La minaccia delle armi biologiche etniche

Tony Cartalucci – LD 30 novembre 2017La filiale di biologia molecolare del 59.mo Stormo medico dell’US Air Force ha rivelato di aver raccolto specificamente campioni di RNA e tessuti sinoviali (connettivi) russi, suscitando timori in Russia su un possibile programma specifico di armi biologiche etniche degli Stati Uniti. L’articolo di TeleSUR, “Timori sulla ‘bomba etnica’ mentre l’aeronautica statunitense conferma la collezione di DNA russo“, riferisce: “La Russia si preoccupa dei tentativi delle forze armate statunitensi di raccogliere campioni di DNA dai cittadini russi, rilevando il potenziale uso di tali campioni biologici per creare nuove armi per la guerra genetica. L’aeronautica statunitense ha cercato di placare le preoccupazioni del Cremlino, osservando che i campioni sarebbero stati usati solo per cosiddetti scopi di “ricerca” piuttosto che bioterrorismo. Riferendosi ai rapporti russi, il portavoce del Comando dell’US Air Education and Training Captain Beau Downey ha detto che il suo centro ha scelto casualmente il popolo russo come fonte di materiale genetico nella ricerca del sistema muscolo-scheletrico”. Il rapporto affermerebbe inoltre che: “Tuttavia, l’uso di campioni di tessuti russi nello studio dell’USAF ha alimentato il vecchio sospetto che il Pentagono continui a sviluppare una presunta “arma biologica” rivolta specificamente ai russi”. Il Presidente Vladimir Putin avrebbe dichiarato: “Sapete che materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, da diversi gruppi etnici e persone che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è: perché? È intenzionale e professionale”. Mentre le forze armate statunitensi tentano d’ignorare l’idea che qualsiasi tipo di arma biologica etnica sia oggetto di ricerca, la nozione di tale arma non è affatto inverosimile. I documenti politici statunitensi le includono nella pianificazione geopolitica e militare degli USA da due decenni, e l’Aeronautica statunitense stessa ha prodotto documenti riguardanti le varie combinazioni in cui tali armi si potrebbero usare. C’è anche la storia inquietante delle nazioni occidentali che hanno perseguito specifiche armi biologiche etniche in passato, come il regime dell’apartheid in Sud Africa che cercò di utilizzare il programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera. Le carte politiche degli Stati Uniti hanno discusso di bioarche etniche specifiche, “Nel rapporto del neo-conservatore Per un nuovo secolo americano (PNAC) del 2000 intitolato. “Ricostruire le difese dell’America” si afferma: “La proliferazione di missili balistici e da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare potenza militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse saranno sempre più precise, mentre nuovi metodi di attacco, elettronico, “non letale”, biologico, saranno ancor più disponibili”. (p.71) Inoltre dichiarava: “Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si compia, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa dall’attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: spazio, “cyber-spazio” e forse mondo dei microbi”. (p.72) E infine: “E forme avanzate di guerra biologica che possono “colpire” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da regno del terrore in strumento politicamente utile”. (p.72) Più di recente, nel 2010, l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato “Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati“, elenca diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate: “Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, era consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il suo studio ha generato sei classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono, ma non si limitano, armi biologiche binarie, geni progettati, terapia genica come arma, virus stealth, malattie trasmissibili e malattie progettate”. Il documento discute la possibilità che una “malattia possa spazzare via l’intera popolazione o un determinato gruppo etnico“. Mentre il documento sostiene che lo scopo è studiare tali armi per svilupparne le difese, la storia delle aggressioni militari globali degli USA, quale unica nazione ad aver mai usato armi nucleari contro un altro Stato nazione, suggerisce l’alta probabilità che se tali armi possono essere prodotte, gli Stati Uniti le avranno già stoccate, se non già schierate.

Il programma Coast del Sud Africa e il Biotech
La nozione dell’occidente che utilizza tali armi ha già un precedente allarmante. Il regime dell’apartheid in Sud Africa, nel rapporto delle Nazioni Unite intitolato “Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid”, spiega: “Ci fu una certa interazione tra i laboratori di ricerca Roodeplaat (RRL) e Delta G (laboratori di armi biologiche e chimiche), con Delta G che prese alcuni progetti biochimici di RRL ed RRL che eseguiva test su animali di alcuni prodotti Delta G. Un esempio di questa interazione riguardava il lavoro anti-fertilità. Secondo i documenti dei RRL (Roodeplaat Research Laboratories), la struttura aveva numerosi brevetti volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità. Questo era un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, dott. Daniel Goosen. che svolse ricerche sui trapianti di embrioni, e disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che potesse essere somministrato in modo selettivo, all’insaputa del ricevente. L’intenzione, disse, era somministrarla a donne sudafricane nere”. All’epoca, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Tuttavia, la tecnologia non solo oggi esiste, ma ci sono esempi di come sia usata con effetti spettacolari finora, ma potrebbe altrettanto facilmente essere usata per danneggiare. Il suddetto documento dell’US Air Force entra nei dettagli riguardanti ciascuna arma elencata, inclusa una: “terapia genica che potrebbe essere la pallottola d’argento del trattamento di malattie genetiche umane. Questo processo comporta la sostituzione di un gene cattivo con uno buono normalizzando la condizione del ricevente. Il trasferimento del gene “sano” richiede che il vettore raggiunga l’obiettivo. I vettori comunemente usati sono “virus geneticamente modificati per trasportare DNA umano normale” come “retrovirus, adenovirus, virus adeno-associati e virus herpes simplex”. La terapia genica è già utilizzata negli studi clinici per curare in modo permanente tutto, dai tumori del sangue alle malattie genetiche rare”. Il New York Times, in un articolo intitolato, “La terapia genica crea una pelle sostitutiva per salvare un moribondo”, riferisce una delle ultime scoperte utilizzando la tecnologia, affermando: “I medici in Europa hanno usato la terapia genica per far crescere fogli di pelle sana che hanno salvato la vita di un ragazzo con una malattia genetica che gli aveva distrutto la maggior parte della pelle, secondo quanto riferito dal team alla rivista Nature. Questo non è stato il primo utilizzo del trattamento, che aggiunge la terapia genica a una tecnica sviluppata per coltivare innesti cutanei per le vittime di ustioni. Ma era di gran lunga la maggior parte della superficie corporea mai coperta da un paziente con una malattia genetica: nove piedi quadrati”. Si potrebbe immaginare un’arma malvagia usata al contrario per eliminare i geni che mantengono la pelle sana, causando la formazione di vesciche sulla pelle della vittima. Nell’utilizzare la terapia genica come arma, il rapporto dell’US Air Force nota: “Si prevede che la terapia genica aumenti di popolarità. Continuerà ad essere migliorata e potrebbe essere indubbiamente scelta come arma biologica. La rapida crescita della biotecnologia potrebbe innescare maggiori opportunità di trovare nuovi modi per combattere le malattie o crearne di nuove. Le nazioni attrezzate a gestire le biotecnologie probabilmente considereranno la terapia genica una valida arma biologica. Gruppi o individui senza risorse o finanziamenti troveranno difficile produrne”. Riguardo ai “virus invisibili”, una variante della tecnica di terapia genica armata, il rapporto afferma: “Il concetto base di questa potenziale arma biologica è “produrre un’infezione virale criptica, strettamente regolata, che può entrare e diffondersi nelle cellule umane usando vettori” (simile alla terapia genica) e poi rimanere latente per un periodo di tempo fin quando non viene innescata da un segnale esterno. Il segnale quindi potrebbe stimolare il virus a causare gravi danni al sistema. I virus stealth potrebbero anche essere adattati per infettare segretamente una popolazione presa di mira a lungo periodo usando la minaccia di attivarla per ricattarla”. Con le terapie geniche già approvate per la vendita nell’Unione europea e negli Stati Uniti, e con altre in arrivo, non è impossibile che anche le terapie genetiche nascoste e armate siano già state sviluppate, e siano in attesa o già dispiegate come “virus stealth”.Sviluppo e diffusione
Gli Stati Uniti hanno una rete globale di laboratori e centri di ricerca medici militari. Oltre al 59.mo Stormo medico coinvolto nella raccolta del materiale genetico russo, gli Stati Uniti coprono l’intera regione del sud-est asiatico da Bangkok, in Thailandia, coll’Istituto di ricerca delle scienze mediche (AFIRMS). Mentre afferma pubblicamente che “conduce ricerche mediche all’avanguardia e sorveglia le malattie per sviluppare e valutare prodotti medici, vaccini e diagnostica per proteggere il personale del DoD dalle malattie infettive“, il personale, le attrezzature e la ricerca potrebbero facilmente essere usati per scopi duali creando qualsiasi bioarca etnica specifica “teorica” summenzionata. Il sito dell’ambasciata USA in Thailandia afferma che AFIRMS è la più grande rete mondiale di laboratori medici militari, sostenendo: “AFRIMS è la più grande rete mondiale di laboratori di ricerca medica all’estero del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con laboratori gemelli in Perù, Kenya, Egitto, Repubblica di Georgia e Singapore. USAMD-AFRIMS ha circa 460 membri (prevalentemente tailandesi e statunitensi) e un budget di ricerca annuale di circa 30-35 milioni di dollari”. Con laboratori in Sud America, Europa, Africa e Asia, e attraverso l’uso di subappaltatori, l’esercito statunitense ha accesso a una varietà di materiali e strutture genetiche per condurre ricerche e sviluppare tutte le armi descritte dai documenti politici. Attraverso i programmi finanziati dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, gli Stati Uniti potrebbero facilmente creare campagne di “vaccini” e “cliniche” per impiegare le armi biologiche sopra descritte in vari modi.Combattere al buio e illuminare
Il documento dell’US Air Force sottolineava anche: “Gli attacchi da guerra biologica possono assomigliare ad epidemie naturali e sarebbe molto difficile risalire alla fonte, sottovalutando così le azioni del perpetratore”. E in effetti, le nazioni senza la capacità di sequenziare, rilevare e reagire in modo indipendente armi biologiche genetiche etniche specifiche potrebbero essere già state prese di mira, o potrebbero essere prese di mira in qualsiasi momento senza alcun modo di saperlo, per non parlare di reagire. D’altra parte, le nazioni con non solo un’industria biotech ben sviluppata, ma anche con laboratori militari focalizzati sia sul rilevamento che sul lancio di una guerra biologica con tali armi, combatterebbe una guerra contro un nemico bendato. Per rimuovere la benda, i governi e le istituzioni militari di tutto il mondo, così come le comunità e le istituzioni locali, dovrebbero sviluppare ed avere accesso a un mezzo rapido ed efficiente per sequenziare il DNA, individuare anomalie e sviluppare possibili terapie geniche correttive o “patch” di DNA armati dannosi introdotti nella popolazione. La sorveglianza della guerra biologica dovrebbe essere effettuata non solo sulla popolazione di una nazione, ma anche su cibo e acqua, patrimonio zootecnico, fauna selvatica ed insetti. Le colture geneticamente modificate sono state progettate per colpire e spegnere i geni degli insetti e potrebbero essere altrettanto facilmente utilizzate per colpire i geni umani. L’articolo di Science Daily, “Le colture che uccidono i parassiti spegnendone i geni“, afferma: “Le piante sono tra i molti eucarioti che possono “spegnere” uno o più dei loro geni usando un processo chiamato interferenza RNA per bloccare la traduzione delle proteine. I ricercatori ora armano questo processo con colture ingegneristiche per produrre specifici frammenti di RNA che, dopo l’ingestione da parte degli insetti, provocano interferenze RNA arrestando un gene bersaglio essenziale per la vita o la riproduzione, uccidendo o sterilizzando gli insetti”. Gli studi sono ancora in corso per determinare quali danni gli organismi geneticamente modificati (OGM), allo stato attuale, fanno alla salute umana. Individuare e reagire a OGM sottili e armati sarà ancora più difficile. L’uso di zanzare geneticamente modificate per inoculare “vaccini” è un altro possibile vettore per le armi biotecnologie. La natura sempre più “globale” di molti programmi di vaccinazione è anche un pericolo incombente, soprattutto perché sono diretti principalmente da potenze occidentali, che protessero, cooperarono, aiutarono e persino favorirono il regime dell’apartheid sudafricano, anche su vari programmi di armamenti. Il biotech non è solo questione di economia, ma anche questione di sicurezza nazionale. Consentire a società straniere che rappresentano interessi stranieri compromessi o nebulosi di produrre vaccini per uso umano o veterinario o di alterare i genomi delle colture agricole di una nazione, per qualsiasi beneficio percepito, non può evitare possibili ed attuali minacce. In un mondo in cui la guerra si estende allo spazio cibernetico e genetico, le nazioni che non dispongono di sistemi sanitari indipendenti in grado di produrre propri vaccini o di gestire la propria biodiversità, si ritrovano indifese come nazioni senza eserciti, flotte o aeronautiche. Per quanto impressionanti siano le capacità militari convenzionali di una nazione, la mancanza di una pianificazione e di difese adeguate a questa nuova e crescente minaccia biotech attenua i possibili vantaggi e massimizza tale fatale debolezza. Se la genetica è una forma d’informazione vivente, i concetti IT familiari agli esperti di sicurezza possono rivelarsi utili per spiegare come salvaguardarsi dal “codice” malevolo introdotto nei nostri sistemi viventi. La capacità di “scansionare” il nostro DNA ed individuare il codice dannoso, rimuoverlo o curarlo e di sviluppare salvaguardie contro di esso, includendo il “backup” dei singoli genomi biologicamente e digitalmente, non impedirà alle armi biologiche di creare danni, ma li mitigherà, riducendo un possibile sterminio di un’intera etnia o razza a un focolaio contenibile e relativamente minore.
A differenza delle armi nucleari, ricerca e sviluppo di questi strumenti biotecnologici sono accessibili praticamente a qualsiasi governo nazionale e persino a molte istituzioni private. Integrare la biotecnologia nella pianificazione e realizzazione della sicurezza nazionale di una nazione non è più facoltativa o speculativa. Se gli strumenti per manipolare e indirizzare i geni per sempre esistono già, esistono anche gli strumenti per abusarne.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La fine della Merkel è vicina

Tom Luongo, 20 novembre 2017Questo è un titolo che aspettavo di scrivere da sei anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel non può mettere insieme una coalizione. È il risultato di un’elezione che ha visto l’ascesa della populista Alternative for Germany (AfD) e la caduta dei socialdemocratici, guidati dal guappo di Soros Martin Schultz. Ora i Liberaldemocratici (FDP) guidati da Christian Lidner, capiscono quanto sia forte la loro posizione. Non devono fare un cattivo affare con Merkel per avere il posto a tavola solo per doverla condividere con i Verdi ideologicamente opposti. Possono forzare un nuovo voto, vedere al rialzo e insieme ad AfD chiedere una fetta molto più grande della torta. Ma infine, se il partito di coalizione CDU/CSU della Merkel dovesse restare, e non c’è alcuna garanzia, dovrà rinunciare alla Merkel se vuole sopravvivere elettoralmente. Comunque, la CSU guidata dal governatore bavarese Horst Seehofer potrebbe staccarsi dalla CDU rendendo impossibile qualsiasi coalizione senza un nuovo voto.

L’ultima battaglia del Merkelismo
L’unica cosa in cui l’articolo del Washington Post ha ragione è che la decisione ora spetta al presidente Frank-Walter Steinmeyer. Descrive tre scenari, alcuno dei quali ovvio, un nuovo voto. Ma è un anatema per lo Stato profondo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi va ignorato dal Post. Un nuovo voto, tuttavia, è ciò che è probabilmente sul tavolo. Le potenze in Europa l’impediranno il più a lungo possibile e cercheranno di trascinarla al Bundestag nella speranza che Merkel possa formare un governo di minoranza. Ma, francamente, non vedo perché qualcuno lo vorrebbe, oltre a bloccare l’accesso al potere all’AfD. Con un governo di minoranza il blocco elettorale AfD di quasi 100 seggi è nella posizione assai forte per siglare accordi con gli altri partiti, che pubblicamente affermano che non vi collaboreranno mai. Quindi, la realtà di un nuovo voto è alta. E ciò significa vantaggi per i cosiddetti partiti conservatori CSU, FDP e AfD. Lo scenario da incubo per tutti è l’avanzata dell’AfD oltre il 15% in qualsiasi nuovo voto. Staccando il 6,8% della CSU, la CDU della Merkel ha ottenuto solo il 26,8% dei voti a settembre. Mettere insieme un governo non migliorerà la posizione della CDU. Mentre FDP, CSU e AfD ci guadagnano garantendo che il Merkelismo sia completamente respinto. I socialdemocratici si sono tagliati la gola, prima entrando nella grande coalizione con la Merkel dopo le ultime elezioni e dopo candidando Schultz come ovvia mossa del cavallo della Merkel. Non si può sottolineare abbastanza che Schultz viene ritenuto l’oppositore candidato contro la Merkel solo per perdere, come McCain e Romney negli Stati Uniti. Il suo compito era incanalare i voti per la Merkel dai socialdemocratici. Ma non ha funzionato. Ciò che è successo è il completo collasso del sostegno alla Merkel, un mutamento della mentalità tedesca. Questo è l’opposto di ciò che volevano Merkel e Schultz. Sono euristi innanzitutto. E mentre il sentimento per l’UE in Germania è ancora favorevole, non lo è a scapito dei valori tedeschi, e francamente, delle donne tedesche.

Le divisioni sull’immigrazione si approfondiscono
La radicale adesione della Merkel all’ideologia dei confini aperti di Soros le costerà la cancelleria. Getterà inoltre l’UE in un vero e proprio tumulto mentre il suo capo viene deposto da un elettorato tedesco che non è più totalmente dedito al suicidio culturale come penitenza per l’Olocausto. Questo lascia il toy-boy francese Emmanuel Macron alla guida dell’UE nel momento in cui è necessaria una forte leadership per gestire la nascente crisi del sistema bancario. Esitavo nel definire la fine dell’UE, in quanto è attualmente prevista tra un paio d’anni. L’ascesa dei movimenti populisti in Europa è stata lenta ma costante. Nonostante sia riuscito a vincere Macron in Francia, la populista del Front Nationale Marine Le Pen ha battuto i principali partiti francesi. Mentre possiamo ancora definire lo scenario “Incontra il nuovo boss, lo stesso vecchio boss” in Francia e Germania, l’ondata populista in Europa non ha ancora raggiunto il picco. La fine del Merkelismo ne è il risultato naturale. Era da sempre una posizione politica senza uscita. Un’Europa federata secondo i termini della Germania non sarebbe mai stata stabile oltre la generazione che l’ha venduta. E’ stata costruita sulla base della divisione, riversando le ricchezze del continente ai tedeschi a scapito di tutti gli altri. Come delineavo in questo articolo ad ottobre: “Finora la Germania ha utilizzato l’Europa meridionale come discarica, scambiando il debito sovrano italiano e portoghese con le BMW. Ma questo schema ha raggiunto il limite e fa a pezzi l’Unione europea. La Germania non vuole fermare l’accordo e non vuole pagare la sua “giusta parte” dell’onere per la risoluzione, cioè ridurre il debito di ciò che considera Paesi “Club Med”. I politici tedeschi come Merkel sfruttano cinicamente questo cinismo per vantaggi politici ma, ora che s’è raggiunto il limite del debito, si smaschera per nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo statunitense, non da leader della Germania”.

L’UE non sopravviverà alla Merkel
Ed è qui che andiamo sull’Europa. Una volta che la Merkel se ne sarà andata, inizierà lo smantellamento dell’attuale versione del progetto europeo. Macron è l’elite del Piano-B, un naif facilmente influenzato che promuoverà qualsiasi sciocchezza pazzoide vogliano. Questo significa:
– Un esercito dell’UE per soggiogare gli Stati separatisti.
– Nuove regole bancarie che assicurino che i depositanti vengano spazzati via dalla prossima crisi finanziaria .
– Più pressione legale e politica sugli Stati dell’Europa orientale come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca che respingono con tutto il cuore il Merkelismo.
– Turbolenze politiche in Italia e Spagna che vedranno l’apertura a una maggiore autonomia dato che il messaggio di Bruxelles sarà meno volto al salvataggio delle banche tedesche dal contagio.
La Merkel stava tenendo tutto questo insieme, ma i risultati delle elezioni rendono impossibile continuare. La sua eredità sarà un’Europa divisa lungo vecchie linee tribali, esattamente l’obiettivo opposto dell’UE. Soros e il resto delle élite del mondo unificato cercheranno di usare il caos per forgiare una nuova identità europea, un’Europa più forte. Ma non contateci. Theresa May regge meglio del previsto ai colloqui sulla Brexit. L’amministrazione Trump riesce a cavarsela internamente e ciò significa porre fine a John McCain come presidente via Senato. Una volta che Trump avrà una vera maggioranza e l’opposizione nel GOP debitamente neutralizzata, sosterrà la resistenza contro i resti del Merkelismo. Perciò va osservato attentamente l’assalto ai pilastri del Merkelismo. L’uscita della “Lista di Soros”, i parlamentari sotto suo controllo, è significativa. Lo è anche l’abbandono dei Clinton da parte dei democratici di ogni forma e dimensione. La perdita di fiducia diplomatica e, cosa più importante, del rispetto degli Stati Uniti da parte degli alleati su ciò che riguarda la Siria, come avevo già sottolineato, vi giocherà pure. E una volta che il nuovo voto confermerà la tendenza contro il Merkelismo in Germania, avremo chiarezza su come sarà la prossima fase di questa storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio

George Blake agli agenti russi, ‘Combattete il Male’

L’11 novembre, il leggendario agente, convinto combattente antifascista per la pace e la giustizia sociale, George Blake compie 95 anni!
SVRAlla vigilia del compleanno è stato personalmente salutato dal direttore del SVR di Russia S.E. Naryshkin:
Caro George Ivanovich!
Dalla direzione, tutti i dipendenti, veterani del Servizio d’Intelligence Estero della Federazione russa e io personalmente, esprimiamo le congratulazioni più calde e sincere in occasione del vostro 95° compleanno. Tutta la sua vita l’ha dedicata alla nobile causa di proteggere gli ideali dell’umanesimo e della giustizia, alla lotta per la pace. Le vostre promesse e il contributo eccezionale per garantire la sicurezza nazionale della Russia sono stati molto apprezzati dalla leadership del nostro Paese, come dimostrano numerose decorazioni. Il nostro Servizio La conosce come compagno d’armi affidabile, saggio uomo d’esperienza, scienziato di talento, scrittore eccezionale e mentore capace. La Sua devozione altruista alla causa, l’intelletto più acuto, la dedizione, il coraggio e la solidità, l’amore per la vita e la benevolenza sono un esempio per il personale del SVR della Russia. Su questo giorno memorabile di cuore vi auguro, caro George Ivanovich, buona salute, inesauribile vitalità, ottimismo, vigore ed energia. Felicità, prosperità e tutto il meglio per Lei, la Sua famiglia e gli amici!Accettando le congratulazioni, George Ivanovich si rivolge a amici, colleghi e vicini:
Cari amici e colleghi!
L’11 novembre io, ufficiale dell’intelligence russa, Colonnello George Blake, compio 95 anni… Nella vita di ogni persona, e non sono per nulla un’eccezione, arriva inevitabilmente il momento di affrontare la conclusione, legata alla sintesi degli anni. Ricordando il passato, mi chiedo involontariamente quanto sia stato onesto coi miei contemporanei e successori. Il 95° anniversario è una buona occasione per valutare una vita lunga e difficile. Molto della mia biografia è ben noto. Caratteristico, a mio avviso, è che le fasi principali del mio cammino sono associate ad una scelta importante. La scelta della posizione in condizioni difficili e contraddittorie dettata dalla storia stessa. Potevo diventare un sacerdote tranquillo, ma sono diventato un’agente. Potevo facilmente sopravvivere alla guerra e agli anni seguenti, ma preferii una via pericolosa, partecipando attivamente al movimento della Resistenza. Miracolosamente evitai il campo di concentramento nazista, divenni un commando inglese, rischiando la vita più di una volta…
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, essendo un agente dei servizi speciali inglesi, rimasi nelle prime file degli avversari della Russia, la mia attuale patria. Poco più tardi, nella mia biografia ci fu la terribile guerra coreana. Ne vidi il vero volto, come i corpi dei civili, uccisi dalla macchina militare statunitense, di questo Paese sofferente. Fu allora che capì che tali conflitti sono carichi di pericoli mortali per tutta l’umanità e presi la decisione più importante nella mia vita: iniziai a cooperare con l’intelligence estera sovietica per proteggere la pace nel mondo. 95 anni… Questo è molto per un individuo. E poco per la storia dell’umanità. La memoria del passato, di cui non mi dispiace nulla, come ho ripetutamente detto, mi fa guardare con ottimismo al futuro.
Vorrei cogliere l’occasione per dire ai miei colleghi, innanzitutto ai giovani impiegati del Servizio.
Compagni! Avete una missione difficile e la responsabilità di salvare il mondo in una situazione in cui il pericolo di una guerra nucleare e dell’auto-distruzione dell’umanità associatavi sono ancora una volta all’ordine del giorno grazie a politici irresponsabili… da quando il terrorismo sollevò la testa e lasciò tracce sanguinose in molte parti del nostro pianeta, c’è una vera guerra tra Bene e Male. E credo in voi, nel vostro servizio disinteressato e altruista per la nostra causa comune, nella vostra professionalità… credo nella vittoria finale sul nemico. Questa fede mi ravviva. Vorrei ringraziare dal fondo del mio cuore la leadership del Servizio, i miei colleghi dell’intelligence estera, per i tanti anni di fedele amicizia, sensibilità, cura, attenzione e comprensione.
Compatrioti! La Russia è diventata la mia seconda Patria. C’è il meraviglioso desiderio russo di avere la “pace a casa”. E voglio veramente che il mondo sia la vostra, o piuttosto la nostra casa.
Pace nella vostra, nostra casa!
Per tutti tersa e soleggiata come il cielo!
Con onore!

 

 

 

Dall’Armata Rossa alla Resistenza
Maria Chobanov, RBTH 22 giugno 2016Durante la Seconda guerra mondiale, circa 30000 sovietici e russi immigrati combatterono nella Resistenza francese. RBTH torna sul destino di uno di questi eroi.
Il 22 giugno 1941, Hitler lanciò 5,5 milioni di uomini sul fronte orientale, con circa 5000 aerei e 3700 carri armati che ne fecero il più grande teatro di operazioni della Seconda guerra mondiale. Nelle prime settimane, l’URSS subì gravi perdite militari e civili. Alla fine dell’anno quasi 3,9 milioni di soldati furono presi prigionieri. Nel 1942, la Germania cominciò a deportarli nei campi di lavoro forzati in Francia. Alcuni riuscirono a fuggire per continuare la lotta nella Resistenza. Tra questi, Oleg Ozerov. La guerra sorprese Oleg il 22 giugno 1941 sul confine tra Polonia e URSS, dove questo 19enne era soldato dell’Armata Rossa. Nell’agosto dello stesso anno, alla fine di settimane di lotta senza tregua, la sua unità, tornata nel centro dell’Ucraina, fu circondata dalla Wehrmacht. “I tedeschi fucilarono immediatamente ebrei, comunisti ed istruttori politici. Poi uccisero un soldato ogni cinque di ogni riga, quindi un decimo. Dopo di che fummo costretti nel caldo insopportabile, senza bere o mangiare, ad attraversare tutta l’Ucraina verso ovest“, dice il veterano 75 anni dopo la cattura. In Polonia i prigionieri furono imbarcati su un treno destinato in Germania. Il giovane soldato ebbe solo un’idea in mente: fuggire…

In territorio amico
Attraversato l’inferno di un’intera serie di campi di concentramento e di lavoro, Oleg Ozerov fu trasferito in Francia con altri prigionieri nel 1943, quando i tedeschi iniziarono la costruzione del vallo atlantico. “All’inizio della mattina, vidi attraverso la finestra del treno un uomo che indossava un elmetto e riconobbi l’uniforme francese. Sollevai il pugno e lo salutai, “Rotfront!” com’era d’uso tra gli antinazisti, dice Oleg. L’uomo prese la bandiera rossa da ferroviere e l’agitò. Sapevo allora che eravamo in territorio amico“. Assegnato alla costruzione di una base per la riparazione dei sommergibili tedeschi a Bordeaux, Oleg non abbandonò l’idea di fuggire. Nel marzo 1944, con l’aiuto di Fadej Voronish, alias Paul, membro dell’organizzazione clandestina del Partito Comunista Francese, avvicinò cinque altri compagni. L’obiettivo era aderire al maquis di Lorette che conduceva le proprie azioni nei dipartimenti di Lot-et-Garonne e Gironde, ma prima dovevano sopravvivere nascondendosi e contattare nel segreto più grande la rete che aiutava a far fuggire i prigionieri sovietici, col rischio dell’esecuzione di intere famiglie. Il rischio preso dai passeggeri dell’autobus che trasportò Ozerov e compagni durante un controllo all’uscita di Bordeaux, l’indicò ancora meglio. “Quando la polizia diede l’ordine di scendere dall’autobus, ci scambiammo alcune parole. Così gli altri passeggeri capirono chi eravamo. Simpatizzarono immediatamente con noi, ci diedero panini e sigarette, e finsero che fossimo dei loro“. Il controllo non andò oltre.

Maquisard della Gironda
I guerriglieri rispettavano molto i russi, che portarono con sé disciplina, esperienza di guerra e dei campi di lavoro“, dice Oleg Ozerov. Col suo gruppo, partecipò alle operazioni di sabotaggio contro strade, ferrovie e ponti, sfidando la polizia di Pétain. Dopo lo sbarco degli Alleati in Normandia nel 1944, i guerriglieri intensificarono le azioni e non esitarono più ad impegnarsi in combattimenti aperti o a partecipare alla liberazione delle città della Francia sud-occidentale: Saint-Basle, Marmande, La Réole, Langon, Bordeaux. Nel settembre 1945, Ozerov tornò nell’URSS. Continuò la corrispondenza coi compagni d’armi francesi e gli fu anche consentito, nonostante la cortina di ferro, di visitare diverse volte la Francia. Combatté per decenni per far riconoscere nell’URSS i meriti dei sovietici che aderirono al maquis, ottenendo lo status di “combattente volontario” nel 1992, quando creò l’Associazione interregionale dei veterani sovietici della Resistenza francese.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I sospetti di Putin confermati dall’USAF: gli statunitensi raccolgono DNA dei russi

Alex Christoforou, The Duran 2 novembre 2017

Il Presidente Vladimir Putin allarmava il Consiglio sui diritti umani russo informandoli che alcuni soggetti possibilmente legati agli Stati Uniti avevano raccolto tessuti biologici di vari gruppi etnici russi. I responsabili della raccolta si sono rivelati, avanzando una storia. Secondo Zerohedge, “Mentre alcuni avevano inizialmente scontato le osservazioni di Putin come ennesima teoria cospirazionista, risulta che abbia ragione: il gruppo responsabile della raccolta dei tessuti non era altri che l’US Air Force, dimostrando che un’altra teoria cospirazionista è un fatto. Un rappresentante del Comando degli Stati Uniti spiegava che la scelta della popolazione russa non era intenzionale ma legata alla ricerca che l’Air Force conduce sul sistema muscolo-scheletrico umano. Dubbi furono sollevati la prima volta a luglio, quando l’AETC lanciò un’offerta per acquisire campioni di acido ribonucleico e liquido sinoviale dai russi, aggiungendo che tutti i campioni (12 RNA e 27 fluidi sinoviali) “saranno raccolti in Russia e devono essere di caucasici”. L’USAF affermava che non raccoglie campioni dagli ucraini, ma senza specificare perché. Secondo il portavoce dell’AETC Capitano Beau Downey, il centro di ricerca molecolare del 59.mo Gruppo medico attualmente “studia la locomozione per identificare vari biomarcatori associati a un trauma”. Downey aveva detto ai media russi che lo studio richiede due serie di campioni: campioni di malati e di controllo del RNA e della membrana sinoviale. Il primo set è stato fornito da una “società statunitense”. Dato che la prima serie di tessuti, fornita da una società statunitense, proveniva dalla Russia, l’Air Force ha optato per raccogliere anche la seconda serie di dati dai russi per eliminare eventuali confusioni che potrebbero affliggere i risultati dello studio. Non aveva detto quale set, del controllo o dei malati, sia stato raccolto la prima volta e evitava di fornire ulteriori dettagli sullo studio”.
La spiegazione parrebbe innocua, ma il Pentagono è tutt’altro che innocuo e può raccogliere tessuti per scopi molto più sinistri. Secondo RT, “Il Presidente Vladimir Putin ha detto che il materiale genetico russo viene raccolto in tutto il Paese. “Sapete che il materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, dai diversi gruppi etnici che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è perché? E’ intenzionale e sistematico. Siamo oggetto di grande interesse”, dichiarava Putin al Consiglio dei diritti umani della Russia, senza specificare chi sia dietro le attività sui campioni biologici russi. “Lasciate che facciano ciò che vogliono, e noi dobbiamo fare ciò va fatto”, concludeva”. Il fatto che campioni di tessuti russi appaiono specificamente nella lista dei desiderata suscita preoccupazioni sul Pentagono che lavorerebbe ad un’arma biologica contro i russi. “Non dico che si tratta di preparare una guerra biologica contro la Russia. Ma tali scenari, senza dubbio, sono studiati. Cioè, nel caso si verifichi improvvisamente la necessità”, scriveva Franz Klintsevich, Primo Vicepresidente del Comitato del Consiglio federale per la Difesa e la Sicurezza. “Non è un segreto che diversi gruppi etnici reagiscano diversamente alle armi biologiche. Quindi la raccolta del materiale biologico dai russi che vivono in diverse località. In occidente tutto viene fatto in modo estremamente scrupolosamente e verificato nei minimi dettagli”.”
Secondo Zerohedge, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov confermava che i servizi speciali russi hanno informazioni che suggeriscono che le ONG raccolgono materiale genetico; intelligence che avrebbe indotto Putin a speculare su chi ci sia dietro. “Alcuni emissari svolgono tali attività, rappresentanti di organizzazioni non governative (ONG) e altri organismi. Tali casi sono stati registrati, e i servizi di sicurezza e il presidente naturalmente hanno tali informazioni”, dichiarava. Non è il primo tentativo di raccogliere campioni genetici dei russi da parte di agenzie estere, dichiarava Igor Nikulin, ex-aderente alla Commissione sulle armi biologiche dell’ONU. “Tali tentativi risalgono agli anni ’90, quando c’era il programma del genoma umano, poi c’erano diversi programmi anche negli anni 2000… dai diversi pretesti, anche nobilissimi, ma per qualche motivo tutto ciò avviene nell’interesse dei militari degli Stati Uniti, e questo suscita sospetti”, dichiarava Nikulin, osservando che in linea di principio, “i campioni degli europei del gruppo slavo, soprattutto russi” sono ricercati. “Campioni di sangue sono presi per l’analisi e se un’organizzazione è straniera, ciò che fa dei risultati è sempre ignoto”, concludeva”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA a Kiev, un ultimatum contro il Donbas?

Eduard Popov Fort Russ 1 novembre 2017

Il duello politico per risolvere il conflitto nel Donbas è in corso. Da un lato Stati Uniti e Ucraina, dall’altro Russia e repubbliche del Donbas. Motivo dell’ultima escalation è il rappresentante speciale del dipartimento di Stato degli USA per l’Ucraina Kurt Volker, che visitava Kiev il 29 ottobre. Il colloquio di Volker coi funzionari ucraini, tra cui il presidente Poroshenko, il ministro degli Esteri Pavel Klimkin e il capo dell’amministrazione presidenziale Igor Rajnin, è durato più di due ore. Volker s’incontrava anche col portavoce della Verkhovna Rada e singoli deputati. È interessante notare che solo alcune domande discusse in queste riunioni riguardavano il Donbas. Volker prometteva anche all’Ucraina aiuti degli Stati Uniti per rioccupare territorio ucraino, cioè la Crimea, e di costringere la Russia a cedere il progetto Nord Stream 2, che priverebbe Kiev del reddito del transito per due miliardi di dollari all’anno. Va anche notata l’assenza, almeno ufficiale, del ministro della Difesa e del capo di Stato Maggiore ucraini. Ciò insieme al dichiarata turnazione delle truppe ATO viene valutato dagli esperti ucraini come segnale del ritiro delle truppe dalla linea di demarcazione. Volker gratificava anche i suoi colleghi ucraini con la promessa che Washington avrebbe “seriamente” considerato l’invio a Kiev di armi letali. Ciò veniva seguito da numerose importanti dichiarazioni dopo i negoziati o piuttosto “consultazioni” col responsabile statunitense dell’Ucraina. Tra le principali questioni discusse vi era la missione di mantenimento della pace dell’ONU da schierare al confine tra Russia e RPD-RPL. Secondo i media ucraini, Volker si aspetta che tale risoluzione sia adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite entro la fine dell’anno. Volker viene citato dai media ucraini sostenere che i militari delle Nazioni Unite saranno armati, cioè “imporranno” ai separatisti dissenzienti del Donbas “la pace” e non si limiteranno ad agire come forza di autodifesa degli osservatori. Per di più, secondo Volker, non vi saranno militari russi. Gli analisti politici ucraini discutono attivamente e concordano sui termini della “grande concessione” per consentire alle truppe bielorusse e kirghise di far parte della missione. Naturalmente, si aspettano che la Russia ceda e si arrenda.
In un articolo passato, in cui previdi il contenuto della prima riunione tra Volker e l’assistente di Putin, Vladimir Surkov, suggerivo che l’inviato speciale degli Stati Uniti avesse una marcata strategia per fare pressione e imporre ultimatum. Credo che il tempo l’abbia confermato. Le proposte che Volker ha consegnato a Kiev il 29 ottobre sono anche un ultimatum e ordini da urlare alla Russia. Simulare l’adempimento degli accordi di Minsk (la turnazione) è l’unica concessione che l’Ucraina è pronta a fare. Per non parlare, naturalmente, del lavoro della Verkhovna Rada su una serie di leggi presumibilmente riguardanti Minsk 2. In qualsiasi momento, la turnazione verrebbe annullata, le truppe ritornare in posizione e tutte le leggi pertinenti, anche le più ambigue, annullate. Nel frattempo, Russia e Donbas sono costantemente invitati a fare concessioni che non possono modificare. Il consenso al dispiegamento di un contingente armato al confine russo ne è un esempio palese. Per le repubbliche del Donbas, ciò significa “pulizia” della popolazione, un sistema che alcuni ufficiali e battaglioni nazisti hanno già promesso. Tutto questo è aggiunge irritazione alle orde della NATO che si radunano alle frontiere della Russia e negli Stati del Baltico. Quindi, la visita di Volker lascia un’impressione strana e surreale. Gli ucraini hanno sentito dal loro padrone statunitense ciò che sognavano sentire, ed altro ancora. O gli Stati Uniti hanno piena fiducia sulla loro posizione, tanto da esser disposti a dettare condizioni alla Russia che gli ha inflitto dolorose sconfitte in Siria, oppure, come affermato da miei colleghi benevolenti verso il cospirazionismo, è l’inizio della divisione delle sfere d’influenza in Ucraina. Infatti, quest’ultima è popolare tra gli osservatori ucraini. Pertanto, l’adozione di tale piano di “pressione massima” sulla Russia comporterà, almeno, l’acuirsi del conflitto nel Donbas a medio termine trascinando la Russia in un conflitto che finirebbe con la sconfitta dell’Ucraina, anche se quest’ultima venisse militarmente aiutata da Stati Uniti e NATO.
Mosca e le repubbliche del Donbas vedono nelle parole di Volker l’indicazione di un ultimatum sui principi, obiettivi e composizione della futura missione di pace. Il capo della Commissione per gli Affari Internazionali del Consiglio Federale russo, Konstantin Kosachev, le definiva un tentativo di sabotare gli accordi di Minsk. “Se il significato delle dichiarazioni di Volker è stato tradotto correttamente, è chiaro che tenta di annullare gli accordi di Minsk o ad obbligare la Russia ad apporre il veto a tale risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite“. Il 31 ottobre, la reazione di Donetsk e Lugansk si ebbe quando i loro rappresentanti si rifiutavano d’incontrarsi con Volker. Gli inviati speciali delle repubbliche a Minsk inviavano una lettera aperta a Volker consigliadogli di leggersi il testo degli accordi di Minsk: “Altrimenti è impossibile spiegare la sua pretesa secondo cui gli accordi sono stati conclusi solo tra Russia, OSCE e Ucraina senza la partecipazione di RPD e RPL. Su tale base, conclude che il popolo del Donbas non va consultato sulla proposta di risoluzione e il mandato delle forze dell’ONU“. In chiusura, ricordiamo che i colloqui di Volker e Poroshenko si sono svolti sullo sfondo di Majdan istigata da Saakashvili, in realtà una vera Maidan nazista al 100% ideata dagli Stati Uniti. Le iniziative di “peacekeeping” di Poroshenko, se viste obiettivamente, gli remano contro, aumentando solo il malcontento nei ranghi dei “patrioti”, cioè i majdanazisti che lasciano la linea del fronte. Per evitare che una rivoluzione nazista inghiotta l’Ucraina, è necessaria una nuova grave escalation nel Donbas. Per preservare l’esercito ucraino, Kiev deve prolungare la situazione attuale di “né guerra né pace”. Kiev e Stati Uniti hanno apparentemente optato per tale scenario.Traduzione di Alessandro Lattanzio