Il casco bianco che voleva far saltare in aria l’aeroporto di Berlino

Il terrorista di Chemnitz accende i riflettori sul terrorismo creato dai ‘ribelli’ della NATO in Siria
Christoph Germann, BFP 17 ottobre 2016

jaber_465bf623dd16708959e4bf1c527c4e03-nbcnews-ux-600-700Caccia all’uomo per due giorni, arresto spettacolare e morte scioccante di un sospetto terrorista siriano in Germania hanno attirato molta attenzione e sollevato molte domande. L’8 ottobre, la polizia tedesca faceva irruzione in un appartamento di Chemnitz su una soffiata dall’intelligence interna tedesca. Trovava 1,5 chilogrammi di TATP, l’esplosivo scelto dai terroristi dello SIIL, ma l’obiettivo del raid, il 22enne profugo siriano Jabar al-Baqr, era fuggito. Tre presunti collaboratori di al-Baqr furono arrestati nel raid, due dei quali poi rilasciati. Il 33enne rifugiato siriano identificato solo come Qalil A. rimane in custodia. Qalil A. aveva affittato l’appartamento dove al-Baqr si trovava. E’ accusato di avergli permesso di usare l’appartamento e di aver ordinato materiali per fabbricare bombe. Le fonti della sicurezza indicano l’appartamento come “laboratorio virtuale per fabbricare bombe“. [1] Dopo il raid fallito, la polizia tedesca ricercava al-Baqr a livello nazionale. Il 9 ottobre sera, tre siriani contattavano la polizia di Lipsia, a un’ora di auto da Chemnitz, informandola di aver catturato il sospetto ricercato. Il 36enne profugo siriano Muhamad A. poi disse ai media tedeschi che lui e due suoi amici presero al-Baqr alla stazione centrale di Lipsia, dopo aver inviato una richiesta attraverso la rete on-line dei rifugiati siriani per un posto in cui stare. Quando videro che al-Baqr era ricercato, decisero di legarlo e informarono la polizia. Alle 12:42 del 10 ottobre, le forze speciali della polizia entravano nell’appartamento a Lipsia trovando il sospettato legato. Muhamad A. e amici furono salutati come eroi da politici e media tedeschi. Alcuni politici ne chiesero la premiazione con la Croce al merito, la massima onorificenza civile della Germania. [2] Jabar al-Baqr, d’altra parte, disse agli investigatori durante l’interrogatorio che i tre siriani di Lipsia erano coinvolti nella pianificazione dell’attentato. [3] Poche ore dopo, il testimone più importante del caso moriva. Al-Baqr fu trovato impiccato in cella alle 19:45 del 12 ottobre. Era in isolamento nel carcere di Lipsia fin dall’arresto. Inizialmente veniva controllato ogni 15 minuti. L’intervallo fu esteso il 12 ottobre pomeriggio a 30 minuti. Durante l’ultimo controllo, alle 19:30, al-Baqr era ancora vivo. Quando una guardia tirocinante decise 15 minuti dopo di controllare di nuovo, lo trovò appeso alle sbarre della cella con la maglietta. I tentativi di rianimare al-Baqr non ebbero successo e alle 20:15 fu dichiarato morto. Il suo avvocato difensore, Alexander Huebner, accusava le autorità di “giustizia scandalosa” osservando che le tendenze suicide di al-Baqr erano ben documentate. Huebner sottolineò che il cliente entrò in sciopero della fame subito dopo l’arresto. [4] Il giorno prima dell’apparente suicidio, al-Baqr tolse una lampadina della cella dall’alloggiamento e manomise la presa della corrente. Le autorità carcerarie dissero che era vandalismo. [5] Il sospetto attentatore e aspirante suicida non fu classificato come a “grave rischio di suicidio“. [6] Thomas Oppermann, capogruppo dei socialdemocratici (SPD), descrisse la storia di al-Baqr come “sequenza inaudita di errori della polizia e del sistema giudiziario“. [7] Il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere chiese un'”inchiesta rapida e piena” e sottolineò che la morte di al-Baqr rendeva le indagini sul possibile complotto per bombardare l’aeroporto di Berlino molto più difficili. [8] L’intelligence interna della Germania disse che al-Baqr inizialmente voleva colpire i treni, prima di decidere per uno degli aeroporti di Berlino. [9] L’agenzia ritiene che l’attentato fosse previsto per questa settimana. [10] L’informazione veniva dall’intelligence degli Stati Uniti, che aveva seguito le telefonate tra al-Baqr e membri dello SIIL in Siria. In una chiamata del 7 ottobre, al-Baqr avrebbe detto al suo contatto in Siria che 2 chilogrammi di esplosivo erano pronti e che un “grande aeroporto di Berlino” era “meglio dei treni“. Secondo fonti della sicurezza tedesca, al-Baqr aveva già passato una notte nella capitale tedesca nella seconda metà di settembre. per esplorare l’aeroporto Tegel. [11]
Jabar al-Baqr era nato il 10 gennaio 1994 a Sasa, a sud di Damasco, e aveva lasciato la Siria nel 2014 arrivando in Germania nel febbraio 2015 e ricevendo l’asilo nel giugno 2015. Famiglia ed ex-compagni di stanza di al-Baqr confermano che si recò almeno due volte in Turchia dopo l’arrivo in Germania. Durante tali viaggi, al-Baqr passava molto tempo in Siria. Uno dei suoi ex-compagni di stanza ricorda di avergli parlato al telefono mentre si trovava nella città di Idlib. Secondo i suoi compagni di stanza, al-Baqr non fu mai particolarmente religioso, ma dal ritorno dalla Turchia cambiò radicalmente. Il fratello, che vive in Siria, disse in una live chat con la tedesca Mitteldeutscher Rundfunk (MDR) che qualcuno aveva manipolato Jabar. [12] L’altro fratello del sospetto, Ala al-Baqr, disse a Der Spiegel, per telefono da Sasa, che Jabar tornò in Siria dalla Turchia nel settembre 2015 e poi aderì allo SIIL a Raqqa. [13] In un’intervista con Reuters, Ala disse di ritenere che l’imam di Berlino l’abbia manipolato facendolo tornare in Siria per la jihad. Secondo il fratello, Jabar spiegò il viaggio in Siria all’inizio di quest’anno dicendo che voleva fare il volontario dei caschi bianchi: “Si recò in Turchia sette mesi fa e trascorse due mesi in Siria. Ci chiamò dicendo che faceva il volontario coi caschi bianchi (squadre di emergenza) ad Idlib“. [14] Jabar ricordò che aveva aderito all’Ahrar al-Sham ad Idlib per “lavori umanitari”. [15] Quando Ala parlò con il fratello due mesi prima, Jabar disse che era ad Idlib e gli chiese come tornare in Germania. “Mi chiese se ci fosse un modo per tornare in Germania, avendo bruciato i documenti“, disse Ala a The Wall Street Journal, aggiungendo che non seppe quando tornò. [16]
pay-syrian-fugitive-jaber-al-bakr-arrested-in-germany La pagina facebook di Jaber al-Baqr indica che simpatizzasse con lo SIIL almeno dal gennaio 2016. Secondo gli investigatori, al-Baqr tornò dalla Turchia a fine agosto dopo aver trascorso diversi mesi all’estero. Poco dopo, attrasse l’attenzione dell’agenzia d’intelligence interna della Germania. [17] Se Ala al-Baqr è preciso e suo fratello Jabar poté viaggiare tra Germania e Siria a piacere, possibilmente senza documenti, le autorità di Turchia e Germania dovrebbero rispondere a molte cose. Ancora più esplosiva è la rivelazione che Jabar al-Baqr passasse molto tempo ad Idlib, presumibilmente come volontario dei caschi bianchi finanziati dalla NATO e collaborazionisti di Ahrar al-Sham, appoggiato dalla NATO, dove svolgeva “lavoro umanitario” divenendo un terrorista bombarolo dello SIIL. Al contrario di Raqqa, Idlib non è la roccaforte dello SIIL. La provincia nord-occidentale di Idlib e il suo capoluogo sono territori dei “ribelli”, almeno secondo i governi e i media occidentali. La provincia di Idlib è divisa in zone controllate da Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Sham e aree dove condividono il controllo. [18] Al-Nusra fino a poco prima era il ramo ufficiale siriano di al-Qaida ed è ancora considerato un’organizzazione terroristica da Stati Uniti e Nazioni Unite. Ahrar al-Sham, d’altra parte, gode del sostegno degli Stati Uniti ed alleati ed è protetto dall’etichettatura di terrorista, nonostante gli stretti legami con al-Qaida e altre organizzazioni terroristiche note. [19] Nel marzo 2015, l’alleanza militare “Jaysh al-Fatah“, guidata da al-Nusra e Ahrar al-Sham, occupò Idlib, il secondo capoluogo di provincia occupato dall’inizio del conflitto, essendo l’altro Raqqa. L’attacco ad Idlib fu programmato per mesi. Nel novembre 2014, la Turchia membro della NATO e lo stretto alleato degli Stati Uniti, il Qatar, aumentarono il supporto logistico e militare ad Ahrar al-Sham e altre fazioni attive nel nord-ovest della Siria, consentendo le vittorie del Jaysh al-Fatah nella primavera del 2015. [20] Quando al Presidente siriano Bashar al-Assad fu chiesto della caduta di Idlib, osservò che “il fattore principale fu l’enorme sostegno logistico e militare dalla Turchia e, naturalmente, quello finanziario da Arabia Saudita e Qatar“. [21] Inutile dire che tutto ciò è una chiara violazione del diritto internazionale. Il processo che seguì l’occupazione di Jaysh al-Fatah della provincia di Idlib fu descritto come “talebanizzazione di Idlib”. Come osservarono Joshua Landis e Steven Simon, i “ribelli” di Idlib non sono un attraente alternativa al governo della Siria, al contrario: “Le scuole sono segregate, le donne costrette ad indossare il velo e i poster di Usama bin Ladin appesi alle pareti. Gli uffici governativi sono stati saccheggiati, e un governo effettivo deve ancora esistere. Con la talebanizzazione di Idlib, centinaia di famiglie cristiane fuggirono. I pochi villaggi drusi rimasti sono costretti a denunciare la propria religione ed abbracciare l’islamismo; alcuni loro santuari sono stati distrutti. Non ci sono minoranze religiose nei territori occupati dai ribelli in Siria, a Idlib o altrove“. [22]
Quando Jabar al-Baqr andò a Idlib all’inizio di quest’anno, si recò in una città dove i giovani vengono pubblicamente fustigati per aver accompagnato una ragazza in pubblico o scambiato “immagini indecenti”. [23] La Idlib dei “ribelli” è un luogo dove i gruppi terroristici come al-Nusra e Partito Islamico del Turkestan (TIP), accusati di terrorismo all’estero, [24] fanno ciò che vogliono godendo della protezione della NATO per via della loro “mescolanza” con Ahrar al-Sham e altre cosiddette “forze di opposizione moderate”. Non è difficile immaginare come passare il tempo a Idlib possa aver radicalizzato al-Baqr. Più difficile rispondere cosa un membro dello SIIL facesse in Idlib e se davvero lavorasse con Ahrar al-Sham e i caschi bianchi. Se Jabar al-Baqr era un “soccorritore” dei caschi bianchi, questo comproverebbe le crescenti prove che non esiste distinzione tra autodescrittisi “soccorritori neutrali” e combattenti o terroristi. I caschi bianchi non sono un gruppo della Protezione Civile siriana legittima, come i governi e media occidentali vorrebbero far credere. [25] I caschi bianchi sono uno strumento della propaganda finanziata dagli stessi governi che finanziano l’opposizione armata in Siria. Gli alleati NATO e Stati Uniti hanno dato milioni di dollari ai caschi bianchi nel tentativo di proteggerli dalle minacce poste dai membri del gruppo. Quando al capo dei Caschi Bianchi Raid Salah fu negato l’ingresso negli Stati Uniti all’inizio dell’anno, il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner spiegò: “con ogni individuo, ancora una volta amplio il discorso qui per motivi specifici, ma ogni individuo di qualsiasi gruppo sospettato di legami o rapporti con gruppi estremisti o che credevamo essere una minaccia per la sicurezza per gli Stati Uniti, ci comporteremmo di conseguenza. Ma questo, per estensione, non significa che condanniamo o tagliamo i rapporti con il gruppo per le azioni di un individuo“. [26] Dopo che il ministero degli Esteri della Germania “aumentava i finanziamenti di due milioni di euro, per un totale di sette milioni di euro quest’anno”, le autorità tedesche farebbero bene a ripensare al sostegno ai caschi bianchi alla luce delle rivelazioni su al-Baqr. [27] La storia di Jabar al-Baqr fornisce ulteriori prove di come i caschi bianchi finanziati dalla NATO siano una copertura degli estremisti e come i “ribelli” trasformano Idlib in un terreno fertile per i terroristi, come l’Afghanistan del regime dei taliban. Tale terreno di coltura del terrorismo è favorito da NATO ed alleati del GCC, e gli inermi in Siria, Germania e altrove ne pagano.jaber-al-bakr-552739_13004335Christoph Germann, è un analista e ricercatore indipendente tedesco, attualmente studia scienze politiche. Si occupa del Nuovo Grande Gioco in Asia centrale e Caucaso.

Note
[1] “Germany manhunt: ‘IS link’ to bomb suspect Al-Bakr – police”, BBC, 10 ottobre 2016
[2] Madeline Chambers, “Germans say ‘hero refugees’ deserve medals for tying up suspected bomber”, Reuters, 12 ottobre 2016
[3] “Al-Bakr beschuldigt Leipziger Syrer des Mitwissertums”, Mitteldeutscher Rundfunk, 12 ottobre 2016.
[4] Michael Nienaber and Paul Carrel, “Germany aghast after Syrian bomb suspect kills himself in jail”, Reuters, 13 ottobre 2016
[5] Johannes Graf, “Suizid trotz Vorschriften: Die letzten Tage des Jaber Al-Bakr”, n-tv, 13 ottobre 2016
[6] Ben Knight, “Terror suspect Albakr not classified as ‘acute suicide risk’ before Leipzig jail death”, Deutsche Welle, 13 ottobre 2016
[7] Ibid., Nienaber and Carrel.
[8] “German terror suspect Jaber al-Bakr’s jail death a scandal, says lawyer”, BBC, 13 ottobre 2016
[9] “IS bomb suspect planned to target Berlin airport: official”, Deutsche Welle, 11 ottobre 2016.
[10] “Justizminister: Keine akute Selbstmordgefahr bei Albakr”, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 13 ottobre 2016.
[11] Michelle Martin, “Syrian bombing suspect in Germany spoke to IS contact about attack plans: newspaper”, Reuters, 15 ottobre 2016
[12] “Terrorverdächtiger Syrer sympathisierte mit IS”, Mitteldeutscher Rundfunk, 12 ottobre 2016.
[13] “Albakr soll sich in Deutschland radikalisiert haben”, Spiegel Online, 14 ottobre 2016.
[14] Joseph Nasr, “Berlin bombing suspect radicalized by imams in Germany, brother says”, Reuters, 14 ottobre 2016
[15] Eva Marie Kogel, “Die Polizei hat meinen Bruder umgebracht”, Welt, 15 ottobre 2016
[16] Ruth Bender e Mohammad Nour Alakraa, “Terror Suspect Found Dead in German Jail Cell Had Traveled to Syria”, The Wall Street Journal, 13 ottobre 2016
[17] Florian Flade, Annelie Naumann, “Die mysteriöse Türkei-Reise des Dschaber al-Bakr”, Welt, 12 ottobre 2016
[18] Sam Heller, “The Home of Syria’s Only Real Rebels”, The Daily Beast, 17 giugno 2016
[19] Christoph Germann, “Syria ‘Cease-Fire’ Brings U.S. & Russia Closer to War”, NewsBud, 10 ottobre 2016
[20] Charles Lister, The Syrian Jihad: Al-Qaeda, the Islamic State and the Evolution of an Insurgency (London: C. Hurst & Co., 2015).
[21] Tom Perry, Humeyra Pamuk e Ahmed Tolba, “Assad says Turkish support ‘main factor’ in Idlib takeover”, Reuters, 17 aprile 2015
[22] Joshua Landis e Steven Simon, “Assad Has It His Way”, Foreign Affairs, 19 gennaio 2016
[23] Ullin Hope, “Idlib youths flogged for unsanctioned contact with girls”, NOW, 22 gennaio 2016
[24] Olga Dzyubenko, “Kyrgyzstan says Uighur militant groups behind attack on China’s embassy”, Reuters, 7 settembre 2016.
[25] Vanessa Beeley, “EXCLUSIVE: The REAL Syria Civil Defence Exposes Fake ‘White Helmets’ as Terrorist-Linked Imposters”, 21st Century Wire, 23 settembre 2016
[26] Mark Toner, U.S. State Department Daily Press Briefing, 27 aprile 2016
[27] Federal Foreign Office, “Federal Foreign Office to support Syrian White Helmets with seven million euros“, Press release, 23 settembre 201614721549Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Hillary Clinton ha armato lo Stato islamico

Alessandro Lattanzio, 12/10/2016

hillary_clinton_lies_distressed_print-r211fec6f6d9d4b5f873541737def66d9_aijhj_8byvr_512Il 17 agosto 2014, l’attuale candidata democratica alla presidenza degli USA, e allora segretaria di Stato degli USA, Hillary Clinton, inviò una e-mail al presidente del suo comitato elettorale John Podesta, allora consigliere del presidente Barack Obama. Nella email, Clinton diceva che Arabia Saudita e Qatar finanziano e armano lo Stato islamico e altri gruppi taqfiriti. Inoltre presentava un piano in otto punti per l’Iraq e la Siria, puntando ad armare le forze curde, “Anche se questa operazione militare/para-militare va avanti, dobbiamo utilizzare le nostre risorse d’intelligence e diplomatiche più tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che forniscono supporto finanziario e logistico clandestino allo SIIL e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione“, aveva scritto Clinton. “Tale sforzo sarà rafforzato dall’impegno intensificato dal governo regionale curdo. Qatar e sauditi saranno messi in un bilico politico tra concorrenza continua nel dominare il mondo sunnita e conseguenze gravi dalle pressioni degli Stati Uniti“. Va ricordato che il Qatar ha dato 5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton, mentre l’Arabia Saudita ne ha versati almeno 25.
Il piano in 8 punti di Hillary Clinton affermava che “l’avanzata dello Stato islamico da l’opportunità agli statunitensi di rimodellare Nord Africa e Medio Oriente”, dicendosi convinta che le forze curde “possono infliggere una vera e propria sconfitta allo SIIL” e che quindi vanno sostenute dal governo degli Stati Uniti. Nei punti 2 e 3 Clinton riconosceva che l’impegno degli Stati Uniti contro lo SIIL era “limitato“, concludendo che gli Stati Uniti devono fornire anche supporto aereo ai curdi e alla “resistenza sunnita in Siria”. Clinton poi affermava che le armi inviate ai curdi non avrebbero costituito una preoccupazione per la Turchia, perché sono armi “obsolete” e con un ponte aereo per fornire armi pesanti, gli USA avrebbe aiutato la Turchia a risolvere la questione curda. Nel punto 4 Clinton affermava che i bombardamenti aerei degli USA in Iraq e Siria e “l’invio di armi all’esercito libero siriano o altre forze moderate” permettevano d’intensificare “le operazioni contro il regime siriano… Anche se questa operazione militare/para-militare va avanti, dobbiamo utilizzare le nostre risorse d’intelligence e diplomatiche più tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che forniscono supporto finanziario e logistico clandestino allo SIIL e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione. Tale sforzo sarà rafforzato dall’impegno intensificato dal governo regionale curdo. Qatar e sauditi saranno messi nel bilico politico tra concorrenza continua nel dominare il mondo sunnita e conseguenze gravi dalle pressioni degli Stati Uniti“. Nei punti 6 e 7 Clinton osservava che gli interessi degli Stati Uniti nella regione differiscono da Paese a Paese, ad esempio, le “questioni energetiche in Libia” erano d’interesse nazionale per gli Stati Uniti. Nel punto 8, Clinton affermava che lo SIIL avanzava in Libia, Egitto, Libano e Giordania, e nel punto 9, Clinton delineava la sua visione del futuro Medio Oriente, con uno Stato curdo che occupi le regioni irachene di Mosul e Qirquq e il nord della Siria, per poter assestare “un colpo decisivo ad Assad”. La battaglia per Aleppo con cui Damasco libera la principale città del nord della Siria, sventerebbe il piano di Clinton.
Infine, secondo Julian Assange, fondatore di Wikileaks, Hillary Clinton e il dipartimento di Stato degli USA armavano, ed armano, i terroristi islamisti, anche quelli dello Stato islamico (SIIL). Durante il secondo mandato di Obama, afferma Assange, la segretaria di Stato Hillary Clinton autorizzò l’invio di armi di fabbricazione statunitense in Qatar, Paese sostenitore dei Fratelli musulmani, e nemico del governo libico di Gheddafi e della Siria. Julian Assange afferma che 1700 messaggi di posta elettronica di Clinton la collegano direttamente alle azioni di al-Qaida e Stato islamico in Libia e Siria. In un’intervista di Juan Gonzalez, Assange dichiara che negli archivi di Wikileaks vi sono oltre 30000 e-mail di Hillary Clinton di quando era segretaria di Stato, per un totale di 50547 pagine di documenti, emessi dal giugno 2010 all’agosto 2014. 7500 documenti furono spediti da Hillary Clinton direttamente, di cui almeno 1700 riguardanti l’aggressione alla Libia, l’assassinio di Gheddafi e il flusso di armi verso i terroristi in Siria, favorito da Hillary Clinton. Va ricordato che già nel 2010, dal dipartimento di Stato, Hillary Clinton spingeva il presidente Obama, ed anche alcuni capi di Stato esteri, a fermare Assange o almeno a stilare una strategia che minimizzasse l’impatto pubblico del lavoro di Wikileaks. Una mattina del novembre 2010, durante una riunione del governo, Clinton chiese “Non possiamo semplicemente usare un drone contro costui?“, proponendo come rimedio più semplice, per mettere a tacere Assange e Wikileaks, un attacco con dei droni armati. I presenti si misero a ridere finché capirono che Hillary Clinton diceva sul serio, come riferiscono le fonti del dipartimento di Stato. Clinton disse che Assange, dopo tutto, era un bersaglio relativamente facile, visto che “andava in giro” liberamente a mostrare il grugno senza alcun timore di rappresaglie dagli Stati Uniti. Clinton era arrabbiata per la divulgazione dei documenti segreti statunitensi sulla guerra in Afghanistan, nel luglio 2010, e sulla guerra in Iraq, nell’ottobre 2010.clinton-weight-nrd-600

Note
True Pundit
The Political Insider
The Duran
Daily Caller

George Soros contro la Siria

Vanessa Beeley, The Wall Will Fall, 21 gennaio 2016sorosI media sono professionisti dell’intrattenimento, la confezione aziendale è volta alla massima diffusione e a fare i soldoni. Lo scopo non è informare, ma un quantificabile e chiaro business plan. Il successo si basa su una formula semplice: restare entro parametri “comprensibili” al pubblico che divora frasi ad effetto e storie note ad ogni ora di ogni giorno. Come foche ammaestrate in cui ogni desiderio, istinto e modello di acquisto è misurato dal marketing dei media aziendali ad uso e consumo degli inserzionisti; il pubblico vuole essere accontentato e i media occidentali provvedono“, Sharmine Narwani

LA BBC traffica
aleppo-siege-265x160Le carabattole del circo mediatico su Madaya ignorano la valanga di chiare anomalie e l’inganno totale della narrazione prevalente. Sorde a opinione pubblica e indagini, istituzioni come la BBC si considerano al di sopra della responsabilità verso chi paga per mantenerle, il pubblico inglese. Ritengono perfettamente accettabile diffondere video di Yarmuq del 2014 dicendo che si tratta di Madaya nel 2016, e quando richiesto di rimuovere il video incriminato, non spiegano, né si assumono la responsabilità delle loro tattiche di confusione e disinformazione. Fortunatamente, Robert Stuart, ardente attivista contro la continua propaganda offensiva ed ostile alla Siria della BBC, ha posto un reclamo ufficiale e chiesto perché alla BBC, da troppo tempo, è stato permesso di non rispondere. Le TV al-Mayadin, al-Manar, al-Masirah e molte altre, che rappresentano le voci degli oppressi in Medio Oriente, vengono sistematicamente escluse dai canali satellitari finanziati dall’Arabia Saudita e dai social media filo-israeliani. Press TV di Teheran ha avuto la licenza revocata dall’Ofcom nel 2012. RT è stati oggetto di attacchi implacabili della BBC da quando il “Cremlino ha lanciato la sua operazione mediatica internazionale“. Il lessico della BBC non manca mai di mantenere e celebrare la terminologia da “guerra fredda” o la paura dell'”indottrinamento” russo della mente della gente. “Ma (RT) finirà sotto un maggiore controllo per mancanza di equilibrio editoriale e per l’accusa che disinforma deliberatamente per contrastare e dividere l’occidente“, tratto da Le operazioni mediatiche globali della Russia sotto i riflettori.
Tale sorprendente dimostrazione di proiezione di se va abbinata alla capacità dei sionisti di trasformare i propri crimini contro l’umanità in accuse ben confezionate a chi opprimono, i palestinesi, sulle cui rovine Israele ha costruito i propri insediamenti, facendone i colpevoli e per cui Israele è esente dal giudizio sui crimini commessi per “autodifesa”. La BBC abbellisce tale “auto-difesa”, o è creativa sulla verità difendendo la spaventosa politica estera neocolonialista del nostro governo, volto a fomentare la divisione settaria in Medio Oriente per facilitare i desiderati “cambio di regime” in Siria e massacro dei civili nello Yemen, bombardato da missili e armi di distruzione di massa made in UK. Questi sono solo due esempi della collusione della BBC con la destabilizzazione globale e la riduzione di nazioni sovrane in “stati falliti” in perenne conflitto, maturi per l’invasione e l’occupazione strisciante del complesso economico e pseudo “umanitario” delle ONG, naturalmente, aumentando i redditi del complesso militare industriale.

La BBC è sorosizzata
syria-campaign-break-the-sieges La seguente dichiarazione straordinaria è tratta da un documento del Wilson Center. Nella sezione intitolata “Il ruolo delle ONG nella costruzione della società civile”, “In alcuni Paesi, ONG locali vengono finanziate per istigare “campagne per il potere al popolo”. Come nelle recenti “rivoluzioni colorate”, tali campagne hanno lo scopo di aprire i regimi politici ai partiti di opposizione e spodestare i leader che hanno preso il potere con metodi irregolari. In generale, i programmi che supportano e rafforzano le attività delle ONG sono visti come modi per favorire l’emergere della società civile, integrando lo Stato nel provvedere ai bisogni pubblici e rendere i governi sensibili alla popolazione“. Sembrano essersi tolti i guanti. Qui, il Centro Wilson espone allegramente la politica del cavallo di Troia delle ONG quali agenti di propaganda dell’imperialismo in qualsiasi nazione dalle risorse da depredare o strategicamente importante. Si spiega perfettamente il finanziamento del “potere popolare”, la tempistica delle campagne per il cambio eseguiti in sincronia con le fratture regionali o nazionali, attuate da movimenti di opposizione importati o favoriti sul posto per spingere i movimenti filo-imperialisti al cambio di regime. Naturalmente non c’è mai alcuna intenzione da parte dei burattinai di permettere alla gente di avere il potere preteso. L’obiettivo è il vuoto di potere, notoriamente da riempire con un governo filo-imperialista che garantisca totalmente il potere alle ostili aziende imperialiste. Ci si può chiedere perché ciò sia rilevante nella distorsione della verità della BBC. Per spiegarlo, si noti l’inclusione del BEEB sul sito dell’Open Democracy. Si dia un’occhiata all’impressionante lista dei finanziatori di Open Democracy. Non sorprenderà che George Soros sia su tale lista. In realtà, l’unico magnate “filantropico” assente è la Fondazione Bill e Melinda Gates. Si consideri chi tenga i cordoni della borsa della maggioranza degli agenti della propaganda e delle ONG che attuano il cambio di regime in Siria. La strada lastricata di mattoni gialli delle ambizioni neocon e dell’impossibile missione imperialista in Siria porta dritto alla stratega del caos globale, che George Soros spaccia furiosamente da dietro lo scudo delle ONG umanitarie. In primo luogo un richiamo a un articolo sulla mitica ONG che spaccia articoli fasulli sulla Siria, Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero. “Non è una coincidenza che, allo stesso tempo, una lucida, sofisticato e ben finanziata “campagna Salva la Siria” venisse creata negli uffici dei tizi di Harvard preferiti dall’impero. Qualora, stando dietto l’organizzazione Avaaz, il pubblico non accettasse comunque l’attacco aereo alla Siria, la società di pubbliche relazioni di New York Purpose Inc. interverrebbe“, (la cui collaborazione con l’Open Society Foundation di Soros è evidenziata nell’articolo).dr-al-jaafariL’ultima campagna sulla Siria: spezzare l’assedio
Tale campagna fu lanciata in concomitanza con la tempesta propagandistica #OperationMadaya, in perfetta coincidenza con la criminale e brutale esecuzione del principale attivista per la democrazia, l’unità e la libertà dal governo dispotico dei Saud in Arabia Saudita, Shayq Nimr al-Nimr. Con vero stile aziendale di Manhattan, tale costosa campagna pubblicitaria si diffuse per le strade, proprio al culmine dell’indignazione del pubblico e dei media occidentali ispirati da al-Jazeera dei governanti del Qatar, che spacciava a ripetizione foto false. Il noto ritornello “Assad è la radice di ogni male” fungeva da sfondo drammatico della dilagante campagna pubblicitaria. La si poteva anche perdonarlo pensando fosse stata preparata in precedenza. Il Dr. al-Jafari, rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite, ha ricondotto tale sfruttamento del dramma alla verità succinta dei piccoli istrionismi, con grande dignità nonostante l’ostilità dei media contro il governo siriano. Questa chiara calma è ora una nota componente del rifiuto siriano, iraniano e russo dell’isteria occidentale. “Rientrano nella Campagna sulla Siria, Free Syrian Voices, March Campaign#WithSyria e Medics Under Fire, tutte creazioni di Purpose.inc”. La società di pubbliche relazioni di New York Purpose ha creato almeno quattro ONG e campagne anti-Assad: Caschi bianchi, Voci libere siriane, Campagna per la Siria e Campagna marcia per la Siria.

Rami ed Erdogan

Rami Jarrah ed Erdogan

Avaaz
Ancora un’altra petizione spudoratamente di parte di Avaaz dallo scarso rispetto per la realtà a Madaya. Clicca qui per Ciò che i Media non dicono su Madaya, di SyriaGirl. “Avaaz , assieme a Rockefeller, George Soros, Bill Gates e altri potenti, plasma meticolosamente la società globale utilizzando e sviluppando strategie di marketing psicologico, soft power e social media, per conformare il consenso pubblico…Cory Morningstar.

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Rami Jarrah – ANA Press
140216281-64b26e1f-509e-422d-83f8-a87eefe29d53 Ah, ora qui c’è un affascinante vaso di Pandora, che sarà studiato approfonditamente nel prossimo articolo, suscitando un paio di scossoni ai suoi supporter. Tuttavia, per ora, una breve panoramica su Rami Jarrah. Già noto come Alexander Page negli inebrianti giorni in cui BBC, CNN e al-Jazeera lo sponsorizzavano da “cittadino giornalista” di Avaaz che si spacciava da corrispondente estero onnipresente sul fronte del cambio di regime in Siria, assieme a Danny Abdul Dayem, noto attore da bombe e razzi in Studio della CNN, suo compare sul carro di Avaaz Democracy. Naturalmente ANA Press spaccia le solite lodevoli affermazioni; “Siamo un’organizzazione indipendente e priva di qualsiasi appartenenza politica, in quanto ciò potrebbe influenzare le nostre neutralità ed onestà. Non abbiamo e non accettiamo fondi da gruppi politici”. Rami Jarrah
È interessante notare che dando una sbirciatina dietro tale velo d’integrità troviamo che tali affermazioni sono compromesse dalle agenzie governative e aziende che investono in questi gruppi di raccolta fondi ed influenza, ascari dei neocon. Con poco sforzo rintracciamo presso ANA Press HIVOS, SIDA e naturalmente Soros. SIDA: agenzia di aiuti allo sviluppo affiliata a governo svedese, Unione europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale. George Soros è la figura prominente del portafoglio dell’ennesimo programma per il cambio di regime, “Dare conto a tutte le voci“. “Dare conto a tutte le voci è l’unico ente di ricerche e studi che lavora per capire meglio ciò che funziona, e non, dei programmi che utilizzano la tecnologia per promuovere trasparenza e governance responsabile”. Il fondo è finanziato congiuntamente da SIDA, USAID, DFID, Fondazione Open Society e Omidyar Network.Hivos collabora con Open Society Foundations (OSF), un’iniziativa del filantropo George Soros, dal 2005. L’OSF costruisce democrazie vivaci e tolleranti i cui governi sono responsabili nei confronti dei cittadini. Questa missione è perfetta con la politica di HIVOS“, Hivos Jarrah. “La missione di Jarrah è garantire che le voci dei siriani siano ascoltate in tutto il mondo, incarnando non solo lo spirito della libertà di stampa del Premio Internazionale della CJFE, ma anche quella dell’Alternative&Independent Media del programma dell’Hivos ‘Expression&Engagement’.” Democrazie vivaci e tolleranti… Muoviamoci, o dovremmo dire MoveOn? “Avaaz fu creato anche da MoveOn, comitato d’azione politico (PAC) del Partito Democratico, formatosi in risposta all’impeachment del presidente Clinton. Avaaz e MoveOn sono finanziati dal già condannato finanziere miliardario George Soros”, Siria: Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero.

Wissam Tarif, manager di Avaaz
436x328_57196_230775Wissam Tarif è un altro dei tizi di facciata all’origine del marketing a favore del cambio di regime in Siria, lanciato quasi esclusivamente dal sovvertitore dell’opinione pubblica Avaaz nel 2011, con un piccolo aiuto degli amici CNN, BBC e al-Jazeera. Anche questo sarà esaminato con maggior dettagli in un articolo successivo. Tarif fu uno dei primi a parlare di democratizzazione della Siria presso l’Oxford Research Group nel 2011. Wissam Tarif da allora fu promosso responsabile delle campagne di alto profilo di Avaaz, un pervicace sostenitore della democrazia globale e della democratizzazione della Siria per mano di NATO, Stati Uniti, GCC ed Israele. “WT: “Finché la gente di Madaya e altre città assediate in Siria avrà la libertà, così come il cibo, i bambini continueranno a morire di fame. Le Nazioni Unite hanno già mediato accordi per togliere l’assedio e ora Ban Ki Moon deve urgentemente garantire la salvezza di migliaia di vite e costruire la fiducia in Siria in vista dei negoziati di pace a fine mese“. Operazione Madaya, appello di Avaaz.
Wissam Tarif, nei primi giorni della guerra alla Siria, era un membro della quinta colonna di Avaaz, con Rami Jarrah/Alexander Page e Danny Abdul Dayem, tra migliaia di altri, finanziati dai 1,2 milioni di dollari raccolti dalle petizioni di Avaaz. Nel 2011 Tarif fu descritto eufemisticamente come manager delle campagne di Avaaz, ma era anche associato a una ONG spagnola chiamata INSAN, umano in arabo. Curiosamente, quando approfondii i suoi contatti ebbi difficoltà a trovare INSAN, che sarebbe in Spagna, ma dove non esiste alcuna ONG del genere. Alla fine, nella pagina dei contatti di Wassim notavo l’indirizzo e-mail di Insan international: Wissamtarif@insanintl.com. Il sito era indicato come Insanassociation.org. Al momento della prima indagine, INSAN elencava i partner sul sito. Per fortuna feci uno screenshot, perché quando vi ritornai per avere i link, il collegamento portava al messaggio errore 404. Inoltre, casualmente, INSAN ha ora la nuova pagina web InsanIntl.com, che sempre casualmente non mostra più le informazioni sui suoi finanziatori. Tuttavia, George Soros e la  Open Society Foundation ovviamente fanno parte del quadro, ancora una volta.insanI caschi bianchi
I caschi bianchi hanno forse la più diversificata gamma di sostenitori e donatori. La maggior parte dei quali sono già stati trattati in precedenti indagini approfondite, e sono CIA, Foreign Office, fazioni dell’opposizione siriana e agenzie di reclutamento di mercenari e killer, ma naturalmente sempre seguendo la strada lastricata di mattoni gialli, si arriva a Soros. Per un’analisi completa del finanziamento dei caschi bianchi, Caschi bianchi siriani: La guerra attraverso l’inganno.

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Gennaio 2016, i caschi bianchi chiedono di bombardare Qafraya e Fuah, presso Idlib

Soccorritori imparziali e neutrali di tutti i siriani, indipendentemente dalle alleanze“, così si presentano i caschi bianchi. Nella foto, i caschi bianchi mostrano striscioni che chiedono di bombardare e distruggere Qafraya e Fuah, due villaggi sciiti presso Idlib assediati da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dal 2011. Una dimostrazione “imparziale” del nudo settarismo wahhabita degli eroi umanitari, idolatrati da governi, media e pubblico occidentali. Per ulteriori indicazioni sul terrificante assedio di Qafraya e Fuah si legga la serie di Eva Bartlett su Counterpunch: Indicibili sofferenze a Qafraya e Fuah.

Perriello, fondatore di Human Right Warch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

Perriello, fondatore di Human Right Watch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

SN4HR
Il sito SN4HR non da informazioni su chi lo finanzia e le informazioni sulla proprietà del sito sono occultate, ma è dimostrato che è ospitato negli Stati Uniti. L’organizzazione si identifica come nata dalla “rivoluzione in Siria” (chiaramente un’organizzazione partigiana, vedasi in fondo all’home page) che afferma di essere ‘fonte attendibile’ sul conflitto in Siria per le principali organizzazioni dirittumanitarie, enti di beneficenza e governi, tra cui Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International e anche dipartimento di Stato degli Stati Uniti. “Database e archivi di rete sono considerati fonti affidabili e cruciali da media internazionali e locali, organizzazioni e agenzie internazionali che operano nel campo dei diritti umani”. Tratto da “Madaya, altra truffa umanitaria occidentale sulla Siria”. Century Wire 21… e nello stesso articolo seguiamo il percorso che ancora una volta porta a Soros, “non c’è nessun posto come casa“.

Human Rights Watch
Human Rights Watch finanziata da Soros ha svolto un ruolo importante nel ritrarre falsamente attentati e altre atrocità di SIIL e al-Qaida come opera del regime di Assad, per supportare l’azione militare di Stati Uniti e Unione europea“, William Engdahl, “La Siria è su entrambi i lati della crisi dei rifugiati”. hrw-timInfografica del Professor Tim Anderson

Physicians for Human Rights
Salve Soros2015physicianshumanrightsgalasolli1oxn6klIl Dr. Denis Mukwege e George Soros dedicano la vita agli altri affrontando abilmente le questioni più difficili, supportare le donne del Congo e migliorare la vita e far progredire i diritti umani dei popoli oppressi nel mondo“, aveva detto Donna McKay, direttrice esecutiva di PHR. “I loro instancabili sforzi e leadership ispirano i difensori dei diritti umani nel mondo consolidando la vitale resistenza a chi viola i diritti umani“. Soros, la cui leadership e dedizione filantropica alla causa dei diritti umani fu onorata nel 2015 dal Premio alla carriera dei Physicians for Human Rights, è un loro sostenitore dal 1985. “George Soros capì, dall’inizio, che i medici svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la dignità umana, principio fondamentale dei diritti umani“, aveva detto McKay. “La sua fede nella nostra causa ha spianato la strada ad altri sostenitori e ha contribuito a garantire che gli operatori sanitari avessero l’opportunità di utilizzare le proprie competenze come mezzo per la giustizia“. Conferenza dei PHR.

Medici senza frontiere e Medici del Mondo
kouchner-es-soros-foto-tury-gyorgy-hvghuMSF hanno fatto sforzi concertati per prendere le distanze dal suo avvocato interventista, il co-fondatore Bernard Kouchner, ma con scarsi risultati, dato che Kouchner viene ancora invitato a commentare il bombardamento statunitense dell’ospedale di MSF a Kunduz, in Afghanistan, nel 2015. Ancora una volta l’unico scopo di tale articolo è dimostrare come le organizzazioni non governative dal grande impatto in Siria, e nei nostri media, siano legate a George Soros (tra una miriade di innegabilmente faziose agenzie governative occidentali).
La Coalizione per la Corte penale internazionale (CICC) è un’organizzazione internazionale non governativa (ONG) a cui aderiscono oltre 2500 organizzazioni nel mondo per sostenere una fiera, efficace e indipendente Corte penale internazionale Il CICC è un progetto del Movimento Federalista Mondiale – Istituto per la Politica Globale (WFM-IGP) e ha segreterie a New York, nei pressi delle Nazioni Unite (ONU), e all’Aia, Paesi Bassi. (Tratto da Wikipedia). Il comitato direttivo del CICC comprende Human Rights Watch e Amnesty International. Il Movimento federalista mondiale è finanziato da George Soros. Medici senza Frontiere e Medici del Mondo sono membri della CCIC, di certo in Francia.

ONG partner
Un’altra forma di collaborazione di enorme importanza per le fondazioni di Soros, sono i rapporti coi beneficiari che negli anni sono divenute alleanze nel perseguire parti cruciali dell’agenda della società aperta. Tali partner sono, ma non solo: Medici Senza Frontiere, Fondazione AIDS Est-Ovest, Medici del Mondo e Partner nella Salute, per vai dei loro sforzi nell’affrontare cruciali emergenze sanitarie spesso collegate a violazioni dei diritti umani“. Tratto da Open Society Foundationsoros-amnestyAmnesty International
Un’altra ONG finanziata da Soros ed attiva nel demonizzare il governo di Assad come causa delle atrocità in Siria, costruendo il sostegno pubblico a una guerra contro la Siria di Stati Uniti e Unione europea, è Amnesty International. Suzanne Nossel, fino al 2013 direttrice esecutiva di Amnesty International USA, lavorava al dipartimento di Stato degli Stati Uniti dov’era viceassistente della segretaria di Stato, non proprio un organismo imparziale verso la Siria“. William Engdahl per New Eastern Outlook

Siria: La rivoluzione dei miliardaribillionaires-revolutionInfografica del Professor Tim Anderson, nel libro “La guerra sporca alla Siria”.

La BBC cammina sulla strada lastricata di giallo?
La BBC collabora con Open Democracy di Soros? Certo, quando osserviamo la pagina web è difficile non vedere che vi sia almeno una certa collaborazione. “Finanziata al 95% degli inglesi con il canone, la BBC appartiene al popolo, non al governo. OurBeeb è indipendente, non di parte e mira a garantire che la discussione sul futuro della British Broadcasting Corporation sia nelle mani del popolo inglese“. OurBeebopen-democracyForse i cittadini inglesi hanno voce in capitolo nella scelta di Soros come mentore e manager della campagna sulla maggiore rete multimediale pubblica il cui potere di alterare la percezione del pubblico è leggendario. “Come garantirsi che la BBC sia sentita ‘nostra’ dal pubblico che la finanzia e le cui molte voci dice di rappresentare? In un momento di tagli delle entrate pubbliche e rapidi cambiamenti tecnologici, il ruolo della BBC supera il tradizionale primo notiziario sui partiti politici. E’ tempo di rimodellare il dibattito sul futuro della più importante istituzione culturale del Regno Unito”. Poi vediamo le conseguenze dell’operazione Madaya. Su Open Democracy si legge… “Come i giornalisti cittadini mutano la redazione della BBC? I contenuti generati dagli utenti offrono nuovi modi di coprire le storie ‘occultate’, come il conflitto siriano. Ma come i giornalisti rappresentano ciò che vi accade?” Come in effetti? Segue poi una serie di scuse sui giornalisti della BBC, come Lyse Doucet, incapaci di essere in Siria. Si tirano fuori varie pretese. La morte di Marie Colvin del Sunday Times a Homs, nel 2012. Nessuna menzione che Colvin si fosse infiltrata senza l’autorizzazione del governo siriano, assieme a Rami Jarrah. La decapitazione della sospetta quinta colonna James Foley. Per non parlare del pericolo di attacchi aerei “stranieri” e dello Stato islamico. E perché, potreste chiedere, la BBC non trova le voci che in Siria che denunciano l’intervento estero o sostengono il governo legittimo? Stranamente, non sono “disposte a parlare”. Niente a che vedere col fatto che la BBC fa notoriamente propaganda antisiriana, per cui quelle persone temono non dica la verità sul punto di vista del popolo siriano. Sharmine Narwani ha ferocemente sfidato lo status di osservatore neutrale dei media occidentali nell’articolo: Giornalista occidentale, visto negato, “Perché in questo momento sinceramente non riesco a pensare a un gruppo di persone meno capaci di verificare le cose in Siria dei giornalisti occidentali. E non perché non sono fisicamente lì o non sanno mettere insieme più di due parole in arabo. Ma perché danno credito alle storie dei propri governi su tutto. I giornalisti occidentali s’inebriano al lascivo senso di giustizia degli ossimorici “valori occidentali” che ci rinfacciano. Gli stessi valori occidentali che chiedono “responsabilità” e “trasparenza” a tutte le nazioni, coprendo i governi occidentali mentre si fanno strada tra i corpi di musulmani e arabi nelle infinite guerre per la “sicurezza nazionale”.” Col senno del poi, potremmo essere considerati cospirazionisti, pensando che forse navigando tra tali eventi siamo a questo punto dell’assoluto silenzio stampa, utile agli obiettivi globalisti del governo? Vediamo la ciliegia sulla torta del cambio di regime? Soros ha apparentemente ufficializzato la cooptazione della BBC nella sua rete propagandistica sulla Siria, incanalandone le operazioni d’informazione nella sua perfetta molteplice rete di bugie anti-Assad.
La strada lastrica di mattoni gialli porta a Soros e la BBC non vede il Mago. Come se fosse alla ricerca di cuore, coraggio e cervello.14502933Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan vuole le Isole greche

Erdogan ha apertamente espresso il rammarico per le decisioni sulla frontiera del Trattato di Losanna: “Abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci”
Alex Christoforou, The Duran, 29 settembre 2016fatih-sultan-mehmed-uni-erdogan-2Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan riesuma i fantasmi importuni e dolorosi delle sofferenze subite dalla Grecia sotto l’impero ottomano. Siamo ben consapevoli che Erdogan dice molte idiozie, ma le ultime si riferiscono alle isole del Dodecaneso e al trattato di Losanna, giustificando le preoccupazioni su un’UE indebolita e uno Stato greco in crisi. In un discorso ai funzionari regionali ad Ankara, Erdogan ha apertamente espresso rammarico per le decisioni sulle frontiere del Trattato di Losanna. Erdogan si lamentava,lanciando tale avvertimento velato alla Grecia… “Alcuni cercano d’ingannarci presentando Losanna come una vittoria. A Losanna, abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci“. Il Trattato di Losanna delimita i confini di Grecia, Bulgaria e Turchia. Formalmente annullava le pretese turche su isole del Dodecaneso, Cipro, Egitto, Sudan, Siria e Iraq (insieme ai trattato di Ankara), tracciando i confini di queste ultime due nazioni. La Turchia già occupa illegalmente il 37% di Cipro ed attualmente guida l’invasione jihadista per rovesciare la Siria. Le isole del Dodecaneso sono nel Mar Egeo vicino alle coste turche, alimentando i desideri espansionistici neo-ottomani di Erdogan, e la Grecia deve prendere atto di tali osservazioni. Kathimerini riporta… “Reagendo ai commenti di Erdogan, una fonte del Ministero degli Esteri greco ha osservato che “tutti dovrebbero rispettare il Trattato di Losanna”, sottolineando che si tratta di “una realtà del mondo civilizzato che nessuno, neanche Ankara, può ignorare“. La stessa fonte ha indicato che i commenti del capo turco sono probabilmente volti al pubblico interno. Pur chiarendo il dispiacere sul Trattato di Losanna, Erdogan ha indicato che chi ha tentato il colpo di Stato contro la Turchia a luglio avrebbe imposto una situazione di gran lunga peggiore. “Se il golpe fosse riuscito, avremmo avuto un trattato come quello che subimmo prima di Sevres“, riferendosi al patto che precedette il trattato di Losanna nel 1920, che aboliva l’impero ottomano. “Stiamo ancora lottando per la piattaforma continentale, e ciò che vi sarà in aria e a terra. La colpa è di chi si sedette al tavolo di tale trattato. Coloro che vi sedettero non fecero giustizia, lo subiamo ancora oggi“, ha detto.
Le disposizioni del Trattato di Losanna (da Wikipedia)… “Il trattato prevedeva l’indipendenza della Repubblica di Turchia, ma anche la tutela della minoranza cristiana greco-ortodossa in Turchia e della minoranza musulmana in Grecia. Tuttavia, la maggior parte della popolazione cristiana della Turchia e della popolazione turca di Grecia fu deportata in base alla Convenzione precedente riguardante lo scambio di popolazioni greche e turche firmato da Grecia e Turchia. Furono esclusi i greci di Costantinopoli, Imbro e Tenedos (circa 270000 all’epoca) e la popolazione musulmana della Tracia occidentale (circa 129120 nel 1923), L’articolo 14 del trattato concesse le isole di Gokçeada (Imbros) e Bozcaada (Tenedos) “all’organizzazione amministrativa speciale”, diritto revocato dal governo turco il 17 febbraio 1926. La Turchia accettò formalmente anche la perdita di Cipro (affittata dall’impero inglese al Congresso di Berlino nel 1878, ma de jure territorio ottomano fino alla Prima guerra mondiale), così come di Egitto e Sudan anglo-egiziano (occupati dalle forze inglesi con il pretesto di “abbattere la rivolta di Urabi e ristabilire l’ordine” nel 1882, ma de jure territori ottomani fino alla Prima guerra mondiale) a favore dell’impero inglese che li aveva unilateralmente annessi il 5 novembre 1914. Il destino della provincia di Mosul fu lasciato alla Società delle Nazioni. La Turchia inoltre rinunciò espressamente alle pretese sulle isole del Dodecaneso, che l’Italia doveva restituire alla Turchia secondo l’articolo 2 del trattato di Ouchy del 1912, dopo la guerra italo-turca (1911-1912)”.nomos_dodekanisouTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il legame occulto tra Clinton e Fratellanza musulmana

Muhsan Abdalmuman, Algerie Patriotique, Counterpsyops, 30 luglio 2013 c_scalefl_progressiveq_80w_800Alla luce di una molto approfondita e documentata di indagine e di controlli incrociati, basata su fonti multiple e affidabili, questo lavoro di indagine rivela il collegamento occulto tra l’amministrazione degli Stati Uniti, il sionismo e la Fratellanza Musulmana. La pietra angolare di questo collegamento strategico non è altri che Huma Abedin, braccio destro di Hillary Clinton, moglie di un noto candidato sionista a sindaco di New York, Anthony Weiner, e figlia di Saliha Mahmud Abedin, membro dei Fratelli musulmani del ramo femminile delle “sorelle musulmani”, che siede nel segretariato con la moglie del deposto presidente egiziano Muhamad Mursi, di cui è amica personale. Algeriepatriotique presenta le prove di questa ricerca per realizzare un articolo documentato che chiarisce la situazione attuale, dopo ciò che accade nel mondo arabo dominato dalla setta assassina dei Fratelli musulmani e delle sue pestifere ramificazioni tentacolari. Il caos che ha visto il mondo arabo non è altro che il risultato di tali elementi ben combinati.landscape-1442960404-dress-indexHuma Abedin e i dettagli del suo ruolo centrale nella grande cospirazione
Huma Abedin è nata nel 1976 a Kalamazoo, Michigan. Il padre, Sayad Abedin (1928-1993), era uno studioso di origine indiana che lavorò come visiting professor al King Abdulaziz University in Arabia Saudita all’inizio degli anni 70. La madre di Huma, Saliha Mahmud Abedin, è una sociologa legata a molte organizzazioni islamiste, tra cui i Fratelli musulmani, ed è noto per la difesa della sharia. Quando Huma compì due anni, la famiglia si trasferì dal Michigan a Jeddah, in Arabia Saudita. Questa mossa avvenne quando Abdullah Umar Nasif, allora vice-presidente dell’Abdulaziz University, reclutò il collega Zayid Abedin l’Istituto degli Affari delle Minoranze Mmusulmane (IMMA), un think tank saudita che Nasif che preparava a lanciare. Alcuni anni dopo, Nasif tesse stretti legami con Usama bin Ladin e al-Qaida. È essenziale notare che per l’IMMA, l’ordine del giorno era e rimane oggi la politica estera calcolata del ministero degli Affari religiosi dell’Arabia Saudita, come spiega il giornalista Andrew C. McCarthy, consistente nell'”assediare aggressivamente la popolazione non assimilata alla supremazia islamica, a poco a poco cambiando radicalmente i caratteri dell’occidente. A 18 anni, Huma Abedin tornò negli Stati Uniti per seguire dei corsi presso la George Washington University. Nel 1996 iniziò a lavorare come stagista nella squadra di Clinton alla Casa Bianca, dove fu assegnata al seguito della First Lady, Hillary Rodham Clinton. Abedin finalmente venne assunta come assistente della Clinton e lavorò per lei al Senato (2000 e 2006) e alla mancata candidatura presidenziale nel 2008. Dal 1997 fino a poco prima della partenza nel 1999, e sempre come stagista alla Casa Bianca, Abedin era membro del consiglio esecutivo dell’Associazione degli studenti musulmani (MSA) della George Washington University (GWU). Va notato che nel 2001-2002, poco dopo che Abedin lasciò il consiglio esecutivo, la “guida sprituele” dell’associazione era Anwar al-Awlaki, membro influente di al-Qaida. Un altro cappellano dell’MSA (dall’ottobre 1999 all’aprile 2002) fu Muhamad Umaysh, che guidava l’Organizzazione internazionale del soccorso islamico, finanziato da al-Qaida. Il fratello di Umaysh, Isam, guidava la Muslim American Society, filiale quasi-ufficiale dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti. I fratelli Umaysh erano strettamente associati ad Abdurahman al-Amudi, poi condannato e imprigionato per terrorismo. Nel 1996-2008, Abedin fu redattore per l’Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (IMMA), presso la pubblicazione interna del Giornale degli Affari delle Minoranze Musulmane (JMMA). Per sette anni Abedin collaborò attivamente durante la presenza attiva all’IMMA dell’affiliato ad al-Qaida Abdullah Umar Nasif, e negli ultimi sei anni in cui Huma Abedin era nel Comitato Editoriale di JMMA (2002- 2008), vi collaborò. Tuttavia, negli anni all’IMMA, Abedin fu sempre una stretta collaboratrice di Hillary Clinton. Nel 2008, durante le primario di Clinton per la presidenza, il New York Observer descrsse Huma Abedin, nuova direttrice dello staff della candidata, “consigliere fidata di Clinton, in particolare sui problemi nel Medio Oriente”. Secondo molti nella cerchia di Clinton, “durante le riunioni sulla regione, il punto di vista di Abedin era sempre ricercato“. Quando Clinton fu nominata segretaria di Stato dal presidente Barack Obama nel 2009, Abedin divenne il suo vicecapo staff ed nello stesso tempo il suo nome fu rimosso dal JIMMA. “A parte il loro rapporto di lavoro, Abedin e Clinton hanno anche sviluppato una stretta relazione personale durante questi anni“, come testimoniano le persone vicine a Hillary Clinton. Nel 2010 dichiarò: “Ho una figlia, ma se ne avessi una seconda, sarebbe Huma“. Nel 2011, Clinton visitò la madre di Huma Abedin, Saliha Mahmud Abedin, in Arabia Saudita. In quell’occasione, Clinton descrise pubblicamente l’aiutante come “molto importante e sensibile”. In seguito alle proteste dei senatori repubblicani, preoccupati che gente dai Fratelli Musulmani venissero nominati a consiglieri della Casa Bianca, tra cui Huma Abedin, il sinistro senatore McCain, alias “Frankenstein”, coinvolte nelle guerra del Golfo e in Siria, difese vigorosamente Huma Abedin contro i suoi omologhi dello stesso partito. Cosa c’è dietro la simpatia del sionista McCain per Huma Abedin, la “sorella musulmana”? Il 10 luglio 2010 Huma Abedin, musulmana praticante, sposò il deputato Anthony Weiner in una cerimonia officiata dall’ex presidente Bill Clinton. Numerosi analisti notarono che è estremamente raro per le donne musulmane, in particolare di famiglie dagli stretti legami con la Fratellanza musulmana, sposino ebrei come Weiner. Il 1° febbraio 2013, l’ultimo giorno di Hillary Clinton segretaria di Stato, Abedin si dimise da vicecapo dello staff di Clinton. Il 1° marzo fu nominata alla formazione della squadra di transizione del dipartimento di Stato, un ufficio di transizione di sei persone a Washington. Gli stilisti preferiti di Huma Abedin sono i de la Renta, Catherine Malandrino, Charles Nolan, Yves Saint Laurent e Prada. “Ha un debole per le borse Marc Jacobs“, secondo un amico. “E’ nota per le sue borse“. Robert Barnett,vecchio avvocato dei Clinton, disse che negli 11 anni che la conosce, non l’ha mai vista indossare lo stesso vestito due volte. E alcuni si chiedono come poté acquistare un appartamento a Washington DC nel 2006, da 649000 dollari, mentre lo stipendio massimo non superi i 10000.150815173927-huma-abedin-super-169La madre di Huma Abedin, Saliha S. Mahmud Abedin, e la sua influenza
Oltre ad essere un membro delle “sorelle musulmane”, la madre di Huma Abedin, Saleha S. Mahmud Abedin. è anche membro della Lega musulmana mondiale, strumento per la diffusione del wahhabismo saudita. L’organizzazione che dirige, il Comitato internazionale islamico per le donne e bambini, fa parte della Lega musulmana mondiale. Il comitato della Lega islamica ha uno statuto scritto dai capi della Fratellanza, tra cui lo sceicco Yusif al-Qaradawi, sostenitore di Hamas. Non sorprende quindi che l’organizzazione voglia sbarazzarsi delle leggi contro lo stupro coniugale, autorizzare il matrimonio prima dei 18 anni e altri aspetti della sharia. È anche un membro del Consiglio internazionale islamico della Dawah, attraverso il gruppo che dirige. Il padre di Huma Abedin, Dr. Sayad Abedin, era strettamente legato ai radicali. Guidava l’Istituto degli affari delle minoranze musulmane in Arabia Saudita, e finanziato dalla Lega musulmana mondiale. Tale Istituto era un’entità dell’Assemblea Mondiale della Gioventù Musulmana (WAMY), fondato dal nipote di Usama bin Ladin e coinvolto nel finanziamento di al-Qaida. L’Istituto pubblicò anche un libro di Huma Mahmood Abedin, che a sua volta fu l’assistente editoriale dell’Istituto meò 1996-2008, il che significa che ha pubblicato il libro della madre estremista. Il fratello di Huma Abedin, Hasan, ebbe una borsa di studio al Centro per gli studi islamici di Oxford, entità molto vicina ai Fratelli musulmani, dove lo sceicco Yusif al-Qaradawi faceva parte del CdA. Uno stretto collaboratore della famiglia Abedin è Abdullah Umar Nasif, ex-segretario generale della Lega musulmana mondiale, fondò la famosa Rabita Bank, i cui beni furono congelati dal governo degli Stati Uniti nell’ottobre 2001 per il sostegno ai gruppi terroristici. Il padre di Huma incontrò Nasif quando era visiting professor presso l’Università di Re Abdul Aziz, dove Nasif era decano. Vi sono notizie contrastanti su chi, tra il padre di Huma e Nasif avesse avviato l’Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (IMMA), ma è chiaro che nascono da uno sforzo comune sostenuto dalla Lega islamica di Nasif. Huma, la madre, il fratello e la sorella lavorarono per la rivista dell’IMMA. La madre e Nasif sono anche membri del Consiglio di Presidenza del Consiglio islamico internazionale della Dawah diretto da al-Qaradawi. Tali collegamenti sono ben documentati e dettagliati dal Centro di Studie Politici, noto centro di ricerca statunitense.
Comitato editoriale del JMMA (Giornale degli affari delle minoranze musulmane)
Direttrice: Saliha S. Mahmud Abedin (madre)
Assistenti:
Huma Abedin
Hassan Abedin (fratello di Huma Abedin)
M. Hakan Yavuz
Hiba A. Qalid (sorella di Huma Abedin)
Zulekha Pirani
Altri collaboratori:
M. Hakan Yavuz, Hamid Ismail, Sanaa Pirani
Tale giornale è una vera ragnatela con molti attivisti n vari Paesi collegati a think tank, università e centri di ricerca che lavorano per i Fratelli musulmani: Baha Abu-Laban (Canada), Imtiaz Ahmad (Bangladesh), Munir D. Ahmed (Germania), Ameer Ali (Australia), Zafar Ishaq Ansari (Pakistan), Ali Asani (USA), Gulnara Baltanova (Russia), Pervaiz Iqbal Cheema (Pakistan), Allan Christelow (USA), Asghar Ali (India), John Esposito (USA), Marc Gaborieau (Francia), Dru C. Gladney (Hawaii, USA), Bruce M. Haight (USA), Riaz Hassan (Australia), Baymirza Hayit (Germania), Kemal Karpat (USA), Bernard Lewis (USA), Tahir Mahmood (India), RJ May (australia), Ali A. Mazrui (USA), Barbara Pillsbury (USA), James Piscatori (UK), Azade-Ayse Rorlich (USA), Jan Slomp Leusden (Paesi Bassi), Michael W. Suleiman (USA), Suha Taji-Farouki (UK), John O. Voll (USA), Earl Waugh (Canada), Lawrence Ziring (USA). Per una panoramica è completa, non si dimentichino i sei consiglieri speciali di Barack Obama alla Casa Bianca, tutti dalla Fratellanza Musulmana:
Promemoria:
Arif Ali Khan, nominato vicesegretario della Homeland Security nel 2009 da Obama. Era consigliere di Obama e responsabile per gli Stati musulmani. Fondatore dell’organizzazione Mondo islamico (ramo dell’Organizzazione Mondiale della Fratellanza Musulmana), assicurò collegamenti e trattative con i movimenti islamisti, prima e dopo la “primavera araba”.
Mohamed Elibiary (alias “Qutbist” per il suo fanatismo secondo le idee di Sayad Qutb) è un membro di spicco dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti. Ex-direttore della sezione di Houston deil Council on American Islamic Relations (CAIR), vetrina dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti, scrisse il discorso di Obama per togliere Hosni Mubaraq dal potere.
Rashid Hussein, membro occulto dei Fratelli musulmani. Nel giugno 2002 partecipò alla conferenza annuale dell’American Muslim Council, precedentemente guidata da Abdurahman al-Amudi, condannato per finanziamento del terrorismo. Partecipò al comitato organizzatore della riflessione critica islamica, al fianco di grandi figure dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti come Jamal Barzinji, Hisham al-Talib e Yacub Mirza. Dopo l’adesione alla squadra elettorale di Obama, quest’ultimo fu nominato nel gennaio 2009 Consigliere giuridico della Casa Bianca e responsabile dei suoi discorsi sulla politica estera. Nel 2009 fu Rashid Hussein che redasse il discorso di Obama a Cairo.
Salim al-Marayati è un iracheno di cittadinanza statunitense. Attualmente è direttore esecutivo del Consiglio degli Affari Pubblici Musulmano (MPAC), un’organizzazione islamica fondata nel 1986 dai Fratelli musulmani. Fu nominato nel 2002 presso la National Security Agency. I sospetti che pesavano sul MPAC, nella campagna per la sicurezza dopo l’11 settembre 2001, non impediromo ad al-Marayati di avvicinarsi neoconservatori e democratici del team di Obama.
Muhamad Majid, nato nel nord del Sudan nel 1965, è il figlio dell’ex-mufti del Sudan. Emigrò negli Stati Uniti nel 1987. Dopo ulteriori studi, insegnò presso la Howard University nel 1997, specializzatosi in esegesi coranica. Membro della Fratellanza musulmana, era molto influente tra le comunità musulmane del Nord America. Come avvocato fu un feroce sostenitore della criminalizzazione della diffamazione dell’Islam. Sostenne la candidatura di Obama alle elezioni presidenziali, e quest’ultimo gli assegnò diverse missioni presso le associazioni comunitarie. Nel 2011 fu nominato consigliere del Dipartimento della Homeland Security (DHS) per la lotta ad estremismo e terrorismo. Attualmente consiglia il Federal Bureau of Investigation (FBI) e altre agenzie federali.
Eboo Patel è un musulmano statunitense di origine indiana. Ha completato gli studi in sociologia nell’Illinois, ad Urbana-Champaign. Da studente militava presso i musulmani provenienti da India, Sri Lanka e Sud Africa. Con i fondi della Fondazione Ford, creò l’IFYC nel 2002. Fratello musulmana ed amico intimo di Hani Ramadan, membro del comitato consultivo religioso del Council on Foreign Relations. Era anche molto vicino a Siraj Wahhaj, famoso Fratello musulmano statunitense. Attualmente è consulente del Dipartimento per la Sicurezza interna e consigliere di Barack Obama.
Le organizzazioni a cui appartiene la madre di Huma Abedin, Saliha S. Mahmud Abedin, sono:
– Dar al-Hiqma College, amministrazione dell’università (vicepreside per l’avanzamento istituzionale e direttrice generale)
– Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (direttrice), Londra
– JMMA, comitato editoriale
– Consiglieri per la Pace (Direttrice generale e fondatrice), Dar al-Hiqma, Jeddah, Arabia Saudita
– IICWC (Comitato internazionale islamico per le donne e i bambini) (presidente), Amman, Giordania.
– Semi di spiritualità (copresidente. Pakistan) Iniziativa delle Donne per a Pace Globale
Il Comitato Islamico Internazionale per le Donne e i Bambino (IICWC) prevede, tra l’altro:
la cancellazione delle leggi che criminalizzano le mutilazioni dei genitali femminili, prevedono l’età minima per il matrimonio, il diritto degli uomini alla poligamia e allo stupro, l’abbassamento della maggiore età a 15 anni, ecc. Qualsiasi lettore che voglia capire la portata del disastro può consultarne l’aberrazione retrograda sui siti di tali organizzazioni.usa_new_york_weiner_sexting_scandalAnthony Weiner, sposo di Huma Abedin: funzioni e missione
Anthony Weiner, sposato ad Huma Abedin, il famoso “Carlos Danger” nei siti porno, è nato nel 1964. Fallì nelle elezioni del 2005 a sindaco di New York City. Nello stesso anno, fu condannato a una multa di 47000 dolllari dalla Commissione elettorale federale per l’accettazione di “contributi eccessivi da 183 singoli contributori alle elezioni primarie e generali del 2000“. Da quando è entrato in politica, Weiner è un avvocato d’Israele. Nelle primarie democratiche per la presidenza nel 2008, Weiner era un forte sostenitore della candidata Hillary Clinton. Nel 2010 sposò Huma Abedin, con cui ha avuto un bambino. È uno dei più forti sostenitori al Congresso delle assicurazione sanitaria statale, e sembra che il settore sanitario sia stato il maggiore contribuente alla sua campagna per il Congresso nel 2008. Negli ultimi dieci anni, Weiner ha abbracciato molte posizioni filo-israeliane di estrema destra. A un giornalista del New York Times, che gli aveva chiesto se credeva ancora che la Cisgiordania non fosse occupata dall’esercito israeliano, si disse convinto che “questa zona va lasciata alle persone che vi sono“. “Non-occupazione della West Bank, Ho sentito bene?“, Esclamò il giornalista incredulo. ““, rispose Weiner. Dopo un momento, il giornalista insistette: “Dice non vi è alcuna presenza dell’esercito israeliano?” “Sì”, disse Weiner seccamente. Poi celebrò il passaggio al Congresso della legge per tagliare i fondi all’Autorità palestinese e costringere la delegazione palestinese alle Nazioni Unite a lasciare gli Stati Uniti, dicendo: “Dovrebbero cominciare a fare i loro piccoli bagagli da terroristi palestinesi“. Un emendamento presentato da Weiner dichiarava illegale la Missione delle Nazioni Unite dei palestinese ad est di Manhattan. Weiner è talmente accecato dalla sua fedeltà ad Israele e così ignorante del Medio Oriente, che ebbe un ruolo sinistro nella politica estera degli Stati Uniti. Anthony Weiner, in particolare chiese il licenziamento di Joseph Massad, professore presso il dipartimento di Lingue e culture mediorientali della Columbia University. La sua carriera non sarebbe discutibile se fosse un insegnante palestinese-statunitense che parla di Israele e Palestina. In questo caso, si ebbero proteste da media e università degli Stati Uniti, e Anthony Weiner venne paragonato al senatore Joseph McCarthy per aver preso di mira il professore per una presunta posizione anti-israeliana. Si può definirlo il “Caso Massad”, in cui il New York Times si mise dalla parte del docente. Per l’università e la società statunitense il maccartismo è inaccettabile, tranne quando si critica Israele. La stampa scandalistica di destra attaccò brutalmente il professore attribuendogli parole errate, raccolti da un video di propaganda realizzato da un gruppo di pressione, in cui accuse anonime l’accusavano senza che l’insegnante potesse rispondere alle accuse. Gli attacchi a Massad e altri due professori del dipartimento furono condotti fuori dall’università da organizzazioni di estrema destra sioniste allineate al Likud in Israele, tra cui una organizzazione di Boston chiamato The David Project che produsse il video delle accuse. Infatti, secondo uno studio di Scott Sherman di The Nation, non vi è un solo video, ma sei. The David Project ha sempre rifiutato di renderli disponibili e Chares Jacobs, direttore dell’organizzazione sionista, si era anche rifiutato di fornire dettagli sui finanziatori del gruppo o dei suoi legami con i lobbisti pro-israeliani. Sull’attacco israeliano alla Mavi Marmara, la “flottiglia della libertà”, in acque internazionali, che uccise 9 persone, Weiner disse: “Se si cerca d’iniziare un conflitto con la marina israeliana non è difficile. Furono offerte alternative a questa flottiglia. Invece, scelsero di navigare attraverso un blocco riconosciuto a livello internazionale. Fu un atto ostile di pura provocazione ad Israele“. Ma il blocco dei civili a Gaza è una violazione del diritto internazionale. Non è riconosciuto internazionalmente e, al contrario, fu condannato da quasi tutti i Paesi e dall’organizzazione dei diritti umani.
Weiner disse che il New York Times è contro Israele ed ha sostenuto che l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina è ancora elencato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica, mentre l’OLP invece è stata rimosso dalla lista da più di due decenni. Sostiene che Mahmud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, non sia il leader dell’OLP. Si è rifiutato di condannare l’uso di bombe a grappolo d’Israele sui civili nel sud del Libano nel 2006. Disse che l’esercito israeliano non occupa la Cisgiordania e che non vi è alcuna presenza militare israeliana nella West Bank. Definì la guerra d’Israele contro Gaza “umanitaria”, mentre 400 bambini furono uccisi. Votò per l’autorizzazione della guerra in Iraq nel 2002, prima di metetrsi contro la guerra. Anthony Weiner sa adulare i sostenitori d’Israele. Ha detto a Mondoweiss (sito web che segue la politica estera statunitense in Medio Oriente) che “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” (BDS) è “spericolato” e che Israele è un “importante alleato” degli Stati Uniti. Israele è “una democrazia in un oasi di Stati e organizzazioni terroristiche. Dobbiamo salvare Israele“, aggiunse. L’ascesa politica di Weiner fu finanziata da una raccolta fondi che è una cassa di guerra. Entrò in gara con 4,2 milioni di dollari in banca. e una domanda posta prima di lasciare il Congresso dopo il suo primo scandalo sessuale (tweets con foto di lui nudo inviate a donne). Alcuni donatori che sostengono Weiner hanno una visione bellicista in accordo ai suoi commenti su Israele, come i dossier della Commissione sulla finanza della campagna di New York hanno rivelato. Eli E. Hertz gli diede 1000 dollari nell’ottobre 2007. Hertz, che ha partecipato ad una cena dell’Organizzazione Sionista d’America (ZOA) nel 2006, dove Weiner scherzò dicendole di essere “l’ala della ZOA del Pd“, è un membro del consiglio esecutivo della Commissione affari pubblici USA-Israele (AIPAC). Hertz fi anche direttrice del Washington Institute per la politica in Medio Oriente, e scrisse numerosi articoli per il sito pro-insediamenti Arutz Sheva. Giustificò la Naqba in una articolo del maggio 2013: “sloggiare tutti gli abitanti arabi dalle aree sensibili vicine agli insediamenti ebraici, stabilendo una continuità territoriale tra i blocchi sotto controllo ebraico, e garantire il controllo delle principali vie di trasporto, erano una necessità militare“. Un altro membro dell’AIPAC che finanziò Weiner è Beth Dozoretz, che fa parte del comitato esecutivo della lobby israeliana. Dozoretz diede 2000 dollari nel 2008, e poi un contributo di 3050 dollari. Nel marzo 2007, Arnold Goldstein, uomo d’affari pro-Israele, diede 4000 dollati a Weiner. Due anni più tardi, Goldstein diede 5 milioni di dollari al Technion-Israel, l’Istituto di Tecnologia di Haifa, per “costruire droni e un centro satellitare“, secondo Jewish Week. “Poiché Israele è un piccolo Paese circondato da tanti nemici, deve essere tecnologicamente più avanzato dei suoi vicini ostili, per continuare ad esistere“, aggiungendo, “Il programma di robotica è piuttosto sorprendente, e penso sia essenziale per l’esistenza di Israele“. Le idee di Weiner sul movimento BDS “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni”, volto ad esercitare ogni sorta di pressioni economiche, accademiche, culturale e politiche d’Israele. BDS fu proposto nel 2002 e formalmente avviato il 9 luglio 2005 da 172 organizzazioni della società civile palestinese. La campagna di Wiener fu raggiunta da Michael Adler, altro suo donatore elettorale. Adler, ex-vice presidente delle federazioni ebraiche del Nord America, diede 2000 dollrai a Weiner nel 2008. Nel gennaio 2011, Adler tenne un discorso alla Federazione ebraica di Greater Miami, do cui fu presidente, denunciando il movimento BDS che cerca “di distruggere Israele come Stato ebraico democratico. Il movimento BDS è un sofisticato movimento politico. Il loro obiettivo di distruggere Israele è pericoloso come qualsiasi arma o esercito. È un movimento terroristico politico ed economico che fermeremo“. Un altro donatore è il falco Irwin Hochberg, che diede 1000 dollati al candidato nel 2007. Hochberg è il vicepresidente della ZOA, e fa parte del comitato esecutivo del Forum Medio Oriente, gruppo anti-islamico guidato dal neo-conservatore Daniel Pipes. Nel luglio 2013 Weiner ebbe in regalo di 4950 dollari (il massimo consentito dalla legge) da John Merrigan, un lobbista di al-Jazeera.screen-shot-2016-01-28-at-10-21-02-amSesso tra Hillary Clinton e Huma Abedin
Questa è la domanda posta da diversi giornali tra cui The Times di Londra, Le Matin (Svizzera) e La Stampa (Italia). Il giornale svizzero riprende vecchie voci sull’ex-first lady dopo l’arrivo di Bill Clinton alla Casa Bianca nel 1993. La Stampa aveva aperto la partita con un lungo articolo dal titolo “Venti anni, bella e amante di Hillary” dedicata a Huma Abedin, l’assistente personale della senatrice di New York. “La voce fu ripresa in seguito, dal sito del giornalista indipendente Ron Rosenbaum“, dice Le Matin. Nel suo testo del 29 ottobre 2007, riportava una conversazione avuta on un fine conoscitore del mondo dei media. “Questo mi disse che il Los Angeles Times copre uno scandalo sessuale su un candidato presidenziale. Il mio interlocutore aggiunse che “nel microcosmo politico, tutti lo sapevano“, scrisse Ron Rosenbaum. Nell’articolo, il giornalista non faceva nomi, ma si capì che lo “scandalo” coinvolgeva Hillary Clinton. “Se tutti i giornalisti dopo la campagna presidenziale ne sono consapevoli, ma non scrivono una riga, è una notizia di per sé. Non vorrei trovarmi al posto dei miei colleghi. Deve essere davvero difficile pubblicare o meno le voci“, dichiarava Ron Rosenbaum, citato da Le Matin. Hillary Clinton ha sempre negato tali voci. Rispose a una intervista ala rivista The Advocate sulla sua presunta omosessualità: “La gente dice molte cose su di me e io non vi presto alcuna attenzione. Non è vero che sono gay, ma non ho controllo le voci. La gente continuerà a dire ciò che vuole”. Tuttavia, la candidato democratica e Huma sono sempre state molto vicine. L’arma segreta indicata da Hillary, la giovane donna lavora per i Clinton dal 1996. In occasione di un ritratto per Vogue dedicato a Huma, Hillary le fece un tributo, “Huma ha la l’energia di una ventenne, la fiducia in se di una trentenne, l’esperienza di una quarantenne e la grazia di una cinquantenne. E’ equilibrato, gentile e intelligente. Sono davvero fortunata ad averla nella mia squadra da dieci anni”. Un alto funzionario del dipartimento di Giustizia disse a Big Head DC che la voce su Hillary Clinton “che se la godrebbe” con una delle sue principali dipendenti, Huma Abedin, è un segreto di Pulcinella. “Sono abbastanza vicino a Hillary e Huma per dirvi che questa voce è vera, disse il funzionario. “E’ ben noto nell’ambiente diretto che Hillary e Huma sono amanti”. “Se si chiama la residenza di Hillary a Washington al primo mattino, Huma risponde al telefono”, continuava il funzionario. “E’ la stessa cosa a tarda notte o in viaggio”. E’ un segreto che la cerchia vicina a Hillary conserva a tutti i costi ed è strettamente monitorato. Bill Clinton non ha mai negato la bisessualità della moglie, pronunciando questa frase indegna per un ex-capo di Stato e pubblicata in un libro di Gennifer Flowers, attrice e giornalista ex-amante di Bill Clinton: “Hillary ha probabilmente mangiato più tope di me”. Queste parole non sono mai state oggetto di un procedimento giudiziario, anche se al contrario era G. Flowers che citava chi la definiva cacciaballe. Inoltre, la morte più che sospetta ed enigmatico di alcuni agenti di sicurezza e guardie del corpo dopo le rivelazioni sugli scandali dei Clinton ci dicono della loro amministrazione più di qualsiasi prova della vita sessuale della coppia, e dei danni incommensurabile che hanno causato ai loro immediati vicini.3-photos-14Gli scandali sessuali di Anthony Weiner, alias “Carlos Danger”, il marito sionista di Huma la sorella musulmana
Costretto a dimettersi e lasciare il Congresso nel 2011, dopo aver diffuso immagini del suo pene e scambio di messaggi di posta elettronica molto espliciti con alcune “amanti digitali,” Weiner fece il suo mea culpa e promise di diventare una persona diversa: un marito e un politico in grado di imparare dagli errori. Si scusò con la moglie e i suoi elettori, chiedendo a tutti di dargli una seconda possibilità. Ma ora Weiner è tornato questa settimana in una conferenza stampa, accompagnato dalla moglie Huma Abedin, che continua a sostenerlo nonostante le recenti rivelazioni su testi e immagini scabrose su Internet dimostrando di esser andato ben oltre ciò che mise fine alla sua carriera a Washington. Anthony Weiner è sceso nei sondaggi, ammettendo di aver avuto tre relazioni sessuali on-line dopo aver lasciato il Congresso. Scosso dalla suo crollo nei sondaggi dopo la pubblicazione di altre torbide foto, di cui una che mostra il suo attrezzo in primo piano, Anthony Weiner lottò per salvare la sua vacillante candidatura a sindaco. Nonostante le richieste dei rivali per di farla finita con la sua campagna, inasprendo le critiche dalla direzione del partito, e la possibilità che rivelazioni più imbarazzanti potessero emergere, Weiner si era fermamente convinto che non avrebbe lasciato la corsa a sindaco. Quest’altro scandalo sessuale di Weiner causò scalpore negli Stati Uniti. Le foto scabrose, pubblicate sul sito Dirty.com (sito porno), lo misero in imbarazzo. “Weiner ha mentito di nuovo agli americani“, tale è l’impressione dominante. “Quello che chiediamo ora non è una seconda, ma una terza possibilità“. Anche il New York Times l’attaccò e gli chiese di ritirarsi dalla corsa per il posto di Bloomberg, in un editoriale molto duro. Nel frattempo, gli psichiatri intervistati su Weiner lo descrivono malato, incapace di controllare i suoi istinti. Ma Weiner non si arrendeva, sapeva che ci sarebbe stato un secondo “round” dello scandalo e insisteva: “Non è cambiato nulla. Tutto è passato vedo tutto nello specchietto retrovisore, si guarda al futuro, non al passato“. La moglie Huma Abedin di suo saltò nell’arena partecipando con lui in una conferenza stampa e scrisse anche un articolo per la rivista Harper: “Tutto ciò ha pesato sul nostro matrimonio. Era difficile perdonare Anthony. Ci sono voluti molto lavoro e molte terapie. Ma alla fine, ho salvato il nostro matrimonio per me, mio figlio e la nostra famiglia. Amo Anthony, so che è un uomo di valore e voglio dargli una seconda possibilità. Questo è qualcosa che si dovreste anche decidere, voi elettori di New York. Credo in lui e so che ama la sua famiglia e la sua città“. Huma era una figura centrale nella campagna del marito Anthony Weiner, sfilando accompagnandolo, usando le sue connessioni coi Clinton per raccogliere fondi per la campagna e rimanendo al suo fianco quando lottava per spiegare come e perché ha ripreso le sue scappatelle sessuali su Internet, mentre le rivelazioni simili l’avevano già costretto a dimettersi dal Congresso. Il supporto deo Clinton a Huma Abedin e mantengono le distanza da Weiner che non hanno mai sopportato. “Noi tutti vogliamo il meglio per Huma”, disse un amico dei Clinton e di Abedin. “Lei ha il sostegno di tutti per tutto ciò che è stato e d ha fatto da oltre dieci anni“, ha detto il testimone. “In Hillaryland, era doloroso vedere Abedin come un soldato in mezzo a rivelazioni imbarazzanti sulle trasgressioni sessuali del marito“. Addetti ai lavori sanno che Clinton non mosse un dito per aiutare a raccogliere fondi per la campagna di Weiner, quindi Abedin fece il giro dagli ex-donatori dei Clinton, raccogliendo quasi 150000 per finanziare la candidatura del marito a sindaco in soli due mesi, i documenti lo dimostrano. Alcuni ritengono che molti di questi donatori avrebbero pagato perché temevano di compromettere il loro rapporto con Hillary Clinton, se non lo facevano.
Sentiamo sempre più tra i democratici che i guai di Weiner potrebbero costringere Clinton a togliere di mezzo il marito di Huma perché lo scandalo Weiner appanna Abedin e, per estensione, Hillary Clinton, che vuole candidarsi alle presidenziali del 2016. “Basterebbe una loro parola pubblica o privata per por terminare alla carriera di Weiner“, disse una fonte collegata ai Clinton. Hank Sheinkopf, stratega democratico che ha lavorato per la campagna a sindaco di William Thompson ha detto che sarebbe stato fatto in privato. “Nessuno lo saprebbe mai“, disse. Diversi addetti ai lavori rifiutano qualsiasi idea che lo scandalo Weiner possa offuscare i Clinton, anche se non è detto che la preoccupazione dei Clinton per Abedin possa spingerli ad agire. “Non credo che ci siano implicazioni politiche, ma ci possono essere conseguenze personali ed emotive che li spingano ad interessarsene“. New York Times, Wall Street Journal e New York Daily News chiasero in sala al candidato sindaco Anthony Weiner di abbandonare la corsa a sindaco di New York dopo i messaggi e le foto che aveva inviato all’ex-collaboratrice della campagna di Obama Elaine Sydney. Il comitato di redazione del New York Times pubblicò un rimprovero caustico a Weiner, il Wall Street Journal pubblicò un articolo dicendo sprezzante su Anthony Weiner “non è un essere umano normale”. Daily News mise in evidenza un “Basta con queste menzogne e rivelazioni salaci, Weiner non è degno di guidare la prima città americana. Bastonatelo!” Nella sfilata del Giorno dell’Indipendenza di Israele del 3 giugno 2013 l’ha visto sventolare la bandiera israeliana chiamando la popolazione a votarlo a sindaco di New York. “Sono come un purosangue sulla linea di partenza“, disse prima della manifestazione. Secondo il Washington Times, le reazioni furono diverse per strada: “Quello che ha fatto nella sua vita privata e tutto ciò che ha fatto in passato, sono pronto a dimenticarli per amore di New York city“, disse uno spettatore. Altri erano meno entusiasti: “Ha abusato delle donne a New York e in giro, facendo quello che ha fatto. Non ha il diritto di essere qui“. Il Daily News nel frattempo affermava “Anthony Weiner è l’unico candidato ebraico a sindaco, ma l’ex-membro del Congresso è stato fischiato e deriso dutante la celebrazione dell’Israel Day. C’ era già aperta ostilità sulla strada per il municipio. Molti spettatori l’hanno applaudito augurandogli fortuna, ma altri gridavano “Non ci rappresenti!” o “Vattene, Anthony” e lo deridevano per lo scandalo sessuale che l’ha costretto alle dimissioni dal Congresso al grido “Tweettalo!”. “L’ebraismo crede nella redenzione”, disse un rabbino. “Molti hanno detto che i media sono fissate con lo sfortunato episodio su Internet. Se si considera chi sono le persone al Congresso e che hanno violato leggi, come quelle fiscali, la gente penserebbe che non dovrebbe dimettersi”. Weiner nel frattempo, disse che non era troppo preoccupato dall’allentamento del suo sostegno ebraico, dato che è ampiamente supportato: “ho rappresentato un quartiere che aveva una grande popolazione ebraica in tutta della mia carriera, aggiunse“.
L’impunità di tale casta ripugnante, ignobile e malvagia che domina il mondo è inevitabile visti i disastri mostruosi che ha causato con i suoi complotti machiavellici, distruggendo interi Paesi, massacrandone le popolazioni? Il mondo arabo e musulmano, anche il mondo tutto, è destinato ad essere un parco giochi per i vari poteri e il potere del denaro? Queste sono alcune delle domande che ci poniamo in conclusione.huma-master1050-v2

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora