La Serbia avverte gli albanesi che ritorna in Kosovo: gli intrighi di Obama contro la Russia

Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, MTT, 15 gennaio 2017tomislav-nikolic1Unione europea (UE) e NATO condividono un tema in Europa, tollerare la pulizia dei cristiani ortodossi da Cipro del Nord e dalla Gerusalemme serba del Kosovo, proprio come non fanno nulla per i cristiani assediati nel Medio Oriente, a parte peggiore la situazione alleandosi con i sunniti sauditi e turchi. Allo stesso modo, le stesse potenze di UE e NATO tollerano che i petrodollari dei sunniti islamisti del Golfo diffondano l’islamizzazione dell’Europa, mentre l’Arabia Saudita non tollera una sola chiesa cristiana. Quindi, per buona misura, sembra che la Serbia finalmente ritrovi la spina dorsale davanti l’intimidazione di massa dei cristiani ortodossi assediati nel Kosovo. In effetti, il doppio standard di UE e NATO tollera le truppe di occupazione della Turchia a Cipro del Nord, decennio dopo decennio, è lo stesso complice che ha illegalmente sancito lo smantellamento della Serbia consegnando il Kosovo agli albanesi musulmani. Non a caso, molti albanesi del Kosovo partecipano all’assassinio di siriani al fianco dei settari islamici sunniti utilizzando le ratlines della NATO e del Golfo in Turchia. Allo stesso modo, i petrodollari provenienti da diversi Paesi del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, diffondono l’islamizzazione sunnita in Kosovo e nei Balcani, mentre UE, ONU e NATO restano a guardare. Nei giorni scorsi, altre tensioni sono emerse in Kosovo per via degli albanesi a Pristina che cercavano d’intimidire e umiliare i serbi ortodossi assediati del Kosovo. Naturalmente, non è un caso che tutto ciò accada negli ultimi giorni della presidenza Obama. Ciò ha una ragione triplice, cercare d’intrappolare la Federazione russa per via dell’aperta russofobia di Obama, costringere il neopresidente Donald Trump a cedere sulla politica estera e mantenere il cuneo tra USA e Federazione russa tramite gli intrighi dell’amministrazione Obama. Dopo tutto, è chiaro che Trump vuole relazioni favorevoli con la Federazione Russa.
Il presidente della Serbia Tomislav Nikolic è deluso dai doppi standard dei soliti attori di Europa e USA. Nonostante ciò, la Serbia sa che la situazione è fragile ed evita di creare altri vuoti coi soliti attori. Tuttavia, la Serbia informa il mondo che non tollererà l’ennesimo provvedimento subdolo degli albanesi a Pristina che minaccia i serbi cristiani ortodossi nel Kosovo settentrionale. La Federazione Russa deve sostenere la Serbia e anche le altre nazioni amiche. Tuttavia, è essenziale che la Federazione Russa attenda che si svolga il passaggio del potere tra l’amministrazione Obama e l’amministrazione Trump. Una volta avvenuto, allora sarà necessaria freddezza perché certi attori cercano di mantenere le divisioni tra USA e Federazione Russa. In altre parole, Balcani, Medio Oriente e altre regioni, come l’Asia del Nord-Est, hanno bisogno di un nuovo approccio tra Washington e Mosca, per portare il mondo a una maggiore stabilità. Dopo tutto, il vecchio ordine, come NATO e mentalità da guerra fredda dell’amministrazione Obama, cerca le divisioni, il divide et impera, la destabilizzazione e altre negatività. Data questa realtà, sono necessari capi saggi nel governo della Federazione russa e nell’amministrazione Trump. Se questo accade, allora del buon senso, si spera, tornerà nelle zone destabilizzate ed anche nella casa comune europea che si estende sul continente, nonostante alcuni scontri storici non pienamente rammendati.
I serbi ortodossi del Kosovo sono stati uccisi per gli espianti dagli albanesi del Kosovo, molte chiese e monasteri ortodossi sono stati distrutti, subendo la pulizia religiosa ed etnica e costringendoli nei ghetti. Ultimamente, la stessa minaccia non accenna a diminuire nel nord del Kosovo, da qui l’avvertimento dalla Serbia. Nikolic ha fatto capire con forza che le Forze Armate della Serbia saranno schierate in Kosovo se i serbi continuano ad essere uccisi. Alla risposta se inviare l’esercito in Kosovo, Nikolic ha detto, “Se i serbi vengono uccisi, sì“. Nikolic ha inoltre dichiarato: “siamo sull’orlo di un conflitto che provocherebbe decine di morti, oggi… Dio lo sa… ieri diversi accordi firmati a Bruxelles sono stati calpestati, l’articolo 1 parla della libertà di movimento, e c’è anche l’articolo che dice che le unità speciali del ROSU non possono recarsi a nord dell’Ibar senza l’approvazione della NATO e della comunità locale. Perché ieri un treno infastidiva la cosiddetta comunità internazionale e Pristina? Forse perché aveva scritto su ‘Kosovo è Serbia’ e ridipinto con nostri affreschi… allora non si dovrebbe consentire a qualsiasi albanese con insegne e documenti del Kosovo di recarsi in Serbia“.
Intimidazioni e minacce provengono dagli albanesi musulmani in Kosovo e come al solito NATO e UE ignorano accordi e assicurazioni. Le potenze occidentali sanno bene che le unità ROSU nel Kosovo settentrionale diffonderanno paura tra i cristiani ortodossi serbi e metteranno in pericolo il fragile equilibrio a Kosovska Mitrovica e altre aree in cui i serbi ancora sopravvivono. Pertanto, è essenziale che Serbia e Federazione Russa attendano la nuova amministrazione Trump per lavorare diplomaticamente, se possibile. Questo è ciò che certi attori vogliono per legare Trump all’accesa isteria russofoba, sfruttando la collusione dei mass media.slicica-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Violenta esplosione nella base aerea di Hatzor, in Israele

Reseau International 15 gennaio 2017170114031806035-01Secondo il sito Dimpenews, facendo riferimento a fonti libanesi (al-Dunya TV), una forte esplosione fu sentita il 14 gennaio nella base aerea di Hatzor nel sud di Israele. Per il momento questa informazione è disponibile solo attraverso i twitter di attivisti israeliani. C’è il black-out dell’esercito, delle autorità e dei media. Alcune spiegazioni suggerite su twitter parlavano di problemi tecnici, danni al deposito di carburante della base. Altri vedono la mano di Hezbollah collegandola al recente attacco israeliano alla base siriana di Mazah. I due eventi sono troppo vicini per non pensarci. Inoltre, il silenzio completo sull’esplosione di Hatzor dimostra che non si tratta di incidente. Vi sono morti, feriti, danni? Cosa è successo? Queste sono di solito le informazioni che i giornalisti cercano, a meno che non venga imposto il segreto militare. Sarebbe così nel caso di una risposta siriana, che rivelerebbe l’impotenza della decantata Iron Dome presso l’opinione pubblica israeliana e mondiale. cf87cf87ceb9cebecf83cf871Numerosi attivisti israeliani annunciano che c’è stata un’esplosione nella base aerea di Hatzor, nel sud, Israele. Gli utenti di Twitter del posto hanno sentito queste esplosioni, sottolineando che un problema tecnico si era prodotto nel deposito di carburante degli aerei. Inoltre, resta aperta la possibilità di una risposta di Hezbollah contro Israele, per via del bombardamento dell’aeroporto di Mazah. La stampa israeliana mantiene il silenzio sull’esplosione”.twitterapi459nm02333gh-300x2251Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco a Trump fallisce

Moon of Alabama 13 gennaio 201716113896Il racconto delle accuse fasulle sull’influenza russa sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti diventa sempre più avvincente ogni giorno che passa. Fa parte della guerra tra gruppi della “élite”, ma include lotte intestine tra le organizzazioni governative statunitensi. Sappiamo come ci sia la pesante influenza ucraina al fianco di Clinton nelle elezioni e nella campagna diffamatoria contro Trump e Russia. Ma certamente non c’è solo l’Ucraina alla base di ciò. Vi sono altri collegamenti internazionali. L'”ex”-funzionario per la Russia nell’MI6 Christopher Steele è colui che ha preparato le 35 pagine di evidenti false affermazioni sui collegamenti russi e del kompromat di Trump. Vi sono così tante incongruenze in tali pagine che qualcuno informato del modo di operare di Mosca potrebbe immediatamente identificare come false. Putin ha personalmente iniziato a lavorare su Trump cinque anni fa, quando Trump non aveva alcun ruolo politico o speranza? Un socio di Trump incontrò funzionari russi a Praga, anche se non è mai stato nella Repubblica Ceca? Steele spacciò falsi alla stampa di Washington DC, ma alcun media le pubblicò perché erano chiaramente falsità. Steele quindi decise di consegnare le carte all’FBI e di parlarne con i suoi agenti sperando di avviare un’indagine ufficiale. Avvertì della mossa (o gli fu ordinato di procedere?) il vertice del governo inglese: “Il Daily Telegraph avrebbe saputo durante un incontro con una fonte assai a dentro a Washington DC, lo scorso ottobre, che l’FBI aveva contattato Steele chiedendo se potevano discuterne i risultati. La fonte disse che Steele parlò ai funzionari di Londra per chiedere il permesso di parlare con l’FBI, debitamente concesso, e che Downing Street ne fu informata…. Una volta concessogli il via libera, incontrò un agente dell’FBI in un altro Paese europeo, dove discusse il contesto in cui aveva compilato il dossier. Il suo contatto con l’FBI sarebbe iniziato a luglio dello scorso anno e concluso ad ottobre, per frustrazione della lentezza del bureau”.
Quando la prima mossa di Steele con l’FBI ad ottobre non diede i risultati sperati, tentò di rifilarglielo attraverso il senatore John McCain. Un “ex”-ambasciatore inglese a Mosca organizzò il passaggio: “Un ex-ambasciatore inglese in Russia ha rivelato di aver giocato un ruolo significativo nel portare il ‘dossier sporco’ su Donald Trump all’attenzione dei servizi segreti statunitensi. Sir Andrew Wood disse che parlò al senatore repubblicano John McCain ad una conferenza sulla sicurezza internazionale, a novembre, dell’esistenza di materiale che potesse compromettere il neopresidente. McCain successivamente consegnò il documento contenente accuse di squallido comportamento sessuale di Trump negli alberghi russi, al capo del FBI”. L’MI6 è ben noto per il lancio di falsi per conto del governo inglese. Anche la seconda consegna ufficiale all’FBI non scatenò l’auspicata pubblicazione delle accuse. Ma da quel momento Clinton si aspettava ampiamente di vincere le elezioni in ogni caso, quindi non furono prese ulteriori misure. Dopo che Trump inaspettatamente vinse le elezioni, fu lanciato il tentativo di pubblicare le denigrazioni. Il direttore della National Intelligence decise (o gli fu ordinato) di “avvicinare” Presidente, presidente eletto e Congresso sulle accuse, chiaramente discutibili. Fu questa la decisione che permise ai documenti di essere finalmente pubblicati. Come il New York Times osservò: “Cosa ha spinto i funzionari dell’intelligence statunitensi a trasmettere una sintesi delle accuse non provate ad Obama, Trump e Congresso? I funzionari hanno detto di aver sentito che il presidente eletto dovesse sapere dei memo, circolati ampiamente a Washington. Ma trasmettendo il riassunto di un rapporto diffuso a più persone nel Congresso e nell’esecutivo, rese molto probabili le fughe.” Solo dopo che Clapper o altri passarono alla CNN i rapporti per Obama, Trump e Congresso, la CNN pubblicò le 35 pagine: “I documenti classificati presentati la scorsa settimana al presidente Obama e al presidente eletto Trump includono accuse su agenti russi che sostengono di avere compromettenti informazioni personali e finanziarie su Trump, dicono alla CNN altri funzionari degli Stati Uniti a conoscenza diretta dei rapporti… I rapporti classificati la scorsa settimana sono stati presentati dai quattro capi dell’intelligence degli Stati Uniti, il direttore della National Intelligence James Clapper, il direttore dell’FBI James Comey, il direttore della CIA John Brennan e il direttore della NSA ammiraglio Mike Rogers… la CNN ha esaminato le 35 pagine dei memo, da cui sono state tratte due pagine di sinossi. I promemoria da allora sono stati pubblicati da Buzzfeed. I memo sono nati dalla ricerca dell’opposizione, per prima commissionata dai repubblicani anti-Trump, e in seguito dai democratici. A questo punto, la CNN non inviò rapporti sui dettagli delle note, in quanto non poté confermare in modo indipendente le accuse specifiche”. L’ultima parte della frase fa parte della campagna di diffamazione. Quando il DNI Clapper cercò di discolparsi dalla tempesta di merda che aveva creato, si eclissò allo stesso modo: “L’IC non crede che le informazioni contenute in questo documento siano affidabili…” Come dire: “L’IC non crede che l’informazione sulla cittadinanza keniana di Barack Obama sia affidabile…”
Qualsiasi media o agenzia di intelligence che afferma di poter o meno giudicare il contenuto di 35 pagine evita di dargli altro peso. Il contenuto è facilmente verificabile ed è così evidentemente falso che le poche affermazioni non immediatamente verificabili non possono essere prese sul serio. I media e Clapper lo sanno e, se fossero sinceri, lo direbbero. L’attacco a Trump (e alla Russia) è fallito. Trump l’ha liquidato con un paio di tweet e frasi alla conferenza stampa. L’attacco non ha fermato le procedure del Congresso o altrove, necessarie ad installare la nuova amministrazione. Non ha cambiato la politica. Il governo e l’MI6 inglesi ne escono squalificati. I capi di DNI e CIA pure. L’attacco è stato un tentativo dello Stato profondo d’inscenare un colpo di Stato contro Trump: “Trump ha deliberatamente scosso lo Stato profondo con le critiche feroci sui risultati dell’intelligence degli Stati Uniti sull’hackeraggio russo. Il governo invisibile non sta a guardare, come David Runciman ha scritto recentemente sulla London Review of Books, ma si lascia stracciare dai nuovi arrivati. Il presidente eletto ha nemici interni a profusione che praticano l’arte della fuga di notizie. Possono non aver avuto qualche ruolo ufficiale nel tentativo di organizzare il colpo di Stato contro Trump prima della nomina, ma devono aver salutato la volgarità di BuzzFeed mentre affilano i coltelli per la sua amministrazione”. Questo blog ha segnalato e avvertito un mese fa di tali tentativi di golpe “elitari”. La lotta è sempre più aspra. Ma quest’attacco è fallito. Trump resiste alle “notizie false” create dalle 35 pagine. Il tentativo di denigrazione era troppo evidente. Ci si chiede il motivo per cui è stato tentato. Chi s’è spaventato? Il presidente Obama, i principali capi dell’ntelligence degli Stati Uniti, i neoconservatori, il governo inglese, i circoli ucraini “nazionalisti (fascisti) e la campagna di Clinton cospirano contro Trump e cercano di sabotarne i cambiamenti politici annunciati. Trump ha sostenuto di voler migliorare le relazioni con la Russia e di concentrarsi a combattere in Siria e in Iraq lo ISIS e altri taqfiriti ed islamisti. Questo mette in pericolo l’eredità di Obama, la nuova guerra fredda con la Russia e le coccole ad al-Qaida e SIIL per rovesciare il governo siriano.
Vi sono due lotte nel governo degli Stati Uniti che si combattono in un contesto più ampio. Una è la lotta tra CIA ed esercito sulle competenze su spionaggio ed operazioni letali. Il direttore della CIA Brennan, consigliere di Obama e agente saudita, ha intrapreso campagne militari in Afghanistan, Yemen, Iraq, Siria e molti altri Paesi. Gli assassini della CIA con i droni sono un problema operativo, che i militari credono debbano controllare in modo esclusivo. Dall’altra parte i militari delle forze speciali hanno ostacolato l’intelligence della CIA. Il supporto della CIA all’addestramento dei terroristi taqfiriti in Siria, Iraq e Libia è contro l’interesse dei soldati, che alla fine dovranno combattere questi gruppi. Il prossimo consigliere della Sicurezza Nazionale Flynn mise in guardia dalla politica della CIA, nel 2012, quando guidava la Defense Intelligence Agency. Le forze speciali degli Stati Uniti hanno poi sabotato le operazioni della CIA in Siria. Con Flynn prossimo consigliere della Sicurezza Nazionale, la CIA rischia di perdere in questa lotta. Flynn sosterrà che la CIA debba solo raccogliere ed analizzare e probabilmente cercherà di assegnare tutte le operazioni ai militari del Joint Operational Special Command. Oggi la CIA ha utilizzato (di nuovo) il suo portavoce non ufficiale, per avvertire Flynn. Scrivendo sul blog di Jeff Bezos, David Ignatius ha stenografato la minaccia: “Secondo un alto funzionario del governo degli Stati Uniti, Flynn ha telefonato all’ambasciatore russo Sergej Kisljak più volte il 29 dicembre, il giorno in cui l’amministrazione Obama annunciò l’espulsione di 35 funzionari russi, così come altre misure in rappresaglia per l’hackeraggio. Cosa ha detto Flynn, e se ha minimizzato le sanzioni degli Stati Uniti? La legge Logan (anche se mai applicata) impedisce ai cittadini degli Stati Uniti dal corrispondere con l’intenzione di influenzare un governo straniero su “controversie” con gli Stati Uniti. È stato violato il suo spirito?” (Se le telefonate di Flynn sono sorvegliate dalla FISA, non sarebbero classificate? Come qualcun altro potrebbe saperlo? Quante leggi hanno violato per fare queste accuse tramite Ignatius?)
Una seconda area di conflitto interno è sul direttore dell’FBI Comey. E’ stato o meno sufficientemente deferente verso la cabala di Obama e la campagna di Clinton. Ha lanciato e pubblicamente annunciato un’indagine sui chiari comportamenti illegali di Clinton sul suo server di posta elettronica privata, ma si astenne dall’annunciare ed indagare le accuse evidentemente false contro Trump che gli furono spacciate. Tale slealtà richiede una punizione: “L’ispettore generale del dipartimento di Giustizia ha detto che avrebbe aperto una vasta indagine su come il direttore dell’FBI, James B. Comey, ha gestito il caso sulle email di Hillary Clinton… L’ufficio dell’ispettore generale ha detto che è stata avviata l’inchiesta in risposta ai reclami dai membri del Congresso e dell’opinione pubblica per le azioni di FBI e dipartimento di Giustizia durante la campagna, che potrebbero essere viste come politicamente motivate“. L’ispettore generale fa un piacere al presidente. Sarà licenziato non appena Trump andrà in carica. E a meno che non si unisca alla cabala contro Trump, Comey non ha nulla da temere. Ma la guerra contro Trump non è finita. Trump dovrebbe e deve essere combattuto, ma la lotta dovrebbe riguardare le importanti questioni economiche e sociali a cui la gente bada e sente molto. Trump ha la sua cricca, miliardari libertari come i fratelli Koch, alcuni generali nel suo gabinetto e arcisionisti come Adelson Ma gli scagnozzi di questa cabala non sono ancora al governo. È importante ostacolare tale infestazione.
La lotta per come è condotta oggi è un tentativo di riorientare la politica estera di Trump e generalmente impartire la lezione della potente politica estera. Tale lotta è stata già persa durante la campagna. Ogni tentativo di accusare Trump di questo o quell’oltraggio con la “Russia” non ha nulla a che fare con la vita dell’elettore medio, a cui non interessa semplicemente. Questi pseudo-scandali combattuti dai media delle “élite” lo rendono solo più forte. Ma la cabala non lo capiva durante la campagna e neanche ora lo capisce. Continuerà i suoi tentativi e diminuirà il proprio potere attraverso i suoi fallimenti. Gli sforzi dei lealisti di Obama contro Trump iniziarono subito dopo il giorno delle elezioni: “Negli ultimi 10 anni, gli ex-seguaci di Obama hanno occupato il governo, il mondo della difesa e le parti influenti del settore privato, anche Google e Facebook. Ciò significa che ci sono molte risorse da sfruttare”. Ulteriori attacchi a Trump arriveranno anche quando Trump sarà la potere e comincerà a far pulizie. Ma coloro che lavorano apertamente contro di lui saranno in pericolo. Gli attacchi continui e aperti mettono a nudo i diversi attori dietro di loro. Saranno tutti schivati ed ogni nuovo attacco aperto contro Trump eliminerà un centro di potere installato dall’amministrazione Obama. Se tali attacchi disperati continueranno pochi ne rimarranno per intraprendere in silenzio la resistenza paziente contro l’amministrazione Trump, necessaria a ridurre i danni che creerà. Per ora attaccare Trump, Flynn, Comey o anche Putin è fatuo e vacuo. Impedisce solo di raggiungere i loro obiettivi a lungo termine. Ci si chiede quindi perché continui tale panico della cabala dello Stato profondo. Quali sporcizie che ha nascosto teme emergano?

Aggiornamento: il direttore dell’FBI Comey ha sbroccato con i democratici alla fine di un’udienza classificata al Congresso, oggi. Questo il giorno dopo che il dipartimento di Giustizia di Obama ha aperto un caso contro di lui (vedi sopra). Si potrebbe immaginare che Comey ne abbia abbastanza o sia ormai certo del sostegno di Trump. The Hill riporta: “Un certo numero di deputati democratici ha lasciato la conferenza riservata sulla pirateria russa, irritati dalle azioni del direttore dell’FBI James Comey e convinti che sia inadatto a guidare l’agenzia. “Non avevo opinione fino agli ultimi 15 minuti. Non vi ripongo più fiducia”, ha detto il Rep. Tim Walz (D-Minn) del Comitato affari dei veterani, mentre lasciava la riunione in Campidoglio. “Alcune delle cose che sono state rivelate in questo briefing classificato, hanno scosso la mia fiducia”…15937065Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente

Sul coordinamento diplomatico e d’intelligence nelle guerre del Medio Oriente
Colonel Cassad 12 gennaio 2017979798_900Alla vigilia dell’operazione militare russa in Siria, 21 settembre 2015, con un accordo delle leadership militari e politiche di Russia, Iraq, Siria e Iran, veniva creata una struttura di coordinamento chiamata Centro Informazione e Coordinamento Quadripartito (Marqaz Tabadul Malumat al-Rubai) nella capitale della Repubblica dell’Iraq, Baghdad, il cui scopo è raccolta, analisi e scambio di informazioni sui movimenti dello SIIL e di altre organizzazioni terroristiche in Siria e Iraq. Gli sforzi principali del centro mirano a trovare ed identificare gli obiettivi terroristici per distruggerli, operando per disturbare le comunicazioni; identificare le rotte di terroristi, armi e munizioni e le vie del contrabbando del petrolio; trovare centri di comando e controllo, depositi, officine per la produzione di armi e munizioni, laboratori per la produzione di armi chimiche dello “stato islamico” sul territorio della Repubblica dell’Iraq. Le informazioni vengono trasferite allo Stato Maggiore ed usate per colpire i terroristi in Siria a supporto dell’EAS. Inoltre, il CIC controlla e sorveglia i movimenti di terroristi al confine siriano-iracheno ed organizza attacchi aerei sugli obiettivi individuati. Ad esempio, durante le operazioni delle forze governative della Repubblica d’Iraq per la liberazione di Falluja, a fine luglio 2016, venne rivelato l’area del traffico verso il confine siriano di un folto raggruppamento di terroristi. Grazie alle informazioni fornite dal Centro, furono eseguiti attacchi dalle forze aerospaziali della Federazione Russa e dall’Aeronautica Militare della Repubblica araba siriana, distruggendo il raggruppamento presso il valico di frontiera di Abu Qamal. al confine tra Siria e Iraq.

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Il 2 ottobre 2015 il capo della delegazione russa, Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko, fu intervistato da RT, sul lavoro del Centro e i suoi compiti. Aspetti interessanti:
– Lavoro congiunto sull’intelligence nel rispetto del principio di uguaglianza di tutti i partecipanti
– Lavoro comune che mira a distruggere lo Stato Islamico, e il CIC può risolvere altri problemi in Medio Oriente
– La raccolta di informazioni avviene in Siria e in Iraq
– Le parti coordinano il lavoro nella lotta ai rifornimenti a terroristi e mercenari in Siria e in Iraq
– Il centro è aperto alla possibile adesione di altri Paesi pronti a combattere il terrorismo internazionale
In realtà, il CIC (Baghdad Information Center) è un elemento importante della diplomazia nel quadro della coalizione militare russo-iraniana in Medio Oriente, collegata non solo al sostegno del governo siriano, ma anche all’interazione con il governo iracheno, sperimentando problemi molto simili nella lotta al terrorismo internazionale e allo Stato islamico, basandosi sull’interazione dei servizi speciali di questi Paesi per combattere il califfato. Non sorprende che le attività del CIC siano ignote: la cooperazione, prima di tutto, avviene nell’intelligence e nella condivisione delle informazioni; e in modo che le attività della coalizione non siano pubblicizzate; solo occasionalmente vi sono notizie al riguardo, allo scopo di sviluppare il coordinamento dei Paesi in guerra con il califfato. Naturalmente, questa attività irrita seriamente gli statunitensi, per i quali l’Iraq dal 2003 è di proprietà, oltre a pressioni politiche sul governo iracheno, che secondo Washington non condurrebbe la guerra correttamente, impedendo agli statunitensi di silurare il lavoro del CIC per indebolire l’influenza dell’Iran e di Mosca negli affari iracheni.
Il 14 settembre 2016 The Baghdad Post pubblicò un articolo intitolato “La morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Bagdad”. “Fonti dei media hanno riferito che la cosiddetta “quadrialleanza” tra Russia, Iraq, Iran e Siria, la cui istituzione fu annunciata nel settembre 2015, è morta. Era evidente dalla partenza degli ultimi tre consiglieri russi a Baghdad, a metà agosto, che gli iracheni non furono nemmeno avvisati. Non vi è alcun accenno di ulteriore cooperazione e coordinamento tra i quattro Stati su suolo iracheno, come indicato dalle dichiarazioni della coalizione. In primo luogo, alcune parole sulla nascita della coalizione. Il 28 settembre 2015 ne fu annunciata l’istituzione e il 26 ottobre 2015 si attivò dopo l’arrivo dei rappresentanti del Ministero della Difesa della Federazione Russa e dell’Iran a Baghdad, dove fu annunciato la creazione del “consiglio comune di Baghdad”. Fu deciso d’istituire un centro informazioni per coordinare la lotta allo SIIL comprendenti i rappresentanti degli Stati Maggiori dei quattro Paesi. Nonostante le affermazioni iniziali che il centro si sarebbe alternato ad intervalli di 3 mesi in ogni Paese, la sede dell’alleanza rimase nel primo Paese, l’Iraq. Allo stesso tempo, altri Stati aderenti, Damasco, Teheran e Mosca, non compirono una singola istruzione, cosa più o meno negata. Secondo le informazioni di un ministro iracheno, a metà agosto, gli ultimi tre consiglieri russi se ne erano andati e, improvvisamente, l’ufficio associato rimase vuoto. Sottolineò che “il dialogo tra Mosca e Baghdad è tornato al livello solito: dell’addetto militare russo presso l’ambasciata a Baghdad”. Inoltre sottolineò che “la causa della fine di questa alleanza era sulla comprensione delle precedenti relazioni USA-Russia. Inizialmente, Washington non voleva interferire negli affari di Mosca sul suolo iracheno. Ma poi i sunniti e curdi si rifiutarono di cooperare con l’alleanza, mentre i curdi si rifiutano di cooperare con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti”. A questo proposito, alti ufficiali dell’esercito iracheno confermarono che la “quadrialleanza” è morta e dimenticata. Non vi è alcuna cooperazione nello scambio di informazioni nell’intelligence o in campo militare, oltre all’attuazione degli accordi conclusi tra il 2011 e il 2014; la fornitura di munizioni e armi dalla Federazione Russa, cosa pubblica, all’arsenale iracheno. Attualmente consegnate solo per il 51% del totale. Nell’ottobre 2015, il primo ministro al-Abadi espresse il desiderio della partecipazione della Russia agli attacchi aerei contro lo SIIL in Iraq. Lo scorso febbraio, vi furono segnalazioni dagli Stati Uniti sull’esistenza della coalizione. In particolare, preoccupazioni sull’avanzata della presenza iraniana e russa in Iraq dagli Stati Uniti. In precedenza il capo del comitato di sicurezza e difesa del Parlamento, Hamid al-Mutlaq chiamò l’alleanza quadripartita “alleanza del male, che non ha portato nulla a iracheni e siriani, tranne che rovina”. D’altra parte, il vicepresidente del blocco parlamentare “Unione del Kurdistan”, Muhsan Sadun, disse che la “quadrialleanza non ha fatto alcun progresso significativo in Iraq fin dalla sua formazione”, sottolineando che la coalizione filo-statunitense aveva fatto molto per l’Iraq. Allo stesso tempo, la partecipazione a una o l’altra coalizione non interessava“.
Il 9 settembre 2016 il Dipartimento Informazioni e Stampa del Ministero degli Esteri russo smentiva tali notizie: “Nel contesto degli sforzi dell’antiterrorismo russo per combattere lo SIIL in collaborazione con i nostri partner regionali, tramite il Baghdad Information Center (CIC), la partecipazione dei militari di Russia, Siria, Iran e Iraq ha attirato l’attenzione di una nota fonte internet, “The Baghdad Post”, con un articolo dal titolo molto rivelatore, “Sulla morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad”. Citando fonti anonime si afferma che le attività del CIC siano cessate, tra cui la fine dello scambio delle informazioni dell’antiterrorismo. È interessante notare che tale affermazione sia stata immediatamente ripresa da numerosi media locali e internazionali. Notiamo che tale nota non è altro che disinformazione palese che non ha nulla a che fare con la realtà. Lo scopo è creare confusione tra i nostri amici e colleghi, seminando dubbi sul consolidamento del Centro con la partecipazione russa. Sottolineiamo che il CIC è uno strumento importante per la cooperazione con gli altri attori della lotta allo SIIL, tenendo presente che l’interesse per il mantenimento e lo sviluppo di tale cooperazione è confermata da tutti i nostri partner del Centro. La corrispondente smentita di tale “informazione” è stata diffusa dall’agenzia di stampa irachena Nina“.
4bk140e1accafb2w86_620c350E’ simbolico che i fantocci degli statunitensi chiamino l’alleanza anti-califfato “alleanza del male”, mentre il regime di Raqqa e Mosul sembra nel frattempo essere percepito come “buono”; l’intensificarsi dei rapporti con Russia e Iran ha spezzato molti gravi piani relativi allo SIIL in Medio Oriente. Non è difficile vedere come l'”alleanza del male” tra Russia, Siria e Iran, come tracciato nel caso dell’Iraq, sia una questione di seria preoccupazione per i fantocci degli statunitensi nelle strutture governative dell’Iraq e del Kurdistan iracheno, mentre Russia e Iran in realtà colmano il vuoto formatosi per l’indebolimento dell’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente, avanzando piani di guerra contro il califfato e il terrorismo internazionale, bypassando i soliti piani statunitensi. In questa fase, l’attività è legata al coordinamento diplomatico e d’intelligence dei quattro Stati.
Il 24 settembre 2016, in un’intervista alla televisione RT il capo del raggruppamento russo del Centro, Maggiore-Generale Aleksandr Smolov, confutava le affermazioni del “Baghdad Post”. Tuttavia Smolov dava una serie di dettagli interessanti. “…E’ chiaro che vi sono forze che impediscono il lavoro del Centro, di conseguenza, tali dichiarazioni sono lontane dalla verità. Il lavoro del centro informazioni è continuo e va migliorando. Siamo costantemente alla ricerca di nuove fonti di informazioni e supportiamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq. In particolare, lo scambio di dati è regolare sui terroristi dalla Federazione Russa e dai Paesi della CSI che combattono in Iraq e Siria. Abbiamo scoperto le rotte per le zona di guerra, i campi di addestramento e le fonti di finanziamento dei terroristi. In questo processo, sosteniamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq, indicando grande fiducia e stretta collaborazione… Siamo disponibili a lavorare con tutti per la rapida vittoria sul terrorismo e la stabilizzazione del Medio Oriente. La partecipazione al lavoro del Centro attrae interesse da altre potenze regionali e globali… Vorrei sottolineare che il Centro di informazioni si basa sull’uguaglianza di tutte le parti e conferma l’apertura del Centro all’adesione di altri Stati interessati a sradicare il terrorismo… Oggi il Centro non si adatta più al quadro del mero scambio di informazioni. Vediamo il futuro di questo ente di amministrazione militare quale Comitato di coordinamento regionale, come originariamente previsto. Ed è attraverso questo comitato si coordineranno tutte le parti volte a distruggere i gruppi terroristici, anche al confine iracheno-siriano…
Non è difficile vedere i piani dell’interazione dei servizi speciali di Russia, Iran, Siria e Iraq estendersi oltre il semplice scambio di informazioni e l’attivazione sulle questioni militari connesse con le operazioni, nel 2017-2018, per liberare dal califfato il confine siriano-iracheno, e il generale incremento del ruolo del CIC negli affari del Medio Oriente. A fine dicembre 2016, il Consigliere per gli affari perla sicurezza nazionale del primo ministro dell’Iraq, Falah Fayad (collega iracheno di Patrushev) visitò la Russia per 10 giorni.
faleh-al-fayadSecondo il portale dell’Hashd al-Shab, vi fu una riunione in cui partecipò anche il Viceministro degli Esteri della Russia ed inviato speciale del presidente russo in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov. Inoltre, al-Fayad portò un messaggio a Vladimir Putin del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi. Dal 2014, Baghdad gestisce il Centro che comprende Russia, Iran, Iraq e Siria, e si ritiene che ospiti rappresentanti di “Hezbollah”, secondo esperti turchi in una conferenza a Ankara del Centro di studi strategici del ministero degli Esteri turco, senza che ciò causasse alcuna irritazione, mentre, naturalmente, sarebbe stato percepito diversamente dalle monarchie del Golfo. Nel 2014 il leader spirituale dell’Iraq, ayatollah Ali al-Sistani, accolse con favore l’aiuto della Russia, che rimane relativo a causa della posizione degli Stati Uniti. Tuttavia, va notato l’importante ruolo svolto dalla Russia nella lotta contro lo SIIL nel momento in cui l’esercito iracheno subiva sconfitte. La Russia inviò materiale militare in Iraq, soprattutto velivoli Su-25, Mi-28NE e Mi-35M, permettendo agli iracheni di resistere allo SIIL alle porte di Bagdad. Questo assunse una particolare importanza, dato che gli Stati Uniti non diedero rapidamente un supporto simile agli alleati di Baghdad. Il materiale russo fu trasferito nel quadro dell’accordo firmato tra Mosca e Baghdad, per 4,2 miliardi di dollari, nel 2013. In Russia vi è la positiva esperienza con l’Iraq nella cooperazione tecnico-militare. Come nella riunione tra al-Fayad e Nikolaj Patrushev e l’invio di armi pesanti. Tuttavia, non furono gli unici casi. Di recente, il presidente della Russia nominava un nuovo ambasciatore, indicando un cambiamento di rotta. Probabilmente si tratta di rivitalizzare le azioni della Russia in Iraq. Tuttavia, va considerata la situazione politica in Iraq e la sua interazione con forze estere. Dall’invasione degli USA nel 2003 e il rovesciamento del regime di Sadam Husayn, l’Iraq è sotto il controllo quasi diretto degli Stati Uniti. Tuttavia, ciò permise l’incremento del ruolo dell’Iran nell’agenda politica interna, e con il ritiro delle truppe statunitensi nel 2011, passò sotto l’influenza dell’Iran. Nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano modo d’influenzare Baghdad, l’Iran oggi è uno degli attori più attivi in Iraq. Nel 2017 si avranno le elezioni in Iraq. Da varie forze politiche irachene filo-iraniane dipende il cambio del processo politico. La cooperazione russo-iraniana in Siria ha portato a compimento un anno di lavoro attivo da parte degli esperti russi nel Paese. Fu il sostegno della Russia che permise all’Esercito arabo siriano di stabilizzare e migliorare la situazione in diversi sensi. Tuttavia, per tutto questo tempo, l’aiuto in risorse umane proveniva da iraniani, Hezbollah e milizie irachene come l’Hashd al-Shaab. In ogni caso, tutto questo può svolgersi grazie a cooperazione russo-iraniana, Hashd al-Shaab e sue attività in Iraq e Siria, così come l’invio di armi russe. Per maggior chiarezza, la personalità di Falah al-Fayad può aiutare.

Hashd al-Shab
image11 L’organizzazione Hashd al-Shab (“Masse del popolo”), in conformità con la legge del 26 novembre 2016, approvata dal Consiglio dei rappresentanti iracheni, fa parte delle forze armate dell’Iraq e risponde direttamente al comandante in capo, il Primo Ministro dell’Iraq. La struttura dell’organizzazione comprende 67 unità. Nell’ambito dell’organizzazione Hashd al-Shab, combattono di regola volontari sciiti che rispettano la fatwa (decreto religioso) della “lotta adeguata”. In seguito, durante la liberazione delle province irachene di Salahudin, Anbar, Niniwa, l’Hashd al-Shab comprende rappresentanti di altre religioni e movimenti religiosi: alcune milizie tribali sunnite, cristiane, turcomanne e curde. Ufficialmente, la data di nascita dell’Hashd al-Shab è il 13-15 giugno 2014, quando furono pubblicate le importanti fatwa. Tuttavia, lo status ufficiale dell’organizzazione si ebbe il 26 novembre 2016. Il numero approssimativo di aderenti delll'”Hashd al-Shab” è di 60-90mila uomini, mentre i seguaci dell’organizzazione sono 3 milioni. L’organizzazione opera nelle province di Anbar, Babil, Baghdad, Diyala, Qirquq, Niniwa, Salahudin e di regola in queste province istituisce corpi speciali; l’Hashd al-Shaab controlla i “consigli” locali, subordinati alla sede centrale dell’Hashd al-Shab. L’armamento è di origine iraniana, statunitense, russa. Partecipò alle operazioni: per la liberazione del Jarf al-Nasr (24/10/2014, Baghdad – Babil), battaglia di Amarli (11/06 – 08/3/20.16, provincia di Salahudin), liberazione di al-Dalya (28-30/12/2014, provincia di Salahudin), liberazione di Tiqrit (02/03 -01/04/2015, provincia di Salahiudin), battaglia di Baiji (23/12/2014 – 22/10/2015, provincia di Salahudin), battaglia di Ramadi (07/12/2015 – 09/02/2016), liberazione dell’isola di Samara (2015, provincia di Salahudin), operazione “spaccaterrorismo” per la liberazione di Faluja e aree circostanti (23/05-26/06/2016, Anbar), liberazione dell’isola Qalijia (30/07-29/08/2016, Anbar), liberazione di Sharqata (dal 20/09/2016), operazione “liberazione di Niniwa” (dal 16/10/2016, provincia di Niniwa), e varie altre operazioni minori.img23073684L’organizzazione dell’Hashd al-Shab
Falah Fayad, capo dell’organizzazione, consigliere per la sicurezza del Consiglio dei Ministri dell’Iraq. Nato nel 1956, nel 1977 si laureò ingegnere elettrico presso l’Università di Mosul. S’iscrisse al partito della “chiamata islamica” (Hizb al-Dawa al-Islyami). Il 24/12/1980 fu arrestato dalla polizia di Sadam Husayin e rimase nella prigione di Abu Gharib per cinque anni con l’accusa di appartenenza al partito “chiamata islamica”. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Responsabile per l’Amministrazione del Vicepresidente della Repubblica, deputato dell’Assemblea nazionale irachena, membro del Consiglio dei Rappresentanti del blocco “Accordo Nazionale Iracheno” (Qutlu al-Iatilyaf al-Watan al-Iraqi), nel 2005 fu membro del Supremo Comitato di Riconciliazione Nazionale, viceconsigliere nella provincia di Diyala, fu membro di diverse delegazioni e della Commissione sulla formazione del governo iracheno, deputato dell'”Alleanza Nazionale” (Tahalyuf al-Watan)
Falah Fayad ebbe assegnati numerosi compiti:
– riconciliazione nazionale;
– relazioni con i Paesi vicini e altri Paesi arabi;
– normalizzazione dei rapporti tra le varie forze politiche in Iraq;
– capo del comitato superiore della comunicazione e informazione della sicurezza;
– vicecapo dell’organizzazione nazionale per il coordinamento dell’intelligence e responsabile delle trasmissioni sull’identità irachena nazionale;
– ministro dell’agenzia di sicurezza dello Stato;
– capo del comitato misto delle nuove trasmissioni irachene;
Partecipò a numerosi congressi e delegazioni di riconciliazione in Finlandia, Giordania, Turchia, Egitto, Libano, Emirati Arabi Uniti. Partecipò a numerosi convegni organizzati dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

1455222378Abu Mahdi al-Muhandis (vero nome: Jamal Jafar Muhamad Ali al-Ibrahim), Vicecapo dell’organizzazione e direttore delle operazioni, è nato nel 1954 ad al-Sumayr, nel vecchia Basra. Nel 1977 si diplomò presso l’Istituto Tecnologico d’Ingegneria di Baghdad. Dopo aver completato il servizio militare organizzò la principale acciaieria di Basra, dove lavorò come ingegnere. Più tardi si laureò in scienze politiche ed ebbe un dottorato nello stesso campo. Aderì al partito “chiamata islamica”. In connessione con la persecuzione politica dei membri del partito “chiamata islamica” da parte del Baath al potere e la morte dell’ayatollah Muhamad Baqr al-Sadr, nel 1980 Abu Mahdi al-Muhandis fu costretto all’esilio in Quwayt, da cui passò in Iran come soldato semplice, divenendo poi comandante del Corpo Badr nel 1985. Inoltre fu membro del Consiglio Supremo Islamico e poi del Consiglio degli otto comandanti, agli ordini di Muhamad Baqr al-Haqim. In questo consiglio fu incaricato delle questioni politiche, mentre era impegnato negli affari militari come comandante del Corpo Badr. Poco prima del cambio di regime in Iraq, si dimise e lavorò come esperto indipendente, senza perdere i suoi contatti. Poi passò definitivamente alla vita politica del Paese, in particolare unendosi alla costituzione del “Consenso nazionale comune” e poi dell'”Accordo nazionale iracheno”, e infine all’attuale “Alleanza Nazionale”. Washington ne chiese l’estradizione con l’accusa di effettuare operazioni militari contro le truppe degli Stati Uniti, costringendolo ad abbandonare il seggio in Parlamento e attendere il ritiro delle truppe degli USA dall’Iraq. Oggi svolge un ruolo cruciale nella condotta delle operazioni militari contro lo SIIL, lavorando a stretto contatto con Qasim Sulaymani (capo della divisione speciale Quds dei Basij iraniani) e Hadi al-Amiri (capo dell’organizzazione Badr dell'”Hashd al-Shab“). È il responsabile della pianificazione e condotta delle operazioni militari e delle forze speciali dell’Hashd al-Shab.

673542_900Abu Mahdi al-Muhandis e il Generale Qasim Sulaymani discutono delle operazioni nella zona di Faluja.

Nel corso della visita a Mosca, Fayad fu intervistato da RT, su rapporti tra Iraq e Russia, aspettative del viaggio, prospettive di cooperazione. Dal video di circa un’ora, un estratto sul CIC (07:00-10:40):
Giornalista: Parlando di cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Baghdad. Del Centro di Baghdad, nei primi mesi dalla fondazione, abbiamo sentito parlare molto della sua attività, ma per ragioni di sicurezza, il Centro riferisce poco. Ci può parlare di eventuali cambiamenti?
Falah Fayad: In realtà, il Centro dell’intelligence di Baghdad opera costantemente e va sviluppandosi. Ma resta sempre volto alla ricognizione.
Giornalista: Sì.
FF: Ora tutti i servizi segreti iracheni collaborano con il Centro, che scambia le informazioni utili. Credo che le linee militari e d’intelligence dopo l’istituzione del Centro abbiano ricevuto impulso, sviluppando la cooperazione bilaterale tra Russia e Iraq, soprattutto alla luce di come la Russia, Stato grande e potente, sia interessata alla lotta al terrorismo. La sua presenza nella regione, il suo ruolo efficace, la cooperazione e collaborazione con la Russia sono di particolare importanza, e riguardano anche altri campi della cooperazione.
Giornalista: Ora il Centro comprende Russia, Iran, Iraq e…
FF: Siria.
Giornalista: Si, la Siria. Tuttavia, la lotta al terrorismo coinvolge tutti gli Stati. Avete pensato al coinvolgimento di altri Paesi o potenze regionali? Soprattutto alla luce del miglioramento tangibile dei rapporti tra Ankara e Mosca, e di come i turchi comprendano la necessità di combattere il terrorismo, come vediamo in Siria.
FF: In realtà, l’Iraq è aperto alla cooperazione. Abbiamo canali con tutte le parti che lottano apertamente ed efficacemente contro il terrorismo. Scambiamo informazioni con molti Paesi su diverse questioni: scambio di liste di ricercati, ricerca delle reti terroristiche. Non è un segreto che il terrorismo sia diventato una rete globale che utilizza i benefici della civiltà moderna per danneggiarla, in particolare Internet e le reti sociali, per non parlare di altri mezzi tecnici moderni. Abbiamo stabilito la cooperazione con Paesi vicini, ma collaboriamo con la Russia perché ha più risorse, e la sua presenza nella regione è positiva. Penso, come il primo ministro (Haydar al-Abadi) che condivide questo punto di vista, che la Russia ha influenza e opportunità di super-persuasione su altri Paesi, coinvolgendoli nella lotta al terrorismo…
maxresdefaultIn generale, si può dire che Russia ed Iran sviluppano le strutture di coordinamento connesse al sostegno della Siria, conducendo una politica più ambiziosa associata all’espansione dell’influenza nei Paesi del Medio Oriente attraverso lo scambio strategico e delle informazioni con i servizi speciali di altri Stati interessati alla lotta unitaria al califfato e agli altri gruppi terroristici. Questo vale per la collaborazione con i servizi segreti in Iraq e i contatti con l’intelligence turca. Un aspetto notevole di questa attività è la dichiarata uguaglianza di diritti tra i partecipanti, il contenuto del lavoro e l’assenza di inerzia specifica nel trattare i casi. E’ anche interessante notare che una struttura simile esiste nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, ma bypassa le strutture organizzative esistenti, dirigendo in modo egemonico la coalizione internazionale. L’Iraq, a questo proposito, infatti, comunica contemporaneamente con Russia e Iran, oltre che con la coalizione degli USA. Ciò riflette la dualità della situazione militar-politica in Medio Oriente, in cui vi sono due guerre contro il califfato, da parte di due coalizioni in concorrenza per l’influenza in Medio Oriente, e i governi locali, in un modo o nell’altro, devono tener conto della situazione mutata, come indicano i movimenti osservati in Turchia e Iraq.44Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stato profondo contro Donald Trump, la traccia ucraina

 Moon of Alabama – 11 gennaio 2017 15578774Come osservato il 6 gennaio: Quando Hillary Clinton fu sconfitta nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti i relativi poteri lanciarono la campagna per delegittimare il Presidente eletto Donald Trump. L’obiettivo finale della cabala è scacciarlo dalla carica e assegnarla a un sostituto affidabile, come il vicepresidente eletto Pence. Se non fosse possibile, si sperava che la delegittimazione rendesse impossibile a Trump cambiare i principali indirizzi politici, soprattutto in politica estera. Un grosso problema è il nuovo orientamento del complesso militare degli Stati Uniti e dei suoi agenti della NATO dalla guerra al terrore al confronto diretto con le grandi potenzi, come Russia e Cina. La campagna dello Stato profondo contro Trump ha aperto nuovi fronti oggi, con la pubblicazione di affermazioni anonime completamente false e quindi non verificabili, come la faccenda di Trump che faceva baldoria in un albergo di Mosca, che i servizi segreti russi usano per manipolarlo. Come molte storie contro Trump diffuse dagli agenti della campagna presidenziale di Clinton, queste ultime sembrano originare da fonti correlate ai putschisti “nazionalisti” ucraini (fascisti). Le nuove affermazioni su Trump sono disponibili in 35 pagine di “relazioni” di un anonimo ex-agente dei servizi segreti inglesi che lavorava per una società privata statunitense dal 20 giugno al 13 dicembre 2016, affermando che la Russia ha alcuni video di Trump che guardava giochi sessuali nel 2013, sostenendo che funzionari della campagna di Trump coordinarono le fughe su Clinton con la Russia e che il Presidente Putin era coinvolto in tutto questo. Ecco come il presunto ex-agente dell’intelligence descrive le sue fonti in questi “rapporti”: “Parlando ad un connazionale fidato nel giugno 2016, secondo le fonti A e B, un ex-funzionario del Ministero degli Esteri russo ed un ex-ufficiale dei servizi segreti russi ancora attivo al Cremlino, le autorità russe coltivavano e sostenevano il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump da almeno cinque anni. La fonte B affermava che l’operazione su Trump era sostenuta e diretta dal Presidente Vladimir Putin”. L’ex-agente inglese sentì da un anonimo presunto compatriota che due fonti anonime affermarono di avere accesso ai circoli russi affermando di aver sentito da qualche parte che era successo qualcosa al Cremlino. Affermavano che Trump era sostenuto e diretto da Putin da cinque anni, mentre un anno prima nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Trump che otteneva una qualche posizione di rilievo politico e addirittura la presidenza. C’è molta più insulsaggine in questi nuovi diari di Hitler, fasulli dalla A alla Z.
Il senatore neocon John McCain, amico dei fascisti ucraini e nemico di Trump, passò il “rapporto” all’FBI e, quindi, divenne un documento ufficiale. Anche se sono evidenti falsi, l’FBI cercò di utilizzare tali “rapporti” per avere il mandato dal Foreign Intelligence Surveillance Court (FISA) per spiare i funzionari della campagna di Trump. La corte lo negò, per fortuna o per lo meno respinse la richiesta. I primi “rapporti” furono creati nell’ambito della ricerca dell’opposizione pagata da un candidato repubblicano alle primarie contro Trump. In seguito furono prodotti e pagati dalla campagna democratica. Vennero comprati a Washington per diversi mesi. NYT, WSJ, CNN e FBI ne studiarono le affermazioni. Nonostante le loro notevoli risorse non ne verificarono neanche una. Tutti si astennero dal pubblicarli durante la campagna, perché non vi era alcuna prova a sostegno. Buzzfeed ora l’avanza nonostante dica che non vi abbia trovato nulla di verificabile. Ancora peggio il direttore della National Intelligence Clapper (che un tempo sostenne che le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam furono spedite in Siria), li presentò al Congresso e al presidente eletto Trump come “allegato” al rapporto infondato dell’intelligence degli USA sulla “pirateria russa”. Un’anteprima torbida delle affermazioni fu data da David Corn su Mother Jones, ad ottobre. Parlò con il cosiddetto autore dei “rapporti”: “Iniziò come richiesta abbastanza generale”, dice l’ex-spia che chiese di non essere identificato. Ma quando cercò su Trump, osservò, trovò informazioni preoccupanti che indicavano connessioni tra Trump e il governo russo. Secondo le sue fonti, “ci fu uno scambio di informazioni tra la campagna di Trump e il Cremlino, con reciproco vantaggio“.
a9e2df30-9950-11e6-9184-5331be1440bf_ximage1 La pubblicazione di tal cumulo di stronzate si ha il giorno dopo che i membri del gabinetto Trump furono confermati dal Congresso ed ore prima della prevista conferenza stampa. Era quindi destinata a far passare in secondo piano il buon inizio della presidenza Trump. Vi sono segnali che i “rapporti” furono scritti da qualche nazionalista ucraino antisemita. Basta considerare questo passaggio del “rapporto” del 26 luglio: “Nell’assunzione dell’FSB di operatori informatici capaci, idealmente, di svolgere in segreto operazioni cibernetiche offensive, uno specialista russo con diretta conoscenza riportò, nel giugno 2016, che ciò fu fatto spesso usando coercizione e ricatto. Per gli agenti stranieri, l’FSB avvicinava cittadini statunitensi di origine russa (ebraica) in viaggio d’affari in Russia”. Tali tropi sono tipici della narrazione antisemita “nazionalista” (nazista) ucraina. (“Tutti gli ideologi comunisti/funzionari sovietici sono ebrei“). I servizi russi, a differenza del Mossad, non recluterebbero hacker secondo relazioni etniche o credenze “ebraiche”. Assumerebbero qualcuno competente di cui pensano di potersi fidare. Abbiamo visto vari “nazionalisti” ucraini coinvolti nelle affermazioni propagandistiche sugli “hacker russi”. Nel luglio 2016 Michael Isikoff scrisse per Yahoo (megafono della campagna di Clinton): “Poche settimane dopo aver iniziato la preparazione dei dossier di ricerca dell’opposizione sul presidente della campagna presidenziale di Donald Trump, Paul Manafort, la scorsa primavera, la consulente Alexandra Chalupa del Democratic National Committee ricevette un’allerta quando entrò sul suo account di posta elettronica personale su Yahoo. …Chalupa, redasse appunti e scrisse e-mail sul collegamento di Manafort coi leader politici filo-russi in Ucraina, allertò rapidamente gli alti funzionari della DNC… “Ero fuori di me”, Chalupa, direttrice dell'”impegno etnico” della DNC, dice a Yahoo News in un’intervista, notando che era in stretto contatto con le fonti a Kiev, in Ucraina, tra cui numerosi giornalisti investigativi, che l’informavano sui rapporti politici e affaristici di Manafort in quel Paese e in Russia”. Chalupa è anche presente nella lista ProPornOT promossa dal Washington Post, dei presunti siti di propaganda filo-russi. Questo sito, MoonofAlabama, è presente su tale lista 🙂. (Purtroppo però non ho mai ricevuto un centesimo, o qualsiasi altra cosa, da fonti russe, critico le politiche economiche neoliberiste di Putin e fui plagiato da Russia Today finanziato dal governo russo, senza alcun compenso.) L’account Twitter di ProPornOT dice che è “ucraino-statunitense” e fa il saluto fascista ucraino delle bande assassine dell’OUN-Bandera, “Slava Heroiam!” quando gli hacker ucraini attaccano la Russia. L’elenco ProPornOT si basa sul modello ucraino usato per aggredire media e giornalisti ucraini antifascisti. Chalupa è una grossa promotrice dell’accusa “la Russia ha hackerato i democratici” senza alcuna prova. Fu definita dallo stesso Isikoff di Yahoo una delle 16 persone che modellarono le elezioni del 2016. Chalupa è anche: “fondatrice e presidente del gruppo lobbistico ucraino “coalizione USA con l’Ucraina”, che fece pressioni dure per far passare un disegno di legge nel 2014 per aumentare prestiti e aiuti militari all’Ucraina, imporre sanzioni alla Russia e allineare gli interessi geostrategici di Stati Uniti e Ucraina”. Inoltre Chalupa coordinò la sua campagna anti-Trump/anti-russa con l’ambasciata ucraina a Washington DC: “Funzionari del governo ucraino hanno cercato di aiutare Hillary Clinton e di minare Trump mettendo in discussione pubblicamente la sua idoneità alla carica. Inoltre diffusero documenti che accusavano un aiutante di Trump di corruzione, suggerendo che stavano indagando, solo per far marcia indietro dopo le elezioni. Aiutarono gli alleati di Clinton nel cercare informazioni dannose su Trump e i suoi consiglieri, un’indagine che Politico scovò. Un’agente ucraino-statunitense (Alexandra Chalupa), consulente del Comitato Nazionale Democratico, incontrò alti funzionari dell’ambasciata ucraina a Washington nel tentativo di svelare i legami tra Trump, il suo assistente Paul Manafort e la Russia, secondo le persone con conoscenza diretta della situazione”. Chalupa va classificata agente ucraina o almeno fantoccio manipolato dal governo ucraino e vederla così di conseguenza. L’influenza straniera sulla corsa presidenziale attraverso la connessione ucraina (fascista) alla campagna di Clinton è quindi molto più ancorata alla realtà dei presunti, ma completamente non provati collegamenti russi alla campagna di Trump. C’è un’operatrice nazionalista ucraino-statunitense della campagna democratica che promuove pretese anti-russe e anti-Trump in collaborazione con il governo ucraino, la lista nera ucraino-statunitense di ProPornOT per infangare i siti accusati “di propaganda russa” e i tropi fascio-ucraini utilizzati nei “rapporti” vacui volti a denigrare Trump come burattino dei russi. Soprattutto c’è la comunità d’intelligence degli Stati Uniti che combatte la presidenza Trump che rischia di tagliarne varie escrescenze ed eccessi.
51oa5iwh02l-_sy344_bo1204203200_ CIA, MI-6 e BND tedesco (controllato dalla CIA) hanno coccolato e promosso gli ancora molto attivi circoli fascisti ucraini anti-russi (almeno) dalla fine degli anni ’40. Un libro dell’US National Archive, Le ombre di Hitler, criminali di guerra nazisti, US Intelligence e guerra fredda (PDF) nota: “Le operazioni inglesi con i banderisti si ampliarono. Ai primi del 1954 la sintesi dell’MI6 osservò che, “l’aspetto operativo di tale collaborazione (inglese coi banderisti) si sviluppa in modo soddisfacente. A poco a poco il controllo completo fu ottenuto sulle operazioni d’infiltrazione e anche se il dividendo dell’intelligence è basso si è ritenuto opportuno procedere…. Nel giugno 1985 il General Accounting Office menzionò Lebed in un rapporto pubblico sui nazisti e collaborazionisti stabilitisi negli Stati Uniti con l’aiuto delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. L’Ufficio delle indagini speciali (OSI) e il dipartimento della Giustizia iniziarono a studiare Lebed lo stesso anno. La CIA preoccupata che il controllo pubblico su Lebed compromettesse QRPLUMB e che la sua mancata protezione innescasse l’indignazione nella comunità degli immigrati ucraini. Quindi Lebed fu protetto negando qualsiasi collegamento con i nazisti e sostenendo che fosse un combattente per la libertà ucraino. La verità, naturalmente, era più complicata. Ancora nel 1991 la CIA cercò di dissuadere l’OSI dall’avvicinare i governi tedesco, polacco e sovietico per avere i registri di guerra dell’OUN. L’OSI infine abbandonò il caso, non potendo avere documenti definitivi su Lebed. Mykola Lebed, capo dei banderisti in Ucraina durante la guerra, morì nel 1998. È sepolto nel New Jersey, e le sue carte si trovano presso l’Istituto di Ricerca ucraino dell’Harvard University”. C’è ancora un collegamento diretto tra i tre elementi anti-russi/anti-Trump, il movimento ucro-fascista e lo Stato profondo della CIA di John Brennan. Consiste nei toni e nel messaggio comune di certe storie tra il putsch in Ucraina del 2014 e il collegamento con personale ucraino-statunitense della campagna di Clinton. Ma anche questo va oltre le asserzioni infondate della “pirateria russa” nei rapporti d’intelligence del DNI e le ormai note denigrazioni dell’MI-6. Vista da lontano, la “Comunità d’Intelligence” è più compromessa da tali “fughe di notizie” che non il Presidente eletto Trump. Non è prevedibile chi vinca questa battaglia, la cabala dello “Stato profondo”, che vuole mantenere gli Stati Uniti su una rotta anti-russa, o il tendenzialmente isolazionista Trump. La mia scommessa è sull’artista delle stronzate Trump. Nel quadro internazionale c’è la stessa lotta, e per come appare, sembrano che gli Stati Uniti siano destinati a diventare una repubblica delle banane.mccain_tyahnybok_public_app_kiev_ap91999496228Aggiornamenti:
Il reporter della BBC da Washington Paul Wood, su BBC Radio oggi:
– vide il “rapporto” ad ottobre
– gli fu detto ad agosto che servizi segreti di Stati Uniti e capi dell’intelligence dell’Europa dell’Est (!) affermavano che la Russia avesse un kompromat su Trump
– Vi sarebbero audio e video a Mosca e San Pietroburgo che nessuno ha visto.
S’indovini di quale servizio d'”intelligence est-europeo” parlava…
C’è chi sostiene che la storia di sesso su Trump nelle 35 pagine proviene dai circoli 4chan dell’alt-destra. Ma non si adatta alla tempistica. I “rapporti” circolarono da agosto. L’affermazione sul sesso fa parte del rapporto di luglio. La storia di 4chan è apparsa a novembre (per quanto possa dire) e fu avanzata su 4chan da un politico vicino al partito democratico. Ma erano vecchie notizie e ciò di rilevante era già noto. E’ molto probabile che la storia di 4chan sia solo un rimaneggiamento della già nota storia del “rapporto” e non abbia alcuna validità.
Paul Wood della BBC ne ha ancora: Le ‘compromettenti’ affermazioni di Trump: Come e perché siamo arrivati qui?
– Nulla delle pagine 35 s’è dimostrato vero
– Vi sono indicazioni su pagamenti di (una banca) russa a qualcuno (non Trump direttamente, ma probabilmente correlato) negli Stati Uniti
– Le domande di pagamento furono usate per delle domande di mandato dal FISA, respinte per due volte(!), ma ad ottobre furono firmate da un nuovo giudice.
– Le domande di pagamento provengono dal servizio segreto di “uno Stato Baltico”.
Altri media mescolano tali domande di pagamento alle 35 pagine. Ma sono questioni diverse. Ieri sera Clapper del DNI aveva un colloquio con Trump, non è chiaro dalla dichiarazione di Clapper di quali problemi abbiano esattamente parlato. Sembrava alludere alle richieste di pagamento, non alle 35 pagine.

Il direttore della National Intelligence James Clapper

Il direttore della National Intelligence James Clapper

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora