Spiegate le bizzarrie di Erdogan

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 6 agosto 2015photo_verybig_165199La Turchia agisce in modo piuttosto irregolare in queste ultime due settimane, lanciando a sorpresa una duplice offensiva in Siria e Iraq, condannando la Russia per la presunta ‘oppressione’ dei tatari di Crimea e sospendendo i negoziati sul Balkan Stream. Tutto ciò è un po’ inaspettato, dopo tutto la Turchia aveva finora evitato l’istigazione degli Stati Uniti a lanciare un attacco contro la Siria; non ha mai avuto seri problemi sulla riunificazione della Crimea e in precedenza aveva accettato Balkan Stream per migliorare la propria influenza geostrategica. Mentre ciascuna delle azioni di Turchia in queste tre circostanze può essere attribuibile a peculiarità situazionali, condividono due elementi inseparabili, la propaganda elettorale di Erdogan prima del probabile voto anticipato e l’atteggiamento verso il gasdotto Balkan Stream sugli sconti sul gas. L’articolo inizia illustrando al lettore la ‘versione ufficiale’ di tali azioni apparentemente erratiche di Erdogan nelle tre situazioni di cui sopra, giungendo poi a un profondo sguardo, più attento su come le due componenti inseparabili spieghino chiaramente la reale motivazione di tali decisioni. Infine, il pezzo valuta il successo delle iniziative di Erdogan riguardo le vere motivazioni, concludendo che mentre potrebbe raccogliere abbastanza voti nazionalisti per una nuova maggioranza parlamentare, goffamente manca nel consolidare la propria posizione contrattuale nei colloqui sul Balkan Stream.

La storia ufficiale
Ecco come la Turchia spiega ufficialmente il suo comportamento negli ultimi tre scandali delle ultime settimane:

La doppia offensiva:
Secondo le autorità turche, l’attentato a Suruç fu opera del SIIL dimostrandosi l’innesco per presunti attacchi di Ankara contro di esso nel nord della Siria. Allo stesso tempo, se si crede alle autorità, i curdi hanno ripreso l’insurrezione contro i turchi senza motivo, per cui oggi Erdogan bombarda anche il nord dell’Iraq. Le casualità hanno così portato la Turchia ha condurre una doppia offensiva contro Siria e Iraq, annunciando un grandioso ritorno alle politiche neo-ottomane che si pensavano messe da parte negli ultimi due mesi.

Critiche sulla Crimea:
In modo scomposto, Erdogan ha recentemente espresso rigetto del ricongiungimento di Crimea alla Russia, parlando al ‘Secondo Congresso Mondiale dei tatari di Crimea’ ad Ankara, su come: “La Turchia non ha e non riconosce l’annessione della Crimea. La nostra priorità nella crisi ucraina sono pace, prosperità e sicurezza per i tatari di Crimea. Facciamo ogni passo per condurre tutte le trattative necessarie per superare le pressioni e le difficoltà che affrontano. Si può essere certi che continueremo nel nostro sostegno“. Ufficialmente per Erdogan, i tartari di Crimea non erano oppressi dai loro ex-amministratori ucraini, negligenti e totalmente incompetenti, ma sono improvvisamente sottoposti a coercizione dalle autorità russe che hanno votato per la riunificazione.

Balcanizzare Balkan Stream:
L’ultima grande ‘irregolarità’ della Turchia è sospendere temporaneamente i colloqui sul Balkan Stream. I media indicano che ciò sia dovuto alla Russia che non sarebbe d’accordo sullo sconto del prezzo che la Turchia propone per le proprie importazioni. Ufficialmente, però, il ministro dell’Energia turco Taner Yildiz ha detto che se ci sono alcune divergenze (Siria, riconoscimento del genocidio armeno, ecc.) la decisione di cooperare su Balkan Stream non ne è colpita, e che la vera ragione della temporanea sospensione è che la Turchia deve ancora formare un governo di coalizione. La Russia ha assecondato tale farsa per il momento, perché si rende conto di quanto sia controproducente respingere tale spiegazione poco plausibile della Turchia, in questo momento, nonostante sia evidente che la controversia vada oltre i prezzi.

La vera storia
La Turchia ha presentato scuse pubbliche variamente convincenti per cercare di spiegare il suo comportamento nei tre casi esaminati, ma ciò non toglie che la verità sia realmente fondata su due importanti considerazioni, elezioni anticipate e posizione sul gasdotto. Viste attraverso questo prisma, le azioni di Erdogan diventano assai meno ‘bizzarre’ e in qualche modo comprensibili su ciò che cerca di raggiungere (anche se in alcun modo giustificano o avallano tali sue decisioni):

La doppia offensiva
Elezioni anticipate:
Come ampiamente spiegato nell’ultimo articolo sull’argomento, una delle principali considerazioni che guidano l’iniziativa militare di Erdogan è attrarre contemporaneamente voti conservatori dal Partito del Movimento Nazionalista e giustificare la soppressione del Partito Democratico del Popolo. L’obiettivo finale di tale piano machiavellico è garantirsi che il suo partito AKP abbia la maggioranza parlamentare, sperando di modificare la costituzione e istituzionalizzare una presidenza forte.

Posizione sul gasdotto:
Anche se non è così significativo come la motivazione elettorale o la trappola anti-curda statunitense in cui è caduto, Erdogan si rende conto che le sue mosse in Siria potrebbero essere utilizzate quale merce di scambio per negoziare un prezzo minimo del gas dalla Russia. Ankara deve ancora impegnarsi pienamente nell’attaccare la Siria con un’offensiva regolare a tutto campo come si è temuto, scegliendo solo di lanciare attacchi aerei e tiri di artiglieria per il momento. Ciò potrebbe non essere esclusivamente ascrivibile ad Erdogan, fermatosi all’ultimo minuto o giocando un certo tipo di partita ‘dura’ con gli Stati Uniti, ma in parte alla speranza di Ankara che la ritardata offensiva sia definitivamente esclusa se Mosca acconsente allo sconto proposto sulle esportazioni di gas alla Turchia. Allo stesso modo, anche se iniziata (come ha minacciato), la Turchia potrebbe ritirarla o ridurla nell’ambito di un più robusto accordo multiplo con la Russia. Dopo tutto, Lavrov e i suoi sono impegnati in un turbinio di spole diplomatiche sull’escalation del conflitto in Siria (che Erdogan stesso ha contribuito a creare con la sua ultima offensiva), con il ministro degli Esteri russo che incontra Kerry a Doha e Kuala Lumpur, e l’inviato speciale russo per il Medio Oriente Mikhail Bogdan che incontra i ministri degli Esteri siriano e iraniano a Teheran. Con Putin suggerire una coalizione regionale anti-SIIL composta da Turchia, Siria, Iraq, Giordania e Arabia Saudita, così come le recenti incursioni di Mosca a Riyadh, sembra che il gigante euroasiatico sia più che disposto a un accordo con la Turchia sul gasdotto per risparmiare la Siria. E’ con tale spirito che Erdogan ha finora rifiutato di decidere sull’ultima avventura militare, nonostante la straordinaria pressione dagli Stati Uniti ad agire subito, e perché sia disposto a riconsiderare qualsiasi futura ampia offensiva se la Russia favorisse l’accordo con qualcosa di più di uno sconto sul prezzo del gas (qualunque cosa possa essere).1011716Critiche sulla Crimea
Elezioni anticipate:
Il concione di Erdogan su tale delicato problema bilaterale è eccessivamente teatrale e indica mancanza di sincerità sulla sua posizione. Davvero sentiva e credeva che il problema sia un tale impedimento alle relazioni con la Russia; e quindi il politico tipicamente chiacchierone avrebbe trattenuto la lingua per oltre un anno e mezzo, finora. E’ più probabile, quindi, che abbia cronometrato il suo ‘annuncio politico’ in raduno pubblico quando sarebbe stato più efficace; ciò ha senso quando si capisce che probabilmente indirà elezioni anticipate per porre fine allo stallo politico che affligge la formazione del suo governo.

Posizione sul gasdotto:
Altrettanto importante in questo caso è la motivazione delle elezioni anticipate, Erdogan scommette sull’uso politico della Crimea per negoziare altri sconti, nel suo stratagemma sul gasdotto contro la Russia. In verità a Mosca non importa quali Paesi riconoscano formalmente la riunificazione con Crimea, perché è un fatto compiuto, ma naturalmente chi lo fa (in silenzio o pubblicamente) riceve certi vantaggi politico-economici. In questo caso, però, la Turchia gioca una posta molto più alta della semplice contrattazione sul riconoscimento di riunificazione della Crimea in cambio di un grosso sconto sul gas. La dichiarazione di Erdogan secondo cui la Turchia “adotta ogni passo per condurre tutte le trattative necessarie per superare pressione e difficoltà (che i tartari della Crimea) affrontano” in Crimea, è un segnale forte che Ankara potrebbe supportare con le sue relazioni etniche le attività terroristiche contro la Russia, proprio come fa con gli uiguri dello Xinjiang contro la Cina. Non è prevedibile che Ankara vada così lontano, ma sembra evocarlo per fare pressione sulla Russia su un accordo sul gas più favorevole, per quanto rischioso e immorale tale ‘tattica negoziale’ sia.

Balcanizzare Balkan Stream
Elezioni anticipate:
Erdogan non riuscirà mai a corteggiare gli elettori del Partito repubblicano popolare, principale oppositore al suo governo (dal 24,95% dei voti l’ultima volta), ma sa che può avere molto più successo verso quelli del Partito del Movimento Nazionalista (16,29% dei voti). Così, il suo comportamento ‘erratico’ sul gasdotto Balkan Stream ha molto più senso, perché sa che ciò sarà accolto molto positivamente dai nazionalisti. Gli altri aspetti potenzialmente favorevoli che Erdogan coltiverebbe prima della elezioni anticipate probabilmente (come la figura di ‘duro verso il terrore’ con la doppia offensiva), potrebbero essere il fattore cui punterebbero alcuni elettori nazionalisti per sostenerne la candidatura. Nel complesso, non bisogna escludere i margini che Erdogan cerca disperatamente di garantirsi affinché il suo partito abbia la maggioranza parlamentare che cerca così febbrilmente, anche infangando la reputazione dell’operato del suo governo comportandosi in modo irresponsabile e poco professionale verso un grande partner strategico.

Posizione sul gasdotto:
Dei tre casi studiati, la decisione di sospendere i negoziati per la costruzione di Balkan Stream è ovviamente quella più direttamente legata a considerazioni sulle pipeline della Turchia. Erdogan è profondamente consapevole della necessità geostrategica che la Russia vede nella costruzione di Balkan Stream, perché sa che qualsiasi interruzione strategica che gli potrebbe evitare attrarrebbe l’immediata attenzione del Cremlino mettendolo in una posizione vantaggiosa nel dettare le proprie pretese a Putin. La Turchia sfrutta così il ruolo di Paese di transito del Balkan Stream al fine di strappare benefici finanziari dalla Russia, sembrando un piano infallibile e redditizio (anche se non etico) finché non si comprende esattamente quanto Ankara abbia sbagliato nella guerra contro i curdi e come tale serio errore di calcolo potrebbe por fine a qualsiasi vantaggiosa posizione negoziale che Erdogan pensava già di avere.

Alcun lieto fine
Con grande costernazione di Erdogan, la storia delle sue elezioni anticipate e del gioco d’azzardo sul gasdotto potrebbe finire malissimo. Da una parte, è sempre più probabile che il suo partito AKP abbia la leggendaria maggioranza parlamentare con le manipolazioni politiche di Erdogan, ma dall’altro, il costo ostacolerebbe la forza negoziale della Turchia sul Balkan Stream. Ciò va in gran parte attribuito all’attacco curdo al gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum (BTE), che pur essendone prevista la chiusura questo mese per riparazioni, quindi con impatto trascurabile sulla sicurezza energetica della Turchia (o dei suoi partner a valle), ne indica chiaramente la vulnerabilità al sabotaggio, assieme alle altre linee come il TANAP. Il piano tanto sperato della Turchia di diventare il crocevia energetico dell’Eurasia aveva originariamente quale premessa il presupposto che il sud-est curdo divenisse pacifico e sicuro, ma con Erdogan che trascina la regione in una guerra indefinita, tale grandiosa visione strategica è ora in pericolo di estinzione. Di conseguenza, tale situazione rende Balkan Stream ancora più importante per la Turchia, in quanto l’immunizzerebbe d quella violenza etnico-secessionista che dimostra di poter influenzare negativamente gli altri progetti energetici del Paese. Mentre Erdogan pensava che fosse la Russia ad aver bisogno di Balkan Stream più della Turchia, la necessità strategica si muove costantemente verso un maggiore equilibrio, dato che il degrado della sicurezza nel sud-est del Paese potrebbe mettere in questione la capacità di difendere adeguatamente BTC e TANAP in Turchia. Può darsi benissimo che l’insurrezione curda finisca per diventare una campagna prolungata oltre i 30 anni della precedente, il che significherebbe che, su una prospettiva oggettivamente comparativa, TANAP richieda investimenti sulla sicurezza incontestabilmente più costosi (in termini finanziari e fisici) che non Balkan Stream. Inoltre, c’è maggiore volontà concreta di Russia ed Europa nel continuare la partnership energetica ultradecennale (e potrebbe resistere agli intrighi distruttivi degli Stati Uniti) che non per l’Europa sopportare una possibile destabilizzazione se le sue importazioni di energia azera cadessero vittime del continuo sabotaggio curdo. Tutto ciò schiaffa Erdogan al centro di un dilemma classico, più continua la guerra ai curdi, più in pericolo si trovano i suoi piani di grande via energetica (e quindi più dipenderà dalla creazione di Balkan Stream); mentre qualsiasi mossa per finirla con i curdi (dopo aver generato il nazionalismo che lo supporta) sarebbe assolutamente disastrosa per il partito AKP nelle prossime elezioni anticipate. Data l’ultima ossessione di Erdogan nell’avere la maggioranza parlamentare immaginata, è probabile che continuerà la sua diabolica offensiva anti-curda, ignorandone le conseguenze a lungo termine, dato che la vede come la via più sicura alla divinità politica. La sua visione ristretta l’ha protetto dalle ripercussioni più ampie delle proprie azioni ed ignora che la sua miope strategia elettorale sia distruttiva per gli eterni imperativi geo-energetici della Turchia. Erdogan scommette arrogantemente sui curdi che accetterebbero il cessate il fuoco dopo che le elezioni anticipate concederanno al suo partito la maggioranza parlamentare che desidera ardentemente, ma non pensa che, per allora, potrebbero anche non fermare la lotta senza una sicura grande compensazione politico-economica che, ovviamente, non sarà disposto a fornire. L’intera dinamica lo mette ‘tra due sedie’, come dicono i russi, e tale posizione non invidiabile è incredibilmente del tutto dovuta a lui solo.

Conclusioni
L’ultimo passo di Erdogan su Siria, Crimea e Balkan Stream appare straordinariamente bizzarro per un uomo che alcuni ritengono grande ed esperto stratega geopolitico. A ben guardare, però, è inequivocabile che le tre istanze apparentemente separate siano collegati da due fili, la campagna elettorale anticipata di Erdogan e il suo atteggiamento sul gasdotto nei confronti della Russia. Il presidente turco pensava che avrebbe potuto avere entrambe le cose, assicurare la maggioranza parlamentare al suo partito AKP nelle prossime elezioni anticipate ed avere una posizione negoziale migliore sulle importazioni di gas dalla Russia, ma nella sua folle ricerca del potere politico ha calcolato malissimo le conseguenze sugli interessi energetici del suo Paese (anche a prescindere dalla Russia). La guerra di Erdogan ai curdi pone il rischio reale che l’infrastruttura energetica BTC e TANAP nel sud-est diventi bersaglio dei ribelli, mettendo così in pericolo il grande piano strategico della Turchia per diventare il crocevia energetico dell’Eurasia. Parallelamente, tale minaccia ha corrispondentemente elevato il valore di Balkan Stream per il Paese ad altezze inaudite dato che in realtà è l’unica via energetica sicura ed affidabile nel caso in cui la rivolta curda apra una più robusta e prolungata campagna contro il governo. Insomma, Erdogan potrebbe finalmente avere la maggioranza parlamentare voluta, ma gli enormi costi che comporterebbe all’unità e agli interessi energetici perpetui del Paese potrebbe lasciare molti turchi chiedersi se ne sia valsa la pena.

projet_pipeline_south_stream_et_nabucco_risultatoAndrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnik che attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Infranti i piani sauditi

Ghassan Kadi al-Akhbar 31 luglio 2015 – Intibah WakeUpWO-AR002_RUSIRA_GR_20140116174951L’incontro del miracolo” è accaduto. Il direttore della sicurezza siriana Generale Ali Mamluq visitava Riyadh incontrando il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman (figlio del re) a seguito di un’iniziativa russa. Le differenze furono discusse. Il funzionario siriano chiese: “Come potete seguire uno Stato come il Qatar?“. Il ministro della Difesa saudita rispose: “il punto cruciale del conflitto con voi è la vostra alleanza con l’Iran“. Il 19 giugno, il Presidente Putin ricevette il ministro della Difesa e principe ereditario saudita. L’incontro con il “re senza corona” affrontò molte questioni: Yemen, vendita di armi, reattori nucleari, prezzo del greggio e più importante Siria e terrorismo. Chiaramente Putin si era preparato all’incontro molto bene su: la previsione russa che l’accordo nucleare con l’Iran fosse una “cattiva notizia” per Riyadh.
Era chiaro che il SIIL si ammutina ai suoi vecchi sostenitori divenendo un pericolo internazionale, soprattutto per l’Arabia Saudita, considerato il suo status di casa dell’Islam. È anche un pericolo per la Russia, dato che molti suoi combattenti provengono dall’Asia centrale. È evidente che la guerra allo Yemen non sia una passeggiata e che possa essere un lunga guerra. L’Arabia Saudita aveva già dato segni d’insoddisfazione sull’aiuto inadeguato degli statunitensi convincendosi che qualsiasi sistemazione richieda un ruolo russo, soprattutto quando la Russia ha posto il veto alla risoluzione ONU su iniziata saudita per imporre allo Yemen il capitolo 7 vietando eventuali rifornimenti di armi agli huthi e altre sanzioni ai suoi leader. Va ricordato che il precedente ministro degli Esteri saudita Saud al-Faysal fu uno dei più accaniti sostenitori della risoluzione fallita insieme al principe Bandar bin Sultan, licenziato il 29 aprile. Mosca ha colto il momento e Putin ha spiegato la situazione in Siria a Muhamad bin Salman: dopo quattro anni di combattimenti c’è un cambio tangibile dell’umore internazionale. Ginevra 3 non è più considerata, né lo sono Mosca 3 o 4. Nel frattempo il terrorismo striscia verso la patria, la posizione dell’esercito siriano sul campo migliora e non ci sono più parti convinte che il “regime” siriano cadrà prima di quelli in Arabia Saudita e Turchia. Non c’è alcuna opzione se non cooperare con Assad per combattere il terrorismo che minaccia tutti. Il principe Saudita sembrava convinto, anche se molto a malincuore, che l’essenza dell’arringa di Putin era che il “regime” siriano rimarrà. Ciò incoraggiava l’ospite a fare un passo ulteriore e suggerire un incontro tra il principe e un ufficiale siriano, senza precondizioni. Dieci giorni dopo, il 29 giugno, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam, insieme al suo vice Faysal al-Maqdad e a Buthayna Shaban, consigliera del presidente siriano, arrivarono a Mosca. Putin rinnovava l’impegno verso “governo e popolo” della Siria, suggerendo la formazione di una coalizione anti-terrorismo tra Siria, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. L’Iran veniva escluso essendo i russi attenti a non intimidire i sauditi. Gli inviati siriani non poterono nascondere di essere sorpresi, ed è ciò che Mualam poi indicò quando disse che questo “richiederà un miracolo”. Putin insistette tuttavia che la proposta fosse sottoposta al Presidente Assad, su cui poi concordò. La proposta rimase confidenziale tra Assad, Mualam e il capo della sicurezza interna Generale Ali Mamluq. I servizi segreti russi ebbero il compito di comunicare a Mamluq per il da farsi. Ci fu una seconda comunicazione dai russi secondo cui i sauditi insistevano a che la riunione si tenesse a Riyadh, e Damasco non sollevò obiezioni. Poche settimane dopo, un aereo speciale con a bordo il vicedirettore dell’intelligence russa atterrò a Damasco e poi decollò con il Generale Mamluq a bordo per Riyadh. L’incontro avvenne in presenza del capo dei servizi segreti sauditi Salah al-Humaydan.
Qui finisce la traduzione. Tutto quanto sopra, compreso il paragrafo introduttivo, è del testo originale. La restante parte si sofferma sui dettagli dei colloqui, ma l’essenza viene effettivamente catturata nell’introduzione. Le parti si accusarono a vicenda d’infiammare la situazione. Non c’è nulla che indichi che ciò non sia avvenuto entro le norme della diplomazia. L’incontro si concluse senza giungere a un risultato, ma il ghiaccio fu rotto. L’importanza dello storico incontro è enorme. Può essere fondamentale per qualsiasi cosa accadrà d’ora in poi. È molto importante notarne almeno conseguenze, corollari e conclusioni:
1. si conferma che la coalizione anti-siriana originaria ha capitolato.
2. si riconosce la superiorità della Siria sul terreno.
3. implica l’ammissione del fallimento da parte dell’Arabia Saudita.
4. si riconferma l’ulteriore impegno della Russia nei confronti della Siria.
5. è un’ulteriore prova che gli Stati Uniti si sganciano dal Medio Oriente.
6. nel raggiungere un accordo tra Arabia Saudita e Siria, l’ultimo nemico ostinato della Siria, la Turchia, rimarrà isolata. Negli eventuali futuri negoziati, la Turchia dovrà agire senza il supporto di un qualsiasi partner su cui contare. Ciò si rivelerà molto difficile se e quando il piano sulla zona di sicurezza prevista nel nord della Siria fallirà.
Senza dubbio molti cinici esamineranno tale passo con il loro tipico cinismo miope, sostenendo che sia una svendita, proprio come la trattativa sulle armi chimiche. Molti non sapranno leggere tra le righe, perché questo incontro non comporta alcun risultato di per sé, e non vedranno che in realtà anticipa un nuovo e assai luminoso capitolo nel vicino e possibilmente prossimo futuro. Non è irrealistico vedere l’incontro come l’inizio della fine. Ci saranno molti ostacoli da superare, ma è sempre più chiara e netta la via a una grande vittoria.346110_Muallem-LavrovLa Russia svela un piano anti-SIIL a Doha
Aleksej Timofejchev, RBTH, 4 agosto 2015

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha delineato un’iniziativa russa per la formazione di una forza unita destinata a lottare contro l’ascesa dei militanti del SIIL in Siria e in Iraq. Tuttavia, gli analisti russi dicono che la proposta di Mosca, presentata a una riunione dei ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti e Arabia Saudita a Doha, il 3 agosto, non avrà il sostegno di statunitensi e loro alleati regionali.wsj_Syria_MapMosca ha proposto la creazione di un fronte unito per combattere lo Stato Islamico (ISIS), che includerebbe oltre alle forze irachene e curde, le truppe governative siriane, riunendo tutte le forze anti-jihadiste in una coalizione. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rivelato i dettagli del piano russo per la prima volta a una riunione dei ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti e Arabia Saudita nella capitale del Qatar, Doha, il 3 agosto. Il piano fu menzionato la prima volta dal presidente russo Vladimir Putin a fine giugno. La proposta russa ha lo scopo di unire gli sforzi degli eserciti siriano e iracheno, delle milizie curde e di altre forze regionali. Tuttavia, il grande ostacolo è la questione della sorte del regime del presidente siriano Bashar al-Assad, che Stati Uniti e numerosi Stati del Golfo vorrebbero rimuovere dal potere, ma che è un fedele alleato di Mosca. Lavrov ha detto a Doha che Mosca ritiene che l’uso dei “soli attacchi aerei (contro il SIIL della coalizione degli USA) non bastano” e che “è necessario formare una coalizione comprendente coloro che ‘sul campo’ con le armi in mano combattono tale minaccia terroristica. Comprendendo gli eserciti siriano e iracheno e curdo“. Secondo un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri russo, la coalizione contro il SIIL va formata su “una base giuridica internazionale coerente“, cioè soltanto su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo Lavrov la questione del sostegno della Russia ad Assad non è rilevante, dato che nelle ultime riunioni a Ginevra sulla questione siriana, “la comunità internazionale, compresi Consiglio di sicurezza dell’ONU, Turchia, Unione europea e Paesi arabi, concordano su un periodo di transizione politica, e non sul cambio di regime in Siria...”

Alcuna reazione
Non è ancora chiaro come gli altri partecipanti alla riunione abbiano reagito alla proposta russa. Secondo Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto del Medio Oriente, centro di ricerca indipendente, era atteso dai presenti all’incontro, dato l’attuale contesto internazionale. Secondo Satanovskij, la via che gli statunitensi seguono non consente un cambio di atteggiamento verso il regime del Presidente Assad, rendendo impossibile l’attuazione del piano russo. Ha detto che Washington aveva “ricevuto l’ordine di rovesciare Assad” e “uno di tali ‘clienti’ è l’Arabia Saudita“. Quindi, secondo Satanovskij, un importante passo avanti sulla Siria non va previsto. L’analista ritiene che anche la crescente minaccia del SIIL non avrà un impatto sulla strategia degli Stati Uniti verso il regime al potere in Siria, dato che le attività del SIIL non minacciano direttamente gli interessi degli Stati Uniti.

Aiuto all’opposizione ‘moderata’ siriana
Nonostante gli appelli di Mosca, è ormai chiaro che Washington in realtà inasprisce la posizione contro il regime di Assad. Ora gli Stati Uniti difenderanno militarmente l’opposizione “moderata” siriana, che ha addestrato, in caso di attacchi non solo da parte del SIIL, ma anche delle truppe governative siriane. Secondo un annuncio del Pentagono del 3 agosto, “supporto difensivo” è stato fornito il 31 luglio. Gli obiettivi di tale “supporto” ai militanti erano collegati all’organizzazione estremista di al-Qaida Jabhat al-Nusra. Secondo il Pentagono il “tiro di sostegno” aereo sarà fornito “indipendentemente da chi attacca, (i militanti dell’opposizione “moderata” siriana) o da chi attaccano“. A Doha, Lavrov ha definito tale approccio illegale dal punto di vista del diritto internazionale, sottolineando come sia di ostacolo alla formazione di un fronte unito per contrastare il SIIL. Ha anche osservato che “la cosa più importante è che, finora come i fatti hanno dimostrato, la stragrande maggioranza dei cosiddetti militanti dell’opposizione “moderata”, addestrati nei Paesi vicini da istruttori militari statunitensi, è finita a combattere per gli estremisti“. “Non penso di poter scuotere la posizione degli Stati Uniti, ma non siamo d’accordo chiaramente su ciò“, ha concluso il ministro russo.

CCXYpCzVIAAjZZgIl SIIL mette la Turchia ai ferri corti con gli USA: Siria, NATO, curdi e il vero Stato canaglia
Ramazan Khalidov, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 4 agosto 2015

n_30132_4Il presidente della Turchia Erdogan va contro la corrente internazionale perché lui e il partito al potere si dedicano al contenimento dei curdi ad ogni costo. Inizialmente Erdogan, e diverse potenze del Golfo e occidentali, credevano che il governo della Siria sarebbe crollato. Tuttavia, il sogno settario ottomano e del Golfo è un totale fallimento ed ora la Turchia si concentra sulla questione curda dopo che il SIIL (Stato islamico – IS) non è riuscito a rimuovere i curdi dai confini turchi. Pertanto, l’obiettivo iniziale della Turchia viene sostituito dalla questione curda, mentre diversi Stati del Golfo sono ora innervositi dagli attacchi del SIIL a Quwayt e Arabia Saudita. Sin dall’inizio della crisi in Siria, appariva chiaro che diverse potenze del Golfo e della NATO credevano di poterne destabilizzare il governo. Infatti, le forze settarie affiliate ad al-Qaida s’intromisero grazie all’ingerenza delle potenze estere. Non sorprende che divenisse chiaro che il governo siriano resisteva nelle aree rappresentanti un mosaico religioso. Ciò in contrasto con le varie forze terroriste e settarie che perseguitano cristiani e minoranze come gli alawiti. Inoltre, i sunniti locali divennero primo obiettivo delle varie forze taqfire. Dopo tutto, SIIL e altre forze taqfire vogliono distruggere i sunniti locali per replicare le versioni sinistre di Arabia Saudita e Qatar. Nonostante ciò varie potenze del Golfo e della NATO continuano a sostenere la destabilizzazione della Siria. Tuttavia, con la realtà del domino che mina Iraq, Libia e altre nazioni, improvvisamente USA ed altri cercano di contenere le forze che hanno contribuito a scatenare, poiché la situazione è fuori controllo. Eppure, mentre il mondo è scioccato dalla depravazione totale di SiIL e altre forze settarie scatenate contro Siria e Iraq, lo stesso non avviene con il presidente Erdogan e le élite al potere in Turchia. Ciò significa che, nonostante USA e Turchia sembrino avvicinarsi nelle ultime settimane, in verità entrambi sono ancora ai ferri corti. Ahimè, le speranze di Erdogan di contenere i curdi nel nord della Siria e rovesciare il governo della Siria ora sembrano superate dalle alleate potenze della NATO ora fermamente concentrate sul SIIL. Monitor riporta “Turchia e Stati Uniti possono aver concordato l’uso della base aerea di Incirlik, presso Adana, contro lo Stato islamico in Siria, ma l’accordo sembra zoppicare, soprattutto sull’assistenza degli Stati Uniti ai combattimenti curdi in Siria. Tale problema irrisolto è considerato uno dei motivi per cui Incirlik non è ancora stata usata nelle operazioni della coalizione guidata dagli Stati Uniti, nonostante l’urgenza della lotta al SIIL e altri gruppi come Jabhat al-Nusra“. Secondo il governo della Turchia l’accordo di Incirlik non consente agli USA di sostenere le YPG (Unità di Protezione Popolare). Dopo tutto, la Turchia considera il contenimento dei curdi più importante di SIIL e altri gruppi taqfiri. Tuttavia, per gli USA l’obiettivo principale è il SIIL ed assistere rispettivamente i vari gruppi curdi in Iraq e Siria. Infatti, anche il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) è visto diversamente, date le condizioni prevalenti, perché aiuta le forze curde supportate dagli USA. Fonti indipendenti sul fiasco pericoloso tra USA e Turchia, affermano: “Anche se la controversia è risolta in ultima analisi, evidenzia la contraddizione della politica degli Stati Uniti: Washington collabora con il governo turco il cui obiettivo primario in Siria è evitare l’ulteriore espansione del territorio di PYD/YPG che si estende per 250 delle 550 miglia di confine tra Siria e Turchia. In sintesi, l’obiettivo di Ankara è l’esatto contrario di Washington e di poco diverso da quello del SIIL, in lotta per trattenere l’avanzata di PYD/YPG“. Dato che USA e Turchia hanno annunciato un presunto accordo, è chiaro che i curdi lo subiscono e non il SIIL. In Iraq aerei turchi bombardano il PKK sulle montagne Qandil e in altre zone del nord dell’Iraq. Inoltre, le forze di sicurezza interna della Turchia hanno arrestato soprattutto curdi e socialisti più che reprimere il SIIL. Allo stesso modo, i politici del HDP (Partito democratico del Popolo curdo) in Turchia affrontano la crescente ostilità dovuta agli intrighi di Erdogan e del partito al potere.
Dall’Armenia (Nagorno-Karabakh), a Cipro del nord, Egitto, Libia e Siria e altre nazioni afflitte dai jihadisti internazionali e ceceni in Russia meridionale e Siria, il vero paria internazionale appare la Turchia. Tuttavia, l’importanza della Turchia nella NATO e la vecchia guerra fredda fanno sì che s’ignori un accordo fatto in passato. Ma i tempi cambiano perché la Turchia è sempre più sotto esame. Pertanto, anche se le potenze alleate della NATO detestano parlare apertamente contro la Turchia, la questione curda comporterà ulteriori fratture con le élite politiche di Ankara.

KURDISTAN_risultatoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di al-Anbar in Iraq

Alessandro Lattanzio, 3/8/2015iraq-armyLa notizia più importante della seconda settimana di luglio 2015 era l’annuncio che la battaglia di Anbar cominciava. Dopo oltre un mese di ritardi, il governo iracheno annunciava l’avanzata su Ramadi e Falluja. Le forze di Baghdad avevano fatto rapidi progressi sgombrando cittadine e periferie, ma la vera battaglia iniziava una volta raggiunti il centro delle città. Lo Stato islamico rispondeva con una grande ondata di autobombe contro il centro del Paese. Se il governo liberava Anbar avrebbe imposto una svolta alla guerra. Ci furono 140 scontri dall’8 al 14 luglio 2015, meno dei 162 della settimana prima. Fino a luglio vi erano stati in media 21,5 attacchi al giorno dal 20 giugno. Baghdad è stata la provincia più violenta con 53 attacchi, seguita da Anbar con 32 e Salahudin con 20, al centro dei combattimenti nel Paese, e poi Diyala e Niniwa con 12, 5 a Babil, 4 a Kirkuk e 1 a Bassora e Wasit. Tali scontri causarono 436 morti e 725 feriti. I caduti comprendevano 1 miliziano della Sahwa, 12 della Hashd, 110 militari delle forze di sicurezza irachene (ISF) e 261 civili. I feriti furono 10 miliziani della Hashd, 45 militari e 525 civili. Baghdad era anche la provincia più colpita con 140 decessi, quindi 100 ad Anbar, 65 a Salahudin, 54 a Niniwa, 19 a Diyala, 4 a Babil, e 1 ciascuno a Bassora e Wasit. Lo Stato Islamico aveva aumentato l’uso di autobombe (VBIED). 16 furono usate la prima settimana di luglio mentre altre 32 furono distrutte dalle ISF, quindi 26 la seconda settimana assieme a 36 distrutte. L’obiettivo principale era Anbar, dove cercava di respingere l’offensiva del governo utilizzando tali tipi di attacchi; qui ci furono 17 autobombe esplose e altre 26 distrutte. Quindi 7 a Baghdad, dove continuava la campagna terroristica contro i civili. Infine 1 a Baiji e a Salahudin dove Baghdad proseguiva altre operazioni, mentre altre 9 autobombe furono distrutte. Il 15-21 luglio si avevano 109 attentati in Iraq, a Baghdad se ne registravano 39, 23 ad Anbar, 18 a Salahudin, 12 a Niniwa, 10 a Diyala, 4 a Babil, 2 a Bassora e 1 a Kirkuk, causando 359 morti e 597 feriti, tra cui 1 Peshmerga, 10 miliziani Sahwa e 28 di Hashd al-Shabi, 44 militari iracheni (ISF) e 276 civili; i feriti erano 8 Peshmerga, 14 miliziani Sahwa e 42 della Hashd, 46 militari e 487 civili. A Baghdad ci furono 53 attentati, tra cui 2 autobombe, 2 attentatori suicidi e 7 IED, lasciando 39 morti e 108 feriti. 4024 militari, peshmerga e civili furono feriti dal giugno 2014 al giugno 2015. Le vittime erano dovute soprattutto agli attentati con autobombe (9 in tutto); un’autobomba il 17 luglio a Qan Bani Saad, Diyala, uccise 130 civili e ne ferì 155, ed altre, il 21 luglio, uccisero 39 civili e ne ferirono 83 a Baghdad, Diyala e Salahudin. Nei primi 21 giorni di luglio 51 autobombe esplosero e altre 78 furono distrutte dalle forze irachene.
CBbbRycUMAEcT8EAnbar era stata l’obiettivo principale dello Stato Islamico nel 2015 e il governo finalmente riconosceva la necessità di una piena attenzione. Baghdad liberava Garma ad est di Falluja, dopo due mesi di combattimenti, circondando Falluja ed occupandone la periferia nelle ultime settimane. All’inizio di luglio, ISF, Hashd e tribù avviavano i preparativi per liberare Ramadi e Falluja, liberando a metà giugno Saqlawiya e Qalidya sulla strada tra Ramadi e Falluja. Habaniya, che si trova su quell’asse, ospita una base militare degli Stati Uniti probabilmente usata come punto di partenza per alcuni degli attentati del SIIL. Il 13 luglio fu annunciato ufficialmente l’avvio dell’operazione per Ramadi e Falluja. Invece l leader dell’Organizzazione Badr Hadi Amari dichiarava che la campagna sarebbe partita il 21 luglio. Sebbene 10000 militari di ISF e miliziani della Hashd e delle tribù vi partecipavano, in realtà erano meno delle unità impiegate nella battaglia per Tiqrit, che coinvolse il triplo dei combattenti. Comunque il governo iracheno annunciava subito la liberazione di diverse cittadine e l’entrata nelle periferie di Ramadi e Falluja. Il SIIL non può fermare queste forze travolgenti, ma può prolungare le operazioni e causare gravi perdite come a Tiqrit. Falluja è stata sotto il controllo dei terroristi per più di un anno e mezzo, mentre Ramadi fu presa due mesi fa, quindi c’è stato tempo per costruire le difese. D’altra parte, le ISF nell’operazione dovrebbero disporre del sostegno aereo degli Stati Uniti, come a Tiqrit. Se il SIIL viene cacciato da Ramadi e Falluja, subirebbe una grave sconfitta, essendo l’Anbar sua base principale e unica provincia in cui continuava a guadagnare terreno. Mentre la guerra arrivava nell’Anbar, aumentavano gli attentati a Baghdad. Nella seconda settimana di luglio ci furono 1 attentato suicida, 6 con bombe, 28 con IED, 1 suicida con autobomba e 6 autobombe. I quartieri sud ed est erano i principali obiettivi, ma il SIIL dimostrava la capacità di colpire qualsiasi parte della capitale, nonostante il primo ministro Haydar al-Abadi avesse inviato sempre più forze a Baghdad. A Niniwa, quasi tutte le vittime erano dovute alle esecuzioni del SIIL, mentre l’organizzazione continuava a sondare le linee curde. Nel periodo 8-14 luglio, 38 persone furono uccise dal SIIL e una fossa comune fu scoperta con 9 vittime. Agli attacchi aerei della coalizione furono attribuiti altri 15 morti e 7 feriti in tre città. Infine tre attentati furono effettuati contro i peshmerga a Sinjar, Bashiqa e Gabara, sulla prima linea formata da trincee e fortificazioni, ma ciò non impediva al SIIL di colpire i peshmerga ogni settimana. Infine, la lotta per riprendere Baiji e la raffineria continuava. Originariamente l’area fu attaccata come diversivo per l’assalto su Ramadi, dopo di ché fu occupata per due mesi. Ora il SIIL continuava gli attentati in tutta la provincia per fare pressione sul governo. Tale quadro cambierà con l’operazione nell’Anbar, dove il 16 luglio la polizia federale irachena eliminava 22 terroristi e gli attacchi aerei iracheni ne eliminavano altri 160 tra Hasiba, Qalidiya e Ramadi. Sempre a Ramadi, il 17 luglio, i raid aerei dell’aeronautica irachena eliminavano altri 57 terroristi del SIIL, “Gli attacchi aerei iracheni contro i nascondigli dei militanti del SIIL nelle aree circostanti e alla periferia di Qalidiya e Ramadi hanno ucciso e ferito numerosi terroristi e distrutto un grande deposito di autobombe“, dichiarava il Ministero della Difesa iracheno. Ma sempre il 17 luglio, un’autobomba del SIIL con quasi tre tonnellate di esplosivo uccideva 120 persone e ne feriva 170 nel mercato di Qan Bani Sad, nella provincia di Diyala.
CGZ9p3kXIAA1oqn Nell’Anbar, comunque, i capi del SIIL di Falluja iniziavano a fuggire in Turchia mentre le forze irachene avanzavano sulla città. Secondo Abdulrahman al-Namrawi, a capo del consiglio locale di Falluja, i capi dei terroristi erano fuggiti in Turchia passando da Ramadi, capoluogo dell’Anbar, e dalla Siria. Anche Falah al-Isawi, vicecapo del consiglio provinciale dell’Anbar, confermava che i capi del SIIL erano fuggiti e che i capi locali taqfiriti trattavano con le forze irachene. Nel frattempo le Forze popolari dell’Iraq abbattevano sempre a Falluja un drone da ricognizione del SIIL di fabbricazione israeliana. Nell’agosto 2014 un drone israeliano ‘Hermes‘ fu abbattuto presso l’aeroporto di Baghdad, dove personale della sicurezza dell’ambasciata degli Stati Uniti si precipitava per raccoglierne i resti, e un altro drone israeliano dello stesso modello fu abbattuto dalle truppe irachene nel centro dell’Iraq. Questa era la terza perdita di drone dall’esercito israeliano in un mese. Un ex-militare statunitense aveva detto che gli iraniani hanno fornito tecnologia e sistemi a diversi Paesi della regione permettendogli di abbattere diversi droni dell’esercito israeliano. “Quindi le IDF decidevano di sospendere le missioni dei droni Hermes su Iran, Iraq, Siria, Palestina e Libano“. Pochi giorni prima il IRGC iraniano aveva abbattuto un drone stealth israeliano presso l’impianto nucleare di Natanz, in Iran, e nel dicembre 2014 la Siria abbatteva un drone spia israeliano Skylark I, prodotto dalla Elbit Systems Company, su Hadar presso Qunaytra, e a luglio ‘precipitava’ un altro drone israeliano in Libano. Nel frattempo, l’Estonia inviava al governo iracheno 12 mortai da 120mm, 140 mitragliatrici RPD, 110 fucili d’assalto Type 56 fabbricati in Romania e 230 pistole TT con 21000 cartucce. Il “governo estone ha risposto alla richiesta di aiuto irachena inviando armi e munizioni vecchie… che non soddisfano gli standard della NATO e non sono utilizzate dalle forze di difesa estoni“, riferiva il Ministero della Difesa estone. Le armi estoni furono consegnate all’Iraq dall’US CENTCOM, che consegnava a Baghdad anche i primi aviogetti da combattimento statunitensi F-16. Infine il Ministro della Difesa iracheno Qalid al-Ubaydi dichiarava “La guerra che conduciamo non è tradizionale. … Il nostro nemico cambia tattica ogni mese, ogni giorno, e abbiamo bisogno di armi adeguate per rispondere. Nelle battaglie che combattiamo ora le armi russe si sono dimostrate essere le migliori. So che gli statunitensi non possono fornircele“. Al-Ubaydi continuava affermando che gli statunitensi non vanno bene quando vi è “una guerra di logoramento” in cui l’Iraq ha bisogno di grandi quantità di aiuti militari, elogiando la collaborazione e la disponibilità di Mosca nel fornire piena assistenza all’Iraq.
CKcVYhrUYAAYLa6 Il Comandante delle Forze Basij dell’Iran Generale di Brigata Mohammad Reza Naqdi dichiarava che Stati Uniti ed Israele fornivano intelligence e supporto logistico al SIIL. “Il centro teorico ed ideologico dello Stato Islamico è ad Haifa (Israele) e il suo comando regionale è l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad“, affermava Naqdi in un messaggio di cordoglio per il martirio del comandante delle operazioni dell’Organizzazione Badr dell’Iraq, Abu Muntazar al-Muhamadawi, caduto in combattimento presso Falluja. “Gli Stati Uniti hanno creato e armato il gruppo terrorista del SIIL con l’aiuto malvagio di Gran Bretagna, regime infanticida sionista e dei petrodollari dei Paesi petroliferi, ordinandogli di commettere stragi contro sciiti e sunniti e disturbarne la pace con il pretesto della guerra settaria“, aveva detto nel 2014. “Il risultato delle azioni di questi terroristi in Siria non ha precedenti, spingendo l’alta affluenza della popolazione nelle elezioni presidenziali del Paese, dimostrando per l’ennesima volta l’inefficienza delle armi e la vittoria del movimento di resistenza contro l’arroganza globale”. Ad ulteriore conferma delle parole del Generale Naqdi, l’esercito e le forze popolari iracheni continuavano le operazioni contro i terroristi nella provincia di Anbar, nonostante la richiesta dal presidente dello Stato Maggiore Riunito degli USA, Generale Martin Dempsey, di sospendere le operazioni contro il SIIL con il pretesto che la battaglia era diventata una sorta guerra di logoramento. Dempsey voleva sminuire il ruolo delle forze popolari nella lotta contro gli islamisti del SIIL. Intanto a Tiqrit, “Le forze di sicurezza irachene arrestavano il governatore dello Stato islamico Abas al-Azawi, che insieme alla moglie stava fuggendo dalla regione“, dichiarava il comandante della 17.ma Brigata dell’esercito iracheno, Brigadiere Muad Baday.
Il 25 luglio, la 5.ta Divisione dell’Esercito iracheno, in collaborazione con Hashd al-Shabi, Liwa al-Badr e milizie locali, liberava l’Università di al-Anbar a Ramadi dopo pesanti scontri contro lo Stato Islamico. A Falluja le forze armate irachene eliminavano decine di terroristi e distruggevano mezza dozzina di loro blindati. Il 26 luglio, sempre a Falluja, una donna si faceva esplodere tra i terroristi del SIIL, uccidendone 23 e ferendone 17. Una nuova offensiva veniva avviata il 21 luglio su Albu Hayat e Haditha, a 70 km a nordovest di Ramadi, per tagliare le linee di rifornimento della base islamista di Ayn Asad, tra Haditha e Ramadi. Il 29 luglio, le forze irachene liberavano Albu Dyab, a nord di Ramadi ed a Fallujah eliminavano Ibrahim Jasam Fazah, responsabile delle finanze del SIIL. Anche il governatore del SIIL di Falluja Nufal al-Tiqriti e due suoi assistenti venivano eliminati da un raid dell’aeronautica irachena nella provincia di Anbar. Altri 93 terroristi del SIIL furono eliminati ad al-Qarmah, Albu Jawari, Husaybah, Baiji ed al-Qaim. Il 1° agosto, presso Falluja, l’8.va Brigata delle ISF eliminava 25 terroristi del SIIL, ed altri 10 presso Ramadi.CK8qRZ8WIAEQ2LEIl Comandante del CGRI-FQ Qasim Sulaymaini incontrava a Baghdad il comandante della forza di mobilitazione popolare e leader del Qataib Jund al-Imam Abu Mahdi al-Muhandis. Notare in fondo le bandiere del Kurdistan e dell’Unione Patriottica del Kurdistan.

468392-56f2b632-c0d6-11e4-95d8-f89106057fd0Fonti:
Al-Masdar
Anàlisis Militares
Anàlisis Militares
FARS
FARS
FARS
Global Research
Musings on Iraq
Musings on Iraq
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Uskowi on Iran
Uskowi on Iran

Iraq.All.01

Siria, le operazioni dal 14 luglio al 1° agosto 2015

Alessandro Lattanzio, 3/8/201510665077Il 29 giugno, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam, il suo Viceministro Faysal al-Maqdad, Buthayna Shaban, consigliera del Presidente Assad, e il direttore della sicurezza interna Generale Ali Mamluq, incontravano a Mosca il Presidente Putin che rinnovava l’impegno della Russia verso “il governo e il popolo” della Siria e suggeriva la creazione di una coalizione antiterrorismo tra Siria, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. Gli inviati siriani furono sorpresi e Mualam avrebbe commentato che per far questo “sarà necessario un miracolo”. Tuttavia, alcune settimane dopo, il vicedirettore dell’intelligence russa e il Generale Mamluq incontravano a Riyadh il capo dell’intelligence saudita Salah al-Humaydan. Questo incontro portava alle seguenti conclusioni:
1. Si confermava che la coalizione anti-siriana originale aveva capitolato.
2. Si riconosceva la vittoria della Siria sul terreno.
3. Implicava l’ammissione della sconfitta da parte dell’Arabia Saudita.
4. Si riconfermavano ruolo e impegno della Russia verso la Siria.
5. Era ulteriore prova che gli Stati Uniti perdevano il Medio Oriente.
6. In tale quadro, l’ultimo nemico ostinato della Siria rimaneva la Turchia, oramai isolata.Homsagosto2015Il 14 luglio, presso Palmyra, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano eliminava 21 terroristi e 2 tecniche del SIIL. La 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) di Mhardah e Saqaylabiyah liberavano al-Mansura, Qirbat al-Naqus e Tal Wasit nella pianura di al-Ghab, dopo aver eliminato decine di terroristi e 3 tecniche di Jabhat al-Nusra, Jund al-Aqsa e haraqat Ahrar al-Sham. Almeno 6 capi di Ahrar al-Sham, tra cui Abu Abdurrahman Salqin, venivano uccisi da due attentatori suicidi del SIIL nella provincia di Idlib. Presso la base aerea Abu Dhuhur, la SAAF distruggeva 4 autoveicoli con a bordo almeno 8 islamisti. Ad Ariha, un attacco aereo della SAAF eliminava 11 terroristi del Jaysh al-Fatah. La SAAF bombardava le posizioni dei terroristi a Janat al-Qura, Salat al-Zuhur e al-Baraghiti, dove eliminava 8 autoveicoli e 27 terroristi. A Tal Qatab, a sud est di Jisr al-Shughur, il Jaysh al-Fatah tentava di assaltare una colonna dell’EAS, ma i soldati siriani eliminarono 63 terroristi e 7 loro autoveicoli. A Qan Shaiqun, EAS e PDC eliminavano 11 terroristi e 1 pickup armato del qataib al-Iz. Sul jabal Shashabu l’EAS eliminava 6 terroristi e 2 loro pickup. L’Esercito arabo siriano ed Hezbollah completavano le operazioni di rastrellamento nel regione di al-Zabadani, eliminando decine di terroristi. Presso Qunaytra, l’EAS liberava Um Batayna e al-Hamidiyah e respingeva un attacco del SIIL su Tal Sad. Presso Dara, ad al-Masafra, l’EAS eliminava 13 terroristi di Jabhat al-Nusra. Nella provincia di Hama, l’EAS distruggeva un convoglio di autoveicoli del SIIL tra Qalib al-Thur e Tabarit al-Diba,e gli aerei da guerra siriani bombardavano le posizioni di Jabhat al-Nusra a Qafr Zita, eliminando diversi terroristi, tra cui Samir al-Rajab, capo di un gruppo terroristico locale.
CCpx3YcUwAEwhakIl 15 luglio, ad al-Hasaqah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le NDF, le Forze di protezione assire e la Liwa al-Baath liberavano il Suq al-Ghanam, mentre la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana assicurava l’autostrada Hasaqah – Qamishli da un attacco fallito del SIIL e la SAAF effettuava oltre 55 raid aerei sul governatorato, ad al-Shadadi e al-Hul, eliminando 2 autoveicoli e 13 terroristi, tra cui il capo del SIIL di Hasaqa Abu Qatadah al-Idlibi. La Città dello Sport, presso il quartiere al-Ghuwayran, veniva protetta dalla 5.ta Brigata confinaria dell’EAS da un tentativo d’infiltrazione del SIIL da sud. Un altro capo del SIIL, Amir al-Rafdan, veniva eliminato da un attacco aereo siriano nella provincia di Dair al-Zur. Le YPG liberavano Jisr al-Abyad dopo intensi scontri con il SIIL. La 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS, in coordinamento con le NDF, respingeva l’assalto del Jaysh al-Fatah su Tal Wasit e Qirbat al-Naqus, eliminando 25 terroristi e 2 tecniche. Sulla strada Qarim – Shariah l’EAS eliminava 13 terroristi di Jabhat al-Nusra. A sud di Jisr al-Shughur, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano abbatteva un drone da ricognizione turco nei pressi di Tal Shaiq Qatab. Il Jaysh al-Fatah lanciava oltre 150 bombe, colpi di mortaio e razzi sulle città al-Fua e Qafraya, sulle pianure al-Ghab, uccidendo 11 civili. La 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata e le NDF liberavano al-Mashtal e Qasr al-Hayr, ad sud-ovest di Palmyra, dopo aver eliminato 20 terroristi del SIIL. Presso Hama, a Qirbat al-Naqus, EAS e NDF eliminavano 56 terroristi e ne arrestavano più di 100. 4 pickup armati, 1 autocarro, 1 bulldozer e 3 cannoni-inferno furono sequestrati o distrutti. Presso Tadmur, nel wadi al-Abyad, l’EAS eliminava oltre 20 terroristi e 5 tecniche del SIIL, creando una grande zona cuscinetto tra la base aerea di Tiyas, la stazione di pompaggio T-4 e il jabal al-Hayl, mentre la SAAF eliminava altri 28 terroristi del SIIL.
Il 16 luglio, ad al-Hasaqah, l’EAS eliminava nel quartiere al-Zuhur, 19 terroristi e 3 tecniche del SIIL, mentre le YPG catturavano il carcere al-Ahdath dopo feroci con il SIIL. Presso Idlib, a Jisr al-Shughur, la SAAF compiva oltre 40 sortite attaccando i concentramenti dei terroristi. A Tal Qatab l’EAS eliminava oltre 30 terroristi di Jabhat al-Nusra. La SAAF eliminava 150 terroristi a Janat al-Qura e altri 60 a Bizayt. A Marat Masrin dei cacciabombardieri Su-22 della SAAF e razzi Luna dell’EAS distruggevano 3 basi dei terroristi. La SAAF bombardava le basi dei terroristi di Abu Dhuhur, Qafr Uwayd, al-Tamanyah, Binish, Um Jarin, al-Turah e Qar al-Ghazala. Nella provincia di Lataqia, EAS, NDF e Muqawama Suri liberavano Bayt Zayfa, Bayt Qadhur, Tal Qadhur, Bayt Alan, jabal al-Sindiyan, Tal Dhudhur, jabal al-Rahmaliya e jabal al-Maqtaraniya, eliminando oltre 130 terroristi di Jabhat al-Nusra. I terroristi avevano tentato di assaltare Durin, perdendo però numerosi terroristi e autoveicoli durante l’avvicinamento alla città. Presso Qunaytra, molti terroristi venivano eliminati, assieme a un loro deposito di munizioni, nelle operazioni dell’EAS a Tal Mashara, Bir Ajam e al-Hamidiyah.
Il 17 luglio, presso Tadmur, la Quwat al-Nimr e la Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS eliminavano 24 terroristi del SIIL presso al-Amariyah. Ad al-Hasaqah, le Forze armate siriane accerchiavano i terroristi del SIIL da est e nord, mentre le YPG curde li accerchiavano da ovest e sud. Quindi 1200 terroristi del SIIL rimanevano bloccati presso il capoluogo. Le forze siriane liberavano la Facoltà di Economia, l’Istituto Industriale e un numerosi isolati nei quartieri occidentali. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le Forze di Difesa Nazionale, le Forze di protezione assira e la Liwa al-Baath entravano nel quartiere di al-Shariah, mentre le YPG entravano nel quartiere al-Zuhur e liberavano Rad Sharqiyah e al-Watawatiyah, e una serie di piccoli villaggi lungo l’autostrada Hasaqah – Shadadi. Ad al-Zabadani, l’EAS tendeva un’imboscata dove eliminava 59 terroristi e ne arrestava altri 133. A Qan al-Shaiq l’EAS eliminava 8 terroristi. Presso Qunaytra, a Rasm al-Shawali, 1 elicottero Mi-24 Hind della SAAF distruggeva 4 pickup armati di Ahrar al-Sham. A Um Batayna, l’EAS eliminava 9 terroristi e 1 tecnica ad al-Hamidiya. A Dair al-Zur l’EAS eliminava 13 terroristi.
Il 18 luglio la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi a Tadmru, Quraytin, Jub al-Ahmad, al-Suqna, e Farqalas. La 15.ma Brigata della 5.ta Divisione corazzata e la 7.ma Divisione meccanizzata dell’esercito arabo siriano, in coordinamento con le NDF, entravano a Qafr Shamis e Dair al-Adas nel governatorato di Dara. Presso la base aerea Abu Dhuhur, l’EAS distruggeva 12 tecniche del Jaysh al-Fatah che cercavano di violare il perimetro difensivo della base aerea. 3 autocarri-bomba si erano avvicinati da nord-ovest verso la base, ma furono intercettati dalla difesa siriana che li distruggeva impiegando missili anticarro Kornet e Milan. Quindi l’artiglieria dell’EAS bombardava i concentramenti dei terroristi nella zona distruggendo 12 pickup armati ed eliminando 173 terroristi. Ad Um Jarin l’EAS liquidava 17 terroristi e 2 tecniche di Jabhat al-Nusra. Presso Damasco l’EAS eliminava 23 terroristi.
Il 19 luglio, ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata e le Forze di Protezione assira respingevano l’assalto del SIIL a sud al quartiere al-Ghuwayran eliminando oltre 20 terroristi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con Hezbollah, Forze di Difesa Nazionale (NDF) e il Partito Sociale Nazionalista Siriano (SSNP) liberavano Darab al-Sham, presso al-Zabadani, eliminando 20 terroristi. Presso al-Suwayda, le NDF e i PDC drusi liberavano Tal Muaz eliminando 25 terroristi, mentre la “Brigata meridionale” dell’ELS, Jabhat al-Nusra e Jaysh al-Yarmuq tentavano di assaltare il perimetro occidentale della base aerea di Thalah, venendo respinti con la perdita di 24 terroristi e 3 tecniche. Presso Idlib, la SAAF bombardava le posizioni del Jaysh al-Fatah Bizayt, Janat al-Qura e Taum, mentre l’EAS colpiva i concentramenti dei terroristi ad Abu Shabta, Ufania e Um Batayna, presso Qunaytra.
Il 20 luglio, ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah, SSNP e NDF eliminavano 30 terroristi e 4 tecniche di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani, liberando Darab al-Qalasa, Darab al-Hasaba e Darab al-Qasara, mentre altre decine di terroristi si arrendevano all’Esercito arabo siriano. Presso al-Hasaqah, la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia Repubblicana e la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con le NDF e le Forze di protezione assire, respingevano i terroristi del SIIL dal quartiere al-Shariah e dal Cimitero dei Martiri, mentre le YPG liberavano al-Maylabiyah, Bab al-Qayr e Tal Tanaynir. Presso Qunaytra, l’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra a Sayda, Qafr Shams, al-Mismiyah, al-Yadudah, Atman, al-Nuayma, Um Batayna, dove distruggeva anche un lungo convoglio dei terroristi, e due loro basi ad Abu Shata e a Mashara. Presso Raqqa, Sarvat al-Hayvaniah, base principale del SIIL in Siria veniva bombardata dell’artiglieria dell’EAS, eliminando 400 terroristi. Ad Aleppo, l’EAS eliminava almeno 29 terroristi e la SAAF bombardava al-Layramun, eliminando un concentramento di Jabhat al-Nusra, e Qawabi al-Asal, dove eliminava 20 terroristi.
541a8d8063416Il 21 luglio, ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’EAS, in coordinamento con Liwa al-Baath, NDF e milizia assira, spezzava le linee del SIIL nel quartiere al-Zuhur, mentre le YPG eliminavano 18 terroristi nei quartieri al-Shariah e al-Nishwa. Presso Qunaytra, 9.na Divisione corazzata, Fuj al-Julan, Liwa Suqur al-Qunaytra dell’EAS e le NDF avanzavano su Um Batayna, mentre EAS e milizia drusa eliminavano 16 terroristi di Jabhat al-Nusra ad Samdaniyah al-Sharqiyah e Ajraf. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con Hezbollah, NDF e SSNP, liberavano Sahal al-Zabadani eliminando 19 terroristi e 4 tecniche di haraqat Ahrar al-Sham, liwa Suqur al-Zabadani e Jabhat al-Nusra. Ad al-Zabadani, 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, NDF ed Hezbollah liberavano il quartiere al-Marawih sulla strada Barada – Zabadani, eliminando 21 terroristi, mentre un tunnel di 70 metri tra Zabadani e Madaya veniva scoperto e distrutto dall’EAS. Presso Dara, ad al-Hula, l’EAS eliminava oltre 100 terroristi, e ad al-Muftira l’EAS eliminava 18 terroristi di liwa Tawhid al-Janub, qataib Mujahidiy Huran e qataib Madfaiyat Sijil, e ne arrestava altri 21. Presso Idlib, ad al-Qastun, cacciabombardieri Sukhoj della SAAF bombardavano le posizioni dei terroristi, aprendo la strada alle operazioni dell’Esercito arabo siriano che liberava lo zuccherificio di Jisr al-Shughur. Ad Aleppo, l’assalto dei terroristi di Ansar al-Sharia, Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Jaysh al-Mujahidin contro il quartiere al-Zahra veniva respinto da Liwa al-Quds, NDF e Qataib al-Baath che eliminavano 20 terroristi. A Zibdin EAS e PDC eliminavano 7 terroristi del Jaysh al-Islam, e altri 6 a Dair al-Asafir. Presso al-Suwayda, NDF, Jaysh al-Muwahedin e Forze di Difesa Civile druse eliminavano 28 terroristi e 3 loro tecniche sul Tal Shaiq al-Husayn.
Il 23 luglio il Jaysh al-Fatah attaccava al-Fua e Qafraya, ma le NDF respingevano l’assalto presso le fattorie di soia di al-Fua eliminando 30 terroristi di haraqat Ahrar al-Sham, Jabhat al-Nusra e Ansar al-Sham. La SAAF bombardava nel frattempo le posizioni dei terroristi a Marat al-Misrin, Idlib, Saraqib e Binish. Subito dopo il Jaysh al-Fatah effettuava un altro assalto sulle fattorie di soia, utilizzando un BMP autobomba suicida (VBIED o Vehicle Borne Improvised Explosive Device) presso Tal Sawaghiyah, ma il BMP veniva distrutto dalle NDF prima che potesse raggiungere l’obiettivo. Il Jaysh al-Fatah veniva respinto nuovamente dalle fattorie di soia e da Dair al-Zaghib dalla resistenza delle NDF. Ad al-Hasaqah la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’EAS, la milizia Shaytat e le NDF liberavano il villaggio Abu Baqr, dopo aver eliminato 160 terroristi del SIIL. Ad al-Shariah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le Forze di protezione assire e le NDF eliminavano 19 terroristi del SIIL. A Dara, ELS e Jaysh al-Islam lanciavano un grosso assalto sulla città, verso i quartieri al-Maliha, al-Sina e al-Manshiyah, difesi dalla 5.ta Divisione corazzata dell’EAS e dalle Forze di Difesa Nazionale, che respingevano l’assalto eliminando 1 carro armato e diversi terroristi, mentre la SAAF bombardava le posizioni degli islamisti a Tal Shahab, Tal Zatar e Yaduda. Il Fronte meridionale dell’ELS e il Jaysh al-Islam avevano subito pesanti perdite negli scontri con le forze armate siriane, tra cui 6 capi: Zaqraya Abdalrahman al-Abud (“Abu Hadi”) capo del Faluja al-Huran, Ahmad Ismail al-Daghar (“Abu Raid”) capo del qataib Rajal al-Haq, Sadam al-Jabawi (“Abu Uday”) capo del qataib al-Fursan, Muhamad al-Ghanam (“Abu Qatayba”) capo del qataib Shahada al-Mazayrib, Jalil al-Masri (“Abu Mujahid”) capo del Jaysh al-Yarmuq e Usama Husayn al-Haraqi capo del Jaysh al-Islam. I terroristi assaltavano da quattro direzioni diverse le postazioni di EAS e PDC ad al-Yaduda, Tal Zatar e al-Nuayma, impiegando 25 tra carri armati e blindati, oltre 100 tecniche e sistemi anticarro TOW. Le truppe e le milizie siriane riuscivano respingere l’attacco eliminando oltre 300 terroristi. Scontri anche ad al-Muzayrib e Tal Antar. Presso Hama, a Jana al-Albawi, Qfar Zayta e Qasr bin Wardan, l’EAS eliminava 20 terroristi. Nel governatorato di Homs la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi ad al-Basiri, Um Tuayna, al-Sultaniyah, Unq al-Hawa, al-Shumariyah, Jabab Hamad, al-Tuayna, Habra Garbiyah, Salam al-Sharqi, Tadmur, Talbisa e al-Ghantun, e bombardava le posizioni dei terroristi presso Idlib, ad al-Dibishiyah, Um Jarayn, Tal Salmu e Abu Duhur.
CCpyCExUgAAXuVq Il 24 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah, NDF e SSNP liberavano l’area tra piazza al-Silan, al-Qahalah street e piazza al-Maharjan, scoprendo un tunnel di 40 metri usato come deposito di armi, munizioni, apparecchiature per le telecomunicazioni ed alimentari. Presso Tadmur, la Quwat al-Nimr, la Liwa Suqur al-Sahra e la 550.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’EAS eliminavano 12 terroristi del SIIL presso al-Amariyah. Il governo turco concedeva l’uso della base aerea di Incirlik alla coalizione anti-SIIL per effettuare attacchi aerei in Siria,”la Turchia ha concesso lo spazio per lo schieramento di velivoli con e senza equipaggio di Stati Uniti e altri membri della coalizione che partecipa alle operazioni aeree contro il SIIL“. Era la maggiore conseguenza dell’attentato suicida del SIIL a Suruç che uccise 32 militanti socialisti e ne ferì 104. Inoltre il Ministero degli Esteri turco dichiarava che la Turchia prendeva parte nelle operazioni della coalizione anti-SIIL, guidata dagli USA dal settembre 2014 e composta da 60 Paesi, di cui erano attivi solo USA, Francia, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. E infatti, lo stesso giorno 3 F-16 turchi bombardavano tre obiettivi del SIIL in Siria. La Turchia sosteneva anche di avere chiuso gli uffici e i centri di reclutamento del SIIL sul suo territorio, così riconoscendo ufficialmente che il SIIL era suo alleato. Inoltre, anche Jaysh al-Islam e Jabhat al-Nusra erano diretti da un centro comando turco-saudita-qatariota in Turchia. Nel frattempo gli aviogetti turchi compivano anche 159 sortite contro le basi del PKK in Iraq, tra cui il comando sul jabal al-Qandil. Nel frattempo, il 27 luglio, “Un’esplosione colpiva il gasdotto Iran-Turchia nella provincia turca di Agri e l’Iran sospendeva il flusso di gas immediatamente dopo essere stato informato dell’incidente“, dichiarava il CEO della società nazionale gasifera iraniana (NIGC) Hamidreza Araghi, “L’Iran è in attesa di spiegazioni dall’amministrazione turca sulla causa dell’esplosione e sospende l’esportazione di gas in Turchia tramite questa pipeline“.
Il 25 luglio la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi presso Idlib, a Bizayt, Janat al-Qura, Bishlamun, Jisr al-Shughur, Qafr Musa, Qansafra, Tamana, Abu Duhur e Taum; presso Tadmur, ad al-Saqnah, Palmyra, al-Bayarat, Muthalath, Dabat al-Malayha, Shindaqiyah al-Janubiyah, Jabab Hamad e al-Qadim; presso Homs, a Rasam al-Saba, Um Sahrij, Tafha, Maluq, al-Wadayhi, Jabal Jarah, Ayn Husayn, al-Amariyah e Ayn al-Dananir; presso Hama, ad al-Rahjan, eliminando centinaia di terroristi e decine di loro autoveicoli. L’EAS respingeva un nuovo assalto del SIIL sull’aeroporto militare Quwayris di Aleppo, eliminando almeno 80 terroristi. Nel governatorato di Lataqia l’EAS liberava i villaggi al-Dura, Dwayrqa, al-Suqaryia, Marj Quqa e Shalaf. Presso Hama, l’EAS liberava Tal Aqrab, dopo aver eliminato 5 terroristi a bordo di 2 tecniche. Presso Qunaytra, a Tranja e Jabata al-Qashab, l’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra. Ad Hasaqah, l’EAS e le NDF avanzavano ad al-Gharbyah ed al-Sharqiyah, tagliando i collegamenti tra i gruppi terroristici nella periferia della città.
Il 26 luglio, a Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah eliminavano oltre 30 terroristi e sequestravano un grande deposito di armi, munizioni e dispositivi di telecomunicazione del SIIL, liberando Qalat Tadmur (Castello di Palmira). Nel frattempo 300 terroristi del SIIL fuggivano da Palmira verso Raqqa. La 104.ta Brigata aeroportata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con la milizia Shaytat di Dair al-Zur, le Forze di protezione assire e le Forze di Difesa Nazionale, liberavano totalmente la Cittadella dello Sport di al-Hasaqah, Dawar Mahmud al-Qahraba, Dawar al-Thaqafah e Dawar al-Sharia eliminando 29 terroristi del SIIL e 4 loro tecniche. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in collaborazione con la Quwat al-Shamir, liberava al-Nishwa, mentre la Syrian Arab Air Force paralizzava il comando del SIIL ad al-Shadadi. Presso Qunaytra, ad al-Hamriyah, l’EAS tendeva un’imboscata a gruppi terroristici che tentavano di assaltare la città. A seguito del fallito attacco dei terroristi, il Fuj al-Julan e la Liwa Suqur al-Qunaytra dell’Esercito arabo siriano liberavano Tal Qaba al-Hanariyah e bombardavano i gruppi terroristici di Jabhat al-Nusra e Brigate meridionale dell’ELS a Jabatha al-Qashab, Tarnijah, al-Hamidiyah, Samandiyah al-Sharqiyah e al-Ajraf, eliminando circa 40 terroristi e 5 tecniche.
64123Il 27 luglio, a Dair al-Zur, la 137.ma Brigata della 17.ma Divisione respingeva l’assalto del SIIL sulla base aerea e liberava al-Jafra, eliminando 11 terroristi e 2 tecniche. A Jubar la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS e le NDF eliminavano 23 terroristi del Jaysh al-Islam, liberando la moschea Tayba, l’edificio delle Poste e il palazzo degli Insegnanti. A sud di Jubar, la Guardia repubblicana e le NDF eliminavano decine di terroristi presso Bala. Per la terza volta in due settimane, Jaysh al-Fatah assaltava al-Fua e Qafraya da tre fianchi, venendo respinto dalle NDF che eliminavano 22 terroristi e 1 tecnica. L’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra ad Ayn al-Turma, Qan al-Shih e Husayniah al-Gharbyia, e ad al-Zabadani eliminava 20 terroristi del SIIL. A Duma un’unità dell’EAS distruggeva una base del Jaysh al-Islam eliminando 15 terroristi. Presso Hama, unità dell’EAS supportate dalla SAAF conducevano operazioni contro le posizioni dei terroristi del SIIL ad Aydun, Unq Bajira, Tulul al-Humar, Aqash, al-Mansura, Anqawi, al-Sqaylbyia, Jisr Bayt al-Ras, al-Huaija, Qafr Nabuda e Qirbat al-Naqus. Presso Tadmur, ad al-Bayarat, l’EAS distruggeva un cannone da 130mm del SIIL, e liberava al-Siyaqah assicurandosi il controllo degli oleodotti della regione. Presso Idlib, la SAAF distruggeva un convoglio di Jabhat al-Nusra tra Abu Duhur e Qan Shaiqun, e diversi altri autoveicoli degli islamisti a Tal Salma, al-Qashir e al-Majas. Un’unità dell’EAS distruggeva 4 autoveicoli dei taqfiri tra Zayzun al-Muhdatha e Tal al-Sahan. Nel governatorato di Lataqia la SAAF attaccava Tardan, Ayn al-Ghazala, Bayt Hasan e Nahshbah, mentre unità dell’EAS eliminavano 30 terroristi di Jabhat al-Nusra a Bayt Awan, al-Dura e Ablaq. Ad Aleppo un’unità dell’EAS distruggeva un tunnel dei terroristi nella zona di Sulayman al-Halbi; diversi terroristi furono eliminati dall’EAS nei quartieri al-Qaldiyah, Bustan al-Basha, al-Ashrafiyah, Qarim Maysar, Qarim al-Tarab, Qastal Harami, Bani Zayd, Qan al-Asal, Andan, Bayanun, presso l’aeroporto al-Nayrab e al-Zahra. A Dara un’unità dell’EAS eliminava un gruppo terroristico presso le fattorie al-Bitar. Basi dei terroristi furono colpite ad al-Nuayma, Sidam, al-Yaduda, al-Qaraq e Dara al-Balad. Presso Qunaytra, l’EAS liberava Qrum al-Hamariya ed eliminava un grosso gruppo di terroristi tra Sahita e Samadaniyah al-Gharbiyah. Le YPG liberavano Sarin, presso Ayn al-Arab, eliminando 30 terroristi del SIIL.
Il 28 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah reparti speciali per colpire i tunnel utilizzati da Jabhat al-Nusra per ripararsi dagli attacchi aerei e creare depositi di armi e materiali. Anche la SAAF aumentava la potenza delle bombe utilizzate, per penetrare nel terreno e distruggere i depositi sotterranei. Presso Idlib, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’EAS, le NDF e la Liwa Jabal al-Assad riconquistavano Tal Haqama, Tal Sararif, Tal Wasit e Ziyarah, occupate il giorno prima dal Jaysh al-Fatah, eliminando oltre 40 terroristi. Ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata e la 5.ta Brigata guardie di confine dell’EAS, le Forze di Protezione Gozarto (assire) e le NDF liberavano la casa della Gioventù e la Rotatoria panoramica all’ingresso meridionale del capoluogo, mentre la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con le Forze assire e le NDF, eliminava 31 terroristi del SIIL nel quartiere al-Nishwa, dove le forze terroristiche erano accerchiate.
Il 29 luglio, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata e il 45.mo Reggimento della 1.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, e le Forze di difesa nazionale (NDF), respingevano i terroristi di haraqat Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dalla linea Qirbat al-Naqus – Tal Wasit spezzandone le difese, eliminando 23 terroristi e liberando al-Mansura, Tal Dayr e Tal Barqi. La SAAF conduceva 44 sortite bombardando le posizioni del SIIL presso l’aeroporto militare di Quwayris nel governatorato di Aleppo, eliminando decine di terroristi, tra cui il capo ceceno del gruppo terroristico Abu Umar al-Shishani. Nel governatorato di Qunaytra Fuj al-Julan e Liwa Suqur al-Qunaytra dell’EAS liberavano al-Himriyat e Tal Qabas ed eliminavano 17 terroristi di Jabhat al-Nusra ed ELS presso Jabata al-Qashab. 1 drone israeliano colpiva un convoglio delle NDF nei pressi di Hadar sulle Alture del Golan, uccidendo 3 miliziani: Nadir Jamil al-Tawil, shaiq Wasim Adil Badriya e Muhanad Said Baraqat. Un altro drone israeliano colpiva una postazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (PFLP-GC) nel Governatorato della Biqa nel Libano orientale, uccidendo un miliziano palestinese. I terroristi di Jabhat al-Nusra sparavano 70 razzi, in parte caricati con agenti chimici, contro le cittadine di al-Zahra e Nabul, presso Aleppo. Presso Hama, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS e le NDF tendevano un’imboscata al Jaysh al-Fatah eliminando 13 terroristi rastrellavano Tal Wasit, Qirbat al-Naqus, al-Mansura e al-Ziyara, e bombardavano al-Qastun, Tal Qatab, al-Himqa, al-Mintar, al-Mushayrifa, al-Awar, ad est di Jisr al-Shughur.
Il 30 luglio l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’EAS e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) liberavano Zayzun, occupata 72 ore prima dai terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Ansar al-Sham. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah liberavano la Moschea al-Barada, eliminando oltre 30 terroristi e cacciando dai quartieri settentrionali della città Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham, mentre presso la stazione degli autobus le forze siriane eliminavano un’altra dozzina di terroristi. Aerei ed elicotteri della Syrian Arab Air Force (SAAF) compivano 37 sortite bombardando le retrovie di Jabhat al-Nusra. Ad al-Hasaqah la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata, le Forze di protezione assire, le NDF e la Liwa al-Baath eliminavano 22 terroristi presso la rotonda Panorama, e altri 20 islamisti nel quartiere di al-Zuhur. Il quartiere al-Shariah veniva completamente liberato dopo scontri feroci con il SIIL. Il 30 luglio, a Dara i PDC eliminavano 2 pickup armati islamisti. L’EAS eliminava altri 27 terroristi di Jabhat al-Nusra ad al-Nuayma, Busra al-Sham e Itman.
11204430Il 31 luglio, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la Liwa Asad al-Jabal e la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano (EAS). e le Forze di difesa nazionale (NDF), eliminavano presso Zayzun oltre 20 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham. L’EAS liberava al-Zayzun e al-Ziyadiyah nel Governatorato di Idlib, arrivando alla periferia della città di Furiqa e Qahira. Intanto Jabhat al-Nusra sequestrava un gruppo di terroristi dell’ELS appena addestrati dagli Stati Uniti in Turchia, e poi attaccava ad Azaz, a nord di Aleppo, la base del gruppo di terroristi addestrati dagli Stati Uniti, autodefinitosi Divisione 30. Gli scontri causavano la morte di 5 terroristi di Jabhat al-Nusra e 6 terroristi della Divisione 30.
Il 1° agosto, ad Aleppo 25 terroristi, tra cui 5 capi, venivano eliminati dall’Esercito arabo siriano. Ad al-Hasaqah, EAS, SAAF e NDF liberavano il quartiere al-Zuhur eliminando decine di terroristi del SIIL. La SAAF bombardava le posizioni dei terroristi presso Tadmur, a Jazal e Qalat Hir al-Gharbi, e presso Aleppo, a Bishantara e Qafr Dail, distruggendo un convoglio dei terroristi. Presso al-Fuah l’EAS eliminava 23 terroristi di Jabhat al-Nusra mentre le NDF liberavano la vicina città di Qafrya, nel Governatorato di Idlib. Altri 50 terroristi furono eliminati dai raid aerei siriani tra Duayrshan, al-Ruda, Wadi al-Dura, nella provincia di Lataqia. L’Esercito arabo siriano assaltava le posizioni di Jabhat al-Nusra e haraqat al-Muthana a Malayha al-Gharbiya, presso Dara, eliminando almeno 100 terroristi. Ad al-Zabadani, EAS ed Hezbollah eliminavano 42 terroristi e ne arrestavano altri 41, tra cui i capi dell’ELS Tariq al-Zin, Ali Murad, Aqram al-Hurani, Monir al-Aqa e Abdullah Rahmah. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la Liwa Asud al-Jabal, la Quwat al-Nimr dell’EAS e le NDF liberavano Ziyadiyah, la centrale idroelettrica di Zayzun, Marj al-Zuhur, Tal Awar, Furiqa e Tal Hamqi, dopo scontri intensi con il Jaysh al-Fatah che si ritirava a Furu e al-Sirmaniyah.

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Il patto faustiano tra Obama ed Erdogan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 luglio 2015U.S. President Obama and Turkey's Prime Minister Erdogan take part in a family photo during the G20 Summit in CannesDopo tutto, gli attacchi aerei turchi in Siria iniziati la settimana scorsa contro lo Stato islamico sembrerebbero essere un cambio della posizione di Ankara verso il gruppo terroristico. L’esercito turco ha denominato l’operazione “Yalcin Nane” dal sottufficiale turco ucciso in uno scontro con il SIIL (che a sua volta ha compiuto un attentato suicida al confine con la Turchia, uccidendo 32 persone). Ovviamente, Ankara ritiene opportuno proiettare “Yalcin Nane” in risposta ai presunti attacchi del SIIL in Turchia. I cinici potrebbero obiettare che l’immagine di “duro” può avvantaggiare il gioco del presidente Recep Erdogan, cavalcando l’ondata di nazionalismo e cercando un rapido sondaggio per migliorare i risultati poco brillanti delle elezioni di giugno, che hanno impedito al suo Partito Giustizia e Democrazia di avere la maggioranza in parlamento. Tuttavia la grande domanda rimane: la politica turca sulla Siria è cambiata radicalmente? Erdogan ha rigettato il sostegno clandestino ai gruppi estremisti islamici e deciso finalmente di addentare la giugulare del SIIL? Il punto è ambiguo, per la doppia natura della diplomazia turca, ed è difficile credere che Ankara recida i legami con il SIIL. The Guardian ha pubblicato un rapporto esclusivo secondo cui Erdogan semplicemente sarebbe alle prese con un nuovo atteggiamento. Secondo il Guardian, Washington avrebbe ricattato Erdogan costringendolo suo malgrado ad agire contro il SIIL. Sembra che Washington abbia prove altamente dannose, come “centinaia di pen drive e documenti” che svelano l'”alleanza non dichiarata” tra Ankara e SIIL, stabilendo che “i rapporti diretti tra ufficiali turchi e membri del SIIL” siano “innegabili“. The Guardian citava un funzionario europeo dire, “Questo non è un loro pensiero (turco). E’ una reazione a ciò che gli hanno imposto statunitensi ed altri“. Ciò che accredita l’articolo del Guardian è che Erdogan, per qualche motivo inspiegabile, ha improvvisamente cambiato idea e deciso di aderire alla richiesta statunitense di permettere ai loro aerei da guerra di attaccare il SIIL in Siria dalla base di Incirlik nella Turchia orientale. Chiaramente Erdogan ha ceduto dopo aver rifiutato l’accesso ad Incirlik l’anno scorso. Ma ciò che è ancora più interessante è che anche il presidente Barack Obama ha fatto un’inversione di marcia, con un rovesciamento politico ha accettato la vecchia richiesta di Erdogan d’imporre una limitata “no-fly zone” nel nord della Siria, al confine con la Turchia, che gli statunitensi avevano respinto finora. La proposta “no-fly zone” in Siria è relativamente piccola rispetto a quella imposta nel nord dell’Iraq dopo la guerra del Golfo nel 1991, lunga circa 100 km e profonda 30-50 km. Ma poi, come già stabilito, permette alle forze aeree turche e statunitensi di agire congiuntamente sul territorio siriano senza assicurarsi un mandato delle Nazioni Unite. Infatti, né Stati Uniti né Turchia si sono curati di avere l’approvazione del governo, riconosciuto a livello internazionale, di Damasco. Evidentemente la “no-fly zone” impone restrizioni agli aerei da guerra del governo siriano. Ma l’obiettivo turco è in primo luogo che alcuna entità curda indipendente si formi nel nord della Siria. In poche parole, il patto faustiano tra Obama e Erdogan funziona così:
– Erdogan si assicura che Obama non sveli i suoi legami occulti con il SIIL e si compra il silenzio di quest’ultimo consentendo agli aerei da guerra degli Stati Uniti di operare dalla base di Incirlik;
– Come contropartita, Obama cede all’insistenza di Erdogan nel creare una “no-fly zone” nel nord della Siria, come primo passo verso la creazione di una base operativa nel territorio siriano al confine con la Turchia, che può essere utilizzata dai ribelli (sostenuti da Turchia, Arabia Saudita e Qatar) per far avanzare l’agenda per rovesciare il regime guidato dal presidente Bashar al-Assad;
– Né Erdogan, né Obama badano a che la loro “no-fly zone” sulla Siria sia istituita nell’ambito del mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
– Erdogan ha mano libera nel schiacciare i ribelli curdi mentre agevola gli aerei da guerra statunitensi operanti liberamente su Iraq e Siria.
A prima vista si tratta di una formula “win-win“. Obama trarrà conforto dagli Stati Uniti che non s’impegnano ulteriormente e in modo significativo a sostenere l’operazione turco-saudita-qatariota in Siria e comunque placa Ankara e Riyadh sull’accordo nucleare iraniano. Dal punto di vista turco, il coinvolgimento statunitense nella “no-fly zone” significa che non avvierà un’incursione unilaterale in Siria, cosa che si vuole evitare. D’altra parte, Ankara rabbonisce gli statunitensi, dato che l’uso della base di Incirlik è estremamente importante per i militari statunitensi, se prima i loro aerei dovevano volare per 1000 miglia verso gli obiettivi in Siria, voleranno assai meno da Incirlik, appena oltre il confine con la Siria, affinché la campagna aerea di Obama contro il SIIL sia molto più intensa e, si spera, anche più efficace. Nella mente contorta di Erdogan, un pensiero potrebbe anche essere apparso dopo l’accordo nucleare iraniano, nel caso Washington e Teheran collaborino nella lotta contro il SIIL diminuendo l’importanza strategica della Turchia per l’occidente. In sintesi, Erdogan ha deciso che è utile per la Turchia aprire la base aerea agli aerei degli Stati Uniti, presentandosi come Stato in prima linea nella lotta di Obama contro il SIIL. Ironia della sorte, ciò che accade non è molto diverso da quello che gli amici pakistani di Erdogan fecero presentando il loro Paese come “Stato in prima linea” nella guerra degli Stati Uniti al terrore, per averne gli aiuti. Naturalmente il Pakistan non ci ha mai ripensato ed ha estratto miliardi di dollari di aiuti statunitensi fin quando iniziò il contraccolpo trasformando il Paese nel campo di battaglia dei terroristi. Il tempo mostrerà se il patto faustiano di Erdogan con Obama avrà un esito diverso. D’altra parte, tale patto appare mentre il bilancio per Obama resta incerto. Non c’è dubbio che il secondo fronte della Turchia contro i curdi non può che complicare la guerra di Obama in Iraq, ma segnala anche la fine al processo di pace e il dialogo di Erdogan con i curdi e la tregua di due anni fa. Aiuta la strategia regionale degli Stati Uniti se uno dei suoi principali alleati della NATO s’impantana? È interessante notare che l’unico partito ad applaudire gli attacchi aerei turchi sulla Siria è la screditata alleanza dell’opposizione siriana, naturalmente sostenuta da Ankara. La Casa Bianca attaccava con il suo mantra ogni volta che l’esercito turco intraprendeva missioni punitive contro i separatisti curdi, cioè sul diritto di difendersi di Ankara. Che altro dirà Obama in tali circostanze? Paradossalmente, la milizia curda è anche alleata degli Stati Uniti nella guerra di Obama al SIIL.1168704275Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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