Qual è la forza della CSTO?

Leonid Ivashov Rusplt 2/05/2016 – South Front
Leonid Ivashov, Colonnello-Generale delle Forze Armate della Federazione Russa e direttore dell’Accademia dei Problemi Geopolitici.

inner11828531Il territorio della Federazione Russa è stato teatro di una grande esercitazione delle forze di terra della Collective Security Treaty Organization (CSTO). Allo stesso tempo, il Tagikistan è stato lo scenario principale delle esercitazioni da ricognizione delle forze speciali Lyaur “Ricerca-2016″. Nell’esercitazione partecipavano 1500 soldati con il supporto di velivoli da combattimento, tattici e da trasporto e di droni. Nel ruolo di primo piano vi erano, ovviamente, i militari russi. Secondo lo scenario, i nostri commando respingevano l'”attacco” a un convoglio umanitario e completavano una missione di ricerca e salvataggio. Allo stesso tempo, i nostri atterravano nella base dei terroristi, catturandone i comandanti. In seguito, coordinate venivano trasmesse per colpire le milizie in ritirata sulle montagne. “Ricerca-2016” era volta a presentare l’interazione in tempo reale tra diverse truppe, a controllare le competenze sul campo, a valutare il personale nell’effettuare missioni di combattimento in modo rapido ed efficiente. I partecipanti a “Ricerca 2016”, così come ad altre esercitazioni della CSTO, elaboravano le misure per combattere le bande che s’infiltrano nell’Asia centrale.

Abbiamo finalmente visto la luce
La CSTO venne fondata nel 1992 e per lungo tempo, fatta eccezione per la missione militare della Federazione russa in Tagikistan, il suo potenziale non fu utilizzata. La situazione è cambiata radicalmente nel 2009, quando le Forze di Reazione Rapida Collettiva (CRRF) furono create, includendo le truppe meglio addestrate di Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Il numero di soldati partecipanti alle esercitazioni era più di 20mila, indicativo della capacità di risolvere problemi di qualsiasi dimensione, che siano operazioni locali, conflitti o mantenimento della pace. Come dimostrato dalle esercitazioni a sorpresa dello scorso anno per la preparazione delle CRRF, 2500 aviotruppe delle CSTO poterono essere trasferite in Tagikistan nel più breve tempo possibile. L’attività della CSTO è dovuta al deteriorarsi della situazione in Medio Oriente e Asia centrale. La leadership russa e l’élite dei Paesi post-sovietici sono consapevoli delle minacce comuni dei narcotrafficanti e dei vari gruppi radicali che penetrano o già operano nella regione. In precedenza, quando avevamo buoni rapporti con la NATO, il tema dell’atteggiamento difensivo fu trascurato, perché ritenevamo che non avevamo nemici. Volentieri, ora abbiamo compreso. La grande attenzione è ora rivolta alla frontiera tagiko-afghana, probabilmente la principale minaccia estera all’Asia centrale. In Tagikistan si trova la 201.ma Base militare russa, il cui personale sarà portato a 9mila soldati in futuro. Nel 2005, le guardie di frontiera russe si ritirarono e si dedicarono ad addestrare i colleghi tagiki e a fornirgli equipaggiamenti militari. Le forze russe compiono esercitazioni bilaterali regolari con l’esercito tagiko. A metà marzo, un gruppo di forze combinate “trovò e distrusse” un grande gruppo motorizzato. Le azioni dei nostri Marines e della 7.ma Brigata d’assalto aereo tagica furono supportate dai seguenti aeromobili: elicotteri Mi-8 e Mi-24 ed aerei da attacco Su-25. È interessante notare che l’aviosbarco avvenne sull’altopiano, in una zona sconosciuta.

Continuiamo a lavorare
I rapporti con i Paesi della CSI nell’ambito militare non sono così perfetti come può sembrare. A volte si hanno critiche dalla dirigenza dei Paesi membri della CSTO, per non aver dimostrato la fedeltà politica desiderata, per lo più sotto la guida della Federazione Russa. A questo proposito, vorrei ricordare che la nostra élite russa avviò il crollo dell’Unione Sovietica e di conseguenza l’eliminazione dell’esercito sovietico. La Russia sotto il gruppo di Eltsin non offriva un’adeguata formula per l’interazione. A mio parere, le istituzioni ora funzionanti, con la sola eccezione, forse, della CSTO, in realtà non hanno una natura reciprocamente vantaggiosa. Pertanto, non dobbiamo limitarci al minimo, ma dobbiamo agire. Dobbiamo continuare a lavorare sul rafforzamento della cooperazione militare. Non è necessario rispondere velocemente alle dichiarazioni di Lukashenko. La Bielorussia copre la strategicamente importante direzione occidentale ed è pronta a lavorare con la Russia nel contrastare la possibile aggressione della NATO. E’ anche importante non rovinare i rapporti con gli altri membri della CSTO, perché la minaccia del terrorismo va eliminata nel prossimo futuro. E’ ovvio che se l’Asia centrale “esplode”, la situazione geopolitica e della sicurezza della Russia si deteriorerebbe significativamente. La CSTO è una piattaforma che permette al nostro Paese di risolvere numerosi problemi già agli inizi.79B90DC7-A733-4C1F-8973-9124B04EE744_mw1024_s_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’adesione alla SCO dell’India ha delle avvertenze

MK Bhadrakumar Indian Punchline 25 aprile 201626476404586_fbacb07109_kL’adesione dell’India della Shanghai Cooperation Organization è “cosa fatta”? Al vertice della SCO ad Ufa, nel luglio scorso, la questione era spuntata ma tutti l’evitarono. La risposta rimane “sì e no”. Ciò che è successo ad Ufa è in linea di principio la decisione d’espandere l’adesione alla SCO includendo India (e Pakistan). Infatti, dopo il vertice di Ufa, un alto dirigente a capo del think tank della segreteria del presidente kazako ad Almaty fu citato dai media ufficiali russi dire, “L’avvio dell’adesione alla SCO di India e Pakistan era all’ordine del giorno, ma de jure il processo non è ancora completamente chiarito. È del tutto possibile che un membro della SCO possa bloccarne l’ingresso“. Fino a che punto la questione dell’adesione alla SCO dell’India figurava al vertice Russia-India-Cina a Mosca dei ministri degli Esteri non è chiaro. Il comunicato congiunto emesso al termine della riunione osservava, “I ministri degli esteri di Cina e Russia hanno ribadito l’impegno dei loro Paesi all’attuazione piena e prossima delle decisioni del Vertice SCO di Ufa del 10 luglio 2015, avanzando attivamente il processo di adesione dell’India alla SCO. L’India esprime la volontà di diventare membro a pieno titolo della SCO al più presto possibile, in modo da dare un maggiore contributo allo sviluppo della SCO. Si è deciso di lavorare alla firma del memorandum sugli obblighi dell’India per lo status di Stato membro della SCO al vertice dell’Organizzazione di Tashkent, nel giugno 2016”. Solo un’espressione di intenzioni. È interessante notare che, in un incontro bilaterale con il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov a margine della RIC, il 18 aprile, il cinese Wang Yi FM aveva volutamente menzionato il prossimo vertice SCO a Tashkent. Xinhua riferiva, “Il ministro degli Esteri cinese ha anche chiesto uno sforzo concertato per sostenere l’Uzbekistan nel prossimo vertice di quest’anno della Shanghai Cooperation Organization, che si terrà a Tashkent, in Uzbekistan, avanzando il continuo sviluppo del blocco regionale”. Nel frattempo, è interessante notare un commento sul quotidiano cinese Global Times, che in genere censura l’India per l’ambiguità del suo atteggiamento ambivalente sul Mar Cinese Meridionale, deviando significativamente sulla discussione dell’adesione alla SCO dell’India. Il commento sosteneva che uno dei motivi possibili per l’ambiguità dell’India sul problema del Mar cinese meridionale sia il desiderio di aderire alla SCO, continuando a spiegare: “Ma l’inclusione dell’India in SCO non è completata. L’India deve dimostrare che la sua adesione svolgerebbe un ruolo costruttivo per l’unità dei membri della SCO e del relativo peso internazionale. Inoltre, quali diritti l’India avrà dopo l’adesione alla SCO decisa dagli aderenti. In questo contesto, se l’India prende una posizione diplomatica coerente con Cina e Russia, faciliterà l’adesione alla SCO e contribuirà a svolgere al meglio il proprio ruolo nel quadro regionale. Questo dovrebbe essere considerato dall’India. Va notato che il giorno prima del comunicato congiunto dei RIC, il segretario della Difesa Ashton Carter annunciava che Stati Uniti e India concordavano in linea di principio su una comune logistica militare, durante il viaggio in India il 10-12 aprile. L’omologo indiano Manohar Parrikar aveva detto che i due Paesi firmeranno un accordo tra pochi mesi. La firma segnerà un notevole cambiamento della politica Estera dell’India, un grande passo che li lega, almeno nella cooperazione militare. L’accordo non necessariamente colpisce Cina o Russia, ma non piace sicuramente ad alcuna delle due”. (Global Times)
Il commento pone delle condizioni: a) l’India deve “provare” l’intenzione di giocare un “ruolo costruttivo”; b) i diritti dell’India come membro della SCO potrebbero non essere uguali a quelli degli altri fondatori; c) le politiche dell’India dovranno armonizzarsi con quelle di Russia e Cina; e, d) l’accordo sulla logistica proposto tra India e Stati Uniti disturba, indicano un cambiamento nella politica estera dell’India. È interessante notare che il commento è apparso mentre il presidente dell’Uzbekistan arrivava a Mosca per una visita ufficiale. Il prossimo vertice SCO si terrà a Tashkent a giugno, ed è certo che l’agenda del vertice sarà un importante argomento dei colloqui di Karimov al Cremlino. In effetti, vi fu l’indicazione che al vertice di Ufa dello scorso anno, il presidente dell’Uzbekistan Islam Karimov avesse espresso riserve sull’adesione alla SCO dell’India, sostenendo che il raggruppamento tradizionalmente verte sulla sicurezza dell’Asia centrale e l’ammissione dei due rivali dell’Asia meridionale, India e Pakistan (insieme al loro pesante bagaglio di tensioni) nella SCO cambierebbe molto il carattere del raggruppamento regionale. Karimov può essere molto testardo, se vuole. Il rapporto India-Uzbekistan rimane invariato. Dal giro vorticoso del Primo ministro Narendra Modi nelle cinque capitali dell’Asia centrale, negli ultimi 6 giorni dello scorso luglio, non ci furono scambi ad alto livello indo-uzbechi, finora almeno.

Islam Karimov

Islam Karimov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nella SAARC

Tayyab Baloch, Gpolit, 20 aprile 2016maxresdefaultSi prevede che la Russia aderisca all’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) come Stato osservatore nel prossimo futuro, essendo già parte del blocco regionale dell’Asia meridionale. Il compito della SAARC di ammettere nuovi Stati osservatori è stato inoltre completato. Il 19° vertice SAARC si terrà a Islamabad, capitale del Pakistan, a novembre. Quindi è una grande opportunità per il Pakistan dare il benvenuto alla Russia nella SAARC in modo che Asia meridionale e Asia centrale si fondano quale parte integrante della regione eurasiatica. Il collegamento della SAARC con il blocco della sicurezza eurasiatica Shanghai Cooperation Organization (SCO) è già sulla buona strada. Molte nazioni del sud asiatico si sono unite alla famiglia della SCO mentre le potenze nucleari rivali della SAARC, Pakistan e India, che faranno parte della SCO, hanno chiesto di aderire all’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia.

La SAARC nella famiglia SCO
L’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) è un blocco economico di otto Paesi dell’Asia meridionale, comprendente Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan, Sri Lanka e Afghanistan. L’Afghanistan è il solo Paese asiatico centrale che ne fa parte, mentre il Myanmar del Sud-est asiatico ne è un possibile membro. Oltre a ciò, Australia, Cina, Unione Europea, Iran, Giappone, Mauritius, Corea del Sud e Stati Uniti sono associati come osservatori. Mentre la Russia aveva chiesto lo status di osservatore in modo che la cooperazione bilaterale e regionale dell’Asia del sud venisse realizzata in connessione all’integrazione regionale. Pertanto, la Russia aveva concesso lo status di pieno aderente allo SCO ai leader della SAARC, India e Pakistan, con l’obiettivo di concentrarsi sulla collaborazione regionale a una prospettiva di pace. Come per l’integrazione regionale eurasiatica, l’Asia del Sud ne fa parte abitualmente, dato che le nazioni dell’Asia meridionale aderiscono alla famiglia della SCO. “L’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai è il blocco multilaterale volto a mantenere l’equilibrio strategico col meccanismo di cooperazione strategica ed economica. La collaborazione sino-russa fa della SCO l’organizzazione multipolare mondiale basata sull’uguaglianza. E’ anche considerata la salvaguardia dell’integrazione eurasiatica e della Via della Seta della Cina. La SCO si è estesa geograficamente includendo Asia Centrale, del Sud, Est ed Ovest per rafforzare la cooperazione regionale tutelando gli interessi economici e strategici comuni. Inoltre la SCO collega l’Asia del sud (SAARC) con il Sud-Est asiatico (ASEAN)“.

Finestre di opportunità
China West Land Route I Paesi della SAARC sono densamente popolati da circa un quarto della popolazione mondiale su appena il 2,96% di territorio. Ecco perché la SAARC è considerata il più grande mercato del mondo confinante con la Cina, considerata l’economia in più rapida crescita del mondo. Nonostante le risorse, la regione SAARC è molto povera. Le tensioni politiche e i conflitti tra gli Stati membri creano un ambiente politico instabile e questi sono i principali ostacoli ad avere il massimo rendimento possibile da questa regione. Sebbene la zona di libero scambio sia stata creata tra gli Stati membri nel quadro dell’accordo di libero scambio dell’Asia meridionale (SAFTA), a causa delle dispute di confine raggiungerne gli obiettivi è ancora una sfida. Nonostante gli ostacoli nel raggiungimento degli obiettivi economici collettivi, tutte le nazioni della SAARC hanno firmato o firmeranno accordi di libero scambio con altre nazioni e blocchi economici. La Cina come osservatrice della SAARC è interessata a creare zone di libero scambio (FTA) con gli Stati membri con l’iniziativa della Via della Seta. A tal fine, il socio della Cina nella Via della Seta, il Pakistan (la ‘cerniera’ dell’integrazione eurasiatica) aveva firmato la FTA. Nepal e India studiano accordi di libero scambio con la Cina, mentre Bangladesh, Maldive, Sri Lanka li negoziano con la Cina. Attraverso le iniziative della Fascia e Via in Asia del Sud, la Cina collega le nazioni dell’Asia meridionale con l’Europa attraverso Asia centrale e l’Iran è interessato a connettersi alle rotte commerciali dal Pakistan, connettendo i corridoi economici di India, Iran, Asia centrale e Cina-Pakistan. Inoltre se il corridoio Bangladesh-Cina-India-Birmania (BCIM) viene considerato, purtroppo essendo il rivale economico della Cina nell’Asia del Sud, l’India è perplessa per l’influenza della Cina in Asia meridionale. Come l’India, la Cina confina con Paesi limitrofi: Pakistan, Nepal e Myanmar (membro dell’ASEAN). Ecco perché l’India aveva bloccato l’offerta alla Cina quale Stato membro a pieno titolo della SAARC. D’altra parte, la Russia aveva proposto di creare un partenariato economico tra Unione eurasiatica economica (UEE), SCO e Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) quale rivale del Partenariato Trans-Pacifico (TTP) unipolare. Di recente, nel corso di una riunione del Consiglio dei capi di governo della SCO nella città della Cina centro-orientale di Zhengzhou, il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev presentava la visione russa del partenariato economico tramite il collegamento dei blocchi regionali, “La Russia propone di iniziare le consultazioni con l’Unione economica eurasiatica e la Shanghai Cooperation Organization, inclusi i Paesi che aderiranno all’Alleanza, con i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico per creare un partenariato economico basato sui principi di uguaglianza e mutui interessi“. La proposta di Dmitrij continua la visione della Russia per creare la Grande zona eurasiatica di libero scambio (GEFTA) dall’Asia all’Europa. Inoltre, la Russia si propone di collegare Vladivostok nell’Estremo Oriente a Lisbona in Europa, ma sembra impossibile oggi a causa del controllo statunitense sull’Europa. Anche se l’Europa sembrava interessata a partecipare o collaborare con l’UEE (Unione economica eurasiatica), gli USA l’hanno minacciata con un’immaginaria aggressione russa. Ecco perché, alimentando il conflitto in Ucraina, la NATO piazza armi ai confini della Russia e gli USA invadono l’Europa presentando la Russia quale minaccia. Nel frattempo, la politica degli Stati Uniti per contenere la Cina nel Mar Cinese Meridionale ha dato l’opportunità a Russia e Cina di collaborare per costituire un meccanismo congiunto di sicurezza dell’Asia-Pacifico in modo che le ambizioni unipolariste d’impedire la multipolarità del globo siano bloccate. Pertanto, Russia e Cina hanno unito le forze per garantire l’integrazione eurasiatica e la Via della Seta della Cina. In questo scenario, la Via della Seta della Cina incontra l’integrazione eurasiatica con la Via della Seta eurasiatica. In questo contesto, l’Asia del Sud ha la fortuna della sua posizione geografica che collega le regioni e i blocchi mondiali. Le due maggiori economie del mondo e membri dei BRICS, India e Cina, vi sono di già e ora, dopo l’ammissione della Russia, il RIC dei BRICS (Russia-India-Cina) sarà nell’Asia meridionale. Secondo le informazioni disponibili, l’S dei BRICS (Sud Africa) mostra interesse a partecipare alla SAARC in qualità di osservatore.SAARC2Il timore dell’India per la presenza della Cina
Si è già detto che l’India è perplessa dalla crescente influenza della Cina sulla SAARC, perciò, dopo l’iniziativa della Cina per la costruzione del porto franco di Gwadar in Pakistan nell’ambito del corridoio economico Cina-Pakistan, l’India annunciava la costruzione del porto di Chabahar in Iran, parallelo a Gwadar. Mentre il Pakistan ha proposto di collegare i porti di Karachi e Gwadar alla SCO, in modo che ci sia la massima integrazione economica presso il Pakistan grazie alla sua posizione geografica, definita “cerniera” dei blocchi multipolari. Il porto di Gwadar in Pakistan offre facile accesso via terra a tutti i Paesi SCO senza sbocco sul mare, raggiungendo le rotte marittime commerciali internazionali. Ecco perché Russia e Iran lavorano sul corridoio nord-sud che collega l’Asia meridionale attraverso ferroviarie e reti energetiche con l’Asia centrale. Pertanto, l’India costruisce il porto di Chabahar per collegarsi con l’Asia centrale scavalcando il Pakistan. Sotto l’ombrello della SCO, l’Iran è interessato a connettere Chabahar e Gwadar con ferrovie, strade ed oleogasdotti. Questi due porti strategici della SCO si trovano all’entrata dello stretto di Hormuz, considerato una delle vie d’acqua più strategiche. Ma purtroppo i porti gemelli Gwadar e Chabahar sono situati nell’instabile regione del Baluchistan. Pakistan e Iran si trovano ad affrontare i movimenti separatisti beluci. Nella parte iraniana del Sistan e Baluchistan, un movimento separatista è divenuto una violenta setta sotto influenza saudita. Mentre nella parte pakistana, i funzionari accusano il sostegno indiano ai ribelli. Pertanto, il Pakistan protesta con l’India che cercherebbe di sabotare il corridoio economico Cina-Pakistan alimentando militanza e separatismo. Non solo in Pakistan, ma i progetti indiani contro la Cina sarebbero dettati in Asia del Sud, Oceano Indiano e Sud Est Asiatico. Dopo l’annuncio della Via Seta della Cina, l’India ha adottato un comportamento aggressivo nei confronti di Nepal, Sri Lanka, Maldive, Myanmar e Bangladesh. L’accordo sul porto di Chittagong con la Cina veniva annullato dal Bangladesh su pressione indiana. Oltre a questo, l’India ha anche fatto pressione sulle Maldive per non permettere la presenza militare cinese. La crescente presenza della Cina nell’Oceano Indiano fa infuriare l’India. Invece di cooperare con la Cina sull’integrazione regionale, l’India ha previsto il rafforzamento militare nelle Andamane e Nicobare, sul Mare delle Andamane e Golfo del Bengala (Oceano Indiano). La posizione geografica delle isole fornisce all’India non solo il dominio sull’Oceano Indiano ma crea anche nuove opportunità per contenere la Cina rafforzando la cooperazione marittima con Australia e Stati Uniti. Il riarmo militare indiano denominato Baaz (Aquela) delle isole Nicobare ha aumentato la supremazia indiana su un lato della Stretto di Malacca. Mentre in altre parti dello stretto, gli Stati Uniti già giocano sporco con la Cina sulla questione delle isole del Mar Cinese Meridionale con l’aiuto di Giappone, Corea del Sud e altri piccoli Stati. L’80% del fabbisogno di petrolio della Cina proviene da Africa e Paesi del Golfo attraverso l’Oceano Indiano, attraversando questo stretto prima di entrare nell’Oceano Pacifico (Mar Cinese Meridionale). Gli esperti ritengono che la presenza militare indiana all’entrata dello Stretto di Malacca è parte della grande strategia degli Stati Uniti per contenere la Cina. Ecco perché l’inclinazione indiana verso gli Stati Uniti è una prova che calpesta il multipolarismo in costruzione da parte di Russia e Cina per costituire un meccanismo congiunto di sicurezza Asia-Pacifico. L’India è assieme a Russia e Cina nei BRICS e SCO, ma purtroppo l’attuale mossa di Modi che avvicina l’India ai sostenitori dell’unipolarità appare pericolosa per il multipolarismo. Per quanto si ricordi ai vertici BRICS/SCO di Ufa, i leader mondiali multipolari (BRICS, SCO e Unione economica eurasiatica) erano concordi nel realizzare una crescita economica sostenibile attraverso la cooperazione internazionale e un maggiore uso dei meccanismi d’integrazione regionale, migliorando benessere e prosperità dei popoli. Mentre la Dichiarazione di Ufa fu adottata dai leader dei BRICS, per scoraggiare chiaramente i doppi standard, con i leader che dicevano, “Insistiamo sul fatto che il diritto internazionale fornisce gli strumenti per realizzare la giustizia internazionale, sulla base dei principi di buona fede e uguaglianza sovrana. Sottolineiamo la necessità dell’adesione universale ai principi e alle norme del diritto internazionale nella loro interrelazione e integrità, scartando il ricorso ai “doppi standard” ed evitando l’intrusione degli interessi di alcuni Paesi ai danni degli altri“.

La Russia come arbitro nella SAARC
45c01c11738d5f42a03bcd38b7439d75Il cambio russo verso Pakistan e Cina è anche uno dei principali motivi del nuovo allineamento strategico indiano con Stati Uniti e Arabia Saudita. La storia ha testimoniato che a causa delle dispute di confine con Cina e Pakistan, l’India ha sempre guardato all’URSS per contrastare l’influenza sino-pakistana. Oltre a questo, il Pakistan era anche considerato un alleato degli USA nella regione che giocava sporco per contenere la crescente influenza dell’URSS su ordine occidentale. Ma oggi l’intera situazione s’è modificata. L’India s’impegna con i vecchi alleati del Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti, mentre il Pakistan si avvicina alla Russia, ancora considerata alleata dell’India. Anche se l’inclinazione strategica indiana verso l’allineamento unipolare la staccasse dalla Russia, ci vorrà molto perché sono collegate da diverse e profonde cooperazioni. Essendo vicina, la Russia ha previsto di collegare l’India alle reti energetiche e ferroviarie nell’ambito dell’integrazione eurasiatica con cui Mosca si sarebbe collegata con Mumbai attraverso Baku e Teheran. Inoltre, la Russia punta a svolgere il ruolo di referente tra asse cino-pakistano e India. Ecco perché si avvicina al Pakistan. Nonostante la perdita, la Russia costruirà il gasdotto GNL in Pakistan in modo che in futuro i rivali e nemici siano collegati a gasdotti e reti energetiche nell’ambito dell’integrazione regionale. Nell’ultima visita di Modi a Mosca, la Russia assicurava di fornire petrolio e LNG a India e Pakistan. Perciò sulla via del ritorno a Mumbai da Mosca, Modi atterrò a Lahore (Pakistan) con il messaggio di pace dell’integrazione regionale. Ma purtroppo l’attentato terroristico alla base aerea indiana (Pathankot) veniva effettuato per sabotare questi sforzi di pace. Come risultato dell’attacco, tutti gli sforzi di pace fatti dalla Russia dal vertice di Ufa alla visita di Modi a Mosca furono sabotati. Mentre dall’altro lato la Cina bloccava la richiesta indiana all’ONU di bandiere le organizzazioni terroristiche basate in Pakistan presumibilmente attive in India. In questo scenario, la Russia era l’unica speranza per l’India, ma la vicinanza russa a Cina e Pakistan ha ingelosito l’India. Così l’India inclina verso un’alleanza anti-regionale. Ora, se la Russia entra nella SAARC darà nuova speranza al ruolo russo di arbitro tra Pakistan e India e tra India e Cina. La Russia già svolge il ruolo di mediatrice tra India e Cina. Ecco perché nella riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2003, la Russia formò la trilaterale Russia-India-Cina denominata RIC. Questo formato offre l’opportunità a India e Cina di ridurre al minimo le controversie in presenza della Russia in modo che gli interessi comuni e reciproci siano raggiunti. Come osservato dalle tensioni attuali, il vertice della trilaterale RIC si teneva a Mosca, dove i Ministri degli Esteri dei tre Paesi s’incontravano per disinnescare le crescenti tensioni tra India e Cina. Mentre la Russia si sforza di arbitrare le controversie indo-cinesi, può svolgere lo stesso ruolo nel conflitto indo-pakistano.

Conclusioni
Come “la guerra ibrida” mondiale scoppia per fermare la multipolarità attraverso terrorismo, separatismo e cambi di regime negli Stati multipolari, è responsabilità comune dei Paesi regionali agire con saggezza per sconfiggere l’ordine mondiale unipolare a vantaggio del benessere dell’umanità. Purtroppo, nonostante sia parte essenziale delle istituzioni multipolari, l’India gioca il doppio gioco impegnandosi con le forze unipolari. Questo atto indiano non solo indebolisce le istituzioni multipolari ma creerà difficoltà all’integrazione regionale che bussa alle porte dell’India, nell’ambito della Via della Seta eurasiatica. Anche se la precedente politica estera indiana mostrava di giocare su ogni lato, ora il tempo è cambiato e dovrà scegliere un lato. Gli sforzi indiani per contenere il volere degli Stati Uniti saranno infruttuosi perché la Cina ha alternative. E’ impossibile, ma in ogni caso l’India cercherà di bloccare lo stretto di Malacca per poi perdervi molto perché la Cina ha una via più breve dallo Stretto di Hormuz al Karakorum via Gwadar. Ecco, questo è il motivo per cui è il momento di collaborare per avere il massimo beneficio dall’integrazione regionale come l’India ha già assicurato a Russia e Cina nei vertici BRICS/SCO di Ufa. Inoltre, la Russia già collabora con l’India nel superare le preoccupazioni sull’asse sino-pakistano. Anche se Cina e Pakistan hanno ripetutamente invitato l’India a far parte del corridoio economico Cina-Pakistan, in modo che l’Asia del Sud sia collegata alle iniziative Fascia e Via. Ora è il momento d’integrare la Russia nella SAARC nel ruolo vitale di arbitro dell’integrazione regionale, facendo sì che il “futuro in Asia” diventi realtà.pak-china-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo “scambio” di alleanze tra Pakistan e India e la guerra fredda tra Arabia Saudita e Cina

Andrew Korybko, RISS, 19/04/2016Modi-KingNel cambiamento geopolitico in corso, impensabile solo pochi anni fa, Pakistan e India sembrano disposti a “trattare” un’alleanza, “scambiandosi” i partenariati privilegiati con i sauditi e russi, per migliorare la posizione nell’atteggiamento delle loro leadership verso la Cina. Mentre Russia e India sono ancora stretti partner storici e strategici, gli ex-legami fraterni, nonostante le dichiarazioni retoriche e le azioni simboliche dei rispettivi governi, poco a poco si sfilacciano nella situazione geopolitica post-guerra fredda e nel corso della nuova guerra fredda. Ancora più importante, tuttavia, è che gli sforzi evidenti dell’India d’ingraziarsi l’Arabia Saudita sono volti non solo contro il Pakistan, ma anche tacitamente contro la Cina, dimostrando uno dei mutamenti geopolitici più insoliti ed eterodossi della nuova guerra fredda.

Prefazione
La ricerca si propone di non presentare una vasta revisione accademica della storia delle relazioni tra i Paesi in esame, le difficili sfumature dei legami presenti e in via di sviluppo, né una collezione di tutti i fatti e di ogni ultima notizie sugli eventi cui si riferiscono, ma in linea di massima d’aumentare la consapevolezza sugli inconfondibili schemi geopolitici che emergono nel contesto più ampio della nuova guerra fredda. Parlando di rapporti non irreversibili e di molte cose che possono ancora cambiare in questo periodo inedito d’incertezza globale e transizione sistemica, anche se appaiono in modo convincente entrare in una fase in cui ciò sarà sempre più difficile, mentre nuove mentalità strategiche si consolidano divenendo pensiero comune tra i rappresentanti dello Stato profondo (militari, intelligence e diplomatici). Lo scopo non è disprezzare l’India o i suoi cittadini, indicando quel Paese così come la sua capitale non s’intende riferirsi al popolo indiano in generale. In questo testo, ci si riferisce solo all’attuale dirigenza politica indiana, e la stessa regola vale per ciascuno dei Paesi studiati. Tuttavia, il lavoro è nettamente critico verso l’India, che l’autore vede inutilmente flirtare troppo vicino al mondo unipolare per l’istintiva reazione agli imperativi presunti del “contenimento della Cina” e alle “pressioni sul Pakistan” che, in ultima analisi, porterebbero New Delhi, consapevolmente o inconsapevolmente, a diventare un alleato strategico degli USA nella nuova guerra fredda.

Lo “scambio”
Pakistan:
Per riassumere una delle tendenze geopolitiche più dichiaratamente inaspettate oggi, il Pakistan si allontana dall’Arabia Saudita e si avvicina alla Russia mentre l’India fa il contrario. Ad esempio, Islamabad ha rifiutato di unirsi alla coalizione “antiterrorismo” di Riyadh, anche se questo ha portato a una spaccatura tra le classi politiche e militari del Pakistan. L’Arabia Saudita non ha rinunciato al tentativo di corteggiare il Pakistan, tuttavia, dato che l’ultima parola va al comandante delle Forze Armate del Pakistan che potrebbe eventualmente guidare il blocco “antiterrorismo” dei sauditi. Questo “braccio di ferro” tra militari filo-sauditi e governo filo-cinese probabilmente definisce la situazione strategica del Pakistan nel prossimo futuro, ed è molto probabile che Riyadh e l’alleata Washington possano tentare ancora di agitare il calderone del separatismo e del terrorismo in Baluchistan per fare pressione su Islamabad affinché cambi il nuovo indirizzo verso i tradizionali alleati unipolari. Detto questo, come l’autore ha scritto per l’Istituto di studi strategici russo nel settembre 2015, il Pakistan è la “cerniera” dell’integrazione pan-euroasiatica e questa ovvietà geopolitica ha portato ad intensificare i legami tra Islamabad e Mosca, secondo un atteso mutuo beneficio che riceveranno col nesso infrastrutturale multipolare transnazionale nell’Asia centrale-orientale in costruzione da parte della Cina, in conformità alla visione dell’One Belt One Road (OBOR).

India:
L’India procede nella direzione opposta al Pakistan, come si vede sia dalla costante sostituzione della Russia con gli Stati Uniti quale primo fornitore di armi alla recente visita di Modi nella terra di Re Salman. Per espandere l’ampiezza delle nuove relazioni strategiche di New Delhi con Washington, le parti sono in procinto di accettare un “accordo di supporto logistico” che “permetta ai militari di utilizzare le rispettive basi terrestri, aeree e navali per rifornirsi, ripararsi e riposarsi”. In pratica significa che gli Stati Uniti possono impiegare “pretesti plausibilmente segreti per dispiegare forze terrestri, aeree e navali a rotazione, sia a tempo indeterminato che temporaneo (probabilmente decidendo, caso per caso, a seconda della struttura militare in questione e del contesto geopolitico attuale) fino ai confini tibetani e dello Yunan cinesi. Anche se è segno promettente e pragmatico che l’India non abbia optato per partecipare al proposto pattugliamento congiunto del Mar Cinese Meridionale con gli Stati Uniti, è ancora preoccupante che Modi abbia già parlato della cosiddetta “libertà di navigazione” nella regione, comunemente pronunciato quale eufemismo per “contenere la Cina”. Concentrandosi verso l’Arabia Saudita, principale alleato unipolare degli Stati Uniti nella regione araba, il segretario generale nazionale del BJP e i funzionari del governo venivano citati da Reuters vantare nel modo più chiaro che il viaggio del Primo Ministro avesse lo scopo di “accordarsi con il Pakistan” tramite “legami affettivi, economici e strategici per convincere gli amici di Islamabad” nello “sforzo per ‘distaccare’ l’India dal Pakistan”. L’avvicinamento dell’India all’Arabia Saudita non solo è una premessa al semplice desiderio di “fare pressione sul Pakistan”, ma è invece parte di ciò che la dirigenza di Nuova Delhi probabilmente vede quale modo scaltro e preventivo di deviare il potenzialmente imminente pericolo del terrorismo filo-saudita nel Paese dalla maggioranza “di infedeli indù” (come sono spregiativamente visti dagli estremisti islamici). Al-Qaida, sempre legata a importanti personaggi e affaristi sauditi e alla loro “beneficenza”, annunciava nel settembre 2014 che sarebbe entrata nel subcontinente indiano, date le crescenti simpatie pro-SIIL e le tendenze fondamentaliste islamiche insediatesi in Bangladesh da allora, e l’India potrebbe cercare d’ingraziarsi uno dei principali sponsor mondiali del terrorismo internazionale per avere la garanzia che Riyadh faccia tutto il possibile per evitare che queste sue organizzazioni la colpiscano.

La scelta:
Russia e Cina non impongono condizioni ai loro partner o lasciano che le decisioni sovrane d’impegnarsi in relazioni geopolitiche diversificate sminuiscano i legami bilaterali, anche se lo stesso non si può dire per Stati Uniti e Arabia Saudita. Mentre è del tutto possibile per India e Pakistan impegnarsi pragmaticamente e contemporaneamente con vari attori internazionali, Stati Uniti ed Arabia Saudita, così come fecero storicamente con altri prima (in particolare nei casi di Ucraina e Yemen), costringeranno i due Stati dell’Asia meridionale a un falso “aut-aut” traducendosi in risultati a somma zero per i partner respinti. L’India probabilmente sfrutterà il divario della nuova guerra fredda in modo tale che il rapporto degli attori civili, sociali e affaristici con la Russia rimanga intatto, ma il coordinamento geopolitico tra i vertici di Nuova Delhi e Mosca indubbiamente ne soffrirà. Inoltre, se l’India riuscisse ad uscirsene dal suddetto scenario ottimistico mantenendo legami non governativi positivi con la Russia sotto una pesante pressione statunitense, lo sarebbe meramente a causa dell’affinità storica tra le due parti, non replicabile relativo allo spettro completo dei rapporti indo-cinesi. Ciò sarebbe ovviamente influenzato negativamente e l’attuale guerra fredda in corso tra New Delhi e Pechino sulla Grande Regione Oceano Indiano-Asia del Sud potrebbe accelerare e raggiungere livelli possibilmente ostili, soprattutto nel caso in cui l’“accordo di supporto” comporti una presenza militare statunitense (anche se temporanea) ai confini della Cina continentale. L’Arabia Saudita non è in grado di costringere l’India a fare una scelta, ma già cerca di farlo con il Pakistan, alleato da decenni e in cui è radicata l’influenza sul potere istituzionale che coltiva da tempo. Proprio come gli Stati Uniti cercheranno di spingere l’India a scegliere tra essi e la Russia, l’Arabia Saudita cercherà di fare qualcosa di simile costringendo il Pakistan a scegliere tra essa e la Cina. Vi sono alcune ipotesi fondamentali sugli obiettivi per cui tali attori fanno pressione, vale a dire gli statunitensi credono che gli indiani procederanno lungo un definita rotta geopolitica anti-cinese, mentre i sauditi ritengono che i legami pakistano-russi dipendono dalla convergenza verso le infrastrutture dell’One Belt One Road cinese nell’Asia centrale e meridionale. Di conseguenza, gli Stati Uniti non vedono la necessità di affrontare in modo esplicito la grande strategia dell’India verso la Cina, perché è già allineata in sostanza con gli interessi di Washington, mentre l’Arabia Saudita sa di conseguenza che la scelta del Pakistan verso Riyadh o Pechino determinerà l’azione finale verso Mosca.chinese-energyLa guerra fredda sino-saudita
Asia del sud:
Tangenzialmente al tema del cambiamento delle relazioni dell’Arabia Saudita verso India e Pakistan, va apertamente sottolineato che i legami nell’Asia meridionale dei sauditi si basano sui calcoli di Riyadh verso la Cina. Estrapolando dalla grande revisione strategica dell’Asia del Sud e del Corno d’Africa, c’è la guerra fredda tra Arabia Saudita e Cina in questo momento che sembra destinata a trasformarsi in serio fattore geopolitico in futuro. Per chiarire cosa s’intende con questo, è più facile iniziare dalla regione attualmente al centro della scena. Arabia Saudita e Cina sono in competizione sull’influenza in Pakistan e la fedeltà delle d’élite più influenti, militari e politiche, come già descritto. Spostandosi verso il Bangladesh, la Cina ha lavorato duramente per farne uno dei principali partner strategici negli ultimi due decenni, ma l’attuale agitazione politica centrata sul Partito nazionalista del Bangladesh pro-saudita, potrebbe invertire tutto questo se l’opposizione riuscisse a sfruttare gli eventi prendendo il potere. L’ultima area di concorrenza tra i due Paesi sono le Maldive, appena uscite da un periodo molto teso di guerra ibrida che l’autore ha analizzato al momento, ed ora sono più vicine all’Arabia Saudita che alla Cina. Ad esempio, anche se occupano una posizione cruciale lungo la rotta marittima dell’OBOR della Cina, le Maldive sono ormai parte della coalizione “antiterrorismo” dei sauditi e le due parti hanno deciso di aumentare i “legami religiosi”, tipicamente un’espressione che denota il proselitismo istituzionalizzato del violento wahhabismo saudita.

Corno d’Africa:
Qui la Cina collabora strettamente con l’Etiopia, l’economia in più rapida crescita al mondo e che dovrebbe presto divenire il leader continentale. Al centro della visione dell’OBOR c’è la convinzione che la Cina acquisisca l’accesso a nuovi mercati e sbocchi per gli investimenti sostenendone crescita e stabilità interna. L’Etiopia occupa un ruolo importante in questa strategia ed è essenziale che la Cina ne sfrutti il potenziale, spiegando perché la costruzione della ferrovia Etiopia-Gibuti si completerà molto presto. Completando questo imperativo geo-economico, appare anche la prima base militare all’estero a Gibuti, consentendole di esercitare una doppia influenza sulle rotte marittime di Bab-al-Mandeb e sul cuore etiope del Corno d’Africa. Parallelamente a ciò, i sauditi e il blocco militare del GCC che sovrintendono si muovono in questa regione apparentemente con il pretesto del supporto logistico per la guerra in Yemen. Un rapporto delle Nazioni Unite dell’ottobre 2015 documentava come “l’Eritrea abbia forgiato una nuova relazione strategica militare con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti permettendo alla coalizione saudita di usare suolo, spazio aereo e acque territoriali per la campagna anti-huthi nello Yemen“, e come “soldati eritrei fossero integrati nel contingente delle forze degli Emirati Arabi Uniti che combattono su suolo yemenita”. L’autore ha accuratamente analizzato cosa significhi tale sviluppo sull’equilibrio militare tra Eritrea e il rivale etiope, concludendo che il CCG potrebbe utilizzare il territorio del nuovo alleato come trampolino di lancio per un’influenza asimmetrica sull’Etiopia. Inoltre, il Qatar ha già truppe in Eritrea e Gibuti nel quadro del meccanismo di mediazione dei conflitti delle Nazioni Unite, mentre l’Arabia Saudita è in procinto di aprire una base, con supposta coincidenza con quella della Cina. Un altro sviluppo chiave da considerare è come gli Emirati Arabi Uniti siano presumibilmente interessati a una struttura militare sul Golfo di Aden, nella regione del Somaliland. Complessivamente, è evidente che un modello riconoscibile emerge, il GCC accerchia costantemente l’alleato etiope della Cina, ed inteso che ciò avvenga o meno, è molto probabile che un dilemma sulla sicurezza tra le due parti scoppi mentre puntellano l’influenza lungo il Mar Rosso e l’entroterra del Corno d’Africa. L’Etiopia è parte integrante della visione globale della Cina e ha un ruolo insostituibile essendo geograficamente un conveniente intermediario per le imprese cinesi in Africa, usandone la posizione vantaggiosa per facilitare l’interazione con i mercati europei ed asiatici attraverso l’accesso marittimo che acquisiranno con la ferroviaria Etiopia-Gibuti. Al contrario, gli Stati Uniti riconoscono tale enorme importanza ed è probabile che inviteranno gli alleati del CCG a fare pressione contro gli interessi cinesi per sovvertire i vantaggi geo-economici di Pechino. Questo potrebbe assumere la forma di Qatar ed Eritrea collegati al gruppo terroristico al-Shabab, utilizzando l’organizzazione militante quale leva per avere un’influenza destabilizzante contro l’Etiopia, in particolare orientando la parte nord-occidentale della regione somala di quest’ultima attraverso cui la ferroviaria Etiopia-Gibuti dovrebbe passare. Inoltre, anche se il GCC fornisce solo un supporto strategico al nuovo alleato del Mar Rosso (o illegalmente eludendo le sanzioni del Consiglio di sicurezza sil trasporto di armamenti), allora potrebbe lanciare una corsa per procura agli armamenti con la Cina, che sarebbe costretta ad incrementare le capacità dell’Etiopia per compensare l’imprevisto squilibrio militare dell’alleato verso l’Eritrea. E’ rilevante ricordare che l’Etiopia realmente immagina di giocare un ruolo importante nella rete infrastrutturale dell’OBOR, e che l’apertura della Cina della sua prima base militare estera a Gibuti è parzialmente dovuta alla sicurezza strategica del partner e alla supervisione del terminale della ferrovia Etiopia-Gibuti. Allo stesso modo, solo questo da agli Stati Uniti una motivazione ancora più grande nel cercare di compensare i piani del rivale, laddove il ruolo del GCC a guida saudita e relativo dispiegamento militare nel Corno d’Africa entrano in gioco. In relazione a ciò, non è un caso che Gibuti e Somalia aderiscano alla coalizione “antiterrorismo” dei sauditi, e mentre è dubbio che Gibuti faccia di tutto per distruggere l’enorme vantaggio che si aspetta di trarre dalla cooperazione con la Cina, lo stesso non si può dire per Mogadiscio nel raccordarsi con il blocco. La Somalia potrebbe non opporsi a che il suo territorio sia utilizzato per la destabilizzazione asimmetrica dell’Etiopia, soprattutto se si considera che gli alleati del GCC e l’estremista Stato della Turchia aprono basi nella capitale locale.Djibouti-Addis_Ababa-railroad-map-lgIndia e Pakistan nel processo geopolitico della nuova guerra fredda
La ricerca ha sostenuto fino a questo punto che gli Stati dell’Asia meridionale dell’India e del Pakistan si muovono in direzioni geopolitiche contrapposte, con Nuova Delhi e Islamabad che “scambiano” i tradizionali alleati russi e sauditi tra calcoli divergenti sull’atteggiamento verso la Cina. Il Pakistan è favorevole alla Cina e intensifica quindi le relazioni con la Russia in conformità alle motivazioni multipolari che ne guidano le relazioni verso Pechino, mentre l’India si oppone alla Cina e fa lo stesso con l’Arabia Saudita per animosità nei confronti di Islamabad e Pechino. E’ quest’ultimo aspetto della collaborazione emergente dell’India con l’Arabia Saudita ivolto contro la Cina che va ancora elaborato, quindi la prossima sezione descrive i principi geopolitici che guidano tale mossa e viceversa, catapultandone il significato multipolare globale del Pakistan su livelli ancora più alti di quanto siano mai stati prima.

Entra l’India:
Così com’è, l’India è pronta a svolgere un ruolo decisivo nell’emergente guerra fredda saudita-cinese e la visita di Modi nel Regno saudita va vista in questo contesto. Ricordando l’analisi precedente sulla rivalità tra Riyadh e Pechino dal Mar Rosso al Bengala, è ovvio in che modo l’inserimento dell’India in tale tesa equazione geopolitica possa cambiare a favore del mondo unipolare. Infatti, mentre l’India è sempre più dinamica nel proiettare i propri interessi marittimi, la complementarità strategica anti-cinese con l’Arabia Saudita (soprattutto sovrapponendosi nelle Maldive) alla fine metterebbe a repentaglio la libertà di navigazione da cui la Cina dipende nel proiettare la componente marittima dell’OBOR quale realtà realizzabile. Anche se non è previsto che la “coalizione” saudita-indiana possa mai chiudere queste rotte del tutto, dal punto di vista cinese tale partnership strategica potrebbe certamente rappresentare un avversario temibile in quanto relativo alla proverbiale “linea di fuoco” sui campi di battaglia di Bangladesh e Maldive. Qualora sauditi e indiani riuscissero a espellere questi due Paesi dall’orbita pragmatica della Cina, al punto che i progetti infrastrutturali pertinenti dell’OBOR ne siano negativamente influenzati, ciò complicherebbe gli sforzi della Cina nel creare affidabili linee di comunicazione marittime, quindi indebolendo l’affidabilità dell’accesso economico marittimo in Europa e Africa orientale. Conseguenza strutturale di tale sviluppo sarebbe una Cina inversamente dipendente dalla parte continentale della strategia della Nuova Via della Seta, che potrebbe quindi essere sproporzionatamente influenzata se Stati Uniti e alleati riuscissero ad innescare una serie di guerre ibride in Asia centrale.

L’alleanza del Rimland:
Mettendo le potenziali alleanze strategiche dell’India con Stati Uniti e/o Arabia Saudita nella prospettiva globale, Nuova Delhi essenzialmente sigillerebbe la maggior parte del Rimland eurasiatico quale parte integrante della nascente alleanza supercontinentale di Washington contro Russia e Cina. In questo momento, gli Stati Uniti cercano di costruire una coalizione “Miezymorze” di Stati anti-russi in Europa orientale che si colleghi con la Turchia di Erdogan e sia prossimo al lavoro strategico del CCG a guida saudita. Dall’altra parte dell’Eurasia, gli Stati Uniti si propongono di portare Giappone e Corea del Sud nel meccanismo di coordinamento militare apparentemente diretto contro la “Corea del Nord”, ma ovviamente dalla doppia funzione non dichiarata anticinese. Ampliando il ruolo del Giappone, lo Stato insulare diverrebbe per gli Stati Uniti il principale partner “eterodiretto” per riunire i teatri nord-est e sud-est asiatici in un grande ‘fronte di contenimento’ anti-cinese basato sui Paesi membri del TPP, dell’ASEAN e delle Filippine, ampliando la coalizione strategica del blocco economico guidato dagli Stati Uniti. Tra questi blocchi eurasiatico occidentale, mediorientale e orientale si piazza l’India che potrebbe forse giocare il ruolo fondamentale colmando il vuoto geografico tra gli alleati degli Stati Uniti GCC e Giappone-ASEAN. Tutto sommato, l’India è parte integrante della persistente alleanza del Rimland, motivo per cui è così aggressivamente corteggiata dagli Stati Uniti.

Il perno del Pakistan:
La possibilità che l’India possa unirsi strategicamente alle forze del mondo unipolare schierandosi con Stati Uniti e/o Arabia Saudita (entrambi raggiungerebbero i medesimi fini strutturali nei confronti dell’alleanza del Rimland) non sfugge a Russia e Cina che corrispondentemente reagiscono consolidando i rapporti con il Pakistan per pura necessità geopolitica. L’Iran è anche importante per entrambe le ancore eurasiatiche multipolari, ma a differenza del Pakistan, l’ex-Persia è circondata strategicamente dai sauditi e dalla loro settaria coalizione “antiterrorismo” che potrebbe prevedibilmente essere usata contro di essa, come misura non convenzionale di “contenimento”. Anche se esiste ancora una moltitudine di opportunità multipolari vantaggiose per l’Iran a cui Russia e Cina possono realisticamente attingere, resta lo scomodo fatto geostrategico che il Paese è una potenza continentale e che la maggior parte del suo potenziale marittimo (fatta eccezione per il porto indiano a Chabahar) dipende dalla Stretto di Hormuz e di conseguenza è soggetta a potenziale ostruzione da GCC e Stati Uniti similmente (anche se meno intensamente) allo Stretto di Malacca. Per non sbagliarsi, l’autore non respinge l’importanza dell’Iran per l’ordine mondiale multipolare emergente, il Paese ha un notevole peso strategico, ma ciò va temperato con una valutazione realistica dei limiti geografici. Il Pakistan, d’altra parte, è l’ultimo Stato-perno eurasiatico nella visione dell’OBOR della Cina, dato che esso solo può “connettere” i diversi blocchi economici che lo circondano collegando direttamente gli interessi di Russia e Cina. E’ vero che gli interessi economici continentali di Mosca e Pechino si intersecano anche con quelli di Teheran, ma quelli dello Stato orientale devono prima transitare per l’Asia centrale, per arrivare. Contando la possibilità molto reale che gli Stati Uniti cerchino d’inscenare una qualche guerra ibrida per interromperla nel prossimo futuro, forse innescata dall’inevitabile passaggio di Islam Karimov, il “Gheddafi uzbeko” che è riuscito miracolosamente ad unificare i vari clan del Paese, potendo proiettate la destabilizzazione dell’Asia centrale per ostacolare i piani della Cina per collegarsi economicamente direttamente con l’Iran. D’altra parte, il Pakistan, essendo un medesimo obiettivo, è assai meglio abituato a trattare con tali minacce grazie all’esperienza agguerrita del periodo post-11/9 e inoltre i progetti infrastrutturali russo-cino-pakistani attraverserebbero un Paese relativamente stabile e assai meno minacciato del Kazakhstan.7894Il Piano per spezzare il contenimento:
Gli assi militari-strategici congiunti Russia-Kazakistan e Cina-Pakistan che si uniscono sul porto Dzungarian sono abbastanza forti per creare un corridoio di sviluppo affidabile in Eurasia irrompendo tra l’Alleanza del Rimland dalla fondamentale porzione pakistana. Il Pakistan è assolutamente essenziale per Russia e Cina per avere accesso all’Oceano Indiano non unipolarmente influenzato, divenendo tanto più importante in quanto gli Stati Uniti stringono progressivamente il cappio del “contenimento” intorno alle rispettive periferie eurasiatiche occidentale ed orientale. La potenziale integrazione dell’India nell’alleanza del Rimland tramite la cooperazione con l’asse strategico USA-Arabia Saudita aumenta solo l’importanza del perno pakistano di Mosca e la pianificazione a lungo termine di Pechino, e il flirt di Nuova Delhi con il blocco unipolare inconsapevolmente accelera il compimento del medesimo corridoio di sviluppo che idealmente si desidera demolire. Può quindi essere osservato che la reazione permalosa dell’India al corridoio economico tra Cina e Pakistan e le successive puntate sull’asse strategico USA-Arabia Saudita possono realmente innescare un massiccio dilemma sulla sicurezza, se non l’hanno già fatto, con Brasile e Sud Africa che già affrontano le pressioni dagli Stati Uniti con il “colpo di Stato costituzionale”, la “defezione” dell’India presso le forze unipolari certamente significherebbe la fine dei BRICS e la sua riduzione al nucleo russo-cinese originale.

Conclusioni
La nuova guerra fredda, anche se ancora all’inizio, è già colma di incredibili giravolte, con la riunificazione della Crimea alla Russia o con l’intervento antiterrorismo in Siria della Russia. Sul fronte negativo, tuttavia, gli USA affermano una pesante influenza senza precedenti sulla maggior parte dell’Ucraina, mettendola contro la Russia, oltre a fare passi decisi nel “braccare” gli Stati strategici con le disposizioni restrittive del TPP per allontanarli dalla Cina. Con la guerra per procura globale in corso tra mondo unipolare e mondo multipolare, le due parti lottano per minare l’altra, e allo stesso tempo competono per la lealtà degli “Stati” neutrali ai margini. E’ in quest’ultima dinamica che l’India potrebbe svolgere un ruolo decisivo, in quanto impegnata con la multipolarità istituzionale ed economica (BRICS), deve ancora impegnarsi pienamente ad abbracciare gli aspetti geopolitici di questa responsabilità. Nel tentativo di stare ai margini il più a lungo possibile, ma facendo assai pubblicizzati passi geopolitici verso il mondo unipolare, l’India suscita presso gli alleati eurasiatici l’ansia che non sia completamente sincera nei dichiarati impegni multipolari, potendo “capovolgersi” verso gli Stati Uniti secondo il paradigma del cambio seguito dalla Cina negli anni ’70. Avvicinandosi all’asse strategico USA-Arabia Saudita, nel momento preciso in cui i due membri principali conducono azioni per procura contro Russia e Cina nel contesto della nuova guerra fredda, l’attività dell’India ispira sospetti fondati presso coloro che sostiene essere i suoi partner multipolari e legittima pienamente le loro nuove relazioni strategiche con il Pakistan. Il rimpianto che l’autore prevede, se l’attuale rotta geopolitica di Nuova Delhi continua a procedere a ritmo sostenuto, è l’India che potrebbe decidere di mutare gioco volgendo le spalle al mondo multipolare schierandosi con Stati Uniti e Arabia Saudita per grettezza mentale verso Pakistan e Cina, facendo tragicamente crollare le decennali relazioni con la Russia.Screen-Shot-2015-06-05-at-13.21.49Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.258 follower