Il cane pazzo degli americani in Siria: Israele

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 20 marzo 2017

Israele ha giocato un ruolo sempre più provocatorio nel conflitto in Siria dal 2011. Per molti osservatori, sembra che la politica d’Israele confini tra aggressività opportunistica ed unilaterale. In realtà, il ruolo d’Israele nel conflitto siriano s’inserisce nei grandi e a lungo termine piani anglo-statunitensi, non solo in Siria, ma nell’intera regione. L’ultimo scontro tra Israele e Siria è stata l’incursione degli aerei da guerra israeliani nello spazio aereo siriano, con attacchi vicino alla città siriana di Palmyra, dove si svolge una battaglia tra forze siriane e l’organizzazione terroristica dell’auto-proclamato “Stato islamico” (SIIL), dove gli attacchi aerei israeliani alle forze siriane, avrebbero facilitato le operazioni dello SIIL nella regione.

Israele è uno Stato sponsor del terrorismo, non un campione contro di esso
Israele è una base operativa di fatto degli interessi anglo-statunitensi, fin dalla creazione nel 20° secolo, perseguendo politiche regionali aggressive agendo intenzionalmente per decenni contro i vicini quale punto di appoggio e leva occidentale in Nord Africa e in Medio Oriente. I conflitti tra Israele e Palestina sono alimentati da una strategia della tensione orchestrata tra la popolazione israeliana manipolata e l’opposizione controllata da Hamas, politicamente sostenuta, armata e finanziata dagli stessi collaboratori regionali di Israele, come Arabia Saudita e Qatar. Quando le operazioni militari per procura iniziarono contro lo Stato siriano nel 2011 sotto la copertura della “primavera araba”, concepita dagli USA, Israele insieme a Giordania e Turchia, giocò un ruolo diretto nel sostenere i terroristi e sabotare Damasco. Mentre la Giordania ha svolto un ruolo più passivo, e la Turchia un ruolo più diretto nel sostenere i terroristi mercenari, Israele ha svolto il ruolo di “provocatore unilaterale”. Mentre le forze della “coalizione” turche, statunitensi ed altre non possono attaccare direttamente le forze siriane, Israele, posando da attore regionale unilaterale, lo fa regolarmente dal 2012. La CNN, nell’articolo, “Aviogetti israeliani colpiscono la Siria; un sito militare vicino a Palmyra sarebbe stato preso di mira”, nota: “Nel novembre 2012, Israele sparò colpi di avvertimento verso la Siria, dopo che un colpo di mortaio colpì una postazione militare israeliana, era la prima volta che Israele sparava alla Siria dalle alture del Golan dalla Guerra del Kippur del 1973. Aviogetti israeliani sorprendono obiettivi in Siria almeno dal 2013, quando ufficiali statunitensi dissero alla CNN che credevano che gli aerei israeliani avevano colpito obiettivi nel territorio siriano”. La CNN segnalava anche: “Gli attacchi israeliani potrebbero spingersi fino alla capitale. Nel 2014, il governo siriano e un gruppo di opposizione disse che un attacco israeliano aveva colpito periferia e aeroporto di Damasco”. E mentre politici e militari israeliani sostengono che la loro aggressività cerca di fermare l’invio di armi alle organizzazioni terroristiche, le organizzazioni che ritengono “terroristiche” sono infatti le uniche forze in Siria che combattono realmente le organizzazioni terroristiche riconosciute a livello internazionale, come al- Qaida, le sue varie filiali, così come lo Stato islamico. Paradossalmente, tali organizzazioni terroristiche esistono al confine d’Israele beneficiando della protezione di fatto da parte delle forze israeliane nelle operazioni militari siriane.

Il ruolo d’Israele come “cane pazzo” degli USA non è un segreto
Il ruolo geopolitico d’Israele come “cane pazzo unilaterale” è una questione della politica degli Stati Uniti dichiarata almeno dal 1980, con specifico riferimento a ripetuti tentativi degli USA di minare e rovesciare lo Stato siriano nell’ambito di obiettivi molto più grandi verso Iran e regione. Un documento del 1983, parte del diluvio di documenti recentemente declassificati e resi pubblici, firmato da un ex-ufficiale della CIA Graham Fuller, intitolato “Imporsi con la forza sulla Siria” (PDF), afferma: “La Siria attualmente blocca gli interessi degli Stati Uniti in Libano e nel Golfo, attraverso la chiusura del gasdotto dell’Iraq minacciando quindi d’internazionalizzare la guerra irachena. Gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione decisamente maggiori pressioni su Assad orchestrando minacce militari ed occulte simultaneamente contro la Siria dai tre Stati confinanti ostili: Iraq, Israele e Turchia”. Il rapporto afferma inoltre: “Se Israele dovesse aumentare le tensioni con la Siria in contemporanea con un’iniziativa irachena, le pressioni su Assad degenererebbero rapidamente. Una mossa turca premerebbe psicologicamente ulteriormente”. Nel 2009, il think tank politico aziendal-finanziario degli USA Brookings Institution, pubblicò un lungo articolo intitolato, “Quale percorso per la Persia: opzioni per una nuova strategia statunitense verso l’Iran” (PDF), in cui, ancora una volta, l’utilizzo d’Israele come “aggressore unilaterale” veniva discusso in dettaglio. Naturalmente, un documento politico statunitense che descrive una pianificata aggressione israeliana nell’ambito della cospirazione degli Stati Uniti per attaccare, minare e infine rovesciare lo Stato iraniano, non rivela nulla di “unilaterale” su politica regionale e operazioni militari d’Israele. Nel 2012, Brookings Institution pubblicò un altro articolo intitolato, “Salvare la Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime” (PDF), che affermava: “Alcune voci a Washington e Gerusalemme si chiedono se Israele contribuirebbe a costringere le élite siriane a rimuovere Asad”.
Il rapporto continua spiegando: “Israele potrebbe schierare forze sulle alture del Golan e, così facendo, distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare paure nel regime di Assad su una guerra su più fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso al suo confine e se l’opposizione siriana riceve continuamente armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse convincere i vertici militari della Siria a cacciare Assad per preservarsi”. Ancora una volta, l’uso d’Israele come uno dei vari agenti provocatori regionali nell’ampia cospirazione orchestrata dagli Stati Uniti viene discussa apertamente. Ogni incursione israeliana in Siria, a prescindere da dettagli, reclami e rivendicazione su ogni incursione, va analizzata nel contesto degli interessi degli Stati Uniti e non “israeliani”. E a prescindere dai dettagli di ogni incursione, il fine ultimo è intensificare il conflitto finché la Siria e i suoi alleati reagiscono provocando un conflitto militare diretto molto più grande degli Stati Uniti ed altri che, nel loro asse dell’aggressione, partecipino apertamente.
Va notato che nel documento della Brookings del 2009, “Quale strada per la Persia?“, l’utilizzo degli attacchi israeliani per provocare la risposta iraniana e quindi giustificare l’intervento militare diretto, comprendente dalla campagna aerea contro Teheran all’invasione ed occupazione degli Stati Uniti, erano al centro del documento. E’ chiaro che una politica identica viene ora perseguita contro la Siria. Svelare la vera natura delle incursioni israeliane in Siria e resistere alla tentazione di aggravare ulteriormente il conflitto, è la chiave per confondere i piani degli USA e le provocazioni dei suoi agenti, come Israele e Turchia.Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok , in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik

Trump-pam-pam e le nostre grandi bombe

Il nostro osservatore militare sul motivo per cui il presidente degli Stati Uniti gonfia il bilancio militare e come la Russia risponderà
Viktor Baranets – KP

Gli Stati Uniti sono l’immutabile “campione del mondo” in bilancio militare, quasi 600 miliardi di dollari, 10 volte quello della Russia. Anche se si sommano i bilanci militari dei primi dieci Paesi del mondo, non si arriva a quello statunitense! E si scopre che per Donald Trump non basta. Intende aumentare la spesa per la difesa di altri 54 miliardi di dollari, sufficienti a mantenere cinque eserciti polacchi, o dieci ucraini. Gli statunitensi già mormorano su Trump che preferisce i cannoni al burro. Ma la sua astuzia è capire quale sia l’asso nella manica: si “compra” le simpatie dell’esercito e, allo stesso tempo, delle aziende militari-industriali.
L’ex-Capo di Stato Maggiore della Federazione Russa, Generale Jurij Baluevskij, è convinto “che l’idea di aumentare la spesa per la difesa di Trump è stata suggerita dai militari, che chiacchierano tanto sulla potenza dell’esercito russo, sapendo che si tratta dell’opportunità di avere altro denaro“. Ma come Mosca reagirà al crescente budget militare degli Stati Uniti? Baluevskij risponde: “…La Russia non farà a gara con gli Stati Uniti sulla spesa per la difesa. Abbiamo diverse categorie di peso, la questione è come garantire la difesa della Russia con meno costi. Sono sicuro: abbiamo già le risposte asimmetriche, e non credo sia un grosso problema“.
Quali sono queste misteriose “risposte asimmetriche” di cui i nostri politici e generali parlano spesso? Forse è un mito o una frase a effetto? No! La nostra risposta asimmetrica sono le testate nucleari che manovrano in volo, naturalmente in modo che alcun computer possa calcolarne la traiettoria. Se gli statunitensi posizionano i loro carri armati, aerei, battaglioni di forze speciali ai confini con la Russia, noi in silenzio abbiamo “minato” le coste degli Stati Uniti con mine nucleari, delle talpe (sepolte e “addormentate” in precedenza da squadra di combattimento). Oh, penso di aver detto troppo. Meglio trattenersi.
In breve, abbiamo la risposta “asimmetrica” (e meno costosa) agli statunitensi. Ma se Trump ha soldi in più, li spende in armi di cui gli Stati Uniti non avranno mai bisogno. E poi dicono che sia un buon uomo d’affari…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Altre informazioni sulla seconda liberazione di Palmyra

Rappresentanti del Ministero della Difesa russo e dei servizi speciali raccontano l’operazione per la seconda liberazione della città siriana di Palmyra
South Front

L’operazione per la liberazione della città di Palmyra fu avviata a metà gennaio ed attuata in più fasi. Furono necessarie cinque settimane per aprirsi un corridoio per Palmyra. Le truppe siriane si muovevano da una località all’altra lungo l’autostrada M20. I terroristi effettuarono la cosiddetta difesa manovrata utilizzando attivamente gruppi mobili su fuoristrada dotati di mitragliatrici. Perciò fu necessario pensare non solo ad avanzare, ma anche a coprire i fianchi. Secondo il quotidiano Izvestija, citando una fonte vicina al Ministero della Difesa russo, a dicembre non c’erano forze sufficienti per la controffensiva. “La maggior parte delle unità e dei distaccamenti operativi partecipava alle battaglie per Aleppo. Quando i militanti dello Stato Islamico (SIIL) rioccuparono Palmyra avanzando ad ovest, furono fermati con grande difficoltà. La situazione fu salvata dai soldati della 104.ma Brigata della Guardia Repubblicana siriana. Fermarono i terroristi e stabilizzarono la prima linea nella zona. Solo allora, nel corso della liberazione di Aleppo, fu avviato il trasferimento di alcune unità e distaccamenti. Ora liberano Palmyra“, citava il quotidiano. Come notato dalle Izvestija, il ruolo principale dell’offensiva fu svolto dalla 18.ma Divisione corazzata e dal 5.to Corpo, recentemente formato da volontari col supporto attivo della Russia. L’Aeronautica siriana e le Forze Aerospaziali russe supportavano le truppe dal cielo. Il lavoro di squadra degli aerei d’attacco Su-25 Grach e degli elicotteri Ka-52 Alligator, che indirizzavano i velivoli d’attacco, ha dato buoni risultati. Secondo la fonte del giornale, vicino alle azioni delle Forze aerospaziali russe in Siria, gli Alligator utilizzavano attivamente i missili anticarro Vikhr, in grado di colpire bersagli ad una distanza di 10 km. I nuovi robot da combattimento russi Uran sarebbero stati visti vicino Palmyra. Insieme all’offensiva su Palmyra, le truppe siriane liberavano i giacimenti di gas e petroliferi nel deserto. Il giornale osservava che queste strutture sono molto importanti per la Siria, che soffre di carenza di carburante.
Il 23 febbraio, l’Esercito arabo siriano arrivava alla periferia occidentale della città. Dopo di che, alle unità avanzanti fu necessaria una settimana per liberare le alture dominanti e prendere la città avvolgendola, aggirandola da nord. “Nel primo assalto a Palmyra e la conseguente controffensiva dei terroristi, le parti operarono principalmente a sud“, osservava una delle fonti del giornale. “C’erano più strade e più terreni di manovra per le forze mobili. Inoltre, era più conveniente entrare in città da sud e prendere immediatamente il centro di Palmyra. Perciò, la difesa della città da nord di solito si limitava a diversi posti di blocco. Prima della liberazione di Palmyra, la ricognizione operò molto bene. Le posizioni dei terroristi e della loro difesa furono rivelati verso nord“. Il 1° marzo vi fu la svolta. Il Jabal Qayal, che domina Palmyra, fu preso e la lotta per i quartieri settentrionali e occidentali della città iniziò. La sera, i terroristi capirono l’insensatezza di un’ulteriore resistenza e si ritirarono precipitosamente verso est. Attentatori suicidi e cecchini ne coprirono la ritirata. Le rovine e i cigli della strada furono densamente minati. “Come previsto, unità e distaccamenti siriani attaccarono da nord“, dice una delle fonti del giornale. “Compirono brillantemente il compito assegnato, scacciando subito i terroristi dalle loro posizioni e prendendo le strutture designate. Ma era solo metà della battaglia. Ci si aspettava che i terroristi iniziassero immediatamente la controffensiva. È la loro solita tattica, contrattaccare immediatamente e non dare nessuna possibilità di creare le difese. Ma inaspettatamente, il gruppo attuò una serie di piccoli attacchi su Palmyra, e le unità dei terroristi semplicemente fuggirono dalla città“. Il 2 marzo, i terroristi lanciarono l’ultimo serio contrattacco per guadagnare tempo per fuggire. Tuttavia, alla fine della giornata, la maggior parte della città fu liberata. Non solo la forza aerea russa, ma anche i soldati del Comando delle Forze Speciali russi parteciparono attivamente alla battaglia per Palmyra. Il 3 marzo, l’aeroporto alla periferia orientale di Palmyra fu liberato.
Nella seconda liberazione di Palmyra fece il debutto il nuovo distaccamento d’élite siriano denominato Cacciatori del SIIL. Secondo i media, i “cacciatori” sono stati addestrati ed equipaggiati dalle Forze per le Operazioni Speciali russe. Il compito principale della nuova formazione è proteggere Palmyra e i suoi campi gasiferi. Concludendo, la liberazione di Palmyra fu un test della forza del rinnovato Esercito arabo siriano, creato con il sostegno attivo della Russia. I siriani dimostrano di poter combattere contro i più forti gruppi terroristici che, nella lotta per Palmyra, sono fuggiti per la prima volta dall’inizio della guerra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bombardiere strategico furtivo russo

TASS SouthfrontIl 1° marzo, fonti del complesso militare-industriale dichiaravano che la Russia ha prodotto un modello in scala del futuro bombardiere strategico pesante d’interdizione (PAK-DA). Secondo TASS, l’aereo è progettato per le Forze aerospaziali russe dal Tupolev Design Bureau. Si prevede che il primo prototipo voli nel 2025-2026. Inizialmente, tuttavia, s’ipotizzò che il primo aereo sarebbe stato consegnato alle Forze aerospaziali russe nel 2023-2024, mentre i primi voli di prova erano previsti per il 2019-2020. Secondo la fonte di Gazeta.ru presso il complesso militare-industriale della Russia, finora una modello in legno in scala reale del PAK-DA, senza ali, è stato costruito. Il disegno della cabina, così come l’integrazione tecnologica, vengono progettati con l’ausilio del modello in scala. Inoltre, vi è un modello in materiali compositi in scala 1:10 che può volare.

Data del primo volo
Nel gennaio 2016, il Comandante in capo delle Forze aerospaziali russe, Colonnello-Generale Viktor Bondarev, riferì che un prototipo di PAK-DA avrebbe volato prima del 2021. “I lavori per il PAK-DA sono attualmente in corso ad una velocità sufficiente. Il nostro compito rimane: far decollare il prototipo entro il 2021. Ma se lo sviluppo procede al ritmo attuale, sarà pronto anche prima” aveva detto. Nell’autunno 2016, il Viceministro della Difesa della Federazione Russa Jurij Borisov riferì che il PAK-DA sarebbe stato presentato già nel 2018, e le sue specifiche avrebbero superato nettamente quelle dei bombardieri strategici esistenti. In seguito si seppe che lo sviluppo del nuovo bombardiere fu ritardato dalla ripresa della produzione in serie del Tu-160 modificato: il Tu-160M2. Secondo gli ultimi rapporti, il primo prototipo del PAK-DA volerà nel 2025-2026.

Non è il ‘Cigno Bianco’
Il PAK-DA non sarà un’evoluzione del Tu-160 (ufficiosamente ‘Cigno Bianco’), ma piuttosto un nuovo aereo. Il Tu-160 avrebbe dovuto essere prodotto separatamente dal PAK-DA, prima ancora che si sapesse che la produzione del Tu-160 sarebbe ripresa con la versione modernizzata Tu-160M2. Si prevede che il PAK-DA impieghi le tecnologie per la massima riduzione radar (‘invisibilità’). Inoltre, sarà fabbricato in materiali radar-assorbente e tutti i sistemi d’arma saranno ospitati all’interno della cellula. Secondo il progetto, il velivolo avrà una velocità di crociera subsonica, rendendolo più silenzioso e meno vulnerabile alla sorveglianza a raggi infrarossi. Inoltre, il PAK-DA sarà equipaggiato con i più recenti strumenti da guerra elettronica, senza equivalenti nel mondo. Secondo l’esperto militare della TASS Viktor Murachovskij, l’aereo sarà un elemento della deterrenza strategica con mezzi convenzionali. Secondo l’industria della difesa, si prevede nel 2025 che il PAK-DA sia un elemento della deterrenza strategica convenzionale, o in altre parole: un sistema d’arma ad alta precisione d’interdizione strategica. Il PAK-DA sarà un elemento prezioso di questa deterrenza. Viktor Murachovskij afferma che opererà secondi le nuove modalità dei velivoli d’interdizione pesante, comprendenti missili da crociera a lungo raggio e con ogni probabilità modalità d’attacco ipersoniche. Secondo gli esperti, ciò richiede lo sviluppo non solo nella progettazione dell’aeromobile, ma anche dell’avionica e della capacità d’attacco di cui sarà dotato. Le aziende militari-industriali hanno il compito di condurre tale lavoro.Risultati dell’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica
Secondo le informazioni disponibili, vi sono dieci diverse opzioni per il futuro progetto, ma il primo modello del PAK-DA si baserà sul progetto ad ‘ala volante’. La ricerca alla base di questo progetto è in corso dalla fine degli anni ’80 presso l’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica denominato Zhukov (TsAGI). Essenzialmente, il progetto consiste nella riduzione della fusoliera dell’aeromobile nell’ala, all’interno del quale tutti gli apparati e sistemi di bordo, comprese le armi, sono contenuti. L’“ala volante” non avrà stabilizzatori di coda orizzontali, anche se potrebbe avere uno o due gondole. Questo design permette al velivolo di raggiungere specifiche dalla maggiore efficienza aerodinamica, peso inferiore al decollo, miglioramento materiale ed efficienza del consumo di carburante del velivolo. L’esperienza del TsAGI avrà un ruolo. Naturalmente, tutto si basa sull’enorme capacità tecnologica e scientifica accumulata nei decenni. Ma è giunto il momento d’intraprendere nuovi progetti, iniziando con il nuovo bombardiere strategico. Viktor Murachovskij sostiene che il lavoro di produzione inizierà solo dopo il completamento dei risultati della progettazione e la comparsa del prototipo. Nel 2014, in una mostra internazionale, un rappresentante dell’United Engine Corporation annunciò che il motore del PAK-DA si sarebbe basato sull’evoluzione del motore HK-32, derivato dal motore del bombardiere strategico Tu-160. La Radioelectronic Technology Corporation (KRET) già lavora sui sistemi avionici del futuro velivolo. La KRET insieme con Tulopev ha già intrapreso il lavoro di ricerca e sviluppo. Il velivolo sarà dotato di una serie completamente nuova di sistemi da guerra elettronica. Secondo il direttore generale della società, l’aereo utilizzerà nuove e consolidate tecnologie aerospaziali. Alcuni sistemi deriveranno da sistemi aerospaziali collaudati che hanno già dimostrato affidabilità ed efficienza.

Negli Stati Uniti
Il più moderno bombardiere strategico negli Stati Uniti è il B-2 Spirit, basato sempre sul concetto di ‘ala volante’ e dall’insolito aspetto esterno, spesso paragonato a una navicella aliena. Voci circolarono che fosse stato progettato e sviluppato nell’Area 51, da relitti alieni. Il B-2 è l’aereo più costoso dell’United States Air Force. Nel 1998 il prezzo di un B-2 Spirit era di 1,16 miliardi di dollari, e dell’intero programma fu di 45 miliardi di dollari. Allo stesso modo, enormi somme di denaro vengono spese per mantenere il programma B-2. Inoltre, solo hangar speciali dal clima artificiale possono ospitarlo. Ciò per impedire che gli ultravioletti danneggino il rivestimento radar-assorbente del velivolo. L’ultima evoluzione del programma è l’NGB (Next Generation Bomber) B-3. Secondo il programma, entro il 2020, una gara d’appalto sceglierà il futuro bombardiere strategico dell’United States Air Force, e la sua produzione in serie inizierà nel 2035. Si prevede che 80-180 velivoli entrino in servizio. Secondo fonti disponibili, il costo di un singolo aeromobile sarà di 500-550 milioni di dollari. “Non solo non seguiamo gli Stati Uniti, ma seguiamo decisamente la nostra via. Non produciamo il PAK-DA per inseguire le strategie statunitensi, ma per sviluppare le nostre industrie e scienze aeronautiche“. Secondo il commentatore militare della TASS Viktor Litovkin, il nuovo velivolo sarà il culmine di questo progresso nella scienza, tecnologia e operatività militare.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora