La passione dei Su-24 per l’USS Cook

Philippe Grasset, Dedefensa, 14 aprile 2016 Cf8jTktVIAAARCDCose che succedono ogni due anni, dato le passioni hanno le loro esigenze temporali, come i compleanni ogni due anni. In breve, nella seconda metà di aprile 2014 si ebbe l’eco dell’incontro insolito nel Mar Nero, tra uno (o due?) Su-24 russo e il cacciatorpediniere con sistema AEGIS USS Donald Cook dell’US Navy. Questo incontro diede luogo per qualche giorno a speculazioni estremamente elaborate sui suoi aspetti, tra cui l’ipotesi che il Su-24 avesse condotto una dimostrazione dell’efficacia dei sistemi di guerra elettronica per “accecare” l’USS Donald Cook abbastanza da provocare perturbazioni significative sulla salute psicologica dell’equipaggio. “…Allora apparve l’informazione secondo cui il Su-24 effettivamente compisse una dimostrazione tecnologica “operativa” del sistema di guerra elettronica che avrebbe completamente accecato il sistema AEGIS del Donald Cook, la potente elettronica della difesa aerea missilistica che costituisce la base della difesa aerea della flotta degli Stati Uniti. (Il sistema AEGIS è ancora più importante. costituendo anche una parte molto importante della grande rete ABM che gli Stati Uniti sviluppano da molti anni, ufficialmente contro l’Iran, ma operativamente chiaramente contro la Russia. L’AEGIS ha importanza non solo militare, ma politica). Il sistema russo impiegato è designato Khibinij. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook si diresse verso un porto rumeno per le riparazioni, e la notizia dice che 27 membri dell’equipaggio si dimisero. La notizia fu diffusa il 21 aprile 2014 dalla radio russa in India, sul suo sito Indian.ruvr.ru“. … Due anni dopo troviamo la stessa unità, l’USS Donald Cook, questa volta cambiare completamente geografia, da sud a nord, dal Mar Nero al Mar Baltico. Questa volta, lo stesso tipo di aereo, un Su-24, non arriva da Sebastopoli ma da Kaliningrad. Non da solo, c’é anche un elicottero Ka-27, e ciò che si chiama in modo simbolico “incidente” in realtà comprende una serie di incidenti l’11 e 12 aprile da parte dell’aereo russo della regione di Kaliningrad, ex-Koenigsberg, nell’enclave russa dallo stesso nome. L’unità degli Stati Uniti (probabilmente con elementi polacchi) operava a circa 200 km al largo di Kaliningrad, in quelle che sembravano manovre combinate della NATO. Il minimo che si può dire, vedendo alcune immagini della Marina degli Stati Uniti che mostrano un passaggio del Su-24 a 10 metri dal ponte della nave, è che i piloti russi fanno acrobazie. Ci sono state molte esclamazioni spaventate e furiose dai vari portavoce degli Stati Uniti. RT riassume sommariamente l’incidente: “Washington si rabbuia per il volo del Su-24 russo vicino al cacciatorpediniere statunitense Donald Cook, che conduceva esercitazioni militari in acque internazionali nel Mar Baltico, con l’alleata della NATO Polonia. Pubblicando il video dell’aereo russo che sorvola la nave da guerra, la Marina degli Stati Uniti afferma di aver subito diverse “manovre di volo aggressive”, alcune a meno di 10 metri. “Il cacciatorpediniere statunitense era in acque internazionali, a circa un centinaio di chilometri al largo della base navale russa di Kaliningrad, dove conduceva manovre militari. Secondo la testimonianza di un funzionario statunitense presso il sito di notizie militari Defense Information, i velivoli russi sono stati identificati come un bombardiere Su-24 e un elicottero. Questi avrebbero volato basso, provocando la costernazione dei membri della Marina. Come notava, tuttavia, il personale della nave degli Stati Uniti, “armi che potevano costituire una minaccia per le operazioni degli Stati Uniti nel Mar Baltico non erano presenti sui velivoli“. L’articolo sull’incidente di RT inglese è molto più dettagliato e non nasconde alcun aspetto della reazione degli Stati Uniti. Naturalmente, i media degli Stati Uniti sono molto eloquenti su questo incidente (questa serie di incidenti), generalmente considerato una deliberata provocazione ritenuta molto grave, perfino drammatica. In generale, le autorità statunitensi considerano le circostanze dell’incidente (incidente) per decidere se sia una violazione di un trattato nel 1973 tra Stati Uniti e URSS. (Il trattato mira ad evitare incidenti in mare tra le due Marine, tra cui il divieto di “attacchi aerei simulati”). E’ particolarmente dettagliato l’articolo di Defense News il 13 aprile che studia altre circostanze nei due giorni interessati (l’intervento in coppia con il Su-24 di un elicottero Kamov Ka-27 Helix, sospendendo le evoluzioni dell’elicottero polacco per paura di un incidente aereo, ecc.)
Cf8jRqCUIAAN35PAlcuni dettagli dell’articolo: “In una delle azioni più aggressive recenti, aerei da guerra russi hanno compiuto “attacchi simulati” su una nave dell’US Navy nel Mar Baltico, volando ripetutamente a 10 metri dalla nave, secondo un funzionario della difesa. I marinai a bordo del cacciatorpediniere Donald Cook hanno detto che l’aereo volava abbastanza basso da increspare il mare presso la nave, e il comandante della nave ha detto che l’incidente era “pericoloso e poco professionale”, secondo il funzionario della difesa. “Questo fu più aggressivo di tutto ciò che vediamo da tempo”, secondo il funzionario della difesa che parla in anonimato perché i funzionari degli Stati Uniti non hanno fatto dichiarazioni ufficiali sull’incidente… Poco dopo aver lasciato il porto polacco di Gdynia, vicino Danzica, il Donald Cook era in acque internazionali per operazioni di volo con un elicottero polacco, nell’ambito delle esercitazioni di routine con l’alleato della NATO. Durante le operazioni di volo, un aereo da combattimento russo Sukhoj Su-24 apparve effettuando circa 20 sorvoli, a 1000 metri dalla nave e a una quota di circa 30 metri, ha detto il funzionario della difesa. In risposta, il Donald Cook sospese le operazioni di volo. Un aereo d’attacco russo Sukhoj Su-24 fece un passaggio a bassa quota sull’USS Donald Cook (DDG 75) il 12 aprile 2016. Il Donald Cook navigava nel Mar Baltico quando un elicottero russo Ka-27 Helix effettuò sette sorvoli e sembrasse scattare foto della nave dell’US Navy, ha detto il funzionario della difesa. Poco dopo che l’elicottero lasciò la zona, un Su-24 iniziava a compiere sorvoli “molto bassi” con “profilo d’attacco simulato”, secondo il funzionario della difesa. L’aereo fece 11 passaggi“. Quindi c’è una differenza notevole tra l’incidente dell’aprile 2014 e quello dell’aprile 2016. Nel frattempo, un ulteriore incidente con gli stessi protagonisti (Su-24 e nave della Marina degli Stati Uniti) ebbe luogo il 30 maggio 2015, con la fregata USS Ross. I due incidenti del 2014 e 2015 nel Mar Nero sono molto simili: la dimostrazione operativa di incidenti e possibili intimidazioni dei russi per convincere gli USA ad allontanare le loro unità considerate dai russi troppo vicine alla zona Ucraina-Russia, dove la crisi ucraina divampava. (Sembra che in entrambi i casi ci fu effettivamente un rallentamento degli Stati Uniti e, in entrambi i casi, gli americanisti cercarono soprattutto di minimizzare gli incidenti, anche quello del 30 maggio 2015 dell’USS Ross, per non dare l’impressione di arrendersi ai russi). Questa volta, le circostanze sono molto diverse. Non vi è alcuna crisi nella zona e quindi circostanze operative attive, come quelle nel 2014 e 2015 con la crisi ucraina; vi sono manovre della NATO o simili presso Kaliningrad, una dimostrazione di forza operativa piuttosto che comunicativa. L’intervento russo rientra in questo caso, anche di comunicazione, mostrando vigilanza e potenza dei russi nel monitorare e sorvegliare l’enclave di Kaliningrad. C’è anche l’insoddisfazione russa per le manovre della NATO o della Marina degli Stati Uniti di fronte al territorio russo. Questa volta le autorità statunitensi non hanno assolutamente cercato di minimizzare il caso, al contrario tendono a reagire in modo eccessivo. Non sorprende poiché siamo nel campo della comunicazione, quindi dell’atteggiamento di entrambe le parti. I russi, che sembrano estremamente calmi senza mostrare (finora) alcun rammaricano per l’incidente, l’attribuiscono a un “errore”, ecc. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konachenkov, commentando ricordava solo che l’Aeronautica russa “ha il pieno rispetto delle norme internazionali nello spazio aereo su acque neutrali (internazionali)“.
Cf8jRekVIAEHkIw Resta quindi ciò che è stato mostrato e la conclusione che si può trarre è che i russi vogliano ben mostrarsi aggressivi, in ogni caso, dal punto di vista della comunicazione. Per loro, il fatto stesso delle manovre nella Marina degli Stati Uniti a così breve distanza delle coste russe è una forma di “provocazione”. In ogni caso, il comportamento russo mostra il desiderio di affermare la potenza militare della Russia, anche in circostanze che sono ormai comuni nella visione della NATO. “Dieci anni fa, la NATO, o in ogni caso la Marina degli Stati Uniti, non avrebbe fatto le manovre che attualmente attua in questa regione in particolare, osservava una fonte europea, ma è assolutamente certo, tuttavia, che i russi di dieci anni fa non avrebbe mai ‘reagito’ in questo modo assertivo, quasi aggressivo“. A questo punto e tenendo conto di ciò che si sa dell’incidente, le osservazioni politiche sono inutili conoscendo le rispettive posizioni, e da dove provengano le responsabilità e altro. Il punto chiave da ricordare è che questo comportamento delle truppe russe sembra essere un messaggio politico, o politico-militare, di natura diversa dagli incidenti precedentemente descritti e il cui scopo era essenzialmente la dimostrazione operativa. È la riaffermazione della potenza russa e della sovranità russa, quindi un monito a Stati Uniti, NATO, blocco BAO. Naturalmente, va interpretato nel blocco BAO come nuovo segno di duplicità e bellicismo, secondo le consuete norme narrative di casi simili, ma si tratta obiettivamente della dimostrazione dei limiti della pazienza russa verso le manovre del blocco BAO contro la Russia. I russi fanno sapere, senza isterismi o secondo fini, di essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione.13007297Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Buran: il maggiore successo tecnologico perduto

Intervista di Nina Leontieva Pravda 12/04/2016bbur32buranlogo2Il nome di Jurij Gagarin brillerà nella storia della nostra civiltà per sempre. Eppure, non molti sanno che Gagarin compì uno studio scientifico sul primo veicolo spaziale riutilizzabile al mondo. Pravda intervista sul culmine dello sviluppo della cosmonautica russa il venerabile pilota sperimentale e cosmonauta della Federazione Russa Sergej Tresvjatskij. All’alba dell’esplorazione spaziale, si credeva che i piloti fossero i più preparati alla professione di cosmonauta. Nel 1972, gli Stati Uniti annunciarono la creazione dello space shuttle, che avrebbe semplificato e ridotto i costi per le operazioni di volo spaziale. Le prime navette spaziali degli Stati Uniti (Columbia, Discovery, Challenger, Atlantis) potevano essere utilizzate come vettori d’attacco. Poco dopo, l’Unione Sovietica presentò la più potente e costosa navetta spaziale dall’unico sistema di atterraggio automatico, chiamata Buran. Il 15 novembre 1988 la Buran salì nello spazio con l’unico missile vettore Energija. Pochi anni dopo, l’idea della competizione tra navette spaziali sovietiche e statunitensi si eclissò. Tuttavia, gli statunitensi continuarono il loro programma Space Shuttle. Il progetto Buran fu chiuso, e uno dei più grandi successi dell’alta tecnologia dell’Unione Sovietica andò perduto. Pravda ha la possibilità di parlare con la persona che seguì gli alti e bassi del grande programma spaziale sovietico. Il pilota sperimentale sovietico e russo, Distinguished Test Pilot della Federazione Russa Sergej Tresvjatskij.

“Conosce il programma dall’interno. C’era qualcosa di mistico come molti dicono?”
IMG_6480www “Il lavoro di un numero enorme di persone di talento si concentrò sul progetto del veicolo spaziale riutilizzabile, e i piloti avrebbero dovuto portare questa nave nello spazio raggiungendo l’obiettivo cercato. Fu un’attività psicologica, intellettuale e fisica molto intensa. Il Buran era un programma nazionale a cui tutto il Paese guardava”.

“Ma il grado di segretezza era alto. Tutto il Paese costruiva la nave spaziale, ma non ne sapeva nulla”.
“Sì, la sicurezza era parte del sistema statale. Ci vuole tempo per analizzarlo oggettivamente e non perdere le cose più importanti nell’analisi del recente passato storico. Sappiamo già che ci mancano alcuni elementi del perduto sistema sovietico. Il Buran illustrava lo sviluppo tecnico dell’Unione Sovietica. Nel 1993, il nostro Paese cessò di realizzare programmi nazionali di questa portata. Il progetto Buran fu una testimonianza della grande stagione tecnologica. La fine del programma Buran pose fine alla grande epoca dell’Unione Sovietica”.

“Il numero di equipaggi del Buran era limitato a dieci persone, e sei di loro erano cosmonauti. Cosa dovevano fare?”
“L’equipaggio del Buran consisteva di due piloti: Il comandante e il co-pilota. Il compito era assicurare i voli di prova nello spazio. Li abbiamo integrati generando esperienza con l’addestramento, che di certo non sarebbe stato così esteso per i successivi equipaggi della navetta”.

“Quando il Buran sarebbe decollato col suo primo equipaggio?”
“Otto mesi dopo il primo volo. Ma poi arrivarono altri tempi”.

“Molti dicono che il Buran sovietico fosse molto simile alla navetta spaziale statunitense. Qual era la differenza tra i due progetti?”
“Infatti, molti ancora dicono che il Buran fosse una copia dello Space Shuttle. Tuttavia, nel 1966 Jurij Gagarin lo difese nella tesi dedicata al veicolo spaziale riutilizzabile. Il programma space shuttle degli Stati Uniti iniziò nel 1970. Koroljov, Tsjolkovskij e Zander parlarono del progetto di veicoli spaziali riutilizzabili. Abbiamo creato un sistema spaziale riutilizzabile unico. Il missile vettore Energija fu creato non solo per il Buran, ma per porre in orbita stazioni spaziali e molti altri oggetti. Degno di nota, gli statunitensi non fecero mai volare automaticamente le loro navette spaziali. Nell’URSS, l’atterraggio automatico fu attuato nei numerosi voli sperimentali con i laboratori volanti MiG-25 e Tu-154″.

“Il Buran fu progettato per 20 voli operando automaticamente, entrando nel Guinness dei primati. Perché si era ancora decisi ad impiegare cosmonauti?”
“I piloti erano fortemente contrari ai lanci senza equipaggio. I sistemi automati?i vanno inclusi nel circuito di guida dell’equipaggio, non viceversa”.

“La Russia avrà un proprio veicolo spaziale orbitale riutilizzabile? C’è bisogno di averne?”
“Sì. Questo è un altro passo nello sviluppo dell’esplorazione spaziale. E’ il momento di rivisitare progetti simili dal superiore livello tecnico e tecnologico.”

“Giappone, Cina e Francia cercano di creare veicoli spaziali riutilizzabili senza equipaggio. Chi ha più possibilità di lanciare una navetta spaziale oggi?”
“Credo che la Cina avrà successo, a questo punto. Dobbiamo fare ogni sforzo per non lasciare che le conquiste distruggano la nostra civiltà. Questa è la grave responsabilità delle grandi nazioni, compresa la Cina. Gli statunitensi fermarono il loro programma Space Shuttle nel 2012, era tecnicamente esaurito. Oggi, cercano di spendere meno di quanto non facessero prima. Abbiamo visto una serie di progetti privati che non richiedono grandi infrastrutture. Il missile Antares è uno di questi progetti”.030-Transport-Carriage-buran_an-225_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il TGV transiberiano collegherà l’Europa occidentale alle coste del Pacifico in 48 ore

Valentin Vasilescu, ACS-RSSReseau International 29 dicembre 2014economy-belt-01Kawasaki (Giappone), Siemens (Germania) e Alstom (Francia) sono le maggiori aziende specializzate nelle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità. La società francese Alstom è stata quasi dichiarata dai russi vincitrice della gara per la costruzione del primo tratto di ferrovia ad alta velocità (TGV) Trans-Siberiana. Nella prima fase, il Progetto TGV dell’azienda alsaziana Alstom avrebbe collegato Mosca alla capitale del Tatarstan (803 km) in 03:30, viaggiando a una velocità media di 320 km/h. Oggi, la distanza è percorsa dai treni in quasi 11 ore. Nel 2007, sulla tratta LGV Est: Vaires-sur-Marne (Parigi) – Baudrecourt (Strasburgo), il TGV Alstom ha stabilito il record mondiale di velocità, toccando i 574 km/h. Dopo il rifiuto della Francia ad adempiere agli obblighi contrattuali consegnando la portaelicotteri Mistral, invece della società Alstom il megaprogetto ferroviario russo sarà attuato dalla China Railway Corporation (CRC), partner dello studio Uralvagonzavod. Praticamente CRC vuole monopolizzare la modernizzazione ferroviaria della Russia con una joint venture. Pertanto CRC ha già incluso questa prima sezione della tratta Mosca-Kazan nel progetto TGV Mosca-Pechino lungo 7000 km. Mentre le principali banche russe sono colpite dalle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea, nel corso della riunione dell’ottobre 2014 tra i primi ministri russo e cinese Dmitrij Medvedev e Li Keqiang, si è concluso un memorandum che risolve il problema del finanziamento. L’interesse della società cinese CRC nella rete ferroviaria Trans-Siberiana è generato da migliaia di container che circolano ogni giorno sulle ferrovie dai centri logistici tedeschi (BMW, Mercedes, Audi, Volkswagen) di Lipsia e Monaco di Baviera alle fabbriche nella regione di Shenyang in Cina. Così, CRC riduce i tempi di viaggio da una settimana a 48 ore sulla linea ad alta velocità Mosca-Pechino (tre volte la linea di Pechino-Guangzhou, la più lunga linea ad alta velocità della Cina). CRC ha iniziato nel 2004 il trasferimento di tecnologia da Kawasaki e Siemens, rivali della Alstom. Ora il treno ad alta velocità della CRC (China Railway High-Speed) viaggia alla velocità massima di soli 468,1 kmh. La Cina gestisce 1050 vetture che viaggiano regolarmente lungo i 1200 km tra Pechino e Shanghai in 5 ore.
Il TGV è un grande progetto infrastrutturale ferroviario di Vladimir Putin, che comprende anche due cinture concentriche zona intorno Mosca. La menzione che Shanghai è l’unica città al mondo che ha anche treni a levitazione magnetica ad alta velocità ha scatenato l’ammirazione di Putin. Il Maglev delle società tedesche Thyssen Krupp e Siemens è il treno che collega l’aeroporto al centro della città, coprendo 30 km in 7 minuti e 21 secondi ad una velocità massima di 430 km/h.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una storia di occasioni mancate

Aram Ter-Ghazarjan, RIR, 26 settembre 2014

L’industria del computer in URSS ebbe un rapido sviluppo fino all’inizio degli anni ’70, quando il governo effettivamente ridusse le innovazioni. Alcune di queste conoscenze sono ancora così preziose che rimangono classificate.

Il supeecomputer russo SKIF - Aurora.

Il supercomputer russo SKIF – Aurora

Subito dopo la seconda guerra mondiale il governo di Stalin cominciò a riconoscere la necessità di realizzare una svolta tecnica nel settore industriale e scientifico mentre iniziava la guerra fredda, che richiese la mobilitazione delle risorse intellettuali della nazione. Dai primi anni ’50 l’URSS aveva creato un’industria informatica moderna. Tuttavia, all’inizio degli anni ’70 il governo sovietico decise di porre fine a questi sviluppi unici e di piratare i sistemi occidentali. Di conseguenza, il progresso di un intero settore fu interrotto.

Primi passi: dall’URSS al futuro
Sergej Lebedev I primi passi verso la creazione di una piccola calcolatrice elettronica (MESM) avvennero nel 1948 in un laboratorio segreto di Feofanija, nei pressi di Kiev. Il lavoro era supervisionato da Sergej Lebedev, al tempo direttore dell’Istituto di Ingegneria Elettrica. Propose ed attuò i principi di una macchina per calcoli elettronici con un programma di archiviazione. Nel 1953 Lebedev guidò il team che creò la prima grande calcolatrice elettronica, nota come BESM-1. Fu assemblata a Mosca presso l’Istituto di meccanica di precisione ed ingegneria informatica. I personal computer furono prodotti dall’Istituto di Cibernetica di Kiev negli anni ’60 nella serie che comprese i computer Mir-1, Mir-2 e Mir-3. Questi erano personal computer con tutte le caratteristiche necessarie, memoria e capacità per l’impiego nelle industrie dell’epoca. I sistemi informatici originali in URSS non furono unificati sotto uno standard comune, neanche entro la singola serie. I computer moderni non potevano “capire” i predecessori. Le macchine erano incompatibili per i criteri su capacità digitali e periferiche. Per via dell’assenza di norme unificate e per una strategia di sviluppo sbagliata, l’industria dei computer sovietica cominciò ad seriamente a rallentare all’inizio degli anni ’70. Andrej Ershov, uno dei fondatori dell’informatica in Unione Sovietica, dichiarò apertamente che se Viktor Glushkov non avesse cessato di sviluppare la serie Mir, i migliori personal computer al mondo sarebbero stati creati in URSS.

BESM-6

BESM-6

L’errore fatale: piratare IBM
pentkovskiy Nel 1969 le autorità sovietiche decisero di chiudere tali sviluppi e iniziare a creare computer basato sulla piattaforma IBM/360. In altre parole, decisero di piratare i sistemi occidentali. “Fu la peggiore decisione possibile“, dice Jurij Revich, storico e programmatore. “Il governo sovietico e in parte i costruttori erano da biasimare per il fatto che l’industria avesse cessato di svilupparsi autonomamente. Ogni gruppo rimase isolato e il regime di segretezza facilitò le diverse soluzioni tecnologiche, prese in prestito dalle riviste scientifiche occidentali“. A parere di Revich, ciò fece rallentare l’industria dei computer sovietica. Quando l’Unione Sovietica lanciò il suo primo mainframe ESEVM nel 1971, gli Stati Uniti erano già passati alla successiva generazione di IBM/370. “Gli sviluppatori dovettero compiere una quantità importante di lavoro, non inferiore a quello per creare un computer da zero, come tradurre i programmi e molto altro“, spiega Revich. “Ma il risultato fu del tutto inadeguato. La scienza mondiale perse molto a causa di tale decisione“. Negli anni ’80 l’industria dei computer ristagnava. “Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, c’erano due o tre tipi di computer nel Paese“, ricorda Maksim Moshkov, fondatore di Lib.ru, prima biblioteca elettronica della Russia. “Al lavoro c’erano due scatole delle dimensioni di una scrivania, alta 1,5 metri, che gestiva i calcoli salariali ordinari dei dipendenti“. Ha spiegato che le scatole contenevano 16 megabyte di RAM ed erano controllate da un team di 15 programmatori, amministratori e tecnici. “I calcolatori stranieri lavoravano in modo simile“, aggiunge Moshkov. Molte menti dell’informatica sovietica si trasferirono all’estero. Vladimir Pentkovskij, che lavorava presso l’Istituto Lebedev di meccanica di precisione ed ingegneria informatica, è diventato lo sviluppatore leader del microprocessore Intel e fu sotto la sua guida che l’azienda creò il processore Pentium, nel 1993. Pentkovski utilizzò le conoscenze acquisite in URSS per sviluppare l’Intel. Nel 1995, Intel lanciò il più moderno processore Pentium Pro, che in termini di capacità era vicino al microprocessore russo El-90 del 1990.

I supercomputer russi
sm.aspxNel 2007-2010, quando il governo ha iniziato a finanziare attivamente le scienze, dopo una pausa di 15 anni, gli scienziati russi e bielorussi hanno creato congiuntamente la serie di supercomputer SKIF (SKIF è l’acronimo russo per SuperComputer Iniziativa Feniks). Un altro supercomputer, AL-100, è stato avviato nel 2008, la cui massima produttività raggiunge i 14,3 Tflops. AL-100 comprende 336 processori Intel Xeon 5355 e ha 1344 GB di RAM. Il supercomputer Lomonosov è stato creato nel 2009. Questa macchina è composta da tre tipi di nodi e processori con diverse architetture computazionali. Il supercomputer è utilizzato per risolvere intensivi problemi di scienza computazionale sviluppando algoritmi e software per potenti sistemi di calcolo. Lomonosov è tra i primi 500 più potenti supercomputer del mondo.

Il supecomputer Lomossonov

Il supercomputer Lomonosov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I robot giganti sono ufficialmente la bandiera del Giappone attraente

Tim Hornyak, The Japan Times 20 marzo 2014

1_1_Gundam_Model_in_Odaiba_by_JOEIANCon la sua montagna di debito pubblico, una fusione nucleare da riassorbire e le Olimpiadi del 2020, si potrebbe pensare che l’ultima cosa cui il governo giapponese spenderebbe soldi sia uno studio sui robot di fantascienza. Ma come Terminator disse una volta: “Sbagliato“. Dalle stanze del Kasumigaseki arriva “La guida agli anime giapponesi: la storia degli anime sui robot“, un’indagine di 90 pagine commissionata dall’Agenzia per gli Affari Culturali e dal suo Ufficio informazioni manga, anime, giochi, arte e media. L’ufficio dei cervelloni sembra intento a capitalizzare ciò che rimaneva del’attrattiva nazionale lorda del Giappone all’estero. Il Giappone attraente, un concetto di oltre un decennio fa, è stato sfruttato nella politica nazionale, e l’agenzia ha commissionato il rapporto nell’ambito della discussione fondamentale sugli anime presso i popoli esteri. Quello sui robot potrebbe essere il primo studio ad esaminare i diversi generi di anime. Pubblicato in Giappone lo scorso anno, una versione abbreviata dello studio è stata appena pubblicata in inglese. E’ il primo del genere, e fa alcune affermazioni sull’importanza del genere dei robot giganti.
Gli anime sui robot rappresentano una singolare forma di cultura popolare sviluppata in Giappone“, affermano gli autori. E ancora: “Il senso dell’esplorazione e la vitalità intrinseca nel medium degli anime sui robot è un riflesso della psiche giapponese“. I robot immaginari esistono in molte diverse culture da prima del debutto degli anime sci-fi giapponesi sui robot, come Tetsuwan Atom (Astro Boy) di Osamu Tezuka, cartone animato pionieristico della Fuji TV, nel 1963. Tuttavia, la trasmissione segnò l’inizio degli stessi anime come serie TV. Oltre ad essere un grande successo, l’affettuosamente carino Astro Boy, con il suo motore atomico, simboleggiava l’emersione del Giappone dalle ceneri della seconda guerra mondiale come un luccicante treno-proiettile guidato dalla tecnocrazia. Tetsujin 28-go (alias Gigantor) di Mitsuteru Yokoyama, un colosso controllato da un ragazzo che lotta contro la criminalità, è ispirato alla guerra, ai B-29 statunitensi che incendiavano le città giapponesi. Mentre Tezuka e Yokoyama gettarono le basi degli anime sui robot-giganti, essi fiorirono solo negli anni ’70 e ’80, dopo esser stato cosparso efficacemente il fertilizzante nell’inebriante forma del popolarissimo live-action tokusatsu dagli effetti speciali “Ultraman”. Queste combinazioni di eroi giganti, mostri Kaiju e drammatiche scene di battaglia, dai grandiosi, e spesso esilaranti, effetti.
age-2La macchina chiamata “Mazinger Z“, un anime del 1972-1974 basato sul manga di Go Nagai, era un torreggiante e puntuto veicolo da combattimento pilotato dal giovane Koji Kabuto. Mettendo il protagonista all’interno di Mazinga, Nagai scatenò la potente combinazione uomo-macchina cui i bambini non potevano resistere. Nella formula seriale, molti similari super-robot degli anni ’70 avevano piloti, statura gigantesca e capacità di trasformarsi, indica lo studio, aggiungendo che gli occhi di Mazinger mancavano delle pupille, al contrario dei precedenti robot di fantasia, facendolo apparire più simile a una macchina che a un personaggio. La popolarità di cartoni animati come “Mazinger Z” e “Raideen Yusha (Coraggioso Raideen)” vide il merchandising usurpare l’impulso creativo dominante nell’artista dei manga. Ma il diluvio di giocattoli e modelli divenne uno tsunami con “Mobile Suit Gundam“, che debuttò nel 1979. Risposta anime a “Star Wars” che creò la space opera dei “mecha“, enormi robot militari (soprannominati “mobile suit“) con elaborati armamenti e un’attenzione feticistica per il dettaglio e il realismo. Il marchio raccolse un seguito nazionale enorme, mostrando una notevole longevità, in questi ultimi 35 anni, con nuove serie continue negli anni. I suoi prodotti associati, come i modelli in plastica Gunpla, sono così ricercati dai rabbiosi otaku (fan ossessivi) di “Gundam” da raggiungere dimensioni sconcertanti: miliardi di dollari di fatturato e circa 50 milioni di dollari solo ad agosto per il marchio “Gundam“, dai tofu alle auto. Il suolo del Giappone s’è “Gundam“-ificato con una statua di 18 metri di altezza del robot marcato RX-78-2 di Odaiba, il quartiere ricreativo di Tokyo.
Gli anime dei robot giganti vissero il periodo d’oro nei primi anni ’80, prima di entrare in declino; prodotti come “Kido Keisatsu Patlabor (Mobile Police Patlabor)” e “Neon Genesis Evangelion” riuscirono ad invertire la tendenza. “Gundam“, tuttavia, non guarda mai indietro. “Il successo (di serie come ‘Gundam’) non solo ha riguardato le aziende di giocattoli, ma anche artisti e creativi di anime che hanno potuto realizzare originali racconti di fantascienza“, afferma il critico di anime Ryusuke Hikawa, coautore dello studio. “L’originale successo degli anime ha portato alla creazione di una quantità enorme di film anime. Film statunitensi come ‘Transformers’ e ‘Pacific Rim’ sono prodotti dal grande impatto della cultura giapponese degli anime sui robot”. Hikawa osserva che se la robotica giapponese ha creato robot autentici, come l’umanoide Asimo di Honda, è perchè ha tratto ispirazione dagli anime sui robot con cui s’è cresciuti. Ma sottolinea che il suo studio si propone di favorire lo scambio culturale e la “comprensione internazionale reciproca“. I robot giganti possono unire i popoli? “Questo rapporto è fondamentale perché è la prima volta che i giapponesi vedono la cultura dei robot giganti come unica e distintamente giapponese“, dice l’appassionato di sci-fi vintage sui robot Matt Alt, la cui azienda AltJapan ha tradotto lo studio.
Per decenni gli otaku giapponesi e stranieri hanno comunicato di rado tra di loro. Questa relazione è un serio tentativo di costruire ponti tra studiosi di cultura popolare, nazionali ed esteri“.

neon-genesis-evangelion-anime_224104Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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