagandista del NYT Anna Barnard aveva la faccia tosta di affermare che al-Qaidaha solo una piccola presenza ad Aleppo”. Ripetere ancora e ancora le bugie anche dopo che sono state smascherate. L’inesorabilità dell’assalto propagandistico è efficace nel sopprimere qualsiasi seria opposizione.

I caschi bianchi

I caschi bianchi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

TTIP e TPP contro integrazione eurasiatica

Boris Volkhovonskij, Strategic Culture Foundation 02/05/2016

TTIP2Se i rapporti ufficiali vanno creduti, l’ultima visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama in Europa ha riguardato tutto tranne ciò che in realtà era al centro delle discussioni, il partenariato transatlantico di scambio ed investimenti (TTIP). Per Obama, i cui successi in politica estera appaiono patetici anche rispetto a quelli del predecessore George W. Bush, è di vitale importanza finire la presidenza col botto, soprattutto perché, per sua stessa ammissione, le prospettive sul futuro del TTIP saranno estremamente incerte, una volta che la Casa bianca passerà di mano. E non solo nel caso in cui Donald Trump, apertamente critico delle ambizioni globali dell’attuale élite statunitense, possa diventare presidente. Ci saranno problemi anche con Hillary Clinton presidente, pur, come Obama, rappresentando gli interessi delle multinazionali ed essere grande sostenitrice dell’idea del dominio globale degli Stati Uniti. La campagna elettorale negli Stati Uniti ha già dimostrato che l’elettorato è disposto a mettere gli interessi nazionali degli Stati Uniti al di sopra delle ambizioni imperiali delle élite e delle grandi corporazioni. Trump non è l’unico ad aver espresso tale tendenza, c’è anche Bernie Sanders e, in una certa misura, il numero due nella corsa repubblicana, Ted Cruz. Anche se vincesse, Hillary Clinton sarà costretta a prendere tale punto di vista in considerazione, in particolare se ne guadagnerà i sostenitori nel tempo. I capi europei (con l’eccezione della cancelliera tedesca Angela Merkel e del primo ministro inglese David Cameron, forse) non sono molto entusiasti alla prospettiva che i loro Paesi divengano appendici coloniali dei monopoli degli Stati Uniti, tanto più che nella maggior parte dei Paesi europei vi saranno presto le elezioni. Quindi, se Obama riesce effettivamente a concludere il TTIP, potrà sentirsi un vincitore. Insieme al partenariato (Trans-Pacifico TPP ) firmato tra Stati Uniti e 11 Paesi della regione Asia-Pacifico nell’ottobre 2015, il presidente degli Stati Uniti uscente potrà prendersi il merito della creazione di un enorme e potente sistema USA-centrico avvolgente l’Eurasia da occidente ad Oriente subordinando numerose economie nazionali, sviluppate o in via di sviluppo, al capitale statunitense (o meglio multinazionale), al fine di strangolare o poi subordinare i Paesi esclusi da TTIP e TPP, in primo luogo Cina, Russia, India e numerosi altri. Inoltre, i tentativi statunitensi di creare TPP e TTIP, volti a rompere l’equilibrio degli interessi in Eurasia, sono attuti contro il rafforzamento dei processi d’integrazione nell’Eurasia. La dichiarazione congiunta del Presidente russo Vladimir Putin e del Presidente cinese Xi Jinping nel maggio 2015, al 70° anniversario delle celebrazioni della Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, sull’integrazione dell’Unione eurasiatica economica (EEU) e della Cintura economica della Via della Seta, apre enormi possibilità di riunire le economie dei Paesi della Grande Eurasia. E il processo di adesione alla Shanghai Cooperation Organization (SCO) di India e Pakistan a membri a pieno titolo (con la possibilità dell’Iran di unirsi alla SCO nel prossimo futuro), iniziato nel luglio dello stesso anno, completa questi processi d’integrazione. Inoltre, le iniziative d’integrazione in Eurasia non si limitano a UEE, Cintura economica della Via della Seta e SCO.
In questo contesto, l’iniziativa eurasiatica della presidentessa sudcoreana Park Geun-hye, il programma ‘Nurly Zhol’ del Kazakistan e il progetto Strada nella Steppa della Mongolia sono degni di nota. La differenza fondamentale tra questi progetti e i TTP e TTIP promossi e finanziati dagli Stati Uniti è la seguente. L’obiettivo principale di TPP e TTIP (oltre a subordinare le economie dei Paesi membri) è impedire la crescita economica dei principali Paesi eurasiatici, in primo luogo Cina e Russia, ed impedire l’integrazione della regione Asia-Pacifico e dell’Eurasia. Così le iniziative TPP e TTIP sono esclusive, escludendo deliberatamente i principali avversari politici ed economici degli Stati Uniti. Al contrario, UEE, Cintura economica Via della Seta, SCO e altri progetti e iniziative simili sono per definizione inclusivi. Non sono aperti solo alla partecipazione di tutti i Paesi della regione, ma sono semplicemente irrealizzabili se solo uno dei Paesi nella regione in cui sono attuati gli importanti progetti infrastrutturali, non può, per qualsiasi motivo, parteciparvi. E qui si ha il seguente quadro. Oltre a creare strutture sotto il completo dominio degli Stati Uniti (e che operano in tal modo allo scopo vano di preservare l’ordine mondiale unipolare), le forze che non hanno alcun interesse ai processi d’integrazione inclusiva in Eurasia tentano direttamente di silurarli. Se dovessimo confrontare la mappa dei punti caldi in Eurasia con quella degli itinerari proposti dalla Via della Seta, per esempio, vedremmo che la maggior parte dei focolai di crisi si trovano lungo queste rotte (insieme a quelle volte a sviluppare altri progetti d’integrazione), così come giunzioni e snodi. Ciò riguarda dispute territoriali (tra la Cina e i vicini nell’est e sud-est asiatico, per esempio, o tra India e Pakistan), i conflitti etnici (Myanmar, Nepal e provincia pakistana del Belucistan), guerre civili (Siria o Ucraina) e intervento militare diretto straniero (in Afghanistan e Iraq) che ha portato questi Paesi sull’orlo del collasso, la pirateria nello stretto di Malacca e nel Corno d’Africa, e molto altro. Difficilmente può considerarsi un caso che il conflitto nel Nagorno-Karabakh (senza dubbio orchestrata da forze esterne), ancora una volta scoppiasse proprio quando la situazione presso l’Iran (che fino a poco tempo prima era uno dei principali ostacoli all’integrazione eurasiatica) cominciava più o meno a normalizzarsi. Da ricordare anche gli enormi sforzi delle ONG straniere (soprattutto statunitensi) in Asia centrale, dove numerosi conflitti e potenziali conflitti sono latenti o attivi. E così si ha il quadro completo di come, oltre ad inghiottire l’Eurasia nei propri piani, gli Stati Uniti cercano d’indebolire l’unità del continente a favore del vecchio principio del ‘divide et impera’.1018948899La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qual è la forza della CSTO?

Leonid Ivashov Rusplt 2/05/2016 – South Front
Leonid Ivashov, Colonnello-Generale delle Forze Armate della Federazione Russa e direttore dell’Accademia dei Problemi Geopolitici.

inner11828531Il territorio della Federazione Russa è stato teatro di una grande esercitazione delle forze di terra della Collective Security Treaty Organization (CSTO). Allo stesso tempo, il Tagikistan è stato lo scenario principale delle esercitazioni da ricognizione delle forze speciali Lyaur “Ricerca-2016″. Nell’esercitazione partecipavano 1500 soldati con il supporto di velivoli da combattimento, tattici e da trasporto e di droni. Nel ruolo di primo piano vi erano, ovviamente, i militari russi. Secondo lo scenario, i nostri commando respingevano l'”attacco” a un convoglio umanitario e completavano una missione di ricerca e salvataggio. Allo stesso tempo, i nostri atterravano nella base dei terroristi, catturandone i comandanti. In seguito, coordinate venivano trasmesse per colpire le milizie in ritirata sulle montagne. “Ricerca-2016” era volta a presentare l’interazione in tempo reale tra diverse truppe, a controllare le competenze sul campo, a valutare il personale nell’effettuare missioni di combattimento in modo rapido ed efficiente. I partecipanti a “Ricerca 2016”, così come ad altre esercitazioni della CSTO, elaboravano le misure per combattere le bande che s’infiltrano nell’Asia centrale.

Abbiamo finalmente visto la luce
La CSTO venne fondata nel 1992 e per lungo tempo, fatta eccezione per la missione militare della Federazione russa in Tagikistan, il suo potenziale non fu utilizzata. La situazione è cambiata radicalmente nel 2009, quando le Forze di Reazione Rapida Collettiva (CRRF) furono create, includendo le truppe meglio addestrate di Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Il numero di soldati partecipanti alle esercitazioni era più di 20mila, indicativo della capacità di risolvere problemi di qualsiasi dimensione, che siano operazioni locali, conflitti o mantenimento della pace. Come dimostrato dalle esercitazioni a sorpresa dello scorso anno per la preparazione delle CRRF, 2500 aviotruppe delle CSTO poterono essere trasferite in Tagikistan nel più breve tempo possibile. L’attività della CSTO è dovuta al deteriorarsi della situazione in Medio Oriente e Asia centrale. La leadership russa e l’élite dei Paesi post-sovietici sono consapevoli delle minacce comuni dei narcotrafficanti e dei vari gruppi radicali che penetrano o già operano nella regione. In precedenza, quando avevamo buoni rapporti con la NATO, il tema dell’atteggiamento difensivo fu trascurato, perché ritenevamo che non avevamo nemici. Volentieri, ora abbiamo compreso. La grande attenzione è ora rivolta alla frontiera tagiko-afghana, probabilmente la principale minaccia estera all’Asia centrale. In Tagikistan si trova la 201.ma Base militare russa, il cui personale sarà portato a 9mila soldati in futuro. Nel 2005, le guardie di frontiera russe si ritirarono e si dedicarono ad addestrare i colleghi tagiki e a fornirgli equipaggiamenti militari. Le forze russe compiono esercitazioni bilaterali regolari con l’esercito tagiko. A metà marzo, un gruppo di forze combinate “trovò e distrusse” un grande gruppo motorizzato. Le azioni dei nostri Marines e della 7.ma Brigata d’assalto aereo tagica furono supportate dai seguenti aeromobili: elicotteri Mi-8 e Mi-24 ed aerei da attacco Su-25. È interessante notare che l’aviosbarco avvenne sull’altopiano, in una zona sconosciuta.

Continuiamo a lavorare
I rapporti con i Paesi della CSI nell’ambito militare non sono così perfetti come può sembrare. A volte si hanno critiche dalla dirigenza dei Paesi membri della CSTO, per non aver dimostrato la fedeltà politica desiderata, per lo più sotto la guida della Federazione Russa. A questo proposito, vorrei ricordare che la nostra élite russa avviò il crollo dell’Unione Sovietica e di conseguenza l’eliminazione dell’esercito sovietico. La Russia sotto il gruppo di Eltsin non offriva un’adeguata formula per l’interazione. A mio parere, le istituzioni ora funzionanti, con la sola eccezione, forse, della CSTO, in realtà non hanno una natura reciprocamente vantaggiosa. Pertanto, non dobbiamo limitarci al minimo, ma dobbiamo agire. Dobbiamo continuare a lavorare sul rafforzamento della cooperazione militare. Non è necessario rispondere velocemente alle dichiarazioni di Lukashenko. La Bielorussia copre la strategicamente importante direzione occidentale ed è pronta a lavorare con la Russia nel contrastare la possibile aggressione della NATO. E’ anche importante non rovinare i rapporti con gli altri membri della CSTO, perché la minaccia del terrorismo va eliminata nel prossimo futuro. E’ ovvio che se l’Asia centrale “esplode”, la situazione geopolitica e della sicurezza della Russia si deteriorerebbe significativamente. La CSTO è una piattaforma che permette al nostro Paese di risolvere numerosi problemi già agli inizi.79B90DC7-A733-4C1F-8973-9124B04EE744_mw1024_s_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La rinascita del neonazismo inizia dall’Ucraina

Konrad Stachnio New Eastern Outlook 01/05/2016

Andrej Parubij

Andrej Parubij

I ‘patrioti’ ucraini incoraggiati dal sostegno polacco sotto forma di giubbotti antiproiettile, stivali e altri oggetti di valore inviati ai camerati in lotta contro l”aggressione russa’, hanno finalmente deciso di visitare il Paese partner strategico.

Tour dei campi di concentramento
La visita ai campi di concentramento tedeschi più grandi della Polonia consiste in foto ai forni crematori o alle caserme nel gesto comunemente noto in Ucraina come ‘fama per la vittoria’, per di più facendo eco agli ex-“residenti” di questi campi con un ‘Sieg Heil’. Questi sono semplicemente i germi democratici con cui avremo presto a che fare su grande scala in Europa, se l’abolizione prevista dei visti per i cittadini ucraini viene introdotta dall’Unione Europea, lasciando che i frutti ucraini di Maidan si diffondano in Europa a supporto di processi “democratici” qua e là. Eppure c’è molto per cui lottare. In Ucraina si affronta da tempo l”aggressione russa’ all’Europa, laddove l”invasione islamica’ è una minaccia crescente.

La legge Savchenko
1420965833-420-x-236px-poroshenko-nazi “La legge Savchenko” prende il nome da Nadezhda Savchenko, l’aviatrice ucraina imprigionata in Russia. La legge prevede l’accorciamento dell’incarcerazione grazie al cosiddetto “due-per-uno”, cioè per ogni giorno che il criminale ha trascorso in custodia cautelare, il giudice ridurrà la pena di due giorni. In Ucraina si assiste ad un secondo fronte dove aumentano le persone uccise dai criminali, ogni trimestre, molto più che al fronte! Mentre nel 2010 il tasso medio di omicidi ogni 100mila abitanti era 5,2, nel 2014 fu 27 e nel 2016 sarà 34! Va ricordato che, a seguito dell’amnistia del 2016, 70000 criminali furono rilasciati dalle carceri, tra cui 1000 assassini, dichiara l’esperto sulla sicurezza dello Stato polacco Andrzej Zapalowski. Sembra che sia solo l’inizio di una grande ondata democratica che potrebbe diffondersi dall’Ucraina all’Europa. Come dice l’ex-capo di Settore destro, membro del Consiglio ucraino e consigliere del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ucraino Dmitrij Jarosh: “considerando l’attuale politica del governo, siamo minacciati dalla liquidazione dello Stato. Dobbiamo effettuare i cambiamenti rivoluzionari che avevamo chiesto a piazza Maidan. Ho sempre meno speranza che sia possibile in modo costituzionale. È per questo che collaboriamo con le strutture militari, nonché con chi è al potere. Ci rendiamo conto che in caso di disordini, l’intero Paese potrebbe ‘esplodere’. Solo l’esercito e il potere patriottico potranno salvare la situazione. Non mi fido dei politici”. Come risultato di tali cambiamenti democratici già programmati in Ucraina, ci si potrà aspettare a breve un altro flusso di migranti in Europa. E tra loro, i principali esecutori dei processi democratici in Ucraina, vale a dire razzisti e criminali neo-nazisti. “Uccideremo (Rezac) lentamente e senza pietà. Forse l’Europa è umanitaria, ma è c’è una posizione diversa nella società. Se avete paura dei fascisti, infonderò l’incubo fascista nelle vostre anime, c’è abbastanza Zyklon B per ogni separatista”. Queste le parole di uno dei nuovi democratici europei ed anche eroe della mostra “I vincitori” dedicato ai volontari feriti che combattono nella cosiddetta ‘operazione antiterrorismo’ in Ucraina orientale. La mostra è stata presentata al Parlamento europeo. Purtroppo, più l’Ucraina diventa “il democratico Medio Oriente d’Europa”, più potenti diventano tali “elementi democratici” con scarcerazioni di assassini, organizzazioni mafiose, movimenti neo-nazisti e via libera ad ogni sorta di feccia della società, come il co-fondatore del Partito nazional-sociale di Ucraina Andrej Parubij, eletto presidente del Parlamento dal Consiglio. Il Partito nazional-sociale di Ucraina (SNPU) era un partito di estrema destra divenuto poi Svoboda e direttamente correlato al partito nazista. Inoltre, non va dimenticata la migliore merce esportata dall’Ucraina: “Dopo gli attentati in Belgio, la senatrice francese Nathalie Goulet ha dichiarato che vi è un campo di addestramento jihadista in Ucraina. In una trasmissione alla radio francese, ha detto che il campo dei terroristi è nel cuore dell’Ucraina, in particolare nella regione di Dnepropetrovsk. Vi sono speciali volontari che si addestrano militarmente provenienti da Caucaso del Nord, Asia centrale, ceceni, turchi e giordani”, come si legge su Fort Russ. Pertanto, l’abolizione dei visti dall’Ucraina che sale le vette della democrazia sarebbe una buona idea per lasciarla integrare nell’Europa, che sembra andare nella stessa direzione simile, creando un unico grande caos. A quanto pare questa è l’unica via d’uscita per gli ucraini comuni, affinché non muoiano di fame nell’Ucraina che intende stabilire tali standard democratici.

Chi trae vantaggio dall’ondata migratoria
In questo campo neo-nazisti ed altre organizzazioni criminali, come ad esempio Cosa Nostra (impegolata nel flusso di migranti) sempre più si rivelano essere i ‘beneficiari’ dei processi “democratici” in Europa. Si vedano ad esempio le manifestazioni del NPD tedesco contro gli islamisti che minacciano l’Europa bianca o le riunioni tra NPD tedesco e UNA-UNSO ucraino. Campi di addestramento per neonazisti tedeschi e ucraini si trovano anche in Polonia, nella regione di Warmia e Masuria per essere esatti. Le persone che ne sanno sono troppo intimidite per parlarne apertamente. Le informazioni su tali campi provengono da tre fonti indipendenti. Se i cosiddetti attentati islamici s’intensificano in Europa, gli europei potrebbero desiderare di sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Di qui i cosiddetti movimenti neonazisti possono diventare istantaneamente i beneficiari di tale processo, o almeno considerati utili. Gruppi neonazisti, come la divisione misantropica, islamisti e sinistra teleguidata e finanziata da George Soros hanno un obiettivo comune: la dissoluzione dello status quo in Europa. In tale contesto, lo SIIL che copia le tecniche belliche tedesche del 1908 assieme all’addestramento di bambini nel perpetrare attentati suicidi nello stile dell’Hitlerjugend, sembra uno scherzo truce.

Nadezhda Savhcenko, la torturatrice neonazista ucraina processata a Mosca, e per la cui liberazione si battono piddini e radicali.

Nadezhda Savchenko, la torturatrice neonazista ucraina processata a Mosca, e per la cui liberazione si battono piddini e radicali.

Konrad Stachnio è un giornalista indipendente polacco, ha ospitato vari programmi radiofonici e televisivi per l’edizione polacca di Prison Planet, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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