I capi settari terroristi di Jabhat al-Nusra eliminati in un’operazione speciale della Siria

Murad Makhumudov e Lee Jay Walker Modern Tokyo TimesSyAAF-MIL MI-25-2802 (2)Il governo laico della Siria è in prima linea contro il terrorismo internazionale, mentre gli USA continuano a istigare Qatar, Turchia e Arabia Saudita contro questa nazione indipendente. Ancora una volta, le Forze Armate della Siria mostrano al mondo che rimangono vigili e unite contro le numerose minacce estere che cercano il caos. Pertanto, la fine dei capi del gruppo affiliato ad al-Qaida sarà saluta da tutta la Siria, perché Jabhat al-Nusra, proprio come il SIIL (Stato islamico – SI) e una pletora di altri gruppi terroristici, vuole uno Stato confessionale basato su leggi medievali e persecuzione degli altri gruppi religiosi. Abu Humam Shama, Abu Musab Falastini, Abu Bara Ansari e Abu Umar Qurdi sono stati eliminati da un attacco aereo secondo informazioni da Jabhat al-Nusra. Tali individui non mancheranno alla popolazione della Siria perché Jabhat al-Nusra è una delle tante vili forze terroristiche e settarie presenti in Siria su istigazione internazionale. In altre parole al-Nusra, proprio come il SIIL, non teme per nulla NATO, Turchia o Israele. Al contrario, tutte le principali forze terroristiche e settarie si sentono protette nei pressi delle frontiere con Israele e Turchia. In effetti, i terroristi di tali due gruppi e della pletora di altri gruppi, sono spesso curati negli ospedali di Israele e Turchia. Allo stesso modo, i complotti internazionali usano altre nazioni, come la Giordania, per destabilizzare la Siria. La BBC riferisce: “Dettagli dell’attacco non sono chiari. Tuttavia, l’agenzia di stampa ufficiale siriana ha descritto come un'”operazione unica” quella svolta dall’Esercito siriano nella zona di al-Habayt“. Dettagli rimangono ancora indefiniti, quindi la BBC continua: “Altre fonti citate dalla Reuters affermano che l’attacco ha avuto luogo nella città di Salqin, vicino al confine con la Turchia.
Chiaramente, la notizia sarà salutata da tutte le nazioni che si oppongono al terrorismo internazionale e al settarismo. Tuttavia, nei corridoi del potere a Ankara, Doha, Londra, Riyadh, Parigi e Washington, questa notizia sarà accolta negativamente perché tali nazioni hanno tramato, e continueranno a tramare, contro la Siria laica. L’operazione speciale svolta dalle forze armate della Siria è un indicatore chiaro che queste unità militari multi-religiose rimangono ferme e unite contro i nemici interni ed esterni. E’ tempo per le altre nazioni di astenersi dal sostenere le forze settarie e terroristiche, perché il conflitto si trascina per via delle malvagie azioni di USA, Francia, Quwayt, Qatar, Arabia Saudita e Regno Unito. Accanto ad esse, Giordania e forze sinistre in Libano aiutano le numerose ratlines terroristiche che permettono al terrorismo internazionale di prosperare nel Levante. Naturalmente, Hezbollah in Libano aiuta il ricco mosaico della Siria contro la barbarie taqfira che scorre nelle vene di gruppi terroristici come Jabhat al-Nusra e SIIL. Allo stesso modo, il principale leader cristiano del Libano, Michel Aoun, è fermamente convinto che il governo della Siria sopravviverà ai tanti sinistri complotti contro questa nazione.

SyAAF-MIL MI-25-2802-2837 (2)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iraq si libera senza gli statunitensi

L’Iran attacca e gli USA corrono ai ripari
MK Bhadrakumar Indian Puchline 3 marzo 2015150301181539-01-isis-0301---restricted-exlarge-169Aspri combattimenti sono scoppiati per la città irachena di Tiqrit, a nord di Baghdad, meglio nota quale città natale di Sadam Husayn e considerata cuore spirituale del regime baathista. Le forze governative irachene hanno lanciato una operazione per riconquistare la città ai d militanti ello Stato Islamico. Tale sviluppo estremamente importante ha tre dimensioni.
In primo luogo, naturalmente, se le operazioni hanno successo, saranno un duro colpo per lo SI. Tiqrit non è solo un grande premio, ma il governo iracheno porterà la guerra nel territorio dello SI. Molto probabilmente, il prossimo obiettivo sarà Mosul, nel Kurdistan iracheno, dove il drammatico balzo dello SI si manifestò lo scorso giugno. Si è tentati di supporre che lo SI affronti a breve la prospettiva dell’estinzione militare.
La seconda dimensione riguarda il ruolo cruciale che le Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) svolgerebbero nelle operazioni a Tiqrit sotto bandiera irachena. La BBC ha riferito, citando fonti delle milizie sciite, che il carismatico e leggendario comandante della IRGC, Generale Qasim Soleimani, è stato visto in prima linea “guidare personalmente l’operazione”. È una deliziosa ironia che Soleimani guidi la liberazione della città natale del suo vecchio nemico Sadam. A parte ciò, l’Iran sciita guida la lotta di oggi contro un nemico sunnita che costituisce la minaccia esistenziale ai regimi sunniti del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita, che non sono innamorati dell’Iran.
Infine, la lotta che infuria su Tiqrit pone una grande domanda: dove diavolo si nasconde la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti? L’Iran ha svergognato Stati Uniti e partner della coalizione portando da solo la guerra nella tenda dello SI. L’Iran inesorabilmente dimostra che lo SI è un parassita che si può schiacciare facilmente se si fa sul serio, rispetto al mitico titanico prode nemico che gli analisti occidentali dipingono.
Nel frattempo, gli spin doctor sono già al lavoro, sostenendo che gli Stati Uniti hanno deliberatamente chiarito Tiqrit sia una questione di politica, dato che i combattimenti lì sono guidati dalla milizia sciita con una tacita ‘divisione del lavoro’ con l’Iran; una proposizione ridicola, per non dire altro. Teheran sostiene, al contrario, che gli Stati Uniti in realtà mentano quando affermano di combattere lo SI, e che in realtà Washington ha un approccio sfumato anticipando un futuro ruolo dello SI da strumento delle sue strategie regionali. Il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian ha letteralmente ridicolizzato le rivendicazioni degli Stati Uniti di combattere lo SI, quando ha affermato a Teheran, “Gli Stati Uniti hanno creato la coalizione anti-SIIL con 60 Paesi, ma la principale misura pratica della coalizione si limita a controllare e amministrare il SIIL“. Abdollahian ha rivelato che aerei militari statunitensi trasportano rifornimenti allo SI in Siria e Iraq, volando da grandi distanze. Ha chiesto: “Come si può fare un errore di 900 chilometri” Bella domanda.
Anche in Afghanistan gli Stati Uniti intervennero militarmente nel 2001 con il pretesto di sconfiggere i taliban, che oggi subiscono una curiosa inversione dei ruoli divenendo interlocutori chiave di Washington e, forse, curati per divenire catalizzatori domani del cambio nelle vaste steppe dell’Asia centrale ancora sotto l’influenza russa, o nell’irrequieta regione autonoma cinese dello Xinjiang, alle prese con l’islamismo.

Crisi di fiducia in Iraq
MK Bhadrakumar Indian Puchline 4 marzo 2015

qassem-soleimaniNon si saprà mai quali pensieri dolorosi attraversavano la mente militare del generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, quando relazionava ai senatori degli Stati Uniti, a Washington, ma di certo non gli sarà stato facile complimentarsi con l’Iran “per l’azione assai evidente… della sua artiglieria e altro” nell’operazione in corso per riprendere la città irachena di Tiqrit al controllo dello Stato islamico. Di sicuro, il generale Dempsey sapeva in realtà di complimentarsi con un generale iraniano da tempo immemore bersaglio degli israeliano-statunitensi, il Generale Qasim Suleimani, comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dell’Iran. Per chiarire la cosa, mi si permetta una digressione tirando fuori dal mio archivio il profilo dello sfuggente, carismatico e brillantissimo Generale dell’IRGC, che la rivista New Yorker tracciò nel settembre 2013, con un articolo dall’avvincente titolo “Il comandante nell’ombra“. Leggetelo qui e capirete perché il generale Dempsey masticava amaro durante la testimonianza di ieri. Ma quale opzione avrebbe il generale Dempsey se non complimentarsi con Teheran e distogliere l’attenzione dalla questione centrale, cioè che Baghdad ha tenuto all’oscuro Washington sulle operazioni a Tiqrit, decidendo semplicemente di seguire i comandi di Suleimani? Il New York Times ha un resoconto perspicace di Anne Barnard da Baghdad, su quanto sia andato storto tra il governo iracheno e gli statunitensi. Secondo lei, gli iracheni sono frustrati da “pigrizia e pessimismo statunitensi su quanto ci sarebbe voluto per scacciare lo Stato Islamico da Mosul e dalla provincia occidentale di Anbar“. Barnard cita uno stretto collaboratore del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi dire, “Gli statunitensi continuano a procrastinare il momento necessario per liberare il Paese“, ha detto in un’intervista. “L’Iraq libererà Mosul e Anbar senza di loro”. Ora, una possibilità per Washington sarà sedersi e sperare, contro ogni speranza, che l’operazione congiunta iracheno-iraniana a un certo punto richieda l’aiuto delle forze statunitensi. Cosa che appare sempre più improbabile con le relazioni sul campo che concludono sempre che lo SI subisce una pesante sconfitta a Tiqrit. Una seconda opzione per gli statunitensi sarebbe invocare il fatto che si tratta di un’operazione sciita e che gli Stati Uniti non possono identificarsi con i conflitti settari. Ma gli ultimi rapporti indicano che migliaia di combattenti sunniti iracheni affiancano le forze governative irachene e i quadri dell’IRGC. In breve, si tratta della classica guerra al terrore, pura e semplice.
Di sicuro, il presidente Barack Obama deve qualche risposta. Perché la “coalizione internazionale” degli USA si gira i pollici e segna il passo esagerando inutilmente la potenza dei combattenti dello Stato Islamico? Baghdad e Teheran svergognano USA e partner della coalizione, dagli australiani agli arabi del Golfo, illustrandoli come assai vili o infidi (o entrambe); infatti c’è un silenzio assordante da parte dell’Arabia Saudita, anche se la sua progenie di un tempo viene massacrata.

L’Iraq si libera senza gli statunitensi
al-ManarReseau International 5 marzo 2015

Iraqi security forces and Shi'ite Fighters sit on a tank, in the town of Hamrin, in the Salahuddin provinceDato il controllo del gruppo terroristico SIIL a Mosul e vasta parte del territorio iracheno, gli statunitensi insistono a dichiararsi “liberatori esclusivi” della Mesopotamia e a rifiutarsi di riconoscere alcun ruolo a forze armate e forze popolari irachene. Eppure, negli ultimi combattimenti contro i terroristi, senza alcuna copertura aerea e coordinamento con gli USA, riescono a limitare la presenza del SIIL nelle province di Niniwa e Anbar. Gli statunitensi non si sono accontentati della sconfitta del 2011 in Iraq. Ora cercano di legittimare la presenza militare e di sicurezza in più di una regione irachena. Gli Stati Uniti sostengono che sono nel Paese su richiesta del governo di Baghdad. Come al solito, gli Stati Uniti cacciano gli altri solo per gestire il Paese. Perciò, da giugno scorso continuano a parlare incessantemente dello Stato “deplorevole” dell’Iraq, sottolineando l'”incapacità” delle forze militari irachene, ufficiali o popolari, nel respingere il SIIL.

Minimizzare le azioni dell’esercito iracheno
Anche se i fatti sul terreno dimostrano il contrario, gli statunitensi insistono a seguire tale politica. Tutti ricordano ciò che realmente avvenne a fine gennaio, mentre le forze irachene avrebbero dovuto liberare la provincia di Miqdadiya, ultimo baluardo del SIIL a Diyala, il Pentagono pubblicava un rapporto con i dati sulle operazioni delle forze irachene dopo la crisi di Mosul del giugno 2014. Secondo il rapporto, il SIIL non ha perso che l’1% dei territori occupati a seguito delle operazioni dell’esercito e delle forze di mobilitazione irachene, 700 kmq su 55 mila che il gruppo terroristico occupa. Il portavoce del Pentagono affermava che le forze curde riconquistarono la maggior parte dei territori nel nord dell’Iraq. Purtroppo l’Iraq non rigettò come errati tali dati, né denunciò gli scopi di tale sospetta propaganda degli Stati Uniti. Al momento, un alto funzionario degli Stati Uniti assicurava che le forze irachene non potevano liberare un villaggio senza aiuto straniero. Tali commenti furono ripresi un paio di giorni fa dal direttore del servizio segreto militare statunitense, Vincent Stewart, sostenendo che “le forze irachene non possono sconfiggere il SIIL a causa di carenze logistiche, corruzione e altri problemi nell’istituzione militare irachena“. Per gli statunitensi, le forze ufficiali e popolari irachene non dovevano affrontare il SIIL per evidenti motivi legati ai loro interessi strategici in Iraq. Ma sorpresa degli statunitensi, alcuni partiti iracheni e i loro alleati iraniani, decisero di affrontare il SIIL con tutte le forze. Così l’Ayatollah Sayed Ali Sistani, eminente figura religiosa sciita dell’Iraq, ha decretato una fatwa per usare le armi e il jihad contro il SIIL, una fatwa qualificata “inutile” dal Capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey. Da parte sua, il leader supremo della rivoluzione islamica in Iran, Sayed Ali Khamenei assicurava che il popolo iracheno poteva liberare il territorio.

La missione del Generale Souleimani
Rapidamente, le cose si chiarirono quando Sayed Khamenei inviava in Iraq il comandante delle Forze al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie, Generale Qasim Souleimani. Poche ore dopo la caduta di Mosul, Souleimani iniziò a coordinare gli sforzi della resistenza irachena. Souleimani supervisionava una missione centrale il cui obiettivo era ritrovare l’iniziativa contro il SIIL, arrivato ai margini settentrionali della capitale Baghdad. In due giorni, una forza militare e le fazioni della resistenza irachena guidate da Souleimani liberavano Balad dall’assedio aprendo la strada per Samara, liberando la città, obiettivo raggiunto dopo aspri combattimenti, e poi iniziò una serie di operazioni estese e veloci permettendo di liberare ampi territori occupati dal SIIL, sotto gli occhi degli statunitensi che si rifiutavano di riconoscere questi fatti inattesi.

Successione di vittorie
Negli ultimi sette mesi hanno avuto successo le operazioni delle forze irachene e delle unità di mobilitazione popolare, una serie di fazioni attivatesi durante l’occupazione degli Stati Uniti dal 2003 come “brigate Salam“, “brigate Hezbollah“, “fazioni Ahlul Haq“, “organizzazione Badr“, “brigate Qurasani”, “Soldati dell’Imam”, “Brigate del Maestro dei Martiri”, “Brigate Imam Ali”, ecc… I successi della Forza di mobilitazione popolare irritano gli statunitensi, perché hanno dimostrato grande capacità nel sconfiggere i gruppi iracheni del SIIL senza di loro, anche perché questi gruppi sono gli stessi che combatterono e respinsero l’occupazione statunitense dell’Iraq nel 2003. Ecco perché ogni volta che le forze irachene vincono, gli statunitensi si sentono sempre più esclusi dalla scena irachena.

Il ponte aereo iraniano
Gli statunitensi scommettevano sulle carenze dei materiali nell’esercito iracheno. Anche in questo caso l’aiuto iraniano ha cambiato la situazione. Le guardie della rivoluzione iraniana hanno stabilito un ponte aereo per trasportare munizioni negli aeroporti di Baghdad, Sulaymaniya, Kirkuk e Irbil. Cittadini iracheni avrebbero visto camion carichi di armi iraniane attraversare la frontiera.

Rifiuto di qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti
Quando gli statunitensi hanno capito di aver perso in Iraq, si offrirono di partecipare alle operazioni, assicurando tiro di sbarramento e copertura aerea. Il Generale Souleimani respinse fermamente tale richiesta, e il governo iracheno ha fatto lo stesso. Gli statunitensi furono anche sorpresi dal rifiuto del generale iraniano di coordinarsi sul campo e d’incontrare i capi militari statunitensi. Poi rifiutò un incontro con il capo diplomatico degli USA John Kerry. La risposta delle forze di mobilitazione popolare è stata decisiva: le forze statunitensi saranno considerate nemiche se operassero nelle regioni delle operazioni della mobilitazione popolare. Mentre l’esercito iracheno ha condotto decine di operazioni militari riuscendo a scacciare il SIIL da molti villaggi iracheni, per 10000 kmq, le forze dell’alleanza internazionale degli Stati Uniti colpiscono sporadicamente qua e là, senza finora liberare un solo villaggio iracheno! Pertanto la liberazione di regioni come Amarli, Miqdadiya, Jarf al-Saqr, ponte di Zarqa, Jalula, Sadiya e Balad in nessun caso può passare inosservata. Queste operazioni hanno contribuito ad assicurare le province di Diyala e Babil e i margini meridionali, occidentali e settentrionali di Baghdad. La liberazione totale delle province di Kirkuk e Salahudin, con una superficie di 9000 kmq, sembra imminente, mentre il SIIL si limita in questo caso alle province di Niniwa e Anbar. Sapendo che in queste due province forze di Stati Uniti e occidentali sono presenti come “consiglieri”, una domanda sorge spontanea: perché tali forze non hanno fatto alcun progresso sul terreno? Compiranno mai un importante passo contro il SIIL senza l’intervento delle forze popolari e governative irachene?

4518c3b2406c6f81f31043cb9d02dc66Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il SIIL implode sotto il peso dell’Esercito Arabo Siriano

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 3 marzo 201510987472Abbiamo definito il SIIL “fuoco di paglia” e riscontriamo ciò che scriviamo. Battaglia dopo battaglia, il SIIL si dimostra un fenomeno militare dalle gravi carenze. Guardiamo con attenzione come gioca le sue ultime carte. Possiamo cominciare affermando, senza esitazione, che il numero dei terroristi del SIIL sta calando drasticamente, anche se la propaganda dei media occidentali li gonfia a dismisura, riportandone a pappagallo continuamente le assurdità in armonia con i piani folli di Obama per avere la base giuridica per mantenere truppe statunitensi in Iraq. SyrPer sa esattamente il perché ed i beneficiari.

1. I terroristi del SIIL diminuiscono
I media in occidente sono fulminei sulle notizie del SIIL che arruola ragazzini per colmare i ranghi. Inoltre, vi sono rapporti credibili che il SIIL addestri anche adolescenti nell’arte degli attentati suicidi. Il SIIL cerca anche, con scarso successo, di reclutare convertiti a tale eresia entro gli ampi confini della religione islamica. I rapimenti di assiri, caldei, yazidi e curdi indicano il desiderio d’ingrossare i numeri con neoconvertiti dalle minoranze. Naturalmente coloro che non accettano la farsesca interpretazione wahabita degli insegnamenti islamici, vengono giustiziati, da qui le terribili notizie che filtrano costantemente. Maggiori informazioni rivelano la natura anarcoide del SIIL. Mentre sacerdoti fanatici ed eretici continuano ad istigare i giovani nelle moschee ad unirsi al SIIL, notizie altrettanto deludenti arrivano da giornalisti che sostengono di non essere tollerati dal SIIL, e i cui fortunati, salvatisi dalle loro grinfie, illustrano il movimento per quello che realmente è: un movimento istigato dal peggiore nichilismo. Un giovane pakistano ispirato dai sogni sul Califfato arrivava in Iraq dalla Turchia e dopo l’adesione al SIIL, scopriva di dover pulire i bagni. Anche la “Sex Jihad” è ormai una moda morente. Nonostante alcuni smidollati inglesi si auto-flagellani per 3 ragazze fuggite in Turchia sotto gli occhi e il naso della sicurezza inglese, unendosi al SIIL per soddisfare le fantasie ormonali adolescenziali divenendo la raggiante sposa velata di qualche bruto puzzolente, molte famiglie musulmane controllano le figlie e con le istituzioni governative le convincono a rientrare. Alcuni effettivamente si sono recati in Siria per riprendersi i figli dagli artigli del SIIL. Molte ragazze sono state uccise dai sociopatici del SIIL. Notizie di tali atrocità non incoraggeranno le adolescenti musulmane assatanate. La morte sembra essere troppo viziosa per loro.
Gli eserciti convenzionali differiscono da gruppi insorti altamente mobili come il SIIL. L’Esercito arabo siriano è un enorme istituto di oltre 500000 soldati (comprese le milizie). Ma questo non significa che c’è mezzo milione di truppe da combattimento disponibili. Chiunque abbia prestato servizio militare vi dirà che la maggior parte del personale è coinvolto nel supporto e nella logistica. Inoltre, la Siria ha un sistema di difesa aerea che richiede decine di migliaia di tecnici. Lo stesso vale per i reggimenti missilistici e le forze di difesa costiera. E’ giusto dire che sul campo l’EAS ha circa 70000 truppe da combattimento. Il SIIL, dato lo scarso addestramento al combattimento, può schierare una maggiore percentuale di unità da combattimento. Tuttavia, la loro efficienza è tutt’altro che cristallina. Ai reclutatori del terrorismo inglesi in Turchia piacciono da sempre i jihadisti, perché sono così disposti a morire per concludere un’operazione militare. Gli inglesi vanno in orgasmo ogni volta che possono inviare a morte sicura qualcuno per il bene dell’Union Jack, è quasi come l’oppio per loro. Ma a dire il vero, i fanatici della rivolta hanno dimostrato inettitudine e disorganizzazione, qualità presenti nell’ex-capo del cosiddetto esercito libero siriano, traditore e disertore supremo, ex-generale Salim Idris. Il tasso di abbandono dal SIIL è sottostimato dai media. Perde centinaia di ratti ogni giorno sia per mano dell’Esercito Arabo Siriano, che dell’esercito iracheno, che delle milizie curde come Peshmergha e PKK e, in una certa misura, della campagna aerea degli Stati Uniti. (Interessante notare come Stati Uniti e Gran Bretagna riforniscano il SIIL di armi, munizioni e cibo.) Il SIIL non può compensare le perdite se non reclutando e ritirandosi nelle aree che crede di dover difendere per la propria esistenza.

2. Anche i finanziamenti al SIIL diminuiscono
Indipendentemente dal fatto che il nuovo re dell’Arabia Saudita ora blocchi o meno il flusso continuo di denaro per il SIIL, vi sono le scimmie nella sua famiglia saudita che ancora pompano denaro alle organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria. Tali figuri sono spinti da un animus irrazionale contro sciiti e Iran. Sia come sia, il denaro apparentemente scorre a una velocità di gran lunga inferiore. Lo sappiamo da rapporti credibili da al-Raqqa, dove i tagli agli stipendi sono sempre più comuni. Un ratto terrorista del SIIL oggi riceve solo 1/4 dello stipendio mensile di quando vi aderì nel 2013. Ciò che spinge a stringere la cinghia, è l’esaurimento delle casse. (Si prega di leggere l’articolo di Thierry Meyssan).
Quando il SIIL cerca voracemente d’ingrossare le riserve rubando ogni manufatto storico che può vendere ai turchi e inglesi senza scrupoli, raggiunge il fondo. Alla sua comparsa sulla scena, il SIIL concentrava l’attenzione finanziaria su petrolio e gas che vendeva in grandi quantità agli intermediari turchi, trasformandoli in profitto netto vendendoli ai clienti europei che, ovviamente, incoraggiavano l’acquisto di tali prodotti per danneggiare il governo di Assad. Ma oggi l’Europa ha cambiato radicalmente direzione. Con il SIIL che segue la moda dei documentari ben girati su apparente decapitazione di giornalisti, prigionieri giordani e curdi immolati in gabbie di fuoco; omosessuali gettati dai tetti e poi, se sopravvissuti, lapidati a morte davanti le telecamere; infanticidio degli infedeli; violenze su donne appartenenti a minoranze; e tutto questo in conformità al libro scritto da uno degli sciamani più importanti del SIIL, dal titolo: “La via della ferocia”. Anche se gli europei hanno una storia di brutalità indicibili che condividono con il SIIL, avendo ucciso milioni di ebrei, ugonotti, popoli del Nuovo Mondo, neri e tanti altri disgraziati, oggi sono contriti e vogliono sconfessare tale storia. Ma non molto tempo fa gli inglesi sventravano e castravano persone, per poi legarne le membra a quattro cavalli facendole a pezzi, si chiamava “impicca, lacera e squarta”. In ogni modo, gli europei hanno deciso di smettere di comprare petrolio dal SIIL. Inoltre, i campi petroliferi siriani non sono particolarmente produttivi, poiché il petrolio è in profondità e serve una tecnologia adatta per pomparlo, che non è disponibile al SIIL. In realtà, la maggior parte del petrolio rubato dalla Siria da SIIL fu preso dalle riserve strategiche, cioè petrolio già pompato e conservato in serbatoi che il SIIL semplicemente spillava nelle autocisterne fornite da Erdoghan & Co. Non altro.

3. Anche il peso di Allah nel programma del SIIL diminuisce

Standbeeld_Saladin_DamascusPersonalmente detesto Saladino. Ecco il monumento costruitogli dal Presidente Hafizh al-Assad in Siria. Era un curdo che voleva studiare teologia finché il destino intervenne.

Deve essere deprimente marciare in Europa (Deus le Veult!), calare su Costantinopoli (Constantinopolitana Civitas Diu Profana!); creare un regno sanguinario in Siria (Advocatus Sancti Sepulchri) per poi scoprire che Dio non è per nulla contento del vostro comportamento. Immaginate cosa i crociati devono aver provato quando il Feroce Saladino iniziò a tagliargli la testa dopo la battaglia di Punta Hatin, nei pressi del lago di Tiberiade, in risposta allo stupro di Reynard De Chatillon della sorella. Come volessero squagliarsela mentre gli eserciti mamelucchi di Ruqnidun Baybar al-Bunduqdari iniziarono a marciare lungo le coste della Palestina alla ricerca di qualsiasi crociato ostinato da uccidere. È per questo che fu chiamato il “Re Vincente”. Ma ci si conceda una pausa per chiedersi perché si pensava che Dio fosse dalla propria parte, in primo luogo. Giusto, amico? (in cockney o accento australiano). Penso che molti ratti del SIIL si chiedano perché il loro califfato cominci a perdere. Perché sempre più eliminando altri jihadisti che pensano che il Califfo di Qaqà sia un degenerato? Dove è scritto nel Corano che si può bruciare la gente? Perché un jihadista deve pulire gabinetti? Come è possibile che un libro sacro che dice di rispettare i cristiani, consente di violentarne le donne o di bruciarli? Tali pensieri attraversano le menti di alcuni jihadisti che mettono in dubbio la causa che li ha richiamati nei deserti vulcanici della Siria. Il morale è basso tra le fila del SIIL. Dovrebbe, i disertori giustiziati dal gruppo ne sono la prova. Vengono accerchiati ad al-Raqqa dai governativi siriani. Non ci sono più grandi parate ed anche i sunniti in Iraq si uniscono agli sciiti per sterminarli tutti. Impongono il pedaggio ai loro camion, nei valichi. Notizia non incoraggiante per i selvaggi jihadisti.

10922547Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Aleppo

Noche in ParteibuchSyrian PerspectiveSYRIA-CONFLICTLe informazioni sulla battaglia per Aleppo e nella regione strategica a nord di Aleppo sono confuse, imprecise e contraddittorie. Tuttavia è chiaro che la battaglia sia vicina alla fase finale. La scorsa settimana SANA riferiva che l’esercito siriano aveva liberato sei villaggi: Dair al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashquy, Tal Misibin, Hardatin e Rutyan. Lo stesso giorno al-Manar riferiva che un manipolo di soldati siriani riusciva ad entrare nelle città sciite di Nubul e Zahra via Handarat. I media occidentali che sostengono i terroristi, hanno riferito che l’esercito siriano è riuscito a tagliare le ultimi linee di rifornimento dei terroristi dalla Turchia, occupando questi sei villaggi. Due anni e mezzo fa praticamente tutti gli analisti concordavano sul fatto che la battaglia per Aleppo, la città più grande della Siria, sarebbe stata determinante per l’esito finale della guerra siriana. Se i terroristi aiutati da NATO e Golfo fossero riusciti a conquistarla ne avrebbero fatto il centro di un governo alternativo, permettendo a NATO e Stati del Golfo di utilizzarla come base principale per conquistare il resto della Siria. Aleppo allora avrebbe avuto una funzione simile a Bengasi nel 2001 nella guerra contro la Libia. Nel 2012 l’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton dichiarava che era proprio ciò che gli Stati Uniti avevano in mente. In linea di principio tali considerazioni strategiche sono ancora attuali. Anche il contrario era ed è applicabile. Se l’esercito siriano riesce a bonificare le aree di Aleppo occupate dai terroristi, i loro sostenitori in Israele, NATO e GCC perderebbero ogni possibilità di vittoria in Siria, più che con la possibilità teorica di conquistare Damasco. Tranne dei villaggi e un paio di piccole città nelle regioni strategicamente insignificanti della Siria, i terroristi di NATO e GCC non avrebbero nulla se perdessero la loro metà di Aleppo. Tale argomento era vero due anni e mezzo fa e lo è ancora più oggi, dopo che l’esercito siriano ha liberato Homs e molte aree rurali della Siria, e dopo che SIIL e al-Qaida hanno occupato l’Oriente e la provincia di Idlib. Tale importanza decisiva di Aleppo spiega perché le parti combattono accanitamente per il controllo di Aleppo. Guardando sulla mappa le parti della Siria non controllate da esercito siriano, YPG, SIIL o al-Nusra, ma da altri ribelli, si vede che non c’è quasi nulla, anche includendo gruppi vicini ad al-Qaida come Ahrar al-Sham. La seguente mappa da Wikepedia mostra le aree attualmente controllate da “altri ribelli” in verde (governativi in rosso/rosa, SIIL in nero/grigio scuro, Nusra in bianco/grigio chiaro, curdi/YPG in giallo).

syrian_civil_warDopo che i gruppi terroristici invasero Aleppo dalla Turchia e da Idlib, nel luglio 2012, l’esercito siriano riuscì a difendere la parte occidentale di Aleppo e qualche punto pesantemente difeso ne dintornio. Tuttavia, nell’inverno 2012/2013 la situazione era grave per il governo e i suoi sostenitori. I tentativi in tarda estate e autunno 2012 di riconquistare est e sud di Aleppo non riuscirono. Le truppe ad Aleppo furono separate dal resto della Siria. Non c’era alcun collegamento tra l’aeroporto, controllato dal governo, e le truppe ad Aleppo occidentale. Altre roccaforti, dove le truppe governative e i loro sostenitori erano riuniti, erano completamente circondate dai terroristi come a Nubul e Zahra, la base degli elicotteri Mang a nord-est di Aleppo, l’ospedale al-Qindi, la prigione centrale e l’aeroporto militare di Qwayris di Aleppo. Una mappa dei sostenitori del terrorismo nella primavera del 2013, mostra le roccaforti dell’esercito siriano, nella zona di Aleppo, come isole di resistenza nel territorio occupato dai terroristi.aleppo_feb_2013I terroristi acquisirono potere e ricchezza saccheggiando e vendendo beni di fabbriche e abitazioni private nelle aree di Aleppo che controllavano. I sostenitori dei terroristi israeliani, del CCG e della NATO videro la strada della vittoria dopo aver circondato truppe e sostenitori del governo siriani. Tuttavia, con alto spirito combattivo, elevata disponibilità ai sacrifici e abile strategia, il governo siriano e i suoi sostenitori riuscirono a ribaltare la situazione ad Aleppo nel 2013 e 2014. Invece di attaccare direttamente l’est e il sud di Aleppo occupati dai terroristi, l’esercito si dedicò a creare collegamenti stabili tra Aleppo e le aree governative. Allo stesso tempo, ciò spinse i terroristi ad occupare aree che poi furono circondate. Nel 2013 l’esercito siriano riuscì a collegare Hama all’aeroporto di Aleppo via deserto e l’aeroporto con la parte occidentale di Aleppo, filo-governativa. Ciò si vede su una mappa stesa nel gennaio del 2014 da un sostenitore del terrorismo.

aleppo_jan_2014Nel 2014 l’esercito siriano riusciva a stabilire un collegamento dall’aeroporto, alla periferia est di Aleppo, all’isolata prigione centrale controllata dal governo. Successivamente l’esercito avanzò di pochi chilometri, dalla prigione centrale al villaggio di Handarat e oltre. Allo stesso tempo, l’esercito protesse il collegamento via deserto da Hama ad Aleppo. Alla fine del 2014 questi successi determinarono una situazione in cui i terroristi rimasero su una sottile superficie che poteva essere rifornita solo tramite i collegamenti insicuri da nord. L’esercito siriano, invece controllava una vasta area a ovest, sud ed est di Aleppo, e il corridoio di approvvigionamento attraverso il deserto per Aleppo, nel frattempo era ampliato e sicuro. Una mappa di Wikipedia del 2014 mostra l’avanzata:rif_aleppo2-svgCiò che non può essere visto sulle mappe sono le ampie modifiche all’interno di Aleppo, dal 2013, anche se il fronte rimase pressoché invariato. Mentre una vita frenetica ritornava nelle arre controllate dallo Stato, le parti meridionali e orientali controllate dai terroristi si trasformarono in città fantasma. Grazie agli aiuti nazionali ed internazionali c’era abbastanza da mangiare nelle aree della città occupate dai terroristi, quindi la gente non moriva di fame, ma questo era tutto. Non c’erano sicurezza, posti di lavoro o qualsiasi fonte di reddito, tranne la solita breve carriera nelle organizzazioni terroristiche. Il saccheggio ripetuto e sistematico delle varie bande terroristiche e l’assenza di sicurezza per la popolazione, ridussero da 200 mila a circa 50 mila abitanti nelle parti della città controllate dai terroristi. D’altra parte 300000 persone vivono nelle zone controllate dal governo, anche se le aree della città controllate da governo e terroristi hanno circa le stesse dimensioni. Naturalmente non mancano di accusare le operazioni antiterrorismo del governo di aver spopolato le parti controllate dai terroristi. Ma non è la verità, però, perché anche nelle aree governativa la gente soffriva la guerra, come i ricorrenti arbitrari attacchi dell’artiglieria dei terroristi. Cosa molto rivelatrice è il fatto che le strade nelle zone governative erano pulitissime, mentre montagne di spazzatura si accumulavano in quelle controllate dai terroristi. Questo perché i terroristi sono interessati a esercitare il potere per arricchirsi, e non a far funzionare i servizi pubblici come rimuovere i rifiuti o la sicurezza pubblica. I terroristi non ebbero alcun servizio pubblico nella loro parte della città, dato che i loro sponsor li rifornivano generosamente di armi, ma offrivano pochi soldi per mantenere i servizi comunali. Ciò va imputato anche agli stessi terroristi. Dato che a circa metà 2012 avevano il controllo di quasi tutte le industrie, così come dell’agricoltura della città. Tuttavia, invece di garantire benessere economico nella loro zona, che avrebbe generato imposte, i terroristi saccheggiarono, smontarono e distrussero le fabbriche. Inoltre chiusero tutti i valichi con le parti della città controllate dallo Stato, aumentando la miseria nelle loro zone. D’altra parte il governo siriano mise grande enfasi sul mantenimento delle strutture amministrative e nel renderle più efficienti. Un grande sforzo fu attuato per riavviare la produzione industriale nei settori appena liberati di Aleppo. Guardando la mappa appare come i terroristi controllassero ancora circa la metà della città, ma la realtà è che la zona dei terroristi puzza di abbandono, quasi vuota fatta eccezione dei terroristi che combattono sul fronte. Nelle zone controllate dal governo la popolazione traffica pulsando di vita.
La situazione militare continua a peggiorare per i terroristi ad Aleppo. Negli ultimi due anni l’esercito siriano ha fatto piccoli ma continui progressi, avvicinandosi sempre di più all’accerchiamento completo delle aree dei terroristi. I terroristi non seppero fermare questo lento processo di accerchiamento. Insieme con la situazione militare, lo stato d’animo si deteriorava tra i terroristi e i loro sostenitori. Ciò spiega la tenue reazione dei terroristi all’annuncio del governo siriano, di 8 giorni fa, di tagliare i rifornimenti al terrorismo dalla Turchia, anche se ciò comporta una battaglia decisiva per Aleppo e la Siria. I terroristi mobilitarono alcune decine di brigate con migliaia di combattenti e, probabilmente, forze speciali turche, per respingere i progressi dell’esercito siriano. Tuttavia una mobilitazione ampia dei terroristi per impedire la sconfitta nella battaglia per Aleppo non c’è stata. Secondo relazioni dal lato dei terroristi, riuscirono a riconquistare i due villaggi nella parte più avanzata delle aree appena liberate dall’esercito siriano (Rutyan e Hardatin). Un po’ a sud, nella zona di Malah, i terroristi cercarono di avanzare, sembrando inizialmente riuscirci, ma è chiaro che tornarono sotto il controllo dell’esercito siriano dopo aver lanciato un contrattacco. Come riportano entrambe le parti, i terroristi non sono riusciti a riconquistare il villaggio di Bashqawi, facendone ora il più avanzato avamposto dell’esercito siriano nel nord-est. Bashqawi è leggermente in rilievo e incombe sulla città di Zahra, a soli 8 chilometri di distanza. Tutta la zona comprende ulivi, fattorie e i villaggi abbandonati di Rutyan e Hardatin, ora sulla linea del tiro diretto dell’esercito siriano. Nessuna delle due parti ha dichiarato completate le attività nella zona strategicamente importante tra Bashqawi e Zahra. Tuttavia entrambe le parti hanno subito perdite elevate, numeri a tre cifre, e sembrano agire più cautamente negli ultimi due giorni. Mentre i media pro-governativi riferiscono di rinforzi, i terroristi sembrano aver perso interesse nella battaglia. Per esempio il gruppo terroristico Jabhat al-Shamia attaccava il villaggio sciita di Fua, a nord est di Idlib, per ‘vendicarsi di Aleppo’ invece di correre in aiuto dei fratelli a nord di Aleppo. E il Jabhat al-Nusra, legato ad al-Qaida, che ha un ruolo di primo piano nei combattimenti a nord di Aleppo, dichiarava guerra al gruppo filo-Stati Uniti Hazam, alleato del Shamia, invece di concentrarsi sui combattimenti a nord di Aleppo. Fatta eccezione dei villaggi Bashqawi, Rutyan e Hardatin, non è chiaro chi controlli esattamente questo settore strategico. Ciò permette ad entrambe le parti dichiararsi vittoriose. E’ possibile che non ci sia un fronte netto, ma che commando e unità da ricognizione di entrambe le parti brevemente entrino nell’area assediata per poi ritirarsi. Questo spiegherebbe i video dei terroristi che li mostrano operare in piccoli gruppi coperti dagli ulivi per chilometri in zone deserte. Wikepedia mostra la situazione attuale nel link sottostante. Si prega di notare il piccolo rettangolo rosa a nord-ovest dove inizia Zahra. Non c’è molta distanza affinché l’esercito siriano colmi il vuoto.aleppo_wiki_20150226Sham Times che simpatizza per l’esercito siriano ha riferito, in base a fonti dell’esercito siriano, che i combattimenti sono rallentati a nord di Aleppo, mentre un nuovo fronte si forma. I gruppi terroristici consolidano il controllo su due dei sette villaggi liberati (Rutyan e Hardatin), mentre l’esercito siriano difende gli altri cinque (Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashqawi, Misibin e Misqan). È notevole che Misqan sia ancora sotto il controllo dell’esercito siriano, se i rapporti sono corretti, trovandosi a pochi chilometri a nord-est di Dayr al-Zaytun e oltre il villaggio di Tal Jibin, che non viene menzionato nelle relazioni, supponendo che siano corrette. Assumendo che il controllo dell’esercito siriano su Misqan non sia disinformazione, ciò vorrebbe dire che l’esercito siriano è molto più a nord di quanto di pubblico dominio. Non è chiaro però se sia così, ed è anche poco chiaro se l’esercito siriano davvero controlli i villaggi Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna e Misibin. Non ci sono informazioni verificabili sul fronte attuale, nella zona strategicamente importante a nord di Aleppo. È concepibile che grandi aree siano una sorta di terra di nessuno mentre le parti hanno paura d’imbattersi in una trappola, se si muovessero allo scoperto. Data tale situazione poco chiara, non è certo che i terroristi abbiano ancora una linea di rifornimento dalla Turchia via Azaz o meno. Sulla base delle mappe più recenti, la strada da Hardatin a Rutyan e Bayanun è di nuovo sotto il controllo dei terroristi, ma d’altronde la strada ri entra nel tiro dell’esercito siriano. Potrebbe essere che i terroristi non controllino tutta la strada e che commando speciali siriani vi operino. In questo caso, le linee dei rifornimenti da Azaz ad Aleppo sarebbe inutilizzabili per i terroristi.

north_aleppo_province_wiki_20150226Non importa quale sia la situazione quotidiana nell’area vuota ma strategicamente importantissima a nord-est di Aleppo, ma una cosa è chiara: prima o poi l’esercito siriano taglierà le linee dei rifornimento dei terroristi e collegherà Handarat a Zahra e Nubul. L’esercito ha chiari vantaggi nella zona scarsamente popolata, grazie alle armi pesanti e all’aeronautica. Inoltre i terroristi s’indeboliscono per mancanza di disciplina e lotte intestine. Non c’è nulla che i terroristi possano fare per mantenere il controllo su pochi villaggi vuoti a nord di Aleppo (vedi punti verdi nella cartina di sopra). L’esercito siriano molto probabilmente continuerà a rafforzare le proprie posizioni a Bashqawi per poi concentrarsi sul raid contro i terroristi nelle vicinanze di questa roccaforte. Una volta che il fronte dei terroristi sarà sufficientemente indebolito, i villaggi saranno il prossimo obiettivo. L’esercito ripeterà questa procedura fino a quando collegherà in modo sicuro Nubul e Zahra, e allo stesso tempo taglierà completamente le linee dei rifornimenti dei terroristi tra Aleppo e la Turchia. Dopo di che i terroristi possibilmente avranno l’ultima linea dei rifornimenti dalla Turchia da occidente, dal valico di frontiera di Bab al-Hawa, nella provincia di Idlib. Tuttavia vi sono gravi problemi per i terroristi con tale linea. Da un lato la strada da Aleppo a Bab al-Hawa è controllata da diversi signori della guerra che non collaborano, rendendola difficile da usare. Dall’altra parte molti terroristi attivi ad Aleppo hanno le loro basi nel nord di Aleppo, in particolare nella zona di Tal Rifat e Maryah, e nelle zone al confine turco più a nord. Tuttavia, se la via Rutyan e Hardatin è chiusa, la via da Tal Rifat o Maryah ad Aleppo passerebbe ad ovest di Nubul e Zahra, attraverso le zone controllate dal YPG, permettendogli di decidere quali rifornimenti far passare. O i terroristi dovrebbero passare via Bab al-Salamah in Turchia a Reyhanli e da lì, attraverso il valico di Bab al-Hawa, di nuovo in Siria e poi a nord della provincia di Idlib e a ovest di quella di Aleppo, attraversando Monte Simeone per raggiungere la periferia di Aleppo, Qafr Hamra o Anadan e da lì via Castello, sotto il tiro dell’esercito siriano, ad Aleppo. Per un convoglio di pickup o camion significherebbe uno sforzo logistico notevole e ci vorrebbe molto tempo, cosa importante se il fronte richiede rinforzi immediati. Inoltre vi è la possibilità che l’esercito siriano tagli l’accesso occidentale attraverso le montagne per Qafr Hamra e Adnan, nel qual caso l’accerchiamento di Aleppo sarebbe completo. Per i civili la strada da Bab al-Hawa ad Aleppo può essere utilizzabile, ma difficilmente lo sarebbe per trasportare rifornimenti militari ad Aleppo. Ciò significa che la battaglia per Aleppo è nella fase finale e l’esercito siriano vincerà a meno che succede qualcosa d’inaspettato, come l’intervento massiccio diretto di truppe straniere. La situazione militare ed economica peggiora per i terroristi ad Aleppo. Invece di diventare il centro di potere dei terroristi, Aleppo è divenuta un’inutile macina al collo dei terroristi. Se il controllo terrorista ad Aleppo si sbriciola, possibilmente anche i dintorni di Aleppo prima o poi finiranno sotto controllo del governo. Villaggi e cittadine presso Aleppo non sono difendibili dai terroristi contro forze schiaccianti supportate dalla grande città di Aleppo. Anche villaggi e cittadine presso Idlib non potranno sostenere l’attacco, anche se continuano ad avere un generoso sostegno dall’estero. L’intero nord-ovest della Siria, prima o poi, sarà di nuovo sotto il completo controllo del governo.

aleppo_province_wiki_20150226Ai terroristi e loro sostenitori resterà il tentativo di marciare direttamente su Damasco dal Golan occupato dagli israeliani. Dato che i terroristi e i loro sostenitori investono ingenti risorse nel fronte meridionale, invece di utilizzarle per difendere la loro ex-roccaforte di Aleppo, risulta evidente che i sostenitori del terrorismo internazionale in Siria hanno già mollato la battaglia per Aleppo. Tuttavia, come riportato nelle ultime due settimane, anche il tentativo del fronte meridionale di conquistare Damasco dal Golan s’è arrestato. Dopo l’eliminazione completa dei terroristi supportati da Israele, NATO e GCC, ciò che rimane alla Siria è capire come coesistere con l’YPG e come sterminare il SIIL ad Oriente. A causa della crescente disperazione per la guerra terroristica contro la Siria, ci si può aspettare a un certo punto che le forze terroristiche crollino per la demoralizzazione.
Al governo siriano la vittoria nella battaglia di Aleppo apre la strada della vittoria nella guerra per la Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina è divenuta il banchiere dell’America Latina

Ariel Noyola Rodríguez*celac_beijing_2015I prestiti concessi dalla Cina sono diventati strumento di politica estera. Allo stesso tempo, consentono relazioni più strette con alleati chiave, riducendo l’influenza delle istituzioni finanziarie sotto l’egida degli Stati Uniti in regioni strategiche. Nel 2014, le banche cinesi hanno concesso prestiti in America Latina per un totale di 22,1 miliardi di dollari, secondo i dati pubblicati da Dialogo Interamericano (1). Dato il rallentamento dell’economia globale e l’aumento delle tensioni geopolitiche, la Cina ha la necessità indispensabile di rafforzare i legami con Paesi con abbondanti risorse naturali (petrolio, gas, metalli, minerali, acqua, biodiversità, ecc.) Quasi tutti i prestiti emessi provenivano da enti come China Development Bank e China Ex-Im Bank, ma vi hanno anche partecipato ICBC e Bank of China. Anche se non sono presi in considerazione i prestiti inferiori ai 50 milioni di dollari, i dati riportano un aumento di oltre il 70% rispetto ai 12,9 miliardi previsti nel 2013. Dal 2005 (quando i dati del Dialogo iniziarono ad essere registrati) al 2014, la Cina ha fornito prestiti ai Paesi dell’America Latina per un totale di 119 miliardi di dollari (2). I crediti dalla Cina superano l’importo concesso da US Ex-Im Bank, Banca Interamericana di Sviluppo (BID) e Banca mondiale, una situazione che contribuisce ad indebolire l’egemonia finanziaria di Washington nella regione (3). Il massiccio credito mostra anche la stretta collaborazione che la Cina coltiva con i Paesi latino-americani. Nell’ultimo vertice della Comunità degli Stati d’America Latina e Caraibi (CELAC, che comprende 33 Paesi), il presidente della Cina Xi Jinping annunciava che per il 2020 si prevedono che gli scambi tra le due parti raggiungano i 500 miliardi all’anno con investimenti oltre i 250 miliardi. (4) Inoltre, è da notare la costruzione di alleanze strategiche con alcuni Paesi latinoamericani cui si concentra il 90% dei prestiti concessi l’anno scorso: Brasile affermatosi come primo beneficiario con 8,6 miliardi seguito dall’Argentina con 7 miliardi, Venezuela con 5,7 miliardi e infine Ecuador con 820 milioni di dollari.
Dopo la crisi delle società d’informatica negli Stati Uniti, le banche centrali dei Paesi industrializzati ampliarono l’espansione del credito su scala globale. Con l’aumento dei prezzi delle materie prime dal 2002, l’America Latina è diventata la regione preferita degli investitori alla ricerca di rendimenti elevati. Più di sei anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2008, davanti l’estrema volatilità dei mercati finanziari, causata dalla maggiore fragilità sistemica, i cinesi sono diventati i banchieri preferiti delle economie emergenti, poiché al contrario delle banche statunitensi ed europee offrono prestiti con meno condizioni e tassi di interesse più bassi. Secondo le stime di Fred Hochberg, presidente dell’Ex-Im Bank degli Stati Uniti, gli enti statali cinesi hanno collocato circa 650 miliardi di dollari nel mondo negli ultimi due anni. Tuttavia, vi è anche la faccia perversa della moneta. Sembra che i prestiti cinesi nella futura esportazione di materie prime, piuttosto che puntellare lo sviluppo tecnologico, orientino i progetti d’investimento connessi all’estrazione (agricoltura, industria mineraria, energia, ecc.) quindi rischiando di approfondire il modello di esportazione primaria delle economie dell’America Latina e moltiplicando le minacce di spoliazione dei popoli indigeni. D’altra parte, intervistato da Deutsche Welle, Kevin Gallagher, accademico responsabile dell’archivio del Dialogo Interamericano, mette in guardia dai rischi crescenti posti ai Paesi dell’America Latina nel saldare opportunamente i debiti con il gigante asiatico (5). La caduta delle valute regionali nei confronti del dollaro statunitense e la deflazione persistente (caduta dei prezzi) nel mercato delle materie prime, inducono l’aumento delle importazioni e di conseguenza la diminuzione dei saldi positivi (nota corrente) delle economie orientate all’esportazione. Prevedibilmente, la redditività dei progetti d’investimento connessi all’estrazione diminuirà significativamente nei prossimi mesi.
Se il rallentamento nei Paesi emergenti si rafforzasse, probabilmente rovinerebbe lo spirito di cooperazione economica Sud-Sud tra Cina e America Latina. Con la crisi vi è il rischio che le banche cinesi adottino, sotto forme diverse, i meccanismi di coercizione imperiali tradizionalmente applicati dal Fondo monetario internazionale (FMI) in America Latina.

First Ministerial Meeting Of China-CELAC ForumNote:
1. “China-Latin America Finance Database” Kevin P. Gallagher e Margaret Myers, Dialogo Inter-American.
2. “China keeps credit flowing to Latin America’s fragile economies“, Kevin P. Gallagher e Margaret Myers, The Financial Times, 27 febbraio 2015.
3. “China Kicks World Bank To The Curb In Latin America“, Kenneth Rapoza, Forbes, 26 febbraio 2015.
4. “Despite US-Cuba Detente, China Forges Ahead in Latin America” Shannon Thiezzi, The Diplomat, 9 gennaio 2015.
5. “Chinese loans helping Latin America amid oil price slump“, Deutsche Welle, 27 Febbraio 2015.

* Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico. Twitter: @noyola_ariel.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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