Jalta 2.0, terrore degli atlantisti

Ruslan Ostashko Fort Russ, 9 dicembre 2016

14938204Molti di voi hanno probabilmente visto la cosiddetta guida per pessimisti del 2017, pubblicato dall’agenzia Bloomberg. Tale guida, o meglio calendario, elenca tutti gli incubi che potrebbero rovinare l’oligarchia e la burocrazia sovranazionali nel 2017. In tali scenari da incubo, la Russia occupa il primo posto. Ma prima di discutere del film horror che priva del sonno l’élite globale, voglio condividere un’interessante osservazione storica. La cosiddetta “guida dei pessimisti” non è stata inventata ieri. Bloomberg la pubblica ogni dicembre da diversi anni, ed è davvero interessante vedere come i timori dell’oligarchia e della burocrazia sovranazionali siano cambiati nel tempo. Ciò praticamente mette George Soros e Hillary Clinton sul divano dello psicanalista, facendoli sfogare su tutto ciò che li terrorizza, ne provoca la nevrosi e li costringe a prendere sonniferi. Ecco alcune intuizioni dall’analisi dei loro incubi negli ultimi tre anni.
Naturalmente, la Russia è il loro incubo principale. I dettagli, i problemi concreti e le persone cambiano, ma non una cosa, la Russia resta il loro problema principale, la principale fonte delle loro paure e polo d’imprevedibilità planetaria. Sullo sfondo si profilano la Cina e i politici anti-sistema in Europa, ma la Russia è di gran lunga il loro problema numero uno. E’ molto interessante osservare come gli analisti occidentali immaginano certi scenari da incubo che la Russia potrebbe attuare contro l’occidente. Nel 2014, ancora scioccato dall’operazione “persone educate” in Crimea, Bloomberg elaborò la tabella dei territori che potrebbero essere sequestrati dalla Russia nel prossimo futuro, descrivendo un mondo in cui l’esercito russo non prendeva solo l’Ucraina, ma anche i Paesi baltici. E per rendere i loro scritti davvero terribili, descrissero come pensavano che la Russia scateni conflitti militari nell’Artico contro Canada, la Danimarca e Norvegia, e persino sulle Svalbard. Diversi anni fa, la Russia veniva percepita come una sorta di “uomo armato” che minacciava l’oligarchia e la burocrazia sovranazionale con operazioni militari nei punti più lontani del pianeta. Ricordiamolo e arriviamo al dicembre 2016. Ecco la cosa più terrificante. Anche nelle previsioni più pessimistiche, nel corso degli anni, i nostri nemici non consideravano la possibilità che la Russia ottenesse una vittoria militare in Siria liberando Aleppo. Era impossibile dal loro punto di vista. Anche nei peggiori incubi, non avevano mai immaginato un tale successo militare russo. Inoltre, attesero invano un tale scenario a Kiev, Paesi Baltici e Svalbard. Ma la Russia non optava per la guerra a cui i nostri nemici si erano preparati. Se si guarda cosa spaventa nemici come Soros e Clinton, si vedrà una differenza importante tra il 2014 e il 2016. In passato temevano le vittorie militari russe, ma ora temono che la Russia controlli vari territori ed espanda la sfera d’influenza con mezzi puramente diplomatici.
Nella classifica degli incubi per il 2017, forse il thriller geopolitico peggiore è la cosiddetta Jalta 2.0. Questo è ciò che i nostri nemici chiamano possibile accordo tra Trump e Putin sulle sfere d’influenza nel pianeta. Gli analisti di Bloomberg scrivono che Trump potrà rinunciare a Siria, Ucraina e Bielorussia nell’ambito di questo accordo diplomatico. Non ho nemmeno intenzione di chiedere il motivo per cui si pensi che Trump possa “donare” la Bielorussia a Putin. Credo sia dovuto al delirio di onnipotenza peculiare di certi analisti occidentali. Ciò che m’interessa è un altro aspetto. Bloomberg definisce “Jalta 2.0” un possibile accordo tra Putin e Trump. Approfondendo tale metafora si svelano spirito ed ideologia dei nostri nemici, per cui Jalta 2.0 è un incubo. Cosa suggeriscono? Che Putin sia il nuovo Stalin. Bene, e Trump il nuovo Roosevelt. Ancora meglio. Ma la questione principale che si pone è quali vittorie hanno conseguito Putin e Trump per arrivare a una nuova conferenza di Jalta? Si scopre che chi ha perso con Putin e Trump sono i nuovi nazisti, i cui incubi sono descritti dai giornalisti di Bloomberg. La cosa non gli aggrada, ma almeno sono onesti. Prendendo atto che i media statunitensi ne scrivono, non si tratta “di propaganda di Putin”. Ora non rimane che desiderare, noi e i nostri attuali alleati, che nel 2017 il “nazisti 2.0” facciano proprio la brutta fine dei loro predecessori, obbligandoci ad organizzare una nuova conferenza di Jalta.15350448Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Aleppo consacra la strategia di Hezbollah

René Naba, Mondialisation, 8 dicembre 201615384463_348901145474938_7295210096971225039_oAleppo è la svolta della guerra, e la pesante sconfitta dei terroristi e dei loro mandanti occidentali è un epico affronto alla Francia
La Siria e i suoi alleati hanno inflitto una pesante sconfitta ai nemici nella guerra lanciata contro questo Paese sei anni fa, riprendendo il controllo della città vecchia di Aleppo, importante svolta della guerra, primo passo per sventare il piano di spartizione regionale degli occidentali. A 48 ore dalla Conferenza internazionale in Siria dei “Paesi che rifiutano la guerra totale”, la svolta militare è un colpo magistrale alla Francia, organizzatrice dell’incontro. Aleppo è caduta, ex-roccaforte dei terroristi, secondo lo scenario osservato a Yabrud, 80 km a nord-est di Damasco, il 15 marzo 2014, giorno dell’annessione della Crimea alla Russia con un referendum, svuotando la conferenza di Parigi e ammutolendo il coro degli islamistofili che per sei anni si appollaiano sui trespoli nazionali, ostentando falsità e farsa.

Francia ridimensionata
Scacciati i principali responsabili francesi della guerra in Siria (Nicolas Sarkozy, Alain Juppé, Francois Hollande, Laurent Fabius, Manuel Valls), la sconfitta di Aleppo, oltre alla sconfitta in Siria, è tra quelle che segnano la storia militare e diplomatica francese da almeno due secoli. Esattamente come Waterloo nel 1815, passando da Fascioda, spedizione in Messico, Sedan (1870), capitolazione verso la Germania nazista dopo 39 giorni di combattimenti, nel giugno 1940, finendo a Dien Bien Phu (1954), Suez (1956) e Algeria (1962). Tale tracciato delle sconfitte diplomatiche della Francia è oggetto dello storico Marcel Gauchet, che diagnostica un verdetto netto: “Nel giugno 1940, la Francia improvvisamente finì di essere una grande potenza“. Sulla scia del crollo in Siria, la Francia, volente o nolente, viene ridimensionata. Non avendo i mezzi per la sua politica, riduce la politica ai suoi mezzi.

I piani di battaglia di Hezbollah nella guerra in Siria insegnati nelle accademie militari russe
La liberazione di Aleppo da parte delle forze governative siriane suggella il ritorno del potere centrale nel cuore del “Paese utile”, rappresentato dalle cinque maggiori città siriane (Damasco, Aleppo, Homs, Hama, Lataqia). Duro colpo strategico e psicologico ai terroristi, questa vittoria clamorosa del potere baathista e dei suoi alleati internazionali e regionali (Russia, Iran, Hezbollah) potrà cambiare l’esito del conflitto. L’ex-prigioniero politico siriano, Michel Kilo, traditore comunista delle petromonarchie, vede senza mezzi termini che “l’Arabia Saudita è un Paese che non conosce né democrazia né diritti umani. Un Paese in cui non vi è alcun senso per l’arabismo e l’Islam. I sauditi e le altre petromonarchie del Golfo vogliono la distruzione della Siria, non l’instaurazione della democrazia nel Paese“, proclamava il vecchio commensale del principe Bandar bin Sultan, il capo dei terroristi nella prima fase della guerra alla Siria.
La porta, “al-Bab”, a una trentina di chilometri ad est di Aleppo, sarebbe il prossimo passo dell’offensiva del governo per bloccare l’accesso alla capitale economica della Siria e congelare la progressione delle forze curde e turche nelle zone di confine, preludio al crollo dei terroristi in Siria. La continuazione dell’offensiva governativa verso le ultime roccaforti di Idlib e Raqqa, darà il colpo di grazia al piano di smembramento del Paese sotto la tutela atlantista. Ispirati dal precedente di Bengasi, nel caso della Libia, Aleppo, per gli strateghi turchi e occidentali, doveva fungere da testa di ponte degli aiuti umanitari per i profughi e militari per i terroristi, fino alla disintegrazione del regime con la guerra di logoramento. Secondo i russi, uno dei principali architetti dell’inversione di tendenza è Hezbollah, ora promosso a stratega.607082501001498640360noSul ruolo di Hezbollah e Iran in Siria
La guerra in Siria ha consacrato Hezbollah a stratega e fatto della formazione sciita diretto interlocutore del comando russo, i cui piani di battaglia attuati per cinque anni in questo Paese ora vengono insegnati nelle accademie militari russe. “In prima linea, l’ayatollah ha potuto neutralizzare rapidamente gli effetti dell’avanzata dei terroristi, il 28 ottobre 2016, favorendo la tregua umanitaria nell’ovest della capitale economica della Siria, colmando le lacune soprattutto nella zona delle posizioni chiave dell’Esercito arabo siriano: l’Accademia militare e la città di Assad”, secondo il quotidiano libanese al-Akhbar, la cui versione in arabo è in questo link.
Hezbollah, che ha dovuto lamentare la perdita in Siria di diversi leader di primo piano, soprattutto Muhamad Badradin, capo dell’ala militare di Hezbollah, Jihad Mughniyah, figlio del fondatore dell’ala militare Imad Mughniyah, Samir Qintar, ex-decano dei prigionieri politici arabi in Israele e comandante della difesa aerea missilistica, riusciva a sventare la risposta dei terroristi. Vanificandone l’offensiva con dodici autocarri carichi di esplosivo, Hezbollah spazzò via i distaccamenti d’assalto nemici di Jaysh al-Fatah e gruppuscoli alleati, imponendo i combattimenti per strada, ripulendo edificio dopo edificio per eliminarne i resti dalla zona dei combattimenti, conclude il quotidiano di Bayrut. Davanti ai risultati della battaglia e all’abilità strategica e tattica che i capi militari di Hezbollah hanno mostrato nel teatro operativo di Aleppo, affrontando sia l’operazione “grande epopea” del 28 ottobre, che l’operazione “conquista di Abu Umar Saraqab” presso Dara (Siria meridionale), durante l’assalto dei terroristi nella battaglia di Shaiq Misqin, il comando militare russo chiese, a metà novembre, un incontro diretto con il comando di Hezbollah chiedendogli che i suoi piani di battaglia siano insegnati nelle accademie militari della Russia, scrive il giornale. Abu Umar Saraqab guidava la maggiore coalizione di ribelli e terroristi in Siria, responsabile dell’occupazione di Jisr al-Shughur. L’annuncio della morte su twitter del suo gruppo, Jabhat Fatah al-Sham, ex-Jabhat al-Nusra, avvenne un paio di mesi prima dell’adesione ad al-Qaida. Il gruppo fa parte del movimento della coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli Stati Uniti. L’incontro tra i militari di Russia ed Hezbollah a metà novembre, fu il primo tra i due alleati nella guerra in Siria. Fino ad allora, gli scambi tra le parti furono nelle consultazioni regolari quadripartite a Baghdad, nel Centro comando comune (Russia, Iran, Siria, Hezbollah), o nel centro operativo congiunto in Siria ed anche sul campo di battaglia. Dall’intervento militare russo in Siria, il 1° settembre 2015, Hezbollah è stato attento ad evitare il contatto diretto con la gerarchia militare russa per via delle differenze sui rispettivi approcci al conflitto arabo-israeliano. Durante la visita di Dmitrij Medvedev, in Israele, a fine novembre 2016, il premier russo chiese ai suoi interlocutori israeliani delle loro differenze con Iran ed Hezbollah, precisando: “Hezbollah non è un’organizzazione terroristica e l’Iran non è nostro. Iran e Hezbollah sono nostri alleati nella guerra in Siria“. La battaglia per la conquista di Aleppo ha reso così Hezbollah uno stratega piuttosto che un semplice esecutore della strategia iraniana, uno dei principali attori militari contro Israele e in Siria.

Sul piano militare: Humaymim e Tartus, missili S-400 e semoventi Buk e Pantsyr
La Russia ha due basi in Siria, la base aerea di Humaymin, a sud-est di Lataqia, e l’importante base navale di Tartus. Il dispositivo difensivo include missili da crociera K-300P, autocarrati e con radar, dalla gittata di 300 km; le batterie di missili S-400 Trjumf, ad Humaymin, la cui gittata copre l’intero Mediterraneo orientale (Siria, Turchia, Cipro, Libano, Israele), garantendo la protezione non solo dello spazio aereo della Siria, ma anche della zona di schieramento di Hezbollah nel sud del Libano. Il raggio di azione va da 20 a 400 km e la quota da 3 a 30 km. Sovrapponendosi alla missione della forza navale articolata attorno alla portaerei Admiral Kuznetsov, completata dal sistema missilistico semovente Buk da difesa aerea a medio raggio, il più efficace al mondo. La linea di difesa immediata di Humaymin comprende il sistema antiaereo Pantsyr. La Russia ha inoltre dotato l’Esercito arabo siriano del sistema di difesa aereo S-200VE.

La Cina compie la grande avanzata strategica nel Mediterraneo: Tartus (Siria) e Sharshal (Algeria)
Nel 2016, la Cina entrava militarmente in Siria, importante passo avanti strategico del Regno di Mezzo nel Mediterraneo, costruendo una piattaforma operativa navale per la Marina cinese nella base russa di Tartus. Ansiosa di alleviare le finanze russe e di sostenere lo sforzo bellico della Siria, la Cina ha fornito aiuti militari per 7 miliardi di dollari alla Siria, le cui forze combattono ad Aleppo i terroristi uiguri (musulmani cinesi), dove 3500 famiglie, quasi diecimila persone, si trovano. Gli uiguri, a memoria dell’osservatore, non sono mai morti per la Palestina, neanche uno. Ma molti sono contro la Siria per via della perversione settaria della loro ideologia. I terroristi uiguri provengono dalla provincia del Xinjiang in Cina, al confine con otto Paesi (Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Tagikistan, Pakistan e India). Dato ciò, la Siria è il ricettacolo del terrorismo globale, anche dalla Cina. Molti uiguri combattono in Siria sotto la bandiera del “Movimento islamico del Turkmenistan dell’Est”, separatisti armati il cui obiettivo è la creazione dello “Stato islamico uiguro” nello Xinjiang. I terroristi uiguri sono aiutati dai servizi segreti turchi che li inviavano in Siria attraverso la Turchia, generando tensioni tra i servizi di intelligence turchi e cinesi, essendo la Cina preoccupata dal ruolo dei turchi nel sostenere i terroristi uiguri in Siria, buon indizio del ruolo del sostegno turco nei combattimenti nello Xinjiang. Per approfondire sulla connessione turchi-uiguri.
La Cina ha già strutture portuali per la propria flotta nel Mediterraneo, come la grande base navale algerina di Mars al-Qabir, e prevede di ampliare gli sforzi per avere nuovi servizi per la flotta a Sharshal. La città sulla costa mediterranea ospita l’Accademia militare mista, la più grande accademia militare congiunta dell’Africa. Le estremità del Mare Nostrum, una linea mediana da Algeri al porto del Pireo, roccaforte del commercio cinese in Europa, riuniscono le fortezze navali cinesi di Tartus e Sharshal. Una linea vista dal mondo come linea di demarcazione del nuovo rapporto di forze mondiale. Una linea tracciata con l’inchiostro indelebile, a poca distanza dal Colosso di Rodi. Hic Rhodus Hic Salta: il passaggio del Rubicone avverrà tra Mediterraneo occidentale, Nord Africa, Africa settentrionale, Ponente arabo ed ex-Ifriqiya romana. Sulla strategia cinese nel Mediterraneo e le relazioni tra Algeria e Cina.32Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti sono soli nella presunta “lotta” contro lo Stato islamico

The New Atlas 7 dicembre 2016aleppo-citadel-2Daniel Byman del Brookings Institution in un articolo intitolato “I limiti degli attacchi aerei nella lotta allo Stato islamico“, si lamenta che la presunta guerra degli USA allo Stato Islamico (IS) sia limitata dalla mancanza di alleati capaci. L’articolo dice specificamente che: “Il problema è che gli alleati locali sono spesso strumenti difettosi: corrotti, inefficaci e brutali. Spesso sono necessarie le truppe statunitensi per rafforzare le forze locali, avere le informazioni necessarie, e in caso contrario, sopportarne il peso”. Byman conclude che il potere aereo degli Stati Uniti, “assenti altri strumenti e un’ampia strategia“, sarà sempre limitato. E in effetti per gli Stati Uniti, se il loro obiettivo fosse mai eliminare lo Stato Islamico, l’uso della sola forza aerea, chiaramente senza alleati capaci, sarebbe uno sforzo che va dal limitato all’assolutamente inutile, se non del tutto controproducente. Se si crede che gli Stati Uniti fossero in Siria e Iraq per combattere lo Stato Islamico, o semplicemente usassero l’organizzazione terroristica per minarne i governi e rimanere rilevanti e presenti nella regione, l’assenza di alleati capaci (oltre, forse, allo stesso Stato islamico) è un problema evidente e grave.

Russia ed Iran hanno alleati efficaci
Al contrario, Russia e Iran sono in Medio Oriente per schiacciare lo Stato islamico. Entrambi sanno che la caduta di Siria o Iraq in mano a terroristi pesantemente armati e sponsorizzati dall’agglomerato tra Stati di NATO e Golfo Persico, equivarrebbe a un prossimo trampolino di lancio per la destabilizzazione e la grande guerra entro i loro confini. Per Russia e Iran, avere alleati molto efficienti ne spiega molto bene il successo rispetto al netto fallimento, ritirata dal conflitto e anche dalla regione degli Stati Uniti. Le forze siriane con il supporto a terra degli iraniani e aereo dei russi, hanno riconquistato la città settentrionale di Aleppo lasciando solo la città orientale di Raqqa e la città nord-occidentale di Idlib da liberare. Idlib, dove la maggior parte dei terroristi supportati da NATO-Golfo Persico fugge, è una città inutile e secondaria rispetto ad Aleppo e altri centri urbani già liberati dalle forze siriane ed alleate. Infatti, la stragrande maggioranza della popolazione siriana vive nel territorio governativo. L’Esercito arabo siriano e le varie milizie alleate sono alleati seri ed affidabili che combattono su un piano e un livello di consapevolezza con cui alcun esercito che l’occidentale possa “creare” o “trovare” può competere. Escludendo l’intervento militare occidentale diretto, non solo Siria e Iraq sconfiggeranno Stato islamico e altre organizzazioni terroristiche che operano entro i loro confini, ma la pace e la sicurezza che imporranno muteranno i rapporti di forza nel Medio Oriente, rendendo ancora più difficile agli Stati Uniti trovare alleati efficaci e collusi con i loro piani regionali.15440418New Atlas è una piattaforma multimediale di analisi e articoli geopolitici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vittoria della Russia in Siria: il vero significato della tragedia dell’ospedale ad Aleppo

Ruslan Ostashko, Fort Russ, 8 dicembre 2016

Le dottoresse Nadezhda Durachenko e Galina Mikhajlova, assassinate dai terroristi filo-occidentali ad Aleppo. Nessuna Boldrini o affine, ha pigolato sul femminicidio.

Le dottoresse Nadezhda Durachenko e Galina Mikhajlova, assassinate dai terroristi filo-occidentali ad Aleppo. Nessuna Boldrini o affine, ha pigolato di femminicidio.

Non sono sorpreso dai doppi standard dei media e dei capi occidentali che non riconoscono il fatto che i nostri medici militari sono stati uccisi o dichiarano che “gli sta bene”. Sono ancor meno sorpreso dall’assenza di condoglianze di “circostanza” offerte in occasione dell’omicidio dei nostri consiglieri militari. Dirò qualcosa di cinico: sarei molto preoccupato se i media e i politici occidentali improvvisamente facessero altrimenti. Il punto è che la cavalleria è un lusso che solo i vincitori possono permettersi, e le forze globaliste in Siria subiscono una gravissima sconfitta dalle conseguenze di vastissima portata. Pertanto, quando il Pentagono sorride e la Croce Rossa Internazionale sputa sulla memoria dei nostri medici, significa che tutto è in ordine. Questo vuol dire che facciamo ciò che è necessario e che le nostre truppe sono dalla parte giusta della storia e sono vicinissime alla vittoria. I nostri nemici sputano da sempre sulle tombe dei morti quando non riescono a sconfiggere i vivi. Questo è un segno sicuro che perdono e noi vinciamo. La situazione per i globalisti che coordinano i terroristi dell'”opposizione siriana” è così disperata che faranno qualsiasi cosa per rovinare la vicina vittoria delle truppe russe in Siria. La catastrofe incombe sui globalisti e si avvicina il momento in cui saranno privati della leva finanziaria, come la leva del controllo di certe risorse militari statunitensi. Un comandante prudente ora negozierebbe con calma con Mosca il ritiro degli istruttori militari statunitensi da Aleppo dove coordinavano i terroristi. Ma invece, i globalisti sparano coi mortai su un ospedale russo come addio, sapendo perfettamente che la risposta sarà il massimo spargimento di sangue. Le probabilità che gli istruttori occidentali escano da Aleppo vivi è ormai zero. E’ evidente che non si preoccupano della sorte dei loro istruttori e che non gliene potrebbe fregare di meno, proprio perché il Pentagono finirà presto nelle mani di Trump. Non potranno utilizzare più tali istruttori. Allora, perché proteggerli? Secondo la logica del team di Clinton in uscita, è molto più importante e interessante rovinare la festa e far costare ancora di più la vittoria russa. Non c’è nulla di sorprendente, la logica dei globalisti, per i quali siriani e statunitensi sono carne da cannone per le loro guerre personali, si riflette cristallina in questa situazione. Non so voi, ma mi ricorda l’aprile 1945, quando affrontammo un maniaco che si comportò in modo simile, finendo molto male.
Seguo da vicino le guerre di informazione contro la Russia, e ricordo molto bene come ci dicessero ad ogni passo che la Siria sarà il nuovo Afghanistan della Russia. Ricordo come specialisti sul Medio Oriente ci hanno detto che Assad era segnato in ogni caso. Ricordo come ci dissero che Aleppo è inespugnabile e che Turchia e Stati Uniti avrebbero lottato fino alla fine per proteggere i loro terroristi in Siria. In sostanza c’invitavano a riconciliarsi con tali “fatti” e a non cercare d’interferire nei piani dei clintoniani per rimodellare il Medio Oriente, pensando ai gasdotti del Qatar verso l’Europa e trasformando la regione in una fabbrica di terroristi da usare per attaccare la Russia. Ma cosa vediamo ora? Assistiamo non solo alla battaglia finale per Aleppo, ma al trionfo delle Forze Armate e dei consiglieri militari russi. Abbiamo imparato a combattere con la massima preoccupazione per la vita dei nostri soldati. Ecco perché i casi in cui non riusciamo a salvare i nostri medici o consiglieri militari, sono così dolorosi. Si può già dire che la loro morte non è stata vana. Oltre agli ovvi vantaggi geopolitici ora in gioco e alla drastica riduzione dei terroristi che potrebbero, in altre circostanze, presentarsi in Russia, l’operazione in Siria ha mostrato a noi stessi e al mondo che la Russia può difendere i propri interessi geopolitici oltre i propri confini, anche meglio di quanto facesse l’URSS. 25 anni fa, l’operazione in Afghanistan permise alla società d’essere indifferente o perfino d’accettare il crollo dell’Unione Sovietica. Ma ora la nostra operazione in Siria fa il contrario: rafforza la nostra fiducia nella nostra forza e nel nostro Paese. Questo va molto bene. Forse 25 anni fa imparammo a trarre le giuste conclusioni dagli errori del passato.

Funerali del pilota Oleg A. Peshkov, del velivolo abbattuto a tradimento dai turchi, nel novembre 2015

Funerali del pilota Oleg A. Peshkov, del velivolo abbattuto a tradimento dai turchi, nel novembre 2015

Come i commando russi liquidano i terroristi ad Aleppo
Rusreinfo 9 dicembre 2016

97540_800Il successo dell’Esercito Arabo Siriano ad Aleppo deve molto alle operazioni delle Forze Speciali russe nella regione, che disturbano i gruppi terroristici liquidandone i comandanti.
Nelle ultime settimane nella regione di Aleppo decine di capi di vari gruppi sono stati eliminati da cecchini e operazioni aeree mirate basate sulle informazioni trasmesse da infiltrati e forze speciali russe sul campo. Questo è il metodo che Israele segue contro i gruppi terroristici: gli infiltrati individuano i capi dei terroristi, forse mettono un GPS sulle loro auto, e poi un drone o aviogetto lancia un missile sul bersaglio. L’assenza di coordinamento dei comandi provoca sbandamento e fuga nei gruppi terroristici, e l’Esercito arabo siriano può quindi facilmente neutralizzarli. Secondo informazioni riservate, molti cittadini statunitensi, inglesi e tedeschi, mercenari o ufficiali agli ordini dei loro governi, sarebbero caduti sotto le pallottole dei cecchini o degli attacchi mirati. Questo è probabilmente uno dei motivi dell’attuale isteria a Washington e Berlino sull'”aggressione russa in Siria” e dei tentativi disperati di raggiungere una tregua, giustamente respinta dalla Russia che nota come i precedenti cessate il fuoco, quando rispettati dai terroristi, furono utilizzati per consentirgli di riorganizzarsi. Senza pregiudicare gli ordini che il presidente Trump darà a gennaio, è chiaro che Obama s’imbarca in una corsa sfrenata di cui va chiesto quale sia il vero obiettivo: rendere la situazione il più difficile possibile per Trump, o innescare un’escalation con la Russia prima del giuramento di Donald Trump? Tutto è possibile nelle prossime settimane.
spetz-1728x800_cTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ‘Battaglia di Berlino’ sarà l’ultima del globalismo

Wayne Madsen  Foundation Strategic Culture 02/12/2016angela-merkel-martin-schulz-1-770x561Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha smesso di lavorare a Strasburgo e punta a una carica più alta a Berlino. Schulz, che nel 2003 fu paragonato dal Primo ministro italiano Silvio Berlusconi a una guardia di campo di concentramento nazista, sembra pronto a prendere il timone del partito socialdemocratico (SPD) per impedire alla Germania di entrare nei ranghi della nazioni anti-Unione europea. Schulz, intuendo che Angela Merkel, capo dell’Unione Democratica Cristiana (CDU) e cancelliera eurofila della Germania, in difficoltà mentre annuncia l’intenzione di concorrere al quarto mandato nel 2017, cerca di prendere finalmente da Sigmar Gabriel le redini della SPD, partner della coalizione della Merkel. Per il momento, Schulz sarà felice di divenire ministro degli Esteri al posto di Walter Steinmeier del SPD, che ha deciso di divenire presidente della Germania. Schulz torna a Berlino politicamente ferito. Il Parlamento dell’UE respinge Schulz dal terzo mandato come suo presidente. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, campione spesso alticcio di un’Europa federale e dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, minacciava di dimettersi se Schulz veniva respinto dall’assemblea di Strasburgo. Schulz, sconfitto, decideva di continuare la lotta per l’Europa unita al Bundestag tedesco e nella “grande coalizione” della Merkel tra CDU e SPD. Tuttavia, il tiepido sostenitore della coalizione della Merkel, il Primo ministro bavarese Horst Seehofer, avanzava l’intenzione di sfidare la Merkel a cancelliere. Seehofer è un feroce critico della politica dei migranti della Merkel, che ha aperto i confini della Germania a oltre un milione di rifugiati musulmani principalmente dalle zone di guerra di Siria, Iraq, Afghanistan e Africa. Merkel, Schulz e Gabriel continuano a sostenere la politica migratoria della porta aperta, anche da elettori. Seehofer ha realizzato un’alleanza anti-migrazione con i leader dei Paesi alpini limitrofi, in particolare l’Austria. Il candidato presidenziale del Partito della Libertà (OVP) austriaco Norbert Hofer, che si oppone a UE e politica migratoria della Merkel, ha recentemente espresso le sue idee sulla Merkel nel corso di un dibattito con l’avversario pro-UE dei Verdi. Hofer ha detto che Merkel “ha inflitto danni considerevoli all’Europa aprendo i confini ai rifugiati e, di conseguenza, centinaia di migliaia di profughi, tra cui terroristi, sono passati dall’Austria”. Seehofer ha più in comune con il Partito Liberale austriaco di Hofer e il suo leader Heinz-Christian Strache, che la presunta alleata Merkel. L’unica cosa che continua a legare Seehofer alla campionessa delle frontiere aperte Merkel è l’avanzata della controparte tedesca dell’OVP, Alternativa per la Germania (AfD). L’anti-migranti AfD ha sottratto il supporto a CDU-CSU in Germania, con la notevole eccezione della Baviera. L’AfD ha vinto seggi in dieci assemblee statali ed ha il 15 per cento nei sondaggi di opinione. Questo “matrimonio di convenienza” tra Seehofer e Merkel volgerebbe al termine mentre il Primo ministro della Baviera vede l’opportunità di sfidare Merkel per la leadership della CDU-CSU, alla guida di una coalizione conservatrice anti-migranti che sfida l’euro-fanatico Schulz sul palcoscenico nazionale.
TV duel of Schulz, Juncker for EU electionsI rapporti tra gli “alleati” CDU e CSU si ruppero nel 1976, quando il capo della CSU Franz-Josef Strauss recise l’alleanza del partito bavarese con la CDU di Helmut Kohl. Seehofer sa che ha più forza politica di Merkel poiché nei sondaggi i sostenitori dell’AfD indicano che il leader bavarese è più popolare della leader dell’AfD Frauke Petry. La CSU di Seehofer ha, quindi, adottato la dura politica sulla migrazione dell’AfD per corteggiarne i sostenitori. La retorica di Seehofer sui migranti corrisponde a quella dell’AfD. Nel gennaio 2016, Seehofer disse al congresso della CSU che tre milioni di migranti in Germania creeranno un “Paese diverso”, aggiungendo che “la gente non vuole che la Germania o la Baviera diventino un Paese diverso”. Con la CSU e l’AfD Seehofer può estromettere Merkel dalla leadership dell’Unione CDU-CSU. Non solo Seehofer crea un’alleanza operativa con il Partito della Libertà austriaco, ma ha anche raggiunto l’anti-migranti Primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban. Seehofer si recò a Budapest a marzo per sostenere l’opposizione di Orban al piano dell’UE di Juncker, Schulz e Merkel per ridistribuire i migranti tra i 28 Stati membri dell’UE, oltre ai quattro membri del trattato di libero scambio di Schengen (Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda) sulla base del sistema delle quote. Seehofer ha anche stretti legami con l’anti-UE e anti-migranti Partito del Popolo svizzero (SVP), arrivato al 29,5 per cento nelle elezioni del 2015 per la camera del Parlamento svizzero. Seehofer ha raggiunto anche il neo-Presidente degli USA Donald Trump, che ha definito la politica dei migranti della Merkel un “disastro” che ha solo aumentato la criminalità in Germania. Seehofer ha invitato Trump in Baviera, nella possibilità che il primo viaggio all’estero di Trump presidente sia per la conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera nel febbraio 2017. Ciò che preoccupa di più globalisti e atlantisti è un’Europa dominata da leader nazionalisti in Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Austria, Svizzera, Ungheria e altri Paesi, che cooperi con Trump a Washington e il Presidente Vladimir Putin a Mosca per districare l’Europa da UE, confini aperti, NATO e politica globalista. Quando Seehofer visitò Mosca l’anno scorso incontrando Putin, l’SPD fu aspramente critico verso la politica estera parallela di Seehofer. Un funzionario dell’SPD tuonò, “La politica estera è fatta a Berlino, non a Monaco di Baviera”. La CSU e Seehofer hanno rifiutato tale premessa. La Baviera, dalla lunga storia d’indipendenza da Berlino, vede il governo della CSU creare stretti legami con i partiti affini alpini, tra cui l’UDC in Svizzera, OVP in Austria e il piccolo partito irredentista del Sud Tirolo SVP nel nord Italia. Seehofer ha portato il minuscolo Liechtenstein nell’alleanza alpina. Nel viaggio del 2015 a Monaco, per visitare Seehofer, il primo ministro del Liechtenstein Adrian Hasler affermò “Vorremmo continuare a coltivare l’ottimo clima con la “Baviera libera” in senso positivo. Sono quindi lieto di vedere la continuazione dei buoni rapporti tra Baviera e Liechtenstein”. Seehofer ha anche più in comune con l’anti-migranti presidente socialdemocratico della Repubblica Ceca Milos Zeman e l’alleato partito comunista ceco, che con i partner dell’SPD tedesca. Seehofer può anche contare sul sostegno anti-migranti dei Quattro di Visegrad (V4); Polonia, Slovacchia, Ungheria e Cechia. L’austriaco Hofer vede anche una causa comune tra Austria e V4 sui temi dei migranti e l’UE.
schulzSeehofer coincide su Trump con la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese Marine Le Pen, che definisce l’elezione di Trump “rivoluzione politica”. Le Pen e altri leader nazionalisti europei vedono nascere la “rivoluzione” nel giugno 2016 con il “sì” a sorpresa per la Brexit, con il Regno Unito che lascia l’UE, seguita dalla vittoria a sorpresa di Trump nelle elezioni presidenziali degli USA e la previsione della vittoria della Le Pen nelle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno. Le Pen ha promesso di tenere il referendum per la “Frexit” sull’adesione francese all’UE. Con i sogni euro-atlantisti dei globalisti in frantumi Seehofer vede, ovviamente, la possibilità di prendere il timone della Germania da una Merkel sempre più impopolare e guidare la Germania verso l’“atterraggio morbido” sulla scia della dissoluzione dell’UE. Il primo compito di Seehofer a capo della Germania sarebbe scartare con cura l’euro e reintrodurre il marco in una forma che possa essere utilizzata anche da Austria, Benelux e Stati dell’Europa orientale che scelgano di optare per un comune sistema monetario a guida tedesca. Se Seehofer assumesse il cancellierato della Germania dalla screditata Merkel, ci sarà la battaglia finale contro la globalizzazione e l’UE nelle sale del potere a Berlino. Tale battaglia vedrà Seehofer e i suoi alleati anti-immigrati e anti-UE contro le forze guidate dal “kapò” Schulz. Una lotta politica che deciderà non solo il futuro dell’Europa, ma del mondo intero.

Seehofer e Orban

Seehofer e Orban

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Foundation Strategic Culture.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora