Siria: operazioni del 3-4 luglio 2015

Le operazioni dell'Esercito siriano e di Hezbollah contro i terroristi a Zabadani.

Le operazioni dell’Esercito siriano e di Hezbollah contro i terroristi a Zabadani.

Il 3 luglio, Ansar al-Sharia attaccava ad Aleppo le postazioni dell’Esercito arabo siriano (EAS) e delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) ad al-Zahra, al-Qalidiyah e al-Ashrafīyah. L’assalto veniva respinto con l’eliminazione di oltre 140 terroristi e 14 tecniche. Le forze armate siriane liberavano il quartiere di al-Salahudin e distruggevano un deposito di armi di haraqat Ahrar al-Sham ad al-Buraj. La Syrian Arab Air Force (SAAF) bombardava le posizioni islamiste ad Halisa, al-Jabul, Ayn al-Hanish, Dair al-Hafir, Musqanah, Tal Alam, Tal Turiqas, Haruytan, al-Qastal e al-Layramun. Ad al-Qastal EAS e PDC (Comitati di Difesa Popolare) eliminavano 80 terroristi nell’imboscata tesa a un convoglio di Ansar al-Sharia. A Masqana l’EAS eliminava 8 terroristi e altri 10 a Tal al-Shuwayhana. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata e la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, e le NDF, eliminavano 25 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham liberando Qabr al-Fadah, al-Ramlah, al-Ashrafiyah e al-Hawiz, a nord-ovest di Hama, sulle pianure al-Ghab. La SAAF aveva lanciato 40 attacchi aerei su Qafr Zita, al-Dalaq, al-Lahaya, Aydun, Qanayfis, al-Qrim, Qastun e Tal al-Hamar, nel governatorato di Hama, distruggendo vari automezzi islamisti. Ad al-Qrim l’Esercito arabo siriano eliminava 7 terroristi di Jabhat al-Nusra. Nel Ghuta orientale, a Jubar, l’EAS eliminava 20 terroristi che avevano bombardato dei quartieri di Damasco, uccidendo un civile. Nel governatorato di Lataqia, l’EAS eliminava oltre 110 terroristi di Jabhat al-Nusra, presso la città di Shalaf. Il 4 luglio, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 123.ma Brigata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con NDF e Liwa Suturo (milizia assira), sgombravano il quartiere al-Nishwa dalla presenza del SIIL ed avanzavano sul quartiere al-Liliyah eliminando oltre 40 terroristi e 3 loro tecniche. Ad Aleppo, le forze islamiste di Ansar al-Sharia attaccavano il Centro di ricerca scientifica nel Nuovo Distretto, venendo respinte da Liwa al-Quds e Forze di Difesa Nazionale che eliminavano 25 terroristi e ne arrestavano altri 8. Ad al-Zabadani, la 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con Hezbollah e Forze di Difesa Nazionale (NDF), eliminava 33 terroristi e 4 tecniche di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani liberando Qalat al-Tal, Qalat al-Zahra, Bin al-Quwayt e al-Jamiyat. Almeno 60 terroristi di Jabhat al-Nusra venivano eliminati da una forte esplosione ad Ariha, presso Idlib, scatenata da un attentatore suicida del SIIL. Nel governatorato di al-Suwayda, a Shaqa, Tal Sad, Maqab al-Nifiyat e Tal Bashayna, NDF e Jaysh al-Muwahidin (milizia drusa) eliminavano oltre 30 terroristi e 3 tecniche del SIIL.

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Eastring vs Balkan Stream: la battaglia per la Grecia

Andrew Korybko The Saker 28 giugno 2015TurkGasPipe-webfigLa Russia non bluffava quando ha detto che il Turkish Stream sarà l’unica via di transito del gas fuori dall’Ucraina dal 2019, e dopo tentennamenti incredulo per più di sei mesi critici, l’UE solo ora rinsavisce cercando disperatamente di mercanteggiare un’alternativa geopolitica. Fermo restando che il fabbisogno di gas ricadrà assolutamente sulla Russia nei prossimi decenni (indipendentemente dalla retorica transatlantica), l’UE vuole attenuare le conseguenze multipolari dei gasdotti pianificati dalla Russia finché può. La Russia vuole estendere il Turkish stream a Grecia, Macedonia e Serbia con un piano che l’autore ha già definito “Balkan stream“, mentre l’Unione europea vuole abolire la rotta balcanica centrale e sostituirla con una nei Balcani orientali via Bulgaria e Romania, la cosiddetta “Eastring“. Sebbene l’Eastring possa teoricamente far transitare il gas dal Caspio inviato attraverso il gasdotto TAP, la proposta invece è stata presentata ultimamente in connessione al Turkish stream, probabilmente perché possibilmente i previsti 10-20 miliardi di metri cubi l’anno rispetto al precedente (le riserve dell’Azerbaigian non possono soddisfare la domanda senza assistenza turkmena, lungi dall’essere garantita a questo punto), sono sminuiti dai 49 miliardi di metri cubi del secondo. Se l’Europa non intende collegare l’Eastring al Turkish stream, le forniture di gas russo potrebbero raggiungere il continente indipendentemente dalla rotta in questione (Balcani centrali od orientali), il che significa che c’ è una situazione sempre vantaggiosa per la Russia… forse. Le differenze strategiche tra Eastring e Balkan Stream sono in realtà molto acute e accoppiate all’impeto implicito rivelato dalla proposta dell’UE di collegare Eastring al Turkish Stream, innanzitutto significa che vanno analizzate più in profondità, prima che qualcuno salti a una conclusione predeterminata sulla natura ‘reciprocamente vantaggiosa’ dell’Eastring. L’articolo comincia identificando le differenze strategiche sottostanti tra Eastring e Balkan stream. Dopo aver deciso ciò, acquisite le intuizioni, s’interpretano le motivazioni di Bruxelles e le previsioni regionali implicite sui Balcani. Infine, si tocca la prolungata crisi del debito greco per illustrare come le attuali turbolenze della Repubblica ellenica siano divenute il tentativo occidentale di cacciare indirettamente Tsipras per punirlo per la cooperazione energetica con la Russia.

Le differenze strategiche
Ci si ingannerebbe assolutamente supponendo che Eastring e Balkan Stream siano progetti strategicamente simili, e siano entrambi vie di transito del gas russo verso l’Europa, promuovendo due visioni a lungo termine completamente diverse per conto dei sostenitori europei e russi rispettivamente.

Eastring:
L’UE prevede che questo tracciato eliminerà qualsiasi vantaggio geopolitico che la Russia potrebbe potenzialmente trarre dal Balkan stream riducendo l’oleodotto a niente più che un esiguo gasdotto privo di qualsiasi impatto o influenza. Potendo raggiungere questo obiettivo semplicemente facendo passare il gasdotto in Bulgaria e Romania, due affidabili Stati membri dell’UE e della NATO, le cui élite politiche sono saldamente nell’orbita unipolare. Come ulteriore garanzia la Russia non potrebbe mai utilizzare l’Eastring per gli scopi multipolari previsti, dato che gli Stati Uniti prevedono di pre-posizionare armi pesanti e 750 truppe nei due Paesi dei Balcani orientali, rafforzando ulteriormente il blocco sub-NATO del Mar Nero in costruzione negli ultimi due anni. Se gli Stati Uniti riescono a sabotare il Balkan stream e a costringere quindi la Russia a rinviarlo, in ultima analisi l’Eastring sarà l’unica alternativa realistica nell’Europa del sud-est per inviare gas in Europa, e Mosca si troverebbe nella stessa posizione strategica miserabile di quando inviava energia attraverso l’Ucraina controllata dagli USA, vanificando così lo scopo del perno nei Balcani, in primo luogo.

Balkan stream:
I russi hanno un approccio sui gasdotti del tutto opposto agli europei, comprendendone l’utilità geopolitica e cercando di utilizzare tali investimenti infrastrutturali quali strumenti strategici. Il Balkan stream va inteso come controffensiva multipolare nel cuore dell’Europa ed è esattamente per queste ragioni che la Russia è completamente contraria ad affidarsi ad Eastring quale unica rotta energetica europea sudorientale per l’UE. Mosca prevede di utilizzare Balkan stream come calamita per attirare gli investimenti dai BRICS nei Balcani, integrandolo alla Via della Seta balcanica della Cina dalla Grecia all’Ungheria. Non è quindi un caso che il terrorismo albanese filo-statunitense sia tornato nella regione dopo dieci anni, in particolare contro la Repubblica di Macedonia, il collo di bottiglia dei Balcani. La Russia scommette sulla rotta balcanica centrale per la via energetica che propone, perché sa che Serbia e Macedonia, che non sono membri di Unione Europea o NATO, non possono essere direttamente dominate dal mondo unipolare come i satelliti bulgaro e rumeno degli Stati Uniti, e vede la Grecia come l”asso’ sul punto di cadere in disgrazia presso i padroni occidentali. Questi fattori a loro volta rendono il Balkan straem eccezionalmente attraente per gli geostrateghi russi che correttamente riconoscono che i tre Stati lungo la sua rotta (Grecia, Macedonia e Serbia) sono il tallone d’Achille dell’unipolarismo occidentale in Eurasia che, se considerato con la giusta spinta, può portare al crollo finale di tutta la struttura.

Lettura del pensiero di Bruxelles
Il fatto stesso che l’UE propone Eastring quale possibile componente del Turkish stream rivela molto su ciò che Bruxelles pensa oggi. Diamo uno sguardo a ciò che è stato detto tra le righe:

Il gas russo è necessario:
Bruxelles riconosce di dover ricevere il gas russo in un modo o nell’altro, e che il corridoio meridionale del gas più che probabilmente non soddisferà le future esigenze dell’Unione (sia per l’Unione europea nel suo insieme che per la regione dei Balcani in particolare). Gli Stati Uniti lo capiscono e quindi pianificano uno scenario in cui la Russia sia costretta a fare affidamento sulla rotta unipolare nei Balcani orientali, in modo da neutralizzare il progetto da qualsiasi influenza residua multipolare, e Washington possa continuare a controllare il transito delle risorse russe verso l’Europa in futuro.

Vulnerabilità unipolare nei Balcani centrali:
Il suggerimento che i Balcani orientali sostituiscano l’oleodotto alternativo Balkan stream indica che l’occidente riconosce la vulnerabilità unipolare della rotta russa nei Balcani centrali. Questo perché la costruzione del Balkan Stream comporterebbe il rafforzamento geostrategico della Serbia emergendo come hub energetico regionale. Belgrado potrebbe quindi sfruttare ampiamente questo vantaggio reintegrando lentamente e strategicamente (ma non politicamente!) l’ex-Jugoslavia, anche se sotto l’influenza multipolare indiretta russa. Di conseguenza, i Balcani, la regione europea che indiscutibilmente dimostra il fallimento del bastone euro-atlantico, si presenteranno quale attraente opportunità non-occidentale del co-sviluppo con i BRICS. Il Balkan stream della Russia fornisce approvvigionamento energetico sicuro, mentre la Via della Seta balcanica della Cina concede accesso al mercato globale più grande, minacciando così la morsa economica che l’Unione europea attua sulla penisola. Se l’Europa non è più economicamente allettante per gli Stati balcanici (la sua attrattiva culturale e politica è roba del passato a causa dei ‘matrimoni gay’ e dell’eccessivo bullismo di Bruxelles di questi anni), perderà l’ultimo suo soft power e l’unico modello alternativo saranno i BRIC, che porrebbero nella regione una testa di ponte multipolare arivvando al centro del continente prima che qualcuno se ne renda conto.

putin-tsiprasInaffidabilità greca:
L’UE chiaramente non vede la Grecia, almeno con l’attuale dirigenza, quale strumento geopolitico affidabile per i propri interessi. Mentre l’oleodotto azero attraverso il Paese politicamente volubile è accettabile, quello dalla Russia non lo è, potendo essere usato come banco di prova per ulteriori incursioni multipolari nei Balcani centrali e comportando la rapida ritirata dell’influenza balcanica di Bruxelles (come sopra descritto). Se la Grecia fosse completamente sotto controllo unipolare, o l’occidente lo ritenesse possibile entro il 2019, allora non ci sarà la necessità di escludere il Paese. Anche se rimane la possibilità che un frammento di territorio greco possa essere usato per costruire l’interconnessione gasifera con la Bulgaria per sostenere l’Eastring, ciò non è ancora l’oleodotto che attraversa il nord del Paese secondo una rotta fuori dal controllo unipolare (a differenza dell’alternativa bulgara). Pertanto, la proposta dell’Eastring la dice lunga sulle tristi prospettive geopolitiche che Bruxelles prevede nei prossimi 5 anni in Grecia, anche se ciò al contrario può essere letto come conferma della possibilità multipolare del Paese che la Russia ha già individuato.

Le guerre per procura balcaniche:
Più che altro, la proposta di Bruxelles dell’Eastring può essere letta come disperato piano B per garantirsi le forniture di gas russo tanto necessarie, nel caso in cui gli Stati Uniti rendano irrealizzabile il Balkan Stream nella penisola centrale con una serie di guerre per procura destabilizzanti. Come già illustrato, l’UE ha bisogno del gas russo a qualsiasi costo (cosa che gli Stati Uniti ammettono malvolentieri), quindi deve assolutamente avere un piano di emergenza nel caso succeda qualcosa al Balkan stream. Le casse russe hanno bisogno di entrate, mentre le fabbriche europee del gas, quindi è un rapporto naturale d’interesse reciproco cooperare su una certa rotta o un’altra. La tesi, ovviamente, si riduce a quale rotta il gas russo attraverserà e gli Stati Uniti faranno di tutto affinché passi nei Balcani orientali unipolari e non dai multipolari Balcani centrali. Così la ‘Battaglia per la Grecia’ è l’ultimo episodio di questa saga, e la futura rotta del gas russo verso l’Europa è in bilico.

Davanti al bivio (greco)
Anche se la crisi del debito è un problema da ben prima che il Balkan stream fosse concepito, ora è intimamente intrecciata al dramma della nuova Guerra Fredda energetica nei Balcani. La Troika vuole costringere Tsipras a capitolare sull’accordo del debito impopolare che sicuramente comporterebbe la rapida fine della sua premiership. In questo momento, il principale fattore che lega il Balkan stream alla Grecia è il governo Tsipras, ed è interesse di Russia e mondo multipolare vederlo rimanere al potere fin quando il gasdotto sarà fisicamente costruito. Qualsiasi cambiamento improvviso o inatteso della leadership in Grecia potrebbe facilmente mettere in pericolo la sostenibilità politica del Balkan stream e costringere la Russia a fare affidamento sull’Eastring, ed è per queste ragioni che la Troika vuole imporre a Tsipras un dilemma inestricabile. Se accetta le condizioni attuali del debito, allora perderà l’appoggio della base e probabilmente inaugurerà elezioni anticipate o cadrà vittima di una rivolta nel suo stesso partito. Dall’altra parte, se rifiuta la proposta e permette il default della Grecia, allora la catastrofe economica risultante potrebbe por termine al supporto della base e por fine prematuramente alla sua carriera politica. Perciò la decisione del referendum nazionale sull’accordo del debito è una mossa geniale, perché assicura a Tsipras la possibilità di sopravvivere all’imminente tempesta politica-economica con risultati democraticamente ottenuti (che sembrano predire il rifiuto del debito e imminente default). Con il popolo dalla sua parte (non importa quanto ristretto), Tsipras potrà continuare a presiede la Grecia attraversando il prossimo preoccupante periodo d’incertezza. Inoltre, la continua gestione del Paese e i rapporti personali con i leader dei BRICS (soprattutto Vladimir Putin) potrebbe portare ad estendere una qualche forma di assistenza economica (probabilmente dalla Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS da 100 miliardi di dollari o un’altrettanto grande riserva valutaria) alla Grecia dopo il prossimo vertice di Ufa ai primi di luglio, a condizione che possa continuare la leadership fino ad allora. Pertanto, il futuro della geopolitica energetica dei Balcani attualmente si riduce a ciò che accade in Grecia nel prossimo futuro. Mentre è possibile che un primo ministro greco diverso da Tsipras possa far progredire il Balkan Stream, la probabilità è significativamente inferiore a un Tsipras che rimane in carica. Creare le condizioni per la sua rimozione è il modo indiretto con cui Stati Uniti e UE preferiscono influenzare le rotte energetiche del futuro della Russia attraverso i Balcani, quindi ecco perché tale pressione su Tsipras in questo momento. La sua proposta di referendum chiaramente li ha colti di sorpresa, dato che la vera democrazia è praticamente sconosciuta nell’Europa di oggi, e nessuno si aspettava che si rivolgesse direttamente ai suoi elettori prima di prendere una delle decisioni più cruciali del Paese degli ultimi decenni. Attraverso questi mezzi, può sfuggire alla trappola da Comma-22 che la Troika gli ha teso e così salvare anche il futuro del Balkan Stream.

Conclusioni
C’è di più nella proposta del gasdotto Eastring di quanto appaia, da qui la necessità di svelarne le motivazioni strategiche per comprenderne meglio l’impatto asimmetrico. E’ chiaro che Stati Uniti ed UE vogliono neutralizzare l’aspetto geopolitico che il Balkan Stream avrebbe ampliando la multipolarità nella regione, il che spiega il loro mutuo approccio nel tentativo di fermarlo. Gli Stati Uniti alimentano le fiamme della violenza nazionalista albanese in Macedonia ostacolando la prevista rotta del Balkan Stream, mentre l’UE comodamente propone una rotta alternativa attraverso i Balcani orientali unipolaristi quale predeterminata ‘via d’uscita’ alla Russia. Le forze euro-atlantiche cospirano nel tentativo di rovesciare indirettamente il governo greco attraverso un’elezione programmata o colpo di Stato per rimuovere Tsipras, sapendo che tale mossa infliggerebbe un colpo grave e immediato al Balkan stream. Anche se non è chiaro cosa alla fine accadrà a Tsipras o ai piani dei gasdotti della Russia, in generale è inconfutabile che i Balcani siano diventati uno dei principali e reiterati focolai della nuova guerra fredda, e la concorrenza tra mondo unipolare e multipolare in questo teatro geostrategico è solo agli inizi.

1424170133Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gasdotti e geopolitica: la vera ragione della visita di Putin in Italia

Nikolaj Starikov Fort Russ 15 giugno 2015b9057b08367328d6aa81d7de5c909e5cLa scorsa settimana una serie di eventi strettamente correlati ha avuto luogo. C’è stata la riunione dei capi dei sette Stati occidentali, la visita di Putin in Italia e l’apertura dei “giochi europei” a Baku.
Analizziamo cause e significati di questi eventi. La riunione dei capi dei sette principali Paesi occidentali ha avuto luogo nel quadro della riunione dei capi di otto Stati. La Russia fu aggiunta ai Paesi occidentali. Il nostro Presidente, insieme ai leader di Stati Uniti, Giappone, Italia, Germania, Francia, Canada e Regno Unito discuteva questioni urgenti di politica mondiale. Tale formato non fu formalizzato, ma si aveva solo ogni volta che i leader degli otto Paesi venivano invitati alla riunione. Dopo la crisi in Ucraina, la Russia non è più invitata. Le ragioni sono ovvie, espressione di dispiacere e pressione sul nostro Paese. Non ci sono assolutamente conseguenze per la Russia, semplicemente una piattaforma in meno in cui i capi dell’occidente parlavano a Putin tutti insieme o uno alla volta. Preoccuparsene è una perdita di tempo. Non vi è alcun isolamento internazionale della Russia. La visita di Vladimir Putin in Italia l’ha mostrato chiaramente. Cioè, sapevamo già che il “mondo” che esprime insoddisfazione per la nostra politica rappresenta una piccola parte dell’umanità, che vive per lo più in Europa e Nord America. La visita di Putin in Italia ci ha dimostrato che è difficile parlare d’isolamento anche in Europa. Il 7 e 8 giugno 2015, nella località tedesca di Garmisch-Partenkirchen dove, tra l’altro, nel febbraio 1936 l’occidente permise ad Adolf Hitler di tenere le Olimpiadi, la riunione del cosiddetto “G7″ ha avuto luogo. “I capi del gruppo dei sette annunciavano che le sanzioni saranno rimosse se saranno soddisfatti gli accordi di Minsk, altrimenti, la CNN citava certe fonti, nei prossimi mesi nuove sanzioni contro individui e società finanziarie potranno essere attuate” (1TV).
Nella riunione dei sette capi la Russia è stata regolarmente accusata, anche se è evidente che essa è interessata alla pace in Ucraina. Ma il divertimento iniziava dopo tale incontro. Il 7 e 8 giugno 2015 il primo ministro italiano era nella riunione in Germania, a solidarizzare con i partner, accusando la Russia e concordando sulle necessarie sanzioni. Il 10 e 11 giugno incontrava il Presidente Putin… in Italia. Molto interessante. Se s’immagina che il primo ministro italiano Renzi considera davvero la Russia un “aggressore” e il suo presidente responsabile della crisi in Ucraina, allora era molto strano vederlo un paio di giorni dopo il vertice “G7″, stringere la mano a Vladimir Putin in Italia. Ciò significa che l’Italia non considera la Russia né aggressore né colpevole. In caso contrario, la visita del Presidente della Russia sarebbe stata annullata. Ancora più significativo è stato l’incontro di Putin con il capo dei cattolici. Papa Francesco ha dato al nostro Presidente una medaglia del secolo scorso con l’immagine di un angelo che, secondo il capo della Chiesa cattolica, “porta pace, giustizia, solidarietà e protezione“. E’ evidente che il segnale inviato a 1,5 miliardi di cattolici e alle élite politiche era inequivocabile. Pace con la Russia e fine del confronto. Il nemico numero uno del cristianesimo oggi è il SIIL creato dagli USA e non la Russia. Barack Obama considera la Russia un nemico, e il capo dei cattolici assume una posizione diversa. I risultati della visita di Putin in Italia, sono stati magnificamente espressi da un analista politico italiano: “La visita del presidente russo Vladimir Putin in Italia suggerisce che in occidente ci sia disaccordo nei confronti della Russia, ha detto in un’intervista a RT Francia il capo del programma “Eurasia” dell’Istituto superiore di studi geopolitici italiano Dario Citati. “Prima di tutto, la visita di Putin significa che non esiste una posizione unanime in occidente su questione ucraina e crisi con la Russia”, ha detto. Secondo Citati, questa visita è importante per l’Italia perché gli italiani capiscono che le sanzioni contro la Russia sono controproducenti: non hanno cambiato la posizione della Russia e sono troppo onerose per l’economia italiana… Pertanto tale unanimità, ben osservata quando i Paesi europei parlano in nome dell’UE o in formati come il G7, per così dire s’infrange contro la realtà”, scrive Citati. Il significato dell’incontro del Presidente con il Primo ministro italiano, secondo l’analista, marca le differenze nell’Unione europea, perché ci saremmo aspettati la cancellazione della visita, tuttavia, ma non è stata annullata e, inoltre, una visita è stata dedicata al Vaticano, attore importante nelle relazioni internazionali“. (RIA)
Ora qualche parola sul perché Putin s’è recato in Italia, e perché ora. Parliamo sempre di geopolitica e gasdotti. Una lotta invisibile infuria per le rotte del gas russo verso l’Europa. Obiettivo della Russia è costruire una “condotta” aggirando l’Ucraina privando gli USA della possibilità di ricattare Europa e Russia tramite le marionette di Kiev, chiudendo le forniture di gas attraverso l’Ucraina. L’obiettivo degli Stati Uniti non è non permettere alla Russia di bypassare l’Ucraina, ma fare pressione su Europa e Russia. Dopo il blocco di “South Stream“, Mosca ha fatto un accordo con la Turchia per la costruzione del gasdotto “Turkish stream“. Il piano prevede un gasdotto prima in Turchia e poi in Grecia. Ulteriori piani prevedevano la Macedonia, ma improvvisamente vi è stata una majdan in questo Paese e un attacco di combattenti albanesi dopo di che il primo ministro di Macedonia ha “capito” i suggerimenti e dichiarato che il gasdotto sarà costruito solo dopo la firma dell’accordo tra Commissione della Comunità europea e Gazprom. L’assenza di tale accordo ha ucciso “South Stream” e la Russia cerca nuove opportunità per tracciare il gasdotto. La nostra parte usa l’artiglieria pesante, il nostro Presidente che vola in Italia per spiegare ai colleghi italiani la cosa più ovvia. Dopo la Grecia, il gasdotto andrà in Italia, da dove il gas passerà all’Europa. Per resistere in ciò, la Russia deve… terminare il gasdotto in Grecia, o anche in Turchia. E’ quindi giusto e logico estenderlo in Italia. E’ un’ottima prospettiva per tutta Europa, e per l’Italia è semplicemente perfetto. Non è un caso che durante la visita Putin abbia parlato di relazioni bilaterali con questo Paese con una modalità mai vista nella “Commissione Europea”. “Ha parlato della necessità di mantenere lo slancio nelle relazioni bilaterali in tutti i campi, non permettendo che siano ostaggio delle varie difficoltà attualmente osservate”, ha detto il segretario stampa del presidente russo”. (SPDnevnik)
Come i “partner” italiani abbiano risposto, lo capiremo più tardi. Tuttavia, il prosieguo del viaggio del nostro Presidente è molto eloquente. Il 12 giugno 2015 s’è recato all’apertura dei “giochi europei” nella capitale dell’Azerbaijan. Lo sport è fantastico, la nostra squadra va supportata. Ma la cosa principale per il presidente russo è l’incontro con il capo della Turchia, che ha avuto luogo a Baku a porte chiuse. Tutto molto logico. In primo luogo, parlare con l’Italia sulla destinazione del “Turkish stream“, e poi un faccia a faccia con la Turchia, diretto, senza intermediari né giornalisti. “I grandi progetti energetici, tra cui la costruzione del “Turskish stream”, oggi sono stati discussi dai presidenti Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan a Baku, all’apertura dei primi giochi europei. I colloqui si sono svolti a porte chiuse e dettagli sono noti solo da un’ora… Si potrebbe immaginare di cosa i presidenti di Russia e Turchia abbiano parlato a porte chiuse, guardando la composizione delle delegazioni. La partecipazione ai negoziati dei capi di Gazprom e del Ministero dell’Energia chiaramente lasciano intendere che si parlasse di energia, e più precisamente forniture di gas. Anche di fronte alle telecamere, Putin e Erdogan hanno discusso solo delle ultime novità, l’apertura a Baku dei primi giochi sportivi europei, senza perdere le opportunità di scherzare sull’Europa unita”. (1TV) Nel frattempo, questo scambio a Baku ha un altro aspetto. Turchia e Russia possono discutere del “business del gas” con l’Azerbaigian. Il fatto è che gli statunitensi vogliono utilizzare il gas dall’Azerbaijan come alternativa al gas dalla Russia. “Le forniture di gas dell’Azerbaigian nei prossimi anni sarà l’unica vera alternativa al gas russo per l’Europa… Il “Corridoio meridionale del gas” è uno dei progetti prioritari dell’UE, che prevede il trasporto di gas dalla regione del Caspio attraverso Georgia e Turchia ai Paesi europei. Nella fase iniziale, il gas prodotto dalla seconda fase dello sviluppo del campo gasifero condensato azero “Shah Deniz” è considerato fonte principale del progetto di “Corridoio meridionale del gas”. Successivamente altre fonti potranno collegarsi al progetto. Il gas dal giacimento in seconda fase di sviluppo sarà esportato in Turchia e nei mercati europei ampliando il gasdotto del Caucaso meridionale e con la costruzione delle pipeline Trans-Anatolian (TANAP) e Trans-Adriatico (TAP)”. (Day)
Riassumendo:
• Ancora una volta, come alcuni anni fa, la politica mondiale è concentrata sulla rete dei gasdotti.
• La battaglia è molto intensa e il suo esito è difficile da prevedere. Non abbiamo meno possibilità di vincere rispetto ai nostri rivali.
• Il nostro Presidente è costretto a prendere l’iniziativa nei momenti più difficili e agire d’artiglieria pesante per “sfondare” le posizioni nemiche.
Gli auguriamo il pieno successo, con aiutanti di fiducia per le missioni più importanti…

l43-vladimir-putin-papa-131125203847_bigTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti non mostrano alcuna volontà di combattere lo Stato islamico

MK Bhadrakumar Indian Punchline 30 maggio 2015iraq-map-23Avete mai letto il romanzo di Gabriel Marquez Cronaca di una morte annunciata? In caso contrario, leggetelo prima di assimilare l’informazione mozzafiato di Eli Lake nei suoi ultimi commenti su Bloomberg View. Eli Lake è uno dei giornalisti statunitensi più informati in politica di sicurezza ed estera degli Stati Uniti e non vorrei pensarlo indulgere nel realismo magico. Ma i suoi pezzi su Bloomberg potrebbero essere di Marquez. Permettetemi di riassumere ciò che ha rivelato delle sue conversazioni con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti sull’occupazione di Ramadi, Iraq, da parte dello Stato islamico. Secondo Lake (qui e qui):
Gli Stati Uniti avevano “intelligence significativa” sull’imminente offensiva su Ramadi. Cioè, era “un segreto di Pulcinella”. Ma “le regole d’ingaggio” non consentivano attacchi aerei agli USA. Né le forze irachene a Ramadi furono correttamente informate che l’attacco dello SI era sicuro e che aveva anche acquistato munizioni sul mercato nero. Le forze speciali degli Stati Uniti (di stanza in una base a soli 100 km di distanza), dovevano avere l'”autorizzazione” per entrare in battaglia, che non era immediata. “Ciò che è chiaro è che, mentre gli Stati Uniti limitavano queste misure dopo quasi un anno di nuova guerra in Iraq di Obama, lo Stato Islamico poté occupare la seconda città dell’Iraq, Mosul, e prendere la città strategica di Ramadi“. Allora, cos’era la grande campagna di bombardamenti degli Stati Uniti nella regione di Ramadi, in Iraq? Lake rivela: “Le agenzie d’intelligence degli USA poterono osservare le forze e i mezzi dello SI prepararsi alla battaglia decisiva, ma il Pentagono “non ordinò attacchi aerei contro i convogli prima della battaglia“. Gli Stati Uniti compirono solo attacchi aerei per distruggere 4 autocarri armati e 2 autobombe dello IS, e colpire anche 25 “postazioni” e 14 altre “attrezzature varie”. Tutto ciò furono gli attacchi alle ‘”posizioni di sosta” dello SI prima e durante la battaglia, mentre non ci furono attacchi reali ai convogli che “viaggiavano su strada all’aperto per Ramadi”. Nel momento cruciale, prima dell’assalto dello SI tra il 3 e il 15 maggio, solo per quattro giorni gli Stati Uniti effettuarono attacchi aerei contro le aree di sosta e i combattenti dello SI. Il numero di veicoli distrutti era risibile rispetto alla forza complessiva usata contro Ramadi. Un ex-colonnello degli Stati Uniti (consigliere del generale David Petraeus) ha valutato: “Gli attacchi furono limitati, tralasciando molti obiettivi che avrebbero potuto essere colpiti. Chiaramente non abbiamo fatto abbastanza per interdire, distruggere e sconfiggere il nemico quando doveva muoversi quasi sempre in spazi aperti“. Tuttavia, poche ore dopo la caduta di Ramadi, lo scaricabarile iniziava. Il segretario alla Difesa Ashton Carter si gettò nella mischia per asserire che agli iracheni mancava la “voglia di combattere”. Baghdad ha reagito furiosamente e il vicepresidente Joe Biden dovette intervenire per placare la leadership irachena. L’ultima cosa che si sa è che Carter si propone di “mettere a punto” la strategia degli Stati Uniti in Iraq alla luce della debacle di Ramadi. Bizzarro, quando Carter sapeva da mesi che lo IS si preparava ad assaltare Ramadi, no?
Gli imbrogli fra SI e Stati Uniti rimangono un indovinello avvolto in un mistero all’interno di un enigma. L’Iran sostiene da mesi che gli aerei statunitensi lanciano clandestinamente rifornimenti sui territori controllati dallo SI in Iraq. Teheran ha appena annunciato che “diverse cellule e squadre” affiliate allo SI sono state scoperte in Iran. Il Ministro della Difesa General Hossein Dehqan ha apertamente accusato gli Stati Uniti di combattere una “guerra per procura” contro l’Iran con l’aiuto dello SI (qui). Gli Stati Uniti hanno recentemente istituito campi di addestramento in Turchia (oltre che in Giordania) per addestrare la cosiddetta opposizione siriana e ancora la Turchia è la via di transito principale per i combattenti dello SI. Gli apologeti statunitensi potrebbero dire che gli Stati Uniti sono impotenti contro la Turchia (una potenza della NATO, appunto), ma la linea di fondo resta: Cosa fare in tutto ciò? Leggasi la perspicace e accurata analisi di un esperto di Medio Oriente: per battere lo SI, va cacciata la coalizione degli USA.11017079Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dopo Ramadi, le operazioni in Iraq

Alessandro Lattanzio, 25/5/20151018971324Il Maggior-Generale Qasim Sulaymani, comandante delle Forze al-Quds della Guardia rivoluzionaria islamica iraniana, ha affermato che l’esercito statunitense non guida la lotta allo Stato islamico, e quindi l’Iran è l’unica potenza regionale a combatterlo: “Oggi non c’è altri a lottare contro lo Stato Islamico se non la Repubblica islamica dell’Iran” e gli Stati Uniti “non hanno fatto un bel niente” per fermare l’avanzata dello Stato islamico a Ramadi. Gli Stati Uniti non hanno la volontà di affrontare l’avanzata islamista, concludeva Sulaymani, rispondendo al segretario alla Difesa statunitense, il sionista neocon Ashton Carter, che ha accusato le truppe irachene di non avere “alcuna volontà di combattere” contro i terroristi. Ramadi era stata occupata dallo Stato islamico all’inizio di maggio, dopo sei mesi di scontri, mentre l’esercito e le forze speciali iracheni si erano ritirati dalla capitale della provincia di Anbar, in Iraq. I commenti di Carter sono stati criticati dal governo iracheno, che ha accusato le autorità statunitensi di scaricare su altri la colpa della sconfitta. Haqim al-Zamili, capo del Comitato della Difesa e Sicurezza del Parlamento iracheno, ha definito le accuse di Carter “irrealistiche e infondate”, e ha detto che gli Stati Uniti non hanno fornito aiuto e mezzi alle truppe irachene. Intanto, il 24 maggio le forze di sicurezza irachene riprendevano il controllo della città di Qalidiyah, ad est di Ramadi. Le Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq continuano a denunciare i rifornimenti aerei statunitensi ai terroristi dello Stato islamico, decidendo di abbattere tutti gli aerei della coalizione sospettati di fornire supporto logistico ai terroristi nelle zone di guerra. “Qualunque siano le conseguenze, qualsiasi aeromobile della coalizione che cerca di aiutare i terroristi sarà abbattuto dalle Forze della mobilitazione popolare“, rivelava una fonte vicina alle forze paramilitari irachene. La decisione arrivava due giorni dopo che armi lanciate su Falluja sono finite in mano allo Stato islamico. Nel frattempo un comandante delle Forze di mobilitazione popolari avvertiva dell'”imminente impiego di armi sofisticate, che saranno utilizzate per la prima volta a Ramadi. Queste armi sorprenderanno amici che nemici. I bombardamenti sulla città saranno intensi, perché la stragrande maggioranza della popolazione della regione è fuggita altrove“.
50000 combattenti di 10 reggimenti delle Forze di mobilitazione popolari e dell’esercito iracheni si erano radunati nella base militare di Habaniyah, Centro del comando generale delle operazioni militari, per essere successivamente schierati nelle zone operative. Le unità antiterrorismo, il Battaglione Ashura e le Forze Badr saranno schierati a Ramadi, le Brigate Hezbollah a Falluja, le Brigate Ahlulhaq e il comando delle operazioni a Qarma, le Brigate al-Salam e al-Abas a Nuqayb. Secondo un ufficiale iracheno, Ramadi è caduta per via della complicità di certi funzionari della polizia locale con lo Stato islamico. Il piano delle Forze popolari irachene per liberare Ramadi dovrebbe svolgersi in due fasi: proteggere la zona dai raid dello Stato islamico e preparare un massiccio attacco per liberare la regione attualmente occupata, “Le operazioni per recuperare il controllo di al-Anbar sono simili alle operazioni di rastrellamento di Salahuddin e Diyala, ma con minore complessità”, dichiarava Qarim al-Nuri, portavoce delle Forze popolari irachene. A Baiji, governatorato di Tiqrit, l’esercito iracheno eliminava un capo dello Stato islamico, Sadiq al-Husayni (alias Abu Anas), ex-generale del regime di Sadam Husayn.ebadi_medevedevIl primo ministro iracheno Haydar al-Abadi, mentre si diceva dispiaciuto e sorpreso dalle azioni degli Stati Uniti e dalla situazione dell’esercito iracheno, assumeva nell’ambito del suo governo otto decisioni relative alla lotta contro lo Stato islamico, come arruolare volontari, punire i disertori, dare via libera alle forze mobilitate nelle operazioni ad al-Anbar, addestrare la polizia locale nel prendere il controllo della città, dopo la liberazione, incarcerare coloro che diffondono voci allarmistiche. Infine, il Primo ministro iracheno incontrava a Mosca l’omologo russo Dmitrij Medvedev. Il terrorismo “è in continua evoluzione e prende nuove forme. Tutto questo richiede maggiore attenzione da parte della Russia e non vediamo l’ora di intensificare la nostra cooperazione“, dichiarava al-Abadi, “Attribuiamo grande importanza alle nostre relazioni con la Russia, crediamo che queste relazioni abbaino un futuro e penso che la nostra visita ne sia la prova“. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev dichiarava “Apprezziamo le nostre relazioni con l’Iraq (…) I rapporti bilaterali da ora si rafforzano. La visita di Abadi conferma la determinazione dei leader iracheni a proseguire la cooperazione con la Russia”. E difatti, il 23 maggio giungevano in Iraq nuovi lotti di mezzi corazzati russi, come carri armati T-72, lanciarazzi multipli TOS-1A e veicoli recupero BREM.

CE34ZcwW0AA-dSDCE34ZUQWYAAhD82CE4hPp-XIAA0XG5Riferimenti:
Analisis Militares
Fars
Fars
Reseau International
Sputnik

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