I dettagli segreti della nuova dottrina della difesa della Russia

Valentin Vasilescu, Reseau International 26 maggio 2016wp_20110In Europa e Asia l’esercito statunitense ha schierato un piccolo contingente di soldati che non può scatenare da solo o congiuntamente con eserciti alleati, l’invasione della Russia. Solo a causa dell’isolamento geografico, gli Stati Uniti prevalgono da settantanni grazie alla loro Marina, tre volte superiore a quella della Russia, in grado d’intervenire in qualsiasi parte del mondo. Il Pentagono dispone anche di una gigantesca forza di centinaia di navi specializzate nelle operazioni di schieramento di divisioni dei marines, blindati e forze speciali, per poter partecipare a una possibile invasione della Russia. Pertanto, i gruppi d’assalto navale statunitensi organizzati intorno a portaerei, navi d’assalto anfibio e convogli di truppe ed equipaggiamenti militari, sono considerati il più serio rischio per la sicurezza della Russia [1]. I gruppi navali e di navi da sbarco e i convogli delle truppe statunitensi sono protetti da diversi tipi di scudi antibalistici, come il sistema navale AEGIS dotato di missili SM-3 Block 1B che neutralizzano i missili balistici che volano a quote comprese tra 100 e 150 km. Questo sistema è montato su cacciatorpediniere e incrociatori AEGIS statunitensi, e si aggiunge agli scudi antimissile in Polonia e Romania. Esiste inoltre il sistema mobile THAAD delle forze di terra degli USA, a difesa delle navi da sbarco. Questi sistemi sono progettati per colpire missili balistici nella fase d’ingresso nell’atmosfera a quote comprese tra 80 e 120 km. A ciò si aggiungono le batterie di missili antiaerei a lungo raggio Patriot dalle capacità antimissile balistico contro missili nella fase terminale del volo a una quota di 35000 m [2].
La classificazione degli aeromobili in volo atmosferico si basa sulla velocità. Ci sono aerei che volano a velocità subsonica (fino a 1220km/h o Mach 1), gli aerei supersonici con velocità tra Mach 1 e Mach 5 (fino a 6000 km/h) e velivoli ipersonici che volano a velocità fra Mach 5 e Mach 10 (cioè fino a 12000 km/h). I russi hanno scoperto che i missili anti-balistici degli Stati Uniti non possono intercettare i missili ipersonici nella mesosfera (tra i 35000 e 80000 m). La nuova dottrina della Difesa della Russia ha stabilito che l’antidoto ai gruppi d’assalto e ai convogli navali statunitensi sono i velivoli ipersonici che volano a quote tra 35000 a 80000 m. Il Ministero della Difesa russo ha stanziato 2-5 miliardi di dollari per l’Advanced Research Foundation (ARF), l’equivalente russo del DARPA del Pentagono, per la progettazione di una serie di derivati ipersonici del velivolo spaziale Ju-71 (Proekt 4202). Dal 2011 al 2013 lo Ju-71 è stato testato in galleria del vento, e dal 2013 all’aprile 2016 ha condotto delle prove nell’atmosfera lanciato dai missili strategici leggeri UR-100 e R-29RMU2. Lo Ju-71 è simile all’HTV-2 abbandonato dagli statunitensi nel 2014.
Il velivolo spaziale Ju-71 ha dimostrato di poter volare alla velocità di 6000-11200 chilometri all’ora su una distanza di 5500 km e a una quota di crociera di 80000 m. Viene chiamato aliante spazio perché a differenza dei missili balistici ha una finezza aerodinamica di circa 5:1 (rapporto portanza/resistenza) che permette di volare su impulso continuo del motore a razzo, eseguendo delle cabrate lungo la rotta. Oltre al motore a razzo che permette ripetute accensioni e sospensioni, l’aliante spaziale Ju-71 è armato con testate indipendenti e sistemi di guida simili a quelli dei missili aria-terra Kh-29L/T e Kh-25T. La dottrina militare russa prevede che l’attacco alla flotta d’invasione statunitense sia eseguito in tre ondate e tre linee, impedendo ai gruppi d’assalto navali statunitensi di posizionarsi presso le coste russe del Mar Baltico. La prima ondata d’attacco di armi ipersoniche basate sull’aliante spaziale Ju-71 e lanciate da sottomarini a propulsione nucleare russi dall’Atlantico colpirebbe portaerei, portaelicotteri, sottomarini d’attacco, navi da carico o di scorta dei gruppi d’assalto navali statunitensi, non appena salpano dall’Atlantico verso l’Europa. La seconda ondata di armi ipersoniche sarebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti a 1000 km dalle coste orientali dell’Oceano Atlantico. L’attacco verrebbe lanciato dai sottomarini russi dispiegati nel Mare di Barents o dalla base missilistica strategica di Plesetsk, in prossimità del Circolo Polare Artico e sul Mar Bianco. La terza ondata di armi ipersoniche verrebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti quando raggiungono lo stretto dal Mare del Nord al Mar Baltico dello Skagerrak. L’attacco verrebbe eseguito con i missili ipersonici 3M22 Tzirkon, spinti da motori Scramjet e lanciati da aerei russi. Il Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h) ad una quota di crociera di 30000 metri e un’energia cinetica all’impatto col bersaglio 50 volte superiore a quella dei missili antinave esistenti.
La Russia sviluppa anche una variante dell’arma ipersonica derivata dallo Ju-71 che può essere lanciata dal velivolo da trasporto pesante russo Il-76MD-90A (Il-476). L’aereo ha un’autonomia di di volo di 6300 km e può essere rifornito in volo. Mentre per i gruppi navali statunitensi ci vogliono cinque o sei giorni per raggiungere il Mar Baltico, l’Il-76MD-90A può raggiungere in poche ore i tre allineamenti calcolati per lanciare le armi ipersoniche. Anche se è un segreto ben mantenuto, sembra che l’arma ipersonica venga sganciata dal portellone dell’Il-76MD-90A a 10000 m di quota, dotato di un paracadute che la stabilizza in posizione verticale fino all’avvio del motore a razzo. Dato che il 50% del carburante del missile viene utilizzato per decollare e raggiungere gli strati estremamente densi dell’atmosfera a 10000 m, il peso del lanciatore e dell’aliante spaziale è la metà di quello di un missile balistico leggero R-29RMU2, che pesa 40 t. Sospesi nel 1992, i voli dei bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95 e dei velivoli Il-76 (trasformati nelle aerocisterne per il rifornimento in volo Il-78), sono ripresi nel 2012 lungo le coste atlantiche e pacifiche. Uno degli obiettivi è addestrare le squadre per le future missioni d’attacco con armi ipersoniche.IH-ref-miss[1] La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: la Battaglia per la supremazia aerea.
[2] Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sistema di allarme antimissile in Crimea sarà riattivato

Nikolaj Litovkin, RIR, 23 maggio 2016

Il Ministero della Difesa russo ha detto che prevede di riaprire la stazione radar nella penisola di Crimea. Secondo gli esperti militari, la decisione è stata presa in risposta all’intensificata attività della NATO in prossimità delle frontiere meridionali e occidentali della Russia.radar_eng_2Il Ministero della Difesa russo è deciso a riattivare la stazione radar in Crimea che rileverà i missili lanciati dal Mar Nero e dal Mediterraneo, secondo il quotidiano Izvestija. La stazione radar del sistema di allarme missilistico (MWS) della Russia nella penisola potrà identificare il lancio di missili balistici e da crociera e testate supersoniche. L’elemento nuovo dell’MWS aumenterà la capacità di difesa della Russia a sud e sud-ovest.

Perché ora?
Negli ultimi anni la NATO ha aumentato l’attività delle sue navi nei mari Mediterraneo e Nero, schierando ulteriori unità nella base navale di Rota, in Spagna“, spiegava Viktor Murakhovskij, redattore capo della rivista Arsenal Otechestva (Arsenale della Patria). “La base non solo ha sistemi antimissile ma anche missili da crociera che possono essere utilizzati contro la Russia. Mosca deve reagirvi“, aveva detto. Nel 2013, Murakhovskij disse che la Russia registrò il lancio di missili a medio e lungo raggio da Israele nell’ambito del test del sistema di difesa aerea del Paese. “Dal punto di vista tecnico-militare, è chiaro che è facile collocare una testata su tali oggetti e per il ‘bersaglio’ il missile diventa un’arma reale“, affermava Murakhovskij, che riteneva che le principali preoccupazioni di Mosca nascano dalla diffusione del sistema antimissile europeo degli Stati Uniti in Romania. “La nuova base è dotata del sistema Aegis terreste con sistemi di lancio universali MK-41 che possono essere utilizzati per lanciare missili e Mosca non può determinare di quali missili sono dotati i MK-41: missili antimissile SM-3 o missili da crociera Tomahawk“, affermava Murakhovskij.

I programmi sul nuovo sistema di allarme missilistico
300px-Sevastopol_rls_openstreetmap.svg Secondo un esperto dell’industria della Difesa della Russia, il governo attualmente discute del futuro sistema di allarme missilistico. “Ora c’è il problema di smantellare tutto e partire da zero o trasferire una parte del MWS presso Irkutsk (5000 km ad est di Mosca) e ricostruirvi la stazione“, spiegava l’esperto parlando sotto anonimato. Nel primo caso, la distanza di rilevamento del bersaglio può raggiungere i 6000 chilometri, nel secondo 2500 chilometri, opinava. “Il sistema MWS presso Irkutsk è invecchiato, ma è ancora capace di seguire gli obiettivi dovuti, cioè i missili lanciati da Mar Nero e Mediterraneo. Entrambe le possibilità sono accettabili“, affermava l’esperto, che anche notava i negoziati in corso tra produttore e Ministero della Difesa, dopo di che il governo avrebbe annunciato ufficialmente l’avvio del programma. Il costo della nuova stazione è stimata 1,5-2 miliardi di rubli. “Le nuove stazioni MWS sono facilmente modulabili. È possibile espandere il raggio delle antenne e dirigerle in aree da cui, secondo il governo, provengano minacce alla sicurezza“, aggiungeva.

Altre simili unità MWS in Russia
La Russia modernizza i sistemi di allarme missilistico dal 2000. Per garantire la sicurezza dei confini, Mosca deve sostituire le vecchi stazioni sovietiche e quelle perdute negli Stati baltici, Ucraina e Bielorussia dalla caduta dell’URSS. Un nuovo MWS fu schierato dal 2008 nel villaggio di Lekhtusi, vicino San Pietroburgo. È del tipo Voronezh capace di rilevare tutti gli oggetti aerei e spaziali dalle coste del Marocco alla Spitsbergen, nell’arcipelago delle Svalbard nel Mar Glaciale Artico. La seconda stazione fu avviata nel 2009 ad Armavir, nel territorio di Krasnodar (1400 km a sud di Mosca). Questa unità è responsabile del controllo del territorio dal Nord Africa all’India. MWS equivalenti sono anche schierati nell’insediamento Pjonersk della regione di Kaliningrad (1500 km ad ovest di Mosca) e vicino Irkutsk. Il primo segue l’attività dei missili nelle aree “occidentali” e il secondo dalla Cina alle coste occidentali dell’America. Il Ministero della Difesa russo programma la costruzione di altre stazioni a Krasnojarsk (4700 km ad est di Mosca), Altaj (4400 km ad est di Mosca), Orsk (2000 km a est di Mosca) e Vorkuta (2100 km a nord-est di Mosca).radar_russia_engTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’istruttiva umiliazione degli USA nel Mar Cinese Meridionale

David P. Goldman, Asia Times 20 maggio 2016Ammettiamo piuttosto, come la gente d’affari dovrebbe, che abbiamo avuto una lezione e ci farà bene“, scrisse Rudyard Kipling nel 1902 dopo che i boeri umiliarono l’esercito inglese nella prima fase della Guerra Boera. Gli USA dovrebbero esprimere la stessa gratitudine verso la Cina che li ha umiliati nel Mar Cinese Meridionale. Esponendo la debolezza statunitense senza sparare un colpo, Pechino ha dato una lezione a Washington che la prossima amministrazione dovrebbe ricordare. L’anno scorso chiesi a un pianificatore del Pentagono ciò che gli USA avrebbero fatto con i missili antinave della Cina, che dovrebbero poter affondare una portaerei a un paio di centinaia di miglia dalle coste. Se la Cina negasse l’accesso alla marina statunitense sul Mar Cinese Meridionale, il funzionario rispose che possiamo fare lo stesso: convincere il Giappone a produrre missili antinave e a piazzarli nelle Filippine. Washington non si chiede se le Filippine vorrebbero affrontare la Cina. Il presidente Rodrigo Duterte spiegò l’anno scorso (come David Feith riporta sul Wall Street Journal), “Gli USA non morirebbero mai per noi. Se ad essi importava, avrebbero inviato le loro portaerei e fregate lanciamissili nel momento in cui la Cina iniziò la bonifica dei territori contesi, ma nulla di simile è accaduto… gli USA hanno paura di entrare in guerra. Ci conviene essere amici della Cina“. Non sono solo le Filippine a vedere l’ovvio. La Cina rivendica il sostegno di 40 Paesi alla sua posizione secondo cui le rivendicazioni territoriali sul Mar Cinese Meridionale dovrebbero essere risolte con negoziati diretti tra i singoli Paesi, piuttosto che davanti a un tribunale delle Nazioni Unite costituito ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, come vuole Washington. Una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di Cina, Russia e India, dopo l’incontro a Mosca il mese scorso, sostiene la posizione della Cina. La 7° Flotta è il peso che grava sul Mar Cinese Meridionale dalla Seconda guerra mondiale, grazie a un sistema d’arma che ha novant’anni ormai, la portaerei. Questo prima che la Cina schierasse il suo missile “antiportaerei” DF-21. L’ultima versione del missile, denominato DF-26, avrebbe una gittata di 4000 km. Le nuove tecnologie, tra cui laser e cannoni elettromagnetici, potrebbero sconfiggere i nuovi missili cinesi, ma una grande quantità di investimenti sarà necessaria per renderli operativi, secondo un rapporto di gennaio del Centro studi strategici ed internazionali.
T39 La nuova generazione di sottomarini diesel-elettrici varati dalla Germania nei primi anni ’80, inoltre, è abbastanza silenziosa da eludere i sonar. Sottomarini diesel-elettrici “affondarono” le portaerei statunitensi nelle esercitazioni della NATO. Anche senza missili antinave, per poter saturare le difese delle navi degli Stati Uniti, i sottomarini furtivi della Cina possono affondare le portaerei statunitensi e qualsiasi altra cosa che galleggia. Forse maggiore preoccupazione è data dalla prossima generazione di sistemi missilistici di difesa aerea antimissile ed antiaerei russi S-500 che renderebbero il caccia stealth statunitense F-35 obsoleto prima che diventi operativi. Scrivendo per The National Interest, Dave Majumdar avverte che i nuovi sistemi russi sono “così potenti che molti ufficiali degli Stati Uniti temono che gli aerei da guerra, anche invisibili come F-22, F-35 e B-2, abbiano problemi nell’affrontarli“. I funzionari del Pentagono ritengono che l’attuale generazione di missili antiaerei russi, incarnata dall’S-400, sia capace di superare le capacità d’inganno degli F-16. Una volta che la Russia ha schierato un paio di sistemi autocarrati S-400 in Siria, domina i cieli del Levante. Il Pentagono non vuole sapere quanto sia efficace. Il commentatore russo Andrej Akulov dettaglia la presunta superiorità dell’S-500, che sarà schierato il prossimo anno: “L’S-500 dovrebbe essere molto più potente dell’attuale S-400 Triumf. Per esempio, il tempo di reazione è di soli 3-4 secondi (in confronto, il tempo di reazione dell’S-400 è nove o dieci secondi). L’S-500 può rilevare ed attaccare contemporaneamente (anche se volano a una velocità di 8 km al secondo) dieci testate di missili balistici a 600 km di distanza che volano alla velocità di 8000 metri al secondo. Il Prometej può ingaggiare bersagli a quote di circa 200 km, tra cui i missili balistici in arrivo dallo spazio distanti 700 km”. Akulov conclude: “Non capita spesso che un’arma della difesa aerea relativamente poco costosa possa rendere obsoleto un miliardario programma per caccia. Questo è esattamente ciò che il sistema missilistico S-500 farà del nuovo nuovo caccia stealth statunitense F-35“. Cina e Russia hanno ridotto il divario tecnologico militare con gli Stati Uniti, e in alcuni casi li hanno probabilmente scavalcati. In passato, gli Stati Uniti risposero a tali circostanze (per esempio, il lancio dello Sputnik nel 1957) versando risorse sulla ricerca per la difesa presso laboratori nazionali, università e industrie private. Invece, Washington oggi spende la maggior parte del bilancio della difesa, in diminuzione, su sistemi che potrebbero non funzionare affatto. A un costo stimato di 1,5 trilioni di dollari, l’F-35 è il sistema d’arma più costoso nella storia degli USA. Anche prima che una miriade di problemi tecnici ne ritardassero il dispiegamento, i pianificatori del Pentagono avvertirono che l’aereo malconcepito avrebbe degradato le difese degli USA consumando la maggior parte del budget su ricerca e sviluppo del Pentagono. Un rapporto ancora classificato firmato da alcuni generali venne consegnato al presidente George W. Bush, a metà del secondo mandato, avvertendolo su tale funesto risultato. Bush l’ignorò. L’ex-ufficiale dell’aeronautica Jed Babbin dettagliò i difetti del velivolo sul Washington Times l’anno scorso, concludendo, “Il programma F-35 è un esempio di come le armi non vanno acquistate. Va fermato subito“.
Questi sono i fatti sul terreno (così come nell’aria e sul mare). Non sorprende che gli alleati degli USA in Asia vogliano un accordo con la Cina. Nulla di meno dello sforzo reaganiano per ripristinare il vantaggio tecnologico degli USA cambierà ciò.south-china-sea-u.s.-navyLe opinioni espresse in questa pagina sono dell’autore proprio e non riflettono necessariamente le opinioni di Asia Times.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Algeria si avvicina al Blocco anti-NATO

Brandon Turbeville, Activist Post, 19/05/20164613969030_044c428277_bMentre la crisi siriana si trascina e le speranze di una risoluzione pacifica o, per lo meno, del ritorno alla relativa normalità in Libia sembrano molto distanti, l’Algeria dovrebbe, ormai, iniziare a sospettare che possa presto trovarsi nel mirino anglo-statunitense. Vi sono sempre più prove che l’Algeria fa proprio questo. Dopo essere sopravvissuta al tentativo di destabilizzazione d’ispirazione occidentale e alla “primavera araba”, rivoluzione colorata orchestrata dall’occidente, l’Algeria ha fatto tutto il possibile per aumentare la sicurezza ai confini. Perciò ha una maggiore cooperazione con la vicina Tunisia, bersaglio dei terroristi sostenuti dalle nazioni occidentali e del GCC. Dopo aver agito rapidamente e con pugno di ferro, ogni tentativo d’interferire nel governo algerino è stato annullato durante le rivoluzioni colorate e la destabilizzazione ideate dagli USA. Tuttavia, anche se le proteste della “primavera araba” furono brevi e inefficaci, l’Algeria non si è semplicemente riposata sugli allori successivamente. In realtà, l’Algeria si è mossa per aumentare la sicurezza e migliorare le capacità militari collaborando con i vicini per garantirsi che non siano preda di destabilizzazione o rivoluzioni colorate in futuro. L’Algeria ha anche approfondito i legami con la Russia e i Paesi che fanno parte del Blocco anti-NATO, non ufficiale ma sempre più evidente. In altre parole, l’Algeria si avvicina al blocco multipolare delle nazioni che cercano di agire come forza contraria alle potenze della NATO.
Due esempi notevoli di maggiore cooperazione tra Algeria e l’alleanza anti-NATO sono la recente consegna di 40 elicotteri d’attacco dalla Russia e la recente visita diplomatica in Siria del governo algerino. L’elicottero, noto come “Night Hunter” viene indicato come uno dei migliori al mondo, in grado di svolgere missioni di giorno, notte e in condizioni climatiche avverse. L’elicottero è dotato della capacità di modificarne la guida permettendo al velivolo di essere pilotato dal pilota e dall’operatore. La consegna degli elicotteri russi all’Algeria non è una novità. Nel 2005-2006 la Russia le fornì 28 Su-30MKA, 16 addestratori Jak-130 e 185 carri armati T-90S. Nel 2015, un contratto venne firmato per la fornitura di 14 caccia Su-30MKA nel 2016-2017. Il trasferimento degli elicotteri Mi-28 è il risultato di un accordo bilaterale tra Russia e Algeria. “L’esercito algerino è soddisfatto dalla qualità delle armi russe, dimostratesi ottime nelle condizioni particolari di qui, nel deserto con temperature estremamente elevate e tempeste di sabbia. Quindi ci sono buone prospettive per proseguire una stretta cooperazione nel settore tecnico-militare su una vasta serie di forniture“, aveva detto Aleksandr Zolotov, ambasciatore russo in Algeria, a RIA Novosti. Eppure, se le consegne non sono una notizia di per sé, il contesto in cui si verificano vanno discusse.
L’Algeria, naturalmente, è sempre interessata dalle crescenti attività dello SIIL nella regione, in particolare Libia e Tunisia e si concentra sulla polizia ai confini con i due Paesi e con Niger e Mali per tale motivo. Il governo algerino, che ha reagito rapidamente alle minacce terroristiche in passato, è forse preoccupato che gli attacchi dello SIIL possano eventualmente cominciare ad avvenire entro i propri confini, in particolare a seguito di futuri interventi occidentali sul governo. A febbraio, Algeria e Russia avviarono il piano per approfondire la cooperazione economica e militare bilaterale. Sulla Siria, il 25 aprile 2016 segnava la prima visita ufficiale in Siria dal 2011 di un funzionario algerino, segnalando la crescente tendenza ad aumentare legami e cooperazione con la nazione assediata, nonostante pianti e urla di Stati Uniti, Unione europea e NATO. In precedenza, sempre a marzo, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam visitò la capitale algerina con l’obiettivo dichiarato di approfondire e rafforzare i legami economici tra i due Paesi. Come scrive Ulson Gunnar nel suo articolo, “La guerra fasulla di Washington contro lo SIIL passa in Libia“, “La Siria non solo non è più sicura per lo SIIL, ne è diventata la tomba in cui viene sepolto vivo. Questo grazie non alla campagna antiterrorismo di Washington e alleati, ma per le operazioni veloci e riuscite di Mosca, Teheran ed alleati. In effetti, con le linee di rifornimento del SIIL dalla Turchia tagliate e le sue forze ricacciate dal territorio siriano, la liquidazione della sua presenza in Siria è ben avviata. Allo stesso modo in Iraq, le finte operazioni degli Stati Uniti per fermare lo SIIL sono sostituite dalla crescente cooperazione tra Baghdad, Teheran e Damasco. Ciò che era iniziato come tentativo di dividere e distruggere l’arco d’influenza dell’Iran nella regione, l’ha galvanizzato invece. Scacciare le forze mercenarie dello SIIL dalla regione è fondamentale per garantirsi che “vivano per combattere un altro giorno”, ed inviandole in Libia Washington ed alleati sperano siano lontane dalla sempre più potente coalizione che sul serio le combatte nel Levante. Inoltre, inviandole in Libia permette ad altri “progetti” nati dalla “primavera araba” d’essere rivisitati, come ad esempio destabilizzare e distruggere Algeria, Tunisia e forse ancora l’Egitto. E la presenza dello SIIL in Libia potrebbe essere usata come pretesto per un intervento militare ampio ed aperto in Africa delle forze statunitensi ed alleate europee e del Golfo Persico. Come gli Stati Uniti hanno fatto in Siria, effettuando operazioni per un anno e mezzo senza assolutamente alcun risultato se non mantenere in piedi le proprie forze di ascari continuando a minare e minacciare le nazioni prese di mira, potranno altresì farlo con lo SIIL in Libia e relativa inevitabile e prevedibile ulteriore espansione”. Infatti Gunnar riassume ciò che l’Algeria sa e teme riguardo SIIL e piano NATO/anglo-USA per l’egemonia mondiale. Perciò l’Algeria si prepara al possibile interesse occidentale a uno specifico intervento, passando dalla Siria alla Libia e oltre. Anche se non è una notizia sconvolgente, la crescente predilezione dell’Algeria per il Blocco Russo è un ulteriore segno della perdita d’influenza di Washington nel mondo e della crescente bancarotta di Stati Uniti e NATO.1685300_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA

Valentin Vasilescu, Reseau International 21 maggio 2016iskander-ESempre più spesso, la NATO posiziona nuove armi offensive ai confini della Russia, costringendo Mosca a rispondere schierando armi difensive. Il sistema missilistico superficie-superficie russo Iskander (SS-26 Stone in codice NATO) è prodotto nell’impianto missilistico di Votkinsk (1000 km ad est di Mosca). Fu appositamente progettato per violare lo scudo antimissile balistico degli statunitensi. Il missile Iskander, con una gittata di 500 km, ha un solo stadio della Sojuz NPO a propellente solido. La 152.ma Brigata missili tattici Chernjakhovsk, nell’enclave di Kaliningrad, è dotata dei missili Iskander posizionati a 200 km dalla base di Redzikowo, col compito di neutralizzare lo scudo missilistico statunitense in Polonia. In risposta allo scudo missilistico degli Stati Uniti in Romania, probabilmente una batteria di Iskander sarà installata in Crimea, assieme a un reggimento di bombardieri a lungo raggio Tu-22M3. Il tempo di preparazione al lancio di una batteria di missili Iskander è 4 minuti, le tattiche utilizzate decidono il numero di lanci simultanei di coppie di missili con uno scarto probabile di 2-6 m. I missili Iskander potrebbero avere testate convenzionali (bombe termobariche, cluster-bomb o anti-bunker) o testate nucleari.
Dalla Crimea alla costa romena sul Mar Nero vi sono 378 km e la gittata del missile Iskander è di 500 km. La traiettoria di un missile Iskander non è balistica tuttavia, e con un peso di 3,8-4,2 t avrebbe una gittata di 1500 km. Il volo di crociera del missile Iskander avviene a 7600-9300 km/h sotto la quota di 60000 m, e gran parte della rotta avviene sopra gli strati densi dell’atmosfera, cioè a 40000 m. Questo profilo è dovuto al fatto che i missili antiaerei come il MIM-104 Patriot PAC-3, che hanno anche funzioni anti-balistiche, hanno una quota massima di 30-35000 m. Tale quota è stata decisa perché la maggior parte dei caccia non supera i 20000 m. Tuttavia, la Romania non ha missili Patriot e i missili anti-balistici SM-3 Block 1B che equipaggiano lo scudo a Deveselu, non possono intercettare nulla che voli al di sotto della quota di 80000 m, dove iniziano a operare i sensori di bordo. Nella fase terminale del volo, quando entra nel raggio d’intercettazione del sistema Patriot, il missile Iskander esegue manovre e lancia 10 falsi bersagli sotto forma di riflettori metallici poliedrici. La difesa antiaerea ha poco tempo e non può distinguere tra la testata dell’Iskander e i falsi bersagli. Per abbattere un missile Iskander andrebbero lanciati 11 missili Patriot, quindi per abbattere un Iskander sarebbero necessari 22 Patriot. Così il profilo di volo e le apparecchiature di disturbo danno all’Iskander una grande capacità di sopravvivenza, per cui è quasi impossibile da intercettare.Template2011Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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