Russia e rafforzamento della stabilità nella regione Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev, New Eastern Outlook 09/12/2016

russia_myanma_flagsUno dei molti fattori che attraggono partner stranieri in Russia è la cooperazione nella sfera tecnica militare. la tecnologia russa è altamente valutata nel mondo. Lo Jak-130 è fonte d’orgoglio dell’Industria della Difesa della Federazione Russa. E’ il più recente biposto d’addestramento subsonico con capacità operative adatto all’addestramento dei piloti militari e al combattimento. Può colpire bersagli arei e a terra anche in condizioni meteo difficili. E’ stato progettato e realizzato dall’Irkut Corporation. Il Myanmar è uno dei Paesi che hanno manifestato interesse ad acquistarlo. L’accordo per la fornitura al Myanmar di oltre 10 Jak-130 per 150 milioni di dollari fu firmato nell’estate 2015. Il 26 aprile 2016, i media riferirono che le società russe Rosoboronexport e Irkut dovevano fornire al Myanmar i primi tre aerei prima della fine dell’anno. A parte l’aereo da combattimento, il Myanmar otterrà un simulatore per addestrare i piloti al combattimento del Jak-130. Sarà installato da esperti russi prima della fine del 2017. Fino a poco prima, il Myanmar aveva comprato questa tecnologia solo dalla Cina. Va notato, tuttavia, che negli ultimi anni la Repubblica Popolare Cinese si è unito alla schiera dei leader mondiali per qualità della produzione. Quindi, la decisione di Myanmar di acquistare l’aereo russo ne dimostra le prestazioni eccezionali, superiori a quelli dell’equivalente cinese L-15. Va notato che il caso del Myanmar non è solo una coincidenza, ma una tendenza. In precedenza, il russo Yak-130 già vinto il mercato del Bangladesh nella competizione con la L-15. Nel 2013, il Bangladesh firmò un accordo con la Russia per la fornitura di 16 velivoli. Inoltre, negli ultimi anni, molti Paesi del Nord Africa e Sud America hanno espresso interesse per l’acquisto dello Jak-130. Così, la vendita dei velivoli proseguirà divenendo importante nelle esportazioni high-tech della Russia. Tuttavia, il senso di ciò può essere molto più importante. Come è noto, la cooperazione tecnica militare è possibile solo se vi è una profonda comprensione politica tra due Paesi. Quali che siano le caratteristiche degli aerei da combattimento, nessuno lo venderebbe o comprerebbe da un possibile nemico. Ciò è dovuto al fatto che, dopo l’acquisto del materiale militare straniero, ci dovrebbe essere sempre lo scambio di militari per addestrarsi all’uso del materiale, così come altri aspetti della cooperazione militare. Così, l’acquisto del Myanmar del russo Jak-130 segna uno sviluppo serio nella cooperazione strategica tra i due Paesi.
Il 26 aprile 2016, Mosca ospitava il vertice dei Ministri della Difesa della Russia e dell’ASEAN, durante cui vi fu l’incontro tra il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il capo del Dipartimento militare del Myanmar Soe Win. L’11 maggio 2016 il Parlamento del Myanmar approvava un accordo di cooperazione militare con la Russia. Va notato che il Myanmar è uno dei membri più avanzati dell’ASEAN in campo militare. Decenni di guerra civile e lotta agli estremisti hanno insegnato al governo di Myanmar a prestare molta attenzione alla difesa facendo dell’esercito del Myanmar uno dei più efficienti della regione. Tuttavia, il Paese ha dovuto affrontare sempre più sfide, ultimamente. I conflitti etnici ancora scoppiano nel Paese e vi sono varie organizzazioni estremiste attive. Nell’autunno 2016 vi fu una serie di attentati nel Paese. Ad esempio, ad ottobre 9 poliziotti furono uccisi negli attacchi terroristici contro le stazioni di polizia nello Stato di Rakhine, nel Myanmar. Ora, disordini civili sconvolgono lo Stato con migliaia di rifugiati passati nel Bangladesh. Una serie di esplosioni ha avuto luogo a Yangon, l’ex-capitale del Myanmar; anche vari ordigni esplosivi furono trovati e disinnescati in tempo. Tutto ciò accade contemporaneamente all’ondata globale di estremismo e terrorismo nel sud-est asiatico. Ad esempio, nel novembre 2016 i media riferirono di attentati sventati ed arresto di sospettati di legami con lo SIIL (organizzazione terroristica vietata in Russia) in Indonesia. Non sorprende che il governo del Myanmar sia interessato a cooperare con Paesi come la Russia, che ha esperienza nella lotta al terrorismo internazionale. E’ ben noto che il Myanmar sia di particolare importanza nella regione Asia-Pacifico, occupando una posizione strategica importante tra due giganti in competizione: India e Cina, e avendo uno sbocco sull’Oceano Indiano. Il Myanmar è particolarmente importante per la Cina, perché l’energia diretta in Cina con le petroliere provenienti dal Medio Oriente, passa anche attraverso il suo territorio. Ciò riduce il rischio per la Cina sull’invio di idrocarburi attraverso lo stretto di Malacca che, in caso di conflitto, verrebbe facilmente bloccato da una flotta ostile. Ciò attira anche l’attenzione dei potenziali avversari della Cina sul Myanmar, prestando al Paese particolare importanza nel confronto tra Cina, India, Giappone e Stati Uniti sul ruolo dominante nella regione Asia-Pacifico. La destabilizzazione della situazione in Myanmar può imprevedibilmente interessare l’intera regione Asia-Pacifico. Pertanto, la cooperazione militare tra Myanmar e Russia aiuterà a rafforzare la sicurezza nella regione.

Il Viceammiraglio Oleg V. Burtsev e il Generale Soe Win discutono di cooperatione militare Russia-Myanmar.

Il Viceammiraglio Oleg V. Burtsev e il Generale Soe Win discutono di cooperatione militare Russia-Myanmar.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Il Premier Medvedev e il Presidente Thein Sein

Il Premier Medvedev e il Presidente Thein Sein

Il dollaro perde terreno nei Paesi del Sud-Est asiatico
Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 13/12/2016mekongUno dei processi più importanti del mondo in questi ultimi anni è l’indebolimento del dollaro sul mercato valutario internazionale e il desiderio di molti Paesi di abbandonarlo per liberare le proprie economie dall’influenza degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti resistono a questo processo. Recentemente, gli Stati Uniti avevano creato il Trans-Pacific Partnership, il cui obiettivo era contrastare l’espansione economica della Cina nel Pacifico. Senza dubbio, il dollaro doveva essere la valuta più popolare nel territorio del TPP. Gli Stati Uniti e i partner più vicini come Australia, Canada, Giappone, aderivano al TPP. Tuttavia, il partenariato è ancora aperto, gli Stati Uniti sperano di attrarre altri membri. Anche la Repubblica Popolare Cinese è stata invitata, nonostante sia il principale concorrente del TPP. Così, numerosi Paesi in via di sviluppo della regione Asia-Pacifico, che cercano di aumentare la partecipazione al commercio internazionale, ora devono scegliere tra TPP e le altre organizzazioni economiche in cui Russia e Cina svolgono il ruolo principale. Prima di tutto, ciò riguarda i Paesi dell’ASEAN.
Diversi grandi eventi sono avvenuti ad Hanoi a fine ottobre 2016: l’8.vo Summit CLMV (Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam) il 7.mo Summit ACMECS (Strategia della Cooperazione Economica Ayeyawady – Chao Phraya – Mekong) e il World Economic Forum della Regione del Mekong (Mekong WEF). Come è ben noto, il fiume Mekong ha origine in Cina e attraversa l’intera Indocina, unendo tutti i Paesi in un’unica sub-regione. Il fiume è di grande importanza economica per Vietnam, Cambogia, Cina, Laos, Myanmar e Thailandia, costretti a cooperare attivamente per utilizzarlo congiuntamente senza violare gli interessi altrui. I vertici CLMV e ACMECS si svolgono dal 2003. Le più importanti questioni economiche e politiche della sub-regione del Mekong vi sono discusse. Questi vertici hanno portato vari vantaggi, mantenendo la stabilità regionale e favorendo la crescita economica di tutti i Paesi interessati. Grazie alla collaborazione, la sub-regione del Mekong è diventata una di quelle dalla maggiore crescita dell’ASEAN e della regione Asia-Pacifico. Il Mekong WEF viene organizzato su iniziativa del Vietnam. 60 aziende della sub-regione del Mekong e più di 100 aziende provenienti da altri Paesi presero parte al Mekong WEF. L’obiettivo del Forum era introdurre la comunità del business globale al potenziale della sub-regione e attrarre investimenti. Come al solito, le questioni riguardanti la cooperazione in agricoltura, ambiente, sicurezza e altri venivano discusse in tutti gli eventi. Uno dei risultati del 7.mo Summit ACMECS era la dichiarazione congiunta dei rappresentanti del mondo degli affari di Vietnam, Cambogia, Laos, Myanmar e Thailandia, con cui invitavano i rispettivi Paesi a passare alle valute locali nel mutuo commercio abbandonando il dollaro degli Stati Uniti. Secondo il presidente del Thailandia-Vietnam Business Council, Sanan Angubolkul, gli affari trarrebbero beneficio dal passaggio alle monete locali. Il commercio diverrebbe più semplice, i costi ridotti come i rischi associati al tasso di cambio instabile delle valute locali verso il dollaro. Inoltre, osservò che le aziende di diversi Paesi della sub-regione sono pronti alla transizione, senza aspettare la disponibilità di tutti i membri del CLMV. Possono cooperare su base bilaterale. C’è già un esempio: Vietnam e Thailandia hanno abbandonato il dollaro degli USA nei negoziati di tre anni prima. Da allora, il commercio reciproco è cresciuto di quasi il 40%.
Se tutti i Paesi del sud-est asiatico abbandonano il dollaro nel commercio locale, cioè la metà dell’ASEAN, sarebbe un importante passo verso la de-dollarizzazione del sud-est asiatico. Sarebbe una perdita per gli Stati Uniti e una vittoria per la Cina nella lotta per l’influenza sulla regione. E’ ben noto che ‘la natura ha orrore del vuoto’; così, con il tempo, il dollaro degli Stati Uniti verrebbe sostituito dallo yuan cinese, che dal 1° ottobre 2016 è terzo dopo il dollaro USA come valuta di riserva del FMI. Gli esperti prevedono che nel giro di dieci anni, la valuta cinese possa superare il dollaro statunitense e diventare la più popolare nel mondo. Questo scenario è sempre più probabile per via della ‘Via della Seta Marittima’ che dovrebbe comparire presto lungo le coste meridionali dell’Eurasia. La rotta commerciale, creata su iniziativa della Cina, potrà unire tutti i Paesi che attraversa creando una grande zona di libero scambio che trarrebbe beneficio dalla moneta unica, probabilmente lo yuan. Tuttavia, nonostante il fatto che l’ASEAN, in particolare la sub-regione del Mekong, sia influenzata dalla Cina, questi Paesi sanno che avere un solo partner non è redditizio. Intendono collaborare con gli altri principali attori sul mercato internazionale. Per esempio, molti Paesi dell’ASEAN desiderano creare una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, che fa capo a Russia. Di recente, un accordo tra UEE e Vietnam è entrato in vigore; ci sono negoziati con la Thailandia e Singapore è interessata. C’è anche il forte desiderio di de-dollarizzare le relazioni economiche tra ASEAN e Paesi UEE. Così, alla fine del 2015, Russia e Thailandia condussero negoziati in materia, riguardanti la necessità di effettuare la transizione verso relazioni dirette tra banche di Federazione Russa e Thailandia, per facilitare i pagamenti tra imprese dei due Paesi. Si discute la possibilità di stabilire tali relazioni tra varie banche thailandesi e russi, compresa la Banca centrale della Federazione Russa. La possibilità di aprire filiali di banche thailandesi in Russia è stata discussa. Queste misure aiuteranno Russia e Thailandia a passare ai pagamenti nelle rispettive valute senza utilizzare il dollaro statunitense.
Va notato che la politica dei Paesi dell’ASEAN è abbastanza equilibrata; non è distorta nei confronti di qualche parte e coopera con tutti i partner possibili. Ad esempio, Paesi come Vietnam e Singapore sono membri del TPP, ma rafforzano attivamente le relazioni con Cina e UEE (va ricordato che il Vietnam è uno dei promotori dell’abbandono del dollaro USA nella sub-regione del Mekong). La Thailandia mostra forte interesse per l’UEE, ma valuta anche la possibilità di aderire al TPP. Inoltre, questi Paesi sono coinvolti nel progetto ‘Nuova Via della Seta’ e sono membri della Infrastructure Asian Investment Bank cerata dalla Cina in opposizione ai filo-USA Banca mondiale e filo-giapponese Banca asiatica di sviluppo. Così, l’ASEAN potrebbe diventare una zona dove diversi blocchi economici mondiali interagiscono, pur mantenendo la propria indipendenza economica, corrispondendo pienamente all’idea di economia multipolare in un mondo multipolare.

Il Presidente Putin e il Presidente dell'Unione del Myanmar Htin Kyaw

Il Presidente Putin e il Presidente dell’Unione del Myanmar Htin Kyaw

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA tentano d’intimorire l’Asia per la sua “vicinanza alla Cina”

Tony Cartalucci, LD, 24 ottobre 2016china_thailand_military_exerciseE’ ormai chiaro che l’influenza degli USA, nonostante il “perno verso l’Asia”, evapora nell’Asia-Pacifico. Washington ha subito sconfitte geopolitiche praticamente in ogni nazione dell’Asia- Pacifico, anche nei Paesi guidati da regimi che hanno meticolosamente organizzato, finanziato e sostenuto per decenni. Inoltre svanisce anche tra le nazioni considerate da tempo alleate cruciali degli Stati Uniti. Come la Thailandia nel Sud-Est asiatico, che gli USA ricordano sempre al mondo essere stato alleato di Washington dalla guerra fredda, dalla guerra in Vietnam e forse anche da prima.

L’evanescente influenza di Washington ha delle ragioni
Tuttavia, in realtà, la Thailandia ha gradualmente smantellato l’influenza statunitense, diversificando commercio e cooperazione con molte nazioni, come la Cina, per non avere legami con nessuna di esse in particolare. Il commercio della Thailandia si concentra principalmente in Asia, con la maggior parte delle importazioni ed esportazioni divise equamente tra Cina, Giappone e ASEAN, e l’occidente collettivamente secondario nel mercato, anche se non trascurabile. Non è un caso che i legami geopolitici della Thailandia riflettano quelli economici, rivelando che le realtà economica e socio-politica guidano le relazioni internazionali indipendentemente dall’ampio “soft power” a disposizione di Washington. Uno sguardo alle scorte militari della Thailandia rivela una strategia simile nella diversificazione nell’acquisizione di armi e nelle partnership, e nei sistemi sviluppati dall’industria nazionale. Ciò che prima erano forze armate dominate da materiale ed esercitazioni militari statunitensi, è passato all’acquisizione di carri armati cinesi, aerei da guerra europei, fucili d’assalto mediorientali, elicotteri russi e blindati thailandesi, così come le esercitazioni congiunte avvengono con varie nazioni, tra cui per la prima volta la Cina. Un cambiamento simile si verifica nel resto dell’Asia, con la Cina naturalmente che copre la grande quota della cooperazione regionale per la sua dimensione economica, geografica e demografica. La trasformazione dell’Asia era del tutto prevedibile, e malgrado gli Stati Uniti cerchino di “contenere” la Cina e conservare l’influenza nel resto dell’Asia, hanno ignorato i fondamentali fattori economici e socio-politici, concentrandosi sulla coercizione attraverso “accordi” commerciali e compromettenti “alleanze” militari, creando e perpetuando strategie della tensione artificiali sia nelle nazioni prese di mira che tra gli Stati asiatici.

Altri espedienti al posto delle ragioni
Gli Stati Uniti, indifferenti ai fattori che hanno portato al declino nell’Asia Pacifico, hanno deciso di moltiplicare gli espedienti del “soft power” piuttosto che esaminare e migliorare le proprie basi economiche. Ciò include l’uso di programmi volti a cooptare “giovani leader” nella regione per promuovere gli interessi degli Stati Uniti e tentare d’invertire politicamente l’avanzata dell’Asia sui piani economico e geopolitico. Ciò comprende anche la propaganda incessante volta a ritrarre le nazioni della regione capitolare a Pechino su varie questioni, che chiaramente sono nell’interesse dell’intera regione. Un editoriale del Bangkok Post, giornale creato dal governo degli Stati Uniti, intitolato “La saga di Wong si ritorce contro il regime”, tenta di sostenere che la recente deportazione di un agitatore finanziato dagli Stati Uniti a Hong Kong, in Cina, simboleggi “l’adattamento di Bangkok” ad “ogni capriccio” della Cina. L’articolo afferma: “La detenzione di 12 ore del noto attivista democratico di Hong Kong Joshua Wong all’aeroporto di Suvarnabhumi colpisce il regime militare mentre critiche arrivano da attivisti locali e internazionali per i diritti umani sull’adattamento eccessivo della Thailandia alle richieste di Pechino“. L’articolo enumera diversi altri accordi tra Bangkok e Pechino, sostenendo anche che sono vantaggio solo di Pechino, come la deportazione di sospetti terroristi verso la Cina, diretti in Turchia e probabilmente aderenti ad organizzazioni terroristiche internazionali attive in Siria.

Ciò che è buono per la Cina, è buono per l’Asia
In realtà, Joshua Wong ha certamente tentato di entrare in Thailandia per seminare a Bangkok la stessa instabilità sostenuta dagli Stati Uniti ad Hong Kong. Ha specificamente incontrato gli agitatori sostenuti dagli Stati Uniti che a Bangkok formano uno dei vari fronti che tentano d’impadronirsi di nuovo del potere a favore dei partiti sostenuti e legati a Washington. Così, la deportazione di Wong in Cina era nell’interesse di Pechino e Bangkok. Allo stesso modo, la deportazione di sospetti terroristi verso la Cina ha avvantaggiato entrambe le nazioni. Se la Thailandia fosse il passaggio dei terroristi diretti in Siria, e la Siria dovesse crollare su pressione dei terroristi armati dagli USA, ciò porterebbe all’instabilità globale che si riverbererebbe su tutta l’Asia, colpendo Cina e Thailandia. I tentativi degli Stati Uniti di destabilizzare la Cina, primo partner commerciale di tutte le nazioni dell’Asia, è un’altra minaccia diretta alla regione, e non solo a Pechino. È l'”adattamento” a Pechino a garantire la stabilità e ad impedire agli Stati Uniti di ripetere il “successo” dei loro sforzi per fomentare l’instabilità politica in Nord Africa e Medio oriente che hanno portato nella regione guerre, morte ed esodo di decine di milioni di persone, collasso socio-economico di intere nazioni, e possibile grande guerra tra diverse regioni del pianeta. L’ironia del Bangkok Post è che omette dalla sua chiara propaganda, il fatto che in assenza degli interessi della Cina, l’Asia per decenni si “adattò” ad ogni capriccio di Washington. Non sorprende che un giornale fondato da un ex-ufficiale dei servizi segreti degli Stati Uniti e finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti non denunci dalle proprie pagine lo stesso eccezionalismo spudorato che gli Stati Uniti esibiscono sul palcoscenico internazionale. Tuttavia, si tratta di un rozzo “eccezionalismo” controproducente, tanto che l’Asia ha collettivamente deciso di farne a meno mentre avanza verso il futuro. Prima Washington lo capisce e l’accetta, prima potrà razionalmente riallineare le relazioni con l’Asia verso qualcosa di tangibilmente costruttivo. Washington accettando l’Asia come regione indipendente e autonoma, e come concorrente significativo, potrà decidere se tale concorrenza sia sana e costruttiva, o imporre un clima di confronto e guerra perennemente imminente.thai_exports

Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA perdono la presa sul Sud-Est asiatico

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 15/10/2016duterte-1Lo scontro diplomatico tra Filippine e Stati Uniti sciocca gli sgobboni politici del dipartimento di Stato e del Pentagono, ma per gli acuti osservatori della politica del sud-est asiatico, la decisione del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte di fare “perno” su Cina e Russia era studiata da tempo. Fin dalla cosiddetta “rivoluzione gialla” che vide Corazon Aquino sostituire l’autocrate delle Filippine Ferdinando Marcos, la maggior parte dei filippini passarono da un presidente corrotto e benedetto dagli statunitensi all’altro. Duterte, focoso ex-sindaco di Davao City a Mindanao, ha incanalato il disgusto dei filippini adottando un atteggiamento ostile nei confronti della rinnovata presenza militare degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, volta a contrastare la Cina. La
“Rivoluzione del potere popolare” del 1986, nota anche come rivoluzione gialla, fu opera degli Stati Uniti per togliere dal potere il presidente Ferdinand Marcos. La rivoluzione avvenne tre anni dopo l’assassinio del senatore Benigno “Ninoy” Aquino, ucciso mentre sbarcava all’aeroporto internazionale di Manila ritornando nelle Filippine dall’esilio negli Stati Uniti. Marcos, accusato dell’assassinio di Aquino, fu dimesso dalla pressione combinata di chiesa cattolica, Forze Armate pro-Stati Uniti delle Filippine e Central Intelligence Agency degli Stati Uniti. La vedova di Aquino, Corazon “Cory” Aquino, sostituì Marcos come presidente e fu seguita da una serie di presidenti corrotti filo-statunitensi. Il generale Fidel Ramos, mondialista convinto, sostituì Aquino alla presidenza e, a sua volta, assicurò la presidenza ai suoi due successori, Joseph Estrada e Gloria Macapagal-Arroyo, entrambi perseguitati da scandali sulla corruzione. Macapagal Arroyo era la figlia dell’alleato degli Stati Uniti, il presidente Diosdado Macapagal, in carica nel 1961-1965 e che inviò truppe filippine a combattere a fianco delle truppe statunitensi nella guerra del Vietnam. Al momento dell’invio delle truppe nell’ambito dello sforzo bellico degli Stati Uniti nel Vietnam del Sud, l’avversario esplicito di tale passo era l’avversario politico di Macapagal, Ferdinand Marcos, cosa che non va ignorata mentre Duterte allontana le Filippine dal “perno in Asia” di Barack Obama. Macapagal-Arroyo fu sostituita da un altro presidente corrotto, Benigno “Noynoy” Aquino, figlio di Ninoy Aquino e Cory Aquino. Le Filippine ha avuto presidenti provenienti dalla stessa famiglia, non diversamente dagli Stati Uniti negli ultimi decenni. Macapagal-Arroyo ed Estrada furono incriminati per corruzione, ma solo Estrada si dimise. Duterte è il primo volto nuovo a comparire a Palazzo Malacanhang da un po’ di tempo, e l’elettorato delle Filippine gli dà ampio credito per la sua schiettezza. Duterte ha deciso che le politiche dei predecessori, che volevano stretti rapporti con Washington, non erano nell’interesse delle Filippine. Duterte segue una sua politica estera indipendente, invitando Cina e Russia a stabilire basi nelle Filippine, annullando ulteriori esercitazioni militari USA-Filippine nella regione, e chiamando il presidente Barack Obama “figlio di puttana”. Durtete ha anche detto agli Stati Uniti, “non trattateci da zerbino perché… non siamo i fratellini scuri degli USA”. I problemi dell’amministrazione Obama con Duterte iniziarono quando l’ambasciatore degli Stati Uniti nelle Filippine, Philip Goldberg, interferì negli affari interni delle Filippine, come le elezioni che Duterte ha vinto. Goldberg ha sempre interferito negli affari dei Paesi in cui viene distaccato e non ha fatto eccezione nelle elezioni nelle Filippine, in cui parlò contro Duterte. Nel 2008, il governo boliviano del Presidente Evo Morales espulse Goldberg, allora ambasciatore degli Stati Uniti a La Paz, per aver fomentato i secessionisti in quattro province boliviane. Ad agosto, Duterte chiamò Goldberg “bakla, figlio di puttana”. “Bakla” significa “finocchio”.
king_ananda_mahidolCon la notizia della morte del vecchio re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, nato a Cambridge, Massachusetts, che si assicurava che alcun governo thailandese si allontanasse troppo dall’alleanza con gli Stati Uniti, la Thailandia potrebbe seguire le Filippine su una politica di marcata indipendenza da Washington. Il principe ereditario Vajiralongkorn, erede al trono, è vicino all’ex-primo ministro Thaksin Shinawatra e alla sorella, l’ex-prima ministra Yingluck Shinawatra, entrambi estromessi dai colpi di Stato della Central Intelligence Agency. Thaksin fu rovesciato nel 2006 e Yingluck nel 2014. Yingluck, accusata di corruzione dall’agenzia “anti-corruzione” della Thailandia, vede essenzialmente lo stesso trattamento da “colpo di Stato costituzionale” riservato alla Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff, al presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, e al presidente del Paraguay Fernando Lugo. Oggi, piuttosto che usare carri armati e giunte militari per rovesciare i leader che non gradisce, la CIA usa falangi di avvocati e giudici controllati dalla CIA, per effettuare “golpe costituzionali”. Tale strategia è stata una costante dell’amministrazione Obama e potrebbe essere chiamata “dottrina Obama”. Thaksin, che vive in esilio in Cambogia, e Yingluck continuano ad aver ampio sostegno dalle “camice rosse”, il movimento rurale della Thailandia. Vajiralongkorn non è popolare presso i fedeli sudditi del padre. Per avere il sostegno al suo regno, Vajiralongkorn può concludere un patto non solo con Thaksin e Yingluck, ma anche con le camicie rosse, nelle cui fila vi sono vari anti-monarchici. Le camicie rosse sono anche contrarie all’egemonia USA in Thailandia e sono sospettate di essere sostenute dalla Cina. Proprio come la dottrina Obama non ha mancato Duterte, non lo farà con Vajiralongkorn. Come molti presidenti delle Filippine, i primi ministri thailandesi, dalla fine della Seconda guerra mondiale, furono approvati dai mandanti della CIA a Langley. Bhumibol succedette al trono alla morte del fratello, re Ananda Mahidol. Alle 9:00 del mattino del 9 giugno 1946, Bhumibol visitò il fratello nella stanza del Palazzo Reale di Bangkok. Alle 09:20, un colpo risuonò dalla camera da letto del re. Ananda fu trovato supino sul letto con un colpo di pistola alla testa; ciò fu descritto come suicidio accidentale del giovane re mentre giocava con la pistola carica. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Thailandia era Edwin Stanton, ironia della sorte, omonimo del ministro della Guerra Edwin Stanton, accusato di aver cospirato per assassinare Abraham Lincoln. L’ambasciatore Stanton collaborava con il reggente della Thailandia nominato dai giapponesi, Pridi Banomyong, che governò il Paese durante l’esilio di Ananda nella Seconda guerra mondiale e che divenne primo ministro dopo la guerra, e che assolse Bhumibol, Stati Uniti e Gran Bretagna da qualsiasi coinvolgimento nella morte del re. Il viceré inglese dell’India, Lord Mountbatten, pensava che Ananda fosse “patetico” e indegno di essere re. In ogni caso, dopo che il feldmaresciallo Plaek Pibulsonggram, capo militare filo-giapponese della Thailandia durante la guerra, rovesciò il primo ministro Pridi nel 1947, il governo accusò due paggi dell’assassinio del re. Entrambe i paggi furono condannati da un dubbio processo e giustiziati. Stanton convinse il primo ministro Pridi che i comunisti, travestiti da studenti, monaci buddisti, giornalisti ed accademici, stavano invadendo la Thailandia con l’intento di rovesciare la monarchia. Gli avvertimenti di Stanton erano uno stratagemma e alcuno dei rapporti sull’“infiltrazione” comunista era vero.
photo-jim-712064-20091210Molti in Thailandia sanno che l’Office of Strategic Services (OSS), precursore della CIA, assassinò Ananda con la connivenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti Stanton, dell’incaricato d’affari Charles Yost, della stazione dell’MI-6 inglese di Bangkok e del capo dell’OSS a Bangkok, James “Jim” Thompson, che dopo aver “ufficialmente” lasciato l’OSS, fondò la Thai Silk Company, Ltd., che rivitalizzò l’industria della seta devastata dalla guerra. Thompson era anche un noto pedofilo la cui casa ospitava numerosi bambini birmani e thailandesi. Casa adornata da numerose statue falliche. Gli autori Truman Capote, Somerset Maugham e Margaret Landon, l’autrice di Anna e il re del Siam, su cui il film “Il re ed io” si basa, erano gli ospiti illustri di Thompson a Bangkok. Nel 1967, Thompson, che sapeva dove molti “scheletri” della CIA erano sepolti nel sud-est asiatico, scomparve senza lasciare traccia negli altopiani Cameron nel Pahang, in Malesia. Per settanta anni, il popolo thailandese poté sussurrare sui fatti del 1946. Con la morte del re, vi sono diversi conti da liquidare tra Thailandia e Stati Uniti, così come Duterte regola i conti del passato delle Filippine.
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La ripubblicazione è graduta in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “Pivot in Asia” degli Stati Uniti ruota nel panico

Tony Cartalucci LD 20 giugno 2016

thediplomat_2015-04-27_17-27-21-553x360La politica estera statunitense in Asia-Pacifico s’incentra nel cosiddetto “pivot in Asia”, inizialmente adottato come presunto mezzo degli Stati Uniti per rafforzare i legami con l’Asia, ma gradualmente rivelatosi l’ultimo passo nel tentativo pluridecennale di circondare e contenere la Cina subordinando sovranità socio-economica e politica dei suoi vicini, mantenendo ciò che i politici degli Stati Uniti chiamano “primato americano sull’Asia”. Non sorprende quindi che le nazioni dell’Asia abbiano risposto negativamente al “pivot”. Ciò che gli Stati Uniti hanno ottenuto, lo è stato attraverso coercizione, sovversione politica e anche il terrorismo, e questo davanti a una popolazione asiatica sempre più geopoliticamente consapevole. Eppure, nonostante ciò, gli Stati Uniti sembrano ancora contrastare il desiderio generale dei Paesi dell’Asia di collaborare tra essi e di fare “perno” verso centri alternativi di potere, Pechino, Mosca e non solo.

Politici nel panico
Il giornale thailandese Bangkok Post recentemente ha preso posizione quasi interamente pro-Washington, Londra e Bruxelles. Invia regolarmente editoriali a sostegno dei vari interessi statunitensi ed europei. Un recente editoriale, pubblicato dal noto tifoso di Washington Achara Ashayagachat, intitolato “Nonostante i vantaggi, la Cina è ancora secondaria rispetto all’occidente, dicono gli analisti“, afferma: “Il governo militare thailandese può complicare e indebolire la posizione dell’ASEAN nel contesto della sicurezza internazionale, ma gli atti compiuti finora dalla giunta non vanno intesi come passaggio dal campo occidentale ad alleato della Cina, avvertono gli analisti”. Achara non spiega perché l’attuale governo thailandese “complica o indebolisce la posizione dell’ASEAN nel contesto della sicurezza internazionale”, oltre ad implicare che andando contro gli interessi di Washington si entra in conflitto con “l’ordine internazionale”. Achara tenta di concludere, secondo vari pareri di analisti statunitensi, che il ritardo di diversi accordi tra Thailandia e Cina significa assenza di qualsiasi reale passaggio di Bangkok da ovest ad est. E cerca anche di concludere che la Thailandia è sempre più “isolata”, mentre gli Stati Uniti spostano l’attenzione verso governi e sistemi socio-politici di Filippine, Vietnam e Myanmar. Tuttavia, in realtà, il passaggio da ovest ad est non è recente per la Thailandia o molte altre nazioni del Sud-Est asiatico. E’ graduale, assieme alla crescente influenza della Cina e della capacità di Pechino di fornire alternative eque al “libero commercio” e a compromettenti “partnership” militari degli USA. In effetti, i grandi progetti ferroviari negoziati tra Thailandia e Cina con diversi grandi accordi, sono in stallo. Tuttavia, nonostante ciò, la Thailandia ha fatto diversi accordi minori con la Cina, che non potrebbe fare con gli Stati Uniti anche se lo volesse. L’acquisizione di sistemi d’arma cinesi per sostituire quelli obsoleti degli Stati Uniti continua. Nonostante le voci che la Thailandia cercasse di acquistare T-90 russi per sostituire i vecchi carri armati statunitensi, ha deciso invece di acquistare carri armati MBT-3000 prodotti dalla Northern Industries Corporation (NORINCO) della Cina. Questi entreranno nell’arsenale della Thailandia assieme ai mezzi corazzati di fabbricazione cinese Type-85, acquistati per sostituire i vecchi M-113 degli Stati Uniti. Oltre alla Cina, la Thailandia sostituisce gli elicotteri statunitensi con le alternative russe come i Mi-17 già visti volare su Bangkok, dove un tempo svolazzavano i Blackhawk di fabbricazione statunitense.
Mentre l’editoriale del Bangkok Post tenta di suggerire che queste mosse del governo della Thailandia hanno lo scopo di “avvicinarsi a Stati Uniti e UE”, in realtà operano da anni e già trasformano infrastrutture, economia e forze armate della Thailandia. E’ un sostanziale crescente sradicamento dell’influenza di Stati Uniti ed Europa nella regione. Inoltre, e mai menzionato da Achara, c’è la molto contestata industria del turismo della Thailandia, dove l’occidente tenta d’influenzare l’opinione pubblica per spaventare il turismo occidentale. In realtà, tuttavia, ciò è stato inutile. Per anni, la demografia passava dai turisti europei e nordamericani ai turisti cinesi e russi. La segnaletica nelle zone turistiche, una volta scritte quasi esclusivamente in inglese e giapponese, sono ora anche in cinese e russo. Nonostante questa realtà tangibile, i politici occidentali e filo-occidentali tentano di ritrarre ciò come recente e superficiale. Per capire quest’apparente distacco dalla realtà, vanno considerate le fonti.

Considerare le fonti
Gli analisti che Achara del Bangkok Post cita non sono thailandesi o asiatici, ma statunitensi come Tim Huxley dell’Istituto internazionale di studi strategici, think tank di politica estera finanziato da Fortune 500 e i cui sponsor aziendali includono Big Oil e i più grandi produttori di armi occidentali. Cita anche Yun Sun del Stimson Center, un altro think tank di Washington finanziato da Fortune 500. Chiaramente le fonti di Achara non sono oggettivamente interessate a discernere ciò che è meglio per la pace e la stabilità internazionale dagli interessi particolari che in modo trasparente finanziano e creano la politica che promuovono. E’ chiaro allora perché insistano su un paradigma che favorisce ancora accordi economici e “cooperazione militare” con gli occidentali. Sono gli stessi interessi che cercano di circondare e contenere la Cina per impedire che coordini risorse umane e naturali con le industrie locali, ponendosi in concorrenza con i monopoli occidentali attualmente dominanti il pianeta. L’ascesa di una Cina indipendente, circondata da un solido e cooperativo Sud-Est asiatico, darebbe l’inevitabile perdita di quote di mercato per gli interessi delle imprese-finanziarie che guidano realmente la politica estera occidentale e dettano le opinioni di agenti di basso livello come Achara e il resto della redazione del Bangkok Post. Considerando tale contesto, è chiaro che l’editoriale di Achara che supporta i pensatoi finanziati da Washington, ha lo scopo di recuperare il terreno perduto presso l’opinione pubblica laddove gli Stati Uniti non sono riusciti a tessere relazioni economiche e militari. Tuttavia, l’influenza economica e militare degli Stati Uniti nella regione e sull’opinione pubblica subisce crescenti concorrenza e difficoltà, ma pagare “giornalisti” compromessi come Achara per ripetere continuamente falsità è forse facile per i politici statunitensi, che non vi vedono nulla di male nel provarci, anche se non funziona. Ed è proprio tra le righe delle falsità ripetute dai funzionari di Washington, che il resto del mondo discerne la verità e vede le prime crepe nella facciata del “primato americano sull’Asia”.NCB2pbCTony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le esercitazioni cino-tailandesi sfidano il contesto regionale

Christof Lehmann, Nsnbc 22 maggio 201682c28b3823c247398614510258ebb0dcCina e Thailandia avviano l’esercitazione militare congiunta Blue Sky 2016. La cerimonia di apertura s’è tenuta presso la base navale Sattahip di Chon Buri, Thailandia, presieduta dal Comandante della Royal Thai Navy Naris Prathumsuwan e dal Vicecomandante della Marina cinese Wang Hai. Blue Sky 2016 viene avviata nel contesto dello sviluppo di relazioni bilaterali più strette e di varie sfide interne, regionali e geopolitiche. Blue Sky 2016 riguarda l’addestramento congiunto in mare e terraferma, evacuazione da zone colpite da conflitti o danneggiate, così come operazioni antiterrorismo con particolare attenzione all’aiuto alla popolazione. Il Vicecomandante della Marina cinese Wang Hai detto che l’esercitazione mostra perseveranza e capacità delle Marine dei due Paesi nella lotta al terrorismo e nel mantenendo della pace nella regione. Il Comandante della Royal Thai Navy Naris Prathumsuwan da parte sua aveva detto che Blue Skye 2016 rafforza il solido rapporto tra Thailandia e Cina essendo volta ad accrescere la cooperazione tra le due forze attraverso la condivisione di conoscenze ed esperienze. Blue Sky 2016 è la terza del genere, dopo le esercitazioni congiunte Blue Strike 2010 e Blue Strike 2012. La base navale di Sattahip, dove si trova la base del Royal Thai Marine Corps, è la maggiore base navale della Thailandia.

La Thailandia si riorienta dopo la presa del potere dei militari nel 2014, ma resta la necessità della riforma costituzionale
thediplomat_2015-04-27_17-27-21-553x360 Le relazioni bilaterali tra Cina e Thailandia si sono ampliate e consolidate dal 2014, dopo che i militari tailandesi presero il potere dopo mesi di proteste contro il governo di Yingluck Shinawatra dove i manifestanti chiesero che il governo del partito Pheu Thai rispettasse la Costituzione. Alla fine del 2013 i manifestanti del movimento popolare PDRC iniziarono un’ondata di proteste chiedendo la riforma prima delle elezioni. All’inizio del 2014 il movimento ebbe il sostegno di molti coltivatori di riso della Thailandia. Le proteste portarono il Paese a uno stallo. I militanti armati “camicie rosse” del regime Shinawatra e le camicie nere legate al partito Pheu Thai, dall’altra parte, compirono un’ondata di attacchi terroristici contro i manifestanti prima che i militari intervenissero per evitare che il Paese andasse fuori controllo. La deposta premier Yingluck Shinawatra e il partito Pheu Thai ammisero apertamente che governavano il Paese per conto del latitante Thaksin Shinawatra dagli stretti legami con think tank ed alta finanza anglosassoni. Thaksin è ricercato per diverse accuse, tra cui corruzione e repressione che causò diversi decessi. Ammise apertamente sul New York Times che guidava la Thailandia via Skype. La Thailandia ha subito diversi passaggi “democratici” e prese del potere dei militari. I sostenitori della riforma costituzionale sottolineano che la Costituzione della Thailandia porta invariabilmente alla concentrazione del potere nelle mani di una piccola élite finanziaria e di partito, a prescindere da chi sia al potere. Il problema è in altre parole “sistemico”. Il prof. Dr. Amorn Chandarasomboon, ex-segretario generale del Consiglio di Stato della Thailandia, ha illustrato i problemi sistemici, affermando che un sistema veramente democratico deve avere le elezioni. I rappresentanti eletti devono poter svolgere i propri compiti in modo indipendente secondo coscienza e senza controllo esterno. La Costituzione della Thailandia permette l’autocrazia capitalistica nell’ambito di un sistema parlamentare per via di tali tre disposizioni.
1) un parlamentare dev’essere membro di un partito politico.
2) un partito politico può espellere un membro per aver disobbedito a una risoluzione del partito.
3) il primo ministro deve essere membro del Parlamento.
Amorn ha sottolineato che tale sistema politico consente a chi ha soldi di aver il potere assoluto nel governare il Paese come affare privato arrivando alla corruzione. L’amministrazione del generale Prayuth Chan-ocha e la Thailandia devono ancora rispondere all’esigenza della riforma costituzionale. Molti analisti ritengono che la questione se i problemi costituzionali e sistemici saranno affrontati o meno, deciderà se la Thailandia sfuggirà ai cicli di democrazia corrotta e nepotistica, proteste ed interventi dei militari. In particolare i governi statunitensi ed inglesi propagandano l’intervento militare come colpo di Stato mentre i media occidentali in genere descrivono il governo come “giunta militare”. I sondaggi tuttavia suggeriscono che la maggioranza dei cittadini thailandesi considera i militari un’importante istituzione nazionale ed indipendente, importante fattore di stabilizzazione. L’intervento militare del 2014 fu salutato da PDRC e altri sostenitori pro-riforma, dalla famiglia reale, dalla maggioranza della popolazione, dagli importanti Camera di Commercio e Board of Trade e dai dignitari buddisti e cattolici thailandesi. I sondaggi suggeriscono anche che la maggior parte della popolazione preferisce un più lungo passaggio per consolidare il Paese piuttosto che un ritorno immediato a un sistema democratico disfunzionale. Coi governi occidentali sempre più ostili verso la Thailandia, Bangkok ha incoraggiato la comunità d’affari e finanziaria ad utilizzare le opportunità date dall’apertura all’economia della Cina. La Thailandia, tuttavia, mantiene una posizione equilibrata facendo del suo meglio nei rapporti con Cina e ASEAN. Bangkok ha inoltre avviato progetti che mirano a una più stretta cooperazione con Russia, Bielorussia e la nuova Unione economica eurasiatica (UEE). La strategia tailandese mira ad equilibrio e relazioni amichevoli con tutti coloro realmente interessati a mantenere la sovranità nazionale. All’inizio dell’anno, per esempio, Bangkok abbandonava il progetto dei treni ad alta velocità cino-tailandese portando avanti da sola la costruzione delle infrastrutture ferroviarie previste. Bangkok ha sottolineato che non poteva essere d’accordo con le richieste cinesi sui diritti di sviluppo esclusivo del suolo lungo la ferrovia.

Denominatori comuni sul terrorismo
Cina e Thailandia si trovano ad affrontare sfide alla sicurezza simili dal terrorismo. Anche se non sono stati riferiti commenti ufficiali espliciti del Comandante della Royal Thai Navy Naris Prathumsuwan e del Vicecomandante della Marina cinese Wang Hai, è lecito ritenere che Blue Sky 2016 in parte affronti tali sfide. In particolare, la Cina è alle prese con gli insorti uiguri nel Xingjian. Nel 2015 la Thailandia espulse circa 100 uiguri per traffico di esseri umani. La rete degli uiguri implicati nel 2015 nell’attentato al santuario di Erawan che uccise 20 persone e ne ferì altre 120, fu processata a Bangkok. I terroristi uiguri dello Xinjiang cinese sono noti per i legami con i “Lupi Grigi” e i servizi d’intelligence turchi e della NATO. Le ONG uigure in Cina sono supportate anche da note facciate della CIA come il National Endowment for Democracy (NED). La Thailandia è tradizionalmente molto tollerante verso le religioni diverse dal buddismo Theravada e le comunità religiose. La Thailandia è, tuttavia, afflitta dal terrorismo islamista nelle regioni dall’alta percentuale musulmana, lungo le coste della penisola, di Trang, Krabi, Phuket, Ranong, Nakkon Si Thammarat e Surat Thani. Analisti della sicurezza, dei servizi di sicurezza e militari cinesi e tailandesi sono ben consapevoli della minaccia posta dal maggiore coinvolgimento degli islamisti nello Xinjiang, in Cina, e nel sud-ovest della Thailandia. Cioè dagli “islamisti”, da non confondere con i “musulmani”. Soprattutto dai precari legami tra islamisti e reti affiliate a “Lupi Grigi” turchi e Fratelli musulmani. Allo stesso modo, il maggiore coinvolgimento dei fondamentalisti sostenuti dai wahhabiti sauditi e delle restanti di reti di al-Qaida possono minacciare Thailandia, Myanmar e anche Cina. Va notato che i profughi rohingya dal Bangladesh e i loro campi profughi in Myanmar sono infiltrati dalla rete di al-Qaida nel Bangladesh, Haraqat-ul-Jihad-al-Islam (Huji) nota per essere infiltrate e gestita dai servizi d’intelligence di Bangladesh, Pakistan, Arabia Saudita ed altri che utilizzarono i “mujahidin” di al-Qaida contro le truppe sovietiche in Afghanistan. Infine, l’esercitazione congiunta cino-thailandese Blue Sky 2016 va vista nel contesto delle crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Anche se è improbabile che una guerra scoppi tra Cina e Stati Uniti, o tra Cina e uno degli alleati asiatici degli Stati Uniti, il rischio di una guerra asimmetrica per procura di 4.ta generazione è molto reale e implicherebbe Thailandia e confinanti Malaysia, Filippine e Indonesia.W020101021341399055302Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora