Portaerei contro missili balistici antinave? (II)

Valentin Vasilescu Reseau International 31 agosto 201525_72972_9ed9f5df72c5b8bAbbiamo visto nel precedente articolo che la Cina dispone del missile balistico DF-21D per affrontare le portaerei degli Stati Uniti. Dispone inoltre di sottomarini a propulsione nucleare della classe Tipo 092 dotata di 12 MRBM nucleari JL-1. Il missile JL-1 ha stessi dimensione e peso del missile balistico antinave DF-21D (14,7 t). Un’altra classe di sottomarini cinese, i Tipo 094, è dotata di 12 missili balistici intercontinentale nucleari JL-2,che possono essere facilmente sostituiti da missili a testate convenzionali come il DF-21D. La Cina ha anche 12 sottomarini d’attacco convenzionali classe Kilo e altri 17 classe Tipo 035 (basati sui progetti del Kilo), che possono lanciare 6 missili. In una situazione di crisi, tutti i sottomarini vengono dispiegati a 2000-5000 km a est degli arcipelaghi del Giappone e delle Filippine. Nell’aprile 2006, la Cina mise in orbita 36 satelliti militari ELINT della famiglia Yaogan, che rilevano e individuano a 3000 km le frequenze dei radar e le comunicazioni militari navali. Questi satelliti sono equipaggiati con sensori ottici e di radar per la sorveglianza marittima. Il loro obiettivo è monitorare costantemente i movimenti delle navi della Marina degli Stati Uniti nel Pacifico e allertare il centro di comando della Marina cinese in caso di invasione.
Il principio dell’impiego dei missili antinave è semplice: quando il gruppo di spedizione di scorta alle portaerei degli Stati Uniti entra a portata dei missili del sottomarino, questi registra le coordinate GPS del gruppo e vi lancia una salva di missili 2-4 che cadono entro un raggio di 7 km dall’ultima posizione della portaerei. I sistemi di guida dei missili ricevono, durante la fase di discesa, le ultime correzioni dai velivoli senza pilota “stealth” cinesi Aquila Divina e dai radar BTH (Beyond The Horizon). La velocità di rientro nell’atmosfera del missile è di 12000 km/h, passando dalla quota di 80-100000 m alla portaerei in circa 3 minuti, superando i tempi di reazione degli attuali sistemi di difesa aerea delle portaerei. Il grande dilemma nella difesa della portaerei riguarda il modo in cui le navi di scorta vengono schierate per proteggerla. Finora vengono raggruppate a poche decine di chilometri dalla portaerei. Ma per colpire il missile balistico con il missile antibalistico SM-3, il missile attaccante dev’essere colpito in volo (a metà rotta) e non durante la discesa. Perciò la maggior parte dei cacciatorpediniere ed incrociatori AEGIS va posizionata in modo sfalsato e su più allineamenti, a 500-900 km dalla portaerei. Ma anche qui c’è un problema dato che la gittata dell’SM-3 è di 500 km; se il sottomarino lanciamissili balistici antinave è al di fuori della linea che va dall’incrociatore o cacciatorpediniere AEGIS alla portaerei, è praticamente impossibile intercettare i missili balistici.china_antiship_ballistic_1210-deA-copyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Portaerei contro missili balistici antinave?

Valentin Vasilescu Reseau International 29 agosto 2015maxresdefaultGli Stati Uniti hanno costruito un numero impressionante di aerei moderni per l’US Air Force: 190 F-15C/D, 219 F-15E, 982 F-16 C/D, 186 F-22A. Altri tipi di aerei speciali sono stati adattati per operare dai ponti delle navi che costituiscono l’American Expeditionary Force. L’US Navy ha 29 squadriglie, ciascuna con 10-12 velivoli F/A-18C Hornet e F/A-18E/F Super Hornet. 15 pattuglie (di 4 aerei) EA-18G con missioni di guerra elettronica sono sulle portaerei. Dalle navi d’assalto anfibio (portaelicotteri) operano otto squadriglie di aerei a decollo verticale McDonnell Douglas AV-8B Harrier II, appartenenti alla fanteria dell’US Navy. L’AV-8B Harrier II sarà presto sostituito dall’F-35B e F/A-18C Hornet e F/A-18E/F Super Hornet dall’F-35C. Ricordiamo che l’F-35 è un aereo di quinta generazione, cioè invisibile ai radar e mentre è facile individuare una portaerei, tuttavia l’F-35 non può essere rilevato. La portaerei di nuova generazione a propulsione nucleare come l’USS Gerald R. Ford, trasporta 75 aerei e costa 12,8 miliardi di dollari. L’US Navy ha 10 portaerei (più due di riserva), mentre India e Italia ne hanno due, Spagna, Francia, Russia, Brasile e Thailandia una. Negli ultimi conflitti armati, le forze aeree delle portaerei si sono dimostrate in grado di neutralizzare le difese aeree del nemico, distruggerne gran parte degli aerei a terra, disturbarne il comando strategico/operativo, condurre attacchi mirati su blindati, lanciamissili e artiglieria pesante. Quindi sono obiettivo strategico degli Stati che si sentono minacciati da un’invasione. Tuttavia, a differenza degli obiettivi fissi, una portaerei in movimento può modificare la rotta, il che rende difficile colpirla da distanza. Inoltre, intorno a una portaerei c’è un gruppo di protezione navale costituito da cacciatorpediniere (incrociatori), fregate, sottomarini e navi trasporto e rifornimento.
La corsa tra portaerei e missili balistici antinave non è iniziata oggi. Negli anni ’70, le specifiche di questi missili avevano per requisiti primari una gittata superiore a quella degli aeromobili tattici delle portaerei (900 km) e una velocità di rientro nell’atmosfera che evitasse la difesa aerea delle navi di supporto alla portaerei. I sovietici furono i primi a proporsi di neutralizzare le portaerei, in un momento in cui non c’erano dei missili antibalistici veramente efficaci. Il missile balistico antinave sovietico R-27K fu testato da un sottomarino diesel-elettrico classe Golf il 9 dicembre 1972. Il missile pesava 14 tonnellate e aveva un raggio d’azione di 2400 km. Il problema era che i sistemi di guida erano quelli del periodo e la probabile deviazione al rientro era di 1300 m, quindi solo un ordigno nucleare poteva affondare una portaerei. Nel 1987, il trattato di messa al bando dei missili a media e intermedia gittata, firmato da Stati Uniti e Unione Sovietica, entrava in vigore. E i missili R-27K furono demoliti.
DF21Da-155742_copy1 La Cina è in pieno boom economico. Ed ha quindi lanciato una nuova dottrina militare per la sua flotta, volta a garantirne la libertà di movimento su Pacifico e Indiano. Ma gli Stati Uniti cercano di contenerla, ed è possibile solo con mezzi militari, mediante l’installazione di batterie antinave sulle isole al confine con la Cina e con la forza aerea delle sue portaerei. Giappone e Corea del Sud hanno portaelicotteri e intendono, nel prossimo futuro, operare velivoli a decollo e atterraggio verticale F-35B. Questo è il motivo per cui la Cina ha adottato il concetto di missile balistico antinave e cerca di migliorarlo. Il missile balistico antinave cinese DF-21D, dotato di testata standard, è l’ultima arma della sua classe ed ha una gittata di 1450 km. Un sistema di guida inerziale dirige il missile dopo il lancio, permettendogli di puntare sulla zona con un raggio di 7 km dall’ultima posizione GPS della portaerei. Per ridurre la probabilità di errore a decine di metri, riceve regolarmente informazioni sulla traiettoria e le coordinate dell’evoluzione delle portaerei attraverso radar BTH, UAV ad alta quota invisibili (ai radar) e satelliti. Il drone “stealth” cinese Aquila Divina è del tipo HALE (High Altitude, Long Endurance) e dispone di moderne attrezzature AMTI (Airborne Moving Target Indicator) e SAR (Synthetic Aperture Radar), rilevando a grande distanza senza essere rilevato. Così, durante la fase finale del volo nell’atmosfera, i sensori autonomi d’inseguimento del bersaglio del missile si attivano riducendo l’errore probabile d’impatto a 10-20 m. Le correzioni sono effettuate dal motore del missile, riducendo la velocità da Mach 12 a Mach 5 per una maggiore precisione, poiché i ponti delle portaerei moderne sono grandi 300×70 m. I missili cinesi sono installati su piattaforme mobili, terresti e sottomarine.
Rispetto agli anni ’70, quando i sovietici costruirono i missili R-27K, oggi ci sono i missili antibalistici SM-3 sui cacciatorpediniere ed incrociatori AEGIS che proteggono le portaerei. Hanno tuttavia alcune limitazioni. L’SM-3 può neutralizzare un missile balistico in volo di crociera, ma non nella fase di rientro poiché la capsula di protezione del sistema di guida della testata viene rimossa a 80000 m di quota, tuttavia vi è la possibilità che la trasmissione dei dati (le coordinate del velivolo) del missile balistico sia offuscata dalle navi scorta della portaerei. I radar BTH (Beyond The Horizon) sono sistemi bi-statici ad alta potenza, con stazioni di trasmissione/ricezione separate e distanti l’una dall’altra. Molti di questi radar operano in Cina, uno dei quali si trova presso la città di Wenzhou, sul Mar Cinese Orientale. Questa sua posizione garantisce un campo di propagazione libero tra Giappone e Taiwan, estendendosi al centro dell’Oceano Pacifico. Recentemente gli Stati Uniti con allarme hanno scoperto attraverso i loro satelliti che sulle Isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale (contestate da molti Stati), i cinesi costruiscono strutture militari. E’ molto probabile che la marina cinese vorrà installarvi un radar BTH per sorvegliare permanentemente la rotta delle portaerei degli Stati Uniti dal Sud e dal centro del Pacifico verso la Cina. E sulle Paracels i cinesi hanno costruito un sistema di difesa complesso con una pista di decollo. Un radar BTH qui montato copre lo spazio tra Taiwan e le Filippine, direttamente su centro e nord dell’Oceano Pacifico. I radar BTH emettono fasci di onde a 45 gradi dal suolo riflettendosi ripetutamente sullo strato ionosferico dell’atmosfera terrestre. Questa funzione consente al radar di avere una zona ottimale per rilevare un bersaglio a 4000 km dalla stazione trasmittente. Il rilevamento di navi di superficie nel Pacifico da parte della rete di radar BTH è molto più facile che a terra dove vi sono ostacoli dovuti ai rilievi.
Attualmente il costo di un missile balistico antinave è di 10 milioni di dollari, 1300 volte meno di una portaerei. Lo sviluppo di sistemi di rilevamento e guida del missile balistico aumenta la manovrabilità della testata dopo essere entrata nell’atmosfera. Questo rende i missili balistici un ottimo modo per neutralizzare le portaerei. Ciò sfida le grandi potenze sulla capacità di raggiungere obiettivi di politica estera attraverso l’invasione militare di Stati a migliaia o decine di migliaia di chilometri di distanza.DF-21D_rangesTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentato di Bangkok: chi brandisce la scure sulla Thailandia?

Tony Cartalucci, LD 18 agosto 2015

0013729e431911171b9f02L’attentato del 17 agosto 2015 ha ucciso 20 persone e feritone più di 100, è uno dei peggiori attacchi terroristici nella capitale della Thailandia Bangkok. L’attentato ha colpito un santuario religioso frequentato dai turisti asiatici, in particolare cinesi, che ora costituiscono il più grande gruppo di visitatori in Thailandia. E’ evidente che l’attacco è mirato all’economia della Thailandia, e in particolare a un preciso segmento del mercato turistico della Thailandia. I commentatori hanno ammesso che esistono molti altri obiettivi dalla maggiore concentrazione di turisti a Bangkok. I terroristi hanno colpito in particolare il santuario di Erawan, nel centro di Bangkok. per colpire i turisti asiatici della Thailandia. I media occidentali hanno già diffuso teorie su chi abbia effettuato l’attentato, concentrandosi sui separatisti nel sud delle province della Thailandia in rivolta da anni. Molti notano, tuttavia, che la violenza raramente esce da queste province, e non è mai stata di tale scala, in particolare a Bangkok. Il deposto dittatore Thaksin Shinawatra e i suoi sostenitori sono dei possibili sospetti. Mentre i separatisti del sud non hanno mai compiuto violenze a Bangkok, i seguaci di Shinawatra sì, e spesso. Hanno attuato tumulti che uccisero due negozianti nel 2009. Nel 2010 inviarono 300 militanti pesantemente armati nelle strade di Bangkok, innescando scontri a fuoco che causarono quasi 100 morti, culminando negli incendi dolosi della città. Ancora usarono gli stessi terroristi nel 2013-2014 contro le proteste contro il regime di Shinawatra. Quest’ultimo episodio causò 30 morti e centinaia di feriti. Mentre alcun attacco dei seguaci di Shinawatra rivaleggia con l’attentato, il bilancio delle vittime totali e della carneficina causata dai suoi militanti nel 2010 e nel 2013-2014, certamente è superiore. I media stranieri hanno anche ipotizzato che i terroristi dallo Xinjiang o del cosiddetto “Stato islamico” (SIIL) siano potenzialmente coinvolti, forse per il gran numero di turisti cinesi colpiti dall’attentato, e poiché i terroristi dallo Xinjiang furono invitasi dalla NATO in Siria per combattere a fianco del SIIL. Fu già riportato come Stati Uniti ed alleati, che hanno sostenuto il regime di Shinawatra negli ultimi dieci anni, avessero anche legami con i separatisti filo-statunitensi-sauditi nel sud della Thailandia e con i separatisti uiguri filo-statunitensi-turchi in Cina. Con la politica estera statunitense quale denominatore comune dei possibili sospetti, ci si può chiedere: “Perché la Thailandia?” Cosa porta gli Stati Uniti ad agitarela scure contro la Thailandia?

NumberArrivalsbyCountryI peccati capitali della Thailandia
Mentre la Thailandia è percepita come alleata degli Stati Uniti, ciò risale alla guerra fredda ma non alla realtà moderna. Durante la guerra del Vietnam, la Thailandia fu coinvolta nel conflitto regionale e scelse di fare concessioni agli Stati Uniti piuttosto che affrontarli. La Thailandia già ricorse a una strategia simile durante la seconda guerra mondiale per mitigare la guerra con il Giappone a costi provvisori per la sovranità. Tuttavia, recentemente la Thailandia si allontana da Washington, e non solo nelle relazioni USA-Thailandia ma nel contesto delle ambizioni degli Stati Uniti in Asia e in particolare, in relazione ai piani per circondare, contenere ed “integrare” la Cina nell'”ordine internazionale” degli USA. Per comprendere questo passo, vanno chiariti mezzi, motivazioni e opportunità degli Stati Uniti nell’attacco terroristico.

1) La dirigenza della Thailandia ha sempre resistito, eroso ed infine spodestato il regime fantoccio sostenuto dagli Stati Uniti di Thaksin Shinawatra, dopo oltre un decennio di caos politico.
Shinawatra alla fine degli anni ’90 fu consigliere della famigerata società statunitense di private equity Carlyle Group e si presentava come amico personale della dinastia dei Bush. Promise alla sua nomina che avrebbe continuato a servire da “sensale” tra interessi degli Stati Uniti e risorse della Thailandia. Nel 2001 privatizzò beni e infrastrutture della Thailandia, compreso il conglomerato petrolifero nazionale PTT, venduto ad interessi stranieri, tra cui le compagnie petrolifere occidentali Chevron, Exxon e Shell. Nel 2003 Shinawatra avrebbe inviato truppe thailandesi per l’invasione dell’Iraq, nonostante le diffuse proteste di militari e pubblico tailandesi. Shinawatra inoltre permise alla CIA di utilizzare la Thailandia per il suo aberrante programma di estradizioni. Nel 2004 Shinawatra tentò d’imporre l’Accordo di libero scambio (ALS) US-Thailandia senza l’approvazione del Parlamento, ma con il sostegno del Business Council USA-ASEAN, e poco prima delle elezioni del 2011, che vide la sorella Yingluck Shinawatra andare al potere, ospitò i capi delle sue “camicia rosse” del “Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura” (UDD) a Washington DC. Dal colpo di stato del 2006 contro il suo regime, Shinawatra fu rappresentato dalle élite aziendali-finanziarie degli USA attraverso propri lobbisti come Kenneth Adelman della Edelman PR (Freedom House, International Crisis Group, PNAC), James Baker della Baker Botts (CFR, Carlyle Group), Robert Blackwill (CFR) della Barbour Griffith & Rogers (BGR), Kobre & Kim, Bell Pottinger (qui) e Robert Amsterdam della Amsterdam & Partners (Chatham House). Dal 2006 ad oggi, gli ambienti politici e mediatici occidentali favoriscono continuamente Shinawatra e i suoi ascari politici, come Freedom House e la sua organizzazione ombrello, il National Endowment for Democracy (NED), per finanziare organizzazioni non governative (ONG) e accademici tailandesi sostenitori di Shinawatra e fomentare una continua sovversione politico-sociale contro la dirigenza della Thailandia. Recentemente, con la nomina di Glyn Davies ad ambasciatore degli Stati Uniti in Thailandia, laureato al War College sull’uso della forza non militare per rovesciare l’ordine socio-politico di una nazione presa di mira, gli USA s’impegnano ancora ad installare Shinawara al potere.

2) La dirigenza della Thailandia, dopo l’estromissione di Shinawatra, persegue la propria politica estera, e in particolare l’allineamento con la Cina.
Dal colpo di stato del 2006 che mandò in esilio Shinawatra, e il colpo di Stato del 2014 che finalmente iniziava il processo di sradicamento totale della sua rete politica, la Thailandia si è sempre più allontanata dal “Secolo del Pacifico americano” e avvicinata alla Cina in ascesa. Nella cooperazione militare, la Thailandia ha invitato la Cina a partecipare per la prima volta alle esercitazioni militari annuali Gold Cobra. Una volta mera esercitazione congiunta statunitense- tailandese, negli anni s’è evoluta riflettendo il cambio della politica estera della Thailandia, includendo la Cina ed indicando il riconoscimento di Bangkok della crescente influenza regionale di Pechino. E mentre la Thailandia è spesso accusata di avere un arsenale di sole armi statunitensi, la maggior parte è antiquata come gli obsolescenti carri armati M60. Prima del golpe della NATO in Ucraina, la Thailandia cercò di acquistare carri armati T-84 da Kiev. Possiede anche quasi 400 trasporto truppe corazzati Tipo 85 cinesi e oltre 200 veicoli da trasporto truppe blindati BTR-3 ucraini, per integrare gli obsolescenti M113 di fabbricazione statunitense. Forse la cosa più importante è l’intenzione della Thailandia di procurarsi una flottiglia di sottomarini d’attacco diesel-elettrici cinesi Tipo 039A. Defense News nell’articolo ‘Thai Chinese Sub Buy Challenges US Pivot” afferma: “La mossa della Thailandia d’acquistare sottomarini cinesi ha esacerbato le tensioni con gli Stati Uniti e rappresenta una sfida al “pivot” di Washington sul Pacifico. La giunta militare, che dichiarò il colpo di Stato nel maggio 2014 e creato il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, potrebbe volgersi alla Cina per sostegno e cooperazione politica e militare, dicono gli analisti. Il Consiglio dei Ministri della giunta ha approvato l’acquisto di tre sottomarini d’attacco Tipo 039A (Yuan) ai primi di luglio”. E ‘chiaro che la Thailandia esce gradualmente dall’egemonia statunitense, dopo anni, con la cacciata di Thaksin Shinawatra e del suo regime, rafforzando i legami con la Cina, creando una disperazione quasi palpabile all’egemonia statunitense in Asia.

3) La dirigenza della Thailandia si rifiuta di prendere parte alla strategia della tensione degli USA sul Mar Cinese Meridionale.
Il “perno sull’Asia” degli USA era volto a creare conflitti sul Mar Cinese Meridionale tra Pechino e le nazioni del sud-est asiatico. Creando la crisi nel sud-est asiatico che non si può risolvere, gli Stati Uniti pensavano di accentuarne la dipendenza militare e politica dall’occidente. Nazioni come Giappone e Filippine hanno deciso di entrare in tale conflitto, spendendosi politicamente, militarmente ed economicamente per affrontare e contenere la Cina, mantenendo l’egemonia regionale degli USA. Altre nazioni come Vietnam, Malesia e Indonesia si sono affacciate sul conflitto, ma spesso con atteggiamento molto più equilibrato tra Pechino e Washington. La Thailandia ha tentato di evitare il conflitto. The Nation nell’articolo, “La Thailandia cammina sul filo del rasoio sul Mar Cinese Meridionale”, riferisce: “La visita dei vertici militari tailandesi in Cina, la prima in 15 anni, ha inviato un messaggio forte agli Stati Uniti e alla regione, alla Cambogia in particolare, che le difese di Thailandia e Cina hanno legami solidi come la roccia e non devono essere oggetto di speculazioni”. In sostanza, la Thailandia agisce d’urto nell’ASEAN per impedirle di adottare un atteggiamento aggressivo verso la Cina sulle tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Ciò ha costretto i fantocci degli USA ad agire più unilateralmente verso la Cina, piuttosto che tramite l’ASEAN quale la facciata degli USA, come sostenuto per decenni presso l’immaginario collettivo dai documenti politici degli Stati Uniti.

Thailandia: una falla sulla Grande Muraglia degli USA nell’ASEAN
thediplomat_2015-02-06_16-08-01 Dalla guerra del Vietnam è chiaro che la politica estera statunitense in Asia è incernierata su contenimento dell’ascesa della Cina e sua “integrazione” nell'”ordine internazionale” che i politici statunitensi ammettono creato dall’occidente per l’occidente. Come svelato dai “Pentagon Papers” ciò fu deciso inequivocabilmente, ponendo le basi di decenni di politica estera. I documenti contenevano tre citazioni importanti riguardo ciò; il prima affermava: “...la decisione di bombardare a febbraio il Vietnam del Nord e l’approvazione a luglio della Prima fase d’implementazione, hanno senso solo se a favore della lunga politica degli Stati Uniti per contenere la Cina”. E sosteneva anche: “La Cina, come la Germania nel 1917, come la Germania in occidente e il Giappone in Oriente alla fine degli anni ’30, e come l’URSS nel 1947, si profila come grande potenza che minaccia di minare la nostra importanza ed efficacia nel mondo e, più lontano ma più minacciosamente, di organizzare l’Asia contro di noi”. Infine, si delinea l’immenso teatro regionale che gli Stati Uniti ingaggiano contro la Cina, al momento, affermando: “... ci sono tre fronti dello sforzo a lungo termine per contenere la Cina (rendendosi conto che l’URSS “contiene” la Cina a nord e nord-ovest): a) il fronte Giappone-Corea; b) il fronte India-Pakistan; e c) il fronte del Sud-Est asiatico. La cospirazione per circondare e contenere la Cina nata dai Pentagon Papers del 1967 fu ribadita per decenni da vari successivi documenti politici degli Stati Uniti. Nel 1997, il politico statunitense Robert Kagan, co-autore di molteplici piani di guerra che caratterizzano le aggressioni degli Stati Uniti, scrisse sul Weekly Standard l’articolo “Ciò che la Cina sa di quello che facciamo: il caso della nuova strategia del contenimento”. Qui Kagan rivela che gli Stati Uniti continuano la strategia del contenimento della Cina e afferma: “L’attuale ordine mondiale risponde alle esigenze di Stati Uniti ed alleati per cui è costruito. Ed è poco adatto alle esigenze della dittatura cinese che cerca di mantenere il potere nel Paese e aumentare l’influenza all’estero. I leader cinesi erodono vincoli e si preoccupano di cambiare le regole del sistema internazionale prima che il sistema internazionale cambi loro”. Continua spiegando come i cinesi percepiscono, correttamente, gli USA usare il sud-est asiatico come fronte unito contro Pechino: “Ma i cinesi capiscono benissimo gli interessi degli Stati Uniti, forse meglio di noi. Mentre accolgono la presenza degli Stati Uniti controllando il Giappone, la nazione che temono di più, si vede chiaramente che gli sforzi militari e diplomatici statunitensi nella regione limitano fortemente la loro capacità di diventare l’egemone della regione. Secondo Thomas J. Christensen, che ha trascorso diversi mesi intervistando analisti governativi civili e militari cinesi, i leader cinesi temono che essi “appaiano il Gulliver ai lillipuziani del Sud-Est asiatico, con gli Stati Uniti che forniscono corda e paletti”. Infatti, gli Stati Uniti bloccano le ambizioni cinesi semplicemente sostenendo ciò che ci piace chiamare “norme internazionali” di comportamento. Christensen sottolinea che i pensatori strategici cinesi considerano “le denunce delle violazioni della Cina delle norme internazionali” parte di “una strategia integrata occidentale, guidata da Washington, per impedire alla Cina di diventare una grande potenza”. Kagan rappresentava più semplicemente le proprie osservazioni. La politica del contenimento della Cina proiettando potenza e influenza statunitense alla periferia della Cina, in Pakistan, India, Myanmar, Thailandia, Malesia, Filippine, Giappone e Corea , è un tema ricorrente nel “Filo di perle: la sfida della potenza in ascesa cinese sulle coste asiatiche“, nel 2006 pubblicato dal Strategic Studies Institute, che presenta una mappa che indica il “Filo di perle” della Cina, un corridoio geostrategico che gli Stati Uniti dovrebbero spezzare per controllare lo sviluppo della Cina.
Al di là della Thailandia, la sovversione politica e il terrorismo a bassa intensità finanziati dal dipartimento di Stato USA appare in tutto il corridoio, con i fronti finanziati dalla NED e loro propaggini terroristiche che tentano di bloccare il Porto di Gwadar della Cina nel Baluchistan, in Pakistan; i sostenitori di Aung San Suu Kyi finanziati dalla NED in Myanmar, tentando di rovesciare il governo filo-cinese; i tumulti istigati della NED a Bersih in Malesia e dal loro capo Anwar Ibrahim; nel Mar Cinese Meridionale dove il Comando del Pacifico degli Stati Uniti agita le relazioni regionali. L’ultima affermazione dei piani degli Stati Uniti contro la Cina si presenta sotto forma di documento del suddetto Robert Blackwill, amministratore dell’era Bush e lobbista di Thaksin Shinawatra. Nell’articolo per CFR intitolato “Revisione della grande strategia degli USA verso la Cina”, si afferma: “Poiché lo sforzo statunitense d”integrare’ la Cina nell’ordine liberale internazionale ha ormai generato nuove minacce al primato USA in Asia, che potrebbero tradursi in una sfida conseguente al potere statunitense globale, Washington ha bisogno di una nuova grande strategia nei confronti della Cina, incentrata su bilanciamento del crescente potere cinese, piuttosto che continuare ad assistere all’ascesa”. Non è un caso che negli Stati Uniti i politici incaricati di elaborare le strategie del contenimento della Cina siano anche “lobbisti” dei regimi clienti degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, per facilitare l’attuazione di tale “grande strategia”.

L’attentato in Thailandia nell’ambio del grande confronto
Così, l’attentato a Bangkok, se effettuato dal regime filo-USA di Shinawatra, dai terroristi filo-statunitensi-sauditi del sud o dai terroristi che gli Stati Uniti importano da Cecenia, Medio Oriente o Xinjiang, dove gli Stati Uniti attualmente cercano di fomentare l’ennesima insurrezione armata, è un atto di coercizione per allontanare la Thailandia dalla propria politica estera e di nuovo sottomettersi alla politica estera statunitense. In termini di cooperazione militare, economico e commerciale e legami politici, la Thailandia non è l’unica nazione che tenta di sfuggire all’egemonia statunitense. Malaysia e Myanmar hanno combattuto battaglie molto visibili contro i fantocci degli Stati Uniti. Se uno o più di questi Stati si sottrarrà completamente, si creerà un effetto a cascata che abbatterà la “Grande Muraglia dell’ASEAN” degli USA. I BRICS, alleanza geopolitica a favore dell’emergere di un mondo multipolare, devono riconoscere la lotta dell’ASEAN per uscire dall’egemonia occidentale e assisterla anche solo attraverso i media, denunciando i legami tra Stati Uniti e varie fazioni politiche regionali, e i legami tra Stati Uniti, loro alleati ed organizzazioni terroristiche regionali usate quando organizzare proteste è impossibile. Affinché l’ASEAN si affermi, deve resistere alla tentazione di capitolare al terrorismo e deve sostenere le nazioni vicine nel tentativo di preservare la sovranità nazionale. E’ chiaro chi cerca di “brandire la scure” sulla Thailandia. L’unica domanda che rimane è quanto sia grande e quante volte si abbatterà sulla Thailandia prima che coloro che l’agitano ne siano disarmati.o-MAP-570Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La portaelicotteri Mistral arriverà in Russia attraverso Egitto o Arabia Saudita?

Valentin Vasilescu, Reseau International 15 agosto 20157775941731_le-navire-mistral-vladivostok-le-15-novembre-2014-a-saint-nazaireAlla cerimonia per l’ampliamento del Canale di Suez a Ismailia, il presidente francese ha annunciato che le due portaelicotteri Mistral che si è rifiutato di consegnare alla Russia, potrebbero essere vendute all’Egitto, ma l’Egitto non ne ha bisogno e non ha i soldi per comprarle. L’Arabia Saudita aveva offerto al governo del Generale Abdalfatah al-Sisi, in un momento difficile, l’assistenza finanziaria per 3,7 miliardi di euro. Immediatamente l’Egitto ha firmato un contratto da 1 miliardo di dollari per acquistare 4 corvette francesi Gowind da 2500 tonnellate. Successivamente, nel febbraio 2015, l’Egitto ha siglato un accordo per l’acquisto da Parigi di 24 Rafale e una fregata FREMM. E’ possibile che l’Egitto sia usato come facciata dell’Arabia Saudita per acquistare le portaelicotteri Mistral? E in questo caso, la domanda è: l’Arabia Saudita ne ha bisogno? La nave da guerra degli Stati Uniti HSV-2 Swift (velocità di 80 kmh) ha partecipato, il 15 luglio 2015, al conflitto nello Yemen sotto bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Questa nave ultra veloce può caricare 500 tonnellate e ha due piattaforme per gli elicotteri MH-60. Hanno usato tale stratagemma dato che Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita non hanno navi da sbarco per la fanteria di Marina. Fino al 3 agosto la nave ha trasportato e sbarcato ad Aden in due settimane una brigata di fanteria meccanizzata degli Emirati Arabi Uniti composta da un battaglione corazzato con 45 carri armati Leclerc, un battaglione di fanteria meccanizzata (40 APC BMP-3M), un battaglione di artiglieria con pezzi autopropulsi Denel G6 da 155mm e un battaglione delle forze speciali di 350 soldati. Dal punto di vista operativo, i marines sauditi dotati di 140 APC spagnoli (BMR-600P) non hanno i mezzi necessari per un gruppo d’assalto basato su una nave d’assalto anfibio (portaelicotteri), perché mancanti degli elementi fondamentali. Il compito principale della nave portaelicotteri d’assalto anfibio è imbarcare, schierare e proiettare all’estero un corpo di spedizione della fanteria di Marina con elicotteri da trasporto, hovercraft e mezzi da sbarco classici. L’Arabia Saudita non ha né hovercraft né mezzi da sbarco convenzionali. Come missione secondaria, la portaelicotteri assicura la superiorità aerea sulla zona dello sbarco e supporto aereo durante lo sbarco, grazie agli elicotteri d’attacco a bordo. La marina saudita non è dotata di elicotteri d’attacco imbarcati. Per proteggere la portaelicotteri e fornire tiro di supporto nella zona dello sbarco, il corpo di spedizione ha bisogno di due cacciatorpediniere con missili mare-terra, mare-mare, mare-aria e di cannoni. La Marina saudita non ne ha. I cacciatorpediniere vanno integrati con due fregate con lo stesso armamento. L’Arabia Saudita ha 3 fregate costruite in Francia della classe al-Riyadh (Lafayette) armate con missili da crociera SCALP EG, missili anti-nave Exocet MM40 Block II, missili antiaerei Aster 15 (30 km di raggio) e cannoni da 100mm e 20mm. Possiamo aggiungere quattro fregate male armate della classe al-Madinah costruite in Francia negli anni ’80. Queste navi non hanno la potenza di fuoco necessaria per supportare le portaelicotteri. Un altro tipo di mezzo d’appoggio essenziale per il gruppo d’assalto anfibio è il sottomarino, per neutralizzare un possibile attacco dei sottomarini nemici. L’Arabia Saudita non ne ha.
La Russia ha ricevuto dall’Armenia 200 milioni di dollari e sta per consegnarle missili Iskander-M. L’Arabia Saudita vuole rafforzare le relazioni con la Russia in tutti i campi, anche militare, ha detto il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr durante la visita a Mosca ad agosto. Era giunto con la proposta d’investire 10 miliardi di dollari nell’economia russa. Allo stesso tempo, l’Arabia Saudita ha avuto diversi negoziati con la Russia per l’acquisto di missili Iskander. Il missile Iskander ha una quota di crociera di 50000 m, rendendosi invulnerabile alla maggior parte dei sistemi terra-aria. Inoltre, vola a 7/9000 km/h eseguendo manovre d’evasione in volo. I missili da crociera, anche con tecnologia “stealth” e volando a 800 km/h, possono essere rilevabili a 80 km (anteriormente) e a 145 km (posteriormente) dai velivoli con rilevatori ad infrarossi (IRT). Per decenni i piloti russi del Comando Caccia si addestrarono alle procedure per intercettare e distruggere missili da crociera, ciascuno con almeno quattro tiri reali all’anno presso il poligono di Astrakhan contro aeromobili telecomandati che volavano a bassa quota e di notte, simulando perfettamente il profilo di volo dei Tomahawks.
Non è escluso che l’Arabia Saudita riceva la portaelicotteri Mistral invece dell’Egitto per poi cederla alla Russia in cambio dei sistemi missilistici Iskander. Se accedesse, ci sarebbero due ipotesi al lavoro. La prima riguarda il sistema di guida dei nuovi missili Iskander, con probabile deviazione di 2-5 m su una gittata di 500 km. Gli Stati Uniti, desiderosi di entrare in possesso di questo sistema, potrebbero ottenerlo dall’Arabia Saudita. Per gli Stati Uniti, il fatto che le due portaelicotteri Mistral da 21000 t e 16 elicotteri a bordo, finiscano in Russia non pone alcun pericolo, perché gli Stati Uniti hanno 8 navi d’assalto anfibio classe Wasp da 41335 t, ognuna dotata di 12 elicotteri da trasporto CH-46 Sea Knight, 6 aerei d’attacco al suolo a decollo e atterraggio verticale AV-8B, 4 elicotteri d’attacco AH-1W Super Cobra, 9 elicotteri antisom CH-53 Sea Stallion e 4 elicotteri di soccorso UH-1N Huey. La seconda ipotesi contesta l’equilibrio di potere in Medio Oriente. Forse l’Arabia Saudita prevede la sostanziale avanzata del ruolo della Russia nel Golfo nel prossimo futuro, supportando l’Iran che sfrutta enormi risorse energetiche. La cooperazione russo-iraniana sarebbe esponenziale per la crescita economica e militare dell’Iran, colpendo gravemente i Paesi della penisola arabica. Stati Uniti ed Israele non possono contrastare questa tendenza. Successivamente, l’Arabia Saudita (il più grande esportatore di petrolio al mondo e terzo di gas naturale) sarebbe costretta a cercare protezione volgendosi alla Russia (seconda per riserve di petrolio e prima per riserve di gas naturale). I due Paesi formerebbero un nuovo cartello del petrolio a scapito dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), a cui la Russia non appartiene. L’OPEC è subordinata agli interessi dell’occidente, così, imponendo le sanzioni economiche alla Russia, il prezzo del petrolio è sceso artificialmente da 100 a 42 dollari. Ricordiamo che il 14 febbraio 1945 il presidente Franklin Delano Roosevelt incontrò re Abdulaziz bin al-Saud sull’incrociatore USS Quincy, nel Mar Rosso. L’incontro si svolse in segreto e pose le condizioni per una collaborazione che garantisse la stabilità nel Medio Oriente del dopo-guerra. Gli Stati Uniti garantivano la sicurezza dell’Arabia Saudita e un seggio alle Nazioni Unite, e l’Arabia Saudita diveniva, per sempre, alleata degli Stati Uniti, consentendogli ogni speculazione sul mercato del petrolio.RIMPAC 2004Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito degli USA non può combattere contro la Russia

‘Carne morta’ volante: l’F-35 sarà fatto a pezzi dai vecchi caccia
Sputnik 16/08/2015AIR_F-35_Manufacture_Aft_lgLe polemiche sullo statunitense Joint Strike Fighter (JSF) F-35 è ancora bollente, spingendo esperti a porre la domanda: cosa sarebbe successo se l’United States Air Force avesse mollato l’F-35 molti anni prima? Il Lockheed Martin F-35 Joint Strike Fighter, il più nuovo e costoso aereo da guerra del Pentagono di sempre, è una grande delusione per l’United States Air Force e scatena feroci critiche di esperti e parlamentari occidentali. “Tentando di sviluppare un nuovo jet da combattimento, il Pentagono ha speso 100 miliardi, fino ad oggi, per il programma F-35, con cui avrebbe potuto acquistare circa 740 Eurofighter Typhoon. L’euro-qualcosa, naturalmente, non è certo nello stile dell’USAF e il dipartimento dellla Guerra non compra un caccia francese dal 1918“, ha osservato l’esperto statunitense James Hasik del Centro Brent Scowcroft per la sicurezza internazionale. “Allora, cosa altro avrebbe potuto fare l’USAF? Come primo quadro in questa storia alternativa, supponiamo che l’ex-segretario alla Difesa Robert Gates non avesse posto fine al programma F-22 nel 2009 dopo 187 velivoli. Detto ciò, la risposta non è mai solo ancor più F-22“, ha aggiunto. Infatti, oltre l’US Air Force, Marina e Marines speravano che il nuovo jet da combattimento gli desse l’imbattibilità nei cieli. Invece, s’è scoperto che anche se il progetto è andato fuori budget per 165 miliardi di dollari, l’aereo non è efficiente come ampiamente pubblicizzato. La lamentela principale è che l’F-35 è meno maneggevole rispetto al F-22. Nel luglio 2015 il aircraft_f-6.vs.f-4sparlamentare federale australiano Dr. Dennis Jensen ha sottolineato nel suo articolo “Ricordiamoci la lezione della guerra aerea del Vietnam” che il produttore dell’aereo aveva evidentemente dimenticato le amare lezioni della guerra del Vietnam. Riferendosi alla dottrina militare degli Stati Uniti degli anni ’50, Jensen ha osservato che sosteneva che l’era del “dogfighting” era finita. Di conseguenza, gli F-4 Phantom statunitensi avevano un avanzato radar di ricerca e puntamento, otto missili aria-aria e altre attrezzature sofisticate. Tuttavia, dato che l’era del “dogfighting” erano presumibilmente finita, il F-4 Phantom fu progettato senza cannone, osserva Jensen. “Poi arrivò l’ora della verità. La potenza degli Stati Uniti, con il sofisticato F-4 Phantom, avrebbe dovuto distruggere facilmente i caccia nemici come il MiG-17. L’obsoleto MiG-17 non aveva radar da combattimento aereo o missili a lungo raggio, ma aveva i cannoni. In combattimento, i missili non funzionarono come pubblicizzato e l’agile MiG-17 causò all’F-4 ogni sorta di problema“, ha sottolineato il parlamentare australiano. E ci risiamo, ha osservato. L’F-35 è dotato di avanzati radar e sensori, ma ciò che è recentemente emerso è che “il JSF è stato ampiamente battuto dall’F-16 progettato 40 anni fa“. “E’ chiaro che il JSF sarà carne morta in caso di combattimento ravvicinato con caccia vecchi di decenni“, ha sottolineato Jensen.
È interessante notare che, in un colloquio con RT, il famoso ingegnere aerospaziale statunitense Pierre Sprey, co-progettista dell’F-16 Falcon e dell’A-10 Warthog, ha osservato che il famigerato F-35 “potrebbe essere fatto a brandelli anche dall’antiquato MiG-21“, per non parlare dei combattimenti ravvicinati con aviogetti di quarta generazione russi Su-27 e MiG-29. Ciò che peggiora le cose è che molti esperti considerano il progetto uno scandaloso spreco di denaro. La RAND Corporation, istituto di ricerca e analisi senza scopo di lucro, ha dichiarato che sebbene il Pentagono persegua numerosi programmi aeronautici comuni, tra cui l’F-35 Joint Strike Fighter, per ridurre il Life Cycle Cost (LCC), ha ovviamente fallito in questa missione. Inoltre, i programmi portano ad ancora più elevati costi complessivi. “A meno che i servizi protagonisti abbiano esigenze identiche, stabili, il dipartimento della Difesa statunitense dovrebbe evitare il futuro caccia comune e altri programmi congiunti per sviluppare aeromobili complessi“, raccomandano gli analisti della RAND lamentandosi della presenza di un minor numero di prime contractor nel mercato statunitense, minando la potenziale concorrenza futura e “rendendo più difficile controllare i costi“.

Un caccia Su-27 può distruggere tre F-35
Sputnik 14/08/2015

10670258Attualmente il dipartimento della Difesa USA (DoD) esamina il numero di F-35 da acquistare. Secondo un rapporto pubblicato dalla Rete per la sicurezza nazionale, i piani d’acquisto e gestione del DoD riguardano 2500 aerei per un costo di circa 1400 miliardi di dollari. Alla luce di ciò, l’analista Bill French ha scritto una relazione dal titolo “Tuono senza fulmine: costo elevato e limitato sviluppo dell’F-35“, analizzando il nuovo velivolo. Il documento afferma che in base ai parametri tecnici, l’F-35 “Perde verso i caccia di quarta generazione MiG-29 e Su-27 sviluppati dalle forze aeree russe e utilizzati in tutto il mondo“. Gli aerei da combattimento sovietici MiG-29 e Su-27 sono superiori in prestazioni tecniche al nuovo caccia statunitense F-35. Tale conclusione è stata raggiunta dall’analista statunitense Bill French, che lavora per l’ONG Rete per la sicurezza nazionale. “L’F-35 è notevolmente inferiore ai russi Su-27 e MiG-29 per carico alare (ad eccezione dell’F-35C), accelerazione e rapporto spinta-peso (il rapporto tra spinta dei motori e peso del velivolo)“, afferma l’analista. Inoltre, tutti gli F-35 hanno una velocità massima significativamente inferiore a quella dei velivoli dell’URSS. French ha anche detto che nei combattimenti aerei simulati, i risultati tracciano un “quadro ancor più preoccupante“. Secondo lui, nel 2009, gli analisti dell’US Air Force Intelligence e della Lockheed Martin Company, che sviluppano il nuovo caccia statunitense, osservarono che nonostante la superiorità del F-35 nella tecnologia stealth e nell’avionica, di fronte a Su- 27 e MiG-29 il rapporto di perdite sarebbe 3:1, cioè per ogni Su-27 o MiG-29 distrutto ce ne sarebbero tre F-35. Inoltre, in un duello istruttivo, un veterano dell’US Air Force su un F-16 ha battuto facilmente l’F-35. Quest’ultimo chiaramente non ha abbastanza manovrabilità, il velivolo non è riuscito a prendere posizione per il lancio di missili o sparare con il cannone mentre l’F-16 è riuscito a inquadrare l’avversario almeno 10 volte. In precedenza i problemi dell’F-35 furono notati in Australia. News.com.au paragonava l’F-35 al caccia di quinta generazione T-50 rilevando, a giudicare dai video, che il velivolo russo surclassa notevolmente in manovrabilità quello degli Stati Uniti.

Il MiG-21 può spazzare via l’F-35
Sputnik 5/08/2015

10606486Il tanto vantato jet da combattimento di quinta generazione degli Stati Uniti F-35 è così pessimo che sarebbe un bersaglio anche per i MiG-21 russi progettati negli anni ’50, afferma il famoso ingegnere aerospaziale statunitense Pierre Sprey ai media russi. “L’F-35 è così malmesso che è assolutamente senza speranza quando affronta aerei moderni. In realtà, verrebbe fatto a pezzi anche dall’antiquato MiG-21“, ha detto Sprey a RT, commentando la recente perizia che respinge il programma F-35 come fallimento totale. Il Lockheed Martin F-35 Lightning II, descritto dai media statunitensi come “aereo d’oro puro” per il prezzo esorbitante, sarebbe impotente in un duello con gli aviogetti di quarta generazione della Russia Su-27 e MiG-29, ha detto Pierre Sprey. “Su-27 e anche MiG-29 hanno grande superficie alare, motori più potenti e trasportano più armi aria-aria e aria-terra… Ecco perché l’F-35 sarà totalmente impotente contro di essi perché quando si affronta un aereo più manovrabile, che accelera più velocemente ed è meglio armato, allora sei nei guai“, ha aggiunto. Poche persone sono qualificate a parlare di aerei da caccia di Pierre Sprey. È il co-progettista dell’F-16 Fighting Falcon e del cacciacarri A-10 Warthog, due degli aerei di maggior successo nell’US Air Force. In un rapporto intitolato “Tuono senza fulmine: Alto costo e limitato beneficio del Programma di Sviluppo dell’F-35” pubblicato negli Stati Uniti dall’organizzazione no-profit Rete della sicurezza nazionale, l’analista Bill French ha scritto che, secondo parametri tecnici, l’F-35 “perde con i caccia di quarta generazione MiG-29 e Su-27, sviluppati dalle forze aeree russe e utilizzati in tutto il mondo.” “L’F-35 è notevolmente inferiore ai russi Su-27 e MiG-29 per carico alare (a eccezione dell’F35C), accelerazione e rapporto spinta-peso (il rapporto tra spinta del motore e peso del velivolo)”, ha detto il analista. Inoltre, tutti gli F-35 hanno velocità massima significativamente inferiore rispetto ai velivoli sovietici. French ha anche scritto che nei combattimenti aerei simulati, i risultati danno un “quadro ancor più preoccupante“. Secondo lui, nonostante la superiorità dell’F-35 nella tecnologia stealth e nell’avionica, nel confronto con Su-27 e MiG-29 la perdita attesa è di 3:1, cioè per ogni Su-27 o MiG-29 distrutto ci sarebbero tre F-35 distrutti. Il rapporto afferma che l’F-35 è leggermente migliore ai jet veterani F-16 e F-18.

L’esercito degli USA non può combattere contro la Russia
15 anni di inutile fallimentare guerra “al terrorismo” ha ridotto le capacità degli USA di combattere una guerra contro un grande avversario
Nancy A. Youssef, The Daily Beast, 14 agosto 2015 – Russia Insider

1069276Una serie di esercitazioni estive classificate preoccupano il dipartimento della Difesa sulle proprie forze impreparate a una seria campagna militare contro la Russia, hanno detto due funzionari della difesa a The Daily Beast. Molti militari ritengono che 15 anni di guerra al terrorismo hanno lasciato le truppe mal preparate e senza la logistica o il livello necessario se la Russia avanzasse sugli alleati della NATO, hanno detto. Tra le lacune svelate dalle esercitazioni vi è il numero di munizioni di precisione disponibili insufficienti per i piani di guerra e difficoltà nel sostenere grandi truppe. “Potremmo probabilmente battere i russi oggi (in una grande battaglia)? Certo, ma ci vorrebbe tutto quello che abbiamo”, ha detto un funzionario della difesa. “Ciò che diciamo è che non siamo pronti come vorremmo“. Un’esercitazione teorica classificata, “TTX”, una sorta di gioco di guerra, “ci ha detto che le guerre (in Iraq e Afghanistan) hanno impoverito la nostra capacità operativa“, spiegava il secondo funzionario della difesa, utilizzando il gergo militare per capacità di combattimento. L’esercitazione fu condotta dal dipartimento della Difesa e coinvolse molte altre agenzie federali. Negli ultimi mesi gli alti ufficiali delle forze armate hanno cominciato a definire la Russia di Putin “minaccia esistenziale” agli Stati Uniti. I risultati delle esercitazioni e l’avanzata delle forze filo-russe in Ucraina non placano tali paure. Ma queste preoccupazioni su prontezza e resistenza non sono universalmente condivise, nemmeno al Pentagono. Tutti nella dirigenza della sicurezza degli Stati Uniti riconoscono che Mosca ha circa 4000 armi nucleari, il terzo maggiore budget militare del mondo e un leader sempre più bellicoso. C’è poco accordo su come sarà la minaccia. “Una guerra tra Russia e NATO è improbabile date le pesanti ripercussioni che la Russia affronterebbe. Oltre alla travolgente reazione che provocherebbe, il vecchio equipaggiamento militare e capacità logistiche tese della Russia rendono un’offensiva riuscita molto difficile“, ha detto un funzionario dell’intelligence statunitense. “In breve, un diretto conflitto con la Russia ha scarsa probabilità, in situazione ad alto rischio. La sfida della leadership irregolare di Putin è che gli eventi a bassa probabilità siano leggermente più probabili“. L’esercito degli USA ha ancora il sopravvento su vari aspetti, dopo tutto. Ma ci sono dei limiti, gravi limiti, a tali vantaggi. Nella potenza aerea, per esempio, l’esercito statunitense si appoggia a usurati piloti di caccia e capacità di manutenzione limitate dei loro aerei. I droni da ricognizione necessari dovrebbero essere ritirati da altre zone di conflitto. “Contro un avversario come la Russia, non possiamo avere il dominio dell’aria che abbiamo dato per scontato nei conflitti dall’11 settembre“, ha spiegato il secondo funzionario della difesa. “Ogni conflitto di rilevante entità contro un avversario come la Russia significa impegnare aviatori e risorse che operano in altre parti del mondo, ad una velocità che ne riduce al minimo l’addestramento a quel tipo di combattimento“. Il funzionario ha aggiunto: “Possiamo benissimo fornire la potenza aerea che a noi e nostri alleati permetterebbe di prevalere in un grande scontro, ma allo stato attuale delle nostre forze aeree non è una scommessa sicura“.
F117wreckage Durante a TTX, a giugno, l’esercito statunitense ha svolto quattro grandi esercitazioni con la NATO, chiamate Allied Shield, con 15000 soldati da 19 Paesi membri. A marzo, la Russia ha svolto le proprie esercitazioni, schierando ben 80000 effettivi. “L’obiettivo delle esercitazioni è rilevare le proprie aree più deboli, con la NATO che si concentra su Stati baltici e Polonia, mentre la Russia su regione artica e Grande Nord, Kaliningrad, Crimea e le aree al confine con i membri della NATO Estonia e Lettonia“, come riporta il riassunto delle manovre. (PDF) E come l’esercitazione teorica, Allied Shield ha suggerito che gli Stati Uniti non possono combattere per molto contro i russi. Inoltre, la combinazione della Russia di forze speciali, agenti locali, propaganda, spionaggio informatico e attacchi furtivi, impegna molti nell’esercito statunitense su come rispondere. Naturalmente, vogliono controllare l’aggressività russa, soprattutto se Putin agisce verso gli alleati NATO degli USA dei Paesi baltici. Non si è sicuri di come farlo senza avviare la Terza Guerra Mondiale. Soprattutto ora che la Russia s’è dichiarata aperta al concetto di utilizzo del primo colpo nucleare nel conflitto convenzionale. Anna Nemtsova di Daily Beast, attualmente con gli istruttori militari in Ucraina, ha chiesto cosa avrebbero fatto se le loro unità venissero circondate della forze filo-russe. “Fammi pensare un momento, questo è un anno difficile“, ha detto un soldato statunitense. All’ultimo briefing con i giornalisti, il generale Raymond Odierno, ex-capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha detto che le esercitazioni della NATO in Europa illustrano anche piccole sfide che potrebbero avere impatto sproporzionato nella lotta contro la Russia. “Una delle cose che abbiamo appreso è la sfida logistica in Europa orientale. Ad esempio, l’Europa orientale ha una ferrovia a scartamento diverso da quello dell’Europa occidentale (dove gli Stati Uniti tradizionalmente si addestrano) rendendo i rifornimenti più difficili. Quindi ne traiamo grandi lezioni“, ha detto Odierno. Peggio è l’avviso di Odierno che “solo il 33 per cento” delle brigate dell’US Army sono sufficientemente addestratr per affrontare la Russia. Questo è assai meno del 60 per cento necessario. Odierno ha detto che non crede che l’esercito raggiungerà quel livello per molti anni ancora. Al culmine della Guerra Fredda c’erano 250000 soldati statunitensi in Europa. Dopo la prima guerra del Golfo, scesero a circa a 91000. Oggi sono 31000, anche aggiungendo truppe supplementari dopo l’invasione furtiva dell’Ucraina. Eppure, molti nel governo non sono preoccupati quanto i militari. In realtà, gli addetti ai lavori sospettano che l’avvertimento del Pentagono sia un mezzo per fare leva contro le minacce di tagli al bilancio. L’esercito spera di scongiurare tagli importanti alle forze di terra e ai fondi, mentre la guerra in Afghanistan si esaurisce. Lawrence Korb del Centro per il Progresso Americano di Washington DC, allineato con la Casa Bianca di Obama e Hillary Clinton, ha detto che crede che l’esercito approfitti delle aggressioni russe negli ultimi due anni per combattere le battaglie sul bilancio. Inoltre, Korb non è convinto che le esercitazioni riflettano la realtà, osservando che gli Stati Uniti spendono circa 600 miliardi per la difesa rispetto ai 60 miliardi alla Russia. Le armi russe sono molto meno moderne, e Putin ha dovuto abbandonare il piano da 400 miliardi per aggiornarle all’inizio dell’anno con il crollo del rublo russo. “Ci piacerebbe pulirgli gli orologi. (Lle truppe russe non sono) molto buone. Non sono così moderne“, ha detto Korb. “Credo che (i militari) approfittino della recente aggressione russa perché è chiaro che non utilizzeremo grandi eserciti per affrontare i gruppi come l’autoproclamato Stato islamico”. L’esercito degli Stati Uniti ora si preoccupa della Russia “come la Marina (una volta) parlava dei cinesi” per fermare i tagli al bilancio, ha aggiunto. Ma il tenente-generale Mark Hertling, in pensione nel 2012 da comandante dell’US Army in Europa, ha detto che la minaccia russa esiste da molto prima degli ultimi battibecchi sul bilancio. E i suoi avvertimenti del 2010 caddero nel vuoto. “Stavamo battendo il tamburo sulla Russia nel 2010 e ci dissero (i funzionari di Washington) ‘Vivi ancora nella guerra fredda.’ Tutto ciò che avevamo previsto è accadduto, ma ora è tardi”, ha detto Hertling. “Ciò per mancanza di fiducia tra governo e forze armate“, ha aggiunto. “Monitoravamo i movimenti russi e aumentavano non solo il budget, ma il ritmo delle operazioni e dello sviluppo dei nuovi equipaggiamenti. Sono sempre più aggressivi e provocatori, anche se abbiamo cercato di collaborare”. Da allora, l’esercito si è ridotto rapidamente di 80000 truppe. Qualora il Congresso attuasse i tagli lineari del bilancio come il sequestro, l’esercito passerebbe da 450000 soldati a 420000, il più piccolo esercito degli Stati Uniti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Odierno ha definito tali cifre pericolose. “L’impasse del bilancio inesorabile ci ha costretto a degradare la prontezza a livelli storicamente bassi“, ha detto in una conferenza. Comunque, la Rete per la dirigenza europea di Londra ha pubblicato un rapporto e concluso che le grandi esercitazioni militari aggravano le tensioni, e non dissuadono come previsto. “La Russia si prepara al conflitto con la NATO, e la NATO a un possibile confronto con la Russia. Non suggeriamo che le leadership abbiano deciso la guerra, o che un conflitto militare sia inevitabile, ma che il profilo modificato delle esercizi è un fatto e gioca un ruolo sostenendo il clima di tensione in Europa“, afferma il rapporto intitolato “Prepararsi al peggio: Le esercitazioni militari russe e della NATO rendono la guerra in Europa più probabile?

Il comandante del NORAD: la nostra difesa missilistica strategica non funzionerà
Sputnik, 08/12/2015

250px-Continental_NORAD_Region_-EmblemNonostante i miliardi spesi per un sistema di difesa missilistico avanzato, i comandanti del Nord America Aerospace Defense hanno ammesso che sarà inefficace. La soluzione? Aggiungere elementi offensivi alla difesa. “Abbiamo fatto progressi incredibili nella difesa missilistica“, ha detto l’Ammiraglio Bill Gortney, capo del NORAD e del Comando del Nord durante una conferenza su Spazio e Difesa Missilistica, secondo Breaking Defense. Tra i successi c’è lo sviluppo dell’intercettore SM-6 in grado di abbattere missili da crociera e balistici. Ma questi sistemi di difesa sono costosi, portando Gortney ad un’altra conclusione. “Non solo è insostenibile, ma non funzionerà“, ha detto. “Perderemo questa battaglia con l’attuale strategia“. Questo perché non importa quanti sistemi di difesa costosi siano acquistati, non basteranno mai a contrastare ogni potenziale minaccia. Allora che deve fare il Dipartimento della Difesa? Secondo le valutazioni dell’ex-Capo di Stato Maggiore dell’esercito Generale Ray Odierno e del Capo delle Operazioni Navali Ammiraglio Jonathan Greenert, la soluzione è duplice. In primo luogo, il NORAD potrebbe prendere in considerazione l’organizzazione di una rete globale per la trasmissione rapida di dati di puntamento alle varie forze armate. Questo tipo di rete ha operato nell’ultimo decennio ed è poco noto. Un rinnovato interesse potrebbe sostenerne il programma. “E’ una delle cose su cui pensiamo si debba investire realmente per avere dati utili al lancio… in tutti i campi“, ha detto Gortney. “Dobbiamo averlo nel DoD“. Tale rete non sarebbe oltre il regno della possibilità. “Abbiamo la tecnologia. Le tecnologie sono probabilmente tutte pronte“, ha detto Gortney, secondo Breaking Defense. “Si vanno formando“. La seconda fase prevede la strategia del “pronto al lancio“. Utilizzando i dati di puntamento, il NORAD identifica i missili prima di essere lanciati avviando l’attacco preventivo agli impianti di lancio. “Quando osservate il ‘pronti al lancio’, dovete avere una profonda conoscenza dell’avversario, prima di tutto… anche prima che (il missile) sia sulla rampa di lancio“, ha detto Gortney. “Se va in posizione verticale ed ha un nostro obiettivo nel suo sistema, secondo me siamo in ritardo nel problema. Ed è per questo che la capacità offensiva del nostro apparato militare è importante“, ha aggiunto. Se Gortney non specifica la minaccia che potrebbe sopraffare le capacità del NORAD, alluse alla crescente potenza russa davanti alla Commissione per i Servizi Armati del Senato, a marzo. “Se queste tendenze continueranno“, ha detto, “il NORAD si troverà ad affrontare crescenti rischi alla capacità di difendere il Nord America contro le minacce missilistiche, aeree e navali russe“.Pentagon

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