La “nazionalizzazione” di STX e le contraddizioni di Parigi

Jacques Sapir, Russeurope 27 luglio 2017Il governo ha deciso di “nazionalizzare” il cantiere STX [1]. Questo potrebbe sorprendere da parte di un governo che, finora, è stato particolarmente noto per ispirarsi al puro liberalismo economico. L’obiettivo dichiarato è “difendere gli interessi strategici della Francia”. Il governo aveva finora il 33,33% delle azioni. Questa decisione deriva dal diritto di prelazione che scade il 29 luglio. E’ questo diritto che il governo ha deciso di usare, dopo il fallimento dei negoziati con la società italiana Fincantieri, che doveva prenderne una quota [2] .

STX e il conflitto franco-italiano
L’esecutivo ha voluto negoziare un modello “50-50” per bilanciare gli interessi francesi (Stato, ex- Gruppo navale DCNS, BPI-France e annessi) e italiani nelle consultazioni sui Cantieri dell’Atlantico, mentre il compromesso iniziale dava il 55% di STX France al capitale italiano. Le cause del cambio del governo francese sono note. Fincantieri è nella stessa nicchia di STX, principale concorrente. Mentre il governo presieduto da Cazeneuve accettò che gli italiani avessero la maggioranza, quello di Philippe e naturalmente del Presidente della Repubblica, hanno fatto propri i timori di molti funzionari di STX sull’acquirente italiano che interveniva per assicurarsi certi impianti di Saint-Nazaire e far decadere la produzione nel sito. Tuttavia, il governo italiano respinse la proposta francese, sia per voce del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che del collega del Tesoro Pier Carlo Padoan. Si tratta di una decisione importante. Ma va messa in prospettiva. Questa decisione comporta una spesa di 80 milioni di euro. Allo stesso tempo, il governo di Philippe si prepara a privatizzare la società Aéroports de Paris, per una cifra stimata in 2,7-7 miliardi di euro secondo la formula della privatizzazione. Ora questi aeroporti (Charles de Gaulle e Orly) possono essere considerati più strategici dei cantieri navali STX. Inoltre, il governo francese annunciava la decisione di riprendere i negoziati con la parte italiana per creare una sorta di Airbus del mare, e quindi non chiudere la porta all’accordo con l’Italia.

Le contraddizioni del governo
In realtà, l’atteggiamento del governo francese sottolinea le contraddizioni tra discorso e politica di Emmanuel Macron. C’è prima di tutto un’evidente contraddizione in questo piano per creare l'”Airbus navale”. Ricordiamo che il precedente Airbus si basa sull’esperienza della collaborazione con l’industria aeronautica tedesca da più di un decennio. Questa cooperazione si è concentrata sul velivolo da trasporto Transall, ma anche nella costruzione su licenza in Germania Ovest del predecessore del Transall (Noratlas) e del Fouga Magister. Inoltre, quando la costituzione di Airbus fu negoziata, un altro programma di cooperazione per produrre l’Alpha Jet fu attuato. Airbus era, dunque, in origine il risultato di varie cooperazioni industriali, dove era chiaro che la Francia aveva un ruolo di primo piano. Non siamo assolutamente in questa situazione nei cantieri navali. L’analogia proclamata dal governo si basa sul nulla. Non si paga a parole. Ricordiamo inoltre che questa decisione esprime la sovranità della Francia, anche se il presidente continua a cantare le lodi di un’Europa integrata, che comporterebbe ulteriori rinunce di sovranità. E si manifesta di nuovo la contraddizione di quando François Hollande dichiarò lo stato di emergenza nel novembre 2015. François Hollande e Emmanuel Macron sono presidenti che affermano il desiderio di andare oltre nel processo d integrazione europea, ma di fronte a una crisi reagiscono riaffermando la sovranità francese. La contraddizione è irrimediabile.

Il ruolo dello Stato nello sviluppo dell’industria
Il governo di Philippe e Emmanuel Macron appare senza linee guida, dicendo una cosa e applicandone un’altra. Ciò è particolarmente grave nell’industria che, meno di qualsiasi altri, tollera sceneggiate e decisioni opportunistiche. L’attività industriale non è un’organizzazione come le altre. Come le chiese e gli eserciti, è un’organizzazione gerarchica non democratica [3], la stragrande maggioranza dei membri è esclusa dalla stesura delle regole interne. Deve, per funzionare, ricorrere a modi complementari alla divisione del lavoro [4]. Allo stesso tempo, si basa su una divisione radicale tra dirigenti e dipendenti. La società, nella sua forma capitalistica, si basa quindi su un fascio di funzioni, la minimizzazione dei costi di transazione (tesi di R. Coase) e l’ottimizzazione del locale sistema di conoscenza collettiva [5], in particolare la creazione di linee informative e diffuse (interpretazione di un volume crescente di segnali sulla conoscenza generata dalla divisione tecnica del lavoro) ne fanno parte, ma non la riassumono totalmente. Inoltre garantisce, va ricordato, la predominanza di certe strategie di appropriazione su altre [6]. Questa dimensione ha anche introdotto una certa incoerenza nell’articolazione delle coerenze creata dall’impresa capitalistica. L’azienda pubblica può adottare norme interne per facilitare la comunione spontanea dei saperi individuali e incoraggiare la creazione di strutture di conoscenza collettiva. Ma non mancano inconvenienti. In primo luogo, affinché lo Stato possa agire da proprietario auto-limitato (cioè impegnandosi a non disertare), l’area produttiva statale va limitata. Se gli impegni finanziari del settore pubblico sono troppo elevati rispetto alle capacità di finanziamento, i lavoratori possono temere la fine dell’impegno interno (sotto forma di privatizzazione e allineamento della gestione agli standard normali delle imprese capitaliste), o la vendetta fiscale. Ci sono molte ragioni, tuttavia, a favore dell’industria pubblica: l’esistenza di un’alternativa ai produttori privati costringendoli a moderare i prezzi nei contratti tra privato e Stato per l’assunzione di un rischio industriale per l’elevata incertezza, la capacità di pagare costi significativi entrando in certe attività che scoraggiano gli investitori privati. La “nazionalizzazione” di STX potrebbe essere un’opportunità su consapevolezza e situazione dell’industria francese e sulla necessità del pubblico in certi settori. Ma richiede che il governo non ceda al giogo ideologico del liberalismo ed anche dell’europeismo. Infatti, è improbabile che vada così. Questa “nazionalizzazione” è probabilmente solo uno spettacolo.Note
[1] Le Figaro
[2] Le Figaro
[3] E’ chiaro che altre organizzazioni, partiti politici, sindacati, squadre sportive, possono operare in modo non democratico. Ma questa forma di operare non è nella loro natura, e anche tali organizzazioni potrebbero avere un processo democratico che non esclude il principio gerarchico, ma che dia ai membri il potere di controllare a designazione delle gerarchie e l’ampiezza dei loro poteri.
[4] Questo punto è ribadito da C. Pitelis, “Costi di transazione, mercati e gerarchie: conclusioni“, in C. Pitelis, Costi di transazione, mercati e gerarchie, Basil Blackwell, Oxford, 1993.
[5] S. Winter, “Su Coase, competenza e corporation“, in OE Williamson & SG Winter (a cura di), La natura dell’azienda – origini, evoluzione e sviluppo, Oxford University Press, Oxford, 1991, pp. 179-195.
[6] GK Dow, “L’appropriata critica dell’economia dei costi di transazione“, in C. Pitelis, (ed.), Costi di transazione, mercato e gerarchie, Basil Blackwell, Oxford, 1993, pp. 101-132. Si veda lun’analisi molto pertinente di questa asimmetria, in DH Robertson, Il controllo dell’industria, Cambridge University Press, Cambridge, 1923.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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F-35: in una nazione in declino, la corruzione domina i cieli

I nipoti dei contribuenti statunitensi vedranno cos’è l’F-35 e ne pagheranno il conto
William Wojcik Russia Insider 24 giugno 2017Il corpo dei marines statunitense ha nuovamente sospeso i voli del cocco tecnologico, il Joint Strike Fighter Lockheed F-35B, almeno dall’Air Station Yuma in Arizona dove l’aria è asciutta, la birra è fredda e i capi posso nascondersi dai giornalisti che ancora non hanno letto il Riot Act. Dopo 400 miliardi di dollari (un capitale) di costi del programma che, difatti, risale ai primi anni ’90, si potrebbe pensare che i fondi prestati possano giustificare un progetto operativo completo. Non importa che infrastrutture, ponti e scuole in rovina e, naturalmente, salute precaria saranno ereditati dalle future generazioni; guardate che notizie possono sentire sul fichissimo aereo da guerra. Questa volta i problemi del “software” hanno messo a terra i velivoli mentre stanchi tecnici e scienziati tentano di decifrare ciò che succede a computer di bordo, collegamenti dati, e pulsanti, leve e lucine lampeggianti. Ma le cose all’inizio non erano così complicate. Infatti, un aereo militare a decollo e atterraggio verticale (VTOL) già volava; solo che non era statunitense, era lo Jak-141 del Jakovlev Design Bureau.
Diamo il dovuto. Fu l’alto comando tedesco negli anni formidabili della seconda guerra mondiale che propose un velivolo VTOL. Ma il programma balistico V2 era in pieno svolgimento. L’ex-Unione Sovietica intraprese la missione nel 1975 con il meno veloce Jak-38 “jump jet”. Ma mentre si sviluppò, campanelli e fischietti suonarono sui fondamenti (suona familiare?) L’aereo apparve disfunzionale anche se impressionante, ma richiedeva altri computer e un motore ridondante. E la serie di suoni generati dai computer avvertiva il pilota che si trattava più di distrazione che altro. Questi orpelli costosi si adattarono solo al materiale russo. Fino a qualche anno fa, i progettisti russi ancora usavano ciò che chiamiamo strumenti a vapore (strumenti tecnologicamente datati ma sempre affidabili). Lo Jak-141 appariva, funzionava e volava come il mucchio “tecnologico” dell’ingegneria statunitense ora visibile come F-35, solo senza tutta l’alta tecnologia e apparentemente questi fastidiosi fastidi. E’ una coincidenza? No, fu pianificato; mentre l’Unione Sovietica crollava, il progetto Jak-141 fu bloccato. Nel 1991, Lockheed Martin collaborò con la Jakovlev e nacque lo X-35. Il denaro fluiva allegramente, almeno come banconote, con cui i team progettisti russi appresero la follia della legge di Keynes. La legge sui rendimenti decrescenti si adatta a ciò che è oggi il programma F-35. Ora, su software, programma di manutenzione aggiornato, continua integrazione di componenti e linee di rifornimenti, l’F-35 ha subito un’altra battuta d’arresto, almeno quando sarà a bordo delle portaerei, quando Marina e marines statunitensi lo schiereranno. Sembra che i motori siano troppo caldi per le piastre delle piattaforme. Mentre a terra, degradano il calcestruzzo. Dovrebbero mollare mentre vanno avanti? Forse, ma è ormai troppo tardi. Mentre i senatori statunitensi vogliono che le componenti attese siano prodotte nei loro Stati, garantendo “posti di lavoro”, sempre più persone si affidano al crescente numero di bustarelle per il governo. E se sempre più flussi di denaro scorrono dalle case degli statunitensi, istruzione, strade, acqua pulita e fondamenta di una società sana, diventano rapidamente assiomi di un’epoca passata.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Macron dice ciò che Merkel non può su Siria e Russia

L’Europa ripensa al suo ruolo in Siria e Macron può dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO
Tom Luongo, Russia Insider 22/6/2017La dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron cambierà il gioco sulla Siria. Fino a ieri la Francia era la più violenta sostenitrice del cambio di regime statunitense in Siria. Ora ne è la critica più pragmatica. Ciò indica vari cambiamenti geopolitici. Innanzitutto, è in sintonia con l’affermazione della cancelliera tedesca Angela Merkel che l’Unione europea non dovrebbe più considerare gli Stati Uniti partner affidabile negli affari esteri. L’Unione europea infatti persegue una politica estera più indipendente. Ma ancora più importante, apre la porta all’avvicinamento con la Russia, iniziato da Merkel subito dopo l’incontro con Donald Trump a marzo. Appare la crepa sulla diga in Europa sfidando la politica statunitense su Medio Oriente e Russia. Mentre la narrativa dell’oligarchia statunitense si sgretola, la leadership dell’UE vede l’opportunità di mollare e salvare la reputazione lasciando gli Stati Uniti al loro destino. Se i rapporti sono veri, l’Iran sarebbe pronto a svelare le prove che gli Stati Uniti sostengono lo SIIL in Siria (che è comunque cosa confermata), respingendo il cambio di regime per una semplice buona politica. Merkel sa che ‘antipatia per la Russia, con cui è andata avanti quando gli Stati Uniti sembravano vincere, è perdente per la sua rielezione, ma va anche contro gli interessi della Germania. La pipeline Nordstream 2 ci sarà e le nuove sanzioni del Senato degli USA sono un passo troppo lungo nella definizione della politica dell’UE. Queste non saranno gradite agli elettori tedeschi. In secondo luogo, e soprattutto, secondo me ciò segnala un cambio fondamentale della politica dell’UE sull’immigrazione. La virtuosità segnalata sui diritti umani è inutile quando la Russia di Putin non viene assalita quotidianamente da violenze perpetrate da immigrati come in Germania, Francia e Regno Unito. Ammettendo che uno Stato siriano fallito non è più desiderato, Macron dice “mai più” al caos previsto dall’oligarchia statunitense. L’UE non supporterà più la politica che aumenta il flusso di rifugiati nel suo territorio. E la tempistica su ciò è cruciale. Le turbolenze sulla penisola araba ora minacciano di allargarsi al Golfo Persico. Con Muhamad bin Salman, responsabile della politica saudita, con una visione irrazionale sull’Iran che la conforma, la probabilità di un grande conflitto aumenta drasticamente. E dato che la multinazionale petrolifera francese Total sta per firmare un grande accordo con l’Iran, la minaccia del conflitto è d’ostacolo.
La fine rapida della guerra in Siria è pubblicamente auspicabile per l’Unione europea, poiché l’avanzata dell’Esercito arabo siriano lo garantisce sul campo. La questione è se sia solo tattica negoziale per convincere Putin a rinunciare all’integrità territoriale della Siria in cambio della fine delle sanzioni. L’UE fa rumore sulla normalizzazione delle relazioni in cambio della rapida fine delle ostilità, che consentono agli Stati Uniti di consolidare le conquiste ad est dell’Eufrate. Lo si saprà quando Merkel e Macron cominceranno a parlare dell’indipendenza curda. Comunque, il compito di Macron è dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO.Macron purga François Bayrou
Alexander Mercouris, The Duran 22/6/2017

Non appena le elezioni parlamentari in Francia sono finite lasciando la maggioranza parlamentare al “partito” En Marche, Emmanuel Macron ha lanciato la purga che scaccia dal governo di coalizione Francois Bayrou e quattro ministri del partito alleato. Dico “purga” anche se naturalmente non viene presentata così. Invece, abbiamo il gioco abituale, che ha accompagnato l’ascesa di Macron, accuse di corruzione su appropriazione indebita di fondi pubblici, diffuse dal settimanale satirico Le Canard enchaîné, indagini e rimozione dalla scena politica degli interessati. In ogni caso, Macron ovviamente non ne ha alcuna parte, anche se in qualche modo si rivela sempre esserne avvantaggiato. Macron aveva bisogno dell’aiuto di Bayrou per ottenere la presidenza e, ancora di più, la maggioranza del proprio partito al parlamento. Con la maggioranza assicurata, non ne ha più bisogno, quindi può dimetterlo. Molto comodamente, subito dopo le elezioni, appare lo “scandalo” che porta alle dimissioni Bayrou. La bellezza di ciò è che in ogni caso le accuse sono vere. La dirigenza francese coraggiosamente corrotta ha sempre saputo prendersi cura di sé. Ha preso Macron, e chi per lui, per trasformare questo fatto in un vantaggio politico. Macron deve comunque stare attento. Non entusiasma la Francia. Il tasso di astensione nelle elezioni parlamentari è stato così alto che il suo partito ha avuto la maggioranza dei seggi del parlamento con il 14% dei voti dell’elettorato. Nel frattempo, vecchie figure dell’élite politica francese come Fillon, Juppé, Valls, Bayrou, Sarkozy e il resto, non sarebbero umane se non avessero risentito della meteora Macron e del modo spietato con cui li ha sbarazzati, anche se a volte si sono sentiti obbligati ad aiutarlo. I due autentici outsider Mélenchon e Le Pen, sono ancora lì, anche se Le Pen è stata significativamente indebolita dal fallimento nelle presidenziali e dallo scarso risultato del suo partito nelle elezioni parlamentari. Nel frattempo, il partito di Macron, rappattumato nell’ultimo anno, appare improvvisato e vulnerabile a pressioni. Se l’andazzo gli si rivoltasse contro, cosa che in Francia accade sempre, Macron potrebbe trovarsi con una base politica inconsistente e pericolosamente a corto di amici.

François Bayrou

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dispositivo della CIA catturato dai sovietici

Analisis Militares 11 giugno 2017Alla fine degli anni ’70 USA e URSS erano impegnati nella guerra fredda. Un braccio di ferro che ha lasciato molte storie sconosciute ma che anche dopo molti anni sono ancora molto interessanti. Una di queste storie fu l’incidente del contenitore Cocoon avvenuto nel Mare di Okhotsk nel 1981. Alla fine degli anni ’70 gli Stati Uniti avviarono l’operazione ‘Ivy Bells’ per cercare di ascoltare le comunicazioni sottomarine tra il territorio continentale dell’URSS e le basi nella Kamchatka. L’operazione della CIA doveva intercettare i cavi sottomarini posti nel mare di Okhotsk, in particolare nella baia di Shelekhov.A tal fine la società ‘Bell‘ sviluppò un sistema per i cavi non invasivo in modo che i sovietici non scoprissero il dispositivo posto sul fondo del mare. Uno dei protagonisti di queste missioni fu il sottomarino per missioni speciali dell’US Navy HalibutI tecnici statunitensi svilupparono un sistema non-invasivo di ascolto collegato al rivestimento esterno del cavo sottomarino per le comunicazioni sovietico.A sua volta, tale sistema inviava le informazioni a un sofisticato contenitore subacqueo chiamato ‘Cocoon‘ che registrava le comunicazioni sovietiche su nastro magnetico.Il contenitore di 5,5 m di lunghezza e 1,2 di diametro pesava 7 tonnellate ed ospitava diverse avanzate apparecchiature elettroniche. Aveva un alimentatore al plutonio che secondo il Contrammiraglio Shtyrov era in un altro contenitore e poteva funzionare per 10 anni. 32 registratori funzionavano contemporaneamente e ciascuno poteva registrare per 150 ore, per un totale di 3000 ore. Altre fonti parlano di 60 registratori (!). Una volta al mese il sottomarino statunitense dispiegava i subacquei avvicinandoli al contenitore Cocoon per recuperare le registrazioni. Tutto andò bene finché al momento di recuperarlo, il sistema non era dove doveva essere, chiaramente i sovietici l’avevano scoperto.L’idea ufficiale
Nell’agosto 1981, il Quartier Generale della Marina sovietica in Kamchatka subì problemi alla linea di comunicazione Petropavlovsk-Magadan, facendo concludere che vi era un guasto al cavo sottomarino nel Golfo di Shelekhov, nel Mare di Okhotsk. Si pensò che un peschereccio avesse danneggiato il cavo. Durante il lavoro di rilevazione del guasto, uno dei sommozzatori scoprì l’oggetto attaccato al cavo che, a sua volta, aveva un cavo che si allontanava. Seguendolo fu scoperto il contenitore Cocoon, che era caldo al tatto, così si pensò che fosse un manufatto militare e fu lasciato in attesa di ordini da Mosca. Infine si decise di studiarlo nella capitale dopo l’attuazione del protocollo di smantellamento sicuro.

Contrammiraglio A. T. Shtyrov, a sinistra.

Cosa in realtà successe
In realtà non ci fu un guasto, ma uno stratagemma per coprire un’operazione di controspionaggio sovietico. L’URSS scoprì il contenitore Cocoon e il sistema di ascolto nel Mare di Okhotsk non per caso, ma tramite un infiltrato nella National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti. Nel gennaio 1980, l’agente della NSA Ronald Pelton contattò l’Ambasciata Sovietica per offrirgli informazioni in cambio di denaro. Per invogliare gli agenti del KGB Pelton raccontò dell’ascolto statunitense dei colloqui tra il territorio russo e la Kamchatka. attirando l’interesse sovietico. Nell’agosto 1981, quando i satelliti da ricognizione degli Stati Uniti scoprirono l’insolita attività navale sovietica nella baia di Shelekhov, e subito dopo, cercando di recuperare le registrazione, si scoprì che il sistema Cocoon era scomparso… la CIA non tardò a concludere che vi fu una perdita che permise ai sovietici di distruggere una delle sue operazioni d’intelligence più audaci. Pelton diede tutto il necessario sull’operazione Ivy Bells e le coordinate in cui il cavo sottomarino sovietico era stato intercettato. In cambio di questo ed altri servizi, ricevette 600000 dollari, che negli anni ’80 erano un bel po’ di soldi. Successivamente fu arrestato e condannato a tre ergastoli più 10 anni.Ciò che narra il Contrammiraglio Shtyrov
A 32 miglia dalla costa occidentale della penisola di Kamchatka, nella baia di Shelekhov, ad una profondità di 65 m, una nave sovietica issò la stazione di ascolto subacquea composta da 2 cilindri di 250 litri di capacità ciascuno. I cilindri furono inviati al controspionaggio. In uno di questi cilindri furono trovati 32 registratori. L’altro era un reattore nucleare in miniatura che forniva l’energia necessaria. Il reattore nucleare in miniatura fu immediatamente inviato a Semipalatinsk in Kazakhstan, presso l’Area del programma dei test nucleari sovietici. Fu tenuto in un tunnel dove 2 volontari (uno scienziato nucleare e un ufficiale dei servizi segreti) si offrirono per gestirlo in un luogo isolato, nel caso fosse esplodeva durante l’esame. Riuscirono nel compito e furono successivamente decorati per tale operazione. Originariamente si pensò di renderlo pubblico, similmente a quanto fatto dopo l’abbattimento dell’U-2 di Gary Powers, ma c’era la distensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e si decise di non versare benzina sul fuoco.
Questo è più o meno quanto si sa dell’incidente. A mio parere, uno dei più esotici della guerra fredda. Inutile dire che ciò permise, ancora una volta, l’accesso dei sovietici alla più recente tecnologia degli Stati Uniti. Sicuramente non fu l’ultimo caso. Se ne ebbe uno recente simile, nel 2014, con sfumature ulteriori, con un oggetto recuperato nella Chukotka, nell’estremo oriente della Federazione Russa.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Russia e Cina vinceranno la guerra contro gli USA

Attaccando i mezzi spaziali statunitensi
Dave Majumdar National Interest

Russia e Cina ricercano nuove armi e mezzi per contrastare il dominio nello spazio degli USA, secondo una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti. Infatti, entrambe le nazioni studiano lo sviluppo di armi che potrebbero attaccare satelliti e altri mezzi orbitali statunitensi. “Riteniamo che Russia e Cina percepiscano la necessità di compensare qualsiasi vantaggio militare statunitense nei sistemi spaziali militari, civili o commerciali, e sempre più pensano ad attaccarne i sistemi satellitari nell’ambito di future dottrine belliche“, afferma la testimonianza congressuale di Daniel Coats, direttore della National Intelligence, dell’11 maggio. “Continueranno a perseguire la gamma completa di armi anti-satellite (ASAT) per ridurre l’efficienza militare statunitense“. Le due grandi potenze cercano di compensare i vantaggi degli USA nel settore, continuando lo sviluppo di tali capacità, nonostante dichiarazioni pubbliche che farebbero tesoro della corsa agli armamenti nello spazio. “Russia e Cina continuano a sviluppare capacità contro gli avversari nello spazio, specialmente gli Stati Uniti, mentre pubblicamente e diplomaticamente promuovono la non-militarizzazione dello spazio” e il non primo dispiegamento “di armi nello spazio“, secondo Coats. “Tale impegno continua nonostante gli sforzi diplomatici di Stati Uniti e alleati nel dissuadere l’espansione delle minacce all’uso pacifico dello spazio, compresi gli impegni internazionali delle Nazioni Unite“. La maggior parte degli attacchi contro i mezzi spaziali statunitensi probabilmente non sarà cinetica, concentrandosi su guerra elettronica e cibernetica. “Lo sviluppo sarà molto probabilmente focalizzato sulle capacità di disturbare le comunicazioni militari satellitari (SATCOM), i satelliti con radar ad apertura sintetica (SAR), e in capacità migliorate contro i sistemi satellitari di navigazione globale (GNSS), come il sistema di posizionamento globale (GPS)“, secondo tale testimonianza. “La fusione tra guerra elettronica e cyberattacchi probabilmente espanderà la ricerca di mezzi sofisticati per negare e degradare le reti d’informazione. I ricercatori cinesi hanno discusso i metodi per migliorare le capacità di disturbo con nuovi sistemi per bloccare le frequenze più utilizzate. La Russia intende modernizzare le forze da guerra elettronica e adottare armi di nuova generazione entro il 2020“. Tuttavia, se guerra elettronica e cyberarmi non raggiungessero gli obiettivi, russi e cinesi sono pronti ad usare la forza cinetica per distruggere fisicamente i mezzi spaziali statunitensi. “Alcune nuovi ASAT russi e cinesi, compresi sistemi distruttivi, probabilmente saranno completati nei prossimi anni“, dichiarava Coats. “Gli strateghi militari russi probabilmente considerano le armi spaziali nell’ambito del riarmo della difesa aerospaziale, probabilmente perseguendo una diversificata capacità per influenzare i satelliti su tutte le orbite“. Ma non solo i militari russi; i politici di Mosca promuovono anche le armi anti-satellite, secondo la comunità d’intelligence statunitense. “I legislatori russi hanno promosso la ricerca militare sui missili ASAT per colpire i satelliti su basse orbite e la Russia sperimenta tale arma per eventualmente schierarla“, dichiarava Coats. “Un funzionario russo ha anche riconosciuto lo sviluppo di un missile aerolanciato in grado di distruggere i satelliti in orbita bassa”.
Dall’altra parte del mondo, la Cina è sul punto di schierare un’arma anti-satellite operativa. Nel frattempo, entrambe le grandi potenze sviluppano armi ad energia diretta per contrastare i satelliti statunitensi. “Dieci anni dopo che la Cina intercettò un satellite in orbita bassa, i suoi missili ASAT lanciati da terra starebbero entrando in servizio nell’Esercito di liberazione popolare“, dichiarava Coats. “Entrambi i Paesi avanzano nelle tecnologie delle armi ad energia diretta per disporre di sistemi ASAT che potrebbero accecare o danneggiare i sensori dispiegati nello spazio. La Russia sviluppa un’arma laser aeroportata per usarla contro i satelliti statunitensi. Inoltre, entrambe le nazioni sviluppano satelliti che possono maneggiare altri mezzi spaziali o, se necessario, distruggere i satelliti nemici. Russia e Cina continuano a svolgere sofisticate attività orbitali, come operazioni di riunione e prossimità, almeno in parte probabilmente volte a testare tecnologie a duplice uso dalle capacità antispaziali“, dichiarava Coats. “Per esempio, la ricerca nella robotica spaziale per la manutenzione di satelliti e la rimozione di detriti potrebbe essere usata per danneggiare i satelliti. Tali missioni saranno una particolare sfida futura, complicando la capacità degli Stati Uniti di dominare lo spazio, decifrare l’attività spaziale e le capacità di pre-allarme“. Quindi, con il tempo, il Pentagono dovrà investire di più per assicurarsi la superiorità nello spazio.

Militarizzazione dello spazio: l’X-37B degli USA rientra dopo una missione di due anni
Andrej Akulov SCF 20.05.2017Con l’attenzione pubblica incentrata su altro, gli Stati Uniti adottano nuove e più sofisticate armi spaziali. Passo dopo passo, l’orbita della Terra diventa linea del fronte. Il 7 maggio, l’X-37B atterrava presso il Kennedy Space Center della NASA in Florida dopo una missione di 718 giorni nello spazio. Nel complesso, dal 2010 ci sono state quattro missioni, ciascuna durata più della precedente. Lanciati dai missili Atlas 5, i velivoli atterrano come aerei. I velivoli riutilizzabili, conosciuti anche come programma per velivoli per test orbitali, hanno accumulato 2086 giorni nello spazio. I carichi e le attività sono segreti. Si ritiene ampiamente che gli spazioplani siano usati per scopi militari o siano un’arma. L’X-37B ha trasportato almeno due carichi nell’ultimo volo. I militari avevano rivelato di aver deciso di far trasportare un propulsore elettrico sperimentale da testare in orbita e un pallet per esporre campioni all’ambiente spaziale. L’X-37B è una navetta spaziale senza equipaggio, lunga 9 metri e un’apertura alare di 5 metri, circa un quarto delle dimensioni dello space shuttle della NASA. Il velivolo spaziale riutilizzabile senza pilota decolla in verticale e atterra in orizzontale rientrando nell’atmosfera e atterrando autonomamente. Il robot può anche gestire l’orbita, mutandola invece di seguire l’orbita prevista, una volta in volo. L’autonomia orbitale della navetta è garantita da pannelli solari che l’alimentano dopo il dispiegamento dal vano di carico. Le quote utilizzate per scopi militari ed esplorativi vanno da 0 a 20 km e da 140 km in su. C’è un vuoto tra ciò che è considerato un potenziale teatro di guerra. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire tale vuoto dall’“alto”, mentre il Boeing X-51 (conosciuto anche come X-51 Wave Rider) lo fa dal “basso” o salendo. L’X-51 è un velivolo scramjet senza pilota per test ipersonici (Mach 6, circa 6400 km/h). Il costo del programma X-37B non è noto perché il bilancio è classificato dato che è stato assegnato alla DARPA. È quasi certamente un aereo spia o, almeno, per testare sistemi di sorveglianza spaziale e una piattaforma di lancio per minisatelliti di spionaggio. Il carico utile del velivolo è sufficiente ad ospitare sistemi spia come telecamere e sensori. Il velivolo non dispone di portello di ancoraggio, quindi non può essere utilizzato per rifornire l’ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello per testare il futuro “bombardiere spaziale” per distruggere bersagli dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B sia un sistema d’attacco nucleare destinato a rientrare nell’atmosfera con l’autopilota per bombardare un bersaglio nemico.
Dave Webb, presidente della rete globale contro le armi nucleari nello spazio, dichiarava che l’X-37B fa parte dei piani del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire in qualsiasi parte del mondo con una testata convenzionale entro un’ora, nota come Prompt Global Strike. Alcuni pensano che l’X-37B sia un satellite-tracker o satellite-killer, o entrambi. Si ritiene generalmente che finora i sistemi d’arma non siano dispiegati nello spazio. Le armi di distruzione di massa sono vietate nello spazio dal Trattato sullo Spazio del 1967. Ma il trattato non vieta la collocazione di armi convenzionali in orbita. Non c’è alcun accordo internazionale sulle armi non nucleari nello spazio per via dell’obiezione di certi Stati, come gli Stati Uniti, che sostengono che la corsa agli armamenti nello spazio non c’è, e pertanto non è necessario intraprendere alcuna azione. I sistemi di difesa antimissili balistici statunitensi, gli spazioplani X-37B, i laser aerei e il GSSAP (Geosynchronous Space Situational Awareness Programme) potrebbero facilmente divenire armi spaziali. Per anni Russia e Cina hanno richiesto la ratifica di un accordo vincolante con il Trattato delle Nazioni Unite che vieta le armi spaziali, che funzionari ed esperti statunitensi hanno ripetutamente rifiutato come inutilmente disastroso. Gli Stati Uniti non presentano alcuna iniziativa.
SALT I (1972), il primo trattato sovietico-statunitense sulla limitazione delle armi strategiche, includeva l’obbligo a non attaccare mezzi spaziali. Nel 1983 il presidente Ronald Reagan cambiò passo promuovendo l’Iniziativa di difesa strategica che prevedeva l’immissione di armi nello spazio per colpire i missili strategici sovietici in volo. Nel 2002 il presidente Bush Jr. abbandonò il trattato ABM del 1972, che limitava i sistemi di difesa missilistica. La difesa missilistica consente ai Paesi di sviluppare tecnologie offensive con il pretesto della difesa. Ad esempio, gli intercettori ad energia cinetica dispiegati in California e Alaska vengono lanciati nello spazio per distruggere i missili e si presuppone possano anche distruggere i satelliti. Ovviamente, gli Stati Uniti sono pronti a sviluppare sistemi d’attacco spaziale, come ad esempio laser, sistemi cinetici e fasci di particelle. Il primo progetto di trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, minaccia o uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), fu sviluppato dalla Russia e sostenuto dalla Cina nel 2008. Gli Stati Uniti si opposero per preoccupazioni sulla sicurezza dei propri mezzi spaziali, nonostante il trattato affermi esplicitamente il diritto all’autodifesa di uno Stato. Nel dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione russa su “Alcun primo collocamento di armi nello spazio”. Stati Uniti, Georgia e Ucraina furono gli unici a rifiutarsi di sostenere l’iniziativa russa. La Russia dichiarò di essere disposta a lavorare nel contesto di altre iniziative e partecipò attivamente e costruttivamente alle attività dell’Unione europea su un progetto di codice internazionale di condotta per lo spazio. Tuttavia, i progressi possono essere raggiunti solo con negoziati a cui partecipano tutti gli Stati interessati secondo un mandato chiaro delle Nazioni Unite. L’attuale amministrazione è volta a raggiungere la supremazia spaziale. Mark Wittington scrive in un articolo su Blasting News, “Uno dei cambiamenti significativi che l’amministrazione Trump contempla nella difesa è lo sviluppo di armi spaziali. Un’idea emersa per decenni è un sistema dai proiettili di tungsteno e con sistema di navigazione. Con un comando, queste “verghe di Dio”, come vengono poeticamente chiamate, rientrerebbero nell’atmosfera per colpire il bersaglio”. I consiglieri del presidente Trump Robert Walker e Peter Navarro chiedono di riavviare il concetto di “Star Wars” e che gli Stati Uniti guidino la via alle tecnologie emergenti che possano rivoluzionare la guerra. Secondo loro, una maggiore dipendenza dall’industria privata sarà la chiave di volta della politica spaziale di Trump. Avvio e gestione dei mezzi spaziali militari sono un’impresa miliardaria che impiega migliaia di persone, spingendo l’innovazione ed applicazioni civili come il GPS, alimentando la crescita economica. Il segretario alla Difesa James Mattis chiede maggiori investimenti nell’esplorazione dello spazio per scopi militari. Una disposizione per incoraggiare il dipartimento della Difesa ad avviare un programma di ricerca sui sistemi antimissili spaziali è stata inserita nel progetto di legge sulla difesa del 2017.
La militarizzazione dello spazio minerebbe la sicurezza internazionale, distruggendo gli attuali strumenti di controllo delle armi e comportando vari effetti negativi (come i detriti spaziali), potendo scatenare la corsa ad armi devastanti che distrarrebbe risorse dai veri problemi che l’umanità affronta oggi. La stabilità strategica verrebbe distrutta perché le armi spaziali sono globali e capaci di attaccare qualsiasi punto del pianeta in qualsiasi momento. Il dispiegamento di mezzi spaziali comporterà il rifiuto di nuovi trattati per regolamentare le armi nucleari e i loro vettori. Quest’anno il mondo celebra il 50° anniversario del Trattato sullo Spazio, entrato in vigore nell’ottobre 1967, un accordo sul controllo delle armi raggiunto nel pieno della guerra fredda. Era possibile allora, è possibile oggi. La questione di come impedire la militarizzazione dello spazio con un trattato internazionale dovrebbe far parte dell’agenda Russia-USA-Cina. Se questi Stati si accordano, il mondo diventerà un posto migliore.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora