Blackwater Malta, tra mercenari e migranti

Alessandro LattanzioSecondo il giornalista Jeremy Scahill Zacharias Moussaoui, presunto mancato dirottatore dell’11 settembre 2001, aveva il numero della Blackwater nella sua agenda. Inoltre, la Blackwater fu assunta nel 2002 dalla CIA per creare un’unità di assassini segreta su ordine del presidente Bush, “La mossa fu storica“, affermò il giornalista Evan Wright, “Sembra che fu la prima volta che il governo degli Stati Uniti esternalizzò un’unità di assassini segreta a un’impresa privata”.
Erik Prince, nato in Michigan, costruì la Blackwater alla fine degli anni ’90 grazie all’eredità milionaria da padre, produttore di componenti per auto. La Blackwater Worldwide partecipò a diverse operazioni della CIA, come incursioni clandestine in Iraq e Afghanistan e l’estradizione di prigionieri. La Blackwater ebbe un ruolo centrale nelle operazioni “entra e prendi” in Iraq e in Afghanistan, e nel scortare i voli della CIA che trasportavano prigionieri, fin dal 2001. La partnership tra Blackwater e CIA fu straordinariamente redditizia per la compagnia militare privata della Carolina del Nord. “Èra un rapporto molto fraterno“, secondo un ex-agente della CIA. “C’era la sensazione che la Blackwater fosse divenuta un’estensione dell’agenzia“. George Little, portavoce della CIA, affermò che l’agenzia impiega i mercenari per “migliorare le competenze della nostre forze, proprio secondo la legge statunitense. I contractor permettono flessibilità nelle pianificazione e attuazione delle nostre capacità, soprattutto a breve termine, ma la responsabilità resta nostra“. La Blackwater fu assunta dalla CIA nell’ambito del programma per assassinare i capi di al-Qaida e delle operazioni con i droni Predator in Afghanistan e Pakistan. La Blackwater agiva anche da servizio di protezione delle stazioni della CIA a Baghdad e a Kabul. Inoltre, la Blackwater scortava gli agenti della CIA nei due Paesi, collaborando con le squadre speciali Delta Force e Navy Seal. Secondo un ex-contractor della Blackwater, il coinvolgimento della società nelle incursioni della CIA era “ampiamente noto” ai dirigenti, “Era praticamente continuo, e centinaia di ragazzi vi partecipavano a rotazione“. Una ex-guardia della Blackwater ricordò una riunione a Baghdad nel 2004 in cui il capo Erik Prince incoraggiò il personale “a fare qualunque cosa” per aiutare la CIA. Il Comitato d’Intelligence del Congresso e una giuria federale della North Carolina indagarono sulle attività illegali della Blackwater, tra cui la partecipazione alle operazioni della CIA con l’impiego di armi automatiche M-4 dotate di silenziatori, vietate ai mercenari. Inoltre, i mercenari della Blackwater parteciparono ai voli segreti di estradizione dei prigionieri della CIA, con squadre di 10 elementi che scortavano questi voli tra Polonia, Romania, Egitto, Abu Ghraib, Guantanamo, Afghanistan, Regno Unito, Italia, Francia, Germania e Malta. La CIA negava di aver mai usato la Blackwater per queste missioni di trasferimento dei prigionieri tra le varie prigioni segrete della CIA.

Erik Prince

La Blackwater nel 2000-2006 stipulò contratti da più di 1 miliardo di dollari, e nel 2007 stipulò contratti per 144 milioni di dollari con il dipartimento di Stato degli USA per “servizi di protezione” in Iraq e Afghanistan, oltre ad altri con Guardia Costiera, US Navy e Centro di addestramento federale delle forze dell’ordine. Nel settembre 2007 si scoprì che la Blackwater fu assunta dall’Ufficio del Programma della Tecnologia contro il Narcoterrorismo del Pentagono, nell’ambito di un programma da 15 miliardi di dollari “per combattere i terroristi collegati alla droga“. Secondo Richard Douglas, viceassistente del segretario alla Difesa USA, “usiamo la Blackwater per addestrare la polizia antinarcotici in Afghanistan. Devo dire che la Blackwater ha fatto un ottimo lavoro“. E in Colombia, i mercenari statunitensi ricevettero la metà dei 630 milioni di dollari di aiuti militari annui dagli USA per Bogotà. Oltre ad inviare elementi armati nelle zone di guerra e per l’addestramento militare e di polizia, la Blackwater aveva solide aziende aeree e marittime. La Blackwater in Giappone protegge il sistema di difesa missilistico balistico statunitense e addestra gli agenti del servizio speciale del National Security Bureau (NSB) di Taiwan. Nell’aprile 2006 Prince creò la Total Intelligence Solutions, collegata alla CIA e al gruppo finanziario Fortune 500, i cui compiti sono “sorveglianza e raccolta di informazioni, salvaguardia di dipendenti ed altre risorse chiave“. Washington spendeva 42 miliardi di dollari per assumere agenzie d’intelligence private. La Total Intelligence fu formata riunendo Centro di Ricerca sul Terrorismo, Difesa Tecnica e l’agenzia di consulenza Black Group di Cofer Black, vicepresidente della Blackwater. La leadership dell’azienda raccoglie i capi della “guerra al terrorismo” della CIA dall’11 settembre 2001, tra essi vi sono Robert Richer, ex-vicedirettore associato della Direzione Operativa dell’agenzia, incaricato delle operazioni clandestine. Dal 1999 al 2004, Richer fu a capo della Divisione Vicino Oriente e Asia del Sud della CIA, da dove guidò diverse operazioni clandestine. Era anche il collegamento della CIA con il re giordano Abdallah, alleato fondamentale degli USA e cliente della Blackwater. Infatti, Richer permise alla Blackwater di stipulare un accordo con il governo giordano per milioni di dollari, quasi sostituendo la CIA in Giordania. Il Chief Operating Officer di Total Intelligence è Enrique Prado, veterano della CIA ed ex-dirigente della Direzione Operativa. Per più di vent’anni lavorò al Centro antiterrorismo della CIA e nel gruppo operazioni speciali “paramilitari” della CIA. Prado e Black continuavano a collaborare con la CIA. Altri dirigenti di Total Intelligence sono Craig Johnson, agente della CIA attivo in America centrale e meridionale, e Caleb Temple, proveniente dall’agenzia dell’intelligence della difesa (DIA), dove nel 2004-2006 fu a capo dell’Ufficio delle operazioni d’intelligence della Joint Task Force intelligence-antiterrorismo, operando in tutto il mondo. La Total Intelligence ha un centro operativo modellato sul centro antiterrorismo della CIA. Secondo Black, “Con un servizio come questo, gli amministratori delegati e il loro personale di sicurezza potranno rispondere rapidamente e in tutta sicurezza alle minacce: decidendo quale città è più sicura per un nuovo impianto ed evitando ai dipendenti i danni da un attacco terroristico”. Cofer Black, parlando della Giordania e del suo re Abdullah, affermò in un’intervista che la “Giordania è, a nostro avviso, un investimento molto buono. Ci sono alcune risorse eccezionali. È una regione dove “numerose merci vengono prodotte e funzionano bene“. Secondo Black, la marea di rifugiati iracheni fuggiti dall’occupazione statunitense dell’Iraq era un’ottima occasione, “Abbiamo qualcosa come 600-700mila iracheni passati dall’Iraq alla Giordania che chiedono cemento, mobili, alloggi e simili. Quindi è un’isola di crescita e potenzialità, di certo in quella zona. Quindi mi sembra buono. Ci sono opportunità d’investimento. Non è tutto male. A volte gli statunitensi devono guardare meno TV… Ma ci sono possibilità. Ecco perché è necessario conoscere la situazione e questa è una delle cose che fa la nostra azienda. Fornisce intelligence ed intuizione per rendersi conto della situazione e poter fare i migliori investimenti“.La Balckwater fu responsabile del massacro di 17 iracheni a Baghdad, nel settembre 2007, che le costarono i contratti con il dipartimento di Stato in Iraq. A seguito di ciò, la Blackwater Worldwide si divise in 31 compagnie di facciata, sotto il titolo collettivo di Xe Services, e con sedi in paradisi fiscali offshore, permettendo alla Blackwater di stipulare ulteriori contratti governativi senza creare scandalo. Il senatore Carl Levin del Michigan, presidente del comitato per i servizi armati del Senato, dichiarò la necessità di “esaminare il perché Blackwater avesse dovuto crearsi decine di altri nomi” chiedendo al dipartimento della Giustizia d’indagare sulla Blackwater, che nel 2010 si era aggiudicata un contratto da 100 milioni di dollari con la CIA per sorvegliarne le basi in Afghanistan. Almeno due società affiliate alla Blackwater, XPG e Greystone, avevano stipulato altri contratti con l’agenzia. Nel febbraio 2008, una filiale della Blackwater, la Constellation Consulting Group (CCG), secondo il suo dirigente Enrigue Prado, aveva “avuto un grande successo nello svilupparsi in Mali, cosa estremamente interessante per il nostro sponsor principale e presto compirà un passo sostanziale grazie a un mio piccolo affare“, e chiedeva alla Total Intelligence di analizzare il “problema del terrorismo nel Nord del Mali e in Niger“.
I genitori di Eric Prince, Edgar Prince ed Elsa Broekhuizen, attraverso la loro Fondazione Freiheit, finanziano il Consiglio per la politica nazionale, una società segreta che a Salt Lake City, il 28 settembre 2010, ricevette l’ex-vicepresidente degli USA Dick Cheney per sostenere la necessità di attaccare l’Iran, la Coalizione cristiana di Gary Bauer, il Consiglio per la ricerca familiare di James Dobson, il Christendom College, l’Istituto per la Politica Mondiale, la Rivista Crisis e la Prison Fellowship di Chuck Colson, ed infine anche i Legionari di Cristo e il Christian Freedom International.

Robert Young Pelton

Nel 2009, a Kabul, un funzionario del dipartimento della Difesa degli USA, Michael D. Furlong, istituiva una rete di spionaggio ed omicidi in Afghanistan e Pakistan composta per lo più da mercenari ex-operativi della CIA e delle Forze Speciali degli USA, azione ritenuta illegale negli USA. Inoltre, il Pakistan vieta l’attività dei mercenari statunitensi sul proprio territorio, ritenendoli un surrogato dei militari statunitensi. Furlong era un addetto alle “operazioni psicologiche” dell’US Army, ed era stato attivo in Iraq e nei Balcani. Nella rete spionistica di Furlong in Afghanistan e in Pakistan faceva parte Robert Young Pelton, un giornalista statunitense che fu assunto assieme a Eason Jordan, un regista televisivo, dai militari statunitensi per gestire un sito web in sostegno all’occupazione dell’Afghanistan. In realtà, il sito era una copertura per ricevere i finanziamenti destinati alla rete di spie ed assassini diretta da Furlong, che aveva assunto sia l’International Media Ventures, un’agenzia di “comunicazioni strategiche” gestita da ex-comandanti delle forze speciali statunitensi, la Delta Force, e sia l’American International Security Corporation, una società di Boston diretta da Mike Taylor, un ex-berretto verde. Tale società aveva tra i dipendenti Duane Clarridge, alias Dewey, un ex-agente della CIA collegato all’operazione Iran-Contra. Taylor si occupò di raccogliere informazioni al confine tra Afghanistan e Pakistan. Nel 2008, Furlong fu incaricato di arruolare società private per raccogliere informazioni sull’Afghanistan, al modico prezzo di 22 milioni di dollari assegnati all’International Media Ventures. Uno dei membri del consiglio di amministrazione dell’International Media fu il generale Dell L. Dailey, ex-capo del Joint Special Operations Command, che sovrintende alle forze speciali degli USA.
Nel 2008 Jordan e Pelton avvicinarono il generale David D. McKiernan, che stava per essere nominato comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, per proporgli d’istituire una rete di reporter in Afghanistan e Pakistan allo scopo di fornire informazioni a “clienti militari e privati” statunitensi sulla situazione di “una regione complessa diventata vitale per gli interessi occidentali”. Avevano già diretto un’operazione simile in Iraq, denominata “Iraq Slogger“, che impiegò 700 iracheni per raccogliere informazioni. Jordan propose l’istituzione di una rete simile in Afghanistan e Pakistan, denominata “Afpax”, e finanziata dall’US Army. Jordan disse che si rivolgeva alle forze armate degli Stati Uniti perché l’attività in Iraq fu poco redditizia avendo esclusivamente clienti privati. Descrisse la proposta come operazione di raccolta di notizie non classificate, “tutta open-source“. Quando Jordan fece la proposta al generale McKiernan, era presente anche Furlong, e l’approvarono; Furlong si propose di trovare i finanziamenti per la rete Afpax di Jordan e Pelton. “Quel giorno ci dissero di andare al lavoro“, secondo Pelton. L’ammiraglio Smith, direttore militare per le comunicazioni strategiche in Afghanistan, nel giugno 2009 si oppose al finanziamento di Afpax, scontrandosi con Furlong. “Quello che è successo successivamente non è chiaro”. L’ammiraglio Smith disse che quando rifiutò la proposta di Furlong, questi assunse l’International Media Ventures incaricandola delle comunicazione strategiche dello stesso ammiraglio, ma intanto 15 milioni di dollari assegnati a Furlong scomparvero. “Non ho idea di dove sia il resto del denaro“, disse l’ammiraglio Smith.
Nel 2014 Robert Young Pelton venne assunto dalla MOAS di Christopher Catrambone, quale “consulente strategico”, ovvero per preparare articoli elogiativi sul MOAS da distribuire presso Sunday Times, New York Times, Times, The Guardian, Bloomberg Businessweek e TV. Inoltre Pelton si occupa anche di ricerche sul campo (“intelligence”) sulle condizioni dei migranti in Libia, Myanmar, Bangladesh, Thailandia ed Europa. Pelton alla fine del 2004 fu in Iraq, “embedded” a una squadra della Blackwater. Pelton, come si è visto, fu consulente del comandante dell’ISAF e delle forze statunitensi in Afghanistan (USFOR-A) in Afghanistan, dove propose di armare le tribù afgane per combattere contro i taliban, o meglio renderle autonome dal governo centrale; la stessa ricetta applicata dai neocon in Iraq, con i brillanti risultati visti (nascita dello Stato islamico). E non a caso, lo Stato islamico ha preso piede anche in Afghanistan. Nel 2008 Pelton creò la DPx Gear, per vendere coltelli e materiale da “avventura e sopravvivenza”; la rivista Dangerous, sulla falsa riga di Raids, con articoli sulle sue incursioni in Myanmar, Afghanistan, Somalia ecc. Pelton e Prince si accordarono nel 2006 per stendere un libro, dal titolo “Licenza di uccidere: soldati e armi nella guerra al terrore“, ma nel 2010 i due litigarono su dei diritti editoriali. Nel novembre 2010 Pelton incontrò Prince ad Abu Dhabi, dove quest’ultimo aveva costituito un’altra compagnia militare privata, l’Academi. Secondo Pelton, Prince voleva finanziargli il sito web Somalia Report, e farne un’operazione mediatica su pirateria, rapimenti e terrorismo, poiché Prince aiutava gli Emirati Arabi Uniti a disporre di una presenza militare in Somalia. Secondo Pelton, il contratto per il sito obbligava Prince a versargli 150000 dollari al mese, e dal gennaio 2011 (notare le date), la DPx Gear di Pelton cominciò a ricevere 269968 dollari dalla Flying Carpet SAL e 269975 dollari dall’African Minerals Enterprises. Erano i versamenti promessi da Prince? Prince avrebbe voluto che Pelton rilanciasse il marchio Blackwater. Nel marzo 2011 (notare ancora le date) firmarono un contratto di 5 anni che concedeva a Pelton l’esclusiva sui prodotti marca Blackwater: coltelli italiani, romanzi e indagini di balistica. Pelton assunse un ghostwriter, Davin Coburn, che lavorava per The Washington Post. Nel gennaio 2012, Pelton chiese a Prince di versare 600000 dollari per Somalia Report, cosa rifiutata da Prince. Nel gennaio 2013 fu completato il libro-memoriale di Prince, che venne presentato alla CIA su richiesta dell’agenzia. Da allora Pelton e Prince litigarono per la gestione della DPx, in grave perdita. Poi Prince avrebbe ricevuto un’offerta di 2 milioni di dollari dalla Penguin Portfolio per il suo libro, scalzando dall’affare Pelton; questi minacciò di vendere la versione “non censurata dalla CIA” del libro di Prince. Nel luglio 2013 iniziò l’iter processuale tra Pelton e Prince su DPx, marchio Blackwater e diritti editoriali. Alla fine, Pelton avrebbe ricevuto da Prince almeno 720000 dollari, che secondo Prince dovevano essere spesi per acquistare i nuovi prodotti della Blackwater, non per finanziare i siti di Pelton. Anzi, gli avvocati di Prince mettono in dubbio l’autenticità delle firme nei documenti esibiti in tribunale da Pelton, dato che Prince nega di aver firmato alcun contratto per finanziare il sito Somalia Report. Nel frattempo, Pelton ha restituito i prodotti della Blackwater, ma si tiene il manoscritto originali e non censurato del libro di Prince “Guerrieri civili”. “Devo tenerlo“, ha detto, “come prova che ho lavorato al libro“. Nel giugno 2015, Pelton fondò Migrant Report, dedito allo studio dei movimenti dei migranti, basato a Malta dove viene redatto dal giornalista Mark Micallef e sponsorizzato dall’Organizzazione per una migliore sicurezza (OBS), ONG di Malta, ovvero una delle tante emanazioni della Tangiers International di Catrambone. Migrant Report è supportato dai ricercatori dell’università del Middlesex ed è collegato ovviamente alla MOAS.
Figlio di un ingegnere petrolifero, Christopher Catrambone fondò nel 2006 un’agenzia di assicurazioni per le zone di guerra dedicata a giornalisti e mercenari, la Tangiers International, una società che nel 2015 ebbe ricavi per 10 milioni di dollari. Catrambone nel 2005 conseguì la laurea in criminologia presso la McNeese State University di Lake Charles, in Louisiana, quindi lavorò per la G4S, una compagnia di sicurezza privata degli Stati Uniti, operando a Dubai, nel Kurdistan iracheno e in Afghanistan. Dopo di ché, a 26 anni, creò Tangiers International/Tangiers Group. All’improvviso, “costruendo ospedali”, era divenuto milionario. Nel 2013, Catrambone, con 8 milioni di dollari, creò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS), l’ONG che gestisce una nave per le missioni di recupero dei migranti, la Phoenix, che acquistò per 5,1 milioni di dollari a Norfolk, Virginia, dove vi è la principale base navale dell’US Navy. Fanno parte dell’equipaggio 3 ex-membri delle Forze Armate di Malta, tra cui Ian Ruggier, capo delle pianificazioni ed operazioni del MOAS, personale di Medici senza frontiere, il capitano italiano e tre addetti dell’industria della difesa austriaca Schiebel che gestiscono i 2 droni a bordo della Phoenix. Nel marzo 2015, Catrambone stipulò un accordo con Hans Georg Schiebel, l’imprenditore militare austriaco, per utilizzare 2 droni Camcopter S-100, dall’autonomia di 380 miglia, al modico prezzo di 1,8 milioni di dollari. Catrambone ricevette finanziamenti da Medici senza frontiere, che gli diede 1,6 milioni di dollari; dalla compagnia tedesca Oil and Gas Invest, che gli compra il combustibile per la nave. Ma era a corto di 1,8 milioni di dollari per i droni, quindi venne in soccorso la famigerata organizzazione Avaaz (e qui) che gli diede 500000 dollari per i due droni S-100. “Catrambone avrebbe raccolto il resto in tempo per la stagione dei salvataggi”. I due S-100 si dimostrarono “risorse preziose”, ad esempio rilevando gommoni degli scafisti libici già pronti a salpare dalle spiagge di Zuara, in Libia. Una volta recuperati, i migranti, come ammettono gli stessi agiografi di Catrambone e soci, sono abbandonati a se stessi: “Quello che accadde ai migranti dopo dipende soprattutto dalla loro ingenuità, mi disse Gabriele Casini, addetto alle comunicazioni di Medici senza frontiere, mentre stavamo sul ponte a guardare. Il governo italiano è obbligato dalle regole dell’UE a trattenerli finché le domande di asilo non sono approvate o respinte. “Ma non sono rigorosi”, diceva Casini, “Non sempre prendono le impronte digitali, quindi i migranti sperano di squagliarsela e raggiungere la Germania o i Paesi scandinavi. In questi centri sono liberi. Possono decollare“. E mentre i migranti “decollano”, a Malta Catrambone tornava al tran-tran della Tangiers International, per acquistare il più grande broker assicurativo aereo di Malta, nonostante Catrambone lamentasse l’esaurimento dei fondi aziendali per via della sua attività “umanitaria”; aveva ancora soldi per operazioni commerciali che fanno della Tangiers International l’assicuratore di Air Malta ed altre compagnie aeree. “Il business resta nel suo sangue, è chiaro, ma non esclude un altro progetto umanitario”. Va ricordato che Tangiers Interntional fa parte dell’International Peace Operations Association, associazione senza scopo di lucro per promuovere il ruolo delle compagnie militari private, fondata da Doug Brooks nell’aprile 2001 e che raccoglie 60 aziende, tra cui appunto la Tangiers International di Catrambone. Ai vertici dell’IPOA siedono i dirigenti delle maggiori compagnie di mercenari degli USA: MPRI, DynCorp, Medical Support Solutions, Overseas Lease Group, Security Support Solutions, Triple Canopy (attiva nel reclutare latinoamericani da inviare a combattere nelle guerre mediorientali, come Yemen, Iraq e Libia), EOD Technology, Paxton International, ArmorGroup, Creative Center for Security and Stabilization e COO Hart Security.
La Blackwater confermò che suo personale stazionava e viaggiava da e per Malta, “Blackwater addestra forze militari e dell’ordine, e protegge i civili del governo statunitense all’estero. Il suo personale spesso vola all’estero su velivoli della compagnia sorella (Blackwater Aviation), atterrando anche a Malta“. L’azienda fu indagata da procuratori federali statunitensi per traffico di armi in Iraq, armi finite sul mercato nero e, quindi nelle organizzazioni terroristiche. Secondo una relazione del Parlamento Europeo, Malta fu utilizzata in almeno sette occasioni da sei aeromobili addetti ai trasferimenti dei prigionieri della CIA. “La dinamica a Malta di tali operazioni non fu oggetto di una vasta indagine per carenza di tempo e assenza di Paesi che volessero le indagini. Una relazione del Parlamento Europeo affermava che gli aerei della compagnia basati a Malta “trasportano paracadutisti e grandi carichi, e possono operare da piste corte ed improvvisate“, concludendo che Malta era la base in Europa di tali aeromobili. Secondo la relazione, a Malta la Blackwater aveva insediato i velivoli delle sue filiali, la Presidential Airways e l’Aviation Worldwide Services, che utilizzavano aerei-cargo CASA C-212. I velivoli dell’Aviation Worldwide Services compirono diversi voli verso Camp Peary, una base della CIA in Virginia, nel maggio 2006, il 13 marzo 2007, nel marzo e aprile 2009.
A Malta, intanto, veniva avviato, nel febbraio 2014, un programma che offre la cittadinanza in cambio di contanti, attirando l’interesse di centinaia di candidati, tra cui miliardari e dirigenti di Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Libia. Il partito laburista dell’isola promuove il programma nella speranza di raccogliere 1,9 miliardi di dollari. Il processo di controllo delle domande dei candidati alla cittadinanza è affidato a una società privata, l’inglese Henley&Partners, assunta con un contratto da decine di milioni di dollari. Chiaramente Malta vende passaporti per accedere all’Unione europea. La Commissione europea riusciva a imporre a Malta la condizione di un anno di residenza nell’isola per acquisire il passaporto, che permetterà di viaggiare nei 26 Stati membri dell’Unione Europea e in altri 69 Paesi, inclusi gli Stati Uniti; il tutto al prezzo di 891000 dollari in contanti e 685000 dollari in immobili ed investimenti. Eric G. Major, amministratore delegato di Henley&Partners, dichiarò che le richieste da cittadini iraniani e siriani sarebbero state respinte, e che la sua commissione sarebbe stata del 4% sulla tassa di 891000 dollari, e che avrebbe addebitato ai clienti 96000 dollari per ogni richiedente accettato. Dopo aver verificato i dati dei candidati, un’agenzia governativa di Malta avrebbe deciso su raccomandazione della Henley.Infine, ricordiamo che la ONG di Gino Strada, Emergency, il 6 giugno 2016, diveniva partner operativo della MOAS, operando a bordo della nuova nave Topaz Responder, la nuova nave di ricerca e salvataggio della MOAS di stanza a Malta, da cui pattuglia il Mediterraneo centrale. A bordo della nave, Emergency installava 6 operatori. La presidentessa di Emergency, Cecilia Strada, dichiarava che “Da due anni lavoriamo nei porti siciliani offrendo assistenza medica a coloro che partono. E oggi siamo lieti di portare la nostra esperienza in mare, insieme alla MOAS“. Tale esperienza comunque terminava all’improvvso il 5 agosto 2016, per “impreviste carenze finanziarie“. Non si dimentichi che Emergency fu attiva nella guerra d’aggressione alla Libia, nel 2011, supportando i terroristi islamisti e l’invasione e la distruzione della Jamahiriya Libica sponsorizzate dalla NATO. Fonti:
Concen
Desaparecidos
Emergency
Europarlamento
Independent
IISS
IPOA
IPOA
NYTimes
NYTimes
Robert Young Pelton
Spitfire List
Tangiers Group
Tangiers International
The Nation
The Nation
Washingtons Blog
Washington Post
Xinhua

La Turchia corre in soccorso del Califfato

Alessandro Lattanzio, 26/4/2017Il 25 aprile, 26 velivoli dell’aviazione turca bombardavano le basi curde e yezidi sul Jabal Qarju, nella regione di Shinqal, tra la Siria e l’Iraq, nei pressi di Dariq, distruggendo una base delle YPG, una stazione radio e un centro mediatico del PYD, ed uccidendo 20 combattenti delle YPG e 5 peshmerga curdi iracheni. Le YPG addestravano le forze di difesa yezidi. I cacciabombardieri turchi distruggevano anche il memoriale dei curdi caduti combattendo contro il Califfato.Gli attacchi aerei turchi erano volti a bloccare l’operazione delle YPG (SDF) contro la base dello Stato islamico di Raqqa, dove le forze democratiche siriane avevano eliminato 18 terroristi la stessa mattina del 25 aprile. Il leader del Partito dell’Unione Democratica Curda (PYD) Salih Muslim affermava che “gli aerei da guerra turchi non possono volare nella zona senza l’approvazione della coalizione. La coalizione deve fare una dichiarazione, sapeva dell’attacco? Cosa ne pensa?” Ilham Ehmed, leader del Consiglio Democratico Siriano (SDC) affermava, “Mentre le YPG partecipano all’operazione Rabbia dell’Eufrate per liberare Raqqa, la Turchia attacca i nostri centri. Non accettiamo attacchi aerei alle nostre forze, siano esse turche, russe o siriane“. L’artiglieria turca bombardava anche il villaggio curdo di Farfiraq, nell’area di Raju, presso Ifrin, a nord di Aleppo; nel frattempo, 15 terroristi filo-turchi venivano eliminati dalle SDF ad al-Shahba e Ifrin, dopo che i terroristi filo-turchi avevano attaccati i villaggi della regione di al-Shahba, bombardando le posizioni delle SDF ad al-Wahshiyah, Tal Madhiq, diga di al-Shahba, al-Qulsaruj, al-Samuqah, al-Shahba, al-Shalah, Tal Jihan, al-Hisah, Harbal, Tal Rifat, Shayq Isa, al-Wardiyah, Hasijaq, Ayn Daqanah e Miniq.Gli Stati Uniti esprimevano ‘profonda preoccupazione’ per gli attacchi aerei turchi contro i combattenti curdi in Siria e Iraq, dichiarando di non essere stati autorizzati dalla coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti. “Abbiamo espresso queste preoccupazioni direttamente al governo della Turchia“, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato USA Mark, “Questi attacchi aerei non sono stati approvati dalla coalizione e hanno portato alla sfortunata perdita di vita di nostre forze partner nella lotta contro lo Stato islamico“. I turchi avevano segnalato gli imminenti attacchi aerei a Stati Uniti e Russia, e in risposta il Pentagono esortava a “rispettare l’integrità territoriale dell’Iraq“. A differenza della Russia, che avvertì i siriani dell’attacco su Shayrat, Washington non avvertiva i suoi ‘alleati’ curdi dell’imminente attacco aereo turco, che tra l’altro colpiva le aree santuario per i curdi istituite dagli USA quando avvertirono Damasco di non bombardarle, poiché gli istruttori statunitensi addestravano i combattenti delle YPG. Gli statunitensi dispongono di basi militari a sud di Ayn al-Arab e presso Qamishli, in Siria, dove opera il 75.mo Reggimento Ranger delle forze speciali statunitensi, che partecipano alle operazioni delle SDF/YPG contro le basi dello SIIL a Raqqa e a Tabaqa.
Tutto ciò avveniva pochi giorni dopo che la Russia riattivava la linea telefonica tra i militari russi e statunitensi in Siria, dopo aver chiarito agli Stati Uniti che le loro operazioni aeree in Siria dipendono dall’accordo russo e che la Russia non le permetterà se gli Stati Uniti effettueranno ulteriori attacchi contro la Siria. La linea era stata riattivata il giorno dopo la richiesta personale del segretario di Stato USA Rex Tillerson al Ministro degli Esteri russo Lavrov, il 21 aprile.Nel frattempo, il governatore generale di Dara, Muhamad Qalid al-Hanus, osservava la preparazione dell’Esercito arabo siriano nell’affrontare qualsiasi possibile aggressione da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, “Gli Stati Uniti sono il principale sostenitore della guerra contro la Siria e aiutano i terroristi a Dara dalla Giordania. Ma se decidono di schierare proprie forze nei territori siriani dai confini giordani, ciò sarà considerato una chiara aggressione alla sovranità della Siria e il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano adotterà nuove misure operative nella regione”. Il Presidente siriano Bashar al-Assad aveva dichiarato che Damasco ha intelligence sulla Giordania intenzionata a dispiegare proprie truppe in Siria in coordinamento con gli Stati Uniti, “Abbiamo queste informazioni, ma in ogni caso la Giordania fa parte dei piani statunitensi sin dall’inizio della guerra in Siria. Gli Stati Uniti definiscono i piani e gli attori e appoggiano tutto ciò che colpisce la Siria dalla Giordania, e i molti terroristi che provengono dalla Giordania e, naturalmente, dalla Turchia, fin dal primo giorno di guerra in Siria“. La dichiarazione osservava i colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il re Giordano Abdullah II alla Casa Bianca sul Medio Oriente. La Giordania rientra nella coalizione degli Stati Uniti contro lo ISIIL, che effettua attacchi aerei in Siria senza l’approvazione delle autorità siriane, violando il diritto internazionale.

Forze speciali statunitensi distaccate presso le YPG curde.

Fonti:
Cassad
FNA
FNA
FNA
Kom News
Kom News
Moon of Alabama
Reuters
Rudaw
The Duran

Il comandante dell’esercito turco Huslu Akar (a destra) guida gli attacchi aerei turchi su 39 posizioni curde in Iraq e Siria.

Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

Carmelo Zuccaro, procuratore italiano, sostiene di avere prove importanti su numerose ONG colluse con i contrabbandieri che si arricchiscono sulla miseria degli inermi. Infatti, se dimostrato, tali ONH hanno le mani insanguinate ed incoraggiano di nascosto la schiavitù in Libia, anche se non voluta. Pertanto, è tempo di tenere conto di una catena infinita che lega mass media che incoraggiano la migrazione di massa, ONG che aiutano i contrabbandieri ad arricchirsi e l’agenda politicamente corretta di certi politici che tentano di alterare le dinamiche europee manipolando i fatti. La Stampa fu informata da Zuccaro che le navi di salvataggio venivano avvertite dal paradiso del contrabbando libico per raccogliere i migranti economici nel Mar Mediterraneo. Il modus operandi della catena diretta tra contrabbandieri e ONG si basa sulle telefonate. Naturalmente, ciò implica che i migranti economici debbano pagare un forte incentivo finanziario ai contrabbandieri. Quindi, a chi non può permetterselo, le questione della schiavitù araba dei neri africani, e la persecuzione degli immigrati cristiani, diventa una realtà nella Libia attuale. Va detto che la schiavitù resta in Mauritania, dove i musulmani neri africani subiscono abusi continui dagli altri musulmani della nazione. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita tollera ancora la schiavitù dalla Seconda Guerra Mondiale, fondamentale vergogna da eradicare da tale realtà permanete e storica della Penisola Araba. Infatti, gli animisti e i cristiani neri africani subirono una simile realtà quando le milizie arabe, alleate del governo di Khartoum, tolleravano la schiavitù tra le forze antigovernative durante la guerra civile. Naturalmente, lo SIIL (Stato islamico) è noto schiavizzare e vendere cristiani e yazidi in Iraq. Nel caso degli yazidi, non essendo “persone del libro”, subiscono schiavitù e la schiavitù sessuale delle donne, costrette a convertirsi all’Islam, e la pulizia etnica. Tuttavia, proprio come in Libia, la schiavitù si basa su tradizioni e razzismo contro i neri africani. Recentemente, la BBC riferì: “Anche le donne sono comprate da clienti libici e portate in casa dove diventano schiave sessuali“, secondo un testimone. La BBC aggiunge: “A febbraio, l’Unicef rilasciò una relazione che documenta, talvolta con orribili dettagli, storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali subiti da numerosi bambini che viaggiano dalla Libia all’Italia“. La schiavitù dei neri africani da parte dei musulmani arabi ha ben più di mille anni e le realtà in Libia, Mauritania e Sudan mostrano che la mentalità cambia lentamente. Naturalmente, per via del politicamente corretto e della moda, non vi è alcuna manifestazione di massa contro la schiavitù in Libia tuttavia, si può solo immaginare cosa accadrebbe aprendo tali mercati negli USA, Francia o Israele. Reuters ha anche riferito nel 2016 sulla Mauritania: “Gli Haratin, che costituiscono la principale “casta degli schiavi”, discendono da etnie nere africane del fiume Senegal. Spesso lavorano come pastori e domestici… Il Paese dell’Africa occidentale ha la più alta prevalenza di schiavi, secondo l’indice della schiavitù globale, con circa il 4 per cento della popolazione, o 150000 persone, che vivono come schiavi“.
Tornando ai contatti tra ONG e contrabbandieri in Libia, Zuccaro ha detto: “Abbiamo prove di contatti diretti tra alcune ONG e trafficanti di persone in Libia“. L’agenzia di frontiera dell’Unione europea, Frontex, è altrettanto disturbata dalle ONG che incoraggiano la migrazione di massa. Questo, a sua volta, provoca innumerevoli morti in mare e la schiavitù in Libia. Dopo tutto, la Libia attuale è una nazione fallita dovuta all’interferenza delle potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, la storia del contrabbando e della schiavitù araba dei neri africani riempie il vuoto, e lo stesso vale per la crescente minaccia dei vari gruppi islamisti sunniti e militanti regionali in Libia. Fabrice Leggeri, figura di Frontex, ha informato Die Welt sul ruolo delle ONG, affermando con forza che le imbarcazioni di soccorso delle numerose ONG hanno incoraggiato i trafficanti a “forzare ancora più migranti su imbarcazioni insicure con acqua e carburante insufficienti, rispetto agli anni precedenti“. Le affermazioni stupefacenti della cancelliera Merkel sul ruolo dei mass media, delle ONG e del politicamente corretto allarmano sulla migrazione di massa in Europa in diversi sensi. Il risultato sono gli innumerevoli morti in mare, il tradimento dei veri rifugiati, la schiavitù in Libia, le convulsioni terroristiche in Europa, la criminalità e la creazione di contrabbandieri estremamente ricchi. Pertanto è necessaria un’azione diretta per fermare ciò che persone inermi subiscono dall’operato di ONG e contrabbandieri, anche se cercano risultati diversi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA non “cambiano priorità” in Siria, hanno perso

Tony Cartalucci, LD 18 aprile 2017Gli Stati Uniti, secondo fonti occidentali, hanno mutato le priorità in Siria non concentrandosi sul cambio di regime a Damasco. In realtà, non si tratta del cambio delle priorità, ma del riconoscimento che le ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente sono state completamente sconvolte dalla risoluzione siriana, russa e iraniana. Gli Stati Uniti devono ora ricorrere ad azioni secondarie, non meno dannose negli intenti o nel risultato finale rispetto al piano originale, lasciando una regione in guerra dal 2011, con decine di migliaia di morti e la vita comunque sconvolta di milioni di altri. Reuters intitolava “Le priorità degli USA sulla Siria non puntano più a ‘cacciare Assad’: Haley“, indicando che: “La diplomazia degli Stati Uniti sulla Siria per ora non è più volta a far cadere il presidente del Paese devastato dalla guerra, Bashar al-Assad, ha detto l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, allontanandosi dalla posizione iniziale e pubblica dell’amministrazione Obama sul destino di Assad. Il punto di vista dell’amministrazione Trump è in contrasto con le potenze europee, che insistono che Assad deve dimettersi. Il cambio ha attirato un forte rimprovero da almeno due senatori repubblicani”. E se alcuni hanno preso tale annuncio come “prova” che la Casa Bianca ha mantenuto la promessa di ritirarsi dall’avventurismo estero, l’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Nikki Haley continuava: “Pensiamo che sia un ostacolo? Sì. Ci siederemo per studiare come cacciarlo? No. Ciò che faremo è fare pressione in modo da poter avviare un cambio in Siria”. “Il cambio in Siria“, tuttavia è alla lettera la divisione della nazione avviata dalla precedente amministrazione Obama. È essenzialmente l’obiettivo secondario tracciato dai politici finanziati dalle multinazionali statunitensi già nel 2012, quando i primi tentativi di cambio di regime alla velocità della luce fallirono e il conflitto siriano divenne una guerra protratta assai distruttiva. Un documento del 2012 della Brookings Institution, intitolato, “Memo 21 sul Medio Oriente: Salvataggio della Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, rivelando che i politici degli Stati Uniti dichiarano apertamente l’intenzione di creare “zone franche”, afferma: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici per concentrarsi su come porre fine alle violenze e far accedere gli aiuti umanitari, come avviene sotto la guida di Annan. Questo porterebbe alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da una forza militare limitata. Ciò,naturalmente non coglie gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e manterrebbe Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale potrebbe aggiungere ulteriore azione coercitiva agli sforzi”. Il documento quindi ammette apertamente che, non potendo rovesciare il governo siriano, danneggiare la nazione sarebbe un’alternativa accettabile, sostenendo: “Gli Stati Uniti potrebbero armare l’opposizione pur sapendo che probabilmente non sarà abbastanza potente da rimuovere Assad. Washington potrebbe scegliere di farlo semplicemente nella convinzione che dare al popolo oppresso una certa capacità di resistere agli oppressori sia meglio che non fare niente, anche se tale sostegno ha poche possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero decidere che valga ancora la pena colpire e danneggiare il regime di Assad, mantenendo un avversario regionale debole ed evitando i costi dell’intervento diretto”.
A riaffermare l’impegno degli Stati Uniti a tale politica è il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson. L’articolo del Guardian, “Rex Tillerson dice che gli USA istituiranno zone di sicurezza per i profughi dallo SIIL“, osserva: “Rex Tillerson ha detto che gli Stati Uniti avrebbero istituito “zone intermedie di stabilità” per aiutare i rifugiati a tornare a casa nella prossima fase della lotta contro Stato islamico e al-Qaida in Siria e Iraq. Il segretario di Stato non ha chiarito dove queste zone vadano istituite. Riuniva 68 Paesi e organizzazioni a Washington per discutere come accelerare la battaglia contro lo SIIL”. L’idea che gli Stati Uniti siano in Siria per “combattere lo Stato Islamico” è un’assurdità documentata. Sono Stati Uniti ed alleati, per loro stessa ammissione, che volevano creare un “principato salafita” in Siria orientale, proprio dove ora c’è lo Stato islamico. Il fantoccio islamista ha un’immensa forza possibile solo tramite una altrettanto immensa sponsorizzazione da vari Stati, Stati Uniti e Europa attraverso gli alleati regionali del Golfo Persico, soprattutto Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). L’invio di armi, rifornimenti e terroristi allo Stato Islamico passa da anni dal membro della NATO Turchia, che mantiene estese reti logistiche che collegano i mandati stranieri allo Stato islamico sul territorio siriano che occupa. Al momento dell’entrata della Russia nel conflitto, alla fine del 2015, queste reti logistiche furono devastate dalla forza aerea russa, interrompendole e contribuendo direttamente alla ritirata dello Stato islamico nella regione. L’intervento degli Stati Uniti ora ha due scopi, mantenere la partizione de facto del territorio siriano a cui la presenza dello Stato islamico ha contribuito, sostituendo lo Stato islamico sconfitto con forze statunitensi, e fare sembrare che gli Stati Uniti “sconfiggono” l’ascaro terroristico che hanno creato e mantenuto finché logisticamente, politicamente e militarmente possibile.
La riaffermazione del segretario di Stato Tillerson della politica dell’amministrazione Obama è un altro esempio di “continuità del programma”, e di quanto siano gli interessi speciali di Wall Street, e non i politici di Washington, a dirigere la politica in patria e all’estero, spiegando come due presidenti apparentemente politicamente diametralmente opposti continuino la stessa politica da sei anni. E mentre gli Stati Uniti hanno chiaramente perso nel tentativo di rovesciare il governo della Siria, continuano a perseguire un ordine del giorno per dividere e distruggere lo Stato siriano con ogni mezzo a disposizione. La continua denuncia e resistenza a tali obiettivi ed interessi particolari è essenziale per garantirsi che tale aspetto delle ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente fallisca comunque. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentato di al-Qaida uccide più di 150 tra bambini e donne, a chi importa?

Moon of Alabama 16 aprile 2017

Tra chi ci protegge dagli attacchi delle milizie di Assad ci sono anche i combattenti di Al Nusra, la brigata jihadista…A me non interessa la loro politica: quello che posso dire con certezza è che a livello umanitario sono i numeri uno”.
Fonte: Voci dal Suq

L’opera di bene degli “umanitari numeri uno”.

Max Abrahms @MaxAbrahms – 2:07 PM – 16 aprile 2017
Dopo aver letto decine di storie sul massacro di sciiti in Siria sono giunto alla conclusione che non ci siano colpevoli.

The War Nerd @TheWarNerd – 11:53 – 16 aprile 2017
Troviamo che “almeno 112” rifugiati sciiti sono stati uccisi. Da chi? Oh, è un vero e proprio giallo secondo la Reuters

Due piccole cittadine nel nord del governatorato d’Idlib occupato dai “ribelli”, Fuah e Qafraya, sono assediate dai “ribelli” da oltre due anni. Le forze filo-governative locali le difendono. Gli abitanti sono sciiti e sono visti dai settari “ribelli” sunniti quali infedeli degni solo di morire. Le città sono rifornite dagli elicotteri governativi. Nel frattempo due città occupate dai “ribelli”, vicino a Damasco, Zabadani e Madaya, sono accerchiate dalle forze governative, scarsamente rifornite dai convogli di Nazioni Unite e Croce Rossa. Negli anni vi sono state vendette collegate al destino delle quattro città. In totale circa 20-30000 persone ne sono interessate. Era necessario un accordo di ampio respiro per risolvere una situazione insostenibile. A dicembre un accordo permise lo scambio di civili feriti. Quando autobus portavano via anziani e feriti dalle due città del nord, furono bruciati dai gruppi ribelli. Nuovi autobus furono inviati, ma alla fine lo scambio avvenne. La scorsa settimana un nuovo accordo fu raggiunto sul completo scambio di popolazione delle città. Tutti gli abitanti della città del nord dovevano essere portati nelle aree governative. Tutti gli abitanti delle città del sud nelle aree occupate dai “ribelli”. L’Iran parlava per il governo siriano, e il Qatar protettore dei “ribelli” radicali, negoziava l’accordo. Ci sono molte altre questioni sulla trattativa tra cui gli ostaggi del Qatar detenuti da gruppi sciiti in Iraq, grandi tangenti del Qatar ai gruppi (al-Qaida) e altri aspetti nascosti. I gruppi “ribelli” ad Idilb o allineati con al-Qaida in Siria o con Ahrar al-Sham sponsorizzato dal Qatar. Ahrar al-Sahm è il gruppo responsabile dello scambio della popolazione. Parti di al-Qaida sono pubblicamente in disaccordo.
Ieri circa 5000 abitanti delle città del nord, soprattutto donne e bambini, venivano trasportati dal convoglio di autobus ad Aleppo, ma furono fermati mentre erano ancora nella zona controllata dai “ribelli”. Gli abitanti della città meridionale erano stati portati ad Aleppo e sorvegliati dal governo. Alcuni ulteriori negoziati su un problema minore erano in corso. I civili nei loro autobus, per lo più anziani, donne e bambini, erano sorvegliati dai “ribelli” di Ahrar al Sham. Erano affamati. Qualcuno comparì a distribuire patatine. Quando i bambini vi si affollarono attorno, un’auto blu giunse e si ebbe la grande esplosione. Quattro autobus pieni di gente e numerose auto furono completamente distrutti.

Lo scimmione trump e le vacche che ha per moglie e figlie, non avranno nulla da dire.

127 del civili, a soli uno o due km dalla zona di sicurezza del governo, furono uccisi dall’attacco suicidio, tra cui 95 bambini. Molti di più furono feriti. Un numero imprecisato di “ribelli” di Ahrar al-Sham fu ucciso. Non v’è alcun serio disaccordo su ciò che è successo. E’ ovvio che l’attacco suicida è stato commesso da al-Qaida in Siria. Nessun elemento governativo avrebbe potuto attraversare il territorio occupato dai terroristi. Le forze governative non hanno mai effettuato attacchi suicidi, mentre al-Qaida e Ahrar al-Sham ne hanno commessi centinaia. Questo era un attacco suicida dei “ribelli”, probabilmente al-Qaida, contro i profughi filo-governativi. Ma BBC, CNN e altri media occidentali non lo diranno. La CNN ha definito il massacro “incidente di percorso“. Il primo articolo da Washington era illustrato con una scena bucolica di “sciiti” in un campo. Gli articoli nascondono al lettore medio gli autori della strage. Non dicono chi fossero i probabili colpevoli e alcuni insinuano, contro ogni logica, che sia il governo. L’ultimo articolo della BBC sul massacro è uno dei peggiori di tale propaganda. Si supponga per un momento di non aver letto quanto sopra, solo il seguente:
Siria: ‘Almeno 68 bambini tra i 126 uccisi’ nell’attentato ai bus
Almeno 68 bambini sono tra le 126 persone uccise nell’attentato agli autobus che trasportavano gli evacuati dalle città assediate, dicono gli attivisti. Un veicolo imbottito di esplosivo ha colpito il convoglio nei pressi di Aleppo”.
L’80% dei lettori leggerà solo il titolo e forse le prime righe. Chi li ha uccisi? Chi ha effettivamente letto saprà che alcune vittime erano sciiti e che “gli evacuati dalle città governative sono stati uccisi insieme a operatori umanitari e soldati ribelli“. (Da quando i predoni tagliagole di Ahrar sono “soldati”? Come lo era questo tizio? Anche lui un “soldato”). La storia della BBC continua ad insinuare che il governo l’ha fatto perché i “ribelli” non lo farebbero: “E’ successo quando un veicolo carico di cibo è arrivato ed ha iniziato a distribuire patatine, attirando molti bambini prima di esplodere, dice la corrispondente della BBC Lina Sinjab. Ha detto che non era chiaro come il veicolo potesse raggiungere la zona senza il permesso del governo. Ma non c’è neanche alcuna prova che i ribelli siano coinvolti nell’attacco, come il governo sostiene. Non sarebbe nell’interesse dei ribelli, secondo la nostro corrispondente, mentre attendevano che i propri sostenitori venissero evacuati dalle altre città”. Ho letto un sacco di propaganda anti-siriana, ma mai roba così ignobile. “Non era chiaro come il veicolo avrebbe potuto raggiungere la zona senza il permesso del governo.” Bene, un veicolo da quella zona potrebbe arrivare alla sede della BBC a Londra, esplodere e uccidere molte persone senza il “permesso del governo siriano”. (Forse dovrebbe. Solo a scopo dimostrativo). E il territorio occupato dai “ribelli” ha le frontiere aperte con la Turchia da cui vengono riforniti. Qualsiasi gruppo “ribelle” che ha commesso attentati suicidi negli ultimi anni vi ha libero accesso. La corrispondente della BBC e i suoi editori lo sanno bene. Sanno anche che “i ribelli” non sono uniti e che hanno interessi divergenti. E’ del tutto chiaro chi ha commesso tale massacro. Ma la BBC insinua che “il governo l’ha fatto”. Vi sono sono morte più persone che nell’incidente chimico di Qan Shayqun, che ha ucciso alcune persone in una zona occupata dai terroristi. L’incidente fu probabilmente un attacco false flag inscenato dai “ribelli” senza alcun coinvolgimento del governo. Un rapporto a Trump del NSC mentiva su prove che il governo siriano fosse colpevole di tale incidente e gli Stati Uniti bombardarono uno degli aeroporti siriani. 95 bambini sono stati bruciati e maciullati dall’attacco suicida e non saranno onorati quali “bellissimi bambini”, come Trump definì due bambini biondi in una foto di Qan Shayqun. I bambini uccisi ieri erano sfollati “pro-regime” (secondo la CNN) e non meritano tale onore. Le vittime della strage di ieri avranno assai meno seguito mediatico delle quattro vittime realmente documentate dell’incidente di Qan Shayqun. Quel che riceveranno sarà vilipendio di cadavere, con la BBC che offende il popolo siriano che sostiene il proprio governo. Damasco ha deciso che l’accordo e l’evacuazione continuino, nonostante il massacro. Le due città di Idlib sono indifendibili contro un ampio attacco. Alcuna grande operazione del governo su Idlib può avvenire mentre sono tenute in ostaggio.
Eliah J. Magnier indica ulteriori dettagli sull’accordo di scambio delle “4 città”. Ne ha twittato i passi principali: “Elijah J. Magnier @EjmAlrai
L'”accordo della quattro città” comprende ostaggi del Qatar, denaro, prigionieri di guerra, prigionieri e corpi.
Si è conclusa la prima fase (evacuare i civili di età inferiore ai 15 anni).
Il secondo passaggio evacuerà tutti i terroristi.
Il terzo sarà lo scambio di prigionieri e cadaveri detenuti da Damasco, Hezbollah e al-Qaida.
Il quarto sarà la liberazione degli ostaggi del Qatar detenuti in Iraq (non ancora rilasciati) e il pagamento di un riscatto ad al-Qaida”.

Mentana, goracci, formigli, santoro, paccoquotidaino e raiberlusky24orediballe, e altri fantocci di regime, non diranno mai che l’attentato è opera dei ‘ribbbelli moderati’, e cercheranno di attribuirlo all’Esercito arabo siriaino, come da velina della CIA e della sua sciacquetta, il contessino gentiglione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora