Il ruolo della SCO nel mondo multipolare

Tayyab Baloch Gpolit 30 marzo 2016SCO-Map-New-MembersLa Russia ha scoperto e sconfitto l’ambizione del mondo unipolare del cambio di regime in Siria. La vittoria russa contro il terrorismo ha scatenato la guerra ibrida tra Stati multipolari e mondo unipolare dall’Ucraina al Brasile. Ecco perché i filo-unipolari sono sorpresi sostenere i tre mali; terrorismo, separatismo ed estremismo. Non solo la Siria, ma molti Paesi del mondo, ed anche l’Europa, si ritrovano ad affrontare terrorismo ed estremismo. Il blocco europeo della NATO è uno dei principali sponsor di tali mali in Siria attraverso Turchia e curdi. Per combattere tali sfide la SCO ha creato la Struttura Regionale Anti-Terrorismo degli Stati membri chiamata SRAT della SCO (Shanghai Cooperation Organization). Quindi, questo è il momento per la SCO di liberarsi di tali mali partecipando al ripristino di pace e stabilità in Siria.

La speranza siriana e la SCO
La Siria molto probabilmente farà parte della SCO dato che il governo siriano ha chiesto di aderire al blocco della sicurezza degli Stati multipolari lo scorso anno. E la Russia combatte la guerra della SCO contro lo SIIL, perché è una potenziale minaccia alle patrie dello SCO. Afghanistan, Pakistan e Stati dell’Asia centrale erano il bersaglio dello SIIL, nella cui letteratura questi territori, come lo Xinjiang della Cina, sono visti come “Qurasan“, ramo dello Stato islamico. Le forze unipolari hanno creato lo SIIL in Medio Oriente dando vantaggio all’intervento degli Stati Uniti. Lo scopo occulto di questa nuova forma di terrorismo era contenere la grande strategia della Cina che istituisce la Cintura economica della Via della Seta e la Via della Seta marittima, (Cintura e Via) in Eurasia. Il tempestivo intervento russo contro il terrorismo in Siria su richiesta del governo siriano dimostra la saggezza del Presidente russo Vladimir Putin alla guida del mondo multipolare. La Russia ha sconfitto l’imminente minaccia alla multipolarità mondiale sotto forma dello SIIL in Siria. Cercando una soluzione politica pacifica in Siria è necessario che la SCO affermi che ai jihadisti recatisi in Siria dalle patrie della SCO sia impedito il ritorno. Inoltre, la Siria deve apprendere l’esperienza della SRAT nel sconfiggere le forze del male che combattono le forze siriane. A tal fine, la Struttura regionale anti-terrorismo della Shanghai Cooperation Organization (SCO RATTI) deve attivarsi nel caso siriano.

La partnership strategica Russia – Cina per la pace e la stabilità nel mondo multipolare
001372acd0b50f6157a605 I leader del mondo multipolare Russia e Cina sono interessati a costituire un meccanismo congiunto di sicurezza mondiale. A tal fine hanno ridotto al minimo le differenze e creato un ambiente amichevole per avere i massimi benefici dall’amicizia. Alla vigilia del 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, tutto il mondo è stato testimone di come Russia e Cina hanno scritto insieme la nuova storia del mondo multipolare dalla Piazza Rossa di Mosca alla Piazza Tiananmen di Pechino, inscenando le più grandi parate militari del mondo. Tutti i rappresentanti degli Stati multipolari e i loro eserciti parteciparono alla celebrazione della vittoria russa e cinese sul fascismo, tranne i sostenitori del mondo unipolare. L’occidente cerca d’impedire la multipolarità del globo, impantanando Russia e Cina in diversi conflitti. Con l’escalation del conflitto ucraino la NATO ha rafforzato la propria presenza militare sui confini russi negli Stati baltici. Per indebolire l’economia russa hanno introdotto sanzioni anti-russe. Mentre nel Mar Cinese Meridionale, armare i piccoli Stati è un tentativo del mondo unipolare per contenere la Cina attraverso il blocco delle sue rotte marittime. L’ambizione occidentale guidata dagli Stati Uniti per impedire la multipolarità sino-russa ha creato l’opportunità di costruire un nuovo meccanismo di sicurezza comune e un nuovo sistema di relazioni internazionali caratterizzanti una cooperazione mutualmente vantaggiosa. Ecco perché il Presidente cinese Xi Jinping nel suo primo discorso alla Nazioni Unite ha avvertito a gran voce dicendo che la “legge della giungla” non dovrebbe essere il modo con cui i Paesi conducono le relazioni; i guerrafondai la sconterebbero. Entrambi i Paesi creano nuove opportunità per il mondo rafforzando le istituzioni multipolari. Sotto la guida di Russia e Cina, il più grande istituto economico del mondo, i BRICS, ha già sfidato il dominio di FMI e Banca mondiale attraverso la creazione della Banca per lo sviluppo e un sistema degli scambi in valute nazionali nell’ambito dei BRICS e degli Stati confinanti. La Banca d’investimento infrastrutturale asiatica della Cina (AIIB) è sulla buona strada per spezzare l’egemonia dill’Asian Development Bank (ADB) sui progetti asiatici. Dato che la multipolarità del mondo non si ferma qui, esso si sviluppa attraverso l’iniziativa Cintura e Via della Cina e l’integrazione dell’Unione economica eurasiatica a guida russa.

L’estensione della SRAT della SCO
Infatti, la SCO è la rete di sicurezza dell’Eurasia ed è anche considerata la salvaguardia dell’iniziativa Via e Cintura della Cina. Attualmente la SCO opera per estendere le competenze su tutta l’Eurasia. Pakistan e India sono ammesse con status di membri a pieno titolo, Iran e Mongolia sono in attesa di ammissione piena. La maggior parte delle nazioni dell’Asia meridionale sono associate alla SCO come partner del dialogo. Siria ed Egitto hanno chiesto di aderire alla SCO e la Turchia è l’unico Paese della NATO collegato alla SCO come partner del dialogo, e qui è necessario ricordare che NATO e Turchia violano la sovranità di un altro potenziale partner del dialogo, cioè la Siria. La Struttura regionale anti-terrorismo (SRAT) della SCO fu creata dagli Stati membri Russia, Cina, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, mentre Pakistan, India e Iran presto vi aderiranno. La SRAT della SCO, con sede a Tashkent (Uzbekistan), è un organo permanente della Shanghai Cooperation Organization che promuove la cooperazione degli Stati membri contro terrorismo, separatismo ed estremismo, indicati come “le tre forze del male.”

La SRAT della SCO nel mondo arabo e il caso della Siria
Secondo il briefing della SRAT della SCO al Comitato antiterrorismo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, “gli Stati membri della SCO attualmente affrontano nuove minacce e sfide, tra cui coinvolgimento di terroristi stranieri e cittadini di Stati membri della SCO nelle zone di conflitto, in particolare in Siria, Afghanistan e Pakistan; incitamento a terrorismo ed estremismo violento attraverso l’abuso dei concetti religiosi; e finanziamento del terrorismo con i proventi della criminalità organizzata, come contrabbando e traffico di droga e armi. A questo proposito la SRAT della SCO ha identificato ambiti prioritari per affrontare tali sfide e ha già raggiunto alcuni risultati tangibili. Ad esempio, il Comitato esecutivo della SRAT della SCO ha raccolto informazioni riguardanti i combattenti che partecipano ai conflitti in Siria e altre aree e li ha elencati nel suo database sulla sicurezza”. Siria e Iraq hanno avuto significativo successo contro il terrorismo con l’aiuto di Russia e Iran. Ora è giunto il momento di aiutare il governo siriano e le sue forze ad eliminare tali mali in Siria prima che arrivino nella Patria SCO. A questo scopo, la SCO espanderebbe la Struttura regionale antiterrorismo in Medio Oriente. Siria ed Egitto sono già con la SCO mentre Pakistan e Iran possono svolgere un ruolo enorme sotto l’ombrello della SCO.

La partnership strategica Pakistan – Iran in Medio Oriente
Iran-Pakistan-China_Map I Paesi della Via della Seta, Pakistan e Iran, sono dei partner strategici. La SCO collegherà i due Paesi con un corridoio energetico, stradale e ferroviario nell’ambito dell’integrazione eurasiatica. Cina e Stati dell’Asia centrale ne beneficeranno. Nella visita del Presidente iraniano Hassan Rouhani, il Pakistan dava priorità al completamento del gasdotto Iran-Pakistan. A causa di sanzioni e pressioni statunitensi, il segmento pakistano era rimasto incompleto, ma ora la Cina è entrata e le sue imprese costruiranno il segmento pakistano di questo gasdotto. L’India è anche parte di questo corridoio energetico. Oltre al partenariato regionale, entrambi i Paesi hanno legami religiosi e culturali. Ecco perché alla firma del piano quinquennale di cooperazione commerciale strategica Pakistan-Iran a Islamabad, il Presidente iraniano Hassan Rouhani l’ha collegato alla sicurezza di Pakistan-Iran dicendo che “la sicurezza del Pakistan è la nostra sicurezza e la sicurezza dell’Iran è la sicurezza del Pakistan“. Rouhani ha ragione perché, dopo l’Iran, il Pakistan è il secondo Paese per popolazione sciita, mentre il Pakistan è l’unico Paese che soffrirebbe molto in caso di scontro tra Arabia Saudita (KSA) e Iran. Anche se il Pakistan gioca da mediatore tra Arabia Saudita e Iran, se aderisse alla cosiddetta alleanza delle 34 nazioni del KSA, lo farà perché tale alleanza non è iraniano-centrica. Inoltre, l’Egitto può svolgere un ruolo in questo senso. KSA e Turchia non sono riuscite a rovesciare Assad e il mondo assiste alla loro campagna nello Yemen divenuta inutile. Invece di essere amico e più stretto alleato militare di Turchia e KSA, il Pakistan ha adottato la politica della SCO verso la Siria. Si è rifiutato di usare forze militari o terroristiche per rovesciare Assad. Così, attraverso questa alleanza, la monarchia saudita vuole salvare il proprio regime impegnando il mondo musulmano in vari conflitti. Secondo alcune fonti, il Pakistan aveva un patto per proteggere gli interessi dei Saud in Arabia Saudita nel caso di proteste interne, mentre la Turchia assicurava ai Saud protezione in caso di minaccia estera. Perciò l’Arabia Saudita ha inviato truppe e mezzi in Turchia per assistere Tayyip Erdogan nell’agognata invasione della Siria. Geopoliticamente il Pakistan prospera in una regione importante, con altre tre potenze nucleari, India, Cina e Russia, oltre al Pakistan. Questa regione non può permettersi alcun conflitto militare nel presente scenario geopolitico in cui terrorismo, estremismo e fondamentalismo già destabilizzano l’intera regione. In tale scenario, il Pakistan deve comportarsi scrupolosamente salvaguardando i propri interessi politici, economici e militari. Islamabad dovrebbe mantenersi lontana dai conflitti e invece svolgere un ruolo di mediazione sfruttando l’influenza cinese e russa nella regione per raffreddare la situazione. Sarebbe un grande servizio per la causa dell’Ummah musulmana. Nel mondo arabo l’asse statunitense-saudita ha creato lo SIIL lungo i rami della Via della Seta, cioè Kobaneh, Damasco, Baghdad e ora Yemen. Da sempre amico della Cina e partner della Via della Seta, il Pakistan dovrebbe non solo per garantire la stabilità dell’Asia del Sud, ma anche farsi avanti per garantire i rami della Via della Seta nel mondo arabo, accanto Iran e Russia. In questo momento il Medio Oriente, da Siria a Yemen, da Libia a Palestina, è un campo di battaglia, Pakistan e Iran possono svolgere un ruolo più importante nel mondo musulmano mentre il mondo multipolare osserva richiedendolo.

Conclusioni
Lo scopo del testo è spingere i politici a colmare il vuoto sul meccanismo efficace tra Stati multipolari e loro istituzioni, prendendo il caso siriano come esempio da seguire. La situazione ostile della Siria è una minaccia da Terza guerra mondiale. Con il Primo Ministro russo Dmitrij Medvedev che avvertiva il mondo di “una nuova guerra mondiale” se si attivassero i piani per invadere la Siria. In realtà la Russia ha dimostrato la presenza dell’esercito turco in Siria. A questo punto, la SCO dovrebbe fare un passo coraggioso, utilizzando tuttui i mezzi per evitare la guerra aiutando la Russia e il governo siriano nella soluzione politica pacifica. Anche se la Turchia viola la sovranità siriana, non sono favorevole all’espulsione dei turchi dalla SCO, d’altra parte la SCO può utilizzare tutti i canali diplomatici per spingere la Turchia a rispettare la sovranità siriana. Una risposta positiva turca verso la SCO sulla Siria sarebbe l’occasione per la Turchia di sbloccare le relazioni con la Russia.thumbs_b_c_e5cdaf055b473411fc4e33d63f09b362Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nella guerra invisibile

Rostislav Ishenko, RIA Novosti – South Front

Rostislav Ishenko risponde alla domanda su come la Russia ha potuto in venti anni, senza guerre e sconvolgimenti, risollevarsi dallo status di semi-colonia in disintegrazione a un leader mondiale.197666Gli “strateghi” da cucina che credono che un attacco nucleare massiccio sia il modo universale per risolvere qualsiasi problema di politica estera (anche quelli più gravi che portano al confronto militare) sono sempre più contrariati dall’approccio moderato adottato dalla leadership russa nella crisi turca. Considerano insufficiente la partecipazione militare russa diretta nel conflitto siriano. Le azioni di Mosca sulla questione ucraina neanche li aggradano. Ma nessuno ha cercato di rispondere a una sola domanda semplice. Com’è che la Russia, un giorno, poteva non solo contrastare attivamente la potenza egemone globale, ma escluderla a tutti gli effetti?

Perché ora
Dopo tutto, alla fine degli anni ’90, la Russia era un Paese da Terzo Mondo in senso economico e finanziario. Una ribellione anti-oligarchica era in vista nel Paese, coinvolto in una guerra senza fine e senza speranza in Cecenia che dilagava in Daghestan. La sicurezza del Paese era garantita solo dall’arsenale nucleare da quando l’esercito non aveva personale qualificato sufficiente o attrezzature moderne per una seria operazione ai propri confini. Gli aerei non volavano e le navi non navigavano. Naturalmente, chiunque può spiegare come l’industria, anche della difesa, gradualmente si riprese, mentre la situazione nel Paese si stabilizzava con un tenore di vita migliore e la modernizzazione dell’esercito. Ma la questione chiave qui non è chi fece di più per ripristinare le forze armate russe: Shojgu, Serdjukov o lo Stato Maggiore. Non chi sia stato l’economista migliore, Glazev o Kudrin, e se ancora altro denaro avrebbe potuto essere speso nei programmi sociali. La principale incognita in questo compito era il momento. Dove potemmo prenderne o, più precisamente, perché gli USA concessero alla Russia il tempo di prepararsi a respingerne l’assalto, rafforzare i muscoli economici e militari, annientare la lobby pro-USA tra politici e media coltivata con così cura dal dipartimento di Stato? Perché il confronto aperto in cui chiaramente sconfiggiamo Washington non iniziò 10-15 anni fa, quando la Russia non aveva alcuna possibilità di sopravvivere alle sanzioni? Perché in realtà gli Stati Uniti adottarono la politica d’istituire regimi fantoccio nella sfera post-sovietico, anche a Mosca, che doveva essere una delle tante capitali della Russia disintegrata già alla fine degli anni ’90.

Il sano conservatorismo del corpo diplomatico
Le fondamenta degli attuali successi militari e politici furono per decenni nell’invisibile fronte diplomatico. Il Ministero degli Affari Esteri (MAE) fu una delle prime agenzie centrali a superare il caos amministrativo derivante dal crollo degli inizi degli anni ’90. Nel 1996 Evgenij Maksimovich Primakov divenne Ministro degli Esteri e rientrò dal volo verso gli Stati Uniti protestando contro l’aggressione statunitense alla Jugoslavia, compiendo la svolta della politica estera della Russia che non avrebbe mai più obbedito agli Stati Uniti. Due anni e mezzo dopo consigliò Igor Sergeevic Ivanov che lentamente, quasi impercettibilmente, ma inesorabilmente rafforzava l’indipendenza della diplomazia russa. Ivanov fu sostituito nel 2004 al ministero da Sergej Viktorovich Lavrov sotto il cui mandato il MAE russo acquisì risorse sufficienti per passare dalla difensiva a una postura offensiva. Dei tre ministri, solo Ivanov ebbe la Stella d’Eroe della Russia, ma sono sicuro che il suo predecessore e il suo successore la meritino pure. Il rapido ripristino dell’efficacia del MAE fu facilitato da tradizionale mentalità di casta e sano conservatorismo del corpo diplomatico, dal contegno esternamente affettato e il rispetto delle tradizioni per cui i diplomatici sono spesso criticati. I modi di Kozyrev non “s’imposero” nel MAE, perché non trovarono terreno fertile.

Fase di consolidamento interno
Ma torniamo al 1996. La Russia era affondata nel baratro economico e ancora sperimentava il default del 1998. Gli Stati Uniti ignoravano apertamente il diritto internazionale e minavano le strutture internazionali con azioni arbitrarie e unilaterali. NATO e UE si preparavano ad avanzare ai confini della Russia. Non c’era modo di rispondere. La Russia (proprio come l’URSS) poteva distruggere qualsiasi aggressore in 20 minuti, ma nessuno voleva farle guerra. Qualsiasi deviazione dalla “linea del partito” di Washington ed ogni tentativo di condurre una politica estera indipendente avrebbe causato lo strangolamento economico e, di conseguenza, la destabilizzazione interna mentre il Paese era completamente dipendente dai crediti occidentali. La situazione fu resa ancora più difficile dal governo dell’élite compradora filo-USA (non diversamente dall’Ucraina attuale), e i compradores erano in lotta contro la patriottica “leva Putin” della burocrazia dal 2004-2005. L’ultimo colpo di coda dei compradores agonizzanti fu la tentata sovversione di piazza Bolotnaja nel 2011. Ma cosa sarebbe successo nel 2000, quando avevano un vantaggio schiacciante? Le autorità russe avevano bisogno di tempo per consolidarsi, ripristinando sistemi economici e finanziari, garantendo e rafforzando l’autosufficienza e l’indipendenza dall’occidente, ripristinando potenza e forze armate moderne. Infine, la Russia aveva bisogno di alleati. I diplomatici affrontavano un compito praticamente impossibile. Dovevano seguire inflessibilmente le questioni di principio, mentre allo stesso tempo consolidavano la sfera post-sovietica della Russia, stabilire alleanze con i governi in opposizione agli Stati Uniti e, quando possibile, sostenerli dando l’illusione favorevole a Washington di una Russia debole e disponibile a concessioni strategiche.47493L’illusione della debolezza della Russia
L’efficacia con cui tale compito fu svolto è testimoniato dai miti che ancora persistono tra gli analisti occidentali e gli “oppositori” pro-USA russi. Per esempio, se la Russia è contro certo teppismo internazionale occidentale, è “un bluff per salvare faccia” perché le élite russe “sono completamente dipendenti dall’occidente, perché è lì che si trova il loro denaro”, o “la Russia abbandona gli alleati”. Per inciso, i miti sui “missili arrugginiti che non possono volare”, “soldati affamati che costruiscono le ville dei generali” ed “economia a pezzi” sono stati dissipati. Solo gli attori marginali incapaci di aver paura quanto di percepire oggettivamente la realtà, ancora ci credono. L’illusione su debolezza e sottomissione hanno reso sicuro di sé l’occidente sulla questione della Russia, impedendogli di affrettarsi a lanciare l’attacco politico e militare diretto a Mosca, dando così alla leadership russa la sua principale risorsa, il tempo necessario per completare le riforme. Naturalmente non c’è mai troppo tempo e avrebbe preferito rimandare il confronto diretto con gli Stati Uniti, iniziato nel 2012-2013, per almeno tre-cinque anni o addirittura evitandolo del tutto; comunque i diplomatici diedero al Paese 12-15 anni, molto tempo nel mondo in rapida evoluzione. Sulla diplomazia russa in Ucraina, per mancanza di spazio, cito solo un esempio, ma molto caratteristico, riflettendo sulla situazione politica attuale. La Russia è ancora accusata di non opporsi sufficientemente agli Stati Uniti in Ucraina, di non crearvi una “quinta colonna” pro-russa sconfiggendo i pro-statunitensi, di collaborare con le élite e non col popolo, ecc. Facciamo il punto della situazione dalla visuale dei fatti e non dei pii desideri. Con tutto il rispetto per i popoli, sono le élite che definiscono la politica dello Stato. Le élite dell’Ucraina sono e sono rimaste anti-russe in ogni aspetto. La differenza è solo che l’élite nazionalista (divenuta gradualmente nazista) è apertamente russofoba, mentre l’élite l’economica (compradora, oligarchica) era semplicemente filo-occidentale ma non aveva nulla contro i legami economici con la Russia, da cui traeva profitto. Si ricordi, fu il partito apparentemente filo-russo delle Regioni che si vantava di non consentire affari con i russi nel Donbas. Furono loro che cercarono di convincere tutti di essere “eurointegrazionisti” migliori dei nazionalisti. Fu il regime di Janukovich-Azarov che creò il confronto economico del 2013 con la Russia chiedendo, a dispetto della firma dell’accordo di associazione dell’Ucraina con l’UE, che Mosca non solo conservasse ma rafforzasse il trattamento preferenziale di cui godeva l’economia dell’Ucraina. Alla fine, fu Janukovich e i suoi compagni del Partito delle Regioni che materialmente sostennero i nazisti, facendoli divenire da movimento emarginato in un serio movimento politico, quando ebbero il potere assoluto (2010-2013), mentre allo stesso tempo fecero di tutto per sopprimere le attività organizzative ed informative filo-russe (per non parlare della politica). Il Partito Comunista d’Ucraina che conservava una retorica filo-russa, non tentò mai di mantenere il potere e in realtà adottò un’opposizione leale, rinviando agli oligarchi e vanificando ogni protesta. In tali condizioni, qualsiasi tentativo russo di lavorare con ONG o stabilire dei media filo-russi sarebbe stato interpretato quale violazione della prerogativa oligarchica ucraina di avere il monopolio sul saccheggio del Paese, accelerando inoltre la deriva occidentale dell’Ucraina, che Kiev vedeva quale contrappeso alla Russia. Gli Stati Uniti avrebbero abbastanza ragionevolmente interpretato tali mosse come avvio dalla Russia del confronto e avrebbero risposto intensificando gli sforzi per destabilizzare la Russia dall’interno, sostenendo le élite filo-occidentali nell’ambito post-sovietico.
La Russia non era pronta al confronto aperto nel 2000 o 2004. Anche se questo è accaduto nel 2013 (contro la volontà di Mosca), la Russia aveva bisogno di due anni per mobilitare le risorse necessarie per dare una forte risposta in Siria. L’élite di questo Paese, a differenza dell’Ucraina, ha respinto ogni possibilità di seguire l’occidente fin dall’inizio. Perciò la diplomazia russa perseguì due compiti principali per 12 anni, dall’operazione “Ucraina senza Kuchma”, primo tentativo fallito di colpo di Stato pro-USA in Ucraina, al febbraio 2013. Il primo fu mantenere l’Ucraina in equilibrio instabile. Il secondo convincere le élite dell’Ucraina che è l’occidente a minacciarne il benessere, mentre l’orientamento verso la Russia è l’unico modo per stabilizzare il Paese e conservarvi la posizione delle élite. Il primo compito fu adempiuto come pochi altri. Gli Stati Uniti spinsero l’Ucraina ad abbandonare la politica multi-vettoriale diventando l’ariete contro la Russia solo nei primi mesi del 2013, e anche allora, solo dopo aver speso molto tempo e denaro per creare un regime internamente conflittuale ed incapace di un’indipendenza senza il crescente supporto materiale degli Stati Uniti. Invece di utilizzare l’Ucraina come risorsa, gli Stati Uniti sono costretti a spendervi il proprio patrimonio per prolungare l’agonia dello Stato ucraino, distrutto dal colpo di Stato. Il secondo compito non fu adempiuto per motivi indipendenti dalla volontà delle autorità russe. Le élite dell’Ucraina non furono all’altezza del compito, incapaci di pensiero strategico, di valutare costi e benefici, e prigioniere di due miti. Il primo è che l’occidente avrebbe facilmente sconfitto la Russia e condiviso il bottino con l’Ucraina. Il secondo che non c’era bisogno di alcun sforzo particolare, oltre ad avere una stridul posa a anti-russa, per vivere bene (con l’occidente che paga le bollette). Di fronte alla scelta di volgersi verso la Russia o stare con l’occidente e morire, l’élite dell’Ucraina ha deciso di morire. Ma la diplomazia russa ha potuto trarre dei benefici dall’autodistruzione dell’élite ucraina. Escludendo il confronto con il regime ucraino e dopo aver imposto un negoziato prolungato con Kiev e occidente, e la concomitante guerra civile al rallentatore, ha escluso gli Stati Uniti dal formato di Minsk, sfruttando le differenze UE-USA e fatto dell’Ucraina un problema dell’occidente. Di conseguenza, il consolidato asse Washington-Bruxelles è crollato. I politici europei che contavano su una guerra lampo diplomatica erano impreparati a un lungo confronto. L’economia europea non era all’altezza e gli Stati Uniti non potevano permettersi di mantenere Kiev.
Oggi, dopo un anno e mezzo di sforzi, la Vecchia Europa (Francia e Germania), che decide le politiche dell’UE ha abbandonato l’Ucraina e cerca un modo di tendere la mano alla Russia a danno dei quasi-Stati pro-USA (Polonia e Paesi Baltici). Anche Varsavia, l’ex-“portavoce” di Kiev nell’UE, allude apertamente (non ufficialmente ancora) alla possibilità di partizione dell’Ucraina, avendo perso fiducia nella capacità di Kiev di mantenere il Paese. La comunità politica ucraina è sempre più isterica sul “tradimento dell’Europa”. L’ex-primo governatore della Regione Donetsk (o ciò che il regime nazista pensa che sia) ed oligarca Sergej Taruta dice che il Paese ha 8 mesi di vita. L’oligarca Dmitrij Firtash (noto ago della bilancia in Ucraina) predice il collasso per la primavera del 2016. E tutto questo fu svolto in silenzio e in modo invisibile dalla diplomazia russa senza affidarsi a colonne di carri armati e bombardieri strategici. Ha potuto farlo scontrandosi frontalmente con l’intero blocco degli Stati economicamente, militarmente e politicamente più potenti del pianeta, pur partendo da una posizione inizialmente debole e con alleati non sempre felici della crescente potenza della Russia.prim_de9afLo slancio in Medio Oriente
La Russia contemporaneamente ritornava in Medio Oriente, preservando ed espandendo i piani d’integrazione post-sovietici (Unione economica eurasiatica), sviluppando un piano d’integrazione eurasiatica (Shanghai Cooperation Organization) in collaborazione con la Cina, e lavorando nel quadro BRICS su un piano d’integrazione globale. Il formato dell’articolo rende purtroppo impossibile discutere tutte le operazioni strategiche effettuate dalla diplomazia russa in quasi 12 anni (da Primakov ad oggi). Ciò richiederebbe un’opera in più volumi. Ma chiunque cerchi di rispondere alla domanda su come la Russia sia potuta elevarsi da semi-colonia al collasso a leader globale riconosciuto deve ammettere il contributo delle centinaia di persone di piazza Smolensk. Le cui attività evitano pubblicità, rumore, sangue e vittime, ma producono risultati paragonabili a quello che si potevano realizzare in anni di guerra con eserciti di milioni di soldati.325346247247.siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele vuole aderire alla zona di libero scambio eurasiatica

RussiaToday, 29 ottobre 2015 – Histoire et Societé

La Russia, che riflette anche fermezza sulla questione palestinese, è riuscita nell’impresa di avere eccellenti rapporti diplomatici con il governo israeliano. Una delle basi dell’accordo è la storia della Seconda Guerra Mondiale, Putin noto come filosemita e attento a non lasciare crescere antisemitismo o antislamismo, guida la lotta attiva al terrorismo (strategia comune dei Paesi eurasiatici) che attribuisce in gran parte agli Stati Uniti e ai sauditi. Questa è grande diplomazia, paragonabile a quella che una volta sapeva condurre la Francia, permettendogli di mediare tra i peggiori avversari. Un’ulteriore prova che l’intervento militare della Russia in Siria sia solo un elemento del dispositivo diplomatico che cerca d’individuare interessi comuni. Riguardo gli aspetti commerciali, la somiglianza è evidente con la Cina. Gli interessi comuni nello sviluppo qui, come in Cina, sono evidenti: trasferimento tecnologico e capitale d’investimento. Inoltre va notato che i due investitori principali in Crimea sono Cina e Israele. (Nota di Danielle Bleitrach).Tel Aviv intende concludere un accordo sulla zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica (UEE) guidata dalla Russia, al più presto possibile, ha detto il co-presidente della Commissione commerciale russo-israeliana Zeev Elkin. Diamo ai negoziati tra Israele e UEE “la massima priorità”, dice la TASS citando il ministro. “Abbiamo chiesto ai russi di avviare negoziati all’inizio del 2016 e avremo almeno due tornate di colloqui, per poi procedere normalmente affinché un simile accordo possa essere firmato tra due anni“, ha detto Elkin, che ha anche detto che l’accordo finale dipende dalla difficoltà delle questioni che dovranno affrontare nel corso dei negoziati, ma ha aggiunto che Israele lavora attivamente per avviare i colloqui al più presto possibile. “Crediamo che ci sia grande possibilità per l’economia israeliana e i Paesi dell’UEE. Credo che non vi sia alcun motivo per ritardare l’accordo”, ha detto Elkin. Israele aumenterà del 6-8 per cento gli scambi con i cinque membri dell’Unione. La Russia troverà maggiori investimenti e trasferimento tecnologico.
Nonostante Israele sia tradizionalmente uno stretto alleato degli Stati Uniti, il suo rapporto con Washington è recentemente peggiorato, ha detto il presidente dell’Istituto russo sul Medio Oriente Evgenij Satanovskij. “Gli Stati Uniti hanno tradito Israele con i colloqui con l’Iran. Barack Obama crede che Netanyahu sia un repubblicano dalla linea dura, è difficile trovare un linguaggio comune“, ha detto l’esperto in un’intervista al quotidiano russo Kommersant. Allo stesso tempo, Mosca e Tel Aviv hanno raggiunto un’intesa su una serie di questioni chiave, ha detto Satanovskij. “Israele collabora pienamente con la Russia sulla Siria. Netanyahu può incontrare il Presidente Vladimir Putin quando vuole. Descriverei i loro rapporti come ideali“, ha detto.
L’UEE è un blocco commerciale guidato dalla Russia istituito nel 2015 sulla base dell’Unione doganale di Russia, Kazakistan e Bielorussia. Attualmente conta cinque membri: Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e il Tagikistan è un potenziale socio. L’UEE assicura libera circolazione di beni e servizi, capitale e lavoro, nonché una politica economica coordinata, coerente e unificata per i suoi aderenti. L’Unione ha un accordo di libero scambio con il Vietnam ed è attualmente in trattative con l’Iran.394b95c9d80d2cd239e837b8b8a6f683a8e15be0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia osserva diffidente l’Afghanistan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 8 ottobre 20152300-Afghanistan-Kunduz-9-25-15Le visite precipitose a Mosca del presidente del Tagikistan Emomali Rahmon e del presidente del Kirghizistan Almazbek Atambaev e gli incontri con il Presidente russo Vladimir Putin, sottolineano che gli sviluppi nel nord dell’Afghanistan sono un campanello d’allarme nelle steppe dell’Asia centrale. Il Tagikistan è ‘in prima linea’ condividendo una frontiera di 1200 chilometri con l’Afghanistan, mentre il Kirghizistan è il centro delle forze della Collective Security Treaty Organization (CSTO) nell’Asia centrale. Il Cremlino cita Rahmon dire, “Mi piacerebbe riprendere (con Putin) ai problemi della sicurezza nella zona di responsabilità della CSTO, perché il confine tagiko-afgano attraversa quella zona. La situazione in Afghanistan peggiora ogni giorno. Le ostilità sono in corso su oltre il 60 per cento del confine. Questo è molto allarmante e pertanto vorrei occuparmi in particolare del compito di garantire la sicurezza nella regione“. Putin stesso ha detto, “la situazione nella regione non può non destare preoccupazione“. La cosa buona, dal punto di vista russo, è che il Kirghizistan, che ha appena tenuto le elezioni parlamentari annunciate come le più belle e trasparenti nella storia della regione, ha eletto i partiti pro-russi per il prossimo governo. Gli Stati Uniti sono stati sfrattati dalla base aerea di Manas in Kirghizistan, che ora passa ai militari russo con un contratto di affitto di 15 anni da inizio 2017. Basti dire che il Kirghizistan non è più al centro delle trame ordite dagli Stati Uniti per indebolire la presenza russa in Asia centrale. Ciò ha importanti implicazioni strategiche in un momento in cui la Russia non può permettersi distrazioni dal ‘grande gioco’ e ha bisogno di partner locali affidabili per contribuire a consolidare la risposta alla sfida della sicurezza proveniente dall’Afghanistan. Gli sviluppi nella città settentrionale afghana di Kunduz segnalano che la regione affronta una seria sfida alla sicurezza nel prossimo periodo. Il punto è che una grande fascia di territorio nel nord dell’Afghanistan, a cavallo dei confini tagiki, uzbeki e turkmeni, delle province di Faryab, Badghis e Jowzjan, nel nord-ovest, e di Baghlan, Kunduz, Takhar e Badkhshan nel nord-est, è instabile. C’è molta fluidità nella regione e la capacità delle forze governative afghane e dei gruppi miliziani affiliati ad invertire la tendenza e avere il sopravvento appare molto dubbia, al momento. Un recente articolo della BBC, infatti, paragona la situazione nel nord dell’Afghanistan alla regione del Waziristan, al confine tra Pakistan ed Afghanistan. In effetti, le somiglianze sono piuttosto impressionanti. Proprio come in Waziristan, i gruppi militanti dell’Asia centrale si collegano ai cartelli della droga e ai taliban. Numerosi combattenti dell’Asia centrale hanno giurato fedeltà allo Stato islamico. Chiaramente, sperano nel ritorno drammatico in Asia centrale dai santuari nel nord dell’Afghanistan. Senza dubbio, l’improvvisa apparizione del Primo Vicepresidente afgano Rashid Dostum in Russia può essere visto in tale contesto tempestoso. Dostum s’è recato a Mosca per una visita ufficiale, la scorsa settimana, e da lì s’è recato in Cecenia per incontrare l’uomo forte Ramzan Kadyrov a Groznij, il 5 ottobre. I rapporti indicano abbia avuto colloqui a Mosca con “alti funzionari della sicurezza russi, implorando armi pesanti ed elicotteri da combattimento” per le forze armate afghane. Il portavoce di Dostum, Sultan Faizy, ha detto: “La parte russa si è impegnata a sostenere e aiutare l’Afghanistan con aiuti dalle proprie forze aeree e militari. Ci mancano supporto aereo, armi, munizioni“.
4961F8D9-4CC4-4CE3-8F39-78B5939E841D_cx0_cy19_cw0_mw1024_s_n_r1Non sorprende che le discussioni di Dostum con Kadyrov si concentrassero sui piani dello Stato Islamico per fare dell’Afghanistan una testa di ponte. Dostum avrebbe detto: “Ramzan Kadyrov e io combattiamo il terrorismo internazionale. In questo campo possiamo creare una coalizione sostanziale. Possiamo imparare gli uni dagli altri. Non abbiamo progetti concreti di cooperazione ancora, ma questo non significa che non ci saranno in futuro“. In effetti, Mosca ha messo Dostum in contatto con Kadyrov, un duro e agguerrito veterano della guerra brutale contro i gruppi islamici radicali che operano nel Caucaso settentrionale. Naturalmente, Dostum originariamente studiò presso l’Accademia Militare di Mosca negli anni ’80 per combattere i mujahidin afghani. Ma negli anni successivi, mostrò la volontà di collaborare per altri Paesi come Uzbekistan, Pakistan, Turchia e Stati Uniti. Tuttavia, presumibilmente, i suoi legami con l’intelligence russa non furono mai completamente tagliati e nelle attuali circostanze, in particolare, l’attacco dei taliban alla sua base di potere a Jowzjan e un fallito tentativo di ucciderlo, creano congruenza tra i suoi interessi e quelli dei suoi ospiti russi. E’ difficile valutare se il presidente afgano Ashraf Ghani, consigliato da Washington e conforme ai relativi diktat, approvi la missione di Dostum a Mosca e Groznij. E’ inconcepibile che Washington veda di buon occhio l’alleanza di Dostum con Kadyrov. Ma poi, il caos nel governo di unità nazionale afgano con molteplici centri di potere indipendenti, non è neanche un grande segreto.
Una questione importante sono gli Stati Uniti che hanno mantenuto l’esercito afgano al guinzaglio, insistendo su un ruolo puramente di fanteria. L’esercito afgano è quasi interamente dipendente dalla copertura aerea degli Stati Uniti. Ciò che la Russia può fare è aumentare la capacità delle forze afghane, fornendo armi ed elicotteri. Ma poi, un ruolo del genere della Russia sicuramente infastidirà gli Stati Uniti (e la NATO). Gli afghani darebbero il benvenuto a questo ruolo russo, permettendogli di gestire le minacce alla sicurezza con maggiori risorse. Una delegazione del Parlamento afghano recatasi a Mosca il 6 ottobre, infatti, “ha pienamente supportato le azioni della Russia in Siria” e ha chiesto alla Russia di fornirgli una simile assistenza tecnica e militare. L’importante deputato russo Igor Morozov, che l’aveva incontrata in un secondo momento, ha detto: “Oggi (la delegazione afghana) ha chiesto aiuto e sostegno alla Russia per equipaggiamenti militari, munizioni, elicotteri, sottolineando che i terroristi non avrebbero vinto a Kunduz se l’esercito afghano avesse avuto gli elicotteri“. Ma poi, ironia della sorte, Mosca aveva un programma bilaterale con Kabul per addestrare i piloti afgani e dotare le forze armate afghane di elicotteri, pezzi di ricambio e munizioni. Ma Washington s’impose su Kabul affinché fermasse il programma. E’ in momenti come questo che le reali intenzioni degli Stati Uniti nella guerra in Afghanistan appaiono dubbie. L’agenda occulta mira a mantenere l’Afghanistan instabile, giustificando la prolungata presenza di truppe statunitensi (e della NATO) (senza, ovviamente, intraprendere eventuali ‘missioni di combattimento’ che potrebbero comportare vittime di guerra). L’ex-presidente afghano Hamid Karzai aveva avvertito la Russia solo pochi mesi prima, durante una visita a Mosca, che lo Stato islamico è un fantoccio degli USA utilizzato per destabilizzare le regioni limitrofe per scopi geopolitici. Gli sviluppi a Kunduz lo confermano. I rapporti suggeriscono che i combattenti dello SI sono attivi nelle operazioni dei taliban nelle province settentrionali dell’Afghanistan.
Tutto sommato, la decisione di Putin di avere consultazioni urgenti con Rahmon e Atambaev e la visita di Dostum in Russia suggeriscono inequivocabilmente che una nuova crisi è sorta sul fronte della sicurezza regionale. Mosca ha tutte le ragioni di essere vigile per l’elevata possibilità che potenze straniere, che hanno allevato lo SI, soprattutto Arabia Saudita e Qatar, e che si oppongono all’intervento russo in Siria, possano pensare che sia il momento opportuno per colpire il ventre molle della Russia, l’Asia centrale. Chiaramente, Mosca deve avere un occhio allenato sulla minaccia dello SI dall’Afghanistan, mentre la mente è concentrata sull’operazione siriana. (Leggasi un commento perspicace, qui, della RFERL).

Rashid Dostum

Rashid Dostum

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Siria è la Stalingrado della Russia

Parmen Posokhov, Trymava, 21 settembre 2015 – Fort Russ146884_600Al centro della storia c’è la geografia. Un fatto che la maggior parte delle persone spesso non capisce, perché semplicemente non conosce la geografia. Quando ascolto molti politici, politologi, soprattutto liberali, inevitabilmente contesto le loro conoscenze sulla geografia, almeno dalla scuola. Quando si agita lo spauracchio della democrazia, cercando di diffondere violenza ovunque, guarderei più da vicino il mappamondo prima di pronunciare mantra democratici. Uno sguardo è sufficiente per vedere che la cosiddetta democrazia prevale soprattutto nei territori geograficamente protetti da possibili avversari. Gli Stati Uniti d’America sono geograficamente protetti dagli oceani, su un continente dove non hanno nemici. I 70 milioni di indiani che vivevano prima dell’arrivo dei coloni anglosassoni furono distrutti dagli stessi coloni, cacciando i pochi sopravvissuti nelle riserve. Hanno recintato e ridotto geograficamente il Messico per fermare le infiltrazioni della popolazione povera. E questo è tutto. Non ci sono nemici. Poterono iniziare una nuova vita da zero, senza interferenze. E l’hanno fatto. I padri fondatori degli Stati Uniti non erano così brillanti da dare alla luce i principi stabiliti nella Costituzione del Paese di maggior successo, se non erano così fortunati da non avere nessuno che gli impedisse di attuare tali principi noti fin dall’antichità. Invidiamoli.

карта-мираMappa 1. La diffusione della “democrazia” nel mondo. Cerchiata in blu.

Se guardiamo all’Europa, che in sostanza è solo un enorme penisola dell’Eurasia, a Oriente delimitata dalla Russia, che può essere chiamata nemica storica solo con contorsioni. E solo di misura l’Europa, per via di varie aspirazioni egoistiche, fu buon terreno per esperimenti democratici. E una volta che i principali attori europei, Germania, Francia e Inghilterra, si riconciliarono dopo la seconda guerra mondiale, il regno della democrazia s’impose.

карта-европыMappa 2. La diffusione della “democrazia” in Europa. Il confine è cerchiata in blu.

E questo è tutto! Tutte le altre aree del continente Eurasia non hanno alcuna democrazia nell’accezione statunitense o europea, e non possono averla. Culture diverse, civiltà diverse, conflitti permanenti e compenetrazione rendono impossibile tale democrazia! E ogni persona istruita deve capirlo! Ma se comincia a ripetere la filastrocca sulla democrazia in Ucraina, un territorio storicamente sulla via delle grandi migrazione di popoli, o in Siria, centro della “zuppa etnico-religiosa” globale, allora si sappia che avanti agisce un’ordine schifoso per interessi molto specifici. Non ci possono essere principi fondamentali universali su Stato e struttura sociale. Lo scontro di civiltà non è un capriccio di Zhirinovskij, ma una realtà oggettiva da cui non c’è scampo. E dietro la richiesta di rimuovere il “malvagio dittatore” siriano Assad, come in precedenza il mostruoso usurpatore ucraino, autore di crimini sugli studenti Janukovich, stabilendo attraverso elezioni “libere e giuste” la democrazia nel complesso “etno-religioso”, c’è un ben preciso tangibile malvagio calcolo, abusando cinicamente e odiosamente di questo scontro di civiltà. Non so esattamente cosa dirà Vladimir Putin nel discorso alla sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ma dubito che avrà il coraggio di dire la verità. Ci sono considerazioni tattiche. Vi è un grande gioco geopolitico, la lotta per il dominio del mondo e le risorse globali, e alle Nazioni Unite i principali attori spingeranno i loro interessi con tutti i mezzi possibili e impossibili con paroloni di pretesto. L’intrigo principale sarà se l’Europa si sveglierà o seguirà ancora le orme della politica statunitense. Alcuni anni fa la segretaria di Stato Madeleine Albright si precipitò a dire che la Russia dispone ingiustamente di un terzo delle risorse del mondo. Ribadiva che sì è vero e, purtroppo, il secondo premio globale chiamato Siberia era andato alla Russia. Senza entrare nei dettagli su a chi sia andato il primo premio, si noto ciò che ne seguì. I nostri media liberali cominciarono in modo coerente e persistente a martellare le masse russe che il concorrente principale delle ricchezze della Siberia è la Cina, che cercava di strapparle a una Russia indebolita, anche attraverso l’espansione della migrazione furtiva di parte dell’enorme popolazione, cosa che in realtà non accade affatto. L’occidente è stato quindi indicato come amico e modello, dimenticando di citare quante volte la Russia sia stata invasa dall’Europa, per distruggere lo Stato russo. Hitler, Napoleone, svedesi, polacchi, ecc. Alcuni storici dicono nove volte. Non voglio entrare nei dettagli, per distrarre dalla questione principale, ma dal territorio della Cina non ci furono invasioni, ad eccezione dell’incidente di frontiera a Damansky. Questo è tutto! La storia va conosciuta, studiata e le conclusioni tratte. La memoria storica va aggiornata periodicamente.
E ora torniamo alla geografia alla luce dell’equilibrio geopolitico di oggi. C’è un preteso egemone mondiale, gli Stati Uniti, che aspira a dominare il mondo. Ha una leadership globale, ma non il dominio. Per il dominio deve controllare le risorse mondiali. Non potrà mai controllare le risorse umane della Cina, ma la Cina senza risorse minerarie non è un concorrente. E le risorse minerarie del mondo sono controllate dagli Stati Uniti (si pensi al primo premio) e dalla Russia (si pensi al secondo premio). Controllando due premi, gli Stati Uniti avranno l’ambito dominio del mondo. Conclusione ovvia e chiara. Pertanto, l’obiettivo principale degli Stati Uniti è lo smembramento della Russia, la separazione della Siberia e la creazione su di essa di un protettorato sotto controllo, come ora in Ucraina. E’ importante capire che parliamo di smembramento e non della distruzione della Russia. La Russia dovrebbe rimanere entro i confini troncati sugli Urali, come tampone naturale dell’Europa dalle civiltà musulmana e cinese. La democrazia europea deve sentirsi a proprio agio sulla penisola europea. L’Europa ha bisogno di una Russia troncata e con un esercito capace di respingere gli attacchi degli islamisti e assumersi tutte le difficoltà dello Stato di frontiera. L’idea di eliminare la Russia non è di ieri. La prima fase, il crollo dell’URSS, riuscì piazzando traditori nella leadership del Paese. Questo, e non le difficoltà economiche, causarono il crollo dell’URSS. Oggi i traditori veri e propri non sono visibili presso i vertici. E la politica estera dimostra che la leadership russa è ben consapevole e agisce di conseguenza, spesso previdente. Ma tutto ciò che è successo ieri, come la guerra civile in Iraq e Siria, l’emergere del SIIL, la crisi ucraina, sono solo un preludio. La vera lotta inizia ora: si segua il discorso del presidente russo in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
In secondo luogo, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il piano per lo smembramento della Russia era così evidente che può essere chiaramente definito. Sembra che la leadership russa non volesse crederci fino alla fine, ma quando capì entrò in azione in modo estremamente veloce e molto efficace. Se si guarda la mappa etnico-confessionale, appare chiaro che l’attacco principale contro la Russia si svolgerà sul ventre, da sud attraverso l’Asia centrale, le repubbliche dell’Asia centrale, con il SIIL che apre un nuovo fronte contro di esse. La difficile situazione economica in questi Paesi, la disoccupazione e la povertà, porterà nelle file del SIIL centinaia di migliaia di locali arrabbiati che potranno in breve tempo spazzare via gli attuali regimi di Turkmenbashi-2, Karimov e Rakhmonov, e poi espandersi sul territorio relativamente sicuro del Kazakistan, che comincia ad agitarsi per il calo dei prezzi delle materie prime. E non è garantito che la situazione sarà sotto controllo. La Russia in via di principio può farlo, ma usando eccezionalmente tutte le sue risorse. In caso di fallimento il SIIL apparirà a Omsk, Tatarstan e Bashkiria, e la meta agognata degli statunitensi di smembrare la Russia sarà molto vicina…. Per l’attuazione devono fare due cose. La prima è inviare le principali forze dello Stato islamico in Asia centrale, e la seconda deviare le forze militari della Russia sul secondo fronte, per non farne avere abbastanza sul principale, il fronte dell’Asia centrale, e questa sarà ovviamente il Caucaso, dove la situazione è ora sotto controllo, ma non c’è dubbio che ci proveranno di nuovo. Combatteranno la Russia con il SIIL, e non solo la Russia. Ilham Aliev ha capito tutto. E’ il primo sulla via del SIIL. L’Azerbaigian ha già avviato il processo di rottura con l’occidente. Questo è molto importante, il leader dell’Azerbaigian è stato abbastanza intelligente da non scatenare una seconda guerra del Karabakh, a cui veniva costantemente spinto. Molto presto avrebbe avuto grossi problemi nel Karabakh. L’Azerbaigian sciita verrebbe semplicemente spazzato via dal SIIL pseudo-sunnita.

распространение-исламаMappa 3. La diffusione dell’Islam e possibile offensiva del SIIL

E ora il secondo fronte contro la Russia, che avrebbe dovuto essere il primo, l’Ucraina. Gli eventi in Ucraina, Siria e Iraq sono quasi simultanei e provocati da una sola potenza, gli Stati Uniti d’America. Il piano è ora del tutto evidente, la Russia avrebbe dovuto impantanarsi nella guerra con l’Ucraina, cadere sotto le sanzioni globali ed esaurire le risorse alla vigilia del colpo decisivo del SIIL nell’Asia centrale. Non è successo. E oggi possiamo solo applaudire la leadership russa, che magistralmente risponde alla provocazione globale degli Stati Uniti in Ucraina. Le sanzioni contro la Russia non hanno, almeno finora, avuto natura globale e la Russia non s’è impantanata nella guerra in Ucraina, la Crimea è tornata senza spargimenti di sangue, ed ha creato il cuscinetto con RPD e RPL dagli eserciti paragonabili a quello ucraino. I successi tattici furono esemplari. Ovviamente, non ci sarà alcun abbandono di RPD e RPL, per informalmente “mantenere la pressione” sui banderisti quanto necessario, sciogliendo le mani della Russia in Medio Oriente, dove l’obiettivo strategico principale è la distruzione del SIIL. Con tutto il rispetto per il leggendario Che Guevara russo, Igor Strelkov, devo ammettere che non previde la partita fino alla fine e i suoi appelli a diffondere la primavera russa su tutto il territorio dell’Ucraina erano prematuri e addirittura dannosi. Non era ancora il momento.
E ora sulla Siria. La Siria è la Stalingrado di oggi. Non può essere consegnata e non lo sarà. La posta in gioco non lo consente. Come la resa di Stalingrado nel 1942 fu una catastrofe geostrategica, la resa di Assad, con il crollo conseguente dell’esercito e dello Stato siriani, sarebbe una catastrofe geopolitica inammissibile in Asia centrale. Tutte le chiacchiere degli statunitensi su coalizione e lotta contro il SIIL sono menzogne e ipocrisia. Non lo combattono sul serio, e non vogliono la Russia, in qualsiasi modo, nella coalizione anti-SIIL. La decisione sul trasferimento in Siria di armi e consiglieri militari russi gli confonde i piani. Come gli Stati Uniti cercheranno di cacciare la Russia dalla Siria, lo sapremo dalle discussioni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La pressione sarà folle, ma non funzionerà. Nel frattempo gli statunitensi devono ancora rispondere su come il SIIL disponga di miliardi di dollari, giacimenti di petrolio e armi. L’obiettivo primario del SIIL è rovesciare Assad e distruggere la Siria. Gli statunitensi programmavano una guerra contro il SIIL simulata per anni, come già affermato a livello ufficiale. Per non interferire nelle azioni in Asia centrale, avrebbero consegnato la Siria al SIIL. Il tempo mostrerà come gli eventi si svilupperanno in Siria. Dopo aver dormito alle provocazioni geopolitiche globali degli statunitensi in Medio Oriente e Ucraina, la leadership russa ha quasi annullato il successo degli USA con una riuscita tattica efficace, ma la situazione generale rimane estremamente difficile. E’ necessario capirlo senza illusioni. Il nostro Paese attraversa un altro 1942.syrian-russian-flagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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