Mentre lo cercavano ovunque, Putin guidava una rivoluzione silenziosa

PolitRussiaReseau International 5 aprile 2015EEU-kashagan.today_-938x535Sono sempre sorpreso dalle teorie cospirative sul nostro presidente. Putin è un uomo politico unico, è estremamente sincero; sincero per quanto possibile date le limitazioni del capo di una superpotenza nucleare. Lo stile comunicativo di Putin ha inevitabilmente un forte impatto sul lavoro dei suoi subordinati. Così, quando Peskov disse in diretta su Eco di Mosca che “L’ordine del giorno è ormai molto fitto, soprattutto per la crisi. Attualmente vi sono comunicazioni continue tra governo, imprese pubbliche e naturalmente banche, ci vuole tempo“, e ciò andrebbe considerato come il più affidabile. Non è necessario fare appello alle teorie del complotto quando economicamente in Russia e all’estero, vi sono cambiamenti realmente rivoluzionari. Perché i media vi prestano così poca attenzione? È un altro problema su cui torneremo. Allora cos’è successo nell’economia internazionale e russa durante la “scomparsa” dagli schermi televisivi di Putin?
1. La Cina ha annunciato la creazione di un proprio sistema di pagamento interbancario, analogo al SWIFT, entro la fine del 2015. Dicembre 2015 – gennaio 2016 sarà il momento in cui la guerra economica tra Stati Uniti e resto del mondo entrerà nella fase attiva.
2. Putin ha incaricato il Ministero delle Finanze e la Banca centrale di sviluppare un piano per finanziare la costruzione di centrali elettriche in Crimea. Secondo il Ministro dell’Energia Novak: “La Banca centrale in questo caso ci permette di eseguire un’operazione finanziaria per fornire liquidità alle banche creditrici… Una richiesta è stata presentata a Banca Centrale e Ministero delle Finanze per preparare e presentare un piano finanziario… per il pagamento degli interessi sui prestiti, per circa 80 miliardi di rubli”. Secondo la Costituzione (durante la colonizzazione occidentale negli anni ’90 – Kristina Rus) Putin (o Medvedev) non avrebbero avuto diritto d’impartire istruzioni alla Banca centrale. La banca centrale è indipendente ma si scopre che in realtà non lo è affatto. Se l’ordine del presidente viene eseguito come indicato da Novak (la Banca Centrale finanzia le banche che finanziano le società russa per la costruzione di centrali elettriche in Crimea), allora avremo ciò che i patrioti di tutti i tipi hanno a lungo chiesto: la Banca centrale che finanzia lo sviluppo economico del proprio Paese. Una rivoluzione. Una rivoluzione silenziosa. Inoltre, mutui e prestiti agricoli saranno sovvenzionati, un altro grande successo.
3. Dopo l’approvazione da parte del Governo, la Banca centrale del Kazakistan ha annunciato un piano per la de-dollarizzazione dell’economia entro la fine del 2016. L’obiettivo principale è sbarazzarsi dell’instabilità macroeconomica creata dalla valuta statunitense. Nazarbaev è un politico dalla grande intuizione e con seri legami con Pechino e Mosca. L’approvazione definitiva ed immediata della politica di de-dollarizzazione è un chiaro segnale della posizione del Kazakhstan nell’ambito dell’acuto scontro economico imminente.
4. Il 10 marzo 2015, il Presidente Putin ha incaricato la Banca centrale della Federazione russa e il governo a determinare la fattibilità della creazione di un’unione monetaria dell’UEE (Unione eurasiatica). RIA Novosti ha rivelato che la nuova valuta dell’UEE, Altyn (o Evraz) potrebbe apparire nel 2016.
5. Goldman Sachs, una delle maggiori banche degli Stati Uniti, controllore occulto della FED e “portfolio” dell’élite mondiale che Khazin chiama “agenti di Rothschild”, ha fatto una previsione… raccomandando l’acquisto di obbligazioni russe. Si, avete letto bene: acquistare obbligazioni russe! La massima banca degli USA consiglia l’acquisto di titoli del Paese che secondo Obama avrebbe l’economia “a pezzi!”
6. La Gran Bretagna desidera entrare nel capitale della Banca di investimenti infrastrutturali asiatica, l’istituzione finanziaria internazionale che la Cina ha fondato per contrapporsi e sostituire la Banca Mondiale controllata dagli Stati Uniti. Un affronto mondiale di Londra verso Washington. La reazione di Washington ricorda la reazione di uno zoticone razzista che sorprende la moglie inglese a letto con l’amichetto cinese: furiosa. Un alto funzionario dell’amministrazione Obama ha detto al Financial Times che l’iniziativa inglese di entrare nel piano del capitale cinese “non è il modo migliore di comportarsi con una potenza emergente“. “La potenza emergente” per gli Stati Uniti traditi è la Cina! La cosa interessante è che Londra non s’è presa nemmeno la briga di rispondere all’indignazione di Washington.
In questo contesto, è facile vedere quanto Putin sia occupato. Ha domato la Banca centrale e ha mantenuto i contatti internazionali e fatto sì che la Russia sia al vertice quando le tensioni nel conflitto economico globale saranno finite. Fin qui tutto bene. La vittoria sarà nostra.

Valuta dell’UEE e de-dollarizzazione
Viktoria Panfilova New Eastern Outlook 02/04/2015

7F4AFBA6-5772-4E2B-901B-DE7B3F2062CF_mw1024_s_nL’unione monetaria è la conclusione logica del processo d’integrazione tra Russia, Kazakistan e Bielorussia nell’Unione economica eurasiatica (EEU), portando l’economia eurasiatica a nuovi livelli. La moneta unica, eventualmente chiamata Altyn, diverrà la base per la formazione di un mercato e forse anche di un’economia unificati. Il presidente russo Vladimir Putin avanzava la proposta di creare l’unione monetaria nel corso di una visita ad Astana. Il leader russo ritiene che l’introduzione della nuova moneta, il prossimo anno, proteggerà l’economia dell’UEE. Non è un’idea nuova, però. L’iniziativa d’introdurre una moneta unica appartiene al presidente kazako Nursultan Nazarbaev. Ne parlò per la prima volta nel 2003, sottolineando che dovrebbe essere la moneta sovranazionale dei Paesi dell’Unione doganale, Russia, Bielorussia e Kazakistan. Nazarbaev propose, allora, di chiamarla Altyn e furono ideati i prototipi delle banconote. Ma l’idea, anche se sostenuta dai leader dell’Unione doganale, fu in realtà promossa piuttosto debolmente. Inoltre, quando l’accordo fu firmato creando l’UEE nel maggio 2014, l’emissione della banconota fu rinviata al 2025, assieme all’istituzione della Banca Centrale dell’UEE. Così, i leader si occupano dell’attuazione degli accordi immediati. Alla fine del 2015 tutte le barriere nel mercato dei beni saranno rimossi. Dal 2016 si prevede che sarà creato un mercato unico per i beni medici e i farmaci. Saranno risolti i problemi sul mercato dell’alcool e si prevede che tutte le questioni del mercato dell’energia saranno risolte entro il 2019. E già dal 2025 verrà creato il mercato unico del petrolio e gas. La creazione di un mercato dei servizi finanziari è la fase finale. L’accordo sulla creazione di un organismo multifunzionale per la regolamentazione dei mercati finanziari si prevede sia firmato nel 2025, e solo dopo il completamento di queste fasi la moneta unica verrà introdotta. Così ha detto Saadat Asanseitova, direttore del Dipartimento per l’Integrazione della Commissione economica eurasiatica. La moneta unica dovrebbe aumentare il potenziale delle esportazioni totali dell’UEE. Allo stesso tempo, l’analista dei mercati dell’IFC Dimitrij Lukashev ritiene che l’introduzione dell’Altyn sia abbastanza fattibile. Russia, Bielorussia e Kazakistan ne hanno bisogno per allontanarsi da dollaro ed euro negli scambi interni, internazionali e per i piani d’investimento finanziario. Gli esperti non escludono che se la questione sia ripresa da Putin e che la creazione del mercato valutario sia accelerata. Tuttavia, il Kazakistan ha già iniziato a considerare la de-dollarizzazione della propria economia. Ma non è il momento di bandire il dollaro dal Kazakistan, non solo perché la popolazione ha i propri risparmi principalmente nella valuta statunitense, ma perché gli investitori stranieri non sono pronti a pagamenti in valute diverse dal dollaro. Tuttavia, la Banca nazionale sviluppa un piano specifico con il governo per ridurre la dollarizzazione dell’economia nel 2015-2016.
???????????????????????????????? Il governatore della Banca Nazionale del Kazakistan, Kairat Kelimbetov, ha detto che il piano di de-dollarizzazione dell’economia nazionale ha tre direzioni principali. La prima per la stabilità macroeconomica, adottando misure per ridurre gradualmente l’inflazione. La Banca nazionale calcola che l’inflazione scenderà al 3-4% entro il 2020. La seconda è sviluppare i pagamenti elettronici e ridurre il fatturato in nero. La terza è rafforzare il tenge (moneta nazionale) sulle valute estere. Secondo Kelimbetov una serie di misure è prevista: divieto d’indicare i prezzi per beni, servizi o lavoro in valuta estera; l’introduzione di norme per pagamenti in contanti tra privati nelle operazioni su beni mobili e immobili; aumento delle garanzie dei depositi da 5 milioni a 10 milioni di tenge. In terzo luogo, diminuzione del tasso di remunerazione del risparmio al 3%. Secondo Kelimbetov il piano di de-dollarizzazione dell’economia nazionale comporta il lancio di diversi regolamenti per i pagamenti in contanti tra privati per le transazioni su beni mobili e immobili. Questi cambiamenti, secondo il capo della Banca nazionale, saranno introdotti gradualmente nella legislazione a medio termine. Riguardo la domanda se il Kazakistan potrà abbandonare completamente i pagamenti in dollari, Elena Kuzmina, a capo del settore per lo sviluppo economico degli Stati post-sovietici dell’Istituto di Economia RAS, pensa che oggi per il Kazakistan sia possibile sostituire gradualmente il dollaro con altre valute, soprattutto lo yuan. Un certo numero di accordi con la Cina sono stati firmati in yuan o cambio yuan-tenge, e inoltre vi è un accordo tra le banche nazionali dei due Paesi. Ma non riguarda tutte le operazioni valutarie ma un certo volume valutario. Inoltre, nel quadro dell’UEE, un certo numero di contratti commerciali e produttivi russo-kazaki sono stati firmati in rubli o in valuta estera. Tuttavia, la situazione con il forte calo del rublo russo ha gravemente compromesso la crescita di tale tendenza. “Un altro processo che potrebbe essere avviato dalle autorità del Kazakistan sarà diretto a privare il dollaro della funzione di moneta parallela. Inoltre, l’unica unità economica ufficiale nel Paese è il tenge. Danneggerebbe seriamente la popolazione poiché ha risparmi soprattutto in dollari. Inoltre, secondo gli economisti kazaki, se nel 2012 i depositi in valuta della popolazione erano il 38%, oggi sono già il 45%“, ha detto Elena Kuzmina. Sul commercio estero, il principale prodotto di esportazione del Kazakistan sono gli idrocarburi legati al dollaro nel mercato mondiale. Forse quando venduti alla Cina ciò avverrebbe in moneta nazionale. Ma il Kazakhstan vende idrocarburi non solo alla Cina, ma anche a Europa, Iran e Russia, e la maggior parte di beni e tecnologie industriali viene acquistata in occidente. Molto probabilmente le autorità kazake possono e perseguiranno le politiche de-dollarizzazione, contribuendo a rafforzare l’economia nazionale, in tal modo aiutando Cina e UEE (a condizione che l’unione gestisca le questioni economiche dichiarate nel trattato UEE). Ma farlo rapidamente e per di più in una sola volta, non è possibile né saggio (il dollaro è ancora la valuta mondiale). Elena Kuzmina ha notato che la de-dollarizzazione diventa gradualmente una tendenza mondiale. “Non è una iniziativa indipendente del Kazakistan o un qualsiasi altro Paese che promuove o guida la politica della de-dollarizzazione“, ha detto l’economista. I parlamentari kazaki sono divisi sul tema. Alcuni sono convinti che il Kazakistan debba abbandonare comunque dollaro ed euro nei pagamenti. I deputati hanno calcolato che una banconota da 100 dollari costa solo 14 centesimi. Ciò significa che i Paesi che depositano i loro conti in valuta statunitense lavorano per l’economia di un solo altro Paese: gli Stati Uniti.

Viktoria Panfilova è editorialista Nezavisimaja Gazeta e della rivista online “New Eastern Outlook“.

Header_EEULa debacle degli USA in Asia: il TTP dopo l’AIIB?
Dedefensa 4 aprile 2015

20140222_USD001_0Mentre si leccano le gravi ferite raccolte con l’enorme disfatta subita con l’AIIB, la banca d’investimento lanciata dalla Cina, gli Stati Uniti ora affronterebbero una nuova disfatta sul teatro dell’Asia-Pacifico, riguardo al destino del cosiddetto Trattato di “libero commercio” Trans-Pacifico (TTP) che cercano d’imporre all’intera Asia-Pacifico, cioè a una serie di Paesi da cui la Cina è attentamente esclusa (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam). Qui, ciò che interessa il blocco che impedisce la conclusione dei negoziati per il terzo anno consecutivo, non riguarda il contenuto del Trattato ma il funzionamento dei poteri negli Stati Uniti. Molti Paesi, tra cui Canada e Giappone, si sono rifiutati di definire l’accordo se il Congresso non voterà la Trade Promotion Authority (TPA) del presidente, versione speciale per la TPP del Fast Truck Authority, generalmente richiesta dal presidente per negoziare e concludere un trattato. (Si tratta di  una legge che accorda al Congresso il diritto di votare “sì” o “no” quando sarà presentato il trattato, ma non il diritto di apportarvi emendamenti). La possibilità di ottenere la TPA sembra impossibile per il 2015, e anche per il 2016 (anno delle elezioni presidenziali), e così via. Ennesimo esempio dell’assolutamente paralizzante conflitto a Washington tra potere esecutivo e potere legislativo, tra presidente democratico odiato dai repubblicani e Congresso repubblicano. (Sul lato transatlantico del TTIP, nei negoziati l’UE ha visto qualcosa in tal senso? Avevamo evidenziato l’ostacolo fondamentale del FTA (cfr. 10 gennaio 2014 e 1 febbraio 2014). Sulla TTIP si veda Jacques Sapir, 4 aprile 2015). Altra conferma che paralisi ed impotenza del potere a Washington sono tra i più imponenti ed efficaci aspetti della decadenza-disintegrazione del potere degli Stati Uniti. Il sito WSWS.org del 4 aprile 2015 dà conto dello stato attuale dei negoziati, da cui prendiamo questi passaggi.
Dopo aver subito una sconfitta decisiva nel tentativo d’impedire ad altri Paesi di unirsi alla nuova Banca di investimenti infrastrutturali asiatica della Cina (AIIB), il governo degli Stati Uniti affronta crescenti difficoltà nella grande operazione per dominare la regione Asia-Pacifico: la cosiddetta Trans-Pacific Partnership (TPP). Nelle Hawaii, il mese scorso, l’ultimo round dei cinque anni di colloqui sul TPP tra i 12 governi interessati, è finito senza ulteriori accordi. Per il terzo anno consecutivo, la scadenza della Casa Bianca per un accordo finale sembra destinata ad essere violata nel 2015. Significativamente, il principale ostacolo questa volta non sono le distanze tra Stati Uniti e Giappone sui mercati dell’auto e agricolo, ma i dubbi sulla capacità del presidente Barack Obama di avere l’approvazione del Congresso a firmare l’accordo. (…) La volontà di questi Paesi nel fare le dovute concessioni agli Stati Uniti, è minata dal fallimento di Obama nel garantirsi il supporto per la Trade Promotion Authority (TPA), in modo da firmare il TPP e poi farlo ratificare dal congresso con un mero “sì” o “no”. Senza il TPA, il Congresso potrebbe imporre emendamenti all’accordo negoziato, annullandolo. Secondo Japan Times: “Diversi partner, tra cui Canada e Giappone, hanno pubblicamente dichiarato che non concluderanno i negoziali finché il Congresso non concederà la TPA all’amministrazione Obama. Con il profilarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, un ulteriore ritardo rischia realmente di ritardare il TPP al 2017. Gran parte della resistenza del Congresso degli Stati Uniti è legata alle lobby protezionistiche delle industrie nazionali e dei sindacati...”

US-IRAQ-OBAMATraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La disinformazione di CIA-Soros contro la Russia

Sibel Edmonds BFP 18 ottobre 2013

Ilham e Hejdar Galiev

Ilham e Hejdar Aliev

Il 15 ottobre 2013, Democracy Now! dedicò un’ora del programma intitolato Another U.S. Whistleblower Behind Bars? Investor Jailed After Exposing Corrupt Azerbaijani Oil Deal, che presentava il caso del miliardario statunitense Rick Bourke, che avrebbe denunciato una frode internazionale per controllare le ricchezze petrolifere dell’Azerbaigian. Dal maggio 2013 Rick Bourke è in una prigione federale per aver violato il Foreign Corrupt Practices Act per presunta conoscenza di casi di corruzione avvenuti nel 1998. Gli altri autori della frode in Azerbaijan sono l’ex-capo del gruppo democratico al Senato George Mitchell e istituzioni come Columbia University e AIG. Tuttavia finora nessuno è andato in carcere tranne Bourke. Il caso, come narrato da Democracy Now e pochi altri media negli Stati Uniti, sembra un romanzo di spionaggio e cospirazione di John LeCarré trasformato in un thriller di Hollywood: “Il coinvolgimento di ex-alti funzionari statunitensi e inglesi di CIA e MI6 nel processo Bourke. Politici di alto profilo come il senatore George Mitchell e di infami mega-società come AIG. Testimoni chiave al processo avrebbero indicato agenti dell’intelligence che lavorvaano per il governo degli Stati Uniti. L’aspra competizione tra USA e Russia sugli idrocarburi dell’Azerbaigian; la battaglia per petrolio e gasdotto. Individui loschi come Viktor Kozeny, noto come il Pirata di Praga e che vive alle Bahamas, e un cittadino statunitense di nome Tom Farrell, che vive a San Pietroburgo, in Russia, dove gestisce un bar e si comporta come un agente doppio”. Posso andare avanti, facendo la lista delle caratteristiche del caso da romanzo spionistico che coinvolge numerosi personaggi e colpi di scena, ma che alla fine lascia il lettore confuso non capendo il senso di ciò che è successo veramente. E non lo farò. Se siete uno di quei lettori confusi non siate duri con voi stessi, la storia è fatta per confondere e non ha alcun senso. Non solo, se avete tempo e voglia (spero) leggete la trascrizione del caso, così come presentato da Democracy Now, e per un paio di volte. Assicuratevi di evidenziare i punti sottolineati più volte nella trasmissione. Vi prego di controllare i protagonisti, tra cui gli ospiti e i padroni di casa. Una volta fatto, confrontateli con le mie note. Siete pronti?

Il mio collegamento in Azerbaigian e il mio status segreto privilegiato
In primo luogo, vorrei iniziare spiegando perché trovo questo caso e la sua presentazione di enorme importanza e degno di nota. Chi di voi conosce il mio caso sa del mio lavoro e del mio famigerato status segreto privilegiato nell’FBI, partecipando a operazioni e dossier su Turchia, Azerbaigian e diverse altre nazioni dell’Asia centrale e del Caucaso, tra il 1996 e il 2001. Ero l’unica linguista dell’FBI qualificata a tradurre documenti (audio e scritto) in lingue turcofone. Tali operazioni e dossier particolari furono il motivo principale di ordini contradditori, classificazioni retroattive e ricorso al segreto di Stato nel mio caso. Quindi, sono una delle poche persone intimamente consapevoli ed informate su ciò che accadeva in Azerbaigian dal 1996 al 2001. So per certo che gli operatori erano dietro le quinte, non solo degli Stati Uniti ma anche di Turchia e Azerbaijan, soggetti a tangenti, corruzione, sabotaggio, ricatti e molto altro ancora. Attraverso le comunità diplomatiche azera e turca, l’FBI aveva raccolto migliaia di pagine di trascrizioni e relazioni pertinenti a tali attività. Si può supporre che a causa delle fonti, i singoli operatori sarebbero stati solo turchi, azeri, ecc. Ma si sbaglierebbe. Permettetemi di darvi alcuni esempi: “la Camera di Commercio USA-Azerbaijan: in quegli anni l’organizzazione era diretta da operativi come Richard Perle, Dick Cheney, James Baker, Richard Armitage, Brent Scowcroft e l’ex presidente della Camera Robert Livingston. Si prega di verificare la leadership e gli agenti di tale istituzione qui. Una volta fatto, si prega di consultare le foto nei miei otto anni di status segreto privilegiato qui. L’American-Turkish Council (ATC): Anche in questo caso, si tratta di operatori della stessa cerchia: Brent Scowcroft, Richard Armitage, Douglas Feith, Richard Perle, Robert Livingston, Tom DeLay, Stephen Solarz, e altro ancora. Per saperne di più cliccate qui“. Sono per metà azera, da parte di mio padre. Ero l’unica linguista dell’FBI con le necessarie qualifiche linguistiche per rivedere questi dossier e aiutare gli agenti dell’FBI a riaprire alcune indagini chiuse dalla Casa Bianca tramite il dipartimento di Stato.

AzMapLa storia si dipana
In base a quello che so di prima mano sulle operazioni che si svolsero in Azerbaigian tra il 1996 e il 2001, e sulla base di numerosi documenti e rapporti ufficiali (comprese relazioni investigative delle autorità turche), e di decine di articoli pubblicati negli ultimi quindici anni, posso dire con certezza al cento per cento che le operazioni verso l’ex-presidente Heydar Aliyev e suo figlio Ilham Aliev, compresi tentato assassinio del 1995, aggancio del figlio nei Casino di proprietà turca in Azerbaigian, ricatti e corruzione, stupefacenti e riciclaggio di denaro, e molto altro ancora, furono tutti ideati ed eseguiti dalla CIA e dal dipartimento di Stato qui, negli Stati Uniti, tramite il loro rappresentante regionale, la Repubblica di Turchia. Ho intenzione di spiegarvi il punto e fornirvi i link a documenti e articoli solidi, ma in primo luogo, voglio esaminare la storia presentata da Democracy Now e dai suoi ospiti. Dobbiamo cominciare dalla grande enfasi nella storia, come farebbe ogni analista capace ed esperto nel trovare ad agganciare l’obiettivo. L’ho già fatto più volte attraverso i rapporti confusi e contorti mentre ricercavo i temi e le conclusioni ripresi dai presentatori e dai loro ospiti. Ecco cos’ho trovato dalla trascrizione delle loro parole:
Scott Armstrong: Costui, Hans Bodmer, il testimone chiave contro Bourke, fu anche il direttore operativo non solo di Kozeny, ma di una serie di truffatori internazionali, dell’oligarchia russa e di molti funzionari russi, criminale internazionale di primo ordine. E non si ha la possibilità di esaminare tali questioni se non si ha accesso alle informazioni che normalmente non sono diffuse dal governo o sono sigillate…
Scott Armstrong: Naturalmente, Bourke aveva idea che ciò in realtà andava ben oltre l’Azerbaigian, ben oltre la Repubblica Ceca, coinvolgendo oligarchi, banche, funzionari russi e la terza compagnia petrolifera russa, acquistata e venduta a profitto di Kozeny, nel frattempo…
Scott Armstrong: Un informatore si fa avanti. E’ molto produttivo, consente di avere il bandolo della matassa che cominciamo a dipanare, portando a una serie di operazioni internazionali dalla Cecoslovacchia all’Azerbaigian, al cuore della Russia, nella più grande delle istituzioni. E tutto viene insabbiato per mancanza di interesse del governo degli Stati Uniti, per motivi oscuri. E l’unica persona sacrificata a ciò è l’informatore…
Scott Armstrong: In tal modo, si sa molto di ciò che succede in Russia. Conosce la maggior parte dei ministri del governo russo, del governo Putin. Arriva a conoscere i grandi oligarchi di tale sistema, le persone che possiedono le maggiori compagnie petrolifere ed entità del mondo. Si viene a sapere delle banche russe e degli stranieri che le servono, e di altri funzionari stranieri danneggiati da questo processo. Ha tutte queste informazioni nel suo schedario più efficace. La memoria…
Juan Gonzalez: Michael Tigar, vorrei chiedervi, so che sarebbe fortemente limitato in ciò che può dire in proposito, ha la nostra comprensione, abbiamo parlato con funzionari dell’intelligence inglese che ben conoscono ciò, che l’altro testimone principale contro Bourke, Tom Farrell, fu effettivamente ripreso in un video segreto in Russia mentre cercava di reclutare un diplomatico inglese per l’intelligence russa, e che il diplomatico fu successivamente rimosso e che ciò rientrava nelle informazioni che Sir Richard Dearlove dell’MI6 era disposto a presentare in tribunale, ma che non gli è stato permesso perché avrebbe sollevato la questione: Perché il governo degli Stati Uniti usa contro Rick Bourke, una persona che reclutava spie per l’intelligence russa?…
Giusto. La storia e il modo in cui è stata presentata può essere estremamente confusa, vaga e contorta. Tuttavia, una cosa è stata fatta: accusare ripetutamente la Russia di corruzione e sabotaggio dell’intelligence nel caso. Basta prestare attenzione a come Armstrong ripete la frase oligarchia russa. Si prendano appunti su come le operazioni ufficiali tramite enti governativi e banche siano limitate alla Russia. È interessante notare che la realtà e i fatti accusano entità occidentali. Dal 1995, dall’attentato a Hejdar Aliev pianificato negli Stati Uniti e realizzato da Abdullah Catli, un paramilitare turco sul libro paga della CIA dal 1980, e i principali attori che in Azerbaigian puntano su petrolio e oleodotti. sono agenti degli USA e del loro esercito mercenario chiamato CIA. So che, per destino, gli statunitensi sanno pochissimo del contesto dell’Azerbaigian e altre simili regioni energetiche dell’ex-URSS. Piuttosto che entrare in dettagli complessi, presenterò alcuni fatti documentati relativi alle operazioni degli USA in Azerbaigian, tra cui assassini, corruzione, riciclaggio di denaro e altro. Nei primi due anni dall’elezione di Hejdar Aliev, nel 1993, gli Stati Uniti cercarono più volte, senza successo, di reclutarlo per i piansi sul gasdotto-stan. Vi ricordate il famigerato scandalo della BCCI? Bene, il colpevole principale nello scandalo, Roger Tamar, agente della CIA e degli interessi petroliferi degli Stati Uniti, fu coinvolto in uno di tali tentativi falliti degli Stati Uniti per trascinare l’Azerbaigian nella propria sfera d’influenza: “Nei primi anni ’90, dopo che l’Unione Sovietica allentò la presa sull’Asia centrale, Tamar ideò il gasdotto da 1800 chilometri Baku-Ceyhan (Baku-Tbilisi-Ceyhan), considerato come “uno dei più grandi progetti ingegneristici”, per inviare 1 milione di barili al giorno (160000 mc/g) di petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo e quindi ai mercati mondiali. Tamraz ottenne il supporto per il gasdotto dal presidente turkmeno Nijazov, dal presidente dell’Azerbaigian Hejdar Aliev e dalla prima ministra Tansu Ciller e dalla Botas Company della Turchia. La società di Tamraz negoziò e firmò il primo accordo sul gasdotto con il governo della Turchia. Mettiamola così, le cose non si svolsero senza problemi con Hejdar Aliev, che era ancora leale alla Russia. Quando il business e la corruzione fallirono, gli Stati Uniti e il suo ascaro, la Turchia, passarono al piano B: assassinare Hejdar Aliev e piazzare un nuovo tizio più disponibile. Così ci fu il tentativo di assassinio nel 1995: “Il 13 marzo 1995 un’insurrezione armata volta a rovesciare Aliev fu inscenata dall’unità speciale delle Truppe degli interni (“OMON”) del colonnello Rovshan Javadov. Quattro giorni dopo, il 17 marzo 1995, unità delle forze armate azere circondarono i ribelli nella loro base e uccisero Javadov. Più tardi, il rapporto parlamentare turco del 1996 sullo scandalo Susurluk rivelò alcuni dettagli sul coinvolgimento del governo della prima ministra Tansu Ciller e dell’intelligence turca in tale tentato golpe….” Aggiungiamo qualche dettaglio sull’attentato turco. Il turco inviato in Azerbaigian per condurre l’operazione di assassinio era Abdullah Catli: “Catli fu visto in compagnia di Stefano Delle Chiaie, un neofascista italiano che lavorava per Gladio, dell’organizzazione paramilitare segreta della NATO Stay-behind, mentre “viaggiava in America Latina, e visitava Miami nel settembre 1982″. Poi andò in Francia, dove con l’alias Hasan Kurtoglu… fu condannato a sette anni di reclusione e nel 1988 fu estradato in Svizzera, dov’era ricercato per narcotraffico. Tuttavia, fuggì nel marzo 1990 con l’aiuto di complici misteriosi…” Subito dopo la misteriosa fuga, grazie a un elicottero della NATO, l’uomo sulla lista internazionale dei ricercati di Interpol e diverse polizie, in qualche modo e ancora una volta assai misteriosamente, finì in Inghilterra dove ebbe immediatamente il permesso di soggiorno e visse per un paio di anni. Poi, misteriosamente giunse negli Stati Uniti, e ancor più misteriosamente ebbe la residenza entro una settimana, stabilendosi a Chicago. Nel 1995, per l’operazione di assassinio di Aliev, lasciò Chicago per la Turchia, e dopo un soggiorno di due giorni in Turchia, entrò in Azerbaigian. Con i tentativi di reclutamento falliti e un tentato assassinio divenuto un fiasco che smascherava Gladio, gli Stati Uniti passarono al Piano C: il figlio di Aliev, Ilham Aliev, noto per le sue debolezze come gioco d’azzardo, alcol e prostitute di ogni età. Alla fine del 1995 i mafiosi turchi di Gladio aprirono dei casinò in Azerbaigian. È interessante notare che i proprietari turchi di tali casinò offrirono delle azioni al figlio di Aliev, Ilham. In meno di due anni, gli operativi USA-turchi avevano risucchiato Ilham Aliev: aveva 6 milioni di dollari in debito per gioco, oltre ad altro materiale (come delle scappatelle registrate). Nel 1998-1999 Aliev padre chiuse i casinò, anche se era già troppo tardi: padre e figlio erano stati agganciati e trascinati nel campo occidentale.
Permettetemi di delineare le connessioni tra Intelligence USA e proprietari di casinò della mafia turca in Azerbaigian. Quasi tutti i casinò in Azerbaigian erano di proprietà e gestiti da un famoso mafioso turco di nome Omer Lutfu Topal: “Topal era un affarista turco, profondamente coinvolto nello scandalo Susurluk. Ebbe condanne per traffico di droga, e fu soprannominato il “re dei casino” che furono la sua fortuna, che ammontava a circa 1 miliardo di dollari al momento del suo assassinio. Secondo i giornali belgi, fu arrestato il 20 giugno 1978 nella provincia di Anversa, in Belgio, mentre trasportava 6 chili di eroina. Un passaporto falso gli fu trovato a nome di Sadik Sami Onar, rilasciato dalla Polizia di Gaziantep. Inoltre, fu accusato di narcotraffico verso gli Stati Uniti dal Belgio. Fu imprigionato in Belgio dal 14 giugno 1978 al 23 luglio 1981. Poi fu estradato negli Stati Uniti, per una condanna per traffico di eroina. Fu processato a New York e condannato a cinque anni di carcere...” E’ certo che Topal fosse un membro attivo delle operazioni USA-NATO di Gladio, e il narcotraffico di eroina via Belgio (Ciao NATO!) negli Stati Uniti fu uno dei suoi incarichi ufficiali. In realtà, Topal non passò un giorno in carcere, nonostante le dichiarazioni del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Quindi sì, questi sono gli agenti di Gladio-mafia che occuparono l’Azerbaigian alla fine del 1995. Nel 1997-1998, in Azerbaigian gli Aliev erano nel campo di CIA-NATO-USA, e nel 1997-1998 i russi erano stati espulsi: riciclaggio di denaro, laboratori di eroina e narcotraffico, ricatti, sabotaggio e corruzione sono roba nostra, degli Stati Uniti, sia direttamente o tramite ascari come la Turchia. Si prega di controllare tutti i casi documentati e i rapporti da me ospitati. Ora, torniamo alla sceneggiata narrata da Democracy Now! Vedete un solo riferimento a una di tali entità od operativi incaricati in Azerbaigian? No. Banche turche? Mafia turca? No. Casino turchi? No. Grande corruzione USA-occidentale? No. Le banche di Cipro dove paghiamo Aliev fuori dai confini del suo Paese (Sì, è lì che si corrompono molti di questi capi, nello Stato di Cipro del Nord. Volete dettagli? Rivedete da me tutti questi ordini classificati)? No. Ma cosa troviamo: Russia, mafia russa, funzionari del governo russo, intelligence russa, banche russe, oligarchi russo, ed anche Putin. Com’è interessante?

George Soros

George Soros

Il forte legame tra Armstrong, Tigar & Democracy Now!
Un altro compito d’obbligo per un’approfondita analisi dei piani, è identificare gli attori coinvolti nell’informazione, o in questo caso, nella disinformazione. Ho fatto esattamente questo, trovando un legame tra tutti i partecipanti a tale campagna di disinformazione su Democracy Now! Andiamo:

Scott Armstrong
Permettetemi di presentarvelo tramite la biografia presentata da Amy Goodman: “Scott Armstrong, un ex-giornalista del Washington Post, che ha seguito da vicino il caso. È fondatore ed ex-direttore esecutivo dell’Archivio della Sicurezza Nazionale ed ex-presidente del Government Accountability Project…” Non ho approfondito la sua posizione con uno dei media più malfamati del Paese. Devo? Non penso. Okay, passiamo agli Archivi sulla Sicurezza Nazionale fondati da Armstrong. Per anni e anni, l’attività di Armstrong (Sì, dicono senza scopo di lucro. Che altro!), fu uno dei maggiori destinatari dei finanziamenti di George Soros. Nel 2010, solo in un anno, ricevette 650mila dollari da Soros. Siete con me finora? Bene. Continuiamo: Armstrong fa anche parte del Government Accountability Project (GAP). Ed ecco che GAP è anche uno dei principali destinatari delle somme di Soros, ricevendo generosi finanziamenti da Soros per molti anni. Quello stesso anno il GAP ricevette 600mila dollari da George Soros. Ci sono molti altri legami diretti e intimi tra Armstrong e George Soros, ma passiamo agli altri attori della messinscena.

Amy Goodman

Amy Goodman

Democracy Now!
Veniamo al dunque, utilizzando ben documentate informazioni su Amy Goodman, Juan Gonzalez e radio Democracy Now: “Gravi questioni furono sollevate su come Democracy Now!, avviata da Radio Pacifica e sovvenzionata da Carnegie Corporation, Fondazione Ford, JM Kaplan Funds e altri, improvvisamente sia diventata indipendente e di proprietà di Amy Goodman, senza compensi per la Pacifica. Questo passaggio apparentemente includeva beni preziosi quali marchi, proprietà degli archivi, accesso alle stazioni affiliate e altro ancora. Con un contratto segreto, Amy Goodman inoltre ha ricevuto 1 milione di dollari all’anno per cinque anni dal 2002, secondo il tesoriere di Pacifica Jabari Zakiya, per continuare ciò che era il notiziario di punta del mattino di Pacifica. Ciò più che raddoppiava lo stipendio di Goodman, ufficialmente di 440mila dollari all’anno, di Pacifica Radio. Democracy Now! é finanziata indirettamente da George Soros, e direttamente da Fondazione Ford, Fondazione Glaser e Open Society Institute di Soros...” Tra l’altro, Amy Goodman ha questo in comune con tali persone: “Giornalisti di spicco come quella di ABC Christiane Amanpour e l’ex-direttore del Washington Post, e ora vicepresidente Len Downie, lavorano presso i consigli di enti finanziati da Soros. Ciò nonostante il codice etico delle società afferma: ‘che i giornalisti professionisti evitano i conflitti d’interesse, reali o presunti’...” Tutti sanno che Goodman e la sua Democracy Now! hanno ricevuto milioni di dollari direttamente da Gorge Soros. Naturalmente, non si sa quanto esattamente perché, Democracy Now non è mai disponibile a rispondere a questa domanda, quando posta: “Solo che quando l’ente finanziato da Soros è ascoltato “su oltre 900 stazioni, aprendo la strada alla grande collaborazione dei media comunitari degli Stati Uniti’, non posta i messaggi degli spettatori e le telefonate a ‘Democracy Now!’ non ricevono risposta….

Michael Tigar, con gli occhiali

Michael Tigar (con gli occhiali)

Michael Tigar
Tigar è introdotto da Goodman come celebre avvocato, professore di diritto e autore, in difesa di Rick Bourke. Si potrebbe pensare che come accademico e avvocato sia fuori dal campo di Soros, giusto? Beh, no! Il programma e il lavoro di Tigar sono finanziati, anche se parzialmente, da George Soros. L'”Institute for Policy Studies” finanziato da Soros concede appetitose somme all’avvocato di grido. Tigar è conosciuto, anche dai media mainstream, come uno degli avvocati più teatrali del Paese. Sulla base delle prestazioni e del fatto che è stato assunto da Bourke, direi che dovrebbe essere così! Ora so che c’è una cosa chiamata coincidenza. Conosco il concetto chiamato ‘legge delle coincidenze’, ma dai! Abbiamo quattro partecipanti a tale trasmissione ed ognuno di loro riceve da George Soros denaro e gli è strettamente legato. La chiamereste mera coincidenza? Se lo fate, allora considerate questo: Per anni e anni, George Soros ha finanziato direttamente l’opposizione in… avete indovinato, Azerbaigian! “I miliardi di George Soros compromettono la politica Estera degli Stati Uniti? George Soros è abbastanza ricco da avere una propria politica estera, ma è saggio fargliela avere? Soros ha uno strano modo di fare investimenti e regali, in particolare negli Stati ex-sovietici dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, come se si trattasse di politica estera personale… Soros ha anche finanziato i partiti di opposizione in Azerbaigian, Bielorussia, Croazia, Georgia e Macedonia, aiutandoli ad avere potere o preminenza. Tutti questi Paesi una volta erano alleati dei russi. Naturalmente, Soros non lavora da solo… Soros lavora attivamente per sfruttare la sua influenza a sostegno di Samir Sharifov, forse promuovendo un’altra “rivoluzione delle rose”… Funzionari dell’Azerbaigian apertamente si chiedono se Soros sia un freelance o agisca con l’approvazione, tacita o meno, del dipartimento di Stato e della Casa Bianca, a sostegno di Sharifov in Azerbaigian. In realtà, se lo chiedono solo per buona educazione. Pensano di sapere la risposta e che Soros operi per conto di Obama… Se leggete la stampa russa su Soros, si potrebbe pensare che Glenn Beck sia un pallido moderato. Se leggete la stampa russa sulla visita del presidente dell’Azerbaigian Aliev a Soros, a New York, nel 2004…” Devo approfondire il ruolo di Soros e gli obiettivi e giochi sporchi in Azerbaigian e resto dell’Asia centrale e del Caucaso?
E i suoi investimenti nella regione, in particolare quelli direttamente legati dal gasdotto-stan della Azerbaigian? Chi sono i suoi soci? Vediamo se li riconoscete: “Secondo Clark, l’International Crisis Group di Soros vanta “luminari indipendenti” come gli ex-consiglieri per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinki e Richard Allen, così come il generale Wesley Clark, comandante supremo della NATO in Europa. Il vicepresidente del gruppo è l’ex-deputato Stephen Solarz, una volta descritto come ‘il capo congressista della lobby israeliana a Capitol Hill’ e suo sottoscrittore, insieme a gente come Richard Perle e Paul Wolfowitz… Chi sono i partner commerciali di Soros al Carlyle Group, uno dei più grandi fondi di private equity al mondo, che trae la maggior parte dei profitti dai contratti per la difesa? Sono gli ex-segretario di Stato James Baker e l’ex-segretario alla Difesa Frank Carlucci di George Bush Sr, e “fino a poco prima, anche parenti di Usama bin Ladin”. Soros ha investito più di 100 milioni di dollari nel Carlyle, ci dice Clark”… Non è interessante come le figure più importanti coinvolte in corruzione, tangenti, sabotaggio, ricatti, e perfino assassini in Azerbaigian non siano menzionati, casualmente, da Goodman, González, Tigar, Armstrong o Bourke stesso?! Sì, dico, è molto interessante. Sapendo ciò, nel 1996-2001 gli operatori praticamente evitarono i soggetti non menzionati nella messinscena di Amy Goodman. E, infine, senza mettermi in mostra o oltre, mi considero, in una certa misura, esperta di informatori e denunce. Dopo 12 anni, sono l’unica ad informare sull’organizzazione che ha conosciuto centinaia di informatori del governo, soprattutto dell’intelligence e delle forze dell’ordine, oltre ad avere anni di ricerche e scritti su ciò… Beh, sono una sorta di un esperta, se si può dire. Con questo, lasciate che vi dica una cosa: questo truffatore milionario, Rick Bourke, è tutt’altro che un informatore. L’intera sceneggiata, con tutti i suoi partecipanti, fino agli operatori dei media tradizionali, dimostra che non è altro che una messinscena ai fini di certi oscuri obiettivi perseguiti dalla comunità d’intelligence, e naturalmente dagli affaristi.
Se si vuole veramente sapere cosa tratta questa storia si dovrà aspettare. Aspettatevi di sentire certe notizie sulle ultime tensioni tra Russia e Azerbaigian. O sull’estradizione di una certo agente o uomo d’affari russo richiesta dal governo degli Stati Uniti. O di vedere i prossimi attacchi degli Stati Uniti contro la Russia con l’intenzione di colpire infine anche Putin… Oppure… Intanto, consideratevi ampiamente afflitti dalle mega-operazioni di disinformazione della CIA tramite media spacciati come indipendenti e alternativi!

Wesley Clark

Wesley Clark

Sibel Edmonds è redattrice di Boiling Frogs Post e autrice di Classified Woman: The Sibel Edmonds Story. Nel 2006 vinse il PEN Newman’s Own First Amendment Award per il suo “impegno a preservare la libertà d’informazione negli Stati Uniti in periodo di crescente isolamento internazionale e segretezza governativa“. Edmonds ha un Master in Politiche Pubbliche e Commercio Internazionale presso la George Mason University, e una laurea in Giurisprudenza e Psicologia criminale presso la George Washington University.

Note
Gladio 1 (Intro)
Gladio 2
Gladio 3
Gladio 4
Gladio 5
Zawahiri in Azerbaijan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La nuova strategia di Putin nel Mediterraneo

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29.03.2015WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Mentre l’attenzione era concentrata nelle ultime settimane sul ruolo della Russia e del Presidente Vladimir Putin nel mediare un nuovo cessate il fuoco in Ucraina orientale, il presidente russo ha compiuto due cruciali missioni di Stato a Cipro ed Egitto, che condividono la frontiera sul Mar Mediterraneo orientale, mare strategico la cui importanza crescente nel confronto tra NATO e Russia non va sottovalutata. Per più di 2000 anni il Mar Mediterraneo è stato uno dei mari più strategici del mondo, collegando petrolio e gas del Medio Oriente a i mercati dell’Unione europea; collegando Oceano Indiano, Cina, India, Corea del Sud e resto dell’Asia ai mercati europei e all’Oceano Atlantico attraverso il Canale di Suez, e collegando la base navale russa in Crimea della Flotta del Mar Nero agli oceani Atlantico ed Indiano. In breve collega Europa, Eurasia ed Africa. Con ciò in mente, diamo un’occhiata agli ultimi viaggi di Putin.

Cairo
Il 9 febbraio il presidente russo ha incontrato il presidente dell’Egitto Abdalfatah al-Sisi a Cairo. Quando al-Sisi, a capo delle forze armate egiziane, guidò il colpo di Stato che spodestò Muhamad Mursi e il suo regime dei Fratelli musulmani sostenuto dagli Stati Uniti, nell’agosto 2012, Putin fu tra i primi a sostenere la candidatura presidenziale di al-Sisi. Nell’agosto 2014 al-Sisi incontrò Putin a Mosca mentre Washington divenne avversario aperto del presidente egiziano. Pochi dettagli dell’ultima visita a Cairo sono stati diffusi, ma Putin ha detto che s’è deciso d’incrementare commercio e cooperazione militare, e la Russia ha iniziato la fornitura di armi all’Egitto dopo la firma di un memorandum. Accordi commerciali furono inoltre seguiti dalla visita di Putin, tra cui un probabile accordo tra l’agenzia Rossija Segodnja e il quotidiano egiziano al-Ahram. Nei giorni successivi al vertice di Cairo tra Putin e al-Sisi, Russia ed Egitto firmavano un accordo per la costruzione di quattro reattori nucleari russi in Egitto. Daranno una spinta importante alla problematica rete elettrica dell’Egitto; allo stesso tempo al-Sisi annunciava che l’Egitto avrebbe aderito alla nuova Unione eurasiatica della Russia con un accordo di libero scambio. L’unione è costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia; l’annuncio del presidente ucraino Viktor Janukovich all’UE che l’Ucraina si sarebbe unita all’unione eurasiatica, spinse gli Stati Uniti al palese colpo di Stato di Majdan.Suddivisione_amministrativa_di_CiproIl gioiello marittimo cipriota
Poi, due settimane dopo i colloqui a Cairo, il 25 febbraio, il Presidente Putin riceveva il presidente cipriota Nicos Anastasiades al Cremlino per discutere di varie questioni comuni. Anastasiades colse l’occasione per criticare le sanzioni dell’Unione europea a Mosca dichiarando: “il minimo che potessi fare è visitare la Russia in questi tempi difficili, e garantirle che, nonostante la situazione, i nostri rapporti si svilupperanno ancora. Qualunque sanzione contro la Russia affligge altri Paesi membri dell’Unione europea, come la mia patria, che per molti aspetti dipende dalla Russia“. Mentre ciò può essere di aiuto per il futuro della Russia contro ulteriori sanzioni dell’Unione europea, il nocciolo dei colloqui riguardava la cooperazione militare Cipro-Russia. Qui Cipro ha offerto i suoi porti alla Marina russa per determinati scopi, “alle navi russe coinvolte nella lotta al terrorismo e alla pirateria“. Le navi russe utilizzeranno il porto cipriota di Limassol, che ospita 30-50000 russi, un quarto della popolazione della città. Al momento solo una base navale mediterranea è a disposizione della Russia, il porto siriano di Tartus. Da parte sua, con l’approvazione della Duma, Putin offriva a Cipro la riduzione del debito, in contrasto con la posizione draconiana dell’UE sulla crisi a Cipro del 2013, quando l’UE confiscò depositi bancari ciprioti per oltre 100 milioni di euro, un furto, quale condizione per un piano di salvataggio draconiano. Centinaia di aziende russe offshore e cipriote ne furono colpite, retrospettivamente era chiaramente l’avvio della strategia di Washington-Bruxelles per indebolire la Russia di Putin. Le proteste di Majdan a Kiev iniziarono sei mesi dopo le confische di Cipro. Questa volta Putin, nonostante le sanzioni finanziarie e la guerra economica dell’Ufficio sul terrorismo finanziario del Tesoro USA (ufficialmente chiamato Ufficio terrorismo ed intelligence finanziaria), offriva a Cipro la rapida riduzione del debito. La Russia ha accettato di ristrutturare il prestito da 2,5 miliardi di euro dato a Cipro nel 2011, riducendo l’interesse al 2,5% dal 4,5% ed estendendo le scadenze del debito al 2021. Le relazioni tra Cipro e Russia hanno un notevole potenziale. Cipro in particolare ha recentemente confermato gli enormi giacimenti di petrolio e gas naturale offshore. Secondo quanto riferito si discute se invitare Gazprom a contribuire a svilupparli, minando seriamente la strategia degli Stati Uniti e della NATO per bloccare South Stream e altre rotte del gas russo verso l’UE. La risposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti alla ripresa delle relazioni Russia-Cipro fu agitata, per usare un eufemismo. L’ambasciatore USA a Cipro John Koenig inviava un tweet esprimendo l’ultima principale preoccupazione degli ambasciatori statunitensi, il 28 febbraio, subito dopo l’assassinio a Mosca della figura dell’opposizione Boris Nemtsov: “Cosa pensano i ciprioti quando vedono la Russia, questa settimana? La visita e le dichiarazioni di Anastasiades o l’assassinio di Nemtsov?” Koenig grossolanamente implicava un legame tra la visita di Anastasiades a Mosca e l’omicidio di Nemtsov, dicendo in un altro tweet che Putin aveva assassinato Nemtsov. Il tweet di Koenig ha suscitato un coro di proteste a Cipro e la sua dipartita per giugno fu annunciata da Washington. Koenig apparentemente spesso twitta con il collega a Kiev, l’ambasciatore degli USA Geoffrey Pyatt, l’orchestratore della distruzione dell’Ucraina con Nuland.
Quando i recenti colloqui Russia-Cipro vengono analizzati nel contesto della visita del Presidente Putin a Cairo, un’affascinante mappa strategica appare dispiacendo i neo-conservatori di Washington e i loro alleati europei. Possiamo aspettarci che Washington lavori dietro le quinte per inasprire gli attriti tra Turchia, Paese della NATO, e Cipro greco-ortodossa, nonché aumenti le pressioni su al-Sisi. Infatti, il 26 febbraio caccia turchi avevano apertamente violato lo spazio aereo greco, annunciando unilateralmente un’esercitazione militare con tiri diretti per marzo sul Mar Egeo, in gran parte in acque internazionali greche e sull’isola greca di Limnos, riscaldando la zuppa geopolitica. In Egitto, sulle TV controllate dai Fratelli musulmani appoggiati da Obama e CIA, erano comparsi dei video volti ad imbarazzare al-Sisi. I nastri pretendono di svelare le telefonate private di al-Sisi, allora generale, subito dopo la cacciata di Mursi e della Fratellanza, per discutere degli aiuti finanziari che Mursi chiedeva agli alleati arabi del Golfo che appoggiarono l’azione anti-Fratellanza di al-Sisi. Lo scandalo sembra aver fallito, data la popolarità di al-Sisi in Egitto e il sostegno dei leader arabi del Golfo appare inalterato. Ciò indica che Washington è sempre più a disagio con la geopolitica russa nel Mediterraneo orientale.

41d53685274fd40204cbF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La resurrezione del South Stream: Russia e Pipeline Trans-Balcani

Andrew Korybko e Umberto Pascali, Global Research, 21 marzo 2015w645Israel Shamir, importante autore israeliano ed ospite in studio
Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specializzato in questioni balcaniche
Slobodan Tomic, giornalista macedone e ospite in studio

Korybko: La Russia inizia la costruzione di un gasdotto trans-macedone che potrebbe resuscitare il progetto South Stream. La capacità prevista del gasdotto attualmente non è abbastanza grande per sostituire il South Stream, ma la sua costruzione potrebbe gettare le basi del successore. Questo perché la Russia aveva già annunciato l’eliminazione del transito del gas attraverso l’Ucraina, quando Turkish Stream sarà attivo tra pochi anni, esortando gli Stati balcanici a concordare rapidamente una via alternativa per ricevere il gas russo da cui dipendono. Il presidente ungherese ha discusso possibili finanziamenti, per un oleodotto balcanico alternativo, con Erdogan nel corso di una visita in Turchia, e il ministro degli Esteri macedone era ad Ankara anch’egli. Gli ultimi articoli indicano il primo ministro greco Alexis Tsipras spinto ad anticipare di un mese la visita a Mosca, con la possibilità che la rotta dell’oleodotto balcanico venga discussa al suo arrivo in Russia l’8 aprile. Con la Bulgaria esclusa, appare sempre più probabile che un nuovo South Stream possa risorgere attraversando Grecia e Macedonia, con l’ultimo annuncio sulla base geografica del nuovo gasdotto.
Strokan: Penso che gli sviluppi cui si riferisca dimostrino che l’Europa ha davvero bisogno del gas russo, e quando lo scorso dicembre la Russia fu costretta ad annullare il progetto South Stream, ci fu una notevole delusione in quei Paesi europei che si aspettavano di ricevere il gas russo. Quindi la domanda è cosa dopo? Ci sono voluti alla Russia solo 3 mesi per presentare questo progetto completamente nuovo, che può effettivamente riavviare un’idea molto pratica ed utile.

Korybko: vorrei ricordare a tutti che il Presidente Putin ne aveva per primo suggerito l’idea a metà dicembre. Ora, con ulteriori informazioni vorrei dare il benvenuto ai nostri ospiti in studio, al signor Shamir, autore di primo piano in Israele, nel nostro programma.
Shamir: Ciò che dobbiamo ricordare in tutto ciò, cosa anche estremamente divertente, è vedere come tali strutture moderne, qauli i gasdotti, effettivamente ricostruiscano l’antico mosaico dei vecchi imperi, perché Macedonia, Grecia, Ungheria, tutto ciò che era parte dell’impero ottomano, e prima ancora dell’impero bizantino, erano così strettamente e tradizionalmente collegati a quello russo. Mentre l’occidente è riuscito ad occupare i Balcani dopo la seconda guerra mondiale, o in realtà nella prima metà del 20° secolo, occupando i Balcani, ora come si vede, questa parte del mondo viene ripresa di nuovo dall’alleanza tra Turchia e Russia. Possiamo vedervi, in modo assai interessante, una sorta di riproduzione dei vecchi giochi tra i tre grandi imperi, sull’esempio del Trono di Spade, che dovrebbe essere molto divertente per voi. Ma oltre a ciò, ovviamente, la Turchia è l’elemento più stabile di tutti questi luoghi, qualcosa su cui poter davvero sperare di contare. La Grecia sarà la prossima, ma è anche robusta. Arrivando alla Macedonia e agli altri Paesi dei Balcani, vediamo che da quando si staccarono dall’impero ottomano oltre 150 anni fa, da allora, hanno completamente perso le radici e furono emarginati. Anche l’Ungheria è in una situazione di debolezza. Quindi direi che costruire dalla Turchia sia un ottimo passo per il presidente russo.

Korybko: Israel, la ringrazio molto per la sua comprensione. Ora passiamo a Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specialista in questioni balcaniche. Signor Pascali, in qualità di esperto nei Balcani, può dirci quanto sarebbe importante il gasdotto russo per la regione.
Pascali: Il gasdotto Balkan Stream sarà estremamente importante, infatti, dal punto di vista economico e anche dal punto di vista politico, storico e strategico. Ciò creerebbe una stretta collaborazione economica nell’area che va dalla Turchia all’Austria fino alla Germania. È sempre stata una zona sotto il controllo di forze esterne, un’area destabilizzata continuamente, basti ricordare la Prima Guerra Mondiale. Ora, un gasdotto che porta energia, un fiume dello sviluppo, dalla Russia attraverso la Turchia, prima di tutto fermerà la balcanizzazione, la strategia del divide et impera prima applicata dall’impero inglese e poi da quello statunitense, creando cooperazione economica stabilirà la pace, ma non solo. Stabilirà anche l’indipendenza e la difesa della sovranità del territorio, creerà il primo esempio concreto di reale collaborazione eurasiatica. L’energia russa che arriva in Europa attraverso questa grande area, sarà un esempio probabilmente, per il resto dell’Europa.

Korybko: Sì, questo sarebbe molto importante per le ragioni appena indicate. Quindi, ricordando ciò, gli USA faranno qualcosa per sabotare questo progetto, come con il South Stream?
Pascali: Sì, ad esempio c’è un tentativo di colpo di Stato in Macedonia, e la pressione su molti altri Paesi da parte delle forze anglo-statunitensi. Prima di tutto, il ragazzo prodigio della politica estera statunitense George Soros, che ha finanziato tutte le rivoluzioni colorate nella regione, e poi il dipartimento di Stato degli USA, con Melia, vice di Victoria Nuland, che ha difeso il tentato colpo di Stato in Macedonia che avete descritto. Thomas Melia, vice di Nuland, ha detto che non vede alcun problema nel fatto che il capo dell’opposizione riceva registrazioni illegali da un’agenzia d’intelligence straniera, da tutti identificata nella CIA e nelle agenzie statunitensi, contro il governo eletto della Macedonia. Così il governo macedone, per fortuna, ne è uscito assai rafforzato e ha detto che non accetterà che forze estere distruggano il Paese. In questo momento, la popolazione si mobilita a fianco del Primo Ministro Nikola Gruevski, la cui ‘colpa’ è non aver accettato le sanzioni contro la Russia e sostenere il gasdotto, quindi a questo punto, siamo nel pieno di questo scontro, e spero che tutti, a Oriente ed occidente, sostengano questa lotta contro la destabilizzazione della Macedonia.

Korybko: Sì, c’è sicuramente un grande braccio di ferro qui. Quindi voglio porvi un’ultima domanda, signor Pascali, quali sono le probabilità che il progetto Balkan Stream abbia successo, considerando l’opposizione ad esso, ma anche guardando al solido supporto che riceve.
Pascali: Esattamente. C’è ora una sorta di battaglia di Stalingrado energetica perché le forze che finora hanno controllato il flusso d’energia da occidente non hanno intenzione di permettere, dal loro punto di vista, che ci sia una fonte energetica indipendente controllata da Paesi sovrani della regione. Dall’altro lato, vi è notevole prudenza nella popolazione, non solo in Macedonia, ma in Grecia, Ungheria, Serbia, Repubblica Ceca e anche Austria. Così siamo qui, nel pieno di tale scontro che potrebbe davvero portarci alla fine del mondo unipolare sul piano concreto, economico e politico. Quindi penso che a questo punto tutti dovrebbero sostenere il Paese leader, il piccolo Paese che guida questa lotta per l’indipendenza per un mondo multipolare e democratico, la Repubblica di Macedonia del Primo ministro Gruevski.

Korybko: Signor Umberto Pascali, grazie mille, ma purtroppo questo è tutto il tempo che abbiamo a disposizione, ma voglio ringraziarla calorosamente di nuovo per le vostre comprensione ed osservazioni. Sono sicuro che il nostro pubblico ha appreso molto sulla regione e la drammatica battaglia in corso per essa. Grazie mille. Ora abbiamo l’onore di essere raggiunti da un famoso e popolare giornalista macedone e ospite del programma di punta della TV Voce del Popolo, il signor Slobodan Tomic. Slobodan, conosciamo la massiccia destabilizzazione della Macedonia inscenata da Zoran Zaev, e mi chiedo se può collegarsi ai piani per il Balkan Stream?
Tomic: Grazie, Andrew, assolutamente, hai ragione, sono assolutamente d’accordo con te. Prima di tutto lasciatemi dire una cosa, per favore. La Macedonia è assai amica con tutti i Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, dato che abbiamo già accordi di cooperazione tecnica. Ciò significa che la Macedonia è amica di Washington, Mosca e tutto il mondo. Tra l’altro, tutti in Macedonia sanno che Zoran Zaev e il suo sponsor occulto Crvenkovsky ricevono ordini da una potente intelligence straniera, quella degli USA. Zaev è un burattino e l’intelligence statunitense ne tira le fila. Avevano cercato invano per anni di provocare la rivoluzione colorata contro il governo di Nikola Gruevski, ma fu solo dopo che i presidenti di Russia Vladimir Putin e Turchia Erdogan annunciarono, il 1 ° dicembre, che il South Stream sarebbe stato sostituito da un nuovo gasdotto, il Balkan Stream, che Zaev ricevette l’ordine di diventare un kamikaze per destabilizzare la Macedonia ad ogni costo, anche se ciò significava rendere pubblico il suo tradimento e provocare i macedoni. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per sabotare South Stream e ci sono riusciti. Avevano due obiettivi secondo molti analisti. Il primo era impedire alla Russia d’esportare in modo indipendente energia, e il secondo strangolare la rotta energetica per i Balcani e tutti gli altri Paesi europei. Perciò si verificò il colpo di Stato a Kiev. L’obiettivo finale è evitare una collaborazione pacifica e mutualmente vantaggiosa tra Russia, Cina e Europa dalla.

Korybko: Grazie per questa intuizione, è molto stimolante. La mia prossima domanda, signor Tomic, è cosa ne pensano i macedoni di tutto questo, non solo della destabilizzazione di Zaev, ma anche del Balkan Stream? Che tipo di vantaggi fanno pensano di poter ottenere da tutto ciò?
Tomic: Il popolo macedone sostiene Balkan Stream ed è grato al Primo ministro Gruevski per il coraggio nel resistere ad anni di pressioni e ricatti da parte di forze straniere, che non vogliono una Macedonia libera, democratica e prospera. George Soros e i suoi sorosiani usano una quantità enorme di denaro per finanziare la destabilizzazione. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ci ha teso molte trappole, ma abbiamo resistito. Questo è il motivo per cui la cosiddetta ‘comunità internazionale’ non riuscirà mai a rovesciare il governo democratico della Macedonia. Avresti dovuto vedere l’incredibile massiccio supporto che Nikola Gruevski ha ricevuto con la grande manifestazione di domenica scorsa! I burattinai di Zaev hanno subito un brusco risveglio alla realtà, la Macedonia non è l’Ucraina, non saremo destabilizzati. In realtà, come ha detto Gruevski tra applausi scroscianti, i macedoni sono uniti. Non ci sarà una rivoluzione colorata o la guerra civile. Il supporto a Balkan Stream è entusiastico.

Korybko: Questo è molto incoraggiante. Purtroppo, signor Tomic, abbiamo solo un minuto per l’ultima domanda, quindi vorrei chiedervi come Balkan Stream stabilizzerà la regione e come può ‘non-balcanizzare’, se si vuole, ciò che è in precedenza era una regione frammentata, ed eventualmente unirla?
Tomic: Prima di tutto, grazie per questa domanda. Sento che Balkan Stream sarà assai potente, non solo per la Macedonia, ma per tutta la regione, ma prima di tutto vorrei sottolineare un punto molto importante, i macedoni hanno viva riconoscenza per la Russia e ne apprezzano il coraggio nella lotta contro vecchie e nuove minacce. Volevo parlare di un fatto importante, il mio programma televisivo, la Voce del Popolo, il primo dicembre scorso trasmise la proposta dall’analista Umberto Pascali secondo cui Macedonia e Grecia dovevano chiedere al Presidente Vladimir Putin una mediazione onesta nel risolvere i problemi tra i due Paesi. Ho ricevuto molti messaggi di sostegno alla proposta. Penso che i macedoni abbiano crescente fiducia sul ruolo positivo che la Russia potrebbe svolgere nei Balcani. Posso testimoniare che i macedoni erano entusiasti, lo scorso 18 dicembre, quando il Presidente Putin dichiarò ufficialmente, e cito, che il gasdotto raggiungerà la Macedonia dalla Grecia, proseguendo per la Serbia e Baumgarter in Austria. Mentre le grandi potenze occidentali hanno cercato d’isolare la Macedonia da Mosca, il Presidente Putin ci diceva che non siamo isolati, ma necessari, e grazie al Primo ministro Gruevski, un Paese cruciale nei Balcani e per lo sviluppo europeo. I Balcani ora possono scegliere di collaborare al proprio sviluppo. Libertà, patriottismo e prosperità economica vanno di pari passo. Spero davvero che il Presidente Putin possa iniziare una vera mediazione tra Macedonia e Grecia. Questo è il principale vantaggio del Balkan Stream per noi, e spero di aver risposto alla tua domanda, Andrew. E’ stato un piacere raggiungervi nel vostro programma questa mattina.

Korybko: Grazie mille, Slobodan. E’ stato un onore avervi qui, l’apprezziamo davvero. Vi auguro un meraviglioso giorno.
Tomic: Anche a te.

macedonia-mapCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Qatar dietro la strage di Tunisi

Uno dei terroristi di Tunisi, era un attivista di al-Nahda
Karim Zmerli Tunisie Secret 19 marzo 2015

Si chiamava Sabar Qashnawi, in questa foto accanto ad Abdalfatah Muru, attuale Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale! Tale spettacolare attacco terroristico, che ha ucciso 23 persone, tra cui 18 turisti europei, avrebbero potuto essere evitato se certi quadri del ministero degli Interni avessero preso sul serio le informazioni fornitegli da un esperto di computer tunisino, esiliato in Francia.

7585833-11711322Il terrorista di al-Nahda Sabar Qashnawi con l’islamista “moderato” Abdalfatah Muru, attuale vicepresidente dell’Assemblea Nazionale. Foto scattata a Tunisi nel 2012.

Sabar Qashnawi e Yasin Labidi, i due individui che hanno guidato l’azione terroristica al Bardo e sono stati eliminati dalla polizia, erano entrambi originari di Sabatla nel governatorato di Qasarin. Amin Salama, giovane esperto d’informatica specializzato in cyber-terrorismo, li seguiva da mesi, come molti altri terroristi. Sono tornati dalla Libia meno di tre mesi fa, precisamente il 28 dicembre 2014, per nascondersi ad al-Tahrir, non lontano da Tunisi, presso un fruttivendolo dello stesso gruppo, l’Uqba Ibn Nafa, un nome diversivo perché tale cellula e i due terroristi uccisi, in realtà aderivano ad Ansar al-Sharia guidata da Sayfalah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Entrambi i terroristi, insieme ad altri due complici ancora in libertà, si erano meticolosamente preparati all’azione. Dalla città Ibn Qaldun in cui Yasin Labidi si trovava, presero la metropolitana per il Bardo. Entrarono nel palazzo del Bardo dalla porta posteriore incustodita. Il loro primo obiettivo era l’Assemblea Nazionale, confinante con il museo. Contrariamente a quanto è stato detto da tutti i media, tra cui Tunisie Secret, non indossavano uniformi militari. Visti dai militari e dagli elementi della brigata responsabile della protezione dei VIP a guardia l’Assemblea nazionale, gettarono una granata e aprirono il fuoco. Dopo aver subito la replica delle forze di sicurezza, corsero nel parcheggio del Museo Bardo, dove immediatamente spararono su due autobus di turisti appena arrivati. In quel momento vi fu il maggior numero di morti e feriti. Presero in ostaggio alcuni turisti già rifugiati nel museo, poi liberati abbastanza rapidamente dalle forze speciali. Risultato immediato dell’azione terroristica: 23 morti, tra cui 18 turisti, di cui due francesi e 50 feriti alcuni dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime Najat, tunisina madre di tre figli che lavorava al museo, e Ayman Morjan, un agente della polizia.
Tale spettacolare azione terroristica si sarebbe potuta evitare se certi quadri del ministero dell’Interno avessero preso sul serio i tracciati di Amin Salama degli ultimi due mesi. Ciò si sarebbe potuto evitare se la legge antiterrorismo del 2003 fosse stata in vigore e se i terroristi di ritorno dalla jihad in Siria e Iraq fossero stati neutralizzati una volta in Tunisia. Dopo un soggiorno nei campi di addestramento libici supervisionati da Qatar e Turchia, Sabar Qashnawi andò a combattere in Siria. Ciò che non è stato detto nei media è che Sabar Qashnawi era un militante di al-Nahda, relativizzando la dichiarazione di Rashid Ghanushi che condanna l’attentato “con cui volevano minare la giovane democrazia tunisina“! Anche il Qatar è stato il primo Paese a condannare l’attentato! Peggio, due anni fa l’islamista “moderato” Sabar Qashnawi posava con l’islamista “molto moderato” Abdalfatah Muru, che recentemente ha visitato il Gran Mufti della NATO e supremo imam del jihadismo transnazionale Yusif Qaradawi, padre spirituale del precedente e attuale emiro del Qatar. Casualmente la pagina facebook di Sabar Qashnawi è scomparsa poche ore dopo l’attentato. Non poteva averla disattivata lui dato che era già morto e identificato dalla polizia. Quindi è evidente che gli attivisti di al-Nahda hanno rimosso la compromettere pagina facebook. Purtroppo per loro, gli scienziati informatici di Tunisie Secret hanno avuto il tempo di registrarne informazioni e immagini contenute, tra cui quelle sul pranzo di Sabar Qashnawi con Abdalfatah Muru, pubblicate qui.

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 545 follower