Perché Russia e Cina acquistano tonnellate di oro?

F. William Engdahl, New Eastern Outlook, 30/03/20161021668793L’oro è uno dei più affascinanti metalli rari. Nel corso della storia ebbe valore speciale, a volte sacro e spirituale, da seimila anni, quando le tombe dei Faraoni egiziani ne furono riempiti per accompagnare i morti nel loro viaggio. In tempi di crisi finanziaria mondiale, come nel 1930, l’oro è preferito dalle banche centrali e dai cittadini comuni come riserva di valore, quando la carta moneta perde valore. Ci stiamo avvicinando un altro di quei momenti in cui il debito cartaceo accumulato dal sistema del dollaro ne svaluta le banconote. Ciò che è molto significativo sotto questa luce sono le banche centrali che comprano tutto l’oro che possono.
putin_gold_bars Il dollaro oggi non è sostenuto dall’oro. È così da quando Nixon abrogò unilateralmente il Trattato di Bretton Woods del 1944 ed escluse il dollaro dalla copertura aurea statutaria, flottando liberamente dall’agosto 1971. Lo fece su insistenza dell’allora sottosegretario al Tesoro Paul Volcker e del mandante di Volcker, David Rockefeller della Chase Manhattan Bank. Nixon prese tale misura disperata solo perché le riserve d’oro della Federal Reserve stavano scomparendo mentre Francia, Germania e altri partner commerciali degli Stati Uniti chiedevano oro in cambio dei dollari accumulati, essendo consentito dalle regole di Bretton Woods. Dal 1971, senza il sostegno dell’accurata finzione che la FED avesse ancora il maggiore deposito mondiale di riserve d’oro nelle sue casseforti sotterranee, spacciando che superassero le 8000 tonnellate, il fiat dei dollari in circolazione nel mondo si ampliò senza limiti. Questa è la fonte della grande inflazione nell’economia mondiale negli ultimi quarantacinque anni, mentre i dollari in circolazione si sono espansi in modo esponenziale del circa 2500% dal 1970. La fiducia nei dollari, ancora la valuta di riserva principale del mondo, fu mantenuta da Washington attraverso vari trucchi e inganni. Dopo lo shock petrolifero dell’ottobre 1973 il segretario di Stato Henry Kissinger parlò di “petrodollari”. Il valore del dollaro si basava non sull’oro ma sul petrolio, soprattutto. Il prezzo del petrolio fu manipolato da Kissinger e altri nel 1973, come ho dettagliato nel libro Dei del denaro, aumentando in pochi mesi del 400% la circolazione dei dollari e costringendo Germania, Francia, America Latina e gran parte del mondo ad acquistarli. Washington si accertò, nel 1975, quando Germania, Giappone e altre nazioni cercavano di comprare il petrolio dell’OPEC con le proprie valute nazionali, che Arabia Saudita e OPEC accettassero solo dollari per il loro oro nero, il petrolio. Dal settembre 2014 il prezzo mondiale in dollari del petrolio è crollato. Si è passati da 103 dollari al barile a quasi 30 dollari oggi. Un crollo del 70% della domanda di dollari per il maggiore prodotto mondiale valutato in dollari. In tale contesto politico e finanziario, le banche centrali di Russia e Cina comprano oro per le loro riserve a un ritmo febbre. Non solo, la Banca popolare cinese ha recentemente annunciato di aver abbandonato l’ancoraggio al dollaro e diversificato il paniere di valute guidate dall’euro. Tuttavia le mosse delle banche centrali di Russia e Cina verso l’oro sono di gran lunga più strategiche.

La Russia compra molto oro
Mentre tutti gli occhi erano puntati sul prezzo del petrolio e il rapporto rublo – dollaro, la Banca centrale della Russia con discrezione ha acquistato enormi volumi di oro nell’ultimo anno. Nel gennaio 2016, gli ultimi dati disponibili, la Banca centrale russa ha acquistato 22 tonnellate di oro, circa 800 milioni di dollari al cambio attuale, tra le sanzioni finanziarie di Stati Uniti e UE e i bassi prezzi del petrolio. Era l’undicesimo mese consecutivo in cui comprava grandi quantità d’oro. Nel 2015 la Russia ha aggiunto ben 208 tonnellate d’oro alle riserve rispetto alle 172 tonnellate nel 2014. La Russia ha ora 1437 tonnellate di oro in riserva, la sesta nel mondo secondo il World Gold Council di Londra. Solo le banche centrali di Stati Uniti d’America, Germania, Italia, Francia e Cina detengono maggiori riserve auree. In particolare la Banca centrale russa ha venduto le sue obbligazioni del Tesoro statunitense per acquistare l’oro, de facto la de-dollarizzazione, mossa sensata mentre il dollaro, di fatto, guida la guerra valuta contro il rublo. Nel dicembre 2015, la Russia aveva 92 miliardi di dollari in US Treasury Bonds, assai meno dei 132 miliardi nel gennaio 2014. Più significativamente, dopo che la governatrice della Banca centrale russo Elvira Nabjullina dichiarò nel maggio 2015 di non vedere alcuna necessità di acquistare tutta la produzione di oro nazionale dato che le esigenze della banca potevano facilmente essere soddisfatte sul mercato internazionale, drenando le riserve di rubli, ci sarà stato un evidente voltafaccia. La Banca centrale della Russia ormai compra tutto l’oro prodotto in Russia. Solo dopo che si adempiranno gli obiettivi mensili, se ne importerà. Nabjullina ha recentemente dichiarato: “Crediamo che sia necessario creare un cuscino finanziario aggiuntivo per lo Stato di fronte alle incertezze estere“. Questo è molto importante mentre la Russia, che ebbe le riserve d’oro della propria banca centrale derubate durante gli anni di Eltsin, nei primi anni ’90, è diventa il secondo maggiore Paese al mondo per miniere d’oro dopo la Cina. È un importante strumento di sostegno all’industria aurifera e al rublo.

Anche Cina e Kazakistan
Solo un po’ più piccoli volumi di oro venivano acquistati nei mesi scorsi dalla Cina. E un’aggiunta significativa mensile alla propria riserva aurea fu fatta anche dal Kazakistan. Negli ultimi quaranta mesi, il Kazakhstan ha aumentato le riserve auree della banca centrale. Kazakistan e Russia aderiscono all’Unione economica eurasiatica insieme a Bielorussia, Armenia e Kirghizistan. E pure la Bielorussia aumenta le proprie riserve di lingotti. La Cina ha acquistato altre 17 tonnellate di oro a gennaio e comprerà altre 215 tonnellate quest’anno, approssimativamente pari a quelle della Russia. Da agosto 2015 al gennaio 2016 la Cina ha aggiunto 101 tonnellate di oro alle proprie riserve. L’acquisto annuale di oltre 200 tonnellate da parte della PBOC supererebbe le riserve auree totali di 20 Paesi, secondo il World Gold Council. Le riserve di oro della banca centrale della Cina sono aumentate del 57% dal 2009, secondo i dati parziali della PBOC rivelati nel luglio 2015. Gli osservatori del mercato ritengono anche che la quantità di oro nel caveau della banca centrale della Cina venga politicamente notevolmente sottostimata, per non allarmare troppo Washington e Londra. Kirghizistan, Russia e Cina sono anche membri della Shanghai Cooperation Organization. Questi Paesi eurasiatici sono parte dell’enorme programma cinese Grande Progetto Fascia e Via, chiamato anche Nuova Via della Seta economica che si espande per l’Eurasia con reti ferroviarie ad alta velocità e sviluppa nuovi importanti porti nella regione, mutando la mappa economica dell’Eurasia. L’anno scorso la Cina annunciava di tracciare le linee ferroviarie della Via della Seta per raggiungere i giacimenti d’oro dell’Asia centrale e della Russia, oggi privi di infrastrutture, per svilupparli e renderli economicamente attraenti per gli altri Paesi. Le valute di Russia, Cina e altri Paesi eurasiatici diventeranno “buoni come l’oro”, termine usato per il dollaro statunitense 60 anni fa. Il fatto che la Russia abbia anche un estremamente basso rapporto debito-PIL, circa il 18% rispetto al 103% del PIL degli Stati Uniti, al 94% dei Paesi dell’eurozona e l’oltre 200% del Giappone, è un dato di fatto che le agenzie di rating occidentali, impegnate nella guerra finanziaria del Tesoro degli Stati Uniti contro la Federazione russa, convenientemente ignorano. La Russia ha un’economia molto più sana della maggior parte dell’occidente che la chiama Stato fallito.chinahinagoldF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trappola del Gran Maestro Putin – 2

Oriental Review 13 novembre 2015reservesNel dicembre dello scorso anno pubblicammo un articolo interessante di Dmitrij Kalinichenko, “La trappola d’oro del Gran Maestro Putin”, che attirò molta più attenzione dai lettori di quanto aspettato. Continua ad essere citato da molti esperti politici ed economici internazionali. Tale articolo sulla strategia della Russia per sbarazzarsi di obbligazioni e petrodollari statunitensi comprando oro. Sembrava che il crollo del rublo alla fine dello scorso anno, insieme a un ridotto margine di bilancio del Cremlino, impedisse Mosca di continuare il piano per diversificare in modo permanente il sistema finanziario internazionale. Tuttavia, osservando ciò nel 2015, si nota che la strategia di Putin funziona molto bene. Grazie alla mano invisibile del mercato il rapporto prezzo oro-petrolio è più che raddoppiato negli ultimi due anni. Se a maggio 2014 con 12 barili di petrolio si comprava un’oncia d’oro, il rapporto è salito a 26 barili/oncia nel gennaio 2015 (dove rimane attualmente). Abbassando il prezzo del petrolio rispetto l’oro, sembra che Wall Street e City di Londra cercassero di ostacolare la tattica russa di comprare oro in cambio di petrolio e gas (i prezzi del gas sono collegati al petrolio via BTU). Tuttavia, tali azioni sono fallite. Il calo dei prezzi del petrolio e il deprezzamento della moneta nazionale non hanno impedito alla Banca di Russia d’acquistare oro sul mercato interno con i rubli. Nonostante minacce e sanzioni, la Russia continua ad incrementare le riserve auree. La Banca di Russia ha acquistato ben 171 tonnellate di oro nel 2014 e altre 120 tonnellate nei primi dieci mesi del 2015. Di conseguenza, il 1° novembre 2015 la Banca di Russia aveva accumulato 1200 tonnellate di oro nelle riserve, ufficialmente le quinte nel mondo, anche se in realtà la Russia è al 4.ta avendo la Germania permesso di ospitare solo un terzo delle proprie riserve. Per correttezza va notato che la Cina non ha fornito dati aggiornati sulle sue riserve d’oro dal 2009, quando ne possedeva ufficialmente 1054 tonnellate. Secondo alcune stime, le riserve cinesi potrebbero essersi triplicate.

L'oro nelle riserve della Banca di Russia dal 1995, in milioni di dollari USA. Fonte: Cbr.ru

L’oro nelle riserve della Banca di Russia dal 1995, in milioni di dollari USA. Fonte: Cbr.ru

