La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cooperazione militar-tecnica Russia-Iran: fatti e dettagli

Pavel Lisitsyn, Sputnik, 20/01/2015

La Russia e la Repubblica islamica dell’Iran hanno avviato un’attiva cooperazione tecnico-militare nel 1990. La Russia ha attualmente limitato la vendita di prodotti e servizi militari all’Iran, la cui industria della Difesa ha dichiarato avere raggiunto l’autosufficienza.

487119Russia e Iran hanno firmato un importante accordo di cooperazione militare, durante la visita del ministro della Difesa russo Sergei Shojgu a Teheran che, secondo il ministro, è stato un passo importante nella collaborazione delle forze armate dei due Paesi. Russia e Repubblica islamica dell’Iran avviarono la cooperazione tecnico-militare nel 1990. Secondo varie fonti, l’ex-Unione Sovietica aveva consegnato armi e attrezzature militari all’Iran per 733-890 milioni di dollari, entro la fine del 1990. La cooperazione tecnico-militare è stata regolata da una serie di accordi intergovernativi sottoscritti nel 1989, 1990 e 1991. Nell’ambito di tali accordi, Mosca fornì a Teheran caccia Mikojan-Gurevich MiG-29 Fulcrum e bombardieri tattici Sukhoi Su-24MK, sottomarini diesel-elettrici 877EKM classe Kilo (tra cui la costruzione di strutture portuali e per la manutenzione) e sistemi missilistici antiaerei (SAM) S-200VE Vega-E. Inoltre, in base all’accordo, l’Iran ha prodotto carri armati T-72 e veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2 su licenza e direzione russa. Nel 1990, l’Iran ricevette i suoi primi 14 aerei da guerra MiG-29. Le consegne degli aerei al Paese aumentarono nel 1991 e compresero 12 bombardieri Su-24 e 20 caccia MiG-29/MiG-29UB. Nel 1990-1991, i MiG-29 dell’Iran hanno ricevuto 350 missili aria-aria R-27R e 576 missili aria-aria R-60. Altri sei MiG-29/MiG-29UB furono consegnati all’Iran nel 1993-1994. Tra il 1993 e il 1997, la Russia consegnò circa 120 veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2 e 800 missili anticarro 9M111. Nel 1992-1996, l’Iran ha ricevuto tre sottomarini diesel-elettrici 877EKM classe Kilo per i quali pagò circa 750 milioni di dollari. Nei primi anni ’90, le vendite a Teheran di armi e attrezzature militari russe furono stimate a circa 500 milioni di dollari all’anno, costituendo circa l’85 per cento delle esportazioni russe verso l’Iran. Il 30 giugno 1995 la Russia firmò un memorandum promettendo che Mosca si sarebbe astenuta dal firmare ulteriori contratti per la consegna di armi convenzionali all’Iran. Il memorandum inoltre garantiva l’attuazione di tutti i contratti esistenti entro la fine del 1999. Il documento fu firmato dal primo ministro russo Viktor Chernomyrdin e dal vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. La Russia non poté attuare tutti gli aspetti dei contratti stipulati entro il termine del memorandum del 31 dicembre 1999 e, di conseguenza, registrò 2 miliardi di dollari di diminuzione delle entrate. Un’ulteriore condizione del memorandum vide la Russia cessare la consegna di pezzi di ricambio e componenti per armi e attrezzature militari già vendute all’Iran.
Dal 2000, Teheran ha indicato più volte a Mosca la volontà di riprendere l’acquisto di armi. Il memorandum Russia-USA del 1995 impediva ogni possibilità di vendita di armi al Paese. Invertendo tale decisione, la Russia nel novembre 2000 ufficialmente notificò agli Stati Uniti che dal 1 dicembre 2000 avrebbe annullato l’accordo del 1995. Nell’ottobre 2001, Russia e Iran firmarono un accordo di cooperazione tecnico-militare nel corso della visita ufficiale a Mosca del ministro della Difesa iraniano. Il documento creò un quadro giuridico formale per la cooperazione a lungo termine tra i due Paesi su armi e logistica militare. All’inizio del nuovo millennio, l’Iran era il quarto maggiore (6,1 per cento) importatore di prodotti militari acquistati dall’ente esportatore di armi dello Stato russo Rosvooruzhenie, dopo Cina, India ed Emirati Arabi Uniti. Nel 2001-2002 la Russia iniziò a fornire munizioni e componenti per gli aerei MiG-29 e Su-24MK dell’aeronautica iraniana. Sempre nel 2001, l’Iran e l’ente per l’esportazione di materiale militare della Russia Rosoboronexport firmarono un nuovo contratto per l’acquisto di 36 elicotteri Mi-171Sh. Il contratto fu completato nel 2004. Tra 2000 e 2003 l’impianto aeronautico di Ulan-Ude consegnò all’Iran 27 elicotteri d’assalto Mil Mi-171 nella versione civile. Nel 2003, la Russia consegnò tre aerei da attacco al suolo Su-25UBK Frogfoot all’Iran. Un contratto per altri tre aerei fu firmato nel 2005. Nel 2004, la società russa Kurganmashzavod ricevette 60 milioni di dollari dall’Iran per 300 veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2. All’inizio del 2005, la Russia consegnò altri tre elicotteri Mi-17 all’Iran, costruito appositamente per il pronto soccorso. Nello stesso anno vi fu anche un contratto per consegnare proiettili di artiglieria guidati Krasnopol-M. Nel dicembre 2005, Russia e Iran firmarono un contratto da 1,4 miliardi di dollari per armi e attrezzature militari russe, tra cui 29 sistemi missilistici SAM Tor-M1 o SA-15 Gauntlet. Mosca aveva anche stipulato un contratto con l’aeronautica iraniana per aggiornarne gli aerei. Secondo i rapporti ufficiali, la Russia s’impegnava a riparare e aggiornare i 24 bombardieri Su-24 dell’Iran con un contratto da 300 milioni di dollari. Un contratto aggiuntivo fornì all’Iran dei pattugliatori. A fine dicembre 2006, la Russia consegnò 29 sistemi SAM Tor-M1 all’Iran. Nel febbraio 2007, Mosca completò la consegna di 1200 missili 9M331 per i Tor, insieme a tutti gli accessori, strumenti e la strumentazione necessari. Anche se non confermato ufficialmente, Rosoboronexport avrebbe mediato la vendita all’Iran di 200 motori per carri armati V-84MS, prodotti presso la Cheljabinsk Tractor Plant, per circa 200 milioni di dollari. L’esercito iraniano prevedeva d’installarli sui suoi carri armati Zulfiqar. Il design del carro Zulfiqar si basa sul quello del carro russo T-72S, prodotto in Iran su licenza russa. Nel 2007, la Russia accettò di consegnare cinque batterie di sistemi SAM S-300PMU-1/SA-20 Gargoyle (40 lanciatori) all’Iran al prezzo di circa 800 milioni di dollari.
Il 9 giugno 2010 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò una risoluzione per attuare sanzioni all’Iran per il controverso programma nucleare, in gran parte militari, tra cui il divieto di vendita di armi moderne al Paese. La Russia partecipò alle sanzioni e sospese la cooperazione tecnico-militare con l’Iran. Il 22 settembre 2010, il presidente russo Dmitrij Medvedev firmò un ordine esecutivo per rispettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il documento vietava ogni vendita militare dalla Russia all’Iran incluso il trasferimento di armi all’Iran da fuori i confini della Russia da parte di aerei o navi battenti bandiera russa. I prodotti militari vietati dalle sanzioni delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali coprivano quasi ogni tipo di sistemi d’arma convenzionali, tra cui carri armati, veicoli blindati, artiglieria di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco, navi da guerra, missili e sistemi missilistici. Il divieto riguarda va anche le parti di ricambio, l’hardware e il software necessari per la loro manutenzione. Le sanzioni delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali non vietava la vendita di armi come artiglieria da campo e mortai di calibro inferiore ai 100 mm, elicotteri da trasporto, cannoni antiaerei, sistemi radar, veicoli militari e un certo numero di altri sistemi classificati come “intermedi”. La Russia attualmente vende in modo estremamente limitato prodotti e servizi militari all’Iran, mentre l’industria della Difesa iraniana ha dichiarato di avere raggiunto l’autosufficienza. Il Centro per l’Analisi sul commercio mondiale delle armi (CAWAT) stima che la Russia abbia perso l’opportunità di ricevere 11-13 miliardi dalle vendite tecnico-militare all’Iran negli ultimi anni. Tale somma comprende la consegna di armi dai contratti firmati prima dell’embargo a Teheran. La stima tiene conto anche delle perdite degli utili relativi ai programmi in cantiere quando fu sospesa la vendita di armi. Come stimato da CAWAT, la Russia doveva per ricevere 1,8-2,2 miliardi per le armi da difesa aerea, 2,2-3,20 per armamenti navali, 3,4-3,7 per aerei e armi relative, 2,1-2,5 per armi terrestri ed ulteriori 200-250 milioni per pezzi di ricambio, componenti, supporto logistico e contratti di riparazione e manutenzione. La relazione individuò una perdita di 200 milioni relativi alla vendita dei sistemi di comunicazione spaziale e satelliti da osservazione. Il contratto russo-iraniano per i sistemi SAM S-300 fu annullato dopo l’introduzione delle sanzioni anti-Iran. Per via dei contratti annullati, l’Iran citava in giudizio la Rosoboronexport presso il Tribunale di conciliazione e arbitrato dell’OSCE di Ginevra, Svizzera. Gli imputati russi offrirono una composizione amichevole, promettendo di fornire ulteriori sistemi missilistici SAM Tor-M1E in una seconda data non specificata. Nell’ottobre 2011, la Russia consegnò una stazione radar-jamming 1L222 Avtobaza all’Iran. Fu la prima vendita registrata ufficialmente dopo l’introduzione delle sanzioni.
Attualmente, la Russia affronta due sfide importanti se vuole vendere armi all’Iran. Primo, deve convincere Teheran a ritrattare la causa presso la Corte di conciliazione e arbitrato dell’OSCE di Ginevra. Secondo, l’Iran deve prevedere la risoluzione del problema nucleare per via diplomatica. La risoluzione di questi due temi consentirà di togliere le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite all’Iran, permettendo la ripresa delle vendite di armi e dell’assistenza militare russe al Paese.

1932475Russia e Iran stipulano l’accordo di cooperazione militare
Sergej Guneev, Sputnik 20/01/2015

Il ministro della Difesa russo e il suo omologo iraniano hanno sottolineato l’importanza nel sviluppare la cooperazione intergovernativa volta a contrastare l’interferenza negli affari della regione di forze esterne.

10479702Russia e Iran hanno firmato un accordo intergovernativo sulla cooperazione militare. “Un grande passo nel consolidamento dei rapporti (tra Russia e Iran) è la firma dell’accordo intergovernativo sulla cooperazione militare. È stata creata una base teorica per la cooperazione in campo militare“, ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dopo la firma dell’accordo con il ministro della Difesa e della Logistica iraniano Hossein Dehghan, nella capitale del Paese Teheran. Shojgu ha aggiunto che durante i negoziati è stato raggiunto un accordo sulla “cooperazione bilaterale su pratiche e promozione dell’incremento delle capacità militari delle forze armate dei nostri Paesi“. Russia e Iran hanno accettano di affrontare l’ingerenza esterna negli affari della regione, ha detto il ministro della Difesa e della Logistica iraniano Hossein Dehghan. “(Durante i negoziati), l’importanza della necessità di sviluppare la cooperazione tra Russia e Iran nella comune lotta all’ingerenza negli affari della regione da parte di forze esterne, è stata inquadrata”, ha detto Dehghan dopo l’incontro a Teheran con il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Dopo l’incontro con Shojgu, Dehghan ha detto che secondo Russia e Iran, l’aggravarsi della situazione nella regione è dovuta alla politica degli USA”intromettendosi negli affari interni di altri Paesi“. Russia e Iran hanno inoltre deciso di aumentare le visite delle marine militari di entrambi i Paesi. “Abbiamo deciso di ampliare gli scali delle navi da guerra russe e iraniane“, ha detto Shojgu. Il capo della difesa russo, in visita in Iran per la prima volta in 15 anni, ha promesso l’impegno della Russia “a una cooperazione a lungo termine e multilivello” con l’Iran, anche nel campo militare. Ha sottolineato che le comuni sfide alla sicurezza potrebbero essere affrontate più efficacemente incrementando tale cooperazione.
I rapporti tecnologico-militari russo-iraniani s’inasprirono nel 2010, quando Mosca aderì alle sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro Teheran per il suo controverso programma nucleare. Le sanzioni imposte all’Iran negli ultimi decenni impongono l’embargo completo sulla vendita di armi. Il Centro per l’Analisi sul commercio mondiale delle armi di Mosca stima che la Russia abbia perso 13 miliardi di dollari dei contratti per le armi a causa delle sanzioni occidentali all’Iran.

La firma dell’accordo sulla Difesa tra Russia e Iran ‘può risolvere’ il problema dei missili S-300
RT 20 gennaio 2015

1079398Mosca e Teheran hanno firmato l’accordo di cooperazione militare, implicando un’ampia collaborazione nel campo dell’addestramento militare e delle attività antiterrorismo. Può anche risolvere la situazione sulla consegna dei missili russi S-300, secondo i media iraniani. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il suo omologo iraniano Generale di brigata Hossein Dehghan, hanno firmato il documento nel corso della visita dei vertici della Russia nella capitale dell’Iran. In base al nuovo accordo, la cooperazione ampliata comprenderà scambi per l’addestramento militare, maggiore cooperazione antiterrorismo e operatività avanzata per le marine di entrambi i Paesi, utilizzando i rispettivi porti più frequentemente. Secondo l’agenzia iraniana Fars, le due parti hanno risolto i problemi relativi alla fornitura dei sistemi di difesa missilistici S-300 della Russia all’Iran. Tuttavia, Mosca deve ancora commentare ufficialmete sul sistema di difesa. Il contratto da 800 milioni di dollari per fornire i sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran fu annullato nel 2010 dal presidente russo Dmitrij Medvedev, allora, seguendo le sanzioni delle Nazioni Unite all’Iran per il suo controverso programma nucleare. A sua volta, Teheran ha presentato una richiesta di risarcimento da 4 miliardi di dollari contro la Russia presso il tribunale arbitrale di Ginevra. “I due Paesi hanno deciso di risolvere la questione degli S-300“, ha detto il ministero della Difesa iraniano, secondo l’agenzia Interfax. Non sono stati forniti ulteriori dettagli.
L’eventuale rinnovo dei colloqui sulla vendita dei missili è stato confermato dall’ex-capo del dipartimento per la cooperazione internazionale del Ministero della Difesa, secondo l’agenzia RIA Novosti. “Un passo è stato fatto verso la cooperazione economica e tecnologica militare, in cui infine i sistemi difensivi S-300 e S-400 saranno probabilmente consegnati“, ha detto il Colonnello-Generale Leonid Ivashov, presidente del Centro Internazionale per l’Analisi geopolitica, secondo RIA. Le sanzioni occidentali hanno ravvicinato le posizioni dei due Paesi sulla cooperazione nella Difesa, ha aggiunto Ivashov. Il nuovo accordo è volto a creare relazioni militari a “lungo termine e multilivello” con l’Iran, ha detto il ministro della Difesa russo Shojgu, sottolineando che “la base teorica per la cooperazione in campo militare è stato creata“. La parte iraniana crede che gli “effetti durevoli su pace e sicurezza regionale” possano essere forniti dall’accordo, secondo Fars. “Come vicini, Iran e Russia hanno visioni comuni su questioni politiche, regionali e globali“, ha detto Dehghan, secondo AP. Per l’Iran, l’accordo per rafforzare la cooperazione militare potrebbe anche significare sostegno nel contrastare le ambizioni statunitensi in Medio Oriente, con i due Paesi che “contribuiscono congiuntamente al rafforzamento della sicurezza internazionale e della stabilità regionale.” “Iran e Russia possono affrontare l’intervento espansionista e l’avidità degli Stati Uniti attraverso cooperazione, sinergia ed attivazione delle capacità strategiche“, ha detto il ministro della Difesa iraniano, secondo AP.
Mosca ha mantenuto stretti legami con Teheran per anni, in particolare nel settore nucleare. La prima centrale nucleare iraniana di Bushehr è diventata operativa, con il controllo della centrale consegnati agli specialisti iraniani nel settembre 2013. Lo scorso autunno, è stato firmato un accordo per costruire altri reattori in Iran.

1383969Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cinque motivi per sbarazzarsi del Rafale

Rakesh Krishnan Simha RIR 16 gennaio 2015

L’India deve cancellare il caccia francese perché l’acquisizione danneggerebbe a lungo termine l’IAF e l’industria della Difesa dell’India.

1505981Il Rafale francese potrebbe essere un aereo emozionante con molte lucine e ammennicoli, ma diciamocelo, è una sanguisuga. Il requisito dell’Indian Air Force per 126 caccia costerà 20-30 miliardi di dollari subito e altri 20 miliardi per i sistemi di supporto e formazione. L’accordo stipulato dalle forze armate indiane certamente dirotterà i fondi necessari in altri settori cruciali, come artiglieria, sottomarini e radar. In questo contesto la dichiarazione del Ministro della Difesa Manohar Parikkar secondo cui un numero extra di caccia Sukhoj e di caccia leggeri Tejas Made in India sarebbe più utile, va applaudito. Costi a parte, vi sono altre, altrettanto significative, ragioni per cui l’India dovrebbe dare al Rafale il seguente messaggio: “E’ stato un piacere conoscerti, buona fortuna“.

1. Est o Ovest, il Sukhoi è il migliore
Il Sukhoj Su-30 Flanker è semplicemente il caccia più formidabile esistente. In ogni manovra ed esercitazione di combattimento contro aerei occidentali, il Flanker ne esce vittorioso, indicando la potenza degli aeromobili della serie Flanker, contro cui nemmeno i super-costosi caccia stealth sono sicuri. Nel 2008, una simulazione del combattimento tra un F-35 e un Su-35 (l’ultima versione del Flanker) dava netta vittoria ai russi. In effetti, i Flanker segnano un mutamento nel rapporto della potenza aerea dagli Stati Uniti alla Russia e ai Paesi che utilizzano la tecnologia della difesa russa. In India, Cina, Indonesia e Venezuela, i Flanker hanno degradato le capacità offensive e difensive dei loro nemici occidentali e filo-occidentali. A differenza del più lento (Mach 1,9) F-35, la velocità del Sukhoj (Mach 2,35) permette di impartire un’enorme energia nel lancio dei missili aria-aria, dando ai piloti dei Sukhoj un enorme vantaggio nei duelli aerei. Tuttavia, la ragione principale per cui l’aereo è ottimo a 30 anni dal primo volo è che i progettisti dell’Ufficio Sukhoj non perseguirono solo un mero vantaggio rispetto agli allora recenti aerei statunitensi, sviluppando un aereo più volte maneggevole. Il Flanker è stato il primo aereo a vantare la supermanovrabilità. Mikhail Simonov, capo progettista della Sukhoi, descrive la supermanovrabilità come “la capacità di un caccia di puntare sul bersaglio da qualsiasi posizione con almeno il doppio del rateo di virata dei caccia nemici”. Il Rafale può essere un aereo ultramoderno ma non è più veloce o potente del Flanker russo. Quindi nessuno dovrebbe piangere al necrologio del Rafale scritto in India.

2. Acquistare dai BRICS
I Paesi occidentali acquistano armi solo tra di essi. Pertanto, i BRICS dovrebbero dotarsi di armi dagli Stati aderenti, potenziando le proprie industrie della difesa. Tranne nel caso che una determinata tecnologia non sia disponibile in un Paese BRICS, non ha assolutamente alcun senso comprare armi dall’occidente. I BRICS non sono solo un gruppo economico, ma una forza politica. Il gruppo di cinque aderenti ha lo scopo di guidare il mondo emergente verso un sistema economico più equo rispetto a quello attuale progettato dall’occidente. Il commercio di armi è una delle più grandi attività generatrici di reddito del mondo e costituisce una buona fetta del PIL di molti Paesi. Quando l’India acquista armi dall’occidente, semplicemente rende tali Paesi più ricchi. Inoltre, l’India premia quei Paesi che cercano di destabilizzarla. Un rapporto dell”Intelligence Bureau ha identificato diverse organizzazioni non governative dai finanziamenti stranieri (ONG) che hanno “impatto negativo sullo sviluppo economico“. Il rapporto di 21 pagine dell’IB rivela che “un numero significativo di organizzazioni non governative indiane, finanziate da donatori di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Paesi scandinavi, hanno utilizzato problematiche pubbliche per creare un ambiente che si presta a bloccare lo sviluppo“. Il rapporto non menziona la Francia, ma la Francia è un Paese cattolico e la chiesa siro-cristiana cattolica del Kerala almeno una volta (nel 1950) prese soldi dalla CIA per destabilizzare un governo democraticamente eletto.

3. La Francia non è un fornitore affidabile
Diciamo che l’India è in guerra, riprende i test nucleari o testa un ICBM che può raggiungere gli Stati Uniti. Qual è la garanzia che in tali circostanze la Francia non interrompa l’invio di parti di ricambio su pressione statunitense? Che Parigi sia suscettibile alle pressioni statunitensi è chiaro da quando ha bloccato l’accordo sulle portaelicotteri Mistral con la Russia. La prima nave Mistral è attualmente nel porto francese di Saint Nazaire, ma la Francia non ha le palle per inviarla in acque russe. Nel dicembre 2015 un equipaggio russo di 400 elementi se ne andava dopo aver trascorso sei mesi a bordo della nave, dopo che Parigi aveva rinviato la consegna a tempo indeterminato. La Russia ha ora intenzione di costruire proprie portaelicotteri dopo un grande risarcimento dalla Francia, ma ciò potrebbe richiedere diversi anni. Il tradimento delle Mistral dovrebbe avvisare gli indiani dal legarsi politicamente ai Paesi occidentali. La Francia è pronta a rendere disoccupati migliaia di lavoratori dell’industria della difesa solo per compiacere gli statunitensi, e ciò dovrebbe spaventare chiunque abbia intenzione di comprare armi francesi. Certo, un tempo la Francia era un fornitore affidabile. Il Mirage 2000, per esempio, ha operato in India per oltre 30 anni e dopo un aggiornamento del velivolo, lo farà per altri 15 anni. Ma tale accordo fu stipulato quando Parigi perseguiva una politica estera indipendente. Oggi è passata di nuovo alla NATO ed è solidamente al seguito degli Stati Uniti nelle loro disavventure all’estero. Se la Francia può insultare Mosca, davvero si preoccuperebbe d’insolentire l’India?

4. Nessuna garanzia
Dassault s’è rifiutata di garantire i Rafale fabbricati in India, suggerendo una scarsa opinione della produzione indiana. D’accordo, l’India non è la Germania o il Giappone. Ma se Intel può sviluppare microchip in India, e la Tata fornire agli Stati Uniti portelli per elicotteri, allora qual è il problema della Francia? Semplicemente dimostra pura arroganza e apatia completa verso le necessità della Difesa dell’India. Acquistando la licenza di produzione del Rafale, l’India dovrà costruire un’intera nuova fabbrica, cioè re-inventare la ruota. D’altra parte, Hindustan Aeronautics Ltd produce i Su-30MKI e può aumentarne la produzione aggiungendo semplicemente una linea di assemblaggio supplementare. Se scoppiasse la guerra, non c’è niente di più rassicurante che sapere che gli aeromobili perduti saranno sostituiti da realizzazioni nazionali piuttosto da importazioni.

5. Perché acquistare un clone?
Comunque la si guardi il Rafale sembra il doppione del Flanker. Secondo Defence Industry Daily: “Una combinazione di optronica agli infrarossi OST di Thales/ SAGEM e missili a medio raggio MBDA MICA IR, consente al Rafale d’integrare i missili radarguidati passivamente per furtivi attacchi ad aerei nemici oltre l’orizzonte. Allo stato attuale, tale funzionalità è duplicata solo dagli aerei russi della famiglia dei Sukhoj Su-27/30 e dai MiG-29 avanzati”. Acquisire il Rafale è quasi come comprare un mini Su-30MKI. Perché pagare di più per un aereo che è meno efficiente di quello che l’India utilizza attualmente? E se l’IAF vuole altri caccia medi, che c’è di sbagliato negli altamente efficienti MiG-29, impiegati anche in alcuni Paesi della NATO? Il governo indiano ha appena ordinato la riduzione di 13000 crore di rupie delle spese di esercito, marina e aviazione quest’anno. Se l’IAF ha ancora voglia di portare avanti l’affare, con il rischio di sballare il bilancio della Difesa, allora l’unica spiegazione è che molti soldi sono finiti ai vertici. Poiché gli accordi militari con la Russia sono finalizzati tra governi, le tangenti sono escluse o improbabili. Ciò spiegherebbe l’inclinazione dei capi della Difesa a ‘diversificare’ e alle acquisizioni non russe.

070206Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’India passerebbe dai Rafale ai jet russi

RIA Novosti RBTH 10 gennaio 2015i_remeskov_mig-29upg_ub_1280Il Ministero della Difesa indiano potrebbe rifiutarsi di acquisire i caccia francesi Rafale acquisendo invece i russi Su-30MKI, scrive il New Economic Times. Tra le ragioni che hanno portato la dirigenza della Difesa indiana a pensare di annullare il contratto sul Rafale, che ha vinto la gara nel 2012, l’articolo indica l’aumento dei prezzi richiesto per i jet e la riluttanza della Francia a trasferire tecnologie avanzate agli indiani. Inoltre, se l’India spenderà più soldi per il Rafale, questo potrebbe portare a una riduzione dei finanziamenti per i programmi di sviluppo dei caccia Tejas e AMCA. “E’ noto che Dassault Aviation, produttrice del Rafale, è riluttante a garantire le performance degli aerei costruiti su licenza dalla società indiana Hindustan Aeronautics Ltd (HAL), pur avendo ricevuto una richiesta di proposta per il trasferimento di tecnologie”, afferma Bharat Karnad, analista del quotidiano. Secondo l’analista, il Su-30MKI costa circa il 50% in meno rispetto al Rafale. Con 12 miliardi di dollari, che l’India aveva originariamente previsto di spendere per i caccia multiruolo dell’Aeronautica Militare indiana, invece di 126 Rafale, il Paese può acquistare 255 dei più recenti caccia indiani Tejas e russi Sukhoi Su-30 e MiG-29K. Inoltre, l’India risparmierebbe su logistica, addestramento dei piloti e manutenzione, in quanto la società HAL produce già il Su-30MKI su licenza. Ancora, tale operazione è afflitta dai problemi riguardanti la consegna delle due portaelicotteri Mistral. La prima nave d’assalto anfibio Mistral, la Vladivostok, i francesi avrebbero dovuto trasferirla alla Marina russa il 14 novembre. Tuttavia, il presidente francese Francois Hollande aveva già deciso di ritardarne la consegna citando l’attuale situazione in Ucraina.

1779194Russia e India completano il programma per il caccia di quinta generazione
Sputnik 10/01/2015

Il direttore regionale della cooperazione internazionale presso la Società unita russo-indiana di produzione degli aeromobili ha riferito che Russia e India hanno completato la realizzazione della versione per l’esportazione del Caccia di 5.ta generazione della Sukhoj/HAL.
Russia e India hanno completato il progetto preliminare del Caccia di 5.ta generazione della Sukhoj/HAL (FGFA), ha dichiarato il direttore regionale della cooperazione internazionale presso la Società unita russo-indiana di produzione degli aeromobili. “Oggi, noi e i nostri colleghi indiani abbiamo completato la creazione della versione da esportazione del PAK-FA, conosciuta in India come FGFA. Abbiamo documenti e cognizione degli obiettivi della prossima fase della progettazione e della dimensione della futura produzione“, ha detto Andrej Marshankin in un’intervista alla Radio russa. Marshankin ha notato che, mentre la versione russa del jet da combattimento di quinta generazione ha un solo pilota, l’Indian Air Force preferisce aerei biposto. “Nelle difficili condizioni della guerra moderna è estremamente difficile manovrare (l’aereo) e simultaneamente attaccare il nemico. Attualmente, gli indiani suggeriscono che la versione indiana del caccia di quinta generazione sia biposto“, ha detto. Il Sukhoj PAK-FA (T-50) è il primo caccia stealth delle forze aeree russe, destinato a succedere ai jet da combattimento Sukhoi Su-27 e Mikojan MiG-29. Il velivolo ha effettuato il primo volo di prova nel 2010 e le consegne inizieranno nel 2016. Il FGFA, sviluppato congiuntamente dalla russa Sukhoj e dall’indiana Hindustan Aeronautics Limited, è un derivato del PAK-FA.

fgfa_wip_by_parijatgaur-d3e4fgrTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi oserebbe bombardare la Russia?

Valentin Vasilescu,  ACS-RSS 5 gennaio 2015 – Reseau International

La superiorità aerea su cui si basano gli Stati Uniti nei loro recenti attacchi, vale zero davanti ai sistemi di rilevamento della Russia. Questo è il messaggio della Russia con gli ultimi suoi raid aerei nello spazio aereo internazionale europeo.radarcoveragewest_2La stampa occidentale riteneva con certezza che nei primi mesi del 2014, un intervento della NATO contro la Russia secondo il modello applicato all’ex-Jugoslavia nel 1999. Il motivo erano le esilaranti dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore statunitense ammiraglio John Kirby “dopo il tramonto della cortina di ferro, la Russia ha sempre avanzato arrivando ai confini della NATO“. La predizione della stampa occidentale si è dimostrata piuttosto infondata. D’altro canto, la Russia abbraccia due continenti e ha una quantità enorme di efficaci mezzi da combattimento. Tuttavia, per rispondere il più rapidamente possibile a un’aggressione convenzionale, il Cremlino ha bisogno di sofisticati sistemi automatizzati di comando e informazione dotati di sistemi di rilevazione e armi ad alta precisione. Negli ultimi mesi, formazioni di oltre 20-30 aerei da guerra russi hanno cominciato ad evoluire nello spazio aereo internazionale in prossimità degli Stati membri della NATO nell’Europa dell’ovest, del nord e sud-orientale, testando fino a che punto si sia ridotto il livello di prontezza dell’aeronautica di tali Paesi, utilizzando anche i propri sistemi automatizzati di comando e informazione. Riferendosi a tale processo, il generale Philip Breedlove aveva detto “Penso che i russi c’inviano il messaggio di essere una grande potenza“. L’intersezione nel traffico, estremamente denso nella zona di Eurocontrol, di aerei militari russi in addestramento, senza causare collisioni o premettere incidenti con aerei civili o militari, non era possibile senza il monitoraggio costante e il controllo radar permanente della nuova rete radiotecnica “590” dell’esercito russo. La rete 590 ha diverse migliaia di sistemi di memoria e server dedicati dalla potenza di calcolo di ultima generazione utilizzante microprocessori e apparecchiature di comunicazione satellitari. I microprocessori russi permettono il riconoscimento dei tipi di velivoli, l’inseguimento automatico degli aeromobili nell’area Eurocontrol rilevati dalla rete radar “590” e l’estrapolazione della rotta di ognuno di essi, a seconda della rotta dichiarata, velocità e specifiche tecniche. Per la ricognizione aerea a lungo raggio al confine occidentale della Russia, il 2 dicembre 2013 è stato introdotto nell’arsenale dell’esercito russo il più complesso e più moderno sistema radar del mondo, conosciuto come 29B6-Container. Questa un’unità d’élite denominata “590” dai russi, è la rete responsabile della rivelazione di bersagli aerospaziali ad ovest, nord e sud. Il radar 29B6 ha un campo d’apertura di 240° e controlla lo spazio aereo per 3000 km, coprendo tutta l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente e può inseguire bersagli aerei (compresi missili da crociera) che volano fino a 100 km di quota.
Il radar 29B6 è un sistema bi-statico con trasmittenti e riceventi distinte e collocate a distanza l’una dall’altra. L’antenna trasmittente ha una lunghezza di 440 m e comprende 36 elementi; si trova a Nizhnij Novgorod (250 km a est di Mosca). L’antenna ricevente del 29B6 è a Kovilkino (150 km a sud di Nizhnij Novgorod) e comprende antenne alte 35 metri che si estendono per 1,3 km. Il sistema radar 29B6 fa parte della famiglia “Duga“, come il RO-4 di Sebastopoli che opera su banda ad onde corte, chiamate anche UHF (frequenza 3-30 MHz). (ACS-RSS)
Il campo elettromagnetico emesso dall’antenna del radar equivale all’energia elettrica consumata da una città di 100000 abitanti. Globalmente, il 99% dei radar militari di scoperta e puntamento (schierati a terra, su navi o aeromobili, compresi gli AWACS) opera nelle bande centimetrica e millimetrica. I fasci elettromagnetici emessi da radar centimetrici e millimetrici parallelamente al terreno, non possono superare i rilievi, ed inoltre, questi radar hanno limitate prestazioni per la curvatura della Terra, arrivando a una distanza massima di scoperta di 300-500 km. A differenza di questi, i radar a banda ultra-corta emettono raggi con un angolo che arriva a 45 gradi dal suolo, riflettendosi ripetutamente dallo strato ionosferico dell’atmosfera terrestre. La riflessione ionosferica comporta scarsa perdita di segnale. Tale caratteristica permette ai radar della famiglia Duga di disporre di un’area di rilevamento dei bersagli aerei ampia da 400 a 4000 km dalla stazione trasmittente. Così un missile da crociera Tomahawk o aeromobili stealth come F-22, B-2 e F-35, per esempio, possono essere rilevati dai radar situati nel territorio della Russia mentre volano sull’Oceano Atlantico. Il super-radar 29B6 è stato progettato da NPK NIIDAR, lo stesso costruttore del radar antimissile 77Ja6DM-Voronezh, che ha un raggio di scoperta pari a 6000 km. La Russia ha posto ai confini occidentale e settentrionale una serie di radar tipo sistem: dall’aeroporto Dunaevka nell’enclave di Kaliningrad a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo) e Olenegorsk nella penisola di Kola, al confine con la Finlandia. Tutti questi radar sono collegati ad un altro dello stesso tipo che si trova ad Armavir in Transcaucasia, vicino al Mar Nero, un centro comando e controllo C4I e spaziale che incorpora questi radar, insieme ai satelliti da ricognizione militari, nella rete radiotecnica “590” dell’esercito russo.
Collegato strettamente a quanto detto, ritengo sia quanto segue, la parte più interessante del discorso del Presidente Putin al Club Internazionale Valdaj di Sochi del 24 ottobre 2014: “tutti i sistemi di sicurezza collettiva del mondo sono oggi in rovina. Non ci sono più garanzie di sicurezza internazionali per nessuno. L’entità che le ha distrutte ha un nome: Stati Uniti d’America“.

img_0829Valentin Vasilescu – ACS-RSS Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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