Dove va la “crisi ucraina”? Intervista a Alessandro Lattanzio

Intervista a cura di Enrico Galoppini – Il Discrimine

Il Discrimine” incontra Alessandro Lattanzio, redattore della rivista di Studi geopolitici “Eurasia” ed autore di varie monografie su temi di geopolitica e politica internazionale.

10360449Ci vorresti spiegare sinteticamente qual è il problema di fondo della cosiddetta “crisi ucraina”? Perché l’Ucraina è diventata così importante?
Le ragioni sono diverse, ma si coagulano intorno allo scontro tra asse atlantista (USA e UE) e blocco delle potenze emergenti BRICS. Per gli USA significa sottrarre allo spazio sovietico e inglobare nella NATO la terza repubblica ex-sovietica per dimensione, e la seconda per popolazione; l’Ucraina appunto. Inoltre, il piano di Washington prevedeva l’annessione della Crimea, che avrebbe escluso Mosca dall’area del Mar Nero, e permesso alla NATO di agganciare la repubblica di Georgia, creando una contiguità fisica tra Europa orientale, sotto controllo della NATO, e il Caucaso, bypassando la Turchia e riattivando la guerra coperta, tramite i mercenari islamisti arruolati sul posto. E a proposito, proprio ieri è stata smantellata nella rossa Rimini una filiera criminal-politica che espatriava in UE decine di ‘profughi politici’ provenienti da Cecenia e Daghestan, un nuovo ramo del terrorismo islamista, che si collegherebbe alla filiera ‘umanitaria’ che supporta in realtà il terrorismo islamista, e che viene scoprendosi oggi con le indagini sulla vicenda della due cosiddette ‘cooperanti’ italiane ‘rapite’ dai terroristi integralisti in Siria (in realtà probabilmente la vicenda s’è svolta in territorio turco). Un altro aspetto è di carattere economico-energetico: con il golpe a Kiev, Washington intendeva staccare i flussi energetici tra Russia e UE, che passano in parte per la rete dei gasdotti ucraina, e riavviare il defunto progetto Nabucco, permettendo d’isolare Mosca dal mercato energetico europeo, facendo ricorso ai giacimenti di idrocarburi in Azerbaigian, Tukmenistan e Kurdistan. In tale ambito rientra il sabotaggio al gasdotto russo South Stream, per mano del governo-fantoccio della NATO in Bulgaria. Infine, per la Francia, e soprattutto, per la Germania, l’Ucraina rappresenta l’ultima grande riserva finanziaria, economica, produttiva e industriale da saccheggiare tramite il sistema dell’eurozona, permettendo al baraccone ideologico-speculativo, noto come Unione Europa (UE), di sopravvivere qualche anno ancora, mentre esaurisce e devasta le economie dei vari Paesi che vi hanno aderito; soprattutto Paesi come Portogallo, Grecia, Romania, Bulgaria, ecc.

Una volta chiariti gli elementi fondamentali, quali potrebbero essere gli sviluppi della situazione? Ritieni che vi siano delle analogie con quanto già accaduto nella ex Jugoslavia?
Gli sviluppi non sono prevedibili, tranne che di certo l’Ucraina non esisterà più, o diverrà uno Stato federale, con tendenze centrifughe sempre più accentuate nelle regioni centro-orientali, man mano che si consoliderà l’Unione Economica Eurasiatica, mentre le regioni occidentali, dominate dai filo-atlantisti, diverranno un peso per l’UE e fonte di tensioni con i Paesi confinanti, soprattutto con Ungheria, Slovacchia e Polonia, oppure semplicemente imploderà, portando all’adesione nell’UEE/Federazione Russa di gran parte delle regioni ucraine. I paragoni con la Jugoslavia, non sono proponibili, non foss’altro che il quadro politico internazionale è radicalmente differente rispetto agli anni Novanta.

Su questo non c’è dubbio: la Russia del 2015 non è il fantasma di se stesso del 1999. Volevo solo osservare che, anche stavolta, si cerca di individuare una “città martire” (per esempio Kramatorsk) per poi giustificare, davanti alla propria opinione pubblica, un intervento militare di tipo “umanitario”. Senonché, a quel punto, lo scontro non potrà ripetersi, in forma così squilibrata come nel 1999, con la sola Jugoslavia – o meglio ciò che ne restava – da una parte, e la Nato dall’altra. Qui si rischia un conflitto di proporzioni immani, che comunque i globalisti della Nato tentano di scatenare già da qualche anno, se si pensa alla provocazione georgiana del 2008 subitamente sedata dalla dirigenza russa.

In effetti, le divergenze rispetto alla situazione in Jugoslavia sono forse maggiori delle similitudini. Che dire, per esempio, del diritto alla “autodeterminazione” della Novorossia assolutamente negato dagli stessi che, quindici anni fa, non hanno esitato un attimo a garantire “i diritti” degli albanesi del Kossovo?Perché, se la Nato è intervenuta per sostenerli militarmente e politicamente, lo stesso non potrebbe fare la Russia, per giunta con un popolazione vicina con la quale condivide praticamente ogni cosa, dalla religione alla lingua? Sono veramente ridicoli questi commentatori quando condannano l’ingerenza della Russia nella questione ucraina, mentre non trovano nulla di strano nella presenza di personale militare e politico della NATO a Kiev!
Lasciando da parte i ‘commentatori’ (giornalisti, esperti, accademici) tutti pagati per elogiare i crimini della NATO e giustificare le aggressioni a Paesi e movimenti che vi si oppongono, è ovvio che non siamo più nel 1999, quando la Federazione russa era debolissima (devastata da una potente crisi economica nel 1997) e la Cina ‘non era vicina’. Non esistevano Patto di Shanghai, BRICS, ALBA, Chavez era appena stato eletto e in Italia la sinistra social-colonialista impazzava su tutto lo spettro mediatico, ancora lontana dalla crisi che l’ha mortalmente ferita con la turlupinatura della ‘Primavera araba’. Oggi, la popolazione del Donbass, etnicamente russa, può contare sull’appoggio di una Federazione russa quasi completamente disintossicatasi dall’infatuazione occidentalista istigata dalle cerchie politiche eterodirette di Gorbaciov e Eltsin. La dura realtà dei meccanismi politico-ideologici ed economici-sociali dettati dalla NATO e dalle sue propaggini internazionali (Banca Mondiale, FMI, ONG, Hollywood, CNN, ecc.) hanno risvegliato un popolo, quello della Federazione russa, fatto oggetto di un tentativo di sterminio demografico, culturale e morale vero e proprio. Inoltre, la reazione della popolazione del Donbass rientra appieno nella recente storia dell’Ucraina, quando, nel 1918, si formò una repubblica sovietica che rivendicava la separazione dall’Ucraina; a sua volta, in realtà, prodotto artificiale del processo di formazione dell’impero zarista, dai tempi dello Zar Pietro I, e sistematizzato da Lenin e dal PC(b)R con la Costituzione sovietica del 1924, la quale creava la Repubblica socialista sovietica di Ucraina anche per rispondere alle pretese dell’intelligentsija di Kiev. In realtà, venuta meno l’unità dell’URSS, che garantiva a sua volta l’unità dell’Ucraina, le vecchie fratture tra le varie regioni ucraine emergeva, venendo quindi inasprite dall’invadenza interventista delle succitate ONG, proprio perché ogni Stato sponsor delle cosiddette ONG pretendeva, tramite tale mezzo, imporre la propria influenza ed i propri interessi in ogni regione che reputava di sua spettanza (qui parliamo di Svezia, Polonia, Germania, Israele); oltre, ovviamente, all’onnipresenza delle ONG statunitensi, che bramavano a ridurre l’Ucraina a protettorato ‘portoricano’. Le contraddizioni interne all’Ucraina, quindi, dato tale status, non potevano che esplodere con una crisi durata dieci anni, dal 2004 al 2014. Qui, si arriva al conflitto tra aspirazioni esasperate delle regioni ucraine più influenzate dalla NATO e dall’UE, e le regioni russe dell’Ucraina, le quali, oramai, spezzatosi l’arco costituzionale ucraino, preferiscono seguire l’esempio della Crimea e rientrare a pieno nell’ambito della sfera d’influenza di Mosca. Quindi non credo, per tale serie di ragioni, che l’Ucraina attuale avrà un futuro.

Effettivamente, chi segue la politica internazionale non faticherà a ricordare il clamoroso ribaltone delle elezioni presidenziali del 2004, quando con la “rivoluzione arancione” pilotata dalle ONG americane e sioniste venne imposto Jushenko al posto di Janukovich, accusato di “brogli”. Lo stesso Janukovich che stavolta è stato costretto ad andarsene dal golpe di Majdan. Dicevi che l’Ucraina come attualmente la conosciamo non avrà futuro. Come vedi l’attuale “classe politica” che governa a Kiev? Si può dire che si tratta di marionette americane e sioniste come, del resto, era la Timoshenko? E cosa pensa la maggioranza del popolo ucraino di costoro? Pare di capire che il loro gradimento sia in caduta verticale, perché “si stava meglio quando si stava peggio”… Inoltre non sembra che gli ucraini muoiano dalla voglia di andare a sparare ai loro fratelli del Donbas. Circolano infatti diversi filmati nei quali si vede che i militari di Kiev inviati a reclutare nuove leve nelle province vengono presi a male parole dalle mogli di quelli che dovrebbero andare a morire per… Jatsenjuk, Poroshenko, il Fondo Monetario Internazionale e le varie istituzioni globaliste che oltretutto stanno speculando sul debito ucraino declassando, con le loro “agenzie di rating”, un Paese sull’orlo della bancarotta.
Non esiste una classe dirigente in Ucraina, semplicemente non c’è mai stata, indice che l’Ucraina, in quanto entità indipendente, non esiste, non può esistere, perché non ha quegli aspetti culturali che glielo permetterebbero. Di conseguenza i golpisti di Kiev non hanno un programma, una politica, una prospettiva da attuare o perseguire. Esisteva una leadership quando aderiva all’URSS, dopo, con l’indipendenza, si è vista tutta la pochezza del sistema politico-imprenditoriale ucraino. La popolazione cosa farà? Il fatto è che le popolazioni delle regioni occidentali e centrali sono oramai influenzate dalla propaganda e dalla macchina mediatica occidentali, dalle ONG atlantiste, e i partiti esistenti sono mere espressioni dei ministeri degli Esteri di Paesi come Svezia, Polonia, Germania, Israele, USA e Canada. Quindi difficilmente ci sarà una rivolta organizzata in quelle regioni. In compenso, senza i finanziamenti occidentali, l’apparato di dominio majdanista crollerebbe in ventiquattr’ore, ed è qui che si colloca la funzione del FMI e dell’UE, che è finanziare finché possibile il baraccone di Majdan rappattumato, che non ha capacità tecniche e ideologiche per riattivare lo Stato ucraino, e che al massimo eseguirà ottusamente le direttive degli organi finanziari e diplomatici occidentali. Basta vedere chi sono i governanti ucraini impostisi con il golpe della CIA di un anno fa: estremisti e xenofobi, elementi settari religiosi come il battista Turchinov o lo scientologo Jatsenjuk, squadristi e mercenari con turbe psichiche come Jarosh, Biletskij o Semenchenko, oppure oligarchi mafiosi come ad esempio Igor Kolomojskij o Julija Timoshenko, o il braccio destro di Timoshenko, un ex-premier dell’Ucraina, che oggi langue in un carcere degli USA condannato a trent’anni. Una sfilza di casi umani coccolati ed elogiati dal circo mediatico-politico occidentale, in Italia soprattutto dal PD, e supportati dal blocco occidentale al solo scopo di perseguire la ‘visione’ di Brzezinski, il massimo ‘stratega’ di Washington, di staccare l’Ucraina dalla sfera d’influenza della Russia. Un’operazione impossibile, e che difatti sta fallendo con gravi costi per la popolazione ucraina, che ne soffrirà seriamente, soprattutto se resterà al di fuori della ricostruzione dello spazio ex-sovietico riattivato da Mosca.

Per portare l’Ucraina fuori dall’influenza della Russia, i mondialisti occidentali non stanno lesinando alcun mezzo, compreso quello militare, anche se i loro apparati mediatici affermano che è la Russia a volere la guerra. Siccome questi ultimi non sono affidabili, come possiamo sapere qualcosa di più credibile sull’andamento delle operazioni militari? Quale profilo terrà l’Italia in caso di peggioramento delle posizioni delle truppe di Kiev? E come andrà a finire, secondo te?
Per fortuna oggi esistono diversi mezzi per informarsi, innanzitutto internet, dove sono presenti diversi siti e blog d’informazione assai affidabili, sia governativi novorussi che di analisti e studiosi, russi, francesi, italiani ed anche statunitensi: Alawata; Vineyard Saker; Pravda; Novorus; Voice from Russia; War in Donbass; Russie Sujet Geopolitique; Cassad; Fort Russ; BNB; Infobeez; Novoross; Novorossia; Novorossia Today; Russeurope; Russia Insider; Voice of Sevastopol; Sputnik; eccetera. L’Italia è decisamente schierata con la giunta golpista di Kiev; l’attuale rappresentante PESC, (Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione europea) Federica Mogherini, nominata a tale incarico dal premier Matteo Renzi, già nel febbraio 2014 visitò Kiev per esprimere sostegno ai golpisti di Majdan, che tra l’altro le dissero che stavano preparando la repressione violenta contro gli oppositori al golpe ed anche l’aggressione armata contro le repubbliche popolari che chiedevano l’autonomia dal governo illegittimo installatosi a Kiev con il golpe organizzato da CIA e Gladio. Inoltre, la nave-spia italiana Elettra venne inviata nel Mar Nero a sorvegliare le comunicazioni delle forze di difesa della Novorossija, e il governo attuale ha anche proposto l’invio di un contingente italiano per sostenere delle pretese del governo golpista ucraino sul Donbass. Quindi Roma seguirà i dettami di Washington nei confronti dell’Ucraina.

Non mi hai però detto come andrà a finire, secondo te. Per “fine”, intendo: l’Ucraina come miccia di una conflagrazione mondiale come prevedono i più catatsrofisti, oppure uno stillicidio di morti e distruzioni in una guerra a “bassa intensità” come le altre che, in tutto il “Vecchio mondo”, i mondialisti scatenano a ritmo sempre più serrato perseguendo la “geopolitica del caos”?
Non ci sarà nulla del genere, l’Ucraina è alle porte di Mosca, non di Washington, e Washington non scatenerà di certo, per uno Stato fallito come l’Ucraina di Majdan, una guerra termonucleare globale totale di cui vanno cianciano vecchi tromboni, profeti di apocalissi finali ogni sei mesi; no, il risultato vedrà la Federazione russa recuperare il controllo sulle regioni russofone e industrializzate dell’Ucraina (di certo, l’UE distruggerà l’economia ucraina, e le aziende locali troveranno agibile il mercato russo e non quello europeo), mentre Bruxelles sarà azzoppata e gravata dal peso di dover mantenere lo Stato fallito ex-ucraino. Washington si volgerà ad altri lidi che trova ben più cruciali per i suoi interessi strategici, come Asia-Pacifico e Medio Oriente, avendo il vantaggio che l’Unione europea, occupata a riprendersi dall’attuale sua politica estera suicida, l’infastidirà assai meno sul piano della concorrenza finanziario-economica. La guerra civile ucraina finirà con una netta sconfitta della NATO che, come i pavoni, fa la ruota esibendo un’esile brigata di fanteria meccanizzata statunitense che sfreccia, a bandiere spiegate, a 300 metri dal confine tra Estonia e Russia. Una gran consolazione per gli ‘strateghi del golpe di Kiev’. Oltre a spedire truppe e mezzi ad esercitarsi nel Baltico, la NATO istiga una micro-corsa agli armamenti nei Paesi del Baltico, ma ciò, combinato con l’entrata nell’eurozona, potrà solo danneggiare l’economia di tali Paesi. Alla fine, tale spinta andrà in senso contrario alle intenzioni. In definitiva, la politica di Mosca ha tempi e ritmi dettati da interessi consolidati, e non ha necessità di passi immediati e azzardati. In occidente invece, i governi non solo sono quasi totalmente sottoposti agli interessi d’oltre-Atlantico, ma hanno tempi e ritmi dettati dalla macchina mediatica che non solo è infiltrata dalla CIA, ma che è anche più screditata e ridicolizzata che mai. Tutto ciò impedisce alle cosiddette leadeship europee di distinguere i veri interessi dell’Europa, e di trovare il modo di raggiungerli al meglio.

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La battaglia di Aleppo

Noche in ParteibuchSyrian PerspectiveSYRIA-CONFLICTLe informazioni sulla battaglia per Aleppo e nella regione strategica a nord di Aleppo sono confuse, imprecise e contraddittorie. Tuttavia è chiaro che la battaglia sia vicina alla fase finale. La scorsa settimana SANA riferiva che l’esercito siriano aveva liberato sei villaggi: Dair al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashquy, Tal Misibin, Hardatin e Rutyan. Lo stesso giorno al-Manar riferiva che un manipolo di soldati siriani riusciva ad entrare nelle città sciite di Nubul e Zahra via Handarat. I media occidentali che sostengono i terroristi, hanno riferito che l’esercito siriano è riuscito a tagliare le ultimi linee di rifornimento dei terroristi dalla Turchia, occupando questi sei villaggi. Due anni e mezzo fa praticamente tutti gli analisti concordavano sul fatto che la battaglia per Aleppo, la città più grande della Siria, sarebbe stata determinante per l’esito finale della guerra siriana. Se i terroristi aiutati da NATO e Golfo fossero riusciti a conquistarla ne avrebbero fatto il centro di un governo alternativo, permettendo a NATO e Stati del Golfo di utilizzarla come base principale per conquistare il resto della Siria. Aleppo allora avrebbe avuto una funzione simile a Bengasi nel 2001 nella guerra contro la Libia. Nel 2012 l’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton dichiarava che era proprio ciò che gli Stati Uniti avevano in mente. In linea di principio tali considerazioni strategiche sono ancora attuali. Anche il contrario era ed è applicabile. Se l’esercito siriano riesce a bonificare le aree di Aleppo occupate dai terroristi, i loro sostenitori in Israele, NATO e GCC perderebbero ogni possibilità di vittoria in Siria, più che con la possibilità teorica di conquistare Damasco. Tranne dei villaggi e un paio di piccole città nelle regioni strategicamente insignificanti della Siria, i terroristi di NATO e GCC non avrebbero nulla se perdessero la loro metà di Aleppo. Tale argomento era vero due anni e mezzo fa e lo è ancora più oggi, dopo che l’esercito siriano ha liberato Homs e molte aree rurali della Siria, e dopo che SIIL e al-Qaida hanno occupato l’Oriente e la provincia di Idlib. Tale importanza decisiva di Aleppo spiega perché le parti combattono accanitamente per il controllo di Aleppo. Guardando sulla mappa le parti della Siria non controllate da esercito siriano, YPG, SIIL o al-Nusra, ma da altri ribelli, si vede che non c’è quasi nulla, anche includendo gruppi vicini ad al-Qaida come Ahrar al-Sham. La seguente mappa da Wikepedia mostra le aree attualmente controllate da “altri ribelli” in verde (governativi in rosso/rosa, SIIL in nero/grigio scuro, Nusra in bianco/grigio chiaro, curdi/YPG in giallo).

syrian_civil_warDopo che i gruppi terroristici invasero Aleppo dalla Turchia e da Idlib, nel luglio 2012, l’esercito siriano riuscì a difendere la parte occidentale di Aleppo e qualche punto pesantemente difeso ne dintornio. Tuttavia, nell’inverno 2012/2013 la situazione era grave per il governo e i suoi sostenitori. I tentativi in tarda estate e autunno 2012 di riconquistare est e sud di Aleppo non riuscirono. Le truppe ad Aleppo furono separate dal resto della Siria. Non c’era alcun collegamento tra l’aeroporto, controllato dal governo, e le truppe ad Aleppo occidentale. Altre roccaforti, dove le truppe governative e i loro sostenitori erano riuniti, erano completamente circondate dai terroristi come a Nubul e Zahra, la base degli elicotteri Mang a nord-est di Aleppo, l’ospedale al-Qindi, la prigione centrale e l’aeroporto militare di Qwayris di Aleppo. Una mappa dei sostenitori del terrorismo nella primavera del 2013, mostra le roccaforti dell’esercito siriano, nella zona di Aleppo, come isole di resistenza nel territorio occupato dai terroristi.aleppo_feb_2013I terroristi acquisirono potere e ricchezza saccheggiando e vendendo beni di fabbriche e abitazioni private nelle aree di Aleppo che controllavano. I sostenitori dei terroristi israeliani, del CCG e della NATO videro la strada della vittoria dopo aver circondato truppe e sostenitori del governo siriani. Tuttavia, con alto spirito combattivo, elevata disponibilità ai sacrifici e abile strategia, il governo siriano e i suoi sostenitori riuscirono a ribaltare la situazione ad Aleppo nel 2013 e 2014. Invece di attaccare direttamente l’est e il sud di Aleppo occupati dai terroristi, l’esercito si dedicò a creare collegamenti stabili tra Aleppo e le aree governative. Allo stesso tempo, ciò spinse i terroristi ad occupare aree che poi furono circondate. Nel 2013 l’esercito siriano riuscì a collegare Hama all’aeroporto di Aleppo via deserto e l’aeroporto con la parte occidentale di Aleppo, filo-governativa. Ciò si vede su una mappa stesa nel gennaio del 2014 da un sostenitore del terrorismo.

aleppo_jan_2014Nel 2014 l’esercito siriano riusciva a stabilire un collegamento dall’aeroporto, alla periferia est di Aleppo, all’isolata prigione centrale controllata dal governo. Successivamente l’esercito avanzò di pochi chilometri, dalla prigione centrale al villaggio di Handarat e oltre. Allo stesso tempo, l’esercito protesse il collegamento via deserto da Hama ad Aleppo. Alla fine del 2014 questi successi determinarono una situazione in cui i terroristi rimasero su una sottile superficie che poteva essere rifornita solo tramite i collegamenti insicuri da nord. L’esercito siriano, invece controllava una vasta area a ovest, sud ed est di Aleppo, e il corridoio di approvvigionamento attraverso il deserto per Aleppo, nel frattempo era ampliato e sicuro. Una mappa di Wikipedia del 2014 mostra l’avanzata:rif_aleppo2-svgCiò che non può essere visto sulle mappe sono le ampie modifiche all’interno di Aleppo, dal 2013, anche se il fronte rimase pressoché invariato. Mentre una vita frenetica ritornava nelle arre controllate dallo Stato, le parti meridionali e orientali controllate dai terroristi si trasformarono in città fantasma. Grazie agli aiuti nazionali ed internazionali c’era abbastanza da mangiare nelle aree della città occupate dai terroristi, quindi la gente non moriva di fame, ma questo era tutto. Non c’erano sicurezza, posti di lavoro o qualsiasi fonte di reddito, tranne la solita breve carriera nelle organizzazioni terroristiche. Il saccheggio ripetuto e sistematico delle varie bande terroristiche e l’assenza di sicurezza per la popolazione, ridussero da 200 mila a circa 50 mila abitanti nelle parti della città controllate dai terroristi. D’altra parte 300000 persone vivono nelle zone controllate dal governo, anche se le aree della città controllate da governo e terroristi hanno circa le stesse dimensioni. Naturalmente non mancano di accusare le operazioni antiterrorismo del governo di aver spopolato le parti controllate dai terroristi. Ma non è la verità, però, perché anche nelle aree governativa la gente soffriva la guerra, come i ricorrenti arbitrari attacchi dell’artiglieria dei terroristi. Cosa molto rivelatrice è il fatto che le strade nelle zone governative erano pulitissime, mentre montagne di spazzatura si accumulavano in quelle controllate dai terroristi. Questo perché i terroristi sono interessati a esercitare il potere per arricchirsi, e non a far funzionare i servizi pubblici come rimuovere i rifiuti o la sicurezza pubblica. I terroristi non ebbero alcun servizio pubblico nella loro parte della città, dato che i loro sponsor li rifornivano generosamente di armi, ma offrivano pochi soldi per mantenere i servizi comunali. Ciò va imputato anche agli stessi terroristi. Dato che a circa metà 2012 avevano il controllo di quasi tutte le industrie, così come dell’agricoltura della città. Tuttavia, invece di garantire benessere economico nella loro zona, che avrebbe generato imposte, i terroristi saccheggiarono, smontarono e distrussero le fabbriche. Inoltre chiusero tutti i valichi con le parti della città controllate dallo Stato, aumentando la miseria nelle loro zone. D’altra parte il governo siriano mise grande enfasi sul mantenimento delle strutture amministrative e nel renderle più efficienti. Un grande sforzo fu attuato per riavviare la produzione industriale nei settori appena liberati di Aleppo. Guardando la mappa appare come i terroristi controllassero ancora circa la metà della città, ma la realtà è che la zona dei terroristi puzza di abbandono, quasi vuota fatta eccezione dei terroristi che combattono sul fronte. Nelle zone controllate dal governo la popolazione traffica pulsando di vita.
La situazione militare continua a peggiorare per i terroristi ad Aleppo. Negli ultimi due anni l’esercito siriano ha fatto piccoli ma continui progressi, avvicinandosi sempre di più all’accerchiamento completo delle aree dei terroristi. I terroristi non seppero fermare questo lento processo di accerchiamento. Insieme con la situazione militare, lo stato d’animo si deteriorava tra i terroristi e i loro sostenitori. Ciò spiega la tenue reazione dei terroristi all’annuncio del governo siriano, di 8 giorni fa, di tagliare i rifornimenti al terrorismo dalla Turchia, anche se ciò comporta una battaglia decisiva per Aleppo e la Siria. I terroristi mobilitarono alcune decine di brigate con migliaia di combattenti e, probabilmente, forze speciali turche, per respingere i progressi dell’esercito siriano. Tuttavia una mobilitazione ampia dei terroristi per impedire la sconfitta nella battaglia per Aleppo non c’è stata. Secondo relazioni dal lato dei terroristi, riuscirono a riconquistare i due villaggi nella parte più avanzata delle aree appena liberate dall’esercito siriano (Rutyan e Hardatin). Un po’ a sud, nella zona di Malah, i terroristi cercarono di avanzare, sembrando inizialmente riuscirci, ma è chiaro che tornarono sotto il controllo dell’esercito siriano dopo aver lanciato un contrattacco. Come riportano entrambe le parti, i terroristi non sono riusciti a riconquistare il villaggio di Bashqawi, facendone ora il più avanzato avamposto dell’esercito siriano nel nord-est. Bashqawi è leggermente in rilievo e incombe sulla città di Zahra, a soli 8 chilometri di distanza. Tutta la zona comprende ulivi, fattorie e i villaggi abbandonati di Rutyan e Hardatin, ora sulla linea del tiro diretto dell’esercito siriano. Nessuna delle due parti ha dichiarato completate le attività nella zona strategicamente importante tra Bashqawi e Zahra. Tuttavia entrambe le parti hanno subito perdite elevate, numeri a tre cifre, e sembrano agire più cautamente negli ultimi due giorni. Mentre i media pro-governativi riferiscono di rinforzi, i terroristi sembrano aver perso interesse nella battaglia. Per esempio il gruppo terroristico Jabhat al-Shamia attaccava il villaggio sciita di Fua, a nord est di Idlib, per ‘vendicarsi di Aleppo’ invece di correre in aiuto dei fratelli a nord di Aleppo. E il Jabhat al-Nusra, legato ad al-Qaida, che ha un ruolo di primo piano nei combattimenti a nord di Aleppo, dichiarava guerra al gruppo filo-Stati Uniti Hazam, alleato del Shamia, invece di concentrarsi sui combattimenti a nord di Aleppo. Fatta eccezione dei villaggi Bashqawi, Rutyan e Hardatin, non è chiaro chi controlli esattamente questo settore strategico. Ciò permette ad entrambe le parti dichiararsi vittoriose. E’ possibile che non ci sia un fronte netto, ma che commando e unità da ricognizione di entrambe le parti brevemente entrino nell’area assediata per poi ritirarsi. Questo spiegherebbe i video dei terroristi che li mostrano operare in piccoli gruppi coperti dagli ulivi per chilometri in zone deserte. Wikepedia mostra la situazione attuale nel link sottostante. Si prega di notare il piccolo rettangolo rosa a nord-ovest dove inizia Zahra. Non c’è molta distanza affinché l’esercito siriano colmi il vuoto.aleppo_wiki_20150226Sham Times che simpatizza per l’esercito siriano ha riferito, in base a fonti dell’esercito siriano, che i combattimenti sono rallentati a nord di Aleppo, mentre un nuovo fronte si forma. I gruppi terroristici consolidano il controllo su due dei sette villaggi liberati (Rutyan e Hardatin), mentre l’esercito siriano difende gli altri cinque (Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashqawi, Misibin e Misqan). È notevole che Misqan sia ancora sotto il controllo dell’esercito siriano, se i rapporti sono corretti, trovandosi a pochi chilometri a nord-est di Dayr al-Zaytun e oltre il villaggio di Tal Jibin, che non viene menzionato nelle relazioni, supponendo che siano corrette. Assumendo che il controllo dell’esercito siriano su Misqan non sia disinformazione, ciò vorrebbe dire che l’esercito siriano è molto più a nord di quanto di pubblico dominio. Non è chiaro però se sia così, ed è anche poco chiaro se l’esercito siriano davvero controlli i villaggi Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna e Misibin. Non ci sono informazioni verificabili sul fronte attuale, nella zona strategicamente importante a nord di Aleppo. È concepibile che grandi aree siano una sorta di terra di nessuno mentre le parti hanno paura d’imbattersi in una trappola, se si muovessero allo scoperto. Data tale situazione poco chiara, non è certo che i terroristi abbiano ancora una linea di rifornimento dalla Turchia via Azaz o meno. Sulla base delle mappe più recenti, la strada da Hardatin a Rutyan e Bayanun è di nuovo sotto il controllo dei terroristi, ma d’altronde la strada ri entra nel tiro dell’esercito siriano. Potrebbe essere che i terroristi non controllino tutta la strada e che commando speciali siriani vi operino. In questo caso, le linee dei rifornimenti da Azaz ad Aleppo sarebbe inutilizzabili per i terroristi.

north_aleppo_province_wiki_20150226Non importa quale sia la situazione quotidiana nell’area vuota ma strategicamente importantissima a nord-est di Aleppo, ma una cosa è chiara: prima o poi l’esercito siriano taglierà le linee dei rifornimento dei terroristi e collegherà Handarat a Zahra e Nubul. L’esercito ha chiari vantaggi nella zona scarsamente popolata, grazie alle armi pesanti e all’aeronautica. Inoltre i terroristi s’indeboliscono per mancanza di disciplina e lotte intestine. Non c’è nulla che i terroristi possano fare per mantenere il controllo su pochi villaggi vuoti a nord di Aleppo (vedi punti verdi nella cartina di sopra). L’esercito siriano molto probabilmente continuerà a rafforzare le proprie posizioni a Bashqawi per poi concentrarsi sul raid contro i terroristi nelle vicinanze di questa roccaforte. Una volta che il fronte dei terroristi sarà sufficientemente indebolito, i villaggi saranno il prossimo obiettivo. L’esercito ripeterà questa procedura fino a quando collegherà in modo sicuro Nubul e Zahra, e allo stesso tempo taglierà completamente le linee dei rifornimenti dei terroristi tra Aleppo e la Turchia. Dopo di che i terroristi possibilmente avranno l’ultima linea dei rifornimenti dalla Turchia da occidente, dal valico di frontiera di Bab al-Hawa, nella provincia di Idlib. Tuttavia vi sono gravi problemi per i terroristi con tale linea. Da un lato la strada da Aleppo a Bab al-Hawa è controllata da diversi signori della guerra che non collaborano, rendendola difficile da usare. Dall’altra parte molti terroristi attivi ad Aleppo hanno le loro basi nel nord di Aleppo, in particolare nella zona di Tal Rifat e Maryah, e nelle zone al confine turco più a nord. Tuttavia, se la via Rutyan e Hardatin è chiusa, la via da Tal Rifat o Maryah ad Aleppo passerebbe ad ovest di Nubul e Zahra, attraverso le zone controllate dal YPG, permettendogli di decidere quali rifornimenti far passare. O i terroristi dovrebbero passare via Bab al-Salamah in Turchia a Reyhanli e da lì, attraverso il valico di Bab al-Hawa, di nuovo in Siria e poi a nord della provincia di Idlib e a ovest di quella di Aleppo, attraversando Monte Simeone per raggiungere la periferia di Aleppo, Qafr Hamra o Anadan e da lì via Castello, sotto il tiro dell’esercito siriano, ad Aleppo. Per un convoglio di pickup o camion significherebbe uno sforzo logistico notevole e ci vorrebbe molto tempo, cosa importante se il fronte richiede rinforzi immediati. Inoltre vi è la possibilità che l’esercito siriano tagli l’accesso occidentale attraverso le montagne per Qafr Hamra e Adnan, nel qual caso l’accerchiamento di Aleppo sarebbe completo. Per i civili la strada da Bab al-Hawa ad Aleppo può essere utilizzabile, ma difficilmente lo sarebbe per trasportare rifornimenti militari ad Aleppo. Ciò significa che la battaglia per Aleppo è nella fase finale e l’esercito siriano vincerà a meno che succede qualcosa d’inaspettato, come l’intervento massiccio diretto di truppe straniere. La situazione militare ed economica peggiora per i terroristi ad Aleppo. Invece di diventare il centro di potere dei terroristi, Aleppo è divenuta un’inutile macina al collo dei terroristi. Se il controllo terrorista ad Aleppo si sbriciola, possibilmente anche i dintorni di Aleppo prima o poi finiranno sotto controllo del governo. Villaggi e cittadine presso Aleppo non sono difendibili dai terroristi contro forze schiaccianti supportate dalla grande città di Aleppo. Anche villaggi e cittadine presso Idlib non potranno sostenere l’attacco, anche se continuano ad avere un generoso sostegno dall’estero. L’intero nord-ovest della Siria, prima o poi, sarà di nuovo sotto il completo controllo del governo.

aleppo_province_wiki_20150226Ai terroristi e loro sostenitori resterà il tentativo di marciare direttamente su Damasco dal Golan occupato dagli israeliani. Dato che i terroristi e i loro sostenitori investono ingenti risorse nel fronte meridionale, invece di utilizzarle per difendere la loro ex-roccaforte di Aleppo, risulta evidente che i sostenitori del terrorismo internazionale in Siria hanno già mollato la battaglia per Aleppo. Tuttavia, come riportato nelle ultime due settimane, anche il tentativo del fronte meridionale di conquistare Damasco dal Golan s’è arrestato. Dopo l’eliminazione completa dei terroristi supportati da Israele, NATO e GCC, ciò che rimane alla Siria è capire come coesistere con l’YPG e come sterminare il SIIL ad Oriente. A causa della crescente disperazione per la guerra terroristica contro la Siria, ci si può aspettare a un certo punto che le forze terroristiche crollino per la demoralizzazione.
Al governo siriano la vittoria nella battaglia di Aleppo apre la strada della vittoria nella guerra per la Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia deve essere forte

Andrej I. Fursov, Comité ValmyZerkalo KrymaHistoire et Societé 2 marzo 2015

L’intervista seguente di Andrej I. Fursov, direttore dell’IFPI e aderente al Club d’Izborsk, è stata concessa il 18 febbraio 2015 alla rivista “Specchio di Crimea” con il titolo provocatorio ‘La puzza dell’occidente’. “Dobbiamo essere forti, così nessuno ci trascinerà in una guerra”.

Foursov-2Andrej Ilich, se vuole vada dritto al punto. Secondo voi qual è il vero scopo dell’aggressione degli Stati Uniti in Ucraina?
Lo scopo principale del colpo di Stato nazista a Kiev e dell’aggressione degli Stati Uniti al mondo russo che ne segue è la creazione di un avamposto per esercitare pressioni politiche, e forse anche militari, sulla Russia, creando una fonte permanente di tensione ai nostri confini occidentali.

La comunità internazionale l’ammette?
Ma cosa significa comunità internazionale? Non ci si inganni, dietro tale frase si nasconde il vertice finanziario-aristocratico del capitalismo contemporaneo e i suoi vari servi, soprattutto i media (“smi” nelle iniziali in russo per mass media), o meglio puzza (“smrad” nelle iniziali in russo per massmedia di disinformazione e propaganda).

L’attenzione dei media “puzzolenti” s’è a lungo concentrata sulla crisi ucraina. Fino a che punto l’essenza del confronto sul Donbas è stata svelata, o in realtà ne occulta la natura o ne tralascia certi aspetti?
La “puzza” mondiale dà un’immagine assolutamente falsa di ciò che accade in Ucraina, cambiando cinicamente il nero in bianco e viceversa. Ciò che chiamiamo media globali, sono reparti speciali, commando avanzati nella guerra dell’informazione. Il loro obiettivo principale è distruggere qualsiasi volontà di resistere del nemico. Charlie Hebdo, per esempio, rientrava in tale categoria. Negli anni hanno deliberatamente provocato i musulmani, suscitandone la reazione. Tuttavia, non fu niente di particolare; era una provocazione dei servizi speciali sulla scia dell’11 settembre 2001.

Potrebbe commentare il divieto alla Russia di partecipare alla votazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa?
Tale atto va inserito nel contesto complessivo delle misure contro la Russia. In relazione a ciò si pone la questione se dobbiamo rimanere in tale organizzazione che con i nostri soldi ci insulta e conduce contro di noi una guerra politica e d’informazione.

Cosa accadrà in Ucraina?
Penso che l’Ucraina sia sull’orlo del collasso economico e della disintegrazione. In breve la rovina.

Con l’inverno, crollo economico e altri problemi renderanno l’Ucraina più accomodante o niente lo permetterà?
Quasi per niente. Il regime di Kiev è un regime fantoccio, un’amministrazione coloniale controllata dagli Stati Uniti d’America. I pupazzi non si muovono da soli, sono manovrati. In inverno, calore e gas sono problemi delle persone, non dei burattini, né dei loro padroni d’oltreoceano. L’ucrojunta può radunare le forze quanto vuole, ma il tempo lavora contro di essa e anche i suoi padroni statunitensi riescono a malapena ad aiutarla. Perché? Far uccidere slavi da slavi. Ripeto: far ragionare Kiev ne richiede la sconfitta militare totale, quando gli statunitensi non l’aiuteranno più.

Come è possibile che tale Paese, che ha subito gli orrori dell’occupazione fascista, allevi tanti seguaci di Hitler?
Ricordiamo, inoltre, che in tale Paese c’erano molti seguaci di Bandera e servivano i nazisti. Nell’epoca sovietica non s’è riusciti a sradicare tale schifo e nell’era post-sovietica i servizi speciali occidentali, soprattutto statunitensi, con l’assistenza attiva del potere ucraino rimisero in piedi i parassiti anti-sovietici e anti-russi. Gli hanno armati ed organizzati, e il risultato è evidente. C’è solo un modo per fermare il nazismo ucraino, distruggerne militarmente le strutture politico-militari, seguito da un serio lavoro presso la popolazione, sul piano psicologico e informativo, in senso contrario a quello svolto in Ucraina dai poteri forti e dall’occidente nel corso dell’ultimo quarto di secolo. Questa chemioterapia è indispensabile per eliminare il tumore maligno.

In che misura il conflitto in Donbas minaccia Russia, Europa e Mondo?
Il conflitto nel Donbas destabilizza l’Europa, inserendo un cuneo tra Europa occidentale e Russia. In realtà, anche esperti statunitensi come J. Friedman, organizzatore e amministratore di “STATFOR” (“la CIA privata”) dichiarano apertamente che il compito principale degli Stati Uniti in Eurasia è destabilizzare il continente

La Russia è una grande potenza senza l’Ucraina?
Si. Naturalmente con l’Ucraina sarebbe più facile, ma è possibile anche senza. Tanto più che il potenziale della sovranità umana di una parte significativa della popolazione ucraina è estremamente bassa.

L’ultimo presidente dell’URSS Mikhail Gorbaciov è stato il primo ad avvertire il mondo che la guerra fredda tra Russia e Stati Uniti ha raggiunto una fase critica ed è possibile diventi una vera guerra tra le due superpotenze nucleari, “Purtroppo, non posso dire con certezza che la guerra fredda non diventerà “calda”. Temo che gli Stati Uniti corrano il rischio”. E lei?
Chiaramente, Gorbaciov, che ha venduto l’URSS e il campo socialista all’occidente, ha studiato i suoi partner e sa di cosa parla. Tuttavia, non sarei sorpreso che si tratti di doppio gioco, e che il “miglior tedesco del XX secolo” cerchi di spaventare il governo russo attuale. Gorbaciov non è una persona cui credere o fidarsi. Sulla possibilità di una guerra fredda, dobbiamo sempre essere pronti a tale eventualità. Naturalmente, siamo persone educate e pacifiche ma i nostri treni blindati dobbiamo tenerli permanentemente sui binari, pronti a partire. Uomo avvisato mezzo salvato.

Come evitare la guerra e cosa la Russia dovrebbe fare?
La Russia non dovrebbe mai farsi coinvolgere in una guerra. Dobbiamo evitarlo con tutti i mezzi, legali e illegali. E in generale, dobbiamo essere forti, così nessuno si azzarderebbe a trascinarci in guerra.

Se ciò dovesse accadere, come potremo vincere? La Russia potrà, nella situazione attuale, compiere una svolta tecnologica ed innovativa?
La condizione che permetta alla Russia una rivoluzione tecnologica è il suo ritorno dalla situazione attuale di fornitrice di materie prime a potenza tecnologica, come l’Unione Sovietica negli anni ’50-’80, quando la banda di Gorbaciov iniziò a distruggere infrastrutture e Stato. Ma a sua volta, tale ritorno richiede la trasformazione del regime oligarchico a un altro, con la componente oligarchica scomparsa o quasi azzerata. Tale trasformazione è dettata dal fatto che il regime oligarchico non saprebbe resistere efficacemente all’occidente. Questo è esattamente il motivo per cui nel 1929, Stalin liquidò la variante sovietica del governo oligarchico corrotto, la NEP. L’oligarchia comunista continuò a resistere fino alla fine degli anni ’30; solo con il XVIII Congresso del Partito comunista si potrebbe parlare di vittoria su di essa. Pertanto, la necessità di un cambio radicale in Russia è dettata non solo da problemi interni, ma anche dagli imperativi della politica estera. L’alternativa a questo cambiamento è la vittoria dell’occidente e della sua “quinta colonna” in Russia, seguita dallo smantellamento del Paese. I prossimi anni saranno un momento di verità della nostra storia.

Cambiare regime… Ma finora i nostri leader rimangono al potere (almeno è così fino ad oggi), le tasse non sono diminuite, la mobilitazione non è proclamata, le repubbliche di Donetsk e Lugansk non sono riconosciute a livello diplomatico… Chi farà tutto questo?
Non chiedetelo a me.

Per l’occidente, la Crimea è divenuta il famoso “Cigno Nero”. La Russia può regalare altre sorprese simili ai suoi cosiddetti “partner”?
I “cigni neri” sono eventi rari, ma più ne faremo all’occidente, più forte sarà la nostra posizione.

1908235Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I piani dei Fratelli musulmani di USA, Qatar e Turchia in Egitto e Siria, il Kosovo al SIIL

Boutros Hussein, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 1 marzo 2015putin-al-sisi-assad0_600X220_90_CIl presidente Obama avviò il sabotaggio dell’Egitto secondo i piani condivisi con i Fratelli musulmani per controllare il panorama politico in tutta la regione. I disegni politici islamici di Washington fecero sì che una politica islamista condivisa emergesse tra USA, Qatar, Turchia e Fratellanza musulmana. Naturalmente, i piani secondo la visione di Washington e Fratelli musulmani alleati, puntavano al controllo di una vasta area comprendente Egitto, Libia, Siria e Tunisia. La Turchia di Erdogan sosterrebbe tale grande progetto, che a sua volta potrebbe beneficiare notevolmente dei petrodollari del Qatar. Tuttavia, i poteri dominanti in Siria sotto il Presidente Bashar al-Assad, e l’ascesa del Presidente Abdalfatah al-Sisi in Egitto, hanno sconvolto i piani dei Fratelli musulmani. Il grande piano fu ideato dalle élite politiche di Ankara, Doha e Washington di Obama. Come al solito, il Regno Unito avrebbe utilizzato, per esempio, la connessione con i Fratelli musulmani tunisini, e questo li avrebbe collegati a diverse basi di potere dei Fratelli musulmani nella regione. Pertanto, l’amministrazione Obama s’è dedicata a collaborare con l’Islam politico. In effetti, si potrebbe affermare che l’amministrazione Obama semplicemente fa un passo avanti rispetto alle passate amministrazioni degli USA. Dopo tutto, l’intromissione di USA e altre nazioni in Afghanistan, Iraq e Libia ha portato all’avanzata della sharia islamica e dell’islamizzazione della società a tutti i livelli. Gli stessi USA hanno sostenuto lo stato di diritto islamico Sharia nei primi anni ’80 in Sudan in cui neri africani non musulmani divennero dhimmi. Le influenze dei Fratelli musulmani nell’amministrazione Obama furono evidenziate nei primi mesi del 2013, l’Investigative Project on Terrorism riferisce: “La storia del 22 dicembre pubblicata nella rivista egiziana Rose al-Yusif fu tradotta in inglese per l’Investigative Project on Terrorism (IPT). La storia suggerisce che la Casa Bianca sia divenuta “da ostile a gruppi e organizzazioni islamiche nel mondo al più grande e importante sostenitore della Fratellanza musulmana”. L’articolo continua affermando: “Le sei persone nominate sono: Arif Aliqan, assistente segretario dell’Homeland Security per lo sviluppo delle politiche; Muhamad al-Ibiary, membro del Consiglio Consultivo per la Sicurezza Nazionale; Rashad Husayn, inviato speciale degli Stati Uniti per l’Organizzazione della Conferenza islamica; Salam al-Marayati, co-fondatore del Muslim Public Affairs Council (MPAC); imam Muhamad Magid, presidente della Società Islamica del Nord America (ISNA); Eboo Patel, membro del consiglio consultivo del presidente Obama sui partenariati inter-religiosi”. In effetti, gli intrighi di USA e Fratelli musulmani contro l’Egitto continuano nel 2015 con la recente delegazione dei Fratelli musulmani invitata nei corridoi del potere di Washington. Ancora una volta l’Investigative Project on Terrorism riporta “La delegazione ha cercato aiuto per reinsediare al potere l’ex-presidente Muhamad Mursi e i Fratelli musulmani in Egitto. I parlamentari, ministri e giudici dell’era Mursi hanno costituito il Consiglio rivoluzionario egiziano ad Istanbul, Turchia, lo scorso agosto, con l’obiettivo di rovesciare il governo militare egiziano. Ha sede a Ginevra, in Svizzera”. L’Investigative Project on Terrorism ha altre relazioni secondo cui la delegazione comprendeva “Abdul Mawgud Dardary, membro dei Fratelli musulmani e parlamentare egiziano in esilio; e Muhamad Gamal Hashmat, membro del Consiglio della Shura dei Fratelli musulmani e parlamentare egiziano in esilio“. Pertanto, anche dopo che i sostenitori dei Fratelli musulmani ed altri islamisti attaccarono cristiani e bruciarono chiese copte, questa organizzazione è ancora accolta dall’amministrazione Obama. Inoltre, i capi politici statunitensi sono pienamente consapevoli del fatto che i Fratelli musulmani collaborano segretamente con diverse organizzazioni islamiste coinvolte nel terrorismo nel Sinai e in Egitto. Ciò vale per simpatizzanti e sostenitori della Fratellanza musulmani in Egitto e per lo stretto rapporto con Hamas, i cui i militanti utilizzano Gaza per destabilizzare il Sinai. Allo stesso modo, in Libia Fratelli musulmani, SIIL e vari gruppi islamisti cercano di usurpare il sistema politico e puntare un pugnale nel cuore dell’Egitto. Allo stesso modo, proprio come i sostenitori dei Fratelli musulmani hanno attaccato chiese e cristiani in Egitto, ora il SIIL decapita e massacra cristiani copti egiziani in Libia.
Concentrandosi sui Balcani, poi, nonostante la propaganda e tre guerre in Europa tra cristiani ortodossi e musulmani in Bosnia, Cipro e Kosovo, alla fine Ankara e Washington condividono interessi simili. Ciò in realtà ha fatto sì che la Turchia musulmana ingoiasse parte di Cipro. Allo stesso modo, il Kosovo fu tolto alla Serbia, nonostante sia per la Serbia la sua Gerusalemme. Pertanto, con l’amministrazione Obama che favorisce l’anti-cristianesimo dei Fratelli musulmani in Egitto, è chiaro che non cambia nulla perché l’islamizzazione nel Mediterraneo riassume la politica di Washington. In altre parole, il SIIL (Stato islamico) uccide cristiani, sciiti e shabaq, mentre la scristianizzazione di Cipro del Nord e Kosovo è concordata tra Ankara e Washington. Nel frattempo Islam e cristianesimo nella moderna Siria sono minacciati dalle barbarie taqfira supportata dalle potenze del Golfo e della NATO. Tuttavia, a differenza del programma di Ankara e Washington nei Balcani, l’unico aspetto notevole della destabilizzazione di Egitto, Libia e Siria è che le potenze del Golfo e della NATO sono estremamente confuse. Dopo tutto, i soliti avvoltoi di NATO e Golfo hanno diversi piani geopolitici e religiosi. Data tale realtà, la Libia è divisa internamente con potenze estere che sostengono due diversi poteri in questo Stato fallito. Allo stesso modo, le trame estere contro la Siria evidenziano tali divisioni geopolitiche e religiose, perché diversi gruppi terroristici islamisti sono supportati in base a obiettivi diversi. L’unico fattore vincolante è il collegamento con le potenze del Golfo e della NATO che non hanno remore a creare Stati falliti, prescindendo da Afghanistan, Libia o Iraq. Non sorprende che il governo siriano si rifiuti di cedere a nazioni che supportano caos e destabilizzazione. Allo stesso modo, l’ascesa di al-Sisi sulla scena politica in Egitto, significa che anch’esso si rifiuta di cedere la sovranità ai soliti attori.
Sembra che nei Balcani Stati Uniti e Turchia potrebbero facilmente spartirsi le nazioni ortodosse cristiane perché Cipro e Serbia hanno i loro sistemi politici. Allo stesso modo, la potenza militare statunitense è stata progettata per combattere eserciti meccanizzati e distruggere le infrastrutture delle nazioni. Questo si vide nel bombardamento della Serbia da parte della NATO guidata da Washington e Londra. Allo stesso modo, le forze armate e le istituzioni statali dell’Iraq furono distrutte da USA e alleati. Tuttavia, gli USA non sanno combattere le insurrezioni. Pertanto, la politica d’islamizzazione dei Balcani di USA e Turchia ha prodotto in Kosovo e Cipro ghettizzazione del cristianesimo ortodosso e cancellazione della cultura locale. Eppure, in Iraq, Libia, Egitto e Siria vi sono diverse potenze regionali e della NATO (la Turchia è una potenza regionale della NATO) con obiettivi diversi. Tale realtà ostacola il sogno dei Fratelli musulmani di USA, Qatar e Turchia, illustrata chiaramente dalla tenacia della Siria e dalla crescente centralizzazione dell’Egitto di al-Sisi. Pertanto, mentre USA, Qatar, Arabia Saudita e Turchia non hanno avuto scrupoli a destabilizzare Libia e Siria, gli interessi contrapposti di tante nazioni consente la contro-rivoluzione. Questa controrivoluzione prevale in Egitto e nella Siria, in lotta per l’indipendenza, perché le élite politiche di entrambe le nazioni sanno che fallimento e sottomissione attende entrambe le nazioni se perdessero. E’ evidente che il SIIL sia emerso con forza in Iraq dopo che Obama aveva ritirato le forze armate statunitensi. Allo stesso modo, la destabilizzazione della Siria ha permesso a SIIL, al-Nusra e varie altre forze settarie taqfiri di emergere. Mentre ciò avveniva, i Fratelli musulmani siriani sono divenuti strumento dei piani dell’amministrazione Obama, istigata da simili intrighi di Qatar e Turchia. Tuttavia, mentre Arabia Saudita e gli altri giocatori del Golfo partecipano alla destabilizzazione della Siria, si distinguono da USA, Qatar e Turchia perché non vogliono vedere i Fratelli musulmani al potere in Egitto e Giordania. La recente crisi in Libia evidenzia che l’Egitto vuole reprimere le forze terroristiche taqfire che cercano di trasformare questa nazione in una minaccia mortale per le nazioni della regione. Ciò ha indotto gli attacchi egiziani contro le basi del SIIL in Libia dopo gli omicidi brutali di cristiani copti egiziani. Tuttavia, mentre l’Egitto vuole che la comunità internazionale sostenga le fazioni non islamiste della nazione e gli attacchi ai vari gruppi terroristici, è evidente che riceve il silenzio di USA, Qatar e Turchia. Pertanto, mentre Washington continua a parlare con gli elementi pro-Fratelli musulmani e a distaccarsi dalla crisi in Libia, sembra che gli intrighi contro l’Egitto siano in corso. Allo stesso tempo USA, Qatar e Turchia sostengono un’altra nuova forza terroristica e settaria, addestrata e armata contro la Siria. Questo nonostante il fatto che tutte le minoranze subiranno una persecuzione sistematica se un movimento islamista rovesciasse l’attuale governo della Siria. In altre parole Ankara, Doha e Washington cercano di usurpare Medio Oriente e Nord Africa, proprio come hanno fatto nei Balcani, per plasmare la regione secondo le loro ambizioni geopolitiche. Pertanto, pur di raggiungere tale obiettivo, le tre nazioni favoriscono i Fratelli musulmani.
L’Islam nazionale, come il cristianesimo ortodosso di Cipro del Nord e Kosovo, valgono poco per USA, Qatar e Turchia quando si tratta di preoccupazioni geopolitiche. Tale realtà significa che queste tre nazioni cercano di utilizzare l’Islam politico tramite le ambizioni dei Fratelli musulmani in Nord Africa e Levante. Egitto e Siria, pertanto, sono in prima linea nel preservare l’indipendenza nel Medio Oriente. Inoltre, sapendo dei legami del SIIL con Qatar e Turchia, la paura in Egitto è che tali nazioni estere possano manipolare le forze taqfire proprio come esse, e altre, hanno fatto contro la Siria.WestPoint_2_Doc_Page35DiagramInvestigative Project

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, la debacle di Debaltsevo

Alessandro Lattanzio, 1/3/20150_968f0_b475d581_XLIl 15 febbraio, i majdanisti bombardavano Gorlovka, Donetsk, Peski, Uglegorsk, Gorskoe, Dokuchaevsk, Pervomajsk, Aleksandrovka, Svobodnoe, Mikhajlovka, Starobeshevo, Komsomolsk e Telmanovo. Combattimenti si svolgevano a Shirokino, Kominternovo, Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Debaltsevo, Logvinovo, dove i majdanisti perdevano almeno 20 naziguardie, Kamenka, Novogrigorovka, Nizhnaja Lozovaja, Kalinovka, Trojtskoe e Chernukhino; aspri combattimenti si avevano presso Popasnaja. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko chiedeva ai majdanisti di ritirarsi “in modo organizzato, ma senza armi e armamenti” dalla sacca di Debaltsevo. La sera del 15 febbraio un nuovo convoglio del Ministero delle Emergenze russo, composto da 170 autocarri consegnava 1800 tonnellate di aiuti umanitari a Donetsk e Lugansk. Il 15 febbraio, i majdanisti avevano perso 9 carri armati, 12 BMP e BTR, 16 sistemi d’artiglieria, 7 autoveicoli e 111 naziguardie furono eliminate. Quindi, nell’ultimo mese gli ucraini avevano perso 3 aerei d’attacco, 1 elicottero, 205 carri armati, 182 BMP, BTR e MTLB, 208 pezzi d’artiglieria, 124 autoveicoli, 2760 soldati morti e 60 prigionieri. Il 16 e 17 febbraio si svolgevano aspri combattimenti a Chernukhino, Logvinovo, Nizhnaja Lozovaja, Bakhmutka, Vostochnij, Gorodishe e Kalinovka dove colonne ucraine venivano respinte con pesanti perdite. Le FAN raggiungevano il centro di Debaltsevo, quindi la Guardia Nazionale Cosacca e altre unità dell’esercito della Novorossija iniziavano liberare Debaltsevo dagli occupanti ucraini. Furiosi combattimenti si svolgevano nel centro di Shirokino tra un battaglione della 79.ma brigata ucraina e forze dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk. I majdanisti bombardavano Zorinsk, Fashevka, Gorlovka, Kamenka, Oboznoe, Juzhnokomunarovsk, Uglegorsk, Zhelobok e Sokolniki. Centinaia di soldati ucraini si arrendevano nella sacca di Debaltsevo, mentre il Ministero della Difesa della RPD dichiarava “Secondo gli ultimi dati, la maggior parte di Debaltsevo è sotto il nostro controllo, mentre l’esercito ucraino controlla solo la parte occidentale della città. Abbiamo il controllo del territorio, perché le truppe ucraine attivamente e volontariamente di arrendono e lasciano le loro posizioni”. Aleksandr Zakharchenko, premier della RPD, veniva ferito durante i combattimenti a Debaltsevo.
XgjzV6sgM0Q Debaltsevo era importante per le FAN, essendo un importante nodo ferroviario che controlla le comunicazione tra le due repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, mentre per i majdanisti costituiva un trampolino di lancio per una nuova offensiva per spezzare in due la regione della Novorossija controllata dai federalisti. Il raggruppamento ucraino di Svetlodarsk – Artjomovsk avendo subito diverse, rimaneva nell’impossibilità di aprire la via alle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo, che si disfacevano per mancanza di munizioni, carburante e lubrificanti, mentre le FAN piantavano la bandiera della Novorossija a Debaltsevo liberando la stazione ferroviaria Debaltsevo-Sortirovochnaja e permettendo l’accesso dei gruppi d’assalto novorussi verso sud e sud-est di Debaltsevo. Qui, in due giorni, i majdanisti avevano perso almeno 400 uomini e altri 300 furono fatti prigionieri. I majdanisti superstiti si ritiravano ad Olkhovatka, a sud di Debaltsevo. A Logvinovo, il nazibattaglione Donbass tentava un nuovo assalto, che veniva respinto dopo aver perso 30 soldati e 2 carri armati, distruggendo il nazibattaglione dopo due sole settimane di permanenza al fronte. Le forze ucraine accerchiate a Debaltsevo comprendevano 2 battaglioni della 128.ma brigata di montagna, con 1 batteria anticarro dotata di cannoni MT/T-12 da 100mm e MT-LB armati con missili anticarro Shturm; 1 battaglione della 30.ma brigata meccanizzata; 1 battaglione della 25.ma brigata aeroportata; 25.mo battaglione territoriale; 13.mo battaglione Chernigov-1; 11.mo battaglione Kievskaja Rus‘; 40.mo battaglione Krivbas; 8.vo reggimento forze speciali; 3.zo reggimento forze speciali; la compagnia dello Stato maggiore della 101.ma brigata; 1 battaglione della 17.ma brigata corazzata; compagnia 2-DUK di Pravij Sektor; battaglione del ministero degli Interni Svitjaz; battaglione della milizia Leopoli; battaglione Dudaev (2 o 3 compagnie di islamisti ceceni); 3 battaglioni di artiglieria trainata dotati di cannoni D-20 da 122mm, D-30 e Msta-B da 152mm e 1 battaglione di artiglieria meccanizzata dotato di semoventi 2S1 e 2S3 della 55.ma brigata d’artiglieria, 1 battaglione di MLRS con 5 batterie del 27.mo reggimento d’artiglieria. Il che significava almeno 60 carri armati T-64, 460 blindati BMP/BTR/BRDM/MTLB, 200 semoventi di artiglieria e lanciarazzi MLRS. Ad essi andavano aggiunti almeno altri 4 battaglioni ucraini inviati di rinforzo a Debaltsevo, dopo l’avvio dell’accerchiamento. Circa 3500 soldati ucraini furono eliminati nella sacca di Debaltsevo, ed altri 500-1000 catturati assieme a circa 400 tra carri armati e blindati: “Abbiamo sottolineato il problema di risolvere la ‘sacca di Debaltsevo’ quando eravamo a Minsk, e i leader di RPD e RPL firmarono la soluzione del problema per salvare la vita di migliaia di soldati ucraini, ma Kiev ha fatto di tutto per impedirlo dicendo che la situazione era sotto controllo e che non era interessata alla vita dei tanti militari“, dichiarava Denis Pushilin, del ministero della Difesa di Donetsk. Presso Marjupol, i nazibattaglioni Azov, Donbass e Sich (battaglione formato da poliziotti di Kiev e militanti di ‘Svoboda‘) si ritiravano da Shirokino dopo aver subito 150 tra morti e feriti, nonostante avessero l’appoggio del battaglione SpetsnazShturm“, di un’unità della Marina ucraina e del battaglione “Feniks” della 79.ma brigata delle forze speciali di Kiev. Una netta sconfitta per Andrej Biletskij, capo di ‘Azov‘, che nonostante la presenza di mercenari statunitensi, georgiani e islamisti, nuove attrezzature, finanziamenti e sostegno politico, non aveva saputo affrontare forze nemiche 4 o 5 volte più deboli. Un fallimento di cui Biletskij accusava i suoi capi a Kiev. E a proposito, il comandante della spedizione ucraina contro la Novorossija, Popko, veniva rimosso e sostituito da Vorobjov, a sua volta rimosso per la sconfitta di Ilovajsk nell’agosto 2014. Infatti, l’ambasciatore ucraino in Germania, Andrej Melnik, affermava che i battaglioni neonazisti erano parte delle forze armate ucraine dal regime filo-occidentale di Kiev, “Queste unità (neo-naziste) combattono con il nostro esercito, con la Guardia Nazionale e altre unità, e sono coordinate e controllate da Kiev. Ecco perché non esiste il pericolo che facciano qualcosa per conto proprio, senza coordinarsi con i comandanti dell’esercito“. Ma proprio quello stesso giorno, Semenchenko, comandante del nazibattaglione Donbass, annunciava la creazione del comando indipendente di 13 nazibattaglioni, per contrastare lo Stato Maggiore dell’esercito regolare ucraino. Secondo Evgenij Chudnetsov, miliziano del nazibattaglione Azov, catturato a Shirokino, nel battaglione Azov operavano diversi consiglieri stranieri: georgiani, svedesi, francesi, un serbo e statunitensi. In particolare, gli svedesi insegnavano le tattiche di combattimento, gli statunitensi fornivano kit medici della NATO e facevano vedere come utilizzarli. Inoltre i mercenari stranieri attivi nel nazibattaglione Azov svolgevano compiti come cecchini, specialisti in comunicazione ed impiego dei droni, spie e sabotatori per missioni speciali, ma non partecipavano alle operazioni sul campo. Tali mercenari, che non conoscevano la lingua russa o ucraina, erano presenti anche presso gli altri battaglioni di volontari neonazisti. Secondo Chudnetsov “Molti di tali combattenti hanno un sogno: venire a Kiev e sostituire il Presidente con un militare. Viene discusso da tempo, ed ho la sensazione che le parole diverranno presto fatti”. I combattenti addestrati da stranieri e militari stranieri svolgevano principalmente operazioni speciali indipendenti dalle forze armate ucraine e sarebbero stati pronti a rovesciare Poroshenko.
11034303 Il 18 febbraio, si svolgevano combattimenti a Chernukhino, Debaltsevo, Gorlovka. I majdanisti bombardavano Uglegorsk, Donetsk, Sakhanka, Shirokino, Sanzharovka, Starij Ajdar, Enakievo. I majdanisti si ritiravano da Maloorlovka, Kamishatka e Bulavinskoe. Le forze ucraine accerchiate si ritiravano dalla parte sud-ovest della sacca dai villaggi Kolonija, Aleksandrovskaja ed Olenovka. In pratica tutti gli insediamenti a sud di Debaltsevo furono abbandonati dagli ucraini, assieme ad enormi quantità di armi, armamenti e munizioni: Elenovka, Aleksandrovskij, Groznij, Krasnij Pakhar, Savelevka, Bulavino, Olkhovatka, Maloorlovka, Novoorlovka, Mogila Ostraja venivano liberati dalle FAN. Infine, le forze armate di Novorossija recuperavano un centinaio di carri armati e un altro centinaio di blindati ex-ucraini, sufficienti per equipaggiare 2 battaglioni corazzati e 2 di fanteria motorizzata; una sessantina di pezzi d’artiglieria da 122mm e 152mm, una quindicina di MLRS BM-21 Grad e 500 tonnellate di munizioni per l’artiglieria, 120 mortai da 82mm e da 120mm, missili anticarro, armi leggere, mitragliatrici, lanciarazzi anticarro RPG, munizioni, abbigliamento, attrezzature come centinaia di visori notturni, radio digitali, termocamere, sistemi di puntamento e controllo del tiro, un sistema LCMR (Lightweight Counter-Mortar Radar) fornito dagli Stati Uniti, elmetti in kevlar, 40 giubbotti antiproiettile, ecc. I primi 3 radar LCMR furono consegnati all’Ucraina il 21 dicembre 2014, trasportati sul velivolo C-17 che accompagnava il vicepresidente degli USA Joe Biden in visita a Kiev. Il prezzo di tale radar era di 117968 dollari. Gli Stati Uniti dovevano inviare alle forze armate ucraine 20 radar LCMR (radar anti-artiglieria), e di quei primi 3 consegnati a dicembre, uno venne danneggiato durante il trasporto, subito dopo l’arrivo, un altro venne distrutto dal tiro dell’artiglieria novorussa presso Gorlovka, al primo impiego in combattimento, e il terzo radar LCMR fu abbandonato dalle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo. Il premier della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) Aleksandr Zakharchenko, dichiarava “La quantità delle perdite ucraine è indescrivibile. Abbiamo preso molte munizioni a Debaltsevo e Uglegorsk. Secondo le nostre stime, circa due battaglioni ucraini sono stati sconfitti (a Logvinovo) e i soldati morti vi sono sepolti. L’Ucraina ha perso le sue migliori unità e una grande quantità di materiale e munizioni nella trappola di Debaltsevo. L’Ucraina ha dimostrato ancora una volta incapacità nel combattere, abbandonando la propria gente. La 128.ma brigata fucilieri di montagna che secondo Poroshenko avrebbe lasciato Debaltsevo, è quasi interamente distrutta. Sono stati abbandonati in una trappola, sacrificati. Lo stesso si può dire per l’8.vo reggimento forze speciali e tutte le altre unità delle forze armate e della Guardia Nazionale dell’Ucraina che hanno combattuto nella zona di Debaltsevo”. Difatti, il 19 febbraio, Poroshenko chiamava il vicepresidente degli USA Joseph Biden chiedendo altri fondi per rafforzare la difesa ucraina. Contemporaneamente, il Presidente Vladimir Putin dichiarava, “Secondo la nostra intelligence, armi statunitensi sono già state fornite. Sono profondamente convinto che qualsiasi arma inviata da chiunque nella zona del conflitto, avrebbe solo conseguenze gravi… aumentando il numero delle vittime“. Il Ministero della Difesa della RPD pubblicava i dati sulle perdite dei majdanisti, dal 12 gennaio al 20 febbraio 2015. Kiev aveva perso 10940 effettivi, di cui 4110 eliminati e 1178 prigionieri. Le perdite di materiali furono:
299 carri armati (28 catturati intatti)
38 sistemi di artiglieria semoventi (13 catturati intatti)
4 cannoni semoventi da 203mm 2S7 Pjon (3 catturati intatti)
3 obici semoventi da 152mm 2S3 Akatsija
3 obici semoventi da 122mm 2S7 Gvozdika
151 BMP (33 catturati intatti)
115 BTR (30 catturati intatti)
24 MLRS da 122mm BM-21 Grad (15 catturati intatti)
1 MLRS da 300mm BM-30 Smerch
205 pezzi di artiglieria
36 mortai da 120mm
16 complessi antiaerei da 23mm ZU-23-2(catturati intatti)
6 blindati MT-LB
2 blindati BRDM
4 blindati aeroportati BMD
290 autoveicoli (145 catturati)
Inoltre, le FAN avevano abbattuto 3 aerei d’attacco Su-25, 1 elicottero, 4 UAV e 3 missili tattici Tochka-U. Solo a Debaltsevo furono catturati dalle FAN 187 carri armati T-64BV e T-64BM Bulat; 124 blindati BRDM-2, BRDM 9P148, BMP-1, BMP-2, BRM-1K, BMP-KSh, BMD, BTR-70, BTR-80 e MT-LB; 68 semoventi di artiglieria 2S19 Msta-S, 2S1 e 2S3, 52 trattori per l’artiglieria MT-LB; 24 lanciarazzi multipli BM-21 Grad; 278 mortai; 139 autocarri Zil, Kraz, Ural, Kamaz e Gaz; 43 autoveicoli UAZ, SUV, pickup e Hummer; 46 tra radar e sistemi di comunicazione; cannoni SPG-9, ZU-23/2, D-30 da 122mm, D-20 da 152mm, Msta-B da 152mm, T/MT-12 Rapira da 100mm; automezzi speciali KrAZ-225B, MT-LBU1V14, BMRP-149 K1Sh1 Kushetka-B, BTR-60P-145VP; armi leggere, munizioni, alimentari, medicine, ecc. Gran parte dei battaglioni della Guardia Nazionale presenti nella sacca di Debaltsevo non erano più operativi, mentre la 128.ma brigata meccanizzata esisteva solo sulla carta, la 25.ma brigata non aveva più effettivi, la 55.ma d’artiglieria era ridotta a un terzo degli effettivi originali, e la 17.ma corazzata rimaneva con solo 1 carro armato operativo.
Il 19 febbraio, a Debaltsevo, le FAN catturavano un centinaio di soldati ucraini. I majdanisti bombardavano Donetsk, Vesjoloe, Solntsevo, Bakhmutka, Makeevka, Peski e Shirokino. Combattimenti si svolgevano a Enakievo, e si avevano scontri presso Marjupol. La brigata federalista Prizrak liberava Novogrigorovka, catturando 18 blindati ucraini. Un altri convoglio ucraino proveniente da Artjomovsk veniva distrutto. Mogila Ostraja, Novoorlovka, Savelievka, Aleksandrovka e Bulavino erano sotto il pieno controllo delle FAN. Il 20 febbraio, i majdanisti bombardavano Makeeveka, Donetsk, Jasinovataja, Spartak, Oktjabrskij, Frunze. Un convoglio di aiuti umanitari russi arrivava a Debaltsevo, dove 17 militari ucraini si arrendevano alle FAN. Un altro convoglio del Ministero delle Emergenze russo consegnava 200 tonnellate di aiuti umanitari a Lugansk e Donetsk. Il 21 febbraio si svolgevano combattimenti a Jasinovataja, Krasnij Pakhar, Trojtskoe, Gorlovka, Shumij, Dolomitnoe, Majorsk e Starobelsk. I majanisti bombardavano Nizhnaja Lozovaja, Donetsk, Dokuchaevsk, Makeevka, Avdeevka, dove uccidevano tre civili, Spartak e Sheglovka. Restavano ancora 500 soldati ucraini presso Chernukhino e a Kommuna, estrema periferia di Debaltsevo.
11025113 Il 22 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Makeevka, Vesjoloe, Gorlovka, Shirokino, Novotoshkovskoe e Jasinovataja. A Kharkov, mentre circa 500 sostenitori del golpe a Kiev manifestavano e raccoglievano ‘aiuti’ per l’esercito ucraino, un’esplosione colpiva la manifestazione uccidendo due persone. Subito dopo il servizio di sicurezza ucraino (SBU) arrestava un ‘sospetto’. Infatti spuntava un “testimone credibile” dire che poco prima dell’esplosione, un individuo era andato via su un’auto con il nastro di San Giorgio. Subito dopo l’attentato ‘false flag’, il capo del Consiglio Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina Turchinov annunciava il lancio di un'”operazione antiterrorismo” a Kharkov. Già comparivano le foto di quattro persone arrestate, che secondo Turchinov sarebbero state russe. Ma tali foto furono scattate di notte, e poi pubblicate sul sito neonazista censor.net alle 17:08 del giorno dopo, 4 ore dopo l’attentato. I “colpevoli” furono arrestati prima dell’attentato… ol blogger Igor Golikov sosteneva che sul video dell’esplosione appariva l’agente dell’SBU Igor Rassokha conversare amichevolmente con l’autore del video stesso. Rassokha organizzava unità paramilitari per reprimere i sospettati di tendenze “separatiste”. Intanto i deputati della Rada chiedevano l’arresto del sindaco di Kharkov, Kernes, che non aveva mai mostrato entusiasmo per la junta. Nei giorni precedenti i media majdanisti diffondevano attivamente allarmismo su un’offensiva delle FAN su Kharkov e Marjupol. Le due vittime dell’attentato erano il colonnello della polizia di Pervomajsk Vadim Ribalchenko e il coordinatore di Euromajdan di Kharkov Igor Tolmachev, che guidò gli huligan del Metallist nella strage di Odessa del 2 maggio 2014. Molti notavano che negli ultimi 10-15 giorni tre capi di Pravij Sektor, che coordinarono il massacro di Odessa, vennero liquidati. Il centurione Mykola, in diretto contatto con il ministro degli Interni golpista Avakov, era morto in ospedale 10 giorni prima; il centurione Kubik che controllava l’amministrazione comunale di Kiev e aveva minacciato Avakov promettendo di vendicare lo squadrista Muzichko, eliminato dalla polizia ucraina, e che aveva partecipato al massacro di Odessa, era morto in circostanze ignote presso Debaltsevo; Tolmachev era il terzo. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko dichiarava che “gli Stati Uniti hanno già iniziato ad inviare armi e munizioni. L’Ucraina non vuole la pace. Violano e sabotano gli accordi di pace di Minsk con tutti i mezzi. Le dichiarazioni recenti di Pjotr Poroshenko e Arsenij Jatsenjuk fanno capire che l’Ucraina non cerca la pace. Non menziono nemmeno i tiri che non smettono. Più di 21 casi nelle ultime 24 ore. Iniziamo il ritiro degli armamenti e l’Ucraina li invia da Kharkov e Dnepropetrovsk. Secondo me ci sarà una grande provocazione. L’Ucraina rischia di riaprire la guerra a fine marzo o inizio aprile, perché l’Ucraina ha bisogno della guerra. Se il presidente di un Paese chiama soldati di un altro Stato nel proprio territorio, ammette che il suo esercito non funziona e di fatto ha capitolato“. In effetti, Kiev recuperava dai depositi i cannoni anticarro D-48 da 85mm. Il D-48 fu prodotto dal 1953 al 1957, in 819 esemplari. La ragione di ciò era la difficile situazione degli equipaggiamenti delle forze armate ucraine. Tali armi venivano restaurate presso lo stabilimento di Rovno, che riparava i pezzi di artiglieria. I D-48 erano destinati alle nuove unità ucraine da formare con la 4.ta mobilitazione iniziata nel gennaio 2015.
11021077 Il 23 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Avdeevka, Gorlovka e i dintorni di Novoazovsk. La milizia abbatteva un drone ucraino su Donetsk. Combattimenti si svolgevano a Popasnaja, Shirokino, Shastie, dove il nazibattaglione Ajdar era accerchiato. Il 24 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Opitnoe e Shirokino. Scontri a Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Popasnaja, Trjokhizbjonka, Valujskoe e Bolotenoe. 2 missili venivano lanciati da Kramatorsk contro Gorlovka, ma uno si schiantava subito e l’altro esplodeva in volo nei pressi di Artjomovsk. Le FAN liberavano Pavlopol e Pishevik, presso Marjupol. Il 24 febbraio, Poroshenko dichiarava che accordi di cooperazione tecnico-militare erano stati firmati tra Ucraina ed Emirati Arabi Uniti, ottenendo anche diversi ordini di esportazione. Ma in seguito, il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti smentiva tale dichiarazione di Kiev; il consigliere del ministro degli Esteri emirota Faris al-Mazrui riferiva, “Il recente accordo sulla cooperazione tecnico-militare tra Emirati Arabi Uniti ed Ucraina non prevede alcun contratto per la fornitura di armi alla controparte ucraina“. Kiev era costretta ad inviare contro il Donbas il materiale destinato all’esportazione, secondo Lukjan Selskij, portavoce di UkrOboronProm, l’agenzia che rappresenta l’industria della difesa ucraina, “Abbiamo dovuto inviate tutti i veicoli da combattimento nell’Ucraina orientale“. Alcuni impianti di produzione in Crimea ed Ucraina orientale erano invece ora controllati da Russia e Novorossija. La produzione di esplosivi avveniva in un sito ora controllato dai novorussi. Sempre secondo Selskij, l’Ucraina, che cerca di bilanciare le esigenze militari con le limitate risorse finanziarie, non poteva permettersi il carro armato Oplot, che veniva esportato, mentre all’esercito ucraino venivano assegnati i vecchi carri armati nei depositi. Inoltre, i militari statunitensi cercavano il supporto europeo per inviare armi e combattenti a Kiev tramite compagnie militari private occidentali (Greystone, Green Group, Academi (Blackwater)), da utilizzare anche sul terreno contro il Donbas. In sostanza, Stati Uniti e NATO invierebbero armi non ai soldati ucraini, ma ai mercenari occidentali presenti in Ucraina, presentati quali “volontari” filo-ucraini. Nel frattempo, a Washington, Aleksandr Bortnikov, Direttore del Servizio Federale di Sicurezza russo (FSB), personalità soggetta a sanzioni di UE e Canada, partecipava al vertice della Casa Bianca di febbraio sull’estremismo. Bortnikov guidava la delegazione russa. Gli Stati Uniti gli avevano dato il visto ed organizzato il viaggio a Washington. Kerry ribadiva che gli Stati Uniti ‘studiavano’ l’invio di armi all’Ucraina, tuttavia, “Nessuno, nemmeno Poroshenko… crede che si può ottenere abbastanza materiale per vincere. Riteniamo che ne aumenterebbe i costi e sarebbe più dannoso“, aveva detto Kerry. Intanto i golpisti ucraini ricevevano immagini satellitari dagli Stati Uniti sui movimenti della milizia di RPD e RPL. Tuttavia, le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti degradavano deliberatamente la qualità delle immagini per sviare i sospetti sulla loro complicità.

18022015_originalIl 25 febbraio si svolgevano combattimenti a Shirokino, Sakhanka, Zhelobok, Novotoshkovskoe, Bakhmutka, Lobachovo e Krimskoe. A Bakhmutka gli ucraini furono respinti perdendo 15 naziguardie. I majdanisti bombardavano Avdeevka e Peski. Il 26 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Gornjak e Gorlovka. Combattimenti si svolgevano presso l’aeroporto Donetsk e a Peski. Il 27 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Shumij, Majorsk, Krasnij Pakhar, Trojtskoe. Scontri si registravano a Novotoshkovskoe e Lisichansk. Un convoglio umanitario di 80 camion del Ministero delle Emergenze russo arrivava a Lugansk. Il 28 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Spartak, Krimskoe, Vesjolaja Gora, Luganskoe. scontri si avevano a Bakhmutka, Popasnaja, Krasnij Pakhar, Veselogorovka, Trojtskoe, Mironovka e Novotoshkovskoe. I majdanisti assaltavano Bakhmutka, ma furono respinti subendo diverse perdite. A Novotoshkovskoe le truppe repubblicane eliminavano 2 gruppi da ricognizione (SRGS) ucraini.

Il 16 febbraio, l’Unione Europea emanava un nuovo elenco di persone e organizzazioni russe e novorusse sottoposte a sanzioni:
Federazione Russa:
1. Josif Kobzon, deputato della Duma di Stato. (Cantante ebreo di 77 anni e afflitto da un cancro)
2. Valerij Rashkin, deputato della Duma di Stato.
3. Arkadij Bakhin, Primo Viceministro della Difesa della Federazione Russa
4. Anatolij Antonov, Viceministro della Difesa della Federazione Russa
5. Andrej Kartapolov, Direttore del Primo Dipartimento Operazioni e Vicecapo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. (Sanzionato perchè ha sbugiardato la menzogna dei naziatlantisti sull’abbattimento dell’aereo MH17)
Novorossija:
1. Edvard Basurin, Viceministero della Difesa della RPD
2. Pavel Dremjov, comandante del Primo Reggimento cosacco Platov
3. Aleksej Milchakov, comandante dell’unità “Rusich
4. Arsenij Pavlov (Motorol’), comandante del battaglione ‘Sparta
5. Mikhail Tolstikh (Givi), comandante del battaglione ‘Somalia
6. Aleksandr Shubin, ministro della giustizia della RPL
7. Sergej Litvin, vicepresidente del consiglio dei ministri della RPL
8. Sergej Ignatov, comandante in capo delle milizie popolari della RPL
9. Ekaterina Filippova, ministro della giustizia della RPD
10. Aleksandr Timofeev, ministro del bilancio della RPD
11. Evgenij Manujlov, ministro del bilancio della RPL
12. Viktor Jatsenko, ministro delle comunicazioni della RPD
13. Olga Besedina, ministro dello sviluppo economico e commerciale della RPL
14. Zaur Ismajlov, procuratore generale ad interim della RPL
Organizzazioni:
1. Guardia Nazionale Cosacca
2. “Sparta
3. “Somalia
4. “Oplot
5. “Kalmjus” (formato da minatori)
6. “Zarja
7. “Morte
8. Brigata “Prizrak
9. Movimento Pubblico ‘Nuova Russia‘.
In definitiva l’UE sanzionava 151 persone e 37 aziende russi e novorussi. Il Presidente del Comitato per gli Esteri della Duma di Stato Aleksej Pushkov definiva le nuove sanzioni “in contrasto con la lettera e lo spirito di Minsk. Non risolveranno nulla, ma complicheranno il dialogo“. Il Ministero degli Esteri russo dichiarava che le nuove sanzioni sfidavano il senso comune, promettendo una risposta “adeguata”. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvava la risoluzione della Russia sul sostegno agli accordi di Minsk-2.
8fd09a8265966e4a283e5d3bb46e4de6 Il 19 febbraio, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev incaricava il Ministero delle Emergenze a fornire assistenza umanitaria alla popolazione di Debaltsevo. “Un convoglio del Ministero delle Emergenze partirà per Donetsk e Lugansk con carichi umanitari che saranno consegnati a Debaltsevo e altre località che soffrono penuria di cibo e di beni di prima necessità e non hanno strutture sociali”, dichiarava il Ministero delle Emergenze. “L’invio di convogli del ministero aiuterà a stabilizzare la situazione ed evitare una catastrofe umanitaria. Parte degli aiuti umanitari sarà trasportata in elicottero a Rostov sul Don dagli aerei del Ministero e poi saranno caricati sui camion del convoglio“. Inoltre, il primo ministro russo incaricava il Ministero dell’Energia e Gazprom di elaborare proposte per rifornire di gas la Novorossija, “Vi è ancora un altro problema relativo alla fornitura di gas: la decisione delle autorità ucraine, in ogni caso, non è ancora stata annullata e quindi il gas non viene fornito al popoloso territorio del sud-est dell’Ucraina. Nonostante le richieste, le forniture di gas non avvengono. Vorrei che il Ministero dell’Energia preparasse proposte in collaborazione con Gazprom sulla fornitura di aiuti umanitari, fornendo gas a queste regioni. In ogni caso, la popolazione non dovrebbe subire il congelamento per questo vanno preparate le proposte necessarie“. Il Premier di Lugansk Igor Plotnitskij dichiarava che il gas russo già fluiva verso la Novorossija, “Il gas arriva, va tutto bene. Nessun problema al momento“, mentre Kiev aveva interrotto le forniture di gas per la regione.
Come riportato da blogger ucraini, il ministero dell’Informazione ucraino inviava istruzioni su come creare account falsi di presunti residenti di Donbas e Crimea da utilizzare per diffondere informazioni “corrette” (preparate da Kiev) sulla situazione in Ucraina orientale. Un mese prima, il ministero dell’Informazione ucraino annunciava la creazione di un gruppo di blogger che, secondo il ministro Jurij Stets, doveva diffondere informazioni ‘precise’ sulla situazione nella regione orientale del Paese. Un utente di facebook pubblicava la lettera ricevuta dal quartier generale dell’informazione ucraina, la versione internet del quotidiano ucraino “Vesti“. L’e-mail contiene istruzioni dettagliate su come creare falsi account nei social network senza destare sospetti. In particolare, i blogger erano invitati a registrare email sui servizi occidentali o ucraini, e creare nuovi account su Facebook, Twitter e altri social network selezionando indirizzi in Crimea e Donbas come residenza, aggiungendovi alcune foto. Si sottolineava la necessità di scrivere o pubblicare un paio di articoli su argomenti non politici. Le istruzioni attiravano l’attenzione dei blogger “a non dover aggiungere troppi amici in breve tempo, per non destare sospetti”. Il compito successivo sarebbe arrivato con le successive istruzioni, scrivevano gli autori. Intanto, la caduta della grivna colpiva i salari ucraini, tanto che il salario minimo non raggiunge i 43 dollari, mentre in Bangladesh, Ghana, Zambia, Gambia e Ciad il salario minimo è di 51 dollari. Il governo ucraino non promette di aumentare i salari fino a dicembre 2015. I negozi imponevano il razionamento dei beni di consumo, creando panico.
Il 26 febbraio, 1500 paracadutisti e 200 mezzi partecipavano alle esercitazioni militari nella regione di Kostroma, nella Russia centrale, mentre a Pskov, nel nord-est della Russia, si svolgevano le esercitazioni di 2000 soldati e 500 mezzi militari. Il Ministero della Difesa russo prevede di effettuare almeno 4000 esercitazioni nel 2015.

novoaz10_96904_3561f69_XLFonti:
Alawata
America’s Done Wrongs
BNB
Cassad
Cassad
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Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Dragon
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
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Global Research
Lifenews
Histoire et Societé
Moon of Alabama
Nations Presse
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Febbraio2015

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