Perché Kaspersky è vittima delle sanzioni statunitensi

Vladimir Platov, New Eastern Outlook, 26.03.2018

Lo scorso dicembre, Donald Trump firmò un decreto che vieta l’uso del software Kaspersky Lab nelle agenzie governative degli Stati Uniti. Quest’ultima sanzione anti-russa richiede a tutti gli impiegati di Washington di cancellare il software antivirus di fama mondiale dai computer entro 90 giorni. Tuttavia, come mostrano le ultime notizie, Kaspersky Lab che ha ricevuto riconoscimenti per i successi nella lotta ai malware non è stato gettato via per una sorta di comportamento scorretto o attività discutibili, ma nell’ambito della propaganda russofoba cui si assiste in occidente. È anche chiaro che a Washington non potrebbe importare di meno degli sforzi di Kaspersky Lab nel contrastare lo spionaggio informatico ed attività dannose sponsorizzate dal governo su Internet, a cui le agenzie d’intelligence statunitensi sono impegnate da molto tempo. Tali conclusioni si basano su quelle dell’ultimo Kaspersky Security Analyst Summit (SAS), in cui gli esperti hanno svelato il sofisticato programma di spionaggio Slingshot. Tale malware è operativo dal 2012, ma ci sono voluti anni per individuarlo alle aziende di sicurezza IT. Ed è stata la società russa Kaspersky Lab che ha svelato tale spionaggio progettato dalle agenzie d’intelligence statunitensi per la sorveglianza totale d’Internet, come notato dal Times. Secondo la pubblicazione inglese, Kaspersky Lab, privato del diritto di vendere prodotti nei mercati statunitensi, ha scoperto questo software dannoso che consente alle agenzie statunitensi di accedere ai router per monitorare le attività degli utenti sul web. In origine, Slingshot fu creato dall’esercito statunitense per seguire gli islamisti che usavano Internet in Medio Oriente e Nord Africa per coordinarsi. Tale malware fu usato in Afghanistan, Iraq, Kenya, Sudan, Somalia, Turchia, Yemen e, secondo alcuni esperti, in sei anni di attività Slingshot colpì moltissimi individui e agenzie governative in Medio Oriente e Africa. Lo spy-ware Slingshot è simile al programma creato dalla NSA per la sorveglianza totale nel segmento occidentale d’Internet. Gli esperti di CyberScoop, mentre citano anonimi agenti dell’intelligence statunitensi (in pensione e attivi), riferiscono che Slingshot è un’operazione speciale lanciata dal Joint Special Operations Command (JSOC), componente del Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti (USSOCOM). I ricercatori concordano anche sul fatto che gli algoritmi utilizzati da Slingshot sono simili a quelli utilizzati dai gruppi di hacker come Longhorn e The Lamberts affiliati a CIA ed NSA, sviluppati cogli strumenti dei due gruppi menzionati e resi noti da WikiLeaks. Gli esperti di CyberScoop e loro fonti credono che Kaspersky Lab non possa saperlo con certezza, ma sospetta che uno dei Paesi dell’alleanza dei cinque occhi, comprendente Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, sia dietro Slingshot. Secondo gli esperti della sicurezza informatica, Slingshot è una piattaforma estremamente complessa per gli attacchi che non si potrebbe sviluppare senza investire enormi quantità di tempo e denaro. Secondo gli stessi analisti, la complessità di Slingshot fa impallidire Project Sauron e Regin, il che significa che solo hacker sponsorizzati dal governo potrebbero sviluppare qualcosa di simile.
Secondo la dichiarazione di Kaspersky Lab: “Nell’analisi di un incidente che ha coinvolto un presunto keylogger, abbiamo identificato una libreria malevola in grado di interagire con un file system virtuale, che di solito è segno di un attore APT avanzato. Si è rivelato essere un caricatore malevolo denominato internamente “Slingshot”, parte di una nuova e sofisticata piattaforma di attacco che rivaleggia in complessità con Project Sauron e Regin. Il caricatore iniziale sostituisce la libreria Windows legittima della vittima “scesrv.dll”, con una maligna esattamente della stessa dimensione. Non solo, interagisce con molti altri moduli tra cui un caricatore ring-0, uno sniffer di rete in modalità kernel, un proprio packer indipendente dalla base e un filesystem virtuale, tra gli altri. Mentre per la maggior parte delle vittime il vettore d’infezione Slingshot rimane sconosciuto, abbiamo trovato diversi casi in cui gli hacker hanno avuto accesso ai router Mikrotik posizionando un componente scaricato da Winbox Loader, una suite di gestione per i router Mikrotik. A sua volta, questo infettava l’amministratore del router”. Ciò che è chiaro è che questo malware è mirato a dirottare ogni sorta di informazioni sensibili, tra cui traffico di rete, schermate e password, mentre monitora la propria invisibilità. Il firmware di re-flashing non aiuta l’utente a sbarazzarsi di questo malware, dato che Slingshot è in grado di auto-copiare e impiegare ogni sorta di trucco per rimanere operativo finché non viene completamente esplorato. Per distogliere l’attenzione dal software anti-virus, Slingshot avvia autonomamente controlli di sicurezza, permettendone di mascherare la presenza dal 2012. Negli ultimi anni, Slingshot è stato utilizzato dalle agenzie d’intelligence statunitensi per avere il controllo totale su Internet spiando i cittadini statunitensi ed esteri, anche “alleati” di Washington. E dato che Kaspersky Lab è stato in grado di tracciare gli elaborati spy-ware impiegati da Washington, non c’è da meravigliarsi se Trump abbia deciso di porre fine alle operazioni della compagnia negli Stati Uniti, cercando di sostenere le bugie su “hacker russi” che nessuno ha mai visto o tracciato, mentre porta al massimo le attività criminali dello spionaggio informatico statunitense.Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Washington corre a vendere le sue armi ormai obsolete

Martin Berger New Eastern Outlook 13.03.2018

“Attenzione! Svendita Armi Obsolete statunitensi!”, annunci simili potrebbero presto apparire in quasi tutte le prime pagine dei principali siti di produttori di armi e degli innumerevoli media degli Stati Uniti che elogiarono la potenza di tali armi nel tentativo di venderle al mondo: alleati della NATO, terroristi che operano in Siria, Iraq, Afghanistan, Ucraina e in ogni altro angolo remoto di questo pianeta. Il piano di Washington di dettare la volontà al resto del mondo attraverso l’aggressione continua si è fermata bruscamente dopo il recente discorso del Presidente Vladimir Putin all’Assemblea federale della Federazione russa. Nonostante ciò, il sottosegretario per la politica alla Difesa USA John Charles Rood annunciava che le rivelazioni di Putin sui nuovi armamenti strategici sviluppati e testati in Russia non erano una sorpresa per Washington, anche se tali dichiarazioni sono difficili da credere. L’anno scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò di avere il più grande pulsante nucleare del mondo, ma dopo l’annuncio di Putin, Trump potrebbe rivedere tale affermazione. La Russia ha presentato una nuova serie di armi nucleari avanzate, come notato da numerose fonti tedesche. Ecco perché Washington si è affretta a vendere le proprie armi obsolete ed inutili, mentre può ancora convincere alcuni acquirenti. Mentre Mosca ha scelto di rivedere la posizione sulla vendita di armi avanzate come il sistema di difesa aerea S-400, Washington è sempre più disperata. Come rileva il notiziario iracheno Shafaq, oltre alla Turchia, a fine febbraio l’Iraq annunciava l’intenzione di acquistare un certo numero di sistemi di difesa aerea S-400. Mentre l’Egitto è nelle ultime fasi dei negoziati per l’acquisto di armi russe, l’Arabia Saudita ha anche quasi concluso un accordo per i sistemi S-400. Ciò che è ancor più curioso è che se il Presidente Putin decidesse di vendere armi ipersoniche, allora Washington non potrà usare la sua “schiacciante potenza militare” per abbattere anche gli Stati più piccoli. Al contrario, non sarà la prima volta che Washington si ritrova a vendere armi obsolete, facendo finta che siano di qualche utilità per chi le acquista.
Nel 2001, in risposta a una richiesta formale del governo di Taiwan d’acquisto di moderne armi statunitensi, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush decise di venderne di obsolete, come i cacciatorpediniere classe Kidd dismessi, diversi aerei antisom obsoleti insieme a un mucchio di altre apparecchiature chiaramente vecchie. Ci sono anche i fucili M-14 leggermente modernizzati che Washington vendette alla Lituania dal 1999. Quest’arma era in servizio nelle Forze Armate degli USA dal 1959 al 1970. Nel 2014, tutti gli M-14 esistenti furono consegnati al Fondo Armeria, che vendette le vecchie scorte trasformando la Lituania in un immenso museo militare. Si può anche ricordare come alcuni funzionari statunitensi corrotti abbiano iniziato a vendere all’Ucraina ed altri Paesi clienti lanciagranate RPG-7 di fabbricazione sovietica, alcuni dei quali vecchi di cinquantanni. L’ironia qui è che il processo di liquidazione di armi vecchie di mezzo secolo con decorazioni in plastica viene descritta come “messa a punto” dai funzionari statunitensi, che vendono materiale obsoleto agli alleati, esprimendo la crisi dell’industria della Difesa USA. Finora, tale processo non fu formalizzato in quanto interessa varie gare e contratti riflessi dal mercato libero. Tuttavia, oggi ci occupiamo delle pressioni dirette agli Stati-cliente da numerosi rappresentanti di spicco degli Stati Uniti. Tale passo non cambia molto il grande piano delle cose, poiché finora la maggior parte del mondo mantiene l’industria della difesa statunitense. Un chiaro esempio è l’aereo da combattimento F-16 o i missili Patriot fabbricati negli Stati Uniti, per cui la Polonia è pronta a spendere miliardi insieme ai Paesi baltici. Sfortunatamente, gran parte della NATO dovrà percorrere la stessa strada della Polonia. Allo stesso tempo, non va dimenticato che i missili Patriot sono armi non più utilizzate dagli stessi statunitensi, ma sono altamente redditizie per i produttori di armi statunitensi che continuano a vendere il sistema obsoleto alle nazioni più povere.
La propaganda anti-russa occidentale mira a creare l’impressione che la Russia rappresenti una minaccia imminente per la NATO, una scusa per l’acquisto di armi statunitensi. Il presidente Trump ha chiesto che almeno il 2% del PIL di ciascun membro della NATO sia assegnato alle armi, armi che sarebbero certamente “Made in USA”. Oggi, gli Stati Uniti esportano armi attraverso tre canali: governo, Pentagono ed industrie sotto il controllo del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e varie società che hanno chiesto di liberarsi delle loro armi obsolete. È risaputo che gli acquirenti di armi russe subiscono forti pressioni dagli Stati Uniti. Washington chiede regolarmente che queste nazioni pongano fine alla cooperazione con Mosca. Ci sono molti conflitti e guerre nel mondo e molti acquirenti tradizionali dei russi possono trovarvisi in mezzo. Inoltre, la Russia ha mostrato la potenza delle proprie armi in Siria. Tuttavia, non ha provocato tali conflitti per esportarle. Ad esempio, l’Iraq nel 2015 è diventato il secondo cliente di armi russe dopo l’India. Lo shock provocato dall’assalto alla Libia guidato dagli Stati Uniti, che comprendeva i membri europei della NATO, contribuì all’acquisto di armi russe di nazioni come l’Algeria. Gran parte delle armi di fabbricazione statunitense vengono acquistate dalle monarchie del Golfo Persico in cambio della sicurezza da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Ma così stanno solo ringraziano i funzionari occidentali, ma li corrompono. Come ha dimostrato la campagna siriana, la Russia è altrettanto competitiva nel fornire garanzie di sicurezza. Finora Arabia Saudita e Qatar non sono riusciti a percepire la Russia in tale veste, quindi non acquistano praticamente nulla dalla Russia. Tuttavia i tempi cambiano.
Le armi russe sono solitamente acquistate da quei Paesi che perseguono una politica di difesa indipendente da Washington. In alcuni casi, questa politica potrebbe essere fortemente anti-americana. Eppure, Stati come Cina, Malesia ed Indonesia non perseguono politiche anti-americane, ma perseguono una posizione indipendente sulla scena internazionale, perché hanno fonti diversificate di armamenti. L’India è una questione complessa. New Delhi vive l’euforia del riavvicinamento cogli Stati Uniti. È necessario aspettare e vedere se l’India avrà l’amara delusione della maggior parte degli alleati degli Stati Uniti. E ci sono numerose delusioni in tale “riavvicinamento”, come nel gennaio 2014, quando Delhi espulse l’ambasciatore USA dal Paese, in risposta alla detenzione a New York del Viceconsole indiano Devyani Khobragade. Non va inoltre dimenticato che oggi l’India ha bisogno di Washington solo per bilanciare il potere di Pechino. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di partner alla pari, ma solo di satelliti o vassalli, e l’India non vi si adatta. Il vero pericolo per occidente e Stati Uniti non è la capacità della Russia d’attacco nucleare schiacciante. Ciò che è molto più pericoloso sono le opportunità che si presentano con l’introduzione di armi ipersoniche dalla grandi gittate. E ora la Russia sembra avanti a tutti, non lasciando praticamente alcuna zona di Anti-Accesso ed Interdizione (A2/AD) agli Stati Uniti, il che significa che non ci sono territori protetti dalle armi di fabbricazione russa. Pertanto, la vendita urgente di armi obsolete fabbricate negli USA è la massima priorità per Washington oggi.Martin Berger è un giornalista freelance e analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La modernizzazione dell’F-35 potrebbe costare 16 miliardi di dollari

Valerie Insinna Defense News 09/03/2018Secondo l’ultimo piano dell’ufficio del programma congiunto F-35, la modernizzazione del Joint Strike Fighter potrebbe ammontare a 16 miliardi di dollari, confermava il capo del dipartimento della Difesa. Rispondendo alle domande dei congressisti sul costo della nuova strategia di sviluppo e schieramento operativo (C2D2), il Viceammiraglio Mat Winter riconosceva che i clienti statunitensi ed internazionali dovrebbero versare 10,8 miliardi di dollari per lo sviluppo e 5,4 miliardi per l’acquisto degli aggiornamenti dell’F-35 dal 2018 al 2024. Lo scorso settembre alla conferenza di Defence News, Winter annunciò che il JPO aveva ripensato il piano di modernizzazione dei F-35, noto anche come Block 4, come processo più iterativo in cui gli aggiornamenti del software venivano adottati ogni sei mesi. Nuovi sistemi informatici, sensori e armi saranno inseriti nello stesso periodo. Tra le 53 funzionalità da introdurre col C2D2, circa l’80 percento è legato al software, secondo Winter durante un’audizione sul programma con la sottocommissione tattica delle forze aeree e terrestri del Comitato Servizi Armati della Camera. “È soprattutto il software ciò che ci ha spinto a perseguire un processo agile, ripetitivo ed iterativo per rapidi aggiornamenti dei moduli software e fornirli ai caccia“, affermava. “Mi rendo conto che questo non è tradizionale, e ciò che dobbiamo fare è dare fiducia sull’obiettivo che possiamo raggiungere e completare“. Poiché la quota USA dei costi di sviluppo ammonta a 7,2 miliardi di dollari, gli Stati Uniti potrebbero rimanere con un’esposizione di circa 1 miliardo all’anno per sette anni prima che i costi di approvvigionamento siano presi in considerazione. Winter affermava che è “pari ai costi di post-sviluppo” di un programma di aggiornamento di tali dimensioni. “La stima molto probabilmente si abbasserà, molto probabilmente“, aveva detto ai giornalisti dopo l’udienza. “Ma non garantisco nulla”. Il costo di approvvigionamento di 5,4 miliardi rappresenta il “caso peggiore”, se i servizi statunitensi decidessero di adottare tutti gli aggiornamenti hardware del Blocco 4 verso la conclusione del periodo di modernizzazione. “Se si avessero tutti gli aggiornamenti hardware nel primo anno, l’approvvigionamento costerebbe meno” perché i nuovi aeromobili uscirebbero dalla linea di produzione con tutti i nuovi sistemi già integrati, affermava. Se i servizi decidono di eseguire gli aggiornamenti hardware verso il 2024, sarà necessario installarli su più aeromobili. “Questo presuppone anche che i servizi degli Stati Uniti vogliano che ognuno dei loro aeroplani, ognuno, sia aggiornato al Blocco 4″, affermava. “Ci sarà una decisione da prendere, se rimanere al blocco 3 o no? E poi i servizi degli Stati Uniti decideranno“.

Critiche del Congresso
Durante l’audizione, i due principali membri della sottocommissione, il presidente Mike Turner, Repubblicano dell’Ohio, e la congressista Niki Tsongas, Democratica del Massashusettes, criticavano il JPO per un rapporto al Congresso che non avrebbe incluso la richiesta di informazioni sul Blocco 4, ad esempio la stima dei costi dettagliati per il piano di ammodernamento. Turner affermava che il rapporto “fornisce solo un’intuizione iniziale” sul costo della modernizzazione successiva, “il che ovviamente riduce la nostra generale fiducia che il dipartimento della Difesa sappia effettivamente la risposta alla domanda“. Tsongas criticava le stime iniziali fornite al comitato come “ammontare sorprendentemente alto” che “per quanto ne sappia, supera di gran lunga qualsiasi cifra precedentemente fornita al Congresso“. A prima vista, la cifra di 16 miliardi citata da Tsongas sembra significativamente più alta delle stime precedenti, anche se non c’è un pieno confronto tra cifre passate. Nel 2017, il Government Accountability Office previde che la fase di sviluppo della modernizzazione al Blocco 4 sarebbe costata 3,9 miliardi di dollari, ma tale cifra arrivava solo al 2022 e non includeva i costi di approvvigionamento. Winter riconosceva che i dati presentati al Congresso erano solo “informazioni preliminari“, con una stima iniziale dei costi, un programma e un piano dei test. Tuttavia, la dirigenza del dipartimento della Difesa, incluso Ellen Lord, il direttore delle acquisizioni, non firmerà formalmente la certifica della strategia di acquisizione finale fin quando Winter non incontrerà l’ufficio acquisizione della difesa a giugno. Sebbene i comitati dei servizi armati di Camera e Senato siano ampiamente favorevoli verso il programma F-35, hanno criticato il programma del Blocco 4 e ora lo sforzo C2D2, ritenendoli provo di supervisione. Alcuni congressisti sostenevano che la modernizzazione dell’F-35 dovrebbe essere gestita separatamente, poiché i costi superano quelli di molti importanti programmi della difesa. Tuttavia, il JPO si è bruscamente opposto a tali sforzi, sostenendo che la scissione del programma potrebbe effettivamente far salire i costi. Interpellato da Tsongas sul C2D2, il vicecomandante dell’aviazione dei Marines era cautamente ottimista. “Penso che nessuno dei servizi starà a suo agio fin quando non inquadreremo la portata dei costi“, affermava il tenente-generale Steven Rudder. Tuttavia, osservava che l’approccio C2D2 potrebbe consentire all’aereo di essere più adattabile alle minacce. “Una cosa riguardo al C2D2 penso che a volte sia offuscata, la rapidità con cui le minacce e il ritmo degli sviluppi tecnologici degli avversari fanno progressi“, aveva detto. “Ci saranno alcune decisioni sul budget da prendere. Se il lavoro arriva al livello proposto… potremo gestirlo”. Il Generale Jerry Harris, vicecapo di Stato Maggiore dell’Air Force per piani, programmi e requisiti, affermava che l’ama intende finanziare completamente il programma, ma è alla ricerca dei modi per ridurre i costi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Nella fabbrica di Troll del governo degli USA

Nella fabbrica di Troll del governo degli USA
Ci sono i tizi che si crogiolano per le accuse di cyberputinismo avanzate da una gattamorta di un oscuro ‘pensatoio’ (pensa te), statunitense a difesa della cyber-democracy only american style. Invece di appuntarsi al petto una medaglietta del genere, sarebbe bene dire ai lettori che si tratta di uno tanti modi per spendere i 40 milioni di dollari assegnati dal dipartimento di stato USA (che ha una sua agenzia di spionaggio), per far andare avanti la cigolante storia sull’american way life e altre frottole per bimbiminkia. Tra le sagaci tecniche usate dai pensatori-spie-bimbiminkia american-italo-gattemorte, vi sono quelle stilate dall”Alleanza dei 5 Occhi’, di cui le vittime autoincensanti dei dossier cyber-pecorecci tipici dei CIAdisti in pensione e relativi alunni a(i)sini, come sospetto, neanche sanno che esista.Il dipartimento di Stato degli USA riceve 40 milioni di dollari per finanziare i troll per la propaganda
Humans Are Free

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato di aver ottenuto 40 milioni di dollari dal Pentagono per finanziare una nuova campagna di propaganda e disinformazione attraverso il “Global Engagement Center“. Se il Global Engagement Center fu inizialmente concepito come resistenza alla propaganda straniera, il nuovo finanziamento è volto ad investire sull'”offensiva” nella guerra di propaganda globale con le campagne di disinformazione negli USA. Gli Stati Uniti, ovviamente, non sono estranei alla propaganda all’estero, ma la natura inesorabile della condivisione delle informazioni globali nell’era moderna significa che tale propaganda statunitense rischia sempre di disinformare il pubblico degli Stati Uniti.
Il Congresso ha approvato l’offensiva per “contrastare la Russia”. In pratica, probabilmente significa che gran parte dei finanziamenti saranno utilizzati per distorcere la percezione globale della Russia rendendola ancora più ostile di quanto non sia già. Tuttavia, istituire e finanziare tale fabbrica di troll pubblicamente è assai rischioso, perché gli Stati Uniti hanno una storia di fallimenti imbarazzanti nella gestione della narrativa online, e attaccando pubblicamente la Russia, rischiano di subire forti contraccolpi.

L’egemonia inglese spia il mondo con il programma chiamato Cinque Occhi: “Con noi cinque, com’è che non facciamo 10 occhi?”

Documento rivela che i troll sono agenti governativi
Humans Are Free
Glenn Greenwald è un giornalista e avvocato costituzionale, commentatore politico e autore di best-seller. È forse più noto per aver collaborato con il documentarista della NSA Edward Snowden svelando le subdole tattiche di sorveglianza utilizzate da governi ed agenzie governative. E mentre i problemi che su privacy ed invasione governativa attirano i riflettori, la fuga di documenti di Snowden sull’NSA rivelano un altro intrigante hobby del governo: il trolling su Internet.

L’alleanza dei Cinque Occhi
Tale alleanza è composta dalle agenzie d’intelligence di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Fu il GCHQ inglese che redasse i documenti che propongono che i troll su internet siano impiegati per “controllare, infiltrare, manipolare e deformare gli interventi online”, come scrive Greenwald nell’articolo “Come agenti segreti infiltrano Internet per manipolare, ingannare e distruggere reputazioni“. Nell’articolo Greenwald condivide uno dei documenti, un manuale nientemeno, che rivela le tattiche esatte proposte dalle agenzie governative per dirottare le discussioni online tramite trolling. Greenwald spiega: “Tra i principali obiettivi autoidentificati del JTRIG vi sono due tattiche:
1) iniettare ogni sorta di materiale falso su Internet al fine di distruggere la reputazione dei suoi bersagli; e
2) utilizzare le scienze sociali e altre tecniche per manipolare il discorso e l’attivismo online per generare risultati che si ritiene desiderabili”.
Per vedere quanto siano estremisti tali programmi, basti considerare le tattiche che si vantano di utilizzare per raggiungere i loro fini: “operazioni sotto bandiera falsa” (postare materiale su Internet e attribuirlo falsamente a qualcun altro), post sui blog di finte vittime (fingere di essere vittima dell’individuo di cui si vuole distruggere la reputazione) e pubblicare “informazioni negative” su vari forum. Forum e pagine facebook che istruiscono il pubblico sui pericoli dei vaccini sono i più bersagliati dai troll governativi e di Big Pharma. Pochi argomenti sono così polarizzanti e provocatori come quelli sui vaccini e loro potenziali pericoli.
La sensibilità che agenzie governative (e come Big Pharma) hanno sulla vaccinazione rende prevedibile che i troll siano impiegati per interrompere qualsiasi tentativo di discutere civilmente la politica sui vaccini. Si consideri che un vaccino approvato dal CDC potrebbe valere 30 miliardi di dollari l’anno per Big Pharma, 30 miliardi l’anno! Non sorprende considerando la connessione tra governo ed industria farmaceutica, dove una persona come la dottoressa Julie Gerberding lavorava per l’ente governativo CDC e poi lasciò l’incarico venendo assunta dal colosso farmaceutico Merck. La legislazione governativa è costantemente a favore dell’industria della vaccinazione. The Affordable Care Act (Obamacare) ha anche ridefinito il termine “biogenica” tentando di convincere i pazienti ad accettare le vaccinazioni nell’ambito del piano di cure ogni volta che vanno in ospedale per un qualsiasi motivo (se non sono già vaccinati). Come dice un’infermiera, potresti andare all’ospedale per un dito tagliato e nella documentazione presentata verrebbe offerta una varietà di vaccini. Se rifiuti, verrà segnalato sulla propria documentazione.
Di seguito sono riportate le istruzioni del blog pro-vaccini ORAC, noto anche come “Insolenza rispettosa” per affrontare gli anti-vaccinisti tramite trolling: “Usate la guerra emotiva sui blog anti-vax. Raccontate storie emotive piene di lacrime e singhiozzi e dolore insopportabile e terrore, di persone nella vostra famiglia o persone di cui avete letto, malati o morti di malattie terribili. Non trascurate i dettagli sui fluidi corporei e simili: peggio è meglio è. Questa roba s’infiltra nella mente dei lettori e ne influenza sottilmente le decisioni, come la pubblicità… Entrate “concordando con loro” e poi dite cose che appaiono del tutto deliranti, apertamente pazzesche, palesemente e ovviamente sbagliate anche ai fulminati, ecc. Errori ortografici e grammaticali occasionali sono anche utili ma non troppo. Il punto di tale esercizio è creare l’impressione che allontani gli indecisi che potrebbero visionare questi siti. Aiutatevi con uno sforzo di gruppo e iniziate gradualmente, quindi i siti “lentamente decadranno”… Davvero: ascoltate, il modo per combattere questa merda NON è “spiegare pazientemente” a persone già persuase che la Terra non è piatta. Il modo per combatterlo è sabotare gli anti-vaccinisti con roba pazzesca che allontani gli indecisi. Il modo di combatterli è con narrazioni emotive che minino ciò che gli anti-mass media sostengono“.
ORAC è diretto dal chirurgo David Gorski, ritenuto da molti un troll impiegato dai soggetti interessati al successo dei vaccini. Le sue tattiche certamente supportano l’ipotesi.

David Gorski

Un altro episodio scioccante di trolling ed utilizzo d’Internet per influenzare sottilmente l’opinione pubblica è il caso del presunto scienziato di 12 anni, il cui video pro-vax divenne virale su Internet. Per avere idea di quali tattiche vengano utilizzate per influenzare l’opinione sui vaccini, si guardi My Incredible Opinion sulla bufala dello scienziato di 12 anni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

F-35: Problemi infiniti

Colin Clark, Breaking Defense 26 gennaio 2018

F-35B dell’Aeronautica Militare italiana

Forse la cosa peggiore che un Direttore di Test e Valutazione Operativa possa dire di un sistema d’arma è che non è “operativamente adatto”. Ecco cosa dice il nuovo DOTE, Robert Behler, del Joint Strike Fighter F-35 nell’ultimo rapporto annuale: “L’idoneità operativa della flotta F-35 rimane al di sotto dei requisiti e dipende da soluzioni che non soddisfano le aspettative di servizio in situazioni di combattimento. Nell’anno precedente, la maggior parte delle misure d’idoneità è rimasta pressoché la stessa o è cambiata solo marginalmente, insufficiente per parlare di cambiamento nelle prestazioni. I tassi mensili globali di disponibilità della flotta si mantengono intorno al 50%, una condizione che non è migliorata dall’ottobre 2014, nonostante il numero crescente di nuovi aeromobili. Una tendenza degna di nota è l’aumento della percentuale della flotta che non può volare in attesa di parti di ricambio, come indicato dal Not Mission Capable a causa della ritmo delle forniture. La crescita dell’affidabilità è ferma. È improbabile che il programma raggiunga i requisiti di soglia JSF ORD (Documento dei requisiti operativi) alla scadenza, nella maggior parte delle misure di affidabilità. In particolare, il programma non raggiunge la soglia delle ore di volo medie tra guasti critici, senza ridisegnare le componenti degli aeromobili”. Mentre la maggior parte dei test è stata eseguita prima che la nomina di Behler venisse approvata dal Senato, nell’introduzione della relazione annuale affermava di averne esaminato il contenuto, e si è certi che abbia esaminato le informazioni dell’F-35 in modo particolarmente approfondito. Tra le altre questioni significative affrontate dal programma, è improbabile che diventi pietra miliare di Prove e Valutazione Iniziale (IOT&E) necessari per legge, entro la fine di quest’anno, perché i test di sviluppo potrebbero non terminare prima di maggio. Il problema maggiore ora sono quelli notevolmente persistenti. Ecco cosa Michael Gilmore, precedente DOTE, dichiarò alla Commissione sui servizi armati della Camera nel marzo 2016: “Esistono carenze significative e correggibili nell’US Reprogramming Laboratory (USRL) che precluderà lo sviluppo e l’adeguata verifica dei dati di missione efficaci (software) del Block 3F“. Questi problemi non sono cambiati molto, secondo il rapporto di Behler: “L’US Reprogramming Laboratory (USRL) continua a funzionare con software ingombranti e hardware obsoleto od incompleto. L’USRL iniziava a creare i file di missione (MDF) del Block 3F nell’estate 2017 e ci vorranno 12-15 mesi per fornire i dati di missione (MDL) completamente verificati, composti con la compilazione MDF per lo IOT&E“. Questa è la libreria delle minacce dell’F-35, con cui i lettori Breaking-D sono assai familiari. Il sistema logistico e di pianificazione ALIS rimane vulnerabile agli attacchi informatici, scrive Behler. Essi e la minaccia al sistema sono così gravi che “il programma F-35 e i servizi condurrebbero test operativi degli aeromobili senza accesso ad ALIS per lunghi periodi di tempo”. Behler dice che l’aereo può operare fino a 30 giorni alla volta senza agganciarsi ad ALIS. Sappiamo che il programma fa tutto il possibile per aggiornare le cyber vulnerabilità. Se c’è sicuramente un ciclo infinito di minacce, correzioni, nuove minacce, correzioni, ecc., ALIS viene identificato come grave cybervulnerabilità per l’F-35 da anni e il programma deve fare qualcosa per mutare questo ciclo.

I pneumatici dell’F-35B
Il più pesante dei tre velivoli, l’F-35B, non solo sopporta i stress-test meno degli altri due aerei (vedi sotto) ma, come sottolinea il DOTE, “Il programma ha faticato a trovare un pneumatico per l’F-35B abbastanza forte per gli atterraggi ad alta velocità convenzionali, abbastanza morbido da ammortizzare gli atterraggi verticali, e abbastanza leggero per la struttura dell’aereo. La durata media del pneumatico dell’F-35B è inferiore a 10 atterraggi, ben al di sotto del requisito di 25 atterraggi completi a sosta normale. Il programma ancora lavora su questo problema, che non sarà risolto nell’SDD“. Infine, il rapporto Behler indica un problema nel rifornimento di carburante affrontato da F-35B e F-35C. Le punte della sonda di aerorifornimento si rompono troppo spesso, con la conseguenza che gli squadroni impongono restrizioni al rifornimento di carburante. Il programma ancora indaga sul problema. Ho sentito che il programma si concentra sulla manutenzione migliorata del meccanismo avvolgitubo, nonché sulle modifiche di progettazione della sonda. C’è un altro problema importante che renderà molto difficile per l’Air Force sostenere di poter sostituire l’A-10 con l’F-35A, come previsto: “Il cannone dell’F-35A ha costantemente mancato i bersagli a terra durante i test di raffica; il programma ancora deve risolvere il problema“. L’arma spara “lungo e a destra”. I cannoni di F-35B dei Marines e F-35C della Marina, che non sono integrati, apparentemente funzionano meglio. “I primi test di precisione dei cannoni di F-35B e F-35C hanno mostrato risultati migliori rispetto a quelli del modello F-35A“, scrive Behler. “Sia il cannone dell’F-35B che dell’F-35C hanno mostrato lo stesso problema dell’F-35A, tuttavia ciò non si manifesta nei sistemi dei cannoni su gondola“. L’altra brutta notizia è che “i ritardi nel completamento dei rimanenti test delle armi e nella correzione delle carenze relative all’arma nell’ambito dell’SDD, in particolare per l’F-35A, aggiungono rischi al programma IOT&E“, afferma il rapporto.

Guasti strutturali dell’F-35B
L’F-35B usato per vedere se l’aereo sopravviverà alle 8000 ore necessarie di operatività è andato a pezzi l’anno scorso e va sostituito. “L’effetto dei guasti osservati e le riparazioni richieste durante i primi due test per la certificazione della durata in servizio dell’F-35B vanno ancora determinati”, scrive Behler. La vita operativa delle tre versioni è prevista in 8000 ore; tuttavia, la vita utile dell’F-35B sarebbe inferiore, anche con ampie modifiche per rafforzare gli aeromobili già prodotti. E questo è coerente con ciò che riteniamo le intenzioni del programma. Ho sentito anche che Lockheed Martin studia quanto ancora l’aereo dovrà essere testato. Essi e il Joint Program Office cercano di limitare i costi usando solo parti dell’aereo, la paratia centrale forse e le connessioni alari, e nessuno è sicuro di quale sia l’approccio migliore. I test in corso sembrano dimostrare un cambio di tono dell’ultimo DOTE su questo. Nell’introduzione al rapporto annuale, Behler dice che ha intenzione di essere “flessibile sui test integrati” e sottolinea l’approvazione per i test sulle basse temperature pre-IOT&E, che sarebbero già in corso.Di seguito è riportato il grafico OTE che mostra la disponibilità dell’F-35. Come osserva il rapporto, “il tasso FMC degli F-35A al 34 percento era significativamente più alto delle altre versioni, con l’F-35B al 14 percento e l’F-35C al 15 percento. Il tasso medio di utilizzo mensile misura le ore di volo per aeromobile al mese. Il tasso di utilizzo era di 16,5 ore di volo, riflettendo un tasso di disponibilità stabile ma basso. La flotta di F-35A aveva una media di 18 ore di volo, mentre le flotte di F-35B e F-35C avevano una media di 14,1 e 15,1 ore rispettivamente“.

Disponibilità in 12 mesi dell’F-35, al Settembre 2017 (1)
Base operativa – Media – Aerei assegnati (2)
Tutti, 50%, 235 velivoli
Eglin, 38%, 25 F-35A
Eglin, 57%, 12 F-35C
Yuma, 60%, 10 F-35B
Edwards, 51%, 8 F-35A
Edwards, 35%, 7 F-35B
Edwards, 41%, 7 F-35C
Nellis, 53%, 16 F-35A
Luke, 50%, 60 F-35A
Beaufort, 38%, 28 F-35B
Hill, 70%, 27 F-35A
Amendola, 60%, 4 F-35A (3)
Iwakuni, 58%, 16 F-35B (4)
Lemoore, 54%, 8 F-35C (4)
Nevatim, 45%, 7 F-35A (5)Note
1. I dati rappresentano aeromobili in campo e non includono i simulacri SDD.
2. Aerei assegnati alla fine di settembre 2017.
3. Le operazioni ad Amendola sono iniziate nel dicembre 2016.
4. Le operazioni ad Iwakuni e Lemoore sono iniziate a gennaio 2017.
5. Le operazioni a Nevatim sono iniziate a settembre 2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio