Il Giappone deve allinearsi alla Cina: l’eredità dei buddismo, confucianesimo, taoismo e Storia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 20/11/2016img_20141110154123_b57b77ccL’antico Regno di Mezzo della Cina ha inciso notevolmente sulla cultura del Giappone e questo vale in particolare per l’eredità dei buddismo, confucianesimo e taoismo, che mutarono per sempre il Giappone. Naturalmente, il buddismo è arrivato in Giappone dalla Corea ma l’impatto maggiore fu dal Regno di Mezzo. Tuttavia, la propagazione del colonialismo occidentale e i rapidi cambiamenti durante la Restaurazione Meiji del 1868, fecero sì che il Giappone si rivoltasse contro la nazione che l’aveva arricchita. Pertanto, è giunto il momento per Cina e Giappone di superare un ristretto periodo di ostilità dovute agli inganni del Giappone, e concentrarsi su migliaia di anni di scambi culturali tra le due società. Nel regno della moderna geopolitica attuale, l’unica nazione con qualche influenza sulla Corea democratica è la Cina. Questa realtà, dato l’aspetto nucleare e l’incertezza politica nel lungo periodo nella Corea democratica, equivale alla necessità di ridurre le tensioni e le possibili ricadute da qualsiasi scontro interno tra Corea del Sud e Corea democratica. In altre parole, è nell’interesse nazionale del Giappone concentrarsi su più miti relazioni tra Pechino e Tokyo, piuttosto che sul duro potere degli USA che rischia di scatenare una futura guerra brutale nella penisola coreana. Le dispute territoriali tra Cina e Giappone sono dannose per entrambe, data la diffidenza attuale. Dopo tutto, solo gli USA si avvantaggeranno dalla militarizzazione della regione e dall’ulteriore divario tra due storici alleati naturali. Allo stesso modo, la situazione politica tra Cina e Taiwan non è necessariamente negativa e vantaggiosa per USA e Giappone. Invece, relazioni regionali e maggiore fiducia sono utili per tutte le nazioni della regione, consentendo anche di accrescere nuove iniziative commerciali e joint venture scientifiche e in altre aree utili. Si spera che Giappone e Federazione russa sviluppino legami più stretti, perché il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe e il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin cercano di riavviare un nuovo periodo storico. Se accadesse, si spera che le élite politiche di Mosca allentino le tensioni tra Pechino e Tokyo. Allo stesso modo, la Federazione Russa è percepita come mediatore onesto nella penisola coreana; di conseguenza, il Giappone guadagnerà da legami più stretti con Cina e Federazione russa, in relazione alla Corea democratica.
Il Giappone può concentrarsi sulla carta dell’India nei confronti della Cina, ma le nazioni sono troppo distanti per alterare la geopolitica del nord-est asiatico di qualsiasi grado. In effetti, l’India è afflitta da problemi perenni con Pakistan, crisi del Kashmir, tensioni di confine con la Cina, crescente ascesa del fondamentalismo sunnita in Bangladesh e una pletora di questioni interne di carattere etnico (Nagaland e altri) e con le forze comuniste. Pertanto, mentre i rapporti tra India e Giappone sono graditi, la realtà è che ciò non aiuterà il Giappone nelle tensioni con la Cina. Se Cina e Giappone cercano di controllare il destino del Nord-Est asiatico secondo valori condivisi e la ricca storia di convivenza ed arricchimento culturale, allora è nell’interesse delle élite politiche di Pechino e Tokyo sviluppare un nuovo rapporto. Allo stesso modo, la realtà geopolitica della Federazione Russa nel Nord-Est Asia va utilizzata da Cina e Giappone per forgiare l’interesse comune. Dopo tutto, se Cina e Giappone possono reimpostare i rapporti, la stabilità consentirà maggiori iniziative commerciali ed economiche tra le due nazioni, e ridurrà lo sperpero delle risorse su una questione che non è giustificata da gran parte delle ultime migliaia di anni. Pertanto, entrambe le nazioni devono liberarsi dalle catene datate dalla Restaurazione Meiji alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Invece, Cina e Giappone devono tornare alla storia dei valori condivisi basati su buddismo, confucianesimo e taoismo, arricchendo entrambe le società e rinvigorendo la locale fede nel shintoismo, dalla lunga storia giapponese.al-apec5-1011e_2xTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la Marina russa salvò gli Stati Uniti

Larry Jimenez, Knowledgenuts 1 febbraio 2015event_27092013flot_1Dio benedica i russi!“, Segretario della Marina degli USA Gideon Welles, sull’aiuto navale russo

Contrammiraglio S. S. Lesovskij

Contrammiraglio S. S. Lesovskij

L’alleanza poco nota tra Stati Uniti e Russia zarista portò la flotta russa a una dimostrazione di forza a New York e San Francisco. Avvenne in un momento cruciale, nel 1863, quando Gran Bretagna e Francia erano sul punto d’intervenire nella guerra civile dalla parte della Confederazione. Una guerra mondiale era all’orizzonte “avvolgendo il mondo nelle fiamme”, come disse il segretario di Stato William Seward. La possente presenza russa scoraggiò dall’invasione gli anglo-francesi e l’Unione fu salva. Nell’estate1863, l’anno delle battaglie di Gettysburg e Vicksburg, ci fu l’ultima crisi che afflisse il rapporto tra Stati Uniti e Gran Bretagna durante la guerra civile americana. Due potenti corazzate, chiamate gli Arieti di Laird, destinate alla Confederazione e in grado di spezzare il blocco dell’Unione dei porti meridionali, erano in costruzione in Gran Bretagna. L’ambasciatore statunitense Charles Francis Adams avvertì il ministro degli Esteri inglese Lord Russell che se le navi da guerra venivano consegnate ai ribelli, “Sarebbe superfluo sottolineare a Vostra Signoria che sarebbe la guerra“. La diplomazia contorta tra Stati Uniti e Gran Bretagna ebbe già un sussulto verso la guerra. Nel 1861-1862, due violatori confederati, Mason e Slidell, furono sequestrati sulla nave inglese Trent dall’US Navy mentre si recavano a Londra e Parigi per chiedere l’intervento europeo. L’isteria bellica travolse la Gran Bretagna, e il primo ministro Lord Palmerston ordinò il spiegamento di truppe in Canada in previsione del conflitto. In ogni caso, la strategia inglese s’incernierava sulla sua schiacciante forza navale. Fu anche discussa la secessione del Maine e di bombardare e incendiare Boston e New York. Quest’ultima era considerata dall’Ammiragliato “il cuore commerciale degli Stati Uniti… colpirlo paralizzerebbe le fabbriche“. Le tensioni si attenuarono, ma non scomparvero, quando Mason e Slidell furono rilasciati.
Il segretario dell’ambasciatore Adams, il figlio Henry, ebbe l’impressione che Lord Russell fosse deciso a distruggere l’Unione. La classe dirigente inglese simpatizzava con l’intenzione del Nord di liberare gli schiavi. Ma il presidente Abraham Lincoln inizialmente accantonò l’idea per trattenere gli Stati nell’Unione, così perdendo il sostegno della nobiltà. Nel frattempo, la Gran Bretagna riteneva che dividere gli Stati Uniti fosse nell’interesse inglese, rendendo i possedimenti in Nord America più sicuri. Era ufficialmente neutrale, ma di una neutralità che mascherava un’ostilità inconfondibile. Nell’ottobre 1862 un ultimatum fu emesso contro Nord e Sud affinché ponessero fine alla guerra o affrontassero “un’azione più decisa” inglese. Che significasse l’azione militare non è chiaro, ma l’implicazione finale era la sopravvivenza della Confederazione come nazione sovrana. La Francia, nel frattempo, rispecchiava la neutralità ostile della Gran Bretagna. Napoleone III aveva dei piani sul Messico, e la debolezza degli Stati Uniti gli avrebbe dato mano libera in America. Il morale nell’Unione era quindi al minimo nel 1863, nonostante le vittorie di Gettysburg e Vicksburg.
Nel pieno della crisi degli Arieti di Laird, la salvezza venne da una fonte insospettabile, la Russia zarista. In quel momento, la Russia affrontava l’insurrezione polacca, supportata da Gran Bretagna e Francia. Di fronte alla stessa coalizione ostile, i governi di Lincoln e dello zar Alessandro II si avvicinarono. Alessandro aveva liberato i servi russi e quindi solidarizzò con la causa dell’Unione. Nel settembre 1863 la Flotta del Baltico russa arrivò a New York e la Flotta dell’Estremo Oriente a San Francisco. La vera ragione per cui la Russia inviò la flotta negli Stati Uniti era per proteggersi: Non voleva che venisse imbottigliata nel caso la guerra con la Gran Bretagna, minacciata per la Polonia, scoppiasse. Ma la sua presenza comunque salvò l’Unione nell’ora della disperazione. “Dio benedica i russi!” esultò il segretario della Marina Gideon Welles. Dopo la guerra, Oliver Wendell Holmes salutò Alessandro “nostro amico quando il mondo era nostro nemico“. I russi si mostrarono disposti a combattere per gli Stati Uniti. Quando l’incrociatore confederato Shenandoah si preparò ad attaccare San Francisco, l’ammiraglio russo diede l’ordine di difendere la città, in assenza delle navi da guerra dell’Unione. Gli inglesi capirono che con la Russia al fianco degli Stati Uniti, il costo dell’intervento militare sarebbe stato troppo alto. Inoltre, le vittorie dell’Unione del 1863 indicarono che la Confederazione era una causa persa. Se gli inglesi avessero attaccato, ci sarebbe stata la guerra mondiale tra Stati Uniti e Russia, alleate forse con Prussia e Italia, contro Gran Bretagna e Francia sostenute da Spagna e Austria. La prima guerra mondiale nel 1860 fu una possibilità concreta. Fortunatamente, Gran Bretagna e Francia fecero marcia indietro davanti la presenza russa. Gli Arieti di Laird non andarono mai alla Confederazione, e l’Unione fu salva.russian-fleet-1500

1863-1864: la Flotta di spedizione russa in Nord America
Civil War Talk

russian-perry-officersQuesta spedizione fu una manifestazione militare dalla Russia durante la guerra civile degli Stati Uniti. Regno Unito e Francia sostenevano i ribelli del Sud. La Russia era amichevole verso il governo federale nel Nord, aumentando l’ostilità verso la Russia di Regno Unito e Francia, che si sforzavano di allentarne l’influenza internazionale. Il governo russo decise d’inviare due squadroni navali negli Stati Uniti per dimostrare sostegno ai nordisti, nonché creare una potenziale minaccia alle comunicazioni marittime di Regno Unito e Francia, per spingerle a rifiutare l’aiuto agli Stati del Sud. Gli squadroni russi pattugliarono le coste del Nord America nella seconda metà del 1863. Lo squadrone atlantico era comandato dal Contrammiraglio S. S. Lesovskij (fregate Aleksandr Nevskij, Peresvet, Osljabja, corvette Varjag, Vitjaz e clipper Almaz) e partì dal porto russo di Kronshtadt per New York. L’altro squadrone, del Pacifico, era comandato dal Contrammiraglio A. A. Popov (corvette Bogatyr, Kalevala, Rynda, Novik, clipper Abrek e Gajdamak), e partì dai porti dell’Estremo Oriente per San Francisco.
Nel settembre 1863 la squadra di Lesovskii arrivò nel porto di New York, e quella di Popov nel porto di San Francisco. Gli squadroni russi rimasero in quei porti del Nord America e navigarono lungo le coste occidentali e orientali fino all’agosto 1864. Singole navi della squadra dell’Atlantico, di stanza a New York visitarono Baltimora, Annapolis, Hampton, Caraibi, Golfo del Messico, Cuba, Honduras, L’Avana, Giamaica, Curaçao, Cartagena, Bermuda e Aspinwall. Le navi della squadra del Pacifico erano di stanza a San Francisco e navigarono per Honolulu, l’emisfero australe, Sitka e Vancouver. I marinai della Marina russa dimostrarono elevata abilità, disciplina e buona organizzazione in questi viaggi. Lo squadrone Atlantico ritornò in Russia alla fine di luglio. Lo squadrone del Pacifico ad agosto 1864.
La presenza degli squadroni russi al largo delle coste d’America suscitò una grande reazione politica e costrinse Regno Unito e Francia a cambiare posizione nei confronti di Russia e Stati del Nord d’America. Nel 1866, il governo degli Stati Uniti inviò un distaccamento navale con una deputazione speciale, per esprimere ufficialmente gratitudine al governo russo per l’aiuto ai nordisti nella lotta contro la schiavitù.

Le navi della squadra del Contrammiraglio A. A. Popov nella baia di San Francisco. Da sinistra le corvette Rynda, Bogatyr e Kalevala.

Le navi della squadra del Contrammiraglio A. A. Popov nella baia di San Francisco. Da sinistra le corvette Rynda, Bogatyr e Kalevala.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le esercitazioni militari Russia-Egitto: espansione della presenza in Medio Oriente

Peter Korzun Strategic Culture Foundation 22/10/ 201653ea2223611e9b86298b459eL’operazione per liberare Aleppo, l’offensiva su Mosul, la situazione in Iraq, la guerra nello Yemen e le ostilità tra sunniti e sciiti, questi e molti altri eventi sono sotto i riflettori dei media mondiali. Il Medio Oriente è diventato una regione instabile con alleanze e interessi mutevoli. In questo contesto, Russia ed Egitto danno il buon esempio di cooperazione costruttiva mutualmente vantaggiosa. L’Egitto per molto fu un satellite degli Stati Uniti, ma quei giorni sono passati. Le priorità internazionali di Cairo mutano a favore di una politica estera indipendente. Le relazioni USA-Egitto sono notevolmente peggiorate dal 2013, quando il governo militare del Presidente Abdal al-Sisi salì al potere rimuovendo il fratello musulmano Muhamad Mursi sostenuto dall’amministrazione Obama. Per esempio, gli Stati Uniti hanno riallocato più di due terzi degli aiuti non militari stanziati per l’Egitto, quest’anno, “per la crescente frustrazione verso Cairo”. Secondo al-Monitor, un funzionario del dipartimento di Stato ha detto in una dichiarazione via e-mail che, “Il governo degli Stati Uniti ha reindirizzato 108 milioni di dollari dagli aiuti previsti per l’Egitto ad altri Paesi per i continui ritardi del governo egiziano che ostacolano l’effettiva attuazione di diversi programmi”. Secondo la fonte, la riallocazione delle precedenti riserve indica l’impazienza di Washington verso il rifiuto del governo egiziano di collaborare con organizzazioni degli Stati Uniti. A maggio, un gruppo di rappresentanti scrisse una lettera al segretario di Stato John Kerry, chiedendogli di riprogrammare 20 milioni di aiuti dall’Egitto alla Tunisia. Secondo il rapporto del Governement Accountability Office del febbraio 2015, 460 milioni di dollari in aiuti economici all’Egitto rimasero inutilizzati per le restrizioni degli Stati Uniti. L’aiuto militare degli Stati Uniti all’Egitto fu temporaneamente sospeso dopo il cambio di governo nel 2013, per essere ripreso nell’aprile 2015. Fu riferito che all’Egitto sono ancora negati certi aiuti militari nella lotta allo Stato islamico (IS). La decisione ha influenzato negativamente le relazioni bilaterali. Nel settembre 2015, il presidente Obama rifiutò d’incontrare il presidente egiziano alla 70° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La politica degli Stati Uniti ha spinto l’Egitto a sviluppare la cooperazione con altri partner internazionali.
L’Egitto ha firmato accordi su armi con la Russia per 5 miliardi di dollari nel 2015, tra cui 50 aerei da combattimento MiG-29M, sistemi di difesa aerea a lungo raggio Buk-M2E e Antej-2500 e 50 elicotteri Ka-52K per le nuove navi d’assalto Mistral che l’Egitto ha acquistato in Francia. Le navi anfibie furono costruite per la Russia, ma l’accordo su sospeso dalla Francia nel settembre 2015. La Russia fornirà attrezzature e la versione navale degli elicotteri d’attacco Ka-52K per armare le Mistral egiziane. Istruttori e personale russi saranno in Egitto per operare elicotteri e aerei da combattimento. I due Paesi hanno firmato diversi accordi per la ristrutturazione degli impianti di produzione militare dell’Egitto. Un protocollo è stato firmato per concedere all’Egitto l’accesso al GLONASS, il sistema di posizionamento satellitare globale russo. A settembre, il Ministro della Difesa Sadqy Sobhy visitava la Russia per discutere su più strette relazioni sulla sicurezza a lungo termine. Questo mese l’Egitto ospita unità di paracadutisti russi per un’esercitazione militare congiunta (15-26 ottobre). Soprannominata “Protettori di amicizia-2016”, comprende 500 soldati, 15 aerei ed elicotteri e 10 mezzi militari. I militari affinano l’abilità nel respingere la minaccia terroristica nel deserto. L’esperienza sarà utile per l’Egitto che combatte i terroristi nel Sinai. È la prima volta che paracadutisti russi con veicoli da combattimento saranno aerolanciati sul deserto arabo. L’esercitazione s’inserisce nel quadro del piano delle esercitazioni congiunte della Russia per il 2016-2017, con 30 manovre in 20 Paesi arabi e africani. Nel 2015 si ebbe la prima esercitazione navale congiunta nel Mediterraneo, comprendente l’incrociatore lanciamissili Moskva, ammiraglia della Flotta del Mar Nero russa. Secondo il quotidiano Izvestija, la portaerei Admiral Kuznetsov, attualmente in rotta per la Siria, avrà esercitazioni congiunte con la Marina egiziana nel 2017. Le Izvestija riferivano anche che la Russia è in trattative per aprire una base aerea in Egitto. Se avranno successo, la base di Sidi Barani sarà operativa già nel 2019. Finora, questa informazione non è stata confermata da altre fonti. Ma non c’è solo la cooperazione militare.
Nel febbraio 2015, l’Egitto firmava un accordo importante per la creazione di una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica della Russia. La cerimonia ebbe luogo durante la visita ufficiale del Presidente russo Vladimir Putin a Cairo. Il Presidente Abdalfatah al-Sisi visitò Sochi nell’agosto 2014, la sua prima visita internazionale dall’insediamento. Nel 2015, i Paesi firmavano un accordo nucleare. La Rosatom intende costruire quattro centrali nucleari, creando l’industria elettronucleare dell’Egitto. Il progetto dovrà essere completato entro il 2022. Date le sanzioni occidentali, la Russia ha cercato di diversificare e intensificare i legami economici con i Paesi al di fuori dell’orbita di Stati Uniti e Unione europea. L’Egitto è un importante partner commerciale della Russia con il raffreddamento delle relazioni tra Washington e Cairo. L’8 ottobre, l’Egitto sosteneva la risoluzione russa sulla Siria al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Era un’espressione molto importante di sostegno politico da un Paese che fa parte del tentativo internazionale di gestire il conflitto in Siria. L’Egitto sapeva che supportando la misura russa, si sarebbe messo in contrasto con l’occidente e l’Arabia Saudita. Il gigante petrolifero Saudi Aramco informava Cairo che non avrebbe rifornito l’Egitto di prodotti agevolati ad ottobre, un duro colpo per l’economia egiziana. Ma il governo egiziano si oppone alle pressioni esterne, sfidando Stati Uniti ed Arabia Saudita, rifiutando di farsi coinvolgere nel conflitto nello Yemen e ospitando i rappresentanti del movimento yemenita Ansarullah, nel 2015. La Russia è una fonte vitale per le località turistiche del Mar Rosso in Egitto, fornendo un flusso solido di entrate. I due Paesi negoziano la ripresa dei voli turistici, dopo l’attentato rivendicato dallo Stato islamico che abbatté un aereo russo sulla penisola del Sinai nell’ottobre del 2015.
Russia ed Egitto hanno l’occasione di coltivare una relazione molto stretta, collaborando e cooperando in molte aree, come la gestione della crisi in Siria. L’operazione in Siria ha segnato il ritorno spettacolare della Russia nel Medio Oriente da attore importante, mentre l’influenza degli Stati Uniti declina per la scadente politica dell’amministrazione Obama. Il riavvicinamento tra Russia ed Egitto offre la buona opportunità di influenzare gli eventi regionali in modo positivo.1046663917

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA perdono la presa sul Sud-Est asiatico

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 15/10/2016duterte-1Lo scontro diplomatico tra Filippine e Stati Uniti sciocca gli sgobboni politici del dipartimento di Stato e del Pentagono, ma per gli acuti osservatori della politica del sud-est asiatico, la decisione del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte di fare “perno” su Cina e Russia era studiata da tempo. Fin dalla cosiddetta “rivoluzione gialla” che vide Corazon Aquino sostituire l’autocrate delle Filippine Ferdinando Marcos, la maggior parte dei filippini passarono da un presidente corrotto e benedetto dagli statunitensi all’altro. Duterte, focoso ex-sindaco di Davao City a Mindanao, ha incanalato il disgusto dei filippini adottando un atteggiamento ostile nei confronti della rinnovata presenza militare degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, volta a contrastare la Cina. La
“Rivoluzione del potere popolare” del 1986, nota anche come rivoluzione gialla, fu opera degli Stati Uniti per togliere dal potere il presidente Ferdinand Marcos. La rivoluzione avvenne tre anni dopo l’assassinio del senatore Benigno “Ninoy” Aquino, ucciso mentre sbarcava all’aeroporto internazionale di Manila ritornando nelle Filippine dall’esilio negli Stati Uniti. Marcos, accusato dell’assassinio di Aquino, fu dimesso dalla pressione combinata di chiesa cattolica, Forze Armate pro-Stati Uniti delle Filippine e Central Intelligence Agency degli Stati Uniti. La vedova di Aquino, Corazon “Cory” Aquino, sostituì Marcos come presidente e fu seguita da una serie di presidenti corrotti filo-statunitensi. Il generale Fidel Ramos, mondialista convinto, sostituì Aquino alla presidenza e, a sua volta, assicurò la presidenza ai suoi due successori, Joseph Estrada e Gloria Macapagal-Arroyo, entrambi perseguitati da scandali sulla corruzione. Macapagal Arroyo era la figlia dell’alleato degli Stati Uniti, il presidente Diosdado Macapagal, in carica nel 1961-1965 e che inviò truppe filippine a combattere a fianco delle truppe statunitensi nella guerra del Vietnam. Al momento dell’invio delle truppe nell’ambito dello sforzo bellico degli Stati Uniti nel Vietnam del Sud, l’avversario esplicito di tale passo era l’avversario politico di Macapagal, Ferdinand Marcos, cosa che non va ignorata mentre Duterte allontana le Filippine dal “perno in Asia” di Barack Obama. Macapagal-Arroyo fu sostituita da un altro presidente corrotto, Benigno “Noynoy” Aquino, figlio di Ninoy Aquino e Cory Aquino. Le Filippine ha avuto presidenti provenienti dalla stessa famiglia, non diversamente dagli Stati Uniti negli ultimi decenni. Macapagal-Arroyo ed Estrada furono incriminati per corruzione, ma solo Estrada si dimise. Duterte è il primo volto nuovo a comparire a Palazzo Malacanhang da un po’ di tempo, e l’elettorato delle Filippine gli dà ampio credito per la sua schiettezza. Duterte ha deciso che le politiche dei predecessori, che volevano stretti rapporti con Washington, non erano nell’interesse delle Filippine. Duterte segue una sua politica estera indipendente, invitando Cina e Russia a stabilire basi nelle Filippine, annullando ulteriori esercitazioni militari USA-Filippine nella regione, e chiamando il presidente Barack Obama “figlio di puttana”. Durtete ha anche detto agli Stati Uniti, “non trattateci da zerbino perché… non siamo i fratellini scuri degli USA”. I problemi dell’amministrazione Obama con Duterte iniziarono quando l’ambasciatore degli Stati Uniti nelle Filippine, Philip Goldberg, interferì negli affari interni delle Filippine, come le elezioni che Duterte ha vinto. Goldberg ha sempre interferito negli affari dei Paesi in cui viene distaccato e non ha fatto eccezione nelle elezioni nelle Filippine, in cui parlò contro Duterte. Nel 2008, il governo boliviano del Presidente Evo Morales espulse Goldberg, allora ambasciatore degli Stati Uniti a La Paz, per aver fomentato i secessionisti in quattro province boliviane. Ad agosto, Duterte chiamò Goldberg “bakla, figlio di puttana”. “Bakla” significa “finocchio”.
king_ananda_mahidolCon la notizia della morte del vecchio re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, nato a Cambridge, Massachusetts, che si assicurava che alcun governo thailandese si allontanasse troppo dall’alleanza con gli Stati Uniti, la Thailandia potrebbe seguire le Filippine su una politica di marcata indipendenza da Washington. Il principe ereditario Vajiralongkorn, erede al trono, è vicino all’ex-primo ministro Thaksin Shinawatra e alla sorella, l’ex-prima ministra Yingluck Shinawatra, entrambi estromessi dai colpi di Stato della Central Intelligence Agency. Thaksin fu rovesciato nel 2006 e Yingluck nel 2014. Yingluck, accusata di corruzione dall’agenzia “anti-corruzione” della Thailandia, vede essenzialmente lo stesso trattamento da “colpo di Stato costituzionale” riservato alla Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff, al presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, e al presidente del Paraguay Fernando Lugo. Oggi, piuttosto che usare carri armati e giunte militari per rovesciare i leader che non gradisce, la CIA usa falangi di avvocati e giudici controllati dalla CIA, per effettuare “golpe costituzionali”. Tale strategia è stata una costante dell’amministrazione Obama e potrebbe essere chiamata “dottrina Obama”. Thaksin, che vive in esilio in Cambogia, e Yingluck continuano ad aver ampio sostegno dalle “camice rosse”, il movimento rurale della Thailandia. Vajiralongkorn non è popolare presso i fedeli sudditi del padre. Per avere il sostegno al suo regno, Vajiralongkorn può concludere un patto non solo con Thaksin e Yingluck, ma anche con le camicie rosse, nelle cui fila vi sono vari anti-monarchici. Le camicie rosse sono anche contrarie all’egemonia USA in Thailandia e sono sospettate di essere sostenute dalla Cina. Proprio come la dottrina Obama non ha mancato Duterte, non lo farà con Vajiralongkorn. Come molti presidenti delle Filippine, i primi ministri thailandesi, dalla fine della Seconda guerra mondiale, furono approvati dai mandanti della CIA a Langley. Bhumibol succedette al trono alla morte del fratello, re Ananda Mahidol. Alle 9:00 del mattino del 9 giugno 1946, Bhumibol visitò il fratello nella stanza del Palazzo Reale di Bangkok. Alle 09:20, un colpo risuonò dalla camera da letto del re. Ananda fu trovato supino sul letto con un colpo di pistola alla testa; ciò fu descritto come suicidio accidentale del giovane re mentre giocava con la pistola carica. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Thailandia era Edwin Stanton, ironia della sorte, omonimo del ministro della Guerra Edwin Stanton, accusato di aver cospirato per assassinare Abraham Lincoln. L’ambasciatore Stanton collaborava con il reggente della Thailandia nominato dai giapponesi, Pridi Banomyong, che governò il Paese durante l’esilio di Ananda nella Seconda guerra mondiale e che divenne primo ministro dopo la guerra, e che assolse Bhumibol, Stati Uniti e Gran Bretagna da qualsiasi coinvolgimento nella morte del re. Il viceré inglese dell’India, Lord Mountbatten, pensava che Ananda fosse “patetico” e indegno di essere re. In ogni caso, dopo che il feldmaresciallo Plaek Pibulsonggram, capo militare filo-giapponese della Thailandia durante la guerra, rovesciò il primo ministro Pridi nel 1947, il governo accusò due paggi dell’assassinio del re. Entrambe i paggi furono condannati da un dubbio processo e giustiziati. Stanton convinse il primo ministro Pridi che i comunisti, travestiti da studenti, monaci buddisti, giornalisti ed accademici, stavano invadendo la Thailandia con l’intento di rovesciare la monarchia. Gli avvertimenti di Stanton erano uno stratagemma e alcuno dei rapporti sull’“infiltrazione” comunista era vero.
photo-jim-712064-20091210Molti in Thailandia sanno che l’Office of Strategic Services (OSS), precursore della CIA, assassinò Ananda con la connivenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti Stanton, dell’incaricato d’affari Charles Yost, della stazione dell’MI-6 inglese di Bangkok e del capo dell’OSS a Bangkok, James “Jim” Thompson, che dopo aver “ufficialmente” lasciato l’OSS, fondò la Thai Silk Company, Ltd., che rivitalizzò l’industria della seta devastata dalla guerra. Thompson era anche un noto pedofilo la cui casa ospitava numerosi bambini birmani e thailandesi. Casa adornata da numerose statue falliche. Gli autori Truman Capote, Somerset Maugham e Margaret Landon, l’autrice di Anna e il re del Siam, su cui il film “Il re ed io” si basa, erano gli ospiti illustri di Thompson a Bangkok. Nel 1967, Thompson, che sapeva dove molti “scheletri” della CIA erano sepolti nel sud-est asiatico, scomparve senza lasciare traccia negli altopiani Cameron nel Pahang, in Malesia. Per settanta anni, il popolo thailandese poté sussurrare sui fatti del 1946. Con la morte del re, vi sono diversi conti da liquidare tra Thailandia e Stati Uniti, così come Duterte regola i conti del passato delle Filippine.
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La ripubblicazione è graduta in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia si prepara alla guerra, mentre gli USA sono persi

Il risultato finale del silenzio ufficiale negli Stati Uniti sulla disponibilità della Russia a difendere ciò che considera interesse nazionale è che gli statunitensi navigano alla cieca
Gilbert Doctorow, Russia Insider 14/10/2016
G. Doctorow è il coordinatore europeo del Comitato statunitense per l’Accordo Est-Ovest. Il suo ultimo libro ‘La Russia ha un futuro?’ è stato pubblicato nell’agosto 2015.putin_vsIn un’intervista con il quotidiano Bild, l’8 ottobre, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, noto per la sua retorica cauta, descriveva l’attuale situazione internazionale nei seguenti termini dolorosi: “…Purtroppo è un’illusione credere che questa sia la vecchia guerra fredda. I nuovi tempi sono diversi; sono più pericolosi. In precedenza, il mondo era diviso, ma Mosca e Washington conoscevano le reciproche linee rosse e le rispettavano. Un mondo con molti conflitti regionali e la riduzione dell’influenza delle grandi potenze, diventa più imprevedibile“. Per tali ragioni, disse Steinmeier, “Stati Uniti e Russia devono continuare a parlarsi“. Concluse l’appello con raccomandazioni abbastanza equilibrate nel risolvere la crisi umanitaria di Aleppo est, sollecitando la Russia e le altre potenze ad applicare la loro influenza sui loro clienti del posto. Triste a dirsi, quest’appello alla ragione cadeva nel vuoto. Lo stesso giorno, un portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti spiegava la decisione di Washington del fine settimana di chiudere il processo di pace congiunto con Mosca, dicendo che non c’era “niente di cui parlare con i russi”. Nel frattempo, i russi l’hanno considerata l’ultima goccia dell’unilateralismo strombazzando come gli statunitensi abbiano seppellito l’accordo firmato il 9 settembre tra John Kerry e Sergej Lavrov che aveva richiesto 14 ore di negoziati ed era visto come trionfo della cooperazione sul confronto. Di fatto, dal punto di vista russo, l’accordo è stato sabotato il 17 settembre dal Pentagono, quando aerei della coalizione degli Stati Uniti bombardavano un avamposto militare del governo siriano a Dayr al-Zur uccidendo più di 60 soldati siriani. E difatti i russi sospendevano l’attuazione del cessate il fuoco il 23 settembre, quando rinnovarono i bombardamenti su Aleppo est, in collaborazione con le unità delle forze aeree e di terra siriane. Ora che gli Stati Uniti formalizzano la fine della cooperazione sulla Siria, la Russia illustra la propria risposta netta, chiamata ‘cambio radicale nelle relazioni’ tra i due Paesi. Molti aspetti della risposta russa del 3 ottobre e della settimana seguente furono notati dai media di Stati Uniti ed occidentali. Abbiamo saputo della decisione di annullare la convenzione bilaterale conclusa con gli Stati Uniti nel 2000, il ritrattamento delle armi al plutonio per produrre energia. Questo fu ampiamente commentato come d’importanza marginale, dato che gli Stati Uniti non potevano attuare l’accordo per mancanza di appositi impianti di conversione e per i costi da 18 miliardi di dollari, se l’avessero attuato. Abbiamo sentito della Russia svolgere esercitazioni di protezione civile riguardanti 40 milioni di cittadini, anche se nessuno poteva trovarvi molto senso. Abbiamo saputo del Ministero della Difesa russo che inviava in Siria i sistemi missilistici di difesa aerea operativi più avanzati, S-300 e S-400, ma i portavoce del Pentagono si dichiaravano sbalorditi chiedendosi retoricamente quale ne fosse lo scopo. Infine, abbiamo saputo questa settimana che la Russia ha ufficialmente schierato i missili superficie-superficie ipersonici a testa nucleare da 500 km di gittata Iskander, nell’enclave di Kaliningrad. I militari polacchi immediatamente espressero sgomento, sentendosi in pericolo e dicendo che allertavano le difese. Tuttavia, il portavoce del Pentagono diceva che non vi era alcun motivo di vedervi in questo dispiegamento qualcosa di diverso dall’ultimo a Kaliningrad di due anni prima, e che era solo un’esercitazione. Da ciò, sembrerebbe che il governo degli Stati Uniti cerchi di tranquillizzare il pubblico sulle mosse russe della scorsa settimana. E’ in tale contesto che va apprezzato un programma televisivo russo, non ufficiale ma autorevole, che aggiungeva un paio di punti importanti, collegandoli e facendo capire ai profani il senso delle iniziative russe.
Il programma della TV Rossija 1 di cui parlo è Vesti Nedeli (Notizie della settimana) presentato da Dmitrij Kiseljov. Le due ore del programma in prima serata sono il notiziario più seguito nel Paese con decine di milioni di telespettatori. Tuttavia, il 9 ottobre, il vero pubblico della prima mezz’ora, descritta di seguito, era Washington DC, nell’intento di raffreddare i bollori di Pentagono e CIA, e far rinsavire la leadership statunitense. Dmitrij Kiseljov non è solo il conduttore di Vesti Nedeli, ma il caporedattore dell’informazione nella programmazione radiotelevisiva. È un patriota duro, e possiamo supporre che ciò che dice sia approvato dal Cremlino. Data l’importanza del messaggio di Kiseljov, citerò ampiamente la trascrizione del resoconto, con piccoli tagli:
La scorsa settimana le relazioni tra Stati Uniti e Russia subivano una brusca virata, ma prevista. Piegarsi ulteriormente alle bugie (degli statunitensi) non ha senso ed è semplicemente dannoso. Con piegarsi intendiamo cercare compromessi diplomatici. Avevamo infinite aspettative sugli Stati Uniti che finalmente separavano i non terroristi dai terroristi. Abbiamo aspettato più di un anno, ma è chiaro che non vogliono. Gli USA e il mondo intero ci credono stupidi. Gli USA collaborano con al-Nusra, coprendola sul piano diplomatico; rifornendola di armi; aiutandola bombardando per presunto errore una postazione dell’esercito siriano. Vedasi l’esplosione di dichiarazioni anti-russe sui media statunitensi. Se continuiamo con gli statunitensi, la nostra stessa presenza in Siria perderà senso. Invece, lavorando con il legittimo governo siriano possiamo liberare il Paese dai terroristi, garantendo la sicurezza di Medio Oriente, Russia ed Europa. Chi vuole può unirsi a noi. Gli Stati Uniti sembravano voler aderire, poi ci ripensarono tagliando la cooperazione militare con la Russia sulla Siria, con una sola eccezione; le comunicazioni per evitare scontri militari in Siria restano in vigore, al momento. Formalmente la situazione è tornata a prima del 9 settembre, quando Kerry e Lavrov si accordarono sulla tregua. Ma poi Ashton Carter entrava in scena, aprendo un secondo fronte e forzando Kerry a combattere su due fronti. Se Kerry pensava di affrontare i russi, ora finiva sotto il ‘fuoco amico’ del Pentagono. Le forze statunitensi hanno bombardato direttamente un avamposto militare siriano. Non ci fu alcun errore, ma fu coordinato con i terroristi che seguirono con un attacco. Poi ci fu un attacco occulto al convoglio umanitario nei pressi di Aleppo (20 settembre). Infine, è chiaro a Mosca che la diplomazia è semplicemente un “servizio” del Pentagono. Kerry giustifica intellettualmente le azioni del Pentagono. Spesso, post factum. Rivedremo questa sera i cambiamenti radicali nelle nostre relazioni con gli USA, come l’invio nella regione di 3 nostre navi lanciamissili dotate di Kalibr L’invio in Siria di ulteriori sistemi di difesa aerea S-300 e l’invio in Egitto di 5000 nostri paracadutisti. La fine degli accordi con gli USA sul nucleare e l’esercitazione della protezione civile che coinvolgeva 200000 effettivi della difesa civile riguardante 40 milioni di cittadini. Non ricordo una tale serie di eventi precedenti. Il centro dell’attenzione è Aleppo est, ancora occupata da terroristi con centinaia di migliaia di civili in ostaggio come scudo umano. Giustiziano coloro che vogliono andarsene, e non possiamo tollerarlo più. I terroristi non rispettano gli accordi. L’esercito siriano attua un’operazione di assalto. Vi sono così tante menzogne e urla nel mondo su questo…
E’ un fatto grave che gli Stati Uniti esaminino le azioni della Russia contro i terroristi in Siria come minaccia alla propria eccezionalità. Lo scenario non va secondo i piani degli Stati Uniti, quindi qual è il senso di tali pretese su dominio e leadership statunitensi. Sembra che Barack Obama se ne vada prima di Bashar Assad. E i loro sporchi trucchi contro la Russia, le sanzioni, non funzionano. A dire il vero, Washington aveva rumorosamente annunciato di passare al cosiddetto Piano B. Formalmente non ci sono dettagli. Ma in termini generali, tutti sanno di cosa si tratta. Il Piano B è l’uso della forza militare diretta degli USA in Siria. Non è difficile indovinare contro chi, contro Bashar Assad e l’Esercito governativo, e questo significa contro le forze armate della Russia, presenti in Siria legalmente. Possiamo escludere tale cambio? No. Non possiamo escludere provocazioni per giustificare la guerra, come è accaduto in passato nelle due guerre mondiali. La guerra del Vietnam fu inoltre avviata con una provocazione organizzata dagli statunitensi. Si vedano i falsi pretesti per invadere l’Iraq e la Libia. Gli USA ignorano il diritto internazionale e hanno deciso che non ci siano ostacoli ai loro assalti. Mosca ha reagito con calma al Piano B. La Russia prepara la sella lentamente, ma poi cavalca velocemente. Per capire come le relazioni Russo-statunitensi abbino rapidamente cambiato direzione, torniamo all’inizio della settimana. Seguiamo ora gli eventi della settimana. Prima di tutto voglio dirigere la vostra attenzione sul discorso pubblico di Putin. Parlò più silenziosamente e lentamente del solito. Formalmente apriva la sessione della 7.ma Duma. Ma si rivolgeva a questioni molto centrali per le nostre anima e mente. Le sue parole non erano sui progetti di legge, ma sull’essenza del momento. Putin ha ritenuto importante parlare alla base, dell’unità del popolo essenziale per l’esistenza del nostro Paese. La forza è essenziale per mantenere la nostra statualità. In questa sessione alla Duma, Putin presentava il progetto di legge per finirla sulla convenzione sul plutonio con gli Stati Uniti”.
Kiseljov qui associava il discorso di Putin alla Duma e il disegno di legge per chiudere la convenzione sul plutonio, che non sarebbe evidente agli estranei. Ancora più importante, richiamava l’attenzione sul contenuto di tale progetto di legge, a partire dalla ragione di ciò che chiamava “cambio radicale delle circostanze, l’emergere di una minaccia alla stabilità strategica date le azioni ostili degli Stati Uniti d’America contro la Federazione russa e la loro incapacità di garantire l’adempimento agli obblighi di riprocessare il plutonio militare in conformità all’accordo e ai suoi protocolli”. Kiseljov poi passa all’importantissimo punto 2 del disegno di legge. Il testo veniva proiettato sullo schermo con le disposizioni evidenziate in giallo mentre Kiseljov le leggeva. Una copia del testo è disponibile online.
I passaggi evidenziati sono i seguenti:
La validità dell’accordo e dei protocolli dell’accordo può essere rinnovata dopo l’eliminazione da parte degli Stati Uniti d’America delle cause che hanno portato al cambio radicale delle circostanze esistenti il giorno dell’entrata in vigore dell’accordo e dei protocolli dell’accordo, a condizione:
1) che l’infrastruttura militare e i contingenti di truppe degli Stati Uniti d’America di stanza sui territori degli Stati membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) entrati nella NATO dopo il 1 settembre 2000 siano ridotti al livello del giorno di entrata in vigore dell’accordo e dei protocolli dell’accordo
2) che gli Stati Uniti d’America rinuncino alla politica ostile nei confronti della Federazione Russa, che va espressa:
a) abrogando la legge del 2012 degli Stati Uniti d’America (legge Sergej Magnitskij) e le disposizioni di legge del 2014 degli Stati Uniti d’America a sostegno della libertà dell’Ucraina contro la Russia
b) annullando tutte le sanzioni introdotte dagli Stati Uniti d’America contro soggetti della Federazione Russa, individui ed enti giuridici russi
c) risarcendo i danni alla Federazione Russa per le sanzioni indicate nel punto ‘B’, tra cui le perdite dovute all’introduzione delle necessarie contromisure alle sanzioni degli Stati Uniti d’America
d) presentando un chiaro piano per il riprocessamento irreversibile del plutonio dagli Stati Uniti d’America, rientrando nel campo di applicazione dell’accordo“.
Vladimir Putin, Sergei Shoigu Kiseljov giustamente chiamava queste disposizioni “ultimatum” alla Casa Bianca. Era sbalorditivo, ma il messaggio del Cremlino a Washington sono le azioni, non solo le parole; e Kiseljov spiegava come il governo abbia sospeso anche il programma dei contatti scientifici con gli Stati Uniti nel settore nucleare. Lo stesso giorno cancellava un programma di cooperazione tra Rosatom e dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sui reattori nucleari. Poi, come notava Kiseljov, i russi “passano dai freni all’acceleratore” inviando 3 navi lanciamissili della Flotta del Mar Nero nel Mediterraneo orientale, in risposta agli Stati Uniti nel caso procedessero al Piano B. Queste navi sono dotate di due tipi di missili: il missile da crociera Kalibr che può essere a testata nucleare ed ha una gittata di 2600 km contro bersagli terrestri e il missile supersonico Oniks per attaccare le navi nemiche. Anche nel giorno che chiamava ‘martedì nero’, il governo russo confermava di aver installato il sistema di difesa aerea S-300 in Siria. Spiegando, Kiseljov utilizzava dei video della dichiarazione del Capo del Servizio Stampa ed Informazione del Ministero della Difesa Igor Konashenkov, che rispondeva a domande sulla campagna siriana della Russia. Konashenkov affermava che la difesa aerea è stata installata per rispondere alle minacce francesi e statunitensi d’imporre una ‘no fly zone’, date le lezioni apprese dall’attacco della coalizione contro le forze siriane a Dayr al-Zur il 17 settembre. Konashenkov sottolineava che probabilmente passerà tempo prima di una qualsiasi discussione con gli statunitensi su aerei stealth o missili in volo: saranno abbattuti “qualunque cosa i dilettanti” dei circoli militari statunitensi possano pensare. Spiegava che militari russi si trovano in aree abitate della Siria svolgendo compiti umanitari e trattando con le milizie locali che depongono le armi, offrendosi come intermediari. Pertanto, eventuali attacchi aerei degli USA in Siria probabilmente colpirebbero anche le forze russe, cosa assolutamente inaccettabile. Poi Kiseljov ricordava al pubblico che la Russia notifica ufficialmente a Washington di ritenere gli impianti della difesa missilistica costruiti in Romania e in costruzione in Polonia una violazione della Convenzione sui missili intermedi, in quanto possono utilizzare missili offensivi quanto difensivi. La Russia per ora non si ritira dalla Convenzione sui missili a intermedi, il maggiore accordo sul controllo degli armamenti degli anni Reagan-Gorbaciov, ma si prepara ad abrogarla a discrezione. Questo era il contesto dell’annuncio di Mosca, lo stesso giorno che dispiegava il sistema missilistico Iskander a Kaliningrad. Il suggerimento è che questo sarà permanente, slegato da qualsiasi esercitazione. Durante la stessa settimana, il Ministero della Difesa russo annunciava un’esercitazione militare senza precedenti in Egitto inviandovi 5000 paracadutisti dotati di nuove uniformi desertiche e un nuovo paracadute. Secondo Kiseljov, il Viceministro della Difesa russo Pankov dichiarava che il ministero esaminava la riattivazione delle basi militari a Cuba e in Vietnam. E in occasione del lancio nello spazio del primo Sputnik, Mosca celebrava la Giornata del Corpo Missilistico mostrando clip degli ultimi lanci di missili “più telegenici”.
Riassumendo, Kiseljov riconosceva che questi eventi danno l’impressione di una situazione assai tesa, affermando che è conseguenza della campagna degli USA di continua espansione della NATO, della rinuncia del Trattato ABM, delle rivoluzioni colorate, della denigrazione della Russia e della guerra d’informazione basata su menzogne. Tali atti ostili vanno fermati. Chiese retoricamente: è pericoloso? Rispondendo in modo affermativo. Tuttavia, se la Russia è moralmente e fisicamente preparata a una guerra con gli Stati Uniti per difendere ciò che vede come interessi nazionali, anche in Siria, Kiseljov chiudeva con una nota non belligerante affermando che il messaggio del governo russo è che si prepara al peggio, sperando di ottenere migliori risultati. Citava Dmitrij Peskov, addetto stampa di Putin, che insisteva che la Russia è sempre pronta a cooperare. Per quanto pessima apparisse l’enumerazione del “cambio radicale nelle relazioni” di Mosca con gli Stati Uniti, la panoramica delle azioni ed intenzioni russe nel programma di Kiseljov non era esaustiva. Nella stessa settimana ci furono notizie sui piani russi per stabilire ciò che non c’era mai stato durante la guerra fredda, una base navale in Egitto che dovrebbe sostenerne le operazioni nel Mediterraneo occidentale (!) La menzione dell’argomento delle basi militari all’estero appariva su un altro programma serale di punta della televisione di Stato russa, l’edizione del 9 ottobre di ‘Domenica sera con Vladimir Solovjov’, il più popolare e rispettato talk show di Rossija 1. Come solito, l’edizione aveva solo relatori russi, per lo più di alto profilo. La politologa più apprezzata era Irina Jarovaja, una decisa deputata della Duma molto intelligente e nota come autrice di ciò che Snowden chiama Legge del Grande Fratello, dello scorso luglio. Jarovaja è stata recentemente nominata Vicepresidentessa della Duma di Stato, ed apriva la trasmissione concentrata su relazioni USA-Russia e forza militare comparata. Jarovaja notava come dal 1992 il bilancio della difesa degli USA si fosse moltiplicato 77 volte lo scorso anno, mentre quello della Russia era solo 10 volte maggiore. Oggi, osservava, gli Stati Uniti coprono il 36% delle spese militari globali mentre la Russia il 4%. Perché gli Stati Uniti hanno bisogno di una tale sproporzionata struttura militare? Risposta: dominare il panorama politico. In tale contesto, spiegava, la Russia raffredda tale idea di dominio. A questo punto, il secondo politico che entrava nel dibattito aveva una qualificazione importante. Vladimir Zhirinovskij, a capo del partito nazionalista LDPR, che aveva avuto successo nelle elezioni di settembre, e premiato con la presidenza del comitato della Duma sulle relazioni estere, altro particolare della vita politica russa passato praticamente inosservato dai commentatori di Stati Uniti ed occidentali. Zhirinovskij insisteva sulle capacità militari più favorevoli alla Russia rispetto a quanto suggerissero i dati rozzi. Dopo tutto, spiegava, gran parte del bilancio della difesa degli Stati Uniti riguarda carta igienica, salsicce e pulizie per le loro 700 basi estere. Fermo restando l’osservazione caustica sulle basi in generale, e la comprensione acuta che tale forza di proiezione sia anche debilitante, Zhirinovskij nel programma suggeriva che la Russia farebbe bene a stabilire un centinaio di basi all’estero! Per capire bene cosa significhino delle possibili basi militari russe all’estero, va ricordato che in un passato non così lontano, Vladimir Putin osservò che il Paese non dovrebbe avere basi all’estero, distinguendo la Russia dall’altra superpotenza. Non abbiamo alcuna ambizione di essere una superpotenza, disse poi. Quelli del partito bellico degli Stati Uniti che parlano del sogno di Putin di ristabilire l’Unione Sovietica ripetono all’infinito tale totale assurdità. Ma c’è un sogno, un nuovo sogno a Mosca che non esisteva fino al confronto diretto ed esistenziale con gli Stati Uniti; che la Russia comprende di non essere solo una grande potenza, ma una superpotenza dagli interessi globali. In questo senso, presentandole ostilità e sfide gravi, gli Stati Uniti hanno creato una Russia che li spaventa.
Tutte le informazioni di questo commento sono open source. I programmi televisivi sono accessibili ai funzionari dei servizi segreti statunitensi di stanza nella nostra ambasciata a Mosca. Sono anche accessibili agli analisti di Langley interessati, dato che finiscono entro 24 ore su youtube. Inoltre la CIA ha un proprio agente che prende parte ai talk show serali diversi giorni alla settimana. È un gradito ospite della televisione di Stato russa per le eccezionali abilità linguistiche e la difesa della linea politica di Washington, che ne fa l’americano che gli spettatori russi amano odiare. In tale veste, si scontra regolarmente con i leader politici russi ed ha la possibilità, nelle pause, di far quel tipo di domande che un politico indicò una settimana prima: “Ci sarà la guerra?” Se la dirigenza della nostra intelligence fa il suo lavoro in modo professionale, e dobbiamo presumere che sia così, vi sono dei briefing per il presidente Obama e i due candidati alla presidenza sugli sviluppi nelle relazioni russo-statunitensi, come ho già sottolineato. In tal caso, una domanda sconcertante e scandalosa sorge spontanea: perché il presidente non ha detto una parola sul ‘cambio radicale nei rapporti’ con la Russia? E perché i due candidati alla domanda su come rispondere alle uccisioni ad Aleppo est, in TV quella stessa sera, il 9 ottobre, non ne sapevano nulla. Infatti, le osservazioni di Hillary Clinton secondo cui gli Stati Uniti devono opporsi ai russi e imporre una zona di non volo in Siria non indicava che ciò significherebbe la distruzione di aerei e navi degli Stati Uniti o, in altre parole, la terza guerra mondiale. O lei e il suo team politico non sono attenti o mentono. Da parte sua, Donald Trump se n’è uscito un po’ meglio dicendo che, per quanto ha capito, la causa è persa. Tale valutazione è molto vicina alla realtà. Il risultato del silenzio ufficiale negli Stati Uniti sul messaggio di sfida della Russia e l’invio di mezzi militari in Siria per difendere ciò che interpreta come interesse nazionale, è che siamo una nazione che naviga alla cieca.199e4b266a3d97d5ede1812040b22ff7_article

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora