La Corea democratica e il suo programma missilistico

VPK-NEWSSouth FrontSi potrebbe dire che la situazione politica e militare nell’Asia-Pacificoa sia calma prima della tempesta. La corsa per preparare tutti a un conflitto tra “mondo libero” e “regime comunista totalitario” a Pyongyang propagato dai media occidentali ha raggiunto l’apice. Gli Stati Uniti concentrano le forze nell’est asiatico per colpire obiettivi militari e industriali nella Corea democratica. Tre gruppi d’attacco con portaerei (CSG) sono in attesa di ordini nel Mar del Giappone: USS CVN-68 Nimitz, USS CVN-71 Theodore Roosevelt e USS CVN-76 Ronald Reagan. Sono accompagnati da tre stormi aerei, per 72 jet F/A-18E e 36 vecchi jet F/A-18C di supporto. I CSG includono 18 cacciatorpediniere Arleigh Burke con 540 missili Tomahawk. Il Mar del Giappone è pattugliato dai sottomarini lanciamissili da crociera USS Michigan (SSGN-727) e USS Florida (SSGN-728), con altri 300 Tomahawk. Vi sono 6 bombardieri B-1B e B-52 e 3 bombardieri B-2 nucleari presso la Base Aerea Andersen di Guam. Tale potenza sorprendente è mobilitata non solo per spettacolo. Una vera minaccia d’attacco nucleare statunitense emerse durante la guerra di Corea del 1950-1953. Gli Stati Uniti svilupparono diversi piani per bombardare obiettivi-chiave in Corea democratica per avere un vantaggio strategico. I massimi vertici non riuscirono ad aprire la scatola di Pandora, ma la minaccia di distruzione nucleare era ancora presente anche dopo la guerra, anche se in misura minore. Probabilmente fu questo che spinse Kim Il-sung ad avviare il suo programma nucleare.Test d’indipendenza
Negli anni ’60 gli sviluppi iniziali furono permessi dai sovietici e in seguito dall’aiuto dei cinesi. Il Pakistan svolse un ruolo cruciale nel programma. Alla fine degli anni ’90 Abdulqadir Khan, “il padre della bomba nucleare d’Islamabad”, consegnò alla Corea democratica l’attrezzatura per l’arricchimento dell’uranio, 5000 centrifughe e la documentazione necessaria. Khan attirò l’attenzione pubblica dopo aver rubato i progetti di centrifughe quando lavorava nei Paesi Bassi, negli anni ’70. Secondo i funzionari dell’intelligence statunitense, scambiò compact disc coi dati chiave per le tecnologie missilistiche. Nel 2005, il presidente Pervez Musharraf e il primo ministro Shaukat Aziz ammisero che Khan fornì alla Corea democratica le centrifughe. Nel maggio 2008 lo scienziato che in precedenza aveva dichiarato di avere agito di propria volontà, si rimangiò le dichiarazioni e disse che il governo del Pakistan l’aveva denigrato, affermando che il programma nucleare nordcoreano era già avviato prima di essere contattato. All’inizio degli anni ’80, i migliori fisici del Paese erano riuniti nel Centro di ricerca scientifica nucleare di Yongbyon, a un centinaio di chilometri a nord di Pyongyang. Con l’aiuto dei cinesi, un reattore a grafite sperimentale da 20 MW fu costruito il 14 agosto 1985 e funzionò fino al 1989 quando fu fermato su pressione degli Stati Uniti, con ottomila barre di combustibile tratte dalla zona attiva. Le valutazioni su quanto plutonio sia stato generato dalla Corea democratica differiscono. Il dipartimento di Stato USA valuta la quantità di plutonio tra sei e otto chilogrammi, la CIA afferma che sono nove chilogrammi. Secondo esperti russi e giapponesi, ottomila barre di combustibile genererebbero non meno di 24 chilogrammi di plutonio. La Corea democratica riattivò il reattore più tardi: funzionò dal 1990 al 1994, quando si fermò di nuovo a causa della pressione degli Stati Uniti. Il 12 marzo 1993, Pyongyang dichiarò che intendeva non aderire al Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari e rifiutò di concedere all’AIEA l’accesso ai suoi programmi. Dal 1990 al 1994 furono costruiti altri due reattori Magnox (da 50 MW e 200 MW) a Yongbyon e Taechon. Il primo può produrre 60 chilogrammi di plutonio all’anno, sufficiente per 10 testate nucleari. Il reattore da 200 MW può produrre 220 chilogrammi di plutonio, sufficienti per 40 testate. In seguito alla risoluzione 825 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla minaccia degli attacchi aerei statunitensi, la Corea democratica cedette alle pressioni diplomatiche e interruppe il programma sul plutonio. Dopo la sospensione dell’accordo, a fine 2002, Pyongyang riattivò i reattori. Il 9 ottobre 2006, la Corea democratica dimostrò la sua potenza nucleare con un test sotterraneo. L’esplosione ebbe una potenza di 0,2-1 kiloton. Il 25 maggio 2009, la Corea democratica condusse un secondo test sotterraneo. L’US Geological Survey (USGS) riferì che l’esplosione ebbe una potenza maggiore, stimato da 2 a 7 kiloton. Il 12 febbraio 2013 l’Agenzia di stampa centrale della Corea democratica dichiarò che fu testata una piccola carica nucleare ad alta potenza. L’Istituto di geoscienza e risorse minerarie sudcoreano riferì che la potenza fu stimata in 7,7-7,8 kiloton. Il 9 settembre 2016, un terremoto di magnitudo 5,3 fu registrato alle 9.30. L’epicentro era a 20 km dal sito dei test di Punggye-ri. L’USGS lo definì esplosione nucleare. In seguito la Corea democratica dichiarò ufficialmente di aver condotto il suo quinto test nucleare. La potenza fu stimata tra 10 e 30 kiloton. L’8 gennaio 2017, il primo dispositivo termonucleare fu testato dalla Corea democratica. I sismologi cinesi registrarono un forte terremoto. La Corea democratica confermò di avere la bomba all’idrogeno lo scorso settembre. I sismologi di vari Paesi stimarono la magnitudo in 6,1-6,4, con centro sismico vicino al livello del suolo. Funzionari nordcoreani affermarono di aver detonato con successo una carica termonucleare. La potenza fu stimata tra 100 e 250 kiloton. L’8 agosto 2017, il Washington Post riferì che, secondo l’US Defense Intelligence Agency, la Corea democratica ha fabbricato 60 testate termonucleari che potrebbero essere montate su missili balistici e da crociera. Molti media occidentali pubblicarono foto che dimostrano come Pyongyang abbia una testata termonucleare da 500-650 kg.
Nonostante tutti gli sforzi nella difesa antimissile negli ultimi 60 anni, i media hanno pubblicato le opinioni incerte degli di esperti su un’efficace contromisura ai missili balistici di medio raggio ed intercontinentali. Un missile balistico strategico con testata nucleare è un asso militare, l’asso che molti Paesi desiderano avere nei giochi politici sul tavolo internazionale. Ma montare una testata nucleare su un missile balistico è un compito difficile. Tutti i membri del “club nucleare” impiegarono tempo ed ebbero difficoltà nel testare una bomba nucleare da montare su un missile. Ci vollero sette anni dal primo test nucleare statunitense per montare una testata nucleare W-5 da 1200kg sui missili da crociera MGM-1 Matador e Regulus-1, e ci vollero nove anni per creare le testate W-7 per i missili balistici tattici M-3 Honest John e Corporal. 30 test nucleari furono condotti durante questo periodo. Alcuni per migliorare peso e dimensioni delle bombe. Il dispositivo esplosivo da 4500 kg del W-3 fu ridotto a 750 kg del W-7, con un diametro che si restrinse da 125 cm a 62 cm rispettivamente. Il secondo compito importante fu adattare la testata alle alte velocità e temperature che si verificano durante il volo balistico. Il primo missile balistico a medio raggio sovietico, l’R-5M, con una testata nucleare fu provato nel febbraio 1956. La bomba atomica RDS-4 montata aveva un peso di 1300 kg. A quel tempo l’Unione Sovietica aveva condotto 10 test nucleari. La Cina aveva condotto quattro test nucleari quando il missile balistico a medio raggio DF-2 fu sottoposto a test di volo. A partire da Mk-1 Little Boy e Mk-3 Fat Man, tutte le bombe nucleari sono divise in due tipi. Le bombe del primo tipo sono le cosiddette armi a fissione, con la Mk-1 che ne è la “madre”. Il materiale fissile viene assemblato in una massa supercritica con l’uso del metodo del “cannone”: sparando del materiale sub-critico nell’altro. L’unico materiale attivo adatto a ciò è l’uranio arricchito U-235. Il secondo tipo è l’implosione, con la Mk-3 che ne fu il prototipo: una massa fissile di due materiali (U-235, Pu-239 o una combinazione) è circondata da esplosivi ad alta densità che comprimono la massa, con conseguente criticità. Pu239, U233 e U235 possono essere utilizzati come materiale attivo in questo caso. Il primo tipo è più semplice da produrre e quindi più facilmente disponibile per i Paesi meno sviluppati scientificamente. L’altro tipo richiede meno materiale attivo, ma è considerevolmente più difficile da costruire e richiede tecnologie avanzate. I dispositivi di tipo implosivo sono sfere cave concentriche. La prima sfera è costituita da materiale attivo (con raggio esterno di 7 cm nel caso dell’U235, 5 cm per il Pu239 e raggio interno di 5,77 e 4,25 rispettivamente). La seconda sfera di 2 cm di spessore è in berillio che devia i neutroni. Il terzo è una sfera di 3 cm realizzata in U238. La quarta sfera da 1 a 10 cm di spessore è di normale esplosivo. Il dispositivo è coperto con un paio di cm di alluminio. Il modello non è cambiato molto dalla Fat Man, tranne che per l’esplosivo obsoleto, l’Amatol del peso di 2300 kg. Oggigiorno le testate usano il PBX-9501 (W-88) di cui 6-8 kg bastano. Nel 1959 l’US Atomic Energy Commision sviluppò un modello matematico universale per il dispositivo implosivo nucleare e termonucleare come primo modulo. È obsoleto per i dispositivi russi e statunitensi contemporanei, ma per quelli nordcoreani sarebbe appropriato. Questo modello permette di stimare la potenza di un ordigno nucleare se se ne conosce il diametro. Un dispositivo di 28 cm avrebbe una potenza di 10 kiloton, di 40 cm 25, di 46 cm 100 e di 61 cm 1 megaton. La lunghezza del dispositivo corrisponde al diametro con un rapporto di 5 a 1, cioè se il dispositivo è largo 28 cm, la sua lunghezza sarà di 140 cm e il peso di 240 kg.Sfilata di Hwasong
L’Hwasong-5 è una copia del missile sovietico R-17 Elbrus (Scud-C). La Corea democratica se ne impossessò quando aiutò l’Egitto nel 1979-1980. Dato che i rapporti con l’Unione Sovietica erano tesi e che i cinesi erano inaffidabili, i nordcoreani iniziarono il reverse engineering degli R-17 “egiziani”. Il processo fu accompagnato dalla costruzione della relativa industria, con lo sforzo principale incentrato sulla fabbrica 125 di Pyongyang, l’Istituto di ricerca Sanum-dong e il sito di lancio di Musudan-ri. I primi prototipi furono sviluppati nel 1984. Denominati Hwasong-5 (designato dall’occidente come Scud-A Mod) i missili erano identici agli R-17 ricevuti dall’Egitto. I voli di prova furono condotti nell’aprile 1984, ma il primo lotto era limitato perché erano stati programmati solo per i voli di prova, per accertarne la qualità della produzione. La produzione in serie degli Hwasong-5 (Scud-B Mod) iniziò nel 1985. Questo tipo ebbe alcuni miglioramenti rispetto al progetto sovietico originale. La gittata con testata da 1000 kg migliorò da 280 a 320 km e il motore Isaev fu leggermente modernizzato. Esistono diversi tipi di carichi utili: a frammentazione, ad alto potenziale esplosivo, chimica e forse biologica. Durante l’intero ciclo di produzione, fino a quando l’Hwasong-6 fu sviluppato nel 1989, si sospetta che siano stati adottati diversi aggiornamenti, ma non sono disponibili dati precisi. Nel 1985, l’Iran acquistò 90-100 Hwasong-5 per 500 milioni di dollari. L’accordo includeva la tecnologia di produzione che aiutò Teheran ad avviare la propria produzione. Il missile fu chiamato Shahab-1 in Iran. Gli Emirati Arabi Uniti ne acquistarono un lotto nel 1989.
Hwasong-6 è un aggiornamento del precursore. Ha una gittata maggiore ed è più preciso. Entrò in produzione nel 1990. Circa 2000 missili furono prodotti entro il 2000, 400 dei quali venduti per 1,5-2 milioni di dollari. 60 missili furono consegnati all’Iran, dove vennero chiamati Shahab-2. Furono anche esportati in Siria, Egitto, Libia e Yemen.
Hwasong-7 (No Dong) è un missile balistico a medio raggio, divenuto operativo in Corea democratica nel 1998. Secondo gli esperti occidentali, ha un raggio d’azione di 1350-1600 km e può trasportare carichi utili da 760 a 1000 kg. Il No Dong fu creato dagli ingegneri nordcoreani, secondo gli esperti occidentali, col sostegno finanziario dall’Iran e l’aiuto tecnico della Russia. Apparentemente durante caos e collasso economico degli anni ’90, l’industria della Difesa russa vendette nuove tecnologie a tutti gli interessati. Si crede che il Makeev Design Bureau trasferì l’R-27 Zyb e l’R-29 Vysota alla Corea democratica. Il motore 4D10, secondo gli Stati Uniti, funse da prototipo per il No Dong. Questo è discutibile, non c’è nulla di straordinario nel fatto che No Dong e R-27 condividano alcune caratteristiche tecniche, in quanto almeno una dozzina di missili statunitensi, giapponesi ed europei sono davvero simili. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, il missile è propulso da un razzo a propellente liquido con carburante TM185 (20% benzina, 80% cherosene), ossidante AK-271 (27% N2O4 e 73% HNO3). La spinta è di 26600 kg (nel vuoto). Ma i motori 4D10 realizzati 50 anni fa utilizzavano un combustibile più sofisticato, l’UDMH, col 100% di N2O4 come ossidante. Il tempo di volo del No Dong è di 115,23 secondi. La velocità massima è di 3750 metri al secondo. Pesa 15850 kg, con la testata che si separa durante il volo del peso di 557,73 kg. Esistono varianti per l’esportazione in Pakistan e Iran. Il tempo di volo dipende dalla distanza e dal peso della testata. Un volo di 1100 km con una testata da 760 kg impiegherà 9 minuti e 58 secondi. Un volo di 1500 km con una testata di 557,73 kg impiegherà 12 minuti. Questo fu misurato dai satelliti statunitensi durante i test di lancio in Corea democratica, Pakistan e Iran.
Hwasong-10 (BM-25 o Musudan), sistema missilistico mobile a gittata intermedia. Fu mostrato per la prima volta nella parata militare per il 65.mo anniversario del Partito dei Lavoratori della Corea, il 10 ottobre 2010, anche se gli esperti occidentali ritengono fossero dei modelli. L’Hwasong-10 assomiglia all’R-27 Zyb, un SLBM sovietico, ma più lungo di 2 metri. Secondo i calcoli, grazie all’allungamento dei serbatoi di carburante, la gittata sarebbe di 3200-4000 km rispetto ai 2500 del prototipo sovietico. Dall’aprile 2016, l’Hwasong-10 fu testato numerose volte, con due test, a quanto pare, riusciti. L’arsenale della Corea democratica ne ha circa 50 lanciatori. Con una gittata ipotizzata a 3200 km, il Musudan può colpire qualsiasi obiettivo in Asia orientale, comprese le basi militari statunitensi a Guam e Okinawa. La Corea democratica ha venduto una versione del missile all’Iran col nominativo BM-25, indicando la gittata (2500 km). L’Iran ha designato il missile Khorramshahr e trasporta 1800 kg di carico utile per 2000 km (l’Iran sostiene di aver deliberatamente ridotto la gittata per rispettare le proprie leggi). Questa gittata basta a colpire non solo Israele, Egitto ed Arabia Saudita, ma anche membri della NATO come Romania, Bulgaria e Grecia. Secondo Teheran, il missile può trasportare diverse testate, molto probabilmente MRV.
Hwasong-12, a giudicare dalle foto del lancio sperimentale del 14 maggio 2017, è il progetto di un missile a un solo stadio dal peso iniziale di 28 tonnellate, propulso da quattro razzi a propellente liquido. Secondo le prime valutazioni, l’Hwasong-12 avrebbe una gittata di 3700-6000 km. L’Hwasong-12 era montato su un autoveicolo Wanshan WS51200 di fabbricazione cinese, durante la parata militare dell’aprile 2017. È probabile che sostituisca l’inaffidabile Hwasong-10.
Hwasong-13 (No Dong-C) è un ICBM. Per qualche tempo fu considerato un missile a gittata intermedia. I test del motore per il nuovo missile furono segnalati dagli osservatori occidentali alla fine del 2011. Il sistema fu mostrato per la prima volta nella parata a Pyongyang del 15 aprile 2012. I missili erano equipaggiati con testate di simulazione. Alcuni ipotizzano che i missili siano dei prototipi, poiché vi sono dubbi che sia possibile trasportare missili a propellente liquido di tali dimensioni senza un contenitore, a causa dell’alta probabilità della deformazione meccanica del guscio. Un altro progetto, anche se simile, fu mostrato alla parata del 70.mo anniversario della fondazione della Corea democratica, il 10 ottobre 2015. È possibile che nel 2012 siano stati mostrati finti modelli leggermente diversi per disinformare e siano stati mostrati nel 2015 quelli reali. Il sistema è montato su un autoveicolo cinese WS51200.
Hwasong-14 è lo sviluppo più recente. È un ICBM in fase di completamento, ed è in preparazione per i test di lancio. È designato dalla NATO KN-20. Fu mostrato per la prima volta in una parata militare nel 2011, ma il primo lancio di prova avvenne il 4 luglio 2017, raggiungendo l’apogeo di 2802 km, atterrando a 933 km nel Mar del Giappone. Secondo le classificazioni internazionali è un ICBM, poiché il suo apogeo era superiore ai 1000 km e la gittata ai 5500 km. Secondo gli analisti, la gittata dell’Hwasong-14 è stimata in 6800 km. È in grado di raggiungere l’Alaska e il territorio continentale degli Stati Uniti. Un secondo test di lancio fu condotto il 28 luglio 2017, su una traiettoria con apogeo di 3724,9 km, atterrando a 998 km nel Mar del Giappone. Il tempo di volo totale fu di 47 minuti e 12 secondi. Secondo la Russia, tale missile potrebbe colpire obiettivi a una distanza di 10700 km, rendendolo capace di colpire qualsiasi obiettivo sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Considerando la rotazione terrestre, Chicago e forse New York sono a portata. Il New York Time suggerì che i motori dell’Hwasong-14 si basassero sull’RD-250 di fabbricazione ucraina. Juzhmash li avrebbe consegnati alla Corea democratica. L’esperto statunitense Michael Elleman dice che anche la documentazione del costruttore fu acquistata con alcuni motori. Secondo l’intelligence sudcoreana, Pyongyang ha ricevuto da 20 a 40 RD-251 dall’Ucraina. Kiev lo nega. Joshua Pollak, caporedattore di The Nonproliferation Review, nota che la fuga di dati dell’RD-250 dall’Ucraina è possibile, ma il primo stadio dell’Hwasong-14 fu probabilmente sviluppato in collaborazione con l’Iran. Anche se la Corea democratica avesse accesso alla documentazione tecnica o ai motori 4D10, 4D75 o RD-250, usarli è fuori questione per Pyongyang. Il fatto è che la produzione chimica della Corea democratica è debole, e non saprebbe produrre uno dei componenti del carburante eptilico (dimetilidrazina asimmetrica UDMH). Pyongyang dovrebbe comprarla in Russia o Cina, il che è impossibile per l’embargo. I nordcoreani hanno usato un trucco ben noto: hanno solo ingrandito il motore Isaev 9D21 per adattarne la potenza necessaria.
Pukguksong-2 (KN-15) è un missile balistico a raggio intermedio a combustibile solido e lancio a freddo. È la variante terrestre dell’SLBM KN-11. Il suo primo volo di prova avvenne il 12 febbraio 2017, nonostante la Corea democratica avesse testato la variante sottomarina KN-11 nel maggio 2015. Non si sa molto delle capacità del KN-15. Nel febbraio 2017, il missile raggiunse un’altitudine di 550 km e volò per circa 500 km, quasi come i test del KN-11 dell’agosto 2016. Questa traiettoria non ottimale e deformata permette di sostenere che il KN-15 possa colpire bersagli nel raggio di 1200-2000 km. Il motore a combustibile solido consente di sparare il missile subito dopo aver ricevuto l’ordine. Tali missili richiedono meno mezzi ausiliari e personale, il che consente maggiore flessibilità operativa. Attualmente l’unico missile balistico operativo in Corea democratica è il KN-02. Una delle novità è il lancio del missile da un sistema di trasporto e lancio (TEL). Questo è chiaramente influenzato da tecnologie russe. Il TEL è realizzato in acciaio consentendo di utilizzare il contenitore più volte. I test del KN-15 sono degni di nota perché condotti utilizzando una piattaforma di lancio cingolata che assomiglia al vecchio sistema 2P19 basato sull’ISU-152. Questo differenzia il KN-15 dagli altri sistemi missilistici della Corea democratica che utilizzano piattaforme ruotate e quindi limitate alle strade. Il sistema cingolato consente la flessibilità necessaria per la Corea democratica, in quanto ha solo circa 700 km di strade asfaltate. Si presume che il lanciamissili sia basato sul carro armato T-55. Ciò dimostra che la Corea democratica può sviluppare lanciamissili autonomamente poiché non può comprarli in Russia e Cina a causa dell’embargo sulle armi. Il KN-15 è anche considerato simile a JL-1 e DF-21, il che solleva la possibilità che sia stato realizzato basandosi su tecnologia cinese. I loro profili sono simili e la velocità di sviluppo del KN-15 solleva sospetti. Le somiglianze fisiche sono un metodo inaffidabile per discernere l’origine di un missile, considerando le somiglianze fisiche complessive tra SLBM e missili a combustibile solido. Il 21 maggio 2017, la Corea democratica effettuò un secondo riuscito lancio di prova del KN-15. Il missile volò per 500 km, raggiungendo un’altitudine di 550 km, e cadde in mare. Le somiglianze del missile con l’SLBM statunitense Polaris A-1 sono evidenti. Peso e dimensioni sono quasi gli stessi: i missili hanno un diametro di 1,4 m e 1,37 m, la lunghezza rispettivamente di 9,525 m e 8,7 m. Il peso iniziale del KN-11/15 è probabilmente simile a quello del Polaris A-1, 13100 kg. Ma il missile nordcoreano è un prodotto più completo e moderno. Gli stadi del KN-11/15 sono realizzati in materiale composito similmente a un bozzolo, mentre quelli del Polaris A-1 sono realizzate in acciaio AM3-256 al vanadio.
La Corea democratica è una noce dura da spezzare. Cercate di non rompervi i denti, imperialisti!Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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La Cina testa armi che raggiungeranno gli USA in 14 minuti

ZerohedgeUna galleria del vento ipersonica segreta, soprannominata “Hyper Dragon“, aiuta gli esperti a rivelare molti fatti che gli statunitensi ignorano“, secondo un ricercatore cinese in un documentario… Stephen Chen del South China Morning Post riferisce che la Cina sta costruendo la galleria del vento più veloce del mondo per simulare il volo ipersonico fino a velocità di 12 chilometri al secondo. Il velivolo ipersonico che vola a questa velocità dalla Cina potrebbe raggiungere le coste occidentali degli Stati Uniti in meno di 14 minuti. Zhao Wei, scienziato che lavora al programma, ha detto che i ricercatori mirano ad attivare la struttura entro il 2020 per soddisfare la pressante richiesta del programma di sviluppo di armi ipersoniche della Cina. “Potenzierà l’applicazione ingegneristica della tecnologia ipersonica, principalmente nei settori militari, replicando l’ambiente dei voli ipersonici estremi, in modo che i problemi possano essere scoperti e risolti subito“, affermava Zhao, Vicedirettore del Laboratorio di Stato per la Gasdinamica ad Alta Temperatura presso l’Accademia delle Scienze di Pechino. I test ridurranno in modo significativo il rischio di fallimento quando inizieranno i voli di prova dell’aeromobile ipersonico. La galleria del vento più potente al mondo attualmente è la struttura LENX-X di Buffalo, nello stato di New York, che opera a velocità massima di 10 chilometri al secondo, 30 volte la velocità del suono. Velivoli ipersonici sono definiti i velivoli che volano a Mach 5, cinque volte la velocità del suono o più.
L’esercito statunitense ha testato l’HTV-2, un velivolo senza pilota da Mach 20 nel 2011, ma il volo ipersonico durò pochi minuti prima che il velivolo si schiantasse nell’Oceano Pacifico. A marzo, la Cina ha condotto sette voli di prova riusciti dell’aliante ipersonico WU-14, noto anche come DF-ZF, alla velocità tra Mach 5 e Mach 10. Altri Paesi, come Russia, India e Australia, hanno anche testato dei primi prototipi di velivoli che potrebbero essere utilizzati per armare missili, anche con testate nucleari. “Cina e Stati Uniti hanno iniziato la corsa ipersonica“, affermava Wu Dafang, professore presso la Scuola di Scienza ed Ingegneria Aeronautica della Beihang University di Pechino, che ha ricevuto il premio tecnologico nazionale per l’invenzione di un nuovo scudo termico utilizzato dai velivoli ipersonici nel 2013. Wu ha lavorato allo sviluppo dei missili da crociera ipersonici, un velivolo orbitale, droni ad alta velocità e altre possibili armi per l’Esercito di Liberazione Popolare. Ha detto che vi sono numerosi tunnel del vento ipersonici nella Cina continentale che contribuiscono all’alto tasso di successo nei test delle armi ipersoniche. La nuova galleria del vento sarà “una delle più potenti e avanzate strutture di collaudo per velivoli ipersonici nel mondo“, affermava Wu, che non è interessato al programma. “Questa è sicuramente una buona notizia. Non vedo l’ora che sia completata“, aggiungeva.
Nel nuovo tunnel ci sarà una camera di prova per modelli di aerei relativamente grandi dall’apertura alare di quasi tre metri. Per generare un flusso d’aria dalla velocità estremamente elevata, i ricercatori faranno detonare diverse valvole contenenti una miscela di ossigeno, idrogeno ed azoto per creare una serie di esplosioni che producano un gigawatt di potenza in una frazione di secondo, secondo Zhao. Cioè più della metà della potenza della centrale nucleare di Daya Bay nel Guangdong. Le onde d’urto, incanalate nella camera di prova attraverso un tunnel metallico, avvolgeranno il prototipo del veicolo e aumenteranno la temperatura della cellula a 8000 gradi Kelvin, o 7727 gradi Celsius, secondo Zhao. Quasi il 50% più caldo della superficie del Sole. Il velivolo ipersonico deve quindi essere coperto di materiali speciali con sistemi di raffreddamento estremamente efficienti nella cellula per dissipare il calore, altrimenti potrebbe facilmente deviare dalla rotta o disintegrarsi durante il volo a lunga distanza. Il nuovo tunnel sarà utilizzato anche per testare lo scramjet, un nuovo tipo di motore a reazione progettato specificamente per i voli ipersonici. I motori a reazione tradizionali non possono gestire flussi d’aria a tali velocità. Secondo Zhao, la costruzione della nuova struttura sarà guidata dallo stesso team che ha costruito il JF12, uno shock tunnel a denotazione iperveloce di Pechino, in grado di replicare le condizioni di volo a velocità che vanno da Mach 5 a Mach 9 e ad altitudini tra 20 e 50 chilometri. Jiang Zonglin, capo sviluppatore del JF12, ha vinto l’annuale Ground Test Award rilasciato dall’American Institute of Aeronautics and Astronautics lo scorso anno, per l’avanzamento di “modernissime strutture di test per l’ipersonicità su larga scala“. Il progetto del JF12 di Jiang “non utilizza parti mobili e genera test dalla durata maggiore e un flusso di energia più elevato rispetto ai tunnel tradizionali“, secondo l’istituto statunitense. Secondo i resoconti dei media il tunnel JF12 funziona a piena capacità con un nuovo test ogni due giorni dal completamento nel 2012, poiché il ritmo dello sviluppo delle armi ipersoniche è aumentato significativamente negli ultimi anni.
In un articolo pubblicato sulla rivista National Science Review il mese scorso, Jiang scriveva che l’impatto dei voli ipersonici sulla società potrebbe essere “rivoluzionario”. “Con pratici aeroplani ipersonici sarà possibile un volo di due ore verso qualsiasi parte del mondo”, mentre il costo dei viaggi nello spazio potrebbe essere ridotto del 99% con la tecnologia riutilizzabile dei velivoli spaziali. “Il volo ipersonico è, e nel prossimo futuro sarà, l’avanguardia della sicurezza nazionale, trasporto civile e accesso allo spazio“, aggiungeva. La velocità di fuga, o velocità minima necessaria per lasciare la Terra, è di 11 chilometri al secondo. Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Turchia non otterrà tecnologia dall’accordo sugli S-400

Ankara dice che dopo l’accordo avrà ancora bisogno dell’aiuto europeo per costruire missili
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 14 novembre 2017

La Turchia non ha ottenuto l’accordo che sperava sui sistemi di difesa aerea S-400 della Russia. So ricordi che quando nel 2013 iniziò a cercare un’arma del genere, la Turchia era molto interessata al Patriot statunitense e all’Aster franco-italiano, ma desiderava trasferimenti di tecnologia per creare dei veri lanciamissili. Fu questa insistenza sui trasferimenti di tecnologia che stracciò gli accordi spingendo la Turchia ad annunciare a sorpresa di aver optato per un’azienda cinese, presumibilmente disposta a condividere la tecnologia. Sembra che non fosse proprio così, perché anche quest’accordo abortì nel 2015. Coi rapporti russo-turchi in disgelo dopo il tentato colpo di Stato ad Ankara nel luglio 2016, i turchi rapidamente iniziarono a discutere un accordo per l’acquisto di missili e tecnologia antiaerea russi, anche se avevano teso un’imboscata e abbattuto un aviogetto militare russo sul confine siriano-turco solo un anno prima, nel novembre 2015. Tuttavia, i russi coerentemente affermarono che sarebbero stati felici di vendere i missili, ma il trasferimento di tecnologia non è realistico. Ciononostante, le parti confermassero all’inizio dell’anno che c’era l’accordo per l’esportazione di S-400, non era esattamente chiaro di che tipo fosse. Presumibilmente due delle quattro batterie S-400 verranno assemblate in Turchia, il che poteva significare che l’operazione comporterebbe trasferimento di tecnologia. I turchi hanno ora chiarito che non è così. Il ministro della Difesa turco affermava che l’acquisto dei missili russi S-400 è “completo”, ma che la Turchia discute un “ulteriore” accordo col consorzio italo-francese EUROSAM per aiutarla a sviluppare il proprio sistema di difesa missilistica. Chiaramente, se anche dopo l’accordo con la Russia la Turchia avrà ancora bisogno di trasferimenti tecnologici da Italia e Francia, significa che non otterrà granché o nulla dai russi.
Il mese scorso il portale russo Gazeta.ru affermò che i sistemi S-400 saranno venduti alla Turchia senza codici di controllo, in modo che il software amico-nemico non possa essere modificato dai turchi. Un’altra cosa, avendo ottenuto molto meno di quanto sperato da Mosca, la Turchia chiaramente controlla se i franco-italiani faranno un’offerta migliore. Qualcosa di simile a ciò che i turchi chiesero nel 2013. Se è così, il trasferimento dell’S-400 potrebbe anche non esserci. Nonostante le assicurazioni dei ministri turchi non è assolutamente possibile che ci siano accordi con russi ed europei. Non c’è modo che gli europei, che hanno già rifiutato di trasferire tecnologia prima che Ankara firmasse l’accordo dell’S-400, aiutino la Turchia a sviluppare missili propri dopo il conferimento dei turchi alla Russia di 2,5 miliardi di dollari per la vendita diretta di armi, questo è l’ultima cosa che devono chiedersi. Se ciò dovesse accadere sul serio, si potrebbe parlare di magistrale finta turca usando Mosca per ottenere quelle concessioni dalla NATO che non potevano ottenere prima. Anche i russi non ne saranno troppo preoccupati, visto che i turchi hanno già dato un acconto. D’altra parte, se EUROSAM non rientra resterà il sospetto che i turchi si siano impegnati a un rigido accordo russo sugli S-400 che inizialmente avevano concepito solo come bluff.Traduzione di Alessandro Lattanzio

60 ammiragli statunitensi indagati per corruzione

RussiaToday, 7 novembre 2017

L’indagine del dipartimento della Giustizia sulla corruzione riguardo un’azienda della difesa asiatica si amplia indagando su 60 ammiragli e centinaia di ufficiali della VII Flotta della Marina degli Stati Uniti, sconvolta dopo le collisioni mortali di sue navi. L’US Navy confermava di aver esaminato la condotta di 440 militari attivi e in pensione per eventuali violazioni delle leggi o delle norme federali sull’etica nel caso di Leonard Glenn Francis, magnate marittimo di Singapore noto come “Fat Leonard”. Sono indagati 60 ammiragli secondo il Washington Post. Il dipartimento della Giustizia studiava i casi di certi individui “che non hanno violato la soglia del processo civile, ma possono aver commesso reati nell’ambito del sistema giudiziario militare”. È doppio del numero degli ammiragli che l’US Navy aveva dichiarato oggetto di indagini lo scorso anno. Ci sono circa 210 ammiragli attualmente in servizio. Più della metà degli indagati, 230 persone, non sono considerati colpevoli di cattiva condotta, e alcuni avrebbero avuto pochi o alcun contatto con Francis, afferma l’US Navy, che ha detto che i nomi degli indagati sono tenuti segreti per evitare di comprometterne la carriera. “Il rilascio di tali informazioni… probabilmente rivelerebbe dettagli cruciali su ampiezza e portata delle indagini e dei casi in sospeso“, dichiarava il comandante Mike Kafka, portavoce dell’US Navy, Finora l’US Navy ha accusato cinque persone di reati della legge militare, e nessuno ammiraglio. La maggior parte degli ufficiali sono sospettati di partecipare a feste nei migliori ristoranti asiatici pagati da Francis, che ha fatto fortuna rifornendo le navi statunitensi nei porti del Pacifico da Brisbane, in Australia, a Vladivostok, in Russia. Francis era noto ospitare feste dopo cena, spesso con prostitute, che a volte duravano giorni, secondo i documenti dei federali. I procuratori federali affermano che in cambio gli ufficiali fornivano a Francis informazioni classificate o interne che permisero alla sua ditta, Glenn Defence Marine Asia (GDMA), di estorcere 35 milioni di dollari all’US Navy. I dati includono i movimenti delle navi ed informazioni contrattuali riservate. In alcuni casi, i comandanti portarono le navi nei porti dove GDMA imponeva tariffe e tasse false, secondo i procuratori. I casi sono stati descritti come la peggiore corruzione nella storia dell’US Navy dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli incidenti risalgono dal 1992 al 2004.
Il peculato di Francis ai danni dell’US Navy fu un segreto noto da anni. In risposta a una denuncia per frode, il Servizio di Ricerca Criminale Navale (NCIS) ha aperto più di due dozzine di indagini sulla Glenn Defence nel 2006, secondo i documenti del tribunale. Il dipartimento della Giustizia accusava 28 persone, tra cui 2 ammiragli, da quando Francis è stato arrestato con un’operazione internazionale nel settembre 2013. A marzo, 8 ufficiali dell’US Navy furono accusati di aver accettato “viaggi di lusso, cene sontuose e servizi di prostitute” da Francis. Tra costoro vi è il contrammiraglio Bruce Loveless, recentemente mandato in pensione dal Pentagono, così come 4 capitani e un tenente di vascello dell’US Navy in pensione. Sono stati arrestati dal dipartimento della Giustizia in cinque Stati e sono accusati di corruzione, cospirazione per commettere corruzione, frode, ostruzione alla giustizia e dichiarazioni false agli investigatori federali. Francis, 53 anni, si è dichiarato colpevole nel 2015 della corruzione di decine di ufficiali dell’US Navy e di aver sottratto al governo oltre 35 milioni di dollari. È in custodia in un carcere di San Diego e aspetta la sentenza.
Le ultime rivelazioni nello scandalo “Fat Leonard” si hanno mentre la VII Flotta subisce le conseguenze di due collisioni mortali in mare. 2 cacciatorpediniere lanciamissili, USS John S. McCain e USS Fitzgerald, sono stati speronati da mercantili nel Pacifico questa estate. Nei due incidenti sono morti 17 marinai. Il comandante della flotta, Viceammiraglio Joseph Aucoin, è stato dimesso il mese prima che andasse in pensione. L’Ammiraglio Scott Swift, comandante della Flotta del Pacifico statunitense, si dimise a settembre dopo essere stato informato che non sarebbe stato promosso al Comando del Pacifico degli Stati Uniti. Annunciava il pensionamento a sorpresa su Facebook. La VII Flotta schiera 70 navi, 20000 marinai e 140 aeromobili.

“La prossima volta non sarà una crociera“, la Russia avverte gli Stati Uniti contro i volo sulle sue basi in Siria
Fort Russ , 9 novembre 2017

Il Centro di coordinamento russo di Humaymim confermava che un aereo di ricognizione P-8A Poseidon statunitense, in grado di rilevare sottomarini, era decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, per volare vicino alle basi russe sulle coste siriana, veniva rilevata dai radar russi. Poche ore dopo, i radar russi rilevavano un altro velivolo statunitense, un velivolo strategico e di lungo raggio che volava a bassa quota, a pochi chilometri dalla base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Latqaqia, nel nord-ovest della Siria. “Tali provocazioni non sono le prime e riflettono la codardia degli statunitensi“, dichiarava Aleksandr Ivanov, portavoce della base aerea di Humaymim, in un avvertimento alle forze statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Seconda guerra mondiale: quanto fu utile l’aiuto statunitense? Parte II

Evgenij Spitsyn, Oriental Review, 13/05/2015 – Parte IAiuti non letali
Oltre alle armi, altri rifornimenti giunsero con i prestiti. Questo è assolutamente indiscutibile. In particolare, l’URSS ricevette 2586000 tonnellate di carburante aereo, pari al 37% di quello prodotto nell’Unione Sovietica durante la guerra, più 41000 autoveicoli, il 45% degli autoveicoli dell’Armata Rossa (senza contare le auto catturate al nemico). Anche l’invio di alimentari ebbe un ruolo significativo, anche se pochissimo arrivò il primo anno di guerra, e gli Stati Uniti fornirono solo il 15% della carne in scatola e altri beni non deperibili all’URSS. Quest’aiuto comprese anche macchine utensili, binari ferroviari, locomotive, vagoni ferroviari, attrezzature radar e altri elementi utili senza cui una macchina da guerra può fare poco. Naturalmente questa lista di aiuti dei prestiti è impressionante, e si potrebbe avere un’ammirazione sincera per i partner statunitensi nella coalizione anti-hitleriana, ad eccezione di un piccolo dettaglio: i produttori statunitensi rifornirono anche la Germania nazista… Ad esempio, John D. Rockefeller Jr. aveva interessi nella società Standard Oil, ma il successivo importante azionista era la società chimica tedesca IG Farben, attraverso cui l’azienda vendette ai nazisti 20 milioni di dollari in benzina e lubrificanti. E il ramo venezuelano della società inviava ogni mese 13000 tonnellate di petrolio in Germania, che il robusto settore chimico del Terzo Reich convertì immediatamente in benzina. Ma le attività commerciali tra le due nazioni non erano limitate alla vendita di combustibile, ma anche tungsteno, gomma sintetica e molti componenti per l’industria automobilistica furono spediti attraverso l’Atlantico al Fuhrer tedesco da Henry Ford. In particolare, non è un segreto che il 30% dei pneumatici prodotti nelle sue fabbriche venisse fornito alla Wehrmacht tedesca. I dettagli su come Ford e Rockefeller collusero per rifornire la Germania nazista non sono ancora pienamente noti poiché i segreti commerciali sono strettamente custoditi, ma anche il poco reso pubblico è riconosciuto dagli storici chiarire come la guerra non rallentasse per nulla il commercio degli Stati Uniti con Berlino.

I prestiti non erano beneficenza
C’è la percezione che gli Stati Uniti offrissero prestiti per bontà d’animo. Tuttavia, tale idea non si basa su un’analisi seria. Prima di tutto, furono dato secondo ciò che si chiamava “contratto di prestito inverso”. Anche prima della fine della Seconda guerra mondiale, altre nazioni inviarono materie prime essenziali a Washington, pari al 20% dei materiali e delle armi che gli Stati Uniti avevano spedito all’estero. In particolare, l’URSS fornì 32000 tonnellate di manganese e 300000 tonnellate di minerale di cromo, molto apprezzati dall’industria militare. Basti dire che quando l’industria tedesca fu privata del manganese dei ricchi giacimenti di Nikopol, dopo l’offensiva sovietica su Nikopol-Krivoj Rog nel febbraio 1944, la corazzatura frontale da 150mm dei carri armati tedeschi “Koenigstiger” divenne molto più vulnerabile ai proiettili sovietici rispetto alla corazzatura da 100mm presente sui precedenti carri armati Tiger. Inoltre, l’URSS pagò i carichi alleati in oro. Infatti, l’incrociatore inglese HMS Edinburgh trasportava 5,5 tonnellate di quel metallo prezioso quando fu affondato dai sommergibili tedeschi nel maggio 1942. L’Unione Sovietica inoltre restituì gran parte delle armi e degli equipaggiamenti militari dopo la guerra, come stabilito dall’accordo sui prestiti. In cambio furono rilasciate fatture per 1300 milioni di dollari. Dato che i debiti dei prestiti alle altre nazioni furono prescritti, ciò sembrò una rapina e Stalin chiese che il “debito alleato” venisse ricalcolato. Successivamente gli statunitensi dovettero ammettere l’errore, ma gonfiarono gli interessi dovuti e l’importo finale, comprendente gli interessi, arrivò a 722 milioni di dollari, una cifra accettata da URSS e USA nell’accordo di regolamento firmato a Washington nel 1972. Di tale importo, nel 1973, 48 milioni di dollari furono pagati agli Stati Uniti in tre rate, ma i pagamenti successivi furono interrotti quando gli USA introdussero pratiche discriminatorie negli scambi con l’URSS (in particolare il noto Emendamento Jackson-Vanik). Le parti non ne discussero più fino al giugno 1990, durante i nuovi negoziati tra i presidenti George Bush Sr. e Mikhail Gorbaciov, quando fu fissata una nuova scadenza per il rimborso finale, per il 2030, e il totale del debito fu riconosciuto in 674 milioni di dollari. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i suoi debiti furono classificati debito sovrano (dal Club di Parigi) o debiti verso banche private (secondo il London Club). Il debito finanziario era una passività dovuta al governo USA ed era parte del debito del Club Parigi, che la Russia rimborsò nell’agosto 2006.

Discorso diretto

Il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt dichiarò esplicitamente che gli aiuti alla Russia furono soldi ben spesi e il suo successore nella Casa Bianca, Harry Truman, fu citato dal New York Times nel giugno 1941: “Se vediamo che la Germania vince la guerra, dobbiamo aiutare la Russia; e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania e così lasciarli uccidersi il più possibile…” La prima valutazione ufficiale del ruolo svolto dagli aiuti dei prestiti nella vittoria sul nazismo fu fornita dal Presidente del Gosplan Nikolaj Voznesenskij, nel suo lavoro Voennaja Ekonomika SSSR v Period Otechestvennoj Vojnij (L’economia militare dell’URSS durante la Grande Guerra Patriottica) (Mosca: Gospolitizdat, 1948), dove scrisse: “Se si confronta la quantità di beni industriali inviati dagli Alleati all’URSS con la quantità di beni industriali realizzati dalle fabbriche socialiste dell’Unione Sovietica, è evidente che le prime erano pari a solo il 4% di quanto prodotto a livello nazionale negli anni dell’economia di guerra“. Gli studiosi e i funzionari militari e governativi statunitensi (Raymond Goldsmith, George Herring e Robert H. Jones) riconoscono che gli aiuti alleati all’URSS furono pari a non più del 10% della produzione sovietica, e il totale delle forniture dei prestiti, comprese le note scatolette Spam sarcasticamente indicate dai russi come “secondo fronte”, rappresentarono circa il 10-11%. Inoltre, il noto storico statunitense Robert Sherwood, nel libro Roosevelt e Hopkins: una storia intima (New York: Grossett & Dunlap, 1948) citava Harry Hopkins sostenere che gli statunitensi “non avevano mai creduto che l’aiuto dei prestiti fosse il principale fattore della sconfitta sovietica di Hitler sul fronte orientale. Ma che questo fosse dovuto all’eroismo e al sangue dell’Armata Rossa“. Il primo ministro inglese Winston Churchill chiamò una volta il lend-leasing “l’atto finanziario più disinteressato e altruista di sempre nella storia“. Tuttavia, gli statunitensi ammisero che la leva del prestito portò notevole reddito agli Stati Uniti. In particolare, l’ex-segretario al Commercio statunitense Jesse Jones affermò che gli Stati Uniti non solo ottennero denaro dai rifornimenti dall’URSS, ma gli Stati Uniti ne trassero persino profitto, affermando che ciò non era raro nelle relazioni commerciali regolate dalle agenzie degli USA. Il suo collega, lo storico George Herring, scrisse candidamente che il prestito non fu in realtà l’atto più disinteressato nella storia dell’umanità, ma piuttosto un atto di prudente egoismo, di cui gli statunitensi erano pienamente consapevoli di quanto ne avrebbero beneficiato. E fu proprio così, dato che il prestito si rivelò una fonte inesauribile di ricchezza per molte aziende nordamericane. Infatti, gli Stati Uniti furono l’unico Paese della coalizione anti-hitleriana a raccogliere significativi dividendi economici dalla guerra. C’è un motivo per cui gli statunitensi definiscono la Seconda Guerra Mondiale come “la buona guerra”, come evidenziato ad esempio dal titolo del libro del noto storico statunitense Studs Terkel: La Buona Guerra: Storia Orale della Seconda Guerra Mondiale (1984). Con cinismo aperto, citò: “Mentre il resto del mondo uscì ferito e quasi distrutto, noi ne uscimmo con più auto, attrezzi, forza lavoro e soldi in quantità incredibili… La guerra fu divertente per gli USA. Non parlo delle povere anime che vi persero figli e figlie. Ma per il resto di noi la guerra fu un buon momento“.

Stalin e Voznesenskij

Traduzione di Alessandro Lattanzio