I piani dei Fratelli musulmani di USA, Qatar e Turchia in Egitto e Siria, il Kosovo al SIIL

Boutros Hussein, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 1 marzo 2015putin-al-sisi-assad0_600X220_90_CIl presidente Obama avviò il sabotaggio dell’Egitto secondo i piani condivisi con i Fratelli musulmani per controllare il panorama politico in tutta la regione. I disegni politici islamici di Washington fecero sì che una politica islamista condivisa emergesse tra USA, Qatar, Turchia e Fratellanza musulmana. Naturalmente, i piani secondo la visione di Washington e Fratelli musulmani alleati, puntavano al controllo di una vasta area comprendente Egitto, Libia, Siria e Tunisia. La Turchia di Erdogan sosterrebbe tale grande progetto, che a sua volta potrebbe beneficiare notevolmente dei petrodollari del Qatar. Tuttavia, i poteri dominanti in Siria sotto il Presidente Bashar al-Assad, e l’ascesa del Presidente Abdalfatah al-Sisi in Egitto, hanno sconvolto i piani dei Fratelli musulmani. Il grande piano fu ideato dalle élite politiche di Ankara, Doha e Washington di Obama. Come al solito, il Regno Unito avrebbe utilizzato, per esempio, la connessione con i Fratelli musulmani tunisini, e questo li avrebbe collegati a diverse basi di potere dei Fratelli musulmani nella regione. Pertanto, l’amministrazione Obama s’è dedicata a collaborare con l’Islam politico. In effetti, si potrebbe affermare che l’amministrazione Obama semplicemente fa un passo avanti rispetto alle passate amministrazioni degli USA. Dopo tutto, l’intromissione di USA e altre nazioni in Afghanistan, Iraq e Libia ha portato all’avanzata della sharia islamica e dell’islamizzazione della società a tutti i livelli. Gli stessi USA hanno sostenuto lo stato di diritto islamico Sharia nei primi anni ’80 in Sudan in cui neri africani non musulmani divennero dhimmi. Le influenze dei Fratelli musulmani nell’amministrazione Obama furono evidenziate nei primi mesi del 2013, l’Investigative Project on Terrorism riferisce: “La storia del 22 dicembre pubblicata nella rivista egiziana Rose al-Yusif fu tradotta in inglese per l’Investigative Project on Terrorism (IPT). La storia suggerisce che la Casa Bianca sia divenuta “da ostile a gruppi e organizzazioni islamiche nel mondo al più grande e importante sostenitore della Fratellanza musulmana”. L’articolo continua affermando: “Le sei persone nominate sono: Arif Aliqan, assistente segretario dell’Homeland Security per lo sviluppo delle politiche; Muhamad al-Ibiary, membro del Consiglio Consultivo per la Sicurezza Nazionale; Rashad Husayn, inviato speciale degli Stati Uniti per l’Organizzazione della Conferenza islamica; Salam al-Marayati, co-fondatore del Muslim Public Affairs Council (MPAC); imam Muhamad Magid, presidente della Società Islamica del Nord America (ISNA); Eboo Patel, membro del consiglio consultivo del presidente Obama sui partenariati inter-religiosi”. In effetti, gli intrighi di USA e Fratelli musulmani contro l’Egitto continuano nel 2015 con la recente delegazione dei Fratelli musulmani invitata nei corridoi del potere di Washington. Ancora una volta l’Investigative Project on Terrorism riporta “La delegazione ha cercato aiuto per reinsediare al potere l’ex-presidente Muhamad Mursi e i Fratelli musulmani in Egitto. I parlamentari, ministri e giudici dell’era Mursi hanno costituito il Consiglio rivoluzionario egiziano ad Istanbul, Turchia, lo scorso agosto, con l’obiettivo di rovesciare il governo militare egiziano. Ha sede a Ginevra, in Svizzera”. L’Investigative Project on Terrorism ha altre relazioni secondo cui la delegazione comprendeva “Abdul Mawgud Dardary, membro dei Fratelli musulmani e parlamentare egiziano in esilio; e Muhamad Gamal Hashmat, membro del Consiglio della Shura dei Fratelli musulmani e parlamentare egiziano in esilio“. Pertanto, anche dopo che i sostenitori dei Fratelli musulmani ed altri islamisti attaccarono cristiani e bruciarono chiese copte, questa organizzazione è ancora accolta dall’amministrazione Obama. Inoltre, i capi politici statunitensi sono pienamente consapevoli del fatto che i Fratelli musulmani collaborano segretamente con diverse organizzazioni islamiste coinvolte nel terrorismo nel Sinai e in Egitto. Ciò vale per simpatizzanti e sostenitori della Fratellanza musulmani in Egitto e per lo stretto rapporto con Hamas, i cui i militanti utilizzano Gaza per destabilizzare il Sinai. Allo stesso modo, in Libia Fratelli musulmani, SIIL e vari gruppi islamisti cercano di usurpare il sistema politico e puntare un pugnale nel cuore dell’Egitto. Allo stesso modo, proprio come i sostenitori dei Fratelli musulmani hanno attaccato chiese e cristiani in Egitto, ora il SIIL decapita e massacra cristiani copti egiziani in Libia.
Concentrandosi sui Balcani, poi, nonostante la propaganda e tre guerre in Europa tra cristiani ortodossi e musulmani in Bosnia, Cipro e Kosovo, alla fine Ankara e Washington condividono interessi simili. Ciò in realtà ha fatto sì che la Turchia musulmana ingoiasse parte di Cipro. Allo stesso modo, il Kosovo fu tolto alla Serbia, nonostante sia per la Serbia la sua Gerusalemme. Pertanto, con l’amministrazione Obama che favorisce l’anti-cristianesimo dei Fratelli musulmani in Egitto, è chiaro che non cambia nulla perché l’islamizzazione nel Mediterraneo riassume la politica di Washington. In altre parole, il SIIL (Stato islamico) uccide cristiani, sciiti e shabaq, mentre la scristianizzazione di Cipro del Nord e Kosovo è concordata tra Ankara e Washington. Nel frattempo Islam e cristianesimo nella moderna Siria sono minacciati dalle barbarie taqfira supportata dalle potenze del Golfo e della NATO. Tuttavia, a differenza del programma di Ankara e Washington nei Balcani, l’unico aspetto notevole della destabilizzazione di Egitto, Libia e Siria è che le potenze del Golfo e della NATO sono estremamente confuse. Dopo tutto, i soliti avvoltoi di NATO e Golfo hanno diversi piani geopolitici e religiosi. Data tale realtà, la Libia è divisa internamente con potenze estere che sostengono due diversi poteri in questo Stato fallito. Allo stesso modo, le trame estere contro la Siria evidenziano tali divisioni geopolitiche e religiose, perché diversi gruppi terroristici islamisti sono supportati in base a obiettivi diversi. L’unico fattore vincolante è il collegamento con le potenze del Golfo e della NATO che non hanno remore a creare Stati falliti, prescindendo da Afghanistan, Libia o Iraq. Non sorprende che il governo siriano si rifiuti di cedere a nazioni che supportano caos e destabilizzazione. Allo stesso modo, l’ascesa di al-Sisi sulla scena politica in Egitto, significa che anch’esso si rifiuta di cedere la sovranità ai soliti attori.
Sembra che nei Balcani Stati Uniti e Turchia potrebbero facilmente spartirsi le nazioni ortodosse cristiane perché Cipro e Serbia hanno i loro sistemi politici. Allo stesso modo, la potenza militare statunitense è stata progettata per combattere eserciti meccanizzati e distruggere le infrastrutture delle nazioni. Questo si vide nel bombardamento della Serbia da parte della NATO guidata da Washington e Londra. Allo stesso modo, le forze armate e le istituzioni statali dell’Iraq furono distrutte da USA e alleati. Tuttavia, gli USA non sanno combattere le insurrezioni. Pertanto, la politica d’islamizzazione dei Balcani di USA e Turchia ha prodotto in Kosovo e Cipro ghettizzazione del cristianesimo ortodosso e cancellazione della cultura locale. Eppure, in Iraq, Libia, Egitto e Siria vi sono diverse potenze regionali e della NATO (la Turchia è una potenza regionale della NATO) con obiettivi diversi. Tale realtà ostacola il sogno dei Fratelli musulmani di USA, Qatar e Turchia, illustrata chiaramente dalla tenacia della Siria e dalla crescente centralizzazione dell’Egitto di al-Sisi. Pertanto, mentre USA, Qatar, Arabia Saudita e Turchia non hanno avuto scrupoli a destabilizzare Libia e Siria, gli interessi contrapposti di tante nazioni consente la contro-rivoluzione. Questa controrivoluzione prevale in Egitto e nella Siria, in lotta per l’indipendenza, perché le élite politiche di entrambe le nazioni sanno che fallimento e sottomissione attende entrambe le nazioni se perdessero. E’ evidente che il SIIL sia emerso con forza in Iraq dopo che Obama aveva ritirato le forze armate statunitensi. Allo stesso modo, la destabilizzazione della Siria ha permesso a SIIL, al-Nusra e varie altre forze settarie taqfiri di emergere. Mentre ciò avveniva, i Fratelli musulmani siriani sono divenuti strumento dei piani dell’amministrazione Obama, istigata da simili intrighi di Qatar e Turchia. Tuttavia, mentre Arabia Saudita e gli altri giocatori del Golfo partecipano alla destabilizzazione della Siria, si distinguono da USA, Qatar e Turchia perché non vogliono vedere i Fratelli musulmani al potere in Egitto e Giordania. La recente crisi in Libia evidenzia che l’Egitto vuole reprimere le forze terroristiche taqfire che cercano di trasformare questa nazione in una minaccia mortale per le nazioni della regione. Ciò ha indotto gli attacchi egiziani contro le basi del SIIL in Libia dopo gli omicidi brutali di cristiani copti egiziani. Tuttavia, mentre l’Egitto vuole che la comunità internazionale sostenga le fazioni non islamiste della nazione e gli attacchi ai vari gruppi terroristici, è evidente che riceve il silenzio di USA, Qatar e Turchia. Pertanto, mentre Washington continua a parlare con gli elementi pro-Fratelli musulmani e a distaccarsi dalla crisi in Libia, sembra che gli intrighi contro l’Egitto siano in corso. Allo stesso tempo USA, Qatar e Turchia sostengono un’altra nuova forza terroristica e settaria, addestrata e armata contro la Siria. Questo nonostante il fatto che tutte le minoranze subiranno una persecuzione sistematica se un movimento islamista rovesciasse l’attuale governo della Siria. In altre parole Ankara, Doha e Washington cercano di usurpare Medio Oriente e Nord Africa, proprio come hanno fatto nei Balcani, per plasmare la regione secondo le loro ambizioni geopolitiche. Pertanto, pur di raggiungere tale obiettivo, le tre nazioni favoriscono i Fratelli musulmani.
L’Islam nazionale, come il cristianesimo ortodosso di Cipro del Nord e Kosovo, valgono poco per USA, Qatar e Turchia quando si tratta di preoccupazioni geopolitiche. Tale realtà significa che queste tre nazioni cercano di utilizzare l’Islam politico tramite le ambizioni dei Fratelli musulmani in Nord Africa e Levante. Egitto e Siria, pertanto, sono in prima linea nel preservare l’indipendenza nel Medio Oriente. Inoltre, sapendo dei legami del SIIL con Qatar e Turchia, la paura in Egitto è che tali nazioni estere possano manipolare le forze taqfire proprio come esse, e altre, hanno fatto contro la Siria.WestPoint_2_Doc_Page35DiagramInvestigative Project

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, la debacle di Debaltsevo

Alessandro Lattanzio, 1/3/20150_968f0_b475d581_XLIl 15 febbraio, i majdanisti bombardavano Gorlovka, Donetsk, Peski, Uglegorsk, Gorskoe, Dokuchaevsk, Pervomajsk, Aleksandrovka, Svobodnoe, Mikhajlovka, Starobeshevo, Komsomolsk e Telmanovo. Combattimenti si svolgevano a Shirokino, Kominternovo, Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Debaltsevo, Logvinovo, dove i majdanisti perdevano almeno 20 naziguardie, Kamenka, Novogrigorovka, Nizhnaja Lozovaja, Kalinovka, Trojtskoe e Chernukhino; aspri combattimenti si avevano presso Popasnaja. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko chiedeva ai majdanisti di ritirarsi “in modo organizzato, ma senza armi e armamenti” dalla sacca di Debaltsevo. La sera del 15 febbraio un nuovo convoglio del Ministero delle Emergenze russo, composto da 170 autocarri consegnava 1800 tonnellate di aiuti umanitari a Donetsk e Lugansk. Il 15 febbraio, i majdanisti avevano perso 9 carri armati, 12 BMP e BTR, 16 sistemi d’artiglieria, 7 autoveicoli e 111 naziguardie furono eliminate. Quindi, nell’ultimo mese gli ucraini avevano perso 3 aerei d’attacco, 1 elicottero, 205 carri armati, 182 BMP, BTR e MTLB, 208 pezzi d’artiglieria, 124 autoveicoli, 2760 soldati morti e 60 prigionieri. Il 16 e 17 febbraio si svolgevano aspri combattimenti a Chernukhino, Logvinovo, Nizhnaja Lozovaja, Bakhmutka, Vostochnij, Gorodishe e Kalinovka dove colonne ucraine venivano respinte con pesanti perdite. Le FAN raggiungevano il centro di Debaltsevo, quindi la Guardia Nazionale Cosacca e altre unità dell’esercito della Novorossija iniziavano liberare Debaltsevo dagli occupanti ucraini. Furiosi combattimenti si svolgevano nel centro di Shirokino tra un battaglione della 79.ma brigata ucraina e forze dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk. I majdanisti bombardavano Zorinsk, Fashevka, Gorlovka, Kamenka, Oboznoe, Juzhnokomunarovsk, Uglegorsk, Zhelobok e Sokolniki. Centinaia di soldati ucraini si arrendevano nella sacca di Debaltsevo, mentre il Ministero della Difesa della RPD dichiarava “Secondo gli ultimi dati, la maggior parte di Debaltsevo è sotto il nostro controllo, mentre l’esercito ucraino controlla solo la parte occidentale della città. Abbiamo il controllo del territorio, perché le truppe ucraine attivamente e volontariamente di arrendono e lasciano le loro posizioni”. Aleksandr Zakharchenko, premier della RPD, veniva ferito durante i combattimenti a Debaltsevo.
XgjzV6sgM0Q Debaltsevo era importante per le FAN, essendo un importante nodo ferroviario che controlla le comunicazione tra le due repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, mentre per i majdanisti costituiva un trampolino di lancio per una nuova offensiva per spezzare in due la regione della Novorossija controllata dai federalisti. Il raggruppamento ucraino di Svetlodarsk – Artjomovsk avendo subito diverse, rimaneva nell’impossibilità di aprire la via alle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo, che si disfacevano per mancanza di munizioni, carburante e lubrificanti, mentre le FAN piantavano la bandiera della Novorossija a Debaltsevo liberando la stazione ferroviaria Debaltsevo-Sortirovochnaja e permettendo l’accesso dei gruppi d’assalto novorussi verso sud e sud-est di Debaltsevo. Qui, in due giorni, i majdanisti avevano perso almeno 400 uomini e altri 300 furono fatti prigionieri. I majdanisti superstiti si ritiravano ad Olkhovatka, a sud di Debaltsevo. A Logvinovo, il nazibattaglione Donbass tentava un nuovo assalto, che veniva respinto dopo aver perso 30 soldati e 2 carri armati, distruggendo il nazibattaglione dopo due sole settimane di permanenza al fronte. Le forze ucraine accerchiate a Debaltsevo comprendevano 2 battaglioni della 128.ma brigata di montagna, con 1 batteria anticarro dotata di cannoni MT/T-12 da 100mm e MT-LB armati con missili anticarro Shturm; 1 battaglione della 30.ma brigata meccanizzata; 1 battaglione della 25.ma brigata aeroportata; 25.mo battaglione territoriale; 13.mo battaglione Chernigov-1; 11.mo battaglione Kievskaja Rus‘; 40.mo battaglione Krivbas; 8.vo reggimento forze speciali; 3.zo reggimento forze speciali; la compagnia dello Stato maggiore della 101.ma brigata; 1 battaglione della 17.ma brigata corazzata; compagnia 2-DUK di Pravij Sektor; battaglione del ministero degli Interni Svitjaz; battaglione della milizia Leopoli; battaglione Dudaev (2 o 3 compagnie di islamisti ceceni); 3 battaglioni di artiglieria trainata dotati di cannoni D-20 da 122mm, D-30 e Msta-B da 152mm e 1 battaglione di artiglieria meccanizzata dotato di semoventi 2S1 e 2S3 della 55.ma brigata d’artiglieria, 1 battaglione di MLRS con 5 batterie del 27.mo reggimento d’artiglieria. Il che significava almeno 60 carri armati T-64, 460 blindati BMP/BTR/BRDM/MTLB, 200 semoventi di artiglieria e lanciarazzi MLRS. Ad essi andavano aggiunti almeno altri 4 battaglioni ucraini inviati di rinforzo a Debaltsevo, dopo l’avvio dell’accerchiamento. Circa 3500 soldati ucraini furono eliminati nella sacca di Debaltsevo, ed altri 500-1000 catturati assieme a circa 400 tra carri armati e blindati: “Abbiamo sottolineato il problema di risolvere la ‘sacca di Debaltsevo’ quando eravamo a Minsk, e i leader di RPD e RPL firmarono la soluzione del problema per salvare la vita di migliaia di soldati ucraini, ma Kiev ha fatto di tutto per impedirlo dicendo che la situazione era sotto controllo e che non era interessata alla vita dei tanti militari“, dichiarava Denis Pushilin, del ministero della Difesa di Donetsk. Presso Marjupol, i nazibattaglioni Azov, Donbass e Sich (battaglione formato da poliziotti di Kiev e militanti di ‘Svoboda‘) si ritiravano da Shirokino dopo aver subito 150 tra morti e feriti, nonostante avessero l’appoggio del battaglione SpetsnazShturm“, di un’unità della Marina ucraina e del battaglione “Feniks” della 79.ma brigata delle forze speciali di Kiev. Una netta sconfitta per Andrej Biletskij, capo di ‘Azov‘, che nonostante la presenza di mercenari statunitensi, georgiani e islamisti, nuove attrezzature, finanziamenti e sostegno politico, non aveva saputo affrontare forze nemiche 4 o 5 volte più deboli. Un fallimento di cui Biletskij accusava i suoi capi a Kiev. E a proposito, il comandante della spedizione ucraina contro la Novorossija, Popko, veniva rimosso e sostituito da Vorobjov, a sua volta rimosso per la sconfitta di Ilovajsk nell’agosto 2014. Infatti, l’ambasciatore ucraino in Germania, Andrej Melnik, affermava che i battaglioni neonazisti erano parte delle forze armate ucraine dal regime filo-occidentale di Kiev, “Queste unità (neo-naziste) combattono con il nostro esercito, con la Guardia Nazionale e altre unità, e sono coordinate e controllate da Kiev. Ecco perché non esiste il pericolo che facciano qualcosa per conto proprio, senza coordinarsi con i comandanti dell’esercito“. Ma proprio quello stesso giorno, Semenchenko, comandante del nazibattaglione Donbass, annunciava la creazione del comando indipendente di 13 nazibattaglioni, per contrastare lo Stato Maggiore dell’esercito regolare ucraino. Secondo Evgenij Chudnetsov, miliziano del nazibattaglione Azov, catturato a Shirokino, nel battaglione Azov operavano diversi consiglieri stranieri: georgiani, svedesi, francesi, un serbo e statunitensi. In particolare, gli svedesi insegnavano le tattiche di combattimento, gli statunitensi fornivano kit medici della NATO e facevano vedere come utilizzarli. Inoltre i mercenari stranieri attivi nel nazibattaglione Azov svolgevano compiti come cecchini, specialisti in comunicazione ed impiego dei droni, spie e sabotatori per missioni speciali, ma non partecipavano alle operazioni sul campo. Tali mercenari, che non conoscevano la lingua russa o ucraina, erano presenti anche presso gli altri battaglioni di volontari neonazisti. Secondo Chudnetsov “Molti di tali combattenti hanno un sogno: venire a Kiev e sostituire il Presidente con un militare. Viene discusso da tempo, ed ho la sensazione che le parole diverranno presto fatti”. I combattenti addestrati da stranieri e militari stranieri svolgevano principalmente operazioni speciali indipendenti dalle forze armate ucraine e sarebbero stati pronti a rovesciare Poroshenko.
11034303 Il 18 febbraio, si svolgevano combattimenti a Chernukhino, Debaltsevo, Gorlovka. I majdanisti bombardavano Uglegorsk, Donetsk, Sakhanka, Shirokino, Sanzharovka, Starij Ajdar, Enakievo. I majdanisti si ritiravano da Maloorlovka, Kamishatka e Bulavinskoe. Le forze ucraine accerchiate si ritiravano dalla parte sud-ovest della sacca dai villaggi Kolonija, Aleksandrovskaja ed Olenovka. In pratica tutti gli insediamenti a sud di Debaltsevo furono abbandonati dagli ucraini, assieme ad enormi quantità di armi, armamenti e munizioni: Elenovka, Aleksandrovskij, Groznij, Krasnij Pakhar, Savelevka, Bulavino, Olkhovatka, Maloorlovka, Novoorlovka, Mogila Ostraja venivano liberati dalle FAN. Infine, le forze armate di Novorossija recuperavano un centinaio di carri armati e un altro centinaio di blindati ex-ucraini, sufficienti per equipaggiare 2 battaglioni corazzati e 2 di fanteria motorizzata; una sessantina di pezzi d’artiglieria da 122mm e 152mm, una quindicina di MLRS BM-21 Grad e 500 tonnellate di munizioni per l’artiglieria, 120 mortai da 82mm e da 120mm, missili anticarro, armi leggere, mitragliatrici, lanciarazzi anticarro RPG, munizioni, abbigliamento, attrezzature come centinaia di visori notturni, radio digitali, termocamere, sistemi di puntamento e controllo del tiro, un sistema LCMR (Lightweight Counter-Mortar Radar) fornito dagli Stati Uniti, elmetti in kevlar, 40 giubbotti antiproiettile, ecc. I primi 3 radar LCMR furono consegnati all’Ucraina il 21 dicembre 2014, trasportati sul velivolo C-17 che accompagnava il vicepresidente degli USA Joe Biden in visita a Kiev. Il prezzo di tale radar era di 117968 dollari. Gli Stati Uniti dovevano inviare alle forze armate ucraine 20 radar LCMR (radar anti-artiglieria), e di quei primi 3 consegnati a dicembre, uno venne danneggiato durante il trasporto, subito dopo l’arrivo, un altro venne distrutto dal tiro dell’artiglieria novorussa presso Gorlovka, al primo impiego in combattimento, e il terzo radar LCMR fu abbandonato dalle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo. Il premier della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) Aleksandr Zakharchenko, dichiarava “La quantità delle perdite ucraine è indescrivibile. Abbiamo preso molte munizioni a Debaltsevo e Uglegorsk. Secondo le nostre stime, circa due battaglioni ucraini sono stati sconfitti (a Logvinovo) e i soldati morti vi sono sepolti. L’Ucraina ha perso le sue migliori unità e una grande quantità di materiale e munizioni nella trappola di Debaltsevo. L’Ucraina ha dimostrato ancora una volta incapacità nel combattere, abbandonando la propria gente. La 128.ma brigata fucilieri di montagna che secondo Poroshenko avrebbe lasciato Debaltsevo, è quasi interamente distrutta. Sono stati abbandonati in una trappola, sacrificati. Lo stesso si può dire per l’8.vo reggimento forze speciali e tutte le altre unità delle forze armate e della Guardia Nazionale dell’Ucraina che hanno combattuto nella zona di Debaltsevo”. Difatti, il 19 febbraio, Poroshenko chiamava il vicepresidente degli USA Joseph Biden chiedendo altri fondi per rafforzare la difesa ucraina. Contemporaneamente, il Presidente Vladimir Putin dichiarava, “Secondo la nostra intelligence, armi statunitensi sono già state fornite. Sono profondamente convinto che qualsiasi arma inviata da chiunque nella zona del conflitto, avrebbe solo conseguenze gravi… aumentando il numero delle vittime“. Il Ministero della Difesa della RPD pubblicava i dati sulle perdite dei majdanisti, dal 12 gennaio al 20 febbraio 2015. Kiev aveva perso 10940 effettivi, di cui 4110 eliminati e 1178 prigionieri. Le perdite di materiali furono:
299 carri armati (28 catturati intatti)
38 sistemi di artiglieria semoventi (13 catturati intatti)
4 cannoni semoventi da 203mm 2S7 Pjon (3 catturati intatti)
3 obici semoventi da 152mm 2S3 Akatsija
3 obici semoventi da 122mm 2S7 Gvozdika
151 BMP (33 catturati intatti)
115 BTR (30 catturati intatti)
24 MLRS da 122mm BM-21 Grad (15 catturati intatti)
1 MLRS da 300mm BM-30 Smerch
205 pezzi di artiglieria
36 mortai da 120mm
16 complessi antiaerei da 23mm ZU-23-2(catturati intatti)
6 blindati MT-LB
2 blindati BRDM
4 blindati aeroportati BMD
290 autoveicoli (145 catturati)
Inoltre, le FAN avevano abbattuto 3 aerei d’attacco Su-25, 1 elicottero, 4 UAV e 3 missili tattici Tochka-U. Solo a Debaltsevo furono catturati dalle FAN 187 carri armati T-64BV e T-64BM Bulat; 124 blindati BRDM-2, BRDM 9P148, BMP-1, BMP-2, BRM-1K, BMP-KSh, BMD, BTR-70, BTR-80 e MT-LB; 68 semoventi di artiglieria 2S19 Msta-S, 2S1 e 2S3, 52 trattori per l’artiglieria MT-LB; 24 lanciarazzi multipli BM-21 Grad; 278 mortai; 139 autocarri Zil, Kraz, Ural, Kamaz e Gaz; 43 autoveicoli UAZ, SUV, pickup e Hummer; 46 tra radar e sistemi di comunicazione; cannoni SPG-9, ZU-23/2, D-30 da 122mm, D-20 da 152mm, Msta-B da 152mm, T/MT-12 Rapira da 100mm; automezzi speciali KrAZ-225B, MT-LBU1V14, BMRP-149 K1Sh1 Kushetka-B, BTR-60P-145VP; armi leggere, munizioni, alimentari, medicine, ecc. Gran parte dei battaglioni della Guardia Nazionale presenti nella sacca di Debaltsevo non erano più operativi, mentre la 128.ma brigata meccanizzata esisteva solo sulla carta, la 25.ma brigata non aveva più effettivi, la 55.ma d’artiglieria era ridotta a un terzo degli effettivi originali, e la 17.ma corazzata rimaneva con solo 1 carro armato operativo.
Il 19 febbraio, a Debaltsevo, le FAN catturavano un centinaio di soldati ucraini. I majdanisti bombardavano Donetsk, Vesjoloe, Solntsevo, Bakhmutka, Makeevka, Peski e Shirokino. Combattimenti si svolgevano a Enakievo, e si avevano scontri presso Marjupol. La brigata federalista Prizrak liberava Novogrigorovka, catturando 18 blindati ucraini. Un altri convoglio ucraino proveniente da Artjomovsk veniva distrutto. Mogila Ostraja, Novoorlovka, Savelievka, Aleksandrovka e Bulavino erano sotto il pieno controllo delle FAN. Il 20 febbraio, i majdanisti bombardavano Makeeveka, Donetsk, Jasinovataja, Spartak, Oktjabrskij, Frunze. Un convoglio di aiuti umanitari russi arrivava a Debaltsevo, dove 17 militari ucraini si arrendevano alle FAN. Un altro convoglio del Ministero delle Emergenze russo consegnava 200 tonnellate di aiuti umanitari a Lugansk e Donetsk. Il 21 febbraio si svolgevano combattimenti a Jasinovataja, Krasnij Pakhar, Trojtskoe, Gorlovka, Shumij, Dolomitnoe, Majorsk e Starobelsk. I majanisti bombardavano Nizhnaja Lozovaja, Donetsk, Dokuchaevsk, Makeevka, Avdeevka, dove uccidevano tre civili, Spartak e Sheglovka. Restavano ancora 500 soldati ucraini presso Chernukhino e a Kommuna, estrema periferia di Debaltsevo.
11025113 Il 22 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Makeevka, Vesjoloe, Gorlovka, Shirokino, Novotoshkovskoe e Jasinovataja. A Kharkov, mentre circa 500 sostenitori del golpe a Kiev manifestavano e raccoglievano ‘aiuti’ per l’esercito ucraino, un’esplosione colpiva la manifestazione uccidendo due persone. Subito dopo il servizio di sicurezza ucraino (SBU) arrestava un ‘sospetto’. Infatti spuntava un “testimone credibile” dire che poco prima dell’esplosione, un individuo era andato via su un’auto con il nastro di San Giorgio. Subito dopo l’attentato ‘false flag’, il capo del Consiglio Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina Turchinov annunciava il lancio di un'”operazione antiterrorismo” a Kharkov. Già comparivano le foto di quattro persone arrestate, che secondo Turchinov sarebbero state russe. Ma tali foto furono scattate di notte, e poi pubblicate sul sito neonazista censor.net alle 17:08 del giorno dopo, 4 ore dopo l’attentato. I “colpevoli” furono arrestati prima dell’attentato… ol blogger Igor Golikov sosteneva che sul video dell’esplosione appariva l’agente dell’SBU Igor Rassokha conversare amichevolmente con l’autore del video stesso. Rassokha organizzava unità paramilitari per reprimere i sospettati di tendenze “separatiste”. Intanto i deputati della Rada chiedevano l’arresto del sindaco di Kharkov, Kernes, che non aveva mai mostrato entusiasmo per la junta. Nei giorni precedenti i media majdanisti diffondevano attivamente allarmismo su un’offensiva delle FAN su Kharkov e Marjupol. Le due vittime dell’attentato erano il colonnello della polizia di Pervomajsk Vadim Ribalchenko e il coordinatore di Euromajdan di Kharkov Igor Tolmachev, che guidò gli huligan del Metallist nella strage di Odessa del 2 maggio 2014. Molti notavano che negli ultimi 10-15 giorni tre capi di Pravij Sektor, che coordinarono il massacro di Odessa, vennero liquidati. Il centurione Mykola, in diretto contatto con il ministro degli Interni golpista Avakov, era morto in ospedale 10 giorni prima; il centurione Kubik che controllava l’amministrazione comunale di Kiev e aveva minacciato Avakov promettendo di vendicare lo squadrista Muzichko, eliminato dalla polizia ucraina, e che aveva partecipato al massacro di Odessa, era morto in circostanze ignote presso Debaltsevo; Tolmachev era il terzo. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko dichiarava che “gli Stati Uniti hanno già iniziato ad inviare armi e munizioni. L’Ucraina non vuole la pace. Violano e sabotano gli accordi di pace di Minsk con tutti i mezzi. Le dichiarazioni recenti di Pjotr Poroshenko e Arsenij Jatsenjuk fanno capire che l’Ucraina non cerca la pace. Non menziono nemmeno i tiri che non smettono. Più di 21 casi nelle ultime 24 ore. Iniziamo il ritiro degli armamenti e l’Ucraina li invia da Kharkov e Dnepropetrovsk. Secondo me ci sarà una grande provocazione. L’Ucraina rischia di riaprire la guerra a fine marzo o inizio aprile, perché l’Ucraina ha bisogno della guerra. Se il presidente di un Paese chiama soldati di un altro Stato nel proprio territorio, ammette che il suo esercito non funziona e di fatto ha capitolato“. In effetti, Kiev recuperava dai depositi i cannoni anticarro D-48 da 85mm. Il D-48 fu prodotto dal 1953 al 1957, in 819 esemplari. La ragione di ciò era la difficile situazione degli equipaggiamenti delle forze armate ucraine. Tali armi venivano restaurate presso lo stabilimento di Rovno, che riparava i pezzi di artiglieria. I D-48 erano destinati alle nuove unità ucraine da formare con la 4.ta mobilitazione iniziata nel gennaio 2015.
11021077 Il 23 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Avdeevka, Gorlovka e i dintorni di Novoazovsk. La milizia abbatteva un drone ucraino su Donetsk. Combattimenti si svolgevano a Popasnaja, Shirokino, Shastie, dove il nazibattaglione Ajdar era accerchiato. Il 24 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Opitnoe e Shirokino. Scontri a Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Popasnaja, Trjokhizbjonka, Valujskoe e Bolotenoe. 2 missili venivano lanciati da Kramatorsk contro Gorlovka, ma uno si schiantava subito e l’altro esplodeva in volo nei pressi di Artjomovsk. Le FAN liberavano Pavlopol e Pishevik, presso Marjupol. Il 24 febbraio, Poroshenko dichiarava che accordi di cooperazione tecnico-militare erano stati firmati tra Ucraina ed Emirati Arabi Uniti, ottenendo anche diversi ordini di esportazione. Ma in seguito, il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti smentiva tale dichiarazione di Kiev; il consigliere del ministro degli Esteri emirota Faris al-Mazrui riferiva, “Il recente accordo sulla cooperazione tecnico-militare tra Emirati Arabi Uniti ed Ucraina non prevede alcun contratto per la fornitura di armi alla controparte ucraina“. Kiev era costretta ad inviare contro il Donbas il materiale destinato all’esportazione, secondo Lukjan Selskij, portavoce di UkrOboronProm, l’agenzia che rappresenta l’industria della difesa ucraina, “Abbiamo dovuto inviate tutti i veicoli da combattimento nell’Ucraina orientale“. Alcuni impianti di produzione in Crimea ed Ucraina orientale erano invece ora controllati da Russia e Novorossija. La produzione di esplosivi avveniva in un sito ora controllato dai novorussi. Sempre secondo Selskij, l’Ucraina, che cerca di bilanciare le esigenze militari con le limitate risorse finanziarie, non poteva permettersi il carro armato Oplot, che veniva esportato, mentre all’esercito ucraino venivano assegnati i vecchi carri armati nei depositi. Inoltre, i militari statunitensi cercavano il supporto europeo per inviare armi e combattenti a Kiev tramite compagnie militari private occidentali (Greystone, Green Group, Academi (Blackwater)), da utilizzare anche sul terreno contro il Donbas. In sostanza, Stati Uniti e NATO invierebbero armi non ai soldati ucraini, ma ai mercenari occidentali presenti in Ucraina, presentati quali “volontari” filo-ucraini. Nel frattempo, a Washington, Aleksandr Bortnikov, Direttore del Servizio Federale di Sicurezza russo (FSB), personalità soggetta a sanzioni di UE e Canada, partecipava al vertice della Casa Bianca di febbraio sull’estremismo. Bortnikov guidava la delegazione russa. Gli Stati Uniti gli avevano dato il visto ed organizzato il viaggio a Washington. Kerry ribadiva che gli Stati Uniti ‘studiavano’ l’invio di armi all’Ucraina, tuttavia, “Nessuno, nemmeno Poroshenko… crede che si può ottenere abbastanza materiale per vincere. Riteniamo che ne aumenterebbe i costi e sarebbe più dannoso“, aveva detto Kerry. Intanto i golpisti ucraini ricevevano immagini satellitari dagli Stati Uniti sui movimenti della milizia di RPD e RPL. Tuttavia, le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti degradavano deliberatamente la qualità delle immagini per sviare i sospetti sulla loro complicità.

18022015_originalIl 25 febbraio si svolgevano combattimenti a Shirokino, Sakhanka, Zhelobok, Novotoshkovskoe, Bakhmutka, Lobachovo e Krimskoe. A Bakhmutka gli ucraini furono respinti perdendo 15 naziguardie. I majdanisti bombardavano Avdeevka e Peski. Il 26 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Gornjak e Gorlovka. Combattimenti si svolgevano presso l’aeroporto Donetsk e a Peski. Il 27 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Shumij, Majorsk, Krasnij Pakhar, Trojtskoe. Scontri si registravano a Novotoshkovskoe e Lisichansk. Un convoglio umanitario di 80 camion del Ministero delle Emergenze russo arrivava a Lugansk. Il 28 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Spartak, Krimskoe, Vesjolaja Gora, Luganskoe. scontri si avevano a Bakhmutka, Popasnaja, Krasnij Pakhar, Veselogorovka, Trojtskoe, Mironovka e Novotoshkovskoe. I majdanisti assaltavano Bakhmutka, ma furono respinti subendo diverse perdite. A Novotoshkovskoe le truppe repubblicane eliminavano 2 gruppi da ricognizione (SRGS) ucraini.

Il 16 febbraio, l’Unione Europea emanava un nuovo elenco di persone e organizzazioni russe e novorusse sottoposte a sanzioni:
Federazione Russa:
1. Josif Kobzon, deputato della Duma di Stato. (Cantante ebreo di 77 anni e afflitto da un cancro)
2. Valerij Rashkin, deputato della Duma di Stato.
3. Arkadij Bakhin, Primo Viceministro della Difesa della Federazione Russa
4. Anatolij Antonov, Viceministro della Difesa della Federazione Russa
5. Andrej Kartapolov, Direttore del Primo Dipartimento Operazioni e Vicecapo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. (Sanzionato perchè ha sbugiardato la menzogna dei naziatlantisti sull’abbattimento dell’aereo MH17)
Novorossija:
1. Edvard Basurin, Viceministero della Difesa della RPD
2. Pavel Dremjov, comandante del Primo Reggimento cosacco Platov
3. Aleksej Milchakov, comandante dell’unità “Rusich
4. Arsenij Pavlov (Motorol’), comandante del battaglione ‘Sparta
5. Mikhail Tolstikh (Givi), comandante del battaglione ‘Somalia
6. Aleksandr Shubin, ministro della giustizia della RPL
7. Sergej Litvin, vicepresidente del consiglio dei ministri della RPL
8. Sergej Ignatov, comandante in capo delle milizie popolari della RPL
9. Ekaterina Filippova, ministro della giustizia della RPD
10. Aleksandr Timofeev, ministro del bilancio della RPD
11. Evgenij Manujlov, ministro del bilancio della RPL
12. Viktor Jatsenko, ministro delle comunicazioni della RPD
13. Olga Besedina, ministro dello sviluppo economico e commerciale della RPL
14. Zaur Ismajlov, procuratore generale ad interim della RPL
Organizzazioni:
1. Guardia Nazionale Cosacca
2. “Sparta
3. “Somalia
4. “Oplot
5. “Kalmjus” (formato da minatori)
6. “Zarja
7. “Morte
8. Brigata “Prizrak
9. Movimento Pubblico ‘Nuova Russia‘.
In definitiva l’UE sanzionava 151 persone e 37 aziende russi e novorussi. Il Presidente del Comitato per gli Esteri della Duma di Stato Aleksej Pushkov definiva le nuove sanzioni “in contrasto con la lettera e lo spirito di Minsk. Non risolveranno nulla, ma complicheranno il dialogo“. Il Ministero degli Esteri russo dichiarava che le nuove sanzioni sfidavano il senso comune, promettendo una risposta “adeguata”. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvava la risoluzione della Russia sul sostegno agli accordi di Minsk-2.
8fd09a8265966e4a283e5d3bb46e4de6 Il 19 febbraio, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev incaricava il Ministero delle Emergenze a fornire assistenza umanitaria alla popolazione di Debaltsevo. “Un convoglio del Ministero delle Emergenze partirà per Donetsk e Lugansk con carichi umanitari che saranno consegnati a Debaltsevo e altre località che soffrono penuria di cibo e di beni di prima necessità e non hanno strutture sociali”, dichiarava il Ministero delle Emergenze. “L’invio di convogli del ministero aiuterà a stabilizzare la situazione ed evitare una catastrofe umanitaria. Parte degli aiuti umanitari sarà trasportata in elicottero a Rostov sul Don dagli aerei del Ministero e poi saranno caricati sui camion del convoglio“. Inoltre, il primo ministro russo incaricava il Ministero dell’Energia e Gazprom di elaborare proposte per rifornire di gas la Novorossija, “Vi è ancora un altro problema relativo alla fornitura di gas: la decisione delle autorità ucraine, in ogni caso, non è ancora stata annullata e quindi il gas non viene fornito al popoloso territorio del sud-est dell’Ucraina. Nonostante le richieste, le forniture di gas non avvengono. Vorrei che il Ministero dell’Energia preparasse proposte in collaborazione con Gazprom sulla fornitura di aiuti umanitari, fornendo gas a queste regioni. In ogni caso, la popolazione non dovrebbe subire il congelamento per questo vanno preparate le proposte necessarie“. Il Premier di Lugansk Igor Plotnitskij dichiarava che il gas russo già fluiva verso la Novorossija, “Il gas arriva, va tutto bene. Nessun problema al momento“, mentre Kiev aveva interrotto le forniture di gas per la regione.
Come riportato da blogger ucraini, il ministero dell’Informazione ucraino inviava istruzioni su come creare account falsi di presunti residenti di Donbas e Crimea da utilizzare per diffondere informazioni “corrette” (preparate da Kiev) sulla situazione in Ucraina orientale. Un mese prima, il ministero dell’Informazione ucraino annunciava la creazione di un gruppo di blogger che, secondo il ministro Jurij Stets, doveva diffondere informazioni ‘precise’ sulla situazione nella regione orientale del Paese. Un utente di facebook pubblicava la lettera ricevuta dal quartier generale dell’informazione ucraina, la versione internet del quotidiano ucraino “Vesti“. L’e-mail contiene istruzioni dettagliate su come creare falsi account nei social network senza destare sospetti. In particolare, i blogger erano invitati a registrare email sui servizi occidentali o ucraini, e creare nuovi account su Facebook, Twitter e altri social network selezionando indirizzi in Crimea e Donbas come residenza, aggiungendovi alcune foto. Si sottolineava la necessità di scrivere o pubblicare un paio di articoli su argomenti non politici. Le istruzioni attiravano l’attenzione dei blogger “a non dover aggiungere troppi amici in breve tempo, per non destare sospetti”. Il compito successivo sarebbe arrivato con le successive istruzioni, scrivevano gli autori. Intanto, la caduta della grivna colpiva i salari ucraini, tanto che il salario minimo non raggiunge i 43 dollari, mentre in Bangladesh, Ghana, Zambia, Gambia e Ciad il salario minimo è di 51 dollari. Il governo ucraino non promette di aumentare i salari fino a dicembre 2015. I negozi imponevano il razionamento dei beni di consumo, creando panico.
Il 26 febbraio, 1500 paracadutisti e 200 mezzi partecipavano alle esercitazioni militari nella regione di Kostroma, nella Russia centrale, mentre a Pskov, nel nord-est della Russia, si svolgevano le esercitazioni di 2000 soldati e 500 mezzi militari. Il Ministero della Difesa russo prevede di effettuare almeno 4000 esercitazioni nel 2015.

novoaz10_96904_3561f69_XLFonti:
Alawata
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Febbraio2015

L’Egitto fornisce aerei ed elicotteri all’aeronautica libica?

L’aeronautica libico, riattiva i vecchi cacciabombardieri Su-22?
Spioenkop 9 febbraio 20151399251_10202479309847721_1706540111_oUn servizio del notiziario al-Shuruq sulle attività della base aerea al-Watiya dell’aeronautica libica (LAF), conferma la reintroduzione degli Su-22 nell’arsenale libico, voce apparsa all’inizio di dicembre 2014. La Forze armate libiche (LNA) e la LAF sono schierate quasi all’unanimità con il generale Qalifa Belqasim Haftar, che fa parte del governo riconosciuto internazionalmente oggi basato a Tobruq. Haftar cerca di eliminare le organizzazioni islamiste in Libia con l’operazione Dignità. Si oppone ad Alba di Libia che combatte per il parlamento non riconosciuto che attualmente controlla Bengasi e Tripoli, insieme a varie altre fazioni islamiste, Ansar al-Sharia e persino Stato islamico. Una questione complicata per non dire altro. Alba di Libia, che può essere considerata il più serio avversario di Qalifa Belqasim Haftar e delle sue forze, avrebbe una propria forza aerea. Almeno 4 Soko G-2 Galeb sono attualmente presenti a Misurata e 1-2 MiG-23 sarebbero operativi a Mitiga, ma avrebbero lasciato la base aerea da qualche tempo. Alba di Libia ha anche affermato di avere 1 MiG-23 operativo a Misurata e, anche se la base non ospitava alcun aeromobile, ed anche affermato di lavorare su un MiG-25. Non è noto se il MiG-23 operativo sia in realtà uno degli esemplari di Mitiga. Inoltre, Alba di Libia controlla anche l’aeroporto internazionale di Tripoli (IAP) e la base aerea di Benina. L’annientamento quasi totale della Libyan Air Force con i bombardamenti della NATO e la pesante usura negli ultimi anni, hanno depotenziato l’aeronautica libica al livello più basso di sempre. Tuttavia continuano ad operare diversi MiG-23ML e MiG-23UB, 3 MiG-21MF donati dall’Egitto, molti MiG-21bis e L-39 e numerosi elicotteri. Tra questi sono numerosi i Mi-8, almeno 3 dei quali donati dall’Egitto, e molti Mi-25 e Mi-35, alcuni di questi ultimi originariamente acquisiti dal Sudan. La LAF avrebbe anche acquisito 4 Su-27 dalla Russia, ma tale voce è rigettata come disinformazione. La mancanza di sufficienti strutture per i velivoli operativi, che sono già esigue in Libia, ha costretto la LAF a cercare altre soluzioni per acquisire aerei ed elicotteri per sostenere l’esercito nazionale libico dall’aria. Sebbene l’Egitto ha donato 3 MiG-21 e 3 Mi-8, non bastano e non possono coprire l’intera Libia.
Le LNA combattono contro Alba Libia, Ansar al-Sharia e Stato islamico su più fronti. Le battaglie più pesanti hanno avuto luogo a Bengasi, dove combatte Alba di Libia per il controllo della città. Le LNA sono anche pronta a riprendere Tripoli, dove la prossima offensiva si avrà sicuramente presto. La base aerea al-Watiya, nota anche come al-Watya o al-Zintan, rimane l’unica base aerea in Libia dell’aeronautica vicina a Tripoli ed è quindi di vitale importanza per qualsiasi offensiva volta a riconquistare la capitale. La stessa al-Watiya fu riconquistata dall’Esercito nazionale libico il 9 agosto 2014. La base aerea fu originariamente costruita dai francesi e ospitava parte della flotta di Mirage della Libia prima del loro ritiro per mancanza di ricambi, causata dall’embargo. Al-Watiya era anche sede di una squadriglia di Su-22MK e parte della flotta di Su-22M3. Tutti i Su-22M3 della Libia furono distrutti dai bombardamenti della NATO durante la guerra civile libica, che travolse anche la base aerea al-Watiya. Due hangar corazzati (HAS) che ospitavano i Su-22M3 così come diversi depositi di munizioni furono colpiti. I Su-22MK libici, conservati in alcuni dei restanti 43 HAS vennero smantellati molto prima della rivolta, e quindi ne sono usciti illesi non essendo obiettivi della NATO. Un solo aereo operativo è attualmente di stanza ad al-Watiya, 1 MiG-23UB già impiegato contro depositi di munizioni e altri obiettivi presso Tripoli. Il MiG-23UB è del tutto insufficiente a supportare nel modo adeguato l’Esercito nazionale libico in qualsiasi futura offensiva su Tripoli. Sebbene il MiG-23UB sia una variante d’addestramento biposto, può essere armato con lanciarazzi UB-16 e UB-32 per razzi S-5 da 57mm e vari tipi di bombe, trasportate sui quattro piloni del MiG-23UB.237imageGli altri velivoli disponibili in numero sufficiente ad al-Watiya sono i 10-12 Su-22 radiati almeno vent’anni fa, alcuno dei quali in condizioni di volare. Ma con la revisione degli aeromobili più vecchi c’è la possibilità per la LAF di recuperare parte della potenza di fuoco persa negli anni, per questi vecchi Su-22 è il momento. La Libia avrebbe ricevuto 2 squadroni di Su-22 e ancora più Su-22M2 alla fine degli anni ’70 e ai primi anni ’80, alcuni dei quali inviati nel Golfo della Sirte contro gli F-14 Tomcat statunitensi nel 1981. Un colloquio con il colonnello Muhammad Abdulhamid al-Satni ha rivelato i piani della LAF per i Su-22: ”Abbiamo… aerei Su-22 quasi non-funzionanti, ma grazie al personale militare, tutti libici e nessuno straniero, abbiamo cercato di mettere in servizio 1 o 2 dei 10-12 aeromobili. Questo è il primo che siamo riusciti a riparare e sarà schierato entro dieci giorni per la battaglia per liberare Tripoli”. 1-2 Su-22 sono quindi presumibilmente operativi, probabilmente cannibalizzando gli altri Su-22. Ma mentre il colonnello dice che il Su-22 operativo è quello dietro di lui, l’aeromobile appare coperto da uno spesso strato di polvere ed ha ancora i contrassegni verdi della Jamahiriya su fusoliera e coda, creando una certa confusione circa la loro presunta revisione. Questo però non significa che la LAF non lavori per avere 1 o 2 esemplari operativi, correlandosi alla situazione della sicurezza, invece. Le attività della TV al-Shuruq erano strettamente controllate dal personale LAF, in quanto è vietato scattare foto nella base aerea, per non rivelare la posizione esatta del prezioso velivolo nella base. Anche se potrebbe sembrare esagerato con 43 HAS in cui nasconderlo, Alba di Libia è pronta a distruggere il MiG-23UB ed ha anche cercato di trovarne l’esatta posizione inviando un UAV Schiebel Camcopter S-100 su al-Watiya, successivamente abbattuto dal personale della base aerea. Pertanto, la revisione reale del Su-22 è probabile, ed è posizionato altrove nella base aerea, con i 2 Su-22 nel video quali esemplari usati per nascondere la reale posizione del presunto Su-22 operativo.
Contrariamente a MiG-21 e MiG-23, che sono dei caccia, i Su-22 sono veri cacciabombardieri, dotati di sei piloni invece dei quattro su MiG-21 e MiG-23, potendo trasportare ordigni a maggiore distanza. Mettere in servizio questi Su-22 sicuramente si dimostrerà una grande sfida, anche per i meccanici esperti della LAF. Tuttavia, se ci riescono il velivolo sarà di grande valore nell’attacco imminente per riconquistare Tripoli. Solo il tempo dirà se gli sforzi degli ingegneri siano vani o siano necessari a far pendere la bilancia a favore delle LNA.
Un ringraziamento speciale ad ACIG e Hasan Hasani.

Men talk near MiG fighter aircraft parked on the runway at TammahintL’Egitto fornisce aerei ed elicotteri all’aeronautica libica?
Spioenkop 13 novembre 2014

MiG fighter aircraft is seen parked on the runway at TammahintMolto è stato detto sul coinvolgimento dell’Egitto nel conflitto tra l’Esercito nazionale libico e diverse fazioni islamiste, e qualsiasi cosa, da piccole forniture di armi ai raid aerei su depositi di armi, viene menzionata. L’estensione dell’assistenza dell’Egitto alla Libia viene ora finalmente rivelata da una serie di foto che mostrano aeromobili dell’aeronautica egiziana in servizio nell’aeronautica libica. La paura della rivolta islamista libica verso l’Egitto ha già causato grande preoccupazione nel governo egiziano. Fornire armi pesanti ai militari libici, quasi tutti fedeli al generale Qalifa Belqasim Haftar, aumenta le possibilità di sconfiggere la rivolta, di grande importanza per il governo egiziano di Abdalfatah al-Sisi. L’aeronautica libica fu praticamente annientata dai bombardamenti della NATO durante la guerra civile libica. Gli attacchi aerei videro tutti i Su-22 e Su-24 libici distrutti, lasciando solo pochi obsoleti Mirage F1, L-39, MiG-21 e MiG-23 in servizio, con un disperato bisogno di una revisione. Mentre la LAF è stata successivamente rafforzata con 2 elicotteri d’attacco Mi-35 dal Sudan, uno si schiantò lasciando solo l’altro in servizio. Ulteriori perdite hanno lasciato solo un paio di MiG-21, di MiG-23 e un paio di elicotteri operativi, non abbastanza per fornire copertura aerea sufficiente all’Esercito nazionale libico. Ora sembra che la LAF sia stata aiutata dall’Egitto recuperando parte della potenza di fuoco perduta. 6 velivoli ex-EAF, 3 MiG-21MF e 3 Mi-8, sono stati recentemente avvistati presso la LAF. I 3 MiG-21MF, numeri 18, 26 e 27 furono avvistati all’inizio di novembre. Mentre la Libia già utilizzava solo 1 MiG-21bis, questi hanno una mimetizzazione mai vista sugli aeromobili libici, gli aerei dovevano provenire dall’estero. La mimetizzazione è esattamente la stessa vista sulla maggior parte dei MiG-21 dell’Egitto, non lasciando alcun dubbio sull’origine dei 3 MiG-21. L’Egitto ha una grande flotta di MiG-21, che dovrebbe smantellare nei prossimi anni. La loro vendita a prezzi bassi o anche donati alla Libia ha perfettamente senso, data la posizione dell’Egitto sul conflitto in Libia.
L’altro materiale ex-egiziano ora gestito dalla LAF sono i Mi-8. Mentre la Libia già impiega decine di Mi-8/17, non ha mai acquisito alcun esemplare armato. Una foto scattata il 27 ottobre 2014 mostra un Mi-8 con lanciarazzi UB-16 e sfoggiare la stessa verniciatura vista sui Mi-8 egiziani. La somiglianza con il Mi-8 attualmente usati dall’Egitto è illustrato dall’immagine qui sotto.

10424323Egyptian_Mi-8Sebbene la Libia non abbia mai avuto Mi-8 armati, l’elicottero ha la stessa colorazione dei Mi-8 egiziani, ed appartiene a un lotto vecchio, oggi raramente venduto per l’esportazione, assicurando che tale elicottero è stato fornito alla Libia dall’Egitto. Le uniche differenze nelle due foto è l’assenza dell’argano e la rimozione della blindatura dalla cabina di pilotaggio; il punto vuoto ora illustra la scritta Raad (Tuono). Avendo la LAF impiegato per decenni MiG-21 e Mi-8/17, molti piloti e tecnici sono disponibili per mantenerli operativi. La mossa è sicuramente un investimento intelligente dell’Egitto per garantirsi la propria sicurezza. Bisogna ancora vedere se l’Egitto continuerà a consegnare armi pesanti alla Libia. Se sarà così, potrebbe aiutare i militari libici a prevalere sulle fazioni islamiste.

1568253_-_mainUn ringraziamento speciale a ACIG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yemen: possibile Stato fallito e diviso

Viktor Titov New Eastern Outlook 27/02//2015

YemenA quanto pare Stati Uniti ed Arabia Saudita non sono abituati a perdere, dato che non sono riusciti a conciliarsi con la vittoria decisiva degli huthi nello Yemen, quindi Washington e Riyadh hanno deciso di lanciare una lotta a tutto campo contro i ribelli sciiti. Ciò ha portato all’ulteriore deterioramento della situazione politica e della sicurezza nel Paese lacerato dal conflitto. Il 20 febbraio, Mansur Hadi, agli “arresti domiciliari” a Sana dopo le sue dimissioni da presidente, riusciva a fuggire dalla capitale dello Yemen grazie all’aiuto di agenti dei servizi segreti statunitensi, rifugiandosi nella “capitale del sud” dello Yemen, Aden che, insieme a un certo numero di province meridionali, si rifiuta di obbedire al governo centrale controllato dagli huthi. Subito dopo il suo arrivo, i media locali, affiliati al movimento dei Fratelli musulmani, riferivano che l’ex-presidente yemenita avrebbe guidato la lotta contro i ribelli sciiti. La situazione è piuttosto strana, considerando il fatto che erano passate meno di 48 ore dalla conclusione dei colloqui per la riconciliazione in Yemen. Tutte le parti coinvolte nei colloqui decidevano di creare un meccanismo legislativo che garantisse la transizione pacifica del potere. Un nuovo organismo bicamerale, il Consiglio nazionale, che doveva essere creato unendo Parlamento e nuovo “Consiglio nazionale di transizione” costituito da 250 rappresentanti dei partiti extra-parlamentari, con il 30% dei posti per le donne e ulteriore 20% per i giovani. Tale decisione era il difficile compromesso tra huthi che insistevano sulla creazione di un Consiglio nazionale monocamerale, e il Congresso nazionale Generale guidato dall’ex-presidente Mansur Hadi, che insisteva sulla conservazione dell’attuale Parlamento. Inoltre, c’era l’alta probabilità che i negoziati sul “consiglio presidenziale”, proposto dagli huthi, si sarebbero conclusi prima della prossima riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione 2201, che doveva iniziare ai primi di marzo. Ma ora tutti questi piani sarebbero in pericolo per le dimissioni di Mansur Hadi, non approvate dal Parlamento dello Yemen, con il pericolo che possa recuperare l’autorità di presidente yemenita. In tale situazione può nominare Aden o Taiz (terza città del Paese) capitale provvisoria con il pretesto che Sana è occupata dai ribelli. Ciò fa parte del piano che Stati Uniti e Arabia Saudita avevano ideato prima di organizzarne la fuga da Sana. Nello Yemen si diffondono rapidamente voci secondo cui se Mansur Hadi cedesse alla pressione di forze estere, in particolare Washington e Riyadh, dichiarerebbe l’indipendenza del Sud Yemen. In tal caso, lo Yemen potrebbe trovarsi nella situazione paradossale in cui il legittimo presidente sarebbe ancora in carica ad Aden, mentre il governo resta a Sana controllata dagli huthi. Questa è la strada che lo Yemen segue ora. Il 23 febbraio, secondo i media dei Fratelli musulmani, Mansur Hadi aveva fatto una dichiarazione ufficiale ad Aden, agendo ancora da presidente dello Stato, definendo la presa di Sana del 21 settembre 2014 un colpo di Stato, mentre definiva illegali tutti i decreti e nomine effettuati da allora, sottolineando che il Consiglio nazionale deve essere convocato ad Aden o Taiz, ed esortando le strutture di governo e militari a rimanere fedeli alla Costituzione. Poi esprimeva gratitudine ai Paesi di GCC, Lega Araba, OCI e Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo di portare avanti il processo politico pur respingendo il colpo di Stato come illegale. Mansur Hadi ha contemporaneamente fatto appello a Jamal Benomar, consigliere speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, esortandolo a rinviare i colloqui sulla composizione e trasferirsi da Sana a “un luogo più sicuro”.
In realtà, si è testimoni della restaurazione de facto dei poteri presidenziali di Mansur Hadi che sembra perseguire la divisione del Paese, essendo ben consapevole che gli huthi non hanno alcuna intenzione di arrendersi. A quanto pare cercherà di creare un governo provvisorio o addirittura di ripristinare il precedente governo di Qalid Mahafudh Bahah. Le sue azioni saranno seguite dall’apertura di nuove missioni diplomatiche di Paesi occidentali e GCC ad Aden, dopo la creazione dei consolati in questa città. Mansur Hadi si aspetta forte sostegno finanziario da Arabia Saudita e Stati Uniti, assieme al riavvio degli attacchi dei droni contro le posizioni dei “terroristi yemeniti”. Ciò significa solo una cosa per lo Yemen, guerra civile con pesante interferenza di forze estere. Ci sono poche possibilità che “Abdu Drone Hadi”, come è stato soprannominato dopo il suo discorso, di riprendere il controllo del Paese, dato che i ministeri degli Interni e della Difesa, con tutte le agenzie di intelligence, a Sana sono sotto il pieno controllo degli huthi. Tuttavia, la separazione tra huthi e parte dei vertici politici yemeniti è inevitabile, dato che questi ultimi rappresentano la popolazione sunnita. Quindi la fuga di Mansur Hadi ad Aden può causare notevoli problemi allo Yemen. A questo punto il conflitto sembra inevitabile. Non ci dovrebbero esservi illusioni sulla palese interferenza di Stati Uniti e Arabia Saudita negli affari interni dello Yemen, costringendo l’Iran a schierarsi con gli huthi. Washington resta fedele alla sua reputazione, scegliendo ancora un modus operandi soprattutto brutale e intrusivo negli affari interni di Stati sovrani. Il prezzo che Iraq, Egitto e Libia hanno pagato per tale tipo di interferenza è ben noto. Potremmo vedere molto presto lo Yemen trasformarsi in uno Stato fallito.

iLTrVr6t6KrkViktor Titov, Ph.D, è commentatore politico sul Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Majdan e la storia infinita di una frode ucraina

TeoCubanos KomePD 31/03/2014Mbmgq0C70LENell’estate 2003, una dichiarazione dalla League for the Revolutionary Party – Communist Organization for the Fourth International (LRP-COFI), denunciava una frode dell’organizzazione ucraina “Revolutionary Workers Organization” (RWO) appena accettata come organizzazione membro a pieno titolo del COFI. “In realtà non era mai esistito come vera e propria organizzazione. I suoi “membri” e “leader”, alcuni dei quali avevamo incontrato più di una volta, erano parte di una truffa globale“. La dichiarazione prosegue: “la prova incontrovertibile fu scoperta dimostrando che un gruppo di presunti ‘rivoluzionari’ in Ucraina aveva frodato almeno dieci organizzazioni internazionali di estrema sinistra, e probabilmente molte altre. Tali elementi sinistri si travisarono da membri di gruppi politici ucraini, affermando di essere d’accordo con una grande varietà di differenti ed opposte tendenze di sinistra. Gli stessi individui si spacciavano membri e dirigenti di diverse organizzazioni. Per convincere le organizzazioni internazionali delle loro identità ed affiliazioni politiche false pubblicarono volantini e periodici fasulli che pretendevano esprimere le loro opinioni e critiche a varie organizzazioni internazionali e altri gruppi ucraini inesistenti. Riferivano di attività presumibilmente condotte in relazione alle loro presunte opinioni e partecipazioni ad ampie discussioni politiche con i loro affiliati internazionali…. Per mezzo della presente dichiarazione vogliamo mettere in guardia il movimento dei lavoratori e le organizzazioni di estrema sinistra che tale frode criminale di elementi sinistri in Ucraina viene perpetrata contro la classe operaia e il movimento socialista mondiale. La truffa fu svelata quando il Partito Socialista di Gran Bretagna (World Socialist Movement WSM) denunciò di essere tra le organizzazioni ingannate”. La dichiarazione è disponibile su internet (vedasi punto 4.) … Una ragione evidente di tale bizzarra cospirazione era avere denaro dall’estero, incassandolo con la scusa della povertà della classe lavoratrice ucraina. Date le somme in gioco, è probabile che il furto non fosse l’unica ragione della truffa. Non sappiamo a questo punto se fu organizzata dalla polizia segreta ucraina o da agenzie di altri governi. Né sappiamo ancora se gli autori fossero semplici ladruncoli“. La dichiarazione denunciava Oleg Vernik, membro di spicco della sezione ucraina del Committee for a Workers International (CWI), “individuato come uno degli autori principali della truffa. Ai primi di agosto (2003) il CWI sospese la leadership della sua sezione ucraina e annunciava un’indagine completa se tale o meno gruppo di sinistra fosse dietro l’operazione“. (Dichiarazione di CWI è nell’appendice di quanto sopra linkato dall’SPGB)
Come dimostrato dalla relazione del SPGB, la frode fu rivelata quando alcuni russi avvertirono che l’organizzazione “sorella” del SPGB, presumibilmente fondata nel 2000, era in realtà inesistente. Il SPGB identificò dalle foto Vernik quale stessa persona presentatasi come Semjon Shevchenko, che prese parte ad un incontro internazionale del WSM (l’alleanza internazionale del SPGB) in Gran Bretagna, nel 2002, come capo dell’organizzazione fantasma Partito Socialista Mondiale di Ucraina (WSP). L’identificazione fu confermata da un membro del CWI belga e portò ad un’indagine interna del CWI. E poi il groviglio cominciò a svelarsi… Varie, quasi tutte, organizzazioni inglesi e statunitensi, e le loro piccole “internazionali” iniziarono ad indagare, solo per scoprire che le loro presunte organizzazioni sorelle in Ucraina erano una… truffa! A parte LRP-COFI e SPGB-WSM, Workers Power – League for the Fifth International (WP-L5I), Alliance for Workers’ Liberty (AWL), Workers Revolutionary Party, Marxist-humanists of USA (News and Letters Committees-NLC), International Bolshevik Tendency (IBT), International Trotskyist Opposition (ITO), Socialist Labor Party of America (SLP), Internationalist Group – League for the Fourth International (IG-LFI), New Union Party (NUP), International Bureau for the Revolutionary Party (IBRP) (oggi Internationalist Communist Tendency (ICT)) e forse anche altre, scoprirono che le loro organizzazioni “sorelle” (con diversi nomi fittizi, YRM/RKO/RWO/RV/UTO/UWG/RKU, ecc.) erano in realtà “facciate” inscenate dalle stesse persone che si presentavano con nomi diversi e come loro capi! I report dettagliati delle specifiche “tecniche” della frode furono dati da IG-LFI, LRP-COFI e SPGB e IBT. Dichiarazioni che denunciavano la truffa furono emesse da Workers Power, AWL, BIPR  e SLP. Riferimenti identici furono fatti anche da ICL-FI, Partito comunista di Gran Bretagna (CPGB), Red&Black Notes rivista libertaria canadese, e dalla rivista Russia di Sinistra. Fu confermato che Oleg Vernik, esponente di spicco del WR/CWI ucraino, anche membro del Comitato Esecutivo Internazionale (IEC) del CWI, fosse anche contemporaneamente Semjon Shevchenko del WSP/WSM, Jakov del RWO/COFI, Vitalij di YRM/IBT, Mikhail della RCO/IG-LFI e Viktor dell’UWG/NLC!!!

Oleg Vernik

Oleg Vernik

Boris Pastukh di WR/CWI era anche Vasilij Dmitrulin della RCO/IG-LFI, Aleksandr Sherbakov di YRM/IBT, Vasilij di RC/IG-LFI, Igor Pugachov dell’UGW/NCL e Ivan di WSP/WSM.

Boris Pastukh

Boris Pastukh

Aleksandr Zvorskij era Viktor Voronov della RWO/COFI, Sergej Novikov di WSP/WSM e Vadim Evtushok dell’UWG/NCC.

Zvorskij

Aleksandr Zvorskij

Zakhar Popovich di WR/CWI era Aleksandr della RCO/IG-LFI e dell’UWG/NLC.

Zakhar Popovich

Zakhar Popovich

vernikLjosha, Oleksij e Marsha furono identificati come… personalità multiple, e anche altri.

Ilija Budraitskis

Ilija Budraitskis

Oltre agli ucraini che condussero le loro… imprese internazionalisti attraverso un… “Dipartimento Internazionale” che avevano istituito presso i WR/CWI ucraini, fu smascherato anche un truffatore russo, Ilija Budraitskis, a quel tempo membro del Comitato esecutivo della “sezione CSI” del CWI (ovvero la sezione del CWI che includeva la Comunità di Stati Indipendenti, la CSI, esclusa l’Ucraina) e il Comitato nazionale russo del CWI. Era lo stesso uomo che, nello stesso periodo, partecipava alle riunioni a Kiev con una delegazione del IG-LFI come… il compagno russo Dmitrij, con una delegazione della IBT come il compagno ucraino… Ivan, e aveva anche partecipato a una conferenza internazionale del COFI a Varsavia come… il compagno russo Igor! Budraitskis cambiava nazionalità con i nomi!
Il CWI* nella sua dichiarazione iniziale, promettendo un’indagine approfondita, disse che la leadership della il CIS-CWI e della sua internazionale non sapevano quanto accadesse in Ucraina. Il 29 agosto 2003 il Segretariato internazionale della CWI annunciava che le accuse riguardanti la loro sezione ucraina erano effettivamente fondate e ordinò l’immediata sospensione di Oleg Vernik, Boris Pastukh, Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskiij, Jurij Baranov, Jaroslav Ganzenko, Aleksej Arjabinskij e la riorganizzazione dei WR/CWI ucraini. Le organizzazioni ingannate insisterono su Ilija Budraitskis. Il CEI di CWI il 24 novembre 2003 dichiarava che Budraitskis ammise che “fu trascinato a partecipare agli incontri organizzati dal cosiddetto “Dipartimento Internazionale” di Kiev. Ilija affermava che il suo coinvolgimento fu un grave errore e si rammaricava profondamente delle sue azioni e dei danni causati alla CWI, nella CSI, e nell’internazionale… Il SI condanna fermamente le azioni di Ilija, tuttavia riconosce, sulla base della nostra indagine e delle dichiarazioni di Ilija, che non era l’organizzatore della frode del “Dipartimento Internazionale”. Sebbene Ilija avesse completamente sbagliato a prendere parte alle attività del ‘Dipartimento Internazionale’, non fu suo istigatore… Prendendo in considerazione questi fattori, il SI propone le seguenti azioni disciplinari: Ilija viene rimosso dal comitato russo della CIS per almeno sei mesi. Trascorso questo periodo verrà ridiscussa la questione. Ilija non rappresenta l’internazionale della CWI in alcun modo fino a decisione contraria. Nel suo lavoro nell’organizzazione di Mosca Ilija è disciplinato dal Comitato di Mosca ed altri organismi dirigenti della sezione“. Le organizzazioni ingannate reagirono a tale decisione. Il 3 agosto 2004 l’IBT scrisse: “Budraitskis è un bugiardo comprovato e un ladro. Se i capi del CWI siano solo ingenui, piuttosto che cinici senza principi, l’avrebbero automaticamente espulso quando il suo coinvolgimento venne alla luce. Avrebbero inoltre preparato un resoconto dettagliato, fatto i nomi e tentato di “seguire il denaro”. Invece di cercare di andare a fondo su tale bufala criminale, il CWI ha dato solo vaghe spiegazioni, auto-amnistiandosi. La clemenza verso Budraitskis, il rifiuto d’indagare seriamente sullo scandalo coinvolge i dirigenti del CWI nell’ostruzionismo e mancata cooperazione nelle indagini di altre organizzazioni, costituendo un modello per cui non ci può essere assoluzione“. IBT (e altri) hanno supposto che CWI, nel migliore dei casi avrebbe coperto Budraitskis in modo da coprire anche Rob Jones, capo del CIS-CWI. Il CWI ha sostenuto che non fosse il dirigente in Ucraina. In Russia, invece, c’era (e c’è ancora) Rob Jones, con cui Budraitskis è cameratescamente associato.

Budraitskisconfgroup(Budraitskis a sinistra e Rob Jones a destra).

Nella lettera del 9 settembre 2003 indirizzata al CWI, IBT si chiede: “Potete informare su fino a che punto tale cospirazione arrivi? Certamente è più ampia di quanto la vostra dichiarazione ammetta, e non era affatto limitata alla sezione di Kiev della vostra organizzazione. E’ chiaro che Ilija Budraitskis, forse il più importante rappresentante a Mosca della vostra tendenza, fosse parte integrante della truffa. Ha compiuto numerosi viaggi a Kiev partecipando alla truffa. Cosa facevano gli altri capi del CWI a Mosca in queste visite? Come credevano fossero finanziati i viaggi? Non insospettirono il rappresentante Robert Jones? Cosa pensavano facesse Ilija Budraitskis a Kiev così frequentemente? Come pensavano che Ilija Budraitskis potesse permettersi quei viaggi? Il compagno Jones ha visitato Kiev negli ultimi quattro anni? E quante volte? Non notò nulla di sconveniente?” La lettera fu presentata due volte. Il CWI non rispose, né disse nulla su tali questioni nella dichiarazione su Budraitskis.

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Logo dell’Opposizione di Sinistra ucraina

Ucraina 2013-2014: l’acqua è passata! Viva Majdan e dimenticate il passato!
24nov-vertical Nel 2005 ci fu una scissione dell’organizzazione russa di CWI, e alcuni membri crearono una nuova organizzazione chiamata Vperjod. Nel febbraio 2008, Vperjod ebbe lo status di “osservatore permanente” dal Segretariato Unificato della 4.ta Internazionale (USEC)* e nel febbraio 2010 divenne la sezione ufficiale dell’USEC in Russia. L’organizzazione russa di CWI si divise nel 2009 sulla questione dell’Ossezia del Sud. Una parte mantenne il nome dell’organizzazione, Resistenza dei Lavoratori, e l’altra rimase fedele al CWI è si ricostituì come “Sezione russa del CWI”. Nel 2011 Vperjod e Resistenza dei lavoratori si fusero formando il Movimento socialista russo (RSM), divenendo la nuova sezione russa della Quarta Internazionale. La carriera politica di Ilija Budraitskis apparentemente non fu disturbata dallo ‘sfortunato’ incidente della sua partecipazione in una truffa palese e dalla sanzione inflittagli dal CWI. Tuttavia non rimase a lungo con il CWI, probabilmente se ne andò con la scissione del 2005. Non possiamo verificarlo di sicuro. I “beagle” occidentali “pro-Majdan… alisti” che l’intervistano spesso, potevano chiedergli di chiarire tale dettaglio. Tuttavia nel 2006 apparve quale membro di Vperjod in una “conferenza sul futuro della sinistra ucraina”, e da allora è sicuramente uno dei capi di Vperjod, come l’USEC fa sapere. E’ sugli articoli di Ilija Butraitskis che l’USEC basa la propria analisi sulla … “rivolta delle masse” in Ucraina, a Majdan, battendosi per una società migliore, con il “Settore di Sinistra” da costruire nel movimento di Majdan e il pericolo mortale dell’intervento russo. Il capo, ovviamente, e gli altri collaboratori… della linea anticapitalista dell’International Socialist Tendency** (IST), non riescono a non usarlo come fonte a conferma della loro analisi (chiunque controllando internet potrebbe facilmente trovare molti riferimenti a Budraitskis in varie sezioni dell’IST). Ma in ogni caso, non dobbiamo essere così rigorosi. Forse il “compagno” Ilija è sinceramente pentito per le sue azioni. O forse i compagni del CWI, così indulgenti, sapevano qualcosa. Questo è ciò che abbiamo prima pensato e deciso di mantenere per noi. Ma poi “navigando” sulla pagina facebook di Budraitskis abbiamo sorprendentemente scoperto che la sua vasta gamma di “amici” include: Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskij, Aleksej Arjabinskij, Boris Pastukh, Oleg Vernik! Non giureremmo su Arjabinskij e Zvorskij, perché non abbiamo trovato nessuna foto disponibile nel 2003 sui rispettivi tizi. Può essere una coincidenza. Gli altri tre invece sono coloro che “trascinarono” Ilija nella frode. E’ una cosa strana mantenere l’amicizia con i truffatori che l'”avevano trascinato” in una frode, no?! Più sorprendente di tutti, però, è il fatto che tali truffatori ancora si presentino come militanti, sindacalisti e capi di organizzazioni rivoluzionarie! Ci occupiamo soltanto del caso di Popovich, perché il più evidente. La verità è che nella relazione di marxist.com si afferma che alla “conferenza sul futuro della sinistra ucraina” c’era un Zakhar Popovich che fece un intervento. Ma forse, ancora una volta, si tratta di una coincidenza diabolica. Ma lo Zakhar Popovich che ha parlato alla Camera dei Comuni a Londra, il 10 marzo, di cui un video viene presentato dalla TSI, non è un omonimo, è il truffatore del 2003 Zakhar Popovich, oggi “esponente di spicco” dell’organizzazione Opposizione di Sinistra ucraina, che finora ha contribuito notevolmente… come fonte di informazioni… della sinistra e autonomia “pro-Majdan”, alla “rivoluzione sociale” avvenuta in Ucraina. Questa è l’organizzazione che agli occhi della SEK (sezione greca di IST) rappresenta la sinistra anticapitalista ucraina. E’ la stessa organizzazione le cui tesi sono avanzate dall’USEC. È il tizio che ci ha detto di essere andato di persona con la bandiera rossa a Majdan e che anche se i fascisti avevano una certa forza lì, anche… “la sinistra si rafforzava! Tale rivoluzione è molto diversa dalla rivoluzione arancione del 2004. Questa rivoluzione è forte!”. È la stessa persona intervistata, sotto il titolo eloquente “sollevazione di massa per la democrazia”, dall’NPA francese, un’intervista orgogliosamente spacciata dall’USEC. E’ vero che chiunque avrebbe cercato di saperne di più sulla sinistra ucraina e russa probabilmente avrebbe avuto il sospetto che non fossero personaggi cristallini e politici chiari. Almeno, questo è ciò che abbiamo notato con una piccola ricerca. Ma nel caso di Budraitskis e Popovich non si tratta di sospetti, essendo chiaro come il Sole. Quindi dovrebbero pensarci due volte coloro pronti a gridare alle “teorie della cospirazione”. Quei tizi del CWI, che tanto pietosamente avevano ‘assolto’ Budraitskis non sono consapevoli del fatto che il capo dell’opposizione di sinistra è Zakhar Popovich, l’uomo che espulsero dalla loro organizzazione come “vergognoso truffatore”? I tizi dell’USEC non conoscono il passato del loro capo russo? I tizi del’IST, non sanno del passato della loro ospite d’onore?
Il problema non è tecnico o personale, è politico. Riguarda l’essenza delle loro dichiarazioni, ma anche facilità e sicurezza con cui la sinistra europea ha preso posizione sulla questione ucraina, anche accusando chiunque osasse avere una posizione diversa di essere “esagerato”, ingenuo o anche portavoce di Putin. In effetti, non è più il momento dell’ingenuità…

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Note:
*In Italia, il CWI è rappresentato da Controcorrente, una microfazione del PRC.
**In Italia, International Socialist Tendency è rappresentato dalla microfazione Comunismo dal basso, a sua volta una corrente del defunto partitino liberal-anarchico Sinistra Critica.
***L’USEC in Italia è rappresentato da Sinistra Anticapitalista, ex-Sinistra Critica.

Foto: Bolshevik

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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