L’anno 2014 ha portato Wall Street ancora un’altra spiacevole sorpresa. La Russia è emersa seconda produttrice mondiale di oro, superata solo dalla Cina. La leadership globale di Cina e Russia nelle miniere d’oro gli consente di creare propri sistemi di valuta e di trading su solide fondamenta d’oro, che saranno utilizzati dai Paesi BRICS come unità universale di conto e misura fissa dei prezzi. Di fronte alla prospettiva di dover fare i conti con la potente alleanza d’oro russo-cinese, presto in grado di mettere in discussione il futuro del dollaro come valuta di riserva mondiale, gli Stati Uniti hanno cominciato ad impiegare tutte le misure tradizionali per punire un Paese che osa sfidarne il peso finanziario mondiale. S’ignori il blaterare sui “valori democratici”, non sono altro che un modo per forzare la Russia a vendere oro. Il popolo russo ha sentito l’ultimatum di Washington e capisce perfettamente che gli Stati Uniti hanno imposto le sanzioni per estromettere il governo legittimo e democraticamente eletto di Mosca. Ma non a caso, le sanzioni applicate dagli Stati Uniti al popolo russo, a caro prezzo per l’Unione europea, hanno avuto l’effetto opposto. I russi si sono uniti al capo della nazione, e Cina e Russia sono ora più vicine che mai. La politica estera della dittatura dell’arroganza assoluta e così oltraggiosa di Washington, ha avuto conseguenze prevedibili. Sostituendo abitualmente e universalmente la forza del diritto con il diritto della forza, gli Stati Uniti hanno sprecato il capitale politico e la credibilità che s’erano guadagnati presso l’opinione pubblica russa e cinese. Il sostegno della Cina alla Russia neutralizza tutti i tentativi di Washington di piegare Mosca. Anche se la Russia è costretta a vendere oro, lo venderà… alla Cina, il che significa che rimarrà nell'”alleanza d’oro”. È interessante notare che la visita a settembre del Presidente Xi Jinping negli Stati Uniti non ha portato ad alcun accordo sostanziale. La Cina è ben consapevole che se Washington recidesse l’alleanza tra Russia e Cina, la prima azione dell’ipotetico governo filo-americano della Russia sarebbe strangolare energeticamente la Cina. Wall Street deve colonizzare la Russia prima, per colonizzare la Cina. I leader cinesi lo sanno molto bene. Per inciso, lo stesso destino attende l’Europa, altro competitore geopolitico degli Stati Uniti. Tuttavia, a differenza di Pechino, i capi europei non l’hanno ancora capito.
purchasing-power-of-the-us-dollar-1913-to-2013_517962b78ea3c E’ importante ricordarsi che gli attacchi del dollaro all’oro finiscono sempre nello stesso modo, in un KO doloroso per il dollaro. Non ci sono mai state eccezioni a questa regola della storia monetaria. Né ci saranno ora. Di qui la ben nota regola del mercato: “Ogni picco del prezzo dell’oro non è l’ultimo“. Sarebbe ingenuo credere che questa regola d’oro sia sconosciuta al maestro della pazienza, Vladimir Putin, e a Xi Jinping che, in maniera sistematica, aumentano le riserve auree. Russia e Cina inesorabilmente perseguono a spogliare il dollaro USA dello status di valuta di riserva globale. La soluzione militare standard degli USA non funziona in tale situazione. La Russia non è l’Iraq, la Libia o la Jugoslavia. Gli Stati Uniti non possono lanciare un’aggressione diretta a un Paese come la Russia, sarebbe la loro ultima mossa. Pertanto la Casa Bianca cerca di utilizzare i militanti radicali dei Paesi musulmani ed europei come carne da cannone. Un volta tale approccio era efficace. Verso la metà del XX secolo, Wall Street e City di Londra trascinarono l’Europa in guerra contro l’Unione Sovietica usando il loro pupillo Hitler, che avevano letteralmente messo al potere in Germania. Oggi Ucraina e Siria sono i teatri della guerra calda degli USA contro la Russia e l’Unione europea è il teatro della guerra economica degli Stati Uniti contro la Russia (va notato che mentre gli imprenditori europei soffrono per le sanzioni imposte alla Russia, i concorrenti statunitensi firmano lucrosi nuovi accordi con Mosca). Ora i Paesi europei cominciano a capire che Washington l’inganna semplicemente. Dopo tutto, ogni prodotto è, prima di tutto, nient’altro che energia sotto forma di merce. Prendendo spunto dalle ambizioni geopolitiche degli USA, l’Europa autoriduce la propria competitività. Staccandosi da slogan altisonanti e dichiarazioni su “valori” e considerando solo l’economia materiale, tutto diventa chiaro: se l’UE viene esclusa dagli approvvigionamenti di energia russa a basso costo, oltre che dal grande mercato russo, non potrà sopravvivere nella forma attuale. Wall Street e City di Londra, come prima, non sanno cosa Putin abbia in mente, ma sono abbastanza certi che Putin farà qualcosa, e qualunque cosa sia, sorprenderà tutti facendo avanzare gli interessi della Russia e dei suoi alleati. Cercando di spiegare Putin e l’omologo Xi Jinping, Bloomberg ha pubblicato un interessante articolo sei mesi fa sul futuro del mercato dell’oro: “Sarà probabilmente molto diverso dal vecchio gold standard”, Kenneth Hoffman, a capo del centro ricerca mondiale su metalli miniere di Princeton, dice a Bloomberg Intelligence… “E non sarà un sistema tradizionale in cui si entra o esce dalla banca con un’oncia d’oro. Sarà qualcosa di nuovo e diverso“. Le previsioni di importanti media occidentali sulla nascita imminente dell’alleanza russo-cinese per rilanciare il gold standard si sentono abbastanza spesso, sembrando segnali o appelli a un passo del genere rivolto a Mosca e Pechino. Già nel 18° secolo, il filosofo e scrittore Voltaire disse: “La carta moneta alla fine ritorna al suo valore intrinseco, lo zero“, e aveva assolutamente ragione. Ci sono state tantissime banconote nella storia dell’umanità. Ma tutte, in un modo o nell’altro, divennero zero e scomparvero. Coloro che vissero durante il regno di figure storiche come Alessandro Magno, Napoleone, Hitler, Stalin, onestamente credevano che la moneta esistente al momento sarebbe rimasta in circolazione per sempre. Ma non una di esse esiste oggi. E dollaro e rublo hanno in comune con i loro precedessori di 100 anni fa i nomi rimasti invariati. Dollaro e rublo moderni sono valute completamente diverse, con potere di acquisto diverso e aspetto diverso. Alcune valute muoiono improvvisamente, altre tornano a zero attraverso un ammortamento graduale, ma in un modo o nell’altro si annullano alla fine. Ovviamente, il dollaro statunitense indebolito ha perso il 98% del potere d’acquisto negli ultimi 40 anni (come altre pseudo-monete non protette) ed è già sull’orlo del naturale azzeramento. Questo argomento è sempre più utilizzato dai fautori del ritorno al gold standard. Tuttavia, dimenticano che tutte le valute d’oro già in circolazione alla fine morirono come le valute di carta. Perché questo è accaduto, dato che le valute d’oro sono garantite dall’oro che contengono fisicamente? Perché ogni moneta d’oro è, prima di tutto, una moneta con valore designato, non denaro basato sull’oro che contiene!
Le valute d’oro avevano un valore fiat rappresentato dalla denominazione impressa su di esse, imponendo un dazio legale a tutti gli operatori del mercato. Questo richiedeva che usassero le monete d’oro esclusivamente come valuta, con valore nominale specificato e assegnato per legge. Ma alla fine la contraddizione inevitabile emerse tra valore di mercato dell’oro contenuto nella moneta e suo peso rispetto al valore fiat della denominazione impressagli. Tale incoerenza significò la fine di ogni forma di moneta d’oro nel corso della storia monetaria. Non ci sono eccezioni a questa regola, ben nota a Wall Street. E’ di fondamentale importanza per essi che Russia e Cina siano spinte a coniare un’altra moneta d’oro condannata. Non appena Russia e (o) Cina emettessero tale moneta d’oro, saranno immediatamente attaccate da Soros e altri speculatori al soldo di Wall Street come lui. Qualunque sia il valore nominale, in rubli o yuan, impresso sulla moneta d’oro di Russia o Cina, dopo un po’ il valore inizierebbe a divergere dal valore dell’oro nella moneta. Diverrà vantaggioso per gli speculatori riciclare carta moneta in cambio della valuta in oro, riducendo le riserve auree del Paese, portandolo al default. Data la situazione attuale, non c’è nessuno al mondo che possa rispondere a questa apparentemente semplice domanda: perché, sapendo che non è possibile coniare una moneta nazionale in oro, Russia e Cina continuano ad accumulare riserve auree? In questo momento nessuno al mondo lo sa… tranne Putin e il collega Xi Jinping…goldcore_bloomberg_chart2_28-05-14Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “de-dollarizzazione” avanza: la Russia compra più oro in sei mesi, e continua a vendere buoni del Tesoro USA

Tyler Durden Zerohedge 18/01/2015commemorative-coins-mark-reunification-of-russia-and-crimea-4-630x470Le voci sulla Russia che vende le proprie riserve auree, ormai è chiaro, sono esagerate dato che non solo Putin non vende, ma le riserve auree russe sono anche aumentate in sei mesi, a dicembre, di quasi 46 miliardi di dollari (vicino al picco dell’aprile 2013). Sembra che le chiacchiere su “la Russia vende” siano volte a ridurre i prezzi permettendo di raccogliere beni fisici non fiat a prezzi inferiori. D’altra parte, i russi continuano un altro trend, riducendo l’esposizione verso il Tesoro USA per il 20° mese consecutivo, le partecipazioni della Russia nel debito del Tesoro USA sono scese di anno in anno, rafforzandone le vendite.

Comprare a basso prezzo…
Le riserve auree Russia sono balzate per sei mesi fino a dicembre, quasi pari al picco dell’aprile 2013…

20150118_russia1e vendere al rialzo…
Il possesso russo di buoni del Tesoro USA ad oggi è il secondo più basso dal 2008…

20150118_russia

Sembrerebbe il maggior passaggio, di cui nessuno parla, tra fiat e non-fiat e tra carta e beni fisici verificatosi in Cina e Russia.
Grafici: Bloomberg

Alcuni hanno commentato sul balzo “senza precedenti” dei capitali dalla Russia, ma come spiega il Dr. Constantin Gurdjiev, gli ‘analisti’ occidentali sembrano aver dimenticato un paio di cose…
La Banca centrale della Russia ha pubblicato i dati dei deflussi di capitale del 2014, suscitando l’allegro chiacchiericcio di funzionari ed accademici degli Stati Uniti che allegramente prevedevano la scomparsa dell’economia russa. Le cifre sono pessime: i deflussi netti ufficiali di capitali sono pari a 151,5 miliardi di USD, circa 2,5 volte il tasso di deflusso nel 2013, di 61 miliardi. I deflussi del Q1 furono di 48,2 miliardi, nel Q2 di 22,4 miliardi, nel Q3 2014 di 7,7 miliardi e nel Q4 2014 a 72,9 miliardi. Così, nel Q4 2014 i deflussi, in confronto, furono maggiori ai deflussi di tutto il 2013. Vi sono, tuttavia, alcune precisazioni che gli analisti occidentali dell’economia russa tendono ad ignorare:
• I 19,8 miliardi di USD di deflussi nel Q4 2014 derivavano dalle nuove misure per l’approvvigionamento di liquidità da parte della BC di Russia, estendendo nuove linee di credito alle banche russe. In altre parole, si tratta di prestiti. Si può presumere che le banche ne vadano in default o che ripagheranno i prestiti. Nel primo caso, le uscite non saranno reversibili, nell’ultimo si.
• I deflussi netti di capitali dei Q1-Q3 2014 sono stati valutati con il rimborso delle banche dei finanziamenti esteri (ricordate che le sanzioni alle banche si sono avute nei Q2-Q3 2014) pari a 16,1 miliardi di USD. È possibile chiamarli deflussi dei fondi o pagamento dei debiti. La prima suona inquietante, assai meno la seconda, ripagare i debiti migliora bilanci. Non siate così apocalittici, quindi. Non abbiamo ancora i dati aggregati relativi per il Q4 2014, ma su base mensile, gli stessi deflussi del settore bancario furono pari ad almeno 11,8 miliardi di USD. Ecco i 27,9 miliardi di USD dovuti allo sganciamento delle banche nel 2014. Anche in questo caso, può essere un male, ma anche un bene. Oppure semplicemente più sfumato da ciò che suggeriscono i titoli urlati.
• I rimborsi del debito, la riduzione della leva finanziaria nel settore non bancario è stata maggiore nel Q4 2014 e solo i rimborsi dei debiti previsti ammontano a 34,8 miliardi di dollari. Oltre a ciò, non abbiamo idea se siano rimborsi imposti (o non pianificati).
Quindi, solo nei Q3-Q4 2014, i rimborsi delle banche programmati erano pari a 45,321 miliardi di USD e i riscatti aziendali programmati erano pari a 72,684 miliardi di USD. In termini semplici, 118 miliardi di dollari o 78 per cento di catastrofica fuga di capitali dalla Russia nel 2014, sono dovuti a rimborsi dei debiti bancari e non a fuga di ‘investitori’ o di depositanti; in parte una forzata restituzione del debito. Mettiamola su una prospettiva leggermente diversa. Qualunque sia la vostra idea delle politiche europee e statunitensi nella crisi finanziaria globale e conseguente grande recessione, la pietra angolare di tali politiche era lo ‘sganciamento (deleveraging) ovvero le banche che rimborsano i debiti’. La Russia non ha adottato da sé tale politica, ma è stata costretta dalle sanzioni sganciando banche e aziende russe (anche quelle non direttamente sanzionate) dai mercati del credito occidentali. Ma se pensate che tale passo sia catastrofico per l’economia russa, indotto dal Cremlino, dovreste porvi un paio di domande sulle politiche di deleveraging di Stati Uniti ed europee. E dopo fate un pensierino sui restanti 33 miliardi di dollari di deflusso, che riguardano la dollarizzazione dei conti delle famiglie russe (conversione dei rubli in dollari e altre valute), gli effetti dei cambi in valute diverse dal dollaro USA, le valutazioni mutevoli sulle riserve auree, ecc.
Come direbbe qualcuno, si guardi la Grecia… Sì, le cose sono pessime in Russia. Sì, lo sganciamento è imposto e doloroso. Sì, i deflussi di capitali sono enormi. Ma, un aspetto positivo c’è: la maggior parte della fuga di capitali che gli analisti occidentali condannano, migliora i bilanci russi e riduce il debito estero russo. Non sarebbe troppo male, giusto? Perché se fosse così, allora Grecia, Cipro, Spagna, Italia, Irlanda, Portogallo, Francia e così via… s’immaginerebbero un loro processo di ‘sganciamento’…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Contro la ‘Guerra delle sanzioni’, Putin giocherà la sua ‘Carta dell’oro’?

John Butler, Contracorner, 20/11/2014

Il tema della ‘guerra valutaria’ è studiato da certi ambienti finanziari almeno fquan do il termine fu usato dal ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega nel settembre 2010. Di recente, la guerra delle valute è esplosa, come la ‘guerra delle sanzioni’ contro la Russia. La storia suggerisce che le attività finanziarie assai difficilmente preservano il potere d’acquisto reale degli investitori in tale inospitale ambito internazionale, in parte a causa delle crisi valutarie associate che catalizzano almeno la parziale rimonetizzazione internazionale dell’oro. Vladimir Putin, su pressione delle sanzioni economiche, può decidere che sia il momento di giocare la sua ‘carta dell’oro’.

49894-olympic-image1Breve storia della guerra valutaria
“Siamo in piena guerra valutaria internazionale. Ciò ci minaccia perché sottrae la nostra competitività”. Il ministro delle finanze brasiliano Mantega pronunciò queste parole nel settembre 2010, due anni dopo la spettacolare crisi finanziaria globale di fine 2008. Durante e dopo la crisi, l’euro crollò del 25% rispetto al dollaro e la sterlina di quasi il 30%. Mentre il real brasiliano inizialmente si scese, successivamente recuperò in meno di un anno, a differenza di euro e sterlina. Le drammatiche oscillazioni nei cambi possono avere un serio impatto sui tassi della crescita economica. E quando la crescita economica mondiale è debole, la tentazione di svalutare e prendere qualche quota di mercato globale alla concorrenza è forte. “I Paesi avanzati cercano di svalutare le loro valute“, sosteneva Mantega. Il calo dell’euro nel novembre 2008 fu di particolare importanza perché espose la frattura nell’area dell’euro: tra gli esportatori competitivi del Nord, come Germania, Polonia Repubblica Ceca e Repubblica slovacca; e gli importatori meno competitivi del Sud, come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Con l’euro debole, le economie degli esportatori erano in pieno boom. Eppure le ricadute della crisi finanziaria furono più dure per i membri meno competitivi dell’euro, minacciando la solvibilità delle loro banche e, per estensione, la sostenibilità delle finanze dei loro governi. Così emerse una ‘guerra civile valutaria’ nella zona dell’euro, ancora combattuta presso la BCE di Francoforte e nelle capitali nazionali. Il Sud affronta il default e più Paesi pensano di ritirarsi dall’euro, minacciando l’intero progetto. Il Nord è riluttante ai salvataggi senza un sostanziale scambio sotto forma di ristrutturazione significativa delle economie meridionali, cronicamente non competitive. Anche se la crisi è irrisolta finora, vari compromessi sono stati raggiunti nel 2012, prendendo tempo indeterminato. Che tale tempo sia usato saggiamente è opinabile, e uno o più salvataggi, ed eventualmente una nuova grave crisi (o più crisi) ci attendono. L’escalation drammatica nella guerra valutaria globale si è avuta in Giappone nel 2012, dopo l’elezione del primo ministro Shinzo Abe, che promuoveva misure radicali per rilanciare l’economia giapponese. Così non perse tempo nell’impiegare l’arma più ovvia: la svalutazione. Dall’ottobre 2012 al febbraio 2013, lo yen fu svalutato del 25% circa. Anche se come risultato diede un po’ di stimolo a breve termine, l’effetto complessivo fu più scarso e breve di quanto sperato. Così la Banca del Giappone prese misure supplementari indebolendo ulteriormente lo yen. Mentre scrivo, lo yen è svalutato di un ulteriore 15%. E non è tutto: Abe ora promette di bloccare il previsto aumento dell’imposta sulle vendite e ha chiesto elezioni anticipate come referendum de facto per le sue politiche economiche. L’ulteriore indebolimento dello yen a seguito dell’annuncio suggerisce che i mercati finanziari si aspettano che Abe vinca e continui di conseguenza. Tale grande svalutazione cumulativa dello yen è un attacco ai concorrenti del Giappone nei mercati globali dell’esportazione, in particolare nei manufatti tecnologicamente avanzati. Germania, Polonia, Corea del Sud, Taiwan e Brasile sono in questo gruppo e senza dubbio lo yen più debole è una delle ragioni per cui la crescita in questi Paesi rallenta ultimamente. Germania e Polonia, tuttavia, ora combattono una guerra valutaria su tre fronti: contro il Giappone per la quota di mercato delle esportazioni; contro Stati Uniti, Unione europea e NATO sulla questione delle sanzioni economiche alla Russia; e sul fronte della zona euro, dove recentemente entrambi i Paesi dissentono dalla recente iniziativa sull’allentamento quantitativo (QE) della BCE per acquistare titoli assicurati. Come la Germania, Polonia e altri Paesi sono sotto il tiro incrociato di guerre valutarie e sanzioni, reagendo a loro volta colpendo i partner commerciali, e così via. Le conseguenze negative sui mercati finanziari globali potrebbero essere sostanziali.

Russia, NATO e ‘guerra’ delle sanzioni
Negli ultimi anni, c’è stata una serie di sempre più gravi scontri tra Stati Uniti e Russia, a cominciare dalla guerra georgiana del 2008, proseguendo con la crisi siriana del 2013 e poi, più recentemente, in Ucraina. Mentre ciascuna di tali crisi si aggravava, finora non ebbero una dimensione economica internazionale palese. Questo finché la crisi ucraina ha scatenato una ‘guerra delle sanzioni’ intensificatasi al punto da danneggiare economicamente non solo la Russia, ma Germania e Polonia, due dei maggiori partner commerciali della Russia. Finora, l’economia russa ha retto abbastanza bene, ma i recenti sviluppi suggeriscono una futura profonda recessione. I prezzi più bassi del petrolio, di cui la Russia è una grande esportatrice, colpiscono duramente l’economia russa. Inoltre, con la moneta russa che precipita di oltre il 30% negli ultimi mesi, l’inflazione dei prezzi al consumo è destinata ad aumentare sensibilmente. Allora, cosa farà la Russia? Putin starebbe preparando un vasto programma per ridurre la corruzione e migliorare l’efficienza economica, ma anche se questo accade, richiederà del tempo e non si può pretendere che compensi pienamente l’effetto delle sanzioni. A meno che non spariscano presto, la Russia affronterà un periodo di scarsità economica. Per Stati Uniti e NATO, la scarsità economica russa è proprio ciò che vogliono con la guerra delle sanzioni: danneggiare abbastanza Putin, pensano, da consentire all’Ucraina di schiacciare la ribellione nella parte orientale del Paese ed eventualmente rioccupare la Crimea. Non essendo esperto in queste cose, mi sembra assai improbabile che Putin resti sotto pressione. È popolare in Russia, non solo perché finora ha supervisionato un prolungato periodo di forte crescita economica, ma anche perché è considerato dai russi un leader forte che si batte per gli interessi nazionali della Russia. I russi sostengono i loro fratelli in Ucraina orientale e Crimea. Sarebbero inorriditi se la Russia permettesse all’Ucraina di schiacciare i ribelli. Inoltre, per via delle sanzioni, i russi incolpano Stati Uniti e NATO della prossima crisi economica, non Putin.
Se ho ragione, Putin resistendo in Ucraina, sarà sempre molto popolare nonostante la recessione inevitabile, allora cosa implicano tali guerre valutarie in generale? In primo luogo, implicano che Germania, Polonia, Slovacchia e la maggior parte degli altri partner commerciali russi subiscano un forte deterioramento economico. In ogni caso, ciò avrà certi effetti politici. Nei Paesi con governi deboli e leader impopolari, l’opposizione può sostenere la fine delle sanzioni come espediente per conquistare il potere. Infatti, in Slovacchia, il governo ha già espresso opposizione ad ulteriori sanzioni. In secondo luogo, ciò implica che, piuttosto che subire, la Russia cercherà di ridurre la sua dipendenza economica dall’occidente. Ciò è già evidente con Putin che firma importanti accordi nei settori dell’energia e della difesa con Cina e India, e altri Paesi. I forti legami russi con gli altri Paesi BRICS o altri Paesi, possono essere preoccupanti per gli Stati Uniti, ma nella maggior parte dei casi non c’è molto cui gli Stati Uniti possano fare. Un aspetto cruciale della dipendenza della Russia dall’occidente è l’uso globale del dollaro come valuta di transazione e riserva internazionale primaria. Quindi non sorprende che il recente accordo energetico russo con la Cina, che prevede la costruzione di un grande gasdotto tra i due Paesi sia finanziato in yuan cinesi piuttosto che dollari.
Non solo la Russia, ma i BRICS in generale, hanno regolarmente espresso insoddisfazione per le convenzioni monetarie mondiali dollaro-centriche, comprese le istituzioni di Bretton Woods FMI e Banca Mondiale. Per cui i BRICS hanno deciso di costruire proprie istituzioni parallele e firmato una serie di accordi bilaterali di mutui cambi valutari e con partner commerciali non BRICS per ridurre la dipendenza dal dollaro. Mentre tutte queste iniziative allontanano i BRICS e di conseguenza l’economia globale dal dollaro, il processo è lento e in assenza di una crisi monetaria internazionale, probabilmente ci vorranno anni. Per la Russia, invece, la necessità di sostenere l’economia e la moneta è un’urgenza. Non può attendere la graduale evoluzione del sistema monetario internazionale per ridurre l’impatto delle sanzioni. Quindi, cosa potrebbe fare la Russia nel breve termine?

2014_10_11_12_19_34513341_news_bigpicUn rublo-oro?
Una possibilità interessante è stata già prevista dalla Russia, infatti: sostenere la valuta con le riserve auree della Russia. Alla fine degli anni ’80, quando l’Unione Sovietica collassava, il rublo precipitò e l’inflazione s’impennò. La Russia non aveva praticamente accesso ai mercati dei capitali globali e si basava sulle esportazioni di petrolio per una valuta forte con cui commerciare con le altre nazioni. Nel 1989, il premier Gorbaciov invitò due eminenti economisti statunitensi in Russia, che s’incontrarono con alti funzionari economici e consigliarono proprio ciò come modo migliore per stabilizzare il rublo. Uno dei due era l’ex-governatore della FED Wayne Angell; l’altro, Jude Wanniski aveva fama di ‘sussidiario’ economico. Nel 1998, Wanniski scrisse di “esser preoccupato dal crollo finanziario della Russia” e decise di “scrivere un pezzo su come salvare la Russia subito, prima che del caos completo”. Nell’editoriale sul Wall Street Journal che ne seguì, Wanniski spiegò la vecchia storia dell’idea del rublo-oro: “Nel settembre 1989, il governo sovietico di Mikhail Gorbachev m’invitò a Mosca per nove giorni di discussione sulle mie opinioni non ortodosse su come l’URSS potesse convertirsi all’economia di mercato. Sostenevo che il processo doveva cominciare fissando il prezzo del rublo in oro ad un tasso credibile di cambio, che credevo allora sarebbe stata cosa relativamente facile da fare. E lo credo ancora oggi. La scorsa settimana, l’ex-vicecandidato presidenziale degli Stati Uniti per il partito repubblicano, Jack Kemp, ha scritto una lettera al presidente Bill Clinton, spingendolo a chiedere a Eltsin e al suo candidato primo ministro, Viktor Chernomyrdin, di considerare la soluzione dell’oro come modo più semplice e veloce per porre fine alla crisi finanziaria, senza più far soffrire il popolo russo. L’oro è preferibile in questa situazione perché il governo russo possa annunciare la difesa del rublo in oro ad un cambio di 2000 rubli per oncia, e sebbene controlli il rublo, non controlla le attuali correnti valutarie. Perciò la Russia aveva bisogno dei lingotti d’oro per sostenere fino all’ultimo il rublo, mantenendo stabile il prezzo dell’oro in rubli. Poteva gestire la liquidità in rubli, che il governo può fare facilmente acquistando e vendendo buoni fruttiferi in rubli alle banche russe. Doveva anche rendere disponibile al pubblico un numero illimitato di obbligazioni in oro-rublo. Ecco come Alexander Hamilton risolse la crisi finanziaria che affrontava l’amministrazione di George Washington nel 1791. Il primo segretario al Tesoro degli Stati Uniti legò il dollaro all’oro e ai creditori promise che sarebbero stati tutti pienamente ripagati e con gli interessi. Nel 1947 il ministro delle Finanze tedesco-occidentale Ludwig Erhard concluse la crisi finanziaria similare ancorando il marco tedesco all’oro. In quei momenti, né gli Stati Uniti né il governo tedesco avevano oro. La promessa dell’oro funzionò perché la gente capì che i loro governi non erano insolventi, ma semplicemente affrontavano una crisi di liquidità a breve termine. Allo stesso modo, lo Stato russo oggi ha pochi debiti, forse 200 miliardi di dollari, rispetto alle attività che possiede, che ammontano a 10 trilioni di dollari. Lo Stato, dopo tutto, si estende su 11 fusi orari, acquisiti con la rivoluzione del 1917. Tutte queste attività possono essere utilizzate per sostenere il tasso di cambio convertendoli al prezzo in rubli dell’oro. Sentendo che il governo promette di pagare il debito a un prezzo di 2000 rubli per l’oro, al tasso dollaro/oro di 7 a 1 ad oggi, il popolo russo deciderebbe se tale promessa sia credibile. Avrebbe preferito avere un interesse al legame oro-rublo al duro tasso di 7 a 1, o banconote in rubli senza interessi a un tasso da collasso di 17 a 1? La domanda suggerisce che la gente si affretterebbe a convertire le banconote in obbligazioni in rubli. Così il popolo russo concluderebbe le operazioni di transizione utilizzando 40 miliardi di dollari statunitensi, mentre il valore della massa monetaria in rubli implode verso zero. Un rublo-oro governativo spingerebbe le persone in banca a convertire i dollari in rubli-oro di maggior valore. In breve, il governo avrebbe abbastanza dollari per pagare alle banche occidentali gli interessi dovuti. Mentre il governo russo creerebbe nuova liquidità in rubli per soddisfare la crescente domanda, e anche i problemi con l’insolvenza delle banche russe sarebbero risolti. Il commercio interno fluirebbe in rubli attraverso i cancelli fiscali invece che barattando dollari, e Eltsin potrebbe pagare gli stipendi arretrati in rubli fiscali invece che in denaro fiat. Fissando l’oro invece che un paniere di valute estere, la Russia potrebbe raccogliere il premio del signoraggio. Se il presidente Clinton mantenesse la promessa di aiutare il presidente Eltsin, potrebbe chiedere al dipartimento del Tesoro di comprare per 3/4 miliardi di dollari di obbligazioni in rubli-oro del Fondo di stabilizzazione del cambio. Se accadesse domani, la Russia potrebbe far fronte ai propri obblighi in dollari in settimana. Se ci fossero ulteriori dubbi tra i russi sulla credibilità del rublo-oro, si dissolverebbero dopo aver visto il governo degli Stati Uniti acquistare debito sovrano in rubli. Il governo russo potrebbe presto accelerare l’espansione economica attraverso riforme fiscali dal lato dell’offerta. Ma andiamo con ordine. Un rublo buono come l’oro è quello che il dottor Angell ordinò nel 1989 ed è ciò che ordina il medico ora”.
La situazione nel 1989 e 1998 era, quindi, simile se non peggiore a quella attuale della Russia. Ma se s’intensifica la guerra delle sanzioni? Le cose potrebbero peggiorare. Putin e i suoi consiglieri sanno che ciò fu già previsto? Che l’oro potrebbe dare una soluzione praticabile nel stabilizzare moneta ed economia? Una possibilità concreta. Quante probabilità ci sono che facciano questa mossa? Bene, prendiamo in considerazione il contesto internazionale. Se la Russia adottasse il rublo-oro oggi, condurrebbe una politica molto più credibile di quanto non lo sarebbe stata nel 1989 o nel 1998, quando il governo della Russia era meno stabile e meno popolare, e l’economia russa assai meno integrata con quelle di Cina, Germania e altre grandi economie. Inoltre, negli ultimi anni la Russia ha accumulato una quantità enorme di riserve auree. In effetti, ai prezzi correnti di mercato, le riserve auree della Russia sarebbero pari al 27% della massa monetaria in rubli! È un rapporto elevato, di gran lunga superiore a qualsiasi altro grande Paese e anche superiore all’originale minima copertura in oro decisa dalla FED. Inoltre, la Russia è una grande esportatrice netta e, nonostante le sanzioni, le riserve auree della Russia, di conseguenza continuerebbero a crescere, invece che declinare. Questa credibilità è anche rafforzata dal relativamente basso debito dell’economia russa. Senza un grande debito di servizio, c’è poca necessità di gonfiare la valuta. In effetti, i tassi d’interesse russi sono attualmente al 10%, il che implica un generoso ritorno relativo sui saldi di cassa in rubli. Immaginate il rublo convertibile in oro, e i tassi d’interesse del rublo al 10%. Ciò implica un arbitraggio quasi privo di rischio del 10% tra il rublo e l’oro. Potete scommettere che numerosi investitori internazionali venderebbero rapidamente oro, dollari o altre valute e acquisterebbero rubli, intascando il differenziale di un tasso d’interesse pesante. Ciò sosterrà il rublo, comportandone un grande apprezzamento nei confronti del dollaro e delle altre valute senza convertibilità all’oro. I tassi d’interesse in rubli potrebbero diminuire, forse a livelli piuttosto bassi, in cui l’equilibrio verrebbe infine raggiunto. Poteva funzionare nel 1989 o nel 1998. E’ molto più probabile che funzioni oggi.

Può il rublo-oro catalizzare la rimonetizzazione in oro mondiale?
1980russia100roublesolympictorchgoldproofobv400 C’è un altro aspetto da considerare, però, il possibile impatto di questa politica sul dollaro e il sistema monetario internazionale. Ricordiamo che, come valuta di riserva globale primaria, il dollaro circola in grandi quantità all’estero, dove forma la maggior parte delle riserve monetarie delle banche centrali. Questo è in parte ciò che permette al governo degli Stati Uniti e all’economia in generale, di finanziarsi a tassi d’interesse bassi. Ma se il dollaro affrontasse improvvisamente la concorrenza di una moneta credibile basata sull’oro, è probabile che come minimo le banche centrali puntino a diversificare almeno parte delle riserve in dollari in buoni fruttiferi in rubli-oro. I Paesi importatori di petrolio dalla Russia avrebbero ulteriori incentivi a farlo potendo pagare le importazioni di petrolio russo in rubli evitando le sanzioni. Gli speculatori (o investitori) anticipando un eventuale internazionalizzazione del rublo affronterebbero questi sviluppi intascando un bel ritorno nel frattempo. La pressione al rialzo sui tassi d’interesse implicito negli USA sarebbe bassa inizialmente, ma anche un piccolo aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti causerebbe guai all’economia statunitense che così tanto sfrutta i tassi bassi. La crescita potrebbe rallentare. La FED potrebbe cercare di compensare ciò impegnandosi a un rinnovato QE, gettando benzina sul fuoco con conseguente vendita aggressiva di dollari sui mercati dei cambi. In uno scenario estremo, ma non impossibile, il dollaro potrebbe perdere lo status di riserva, cosa devastante per l’economia degli Stati Uniti. Mentre un dollaro assai debole aiuterebbe competitività ed esportazioni degli Stati Uniti, schiaccerebbe l’efficace potere d’acquisto internazionale del dollaro (ad esempio, su petrolio e altre risorse) risultando nell’impennata dell’inflazione dei prezzi al consumo. L’impatto negativo di tassi d’interesse più elevati sulla crescita e l’aumento dell’inflazione dei prezzi al consumo renderebbe la stagflazione degli anni ’70 un pic-nic.
Come ho sostenuto nel mio libro, La rivoluzione dell’oro, la perdita di status di riserva del dollaro avrebbe enormi ripercussioni sul sistema monetario internazionale. Mentre il rublo-oro potrebbe sfidare il dollaro, in una certa misura, è irrealistico pensare che un’economia dalle dimensioni di quella russa possa sostenere una moneta di riserva mondiale dominante. No, mentre il dollaro declina, molto probabilmente più valute alternative diverrebbero di riserva. Qui le cose si fanno interessanti. Dati altri fattori simili, mentre una valuta viene utilizzata come riserva, si rafforza. Ciò potrebbe essere sgradito presso certe economie fortemente orientate alle esportazioni. Così detronizzare il dollaro non pone termine alle guerre valutarie, ma piuttosto potrebbe degenerarle ulteriormente, invece, con un Paese dopo l’altro che cerca di compensare la debolezza del dollaro, indebolendo la propria valuta. Questa sorta di ‘corsa al ribasso’ s’è già vista negli anni ’20 e ’30, conclusa dalla decisione esecutiva del presidente statunitense Roosevelt di svalutare il dollaro di circa il 60% nel 1934. In quel caso, tuttavia, il dollaro era sostenuto dall’oro e da quella che era la maggiore economia mondiale al momento. Non così oggi. L’economia globale è sempre più multipolare, con la zona euro e la Cina grandi quanto gli Stati Uniti. Inoltre, gli Stati Uniti hanno un enorme debito accumulato estero, implicando il crescente rischio di degradazione e svalutazione future. Oggi, solo il 2,3% della massa monetaria statunitense è sostenuta dall’oro. Così gli Stati Uniti semplicemente non possono essere un”egemonia monetaria’ fornendo la valuta di riserva mondiale. Ma mente tutte le grandi economie hanno debiti e altre questioni finanziarie da affrontare, nessuna valuta principale può sostituire il dollaro come riserva. Ciò implica un sistema monetario globale altamente instabile. Il dollaro non è certo l’unica moneta a rischio di degradazione e svalutazione. La teoria dei giochi implica che la corsa al ribasso è una possibilità concreta e non è chiaro se il dollaro guiderebbe o seguirebbe tale gara. Come sostengo nel mio libro, tale combinazione di multipolarità economica e instabilità dell’attuale equilibrio monetario globale, probabilmente provocherebbe una parziale, se non piena, rimonetizzazione dell’oro, associata a un grande aumento dei prezzi. L’oro è il modo ideale dei Paesi di risolvere gli squilibri commerciali in un mondo in cui la fiducia nella stabilità monetaria è carente. Accumulare riserve che possono essere sommariamente svalutate dai partner commerciali con una guerra valutaria, non è una politica razionale. Eppure qualcosa deve fungere da riserva se il commercio dilaga dappertutto. L’oro fornisce stabilità e non può essere arbitrariamente svalutato. Le valute basate sull’oro così aumenterebbero notevolmente la fiducia e di conseguenza, agevolerebbero il commercio internazionale. Chi conosce la storia degli anni ’70 dell’ottocento, sa dei forti attuali parallelismi con quell’importante decennio. Dopo l’unificazione tedesca e la ripresa degli Stati Uniti dalla guerra civile, entrambe queste economie recuperarono terreno rapidamente verso la Gran Bretagna. Il Giappone aveva cominciato ad industrializzarsi. In quelle condizioni multipolari sorte spontaneamente, la diplomazia formale era assente e il classico sistema del gold standard sostenne per decenni probabilmente la crescita economica globale più rapida mai sperimentata nella storia.

Putin giocherà la ‘Carta dell’Oro’?
Passiamo ora tornare in Russia e lasciare da parte la prospettiva occidentale, per il momento. Putin ha probabilmente compiuto più per la Russia che qualsiasi altro leader contemporaneo di un grande Paese. Sì, può essere un autocrate, ma vi prego di farmi vedere un grande Paese sviluppato che non sia mai stato governato da un autocrate. (Gli Stati Uniti nacquero sotto Georgio III e presero in prestito la maggior parte del codice giuridico e della cultura politica dal Regno Unito). Sotto la guida di Putin, la Russia ha mantenuto l’integrità territoriale, rimasta sotto questione dal crollo dell’Unione Sovietica, e la Russia ha una formidabile potenza militare per difendere i suoi vasti confini (anche se non può fare il poliziotto mondiale). L’economia è cresciuta rapidamente e, pur dipendente dalle risorse, ha iniziato a diversificarsi. (Tenete a mente che i giovani USA erano considerati dagli europei un’economia dipendente dalle risorse). La Russia ha costruito forti legami economici e politici non solo con i Paesi BRICS, ma anche con molte economie minori in Eurasia e altrove. La Russia ha accumulato un piccolo debito pubblico, il che implica che non sarà d’ostacolo alla crescita futura, come è probabile nel caso di Stati Uniti, Unione europea e Giappone. La Russia ha anche un sistema fiscale vantaggioso, con un’imposta massima del 13% sul reddito. Sì, la Russia rimane una società economicamente diseguale, ma sappiamo quanto sia successo alla disuguaglianza nelle economie sviluppate negli ultimi decenni, non solo dalla crisi finanziaria globale del 2008. Alla luce di questi risultati, Putin non è un leader da prendere alla leggera e dobbiamo prestare attenzione quando parla del suo desiderio di porre fine alla ‘dittatura del dollaro’, come ha detto questa settimana. Forse giocherà davvero la carta dell’oro che ha nascosto nella manica, e quindi prenderà due piccioni con una fava: puntellare il rublo e l’economia russa, da un lato; detronizzare il dollaro, dall’altro. Caos economico e monetario internazionale potrebbe derivarne, ma con la Russia che già subisce sanzioni indesiderate e quindi con assai meno relativamente da perdere, Putin potrebbe decidere che sia il momento di fare la sua mossa. Potrebbe avere già raggiunto il suo posto sui libri di storia russa, ma immaginate come sarà considerato nei libri di storia del mondo, se avviasse il ritorno ad una forma di gold standard globale.

10_Rouble_2001-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il racconto di due riserve auree

Quella russa sale e quella ucraina cade…. Ora, chi è in crisi economica? Jatsenjuk sentenzia “Solo gli Stati canaglia non hanno bisogno del supporto internazionale per le riserve valutarie e di oro”
Voices from Russia, 21 novembre 2014goldreserves RFRossija Segodnja 20 novembre 2014
Nell’ottobre 2014 la Banca centrale della Russia riferiva che le riserve auree russe erano aumentate dell’1,6 per cento… a 37,6 milioni di once (1169,5 tonnellate) da 37 milioni di once al 1 ottobre. Il valore monetario delle riserve auree è aumentato del 0,6 per cento… a 45,307 miliardi di dollari (2070 miliardi di rubli, 277,485 miliardi di Renminbi. 2,8 trilioni di rupie, 51,154 miliardi di dollari canadesi, 52,503 miliardi di dollari australiani, 36,368 miliardi di euro, 28,916 miliardi di sterline inglesi) dai 45,016 miliardi di dollari USA (2058 miliardi di rubli, 275,703 miliardi di renminbi, 2,785 trilioni di rupie, 50,825 miliardi di dollari canadesi, 51,68 miliardi di dollari australiani, 36,134 miliardi di euro e 28,736 miliardi di sterline inglesi) all’inizio di settembre. La percentuale di oro delle riserve internazionali è salita al 10,57 per cento dal 9,91 per cento. All’inizio di gennaio le riserve auree internazionali russi erano pari a 33,3 milioni once (1036 tonnellate). Così, nei primi nove mesi del 2014, le riserve auree russe sono aumentate del 12,9 per cento. Il prezzo dell’oro dall’inizio dell’anno è aumentato del 13,3 per cento. L’incremento delle scorte di oro russo nel 2013 era stato dell’8,1 per cento (77,759 tonnellate)… aumentando a 33,3 milioni di once da 30,8 milioni di once. Tuttavia, il valore monetario dell’oro nelle riserve è diminuito del 21,2 per cento a 39,99 miliardi di dollari (1828 miliardi di rubli, 244,920 miliardi di renminbi, 247 trilioni di rupie, 45,288 miliardi di dollari canadesi, 45,91 miliardi di dollari australiani, 32,1 miliardi di euro e 25,523 miliardi di sterline inglesi) da 51,039 miliardi di dollari statunitensi; (2332 miliardi di rubli, 312,59 miliardi di renminbi, 314,6 trilioni di rupie, 57,8 miliardi di dollari canadesi, 58,59 miliardi di dollari australiani, 41,04 miliardi di euro e 32,57 miliardi di sterline). La percentuale di oro nelle riserve internazionali è scesa al 7,8 per cento dal 9,5 per cento. Negli ultimi anni, il volume di oro fisico nelle riserve internazionali (al 1° gennaio) è in costante aumento:
• 2007: 402 tonnellate
• 2008: 450 tonnellate
• 2009: 519 tonnellate
• 2010: 637,6 tonnellate
• 2011: 789,9 tonnellate
• 2012: 883,2 tonnellate
• 2013: 958 tonnellate

Editore: In sette anni, le riserve auree nazionali russe sono aumentati di quasi tre volte. Direi che le valutazioni di CIA e Stratfor secondo cui l’economia russa è finita contrastino un po’ con la realtà. Che dite? Ciò dice molto su TUTTE le valutazioni statunitensi sulla Russia… secondo cui non va bene, giusto? Si ricordi che Stratfor e Langley (soprattutto il primo) hanno agende che plasmano la loro “intelligence”… e ciò non pregiudicherebbe le loro “decisioni” (per dirla caritatevolmente). BMD

1029577329Vesti Ekonomika 19 novembre 2014
Recentemente è apparsa la notizia che non c’è quasi più oro nelle casseforti della Banca Nazionale di Ucraina. La notizia arriva direttamente dal capo della Banca nazionale ucraina, V. A. Gontareva. Dov’è finito il prezioso metallo? Gontareva non ha specificato dove sia scomparso, ma sappiamo che l’oro nei caveau è solo un ottavo di quello che dovrebbe esserci. Ha detto, “C’è una piccola quantità di lingotti d’oro, solo l’1 per cento delle riserve auree“. Zerohedge ha numerose teorie della cospirazione, ma ciò non significa che non abbiano senso. Già nel marzo 2014, il FMI dichiarò che le riserve auree della Banca Centrale Ucraina, al febbraio 2014, erano 42,3 tonnellate, cioè l’8 per cento delle riserve auree. Curiosamente si era in pieno colpo di Stato, il che significa che la notevole quantità di oro della riserva era dovuta alla lungimiranza dell’ex-presidente V. F. Janukovich. Inoltre, durante il dominio di quell'”odioso” Presidente ucraino, le riserve auree aumentarono raggiungendo il record poco prima della caduta. In precedenza, Zerohedge riportò uno strano fatto verificatosi quasi subito dopo il colpo di Stato. È possibile avere le informazioni presentate qui di seguito da molte fonti ucraine. Zerohedge del 7 marzo 2014: “Stasera, un aereo è decollato per gli USA dall’aeroporto Borispol con a bordo le riserve d’oro ucraine. Come riportato dai lavoratori aeroportuali, alle 02.00 un aereo da trasporto senza contrassegni era atterrato all’aeroporto. Secondo il personale di Borispol, prima di atterrare quattro auto e due grandi camion erano arrivati, tutti senza targhe. Una quindicina di persone in divisa nera, maschere e giubbotti antiproiettile scesero delle vetture. Alcuni di loro avevano dei mitra. Queste persone caricarono oltre quaranta pesanti contenitori nell’aereo. Dopodiché, alcuni uomini mascherati salirono sull’aereo. Caricarono in fretta. Dopo l’operazione, le auto senza targhe lasciarono immediatamente la pista e l’aereo decollò subito. Chi assistette a tale “operazione speciale” segreta allertarono immediatamente i funzionari aeroportuali, da cui ricevettero una forte raccomandazione a “non immischiarsi negli affari altrui”. Poi, un giornale ne parlò a un ex-alto funzionario del governo, che disse che, secondo lui, i “nuovi capi” dell’Ucraina spedirono l’intera riserva aurea ucraina negli Stati Uniti”. Naturalmente, questa storia è praticamente impossibile da verificare, ed è ancora più difficile avere una qualsiasi conferma ufficiale sul “volo” della riserva aurea ucraina oltreoceano. Tuttavia, si può supporre che il prezzo della “liberazione” del Ucraina sia stato il trasferimento dell’oro ucraino alla Fed. Inoltre, la Germania ha molte sue riserve d’oro nella Fed. Dopo lo splendida annuncio nel gennaio 2013 che la Bundesbank prevedeva di rimpatriare 674 tonnellate di oro conservati presso la Fed e la Banca centrale di Francia, non è successo niente. Le ragioni di ciò probabilmente sono completamente politiche, nonostante le dichiarazioni ufficiali contrarie. Abbiamo già scritto del perché la Germania non ha rimpatriato il proprio oro alla Federal Reserve.

Editore: Quindi… gli Stati Uniti hanno rubato le riserve d’oro ucraino… il che significa che non considerano alcuna possibilità di sopravvivenza per la junta uniate ai loro ordini. In breve, i neoliberisti statunitensi (“liberali” o “conservatori”) sono la stessa cosa… carogne intente a vincere a tutti i costi. “Pensiamo a noi e all’inferno voi“. Ciò vale per John Kerry e Marco Rubio… per Chilly Hilly e Ted Cruz… per Barack Obama e Wet Willy Romney. Hanno i vostri interessi a cuore, meglio non sapere… BMD

0008a348-642Donbass Tsentr
AP Jatsenjuk ha detto, “Solo gli Stati canaglia senza sostegno internazionale hanno riserve di oro e valuta estera. L’Ucraina non è uno di essi“, 20 novembre 2014

Editore: Ora, ciò è interessante… solo gli Stati canaglia hanno bisogno di riserve in oro e valuta estera! Si rifletta su questo… Langley e Stratfor prendono sul serio questi lunatici squinternati. Pazzo mondo, vero?

185076156
Stabilizzazione del rublo?

Jacques Sapir, Russeurope 21 novembre 2014

Sappiamo che il rublo è stato oggetto di un’ondata di speculazioni che ne ha causato il rapido declino dalla fine di settembre e primi di ottobre. Sembra che per una settimana si sia stabilizzato, ritornando a valori più coerenti con la significativa diminuzione del prezzo del barile di greggio (da 110 a 80 dollari USA).A-Tx-de-ChngTasso di cambio del rublo (scala invertita)

Per l’insieme delle valute considerate, si osserva la recente tendenza all’aumento del tasso di cambio del rublo. Tale tendenza è ancora più visibile se si osserva solo l’evoluzione del tasso di cambio dal 30 settembre 2014.A-Tx-de-ChangeSEPTasso di cambio del rublo (base 100 al 1° gennaio)

E’ troppo presto per dire se questa tendenza sia temporanea o risponda alle misure adottate da governo e Banca centrale contro gli speculatori e speculazioni. Ma è probabile che si assista alla fine della puntata speculativa, e che il rublo tornerà a valori più coerenti con la realtà economica, 40 rubli per 1 dollaro USA (attualmente oltre 45). Tale tasso corrisponde infatti all’equilibrio del bilancio con il barile a 80 dollari, che appare essere il nuovo equilibrio dei prezzi del petrolio. In effetti, il bilancio dello Stato si equilibra su questo prezzo. La speculazione ha causato una diminuzione del 17,5% rispetto al tasso di equilibrio di 40 rubli. Ciò dimostra la speculazione cui il rublo era oggetto. Il movimento dei prestiti in valuta estera è ripreso dopo un periodo di scarsità di valuta estera sul mercato dei cambi. Normalmente, il rublo dovrebbe muoversi verso il nuovo tasso di equilibrio nelle prossime settimane. Dovrebbe stabilizzarsi intorno ai 38-42 rubli per 1 dollaro USA, contribuendo a stabilizzare l’inflazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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