Il Pentagono minaccia di abbattere i jet russi in Siria

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 10 dicembre 2017Il mese scorso mi chiedevo se l’accresciuta retorica del Pentagono sulle “insicure pratiche di volo russe” in Siria preparasse i media al possibile abbattimento di un aereo russo da parte degli Stati Uniti. Ora gli Stati Uniti continuano a minacciarlo apertamente. Ricordiamo, il 24 novembre la CNN pubblicò un articolo in cui, secondo funzionari anonimi, i poveri piloti statunitensi venivano “sottoposti a pratiche di volo russe“. Questo seguiva un rapporto della settimana prima in cui un ufficiale anonimo del Pentagono parlava di aerei russi “minacciosi” e “potenzialmente minacciosi” e dei loro “comportamenti sempre più allarmanti” (che in seguito si rivelano semplicemente aerei russi che volavano nel raggio delle armi statunitensi a terra). Ora il Pentagono minaccia apertamente la prospettiva di abbattere un aereo da guerra russo, coi suoi portavoce. Il colonnello Damien Pickart, portavoce del Comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti, aveva detto che l’esercito statunitense ha “la grave preoccupazione” di “abbattere un aereo da guerra russo perché le sue azioni sono viste minacciose“, in altre parole incrociare nello “spazio aereo della coalizione” nella Siria orientale. Sì, in modo bizzarro il Pentagono indica la Siria ad est dell’Eufrate come “nostro spazio aereo”: “Abbiamo visto ovunque da sei a otto incidenti al giorno a fine novembre, dove aerei russi o siriani attraversavano il nostro spazio aereo ad est dell’Eufrate“, aveva detto Pickart. Gli Stati Uniti sostengono di non poter onestamente sapere se gli aerei russi attraversano il fiume per “errore” o perché intendono attaccare “forze della coalizione”, e che quindi i caccia statunitensi potrebbero già ragionevolmente abbatterli per “autodifesa”: “I piloti dell’aeronautica hanno mostrato moderazione, ma dato che le azioni dei Su-24 avrebbero potuto ragionevolmente essere interpretate come minaccia agli aerei statunitensi, il pilota dell’F-22 avrebbe avuto diritto di sparare per autodifesa, secondo i funzionari della base aerea del Qatar”. Questa è pura assurdità. Non si tratta di paura di un attacco russo, ma di confronto.
In primo luogo il Su-24 è un aviogetto d’attacco che non verrebbe usato per attaccare altri aerei da combattimento. Ancora più importante, i russi rivelavano di aver già effettuato oltre 600 missioni di combattimento per colpire lo SIIL ad est del fiume a sostegno delle milizie curde YPG solitamente sostenute dagli USA. Le YPG salutavano la copertura aerea russa*. Gli statunitensi sanno bene che i russi non attraversano il fiume per attaccare loro o i loro agenti. Al contrario, sostengono la stessa fazione degli Stati Uniti, ma il Pentagono vuole il monopolio su ciò e sul territorio occupato. Inoltre, mentre il Pentagono si lamenta degli incidenti in cui aerei statunitensi e russi quasi entrano in collisione a causa dei russi che volano sul lato “sbagliato” del fiume, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i caccia statunitensi avevano già simulato l’attacco ad aviogetti russi: “Il 23 novembre, sui cieli della riva occidentale dell’Eufrate, un caccia F-22 statunitense ostacolava attivamente 2 aerei d’attacco russi Sukhoi Su-24 nell’adempiere la missione per distruggere un comando dello Stato islamico vicino Mayadin“, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “L’F-22 lanciò dei bengala e aprì i freni manovrando costantemente per simulare un duello”. L’F-22 Raptor “finì le manovre pericolose e fuggì nello spazio aereo iracheno” dopo che un altamente manovrabile Su-35S apparve nelle vicinanze, affermava Konashenkov. Quindi chi effettivamente minaccia chi? I russi che attraversano il fiume per aiutare le YPG appoggiate dagli Stati Uniti, o gli Stati Uniti che simulano attacchi agli aerei russi? Ma non preoccupatevi, se gli Stati Uniti abbattessero un aereo russo sarà colpa dei russi avendo sorvolato le forze curde alleate degli Stati Uniti che aiutano: “Altri aerei russi volarono a breve distanza o direttamente sulle forze alleate per massimo 30 minuti, aumentando le tensioni e il rischio di uno scontro, secondo funzionari statunitensi”. Oppure per “adescare” gli statunitensi ad abbatterli: “È sempre più difficile per i nostri piloti capire se i piloti russi deliberatamente ci testano o istigano a reagire, o se si tratta solo di errori“, diceva il tenente-colonnello Damien Pickart, portavoce del comando. Vedete, questi russi vogliono essere abbattuti, non è mai colpa degli USA. (Ricordatevi che secondo il revisionismo neocon Sadam finse di avere armi di distruzione di massa per spingere gli Stati Uniti ad invaderlo).
L’US Air Force ha già abbattuto un Su-22 siriano sulla Siria centrale, bombardato l’Esercito arabo siriano in tre diverse occasioni nel sud della Siria uccidendo una dozzina di soldati, e presumibilmente bombardò l’Esercito arabo siriano nella città circondata dallo SIIL di Dayr al-Zur per errore, ma in realtà per sabotare l’accordo Lavrov-Kerry del settembre 2016 che prevedeva la collaborazione tra Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti fingono di credere che la Russia voglia bombardare le YPG quando in realtà si coordinano.*Nonostante l’approvazione dell’ombrello per le SDF (Syrian Democratic Forces) che gli Stati Uniti istituirono a fine 2015 per aiutare a presentare le YPG comuniste curde, contraddicono bizzarramente le dichiarazioni delle YPG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il mondo impazzisce, mentre la Siria di prepara all’aggressione sionista

Ziad Fadil Syrian Perspective 9 dicembre 2017Ancor più selvaggio e pazzo. Abbiamo già discusso, in un altro post, il dilagante guasto che affligge tanti governi oggi. Gli Stati Uniti, probabilmente la più grande potenza del mondo, sono guidati da un maniaco che vive in un bozzolo di auto-inganno e delusione. Orgoglioso e dedito alla millanteria, è deciso a dimostrarsi differente dagli altri capi che definisce “politici”, nel senso che “fa ciò che dice di fare”. Lo scandalo oggi è la minaccia di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme. I leader mondiali adottano normalmente tali minacce come posa ma, con Trump, universalmente considerato un mina vagante, la minaccia ha una certa risonanza. L’amministrazione Trump è dedita a servire abomini rabeliani. L’ambasciatore statunitense presso l’entità sionista è un sionista al 100%. Il genero del presidente Jared Kushner, rivelatosi il fondatore di un’organizzazione che sostiene gli insediamenti illegali in Cisgiordania ed è, a detta di tutti, uno stupefacente psicosionista dal DNA russo. Ora che gli Stati Uniti sono fuori dal processo di pace, grazie alla magnanimità di Trump verso i coloni sionisti, può iniziare a prepararsi a un nuovo Medio Oriente dove non dovrà preoccuparsi di questioni umanitarie o di coscienza. No, farà solo ciò che è nell’interesse degli USA, ad esempio: occupare terre appartenenti ad altri Paesi con o senza il consenso dei loro governi; vendere enormi quantità di armi alle tirannie alleate; potenziarle in tutto ciò che riguarda i beni naturali necessari agli Stati Uniti; eliminare ogni rispetto di sé rimasto agli arabi; e, con sua grande sorpresa, osservare i piani di dominio affondare nella storica palude dei misfatti insieme all’abominio sionista che controlla il suo regime e la sua nazione. Oltre a vendere miliardi di dollari in missili e ordigni ai pazzi pedofili dell’Arabia Saudita, affinché possano continuare la guerra criminale e genocida contro gli yemeniti, Trump brama guerre contro Corea democratica e Iran, entrambi potenze che possono affondare le navi statunitensi, per non parlare di difendere le proprie terre con tenacia fanatica. Trump cerca di distogliere l’attenzione dalle indagini di Robert Mueller e potrebbe effettivamente avviare nuove guerre per ottenere proprio tale fine. Non ha promesso nuove guerre all’estero nella campagna per la Casa Bianca. Quella promessa elettorale si è rivelata una menzogna flagrante. La mia nuova fonte, Chris, ora dice che gli Stati Uniti costruiscono un enorme complesso militare sotterraneo a nord della capitale giordana Amman. Chris collega tale mostruosa base alla compagnia Halliburton, gestita dal noto vigliacco, boia e guerrafondaio Dick Cheney. Quando il popolo della Giordania scoprirà che tale base ha lo scopo di continuare l’occupazione statunitense del mondo arabo, potrebbe infine impazzire e deporre il tirannico Pollicino che di nascosto distrugge la dignità che potrebbero ancora avere.
La base a nord della capitale giordana è un’attestazione della riluttanza delle “intelligence” CIA, Mossad e saudita ad accettare la sconfitta in Siria. È quel fastidioso piano iraniano d’estendere un gasdotto attraverso l’Iraq fino al litorale siriano che alimenta tale ossessione. Ma c’è dell’altro, dice Chris, che insiste sul fatto che gran parte della pianificazione volta a deporre il Dr. Assad era legata ai vasti giacimenti di petrolio scoperti nel sottosuolo delle alture del Golan, che i sionisti vogliono sfruttare col loro solito modo cupido e malevolo. Hanno concesso a una società statunitense, la Genie Energy (del New Jersey), i diritti per estrarlo. Genie Energy è di proprietà di Dick Cheney, Jacob Rothschild e Rupert Murdoch, principali azionisti. Secondo un articolo di Michael B. Kelley su Business Insider, fu concessa un’area di 153 miglia quadrate nella parte meridionale delle alture. Il trasferimento del petrolio, tramite il gasdotto, coinvolgerà inevitabilmente Halliburton, la società una volta guidata da Dick Cheney. Quindi, cosa faranno i giordani quando Trump annunciava il 6 dicembre che intende riconoscere la rivendicazione sionista su Gerusalemme e spostarvi l’ambasciata degli Stati Uniti? Cosa faranno sapendo che il loro miserabile re ha cercato di dissuadere l’indomabile Trump da tale incredibile raggiro del diritto internazionale e degli accordi ONU? Accidenti, non lo so. Ma ciò che so è che il cosiddetto re, suo padre e suo nonno prima di lui, erano tutti traditori del popolo arabo. E un leopardo non può cambiare le proprie macchie. La decisione è stata presa per spodestare il Dottor Assad usando forze dirette. Il passato affidamento ai fantocci ha generato un amaro fallimento. Per far sì che l’estromissione avvenga, diverse anatre vanno messe in fila.
Il primo segmento di tale piano è mantenere le forze statunitensi a tutti i costi in Iraq e Siria. Come molti hanno sentito, il Pentagono ha incautamente dichiarato che intende mantenere proprie truppe in Siria per tutto il tempo necessario a sostenere gli interessi statunitensi, qualunque cosa significhi. Siamo convinti che gli Stati Uniti stiano ammassando proprie forze in Siria per compensare la perdita prevedibile della base turca d’Incirlik, dove statunitensi, inglesi e francesi escogitano i loro piani per schiavizzare il popolo arabo. Non solo, la nuova base sotterranea che Chris indica in Giordania, evidentemente, viene sviluppata per compensare la perdita attesa della base statunitense di al-Udayd in Qatar, mentre Doha continua ad espandere i legami con l’Iran ridimensionando gli interessi per l’alleanza del Golfo Persico. Re Abdullah II di Giordania è al corrente di tale tradimento. Ma è un bravo attore, come suo padre. Gli Stati Uniti devono restare in Siria anche perché i curdi sono vulnerabili agli eserciti siriano, iracheno e turco. Gli statunitensi pensano che solo restandovi, alcuna combinazione di forze oserà sfidare le pretese ostentate dall’esercito statunitense. O si? I taliban combattono gli Stati Uniti da 16 anni e non si vede una fine. Aspettate solo che le milizie afghane e irachene inizino l’insurrezione contro gli Stati Uniti in Siria, coi sacchi per cadaveri che si accumulano sull’asfalto delle piste. Tanto per le promesse di Trump di non immischiarsi all’estero. I curdi hanno un ruolo più profondo e significativo da svolgere in Siria di quanto appaia. Vedete, i curdi, molti siriani, possono dare agli Stati Uniti la foglia di fico della legittimità necessaria a giustificarne la presenza in Siria. I curdi, da parte loro, possono essere impiegati per arrembare il corridoio che Teheran intende utilizzare per l’oleodotto ed armare Hezbollah. Con gli Stati Uniti invischiati e incastrati coi curdi, il Pentagono crede che non ci sarà alcun sforzo per destabilizzare tale assurdo piano senza innescare una risposta militare statunitense. È così che iniziano le guerre all’estero e Trump non ne ha la minima idea. Secondo Chris, lo Stato profondo coinvolge molti attori, ognuno dei quali ha interesse nella cacciata del Dr. Assad e del Partito Baath. Aziende come Halliburton, Monsanto, Blackwater (Academi), Lockheed-Martin, Wackenhut e DynCorp fanno tutte parte della stessa rete di cabalisti intrecciati e decisi a garantire avidamente tutta la ricchezza del Medio Oriente a favore dell’entità sionista. A loro non importa di SIIL o al-Qaida, semplici pedine che usano per accerchiare la preda prima di divorarla. Il capo dello SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, fu programmato a Tel Aviv dal Mossad e dagli psicologi della CIA dopo essere stato rilasciato dalla prigione in Iraq. Ne scrissi molto in un precedente post, ma pochi ne hanno parlato anche se ero l’autore che ha rivelato che la dirigenza dello SIIL era formata da ex-ufficiali sunniti dell’esercito di Sadam prima che venissero scacciati da L. Paul Bremer.
Affinché le anatre siano in fila, il quartier generale delle operazioni saudite deve sincronizzarsi con quello giordano e sionista. Mentre la Giordania ha molta esperienza nel coordinarsi col Mossad, i sauditi sono ancora dei neofiti in ciò e affinché possano svolgere il loro ruolo efficacemente, gli agenti del Mossad, che sarebbero ad Amman, hanno avviato un corso virtuale per spettri rivolto ai traditori sauditi. Vengono insegnati a comunicare e individuare, maneggiare agenti e tecniche di assassinio. Ho ricevuto alcuni rapporti secondo cui il corso non va bene a causa della totale ignoranza dei wahhabiti. Tuttavia, verrà deciso di perseguire gli obiettivi dello Stato profondo statunitense con o senza sauditi. La crisi dello Yemen va risolta. Divora tempo e risorse dei sauditi, perciò il governo saudita decideva di partecipare ad essenzialmente una guerra di sterminio per piegare gli zayditi. Tuttavia, se la storia insegna qualcosa sull’Arabia Felix, è che il popolo dello Yemen è ostinato come la roccia. I sauditi uccideranno molti bambini, ma alla fine saranno sconfitti, una concessione che non sarà di buon auspicio per l’alleanza sionista-giordana-saudita. I sauditi devono risolvere le divergenze col Qatar. Ad essere sinceri, va chiesto il perché di tale conflitto. Se la questione ha a che fare con finanziamento ed organizzazione del terrorismo in Siria, è nota la complicità saudita proprio in tale attività. Perché i sauditi, ora sotto il tallone di MBS, creano una nuova crisi basandosi su una menzogna? Può darsi che fossero preoccupati dell’accusa di crimini di guerra o temessero che i siriani avrebbero difficilmente spodestato il Dott. Assad. Queste sono semplici possibilità per spiegare il comportamento politico aberrante dei sauditi. Ma se non riescono a porre fine al conflitto col Qatar, l’ombra dell’Iran ricadrà sul Golfo con un elemento chiave decisamente nel campo iraniano. Come già scritto, il Qatar ha evidentemente rinsaldato le relazioni con Teheran assicurandosi l’accesso al famigerato gasdotto. Se è così, può darsi che la collusione con un nemico giurato spinga i sauditi ad accusare Doha di quanto potrebbero esserlo loro. Ironico, no?
Il piano richiede anche un esercito sionista al vertice del gioco. Le recenti manovre nel Golan e in Galilea dimostrano che il nemico pianifica un attacco molteplice ad Hezbollah ed Esercito arabo siriano. Se è così, l’alto comando sionista deve considerare la probabilità che Hezbollah ed EAS possano usare un vasto arsenale missilistico sulle città della Palestina occupata. L’Iron Dome non è in grado di intercettare 100 razzi al minuto, il che è esattamente ciò che Hezbollah ed EAS faranno. L’Iron Dome sarà sopraffatto, e se l’Iran lancerà missili sullo Stato dell’apartheid sionista, il quadro sarà tutt’altro che allegro. Eppure, questo è esattamente ciò che i sauditi sperano: una reazione massiccia, possibilmente nucleare, dei militari di Mileikowski. Questo potrebbe essere l’unico scenario che darebbe ai sauditi e al loro futuro stramboide MBS, la vittoria sull’Iran. Che lo Stato colone sionista entri in uno scenario apocalittico come quello descritto è difficile. Tuttavia, a meno che i sionisti non trovino un modo migliore per liberare la Mezzaluna Fertile dalle ambizioni iraniane, questo è tutto ciò che hanno. Di certo, potrebbero provare ad attaccare solo Hezbollah per evitare di creare l’inferno che l’inghiottirebbe distruggendogli lo Stato. Ma è difficile vedere come l’attacco ad Hezbollah non sfugga al controllo e coinvolga attori come Esercito arabo siriano, pasdran iraniani e addirittura Russia. Con statunitensi, sauditi e sionisti che collaborano cogli sfortunati giordani, si può vedere dove tutto ciò porterà.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’ex-portavoce delle SDF sui gruppi terroristici armati dagli USA

Talal Silu racconta i dettagli sui gruppi terroristici armati dagli Stati Uniti nella regione e di come si formò il gruppo terroristico SDF dominato dal PKK/PYD
Anadolu 02.12.2017L’ex-portavoce e disertore delle SDF, un gruppo dominato dai terroristi di PKK/PYD, parla con l’agenzia Anadolu. Talal Silu, ex-comandante e portavoce della forza sostenuta dagli Stati Uniti che ha abbandonato il gruppo terroristico il mese scorso, vive attualmente in Turchia. Silu ha raccontato all’agenzia Anadolu i dettagli sugli Stati Uniti che armano i gruppi terroristici nella regione e cosa i funzionari statunitensi pensano della presenza del PKK/PYD nel nord della Siria. Nonostante le obiezioni della Turchia, gli Stati Uniti hanno fornito armi al PKK/PYD, definendolo alleato nella lotta allo SIIL, ma ignorandone lo status di gruppo terroristico. Ha anche spiegato come si è formata la forza dominata dai terroristi del PKK e come gli Stati Uniti stipularono un controverso accordo per consentire ai terroristi dello SIIL di lasciare Raqqah prima che fosse liberata.

DOMANDA: Come è entrato in contatto col PKK?
RISPOSTA: Inizialmente, un invito fu inviato dalle YPG al mio gruppo, l’Esercito Selgiuchide. Mi raccomandarono di entrare nel Jaysh al-Thuwar (esercito dei rivoluzionari). Ero d’accordo e ad Ifrin mi unii a loro. Il responsabile del PKK ad Ifrin era Haji Ahmad Hudro. Preparavano il Jaysh al-Thuwar. Abu Ali Birad era il capo degli arabi e Salah Jebbo dei curdi. Ero responsabile dei turcomanni. Andai ad Ifrin all’inizio di agosto 2015 e lavorai nell’amministrazione del Jaysh al-Thuwar. Ma non ero un capo, lo era Hudro. Più tardi mi dissero che mi sarei unito alle SDF. Tenemmo il primo incontro con il responsabile regionale del PKK Shahin Jilo. Il nostro incontro con le SDF avvenne il 15 ottobre. Ma Shahin Jilo (che ne annunciò l’istituzione) voleva che scrivessimo la data dell’incontro fosse stata il 10 ottobre 2017. Quando ne chiedemmo il motivo, ci dissero che gli Stati Uniti avevano inviato le armi alle YPG da al-Hasaqah tra il 10 e il 15 ottobre. Lo fecero per consentire agli Stati Uniti di spiegare la situazione alla comunità internazionale, potendo dire che le armi non andavano alle YPG ma alle SDF. Ecco come furono create le SDF.

DOMANDA: Il generale Raymond Thomas, capo delle forze speciali dell’esercito statunitense, ha affermato che “con una mossa logica” trovarono il nome SDF per le YPG, per dargli una reputazione. Le SDF non hanno ancora una loro identità?
RISPOSTA: È solo un nome. Nient’altro. Prendiamo tutto, compresi gli stipendi, dalle YPG. La ragione principale per l’istituzione delle SDF sono gli Stati Uniti. Le autorità statunitensi vollero armare i curdi. L’annuncio dell’istituzione delle SDF era solo scena e menzionarono l’unità dei componenti, ma non c’è una cosa del genere. Gli Stati Uniti hanno dato la leadership ai curdi e al PKK. Parlavano di lotta al terrorismo, ma poi vedemmo le autorità statunitensi trafficare coi membri dello Stato islamico su un accordo stipulato con Shahin Jilo. Volevano influenzare le idee dei cittadini della regione tramite le SDF, che presentano come forza che li libera e combatte il terrorismo. Ma a causa loro, case sono state distrutte e persone costrette ad emigrare. Non hanno nemmeno lasciato che restassero nei campi, le hanno spaventate.

DOMANDA: Ad un certo punto, gli Stati Uniti affermavano di aiutare gli arabi, non le YPG. Era vero?
RISPOSTA: Inizialmente firmavamo documenti forniti dagli statunitensi per ricevere armi. Ma tutte le armi andavano a uno dei capi del PKK, il turco Safkan. Safkan portava le armi in un posto che solo loro conoscevano, e ancora è così. Ad esempio, nell’operazione di Manbij tutte le armi furono consegnate ad Abu Amjad, di origine araba. Lo fecero apposta, ma era una sceneggiata. “Ricevo grandi quantità di armi ma non me ne danno una sola. Il mio dovere ed autorità è solo firmare”.

DOMANDA: Perché gli Stati Uniti scelsero tale metodo?
RISPOSTA: Le idee erano di Brett McGurk. Durante l’operazione di Raqqah, McGurk voleva che venisse creata una forza chiamata Coalizione araba. L’unico dovere della Coalizione araba era ricevere armi. E ne ricevette grandi quantità. Ma solo armi leggere furono distribuite ad arabi, turcomanni ed assiri. Il nome della coalizione era araba, ma gli arabi non contavano niente. Il consiglio militare di Dayr al-Zur metteva solo la firma. Gli Stati Uniti lo sapevano, ma volevano giocare a modo loro. Tutti questi schemi erano volti a coprire che le armi venivano consegnate al PKK. Ma eravamo sicuri che le armi avanzate andassero a PKK e YPG.

DOMANDA: Gli Stati Uniti controllano dove consegnare e contro chi utilizzare le armi fornite?
RISPOSTA: Agli statunitensi non importava dove sarebbero finite. Non ci hanno mai chiesto nemmeno una volta che cosa ne facessimo e dove le usavamo. Venivano giocati dal gioco “Siamo senza armi” (delle YPG) e una nuova consegna delle armi iniziava immediatamente. Gli Stati Uniti già sapevano che arabi, turcomanni ed assiri non vi erano inclusi. Ci fu un supporto limitato con Obama. Dopo l’arrivo di Trump, la modalità dei rifornimenti cambiò. Quando arrivò Trump, i veicoli corazzati iniziarono ad arrivare.

DOMANDA: Shahin Farhad Abdi, alias Shahin Jilo, è nella lista dei ricercati della Turchia. È nella categoria rossa ed ha 4 milioni di lire turche di taglia. Quanta influenza ha verso le autorità statunitensi?
RISPOSTA: (Per le armi) facevamo la lista di richieste. Shahin Jilo la presentava e le armi fornite non sarebbero state viste sui media. Non volevano che si sapesse quali armi fossero.DOMANDA: Chi gestisce la struttura appare nelle SDF?
RISPOSTA: In realtà, la gestiscono gli statunitensi. Anche se ci sono elezioni, sono tutte messinscena. Tutti sanno che Shahin Jilo è il responsabile. Il suo vice era Kahraman, che è anche un responsabile del PKK. Ero il numero 3. Ci sono punti di controllo e squadre del PKK in ogni luogo. Nei tribunali, consigli civili, sanità e altri campi, c’è sicuramente un leader del PKK.

DOMANDA: Dove sono posizionati gli addetti di Qandil del PKK nelle SDF?
RISPOSTA: Anche se Jilo è il capo, c’è un’altra autorità al di sopra di lui, è Bahoz Erdal. Bahoz riceve istruzioni da Qandil, cioè Sabri Ok. Quando Erdal fu nominato a Qandil, Nureddin Sofi ne prese il posto. Dà le istruzioni a Jilo. Jilo e il suo vice Kahraman sono solo nella squadra del leader. Ci sono molti uffici, ma a causa del conflitto i nuovi nomi non possono essere rivelati. I responsabili del PKK e delle YPG di Ifrin sono Haji Ahmad Hudro, Mahmud Berhudan e Nocin (per le donne). L’intera area è amministrata da Khalil Tefdem. Bahoz Erdal gli dà le istruzioni. Manbij è amministrata da uno dei leader del PKK, Ismail Direk, ma Cemil Mazlum è responsabile dei miliziani. L’amministratore civile e militare di Raqqah è Hasan, che proviene dall’Europa. A Dayr al-Zur c’è Polat Can, uno dei più noti del PKK. Anch’io, una volta, ricevetti un invito da Qandil per incontrare Murat Karayilan, grazie al mio rapporto con Bahoz. Lo cancellarono temendo che le nostre foto sarebbero state pubblicate mentre eravamo lì. Nureddin Sofi vi andò mentre Karayilan rilasciava una dichiarazione. Poi tornò. Andavano e venivano di nascosto. Il PKK approfittò del ruolo di Salih Muslim sui media e riuscì ad usarlo. Normalmente, non aveva alcun ruolo. Durante l’annuncio del governo autonomo, lo fecero sedere in settima fila perché non ha alcun ruolo in questo piano.

DOMANDA: Quanti uomini armati operano in nome delle SDF?
RISPOSTA: Anche se non ci sono dati netti, 50000 miliziani uomini e donne. Il 70% da YPG e YPJ. C’erano 65 persone sotto la mia guida. Col Consiglio militare assiro solo 50. Volevano stabilire un simbolico Consiglio militare turcomanno. Raccomandai 150 nomi, ma dissero “Perché 150? 50 bastano”. Ci sono le forze arabe al-Sanadid a Shamar Ashira, e Shayq Bandar ne è il capo. Sono ignorati dal PKK. Inoltre, l’80% delle persone che morirono nelle operazioni di Raqqah erano arabi e il 20% curdi. Vediamo che il numero di arabi è aumentato, ma sono stati ingannati, ricevettero false promesse. Anche se le YPG appaiono parte delle SDF, lo negano e dicono di essere indipendenti. Le SDF sono solo un nome. Non esistono in realtà.

DOMANDA: Qual è la situazione degli occidentali che aderiscono alle YPG?
RISPOSTA: Venivano da vari Paesi ed entravano nelle YPG, anche donne. Alcuni venivano per pubblicità. Una canadese si scoprì essere una modella. Chi torna nei propri Paesi dice di aver combattuto contro lo SIIL e cercano di dichiararsi eroi nazionali.

DOMANDA: Quanti soldi ricevono i membri dell’organizzazione?
RISPOSTA: Gli stipendi sono circa 170-200 dollari al mese. I leader non vengono pagati ma guadagnano con contrabbando e bustarelle. Venivo pagato direttamente da Shahin Jilo. Mi diede migliaia di dollari e la mia situazione era molto buona. I miliziani sono pagati in sterline siriane. La squadra dei leader del PKK non è pagata, ma tutte le loro richieste sono soddisfatte. Successivamente, la corruzione emerse.

Sili raccontava all’agenzia Anadolu il piano “Sbocco sul Mediterraneo” dell’organizzazione, affermando che un capo dell’intelligence statunitense gli disse che è necessario raggiungere il Mediterraneo per essere “permanenti”. Il PKK/PYD attualmente occupano più di un quarto del territorio siriano. La strategia d’espansione dell’organizzazione è cresciuta mentre avanzava dal confine iracheno fino al confine turco. Il futuro dell’organizzazione è connesso alla capacità di aprire un corridoio verso il Mediterraneo e avere l’opportunità di connettersi direttamente col mondo e riceverne supporto. La Turchia aveva avvertito gli Stati Uniti degli obiettivi dell’organizzazione, tuttavia, il governo statunitense afferma che gli sviluppi sono legati solo alla lotta contro lo SIIL. Silo, prima di lasciare la Siria, aveva stretti rapporti con figure di alto livello delle YPG, l’ala militare del PKK/PYD, e aveva visto le attività dell’organizzazione, che utilizza il nome delle SDF in Siria. Silu partecipò molte volte ai contatti tra PKK/PYD e il suo grande sostenitore, gli Stati Uniti. Le domande dell’agenzia Anadolu sugli Stati Uniti che supervisionano il piano “Sbocco sul Mediterraneo”, e come l’organizzazione protegge i suoi depositi di armi contro la Turchia, la situazione ad Ifrin e il commercio petrolifero.DOMANDA: Nell’ultimo periodo, la guerra e la competizione internazionale per Dayr al-Zur, vicino al confine iracheno, s’intensificò. Cos’era successo?
RISPOSTA: Il 9 settembre iniziammo l’operazione contro lo SIIL come SDF. L’annunciai personalmente. L’obiettivo era la rimanente regione di al-Jazira in Siria a nord del fiume Eufrate. Nessuno di noi, né le YPG, aveva i mezzi per avviare un’operazione contro lo SIIL. Questa operazione fu realizzata col supporto degli Stati Uniti. Il problema non era assolutamente correlato al petrolio. L’obiettivo era che le forze sotto il nome SDF raggiungessero i distretti di Buqamal e Mayadin prima delle forze del regime. Grazie a ciò, si sarebbe creata una barriera tra Siria ed Iraq. Gli Stati Uniti cercarono di aiutarle all’inizio ma fallirono. All’inizio fummo anche colpiti dai russi. Molti furono uccisi negli attacchi russi e del regime. Stati Uniti e SDF combattevano assieme. Le forze del regime non c’erano. Ma gli Stati Uniti, visto che il regime raggiungeva rapidamente quelle aree, mobilitarono le SDF e chiesero a Sahin Jilo (capo regionale delle YPG) di fare questo lavoro. La maggior parte della gente non lo sa. Molte posizioni furono prese e poi lasciate ai russi. Anche la raffineria Conoco e i campi petroliferi circostanti furono lasciati ai russi. Quando fu fatto ciò, il regime e i russi non avanzarono più.

DOMANDA: Come viene usato il petrolio dal PKK a Dayr al-Zur e Hasaqah?
RISPOSTA: YPG e PKK sfruttano i giacimenti petroliferi di Rumaylan, dopo averli catturati. In primo luogo, l’esportavano presso lo Stato islamico. Ali Sayr, responsabile del PKK per le questioni finanziarie nel Jazira, vive a Qamishli. Ha collegamenti diretti con figure di spicco del PKK. È autorizzato a stipulare accordi petroliferi. Solo lui conosce le entrate fatte. Questo è il segreto del PKK. Ali Sayr vende petrolio all’estero dal 2012. In passato, le vendite venivano effettuate solo presso le aree dello SIIL. Un ufficiale del regime, al-Qatirji, è il responsabile generale dell’estrazione di petrolio del PKK. Si diceva che anche Sahin Jilo non potesse intervenirvi. Il problema del petrolio era il segreto dell’organizzazione. Ebbi alcune informazioni facendo molte domande. I soldi del petrolio venduto venivano trasferiti su alcuni nominativi vicini nelle banche del Libano. Quindi i soldi venivano trasferiti in Europa. Tutti i nomi sono di membri del PKK. Il problema è molto grave. Ogni giorno passavano centinaia di autocisterne.

DOMANDA: A lungo è stato discusso un progetto di corridoio con cui il PKK/PYD possa raggiungere il Mediterraneo dalla Siria settentrionale. Ha avuto possibilità di conoscerne l’atteggiamento dei funzionari statunitensi nelle visite e riunioni?
RISPOSTA: Non era un piano, era una promessa. C’incontrammo con uno statunitense che diceva di essere di un gruppo di esperti. Ci avevano chiesto d’incontrarci. Aveva un sacco di guardie del corpo. Più tardi, sapemmo che era un capo dell’intelligence statunitense. Ci disse: “Se andate verso Dayr al-Zur, gli Stati Uniti vi daranno il sostegno necessario per dare uno sbocco sul mare a SDF e Parlamento democratico siriano“. Fu promesso, tuttavia l’operazione per catturare Dayr al-Zur fallì. Il problema principale non era prendere villaggi e giacimenti petroliferi. Il corridoio mediterraneo fu promesso a Sahin Jilo e SDF. Io c’ero. Se questa operazione (Dayr al-Zur) riusciva, se avessimo vinto, forse gli Stati Uniti avrebbero cercato di aprire un corridoio verso il mare per le SDF. Il capo dell’intelligence statunitense ci disse: “Non è possibile per una struttura come questa avere un futuro se non ha accesso al mare“. Indicò Kurdistan ed Irbil come esempio. Il Kurdistan non ha accesso al mare. Pertanto, deve sempre convincere le altre parti, altrimenti come esportare petrolio? Deve avere un punto, un porto. La parte statunitense fece promesse su questo problema. Ma penso che non andò secondo i piani. Vedremo cosa succederà.

DOMANDA: L’esercito turco bombardò obiettivi delle YPG a Qaraquq. Quali elementi delle YPG vi erano presenti?
RISPOSTA: Qaraquq era la base principale delle YPG con depositi di armi e munizioni e casseforti col denaro. Bahoz Erdal e Sahin Jilo abitavano lì vicino. C’era anche la scuola ideologica dei leader del PKK. I membri delle YPG vi ricevevano istruzione militare. Ci andai due volte. Una volta incontrai Sahin Jilo e presi un’auto. C’erano anche archivi e stampa delle YPG. Tutti i presenti erano della squadra del leader. La turca Nalin era responsabile delle donne. Non conosceva l’arabo. N. Sevin era un altro curdo turco, conosceva pochissimo l’arabo. Erano presenti anche Rustem responsabile delle YPG e Gerba responsabile di Hasaqah. Dissi a Sahin Jilo che mi sorprese il modo in cui il bilancio delle vittime fosse così alto. Dissi: “La Turchia ha violato la sicurezza di Qaraquq. C’erano alcuni leader che sarebbero stati eletti a nuove posizioni. Rustem doveva andare in Turchia. L’intelligence turca lo sapeva. Per quanto ci riguarda, ce ne stavamo lontani perché un messaggio degli Stati Uniti ci diceva di “non farvi attaccare, quindi non andateci più”.

DOMANDA: Cosa successe quando arrivò il comandante degli Stati Uniti a Qaraquq?
RISPOSTA: Il secondo giorno arrivò un comandante degli Stati Uniti. Sahin Jilo era apparso alla stampa per la prima volta. La guardia del corpo dello statunitense era l’anglofono Selar. Raccontò come avvenne l’attacco. Non dissero all’ufficiale che i responsabili del PKK erano presenti, ma dissero che erano presenti civili e militanti. L’ufficiale neanche lo condannò. Dopo cinque giorni, Jilo ci disse che gli Stati Uniti avevano parlato con la Turchia e che non sarebbe stato effettuato alcun attacco.DOMANDA: In che modo le YPG superarono il problema dei depositi di armi?
RISPOSTA: Le armi pesanti e le munizioni furono inviate ad Hamin. Poi, da Hamin ai depositi. La Turchia non li bombardò perché gli statunitensi li proteggevano. Molte armi e munizioni venivano portate nelle basi dove erano presenti gli statunitensi, per impedire alla Turchia di bersagliarli.

DOMANDA: Come fa il PKK a garantirsi i collegamenti tra Ifrin e le aree ad est? La mancanza di collegamenti preoccupa l’organizzazione?
RISPOSTA: Quando il regime siriano prese Aleppo, una strada si formò direttamente. È una strada parallela a sud all’area dell’Operazione Euphrates Shield. La strada parte da Ifrin (passa dalle aree del regime) e raggiunge Manbij attraverso la periferia di Aleppo. E da Manbij va nel Jazira (est dell’Eufrate). Per utilizzarla è necessaria l’approvazione del regime o dei russi. A volte persino degli iraniani.

DOMANDA: La protezione degli USA delle YPG è valida anche per Ifrin?
RISPOSTA: Gli Stati Uniti non si sono impegnati ad Ifrin. Lo chiesi a McGurk (rappresentante speciale degli Stati Uniti nella lotta allo SIIL) al nostro primo incontro. All’epoca, Ifrin non aveva collegamenti con le aree orientali. Gli chiesi del supporto per Ifrin. Disse che il governo degli Stati Uniti non appoggiava Ifrin. Questo successe al nostro primo incontro. Disse: “Se Ifrin vuole un altro sostenitore, lo trovi“. Risposi: “Forse i russi“. Disse: “Non ci sono ostacoli da parte nostra“. Poi, il cugino di Assad, Husayn Assad, mi chiamò. Mi disse di stabilire una linea tra SDF e russi nella base di Humaymim, ne parlai con Sahin Jilo. Disse che la linea poteva disturbare gli Stati Uniti, ma Sipan Hamo (il cosiddetto comandante generale delle YPG) voleva comunicare con i russi. Poi lo dissi a Husayn Assad. Fu stabilita la linea di comunicazione coi russi. Avevano molti traffici con i russi.

DOMANDA: Quanto è preoccupante l’intervento turco ad Ifrin per il PKK?
RISPOSTA: Se le forze turche fossero intervenute ad Ifrin, avrebbero potuto catturarla rapidamente. La situazione non è come l’organizzazione (PKK) mostra all’estero. Pertanto, erano molto spaventati. Il problema non è solo la caduta di Ifrin. Se le forze turche isolassero le aree rurali settentrionali sarebbe il fallimento di tutti i piani (sbocco sul Mediterraneo), perché pensavano ad Ifrin come cuore del piano. L’intervento turco sarebbe la fine dei loro sogni. Contro l’intervento turco ad Ifrin volevano le forze russe. Il regime siriano voleva alzare la bandiera siriana in caso di contatto coi turchi. Ma il regime pose come prerequisito il trasferimento dei punti in cui la bandiera veniva sollevata. Qandil respinse la richiesta. Ma alla fine gli elementi al confine erano spaventati. Credevano che gli Stati Uniti avrebbero fatto pressione sulla Turchia per non prendere Ifrin. Ma gli Stati Uniti non hanno mai risposto, fin dall’inizio affermarono che sosterranno le aree liberate, ma che non supporteranno Ifrin.

Brett McGurk e James Mattis

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Guerra fredda tra Stati Uniti e Iran sulla Siria

Elijah J. Magnier 30 novembre 2017La guerra in Siria volge al termine, ma presto sarà sostituita da una guerra diversa, più diretta e dura, una guerra che contrappone Paesi vicini o attivi in territorio siriano. Questa guerra riguarda Paesi con interessi e ambizioni regionali, come Stati Uniti, Turchia, Iran e Israele. Questi Paesi cercano di stabilire equazioni e contrappesi che gli consentano di rimanere nel Levante e raggiungere gli obiettivi. La differenza fondamentale è che solo l’Iran ha un alleato incrollabile nell’equazione, alleato che si è opposto in questi anni di guerra, mentre tutti avevano scommesso sul suo crollo in poche settimane o qualche mese dall’inizio del conflitto. Questo alleato è il Presidente Bashar al-Assad.

Stati Uniti e Siria
Gli Stati Uniti hanno chiaramente definito il proprio obiettivo politico in Siria e cercheranno di raggiungerlo, anche se le possibilità di successo sono scarse. Nel momento in cui la guerra contro lo “Stato Islamico” (SIIL) non è ancora finita, le forze statunitensi hanno stabilito una sorta di coesistenza con l’organizzazione terroristica, che rimane sotto loro protezione (la Russia non è autorizzata a entrare nella zona operativa degli Stati Uniti). Questa protezione viene fornita fintanto che lo SIIL non attacca le forze statunitensi e loro agenti curdi e arabi che combattono sotto la bandiera delle “Forze Democratiche Siriane” (SDF). Le forze statunitensi hanno fermato gli attacchi aerei nelle zone ad est dell’Eufrate controllate dallo “SIIL”. Il gruppo non sarà attaccato fintanto che le sue forze combattenti continueranno a pianificare attacchi contro Esercito arabo siriano ed alleati. Secondo fonti della base di Humaymim, gli Stati Uniti continuano a dispiegare droni sulle aree ad est del fiume per monitorare lo SIIL senza ostacolarne i movimenti nell’area. A meno che non ci sia l’opportunità di permettersi combattenti stranieri considerati miglioro (stima della fonte), i droni statunitensi continueranno a ronzare sui cieli siriani sopra lo SIIL ed alleati nell’area. Ciò che è successo nelle ultime settimane indica che gli Stati Uniti hanno permesso allo SIIL di muoversi liberamente nell’area da loro controllata ed unire le forze per attaccare le forze siriane ed alleate (Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, combattenti iracheni di al-Nujaba ed Hezbollah) e rallentarne l’avanzata su al-Buqamal, cercando invano d’impedirne la liberazione. La politica statunitense è contraria agli obiettivi secondo cui le forze internazionali a guida USA sono sbarcate in Siria per combattere il terrorismo. Washington agisce come forza d’occupazione, badando solo ai propri interessi, che a volte portano a proteggere lo SIIL che può essere manipolato e mobilitato entro linee da non attraversare senza rischiare di essere attaccati. L’eliminazione del terrorismo non sembra più essere obiettivo di Stati Uniti e partner europei e arabi attivi in Siria. Washington cerca di trovare un equilibrio con Damasco e Teheran, immaginando che lo SIIL sia un contrappeso ad Hezbollah e Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) in territorio siriano, con l’enorme differenza che, al contrario degli Stati Uniti, Iran ed alleati sono presenti su richiesta del governo siriano. Potranno ritirarsi quando il pericolo di SIIL e al-Qaida cesserà o quando Damasco sarà convinta di poterli sconfiggere e fare ritirare le forze d’occupazione. Tuttavia, la politica statunitense in Siria è lasciare che la minaccia taqfira aleggi su Bilad al-Sham e Mesopotamia, ad est dell’Eufrate e nel deserto di Anbar. Lo SIIL è attivo qui dal 2001 (inizialmente con un nome diverso) e ne conosce la geografia. Il gruppo terroristico potrebbe quindi, come si aspettano le forze in campo, colpire regolarmente gli eserciti siriano e iracheno causando ripetuti incidenti. Le forze statunitensi e russe hanno diviso est ed ovest dell’Eufrate in aree di interesse controllate da ciascuna. Pertanto, le forze aeree russe e siriane non possono violare questo accordo senza entrare in conflitto con gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno anche imposto la regola d’ingaggio alle forze siriane ed alleate: se le forze statunitensi vengono attaccate in Siria, colpiranno le forze iraniane o filo-iraniane nel Levante. È probabile che tale situazione diventi molto pericolosa per gli Stati Uniti e i loro interessi in Siria, Iraq e nella regione. Molte forze irachene sono pronte ad attaccare gli statunitensi se mai attaccassero l'”Asse della Resistenza” a cui questi gruppi iracheni aderiscono.
Sui curdi siriani, iniziano a capire che gli Stati Uniti li hanno usati per i propri fini politici. Gli Stati Uniti non deluderanno la Turchia, membro della NATO e nemico dichiarato dei curdi siriani, solo per compiacere i loro nuovi agenti curdi. Gli Stati Uniti cercano solo d’insediarsi in una zona non ostile mentre le loro truppe continuano ad occupare la Siria settentrionale. La Turchia crede di avere il diritto di colpire i curdi e cerca di sospingere le proprie forze verso Ifrin, al confine nord-ovest della Siria. La Turchia non attaccherà i curdi dall’altra parte del fiume finché le forze USA vi saranno schierate. L’ultimo punto è l’intenzione di Washington di sfruttare la presenza di 11 o 12 milioni di rifugiati siriani all’estero e di sfollati interni per le prossime elezioni presidenziali. Gli Stati Uniti hanno chiesto alle Nazioni Unite di prepararsi a sovrintendere alle elezioni monitorandole. Pertanto, tutti i Paesi (specialmente Libano e Giordania) devono trattenere i rifugiati siriani ed impedirgli di tornare a votare a casa. Stati Uniti ed UE credono di poter influenzare le elezioni presidenziali e avere alle urne quello che non possono avere sul campo di battaglia (il cambio di regime).Iran e Stati Uniti in Siria
L’Iran non esiterà ad annunciare il ritiro delle proprie forze dalla Siria per indebolire gli obiettivi degli Stati Uniti. L’Iran mantiene la presenza di circa 250 consiglieri militari in Siria e ha inviato alcune migliaia di soldati a combattere in Siria dal 2013. Hanno svolto un ruolo di primo piano, specialmente nelle battaglie di Aleppo, Hama e Badiyah (steppe siriane), insieme alle forze alleate. L’Iran, tuttavia, ha consiglieri e ufficiali in Siria dal 1982 (invasione israeliana del Libano), avendo ottenuto la benedizione dei leader siriani quando il Presidente Hafiz al-Assad era al potere. Questa presenza continua perché Siria ed Iran (ed Hezbollah) fanno parte dell'”Asse della Resistenza”, diventato molto più potente da quando fu creata nel 2010, in risposta alle minacce di George. W. Bush che definì Iran e Iraq (più la Corea democratica) “asse del male”. L’Iran non darà alcuna scusa per convincere gli Stati Uniti ad attaccare le proprie truppe perché i due protagonisti, Stati Uniti e Iran, sanno che le forze statunitensi saranno prese di mira direttamente in Medio Oriente nei prossimi anni, finché viste come forza d’occupazione in Siria. È quindi improbabile che l’Iran punti direttamente sulle forze statunitensi. L’Iran sostiene il Presidente Bashar al-Assad e ha molti alleati che non vogliono nient’altro che attaccare le forze USA se rimanessero in Siria o cercassero di colpire gli alleati siriani. Su Hezbollah, gli Stati Uniti non avranno mai il coraggio di attaccarne le forze terrestri o le basi in Siria (e Libano). Se lo faranno, i missili strategici di Hezbollah colpiranno sicuramente Israele. I leader di Hezbollah hanno già preso questa decisione e la metteranno in pratica se Israele attaccasse mai le posizioni di Hezbollah in Siria. Hezbollah e le forze iraniane hanno anche isolato il valico di frontiera di al-Tanaf, dove le forze anglo-statunitensi hanno stabilito un’area di sicurezza di 55 chilometri per impedire alle forze siriane ed alleate di raggiungerla. Inoltre, le forze irachene avanzavano dal lato iracheno, per completare l’accerchiamento delle forze anglo-statunitensi. Tali forze sono in piuttosto pessime condizioni. L’occupazione della frontiera di al-Tanaf le costringe a badare a circa 40000 famiglie siriane sfollate nella zona, la cui unica via di rifornimento passe dall’aria o dal deserto iracheno. Ci sono anche molti gruppi ad Hasaqah che hanno imparato a usare sofisticati ordigni esplosivi improvvisati e camuffati in modo che gli Stati Uniti capiscano il messaggio: siate pronti a pagare il costo della vostra presenza in Siria in vite umana. Assad sostiene anche che le tribù arabe di Raqqa e Hasaqah siano pronte a resistere. Assad è deciso a recuperare tutti i giacimenti di petrolio e gas ad est dell’Eufrate, compresi quelli ancora occupati dallo SIIL protetto degli Stati Uniti. Tuttavia, la Russia potrebbe iniziare a cercarvi petrolio e gas (oltre che al largo delle coste mediterranee) per garantire l’approvvigionamento del governo siriano. Anticipando le forze statunitensi ad al-Buqamal, le forze di Damasco ed alleati riuscirono a prendere il controllo di tutte le città siriane nella regione, ad eccezione di Raqqa, completamente devastata dai bombardamenti statunitensi. Damasco non ha obiezioni al fatto che Stati Uniti ed UE ricostruiscano ciò che hanno distrutto, a condizione che lascino il Levante una volta per tutte.
Tornando alle elezioni presidenziali, il Presidente al-Assad non accetterà di fissare una data precisa finché gli sfollati e i rifugiati non saranno tornati a casa, soprattutto quando il grosso della “Siria Utile” è libera (con l’eccezione di Idlib e Dara). Così, Assad monitora attentamente le cose, essendo pienamente consapevole che il piano d Stati Uniti, UE ed ONU per rovesciarlo (tramite le urne) è solo un pio desiderio occidentale. D’altra parte, la Turchia già parla di ripristinare i rapporti con Assad. I curdi siriani le cui forze sono sotto il comando degli Stati Uniti aprono anche molti canali con Damasco, poiché consapevoli che gli Stati Uniti li molleranno alla prima occasione, una volta che non serviranno più ai loro scopi. I curdi vogliono uno Stato federale, una richiesta che non sarà soddisfatta da Damasco. Assad non vuole discutere alcuna riforma fin quando la Siria sarà occupata (come lo è da Turchia e Stati Uniti). Su Israele, è l’anello debole tra Stati Uniti e Hezbollah perché paga il costo del suo tentato cambio di regime in Siria e le dinamiche sul terreno ora cambiate. Hezbollah e Iran non lasceranno la Siria e non cederanno ad alcuna area di sicurezza finché saranno in territorio siriano ed Israele continuerà ad occupare le alture del Golan. Ancora più importante, il Presidente Assad è pronto a dare alla resistenza siriana libero sfogo sulle alture del Golan e ad imporre nuove regole d’ingaggio ad Israele in risposta a qualsiasi violazione dello spazio aereo. La presenza statunitense in Siria non sarà una festa. Va da sé che il futuro si promette interessante.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fine dei giochi in Siria: Erdogan gioca all’impiccato?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 29.11.2017Mentre accelera la conclusione della partita siriana, come dimostra senza ombra di dubbio l’ultimo summit di Sochi, ciò che appare all’orizzonte è il finale che mette a disagio certi Paesi regionali, in particolare la Turchia. Se il principale interesse della Turchia in Siria è por definitivamente fine alla questione curda, tale obiettivo non è stato raggiunto nel modo ideale per la Turchia. I gruppi curdi rimangono forti in Siria e, a dispetto della Turchia, né Russia né Stati Uniti li vedono come nemico; da cui il continuo attrito che fa della Turchia ancora una volta il malato d’Europa. Ciò che acuisce le preoccupazioni della Turchia è il dualismo verso Russia e Stati Uniti. Da un lato, rimane un membro della NATO, e dall’altro, l’intesa di Erdogan con la Russia viene vista come linea rossa dagli alleati della NATO, spingendoli a usare la “carta dello sfratto” contro la Turchia, lasciandola con poca o alcuna possibilità d’influenzare l’esito del finale siriano. L’attrito sulla questione curda divenne evidente subito dopo la conclusione del summit di Sochi, quando Erdogan escluse ancora una volta qualsiasi possibilità di accetare le fazioni curde, PYD e YPG, nel finale siriano. “Abbiamo discusso in dettaglio la questione del congresso del dialogo nazionale siriano. Noi tre Paesi decideremo chi invitarvi“, aveva detto Erdogan dopo il summit, aggiungendo inoltre che la posizione della Turchia sulle “organizzazioni terroristiche YPG e PYD è chiara”. Ciò dimostra che, nonostante due anni di cooperazione militare in Siria, l’ossessione della Turchia per la questione curda rimane un grosso ostacolo al passaggio delle relazioni con la Russia ad alleanza strategica. Non dimentichiamo che i curdi siriani hanno separato Turchia e Stati Uniti, spingendo la prima a riavvicinarsi a Mosca. Tuttavia, al di là della cooperazione in Siria, le relazioni tra Turchia e Russia rimangono ancora limitate e, come Erdogan indicava dopo il vertice, la questione curda rimane instabile anche quando a Astana e Sochi è in corso da tempo un intenso dialogo. Nonostante la frizione, la Turchia è ancora impegnata nei negoziati con la Russia e Erdogan ha già indicato disponibilità a “mantenere aperte tutte le opzioni politiche“. Ma questo spiega solo una parte delle preoccupazioni di Erdogan in Siria e nella regione. Molto è anche dovuto a ciò che gli Stati Uniti fanno in Siria e Turchia.
Ad esempio, non ci sono ancora prove che gli Stati Uniti giungano a ritirarsi dalla Siria lasciando le basi militari installate nei territori riconquistati dalle forze democratiche siriane supportate dagli USA (SDF), di cui i curdi sono parte integrante. Il sostegno degli Stati Uniti alle forze curde, quindi, continua ad essere visto come la “linea rossa” da Ankara, la cui posizione su questo tema altamente controverso è stata resa chiara da Ibrahim Kalin, portavoce e consigliere di Erdogan, che ha scritto sul Daily Sabah: “La politica sbagliata di sostegno al ramo in Siria del PKK non farà altro che indebolire l’integrità territoriale e l’unità politica della Siria che dovrebbero essere raggiunte alla fine degli attuali processi di Ginevra e Astana, continuando a minacciare la sicurezza nazionale dei Paesi vicini. Dobbiamo ancora vedere gli Stati Uniti mantenere la promessa di tagliare le relazioni col PYD-YPG dopo aver liberato Raqqa dal Daish“, continuando, “La questione del PYD-YPG rimane la linea rossa della Turchia. Non possono far parte di alcuna soluzione politica perché sono il PKK in Siria, un’organizzazione terroristica designata come tale da Turchia, Stati Uniti, Europa ed altri. È irrispettoso, a dir poco, per il popolo siriano presentarli come rappresentanti dei curdi siriani”. Ma il modo in cui le relazioni tra Turchia e Stati Uniti si sono evolute dall’intesa della Turchia con la Russia rivelano come gli Stati Uniti non manterranno la “promessa”. A parte la geopolitica regionale, altrove l’FBI ha aperto un dossier su Erdogan, i familiari e la cerchia per una truffa che coinvolge la banca di Stato turca per il commercio con l’Iran, accusata di violare sanzioni e leggi bancarie statunitensi. Un verdetto negativo della corte federale degli Stati Uniti può non solo portare ad incriminazioni contro Erdogan e collaboratori, ma anche aprire la strada a sanzioni degli USA contro la Turchia e persino al possibile sfratto dalla NATO. Se tali azioni possono ulteriormente avvicinare la Turchia a Mosca, è ovvio che, data la situazione, la Turchia non può aspettarsi dagli Stati Uniti alcuna concessione nel costringere le fazioni curde a tornare nella posizione politica prebellica. Ed è tale distanza cruciale, le cui radici vanno ricondotte al fallito tentato colpo di Stato, tra i due alleati della NATO, che ha costretto la Turchia ad abbracciare Russia e Iran per proteggere i propri interessi in Siria. Ma questo abbraccio non ha portato alla materializzazione degli interessi cruciali della Turchia. Con la Russia che detiene la carta curda, non c’è molto che il “malato d’Europa” possa fare per controllare la fine dei giochi in Siria. L’unica preoccupazione della Turchia è che Mosca capisca le sue preoccupazioni e apprezzi le relazioni con Ankara, perché in gioco qui non ci sono solo Siria e i curdi, ma le contromisure della Russia contro l’alleanza occidentale seduta alle porte.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio