La guerra nello Yemen: operazioni di luglio-agosto 2015

Alessandro Lattanzio, 5/9/2051yemen-ocha-mapIl 26 marzo 2015 Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Quwayt, Bahrayn e Qatar scatenavano l’operazione Tempesta Decisiva impiegando 170 velivoli militari per bombardare lo Yemen: 100 sauditi (F-15S e Eurofighter Typhoon), 30 dagli Emirati Arabi (F-16 e Mirage 2000), 15 F-16 del Bahrayn, 6 della Giordania e 6 del Marocco. Basi aeree e della difesa aerea furono i primi obiettivi dell’aggressione aerea, seguiti da depositi dei missili superficie-superficie (SSM), aeroporti, porti ed edifici amministrativi di Sana, Hudaydah e Muqa, strade, ponti e stazioni. Il 22 aprile, il portavoce della coalizione saudita brigadier-generale Ahmad al-Asiri annunciava la falsa fine dell’operazione Tempesta Decisiva, affermando che “avevano distrutto i missili balistici dell’esercito yemenita“. A tale aggressione, Ansarullah e l’esercito yemenita attuavano le operazioni di risposta utilizzando l’artiglieria a lungo raggio ed attacchi oltre frontiera contro le basi militari dell’Arabia Saudita, impiegando lanciarazzi multipli BM-21 e BM-27, missili anticarro Metis-M e razzi anticarro RPG-29. La fase iniziale dell’operazione Tempesta Decisiva, incentrata sulla distruzione dei missili balistici (SSM) yemeniti, era fallita totalmente. Infatti il 6 giugno, almeno 1 missile Hwasong-6 (consegnato dalla Corea democratica allo Yemen nel 2002) colpiva la base aerea saudita di Qamis Mushayt, eliminando il comandante dell’aeronautica saudita. Lo Yemen disponeva di 25 SSM mobili (autocarrati) Hwasong-6 dalla gittata di 500 chilometri e con una testata di 770kg di alto esplosivo. Almeno 4 furono lanciati sulle basi saudite. Alcuno dei veicoli lanciamissili (TEL) yemeniti è stato colpito dai raid sauditi.
untitled1_risultato Intanto ad Aden, le due sacche residuali delle forze filosaudite, nel Cratere e nella piccola Aden, sito delle raffinerie e dei depositi di petrolio, venivano supportate dai raid aerei sauditi, dal tiro delle navi saudite ed egiziane, dai rifornimento aerei, dai droni da ricognizione sauditi e da un gruppo di 50 soldati delle forze speciali della Guardia Presidenziale degli Emirati Arabi Uniti, sbarcato nel Cratere ai primi di maggio e dotato di missili anticarro statunitensi Javelin. Tra l’8 e il 24 giugno 1500 militari e mercenari filo-sauditi, sauditi ed emiroti (EAU) sbarcavano nella Piccola Aden. Tali forze erano dotate di 170 blindati MRAP Oskosh, mortai e sistemi anticarro, sbarcati nel nuovo porto appositamente costruito nei pressi delle raffinerie. Il 14 luglio iniziava l’operazione Golden Arrow, che vide 75 MRAP e 600 soldati degli EAU assaltare da Piccola Aden il porto di Ras Amran e avanzare a nord di Aden. Altri 95 MRAP, 8 veicoli anticarro Enigma degli Emirati Arabi Uniti, 50 elementi della 6.ta Brigata Aerotrasportata dell’esercito saudita e 300 soldati delle forze speciali degli EAU, puntavano dalla sacca del Cratere all’aeroporto di Aden. La doppia operazione saudita-emirota veniva supportata da almeno 136 attacchi aerei sauditi su Aden. Velivoli cargo C-130 e C-17 di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar compivano ripetuti aviolanci presso le forze filo-saudite, mentre mezzi da sbarco e navi d’assalto anfibio, tra cui la nave logistica dell’US Navy HSV-2 Swift, trasportavano ad Aden materiale bellico e la task force corazzata/meccanizzata degli EAU composta dai 350 soldati del battaglione delle forze speciali della Guardia presidenziale, da una compagnia di carri armati Leclerc, da decine di veicoli da combattimento per la fanteria BMP-3M e MTV, obici semoventi G6 Denel da 155mm, portamortai da 120mm RG-31 Agrab e autocarri Tatra T816. Complessivamente Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita avevano inviato ad Aden una forza di 2800 militari composta da una brigata dell’esercito degli UAE e da diversi reparti per operazioni speciali, d’intelligence e logistiche sauditi ed emiroti. Il 4 agosto tale forza occupava temporaneamente la base aerea di al-Anad, grazie all’appoggio degli aerei della coalizione filo-saudita che compivano 25 incursioni, e puntava su Taiz e Zinjibar, capitale del Governatorato di Abyan. L’Arabia Saudita inviava armi e mezzi alle forze di al-Qaida nelle province yemenite di Marib e al-Juf.
untitled3_risultatoIl 3 agosto, comunque l’esercito yemenita ed Ansarullah bombardavano le basi militari saudite di Alib, Tawila, Hasira, Quba, Jalah, che veniva occupata dall’esercito yemenita per due giorni. Nella provincia di Lahij, l’esercito yemenita e i comitati popolari respingevano l’assalto alla base aerea di al-Anad da parte delle forze filo-saudite, dopo pesanti bombardamenti aerei sauditi, catturando 11 miliziani filo-sauditi. Il 5 agosto, le forze yemenite abbattevano un elicottero d’attacco Apache saudita nella provincia di Hajah, ad Harad, e bombardavano le basi saudite di al-Tawal, al-Dud e al-Jihad nel Jizan, di al-Arabah e al-Rabuah nella provincia di Asir, e infine la base di al-Haras, nel Najran. Il 6 agosto, esercito e forze popolari yemeniti distruggevano le posizioni e 7 autoveicoli delle milizie filo-saudite nella provincia di Lahij, eliminando decine di miliziani filo-sauditi. Al-Qaida attaccava le postazioni di Ansarullah nel Jabal al-Hama, Jabal Hirmaz, al-Zahar, Dhi Naim e al-Bayda, ed occupava al-Huta, Rabat, al-Lahum e al-Masabin, presso Aden. Il 7 agosto, 5 soldati dell’UAE venivano eliminati quando il loro veicolo finiva su una mina sulla strada tra Aden e Abyan. Nel frattempo, le forze popolari e l’esercito yemeniti colpivano la base militare saudita di Wadi al-Najran. L’avanzata del corpo di spedizione saudita-emirota su Taiz veniva bloccata dalle forze yemenite, mentre i sauditi si ritiravano dalla provincia di Marib dopo aver perso la base di Shirfa occupata da Ansarullah.
Il 10 agosto, un piano dei sauditi per uccidere dei comandanti dell’esercito yemenita, destabilizzare il Paese e infiltrarsi a Sana veniva sventato dalle forze yemenite. Inoltre il 9 agosto, le forze popolari yemenite catturavano 11 autoveicoli Hummer dalle truppe degli Emirati Arabi Uniti, nella provincia di Lahij. L’11 agosto, l’esercito e i comitati popolari yemeniti bombardavano le basi saudite di Quwah, al-Mutan, al-Jalah e al-Jihad, dove distruggevano 2 autoveicoli militari sauditi. Decine di miliziani filo-sauditi venivano eliminati negli scontri presso Taiz. Secondo Usman al-Zaydi, ufficiale dell’intelligence yemenita, “Mansur Hadi chiederà alle tribù yemenite filo-saudite nel sud di tenere manifestazioni a sostegno della separazione dello Yemen del sud”. Le forze di Hadi avevano istituito posti di blocco per ostacolare il traffico verso le città del sud, “quali misure volte a spianare la strada alla dichiarazione d’indipendenza dello Yemen del Sud”. Ansarullah comunque annunciava che esercito e forze popolari yemeniti avevano il controllo della maggior parte delle regioni sudyemenite, nonostante le pretese dei filo-sauditi, “l’esercito yemenita e Ansarullah controllano vaste aree meridionali dello Yemen“. Motivo principale per cui Hadi e al-Qaida occupavano alcune regioni meridionali dello Yemen era il supporto militare e logistico ricevuto da Arabia Saudita ed EAU, le cui forze erano rimaste impantanate nelle province di Aden e Lahij. Il 12 agosto, le forze yemenite bombardavano le basi saudite Qubah e Jalah nel Jizan, distruggendo un autoveicolo militare saudita.
untitled_risultato Il 15 agosto, esercito e forze popolari yemeniti bombardavano le posizioni dell’esercito saudita ad al-Quba, al-Ramza e al-Radif nel Jizan, eliminando 27 soldati, 8 veicoli e 1 carro armato sauditi e bahraini. Il 16 agosto i raid aerei sauditi uccidevano 23 civili ad al-Asaliyah, nella provincia di Sada. L’esercito e le forze popolari yemeniti colpivano, il 17 agosto, le basi militari saudite di Alab, nel Dhahran, e di Mud e Jalah, nel Jizan, con oltre 30 razzi Grad. Il 18 agosto, esercito e Comitati Popolari yemeniti respingevano l’assalto saudita sulla provincia di al-Bayda tendendo un’imboscata alle forze d’invasione a Lawdar, tra Abyan e la città di Bayda, eliminando almeno 40 soldati sauditi ed emiroti. Almeno 7 blindati degli Emirati Arabi Uniti venivano distrutti, e altri 3 catturati dagli yemeniti. Un altro carro armato saudita veniva distrutto dagli yemeniti ad al-Quba, in Arabia Saudita, liberando la regione di al-Jamhaliah. Il 18 agosto, un attacco aereo saudita su Amran uccideva 20 studenti ed insegnati in una scuola. Il 20 agosto, Ansarullah riprendeva il controllo di diversi quartieri di Taiz, arrestando il capo delle forze filo-saudite nella regione, Baradar al-Maqlafi, mentre le forze yemenite bombardavano le basi militari saudite nelle province di Dhahran al-Janub e Asir in Arabia saudita. L’esercito yemenita abbatteva un altro elicottero d’attacco saudita AH-64 Apache con un missile terra-aria, nella provincia di Jizan, nel sud dell’Arabia Saudita. Sempre il 20 agosto, i bombardamenti aerei sauditi uccidevano 95 civili e ne ferivano altri 129 nella città di Taiz. Il 22 agosto, un plotone di genieri sauditi cadeva in un’imboscata di Ansarullah perdendo 1 veicolo recupero corazzato M88A1, 1 veicolo da combattimento per la fanteria M2A2, 1 blindato al-Shibl, 3 bulldozer blindati e 1 veicolo tattico. Il Brigadier-Generale Abdulrahman bin Sad al-Shahrani, comandante della 18.ma Brigata dell’esercito saudita, veniva ucciso nell’operazione di Ansarullah. Ad Aden, nel frattempo, al-Qaida distruggeva il quartier generale della polizia e 3 imbarcazioni della guardia costiera yemenita, dopo che le forze speciali degli EAU avevano liberato Robert Stuart Douglas, ostaggio inglese di al-Qaida dal 2014. Il 23 agosto l’esercito e le forze popolari yemeniti colpivano un convoglio militare saudita nella provincia di Jizan e distruggevano la base militare saudita di al-Mamut. Le forze yemenite prendevano il controllo di diverse colline nel Jizan. A Zi Naym, nella provincia di al-Bayda, nello Yemen, le forze yemenite eliminavano Maliq Salah al-Hishami, comandante della milizia filo-saudita. Il 27 agosto, l’esercito yemenita ed Ansarullah bombardavano ancora la base saudita di al-Mamut, nella provincia di Jizan, eliminando 10 soldati, 1 Hummer e 1 carro armato dell’esercito saudita. Il 29 agosto, 3 consiglieri militari statunitensi e 7 militari dell’esercito saudita venivano eliminati dalle forze yemenite nella regione di Najran, nell’Arabia Saudita. Il 30 agosto, l’esercito yemenita occupava la base militare saudita di Mashal, nella provincia di Jizan, eliminando decine di soldati e diversi mezzi sauditi.
Il 1.mo settembre l’esercito e le forze popolari yemeniti bombardavano con razzi Grad le basi militari saudite di al-Shabaqa e Bayt al-Muqashaf, nella provincia del Jizan, distruggendole. L’esercito yemenita catturava anche un drone da ricognizione saudita nella provincia del Jizan. Il 3 settembre, le forze yemenite distruggevano un deposito di armi nella base delle forze emirote a Marib, eliminando 22 soldati degli Emirati Arabi Uniti e altri 5 del Bahrayn, mentre un elicottero militare degli Emirati Arabi Uniti veniva abbattuto con un missile dalle forze yemenite nella regione di al-Safir, eliminando tutti i militari a bordo.
1366232_-_mainLa nave da guerra statunitense HSV-2 Swift partecipava al conflitto nello Yemen sotto bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Questa nave veloce può caricare 500 tonnellate e ha due piattaforme per elicotteri MH-60. Veniva usato tale stratagemma dato che Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita non hanno navi d’assalto anfibio. Fino al 3 agosto la nave aveva trasportato e sbarcato ad Aden una brigata di fanteria meccanizzata degli Emirati Arabi Uniti composta da un battaglione corazzato con carri armati Leclerc, un battaglione di fanteria meccanizzata con BMP-3M, un battaglione di artiglieria semovente con pezzi autopropulsi Denel G6 da 155mm e un battaglione delle forze speciali di 350 soldati. La marina degli EAU ha 2 fregate, 2 corvette, 2 cacciamine, 14 pattugliatori; la marina saudita conta invece 7 fregate, 4 corvette, 9 pattugliatori, 3 cacciamine; il Quwayt ha 10 pattugliatori e 3 mezzi da sbarco; il Bahrayn 1 fregata, 10 pattugliatori, 3 mazzi da sbarco; il Qatar ha 11 pattugliatori e 1 nave anfibia (per 3 carri armati o 100 soldati); l’Oman ha 7 corvette, 7 pattugliatori, 2 navi anfibie e 3 logistiche che possono trasportare in totale 500 uomini e 7 carri armati. Lo Yemen contava su 1 nave d’assalto anfibio e 4 mezzi da sbarco, oltre a 2 corvette, 8 pattugliatori e 3 cacciamine. Il Marocco dispone di 3 mezzi da sbarco che possono trasportare 150 soldati in tutto, e l’Egitto dispone di 4 sottomarini, 13 fregate, 40 pattugliatori, 18 cacciamine, 13 mezzi da sbarco e 12 navi anfibie, che in totale possono trasportare 60 blindati BTR. Dal punto di vista operativo, i marines sauditi sono dotati di 140 APC spagnoli BMR-600P ma non hanno i mezzi necessari per un gruppo d’assalto basato su una nave d’assalto anfibio (portaelicotteri), perché mancanti degli elementi fondamentali. Il compito principale della nave portaelicotteri d’assalto anfibio è imbarcare, schierare e proiettare all’estero un corpo di spedizione della fanteria di Marina con elicotteri da trasporto, hovercraft e mezzi da sbarco classici. L’Arabia Saudita non ha né hovercraft né mezzi da sbarco convenzionali. Come missione secondaria, la portaelicotteri assicura la superiorità aerea sulla zona dello sbarco e supporto aereo durante lo sbarco, grazie agli elicotteri d’attacco a bordo. La marina saudita non è dotata di elicotteri d’attacco imbarcati. Per proteggere la portaelicotteri e fornire tiro di supporto nella zona dello sbarco, il corpo di spedizione ha bisogno di due cacciatorpediniere con missili superficie-superficie e cannoni. La Marina saudita non ne ha. I cacciatorpediniere vanno integrati con due fregate con lo stesso armamento. L’Arabia Saudita ha 3 fregate costruite in Francia della classe al-Riyadh (Lafayette) armate con missili da crociera SCALP EG, missili antinave Exocet MM40 Block II, missili antiaerei Aster 15 (30km di gittata) e cannoni da 100mm e 20mm. Si aggiungono 4 fregate leggere della classe al-Madinah costruite in Francia negli anni ’80. Queste navi non hanno la potenza di fuoco necessaria per supportare le portaelicotteri. Un altro tipo di mezzo d’appoggio essenziale per il gruppo d’assalto anfibio è il sottomarino, per neutralizzare un possibile attacco dei sottomarini nemici. L’Arabia Saudita non ne ha. Comunque l’Arabia Saudita iniziava ad occupare l’isola yemenita di Socotra, nell’Oceano Indiano, per costruirvi una base navale, “Centinaia di lavoratori asiatici vi sono stati dispiegati dalla marina saudita per costruire una base navale nell’isola“, secondo il sito al-Itihad. Gli USA intanto portavano da 20 a 45 i “consiglieri” che coordinano le operazioni militari di Arabia Saudita e Bahrayn contro lo Yemen, in un intervento che “mette in ombra di gran lunga la guerra aerea condotta dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico in Iraq e Siria”. (LATimes)

La base degli EAU colpita da un misile Tochka degli yemeniti a Marib.

La base degli EAU colpita da un misile Tochka degli yemeniti nel Marib.

Fonti:
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
MiddleEast Eye
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Moon of Alabama
News of Yemen
Reseau International
Sputnik
Sputnik
The Saker
Washington Institute
Washington Institute

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Europa e crisi dei profughi: Caos controllato e Majdan taqfirita

Alessandro Lattanzio, 4/9/2015

I media si concentrano su un camion in Austria, dove sono morti 70 esseri umani, e su una manciata di bambini da qualche parte più morti che vivi al momento del rinvenimento. Bruxelles e Berlino devono usare la loro energia nello sforzo di migliorare la situazione nei Paesi da cui i rifugiati fuggono. Devono riconoscere il ruolo che hanno svolto nella distruzione di questi Paesi. Ma la possibilità che ciò accada è praticamente nulla. Pertanto Paesi come Grecia e Italia devono trarre le conclusioni e uscirne, o verranno risucchiati nel vortice antiumano qual è l’UE. L’Europa deve guardare al futuro di questa crisi in modo assai diverso da quello attuale, o si troverà di fronte a problemi ben più grandi di quelli che affronta ora”. (Zerohedge)11216845L’attuale campagna mediatica moralista sui migranti provenienti dal Medio Oreinte e Africa è in linea con la propaganda sul golpe in Ucraina e l’attacco alla Libia, con informazioni false, foto di origine ignota, “strazianti” storie personali senza mai menzionare le vere ragioni della migrazione. Stati Uniti, Turchia e Paesi islamisti guidano attivamente la guerra contro la Siria, e prima contro la Libia, creando la situazione all’origine dell’emigrazione, e di cui non si discute affatto. Che i “rifugiati” provengano dalla sicura e pacifica Turchia, viene bellamente ignorato, mentre in Europa divampa una propaganda mediatica caninamente eseguita in massa dai media del blocco atlantico. Mentre Angela Merkel invita 800mila migranti, a beneficiarne saranno i partiti di estrema destra. Perché è disposta a fare ciò? Per raggiungere i seguenti obiettivi:
Erdogan invia i profughi (e anche cittadini curdi) dalla Turchia verso l’Europa, in combutta con Berlino e per vendicarsi delle critiche alla sua politica.
Intensificare il sostegno alla guerra contro la Siria.
Turchia e Stati del Golfo pianificano la creazione del SIIL 2.0
La campagna multimediale sui migranti è un’operazione da guerra delle informazioni. Chi c’è dietro e qual è lo scopo?
Washington vorrebbe creare un’altra coalizione per intervenire direttamente in Siria che includerebbe i Paesi dell’Unione europea. Washington potrebbe cercare una risoluzione delle Nazioni Unite per le operazioni contro la Siria, ottenendo un assenso incondizionato da Francia e Germania, e le operazioni di guerra psicologica di questi giorni, dalla farsa dell’attentato sul TGV francese sventato da militari statunitensi e militanti sionisti, al flusso di migranti taqfiriti attraverso i Balcani, la cui via è stata spianata con la guerra dell’informazione attuata da Gladio (ovvero i mass media occidentali controllati dalle intelligence statunitensi) contro il governo Tsipras in Grecia e il governo filo-russo della Macedonia, servono proprio a ‘convincere’ l’Unione europea a spalleggiare qualsiasi iniziativa di Washington in Medio Oriente, presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’appoggio europeo, infatti, non è così scontato dato il disastro libico e il fallimento del neocolonialismo anglo-francese in Siria e Libano e dell’aggressione coperta statunitense all’Iraq, e l’imminente ritirata di Washington dall’Afghanistan. Al tutto si aggiunge il fantasma dello Stato islamico, da impiegare per giustificare l’interventismo di USA e NATO nella regione e sollecitare l’azione dell’ONU e relative cinghie di trasmissione, come l’UNCHR, il cui ruolo esiziale si era ben illustrato nel 2011, sul caso della Libia. Va notato che, finora, gli Stati Uniti hanno accolto ben 1500 rifugiati ‘siriani’ dal 2011. In compenso la Turchia non riconosce i profughi di guerra nel proprio territorio come rifugiati, ed Erdogan vuole sbarazzarsene essendo divenuti anche un peso sociale per la Turchia. Legalmente, infatti, lì sono solo “ospiti” senza diritti. Alcun Paese arabo sunnita s’è offerto di dare asilo ai profughi siriani, perché difatti tali ‘profughi’ non sono altro che i terroristi taqfiriti e familiari al seguito di cui le petromonarchie si sono sbarazzate im questi anni, arruolandoli, anche in cambio dell’amnistia, nella guerra contro Siria e Iraq. Turchia e Giordania ospitano campi di addestramento dei terroristi, mentre i Paesi del GCC non li vogliono semplicemente. Nel caso delle proteste alla stazione di Budapest da parte dei “rifugiati siriani”, appare evidente che si tratta di militanti e non d’immigrati. Si osservino i due video del Canale 5 russo e di Euronews:

Qui appare chiaramente una folla organizzata e diretta da dei capi. Non si tratta d’immigrati che fuggono dalla fame, ma di combattenti taqfiriti, sconfitti dagli eserciti siriano ed iracheno e future truppe della destabilizzazione in Europa.

Erdogan e Obama

Erdogan e Obama

l-orban_schultz_1Inoltre, per il primo ministro ungherese Viktor Orban, la crisi dei rifugiati non è un problema dell’UE, ma è “un problema tedesco”, visto che i profughi si recano in Germania. “Nessuno dei migranti vuole rimanere in Ungheria. Tutti vogliono andare in Germania. Noi ungheresi abbiamo paura, le persone in Europa hanno paura perché vedono che i capi europei, tra cui primi ministri, non sanno controllare la situazione. Sono venuto qui (a Bruxelles) per informare il presidente (dell’UE Schultz) che l’Ungheria fa tutto il possibile per mantenere l’ordine. Il Parlamento ungherese stila un nuovo pacchetto di regolamenti, ed abbiamo istituito una barriera fisica, e tutto questo creerà una nuova situazione in Ungheria e in Europa dal 15 settembre. Abbiamo una settimana per prepararci“, ha detto al kapò atlantista tedesco Schultz, sostenitore del golpe neonazista a Kiev e di un pronunciamento militare contro Tsipras in Grecia, nonchè membro onorario dell’ANPI. Orban ha difeso la decisione di erigere una recinzione lungo il suo confine con la Serbia, “non lo facciamo per divertimento, ma perché è necessario“. In risposta, Angela Merkel, la cancelliera tedesca, dichiara che la Germania accoglierà 800000 richiedenti asilo, mentre David Cameron invoca la limitazione del numero di rifugiati in Gran Bretagna. Finora sono entrati in Ungheria 140000 immigrati non autorizzati.

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Viktor Orbàn

La questione del debito della Grecia è stato anche un pretesto per indebolire uno Stato che si frapponeva tra la Turchia e l’Europa. Infatti, le forze di polizia greca avrebbero costituito un ostacolo imponente, se Atene non fosse stata travolta dalla crisi istigata da USA e Germania, e minacciata da Berlino e Bruxelles perfino di un colpo di Stato e dall’avventurismo di fazioni poco prima al governo, intenzionate ad organizzare una sorta di golpe finanziario sostenuto da speculatori di Londra e New York e da agenti dall’NSA statunitense. Una prova è questa: “La Guardia Costiera della Grecia sequestrava una nave cargo carica di armi al largo dell’isola di Creta, a est del Mar Mediterraneo. Secondo i media locali, la nave da carico Haddad 1, con bandiera boliviana, navigava dalla Turchia alla Libia. Nelle prime ore del mattino dell’1 settembre, unità della guardia costiera greca sequestravano la nave al largo della città di Ierapetra, dopo una soffiata. L’ispezione ha rivelato un carico illegale, un numero imprecisato di armi nascoste nei container. Ufficialmente, la nave trasportava oggetti di plastica. Dopo l’ispezione, la guardia costiera greca ha arrestato l’equipaggio e costretto la nave a cambiare rotta e navigare verso il porto di Heraklion. Secondo le informazioni dai media locali, la destinazione della nave era un porto in Libia e c’è il sospetto che le armi dovevano essere consegnate alle unità dello Stato islamico. L’equipaggio sarebbe composto da cittadini di Siria, Egitto e India. Haddad 1 aveva lasciato il porto di Iskenderun, in Turchia, il 29 agosto, per il porto di Misurata in Libia. Secondo i media greci, 17 container sono stati aperti e contenevano 500000 proiettili, 5000 fucili e altri tipi di armi da fuoco”. (Keep Talking Greece)ploio-opla-03

Писатель А. Проханов встретился с читателями в Санкт-ПетербургеMentre i mass media atlantisti non si pongono domande, la portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova dichiara che la “Crisi dei rifugiati in Europa è catastrofica a causa dell’approccio “irresponsabile” provocando cambi di regime”, mentre l’autore Aleksandr Prokhanov ha scritto sul sito del quotidiano Izvestija: “Negli ultimi anni convegni, politici e forum hanno spesso ripetuto la frase “caos controllato”. Questa teoria, sviluppata dall’University of California di Berkeley, ed associata alle nuove idee su come indurre il caos nel mondo e la possibilità, una volta scoppiato, d’impedirne il controllo. Oggi in Europa capiamo cosa sia il caos controllato. In un primo momento gli statunitensi hanno fatto saltare diverse bombe demografiche in Africa del Nord. Hanno distrutto le strutture di Libia, Iraq, Siria. E questi Paesi, privati della loro protezione e degli ammortizzatori interni, si sono liquefatti in pozzanghere di fuoco, odio, battaglie e dolore. Un turbolento caos domina nel Nord Africa, sottili influenze operano nel Mar Mediterraneo e società finanziate dalla CIA sono impegnate nel traffico di persone, costruendo moli ed affittando scafi e scafisti che guidano il flusso via mare in Europa. L’Europa, oggetto di quest’onda d’urto e del controllato caos, non comprende né riesce a far nulla. L’Unione europea va a pezzi mentre i Paesi vogliono chiudere le frontiere, rendendole impenetrabili e scartando Schengen. L’Europa è alla vigilia di cambiamenti minacciosi, e questo grazie alle nuove armi degli statunitensi, risultate dalla teoria del caos controllato e quindi utilizzate. … Cina e Russia si avvicinano economicamente, politicamente, culturalmente e militarmente, perché l’opposizione al SIIL è possibile solo con la partecipazione congiunta di Russia e Cina. La Cina, che ha sul proprio territorio enclavi musulmane, è riuscita a sottomettere la resistenza islamista nello Xinjiang, teme il SIIL… Gli USA hanno inventato la bomba nucleare e l’ha fatto esplodere contro l’umanità. Le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki furono lanciate su tutta l’umanità. Ora gli USA hanno inventato la bomba demografica e l’hanno fatta esplodere prima in Nord Africa e poi inevitabilmente lo faranno nell’Asia centrale. Queste atrocità sono proporzionali alle esplosioni atomiche di 70 anni fa. Come fermarle? Come combatterle? Una volta l’accademico Sakharov propose di disporre bombe nucleari presso le Coste degli Stati Uniti, e lasciarle nelle profondità marine. E se fosse scoppiata una guerra mondiale scoppiasse, farle esplodere con un comando via aria o via marittima. L’esplosione… avrebbe suscitato un gigantesco tsunami dall’oceano spazzando via la civiltà occidentale dalle coste americane. Allo stesso modo, l’onda distruttiva di oggi è la bomba demografica dei pezzenti”.

_82353692_key_migration_routes_624Fonti:
Keep Talking Greece
Moon of Alabama
Reseau International
Zerohedge

La storia mai raccontata del Patto Molotov-Ribbentrop

Ekaterina Blinova Sputnik, 25/08/2015

Il patto Molotov-Ribbentrop, firmato da Unione Sovietica e Germania nazista il 23 agosto 1939, è ora utilizzato da “esperti” e media occidentali er accusare l’Unione Sovietica di “collusione” con Hitler e “tradimento” degli alleati francese e inglesi, ma le prove suggeriscono il contrario.

Hitler, Ribbentrop, Chamberlaine

Ribbentrop e Chamberlain

Il 23 agosto 1939 Unione Sovietica e Germania nazista stipularono un trattato di non aggressione, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop; il documento fa scattare ancora un aspro dibattito spingendo l’occidente ad accusare l’URSS di “collusione” con Hitler alla vigilia della seconda guerra mondiale. Inoltre, dal 2008, questo giorno viene segnato nei Paesi europei come “Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo”. “E’ un evento annuale (23 agosto), atteso con ansia dai propagandisti russofobi occidentali, per ricordarci del ruolo iniquo sovietico nell’avviare la seconda guerra mondiale. Oggi, naturalmente, quando i media dicono “sovietico”, vogliono che si pensi alla Russia e al suo presidente Vladimir Putin. I “giornalisti occidentali non sanno decidersi su Putin: a volte è un altro Hitler, a volte un altro Stalin“, dice il professor Michael Jabara Carley dell’Università di Montreal in un articolo per Strategic Culture Foundation. Curiosamente, “esperti” e mass media occidentali tacciono sul fatto che la maggior parte delle potenze europee firmò trattati simili con Adolf Hitler prima dell’Unione Sovietica.

La Grande Alleanza che non ci fu
31C9Xm+AoIL__BO1,204,203,200_ Ad esempio, la Polonia, “vittima” dichiarata del patto di non aggressione sovietico-germanico, firmò un patto di non aggressione con la Germania nazista il 26 gennaio 1934. “Negli anni ’30 la Polonia ebbe un ruolo cruciale. Era una semi-dittatura di estrema destra, antisemita e vicina al fascismo. Nel 1934, mentre l’URSS lanciava l’allarme su Hitler, la Polonia firmava il patto di non aggressione con Berlino. Chi ha pugnalato alla schiena chi?” Carley si chiede retoricamente. Accusando l’URSS di prendersi territori della “Polonia” (quando alcun Stato polacco esisteva più dopo l’invasione tedesca del 1° settembre, 1939) alcuni storici occidentali ancora dimostrano una peculiare forma di amnesia, dimenticando che questi territori, Ucraina e Bielorussia occidentali, furono annessi dalla Polonia durante la guerra sovietico-polacca (1919-1921). La guerra fu scatenata unilateralmente da Varsavia contro l’URSS lacerata e devastata dalla guerra civile. In generale, l’URSS si riprese il suo territorio, con l’eccezione di un frammento di Bucovina, preso da altri attori europei durante il caos della rivoluzione del 1917 e della guerra civile del 1920, osserva la storica, politica e diplomatica russa Natalija Naroshnitskaja nel suo libro “Chi stavamo combattendo e per cosa”. “Fino al 1939, la Polonia fece di tutto per sabotare gli sforzi sovietici per costruire un’alleanza antinazista, basata sulla coalizione antitedesca della Prima Guerra Mondiale tra Francia, Gran Bretagna, Italia e dal 1917 Stati Uniti… Nel 1934-1935, quando l’Unione Sovietica cercò un patto di mutua assistenza con la Francia, la Polonia tentò di ostacolarla“, ha sottolineato Carley. E Gran Bretagna e Francia? Sorprendentemente, negli anni ’30 né Londra, né Parigi si affrettarono ad unirsi alla coalizione anti-tedesca dell’URSS. Carley sottolinea il fatto che Maksim Litvinov, il commissario sovietico per gli Affari Esteri sostenuto dal leader sovietico Josif Stalin, “per primo concepì la ‘Grande Alleanza’ contro Hitler“. Tuttavia “la coalizione di Litvinov divenne la grande alleanza che non ci fu“.

Congiurando con Hitler: le élites europee si affidano ai nazisti
Gli storici concordano sul fatto che le élite conservatrici europee vedevano in Adolf Hitler un “male” minore della Russia sovietica. Inoltre, secondo l’economista statunitense Guido Giacomo Preparata, per le istituzioni inglesi e statunitensi il nazismo era una forza trainante in grado di smantellare l’Unione Sovietica, finendo ciò che fu avviato dalla prima guerra mondiale, la completa dissoluzione dell’ex-impero russo. “A Churchill, (Stanley) Baldwin (primo ministro del Regno Unito) così riassunse nel luglio 1936: ‘Se c’è una lotta in Europa da fare, vedrei i bolscevichi (bolscevichi) e nazisti farla'”, ha scritto Preparata nel suo libro “Congiurando con Hitler: come Gran Bretagna e USA crearono il Terzo Reich“. Nel frattempo, le élite europee e statunitensi non erano solo disposte a creare eventuali alleanze contro l’Unione Sovietica, ma anche finanziarono l’economia della Germania nazista, favorendo la costruzione della macchina da guerra nazista. La prestigiosa industria bellica inglese Vickers-Armstrong fornì armi pesanti a Berlino, mentre le aziende statunitensi Pratt&Whitney, Douglas, Bendix Aviation, per citarne solo alcune, rifornirono aziende tedesche, BMW, Siemens e altre, di brevetti, segreti militari e avanzati motori aerei, sottolinea Preparata.

Il tradimento di Monaco del 1938
Conjuring Hitler Conclusione di tale gioco fu l’accordo di Monaco firmato dalle maggiori potenze d’Europa (Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) escludendo Unione Sovietica e Cecoslovacchia, il 30 settembre 1938, permettendo alla Germania nazista di annettersi le regioni di confine settentrionali e occidentali della Cecoslovacchia. Imbarazzanti i documenti d’archivio inglesi pubblicati nel 2013 che denuncino come il Regno Unito non solo tradì la Cecoslovacchia, consentendo a Hitler d’invaderla, ma anche come volontariamente consegnò 9 milioni di dollari d’oro appartenenti alla Cecoslovacchia alla Germania nazista. I lingotti d’oro cecoslovacchi furono immediatamente inviati a Hitler nel marzo 1939, quando prese Praga. Il tradimento di Monaco di Baviera del 29-30 settembre 1938 è la data effettiva dell’inizio della seconda guerra mondiale, dice il direttore del Centro per gli Studi russi dell’Università di Lettere di Mosca e storico e pubblicista dell’Istituto di analisi dei sistemi strategici Andrej Fursov, citando la lettera di Churchill al maggiore Ewal von Kleist, membro del gruppo della resistenza tedesco ed emissario dello Stato Maggiore tedesco, poco prima dell’occupazione di Hitler della Cecoslovacchia: “Sono sicuro che la violazione della frontiera cecoslovacca di eserciti e aerei tedeschi porterà a una nuova guerra mondiale… Tale guerra, una volta iniziata, verrebbe combattuta come l’ultima (prima guerra mondiale) ad oltranza, e va considerato non ciò che potrebbe accadere nei primi mesi, ma dove saremo tutti alla fine del terzo o quarto anno“. E non è tutto. Per quanto incredibile possa sembrare, il governo inglese in realtà impedì un complotto contro Adolf Hitler nel 1938. Un gruppo di alti ufficiali tedeschi programmava di arrestare Hitler al momento di ordinare l’attacco alla Cecoslovacchia. Inspiegabilmente, la dirigenza politica inglese non solo rifiutò di aiutare la resistenza, ma ne rovinò i piani. Nel suo saggio “Il nostro miglior cambio di regime del 1938: Chamberlain ‘perse il treno’?“, l’autore inglese Michael McMenamin narra: “non c’è dubbio storico che la resistenza tedesca abbia ripetutamente avvertito gli inglesi sull’intenzione di Hitler di invadere la Cecoslovacchia nel settembre 1938… In risposta, tuttavia, il governo Chamberlain fece ogni passo diplomatico possibile… minando l’opposizione a Hitler“. Qualunque sia la motivazione di Chamberlain, invece di allarmare sull’aggressione di Hitler all’Europa, il 28 settembre 1939 “propose al (Fuhrer) una conferenza tra Gran Bretagna, Germania, Cecoslovacchia, Francia e Italia in cui Chamberlain assicurò Hitler che la Germania poteva ‘avere tutte le risorse essenziali senza guerra e senza indugio'”, scrive McMenamin citando documenti ufficiali e aggiungendo che Chamberlain chiuse un occhio sul fatto che la Germania escludesse la Cecoslovacchia dalla conferenza. Dopo che le quattro potenze decisero di accettare l’occupazione tedesca di Sudeti della Cecoslovacchia, prima di qualsiasi plebiscito e costringendo i cechi ad accettarla, Chamberlain e Hitler firmarono l’accordo di non aggressione anglo-tedesca, sottolinea l’autore. È interessante notare che, narra il professor Carley, durante la crisi cecoslovacca la Polonia (l’aspirante “vittima” del patto Molotov-Ribbentrop) si chiese se “Hitler ottiene i territori dei Sudeti, la Polonia dovrebbe avere il distretto di Teschen (in Cecoslovacchia). In altre parole, se Hitler si prende il bottino, noi polacchi ne vogliono uno“. Quindi, chi colluse con chi? Chi erano i traditori?

Perché l’occidente demonizza il patto Molotov-Ribbentrop?
Secondo Andrej Fursov, a Monaco di Baviera le quattro potenze crearono un “blocco proto-NATO” contro l’URSS. Il complesso industriale della Cecoslovacchia doveva facilitare la crescita della potenza militare tedesca e garantirne la capacità di scatenare una grande guerra contro i “bolscevichi” in Oriente, al fine di estendere il Lebensraum tedesco. E le élite europee erano interessate a tale guerra, che avrebbe esaurito Germania e Russia. Alla luce di ciò, l’unica mossa per minare questo piano e rimandarne la realizzazione fu concludere un simile patto di non aggressione tra URSS e Germania. Inoltre, il ritardo aiutò l’Unione Sovietica ad accumulare risorse al fronte per l’invasione inevitabile da occidente. Michael Jabara Carley cita Winston Churchill, allora Primo Lord dell’Ammiragliato, che disse il 1° ottobre 1939, in un’intervista all’emittente nazionale inglese, che l’azione sovietica “era chiaramente necessaria per la sicurezza della Russia contro la minaccia nazista“. Perché allora l’occidente fa ogni sforzo per demonizzare il trattato di non aggressione sovietico-tedesco, il patto Molotov-Ribbentrop? Il professor Carley nota che sia un vano tentativo di banalizzare i gravi errori nell’Europa degli anni ’30, vale a dire l’incapacità (o non volontà?) di arrestare l’avanzata della Germania nazista e di creare un’alleanza anti-hitleriana nei primi anni ’30. “Oggi i governi occidentali e i giornalisti da essi ‘ispirati’, se si possono chiamare giornalisti, non si badano agli argomenti ‘tendenziosi’ quando si tratta d’infangare la Federazione Russa. Tutto è permesso. Dovremmo lasciarli equiparare il ruolo di URSS e Germania nazista nell’avvio della seconda guerra mondiale? Certamente no. Fu Hitler che voleva la guerra, e francesi e inglesi, in particolare questi ultimi, più volte ne furono strumento rifiutando le proposte sovietiche sulla sicurezza collettiva e spingendo la Francia a fare lo stesso“, osserva il professor Carley.czechoslovakia-after-munich-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Portaerei contro missili balistici antinave? (II)

Valentin Vasilescu Reseau International 31 agosto 201525_72972_9ed9f5df72c5b8bAbbiamo visto nel precedente articolo che la Cina dispone del missile balistico DF-21D per affrontare le portaerei degli Stati Uniti. Dispone inoltre di sottomarini a propulsione nucleare della classe Tipo 092 dotata di 12 MRBM nucleari JL-1. Il missile JL-1 ha stessi dimensione e peso del missile balistico antinave DF-21D (14,7 t). Un’altra classe di sottomarini cinese, i Tipo 094, è dotata di 12 missili balistici intercontinentale nucleari JL-2,che possono essere facilmente sostituiti da missili a testate convenzionali come il DF-21D. La Cina ha anche 12 sottomarini d’attacco convenzionali classe Kilo e altri 17 classe Tipo 035 (basati sui progetti del Kilo), che possono lanciare 6 missili. In una situazione di crisi, tutti i sottomarini vengono dispiegati a 2000-5000 km a est degli arcipelaghi del Giappone e delle Filippine. Nell’aprile 2006, la Cina mise in orbita 36 satelliti militari ELINT della famiglia Yaogan, che rilevano e individuano a 3000 km le frequenze dei radar e le comunicazioni militari navali. Questi satelliti sono equipaggiati con sensori ottici e di radar per la sorveglianza marittima. Il loro obiettivo è monitorare costantemente i movimenti delle navi della Marina degli Stati Uniti nel Pacifico e allertare il centro di comando della Marina cinese in caso di invasione.
Il principio dell’impiego dei missili antinave è semplice: quando il gruppo di spedizione di scorta alle portaerei degli Stati Uniti entra a portata dei missili del sottomarino, questi registra le coordinate GPS del gruppo e vi lancia una salva di missili 2-4 che cadono entro un raggio di 7 km dall’ultima posizione della portaerei. I sistemi di guida dei missili ricevono, durante la fase di discesa, le ultime correzioni dai velivoli senza pilota “stealth” cinesi Aquila Divina e dai radar BTH (Beyond The Horizon). La velocità di rientro nell’atmosfera del missile è di 12000 km/h, passando dalla quota di 80-100000 m alla portaerei in circa 3 minuti, superando i tempi di reazione degli attuali sistemi di difesa aerea delle portaerei. Il grande dilemma nella difesa della portaerei riguarda il modo in cui le navi di scorta vengono schierate per proteggerla. Finora vengono raggruppate a poche decine di chilometri dalla portaerei. Ma per colpire il missile balistico con il missile antibalistico SM-3, il missile attaccante dev’essere colpito in volo (a metà rotta) e non durante la discesa. Perciò la maggior parte dei cacciatorpediniere ed incrociatori AEGIS va posizionata in modo sfalsato e su più allineamenti, a 500-900 km dalla portaerei. Ma anche qui c’è un problema dato che la gittata dell’SM-3 è di 500 km; se il sottomarino lanciamissili balistici antinave è al di fuori della linea che va dall’incrociatore o cacciatorpediniere AEGIS alla portaerei, è praticamente impossibile intercettare i missili balistici.china_antiship_ballistic_1210-deA-copyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra finanziaria di Washington alla Cina: l’eclissi del dollaro

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30/08/20156528323078786260b9d74c8520a2cad299d7dc0dI cinesi sono in procinto di eliminare il monopolio del dollaro USA, cedendo le obbligazioni del Tesoro USA, stoccando riserve auree e aprendo banche regionali per distribuire la propria valuta nazionale. Questo darà più facile accesso ai mercati dei capitali, isolando la manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Temendo l’eclissi di dollaro e sistema di Bretton Woods con l’architettura finanziaria rivale, la risposta degli Stati Uniti è un tentativo di danneggiare i mercati cinesi e rivalutare la valuta cinese. La Cina ha risposto attraverso le regole del mercato e quindi con i quantitative easing della propria moneta mantenendo bassi i prezzi dei prodotti industriali cinesi e delle esportazioni. Il quantitative easing di Pechino è una reazione alla manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Inoltre, Washington non ha mai pensato che i cinesi rispondessero con il dumping dei buoni del tesoro statunitensi. Al posto dell’isteria sull’economia cinese, “il crollo imminente del dollaro dovrebbe avere sempre l’attenzione degli investitori”, avvertiva l’economista Peter Schiff. La voce di Schiff è una dei molti analisti che dicono che i discorsi su una vacillante economia cinese sono esagerati e pessimi.

La guerra finanziaria contro Cina e Russia: la guerra degli USA alla “comunità del destino”
Mentre l’architettura finanziaria mondiale è alterata da Cina e Russia, il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma preferita di Washington. Anche il monopolio del sistema di Bretton Woods di Washington, formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale, è messo in discussione direttamente. Anche se non costituiscono un’alternativa all’economia neoliberista, la New Development Bank (NDB) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) di Pechino sfidano il sistema di Bretton Woods attraverso una struttura finanziaria rivale. L’impero degli Stati Uniti è consapevole delle mosse per creare un ordine finanziario rivale. I politici di Washington, Pentagono e Wall Street guardavano con preoccupazione al duplice vertice di BRICS e Shanghai Cooperation Organization nella città russa di Ufa. Fino a quel momento perseguivano guerre di propaganda, sui mercati energetici, finanziari, valutari ed economici in generale contro la Federazione russa. Dopo Ufa hanno esteso la guerra finanziaria ed economica alla Cina. Banche e governi dell’Unione europea esaminano l’uso della moneta nazionale cinese, renminbi/yuan, come valuta di riserva. Ciò per l’attrattiva stabilità del renminbi come valuta. Ciò preoccupa Washington e Wall Street, ed è uno dei fattori che hanno determinato l’espansione della guerra monetarie e finanziaria dalla Russia alla Cina. Utilizzando speculazione e manipolazione del mercato come arma psicologica, gli Stati Uniti lanciavano un attacco finanziario contro i cinesi. Ciò attraverso il tentativo di affondare o mandare in crash il mercato azionario cinese e colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e le sue riserve. Pechino, tuttavia, ha reagito rapidamente imponendo controlli sui prelievi d’investimento. Ciò ha impedito la valanga di vendite azionarie e disinnescato la bomba finanziaria degli Stati Uniti. Mentre il prezzo del renminbi ha cominciato a salire, Pechino ha iniziato il quantitative esaing svalutando la moneta nazionale, per continuare le esportazioni. Il Congresso degli Stati Uniti e della Casa Bianca vi si oppongono nettamente, accusando i cinesi di manipolazione finanziaria e chiedendo che Pechino non regoli il valore del renminbi. Ciò che la gente della periferia di Washington vuole é che i cinesi lasciano valutare il renminbi per distruggere economia e mercato cinesi.

Il Drago cinese colpisce ancora: Pechino liquida i BOT degli USA
Spingendo la Cina, essa respinge. Il dollaro (o, più propriamente, renminbi/yuan) non si ferma con l’introduzione di norme da parte di Pechino. La Cina ha adottato misure che scuotono Wall Street e Washington è avvertita. Mentre le istituzioni finanziarie statunitensi cercano di danneggiare la fiducia degli investitori in Cina attraverso tattiche psicologiche, sostenendo che l’economia cinese rallenta e che il mercato cinese è in caduta libera, Pechino annuncia di aver acquistato 600 tonnellate di oro nel giro di un mese e la Banca Popolare Cinese si sbarazza di oltre 17 miliardi di dollari dalle riserve di valuta estera. Le riserve in valuta estera cinese, escluse le riserve in valuta estera delle Regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao, erano 371o miliardi di dollari nel maggio 2015. Sono scese a 3690 miliardi nel giugno 2015. Il sito sul mercato finanziario ZeroHedge, che segue questa evoluzione, ha spiegato ciò che accade: “Abbiamo poi messo il cambio della Cina sulle riserve valutarie assieme al totale delle partecipazioni del Tesoro USA della Cina e relativo ‘anonimo’ rivenditore off-shore di Euroclear (‘Belgio’), rilasciato dal TIC, scoprendo che il rapporto drammatico che avevamo rilevato a maggio persiste, cioè praticamente il delta delle riserve valutarie cinesi trascina via tutti i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina”. Il punto principale qui è che i i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina “sono venduti in modo aggressivo, per la somma di 107 miliardi di dollari, finora nel 2015”. Seguendo le transazioni finanziarie della Cina in Belgio, ZeroHedge ha effettivamente calcolato che Pechino ha mollato 143 miliardi di dollari in tre mesi. Pochi mesi dopo, ad agosto, altri 100 miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA sono defluiti nel giro di due settimane. Il giorno dopo, il 27 agosto, Bloomberg confermava ciò che ZeroHedge aveva notato, spiegando in un rapporto: “La Banca Popolare della Cina scarica dollari e acquista yuan per sostenerne il tasso di cambio, una politica che ha ridotto di 315 miliardi di dollari le riserve valutarie negli ultimi 12 mesi. Le scorte di 3650 miliardi diminuiranno di circa 40 miliardi al mese per il resto del 2015, secondo le stime di un’indagine di Bloomberg”. Mentre Bloomberg sottolinea che i cinesi usano i dollari per acquistare la propria valuta nazionale, casualmente dice, “Strategicamente e probabilmente è intenzione della Cina trovare il momento giusto per alleggerire l’eccessivo cumulo di titoli del Tesoro USA”, citando un economista della Reorient Financial Markets Limited di Hong Kong.

L’eclisse del dollaro da parte del Renminbi cinese
Wall Street dovrebbe preoccuparsi dei problemi economici degli Stati Uniti invece di cercare di minare la Cina. Il discorso sul rallentamento dell’economia cinese è in parte distrazione. Si distoglie l’attenzione dal declino degli Stati Uniti e si rafforzano gli sforzi di Washington e Wall Street per frenare Pechino. I cinesi, tuttavia, continuano ad andare avanti imperterriti. Pechino ha scelto il Qatar come prima piazza di cambio del renminbi per i mercati dei cambi regionali in Medio Oriente e Nord Africa, nell’aprile 2015. Il nome di questo centro di cambio è Renminbi Qatar Center, ed aggirerà le strutture finanziarie USA e darà maggiore accesso a petrolio e gas naturale di Medio Oriente e Nord Africa alla Repubblica Popolare Cinese. Nonostante i desideri di Wall Street e Washington, l’Ordine Mondiale di Seta va avanti.renminbi2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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