ONG: Organizzazione Non Grata

Ahmed Bensaada, Mondialisation, 8 giugno 2016colour_revolution1Dato il grande successo delle rivoluzioni colorate negli anni 2000 in diversi Paesi in Europa orientale o repubbliche ex-sovietiche, sono state identificate le missioni politiche di molte ONG (Organizzazioni Non Governative) [1]. Sotto il falso pretesto di esportare democrazia, diritti umani e libertà di espressione, tali organizzazioni, in sostanza delle GO (organizzazioni governative), seguono gli ordini degli strateghi della politica estera dei Paesi occidentali. In quest’ambito, il premio va sicuramente agli Stati Uniti per l’elevata potenza assoluta, difficile da eguagliare. In effetti, il Paese dello Zio Sam ha un’ampia gamma di organizzazioni politiche e di beneficenza specializzate nella destabilizzazione non violenta dei Paesi considerati “non-friendly” o “non-vassalli”. Tali organizzazioni hanno quadri politici prescelti, risorse materiali colossali e finanziamenti regolari. Agendo metodicamente, le tecniche utilizzate sono estremamente efficaci soprattutto contro Paesi autocratici o con gravi problemi socio-economici. [2] Le agenzie d’esportazione della democrazia più note sono USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale), NED (National Endowment for Democracy), IRI (International Republican Institute), NDI (National Democratic Institute), Freedom House e OSI (Open Society Institute). Tranne l’ultima, tali organizzazioni sono finanziate dal governo degli Stati Uniti. L’OSI, nel frattempo, fa parte della Fondazione Soros, dal nome del fondatore George Soros, miliardario e illustre speculatore finanziario statunitense. Inutile dire che Soros e la sua fondazione collaborano con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti per la “promozione della democrazia”. E la lista delle conquiste è eloquente: Serbia (2000), Georgia (2003), Ucraina (2004), Kirghizistan (2005) [3] e Libano (2005) [4]. Nonostante certi gravi errori, Venezuela (2007) e Iran (2009), il successo è stato ancora una volta raggiunto con l’impropriamente denominata “primavera” araba (2011). Il coinvolgimento delle agenzie degli Stati Uniti nell'”esportare” la democrazia è stata chiaramente dimostrata nelle rivolte che hanno scosso i Paesi arabi “prioritari”, Tunisia ed Egitto, e quelli con una guerra civile ancora in corso, Libia, Siria e Yemen. [5] L’efficienza relativa con cui furono destabilizzati e l’apparente spontaneità riflettono il ruolo di cavallo di Troia di tali “ONG”, sostenute da una rete di attivisti indigeni adeguatamente addestrati da enti specializzati. [6] Per evitare l’effetto dannoso di tali cambiamenti, molti Paesi hanno vietato tali organizzazioni sul loro suolo, per profilassi o cura. Così, l’8 febbraio 2012, quasi un anno dopo la caduta del presidente Mubaraq, il giornali di tutto il mondo parlavano di nuovo di Cairo: “Egitto: la magistratura accusa le ONG di attività ‘politica’ illegale” [7] dicendo: “Queste tensioni sono il risultato delle indagini in 17 sedi di ONG egiziane e internazionali, il 29 dicembre. Tra cui le organizzazioni statunitensi National Democratic Institute (NDI), International Republican Institute (IRI) e Freedom House“. 43 dipendenti egiziani e stranieri delle organizzazioni non governative in Egitto furono accusati di ricevere finanziamenti stranieri illegali e d’interferire negli affari politici del Paese. Tra di loro c’era Sam LaHood, capo della sezione egiziana dell’International Republican Institute (IRI) e figlio del ministro dei Trasporti degli Stati Uniti Ray LaHood. [8] Dal 2014, le ONG che lavorano in Egitto sono tenute a registrarsi presso le autorità, o rischiano il sequestro delle proprietà o un procedimento. D’altra parte, le autorità devono approvare qualsiasi finanziamento dall’estero. [9]
Student-for-liberties Oltre l’Egitto, alcuni Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno leggi che vietano o rafforzano il controllo sulle ONG sul loro territorio. La Russia, che non fu risparmiata dai tentativi di rivoluzioni colorate, ha legiferato in questo senso. Nel 2012, il Presidente russo Vladimir Putin firmava una legge che definisce le ONG che ricevono finanziamenti esteri, “agenti stranieri”. [10] L’USAID ne fu particolarmente colpita: è bandita da Mosca dal 1° ottobre 2012 per “interferenze nella vita politica russa” [11]. L’elenco delle ONG “indesiderabili” in Russia è aumentato nel 2015. Tra queste vi sono NED, NDI, IRI, Freedom House e OSI di Soros [12]. La giornalista Julia Famularo si chiede se le autorità russe e cinesi collaborano nella lotta alle ONG “tossiche”. Ancora, la Commissione per la Sicurezza Nazionale cinese (NSC) ha iniziato ufficialmente ad indagare nel 2014 [13]. Infine, come la Russia, la Cina ha recentemente legiferato su questo tema. Dal 1° gennaio 2017, le ONG straniere saranno costrette a registrarsi presso il Ministero della Pubblica Sicurezza e a permettere alla polizia di controllare le loro attività e finanze. Il New York Times osserva che organizzazioni come NED e OSI sono particolarmente prese di mira dalla nuova normativa. [14] E’ chiaro che le manifestazioni che hanno scosso Hong Kong nel 2014, chiamate “rivoluzione degli ombrelli”, non sono estranee all’indurimento legale cinese sulle attività delle ONG. Infatti, è dimostrato che NED, Freedom House e NDI siano pesantemente coinvolte in quelle manifestazioni. [15] Da parte sua, l’India ha anche tirato fuori gli artigli contro le ONG straniere. Nel 2015, il governo del Primo ministro Narendra Modi annullava la licenza a non meno 9000 di esse e i fondi da donatori esteri sono stati significativamente limitati.[16] Il Brasile dovrebbe essere cauto: le proteste contro la presidentessa Dilma Rousseff e il suo licenziamento hanno l’aria di una “rivoluzione colorata”, come ha spiegato l’esperta in questioni di latinoamericane e brasiliane Micheline Ladouceur [17]. Non c’è solo la Russia ad aver avuto problemi con l’USAID. Si noti che una risoluzione dei Paesi dell’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra America), che richiede l’immediata espulsione dell’USAID dai Paesi membri dell’Alleanza, fu firmata nel giugno 2012. I firmatari erano Bolivia, Cuba, Ecuador, Dominica, Nicaragua e Venezuela. [18] Tra i Paesi arabi, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) nel 2012 chiusero le attività di diverse ONG straniere, tra cui il NDI [19]. Nel gennaio 2016 il Premier giordano Zaqaria al-Shayq chiese alla camera bassa del Parlamento della Giordania di porre fine alle attività di tale organizzazione, sostenendo che “è un pericolo per la sicurezza nazionale“. [20] Va da sé che il bilancio fatale della sanguinosa e disastrosa “primavera” araba certamente comporterà un giro di vite contro le ONG “tossiche”, che in realtà non sono né “non governative” né caritatevoli. Passando dallo stato specioso di “organizzazioni non governative” a quello più salutare di “organizzazioni non grate”.

Il premier Zaqaria al-Shayq: la NDI è un pericolo per la sicurezza pubblica araba (31 gennaio 2016) (Il mio libro “Arabesque Américaine” è citato al 10° minuto)

Riferimenti
1. G. Sussman et S. Krader, “Template Revolutions: Marketing U.S. Regime Change in Eastern Europe”, Westminster Papers in Communication and Culture, University of Westminster, London, vol. 5, n° 3, 2008, p. 91-112
2. Ahmed Bensaada, “Arabesque$: Enquête sur le rôle des États-Unis dans les révoltes arabes”, Éditions Investig’Action, Bruxelles, 2015, chap. 2
3. Ibid., chap. 1
4. Ahmed Bensaada, “Liban 2005-2015: d’une révolution colorée à l’autre”, Afrique Asie, Ottobre 2015, pp. 50-58
5. Ahmed Bensaada, “Arabesque$: Enquête sur le rôle des États-Unis dans les révoltes arabes”, Op. Cit., chap. 5 et 6
6. Ibid., chap. 1 et 3
7. AFP, “Egypte: la justice accuse des ONG d’activités “politiques” illégales”, Le Point.fr, 8 febbraio 2012
8. AFP, “Égypte: début du procès de membres d’ONG égyptiennes et étrangères”, L’Express, 26 febbraio 2012
9. France 24, “Le pouvoir égyptien renforce son contrôle sur les ONG”, 10 novembre 2014
10. AFP, “Russie : les ONG “agents de l’étranger” selon une loi signée par Vladimir Poutine”, Le Huffington Post, 21 luglio 2012
11. AFP, “USAID interdite en Russie”, La Presse, 19 settembre 2012
12. RIA Novosti, “Soros and MacArthur Foundations among 12 NGOs in “patriotic stop list””, Meduza, 8 luglio 2015
13. Julia Famularo, “The China-Russia NGO Crackdown”, The Diplomat, 23 febbraio 2015
14. Edward Wong, “Clampdown in China Restricts 7,000 Foreign Organizations”, The New York Times, 28 aprile 2016
15. Ahmed Bensaada, “Hong Kong : un virus sous le parapluie”, Reporters, 14 ottobre 2014
16. Pierre Cochez, “Bras de fer entre le gouvernement indien et les ONG”, La Croix, 7 luglio 2015
17. Micheline Ladouceur, ““Révolution de couleur” à la brésilienne. Qui a peur de Dilma?”, Mondialisation.ca, 19 marzo 2016
18. ALBA-TCP, “ALBA Expels USAID from Member Countries”, Venezuela Analysis, 22 giugno 2012
19. Samir Salama, “German, US institutes in UAE closed”, Gulf News, 5 aprile 2012
20. Ammon News, “Le député Al-Cheikh : le NDI représente un danger pour la sécurité nationale”, 31 gennaio 2016image7027Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il capo di al-Jazeera è un jihadista salafita

Nabil Ben Yahmad, Tunisie Secret 10 marzo 2016

La rivelazione esplosiva sul CEO islamo-terrorista della TV del Qatar. Si tratta di una indagine sulla vita parallela di Yasir Abu Hilala, prima di prendere l’autostrada Doha-Stato islamico! Volevamo sapere cosa una ex-produttrice di al-Jazeera intendesse per “il nostro nuovo direttore del SIIL” e abbiamo capito!

BtgofeXIUAAiTPPChi è dunque Yasir Abu Hilala, CEO di al-Jazeera, di cui i tunisini ignoravano anche il nome prima di scoprirne lo status su Facebook dai commenti offensivi dai suoi due dipendenti, Fatima Tariqi e Qadija Bengana? Ciò che ci ha spinto a scavare nel passato sepolto di Yasir Abu Hilala è la lettera dell’egiziana Huwayda Taha, per 19 anni ad al-Jazeera dove produceva documentari (vedasi l’articolo di Samira Handaui). Abbiamo cercato e trovato elementi e prove sufficienti per concludere che Yasir Abu Hilala è davvero l’uomo giusto al posto giusto!

Un fratello musulmano dal passato di jihadista salafita
Di origine giordana, Yasir Abu Hilala iniziò la carriera islamico-giornalistica all’inizio degli anni ’90 per alcuni giornali giordani, tra cui al-Ribat, organo ufficiale dei Fratelli musulmani nel Paese. Fu reclutato da al-Jazeera nel 1999 e grazie ai suoi stretti rapporti con i fratelli musulmani Wadah Qanfar e Thamur Ben Hamad, presidente del consiglio di amministrazione di al-Jazeera, fu nominato direttore dell’ufficio di Amman, incarico che mantenne fino al luglio 2014, quando fu nominato amministratore delegato in sostituzione di Wadah Qanfar, smascherato da un cablo di Wikileaks del 20 ottobre 2005 che ne dimostrava i legami con la CIA (1). La carriera da fondamentalista Yasir Abu Hilala l’iniziò molto presto nella gioventù dei Fratelli musulmani di Giordania. Come lui stesso disse nel luglio 2012, ammise di appartenere “a un partito politico. Ero un oppositore e invocai il cambio di regime dicendo che c’era un regime pre-islamico e apostata, ed era assolutamente necessario ribellarvisi ed imporre lo Stato islamico. Credevo in tutto questo ed ero pronto a morire… ma ora sono cambiato…” (2). E’ da vedere! Era così cambiato alla nomina a capo di al-Jazeera, nel luglio 2014, che fu salutato dagli ex-fratelli della setta, che credevano che la “nomina di Yasir Abu Hilala a direttore generale di al-Jazeera avesse un senso. L’uomo non brilla per eccellenza nel giornalismo… La sua presenza nella sede di al-Jazeera di Amman la si deve solo all’amico Wadah Qanfar...” L’anonimo autore di questo articolo aggiunge che “Yasir Abu Hilala è un ex-Fratello musulmano che si dice vicino al jihadismo salafita...” (3). Nel gennaio 2013 Yasir Abu Hilala riconobbe le relazioni con i jihadisti salafiti siriani e con il capo del gruppo terroristico “Jabhat al-Nusra” (4). Da parte sua, il giornalista dell’opposizione siriana Nizar Nayuf disse, il 25 luglio 2014, che “il terrorista e criminale Abu Hilala, figlio di Fratelli musulmani, fu tra i primi nella primavera del 2011 a trasportare nella regione di Dara, nel sud della Siria, armi e dispositivi di comunicazione satellitare… lo fece con l’aiuto dell’intelligence giordana e dei Fratelli musulmani giordani“. Secondo Nizar Nayuf, “Yasir Abu Hilala in persona organizzò l’incontro tra Abu Muhamad Julani (capo di Jabhat al-Nusra) e Taysir Aluni (giornalista di al-Jazeera) e membro di al-Qaida, che al-Jazeera trasmise nel dicembre 2013” (5).

Il “valore aggiunto” di Yasir Abu Hilala ad al-Jazeera
Molto prima che della promozione a capo di al-Jazeera, Yasir Abu Hilala si distinse per i numerosi articoli ed interviste ai terroristi islamici più pericolosi al mondo. Il 25 aprile 2006, al-Jazeera pubblicò un video di propaganda su Abu Musab al-Zarqawi (video disponibile su Internet in particolare su alsaha.net), diretto e narrato dallo stesso “giornalista”. Proprio nella “primavera araba”, nel luglio 2011, volle incendiare la Giordania riprendendo il vecchio sogno di distruggere il “regime pre-islamico”. Ma a differenza dei tunisini nel 2011, i giordani non ci cascarono e gliele suonarono (6). Yasir Abu Hilala è così vicino al salafismo jihadista che appena un anno dopo la nomina alla presidenza generale di tale rete integralista, un “sondaggio” fu trasmesso il 26 maggio 2015 chiedendo agli spettatori, “Sostenete le vittorie dello Stato islamico in Medio Oriente?” Gli intervistati in modo schiacciante sostennero lo Stato islamico, con l’81% di “sì” alla domanda! Il “sondaggio” avrebbe generato circa 38000 risposte, con solo il 19% di “no”! Come giustamente dice Huwayda Taha (vedasi l’indagine di Samira Handaui), “la mente dello SIIL era discreta“! E l’ex-produttrice del Qatar aggiunse: “Mi rattrista che questo luogo (al-Jazeera) sia divenuto filo-SIIL. I finanziatori di al-Jazeera erano più intelligenti quando facevano del loro meglio per nascondere il loro vero volto. Credo che l’intelligenza li abbia traditi oggi, divenendo indifferenti agli altri che ne constatano il palese filo-statoislamismo...”

Sondaggio sul FIS nel 2007, Sondaggio sullo SIIL nel 2015
Il “sondaggio” sulle vittorie dello Stato islamico ricordano un altro “sondaggio” dello stesso tipo che al-Jazeera fece il 12 dicembre 2007, il giorno dopo un attacco particolarmente letale in Algeria. La domanda posta era: “Siete a favore degli attacchi di al-Qaida in Algeria?” La risposta semplicemente includeva “sì” e “no”. I risultati furono una sorpresa: il 54% degli intervistati affermò di sostenere il terrorismo in Algeria! Va solo ricordato che presso al-Jazeera c’è sempre il cambio amministrativo nella continuità islamo-terroristica. Che siano Wadah Qanfar, Yasir Abu Hilala o un altro, tale rete sovversiva e di propaganda fondamentalista degli emiri del Qatar ha sempre avuto una sola linea editoriale: il trionfo mondiale dell’ideologia totalitaria di ciò che alcuni chiamano “Islam politico” e che noi chiamiamo fascismo verde. Per aver trasmesso un film vagamente antisemita, al-Manar TV è stata censurata in occidente; perché politicamente scorretta, la rete al-Mayadin fu inserita nella lista nera. Pertanto vedremo le autorità francesi vietare la rete dell’intolleranza, fondamentalismo e terrorismo al-Jazeera? Ai nostri compatrioti tunisini, il popolo, e non il governo, conosce ideologia, passato e obiettivi del predicatore di al-Jazeera. Sa cos’altro fare: petizioni, proteste e chiedere la chiusura di tale rete in Tunisia e l’espulsione dei suoi giornalisti-spie. Per accedere al mondo, France 24 avanza.

timthumb.php1) – Link al cablo di Wikileaks su Wadah Qanfar
2) – La confessione video di Yasir Abu Hilala del luglio 2012
3) – Articolo di un Fratello musulmano del 27 luglio 2014
4) – Link
5) – Pagina Facebook di Nizar Nayuf
6) – Yasir Abu Hilala ad Amman nel luglio 2011

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La visita di Assad in Tunisia precipitò la caduta di Ben Ali?

Nabil Ben Yahmad, Tunisie Secret, 11 marzo 2016

Nel giugno 2010, Ben Ali si rifiutò di ricevere l’ambasciatore degli Stati Uniti Gordon Gray, che voleva ribadire il disappunto di Washington per la prevista visita ufficiale di Assad in Tunisia. Nonostante la forte pressione dissuasiva degli statunitensi, Ben Ali accolse il presidente siriano nel luglio 2010, cinque mesi prima della “rivoluzione dei gelsomini” che avviò la primavera araba!111216040409-ben-ali-horizontal-large-gallery

Il 12 luglio 2010, invitato da Ben Ali, il presidente siriano Bashar al-Assad e la moglie Asma al-Assad iniziavano la visita ufficiale in Tunisia. Non era la prima volta che Assad visitava il nostro Paese. La prima visita fu nel 2001, pochi mesi dopo l’ascesa alla presidenza siriana nel giugno 2000. La seconda visita fu nel maggio 2004, l’anno in cui George W. Bush impose le prime sanzioni economiche alla Siria! Già con la presidenza di Burguiba in Tunisia e governo di Hafiz al-Assad in Siria, nonostante alcune mini-crisi causate dall’attivismo del Baath in Tunisia, i rapporti tra Tunisia e Siria divennero eccellenti. Nel 1974 al vertice arabo a Rabat, Burguiba disse ad Hafiz al-Assad, “Tu, tu non sei come gli altri arabi“! Già nell’ottobre 1973, durante il conflitto arabo-israeliano, Burguiba assicurò Hafiz al-Assad e Sadat del “pieno sostegno diplomatico e militare, nonostante i nostri modesti mezzi“. In seguito, fu l’architetto della riconciliazione tra Hafiz Assad e re Husayn di Giordania. Con la coppia Assad-Ben Ali, i rapporti siriano-tunisini ebbero una svolta economica e strategica senza precedenti. Nella prima visita di Assad nel luglio 2010, i due leader si erano appena incontrati in Libia, a margine del vertice della Lega degli Stati arabi a Sirte, del 27 e 28 marzo 2010. Secondo l’agenzia stampa SANA, “le discussioni evidenziarono l’importanza di una cooperazione siriano-tunisina forte ed efficace per rispondere alle sfide che minacciano la regione“. Già all’epoca!

Una visita altamente strategica
La visita di Bashar al-Assad a Tunisi fu preceduta dalla visita a Tunisi, nel maggio 2010, del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Araba Siriana, Muhamad Naji al-Utri. Dal 12 al 16 giugno una missione di imprenditori tunisini visitò la capitale siriana. Organizzata dalla Camera di Commercio e Industria di Tunisi (CCIT), la missione fu caratterizzata da sessioni tra imprenditori e industriali tunisini e rispettive controparti siriane. Durante il viaggio di Muhamad Naji al-Utri a Tunisi, sette nuovi accordi furono firmati, di cui ne furono resi pubblici solo sei: un programma esecutivo di lavoro tra l’Export Promotion Center (CEPEX) della Tunisia e il Consiglio per lo sviluppo e la commercializzazione delle esportazioni siriane; un protocollo di cooperazione tra il porto di Tartus in Siria e il porto di Sfax in Tunisia; un piano per la cooperazione nell’istruzione superiore; un protocollo d’intesa per lo sviluppo delle imprese, micro e medie; e un accordo quadro tra la Banca centrale della Siria e la Banca centrale della Tunisia. Il settimo accordo riservato era sulla “cooperazione militare completa” tra Siria e Tunisia.

La cooperazione siriano-tunisina esasperava Stati Uniti ed Israele
Alla vigilia dell’arrivo a Tunisi della coppia presidenziale siriana, in una dichiarazione all’agenzia siriana SANA, il nostro ambasciatore a Damasco Muhamad Auytia sottolineò “il sostegno della Tunisia al recupero di tutto il Golan siriano occupato“, aggiungendo che “Siria e Tunisia hanno gli stessi interessi nel sostenere la causa araba, in particolare quella palestinese e la riattivazione dell’azione araba congiunta“. Sottolineò “coordinamento e consultazioni permanenti tra i due Paesi sulle cause arabe, regionali e internazionali”(1). Muhamad Auytia ricordò che i due Paesi erano già collegati da oltre 150 accordi bilaterali, aggiungendo che Tunisi e Damasco “aumenteranno cooperazione e commercio e attiveranno accordi su tutti i settori della cooperazione“. I media israeliani, ovviamente, non videro questa visita nello stesso modo. Secondo alcuni di loro, “la Siria è sempre stata coccolata dalla Tunisia, che in gran parte ignora le accuse di terrorismo di Washington al regime baathista… La domanda che si pone qui; chissà quale interesse vede Assad in Tunisia? Cosa porterà quest’uomo a un piccolo Paese in lotta continua col terrorismo?… Tanto più che l’amore tunisino-siriano cade quando l’opinione pubblica internazionale approva e applaude la posizione senza compromessi del governo degli Stati Uniti contro Damasco“. (2)

Si accumulano le rimostranze statunitensi contro Ben Ali
Innanzitutto ricordiamo che Assad visitò la Tunisia nel maggio 2004, sei mesi prima della rielezione di George W. Bush, che inaugurò il secondo mandato con l’imposizione di sanzioni economiche alla Siria! Il motivo dichiarato era il sostegno di Damasco ai “gruppi terroristici”, cioè Hezbollah e Hamas. Le sanzioni economiche furono mantenute e rinnovate da Barack Obama, che anche criticava la Siria per aver fatto degenerare la situazione in Libano. Così, dopo l’incrollabile sostegno a Sadam Husayn durante il blocco economico all’Iraq, per gli statunitensi l’amicizia di Ben Ali con Bashar al-Assad era troppo. Ben Ali persistette nella collaborazione con gli “Stati canaglia”, come i fanatici neoconservatori dicevano. Ma per Ben Ali, il governo degli Stati Uniti e le sue stranezze erano il minimo delle preoccupazioni. Continuò la politica estera sovrana decisamente filo-araba. Nonostante le forti pressioni degli Stati Uniti su Ben Ali affinché non si recasse a Damasco per partecipare al vertice degli Stati arabi, il 29 e 30 marzo 2008, lo fece comunque. La stessa pressione degli Stati Uniti su tutti gli Stati arabi ebbe successo dato che di 22 Paesi membri della Lega araba, solo 10 furono rappresentati dai capi di Stato al vertice arabo a Damasco. In confronto, al vertice 2007 della Lega araba, a Riyadh, tutti i 22 capi di Stato erano presenti. Il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam accusò allora gli Stati Uniti di aver voluto silurare l’incontro tenutosi in Siria. Infatti, secondo RFI, “Washington invitò i Paesi arabi a riflettere prima di prendere la via di Damasco, accusando chiaramente il regime di Bashar al-Assad di ostacolare l’elezione del futuro presidente libanese” (3).

Accelerazione del colpo di Stato contro Ben Ali
Infine si giunse alla crisi diplomatica tra Tunisi e Washington, un mese prima del viaggio del presidente siriano a Tunisi, il 12 luglio 2010. Nel maggio 2010, l’ambasciatore statunitense in Tunisia Gordon Gray trasmise al Ministero degli Esteri tunisino un “messaggio urgente” del dipartimento di Stato degli Stati Uniti che diceva: “è desiderio di Washington che la visita ufficiale del presidente siriano sia rinviata“. Non avendo ricevuto risposta, Gordon Gray chiese un incontro con Ben Ali che fu fissato il 6 giugno 2010, ma due giorni prima fu rinviato. Il 14 giugno 2010, un tunisino-statunitense abbastanza influente a Washington andò a Tunisi per incontrare Ben Ali su una “questione delicata”. Il consigliere del presidente degli USA fu ricevuto il 16 giugno 2010. Si può immaginare il contenuto di tale “materia sensibile”! Infine, Bashar al-Assad fece la visita ufficiale in Tunisia, programmata per due giorni (12 e 13 luglio 2010) ma estesa al 14 luglio. Il resto si sa: il 17 dicembre 2010 l’ubriacone di Sidi Buazid si diede fuoco, i cyber-collaboratori furono attivati, le cellule dormienti islamiste attaccarono le stazioni di polizia e gendarmeria, cecchini stranieri aprirono il fuoco sui manifestanti, mercenari di Stati Uniti e Qatar si coordinarono, al-Jazeera e France 24 si mobilitarono, la stampa occidentale galvanizzò il “popolo”, Facebook esplose, la menzogna del generale che “ha detto no a Ben Ali” fece il giro del mondo…. e il 14 gennaio 2011, poche ore prima di pronunciare il discorso finale alla nazione in tenuta da generale, Ben Ali fu messo su un aereo diretto in Arabia Saudita. Il resto è nelle memorie del presidente tunisino che ha detto No agli Stati Uniti!article-2106057-11E691F1000005DC-285_634x435(1) – Gnet
(2) – Identité Juive
(3) – RFI

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tunisia – False Flag

Aanirfanworld-in-pic-2Nel maggio 2015, il ministero degli Interni della Tunisia fu avvertito di un imminente attacco a Susa. Il ministero degli Interni, che sarebbe controllato dal Mossad, non fece nulla per impedire l’attacco. Intercettazioni ufficiali riferivano di un attentato imminente, secondo Walid Zaruq, ex-guardia carceraria che ora dirige una ONG che monitora i funzionari della sicurezza. Attentato in Tunisia: I funzionari furono avvertiti di un attentato imminente nel maggio 2015
Discorsi su un attacco contro turisti si diffusero sui forum e account twitter pro-SIIL dalla fine di febbraio 2015. Dal 2011, Zaruq attaccò corruzione e ingerenze politiche nella dirigenza della sicurezza. In passato fu arrestato per rivelazioni. Dopo la caduta di Ben Ali, più di 180 alti ufficiali antiterrorismo e d’intelligence furono licenziati. Due ex-dirigenti del Ministero degli Interni, Muhamad Ali Mahjubi e Ahmad Ben Nur, sarebbero stati agenti del Mossad. Il Mossad controlla la Tunisia
1. La storia ufficiale su un solo uomo armato è una menzogna. Il testimone Tom Richards, ingegnere, ha detto al Guardian di aver visto un uomo armato con la barba sparare in testa a due turisti. “Aveva forse 20 o 25 anni, lunghi capelli neri e la barba“. Attentato in Tunisia, domande senza risposta
Una dei sopravvissuti, Kirsty Murray, ha detto che fu colpita alle gambe da un uomo con la pistola. Il 26 giugno 2015 testimoni oculari riferirono che cinque terroristi arrivarono in barca per l’attacco alle strutture presso Susa. Testimoni oculari dicono che furono utilizzate due barche. (Aljarida)
Media locali affermano che uno degli aggressori indossava l’uniforme della polizia“. Tunisia Live
Fonti della polizia locale di Susa dicono che Yaqubi (Sayfadin Razguy) arrivò nella località su un’auto a noleggio con altri due uomini che lo lasciarono in un vicolo che conduce alla spiaggia“. Daily MailPart-NIC-Nic6464707-1-1-02. Le autorità tunisine hanno collaborato con gli assalitori. I sopravvissuti hanno detto al Guardian che non furono fermati dalla polizia per fornire testimonianze su ciò che videro. Testimoni hanno detto che un uomo armato arrivò sulla spiaggia su una moto d’acqua o un motoscafo. Alcuna moto d’acqua o motoscafo fu recuperato. Attentato in Tunisia, domande senza risposta
Vi sono speculazioni secondo cui l’aggressore o gli aggressori arrivarono su un aereo visto volare a bassa quota sul villaggio, quel giorno. Gli agenti di polizia arrivarono sul posto in pochi minuti. I poliziotti permisero agli uomini armati di massacrare liberamente i turisti inglesi per più di mezz’ora, dei testimoni affermarono. Attentato in Tunisia: la polizia lascia liberi uomini armati impazziti per mezz’ora, dice un testimone
Il ministro degli Interni della Tunisia Rafiq Chali dice che uno dei tiratori partecipò a un campo del SIIL a Sabratha, in Libia occidentale. Il SIIL è gestito da Mossad, CIA e amici. Così l’attacco alle strutture tunisine fu apparentemente effettuato dai servizi di sicurezza occidentali.

11-Copy-of-ID-card-on-Rezgui-v2Misteriosamente, questa carta d’identità fu trovata sul cadavere di ‘Sayfadin’. “La polizia trovò il tesserino da studente di Rezguy nell’abbigliamento intriso di sangue“. L’attacco agli alberghi in Tunisia
“Sayfadin… fu ucciso dalle forze di sicurezza sulla spiaggia di Susa, secondo il Daily Mail. “Nuove immagini del corpo del bandito dopo essere stato colpito, mostrano che aveva una borsa, che sarebbe stata imbottita di esplosivo, e anche un giubbotto-esplosivo addosso“. L’attentatore tunisino consumava cocaina e si faceva i selfie – Daily Mail/Sayfadin ‘portava una bomba inesplosa’
Sayfadin con le spalle al muro fu ucciso in un parcheggio sul retro dell’hotel Imperial Marhaba, a Port al-Qantawi“. Daily Mail

Terroriste-sousse-Tunisie-victimes-620x300Qui vi sono alcune delle varie versioni:
1. Sayfadin Yaqubi (Razguy) fu ucciso (A) in un vicolo sul retro dell’hotel Imperial Marhaba o (B) sulla spiaggia.
2. Fu colpito (A) a Port al-Qantawi o (B) undici km lontano, a Susa.
3. Fu ucciso da (A) un poliziotto con due proiettili, dopo che i cecchini sui tetti non riuscirono più volte a colpirlo o (B) dalle forze di sicurezza (al plurale) o (C) dal Mossad, prima o dopo essere stato portato in auto a Port al-Qatawi e lasciato in un vicolo.
Foto scattate istanti dopo che Sayfadin Razguy venisse ucciso dalla polizia mostrano due grandi fori vicino al cuore e uno sopra l’ombelico“. Tre proiettili, non due. Daily Mail

Conclusione
Molti articoli dei media tradizionali sono scritti dal Mossad e amici, e Sayfadin aveva un sosia del Mossad. C’era l’amichevole e liberale Sayfadin, che amava università, famiglia e amici. Poi c’è il ‘Mossad Sayfadin’ che viveva in compagnia ‘di agenti del Mossad‘ a Qayruan. Questi ‘agenti del Mossad’ furono intervistati dai media. Secondo il personale dell’Institut Superior des Sciences et de Technologie Appliquées (Issat) di Qayruan, dove Sayfadin studiava, funzionari del Ministero degli Interni e agenti di polizia avevano detto che non sapevano che Sayfadin fosse membro di una rete jihadista. Il ‘Mossad Sayfadin’ viveva con sei giovani in una casa in affitto nel quartiere di Sidi Belqasim di Qayruan. Tale ‘gruppo del Mossad‘ “aveva una vita segreta ed evitava di parlare con la gente locale. Il gruppo improvvisamente scomparve un mese prima degli omicidi“. Il vero Sayfadin non studiava ingegneria aeronautica, ma gestione internet. Secondo quanto riferito, all’inizio di giugno 2015 Sayfadin andò a Susa, nella speranza di trovare un lavoro. L’attacco agli alberghi in Tunisia
Un uomo di nome Wasim Bel Adil afferma che conosceva Sayfadin Yaqubi (Sayfadin Razguy). Bel Adil afferma che Sayfadin lavorava per il SIIL. Va sottolineato che il SIIL è addestrato e rifornito da CIA e alleati. Il SIIL è la CIA-Mossad
L’impero mediatico di Rupert Murdoch sostiene che Sayfadin faceva parte di una cellula terroristica di cinque uomini che operava a Qayruan negli ultimi quattro anni. L’impero mediatico di Rupert Murdoch ammette che Sayfadin amava bere e il sesso. E va notato che Sayfadin non portava la barba. Ma questi era una facciata, secondo alcuni giornalisti ebrei. Erika Solomon, sul Financial Times, riporta frasi che potrebbero essere scritte dal Mossad? I quartieri poveri della Tunisia alimentano i jihadisti
Sembra che ci fossero due Sayfadin. Un lettore ha sottolineato che c’erano due Anders Breiviks e due Lee Harvie Oswald. Negli attentati di Mumbai del 2008 c’erano due Kasab. I servizi d’intelligence usano una persona quale vera spia e una quale capro espiatorio da accusare. C’era un Lee Harvey Oswald a New Orleans e allo stesso tempo un Lee Harvey Oswald in Giappone. C’era un Lee Harvey Oswald in Messico che non assomigliava per niente a Lee Harvey Oswald divenuto famoso a Dallas. (Patshannan/JFK Research)

mugIl musulmano Muhamad Atta non avrebbe ucciso nessuno. L’impostore Muhamad Atta non sarebbe stato un musulmano e sarebbe stato un agente dei servizi di sicurezza. Come spiega Xymphora: “L’originale… Muhamad Atta era studente di architettura… nato in Egitto e visto l’ultima volta ad Amburgo, in Germania. Gli fu rubato il passaporto in Germania nel 1999. L’impostore Muhamad Atta è il tizio che l’interpretò negli Stati Uniti. Un Muhamad Atta frequentò l’Accademia militare internazionale di Montgomery, Alabama. Il Muhamad Atta negli USA avrebbe parlato ebraico e amava ballerine e braciole di maiale”. Muhamad Atta – Benvenuti in Terrorlandia

mohamedattaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attentato in Tunisia: connessioni CIA-Mossad-MI5

AanirfanCIcjqxuUcAAkKXAIn Tunisia i poliziotti permisero ad uomini armati di massacrare liberamente turisti inglesi per più di mezz’ora, secondo testimoni. La polizia arrivò sulla scena dopo vari minuti. Attacco in Tunisia: la polizia lascia liberi uomini armati impazziti per mezz’ora, dice un testimone. Negli attentati in Norvegia era chiaro che ‘polizia e militari norvegesi aiutavano i tiratori’. Attentati in Norvegia, operazione interna

Abu Qatada

Abu Qatada

Sayfadin Yaqubi era collegato al MI5. Il Daily Mail collega Sayfadin Yaqubi a un alto agente del MI5. Costui era un informatore del MI5 ed era protetto da polizia e MI5 inglesi. L’agente del MI5 è Abu Qatada. TIME magazine cita “funzionari dell’intelligence europea” rivelare che Qatada fu “nascosto in una casa sicura” dove lui e la famiglia erano “curati, nutriti e vestiti dai servizi d’intelligence inglesi“. Sayfadin era probabilmente un capro espiatorio innocente. I veri assassini erano di una squadra che opera per i servizi di sicurezza. La CIA avrebbe una prigione segreta vicino a Biserta, 65km a nord di Tunisi. Base della CIA in Tunisia

2ramzi-prisonsNel 2002, 14 turisti tedeschi, 5 tunisini e 2 cittadini francesi furono uccisi sull’isola di Djarba, in Tunisia. CIA e Mossad furono sospettati dell’attentato di Djarba.

Habib al-Sid

Habib al-Sid

Il primo ministro della Tunisia Habib al-Sid. I servizi di sicurezza della Tunisia sono controllati da CIA e Mossad. Habib al-Sid, nato a Susa, si laureò presso l’Università del Minnesota negli Stati Uniti. Al-Sid è stato un alto funzionario del ministero degli Interni sotto il governo di Ben Ali. Ben Ali fu rovesciato da CIA e traditori nel suo governo e tra i militari. Dopo la rivoluzione della CIA nel 2011 che rovesciò Ben Ali, al-Sid fu consigliere per la sicurezza al primo ministro Hamadi Jabali, del partito islamista della Tunisia al-Nahda. In altre parole, al-Sid ha legami con gli islamisti della CIA.KasabSosia di Ajmal Kasab. Sayfadin Yaqubi è un capro espiatorio innocente come Ajmal Kasab. Kasab fu impiccato per gli attentati di Mumbai del 2008. Nel caso di Mumbai, dissero che 8 uomini armati furono arrestati e poi che fu arrestato solo Ajmal Kasab. Dissero che gli uomini armati presso la stazione ferroviaria e altrove erano bianchi. In un momento dissero che Kasab soggiornò per diversi giorni presso l’Hotel Taj; poi dissero che era appena sbarcato quando iniziarono gli omicidi. Ci furono segnalazioni che Kasab avesse ferite da proiettili e rapporti secondo cui non era ferito. Vi furono segnalazioni che uno dei complici di Kasab era stato arrestato all’ospedale Cana e rapporti che suggeriscono che nessuno vi fu arrestato. Kasab è innocente

Ajmal_Kasab_3Il vero Ajmal Kasab. Ajmal Kasab disse che fu incastrato dagli israeliani e dal servizio segreto dell’India (RAW). Ajmal Kasab afferma che il video registrato dal canale pakistano GeoTV (mostrato in una corte speciale) “fu creato da agenti del RAW e israeliani“. Kasab disse che l’aveva saputo da alcuni funzionari della polizia criminale. Kasab ora sostiene che il RAW l’accusa di spionaggio. Il 25 dicembre 2010 The Washington Post riferiva che il sospettato di Mumbai Ajmal Kasab “ha detto al giudice che si era recato a Mumbai come turista e fu arrestato 20 giorni prima dell’assalto. Il giorno degli attentati, Kasab disse che la polizia lo prese dalla cella perché assomigliava a uno degli attentatori. Poi lo filmarono per far sembrare che fosse coinvolto negli attacchi e riarrestato…Il tiratore di Mumbai invoca la Corte internazionale
Ajmal Kasab affermò che il servizio segreto indiano, RAW, lo prese in custodia il 6 novembre 2008 e poi lo consegnò alla polizia di Mumbai. Gli attacchi di Mumbai avvennero il 26 novembre 2008. Kasab parla della custodia del RAW. Kasab ora sostiene che il RAW l’accusa di spionaggio
Le indagini del Daily Mail indicano che il RAW negli ultimi anni segue i criteri dell’agenzia d’intelligence israeliana Mossad… il Mossad è riuscito a creare molti falsi terroristi tra i palestinesi innocenti facendogli confessare crimini che non hanno mai commesso. Le scoperte del Daily Mail indicano che tale tattica fu adottata dal RAW alla fine degli anni ’90 quando improvvisamente il numero di pakistani arrestati in India con l’accusa di terrorismo aumentò drammaticamente, e di cui Ajmal Kasab è l’ultimo“. The Daily Mail – Dal Pakistan

David Headley

David Headley

Lo statunitense David Headley organizzò gli attentati di Mumbai ed ammise che lavorava per la CIA. Ajmal Kasab disse che lo statunitense David Headley, che sarebbe l’agente della CIA che organizzò gli attentati di Mumbai, l’interrogò con altri quattro bianchi nella cella di custodia della polizia di Mumbai, dopo la sua cattura. Il sospettato dell’attentato di Mumbai Kasab ritratta la confessione, sostenendo di aver incontro un sospetto terrorista degli USA. Kasab afferma che fu interrogato da agenti dell’FBI e che David Headley era uno di loro. Processo sul 26/11: Kasab fu interrogato da HeadleyHeadleyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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