La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik

Turchia e Stato islamico: una cooperazione anti-cinese

Ruben Kruglov, EoT, 18/2/2016

Se lo “Stato islamico” riuscisse ad occupare rapidamente i territori controllati in Afghanistan e Pakistan dai taliban ed annetterli all’autoproclamato “califfato”, la minaccia della destabilizzazione sarebbe alle porte della Cina.7062304455_c395eeaa32_bGli ultimi mesi hanno dimostrato quanto profondamente la Turchia sia coinvolta con lo SIIL. La Turchia ha inscenato gli eventi dello “Stato islamico” per molto tempo, favorendone la attività non solo indirettamente o ufficiosamente. Tuttavia, una dichiarazione ufficiale avvenne nell’autunno 2015 ad Istanbul, che potrebbe essere vista come dichiarazione turca sullo “Stato islamico”. La dichiarazione fu fatta dal capo dell’Organizzazione nazionale dell’intelligence della Turchia Hakan Fidan, che di solito non fa apparizioni pubbliche. Fidan dichiarò: “Lo ‘Stato islamico’ è una realtà. Dobbiamo riconoscere che non possiamo debellare un’organizzazione così radicata e popolare, come lo “Stato islamico”. E perciò esorto i nostri partner occidentali a riconsiderare le precedenti nozioni sui rami politici dell’Islam e mettere da parte la loro mentalità cinica, e insieme annullare i piani di Vladimir Putin per sopprimere la rivoluzione islamica in Siria“. In base a ciò Hakan Fidan trasse la seguente conclusione: è necessario aprire un ufficio o un’ambasciata permanente dello SIIL ad Istanbul, “La Turchia ci crede fortemente”. La storia della dichiarazione del capo dell’Organizzazione nazionale dell’intelligence è curiosa. In primo luogo comparve sui media on-line il 18 ottobre 2015, ma non ebbe molta attenzione. La dichiarazione di Hakan Fidan divenne famosa quando fu ripubblicata sui siti web delle agenzie di stampa il 13 novembre, alla vigilia degli attacchi terroristici di Parigi, nella notte tra il 13 e il 14 novembre. Il caso volle che la Turchia esortasse l’occidente a riconoscere un quasi-Stato che, da parte sua, si rifiuta di riconoscere il diritto degli altri Stati ad esistere. In sostanza, era un appello ad accettare le richieste del terrorismo globale dello SIIL. La pretesa è ben chiara, il giuramento di fedeltà al nuovo califfato.
983033-cpec-1446339827 Cosa significa la partecipazione diretta della Turchia nella vita del promesso “Stato islamico” per il mondo islamico e i suoi vicini (Russia compresa)? Questa domanda diventa più importante oggi, dopo che migliaia di rifugiati sono stati trasportati, non senza la partecipazione della Turchia, dal Medio Oriente all’Europa; dopo l’incidente con l’aereo russo che bombardava lo SIIL, abbattuto dalla Turchia; dopo le ampie affermazioni dei funzionari turchi. A questo proposito va ricordato un altro aspetto importante della politica mediorientale. La caduta del regime di Mubaraq in Egitto e la distruzione dello Stato gheddafino in Libia, all’inizio della “primavera araba”, quasi fecero crollare i legami economici di questi Paesi con la Cina, la cui presenza economica era in rapida crescita. In questo modo, è comprensibile come gli eventi della “primavera araba” abbiano creato una barriera all’espansione economica cinese in Medio Oriente e Africa, che minacciava gli Stati Uniti. In altre parole, la “primavera araba” era anche uno strumento efficace nelle mani degli Stati Uniti nella competizione globale con la Repubblica Popolare Cinese. Ora, studiando i collegamenti tra Turchia e SIIL, è necessario discutere cosa significhi l’espansione dello “Stato islamico” per la Cina.
Nell’autunno 2015, i media riferirono che le agenzie d’intelligence turche preparavano i terroristi uiguri cinesi. Si potrebbe pensare che il motivo qui siano i tradizionalmente forti legami tra i popoli turchi, oltre alla Turchia interessata a rafforzare l’influenza sulla parte orientale del mondo turcofono, il Turkestan. Tutto questo, naturalmente, è vero. Ma non è tutto. Si tratta anche dei gruppi uiguri addestrati e armati nelle fila dello SIIL. Vi sono sempre più prove della presenza di tali gruppi in Siria. Pertanto, lo SIIL è un nuovo strumento, migliorato dalla “primavera araba”, per destabilizzare il principale concorrente degli Stati Uniti, la Cina. Se lo “Stato islamico” riuscisse a catturare rapidamente i territori controllati dai taliban in Afghanistan e Pakistan e annetterli al loro autoproclamato “califfato”, la minaccia della destabilizzazione sarebbe alle porte della Cina. Le capacità dell’organizzazione califista che vi comparirebbe, con la prospettiva di raggiungere gli uiguri, renderebbero tale destabilizzazione inevitabile. Tuttavia, lo SIIL non è riuscito ad avanzare rapidamente nella zona afghano-pakistana. Ricordiamo cosa scrisse il quotidiano Daily Beast nell’ottobre 2015 con un articolo intitolato “Un’alleanza talebano-russa contro lo SIIL?” Il giornale scrisse che i rappresentanti dei taliban andarono in Cina più volte per discutere il problema degli uiguri del Xinjiang che vivono nel sud dell’Afghanistan. The Daily Beast citò uno dei rappresentanti dei taliban: “Gli abbiamo detto che (degli uiguri) sono in Afghanistan, e che gli abbiamo impedito di compiere attività anti-cinesi“. Gli esperti insistono sul fatto che il Pakistan (le cui agenzie d’intelligence hanno giocato un ruolo decisivo nella creazione dei taliban) passano dagli Stati Uniti alla Cina. Dato che le prospettive di cedere le aree pashtun, proprie e afghani, allo “Stato islamico”, che non si fermerebbe, sono inaccettabili per il Pakistan. Questo è ciò che, ovviamente, ha causato la svolta del Pakistan verso la Cina. E questa volta è stata così drastica che le conseguenze creano una nuova minaccia agli Stati Uniti con l’espansione dell’influenza della Cina.
Durante il Forum sulla Sicurezza di Xiangshan, dell’ottobre 2015, il ministro della Difesa, Acqua ed Energia pakistano, Khawaja Muhammad Asif, annunciò la messa al bando dei terroristi uiguri del “Movimento islamico del Turkestan Orientale” dicendo: “Credo fossero pochi nelle zone tribali, e che siano stati tutti cacciati o eliminati. Non ce ne sono più“. Asif aggiunse che il Pakistan è pronto a combattere contro il “Movimento islamico del Turkestan Orientale”, perché non è solo nell’interesse della Cina, ma anche del Pakistan. Successivamente, nella prima metà di novembre 2015, il giornale cinese China Daily annunciava che la compagnia statale cinese China Overseas Port riceveva dal governo pakistano 152 ettari di terreno nel porto di Gwadar, in affitto per 43 anni (!). Forse è giunto il momento di ammettere che la Cina ha quasi raggiunto il Mare Arabico attraverso la regione d’importanza strategica pakistana del Baluchistan (dove si trova Gwadar) e che il progetto di ampliamento dello SIIL ad oriente non è riuscito ad evitarlo? E’ ovvio che la lotta degli Stati Uniti contro la Cina continuerà in questo senso, motivo per cui la Cina si affretta a consolidare i risultati raggiunti e a creare una propria zona economica nei pressi dello Stretto di Hormuz. China Daily ha scritto: “Nell’ambito dell’accordo, la società cinese di Hong Kong sarà incaricata del Porto di Gwadar, il terzo più grande porto del Pakistan“. C’è un dettaglio degno di nota in questa storia: Gwadar è considerata la punta meridionale del grande corridoio economico cino-pakistano. Questo corridoio inizia nella regione autonoma uigura dello Xinjiang nella Repubblica Popolare Cinese. Ciò significa che la necessità di destabilizzare la Cina diventa ancor più acuta per i suoi concorrenti.
13940407000518_photoi Dato che il Pakistan e i taliban rifiutano di radicalizzare i cinesi uiguri (più di 9 milioni dei quali vivono in Cina), questo ruolo va a, da un lato, alla Turchia come patrona degli uiguri, e dell’altro allo SIIL, in quanto islamista ultra-radicale. Poi, se il corridoio afgano-pakistano per rifornire i gruppi radicali in Cina viene bloccato, per il momento, significa che ne serve un altro. Quale? Ovviamente, il mondo turco, dalla Turchia ai Paesi turcofoni dell’Asia centrale e gli uiguri cinesi. E’ più che probabile che la regione del Volga e il Caucaso del Nord dovranno fare parte del corridoio che serve a Turchia e SIIL per collegarsi agli uiguri. I media cinesi lo sottolinearono alla fine del 2014. A quell’epoca il sito web Want China Times pubblicò un articolo intitolato “I separatisti del ‘Turkestan orientale’ vengono addestrati dallo SIIL e sognano di tornare in Cina“. Il sito riprendeva i dati pubblicati dal media cinese Global Times. Secondo questi dati, i radicali uiguri fuggivano dal Paese per unirsi allo SIIL, addestrarsi e combattere in Iraq e Siria. I loro obiettivi soono avere un ampio riconoscimento dai gruppi terroristici internazionali, stabilire dei canali di contatto ed acquisire esperienza nei combattimenti reali prima di esportare le loro conoscenze in Cina. Global Times riferiva, citando esperti cinesi, che uiguri dello Xinjiang entravano nello SIIL in Siria e Iraq, o nelle sue divisioni nei Paesi del Sud-Est asiatici. Inoltre, la pubblicazione informava che, dato che la comunità internazionale aveva lanciato la campagna anti-terroristica, lo SIIL ora evitava il reclutamento di nuovi membri secondo la propria “base”, preferendo separarli inviandoli in piccole cellule in Siria, Turchia, Indonesia e Kirghizistan.
Il problema uiguro complicò i rapporti turco-cinesi nell’estate 2015. Tutto iniziò in Thailandia. Le autorità decisero di espellere oltre 100 uiguri in Cina. Nella notte tra l’8 e il 9 luglio, gli uiguri turchi attaccarono l’ambasciata cinese a Istanbul, per protestare contro questa decisione. In risposta, le autorità della Thailandia cambiarono posizione e dichiararono che gli emigranti uiguri non sarebbero stati deportati in Cina senza le prove dei loro crimini. Invece… furono deportati direttamente in Turchia! Non fu una decisione nuova, deportazioni di uiguri in Turchia già si erano avute. 60mila uiguri vivono in Turchia. Ciò significa che non si parla di singoli casi di espulsione, ma di concentrazione consistente di gruppi uiguri dai vari Paesi asiatici in Turchia. A luglio il sito arabo al-Qanun citò Tong Bichan, alto funzionario del Ministero di Pubblica Sicurezza cinese, dire: “I diplomatici turchi nel sud-est asiatico hanno dato carte d’identità turche ai cittadini uiguri della provincia dello Xinjiang, inviandoli in Turchia a prepararsi alla guerra contro il governo siriano a fianco dello SIIL“. Infine, solo di recente la risorsa propagandistica dello “Stato islamico” ha registrato una canzone in lingua cinese. La canzone contiene l’appello a svegliarsi diretta ai fratelli musulmani cinesi. Tali appelli fanno parte della campagna anti-cinese lanciata dallo SIIL. Un altro video dei califisti mostra un 80enne predicatore musulmano dello Xinjiang esortare i compatrioti musulmani ad unirsi allo SIIL. Il video mostra poi una classe di ragazzi uiguri, di cui uno promette di alzare la bandiera dello SIIL nel Turkestan. Tutto questo porta alla conclusione che tra gli obiettivi che lo SIIL cerca di raggiungere in cooperazione con la Turchia, vi è l’avvio della “Primavera cinese” in termini piuttosto chiari. Tale obiettivo richiede “collaboratori” presenti nei territori vicini alla Cina, in primo luogo negli Stati turcofoni dell’Asia centrale. Ad esempio, il Kirghizistan, a questo proposito, chiaramente dovrebbe diventare il luogo di concentramento e addestramento dei gruppi radicali.
La grande riformulazione del Medio Oriente cerca di volgersi ad est, in direzione della Cina. Il che significa che nuove gravi fasi di tale guerra non sono lontane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cocaina della Chiquita e gli squadroni della morte sionisti

Dean Henderson Left Hook 24/08/2014
(Tratto dal capitolo 11: Big Oil e i suoi banchieri)7ba526fad4fbfbdbeaaa8454d08bf6b1Nel 1954 il direttore della CIA Allen Dulles salvò la BP lanciando l’Operazione Ajax contro il legittimo Mohamed Mossadegh in Iran. Nello stesso anno Dulles soccorse l’United Fruit Company in Guatemala dove fu eletto il presidente nazionalista Jacobo Arbenz con un promettente prgramma di riforma agraria. Quando Arbenz mirò ad espropriare 550000 acri di piantagioni di banane dell’United Fruit, Dulles si rivolse al suo vecchio datore di lavoro Sullivan&Cromwell per pianificarne il rovesciamento. Sullivan era l’avvocato della BP e consulente legale della J. Henry Schroeder Bank, la banca di Amburgo dei Warburg che finanziò Adolf Hitler. [1] Il re del petrolio di Dallas, Clint Murchison, comprò due cartiere in Honduras nel 1954 dal compare di golf di Bush Walt Mischer. Entrambi avevano legami con la famiglia mafiosa dei Marcello a New Orleans. L’assassino di Kennedy e idraulico del Watergate Howard Hunt, con l’aiuto del dittatore nicaraguense Somoza, addestrò una milizia in Honduras per attaccare Arbenz. Frank Wisner, vicedirettore operativo della CIA, supervisionò l’operazione.
chiquita-gun-logo L’United Fruit fu creata da Joseph Macheca, il boss mafioso di New Orleans precedessore di Marcello. Macheca era il grande mago del Ku Klux Klan della città. Lui e il socio Charles Matrenga erano protetti dal fondatore della mafia italiana e 33° Grado Gran Maestro della massoneria di rito scozzese Giuseppe Mazzini. La parola “mafia” è un acronimo per “Mazzini autorizza furti, incendi e avvelenamenti”. Mazzini rispondeva direttamente al primo ministro massone inglese Benjamin Disraeli. Inviò Macheca e Matrenga a New Orleans per avviare l’United Fruit. August Belmont, agente della famiglia Rothschild negli Stati Uniti, lavorò con Macheca per corrompere i politici della Louisiana. [2] L’onnipresenza della United Fruit in America Centrale originò la frase “repubbliche delle banane”. Cambiò nome in United Brands (UB) ed acquisì le banane Chiquita, la carne John Morrell e i ristoranti A&W. La DEA stimò che il 20% della cocaina che arrivò negli Stati Uniti negli anni ’70 arrivasse a bordo delle navi dell’UB nel porto di Baltimora. Le sue piantagioni coprivano quasi la metà di Guatemala, Honduras e Nicaragua. Chevron Texaco possedeva tutte le pompe di benzina della regione. Nel 1991, la relazione annuale del gigante petrolifero vantava il possesso del 26% delle stazioni di servizio nei Caraibi. La famiglia Bush possiede gran parte dei terreni sulla costa caraibica di Panama. Secondo un funzionario della DEA di Dallas, nel 1991 il CEO di Texaco era il boss della cocaina della città che utilizzava le piattaforme petrolifere off-shore per importare la cocaina colombiana. La Chevron Texaco aveva aperto un “impianto di miscelazione” a Shanghai, Cina. L’UB è per il 45,4% posseduta dal magnate finanziario di Cincinnati Carl Lindner, amico intimo di George Bush Sr. e uno dei suoi maggiori finanziatori. Bush passava le vacanze al Key Largo Ocean Reef Club di Lindner, che ospita una pista utilizzata dal trafficante di armi della CIA Jack Devoe e come area di arrivo della cocaina. Quando il presidente Reagan creò la Commissione presidenziale per l’America centrale nel 1983, il gruppo guidato da Henry Kissinger s’incontrò all’Ocean Reef Club. Nel 1988 lo Stato della Florida denunciò l’Ocean Reef secondo lo statuto contro il crimine RICO. Una voce sui diari di Oliver North parla di una borsa dell’UB a John Singlaub, compare del maggiore Andy Messing. [3]
bilde-5Lindner possedeva la Penn Central prima che la banca scomparisse in uno scandalo. Walt Mischer vendette la Marathon Manufacturing a Lindner, il cui conglomerato American Insurance Financial controllava numerose aziende di trasporti che presumibilmente trasportavano la cocaina dell’UB, come Rapid-American Corporation e Reliance Corporation. Lindner possedeva una quota dell’8% della Gulf&Western Corporation, nel cui CdA sedeva il segretario di Stato di Carter Cyrus Vance. Gulf&Western è leader nella raffinazione dello zucchero grezzo, un processo identico a quello per trasformare l’oppio in eroina. Lindner vendette la Lincoln S&L a Charles Keating, che concluse accordi commerciali con il rappresentante dei Rothschild e della BCCI di Ginevra Alfred Hartman. The Arizona Republic riferì che gli aerei aziendali di Keating, insieme a quelli della Resorts International, sono spesso usati dal senatore dell’Arizona John McCain. McCain sposò Cindy Hensley, figlia del magnate dell’alcol James Hensley, socio del mafioso dell’Arizona Kemper Marley. Partner di Lindner nell’UB era il boss di Detroit Max Fischer, messo nel CdA dell’UB da Donald Gant della Goldman Sachs. Altro membro del consiglio dell’UB era il negoziatore sul Canale di Panama di Carter Sol Linowitz che, insieme a Cyrus Vance, era nel CdA della Pan Am. La sede centrale dell’UB era nell’edificio Pan Am di New York. Max Fischer possedeva Airborne Freight assieme alla famiglia Jacobs di Buffalo, la cui Sportsystems possiede venti ippodromi negli Stati Uniti e in Canada, gestisce le concessioni alimentari per quaranta ippodromi, dieci cinodromi, ventiquattro stadi della Major League Baseball e il Boston Garden. Jacobs ha una squadra di hockey, la Boston Bruins, la compagnia di spedizione Alaska-Seattle, quindici concessioni aeroportuali, lo stadio della Florida Jai Alai e, più interessante, concessioni per i servizi alimentari per le piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico. La Letheby&Christopher di Jacobs provvede a tutti gli eventi in cui partecipa la Nobiltà Nera europea. Il conglomerato Emprise di Jacobs nacque a Buffalo nel 1916 come partner della giustamente denominata US Pure Drug Company della famiglia Bronfman. La sede di Max Fischer, nel centro di Detroit, è di proprietà dei Bronfman. Buffalo e Detroit sono al confine USA-Canada, conveniente per il contrabbando di eroina finanziato dalla HSBC, da Vancouver alla costa orientale degli Stati Uniti. HSBC ha una forte presenza in entrambe le città. Quando l’inchiesta del giornalista dell’Arizona Republic Don Bolles costrinse Kemper Marley a dimettersi dalla Commissione di Stato sulle corse, Bolles fu assassinato. Una delle ultime parole da lui pronunciate fu “Emprise“. I Bronfman controllano Eagle Star Insurance insieme a enormi banche canadesi e inglesi che supportano il traffico di droga dal triangolo d’argento. Possiedono DuPont, Seagrams (nata per contrabbandare whisky durante il proibizionismo), Vivendi, Jockey Club di Toronto e (fino alla scomparsa) il Montreal Expos Baseball Club. [4] Il nome Bronfman in yiddish significa “uomo del whisky”. Questi sionisti convinti partecipano agli imbrogli di Mossad e MI6. Airborne Freight di Fischer e Jacobs possiede Midwest Express, che ha un contratto in esclusiva con la Federal Reserve per spedire gli assegni annullati, un’operazione che gode dell’immunità dell’US Customs. Il vicepresidente esecutivo della Chase Manhattan James Carey era nel CdA di Airborne Freight. Max Fischer possiede i centri commerciali di Detroit, Fruehauf Autotrasporti e Marathon Oil. Era solito lavorare con la più grande banca mercantile inglese, l’Hambros, dove lavorava il colonnello del SOE e assassino di Kennedy Louis Mortimer Bloomfield. Fischer consegnò i fondi di Meyer Lansky e del contrabbando di petrolio ai terroristi dell’Haganah che sequestrarono la terra palestinese per creare Israele. Nel 1957 fu premiato dai Rothschild per i suoi sforzi quando la famiglia divise Paz Oil e Chemical Paz, che detengono il monopolio dell’industria petrolifera israeliana. Fischer, come Bloomfield, è un membro dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, la società segreta che risponde alla regina Elisabetta II. Bloomfield è presidente del servizio di ambulanza della Croce Rossa, ramo dell’intelligence della monarchia inglese. [5]…

Louis Mortimer Bloomfield e David Ben Gurion

Louis Mortimer Bloomfield e David Ben Gurion

Il genocidio guatemalteco
La CIA rovesciò Jacobo Arbenz e lo sostituì con il dittatore Castillo Armas, il primo di una serie di brutali governi militari legati all’UB e al suo sindacato della cocaina. I generali governarono il Guatemala per 33 anni inquietanti, mentre i lealisti di Arbenz combatterono la guerra di guerriglia contro le varie giunte dalle province confinanti l’Altiplano Messicano. I ranghi dell’UNRG erano formati da indiani Qechua, Ketchikel e Mam che costituiscono la maggioranza della popolazione del Guatemala. Per contrastare i ribelli, la CIA collaborò con Mossad israeliano e consiglieri di Taiwan per creare “villaggi modello”, secondo i villaggi strategici impiegati nella guerra del Vietnam. Parte del programma fu Fagioli in cambio di fucili, del presidente guatemalteco Efrain Rios Montt con cui, però, gli abitanti dei villaggi dell’altopiano ricevettero cibo dall’USAID in contenitori recanti bandiere e slogan pro-USA. In cambio, gli abitanti del villaggio dovevano prendere le armi contro i ribelli del Guatemala. L’USAID finanziò la costruzione di strade nelle aree controllate dai ribelli nella provincia di Alta Verapaz, consentendo all’esercito guatemalteco di raggiungere i villaggi più remoti dove interrogarono, torturarono e uccisero più di 100000 indiani guatemaltechi che si rifiutarono di partecipare alla contro-insurrezione della CIA, negli anni ’80 e ’90. I militari del Guatemala crearono gli squadroni della morte di destra che gestivano il traffico di cocaina colombiana, utilizzando le zone di trasformazione ed esportazione delle multinazionali statunitensi come Chiquita.
b340d20ace5466fc2d729093beb57d2f Il 14 settembre 1996 la polizia guatemalteca catturò il capo del più grande dei narco-squadroni della morte, Alfredo Moreno Molina. Quando Moreno iniziò a parlare, l’oligarchia guatemalteca, che detiene il 85% della terra coltivabile del Paese, cominciò a tremare. Tra le coorti di Moreno c’erano il presidente Efrain Rios Montt che sosteneva di essere un cristiano evangelico, gli ex-candidati a presidente della Repubblica Alfonso Portilla e Zury Rios e decine di membri del Congresso del Frente Repubblicano Guatemalteco di destra. All’inizio del 1997 i ribelli dell’UNRG firmarono l’accordo di pace con il governo, e il periodico del Guatemala Ameroteca pubblicò una serie di articoli implicanti la CIA nelle attività degli squadroni della morte e del traffico di droga di Moreno. La rete di Moreno includeva il vice-ministro della Difesa, capitani della Marina, l’ispettore generale della Guardia de Haciendas, l’ispettore generale della polizia nazionale, agenti della Guardia e della Polizia, il capo della polizia motorizzata, il direttore generale delle dogane e molti generali, colonnelli, funzionari doganali e capi della polizia. [6] Gli stessi squadroni della morte guidarono la valanga di rapimenti che sommerse il Guatemala nella metà degli anni ’90. I tre generali che guidavano la rete dei sequestri erano Luis Ortega, Manuel Callejas e Edgar Godoy. La rete era così potente e comprendeva così tanti ufficiali guatemaltechi che non sarebbe mai stata denunciata se i ribelli dell’UNRG non avessero vuotato il sacco durante i colloqui di pace. Le indagini furono lente, avendo come procuratore generale l’oligarca Hector Perez, che bloccò i lavori. [7]
CIA e Mossad guidarono gli squadroni della morte, i massacri e l’addestramento dei militari guatemaltechi nel più raffinato terrorismo. Reclutarono mercenari nel bar Europa del sergente dell’US Army Barry Sadler, a Città del Guatemala, un covo di spie dove commando inglesi e israeliani si mescolavano a mercenari argentini e cileni e ai capi degli squadroni della morte guatemaltechi. Prostituzione e gioco d’azzardo erano all’ordine del giorno. Il genocidio in Guatemala ebbe l’attenzione dei media solo quando cittadini statunitensi furono vittime degli squadroni della morte. Nel marzo 1995, il senatore Robert Torricelli (D-NJ) annunciò che un albergatore statunitense che viveva in Guatemala, Michael Devine, fu ucciso da uno squadrone della morte di destra diretto da un colonnello guatemalteco a libro paga della CIA. Devine aprì un ostello a Poptun, nel Guatemala orientale. Nel 1990 la moglie aprendo la porta trovò un sacchetto contenente la testa del marito. Julio Roberto Alpirez, l’agente della CIA che ordinò l’omicidio brutale di Devine, ordinò anche l’omicidio di Efrain Bamaca, un comandante delle UNRG. La moglie di Bamaca, l’avvocatessa statunitense Jennifer Harbury, organizzò scioperi della fame a Washington e Città del Guatemala per protestare contro l’assenza di cooperazione dei governi nelle indagini sulla morte del marito. La CIA seppe dell’omicidio subito, ma non disse nulla ad Harbury. Si unì allo sciopero della fame Suor Diana Ortiz, delle Orsoline del New Mexico, che fu ripetutamente violentata e torturata con mozziconi di sigaretta da uno squadrone della morte in Guatemala, nel 1989. Ortiz disse che la persona che sovrintese al suo calvario era un uomo di nome Alejandro che pensava fosse statunitense. Torricelli fece le accuse dopo che un membro dello staff della NSA gli inviò una nota che indicava che NSC ed esercito degli Stati Uniti erano direttamente coinvolti negli omicidi Devine e Bamaca, avendo dei consiglieri nell’unità d’elite segreta G-2 dell’esercito guatemalteco. Lo studioso guatemalteco Alan Nairn dice che la CIA collaborò con il G-2, la cui missione principale era eliminare l’opposizione politica con gli squadroni della morte. Dopo la notizia della morte di Devine, il Congresso tagliò gli aiuti militari al Guatemala, ma la CIA mantenne segretamente un bilancio annuale di 5 milioni di dollari per le operazioni guatemalteche. Il colonnello dell’esercito Julio Alpirez ricevette 44000 dollari dalla CIA, anche se si sapeva che aveva fatto uccidere Devine. [8] Torricelli disse che il popolo statunitense avrebbe sentito cose sui propri servizi segreti che l’avrebbero fatto inorridire. Anche il senatore Arlen Spector, lacchè della Commissione Warren, fu costretto ad ammettere che la CIA aveva omesso informazioni nelle indagini di Torricelli. Il presidente Clinton era così sconvolto dalle rivelazioni che inviò agenti dell’FBI all’NSA per indagare sulle accuse di Torricelli. L’NSA distrusse i documenti sul Guatemala. Fu la prima volta nella storia degli Stati Uniti che un presidente ricorse all’FBI per indagare sull’NSA. Nel giugno 1996, l’Intelligence Oversight Board del Senato pubblicò un documento di 53 pagine secondo cui: “Alcuni agenti della CIA furono credibilmente accusati di aver ordinato, pianificato e partecipato a gravi violazioni dei diritti umani, come omicidi, esecuzioni extragiudiziali, torture o rapimenti… la CIA era a conoscenza di molte delle accuse“. Torricelli fu successivamente oggetto di uno scandalo politico fasullo che lo costrinse ad abbandonare la corsa del 2002 per la rielezione.

Rios Montt

Rios Montt

La repubblica delle banane dell’Honduras
ambassadornegroponte101404La CIA collaborò con l’United Brands (UB) nell’America Centrale. Nel 1932, quando i contadini salvadoregni si ribellarono contro le condizioni di lavoro deprimenti nelle piantagioni di banane dell’UB, l’azienda supportò la strage di 300000 persone ricordata come La Matanza. Nel 1947 l’UB sponsorizzò il golpe della CIA che portò l’amico di Robert Vesco, Jose “Pepe” Figueres, al potere in Costa Rica. Nel 1954 la CIA tentò di rovesciare il sempre più nazionalista Figueres. L’UB sostenne Somoza in Nicaragua, che contribuì ad organizzare il colpo di Stato contro Arbenz. Il trafficante di armi dell’Haganah Yehuda Arazi divenne ambasciatore d’Israele in Nicaragua su raccomandazione dell’UB. [9] L’agente dell’UB Francisco Urcyo tentò di condurre un governo ad interim mentre i sandinisti entravano a Managua. Ma alcun governo centro-americano fu più influenzato dall’UB dell’Honduras, un Paese che esemplifica davvero il termine “repubblica delle banane”. Nel 1975, il presidente dell’UB Eli Black morì cadendo dalla finestra dell’ufficio al quarantaquattresimo piano dell’edifico della Pan Am, a New York. Un’indagine della SEC in seguito rivelò che l’UB praticamente dirigeva l’Honduras corrompendo pubblici ufficiali e sistemando le elezioni. Nel 1978 il generale Policarpo Paz, capo delle Forze armate honduregne, guidò il colpo di Stato sostenuto da Tegucigalpa dal capo della polizia Amilcar Zelaya. Entrambi accusati dalla stampa honduregna di traffico di droga e corruzione che coinvolgevano l’United Brands. Paz Garcia era il co-proprietario di un ranch vicino a Tegucigalpa, assieme al boss mafioso honduregno Ramon Matta Ballesteros. Il capo dell’Interpol honduregna Juan Barahona fu accusato di calunnia quando accusò i generali honduregni di connessioni con la mafia di Ballesteros, che fece dell’Honduras una via di transito della cocaina colombiana. [10] Ballesteros consegnò le armi ai contras per conto della CIA. Più tardi fu ucciso da Raphael Quintero per proteggere la rete del narcotraffico Sicilia-Falcon in Messico.
Nel 1979, Vernon Walters organizzò i contras somozisti a Tegucigalpa. Gli Stati Uniti costruirono basi militari supplementari in Honduras e la CIA lanciò, attrezzò e addestrò il Battaglione 316 dell’esercito honduregno, uno squadrone della morte scatenato contro gli honduregni che protestavano contro la presenza militare degli Stati Uniti nel loro Paese. Il comandante delle forze armate honduregne, generale Gustavo Alvarez, guidò la campagna terroristica del Battaglione 316. Oltre 10000 honduregni furono uccisi negli anni ’80. Altre migliaia scomparvero e furono torturati. Le vittime venivano interrogate nelle basi militari statunitensi. Agenti della CIA aiutarono il Battaglione 316 nei rapimenti. Ines Murillo testimoniò che un agente della CIA era presente quando veniva torturata con scosse elettriche e acqua. Alvarez era uno stretto amico del capo stazione CIA in Honduras Donald Winters e dell’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras John Negroponte. Alvarez è il padrino della figlia adottiva di Winters. Nel 1983 il presidente Reagan premiò Alvarez con la Medal of Honor. [11] Nel novembre 2002 Negroponte fu ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, dove fece pressioni sul Consiglio di Sicurezza, senza successo, per far passare una risoluzione di adesione all’invasione statunitense dell’Iraq. Il 21 aprile 2005 Negroponte giurò da primo direttore della National Intelligence degli Stati Uniti. L’ambasciata degli Stati Uniti a Tegucigalpa si trova nello stesso edificio dell’Intercontinental Hotel della famiglia Murchsion occupato dalla CIA. L’United Brands cambiò nome in Chiquita Brands International. Nel marzo 2002, l’eterno-onesto padrone della Chiquita, Carl Lindner, invitò i suoi azionisti a farsi un giro quando dichiarò fallimento.

Al centro, il generale Gustavo Adolfo Alvarez Martinez

Al centro, il generale Gustavo Adolfo Alvarez Martinez

[1] Il Quarto Reich dei ricchi. Des Griffin. Emissary Publications. Pasadena, CA. 1978. p.97
[2] Dope Inc: Il libro che ha fatto impazzire Kissinger. Executive Intelligence Review. Washington DC. 1992. p.504
[3] Mafia, CIA e George Bush: la storia occulta del peggior disastro finanziario degli Stati Uniti. Pete Brewton. SPI Books. New York. 1992
[4] Executive Intelligence Review. p.516
[5] Ibid. p.339
[6] Chronica. Città del Guatemala. 9-20-96. p.19-24
[7] El Siglio News. Città del Guatemala. 3-4-97. p.7
[8] Con amici come questi. David Van Biema. Tempo. 8-7-95. p.29
[9] Executive Intelligence Review. p.504
[10] Il grido del popolo: la lotta della Chiesa cattolica per la giustizia in America Latina. Penny Lernoux. Penguin Books. New York. 1985. p.117
[11] Le atrocità del Battaglione 316. Il Sole. # 5. Tegucigalpa. Febbraio 1996.8dcb2-govdrugdealing_cia_cocaine_import_agencyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Triangolo d’Oro tra Albania e Kosovo

Dean Henderson, Left Hook, 12/01/2014

Secondo il Wall Street Journal, gli investigatori sui diritti umani in Europa indagano sui membri dell’Esercito di liberazione del Kosovo, sostenuto da Stati Uniti e NATO, per aver ucciso prigionieri di guerra serbi nei centri di detenzione segreti in Albania per venderne gli organi. L’accusa emerse in un libro del 2008 scritto dall’ex-procuratrice Carla Del Ponte. In un’indagine seguita dal Consiglio d’Europa, il procuratore svizzero Dick Marty sostiene che il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci abbia collegamenti con la criminalità organizzata.
(Tratto dal capitolo 15: Big Oil e i suoi banchieri)President Slobodan Milosevictalking to reporters at the Sava centre, Belgrade, Dec 1993Il Kosovo fu separato dall’ex-Jugoslavia alla fine degli anni ’90. La Jugoslavia, come l’Iraq, aveva a lungo sfidato i bankster Illuminati. La sua economia, come quella dell’Iraq, tendeva al socialismo da quando il Maresciallo Tito sconfisse gli ustascia nella seconda guerra mondiale. La Jugoslavia successe all’India alla presidenza del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM), un grande gruppo di nazioni tradizionalmente guidate dall’India che scelsero di non allinearsi con Stati Uniti o Unione Sovietica durante la guerra fredda. La Jugoslavia fu l’unica nazione europea orientale che non fu mai nel Patto di Varsavia. Divenne un leader rispettato del gruppo G-77, i Paesi in via di sviluppo che cercavano di deviare i proventi del petrolio dell’OPEC dal cartello dei banchieri internazionali dei Quattro Cavalieri allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchine poco costose per le fabbriche e le aziende contadine del Terzo Mondo. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando valuta forte e affondando nel debito, ora si rivolgevano alla Jugoslavia, dalla recente industrializzazione, spesso disposta a scambiare macchine con materie prime.
I bankster internazionali disprezzavano il NAM perché i suoi membri sono nazionalisti di sinistra che proteggono le risorse da Big Oil e gli altri tentacoli del Potere Monetario. Il NAM fu una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg, che interpretava le lotte rivoluzionarie nel Terzo Mondo contro la sua egemonia finanziaria come una minaccia comunista filosovietica, giocando la carta “del pericolo rosso” per giustificare sanguinarie guerre di sterminio. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dall’esempio della Jugoslava, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo è morto”. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, demonizzato presso la folla globalizzazione, osservò, “...l’ultimo governo socialista che minaccia il dominio capitalistico dell’Europa è la prova vivente che la storia non è finita, che più di un sistema economico è possibile“. Le risorse naturali della Jugoslavia erano vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono enormi giacimenti di petrolio nell’Adriatico. Gli addetti dell’industria petrolifera ritengono che possano competere con quelli dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia ha diciassette miliardi di tonnellate di carbone e ampie risorse in minerali, come l’enorme miniera di Stari Trg, la prima struttura che il Reich nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estrasse il piombo a Stari Trg per le batterie dei suoi U-Boot. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare nella rotta dell’oleodotto che collega i campi petroliferi dei Quattro Cavalieri dal Mar Caspio all’Europa continentale, ed è a cavallo di una grande autostrada che collega l’Europa all’Asia centrale e del fiume strategico Danubio, che attraversa la nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, la Jugoslavia era matura per il raccolto.
bnd Le agenzie d’intelligence occidentali, con i combattenti fondamentalisti islamici, prima divisero Bosnia e Croazia. Ma la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, i giacimenti di carbone e gli ambiti giacimenti dell’Adriatico. Per arraffarli era necessario spezzare ancor più il territorio dell’indisciplinato governo centrale di Belgrado. Nel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò ad addestrare l’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione del nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania fu opera dei nazisti che durante la seconda guerra mondiale occupavano la Jugoslavia. Tale idea venne condivisa dalla NATO. Il BND era guidato da Hans Jorg Geiger, che creò un’enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania, nel 1995. La CIA avviò una grande operazione a Tirana l’anno prima. Il presidente Sali Berisha guidava l’Albania dai primi anni ’90. Cocco del Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania a multinazionali e banche occidentali e fu ricompensato con un enorme prestito dal FMI. Nel 1994, lo stesso anno in cui la CIA giunse a Tirana, la banca a schema piramidale presieduta da Berisha, ultimo barboncino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema rientrava nel modello coordinato da FMI/BCCI per spezzare i Paesi debitori del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, e fuggì nel nord dell’Albania dove prese il controllo di una regione sempre più senza legge, divenuta importante via del narcotraffico e del contrabbando di armi della Mezzaluna d’Oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), CIA e BND reclutarono i combattenti dell’UCK tra questi contrabbandieri, a molti dei quali la CIA concesse di trafficare a Peshawar, in Pakistan, un decennio prima. I Kommandos Spezialkräfte (KSK) tedeschi, indossando uniformi nere, addestrarono l’UCK dotandolo di armi tedesco-orientali. Nel vicino Kosovo vi furono molti casi di uomini con uniformi nere che terrorizzavano i contadini kosovari. Mentre gli Stati Uniti affermavano che si trattava delle forze speciali jugoslave, erano probabilmente membri delle KSK tedesche che guidavano i raid dell’UCK in Kosovo. L’UCK indossava divise della Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania fu il primo Paese a riconoscere la Croazia nel 1990, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi guidarono la campagna che incoraggiò la Croazia a secedere dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo fu creato a Zagabria, adottò bandiera e inno nazionale dei fantocci di Hitler, gli ustascia. Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica di solo 300 membri. Dopo un anno di invii di armi e addestramento ad opera di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un esercito di 30000 guerriglieri. Il luogotenente di Usama bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK.
Le provocazioni dell’UCK furono il pretesto per l’aggressione della NATO alla Jugoslavia, per spartirsi le ricchezze minerarie e petrolifere del Kosovo. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, ma repressero anche episodi di eccessiva ritorsione serba, arrestando più di 500 serbi per crimini contro civili albanesi. Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di ogni gruppo etnica, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Un discorso del 1992 è tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie d’intelligence occidentali sfruttavano. Dichiarò: “Sappiamo che molti albanesi del Kosovo non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non risponderemo allo stesso modo. Dobbiamo rispondere porgendo la nostra mano, convivere in uguaglianza e non permettere che un solo bambino albanese, donna o uomo sia discriminato in Kosovo in alcun modo. Dobbiamo… insistere su una politica di fratellanza, unità e uguaglianza etnica in Kosovo. Persisteremo su questa politica“. Quando Milosevic, abile avvocato, iniziò a vincere nel processo per crimini di guerra a L’Aia, la copertura mediatica cessò e subito dopo morì. I suoi sostenitori dicono che fu avvelenato.
uck02 Alla fine dei bombardamenti contro la Jugoslavia, la NATO inviò in Kosovo una forza d’occupazione nell’ambito della KFOR. La NATO continuò ad ignorare e negare che bande dell’UCK attaccassero i civili serbi sotto la supervisione della KFOR, favorendo l’UCK che tentava di strappare un pezzo di Macedonia a favore della causa dei banchieri internazionali. Gli Stati Uniti costruirono in Kosovo la più grande base militare dai tempi del Vietnam. Nel frattempo l’Albania divenne un campo di addestramento della CIA per terroristi, centro di produzione dell’eroina e supermercato delle armi. Un articolo del 6 marzo 1995 dell’Athens News Agency citava il ministro dell’Ordine Pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti a Skopje, in Macedonia, dove truppe USA e NATO si ammassarono durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella Chimarra, nel sud dell’Albania, dove laboratori di eroina erano sorti nel triangolo delle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel narcotraffico delle forze armate macedoni, alleate degli Stati Uniti, e della mafia dei lupi grigi turchi, vecchi alleati della CIA. Osservò che un fiorente commercio di armi si sviluppava in Macedonia e Kosovo e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro del traffico di eroina ed armi, di stanza a Pristina, dove è ospitata la forza per il “mantenimento della pace” in Kosovo della NATO, KFOR. Secondo lo storico Alfred McCoy, “esuli albanesi usarono i profitti della droga per spedire armi svizzere e ceche in Kosovo, per i separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi sindacati della droga kosovari armarono l’UCK per la rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo di Kumanovo nel 1999, per concludere il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia… permise il fiorente traffico di eroina… e i capi dell’UCK… continuarono a dominare il traffico dai Balcani“. Un rapporto per la Reuters del 16 giugno 1995 di Benet Koleka, da Tirana, accusava il governo albanese di aver segretamente inviato tonnellate di armi in Ruanda, prima che il genocidio esplodesse nel Paese dell’Africa centrale. Il maggiore quotidiano dell’Albania, Koha Jone, riferì che diversi aerei-cargo Antonov decollarono dalla base aerea di Gjadri, in Albania, carichi di armi e diretti in Ruanda. Amnesty International intervistò quattro piloti che sostennero di lavorare per una società inglese. Dissero che trasportavano le armi nella Repubblica democratica del Congo, scaricandone nell’aeroporto di Goma, vicino al confine ruandese. Dissero anche che portarono carichi di armi a Goma da Israele e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavoravano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno un contractor della difesa degli Stati Uniti, noto come RONCO, era in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO invece importava materiale militare del Pentagono passandolo alle forze ruandesi poco prima che iniziasse il genocidio.
Il Washington Times riferì nel 1999 che “l’UCK, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e che alcuni membri del Congresso vogliono armare nell’ambito dei bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che si finanzia con i proventi della vendita dell’eroina“. Nel 1999 una denuncia del Times di Londra rilevò che l’UCK era il principale spacciatore mondiale di eroina, ereditando tale posizione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin afgani. Europol raggiunse i governi di Svezia, Svizzera e Germania nelle indagini sui legami dell’UCK col traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga dell’intelligence della polizia svedese dichiarò: “Abbiamo l’intelligence che ci porta a credere che ci sia una connessione tra narcodollari ed Esercito di liberazione del Kosovo“. Il Berliner Zeitung citò un rapporto dell’intelligence occidentale secondo cui 900 milioni di marchi tedeschi erano finiti in Kosovo da quando l’UCK aggredì il governo jugoslavo, nel 1997. La metà erano proventi della droga. La polizia tedesca osservò il parallelo tra ascesa dell’UCK e aumento del traffico di eroina tra l’etnia albanese in Germania, Svizzera e Scandinavia. La polizia ceca rintracciò un albanese fuggito da una prigione norvegese, dove scontava 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a diversi acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. L’agenzia criminale federale della Germania concluse, “gli albanesi sono ora il gruppo più importante nella distribuzione dell’eroina nei Paesi consumatori occidentali“. Europol presentò una relazione dettagliata sul traffico di eroina albanese/UCK alla Corte Penale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi costruiti da Usama bin Ladin, nel Pakistan infestato dall’eroina da cui emersero i taliban. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, cominciarono ad acquistare grandi immobili in Kosovo. Il capo dei ribelli ceceni, l’emiro saudita al-Qatab, creò campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. I tentativi furono sempre finanziati da vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. Dopo che l’UCK tolse il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina propagandistica degli Illuminati ancora una volta aumentò la pressione e accusò la maggioranza serba di condurre un’altra “pulizia etnica”, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Anche in questo caso i media ripresero a pappagallo la campagna della CIA per demonizzare i serbi. Hitler fece la stessa cosa quando invase la Jugoslavia, definendo i serbi untermenschen (subumani). Il 24 marzo 1999 gli statunitensi bombardarono Belgrado. Milosevic fu inseguito da killer armeni assunti dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri di fieno carichi di civili furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata. In un momento d’ironia storica, la NATO bombardò lo stessa ponte sul Danubio, a Novi Sad, dove migliaia di serbi morirono combattendo l’invasione nazista del 1941. I manifestanti a Belgrado chiamarono la NATO organizzazione terroristica nazista degli statunitensi. 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e 10000 feriti. Altre migliaia persero la casa, deliberatamente bombardate dalla NATO, nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a supplicare “zio Sam”. A Stari Trg il direttore Novak Bjelic, che lavorava per l’azienda statale jugoslava Trepca, disse, quando iniziarono i bombardamenti degli Stati Uniti, che “La guerra in Kosovo è solo questione di miniere, nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha diciassette miliardi di tonnellate di riserve di carbone“.
bw_barettabzeichen_ksk Uno dei “massacri” più pubblicizzati e presunta opera dell’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato osservatori internazionali del Kosovo guidò la propaganda. Il suo capo era William Walker, che aiutò Oliver North ad armare i contras. Mentre Walker vomitò la sua versione dei fatti su Racak a un ansioso media degli Stati Uniti, molti media europei, tra cui BBC, Die Welt, Radio France International e Le Figaro, misero in discussione la storia di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese era Racak quando si verificò il presunto massacro, ed affermò che il “massacro” in realtà fu uno scontro a fuoco nell’imboscata dell’esercito jugoslavo all’UCK. Poi uomini in divisa nera giunsero sulla scena e travisarono i morti dell’UCK con abiti civili. Gli esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva somiglianze notevoli con il massacro per il pane in Bosnia, dove si scoprì che i combattenti islamici commisero il massacro a beneficio dei media occidentali. L’incidente portò alle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, che due giornalisti dell’AP smentirono il racconto di Walker sugli eventi a Racak, dicendo che c’erano alcune cartucce di fucile vuote sul sito e quasi alcuna traccia di sangue sui corpi. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che invitò una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime fossero state uccise a distanza, e poi ferite con tiri a corta distanza e di coltello, inflitte ai cadaveri. Inoltre scoprirono che i fori sui corpi non corrispondevano a quelli sugli abiti, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle forze speciali tedesche KSK che addestravano l’UCK. Nulla fu mai pubblicato dai media statunitensi. L’incidente fu una reminiscenza della manovra che Adolf Hitler attuò nel 1939 per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler vestì i cadaveri di alcuni prigionieri con l’uniforme dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, che Hitler poi disse essere stata attaccata dall’esercito polacco. Entro una settimana 1,5 milioni di truppe naziste entrarono in Polonia.
La BBC News riferì nel dicembre 2004 che un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari, a sud della massiccia base dell’US Army in Kosovo, fu approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. A quanto pare, turbato dalle raccapriccianti accuse di traffico di organi della mafia dell’UCK, creata dagli Illuminati, un diplomatico occidentale a Pristina disse al Wall Street Journal, “Ciò danneggerebbe l’immagine del Kosovo tra le parti internazionali interessate“.

Hans Jorg Geiger, il creatore dell'UCK

Hans Jorg Geiger, il creatore dell’UCK

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il rafforzamento della Russia terrorizza la NATO

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 03/02/2017MONTENEGRO-US-RUSSIA-POLITICSProprio mentre appare il “filo-russo” Donald Trump, che rende incerto il futuro della NATO, l’ascesa della Russia e la sua massiccia avanzata militare ed economica aggrava i “timori” degli alleati europei degli Stati Uniti, portando questi ultimi ad inviare, il 30 gennaio, migliaia di truppe e armi pesanti in Polonia, Stati baltici ed Europa sud-orientale, in ciò che appare essere il maggiore concentramento dalla guerra fredda. Il dispiegamento di una brigata corazzata, che riporta i carri armati statunitensi in Europa per la prima volta dal 2013, rassicura sul supporto di Washington agli alleati europei che, per interesse, continuano a mostrare la Russia come il “cattivo” pronto ad attaccarli e distruggerli. Perciò la presenza di 3500 soldati statunitensi, affiancati da altri 1600 con elicotteri ed aerei, il prossimo mese. Se ciò rientra nel dispiegamento multinazionale della NATO, il tenente-generale Ben Hodges, alto comandante dell’esercito degli USA in Europa, ha detto che il dispiegamento è anche una rassicurazione di Donald Trump ai capi di Gran Bretagna, Germania e Francia sulla continua importanza della NATO. Mantenere viva la NATO è, quindi, sul tavolo. Mentre Stati Uniti ed alleati inviano soldati e armi in Europa, la questione del futuro raffreddamento dell’isteria anti-Russia inizia ad avere un senso. In realtà, tale processo indica che l’isteria anti-Russia probabilmente resta la logica ultima degli alleati europei degli Stati Uniti, affinché sostengano una posizione dura verso la Russia, per esempio imponendo sanzioni e mantenendo la NATO come prima forza di difesa e attacco. Pertanto, ciò che si vede oggi non accadeva dalla fine della guerra fredda. In parte, tale nuovo rafforzamento militare, di fatto, non s’è mai visto dalla seconda guerra mondiale. Circa 300 marines statunitensi sono sbarcati in Norvegia per restarci sei mesi, la prima volta dalla seconda guerra mondiale che truppe straniere sono autorizzate a stazionarvi.
Tale militarizzazione massiccia è una reazione alla rinascita della Russia ad importante attore mondiale, capace d’influenzare definizione e determinazione delle questioni geopolitiche. Nient’altro dimostrerebbe la rinascita russa se non il successo in Siria contro “ribelli” e terroristi eterodiretti. Considerando che questo successo militare è un riflesso della ripresa economica della Russia dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, indica anche la velocità con cui la Russia si ricostruisce. Ciò che ha particolarmente allarmato l’occidente è la riapertura delle basi aeree e radar militari ex-sovietiche abbandonate sulle isole artiche e la costruzione di nuove della Russia. L’Artico, secondo l’US Geological Survey, ha riserve di petrolio e gas per 412 miliardi di barili di petrolio, circa il 22 per cento del petrolio mondiale ancora da scoprire e di gas, che recuperati ed impiegati nell’economia della Russia, l’aiuteranno a ridurre notevolmente l’onere economico causato dalle sanzioni occidentali, permettendo di rafforzarne la posizione nella regione e nel mondo, cosa che l’occidente non sopporta e neanche accetta come dato di fatto. L’espansione ha vaste implicazioni finanziarie e geopolitiche. L’Artico avrebbe più riserve di idrocarburi dell’Arabia Saudita e Mosca già traccia un serio confine militare nella competizione sul Grande Nord con i rivali di sempre, Canada e Stati Uniti. A tal fine, neutralizzare il dominio di Stati Uniti e alleati, la Russia costruisce tre rompighiaccio nucleari, i più grandi del mondo, per supportare la flotta di circa 40 rompighiaccio, 6 dei quali nucleari. Nessun altro Paese ha una flotta nucleare così grande, usata per aprire le rotta a navi militari e civili. La Flotta del Nord della Russia, basata a Murmansk nelle acque ghiacciate della Baia di Kola, ha ricevuto il proprio rompighiaccio, il primo, e due corvette rompighiaccio armate di missili da crociera. `Sotto Gorbaciov e Eltsin, le nostre aree artiche furono smantellate’, affermava il Professor Pavel Makarevich, membro della Società Geografica Russa,`Ora vengono restaurate‘.
Il rafforzamento artico della Russia ha ovviamente allarmato Washington dove, come per molte altre importanti questioni di politica estera, l’ufficio Artico del dipartimento di Stato rimane vuoto. E mentre il nuovo segretario alla Difesa degli USA James Mattis ha descritto i passi russi come “aggressivi” nell’audizione di conferma, tale posizione appare sconnessa col quadro politico complessivo che Trump sembra tracciare in questi giorni. Ciò era chiaramente evidente dalle dichiarazioni di Washington e Mosca dopo che Putin e Trump ebbero la loro conversazione telefonica. Né Cremlino, né Casa Bianca menzionavano la parola “sanzioni”, sostenendo che l’argomento semplicemente non figurasse. Eppure, come affermano i russi, i leader “sottolineavano l’importanza di ricostruire rapporti commerciali ed economici reciprocamente vantaggiose per le comunità imprenditoriali dei due Paesi‘, potendo dare ulteriore impulso allo sviluppo di solide relazioni bilaterali”. Corollario di questa lettura è l’annuncio del Fondo Investimenti Diretti del governo russo su vari progetti volti ad attrarre investimenti statunitensi in Russia. Tuttavia, la domanda chiave è: può avvenire con le sanzioni ancora incombenti sulla Russia? Oppure, come alcuni esperti sostengono, Trump e Putin sono arrivati a una “comprensione” sulla possibile revoca delle sanzioni nel prossimo futuro. Con Trump che indica costantemente la prospettiva di “rapporti migliori” con la Russia, il dispiegamento di truppe statunitensi in Europa, decisione presa dal presidente uscente Obama, sembra essere più una tattica dell’amministrazione Trump per tranquillizzare i ‘timori’ degli ‘alleati europei’ sulla spinta reale al ‘contenimento’ della Russia in Europa/Baltico. In caso contrario, l’umore ‘anti-sanzione’ di Trump è ben visibile. Infatti, se Trump rifiutava di escludere di togliere le sanzioni alla conferenza stampa con la prima ministra inglese Theresa May, a Washington, May insisteva, “riteniamo che le sanzioni debbano continuare“. Anche in questo caso non vi è alcun riferimento alle sanzioni nella dichiarazione congiunta rilasciata dopo la chiamata di Trump alla cancelliera tedesca Angela Merkel, anche se quest’ultima s’è dichiarata fortemente a sostengo delle sanzioni.
Il triangolo politico è quindi chiaramente visibile, Trump ed Europa non sono allineati sulla Russia. Mentre gli Stati Uniti non possono permettersi politicamente e strategicamente di ‘abbandonare’ l’Europa, il danno che l’amministrazione Obama ha inflitto alla posizione statunitense in Medio Oriente, in particolare, e a livello internazionale, in generale, richiede il ripristino dei rapporti con la Russia. Ciò che rende Trump diverso da Obama, in questo contesto, è che invece di cercare la vittoria assoluta sulla Russia, Trump vuole riavvicinarla e riaffermarsi su parte dello spazio perso negli ultimi 3 anni. In parole semplici, mentre il dispiegamento della NATO è debitamente sostenuto dagli Stati Uniti, assicurando l’Europa del sostegno degli Stati Uniti, serve anche da carta di scambio degli Stati Uniti per accordarsi con la Russia sul suo rafforzamento nell’Artico e nel Medio Oriente, dove ha già acquisito una presenza militare solida. Pertanto, se la Russia si ricostruisce, la NATO affila le armi e Trump affila la sua ascia della contrattazione. Il triangolo assume una forma definita!tumblr_mi2qomgiwf1qd7ygho1_1280Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e degli affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora