La disinformazione di CIA-Soros contro la Russia

Sibel Edmonds BFP 18 ottobre 2013

Ilham e Hejdar Galiev

Ilham e Hejdar Aliev

Il 15 ottobre 2013, Democracy Now! dedicò un’ora del programma intitolato Another U.S. Whistleblower Behind Bars? Investor Jailed After Exposing Corrupt Azerbaijani Oil Deal, che presentava il caso del miliardario statunitense Rick Bourke, che avrebbe denunciato una frode internazionale per controllare le ricchezze petrolifere dell’Azerbaigian. Dal maggio 2013 Rick Bourke è in una prigione federale per aver violato il Foreign Corrupt Practices Act per presunta conoscenza di casi di corruzione avvenuti nel 1998. Gli altri autori della frode in Azerbaijan sono l’ex-capo del gruppo democratico al Senato George Mitchell e istituzioni come Columbia University e AIG. Tuttavia finora nessuno è andato in carcere tranne Bourke. Il caso, come narrato da Democracy Now e pochi altri media negli Stati Uniti, sembra un romanzo di spionaggio e cospirazione di John LeCarré trasformato in un thriller di Hollywood: “Il coinvolgimento di ex-alti funzionari statunitensi e inglesi di CIA e MI6 nel processo Bourke. Politici di alto profilo come il senatore George Mitchell e di infami mega-società come AIG. Testimoni chiave al processo avrebbero indicato agenti dell’intelligence che lavorvaano per il governo degli Stati Uniti. L’aspra competizione tra USA e Russia sugli idrocarburi dell’Azerbaigian; la battaglia per petrolio e gasdotto. Individui loschi come Viktor Kozeny, noto come il Pirata di Praga e che vive alle Bahamas, e un cittadino statunitense di nome Tom Farrell, che vive a San Pietroburgo, in Russia, dove gestisce un bar e si comporta come un agente doppio”. Posso andare avanti, facendo la lista delle caratteristiche del caso da romanzo spionistico che coinvolge numerosi personaggi e colpi di scena, ma che alla fine lascia il lettore confuso non capendo il senso di ciò che è successo veramente. E non lo farò. Se siete uno di quei lettori confusi non siate duri con voi stessi, la storia è fatta per confondere e non ha alcun senso. Non solo, se avete tempo e voglia (spero) leggete la trascrizione del caso, così come presentato da Democracy Now, e per un paio di volte. Assicuratevi di evidenziare i punti sottolineati più volte nella trasmissione. Vi prego di controllare i protagonisti, tra cui gli ospiti e i padroni di casa. Una volta fatto, confrontateli con le mie note. Siete pronti?

Il mio collegamento in Azerbaigian e il mio status segreto privilegiato
In primo luogo, vorrei iniziare spiegando perché trovo questo caso e la sua presentazione di enorme importanza e degno di nota. Chi di voi conosce il mio caso sa del mio lavoro e del mio famigerato status segreto privilegiato nell’FBI, partecipando a operazioni e dossier su Turchia, Azerbaigian e diverse altre nazioni dell’Asia centrale e del Caucaso, tra il 1996 e il 2001. Ero l’unica linguista dell’FBI qualificata a tradurre documenti (audio e scritto) in lingue turcofone. Tali operazioni e dossier particolari furono il motivo principale di ordini contradditori, classificazioni retroattive e ricorso al segreto di Stato nel mio caso. Quindi, sono una delle poche persone intimamente consapevoli ed informate su ciò che accadeva in Azerbaigian dal 1996 al 2001. So per certo che gli operatori erano dietro le quinte, non solo degli Stati Uniti ma anche di Turchia e Azerbaijan, soggetti a tangenti, corruzione, sabotaggio, ricatti e molto altro ancora. Attraverso le comunità diplomatiche azera e turca, l’FBI aveva raccolto migliaia di pagine di trascrizioni e relazioni pertinenti a tali attività. Si può supporre che a causa delle fonti, i singoli operatori sarebbero stati solo turchi, azeri, ecc. Ma si sbaglierebbe. Permettetemi di darvi alcuni esempi: “la Camera di Commercio USA-Azerbaijan: in quegli anni l’organizzazione era diretta da operativi come Richard Perle, Dick Cheney, James Baker, Richard Armitage, Brent Scowcroft e l’ex presidente della Camera Robert Livingston. Si prega di verificare la leadership e gli agenti di tale istituzione qui. Una volta fatto, si prega di consultare le foto nei miei otto anni di status segreto privilegiato qui. L’American-Turkish Council (ATC): Anche in questo caso, si tratta di operatori della stessa cerchia: Brent Scowcroft, Richard Armitage, Douglas Feith, Richard Perle, Robert Livingston, Tom DeLay, Stephen Solarz, e altro ancora. Per saperne di più cliccate qui“. Sono per metà azera, da parte di mio padre. Ero l’unica linguista dell’FBI con le necessarie qualifiche linguistiche per rivedere questi dossier e aiutare gli agenti dell’FBI a riaprire alcune indagini chiuse dalla Casa Bianca tramite il dipartimento di Stato.

AzMapLa storia si dipana
In base a quello che so di prima mano sulle operazioni che si svolsero in Azerbaigian tra il 1996 e il 2001, e sulla base di numerosi documenti e rapporti ufficiali (comprese relazioni investigative delle autorità turche), e di decine di articoli pubblicati negli ultimi quindici anni, posso dire con certezza al cento per cento che le operazioni verso l’ex-presidente Heydar Aliyev e suo figlio Ilham Aliev, compresi tentato assassinio del 1995, aggancio del figlio nei Casino di proprietà turca in Azerbaigian, ricatti e corruzione, stupefacenti e riciclaggio di denaro, e molto altro ancora, furono tutti ideati ed eseguiti dalla CIA e dal dipartimento di Stato qui, negli Stati Uniti, tramite il loro rappresentante regionale, la Repubblica di Turchia. Ho intenzione di spiegarvi il punto e fornirvi i link a documenti e articoli solidi, ma in primo luogo, voglio esaminare la storia presentata da Democracy Now e dai suoi ospiti. Dobbiamo cominciare dalla grande enfasi nella storia, come farebbe ogni analista capace ed esperto nel trovare ad agganciare l’obiettivo. L’ho già fatto più volte attraverso i rapporti confusi e contorti mentre ricercavo i temi e le conclusioni ripresi dai presentatori e dai loro ospiti. Ecco cos’ho trovato dalla trascrizione delle loro parole:
Scott Armstrong: Costui, Hans Bodmer, il testimone chiave contro Bourke, fu anche il direttore operativo non solo di Kozeny, ma di una serie di truffatori internazionali, dell’oligarchia russa e di molti funzionari russi, criminale internazionale di primo ordine. E non si ha la possibilità di esaminare tali questioni se non si ha accesso alle informazioni che normalmente non sono diffuse dal governo o sono sigillate…
Scott Armstrong: Naturalmente, Bourke aveva idea che ciò in realtà andava ben oltre l’Azerbaigian, ben oltre la Repubblica Ceca, coinvolgendo oligarchi, banche, funzionari russi e la terza compagnia petrolifera russa, acquistata e venduta a profitto di Kozeny, nel frattempo…
Scott Armstrong: Un informatore si fa avanti. E’ molto produttivo, consente di avere il bandolo della matassa che cominciamo a dipanare, portando a una serie di operazioni internazionali dalla Cecoslovacchia all’Azerbaigian, al cuore della Russia, nella più grande delle istituzioni. E tutto viene insabbiato per mancanza di interesse del governo degli Stati Uniti, per motivi oscuri. E l’unica persona sacrificata a ciò è l’informatore…
Scott Armstrong: In tal modo, si sa molto di ciò che succede in Russia. Conosce la maggior parte dei ministri del governo russo, del governo Putin. Arriva a conoscere i grandi oligarchi di tale sistema, le persone che possiedono le maggiori compagnie petrolifere ed entità del mondo. Si viene a sapere delle banche russe e degli stranieri che le servono, e di altri funzionari stranieri danneggiati da questo processo. Ha tutte queste informazioni nel suo schedario più efficace. La memoria…
Juan Gonzalez: Michael Tigar, vorrei chiedervi, so che sarebbe fortemente limitato in ciò che può dire in proposito, ha la nostra comprensione, abbiamo parlato con funzionari dell’intelligence inglese che ben conoscono ciò, che l’altro testimone principale contro Bourke, Tom Farrell, fu effettivamente ripreso in un video segreto in Russia mentre cercava di reclutare un diplomatico inglese per l’intelligence russa, e che il diplomatico fu successivamente rimosso e che ciò rientrava nelle informazioni che Sir Richard Dearlove dell’MI6 era disposto a presentare in tribunale, ma che non gli è stato permesso perché avrebbe sollevato la questione: Perché il governo degli Stati Uniti usa contro Rick Bourke, una persona che reclutava spie per l’intelligence russa?…
Giusto. La storia e il modo in cui è stata presentata può essere estremamente confusa, vaga e contorta. Tuttavia, una cosa è stata fatta: accusare ripetutamente la Russia di corruzione e sabotaggio dell’intelligence nel caso. Basta prestare attenzione a come Armstrong ripete la frase oligarchia russa. Si prendano appunti su come le operazioni ufficiali tramite enti governativi e banche siano limitate alla Russia. È interessante notare che la realtà e i fatti accusano entità occidentali. Dal 1995, dall’attentato a Hejdar Aliev pianificato negli Stati Uniti e realizzato da Abdullah Catli, un paramilitare turco sul libro paga della CIA dal 1980, e i principali attori che in Azerbaigian puntano su petrolio e oleodotti. sono agenti degli USA e del loro esercito mercenario chiamato CIA. So che, per destino, gli statunitensi sanno pochissimo del contesto dell’Azerbaigian e altre simili regioni energetiche dell’ex-URSS. Piuttosto che entrare in dettagli complessi, presenterò alcuni fatti documentati relativi alle operazioni degli USA in Azerbaigian, tra cui assassini, corruzione, riciclaggio di denaro e altro. Nei primi due anni dall’elezione di Hejdar Aliev, nel 1993, gli Stati Uniti cercarono più volte, senza successo, di reclutarlo per i piansi sul gasdotto-stan. Vi ricordate il famigerato scandalo della BCCI? Bene, il colpevole principale nello scandalo, Roger Tamar, agente della CIA e degli interessi petroliferi degli Stati Uniti, fu coinvolto in uno di tali tentativi falliti degli Stati Uniti per trascinare l’Azerbaigian nella propria sfera d’influenza: “Nei primi anni ’90, dopo che l’Unione Sovietica allentò la presa sull’Asia centrale, Tamar ideò il gasdotto da 1800 chilometri Baku-Ceyhan (Baku-Tbilisi-Ceyhan), considerato come “uno dei più grandi progetti ingegneristici”, per inviare 1 milione di barili al giorno (160000 mc/g) di petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo e quindi ai mercati mondiali. Tamraz ottenne il supporto per il gasdotto dal presidente turkmeno Nijazov, dal presidente dell’Azerbaigian Hejdar Aliev e dalla prima ministra Tansu Ciller e dalla Botas Company della Turchia. La società di Tamraz negoziò e firmò il primo accordo sul gasdotto con il governo della Turchia. Mettiamola così, le cose non si svolsero senza problemi con Hejdar Aliev, che era ancora leale alla Russia. Quando il business e la corruzione fallirono, gli Stati Uniti e il suo ascaro, la Turchia, passarono al piano B: assassinare Hejdar Aliev e piazzare un nuovo tizio più disponibile. Così ci fu il tentativo di assassinio nel 1995: “Il 13 marzo 1995 un’insurrezione armata volta a rovesciare Aliev fu inscenata dall’unità speciale delle Truppe degli interni (“OMON”) del colonnello Rovshan Javadov. Quattro giorni dopo, il 17 marzo 1995, unità delle forze armate azere circondarono i ribelli nella loro base e uccisero Javadov. Più tardi, il rapporto parlamentare turco del 1996 sullo scandalo Susurluk rivelò alcuni dettagli sul coinvolgimento del governo della prima ministra Tansu Ciller e dell’intelligence turca in tale tentato golpe….” Aggiungiamo qualche dettaglio sull’attentato turco. Il turco inviato in Azerbaigian per condurre l’operazione di assassinio era Abdullah Catli: “Catli fu visto in compagnia di Stefano Delle Chiaie, un neofascista italiano che lavorava per Gladio, dell’organizzazione paramilitare segreta della NATO Stay-behind, mentre “viaggiava in America Latina, e visitava Miami nel settembre 1982″. Poi andò in Francia, dove con l’alias Hasan Kurtoglu… fu condannato a sette anni di reclusione e nel 1988 fu estradato in Svizzera, dov’era ricercato per narcotraffico. Tuttavia, fuggì nel marzo 1990 con l’aiuto di complici misteriosi…” Subito dopo la misteriosa fuga, grazie a un elicottero della NATO, l’uomo sulla lista internazionale dei ricercati di Interpol e diverse polizie, in qualche modo e ancora una volta assai misteriosamente, finì in Inghilterra dove ebbe immediatamente il permesso di soggiorno e visse per un paio di anni. Poi, misteriosamente giunse negli Stati Uniti, e ancor più misteriosamente ebbe la residenza entro una settimana, stabilendosi a Chicago. Nel 1995, per l’operazione di assassinio di Aliev, lasciò Chicago per la Turchia, e dopo un soggiorno di due giorni in Turchia, entrò in Azerbaigian. Con i tentativi di reclutamento falliti e un tentato assassinio divenuto un fiasco che smascherava Gladio, gli Stati Uniti passarono al Piano C: il figlio di Aliev, Ilham Aliev, noto per le sue debolezze come gioco d’azzardo, alcol e prostitute di ogni età. Alla fine del 1995 i mafiosi turchi di Gladio aprirono dei casinò in Azerbaigian. È interessante notare che i proprietari turchi di tali casinò offrirono delle azioni al figlio di Aliev, Ilham. In meno di due anni, gli operativi USA-turchi avevano risucchiato Ilham Aliev: aveva 6 milioni di dollari in debito per gioco, oltre ad altro materiale (come delle scappatelle registrate). Nel 1998-1999 Aliev padre chiuse i casinò, anche se era già troppo tardi: padre e figlio erano stati agganciati e trascinati nel campo occidentale.
Permettetemi di delineare le connessioni tra Intelligence USA e proprietari di casinò della mafia turca in Azerbaigian. Quasi tutti i casinò in Azerbaigian erano di proprietà e gestiti da un famoso mafioso turco di nome Omer Lutfu Topal: “Topal era un affarista turco, profondamente coinvolto nello scandalo Susurluk. Ebbe condanne per traffico di droga, e fu soprannominato il “re dei casino” che furono la sua fortuna, che ammontava a circa 1 miliardo di dollari al momento del suo assassinio. Secondo i giornali belgi, fu arrestato il 20 giugno 1978 nella provincia di Anversa, in Belgio, mentre trasportava 6 chili di eroina. Un passaporto falso gli fu trovato a nome di Sadik Sami Onar, rilasciato dalla Polizia di Gaziantep. Inoltre, fu accusato di narcotraffico verso gli Stati Uniti dal Belgio. Fu imprigionato in Belgio dal 14 giugno 1978 al 23 luglio 1981. Poi fu estradato negli Stati Uniti, per una condanna per traffico di eroina. Fu processato a New York e condannato a cinque anni di carcere...” E’ certo che Topal fosse un membro attivo delle operazioni USA-NATO di Gladio, e il narcotraffico di eroina via Belgio (Ciao NATO!) negli Stati Uniti fu uno dei suoi incarichi ufficiali. In realtà, Topal non passò un giorno in carcere, nonostante le dichiarazioni del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Quindi sì, questi sono gli agenti di Gladio-mafia che occuparono l’Azerbaigian alla fine del 1995. Nel 1997-1998, in Azerbaigian gli Aliev erano nel campo di CIA-NATO-USA, e nel 1997-1998 i russi erano stati espulsi: riciclaggio di denaro, laboratori di eroina e narcotraffico, ricatti, sabotaggio e corruzione sono roba nostra, degli Stati Uniti, sia direttamente o tramite ascari come la Turchia. Si prega di controllare tutti i casi documentati e i rapporti da me ospitati. Ora, torniamo alla sceneggiata narrata da Democracy Now! Vedete un solo riferimento a una di tali entità od operativi incaricati in Azerbaigian? No. Banche turche? Mafia turca? No. Casino turchi? No. Grande corruzione USA-occidentale? No. Le banche di Cipro dove paghiamo Aliev fuori dai confini del suo Paese (Sì, è lì che si corrompono molti di questi capi, nello Stato di Cipro del Nord. Volete dettagli? Rivedete da me tutti questi ordini classificati)? No. Ma cosa troviamo: Russia, mafia russa, funzionari del governo russo, intelligence russa, banche russe, oligarchi russo, ed anche Putin. Com’è interessante?

George Soros

George Soros

Il forte legame tra Armstrong, Tigar & Democracy Now!
Un altro compito d’obbligo per un’approfondita analisi dei piani, è identificare gli attori coinvolti nell’informazione, o in questo caso, nella disinformazione. Ho fatto esattamente questo, trovando un legame tra tutti i partecipanti a tale campagna di disinformazione su Democracy Now! Andiamo:

Scott Armstrong
Permettetemi di presentarvelo tramite la biografia presentata da Amy Goodman: “Scott Armstrong, un ex-giornalista del Washington Post, che ha seguito da vicino il caso. È fondatore ed ex-direttore esecutivo dell’Archivio della Sicurezza Nazionale ed ex-presidente del Government Accountability Project…” Non ho approfondito la sua posizione con uno dei media più malfamati del Paese. Devo? Non penso. Okay, passiamo agli Archivi sulla Sicurezza Nazionale fondati da Armstrong. Per anni e anni, l’attività di Armstrong (Sì, dicono senza scopo di lucro. Che altro!), fu uno dei maggiori destinatari dei finanziamenti di George Soros. Nel 2010, solo in un anno, ricevette 650mila dollari da Soros. Siete con me finora? Bene. Continuiamo: Armstrong fa anche parte del Government Accountability Project (GAP). Ed ecco che GAP è anche uno dei principali destinatari delle somme di Soros, ricevendo generosi finanziamenti da Soros per molti anni. Quello stesso anno il GAP ricevette 600mila dollari da George Soros. Ci sono molti altri legami diretti e intimi tra Armstrong e George Soros, ma passiamo agli altri attori della messinscena.

Amy Goodman

Amy Goodman

Democracy Now!
Veniamo al dunque, utilizzando ben documentate informazioni su Amy Goodman, Juan Gonzalez e radio Democracy Now: “Gravi questioni furono sollevate su come Democracy Now!, avviata da Radio Pacifica e sovvenzionata da Carnegie Corporation, Fondazione Ford, JM Kaplan Funds e altri, improvvisamente sia diventata indipendente e di proprietà di Amy Goodman, senza compensi per la Pacifica. Questo passaggio apparentemente includeva beni preziosi quali marchi, proprietà degli archivi, accesso alle stazioni affiliate e altro ancora. Con un contratto segreto, Amy Goodman inoltre ha ricevuto 1 milione di dollari all’anno per cinque anni dal 2002, secondo il tesoriere di Pacifica Jabari Zakiya, per continuare ciò che era il notiziario di punta del mattino di Pacifica. Ciò più che raddoppiava lo stipendio di Goodman, ufficialmente di 440mila dollari all’anno, di Pacifica Radio. Democracy Now! é finanziata indirettamente da George Soros, e direttamente da Fondazione Ford, Fondazione Glaser e Open Society Institute di Soros...” Tra l’altro, Amy Goodman ha questo in comune con tali persone: “Giornalisti di spicco come quella di ABC Christiane Amanpour e l’ex-direttore del Washington Post, e ora vicepresidente Len Downie, lavorano presso i consigli di enti finanziati da Soros. Ciò nonostante il codice etico delle società afferma: ‘che i giornalisti professionisti evitano i conflitti d’interesse, reali o presunti’...” Tutti sanno che Goodman e la sua Democracy Now! hanno ricevuto milioni di dollari direttamente da Gorge Soros. Naturalmente, non si sa quanto esattamente perché, Democracy Now non è mai disponibile a rispondere a questa domanda, quando posta: “Solo che quando l’ente finanziato da Soros è ascoltato “su oltre 900 stazioni, aprendo la strada alla grande collaborazione dei media comunitari degli Stati Uniti’, non posta i messaggi degli spettatori e le telefonate a ‘Democracy Now!’ non ricevono risposta….

Michael Tigar, con gli occhiali

Michael Tigar (con gli occhiali)

Michael Tigar
Tigar è introdotto da Goodman come celebre avvocato, professore di diritto e autore, in difesa di Rick Bourke. Si potrebbe pensare che come accademico e avvocato sia fuori dal campo di Soros, giusto? Beh, no! Il programma e il lavoro di Tigar sono finanziati, anche se parzialmente, da George Soros. L'”Institute for Policy Studies” finanziato da Soros concede appetitose somme all’avvocato di grido. Tigar è conosciuto, anche dai media mainstream, come uno degli avvocati più teatrali del Paese. Sulla base delle prestazioni e del fatto che è stato assunto da Bourke, direi che dovrebbe essere così! Ora so che c’è una cosa chiamata coincidenza. Conosco il concetto chiamato ‘legge delle coincidenze’, ma dai! Abbiamo quattro partecipanti a tale trasmissione ed ognuno di loro riceve da George Soros denaro e gli è strettamente legato. La chiamereste mera coincidenza? Se lo fate, allora considerate questo: Per anni e anni, George Soros ha finanziato direttamente l’opposizione in… avete indovinato, Azerbaigian! “I miliardi di George Soros compromettono la politica Estera degli Stati Uniti? George Soros è abbastanza ricco da avere una propria politica estera, ma è saggio fargliela avere? Soros ha uno strano modo di fare investimenti e regali, in particolare negli Stati ex-sovietici dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, come se si trattasse di politica estera personale… Soros ha anche finanziato i partiti di opposizione in Azerbaigian, Bielorussia, Croazia, Georgia e Macedonia, aiutandoli ad avere potere o preminenza. Tutti questi Paesi una volta erano alleati dei russi. Naturalmente, Soros non lavora da solo… Soros lavora attivamente per sfruttare la sua influenza a sostegno di Samir Sharifov, forse promuovendo un’altra “rivoluzione delle rose”… Funzionari dell’Azerbaigian apertamente si chiedono se Soros sia un freelance o agisca con l’approvazione, tacita o meno, del dipartimento di Stato e della Casa Bianca, a sostegno di Sharifov in Azerbaigian. In realtà, se lo chiedono solo per buona educazione. Pensano di sapere la risposta e che Soros operi per conto di Obama… Se leggete la stampa russa su Soros, si potrebbe pensare che Glenn Beck sia un pallido moderato. Se leggete la stampa russa sulla visita del presidente dell’Azerbaigian Aliev a Soros, a New York, nel 2004…” Devo approfondire il ruolo di Soros e gli obiettivi e giochi sporchi in Azerbaigian e resto dell’Asia centrale e del Caucaso?
E i suoi investimenti nella regione, in particolare quelli direttamente legati dal gasdotto-stan della Azerbaigian? Chi sono i suoi soci? Vediamo se li riconoscete: “Secondo Clark, l’International Crisis Group di Soros vanta “luminari indipendenti” come gli ex-consiglieri per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinki e Richard Allen, così come il generale Wesley Clark, comandante supremo della NATO in Europa. Il vicepresidente del gruppo è l’ex-deputato Stephen Solarz, una volta descritto come ‘il capo congressista della lobby israeliana a Capitol Hill’ e suo sottoscrittore, insieme a gente come Richard Perle e Paul Wolfowitz… Chi sono i partner commerciali di Soros al Carlyle Group, uno dei più grandi fondi di private equity al mondo, che trae la maggior parte dei profitti dai contratti per la difesa? Sono gli ex-segretario di Stato James Baker e l’ex-segretario alla Difesa Frank Carlucci di George Bush Sr, e “fino a poco prima, anche parenti di Usama bin Ladin”. Soros ha investito più di 100 milioni di dollari nel Carlyle, ci dice Clark”… Non è interessante come le figure più importanti coinvolte in corruzione, tangenti, sabotaggio, ricatti, e perfino assassini in Azerbaigian non siano menzionati, casualmente, da Goodman, González, Tigar, Armstrong o Bourke stesso?! Sì, dico, è molto interessante. Sapendo ciò, nel 1996-2001 gli operatori praticamente evitarono i soggetti non menzionati nella messinscena di Amy Goodman. E, infine, senza mettermi in mostra o oltre, mi considero, in una certa misura, esperta di informatori e denunce. Dopo 12 anni, sono l’unica ad informare sull’organizzazione che ha conosciuto centinaia di informatori del governo, soprattutto dell’intelligence e delle forze dell’ordine, oltre ad avere anni di ricerche e scritti su ciò… Beh, sono una sorta di un esperta, se si può dire. Con questo, lasciate che vi dica una cosa: questo truffatore milionario, Rick Bourke, è tutt’altro che un informatore. L’intera sceneggiata, con tutti i suoi partecipanti, fino agli operatori dei media tradizionali, dimostra che non è altro che una messinscena ai fini di certi oscuri obiettivi perseguiti dalla comunità d’intelligence, e naturalmente dagli affaristi.
Se si vuole veramente sapere cosa tratta questa storia si dovrà aspettare. Aspettatevi di sentire certe notizie sulle ultime tensioni tra Russia e Azerbaigian. O sull’estradizione di una certo agente o uomo d’affari russo richiesta dal governo degli Stati Uniti. O di vedere i prossimi attacchi degli Stati Uniti contro la Russia con l’intenzione di colpire infine anche Putin… Oppure… Intanto, consideratevi ampiamente afflitti dalle mega-operazioni di disinformazione della CIA tramite media spacciati come indipendenti e alternativi!

Wesley Clark

Wesley Clark

Sibel Edmonds è redattrice di Boiling Frogs Post e autrice di Classified Woman: The Sibel Edmonds Story. Nel 2006 vinse il PEN Newman’s Own First Amendment Award per il suo “impegno a preservare la libertà d’informazione negli Stati Uniti in periodo di crescente isolamento internazionale e segretezza governativa“. Edmonds ha un Master in Politiche Pubbliche e Commercio Internazionale presso la George Mason University, e una laurea in Giurisprudenza e Psicologia criminale presso la George Washington University.

Note
Gladio 1 (Intro)
Gladio 2
Gladio 3
Gladio 4
Gladio 5
Zawahiri in Azerbaijan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il SIIL implode sotto il peso dell’Esercito Arabo Siriano

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 3 marzo 201510987472Abbiamo definito il SIIL “fuoco di paglia” e riscontriamo ciò che scriviamo. Battaglia dopo battaglia, il SIIL si dimostra un fenomeno militare dalle gravi carenze. Guardiamo con attenzione come gioca le sue ultime carte. Possiamo cominciare affermando, senza esitazione, che il numero dei terroristi del SIIL sta calando drasticamente, anche se la propaganda dei media occidentali li gonfia a dismisura, riportandone a pappagallo continuamente le assurdità in armonia con i piani folli di Obama per avere la base giuridica per mantenere truppe statunitensi in Iraq. SyrPer sa esattamente il perché ed i beneficiari.

1. I terroristi del SIIL diminuiscono
I media in occidente sono fulminei sulle notizie del SIIL che arruola ragazzini per colmare i ranghi. Inoltre, vi sono rapporti credibili che il SIIL addestri anche adolescenti nell’arte degli attentati suicidi. Il SIIL cerca anche, con scarso successo, di reclutare convertiti a tale eresia entro gli ampi confini della religione islamica. I rapimenti di assiri, caldei, yazidi e curdi indicano il desiderio d’ingrossare i numeri con neoconvertiti dalle minoranze. Naturalmente coloro che non accettano la farsesca interpretazione wahabita degli insegnamenti islamici, vengono giustiziati, da qui le terribili notizie che filtrano costantemente. Maggiori informazioni rivelano la natura anarcoide del SIIL. Mentre sacerdoti fanatici ed eretici continuano ad istigare i giovani nelle moschee ad unirsi al SIIL, notizie altrettanto deludenti arrivano da giornalisti che sostengono di non essere tollerati dal SIIL, e i cui fortunati, salvatisi dalle loro grinfie, illustrano il movimento per quello che realmente è: un movimento istigato dal peggiore nichilismo. Un giovane pakistano ispirato dai sogni sul Califfato arrivava in Iraq dalla Turchia e dopo l’adesione al SIIL, scopriva di dover pulire i bagni. Anche la “Sex Jihad” è ormai una moda morente. Nonostante alcuni smidollati inglesi si auto-flagellani per 3 ragazze fuggite in Turchia sotto gli occhi e il naso della sicurezza inglese, unendosi al SIIL per soddisfare le fantasie ormonali adolescenziali divenendo la raggiante sposa velata di qualche bruto puzzolente, molte famiglie musulmane controllano le figlie e con le istituzioni governative le convincono a rientrare. Alcuni effettivamente si sono recati in Siria per riprendersi i figli dagli artigli del SIIL. Molte ragazze sono state uccise dai sociopatici del SIIL. Notizie di tali atrocità non incoraggeranno le adolescenti musulmane assatanate. La morte sembra essere troppo viziosa per loro.
Gli eserciti convenzionali differiscono da gruppi insorti altamente mobili come il SIIL. L’Esercito arabo siriano è un enorme istituto di oltre 500000 soldati (comprese le milizie). Ma questo non significa che c’è mezzo milione di truppe da combattimento disponibili. Chiunque abbia prestato servizio militare vi dirà che la maggior parte del personale è coinvolto nel supporto e nella logistica. Inoltre, la Siria ha un sistema di difesa aerea che richiede decine di migliaia di tecnici. Lo stesso vale per i reggimenti missilistici e le forze di difesa costiera. E’ giusto dire che sul campo l’EAS ha circa 70000 truppe da combattimento. Il SIIL, dato lo scarso addestramento al combattimento, può schierare una maggiore percentuale di unità da combattimento. Tuttavia, la loro efficienza è tutt’altro che cristallina. Ai reclutatori del terrorismo inglesi in Turchia piacciono da sempre i jihadisti, perché sono così disposti a morire per concludere un’operazione militare. Gli inglesi vanno in orgasmo ogni volta che possono inviare a morte sicura qualcuno per il bene dell’Union Jack, è quasi come l’oppio per loro. Ma a dire il vero, i fanatici della rivolta hanno dimostrato inettitudine e disorganizzazione, qualità presenti nell’ex-capo del cosiddetto esercito libero siriano, traditore e disertore supremo, ex-generale Salim Idris. Il tasso di abbandono dal SIIL è sottostimato dai media. Perde centinaia di ratti ogni giorno sia per mano dell’Esercito Arabo Siriano, che dell’esercito iracheno, che delle milizie curde come Peshmergha e PKK e, in una certa misura, della campagna aerea degli Stati Uniti. (Interessante notare come Stati Uniti e Gran Bretagna riforniscano il SIIL di armi, munizioni e cibo.) Il SIIL non può compensare le perdite se non reclutando e ritirandosi nelle aree che crede di dover difendere per la propria esistenza.

2. Anche i finanziamenti al SIIL diminuiscono
Indipendentemente dal fatto che il nuovo re dell’Arabia Saudita ora blocchi o meno il flusso continuo di denaro per il SIIL, vi sono le scimmie nella sua famiglia saudita che ancora pompano denaro alle organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria. Tali figuri sono spinti da un animus irrazionale contro sciiti e Iran. Sia come sia, il denaro apparentemente scorre a una velocità di gran lunga inferiore. Lo sappiamo da rapporti credibili da al-Raqqa, dove i tagli agli stipendi sono sempre più comuni. Un ratto terrorista del SIIL oggi riceve solo 1/4 dello stipendio mensile di quando vi aderì nel 2013. Ciò che spinge a stringere la cinghia, è l’esaurimento delle casse. (Si prega di leggere l’articolo di Thierry Meyssan).
Quando il SIIL cerca voracemente d’ingrossare le riserve rubando ogni manufatto storico che può vendere ai turchi e inglesi senza scrupoli, raggiunge il fondo. Alla sua comparsa sulla scena, il SIIL concentrava l’attenzione finanziaria su petrolio e gas che vendeva in grandi quantità agli intermediari turchi, trasformandoli in profitto netto vendendoli ai clienti europei che, ovviamente, incoraggiavano l’acquisto di tali prodotti per danneggiare il governo di Assad. Ma oggi l’Europa ha cambiato radicalmente direzione. Con il SIIL che segue la moda dei documentari ben girati su apparente decapitazione di giornalisti, prigionieri giordani e curdi immolati in gabbie di fuoco; omosessuali gettati dai tetti e poi, se sopravvissuti, lapidati a morte davanti le telecamere; infanticidio degli infedeli; violenze su donne appartenenti a minoranze; e tutto questo in conformità al libro scritto da uno degli sciamani più importanti del SIIL, dal titolo: “La via della ferocia”. Anche se gli europei hanno una storia di brutalità indicibili che condividono con il SIIL, avendo ucciso milioni di ebrei, ugonotti, popoli del Nuovo Mondo, neri e tanti altri disgraziati, oggi sono contriti e vogliono sconfessare tale storia. Ma non molto tempo fa gli inglesi sventravano e castravano persone, per poi legarne le membra a quattro cavalli facendole a pezzi, si chiamava “impicca, lacera e squarta”. In ogni modo, gli europei hanno deciso di smettere di comprare petrolio dal SIIL. Inoltre, i campi petroliferi siriani non sono particolarmente produttivi, poiché il petrolio è in profondità e serve una tecnologia adatta per pomparlo, che non è disponibile al SIIL. In realtà, la maggior parte del petrolio rubato dalla Siria da SIIL fu preso dalle riserve strategiche, cioè petrolio già pompato e conservato in serbatoi che il SIIL semplicemente spillava nelle autocisterne fornite da Erdoghan & Co. Non altro.

3. Anche il peso di Allah nel programma del SIIL diminuisce

Standbeeld_Saladin_DamascusPersonalmente detesto Saladino. Ecco il monumento costruitogli dal Presidente Hafizh al-Assad in Siria. Era un curdo che voleva studiare teologia finché il destino intervenne.

Deve essere deprimente marciare in Europa (Deus le Veult!), calare su Costantinopoli (Constantinopolitana Civitas Diu Profana!); creare un regno sanguinario in Siria (Advocatus Sancti Sepulchri) per poi scoprire che Dio non è per nulla contento del vostro comportamento. Immaginate cosa i crociati devono aver provato quando il Feroce Saladino iniziò a tagliargli la testa dopo la battaglia di Punta Hatin, nei pressi del lago di Tiberiade, in risposta allo stupro di Reynard De Chatillon della sorella. Come volessero squagliarsela mentre gli eserciti mamelucchi di Ruqnidun Baybar al-Bunduqdari iniziarono a marciare lungo le coste della Palestina alla ricerca di qualsiasi crociato ostinato da uccidere. È per questo che fu chiamato il “Re Vincente”. Ma ci si conceda una pausa per chiedersi perché si pensava che Dio fosse dalla propria parte, in primo luogo. Giusto, amico? (in cockney o accento australiano). Penso che molti ratti del SIIL si chiedano perché il loro califfato cominci a perdere. Perché sempre più eliminando altri jihadisti che pensano che il Califfo di Qaqà sia un degenerato? Dove è scritto nel Corano che si può bruciare la gente? Perché un jihadista deve pulire gabinetti? Come è possibile che un libro sacro che dice di rispettare i cristiani, consente di violentarne le donne o di bruciarli? Tali pensieri attraversano le menti di alcuni jihadisti che mettono in dubbio la causa che li ha richiamati nei deserti vulcanici della Siria. Il morale è basso tra le fila del SIIL. Dovrebbe, i disertori giustiziati dal gruppo ne sono la prova. Vengono accerchiati ad al-Raqqa dai governativi siriani. Non ci sono più grandi parate ed anche i sunniti in Iraq si uniscono agli sciiti per sterminarli tutti. Impongono il pedaggio ai loro camion, nei valichi. Notizia non incoraggiante per i selvaggi jihadisti.

10922547Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una completa svolta eurasiatica della Turchia?

Andrew Korybko, Sputnik, 25 febbraio 2015 – Russia Insider

L’idea della Turchia d’acquistare missili cinesi non-compatibili con la NATO per completare il suo sistema di difesa aerea, indica che Ankara potrebbe preparare una grandiosa svolta politica al di fuori dell’occidente.vladimir-putin-tayyipOggi, la Turchia deve ufficialmente decidere se acquistare missili francesi, cinesi o statunitensi per il suo sistema di difesa aerea, ma il fatto che i prodotti militari di Pechino siano seriamente contemplati dallo Stato membro della NATO, dimostra che la leadership non è così saldamente ‘atlantista’ quanto si pensava. Anche se è solo un espediente negoziale per spremere maggiori concessioni dai partner statunitensi e francesi, si parla sempre dell’assai traballante rapporto di Ankara con l’occidente, dimostrando che la Turchia potrebbe usare la minaccia di un credibile perno eurasiatico come ‘ricatto’ a suo vantaggio.

L’impossibile sgambetto curdo di Washington
Il maggior evento su cui gli osservatori iniziano a domandarsi se la Turchia contempli un perno eurasiatico è il fallito tentativo statunitense di utilizzare il nazionalismo curdo per spingere Ankara ad invadere la Siria. A dire il vero, è esattamente ciò che la Turchia si diceva facesse in passato, ma secondo proprie condizioni e garanzie indiscutibili di NATO e GCC che l’avrebbero sostenuta nel tentativo. Washington, tuttavia, aveva altri piani e ha fomentato il nazionalismo curdo, con l’intento di spaventare la Turchia per farle iniziare l”intervento umanitario’ ad Ayn al-Arab (Kobani) in Siria, aprendo la via all’invasione formale del Paese, occultata nei procedenti quattro anni. Ma la Turchia non ha abboccato per due motivi: voleva garanzie concrete che NATO e GCC fornissero qualsiasi supporto militare che la Turchia richiedesse (mai ricevute) e, soprattutto, ritiene che ‘l’impegno bilaterale degli Stati Uniti con il Kurdistan’ sia una minaccia esistenziale per lo Stato turco. A causa di questi due fattori, la Turchia iniziava a prendere provvedimenti a cui pensava già da tempo, diversificando i partenariati stranieri con maggiore propensione verso il mondo non occidentale.

La persuasione eurasiatica
Finora, ciò ha significato maggiore cooperazione con la Russia (il ‘nemico’ temuto della NATO, secondo la maggior parte degli esperti occidentali) attraverso il cosiddetto gasdotto ‘Turk Stream‘, sostituendo il South Stream annullato. Tuttavia, non è solo l’energia che attrae la Turchia verso la Russia, dato che le relazioni con Mosca offrono vantaggi maggiori ad Ankara qualora decidesse di muoversi verso un partenariato strategico completo, ecco un esempio di alcuni campi in cui la Turchia può trarre profitto:

Economia
L’Unione euroasiatica potrebbe adeguatamente sostituire l’avvicinamento della Turchia all’UE, in stallo 30ennale.

Politica
I valori della Russia sulla sovranità quale pilastro fondamentale negli affari internazionali, e quindi alcuna interferenza nella politica interna della Turchia.

Sicurezza
Mentre gli Stati Uniti conducono il doppio gioco con la Turchia, operando con i curdi e, come alcuni ritengono, sostenendo le proteste del parco Gezi (che potrebbero essere strutturalmente viste come una rivoluzione colorata, non importa quanto popolare e apparentemente autentica), la Turchia non affronta tali rischi alla sicurezza con la Russia.

Perciò la leadership turca potrebbe essere seriamente convinta a puntare verso l’Eurasia allontanandosi dall’occidente.

Sul confine (come previsto?)
La disposizione attuale, però, vede la Turchia seduta sul confine tra le due parti, per certi versi manifestazione di multipolarità. Nel senso che il Paese gioca tutte le parti a proprio vantaggio, cercando di capitalizzare nel richiederle fedeltà e trattenendosi dall’impegnarsi troppo con una parte o l’altra. Non si sa per quanto la Turchia potrà gestire tale delicato equilibrio prima di essere costretta a passare saldamente da una parte, ma è degno di discussione quali sue interazioni implichino una collaborazione più profonda con ognuna di esse, ottenendo il quadro migliore cui appoggiarsi.

Le sfide con l’occidente
Colloqui con l’Unione Eurasiatica
L’occidente è escluso dal fatto che la Turchia parla con la Russia su una maggiore cooperazione con l’Unione eurasiatica, dato che se s’integrassero correttamente, finirebbe la possibilità di Bruxelles di usare la carota di una futura adesione all’UE adescando Ankara con la sua offerta.

Turk Stream
Questa partnership strategica distrugge completamente il potere negoziale dell’UE usando South Stream come arma contro la Russia, e l’occidente è assai turbato nel vedere la Turchia aiutare la Russia nel ricercare una rotta alternativa alle sue esportazioni energetiche.

Partner del dialogo con la SCO
La definizione formale del rapporto della Turchia con il colosso istituzionale non occidentale apre la via a legami più stretti tra Ankara e i suoi nuovi partner, potendo allontanare il Paese ancora più dai tradizionali alleati.

Sfide con l’Eurasia (Russia)
La guerra in Siria
Non importa quanto la Turchia si avvicini a Russia e non-occidentali se continua a destabilizzare la Siria soprattutto con il suo ruolo di via di transito di terroristi, armi e finanziamenti a sostegno del cambio di regime illegale contro il governo siriano, popolare e democraticamente eletto.

Infrastrutture della NATO
Anche se la Turchia decidesse di farla finita con l’occidente abbandonando la NATO (de facto o de jure), dovrebbe ancora fare i conti con ostacoli come la base dell’US Air Force ad Incirlik (che secondo alcuni ospiterebbe segretamente armi nucleari), rendendo improbabile che gli Stati Uniti abbandonino pacificamente le loro posizioni senza prima ricorrere a qualche tipo di sotterfugio politico (cioè rivoluzione colorata) per sovvertire tale decisione.

Neo-ottomanismo
Tale ideologia della classe dirigente turca (che l’attuale primo ministro Ahmet Davutoglu ha sostanzialmente inventato) significa che il Paese probabilmente continuerà a comportarsi in modo aggressivo verso la sua ex-sfera di influenza in Medio Oriente, e forse anche nei Balcani, divenendo una potenziale mina vagante che potrebbe non essere geopoliticamente affidabile quale stretto partner russo.

Allontanandosi dai dettagli e guardando il quadro in generale, le sfide della Turchia verso l’occidente sono generalmente di natura asimmetrica, mentre gli ostacoli nelle relazioni con l’Eurasia sono in gran parte concreti interessi convenzionali. Mentre l’occidente non propone alcuna soluzione per superare le difficoltà con la Turchia, l’Eurasia lo fa sotto forma di missili cinesi. Quindi, se Ankara in effetti conclude l’accordo per l’acquisto di armamenti antiaerei da Pechino, compirebbe un cambio tangibile verso l’occidente avvicinandosi all’Eurasia, esprimendo la maggiore svolta geopolitica globale del Paese.map-of-turkeyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazione Gladio, Fethullah Gülen e governo mondiale

William Engdahl BFP 10 febbraio 2015cemaat-cia-isbirligi-h14045Ciò che segue è la traduzione di un colloquio tra William Engdahl e il giornalista Deniz Ulkutekin di Cumhuriyet:
1. Come ho letto hai iniziato la ricerca sul Cemat di Gulen quando sei venuto in Turchia per una conferenza. Qual è stata la cosa che ha attirato l’interesse su Gulen e i suoi seguaci?
WE: sono un ricercatore geopolitico e autore ormai da più di trent’anni. Il mio interesse principale è la geopolitica o come il potere è organizzato nel nostro mondo e a cosa punta. Quando fui invitato in Turchia per delle conferenze su uno dei miei libri, un giornalista turco, da allora mio amico fidato, mi suggerì che se volevo capire cosa succede in Turchia, un Paese della NATO che da tempo considero avere una ruolo assai positivo, dovevo studiare la Cemat di Gülen. Iniziando un lungo processo, iniziai a capire il vero scopo dietro la facciata del progetto Rumi di Gulen e seguaci.

2. Sappiamo innanzitutto che Gulen ha combattuto il comunismo tramite una fondazione (un programma della NATO in effetti). Quindi potremmo dire che il rapporto tra Gulen e la CIA iniziò molto tempo fa?
WE: Sì, tutte le prove suggeriscono che le reti turche di Gladio della NATO scelsero Gulen quale possibile agente anni fa. Dato che gli scopi sono cambiati con il crollo dell’Unione Sovietica, il ruolo di Gulen cambiò, aprendoglisi le porte per giocare tale ruolo. Quindi, in un certo senso si può dire che la Cemat di Gulen non è altro che la proiezione di un’idea dal quartier generale della CIA di Langley in Virginia, da parte di persone essenzialmente stupide che credono di poter usare ed abusare della religione quale copertura per avanzare il loro piano di dominio globale, che David Rockefeller chiama Governo Mondiale. A differenza dei jihadisti della CIA come Hekmatyar in Afghanistan o Naser Oric in Bosnia, la CIA decise di dare a Fethullah Gulen un’immagine radicalmente diversa. Non un agghiacciante, tagliagola jihadista cannibale. No, Fethullah Gulen fu presentato quale uomo di “pace, amore e fratellanza”, riuscendo anche a farsi fotografare con papa Giovanni Paolo II, foto che Gulen espone sul suo sito. L’organizzazione di Gulen negli Stati Uniti assunse uno dei più costosi esperti d’immagine di Washington, l’ex-direttrice della campagna di George W. Bush, Karen Hughes, per trasmettere la sua immagine di Islam “moderato”. Idee e manipolazioni della CIA e del dipartimento di Stato crollano ovunque oggi, ma sono accecati dall’arroganza. Basta guardare il casino assurdo creato con i neo-nazisti in Ucraina.

3. Essendo argomento molto conflittuale, come fai ad esser certo che Gulen e CIA collaborino?
WE: Non è solo una mia idea, ma di molti analisti turchi e persino dell’ex-capo del MIT turco Osman Nuri Gundes, dell’ex-traduttrice dell’FBI turco-statunitense Sibel Edmonds ed altri che hanno documentato i suoi profondi legami con i vertici della CIA, come Graham Fuller. Quando Gulen fuggì dalla Turchia per evitare il processo per tradimento nel 1998, scelse di non andare in uno qualsiasi dei Paesi islamici che gli avrebbero potuto offrire asilo. Scelse invece gli Stati Uniti, con l’aiuto della CIA. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti cercò di bloccare un particolare “visto scelto per uno straniero di straordinaria capacità nell’istruzione“, un visto permanente per Gulen, sostenendo che fosse fondamentalmente una frode, dato che aveva la licenza elementare e alcuna particolare conoscenza dell’Islam. Nonostante le obiezioni dell’FBI, del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e del dipartimento dell’Homeland Security, tre ex-agenti della CIA intervennero e riuscirono ad ottenere una carta verde e la residenza permanente negli Stati Uniti per Gulen. Intervennero tre agenti, in servizio o “ex”, della CIA, George Fidas, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia ed ex-vicedirettore della CIA; Morton Abramowitz, descritto come “informale” della CIA e l’agente della CIA che aveva vissuto in Turchia Graham E. Fuller. Diedero a Gulen asilo a Saylorsburg, Pennsylvania. Ciò suggerisce certamente un forte legame, per lo meno.

4. Il rapporto tra Gulen e CIA ha avvantaggiato entrambi? Se sì, quali? Come la CIA ha aiutato Gulen nel sviluppare la sua fondazione?
WE: Sì, chiaramente. La Cemat Gülen ebbe il permesso di creare un vasto impero commerciale, ottenendo sempre più influenza ponendo i suoi segaci nella polizia, nei tribunali e nel ministero dell’Istruzione. Poté istituire le sue scuole di reclutamento in tutta l’Asia centrale con il supporto della CIA. Negli Stati Uniti e in Europa, i media influenzati dalla CIA come la CNN gli fecero molta pubblicità gratuita per abbattere l’opposizione all’apertura delle sue scuole negli USA. Per la CIA era uno strumento in più per distruggere non solo l’indipendente e laica Turchia kemalista, ma per ampliare il narcotraffico afghano nel mondo e utilizzare la gente di Gulen per destabilizzare i regimi avversari di cui la rete della CIA a Washington, lo “Stato profondo”, voleva sbarazzarsi. Sibel Edmonds, ex-traduttrice turca dell’FBI e “whistleblower”, indicò Abramowitz, insieme a Graham E. Fuller, come elementi di una cabala nel governo degli Stati Uniti che scoprì usare le reti in Turchia per promuovere i piani criminali dello “Stato profondo” nel mondo turcofono, da Istanbul alla Cina. Documentò come la rete rientrasse significativamente nel traffico di eroina dall’Afghanistan. Ritiratosi dal dipartimento di Stato, Abramowitz fece parte del consiglio del National Endowment for Democracy (NED), finanziato dal Congresso degli Stati Uniti, e fu co-fondatore con George Soros dell’Internetional Crisis Group. Sia NED che ICG sono implicati nelle “rivoluzioni colorate” sostenute dal governo degli USA fin dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1990, da Otpor in Serbia alla rivoluzione arancione nel 2004 e al colpo di Stato del 2013-14 in Ucraina, alla rivoluzione verde in Iran nel 2009, alla rivoluzione del loto del 2011 in piazza Tahrir, Egitto. Graham E. Fuller partecipava alle attività della CIA per dirigere mujahidin e altre organizzazioni islamiche politiche dagli anni ’80. Per 20 anni è stato agente della CIA in Turchia, Libano, Arabia Saudita, Yemen e Afghanistan, era uno dei primi sostenitori nella CIA dell’uso di Fratelli musulmani e organizzazioni islamiste simili, come la Cemat di Gülen, per sostenere la politica estera statunitense.

5. Come la CIA usa le scuole di Gulen in Asia centrale?
WE: In primo luogo va osservato che la Russia rapidamente vietò le scuole di Gülen quando la CIA iniziò il terrore in Cecenia negli anni ’90. Negli anni ’80, quando lo scandalo Iran-Contra esplose a Washington (uno schema ideato da Fuller per la CIA), andò “in pensione” per lavorare al think-tank RAND finanziato da CIA e Pentagono. Lì, sotto la copertura della RAND, Fuller fu determinante nel sviluppare la strategia della CIA per la costruzione del movimento Gulen quale forza geopolitica per penetrare l’Asia centrale ex-sovietica. Tra le carte della RAND, Fuller scrisse studi sul fondamentalismo islamico in Turchia, Sudan, Afghanistan, Pakistan e Algeria. I suoi libri lodano generosamente Gulen. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i quadri di Fetullah Gulen furono inviati ad istituire scuole di Gulen e madrase negli Stati dell’ex Unione Sovietica, da poco indipendenti in Asia centrale. Fu un’occasione d’oro per la CIA, con la copertura delle scuole religiose di Gulen, per inviare centinaia di agenti della CIA nell’Asia centrale per la prima volta. Nel 1999 Fuller sostenne, “La politica per guidare l’evoluzione dell’Islam e aiutarlo contro i nostri avversari ha funzionato meravigliosamente bene in Afghanistan contro i russi. Le stesse dottrine possono ancora essere utilizzate per destabilizzare ciò che resta della potenza russa, e soprattutto contrastare l’influenza cinese in Asia centrale“. Gulen fu descritto da una ex-fonte autorevole dell’FBI come “una delle figure principali delle operazioni della CIA in Asia centrale e nel Caucaso“. Negli anni ’90 le scuole di Gulen si diffusero in tutta l’Eurasia, fornendo a centinaia di agenti della CIA la copertura da “insegnanti di madrelingua inglese”. Osman Nuri Gundes rivelò che il movimento Gulen “riparò 130 agenti della CIA” presso le sue scuole in Kirghizistan e Uzbekistan solo nel 1990.

6. Gulen emigrò dalla Turchia agli Stati Uniti d’America nel 1999, 3 giorni dopo che il capo terrorista curdo Abdullah Ocalan venisse rapito e portato in Turchia. Cosa significa? Gulen avrebbe cooperato meglio con la CIA una volta trasferitosi negli USA?
WE: Penso che la CIA temesse che Gulen finisse in prigione e che potesse essere molto più utile in un santuario negli USA, dove potevano migliorarne l’immagine migliore e pomparne l’aura. Ora chiaramente Gulen teme di tornare in Turchia, anche se legalmente. Questo la dice lunga.

7. Quali vantaggi la fondazione di Gulen porta alla CIA in Turchia e Medio-Oriente?
WE: Richiederebbe una discussione molto più lunga. Ciò che trovo interessante è come sia emersa in Turchia una profonda e aspra frattura tra il Cemat di Gulen e il presidente Recep Tayyip Erdogan. Credo che Erdogan abbia cominciato a perseguire la propria agenda, scontrandosi con quella del dipartimento di Stato e della CIA, sul ruolo della Turchia nel mondo.

8. Il governo turco dell’AKP attua una vasta operazione di polizia contro i membri dell’organizzazione di Gulen nella giustizia e nella polizia, d’altra parte, il pubblico è scettico su ciò dato che AKP e Gulen erano alleati prima dello scandalo sulla corruzione del 17 novembre. Quindi potremmo dire che AKP, Tayyip Erdogan e CIA erano alleati una volta?
WE: La Turchia è un membro della NATO, così ad alcun governo turco era consentito essere troppo indipendente dalla NATO, cioè da Washington, come sapete. Quando Erdogan iniziò a seguire la propria strada, le reti degli Stati Uniti cominciarono a demonizzarlo nei media di tutto il mondo, e i media di Gulen l’hanno attaccato ferocemente. Credo che la frattura tra Erdogan e Gülen sia nata molto prima degli scandali del 17 novembre. Chi c’era dietro la diffusione di tali accuse? Cosa fece l’ambasciatore statunitense Francis Ricciardone in proposito? Domande interessanti per qualcuno.

9. Tu dici che la CIA è al fianco di Gulen nella lotta all’AKP. Come potrebbero fermare Erdogan e AKP?
WE: La mia opinione è che gli scandali servivano ad impedire l’elezione di Erdogan a presidente, ma fallirono. Si ricordi che lo “scandalo” era su Erdogan che avrebbe violato le sanzioni petrolifere degli USA all’Iran, così gli scandali erano destinati a spezzarne i legami commerciali, un obiettivo di Washington.

10. Qualcosa da aggiungere…
WE: Credo che la Turchia oggi può svolgere un ruolo molto positivo nel mondo nuovo che emerge sostituendo il mondo di guerre, terrore e caos della CIA. La Turchia è un crocevia geopolitico che può svolgere un ruolo molto positivo nel sistema eurasiatico emergente di Cina e Russia, Paesi dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, e nel realizzare le emergenti infrastrutture ferroviarie ed energetiche. Da sola, la Turchia sarà isolata e spezzata, come l’Ucraina, dalle stesse persone. Con un’alleanza economica e politica con Russia e Cina, può svolgere un ruolo cardine nella costruzione di un nuovo mondo libero dal debito del sistema del dollaro al collasso, che comprende anche un’Europa stagnante. La Turchia ha l’opportunità di collaborare con la Russia e di cambiare l’equilibrio del potere mondiale. Ciò richiede molta volontà. Ma se fatto apertamente, la Turchia potrà godere di una prosperità come mai prima ed essere un vero e proprio “buon vicino”.

Graham E. Fuller

Graham E. Fuller

William Engdahl è autore di A Century of War: Anglo-American Oil Politics in the New World Order, scrive per BFP e può essere contattato tramite il suo sito Engdahl dove questo articolo è stato originariamente pubblicato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cooperazione militar-tecnica Russia-Iran: fatti e dettagli

Pavel Lisitsyn, Sputnik, 20/01/2015

La Russia e la Repubblica islamica dell’Iran hanno avviato un’attiva cooperazione tecnico-militare nel 1990. La Russia ha attualmente limitato la vendita di prodotti e servizi militari all’Iran, la cui industria della Difesa ha dichiarato avere raggiunto l’autosufficienza.

487119Russia e Iran hanno firmato un importante accordo di cooperazione militare, durante la visita del ministro della Difesa russo Sergei Shojgu a Teheran che, secondo il ministro, è stato un passo importante nella collaborazione delle forze armate dei due Paesi. Russia e Repubblica islamica dell’Iran avviarono la cooperazione tecnico-militare nel 1990. Secondo varie fonti, l’ex-Unione Sovietica aveva consegnato armi e attrezzature militari all’Iran per 733-890 milioni di dollari, entro la fine del 1990. La cooperazione tecnico-militare è stata regolata da una serie di accordi intergovernativi sottoscritti nel 1989, 1990 e 1991. Nell’ambito di tali accordi, Mosca fornì a Teheran caccia Mikojan-Gurevich MiG-29 Fulcrum e bombardieri tattici Sukhoi Su-24MK, sottomarini diesel-elettrici 877EKM classe Kilo (tra cui la costruzione di strutture portuali e per la manutenzione) e sistemi missilistici antiaerei (SAM) S-200VE Vega-E. Inoltre, in base all’accordo, l’Iran ha prodotto carri armati T-72 e veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2 su licenza e direzione russa. Nel 1990, l’Iran ricevette i suoi primi 14 aerei da guerra MiG-29. Le consegne degli aerei al Paese aumentarono nel 1991 e compresero 12 bombardieri Su-24 e 20 caccia MiG-29/MiG-29UB. Nel 1990-1991, i MiG-29 dell’Iran hanno ricevuto 350 missili aria-aria R-27R e 576 missili aria-aria R-60. Altri sei MiG-29/MiG-29UB furono consegnati all’Iran nel 1993-1994. Tra il 1993 e il 1997, la Russia consegnò circa 120 veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2 e 800 missili anticarro 9M111. Nel 1992-1996, l’Iran ha ricevuto tre sottomarini diesel-elettrici 877EKM classe Kilo per i quali pagò circa 750 milioni di dollari. Nei primi anni ’90, le vendite a Teheran di armi e attrezzature militari russe furono stimate a circa 500 milioni di dollari all’anno, costituendo circa l’85 per cento delle esportazioni russe verso l’Iran. Il 30 giugno 1995 la Russia firmò un memorandum promettendo che Mosca si sarebbe astenuta dal firmare ulteriori contratti per la consegna di armi convenzionali all’Iran. Il memorandum inoltre garantiva l’attuazione di tutti i contratti esistenti entro la fine del 1999. Il documento fu firmato dal primo ministro russo Viktor Chernomyrdin e dal vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. La Russia non poté attuare tutti gli aspetti dei contratti stipulati entro il termine del memorandum del 31 dicembre 1999 e, di conseguenza, registrò 2 miliardi di dollari di diminuzione delle entrate. Un’ulteriore condizione del memorandum vide la Russia cessare la consegna di pezzi di ricambio e componenti per armi e attrezzature militari già vendute all’Iran.
Dal 2000, Teheran ha indicato più volte a Mosca la volontà di riprendere l’acquisto di armi. Il memorandum Russia-USA del 1995 impediva ogni possibilità di vendita di armi al Paese. Invertendo tale decisione, la Russia nel novembre 2000 ufficialmente notificò agli Stati Uniti che dal 1 dicembre 2000 avrebbe annullato l’accordo del 1995. Nell’ottobre 2001, Russia e Iran firmarono un accordo di cooperazione tecnico-militare nel corso della visita ufficiale a Mosca del ministro della Difesa iraniano. Il documento creò un quadro giuridico formale per la cooperazione a lungo termine tra i due Paesi su armi e logistica militare. All’inizio del nuovo millennio, l’Iran era il quarto maggiore (6,1 per cento) importatore di prodotti militari acquistati dall’ente esportatore di armi dello Stato russo Rosvooruzhenie, dopo Cina, India ed Emirati Arabi Uniti. Nel 2001-2002 la Russia iniziò a fornire munizioni e componenti per gli aerei MiG-29 e Su-24MK dell’aeronautica iraniana. Sempre nel 2001, l’Iran e l’ente per l’esportazione di materiale militare della Russia Rosoboronexport firmarono un nuovo contratto per l’acquisto di 36 elicotteri Mi-171Sh. Il contratto fu completato nel 2004. Tra 2000 e 2003 l’impianto aeronautico di Ulan-Ude consegnò all’Iran 27 elicotteri d’assalto Mil Mi-171 nella versione civile. Nel 2003, la Russia consegnò tre aerei da attacco al suolo Su-25UBK Frogfoot all’Iran. Un contratto per altri tre aerei fu firmato nel 2005. Nel 2004, la società russa Kurganmashzavod ricevette 60 milioni di dollari dall’Iran per 300 veicoli da combattimento per la fanteria BMP-2. All’inizio del 2005, la Russia consegnò altri tre elicotteri Mi-17 all’Iran, costruito appositamente per il pronto soccorso. Nello stesso anno vi fu anche un contratto per consegnare proiettili di artiglieria guidati Krasnopol-M. Nel dicembre 2005, Russia e Iran firmarono un contratto da 1,4 miliardi di dollari per armi e attrezzature militari russe, tra cui 29 sistemi missilistici SAM Tor-M1 o SA-15 Gauntlet. Mosca aveva anche stipulato un contratto con l’aeronautica iraniana per aggiornarne gli aerei. Secondo i rapporti ufficiali, la Russia s’impegnava a riparare e aggiornare i 24 bombardieri Su-24 dell’Iran con un contratto da 300 milioni di dollari. Un contratto aggiuntivo fornì all’Iran dei pattugliatori. A fine dicembre 2006, la Russia consegnò 29 sistemi SAM Tor-M1 all’Iran. Nel febbraio 2007, Mosca completò la consegna di 1200 missili 9M331 per i Tor, insieme a tutti gli accessori, strumenti e la strumentazione necessari. Anche se non confermato ufficialmente, Rosoboronexport avrebbe mediato la vendita all’Iran di 200 motori per carri armati V-84MS, prodotti presso la Cheljabinsk Tractor Plant, per circa 200 milioni di dollari. L’esercito iraniano prevedeva d’installarli sui suoi carri armati Zulfiqar. Il design del carro Zulfiqar si basa sul quello del carro russo T-72S, prodotto in Iran su licenza russa. Nel 2007, la Russia accettò di consegnare cinque batterie di sistemi SAM S-300PMU-1/SA-20 Gargoyle (40 lanciatori) all’Iran al prezzo di circa 800 milioni di dollari.
Il 9 giugno 2010 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò una risoluzione per attuare sanzioni all’Iran per il controverso programma nucleare, in gran parte militari, tra cui il divieto di vendita di armi moderne al Paese. La Russia partecipò alle sanzioni e sospese la cooperazione tecnico-militare con l’Iran. Il 22 settembre 2010, il presidente russo Dmitrij Medvedev firmò un ordine esecutivo per rispettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il documento vietava ogni vendita militare dalla Russia all’Iran incluso il trasferimento di armi all’Iran da fuori i confini della Russia da parte di aerei o navi battenti bandiera russa. I prodotti militari vietati dalle sanzioni delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali coprivano quasi ogni tipo di sistemi d’arma convenzionali, tra cui carri armati, veicoli blindati, artiglieria di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco, navi da guerra, missili e sistemi missilistici. Il divieto riguarda va anche le parti di ricambio, l’hardware e il software necessari per la loro manutenzione. Le sanzioni delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali non vietava la vendita di armi come artiglieria da campo e mortai di calibro inferiore ai 100 mm, elicotteri da trasporto, cannoni antiaerei, sistemi radar, veicoli militari e un certo numero di altri sistemi classificati come “intermedi”. La Russia attualmente vende in modo estremamente limitato prodotti e servizi militari all’Iran, mentre l’industria della Difesa iraniana ha dichiarato di avere raggiunto l’autosufficienza. Il Centro per l’Analisi sul commercio mondiale delle armi (CAWAT) stima che la Russia abbia perso l’opportunità di ricevere 11-13 miliardi dalle vendite tecnico-militare all’Iran negli ultimi anni. Tale somma comprende la consegna di armi dai contratti firmati prima dell’embargo a Teheran. La stima tiene conto anche delle perdite degli utili relativi ai programmi in cantiere quando fu sospesa la vendita di armi. Come stimato da CAWAT, la Russia doveva per ricevere 1,8-2,2 miliardi per le armi da difesa aerea, 2,2-3,20 per armamenti navali, 3,4-3,7 per aerei e armi relative, 2,1-2,5 per armi terrestri ed ulteriori 200-250 milioni per pezzi di ricambio, componenti, supporto logistico e contratti di riparazione e manutenzione. La relazione individuò una perdita di 200 milioni relativi alla vendita dei sistemi di comunicazione spaziale e satelliti da osservazione. Il contratto russo-iraniano per i sistemi SAM S-300 fu annullato dopo l’introduzione delle sanzioni anti-Iran. Per via dei contratti annullati, l’Iran citava in giudizio la Rosoboronexport presso il Tribunale di conciliazione e arbitrato dell’OSCE di Ginevra, Svizzera. Gli imputati russi offrirono una composizione amichevole, promettendo di fornire ulteriori sistemi missilistici SAM Tor-M1E in una seconda data non specificata. Nell’ottobre 2011, la Russia consegnò una stazione radar-jamming 1L222 Avtobaza all’Iran. Fu la prima vendita registrata ufficialmente dopo l’introduzione delle sanzioni.
Attualmente, la Russia affronta due sfide importanti se vuole vendere armi all’Iran. Primo, deve convincere Teheran a ritrattare la causa presso la Corte di conciliazione e arbitrato dell’OSCE di Ginevra. Secondo, l’Iran deve prevedere la risoluzione del problema nucleare per via diplomatica. La risoluzione di questi due temi consentirà di togliere le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite all’Iran, permettendo la ripresa delle vendite di armi e dell’assistenza militare russe al Paese.

1932475Russia e Iran stipulano l’accordo di cooperazione militare
Sergej Guneev, Sputnik 20/01/2015

Il ministro della Difesa russo e il suo omologo iraniano hanno sottolineato l’importanza nel sviluppare la cooperazione intergovernativa volta a contrastare l’interferenza negli affari della regione di forze esterne.

10479702Russia e Iran hanno firmato un accordo intergovernativo sulla cooperazione militare. “Un grande passo nel consolidamento dei rapporti (tra Russia e Iran) è la firma dell’accordo intergovernativo sulla cooperazione militare. È stata creata una base teorica per la cooperazione in campo militare“, ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dopo la firma dell’accordo con il ministro della Difesa e della Logistica iraniano Hossein Dehghan, nella capitale del Paese Teheran. Shojgu ha aggiunto che durante i negoziati è stato raggiunto un accordo sulla “cooperazione bilaterale su pratiche e promozione dell’incremento delle capacità militari delle forze armate dei nostri Paesi“. Russia e Iran hanno accettano di affrontare l’ingerenza esterna negli affari della regione, ha detto il ministro della Difesa e della Logistica iraniano Hossein Dehghan. “(Durante i negoziati), l’importanza della necessità di sviluppare la cooperazione tra Russia e Iran nella comune lotta all’ingerenza negli affari della regione da parte di forze esterne, è stata inquadrata”, ha detto Dehghan dopo l’incontro a Teheran con il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Dopo l’incontro con Shojgu, Dehghan ha detto che secondo Russia e Iran, l’aggravarsi della situazione nella regione è dovuta alla politica degli USA”intromettendosi negli affari interni di altri Paesi“. Russia e Iran hanno inoltre deciso di aumentare le visite delle marine militari di entrambi i Paesi. “Abbiamo deciso di ampliare gli scali delle navi da guerra russe e iraniane“, ha detto Shojgu. Il capo della difesa russo, in visita in Iran per la prima volta in 15 anni, ha promesso l’impegno della Russia “a una cooperazione a lungo termine e multilivello” con l’Iran, anche nel campo militare. Ha sottolineato che le comuni sfide alla sicurezza potrebbero essere affrontate più efficacemente incrementando tale cooperazione.
I rapporti tecnologico-militari russo-iraniani s’inasprirono nel 2010, quando Mosca aderì alle sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro Teheran per il suo controverso programma nucleare. Le sanzioni imposte all’Iran negli ultimi decenni impongono l’embargo completo sulla vendita di armi. Il Centro per l’Analisi sul commercio mondiale delle armi di Mosca stima che la Russia abbia perso 13 miliardi di dollari dei contratti per le armi a causa delle sanzioni occidentali all’Iran.

La firma dell’accordo sulla Difesa tra Russia e Iran ‘può risolvere’ il problema dei missili S-300
RT 20 gennaio 2015

1079398Mosca e Teheran hanno firmato l’accordo di cooperazione militare, implicando un’ampia collaborazione nel campo dell’addestramento militare e delle attività antiterrorismo. Può anche risolvere la situazione sulla consegna dei missili russi S-300, secondo i media iraniani. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il suo omologo iraniano Generale di brigata Hossein Dehghan, hanno firmato il documento nel corso della visita dei vertici della Russia nella capitale dell’Iran. In base al nuovo accordo, la cooperazione ampliata comprenderà scambi per l’addestramento militare, maggiore cooperazione antiterrorismo e operatività avanzata per le marine di entrambi i Paesi, utilizzando i rispettivi porti più frequentemente. Secondo l’agenzia iraniana Fars, le due parti hanno risolto i problemi relativi alla fornitura dei sistemi di difesa missilistici S-300 della Russia all’Iran. Tuttavia, Mosca deve ancora commentare ufficialmete sul sistema di difesa. Il contratto da 800 milioni di dollari per fornire i sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran fu annullato nel 2010 dal presidente russo Dmitrij Medvedev, allora, seguendo le sanzioni delle Nazioni Unite all’Iran per il suo controverso programma nucleare. A sua volta, Teheran ha presentato una richiesta di risarcimento da 4 miliardi di dollari contro la Russia presso il tribunale arbitrale di Ginevra. “I due Paesi hanno deciso di risolvere la questione degli S-300“, ha detto il ministero della Difesa iraniano, secondo l’agenzia Interfax. Non sono stati forniti ulteriori dettagli.
L’eventuale rinnovo dei colloqui sulla vendita dei missili è stato confermato dall’ex-capo del dipartimento per la cooperazione internazionale del Ministero della Difesa, secondo l’agenzia RIA Novosti. “Un passo è stato fatto verso la cooperazione economica e tecnologica militare, in cui infine i sistemi difensivi S-300 e S-400 saranno probabilmente consegnati“, ha detto il Colonnello-Generale Leonid Ivashov, presidente del Centro Internazionale per l’Analisi geopolitica, secondo RIA. Le sanzioni occidentali hanno ravvicinato le posizioni dei due Paesi sulla cooperazione nella Difesa, ha aggiunto Ivashov. Il nuovo accordo è volto a creare relazioni militari a “lungo termine e multilivello” con l’Iran, ha detto il ministro della Difesa russo Shojgu, sottolineando che “la base teorica per la cooperazione in campo militare è stato creata“. La parte iraniana crede che gli “effetti durevoli su pace e sicurezza regionale” possano essere forniti dall’accordo, secondo Fars. “Come vicini, Iran e Russia hanno visioni comuni su questioni politiche, regionali e globali“, ha detto Dehghan, secondo AP. Per l’Iran, l’accordo per rafforzare la cooperazione militare potrebbe anche significare sostegno nel contrastare le ambizioni statunitensi in Medio Oriente, con i due Paesi che “contribuiscono congiuntamente al rafforzamento della sicurezza internazionale e della stabilità regionale.” “Iran e Russia possono affrontare l’intervento espansionista e l’avidità degli Stati Uniti attraverso cooperazione, sinergia ed attivazione delle capacità strategiche“, ha detto il ministro della Difesa iraniano, secondo AP.
Mosca ha mantenuto stretti legami con Teheran per anni, in particolare nel settore nucleare. La prima centrale nucleare iraniana di Bushehr è diventata operativa, con il controllo della centrale consegnati agli specialisti iraniani nel settembre 2013. Lo scorso autunno, è stato firmato un accordo per costruire altri reattori in Iran.

1383969Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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