La Cambogia si rivolge alla Russia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 29.01.2018L’Unione Sovietica collaborò attivamente con l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), sostenendola nelle lotta per l’indipendenza e nell’opposizione alle politiche occidentali. Dopo la caduta dell’URSS e la fine della “Guerra fredda”, la cooperazione tra l’URSS (e successori) e ASEAN diminuì significativamente. Tuttavia, negli ultimi anni la leadership russa ha adottato una serie di importanti misure per ripristinare le relazioni con l’ASEAN. Come in passato, queste misure riguardano cooperazione economica ed unione delle forze per resistere ai tentativi occidentali d’imporsi all’ASEAN. Esempio di Paese dell’ASEAN con cui la Russia sviluppa le relazioni è la Cambogia. Il regno di Cambogia si trova nella parte meridionale della penisola indocinese ed è uno dei Paesi meno sviluppati economicamente nella regione. Tuttavia, la Cambogia ha diritto di voto nell’ASEAN, che ne fa un partner attraente per i Paesi che desiderano influenzare il gruppo. L’occidente cerca di sviluppare la cooperazione con Phnom Penh, ma dato che l’influenza degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico diminuisce, mentre quella della Cina aumenta, la Cambogia in misura crescente sceglie di lavorare con quest’ultima. La Cina chiaramente adotta misure attive per rafforzare le posizioni in Cambogia, sviluppando legami commerciali ed investendo ingenti somme nella sua economia. Tuttavia, la Russia presta molta attenzione alla Cambogia ed amplia le relazioni economiche, così come politiche, con questo Paese. Va sottolineato che anche l’URSS cooperò attivamente con la Cambogia e fornì una quantità significativa di aiuti. Una questione importante nelle attuali relazioni tra Cambogia e Russia sono i colloqui sulla cancellazione, o almeno riduzione, del debito da 1,5 miliardi di dollari della Cambogia. Considerando le relazioni amichevoli tra i due Paesi, ci sono motivi per sperare che il debito venga cancellato. Un segno dell’alto livello raggiunto dalle relazioni politiche tra Mosca e Phnom Penh è la nomina della Russia a principale osservatore delle imminenti elezioni nazionali cambogiane, che si terranno nel luglio 2018. Assumendo questo ruolo la Russia fornisce un importante servizio al governo cambogiano del Primo ministro Hun Sen. Il fatto è che nel settembre 2017 fu arrestato Kem Sokha, capo del principale partito di opposizione cambogiano, il National Rescue Party (CNRP), per tradimento. Nell’ottobre 2017, il governo intentò una causa per sciogliere il CNRP, per attività anti-statali. Nel novembre 2017, tale partito annunciò lo scioglimento, anche se prima aveva previsto di candidarsi alle elezioni del 2018. Stati Uniti, UE e vari altri Paesi immediatamente accusavano il governo cambogiano di perseguitare il primo partito d’opposizione del Paese affermando che ciò automaticamente invalidasse le prossime elezioni. Chiesero anche sanzioni contro la Cambogia. È difficile prevedere fino a che punto si sarebbe arrivati se la Russia non fosse intervenuta.
Secondo i media, l’accordo per consentire agli osservatori russi di monitorare le elezioni cambogiane è stato concluso dal Primo ministro Dmitrij Medvedev in persona. Questo accordo fu raggiunto incontrando Hun Sen al summit dell’ASEAN del novembre 2017 a Manila, capitale delle Filippine. Dmitrij Medvedev osservò le lunghe e ricche relazioni tra Cambogia e Russia, risalenti al 1956, quando le relazioni diplomatiche tra i due Paesi furono ufficialmente stabilite. Il primo ministro russo annunciava che i due Paesi continuavano a comunicare ai massimi livelli, come dimostrato dai frequenti incontri con Hun Sen tra il 2014 e il 2016. Secondo Dmitrij Medvedev, la vicinanza delle relazioni tra Russia e Cambogia è dimostrata da varie cooperazioni economiche, tra cui gli scambi tra i due Paesi e la popolarità della Cambogia come meta per i turisti russi. Dal tono del discorso del Primo Ministro russo sulle relazioni tra Russia e Cambogia, sembra probabile che la valutazione degli osservatori russi delle elezioni cambogiane sarà positiva, anche se gli osservatori dell’OSCE hanno un’opinione diversa. Secondo gli analisti, il partito nazionale al governo in Cambogia, guidato da Hun Sen, è il probabile vincitore delle elezioni.
La cooperazione con potenti attori internazionali come Russia e Cina sarà di grande valore per la Cambogia se l’influenza occidentale nel suo territorio continua a diminuire. Nonostante gli Stati Uniti restino il principale partner commerciale, la Cambogia continua a sviluppare relazioni coi partner eurasiatici e a collaborarvi, anche in settori come la vendita di armi. Nel novembre 2017, due navi della Flotta del Pacifico russa, Admiral Panteleev e Boris Butoma, attraccarono nel porto cambogiano di Kampongaon, in visita informale nella crociera nei mari del sud-est asiatico e dell’Asia orientale, volta a rafforzare la cooperazione con le forze navali di Cina ed ASEAN. Durante la permanenza in Cambogia, i marinai russi parteciparono alle manovre congiunte con la Marina cambogiana. Secondo i media, Mosca e Phnom Penh discutono la possibilità che la Cambogia conceda alla Marina russa il diritto di utilizzare i porti su base permanente. Va ricordato che nel 2017 la Cambogia si ritirò dalle esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti. Altra area in cui Russia e Cambogia cooperano è l’energia nucleare. La Cambogia intende sviluppare questo settore e si affida all’assistenza russa per costruire la prima centrale nucleare. Nel 2015, il governo cambogiano e Rosatom, società statale russa per la tecnologia nucleare, firmarono un memorandum d’intesa sulla cooperazione relativa agli usi pacifici dell’energia nucleare. Da allora, non ci sono stati sviluppi significativi nella collaborazione tra Russia e Cambogia sul nucleare. Tuttavia, data la crescente cooperazione tra i due Paesi e il ruolo della Russia come osservatrice alle elezioni cambogiane, ci si augura che tutti i progetti congiunti dei due Paesi siano presto completati.
Considerando quanto sopra, si può concludere che la Cambogia si avvicina sempre più alla Russia, mentre si allontana da Stati Uniti ed UE. Poiché la Cambogia è un membro a pieno titolo del gruppo ASEAN, la cooperazione con essa aumenterà l’influenza della Russia in tutti gli Stati aderenti all’importante organizzazione del Sud-Est asiatico.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Russia e Giappone costruiscono la cooperazione economica

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 16.01.2018Come è noto, sia la posizione geografica del Giappone che la necessità d’importare idrocarburi hanno facilitato lo sviluppo delle relazioni del Paese con la Russia. Solo la lunga disputa sulle isole Curili ha impedito al Giappone di diventare uno dei principali partner economici della Russia già diversi decenni fa. Non avendo proprie risorse, la “Terra del Sol Levante”, tuttavia, ha creato una delle industrie più potenti del mondo, importando carburante da vari Paesi. Per cui la Russia, tradizionalmente ricca di petrolio e gas, sebbene vicina al Giappone, non è tra i suoi principali fornitori, a causa dei rapporti annebbiati avutisi tra i due Paesi dopo la Seconda guerra mondiale. Ora, il principale fornitore di idrocarburi del Giappone è il Medio Oriente. L’invio via marittima di grandi vettori energetici lungo le coste meridionali dell’Eurasia è sempre stato difficile e costoso. Negli ultimi anni sono emersi diversi fattori che lo rendono ancora meno conveniente. Si può fare riferimento ad instabilità e minaccia terroristica in Medio Oriente, così come all’Iniziativa One Belt One Road (OBOR). Il Giappone, sconcertato dal rafforzamento delle posizioni della Cina in Asia, non è particolarmente entusiasta dell’OBOR e della “Rotta della Seta del 21° secolo”, che mira a unire tutte le rotte marittime lungo le coste dell’Eurasia in un unico sistema, comprese le rotte da cui il Giappone riceve gli idrocarburi dal Medio Oriente. La Cina mette sotto controllo i principali porti su questa rotta e il Giappone inizia a preoccuparsi della sicurezza energetica. Tutto questo accade con l’indebolimento delle posizioni degli Stati Uniti nella regione Indo-Pacifica, considerati tradizionale alleati e partner dei giapponesi. Ovviamente, tali processi nella loro integrità fanno sì che il Giappone riveda le relazioni con la Russia. Ora, la cooperazione tra Russia e “Terra del Sol Levante” è attivamente promossa nell’energia, nelle finanze e nei trasporti. La fine del 2017 fu notevole per le molte notizie sulla cooperazione russo-giapponese. Ciò è legato alla riunione regolare del capo del Ministero degli Esteri della Federazione russa Sergej Lavrov e Tarou Kouno, del Ministero degli Esteri del Giappone, svoltasi il 24 novembre a Mosca. I due ministri discussero in dettaglio le questioni sull’interazione bilaterale, comprese le prospettive dell’attività economica congiunta sulle isole Curili. Lo stesso giorno si svolse la 13.ma riunione della Commissione intergovernativa russo-giapponese sulle questioni economiche e commerciali, in cui erano presenti il Primo Viceprimo ministro russo Igor Shuvalov e il Ministro degli Esteri del Giappone Tarou Kouno. Furono discussi i temi della cooperazione russo-giapponese nei trasporti, energia e alte tecnologie. Furono trattati i seguenti argomenti: partecipazione del Giappone allo sviluppo dei giacimenti di gas dell’Artico e dell’Estremo Oriente russo, progetti di investimento congiunti e molte altre questioni. A conclusione dell’incontro, Tarou Kouno annunciava che le relazioni russo-giapponesi hanno un enorme potenziale e che è necessario fare tutto il possibile per attuarle. Subito dopo l’incontro di entrambi i capi del Ministero degli Esteri russo e giapponese, e la riunione della Commissione intergovernativa, una notizia dopo l’altra apparve sui mass media, a proposito della cooperazione delle maggiori aziende russe e giapponesi.
All’inizio di dicembre 2017, a Mosca, il Presidente del Comitato di gestione di Gazprom, Aleksej Miller, incontrava Nobuhide Hayashi, Presidente della Mizuho Bank Ltd, una delle più grandi organizzazioni finanziarie del Giappone, con cui Gazprom coopera dal 1999. L’argomento dei negoziati era la possibilità della partecipazione del capitale di Mizuho Bank nei progetti strategici di Gazprom, a cui l’azienda russa inizierà a lavorare nel 2018. Mizuho Bank può investire in progetti come i gasdotti Power of Siberia-1, TurkStream, Nord Stream 2 e l’Amur Gaz Processing Plant ed altro. Allo stesso tempo, i mass media informavano dell’inizio della produzione di gas naturale liquefatto (GNL) sul primo processo di trasformazione del nuovo impianto russo costruito nella penisola di Jamal nell’ambito del progetto “Jamal LNG“. L’impianto è costruito con la partecipazione di compagnie russe e straniere, utilizzando il giacimento Tambej Sud come base delle risorse nel distretto autonomo Jamalo-Nenets della Federazione Russa. L’8 dicembre 2017, il primo carico di GNL partiva su una nave cisterna da Sabetta, il porto artico russo al centro della rotta del Mare del Nord. Il lancio della seconda e terza parte del progetto, noti come processi di trasformazione, è previsto per il 2018-19; tuttavia la capacità operativa già produce 5,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Le parti della joint venture, le società di costruzioni giapponesi JGC Corporation e Chiyoda Corporation, che hanno completato numerosi progetti nel settore gasifero, hanno partecipato allo sviluppo del progetto Jamal LNG. Come è noto, il Giappone è tra i principali importatori globali di GNL, ed è più vicino alla rotta del Mare del Nord di Cina e Corea del Sud. Forse, la “Terra del Sol Levante” sarà il principale consumatore dello Jamal LNG. Il progetto Jamal (??? ‘Jamal LNG’) è di proprietà a maggioranza della società russa Novatek, secondo produttore di gas nella Federazione Russa. Ha partecipato attivamente allo sviluppo dei giacimenti di gas nell’estremo nord della Russia e allo sviluppo della rotta del Mare del Nord. Novatek persegue la cooperazione strategica con i partner giapponesi: a fine novembre 2017 firmava un memorandum d’intesa con le giapponesi Marubeni Corporation e Mitsui OSK Lines, Ltd. Le tre società hanno intenzione di esplorare opzioni per un complesso per il gas naturale liquefatto in Russia, nella Kamchatka, che prevede trasposto e marketing. Secondo il piano, il GNL trasportato da petroliere rompighiaccio lungo la rotta del Mare del Nord, verrà ricaricato su navi cisterna convenzionali per ridurre il costo del vettore. Da questo punto, il GNL sarà consegnato a tutti i Paesi interessati della regione Asia-Pacifico, e prima in Giappone, territorialmente vicino alla Kamchatka. Si prevede che le società giapponesi effettueranno importanti investimenti nel progetto. Inoltre, è stato riferito che il progetto ha il sostegno del governo della regione Kamchatka, in quanto parte del gas sarà utilizzato per le esigenze di questa regione della Federazione Russa.
Il trasporto è la sfera più importante della cooperazione russo-giapponese. Come accennato in precedenza, la Cina e la “Rotta della Seta del 21° secolo” svolgono un ruolo sempre più significativo nel traffico merci marittimo lungo le coste meridionali dell’Eurasia, in cui il Giappone non desidera partecipare da partner di minoranza. Non è impossibile che la “Terra del Sol Levante” abbia bisogno di vie di comunicazione alternative con i Paesi del continente eurasiatico, liberi dall’influenza cinese. A tale proposito, il Giappone mostra interesse per la ferrovia transiberiana russa e la rotta del Mare del Nord lungo le coste settentrionali dell’Eurasia. All’inizio di dicembre 2017, l’holding Russian Railways annunciava la creazione di uno sportello unico per le società giapponesi che intendono inviare carichi in Russia ed Europa dai porti dell’Estremo Oriente russo, e lungo la Transiberiana. I rappresentanti delle aziende giapponesi possono ricevere tutte le informazioni necessarie sulla gestione dei trasporti sul territorio della Federazione Russa in breve tempo. A metà dicembre 2017, si seppe che le principali società commerciali giapponesi SBI Holdings e Hokkaido Corporation decidevano di unire gli sforzi per assistere le piccole aziende giapponesi che desiderano fare affari in Russia. Le imprese che desiderano aprire strutture e condurre affari sul territorio della Federazione Russa riceveranno supporto finanziario e informativo. Pertanto, si può concludere che le relazioni russo-giapponesi possano prosperare. È auspicabile che le parti consolidino il successo raggiunto e la cooperazione tra Russia e Giappone si sviluppi costantemente con vantaggio reciproco e dell’intera regione Asia-Pacifico.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina rafforza l’influenza sulle frontiere indiane

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 07.01.2018Come è noto, tutti gli Stati che confinano con l’India sonno zone di lotta indo-cinese per il predominio economico, politico e militare (ad eccezione del Pakistan, avversario tradizionale dell’India con o senza Cina). Anche quelli che tradizionalmente hanno collaborato con l’India, come Bangladesh, Repubblica delle Maldive, Nepal e Sri Lanka, gradualmente cambiano campo alleandosi con la RPC. Il Bhutan rimane finora sostenitore fidato dell’India. L’India lo sostiene attivamente nella disputa territoriale con la Cina dimostrandolo inviando militari nella valle di Doklam nell’estate del 2017, con conseguente acuirsi della disputa. Tuttavia, l’India perde con la Cina in altri Stati dell’Asia meridionale. La formula del successo della Cina è l’enorme investimento, che fa o promette, nelle economie dei Paesi cooperanti. Essendo la seconda economia del mondo, può permetterselo. La Cina propone la partecipazione al progetto infrastrutturale globale One Belt-One Road (OBOR) a tutti gli Stati interessati. Il progetto mira a unire le principali rotte commerciali del pianeta in un unico sistema e a promuovere l’integrazione economica globale. Nell’ambito del progetto, la Cina investe fondi nello sviluppo delle infrastrutture dei Paesi partner e propone assistenza nell’attuazione dei propri progetti economici. Nel 2017, la Cina continuava a lavorare sul Port City vicino al porto principale della capitale dello Sri Lanka, Colombo. Port City non è solo un porto marittimo, ma una nuova area residenziale con infrastrutture sviluppate, costruite dalla Cina dal 2016. È stato riferito che i cinesi avrebbero investito circa 1,5 miliardi nel progetto e che sarò il maggiore investimento dall’estero nella storia dello Sri Lanka. Nel dicembre 2017, lo Sri Lanka affittava il porto di Hambantota alla Cina per 99 anni. Questo porto è considerato un sito strategicamente importante nell’Oceano Indiano. La Cina pagherà allo Sri Lanka 1,2 miliardi di dollari a rate per l’affitto. Il primo acconto dell’importo di 292 milioni è già stato dato. Allo stesso tempo, la leadership dello Sri Lanka affermava che l’affitto aiuterà il Paese a pagare i vecchi debiti. Poco dopo, i media riferivano che la Cina potrebbe investire 1 miliardo di dollari nella costruzione del Centro finanziario internazionale di Colombo nel territorio di Port City. La Cina afferma che svilupperà il porto di Hambantota e lo trasformerà nel principale centro logistico. Tuttavia, l’India teme che la Cina crei una base militare a causa dell’importanza strategica del porto. Data la posizione vicina dello Sri Lanka alle coste indiane, la situazione è sfavorevole all’India. Dopo l’affitto di Hambantota, New Delhi accusava Pechino di voler imporre a tutti i Paesi in via di sviluppo che partecipano all’OBOR la schiavitù del debito. Secondo gli indiani, la Cina distribuisce intenzionalmente enormi prestiti che non possono restituire, e la storia del porto di Hambantota, che lo Sri Lanka ha dovuto affittare per i debiti verso la RPC, è un brillante esempio. Allo stesso modo, secondo i rappresentanti indiani, la Cina affittava terreni dal governo di Gibuti per la prima base militare estera aperta nell’agosto 2017, e allo stesso modo la RPC progetta di acquisire e utilizzare il porto keniota di Mombasa, “porta” dell’Africa orientale. Ciononostante, alcuno dei partner dei cinesi si è ancora lamentato, e sempre più Paesi collaborano aderendo al progetto OBOR.
Alla fine del 2017, la RPC ha concluse un accordo di libero scambio con le Maldive. La Repubblica delle Maldive (MR), come lo Sri Lanka, è uno Stato insulare al largo delle coste dell’India. Proprio come lo Sri Lanka, le Maldive hanno legami culturali e di amicizia di lunga data con l’India, ma la Cina controlla le principali fonti di reddito agendo da principale fonte di turismo e principale importatore di frutti di mare maldiviani. Le Maldive prevedono che il libero scambio con la RPC porterà ad un aumento significativo delle entrate. Pertanto, l’accordo sull’ALS è stato firmato nonostante l’indignazione dell’India. La Cina sviluppa attivamente la cooperazione con un altro vicino indiano, il Nepal, piccolo Stato schiacciato tra India e Cina. Come per gli altri Paesi citati, il Nepal ha una vecchia relazione sviluppata con l’India. La posizione geografica del Paese lo fa supporre separato dalla Cina dalla catena montuosa dell’Himalaya. Il confine del Nepal con l’India scorre su un terreno percorribile. Tuttavia, la Cina, come al solito, iniziò a costruire una ferrovia in Himalaya senza badare a spese. Nel novembre 2016, i treni iniziavano a viaggiare regolarmente dalla RPC verso il Nepal. Da luglio 2016 al gennaio 2017, il volume degli investimenti esteri diretti della Cina in Nepal è aumentato di tre volte, raggiungendo i 34 milioni di dollari. Gli investimenti indiani in Nepal sono diminuiti del 76%, a 4 milioni nello stesso periodo. All’inizio di marzo 2017, la capitale del Nepal, Kathmandu, ospitava il Nepal Investment Summit 2017, durante il quale rappresentanti di imprese di diversi Paesi conobbero le possibilità d’investire nell’economia del Nepal. I rappresentanti di 89 aziende cinesi vi parteciparono. Di conseguenza, i cinesi promisero d’investire 8,3 miliardi di dollari (circa il 40% del PIL del Nepal) in vari progetti presentati al vertice. L’assistenza finanziaria non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore per il Nepal, uno dei Paesi più poveri del mondo che ha inoltre subito il devastante terremoto nel 2015. Così, nonostante i legami secolari del Nepal con l’India, la Cina ora ha maggior peso in questo Paese. Nell’aprile 2017, la prima esercitazione militare cino-nepalese Sagarmatha Friendship 2017 si svolse in Nepal, durante il quale le forze armate dei due Paesi si esercitarono a contrastare il terrorismo. I rappresentanti dell’esercito nepalese riferirono che queste esercitazioni potevano diventare annuali. Indubbiamente era una notizia dolorosa per l’India. Alla fine del 2017, le elezioni si svolsero per la camera bassa del Parlamento del Nepal. Il primo turno si ebbe il 26 novembre e il secondo il 7 dicembre 2017. La “coalizione di sinistra”, che comprendeva il Partito comunista del Nepal (unito marxista-leninista), fu la più votata, e il Partito comunista unificato del Nepal (Maoista) il secondo. La Cina comunista troverà probabilmente facile essere d’accordo con il nuovo governo del Nepal. I media riferivano che l’India sperava nella vittoria del partito socialdemocratico al potere, il Congresso, ma le aspettative non furono premiate.
Quindi, la Cina aumenta rapidamente l’influenza nei Paesi confinanti con l’India. Questo è allarmante per l’India. Molti anni fa, Mao Zedong progettò d’indebolirne la posizione circondandola con un anello di alleati cinesi. Non ebbe successo al momento. Probabilmente perché agì con la forza delle armi. Tuttavia, la Cina moderna si muove fiduciosamente verso il sogno del “Grande timoniere” usando metodi economici. Forse, l’India lo comprende, ma a giudicare dal calo degli investimenti indiani in Nepal, non ha fondi sufficienti per competere con la Cina, sebbene sia la terza economia dell’Asia. Tuttavia, ora la crescita dell’influenza della Cina nei Paesi confinanti con l’India non è così pericolosa come ai tempi di Mao. Attualmente, l’India ha relazioni internazionali più sviluppate e può avere influenza e potere economico collaborando con Paesi come Singapore e Giappone, insoddisfatti dalla crescita della potenza cinese. Inoltre, lo sviluppo delle relazioni con Iran e Russia promette grandi prospettive per l’India. Tuttavia, la perdita di posizioni nell’Asia meridionale dovrebbe aiutare l’India a capire che l’inazione e il risparmio sugli investimenti comportano perdite.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Evoluzione della cooperazione interregionale tra Russia e Cina

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 05.01.2018La cooperazione regionale offre maggiore profondità e solidità alle relazioni economiche tra i due Paesi. Dimostra il livello di fiducia reciproca e facilita l’instaurazione di relazioni veramente strette, l’integrazione economica e culturale. Comprendendo ciò, Russia e Cina incoraggiano i contatti tra le loro regioni. Una delle importanti tendenze della cooperazione interregionale russo-cinese è il Progetto Volga-Yangtze. Nel 2013, in accordo con l’approvazione del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, fu creato il gruppo di lavoro congiunto sulla cooperazione nei settori economico e umanitario per le regioni del distretto federale del Volga della Federazione Russa e le Rotte Superiori e Centrali del fiume Yangtze in Cina. Il Distretto Federale del Volga comprende 14 entità territoriali della Federazione Russa, con quasi 30 milioni di abitanti (20% della popolazione russa). Le zone superiori e medie del fiume Yangtze comprendono cinque province cinesi e Chongqing, un comune autonomo con una popolazione di 360,6 milioni di persone. Entro la fine del 2017, le parti si sono scambiate diverse visite e hanno avuto alcune riunioni congiunte. Sono stati raggiunti accordi di cooperazione commerciale ed economica tra l’amministrazione dell’Oblast di Nizhnij Novgorod (il cui centro amministrativo, Nizhnij Novgorod, è anche il centro amministrativo del distretto federale del Volga) e le province cinesi Anhui e Sichuan. Nel complesso, si può notare che la cooperazione tra queste grandi unità regionali di Russia e Cina si sviluppa abbastanza lentamente. Ciò per via di molti ostacoli legislativi, l’assenza di condizioni favorevoli per gli scambi commerciali e il rigoroso regime dei visti tra i due Paesi. Tuttavia, molti specialisti ritengono che se queste difficoltà venissero rimosse, le relazioni tra Distretto Federale del Volga e Rotte Alta e Media del fiume Yangtze hanno un futuro luminoso. Inoltre, l’interazione tra Cina e Kraj Altaj della Federazione Russa è notevolmente aumentata di recente. La cooperazione nell’economia, nell’istruzione e nella cultura si sviluppa tra la suddetta regione russa e la Cina. La base della cooperazione economica tra Kraj Altaj e Cina è il commercio di prodotti agricoli. Come è noto, il Kraj Altaj è tra le principali entità territoriali della Federazione Russa nell”agricoltura. Il mercato cinese dei prodotti alimentari è uno dei principali mercati per l’esportazione in questa regione. La Grande Cina acquista periodicamente grandi volumi di farina, cereali e miele dell’Altaj Inoltre, il Kraj Altaj è il più grande fornitore di olio vegetale russo della Cina. Nel 2015, la regione vendette alla Cina 5,4 mila tonnellate di farina e più di 26 tonnellate di miele (nove volte la quantità di miele acquistato dai cinesi nel 2014). Nel giugno 2016, l’amministrazione del Kraj Altaj informò dell’aumento del quadruplo del fatturato economico estero con la Cina nell’ultimo anno. Oltre ad altri prodotti, la Cina acquistava centinaia di tonnellate di gelato dall’Altaj. Nel 2017 questa tendenza continuava. Il Kraj Altaj ha il commercio più vivace con la regione autonoma dello Xinjiang Uygur, territorio autonomo nel nord della Cina. Il trasporto di merci avviene su strada attraverso Kazakistan e Mongolia. Tuttavia, l’eccedenza di cereali osservata nel Kraj Altaj e la domanda in costante crescita della Cina di prodotti alimentari di qualità e prodotti agricoli di base richiedono ad entrambe le parti l’espansione del commercio e l’inclusione di nuove regioni della Cina. La crescita delle esportazioni verso la Cina è la principale preoccupazione dell’amministrazione del Kraj Altaj. Va notato che vi sono alcuni ostacoli nella legislazione cinese, che impediscono al commercio russo-cinese di prodotti agricoli di svilupparsi pienamente. Ad esempio, nonostante la crescente popolarità dei prodotti cerealicoli dell’Altaj in Cina, il sistema di quote d’importazione della farina esistente in Cina, impedisce la crescita delle forniture, nonostante la crescente popolarità dei prodotti cerealicoli dell’Alta; queste quote sono solo assegnate alle aziende cinesi.
Oggigiorno, Russia e Cina hanno trattative su annullamento o allentamento delle restrizioni alle importazioni cinesi dei prodotti agricoli, e un certo successo è già stato raggiunto. Pertanto, la Cina è obbligata a sbarazzarsi delle barriere tariffarie entro il 2020, che non corrispondono ai requisiti dell’OMC. Nel novembre 2017 si svolgeva l’incontro tra il Governatore del Kraj Altaj Aleksandr Karlin e Li Hui, l’ambasciatore cinese in Russia, per discutere delle prospettive dello sviluppo del commercio e della cooperazione negli investimenti tra Kraj Altaj e Cina. Oltre ai tradizionali campi, le parti hanno toccato il tema del turismo. Secondo Li Hui, il territorio mostra un notevole potenziale in questa sfera. Nello stesso mese, la delegazione del Kraj Altaj si recava a Shanghai, alla XXI Esposizione Internazionale di Cibo e Bevande, la fiera mondiale cinese su cibo e ospitalità FHC 2017. Gli uomini d’affari e i funzionari cinesi hanno l’opportunità di conoscere i vari prodotti delle Imprese dell’Altaj. In generale, le prospettive della cooperazione economica tra Cina e Kraj Altaj possono essere considerate favorevoli. È noto che l’agricoltura cinese non può soddisfare pienamente le richieste della popolazione del Paese e l’importazione cinese di prodotti alimentari aumenterà nel prossimo futuro. Inoltre, molti cinesi sono preoccupati per l’uso eccessivo di prodotti chimici e alimenti geneticamente modificati, a cui gli agrari cinesi ricorrono per massimizzare i raccolti. Considerando questi fattori, così come i lavori per la liberalizzazione della legislazione commerciale cinese, i produttori russi di prodotti agricoli biologici possono contare su una significativa crescita degli scambi commerciali con la Cina ne prossimo futuro.
Un’altra interessante notizia sulla cooperazione russo-cinese regionale è l’estensione dei contatti tra Cina e Repubblica cecena. Il business petrolifero è la principale sfera della cooperazione economica tra Cecenia e Cina. Nell’aprile 2017, la società cecena OAO “Chechenneftehimprom” e la cinese СРТSA SA firmavano un accordo di cooperazione. I produttori di petrolio cinesi ottenevano l’approvazione per l’esplorazione e lo sviluppo dei giacimenti di petrolio/gas ceceni. Come primo partner straniero della Cecenia nel settore petrolifero, СРТSA SA riceveva la promessa di condizioni operative favorevoli. Secondo le parole del Primo ministro ceceno Abubakar Edelgeriev, le parti s’impegneranno non solo nell’estrazione petrolifera ma anche nella raffinazione del petrolio, influenzando positivamente l’economia cecena. Un’altra sfera d’impegno tra Cina e Cecenia sono le disposizioni sulla sicurezza. Recentemente, la crescita delle minacce terroristiche si notava nella regione autonoma cinese dello Xinjiang Uygur. Per mantenere la sicurezza sul suo territorio, la Cina intende adottare le migliori tattiche antiterrorismo cecene. Con tale visione, nel novembre 2017, la delegazione cinese guidata da Chen Gopin, rappresentante speciale per la lotta al terrorismo e la sicurezza della Repubblica popolare cinese, visitava la Cecenia. Oltre alle questioni sulla sicurezza, i rappresentanti della delegazione discussero dello sviluppo della cooperazione economica coi funzionari ceceni, affermando che la Cecenia è ricca di risorse e ha un notevole potenziale turistico.
In conclusione, si può notare che Russia e Cina sviluppano costantemente la cooperazione tra queste due regioni, che già paga dei dividendi.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA cercano alleati per contenere Pechino

Tony Cartalucci, LD 28 dicembre 2017Ci sono stati rumori sul cosiddetto Quadrilateral Security Dialogue (Quad), una specie di coalizione tra Stati Uniti, India, Australia e Giappone. Promosso dai soliti pensatoi politica finanziati dalle grandi aziende finanziarie, il Quad viene descritto come un passo oltre lo sfortunato “pivot to Asia” di Washington per salvare il proprio potere in declino nella regione. Capire che il “perno” degli Stati Uniti era inteso a cooptare e costringere il Sud-Est asiatico a formare un fronte unito per contenere l’ascesa economica, diplomatica e militare della Cina nella regione, per preservare e forse persino espandere il primato degli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico, spiega perché alla fine ha fallito, e va oltre spiegando cos’è il Quad e perché vine così fortemente promosso.

Il fallimento del perno e il declino del potere statunitense
Il Sud-Est asiatico, attraverso l’Associazione sovranazionale delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) ha resistito ai tentativi di Washington di riallineare la politica regionale per soddisfarne gli interessi ai danni dei crescenti legami dell’ASEAN con Pechino. C’erano varie componenti nel perno tra cui gli sforzi degli Stati Uniti per minare, rovesciare e sostituire con regimi obbedienti i governi di diversi Stati dell’ASEAN, come Myanmar, Thailandia e Malaysia. L’espansione del “soft power” statunitense nell’ASEAN era una di queste componenti, in particolare gli sforzi a lungo termine del dipartimento di Stato USA attraverso National Endowment for Democracy (NED) e la sua “Young Southeast Asian Leaders Initiative” (YSEALI) lanciata nel 2013. Tali sforzi sono falliti finora, con un successo limitato nel mettere al potere un regime di clienti statunitensi in Myanmar con Aung San Suu Kyi e il suo partito della National League for Democracy (NLD). Altrove, nel 2014, il governo appoggiato dagli Stati Uniti di Yingluck Shinawatra, sorella dell’allora alleato Thaksin Shinawatra, fu estromesso con un colpo di Stato militare. Le proteste in Malaysia guidate dal fronte “Bersih“, finanziato dagli Stati Uniti, non hanno ancora prodotto risultati. E in Cambogia, il governo del Primo ministro Hun Sen ha iniziato una campagna aggressiva per sradicare ed espellere i media e il fronte d’opposizione del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, arrestando il capo dell’opposizione Kem Sokha e sciogliendone il Partito di salvezza nazionale, una mossa che potrebbe essere replicata in una forma o nell’altra dagli altri Stati dell’ASEAN in caso di successo. Un altro componente era la serie di conflitti artificiali che gli Stati Uniti hanno prodotto per poi svolgervi un ruolo da mediatore per risolvere la controversia territoriale sul Mar Cinese Meridionale. L’ASEAN si è rifiutata di farsi coinvolgere, e persino presunti ricorrenti nella disputa, Vietnam e Filippine, si sono allontanati dall’approccio rigido proposto dagli Stati Uniti per affrontare Pechino. A un certo punto, le Filippine hanno persino respinto la presunta “sentenza del tribunale internazionale” a suo favore, organizzata da un gruppo di avvocati statunitensi, e ha invece proseguito i negoziati bilaterali con Pechino. La componente finale del perno degli USA in Asia era la proliferazione del terrorismo sponsorizzata dai più stretti alleati di Washington in Medio Oriente. Questo incluse un attentato del 2015 a Bangkok presumibilmente effettuato da terroristi turchi e l’improvvisa apparizione e diffusione del cosiddetto “Stato islamico” (SIIL) nelle Filippine. L’arrivo e l’occupazione dello SIIL della città filippina meridionale di Marawi era particolarmente “utile” alla politica estera degli Stati Uniti, arrivando in un momento in cui le Filippine avevano rimproverato il coinvolgimento degli Stati Uniti nella disputa sul Mar Cinese Meridionale, l’interferenza di Washington negli affari politici interni delle Filippine, e iniziato a chiedere la rimozione completa delle forze militari statunitensi dal proprio territorio. L’arrivo dello SIIL ha quindi dato un pretesto fin troppo conveniente agli Stati Uniti non solo per rimanere nelle Filippine, ma per espandervi la propria presenza.

Il “Quad” nasce quando il pivot decade
Nell’Asia-Pacifico, gli USA sono sempre più in disaccordo e ricorrono sempre più allo scontro nel “perno” che avrebbe dovuto unificare la regione dietro l’agenda regionale di Washington piuttosto che contro di essa. Per far fronte a ciò, Washington punta ai confini estremi dell’Asia-Pacifico alla ricerca di alleati disponibili, creando il “Quad”. L’India è all’estremità occidentale, l’Australia a sud e il Giappone ad est. Gli stessi Stati Uniti non hanno alcuna forma o posizione presso l’Asia se non come presenza militare estera in Corea, Giappone, Filippine e Australia, suscitando dubbi immediati sulla legittimità del programma della coalizione. Gli editoriali occidentali sul Quad non nascondono le vere intenzioni di tale iniziativa degli Stati Uniti, contenere la Cina. Il South China Morning Post in un editoriale intitolato “Stati Uniti, Giappone, India, Australia… il Quad è il primo passo verso una NATO asiatica?” afferma: “La nuova strategia per affrontare la Cina con un fronte unito ha sottolineato la crescente competizione regionale tra Pechino e Washington. Il Quad si ebbe mentre gli Stati Uniti sembravano spostare l’attenzione strategica. Mentre Trump visitava l’Asia orientale, si riferiva alla regione come “Indo-Pacifica” piuttosto che “Asia-Pacifico”, un chiaro colpo per Pechino”. The Diplomat nell’articolo intitolato “Incontro quadrilaterale sulla cooperazione regionale di Stati Uniti, Giappone, India e Australia“, seguiva le dichiarazioni prodotte dal dialogo, “Le dichiarazioni australiane e statunitensi hanno toccato tutte e sette le questioni sopra evidenziate sotto l’egida di un “Indo-Pacifico libero e aperto”. La dichiarazione del Giappone omette qualsiasi menzione di miglioramento della “connettività” che, per India e Stati Uniti, significherebbe una visione alternativa all’ambiziosa iniziativa Fascia e Via della Cina”. Il pezzo arrivava a dichiarare: “Nel frattempo, la dichiarazione dell’India nella riunione di sabato ha omesso ogni riferimento esplicito alla libertà di navigazione e di sorvolo, al rispetto del diritto internazionale e alla sicurezza marittima. Tuttavia, in varie dichiarazioni e dichiarazioni bilaterali con ciascuno degli altri partecipanti, Delhi ha espresso il proprio sostegno a questi principi. Sia le omissioni indiane che giapponesi non sono una dichiarazione di disinteresse, ma piuttosto sono tese a placare le preoccupazioni di Pechino che il quadrilatero tenti esplicitamente di contenere la Cina”. The Diplomat concludeva notando che molto lavoro serviva per incentivare gli asiatici a sostenere “lo status quo dell’architettura regionale e un ordine basato sulle regole” (leggi: primato degli Stati Uniti nella regione) “contro la visione concorrente della Cina“. Considerando questo fatto e che anche nel Quad c’è un’evidente disconnessione tra l’agenda di ogni membro e la realtà sul contenimento della Cina, Washington affronta una difficile battaglia. Convincere India o Australia a rifiutarsi di cooperare, beneficiandone, e quindi consentire l’ascesa della Cina, sarà una proposta sempre più difficile. Per il Sud-Est asiatico, il rifiuto d’impegnarsi in modo costruttivo con la Cina va dal difficile all’impossibile. Molti Stati nel Sud-Est asiatico hanno già firmato accordi e iniziato la costruzione di elementi dell’iniziativa cinese One Belt, One Road (OBOR), tra cui Laos e Thailandia che costruiscono linee ferroviarie ad alta velocità che collegheranno la città meridionale di Kunming a Malaysia e Singapore, attraversando entrambe le nazioni. Anche le forze armate del Sud-est asiatico si rivolgono sempre più alla Cina sia per nuovo materiale che per esercitazioni congiunte, due campi un tempo dominati dagli Stati Uniti, ma non più.

Martellare il piolo del Quad in un buco
È chiaro che una parte della dura battaglia di Washington consisterà nel destabilizzare e rimuovere dal potere quei governi regionali che supervisionano i progetti congiunti con la Cina, e mettere al potere governi che ritardino o abbandonino tali progetti. Ciò spiega ampiamente l’aumento delle interferenze politiche palesi degli Stati Uniti, anche direttamente con le ambasciate in nazioni come Thailandia e Cambogia, dove i gruppi d’opposizione sono apertamente protetti dall’ambasciata statunitense. In Thailandia, Stati Uniti ed UE hanno esercitato pressioni sul governo ad interim per tenere elezioni anticipate nella speranza di riportare Shinawatra al potere. In Cambogia, Stati Uniti ed Unione Europea minacciano sanzioni al governo per l’azione contro gruppi d’opposizione diretti e finanziati dagli Stati Uniti. E in Myanmar, gli Stati Uniti istigano violenze su entrambi i lati della crisi rohingya, minacciando la stabilità qualora i progetti congiunti con la Cina non siano abbandonati. In sostanza, gli Stati Uniti intendono continuare tutte le attività che hanno perseguito col “perno in Asia”, tra cui sovversione politica, scontro con Pechino e persino terrorismo. Il Quad non è un’alternativa per l’ASEAN a Pechino, è un’alternativa per impedirgli di sfuggire a coercizione e sovversione degli Stati Uniti.

Il Quad è una minaccia per tre dei quattro membri
Il successo o fallimento di nazioni come Cambogia, Thailandia e Myanmar nell’evitare le provocazioni di Washington determinerà successo o fallimento complessivo dell’iniziativa Quad di Washington. E anche per India, Giappone e Australia un Sud-Est asiatico destabilizzato non è in alcun modo d’interesse, che le rispettive leadership lo riconoscano o meno. Legami costruttivi tra i membri del Quad e un’Asia stabile avvantaggerebbero la regione nel complesso e beneficeranno ciascuna nazione. Questo è un punto che non è passato inosservato a Pechino o all’ASEAN. Per quanto Washington veda India, Australia e Giappone come contrappeso alla Cina, sono visti come potenziali alternative economiche e di sicurezza al ruolo sempre più sgradevole di Washington nell’Asia Pacifica. Mentre Washington cerca di cooptare e scagliare gli altri membri del Quad contro una Cina in ascesa per preservare il proprio primato regionale, la Cina potrebbe cercare di offrire invece un porto sicuro. I legami economici tra Cina e Australia sono già significativi con la Cina che funge da principale partner commerciale dell’Australia. Anche l’India svolge attività considerevoli in Asia e sempre più con la Cina. I piani di Washington per continuare ad interferire nella regione per il proprio primato potrebbero portare il Quad a divenire una trilaterale che cerca da sé accordi con la Cina senza compromettere o ritardare i propri interessi per amore di Washington. Senza il Quad, gli Stati Uniti dovranno cercare altri partner nella ricerca del primato asiatico. Col Regno Unito che segnala interesse ad inviare navi da guerra in tutto il pianeta per aiutare gli Stati Uniti a scacciare i cinesi dalle proprie rive, forse l’Asia-Pacifico verrà nuovamente riassegnata dall’Indo-Pacifico all’Anglo-Pacifico, e il Quad sostituito dalla coppia anglo-statunitense.Traduzione di Alessandro Lattanzio