Shanghai Cooperation Organization, dove gli interessi convergono

Andrej Volodin  Strategic Culture Foundation 10/07/ 2016SCOIl vertice di giugno della Shanghai Cooperation Organization a Tashkent è stato caratterizzato da un evento importante: India e Pakistan hanno firmato un protocollo d’impegno a ratificare tutti i trattati della SCO, un atto che apre la via alla piena appartenenza all’organizzazione. La decisione fondamentale d’espandere la Shanghai Cooperation Organization con l’adesione di due grandi Paesi dell’Asia meridionale fu adottata nel 2015 in occasione del vertice SCO a Ufa, e il successivo passo fu preso nella capitale dell’Uzbekistan. Gli analisti ritengono che la nuova configurazione geopolitica della SCO può non solo dare ulteriore impulso alla crescita economica dei Paesi aderenti all’organizzazione, ma anche facilitare la transizione di questo sistema globale dall’attuale stato di turbolenza ad una situazione che evolve verso la stabilità. Una volta che India e Pakistan entreranno nella SCO, l’organizzazione includerà quattro potenze nucleari: Russia, Cina, India e Pakistan. I suoi Stati aderenti hanno una popolazione di circa tre miliardi e mezzo e un PIL combinato stimato a 30 trilioni di dollari. Inoltre, Cina e India sono ancora le economie del mondo moderno in più rapido sviluppo. Questo è il quadro generale. Ma i diplomatici dicono che il diavolo è a piè di pagina. E anche qui, i dettagli sono significativi. L’adesione dell’India alla SCO non è stata rapida. Nuova Delhi ebbe lo status di osservatore nella Shanghai Cooperation Organization nel 2005, al quinto vertice della SCO di Astana. Da allora, l’India con tatto indicò l’interesse a un ruolo più attivo nella SCO, mentre Russia e Kazakistan proseguivano sforzi instancabili per convincere gli altri aderenti all’organizzazione della necessità di una piena partecipazione dell’India alla SCO. Nel 2009, dopo che il necessario “consolidamento verticale” fu completato, fu deciso di lanciare l’“espansione orizzontale” della SCO, e nel 2014 l’organizzazione ebbe il “via libera” all’adesione dei nuovi membri.
Perché è così importante per l’India partecipare alla SCO? Una risposta a questa domanda fu data dall’esperto diplomatico indiano e analista Ashok Sajjanhar: “sicurezza, interessi geopolitici, strategici ed economici dell’India sono strettamente intrecciati con gli sviluppi nella regione. Le sfide sempre presenti e crescenti da terrorismo, radicalismo ed instabilità rappresentano una grave minaccia per la sovranità e l’integrità non solo dell’India, ma anche dei Paesi vicini (nell’Asia centrale)”. L’espansione della SCO includendo gli Stati dell’Asia centrale benedetti dalle ricchezza minerarie permetterà di lavorare nel quadro dell’organizzazione elaborando norme generali che disciplinano il commercio delle risorse che saranno meno sensibili alle fluttuazioni del mercato. Per esempio, una delle maggiori priorità dell’India è ottenere il libero accesso all’Asia centrale, un’idea che è anche d’interesse strategico per le dirigenze degli Stati regionali. L’influenza culturale dell’India vi ha avuto una storia lunga e positiva. Per questa ragione, ai solidi legami degli interessi indiani e russi appare naturale lo sviluppo reso possibile dal Corridoio dei trasporti internazionale nord-sud (ITC), un progetto in cui Russia, India e Iran sono gli attori principali. E Nuova Delhi, sapendo della decisione d’istituire un “corridoio dei trasporti in Pakistan” con il concorso attivo della Cina, accelera gli sforzi per creare l’ITC. Il porto di Chabahar nell’Iran, che il Giappone vorrebbe modernizzare, è giustamente considerato uno dei pilastri dell’ITC. La Terra del Sol Levante è anche interessata alla futura rivoluzione dei trasporti, al centro del quale vi è la diversificazione delle vie dei trasporti in Eurasia. A mio parere, l’espansione della rete terrestre e marittima permetterà d’inquadrare i principi alla base del nuovo equilibrio geo-economico sul continente eurasiatico. E’ del tutto evidente che India, Russia e Cina condividono un interesse strategico comune nel puntellare la stabilità dei sistemi politici esistenti in Asia centrale. Speriamo che il dialogo continuo nel quadro della SCO sui problemi della sicurezza porti a progressi nella lotta al terrorismo in questo angolo del mondo, così come ad evitare ogni sorta di “rivoluzioni colorate”.
Il Pakistan ha le sue aspirazioni, proprio come l’India, e il Paese è anche sulla via della piena adesione alla SCO. Da un lato, come il giornale pakistano The Nation riferisce, la repubblica dimostra la volontà di diversificare la propria politica estera con tattiche con più senso geopolitico ed economico. D’altra parte, un costante dialogo nel quadro della SCO potrebbe creare nuove condizioni favorevoli a normalizzare lo storicamente difficile rapporto pakistano-indiano. Va sottolineato che il Pakistan vede l’adesione contemporanea nella SCO di entrambi gli Stati dell’Asia meridionale come un’opportunità per migliorare i rapporti economici tra Islamabad e Nuova Delhi. E, data la pazienza e la moderazione dell’India, è ragionevole aspettarsi che i legami economici bilaterali tra India e Pakistan finalmente maturino. Sul rapporto tra Nuova Delhi e Islamabad, ciò contribuirà a rendere l’atmosfera meno ideologicizzata e più favorevole all’idea di collaborare per raggiungere specifici risultati reciprocamente vantaggiosi. Il punto di vista di Mosca sui rapporti indo-pakistani rimane immutato da decenni. L’India sa che la Russia è interessata a: 1) mantenere unità e integrità territoriale del Pakistan (uno dei presupposti della stabilità politica interna dell’Afghanistan “post-americano”) e 2) un più forte governo civile nella repubblica islamica, per un futuro privo di ostacoli a sviluppo sociale e politico, vedendo il Paese muovere i primi passi sul lungo sentiero della durevole crescita economica. Il coinvolgimento attivo del Pakistan nella Shanghai Cooperation Organization non è solo un interesse a lungo termine della Russia, ma anche dell’India.sevmorputLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Shanghai Cooperation Organization: storia di successo in espansione

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 29/06/2016OCSFondata nel 2001, la SCO è un’organizzazione politica e di sicurezza che comprende Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. La cooperazione militare tra gli Stati membri implica la condivisione di intelligence, operazioni antiterrorismo in Asia centrale e collaborazione contro il terrorismo cibernetico, tra le altre cose. Quest’anno l’organizzazione segna due anniversari: il 15° anniversario della Shanghai Cooperation Organization e i 20 anni dei Cinque di Shanghai, l’organizzazione di cui tutti i membri della SCO, tranne l’Uzbekistan, furono aderenti. Dopo l’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001 i Cinque di Shanghai divennero la SCO. India, Iran e Pakistan furono ammessi come osservatori nel 2005. Il vertice SCO del 2010 tolse la moratoria a nuove adesioni, aprendo la via all’espansione del raggruppamento. Il vertice 2016 ha avuto luogo il 24 giugno a Tashkent. I leader della SCO hanno firmato la Dichiarazione di Tashkent e il Piano d’Azione 2016-2020 per aumentare la cooperazione regionale a un livello qualitativamente nuovo. I leader hanno riaffermato il supporto alla Cintura economica della Via della Seta, iniziativa per lo sviluppo regionale proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013 che cerca di stimolare le attività economiche regionali collegando la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale e occidentale per vie interne. I membri della SCO costruiscono la Cintura economica della Via della Seta, che secondo essi sarà uno degli strumenti della cooperazione economica regionale. L’Organizzazione realizzerà progetti congiunti infrastrutturali per i trasporti, sostenendo la costruzione di corridoi internazionali e hub colleganti Asia ed Europa, approfondendo la cooperazione su economia, commercio, energia, investimenti, agricoltura, cultura, scienza, tecnologia e protezione dell’ambiente. La SCO chiede uno sforzo comune e solido per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo e dell’estremismo internazionale e per affrontarne le cause alla radice. I membri continueranno a preparare la Convenzione sulla lotta all’estremismo della SCO, che sarà parte importante della base giuridica della cooperazione al riguardo. I leader hanno inoltre promesso un lavoro concertato nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale. I partecipanti hanno sottolineato che le attività della SCO non sono dirette contro altri Stati o organizzazioni internazionali, e che sono disposti a sviluppare contatti e cooperazione con altri Paesi ed organizzazioni regionali e globali che condividano gli obiettivi della Carta della SCO. In particolare, la partecipazione di Russia e Cina ai BRICS fornisce la solida base per rafforzare la cooperazione tra i due gruppi internazionali. Il vertice ha sottolineato l’importanza nel rafforzare i meccanismi di governance globale secondo la Carta delle Nazioni Unite, ottenendo un ordine mondiale più giusto ed equo. I membri della SCO hanno detto d’impegnarsi a rafforzare ulteriormente il ruolo centrale di coordinamento delle Nazioni Unite nelle relazioni internazionali e consultazioni a supporto della ricerca di una “soluzione” alle riforme del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
sco2 L’evento del 2016 è una pietra miliare nella storia dell’Organizzazione. Altri due Paesi, India e Pakistan, sono a un passo dall’aderire alla Shanghai Cooperation Organization facendone una struttura politica globale (trans-asiatica). Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente pakistano Mamnun Hussain hanno firmato i rispettivi memorandum. Il documento stabilisce le condizioni per la partecipazione indiana e pakistana al bilancio globale dell’organizzazione e i versamenti alle agenzie permanenti, ed altri dettagli. Il processo formale di piena adesione alla SCO richiederà alcuni mesi. Entrambi i Paesi sono tenuti a diventare membri a pieno titolo entro la prossima riunione ad Astana nel 2017. Grazie all’integrazione nella SCO, i due Paesi confinanti, entrambi potenze nucleari e rivali scontratisi in diverse guerre dal 1948, hanno un nuovo posto per appianare le divergenze. Con l’espansione da sei a otto membri a pieno titolo, la SCO ha fatto un passo importante riunendo i tre Stati eurasiatici più grandi e potenti e quattro potenze nucleari. Con l’integrazione dei nuovi aderenti, il gruppo rappresenterà il 50 per cento del territorio eurasiatico, il 45 per cento della popolazione del pianeta e il 19 per cento del PIL mondiale. “In effetti, mentre la Shanghai Cooperation Organization espande le aree di attività ed adesione con la partecipazione dei potenti Paesi appena citati, diventa una potente associazione internazionale che incute rispetto ed è rilevante nella regione e nel mondo”, ha detto il Presidente russo Putin. L’ammissione di India e Pakistan può anche contribuire a migliorare i rapporti tesi tra India e Pakistan, aprendo un altro canale di comunicazione. Non c’è dubbio che l’adesione migliorerà le relazioni bilaterali tra India e Pakistan con Russia, Cina e gli altri aderenti interessati al loro riavvicinamento. Le dispute territoriali e le armi nucleari resteranno, ma il fatto stesso di essere riuniti nella stessa organizzazione perseguendo obiettivi comuni, aiuterà a iniziare un dialogo. Per esempio, tutti i membri della SCO sono interessati ad affrontare il problema dell’Afghanistan. India e Pakistan possono dare un grande contributo alla ricerca di soluzioni adeguate. L’ammissione di India e Pakistan arriva in un momento in cui le due nazioni cercano un maggiore impegno nella regione eurasiatica, una delle aree strategicamente più importanti del mondo. Inoltre, i Paesi dell’Asia centrale sono ricchi di idrocarburi, rendendosi particolarmente attraenti per l’India affamata di energia e il Pakistan. New Delhi e Islamabad portano avanti progetti infrastrutturali volti ad approfondire la connessione con la regione. Mentre l’India sviluppa il porto Chabahar in Iran, nella speranza di poter accedere all’Afghanistan e all’Eurasia bypassando il Pakistan, Islamabad punta le sue speranze sul corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un gigantesco piano miliardario cinese per sviluppare le infrastrutture pakistane ed ampliarne i legami economici. L’Iran sarà il prossimo ad aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). Teheran ha cercato a lungo di aderire alla SCO, ma il gruppo ha tenuto il Paese in attesa fin quando ha raggiunto un accordo con Stati Uniti, Europa e altri attori internazionali fondamentali sul suo programma nucleare. Con l’adesione dell’Iran il gruppo controllerebbe circa un quinto del petrolio mondiale e rappresenterà quasi la metà della popolazione mondiale.
L’Organizzazione ha grandi prospettive per il futuro. La partecipazione dei Paesi SCO e CSI (Comunità di Stati Indipendenti) nel processo per allineare l’Unione economica eurasiatica e la cintura economica della Via Seta potrebbe preludere alla formazione di una grande collaborazione eurasiatica, come il Presidente russo Vladimir Putin ha detto al vertice della SCO. “Buone prospettive si aprono con il lancio dei negoziati per l’allineamento dell’Unione Economica Eurasiatica e la Cintura della Via della Seta della Cina. Sono convinto che coinvolgere tutti gli aderenti della SCO e anche della CSI in questo processo d’integrazione, potrebbe preludere alla formazione della grande collaborazione eurasiatica”, sottolineava il presidente. Il leader russo ha osservato che i Paesi del Sud-Est asiatico mostrano interesse per la cooperazione economica con la SCO, discussa in occasione del recente vertice dell’ASEAN a Sochi. Secondo Vladimir Putin, le istituzioni finanziarie come la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e la Banca di sviluppo dei BRICS potrebbero contribuire al successo dei progetti economici della SCO.
In 15 anni di esistenza, la SCO s’è consolidata a tutti gli effetti, ed è una molto influente associazione internazionale indipendente dall’influenza degli Stati Uniti. La SCO di successo e in espansione offre un’alternativa alla visione obsoleta del mondo unipolare dominato da Washington.62514_0La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Grande Strategia di Putin: il progetto della Grande Eurasia

Alexander Mercouris, The Duran 30/6/2016
Putin al SPIEF 2016 delineava il gigantesco progetto per unire l’intero continente eurasiatico chiedendo agli europei di parteciparvi.2016062004Il tema principale del SPIEF 2016 dava ai russi l’opportunità di spiegare la loro politica estera agli europei. Uno dei dibattiti più sterili nei media anglofoni è se Putin sia uno stratega o solo un tattico. Vi sono numerosi articoli che discutono la questione con la solita risposta che sia solo un tattico. La risposta corretta alla domanda è che Putin, o più correttamente la leadership russa, sicuramente ha una strategia, anche se i commentatori nei media anglofoni che ne discutono possono essere perdonati nel dare sempre la risposta sbagliata perché, come i loro articoli dimostrano fin troppo chiaramente, non hanno la minima idea di cosa sia questa strategia in realtà. È molto sorprendente perché Putin l’ha spiegato in molte occasioni. Con numerosi europei nel pubblico del SPIEF 2016 ha colto l’occasione di farlo di nuovo, questa volta sottolineando il ruolo chiave dell’Europa, e in particolare l’Unione europea, in esso. Ecco cosa ha detto Putin: “Nel 2011, con la Bielorussia e il Kazakistan, e basandosi sulla fitta rete di rapporti di cooperazione che abbiamo ereditato dall’Unione Sovietica, abbiamo formato uno spazio doganale comune, poi divenuto Unione economica eurasiatica. Già a giugno abbiamo, insieme con i nostri colleghi cinesi, in programma di avviare colloqui ufficiali per formare un partenariato economico e commerciale globale in Eurasia con la partecipazione degli Stati dell’Unione europea e della Cina. Mi aspetto che sia uno dei primi passi verso la formazione di un’importante collaborazione eurasiatica. Amici, il progetto che ho appena citato, il progetto “della grande Eurasia” è naturalmente aperto all’Europa e sono convinto che tale cooperazione sarà reciprocamente vantaggiosa. Nonostante i ben noti problemi nelle nostre relazioni, l’Unione europea resta il partner economico e commerciale chiave della Russia. E’ il nostro vicino e non siamo indifferenti a ciò che succede nella vita dei nostri vicini, dei Paesi europei e dell’economia europea. Ripeto che c’interessa che gli europei aderiscano al progetto per un’importante collaborazione eurasiatica. In questo contesto, accogliamo con favore l’iniziativa del Presidente del Kazakistan per consultazioni tra Unione economica eurasiatica ed UE. Ieri abbiamo discusso la questione in occasione della riunione con il presidente della Commissione europea“. Questa non è solo strategia; è un’estremamente ambiziosa, ed anche grandiosa, strategia per collegare le due estremità del continente eurasiatico in un unico spazio economico con la Russia al centro come collegamento e ponte. È una proposta non per l'”Eurasia”, ma per la “Grande Eurasia”: un’unica unità economica colossale che si estenda dal Pacifico all’Atlantico. Inoltre è abbastanza chiaro che questo progetto è pienamente supportato dalla leadership cinese; la Cina naturalmente è la metà orientale del progetto. In effetti è una certezza che i cinesi vi abbiano a che fare e che il loro progetto di Via della Seta ne faccia parte.
083257 Lungi dal cercare la disgregazione dell’UE, come tanti scrittori neoconservatori proclamano, ciò che Putin vuole è che l’Unione europea sia partner a pieno titolo del progetto. Lungi dall’essere costretti a scegliere tra “la Russia in Europa” e “la Russia in Eurasia”, Putin non vede alcuna contraddizione nel perseguire entrambe le vie. Lungi dal voler scegliere tra UE e Cina come partner della Russia, Putin vuole che la Russia abbia una partnership con entrambi, avvicinandoli. Questa grandiosa concezione è assai tipica dei russi e dei cinesi. Le due grandi potenze continentali sono abituate a pensare in termini globali, come avviene spesso, ed accadde con idee simili circolate a San Pietroburgo nel 1890, all’inizio del regno di Nicola II, anche se i mezzi politici e tecnici per attuarle semplicemente non esistevano al momento. Il famoso politico sovietico Vjacheslav Molotov propose un progetto simile negli anni ’50, anche se ebbe poco favore dal resto della dirigenza sovietica. Al contrario, dubito che i politici provinciali europei, strettamente concentrati sulle loro preoccupazioni nazionali, possano comprendere un tale progetto anche quando gli viene spiegato chiaramente, come ha fatto Putin al SPIEF 2016. Sono sicuro che Putin lo sappia, anche se a volte fatica a capirlo, e che si renda conto che se l’Europa va assolutamente conquistata al progetto, dovrà farlo un passo alla volta. Una potenza occidentale ha la visione strategica per capire un tale progetto e significativamente non vi ha un posto. Tale potenza, naturalmente, sono gli Stati Uniti. Era abbastanza chiaro dalle molte cose dette da Putin al SPIEF 2016, che lui e il resto della leadership russa ritengono che il colpo di Stato di Majdan in Ucraina sia stata una manovra degli USA per dividere la Russia dall’Europa, in modo da far deragliare il progetto di Grande Eurasia. Penso che Putin si sbagli, dubito che gli Stati Uniti ne sappiano molto del progetto di Grande Eurasia e credo che perseguano in Ucraina proprie strategie molto diverse, ma indipendentemente da ciò Putin ha reso abbastanza chiaro al SPIEF 2016 le perplessità sugli europei così privi di visione e concezione dei propri interessi, avendo permesso durante la crisi ucraina di farsi così facilmente manipolare dagli Stati Uniti nel loro interesse. Il suo discorso plenario era fondamentalmente un appello agli europei a svegliarsi e ad agire nel proprio interesse piuttosto che di Washington: “Capisco anche i nostri partner europei quando si parla di decisioni complesse per l’Europa prese nei colloqui sulla formazione del partenariato transatlantico. Ovviamente, l’Europa ha un grande potenziale e puntando a una sola associazione regionale restringe chiaramente le sue opportunità. Date le circostanze, è difficile per l’Europa mantenersi in equilibrio e preservarsi uno spazio di manovra. Come i recenti incontri con i rappresentanti degli ambienti economici tedeschi e francesi hanno dimostrato, le imprese europee sono disposte a collaborare con questo Paese. I politici dovrebbero incontrare le imprese mostrando saggezza e un approccio lungimirante e flessibile. Dobbiamo tornare alla fiducia nelle relazioni russo-europee e ripristinare la nostra cooperazione. Ricordiamo come tutto è cominciato. La Russia non ha avviato gli attuali divisioni, disagi, problemi e sanzioni. Tutte le nostre azioni sono state esclusivamente reciproche. Ma noi non portiamo rancore, come si suol dire, e siamo pronti a venire incontro ai nostri partner europei. Tuttavia, questo non può in alcun modo essere una via a senso unico“. Se gli europei sentono questo appello, o addirittura lo comprendono, è un’altra questione. Personalmente ne dubito. È sorprendente come i media occidentali, anche europei, non abbiano riferito nulla del progetto di Grande Eurasia e detto poco sull’invito di Putin a restaurare piene relazioni. I capi europei presenti al SPIEF 2016, Juncker, Renzi e Sarkozy, spingono a migliorare le relazioni con la Russia, ma non hanno detto nulla del progetto di Grande Eurasia.
Anche se l’impegno di Putin e della leadership cinese al progetto di Grande Eurasia sia indubbio, sono attenti a non farla diventare una trappola consentendole di diventare un progetto su cui sacrificare gli altri interessi vitali dei loro Paesi per realizzarlo. Questo fu il grande errore di Mikhail Gorbaciov negli anni ’80, quando sacrificò tutte le posizioni dell’URSS in Europa e in ultima analisi la sua stessa esistenza cercando ciò che chiamava “casa comune europea”. Se gli europei si dimostrano poco ricettivi, russi, cinesi ed alleati dell’Asia centrale chiariscono che semplicemente porteranno avanti il progetto per conto proprio.1041317790

India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai
Alexander Mercouris, The Duran 27 giugno 2016
India e Pakistan aderiscono all’organizzazione della sicurezza a guida cinese e russa mantenendo stretti rapporti con l’occidente.modi-sharif-7591Lontano dalle distrazioni causate dal Brexit inglese, il processo di costruzione eurasiatica ha appena compiuto un altro grande passo in avanti con l’accordo di India e Pakistan ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai guidata da Russia e Cina. L’Iran dovrebbe seguire a breve, riunendo l’intera Eurasia sotto l’ombrello di questa organizzazione, tranne alcuni piccoli Paesi e gli Stati europei dell’alleanza occidentale. Anche Paesi come Turchia ed Azerbaijan, allineati all’occidente, vi hanno dei rapporti. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai non è la “NATO orientale”, una sorta di Patto di Varsavia dell’Eurasia orientale e centrale, ma non è nemmeno la chiacchiera pretesa dai commentatori occidentali. L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha una costituzione e una struttura, ed ha effettivamente una dimensione di sicurezza, anche se in teoria si concentra sulla lotta al terrorismo in Asia centrale, piuttosto che contro qualsiasi minaccia convenzionale occidentale. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è strettamente legata all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (“CSTO”) guidata dalla Russia, sicuramente un’alleanza militare che riunisce la Russia e i suoi partner più stretti dell’ex-URSS. Ancora più importante, al centro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai c’è il rapporto strategico-militare tra Cina e Russia. Questi due Paesi, nonostante i tentativi occidentali di negarlo, sono sicuramente alleati militari. Putin l’ha di recente ammesso. Inoltre ha anche rivelato qualcosa di già evidente per chi segue da vicino le azioni sulla scena mondiale, e cioè che le leadership dei due Paesi comunicano continuamente. Riporto le esatte seguenti parole di Putin: “Siamo in contatto continuo e ci consultiamo su questioni globali e regionali. Dato che ci consideriamo stretti alleati, naturalmente dobbiamo sempre ascoltare i nostri partner e tenere conto di ogni interesse altrui“. Per avere idea di quanto sia stretta la cooperazione militare tra Cina e Russia, si veda come i due Paesi abbiano recentemente condotto un’esercitazione di comando congiunto a Mosca con l’impiego congiunto delle rispettive difese antimissili balistici. Gli Stati Uniti non farebbero mai una cosa del genere con uno qualsiasi dei loro alleati e se l’hanno fatto, certamente non lo renderanno pubblico. Quando le relazioni militari tra i due Paesi sono così strette da condurre esercitazioni del genere, è certo che una rete di sicurezza, intelligence ed accordi relativi alla difesa esista tra di essi. Il fatto che non ne sappiamo non significa che non esista. Ciò significa che le leadership dei due Paesi, Consiglio di Sicurezza della Russia e Politburo della Cina, abbiano deciso di non renderla pubblica. La ragione è che rivelandone l’esistenza, si rivelerebbe l’entità dell’alleanza militare dei loro Paesi, cosa che nessuno di loro per il momento vuole. Il fatto che alla base dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ci sia l’alleanza tra Cina e Russia significa che non si tratta di chiacchiere. Piuttosto rientra nella rete di organizzazioni, Unione eurasiatica economica, Via della Seta, BRICS e CSTO, che i due alleati tessono intorno per estendere l’influenza regionale e globale della loro alleanza.
Pakistani e indiani lo sanno molto bene. Con l’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, pakistani ed indiani non si alleano a cinesi e russi contro gli Stati Uniti e l’occidente. La ragione per cui cinesi e russi preferiscono mantenere segreta l’alleanza è perché non devono presentare a Paesi come Pakistan e India una scelta binaria, piuttosto permettere ai due Paesi tradizionalmente in contrasto di mantenere i rapporti tradizionali con i vecchi alleati, la Cina nel caso del Pakistan e la Russia nel caso dell’India, migliorando i legami formali con una delle due grandi alleanze mondiali attuali, rimodellando progressivamente il mondo che li circonda.xi-putin-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brexit: la Russia avanza e gli USA perdono terreno

MK Bhadrakumar, Asia Times 27 giugno 2016

putinSe vi fosse nelle faccende degli uomini una marea, come dice Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare, sarebbe lo stesso per gli affari delle nazioni.
Meno di una settimana fa, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico strisciava verso i confini della Russia provocandola inesorabilmente, ma la marea è cambiata bruscamente, e la politica eurasiatica non sarà mai più la stessa dopo la Brexit. Indirizzandosi allo stesso tempo alla Duma russa a Mosca, il Presidente Vladimir Putin confidava alle élite politiche della Russia che la nazione affronta un’altra volta la minaccia ai confini, simile all’invasione nazista di esattamente 75 anni fa. Tuttavia, due giorni dopo, a Tashkent, Putin ha risposto con calma e tono distaccato, alla domanda della sua reazione alla Brexit. Vi ha accennato abbastanza intuitivamente, riconoscendo l’opportunità data dal destino. Putin ha detto: “La Brexit avrà “conseguenze” per la Gran Bretagna e l’Europa, e avrà inevitabilmente “effetti globali… sia positivi che negativi”; “Il tempo ci dirà se ci saranno più vantaggi o svantaggi”; la Brexit avrà un impatto su mercato e valute, ma difficilmente sarò uno “sconvolgimento globale”; sulle sanzioni contro la Russia, se i Paesi dell’UE sono pronti al “dialogo costruttivo”, Mosca sarà “non solo pronta, lo vuole e risponderà positivamente ad iniziative positive”. Detto questo, la Russia ha dei limiti nell’onere dell’attuazione dell’accordo Minsk sull’Ucraina, che spetta a Kiev e “senza, non possiamo fare nulla”.” Putin ha recentemente visitato la Grecia, il Paese dell’UE più vicino alla Russia. Significativamente, secondo il Primo ministro greco Alexis Tsipras, la Brexit “conferma la crisi politica profonda, la crisi di identità e la crisi della strategia europea”. Questo riecheggerebbe ampiamente nell’opinione russa. I commentatori russi sono entusiasti del voto per la Brexit che inesorabilmente indebolirà le sanzioni UE. In effetti, si aspettano un significativo miglioramento delle relazioni della Russia con la Gran Bretagna. Londra è il ricettacolo preferito degli oligarchi russi e delle élite di Mosca. Boris Johnson, molto probabilmente il primo ministro del Regno Unito post-Brexit, è un netto sostenitore di saldi rapporti con la Russia, e le élite di Mosca lo considerano un politico insolito senza una mentalità da guerra fredda e, ancora più interessante, senza mentalità da politica estera. Chiaramente, la congettura degli analisti russi è che Washington faticherà ad imporre la propria leadership transatlantica come in passato, e nella stessa Unione europea probabilmente non ci sarà consenso nell’estendere le sanzioni contro la Russia all’anno prossimo. Queste sono le puntate migliori della Russia. Tuttavia, le parole caute di Putin suggeriscono che Mosca manterrà le dita incrociate su come Washington potrà permettersi che la Brexit volga verso la logica conclusione, semplicemente permettendo ai cittadini inglesi di lasciare l’Unione europea. Ovviamente, Putin ha ordinatamente eluso qualsiasi discorso sulla disintegrazione europea. D’altra parte, Mosca non può ignorare che l’euroscetticismo è un fenomeno diffuso in Europa. Se la Brexit ha un ‘effetto domino’ e avvia referendum in altri Paesi europei, l’impensabile potrebbe accadere. Anche in caso contrario, i gruppi euroscettici in Europa hanno già rafforzato la loro posizione. Comunque, se George Soros ha scritto nel fine settimana che la disintegrazione dell’UE è “praticamente irreversibile”, avrebbe centrato il punto.
Chiaramente, ci sono punti interrogativi sulla sopravvivenza della Gran Bretagna. La Russia potrebbe trarne dei vantaggi, perché la Gran Bretagna è tradizionalmente non solo l’auriga degli interessi degli Stati Uniti in Europa, ma anche ‘arbitro’ nell’UE, un ruolo in cui è insostituibile. Di fronte alla crescente pressione occidentale, Mosca ultimamente si concentra ad espandere la propria influenza e a consolidare la propria leadership in Eurasia. Al St. Petersburg International Economic Forum di una settimana prima, Putin presentava il progetto di Grande Eurasia. Tutto indica che questo sia anche un punto all’ordine del giorno chiave nelle discussioni con la leadership cinese, nella prossima visita a Pechino. Putin prevede una grande collaborazione nell’ambito del piano della Grande Eurasia, coinvolgendo l’Unione Eurasiatica Economica (EEU) guidata dalla Russia, Cina e possibilmente India e Iran, ampliando efficacemente lo ‘spazio post-sovietico’ verso est, ovest e sud-est asiatico. La visione della Grande Eurasia di Putin ha tre modelli, sicurezza, mercato comune e governo interno. L’intenzione russa sembra sia portare la dilagante influenza cinese nello spazio eurasiatico entro negoziati multilaterali, in particolare sull’Iniziativa Fascia e Via della Cina. Ma la Cina difficilmente sarebbe d’accordo. La Cina ha avuto una giornata campale, con le tensioni in aumento tra Russia e occidente all’ombra dell’espansione della NATO. Ma con la Brexit, la dinamica di potere in Eurasia potrebbe cambiare radicalmente a favore della Russia. Probabilmente, la Brexit riduce la pressione occidentale sulla Russia e fornisce la tregua per prestare maggiore attenzione alla realtà degli ultimi anni, con la Cina che costantemente espande la propria influenza in Eurasia, non solo in Asia centrale, ma anche nei Balcani e in Europa centrale. La cosa più importante per Mosca sarà se la Brexit arresti la tendenza, incoraggiata in non piccola misura da Washington, alla militarizzazione dell’Europa.
Il prossimo vertice della NATO a Varsavia (8-9 luglio) si svolgerà all’ombra della Brexit. Può essere foriero del futuro che Bulgaria e Romania si siano opposte all’idea di una flotta NATO nel Mar Nero. Il primo ministro bulgaro Bojko Borisov ha detto con una punta di sarcasmo che il Mar Nero dovrebbe essere destinato a yacht e navi cariche di turisti piuttosto che essere un’arena militare. La cooperazione nell’alleanza potrà continuare nel breve termine. Ma resta da vedere fino a che punto Washington riuscirà ad impensierire gli europei con la tesi assai artificiosa della Russia quale Stato revisionista che pone la mobilitazione militare al centro del pensiero strategico. La Brexit pone delle questioni alla NATO, anche se i cittadini inglesi non hanno votato l’uscita dall’alleanza. Con un commento perspicace, la nota ‘mano russa’ nella rivista National Interest. Nikolas Gvosdev, notava che la Brexit “convalida due linee di tendenza in via di sviluppo in Europa“, spiegando: “La prima è l’esitazione nei Paesi dell’Europa occidentale a farsi trascinare in conflitti e problemi della periferia orientale del continente o nello spazio post-sovietico. La seconda sarà risvegliare la divisione regionale persistente nell’alleanza, con alcuni membri che sostengono che se la NATO avesse prestato molta più attenzione alle minacce sul Mediterraneo alla sicurezza europea, piuttosto che farsi coinvolgere nei giochi geopolitici in Eurasia, la crisi migratoria avrebbe potuto essere evitata o ridotta e, quindi, uno dei fattori chiave della Brexit sarebbe stato neutralizzato”. La linea di fondo è che UE e NATO sono complementari. E la Brexit sostiene che gli interessi nazionali prevalgono sugli interessi collettivi europei. Senza dubbio, la Brexit è anche, almeno in parte, un riflesso della stanchezza generale in Europa per la continua espansione della NATO ad est.

L’Ambasciatore MK Bhadrakumar è stato un diplomatico di carriera per più di 29 anni, ed ambasciatore dell’India in Uzbekistan (1995-1998) e in Turchia (1998-2001). Scrive sul blog Indian Punchline” e per Asia Times dal 2001.0b5c5083058cba6f446707aef0109828L’Eurasia s’integra e l’UE si disintegra
Dmitrij Kosyrev, RIA Novosti, 28 giugno 2016 – RBTH

13738925681India e Pakistan hanno firmato un memorandum d’intesa il 24 giugno, unendosi formalmente alla Shanghai Cooperation Organization. Lo stesso giorno, i risultati del referendum sull’adesione della Gran Bretagna nell’Unione europea sono stati dichiarati, con il 51,9% degli inglesi che opta per la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, lasciando un’Unione dal futuro travagliato.

L’idea di questo titolo viene da una serie di eventi evidenti, dato che India e Pakistan hanno firmato documenti chiave per aderire alla SCO al vertice di Tashkent, e gli inglesi hanno votato per ritirarsi dall’UE. È successo questo, l’integrazione qui e il collasso di là, tutto in un giorno. E poi ci sono le particolarità, anche molto interessanti, come sempre. Dal punto di vista formale, non sono state osservate grandi cerimonie per l’integrazione di India e Pakistan, non ci sono due nuove bandiere che si aggiungono alle sei attuali della SCO: Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. La decisione fondamentale sul loro ingresso fu presa un anno fa, al vertice di Ufa, e ciò che è successo oggi è stato questo: al vertice, i leader dei sei stati membri della SCO hanno adottato un memorandum sugli obblighi delle controparti indiane e pakistane per l’adesione alla Convenzione dell’associazione, obbligatorio per gli Stati aderenti. Il Presidente Vladimir Putin, parlando su questo tema in occasione della conferenza stampa finale, ha detto: “Avete visto, accogliamo due grandi Paesi, India e Pakistan. Il resto è puramente formale, si può supporre che, a partire dal prossimo anno, saranno membri a pieno titolo dell’organizzazione. Con la loro adesione, naturalmente, l’organizzazione assume un valore e un peso diversi… e in questo senso, possiamo dire con piena fiducia che il vertice è stato un successo“. Dopo di che ha risposto alle domande su Regno Unito e UE. Come si veda, non è uno stadio, nessuno gioca la partita “Eurasia-UE: 1 – 0”. La SCO non si confronta con gli altri, soprattutto non per propaganda. Allo stesso tempo, coinvolgere indiani e pakistani a diversi livelli nei meccanismi della SCO è un processo, un lungo processo. Ci sono ancora circa 30 documenti che vanno firmato. Si tratta di una procedura burocratica lunga che a volte richiede negoziati con parlamenti e ministeri.

Non ripetere gli errori altrui
La SCO non è un’alleanza o un’unione, dato che i suoi membri ritengono che il tempo delle ‘unioni’ sia passato (ciò che accade a UE e NATO è molto evidente oggi). Ma se non è un’unione, allora cos’è? Forse un tentativo di costruire un nuovo, moderno modello di relazioni tra Paesi uniti dalla geografia, ma divisi da varie caratteristiche distinte che desiderano mantenere, piuttosto che muoversi su regole e norme rigorose. La SCO sfida l’occidente standardizzato? No, è il tentativo di non ripetere gli errori dell’Unione europea, in particolare quelli resi evidenti nel “giorno dell’indipendenza del Regno Unito”. Si tratta di “aperto regionalismo”, il che significa che nulla impedisce ai Paesi membri di far parte di altre associazioni. Questo non è assolutamente l’approccio occidentale e a volte inibisce fortemente l’organizzazione della SCO. Ma a quanto pare, è l’unica via.

La SCO diventa una potenza eurasiatica: Segretario Generale
Un’altra cosa nel documento (MO) firmato da India e Pakistan ipotizza che i membri della SCO non operino contro i mutui interessi. Ma l’atteggiamento di molti rimane oscuro e teso. Un’altra cosa è che la SCO è almeno una piattaforma dove provare a negoziare. Diamo un’occhiata a chi è interessato in qualche modo alla SCO. Sono 18 Paesi. Nel 2017 vi saranno 8 Paesi pienamente aderenti al vertice di Astana. Cina, India, Russia. Kazakistan, Pakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Gli altri 10 Paesi hanno lo status di osservatori. Sarebbe difficile immaginare dei Paesi più diversi. All’inizio dell’integrazione, i Paesi europei erano diversi, ma seguirono la via del livellamento dei caratteri e della riduzione della sovranità. Come possiamo vedere, si sbagliavano. “La formula SCO” a questo punto sembra semplice, non consente alcun rivolgimento politico-militare in Asia centrale e costruisce le infrastrutture (strade, informazioni e legislazione) collegando tutti i Paesi della regione. Tale infrastruttura comprende cultura e istruzione attive nel quadro della SCO, creando uno spazio umanitario comune eurasiatico. Questo processo non è solo enorme, è difatti eterno. Non dimentichiamo che la SCO non riguarda tutti i rapporti tra, per esempio, India e Russia o Cina e Russia, ma solo ciò che riguarda essenzialmente la riformulazione dell’Asia centrale, facendone un puro progetto regionale. Si può dire quanto si vuole, come fanno i cinesi, che il vecchio modello mondiale è stato ricreato, al centro del quale per secoli vi era la Grande Via della Seta dalla Cina all’Europa, ma tutti sappiamo che di fatto si tratta di modellare il futuro e non di ripristinare il passato.135464190_14667777565241nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla Shanghai Cooperation Organization

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla SCO
Asialive, 26 giugno 2016 – Fort Russmodi-sco-759Siria, Egitto e Israele hanno formalmente chiesto l’adesione alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri hanno discusso anche l’adesione dell’Iran. L’interesse di Siria, Israele e Egitto per partecipare alla Shanghai Cooperation Organization è stato dichiarato al briefing a Tashkent dal rappresentante speciale presidenziale per gli affari della SCO Bakhtijor Khakimov. La richiesta dalla Siria di adesione con lo status di osservatore si ebbe l’anno scorso, ma avendo gli Stati membri della SCO hanno deciso l’avvio della collaborazione con i nuovi arrivati dai fondamentali, si parla di “partnership nel dialogo”, secondo Khakimov. I presidenti dei Paesi membri della SCO hanno anche discusso la prospettiva di adesione permanente dell’Iran. Attualmente i sei membri permanenti della SCO sono Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Tagikistan e Uzbekistan. L’ultimo vertice della SCO si è svolto a Tashkent, dove hanno partecipato i presidenti dei sei Paesi membri. Oltre ai sei presidenti della SCO erano presenti i leader dei Paesi osservatori: Presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani, Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko, Presidente della Mongolia Tsakhiagijn Elbegdorj, Presidente del Pakistan Mamnoon Hussain, Primo Ministro dell’India Narendra Modi e Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif. Ospite speciale del Presidente dell’Uzbekistan era il Presidente del Turkmenistan Gurbangulij Berdymukhammedov.

La SCO dimostra il vigore della cooperazione geopolitica
Global Times 24/06/2016

CloSfuvXEAAaKTGLa Shanghai Cooperation Organization (SCO) iniziava il vertice annuale a Tashkent, Uzbekistan. Poiché quest’anno ricorre il 15° anniversario dell’istituzione della SCO, è il momento di rivedere il passato e anche guardare al futuro. India e Pakistan sono decisi a firmare formalmente il memorandum fondamentale per l’adesione alla SCO. L’espansione dell’organizzazione ne indica fascino e prospettive. L’occidente ha spesso minimizzato la SCO da quando fu fondata nel 2001. I Paesi occidentali anzi sottolineano alcuni problemi inerenti alla SCO, come ad esempio diversi valori, livelli di sviluppo e dimensione degli Stati aderenti e l’assenza di un leader. Eppure, nonostante la sottovalutazione, la SCO è cresciuta realisticamente, senza adottare azioni clamorose chiaramente impegnata a creare un futuro costruito senza pretese. E’ difficile definire chiaramente la SCO rispetto alle organizzazioni occidentali. A qualunque cosa sia paragonata, NATO, UE o ASEAN, la SCO è fondamentalmente un’organizzazione di cooperazione nata dalla cooperazione anti-terrorismo contro le tre forze del male in Asia centrale, per poi dipanarsi verso i campi economico e culturale, difatti compiendo progressi. Con i sei osservatori, di cui due, India e Pakistan, che divengono membri ufficiali, la SCO ha dato speranza alle loro prospettive. Il continente asiatico presenta una forma di coesione differente dai raggruppamenti della Guerra Fredda. La SCO è la nuova costruzione di un gruppo di nazioni. Paesi geograficamente vicini che devono avere rapporti e affrontare sfide simili. La SCO svolge il proprio lavoro di cooperazione secondo richieste ed esigenze degli aderenti, chiedendo di potervi far beneficiare tutti, mentre gli Stati aderenti non debbono subirla. Nel periodo della Guerra Fredda, molte organizzazioni internazionali ebbero rivali strategici esteri, ma la SCO no, non essendo diretta contro alcuno. Con la partecipazione dell’India, la SCO non si potrà definirla NATO orientale. Nel frattempo, qualsiasi forza estera che consideri la SCO una minaccia è inguaribilmente dominata dalla mentalità da Guerra Fredda. Tali dubbi emergono probabilmente perché l’occidente, in particolare gli Stati Uniti, è ben consapevole di essere andato troppo oltre nel fare pressione su Cina e Russia da cui, quindi, la preoccupazione che esse costruiscano un’organizzazione per affrontarlo. Ma dalla SCO, l’occidente può trovare un nuovo tipo di vitalità nella cooperazione geopolitica. Questo sarà la via che le organizzazioni geopolitiche dovrebbero seguire. In 15 anni gli estremisti in Asia centrale sono stati ridimensionati notevolmente e i Paesi della regione rimangono stabili grazie alla SCO, perciò desiderano unirsi ulteriormente. Le forze estere come gli Stati Uniti dovrebbero avere pieno rispetto per un’organizzazione come la SCO. La voce della SCO, ad esempio sul Mar Cinese Meridionale, parla a nome del mondo non occidentale. Washington avrà seri guai se interpreta male questa voce.1041866366Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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