Inchiesta Chilcot: le prove del crollo dell’impero USA

Katehon, 07/07/2016

Nel Regno Unito il rapporto ufficiale della commissione governativa guidata da Sir John Chilcot sulla guerra in Iraq è stato pubblicato. L’indagine Chilcot ha dimostrato ufficialmente che l’invasione dell’Iraq da parte del Regno Unito fu condotta su pressione degli Stati Uniti ed era contraria agli interessi nazionali del Paese.John-Chilcot-the-Chairman-of-the-Iraq-InquiryNon c’era motivo d’invadere l’Iraq
L’inchiesta Chilcot osserva che non vi era alcuna vera ragione per l’invasione dell’Iraq. Dice chiaramente: “La decisione di usare la forza, una decisione molto grave per qualsiasi governo, ha provocato una profonda controversia in relazione all’Iraq e divenne ancora più acuta quando successivamente si scoprì che i programmi iracheni per sviluppare e produrre armi chimiche, biologiche e nucleari erano stati smantellati”. Secondo l’inchiesta, le opzioni diplomatiche in quella fase non si erano esaurite. L’Iraq non fu collegato alle reti terroristiche internazionali. Il Paese non possedeva armi di distruzione di massa che potevano essere utilizzate in atti terroristici e non rappresentava alcuna minaccia per il Regno Unito. Tale era la visione della comunità d’intelligence del Regno Unito: “Sir David Omand, coordinatore della sicurezza e dell’intelligence del governo nel 2002-2005, ha detto all’inchiesta che, nel marzo 2002, il Servizio di Sicurezza riteneva che la “minaccia del terrorismo dall’apparato d’intelligence di Sadam in caso d’intervento in Iraq… era giudicata limitata e contenibile”. “La capacità di condurre attacchi terroristici efficaci” di Sadam era “molto limitata”. “La capacità terroristica” dell’Iraq era “insufficiente per effettuare attacchi biologici oltre singoli tentativi di assassinio con veleni chimici”. La Gran Bretagna non considerava l’Iraq una minaccia alla sua sicurezza nazionale.

La leadership del Regno Unito sapeva delle conseguenze
La relazione conferma che la comunità d’intelligence del Regno Unito presentava al primo ministro tutte le analisi necessarie sulle conseguenze della decisione d’invadere l’Iraq. In particolare, fu osservato che il rovesciamento di Sadam Husayn avrebbe comportato una forte affermazione degli estremisti islamici, trasformando il regno in una priorità per i loro scopi, massacri e frammentazione dell’Iraq. Blair fu informato che l’invasione dell’Iraq avrebbe aumentato la minaccia al Regno Unito e agli interessi del Regno Unito da parte di al-Qaida ed affiliati. Affrontando le prospettive future, la valutazione del JIC ha concluso: “...al-Qaida e gruppi associati continueranno a rappresentare di gran lunga la peggiore minaccia terroristica agli interessi occidentali, e che le minacce cresceranno con l’azione militare contro l’Iraq. Minacce più gravi dai terroristi islamici si avranno anche in caso di guerra, riflettendo un’intensificato sentimento anti-USA/anti-occidentale nel mondo musulmano, e anche tra le comunità musulmane in occidente. C’è il rischio che il trasferimento di materiale o esperienza CB (chimico e biologico), durante o dopo il conflitto, potenzierà al-Qaida“.

L’invasione è stata un atto di aggressione basata deliberatamente su menzogne
L’invasione si basò su deliberate menzogne e manipolazione dell’opinione pubblica. Sir John Chilcot dichiarava, presentando i risultati di un’indagine, che la politica del Regno Unito si basava su “intelligence e valutazioni imperfette, che non furono contestate ma avrebbero dovuto esserlo“. Il Regno Unito ha deliberatamente distorto i fatti sulla presunta minaccia rappresentata dall’Iraq. In particolare, Jack Straw, ministro degli Esteri inglese, all’epoca insistette sulla distorsione delle informazioni nei documenti ufficiali, per convincere gli altri responsabili politici e l’opinione pubblica della necessità di un intervento in Iraq: “Quando vide il progetto di documento sui Paesi preoccupati dalle ADM, l’8 marzo, Straw commentò: “Bene, ma non dovrebbe essere l’Iraq il primo, ed anche esservi altri testi? Il documento deve dimostrare il motivo per cui vi è una minaccia eccezionale dall’Iraq. Non riesco però a trovarlo ancora.” Il 18 marzo, Straw decise che un documento sull’Iraq doveva essere rilasciato prima di un indirizzo agli altri Paesi interessati. Il 22 marzo, Straw fu consigliato che la prova non avrebbe convinto l’opinione pubblica che vi fosse una minaccia imminente dall’Iraq. La pubblicazione fu rinviata”.

Fantocci degli Stati Uniti
L’unica ragione per invadere l’Iraq fu il forte impegno degli Stati Uniti. Il rapporto mostra chiaramente come la retorica e la visione della leadership inglese sull’Iraq cambiò, la strategia richiedeva sanzioni intelligenti prima dell’invasione influenzata dagli statunitensi. Allo stesso tempo, l’intelligence inglese riferì che l’Iraq non poneva alcun pericolo reale o che supportasse i terroristi. La decisione di Blair d’invadere l’Iraq fu influenzata dal suo interesse a proteggere il rapporto del Regno Unito con gli Stati Uniti, secondo Chilcot. Il sostegno incondizionato era giustificato dalla: “Preoccupazione che le aree vitali della cooperazione tra Regno Unito e Stati Uniti fossero danneggiate se il Regno Unito non dava agli Stati Uniti pieno appoggio sull’Iraq. Vi era la convinzione che il modo migliore d’influenzare la politica degli Stati Uniti verso la direzione preferita dal Regno Unito era dare un sostegno pieno e incondizionato, e cercare di convincere dall’interno”. Così, ufficialmente il motivo principale dell’invasione inglese dell’Iraq fu la dipendenza dagli Stati Uniti del Regno Unito. La commissione non si oppone all’orientamento filo-statunitense, ma al contrario lo sostiene dichiaratamente. Tuttavia, osservava che le relazioni con gli Stati Uniti “non hanno bisogno di un sostegno incondizionato laddove i nostri interessi e giudizi differiscono“, secondo Chilcot.

I venti del cambiamento
Formalmente, l’inchiesta Chilcot avrebbe dovuto essere resa pubblica sette anni fa. La pubblicazione fu rinviata più volte per via della posizione degli Stati Uniti. E ora è pubblica, riflettendo il declino dell’egemonia degli Stati Uniti: l’alleato più fedele, il Regno Unito, negli ultimi due anni mostra che il crollo del sistema statunitense è questione di tempo e si prepara a un nuovo mondo. La pubblicazione del rapporto ufficiale della commissione istituita su iniziativa del governo di Gordon Brown, in cui l’argomento degli avversari all’invasione dell’Iraq 13 anni fa, (principalmente Russia) viene ripetuto apertamente, è possibile solo in un caso, quando una parte dell’élite inglese desidera prendere le distanze dagli Stati Uniti, dalla loro politica e da chi nell’élite ha fin troppo stretti legami con gli Stati Uniti. Il fatto che nel Regno Unito ci sia chi guarda verso un futuro post-USA dimostra la stretta integrazione delle finanza inglese dei Rothschild con la Cina, e la decisione della Gran Bretagna di partecipare al progetto cinese dell’Asian Infrastructure Investment Bank, contro la volontà degli Stati Uniti. Ciò è anche dimostrato dai risultati del referendum sull’adesione all’UE. La Brexit e un conteggio dei voti onesto non avrebbero avuto luogo senza il sostegno delle élite. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti sono apertamente contrari alla Brexit. Ora il referendum nel Regno Unito e l’incertezza seguente blocca la struttura del libero scambio transatlantico. Allo stesso tempo, il Regno Unito è escluso dai negoziati sull’accordo finché sarà in transizione. Paradossalmente, il Regno Unito ha costantemente implementato misure per allontanarsi dal mondo USA-centrico. Tuttavia, ciò non riflette l’intero quadro, ufficialmente è il primo alleato degli USA, ma sembra una tendenza importante. La spiegazione più plausibile è il desiderio di non farsi seppellire dalle macerie dell’impero USA. Va ricordato che il Regno Unito è diventato volontariamente un satellite degli Stati Uniti, consegnandogli il ruolo di Sea Power. Quindi nulla gli impedirà di lasciare gli Stati Uniti quando ritenuto necessario. L’indebolimento degli Stati Uniti introduce nuove regole del gioco. E queste regole si creano meglio quando il processo diventa irreversibile. E i cambiamenti in Gran Bretagna dimostrano tale irreversibilità. La Brexit e la stessa discussione su di essa, la posizione ambigua di Londra nelle relazioni tra Washington e Pechino, e ora il rapporto sulla guerra in Iraq, che potrebbe essere seguito dal processo a Tony Blair, indicano a Londra una serie di nuove possibilità d’influenza politica in Europa e nel mondo.Tony-Blair_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le e-mail di Clinton, l’attentato a Bengasi finanziato dai sauditi

William Reynolds Medium Zerohedgec2cQualcosa è passato inosservato nel chiacchiericcio sull’inchiesta per le e-mail di Hillary Clinton, è il contenuto delle fughe originali che avviavano l’indagine. Nel marzo 2013, un hacker rumeno che si fa chiamare Guccifer, hackerava l’account AOL di Sidney Blumenthal e passava a RussiaToday quattro e-mail contenenti l’intelligence sulla Libia che Blumenthal inviò a Hillary Clinton. Per coloro che non hanno seguito questa storia, Sidney Blumenthal è un vecchio amico e consigliere della famiglia Clinton, che in veste non ufficiale inviò molti “memo d’intelligence” a Hillary Clinton durante il suo mandato a segretaria di Stato. Originariamente apparse su RT.com con font Comic Sans su sfondo rosa, con la lettera “G” maldestramente disegnata in filigrana, nessuno prese queste e-mail sul serio quando uscirono nel 2013. Ora, però, possiamo confrontare queste fughe con le e-mail che il dipartimento di Stato ha pubblicato. I primi tre messaggi di posta elettronica, passate a Russia Today, di Blumenthal a Clinton, appaiono parola per parola nei comunicati del dipartimento di Stato. Della prima e-mail, Clinton chiese fosse stampata e inoltrata al vicecapo staff Jake Sullivan. Della seconda e-mail Clinton la descriveva come “intuizione utile” e l’inoltrava a Jake Sullivan chiedendogli di farla circolare. La terza e-mail fu sempre trasmessa a Jake Sullivan. La quarta non appare nelle registrazioni del dipartimento di Stato. L’e-mail mancante è del 16 febbraio 2013, ed appare solo nella fuga originale, ed affermava che le agenzie d’intelligence francesi e libiche avevano prove che gli attacchi ad In Amenas e Bengasi furono finanziati da “islamisti sunniti dell’Arabia Saudita”. Ciò sembrava una stravagante affermazione, e come tale fu segnalata solo dai cospirazionisti. Ora, però, c’è la prova che le altre tre e-mail trapelate rientravano nella corrispondenza tra Blumenthal e Clinton che non solo la leggeva, ma pensava bene di fral circolare nel dipartimento di Stato. Guccifer parla inglese e la maggior parte dei suoi scritti è costituita da cospirazionismo sconnesso, ed è improbabile che possa falsificare tale briefing d’intelligence in modo convincente. Ciò significa che abbiamo un’e-mail da un consulente di fiducia di Clinton che sostiene che i sauditi finanziarono l’attacco di Bengasi, e non solo a ciò non seguì nulla, ma non c’è alcuna registrazione di tale e-mail, fatta eccezione la fuga presso Russia Today.
Perché questa e-mail manca? In un primo momento si pensava che ci fosse una sorta di cover up, ma è molto più semplice. L’e-mail in questione fu inviata dopo il 1° febbraio 2013, quando John Kerry divenne segretario di Stato, quindi non rientrava nel periodo indagato. Nessuno cercava una copia di questa e-mail. Dato che Clinton non era segretaria di Stato, il 16 febbraio, non era suo compito seguirla. Quindi cerchiamo di dimenticare per un minuto le implicazioni legali sulle indagini delle e-mail. Come è possibile che a tale rivelazione sull’Arabia Saudita resa pubblica con una fuga, e rivelatasi autentica, nessuno sembra badarci? Chiaramente Sidney Blumenthal era affidabile per Hillary Clinton. Due mesi prima, la segretaria Clinton trovò le sue intuizioni abbastanza preziose da condividerle con l’intero dipartimento di Stato. Ma due settimane dopo la fine del mandato a segretaria di Stato, ricevette un’e-mail che sosteneva che l’Arabia Saudita finanziò l’assassinio di un ambasciatore statunitense, e chiaramente non fece nulla di queste informazioni. Anche il non averle consegnate alla Commissione che indaga sugli attacchi di Bengasi, non sarebbe rilevante? Non doveva cedere volontariamente queste informazioni? E perché i repubblicani apparentemente così preoccupati per gli attacchi di Bengasi, non posero domande sul coinvolgimento saudita? Forse la segretaria Clinton non disse a nessuno ciò che sapeva del presunto coinvolgimento saudita negli attentati, perché non voleva mettere in pericolo i milioni di dollari in donazioni saudite per la Fondazione Clinton? Questi sono esattamente il tipo di conflitti che gli standard etici dovrebbero impedire.

Blumenthal e Clinton

Blumenthal e Clinton

Un’altra e-mail mancante salta fuori
Guccifer scoprì qualcosa di diverso nel suo pirataggio, ma che non poteva essere verificato finché l’ultimo dei messaggi di posta elettronica non fu pubblicato dal dipartimento di Stato la scorsa settimana. Oltre alle quattro e-mail rese pubbliche, trapelò anche uno screenshot della posta in arrivo su AOL di Sidney Blumenthal. Se s’incrociano questo screenshot con le e-mail di Blumenthal rese pubbliche dal dipartimento di Stato, si vede che l’e-mail con oggetto “H: ultime sulla sicurezza in Libia. Sid”, appare assente dalle e-mail del dipartimento di Stato. Questa e-mail certamente sarebbe richiesta nell’ambito delle indagini, essendo stata inviata prima del 1° febbraio e riferendosi chiaramente alla Libia. Il fatto che non sia presente suggerisce due possibilità:
– Il dipartimento di Stato ha una copia di questa e-mail, ma la ritiene top secret e troppo sensibile da pubblicare, anche in forma censurata. Ciò indicherebbe che Sidney Blumenthal inviò informazioni altamente riservate dal suo account AOL alla segretaria Clinton con un server per e-mail privato, nonostante non abbia mai avuto nemmeno il nulla osta di sicurezza per riferire di tali informazioni sensibili, innanzitutto. Se questo scenario spiega perché l’e-mail non è presente, i materiali classificati furono gestiti male.
– Il dipartimento di Stato non ha una copia, e questa e-mail fu cancellata da Clinton e Blumenthal prima di scambiarsi altre e-mail citate dagli investigatori, e ciò sarebbe considerata distruzione di prove e spergiuro ai funzionari federali. Ciò spiegherebbe anche il motivo per cui il server privato clintonemail.com fu creato. Se Blumenthal inviava periodicamente informazioni altamente sensibili anche se tecnicamente “non classificate” dal suo acconto AOL, all’indirizzo e-mail ufficiale governativo di Clinton, avrebbe potuto essere svelato con una richiesta FOIA. E’ già chiaro che Hillary Clinton cancellò 15 e-mail di Sidney Blumenthal, e tale discrepanza fu scoperta quando le e-mail di Blumenthal furono citate, anche se un funzionario del dipartimento di Stato afferma che alcuno di questi 15 messaggi di posta elettronica recasse informazioni sull’attacco di Bengasi. Sembrerebbe dal testo oggetto che tali e-mail invece l’avessero. Ma sono assenti dal registro pubblico.
In uno di tali scenari, Clinton e i suoi più stretti collaboratori violarono la legge federale. Nell’interpretazione più generosa queste e-mail furono semplicemente delle voci che Blumenthal sentì e inoltrò, senza richiesta, a Clinton, ma non avrebbe alcun senso che sparissero. Non sarebbero state classificate se fossero state solo aria fritta, e certamente non sarebbero state cancellate sia da Blumenthal che da Clinton rischiando di commettere un crimine. Nell’interpretazione meno generosa di questi fatti, Sidney Blumenthal e Hillary Clinton cospirarono per coprire un alleato degli Stati Uniti che finanziò l’assassinio di uno dei loro diplomatici in Libia.1 03SH0MPref0uZ_iEntJJoQ.jpeg

1 vX_WOY1V9u2iO69W4-cz0AUn gran giurì è probabilmente stato già riunito
Dopo che le ultime e-mail furono pubblicate dal dipartimento di Stato il 29 febbraio (2016), fu segnalato la scorsa settimana che: “un membro del personale IT di Clinton che gestiva il server di posta elettronica, Bryan Pagliano, ha avuto l’immunità da un giudice federale, suggerendo che testimonierà al gran giurì sulle prove a cui si riferisce l’indagine, portando a un’incriminazione. Finora, Pagliano aveva supplicato il quinto (emendamento) rifiutandosi di collaborare all’inchiesta“. L’hacker Guccifer (Marcel Lazar Lehel), padre di un bambino di 18 mesi, ha avuto concesso l’ordine di estradizione temporanea negli Stati Uniti da un tribunale rumeno, nonostante fosse stato incriminato dagli Stati Uniti nel 2014. Guccifer sarà estradato per testimoniare alla giuria che lo screenshot dell’e-mail assente è autentico? La procuratrice generale Loretta Lynch è stata intervistata da Bret Baier e non avrebbe risposto se un gran giurì sia stato convocato. Se non lo fosse, avrebbe potuto dirlo, ma se un gran giurì si riunisce per discutere le prove, non avrebbe legalmente il permesso di commentarlo. Tale scandalo può far saltare la campagna di Clinton per le elezioni presidenziali. Se Hillary Clinton ha veramente a cuore il futuro del Paese e del partito democratico, si dimetta ora mentre c’è ancora tempo per nominare un altro candidato. Non è una cospirazione di destra, ma si tratta del mancato rispetto di uno dei nostri più alti funzionari governativi delle leggi che preservano la trasparenza del governo e la sicurezza nazionale. E’ tempo di chiedere alla segretaria Clinton di dire la verità e fare la cosa giusta. Se il governo degli Stati Uniti davvero prepara una causa contro Hillary Clinton, non possiamo aspettare finché sarà troppo tardi.

Guccifer

Guccifer

Hillary Clinton è la vecchia pazza guerrafondaia che ha acceso i sogni bagnati dei nazipiddini.

Hillary Clinton è la vecchia pazza guerrafondaia che ha acceso i sogni bagnati dei nazipiddini.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama si confessa sulla Libia: ‘Spettacolo di merda’

Estratto dall’intervista di The Atlantic

Barack Obana, Susan Rice, John Kerry e Joe Biden

Barack Obama, Susan Rice, John Kerry e Joe Biden

(…) Ma ciò che sigla la visione fatalistica di Obama è il fallimento dell’intervento della sua amministrazione in Libia nel 2011. Questo intervento aveva lo scopo di evitare che l’allora dittatore del Paese, Muammar Gheddafi, massacrasse gli abitanti di Bengasi, come minacciava. Obama non voleva immischiarsi; fu consigliato da Joe Biden e dal segretario alla Difesa uscente Robert Gates, tra gli altri, a starne alla larga. Ma una forte fazione nella sicurezza nazionale, la segretaria di Stato Hillary Clinton e Susan Rice, allora ambasciatrice alle Nazioni Unite, insieme a Samantha Power, Ben Rhodes e Antony Blinken, allora consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, spinsero duramente a proteggere Bengasi, prevalendo. (Biden è aspro nel giudicare la politica estera di Clinton, dicendo in privato, “Hillary vuole solo essere Golda Meir”). Le bombe statunitensi furono sganciate e la gente di Bengasi fu risparmiata da ciò che poteva, o non poteva, essere un massacro, e Gheddafi fu catturato e giustiziato. Ma Obama dice oggi che l’intervento, “Non ha funzionato”. Gli Stati Uniti, crede, pianificarono l’operazione in Libia con attenzione, eppure il Paese è ancora un disastro. Perché, dato da ciò che sembra la naturale reticenza del presidente a un maggiore coinvolgimento militare dove la sicurezza nazionale statunitense non sia direttamente in gioco, accettò la raccomandazione dei consiglieri più attivisti d’intervenire? “L’ordine sociale in Libia si è spezzato”, aveva detto Obama spiegando il suo pensiero al momento. “C’erano proteste di massa contro Gheddafi. Divisioni tribali in Libia. Bengasi era il fulcro dell’opposizione al regime. E Gheddafi aveva inviato l’esercito verso Bengasi, dicendo, ‘Li stermineremo come topi’. “Ora, l’opzione era non fare nulla, e c’erano alcuni nella mia amministrazione che dissero, per tragico che fosse la situazione libica, non era un nostro problema. La vidi come cosa che sarebbe stata un nostro problema se, in realtà, caos e guerra civile scoppiavano in Libia. Ma non era così importante per degli interessi degli Stati Uniti da permetterci di colpire unilateralmente il regime di Gheddafi. A quel punto c’erano l’Europa e numerosi Paesi del Golfo che disprezzavano Gheddafi o erano preoccupati per motivi umanitari, che chiedono l’azione. Ma come al solito negli ultimi decenni in queste circostanze, c’è chi ci spingeva ad agire per poi mostrare assenza di volontà nel mettere la pelle nel gioco”.
“Banditi?” intervengo.
“Banditi”, disse continuando. “Allora, dissi a quel punto che dovevamo agire nell’ambito di una coalizione internazionale. Ma poiché questo non era al centro dei nostri interessi, dovevamo avere un mandato delle Nazioni Unite; che i Paesi europei e del Golfo fossero attivamente coinvolti nella coalizione; attuare la forza militare che solo noi abbiamo, ma ci aspettiamo che gli altri sopportassero la loro parte. E lavorammo con le nostri squadre della difesa per assicurarci una strategia senza inviare truppe e un impegno militare a lungo termine in Libia. “Così effettivamente attuammo il piano come avrei potuto aspettarmi: ottenemmo il mandato delle Nazioni Unite, costruimmo una coalizione costatatici 1 miliardo di dollaro, che per le operazioni militari fu molto a buon mercato. Impedimmo un gran numero di vittime, impedimmo quello che quasi sicuramente sarebbe stato un conflitto civile prolungato e sanguinoso. E nonostante tutto questo, la Libia è un casino”. Casino è il termine diplomatico del presidente; privatamente, chiama la Libia “spettacolo di merda”, in parte perché è diventata il santuario dello SIIL già colpito da attacchi aerei. E’ diventato uno spettacolo di merda, pensa Obama, per ragioni che avevano poco a che fare con l’incompetenza statunitense e più con la passività degli alleati e la forza ostinata del tribalismo. “Quando mi volto indietro e mi chiedo cosa è andato storto”, aveva detto Obama, “c’è spazio per le critiche perché avevo più fiducia nei cittadini europei, data la vicinanza della Libia, che si occupassero del seguito”. Osservava che Nicolas Sarkozy, il presidente francese, perse la carica l’anno successivo. E disse che il primo ministro inglese David Cameron smise solo d’interessarsene, “distraendosi con varia altre cose”. Della Francia diceva, “Sarkozy si vantava della propria partecipazione nell’operazione aerea, nonostante avessimo spazzato via tutte le difese aeree configurando essenzialmente l’intera infrastruttura per l’intervento”. Questa vanteria andava bene, secondo Obama, perché permise agli Stati Uniti di “coinvolgere la Francia in modo meno costoso e meno rischioso per noi”. In altre parole, dando credito supplementare alla Francia in cambio di meno rischi e costi per gli Stati Uniti, fece uno scambio utile, tranne che “dal punto di vista di molta gente addetta alla politica estera, che pensava fosse terribile. Se abbiamo intenzione di fare qualcosa, ovviamente, dovevamo farci avanti e nessun altro deve condividere i riflettori”. Obama accusava anche le dinamiche libiche interne. “Il grado di divisione tribale in Libia era maggiore di quanto avevano previsto i nostro analisti. E la nostra capacità di avervi una qualsiasi struttura per poter interagire, avviare la formazione e iniziare a fornire le risorse fu distrutta assai rapidamente”. La Libia gli ha dimostrato che il Medio Oriente era meglio evitarlo. “Non c’è modo d’impegnarsi a governare Medio Oriente e Nord Africa”, aveva detto di recente a un ex-collega del Senato. “Sarebbe un errore fondamentale”.

Samantha Power, John Kerry e Barack

Samantha Power, John Kerry e Barack Obama

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca contro Washington: Obama “perde la battaglia per distruggere la Siria”

Margaret Kimberley, Global Research, 13 settembre 2013

La Russia sostiene la pace nella crisi siriana. “E’ la sua insistenza nel difendere la Siria, che ha allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che così  testardamente voleva.” I contrasti sono impressionanti. “Vladimir Putin cerca di fermare una grande guerra, ma il Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una.” “Anche se un processo diplomatico avrà inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambio di regime.”

1235511Gli Stati Uniti sono chiaramente i perdenti nella battaglia per distruggere il governo siriano. Nelle ultime due settimane il presidente e il segretario di Stato hanno pubblicamente dichiarato che l’attacco militare contro la Siria era imminente. Hanno continuamente rullato i tamburi dichiarando  che il governo siriano ha commesso atrocità contro i civili e cercato di strappare il supporto all’azione militare sia al Congresso statunitense che in tutto il mondo. Ora il presidente ha annunciato che differirà il voto del Congresso e l’invio di John Kerry in Russia per parlare con i russi, che così astutamente li hanno fermati nella loro azione. La parte del supporto della loro equazione, non ha funzionato nel modo previsto. In primo luogo il parlamento inglese s’è rifiutato di prendere parte al piano. I fantasmi di Tony Blair e George W. Bush dovevano ancora essere esorcizzati e i rappresentanti dell’opinione pubblica inglese non erano disposti a dare, a un altro presidente statunitense, carta bianca per arruolarli in un’azione criminale. I sentimenti del popolo statunitense vanno dallo scetticismo all’ostilità verso l’idea di un’altra azione militare. Le sue ragioni non possono avere la purezza dell’opposizione all’aggressione e alle nozioni di supremazia statunitense, ma come il presidente e il segretario di Stato hanno ripetuto fino alla nausea, la gente è stanca della guerra e non si vergogna di dire ai suoi rappresentanti cosa ne pensa.
Fortunatamente per tutti, sul pianeta terra ci sono nazioni disposte e in grado di resistere all’impero statunitense. L’esercito del Presidente Assad è stato in grado di resistere all’assalto delle monarchie del Golfo e degli statunitensi, motivo per cui il presidente siriano viene ora accusato di effettuare attacchi con armi chimiche. L’umanità ha anche la fortuna che Assad sia un alleato affidabile della Federazione russa, che ha usato la sua abilità diplomatica e la stupidità statunitense, per spingere l’amministrazione USA a fare marcia indietro rispetto al suo piano di uccidere altri siriani.

“La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentiscono furiosamente il commento di Kerry”
La prova delle rozze dichiarazioni e di mancanza di supporto è arrivata subito, nel processo propagandistico. Il presidente e il segretario di Stato nel loro primo appello, sostennero che non ci sarebbero stati “stivali sul terreno”. La frase terribilmente orwelliana è stata pensata per coprirsi dalle critiche e per imbarcare i congressisti esitanti. Ma quando è stato interrogato ad una audizione al Senato, Kerry s’è scoperto. “Io non voglio adottare un’opzione che potrebbe, o non potrebbe, essere a disposizione del presidente degli Stati Uniti nel proteggere il nostro Paese.” Le cosiddette gaffes erano continue. Quando un giornalista gli ha chiesto se gli Stati Uniti avrebbero abbandonato l’attacco se Assad avesse consegnato le armi, Kerry inizialmente aveva detto che sarebbe stato accettabile. “Certo, se potesse consegnare ogni singola sua arma chimica alla comunità internazionale, la prossima settimana, il piano sarebbe rientrato. Tutto questo, senza indugio e permettendo una piena e totale contabilità di esso, ma non è in procinto di farlo, e non può essere fatto, ovviamente.
La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentirono furiosamente il commento di Kerry. La sua portavoce disse che il segretario “non stava facendo una proposta.” I malfattori si erano dimostrati gli aggressori che sono. Hanno ammesso davanti la comunità mondiale che il motivo ultimo per scatenare la guerra è una farsa e che non c’è nulla che Assad possa fare per far chiamare i mastini della guerra. Anche se un processo diplomatico ha inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambiamento di regime che affermano di non volere in Siria. Assad lo sa meglio di chiunque altro. Ha visto che Saddam Hussein e Muammar Gheddafi abbandonarono gli sforzi per essere una potenza nucleare, solo per essere eliminati quando gli Stati Uniti decisero che era tempo di sbarazzarsene. I russi non sono stupidi ed è grazie alla loro insistenza nel difendere la Siria, che hanno allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che con tanta insistenza voleva.

“Vi sono gravi crepe nel sostegno necessario al presidente per liberarsi di Assad”
Le teste parlanti dei network statunitensi hanno cercato di fare buon viso alle osservazioni del presidente, facendo affermazioni prive di senso secondo cui il presidente ha ottenuto quello che voleva da sempre, quando in realtà voleva che gli consegnassero la testa di Assad. Privo del sostegno del parlamento britannico, un’opinione pubblica statunitense scettica e una Russia intransigente hanno costretto il presidente a indietreggiare dalle sue dichiarazioni e a continuare a discutere. La Casa Bianca non inganna nessuno che conta. Nonostante l’affermazione di sapere ciò che Assad ha fatto, ha respinto la richiesta dell’Associated Press di vedere le prove dell’intelligence, dicendo che erano così lampanti. La continua dimostrazione di quello che sarebbe uno spettacolo accettabile, sottolineava le gravi crepe nel supporto necessario al presidente per perseguire lo scopo di liberarsi di Assad.
Assad vive un altro giorno, ma il nostro governo cerca disperatamente di perseguire la guerra. Le nozioni di bene e male devono essere dimenticate, se il mondo vuole essere libero dall’aggressione statunitense. L’ex alto ufficiale del KGB Vladimir Putin, cerca di fermare una grande guerra, ma il Premio Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una. I presumibilmente cattivi russi si sono offerti di far dismettere le armi chimiche siriane, ma i virtuosi statunitensi hanno inizialmente risposto di no all’offerta. Le ironie abbondano. Un luogo comune tra i politici statunitensi è che la Russia “infila il suo dito nell’occhio dell’America.” Questo è vero e dovrebbero esserne grati. Dobbiamo essere grati alla nostra opposizione interna, ma anche ai popoli che vivono fuori dal nostro Paese e che si oppongono al bullo qual è lo zio Sam. La vista di un presidente statunitense che va in televisione e annuncia che non ci sarà una guerra, è un evento singolare. Non è ciò che il nostro sistema chiede, ma noi tutti viviamo per vedere un altro giorno.

Margaret Kimberley interviene settimanalmente su BAR, ed è ampiamente ripresa altrove. Gestisce un blog frequentemente aggiornato.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il balzo dell’ADM: Il governo siriano non userà le armi chimiche contro i suoi stessi cittadini

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 dicembre 2012

318767La Siria non userà armi chimiche o biologiche contro il proprio popolo. L’amministrazione Obama e compagnia stanno solo riciclando gli stessi pretesti utilizzati mesi prima contro Damasco. Queste dichiarazioni sono false e vacue. Possono facilmente essere smontate quale retorica. Tutto quello che dobbiamo fare è guardare ai fatti recenti. Nel 2011 non furono formulate accuse simili contro un altro paese arabo? Non sostenevano che Muammar Gheddafi avesse usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione? Non affermavano prima anche che Gheddafi e l’esercito libico arruolavano mercenari africani neri per uccidere i cittadini libici? O che i jet libici uccidevano manifestanti libici? Cosa è successo del genocidio a Bengasi? Ora non c’è altro che silenzio e ricordi perduti. Furono fatte dichiarazioni, moralità e responsabilità furono invocate, e poi un paese arabo in ascesa è stato bombardato. Un motore del progresso economico dell’Africa è stato spento e in una notte un’intera società è stata saccheggiata.
C’è stato anche il caso da manuale dell’Iraq, prima ancora delle bugie sulla Jamahiriya libica. Non furono l’amministrazione Bush, Tony Blair e la loro cerchia di criminali di guerra al comando, a mentire a tutta la comunità internazionale dicendo che l’Iraq aveva un programma di armi nucleari e armi di distruzione di massa nel 2003? Che cosa è successo di quelle ADM? Non si tratta di qualcosa che possa essere facilmente derisa. Più di un milione di iracheni è morto a causa delle menzogne spacciate dalla coppia anglo-statunitense. Per non parlare del danno ecologico e del genocidio intellettuale perpetrato contro l’intellighenzia e le classi professionali dell’Iraq.
Cerchiamo di essere chiari, la Siria ha minacciato di usare armi chimiche contro qualsiasi forza d’invasione il 23 luglio 2012. In primo luogo, la dichiarazione è stata fatta in un contesto difensivo. In secondo luogo, era diretta contro minacce militari. È molto diverso dal pensare di usare armi chimiche contro i propri cittadini, in particolare i civili.

Obama e la NATO condividono la stessa sceneggiatura
Non è un caso che sia l’amministrazione Obama che la NATO cantino la stessa melodia minacciosa contro la Repubblica araba siriana. Sia il governo degli Stati Uniti che la NATO minacciano sugli stessi punti. Naturalmente c’è una ragione per ciò, e non è a causa di una qualche preoccupazione umanitaria per il popolo siriano. Le minacce arrivano in un momento in cui la NATO schiera missili Patriot al confine della Turchia con la Siria, con il pretesto orwelliano di proteggere i cieli della Turchia da un attacco siriano.
L’ultima cosa che il governo in Siria farà è attaccare la Turchia. Anche se Israele è l’eccezione, Damasco è troppo impegnata a cercare di ripulire casa per rappresentare una minaccia contro qualcuno dei suoi vicini. Inoltre, non è la Turchia che apertamente ospita le milizie antigovernative e le arma nel suo territorio? Allora, chi veramente minaccia chi? Retoricamente, le linee rosse vengono attualmente tracciate nelle sabbie mobili del Levante. Obama e la NATO hanno avvertito che non tollereranno o permetteranno al governo siriano di usare armi chimiche contro il proprio popolo. Hanno minacciato di ritenerne responsabile il governo di Damasco. Oh, davvero? Ebbene Signor Presidente, lei e la NATO dovreste iniziare arrestando i funzionari statunitensi, britannici ed israeliani che approvarono e usarono ADM contro i civili in Iraq, Libano e Gaza.
Ricordate il fosforo bianco a Falluja? Le forze militari degli Stati Uniti e britanniche attaccarono un’intera popolazione civile con il loro arsenale di armi chimiche, nel 2004. A differenza degli Stati Uniti e del Regno Unito, la Siria fa parte dei pochi paesi che non hanno firmato la Convenzione sulle armi chimiche. Che cosa è successo degli obblighi del trattato per gli Stati Uniti e il Regno Unito? E’ divertente sapere come la resistenza a Falluja sia stata chiamata anche rivolta, allora. Quindi gli Stati Uniti e il Regno Unito ritenevano che gli iracheni che combattevano due eserciti invasori fossero un'”insurrezione”, mentre ritengono le milizie straniere in Siria “ribelli” e “combattenti per la libertà.” Un Mondo orwelliano davvero.
Quanto a Israele è anche colpevole di crimini di guerra simili. Jacob Edery, un ministro del governo israeliano, ha anche ammesso nel 2006 che Tel Aviv aveva usato fosforo bianco dopo che Croce Rossa ed organizzazioni dei diritti umani accusarono Israele dell’uso di armi chimiche sui civili. Non è Damasco, ma Tel Aviv che ospita esperti e funzionari che spesso parlano di “armi dell’apocalisse” e dell'”Opzione Sansone” quando si parla delle loro armi nucleari. Sì signor Presidente, riteniamo responsabili coloro che usano armi chimiche contro i civili! Sono assolutamente d’accordo con voi. Qualcuno dei leader statunitensi, o britannici o israeliani coinvolti in questi crimini e nel disprezzo dei trattati giuridicamente vincolanti sottoscritti dagli Stati Uniti, “dovrà risponderne”? O “responsabilità” è una parola usata come una clava o un bastone di ferro per battere e punire gli eventuali governi che osino avere un parere o una politica estera diverse dalle vostre? Oppure lei, signor Presidente, applica il solito doppio standard, segno distintivo della politica estera degli Stati Uniti?

Una questione controversa su cui riflettere
I siriani stanno cercando di evitare che le armi chimiche cadano nelle mani delle milizie antigovernative sponsorizzate da GCC/NATO che minacciano la campagna siriana. Questo è ciò che l’esercito siriano sta attualmente facendo. Obama e la NATO lo sanno molto bene, proprio come  sapevano che la Libia non stava usando i suoi jet militari per uccidere i manifestanti libici. Il diritto internazionale è una questione di pura convenienza. Gli stessi paesi che si atteggiarono negativamente verso la Siria dal piedistallo della moralità, hanno perso le loro bussole morali. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e NATO non solo hanno rifiutato di impegnarsi in una politica del “non primo uso” delle proprie ADM, in particolare le bombe nucleari, ma si sono riservati il diritto di usare armi nucleari in qualsiasi guerra o conflitto come mezzo per assicurarsi delle vittorie. Ciò include anche un conflitto con un Stato non nucleare.
Gli Stati Uniti e i loro alleati ritengono anche il Trattato di non proliferazione (TNP) non conti nulla nello scenario di una grande guerra. Ciò significa che il TNP e il diritto internazionale si limitano ad essere una questione di convenienza per gli USA e i loro alleati della NATO. Non esiteranno ad usare armi nucleari nel momento in cui penseranno di averne bisogno. Eppure, si sentono in dovere  di imporre norme completamente diverse alla Siria. D’accordo o in disaccordo, la Siria si riserva il diritto di utilizzare armi chimiche nel caso di un’invasione. Si può incolpare Damasco per aver minacciato di usare armi chimiche per proteggersi da un intervento straniero? Soprattutto alla luce della posizione degli Stati Uniti, di usare armi nucleari per garantirsi vittorie favorevoli ad essi e ai loro alleati. Perché il doppio standard?

Le armi chimiche sono delle nuove scuse per l’aggressione contro la Siria
Chiunque pensa che il governo degli Stati Uniti abbia le migliori intenzioni verso il popolo siriano, ha bisogno di una lezione di storia. Meglio ancora, ha bisogno di vedere come i partner di Obama in Bahrain, Arabia Saudita e nei feudali petro-sceiccati arabi si prendono cura del proprio popolo. Queste dittature feudali desertiche rispondono ai loro manifestanti, che chiedono democrazia e  diritti civili fondamentali, con proiettili e il tiro dei carri armati. Barak Obama, il CEO della Democrazia Inc., vuole esportare la sua pessima favola democratica dalla Libia alla Siria. La sua amministrazione ci ha provato per più di un anno, senza riuscirci. Dimenticate i combattenti stranieri esportati in Siria dalla Libia. Dimenticate le forniture di armi che la CIA ha raccolto e inviato in Siria e Libano dalla sua base segreta di Bengasi, che funzionava sotto la copertura del Dipartimento di Stato degli USA.
Ora la Democrazia Inc. di Obama vuole far cadere la democrazia su tutta la Siria come una bomba, letteralmente. Vediamo una nuova scusa. Prima si trattava di un mix di democrazia e diritti umani. Poi è diventato impedire un genocidio. Ora si continua col tema del genocidio, ma aggiungendovi la dimensione delle ADM. Il cappio si stringe attorno alla Siria. Tutti i discorsi sulle armi chimiche sono utilizzati per giustificare il dispiegamento di missili della NATO ai confini della Siria. Il dispiegamento dei missili Patriot arriva nel momento in cui vi si parla di una nuova spinta aggressiva per riarmare le forze antigovernative in Siria. Una “no-fly zone” o, come viene chiamato ambiguamente negli Stati Uniti/NATO, “corridoio umanitario” intorno Aleppo e nei territori al confine settentrionale della Siria, è nella lista dei desideri dell’amministrazione Obama. Quindi, la trama si infittisce e la Democrazia Inc. si reinventa la propria merce con un nuovo marketing.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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