I tre fronti nella nuova strategia globale del Pentagono

Mision Verdad, 18 aprile 2018Nello scenario internazionale delle armi e della tecnologia militare, gli Stati Uniti sono quattro o cinque generazioni dietro Russia e Cina. Basta guardare un po’ e rivedere ciò che è stato recentemente presentato dai russi sulle questioni belliche, con missili supersonici (nucleari) dalla gittata che può raggiungere qualsiasi parte del pianeta. Il dipartimento della Difesa gringo l’ha capito di recente, specialmente con l’ultimo attacco coordinato con Regno Unito e Francia contro la capitale della Siria, Damasco, in cui i cento missili lanciati sulla città e dintorni sono stati neutralizzati dal sistema antiaereo d’era sovietica. La Russia non ha ancora fornito all’Esercito arabo siriano gli scudi antimissile S-300 e S-400 di ultima generazione. Questo è il motivo per cui il Pentagono ha deciso di considerare una nuova strategia per cercare di contenere le potenze in ascesa russa e cinese dall’influenza cruciale in Medio Oriente e Asia. “La grande competizione tra potenze, non il terrorismo, è emersa quale sfida centrale a sicurezza e prosperità degli Stati Uniti“, diceva il controllore del Pentagono David Norquist quando i militari chiesero al Congresso un budget da 686 miliardi di dollari a gennaio. “È sempre più evidente che Cina e Russia vogliono plasmare il mondo ai loro valori autoritari e, nel processo, sostituire l’ordine libero e aperto che ha permesso sicurezza globale e prosperità dalla Seconda guerra mondiale“. Apparentemente, l’alto comando militare statunitense ha deciso di cercare di sovvertire gli obiettivi di Cina e Russia di formare nuove relazioni internazionali non focalizzate sull’occidente, specialmente al di fuori dell'”onnipotenza” degli Stati Uniti, caratterizzandosi col multipolarismo. L’accademico e scrittore Michael Klare assicura che questo si traduce in una nuova “lunga guerra”, non più contro il terrorismo, ma su tre fronti contro le potenze eurasiatiche. Qual è tale strategia secondo documenti e dichiarazioni dei comandanti.

Il nuovo consiglio geopolitico e “tre fronti”
Prima che Donald Trump arrivasse alla Casa Bianca, i massimi funzionari statunitensi avevano già valutato l’attuale equazione strategica globale, con attenzione particolare allo schieramento di forze speciali operative (FOE) (un esercito di 70000 militari tratti dalla dirigenza militare gringa), poco impiegati dalle unità più potenti dell’esercito: le brigate di carri armati, le compagnie dei marines e gli squadroni di bombardieri dell’aeronautica, e così via. Tale schieramento deve stabilizzare le forze armate USA in diverse parti del mondo, nel quadro della “Guerra al terrorismo”, ma dalla scarsa competitività cogli attori militari più pesanti. Pertanto, nella Strategia di difesa nazionale recentemente pubblicata dagli Stati Uniti, si legge: “Oggi emergiamo da un periodo di atrofia strategica, consapevoli che il nostro vantaggio competitivo militare è stato eroso“. E continua: “Siamo di fronte al crescente disordine globale, caratterizzato dal declino della vecchia legge internazionale“, riguardo le azioni di Cina e Russia, e non di al-Qaida e SIIL; un ritorno alla Guerra Fredda. Per contrattaccare, gli Stati Uniti non devono solo spendere molto su tecnologie all’avanguardia, ma anche ridisegnare la mappa strategica globale. Le FOE, ad esempio, sono abituate ad operare in territori in cui i confini sono confusi e i campi di battaglia non sono densi. Le due “minacce esistenziali” eurasiatiche del Pentagono sono avversari la cui priorità è la protezione dei confini, motivo per cui la strategia del confronto degli USA va aggiornata. Tale aggiornamento tiene conto dei “tre fronti” descritti da Klare:
Asia: lo scontro con la Cina si estende dalla penisola coreana alle acque dell’Est e del Sud del Mar Cinese e dell’Oceano Indiano, col supporto degli “alleati” (Corea del Sud, Giappone, Australia).
Europa: lo scontro con la Russia si estende da Scandinavia settentrionale e repubbliche del Baltico alla Romania, passando per Mar Nero fino al Caucaso ad est. I membri della NATO sono la chiave del Pentagono in tale contesto.
Medio Oriente: la crescente influenza della Russia ha riequilibrato la regione a favore di Iran, Siria, Iraq e altri attori non statali del cosiddetto Asse della Resistenza, a scapito dell’influenza statunitense, che ha in Israele e Arabia Saudita i principali alleati.
La prospettiva del Pentagono in tale strategia è d’investire su tutti questi fronti da parte di marina, aeronautica ed esercito, per provare a sfruttare le vulnerabilità sino-russe. Lo schieramento delle organizzazioni militari unificate di combattimento è il seguente:
PACOM o Comando Pacifico, con responsabilità sull’Asia.
EUCOM o comando europeo.
CENTCOM o comando centrale, che copre Medio Oriente e Asia centrale.
Bisogna tenere conto del fatto che i comandanti di tali organizzazioni militari sono i massimi responsabili di queste aree e hanno più autorità degli ambasciatori gringos e persino di certi capi di Stato.

Il fronte indo-pacifico
Il comandante del PACOM è l’ammiraglio Harry Harris Jr., che il 15 marzo dichiarò al Comitato dei servizi armati del Senato degli Stati Uniti che “la rapida evoluzione dell’Esercito di Liberazione Popolare (cinese) a forza di combattimento moderna e altamente tecnologica, continua a essere sorprendente e preoccupante“, aggiungendo che le sue capacità progrediscono più velocemente di qualsiasi altra nazione al mondo, beneficiando di solidi investimenti e priorità. Era particolarmente preoccupato dallo sviluppo dei missili balistici a raggio intermedio della Cina, che potrebbero puntare le basi gringhe in Giappone e Guam, e la sua forza navale in grado di sfidare lontano dalle coste della Cina il Comando del Pacifico occidentale statunitense. “Se questo programma di (costruzioni navali) continua“, aveva detto Harris, “la Cina supererà la Russia come seconda flotta del mondo entro il 2020, in termini di sottomarini e navi come fregate o più grandi“. Chiese investimenti nello sviluppo di missili soprattutto, ma la lista dei giocattoli da guerra è lunga, chiedendo aerei e missili di nuove generazioni, anche nucleari, per neutralizzare le batterie dei nuovi missili e le navi da guerra cinesi. La proposta del comandante PACOM comprende anche il rafforzamento delle alleanze con Giappone, Corea del Sud, Australia, nonché l’estensione di nuovi legami con l’India, il cui dirigente attualmente affronta la Cina.

Il teatro europeo
Il comandante di EUCOM, il generale Curtis Scaparrotti, pure testimoniava al Senato l’8 marzo, insinuando che la Russia sia un’altra Cina: “La Russia cerca di cambiare l’ordine internazionale, fratturare la NATO e minare la leadership USA a favore del proprio regime, per riaffermare il dominio sui vicini e aver maggiore influenza nel mondo… la Russia dimostra volontà e capacità d’intervenire nei Paesi alla sua periferia, specialmente in Medio Oriente“. “La nostra massima priorità strategica“, insisteva Scaparrotti, “è impedire alla Russia d’impegnarsi in ulteriori aggressioni ed esercitare influenza maligna sui nostri alleati e partner. A tal fine, abbiamo aggiornato i nostri piani operativi per fornire le opzioni della risposta militare per difendere i nostri alleati europei dall’aggressione russa“. Ecco perché viene rafforzata l’iniziativa europea di dissuasione guidata dall’EUMCOM, un piano avviato da Barack Obama per via dell’annessione della Crimea alla Federazione Russa, atto usato dall’occidente per sanzionare il Paese eurasiatico. Con un budget richiesto di 6,5 miliardi di dollari entro il 2019, sarà il fronte dei principali Paesi confinanti con la Russia: Estonia, Lituania, Lettonia e Polonia. Circa 200 milioni di dollari andrebbero alla missione del Pentagono in Ucraina. Come Harris, il generale Scaparrotti propose di avanzare i piani statunitensi su missili e altre armi ad alta tecnologia, come controparte modernizzata delle forze russe. Inoltre, chiese l’aumento degli investimenti nella guerra cibernetica, riconoscendo le capacità cibernetiche russe, oltre che nel nucleare, nel caso in cui si sviluppi un campo di battaglia europeo.

Il comando centrale in Medio Oriente
Il CENTCOM, comandato dal generale Joseph Votel, testimoniava al Senato per discutere lo sviluppo della presunta lotta allo SIIL in Siria e i taliban in Afghanistan, ma affermava anche che l’organismo che dirige cambierà visione strategica in futuro: “La Strategia di difesa nazionale recentemente pubblicata identifica correttamente il risorgere della competizione tra grandi potenze come nostra principale sfida alla sicurezza nazionale, e vediamo gli effetti di tale competizione nella regione (del Medio Oriente)“. Secondo Votel la Russia, attraverso il governo siriano di Bashar al-Assad e i suoi sforzi per influenzare altri attori chiave nella regione, e la Cina, attraverso investimenti economici e presenza militare crescente, contestano l’area d’influenza del CENTCOM, e quindi si rafforzano geopoliticamente in Medio Oriente. La preoccupazione particolare di Votel è il porto gestito dalla Cina di Gwadar, in Pakistan, sull’Oceano Indiano, e la nuova base cinese a Gibuti nel Mar Rosso, davanti Yemen e Arabia Saudita, contribuendo alla “proiezione militare e di forze” nell’area gestita da CENTCOM. In tali circostanze, secondo Votel, spetta al CENTCOM unirsi a PACOM ed EUOMOM per resistere alla fermezza sino-russa. “Dobbiamo essere pronti ad affrontare queste minacce, non solo nelle aree in cui risiedono, ma nelle aree in cui hanno influenza“, aveva detto senza entrare nei dettagli: “Abbiamo sviluppato… buoni piani e processi su come farlo“. Apparentemente, le promesse di ritirare le truppe dal Medio Oriente di Trump sono pura illusione, tenendo conto di tali affermazioni.

Un futuro pericoloso?
Gli alti ufficiali statunitensi comprendono la situazione in modo militare, al di fuori del centro politico-diplomatico, e indipendentemente da ciò che è stato detto e fatto da Trump alla Casa Bianca. Il Pentagono intende espandere i propri tentacoli sul mondo, e non solo tecnologicamente. Secondo analisti come Klare, il futuro sarà segnato da tale reazione degli Stati Uniti. È una strategia plausibile o rimarrà un’illusione? Cercare di “contenere”, eufemismo per nascondere il belluismo occidentale, Russia e Cina potrebbe causare terremoti non solo geopolitici ma evidentemente anche militari in tutto il mondo. Il raggio d’azione degli Stati Uniti, che deve articolarsi, ha a che fare con la guerra cibernetica e varie forme di guerra economica, in concomitanza con lo sviluppo di armi avanzate. Assistere non solo alla “Guerra al terrorismo” nei diversi scenari mondiali, ma anche fare pressioni sui tre fronti descritti richiederebbe molti investimenti, mezzi elettronici e umani ad alte prestazioni, oltre a causare probabilmente uno shock dalle conseguenze inestimabili. Il pericolo dell’attuazione effettiva della strategia dei “tre fronti” è l’immensa capacità di scontro, errori, escalation e mera guerra che potrebbe diventare nucleare. Ci sono molti punti d’attrito che gli Stati Uniti hanno acceso sul pianeta per via della politica geostrategica di Russia e Cina, come i conflitti nel Mar Baltico, Mar Nero, Siria e Mar Cinese Meridionale. Tutti sotto tensione; che siano conflitti diplomatici, economico-commerciale-finanziari, politico-istituzionali, tutto è pianificato dal Pentagono.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le origini naziste della NATO

Mision Verdad, 10 aprile 2018Sui nazisti ci sono molti miti e persino fantasie, tuttavia alcune storie su ciò che accadde a certi ufficiali, scienziati, intellettuali del Terzo Reich sono state confermate da documenti, rapporti e dossier declassificati. Si trova sul web la storia delle ratlines (linee dei topi), di cui il Vaticano tesse la logistica. Consisteva in una serie di rotte e punti di transizione per alcuni personaggi del nazismo che il governo statunitense volle arruolare, aiutandosi nella clandestinità. Da qui anche il riferimento ai ratti. La riconversione dal nazismo all’occidente contro il comunismo fu solo proforma, poiché già il Terzo Reich cercò nella Seconda guerra mondiale di sconfiggere l’Unione Sovietica. Come si sa, fallì. Ma alti comandanti nazisti furono poi riciclati nella struttura della coalizione transatlantica guidata dagli Stati Uniti contro il blocco sovietico. Di seguito presentiamo brevi profili dei seguenti ufficiali che, da nazisti, divennero importanti ufficiali dell’Organizzazione del Nord Atlantico (NATO).

Adolf Heusinger, al centro, Hitler a destra, a sinistra di Heusinger, Paulus.

– Adolf Heusinger ascese ai vertici delle gerarchie militari del Terzo Reich.
Divenne capo di Stato Maggiore nel 1944 per un breve periodo, e poi fu ridotto a capo della divisione cartografica per una possibile collaborazione all’attentato a Hitler.
Fu coinvolto nei piani d’invasione nazista di Polonia, Norvegia, Danimarca e Francia.
La sua storia è la più interessante, poiché dopo la guerra divenne spia della CIA, braccio destro militare del governo di Konrad Adenauer nel 1957-1961, nella Repubblica Federale di Germania, per poi avere la presidenza del Comitato militare della NATO, il massimo grado militare dell’organizzazione, fino al 1964.

Heusinger alle spalle di Adenauer.

– Hans Speidel fu tenente-generale nazista, Capo di Stato Maggiore e uno dei più importanti ufficiali da campo di Erwin Rommel. Aderì all’esercito tedesco di Adenauer come consigliere e supervisionò l’integrazione della Bundeswehr (forze armate tedesche) nella NATO. Fu poi nominato comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1957 al 1963.

1944; Speidel, Lang e Rommel

1.12.1955, Heusinger, Blank e Speidel

– Johannes Steinhoff fu uno dei più audaci piloti dell’aviazione militare nazista.
Il suo record di 176 aerei nemici abbattuti, e la sua esperienza in 993 missioni durante la carriera di pilota da combattimento, fu abbattuto 12 volte e sempre salvato, gli valse la decorazione più importante del Terzo Reich durante la guerra: la Croce di Ferro da Cavaliere.
Steinhoff fu capo di Stato Maggiore e comandante delle Forze aeree alleate dell’Europa centrale (1965-1966), capo di Stato Maggiore della Luftwaffe della Bundeswehr (1966-1970) e presidente del Comitato militare della NATO (1971-1974).

Steinhoff e il Generale statunitense JR Holzapple

Steinhoff a sinistra, con Willy Brandt al centro; Bonn

– Johann von Kielmansegg fu ufficiale di Stato Maggiore Generale dell’Alto Comando nazista, dove divenne colonnello e comandò diversi reggimenti sul campo. Dopo la guerra, aderì alla marina tedesca e promosso generale di brigata, scalò i vertici della NATO come comandante in capo delle forze speciali dell’Europa centrale nel 1967.

Kielmansegg, Hoepner, Schoen Angerer e Landgraf, durante l’invasione dell’URSS, presso Leningrado

Il capo di Stato Maggiore USA Lyman Lemnitzer e Johann Adolf Graf von Kielmansegg; 1968

– Jürgen Bennecke faceva parte dello Stato Maggiore del Gruppo d’Armate Centro dei nazisti. Fu promosso generale durante la formazione dell’esercito tedesco nel dopoguerra, e dal 1968 al 1973 fu comandante in capo del Comando delle forze alleate della NATO in Europa centrale.

Jurgen Bennecke col Maresciallo dell’Aria Sir August Walker, comandante della RAF; 1968

– Ernst Ferber fu promosso tenente-colonnello nello Stato Maggiore della Wehrmacht, venne decorato con la Croce di ferro di prima classe. Dopo il reclutamento post-bellico, fu comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1973 al 1975.

Ernest Feber al centro

– Karl Schnell fu primo ufficiale dello Stato Maggiore di importanti corpi e divisioni e ricevette la Croce di ferro di seconda classe. Successivamente studiò economia aziendale e divenne tenente-generale, sostituendo il generale Ferber a comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale, nel 1975 – 1977.

Karl Schnell, a sinistra

– Franz-Josef Schulze fu tenente nelle forze aeree naziste e comandante di reggimento, ricevette la Croce di ferro di cavaliere. Nella Germania del dopoguerra divenne generale e fu comandante in capo delle f forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1977 – 1979.– Ferdinand von Senger und Etterlin combatté come tenente nell’invasione nazista dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa) e partecipò alla battaglia di Stalingrado, una delle più importanti della Seconda guerra mondiale che ribaltò l’equilibrio di forze per gli alleati. Tra le tre decorazioni più importanti c’era la Croce tedesca in oro, ed alla fine della guerra fu assistente del Comando supremo della marina del Terzo Reich. In seguito comandò diversi battaglioni di carri armati divenendo generale e comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1979 – 1983.Tali ufficiali nazisti hanno parecchie cose in comune, tra cui aver scritto e pubblicato libri sulle loro esperienze da nazisti nella Seconda guerra mondiale, essendo stati catturati (in maggioranza) dalle forze armate statunitensi offrirono i loro servigi agli ordini della struttura più importante che affrontò, durante gli anni della cosiddetta Guerra Fredda, i sovietici e la loro influenza in Europa. L’obiettivo principale della Germania nazista era distruggere il progetto sovietico, così come la NATO aveva intenzione di fare fino alla caduta del muro di Berlino. Questo è il motivo per cui gli ufficiali nazisti con esperienza sul campo di battaglia e conoscenza delle tattiche che la NATO poi usò contro Jugoslavia e Libia, per nominare due casi, furono reclutati dalle élite statunitensi e tedesche per riprendere l’Operazione Barbarossa con modi più sottili e la stessa audacia ideologica. Proprio come l’Organizzazione Gehlen fu attivata da Stati Uniti e Germania Federale nel dopoguerra, partendo dalle reti spionistiche che i nazisti avevano nell’Europa dell’Est, gli stessi ufficiali che ebbero successo nelle campagne militari furono riattivati per adempiere al loro ruolo secondo nuovi tempi ed interessi. La ricapitolazione sulle origini naziste di tale organizzazione transatlantica spiega ciò che molti altri analisti militari a lungo pensano: che il nazismo in Europa si manifesta storicamente oggi nella NATO. Il sogno di Hitler si materializza oggi e punta direttamente contro Russia e progetto eurasiatico.

Hans Landgraf, Georg Reinhardt, ignoto, e von Kielmansegg, a destra, durante l’invasione dell’URSS, estate 1941

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Autodistruzione dell’Unione europea

Robin Mathews AHTribune 13 marzo 2018Non avverrà rapidamente… e il collasso non sarà con un lampo accecante. Ma la crescente insoddisfazione tra le popolazioni europee crescerà. Travisata da personaggi come Mario Draghi, capo della Banca centrale europea ed ex-dipendente di Goldman Sachs, e Jean-Claude Junker, presidente della Commissione europea, così come da quasi tutti i media… l’insoddisfazione crescerà… aumenterà e rafforzerà il collasso…. L’Unione europea è nata con una menzogna e, a causa dei mali subiti dai cittadini europei, non potrà continuare. Vestita dalla Grande Idea sulla liberazione dalle guerre in un continente ricco di lingue, culture e confini nazionali, l’esperimento è di fatto immerso nell’avidità dei banchieri internazionali, dell’imperialismo USA, delle competizioni locali europee e da un seguito decadente ed inflessibile di aziende private così “progressiste” che tornerebbero agli schiavi se solo potessero imporlo… Il Parlamento europeo è in sostanza una finzione vacua. Il potere europeo si trova a Washington, Berlino, nella NATO, nella Commissione europea di nominati e in varie organizzazioni europee, aziende e capitalisti. Alcuna di tali forze è “illuminata”. Neanche nell’assente stampa europea, per lo più di loro proprietà.

Come è successo?
La storia della formazione dell’Unione europea è più lunga di quanto si pensi. Dopo la Prima guerra mondiale un piccolo gruppo di pensatori e politici presentò l’idea dell’Europa Unita. Erano una piccola minoranza, ma fecero ciò che potevano per mantenere viva l’idea: incontrare, pubblicare, fare campagne. Una voce significativa dell’epoca, Aristide Briand, undici volte primo ministro della Francia, propose (senza successo) l’unione economica dell’Europa nel 1929, sperando di evitare ciò che accadde dopo la morte nel 1932. E così arrivò Adolf Hitler e nel 1939 Blitzkrieg e unificazione militare dell’Europa. Alcuni vecchi fautori dell’unità pensavano che l’Europa di Hitler potesse divenire un’unione democratica. Furono accusati di “collaborazionismo” con la brutalità nazista… e perseguitati per le loro ingenue speranze. E poi l’Europa fu liberata dal flagello nazista. Ancora più intensamente emerse il grido che qualcosa andava fatto per porre fine alla brutalità delle guerre europee. Il grido di “Europa Unità” si sollevò di nuovo. Dall’altra parte dell’Atlantico durante la Seconda guerra mondiale (1944) numerose nazioni (44) s’incontrarono a Bretton Woods, nel New Hampshire, negli Stati Uniti, per elaborare nuove forme di commercio, finanza internazionale, giustizia, lavoro… (La creazione della forza militare a guida statunitense NATO, e l’esclusione della Russia vennero poco dopo). Tutta l’Europa (eccetto la Germania), Stati Uniti e Regno Unito (negli incontri del 1944) si misero al lavoro per attuare un futuro planetario, un futuro difatti forgiato e controllato dagli Stati Uniti. Ne seguì la famosa diatriba tra l’inglese John Maynard Keynes e il rappresentante statunitense Harry Dexter White che, solo per via del puro potere post-bellico degli Stati Uniti incolumi, vinse creando il sistema finanziario e commerciale globale dominato dagli Stati Uniti… con infinite implicazioni per l'”Unione Europea”. Quando la guerra del 1939-1945 terminò, gli Stati Uniti scoprirono che il Piano Marshall (per salvare l’Europa) presentava possibilità illimitate di profitto (e controllo). E tali idee indicarono agli Stati Uniti creazione (e controllo) della NATO e i principali passi nella costruzione dell’Unione europea, un’entità che ora è così (inutilmente) complicata che il Parlamento europeo è un fatuo club per dibattiti. Non senza avere importanza centrale (ma raramente menzionata), la burocrazia dell’UE propose e scrisse la Costituzione d’Europa. Tre lunghi volumi (forse la Costituzione più lunga mai scritta, del 2004-5), che i suoi autori non erano ansiosi che gli europei studiassero. I governi al potere iniziarono ad attuarli. Ma alcuni di essi, come Francia e Paesi Bassi, richiesero il referendum popolare per approvarla. Gli attivisti francesi ne ebbero delle copie, le lessero… e passarono all’offensiva rivelandone il contenuto e bloccando il passaggio del documento “illiberale”. Il risultato nel 2005 fu che Francia e Paesi Bassi rifiutarono la cosiddetta Costituzione. Era morta e sepolta. Non andava rifiutata dai cittadini europei, e la burocrazia dell’UE creò il trattato (la struttura dei trattati che vincola i Paesi europei è ora chiamata “Costituzione nascente dell’UE”), presentato a Lisbona nel 2007, dove fu approvato dai governi; e il Trattato di Lisbona (contenente parte della Costituzione respinta) entrò in vigore nel 2009.
Arrivando ad oggi, ci troviamo di fronte al gioco di prestigio della Francia passata all’improvviso al nuovo partito “En Marche” con Emmanuel Macron suo presidente. Mentre il partito socialista crollava per tradimento… seguendo i dettami della Commissione europea reazionaria, i capitalisti francesi si affrettavano a salutare il salvatore dagli occhi blu (“Emmanuel” significa “Dio è con noi”). Evitando gli attacchi diretti ai lavoratori che caratterizzarono il governo di Francois Hollande, Macron è per il momento saldamente in carica. L’avversaria Marine Le Pen, misinterpretata dai commentatori (in parte perché mette seriamente in dubbio la struttura dell’UE), lotta per mantenere la presenza, avendo dato dimostrazione credibile nelle elezioni che hanno messo Macron al potere. Le sconvolgenti elezioni in Italia hanno messo in rotta il cosiddetto partito di centro-sinistra di Matteo Renzi (un duplicato del governo “socialista” di Francois Hollande). In entrambi i casi i governi erano anti-operai, repressivi verso la gente comune, inutili sulla disoccupazione e di fatto nelle mani della Commissione europea di Jean-Claude Junker (e attraverso essa dell’Europa delle aziende con le sue connessioni statunitensi). Le elezioni italiane, che hanno dato ai Cinque Stelle (mettendo radicalmente in discussione le politiche dell’UE) la maggioranza dei voti… e incrementato il potere degli elementi di destra, hanno creato un disordine perfettamente comprensibile. Il fallimento dei partiti di “governo” (accettati dai media) nel mantenere le posizioni ha provocato le urla sull’ascesa al potere dei partiti “di estrema destra”, “populisti”; ciò significa nient’altro che il legittimo voto di protesta ha funzionato. (Dopotutto, i partiti populisti sono sostenuti dalla popolazione piuttosto che dalle aziende e dai contribuenti più ricchi!). E quando governi reazionari come i governi “di sinistra” di Francia e Italia incontrano un’opposizione, come chiamarla? La stampa fallita europea sceglie di chiamarla “estrema destra”!
Nel mondo occidentale (ad eccezione della Gran Bretagna) i cosiddetti partiti “di sinistra” non controllano più la società, Canada escluso. In Italia (e in Europa) genitori colpiti, giovani disoccupati e lavoratori sempre più insultati cercano una soluzione al governo dell’Unione europea centrato sulle azeinde. Se si vuole pensare al fallimento gigantesco dell’Unione europea, basta guardare la Grecia. Maledetta da una corruzione non maggiore di quella degli Stati Uniti, assistette alla falsificazione dell’economia equilibrata ad opera di Goldman Sachs di New York, rimanendo col disperato bisogno di aiuto comunitario per ricostruire economia e legittimità politica; la Grecia è stata fatta a pezzi, dissanguata, disonorata, divorata e svenduta da una “troika” senza coscienza di nominati dell’UE agli avvoltoi europei e stranieri, affinché i sei milioni di cittadini più utili della popolazione greca lascino il Paese. (C”è davvero il coraggio di parlare di Comunità europea?)
L’Italia è il terzo maggior membro della “Comunità europea”. La lotta nei prossimi mesi per formare un governo degli italiani (invece che di altri nel mondo dalla ricchezza putrida e dagli intenti criminali) testerà l’unità dell’Unione europea e ne cambierà radicalmente la struttura di potere… o annuncerà la morte di tale incubo del tutto tragicamente sbagliato.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Chi è il nuovo segretario di Stato di Trump

Chi e cosa c’è dietro questo cambio di funzionari diplomatici e d’intelligence? Un cambio di strategia o un rafforzamento della linea belluina degli Stati Uniti?
Mision Verdad, 13 marzo 2018Da quando Donald Trump assunse la guida del governo degli Stati Uniti nei primi mesi del 2017, un’ondata di funzionari è stata licenziata, come il presidente-magnate ha fatto molte volte nel suo spettacolo The Apprentice, ma tramite Twitter, o fu dimessa su pressione politica. Si contano almeno 25 funzionari di alto rango, tra cui Steve Bannon, Michael Flynn e ora, la notizia del giorno dalla Casa Bianca, il maggiore azionista individuale di ExxonMobil ed ex-segretario di Stato Rex Tillerson.
Donald J. Trump @realDonaldTrump
Mike Pompeo, Direttore della CIA, sarà il nuovo segretario di State. Farà un fantastico lavoro! Grazie a Rex Tillerson per il suo servizio! Gina Haspel sarà il nuovo direttore della CIA, e la prima donna ad esserlo. Congratulazioni a tutti!
13:44 – 13 mar. 2018
Il repubblicano Mike Pompeo, che subentra al principale incaricato diplomatico degli Stati Uniti, e sarà presto confermato dal Senato, operava nell’amministrazione Trump dirigendo la Central Intelligence Agency (CIA). A sua volta, Gina Haspel fa carriera: ora assume la guida della CIA, dopo aver ricoperto l’incarico di vicedirettrice, la seconda posizione dell’istituzione. Ciò va confermato prima dal Congresso (si richiede l’approvazione legislativa dopo la nomina presidenziale), tuttavia Trump presume che sarà approvata e Haspel diventerà la prima donna ad assumere tale posizione nella storia degli USA. Tale mossa può essere letta da varie angolazioni, dato che Pompeo e Haspel sono figure in ascesa che collaborano col presidente e ne influenzano le decisioni e siedono nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca.

L’ombra della CIA
Da quando i fratelli Dulles fondarono la più importante agenzia d’intelligence negli Stati Uniti oltre 60 anni fa, lasciarono il segno non solo nel Paese ma nel mondo. Il quartier generale di Langley (Stato della Virginia) è, come sintetizzato dall’analista Larry Chin, quello dello Stato profondo e del governo invisibile. La CIA è un covo in cui si decidono le principali questioni di potere negli Stati Uniti. I direttori della CIA furono affaristi importanti, membri dell’establishment politico e/o strateghi geopolitici che assunsero la filosofia suprematista secondo cui l’Americano deve eccezionalmente civilizzare (“democratizzare”) il resto del mondo. Ecco perché Mike Pompeo rientra nel profilo: imprenditore e rappresentante dell’ala radicale e conservatrice del Partito repubblicano, fece carriera nella comunità dei servizi segreti senza sfuggire a polemiche e al mondo delle armi e del petrolio. Le sue connessioni col complesso militare-industriale l’hanno portato a tale importante posizione. Con la sua nomina a nuovo segretario di Stato, Pompeo copre anche il profilo aziendale di Tillerson, con l’essenziale provenienza diretta dagli uffici in cui si elaborano strategie e tattiche delle operazioni segrete internazionali, come dal confermato record della CIA. Infatti, Tillerson e Pompeo sono strettamente collegati (attraverso finanziamenti e lobby) ad ExxonMobil. L’ascesa della CIA raggiunge il polso internazionale diplomatico dell’amministrazione Trump. D’altra parte, Gina Haspel ha un curriculum meno interessante ma molto più sorprendente come spia e capo dei centri di detenzione e tortura. L’attuale direttrice della CIA era responsabile di una prigione segreta (“sito nero”) della CIA in Thailandia nel 2002, un piano segreto dell’agenzia. Si scoprì con la declassificazione dei cablo che Haspel nascose e distrusse documenti in cui la tortura veniva indicata come “annegamento simulato”, oltre ad ospitarvi terroristi di al-Qaida. Haspel è una veterana delle operazioni di spionaggio, entrò nella CIA nel 1985. Fu ambasciatrice degli Stati Uniti a Londra. Nel 2013 fu nominata capo ad interim del National Clandestine Service, un ufficio in cui sono pianificate le operazioni segrete della CIA, ma fu sostituita dopo poche settimane per gli scandali sulla tortura. Mike Pompeo la loda così: “Gina è un’ufficiale dell’intelligence esemplare, una patriota con più di 30 anni di esperienza nell’agenzia, un capo collaudato dalla misteriosa capacità di fare cose e ispirare chi le sta intorno”. E così ascendono due personaggi influenti nella CIA e nel governo degli Stati Uniti. La domanda su cosa ci sia dietro la commedia è la cosa più interessante da esporre, con questa ombra della CIA ovunque.

Perché il cambio di funzionari?
Negli ultimi mesi ci sono stati disaccordi e contraddizioni pubbliche tra Rex Tillerson e Donald Trump. Uno ha sdegnato l’altro tramite twitter o nei discorsi in qualsiasi parte del mondo. Il declino del petroliere texano si vedeva da tempo, e la sua sostituzione con Pompeo fu anche annunciata, come recensito da The American Conservative. Con Tillerson fuori dal governo, l’attuale segretario di Stato è visto come agente in supporto alle decisioni diplomatiche più aggressive dell’amministrazione Trump. Di fatto, l’opinione per relazioni conflittuali tra Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran assume una dimensione maggiore con Pompeo segretario di Stato, dato che diversamente dal predecessore crede che nulla vada negoziato cogli iraniani. Sostiene l’assenza di politica estera sugli accordi nucleari con la potenza del Medio Oriente anziché il dialogo politico, e privilegia l’embargo attuale. È la linea belluina neoconservatrice. Il modo di relazionarsi con la Corea democratica è diverso con Pompeo. A una conferenza di gennaio, ammise che si doveva negoziare di fronte a guerra nucleare e scontro diretto con Kim Jong-un: questo fattore è fondamentale nella congiuntura attuale, con l’annuncio che Trump e il leader nordcoreano s’incontreranno al tavolo dei negoziati. Anche se le dichiarazioni dell’ex-direttore della CIA indicano i problemi che gli Stati Uniti hanno attualmente con Iran, Corea democratica e Siria, Pompeo è riconosciuto avere il pugno di ferro sulla comunità dei servizi segreti. La strategia delle sanzioni e del blocco finanziario contro il Venezuela è un’idea di Mike Pompeo, come ha confessato di recente. Va riconosciuto che l’influenza della CIA nelle decisioni di Donald Trump è, come nei precedenti presidenti dall’assassinato John F. Kennedy, piuttosto elevato. Tanto da concedere al suo direttore la posizione principale diplomatica dell’amministrazione. Per la Russia, Pompeo non ha saputo dimostrare che i russi hanno interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 e quindi optò a febbraio d’incontrare i funzionari del Cremlino dell’intelligence e del controterrorismo (parlando della Siria?) Approccio criticato da alcuni, lodato da altri. L’attuale guerra commerciale di Trump con la Cina non ha un chiaro rappresentante diplomatico in Pompeo, ma gli analisti statunitensi concordano sul fatto che, a differenza di Tillerson, l’ex della CIA è d’accordo con lo scontro commerciale internazionale. Mentre ciò che viene deciso nella CIA, coll’insieme di interessi aziendali e guerrafondai, avrà maggiore importanza nella politica estera di Trump, non c’è una linea che riunisca le politiche statunitensi in relazione ai suddetti Paesi. Piuttosto, sembrano esserci contraddizioni e accordi bilaterali secondo i contesti globali e locali.
Una delle poche certezze evocate da tale cambio di funzionari è che Trump conta su Pompeo come importante funzionario per riunire, per quanto possibile, gli agenti che rappresentino un cambiamento nel governo degli Stati Uniti. Il presidente magnate portò Pompeo alla CIA per riorganizzarla a suo favore, ora lo porta nella sede diplomatica dopo mesi di fiducia e consigli influenti. Da parte sua, Gina Haspel continuerà il lavoro del suo precedessore, tenendo conto che avrà il permesso del nuovo segretario di Stato e di Donald Trump. Sembra che non ci sia fine a questo periodo interessante, oltre che pericoloso. Soprattutto con la CIA in prima linea e scoperta nella politica estera degli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia minaccia il dominio aereo statunitense

Frank Sellers, The Duran 28 febbraio 2018Mentre gli USA cercano di preservare la loro egemonia, in questo caso in Medio Oriente, sempre più continuano ad imbattersi in ostacoli direttamente o indirettamente eretti dall’attività della Russia nella regione secondo la politica per sradicare lo SIIL e stabilizzare la nazione siriana aiutandola a preservare l’integrità territoriale. Questi interessi, tuttavia, non sono solo della Russia, ma sono condivisi da Iran e Turchia, e quindi sono considerati dal generale statunitense minaccia al dominio degli USA nella regione, così come ai loro interessi regionali, una prospettiva esposta nella nuova dottrina militare rilasciata questo mese. RT riporta:
Gli Stati Uniti cercano di contenere la crescente influenza dell’Iran in Medio Oriente e di respingere le sfide all’egemonia di Washington poste da Russia e Cina, ha detto al Congresso il più alto generale statunitense nella regione. Il generale Joseph Votel, capo del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), informava il Comitato per i servizi armati della Camera (HASC) sugli sforzi contro lo Stato islamico (SIIL) e le guerre in Siria, Afghanistan e Yemen. Tutto ciò rientra nella competenza del CENTCOM, “l’unico comando operativo geografico che esegue operazioni di combattimento attive”, sottolineava Votel. Gli Stati Uniti hanno diviso il globo in sei comandi operativi. In base a ciò, l’area di responsabilità del CENTCOM si estende dal confine libico con l’Egitto ai confini dell’India, e dai confini tra Russia e Kazakistan al Sudan. Dalla testimonianza di 45 pagine preparata da Votel, era evidente che gli Stati Uniti considerano l’Iran la peggiore sfida nella regione, seguita dagli sforzi russi e cinesi per frenare l’egemonia di Washington. “L’aumento dei sistemi missilistici terra-aria russi nella regione minaccia il nostro accesso e la capacità di dominare lo spazio aereo”, lamentava Votel a un certo punto, discutendo sulla Siria. A differenza delle forze statunitensi presenti nel Paese, le forze russe sono in Siria su invito del governo di Damasco. Votel sostiene che la base legale della presenza delle truppe statunitensi era “l’autodifesa collettiva dell’Iraq” dallo SIIL. “La ragione principale per cui siamo in Siria è sconfiggere li SIIL, e questo rimane il nostro unico e solo compito”, diceva Votel ai legislatori, facendo eco alle dichiarazioni del presidente Donald Trump. Dichiarando che lo SIIL è sconfitto, Votel ammonisce che “le popolazioni sunnite restano vulnerabili al reclutamento identitario” dei gruppi terroristici, aggiungendo che “giovani impressionabili in questa regione tumultuosa, alla ricerca di comunità e giustizia, sono assai suscettibili agli insegnamenti degli estremisti”. Votel non dava alcun riconoscimento all’intervento della Russia in Siria nella scomparsa dello SIIL. Piuttosto, il generale aveva parole dure per Mosca, accusandola d’interpretare il ruolo di “incendiario e pompiere”, alimentando il conflitto in Siria e poi “reclamando di agire da arbitro per risolvere la disputa”. Come spiegava Votel, Mosca offriva alternative diplomatiche a “negoziati politici a guida occidentale” in Siria e Afghanistan. L’influenza della Russia nei Paesi dell’Asia centrale che erano parte dell’Unione Sovietica è “problematica”, poiché potrebbe “limitare le opzioni d’ingaggio degli Stati Uniti” e mettere in pericolo le linee di rifornimento della NATO in Afghanistan, ha detto Votel. Il generale descriveva Russia e Iran come “rivali storici” che condividono comunque interessi, “compreso il desiderio di mettere da parte, se non espellere, gli Stati Uniti dalla regione”. Gli imperi russo e persiano hanno combattuto una serie di guerre nel Caucaso dal 1651 al 1828. L’Iran era un alleato di Washington dal colpo di Stato della CIA del 1953 alla rivoluzione islamica del 1979, quando i due Paesi divennero nemici acerrimi. Ciò si riflette nella testimonianza di Votel, che si riferiva ai trionfi di Washington sull’imperialismo iraniano e la “mezzaluna sciita” dall’Iran al Libano. Tuttavia, il capo del CENTCOM sembrava rimangiarsi la precedente narrativa sulla guerra in Yemen istigata dall’Iran, scegliendo di descriverla come guerra civile in cui l’Iran interveniva per danneggiare la rivale regionale Arabia Saudita. “Il conflitto nello Yemen ha aperto opportunità all’Iran, che continua a sostenere gli huthi con l’obiettivo di costruire un’agente che faccia pressioni sulla coalizione guidata dai sauditi ed estendere la sfera d’influenza”, aveva detto Votel, che anche rivelava che gli Stati Uniti avevano aumentato i consiglieri dell’esercito saudita nell’ultimo anno, per “aiutare a mitigare le vittime civili evitabili nello Yemen”. La coalizione a guida saudita combatte nello Yemen dal marzo 2015, senza molto successo. Anche se Votel ha negato esplicitamente che la missione di Washington in Siria è contrastare l’Iran, ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero “costruire una forte relazione” con le forze democratiche siriane (SDF) “per impedire l’obiettivo dell’Iran di avere linee di comunicazione in queste aree critiche”. L’intervento della coalizione degli Stati Uniti e delle “potenze regionali”, con cui presumibilmente intendeva la Turchia, ha già “bloccato la capacità di Assad di riconquistare grandi porzioni della Siria settentrionale”, aveva detto il generale riferendosi al Presidente siriano Bashar Assad. Aveva anche parlato di “organizzazioni democratiche ad-hoc” istituite nei territori liberati dalle SDF, dai finanziamenti statunitensi e della coalizione per sopravvivere. I finanziamenti che “aiuterebbero a mantenere il sostegno popolare e a stabilire condizioni per una governance stabile”, affermava Votel. Tuttavia, gli sforzi degli Stati Uniti per lavorare coi curdi nel nord della Siria sono minacciati dall’incursione turca nel distretto d’Ifrin detenuto dai curdi. Mentre le milizie curde che non fanno parte delle SDF sostenute dagli Stati Uniti, hanno legami familiari e tribali. “La nostra alleanza con la Turchia è fondamentale”, aveva detto Votel, “ma dobbiamo continuare a sollecitare moderazione perché le loro azioni hanno chiaramente aumentato i rischi per la nostra campagna per sconfiggere lo SIIL”. Il capo del CENTCOM affermava anche che Mosca e Teheran cercano la fine della guerra in Siria perché riversano “miliardi di dollari” in aiuti a Damasco. Eppure, nella stessa udienza, sosteneva che la Russia “deve ammettere che non è capace o che non vuole giocare un ruolo nel porre fine al conflitto siriano” e che era “incredibilmente destabilizzante”. Nessuna spiegazione veniva data su tale contraddizione”.
Chiaramente, quindi, secondo Votel, le azioni della Russia nella regione, militari e diplomatiche, servono solo a contrastare gli interessi statunitensi nella regione che, sostiene il generale, potrebbero essere realizzati in modo molto più efficace se la Russia non agitasse le acque. Anche se è ormai noto che gli USA finanziano e addestrano organizzazioni terroristiche nella regione che continuano a minacciare la stabilità in Siria, e altrove, i loro generali accusano la Russia di alimentare le fiamme dell’instabilità e delle violenze. Questo è, quindi, un caso molto chiaro di proiezione del generale, che mente consapevolmente al Congresso su ciò che fa e sul ruolo della Russia con le azioni e gli sforzi legali per sradicare il terrorismo e stabilire la sicurezza nella regione. In una recente testimonianza allo stesso comitato del Congresso, l’ammiraglio Herry Harris, capo del Comando del Pacifico degli Stati Uniti, aveva una posizione analoga su Cina e sue attività nel Mar Cinese Meridionale, indicando la ragione per cui gli USA dovrebbero essere pronti alla guerra contro la Cina. In linea con la nuova dottrina militare, i vertici statunitensi sono molto preoccupati per l’egemonia USA e sostengono con veemenza “i necessari preparativi” strategici per preservarla e contrastare le nuove minacce, in particolare Russia e Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio