Mugabe, vittima dello Stato profondo dello Zimbabwe

Alessandro Lattanzio, 16/11/2017Il 15 novembre 2017, i militari assumevano il controllo dello Zimbabwe mettendo in custodia il Presidente Robert Mugabe e arrestando diversi alti funzionari governativi, tra cui il ministro del Governo locale Salvatore Kasukuwere, il ministro delle Finanze Ignatius Chombo, e il nipote di Mugabe Patrick Zhuwayo, tutti della fazione G40 del ZANU-PF, guidata da Grace Mugabe, moglie del presidente. Mentre il Generale Constantino Chiwenga, comandante delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, indiceva una conferenza-stampa presso il comando dell’Esercito, ad Harare, i soldati occupavano la ZBC, la TV di Stato. Ciò era il culmine di mesi di tensioni nel partito ZANU-PF, e solo la settimana prima Emmerson Mnangagwa, ex-vicepresidente ed ex-ministro della Giustizia dello Zimbabwe, era fuggito in Sud Africa dopo essere stato licenziato ed espulso dal partito con l’accusa di “slealtà” e complotto contro il presidente. Boris Johnson, segretario agli esteri della Gran Bretagna, col solito tono arrogante affermava, “Un governo autoritario, sia nello Zimbabwe che altrove, non dovrebbe avere posto in Africa… Le elezioni si terranno nella prima metà del prossimo anno. Faremo tutto il possibile coi nostri partner internazionali per garantire che ciò dia opportunità concreta agli abitanti dello Zimbabwe di decidere il loro futuro“. Ma nonostante ciò, mentre i militari prendevano il controllo dello Zimbabwe, l’“opposizione” neo-colonialista e sorosiana si allarmava ugualmente; Austin Moyo, del Movimento per il cambiamento democratico (MDC), organizzazione sorosiana al servizio degli interessi atlantisti, si dichiarava allarmato dalla mossa delle Forze Armate, legate al Partito dei Movimenti di Liberazione Nazionale socialisti e anticolonialisti ZANU-PF. Il leader dei militari interventisti, Generale Sibusiso Moyo, aveva dichiarato che le Forze di Difesa dello Zimbabwe garantiranno la sicurezza di Mugabe e contrasteranno l’infiltrazione di “criminali intorno a lui che commettono i crimini che causano sofferenze socio-economiche nel Paese. Non appena avremo completato la missione, ci aspettiamo che la situazione torni alla normalità“.
Nella settimana precedente fu svelata l’esistenza di un complotto per spodestare Mugabe, cui aderivano almeno da settembre i proprietari terrieri bianchi del Sindacato dei Fattori Commerciali; la fazione del Movimento dei Veterani della Guerra di Liberazione Nazionale guidata da Chris Mutsvangwa, ambasciatore in Cina e portavoce di Emmerson Mnangagwa, il vicepresidente licenziato l’8 novembre dal Presidente Robert Mugabe e fuggito in Sud Africa; da gruppi religiosi, probabilmente gruppi d’influenza statunitensi; e dal movimento sorosiano MDC dell’agente d’influenza anglostatunitense Morgan Tsvangirai. Il 13 novembre il comandante delle Forze di Difesa Costantino Chiwenga, che avrebbe incontrato Mnangagwa in Cina, avvertì Mugabe che doveva sospendere l’epurazione ai vertici del ZANU-PF, affermando “Dobbiamo ricordare a chi è dietro queste faide insidiose che quando si tratta di proteggere la nostra rivoluzione, i militari non esiteranno ad intervenire”. Chris Mutsvangwa, dopo l’intervento dei militari, dichiarava che il Generale Constantino Chiwenga aveva eseguito “un’azione correttrice incruenta contro un grave abuso di potere“, e che l’esercito restituirà lo Zimbabwe a una “democrazia genuina” facendone una “nazione moderna”. Nel frattempo, il segretario dello ZANU-PF per gli affari giovanili, Kudzanayi Chipanga, scusandosi col Generale Constantino Chiwenga, col comandante dell’Esercito Tenente-Generale Phillip Valerio Sibanda e col Comandante dell’Aeronautica militare Maresciallo dell’Aria Perrence Shiri, per la sua primitiva posizione contro l’intervento dell’esercito, riconoscendone la legittimità anche a nome del partito; “Come leader della Lega della gioventù dello ZANU-PF, ho riflettuto e personalmente ammetto di aver commesso un errore insieme al mio gruppo dirigente denigrando le vostre alte cariche. Siamo ancora giovani e facciamo errori e abbiamo imparato molto da questo errore. Non sono persuaso a presentarmi sui media statali, ma ho personalmente riflettuto e capito il mio errore, grazie“. Chipanga, prendendo così le distanze dalla fazione di Grace Mugabe, si posizionava a sostegno dei militari e della fazione del ZANU-PF dell’ex-vicepresidente Mnangagwa, consolidando l’intervento dell’esercito. E difatti, non va dimenticato che il 30 luglio 2017, il Presidente Robert Mugabe avvertì che avrebbe preso in considerazione il licenziamento dei vertici militari, accusandoli d’ingerenza nelle lotte interne allo ZANU-PF; “Ecco come vengono gestiti i governi. Rispettiamo le nostre forze di difesa, specialmente i vertici. Naturalmente andranno in pensione, ma gli troveremo una posizione nel governo in modo che non languiscano“. Mugabe lo stesso giorno accusò i dirigenti del partito di complottare contro di lui, mentre il ministro dell’Istruzione superiore Jonathan Moyo, a giugno, denigrò il Generale Constantino Chiwenga definendolo politico disperato in uniforme. Chiwenga riteneva che Moyo fosse una minaccia alla sicurezza nazionale quando attaccò il vicepresidente Emmerson Mnangagwa, allora ancora in carica. Anche il comandante dell’Aeronautica Maresciallo Perance Shiri redarguì Moyo. Mugabe aveva infine dichiarato che non si sarebbe ritirato, nonostante le pressioni nello ZANU-PF, “si dice che il presidente se ne andrà, ma io non me ne vado. Il presidente sta morendo, ma io non sto morendo e ringrazio Dio per aver vissuto fino ad oggi. Ringrazio Dio per avermi dato una buona vita. Ho qualche acciacco e vado dai dottori come chiunque altro, ma tutti i miei organi, il fegato, il cuore stanno molto bene, sono forti. So che potrebbero esserci alcuni che ambiscono divenire persino presidente, va bene. Ma penso anche e riconosco che avendo guidato il partito per così tanto tempo e avendo riunito il popolo, ci sia questa unità. Un nuovo uomo, che l’opposizione dirà ora possibile, un nuovo leader dello ZANU-PF non avrà alcuna possibilità contro l’opposizione. Persino l’MDC di Tsvangirai dirà che questo nuovo uomo non è conosciuto come me, dato il consenso che sono riuscito ad ottenere negli anni. Quindi, mi piacerebbe vedere se la situazione sia matura. Vorrei anche vederci uniti. Ma trovo che non lo siamo. Alcuni sono divisi da linee tribali, alcuni non rispettano gli altri e altri dicono che non vogliono uno Zezuru (leader) questa volta; neanche noi. Una volta che si fa questo tipo di discorso, allora non si ha intenzione di guidare e unire il partito. Non faccio tali discorsi“. Nel frattempo, a luglio, lo scontro s’inaspriva quando i Generali Constantino Guveya Chiwenga e Perrance Shiri accusarono Moyo di essere stato un disertore durante la guerra di liberazione. Moyo, elemento chiave della fazione G40, avrebbe preparato un documentario sul ruolo del vicepresidente Emmerson Mnangagwa durante la lotta di liberazione. Diversi giornalisti avrebbero visitato le aree del Matebeleland e Midlands per raccogliere testimonianze sull’operato di Mnangagwa. Negli anni ’60-’70, Mnangagwa fu arrestato e imprigionato per 10 anni. Fu in quel periodo che incontrò Mugabe e altri leader nazionalisti.Lo Stato Profondo dello Zimbabwe
Nello Zimbabwe, il Joint Operation Command (JOC) riunisce i comandanti di esercito, polizia e servizi segreti, che hanno sempre appoggiato la politica del ZANU-PF. E nel 2008 e nel 2013, il JOC ebbe de facto il controllo del governo, operando affinché il sistema governativo dello Zimbabwe non venisse compromesso o sabotato. Finché Mugabe e Mnangagwa erano allineati, li sosteneva entrambi, ma quando il G40 intervenne contro Mnangagwa per sostenere Grace Mugabe, il JOC, coinvolto nello scontro interno allo ZANU-PF, decise si sostenere il vicepresidente Mnangagwa anche contro i coniugi Mugabe. Il licenziamento di Emmerson Mnangagwa dell’8 novembre era volto ad impedire che potesse subentrare a Mugabe facendo leva sui legami con le forze armate. Ma non si era tenuto conto che, dopo gli scontri nei mesi estivi, l’esercito aveva già deciso su quale cavallo puntare. Inoltre, va notato che il 12-19 novembre erano previste le elezioni di 300 membri del Comitato centrale del ZANU-PF, il cui responsabile supervisore era il ministro Ignatius Chombo. “Il processo elettorale dovrebbe iniziare con effetto immediato, essere completato entro il 17 novembre 2017 e presentato al Segretario per l’amministrazione il 19 novembre 2017. L’assegnazione combinata dei seggi del Comitato centrale per ogni provincia sarà suddivisa come segue: 100 membri assegnati su base paritaria, 94 attraverso il voto al partito nelle elezioni del 2013, 20 dirigenti nazionali della gioventù, 20 donne dirigenti nazionali, 4 membri del Presidium, i segretari della Gioventù e della Lega femminile e 10 incaricati presidenziali“. Non era un caso, quindi, che l’intervento dei militari scattasse il primo giorno delle elezioni interne al Partito al governo. Nel frattempo, il ZANU-PF aveva avviato anche la campagna per le elezioni generali del 2018 e il portavoce del partito, Simon Khaya Moyo, avvertiva che “Abbiamo iniziato la campagna come partito. Gli individui non possono farlo ancora. Come sapete, appoggiamo il Presidente Mugabe come nostro candidato e incoraggiamo tutti a sostenerlo come candidato del partito. Tutte le nostre strutture lavorano per garantire una clamorosa vittoria al partito il prossimo anno. Al momento abbiamo detto che i deputati in carica non vanno disturbati. Quello che cerchiamo, al momento, è che i deputati svolgano le loro funzioni indisturbati. Continuiamo ad incoraggiare la nostra gente a registrarsi per votare. Vogliamo che si registrino tutti. Le strutture del partito lavorano instancabilmente per mobilitare i sostenitori per la registrazione. Abbiamo fiducia verso una vittoria clamorosa nel 2018“. Lo ZANU-PF doveva tenere un Congresso straordinario dal 12 al 17 dicembre 2017.
Il governo di Harare, nel frattempo, dal luglio 2017 iniziava a costituire riserve di oro e diamanti per sostenere la futura reintroduzione della valuta locale. A proporre l’iniziativa era proprio l’ex-vicepresidente Emmerson Mnangagwa. “Stiamo costruendo riserve di oro e diamanti che, se raggiungono un certo livello, che non dirò qui, ci permetteranno d’introdurre una nostra moneta sostenuta da questi minerali. Non sono libero di rivelarvi la quantità voluta di questi minerali, prima che possano sostenere la nostra moneta“, affermò Mnangagwa. La carenza di liquidità nello Zimbabwe era iniziata dopo che il Paese aveva intrapreso la riforma agraria. Il governo aveva introdotto obbligazioni per bloccare il contrabbando di dollari USA dal Paese. “Otteniamo solo valuta straniera quando esportiamo qualcosa o attraverso le ONG nel nostro Paese. Il Forex proviene anche dal sostegno finanziario bilaterale e multilaterale o dagli investimenti esteri diretti e se non li otteniamo non ci sarà forex, perché il dollaro USA che usiamo è la valuta di riserva“. Il vicepresidente Mnangagwa dichiarava anche che il governo era preoccupato dalle note obbligatorie rinvenute nei Paesi limitrofi, affermando che le relative indagini erano in corso. “C’è stato un periodo in cui la gestione dell’economia nello Zimbabwe era molto apprezzata negli ambienti occidentali. Durante il primo decennio d’indipendenza, l’economia dello Zimbabwe crebbe in media del 4 per cento all’anno, e furono fatti sostanziali progressi in campo educativo e sanitario. Lo Zimbabwe gestiva bene le finanze e tra il 1985 e il 1989 dimezzò il rapporto debito/servizio. Tuttavia, la fine del socialismo in Europa creò un ambiente inospitale per le nazioni che seguivano un corso indipendente, e lo Zimbabwe fu costretto dalle richieste occidentali a liberalizzare l’economia. Nel gennaio 1991, lo Zimbabwe adottò il programma di aggiustamento strutturale economico (ESAP), progettato dalla Banca mondiale. Il programma richiedeva la solita prescrizione di azioni sostenute dalle istituzioni finanziarie occidentali, tra cui privatizzazione, deregolamentazione, riduzione delle spese governative per i bisogni sociali e taglio del disavanzo. Furono istituite tasse per gli utenti di sanità e istruzione e furono eliminati i sussidi alimentari. Furono inoltre ritirate le misure volte a proteggere l’industria locale dalla concorrenza straniera. L’impatto fu immediato. Pur soddisfacendo gli investitori occidentali, il risultato fu un disastro per il popolo dello Zimbabwe. Secondo uno studio, le famiglie più povere di Harare videro il reddito diminuire del 12% nel 1991-1992, mentre i salari reali crollarono di un terzo. Il calo dei redditi costrinse le persone a spendere una percentuale maggiore del reddito per il cibo, ed abiti usati furono importati per compensare l’incapacità della maggioranza dei cittadini di acquistare nuovi vestiti. Un’indagine del 1994 ad Harare rilevò che il 90% degli intervistati riteneva che l’ESAP avesse influito negativamente sulle loro vite. L’aumento dei prezzi dei generi alimentari fu visto come un problema importante dal 64% degli intervistati, mentre molti indicarono che furono costretti a ridurre l’acquisto di cibo. L’ESAP provocò licenziamenti di massa e paralizzò il mercato del lavoro tanto che molti non trovarono alcun impiego. Nelle aree comuni, l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti fece sì che gli agricoltori di sussistenza non potessero più fertilizzare le terre, con conseguenti rendimenti inferiori. L’ESAP ordinò l’eliminazione dei controlli sui prezzi, consentendo ai proprietari di negozi nell’area comune, liberi dalla concorrenza, di aumentare i prezzi in modo drammatico. Nel 1995, il FMI ridusse i fondi per il programma quando ritenne che lo Zimbabwe non riducesse il bilancio e licenziasse gli impiegati pubblici abbastanza velocemente. Inoltre, il FMI si lamentò del ritmo della privatizzazione non abbastanza rapido. Ma l’implementazione dell’ESAP fu abbastanza veloce per il popolo dello Zimbabwe. Nel 1995 oltre un terzo dei cittadini non poteva permettersi cibo, tetto e abbigliamento. Dal 1991 al 1995, lo Zimbabwe subì una forte deindustrializzazione, poiché la produzione industriale diminuì del 40%. Secondo un economista del Fronte patriottico dell’Unione nazionale africana dello Zimbabwe (ZANU-PF), “c’è il consenso generale tra la popolazione dello Zimbabwe secondo cui l’ESAP ha portato alla povertà molte famiglie. Il programma avvantaggiò una minoranza privilegiata a spese della maggioranza”. Come previsto dalle istituzioni finanziarie occidentali, si potrebbe obiettare”.

Emmerson Mnangagwa

Forze della Difesa
L’Esercito Nazionale dello Zimbabwe è formato da 7 Brigate, composte da 1 reggimento corazzato, 23 battaglioni di fanteria, 2 reggimenti di artiglieria, 1 reggimento di supporto tecnico, 3 battaglioni della Guardia Presidenziale, 1 battaglione commando, e dispongono di 65 carri armati T-54/55, 162 blindati, 12 sistemi di artiglieria e 64 lanciarazzi multipli. Gli effettivi e i riservisti sono circa 60000.
L’Aeronautica, che una volta disponeva di aviogetti da caccia Mikojan MiG-23 donati dalla Jamahiriya Libica, dispone di 7 caccia Chengdu F-7II/N, 9 aerei d’addestramento Hongdu K-8Z Karakorum, 18 aerei d’addestramento SIAI-Machetti SF.260M/TP/W, 11 aerei da trasporto Aviocar CASA C212-200, 4 aerei da trasporto Islander Britten-Norman BN-2A, 16 aerei da collegamento Cessna FTB337G e O-2A Skymaster, 6 elicotteri d’attacco Mi-35, 1 elicottero Mil Mi-8T, 4 elicotteri Aerospatiale SA316B Alouette III, 7 elicotteri Agusta-Bell 412SP, schierati presso le basi aeree di Thornhill (Gweru) e Manyame (Harare). L’Aeronautica dello Zimbabwe invia ufficiali ogni anno presso la Scuola Comando operativo della PAF e la Scuola della Difesa Aerea del Pakistan.
Le forze di polizia contano 20000 effettivi.
Nell’aprile 2014, l’Esercito di Liberazione Popolare cinese donò 4,2 milioni di dollari alle Forze di Difesa dello Zimbabwe, per finanziare vari programmi. Il ministro della Difesa Sekeramayi discusse della cooperazione con i cinesi. “Abbiamo discusso della cooperazione tra i nostri due Paesi. La cooperazione nella difesa e i programmi futuri sono andati molto bene. Ci sono altri programmi studiati ed esplorati“. Il Generale Qi Jianguo, parlando al comandante delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, Generale Constantine Chiwenga, ad Harare, dichiarò “Gli ufficiali e i soldati della Cina ammirano le ZDF, in particolare il vostro comandante in capo Mugabe, che è riuscito a contrastare le macchinazioni delle potenze occidentali per destabilizzare il continente africano. Il vostro presidente è uno dei pochi leader del calibro di Fidel Castro, Vladimir Putin e altri schieratisi contro le potenze occidentali. Pochi leader hanno il coraggio di opporsi agli Stati Uniti d’America e ai loro alleati. Come sapete sulla questione della Crimea in Ucraina, il Presidente Putin è riuscito ad affrontare Obama. Una volta dissi a un generale degli Stati Uniti che non dovrebbero dimenticare la storia dei loro tentativi in Russia falliti“.
Invece, nell’ottobre 2015, le ZDF ricevettero decine autoveicoli ed automezzi dalla fabbrica indiana Ashok Leyland Ltd., acquistati con 50 milioni di dollari prestati dalla Banca per l’esportazione e l’importazione dell’India.
Il 5 settembre 2016, le forze armate di Zimbabwe e Angola dichiaravano di rafforzare le relazioni bilaterali. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate angolane Geraldo Sachipengo Nunda dichiarò che, “La mia visita nello Zimbabwe rafforza le relazioni tra i due Paesi, così come tra le due Forze di Difesa nazionali. Voglio riaffermare al nostro popolo che Zimbabwe e Angola sono nazioni fraterne“. Il Generale Nunda visitò il National Defence College, la Zimbabwe Defense Industry, la Zimbabwe Military Academy e il National Heroes Acre. Nell’aprile 2015 una delegazione guidata dal Segretario Generale del Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (MPLA), Juliao Mateus Paulo, incontrò il Presidente Mugabe per condividere le esperienze dei due Paesi sulla lotta di liberazione nazionale e le modalità per rafforzare i rapporti tra ZANU-PF e MPLA.Fonti:
Air Heads Fly
Businesslive
Herald
Khuluma Afrika
Moon of Alabama
News24
Pindula
Sunday News
Swans
Telegraph
The Event Chronicle
The Independent
The Standard
ZBC
Zimbabwe National Army

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Zimbabwe rivoluzionario assediato

Henderson’s Left Hook, 15/11/2017

I media aziendali hanno riferito dell’imminente colpo di Stato militare contro il 93enne presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. L’ambasciata USA ad Harare chiudeva. Sembrava che i banchieri della City di Londra avessero finalmente ottenuto ciò che desiderano. Ma alle 1:26 ora locale, il Maggior-Generale delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, S. B. Moyo, rilasciava la seguente dichiarazione: “In primo luogo, desideriamo assicurare alla nazione che Sua Eccellenza, il Presidente della Repubblica dello Zimbabwe, Capo di Stato e del Governo e Comandante in Capo delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, Compagno R. G. Mugabe e famiglia sono sani e salvi e la loro sicurezza è garantita. Stiamo solo ricercando i criminali vicini a lui che commettono crimini che causano sofferenze sociali ed economiche nel Paese per processarli“. La dichiarazione continuava: “Come sapete, c’è un piano di costoro per influenzare l’attuale purga nel servizio civile del ZANU-PF. Siamo contrari a tale ingiustizia e intendiamo proteggervi da essa“. L’esercito insiste sul fatto che questo NON è un colpo di Stato contro la nemesi dei banchieri Robert Mugabe. Si dice che la moglie sia fuggita in Namibia, mentre Mugabe rimane a casa. Ad agosto fu accusata di aver aggredita una donna nella sua nativa Sudafrica. La 52enne sposò il marito nel 1996. Il mese scorso aveva spinto il marito a licenziare il Vicepresidente Emmerson Mnangagwa. Grace Mugabe rappresenta la fazione giovanile G-40 del ZANU-PF, mentre Mnangagwa rappresenta la fazione Lacoste, della vecchia guardia. Mnangagwa, come Robert Mugabe, è un veterano della lotta di liberazione durante cui l’Unione nazionale africana dello Zimbabwe (ZANU) e l’Unione popolare Africana dello Zimbabwe (ZAPU) combatterono per scacciare il governo d’apartheid della minoranza bianca della Rhodesia e del primo ministro Ian Smith, nel 1979, creando la nazione dello Zimbabwe l’anno successivo. Nel 1988 ZANU e ZAPU si fusero nel Fronte patriottico (PF) formando il ZANU-PF, partito autoproclamatosi “socialista conservatore” con enfasi su panafricanismo e antimperialismo. La riforma agraria fu una priorità. La violenza dei coltivatori bianchi la cui terra fu ridistribuita ai neri poveri durante questo processo era diffusa, nonostante l’equo compenso offerto. I media aziendali hanno sempre accusato delle violenze Mugabe. Una crisi valutaria seguì come ultimo atto di propaganda, creata come sempre dai banchieri internazionali. Ciò privò il Paese della possibilità d’importare cibo nei primi anni 2000, quando gli scaffali dei negozi rimasero vuoti per alcuni anni. Quando visitai la nazione nel 2009, le cose iniziavano a normalizzarsi.
Dopo il congedo di Mnangagwa, il capo dell’Esercito dello Zimbabwe Constantino Chiwenga avvertì: “L’attuale epurazione volta chiaramente contro gli aderenti del partito dal passato nella liberazione deve cessare immediatamente“. È chiaro che molti militari dello Zimbabwe ritengono che lo ZANU-PF sia infiltrato da agenti stranieri che sostengono un’agenda controrivoluzionaria con tali epurazioni. Non sarebbe la prima volta che i banchieri della City di Londra attaccano Mugabe e la sua rivoluzionaria nazione del ZANU-PF che osò scacciare la progenie di Cecil Rhodes e dei suoi sponsor Rothschild dalla loro bellissima e generosa terra.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il ruolo fondamentale dell’Africa nell’attuazione della Nuova Via della Seta

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 17.08.2017L’Africa è una delle regioni d’importanza fondamentale per l’implementazione del progetto ambizioso della Cina Fascia e Via (OBOR). Proprio come in Eurasia, la Cina intende coprire questo continente con una rete di ferrovie e autostrade che si estendono dai porti lungo le coste orientali dell’Africa fino a quelle occidentali. Di conseguenza, prenderà forma la fusione economica euroasiatico-africana, con conseguente creazione della più grande zona di libero scambio nella storia umana. Quindi, Pechino impone l’attuazione del suo piano per il 2016-2018, adottato al Forum di Cooperazione Cina-Africa alla fine del 2015. Nel frattempo, la Cina si impegnerà ad investire complessivamente 60 miliardi di dollari nel continente africano, sviluppando infrastrutture stradali e ferroviarie e porti africani. Si può dire che le opere nel continente sono in piena realizzazione, con autostrade ad alta velocità che si stendono in tutto il continente. Tali autostrade attraversano l’Algeria da est ad ovest. Si tenga presente che l’Algeria è il più grande Stato africano con un ampio litorale mediterraneo. Finora il Mar Mediterraneo è il limite della Via. All’inizio del 2016 le imprese cinesi e algerine firmarono un protocollo di intenti sulla costruzione del più grande porto del Paese, che dovrebbe diventare l’hub marittimo dell’Africa settentrionale, collegando numerosi Stati africani attraverso i progetti infrastrutturali dell’OBOR. Allo stesso tempo, gli specialisti cinesi costruiscono un’altra autostrada che si estenderà nel territorio algerino da nord a sud. Alla fine del 2016, media locali segnalarono il completamento di un tunnel di quindici miglia, che sarà parte importante di questa autostrada. Sul tratto est-ovest, va menzionato l’avvio della costruzione della ferrovia cinese in Kenya, avvenuto a maggio. Collegherà il porto di Mombasa (che costituisce un elemento importante dell’infrastruttura OBOR) con la capitale Nairobi. L’avvio ufficiale della costruzione fu presieduta dal presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e dal consigliere di Stato cinese Wang Yong. Secondo loro, la ferrovia darà inizio allo sviluppo dell’integrazione regionale, poiché sarà la piattaforma per creare la rete ferroviaria unificata dell’Africa orientale. Allo stesso tempo, Pechino fa ogni sforzo per migliorare le relazioni diplomatiche con i Paesi della regione. All’inizio del 2017, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi compiva un tour in Africa visitando Madagascar, Zambia, Tanzania, Congo, Nigeria e Mauritius, incontrandone i leader per discutere i dettagli della partecipazione al progetto OBOR. Il successo complessivo del viaggio fu riferito da Wang Yi al Congresso Nazionale del Popolo di marzo. Tuttavia, è troppo presto per i diplomatici cinesi per celebrarne i risultati, dato che c’è ancora molto lavoro da fare.
Per esempio, v’è l’urgente necessità di migliorare i rapporti cinesi con la Repubblica d’Uganda. I due Stati hanno relazioni amichevoli da oltre mezzo secolo e Pechino rimane uno dei maggiori investitori nell’economia dell’Uganda. Ciò ha permesso a Pechino d’organizzare il primo forum su commercio, cooperazione economica ed investimenti Cina-Uganda, tenutosi nella capitale Kampala lo scorso maggio. Numerosi rappresentanti di imprese cinesi operanti in Uganda vi parteciparono. Al forum era presente il vicepresidente dell’Uganda Edward Ssekandi, insieme al rappresentante della Cina a Kampala, Zheng Zhuqiang e a molti altri rappresentanti del governo ugandese e della comunità imprenditoriale. Il forum discusse i temi generali della cooperazione Cina-Africa, in cui l’Uganda intende svolgere un ruolo attivo, insieme a diversi aspetti delle relazioni Cina-Uganda. Secondo il vicepresidente dell’Uganda, Kampala sviluppa attivamente le proprie infrastrutture e rimane interessata a creare condizioni favorevoli per gli investitori cinesi. Edward Ssekandi aveva anche espresso la speranza che Pechino continui ad aiutare l’Uganda a sviluppare l’economia. Nel giugno 2016, il consigliere di Stato della Cina Wang Yong visitò lo Zambia, dove incontrò il presidente Edgar Lung. Durante l’incontro, si affermò che lo Zambia percepisce Pechino come suo stretto amico e partner, che non esita a fornire supporto agli alleati. E certamente ovvio che lo Zambia preveda di aderire all’OBOR.
La Cina iniziò ad aver influenza in Africa molti decenni fa. Negli anni ’50, il leader cinese Mao Zedong aiutò i governi popolari di una manciata di Paesi africani nella lotta contro i colonizzatori europei. Una volta che gli europei furono cacciati dall’Africa, la Cina iniziò a sviluppare legami economici e politici con tutti gli Stati del continente, aumentando costantemente l’influenza e scacciando i potenziali concorrenti dalla regione. Finora la Cina è il principale partner commerciale del continente africano e ne mantiene anche la stabilità, inviando peacekeeper negli Stati africani in conflitto. Non è un caso che la prima base militare estera della Repubblica popolare cinese sia stata costruita in Africa, nella Repubblica di Gibuti, consentendo a Pechino di assicurare il traffico attraverso lo stretto di Bab al-Mandab, dove passa il grosso del traffico marittimo con Europa e Medio Oriente. Indubbiamente, il Forum di Cooperazione Cina-Africa nel 2015 e il discorso del leader cinese Xi Jinping per presentare il Piano di cooperazione Cina-Africa per gli anni 2016-2018, segnano l’inizio della fase finale del lungo viaggio per rendere la Cina il motore dello sviluppo dell’Africa. Se questo piano avrà successo, nessuno potrà contestare l’influenza della Cina in questo enorme continente, particolarmente ricco di risorse naturali. Ancora oggi quasi il 20% delle importazioni di petrolio greggio cinese proviene dall’Africa. Inoltre, Pechino importa numerosi minerali dall’Africa, insieme a una vasta gamma di prodotti agricoli. Al tempo stesso, l’Africa rappresenta un mercato in espansione per i prodotti della Cina. Ma non è tutto. L’Africa può diventare un collegamento commerciale fondamentale, permettendo un traffico commerciale massiccio sul suo territorio. Non appena l’Africa farà parte integrante dell’OBOR, permetterà ulteriore traffico di merci dall’Oceano Atlantico alle rive dell’America, collegando così l’intero mondo con la Nuova Via della Seta.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Le istituzioni finanziarie dei BRICS sosterranno lo sviluppo africano e latinoamericano
Kimeng Hilton Ndukong, People Daily 21 agosto 2017I progetti di sviluppo in Africa e America Latina avranno maggiore attenzione da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, dalle istituzioni finanziarie del BRICS, come New Development Bank, NDB, e Banca d’investimento per l’infrastruttura asiatica, AIIB. Il Professor Chen Fengying, ex-Direttore dell’Istituto di Economia Mondiale, e degli istituti cinesi di relazioni internazionali cinesi, CICIR, commentava il 21 agosto a Pechino, in una conferenza stampa organizzata dall’Associazione dei giornalisti della Cina. Il Professor Chen, ricercatore del CICIR, affermava che “Ci sono molte banche di sviluppo nel mondo oggi, la più grande è la Banca Mondiale. Ma la nuova Banca di sviluppo dei BRICS è l’unica a puntare sui Paesi in via di sviluppo“, aggiungendo che il rafforzamento della cooperazione sud-sud e sud-nord sarà affrontato al summit dei leader BRICS nella città di Xiamen, il 3-5 settembre. “La questione dello sviluppo dei BRICS da allora è andata oltre gli Stati aderenti. La nuova Banca di Sviluppo è attiva, passando da questioni astratte a più concrete. Come piattaforma aperta, i BRICS guardano ad Africa e America Latina; quindi l’influenza dei BRICS sarà più completa“, dichiarava Chen Fengying, aggiungendo che per ampliare l’ambito delle attività e sostenerle a lungo termine, NDB e AIIB estenderanno i loro servizi in Africa e America Latina per finanziare i progetti di sviluppo. Nel frattempo, Kenya e Thailandia sono stati invitati al vertice BRICS del prossimo mese. Rispondendo a una domanda sui piani dei BRICS per creare un’agenzia di rating, il Prof. Chen dichiarava che le probabilità di successo sono esigue perché l’attuale macrofinanza è ancora dominata dal dollaro statunitense, e il sistema di rating attuale è monopolizzato da tre istituzioni statunitensi. Ricordava che Cina, Europa e Giappone in passato tentarono di creare agenzie di rating, senza molto successo. Alla domanda se il conflitto tra Cina e India sarà oggetto del vertice BRICS del mese prossimo, Chen Fengying l’escludeva dicendo che i leader non saranno distratti da “piccole questioni”. Inoltre, la Cina ha già affermato che i problemi relativi alla propria sovranità non possono essere oggetto di compromessi. Inoltre, dichiarava che la politica dei BRICS non è intervenire negli affari interni degli Stati aderenti. Aggiungeva che le sfide che i leader di Sudafrica e Brasile affrontano adesso sono transitorie. Attribuiva i loro problemi ai prezzi delle materie prime in declino e all’instabilità politica ed economica, dicendo che la soluzione è garantire un adeguato sviluppo. “Gli impegni che i leader di Sudafrica e Brasile prenderanno al vertice non saranno messi in discussione perché i leader vanno e vengono, ma le nazioni restano”. Il tema del vertice di quest’anno è “BRICS: partenariato più forte per un futuro più brillante“. Il focus sarà su commercio, finanza, economia, cooperazione sud-sud e sud-nord e iniziativa Via della Seta. Riunioni dei Ministri degli Esteri BRICS e scambi interpersonali e culturali saranno istituzionalizzati al vertice. È stato anche reso noto che i BRICS si difenderanno da ogni tentativo d’introdurre protezioni commerciali come le misure degli USA contro la Cina.

Kimeng Hilton Ndukong, collaboratore di People’s Daily Online, redattore del quotidiano Cameroon Tribune e del Centro Stampa Cina-Africa, CAPC.

L’ANC approva l’avvio della Banca BRICS
ANA Report, 18 agosto 2017

Per troppo tempo i Paesi in via di sviluppo del Sud Globale si sono ritrovati indebitati da istituzioni finanziarie internazionali come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (IMF), che impongono condizioni onerose con ricadute sociali e politiche gravi“. Molewa dichiarava che tali dure condizioni di prestito hanno storicamente ostacolato i Paesi in via di sviluppo nel perseguire politiche di sviluppo proficuo nell’interesse dei propri cittadini. BRICS è composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. La Nuova Banca di Sviluppo permetterà agli africani e ad altri Paesi di accedere alle strutture di prestito per intraprendere, tra l’altro, investimenti infrastrutturali in settori cruciali come energia, acqua e trasporti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi in Congo-Brazzaville: la mano nascosta della Francia

Gearóid Ó Colmáin AHTribune 27 aprile 2016

Dalla rielezione del 20 marzo del presidente Denis Sassou-Nguesso per il terzo controverso mandato, il governo della Repubblica del Congo è stato criticato dalla comunità internazionale per il presunto bombardamento di “quartieri civili”, a seguito degli attentati terroristici post-elettorali nella capitale del Paese, Brazzaville. In realtà, però, la nazione dell’Africa occidentale attualmente combatte le prime fasi di una rivolta sostenuta da USA/Francia/NATO, nel loro tentativo di destabilizzare un Paese che si avvicina alla sfera di influenza dei BRICS. In questa relazione, esamino lo sfondo geopolitico e storico di una crisi politica d’importanza globale nell’Africa occidentale.00150128 b9c1ca20afb90e22bb48e3c33c256d54 arc614x376 w1200All’indomani delle elezioni presidenziali del 20 marzo, che ha visto la controversa rielezione del presidente Denis Sassou Nguesso con oltre il 60 per cento dei voti, c’è crescente instabilità nella Repubblica del Congo. I candidati dell’opposizione hanno rumorosamente contestato i risultati delle elezioni. Questa contestazione è stata incoraggiata da governo francese, Unione europea e Stati Uniti che hanno sostenuto i candidati dell’opposizione, in particolare, Guy-Brice Parfait Kolelas, secondo alle elezioni con il 15% dei voti. Nella notti del 4 e 5 aprile, i terroristi hanno attaccato la capitale del Paese Brazzaville uccidendo diciassette persone. Sei stazioni di polizia, due dogane e il municipio sono stati incendiati. I terroristi erano membri dell’organizzazione Ninja Nsiloulhou che fa capo a Pastor Ntoumi, vecchio nemico del presidente e sostenitore del candidato dell’opposizione Guy-Brice Parfait Kolelas.

Brutale repressione dei civili?
Il 5 aprile, subito dopo gli attacchi, l’esercito congolese ha condotto un’operazione antiterrorismo nella regione del Pool, nel sud del Paese, roccaforte dei terroristi Ninja Nsilouhou e dei loro rappresentanti politici. I terroristi avevano combattuto contro le forze di Sassou-Nguesso durante la guerra civile del 1998-2002. Le milizie Ninja Nsilouhou sono composte da avventurieri settari e mercenari collegati alle intelligence statunitensi e francesi. Pastor Ntoumi, del gruppo etnico di maggioranza del Congo, ha creato un nuovo e sorprendentemente ben attrezzato esercito delle Forces armées républicaines pour l’alternance au Congo (FARLC). Le forze di Ntumi non hanno alcun programma di cambiamento economico. Sono, invece, più interessate a cacciare dal potere i Mbochi del nord, gruppo etnico del presidente, minoranza nel Paese. Il dominio imperiale occidentale sull’Africa ha tradizionalmente fatto affidamento su etnie e tribù delle minoranze. Tuttavia, nel tempo, molti regimi hanno superato le divisioni tribali; privando così l’imperialismo dei vantaggi nel mantenere divise le nazioni soggette. Anche se i Mbochi costituiscono solo il 12 per cento della popolazione del Paese, occupano oltre il 40 per cento dei posti governativi, fonte di tensioni etniche strumentalizzate dall’imperialismo.

Le menzogne di Amnesty International e propaganda di guerra
Data l’ostilità dei governi occidentali verso la rielezione di Sassou Nguesso, non dovrebbe sorprendere scoprire che la prima reazione dei media ufficiali francesi sul giro di vite del governo congolese contro i terroristi Ninja apparve come rapporto di condanna di Amnesty International. L’organizzazione per i diritti umani ha condannato con forza quello che ha descritto come bombardamento di civili da parte dei militari congolesi. Tuttavia, il rapporto di Amnesty International ammette di non aver avuto accesso alla zona in questione e che non ha potuto confermare alcuna delle accuse avanzate da anonimi nella regione del Pool. Il governo della Repubblica del Congo ha condannato fermamente il rapporto di Amnesty International, precisando che il fascicolo non si basa su alcuna prova. Inoltre, le accuse di Amnesty sono contraddette dall’organizzazione umanitaria cattolica Caritas, che ha visitato il Pool e non ha documentato alcun bombardamento dei militari sui civili. Una delle bugie raccontate da Amnesty International sull’operazione militare congolese è già stata smascherata. L’organizzazione per i diritti umani ha affermato che una scuola elementare di Soumouna era stata bombardata. Tuttavia, le foto datate 18 aprile dimostrano che la scuola non è stata bombardata. Una delle “fonti” principali del rapporto di Amnesty è monsignor Louis Portella, stretto confidente di Pastor Ntumi, il terrorista braccato dai militari congolesi. Il rapporto di Amnesty ha dato munizioni alla retorica anti-Nguesso dell’opposizione, definendo l’operazione antiterrorismo nel Pool come “genocidio”. Anche se ampiamente considerata organizzazione affidabile, obiettiva e rispettabile, Amnesty International ha una lunga storia di legittimazione della propaganda di guerra di Stati Uniti ed alleati. Il gruppo per i diritti umani è stato determinante nell’assassinio del leader del Ghana Kwame Nkrumah, quando fu preso di mira dalla CIA. Amnesty International fu accusata di complicità nell’assassinio di Nkrumah e di Patrice Lumumba, primo Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo. Zbigniew Brzezinski (ex-consigliere della sicurezza nazionale del presidente statunitense Jimmy Carter) fu tra i membri del consiglio di Amnesty International; questo quanto l’organizzazione per i diritti umani pubblicava rapporti che condannavano il governo democratico dell’Afghanistan. Nel frattempo, i mujahidin dalla CIA, nell’ambito della strategia dell”Arco della Crisi’ di Brzezinski, massacravano la popolazione afgana con poca o alcuna critica da parte di Amnesty International. Le denunce di Amnesty International dei crimini del sionismo non vanno meglio; l’organizzazione coprì i massacri israeliani di Sabra e Shatila nel 1982, e di nuovo di Jenin nel 2002. Nel 1986, l’organizzazione per i diritti umani pubblicò un rapporto di condanna contro il governo sandinista del Nicaragua utilizzato dall’amministrazione Reagan per giustificare altri aiuti ai terroristi contras, alla fine distruggendo il Paese. Nel periodo precedente la guerra del Golfo del 1991, Amnesty International in collusione con i militari degli Stati Uniti orchestrò la falsa storia sui soldati iracheni che avrebbero tolto 312 neonati dalle incubatrici negli ospedali del Quwayt, gettandoli sul pavimento. La storia, che scioccò il mondo, era la propaganda di cui il governo degli Stati Uniti aveva bisogno per bombardare l’Iraq, un bombardamento seguito da sanzioni paralizzanti che uccisero oltre 500000 neonati; era l’inizio della distruzione dei Paesi più ricchi e più avanzati del Medio Oriente. La storia fu interamente fabbricata dai militari degli Stati Uniti. Amnesty International è l’agenzia dietro frodi e sporche menzogne create per giustificare guerre e genocidi. Amnesty International collaborò a demonizzazione Hugo Chavez nel golpe sostenuto dagli Stati Uniti nel 2002 in Venezuela. Negli anni dell’apartheid brutale in Sud Africa, Amnesty non condannò mai il sistema razzista. Nel 2011, Amnesty International convalidò i falsi rapporti sui mercenari africani in Libia che dicevano commettessero massacri. Le relazioni, interamente fabbricate, furono usate per giustificare la guerra contro la nazione più ricca e democratica dell’Africa, causando la morte di centinaia di migliaia di persone e una crisi dei rifugiati che continua con proporzioni catastrofiche. Dallo scoppio della guerra della NATO contro la Siria, Amnesty International non ha prodotto nient’altro che menzogne e calunnie contro le istituzioni democratiche della Repubblica araba siriana. Con una storia del genere, non sorprende la pubblicazione di Amnesty International di un altro rapporto di condanna nei confronti di un governo africano che l’imperialismo occidentale cerca di rovesciare con la forza. (Per saperne di più qui)

Perché Sassou Nguesso deve andarsene?
ngouabi Anche se nominalmente indipendente dalla Francia dal 1958, la Repubblica del Congo non intraprese il vero cammino all’indipendenza fino all’ascesa al potere di Marien Ngouabi nel 1968. Per 9 anni, fino all’assassinio nel 1977, Ngouabi pose le basi del primo Stato socialista dell’Africa. Il carismatico leader comunista allineò la Repubblica popolare del Congo a URSS e Cina, nonostante la spaccatura ideologica tra i revisionisti sovietici e Cina maoista. Ngouabi ebbe anche stretti legami con Cuba. Il rivoluzionario comunista, che aveva una laurea in fisica, si era appassionato all’istruzione e fu probabilmente il più grande leader della liberazione nazionale africana; ma il sogno ebbe una fine tragica e improvvisa nel 1977, quando fu ucciso da un gruppo di ufficiali dell’esercito probabilmente guidati da Joachim Yhombi-Obango; l’assassinio ebbe la benedizione delle intelligence francese e statunitense. Entrambi i Paesi ripresero le relazioni diplomatiche con il Congo-Brazzaville subito dopo l’omicidio di Ngouabi. Opango fu deposto nel 1978 da Denis Sassou-Nguesso; il nuovo capo collaborò soprattutto con gli interessi neocoloniali francesi, una politica eufemisticamente denominata ‘Françafrique’. Voci sul ruolo Nguesso nell’omicidio di Ngouabi si sono moltiplicate negli anni, ma non vi è alcuna prova conclusiva che lo colleghi alla morte del leader comunista. Con la dissoluzione dell’URSS nel 1991, il governo francese costrinse lo Stato congolese ad aprirsi al multipartismo, una politica disastrosa che ha portato al governo il corrottissimo fantoccio francese Pascal Lissouba finché Denis Sassou-Nguesso riprese il potere nel 2002 dopo una guerra civile di quattro anni. Negli ultimi dieci anni, il presidente Nguesso ha avvicinato il Paese a Cina, Russia, Brasile e Cuba, vecchi alleati della guerra fredda (Brasile escluso) nella lotta anticolonialista.

Costruire blocchi indipendenti
Anche se Denis Sassou-Nguesso non è certamente un angelo e il suo regime può essere colpevole di gravi crimini, ha certi risultati di rilievo al suo attivo; è riuscito a riportare la pace in un Paese devastato dalla guerra. Il suo governo ha anche supervisionato un periodo di crescita economica stabile. Il presidente Sassou Nguesso ha avviato importanti programmi economici volti a costruire la base industriale del Paese. Nei prossimi mesi, un oleodotto tra Pointe-Noire, Brazzaville e Oyo sarà costruito dal governo russo. Mosca aiuterà anche a costruire due grandi dighe idroelettriche a Sounda e Cholet. L’isolata regione di Sounda nel nord del Paese è ora collegata con una nuova autostrada. L’amministrazione Sassou-Nguesso ha supervisionato significativi progressi nei trasporti. L’avanzato aeroporto di Brazzaville Maya Maya ospita una compagnia aerea in gran parte di proprietà statale, la CEAIR, fornendo nuovi collegamenti diretti per le principali mete commerciali mondiali come Dubai. L’aeroporto Maya Maya diverrà il più trafficato aeroporto nell’Africa centrale. Il potenziamento dello scalo è dovuto alla società cinese Weihei International, Economic and Technical Cooperative Co.Ltd. A Pointe-Noire, seconda città del Paese, è attualmente in costruzione l’aeroporto Augustino Neto. Il 22 febbraio 2016 il governo congolese ha firmato un contratto con la China Road and Bridge Corporation (CRBC) per la costruzione di un nuovo porto a Pointe-Noire, che dovrebbe comportare un significativo sviluppo economico del Paese. Alla firma del contratto, l’ambasciatore cinese nella Repubblica del Congo ha ribadito l’impegno del suo Paese nell’industrializzazione dell’economia congolese. Nuove reti stradali sono in costruzione nel Paese. Un monumentale ponte stradale e ferroviario collegherà Brazzaville e Kinshasa, nell’ambito della rete autostradale trans-africana. I cinesi avrebbero in programma la costruzione di una nuova linea ferroviaria da Brazzaville a Sud a Ouesso nel Nord, a Djambala nel centro del Paese e a Pointe Noire sulla costa; il progetto promette di essere una spinta importante per il commercio e lo sviluppo industriale. Molti nuovi edifici della pubblica amministrazione sono in costruzione nella capitale nell’ambito dell’azione del governo per rafforzare l’efficienza delle istituzioni statali, migliorare i servizi pubblici e affermare la sovranità nazionale. L’amministrazione di Sassou-Nguesso intende anche costruire un ponte di 4 km sul fiume Congo collegando Brazzaville a Kinshasa, capitale della vicina Repubblica Democratica del Congo. Il governo congolese ha in programma la riduzione della dipendenza dai proventi delle esportazioni di petrolio sviluppando l’agro-industria. Incontri tra il ministro dell’Agricoltura congolese e il suo omologo brasiliano si sono avuti in Brasile e nella Repubblica del Congo nel 2008, 2009 e 2010. Il Giappone ha anche significativamente aumentato gli investimenti nel settore agroalimentare congolese. Nell’ambito dei preparativi per ospitare il Festival di musica pan-africano, nuovi centri culturali, teatri e cinema sono programmati. Il nuovo complesso sportivo attualmente in costruzione a Kintélé consentirà al Paese di ospitare eventi di portata internazionale, aumentando gli investimenti e promuovendo la creazione di posti di lavoro. Anche se modestamente, il governo congolese ha mostrato impegno a ridurre la povertà con la costruzione di oltre 10000 nuove unità abitative sociali. Il Paese, che attualmente ha una sola università intitolata a Marien Ngouabi, presto ne avrà un’altra quando l’università Denis Sassou Nguesso sarà completata a Kintélé. L’amministrazione di Sassou-Nguesso ha avviato un ambizioso programma per fornire acqua potabile gratuita alla popolazione del Paese. Il progetto denominato ‘Acqua per tutti’ è attuato in collaborazione con la società brasiliana Asperbras, leader mondiale nelle infrastrutture dei servizi pubblici e delle attrezzature per l’industria pesante. Asperbras costruisce anche quattordici ospedali di alto livello nel Paese nell’ambito del programma governativo ‘Salute per tutti’. Dalla visita del presidente brasiliano Lula Ignacio da Silva a Brazzaville nel 2007 (aprendo la prima ambasciata del Brasile nel Paese) Brazzaville e Brasilia hanno rafforzato i legami. Vi sono state diverse visite di ministri congolesi in Brasile e i presidenti dei due Paesi si sono incontrati due volte dal 2012. Il governo di Nguesso ha beneficiato di significativi investimenti cinesi nel settore petrolifero. I cinesi hanno anche investito nella costruzione di grandi progetti industriali, come il centro commerciale di Mpila, e gli imponenti viadotti di Brazzaville e Talangai. Anche se il Partito del Lavoro al governo ha abbandonato l’adesione al revisionismo sovietico nel 1992, abbracciando la socialdemocrazia e il multipartitismo, Nguesso ha continuato a mantenere forti legami con Paesi come Cuba, Brasile, Cina e Russia. I media occidentali ritraggono Nguesso un dittatore assetato di potere e corrotto che sottrae risorse al Paese per il proprio clan o tribù, e alcune di tale accuse forse sarebbero vere. Ma i progetti infrastrutturali dimostrano che il Paese costruisce la base dell’indipendenza nazionale con gli investimenti cinesi, russi e brasiliani nell’industria pesante. Tale investimento minaccia gli interessi neocoloniali occidentali; tali interessi richiedono il mantenimento dell’Africa nel sottosviluppo e nella dipendenza continua, in modo che le sue risorse naturali possano essere saccheggiate dalle società occidentali. I legami di Nguesso con Cuba risalgono al periodo della Guerra Fredda, quando la nazione caraibica ebbe un ruolo fondamentale nelle lotte di liberazione africane, fatto riconosciuto da Nelson Mandela. L’economia socialmente orientata di Cuba è oggetto d’incessante demonizzazione, da più di mezzo secolo, nella stampa aziendalista internazionale, ma nemmeno essa può negare gli straordinari risultati conseguiti dal governo cubano nell’istruzione gratuita e nell’assistenza sanitaria di altissimo livello. Il Partito del Lavoro della Repubblica del Congo ha mostrato una certa fedeltà ai principi marxisti di Ngouabi inviando 280 studenti a L’Avana per la formazione come medici. Istruttori cubani sono stati invitati in Congo per esportarvi le metodologie pedagogiche per migliorare il sistema educativo del Paese.

L’orizzonte strategico imperialista: la guerra
CONGO_800x800Nell’aprile 2012, il ministero della Difesa francese pubblicò il rapporto ‘orizzonti strategici’ che descriveva il futuro degli interessi francesi in Africa. Il rapporto afferma che potenze concorrenti come Cina, India, Russia e Brasile, insieme all’ascesa del nazionalismo pan-africanista, rappresentano la peggiore minaccia per gli interessi francesi nel continente. Il rapporto indica che problemi come conflitti etnici e terrorismo religioso richiederanno la presenza militare continua delle truppe francesi in Africa e che queste truppe manterranno i contatti non con Stati sovrani, ma con aziende private locali. In altre parole, il futuro degli interessi neocoloniali francesi in Africa dipende da guerre civili e privatizzazione totale degli Stati-nazione africani. Negli ultimi 5 anni, ho sostenuto che l’imperialismo occidentale oggi procede usando la simbologia di sinistra. I colpi di Stato di piazza della primavera araba appoggiati dalla CIA nel 2011 lo testimoniano. Ma la primavera araba era solo l’inizio. Mathieu Pigasse, direttore della Banca Lazard, confidente del presidente Hollande, e proprietario del quotidiano Le Monde, ha dichiarato nel 2012 che voleva vedere l’ideologia della primavera araba diffondersi in Africa. Le aziende francesi, sosteneva, avrebbero in futuro trattato solo con le organizzazioni della ‘società civile’ piuttosto che con ‘i corrotti governi africani’. In ultima analisi ciò significa che l’oligarca Pigasse vuole vedere tutti gli Stati-nazione africani esplodere nel caos in modo che le loro risorse possano essere privatizzate da banche e multinazionali occidentali in nome della libertà, democrazia e dell’ultimo slogan della ‘rivoluzione popolare’ oligarchica. I media dell’opposizione di pseudo-sinistra in Francia sono in prima linea nella disinformazione sulla Repubblica del Congo. Spesso esprimendo indignazione verso il governo francese che sosterrebbe tale regime ‘genocida’ in Africa, quando in realtà i governi francesi e statunitensi ne sostengono gli oppositori. Abbiamo già menzionato le bugie di Amnesty International sul reclutamento del Colonnello Gheddafi di “mercenari africani” accusati di aver massacrato “manifestanti pacifici” nella rivolta del 2011 in Libia. Storie simili sono state recentemente inventate da potenti interessi francesi. Ma alcune di tali bugie hanno fallito. L’ex-direttore della compagnia petrolifera francese ELF Loic Le Floch-Prigent e il suo avvocato Norbert Tricaud sono stati giudicati da un tribunale francese per diffamazione dopo aver sostenuto che il mercenario francese Patrick Klein era stato reclutato dal governo congolese per massacrare gli oppositori politici. Klein negò le accuse e trascinò Le Floch-Prigent in tribunale per diffamazione. E’ interessante notare che l’avvocato Norbert Tricaud è riuscito a reclutare il nipote di Marien Ngouabi nella campagna contro il presidente Denis Sassou-Nguesso per l’assassinio del nonno; eppure nelle interviste Tricaud ignora completamente il ruolo di CIA e servizi segreti francesi nell’omicidio di Ngouabi. Né vi è alcuna menzione della moglie francese di Ngouabi, la nonna del cliente di Tricaud, in realtà una spia francese! Mai alcun funzionario francese o statunitense è stato perseguito per l’assassinio di leader africani, nonostante il fatto che i servizi segreti di Stati Uniti e Francia siano dietro l’assassinio di decine di rivoluzionari e capi di Stato africani. Tricaud afferma, in una delle sue interviste, di essere un avvocato impegnato nella lotta contro la schiavitù e per i diritti degli indigeni. Definisce più volte il governo di Sassou-Nguesso una ‘dittatura’ nonostante la sua amministrazione sia la prima in Africa ad aver approvato le leggi che conferiscono diritti ai pigmei, per secoli ridotti in schiavitù dai coloni Bantou.
E’ importante studiare la metodologia ingannevole usata da individui come Tricaud, che sembra criticare la politica estera occidentale che puntella i dittatori in Africa, ma allo stesso tempo promuove l’intervento militare imperialista sotto le spoglie dell’umanitarismo. Sulla sua pagina facebook Norbert Tricaud (l’uomo deciso a scoprire chi ha ucciso il rivoluzionario comunista Marien Ngouabi) si vanta di fare lobbying per il generale di estrema destra Mokoko con un consulente del segretario di Stato degli USA John Kerry e varie ONG. Jean-Marie Michel Mokoko tentò un colpo di Stato contro il governo della Repubblica del Congo all’inizio di quest’anno affermando di avere il governo francese dalla sua parte. Un video pubblicato on-line mostra Mokoko negli uffici di Sylvain Maier mentre pianifica il colpo di Stato contro Sassou-Nguesso con un agente del DGSE (servizi segreti francesi). Nel video l’agente dei servizi segreti francesi avverte Mokoko ”se mi tradisci, ti ammazzo”. Gli agenti del DGSE comprarono i biglietti aerei e diedero una busta in contanti a Mokoko. L’agente del DGSE spiega come l’intelligence francese avrebbe orchestrato la copertura mediatica del colpo di Stato per convincere i cittadini congolesi che Mokoko è un democratico. Spiega anche come l’intelligence francese avrebbe organizzato lo stato d’emergenza e il coprifuoco militare post-golpe, scherzando sul fatto che ”la maggior parte degli africani è codarda” volgendosi ai golpisti per la protezione. Il video fu girato negli uffici dell’avvocato francese Sylvain Maier, indagato per riciclaggio di denaro. Radio France Internationale, media di stato francese, poté confermare l’autenticità del video e fece di tutto per distrarre dalla vergognosa prova della congiura neo-coloniale francese, sostenendo che era stato utilizzato dal dittatore per screditare un ‘serio’ avversario. Anche sulla sua pagina facebook, Tricaud chiede un ‘corridoio umanitario’ per il Pool, per ‘proteggere i civili’. La frase ‘corridoio umanitario’ fu coniata dal dr. Bernard Kouchner nel 1968, quando la Francia tentava di crearsi uno Stato cliente nel Biafra, in Nigeria. Kouchner, che ha creato ‘Medici senza frontiere’, invocò tale corridoio nel Paese per aiutare i civili che sarebbero stati bombardati dal governo nigeriano. In definitiva migliaia di armi furono contrabbandate con le ambulanze presso gli insorti filo-francesi. Norbert Tricaud recentemente ha aderito a una delegazione di 19 politici congolesi che fa lobby nel Congresso degli Stati Uniti e presso il National Endowment for Democracy, think tank strettamente legato alla CIA e sponsor principale delle ‘rivolte popolari’ guidate dalla ‘società civile’. Tali incontri dimostrano che il cambio di regime sostenuto da USA e Francia a Brazzaville è ormai in fase avanzata. Denis Sassou-Nguesso sarà indubbiamente il prossimo leader africano ad affrontare la demonizzazione mediatica e la guerra dell’informazione, mentre una guerra d’aggressione per procura attuata da mercenari al soldo di Francia e Stati Uniti appare sempre più probabile.
L’enfasi di Sassou-Nguesso su industria pesante, infrastrutture pubbliche, rafforzamento dell’autorità e del ruolo dello Stato, mentre attrae maggiori investimenti dalle potenze mondiali emergenti, sono i fattori che l’hanno reso un nemico dell’imperialismo. Nel discorso inaugurale, Denis Sassou Nguesso s’è impegnato a combattere corruzione e nepotismo. Ha detto che questo mandato sarà l’inizio di un’importante rottura con il passato. Il presidente congolese si sarebbe riferito ai rapporti di forza che nel mondo si spostano a favore di Cina, Russia e BRICS, e che un tale sconvolgimento sismico del potere imperiale è una buona notizia per l’Africa. Anche se il rappresentante del governo francese Jean-Luc Borloo ha untuosamente descritto il discorso del presidente come ”visione monumentale”, è chiaro che governo e media francesi sostengono la pseudo-opposizione e le sue milizie terroristiche, nel disperato tentativo di salvare il vecchio, incartapecorito e del tutto marcio ordine coloniale. L’attuale scelta concreta del popolo del Congo-Brazzaville è tra pace e progresso economico sotto Sassou Nguesso o caos, guerra e morte sotto i suoi oppositori filo-occidentali. I cittadini congolesi farebbero bene ad ignorare il complottismo occidentale sulla morte di Marien Ngouabi e seguire invece la via di Sassou Nguesso che, nonostante i molti difetti e presunti crimini, fa di più per ravvivare lo spirito di Marien Ngouabi di qualsiasi oppositore. La questione ora non è chi ha ucciso Ngouabi ma chi tra i giovani del Paese ne compirà l’eredità.Un-congo-brazzaville

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ferrovia cinese collega l’Etiopia al Mar Rosso

F. William Engdahl New Eastern Outlook 13/04/2016ethiopianrailNiente potrebbe essere più simbolico del declino dell’Europa e dell’ascesa di Eurasia della costruzione di una ferrovia moderna dalla capitale etiope Addis Abeba al porto sul Mar Rosso di Gibuti. La linea ferroviaria è stata costruita dalla cinese Civil Engineering Construction Corporation and China Railway Group (CREC), sostituendo la vecchia linea ferroviaria arrugginita costruita dai francesi durante la colonizzazione europea dell’Africa, alla fine del 19° secolo.

Cosa, dove, quando…
La società ferroviaria cinese costruisce una completamente nuova linea ferroviaria elettrica di 656 chilometri dalla capitale etiope Addis Abeba al porto sul Mar Rosso di Gibuti, pienamente operativa da un momento all’altro. Il progetto creerà 5000 posti di lavoro locali e consentirà all’Etiopia di aumentare le esportazioni di prodotti chiave come caffè e sesamo. Offre anche la possibilità di addestrare lavoratori etiopi da parte dei tecnici cinesi della Civil Engineering Construction Corporation. Ad oggi 250 studenti etiopi sono istruiti in Cina nel settore ferroviario, un buon indirizzo della Cina di oggi, primo costruttore al mondo di ferrovie. Costerà 1,2 miliardi di dollari con l’Export-Import Bank of China che la finanzia per il 70 per cento e il governo etiope per il 30 per cento. Sarà uno dei primi treni elettrici in Africa orientale, dalla velocità di 120 km all’ora. Sarà più facile e meno costoso da mantenere rispetto alle precedenti locomotive diesel francesi, l’ultima delle quali fuori servizio dal 2008, essendo meccanizzata e alimentata dalla produzione locale di energia idroelettrica. La linea Addis-Abeba-Mar Rosso è una della rete di infrastrutture ferroviarie in programma che collegherà l’Etiopia, senza sbocco sul mare, ad otto corridoi ferroviari totalizzanti 4744 chilometri, creando una serie di rotte commerciali chiave per i confinanti Kenya, Sud Sudan, Sudan e soprattutto porto di Gibuti. Un’altra linea pianificata collegherà la regione di Afar, dove l’Etiopia incoraggia l’estrazione di sali di potassio per i fertilizzanti. La mancanza di efficienti infrastrutture stradali e ferroviarie è costata cara all’economia. Difficoltà come strade povere e flotte di autocarri vecchi significa che il trasporto di merci da Addis Abeba a Gibuti richiede giorni. La nuova linea ferroviaria ridurrà i tempi di circa otto ore, un’enorme spinta economica ed esempio del potere di trasformazione economica da ben concepite infrastrutture. L’imponente progetto infrastrutturale chiamato GTP è un piano di crescita e trasformazione quinquennale del governo etiope per togliere il Paese dalla povertà e trasformarne l’agricoltura e le potenzialità industriali pari a quelle di un Paese a medio reddito nei prossimi dieci anni. Altre parti del GTP richiedono nuove strade e dighe per la produzione di energia idroelettrica, per produrre tassi di crescita del PIL previsto ad almeno l’8% annuo. Oltre ai cinesi, società turche e brasiliane hanno fatto offerte su altre parti del GTP.

Perché…
I cinesi hanno chiaramente fatto il loro dovere decidendo di costruire infrastrutture economiche cruciali in Etiopia. In Africa è il secondo più popoloso Paese dopo la Nigeria, con circa 96 milioni di abitanti. Qualcosa di poco noto, lungo la Grande Faglia africana, una faglia o cintura tettonica lunga 6000 chilometri dalla Valle della Biqa in Libano al Mozambico e Sudafrica orientale. Alcuni geofisici ritengono che la Grande Faglia etiope o dell’Africa orientale contenga alcuni dei più ricchi giacimenti minerari non sfruttati del mondo e, potenzialmente, giacimenti di idrocarburi pari a quelli sauditi. Finora l’occupazione coloniale di Mussolini e l’assenza di sviluppo durante la guerra fredda hanno escluso queste ricchezze dai benefici per il Paese. Ora ciò cambia. Per i cinesi, sono molti i motivi per aver un collegamento ferroviario tra il porto del Mar Rosso di Gibuti e il secondo maggiore mercato dell’Africa. Uno dei motivi è iniziare a portare le fabbriche cinesi in Etiopia per produrre a costi inferiori rispetto alla Cina, dove negli ultimi dieci anni i livelli salariali sono costantemente aumentati. La combinazione tra costo del lavoro più economico, minore del 10% di quello nella Cina attuale, adeguata elettricità idroelettrica e accessibilità al mare, per la prima volta rendono il Paese un notevole polo di attrazione per gli investimenti esteri diretti. Come esempio del recente aumento dei salari in Cina, la retribuzione media nelle fabbriche nell’Henan, a circa 800 chilometri dalle coste della Cina, è salita del 103 per cento nei cinque esercizi chiusi dal settembre 2014. E’ aumentata dell’80 per cento a Chongqing, lungo i 1700 chilometri del fiume Yangtze, e dell’82 per cento nel Guangdong. Un tipico operaio non qualificato etiope prende circa 30 dollari al mese. Il Sud Africa, il Paese più industrializzato dell’Africa, ha un salario medio mensile di 1200 dollari, e in Cina oggi è di circa 560 dollari al mese. Gli investimenti esteri diretti (IDE) nel Paese sono saliti quasi del 250 per cento, a 953 milioni di dollari nel 2013, rispetto l’anno precedente, secondo le stime della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Il governo si aspetta che il 2015 sia record per gli investimenti diretti esteri (IDE). in crescita del 25 per cento dal 2014, dagli 1,2 miliardi di dollari al record di 1,5 miliardi. Quando il nuovo collegamento ferroviario al Mar Rosso sarà aperto nei primi mesi del 2016, il livello di IDE dovrebbe aumentare notevolmente, in particolare con le aziende cinesi, indiane e turche che si affollano per localizzarvisi. Nel maggio 2014 il Primo ministro cinese Li Keqiang e il Primo ministro etiope Haile Mariam Desalegn s’incontravano ad Addis Abeba. Dopo il loro incontro Hailemarian dichiarò alla stampa che la Cina “Ha una grande visione dell’Etiopia quale centrale elettrica dell’Africa“, come disse nella conferenza stampa congiunta ad Addis Abeba. Ciò che emerge intorno alla costruzione cinese di un presunto collegamento ferroviario secondario in un Paese dell’Africa orientale e senza sbocco sul mare, potrebbe sbloccare l’importante sviluppo economico dell’Africa per la prima volta nella storia moderna, qualcosa che le potenze coloniali europee fecero di tutto per evitare.ethiopian rail mapF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora