La NATO dilaga a oriente

Wayne Madsen SCF 21.04.2017Una serie di movimenti dei partner dell’Iniziativa della Cooperazione d’Istanbul (ICI), gli Emirati Arabi Uniti, sono osservati dalle nazioni litoranee dell’Oceano Indiano che si chiedono se il patto “nordatlantico” arrivi nell’Oceano Indiano e nella Penisola Araba grazie a un accordo di “outsourcing” con le nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). Il 27 gennaio, mentre gli occhi del mondo puntavano sull’amministrazione Trump, da una settimana a Washington, credendo che la NATO divenisse un guscio vuoto, secondo la convinzione di Trump che fosse “obsoleta”, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg apriva il centro regionale dell’Iniziativa della Cooperazione d’Istanbul (ICI) della NATO in Quwayt. Oltre a Stoltenberg alla cerimonia di apertura vi erano il segretario generale del GCC, i rappresentanti dei 28 membri del Consiglio Nord Atlantico e funzionari del governo del Quwayt, nonché di Bahrayn, UAE, Arabia Saudita, Qatar e Oman. L’apertura di una struttura NATO nel Golfo Persico è un salto inedito del blocco, destinato alla difesa del “Nord Atlantico”, verso le lontane acque dell’Asia. L’operazione del Quwayt seguiva la firma del programma di partenariato e cooperazione individuale (IPCP) tra NATO e UAE dello scorso ottobre. L’accordo è volto a rafforzare i legami tra NATO e UAE su operazioni e missioni della NATO e per una maggiore interoperabilità. L’ammissione de facto degli UAE nella NATO segue i numerosi rafforzamenti militari della federazione del Golfo nell’Oceano Indiano e nel Corno d’Africa. C’è la convinzione che la NATO usi gli Emirati Arabi Uniti per estendere l’influenza militare e politica sull’Oceano Indiano, compresi Golfo Persico, Golfo di Aden e Mar Rosso. La NATO ha già una notevole presenza militare nella regione del Golfo e nell’Oceano Indiano. La Quinta Flotta degli Stati Uniti fa base nella capitale del Bahrayn di Manama. La base aerea di al-Udayd in Qatar rimane uno dei più grandi avamposti degli USA in Medio Oriente. La base è la sede del Comando Centrale degli Stati Uniti, del Comando Centrale delle Forze Armate Statunitensi, dell’Expeditionary Air Group della Royal Air Force e del 379.th Air Expeditionary Wing dell’USAF. L’UAE fa la sua parte con le basi militari della NATO e partner, come la Royal Australian Air Force, con la base aerea di al-Minhad, a sud di Dubai, il centro militare statunitense presso la base aerea di al-Dhafra, vicino ad Abu Dhabi, il porto di Jabal Ali a Dubai e la base navale Fujayrah nel Mar Arabico. Vi sono anche basi militari statunitensi presso la base aera Ali al-Salam, Camp Arifjan, Camp Buehring e la base navale a Quwayt City; le basi Masirah e Thumrait nell’Oman; la base aerea Isa in Bahrain; Camp Lemonnier a Gibuti; Camp Eskan presso Riyadh, in Arabia Saudita; Manda Bay in Kenya; l’Aeroporto Internazionale Victoria sull’Isola di Mahé nelle Seychelles; la base aerea Baledogle in Somalia e il grande centro di supporto navale di Diego Garcia nel Territorio dell’Oceano Indiano Britannico. Gli Stati Uniti hanno mostrato interesse a sviluppare un impianto di sorveglianza marittima sulle isole Cocos, governate dall’Australia, nell’Oceano Indiano orientale. Personale specializzato negli Stati Uniti è stato avvistato a Zanzibar, da cui furono cacciati i militari statunitensi nel 1964. Un sito balneare di sei acri, della cosiddetta nuova ambasciata statunitense nella capitale dello Sri Lanka di Colombo, è ritenuto dagli abitanti una base militare.
Con la scusa di sostenere la coalizione del GCC che combatte i ribelli huthi nella sanguinosa guerra civile dello Yemen, gli UAE acquisiscono strutture nella regione, la cui più pregiata è l’isola strategica di Socotra nel Golfo di Aden. Vista dagli Stati Uniti come base navale e d’intelligence fin dalla fine della guerra fredda, vi sono rapporti secondo cui il presidente in esilio dello Yemen, Abdrabuh Mansur Hadi avrebbe affittato le isole Socotra e Abd al-Quri agli UAE nel 2014, prima di fuggire in Arabia Saudita. Abd al-Quri è una piccola isola a 65 miglia a sud-ovest di Socotra. Dall’inizio della guerra civile nello Yemen, gli UAE hanno approfittato dell’assenza di un governo stabile per espandere l’influenza a Socotra. L’accordo degli UAE su Socotra sarebbe in cambio del sostegno ad Hadi e ai suoi alleati sauditi nel tentativo militare di sottrarre lo Yemen settentrionale ai ribelli huthi sostenuti dall’Iran, che hanno preso la capitale yemenita Sana. In precedenza, parte della provincia dell’Hadhramaut dello Yemen, Socotra è diventata una provincia nel 2013. Prima che l’ex-Yemen del Sud ottenesse l’indipendenza dalla Gran Bretagna, Socotra era un possedimento del sultanato Mahra di Qishn nell’Hadhramaut del protettorato dell’Arabia del Sud. La separazione di Socotra dall’Hadhramaut e l’assegnazione dichiarata agli UAE non sono riconosciute dal pretendente al trono dell’ex-sultanato Mahra Abdullah bin Isa. Le operazioni militari statunitensi nello Yemen a sostegno della coalizione saudita sarebbero contro al-Qaida nella penisola araba (AQAP), ma sembra sempre più che gli effettivi bersagli di droni, missili e forze speciali statunitensi siano le tribù fedeli agli ex-governanti bin Isa, i ribelli huthi e i combattenti indipendentisti sudyemeniti. La compagnia aerea degli UAE, Rotana Jet, offre servizi diretti tra Abu Dhabi e Socotra. L’Air Yemenia provvede alla tratta diretta tra Socotra e Dubai. C’è ragione di credere che gli UAE si siano rivolti agli Stati Uniti per affittare Socotra e che sia solo questione di tempo prima che personale USA e NATO arrivi sull’isola, probabilmente con il partenariato ICI-NATO. Alcuni rapporti affermano che l’affitto valga 99 anni, quanto gli Stati Uniti affittarono la base navale di Guantanamo Bay da Cuba appena indipendente. Gli Stati Uniti hanno abrogato il contratto d’affitto di Guantanamo rifiutando di lasciare la base dopo la risoluzione nel 1999.
Ad Abu Dhabi ha sede la compagnia militare privata Reflex Responses (R2), gestita dal fondatore di Blackwater Erik Prince. La sorella, Betsy DeVos, è segretaria all’istruzione di Trump. Prince avrebbe consigliato la squadra di transizione di Trump partecipando alle riunioni entrando dal retro della Trump Tower a Manhattan. Gli osservatori del Medio Oriente ritengono R2 emanazione della CIA dedita ad arruolare mercenari provenienti da Paesi come Colombia, Sudafrica e Cile per combattere come agenti statunitensi in guerre come quella civile nello Yemen. Il personale operativo di R2 ha sede centrale presso la base militare degli UAE, la Military City al-Zayad presso Abu Dhabi. Prince e il principe di Abu Dhabi comandano congiuntamente 1400 colombiani, i cui ufficiali sono principalmente ex-militari statunitensi e inglesi. Gli UAE hanno acquisto altre basi militari nell’Oceano Indiano. Recentemente hanno firmato un accordo con la Repubblica del Somaliland, non riconosciuta, per stabilire una grande base navale nel porto di Berbera sul Golfo di Aden. Nell’ottobre 2015, le forze degli UAE occuparono l’isola yemenita Perim, nello stretto di Bab al-Mandab, tra Mar Rosso e Golfo di Aden. L’isola era sotto il controllo delle forze huthi che combattono il governo fantoccio dei sauditi dello Yemen. Il presidente degli UAE ha costruito un grande palazzo per le vacanze sull’isola Mahé nelle Seychelles, in quella che una volta era una stazione di ascolto statunitense. L’Arabia Saudita, secondo quanto riferito, ha acquistato l’atollo Faafu nelle Maldive. Il “mega progetto” previsto per l’atollo dai sauditi sarebbe una base commerciale/navale. Il governo maldiviano lo nega, ma ha ammesso il megaprogetto saudita da 10 miliardi di dollari. Gli abitanti dell’atollo ne sono preoccupati, e una protesta contro l’accordo saudita si è svolta sull’isola principale di Bilehdhoo.
Stati Uniti e NATO hanno accesso alle basi militari francesi di Mayotte, vicino il Madagascar; dell’isola della Riunione, e dell’arcipelago Kerguelen nell’Oceano Indiano meridionale, vicino all’Antartide. La Francia ha anche impianti ad Abu Dhabi, presso la base aerea al-Dhafra; la base navale Mina Zayad e la base della Legione Straniera Francese a 50 miglia dalla città di Abu Dhabi. Stati Uniti e NATO militarizzano la regione dell’Oceano Indiano tanto quanto l’Atlantico settentrionale e il Mediterraneo. La NATO e i suoi padroni di Washington, ora alleati con i partner ICI del Golfo Persico, intendono spingere l’Alleanza Atlantica ben oltre l’Oceano Atlantico, nell”Oceano Indiano e nel Pacifico. Rimane la domanda. A quale fine?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Myanmar sfida la “comunità internazionale”

Gearóid Ó Colmáin, 01/02/2017

Aung San Suu Kyi, leader del de facto del Myanmar, ha rigettato la richiesta delle Nazioni Unite per un’indagine sulla situazione della cosiddetta minoranza etnica Rohingya nel Paese. Le violenze sono esplose nella provincia di Arakan, nell’ottobre 2016, quando i terroristi jihadisti hanno attaccato un posto di blocco della polizia al confine del Bangladesh, uccidendo nove poliziotti. Gli attacchi furono attribuiti all’Organizzazione Solidarietà dei Rohingya (RSO), organizzazione terroristica jihadista con collegamenti con l’Arabia Saudita. Gruppi per i diritti umani legati al dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ai servizi segreti inglesi, come Human Rights Watch e Amnesty International, hanno lanciato un appello congiunto alla “comunità internazionale” per fare qualcosa per evitare il “genocidio” contro la minoranza rohingya dopo che le truppe birmane lanciavano un’operazione per sedare l’insurrezione islamista. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accusava il governo del Myanmar di genocidio basandosi sule relazioni delle suddette dubbie organizzazioni, dalla lunga storia di diffusione di menzogne e disinformazione per giustificare le guerre di aggressione mascherate da “interventi umanitari”. Il governo del Myanmar ha istituito una commissione per indagare sulle accuse di crimini nello Stato di Arakan. La condizione dei rohingya ha ricevuto una copertura stampa copiosa negli ultimi anni. I rohingya sono bengalesi musulmani migrati nella provincia ex-buddista dell’Arakan nel 19.mo secolo, quando l’impero inglese stanziò i feudatari musulmani di Chittagong per coltivare la zona. La provincia ha una gloriosa storia islamica risalente al 15.mo secolo; ma la popolazione buddista è divenuta una minoranza nel nord dell’Arakan negli ultimi decenni. Migliaia di donne buddiste furono violentate e uccise dai bengalesi musulmani; eppure i media occidentali non mostrano interesse. Invece, l’attenzione si è concentrata sulla demonizzazione dei monaci nazionalisti che boicottano ciò che vedono come tentativo dei musulmani bengalesi di pulizia etnica della provincia. Alcun obiettivo esame della violenza etnica nella provincia si ha nella stampa occidentale. Invece, i monaci nazionalisti sono stati descritti come “razzisti”, e numerosi video mal tradotti ed estrapolati dal contesto vengono prodotti in tal senso. Aung San Suu Kyi è stata un’agente dell’imperialismo anglo-statunitense dalla rivolta della CIA del 1988 che tentò di rovesciare il regime nazionalista ed installarvi la leader fantoccio favorevole all’occidente. Si sperava che aprisse il Paese ricco di minerali alle società occidentali. Tuttavia, la “comunità internazionale”, cioè gli Stati vassalli degli Stati Uniti, ha recentemente espresso rammarico per la lentezza delle riforme economiche da quando è stata eletta alla guida del Paese nel 2015: Aung San Suu Kyi avrebbe dovuto consegnare il Myanmar agli interessi occidentali, ma finora non l’ha fatto.
Leader della Lega nazionale per la democrazia (LND), Aung San Suu Kyi ora sembra sfidare la comunità internazionale giocando la carta nazionalista. Con l’occidente in fase terminale, è probabile che Suu Kyi abbia capito meglio che gli interessi del Paese si ritrovano nell’ulteriore avvicinamento con la Cina. Focolaio di tensioni etniche, Yangon potrebbe anche affrontare, tra l’altro, una rivolta dello Stato islamico e del Kashin Independence Army (KIA). Il Paese attualmente vive le prime elezioni suppletive dall’ascesa di Aung San Suu Kyi al potere nel 2015 e le tensioni etniche sono già palpabili. Attivisti della LND sarebbero stati minacciati nello Stato Shan dal Shan State Army. L’Unione del Myanmar è fragile e potenze straniere potrebbero facilmente destabilizzarlo se la LND decidesse di respingere l’occidente a favore della Cina.
La causa dei rohingya ha il sostegno del miliardario degli hedge fund George Soros, le cui Open Society Foundations promuovono il neoliberismo spacciato da diritti umani e democrazia. Alcuni sostenitori della storie sui rohingya hanno sottolineato che l’esercito birmano ha stretti contatti con Israele e che la violenza contro la minoranza rohingya è alimentata da Tel Aviv. L’esercito del Myanmar ha certamente stretti legami con Israele e agenti israeliani supportano l’islamofobia nel Paese, ma anche Russia e Cina hanno stretti rapporti con Israele; ciò significa che la repressione in Cina dei terroristi filo-occidentali uiguri nella provincia del Qingyang e la guerra della Russia contro i jihadisti nel Caucaso del Nord, sono parte di un complotto sionista? Difficile. Il conflitto in Myanmar è estremamente complesso, ma la narrazione costruita dal complesso militare-industriale-mediatico-spionistico-ONG accusa il governo di tutti i problemi del Paese, ricordando le prime fasi della campagna terroristica filo-occidentale contro Libia, Siria e molti altri Paesi. Aung San Suu Kyi potrebbe ancora essere un’agente dei suoi ex-sponsor occidentali, o seguire le orme del padre, che tradì i suoi sostenitori imperialisti giapponesi perseguendo una linea nazionalista. Forse Aung San Suu Kyi ha appreso una lezione importante durante i suoi anni agli arresti domiciliari da parte del regime militare: il Paese non potrà mai svilupparsi se si vende completamente alla “comunità internazionale”. Nel secolo cinese c’è solo la Fascia e Via. Molti circoli elitari in Europa e negli Stati Uniti chiedono che il premio Nobel ad Aung San Suu Kyi sia revocato. Lei affronta una scelta chiara: espellere tutte le ONG straniere e avvicinarsi economicamente e militarmente alla Cina in modo da garantire un futuro al Paese o cedere alla pressione neocoloniale occidentale sulla questione rohingya. Se fa la prima, finirà con Gheddafi e Assad nella sala dei demoni occidentale. Ma potrà vincere la guerra, se resiste e potrà candidarsi al Premio per la Pace Confucio, la medaglia indossata da chi segue la vera via della pace e dello sviluppo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia vara un ultravanzato sottomarino nucleare

La Russia vara l’avanzato sottomarino Kazan riportando la flotta sottomarina ai livelli sovietici.
Alexander Mercouris, The Duran 01/04/2017La Marina russa riceverà presto il Kazan, secondo sottomarino nucleare della classe Jasen, appena varato dal gigantesco cantiere Sevmash nella città portuale di Severodvinsk, nella regione di Arkhangelsk. Il Kazan è un sottomarino multiruolo capace di lanciare siluri avanzati e missili da crociera supersonici delle famiglie Kalibr e Oniks. Si tratta di un sottomarino molto più avanzato e potente rispetto al sottomarino capoclasse Jasen, il Severodvinsk, progettato nell’URSS e impostato nel 1993, ma a causa della crisi economica degli anni ’90 fu infine varato solo nel 2010 ed entrò in servizio nella Marina russa nel 2013. Al contrario il Kazan fu impostato nel 2009, ed appena varato dovrebbe entrare in servizio nella Marina russa il prossimo anno. La storia eccezionalmente prolungata della costruzione del Severodvinsk riflette non solo la grave crisi finanziaria che colpì i piani di approvvigionamento della difesa russa negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Riflette anche la severa riduzione dell’attività delle industrie cantieristica e della Difesa russe nello stesso periodo. Per completare con successo il Severodvinsk e riprendere la produzione in serie dei sottomarini nucleari, con i sistemi d’arma più complessi e più avanzati esistenti, si richiese l’aggiornamento e la ristrutturazione radicali dei cantieri navali e delle industrie della Difesa dediti alla loro produzione. Il fatto che ciò accada ora, permettendo la produzione in serie degli avanzati sottomarini classe Jasen, accelerandone i tempi di costruzione (altri cinque di questi sottomarini avanzati dovrebbero entrare in servizio entro il 2025), sono una significativa realizzazione industriale.
Anche se cinque Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, costruiscono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, con l’India intenzionata a seguirli, la classe Jasen è nettamente più avanzata rispetto ai sottomarini nucleari d’attacco costruiti dagli Paesi, a parte gli Stati Uniti. Infatti i russi sostengono che gli unici sottomarini relativamente sofisticati quanto la classe Jasen sono i tre sottomarini della classe Seawolf, costruiti dagli Stati Uniti negli anni ’90. E’ probabile che la classe Jasen fosse originariamente destinata a sostituire i precedenti sottomarini lanciamissili Granit e Antej, costruiti dall’URSS negli anni ’80, anche se la classe Jasen è molto più sofisticata ed ha prestazioni significativamente migliori. I russi attualmente sviluppano i sottomarini nucleari più piccoli e meno costosi della classe Husky, integrando la classe Jasen e sostituendo l’attuale classe di sottomarini Shuka-B, costruiti dall’URSS negli anni ’80. C’è anche un significativo continuo programma di sviluppo e costruzione dei sofisticati sottomarini a propulsione convenzionale diesel-elettrica delle classi Lada e Kalina. Mentre i sottomarini a propulsione convenzionale non hanno le prestazioni o l’autonomia dei sottomarini a propulsione nucleare, sono significativamente più silenziosi e furtivi (gli attuali sottomarini classe Kilo sono anche chiamati ‘buchi neri’ per la silenziosità), rendendosi utili soprattutto nelle acque costiere.
Incidentalmente, i sottomarini a propulsione nucleare della Russia sono sempre più significativamente silenziosi. È un luogo comune nei commenti occidentali che i sottomarini nucleari russi siano molto più rumorosi di quelli degli Stati Uniti. Come questo grafico (secondo le informazioni dell’US Navy) mostra, ciò è sempre stato esagerato, con sottomarini nucleari russi sempre meno in ritardo rispetto ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti, di quanto spesso si affermi, e i sottomarini nucleari russi di solito sono più silenziosi dei sottomarini nucleari statunitensi della classe precedente. Con il varo del Kazan, e i lavori sulla classe Husky, è probabile che la silenziosità dei sottomarini a propulsione nucleare russi sia ormai al livello di quelli progettati dagli Stati Uniti.L’attenzione su sviluppo e costruzione dei sottomarini in Russia dimostra qualcos’altro. Anche se lo sviluppo di portaerei e navi di superficie russi tende ad attirare l’attenzione, l’attuale priorità navale russa sono sviluppo e costruzione dei sottomarini. La flotta sottomarina, dall’inizio della guerra fredda, è sempre stata la forza d’attacco principale della Marina russa. L’importanza che i russi attribuiscono alla flotta sottomarina è dimostrata dal fatto che la loro flotta sottomarina finora è l’unica parte della flotta russa ad essere stata riportata ai livelli dell’URSS. L’Ammiraglio Vladimir Korolev, comandante in capo della Marina russa, aveva detto alla cerimonia per il varo del Kazan che nel 2016 la flotta sottomarina russa per la prima volta è ritornata ai livelli dell’era sovietica, nelle missioni di pattugliamento. Con le nuove classi di sottomarini in via di sviluppo e realizzazione, la presenza sotto i mari della Russia d’ora in poi potrà solo crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Perla della Grande Flotta Cinese

Aleksandr Ermakov, RIACchinas-liaoning-aircraft-carrierLa Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA Navy) è forse quella dalla più rapida e ambiziosa crescita del mondo. Dopo decenni di sviluppo della difesa costiera, la PLA Navy per la prima volta si avventura sugli oceani ed è pronta a combattere per la supremazia nella regione. Per supportare le rivendicazioni territoriali e confermare lo status di mezzo di proiezione di potenza mondiale del Paese, la PLA Navy ha avviato un grande programma per costruire una flotta di portaerei.

Tutto ciò che si può comprare
4a7ed479b4bb687fb89d910f325fb2d5-kheg-835x437ilsole24ore-web-11 Per sviluppare la Marina, la Cina naturalmente segue la prima potenza globale e principale avversario, gli Stati Uniti. Tuttavia, il programma per le portaerei si basa sui progetti sovietici. Non sarebbe esagerato suggerire che la Cina, al momento almeno, continua l’opera dei costruttori navali russi interrotta un quarto di secolo fa. Ciò non sorprende dato che prende spunto dai piani sovietici. In primo luogo, sintetizziamo il programma delle portaerei sovietiche. Dopo i tentativi falliti di costruire “La Grande Flotta di Stalin”, come fu chiamata [1], che avrebbe incluso le portaerei (le prime proposte del genere si ebbero quando l’impero russo ancora esisteva), la Marina sovietica fu costretta a mettere da parte le portaerei, che in ogni caso furono etichettate “armi dell’aggressione imperialista”. Le prime poterei sovietiche erano piuttosto dei bizzarri compromessi, essendo stato sviluppate dalle portaelicotteri, e furono dotate di missili da crociera ed ufficialmente classificate incrociatori portaeromobili (o semplicemente portaerei secondo la nomenclatura delle forze armate di tutto il mondo). I 7 incrociatori costruiti fecero ufficialmente parte del Proekt 1143 (nome in codice “Krechyet“, falcone). E nonostante mostrassero una certa affinità, furono divise in tre gruppi.
Le prime quattro navi potrebbero giustamente essere chiamate incrociatori, essendo incrociatori pesanti lanciamissili con ponte di volo per elicotteri e velivoli Jak-38 a decollo e atterraggio verticale (VTOL) “allegata a babordo”. Le successive due sono portaerei con un ponte di volo esteso comprendente una grande rampa e cavi d’arresto che rendono possibile l’utilizzo di velivoli da combattimento navalizzati. Lo sviluppo logico di queste navi era il Proekt 1143.7, la portaerei Uljanovsk la cui costruzione fu sospesa con il crollo dell’Unione Sovietica. L’Uljanovsk doveva essere la prima portaerei a pieno titolo dell’Unione Sovietica, una nave a propulsione nucleare e con catapulte per aerei. I lanciamissili dovevano esser rimossi dalle ultime navi della serie, divenendo portaerei “pulite” (anche se è del tutto possibile che la Marina sovietica continuasse comunque a chiamarle incrociatori). Le rampe della navi sovietiche consentivano di ridurre significativamente la corsa al decollo e decollare con un buon rapporto spinta-peso (la correlazione tra potenza del motore e peso dell’aeromobile). Sistemi d’arresto venivano utilizzati per l’atterraggio, come funi di acciaio progettati per essere catturati dal gancio di arresto del velivolo. In altri Paesi, le rampe sono usate per aumentare il peso al decollo degli aerei dopo una breve corsa, come lo Sky Jump per l’Harrier, consentendo maggiore quantità di carburante e carico bellico. Da un lato, le rampe assicurano facilità di funzionamento e affidabilità; dall’altra parte, tuttavia, non consentono ad aerei pesanti di decollare, come i velivoli-radar a lungo raggio, limitando il peso al decollo degli aeromobili, anche dei caccia, soprattutto quando la nave viaggia a bassa velocità ed in condizioni meteo sfavorevoli (senza venti a favore e con temperature elevate che riducono la spinta dei motori a reazione). Le catapulte per aerei non hanno tali limitazioni. Tuttavia, il meccanismo della catapulta moderna è piuttosto complesso.
1280px-usnwc_varyag01Il destino delle navi costruite come Proekt 1143 fu vario. La maggioranza lasciò la Russia, con la Cina che ne acquistò tre in un colpo solo. Una nave fu venduta alla Corea del Sud (per rottamarla); un’altra fu acquistata dalla Marina indiana (aggiornata ed in servizio con il nome Vikramaditya); una terza nave (Uljanovsk) fu smantellata nel cantiere in Ucraina; e una quarta fa parte della Marina russa (Admiral Kuznetsov). Ufficialmente, la Cina ha acquistato le portaerei per trasformarle in attrazioni e/o alberghi a tema, e le prime due (Kiev e Minsk) vengono infatti utilizzate per tale scopo (anche se sono state studiate da militari e costruttori navali). Fu una storia completamente diversa per la terza nave acquistata, la Varjag. Al momento del crollo dell’Unione Sovietica, la nave era al 70 per cento completata. Nel 1998, lo scafo fu acquistato da una società cinese per 27milioni di dollari. La ragione ufficiale era trasformarla in casinò e albergo. Tuttavia, il piano originale era completarla ed assegnarla alla flotta del Paese [2]. La Varjag arrivò in Cina solo nel 2002, avendo seguito un lungo tragitto. I lavori che ripristinarono lo scafo, rimossero la corrosione, completarono la costruzione e riequipaggiarono la nave iniziarono nel 2005. Sembra che i costruttori navali cinesi dovettero acquistare dei componenti necessari (tra cui l’apparato motore) in Ucraina e Russia. Inoltre, l’acquisto da parte cinese della documentazione tecnica del Proekt 1143.6 in Russia, negli anni ’90, gli avrebbe aiutati. Se le portaerei sovietiche furono costruite nel cantiere navale sul Mar Nero in Ucraina, furono progettate dall’Ufficio Progettazione Nevskoe di San Pietroburgo, per cui è lecito ritenere che la documentazione non poteva che essere stata ottenuta lì [3]. Non fu che nel 2011, quando i lavori sulla nave erano in fase di completamento, che la Cina ufficialmente riconobbe che la portaerei sarebbe entrata nella sua flotta. Ovviamente, sarebbe stato sciocco da parte delle autorità cinesi continuare a nascondere le intenzioni. Il viaggio inaugurale della nave avvenne nell’agosto dello stesso anno, e nel settembre 2012 entrò ufficialmente nella flotta. La portaerei ebbe il numero identificativo 16 e fu denominata Liaoning in onore della provincia in cui è stata completata, nella città costiera di Dalian, che ospita diversi grandi cantieri navali.
Così cosa esattamente hanno ereditato i cinesi dall’URSS?6-1024x565La prima di molte
Il fatto che così tanti cacciatorpediniere siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è creare un solo gruppo di portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formano il nucleo. La portaerei cinese Liaoning è l’aggiornamento della nave sovietica Proekt 1143.6, quasi identica all’Admiral Kuznetsov costruita come Proekt 1143.5 [4]. Allo stesso tempo, i cinesi non hanno effettuato serie alterazioni alla nave, oltre a dotarla della componente aerea e ad allestirne lo scafo. Di conseguenza, la portaerei è molto simile al predecessore russo per aspetto e con capacità di volo comparabili. Tuttavia, la nave cinese si differenzia principalmente nell’avionica e nei sistemi di difesa aerea a corto raggio. Considerando l’intervallo tra il varo della Liaoning e quello dell’Admiral Kuznetsov, non c’è da meravigliarsi che la versione cinese abbia un’avionica superiore. Per quanto riguarda la difesa aerea, tuttavia, la Liaoning non è così massicciamente armata come la controparte russa. Parlando della difesa aerea, sembrerebbe che la Cina s’ispiri alle marine occidentali, dove questo compito è in gran parte affidato a cacciatorpediniere con potenti sistemi missilistici antiaerei e radar. Finora l’attenzione su questo tipo di difesa aerea ha portato alla comparsa di una classe universale di navi da guerra, come i cacciatorpediniere inglesi Type 45 (più comunemente noti come classe Daring) e i cacciatorpediniere australiani classe Hobart, essenzialmente navi antiaeree con capacità limitate negli altri settori. Il compito prioritario dei cacciatorpediniere degli Stati Uniti classe Arleigh Burke è provvedere alla difesa antiaerea dei gruppi d’attacco imbarcati (CSGS), anche se i conflitti degli ultimi decenni hanno reso questo compito meno evidente, evidenziato dall’uso da parte di queste navi dei missili da crociera a lungo raggio contro obiettivi terrestri. In questi casi, le portaerei fungono da difesa aerea a lungo raggio, responsabilità degli aerei da combattimento imbarcati, mentre le navi sono equipaggiate con sistemi di difesa aerea a corto raggio minimali, principalmente destinati a contrastare i velivoli che superano le prime difese.
c6b615721b99 La Cina ha seguito l’esempio occidentale negli ultimi anni, costruendo rapidamente cacciatorpediniere Tipo 052C (sei) e Tipo 052D (sette di dodici navi programmate). Le specifiche tecniche reali di queste navi sono difficili da valutare, ma sarebbero in linea con i leader mondiali. Si lavora sui cacciatorpediniere Tipo 055, che sembrano promettenti. Le dimensioni di queste navi hanno portato alcuni esperti a considerarli incrociatori, piuttosto. Il fatto che tanti cacciatorpediniere (che, naturalmente, possono svolgere molti compiti) siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è comporre un solo gruppo portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia da tempo impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formino il nucleo. La prima portaerei interamente progettata e realizzata in Cina è attualmente in costruzione presso lo stesso cantiere di Dalian in cui è stata completata la Liaoning. Il nome in codice della portaerei è Tipo 001A (di conseguenza, il nome in codice della Liaoning è Tipo 001). Il sistema cinese di denominazione delle navi da guerra è piuttosto rigido e prevedibile, così la nuova nave probabilmente avrà il nome di una delle province del Paese, per esempio Guangdong, la provincia più popolosa della Cina e che ospita la Flotta del Sud, responsabile della protezione del Mar cinese meridionale e delle sue isole contese. A giudicare dalle immagini (la Cina tende a mantenere riservate le esatte specifiche tecniche delle sue navi), la Tipo 001A sarà, almeno in apparenza, una copia della Liaoning. Alcune differenze possono essere viste nella sovrastruttura, basate essenzialmente sul presupposto che vi sarà installata avionica cinese (l’attesa riduzione delle dimensioni della sovrastruttura non s’è avuta). Di ben maggiore interesse è l’ampiezza della riprogettazione interna della nave: per esempio, le dimensioni dell’hangar sono aumentate? Dimensioni e numero degli ascensori aerei (due) lasciano molto a desiderare, sarebbe utile poter sollevare due caccia su almeno uno di tali impianti. Sarà interessante vedere come sarà utilizzato lo spazio liberato dalla rimozione dei missili antinave, un semplice “magazzino”? O forse una serie di scomparti verrà modificata? Ciò che è certo è che i moderni mezzi di automazione riducono significativamente le dimensioni dell’equipaggio. Circa duemila marinai prestavano servizio sulle originali portaerei sovietiche Proekt 1143.5 e 1143.6, oggi eccessivo per una nave della loro stazza. In confronto, le dimensioni dell’equipaggio della nuova portaerei Gerald R. Ford degli Stati Uniti sono state ridotte di un quinto rispetto alle precedenti classe Nimitz [5]. Un equipaggio ridotto significa alloggi e spazio ridotti, come mense e palestre. Nel complesso, ci si può aspettare di vedere alcuni miglioramenti nella portaerei Tipo 001A, un hangar più grande, sistemi di decollo ed atterraggio più efficienti, peso al decollo più elevato (assumendo un miglioramento delle prestazioni dinamiche) e avionica migliorata. La nave sarà varata nei prossimi mesi, ma ciò non significa che sarà completata, semplicemente lo sarà quando sarà già in mare, consentendo di liberare il cantiere per avviare la costruzione di una nuova nave. In epoca sovietica, la navi Proekt 1143 furono costruite presso il cantiere navale del Mar Nero in Ucraina quasi senza interruzione, non appena una veniva varata la costruzione di un’altra iniziava.
0ab809748ba5Si parla molto di come sarà la nuova nave, anche se per lo più sono congetture e speculazioni, come avviene di solito nel caso dei programmi militari della Cina. E’ molto probabile che la seconda portaerei, interamente progettata e realizzata in Cina (e terza della flotta), l’ipotetica Tipo 002, sarà dotata di catapulte per aerei. La Cina iniziò a studiare le catapulte alla fine degli anni ’80, quando usò la tecnologia dalla portaerei Melbourne che acquistò [6], presumibilmente per rottamarla, costruendo un impianto per le esercitazioni simile a quello sovietico NITKA [7]. In seguito, i piloti cinesi si addestrarono a decollare da rampe simili a quelle della Liaoning. Tuttavia, la Cina ha recentemente aperto un proprio centro di collaudo con due catapulte, di cui almeno una probabilmente elettromagnetica invece che a vapore. Le catapulte elettromagnetiche sono una nuova promettente tecnologia, dalla maggiore efficienza nella conversione dell’energia e maggiore facilità d’uso rispetto alle classiche catapulte a vapore. Ma sono estremamente difficili da costruire dal punto di vista tecnologico. Allo stato attuale, non una sola portaerei al mondo ha catapulte elettromagnetiche operative. La Gerald R. Ford (CVN-78) è dotata di un prototipo di catapulta elettromagnetica, ma non è nemmeno stata testata che già causa problemi tecnici. In generale, i programmi militari cinesi non tendono ad essere eccessivamente avventurosi. Di conseguenza, la costruzione della seconda portaerei del Paese (e prima di proprio disegno) non dovrebbe essere troppo difficile. Schematicamente, sarebbe simile alla sovietica Proekt 1143.7 Uljanovsk, che era dotata di rampa e due catapulte. L’affidabilità della catapulta non sarà così cruciale in questo caso, tuttavia, poiché i caccia possono decollare dalla rampa. Potrebbe essere possibile, quindi, “rischiare” d’installare una catapulta elettromagnetica. Un’altra questione importante è se la Tipo 002 sarà una nave nucleare. I motori nucleari offrono una serie di vantaggi alle portaerei di grandi dimensioni: eliminano la necessità di rifornirsi di carburante durante le operazioni; liberano spazio per il carburante e le armi degli aeromobili [8]; garantiscono alte velocità stabili e hanno grande potenza. Tra le navi di superficie, l’utilità del nucleare è evidente per le portaerei; la flotta statunitense, che ha costruito un numero significativo di incrociatori nucleari durante la guerra fredda, gli ha radiati. Le navi da battaglia Proekt 1144 classe Orlan sono le uniche che poterono essere prodotte dall’Unione Sovietica, che all’epoca puntava alla creazione di un mezzo per combattere i gruppi d’attacco imbarcati degli Stati Uniti. Dotare le navi Tipo 002 di reattore nucleare sarebbe un compito straordinariamente difficile, soprattutto per la Cina, in quanto nessuna delle sue navi di superficie ne è attualmente dotata. Se si decidesse d’installarvi un reattore nucleare, allora il programma Tipo 002 diverrebbe il più ambizioso che le forze armate cinesi abbiano intrapreso. Probabilmente s’impiegherebbero gli sviluppi compiuti nella tecnologia dei sottomarini nucleari, dove hanno una certa esperienza (la PLA Navy ha varato i suoi primi sottomarini a propulsione nucleare all’inizio degli anni ’70). I reattori nucleari per i sottomarini sono relativamente poco potenti, ma diversi possono essere installati in una sola nave: la portaerei francese Charles de Gaulle ha due reattori simili a quelli utilizzati sui sottomarini a propulsione nucleare, e la portaerei USS Enterprise ne aveva otto. L’Uljanovsk doveva averne quattro, e due ne hanno gli incrociatori Proekt 1144.
Qualunque cosa accada, la portaerei Tipo 002 non sarà operativa prima del 2020. Nel frattempo, la flotta cinese sarà composta da 2 portaerei con rampe. L’approfondimento delle prospettive dello sviluppo della componente aerea imbarcata della Cina e dei relativi compiti sarà affrontato nella seconda parte di questo articolo.liaoning-cv16Note
1. Nome collettivo da tempo assegnato a una serie di programmi di costruzione navale nel pre e dopoguerra, il cui obiettivo era creare una potente flotta oceanica. I programmi si conclusero con un fallimento poiché le autorità sovietiche sopravvalutarono le capacità dell’industria, e perché scoppiò la guerra. Il colpo finale fu la morte di Stalin e la successiva ridistribuzione del denaro assegnato ai programmi per la flotta sottomarina, l’esercito e lo sviluppo dei missili nucleari.
2. Va notato qui che nella sua autobiografia (pubblicata 15 anni dopo), Xu Zengping, l’uomo d’affari di Hong Kong che effettuò l’acquisto, scrive che il governo cinese lo compensò solo in parte della somma che versò, e solo dopo molto tempo. Effettivamente consegnò la nave al governo come dono. L’affare lo rovinò.
3. Questo probabilmente spiega perché, secondo i ricordi dei protagonisti ucraini dell’operazione, i cinesi non acquisirono la documentazione tecnica del Proekt 1143.6 che si trovava nel cantiere. Xu Zengping afferma il contrario.
4 . Secondo i piani sovietici, le differenze tra Proekt 1143.6 e 1143.5 dovevano essere minime e impercettibili: modifiche al disegno dell’isola; un leggermente diverso posizionamento dei lanciamissili antiaerei ed elettronica aggiornata.
5 . Da 5680 a 4660 membri dell’equipaggio .
6. L’HMAS Melbourne delle portaerei classe Majestic, fu operativa dal 1955 al 1982. La nave fu impostata nel Regno Unito nel 1943 e varata nel febbraio 1945. La costruzione venne sospesa dopo la seconda guerra mondiale. La Royal Australian Navy l’acquistò nel giugno 1947. I lavori di costruzione sulla Melbourne proseguirono con ritmo lento, con una serie di modifiche introdotte per permetterle di accogliere gli aerei a reazione.
7. NITKA (Complesso di prova e addestramento aereo) è un impianto militare costruito in Crimea nei primi anni ’80, per consentire di imitare le operazioni di decollo e atterraggio su un ponte, per ricerca ed addestramento. Desiderosa di liberarsi della dipendenza dall’Ucraina, la Russia costruì un complesso simile a Ejsk, ma la Russia si annetté la Crimea prima che il complesso venisse completato e i problemi associati al primo complesso scomparvero.
8. Ad esempio, la portaerei Proekt 1143.7 poteva trasportare più di due volte la quantità di carburante per aeromobili rispetto alle similari navi Proekt 1143.5 e 1143.6.6efc26e759feTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e India concorrono per Hambantota

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 15/02/2017

sri_lanka1Gli analisti specializzati nel predire i rapporti futuri tra India e Cina hanno seguito lo scenario della piccola città di Hambantota, nel sud della Repubblica dello Sri Lanka. Dalla seconda metà dello scorso decennio questo Paese viene ripetutamente citato in quasi tutti i giornali occidentali che parlano del concetto di “filo di perle”. Questa strategia fu introdotta per prima quasi dieci anni fa, quando gli analisti militari degli Stati Uniti videro l’emergente Marina cinese come prima minaccia geopolitica per gli Stati Uniti. Non è certo un segreto che il commercio marittimo crescente della Cina sia estremamente vulnerabile alla possibilità che Washington blocchi lo Stretto di Malacca, la maggiore rotta commerciale del mondo che attraversa Oceano Indiano e Pacifico occidentale. Trovando il collo di bottiglia e bloccandolo con le sue flotte, Washington infliggerebbe gravi danni all’economia della Cina. Per evitare tale scenario, Pechino ha deciso di istituire delle rotte terrestri che le consentirebbero di bypassare gli stretti, mentre crea una catena di basi navali nell’Oceano Indiano nota in occidente come “filo di perle”. Una delle più grandi installazioni di questo filo verrebbe costruita ad Hambantota. Con questi passaggi, la Cina prevede di affrontare il cosiddetto “problema dello stretto di Malacca”, formulato due decenni fa dall’ex-segretario generale del Partito comunista cinese Jiang Zemin. Sul tratto onshore della rotta, Pechino considera due opzioni. La prima, più breve, attraversa il Myanmar accedendo al Golfo del Bengala, mentre un’opzione significativamente più lunga è attraversare il Pakistan, accedendo dal porto di Gwadar nel Mar Arabico. Ma questa seconda strada riduce drasticamente la parte marina della rotta commerciale, compromettendo in tal modo l’importanza delle basi cinesi, esistenti e future, nell’Oceano Indiano.
Per quasi due decenni Pechino ha cercato di concentrarsi sul primo percorso solo per affrontare gli ostacoli disposti dai rivali occidentali che hanno fatto breccia nel Myanmar. Il premio Nobel per la pace, “prigioniera di coscienza” e campionessa delle organizzazioni dei “diritti umani” occidentali Aung San Suu Kyi ha silurato ogni tentativo di riavvicinamento tra Myanmar e Cina compiuto negli ultimi venti anni. Fin da quando la cosiddetta “giunta militare” si dimise, Aung San Suu Kyi ha avuto libero sfogo. Pechino ben presto comprese che ciò avrebbe sospeso la prima rotta che le avrebbe dato accesso all’Oceano Indiano. Pertanto, nell’ultimo decennio la Cina s’è impegnata nella costruzione di autostrade in Pakistan, consentendo ai propri prodotti di raggiungere le coste del Mar Arabico. Ciò significa che i porti pakistani di Gwadar e Karachi diverranno presto grandi hub commerciali con grandi flotte cinesi stanziatevi per proteggervi operazioni e commercio. Come già osservato, ciò porterà all’aumento dell’importanza del porto di Hambantota, costruito in soli due anni, nel 2008-2010, soprattutto grazie al notevole supporto tecnico e finanziario della Cina. Anche se oggi il porto svolge funzioni puramente civili, non c’è dubbio che anche prima che la costruzione iniziasse, la Cina abbia esaminato attentamente tutti i vantaggi che l’installazione potrebbe dare come base militare.
Lo scorso gennaio, il governo dello Sri Lanka aveva un disperato bisogno di investimenti stranieri e stipulò un accordo quadro con Pechino, vendendo l’80% delle azioni del porto di Hambantota alla holding China Port Merchants per i prossimi 99 anni. Questo passaggio ha provocato proteste tra la popolazione locale rendendo l’India abbastanza “preoccupata”. Per minimizzare la paura del vicino settentrionale, il governo dello Sri Lanka, attraverso l’ambasciatore a Pechino, annunciava il 21 gennaio che la Cina non avrebbe mai permesso di utilizzare il porto per scopi militari. Cinque giorni dopo, il Ministero degli Esteri cinese annunciava che il porto non è in possesso esclusivo di Pechino. A sua volta, il Global Times notava che l’India è ossessionata dal porto che “ha sempre avuto” un orientamento civile. Sembra opportuno ricordare un concetto popolare tra gli analisti militari indiani che si può riassumere nella frase secondo cui l’Oceano Indiano deve essere “indiano” e controllato dalla Marina militare indiana. Allo stesso tempo, Nuova Delhi ha chiarito di esser disposta a condividere il controllo della regione con i partner, vale a dire la Marina giapponese, entrando in sintonia con gli obiettivi a lungo termine di Tokyo. Quindi, se Washington decide di isolarsi, in linea di principio, ci sono potenze che possono sostituirla nell’Oceano Indiano. Forse se ne sentirà ancora di Hambantota, dato che può infine essere utilizzata per scopi militari, ma non necessariamente dalla Cina. Infine, il 20% delle azioni del porto è ancora di proprietà del governo dello Sri Lanka e ci sarebbero molti interessi che ancora ricercano il restante 80%.magampura_port_projectVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora