Hillarygate, la complicità occidentale nel genocidio dei neri in Libia

Contrainjerencia 17/01/2016

Hillary Clinton con i terrorisiti di al-Qaida in Libia.

Hillary Clinton incontra i terroristi di al-Qaida in Libia.

A capodanno furono svelati 3000 messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton quando era segretaria di Stato. Sono stati ripresi da diversi media statunitensi, tra cui la CNN. Gli storici saranno sorpresi da alcune rivelazioni esplosive contenute nei messaggi di posta elettronica sulla Libia: la legittimazione dei crimini dei ribelli, le operazioni speciali inglesi e francesi in Libia all’avvio delle proteste contro Gheddafi, l’integrazione dei terroristi di al-Qaida nell’opposizione sostenuta dai Paesi occidentali, ecc.

Gli squadroni della morte della NATO
Le informazioni raccolte da Sidney Blumenthal su Hillary Clinton forniscono prove decisive sui crimini di guerra commessi dai “ribelli” libici sostenuti dalla NATO. Citando un capo ribelle “con cui ha parlato in piena fiducia”, Blumenthal ha detto di Clinton: “Prendendo le parole con la massima riservatezza, un capo dei ribelli ha detto che le sue truppe continuano l’esecuzione sommaria di tutti i mercenari stranieri (che hanno combattuto per Muammar Gheddafi) durante i combattimenti“. Mentre le esecuzioni illegali sono facili da riconoscere (i gruppi coinvolti in questi crimini vengono chiamati convenzionalmente “squadroni della morte”), ancor più sinistro è che erano considerati “mercenari stranieri” i combattenti di origine sub-sahariana e, difatti, i civili neri. Vi è un’ampia documentazione presso giornalisti, ricercatori e gruppi di difesa dei diritti umani che dimostrano che i libici neri e i lavoratori sub-sahariani assunti da società libiche, attività favorita da Gheddafi per la sua politica a favore dell’unità africana, furono oggetto di una brutale pulizia etnica.Mails_Blums_2Il massacro di Tawarga
I neri libici furono spesso stigmatizzati come “mercenari stranieri” dai ribelli, principalmente gruppi estremisti legati ad al-Qaida, per la loro fedeltà in generale a Gheddafi, in quanto comunità furono stati sottoposti a torture ed esecuzioni e le loro città furono “liberate” con la pulizia etnica e le stragi. L’esempio più documentato è Taweaga, una città di 30000 libici neri. La popolazione scomparve del tutto dopo l’occupazione da parte dei gruppi ribelli sostenuti dalla NATO, le Brigate di Misurata. Tali attacchi erano ben noti e continuarono fino al 2012, come confermato dall’articolo del Daily Telegraph: “Dopo che Muammar Gheddafi fu ucciso, centinaia di lavoratori migranti provenienti dagli Stati confinanti furono arrestati dai combattenti alleati delle nuove autorità provvisorie. Accusarono gli africani di essere mercenari al servizio dell’ex-leader”. Sembra che Hillary Clinton fosse stata personalmente informata dai crimini degli alleati, i ribelli anti-Gheddafi, molto prima di commettere i peggiori crimini del genocidio.

al-Qaida e le forze speciali di Francia e Regno Unito in Libia
Nella stessa email Sydney Blumenthal ha anche confermato ciò che divenne un problema ben noto, le insurrezioni sostenute dall’occidente in Medio Oriente e la cooperazione tra le forze militari occidentali e le milizie legate ad al-Qaida. Blumenthal riferisce che “una fonte estremamente sensibile” confermò che le unità speciali inglesi, francesi ed egiziane crearono le milizie ribelli libiche al confine tra Libia ed Egitto, nonché alla periferia di Bengasi. Mentre gli analisti a lungo specularono sulla presenza di truppe occidentali sul terreno, nella guerra libica, il messaggio è la prova definitiva del ruolo svolto da esse e della loro presenza sul terreno nelle prime manifestazioni contro il regime di Gheddafi, scoppiate nel febbraio 2011 a Bengasi. Il 27 marzo, in ciò che doveva essere una “rivolta popolare”, gli agenti dei servizi speciali inglesi e francesi “supervisionarono il trasferimento di armi ai ribelli“, tra cui armi d’assalto e munizioni.Mails_Blums_1Il timore francese per la moneta pan-africana
La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite proposta dalla Francia istituiva una no-fly zone sulla Libia “al fine di proteggere i civili”. Tuttavia, una e-mail inviata a Clinton nell’aprile 2011 esprime intenzioni meno nobili. L’e-mail indica l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy come a capo dell’attacco alla Libia e individua cinque obiettivi da raggiungere: avere il petrolio libico, garantire l’influenza francese nella regione, aumentare la reputazione nazionale di Sarkozy, affermare il potere militare francese ed evitare l’influenza di Gheddafi su ciò che chiamava “francofona”. Ancor più sorprendente è il riferimento alla minaccia che le riserve di oro e denaro libiche, stimate in 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di denaro, “comportassero la sostituzione del franco CFA quale moneta ufficiale dell’Africa francofona“. Una delle principali cause della guerra, poi, fu la volontà francese d’impedire la creazione della moneta panafricana basata sul dinaro-oro libico, un programma che faceva parte dei tentativi di Gheddafi di promuovere l’unità africana. Questo avrebbe dato ai Paesi africani un’alternativa al franco CFA, uno dei fattori del dominio neocoloniale sull’economia dell’Africa Centrale da parte della Francia.

2 luglio 2013, Laura Boldrini premia con soldi pubblici la giornalista Annick Cojean, l'ideatrice della menzogna dell'uso del Viagra da parte dei soldati della Jamahirya Libica, propaganda di guerra volta a giustificare la distruzione della Libia, ancora diffusa e utilizzata dall'oscena sicaria atlantista Boldrini a due anni dall'assassinio della Libia.

2 luglio 2013, Laura Boldrini premia con soldi pubblici la giornalista Annick Cojean, l’ideatrice della menzogna dell’uso del Viagra da parte dei soldati della Jamahirya Libica, propaganda di guerra volta a giustificare la distruzione della Libia, ancora diffusa e utilizzata dall’oscena sicaria atlantista Boldrini a due anni dall’assassinio della Libia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA, i raid aerei russi hanno cambiato ‘completamente’ la situazione in Siria

Greg Miller, Washington Post, 9 febbraio 2016

James R. Clapper Jr., direttore della National Intelligence, testimonia nell'audizione del Comitato Forze Armate del Senato, del 9 febbraio 2016.

James R. Clapper Jr., direttore della National Intelligence, testimonia nell’audizione del Comitato Forze Armate del Senato, 9 febbraio 2016.

L’intervento militare russo in Siria ha trasformato il corso della guerra civile contro i gruppi terroristi sostenuti dagli Stati Uniti, aumentando la probabilità che il Presidente siriano Bashar al-Assad e i suoi rimangano al potere, hanno testimoniato i funzionari dell’intelligence USA. La valutazione è il riconoscimento dalle agenzie di spionaggio degli Stati Uniti che i raid aerei russi hanno sabotato gli obiettivi dell’amministrazione Obama per far decadere Assad quale soluzione politica ai quasi cinque anni di conflitto. “Il rafforzamento russo ha cambiato completamente i calcoli“, dice il Tenente-Generale Vincent R. Stewart, capo della Defense Intelligence Agency, nella testimonianza al Senato. Assad è “in una posizione negoziale molto più forte di quanto non lo fosse solo sei mesi fa”, ha detto Stewart. “Sono più propenso a credere che sia un attore più presente di quanto non lo fosse sei mesi o un anno fa“. Non più tardi della scorsa estate, i funzionari dei servizi segreti statunitensi parlavano apertamente di “Fine dei giochi” per il leader siriano, sostenuto anche dall’Iran. Le osservazioni di Stewart avvengono nel corso di un paio di udienze al Senato sulla cupa indagine sui problemi della sicurezza, compresi attacchi informatici, minacce terroristiche e Stati falliti, che sembra certo affronterà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Tra coloro che testimoniavano vi erano il direttore della National Intelligence James R. Clapper Jr., il direttore dell’FBI James B. Comey e il direttore della CIA John Brennan alla sua prima apparizione pubblica alla Commissione Intelligence del Senato, da quando l’ente pubblicò nel 2014 un rapporto graffiante sull’uso di metodi d’interrogatorio brutali dell’agenzia su sospetti terroristi. Le tensioni persistenti dietro l’indagine del Senato sono scoppiate durante un acceso scambio tra Brennan e il senatore Ron Wyden (Democratico dell’Oregon), che ha chiesto l’ammissione dal capo della CIA che il suo personale aveva impropriamente avuto accesso ai documenti degli investigatori del Senato sulle attività dell’agenzia. Quando Wyden ne ha fatto cenno, Brennan s’è impennato, dicendo: “Questa è la valutazione annuale delle minacce, no?” Brennan sembrava rimproverare Wyden sulla questione dell’intrusione nei computer nel corso dell’audizione annuale dedicata ad esaminare le minacce alla sicurezza. Ma il confronto continuò con entrambi alzare la voce. In ultima analisi, Brennan ha ammesso “azioni inappropriate molto limitate” da parte del personale della CIA, ma ha accusato gli investigatori del Senato di trasgressioni simili senza sprecare un’ottima occasione per gridare a Wyden: “Non dica che spiamo i computer e i file del Senato! Non lo dica!
Clapper ha svolto la sua testimonianza avvertendo sulla vulnerabilità del Paese ad attacchi informatici da Russia, Cina e altri avversari, mettendo le intrusioni via computer in cima alla lista dei rischi alla sicurezza, come ha fatto negli ultimi anni. Ma Clapper ha anche citato la diffusione dello Stato Islamico oltre le basi in Siria, i segnali recenti che la Corea democratica rimane decisa a sviluppare armi nucleari in grado di colpire gli Stati Uniti, e il pericolo crescente che terroristi “interni” possano effettuare trame ispirate agli attentati dello scorso anno. “Il successo percepito” degli attentati di Parigi, Chattanooga in Tennessee e San Bernardino in California, “Potrebbe motivare altri a replicare attentati opportunistici con poco o alcun preavviso, diminuendo le nostre capacità operativa e prontezza nell’individuare i piani dei terroristi“, ha detto Clapper nella testimonianza ai comitati del Senato su intelligence e forze armate. Nonostante quasi 15 anni di operazioni antiterrorismo degli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre, Clapper ha detto “ci sono ora più gruppi, membri e santuari estremisti sunniti violenti che mai prima della storia“. A un certo punto, Clapper ha descritto la sua triste presentazione, solo in parte faceta, quale “litania della sventura“. La testimonianza di Clapper sulla Siria avviene mentre migliaia di civili fuggono dalla più grande città del Paese, Aleppo, nella tempesta di fuoco degli attacchi aerei russi e avanzate delle forze del regime volte a sloggiare le fazioni terroristiche che avevano il controllo di gran parte della città dal 2012. L’avanzata sostenuta dai russi nelle ultime settimane coincide con il crollo dei colloqui di pace a Ginevra, una volta visti come chiave negli sforzi dell’amministrazione Obama per pianificare la caduta di Assad nell’ambito della fine negoziata della guerra civile. Obama aveva detto che era “sicuro che i giorni di Assad sono contati” nelle elezioni presidenziali di quattro anni fa. Gli Stati Uniti hanno anche effettuato centinaia di attacchi aerei e addestrato e armato migliaia di combattenti ribelli, alla ricerca di quel risultato sfuggente. Invece, molti esperti ora vedono i gruppi moderati in Siria schiacciati tra due forze più potenti: Assad e lo Stato islamico. I funzionari degli Stati Uniti hanno detto che il gruppo terroristico continua ad attrarre sostegno sostanziale da fuori la Siria, nonostante le sconfitte territoriali negli ultimi mesi. Il numero di combattenti stranieri recatisi in Siria dall’inizio del conflitto è salito a 36500, in aumento rispetto alla stima di 20000 di un anno fa. Almeno 6600 di quei combattenti sono emigrati in Siria da nazioni occidentali, ha detto Clapper, rispetto a 3400 dell’anno prima. Gli attentati di Parigi, che hanno coinvolto militanti che avevano combattuto in Siria, sono ampiamente considerati la dimostrazione agghiacciante della minaccia dei terroristi stranieri in Europa. Gli arresti connessi allo Stato islamico negli Stati Uniti sono saliti a 60 nel 2015, cinque volte rispetto l’anno prima.
Al di là del coinvolgimento militare in Siria, la Russia è emersa anche come avversario sempre più aggressivo alla linea degli Stati Uniti, ha detto Clapper. “La Russia assume una cyberpostura più assertiva“, aggiungendo che Mosca è sempre più disposta “a colpire sistemi infrastrutturali critici e svolgere attività di spionaggio, anche quando rilevata e sotto maggiore controllo pubblico“. Pochi giorni dopo che la Corea democratica ha lanciato un satellite nello spazio, mossa ampiamente vista come prova della capacità nei missili a lunga gittata, Brennan ha detto che Pyongyang cerca non solo di dimostrare la propria forza, ma di “mostrare” la sua tecnologia a potenziali acquirenti di missili e sistemi d’arma. I funzionari degli Stati Uniti hanno anche detto di non aver visto alcuna indicazione che l’Iran violi un qualsiasi aspetto dell’accordo multinazionale, raggiunto lo scorso anno, per smantellare elementi del suo programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni economiche.

Il direttore della CIA John Brennan

Il direttore della CIA John Brennan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Washington teme che la Gran Bretagna abbandoni l’UE

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 08/02/2016161861218__762913cIl conto alla rovescia inizia questa settimana sulla questione importante per la Gran Bretagna: uscire dell’Unione europea, il cosiddetto Brexit. Mentre il problema sembra essere principalmente d’interesse nazionale, in agguato v’è la preoccupazione geopolitica cruciale degli Stati Uniti. L’esito del referendum inglese sull’Europa potrebbe gravemente compromettere le ambizioni egemoniche globali di Washington e, in particolare, l’agenda del confronto con la Russia. Il primo ministro inglese David Cameron ha lanciato un’offensiva del fascino diplomatico pochi giorni dopo che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, rese pubblico il quadro dell’accordo sull’adesione della Gran Bretagna all’UE. Tale accordo provvisorio è il prodotto di mesi di negoziati tra il governo di Londra e l’istituzione dell’UE, volto a dare al Regno Unito più libertà da Bruxelles. Cameron sostiene di aver avuto abbastanza concessioni per sostenere la sovranità inglese, e il capo del governo conservatore ora fa apertamente campagna per la continua adesione all’UE su tale base. Cameron ha bisogno del sostegno di altri capi dell’UE per concludere il pacchetto di riforme che ha negoziato con Tusk. Le prime tappe di questa settimana sono Polonia e Danimarca, dove i governi neo-eletti, euroscettici, sono inclini a simpatizzare per le preoccupazioni inglesi a strappare più libertà nazionali nel blocco. Non è certo se il vertice dei capi dell’UE previsto per il 18-19 febbraio sarà d’accordo con le riforme volute dal premier inglese. Alcuni vedono la Gran Bretagna cercare concessioni per minare il concetto dell’UE di libera circolazione e diritti dei lavoratori. Germania e Francia hanno detto che non sono disposte a mantenere la Gran Bretagna a bordo “a qualsiasi costo”, indicando il limite della tolleranza sulle concessioni agli inglesi. Nel frattempo, molti nel partito conservatore di Cameron sono arrabbiati per non aver assicurato abbastanza la sovranità inglese. C’era ampia costernazione sui media prevalentemente di destra della Gran Bretagna, questa settimana, su un Cameron che vedono “prostrato” agli integrazionisti europei. E fuori dal suo partito Tory, il più nazionalista United Kingdom Independence Party guidato da Nigel Farage biasima come “patetico” l’accordo sulla riforma di Cameron, sostenendo che ha ceduto tutte le promesse precedenti su riforme radicali. L’UKIP ha già conquistato molti elettori tradizionali conservatori e numerosi parlamentari tory disertare per le sue ferventi politiche euroscettiche. C’è la campagna per una rottura decisiva con l’UE. Da più di 40 anni, il partito conservatore inglese si agita sulla questione europea. Da quando la Gran Bretagna aderì al blocco nel 1973, il partito ha sempre minacciato di andare a pezzi sull’adesione all’UE. Non solo Nigel Farage e l’UKIP sostengono la Brexit. Anche alcuni conservatori di rilievo nel gabinetto esecutivo di Cameron spingono ad abbandonare l’Unione europea. Uno di questi gruppi è Conservatori per la Gran Bretagna guidato da Lord Nigel Lawson, ex-Cancelliere dello Scacchiere di Margaret Thatcher negli anni ’80.
Cameron-Vignetta-ita David Cameron cammina sul filo del rasoio. A fare pressione sul leader inglese è Washington. L’establishment politico statunitense, democratico e repubblicano, vuole inequivocabilmente che la Gran Bretagna rimanga nell’UE. Washington non può esprimere questa posizione con troppa forza, altrimenti potrebbe essere visto come indebita ingerenza negli affari interni inglesi. Tuttavia, gli interessi statunitensi inevitabilmente appaiono nel dibattito. Questa settimana, lo stesso giorno in cui Cameron annunciava il suo pacchetto di riforme, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe telefonato al leader inglese per sollecitare una vigorosa campagna per l’adesione all’UE. La Casa Bianca ha detto, Obama “ha riaffermato il costante sostegno degli Stati Uniti a un forte Regno Unito in una forte Unione europea”. In precedenza, Washington ha sparato una straordinaria bordata contro la campagna anti-UE rivelando che, in caso di Brexit, alla Gran Bretagna neo-indipendente non sarà concesso alcun regime speciale commerciale bilaterale. La Casa Bianca di Obama ha detto che fuori dall’adesione all’UE la Gran Bretagna affronterà tariffe commerciali paralizzanti, egualmente a Cina, Brasile e India. Cosa vista come duro colpo al campo pro-indipendenza della Gran Bretagna, che ha sostenuto che gli interessi economici inglesi sarebbero meglio tutelati con l’indipendenza dall’UE. La domanda è: perché Washington è così risoluta sulla Gran Bretagna nell’Unione europea? La risposta è stata in parte rivelata da Lord Lawson, capo dei Conservatori per la Gran Brteagna. In un intervista del mese scorso con la BBC, Lawson ha detto che l’interesse primario degli Stati Uniti “è poter influenzare tutta l’UE avendo il suo più stretto alleato, la Gran Bretagna, nel blocco”. Lawson è stato cauto, ma in realtà ciò che voleva dire è che la Gran Bretagna è un surrogato di Washington nei rapporti col resto d’Europa. Vi sono due questioni strategiche che illustrano il punto. Il primo è il gigantesco patto commerciale che Washington cerca di concludere con l’Unione europea. Il partenariato commerciale e d’investimento transatlantico (TTIP) è visto dare impulso vitale alle esportazioni statunitensi in Europa, la cui popolazione totale è quasi doppia di quella degli Stati Uniti. Per la storicamente stagnante economia degli Stati Uniti sarebbe un accordo molto gradito. Tuttavia, vi è molta resistenza tra i cittadini dell’UE al TTIP, perché visto cedere troppo potere al capitale degli Stati Uniti sui diritti dei lavoratori e le norme alimentari e ambientali europei. La Gran Bretagna di Cameron è una grande fan del TTIP, facendo intenso lobbying sul resto dell’UE a firmare l’accordo. Quindi, se il Regno Unito dovesse uscire dal blocco europeo, c’è il rischio che il TTIP decada. Una grave sconfitta per Washington. In secondo luogo, e ancora più importante, il tanto decantato “rapporto speciale” degli USA con la Gran Bretagna ha garantito a Washington un’influenza alla Svengali sugli Stati europei. Ciò fin dai primi giorni dell’integrazione europea dalla fine della seconda guerra mondiale. La subordinazione inglese agli interessi statunitensi, con governi conservatori e laburisti, ha sempre fatto sì che le politiche dell’UE siano fortemente ponderate fondendosi con le ambizioni geopolitiche di Washington. La politica estera e militare inglese, sempre strettamente allineata a quella degli Stati Uniti, ha effettivamente impresso sull’UE l’identità sinonima dell’alleanza militare guidata dagli statunitensi, la NATO. La Gran Bretagna non è affatto l’unica voce atlantista in Europa, ma si può affermare che senza il surrogato inglese l’influenza di Washington sull’UE sarebbe assai ridotta. Seguendo gli spericolati interventi militari per i cambi di regime di Washington nel mondo, negli ultimi decenni, dall’ex-Jugoslavia ai Balcani, Afghanistan e Iraq, dalla Libia alla Siria e Ucraina. In tali interventi criminali, l’Europa vi è sempre stata coinvolta dal sostegno della Gran Bretagna agli obiettivi di Washington. Sulla Russia è ipotizzabile che il braccio di ferro tra Europa e Mosca non sarebbe così grave se non fosse per la Gran Bretagna, strumentale all’agenda di Washington per imporre sanzioni. È interessante notare che molte voci più sane, in Europa, come il premier dell’Italia Matteo Renzi, il ministro degli Esteri della Germania Frank-Walter Steinmeier e il ministro delle Finanze francese Emmanuel Macron, negli ultimi mesi hanno chiesto un riavvicinamento con la Russia sulla crisi Ucraina. La supposizione ragionevole è che le relazioni tra Europa e Russia sarebbero più compatibili se non fosse per la Gran Bretagna “quinta colonna” di Washington nell’UE. Mentre l’UE ha effettivamente un ruolo sinistro, con Washington, nell’istigare il colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014, è comunque plausibile che lo scontro pericoloso risultante con Mosca non sarebbe avvenuto nella misura attuale se l’Europa avesse avuto una politica estera più indipendente dagli Stati Uniti. Durante la crisi ucraina, la Gran Bretagna agì da braccio destro di Washington, convincendo gli altri ad adottare una più acuta postura anti-russa, alimentando il processo militare della NATO in Europa e la profonda spaccatura diplomatica con Mosca.
Il referendum in Gran Bretagna sulla Brexit potrebbe aversi minimo a giugno, con il risultato di abbandonare l’UE alla fine del prossimo anno. I sondaggi finora indicano parità, ma l’ultimo indica la campagna per “lasciare l’Europa” con un sostanziale vantaggio di nove punti. Una cosa è certa però. Washington seguirà attentamente il referendum, e altri interventi sono prevedibili dalla Casa Bianca per influenzare l’esercizio democratico a favore dell’adesione della Gran Bretagna nell’UE. Le ambizioni egemoniche di Washington ne dipendono. Per coloro interessati a un’Europa più indipendente, libera dal peso delle macchinazioni geopolitiche di Washington, si potrebbe sostenere che il miglior risultato sarebbe la Gran Bretagna uscire dall’UE. Quindi, lasciate che la barchetta Gran Bretagna salpi verso l’Atlantico sotto l’inno illusorio “Britannia Rules the Waves”. E poi, forse, l’Europa potrà cominciare a vivere rapporti più pacifici con il resto del mondo.brexit-beckons-as-97-of-britons-think-david-cameron-cant-get-a-better-eu-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA bombardano le truppe che hanno scoperto la ratlines Stato islamico – USA

What Does It Mean 7 dicembre 2015

US-helecopterIl Ministero della Difesa (MoD) riporta che aerei militari degli Stati Uniti che operano nella zona di guerra del Levante hanno bombardato una caserma dell’Esercito arabo siriano (EAS) nella provincia di Dair al-Zur, in Siria, nel tentativo di uccidere gli Spetsnaz (forze speciali) russi che vi operano e che avevano scoperto una “ratline” segreta della Central Intelligence Agency (CIA) che collega lo Stato islamico attivo in questa zona a luoghi come Dover, Tennessee. Secondo il rapporto, 4 aerei da guerra statunitensi hanno lanciato 9 missili sulla caserma dell’EAS, uccidendo almeno tre persone e ferendone altre 13; cosa che il governo siriano ha definito “atto di aggressione” e su cui il Ministero degli Esteri siriano ha inviato una protesta ufficiale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il bilancio delle vittime di questo deliberato atto di guerra del regime di Obama contro le forze militari siriane e della Federazione che combattono contro lo Stato islamico, secondo il rapporto, sarebbe stato significativamente più elevato se non fosse stato per l’allerta data dalle Forze Aerospaziali che monitorano lo spazio aereo di questa zona di guerra, al momento dell’attacco. Il motivo per cui il regime di Obama mirava a questi Spetsnaz, la relazione spiega, era la paura, dopo aver appreso che le forze della Federazione avevano scoperto un complotto mostruoso riguardante l’infiltrazione da parte della CIA dei capi dello Stato islamico dalla zona di guerra del Levante “a un centro segreto di addestramento” a Dover, Tennessee, denominato Islamville, a 51 chilometri dalla base dell’US Army di Fort Campbell, dove i terroristi vengono addestrati ad utilizzare i missili terra-aria spallegiabili, e dove il 2 dicembre, in un “incidente di addestramento” con questi terroristi, rimanevano uccisi il sottotenente Alex Caraballoleon e il sottotenente Kevin M. Weiss, quando il loro elicottero AH-64 Apache è stato “erroneamente” abbattuto.
9381093_GOltre al regime di Obama che mira direttamente agli Spetsnaz russi in Siria, la relazione rileva la sorprendente scoperta che tale base militare islamista segreta nel cuore degli USA non è l’unica attiva, in quanto ve ne sono documentate almeno altre 22 negli Stati Uniti. Peggio, la relazione avverte non solo che tali “note” basi d’addestramento militare islamiste negli USA minacciano quella nazione, ma anche oltre 2200 moschee, soprattutto se si considera che il catasto dimostra che oltre il 75 % di esse è di proprietà della “rete dei Fratelli musulmani“, essendo di proprietà della North American Islamic Trust (NAIT), la banca dei Fratelli Musulmani negli Stati Uniti e che, con una direttiva segreta della scorsa estate chiamata Direttiva-11 dello Studio presidenziale, il presidente Obama le appoggia pienamente. Con l’Arabia Saudita importante finanziatore della NAIT, il rapporto continua, gli islamisti sostenuti dal regime di Obama possono sviluppare una sofisticata rete di organizzazioni collegate negli USA. E non essendo la crisi globale sul terrorismo islamico abbastanza bizzarra, secondo il rapporto, viene riportato dalle forze della Federazione che gli Stati Uniti appoggiano i terroristi che combattono i terroristi sostenuti dai turchi nel nord della Siria, spingendo il portavoce MoD, Generale Igor Konashenkov, ad osservare che le azioni del regime di Obama gli ricordano il “teatro dell’assurdo“. Non solo nel “teatro dell’assurdo” Obama e alleati sprofondano il mondo, la relazione avverte grevemente, ma anche nella guerra totale, specialmente dopo che le forze filo-turche hanno sequestrato dei villaggi di confine in Siria e invaso l’Iraq con oltre 900 soldati e blindati, con la condanna della Lega Araba e, più inquietante, col vicepresidente dell’Iraq Maliqi che avverte che ciò potrebbe avviare la terza guerra mondiale. Con il Vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel che avvertiva l’Arabia Saudita che il suo sostegno al terrorismo islamico globale volge al termine (“Dobbiamo far capire ai sauditi che il tempo di far finta di niente è finito“), la relazione rileva cupa, il presidente Obama continua la mascherata per proteggere i sauditi e i loro seguaci dello Stato islamico. Il Presidente Putin, però, conclude il rapporto, a differenza del presidente Obama, non si piega a nessuno e conosce la vera minaccia globale da tali terroristi islamisti, e in risposta agli aerei da guerra statunitensi che tentavano di uccidere gli Spetsnaz russi in Siria ieri, ordinava al Ministero della Difesa di adempiere alla richiesta irachena d’intervento delle forze militari russe per espellere gli invasori turchi, e ordinava inoltre a più di 50 navi da guerra della Flottiglia del Caspio di prepararsi a far piovere “morte e distruzione” sulla Turchia se gli venisse ordinato.

terrorist-training-camps-in-the-usa-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lattanzio: la politica estera occidentale è stata un fallimento epocale

E la vittoria dell’Asse della Resistenza è solo questione di tempo
La situazione in Medioriente è molto ingarbugliata. Chiediamo pertanto un parere all’opinionista e saggista Alessandro Lattanzio proprietario del sito di geopolitica AuroraSito

Opinione Pubblica, 5 dicembre 2015ISIS_Egypt_LibyaChe cosa ne pensa dell’abbattimento del Su-24 russo?
L’agguato al Su-24 russo in Siria è frutto della ‘pianificazione disperata’ tra dirigenza neo-ottomanista turca e fazioni necon e clintoniane dell’apparato militar-spionistico statunitense. Un tentativo di trascinare la NATO in Siria, chiodo fisso di Washington e della Turchia. Ma ciò svanisce davanti alla mobilitazione in ordine sparso e di diverso grado delle potenze europee, che inviano alla spicciolata qualche aereo, un paio di navi e qualche migliaio di soldati, segno dell’esaurimento delle forze armate atlantiste dovuto al colossale sforzo suicida dell’intervento diretto militare in Libia e quello altrettanto colossale, ma indiretto, delle forze speciali e dell’intelligence occidentali in Siria (Gladio-B); ed infine, dopo l’intenso uso delle reti Stay Behind in Ucraina, che ha dato fondo alle risorse “nere” della NATO (Gladio). A questo punto alle potenze occidentali non sono rimaste che le risorse per sganciare qualche bomba in Siria, o più prudentemente in Iraq, al mero scopo di potersi sedere a un ipotetico tavolo delle trattative per elemosinare qualche compensazione pur di non perdere totalmente faccia e risorse gettate nella ‘Primavera araba’. E, a tal proposito, Arabia Saudita, Qatar e Turchia comprendono che saranno lasciati in balia delle conseguenze della guerra civile inter-araba che hanno scatenato nella regione, perciò ricorrono al terrorismo contro la Russia o la Francia a scopo di ricatto. Difatti Francia e Regno Unito non hanno la volontà di proseguire un azzardo geopolitico che ha fruttato solo il ridicolo cambio della situazione geopolitica tunisina, che passa dal solido filo-occidentale Ben Ali al filo-occidentale sfumato al-Sabsi. Un ‘successo’ celebrato solo dalla paccottiglia pubblicistica pseudo-geopolitica e/o diplomatica nostrana. La leadership della Germania è afflitta da una russofobia anacronistica che la porta ad avvicinarsi al governo Erdogan, nel tentativo di triangolazione con la junta golpista di Kiev. Ma tali piani hanno il fiato corto e la confindustria tedesca, che di TTP e servilismo filo-statunitense di Merkel e compari ne ha le tasche piene, pretende un riavvicinamento alla Russia poiché è da lì che passa il legame commerciale con la Cina, il principale mercato di sbocco dell’industria tedesca. È in Cina il futuro del motore economico europeo, non negli USA.

I recenti fatti di Parigi sembrano aver prodotto un significativo avvicinamento di Hollande alla Russia, anche se è ancora forte la sensazione che i governanti europei, anche francesi, considerino la Russia un male solo leggermente inferiore a quello rappresentato dal terrorismo islamista. È così?
La Francia cerca sempre di rientrare in gioco nel Medio Oriente, ma dopo lo schiaffo turco-saudita della strage di Parigi del 13 novembre, cerca di rientrare in gioco alleandosi con la Russia, contro i suoi vecchi alleati wahhabiti. In tutto ciò farà leva solo sulla vicinanza con il regime vigente negli Emirati Arabi Uniti, mentre è probabile che ci sarà una seria resa di conti con Qatar, Arabia Saudita, Turchia. La carta libico-siriana è fallita miseramente. Il Regno Unito è pragmatico: 8 Tornado e 8 Typhoon a Cipro per sedersi a Vienna sulla questione siriana, e poi aprire le porte alla Cina, cosa che anche la Germania vuole fare, ma sarà ostacolata in ciò dal fatto che la strada cinese passa per la porta di Mosca, e quindi, finché la Merkel sarà in carica, la borghesia industriale tedesca avrà sempre difficoltà ad agire, soprattutto nello sbarazzarsi delle zavorre turca e ucraina che gli USA e i loro agenti locali tentano di porle sul groppone.

E l’Italia?
Roma, ovvero il PD, svolge un ruolo di sussidiarietà verso le potenze wahhabite. E’ innegabile. Dopo la distruzione dei rapporti con la Libia e la rottura dei rapporti economico-commerciali con la Russia, il PD, sul piano economico, ha deciso di svolgere il ruolo di Arlecchino dai due padroni: da un lato promoter delle banche che ‘parlano inglese’, ma dall’altro ruffiano dei finanziatori ‘sovranisti’ di tali banche, ovvero della borghesia compradora wahhabita, le cui centrali dettano la linea geopolitica italiana: sostegno al terrorismo islamista in Siria e Iraq, supporto propagandistico alla Fratellanza musulmana in Palestina e Nord Africa, ‘dialogo’ e commercio con lo Stato islamico ovunque appaia (Sirte); silenzio complice sull’aggressione allo Yemen, ecc. Strumentali a tutto ciò sono le varie cinghie di trasmissione del PD: il partito la Repubblica e il feudo televisivo di Rai3, sfegatati sostenitori della propaganda jihadista contro l’Asse della Resistenza capeggiata dal Qatar, con cui la RAI ha stipulato un accordo sulla gestione dell”informazione’ regionale.

Ci sono possibilità concrete che l’ingresso della Turchia nella UE venga stoppato o quanto meno sensibilmente rallentato?
Credo che l’UE non farà entrare la Turchia per il semplice fatto che non lo vorranno gli Stati dell’est Europa, già abbastanza irritati e sconfortati dalla pagliacciata sull’accoglienza dei migranti; sanno che l’ipotesi di Ankara in Europa li vedrebbe definitivamente emarginati nell’ambito europeo. Gli euro di Merkel e compari serviranno solo a far star zitto Erdogan per un po’. Poi ricomincerà tutto da capo, anche se Ankara, con la sconfitta in Siria e l’esclusione dai mercati russo, cinese ed iraniano, cercherà di premere sempre più sulle porte di Vienna, dietro cui può sempre contare di trovare dei simpatizzanti.

Com’è la situazione in Siria? La Russia, l’Iran e Assad stanno vincendo, oppure è solo una illusione?
La vittoria dell’Asse della Resistenza è questione di tempo, l’intervento statunitense serve solo a recuperare le risorse piazzate nella regione, e a cercare di strumentalizzare la carta curda; una carta però che passa di mano in mano, essendo le realtà politico-militari curde tutt’altro che affidabili, stabili e solidi, aldilà delle letture infantili sparse dalla sinistra liberal-anarchica che ha fatto di Oçalan, colluso con il narco-traffico turco, una specie di Guevara. La forze militari atlantiste e filo-atlantiste sono esaurite. Obama deve pensare all’ultimo anno di presidenza, mentre la leadership politico-militare statunitense non ha ancora un suo candidato presidenziale, che difficilmente sarà Hillary Clinton, personalità compromessa proprio dalla doppia sconfitta in Libia e Siria, e quindi politicamente e strategicamente instabile. Gli USA entreranno in un’era di neo-isolazionismo passando proprio dalla porta siriana, spalancatagli dall’Asse della Resistenza che va consolidandosi in Siria e Iraq. Per ora le operazioni russo-iraniano-siriano-irachene sono volte ad usurare le risorse cumulate per anni dai vari gruppi di terroristi e dai loro Stati sostenitori. Ma si arriverà al punto di rottura della resistenza del taqfirismo-atlantismo, e a quel punto il terrorismo crollerà in modo repentino, accelerando la restaurazione dell’integralità dello Stato siriano e di quello iracheno. A quel punto, la Russia e l’Iran avranno costruito una fascia di sicurezza geopolitica, gettando nello sbando Turchia e Arabia Saudita che non avranno scelta: o scendere a patti con le potenze eurasiatiche o la disintegrazione.

Qual è il ruolo di turchi, sauditi, qatarioti, europei e statunitensi nella nascita dell’ISIS? E in quella delle altre formazioni terroristiche presenti in Siria e Iraq?
Le varie fazioni e bande terroristiche presenti in Siria e Iraq, rappresentano ognuna la potenza che le ha sponsorizzate: USA, Francia, Turchia, Qatar, Arabia Saudita. Il che spiega la presenza in Siria di almeno 70 fronti che il governo e le forze armate siriani affrontano da 5 anni. Ma spiega anche l’alta fratturazione e confusione della cosiddetta ‘opposizione siriana’. Per fortuna, tale caos politico-militare è andato a favore, strategicamente, del governo baathista di Damasco, mentre i terroristi e i loro sponsor, i cosiddetti ‘amici della Siria’, hanno saputo solo disperdere mezzi, uomini e risorse in un rivolo infinito di fronti di guerra spesso insignificanti e privi di peso politico. Ha gettato nel caos la Siria, ma tale ‘strategia’ non può persistere nel tempo, e non porta, come non l’ha fatto (in Libia), a un risultato. Tanto più che gli USA già preparavano il prosieguo della guerra civile in Siria, se per disgrazia, l’ancora agognata caduta del Baath siriano si fosse avverata. La Siria si sarebbe trasformata in una super-Libia o super-Somalia, trasformandone il territorio in una base di lancio contro l’Iran, la Russia, la Cina e l’Eurasia nel complesso. Si sarebbe scatenata una nuova “super-jihad” atlantista.

I sauditi sembrano particolarmente attivi: non c’è il rischio che facciano il passo più lungo della gamba? Quanto è forte la coesione interna e la tenuta del regime saudita?
L’Arabia Saudita, come detto, è incastrata dalle conseguenze del proprio interventismo indiretto, tramite il terrorismo islamista che alimenta in Libano, Siria e Iraq, e dall’interventismo militare diretto nello Yemen, dove, nonostante il supporto degli ascari sudanesi, emiroti ed eritrei, del medesimo terrorismo islamista e del collaborazionismo di parte della comunità sudyemenita, registra da mesi solo arretramenti. Ryadh è interessata da scontri interni alla famiglia dominate dei Saud, e da un’incipiente crisi economica che esploderà nei prossimi mesi, quando gli effetti della crisi dei prezzi del petrolio si faranno sentire sul serio, avendo ridotto il budget per le spese sociali, dato anche che i petrodollari congelati nei buoni del tesoro degli USA non saranno del tutto scongelabili nei termini e nelle condizioni desiderati dai sauditi. E ancor più velocemente si farà sentire la crisi politica che sarà scatenata dalla sconfitta nella guerra per procura in Siria. A quel punto il margine di manovra dei Saud sarà ulteriormente ridotto, dovendo affrontare il nodo yemenita, oltre al conseguente riverberarsi nella società saudita di tali sconfitte.

Ci sono serie possibilità che un “incidente” simile a quello del Su-24 capiti di nuovo? Se sì, quali sono i luoghi più probabili? Come si comporterebbe la Russia in caso di nuovi incidenti?
Credo che non ci saranno altri “incidenti”, in un modo o nell’altro. Mosca non farà più affidamento sui cosiddetti ‘partner’ della NATO neanche sul piano pratico elementare. Tanto più che il grosso delle operazioni di carattere strategico della Forza Aerospaziale russa è stato adempiuto in questi due mesi di attività aeree. Le risposte di Mosca saranno sempre di carattere politico, economico e geopolitico, paralizzando l’avversario, non potendo decifrare le azioni russe sul medio periodo.

Anche gli statunitensi sembrano a rischio sovraesposizione: spostano truppe nell’Europa dell’est, finanziano e supportano i golpisti in Ucraina, tentano colpi di stato in tutta l’America latina, muovono le navi nel Mar Cinese Meridionale, e altro ancora: quanto manca prima che debbano, per così dire, tirare il fiato e fermarsi?
In realtà si sono già fermati, non hanno osato attaccare la Siria nell’agosto 2013, e in Ucraina la fazione bellicista del Pentagono (Petraeus, Clinton, Ash), dopo il primo anno di catastrofi su tutti i livelli, ha gettato la spugna, utilizzando Kiev come conveniente sfasciacarrozze dei rottami di cui l’US Army vuole sbarazzarsi. Per il resto, sul piano economico, Kiev conta sui finanziamenti europei, permettendo a Washington di far gravare di un nuovo fardello il traballante quadro economico dell’UE: gli USA in Europa possono sempre contare su una coorte di volenterosi aspiranti suicidi.

La politica statunitense ha moltiplicato i suoi nemici e indotto la Cina a interessarsi della questione siriana: che possibilità ci sono che i cinesi entrino attivamente nel conflitto?
Lo scontro in Siria vede Pechino fornire supporto logistico e d’intelligence, sapendo che la situazione sul campo è in buone mani. Non ha bisogno d’impegnarsi direttamente, le basta rifornire le Forze Armate siriane. Ad esempio con 8500 missili anticarro (che la Cina ha di recente fornito alla Siria, N.d.r.).

Qual è lo stato delle forze armate russe e cinesi? Potrebbero competere con quelle statunitensi?
La realtà cui si è assistito nelle guerre statunitensi dal 1991 ad oggi, e l’evolversi della situazione dell’equilibrio militare in Europa e Medio Oriente, fa ritenere che gli USA abbiano sempre meno ambiti in cui prevalere. Certo sul piano navale hanno più navi della Federazione russa, e navi più grandi di quelle della Repubblica Popolare di Cina. Ma fatto sta che l’US Navy dovrebbe suddividere le forze sui fronti del Pacifico e dell’Europa. E in quest’ultimo fronte, le risorse navali contano assai relativamente. Quindi la superiorità in portaerei, navi d’assalto anfibio e velivoli da trasporto statunitense verrebbe ridimensionata dai fattori geografici. Sul piano aeronautico e delle forze terrestri, la superiorità è nettamente dalla parte di Russia e Cina, dato che i velivoli più avanzati degli USA continuano, dopo 20 anni e più, ad essere afflitti da problemi di progettazione, mentre il resto della loro flotta è costituita da velivoli per lo più costruiti tra gli anni ’70 e ’80, con tutte le conseguenze del caso. Sul piano della componente terrestre, non c’è partita: gli USA potranno schierare al massimo due/tre divisioni in Europa, mentre Germania, Francia e Regno Unito potranno accumulare che un migliaio di carri armati in tutto, una frazione di quello che può schierare la Federazione russa.

Gli statunitensi rinunceranno mai a finanziare il terrorismo? E gli europei?
Perciò, difatti, USA e NATO continueranno a puntare sul terrorismo, inquadrato tramite l’unica arma segreta di cui dispongono, Gladio/Stay Behind. Con tale strutture, il Patto atlantico può compiere sconvolgimenti a livello di teatro, ma mai strategici o geopolitici, potendo alimentare oramai solo forze distruttive o auto-distruttive, ma mai, come gli eventi dimostrano dal golpe a Balgrado nel 2000, porre le basi di una realtà geopolitica che sia corrente e stabile e contemporaneamente saldamente atlantista.

Quanto la questione siriana influirà sulla questione ucraina, e viceversa? Come sta cambiando la percezione da parte europea della politica russa? Assisteremo mai alla fine della russofobia, quanto meno in Italia?
La russofobia è un elemento costitutivo dello strato socio-ideologico prevalente oggi in Italia, la suddetta semiborghesia parassitaria liberale di sinistra. Parassitaria perché incapace di produrre, ma solo di consumare le mercanzie mediatiche e propagandistiche statunitensi. Un ceto che sia produttivo sul piano materiale, dei servizi e dei beni o anche, si badi bene, sul piano ‘immateriale’, ovvero mediatico, ideologico e culturale, diverrebbe automaticamente un nemico da abbattere per gli USA. Quindi una semiborghesia totalmente incompetente, o senza profondità ideologica o spessore sociale, è l’unica che ha diritto di prosperare nell’Europa atlantista. L’Italia è alla metastasi; qui prospera la suddetta miserabile semiborghesia i cui esponenti più in vista appestano gli schermi televisivi quanto gli scaffali delle librerie.

Cosa si proponeva e si propongono adesso i vari attori che operano in Siria?
Obama vuole uscirsene dal pantano mediorientale. Russia, Cina e Iran stabilizzano la situazione a favore degli alleati dell’Asse della Resistenza. Turchia e petromonarchie invece minacciano gli alleati. Gli USA tenteranno di evitare che Israele si avvicini ancor più alla Russia. L’Arabia Saudita resta un capitolo aperto, non essendo in realtà un’entità statale o nazionale, ma un mero feudo di un’oligarchia mostruosa quanto bizzarra.

Quanto sono reali le divergenze tra francesi e statunitensi? A cosa porteranno?
La Francia ha voluto giocarsi la carta del neocolonialismo e dei rapporti di sudditanza privilegiata dei suoi vertici rispetto alle petromonarchie wahhabite. Parigi non ha più una leadership dall’epoca Chirac, i cui governi, non a caso, furono ferocemente osteggiati dalla semiborghesia parassitaria liberale di sinistra francese; chi se lo ricorda Lionel Jospin, emblema del cretinismo suicida e criminoso della sinistra occidentale? Da quando i resti del gollismo sono stati spazzati via, a Parigi domina l’alleanza tra semiborghesia liberale di sinistra e grandeur neocolonialista, cronica in Francia, da Napoleone il piccolo a Guy Mollet e la sua avventura di Suez, fino ad esplodere con Sarkozy e Hollande, esempi plastici, assieme alla Merkel, del nullismo della classe politica generata da tale stato delle cose europee. Gli USA hanno riplasmato i loro alleati europei, e quindi delle crisi tra essi potranno riaversi solo in casi di disastri nazionali, come nel caso di Parigi del 13 novembre 2015.

Come mai l’Italia non interviene in Siria?
Roma non vuole intervenire in Siria o Libia, ma dialogare con il terrorismo, poiché lo esigono le petromonarchie e la Turchia cui l’Italia s’è venduta e concessa con l’aggressione alla Libia. Soprattutto il PD svolge opera d’intermediazione (possiamo anche parlare di lenonismo), tra ‘fondi sovrani’ islamisti e beni italiani. Infatti, i mecenati del Golfo Persico hanno potuto rastrellare non solo beni materiali, industrie, marchi, spiagge e quant’altro, ma anche comprarsi consenso e supporto mediatico. Solo il contraccolpo del terrorismo in Europa e la risposta russa in Medio Oriente, hanno spinto tali forze ad agire o a simulare una parvenza di azione. Sul piano militare, la situazione dell’Italia non è diversa da quelle delle altre potenze europee; lo spreco delle scorte per bombardare l’alleato libico, idiozia che rende superbi non pochi generali italiani, orgogliosi di aver commesso l’ennesimo tradimento di un alleato, affligge le capacità operative dell’Aeronautica Militare, che potrebbe forse avere i mezzi da spedire in Turchia, ma non per bombardare la Siria. Probabilmente all’AMI sono rimaste solo le bombe da esercitazione, “…i caccia dell’Aeronautica militare hanno sganciato oltre 550 (quasi l’80% dell’armamento di precisione a guida laser e GPS utilizzato dai velivoli italiani) tra bombe e missili da crociera a lunga gittata Storm Shadow”. L’Italia nel 2011 ha vaporizzato il suo arsenale aerolanciabile, e quindi è da vedere se tale arsenale è stato ripianato; probabilmente no, visti i tagli alla spesa pubblica, anche se l’Italia resta al decimo posto, mondiale, nella spesa per la Difesa. Un dato sempre trascurato dal circo dei venditori porta a porta di armamenti che si spacciano per ‘giornalisti specializzati’ in materia. La questione reale è invece se l’Italia abbia intenzione di supportare un’eventuale alleanza Egitto-Algeria che intervenga, direttamente o indirettamente, in Libia, stabilizzando la situazione, oppure di adeguarsi ai voleri delle petromonarchie.isil-usal-wp-info-it

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