L’Esercito Arabo Siriano entra ad Ifrin

Ziad Fadil, Syrian Perspective 19/2/2018Sergej Lavrov, l’abile Ministro degli Esteri russo, accusava formalmente gli Stati Uniti di sostenere Jabhat al-Nusra (al-Qaida), organizzazione considerata terrorista da ogni nazione al mondo eccetto l’entità dell’apartheid sionista. L’ONU non solo considera Nusra un’organizzazione terroristica, ma anche il dipartimento di Stato degli USA. Lavrov dichiarava che è ovvio che gli Stati Uniti non sono disposti a combattere Nusra in Siria data la loro inazione ogni volta che si presenta l’opportunità di colpire il gruppo terroristico. Proprio come gli Stati Uniti crearono al-Qaida, così crearono Nusra. Ricordate alcuni miei vecchi articoli sull’argomento: Nusra significa “assistenza” in arabo e fu creata da Robert Ford e Bandar bin Sultan quando capirono che l’Esercito arabo siriano non andava a pezzi, c’erano troppi pochi disertori per combattere l’Esercito arabo siriano e, quindi, c’era bisogno di aiuti. Nusra è solo Arabia Saudita. Fino a che punto Muhamad bin Salman, il principe-pagliaccio, è disposto a continuare a finanziare tale organizzazione, nessuno lo sa oggi. Nonostante la questione finanziaria, appare chiaro che gli Stati Uniti sono pronti a fare di tutto per preservare il terrorismo in Siria attraverso Nusra. Questi sono giorni vergognosi per la loro storia.
La Divisione Tigre, guidata dal Generale Suhayl al-Hasan, si ammassa ai confini del Ghuta orientale. Sono stato informato che la divisione comprende oltre 11000 soldati che opereranno coi carri armati T-72 migliorati con l’equipaggiamento antimissile Sarab 2, preparandosi per l’ultima offensiva per sradicare Jaysh al-Islam, Nusra e Faylaq al-Sham una volta per tutte. La battaglia potrebbe iniziare in qualsiasi momento. Sospetto che una volta che Jaysh al-Islam sarà sconfitto, il Generale Hasan avrà il compito di annientare Nusra e i terroristi alleati ad Idlib. Come gli Stati Uniti aiuteranno Nusra, indicherà le mani sporche di Washington.
La celebre milizia della Difesa popolare della Siria entra ad Ifrin mentre scrivo. I turchi, che non hanno comandanti efficienti, (Erdoghan ne ha arrestato o incarcerato quasi tutti) hanno minacciato di colpire le milizie filogovernative siriane poiché, secondo la logica turca, proteggerebbero i combattenti del PKK. Questo è uno sviluppo interessante visto che Ifrin è territorio siriano. Ora vedremo come reagirà la Russia se le forze siriane saranno colpite dall’esercito turco. Interessante è anche il modo in cui l’Iran, che ha un patto di difesa con la Siria, risponderà se i turchi innescheranno il patto. Finora l’Iran è stato estremamente critico nei confronti delle azioni di Ankara nel nord della Siria. Noi di SyrPer non crediamo che i turchi abbiano la forza per una nuova guerra, mentre nutriamo forti sospetti sui curdi, dopo tutto cittadini siriani che cercano aiuto e protezione da Damasco.
È una certezza virtuale che Donald Trump non abbia idea di ciò che accade in Siria o Iraq, se è per questo. È consumato da un’ossessione narcisistica per come viene percepito globalmente. Oggi la CIA guida le relazioni estere degli Stati Uniti senza alcun coinvolgimento di Rex Tillerson che appare un incapace alla deriva. Sono gli stessi agenti della CIA che puntano a rovesciare il Dott. Assad. Ora sono tornati ancora più inferociti avanzando un’agenda neo-sionista nonostante i radicali cambiamenti sul campo. Gli Stati Uniti, come ho già scritto, hanno una posizione di retroguardia in Siria. I numerosi soldati per le operazioni speciali, che aiutano le cosiddette Forze democratiche siriane, oggi sono particolarmente vulnerabili. La pianificazione a Mosca e Damasco passa sostanzialmente dalla lotta allo SIIL sconfitto per estirpare ora le forze statunitensi dal Paese. Molto dipenderà dalla cooperazione irachena con Damasco. Se gli iracheni negano agli Stati Uniti i diritti di sorvolare il proprio territorio, Washington dovrà cedere qualsiasi accordo coi curdi per utilizzare Incirlik in Turchia. Sarà un disastro. L’unica altra alternativa sono le basi aeree dello Stato terrorista sionista che decideranno la possibile Terza guerra mondiale o qualcosa di davvero orribile. Gli Stati Uniti si sono messi all’angolo, intrappolati in un vicolo cieco. Proprio come l’Afghanistan risucchia le forze statunitensi, così sarà l’ultima avventura in Siria. Ed è solo all’inizio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il grande accordo di Putin con Israele: Israele può sopportarlo?

Alastair Crooke, SCF 17.02.2018Israele sale su un cavallo troppo alto“, scriveva Alex Fishman (corrispondente della difesa israeliano) sul giornale ebraico Yedioth Ahronoth, il mese scorso, “e si avvicina a passi da gigante a una “guerra voluta”: senza mezzi termini, è una guerra iniziata in Libano“. Nell’articolo, Fishman osserva: “La deterrenza classica è quando minacci un nemico a non farti del male nel tuo territorio, ma qui, Israele chiede che il nemico si astenga dal fare qualcosa nel proprio territorio, altrimenti Israele lo danneggerà. Dal punto di vista storico e della legittimità internazionale, le probabilità che tale minaccia venga accettata, portando alla fine delle attività nemiche nel proprio territorio, sono scarse“. Ben Caspit aveva anche scritto della giusta prospettiva su una “guerra voluta”, mentre un editoriale di Haaretz, spiega il professor Idan Landau in un blog israeliano, osservava: “Il governo israeliano deve quindi ai cittadini israeliani una spiegazione precisa, pertinente e persuasiva sul perché una fabbrica di missili in Libano ha cambiato l’equilibrio strategico tanto da richiede la guerra. Deve presentare valutazioni al pubblico israeliano sul numero previsto di vittime, danni alle infrastrutture civili e sul costo economico della guerra, rispetto al pericolo che la costruzione della fabbrica di missili costituirebbe“. Viviamo tempi pericolosi in Medio Oriente oggi, sia nell’immediato che a medio termine. La scorsa settimana s’è visto il primo “cambio del gioco” che ha quasi fatto precipitare la regione in guerra: l’abbattimento di uno degli aerei più sofisticati d’Israele, un F-16I. Ma come osserva Amos Harel, in questa occasione: “Il Presidente Vladimir Putin ha messo fine allo scontro tra Israele e Iran in Siria, ed entrambi hanno accettato la sua decisione… Sabato pomeriggio, dopo la seconda ondata di bombardamenti… alti funzionari israeliani stavano ancora seguendo una linea militare, e sembrava che Gerusalemme stesse considerando ulteriori azioni. La discussione si concluse poco dopo una telefonata tra Putin e il primo ministro Benjamin Netanyahu“. E quest’ultima affermazione rappresenta il secondo “cambio di gioco”: ai “bei vecchi tempi”, come diceva Martin Indyk, sarebbero stati gli Stati Uniti verso cui Israele si sarebbe rivolto, ma non questa volta. Israele ha chiesto al Presidente Putin di mediare. Sembra che Israele creda che Putin sia ora la “potenza indispensabile”, e in termini di spazio aereo a nord, lo è. Come Ronen Bergman aveva scritto sul New York Times: “Israele non potrà più agire in Siria senza limitazioni”, e in secondo luogo, “se qualcuno non ne fosse ancora a conoscenza, la Russia è la potenza dominante nella regione“. Quindi, di cosa si tratta? Bene, per cominciare, non si tratta di un drone che può (o non può) sconfinare in ciò che Israele chiama Israele o che la Siria chiama “Golan occupato”. Lasciateci ignorare tutto questo: o pensateci come all”effetto farfalla” nella teoria del caos, la cui piccola ala cambia “il mondo”, se preferite. Alla fine, comunque, questi sono avvertimenti su un’imminente guerra scatenati dal successo dello Stato siriano nel sconfiggere l’insurrezione jihadista. Questo ha cambiato gli equilibri di potere regionali e si assiste a Stati che reagiscono a tale sconfitta strategica. Israele, essendo il perdente, vuole limitare le perdite. Teme i cambiamenti in atto nella zona settentrionale della regione: il primo ministro Netanyahu chiese diverse volte al Presidente Putin garanzie che Iran ed Hezbollah non traggano alcun vantaggio strategico dalla vittoria della Siria che potrebbe svantaggiare Israele. Ma Putin, sembra chiaro, non ha dato garanzie. Ha detto a Netanyahu che, mentre riconosceva gli interessi alla sicurezza d’Israele, anche la Russia ha i suoi interessi, ed ha anche sottolineato che l’Iran è un “partner strategico” della Russia.
In pratica, non vi è alcuna presenza effettiva iraniana o di Hezbollah nelle vicinanze d’Israele (e in effetti Iran e Hezbollah hanno sostanzialmente ridotto le forze in Siria). Ma sembra che Netanyahu volesse di più: e per fare leva sulla Russia per garantire una futura Siria senza una qualsiasi presenza ‘sciita’, Israele la bombardava quasi ogni settimana, emettendo varie minacce belluine contro il Libano (col pretesto che l’Iran vi costruirebbe fabbriche di “missili sofisticati”), dicendo, in effetti al Presidente Putin, che se non avrà garanzie ferree su una Siria senza Iran e Hezbollah, si scontrerà con entrambi i Paesi. Ebbene, ciò che è successo è che Israele ha perso un F-16: inaspettatamente abbattuto dalle difese aeree siriane. Il messaggio è questo: “La stabilità in Siria e Libano è d’interesse russo. Se riconosciamo gli interessi alla sicurezza d’Israele, non danneggiate i nostri. Se volete la guerra con l’Iran, sono affari vostri, e la Russia non sarà coinvolta; ma non dimenticate che l’Iran è e rimane il nostro partner strategico“. Questo è il grande accordo di Putin: la Russia si assumerà una certa responsabilità sulla sicurezza d’Israele, ma non se Israele intraprenderà guerre contro Iran ed Hezbollah, o se violerà deliberatamente la stabilità nel Medio Oriente (incluso l’Iraq). E niente più bombardamenti gratuiti, destinati a violare la stabilità. Se Israele vuole la guerra con l’Iran, allora la Russia starà in disparte. Israele ora ha assaggiato il “bastone” del Presidente Putin: la sua superiorità aerea nel nord è stata violata dalle difese aeree siriane. Israele perderà completamente se le difese aeree russe saranno attivate: “Che ci pensino“. In caso di dubbio, si consideri questa dichiarazione del 2017 del Capo di Stato Maggiore delle Forze Aerospaziali Russe, Maggiore-Generale Sergej Mesherjakov: “Oggi in Siria è stato istituito un sistema di difesa aerea unificato ed integrato. Abbiamo assicurato l’informazione e l’interconnessione tecnica tra i sistemi di ricognizione aerea russi e siriani. Tutte le informazioni sulla situazione aerea provengono da stazioni radar siriane per i punti di controllo del raggruppamento delle forze russe“. Due cose ne scaturiscono: in primo luogo, la Russia sapeva esattamente cosa succedeva quando l’F-16 israeliano fu colpito dai missili della difesa aerea siriani. Come Alex Fishman, decano dei corrispondenti della difesa israeliani, notava su Yediot Ahoronot l’11 febbraio: “Uno degli aerei israeliani è stato colpito da due bordate di 27 missili terra-aria siriani… un risultato enorme per l’esercito siriano, e imbarazzante per la IAF, dato che i sistemi di guerra elettronica dell’aereo avrebbero dovuto proteggerlo da una bordata di missili… La IAF dovrà condurre un’indagine approfondita d’intelligence tecnica per determinare se i siriani hanno sistemi in grado di aggirare i sistemi di allarme e blocco israeliani? I siriani hanno sviluppato una nuova tecnica di cui l’IAF non è a conoscenza? Fu detto che i piloti non ricevettero l’allarme sul missile nemico che aveva agganciato il loro aereo; in linea di principio, avrebbero dovuto riferire di esserne preoccupati, ma c’era anche la possibilità più grave che non sapessero del missile, portando alla domanda sul perché non lo sapessero e se si resero conto della gravità del danno dopo che furono colpiti e costretti a salvarsi“. E il secondo: la successiva dichiarazione israeliana di aver punito la Siria distruggendone il 50% della difesa aerea andrebbe presa con cautela. Si ricordi ciò che aveva detto Mesherjakov: è un sistema russo-siriano pienamente integrato e unificato, e ciò significa che vi sventola la bandiera russa. (E questa prima affermazione israeliana fu ripresa dal portavoce dell’IDF). Infine, Putin, dopo l’abbattimento dell’F-16, disse ad Israele di smettere di destabilizzare la Siria. Non disse nulla sul drone siriano che pattugliava il confine meridionale (una pratica regolare dei siriani per monitorare i gruppi terroristici). Il messaggio era chiaro: Israele ottiene limitate garanzie sulla sicurezza dalla Russia, ma perde la libertà di azione. Senza il dominio aereo (che la Russia ha già acquisito), la presunta superiorità sui vicini Stati arabi, su cui Israele da lungo tempo introietta nella propria psiche collettiva, vedrà le ali d’Israele stroncate.
Tale patto può essere digerito culturalmente in Israele? Va visto se i capi d’Israele accettano di non godere più della superiorità aerea su Libano e Siria; o se, come i commentatori israeliani avvertivano nell’introduzione, se la leadership politica israeliana opterà per una “guerra voluta”, nel tentativo d’impedire la fine del dominio dei cieli d’Israele. C’è naturalmente un’altra possibilità, correre a Washington per cooptarla nell’azione per scacciare l’Iran dalla Siria, ma la nostra ipotesi è che Putin abbia già tranquillamente messo a punto con Trump il suo piano. Chissà? E allora una guerra preventiva per tentare di recuperare la superiorità aerea israeliana sarebbe fattibile o realistica dal punto di vista delle forze di difesa israeliane? È un punto controverso. Un terzo degli israeliani è culturalmente ed etnicamente russo e molti ammirano il Presidente Putin. Inoltre, Israele potrebbe contare, in tali circostanze, sulla Russia che non impiegherebbe i sofisticati missili della difesa aerea S-400 di stanza in Siria per proteggere i militari russi di stanza in tutta la Siria? E le tensioni israelo-siriane-libanesi di per sé non concludono l’attuale situazione di rischio associata alla Siria. Lo stesso fine settimana, la Turchia perse un elicottero e i due piloti, abbattuti dalle forze curde d’Ifrin. Il sentimento in Turchia contro YPG e PKK si accende; nazionalismo e neo-ottomanismo avanzano; e gli USA vengono dipinti con rabbia come “nemico strategico” della Turchia. Il presidente Erdogan affermava che le forze turche elimineranno le YPG/PKK da Ifrin all’Eufrate, ma un generale statunitense diceva che le sue truppe non si toglieranno dalla via di Erdogan per Manbij. Chi colpirà per primo? E questa escalation può continuare senza una grave rottura delle relazioni tra Turchia e Stati Uniti? (Erdogan aveva notato che il budget della difesa degli USA del 2019 include uno stanziamento di 550 milioni di dollari per le YPG. Cosa se ne faranno esattamente gli statunitensi?). Inoltre, può la leadership militare statunitense, preoccupata dal ritrovarsi in una guerra del Vietnam, ma con gli USA che vincerebbero questa volta (per dimostrare che l’esito del Vietnam fu una sconfitta immeritata dalle forze USA), accettare di ritirarsi dall’aggressiva occupazione della Siria ad est dell’Eufrate, e quindi perdere ulteriore credibilità? Soprattutto ripristinare credibilità e coscrizione militare degli Stati Uniti è il mantra dei generali della Casa Bianca (e Trump)? Oppure, il perseguimento della “credibilità” militare degli Stati Uniti degenererà in una “caccia al pollo” montata dalle forze statunitensi contro le Forze Armate siriane, o addirittura con la stessa Russia che considera l’occupazione statunitense in Siria come dannosa per la stabilità regionale che ricerca.
Il “grande quadro” della concorrenza tra gli Stati sul futuro della Siria (e della regione) è aperto e visibile. Ma chi si cela dietro le provocazioni che potrebbero portare all’escalation, e facilmente trascinare la regione verso il conflitto? Chi ha fornito il missile terra-aria portatile che aveva abbattuto il caccia Su-25 russo e che vide il pilota circondato da jihadisti, preferire coraggiosamente uccidersi piuttosto che essere preso prigioniero? Chi aveva ‘aiutato’ il gruppo terroristico ad usare il manpad? Chi ha armato i curdi con sofisticate armi anticarro (che hanno distrutto una ventina di carri armati turchi)? Chi ha fornito i milioni di dollari per progettare tunnel e bunker costruiti dai curdi e chi ne ha sovvenzionate le formazioni armate? E chi c’era dietro lo sciame di droni, dotati di esplosivi, inviato ad attaccare la base aerea russa di Humaymim? I droni dovevano apparire rudimentali, che dei ribelli potessero rappattumare, ma da quando le difese elettroniche russe riuscirono a prendere il controllo e a farne atterrare sei, i russi videro che,internamente erano abbastanza diversi: contenevano sofisticate contromisure elettroniche e sistemi di guida GPS. In breve, l’aspetto rustico ne camuffava la sofisticazione, probabilmente lavoro da manuale di un’agenzia di Stato. Chi? Perché? Qualcuno cerca di mettere la Russia contro la Turchia? Non sappiamo. Ma è abbastanza chiaro che la Siria è il crogiolo di potenti forze distruttive che potrebbero volere, o inavvertitamente, infiammare la Siria e potenzialmente il Medio Oriente. E come aveva scritto il corrispondente della difesa israeliana Amos Harel, già in questo ultimo fine settimana, “abbiamo fatto un passo indietro dall’abisso della guerra“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA annunciano di aver eliminato 300 curdi, poi dicono che erano Russi

News Front 13.02.2018Partendo dalla storia di come nella notte tra il 7 e l’8 febbraio, gli Stati Uniti “sconfissero” in Siria “la colonna militare russa della PMC Wagner, i cui combattenti, insieme alle forze del regime di Bashar Assad, cercarono di entrare nei depositi petroliferi occupati dagli alleati degli Stati Uniti, le forze democratiche siriane (SDF) guidate dai curdi“, si accumulano nuovi fatti del tutto incredibili e dettagli “veritieri”, donando un tocco più interessante. Peggio ancora non andrà. Così, 2 giorni prima, un’edizione del quotidiano turco Sabah pubblicava l’articolo dal titolo “Gli Stati Uniti hanno colpito per errore i curdi della coalizione democratica siriana nella regione sud-orientale della provincia di Dayr al-Zur“, che dice che secondo i media filo-governativi siriani, le forze aeree statunitensi avevano colpito Dayr al-Zur bombardando involontariamente le SDF, presumibilmente per via di coordinate errate. Fu riferito che 300 curdi erano stati uccisi dagli attacchi aerei statunitensi.Al momento l’articolo è stato cancellato. Ma c’è una schermata del titolo e dei primi paragrafi.Inoltre, la ristampa con un link è stata conservata in un sito pakistano.Non pretendo di giudicare se sia vero. Soprattutto, provenendo da relazioni più che complicate tra Turchia, Stati Uniti e curdi. Tuttavia, data l’isteria alimentata sul tema delle “perdite russe” nella stessa regione e nelle stesse circostanze, oso supporre che tutto possa accadere. E l’incredibile leggenda urbana sui “mercenari russi” non può che essere una cortina fumogena volta a nascondere qualcos’altro. Ad esempio, un’operazione statunitense. Certo, questa è solo una versione. Il che, tenendo conto di tutti i problemi, le dispute, le omissioni, il vuoto e le “notizie”, ha diritto di esserci.

Il Cremlino esorta i media a non fidarsi della disinformazione sulla Siria
TASS 14 febbraio 2018

Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha chiesto ai media di non farsi guidare da “dati distorti” in relazione a rapporti su russi presumibilmente uccisi in Siria. “Esortiamo tutti a non farsi distrarre da informazioni errate, intenzionali o no, e a fare attenzione alla descrizione di tali incidenti potenzialmente importanti, per non farsi affascinare da distorsioni“, dichiarava il portavoce del Cremlino riguardo le notizie su numerosi russi presumibilmente uccisi nella provincia siriana di Dayr al-Zur, il 7 febbraio. Data la mancanza di dati specifici, Peskov dichiarava di non aver capito la domanda di un giornalista che chiedeva se fosse possibile dichiarare il lutto per numerosi russi presumibilmente uccisi in Siria il 7 febbraio. Notava che il Cremlino non aveva informazioni specifiche, il che non consentiva di trarre conclusioni sul numero di russi in Siria. “Non si può escludere che cittadini russi siano in Siria, ma non sono militari russi, è tutto ciò che possiamo dire, ma comunque i nostri cittadini rimangono cittadini russi, qualunque cosa accada“, concludeva. Una fonte del Ministero degli Esteri russo aveva già riferito che notizie su decine e centinaia di cittadini russi presumibilmente uccisi in Siria sono disinformazione. La settimana prima, la CBS aveva riferito che forze filo-governative siriane, che avrebbero attaccato il quartier generale delle forze democratiche siriane sostenute dagli USA (SDF) nella provincia siriana di Dayr al-Zur il 7 febbraio, comprendevano cittadini russi. La coalizione guidata dagli Stati Uniti aveva lanciato un attacco aereo contro le forze filogovernative. Il Ministero della Difesa russo affermò che i miliziani siriani furono attacchi dalla coalizione il 7 febbraio per azioni non coordinate con l’esercito russo. L’incidente causò 25 feriti. Non c’erano militari russi nella zona, notava il ministero.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Putin avverte Netanyahu sulla Siria

Il presidente russo mette in guardia il leader israeliano contro “passi che potrebbero portare a nuovi scontri
Alexander Mercouris, The Duran 12 febbraio 2018Dopo l’abbattimento da parte della Siria di un cacciabombardiere israeliano F-16, il Presidente Putin e il primo ministro Netanyahu avevano una conversazione telefonica. Il riassunto della conversazione del Cremlino è estremamente breve. La discussione si concentrava sulle azioni dell’Aviazione israeliana, che effettuava attacchi missilistici in Siria. Il Presidente della Russia si esprimeva contro qualsiasi iniziativa che portasse a nuovi scontri pericolosi per la regione. Questo rapporto conciso della conversazione tra i leader russo e israeliano corrisponde alle scarse informazioni che i russi fornivano sui colloqui tra Putin e Netanyahu a gennaio. Tuttavia, non è difficile capire l’attuale politica russa sul conflitto tra Siria e Israele, e si pensa che ci sia molta confusione in merito. Il primo punto da sottolineare è che la Russia è ora garante della sopravvivenza del Presidente Assad e del suo governo. La continua speculazione secondo cui i russi siano disposti ad abbandonare il Presidente Assad per raggiungere la pace in Siria, o siano pronti ad imporre la decentralizzazione della Siria che il governo siriano non vuole, è malriposta. Prima dell’intervento della Russia nel conflitto siriano nel settembre 2015, i russi avevano costantemente resistito alla pressione di Stati Uniti ed alleati ad accettare la destituzione del Presidente Assad. La Russia aveva ripetutamente posto il veto alle risoluzioni presentate al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dalle potenze occidentali, allo scopo di spodestare il Presidente Assad. Dopo che la Russia interveniva nel conflitto siriano nel 2015, i russi si opposero ad ulteriori pressioni degli Stati Uniti ad accettare la cacciata del Presidente Assad, in cambio di un posticino nella coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti, o della promessa di operazioni militari congiunte tra Russia e Stati Uniti contro al-Qaida. Già fu indicato il fallimentare tentativo dell’ex-segretario di Stato USA John Kerry, a Mosca nel luglio 2016, di convincere i russi ad accettare la cacciata del Presidente Assad. In un articolo successivo, scrissi, “…la storia della diplomazia del conflitto siriano è una continua ripetizione: gli Stati Uniti spingono i russi ad accettare di rimuovere il Presidente Assad, facendo varie offerte o minacce per comprare o forzare l’accordo russo. I russi rispondono che il futuro del Presidente Assad è una questione interna siriana, nella quale non saranno coinvolti. Gli Stati Uniti si allontanano, sconcertati e arrabbiati… In verità, l’incapacità di Stati Uniti ed alleati occidentali e arabi di accettare che l’opposizione russa alla loro politica sulla Siria e altrove sia reale, e che i russi non possano essere vittime di bullismo o corruzione per accettarla, è una delle cose più strane del conflitto siriano. Nonostante i russi abbiano agito ripetutamente in modo diretto nel spiegare la loro politica, Stati Uniti ed alleati sembrano incapaci di credere che siano davvero seri. Sembrano sempre pensare che i russi giochino in modo cinico, e che con la giusta offerta o sottoposti alla giusta pressione, potranno essere piegati accettando d’abbandonare Assad”. Se i russi non erano disposti ad accettare la cacciata del Presidente Assad quando il territorio controllato dal suo governo era ridotto a una piccola striscia lungo le coste siriane, ed Aleppo, la più grande città della Siria, sembrava sul punto di cadere, oggi non accetteranno la cacciata del Presidente Assad, quando l’hanno aiutato a riprendere il controllo delle principali città della Siria, come Damasco e Aleppo, e i suoi eserciti hanno raggiunto il confine iracheno nell’estremo est della Siria. Dopo aver investito così tanto nella sopravvivenza del Presidente Assad e del suo governo, è inconcepibile che i russi l’abbandonino, ed è certo che nessuno a Mosca ci pensa. Allo stesso tempo, nessuno a Mosca vuole vedere la Russia coinvolta nel conflitto siriano-israeliano, che precede di molto l’intervento della Russia in Siria e che risale alla fondazione dello Stato d’Israele nel 1948. Quando, dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, i sovietici s’impegnarono totalmente nel conflitto arabo-israeliano appoggiando diplomaticamente ed armando intensamente gli arabi, inviando una forte forza militare per difendere l’Egitto nel 1970 dagli attacchi aerei israeliani e rompendo le relazioni diplomatiche con Israele, il risultato per Mosca fu una catastrofe. La grande comunità ebraica dell’URSS si alienò, l’URSS scoprì che facendosi nemico Israele aveva ulteriormente avvelenato i rapporti con le potenze occidentali proprio nel momento in cui cercava un’intesa con esse, e scoprì rapidamente anche che gli alleati arabi, nei quali aveva investito così tanto, erano ingrati e traditori, tanto che nel 1980 la posizione dell’Unione Sovietica in Medio Oriente era crollata. L’ultima goccia fu dopo l’intervento sovietico in Afghanistan nel 1979, quando volontari provenienti da tutto il mondo arabo si precipitarono a combattere i russi in Afghanistan, in un modo che non avevano mai mostrato di voler fare contro Israele in nome dei palestinesi. Non sorprende che i russi abbiano quindi deciso di non farsi mai più coinvolgere direttamente in alcun conflitto arabo-israeliano dalla metà degli anni ’80. Così, mentre la Russia ha buoni rapporti con gli Stati arabi e sostiene i palestinesi, la Russia si è sempre sforzata di mantenere buoni rapporti con Israele, con cui ha stretto importanti legami economici.
Oltre a ciò, dato che la Russia è già impegnata in Siria, combattendo terroristi e ascari per conto del Presidente Assad e del suo governo, non ha alcun desiderio di complicare ulteriormente un compito già estremamente complesso affrontando Israele, il gigante militare del Medio Oriente con armi nucleari e la più forte aeronautica del Medio Oriente, sempre a nome della Siria. A condizione quindi che gli attacchi israeliani contro la Siria non vadano oltre la routine degli israeliani contro la Siria da decenni, di molto precedenti l’intervento della Russia in Siria, senza dare agli israeliani alcuna possibilità di minacciare il governo siriano o le sue operazioni militari contro i jihadisti che i russi combattono, i russi non faranno nulla. Al contrario, se gli attacchi israeliani contro la Siria minacciano il governo siriano o interferiscono nelle operazioni militari siriane contro i gruppi jihadisti che i russi combattono, i russi risponderanno in modo netto, come fecero nel marzo dell’anno scorso quando convocarono l’ambasciatore israeliano al Ministero degli Esteri dopo l’attacco aereo israeliano contro la base aerea di Tiyas, con l’intenzione d’interferire nell’offensiva dell’Esercito arabo siriano contro lo SIIL. All’inizio dell’intervento russo in Siria, il 21 settembre 2015, il Presidente Putin ebbe una serie di incontri e conversazioni col primo ministro israeliano Netanyahu nel corso del quale la politica russa fu attentamente spiegata al leader israeliano, e furono stabilite delle regole base. Che i russi abbiano chiarito in quell’incontro che non erano interessati ad interferire negli “ordinari” attacchi aerei israeliani contro la Siria fu confermato dall’accordo di “deconfilitto” che i leader russo e israeliano concordarono durante tale vertice. Ecco cosa riportò Reuters, “Israele e Russia hanno deciso di coordinare le azioni militari sulla Siria per evitare incidenti, ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu durante la visita a Mosca. Il recente sostengo russo al Presidente Bashar al-Assad, che secondo fonti regionali include aerei da guerra e sistemi antiaerei, preoccupa Israele, i cui jet hanno bombardato il vicino Paese arabo per sventare sospetti trasferimenti di armi ad Hezbollah, alleato libanese di Assad. Secondo rapporti israeliani, dopo aver incontrato il Presidente Vladimir Putin, Netanyahu disse che era venuto con l’obiettivo di “impedire incomprensioni tra unità delle IDF (Forze di Difesa Israeliane) e forze russe” in Siria, dove Assad combatte gli insorti islamisti in una guerra civile. Netanyahu aggiunse che lui e Putin “hanno concordato un meccanismo per impedire tali malintesi”, senza dare spiegazioni. Non ci furono commenti immediati dal Cremlino. In precedenti osservazioni, mentre accoglieva Netanyahu nella residenza presidenziale di Novo-Ogaryovo, fuori Mosca, Putin affermava che le azioni russe in Medio Oriente saranno sempre “responsabili”. Sottolineando l’importanza della visita di Netanyahu a Mosca, il premier israeliano aveva portato con sé il capo delle forze armate e il responsabile dell’intelligence militare israeliana. Putin, che condivide la preoccupazione occidentale per la diffusione dell’influenza dello Stato islamico, s’impegnava a continuare il sostegno militare ad Assad, l’assistenza che la Russia dichiara in linea col diritto internazionale. La Russia concentrava le forze sulle coste della Siria, dove Mosca ha una grande base navale. Gli Stati Uniti, che insieme agli alleati hanno compiuto missioni contro i ribelli dello Stato islamico in Siria, avevano anche dei colloqui di “deconflitto” con la Russia”. Questo rapporto sull’accordo che Putin e Netanyahu raggiunsero il 21 settembre 2015, conferma che i russi chiarirono agli israeliani che non avevano alcun interesse ad impedire attacchi israeliani “ordinari” contro la Siria e che il loro intervento in Siria non era inteso ad impedirli. Si notino in particolare le parole evidenziate da Reuters, che confermano e mostrano la natura dell’accordo che russi ed israeliani avevano preso.
I russi all’epoca avrebbero anche detto la stessa cosa al Presidente Assad e al governo iraniano: la Russia interveniva in Siria per salvare il governo siriano attaccato dai terroristi e minacciato dal cambio di regime dagli Stati Uniti; non per perseguire il conflitto con Israele. Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è che proprio se i russi non agiranno per fermare gli attacchi aerei israeliani “di routine” contro la Siria, non agiranno per fermare qualsiasi azione intrapresa dai siriani per difendersi da tali attacchi. Sia le ‘azioni di routine’ israeliane, sia le reazioni siriane, fanno parte del conflitto arabo-israeliano ed Israele-Siria a cui la Russia non è interessata. Certamente i russi non furono coinvolti nel recente abbattimento dell’F-16 israeliano ma nessuno è interessato a dirlo. Allo stesso tempo, e coerentemente con la loro politica, mentre i russi non fermarono gli israeliani che effettuavano attacchi aerei “ordinari” contro la Siria, o i siriani che abbattevano gli aerei israeliani che li attaccavano, i russi reagiranno a qualsiasi azione israeliana che minacci il governo siriano o interferisca nelle operazioni siriane contro i jihadisti, proprio come fecero lo scorso marzo. Che Putin l’abbia ricordato a Netanyahu nell’ultima telefonata è confermato dal sommario del Cremlino, “Il Presidente della Russia si è espresso a contro qualsiasi iniziativa che porti a nuovi scontri, che sarebbero pericolosi per tutti nella regione”. In altre parole, Putin ha detto a Netanyahu di moderare la reazione all’abbattimento dell’F-16, e la reazione relativamente blanda d’Israele, attacchi aerei di rappresaglia dopo l’abbattimento, non andava oltre l’attacco “di routine” e non minacciava le operazioni siriane contro i jihadisti (che continuano senza sosta) o l’esistenza del governo siriano, dimostrando che, nonostante la nomea, Netanyahu aveva ascoltato Putin. I russi hanno quasi sicuramente bilanciato l’avvertimento a Netanyahu con avvertimenti equivalenti a Damasco e Teheran sull’escalation da evitare. Dato che non è nell’interesse di Siria o Iran, con la Siria ancora in stato di guerra e vaste aree ancora controllate da curdi e jihadisti, minacciata dalla presenza di truppe statunitensi e turche sul suo territorio, trovarsi in conflitto aperto con Israele, c’è la certezza che gli avvertimenti russi siano stati ascoltati. Se la Russia non prende posizione nel conflitto arabo-israeliano o tra Israele e Siria, gli ultimi eventi mostravano come la semplice presenza russa in Siria comunque cambiasse le dinamiche del conflitto. Come appena scritto, il successo della Siria, abbattendo un F-16 israeliano, conferma che l’equilibrio militare in Medio Oriente cambia. Qualcosa che andava oltre le capacità della Siria fino a poco tempo prima, l’abbattimento di un aviogetto da combattimento israeliano nello spazio aereo israeliano è accaduto. E grazie all’intervento della Russia nel conflitto siriano, senza di cui i militari siriani non avrebbero abbattuto aerei israeliani, e non ci sarebbero stati addestramento, consiglieri e supporto tecnico russi per le Forze Armate siriane, dandogli la possibilità di abbattere aerei israeliani. Spostare la bilancia militare in Medio Oriente non era intenzione dell’intervento della Russia in Siria; tuttavia ne è il prodotto. Allo stesso modo, l’avvertimento della Russia ad Israele a non reagire all’abbattimento dell’F-16, aggravando la situazione, non fa schierare la Russia nel conflitto tra Israele e Siria; tuttavia l’effetto è proteggere la Siria dalle azioni israeliane che sarebbero avvenute in risposta all’abbattimento dell’F-16, se la Russia non fosse presente in Siria e non avesse avvertito Israele. Il risultato è che la Siria ha abbattuto un F-16 israeliano e non ha subito conseguenze. Sebbene il conflitto arabo-israeliano continui, ed Israele e Siria continuino a prendere provvedimenti contro l’altro, la dinamica del conflitto è cambiata.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sionismo, terrorismo e desiderio di morte della CIA

Ziad Fadil Syrian Perspective 19/02/2018Tutti hanno letto dell’assalto criminale ai combattenti delle Forze di difesa popolari presi di mira da aerei ed artiglieria statunitensi mentre si spostavano tra i villaggi Qusham e Tabiyah, a nord-est di Dayr al-Zur. Alcuni media occidentali affermavano che oltre 100 “truppe del regime pro-Assad” furono uccise dagli yankee nobili e amanti della democrazia. Non è vero. Il numero effettivo di combattenti uccisi nel convoglio diretto a nord è di circa 22, coi civili che rappresentano la maggior parte delle vittime. I civili erano accompagnati dalle PDC per motivi di sicurezza, mentre rientravano a case. Gli Stati Uniti li hanno bombardati uccidendo oltre 100 tra uomini, donne e bambini. Bello show, zio Sam. Questo è il più grande esercito del mondo, un esercito che ha ucciso più civili afghani di qualsiasi altro conquistatore nella storia; un esercito che ha bombardato oltre un milione di civili vietnamiti; un esercito che fornisce agli scimpanzé sauditi tutti gli ordigni di cui hanno bisogno per sterminare la nazione più povera del mondo arabo.
I sionisti ci sono ricascati. Sorvolando il Libano, hanno scatenato una raffica di missili su Jamaraya, dove l’Esercito arabo siriano ha una struttura di ricerca e sviluppo militare. Questa volta, la maggior parte dei missili fu intercettata e distrutta dal sistema di difesa aerea Pantsir che difende l’area di Damasco. Possiamo anche confermare che un aviogetto da combattimento F-16 biposto fu distrutto schiantandosi nella Galilea settentrionale. Si ritiene che i piloti si siano espulsi pochi secondi prima che il missile S-300 centrasse il loro aereo. In verità, i piloti avevano solo pochi secondi e decisero giustamente di abbandonarlo. Uno dei piloti è in gravi condizioni critiche. Ci sono alcune domande sul perché dell’attacco a Jamaraya. Non è il primo senza prove di invii militari dall’Iran ad Hezbollah. E c’era poco o niente che l’EAS facesse per provocare tale attacco. Il Ministero della Difesa della Siria sostiene che l’attacco era volto a sostenere i terroristi. Ma ecco cosa dicono le mie fonti:
Negli ultimi 5 giorni, l’Esercito arabo siriano al comando del Generale Suhayl “Tigre” al-Hasan liberava 1500 km quadrati di territorio nella sacca che si estendeva da sud-est di Qanasir presso Aleppo ad ovest di Sinjar presso Idlib fino ad al-San, presso Hama. Questo era il territorio di Jabhat al-Nusra. Gran parte delle armi utilizzate dall’EAS in queste battaglie erano droni armati che decollavano da basi aeree come Shayrat. Oltre a ciò, l’EAS aveva anche liberato dallo SIIL Qasr bin Wardan e al-Musitiba l’8 febbraio 2018. Il 9, l’EAS travolse al-Nusra e SIIL liberando 30 villaggi a nord di Hama. Questo tipo d’impeto sorprese i pianificatori sionisti dei terroristi che via radio urlavano alla strage di ratti terroristici nel nord-ovest della Siria. I sionisti dovevano fare qualcosa. S’inventarono il racconto palesemente falso del drone “iraniano” che violava lo spazio aereo sionista dichiarando un “anormale tipo d’aggressione”. Per smussare l’efficacia dei droni armati, l’aeronautica sionista effettuava diverse missioni volte a distruggere le aree in cui i droni erano depositati, assemblati e posizionati. Secondo le mie fonti, i sionisti pensavano di avere un corridoio libero in Libano e di poter impunemente sparare i missili sulle basi aeree in Siria. Alcuni bombardieri sionisti volarono addirittura sulla Siria meridionale, dove i loro piloti, se necessario, potevano eiettarsi sul territorio dei terroristi amici. L’Alto Comando siriano aveva già ottenuto il via libero dal Presidente Michel Aoun del Libano ad abbattere gli aerei sionisti che sorvolavano lo spazio aereo libanese. Quando un F-16S sorvolò il Libano del Sud e fu rilevato dal radar, un S-300 lo centrò quasi uccidendo l’equipaggio dei due ratti. L’aereo, a causa della rotta e della quota, si schiantò nella Palestina occupata, in Galilea, vicino alla città di Um al-Fahm. Oltre a questo, gli aerei sionisti sorvolarono Huran in Siria, lanciando missili contro le basi dell’EAS, ma quasi tutti furono intercettati e distrutti prima che potessero raggiungere gli obiettivi. Un altro bombardiere sorvolò il Libano per attaccare Jamaraya, a nord-ovest di Damasco, ma non riusciva a bombardare le aree circostanti la città. La mia fonte, Munzir, scrive che un altro aviogetto sionista veniva colpito da missili della difesa aerea sparati dalla 22.ma Brigata, a 3 km a nord del lago Utiba. La notizia di questo attacco è ancora da confermare.
Dovrebbe essere ovvio che il gioco è cambiato. Tony Gratrex mi aveva inviato diversi articoli su come lo Stato dell’apartheid sionista e gli Stati Uniti abbiano adottato una nuova strategia con la stessa logica del logorio. Il piano ora, secondo un articolo di Tony, è impedire che la Siria possa ricostruirsi negandole l’accesso alle infrastrutture del petrolio e del gas. Questa è una delle ragioni per cui gli Stati Uniti hanno colpito le PDC a Dayr al-Zur l’8 febbraio 2018, a mezzanotte, uccidendo quei civili. Evidentemente, i loro alleati delle SDF hanno accettato di permettere al governo siriano di rilevare i giacimenti di petrolio di Dayr al-Zur. Gli Stati Uniti non lo vogliono. È qui che gli Stati Uniti sono appesi ai mulini a vento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio