Perché la sinistra occidentale non va da nessuna parte?

Pavel Volkov, VZ, 25 maggioHistoire et SocietéLa crisi mondiale economica, ideologica, spirituale, esistenziale, a cui la politica liberale non offre una via d’uscita, evidenzia altre forze che hanno proprie soluzioni. Nomi come Donald Trump, Viktor Orban, Marine Le Pen, Nigel Farage appaiono permanentemente nei quotidiani di tutto il mondo. Sono criticati, odiati, ammirati, adorati o ignorati, a seconda della scelta di ciascuno. Questi politici sono etichettati populisti o patrioti nazionalisti, tradizionalisti, qualsiasi cosa. Ma la chiave è che ci sono e hanno un’esistenza indipendente. Cosa accade dall’altra parte? Perché la sinistra moderna, a differenza dei predecessori classici della prima metà del ventesimo secolo, è così passiva, non produce più grandi leader dai programmi rivoluzionari in ogni senso? Dove sono? In realtà, v’è una certa ripresa della sinistra, ma i capi sembrano non rappresentare un’alternativa ai centristi, né hanno la qualità per affrontare i populisti di destra. Chi oggi incarna la sinistra nei principali Paesi occidentali? Non abbiamo intenzione di riprendere la ridicola affermazione che Barack Obama lo fosse, tuttavia, il senatore Bernie Sanders del Partito Democratico negli Stati Uniti ha una solida reputazione di socialista. Non sostiene la proprietà collettiva dei mezzi di produzione, ma la proprietà privata collettiva sotto forma di cooperative, per dare agli statunitensi una specie di “socialismo svedese”, uno Stato sociale in cui i lavoratori rinunciano alla lotta di classe in cambio di garanzie sociali. Non specifica da dove prenderebbe i fondi per questa compensazione sociale. Sanders ritiene che il capitalismo non vada superato dalla rivoluzione, ma da riforma e cambiamento. Tuttavia, la destra socialdemocratica non dice il motivo per cui i capitalisti accetterebbero volontariamente i cambiamenti sociali proposti dalle classi lavoratrici. E, naturalmente, nella retorica di Sanders un posto importante è dedicato alla comunità LGBT e alla depenalizzazione della marijuana.
Jean-Luc Mélenchon, politico “verde di sinistra” (come si definisce), ha cercato di opporsi a Macron e Le Pen nelle elezioni in Francia, fu in gioventù trotzkista per poi passare a democrazia sociale ed ecologia. Inoltre, Mélenchon, continuando la tradizione della Scuola di Francoforte, alla base del maggio ’68 a Parigi, la prima rivoluzione colorata del mondo, invita i sostenitori alla “rivoluzione dei cittadini”, una locomotiva inesistente, come lo era nel classico marxismo-leninismo la classe operaia, ma un’astrazione sui “cittadini preoccupati per il loro Paese”. Anche a prescindere dal contenuto ideologico di tali teorie, è impossibile non prestare attenzione al loro eclettismo ed inconsistenza. Per supportare qualcosa, è necessario prima capire che cos’è quel qualcosa. A giudicare dal primo turno delle elezioni, i francesi non hanno capito esattamente ciò che gli si propone. Forse, la stella più luminosa della sinistra occidentale è il leader del partito laburista inglese Jeremy Corbin. Un antifascista che chiese di processare Pinochet, un avversario della NATO e un sostenitore dell’Irlanda unita, ammirava Hugo Chavez e altri eroi del pantheon socialista. Ma qui sta il punto. Corbin aderisce anche ad Amnesty International, organizzazione fondata dal partito laburista inglese particolarmente impegnata contro l’Unione Sovietica. Non meno strano per un politico è la simpatia per il gruppo nazionalista radicale dello Sri Lanka delle “Tigri Tamil”, che l’UE considera giustamente terroristico.Non è uno strano dualismo? Come tutto questo può reggere?
Un esempio eclatante della crisi delle idee di sinistra è il Partito comunista di Gran Bretagna, partito marxista classico che per la prima volta dal 1920 rinunciava all’autonomia politica sostenendo alle elezioni locali del 4 maggio 2017 il candidato laburista Jeremy Corbyn. Come non ricordare il personaggio dei “Demoni” Pjotr Verkhovenskij che tre volte in un breve capitolo ripete a Stavrogin: “Sono un truffatore, non un socialista!” Tale truffa, per cui per ovvie ragioni la gente non impazzisce, è il “socialismo democratico” o l’eurocomunismo, un’arma usata dai laburisti per migliorare la vita della classe operaia del proprio Paese saccheggiando il Terzo Mondo e lo spazio post-sovietico. Tale soluzione socio-economica fu chiamata “terza via”. Per comprendere i processi attuali, si risalga alla comparsa del partito laburista. All’origine erano membri della Fabian Society fondata nel 1884, un anno dopo la morte di Karl Marx, da intellettuali sostenuti dalla borghesia inglese che, dopo aver studiato le opere di Marx, decise che era meglio limitare gli appetiti piuttosto che perdere il potere con una rivoluzione socialista. La loro idea di base era utilizzare i programmi del governo per trasformare in piccoli proprietari parte del proletariato e soffocare i sentimenti rivoluzionari. È interessante notare che la società fu denominata in onore del console romano Fabio Massimo Cunctator, il “Temporeggiatore”, eletto dittatore quando Annibale era vicino alla vittoria su Roma, e che riuscì a sconfiggere schivando costantemente lo scontro. In altre parole, quando la popolarità del marxismo cresceva fu creato un concetto esteriormente simile al socialismo, destinato a “salvare Roma”, ma in realtà a distruggere il socialismo. Non per nulla il primo emblema della Fabian Society era un lupo sotto la pelle di pecora, riferimento diretto al Vangelo di Matteo: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma che sotto sono lupi rapaci“. Così, la pecora belò su come migliorare la vita dei lavoratori e “costruire il socialismo in maniera evoluta, senza cambiamenti rivoluzionari“, mentre il lupo tuonò sull’economia controllata dall’élite capitalista. Tra i politici laburisti più famosi si trovano fabiani come Tony Blair, Gordon Brown e Ed Miliband. Inoltre, quando Blair fu primo ministro, nei primi anni ’90, la parola “socialismo” scomparve dai programmi elettorali del partito, cosa abbastanza logica. L’Unione Sovietica era scomparsa come la minaccia comunista, così il lupo non aveva alcun motivo per continuare a mascherarsi da pecora.
Il seme della Fabian Society non si limita al partito laburista. Il famoso drammaturgo fabiano Bernard Shaw, come Jeremy Corbin con Chavez e Amnesty International, ammirava l’Unione Sovietica (dove fece un tour), mentre era amico di Lord e Lady Astor, figure politiche di estrema destra del famoso gruppo di Cliveden. Permettetemi di ricordarvi che la famosa cricca di Cliveden era un gruppo elitario inglese favorevole all’alleanza tra Gran Bretagna e Germania nazista contro l’Unione Sovietica. Inoltre, Shaw e i Webb, fondatori della Fabian Society, e un altro amico, HG Wells, sostennero il “Programma per la prosperità della nazione” proposto dall’istigatore della guerra boera Lord Alfred Milner. Il programma doveva creare la “razza imperiale” contro il dominio di irlandesi ed ebrei. Così il colonialismo fu riconosciuto strumento per migliorare la vita dei lavoratori inglesi, senza una rivoluzione socialista. Questa idea ebbe un grande successo. Fu in quel momento che nacque il club intellettuale dei “Coefficienti“, i cui partecipanti erano all’apparenza persone ideologicamente incompatibili: il razzista Alfred Milner, i fondatori della geopolitica, sostenitori dell’idea dello spazio vitale Halford Mackinder e Karl Haushofer, i fabiani Sidney e Beatrice Webb e il socialista-pacifista Bertrand Russell. L’esempio di uno dei pulcini della nidiata di Milner fu il fondatore dell’impero dei diamanti De Beers Cecil Rhodes, permettendoci di capire cosa ci facessero nello stesso club inglese razzisti, fascisti, socialisti e imperialisti. Cecil Rhodes era convinto che la creazione dell’impero mondiale inglese “renderebbe impossibile la guerra e contribuirebbe ad attuare le migliori aspirazioni dell’umanità“. Le contraddizioni di classe nella società inglese sbiadirebbero radunando la società intorno all’appartenenza ad una razza superiore. Di conseguenza, capitalisti e proletari bianchi avrebbero regnato insieme sugli indigeni. Rhodes lanciò anche lo slogan: “L’impero è un problema di stomaco. Se si vuole evitare la guerra civile, diventate imperialisti“. Così fu proposto al lavoratore inglese, per migliorare il proprio benessere, di passare dalla lotta sociale nazionale all’espansione coloniale e allo sfruttamento delle “razze inferiori” di Asia e Africa e, come la storia ha dimostrato, fu un grande successo. Le guerre finivano e il lavoratore inglese non avrebbe più avuto un’esistenza miserabile (socialismo esclusivamente per la propria nazione, il socialismo nazionale), questi due punti spiegano l’unione dei fabiani con i razzisti di Milner.
Negli ultimi anni l’espressione paradossale “fascismo liberale” è diventata abbastanza comune. Molti ne hanno sentito parlare, ma pochi sanno chi l’ha inventata. Fu nel 1932, del fabiano Herbert G. Wells, ma per lui la frase non aveva una connotazione negativa. Rivolgendosi ad Oxford a progressisti liberali e socialisti, disse: “Voglio vedere i fascisti liberali, i nazisti illuminati“. Questa frase fu analizzata dal noto ricercatore Manuel Sarkisyants nel libro “Le radici inglesi del fascismo tedesco“: “Fu un “socialismo” come primo passo verso la delimitazione della nuova razza padrona rispetto al bestiame“. Successivamente, tale gruppo di intellettuali di sinistra e di destra, attraverso il primo ministro Lloyd George, fece approvare l’accordo di Monaco di Baviera, punto di avvio della seconda guerra mondiale. Un altro discepolo di Milner, Lord Halifax, descrisse questi accordi, “Con l’eliminazione del comunismo nel suo Paese, il Führer ha bloccato la strada verso l’Europa occidentale e, quindi, la Germania può essere considerata un baluardo dell’occidente contro il Bolscevismo“. Ma l’antifascista Churchill disse qualcosa di molto diverso: “Abbiamo subito una sconfitta completa, non è un ammorbidimento. La Gran Bretagna doveva scegliere tra la guerra e il disonore. Ha scelto il disonore e avrà la guerra“. Churchill disse qualcosa che c’interessa, sul fabiano George Bernard Shaw: “E’ sia un capitalista avido che un sincero comunista nella stessa persona… Lo troverà divertente: ha preso in giro la propria causa. Il mondo con ampia pazienza ha guardato le buffonate e le smorfie di questo incredibile camaleonte dalle due teste, e voleva essere preso sul serio“. Proprio come Petenka Verkhovenskij dei “Demoni” (“Sono un truffatore, non un socialista!”), ma non era un camaleonte con due teste, ma un lupo camuffato da pecora come raffigurato sullo stemma della Fabian Society. Per la completa comprensione di ciò che sono oggi gli eurocomunisti, bastano gli ultimi ritocchi.
Nel 1939, dopo aver salutato l’accordo di Monaco di Baviera, il membro del club razzista dei “coefficienti” di destra-sinistra, il socialista Bertrand Russell equiparò il comunismo al fascismo nella sua opera “Scilla e Cariddi, o comunismo e fascismo“. Neanche un convinto anticomunista come Churchill poteva permetterselo, ma il “socialista” Russell sì. La Fabian Society fondò la London School of Economics (LSE), cui in seguito lavorarono Karl Popper e Friedrich von Hayek, sviluppando nel contesto della guerra fredda la teoria dei “due totalitarismi” equiparando, con Russell, comunismo e fascismo. Tale teoria divenne la testa d’ariete ideologica contro l’Unione Sovietica, la prima volta nella propaganda antisovietica con i dissidenti in occidente, ed ora riciclato dai satelliti occidentali nell’Europa dell’est per presentare lamentele contro la Russia. L’idea di saccheggiare altri Paesi e risolvere i conflitti sociali in patria vendendo parte del bottino agli operai fu approvata dall’imperialismo razzista inglese alla fine del XIX secolo, attraverso gruppi apertamente filo-fascisti nella prima metà del XX secolo, fino ai fabiani anti-marxisti che crearono il partito laburista, Popper e la moderna sinistra europea. Chi oggi si definisce di sinistra non s’impegna nella lotta di classe, ma su omosessualità, disuguaglianza di genere, tutela dell’ambiente, diritti delle minoranze, ecc., ognuno dei quali può avere un significativo, ma sempre secondario. Le grandi correnti politiche di sinistra non sono comuniste, non sono a favore di una società senza classi in cui non c’è sfruttamento dell’uomo ed altre forme di esclusione sociale, raggiungibile con la socializzazione dei mezzi di produzione sotto la dittatura della classe operaia.
Qualunque cosa si pensi dell’idea in sé, è difficile negare che sia la dottrina più coerente, logica e teoricamente completa in tutta la sinistra. I tentativi di rinnegarla, pur rimanendo formalmente nello spazio politico socialista, comporta inevitabilmente compromessi disastrosi. Pertanto, né il sinistro-verde Mélenchon né il membro di Amnesty International Corbin, sconfitto alle elezioni, saranno l’alternativa ai cosiddetti globalisti liberali: non c’è niente di veramente alternativo nel loro programma. Ma questi non sono che eurocomunisti opposti alla nuova destra. Cos’hanno di diverso da offrire? Gli uni e gli altri non sono contro il miglioramento delle condizioni di vita dei propri lavoratori. E anche i mezzi proposti per raggiungere questo obiettivo, infatti, sono gli stessi. Proprio quelli che la destra afferma in modo chiaro, e quelli di sinistra no. Ma chi voterebbe per tale confusione?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia punta su Hezbollah per l’offensiva della Siria ad est

La Siria orientale attende la liberazione dallo SIIL, facendo dell’efficiente milizia una risorsa preziosa
Elijah J. Magnier, al-RaiRussia Insider 22 maggio 2017Ci sono state ampie affermazioni secondo cui la Russia avrebbe chiesto ad Hezbollah libanese di lasciare il territorio siriano, una speculazione nata dall’annuncio del Segretario generale di Hezbollah Sayad Hasan Nasrallah sul ritiro di suoi uomini dal confine libanese, ad eccezione della periferia di Arsal. Nasrallah ha chiesto all’esercito libanese di riempire il vuoto dal lato libanese (Hezbollah non si allontana dal lato siriano) spingendo certi media ed analisti a concludere che Mosca non vuole che Hezbollah rimanga nel Levante. È vero? Il confine tra Libano e Siria, controllato da Hezbollah ed Esercito arabo siriano, è sorvegliato da Israele perché rappresenta la nuova base di Hezbollah: ne ospita le forze di élite al-Ridwan, i silo dei missili strategici nelle montagne e le grotte fortificate lungo il confine di 130 chilometri. L’area era un pesante onere per l’apparato militare di Hezbollah, costringendolo a creare nuove strade, fortificare decine di siti e trovare nelle montagne un riparo adeguato per i missili strategici M600 e la nuova versione al-Fatah. Inoltre, Hezbollah opera nella zona negli ultimi 3 anni, per tutta l’estate e l’inverno anche su picchi di 2500 metri, un significativo drenaggio del budget. Più di 500 terroristi di al-Qaida si erano infiltrati nell’area, oltre alla presenza dello SIIL, spingendo Hezbollah a schierarvi almeno 5000 combattenti. Inoltre, Hezbollah usa droni e tende decine di agguati e di IED per cacciare i nemici e controllare una zona geografica notevolmente difficile. Dopo anni di guerra, Hezbollah è riuscito a controllare gran parte della regione: ciò significa che al-Qaida, SIIL e terroristi rimarranno senza vantaggi militari se decidessero di rimanere nella zona.
Quando la maggior parte delle aree siriane al confine con il Libano, soprattutto Qalamun e Zabadani, si sono accordate con la leadership siriana a Damasco e dopo l’accordo, i ribelli decidevano, sotto gli auspici di Russia, Turchia e Iran, di “smettere di combattere e lasciare l’area (chi voleva andare ad Idlib, mentre molti siriani preferivano rimanere nelle loro città), non è più possibile ai jihadisti continuare a combattere. Ciò coincide con la richiesta di Mosca alla leadership di Hezbollah di aumentare le forze Ridwan e avanzare nella steppa siriana: ciò fu possibile ad Hezbollah dopo la fine delle operazioni al confine. L’attività militare di Hezbollah sulla catena orientale era difficile e dolorosa. Vi sono stati investimenti enormi per consentire agli uomini di operare e combattere nella zona. Oggi, tuttavia, la minaccia è quasi scomparsa. La maggior parte delle forze di Hezbollah si sposta all’interno della Siria. Le forze Ridwan, insieme a centinaia di forze speciali russe e dell’Esercito arabo siriano ed alleate ora combattono per liberare i campi petroliferi e fermare il piano anglo-statunitense-giordano per creare una “zona tampone” dai territori di Suwayda e Dara al confine iracheno, e a Dayr al-Zur da Tadmur a Suqanah. È chiaro che gli Stati Uniti, che sostengono le “forze democratiche siriane” (SDF) costituite da curdi e tribù arabe sotto la loro direzione nel nord-est della Siria, non sono ancora pronti a guidarli verso Dayr al-Zur assediata dallo SIIL, che va sgretolandosi in Iraq e Siria, ma non è ancora debole nella provincia di Dayr al-Zur, specialmente nella Badiyah siriana (steppa). Russia, Damasco ed alleati si dirigono verso Dayr al-Zur, indipendentemente dal piano di Stati Uniti e loro agenti per controllare la steppa siriana e Dayr al-Zur (che ospita numerosi ufficiali e soldati dell’Esercito arabo siriano e delle forze speciali di Hezbollah). Inoltre, Damasco ha inviato un segnale chiaro ad Amman, la minaccia di ritenere le forze giordane nemiche se entrano nel territorio siriano per sostenere gli USA e i loro agenti. Questa minaccia chiara e diretta ha fermato l’avanzata anglo-statunitense-giordana mettendoli in una posizione precaria verso Damasco.
Le Forze Speciali Ridwan di Hezbollah avanzavano combattendo a Dayr al-Zur, al-Suqana, Raqqa e Dara liberandone le aree, ma soprattutto rovinando i piani statunitensi per occupare il nord-est della Siria. Le forze e i generali russi osservano attentamente le battaglie siriane, in particolare quelle di Hezbollah. Gli ufficiali russi traggono lezioni sull’efficienza delle forze speciali Ridwan e dalla qualità ed efficacia delle armi e tattiche utilizzate, specialmente data l’esperienza accumulata da Hezbollah nella lunga guerra contro Israele e le guerre in Siria dove affronta forze che seguivano metodi e ideologie sviluppati. La Russia non ha mai avuto conflitti del genere, quindi c’è grande interesse, espresso dalla forte presenza di esperti su tutti i fronti, non solo per avere il sostegno aereo e partecipare ai combattimenti, ma anche per analizzarli. Hezbollah è riuscito a cambiare la situazione in Siria insieme alle forze aeree russe e siriane ed ha combattuto numerose battaglie importanti, come ad Aleppo, Homs, Hama, al confine siriano-libanese ( Qalamun e Zabadani), Qusayr, presso Lataqia e vicino Damasco, a Qabun, Barzah, Wadi al-Barada e Madaya. Poiché la fine delle operazioni militari sul confine siriano-libanese è vicina, Hezbollah invia più di 20000 soldati su altri fronti interni e strategici. Anche i fronti presso Damasco e Zabadani hanno permesso a più di 10000 truppe siriane di essere inviate in zone “più calde”. Le fonti legate ai dirigenti in Siria hanno confermato che Hezbollah amplia le forze in Siria raggiungendo dimensioni senza precedenti, sostenute da grandi linee logistiche al fianco della forza di prima linea. Sono stati preparati piani militari significativi per il prossimo Ramadan, per porre fine alla presenza di al-Qaida e SIIL ad Arsal. Questi terroristi potranno andarsene ad Idlib o combatteranno fino alla fine sul confine siriano-libanese, zona esclusa dai negoziati di Astana. Se Hezbollah si ritirerà dal confine libanese, non lascerà il confine siriano dove ha stabilito posizioni, centri di addestramento e siti per le armi in vista di una prossima guerra con Israele. La Siria è direttamente coinvolta in questo particolare conflitto tra Hezbollah e Israele. Hezbollah ha anche introdotto il concetto ideologico di “resistenza siriana”, diventando una realtà che Israele troverà difficile ignorare quando finirà la guerra in Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: Le ragioni dell’isteria saudita-statunitense

Nasser Kandil e Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 18 maggio 2017Secondo Nasser Kandil
Le ultime campagne diplomatiche e mediatiche lanciate da Washington e Riyadh contro lo Stato siriano non possono essere spiegate solo come reazione a uno schiaffo doloroso ma innominabile. In effetti, quando lo Stato siriano riprende i bastioni di al-Nusra in diversi quartieri di Damasco, Stati Uniti ed Arabia Saudita l’accusano di condurre un “cambiamento demografico”, non potendo continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. E quando l’Esercito arabo siriano in pochi giorni scaccia lo SIIL da un “area sensibile” nel deserto siriano di 80 km di larghezza per 100 di profondità, scelta dagli statunitensi quale futuro santuario dello SIIL sulla linea strategica di collegamento tra Siria, Iran e Resistenza libanese, Stati Uniti e Arabia Saudita s’inventano ogni falsa accusa per demolire il morale del popolo siriano, sostenere i terroristi, fare pressione sul governo della Siria e l’alleato russo; ancora una volta, incapaci di continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. Così appare l’improvviso ciò che sembrava un dossier statunitense che accusava le autorità siriane di nascondere il massacro in un crematorio nella prigione di Sadnaya a nord di Damasco [1], immediatamente trasmesso alle Nazioni Unite: “15 maggio, il capo per il Medio Oriente del dipartimento di Stato Stuart Jones presentava le foto satellitari del carcere dicendo che il regime del Presidente Bashar al-Assad ha distrutto i resti di migliaia prigionieri assassinati negli ultimi anni. Poi chiese di “porre fine a tali atrocità”. Tali foto “declassificate” dal governo degli Stati Uniti erano datate aprile 2017, aprile 2016, gennaio 2015 e agosto 2013, mostrando edifici, uno dei quali sottotitolato “prigione principale” e l’altro “probabile crematorio”. Su una delle immagini vi era la leggenda “fanghiglia su una parte del tetto” che attesterebbe, secondo gli Stati Uniti, l’esistenza di un forno crematorio installato dal regime siriano”!!!
Le convulse accuse del ministro degli alloggi israeliano ed ex-generale dell’esercito, Yoav Galant, chiedono apertamente l’assassinio del Presidente siriano Bashar al-Assad [2]: “Penso che attraversiamo la linea rossa. Secondo me è giunto il momento di assassinare Assad. E’ così semplice...” Al momento, Washington afferma che la cooperazione con la Russia non va bene, soprattutto sulla questione fondamentale delle cosiddette “zone di de-escalation” in Siria definita da Astana 4, mentre le incursioni statunitensi uccidono civili siriani ad Hasaqah e al-Buqamal [3] con il pretesto della lotta contro lo SIIL, che si affrettava ad attaccare l’aeroporto di Dayr al-Zur, controllato dall’Esercito arabo siriano, proprio come successe la scorsa estate dopo gli attacchi degli Stati Uniti sul Jabal al-Thardah. Ed ora, altrettanto improvvisamente, il capo del Kurdistan iracheno minaccia l’iracheno Hashd al-Shabi se continua l’avanzata verso il confine siriano, e la cosiddetta opposizione siriana minacciava di lasciare i negoziati di Ginevra 6 (ripresi il 16 maggio), mentre le fazioni armate impegnate nel processo di Astana annunciavano l’adesione all'”operazione fronte meridionale” voluta principalmente da statunitensi, inglesi e giordani, ancora col pretesto della lotta della cosiddetta coalizione anti-SIIL, ma il cui vero obiettivo è, ovviamente, raggiungere il confine iracheno-siriano ad al-Tanaf, all’incrocio dei confini giordano-siriano-iracheno. Un’operazione considerata “ostile” dalla Siria e contro cui non si limita a mettere in guardia la Giordania per voce del Ministro degli Esteri, Walid al-Mualam [4], ma prepara la corsa verso il confine con l’Iraq, ancor prima di avviarla. Da qui le campagne di isteria e diffamatorie spiegate dai rapidi e inaspettati progressi dell’Esercito arabo siriano verso Dayr al-Zur e il confine iracheno, parallelamente ai progressi iracheni dell’Hash al-Shabi al confine con la Siria, minacciando i piani degli statunitensi-sionisti che sanno perfettamente che questa è una causa e una strategia comune, coordinata con Iran e Russia per impedirgli di controllare il confine siriano-iracheno, divenuta la madre di tutte le battaglie della guerra alla Siria. Controllarlo significa impedire a Iran e Cina di accedere al Mediterraneo, contenendo oleodotto iracheno e gasdotto iraniano nella stessa direzione, controllando la linea di rifornimento strategica dall’Iran alla Siria e alle forze della Resistenza; obiettivi che motivarono l’invasione dell’Iraq e, dopo il fallimento, la guerra alla Siria. Una seconda sconfitta che motiva il tentativo di controllare la regione tra il Tigri e l’Eufrate. Un terza sconfitta inflitta dalla resistenza dell’Esercito arabo siriano ad Hasaqah e Dayr al-Zur e dall’avanzata dell’Hashd al-Shabi a Tal-Afar in Iraq, motivando l’ultimo piano statunitense per controllare il confine siriano-iracheno. Se il piano fallisce, la guerra alla Siria non avrà più senso strategico. Piuttosto, sarà necessario gestire un’alleanza tattica e risorse per raggiungere un accordo parziale tra le forze belligeranti; gli statunitensi sono particolarmente interessati al sud del Paese e alla sicurezza d’Israele garantita dalla Russia o dall’accelerazione del processo di risoluzione della causa palestinese in Israele. Tuttavia, quando gli statunitensi mobilitano tutti i loro alleati gettando il loro peso e le loro minacce, vuol dire che la guerra è tutt’altro che finita con molte opportunità di rimescolare le carte; in particolare attraverso Turchia, Israele, curdi iracheni o bloccando i colloqui di Ginevra. Un blocco atteso da molti osservatori viste le differenze tra USA e Russia, la riluttanza turca a separarsi da Jabhat al-Nusra e la volontà aggressiva degli statunitensi, spiegando il motivo per cui l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, declinava su priorità, o almeno pari importanza, nel “paniere” della lotta al terrorismo per concentrarsi sulle discussioni sulla futura Costituzione siriana. Trascurarlo fu deciso nei colloqui a Ginevra 5, che invocava la formazione di un comitato di esperti costituzionali del governo, dell’opposizione e delle Nazioni Unite, senza che ciò si nelle prerogative delle Nazioni Unite, essendo la Costituzione siriana questione solo del popolo siriano, come indicato nella risoluzione 2254/2015.Secondo fonti ben informate, l’influenza statunitense sui colloqui di Ginevra 6 riflette, in parte, la mobilitazione per la “guerra al confine siriano-iracheno” proposta da Erdogan nella visita a Donald Trump [5]. Una proposta per affidare ai peshmerga curdi in Iraq, guidati da Masud al-Barzani, la missione di dominare le aree controllate dai curdi in Siria e le regioni al confine siriano-iracheno, implicitamente per pulire le aree di Sinjar e Qamishli dalla presenza del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in cambio del sostegno turco nella battaglia di Raqqa. Infine, chi controllerà i confini siriano-iracheni vincerà la partita. Ciò che è certo è che una delle più importanti guerre del Medio Oriente entra nella fase più pericolosa.Traduzione e sintesi di Mouna Alno-Nakhal dell’ultima nota di Nasser Kandil: politico libanese, ex-vicedirettore di Top News Nasser-Kandil e redattore del quotidiano libanese “al-Bina“.

Fonti:
Top News
Top News
Top News
al-Bina
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Note:
[1] Siria: Gli Stati Uniti hanno accusato il regime di Assad di usare un “crematorio” per nascondere “omicidi di massa”
[2] “Il tempo è venuto” per uccidere Bashar al-Assad (ministro israeliano)
[3] La “Coalizione degli USA” uccide più di 31 persone nel massacro di al-Buqamal e Dayr al-Zur
[4] Forze statunitensi, inglesi e giordane al confine giordano-siriano. Anche l’Esercito arabo siriano si avvicina
[5] Trump assicura ad Erdogan l’appoggio degli USA contro il PKK curdoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Macron: cavallo di Troia degli USA

Wayne Madsen, SCF, 17.05.2017Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron, impegnato nelle presidenziali francesi in contrappeso pro-europeo per impedire l’elezione della leader del Partito Nazionale Marine Le Pen, sembra avere più di un rapporto casuale con gli Stati Uniti. Mentre lavorava al Ministero dell’Economia da ispettore speciale e ministro, Macron supervisionò il furto virtuale delle industrie strategiche francesi da parte delle imprese statunitensi dai forti legami con l’intelligence. L’hackeraggio dei computer del movimento di Macron “En Marche!” da parte di soggetti sconosciuti ha prodotto materiale interessante. I difensori di Macron sostengono che i file rilasciati erano o “falsi” o estranei. Tuttavia, una serie di file sul furto virtuale del gigante tecnologico dell’informazione francese da individui collegati alla CIA è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla campagna di Macron. Il primo incarico di Macron nel governo francese era proteggere gli interessi delle società francesi dalla concorrenza estera e, soprattutto, dall’acquisizione. La mossa dei servizi d’intelligence statunitensi acquisendo la leader francese della tecnologia delle smart card, Gemplus International, iniziò nel 2001 e l’operazione fu completata entro il 2004, anno in cui Macron divenne ispettore delle finanze nel Ministero dell’Economia francese. L’industria francese è da tempo obiettivo della sorveglianza e/o acquisizione dalle società statunitensi e la CIA ha svolto un ruolo importante in tali operazioni di “guerra economica”. Ad esempio, la società di elettronica francese Thomson-CSF è stata a lungo l’obiettivo principale dell’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale e della sorveglianza della CIA. I documenti riguardanti la riuscita acquisizione della Gemplus, insieme alla principale fabbrica di Gemenos, Bouches-du-Rhône, in Francia, dall’impresa statunitense Texas Pacific Group (TPG) rientra nella tranche degli archivi prelevati dai computer di “En Marche!”. TPG acquisì le azioni della Gemplus nel febbraio 2000. Nel 2006 Gemplus si fuse con Axalto per formare Gemalto completando l’efficace controllo statunitense sull’impresa. Nel settembre 2002, Alex Mandl, statunitense residente a Vienna, Austria ed ex-presidente di AT&T, presidente e amministratore delegato di Teligent, membro del consiglio di amministrazione della società della CIA IN-Q-TEL e membro del consiglio di amministrazione del neoconservatore American Enterprise Institute, fu nominato CEO della Gemplus International. Continua ad essere presidente esecutivo della Gemalto.
A seguito delle comunicazioni dell’ex-contraente dell’NSA Edward Snowden, è ormai noto che il Centro di comunicazioni del governo (GCHQ) inglese, collaborando con l’NSA, penetrava con successo le carte SIM utilizzate dalla Gemalto. GCHQ/NSA intercettarono le comunicazioni dei cellulari utilizzando le carte SIM Gemalto abilitate per la crittografia in Afghanistan, Yemen, India, Serbia, Iran, Islanda, Somalia, Pakistan e Tagikistan. L’attacco di GCHQ-NSA fu anche indirizzato contro i centri di personalizzazione della carta SIM Gemalto in Giappone, Colombia e Italia. La pirateria di NSA e GCHQ dei chip SIM Gemalto tramite il loro Mobile Handset Exploitation Team (MHET), fu forse la più grande operazione d’intercettazione dell’NSA nella storia, che vide migliaia di chiamate e messaggi di testo intercettati e decodificati da NSA e dal partner inglese. Molto sinistra fu l’inclusione dei dati d’identificazione della carta SIM Gemalto nel database della CIA dei cellulari presi di mira negli attacchi dei droni statunitensi. I documenti interni di “En Marche” puntano a quattro agenzie governative francesi che condussero le indagini sull’acquisizione della Gemplus: “Renseignements généraux” (RG) (Intelligence Generale), “Direction de la sûreté du territoire” (DST), Ministero dell’Industria e Ministero dell’Economia di Macron. La stampa francese, che celebra Macron ex-banchiere dei Rothschild, afferma che i documenti della Gemplus non hanno nulla a che fare con Macron. I media francesi sostengono che Macron era un semplice studente all’accademia elitaria dei servizi pubblici francesi, l’École nationale d’administration (ENA) fino al diploma nel 2004. Tuttavia, come indicano chiaramente i documenti fuoriusciti, l’acquisizione della Gemplus era ancora indagata dal governo francese quando Macron divenne ispettore del Ministero dell’Economia nel 2004. Dato che Macron ebbe il compito di assicurare che le società francesi non subissero tentativi stranieri di contrastare la crescita economica francese, la sua performance, come si vede dalla perdita di posti di lavoro francesi per gli interessi stranieri, fu abissale. È molto probabile che i file di “En Marche” sull’acquisizione della Gemplus dovessero avere informazioni riservate pronte, nel caso in cui il ruolo di Macron nel coprire i dettagli dell’acquisizione statunitense divenissero pubblici. Ogni partito dev’essere disposto a fronteggiare le rivelazioni dalle “ricerche dell’opposizione” sui loro candidati. Va anche notato che una delle liste pubblicate da “En Marche” afferma che la politica di Macron era “monitorare” ma non impedire la proprietà straniera su industrie e imprese strategiche francesi.
Nel 2008, Macron lasciò il governo per entrare nella Rothschild&Cie Banque. Divenne anche capo della Fondazione francese-statunitense pesantemente neocon che conta Hillary Clinton, generale Wesley Clark e l’ex-presidente della Banca mondiale Robert Zoellick. La questione operativa su Macron è: cosa sapeva dell’acquisizione della Gemplus e quando? I file della Gemplus di “En Marche”, contenuti in una cartella denominata “Macron” e che si occupano dell’acquisizione statunitense, si leggono come un romanzo di spionaggio di John LeCarré. Un file, contrassegnato “Confidential” e inviato a Stefan Quandt della famiglia miliardaria Quandt delle note BMW e Daimler in Germania, si occupa del valore dei titoli della Gemplus nel 2001, tra “rapporti estremamente tesi e scontri tra i principali ai vertici, nella rottura delle comunicazioni con il personale. Di conseguenza, la maggior parte di essi è completamente inedita oggi”. Da ispettore del Ministero dell’Economia, è stupefacente che Macron non sapesse della violazione delle leggi verificatasi con l’acquisizione statunitense della Gemplus. Ciò è descritto anche in un altro file della Gemplus dalla sua campagna, che indica la situazione post-acquisizione statunitense della Gemplus: “Dichiarazioni irresponsabili, spesso seguite da chiusura di siti e licenziamento del personale, anche prima di consultarne i rappresentanti (come la legge e il senso comune richiedono)”. I Quandt sono molto discreti e per una buona ragione. Guenther Quandt fabbricò fucili Mauser e missili antiaerei per il Terzo Reich. Divorziò dalla prima moglie, Magde Quandt, dopo aver avuto un figlio, Harald Quandt. Magde poi sposò il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Stefan Quandt, coinvolto nella presa di Gemplus, è figlio del fratellastro di Harald, Herbert Quandt. Le informazioni negative sulla Gemplus portarono a una relazione della Goldman Sachs del 24 gennaio 2002 che spinse l’azienda a continuare con la ristrutturazione diretta dagli statunitensi per mantenersi sul mercato. Anche se era allievo all’ENA all’epoca, non esiste alcuna informazione su quali progetti Macron fu assegnato dal 2001 al 2003 dai professori del servizio civile. Altri file correlati con la Gemplus nella cartella “En Marche!” comprendono quelli collegati a uno dei capi di Gemplus, Ziad Takieddine, broker franco-libanese druso e diplomato dell’università americana di Beirut collegata alla CIA. Takieddine aiutò a progettare l’acquisizione statunitense con l’aiuto di Herr Quandt. Takieddine contribuì a concludere importanti trattative sulle armi francesi con Libia, Siria, Arabia Saudita e Pakistan. Accusato di riciclaggio di denaro nelle Isole Vergini inglesi dall’ex-moglie, Takieddine è anche lo zio di Amal al-Amudin, moglie dell’attore George Clooney. Takieddine è anche un feroce nemico dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy, che perse le presidenziali nel 2017 rispetto al rivale conservatore François Fillon. Macron superò Fillon al primo turno delle elezioni presidenziali, arrivando al secondo turno con Fillon al terzo posto.
Takieddine, Quandt e una società sospetta della CIA, Texas Pacific Group (TPG), erano tutti chiaramente parte di una cospirazione per sbarazzarsi del co-fondatore francese della Gemini Marc Lassus e dei dirigenti francesi dell’azienda. La decisione di licenziare Lassus e colleghi francesi fu presa in una riunione del consiglio di amministrazione della Gemplus tenutasi a Washington DC, non in Francia, il 15 dicembre 2001. Un altro responsabile dell’acquisizione statunitense della Gemplus fu Lee Kheng Nam, dirigente di Singapore e titolare di un master su operazioni di ricerca e analisi di sistema della scuola post-laurea della Marina statunitense di Monterey, California. Il co-fondatore di TPG, David Bonderman di Fort Worth, in Texas, fu coinvolto nell’acquisizione ostile della Gemplus. L’acquisizione delle azioni della Gemplus da parte di TPG avvenne attraverso una società finta praticamente sconosciuta e registrata a Gibilterra, chiamata “Zensus”. Bonderman, ebreo, fece una mossa politica nel 2012 in Egitto quando incontrò Qayrat al-Shatar, vicedirettore della Fratellanza musulmana e membro del governo di Muhamad Mursi. Bonderman dichiarò di cercare un'”opportunità di investimento” in Egitto. In un documento word senza data trovato nei computer di “En Marche”, Lassus viene citato dire: “Sono convinto che l’investimento della TPG abbia qualche accordo con il governo per spostare la sede centrale in California. Ci riprovarono di nuovo nel gennaio 2002”. I sindacati dei lavoratori della Gemplus previdero che la produzione dell’impresa passasse dalla Francia alla Polonia. Il maggiore sindacato francese, “Confédération générale du travail” (CGT), dichiarò che l’acquisizione della Gemplus doveva eliminare la Francia dalla leadership tecnologica delle smart card. Gemplus impiegava 7000 lavoratori francesi prima dell’acquisizione da parte degli statunitensi. Il documento word si riferisce anche alle agenzie governative francesi che “avviarono indagini” e cercarono “informatori interni”. Macron svolse un ruolo sia nelle indagini del Ministero dell’Economia sia nella ricerca presso la Gemplus di “informatori interni” per i suoi amici statunitensi? Quando la società statunitense General Electric acquisì la società francese per turbine e tecnologia nucleare Alstom, il Ministro dell’Economia Macron affermò di aver approvato tali acquisizioni perché “l’intervento statale nell’industria avviene solo in Venezuela”. Questa è musica per le orecchie dei miliardari nell’amministrazione Trump.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump svela che Stato islamico e CIA sono “partner” contro la Russia

John Helmer, 16 maggio 2017Un giornalista del Washington Post ha rivelato che la storia dei computer portatili dello Stato islamico (SIIL), che il presidente Donald Trump ha descritto il 10 maggio al Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla Casa Bianca, proveniva dallo SIIL tramite la CIA. Il motivo della fuga contro Trump, seguita da Post e media anglo-statunitensi, fu divulgato sempre dal Post. La CIA e almeno un funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che informò la CIA di ciò che Trump aveva detto, si arrabbiarono col presidente per aver rivelato la collaborazione tra terroristi dello SIIL e loro gestori statunitensi negli attacchi contro obiettivi russi, comprese le compagnie aeree russe. L’articolo dal Washington Post affermava che Trump aveva “rivelato informazioni altamente classificate al Ministro degli Esteri russo Lavrov e all’Ambasciatore Sergej Kisljak, nella riunione alla Casa Bianca della settimana prima, secondo funzionari statunitensi che hanno detto che le divulgazioni di Trump mettevano in pericolo una fonte cruciale dell’intelligence nello Stato islamico“. La fonte, secondo il Post, era “un partner degli statunitensi grazie a un accordo di condivisione delle informazioni considerate così sensibili che i dettagli non sono forniti agli alleati e sono strettamente limitati anche nel governo degli Stati Uniti”, dichiaravano i funzionari. Il partner non aveva concesso agli Stati Uniti l’autorizzazione a condividere il materiale con la Russia, e i funzionari dichiaravano che la decisione di Trump di farlo metteva in pericolo la cooperazione con un alleato che ha accesso alle attività interne allo Stato islamico“. L’articolo non si riferiva al “partner” come Paese, governo o agenzia d’intelligence straniera. Invece vi si riferiva come “partner chiave” affermando che “Trump ha rivelato la città nel territorio dello Stato islamico dove il partner dell’intelligente statunitense ha rilevato la minaccia“. Ciò significa che la posizione geografica in cui il “partner” opera sia nel “territorio” dello SIIL. L’articolo aveva anche rivelato che fu concesso l’accesso alla trascrizione verbale di ciò che Trump aveva detto nell’incontro con Lavrov, definendo la fonte “un funzionario che sa dello scambio“. Uno dei giornalisti che ha scritto la storia apparve in un’intervista pubblicata dal Post dopo l’uscita dell’articolo. È Greg Miller, californiano che ha lavorato per il Los Angeles Times prima di trasferirsi a Washington nel 2010, per “seguire le agenzie d’intelligence e il terrorismo“. Ascoltando attentamente, Miller divulga le sue fonti tra i funzionari del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) e della CIA. Dal minuto 1:52, Miller identifica ciò che ha saputo e come da membri del Consiglio di Sicurezza di Trump, funzionari di alto livello che hanno letto i resoconti. Chiamarono il direttore della CIA e il capo dell’NSA per avvisarli: “Guardate, ciò che è accaduto nell’incontro con i russi vi va detto. Perciò erano in parte allarmati e preoccupati dalle conseguenze. Sono le agenzie, come la CIA, che avrebbero comunicato direttamente o trattato con il partner straniero. Ne sarebbero le più preoccupate“. Miller non nomina i funzionari che hanno letto le trascrizioni Trump-Lavrov del 10 maggio su cosa si sono detti.
Due funzionari direttamente interessati alle operazioni statunitensi contro la Russia in Siria e nel mondo sono Fiona Hill, direttrice per la Russia del NSC, e Gina Haspel, nominata il 2 febbraio vicedirettrice della CIA, ex-capo del terrorismo e delle operazioni clandestine della CIA. Sui collegamenti di Hill con la Russia, leggasi questo. Haspel è un ufficiale della CIA, le cui posizioni ed operazioni rimangono segrete; non vi sono foto di lei. Secondo il Washington Post, “dopo la riunione di Trump, i funzionari della Casa Bianca avviarono misure per contenere i danni, chiamando CIA e NSA“. I funzionari della Casa Bianca, tra cui Trump stesso e il consigliere della sicurezza nazionale generale HR McMaster, hanno contestato tali “danni”. Secondo McMaster, “il presidente e il ministro degli Esteri hanno esaminato le minacce comuni dalle organizzazioni terroristiche, incluse quelle all’aviazione“. Secondo il quotidiano, “il Washington Post trattiene la maggior parte dei dettagli, tra cui il nome della città, i funzionari che hanno avvertito che rivelarli potrebbero compromettere l’importante intelligence“. Il Post aggiungeva senza indicare la fonte: “Per chiunque nel governo, discutere di tali questioni con un avversario sarebbe illegale“. McMaster rispose il giorno dopo: “La premessa di tale articolo è falsa“.
La differenza tra le due versioni, del generale e del giornale, è che il “partner” statunitense è gestito dalla CIA nelle operazioni dello SIIL contro la Russia. La “minaccia comune” a cui McMaster si riferisce, complotto dello Stato islamico contro i viaggiatori statunitensi e russi, è il complotto che i funzionari di NSC e CIA non vogliono rivelare al loro vero avversario, che secondo Miller e le sue fonti tra i funzionari statunitensi non è lo Stato islamico, ma la Russia. Nel video, Miller rivela che la sua fonte nel NSC chiamò prima la CIA e poi lui. Ciò significa che almeno un insider, probabilmente due, nell’ufficio NSC della Casa Bianca e presso la CIA, diedero al Post una storia volta a danneggiare Trump. La ragione, secondo tali fonti vicine alle operazioni terroristiche contro la Russia, è che Trump aveva identificato un legame statunitense con lo Stato islamico, operativo contro obiettivi russi. Che l’amministrazione Obama e la CIA facessero questo non è un segreto. Né, in prospettiva, che Stato islamico e CIA tramino contro l’aviazione russa ed internazionale sia un segreto. Miller rivela anche un tentativo di coprire, e poi denunciare ciò che lui, la direzione del suo giornale e le sue fonti nel governo statunitense credono sia dannoso per il loro collaboratore dello Stato islamico. Tra i minuti 0:55 e 1:02 del video, Miller dice che “il problema è che gli Stati Uniti conoscono queste informazioni per via dell’intelligence proveniente da un partner di un altro Paese“. Non c’è nulla nel testo pubblicato che dica che il “partner” fosse di “un altro Paese”; cioè un governo o un servizio d’intelligence di un altro Paese. Nel video, Miller non menziona più la parola “Paese”.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora