Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…

Daraya: svolta nella guerra alla Siria?
Nasser Kandil, Top News Nasser-Kandil, 28 agosto 2016 – Reseau International

13010633Un analista militare che segue gli eventi da vicino ha detto che a Daraya, fino a ieri occupata dal quarto gruppo armato che dopo quattro anni annunciava la resa totale in cambio del passaggio ad Idlib, è una città cruciale nella guerra per procura contro la Siria. Aggiungeva che gli scontri sul fronte di Hasaqah, all’altra estremità del Paese, ordinati dagli Stati Uniti, erano l’ultima cartuccia per proteggere le milizie armate antigovernative trincerate in questa città, presupponendo che le unità d’élite della 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano, cessata la lotta a Daraya, si sarebbero dirette su Hasaqah. Sempre secondo l’analista, l’importanza strategica Daraya è dovuta all’adiacenza all’aeroporto militare di Mazah, all’ingresso occidentale di Damasco, e l’area occupata dalle milizie antigovernative era all’ingresso del quartiere di al-Baramiqa, vicino al centro di Damasco e agli edifici statali, tra cui Presidenza e Governo centrale. Pertanto, se l’alto comando dell’Esercito arabo siriano fosse caduto nella trappola inviando la 4.ta Divisione sul fronte settentrionale, avrebbe influenzato più fronti critici, come ad esempio Jubar, Qan al-Shayq, Muadamyah, campo Yarmuq, con effetto domino fino nel Ghuta, Duma, Qunaytra, Dara e altre aree ai confini con Giordania ed Iraq. In effetti, era da circa quattro anni che Daraya era la roccaforte dei gruppi armati che minacciavano e attaccavano più volte la capitale siriana e, allo stesso tempo, il soggetto centrale delle preoccupazioni altruistiche dell’inviato delle Nazioni Unite Stafan Mistura, e barometro della guerra di logoramento combattuta contro la Siria da tutti gli ambasciatori responsabili del monitoraggio delle questioni politiche e militari della Siria, nella speranza di rilevare qualsiasi segno di debolezza nello Stato siriano.
Tutti gli osservatori sanno che la dissoluzione delle sacche dei gruppi armati sparsi a Damasco e dintorni, va a vantaggio dell’Esercito arabo siriano, liberando decine di migliaia di soldati da una ventina di fronti, ma con Daraya nelle mani dei gruppi armati antigovernativi, le vittorie dell’Esercito arabo siriano rimanevano limitate. Da qui l’afflusso incessante di armi alle milizie armate, insieme a una campagna mediatica fuorviante fino ad oggi. Ma oggi Daraya torna allo Stato. È da Daraya che partivano armi e finti rivoluzionari armati per attaccare Damasco (Dara fu all’origine della grande menzogna della presunta rivoluzione siriana). È da Daraya che scaturirà la scintilla della liberazione nel nord della Siria, ad Aleppo. Le forze siriane che hanno liberato Daraya possono esserne orgogliose, essendo solo l’inizio del conto alla rovescia per tutti coloro che hanno inflitto tanta sofferenza alla Siria. Vedendo i loro “rivoluzionari armati moderati” cadere uno dopo l’altro, i media ci dicono che Daraya non aveva nulla a che fare con al-Nusra, ma con l'”esercito libero siriano”, facendo finta d’ignorare che l’invasione turca di Jarablus ha silurato definitivamente tale menzogna* condivisa da sauditi, turchi, al-Qaida e USA. Fingono d’ignorare che è piuttosto la loro capitale che è caduta, ieri, a Daraya.

Congratulazioni alla Siria
Complimenti all’Esercito Arabo Siriano.

[*] In base alle fonti locali, i gruppi armati che hanno sostituito lo SIIL a Jarablus sotto la bandiera turca, senza combattere, fanno parte della nebulosa dell’ELS. In particolare le tre fazioni asservite ai Fratelli musulmani: Faylaq al-Rahman, liwa Nuradin al-Zinqi e liwa Sultan Murad. Tre fazioni che costituiscono la spina dorsale del Jaysh al-Fatah

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Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…
Georges Stanechy 29 agosto 2016

Un Paese le cui forze armate sopravvivono solo combattendo con la forza della disperazione è “fatale” per gli invasori“.
Sun Tzu – XI-10-225 (1)

20082016E’ l’inizio della fine? …
Almeno della battaglia di Aleppo. Il controllo totale di questa città, per i loro mercenari, era uno dei principali obiettivi della NATO; la sua perdita è impensabile.

Attaccare una nazione che non attacca nessuno
Spinte dalla Turchia ed inquadrate dalle forze speciali della NATO, le milizie filo-occidentali ne occuparono dopo un attacco massiccio e a sorpresa tutti i “quartieri orientali”, all’inizio della “guerra civile”. Ma da sei anni i “quartieri occidentali” resistono agli assalti ripetuti degli “assassini” (2) che ricevono rifornimenti regolari in forze e materiale dal confine turco, nonostante il bombardamento indiscriminato effettuato coi loro mortai, per sottomettere la popolazione e i difensori. Scuole, ospedali, mercati, impianti di depurazione, trasformatori elettrici, caserme dei pompieri, erano loro bersagli principali. Ancora: la città di Aleppo, sede della provincia dallo stesso nome, era il fiore all’occhiello della Siria. Per secoli fu mecca storica, culturale, spirituale, turistica ed anche economica. Prima del caos organizzato dalla NATO, Aleppo era popolata da 2 milioni di abitanti ed era uno splendido successo del Paese e oltre, per dinamiche di sviluppo e le numerose fabbriche dalle moderne attrezzature. Quasi tutte queste fabbriche sono state smantellate. Tutto è stato trasportato da camion in Turchia: macchinari, apparecchiature elettriche, apparecchiature per ufficio, ecc. Ciò spiega il motivo per cui distruzione e saccheggio di Aleppo furono programmati soprattutto nei distretti industriali, per lo più situati nella parte orientale della città. Si guardino i video dei combattimenti nella zona industriale, che mostrano l’intensità dei raid: le industrie sono tutte vuote… (3)! Da metà luglio 2016, poco più di un mese ormai, le forze governative hanno circondato i “quartieri orientali” per interrompere i rifornimenti ai mercenari, già interrotti dai bombardamenti, facilitando la liberazione di questi quartieri, edificio per edificio. La NATO non ha potuto rispondere: rompere l’accerchiamento è una priorità. Ecco quindi la sconfitta della CPO (Coalizione dei Predoni Occidentali) da parte del governo siriano e degli alleati. Lo svolgersi degli ultimi eventi al confine turco è interessante da seguire…13950520000458_Test_PhotoIScacco matto per gli assassini della NATO
Riassumiamo le sequenze, concomitanti o successive, dello scontro dantesco:
1. La CPO deve negoziare una tregua per ricostituire le scorte di armi, munizioni e rinforzi per i mercenari. Su tutti i fronti, anche del sud, dalla Giordania a Tadmur e Dayr al-Zur. In preparazione del potente contrattacco su Aleppo, rifornendo e rafforzando i terroristi, per liberare le forze speciali della NATO che li supervisionavano, ora intrappolate.
2. Contrariamente ad analisi superficiali che ammirano “ingenuità” o “passività” dei russi in particolare, il governo siriano ed alleati avevano tutto l’interesse ad una tregua e a farla durare! … Sapendo che sarebbe stata utilizzata in tal senso dagli strateghi della coorte degli invasori …
Per due ovvi motivi:
i) mostrare tra grida e sporchi trucchi della propaganda occidentale, buona fede e volontà di pacificazione del conflitto; rifornire i civili in ostaggio di tale situazione drammatica.
ii) la buona tattica di “far uscire il lupo dal bosco”, ovvero attrarre sul territorio siriano, svuotandole il più possibile, le “riserve” della CPO in risorse umane e materiali; in transito o addestramento nei campi e centri logistici in Giordania e Turchia. Per schiacciarle meglio…
3. “Tregua accettata” non significa “inazione” del governo siriano ed alleati. Piuttosto, è l’occasione per raddoppiare gli sforzi. Come per la parte avversa: ricostituire forze e mezzi. Soprattutto, stabilire una precisa e meticolosa mappatura, con i potenti strumenti d’intelligence dell’esercito russo, dei depositi di munizioni, posti di comando, nuovi blindati ed equipaggiamenti, altri effettivi raccolti durante la tregua dalla CPO da tutto il territorio della Siria. Oltre a satelliti di osservazione e droni, interveniva l’avanzato aereo da ricognizione radiotecnico e optoelettronico russo, impressionante dimostrazione tecnologica: il Tu-214R. In grado, tra le altre prestazioni, d’individuare bunker sotterranei, per dimensioni e profondità; e bersagli terrestri situati lateralmente rispetto alla rotta fino a 400 km di distanza… (4)
4. Identificare l’asse dell’attacco della CPO per rompere l’accerchiamento dei suoi mercenari ad Aleppo. Ascolto e decifrazione erano fondamentali per individuare i centri di comando e coordinamento e per conoscere gli assi di attacco e diversione. Strategia classica: la CPO aveva previsto di disperdere o spezzare le Forze Armate siriane con il loro supporto aereo e da bombardamento costringendole a rispondere a due pesanti attacchi diversivi, a sud e ad est. Uno a Tadmur (recentemente liberata dall’occupazione terroristica); l’altra a Dayr al-Zur (eroicamente difesa dalle truppe governative circondate da diversi mesi dai mercenari). Personale, rifornimenti e munizioni provenivano dalla Giordania. Era imperativo agire il più rapidamente possibile, prima degli attacchi diversivi, concentrando la maggior parte delle risorse su Aleppo e dintorni. Russia e Iran optavano per un’operazione “offensiva”, inviando bombardieri pesanti a neutralizzare le risorse umane e materiali per tali attacchi diversivi. L’uso della base aerea di Hamadan, in Iran, ha permesso di moltiplicare le rotazioni per via della vicinanza alla Siria (700 km invece di oltre 2000 km…), aumentando il carico di bombe (alleggerendo il carburante), da 4-5 tonnellate per aereo a 15-20 tonnellate, a seconda del tipo di bombe. Furono utilizzate ami con più potenti capacità di penetrazione ed esplosione, per distruggere le infrastrutture sotterranee. Fu un successo: in una settimana, per via dei colossali “colpi di martello”, gli attacchi diversivi furono schiacciati sul nascere…!
5. Preparare “la difesa dall’attacco” su Aleppo pianificato dalle “forze fresche” mercenarie che dovevano salvare i loro camerati circondati… Più di 10000. Le migliori tattiche e gli ostacoli sull’asse principale furono opposte all’invasore… Per incanalare “l’orda degli assassini”, siriani ed alleati tendevano una trappola in cui la CPO s’infilava a testa bassa: abbandonavano l’immenso terreno dell’Accademia dell’Aeronautica, della Scuola d’Artiglieria, ecc), simulandone una debole difesa. L’obiettivo era, attraverso tale “effetto vuoto”, mettere sotto tiro i terroristi nelle aree prive di civili. La forza governativa siriana aveva il privilegio di affrontare mercenari mediocri:
i) scarsa supervisione, molti capi dei mercenari furono uccisi o feriti in combattimento, tra cui i migliori, ex-ufficiali dei reggimenti d’élite della Guardia repubblicana di Sadam Husayn liberati dalle carceri statunitensi in Iraq, in cambio del loro coinvolgimento nelle milizie del “Califfato atlantista”. (5) La “guerra di logoramento” vale su entrambi i lati…
ii) scarso addestramento delle nuove reclute, troppo breve per elementi dall’intelligenza, potenziale ed esperienza insignificanti, oltre a giocare a Rambo sparando ovunque e comunque (enorme spreco di munizioni…). Ciò non toglie la loro nocività e volontà mortifera…
iii) scarsa motivazione: estranee in Siria, tali reclute combatterebbero per alcuna causa se non, come ogni mercenario, per una manciata di dollari. Se ne escono vive… Sapendo oggi, a differenza dei predecessori nell’invasione della Siria, dell’ingaggio incessante e devastante delle forze aeree russe a sostegno delle Forze Armate del governo legittimo. Basti dire che il loro livello di entusiasmo e spirito battagliero è proporzionale alla dose giornaliera di “Captagon“. (6)

Video, venato di umorismo nonostante la tragedia, che circola in rete, che ne illustra lo stile da ‘cowboy al saloon’:

Mercenari della NATO sotto l’effetto del “Captagon” (nome commerciale per le anfetamine “fenethyllina”)

13950426000614_PhotoI6. La trappola ha funzionato perfettamente. I nuovi materiali (blindati leggeri o veicoli con armi a tiro rapido), munizioni e scorte (per nutrire 10000 mercenari tutti i giorni…) depositati durante la tregua nei centri di raggruppamento e nei depositi nella provincia di Aleppo, furono distrutti dai bombardamenti aerei siriani e russi. Compresi anche i centri di comando e comunicazione. Tutti i convogli per Aleppo finivano schiacciati sotto le bombe, o ridotti a spazzatura (con alcune azioni coraggiose dei commando siriani nelle retrovie del nemico). Tutti gli accessi per Aleppo venivano bloccati dall’Esercito arabo siriano. La spina dorsale della milizia della CPO è stata spezzata: materialmente e psicologicamente. L’operazione di “derattizzazione” dei quartieri infestati dai terroristi cominciava inesorabilmente. Anche di notte, la milizia non riusciva a dormire. L’Esercito arabo siriano dispiega cecchini (che dormono nelle retrovie di giorno) con attrezzature sofisticate e dispositivi per la visione notturna, dandosi il cambio 24×7… Gli assassini della NATO sono sotto “scacco”.
7. A Ginevra, di fronte alla Russia, la CPO è nel panico. Il suo rappresentante, Kerry, cammina sulla punta dei piedi… Preoccupato meno del destino della carne da cannone che degli ufficiali delle forze speciali della NATO intrappolati ad Aleppo. Non avendo una “riserva immediata”, si getta in battaglia la milizia meglio attrezzata, inquadrata ed addestrata nei pressi di Aleppo, posizionata al confine con la Turchia, a Jarablus e dintorni. Da tale disposizione, con una mossa tattica chiamata “arrocco”, per rimanere nella metafora degli scacchi, i turchi cacciano senza combattere le milizie dello SIIL da Jarablus e dintorni, sostituendole con le reclute addestrate in Turchia sotto l’etichetta ELS (esercito libero siriano…). I turchi ne approfittano per limitare le ambizioni territoriali curde in Siria, per non farle dilagare nel proprio territorio.
Tre cose da ricordare nell’evolversi della situazione:
i) le forze dello SIIL si usurano avvicinandosi ad Aleppo. È uno spreco della CPO che non può mutare la bilancia del potere: “game over” …
ii) come in ogni buona trattativa, russi ed iraniani, attualmente i migliori diplomatici, conoscono ed applicano il principio di far “salvare la faccia” all’avversario per lenirlo meglio. Lasciando specificamente che i consiglieri della NATO (tra cui francesi) siano salvati con discrezione.
Iii) i turchi non usciranno dalla zona di confine e, inevitabilmente, torneranno nelle loro caserme. Il minimo movimento in direzione di Aleppo aprirebbe un prolungamento su notevole scala del conflitto: in 48 ore affronterebbero i reggimenti d’élite delle forze iraniane. L’Iran sa che se la Siria crolla, sarà il prossimo ad essere attaccato…
8. Seguito e fine …
Il processo di risoluzione del caos imposto dall’occidente in Siria è avviato. Probabilmente vi saranno altri sconvolgimenti, ma è irreversibile. Vi sono tre direzioni:
i) Accelerare l’emergere del mondo multipolare
Una certezza: il mondo multipolare voluto da tutti i Paesi del mondo emerge gradualmente, forse troppo, ma con forza. L’occupazione occidentale del Medio Oriente, il saccheggio delle risorse energetiche della regione, le violenze impressionanti che infliggono con coscienza ipocrita per introdurre “democrazia e diritti dell’uomo”, non sono più tollerabili. Ciò è inaccettabile. E tutto sarà fatto per fermarlo. È vero, l’occidente si adopererà e si sforzerà di prolungare il caos in Siria, anche se sa di non avere più il controllo della situazione, come fa ancora in Libia, Afghanistan e Somalia. A quanto pare, l’oligarchia militar-industriale degli Stati Uniti non ricorda il Vietnam e la fuga patetica delle forze di occupazione degli Stati Uniti e dei loro collaborazionisti durante la caduta di Saigon, il 30 aprile 1975… Se Hillary Clinton diventa presidente degli USA, è prevedibile l’aumento parossistico delle tensioni. La Siria e i suoi alleati vi si preparano. “Il fischio del vento non fa tremare la montagna“, come dicono gli amici cinesi. Un segnale forte: la Cina ha firmato accordi di cooperazione con le Forze Armate siriane. In primo luogo, per contribuire ad addestrarlo ed equipaggiarlo, data urgenza e necessità schiacciante in campo medico e nelle cure specialistiche per decine di migliaia di feriti, disabili e traumatizzati. La nostra propaganda mediatica lo nega fino al ridicolo (“…l’esercito pro-Assad...”) (7)
ii) Fine del fanatismo neocoloniale
Al di fuori dei loro Paesi, gli occidentali si credono esenti dalle norme del diritto internazionale (anche embrionali), della giustizia e dell’etica. Tale culto dell’irresponsabilità e della ferocia ben intenzionata trova inesorabilmente i suoi limiti. Anche se attualmente la nomenklatura occidentale, costretta dall'”habitus” razzista, non accetta l’ovvio. Il Medio Oriente ha visto che Paesi come la Cina hanno sofferto per decenni: un clima di guerra civile mantenuta artificialmente dalle “grandi potenze” del momento, con i loro “signori della guerra”, le loro milizie e i loro trafficanti di armi corrotti ed assetati di sangue. Ognuno strumentalizzava il suo burattino, inseguendo alleanze vacue forgiate tra inganni opportunistici. Ma prima o poi i predatori occidentali lasceranno la regione. E ritorneranno solo a un “rapporto tra pari”.
iii) Rinascimento annunciato
Oltre alle lerce satrapie del Golfo Persico, seguendo l’esempio degli altri Paesi del Medio Oriente, più di altri certamente la Siria è rovinata. Come la Cina lo era nel 1949, dopo un secolo di caos gestito dall’occidente, quando finalmente realizzò l’unione e divenne una repubblica indipendente. Come lo fu il Vietnam dopo 30 anni di lotte anticoloniali. Magnifico esempio di resistenza, la Siria si pone nella regione, al di là della battaglia di Aleppo, a Stalingrado che spezza la voracità predatoria occidentale. Dalle ceneri risorgerà ancora più forte e più bella di prima. Il suo popolo, in tutte le componenti etniche e religiose, si è unito intorno al presidente e alla moglie, più popolari che mai incarnando il coraggio incrollabile e la sicura dignità della nazione siriana.251038-asma-al-assad-rose-in-the-desert1. Cfr Sun Tzu, “L’arte della guerra“, prefazione e introduzione a cura di Samuel Griffith, Flammarion, Collection Champs-essais, Il numero romano si applica al capitolo, al paragrafo le cifre, e fine il numero di pagina.
2. Georges Stanechy, Siria: panico tra gli assassini della NATO, 12 ottobre 2015
3. Esempio: Siria: l’EAS assalta due fabbriche nella zona industriale Aleppo, 12 luglio 2016 YouTube
4. Gli Stati Uniti temono il nuovo aereo russo Tu-214R in Siria, 18 febbraio 2016
5. Georges Stanechy, Califfo?… Io, l’arcivescovo!, 30 settembre 2014
6. Lise Loume, Cos’è il Captagon, farmaco jihadista?, Scienza e Futuro – Salute 17 novembre 2015
7. Siria: la Cina addestrerà l’Esercito pro-Assad, Le Figaro, 25 agosto 2016WO-AT861_SYRIA_P_20140925181359

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Visegrad deve unirsi contro le ambizioni della Merkel

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 27 agosto 2016Visegrad Group (V4) member nations' prime ministers cut a cake during an extraordinary Visegrad Group summit in PragueIl Gruppo di Visegrad (V4) che consiste nelle Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, deve opporsi alla diluizione dell’Europa tramite le politiche di immigrazione di massa della cancelliera Merkel. In effetti, la Germania della Merkel è intenta a cercare di costringere le nazioni ad accettare le fallimentari politiche di grande immigrazione. Ironia della sorte, la stessa leader, finché la Francia non intervenne, si era ugualmente ostinava a punire la Grecia per sottometterla, ma le élite politiche di Parigi si opposero. Pertanto, il V4 non deve piegarsi alle trame politiche dei leader della Germania. Dopo tutto, le questioni relative alla sovranità nell’Unione europea (UE) non vanno schiacciate, in caso contrario, le altre nazioni potrebbero seguire l’esempio del Regno Unito. E’ anche essenziale per il V4 rafforzasi facendo aderire Austria, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, e altre nazioni nello spazio geopolitico di questo importante raggruppamento. In altre parole, il modo migliore per preservare l’Unione europea e l’identità di questo continente è opporsi ai capricci di leader come Merkel. In caso contrario, le conseguenze saranno estremamente gravi, perché attualmente nazioni come Belgio, Francia e Germania hanno gravi questioni interne. Ciò vale in particolare per crimini, crescenti divisioni sociali, avanzata del sunnismo, terrorismo, immigrazione di massa (spesso trascurando i più vulnerabili, per esempio alawiti, cristiani del Medio Oriente, rifugiati provenienti da Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, e minoranze come gli yazidi), e altre aspetti importanti. Merkel avrà un incontro informale con il V4 a Bratislava il prossimo mese, quindi spetta ai leader di queste nazioni dare una risposta unitaria ai diktat della leader della Germania. In altre parole, come Viktor Orban dice: “L’UE ha perso la capacità di adattarsi e non abbiamo una risposta giusta a migrazione e terrorismo“. L’enorme divario tra Merkel, che considera i diritti dei non-tedeschi al di sopra di quelli dei tedeschi, preoccupati dal corso degli eventi, è in netto contrasto con le nazioni dell’Europa centrale. Bohuslav Sobotka, Primo Ministro della Repubblica Ceca, ha detto in modo inequivocabile che lo Stato-nazione “non può approvare un sistema che prevede quote obbligatorie di profughi da distribuire“. Sorprendentemente, anche quando il terrorismo e altre realtà negative hanno colpito la Germania, è apparso chiaro che Merkel cerchi ancora la diluizione dell’Europa. Naturalmente, nel suo mondo, i diktat delle quote che violano la sovranità e l’immigrazione di massa sembrano non riguardarla. In altre parole, si rifiuta ancora di riconoscere i motivi per cui il Regno Unito ha deciso di lasciare l’UE. Allo stesso modo, se le quote economiche, politiche e d’immigrazione appaiono dei diktat al V4, ed altri Paesi come l’Austria, che si allontanano dalla politica di Merkel, altre nazioni cercheranno di lasciare l’UE.
Modern Tokyo Times, in un altro articolo aveva detto, “I recenti attentati sunniti a Bruxelles, Monaco, Nizza e Parigi, insieme ai tanti assalti sessuali di massa contro le donne durante le feste, evidenziano che qualcosa è seriamente sbagliato. Tali convulsioni in ultima analisi hanno spinto il Regno Unito ad uscire dall’Unione europea, perché decenni d’immigrazione infinita alienano molti. Altrettanto importanti, diktat e perdita di sovranità dall’Unione europea hanno diviso i cittadini inglesi, perché sembrava che l’esperimento sociale non badasse alle comunità indigene. Naturalmente, altri fattori eraono importanti, ma se le dichiarazioni politiche di Visegrad e nel Regno Unito venivano considerate, e se Merkel veniva contenuta, era più che probabile che gli inglesi sarebbero rimasti. Pertanto, il V4 è necessario più che mai e ciò vale per l’espansione verso altre nazioni regionali, tra cui l’Austria è prioritaria“. Witold Wszczykowski, ministro degli Esteri della Polonia, ha detto, “Credo che accoglimento di rifugiati e migranti dovrebbe essere decisa da sicurezza, mercato del lavoro e politica sociale del Paese specifico”. Il V4 ha rilasciato una dichiarazione in relazione alle convulsioni interne attuali che colpiscono l’Europa. Sorprendentemente, la dichiarazione del V4 ricorda il motivo per cui l’UE fu creata. Tale gruppo importante, ha detto, “Invece di infiniti dibattiti teorici su “più Europa” o “meno Europa”, dobbiamo concentrarci sull'”Europa migliore”. L’Unione dovrebbe concentrarsi sul riavvio pratico delle convergenze. Dobbiamo quindi assicurarci che l’Unione utilizzi gli strumenti chiave a tal fine: coesione, stimolare gli investimenti, sostenere l’innovazione, completare il mercato unico del digitale e dell’energia, promuovere il libero scambio e la libera circolazione, e rafforzare il mercato del lavoro creando maggiori posti di lavoro permanenti“.
E’ tempo di contenere la Merkel nell’UE, e lo stesso vale per le sue politiche in Germania, che ne alterano le dinamiche, perché troppe gravi incertezze vengono introdotte dalle sue politiche stravaganti e dittatoriali. In particolare, quando gli attentati terroristici hanno colpito la Germania Merkel adottava ha un profilo molto basso sfruttando le vacanze. Nel complesso, si spera che iò V4 resti forte e si rafforzi con l’adesione di altre nazioni della regione. In caso contrario, l’UE sarà messa in pericolo da élite come la Merkel, che credono di essere al di sopra dei cittadini comuni.

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia

Russia e Turchia: fine del riavvicinamento?
Alexander Mercouris, The Duran 26/8/2016

L’incursione turca in Siria non rovina il recente riavvicinamento russo-turco perché era solo un riavvicinamento limitato, non un riallineamento. Nel frattempo la Russia lavora sodo per conciliare il governo siriano coi curdi.

putin-erdogan-meeting-in-st-petersburg-1470746183-5833L’incursione turca in Siria e la cattura di Jarablus sono state interpretate da alcuni per definere il riavvicinamento russo – turco una farsa. Secondo questo punto di vista, Erdogan, dopo aver ottenuto concessioni da Putin al vertice di San Pietroburgo, non ha perso tempo a far cadere la maschera, ancora una volta, tradendo l'”amico” russo invadendo la Siria. A mio parere ciò è il prodotto delle alte aspettative di molti sul riavvicinamento russo-turco. Come ho detto in molte occasioni, era un riavvicinamento non un riallineamento. La Turchia sarebbe stata arrabbiata con gli Stati Uniti per il colpo di Stato, fatto reso chiaro dalla decisione di Erdogan d’inviare solo il vicesindaco di Ankara ad accogliere il vicepresidente Biden all’arrivo ad Ankara, ma non ha cessato di essere alleata di Stati Uniti e NATO. Né vi è alcun motivo di pensare che i russi ritengano l’incursione turca in Siria un “tradimento”. Affinché ci fosse un “tradimento”, Erdogan avrebbe dovuto ingannare i russi sulle sue intenzioni in Siria. Al contrario Erdogan non ha mai, in alcun momento, detto che le sue politiche o intenzioni in Siria erano cambiate. Invece ha sempre detto, e ha continuato a dirlo fino alla vigilia del vertice di San Pietroburgo, che la sua politica in Siria è invariata. Esige ancora che il presidente Assad se ne vada e vuole ancora il cambio di regime in Siria. Ha anche detto che non considera Jabhat al-Nusra, affiliata ad al-Qaida, un’organizzazione terroristica. Vedasi la mia discussione dettagliata qui.
Ripeto: ciò che è successo a San Pietroburgo è stato rattoppare le relazioni tra Russia e Turchia, portandole più o meno a dove erano prima dell’abbattimento del Su-24 nel novembre dello scorso anno (Mercouris qui è ottimista, fin troppo NdT). Un certo numero di accordi economici furono concordati a grandi linee, ma niente mutamenti geostrategici, nulla è stato promesso o richiesto o previsto (dai russi), ed era irragionevole aspettarselo. Come spesso accade, i turchi dicono di aver informato i russi dell’intenzione di occupare Jarablus, e che i russi gli hanno dato il via libera. È plausibile. I russi sanno che per la Turchia l’istituzione di una zona autonoma controllata delle YPG curde al confine con la Siria è inaccettabile, e che agiranno con decisione per impedirlo. A meno di andare in guerra con la Turchia, la Russia non può impedirlo e non ha alcun motivo di offendere i turchi, cercando di farlo. Il punto chiave da capire dell’incursione turca è che non si tratta di aree della Siria controllate dal governo siriano. Tutta la zona è controllata da YPG o SIIL. Né questa area è fondamentale per la sopravvivenza del governo siriano. Il governo siriano dipende dalla presa su Damasco e Aleppo, sulle città centrali di Hama e Homs, sulla regione chiave di Lataqia e, infine, dalla riconquista delle città e provincia di Idlib. Se il governo siriano realizza tutto questo, allora avrà assicurata l’esistenza, obiettivo deciso dai russi quando intervennero in Siria lo scorso anno. Nel frattempo i russi senza dubbio calcolano, come fanno i siriani, che il nord-est della Siria può essere lasciato a se stesso, e che ciò che i turchi vi combineranno, lontano dai campi di battaglia chiave nelle province di Damasco, Aleppo ed Idlib, alla fine in termini militari e strategici semplicemente non importa. Anche se può sembrare spietato, è il tipo di calcolo spietato che a volte va fatto in guerra. Ciò non significa che i russi si disinteressano completamente di ciò che accade nel nord-est della Siria. Tuttavia il centro della loro preoccupazione non sarà l’incursione turca. Piuttosto è la recente rottura delle relazioni tra il governo siriano e la milizia curda YPG.
Mentre le YPG non hanno un ruolo decisivo nei combattimenti in Siria occidentale, erano un utile alleato dell’Esercito arabo siriano nei combattimenti ad Aleppo e ad est, contro lo SIIL. L’Esercito arabo siriano già gravemente sovraesteso non ha bisogno di altri nemici, e i russi vorranno evitare che le attuali tensioni tra Esercito arabo siriano e YPG degenerino in combattimenti aperti. Che ciò sia per i russi la questione chiave nel nord-est della Siria, oggi, è stato appena confermato dalla conferenza al Ministero degli Esteri russo di Maria Zakharova, l’efficace portavoce del ministero degli Esteri della Russia, “Per quanto riguarda la situazione ad Hasaqah in Siria, siamo estremamente preoccupati per l’escalation nella città tra truppe governative e milizie curde. La Russia ha adottato misure attive su diversi canali con l’obiettivo d’impedire scontri fratricidi. Sollecitiamo le parti a mostrare moderazione, saggezza, coscienza politica, responsabilità e a sviluppare la consapevolezza che tutti i patrioti hanno un solo nemico comune, i terroristi. E’ ovvio che il terrorismo sia una minaccia per tutti i siriani che condividono un unico obiettivo, salvare la Siria, in cui tutti i cittadini indipendentemente da etnia o religione vivano tranquilli“. I russi hanno agito su tali motivi (come dice Zakharova) adottando azioni positive sul terreno, cercando di mediare tregue tra governo siriano e YPG ad al-Hasaqah e ad Aleppo, finora va detto solo con risultati alterni. I russi hanno leve su entrambe le parti. Il governo siriano è ora completamente dipendente dalla Russia, mentre la Russia è l’unica potenza che continua a mostrare una certa simpatia per le richieste di autonomia delle YPG. Non più tardi di aprile, in un momento in cui i rapporti tra Russia e Turchia erano ancora pessimi, i russi chiedevano che i curdi fossero rappresentati separatamente ai colloqui di pace di Ginevra. I russi non hanno ceduto su questa posizione. Senza dubbio ricorderanno alle YPG che se vogliono un ruolo nei negoziati, e quindi un ruolo nel decidere il futuro della Siria, in una regione ostile, avranno bisogno del sostegno russo. In una situazione così gravida non è irragionevole che i russi accettino tranquillamente un’incursione turca che (come potrebbero vedere) concentra l’attenzione delle YPG, mostrando chi sono i loro veri amici e veri nemici, e perché gli Stati Uniti non possono essere invocati come alleato serio.
Il mio collega Alex Christoforou ha recentemente sottolineato come in questa regione i russi sono sempre più gli operatori per la pace, anche se gli Stati Uniti agiscono costantemente per diffondere la guerra. La mediazione russa tra governo siriano e YPG, a prescindere se abbia successo, avviene subito dopo l’incitamento degli Stati Uniti alle YPG di aggredire il governo siriano, ne è solo un altro esempio.Turkey's President Tayyip Erdogan inspects honour guard during visit to Northern Cyprus

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia
L’avanzata turca in Siria svela il riavvicinamento turco-russo quale farsa
Adam Garrie, The Duran 26/8/2016

Barack+Obama+Recep+Tayyip+Erdogan+Pesident+o8vajy4YkYLlUltimamente avvertivo che la Russia e chi supporta la giusta causa della Russia aiutando la Siria a liberarsi da fanatici assassini e terroristi, che sotto il presidente Erdogan, la Turchia non è un alleato affidabile, né coerente. Naturalmente è giusto che Russia e Turchia riducano le tensioni, ma c’è una grande differenza tra rimarginare una ferita e stipulare un’alleanza. Sembra che poche settimane dopo l’avvicinamento, la Turchia abbia tradito la Russia, violato il diritto internazionale e contribuito a destabilizzare ulteriormente la Siria. Carri armati turchi, col supporto degli aerei della forza aerea degli Stati Uniti, invadevano il territorio siriano, in particolare Jarabulus. Turchi e statunitensi giustificano tale incursione affermando che combattono lo SIIL che controllava Jarablus. La vera ragione è che i combattenti curdi erano sul punto di prendere Jarablus e la Turchia temeva l’istituzione di una roccaforte curda al confine. È interessante notare che, mentre gli Stati coinvolti in Siria non sono a favore della creazione di uno Stato curdo, gli USA erano tra i sostenitori più tenaci dei curdi, supponendo che la fedeltà agli Stati Uniti dei combattenti curdi fosse pari quella della Turchia verso la Russia. Eppure l’invasione turca è molto più di uno schiaffo alla Russia. La Turchia è ai ferri corti strategici con la Russia, combattendo per una causa contraria a quella per cui Russia e Siria combattono, svelando l’unica coerenza del regime turco: l’ipocrisia continua. Dal 24 agosto Jarabulus era rivendicata dal cosiddetto esercito libero siriano con una dichiarazione che va controllata bene. L”esercito libero siriano’ è un nome che raggruppa vari combattenti dalle molteplici e mutevoli alleanze che lottano per un unico obiettivo comune, il rovesciamento del governo legittimo della Siria. Infatti, i combattenti etichettati ‘ELS’ nel 2011 iniziarono le azioni che destabilizzarono il Paese, permettendo a SIIL, al-Qaida e gruppi simili d’infiltrarsi dalle roccaforti nel nord dell’Iraq. Una volta che lo SIIL cominciò ad occupare gran parte della Siria, l’esercito libero siriano scomparve con i suoi ex-membri che aderivano allo SIIL, a cloni come al-Nursa o semplicemente scappando. Il nome esercito libero siriano fu resuscitato quest’anno, soprattutto dai commentatori stranieri che citavano un miscuglio di combattenti disposti a prendere ordini dalla NATO in un dato momento e in un dato luogo.
Se i terroristi dello SIIL di tanto in tanto cambiano nome per adeguarsi al concetto di ‘estremisti islamici moderati’, l’ELS fa il contrario, è un non-gruppo il cui nome inoffensivo appare di tanto in tanto sulla stampa per far sembrare che le forze antigovernative estere abbiano legittimazione in Siria. In sintesi, la Turchia ha sostituito un gruppo che si fa chiamare SIIL con uno sconosciuto di occupanti che comprende ex-membri e membri dello SIIL che operano temporaneamente sotto una bandiera diversa. In alcun modo ciò è nell’interesse del popolo siriano né della stabilità politica nella regione. L’interesse della Russia è chiaro, farà ciò che è richiesto dal governo siriano lottando contro ogni forma di terrorismo. Solo i Paesi invitati dal governo ad intervenire in Siria sono conformi al diritto internazionale. Le Nazioni Unite non hanno approvato l’invasione turco-statunitense, né del resto hanno approvato gli attacchi di qualsiasi altro Paese della NATO sulla Siria. La Siria rimane uno Stato sovrano e mentre lo SIIL si pretende uno ‘Stato islamico’, nessuno al mondo lo riconosce come tale. Ironia della sorte, invadendo le parti occupate dallo SIIL di ciò che è legalmente territorio siriano, si riconosce indirettamente lo Stato islamico. Dicendo che si dichiara guerra allo ‘Stato islamico’, s’indica che si tratta di uno Stato. In realtà, l’unico Stato legittimo nella zona in questione è la Siria e, pertanto, è stata invasa. In un mondo governato da logica o giustizia, tutti i Paesi dovrebbero aderire alla lotta della Siria contro i terroristi. L’imposizione di una no-fly-zone su Jarablus è un affronto totale alla nazionalità siriana ed è una provocazione verso la Russia, che ha la sola forza aerea straniera legalmente presente sul territorio siriano. In tutto ciò, l’ipocrisia è stupefacente. L’anno scorso la Turchia abbatté un aviogetto russo con l’accusa di entrare nello spazio aereo turco per pochi istanti (una bugia dato che l’aereo rimase nello spazio aereo siriano sempre). Ora carri armati ed aerei turchi entrano in Siria con totale impunità. Si tratta dello stesso Erdogan che rimproverò la Siria nel 2012, quando un aereo turco in realtà entrò nello spazio aereo siriano e venne abbattuto dalle forze siriane.
L’incoerenza di Erdogan l’avrebbe reso inaffidabile, ed abbastanza sicuramente, entro poche settimane, avrebbe pugnalato la Russia alla schiena dopo esser strisciato da Putin e criticato gli USA per aver rifiutato di consegnargli il dissidente turco Fethullah Gülen. Ora Erdogan è di nuovo al centro della NATO, minacciando di abbattere aerei russi che volano nelle regioni della Siria che la Turchia ha invaso. Chiunque in Russia pensi che Erdogan sia un amico deve ripensarci ed essere realista.erdogan_biden

L’accordo Stati Uniti-Turchia mira a creare de facto una ‘zona di sicurezza’ nel nord-ovest della Siria
Karen DeYoung e Liz Sly, Washington Post 26 luglio 2015

488a868bf717430b81699432bd161703_18Turchia e Stati Uniti hanno concordato i contorni di una “zona di sicurezza” di fatto, lungo il confine Turchia-Siria, secondo i termini di un accordo che prevede di aumentare in modo significativo portata e ritmo della guerra aerea degli Stati Uniti contro lo Stato islamico nel nord della Siria, secondo i funzionari turchi e statunitensi. L’accordo prevede un piano per cacciare lo Stato islamico da una zona di 68 miglia ad ovest del fiume Eufrate, fino alla provincia di Aleppo, che finirebbe sotto il controllo dell’opposizione siriana. Se pienamente attuato, porterebbe gli aerei statunitensi ad operare in prossimità delle basi aeree e delle difese aeree del governo siriano, aiutando direttamente i ribelli dell’opposizione che combattono il regime del Presidente Bashar al-Assad. Le operazioni nell’area non soddisfano le vecchie richieste turche per una no-fly zone pienamente dichiarata, ma la zona potrebbe diventare un santuario per parte dei circa 2 milioni di civili siriani fuggiti in Turchia. Dell’accordo se n’è saputo la scorsa settimana, quando la Turchia dichiarava di aver accettato di consentire ad aerei armati degli Stati Uniti di decollare dalla base di Incirlik. Aviogetti turchi iniziavano le missioni sulla Siria settentrionale. Ulteriori dettagli, tra cui la composizione delle forze dell’opposizione siriana da inviare ad occupare l’area protetta, sono ancora in fase di elaborazione secondo i funzionari, che sotto anonimato hanno parlato delle operazioni in evoluzione. “Quando le zone nel nord della Siria vengono liberate dalla minaccia (dello Stato islamico), zone di sicurezza verranno ovviamente formate“, aveva detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. “Gli sfollati possono essere collocati in quelle zone sicure“. I funzionari degli Stati Uniti non hanno contestato la descrizione turca e hanno detto che la copertura aerea della coalizione degli Stati Uniti avrebbe operato tutto il giorno designando gli obiettivi dello Stato islamico. Ma hanno detto che gli Stati Uniti non designano ufficialmente la zona, circa 40 miglia di profondità per 68 miglia lungo il confine, come protetta. Un alto funzionario dell’amministrazione ha detto in un comunicato che “tutti gli sforzi militari congiunti” con la Turchia “non includono l’imposizione di una no-fly zone“. “Quello di cui parliamo con la Turchia è cooperare per supportare i partner sul terreno nel nord della Siria che contrastano lo SIIL“, dice la nota. “L’obiettivo è creare una zona liberata dallo ISIL e garantire maggiore sicurezza e stabilità al confine della Turchia con la Siria“. SIIL è un altro termine per Stato islamico.
Il segretario generale della NATO ha detto che l’Alleanza terrà consultazioni a Bruxelles in risposta alla richiesta turca dopo un attentato suicida in Turchia nella settimana precedente. Le consultazioni sono a norma dell’articolo 4 della NATO, consentendo ad ogni membro di convocare una riunione quando ritiene che la propria integrità territoriale o sicurezza è minacciata. La NATO ha schierato batterie antimissile Patriot in Turchia all’inizio del 2013, dopo che la Turchia ricorse all’articolo 4 quando suoi cittadini furono uccisi da razzi sparati dal governo siriano oltre confine ed aerei siriani avevano violato il suo spazio aereo. L’amministrazione Obama ha resistito a lungo alla creazione di zone di sicurezza in Siria protette dalle forze aeree della coalizione degli Stati Uniti, affermando che le operazioni aeree dovrebbero essere volte solo contro lo Stato islamico. Il Pentagono ha sostenuto che se colpisse le regioni della Siria occidentale, vicino a dove il governo combatte i numerosi gruppi di ribelli e militanti, potrebbe provocare uno scontro con le difese aeree siriane concentrate nella zona. La Turchia in precedenza aveva rifiutato l’uso di Incirlik per gli attacchi aerei degli Stati Uniti, a meno che non decidevano d’istituire una zona protetta lungo il confine. Ma diversi aspetti del conflitto sono cambiati da quando i governi ne discussero la prima volta alla fine del 2014. Le forze di Assad hanno perso molto terreno nel nord-ovest, anche presso Aleppo, seconda città della Siria, verso la coalizione di forze militanti moderate negli ultimi mesi. Allo stesso tempo, lo Stato islamico ha scacciato le forze curde da molte roccaforti, da nord ed est dell’Eufrate al confine iracheno, avanzando poi verso ovest. I militanti ora controllano il confine della Siria dal fiume ad Azaz, a nord di Aleppo. Il cambiamento di posizione della Turchia iniziò sei settimane prima, dopo l’avanzata dello Stato islamico di maggio per catturare Azaz, il valico più vitale per i ribelli moderati sostenuti dagli Stati Uniti. L’offensiva fu bloccata con l’aiuto tardivo di limitati attacchi aerei degli Stati Uniti. I ribelli siriani, che chiesero con urgenza il supporto aereo, si lamentarono che i convogli dello Stato islamico erano confluiti verso le loro posizioni senza alcun intervento degli aerei da guerra della coalizione. I funzionari degli Stati Uniti in seguito notarono che gli attacchi richiesti dai turchi sarebbero stati più efficaci se gli aerei volavano da Incirlik, a 250 miglia di distanza, piuttosto che da una base nel Bahrayn. La zona ora aperta agli Stati Uniti va da Azaz a Jarablus sull’Eufrate. Secondo i resoconti dei media turchi, si estenderà verso sud fino ad al-Bab, alla periferia di Aleppo, ma non includerà Aleppo. Non è chiaro se l’amministrazione abbia informato il governo siriano delle nuove operazioni nel nord-ovest. Il governo degli Stati Uniti aveva indirettamente avvertito Assad di non interferire negli attacchi aerei degli Stati Uniti contro lo Stato islamico iniziati nel settembre 2014 in Siria settentrionale, centrale e orientale. Ma tali attacchi non furono visti come un problema, dato che il governo siriano aveva praticamente ceduto quelle zone ai militanti, conducendovi operazioni minime. Una volta che l’area viene liberata, il piano è concederne il controllo a ribelli moderati non ancora identificati. Stati Uniti e Turchia hanno interpretazioni differenti su quali gruppi possano essere definiti “moderati”. Sarà quindi possibile per i civili sfollati trovare rifugio nella zona, cosa che porterebbe alla realizzazione delle ambizioni turche per alleviare il problema dei profughi in Turchia.
Eliminare lo Stato islamico dalla zona sotto controllo sarebbe un duro colpo strategico per il gruppo, privandolo degli ultimi accessi al mondo. Dopo aver perso il controllo dell’importante valico di frontiera di Tal Abyad verso le forze curde, a giugno, lo Stato Islamico controlla solo due piccoli valichi, a Jarablus e al-Rai, attraverso cui passa il contrabbando di combattenti stranieri. Tali città di confine sono la prossima priorità nella lotta contro lo Stato Islamico, secondo funzionari turchi e statunitensi. La velocità con cui i militanti si sono sbriciolati a Tal Abyad, sotto fulminanti attacchi aerei degli Stati Uniti e qualche combattimento a terra, ha dimostrato che la forza aerea può operare contro il gruppo, secondo funzionari curdi e statunitensi. Tal Abyad si trova ad est dell’Eufrate e di Kobane, dove le forze curde scacciarono, con l’aiuto degli attacchi aerei degli Stati Uniti e dei rifornimenti turchi, lo Stato Islamico, all’inizio del 2015. L’accordo, inoltre, muta le dinamiche in altre regioni del nord della Siria a vantaggio della Turchia, che vede con allarme come i curdi siriani si avvantaggino degli attacchi degli Stati Uniti ad est dell’Eufrate. “Dopo la cattura di Tal Abyad con la significativa assistenza degli Stati Uniti, il passo successivo sarebbe l’avanzata dei curdi ad ovest dell’Eufrate occupando molti territori“, aveva detto Soner Cagaptay dell’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente. “Ciò ha contribuito ad accelerare l’accordo. Ora si vedranno massicci bombardamenti aerei nella regione, che non finirà solo nelle mani dei curdi.
Il capo del gruppo curdo avvantaggiatosi dagli attacchi degli Stati Uniti esprimeva la preoccupazione che il piano per la zona porti all’ingresso di truppe turche. Salah Muslim leader del Partito dell’Unione Democratica della Siria (PYD), ha spesso accusato la Turchia di sostenere lo Stato islamico per contrastare l’influenza curda e ha detto che tutte le forze turche che entrassero in Siria saranno considerate “invasori”. Il PYD e la sua ala militare, le YPG, sono alleati del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), le cui basi in Iraq furono colpite da attacchi aerei turchi poco prima. Il PKK vuole stabilire uno Stato curdo nella regione che comprende parti di Turchia, Iraq, Siria ed Iran. Stati Uniti e Turchia l’hanno etichettato organizzazione terroristica.TURKEY-SYRIA-ISTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/20161530800Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.1092965Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia s’infiltra in Siria, la Russia avvia grandi manovre

Alessandro Lattanzio, 26/8/2016

1287027_620x410Il Ministero degli Esteri russo, in merito all’invasione turca in Siria, dichiarava “Mosca è seriamente preoccupata per gli sviluppi sul confine siriano-turco, ed è particolarmente allarmata dalla prospettiva che la situazione nella zona del conflitto continui a deteriorarsi, con conseguente maggiori perdite civili e accresciute tensioni etniche tra arabi e curdi. Crediamo fermamente che la crisi siriana può essere risolta esclusivamente sulla solida base del diritto internazionale attraverso il dialogo intra-siriano tra tutti i gruppi etnici e religiosi, tra cui i curdi, sulla base del Comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012 e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui la risoluzione 2254, avviato dal Gruppo internazionale di sostegno alla Siria“. Va ricordato che nel febbraio 2016, Erdogan definì “risibile” l’accusa della Russia che la Turchia stesse preparando l’invasione della Siria. “Trovo questa dichiarazione russa ridicola… ma è la Russia che è attualmente impegnata nell’invasione della Siria“, aveva detto Erdogan, che affermava anche che la Russia va ritenuta responsabile delle persone uccise in Siria, e che Mosca e Damasco erano responsabili di 400000 morti. Parlando a una conferenza stampa congiunta con l’omologo senegalese, durante una visita in Senegal, Erdogan aveva anche detto che la Russia invadeva la Siria per creare uno “Stato boutique” per il Presidente Bashar al-Assad. “La Turchia non ha alcun piano o pensiero per attuare una campagna militare o incursione in Siria“, dichiarava un funzionario turco, “La Turchia è parte di una coalizione, collabora con i suoi alleati, e continuerà a farlo. Come abbiamo più volte detto, la Turchia non agisce unilateralmente“. “I russi cercano di nascondere i loro crimini in Siria“, dichiarava l’ex-primo ministro turco Ahmet Davutoglu, “Semplicemente distolgono l’attenzione dai loro attacchi ai civili di un Paese già invaso. La Turchia ha tutto il diritto di prendere tutte le misure per proteggere la propria sicurezza“. Intanto, un capo del gruppo terroristico filo-turco Faylaq al-Sham, entrato nella città di Jarablus nel nord della Siria nell’ambito di un’operazione supportata da carri armati e forze speciali turchi e aerei da guerra degli USA, riferiva che la maggior parte dei terroristi dello Stato Islamico che occupavano Jarablus si erano ritirati e alcuni si erano arresi. Ma nonostante ciò, solo la metà della città era sotto il controllo dei terroristi neo-ottomani. “I jihadisti dello Stato islamico si sono ritirati da diversi villaggi alla periferia di Jarablus e si sono diretti a sud verso la città di al-Bab“.
Mentre il primo ministro turco Binali Yildirim affermava che “Il nostro esercito continuerà l’operazione finché i terroristi saranno completamente cacciati da questa regione e le forze armate turche forniscono supporto logistico alle forze dell’esercito libero siriano“, il rappresentante della Repubblica Araba di Siria presso le Nazioni Unite, Bashar al-Jafari, dichiarava che “E’ impossibile sconfiggere lo Stato islamico in Siria senza prima sconfiggerlo in Turchia. Come può la Turchia dire che combatte lo SIIL a Jarabulus se essa stessa ne ha permesso la creazione e lo sviluppo rifornendolo di migliaia di autoveicoli Toyota e di altre marche, già dotati di armi? Inoltre, coi fondi dal Golfo Persico gli ha acquistato armi da Ucraina, Croazia, Bulgaria, ecc. Non c’è dubbio che ci sia pressione russo-iraniana su Ankara per farle cambiare politica verso la Siria. La Turchia dice una cosa ma ne fa un’altra. Sentiamo buoni interventi ogni giorno, ma non vediamo nessuna azione reale. Se ci fossero azioni coerenti con le dichiarazioni, non avrebbe iniziato l’operazione a Jarabulus. Gli Stati Uniti usano la Turchia, il braccio armato del PKK, al-Nusra e altri. Questo è noto. Il diplomatico di più basso rango alle Nazioni Unite sa già cosa accade in Siria e Iraq. La lotta al terrorismo può avvenire solo creando una equa coalizione internazionale, in coordinamento con le autorità siriane. Lo sosterrò, ma non senza il consenso del governo siriano. Noi viviamo nel 21° secolo, non nella foresta. Si dimentica che esiste il diritto internazionale“. Sergej Balmasov, dell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente, dichiarava che “Gli statunitensi ancora perseguono il loro obiettivo principale, indebolire il governo di Bashar Assad. Tutte le coalizioni supportate dagli Stati Uniti sono temporanee“, e l’intervento della Turchia trascinerà ulteriormente la guerra in Siria destabilizzando la regione, mentre Ruslan Pukhov, del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie, dichiarava che “Tenendo conto dei legami tra Ankara e Washington al minimo nelle ultime due settimane, tale operazione serve ad distogliere l’attenzione da Fethullah Gulen e mostrare che Stati Uniti e  Turchia rimangono alleati strategici“.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa della Federazione Russa avviava ampie esercitazioni a sorpresa di prontezza al combattimento delle Forze Armate nei Distretti Militari meridionale, occidentale e centrale, così come delle Flotte del Nord, del Mar Nero e del Caspio, e delle principali basi delle VDV, ovvero le forze aerotrasportate. Il Ministro della Difesa russo Generale Sergej Shojgu annunciava, “Oggi, in conformità con la decisione del comandante supremo delle Forze Armate, un’altra ispezione improvvisa è iniziata. Le truppe e i mezzi delle forze dei Distretti Militari Meridionale, Occidentale e Centrale, la Flotta del Nord, l’Alto Comando delle Forze Aerospaziali, il comando delle truppe Aerotrasportate dalle 0700 sono in allerta completa“. Le manovre si svolgono dal 25 al 31 agosto. Inoltre, il Distretto Militare del Sud avviava le esercitazioni strategiche “Caucaso-2016“; “I corpi di amministrazione militare, le unità militari e le formazioni di combattimento, sostegno speciale e logistico compiranno 12 esercitazioni specifiche volte ad affrontare i problemi nello schieramento avanzato del completo sistema di supporto delle truppe“, dichiarava il ministro. Più di 4000 effettivi e 300 mezzi della Flotta del Mar Nero e della Flottiglia del Caspio partecipavano alle manovre. Il Ministero della Difesa russo informava che anche 15 navi da combattimento della Flotta del Mar Nero e 10 della Flottiglia del Caspio aderivano alle esercitazioni, assieme a 8000 militari e oltre 2000 mezzi del Distretto Militare Meridionale, a 1000 militari e circa 200 mezzi della base russa nella Repubblica dell’Ossezia del Sud, e ai caccia-intercettori del Distretto Militare Occidentale che pattugliano i confini occidentali della Russia, “gli aerei da combattimento pattugliano costantemente lo spazio aereo nelle zone di confine“.1023573257Fonti:
al-Arabiya
Fort Russ
MID
New Cold War
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TASS

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