Golpe turco: Ucciso l’ufficiale responsabile delle operazioni contro lo Stato islamico

Tyler Durden, Zerohedge 18 luglio 2016

13716135Ormai solo i più ingenui credono alla narrazione ufficiale sul colpo di Stato in Turchia. Lo diciamo per due ragioni: prima, come anche il commissario UE incaricato di trattare la richiesta d’adesione della Turchia, Johannes Hahn, ha detto, quando si discute dell’epurazione senza precedenti in Turchia, “Sembra che almeno qualcosa sia stato preparato. Le liste erano pronte indicando che erano state preparate per utilizzarle in una determinata fase. Sono molto preoccupato. E’ esattamente quello che temevamo“. Non ha detto cosa esattamente temesse, ma lo si può dedurre. Seconda, notando la stampa turca cambiare apertamente narrazione, Erdogan non era nemmeno capace di capire chi incolpare del “tentato colpo di Stato” fino a questo pomeriggio, prima accusava gli Stati Uniti, poi l’ex-capo dell’aeronautica turca, prima di decidere definitivamente di accusare il 77enne residente in Pennsylvania, Fethullah Gulen, di essere la scarsa mente dietro tutto. A dire il vero, i media occidentali erano felici d’ignorare tali “cambiamenti” e di rilanciare falsità alle masse solo per mantenere l’illusione della narrazione ufficiale turca. Un esempio di ciò è quando Erdogan ha detto alla CNN, questa mattina, che “era scampato alla morte per soli pochi minuti, prima che i golpisti assaltassero il villaggio nel sud-ovest della Turchia dove era in vacanza lo scorso fine settimana“. L’intervista di Erdogan fu trasmessa il 18 luglio sera. Ha detto alla CNN che i soldati golpisti uccisero due delle sue guardie del corpo, quando assaltarono il villaggio, alle prime ore del 16 luglio, “se fossi rimasto altri 10, 15 minuti, sarei stato ucciso o sarei stato preso”, disse tramite il traduttore presidenziale“. Eppure, il giorno prima scrivemmo che anche se “I piloti golpisti ebbero l’aereo di Erdogan nel mirino” non fecero nulla, spingendo un ex-ufficiale “vicino agli eventi” a chiedersi “perché non hanno sparato, è un mistero“. Quindi, poche ore prima 2 F-16 avevano agganciato sul radar Erdogan e decisero di non uccidere il dittatore, e le truppe del presunto “golpe” furono lanciate per prendere Erdogan, molte ore dopo l’inizio del cosiddetto colpo di Stato, nel suo hotel dove l’avrebbero ucciso… se fosse rimasto “altri 10, 15 minuti“. Possiamo capire perché neanche gli europei ci credono.
Poi un altro esempio d’informazione forzata, e falsa, proviene dal Guardian che pubblica oggi un pezzo intitolato “Il colpo di Stato militare è stato ben pianificato ed è quasi riuscito, dicono i funzionari turchi“, con perle come la seguente: “Era mezzanotte nella capitale turca, solo due ore e mezzo dal tentato golpe, e il gruppo di nove ministri riunitisi in una sala conferenze al premierato era convinto che fossero tutti in procinto d’incontrare la fine. “Probabilmente avrà successo e noi moriremo stasera”, disse uno dei ministri, secondo un funzionario presente alla riunione. “Cerchiamo di essere pronti a morire. Saremo tutti martirizzati in questa lotta”.” Che dramma… ti fa sentire come se ci fossi stato. Non a caso, la maggior parte dell’articolo di Kareem Shaheen è scarno di fatti ma gravido di descrizioni barocche, interpretazioni, dicerie e di tutte quelle tecniche letterarie che fanno un buon pezzo di narrativa. Altri esempi: “Ma, mentre la Turchia raccoglie i cocci del fallito colpo di Stato, nuovi dettagli emergono spiegando quanto fosse vicino a riuscire l’intervento militare. Molti osservatori hanno etichettato il tentativo come dilettantesco, ma resoconti dei funzionari contraddicono questa caratterizzazione, descrivendolo come ben organizzato e quasi riuscito. Ad Ankara, il giorno del colpo di Stato, il ministro degli Interni era stato invitato, insieme ad altri alti funzionari, a una riunione ad alto livello sulla sicurezza nel quartier generale militare, per le 17:00. Una manovra che si è rivelata un pretesto per trattenerlo. Non non ci andò perché era troppo occupato, e dopo, quando il colpo di Stato scattò, era bloccato all’aeroporto Esenbogo di Ankara, dove creò una cellula di crisi per gestire la reazione, protetto da folle riunitesi per opporsi al colpo di Stato”. Anche in questo caso, zero fatti. Non a caso, lo stesso autore va per la tangente nella sua storia: “Storie emerse in quelle ore cruciali, tra l’indirizzo del presidente e il riuscito sabotaggio del colpo di Stato alle 04:00, sicuramente diverranno la mitologia ufficiale degli eventi. All’1:00, i funzionari dicono che il capo della polizia della città di Bursa arrestò il locale comandante dell’esercito, che aveva 6 pagine con i nomi di giudici ed ufficiali da nominare in varie posizioni burocratiche dopo il colpo di Stato. Altri soldati golpisti possedevano gli elenchi delle linee telefoniche sicure per ricevere gli ordini”. Perché avrebbero dovuti averli sapendo che molto probabilmente avrebbero affrontato la morte se i) il colpo di Stato era reale ed ii) Erdogan rimaneva al potere… beh, cerchiamo di non preoccuparcene. Ma poi, dolorosamente, ci siamo finalmente imbattuti in qualcosa che potrebbe smentire tutto questo, cioè un fatto prezioso, che farebbe brillare di una luce molto diversa quello che è successo durante il caos del colpo di Stato. Ecco cosa: “L’alto ufficiale dell’antiterrorismo della Turchia responsabile della campagna contro lo Stato islamico si recò all'”incontro” al palazzo presidenziale di Ankara. In seguito fu trovato con le mani legate dietro la schiena, colpito al collo, secondo un alto funzionario”. E improvvisamente molte tessere del “puzzle” turco trovano posto, perché se il resto della narrazione sul colpo di Stato è così vistosamente fabbricato e letteralmente costruito sul posto, la morte dell’ufficiale a capo dell’antiterrorismo anti-SIIL della Turchia, ucciso nel silenzio, da senso a un Paese che presentammo così nel novembre scorso, “L’uomo che finanzia lo SIIL è Bilal Erdogan, figlio del presidente della Turchia” seguito da “Tutto sul traffico di petrolio dello SIIL: “Rockefeller di Raqqa”, Bilal Erdogan, il greggio del KRG e la connessione israeliana” e naturalmente, “Erdogan afferma che si dimetterà se il traffico di petrolio con lo SIIL viene comprovato, dopo che Putin ha parlato di “altre prove””.
Avendo arrestato 20000 persone, la caccia alle streghe di Erdogan è solo agli inizi. Tuttavia, sembra che avesse alcuni capi molto liberi di cui prendersi cura già nella notte del 15 luglio. Uno di loro era l’uomo che combatteva lo SIIL per conto della Turchia, la stessa Turchia che, per inciso, finanzia e arma lo SIIL. Non vedo l’ora di scoprire cos’altro emergerà dall’affascinante storia di Erdogan nel sbarazzarsi di tutti gli indipendenti, finalmente svelatisi.1507079Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bashar al-Assad sul colpo di Stato in Turchia

Signor Presidente, qual è la Sua opinione sul recente colpo di Stato in Turchia, e il suo impatto sulla situazione attuale in quel Paese, sul piano internazionale e sul conflitto siriano?
Bashar_Assad__wide-bad2bca6439ec328b12145ad80800782edfb7fde-s6-c30Presidente Assad: tale colpo di Stato va visto come riflesso dell’instabilità e dei disordini in Turchia, soprattutto sul piano sociale. Potrebbe essere politico, potrebbe essere qualunque cosa, ma alla fine la società è il problema principale quando si crea instabilità. Indipendentemente da chi va a governare la Turchia, di chi ne sarà il presidente, sarà leader della Turchia, è un problema interno. Non interferiamo, non facciamo l’errore di dire che Erdogan dovrebbe andarsene o rimanere. Questa è una questione turca e decide il popolo turco. Ma ciò che è più importante non è il colpo di Stato in sé, dobbiamo guardare procedure e misure prese da Erdogan e dalla sua cricca negli ultimi giorni, quando hanno iniziato ad attaccare i giudici; hanno rimosso più di 2700 giudici, più di 1500 professori nelle università, più di 15000 dipendenti nell’istruzione. Cosa hanno a che fare università, giudici e società civile con il colpo di Stato? Ciò riflette le cattive intenzioni di Erdogan, la sua cattiva condotta e le sue reali intenzioni verso ciò che è successo, visto che le indagini non si sono ancora concluse. Su che basi hanno deciso di rimuoverli tutti? Quindi, ha usato il colpo di Stato per attuare il proprio programma estremista, l’agenda dei Fratelli musulmani, in Turchia, pericoloso per la Turchia e per i Paesi vicini, anche per la Siria.

SANA

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hezbollah da un pugno sul naso ad Israele

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 19 luglio 2016

10392481_10152561145603603_5382781658211898243_nLa missione riuscita di un drone di Hezbollah nello spazio aereo israeliano sul Golan, scattando foto, è un evento significativo in vari aspetti. Nella forma più evidente, Hezbollah ha beffato la superiorità aerea vantata da Israele. Tre missili israeliani, tra cui uno sparato da un F-16, non hanno potuto abbattere il drone rientrato al sicuro in Siria. Per Israele equivale a un umiliante sfregio da Hezbollah. (Sputnik) In secondo luogo, i radar russi avranno sicuramente rilevato il drone, ma non hanno fatto nulla in proposito. Come dice Sherlock Holmes, il cane non ha abbaiato. La linea di fondo è che la Russia non correrà a proteggere l’Hezbollah né muoverà un dito per dissuaderlo. In terzo luogo, naturalmente, il drone è un dimostratore tecnologico che sottolinea la potenza crescente di Hezbollah nel rispondere ad Israele se attaccato. Questo particolare drone probabilmente non aveva armi, ma quello successivo potrebbe averle. A dire il vero, Israele può solo chiedersi come Hezbollah abbia accesso a tale tecnologia sofisticata. Dalla Russia? Dall’Iran? Oppure è tecnologia di Hezbollah? Poi c’è il ‘quadro generale’. Ad Israele è stato ricordato che il Golan è ancora un fronte. La migliore speranza d’Israele è che la Siria rimanga debole e frammentata, senza un’autorità centrale a Damasco che sfidi la futura annessione dei territori occupati nel Golan. Hezbollah potrebbe aver indicato che ciò rimane una chimera. Infatti, le forze governative siriane avanzano gradualmente sul terreno. Il blocco di Aleppo ribalta le sorti della guerra. Da segno eloquente della svolta, vi sono notizie che la Turchia abbia inviato ‘antenne’ presso il governo siriano. (Guardian)
Ora, gli sviluppi in Turchia possono solo indcare che Ankara potrebbe cedere sull’intervento in Siria. L’obiettivo della Turchia è impedire la formazione del Kurdistan ai confini col tacito appoggio degli Stati Uniti (che Israele accetta) e su tale piattaforma Siria, Iran e Iraq sono “alleati naturali” di Ankara. D’altra parte, senza la Turchia, Arabia Saudita, Qatar o altri sceiccati del Golfo potrebbero pensare di non poter continuare col ‘cambio di regime’ in Siria. In poche parole, Israele è ridotto a muto testimone dei cambiamenti drammatici nel vicinato senza alcun ruolo o capacità di influenza politica o militare. Probabilmente, Israele e Arabia Saudita sono i maggiori “perdenti” del fallito colpo di Stato in Turchia. Entrambi sperano disperatamente che gli Stati Uniti presentino qualche idea brillante per recuperare la situazione siriana, a 2 giorni dalla conferenza della coalizione anti-SIIL che si terrà a Washington il 20-21 luglio; ma lo stallo turco-statunitense sull’estradizione di Fetullah Gulen introduce altra incertezza sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare gli eventi in Siria. Tutto sommato, la provocazione del drone di Hezbollah richiama l’attenzione sul grande cambiamento degli equilibri in Medio Oriente causato dal conflitto siriano. Per la prima volta, Israele deve fare i conti con una potenza militare superiore nei Paesi limitrofi. In effetti, senza la presenza russa, gli aviogetti israeliani avrebbero bombardato la Siria per rappresaglia. Fortunatamente, Israele non subisce ‘contraccolpi’ da SIIL o Jabhat al-Nusra, a differenza di Turchia o Arabia Saudita, per l’intervento nel conflitto siriano. (Leggasi il commento: Golpe in Turchia: che succede in Iraq e Siria?)Yasir-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché il colpo di Stato in Turchia è fallito?

Valentin Vasilescu, Reseau International 21 luglio 2016

Umit Dundar

Umit Dundar

Ankara, capitale della Turchia, è dove si concentra la maggior parte degli obiettivi governativi che dirigono lo Stato. Per investire Ankara, sembra che i leader del colpo di Stato misero a punto un piano stupido che non poteva essere applicata. Furono utilizzati aerei da trasporto militare C-130 per creare un ponte aereo per le truppe della 2.da Armata comandata dal Generale Adem Huduti. I suoi commando, in un primo momento, si raccolsero negli aeroporti di Sirnak, Kayseri e Malatya, da dove sarebbero stati imbarcati sui C-130 diretti verso l’aeroporto della capitale turca. Una volta atterrati ad Ankara, la 2.da Armata avrebbe aiutato le truppe della gendarmeria occupando le posizioni chiave di Ankara come parlamento, complesso presidenziale, ufficio del primo ministro, Stato Maggiore delle Forze Armate, Ministero degli Interni, agenzia dell’intelligence nazionale (MIT), Forze speciali della polizia, Centro speciale di telecomunicazioni (satellite), elemento chiave della rete di telecomunicazioni della Turchia. Solo che gli aeroporti Sirnak, Kayseri e Malatya, da cui dovevano decollare i C-130, come quello di Ankara, sono civili e le piste sono utilizzate congiuntamente da civili e militari. I servizi d’intelligence turchi (MIT) scoprirono le intenzioni dei golpisti e le piste furono immediatamente bloccate dai distaccamenti antiterrorismo di ogni aeroporto, con camion dei pompieri e altri veicoli, e l’illuminazione delle piste su spenta interrompendo la luce. E’ una procedura standard che applicai il 22 dicembre 1989, quando iniziò il colpo di Stato in Romania; ero il direttore di volo dell’86.ma Base dei caccia dell’Aeronautica di Feteshti, a 100 km dalla capitale rumena. Lo feci perché ricevemmo informazioni che un aereo da trasporto militare carico di soldati doveva atterrare sulla mia base nel quadro dell’intervento militare estero e bloccammo la pista con i camion. A causa del fallimento della 2.da Armata dell’esercito turco, chi seguiva da vicino l’evoluzione del colpo di Stato militare in Turchia osservò che il centro delle operazioni di combattimento passava ad Istanbul. Inoltre gli F-16 golpisti sorvolavano a bassa quota Istanbul e i blindati bloccavano l’aeroporto internazionale e i ponti sul Bosforo. Più tardi, il presidente Erdogan riusciva ad atterrare sull’aeroporto di Istanbul dopo esser decollato dalla località di Marmaris a bordo dell’aereo presidenziale. La 1.ma Armata turca disposta presso Istanbul è comandata dal Generale Ümit Dündar, che promise al presidente Recep Tayyip Erdogan di togliere ai golpisti il controllo dell’Ataturk consentendogli di atterrare. Dopo il fallimento del colpo di Stato, il Generale Ümit Dündar è stato nominato Capo di Stato Maggiore dell’esercito turco.
La 1.ma Armata comprende il 2° Corpo d’Armata (55.ma, 4.ta e 18.ma Brigata Meccanizzata) al confine con Bulgaria e Grecia e che controlla anche i Dardanelli. Il 5° Corpo (65.ma e 8.va Brigata Meccanizzata, 3.za e 95.ma Brigata Corazzata) inserito tra il dispositivo del 2° Corpo ed Istanbul. Alla periferia di Istanbul, su entrambi i lati del Bosforo, il 3° Corpo comprende la 52.ma Divisione Corazzata (1.ma, 2.da e 66.ma Brigata Corazzata) e la 2.da Divisione di Fanteria Motorizzata (6°, 23 ° e 47° Reggimento di Fanteria Motorizzata). La 1.ma Armata turca ha una forza di 80000 soldati, 500 carri armati, 800 blindati, 1000 veicoli da combattimento della fanteria, 70 elicotteri d’attacco e da trasporto, ecc. Ciò significa che la 1.ma Armata aveva forze e mezzi sufficienti per controllare Istanbul, Bosforo e Dardanelli. Per ragioni che non conosciamo, solo 2000 soldati, per lo più appartenenti al 3.zo Corpo, uscirono dalle caserme e presero posizione ad Istanbul. Una possibile ragione dell’inazione della 1.ma Armata turca potrebbero essere i massicci investimenti per ammodernare l’industria della Difesa decisi da Erdogan, dotando il 55% dell’esercito turco di materiale bellico moderno. Questi investimenti hanno permesso la produzione in Turchia dei droni da ricognizione Anka di progettazione turca (che competono con il famoso MQ-1 Predator prodotto dagli statunitensi), dei carri armati Altai, delle fregate e corvette stealth MILGEM, dei missili superficie-superficie J-600T Yildirim II/III (820-900 km di gittata), ecc. L’Aeronautica turca dispone di 270 caccia F-16 C/D costruiti su licenza della Lockheed Martin dalle Turkish Aerospace Industries (TAI). La Turchia costruisce la fusoliera centrale e le prese d’aria degli aerei stealth F-35A e supporti multipli per le armi d’attacco al suolo. L’intera linea di produzione dello stabilimento di motori di Izmir è stato rinnovato ed è pronto a produrre i motori F-135 del velivolo F-35. Nel 2015 la Turchia esportò armi per 1,5 miliardi di dollari.Turkey_-_Air_Force_Lockheed_C-130E_Hercules_BakemaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan ora guida il proprio Stato profondo: “Ergenekon II”

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 20/07/2016Erdogan_c0-362-4603-3045_s885x516Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è salito al potere da primo ministro nel 2002, quando il suo Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) vinse elezioni democratiche. All’inizio del dominio dell’AKP in Turchia, Erdogan e ampi settori dell’economia, della politica, del mondo accademico, dei media e il movimento religioso islamico moderato guidato dal carismatico Fethullah Gulen erano tutti d’accordo sulla presenza dello “Stato profondo” in Turchia. Questo Stato profondo fomentò tre colpi di Stato militari in passato. Lo Stato profondo turco, composto da ufficiali militari e d’intelligence nazionalisti, era noto anche come “Ergenekon”. Erdogan fu generalmente applaudito da molti turchi quando decise di passare all’offensiva contro Ergenekon, sradicandone molti attori chiave e devastando i militari e il servizio d’intelligence della Turchia, il MIT. Ma Erdogan non si fermò ai militari e al MIT nel ricercare i cospiratori di Ergenekon. Diventando sempre più paranoico sui complotti contro di lui e il suo governo, Erdogan iniziò ad accusare tutti i suoi avversari politici di essere cabalisti di Ergenekon. Il governo dell’AKP sempre più islamista cominciò ad accusare giornalisti, curdi, armeni, accademici, militari, membri della Corte Costituzionale e capi dei partiti di opposizione di far parte di Ergenekon. Presto, Erdogan puntò l’ossessione cospirazionista sul suo ex-alleato politico Gulen e i seguaci conosciuti come gulenisti. Dopo le elezione presidenziali del 2007, Erdogan e l’alleato Gulen dissero che i congiurati di Ergenekon volevano abbattere il governo con l’operazione denominata Balyoz. Oltre 300 ufficiali furono arrestati e accusati di tradimento. I documenti informatici di Balyoz risalivano al 2003, ma erano stati scritti in Word 2007. Anche se era chiaro che i documenti erano falsi, probabilmente scritti da sostenitori di Erdogan, il suo governo iniziò ad accumulare un potere sempre più antidemocratico. In pochi anni, il rapporto tra Erdogan e Gulen si ruppe. Nel 2013, l’alleanza tra Erdogan e Gulen finì. Gulen tolse il sostegno a Erdogan. Il primo ministro turco rispose purgando il governo, tra cui ministri. Erdogan li accusò di essere gulenisti e membri di un “governo parallelo”. Gli arresti di agenti segreti nel “governo” aumentarono. Erdogan, che soffre di paranoia delirante, creava lo stesso “Stato profondo” che credeva lo minacciasse.
erdogan-usa-facetime E’ chiaro che il tentato colpo di Stato del 15 luglio da una frazione dei militari turchi era diretto da membri dello “Stato profondo” di Erdogan, che può essere chiamato “Ergenekon II”. Il tentativo di golpe, che fece ogni possibile errore di pianificazione, aveva diversi obiettivi. Primo, Erdogan poté scovare gli ultimi oppositori tra i militari, vedendo chi affiancava i golpisti. Secondo, Erdogan usa il tentato colpo per avere ancora più potere, tra l’altro licenziando oltre 2700 giudici in Turchia. Terzo, nel sollecitare i suoi sostenitori ad andare in piazza, Erdogan rinvigoriva il sostengo ai piani del suo AKP. Gli imam esortarono i turchi a supportare Erdogan con messaggi amplificati dagli altoparlanti in cima ai minareti di tutta la Turchia, su ordine della Direzione affari religiosi della Turchia, ente del radicalismo sunnita. Il colpo del 15 luglio era destinato a fallire, per opera di Erdogan. Anche se il colpo di Stato era iniziato come classico rovescio dei militari di un governo civile, occupando punti strategici: i due ponti di Bosforo, l’aeroporto internazionale di Istanbul, la TV statale TRT e il quartier generale dello Stato Maggiore Generale di Ankara, era però stato progettato per fallire e dare ad Erdogan la spinta necessaria del sostegno popolare. Resta un mistero come i golpisti, che stranamente limitarono le azioni per occupare alcuni, ma non tutti i centri strategici, potessero, allo stesso tempo, riuscire a chiudere la maggior parte dei social media in Turchia, tra cui Facebook, Twitter e YouTube. E c’è il problema fastidioso del perché i golpisti non si mossero per arrestare Erdogan in villeggiatura sul Mar Egeo. Infatti, dopo che Erdogan lasciò l’hotel di Marmaris, al suo aereo sarebbe stato rifiutato l’atterraggio nell’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul, indicato nelle mani dei ribelli. La propaganda di Erdogan poi cominciò a diffondere false informazioni secondo cui era in volo sull’aereo presidenziale alla ricerca di asilo in Germania. La verità è che l’aereo di Erdogan non si allontanò dallo spazio aereo turco. Anche se i social media furono chiusi, Erdogan apparve su FaceTime dal suo iPhone alla CNN Turk, che non era ancora stata occupata dalle forze militari ribelli. Se il colpo fosse stato un serio tentativo di cambiare il governo, FaceTime sarebbe stato chiuso. CNN Turk, filiale della statunitense Cable News Network (CNN), sarebbe stata bloccata, così come lo fu la televisione di stato TRT. Inoltre, l’agenzia di stampa statale Anadolu continuò a rilasciare dichiarazioni del primo ministro Binali Yildirim, sostenendo che il golpe era stato appena sventato. Un colpo di Stato reale avrebbe chiuso anche l’agenzia. Dopo che i sostenitori Erdogan occuparono l’aeroporto internazionale Ataturk, Erdogan atterrò nelle prime ore del mattino del 16 luglio per incontrare la folla di sostenitori. Questi irriducibili sostenitori di Erdogan sono con lui da quando era sindaco di Istanbul. L’aereo di Erdogan atterrò senza incidenti. In un colpo di Stato autentico, l’aereo di Erdogan sarebbe stato circondato dai militari e lui sarebbe stato messo agli arresti. In alternativa, se l’aereo presidenziale insisteva a voler atterrare contro gli ordini dei militari, sarebbe stato abbattuto. Generando ancora più simpatia per sé, Erdogan affermò che il suo hotel di Marmaris fu bombardato dopo che era andato via avendo appreso del colpo di Stato. Sarebbe stato anche nell’interesse di Erdogan ordinare il bombardamento della struttura, così come dell’enorme palazzo presidenziale di Ankara, raccogliendo ancora più simpatia e sostegno popolare. I “cospiratori” del colpo di Stato scelsero di colpire nel momento in cui enormi ingorghi sarebbero nati chiudendo le autostrade a Istanbul, una metropoli di 15 milioni di persone. Chiudendo tutte le corsie sui ponti del Bosforo e non mantenendone una corsia aperta, affinché tornasse a casa dal lavoro, la popolazione si arrabbiò verso il “colpo di Stato” e i presunti “capi”.
Se il tentativo di colpo di Stato fosse stato autentico, Erdogan sarebbe stato arrestato e incarcerato senza la possibilità di trasmettere un messaggio al popolo turco. I turchi, più di chiunque altro, sanno del crollo del colpo di Stato greco-cipriota contro il presidente cipriota Makarios nel 1974. Dopo che una giunta greco-cipriota annunciò che Makarios era stato estromesso ed ucciso durante il colpo di Stato, Makarios parlò alla nazione da un stazione radio a onde corte di Paphos, Cipro. Makarios annunciò che i golpisti non l’avrebbero mai cacciato da Cipro. Il colpo di Stato fallì. L’esercito turco conosce bene questa storia perché sfruttò il colpo di Stato greco-cipriota per invadere ed occupare la parte settentrionale di Cipro, apparentemente per proteggere la popolazione turco-cipriota. Erdogan incontrò all’aeroporto una folla che agitava nuove bandiere turche, dalle pieghe ancora visibili. Questo è sempre un segno del coinvolgimento di George Soros nelle rivolte colorate, con manifestanti che sventolano sempre bandiere nuove di fabbrica. Alcuni sostenitori di Erdogan furono visti agitare le bandiere nuove del gruppo separatista islamico del Turkestan orientale in Cina, un gruppo sostenuto da Soros. L’Open Society Institute di Soros opera liberamente ad Istanbul e Soros è in rapporti amichevoli con Erdogan. E’ inoltre degno di nota che il segretario di Stato degli USA John Kerry, un accolito di Soros, indicasse che avrebbe raccomandato di estradare Gulen dall’esilio in Pennsylvania, se viene provato che il religioso fosse dietro il colpo di Stato. Erdogan non avrebbe potuto chiedere di più dal supporto al suo colpo di Stato sotto falsa bandiera, che aveva due obiettivi: imporre una nuova Costituzione alla Turchia che darà ad Erdogan poteri dittatoriali e prendere Gulen mettendolo in prigione o peggio. Le dichiarazioni di Kerry sono inani come lo era l’impiego di Barack Obama di Erdogan come consulente su Medio Oriente e questioni islamiche. Obama poteva fare di peggio chiedendo pareri al califfo a capo dello Stato Islamico.
Il tentato colpo di Stato in Turchia è una combinazione tra incendio del Reichstag in Germania orchestrato dai nazisti nel 1933, attribuito ai comunisti per permettere ad Adolf Hitler di demolire la Costituzione tedesca, ed Operazione Valchiria, il complotto militare per uccidere Hitler nella sua tana nella Prussia orientale del 1944. Attendendo abbastanza a lungo per vedere chi aderiva al suo finto colpo di Stato in Turchia, Erdogan ha seguito Hitler che aspettò di rivolgersi alla nazione tedesca finché tutti i sostenitori di Valchiria si svelarono. Fu allora che Hitler ordinò arresti ed esecuzioni dei golpisti. Dopo il crollo del colpo di Stato turco, Erdogan è immediatamente passato a far arrestare veri o sospetti golpisti catturati con una classica operazione “carta moschicida”. Erdogan si crede un sultano ottomano dei nostri giorni, e ora si vede anche come un capo assediato. Erdogan è più pericoloso che mai e la Turchia ha in serbo un futuro molto cupo, davvero.13239974La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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