Israele fra isteria e nuovo ruolo nella guerra contro la Siria

Nasser Kandil al-Bina, 8 dicembre 2014
Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal per Global Research

BzdB3oeIcAEvcx0Il 7 dicembre, i commentatori sui “raid israeliani” vicino Damasco erano divisi in due gruppi. Da un lato coloro che cercano di capire cosa potesse nascondere e se fosse l’inizio di una nuova fase, dopo un periodo di calma, di tale aggressione. Dall’altra, coloro preoccupati se la Siria avrebbe risposto e come. Due domande che meritano analisi e riflessioni, evitando esagerazioni e demonizzazioni. Inutile soffermarsi a discutere del valore militare di tali incursioni. L’operazione è “nulla” dato che la rete della difesa aerea siriana non ha risposto e gli obiettivi colpiti erano vecchi impianti vuoti e facilmente sostituibili. Tuttavia, le ragioni politiche meritano spiegazioni, questi raid sono inseparabili da quattro osservazioni strettamente connesse:
La prima osservazione riguarda ciò che accade in Israele, dove la discordia nel governo è giunta alla dissoluzione della Knesset provocando le elezioni anticipate [1] in un contesto in cui la classe politica continua ad essere impantanata, che decida per la guerra o la pace; così le elezioni non cambieranno la situazione, se non creando ulteriori divisioni politiche. Infatti, la decisione in favore della pace portò al potere Yitzhak Rabin con una larga maggioranza, ma il suo assassinio la sventò. Gli accordi di Oslo lanciarono Ariel Sharon e Benjamin Netanyahu e il loro fallimento nelle guerre contro il Libano portò Ehud Barak con lo slogan del “ritiro in un anno”. Ma il ritorno di Sharon con lo scoppio dell’Intifada palestinese abbatté la possibilità della ritirata, che avrebbe limitato i danni. Sharon non è riuscito a schiacciare la rivolta palestinese. E dal ritiro da Gaza nel 2005 e dal fallimento della guerra del luglio 2006 (contro il Libano), Israele non riesce a formare una leadership politica che abbia un chiaro piano adeguato alla attuazione. Qui le incursioni e la minaccia alla sicurezza svolgono diverse funzioni contemporaneamente. Secondo i casi si tratta della falsa promessa di una guerra; dell’immagine eroica offerta da Netanyahu per le prossime elezioni; della presentazione di credenziali agli Stati Uniti per un nuovo ruolo all’ombra della crisi siriana; della preoccupazione davanti lo sviluppo delle relazioni militari tra Russia e Siria, in relazione alla Resistenza in Libano; e secondo il parere degli oppositori di Netanyahu guidati da Avigdor Lieberman, del fallimento elettorale con la guerra, un fatto compiuto imposto alla regione e al mondo che significa: “siamo in difficoltà, vi trascineremo, salvateci!”
La seconda osservazione riguarda le discussioni tra Stati Uniti e Turchia sulla versione di “zona di sicurezza” [2] al confine siriano-turco, divenuta conditio sine qua non per il coinvolgimento del governo Erdogan nella coalizione contro il SIIL, non riuscendo ad imporre la prima esigenza di rovesciare il regime siriano. Il requisito turco (zona cuscinetto da 20 a 40 km in territorio siriano, accoppiata a una no-fly zone) per ammissione del governo degli Stati Uniti, potrebbe portare ad un confronto con la difesa aerea siriana, anche con la resistenza libanese e forse anche con le forze regionali e internazionali che sostengono la Siria. Quindi, per evitare la crisi con il governo turco, gli USA in alternativa ridurrebbero la cosiddetta zona di sicurezza a una sottile “striscia di sicurezza” al confine turco, volta ad ospitare unità armate della presunta opposizione siriana “moderata” sostenuta da Washington e Ankara, su cui la Siria dovrebbe chiudere gli occhi per paura del confronto. Una prova statunitense dai risultati negativi; da un lato, a seguito delle dichiarazioni congiunte di Siria e Russia secondo cui gli attacchi aerei della coalizione internazionale di Washington in territorio siriano sono illegali [3]; dall’altra, con l’annuncio del presidente siriano Bashar al-Assad che in sintesi dice che tali attacchi sono “inefficaci”. [4] Un messaggio secondo cui la Siria cesserà di tollerare tali attacchi in caso si continuasse con l’idea di una “striscia di sicurezza” al confine settentrionale. Cosa che l’amministrazione statunitense ha colto pienamente evitando il confronto e portando la sua idea da nord a sud, affidando la missione a Israele “già sponsor di Jabhat al-Nusra [5] [6], organizzazione terroristica con cui ha “cellule operative congiunte“. Il coordinamento tra Israele e Jabhat al-Nusra, evidente con i raid israeliani sul fronte di Qunaytra di marzo [7] e il supporto dell’intelligence israeliano nelle imboscate all’esercito libanese a Balbaq. Pertanto, i raid sulla Siria annunciano l’espansione della missione israeliana dalla zona al confine meridionale della Siria alla periferia di Damasco, per installare una formazione militare protetta da Israele. Pertanto, gli Stati Uniti possono concentrarsi sulla loro guerra contro il SIIL mentre Israele s’impegna a continuare la guerra di logoramento contro la Siria.
La terza osservazione riguarda la geografia delle zone interessate dai raid israeliani del 7 dicembre. al-Dimas, ad ovest di Damasco, nel Qalamun e l’aeroporto di Damasco, dietro Ghuta est e ovest. Due zone in cui è noto che i gruppi armati sono in una situazione disastrosa davanti l’avanzata “pericolosa” dell’Esercito arabo siriano, secondo tali gruppi, Israele, Stati Uniti e Turchia. L’avanzata è ancora più “pericolosa” con l’Esercito arabo siriano che procede sui fronti di Aleppo e Dayr al-Zur, che appare vicino a liberare Dara, Shayq Misqin, Jubar e Duma. Pertanto, i raid israeliani alzerebbero il morale ai gruppi armati, dicendogli che non sono soli, suggerendo che è sempre possibile coprirli dall’aria, aiutandoli a respingere gli attacchi dell’Esercito arabo siriano e anche a colpirne i comandi.
La quarta osservazione è legata alla situazione in Libano, con Israele che cerca d’infiltrarsi, con cautela, dati gli avvertimenti della Resistenza libanese dopo l’ultima operazione nelle fattorie di Shaba nel sud del Libano. [8] Pertanto, tali raid israeliani sulla Siria mirano a rafforzare la prima linea dei gruppi armati ad Arsal (Libano) e Qalamun, bypassando la divisione territoriale tra Siria e Hezbollah, quest’ultima responsabile della dissuasione verso Israele dall’avanzare nelle sue regioni. Nel Qalamun, essendo una regione montuosa in cui si sovrappongono Libano e Siria, una tale pressione sul lato siriano potrebbe alleviare i gruppi armati minacciati di accerchiamento, e che non possono sperare nella salvezza né con il terrore che seminavano, né con le decapitazioni dei soldati libanesi, né con le operazioni di sostegno logistico israeliane; il che spiega tali incursioni, dopo i successi dell’Esercito arabo siriano in coordinamento con Hezbollah contro le posizioni di Jabhat al-Nusra nel Qalamun.
In conclusione, i raid israeliani coincidono con l’inizio di una nuova fase, ma non riflettono un cambio del rapporto di forze. Se vi è un cambio, è a favore di Siria e Resistenza. Detto ciò, non cadranno nella trappola dell’escalation e della risposta diretta e immediata. La vera risposta è la determinazione dell’Esercito arabo siriano e della resistenza a ripulire i fronti a partire da Aleppo, continuando per Ghuta e Qalamun, prima che Israele e Jabhat al-Nusra riescano ad aprire i fronti di Qusaya e Arqub in Libano.

10583782Note:
[1] Deputati israeliani votano lo scioglimento del Parlamento
[2] Siria: 4 domande sulla “zona cuscinetto” voluta dalla Turchia
[3] Siria: Fabius, Lavrov e le bugie dei media francesi
[4] L’intervista completa al presidente siriano Bashar al-Assad di Paris Match
[5] Rapporto delle Nazioni Unite: Rapporto del Segretario Generale sul disimpegno degli osservatori della forza delle Nazioni Unite dal 4 settembre al 19 novembre 2014
[6] La guerra continua d’Israele contro la Siria
[7] Netanyahu: la nuova minaccia da nord-est
[8] L’operazione militare contro Hezbollah dei soldati sionisti nel sud

Nasser Kandil, ex-deputato libanese, direttore di TopNews-Nasser-Kandil e del quotidiano al-Bina.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele: alleato discreto della Russia

Prof. Yakov M. Rabkin, Global Research, 5 dicembre 2014 netanyahu-and-putin-june-2012Dall’inizio delle sanzioni occidentali alla Russia, vedo molto cibo israeliano nei negozi. Avocado, ravanelli, carote, patate da Israele“, mi ha assicurato un amico di Mosca con cui ho parlato al telefono. Volevo un testimone oculare di ciò che aveva annunciato il ministro dell’Agricoltura israeliano Yair Shamir. Ha promesso di prendersi senza indugio la quota di mercato russo delle aziende europee. Anche Israele è sotto sanzioni dell’Unione europea, che vuole limitare la colonizzazione israeliana dei territori conquistati nel giugno 1967. E’ quindi logico che Israele non sia certo motivato a seguire gli europei nelle relazioni con la Russia. Se il “rapporto speciale” d’Israele con gli Stati Uniti è ben noto, le sue relazioni con la Russia non sono meno speciali. Il piano sionista alla base dello Stato d’Israele fu attuato all’inizio del secolo scorso in gran parte da cittadini russi. Formarono la prima élite e la presenza russa nei circoli dominanti dello Stato sionista rimane importante. Il presidente della Knesset è nato in Ucraina e cresciuto nella Russia sovietica, il presidente della commissione parlamentare per le relazioni estere è di origine sovietica, il ministro degli Esteri proviene dall’ex-Unione Sovietica. Israele ha la maggiore diaspora russofona con oltre un milione di persone. Decine di voli ogni giorno collegano Israele con le principali città della Russia. Due anni fa fu abolito l’obbligo di visto contribuendo notevolmente al turismo. Il presidente russo ha inaugurato a Netanya, sul Mediterraneo, il monumento ai più di venti milioni di morti sovietici nella seconda guerra mondiale. Inoltre, Putin ha ritrovato il suo maestro di scuola emigrato in Israele dalla natia Leningrado e gli ha offerto un appartamento dignitoso per età e salute. Non sorprende che Vladimir Putin abbia osservato: “Israele è una piccola Russia”. Ma al di là di lingua, storia e sentimenti vi sono interessi comuni che legano i due Paesi. Mentre Israele ha notevolmente beneficiato del crollo dell’Unione Sovietica, una volta alleato dei Paesi arabi ostili ad Israele, da diversi anni si trova a disagio con la dipendenza dagli Stati Uniti e dai suoi ammonimenti occasionali. Per ridurre tale dipendenza e diversificare il sostegno ad Israele nel mondo, formidabile potenza militare e nucleare, ha forgiato relazioni strategiche con tre potenze nucleari indipendenti: Cina, India e Russia. Tali legami non sono limitati all’esportazione di verdura. Israele e Russia hanno prodotto i droni in dotazione all’esercito indiano, la Cina ha utilizzato l’esperienza israeliana per riformare l’Esercito di Liberazione del Popolo e attrezzature di sicurezza israeliane furono impiegate durante i Giochi Olimpici di Sochi. Gazprom, gigante petrolifero, ha firmato diversi contratti con Israele e i palestinesi sotto controllo israeliano. Considerando gli interessi regionali d’Israele, la Russia ha annullato la vendita del sistema di difesa aerea S-300 all’Iran. I vantaggi sembrano reciproci ed equilibrati.
La posizione d’Israele nella crisi in Ucraina è più conservatrice. Il rappresentante d’Israele presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite s’era assentato dal voto per condannare la Russia per l’annessione della Crimea. Pochi mesi dopo, Israele ha votato con la Russia, e contro gli Stati Uniti, sulla risoluzione delle Nazioni Unite che condanna la rinascita del nazismo. Inoltre, gli attivisti israeliani di estrema destra sostengono entusiasticamente la politica della Russia, anche alla radio e alla televisione russe, opponendosi alle sanzioni occidentali. Alcuni addirittura hanno proposto alle autorità del Donbas d’inviare unità di volontari israeliani. A questo proposito, la destra israeliana è allineata alla destra internazionale, come il Fronte Nazionale in Francia e i partiti della coalizione di governo in Ungheria. La Russia, a sua volta, sembra accettare la colonizzazione de facto israeliana dei territori occupati nel 1967. In tal modo, funzionari russi e israeliani hanno firmato ad Ariel, città costruita sui territori palestinesi e limitata agli israeliani non arabi, un importante accordo per la collaborazione sull’innovazione (Skolkovo). La Russia ha un’alleanza discreta ma importante con Israele. Questa alleanza si riflette nell’opinione pubblica. I sondaggi mostrano che i cittadini russi sostengono Israele e che il sostegno s’è rafforzato negli ultimi anni. Naturalmente i due Paesi sono consapevoli dei limiti di tale alleanza e mantengono le opzioni aperte, la Russia sulla questione del nucleare iraniano, Israele nel complesso rapporto con i nazionalisti ucraini. Ma è innegabile che le relazioni tra Russia e Israele riguardino due aree di grande importanza per gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali: Medio Oriente ed Europa orientale.
Il problema è che l’élite di Washington dipende principalmente dalla televisione mainstream e da tre giornali: The New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. I nostri punti di vista fin dallo scorso febbraio, quando iniziò la crisi, non sono mai apparsi sulle loro pagine. Siamo esclusi. Jack Matlock non c’era, il professore Mearsheimer non c’era, i miei pezzi sono stati rifiutati. Non ho mai visto ciò negli USA finora, è molto strano per me perché i giornali amavano la polemica, ma qui sono tutti convinti che esista un solo punto di vista. (Stephen Cohen su RT)

Monument_Red-Army_Israel_4Yakov Rabkin è professore di Storia all’Università di Montreal; il suo ultimo libro è Capire lo Stato d’Israele (Écosociété, 2014).
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

SIIL d’Israele

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 13/10/2014

wpid-israel-likeisis__articleIl flagello noto come Stato “islamico” dell’Iraq e del Levante (SIIL), noto anche come Stato Islamico dell’Iraq e Sham (SIIS) e Stato islamico (IS), è stato da tempo istruito nei think tank e uffici di pianificazione militare d’Israele. All’idea di un gruppo come il SIIL contro gli Stati nazionali arabi del Medio Oriente erano consacrato due piani politici israeliani: “La strategia d’Israele negli anni Ottanta” scritto nel 1982 dall’ex-funzionario del ministero degli Esteri israeliano Oded Yinon e “Un taglio netto: una nuova strategia per la protezione del reame”, in gran parte scritto dal falco guerrafondaio neoconservatore statunitense Richard Perle per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e pubblicato nel 1996, che includeva contributi di agenti d’influenza israeliani compari di Perle dentro e vicini a sensibili cariche governative negli Stati Uniti: Douglas Feith e David e Meyrav Wurmser. Il gruppo di neocons assunto da Netanyahu, noto come “Gruppo di studio per la nuova strategia israeliana per il 2000”, ha tracciato la politica statunitense in Medio Oriente per oltre vent’anni ed è tale gruppo responsabile delle disastrose politiche degli Stati Uniti che hanno portato all’occupazione dell’Iraq e al coinvolgimento nelle rivolte islamiste in Libia e Siria. I pentoloni politici che hanno contribuito alla fondazione del SIIL in Siria e in Iraq, attuando il piano Yinon e il Taglio netto, si trovano nella grande Washington DC, nelle organizzazioni non-profit pro-israeliane come l’Istituto Ebraico per la Sicurezza Nazionale (JINSA), l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente (WINEP), e l’Istituto per la Strategia Avanzata e gli Studi Politici (IASPS).
La politica del Taglio netto fu studiata da tempo da Netanyahu, che per primo lanciò l’idea di un Grande Israele o “Eretz Israel” che domini i vicini arabi attraverso guerre civili intestine, alla Conferenza di Gerusalemme sul terrorismo internazionale convocata dal Jonathan Institute il 2 luglio 1979. L’Istituto Jonathan prende il nome dal fratello di Netanyahu, il commando Jonathan Netanyahu ucciso nel raid israeliano del 1976 nell’aeroporto di Entebbe in Uganda, per liberare gli ostaggi di un aereo di linea Air France dirottato. Documenti segreti inglesi in seguito rivelarono che Netanyahu è morto in un’operazione false flag progettata dal Mossad per creare simpatia per Israele in Francia e in altri Paesi. Il Piano Yinon, come il “Taglio netto”, fu ideato dal brain trust di neocon ebraico-statunitensi di Netanyahu, chiamati a demolire l’intero processo di pace palestinese ed annettere e assorbire Cisgiordania, Gerusalemme Est, alture del Golan e Gaza. Le ultime proposte israeliane per reinsediare forzatamente i palestinesi di Gaza e Cisgiordania nel deserto del Sinai in Egitto, sotto sovranità quasi-israeliana, indica che Israele continua a prevedere una striscia di Gaza spopolata con la forza dai suoi residenti palestinesi. Il piano Yinon, pubblicato sul Kivunim giornale per l’ebraismo e il sionismo, prevede la dissoluzione di Libano, Siria, Iraq, Egitto e Arabia Saudita in mini-Stati etno-settari in guerra tra essi, tra cui almeno uno Stato sunnita, uno sciita e uno curdo in Iraq. Il piano Yinon afferma: “l’Iraq, ricco di petrolio e lacerato internamente, è sicuramente un candidato degli obiettivi d’Israele. La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. … Ogni confronto inter-arabo ci aiuterà nel breve periodo e accorcerà la strada all’obiettivo più importante, spezzare l’Iraq in domini come Siria e Libano. In Iraq, la divisione in province lungo linee etno-religiose, come in Siria durante il periodo ottomano, è possibile. Così esisteranno almeno tre Stati attorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e le aree sciite del sud si separeranno dal nord sunnita e curdo. … L’intera penisola arabica è un candidato naturale della dissoluzione su pressioni interne ed esterne, e la questione è inevitabile soprattutto per l’Arabia Saudita”.
zionists-promised-land-eretz-israel La comparsa sulla scena del SIIL con il supporto logistico, militare, finanziario e d’intelligence d’Israele, soddisfa i piani di Yinon e Netanyahu. Israele ora è pronta a capitalizzare il caos creato dal SIIL. Per alcuni aspetti, Netanyahu ha modificato i piani Yinon e Taglio netto. Il SIIL è intento a stabilire un unico califfato sunnita su Iraq e Siria, mentre sottopone curdi, sciiti e altre minoranze a conversioni forzate alla setta wahabita o, in caso contrario, all’esecuzione. Vi sono anche rapporti secondo cui il SIIL deporta bambini profughi da Siria e Iraq agli insediamenti in Cisgiordania per aumentarne la popolazione israeliana. L’idea che i coloni israeliani, molti dei quali sostengono apertamente il SIIL agitandone le bandiere in Cisgiordania, Gerusalemme e Tel Aviv, giudaizzino forzatamente cristiani, sciiti, sunniti, alawiti, drusi e yazidi siriani e iracheni per vivere come cittadini israeliani nella West Bank, rivaleggia con le peggiori politiche etno-demografiche del Terzo Reich nazista. Vi sono state segnalazioni dalla provincia irachena di Anbar, da cui le forze del SIIL puntano su Baghdad, che commando israeliani consegnino armi alle forze del SIIL. Inoltre, almeno un adolescente ebreo francese sarebbe andato in Siria per unirsi alle forze del SIIL che combattono contro il governo del Presidente Bashar al-Assad. Le truppe israeliane presenziano all’esfiltrazione dalla Siria del SIIL e dell’alleato Jabhat al-Nusra sulle alture del Golan per l’assistenza medica e logistica. Aerei da guerra israeliani hanno bombardato le forze governative siriane mentre erano bloccate in battaglie con le forze di SIIL e al-Nusra. Gli illegali coloni israeliani della Cisgiordania hanno promosso il SIIL nei raduni tenuti a Gerusalemme e Tel Aviv. Attivisti della destra israeliana, principale sostenitrice del governo Netanyahu, indossavano le blasfeme t-shirt nere del SIIL con il sigillo del Profeta Maometto e sventolavano la bandiera nera del SIIL con lo stesso sigillo. L’intelligence iraniana ritiene che ci sia un coordinamento nelle operazioni anti-governative in Iraq tra SIIL e il gruppo terroristico iraniano Mohajedin-e-Khalq (MEK), fortemente sostenuto da famosi neocon statunitensi come Richard Perle e Rudolph Giuliani. I rapporti su unità del SIIL che attraversano il confine con l’Iran si sommano ai rapporti sulle accresciute attività del MEK al confine iracheno-iraniano. Non c’è dubbio che Israele coordini le attività transfrontaliere di SIIL e MEK in Iran. Vi sono anche rapporti secondo cui SIIL e MEK hanno avuto colloqui informali in Francia, a conoscenza del primo ministro Manuel Valls. Si suppone che i francesi supervisionino le operazioni militari contro SIIL in Siria e in Iraq. La moglie di Valls, Anne Gravoin, è una nota sostenitrice d’Israele, essendo di origine ebraico-moldava.
Anche se il SIIL riceve gran parte dei finanziamenti da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati del Golfo, il suo mentore ideologico rimane Israele. Nessun politico e capo militare israeliano ha suggerito che il SIIL rappresenti una minaccia per lo Stato ebraico. Gli apprendisti raramente minacciano i loro padroni. Il principe saudita Walid bin Talal, finanziatore del neocon Rupert Murdoch e della sua fanaticamente filo-israeliana News Corporation, ha indicato l’esistenza dell’alleanza tra Israele, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Quwayt. Tale diabolica alleanza utilizza il SIIL come avanguardia per cercare di ridisegnare i confini del Medio Oriente secondo Yinon e Taglio netto. Tale vero “asse del male” minaccia Iran ed Egitto nel breve termine e, nel lungo Russia e Cina.

10441421La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli attacchi aerei fasulli di Obama aiutano il SIIL

Aanirfan 11 agosto 2014

ica-mi6-isis-iraq.siIl SIIL iniziò l’invasione dell’Iraq dal membro della NATO, la Turchia guidata da un ‘ebreo’.
Secondo il Financial Times, gli attacchi aerei degli USA in Iraq “non sono riusciti a fermare l’avanzata del SIIL e possono essere visti come una vittoria propagandistica del gruppo… Finora le forze statunitensi non sono riuscite a colpire edifici, depositi di armi o la leadership del SIIL nel deserto presso Mosul”. Ryan Crocker, ex-ambasciatore statunitense in Iraq ha detto al Financial Times: “Un paio di bombe da 500 libbre dagli F-18 e un paio di attacchi dei droni non possono fermare il SIIL. Abbiamo avuto la possibilità di colpire la loro leadership e le loro strutture di comando e controllo, ora è finita… Se diciamo che ciò serve a proteggere Irbil, che il SIIL non ha mai voluto (occupare), la missione è finita e possiamo andarcene a casa“. Abdulla Hawaz, commentatore politico curdo, ha detto al Financial Times: “il SIIL avanza e le sue capacità d’attacco non sono indebolite“. Wladimir van Wilgenburg, analista ad Erbil della Fondazione Jamestown, ha detto al Financial Times: “Ho visto sui social media che il SIIL in realtà non sembra impensierito dell’intervento USA. Sul piano della propaganda, il coinvolgimento statunitense non è poi così male per loro“. Gli USA aiutano il SIIL – Financial Times

Obama non uccide gli agenti del Mossad
Aanirfan 10 agosto 2014

LiveLeak-dot-com-50ec6ffd7b3a-mccainsyria1John McCain e il capo del SIIL Simon Elliot, alias al-Baghdadi. Il momento da urlo di John McCain: fotografato sorridente con il SIIL

10541043Simon Elliot, il capo del SIIL è un agente del Mossad ed è stato fotografato con John McCain, anch’egli agente del Mossad. Il SIIL è diretto da Simon Elliot, agente del Mossad
Il SIIL (ora chiamato SI) è stato addestrato da statunitensi ed israeliani ed è guidato da israeliani. Il capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi addestrato da Israele/ Il SIIL creato e spalleggiato da Israele

1459750Al-Baghdadi (Simon Elliot) con McCain. Il momento da grido di John McCain: fotografato sorridente con il SIIL
Il ruolo del SIIL è uccidere musulmani ed indebolire tutti i nemici d’Israele. Un funzionario curdo ha detto del SIIL, “Tutto ciò che hanno è statunitense, tutto fino agli ultimi mezzi con armi pesanti, gli Humvee” (Dailymail)

June 18, 2014Obama li ha usati in Siria e Libia e ora li usa in Iraq, non piacendogli il governo iracheno e volendo compiacere Israele. Il SIIL in Iraq: un disastro made in USA/ I ‘grandi alleati’ degli Stati Uniti  finanziano il SIIL
Obama non ha intenzione di bombardare gli agenti del Mossad, non ha alcuna intenzione di salvare gli Yazidi. La crisi irachena: la valle della morte, il 70 per cento di loro sono morti

iraq-5.siL’obiettivo del Mossad è distruggere tutti i Paesi musulmani guidando le istituzioni musulmane. Tutti gli islamisti lavorano per il Mossad. Potere ebraico/ Islam Yaken – cripto-ebrei nel SIIL/ Bashir, lavorare per il Mossad

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza militare tra Israele e Arabia Saudita contro l’Iran

Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 24/10/2013

syriaIl ministero della difesa dell’Arabia Saudita ha piazzato negli Stati Uniti un ordine per la fornitura di avanzati missili da crociera e bombe per aereo per complessivi 6,8 miliardi di dollari. Si prevede che il contratto sarà firmato entro un mese dall’approvazione al Congresso della richiesta. Secondo il parere della Defense Security Cooperation Agency del Pentagono (DSCA), l’invio delle armi non cambierà l’equilibrio militare regionale e non porrà una minaccia agli Stati vicini. Ma è vero? Ora, quando Israele e Arabia Saudita discutono la possibilità di un’alleanza militare contro l’Iran, questo accordo sembra rafforzare l’alleanza militare arabo-israeliana, la cui probabile creazione appare sempre più realistica…
Tel Aviv e Riyad percepiscono il rifiuto degli Stati Uniti di attaccare la Siria e i primi passi del presidente Obama verso la normalizzazione delle relazioni con Teheran, come l’inizio di una nuova tappa della Casa Bianca nella trasformazione della struttura geopolitica del Medio Oriente. La famiglia reale saudita, scontenta dal corso di Obama, ha risposto a Washington asimmetricamente, sfidando le Nazioni Unite. Il Regno di Arabia Saudita (KSA) è il primo Stato a rifiutare un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, lamentando le attività del Consiglio. Riyadh è dispiaciuta che Bashar al-Asad sia ancora al potere, che non ci sia stato alcun successo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese e inoltre, a parere dei diplomatici sauditi, l’ONU non ha fatto abbastanza sforzi per fare del Medio Oriente una zona libera dalle armi di distruzione di massa (un riferimento al programma nucleare iraniano). Il ministero degli Esteri russo ha definito l’iniziativa saudita ‘strana’. E’ abbastanza ovvio che i rimproveri contro il Consiglio di sicurezza nel contesto della crisi siriana, abbiano un orientamento anti-russo. In precedenza Russia e Cina per tre volte hanno bloccato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza per inasprire le sanzioni contro la Siria. I membri arabi delle Nazioni Unite non nascondono la loro perplessità sul rifiuto dell’Arabia Saudita di questo onore, e sollecitano Riad a riconsiderarlo, almeno per fornire al mondo arabo una rappresentanza nel Consiglio di Sicurezza. I leader sauditi, tuttavia, sostengono che “modalità,  meccanismi d’azione e i doppi standard esistenti nel Consiglio di sicurezza gli impediscono di svolgere le proprie funzioni e di assumersi le responsabilità nel preservare la pace e la sicurezza internazionale, come richiesto”. Questa è la reazione della monarchia all’ONU che non agisce in base alle pretese dell’Arabia Saudita per un intervento nel conflitto siriano e una risoluzione del problema nucleare iraniano con la forza militare. Riad ha più di una volta dichiarato la pretesa di dominare la regione del Medio Oriente. Ora si è giunti al punto in cui, nei giorni del braccio di ferro siriano, il governo saudita ha proposto a Barack Obama di pagare gli Stati Uniti per l’azione militare contro la Siria, come se stessero parlando dei servizi di un sicario. Il rifiuto della Casa Bianca di prendere misure militari contro il governo siriano ha profondamente deluso gli sceicchi arabi. Washington è stata criticata per la sua incapacità di attuare le proprie minacce.
L’insoddisfazione per la politica di Obama è stata resa ancora più chiara dalle valutazioni saudite sui primi segnali di un disgelo nelle relazioni irano-statunitensi. Riad è giunta alla conclusione che Stati Uniti e Iran progettano segretamente un’alleanza strategica volta a indebolire l’influenza saudita. Non c’è nulla di inaspettato nel fatto che il riavvicinamento con l’Iran possa servire agli interessi regionali degli USA. Gli stessi statunitensi credono che controllare il Medio Oriente, facendo in modo che nessun Paese possa diventarne il leader militare assoluto e rivendicare il ruolo di superpotenza regionale, sia vantaggioso per gli Stati Uniti, e un classico modo per raggiungere questo obiettivo dell’equilibrio di potere, sia mantenere una costante tensione nei rapporti tra Stati rivali, in questo caso Arabia Saudita e Iran. Molti anni di orientamento unilaterale verso l’Arabia Saudita, nel mondo islamico, hanno portato gli Stati Uniti a perdere influenza tra gli sciiti, mentre l’Islam sunnita, sotto l’influenza saudita, ha preso un corso anti-statunitense. Non solo Riad finanzia l’aggressione straniera in Siria, ma l’intelligence saudita sostiene i gruppi terroristi sunniti  dall’Algeria al Pakistan, tra cui il movimento talib che combatte contro gli statunitensi in Afghanistan. L’amicizia incondizionata con Riad è diventata ulteriormente pericolosa per gli Stati Uniti, e la congettura che la politica estera di Washington cerchi al più presto di smettere di servire gli interessi dell’Arabia Saudita appare sempre più giustificata.
Naturalmente, un riavvicinamento tra Washington e Teheran non fornisce alcuna garanzia che la posizione degli Stati Uniti nel mondo sciita diventi sostanzialmente più forte, ma esiste la possibilità che il sentimento anti-statunitense in numerosi Paesi del ‘Grande Medio Oriente’, come Iraq, Libano, Siria, Bahrein e Afghanistan, si riduca. Inoltre, l”azzeramento’ dei rapporti con l’Iran permetterebbe agli Stati Uniti di evitare il rischio di essere trascinati in una guerra per proteggere l’Arabia Saudita, attraverso gli obblighi dell’alleanza. Tuttavia, Washington consente ancora la possibilità della ‘chiusura’ con la forza del dossier nucleare iraniano tramite attacchi contro i siti delle infrastrutture nucleari iraniane. Israele insiste categoricamente su questo scenario, e neanche l’Arabia Saudita nasconde il suo interesse per la distruzione dei siti nucleari dell’IRI. Tel Aviv ha dichiarato di essere pronta a condurre un’operazione indipendente contro l’IRI. Effettuare gli attacchi contro l’Iran dal territorio della KSA è una delle principali opzioni considerate dai militari israeliani. Oltre all’inimicizia verso l’Iran, Israele e Arabia Saudita condividono il comune obiettivo di rovesciare il regime in Siria, Tel Aviv e Riad sono unite nel sostegno al governo militare in Egitto e hanno anche trovato un terreno comune riguardo l’inaccettabilità dell’avanzata del ruolo geopolitico della loro comune rivale, la Turchia. Le informazioni su negoziati segreti tra Israele e Arabia Saudita non fanno più sensazione da anni. Nonostante i piani degli Stati Uniti, il mondo potrebbe testimoniare la comparsa di una apparentemente improbabile alleanza saudita-israeliana che rivendichi il ruolo di ‘superpotenza collettiva’ della regione. Questo autunno ha portato il caos generale nei ranghi degli alleati degli USA. I piani per l’azione militare degli Stati Uniti in Siria non sono stati sostenuti dal suo più fedele alleato, la Gran Bretagna, la maggior parte dei Pesi della NATO ha rifiutato di prendere parte a tale operazione, i leader di molti altri Paesi alleati si sono limitati alla solidarietà con il presidente Obama, e i vecchi partner mediorientali agiscono in modo indipendente sul tema della guerra all’Iran.
Gli esempi di azione indipendente israeliana sono numerosi. Oltre un quarto di secolo fa, nel 1981, Israele distrusse il reattore nucleare iracheno di Osiraq, poco prima della sua attivazione. L’amministrazione Reagan aveva ufficialmente condannato l’attacco, al momento, ma gli israeliani la considerano una delle loro operazioni militari di maggior successo. Nel 2007 Israele effettuò degli attacchi aerei contro il presunto reattore di al-Qibar, che i siriani stavano costruendo nella zona desertica orientale del Paese e di cui l’AIEA presumibilmente non sapeva, al fine di dimostrare la propria volontà di distruggere i siti nucleari iniziati nei Paesi vicini. A quel tempo l’amministrazione Bush era divisa nella valutazione di quell’attacco, ma molti alti politici degli Stati Uniti ritennnero che il raid fosse prematuro. Nel maggio di quest’anno, Israele aveva effettuato un attacco contro l’aeroporto di Damasco, così come contro diverse basi missilistiche in Siria. Il vero obiettivo dei raid aerei israeliani contro i siti militari siriani era verificare la possibilità di sorvolare  il Paese arabo per attaccare i siti nucleari iraniani. Tel Aviv conduce tali prove per iniziare una guerra senza badare alla reazione della comunità globale. L’ONU non ha reagito adeguatamente neanche una volta alle recenti azioni militari israeliane in Siria. L’Arabia Saudita, a differenza di Israele, per la prima volta ora appare pubblicamente quale sovvertitore dell’autorità delle Nazioni Unite, ma la famiglia reale si preparava ad iniziare questo cammino pericoloso da molti anni, legando strettamente le sue attività in politica estera al sostegno alle organizzazioni terroristiche internazionali. Nessuno parla dei principi morali della diplomazia saudita, quindi l’Arabia Saudita accetta di fornire agli israeliani un corridoio militare, che sarà considerato sostegno diretto agli attacchi contro l’Iran, anche ospitando temporaneamente aeromobili nelle basi aeree saudite. Aerei da trasporto delle forze aeree israeliane sono già stati visti in Arabia Saudita a scaricare munizioni, che nel caso di una guerra con l’Iran sarà conveniente avere proprio lì. E sarebbe ancora meglio per Israele se l’esercito saudita comprasse i missili da crociera e le bombe per questi scopi, spediti dagli stessi Stati Uniti. Questo è il motivo principale per la nuova spesa da quasi 7 miliardi di dollari del dipartimento della Difesa saudita. Il 90% dei rifornimenti sono munizioni per aerei da combattimento di costruzione statunitensi, dello stesso standard delle forze aeree di Israele e Arabia Saudita. Con l’approvazione di questo contratto, il Congresso degli Stati Uniti darà il via libera ai pericolosi piani di Tel Aviv e Riyad, e le truppe statunitensi nel Golfo Persico saranno trascinate nel pericoloso piano dei due alleati fuori controllo.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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