George Soros è collegato al terrorismo

Soros è un importante sostenitore di Hillary Clinton
Wayne Madsen, Infowars 23 maggio 2016

cia_clandestine_ops_v139_400xIn un’epoca di continue “false flag” terroristiche, un documento Top Secret della Central Intelligence Agency, il National Intelligence Daily del 4 febbraio 1987, suggerisce un legame tra George Soros e un attentato terroristico nell’ex-Cecoslovacchia.
Nel 1986-1987 si videro i primi effetti della glasnost di Mikhail Gorbaciov che entrava in vigore in Europa orientale. George Soros, la cui speculazione monetaria ne fece uno dei pochi vampiri di Wall Street a sfruttare finanziariamente il “crash dell’ottobre 1987”, cominciò ad approfittare della situazione in Europa orientale. Due settimane dopo il “Lunedì nero” del 1987, Soros cortocircuitò il dollaro statunitense col suo Quantum Fund che chiuse con un guadagno del 13 per cento. Soros riciclò il denaro presso dei gruppi in Europa orientale, i cui fondi della CIA erano chiamati “cash kosher”. Soros voleva indebolire i governi comunisti di allora. Uno dei primi obiettivi fu la Cecoslovacchia. Soros, che aveva già legami con la CIA avendo partecipato e finanziato vari gruppi della CIA, tra cui il Council on Foreign Relations, inviò molto contante a gruppi di pressione “pro-democrazia” come Charta 77 in Cecoslovacchia o Solidarnosc, ora noti come null’altro che facciate della CIA. Infatti, la Fondazione Charta 77 ricevette un terzo dei finanziamenti da Soros, e una notevole quantità del finanziamento residuo da enti legati alla CIA come il National Endowment for Democracy (NED). Soros iniziò ad infiltrasi in Europa orientale nel 1984, quando la sua Fondazione di New York firmò un accordo con l’Ungheria per creando la Fondazione Soros di Budapest. Infine, la Fondazione Soros di Budapest si fuse con il fronte della guerra fredda della CIA a Parigi, la filiale francese del Congresso per la libertà della cultura. Il campionario di “rivoluzioni” a tema di Soros con la pratica della piazza “non violenta” ha spesso portato i gruppi di Soros a commettere violenze. Questo s’è visto a Kiev, Tbilisi, Caracas, Cairo, Sana e Damasco. Agenti e soldi di Soros inondarono la Cecoslovacchia a sostegno di Carta 77 e dei capi Vaclav Havel e Karel Schwarzenberg dell’opposizione ceca a Vienna.
Soros alzò la posta contribuendo a finanziare attentati terroristici in Cecoslovacchia? Il rapporto della CIA afferma che “il recente attentato al quartier generale del Partito Comunista cecoslovacco a Ceske Budejovice e i successivi attentati ad edifici del partito in altre città allarmavano le autorità, aumentando la sicurezza delle strutture nel Paese a livelli senza pari (scriveva la fonte delle informazioni della CIA)“. La CIA rivela che l’allora governo di Praga accusò agitatori stranieri che agivano tramite “bande giovanili”. I principali finanziatori dei gruppi di agitazione giovanili contro il governo comunista, all’epoca erano Soros e NED. La domanda resta: George Soros autorizzò atti di terrorismo contro il governo cecoslovacco? Se è così, perché Soros non è in carcere per favoreggiamento del terrorismo in Europa? L’analisi della CIA degli attentati terroristici concluse che le violenze fossero opera di un “gruppo estero”. Ancora una volta, il dito puntava su Soros. Un intero paragrafo della relazione sugli attentati cecoslovacchi è ancora censurato dalla CIA, che riteneva che gli attentati furono attuati per mobilitare la popolazione cecoslovacca “di solito apatica”. La CIA ha una sua sordida storia nel risvegliare le popolazioni apatiche con l’utilizzo di attentati terroristici false flag. Soros è un importante contribuente della campagna di Hillary Clinton. Le possibili attività di Soros nel 1986 e 1987 possono finalmente dimostrare che la campagna di Clinton è finanziata dal cassiere del terrorismo.30634_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Austria infelix: conservatorismo e puzza di frodi?

Jacques Sapir, Russeurope 24 maggio 2016hofer-van-der-bellenUna prima analisi dei risultati delle elezioni presidenziali in Austria conferma le riflessioni fatte a caldo sul peso del “conservatorismo” degli elettori. Ma apre anche le porte al sospetto di frodi. Ecco di cosa si tratta. I risultati ufficiali sono questi:
Risultati ufficiali riportati dal Ministero degli Interni austriaco

                                                 1° turno       2° turno        variazione     variazione in percentuale
Voti al seggio                      3.744.396       3.731.832        -12,564                                 -0,34%
Voti per posta                         534.774          746.110         211.336                                 28,33%
Totale                                   4.279.170        4.477.942       198.772                                  4,44%
Percentuale
del voto per posta                 12,5%         16,7%

Le conclusioni che si possono trarre da questa tabella sono: “C’è il forte aumento dei voti per posta. Ora questi elettori sono generalmente di due categorie, austriaci residenti all’estero (espatriati, pensionati) e austriaci nelle case di cura. Eppure è questo voto che ha permesso la vittoria del candidato “verde”, perché l’FPO (populista) ha avuto la maggioranza nei risultati “nel seggio elettorale” (52%). Non riuscendo a sapere la percentuale di voti utili “non residenti”, si può ragionevolmente ipotizzare che i voti supplementari provengano dalle case di cura. Il voto per posta ha favorito nelle elezioni precedenti l’OVP conservatore. Questi elettori, se hanno espresso “liberamente” il voto, sono quelli dalla maggiore probabilità di esprimere un riflesso “conservatore”, confermando l’analisi della nota precedente [1]. Ciò distrugge la tesi mediatica della mobilitazione dei giovani laureati, come gentilmente riportato dai media (il telegiornale delle 20 su Fr2) che, ovviamente, votano al seggio elettorale. Tuttavia, la partecipazione nei seggi, in realtà, non s’è contratta leggermente tra i due turni? Ma potrebbe evocare un’ipotesi sgradevole. Sapendo che tale voto è espresso anziani, persone in qualche modo vulnerabili psicologicamente, è ragionevole che un sospetto di pressioni su questa categoria di elettori sia evocato. Dato l’esiguo margine del candidato dei “verdi”, non è impossibile che la pressione su un gruppo vulnerabile di elettori abbia distorto l’esito delle elezioni presidenziali. Un accenno cui Spiegel fa eco il 24 maggio.van-der-bellen[1] J. Sapir, “Le lezioni d’Austria”, RussEurope 23 maggio 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sistema di allarme antimissile in Crimea sarà riattivato

Nikolaj Litovkin, RIR, 23 maggio 2016

Il Ministero della Difesa russo ha detto che prevede di riaprire la stazione radar nella penisola di Crimea. Secondo gli esperti militari, la decisione è stata presa in risposta all’intensificata attività della NATO in prossimità delle frontiere meridionali e occidentali della Russia.radar_eng_2Il Ministero della Difesa russo è deciso a riattivare la stazione radar in Crimea che rileverà i missili lanciati dal Mar Nero e dal Mediterraneo, secondo il quotidiano Izvestija. La stazione radar del sistema di allarme missilistico (MWS) della Russia nella penisola potrà identificare il lancio di missili balistici e da crociera e testate supersoniche. L’elemento nuovo dell’MWS aumenterà la capacità di difesa della Russia a sud e sud-ovest.

Perché ora?
Negli ultimi anni la NATO ha aumentato l’attività delle sue navi nei mari Mediterraneo e Nero, schierando ulteriori unità nella base navale di Rota, in Spagna“, spiegava Viktor Murakhovskij, redattore capo della rivista Arsenal Otechestva (Arsenale della Patria). “La base non solo ha sistemi antimissile ma anche missili da crociera che possono essere utilizzati contro la Russia. Mosca deve reagirvi“, aveva detto. Nel 2013, Murakhovskij disse che la Russia registrò il lancio di missili a medio e lungo raggio da Israele nell’ambito del test del sistema di difesa aerea del Paese. “Dal punto di vista tecnico-militare, è chiaro che è facile collocare una testata su tali oggetti e per il ‘bersaglio’ il missile diventa un’arma reale“, affermava Murakhovskij, che riteneva che le principali preoccupazioni di Mosca nascano dalla diffusione del sistema antimissile europeo degli Stati Uniti in Romania. “La nuova base è dotata del sistema Aegis terreste con sistemi di lancio universali MK-41 che possono essere utilizzati per lanciare missili e Mosca non può determinare di quali missili sono dotati i MK-41: missili antimissile SM-3 o missili da crociera Tomahawk“, affermava Murakhovskij.

I programmi sul nuovo sistema di allarme missilistico
300px-Sevastopol_rls_openstreetmap.svg Secondo un esperto dell’industria della Difesa della Russia, il governo attualmente discute del futuro sistema di allarme missilistico. “Ora c’è il problema di smantellare tutto e partire da zero o trasferire una parte del MWS presso Irkutsk (5000 km ad est di Mosca) e ricostruirvi la stazione“, spiegava l’esperto parlando sotto anonimato. Nel primo caso, la distanza di rilevamento del bersaglio può raggiungere i 6000 chilometri, nel secondo 2500 chilometri, opinava. “Il sistema MWS presso Irkutsk è invecchiato, ma è ancora capace di seguire gli obiettivi dovuti, cioè i missili lanciati da Mar Nero e Mediterraneo. Entrambe le possibilità sono accettabili“, affermava l’esperto, che anche notava i negoziati in corso tra produttore e Ministero della Difesa, dopo di che il governo avrebbe annunciato ufficialmente l’avvio del programma. Il costo della nuova stazione è stimata 1,5-2 miliardi di rubli. “Le nuove stazioni MWS sono facilmente modulabili. È possibile espandere il raggio delle antenne e dirigerle in aree da cui, secondo il governo, provengano minacce alla sicurezza“, aggiungeva.

Altre simili unità MWS in Russia
La Russia modernizza i sistemi di allarme missilistico dal 2000. Per garantire la sicurezza dei confini, Mosca deve sostituire le vecchi stazioni sovietiche e quelle perdute negli Stati baltici, Ucraina e Bielorussia dalla caduta dell’URSS. Un nuovo MWS fu schierato dal 2008 nel villaggio di Lekhtusi, vicino San Pietroburgo. È del tipo Voronezh capace di rilevare tutti gli oggetti aerei e spaziali dalle coste del Marocco alla Spitsbergen, nell’arcipelago delle Svalbard nel Mar Glaciale Artico. La seconda stazione fu avviata nel 2009 ad Armavir, nel territorio di Krasnodar (1400 km a sud di Mosca). Questa unità è responsabile del controllo del territorio dal Nord Africa all’India. MWS equivalenti sono anche schierati nell’insediamento Pjonersk della regione di Kaliningrad (1500 km ad ovest di Mosca) e vicino Irkutsk. Il primo segue l’attività dei missili nelle aree “occidentali” e il secondo dalla Cina alle coste occidentali dell’America. Il Ministero della Difesa russo programma la costruzione di altre stazioni a Krasnojarsk (4700 km ad est di Mosca), Altaj (4400 km ad est di Mosca), Orsk (2000 km a est di Mosca) e Vorkuta (2100 km a nord-est di Mosca).radar_russia_engTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le perdite ucraine nell'”operazione antiterrorismo” contro il Donbas

Colonel Cassad, 22 maggio 2016 – Saker0_9326c_9fdde578_XXLUn lettore ha inviato un’analisi comparativa delle perdite ucraine nella guerra al Donbas, basata sui dati di Military Balance 2013 e 2016, concentrandosi sugli effettivi delle unità dell’esercito ucraino. La più autorevole agenzia di analisi militare mondiale, l’Istituto internazionale di studi strategici ha pubblicato il rapporto Military Balance 2016 che rispetto alla relazione del 2013 permette di stimare le perdite irreversibili di materiale militare ucraino nella fase attiva dell’ATO (operazione antiterrorismo) del 50% circa, tenendo in conto i veicoli riparati dopo che Petro Poroshenko aveva annunciato ufficialmente perdite del 60% circa. Questi rapporti consentono anche una stima sulle perdite degli effettivi ucraini nell’ATO. Tra i veicoli danneggiati in modo irreparabile c’erano almeno 29700 soldati probabilmente feriti.2Come gli analisti conteggiano materiale e personale militari
Di seguito riportiamo alcuni commenti sui metodi che gli analisti usano per contare materiale e personale militari, per avere un’idea di quanto siano affidabili questi dati. Naturalmente, gli analisti non utilizzano i siti web con le immagini del materiale distrutto come Lost Armour, perché solo una frazione dei mezzi distrutti viene fotografata e solo una sua frazione può essere identificata. Gli analisti professionali utilizzano un metodo molto efficiente. Contano gli “effettivi” delle forze armate. Perché gli armamenti standard delle unità militari non sono un segreto, si può calcolare il materiale militare moltiplicando le unità per i mezzi che possiedono. Questo metodo sovrastima la quantità di materiale militare utile nelle forze ucraine, contando mezzi in riparazione o non funzionanti come attivi. Il vantaggio di questo metodo è che considera la capacità dell’industria militare nel riparare il materiale danneggiato: carri armati o blindati danneggiati non verrebbero contati come perduti se vengono riparati. Questo metodo ha permesso di valutare quante unità dall’armamento standard possedessero le forze ucraine nel 2013, prima dell’ATO, e quante ce ne sono nel 2016. Le perdite dei diversi armamenti variano, ma nel complesso si tratta di circa il 50%. Ciò corrisponde alle dichiarazioni di Petro Poroshenko su perdite del 60% e un numero molto modesto di nuove armi acquistate e di riparazioni di quelle danneggiate. L’impianto per la costruzione di carri armati di Kharkov ha dichiarato che i piani per nuove produzioni e riparazioni è totalmente fallito. In effetti, in termini di riparazione e manutenzione dei carri armati, l’industria militare ucraina può soprattutto ridipingerli. La capacità dell’industria militare ucraina nelle riparazioni di veicoli gravemente danneggiati e nuova produzione è di un paio di dozzine di mezzi all’anno, come risulta dalla relazione del Military Balance. Vorremmo sottolineare che tale metodo tiene conto del fatto che il numero di materiale militare può essere ridotto non solo dalle perdite in guerra, ma anche dalle vendite ad altri Paesi. Tuttavia, durante questo periodo le forze ucraine hanno venduto all’estero pochi carri armati (vedi qui), essenzialmente solo 11 T-72 alla Nigeria. Queste vendite non cambiano molto davanti alla perdita di migliaia di mezzi nella guerra. Inoltre, l’esercito ucraino per lo più vende all’estero gli equipaggiamenti non utilizzati nell’ATO.

La stima delle perdite del personale e il paradosso delle mobilitazioni senza smobilitazione
Va ricordato che durante l’ATO gli analisti militari hanno ironicamente osservato che le prime tre ondate di mobilitazione non furono accompagnate dalla smobilitazione, ma le forze ucraine non hanno creato nuovi gruppi, anche se più di 30000 uomini sono stati arruolati. Tale umorismo nero fu causato dall’impressione che le perdite delle mobilitazioni riempivano solo le perdite in morti e feriti. C’è la possibilità, però, che alcuni soldati mobilitati siano stati inviati nelle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, spiegando tale paradosso. Tuttavia, i dati di Military Balance mostrano che l’umorismo nero degli analisti militari non è lontano dalla verità. Le forze ucraine semplicemente non hanno il materiale per creare nuove unità. Inoltre, anche Anton Gerashenko (consulente del ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, membro della Rada, noto per la creazione del sito “Mirotvorets” (Peacemaker) contenente informazioni personali su varie figure dell’opposizione e giornalisti – nota di Saker), che ha curato la creazione delle unità della Guardia nazionale, ha detto che non si deve esagerare il numero degli effettivi della Guardia nazionale, che non ha mai superato i 5000. A causa di ciò, Anton Gerashenko lamentava lo scarso numero di “patrioti”. Dato che gli analisti conoscono il numero esatto del materiale militare perso dalle forze ucraine nell’ATO, così come degli equipaggi di ogni veicolo, si può calcolare il numero di effettivi dei veicoli distrutti, 29690 soldati. Vi ricordo che gli analisti contano solo il materiale che non può essere recuperato, cioè gravemente danneggiato. In molti casi, ciò significa danni al mezzo con conseguente incendio, in modo che le riparazioni non abbiano senso essendo il veicolo bruciato. E’ ovvio che i membri dell’equipaggio dei veicoli con tali danni siano stati almeno feriti. Così, il numero di soldati ucraini morti e feriti è circa 29690, grosso modo corrispondente ai mobilitati nelle primi tre ondate che hanno solo sostituito le perdite. Ciò non permette alcuna smobilitazione.

Il problema dei pezzi di ricambio per i carri armati e i blindati
Va anche osservato come i carri armati T-72 e T-80 siano prodotti dalla Uralvagonzavod (società metalmeccanica russa di Nizhnij Tagil, Urali, in Russia, maggiore produttore di carri armati mondiale che tra l’altro produce l’Armata – nota di Saker). Alcuni di questi carri armati erano in deposito dai tempi dell’URSS. Ma secondo Military Balance, non furono utilizzati dalle forze ucraine fino al 2015. Inoltre, i T-72 funzionanti furono venduti all’estero anche nel 2014. In tal modo, le perdite di T-72 e i pochissimi T-72 operativi ucraini nel 2015 non sono dovute tanto alle perdite in guerra ma alla mancanza di pezzi di ricambio della Uralvagonzavod russa. Le forze ucraine hanno avuto problemi simili con i blindati sovietici. Anche se l’industria militare ucraina può produrre un numero limitato di blindati, l’Ucraina deve produrre in serie i pezzi di ricambio dei mezzi sovietici. I pezzi di ricambio per i BTR-70 e BTR-80 sono prodotti dalla Fabbrica Automobilistica Gorkij (GAZ). Parti per i BMP-1 e BMP-2 sono prodotte dallo Stabilimento Metalmeccanico di Kurgan (KrAZ). Le armi di questi BTR e BMP sono prodotti dallo Stabilimento Metalmeccanico di Tula (KBT). Tutti questi fornitori russi non sono disponibili per l’Ucraina, spiegando le drammatiche perdite in blindati. Questo potrebbe indicare che le perdite di effettivi sono più basse, dei blindati sono fuori servizio per danni leggeri. D’altra parte, con la perdita del 56-66% dei blindati, anche con la nuova produzione, le forze ucraine non possono creare le grandi unità di fanteria motorizzata che avevano nel 2013 e sfruttare le grandi risorse della mobilitazione. Ciò spiega i piani di mobilitazione ridotti, non avendo le forze ucraine i mezzi necessari. La guerra a bordo dei bus scolastici è roba del passato, soprattutto se si considera la potenza dell’artiglieria moderna, come ad esempio i pezzi di artiglieria semoventi e i lanciarazzi multipli, di cui si parla di seguito.0_9326a_bd15a126_XXLI combattenti occulti delle unità anti-batteria
Ciò che colpisce nei dati di Military Balance sono le enormi perdite di obici leggeri D-30, circa l’80%. In parte ciò può essere spiegato dal fatto che molti obici furono trasferiti alle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, che soprattutto bombardano città e borgate. Ma ciò non spiega le perdite dei semoventi d’artiglieria Gvozdika (60%) e Akatsja (50%). Certamente non spiega le perdite di circa il 50% dei lanciarazzi multipli Grad e Uragan. La distruzione dell’artiglieria semovente (SPA) è difficile per via delle proprie mobilità e blindatura. La distruzione dei lanciarazzi multipli richiede tempi di reazione incredibilmente brevi, potendo lasciare le posizioni entro un minuto. Così, tali perdite di artiglieria semovente e lanciarazzi, e quelle incredibili di obici D-30, suggeriscono che le forze ucraine affrontarono un’artiglieria moderna, molto probabilmente russa. Tymchuk (commentatore militare ucraino – nota di Saker) ha scritto molte volte sulla presenza del sistema di radio-localizzazione dell’artiglieria (RLS) Zoopark-1 nel Donbas. Gli RLS possono osservare le traiettorie dei proiettili e calcolare la posizione dei tiratori ancor prima che colpiscano il suolo. Poi Zoopark, utilizzando canali di comunicazione protetti contro le interferenze radio-elettroniche, trasmette le coordinate dei lanciarazzi o pezzi di artiglieria per il puntamento. Tuttavia, solo l’artiglieria moderna che utilizza le informazioni dal sistema di posizionamento globale Glonass, può agire sulla queste basi colpendo immediatamente SPA, lanciarazzi od obici. In effetti, c’era una batteria di militari in “congedo” che impiegava i Msta-S, possibilmente il modernizzato Msta-SM. È dubbio che questi Msta-S siano trofei di guerra, avendone le forze ucraine perso solo 5 unità. Va notato inoltre che le forze ucraine hanno solo 35 Msta-S, troppo pochi per vincere i duelli di artiglieria su un fronte così esteso. Un altro candidato alla lotta assieme allo Zoopark-1 è il moderno lanciarazzi multiplo russo Tornado-G, ma è difficile distinguerlo dal solito BM-21 Grad: la differenza è nei sistemi elettronici di controllo, navigazione e comunicazioni. In entrambi i casi, le enormi perdite d’artiglieria ucraina non possono essere spiegate senza supporre che gli avversari possedessero artiglieria più potente e moderna, almeno al momento dei duelli di artiglieria. E’ probabile che il ridotto bombardamento ucraino delle città del Donbas non sia tanto il risultato dell’accordo Minsk-2 ma delle operazioni antiartiglieria che potrebbero essere state condotte da russi “in congedo”.

Il mito delle enormi quantità di mezzi militari sovietici nei depositi ucraini
Il rapporto Military Balance rileva in particolare che la quantità di materiale militare nei depositi ucraini non solo è molto piccola, ma non riguarda molte categorie. Tutto ciò che poteva essere prelevato dai depositi, nel caso di SPA, BM, BTR e BMP, è già stato preso; le forze ucraine non ne hanno nei depositi, se non alcuni obsoleti “pezzi d’artiglieria nucleare” come gli obici da 203mm Pjon che, senza armi nucleari, come ad esempio il “Perforator“, sono particolarmente inutili data l’inaccettabile imprecisione dei proiettili sparati. Perciò le forze ucraine non usano tali obici semoventi, ad eccezione di 7 unità per lo più usati per propaganda che per veri compiti militari. L’altra significativa fonte di mezzi depositati per gli ucraini sono quasi 700 carri armati. Tuttavia, per la maggior parte sono T-72 e T-80 che non possono essere riparati senza ricambi russi. Ecco perché le forze ucraine ne usano solo 78, essendo il resto suscettibile di essere “cannibalizzato” come fonte di pezzi di ricambio. La condizione dei carri armati stoccati è dubbia. Mentre le perdite irreversibili di carri armati T-64 nell’ATO fu del 35% circa, secondo Military Balance, le forze ucraine non hanno utilizzato un solo T-64 tratto dai depositi. Come il consigliere di Poroshenko Bitjukov nota, i carri armati in deposito sono “corpi morti” che possono essere utilizzati al meglio come fonte di pezzi di ricambio, se i pezzi di artiglieria della qualità necessaria non vengono prodotti in Ucraina. Infatti, i carri armati nei depositi hanno potuto ridurre le perdite dei carri armati al 29%. Allo stesso tempo, le perdite molto più cruciali di blindati, artiglieria semovente e lanciarazzi multipli non sono state sostituite dai depositi o acquisti presso l’industria militare ucraina, essendo questi mezzi non prodotti in Ucraina o prodotti in minuscoli quantitativi rispetto alle ingenti perdite nell’ATO.

Conclusioni
L’affermazione di Poroshenko che le forze ucraine hanno perso il 60% del materiale militare nella guerra è probabilmente vera. L’industria militare ucraina non ha la capacità di compensare perdite di tale entità ed è riuscita a riparare solo il 10% del materiale danneggiato. L’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi, e produce pochissimi blindati. Le riparazioni dipendono dai ricambi russi, quindi le perdite di queste unità sono irreversibili. A giudicare dalle perdite dei semoventi di artiglieria leggeri (59%), obici leggeri (80%) e lanciarazzi “Uragan” nel Donbas, le forze ucraine hanno affrontato l’artiglieria più professionale e moderna degli avversari e furono irrimediabilmente soverchiate nelle battaglie di controbatteria. Dato che l’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi multipli, l’artiglieria ucraina non può essere rifornita. Le gravi perdite di blindati rendono impossibile alle forze ucraine sfruttare le proprie superiori risorse mobilitate e creare grandi unità di fanteria motorizzata. Infatti, gli effettivi della fanteria motorizzata sono stati ridotti del 60%. Molto probabilmente, il numero di soldati ucraini morti e gravemente feriti è di circa 30000, in quanto tale numero somma il totale degli equipaggi dei mezzi gravemente danneggiati, e lo stesso numero è stato mobilitato nelle prime due ondate senza creare nuove unità. In sintesi, per quanto riguarda il materiale militare più comune, come blindati ed artiglieria semovente leggera, le perdite ucraine ammontano al 60% e non possono essere sostituite dall’industria militare ucraina. La capacità offensiva delle forze ucraine con tale livello di perdite è dubbia. Inoltre, ci si può aspettare un notevole aumento ufficiale delle perdite degli effettivi ucraini, in quanto i dati su materiale perso e mobilitazione suggeriscono la perdita di 30000 soldati. Si potrebbe prendere in considerazione il rapporto sui blindati persi, dagli eserciti ucraino e novorusso nel Donbas nel 2014-2016. In generale, entrambi i metodi hanno vantaggi e svantaggi, in quanto è evidente che Lostarmour non conta tutto il materiale distrutto, così come la perdita di materiale (secondo gli effettivi gli standard) in alcuni casi non significa che sia stato distrutto. Ad esempio, alcuni materiali persi dopo il 2013 furono abbandonati in Crimea e restituiti all’Ucraina solo in parte. Alcuni mezzi esisterebbero solo sulla carta ed anche prima della guerra non sarebbero stati riparabili. Ciò suggerisce che le reali perdite ucraine devono essere ulteriormente studiate per trarre conclusioni precise. Il confronto tra Military Balance 2013 e 2014 è qui. 0_968fe_a53ff7de_XLPS. Sul personale russo in congedo e i sistemi Zoopark, va notato che un tribunale di Kiev ha rifiutato di riconoscere “l’aggressione russa”. Come ho scritto qui quasi due anni fa: “Si può discutere di qualsiasi cosa su internet, ma i diplomatici giocheranno a ping-pong per settimane e mesi. Vi è un certo lavoro da fare, e vi sono coperture informative e diplomatiche. Proprio come in Crimea, tale gioco continua ed è accettato da tutti. Si potrebbe pensare che i capi della junta abbiano molte “prove” sull’opera del Voentorg (letteralmente “Deposito militare”, nome dato all’invio di rifornimenti ai ribelli dalla Russia – nota di Saker), ma con sorprendente costanza si ripete la stessa linea, “Ma i ribelli certamente non potevano avere che” e ricevere risposte standard come “Chiunque sa tutto ciò, e di tutto ciò che fanno i ribelli non si ha alcuna prova”. Poiché tale posizione è ciclica, durerà all’infinito, anche se saranno prese Kiev o Lvov: Lavrov andrà al microfono per dichiarare che la Russia non vi partecipa per nulla. Ufficialmente sarà così. Mentre tutto ciò che ogni blogger o commentatore ha scritto sui blog rimarrà un’opinione personale. Vi sfido a dire che questo schema non funziona. Come si vede, lo schema, se ufficialmente non esiste, può funzionare non solo per settimane e mesi, ma per anni, e queste regole del gioco sono accettate da tutti, con alcune varianti“.1l259_2_279Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: manovre e azioni dietro le dichiarazioni di Biden

InvestigAction 18 maggio 2016ikm_ktUpprfYLa dichiarazione di Joe Biden che “il Venezuela continua a commettere gravi violazioni dei diritti umani” fa parte di un chiaro tentativo diplomatico e mediatico per orchestrare l’isolamento del Venezuela, definito negli ultimi 3 editoriali contro il Paese di Bloomberg, Wall Street Journal e New York Times, e accompagnato dalle dichiarazioni del capo delle relazioni estere dell’UE Federica Mogherini: “lo scontro tra il governo e l’assemblea blocca qualsiasi tentativo di risolvere la crisi e né ferma la violenza o rallenta l’inflazione“. La cortina fumogena dei diritti umani serve a sfidare, sostenere e dare una direzione politica agli argomenti sullo “Stato fallito” utilizzati contro il Venezuela. In particolare, è con tale velo discorsivo che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden sostiene che il Venezuela continua a commettere gravi violazioni dei diritti umani e ad intimidire rappresentanti dell’opposizione, senza chiaramente nominare leader e attivisti assassinati dai sicari politici e il recente giro di vite contro i membri del campeggio pionieri del comune di Polichacao. Gli unici diritti umani validi per Joe Biden sono quelli dei funzionari e politici della destra venezuelana. Oltre a ciò, contro il chavismo la violenza è permessa, sostenuta e richiede la massima copertura possibile. Ma non solo Mogherini parla come Biden sulle “restrizioni delle libertà civili” nel Paese, ma tali affermazioni sono rafforzate dalle azioni del vicepresidente degli Stati Uniti nel primo vertice della sicurezza energetica nei Caraibi (supportate anche dal recente discorso del segretario generale dell’OSA Luis Almagro a Washington). Solo di nome, tale ente diplomatico non ha detto nulla nella sua breve storia; ricordiamo subito che Obama lanciò tale iniziativa un paio di giorni fa con l’ordine esecutivo contro il Venezuela chiedendo ai Paesi caraibici di aprirsi a ciò che chiama “energia alternativa” (col tampone dell’esportazione nordamericana) per frenare l’influenza di Petrocaribe: obiettivo essenziale del governo degli Stati Uniti, su richiesta esplicita di Chevron e Exxon Mobil che lo considerano un loro lago, secondo i cablo statunitensi resi pubblici da Wikileaks. Anche se ne cercano la destituzione, il Venezuela non è il Brasile e Maduro e Diosdado non sono Dilma.

Intervento e Assemblea nazionale
10505367 Insieme a tale ampia manovra geopolitica e al colpo di Stato in Brasile, le dichiarazioni di Biden, vicino agli interessi energetici della Chevron Corp. (la stessa che ha finanziato le sanzioni contro il Venezuela) cercano d’instillare l’idea che il Venezuela sia sull’orlo della crisi umanitaria, del crollo ed eventuale implosione che potrebbe influenzare la sicurezza della regione, motivo per cui so dovrebbe creare una coalizione multilaterale per intervenire, come previsto l’anno scorso dal think-tank finanziato da George Soros International Crisis Group, che conta tra il personale l’ex-capo della NATO Wesley Clark. L’operazione Venezuela Libero – 2 del Comando Sud degli Stati Uniti ribadisce che ciò è considerata una possibilità reale nel medio termine. E mentre Ramón Aveledo cerca il supporto del Brasile per intervenire nel suo Paese con l’applicazione della Carta Democratica dell’OAS, Luis Florido, al senato del Canada con una delegazione di membri del MUD composta da Freddy Guevara, Williams Davila e Luis Emilio Rondón, sostiene che “la situazione in Venezuela è quella della pressione senza valvola di sicurezza” che può esplodere “e destabilizzare tutta l’America Latina“. E completa Luis Florido: “La responsabilità del Canada e del concerto delle nazioni americane è agire nel quadro multilaterale e bilaterale per fare pressione per un’uscita costituzionale nel Paese“. Sincronizzatasi alla perfezione con tali affermazioni, la rappresentante della politica estera dell’Unione europea afferma che in Venezuela “c’è uno scontro di poteri” e “domanda un’uscita costituzionale dalla crisi“, d’accordo con Joe Biden che segnala, inoltre, che l’Assemblea nazionale rappresenta “la diversità della visione politica del Paese“. Tale legittimazione dei piani del Comando Sud sullo “scontro di poteri” e l’uso dell’Assemblea nazionale per organizzare in modo permanente ingovernabilità, c’è l’approvazione di un accordo per sollecitare il ramo esecutivo del Tribunale supremo della giustizia (TSJ) e il Consiglio nazionale elettorale (CNE) a “rispettare la costituzione” garantendo l’esportazione del messaggio sulla “rottura” dell’ordine costituzionale in Venezuela.
Come visto, i membri del MUD giocano fino al limite sul rifiuto di riconoscere gli altri poteri costituiti in Venezuela pianificando, tra le righe, l’applicazione della Carta Democratica da attuare solo quando c’è, in particolare, una rottura dell’ordine costituzionale in un Paese membro dell’organizzazione (OAS), come se fossero un potere parallelo, nella migliore tradizione dei governi mercenari (o della cosiddetta “transizione” secondo coloro sempre pronti ad intervenire) riconosciuti da Stati Uniti e Unione europea in Libia e Siria. Mentre s’acuiscono i fronti interni più aggressivamente bellicosi, riassunti nei fronti alimentare, farmaceutico ed illegale, sempre più pressione sarà attuata dall’estero per mettere con le spalle al muro il chavismo e le legittime autorità. E il Brasile, in particolare, rappresenta un’accelerazione di tale offensiva. Ma qui non siamo in Brasile e né Maduro, né Diosdado sono Dilma. Biden e il Comando Sud lo sanno.Italy-Europe-Ukraine_Horo-e1409422492587Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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