Il Giappone si procurerà 100 nuovi aviogetti da caccia

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 19/07/201610909659_1200x1000_0Il 30 giugno, le principali agenzie globali annunciavano (riferendosi al Ministero della Difesa giapponese), che a “metà luglio” il Giappone prevede d’avviare una gara internazionale per l’acquisto di 100 aerei da combattimento di quinta generazione per aggiornare le forze aeree del Paese. Il vincitore sarà annunciato “nell’estate del 2018”. Secondo il contratto, l’ultima consegna degli aviogetti dovrebbe avvenire “entro la fine del 2020”. La maggior parte di coloro che commentano la notizia ne sottolinea la natura anti-cinese. Tuttavia, potrebbe avere altre implicazioni riecheggiando le tendenze generali attuali (per lo più negative) della situazione nel Pacifico. Prima di tutto, negli ultimi tempi i principali Paesi della regione dimostrano interesse a sostituire il materiale militare obsoleto. Tuttavia, sarebbe prematuro (almeno per il momento) usare la parola emotiva “militarizzazione” in riferimento a questo processo. Ad esempio, il Giappone ha stanziato per la difesa circa l’1% del PIL (in termini relativi), rimanendo il campione globale del “minore bilancio della difesa” da decenni. Così, questa tendenza dimostra semplicemente che le potenze regionali non pensano di spendere per il riarmo delle forze armate (se non entro i limiti dei bilanci della difesa approvati). Inoltre, questo processo sarà graduale e ci vorranno almeno dieci anni per completarlo. Naturalmente, è una magra consolazione che non rende la situazione nel Pacifico più ottimistica. A giudicare dai prezzi attuali della nuova generazione di armamenti, il Giappone dovrà sborsare una quantità enorme di denaro (circa 40 miliardi di dollari) per gli aviogetti. Dieci anni fa, un’altra gara internazionale per la fornitura di 126 MMRCA (aeromobile multiruolo medio da combattimento) emessa dall’India fu definita “senza precedenti” e “colossale”. Il prezzo di offerta iniziale fu fissato a 8-12 miliardi di dollari. Tuttavia, quando la società francese Dassault Aviation, che era nella rosa dei candidati nel 2012, stimò il costo effettivo di produzione, per un importo totale di 20-25 miliardi, spingendo l’India a sospendere l’attuazione del programma MMRCA (l’India ha ancora questa posizione). C’era un’altra gara per la fornitura di 12 sottomarini convenzionali di nuova generazione con cui la Marina australiana prevedeva di spendere 43 miliardi di dollari. A fine aprile, il vincitore della gara fu annunciato. Era la maggiore industria della difesa francese, la DCNS, che batté i concorrenti da Giappone e Germania.
In secondo luogo, anche se giganti come il consorzio europeo Eurofighter e svedese Saab partecipano alla gara indetta dal Ministero della Difesa giapponese, molto probabilmente Lo?kheed Martin o Boeing, aziende leader della difesa degli Stati Uniti, otterranno il contratto per la fornitura degli aviogetti. Tale risultato sarà in linea con l’attuale tendenza verso il rafforzamento della relazione militare e politica Stati Uniti-Giappone. Gli Stati Uniti, alleati chiave del Giappone, sono interessati (per ovvie ragioni) al rafforzamento delle relazioni bilaterali. Un modo è allineare i sistemi di armamenti di entrambi gli eserciti. A questo punto, gli esperti ritengono che l’aviogetto da combattimento di quinta generazione Lockheed Martin F-35 non sarà battuto da altri candidati. Questa previsione appare ben fondata in quanto, nonostante varie carenze progettuali (tra cui il problema della progettazione concettuale del caccia monomotore), l’F-35 è già entrato in produzione in serie. A metà 2015, un reparto della Mitsubishi iniziava ad assemblare i primi quattro caccia F-35. In conformità all’accordo firmato nel dicembre 2011, 42 aviogetti da combattimento saranno prodotti. Straordinariamente, dovrebbe esserci un graduale aumento delle componenti prodotte localmente negli impianti della Mitsubishi. La Mitsubishi Corporation ha accumulato vasta esperienza nella produzione su licenza di attrezzature sviluppate da aziende della difesa degli Stati Uniti. Oggi, la flotta dell’Aeronautica giapponese è composta da caccia costruiti da Mitsubishi su modelli aggiornati progettati negli Stati Uniti. Gli esperti, tuttavia, non escludono che il Ministero della Difesa giapponese possa scegliere un altro caccia progettato dal tandem tra Mitsubishi e uno dei giganti della difesa degli Stati Uniti. C’è la possibilità che il caccia sperimentale giapponese X-2, che ha recentemente completato il primo volo di prova, possa esserne un prototipo.
La messa a punto della prossima gara, compresa la possibilità per le aziende giapponesi di subentrare tra gli appaltatori della difesa mondiale nei prossimi uno o due anni, sarà in linea con la tendenza generale dello sviluppo dell’industria della difesa giapponese. Menzionare la Cina negli articoli dedicati alla prossima gara sembra abbastanza logico. Tokyo sostiene in realtà che il suo programma di riarmo è politicamente motivato dal rapido riequippaggimento delle forze armate cinesi con armi avanzate (ad esempio, il caccia di quinta generazione J-20 dovrebbe entrare in servizio nell’Aeronautica cinese nel prossimo futuro). E le aspirazioni dei militari giapponesi si adattano molto bene al cupo quadro generale della situazione in Asia orientale.Japan_air_self_defense_force_Mitsubishi_F-4EJ_Kai_Phantom_II_302SQ_RJAHVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35, letale ‘velociraptor’ o facile preda di Russia e Cina?

C’è ragione di credere che sia la seconda, l’aereo presunto furtivo ha una firma agli infrarossi gigantesca
Dave Majumdar The National Interest 11 luglio 2016150915121028-f-35-wasp-test-3-super-169L’alto ufficiale dell’aviazione dei marines degli Stati Uniti ha dato una valutazione ottimistica del Lockheed Martin F-35B Joint Strike Fighter (JSF) presso il Comitato Forze Armate della Camera nella testimonianza del 6 luglio. Il nuovo aviogetto stealth ha dato buon rendimento nelle esercitazioni pur utilizzando una configurazione del software temporanea che permette al costoso aeromobile solo una frazione delle funzioni richieste dal Pentagono. Per illustrare il punto, il Tenente-Generale Jon Davis, vicecomandante dell’aviazione del Corpo dei Marines degli USA, ha descritto l’evoluzione dell’addestramento presso il corso Istruttori Armi e Tattiche, di responsabilità del 1.mo Squadrone Armi e Tattiche dell’Aviazione dei Marines di Yuma, Arizona, dove l’F-35 ha partecipato. Laddove normalmente una quindicina di velivoli Boeing AV-8B Harrier II, F/A-18C ed EA-6B Prowler non riusciva ad attraversare difese aeree avanzate, il nuovo F-35 colpiva gli obiettivi impunemente. “Gli F-35 hanno distrutto tutti gli obiettivi, 24-0″, ha detto Davis. “Era come Jurassic Park, la visione di un velociraptor ammazzattutto, davvero bene. Non possiamo avere l’aereo abbastanza velocemente“. Davis non ha dettagliato quali minacce avanzate l’F-35B abbia contrastato, ma ha detto che i marines hanno eseguito esercitazioni a sorpresa con l’F-35 e chiedono ulteriori squadroni equipaggiati con il nuovo velivolo. Tuttavia, l’F-35B attualmente configurato ha solo una capacità intermedia con un inviluppo di volo limitato e una limitata capacità di trasportare armi. Mentre l’aereo matura, Air Force, Navy e Marines dovranno compire maggiori esercitazioni per avere un’avanzata preparazione nei combattimenti futuri. Infatti, il Contrammiraglio Mike Manazir, vicecapo dei sistemi di guerra delle operazioni navali della Marina, testimoniava assieme Davis dicendo che la guerra networcentrica spinge in sostanza il Pentagono a trovare nuovi metodi d’addestramento. Il modo migliore per replicare i sistemi d’arma avanzati russi e cinesi, suggeriva Manazir, era utilizzare simulazioni al computer o addestramenti virtuali basati sul vivo. “L’F-35 è diverso. Vorrei indicarvi la nostra via alla guerra networcentrica, con cui combatteremo la guerra di quinta generazione, che occuperebbe circa i tre quarti degli Stati Uniti se si potesse fare“, ha detto Manazir. “Questo vale anche per ciò che il Maggior-Generale dell’Air Force Scott West ha detto. L’addestramento costruttivo virtuale dal vivo”.
Anche se il Pentagono potesse simulare tutte le funzionalità del nuovo aviogetto, resta la domanda su quanto possa essere efficace in realtà l’F-35 contro gli ultimi sistemi di difesa aerea integrata cinesi e in particolare russi. I russi, in particolare, da oltre due decenni investono nelle reti di radar ad onde lunghe operanti nelle bande UHF e VHF, contrastando particolarmente la tecnologia furtiva del bombardiere strategico statunitense Northrop Grumman B-2 Spirit. “La questione non è quale caccia sia più stealth, ma quanto siano furtivi i nostri aerei rispetto ai loro radar UHF/VHF progettati per aver un’immagine più olistica della firma dei nostri velivoli a bassa osservabilità“, afferma Mike Kofman, ricercatore di affari militari russi del Centro delle analisi navali. “Forse il JSF può farlo, ma è una piattaforma piuttosto costosa e potrebbe avere grossi guai cercando di farli fuori”. Ma l’F-35 ha un’altra grave responsabilità, secondo Kofman, i piloti dell’US Navy sono scettici sul progetto del monomotore. Il motore singolo Pratt & Whitey F135 dell’F-35 è immensamente potente, producendo una spinta di 18000 kg/s, ma è anche estremamente caldo. A differenza del Lockheed Martin F-22 Raptor, in cui ugelli dei motori F119 sono appiattiti per ridurre la firma agli infrarossi, l’F-35 non ha misure sostanziali per ridurre la visibilità dell’ugello. I russi, che costruiscono ottimi sensori infrarossi, potrebbero usare la firma termica dell’F-35 per sviluppare armi capaci d’ingaggiare il nuovo aviogetto furtivo. “Probabilmente ha il motore più caldo sulla faccia del pianeta“, secondo Kofman. Quindi, l’ossessione del Pentagono su un’unica soluzione eccessivamente elaborata a un particolare problema, può ancora ritorcerglisi contro.lockheed_martin_f-35bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il vertice di Varsavia e il continuo inganno della NATO

L’invio di truppe NATO in Polonia e Stati baltici è una pericolosa mossa autolesionistica da pubbliche relazioni
Alexander Mercouris, The Duran 9/7/2016

20151201_151201-warsaw-summit-logoLa decisione della NATO di schierare 4 battaglioni apparentemente a rotazione in Polonia e Stati baltici è la peggiore decisione. Tuttavia va mantenuta la calma, non significa che la guerra arriva. I 4 battaglioni della NATO da schierare in Polonia e Stati baltici non possono minacciare la Russia. Ci sono state chiacchiere sui carri armati tedeschi che per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale si avvicinano a San Pietroburgo. Recentemente l’ho visitata, e qualsiasi idea che la NATO possa minacciare seriamente o addirittura catturare San Pietroburgo con soli 4 battaglioni, circa 3000 uomini, quando il Gruppo Nord dell’esercito di Hitler con 23 divisioni sostenute dalle 7 divisioni dell’esercito finlandese non poterono catturarla, è semplicemente stupida. Non solo la forza che la NATO schiera in Polonia e Stati baltici non può minacciare seriamente la Russia, ma in caso di attacco russo non saprebbe nemmeno difendersi. I commenti sui media occidentali l’ammettono. Si dice che le truppe della NATO sono semplicemente destinate ad essere l'”allarme” che scoraggi un attacco russo a Polonia e Stati baltici. Alcun attacco russo è previsto o minacciato su Polonia o Stati baltici. Nessuno seriamente sostiene che vi sia la minima possibilità di tale attacco. Se i capi della NATO veramente temevano un attacco del genere. non avrebbero schierato truppe nei Paesi baltici per quella che sarebbe a tutti gli effetti una missione suicida, venendo immediatamente schiacciati da un esercito immensamente più forte che i russi schiererebbero immediatamente nella zona. Anche i generali della NATO non sono così stupidi.
Si può dire che lo schieramento è volto a rafforzare il messaggio che la NATO perseguirà il suo articolo 5, l’impegno a difendere i Paesi baltici in caso di attacco russo, che in realtà mostra l’esatto contrario: che l’impegno all’articolo 5 non è realmente ferreo e che né NATO né i russi ci credono davvero. Allora perché ci sarebbe la necessità di rafforzarla? Perché la NATO schiera tale forza in Polonia e Stati baltici? E’ forse parte di un piano per accumulare altre forze nella zona per infine minacciare la Russia? Quasi! La realtà, come ogni analista militare serio sa, è che l’esercito degli Stati Uniti, nucleo della NATO, è seriamente sovraesteso e non ha riserve per ulteriori dispiegamenti nella regione, mentre potenza ed efficienza degli alleati degli USA nella NATO sono ora così scarse che è dubbio possano seriamente minacciare qualcuno. Se i militari inglesi e francesi collaborando non poterono sconfiggere militarmente Gheddafi senza il sostegno degli Stati Uniti, nella loro avventura libica del 2011, non potranno affrontare la Russia, e neanche l’esercito tedesco oggi mostra alcuna somiglianza con la forza che aveva nella seconda guerra mondiale.
La vera ragione per cui la NATO schiera truppe in Polonia e Stati baltici non ha nulla a che fare coi motivi ripetuti. La NATO cerca di dimostrare pubblicamente che ancora considera la Russia un nemico e tali schieramenti provocatori ed illegali lo dimostrano. Così spera di mobilitare l’opinione europea nell’ultima campagna anti-russa. Ciò è imprudente e stupido, demolendo un altro accordo e la promessa della NATO alla Russia, alla fine della guerra fredda, di non schierare eserciti occidentali nei territori dell’ex-Patto di Varsavia, e dicendo al popolo e al governo della Russia, di gran lunga il Paese più potente dell’Europa, che la NATO li considera nemici, e lo fa con un bluff scandaloso che ogni serio analista militare, di cui la Russia ne ha molti, vedrebbe immediatamente. Mobilitando l’opinione europea nella campagna anti-russa della NATO si ha l’effetto diametralmente opposto. Tutte le chiacchiere su guerra e schieramenti militari allarmano l’opinione pubblica occidentale con sempre più domande su dove la NATO vada. I capi di Italia e Francia, per rassicurare il loro pubblico, hanno dovuto dichiarare pubblicamente che non considerano la Russia un nemico, suscitando solo altre domande del perché, quindi, siano d’accordo con lo schieramento. In Germania s’è aperra una frattura tra Merkel, che sostiene tale politica come ha chiarito in un bellicoso discorso al Bundestag, e i partner della coalizione SPD e CSU, che chiariscono la loro contrarietà.
Una politica che allarma, provoca e inganna tutti allo stesso tempo non è chiaramente ragionata. L’inchiesta Chilcot sulla guerra in Iraq ha criticato aspramente la mancanza di onestà, riflessione e pianificazione seria di quella guerra. Verso la Russia, superpotenza nucleare, la NATO si comporta esattamente nello stesso modo.FOREIGN201607091517000040221014225Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La portaerei russa va nel Mediterraneo

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 05/07/2016Anv5PUeLa portaerei (classificazione formale, incrociatore pesante portaerei lanciamissili – TAVKR), Admiral Kuznetsov, fiore all’occhiello della Marina russa, parteciperà alla battaglia contro i gruppi terroristici in Siria. Secondo l’agenzia TASS, la nave partirà per il Mediterraneo in ottobre e fungerà da piattaforma per gli attacchi aerei contro i terroristi almeno fino al febbraio 2017. Dopo la missione, la nave tornerà nei cantieri navali Sevmash di Severodvinsk, nel nord della Russia, per ampi aggiornamenti. L’Ammiraglio (in pensione) Vladimir Komoedov, a capo del Comitato della Difesa della Duma di Stato russa ed ex-comandante della Flotta del Mar Nero russo, ha detto che l’equipaggio verrà sostituito durante la missione. L’Admiral Kuznetsov fu varata nel 1985 e divenne operativa nel 1995. Venti anni fa, la nave si trovava al largo del porto di Tartus, in Siria, in occasione del 300° anniversario della Marina russa celebrato nel 1996. Dopo la nave fu schierata diverse volte nel Mediterraneo. L’Admiral Kuznetsov è la più grande nave mai costruita in URSS o Russia, con un dislocamento di 58600-67500 tonnellate, lunga 305 m, larga 72 m e pescaggio di 11 m. La velocità massima è 29 nodi (54 km/h) e l’autonomia alla massima velocità è di 3800 miglia nautiche (7000 km). A 18 nodi (33 km/h), l’autonomia massima è di 8500 miglia nautiche (15700 km). La nave può restare in mare per 45 giorni. Impiega un trampolino sul ponte di volo inarcato di 12 gradi, per far decollare gli aeromobili ad ala fissa (trampolino di decollo). A bordo gli aeromobili accelerano verso il trampolino decollando con i postbruciatori. Ciò comporta che l’aeromobile lasci il ponte ad un angolo e un’elevazione assai più elevati sul ponte rispetto alle piattaforme dotate di catapulte. Il ponte di volo è dotato di cavi d’arresto all’atterraggio.
ka-52kL’unica portaerei della Marina russa, l’Admiral Kuznetsov, sarà schierata nel Mar Mediterraneo con una nuova configurazione della componente aerea, trasportando 15 caccia ognitempo da superiorità Sukhoj Su-33, caccia multiruolo Mikojan MiG-29K/KUB e 10 elicotteri Kamov Ka-52K, Ka-27 e Ka-31. Nelle specifiche di progetto originali, la nave dovrebbe trasportare33 velivoli ad ala fissa e 12 elicotteri. Questa è la prima volta che il nuovo Ka-52K, versione navalizzata del Ka-52, sarà testato in condizioni di combattimento. La differenza principale dall’elicottero d’attacco Ka-52 Alligator sono le pale del rotore principale pieghevoli e le alette ripiegabili. La nuova versione sarà inoltre adattata all’uso navale con una maggiore protezione dalla corrosione e un sistema d’aria condizionata regolabile. I Ka-52K (Hokum-B) riceveranno una speciale suite avionica per consentire l’atterraggio strumentale sul ponte della nave. Il sistema di supporto dell’equipaggio verrà aggiornato per permettere ai piloti di lavorare con tute d’immersione. Il Ka-52K ha una stazione elettro-ottica girostabilizzata e radar a onde millimetriche, con raggio di rilevamento di 25 km. Il pacchetto di armi include un cannone automatico da 30mm 2A42, razzi, missili anticarro laser o radio-guidati o un sistema di difesa aerea. La versione Ka-52K sarà un aggiornamento della versione base del velivolo già consegnato alle forze armate russe. Russia Helicopters attualmente ha un contratto con le Forze Aerospaziali per consegnare 146 Ka-52 entro il 2020. Questo tipo entrò in servizio nel 2011 come elicottero da ricognizione e combattimento. I piani dei militari richiedono la sostituzione di parte di questi elicotteri con la versione Ka-52K.
L’aviogetto MiG-29K è un altro caso speciale, non è mai stato schierato operativamente dalla Flotta russa. Il MiG-29K è una versione molto migliorata dell’originale MiG-29 Fulcrum. Nella versione imbarcata ha cellula e carrello rinforzati per sopportare l’appontaggio sulla portaerei. E’ inoltre dotato di ali pieghevoli e di gancio d’arresto. La struttura del velivolo dispone anche di misure per la riduzione di quattro volte della firma radar dell’aviogetto, che inoltre è dotato di più potenti ed economici motori Klimov RD-33MK, tutti dotati di controlli a piena autorità digitali del motore (FADEC). Nel complesso, le nuove centraline sono molto più affidabili e di facile manutenzione rispetto ai vecchi RD-33K. A differenza degli originali MiG-29, il nuovo Fulcrum-D è dotato di un sistema fly-by-wire digitale. L’avionica dei nuovi Fulcrum si basa sul radar ad impulsi Doppler Zhuk-ME, in grado di seguire dieci bersagli e d’ingaggiarne quattro contemporaneamente. E’ inoltre dotato di un nuovo sistema di ricerca ed inseguimento ad infrarossi multicanale (IRST). L’avionica si basa sull’onnipresente architettura standard MIL-STD-1553B aperta agli aggiornamenti più rapidi. Il velivolo può trasportare una serie di armi guidate aria-aria e aria-terra come il missile antinave Kh-35E. Le forze armate russe hanno ordinato due dozzine di nuovi aviogetti per eventualmente sostituire il Su-33 in servizio nella Marina russa. L’aereo dovrebbe essere consegnato alla Flotta russa entro la fine dell’anno.
289 Il ruolo d’incrociatore è facilitato dall’adozione nell’Admiral Kuznetsov di 12 missili da crociera a lungo raggio antinave P-700 Granit (classificazione NATO SS-N-19 Shipwreck), a differenza delle portaerei della NATO che non trasportano armamento. La presenza di questi considerevoli missili antinave ne determina la denominazione formale d’incrociatore portaerei. La nave è dotata di 24 lanciatori verticali (192 missili) dei sistemi ognitempo a bassa a media quota 3K95 Kinzhal (SA-N-9 Gauntlet), un sistema missilistico a corto raggio antiaereo progettato per colpire aerei, elicotteri, missili da crociera, bombe guidate, velivoli senza equipaggio e missili balistici a corto raggio (anti-munizioni). Per la difesa aerea a corto raggio, la nave è dotata di 8 sistemi d’arma da supporto ravvicinato (CIWS) Kashtan, ognuno dotato di 2 lanciamissili antiaerei 9M311 accoppiati ai cannoni rotanti da 30mm GSh-30 e a una centralina di tiro Radar/Optronica. Vi sono anche 6 cannoni rotanti singoli da 30mm AK-630. La nave è dotata di un sistema anti-sottomarino UDAV-1 con 60 razzi antisom, che protegge le navi di superficie deviando e distruggendo i siluri in arrivo. Il sistema protegge da sottomarini e sistemi di sabotaggio subacquei. L’UDAV-1 è dotato dieci canne ed è in grado di sparare proiettili di profondità 111SG, mine 111SZ e sistemi d’inganno 111SO. La portata del sistema è 3000 metri e la profondità d’ingaggio di un sottomarino è 600 m. Va notato che la Russia è l’unico Paese al mondo con una portaerei così pesantemente armata: le portaerei degli altri Paesi sono essenzialmente delle mere basi aeree galleggianti che hanno bisogno di navi di scorta anche se non tanto quanto le portaerei degli Stati Uniti. Con tali armi, la nave può difendersi contro una vasta serie di minacce ed impedire al nemico di avvicinarsi troppo, dal cielo o da sott’acqua. La nave ha un sistema di controllo del tiro ed acquisizione bersagli di superficie (passivo a scansione elettronica) in banda D/E, un radar di ricerca di superficie in banda F, un radar di sorveglianza aerea in banda G/H, un radar per la navigazione in banda I, e quattro radar in banda K per i CIWS Kashtan. Ha un sonar di ricerca e attacco a media e bassa frequenza montato nello scafo. Gli elicotteri ASW hanno un radar di ricerca di superficie, un sonar ad immersione, boe sonore e un Magnetic Anomaly Detector. L’Admiral Kuznetsov è propulsa da otto caldaie a gas che alimentano quattro turbine a vapore, ognuna delle quali produce 50000 cv (37 MW), trasmessi via quattro alberi alle eliche a passo fisso.
Il viaggio dell’Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo dimostra le proiezione di potenza crescente della Russia, che non dipenderà dell’aviazione tattica basata a terra. Ha una nave da combattimento per operazioni aeree che agirà da base aerea d’altura. I nuovo aeromobili ad ala fissa e rotante verranno testati in battaglia combattendo il terrorismo nel loro primo dispiegamento operativo. La Marina russa ha bisogno di questa esperienza, mentre si progetta la costruzione di una nuova portaerei russa intorno al 2025. “E’ molto probabile che avverrà entro la fine del 2025. Abbiamo tre progetti proposti dal Centro di ricerca Krylov. Nel complesso, non sono male”, aveva detto il Viceministro della Difesa Jurij Borisov alla mostra degli elicotteri HeliRussia-2016 di Mosca. La Russia ha avuto notevole successo nel sviluppare un’avanzata marina oceanica sempre più potente grazie a un arsenale sofisticato. Il dispiegamento dell’Admiral Kuznetsov dimostra una grande capacità di proiezione di potenza che poche altre marine al mondo possono eguagliare.admiral-kuznetsov-russian-navy-su-1642268-2892x1928La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Socialismo Nucleare: i due alleati della Corea democratica

Aleksandr Ermakov, RIAC, 30 giugno 201656Il 3 luglio 2016, la Corea democratica festeggerà il suo primo giorno delle forze strategiche. Dopo il quarto test nucleare all’inizio di quest’anno, la Corea democratica ha recentemente effettuato prove riuscite con un missile a medio raggio. Quindi, che tipo di forze strategiche costruisce la Corea democratica?
La storia della crisi nucleare coreana è piena di ogni sorta di affermazione da entrambe le parti. In questo articolo si citano solo alcuni degli eventi più importanti [1]. Kim Il-Sung fu probabilmente interessato alle armi nucleari dal loro apparire, e la guerra 1950-1953, durante cui gli Stati Uniti in modo inequivocabile minacciarono di usarle contro la Corea democratica, ne incoraggiò ulteriormente l’interesse. Nel 1965, l’Unione Sovietica diede ai nordcoreani un reattore ad acqua leggera IRT-2000. A quel tempo, il regime nordcoreano considerava l’arma nucleare un mezzo per aumentare prestigio ed indipendenza. Nel dicembre 1985, la Corea democratica ratificò il trattato di non-proliferazione delle armi nucleari (TNP). La decisione fu presa sotto forte pressione dell’URSS, facendone condizione per continuare gli aiuti. Tuttavia, la situazione cambiò dopo il crollo dell’Unione Sovietica, portando al crollo quasi totale della cooperazione tra Corea democratica e la nuova Russia, e alla nascita del mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti. La Cina s’impegnava a rafforzare i legami economici con l’occidente, rendendo problematico gli aiuti militari al Paese. La situazione della sicurezza della Corea democratica divenne precaria. Anche se gli Stati Uniti ritirarono le armi nucleari tattiche dal sud della penisola nel 1991, la superiorità dell’alleanza militare tra Corea del Sud e Stati Uniti era travolgente. A quanto pare, fu allora che la Corea democratica decise di sviluppare le armi nucleari. Nel 1993 il Paese rifiutò di permettere all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) di effettuare un’ispezione non programmata e dichiarò l’intenzione di ritirarsi dal TNP. A giudicare dalle informazioni disponibili, gli Stati Uniti al momento consideravano seriamente il lancio di operazioni militari, ma furono scoraggiati dalla previsione di alte perdite. Alcuni generali statunitensi valutarono le perdite a 490000 truppe della Corea del Sud e 52000 statunitensi nei primi 90 giorni, o anche un milione di morti, tra cui 80000-100000 soldati statunitensi, anche se tali cifre sarebbero troppo alte per essere prese sul serio [2]. Il fatto che il Pentagono rese tali dati pubblici, al contrario, suggerisce che la dirigenza militare era fortemente contraria a un conflitto.
Tuttavia, la Corea democratica non poté respingere la possibilità di un’offensiva aerea lanciata contro di essa. Tale operazione poteva essere condotta con perdite minime, perché l’Aeronautica dell’Esercito Popolare della Corea, anche se abbastanza forte numericamente, ha velivoli obsoleti e non può confrontarsi neanche contro la Corea del Sud, per non parlare degli Stati Uniti [3]. Una campagna aerea non avrebbe decimato l’esercito della Corea democratica, ma poteva perfettamente distruggerne le infrastrutture, mandando in frantumi l’industria energetica, interrompendo le comunicazioni e facendo pressione psicologica. Inutile dire che un disastro umanitario poteva derivarne. Tale scenario è relativamente indolore per gli avversari della Corea democratica, ma prima o poi avrebbe spinto il Paese a capitolare, a determinate condizioni, o a un’offensiva di terra contro un indebolito esercito della Corea democratica. Quindi, dal punto di vista della leadership politico-militare nordcoreana, per sopravvivere il Paese deve avere i mezzi per impedire che tale guerra aerea gli venga lanciato contro. L’unico deterrente credibile sono le armi nucleari. Le armi chimiche hanno una reputazione intimidatoria, ma non sono egualmente efficaci. Nel 1990, la crisi nucleare fu disinnescata con mezzi diplomatici: venne firmato l’accordo secondo cui la Corea democratica sospendeva il ritiro dal TNP in cambio di aiuti economici (soprattutto energetici) e della costruzione di reattori ad acqua leggera, che non possono essere utilizzati per militari scopi. Tuttavia, la cooperazione con l’occidente non si concretizzò mai, cosa probabilmente inevitabile perché le parti perseguivano obiettivi diversi: non era negli interessi di Stati Uniti e Corea del Sud sostenere l’economia della Corea democratica (il reattore non fu mai costruito e i rifornimenti di carburante furono irregolari), mentre la Corea democratica, insieme al programma missilistico dichiarato, proseguiva la ricerca nucleare in modo riservato. Nel 2002, l’accordo fu abbandonato e il 10 gennaio 2003 la Corea democratica si ritirò ufficialmente dal TNP, creando così un grave precedente che comprometteva l’intero sistema globale di non proliferazione [4]. Da allora la Corea democratica ha effettuato quattro test: nel 2006, 2009, 2013 e 2016. Nonostante gli sforzi diplomatici nei colloqui a sei, la Corea democratica continua a costruire le proprie Forze nucleari strategiche (SNF) [5]. Gli eventi del mondo, in particolare le guerre in Iraq e Libia (che abbandonò il suo programma nucleare nel 2003), spingono ad intensificare gli sforzi in questo campo. Quindi, che tipo di SNF costruisce la Corea democratica?

Poca scelta
rCostruire le Forze strategiche nucleari può contribuire a salvare le risorse e ad avere un esercito più snello. Una corsa agli armamenti convenzionali sarebbe costata molto di più, perché il Paese avrebbe dovuto competere da solo contro la potenza militare collettiva occidentali e i bilanci della difesa di una coalizione di Paesi. Impegnarsi nella corsa agli armamenti simmetrici con la Corea del Sud non aveva senso dato che i prezzi delle armi moderne iniziavano a salire e la Corea democratica è isolata (neanche la Cina le vende armi moderne). Le opinioni variano sul numero di testate della Corea democratica. La valutazione più ragionevole ed equilibrata sembra una decina di testate pronte. Più importante è la qualità delle testate, soprattutto il rapporto tra dimensione e potenza. La Corea democratica ha probabilmente, o avrà presto, la capacità di produrre testate a bassa potenza trasportabili. Ora la domanda riguarda la seconda componente nucleare, i vettori. La classica triade SNF si basa sulle componenti aerea, terrestre e navale, rappresentate rispettivamente da bombardieri lanciamissili con missili da crociera o bombe; missili balistici intercontinentali (ICBM) in silos di lancio o complessi mobili, e sottomarini lanciamissili balistici. L’idea iniziale di ordigni nucleari coreani grandi e poco maneggevoli spinse a previsioni sarcastiche sul loro possibile utilizzo, la cui unica possibile era piantarli come “mine” sulla strada del nemico avanzante. È interessante notare che gli scettici, forse involontariamente, descrivevano le tattiche impiegate dagli Stati Uniti durante la guerra fredda [6], quando decisero i punti in cui le mine nucleari potevano essere piantate lungo la presunta rotta dell’offensiva sovietica. Fino al 1991, il gruppo statunitense aveva tali punti nella penisola coreana. Il terreno, che offre una scelta limitata di vie per un’offensiva, sembra fatto su misura per tale tipo di arma, il cui uso può avere un grave effetto demoralizzante. Lo svantaggio è che può essere utilizzato solo in caso di campagna terrestre che, come detto sopra, è improbabile. I primi vettori nucleari furono gli aerei, ma non sono un’opzione per la Corea democratica, perché non ha bombardieri moderni e sono vulnerabili ad un primo attacco nucleare. La Corea democratica, che attribuisce grande importanza all’artiglieria, sarebbe tentata di trasformarli in armi nucleari tattiche sul modello dell'”artiglieria nucleare” della Guerra Fredda, ma non risolve il problema della deterrenza strategica e richiede la grande miniaturizzazione delle testate. Non è certo un’opzione per la Corea democratica, considerando le risorse limitate, compresi il materiale fissile arricchito. Così si arriva alla conclusione che l’unico vettore adatto alle esigenze della Corea democratica è il missile balistico.

L’ultimo alleato degli Stati canaglia
KN08 I Paesi del “primo mondo” affrontarono la minaccia dei missili balistici nemici nella guerra locale del Golfo Persico nel 1991. La minaccia di missili iracheni veniva contrastata dai più recenti missili MIM-104 Patriot, che teoricamente potevano intercettare i missili tattico-operativi [7]. Tuttavia, mentre la guerra in Iraq nel complesso fu un trionfo meritato della forza multinazionale, la “guerra dei missili” fu una sconfitta. Degli 88 lanci registrati [8], 53 colpirono gli obiettivi protetti dai Patriot, e 27 furono abbattuti [9]. La distruzione dei lanciamissili fu un’esperienza ancora più deludente. Nonostante le ingenti risorse impegnate, gli sforzi di tutta l’intelligence statunitense e le numerose operazioni delle forze speciali, come il 40 per cento delle sortite aeree (ritardando l’inizio della campagna di terra di una settimana [10]), non un singolo missile fu distrutto al suolo. Questo fu in parte compensato dagli scarsi risultati dei bombardamenti: gli obiettivi militari colpiti furono solo due, in un caso un aereo da caccia F-15C e un lanciamissili Patriot furono distrutti, e in un altro caso un missile colpì una caserma uccidendo 28 soldati e ferendone più di un centinaio. Fu un raro colpo di fortuna che le decine di missile che caddero sulle città non facessero molte vittime tra i civili: 14 persone [11] morirono in Israele e una in Arabia Saudita (più di 300 persone furono ferite e molti edifici distrutti) [12]. Nella guerra del 1991, l’Iraq usò missili a corto raggio sovietici R-17 (Scud) aggiornati, noti come al-Husayn [13]. Dopo la sconfitta, all’Iraq fu proibito possedere e sviluppare missili con gittata di oltre 150 chilometri [14]. Gli Stati Uniti ebbero più successo nella contesa tra difesa aerea e missili balistici nel 2003 per via del fatto che usarono una nuova versione del complesso Patriot (PAC-3), che considerava l’esperienza del 1991, ed anche perché il nemico era molto più debole. Al momento dell’invasione, l’Iraq aveva un piccolo numero di missili al-Samud 2 e Ababil-100 con gittata inferiroe ai 200 chilometri. Nel 2003, l’Iraq lanciò almeno 23 missili balistici e da crociera [15], di cui 9 abbattuti. Anche se la maggior parte degli altri missili finì nel deserto, fu segnalato un successo: il 7 aprile, un missile balistico colpì il comando di una brigata dell’esercito statunitense uccidendo tre militari e due giornalisti, ferendo 14 persone e immobilizzando una ventina di veicoli. La campagna del 2003 dimostrò che gli Stati Uniti rafforzarono la difesa missilistica di teatro, ma avevano ancora una lunga strada da percorrere per garantirsi l’intercettazione. Sebbene diversi lanciatori furono distrutti durante la seconda guerra in Iraq, il fatto che ci furono 20 lanci dimostra che la ricerca dei complessi missilistici non è ancora all’altezza. Non a caso, la leadership politico-militare della Corea democratica, che osservò da vicino le guerre localizzate degli anni ’90 e 2000, concluse che i complessi missilistici terresti mobili potrebbero costituire la base della deterrenza strategica. Essi sono perfettamente adatti alla geografia della parte settentrionale della penisola coreana: molti nascondigli e tunnel possono essere creati nelle montagne, rendendo vani i tentativi di distruggere i lanciamissili mobili dalla buona possibilità di sopravvivere a un attacco nucleare. Ovviamente, anche complessi antimissile specializzati come il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) e l’AEGIS BMD non possono garantire il 100 per cento dell’intercettazione [16], e niente di meno basterà per contrastare un attacco nucleare. La Corea democratica non ha bisogno di dotare una parte significativa dei suoi missili di testate nucleari. In effetti, sarebbe addirittura dannoso farlo. Un gran numero di missili convenzionali sarebbe d’aiuto come mezzo per un “ultimo avvertimento”, e in caso di un grande attacco, servire da esche per la difesa antimissile balistico.
La Corea democratica persegue attivamente il proprio programma missilistico dagli anni ’80. Gli ingegneri della Corea democratica hanno imparato rapidamente come produrre i propri missili Scud (chiamati Hwasong-5) e persino fornirli in massa all’Iran durante la guerra Iran-Iraq. Nella prima metà degli anni ’90, l’Hwasong-5 fu alla base della produzione in serie dei missili dalla maggiore gittata Hwasong-6 (500 km) e Hwasong-7 (700-800 km), coprendo comodamente tutto il territorio della Corea del Sud. Esattamente quanti di questi missili siano stati costruiti non è noto, ma di sicuro saranno centinaia (il numero di lanciamissili, naturalmente, è di molto inferiore). Tuttavia, questi missili non hanno la gittata necessaria per colpire le infrastrutture chiave militari degli Stati Uniti di Okinawa e Guam. A metà degli anni ’90, i missili Rodong-1 dalla gittata di 1300-1500 chilometri entrarono in servizio [17]. Questi missili, che possono colpire qualsiasi bersaglio in Giappone, sono stati spesso indicati come vettori nucleari della Corea democratica. Un numero considerevole di questi missili sarebbe stato costruito e pronto al combattimento. Il missile Musudan è una potenziale minaccia per Guam [18], sede dell’Andersen Air Force Base, la principale base dell’aviazione strategica statunitense nella regione. E’ opinione diffusa in occidente che il Musudan si basi sull’SLBM sovietico R-27, eventualmente con l’assistenza di specialisti russi, anche se tali rapporti non possono essere né confermati né negati. La gittata del missile viene variamente stimata tra 2500 e 4000 km. Il missile è attualmente in fase di test, con il primo test riuscito effettuato il 22 giugno.
nksk1 La Corea democratica ha anche un suo “super-missile”, il KN-08 [19]. Vi è una certa confusione: durante le sfilate nel 2012, 2013 e 2015, gli stessi lanciamissili mostravano modelli del missile che differivano per dimensioni e numero di stadi [20]. Un missile a due stadi (a volte chiamato KN-14) fu illustrato nel 2015, mentre in precedenza furono illustrati missili a tre stadi. Indicando che il missile è ancora in progettazione con molti test ancora da compiere. Tuttavia, alla fine può diventare il primo ICBM della Corea democratica, capace di raggiungere Alaska, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Tutti questi missili utilizzano lanciamissili terrestri mobili. Secondo notizie non confermate, la Corea democratica ha un piccolo numero di silo per missili, ma anche non fosse, la loro funzione è ausiliaria perché sono molto vulnerabili. Per lo stesso motivo i missili Taepodong non dovrebbero essere considerati missili militari perché vengono lanciati da una struttura di lancio ingombrante e richiedono molto tempo per il lancio. Il programma di sviluppo dei missili balistici lanciati da sottomarini va inoltre ricordato. I media nord-coreani ne hanno ampiamente coperto i test, probabilmente per impressionare i nemici. Sarebbe poco saggio, tuttavia, per la Corea democratica contare su di essi, perché i suoi sottomarini sono molto vulnerabili alle difese antisom di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Ciò è aggravato dalla debolezza dell’aeronautica e della flotta di superficie della Corea democratica, che non possono creare aree di dispiegamento sicure. Se la possibilità di lanciare missili dalle loro basi navali ne valga il costo, è questione discutibile. Tuttavia, possono essere utili come logistica, data l’esistenza di anche un paio di sottomarini lanciamissili che costringerebbero il nemico a devolvere risorse sproporzionatamente grandi per contrastarli.
La conclusione che si suggerisce è pessimista. A questo punto non vi è alcuna soluzione coerente al problema nucleare coreano. La Corea democratica non cederà i suoi programmi missilistico e nucleare, e fare concessioni significative non è un’opzione per gli Stati Uniti. Entrambe le parti hanno ragione a modo loro, perché una combatte per la sopravvivenza, mentre l’altra, oltre al prestigio nazionale, sostiene il regime di non proliferazione nucleare, estremamente importante per le potenze nucleari riconosciute, come la Russia. Inoltre, in un certo senso, la situazione attuale va bene agli Stati Uniti, dato che giustifica la presenza di infrastrutture militari nel Pacifico. Né vi è una soluzione militare al problema, perché anche se si assumesse che la Corea democratica non ha armi nucleari utilizzabili oggi, il prezzo di una guerra contro di essa non giustifica i dubbi benefici dell’unificazione coreana. Così, il mondo guarderà la lenta maturazione di un’altra potenza nucleare. La questione delle dimensioni dell’arsenale nucleare che la Corea democratica vuole e la velocità con cui può aumentarlo portano al regno delle congetture. Considerando gli obiettivi, sarebbe ragionevole per la Corea democratica accontentarsi di 40-50 testate, anche nel lungo periodo. Entro la metà del prossimo decennio, le SNF della Corea democratica probabilmente saranno composte da numerosi missili mobili terrestri accompagnati da numerosi blindati; una piccola parte sarà nucleare. [21]f0205060_511c7bb677f10Note
1. Per una più dettagliata descrizione storica vedasi le opere di esperti russi sulla Corea, in particolare un articolo di A. Lankov dal titolo “Socialismo Nucleare” e il ciclo di conferenze di K. Asmolov.
2. Per mettere i dati in prospettiva, vi erano solo 36000 truppe statunitensi in Corea del Sud nel 1994. Perdite per 80000-100000 sarebbero il doppio di quelle che gli Stati Uniti sostennero nella guerra del Vietnam, durata molti anni.
3. Solo un piccolo numero di caccia MiG-29 (9-13) e aerei d’attacco Su-25 furono consegnati durante gli ultimi anni dell’URSS e sono senza valore operativo reale.
4. Israele, India e Pakisan non hanno firmato il TNP.
5. Le sei parti nei colloqui sono Corea democratica, Cina, Stati Uniti, Russia, Corea del Sud e Giappone.
6. L’URSS aveva sistemi simili, probabilmente destinati allo stesso scopo, ma molto meno noti sono i piani in questo campo.
7. C’è una certa confusione sulla classificazione delle armi nelle tradizioni russa e statunitense. Negli Stati Uniti, i missili sono divisi in tattici (con raggio di meno di 300 km), a corto raggio (fino a 1000 km), medio raggio (fino a 3500 km), i missili a breve e medio raggio sono a volte indicati insieme come “missili balistici di teatro”, e a raggio intermedio (fino a 5500 km). URSS/Russia classificano i missili in tattici (fino a 300 km), operativo-tattici (fino a 500 km), a breve o corto raggio (fino a 1000 km) e medio raggio (fino a 5500 km).
8. Di cui 46 su obiettivi in Arabia Saudita e Quwayt e 42 in Israele. Fu uno degli obiettivi di Sadam Husayn provocare una risposta da Israele e utilizzarla per minare la coalizione internazionale. I diplomatici statunitensi fecero grandi sforzi per impedire ad Israele di entrare in guerra.
9. Steven Zaloga. Missili balistici e sistemi di lancio Scud. 1955-2005, Osprey, 2006.
10. Robert Scales. Una certa vittoria: l’esercito degli Stati Uniti nella guerra del Golfo. Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, 1993.
11. Due persone morirono nell’esplosione, mentre la maggioranza morì per “cause indirette”, in primo luogo infarto.
12. In confronto, durante la guerra Iran-Iraq nella primavera del 1988, massicci bombardamenti (circa 200 missili) delle città iraniane causarono 2000 morti e costrinsero all’esodo della popolazione civile dalle città.
13. La gittata fu aumentata da 300 a 550-650 km (secondo varie stime). I lanciamissili erano i telai MAZ-543 modernizzati degli R-17 e lanciatori di progettazione nazionale, come i semirimorchi per le tradizionali motrici civili.
14. Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 687 e 707.
15. Oltre a numerosi missili al-Samud 2 e Ababil-100, il numero comprendeva i missili sovietici Luna-M. I “missili da crociera” erano i missili antinave cinesi HY-2 riattati per colpire bersagli a terra. Non un singolo missile da crociera fu abbattuto.
16. In senso stretto, AEGIS è il sistema di informazione e controllo della Marina degli Stati Uniti, volto principalmente a difendere le portaerei. L’elevato potenziale dell’AEGIS ha spinto l’agenzia della difesa antimissili balistici degli Stati Uniti a lanciare il sistema AEGIS Ballistic Missile Defense (AEGIS BMD) per sviluppare mezzi d’intercettazione marini e terrestri dei missili mobili terrestri.
17. Questo è il nome dato dalla Corea del Sud. Meglio noti con i nomi Nodong-1/2 (1 e 2 differiscono per peso della testata e gittata) o Nodong-A. “Nodong“, con corrispondente lettera dell’alfabeto, è talvolta usato in occidente per indicare tutti i missili balistici a medio raggio nordcoreani. In Corea democratica, Hwasong (Marte) è apparentemente usato per scopi simili. Qui e altrove è stato utilizzato il nome più comune.
18. Inoltre noto in occidente come BM-2, Rodong (Nodong)-B. In Corea democratica forse è noto come Hwasong-10.
19. Rodong (Nodong)-B, o Hwasong-13.
20. Basato su un telaio commerciale cinese acquistato nel 2011.
21. L’avvio della produzione di telai pesanti per i missili KN-08/14 è una misura cruciale.nksk0[1]Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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