Mar Cinese Meridionale: occhio, il Drago potrebbe mordere!

Andre Vltchek New Eastern Outlook 24/07/2016150514_spratlyOutpostsMapLa Cina fuma, ovviamente ne ha abbastanza, si raggiunge il limite. Per decenni ha cercato di placare l’occidente, di giocare secondo le leggi internazionali, di essere un membro buono e responsabile della comunità internazionale. E per decenni non ha mai interferito negli affari interni di altri Paesi, non ha sponsorizzato colpi di Stato e non ha attaccato nessuno. Anche la sua contro-propaganda è misurata, gentile e mite. Tutto questo non ha portato alla Cina ammirazione, e nemmeno rispetto! Viene costantemente antagonizzata, provocata e circondata militarmente ed ideologicamente. Non lontano dal suo territorio vi sono micidiali basi militari USA (Futenma e Kadena) ad Okinawa, le enormi basi nella penisola coreana ed aumenta la presenza militare degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, in particolare nelle Filippine. Vi sono esercitazioni costanti e manovre navali vicino le sue coste, e ultimamente la decisione dalla Corea del Sud (ROK) di consentire agli Stati Uniti di dispiegare un avanzato sistema di difesa missilistico (THAAD) a Seongju. A Nagasaki, il mio amico, lo storico australiano Geoffrey Gunn, ha commentato la situazione: “Beh, il fatto è che la Cina è indignata da tale accerchiamento. La Cina è indignata da Washington che sostiene il Giappone, pronta a sostenerne la politica di non-negoziazione sulle isole Senkaku/Diaoyu. Così vediamo, in questa situazione, una chiaramente indignata Cina, e il Giappone che adotta una posizione fondamentalmente aggressiva in relazione alla cosiddetta integrità territoriale. Così l’Asia-Pacifico diventa sempre più aggressiva, più incline al conflitto“. La propaganda contro la Cina in Europa e Nord America è un crescendo. La via socialista cinese ancora una volta avanza, e più i suoi legami con la Russia diventano stretti, più potenti diventano gli attacchi ideologici dai governi e media mainstream occidentali. L’ultima decisione (sulla controversia sul Mar Cinese Meridionale) del processo farsa dell’arbitrato all’Aja sembra l’ultima goccia. Il drago cinese è sempre più arrabbiato. Stanco di subire colpi potenti e forti, invia un potente messaggio all’occidente: la Cina è un Paese enorme e pacifico, ma se minacciato, in caso di attacco, sarà fermo e deciso. Difenderà i suoi interessi. Proprio nel periodo in cui la corte dell’Aja si preparava a decidere, guidavo dalla città dell’Estremo Oriente russo di Khabarovsk dritto al confine con la Cina. Scorreva sotto di noi il possente fiume Ussuri, che separa due grandi nazioni, Cina e Russia. Il ponte moderno sui cui passavamo era nuovo di zecca; non c’era nemmeno su Google Maps, ancora. Ora collega la terraferma russa con la grande isola dell’Ussuri, una massa di terra abbracciata da un lato dall’Amur e dall’altro dall’Ussuri. In passato, questa zona subì gravi tensioni e diversi conflitti. L’isola era chiaramente un ‘territorio conteso’, una zona ‘vietata’, militarizzata. Ricordando il passato, mi sono armato di passaporto e diverse tessere, ma il mio autista, Nikolaj, mi ha preso in giro. “Stia assolutamente sereno e tranquillo“, aveva detto. “Ora Russia e Cina sono grandi amici e alleati. Guardi, sulla riva, le persone sono solo parcheggiano l’auto ma fanno picnic“. Vero, ma tutto intorno ho visto i resti del passato, bunker abbandonati, città militari fantasma e segnali di pericolo che annunciano che si entrava in una zona di confine vigilata. Non lontano, notavo un’alta pagoda cinese. Eravamo alla frontiera. Un uomo in sella al suo cavallo, vicino alla strada e notavo una fattoria collettiva. Ancora non potevo credere di essere qui, in questa zona d’ombra. Tutto sembrava un vecchio film di Andrej Tarkovskij. Ma per la popolazione locale, qui è ‘tutto normale’, ora. Cinesi e russi si mescolano, conoscendosi e capendosi; turisti e cacciatori di occasioni che viaggiano su traghetti, autobus e aerei, attraversando numerosi il confine. Musei, sale da concerto e centri commerciali di Vladivostok e Khabarovsk traboccano di visitatori cinesi curiosi. Il conflitto è finito. Vladimir Putin e Hu Jintao s’incontrarono nel 2004 avanzando intenzioni chiare e buone. I negoziati erano complessi ma le parti superarono gli ostacoli, firmando un addendum all’accordo sul confine di Stato russo-cinese, e tutte le controversie difficili furono risolte, rapidamente. Ora la Cina investe decine di miliardi di dollari nel fiorente oriente russo. Grandi progetti infrastrutturali si materializzano. Un’amicizia solida è stata forgiata. L’alleanza antimperialista è attiva. Entrambi i Paesi, Cina e Russia, progrediscono pieni di ottimismo e speranze per il futuro. ‘Si può fare’, penso, dopo aver parlato con diverse persone del posto che esprimono ammirazione per la vicina Cina. ‘Sicuramente può essere fatto, se c’è una forte volontà!’
Qualche migliaio di chilometri a sud, attraversavo le baraccopoli orribili che circondano Manila, la capitale delle Filippine. Come l’Indonesia, le Filippine sono chiaramente uno Stato ‘fallito’, ma entrambi i Paesi sono noti fedeli alleati dell’occidente e ne sono ricompensati, le loro élites continuamente esprimono sottomissione e servilismo. Provocare ed antagonizzare la Cina è uno dei modi più sicuri per dimostrare fedeltà a Washington e capitali europee. Già nel 2012 decisi di scrivere del ‘confronto’ sulle isole Spratly per il Quotidiano del Popolo (uno dei giornali più importanti in Cina e la pubblicazione ufficiale del partito comunista). Parlai con molti miei amici, accademici filippini. Uno di loro, Roland G. Simbulan, professore di studi su Sviluppo e Management Pubblico presso l’Università delle Filippine, mi ha parlato della ‘contestazione’ mentre eravamo nella Metro di Manila, facendo ricerche sull’orrido passato coloniale degli Stati Uniti dell’arcipelago per il mio documentario: “Francamente, queste isole Spratly non sono così importanti per noi. Quello che succede è che le nostre élite politiche sono chiaramente incoraggiate dagli Stati Uniti a provocare la Cina, e c’è anche la grande influenza delle forze armate statunitensi sulle nostre forze armate. Direi che l’esercito filippino è molto vulnerabile a tale tipo d”incoraggiamento’. Così gli Stati Uniti coltivano di continuo tali atteggiamenti conflittuali. Ma continuare tale approccio potrebbe essere disastroso per il nostro Paese. In sostanza siamo molto vicini alla Cina, geograficamente e no“. “La Cina ha una pretesa più forte di quella delle Filippine”, spiegava il professor Eduardo C. Tadem, professore di studi asiatici presso l’Università delle Filippine (UP), due anni dopo, a casa sua: “La Cina controllava le isole Spratly prima che ne sapessimo nulla. L’unica nostra pretesa è la loro vicinanza e, francamente, non è particolarmente forte“. Eduard Tadem e sua moglie Teresa S. Encarnation Tadem (professoressa presso il Dipartimento di Scienze Politiche del Collegio di Scienza e Filosofia presso l’Università delle Filippine e anche ex-capo degli ‘Studi sul Terzo Mondo’), concordano sul fatto che l’occidente provoca di continuo la Cina nel tentativo di garantire le risorse naturali delle isole Spratly agli attori più deboli: “Siamo totalmente dipendenti dalle compagnie straniere per lo sfruttamento delle nostre risorse naturali. Le Filippine ottengono solo una parte di ciò che viene estratto. Le aziende internazionali detengono tutti i principali contratti. Le multinazionali straniere trarrebbero notevole profitto dalle risorse naturali del Mar della Cina, se un Paese debole e dipendente come questo dovesse ottenerle“. In Cina, le passioni sono esplose proprio nel luglio 2016, subito dopo la decisione finale dell’Aia. Come riportato da Reuters il 18 luglio 2016: “La Cina ha rifiutato di riconoscere la sentenza del tribunale di arbitrato dell’Aia che invalida le ampie rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale e non ha preso parte al procedimento promosso dalle Filippine. Ed ha reagito con rabbia alla pretesa di Paesi occidentali e Giappone a rispettare la decisione. La Cina ha più volte accusato gli Stati Uniti di fomentare i problemi nel Mar Cinese Meridionale, via marittima strategica attraversata da più di 5 miliardi di dollari di commercio ogni anno. Cina, Brunei, Malaysia, Filippine, Taiwan e Vietnam hanno tutte pretese rivali, di cui quelle della Cina sono le maggiori“. Un ricercatore di studi americani dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali ha fatto questa corretta osservazione: “Possiamo vedere che Washington, che non ha mai ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ha incoraggiato Manila ad avviare il caso dell’arbitrato fin dall’inizio“. Molti osservatori, a Pechino e all’estero, sottolineano che la sentenza è chiaramente politica e che su cinque, quattro giudici erano cittadini dell’UE, mentre uno (il presidente) è del Ghana ma residente da tempo in Europa. La risposta cinese è stata rapida e decisa. Il quotidiano ufficiale “China Daily” dichiarava il 15 luglio: “Pechino ha detto che interverrà con fermezza se una delle parti cercasse di usare la sentenza dell’arbitrato avviato unilateralmente sul Mar Cinese Meridionale per danneggiare gli interessi della Cina“.
2abb03ecca94dfe9838e85f7d1419ca8 La posizione della Cina è chiara: è vincolata da una serie di accordi bilaterali con i Paesi vicini, ed è disposta a negoziare ulteriormente. Ma non attraverso l’occidente e le sue istituzioni ostili verso la Cina e verso tutti i Paesi che non ne accettano i dettami. Nel corso di un recente incontro nella capitale mongola Ulaanbaatar, il Primo ministro del Vietnam Nguyen Xuan Phuc incontrava il Premier cinese Li Keqiang e dichiarava che “il Vietnam è pronto a sostenere negoziati bilaterali e a gestire correttamente le differenze con la Cina per contribuire a pace e stabilità regionali“. Questo approccio è accolto e incoraggiato da Pechino. Anche a Manila vi sono innumerevoli voci della ragione che chiedono ulteriori negoziati bilaterali e immediati con la Cina. Inimicarsi la Cina non è solo sbagliato, è pericoloso e miope. Pechino s’è trattenuta con compromessi troppo a lungo, per decenni. Non sarà più così. I cinesi chiedono equità. Le Filippine dovrebbero rendersi conto che l’occidente le usano per i suoi obiettivi imperialistici. Coinvolgere tribunali occidentali nelle controversie interne asiatiche, come fanno le Filippine, non farà che aggravare la situazione. Sparare ai pescherecci cinesi nelle acque contese (come è stato fatto recentemente dalla marina indonesiana) può generare tensioni (l’Indonesia ha già un’orribile storia verso la Cina, vietando lingua, cultura e persino nomi cinesi per decenni, dopo il sanguinoso colpo di Stato filo-occidentale del 1965). Per il momento, la Cina seguirà la strategia dell”aspettare e vedere’. Ancora una volta, userà la diplomazia per rilanciare i negoziati con Filippine, Vietnam e altri Paesi. Ma se l’occidente si rifiuta di ritrarsi, e se alcuni Paesi del Sudest asiatico continuano ad agire da suoi agenti, Pechino molto probabilmente utilizzerà le opzioni più severe, come creare una zona d’interdizione aerea sul Mar Cinese Meridionale. Un’altra potrebbe essere l’escalation militare diretta, con una maggiore presenza navale e aerea nella zona.
E qual è la posizione del mondo? Non importa cosa la propaganda occidentale strombazza, è solo una manciata di Paesi, Stati Uniti ed alleati più stretti (5 nel momento), che pubblicamente sostiene le Filippine e la decisione dell’Aia. Oltre 70 nazioni sostengono la Cina e la sua convinzione che le controversie vadano risolte attraverso negoziati e non con l’arbitrato. Il resto del mondo è ‘neutrale’. È possibile negoziare un buon accordo con la Cina. Ma si deve avvicinare il drago cinese da amico, non da nemico. E la mano della pace va tesa onestamente. Non dovrebbe mai essere nascosta la spada dell’imperialismo occidentale dietro la schiena!Spratly_with_flagsAndre Vltchek è filosofo, scrittore, regista e giornalista investigativo, ideatore di World Vltchek, applicazione Twitter, per la rivista on-line “New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nizza, distruzione delle prove su ordine del governo francese

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 22 luglio 2016

page_charlie-hebdo-saldirisini-arastiran-komiser-intihar-etti_890382580Un articolo del 21 luglio del quotidiano Le Figaro afferma che l’Esecutivo dell’antiterrorismo francese (SDAT) ha ordinato alle autorità di vigilanza urbana di Nizza di distruggere tutte le riprese delle telecamere a circuito chiuso dell’attentato del 14 luglio 2016.
Anche se lo SDAT cita gli articoli 53 e L706-24 della procedura penale e l’articolo R642-1 del codice penale, le autorità di Nizza intervistate da Le Figaro dicono che è la prima volta che gli viene chiesto di distruggere prove d iun crimine, che sottolineano essere illegale. La spiegazione data dal Ministero della Giustizia francese è che non vogliono l”incontrollata’ diffusione delle immagini dell’attentato. La polizia giudiziaria ha notato che 140 video dell’attentato in loro possesso mostrano ‘importanti prove d’indagine’ (interessants éléments d’enquête). Il governo francese sostiene di voler evitare che lo SIIL acceda ai video degli attentati per propaganda, affermando inoltre che la distruzione delle prove è volta a proteggere le famiglie delle vittime. La sezione commenti dell’articolo de Le Figaro è piena di sdegno e disgusto sul governo francese che, invece di preservare le prove per un’accurata indagine indipendente, si comporta difatti da primo sospettato dell’attentato, ordinando la distruzione di prove di vitale importanza. C’è qualcosa di marcio nella polizia giudiziaria francese. Poco dopo l’attacco al Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, la polizia giudiziaria si comportò in modo sospetto prima e dopo il ‘suicidio’ del vicecommissario della polizia di Limoge Helric Fredou. Fredou fu trovato morto poco dopo l’arrivo della polizia giudiziaria francese nel suo ufficio a Limoges, appena dopo il massacro di Charlie Hebdo. La sua famiglia non poté vederne il corpo che 24 ore dopo la morte; sospettano manipolazioni. La Polizia giudiziaria sosteneva che si era sparato alla testa, anche se la madre ha detto che non ne aveva le prove. Il commissario di polizia sarebbe stato depresso, accusa negata dal medico di famiglia. Fredou fu trovato morto nel suo ufficio prima della pubblicazione di un rapporto sui legami tra Jeanette Bougrab, ex-addetta stampa di Nicolas Sarkozy, e una vittima dell’attacco, Stéphane Charbonnier, noto come ‘Charb’. Il rapporto tra Bougrab, vicina ai capi del movimento sionista francese, e Charb, fu uno degli aspetti più controversi della storia della strage di Charlie Hebdo. Fredou indagava anche sui fratelli Quachi accusati del massacro. Avevano vissuto a Limoges.
247A097400000578-0-image-m-17_1420801576175Un articolo del giornale Est Républicain tenta di rassicurare il pubblico sulla buona fede del governo francese titolando ‘No, il video dell’attentato non è stato cancellato’, che afferma che il Ministero della Giustizia non ha ordinato la distruzione di prove, ma solo la cancellazione delle immagini dalle telecamere di Nizza. Tale rassicurazione potrebbe bastare a placare chi è restio a mettere in discussione la narrazione sulla guerra al terrore. Ma, come i fischi al primo ministro francese Manuel Valls a Nizza dimostrano, il popolo francese si sveglia. Ora le autorità di polizia giudiziaria e dell’antiterrorismo francesi vogliono distruggere le prove dell’attentato. Nella maggior parte dei casi criminali, chi distrugge o cerca di distruggere le prove di solito cerca di coprire qualcosa. Ho già sottolineato alcune incongruenze nella storia raccontataci sul massacro di Nizza. Non ho affermato che non è successo niente o che nessuno fu ucciso, ma piuttosto che le prove video finora presentate non corrispondono alla storia. Forse nuovi video che provino la storia del governo emergeranno. Speriamo! Se inquirenti e giornalisti dalla comprovata passione per pace, verità ed onestà avessero accesso a questi video, lo SIIL ne sarebbe indebolito, non rafforzato. Ma sarebbe ingenuo credere che il governo francese intenda indebolire lo SIIL, data la dimostrazione incontrovertibile di sostenere chi decapita bambini in Siria. Mentre alcuni troveranno il loro sistema di comfort e giustificazioni turbato da tali notizie, molti altri semplicemente si sveglieranno. Addormentare è facile nel breve termine, ma col tempo la gente si renderà conto che il materasso gli è stato tirato da sotto, così quando si sveglierà per il terribile disagio, sarà troppo tardi. È ora di svegliarsi!

Jeannette Bougrab

Jeannette Bougrab

Gearóid Ó Colmáin giornalista e analista politico irlandese residente a Parigi. Il suo lavoro si concentra su globalizzazione, geopolitica e la lotta di classe.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Patto segreto della Turchia con lo Stato islamico

L’elefante nella stanza della NATO: lo Stato islamico sponsorizzato dalla Turchia
Ahmed Nafeez, Insurge IntelligenceErdogan10Nuove prove emergono sul governo turco del presidente Erdogan che di nascosto sostiene militarmente, finanziariamente e logisticamente lo SIIL, anche se pretende di combattere la rete terroristica. La prova è la testimonianza di un terrorista dello SIIL catturato da combattenti curdi, ampiamente riconosciuti come la forza più efficace nell’affrontare lo SIIL. La testimonianza è stata riportata da due agenzie di stampa curde, Harwar News Agency (ANHA) siriano-curda nel Rojava, e Ajansa Nûçeyan a Firatê (Firat News Agency o ANF News) turco-curda ad Amsterdam. I siti web delle agenzie di stampa sono bloccati in Turchia. Le interviste al combattente dello SIIL, catturato dalle Unità di Protezione Popolare (YPG) curde, rivelano che le forze militari e di sicurezza turche cercano di agevolare le operazioni dello SIIL in Siria, così come gli attentati terroristici del SIIL in Turchia. La nuova testimonianza corrobora affermazioni analoghe da altri membri dello SIIL, così come da fonti dei servizi segreti occidentali e mediorientali. Eppure la Turchia è un membro di spicco della NATO. E mentre i membri occidentali della NATO raccolgono sempre più intelligence che confermano la sponsorizzazione turca dello SIIL, si rifiutano di agire.

Le spie turche contro i poliziotti turchi
La fonte, Savas Yildiz, fu catturata dalle YPG durante l’attacco dello SIIL sulla provincia curda di Gire Spi (Tal Abyad) in Siria. Oscurata dalla stampa turca e internazionale, la cattura di Yildiz delle YPG è un significativo successo contro il terrorismo. Cittadino turco unitosi al gruppo jihadista in Siria nel 2014, Yildiz è stato il primo sospettato degli attentati alla sede di uno dei principali partiti d’opposizione in Turchia, il Partito Democratico del Popolo (HDP) filo-curdo. L’attentato avvenne contro gli uffici dell’HDP ad Adana e Mersin, nel maggio 2015. Yildiz partecipò ad una serie di ulteriori attentati in Turchia. Ma fu anche sospettato dell’attentato dello ISIS ad Istanbul nel marzo 2016, che uccise 4 persone e ne ferì 39. Le autorità turche in un primo momento dettero per scontato che Yildiz fosse l’attentatore suicida in quel caso, ma la polizia individuò rapidamente il vero attentatore, Mehmet Ozturk. Ozturk e Yildiz erano noti alle forze di sicurezza turche come agenti dello SIIL. Le autorità tesero la retata per Yildiz nell’ottobre 2015, credendo che Ozturk ed altri due agenti dello SIIL, Haci Ali Durmaz e Yunus Durmaz, fossero rientrati in Turchia dalla Siria per compiere attacchi terroristici. Dopo l’attentato del marzo 2016 a Istanbul, la polizia turca comunicò i nomi di Yildiz e dei complici, descrivendoli come sospetti terroristi dello SIIL che pianificavano ulteriori attentati in Turchia. Ma mentre la polizia turca dava la caccia a Yildiz e complici, fu più volte contrastata dai servizi segreti turchi. Fonti di sicurezza turche hanno detto che Savas Yildiz fu arrestato per due volte dalle autorità turche per l’adesione allo SIIL, ed era anche su una lista di terroristi. Anche il camerata di Yildiz, Mehmet Ozturk, era nella “lista nera” dell’intelligence turca quale “fiancheggiatore di un gruppo terroristico“, ma diverse volte poté recarsi da e per la Siria perché non era nel sistema informatico giudiziario nazionale (UYAP). Yildiz partecipò all’attacco dello SIIL su Gire Spi, ma fu costretto ad arrendersi alle YPG dopo che fu intrappolato dal crollo di un edificio.

La libertà di movimento dello SIIL garantita dallo Stato turco
SAVAS-YILDIZ-2-683x1024In un’intervista all’ANHA, il terrorista confesso disse che i principali membri turchi dello SIIL si muovono liberamente tra Turchia e Siria perché alcuni di loro lavorano per l’intelligence turca. Gli avamposti alla frontiera verrebbero abitualmente sguarniti dalle forze di sicurezza turche in orari particolari per consentire a gruppi di 20-30 combattenti dello SIIL di passare senza ostacoli e senza essere rilevati, Yildiz ha detto: “C’è un accordo tra Turchia e SIIL. La Turchia sostiene lo SIIL perché rappresenta una minaccia per i curdi e può usarlo contro di loro“. Confermava che l’esercito turco aveva aperto le linee di comunicazione con lo SIIL fin dall’invasione di Mosul, in Iraq, nel giugno 2014: “...Quando Mosul fu catturata, circa 50 persone furono tenute prigioniere nel consolato turco. Ci aprirono tutte le strade affinché riavessero i prigionieri. Ci diedero ogni libertà di movimento. Quei prigionieri furono scambiati dalla Turchia con 100 dei nostri amici“. Secondo Yildiz, obiettivo primario della Turchia nel sostenere lo SIIL è utilizzarlo come baluardo geopolitico contro il crescente potere politico e militare dei gruppi curdi: “Lo Stato turco e il presidente Recep Tayyip Erdogan ci supportano perché siamo contro i curdi. Non perché è affettuoso con noi o che. Non c’entra per nulla l’Islam. Non ci avrebbe sostenuto un giorno se non combattessimo i curdi“. L’operativo dello SIIL ha anche spiegato che la priorità strategica dello SIIL è rovesciare il regime di Bashar al-Assad in Siria, gli altri obiettivi in Turchia, Stati Uniti ed Iraq, per esempio, sono secondari: “Il regime turco, gli Stati Uniti, il regime iracheno non sono importanti per noi, ma il regime siriano lo è. Perché vediamo la Siria al centro dello Stato islamico che fondiamo“. Yildiz aveva anche confermato che lo SIIL ha una presenza massiccia in Turchia, “a Istanbul, Konya, Ankara e tutte le città curde. Ma Antep fu scelta come base centrale per usare efficacemente la frontiera e tutte le strade che passano da quel punto“. Antep, aveva detto, è il punto di transito nel territorio dello SIIL per i combattenti stranieri provenienti da tutto il mondo, tra cui cittadini turchi. Eppure lo fanno impunemente, proprio sotto il naso delle forze di sicurezza turche. “La gente corre da tutto il mondo passando da uno stretto passaggio di qui“, aveva detto Yildiz. “Attraversando quartieri periferici e villaggi di Antep. E’ impossibile per le forze di sicurezza non vederli, non notarli“. Indicò diversi punti di passaggio “tra Antep e Kilis. Uno di questi era a Rai. Attraversammo Rai e Çobanbey, e il valico di Elbeyli. Uno dei luoghi più frequentemente usati era Karkamis, presso Jarablus. Questi sono passaggi sempre aperti“. Le affermazioni di Savas Yildiz sono sorprendentemente dettagliate, suggerendone l’effettiva accuratezza e coerenza con numerose prove.

La ‘complicità profonda’ di Erdogan
12002804Ahmet Yayla, ex-capo antiterrorismo e prevenzione del crimine della polizia nazionale turca dal 2010 al 2014, conosce direttamente le operazioni sul confine turco-siriano. “Il governo Erdogan ha sempre chiuso un occhio sulle decine di migliaia di sostenitori dello SIIL che passano dall’aeroporto di Istanbul al poroso confine turco con la Siria per unirsi allo SIIL“, ha detto. Oltre a testimoniare direttamente sul flusso di terroristi dalla Turchia alla Siria, Yayla ha intervistato dei disertori dello SIIL che si nascondono in Turchia, in qualità di vicedirettore del Centro Internazionale per lo Studio della radicalizzazione della violenza. I risultati della ricerca, condotta in collaborazione con la consulente antiterrorismo di NATO e Pentagono professoressa Anne Speckhard della Georgetown University, specialista dei fattori psico-sociali della radicalizzazione, furono pubblicati nel libro pubblicato a luglio, ISIS Defectors: Inside Stories of the Terrorist Caliphate, così come nel recente documento per la rivista Perspectives on Terrorism journal. Da queste interviste spiegano che la sponsorizzazione diretta turca dello SIIL è un segreto di Pulcinella nella rete terroristica: “Nonostante le dichiarazioni di Erdogan di combattere lo SIIL, le prove indicano che era e continua ad esservi profondamente implicato, permettendo allo SIIL non solo di reclutare in Turchia, ma anche di ricevere armi e rifornimenti. Questi fatti agghiaccianti furono confermati più e più volte durante le nostre interviste a disertori dello SIIL. Un ex-emiro ci disse che lo SIIL ha costruito migliaia di bombe grazie ai rifornimenti di bombole di propano dalla Turchia“. Yayla e Speckhard sostengono che Erdogan “ha bisogno dello SIIL quale strumento per sedare il PKK, le forze ribelli curde anti-turche, anti-Erdogan ed anti-SIIL“. I documenti sequestrati dalle forze curde ai combattenti dello SIIL tra dicembre 2014 e marzo 2015, provano che i combattenti dello SIIL attraversano liberamente il confine turco-siriano con l’aiuto di “imprese private”. L’anno scorso, un funzionario occidentale che conosce le informazione riservate ottenute con un’importante incursione degli Stati Uniti contro una base dello SIIL, ha detto che “rapporti diretti tra funzionari turchi e membri dello SIIL sono ora ‘innegabili’“. Il funzionario confermava che la Turchia aiuta altri gruppi jihadisti, tra cui Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra, affiliata ad al-Qaida in Siria. “Le distinzioni (dagli altri gruppi d’opposizione) sono davvero sottili“, ha detto il funzionario. “Non vi è alcun dubbio che collaborino militarmente con entrambi“. Diversi altri disertori dello SIIL confermano che i capi sul campo dello SIIL in Siria sono in contatto diretto con i “funzionari turchi“, in quanto vi è “piena collaborazione con i turchi“.

La Giordania accusa Erdogan di diffondere lo SIIL in Europa
Ma forse la valutazione più schiacciante fu fatta da uno degli alleati di Erdogan, re Abdullah di Giordania, che disse a una riunione di alti rappresentanti del Congresso a Washington DC, a gennaio, che la Turchia incoraggia deliberatamente lo SIIL ad inviare terroristi in Europa, per compiervi attacchi terroristici. “Il fatto che i terroristi vadano in Europa fa parte della politica turca e la Turchia continua ad esserne rimproverata, ma senza conseguenze“, avrebbe detto il re giordano alla riunione. Alla riunione del Congresso parteciparono presidenti e membri dei comitati forze armate, intelligence e relazioni estere del Senato degli USA, tra cui i senatori John McCain, Bob Corker, Mitch McConnell e Harry Reid, della maggioranza e della minoranza al Senato, rispettivamente. Abdullah confermò anche che lo Stato turco era complice nel traffico di petrolio dello SIIL. Disse che il presidente Erdogan è dedito alla “soluzione islamista nella regione” e al conflitto in Siria. Le dichiarazioni del re giordano confermano una precedente inchiesta di Insurge Intelligence, esponendo il ruolo dello Stato turco nel facilitare il contrabbando di petrolio dello ISIS. Le osservazioni del re erano sostenute dal ministro degli Esteri giordano Nasir Judah, in occasione della riunione del Congresso, che disse che i bombardamenti russi impedivano alla Turchia di creare zone sicure nel nord della Siria fermando i profughi diretti in Turchia, “La Turchia ha scatenato i rifugiati verso l’Europa“. Le note di re Abdullah furono segnalate da Middle East Eye (MEE), ma furono a malapena notate dalla stampa, se non da qualche media. Forniscono la sorprendente prova che la minaccia terroristica crescente dello SIIL in Europa è stata deliberatamente incrementata da uno dei membri più potenti della NATO. I militari e l’intelligence della Giordania lavorano direttamente con Turchia, Paesi del Golfo ed occidente coordinando addestramento e assistenza militare ai ribelli anti-Baath in Siria. Sanno individuare i problemi della politica turca regionale verso lo SIIL. Ma lo sono anche le altre agenzie d’intelligence occidentali. Il silenzio assordante delle autorità occidentali di fronte alle rivelazioni di re Abdullah sollevano questioni urgenti sul rifiuto continuo della NATO di agire per fermare il sostegno allo SIIL da uno dei suoi membri.

La NATO evanescente mentre uno se i suoi membri sponsorizza lo SIIL
2015-04-24T104910ZInsurge Intelligence contattò la NATO per un commento e un portavoce disse che avrebbero risposto “presto”. Queste le mie domande: “La mia domanda è, sulla scia di queste prove, cosa farà la NATO verso la Turchia? Dato che la lotta allo SIIL ha la massima priorità, i membri della NATO vorranno interrogare Yildiz sull’intelligence riguardo lo sponsor dello SIIL, e le reti finanziarie e organizzative di cui Yildiz sembra avere intima conoscenza? La NATO adotterà azioni per fermare il sostegno allo ISIS proveniente dal suo seno?” Daniel Arnaud, capo delle operazioni mediatiche della NATO, finalmente rispose con una e-mail spiegando, in sostanza, che la NATO è assente mentre la Turchia brucia: “Ieri era festa nazionale e molte persone sono via oggi. Risponderemo alla domanda la prossima settimana“. Così si combatte la ‘guerra allo Stato islamico’. Dopo la relazione del MEE, il governo giordano emise un comunicato ufficiale che negava che il re avesse accusato la Turchia di esportare il terrorismo in Europa. Tuttavia, l’articolo del MEE si basa su una fonte credibile direttamente presente alla discussione nella riunione del Congresso. Due mesi dopo la notizia dell’allarme di re Abdullah riferita a porte chiuse a Capitol Hill, diversi tribunali turchi inspiegabilmente liberarono importanti agenti dello SIIL precedentemente arrestati e accusati. Tra di loro c’era Abu Hanzala, nome di battaglia di , e i suoi camerati. Hanzala sarebbe il comandante dello SIIL in Turchia, catturato con armi e munizioni al momento dell’arresto. Fu descritto dall’operativo dello SIIL Savas Yildiz come una delle principali figure clericali delle operazioni turche dello SIIL, promuovendone dottrine teologiche e reclutamento di centinaia di combattenti. Grazie alla decisione dell’Alta Corte Penale d’Istanbul del 24 marzo, l’Abu Bakr al-Baghdadi’ della Turchia è ora libero di diffondere ulteriormente terrore. Non fu rilasciato solo lui, ma 94 presunti operatori dello SIIL. Nel frattempo, la NATO si prende un lungo week-end, e può o meno decidere di rispondermi.

Con Erdogan, lo SIIL va in metastasi
Il pericolo per l’Europa dovuto al crescente sostegno della Turchia allo SIIL è ulteriormente evidenziato dopo il colpo di Stato militare fallito contro la presidenza Erdogan. Erdogan ha risposto lanciando il proprio contro-colpo di Stato contro le istituzioni democratiche della Turchia. Secondo una dichiarazione del Congresso nazionale curdo (KNC), coalizione di organizzazioni curde d’Europa, formato da politici curdi esiliati, avvocati e leader della società civile, le azioni di Erdogan alimentano una forma di “nazionalismo settario” che “creerà lo SIIL turco“. L’AKP, partito al governo di Erdogan, “ora spera di rafforzare la presa sul potere e il suo sistema anti-democratico e anti-curdo“, avvertiva il KNC: “Se tale tentato golpe ha incoraggiato l’AKP, i suoi alleati e i nazionalisti, ha anche radicalizzato i circoli nazionalisti settari vicini all’AKP. Questo porterà a una nuova generazione di formazioni turche simili allo SIIL, come l’Osmanli Ocaklari, un gruppo paramilitare organizzato da Erdogan stesso“. Il KNC avverte anche che l’Osmanli Ocaklari raggiunge lo ISIS mentre sviluppa collegamenti in Europa: “già organizzano nei Paesi europei; collegamenti tra loro e lo SIIL sono già discussi. Queste tendenze nazionaliste settarie si radicalizzeranno ulteriormente divenendo le forze repressive contro ogni opposizione all’AKP“. Il KNC avverte che sotto l’ombrello ideologico e politico dell’AKP, il nazionalismo settario diventerà “la versione turca dello SIIL… una versione più radicale dei Fratelli musulmani“, utilizzata per proiettare potenza sulla regione.

Kadir Canpolat

Kadir Canpolat, capo dell’Osmanli Ocaklari

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

30 domande sul colpo di Stato in Turchia

Nonostante l’Ataturk di Istanbul fosse assediato, perché il presidente Erdogan vi atterrò?
Veysel Ayhan, Dailyo, 20-07-20162f99c40fdedfceb3bbed6b1b01e9d77466f85b0f1. Non vi è precedente nella storia di un colpo di Stato attuato bloccando ponti. Invece di chiudere il ponte sul Bosforo, i congiurati avrebbero potuto usare la stessa forza militare per impedire che il presidente Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro Binali Yildirim facessero dichiarazioni alle TV. Perché non l’hanno fatto?
2. Non c’è stato alcun colpo di Stato militare nel mondo in cui non venisse arrestato il presidente, il primo ministro o anche un singolo ministro. Come spiegarlo?
3. Non è strano che, nonostante tutti i colpi di Stato militari avvenissero prima dell’alba, questo tentato golpe avvenisse nella prima serata in cui quasi tutti sono svegli?
4. È normale che, tranne gli ufficiali in servizio, quasi nessun alto comandante si vide quella notte per le strade; e che quei soldati non sapessero nemmeno cosa facevano e cosa affrontavano?
5. Facendo la dichiarazione all’aeroporto, Erdogan disse che “vi furono movimenti alle 15.00“. E’ ormai noto che l’Agenzia d’intelligence nazionale (MIT) avvertì Erdogan del tentato colpo di Stato alle 16.30. Se avesse fatto una dichiarazione e chiamato i cittadini in piazza al momento, il tentato colpo di Stato non ci sarebbe stato, i soldati non avrebbero lasciato le caserme e centinaia di persone non sarebbero morte. Perché restò in silenzio?
6. Disse che si aspettava un “dono di Dio”, cioè il tentativo di colpo di Stato, per chiamare le persone in piazza? Perché ritardare la dichiarazione di sei ore?
7. Quando Erdogan seppe del tentato colpo di Stato alle 16.30, invece di trasferirsi in una località segreta ed emettere la dichiarazione da lì, perché scelse di volare a Istanbul quando gli aerei da combattimento golpisti erano in volo?
8. Nonostante il fatto ben noto che l’Ataturk di Istanbul era assediato durante il tentato colpo di Stato, quale logica spinse Erdogan a dirigersi su quell’aeroporto?
9. Nonostante tutti potessero facilmente monitorare il volo di Erdogan su flightradar.com, perché non scelse di volare con alcun altro aeromobile se non l’ATA?
10. Come mai Erdogan aveva fiducia nei piloti degli F-16 che scortavano il suo aereo ATA?
11. Essendo una persona che teme di essere assassinata e che ha creato un laboratorio alimentare nel suo palazzo temendo che possa essere avvelenato, come Erdogan poté volare sull’ATA nonostante il grave rischio di essere abbattuto e di essere un bersaglio facile? Non è come dire “mi colpite per favore“?
12. E’ normale che media importanti come NTV, CNN Turk, Dogan Haber, Anadolu Ajansi indicassero continuamente, da subito, quando nessuno ancora aveva la minima idea di quello che accadeva, che “il tentato colpo di Stato era opera di simpatizzanti dell’Organizzazione Terroristica di Fethullah Gülen (FETO) nelle Forze armate turche (TSK)“, e Erdogan e Yildirim iniziassero ogni discorso con tale frase?
13. Perché il parlamento turco fu bombardato quando i veri obiettivi del colpo di Stato erano Erdogan e il suo palazzo? Come si spiega che gli F-16 colpissero il parlamento, ma mancassero un grande bersaglio, il Palazzo da 450000 metri quadrati, bombardandone solo il giardino?
14. E’ normale assaltare un palazzo, protetto da centinaia di guardie pesantemente armate e dove migliaia di dipendenti lavorano, con soli tre comandanti e tredici soldati, che furono arrestati dai poliziotti all’ingresso?
15. Perché i comandanti parteciparono a una cerimonia di matrimonio, nonostante sapessero della pianificazione del colpo di Stato alle 16.00?
16. Con solo una cinquantina di soldati, i congiurati avrebbero potuto sequestrare la rete satellitare Turksat che gli avrebbe permesso di sospendere tutte le trasmissioni, o avrebbero potuto assaltare la direzione delle telecomunicazioni per controllare il traffico internet, ma non lo fecero. Perché?
17. Quando il MIT informò quasi tutte le autorità dello Stato della pianificazione del colpo di Stato alle 16.00, per quale motivo l’emittente di Stato TRT non fu presidiata e l’annuncio del colpo di Stato impedito?
18. Non è strano che, subito dopo l’annuncio del colpo di Stato sulla TRT, i dipendenti tornassero alle scrivanie continuando le trasmissioni come al solito?
19. Perché Twitter e altri social media non furono bloccati ed Internet fermato quella notte, come accade anche col più piccolo attentato terroristico?
20. Quando un ordine di allerta viene emesso su segnalazione anche di un piccolo attentato terroristico, perché tale ordine non fu emesso nel tentato colpo di Stato militare?
21. Durante le proteste del parco Gezi nel 2013, Erdogan era estremamente ansioso, ma quella sera era straordinariamente rilassato. E suo genero sorrideva pure. Come era possibile quando centinaia di persone morivano in diretta televisiva?
22. E’ possibile che ci fossero 100 generali simpatizzanti di Gulen che tollerassero litanie e calunnie di Erdogan contro di lui per tre anni? E aspettassero che ogni ente ed impresa prossimo al movimento di Gulen venisse sequestrato dal governo e tutti i funzionari simpatizzanti di Gulen venissero eliminati dalle istituzioni statali, prima di lanciare il colpo di Stato?
23. E’ vero che il fratello del vicecapo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) il Maggiore-Generale Mehmet Disli, e altri ufficiali di alto rango inizialmente appoggiarono il tentato colpo di Stato, ma in seguito ritirarono il loro sostegno?
24. Dopo il tentato golpe il governo civile ha purgato molti più funzionari statali di quanto una giunta militare avrebbe mai fatto. Il tentato colpo di Stato è una scusa per le purghe?
25. La mattina seguente il tentato golpe, due membri della Corte costituzionale, Alparsalan Altan e Erdal Tercan, furono arrestati illegalmente. Il mandato d’arresto fu emesso anche contro 140 membri della Corte suprema e 48 del Consiglio di Stato. Il provvedimento di fermo fu emesso contro 2745 magistrati, giudici e pubblici ministeri. Cos’hanno a che fare con il tentato colpo di Stato? La lista era già pronta?
26. Il Ministero degli Interni ha sospeso 8777 funzionari delle sedi centrale e provinciali. I poliziotti sono dietro il tentato colpo di Stato?
27. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha sospeso 15200 dipendenti e ha annullato le licenze di 21000 insegnanti che lavorano in istituti privati. La giustificazione sarebbe dimostrata “dalle indagini dopo il tentato colpo di Stato“. Come possono essere state indagate 50000 persone in 48 ore?
28. La sorveglianza incostituzionale del MIT è stata utilizzata per eliminare quasi 100000 persone in tre giorni?
29. Se i congiurati riuscivano a cacciare il governo, avrebbero effettuato tali purghe?
30. Sarebbe sbagliato chiamare tali epurazioni colpo di Stato effettivo?

Alparsalan Altan - Erdal Tercan

Alparsalan Altan e Erdal Tercan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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