Il Qatar dietro la strage di Tunisi

Uno dei terroristi di Tunisi, era un attivista di al-Nahda
Karim Zmerli Tunisie Secret 19 marzo 2015

Si chiamava Sabar Qashnawi, in questa foto accanto ad Abdalfatah Muru, attuale Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale! Tale spettacolare attacco terroristico, che ha ucciso 23 persone, tra cui 18 turisti europei, avrebbero potuto essere evitato se certi quadri del ministero degli Interni avessero preso sul serio le informazioni fornitegli da un esperto di computer tunisino, esiliato in Francia.

7585833-11711322Il terrorista di al-Nahda Sabar Qashnawi con l’islamista “moderato” Abdalfatah Muru, attuale vicepresidente dell’Assemblea Nazionale. Foto scattata a Tunisi nel 2012.

Sabar Qashnawi e Yasin Labidi, i due individui che hanno guidato l’azione terroristica al Bardo e sono stati eliminati dalla polizia, erano entrambi originari di Sabatla nel governatorato di Qasarin. Amin Salama, giovane esperto d’informatica specializzato in cyber-terrorismo, li seguiva da mesi, come molti altri terroristi. Sono tornati dalla Libia meno di tre mesi fa, precisamente il 28 dicembre 2014, per nascondersi ad al-Tahrir, non lontano da Tunisi, presso un fruttivendolo dello stesso gruppo, l’Uqba Ibn Nafa, un nome diversivo perché tale cellula e i due terroristi uccisi, in realtà aderivano ad Ansar al-Sharia guidata da Sayfalah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Entrambi i terroristi, insieme ad altri due complici ancora in libertà, si erano meticolosamente preparati all’azione. Dalla città Ibn Qaldun in cui Yasin Labidi si trovava, presero la metropolitana per il Bardo. Entrarono nel palazzo del Bardo dalla porta posteriore incustodita. Il loro primo obiettivo era l’Assemblea Nazionale, confinante con il museo. Contrariamente a quanto è stato detto da tutti i media, tra cui Tunisie Secret, non indossavano uniformi militari. Visti dai militari e dagli elementi della brigata responsabile della protezione dei VIP a guardia l’Assemblea nazionale, gettarono una granata e aprirono il fuoco. Dopo aver subito la replica delle forze di sicurezza, corsero nel parcheggio del Museo Bardo, dove immediatamente spararono su due autobus di turisti appena arrivati. In quel momento vi fu il maggior numero di morti e feriti. Presero in ostaggio alcuni turisti già rifugiati nel museo, poi liberati abbastanza rapidamente dalle forze speciali. Risultato immediato dell’azione terroristica: 23 morti, tra cui 18 turisti, di cui due francesi e 50 feriti alcuni dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime Najat, tunisina madre di tre figli che lavorava al museo, e Ayman Morjan, un agente della polizia.
Tale spettacolare azione terroristica si sarebbe potuta evitare se certi quadri del ministero dell’Interno avessero preso sul serio i tracciati di Amin Salama degli ultimi due mesi. Ciò si sarebbe potuto evitare se la legge antiterrorismo del 2003 fosse stata in vigore e se i terroristi di ritorno dalla jihad in Siria e Iraq fossero stati neutralizzati una volta in Tunisia. Dopo un soggiorno nei campi di addestramento libici supervisionati da Qatar e Turchia, Sabar Qashnawi andò a combattere in Siria. Ciò che non è stato detto nei media è che Sabar Qashnawi era un militante di al-Nahda, relativizzando la dichiarazione di Rashid Ghanushi che condanna l’attentato “con cui volevano minare la giovane democrazia tunisina“! Anche il Qatar è stato il primo Paese a condannare l’attentato! Peggio, due anni fa l’islamista “moderato” Sabar Qashnawi posava con l’islamista “molto moderato” Abdalfatah Muru, che recentemente ha visitato il Gran Mufti della NATO e supremo imam del jihadismo transnazionale Yusif Qaradawi, padre spirituale del precedente e attuale emiro del Qatar. Casualmente la pagina facebook di Sabar Qashnawi è scomparsa poche ore dopo l’attentato. Non poteva averla disattivata lui dato che era già morto e identificato dalla polizia. Quindi è evidente che gli attivisti di al-Nahda hanno rimosso la compromettere pagina facebook. Purtroppo per loro, gli scienziati informatici di Tunisie Secret hanno avuto il tempo di registrarne informazioni e immagini contenute, tra cui quelle sul pranzo di Sabar Qashnawi con Abdalfatah Muru, pubblicate qui.

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I fratelli Kouachi si addestravano in Tunisia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 8 gennaio 2015

Ieri, con la pubblicazione dell’articolo “Il SIIL compie una carneficina a Parigi”, abbiamo rivelato l’identità dei due terroristi dell’azione di guerra contro la Francia e i caricaturisti di Charlie Hebdo. I fratelli Said e Sharif Kouachi, noti ai servizi antiterrorismo francesi, avevano visitato la Tunisia nel 2012.

charlie-hebdo-le-suspect-cherif-kouachi-jihadiste-bien-connu_2208335La frase pronunciata questa mattina dal direttore del servizio politico di BFM-TV non ci è sfuggita, “Sharif Kouachi si sarebbe addestrato in un campo in Tunisia“. Se il condizionale è comprensibile per una rete televisiva francese, è incongruo per Tunisie Secret. E per una buona ragione! Sempre su BFM-TV il migliore studioso dell’Islam in Francia, Gilles Kepel, ha suggerito che Sharif Kouachi e altri conoscevano Bubaqir al-Haqim. È un eufemismo. Sharif e Said Kouachi furono convertiti dall’imam dell’autoproclamata moschea Stalingrado, Farid Banyatu, e al terrorismo da Bubaqir al-Haqim, il franco-tunisino che preparò e ordinò l’assassinio di Shuqri Belaid e Muhammad Brahmi nel 2013.

Sharif Kouachi, un ex-membro di al-Qaida in Iraq
I fratelli Kouachi sono pericolosi terroristi islamici che si sono avvalsi del lassismo della giustizia francese. Come il loro capo, il franco-tunisino Bubaqir al-Haqim, il 32enne Sharif Kouachi, ex-rapper e delinquente, era ben noto alle agenzie anti-terrorismo francesi e all’FBI degli Stati Uniti, probabilmente all’origine del mandato di arresto rilasciato ieri contro di lui e suo fratello! Come scrivono i colleghi de Le Point, Sharif Kouachi “fu condannato nel 2008 per aver partecipato all’invio di combattenti in Iraq. Nato nel novembre 1982 nel 10° arrondissement di Parigi, di nazionalità francese, soprannominato Abu Issen, Sharif Kouachi faceva parte di quella che fu chiamata “Rete di Buttes-Chaumont” un’organizzazione che tra il 2003 e il 2005 avrebbe indotto una dozzina di giovani francesi, parigini di meno di 25 anni e residenti nella zona, a combattere in Iraq“. Tuttavia, nel processo del 2008, il cervello della rete di reclutamento jihadista in Iraq si chiamava Bubaqir al-Haqim, di cui abbiamo parlato varie volte e che è l’organizzatore del duplice omicidio di Shuqkri Belaid e Muhammad Brahmi. Sempre secondo Le Point, Sharif Kouachi fu arrestato nel gennaio 2005 “appena prima di partire per la Siria e l’Iraq. Successivamente fu incriminato per “cospirazione nel preparare atti di terrorismo”. Processato nel 2008, Kouachi, che affrontava dieci anni di carcere, ne fu condannato a soli tre, di cui 18 mesi sospesi. Da allora, lui e il fratello Said, di 34 anni, fecero di tutto per essere dimenticati dai servizi segreti, iniziando ad “ambientarsi” in provincia, in particolare nella regione di Reims“. Non ci fu solo Sharif Kouachi a beneficiare della “misericordia” della giustizia francese. Il suo reclutatore, Bubaqir al-Haqim, ebbe lo stesso trattamento. Sempre nel caso del gruppo Buttes-Chaumont, Bubaqir al-Haqim fu condannato a otto anni di carcere, ma ne scontò solo quattro!

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim, rilasciato dalle carceri francesi ed estradato nel Paese della “rivoluzione dei gelsomini”
Come il franco-algerino Sharif Kouachi, Bubaqir al-Haqim è nato a Parigi il 1° agosto 1983 da genitori tunisini. È un noto terrorista di cui l’ex-regime di Ben Ali aveva chiesto l’estradizione tramite l’Interpol (6 maggio 2001). I servizi tunisini l’hanno identificato in relazione al suo guru, Farid Banyatu, capo del “Gruppo di Buttes-Chaumont” e membro di al-Nahda. Questo fondamentalista del FIS e militante del GIA fu incriminato e imprigionato a Parigi nel gennaio 2005, in quanto ritenuto capo spirituale e reclutatore dei giovani parigini che cercavano di unirsi alla jihad in Iraq. Il 4 giugno 2005 Bubaqir al-Haqim, il cui fratello Radwan di 19 anni fu ucciso il 17 luglio 2004 in Iraq, fu incriminato per “associazione a delinquere di stampo terroristico” dal giudice della sezione antiterrorismo dell’ufficio del procuratore di Parigi, Jean-François Ricard. Fu poi messo in custodia dal tribunale della libertà e detenzione (JLD), secondo quanto comunicato al procuratore. Fu grazie al governo siriano che tale terrorista venne consegnato alla Francia nel 2005, quando combatteva il terrorismo islamico! Nel 2008 fu condannato a 8 anni di prigione, ne aveva fatto quattro quando fu rilasciato nel dicembre 2012, sull’euforia della “primavera araba”. Come altri Paesi europei, la Francia voleva liberarsi della feccia islamo-terrorista. Questo è il caso del Belgio con Tariq Marufi e Walid Banani. Due settimane dopo il rilascio di Bubaqir al-Haqim, quest’ultimo tornò in Tunisia! Meno di due mesi dopo il ritorno, preparò e progettò l’assassinio di Shuqri Belaid, il 6 febbraio 2013 e di Muhammad Brahmi, il 25 luglio 2013! Godendo delle complicità di elementi islamici fagocitati nel ministero degli Interni tunisino, Bubaqir al-Haqim poté lasciare la Tunisia per la Libia accompagnato da Seyfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Attualmente è al confine iracheno-siriano, a combattere con i barbari del SIIL.

I fratelli Kouachi ospiti di Bubaqir al-Haqim in Tunisia
Dopo il suo rilascio nel 2010, Sharif Kouachi fu dimenticato in ritiro ad Aubervilliers dove visse per qualche tempo. Il fratello Said si recò a Reims. I fratelli terroristi non scomparvero dalla visuale dei servizi segreti francesi e statunitensi, che li ritrovarono in Yemen, dove furono tracciati dal FBI nel 2011. Nel 2012, Said Kouachi trascorse le “vacanze estive” in Tunisia, probabilmente ad Hammamet. Nel gennaio 2013, Sharif Kouachi visitò la Tunisia dopo aver ripreso i contatti con Bubaqir al-Haqim, che a sua volta venne rilasciato dai giudici francesi, nonostante la condanna a otto anni di carcere per il caso del gruppo Buttes-Chaumont. Dopo il rilascio nel dicembre 2012, si trasferì dalla zia nella periferia di Tunisi. La Tunisia era diventata per lui e i suoi simili la nuova terra della jihad. In questo Paese consegnato agli islamisti, divenuto terra promessa del terrorismo internazionale, Sharif Kouachi, seguito dal fratello Said, si stabilì per quasi due mesi. Dopo aver seguito un corso di “perfezionamento” nell’uso delle armi, i due sinistri criminali probabilmente seguirono Bubaqir al-Haqim in Libia. Quest’ultimo partì per la Siria attraverso la Turchia, e i fratelli Kouachi dovettero tornare in Francia, tre o quattro mesi fa, perché avevano una missione da compiere. Nell’attacco a Charlie Hebdo i nostri due psicopatici non hanno agito da “lupi solitari”, termine coniato da alcuni sciocchi per evitare “confusioni”, ma da soldati di Allah obbedienti agli ordini di Bubaqir al-Haqim, uno dei capi sanguinari del SIIL in Iraq e Siria.

Shuqri Belaid

Shuqri Belaid

Muhammad Brahmi

Muhammad Brahmi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: i partigiani di Gheddafi contrattaccano

Joan Tilouine e Youssef Ait Akdim Jeune Afrique 28/10/ 2014

Tre anni dopo la tragica fine della “Guida” della Libia, Muammar Gheddafi, l’inversione delle alleanze avviene discretamente con il ritorno in sella di frange di sostenitori del vecchio regime, in nome della guerra al terrorismo.

Ahmad Gheddafi al-Dam

Ahmad Gheddafi al-Dam

Era meglio prima“, sono soliti lamentarsi i nostalgici della ex-Jamahiriya che avvertirono, nel 2011, contro l’idra islamista e gli appetiti delle potenze imperialiste. Compiacendosi di aver previsto il disordine attuale, ma leggendo il futuro dal retrovisore: dopo la rivoluzione che ha portato violenza e distruzione, si torna indietro. Concludendo, come un editorialista del quotidiano francese Le Monde, “molti libici dicono di rimpiangere i tempi di Muammar Gheddafi“, non ce che un passo pericoloso da compiere. Alcuni di coloro schierati con il regime nel 2011, prima di essere costretti all’esilio in particolare in Tunisia ed Egitto, sono meno discreti e si presentano alleati oggettivi del campo nazionalista contro gli islamisti. Gli eredi orgogliosi del nazionalismo di Umar al-Muqtar, l’eroe della resistenza agli occupanti italiani, di fatto recuperano i vecchi sostenitori di Gheddafi, soprattutto quando si presentano come patrioti onesti che non hanno sparso sangue o sperperato denaro pubblico. La riconciliazione di circostanza obbedisce alla situazione delle forze di sicurezza dello Stato libico fallito e al rifiuto quasi unanime di un nuovo intervento militare straniero.

Anti-gheddafisti contro islamisti
Abbiamo usato gli azlim (appellativo dispregiativo dei sostenitori del vecchio regime) come spaventapasseri dal 2011. Difatti, la minaccia alla sicurezza proviene ancora dagli islamisti e dai loro sostenitori stranieri“, ha detto un alto ufficiale dell’esercito libico. Dietro il fronte di ex-ufficiali di polizia e dell’esercito contro il terrorismo jihadista, si avvia senza problemi un rovesciamento di alleanze: ieri rivoluzionari ed islamisti (tra cui veterani dell’Afghanistan) contro la dittatura; oggi nazionalisti del vecchio regime e nemici di Gheddafi contro gli islamisti. Non c’è da stupirsi che dicano si sentirsi traditi e di “difendere gli obiettivi della rivoluzione del 17 febbraio“. Nel quadro di tale crociata i sostenitori di Gheddafi si alleano discretamente, date le circostanze, al debole blocco anti-islamista politico-militare allineato alle autorità legittime di Tobruq. Nel contesto della guerra, le alleanze politiche e tribali si riaffermano e i gheddafisti riattivano le loro reti. Finora in agguato nell’ombra, ma ben organizzati, i “Verdi” hanno continuato a seguire gli sviluppi in Libia dall’interno, attraverso i loro informatori e sostenitori, in particolare nei ministeri e nell’esercito. Alle grandi figure del vecchio regime, la vittoria dei “non-islamisti” alle legislative dello scorso giugno offre la possibilità di essere utili. Alcuni gheddafisti si sono schierati con il governo di Tobruq (parlamento, governo, esercito) riconosciuto dalla comunità internazionale, ma contestato e contrastato dalla coalizione islamista Fajr Libia.

I sostenitori di Gheddafi in primo piano
Tre anni dopo la tragica fine, il 20 ottobre 2011, della “Guida” alla periferia di Sirte, sua città natale, i sostenitori di Gheddafi ricompaiono sulla scena. Se i figli del colonnello sono stati neutralizzati, caduti combattendo come Muatasim e Qamis, o detenuti a Zintan e a Tripoli come Sayf al-Islam e Sadi, altre figure dell’ex-Jamahiriya alimentano la fiamma verde. Il cugino di Muammar Gheddafi, trasferitosi a Cairo, Ahmad Gheddafi al-Dam, ha ottenuto l’improvvisa revoca del congelamento dei beni da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea (UE). Influente e colorito, s’è assicurato i servizi, tra gli altri, dell’avvocato Hervé de Charette, ex-ministro degli esteri francese. I gheddafisti diffidano vedendolo venire sgravato dal congelamento dei beni, in quanto “decisione molto politica”. Ma tutti sono convinti che con la sua fortuna, stimata in diversi miliardi, Gheddafi al-Dam aiuterà le forze di sicurezza, ora senza un soldo, a procurarsi le armi e contribuire attivamente alla lotta al terrorismo. L’ex-coordinatore dei rapporti con l’Egitto, ha detto alla BBC araba: “Il mondo ricorderà a lungo Gheddafi e i libici scopriranno che si sono sbagliati su di lui“. Vero o falso, a pochi giorni dal terzo anniversario del 20 ottobre 2011, il quotidiano iracheno al-Zaman indicava le parole impetuose della figlia di Gheddafi, Aysha, dove su facebook ha detto di essere stata “rapita con i figli e la madre” a Muscat, nel sultanato dell’Oman. Non lontano, a Doha, Musa Qusa, ex-capo dei servizi segreti, riceve visite regolari, ma non ispira fiducia ai sostenitori di Gheddafi. (E’ difatti un traditore. NdT) Da Johannesburg, l’ex-Capo di Stato Maggiore della “Guida”, Bashir Salah, s’é appellato alla corte della UE per la revoca del congelamento dei beni, nella speranza che il caso di Gheddafi al-Dam costituisca un precedente. Salah si riunisce regolarmente e attivamente con, tra gli altri, ufficiali di Zintan che supporta. Con le sue capacità relazionali in Africa e Parigi, questo francofono emerge quale interlocutore credibile con i governi occidentali. Così, alla fine di settembre, ha ripreso i colloqui con i suoi “contatti” francesi, cercando di organizzare la migliore accoglienza a Maliqita Othman, capo della potente milizia zintana Qaqa, in visita a Parigi il 1° ottobre. Ricevuto al ministero della difesa, quest’ultimo ha chiesto il sostegno militare e attacchi aerei mirati dai francesi. Per tale signore della guerra filo-governativo, nessuna collaborazione con i gheddafisti dalle “mani insanguinate”, ma ammette di essere disposto a dare un ruolo a Sayf al-Islam, sottoposto a mandato d’arresto dalla Corte penale internazionale (ICC) per “crimini contro l’umanità”.

Sayf al-Islam agli arresti domiciliari
Dal suo arresto nel sud della Libia, il 19 novembre 2011, Sayf al-Islam è detenuto, o meglio agli arresti domiciliari o protetti, a Zintan. Gli ufficiali zintani lo consultano regolarmente sapendo che conosce la complessità dell’organigramma islamista libico. Anche i capi tribù a lui fedeli, a cominciare dai warshafana sotto il tiro della Fajr Libia, che vogliono “sradicarli”. Indeboliti dalla sconfitta militare a Tripoli, mancanza di munizioni e divisioni tra politici e militari, i zintani sanno di essere vulnerabili. Alcuni di loro cercano di approfittare del bottino di guerra Sayf al-Islam, ambito dalla Fajr Libia. “Una controrivoluzione è in corso contro gli islamisti“, ha detto un vicino ai zintani. E i sostenitori di Gheddafi sono indispensabili per via delle loro reti ed esperienza riguardo amministrazione e militari, per non parlare della loro forza finanziaria per ricostruire e dirigere l’apparato statale. Ma ciò che sembra un’alleanza per alcuni è denunciata come tradimento dei valori della rivoluzione da altri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

libya-administrative-mapIl 24 settembre, a Tripoli esplodeva la rivolta contro gli islamisti, mentre almeno sei attacchi aerei centravano le postazioni degli islamisti di Fajr Libia (Alba della Libia) nel sud della capitale. Molti islamisti furono eliminati assieme a diversi blindati. Il primo ministro Abdullah Abdurahman al-Thani, da Tobruq, invocava la sollevazione “in risposta all’appello dei residenti di Tripoli per liberarli dai militanti”. In precedenza, il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian aveva invocato l’intervento francese in Libia, sostenendo che sia diventata la “base dei terroristi. Oggi suono l’allarme sulla gravità della situazione in Libia. Il sud è una sorta di hub per i gruppi terroristici che vengono riforniti anche di armi e si riorganizzano. Nel nord, i centri politici ed economici del Paese ormai rischiano di cadere sotto il controllo jihadista… Dobbiamo agire in Libia e mobilitare la comunità internazionale“. Aveva detto che le truppe francesi dispiegate in Mali dovevano trasferirsi in Libia attraverso l’Algeria. “Questo avverrà in accordo con gli algerini, principali attori della regione“. “Le milizie islamiste occupavano Tripoli da fine agosto, e il governo in esilio ‘legittimo’, era a 1200 km di distanza, a Tobruq, da cui non governa nulla, le ambasciate occidentali sono state sgombrate e il sud del Paese è rifugio dei terroristi e le coste centro del traffico dei migranti. Il tutto avviene in un contesto di rapimenti, omicidi e torture, completando il quadro di uno Stato in via di estinzione”, scriveva Le Figaro, il quotidiano finanziato dall’industria bellica francese.
Nel frattempo, l’Egitto salutava la formazione del nuovo governo libico guidato da Abdullah al-Thini, sottolineando l’intenzione di collaborare con il nuovo governo. “La formazione del governo libico è un passo positivo verso il raggiungimento della stabilità politica e il ripristino di pace e sicurezza nel Paese“, dichiarava il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Badr Abd al-Aty. Il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri aveva dichiarato che gli egiziani era interessati ad unificare le istituzioni libiche per avviare il dialogo nazionale. Cairo aveva organizzato una conferenza sulla Libia il 25 agosto, con rappresentanti di Egitto, Algeria, Tunisia, Sudan, Ciad e Niger, raggiungendo un accordo di cessate il fuoco tra i gruppi in conflitto, la stesura di una nuova costituzione, l’avvio del dialogo e il riconoscimento della legittimità del nuovo Parlamento libico. Aqila Salah Isa, presidente della Camera dei rappresentanti libica, dichiarava: “Questo non sarebbe accaduto se la comunità internazionale avesse preso la situazione in Libia sul serio“, chiedendo l’invio di armi e aiuti per ripristinare la sicurezza e ricostruire le istituzioni. “Il terrorismo e l’estremismo… ora formano un ampio fronte che si estende dall’Iraq all’Algeria” e l’inazione lascerà la comunità internazionale di fronte agli effetti di un’ulteriore espansione in Nord Africa e Sahel. La mancata fornitura di armi e addestramento all’esercito libico, nella guerra al terrorismo, è nell’interesse dell’estremismo“. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a fine agosto, aveva approvato una risoluzione che irrigidisce l’embargo internazionale sulle armi alla Libia. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dichiarava a sua volta, “A proposito, parlando di armi chimiche, ci piacerebbe avere informazioni reali sullo stato dell’arsenale chimico in Libia. Sappiamo che i nostri colleghi della NATO, dopo aver mutilato il Paese in violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, preferiscono non toccare il caos che hanno creato, ma la questione dell’arsenale chimico libico, privo di controllo, è troppo seria per chiudervi un occhio“.
Il 5 ottobre 2014, a Derna sfilava il gruppo islamista al-Galuo, composto da terroristi di ritorno da Siria e Iraq, che si preparavano alla nomina a capo dell’emirato islamico di Derna di uno yemenita. Nel frattempo il presidente egiziano al-Sisi incontrava il premier libico Abdullah al-Thini per discutere delle relazioni bilaterali e degli sforzi dell’Egitto per aiutare il governo libico a sradicare le organizzazioni terroristiche in Libia e renderne sicuri i confini. Il 14 ottobre, aerei libici decollati dall’Egitto avviavano un’operazione in appoggio alle truppe di Qalifa Haftar a Bengasi, eliminando almeno 12 terroristi di Ansar al-Sharia.
In Libia esistono due ‘parlamenti’ e due ‘governi’. Quello di Tobruq guidato dal premier al-Thani e riconosciuto dalle Nazioni Unite, e quello di Tripoli del ricostituito Congresso Nazionale Generale (CNG) guidato dal premier islamista al-Hasi. Tripoli è sostenuta da Qatar, Turchia e Sudan; Tobruq è sostenuta da Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Nella seconda metà di ottobre, nella base aerea di Mitiga, controllata dagli islamisti della coalizione Fajr Libya, formata da milizie di Misurata, berberi ed islamisti radicali della Tripolitania, erano atterrati almeno 3 aerei da trasporto qatarioti carichi di rifornimenti militari. Quindi, le forze islamiche avviavano un’offensiva contro Zintan, sul Jabal Nafusa, al confine tunisino. In risposta, velivoli libici bombardavano la base islamista di Gharyan, 120 chilometri a sud-ovest di Tripoli, e veniva avviata una controffensiva sui villaggi Qaqla e al-Qala. A Bengasi le forze di Haftar riconquistavano diverse zone, con la controffensiva della 204° Brigata corazzata appoggiata da velivoli, riprendendo il controllo del quartiere Ras Ubayda e della base della Brigata Martiri del 17 Febbraio, nel quartiere Fuwayhat. Di contro, il Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi, formata da Ansar al-Sharia, Majlis al-Shura, Brigata Martiri del 17 Febbraio, Scudo della Libia e Liwa Rafallah al-Sahati, scatenavano una serie di attentati suicidi uccidendo oltre 80 persone, tra cui 9 soldati morti nell’attentato contro la casa del generale Haftar, nel quartiere Zaytun. Inoltre gli islamisti attaccavano la base della 204° Brigata, la collina al-Rahma e l’aeroporto di Benina, base principale di Haftar.

photo_1372271056869-1-0Note:
al-Masdar
Global Research
ITAR-TASS
Nsnbc
Nsnbc
RIAN
RID
RussiaToday
Wsws
Zerohedge

Libia, agosto 2014

Alessandro Lattanzio, 28/8/20141114-world-odu-libya_full_600Il 25 luglio riesplodevano gli scontri a Tripoli tra le milizie di Zintan e quelle di Misurata. Gli statunitensi evacuavano l’ambasciata mentre all’aeroporto si svolgeva una battaglia tra miliziani. L’ambasciata USA era stata bombardata da sistemi lanciarazzi Grad. Tripoli era priva da due settimane di benzina ed elettricità, mentre 36 soldati venivano uccisi e altri 50 feriti negli scontri fra i “rivoluzionari della Shura di Bengasi” e le forze speciali libiche ‘Saiqa’, e a Tripoli 23 operai egiziani venivano assassinati dalle milizie.
Il 28 luglio, gli islamisti di Ansar al-Sharia di Bengasi sequestravano il quartier generale delle Forze Speciali libiche, dopo una settimana di combattimenti che causarono oltre 60 morti. Il 13 luglio precedente gli islamisti di Misurata e Bengasi lanciarono un’offensiva contro le brigate di Zintan che occupavano l’aeroporto di Tripoli dal 2011. Il nuovo parlamento libico indiceva la sua prima sessione a Tobruq, dopo le elezioni del 25 giugno, quando i nazionalisti ottennero 160 dei 188 seggi. Dal 16 maggio continuavano gli scontri tra gli islamisti e le forze dirette dal Generale Haftar, che poteva contare su circa 40000 combattenti: 6/7000 provenienti dalle forze armate, 15000 dalle milizie di Zintan, Sawaiq e Qaqa, dirette da Jamal Habil e Ali Naluti, e gli uomini delle forze speciali al-Saiqa del comandante Wanis Buqamada, della National Force Alliance del capo del CNT golpista Mahmud Jibril e delle milizie di Iz al-Din Waqwaq, che controllava l’aeroporto Benina di Bengasi assieme al comandante delle forze aeree di Haftar, Saqr Jarushi. In effetti, Haftar avrebbe a disposizione 4 caccia MiG-21 e 4 elicotteri d’attacco Mi-24 operanti dalle basi aeree di Benina-Bengasi, Labraq, Matuba-Derna e Tobruq. Il centro comando delle forze di Haftar si trova a Barqah. Le forze di Haftar si scontravano a Bengasi con gli islamisti di Ansar al-Sharia, guidata da Muhammad Zahawi, che il 21 luglio, assieme alle milizie taqfirite Scudo Libico di Wisam bin Hamid e brigata al-Batar, assaltarono Campo 319 delle al-Saiqa e la base del 36° battaglione dell’esercito, entrambi nel quartiere Bu Atni di Bengasi. Il 16 giugno gli aerei di Haftar bombardarono la pista d’atterraggio di Tiaq, a sud di Bengasi, utilizzata dagli islamisti per ricevere le armi inviate da Qatar e Turchia. Dal 13 luglio vi furono scontri a Tripoli, per il controllo dell’aeroporto, tra gli islamisti di Misurata del partito Giustizia e Costruzione della Fratellanza musulmana, e le milizie di Zintan, distruggendo una decina di aerei di linea e causando 102 morti e 452 feriti.
Il 16 agosto, 60 persone furono uccise e circa 400 ferite nei combattimenti per l’aeroporto internazionale tra le brigate di Zintan che lo controllano e i militanti islamisti della coalizione Fajr di Misurata. Oltre 700 famiglie fuggirono a Bani Walid, roccaforte della resistenza jamahiriyana, 180 km a sud-est di Tripoli. Aerei da guerra senza contrassegni furono visti bombardare le posizioni delle milizie nella capitale. Il 25 agosto, dopo aver conquistato l’aeroporto internazionale di Tripoli, gli islamisti di Misurata occupavano Tripoli e convocavano una seduta del vecchio Congresso generale nazionale, mentre quello eletto il 25 giugno si era riunito due settimane prima a Tobruq. Il vecchio Parlamento, dove gli islamisti avevano la maggioranza, nominava un suo ‘premier’, l’islamista Umar al-Hasi, in contrapposizione al premier in carica al-Thini.
Mideast Libya Misurata, città islamista in contrasto con le milizie di Zintan, lanciava l'”operazione Alba” in risposta all'”operazione Dignità” di Haftar a Bengasi, fallita con la ritirata di Haftar a Tobruq. Inoltre, Egitto ed Emirati Arabi Uniti avrebbero attuato attacchi aerei sulla Libia senza informarne gli Stati Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero inviato cacciabombardieri F-16 e aerei da rifornimento nelle basi egiziane, per colpire Tripoli almeno due volte ad agosto. Nel primo caso, il 18 agosto, fu colpito un deposito di armi controllato dalle milizie islamiste a Tripoli, eliminando 6 terroristi; nel secondo, il 23 agosto, furono distrutti lanciarazzi e autoveicoli, e un magazzino fu danneggiato presso il ministero degli Interni di Tripoli, sempre controllato delle milizie di Misurata, eliminando 15 terroristi e ferendone altri 30. Inoltre, una squadra delle Forze Speciali egiziane avrebbe distrutto una base islamista nella Cirenaica. L’ex-ministro degli Esteri egiziano Amir Musa, aveva detto “staterelli, sette e fazioni estremiste in Libia minacciano direttamente la sicurezza nazionale dell’Egitto. Chiedo un ampio dibattito per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi e costruire il supporto necessario nel caso dovessimo esercitare il nostro diritto all’autodifesa“. Il Presidente al-Sisi affermava che l’opzione per addestrare l’esercito libico, e che l’Accademia di polizia egiziana era disponibile ad addestrare la polizia libica, assicurando che la sicurezza della Libia rientra nella stabilità dell’Egitto e di tutta la regione. Il 25 agosto, l’Egitto aveva un vertice sulla situazione libica con Tunisia, Algeria e Libia. La delegazione libica a Cairo era composta dal ministro degli Esteri Muhammad Abdelaziz, dal capo del parlamento Uqayla Salah e dal capo di Stato Maggiore Abdelrazaq al-Nazury, che aveva dichiarato che il suo Paese ricostruirà un nuovo esercito in cooperazione con l’Egitto. Funzionari del governo statunitense avevano affermato che l’amministrazione Obama era stata colta di sorpresa. “Egitto ed Emirati Arabi Uniti hanno agito senza informare Washington o cercarne il consenso, emarginando l’amministrazione Obama“. In conseguenza di tali azioni, i governi di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti rilasciavano un’ipocrita dichiarazione congiunta che condannava le “interferenze esterne in Libia, aggravando le divisioni attuali e minando la transizione alla democrazia della Libia“. Secondo l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Tariq Mitri, “I dati sugli sfollati indicano che oltre 100000, e forse 150000, persone hanno cercato rifugio all’estero, compresi i lavoratori migranti che hanno abbandonato il Paese“.
La Gran Bretagna ospita il capo spirituale degli islamisti libici, il Gran Muftì shayq Sadiq al-Ghariani, che aveva celebrato l’occupazione di Tripoli da parte della milizia islamista di Misurata su una TV satellitare, Tanasuh, registrata a nome di un familiare, Sohayl al-Ghariani, residente ad Exeter. Ghariani s’era congratulato con gli islamisti di Misurata, “Mi congratulo con i rivoluzionari per la loro vittoria, e benedico i martiri“, dell’occupazione di Tripoli. Il predicatore salafita aveva anche chiesto che gli islamisti attaccassero Bayda, sede del governo, e Tobruq, dove si trova il parlamento. “Invito città come Tobruq e Bayda, che svolsero un lavoro incredibile nella rivoluzione (il golpe contro la Jamahiriya. NdT)… ad unirsi ai loro fratelli rivoluzionari della Libia, in modo da unirsi. I Paesi che contribuirono alla rivoluzione del 17 febbraio… devono scommettere sulla gente, non sui governanti“. Nominato due anni prima Gran mufti, al-Ghariani sostiene le fazioni islamiste con fatwa che vietano anche l’importazione di lingerie. “Il mufti è sempre stato un elemento di disturbo“, affermava Hasan al-Amin, un politico libico fuggito in Gran Bretagna dopo esser stato minacciato dalle milizie. “Questo tizio era in Gran Bretagna ad istigare queste cose”.

999947Fonti:
IlSole24ore
IlSole24ore
ITAR-TASS
Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
Repubblica
RIAN
RID
RussiaToday
Wsws

Bisogna distruggere Qatar e Arabia Saudita per evitare la terza guerra mondiale

John Wayne Tunisie Secret 14 agosto 2014

Non è un mistero che John Wayne, pseudonimo di un ex-alto funzionario degli Interni e degli  Esteri della Tunisia, ostacoli mercenari e traditori in sonno. Seguendo il nostro articolo “Con prove, un oppositore del Qatar accusa il suo Paese di finanziare il terrorismo“, ci ha inviato le cinque osservazioni seguenti.

623930-11-03-31-bashar-al-assadFui il primo al mondo ad aver predetto il ritorno della Guerra Fredda, sulla rivista elettronica tunisina Business News, meno di un anno dopo il 14 gennaio 2011, quando la Siria era immersa in  violenze inaudite e il cui regime laico e nazionalista di Bashar a-Assad, ancora una volta, mostrava al mondo il suo rapporto storico, stretto e leale con la Russia. Sì, la guerra fredda è tornata e i nazionalisti arabi sono felici, perché dopo tutto, l’ex-Guerra Fredda vide il sostegno incrollabile dell’URSS al mondo arabo abbandonato e sabotato dall’occidente a favore di Israele. Chi non ricorda il momento di gloria del Canale di Suez, quando Mosca minacciò di colpire con i missili Parigi e Londra, e quando Israele, Francia e Gran Bretagna si ritirarono davanti a un Nasser determinato e un Canale di Suez chiuso alla navigazione con le navi affondate dal Rais? Quel giorno fu l’indipendenza della Tunisia, uno dei momenti di maggiore orgoglio della mia vita.

La III guerra mondiale è iniziata
Ma questa non è una nuova guerra fredda. È l’inizio della terza guerra mondiale in cui le potenze nucleari NATO e Russia combattono tramite Paesi terzi… Per ora! Ciò che è peggio, è che la fine della guerra nel prossimo futuro è assai improbabile ed è molto probabile che si traduca anche nella morte di milioni di civili inermi, come nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. Ma peggio ancora, questa guerra è arrivata alle porte della Russia, in Ucraina, dove l’incoscienza della NATO esegue esercitazioni militari sotto il naso di una Mosca infuriata e la cui costituzione prevede che il Paese, storicamente vicino agli arabi, si riserva il diritto di usare le armi nucleari per proteggere la propria sovranità e integrità territoriale. La III guerra mondiale è cominciata. E se si contano pogrom, abusi, atrocità e uccisioni in Siria, Libia e Iraq, tale guerra avrà presto il suo milione di morti e il genocidio di una minoranza religiosa, come nella seconda guerra mondiale. Mancano i campi di concentramento, ma esistono le prigioni in cui carcerieri libici salafiti, vicini a Bernard Henry Levi, ammucchiano neri africani accusati di lavorare per il regime di Gheddafi. E nel caso dei salafiti in avanzata nell’Iraq, hanno le camere a gas nelle tombe del deserto in cui seppelliscono vivi donne e bambini accusati del reato di essere cristiani.

Il 14 gennaio 2011 ci fu un colpo di Stato della CIA
Tale guerra non è iniziata con un incidente come l’assassinio di un arciduca o l’invasione della Polonia, ma con l’uccisione di un ex-detenuto trasformato in martire del regime per presunti abusi e le cui malefatte furono esagerate presso milioni di tunisini, uno più ignorante dell’altro. Un incidente istigato dalla CIA dopo aver incaricato un ufficiale dell’esercito tunisino, con il complesso dell’uomo bianco, compiendo uno dei colpi più intelligenti della sua storia. Anche più intelligente di quelli a Teheran, Saigon, Santiago, Cile e Guatemala. Il golpe della CIA dal 14 gennaio 2011 fu attuato così abilmente da lasciare ancora dubbi e confusione nella popolazione tunisina, che ancora crede fermamente che la piazza abbia cacciato Ben Ali dal palazzo di Cartagine, una vittoria del popolo che ha galvanizzato le rivoluzioni per la libertà e la dignità in altri Paesi arabi contro i tiranni. Le rivoluzioni di barbuti Gavroche in qamis che brandiscono teste mozze esangui e occhi vitrei. I colpi di Stato della CIA hanno generalmente la firma di tali servizi segreti distruttivi.  Questa volta non è così, in generale non ha alcuna maschera. Saigon e i suoi generali addirittura aspettarono ufficialmente il via libera dall’ambasciata degli Stati Uniti, sotto forma di una telefonata. A Santiago, in Cile, la CIA mobilitò cacciatorpediniere e sottomarini e migliaia di marines che effettuarono anche uno sbarco preventivo. A Teheran, il colpo di Stato contro Mossadeq vide Kermit Roosevelt, nipote del presidente Roosevelt supportato dai mullah di Qom, distribuire biglietti da 100 dollari negli inferi e nelle strade ai bazari iraniani, mentre l’esercito del generale Fazlollah Zahidi arrestava il presidente democraticamente eletto Mossadeq. Il golpe di Teheran fu un colpo di Stato in valuta, costando la modica somma di diecimila dollari. Diecimila dollari per rimuovere dalla carica il presidente di un Paese dal passato millenario così che la Anglo Persian Oil Company, poi chiamata British Petroleum, potesse restare inglese e rifornire le navi dell’impero di Londra che viaggiavano per l’India o il Corno d’Africa attraversando il Canale di Suez. A Tunisi, nel febbraio 2011, le banconote furono distribuite in Avenue Habib Bourguiba da ignoti alla guida di Mercedes, poco prima delle dimissioni di Muhammad Ghannuchi. Non c’è dubbio che l’uso dei dollari sia stato fin troppo evidente. A volte la CIA si rinnova nei suoi colpi, Come quando incaricò il suo servo Qatar di far crollare completamente il regime di Ben Ali e di non  lasciare al potere nessuno dei suoi geniali dirigenti. Gli spazi politici erano favorevoli ai parassiti dell’umanità, i cosiddetti islamisti alimentati nelle loro gabbie del fanatismo spirituale da CIA, MI6 e Mossad. C’è il diritto di porsi la domanda, oggi: quanto è costato il colpo di Stato del 14 gennaio 2011, a Cartagine? Spero sia costato più di diecimila dollari, una somma che sarebbe umiliante e ridicola per la Tunisia, il suo passato e cultura con tremila anni di storia.

Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen
E questa guerra in cui i cristiani vengono sepolti vivi nel deserto iracheno, ha alla testa CIA, MI6 e Mossad, ma il corpo, e in particolare le banche, sono Qatar e Arabia Saudita, Paesi più ricchi da quando il prezzo del barile è rimasto elevato e stabile dopo che George W. Bush ha cancellato dalla mappa l’Iraq e immerso l’intera regione nella guerriglia permanente tra sciiti e sunniti. I regimi feudali di Golfo e Arabia Saudita hanno il massimo desiderio di perpetuare per secoli la loro sopravvivenza, che dipende dalla creazione di una zona che raccolga gli islamisti del mondo arabo. Tali Paesi non attaccheranno mai Israele, anche se compie un genocidio, in quanto servono lo Stato ebraico indirettamente, ed essendo essi stessi e Israele grandi basi militari statunitensi. Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Tunisia come altrove, sono sotto il comando statunitense. Condannano le atrocità di Israele, ma aiutano lo Stato ebraico obbedendo a Washington e promuovendo islamismo e barbarie nel mondo. Hamas è un’astuta creazione del Mossad affinché i palestinesi non abbiano mai uno Stato. Non ci saranno mai più altri accordi di Camp David con l’ostinazione degli islamisti palestinesi, caduti nella trappola della estrema destra israeliana che sogna sempre di radere la moschea di al-Aqsa di Gerusalemme.
Nei miei anni alla Sorbona, mi appassionai della cultura russa soprattutto perché ebbi la possibilità, come a Sadiqi e altrove, di frequentare gli insegnanti di storia più intelligenti e più colti. Per me c’è la civiltà russa e il resto del mondo. I russi, anche se a volte politicamente in pubblico appaiono maldestri nelle convenzioni internazionali in cui il sionismo è dilagante e domina, sono dei notevoli esseri umani. L’URSS ha combattuto il nazismo senza mendicare aiuti agli statunitensi e senza resistere pacificamente con dei governi di Vichy. I russi preferirono perdere dieci milioni di uomini affrontando la sesta armata del Führer, piuttosto che capitolare. La Francia cedette alla Blitzkrieg, ma peggio collaborò con i nazisti per mantenere lo stile di vita aristocratico, raffinato e sofisticato dei suoi politici. Infine, alcuni francesi erano buoni solo a uccidere civili algerini inermi, uccidendoli come si uccide un cane sospettato di avere la rabbia. Certo, la Francia mi ha istruito, ma ciò che rimprovero a questo Paese è il suo colonialismo il cui mascheramento ha attraversato i decenni. La Francia promuove i diritti umani nel mondo pur essendo uno dei Paesi più colonialisti. Falsifica il suo passato genocida in Algeria condannando i genocidi, tranne quelli d’Israele. Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen. Alcuni nuovi politici francesi sono dei Menachem Begin e Golda Meir in incognito, quando non degli Al Capone, come colui che ha distrutto la Libia e ora gioca al salvatore provvidenziale di una Francia economicamente malconcia. Sì, a volte ho un certo risentimento verso la Francia, anche se la sua cultura mi affascina e alcuni dei suoi grandi capi meritano rispetto. Ma non posso perdonare questo Paese per aver colonizzato il mio popolo e io celebro la sconfitta di Dien Bien Phu più spesso del mio compleanno. E nemmeno intendo soffermarmi sulla campagna militare in Libia con cui la Francia, come tutta le campagne coloniali, ha distrutto questo Paese e il suo povero popolo, aggrappato all’Islam come soluzione al sottosviluppo voluto. E neanche oso affrontare la questione del supporto logistico e delle armi fornite ai salafiti siriani da Francois Hollande, che ora decapitano i cristiani dell’Iraq e giocano a bocce con le loro teste. Sì, molti francesi e alcuni dei loro  politici, come del resto tunisini, sono dei pezzenti. Anche dopo secoli di colonizzazione e abusi impuniti, continuano ad oltraggiare il diritto del popolo arabo e glorificano Israele.

Assad è il Georges Clemenceau degli arabi
Per vincere le guerre, si devono affrontare le infrastrutture e i finanziamenti dei nemici. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati bombardarono ogni notte gli stabilimenti della Ruhr e le raffinerie tedesche. Un Paese senza denaro o petrolio difficilmente può continuare la guerra.  Durante la prima guerra del Golfo, l’esercito statunitense avanzò con i carri armati Abrams in Quwayt seguiti da centinaia di autocisterne. In guerra, è il petrolio la linfa vitale. Questa terza guerra mondiale potrebbe durare anni, soprattutto se si tiene conto del fatto triste che Paesi come Iran e Libano potrebbero essere attaccati dai jihadisti trascinandoli in un conflitto sanguinoso. L’uomo che emerge da questo conflitto come un eroe leggendario non è il Maresciallo al-Sisi, ma il Dottor Bashar al-Assad. Il Maresciallo al-Sisi ha certamente salvato il suo Paese dalle grinfie dell’islam, ma deve spezzare gli accordi di Camp David. Se difficilmente si può battere militarmente Israele, dev’essere isolato e gli arabi vinceranno con una continua guerra fredda che riduca lo Stato ebraico a una repubblica delle banane nel deserto, affollata e avendo, come il Terzo Reich e la Gestapo, dei generali inquisiti dalle Nazioni Unite per aver commesso genocidi in serie. L’aiuto statunitense all’Egitto è una forma di colonizzazione e di pressione per mantenere delle relazioni diplomatiche con Israele prive di significato. Non deve conciliarsi con un Paese che un tempo aveva progettato di sganciare la bomba atomica su Cairo.
Come ho già detto, questo sanguinoso conflitto farà della Siria il Paese arabo militarmente più potente. La Russia ha bisogno della Siria, perché è una zona cuscinetto all’islamismo che ne minaccia la popolazione musulmana. Perché se la Siria cade, le popolazioni musulmane del Caucaso settentrionale, tra Mar Caspio e Mar Nero, cederanno alla Jihad e attaccheranno il Cremlino. Dopo tutto, un sesto della popolazione russa è musulmana. Questa guerra potrebbe essere breve se la Siria e la sua alleata Russia attaccassero le infrastrutture degli sponsor della Jihad globale, cioè Arabia Saudita e Qatar. Senza le loro infrastrutture del gas e petrolio, verrebbero neutralizzati per decenni e travolti dalla bancarotta. La Russia ha fornito alla Siria missili balistici di nuove generazioni, ma questi, anche se molto precisi, possono raggiungere solo città come Ankara e Istanbul. La Turchia di Erdogan è un Paese di pezzenti e colonia israeliana. Non vale un missile russo. Ma se la Russia dovesse inviare in Siria dei missili balistici a lungo raggio che possano colpire il complesso gasifero del Qatar e gli impianti petroliferi in Arabia Saudita, la distruzione di essi sarebbe la svolta nella guerra globale, che potrebbe costare la vita di decine di milioni di innocenti. In ogni guerra serve una strategia di reciprocità. Qatar e Arabia Saudita preparano la loro versione crudele e falso di Islam, per distruggere il mondo arabo a vantaggio dell’espansione israeliana. Questi sono i nemici del mondo arabo e dell’umanità. La distruzione di questi due Paesi farebbe giustizia delle vittime del conflitto, ma anche del profeta Muhammad stesso, la cui parola è usurpata da regimi feudali assetati di sangue e privi di alcun rispetto per lui stesso o la specie umana.
Bashar al-Assad ha iniziato la guerra di logoramento contro i jihadisti della NATO da cui non può che emergere vittorioso. Una vittoria che farà della Siria un Paese distrutto, ma rafforzato, come la Russia, dopo l’Operazione Barbarossa di Hitler. L’Armata Rossa vittoriosa avanzò con i suoi carri armati fino a Berlino. I missili di Bashar devono colpire Doha e Riyadh. Bashar al-Assad è il Georges Clemenceau degli arabi, che devono sostenerne la linea dura.

Syria's President Bashar al-Assad and Russia's President Dmitry Medvedev review the honor guards at al-Shaaeb presidential palace in DamascusF. M. alias John Wayne. Ex-studente al Sadiqi College, laureato in Storia e Scienze Politiche presso l’Università di Parigi – Sorbona. Ex funzionari dei ministeri degli Esteri e degli Interni dei governi tunisini di Habib Burguiba e Zin al-Abidin Ben Ali. Diplomatico di carriera ed esperto di sicurezza e intelligence.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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