La “de-dollarizzazione” avanza: la Russia compra più oro in sei mesi, e continua a vendere buoni del Tesoro USA

Tyler Durden Zerohedge 18/01/2015commemorative-coins-mark-reunification-of-russia-and-crimea-4-630x470Le voci sulla Russia che vende le proprie riserve auree, ormai è chiaro, sono esagerate dato che non solo Putin non vende, ma le riserve auree russe sono anche aumentate in sei mesi, a dicembre, di quasi 46 miliardi di dollari (vicino al picco dell’aprile 2013). Sembra che le chiacchiere su “la Russia vende” siano volte a ridurre i prezzi permettendo di raccogliere beni fisici non fiat a prezzi inferiori. D’altra parte, i russi continuano un altro trend, riducendo l’esposizione verso il Tesoro USA per il 20° mese consecutivo, le partecipazioni della Russia nel debito del Tesoro USA sono scese di anno in anno, rafforzandone le vendite.

Comprare a basso prezzo…
Le riserve auree Russia sono balzate per sei mesi fino a dicembre, quasi pari al picco dell’aprile 2013…

20150118_russia1e vendere al rialzo…
Il possesso russo di buoni del Tesoro USA ad oggi è il secondo più basso dal 2008…

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Sembrerebbe il maggior passaggio, di cui nessuno parla, tra fiat e non-fiat e tra carta e beni fisici verificatosi in Cina e Russia.
Grafici: Bloomberg

Alcuni hanno commentato sul balzo “senza precedenti” dei capitali dalla Russia, ma come spiega il Dr. Constantin Gurdjiev, gli ‘analisti’ occidentali sembrano aver dimenticato un paio di cose…
La Banca centrale della Russia ha pubblicato i dati dei deflussi di capitale del 2014, suscitando l’allegro chiacchiericcio di funzionari ed accademici degli Stati Uniti che allegramente prevedevano la scomparsa dell’economia russa. Le cifre sono pessime: i deflussi netti ufficiali di capitali sono pari a 151,5 miliardi di USD, circa 2,5 volte il tasso di deflusso nel 2013, di 61 miliardi. I deflussi del Q1 furono di 48,2 miliardi, nel Q2 di 22,4 miliardi, nel Q3 2014 di 7,7 miliardi e nel Q4 2014 a 72,9 miliardi. Così, nel Q4 2014 i deflussi, in confronto, furono maggiori ai deflussi di tutto il 2013. Vi sono, tuttavia, alcune precisazioni che gli analisti occidentali dell’economia russa tendono ad ignorare:
• I 19,8 miliardi di USD di deflussi nel Q4 2014 derivavano dalle nuove misure per l’approvvigionamento di liquidità da parte della BC di Russia, estendendo nuove linee di credito alle banche russe. In altre parole, si tratta di prestiti. Si può presumere che le banche ne vadano in default o che ripagheranno i prestiti. Nel primo caso, le uscite non saranno reversibili, nell’ultimo si.
• I deflussi netti di capitali dei Q1-Q3 2014 sono stati valutati con il rimborso delle banche dei finanziamenti esteri (ricordate che le sanzioni alle banche si sono avute nei Q2-Q3 2014) pari a 16,1 miliardi di USD. È possibile chiamarli deflussi dei fondi o pagamento dei debiti. La prima suona inquietante, assai meno la seconda, ripagare i debiti migliora bilanci. Non siate così apocalittici, quindi. Non abbiamo ancora i dati aggregati relativi per il Q4 2014, ma su base mensile, gli stessi deflussi del settore bancario furono pari ad almeno 11,8 miliardi di USD. Ecco i 27,9 miliardi di USD dovuti allo sganciamento delle banche nel 2014. Anche in questo caso, può essere un male, ma anche un bene. Oppure semplicemente più sfumato da ciò che suggeriscono i titoli urlati.
• I rimborsi del debito, la riduzione della leva finanziaria nel settore non bancario è stata maggiore nel Q4 2014 e solo i rimborsi dei debiti previsti ammontano a 34,8 miliardi di dollari. Oltre a ciò, non abbiamo idea se siano rimborsi imposti (o non pianificati).
Quindi, solo nei Q3-Q4 2014, i rimborsi delle banche programmati erano pari a 45,321 miliardi di USD e i riscatti aziendali programmati erano pari a 72,684 miliardi di USD. In termini semplici, 118 miliardi di dollari o 78 per cento di catastrofica fuga di capitali dalla Russia nel 2014, sono dovuti a rimborsi dei debiti bancari e non a fuga di ‘investitori’ o di depositanti; in parte una forzata restituzione del debito. Mettiamola su una prospettiva leggermente diversa. Qualunque sia la vostra idea delle politiche europee e statunitensi nella crisi finanziaria globale e conseguente grande recessione, la pietra angolare di tali politiche era lo ‘sganciamento (deleveraging) ovvero le banche che rimborsano i debiti’. La Russia non ha adottato da sé tale politica, ma è stata costretta dalle sanzioni sganciando banche e aziende russe (anche quelle non direttamente sanzionate) dai mercati del credito occidentali. Ma se pensate che tale passo sia catastrofico per l’economia russa, indotto dal Cremlino, dovreste porvi un paio di domande sulle politiche di deleveraging di Stati Uniti ed europee. E dopo fate un pensierino sui restanti 33 miliardi di dollari di deflusso, che riguardano la dollarizzazione dei conti delle famiglie russe (conversione dei rubli in dollari e altre valute), gli effetti dei cambi in valute diverse dal dollaro USA, le valutazioni mutevoli sulle riserve auree, ecc.
Come direbbe qualcuno, si guardi la Grecia… Sì, le cose sono pessime in Russia. Sì, lo sganciamento è imposto e doloroso. Sì, i deflussi di capitali sono enormi. Ma, un aspetto positivo c’è: la maggior parte della fuga di capitali che gli analisti occidentali condannano, migliora i bilanci russi e riduce il debito estero russo. Non sarebbe troppo male, giusto? Perché se fosse così, allora Grecia, Cipro, Spagna, Italia, Irlanda, Portogallo, Francia e così via… s’immaginerebbero un loro processo di ‘sganciamento’…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Contro la ‘Guerra delle sanzioni’, Putin giocherà la sua ‘Carta dell’oro’?

John Butler, Contracorner, 20/11/2014

Il tema della ‘guerra valutaria’ è studiato da certi ambienti finanziari almeno fquan do il termine fu usato dal ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega nel settembre 2010. Di recente, la guerra delle valute è esplosa, come la ‘guerra delle sanzioni’ contro la Russia. La storia suggerisce che le attività finanziarie assai difficilmente preservano il potere d’acquisto reale degli investitori in tale inospitale ambito internazionale, in parte a causa delle crisi valutarie associate che catalizzano almeno la parziale rimonetizzazione internazionale dell’oro. Vladimir Putin, su pressione delle sanzioni economiche, può decidere che sia il momento di giocare la sua ‘carta dell’oro’.

49894-olympic-image1Breve storia della guerra valutaria
“Siamo in piena guerra valutaria internazionale. Ciò ci minaccia perché sottrae la nostra competitività”. Il ministro delle finanze brasiliano Mantega pronunciò queste parole nel settembre 2010, due anni dopo la spettacolare crisi finanziaria globale di fine 2008. Durante e dopo la crisi, l’euro crollò del 25% rispetto al dollaro e la sterlina di quasi il 30%. Mentre il real brasiliano inizialmente si scese, successivamente recuperò in meno di un anno, a differenza di euro e sterlina. Le drammatiche oscillazioni nei cambi possono avere un serio impatto sui tassi della crescita economica. E quando la crescita economica mondiale è debole, la tentazione di svalutare e prendere qualche quota di mercato globale alla concorrenza è forte. “I Paesi avanzati cercano di svalutare le loro valute“, sosteneva Mantega. Il calo dell’euro nel novembre 2008 fu di particolare importanza perché espose la frattura nell’area dell’euro: tra gli esportatori competitivi del Nord, come Germania, Polonia Repubblica Ceca e Repubblica slovacca; e gli importatori meno competitivi del Sud, come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Con l’euro debole, le economie degli esportatori erano in pieno boom. Eppure le ricadute della crisi finanziaria furono più dure per i membri meno competitivi dell’euro, minacciando la solvibilità delle loro banche e, per estensione, la sostenibilità delle finanze dei loro governi. Così emerse una ‘guerra civile valutaria’ nella zona dell’euro, ancora combattuta presso la BCE di Francoforte e nelle capitali nazionali. Il Sud affronta il default e più Paesi pensano di ritirarsi dall’euro, minacciando l’intero progetto. Il Nord è riluttante ai salvataggi senza un sostanziale scambio sotto forma di ristrutturazione significativa delle economie meridionali, cronicamente non competitive. Anche se la crisi è irrisolta finora, vari compromessi sono stati raggiunti nel 2012, prendendo tempo indeterminato. Che tale tempo sia usato saggiamente è opinabile, e uno o più salvataggi, ed eventualmente una nuova grave crisi (o più crisi) ci attendono. L’escalation drammatica nella guerra valutaria globale si è avuta in Giappone nel 2012, dopo l’elezione del primo ministro Shinzo Abe, che promuoveva misure radicali per rilanciare l’economia giapponese. Così non perse tempo nell’impiegare l’arma più ovvia: la svalutazione. Dall’ottobre 2012 al febbraio 2013, lo yen fu svalutato del 25% circa. Anche se come risultato diede un po’ di stimolo a breve termine, l’effetto complessivo fu più scarso e breve di quanto sperato. Così la Banca del Giappone prese misure supplementari indebolendo ulteriormente lo yen. Mentre scrivo, lo yen è svalutato di un ulteriore 15%. E non è tutto: Abe ora promette di bloccare il previsto aumento dell’imposta sulle vendite e ha chiesto elezioni anticipate come referendum de facto per le sue politiche economiche. L’ulteriore indebolimento dello yen a seguito dell’annuncio suggerisce che i mercati finanziari si aspettano che Abe vinca e continui di conseguenza. Tale grande svalutazione cumulativa dello yen è un attacco ai concorrenti del Giappone nei mercati globali dell’esportazione, in particolare nei manufatti tecnologicamente avanzati. Germania, Polonia, Corea del Sud, Taiwan e Brasile sono in questo gruppo e senza dubbio lo yen più debole è una delle ragioni per cui la crescita in questi Paesi rallenta ultimamente. Germania e Polonia, tuttavia, ora combattono una guerra valutaria su tre fronti: contro il Giappone per la quota di mercato delle esportazioni; contro Stati Uniti, Unione europea e NATO sulla questione delle sanzioni economiche alla Russia; e sul fronte della zona euro, dove recentemente entrambi i Paesi dissentono dalla recente iniziativa sull’allentamento quantitativo (QE) della BCE per acquistare titoli assicurati. Come la Germania, Polonia e altri Paesi sono sotto il tiro incrociato di guerre valutarie e sanzioni, reagendo a loro volta colpendo i partner commerciali, e così via. Le conseguenze negative sui mercati finanziari globali potrebbero essere sostanziali.

Russia, NATO e ‘guerra’ delle sanzioni
Negli ultimi anni, c’è stata una serie di sempre più gravi scontri tra Stati Uniti e Russia, a cominciare dalla guerra georgiana del 2008, proseguendo con la crisi siriana del 2013 e poi, più recentemente, in Ucraina. Mentre ciascuna di tali crisi si aggravava, finora non ebbero una dimensione economica internazionale palese. Questo finché la crisi ucraina ha scatenato una ‘guerra delle sanzioni’ intensificatasi al punto da danneggiare economicamente non solo la Russia, ma Germania e Polonia, due dei maggiori partner commerciali della Russia. Finora, l’economia russa ha retto abbastanza bene, ma i recenti sviluppi suggeriscono una futura profonda recessione. I prezzi più bassi del petrolio, di cui la Russia è una grande esportatrice, colpiscono duramente l’economia russa. Inoltre, con la moneta russa che precipita di oltre il 30% negli ultimi mesi, l’inflazione dei prezzi al consumo è destinata ad aumentare sensibilmente. Allora, cosa farà la Russia? Putin starebbe preparando un vasto programma per ridurre la corruzione e migliorare l’efficienza economica, ma anche se questo accade, richiederà del tempo e non si può pretendere che compensi pienamente l’effetto delle sanzioni. A meno che non spariscano presto, la Russia affronterà un periodo di scarsità economica. Per Stati Uniti e NATO, la scarsità economica russa è proprio ciò che vogliono con la guerra delle sanzioni: danneggiare abbastanza Putin, pensano, da consentire all’Ucraina di schiacciare la ribellione nella parte orientale del Paese ed eventualmente rioccupare la Crimea. Non essendo esperto in queste cose, mi sembra assai improbabile che Putin resti sotto pressione. È popolare in Russia, non solo perché finora ha supervisionato un prolungato periodo di forte crescita economica, ma anche perché è considerato dai russi un leader forte che si batte per gli interessi nazionali della Russia. I russi sostengono i loro fratelli in Ucraina orientale e Crimea. Sarebbero inorriditi se la Russia permettesse all’Ucraina di schiacciare i ribelli. Inoltre, per via delle sanzioni, i russi incolpano Stati Uniti e NATO della prossima crisi economica, non Putin.
Se ho ragione, Putin resistendo in Ucraina, sarà sempre molto popolare nonostante la recessione inevitabile, allora cosa implicano tali guerre valutarie in generale? In primo luogo, implicano che Germania, Polonia, Slovacchia e la maggior parte degli altri partner commerciali russi subiscano un forte deterioramento economico. In ogni caso, ciò avrà certi effetti politici. Nei Paesi con governi deboli e leader impopolari, l’opposizione può sostenere la fine delle sanzioni come espediente per conquistare il potere. Infatti, in Slovacchia, il governo ha già espresso opposizione ad ulteriori sanzioni. In secondo luogo, ciò implica che, piuttosto che subire, la Russia cercherà di ridurre la sua dipendenza economica dall’occidente. Ciò è già evidente con Putin che firma importanti accordi nei settori dell’energia e della difesa con Cina e India, e altri Paesi. I forti legami russi con gli altri Paesi BRICS o altri Paesi, possono essere preoccupanti per gli Stati Uniti, ma nella maggior parte dei casi non c’è molto cui gli Stati Uniti possano fare. Un aspetto cruciale della dipendenza della Russia dall’occidente è l’uso globale del dollaro come valuta di transazione e riserva internazionale primaria. Quindi non sorprende che il recente accordo energetico russo con la Cina, che prevede la costruzione di un grande gasdotto tra i due Paesi sia finanziato in yuan cinesi piuttosto che dollari.
Non solo la Russia, ma i BRICS in generale, hanno regolarmente espresso insoddisfazione per le convenzioni monetarie mondiali dollaro-centriche, comprese le istituzioni di Bretton Woods FMI e Banca Mondiale. Per cui i BRICS hanno deciso di costruire proprie istituzioni parallele e firmato una serie di accordi bilaterali di mutui cambi valutari e con partner commerciali non BRICS per ridurre la dipendenza dal dollaro. Mentre tutte queste iniziative allontanano i BRICS e di conseguenza l’economia globale dal dollaro, il processo è lento e in assenza di una crisi monetaria internazionale, probabilmente ci vorranno anni. Per la Russia, invece, la necessità di sostenere l’economia e la moneta è un’urgenza. Non può attendere la graduale evoluzione del sistema monetario internazionale per ridurre l’impatto delle sanzioni. Quindi, cosa potrebbe fare la Russia nel breve termine?

2014_10_11_12_19_34513341_news_bigpicUn rublo-oro?
Una possibilità interessante è stata già prevista dalla Russia, infatti: sostenere la valuta con le riserve auree della Russia. Alla fine degli anni ’80, quando l’Unione Sovietica collassava, il rublo precipitò e l’inflazione s’impennò. La Russia non aveva praticamente accesso ai mercati dei capitali globali e si basava sulle esportazioni di petrolio per una valuta forte con cui commerciare con le altre nazioni. Nel 1989, il premier Gorbaciov invitò due eminenti economisti statunitensi in Russia, che s’incontrarono con alti funzionari economici e consigliarono proprio ciò come modo migliore per stabilizzare il rublo. Uno dei due era l’ex-governatore della FED Wayne Angell; l’altro, Jude Wanniski aveva fama di ‘sussidiario’ economico. Nel 1998, Wanniski scrisse di “esser preoccupato dal crollo finanziario della Russia” e decise di “scrivere un pezzo su come salvare la Russia subito, prima che del caos completo”. Nell’editoriale sul Wall Street Journal che ne seguì, Wanniski spiegò la vecchia storia dell’idea del rublo-oro: “Nel settembre 1989, il governo sovietico di Mikhail Gorbachev m’invitò a Mosca per nove giorni di discussione sulle mie opinioni non ortodosse su come l’URSS potesse convertirsi all’economia di mercato. Sostenevo che il processo doveva cominciare fissando il prezzo del rublo in oro ad un tasso credibile di cambio, che credevo allora sarebbe stata cosa relativamente facile da fare. E lo credo ancora oggi. La scorsa settimana, l’ex-vicecandidato presidenziale degli Stati Uniti per il partito repubblicano, Jack Kemp, ha scritto una lettera al presidente Bill Clinton, spingendolo a chiedere a Eltsin e al suo candidato primo ministro, Viktor Chernomyrdin, di considerare la soluzione dell’oro come modo più semplice e veloce per porre fine alla crisi finanziaria, senza più far soffrire il popolo russo. L’oro è preferibile in questa situazione perché il governo russo possa annunciare la difesa del rublo in oro ad un cambio di 2000 rubli per oncia, e sebbene controlli il rublo, non controlla le attuali correnti valutarie. Perciò la Russia aveva bisogno dei lingotti d’oro per sostenere fino all’ultimo il rublo, mantenendo stabile il prezzo dell’oro in rubli. Poteva gestire la liquidità in rubli, che il governo può fare facilmente acquistando e vendendo buoni fruttiferi in rubli alle banche russe. Doveva anche rendere disponibile al pubblico un numero illimitato di obbligazioni in oro-rublo. Ecco come Alexander Hamilton risolse la crisi finanziaria che affrontava l’amministrazione di George Washington nel 1791. Il primo segretario al Tesoro degli Stati Uniti legò il dollaro all’oro e ai creditori promise che sarebbero stati tutti pienamente ripagati e con gli interessi. Nel 1947 il ministro delle Finanze tedesco-occidentale Ludwig Erhard concluse la crisi finanziaria similare ancorando il marco tedesco all’oro. In quei momenti, né gli Stati Uniti né il governo tedesco avevano oro. La promessa dell’oro funzionò perché la gente capì che i loro governi non erano insolventi, ma semplicemente affrontavano una crisi di liquidità a breve termine. Allo stesso modo, lo Stato russo oggi ha pochi debiti, forse 200 miliardi di dollari, rispetto alle attività che possiede, che ammontano a 10 trilioni di dollari. Lo Stato, dopo tutto, si estende su 11 fusi orari, acquisiti con la rivoluzione del 1917. Tutte queste attività possono essere utilizzate per sostenere il tasso di cambio convertendoli al prezzo in rubli dell’oro. Sentendo che il governo promette di pagare il debito a un prezzo di 2000 rubli per l’oro, al tasso dollaro/oro di 7 a 1 ad oggi, il popolo russo deciderebbe se tale promessa sia credibile. Avrebbe preferito avere un interesse al legame oro-rublo al duro tasso di 7 a 1, o banconote in rubli senza interessi a un tasso da collasso di 17 a 1? La domanda suggerisce che la gente si affretterebbe a convertire le banconote in obbligazioni in rubli. Così il popolo russo concluderebbe le operazioni di transizione utilizzando 40 miliardi di dollari statunitensi, mentre il valore della massa monetaria in rubli implode verso zero. Un rublo-oro governativo spingerebbe le persone in banca a convertire i dollari in rubli-oro di maggior valore. In breve, il governo avrebbe abbastanza dollari per pagare alle banche occidentali gli interessi dovuti. Mentre il governo russo creerebbe nuova liquidità in rubli per soddisfare la crescente domanda, e anche i problemi con l’insolvenza delle banche russe sarebbero risolti. Il commercio interno fluirebbe in rubli attraverso i cancelli fiscali invece che barattando dollari, e Eltsin potrebbe pagare gli stipendi arretrati in rubli fiscali invece che in denaro fiat. Fissando l’oro invece che un paniere di valute estere, la Russia potrebbe raccogliere il premio del signoraggio. Se il presidente Clinton mantenesse la promessa di aiutare il presidente Eltsin, potrebbe chiedere al dipartimento del Tesoro di comprare per 3/4 miliardi di dollari di obbligazioni in rubli-oro del Fondo di stabilizzazione del cambio. Se accadesse domani, la Russia potrebbe far fronte ai propri obblighi in dollari in settimana. Se ci fossero ulteriori dubbi tra i russi sulla credibilità del rublo-oro, si dissolverebbero dopo aver visto il governo degli Stati Uniti acquistare debito sovrano in rubli. Il governo russo potrebbe presto accelerare l’espansione economica attraverso riforme fiscali dal lato dell’offerta. Ma andiamo con ordine. Un rublo buono come l’oro è quello che il dottor Angell ordinò nel 1989 ed è ciò che ordina il medico ora”.
La situazione nel 1989 e 1998 era, quindi, simile se non peggiore a quella attuale della Russia. Ma se s’intensifica la guerra delle sanzioni? Le cose potrebbero peggiorare. Putin e i suoi consiglieri sanno che ciò fu già previsto? Che l’oro potrebbe dare una soluzione praticabile nel stabilizzare moneta ed economia? Una possibilità concreta. Quante probabilità ci sono che facciano questa mossa? Bene, prendiamo in considerazione il contesto internazionale. Se la Russia adottasse il rublo-oro oggi, condurrebbe una politica molto più credibile di quanto non lo sarebbe stata nel 1989 o nel 1998, quando il governo della Russia era meno stabile e meno popolare, e l’economia russa assai meno integrata con quelle di Cina, Germania e altre grandi economie. Inoltre, negli ultimi anni la Russia ha accumulato una quantità enorme di riserve auree. In effetti, ai prezzi correnti di mercato, le riserve auree della Russia sarebbero pari al 27% della massa monetaria in rubli! È un rapporto elevato, di gran lunga superiore a qualsiasi altro grande Paese e anche superiore all’originale minima copertura in oro decisa dalla FED. Inoltre, la Russia è una grande esportatrice netta e, nonostante le sanzioni, le riserve auree della Russia, di conseguenza continuerebbero a crescere, invece che declinare. Questa credibilità è anche rafforzata dal relativamente basso debito dell’economia russa. Senza un grande debito di servizio, c’è poca necessità di gonfiare la valuta. In effetti, i tassi d’interesse russi sono attualmente al 10%, il che implica un generoso ritorno relativo sui saldi di cassa in rubli. Immaginate il rublo convertibile in oro, e i tassi d’interesse del rublo al 10%. Ciò implica un arbitraggio quasi privo di rischio del 10% tra il rublo e l’oro. Potete scommettere che numerosi investitori internazionali venderebbero rapidamente oro, dollari o altre valute e acquisterebbero rubli, intascando il differenziale di un tasso d’interesse pesante. Ciò sosterrà il rublo, comportandone un grande apprezzamento nei confronti del dollaro e delle altre valute senza convertibilità all’oro. I tassi d’interesse in rubli potrebbero diminuire, forse a livelli piuttosto bassi, in cui l’equilibrio verrebbe infine raggiunto. Poteva funzionare nel 1989 o nel 1998. E’ molto più probabile che funzioni oggi.

Può il rublo-oro catalizzare la rimonetizzazione in oro mondiale?
1980russia100roublesolympictorchgoldproofobv400 C’è un altro aspetto da considerare, però, il possibile impatto di questa politica sul dollaro e il sistema monetario internazionale. Ricordiamo che, come valuta di riserva globale primaria, il dollaro circola in grandi quantità all’estero, dove forma la maggior parte delle riserve monetarie delle banche centrali. Questo è in parte ciò che permette al governo degli Stati Uniti e all’economia in generale, di finanziarsi a tassi d’interesse bassi. Ma se il dollaro affrontasse improvvisamente la concorrenza di una moneta credibile basata sull’oro, è probabile che come minimo le banche centrali puntino a diversificare almeno parte delle riserve in dollari in buoni fruttiferi in rubli-oro. I Paesi importatori di petrolio dalla Russia avrebbero ulteriori incentivi a farlo potendo pagare le importazioni di petrolio russo in rubli evitando le sanzioni. Gli speculatori (o investitori) anticipando un eventuale internazionalizzazione del rublo affronterebbero questi sviluppi intascando un bel ritorno nel frattempo. La pressione al rialzo sui tassi d’interesse implicito negli USA sarebbe bassa inizialmente, ma anche un piccolo aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti causerebbe guai all’economia statunitense che così tanto sfrutta i tassi bassi. La crescita potrebbe rallentare. La FED potrebbe cercare di compensare ciò impegnandosi a un rinnovato QE, gettando benzina sul fuoco con conseguente vendita aggressiva di dollari sui mercati dei cambi. In uno scenario estremo, ma non impossibile, il dollaro potrebbe perdere lo status di riserva, cosa devastante per l’economia degli Stati Uniti. Mentre un dollaro assai debole aiuterebbe competitività ed esportazioni degli Stati Uniti, schiaccerebbe l’efficace potere d’acquisto internazionale del dollaro (ad esempio, su petrolio e altre risorse) risultando nell’impennata dell’inflazione dei prezzi al consumo. L’impatto negativo di tassi d’interesse più elevati sulla crescita e l’aumento dell’inflazione dei prezzi al consumo renderebbe la stagflazione degli anni ’70 un pic-nic.
Come ho sostenuto nel mio libro, La rivoluzione dell’oro, la perdita di status di riserva del dollaro avrebbe enormi ripercussioni sul sistema monetario internazionale. Mentre il rublo-oro potrebbe sfidare il dollaro, in una certa misura, è irrealistico pensare che un’economia dalle dimensioni di quella russa possa sostenere una moneta di riserva mondiale dominante. No, mentre il dollaro declina, molto probabilmente più valute alternative diverrebbero di riserva. Qui le cose si fanno interessanti. Dati altri fattori simili, mentre una valuta viene utilizzata come riserva, si rafforza. Ciò potrebbe essere sgradito presso certe economie fortemente orientate alle esportazioni. Così detronizzare il dollaro non pone termine alle guerre valutarie, ma piuttosto potrebbe degenerarle ulteriormente, invece, con un Paese dopo l’altro che cerca di compensare la debolezza del dollaro, indebolendo la propria valuta. Questa sorta di ‘corsa al ribasso’ s’è già vista negli anni ’20 e ’30, conclusa dalla decisione esecutiva del presidente statunitense Roosevelt di svalutare il dollaro di circa il 60% nel 1934. In quel caso, tuttavia, il dollaro era sostenuto dall’oro e da quella che era la maggiore economia mondiale al momento. Non così oggi. L’economia globale è sempre più multipolare, con la zona euro e la Cina grandi quanto gli Stati Uniti. Inoltre, gli Stati Uniti hanno un enorme debito accumulato estero, implicando il crescente rischio di degradazione e svalutazione future. Oggi, solo il 2,3% della massa monetaria statunitense è sostenuta dall’oro. Così gli Stati Uniti semplicemente non possono essere un”egemonia monetaria’ fornendo la valuta di riserva mondiale. Ma mente tutte le grandi economie hanno debiti e altre questioni finanziarie da affrontare, nessuna valuta principale può sostituire il dollaro come riserva. Ciò implica un sistema monetario globale altamente instabile. Il dollaro non è certo l’unica moneta a rischio di degradazione e svalutazione. La teoria dei giochi implica che la corsa al ribasso è una possibilità concreta e non è chiaro se il dollaro guiderebbe o seguirebbe tale gara. Come sostengo nel mio libro, tale combinazione di multipolarità economica e instabilità dell’attuale equilibrio monetario globale, probabilmente provocherebbe una parziale, se non piena, rimonetizzazione dell’oro, associata a un grande aumento dei prezzi. L’oro è il modo ideale dei Paesi di risolvere gli squilibri commerciali in un mondo in cui la fiducia nella stabilità monetaria è carente. Accumulare riserve che possono essere sommariamente svalutate dai partner commerciali con una guerra valutaria, non è una politica razionale. Eppure qualcosa deve fungere da riserva se il commercio dilaga dappertutto. L’oro fornisce stabilità e non può essere arbitrariamente svalutato. Le valute basate sull’oro così aumenterebbero notevolmente la fiducia e di conseguenza, agevolerebbero il commercio internazionale. Chi conosce la storia degli anni ’70 dell’ottocento, sa dei forti attuali parallelismi con quell’importante decennio. Dopo l’unificazione tedesca e la ripresa degli Stati Uniti dalla guerra civile, entrambe queste economie recuperarono terreno rapidamente verso la Gran Bretagna. Il Giappone aveva cominciato ad industrializzarsi. In quelle condizioni multipolari sorte spontaneamente, la diplomazia formale era assente e il classico sistema del gold standard sostenne per decenni probabilmente la crescita economica globale più rapida mai sperimentata nella storia.

Putin giocherà la ‘Carta dell’Oro’?
Passiamo ora tornare in Russia e lasciare da parte la prospettiva occidentale, per il momento. Putin ha probabilmente compiuto più per la Russia che qualsiasi altro leader contemporaneo di un grande Paese. Sì, può essere un autocrate, ma vi prego di farmi vedere un grande Paese sviluppato che non sia mai stato governato da un autocrate. (Gli Stati Uniti nacquero sotto Georgio III e presero in prestito la maggior parte del codice giuridico e della cultura politica dal Regno Unito). Sotto la guida di Putin, la Russia ha mantenuto l’integrità territoriale, rimasta sotto questione dal crollo dell’Unione Sovietica, e la Russia ha una formidabile potenza militare per difendere i suoi vasti confini (anche se non può fare il poliziotto mondiale). L’economia è cresciuta rapidamente e, pur dipendente dalle risorse, ha iniziato a diversificarsi. (Tenete a mente che i giovani USA erano considerati dagli europei un’economia dipendente dalle risorse). La Russia ha costruito forti legami economici e politici non solo con i Paesi BRICS, ma anche con molte economie minori in Eurasia e altrove. La Russia ha accumulato un piccolo debito pubblico, il che implica che non sarà d’ostacolo alla crescita futura, come è probabile nel caso di Stati Uniti, Unione europea e Giappone. La Russia ha anche un sistema fiscale vantaggioso, con un’imposta massima del 13% sul reddito. Sì, la Russia rimane una società economicamente diseguale, ma sappiamo quanto sia successo alla disuguaglianza nelle economie sviluppate negli ultimi decenni, non solo dalla crisi finanziaria globale del 2008. Alla luce di questi risultati, Putin non è un leader da prendere alla leggera e dobbiamo prestare attenzione quando parla del suo desiderio di porre fine alla ‘dittatura del dollaro’, come ha detto questa settimana. Forse giocherà davvero la carta dell’oro che ha nascosto nella manica, e quindi prenderà due piccioni con una fava: puntellare il rublo e l’economia russa, da un lato; detronizzare il dollaro, dall’altro. Caos economico e monetario internazionale potrebbe derivarne, ma con la Russia che già subisce sanzioni indesiderate e quindi con assai meno relativamente da perdere, Putin potrebbe decidere che sia il momento di fare la sua mossa. Potrebbe avere già raggiunto il suo posto sui libri di storia russa, ma immaginate come sarà considerato nei libri di storia del mondo, se avviasse il ritorno ad una forma di gold standard globale.

10_Rouble_2001-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il racconto di due riserve auree

Quella russa sale e quella ucraina cade…. Ora, chi è in crisi economica? Jatsenjuk sentenzia “Solo gli Stati canaglia non hanno bisogno del supporto internazionale per le riserve valutarie e di oro”
Voices from Russia, 21 novembre 2014goldreserves RFRossija Segodnja 20 novembre 2014
Nell’ottobre 2014 la Banca centrale della Russia riferiva che le riserve auree russe erano aumentate dell’1,6 per cento… a 37,6 milioni di once (1169,5 tonnellate) da 37 milioni di once al 1 ottobre. Il valore monetario delle riserve auree è aumentato del 0,6 per cento… a 45,307 miliardi di dollari (2070 miliardi di rubli, 277,485 miliardi di Renminbi. 2,8 trilioni di rupie, 51,154 miliardi di dollari canadesi, 52,503 miliardi di dollari australiani, 36,368 miliardi di euro, 28,916 miliardi di sterline inglesi) dai 45,016 miliardi di dollari USA (2058 miliardi di rubli, 275,703 miliardi di renminbi, 2,785 trilioni di rupie, 50,825 miliardi di dollari canadesi, 51,68 miliardi di dollari australiani, 36,134 miliardi di euro e 28,736 miliardi di sterline inglesi) all’inizio di settembre. La percentuale di oro delle riserve internazionali è salita al 10,57 per cento dal 9,91 per cento. All’inizio di gennaio le riserve auree internazionali russi erano pari a 33,3 milioni once (1036 tonnellate). Così, nei primi nove mesi del 2014, le riserve auree russe sono aumentate del 12,9 per cento. Il prezzo dell’oro dall’inizio dell’anno è aumentato del 13,3 per cento. L’incremento delle scorte di oro russo nel 2013 era stato dell’8,1 per cento (77,759 tonnellate)… aumentando a 33,3 milioni di once da 30,8 milioni di once. Tuttavia, il valore monetario dell’oro nelle riserve è diminuito del 21,2 per cento a 39,99 miliardi di dollari (1828 miliardi di rubli, 244,920 miliardi di renminbi, 247 trilioni di rupie, 45,288 miliardi di dollari canadesi, 45,91 miliardi di dollari australiani, 32,1 miliardi di euro e 25,523 miliardi di sterline inglesi) da 51,039 miliardi di dollari statunitensi; (2332 miliardi di rubli, 312,59 miliardi di renminbi, 314,6 trilioni di rupie, 57,8 miliardi di dollari canadesi, 58,59 miliardi di dollari australiani, 41,04 miliardi di euro e 32,57 miliardi di sterline). La percentuale di oro nelle riserve internazionali è scesa al 7,8 per cento dal 9,5 per cento. Negli ultimi anni, il volume di oro fisico nelle riserve internazionali (al 1° gennaio) è in costante aumento:
• 2007: 402 tonnellate
• 2008: 450 tonnellate
• 2009: 519 tonnellate
• 2010: 637,6 tonnellate
• 2011: 789,9 tonnellate
• 2012: 883,2 tonnellate
• 2013: 958 tonnellate

Editore: In sette anni, le riserve auree nazionali russe sono aumentati di quasi tre volte. Direi che le valutazioni di CIA e Stratfor secondo cui l’economia russa è finita contrastino un po’ con la realtà. Che dite? Ciò dice molto su TUTTE le valutazioni statunitensi sulla Russia… secondo cui non va bene, giusto? Si ricordi che Stratfor e Langley (soprattutto il primo) hanno agende che plasmano la loro “intelligence”… e ciò non pregiudicherebbe le loro “decisioni” (per dirla caritatevolmente). BMD

1029577329Vesti Ekonomika 19 novembre 2014
Recentemente è apparsa la notizia che non c’è quasi più oro nelle casseforti della Banca Nazionale di Ucraina. La notizia arriva direttamente dal capo della Banca nazionale ucraina, V. A. Gontareva. Dov’è finito il prezioso metallo? Gontareva non ha specificato dove sia scomparso, ma sappiamo che l’oro nei caveau è solo un ottavo di quello che dovrebbe esserci. Ha detto, “C’è una piccola quantità di lingotti d’oro, solo l’1 per cento delle riserve auree“. Zerohedge ha numerose teorie della cospirazione, ma ciò non significa che non abbiano senso. Già nel marzo 2014, il FMI dichiarò che le riserve auree della Banca Centrale Ucraina, al febbraio 2014, erano 42,3 tonnellate, cioè l’8 per cento delle riserve auree. Curiosamente si era in pieno colpo di Stato, il che significa che la notevole quantità di oro della riserva era dovuta alla lungimiranza dell’ex-presidente V. F. Janukovich. Inoltre, durante il dominio di quell'”odioso” Presidente ucraino, le riserve auree aumentarono raggiungendo il record poco prima della caduta. In precedenza, Zerohedge riportò uno strano fatto verificatosi quasi subito dopo il colpo di Stato. È possibile avere le informazioni presentate qui di seguito da molte fonti ucraine. Zerohedge del 7 marzo 2014: “Stasera, un aereo è decollato per gli USA dall’aeroporto Borispol con a bordo le riserve d’oro ucraine. Come riportato dai lavoratori aeroportuali, alle 02.00 un aereo da trasporto senza contrassegni era atterrato all’aeroporto. Secondo il personale di Borispol, prima di atterrare quattro auto e due grandi camion erano arrivati, tutti senza targhe. Una quindicina di persone in divisa nera, maschere e giubbotti antiproiettile scesero delle vetture. Alcuni di loro avevano dei mitra. Queste persone caricarono oltre quaranta pesanti contenitori nell’aereo. Dopodiché, alcuni uomini mascherati salirono sull’aereo. Caricarono in fretta. Dopo l’operazione, le auto senza targhe lasciarono immediatamente la pista e l’aereo decollò subito. Chi assistette a tale “operazione speciale” segreta allertarono immediatamente i funzionari aeroportuali, da cui ricevettero una forte raccomandazione a “non immischiarsi negli affari altrui”. Poi, un giornale ne parlò a un ex-alto funzionario del governo, che disse che, secondo lui, i “nuovi capi” dell’Ucraina spedirono l’intera riserva aurea ucraina negli Stati Uniti”. Naturalmente, questa storia è praticamente impossibile da verificare, ed è ancora più difficile avere una qualsiasi conferma ufficiale sul “volo” della riserva aurea ucraina oltreoceano. Tuttavia, si può supporre che il prezzo della “liberazione” del Ucraina sia stato il trasferimento dell’oro ucraino alla Fed. Inoltre, la Germania ha molte sue riserve d’oro nella Fed. Dopo lo splendida annuncio nel gennaio 2013 che la Bundesbank prevedeva di rimpatriare 674 tonnellate di oro conservati presso la Fed e la Banca centrale di Francia, non è successo niente. Le ragioni di ciò probabilmente sono completamente politiche, nonostante le dichiarazioni ufficiali contrarie. Abbiamo già scritto del perché la Germania non ha rimpatriato il proprio oro alla Federal Reserve.

Editore: Quindi… gli Stati Uniti hanno rubato le riserve d’oro ucraino… il che significa che non considerano alcuna possibilità di sopravvivenza per la junta uniate ai loro ordini. In breve, i neoliberisti statunitensi (“liberali” o “conservatori”) sono la stessa cosa… carogne intente a vincere a tutti i costi. “Pensiamo a noi e all’inferno voi“. Ciò vale per John Kerry e Marco Rubio… per Chilly Hilly e Ted Cruz… per Barack Obama e Wet Willy Romney. Hanno i vostri interessi a cuore, meglio non sapere… BMD

0008a348-642Donbass Tsentr
AP Jatsenjuk ha detto, “Solo gli Stati canaglia senza sostegno internazionale hanno riserve di oro e valuta estera. L’Ucraina non è uno di essi“, 20 novembre 2014

Editore: Ora, ciò è interessante… solo gli Stati canaglia hanno bisogno di riserve in oro e valuta estera! Si rifletta su questo… Langley e Stratfor prendono sul serio questi lunatici squinternati. Pazzo mondo, vero?

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Stabilizzazione del rublo?

Jacques Sapir, Russeurope 21 novembre 2014

Sappiamo che il rublo è stato oggetto di un’ondata di speculazioni che ne ha causato il rapido declino dalla fine di settembre e primi di ottobre. Sembra che per una settimana si sia stabilizzato, ritornando a valori più coerenti con la significativa diminuzione del prezzo del barile di greggio (da 110 a 80 dollari USA).A-Tx-de-ChngTasso di cambio del rublo (scala invertita)

Per l’insieme delle valute considerate, si osserva la recente tendenza all’aumento del tasso di cambio del rublo. Tale tendenza è ancora più visibile se si osserva solo l’evoluzione del tasso di cambio dal 30 settembre 2014.A-Tx-de-ChangeSEPTasso di cambio del rublo (base 100 al 1° gennaio)

E’ troppo presto per dire se questa tendenza sia temporanea o risponda alle misure adottate da governo e Banca centrale contro gli speculatori e speculazioni. Ma è probabile che si assista alla fine della puntata speculativa, e che il rublo tornerà a valori più coerenti con la realtà economica, 40 rubli per 1 dollaro USA (attualmente oltre 45). Tale tasso corrisponde infatti all’equilibrio del bilancio con il barile a 80 dollari, che appare essere il nuovo equilibrio dei prezzi del petrolio. In effetti, il bilancio dello Stato si equilibra su questo prezzo. La speculazione ha causato una diminuzione del 17,5% rispetto al tasso di equilibrio di 40 rubli. Ciò dimostra la speculazione cui il rublo era oggetto. Il movimento dei prestiti in valuta estera è ripreso dopo un periodo di scarsità di valuta estera sul mercato dei cambi. Normalmente, il rublo dovrebbe muoversi verso il nuovo tasso di equilibrio nelle prossime settimane. Dovrebbe stabilizzarsi intorno ai 38-42 rubli per 1 dollaro USA, contribuendo a stabilizzare l’inflazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’oro cinese manda in bancarotta l’occidente?

Bill Holter Global Research, 3 novembre 2014china-gold-maoAlisdair Macleod di Goldmoney.com in un recente articolo suggerisce che la Cina potrebbe aver già accumulato 20000-25000 tonnellate d’oro fin dal 2002. Si prega di leggere con molta attenzione in quanto è molto sensato e mette una tessera del puzzle che mancava da tempo. Vorrei inoltre aggiungere che se ciò risulta essere vero, allora è la maggiore novità finanziaria dal 15 agosto 1971 quando gli Stati Uniti mandarono in default il gold standard.
Macleod ritiene che la Cina abbia velato le proprie riserve auree. Se vi ricordate, la Cina annunciò nel 2009 di aver accumulato 1054 tonnellate d’oro. La notizia fu una grande sorpresa e portò al rialzo del mercato dell’oro, mentre la Cina era allora un acquirente netto. Il totale delle proprie riserve la portava ai vertici della serie A dell’oro. Se Macleod ha ragione sulle 20-25000 tonnellate dal 2003, perché mai la Cina “mente” su quanto ne ha accumulato? E’ importante capire la mentalità dei cinesi e il pensiero profondamente radicato instillatovi dal generale Sun Tzu. L'”inganno” è una strategia fondamentale nella guerra, in questa categoria rientra il pensiero “aiuta il tuo avversario a sottovalutarti“. Perché i cinesi dovrebbero annunciare enormi riserve se fosse loro intenzione continuarne l’accaparramento? Non lo farebbero. Ho scritto diversi mesi fa delle riserve auree della Cina individuate in almeno 8000 tonnellate, ma i miei calcoli partono solo dal 2009, dalle 1054 tonnellate, per essere precisi. Ho ipotizzato che se siano state aggiunte le 1054 tonnellate annunciate nel 2009, oltre a 3000-4000 tonnellate negli ultimi 2-3 anni, e aggiungendo altre 2000 tonnellate di produzione nazionale, prevedendo facilmente 7000 tonnellate per il 2009-2011. Ho postulato forse altre 1000 tonnellate in questi tre anni, arrivando a 8000 tonnellate. Si ricordi questo numero nel successivo calcolo. Quindi, è anche possibile che la Cina abbia accumulato 30000 tonnellate nei 20 anni del 1983-2002? Penso che sia possibile ed ecco perché. Ciò significherebbe che la Cina acquistava 1700-2000 tonnellate all’anno da un mercato che ne produceva poco più di 2000 all’anno. Dal punto di vista monetario, ciò era pari a solo 20/25 miliardi di dollari all’anno, mentre l’oro era venduto in media a circa 350 dollari in quel periodo, una somma considerevole allora, ma ricordate, la Cina attirava “caldo” capitale d’investimento straniero e aveva un surplus commerciale ogni anno. Se la Cina o meno potesse permetterselo, credo che sì, sia possibile.
Chinagold L’altra faccia della medaglia è se questa “quantità” d’oro sia disponibile o meno? E’ possibile che la Cina abbia acquistato 20000 tonnellate e allo stesso tempo fatto decadere il prezzo sul mercato in 20 anni? Penso che sia possibile per diversi motivi. In primo luogo, sappiamo per certo che molte banche centrali occidentali sono venditori netti (l’accordo di Washington, ad esempio). Sappiamo anche di società minerarie e banche centrali che prestano l’oro (venduto nel mercato) da Frank Veneroso, che ha stimato un totale tra 10000 e 16000 tonnellate in leasing nel 2002. Le banche centrali per lo più poggiano sul fatto che l’oro è come il denaro, anche la Svizzera ha venduto gran parte del proprio oro. Un paio di altri aneddoti riguardano tedeschi e italiani. S’è pensato per anni che agli LTCM mancassero 300 tonnellate o più di oro italiano prestato. Inoltre, perché la Germania non ha potuto rimpatriare il proprio oro dalla FED di NY? Ora la domandona, “come poteva scendere il prezzo se la Cina ne era un grande acquirente?” In primo luogo, la Cina potrebbe avere operato “fuori mercato”, assorbendo l’oro prestato e venduto? E’ possibile che la Cina (tramite fiduciari) non abbia mai, proprio mai, avanzato “offerte” per l’oro? Avrebbe potuto semplicemente farlo mentre il mercato veniva limitato (alcuni di voi ricorderanno la regola dei 6 dollari, come la regola attuale del 2%) aspettando le azioni quotidiane per occupare posizioni? Avrebbe potuto anche far ridurre la liquidità per deprimerne il prezzo? Ha forse perso denaro cartaceo pur di accumulare prodotto fisico? Alcuni di voi potrebbero anche ricordare Jim Sinclair che parlava di “Phat Hung e Dr. No“, dieci anni fa,… erano forse di origine cinese? C’è un’altra fonte su offerta o domanda di oro di cui non abbiamo ancora parlato, gli arabi e in particolare i sauditi. Alisdair Macleod ipotizza che gli arabi fossero grandi acquirenti di oro tra il 1983 e il 2002, come lo furono nei primi anni ’80. Ma cosa succede se fossero stati in realtà venditori netti per tutto quel tempo? E se gli Stati Uniti in qualche modo convinsero i Saud con un “accordo che non potevano rifiutare”? Siamo i protettori dell’Arabia Saudita in questi anni, è possibile che gli abbiamo detto che se non scaricavano tale peso, la “protezione” poteva scomparire? Penso solo ad alta voce qui, perché se la Cina avesse accumulato un così grande quantitativo di oro, esso doveva provenire da qualche parte, una combinazione di approvvigionamenti da miniere, vendite delle banche centrali e forse altri venditori blanditi. Vorrei anche ricordare che negli anni ’80 e ’90 molti giovani arabi s’istruirono nelle università occidentali, dove appresero che il loro nuovo status dell’oro era una “barbara reliquia” contribuendo a farli allontanare dalle generazioni più anziane?
In precedenza ho detto del mio dato secondo cui la Cina ha accumulato 8000 tonnellate dal 2009, se seguiamo Alisdair Macleod ma dimezzando le sue stime a 10000 tonnellate… quindi abbiamo di certo quasi 20000 tonnellate o più del doppio di quello che gli Stati Uniti “pretendono” di avere! Un altro piccolo frammento d’informazione è la Cina che ha permesso alla popolazione di acquistare oro dal 2003, perché? Secondo Macleod aveva colmato i fondi sovrani, quindi decise che era il momento che la popolazione accumulasse oro? La Cina è in realtà più capitalista di quanto abbiamo mai creduto e l’ha nascosto per anni per accumulare oro? Credo che sia molto probabile. Voglio dire che se ciò è vero, allora la nostra teoria che la Cina, tramite proxy, frequenti da tempo il mercato dell’argento rifiutandosi di abbandonarlo, acquista molta credibilità. La Cina avrebbe prestato 300 milioni di once d’argento (forse anche 600 milioni o più) agli Stati Uniti nel 2003. Gli Stati Uniti, a corto di argento allora, l’avrebbero preso in prestito dalla Cina. Forse la Cina presta l’argento per continuare a drenare oro occidentale? Ha avuto indietro l’argento ed ora è arrabbiata perché é stata truffata? Ha sacrificato l’argento per i veri e propri gioielli della corona, il nostro oro? La Cina ha nuove infrastrutture e anche città fantasma già costruite. Chi era il pazzo quando li deridevamo per la costruzione di queste città fantasma? L’occidente è semplicemente stupido vendendogli tutto l’oro o è stato ingannato?
Per concludere vorrei sottolineare l’ovvio. Se la Cina ha accumulato 20000-25000 tonnellate di oro o anche di più, cosa significa? Significa che l’occidente è finanziariamente in bancarotta dato che nel processo di eliminazione, gran parte di tale oro proverrebbe dalle casseforti occidentali! Ciò significa che il denaro e il potere sono andati in Oriente sotto i nostri occhi. Ciò significa che la Cina può valutare l’oro a qualsiasi prezzo desiderato… e in qualsiasi valuta voglia. Significa che vivremo in un mondo Cina-centrico dove le “regole sono fatte da chi ha l’oro”. Significa che gli Stati Uniti (e gran parte dell’occidente) diverranno immediatamente terzo mondo. Il pericolo, naturalmente, oggi, se davvero c’è stato un errore di calcolo dell’occidente, è che un gioco assai grave possa finire con una brutta guerra. Non credo che aspetteremo a lungo per sapere se la Cina ha giocato in modo sornione, mentre Alisdair Macleod scopriva le carte! Come ho detto all’inizio, ciò potrebbe essere la maggiore rivelazione finanziaria in oltre 40 anni!

china-goldCopyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La curiosa vendita dell’oro ucraino all’Iraq

Marco Antonio Moreno El Blog Salmon 7 aprile 2014

29334Ukraine_Gold_Feds_largeAll’alba del 7 marzo, in segreto e procedendo nel buio della notte, a Borispol, l’aeroporto di Kiev, un grosso aereo, senza distintivi e con una forte scorta armata, caricava 40 casse di lingotti d’oro della Banca Centrale ucraina. L’operazione fu annunciata dal giornale russo Iskra, inizialmente smentito dalla FED, ma l’aereo si diresse negli Stati Uniti. I media europei non ne parlano nonostante il  grande sostegno al colpo di Stato e al governo ad interim del primo ministro Arsenij Jatsenjuk. Era il prezzo della “liberazione” dell’Ucraina per mano di UE e USA? 40 pallet con lingotti d’oro sono molto più delle riserve auree dell’Ucraina. Secondo il World Gold Council, nel febbraio di quest’anno l’Ucraina aveva 42,3 tonnellate di riserve auree nelle casse della banca centrale. Ogni pallet contiene 290 lingotti d’oro da 400 once, cioè 3,6 tonnellate per pallet, e a 1300 dollari l’oncia sono 150 milioni di dollari per pallet. Dieci pallet fanno 36 tonnellate di oro che ammontano a poco più di 1,5 miliardi di dollari.

1,5 miliardi
Il 25 marzo, il Financial Times informava che l’Iraq ha acquistato 36 tonnellate di oro per un valore di circa 1,5 miliardi di dollari. La Banca centrale irachena ha riferito sul suo sito web che l’oro acquistato è volto a “rafforzare la politica monetaria e la valuta (il dinaro) iracheni”. L’Iraq ha acquistato 36 tonnellate di oro, aggiungendole alle 29,8 tonnellate della riserva, al prezzo di 1,5 milioni di dollari. Ora ha 65,8 tonnellate di oro e ciò significa la promozione che vedremo sul prossimo numero di World Gold Council. Sulla mappa delle riserve auree, l’Iraq si trova ora tra Brasile, Egitto ed Indonesia. Tuttavia, anche se nessun governo ha acquistato tanto oro in una sola volta, negli ultimi tre anni, tale acquisto non ha generato reazioni sul prezzo dell’oro. Quando l’anno scorso Cipro fu costretta a vendere parte parte delle sue 13,9 tonnellate di oro delle riserve, vi furono grandi convulsioni sui mercati. Questa volta, con una operazione quasi tre volte più grande, i mercati sono calmi. Ciò forse per la segretezza con cui l’operazione è stata condotta (Reuters e Financial Times confermano l’acquisto, ma non ne indicano l’origine), e gli speculatori della City di Londra sono in stato di shock dopo le sanzioni per la manipolazione dei Tibor e Libor; i tassi di cambio e dei prezzi delle derrate e delle materie prime.

La domanda globale di oro
La domanda globale di oro è diretta da Cina e India, principali consumatori di prodotti di gioielleria, elettronica e finanziari. Come mostra questa lista della WGC, la Cina l’anno scorso ha acquistato 1066 tonnellate di oro, e l’India 975 tonnellate, anche sul mercato nero. Questa era la domanda di oro nel 2013, secondo WGC:

650_1000_dda-oro-por-paisL’oro ucraino è stato acquistato dall’Iraq? Essendo l’Ucraina appena divenuta un satellite degli Stati Uniti, sulla giusta via della “liberazione”, e Baghdad “liberata” dagli Stati Uniti da dieci anni, è lecito sospettarlo: l’Iraq acquista oro dall’Ucraina. Ora dobbiamo vedere se l’Ucraina ha ricevuto 1,5 miliardi di dollari. Almeno, gli Stati Uniti hanno offerto una garanzia di 1 miliardo sui prestiti da concedere all’Ucraina. Secondo GoogleMaps, il viaggio in aereo da Kiev a Baghdad dura 6 ore e 55 minuti:

viaje-kiev-bagdad-ebsCome sottolineato qui, ciò che veramente dovrebbe riguardare l’Europa, e soprattutto la Germania, è la velocità con cui gli Stati Uniti spostano l’oro dall’Ucraina alla Federal Reserve o a Baghdad, e la lentezza che dimostrano nel restituire alla Germania 33 tonnellate di oro in un anno, su 1500 tonnellate custodite dalla Federal Reserve a Fort Knox. Un altro fatto non privo di significato è l’assenza d’interesse dell’Unione europea su tali informazioni e la mancanza di trasparenza nel sapere il motivo per cui, a un paio di giorni dalla presa del potere, il primo ministro ad interim Jatsenjuk s’arroga il diritto di liquidare le riserve auree del Paese. L’unica certezza è che gli ucraini sono stati espropriati delle loro riserve auree, e forse per sempre. Benvenuti nel mondo occidentale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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