Brexit: migrazione e produzione

Peter Lilley, Freenations, 25 novembre 2017Per decenni, a causa della libera circolazione dell’UE e delle migrazioni di massa verso la Gran Bretagna, era più economico assumere lavoratori immigrati che addestrare quelli inglesi, con effetti disastrosi per l’economia. Se il Regno Unito coglie l’opportunità creata dalla Brexit, può aumentare il tasso di crescita a lungo termine. Questa dovrebbe essere la priorità del governo perché i redditi stagnano dalla crisi finanziaria del 2008 e crescevano meno del loro potenziale da molto prima.

Introduzione di Rodney Atkinson
Questo sito ha promosso la filosofia del nazionalismo democratico, col libero scambio e gli investimenti internazionali che rendono superfluo il movimento in massa delle persone, si veda ad esempio: “I mercati rendono superflue le migrazioni di massa” (26 gennaio 2016). La prosperità e la pace internazionale si basano su tali politiche. Ma si affrontano i poteri sovranazionali dell’UE e dell’ONU decisi a controllare gli Stati nazionali e a creare barriere al libero scambio in modo che, invece di capitali e beni e servizi attraversino le frontiere, siano le persone a doversi spostare, abbattendo così l’omogeneità degli Stati nazione e sostituendoli con un corporativismo antidemocratico votato al potere e al profitto delle multinazionali e all’egemonia dei superstati che non rispondono agli elettori. Peter Lilley, ex-segretario di Stato per il commercio nel Regno Unito, mostra come la migrazione di massa sia stata disastrosa per l’economia inglese, con carenze in competenze peggiori oggi che non prima che arrivassero milioni di migranti alienati. Solo che ora abbiamo i massicci problemi aggiuntivi di scuole, servizi sanitari, strade, abitazioni e molto altro sovraccarichi. Mostra come le migliori aziende trasferiscano facilmente competenze ed addestrino i lavoratori inglesi senza affidarsi agli immigrati.

Peter Lilley: I redditi medi possono crescere solo alla velocità produttiva per persona. Solo due cose consentono alle persone di produrre più beni e servizi: migliori competenze e maggiori investimenti pro capite. Tuttavia, abbiamo perseguito una politica, inizialmente volontaria e poi a causa delle norme dell’UE che minano sistematicamente l’incentivo al miglioramento e investono nella riduzione allo stesso tempo del capitale sociale per persona. Questa politica si affida all’immigrazione di massa. Pronunciare tale affermazione è un’eresia. È diventato un atto di fede che l’immigrazione, in particolare specializzata, ci migliori. Tale dottrina ha dominato il dibattito grazie all’alleanza empia tra imprese che vogliono manodopera qualificata a buon mercato, mentre sono riluttanti ad intraprenderne la formazione, e un’intelligentia che segnala come virtù definire i controlli sull’immigrazione razzisti, rafforzata dagli eurofili che difendono la libertà di movimento. In effetti, lasciare che i datori di lavoro importino competenze che i cittadini inglesi potrebbero acquisire mina l’incentivo dei dipendenti a migliorare competenze e i datori di lavoro a formare ed investire, riducendo allo stesso tempo la quota di capitale per persona. Questa non è solo teoria. I datori di lavoro inglesi erano riluttanti a formare personale e a investirvi quanto i concorrenti molto prima della migrazione di massa. Gli inglesi hanno molto meno qualifiche tecniche e professionali rispetto ai principali concorrenti. Ma ciò è peggiorato da quando Blair aprì i confini prima a lavoratori non comunitari, poi a tutti gli europei dell’Est. I tempi di formazione per lavoratore si sono dimezzati tra il 1997 e il 2012. E nei sei anni successivi all’ammissione dell’Est europeo, i finanziamenti aziendali per la formazione sono diminuiti del 15%. Per invertire la tendenza, la nostra politica d’immigrazione deve cambiare priorità. Invece della prima opzione per le imprese di reclutare (a buon mercato) competenze dall’estero e formare i nostri cittadini solo se gli stranieri non sono disponibili, dovremmo invertire tale tendenza. Dovremmo addestrare i cittadini inglesi, se possibile, e solo importare competenze laddove ciò non sia fattibile. Il considerevole prelievo di apprendistato di Sajid Javid può al massimo arginare il declino della formazione finché i datori di lavoro possono importare competenze dall’estero. Ovviamente, non dovremmo impedire qualsiasi immigrazione dall’Europa o altrove. Esistono categorie di competenze che gli inglesi non possono acquisire dal datore di lavoro o dall’università, soprattutto “competenze specifiche aziendali”. Le aziende di successo sviluppano propri processi di produzione, sistemi di contabilità, metodi di marketing e così via. Quando si stabiliscono nel Regno Unito, spesso devono inviare personale per implementarli. Ad esempio, le aziende automobilistiche giapponesi hanno inviato manager e tecnici per introdurre sistemi di fornitura just-in-time, gestione Kaizen e ambienti di qualità. Hanno trasferito le competenze agli staff locali (prima di tornare in Giappone, quindi senza alcuna immigrazione). Successivamente tali competenze si sono diffuse nell’industria inglese. Pertanto, dovremmo consentire trasferimenti intra-aziendali e limitate altre categorie di dipendenti UE e non UE. Naturalmente, i controlli più rigorosi sull’immigrazione volti a incoraggiare l’aumento delle competenze dei lavoratori inglesi e ad aumentare gli investimenti saranno accompagnati dagli squittii di gruppi imprenditoriali che usano vari argomenti.
Primo, dicono che non è economico addestrare i lavoratori inglesi. Quando col comitato Brexit Select visitai Sunderland, fummo accolti dai consigli locali, CBI, IoD, ecc. che affermavano che la loro principale preoccupazione per la Brexit era che non avrebbero più potuto assumere competenze dall’UE. Nissan, il più grande datore di lavoro locale, non era presente, ma ricordo di averne visitato lo stabilimento quando ero ministro del Commercio e dell’Industria e chiedevo se avessero difficoltà a reclutare impiegati qualificati. Erano troppo educati per osservare che si trattava di una domanda stupida; a Sunderland non c’erano operai metalmeccanici qualificati! Ma essendo giapponesi, non gli venne mai in mente di reclutarli all’estero. Formarono il personale locale e ora i 7000 impiegati inglesi della Nissan sono tra i lavoratori metalmeccanici più produttivi al mondo. Se la dottrina di CBI e co. fosse prevalsa, ci sarebbero stati 7000 europei dell’Est in quella fabbrica e i locali starebbero impacchettando hamburger.
Secondo, dicono che ci sono carenze. Blair affermò che avevamo bisogno di più immigrati per occupare 600000 posti vacanti. 4 milioni di immigrati dopo ci sono ancora oltre 700000 posti vacanti! Gli immigrati consumano tutti i beni e i servizi che producono, creando la domanda per la stessa quantità di lavoro che forniscono. Inoltre, la penuria nel mercato libero esiste solo dove la retribuzione avviene al di sotto del livello di compensazione sul mercato. Se limitiamo l’immigrazione laddove vi è carenza di competenze interne, le retribuzioni aumenteranno in qualche modo (vi sono già segnali perché meno lavoratori europei arrivano nel Regno Unito), aumentando gli incentivi a formare, acquisire competenze ed investire: esattamente ciò che è necessario.
Terzo, ci viene detto che gli inglesi si rifiutano di apprendere le competenze che ci servono. La carta del NHS viene invariabilmente usata: “abbiamo bisogno di infermieri e medici stranieri perché pochi inglesi sono disposti a fare questi lavori”. Non è vero. Fino all’anno scorso oltre 30000 candidati inglesi per corsi di infermieristica venivano respinti ogni anno, secondo il Nursing Labour Market Review 2016. Le università possono accettare numeri illimitati per ogni facoltà, dall’arte alla zoologia, tranne infermieristica e medicina dove gli ingressi sono strettamente limitati. Questo perché le borse provenivano dal budget del NHS, ed era più economico reclutare all’estero (comprese le infermiere addestrate coi nostri aiuti esteri) che addestrare più candidati nazionali. Quasi certamente non l’avete mai sentito sui media “liberali” che non sembrano preoccupati dalle migliaia di giovani inglesi a cui viene impedito perseguire la vocazione. I fatti scomodi che minano la tesi dell’immigrazione di massa non vanno trasmessi.
Quarto, le stime dell’impatto economico della migrazione di solito ignorano l’impatto sul capitale sociale per persona. Sia la nostra produttività che la nostra qualità della vita dipendono dalla quantità di capitale investito nelle nostre fabbriche, uffici, strade, ospedali, scuole, case ecc. Secondo i conti nazionali, l’investimento ammonta a 129000 sterline pro capite. Curare 5,1 milioni di emigrati unitisi alla popolazione dal 2000, con un capitale sociale simile costerebbe 660 miliardi di sterline di investimenti che non abbiamo fatto. Da qui la crisi abitativa, le infrastrutture congestionate, gli ospedali affollati e la mancanza di posti a scuola, tutto visibile. Da qui anche l’investimento inadeguato (per la forza lavoro allargata) in impianti, macchinari, software ecc., che si manifesta solo sulle cifre relative la produttività. Non dovremmo biasimarne i migranti, ma chi, per profitto o correttezza politica, ignora le semplici verità economiche e gli ardui fatti economici.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le carenze militari degli USA: essere i più costosi non significa essere i migliori

Andrej Akulov SCF 29.11.2017L’aumento delle spese militari è una delle principali promesse della campagna presidenziale del presidente Trump. La spesa fiscale per la difesa 2018 presentata dal comitato congiunto Camera-Senato arriva a 692 miliardi di dollari, inclusi 626 miliardi per le spese di base e 66 per il fondo per le Overseas Operations (OCO). Ci sono altre spese relative ad altre agenzie di sicurezza, che superano i 170 miliardi. Includono l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare del dipartimento per l’Energia, il dipartimento per gli Affari dei veterani, il dipartimento di Stato, la Sicurezza nazionale, l’FBI e la sicurezza informatica del dipartimento di Giustizia. Le spese per la difesa rappresentano quasi il 16% di tutte le spese federali e la metà delle spese discrezionali. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa nazionale degli altri otto maggiori bilanci nazionali per la difesa del mondo: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone. Le discussioni sulla necessità di aumentare le spese militari sono una questione popolare. È opinione diffusa che gli Stati Uniti siano la potenza militare più formidabile che il mondo abbia mai visto. Senza dubbio, la potenza militare statunitense è grande, ma le loro forze armate non sono impeccabili. I piani di costruzione incontrano molti ostacoli. Ci sono punti deboli abbastanza gravi da mettere in dubbio l’efficacia degli attuali programmi di difesa e la preparazione al combattimento dei militari, sia in una guerra nucleare che convenzionale. Alcuni esperti sostengono che un primo attacco statunitense eliminerebbe la maggior parte della capacità di secondo attacco della Russia, con un numero limitato di missili nucleari da lanciare per rappresaglia bloccati dalla difesa antimissili balistici. Non vale la pena entrare nei dettagli. Anche se missili nei silo e sottomarini nucleari lanciamissili balistici strategici (SSBN) ormeggiati nelle basi venissero messi fuori combattimento, gli SSBN e gli aerei strategici russi di pattuglia si vendicherebbero, infliggendo danni inaccettabili. Il rischio c’è sempre ed è imprevedibile. Nessuno sano di mente ci proverebbe. In effetti, esiste la minaccia rappresentata dai missili da crociera a lungo raggio basati in mare e aria e dai bombardieri stealth B-2. Ma “alcuni” non bastano per un primo attacco. Se il nemico mantiene la capacità d’infliggere danni inaccettabili con un attacco di rappresaglia, la capacità limitata di colpirlo per primo è inutile. Inoltre, la velocità dei vettori è relativamente lenta e il rilevamento tempestivo è impossibile da evitare. Molta fuffa viene sollevata dal concetto Prompt Global Strike (PGS): la capacità d’attacco aereo convenzionale mirato in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. Nessuna arma del genere è all’orizzonte nonostante gli sforzi finora applicati. Con spese per la difesa molto più ridotte, la Russia guida la corsa. La tecnologia delle armi ipersoniche “Boost Glide” presuppone l’uso di missili balistici o bombardieri, che verrebbero rilevati. Il PGS lanciato con alianti verrebbe avvistato provocando la rappresaglia nucleare. Gli Stati Uniti in realtà commetterebbero un suicidio colpendo la Russia con armi convenzionali innescando la risposta nucleare. Il primo missile d’attacco rapido convenzionale della Marina degli Stati Uniti fu testato il 30 ottobre. L‘US Navy iniziò a studiare il missile balistico a raggio intermedio lanciato da sottomarini (SLIRBM) per adempiere alla missione PGS intorno al 2003. Ma compiva la prima prova 13 anni dopo! E il vettore era un missile balistico. Viene confermato dal Cmdr. Patrick Evans, portavoce del Pentagono, che dichiarava: “Il test ha raccolto dati sulle tecnologie di spinta cinetica ipersonica e sulle prestazioni sperimentali nel volo atmosferico a lungo raggio“. Quindi, tecnologia che prolunga il volo. Il passaggio dai missili balistici a quelli ipersonici con traiettoria da crociera sin dall’inizio, per evitare che l’avversario confonda un missile balistico convenzionale con un missile nucleare, è ancora un sogno irrealizzabile. Non c’è nulla di testato finora. Il concetto PGS non potrà piegare la Russia. Colpire gruppi di terroristi con armi costose e sofisticate è delirante; non sono obiettivi per cui sprecare queste costose armi. E il principio del rapporto costo-efficacia? Ad ogni modo, dopo un grande sforzo, il programma PGS offre poco di cui essere orgogliosi, almeno per ora.
Il Congresso ha stanziato 190 miliardi di dollari per i programmi di difesa contro i missili balistici (BMD) dal 1985 al 2017. Per quasi due decenni, gli Stati Uniti hanno cercato di acquisire la capacità di proteggersi da limitati attacchi missilistici a lungo raggio. Alcuni risultati sono stati evidentemente esagerati. Sono disponibili capacità molto limitate contro missili non sofisticati e senza alcun rapporto con l’arsenale di Russia o Cina. In realtà, nulla è riuscito per poter parlare seriamente di reali capacità BMD. Il laser aerotrasportato YAL-1 è un esempio di sforzo costoso fallito. Il laser da 5 miliardi è in deposito. Il MRAP (Veicolo protetto contro le mine) è un altro esempio di fallimento. L’investimento di quasi 50 miliardi nel MRAP non ha senso. I veicoli pesantemente protetti non sono più efficaci nel ridurre i danni dei veicoli corazzati medi, sebbene siano tre volte più costosi. Molti veicoli MRAP sono stati consegnati a forze partner o venduti per rottamarli. Lo Stryker è la spina dorsale dell’esercito. Dopo anni di servizio, non ha ancora potenza di fuoco e protezione. Stryker sono andati persi in Afghanistan, dove il nemico non aveva blindati, aviazione, artiglieria o armi anticarro efficaci. Il veicolo ha uno scafo sottile. Uno Stryker è inutile contro un carro armato. Non è progettato per manovrare contro altri veicoli da combattimento ed è destinato a essere sconfitto dal nemico. Non ha protezione antiaerea. A cosa serva è una domanda senza risposta. L’esercito statunitense è scarsamente protetto dalle minacce aeree. Il THAAD è buono solo per la difesa missilistica, non per la difesa aerea. Il Patriot PAC-3 è destinato a contrastare missili balistici e da crociera tattici. Ha una capacità molto limitata contro gli aerei. PAC-1 e PAC-2 compatibili con gli aeromobili sono stati aggiornati nella variante PAC-3 e venduti all’estero. Non sono rimasti che gli Stinger portatili a corto raggio, con una gittata di 8 km e una quota massima di 4 km. Questo è uno svantaggio molto serio che rende le truppe estremamente vulnerabili ai raid aerei.
La nave da combattimento litoranea della Marina (LCS) è una classe di navi di superficie relativamente piccole destinate alle operazioni nel litorale (vicino le coste). Era destinata ad agire da nave agile e furtiva in grado di eliminare minacce antiaccesso e asimmetriche nei litorali. Il mese scorso, i costruttori navali Austal e Lockheed Martin ricevettero 1,1 miliardi per costruirne due. Sviluppo e costruzione di questa classe di navi sono afflitti dai costi. Le LCS sono afflitte anche da numerosi problemi, tra cui fratture strutturali, guasti del sistema informatico, fusione dei gruppi elettrogeni, tubi che scoppiano, problemi di propulsione ed errori di trasmissione potenzialmente disastrosi. E per giunta, gli ufficiali sono scettici sull’efficienza in combattimento. L’anno scorso, il presidente del comitato dei servizi armati del Senato John McCain criticò il programma, affermando che ben 12,4 miliardi di dollari sono stati sprecati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per 26 navi da combattimento litoranee prive di capacità di combattimento. Secondo il direttore del test operativo e di valutazione del Pentagono, J. Michael Gilmore, alcuna delle due varianti LCS ora costruite da appaltatori concorrenti sopravviverebbe in combattimento, un fatto che mina l’intero concetto operativo della classe. È improbabile le LCS possano adempiere ai requisiti della difesa aerea della Marina. La nave è equipaggiata per una missione alla volta. Le LCS, male armate e prive di sensori, sacrifica moltissimo all’alta velocità, compresa l’autonomia e probabilmente la resistenza ai danni. Non è chiaro il motivo per cui la Marina dovrebbe averne bisogno. Corvette e fregate europee sono meno costose e più efficienti.
L’F-35 diventerà la spina dorsale dell’US Air Force e della Navy. Dovrebbe sostituire e migliorare diversi velivoli attuali ed obsoleti. Avviato nel 2001, il programma è il progetto più deficitario nella storia degli Stati Uniti. Quasi un decennio indietro rispetto al programma, non è riuscito a soddisfare molti dei requisiti progettuali originali. Il presidente Trump ha interrotto il programma a febbraio. Il costo unitario per aereo, superiore ai 100 milioni, è il doppio di quanto preventivato. Commercializzato come aereo da combattimento multiruolo potente e conveniente per garantire la supremazia aerea, risulta carente in queste cose. Gli aerei al momento non possono volare in caso di maltempo o di notte, e non sono stati impiegati in combattimento. Con così tanti soldi e tempo spesi, è troppo tardi per cancellare il programma o modificarlo significativamente. Il Pentagono ha dichiarato che l’F-35 “è troppo grande per fallire”. Secondo la CNBC, “L’F-35 simboleggia tutto ciò che c’è di sbagliato nella spesa della Difesa statunitense: produttori incontrollati ed incontrollabili (in questo caso, Lockheed Martin), e una cultura del Pentagono incapace di seguire adeguatamente i dollari dei contribuenti“. Mandy Smithberger del progetto di riforma militare Straus ritiene che “molti perdite derivino da cattiva gestione e concorrenza nei principali programmi di acquisizione come F-35 e LCS”. La portaerei Gerald Ford costava 13 miliardi di dollari produrla. È in ritardo di due anni e, secondo il principale tester del Pentagono, non può combattere. Ha problemi col controllo aereo, il movimento munizioni, l’autodifesa, lancio ed atterraggio di aerei. Un rapporto dell’Ufficio per la responsabilità del governo ha rilevato che la combinazione di problemi di costi, ostacoli ingegneristici e sistemi tecnologici non testati è allarmante e va affrontata dal Congresso. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che nell’epoca dei missili a lungo raggio e potenti, le portaerei saranno obsolete (ma ancora incredibilmente costose) come risorse strategiche.
Le perdite del Pentagono sono aumentate vertiginosamente. Il rapporto 2016 dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa rilevava che l’esercito ha speso 2,8 trilioni di dollari per aggiustamenti di voci contabili errate in un solo trimestre del 2015 e 6,5 trilioni per l’intero anno. Il servizio mancava di ricevute e fatture per supportare quei dati o semplicemente li inventava. Secondo War is Boring, “Il comando delle operazioni speciali degli USA ha speso milioni di dollari per droni minuscoli senza sapere che non funzionavano, il dipartimento per i Veterani ha speso 6 miliardi usando carte d’acquisto per piccole transazioni e l’esercito cerca disperatamente di assumere qualcuno per installare, riparare ed ispezionare le attrezzature per parchi giochi delle scuole del Pentagono in Europa“. Aggiungete gli scandali per martelli da 100 dollari, sedili dei WC da 300 dollari e muffin da 16 dollari. La spesa di 50000 dollari per indagare su bombe capaci d’inseguire elefanti africani è la storia di spreco del Pentagono preferita da tutti. Nonostante sia al vertice delle spese militari, l’esercito statunitense ha gravi carenze ed è impantanato nei problemi. Le carenze nella pianificazione militare riducono notevolmente le capacità operative. Il rapporto costo-efficienza è un grosso problema. Essere il più costoso non rende automaticamente l’esercito statunitense il migliore.

Lo YAL-1 rottamato

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La fine della Merkel è vicina

Tom Luongo, 20 novembre 2017Questo è un titolo che aspettavo di scrivere da sei anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel non può mettere insieme una coalizione. È il risultato di un’elezione che ha visto l’ascesa della populista Alternative for Germany (AfD) e la caduta dei socialdemocratici, guidati dal guappo di Soros Martin Schultz. Ora i Liberaldemocratici (FDP) guidati da Christian Lidner, capiscono quanto sia forte la loro posizione. Non devono fare un cattivo affare con Merkel per avere il posto a tavola solo per doverla condividere con i Verdi ideologicamente opposti. Possono forzare un nuovo voto, vedere al rialzo e insieme ad AfD chiedere una fetta molto più grande della torta. Ma infine, se il partito di coalizione CDU/CSU della Merkel dovesse restare, e non c’è alcuna garanzia, dovrà rinunciare alla Merkel se vuole sopravvivere elettoralmente. Comunque, la CSU guidata dal governatore bavarese Horst Seehofer potrebbe staccarsi dalla CDU rendendo impossibile qualsiasi coalizione senza un nuovo voto.

L’ultima battaglia del Merkelismo
L’unica cosa in cui l’articolo del Washington Post ha ragione è che la decisione ora spetta al presidente Frank-Walter Steinmeyer. Descrive tre scenari, alcuno dei quali ovvio, un nuovo voto. Ma è un anatema per lo Stato profondo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi va ignorato dal Post. Un nuovo voto, tuttavia, è ciò che è probabilmente sul tavolo. Le potenze in Europa l’impediranno il più a lungo possibile e cercheranno di trascinarla al Bundestag nella speranza che Merkel possa formare un governo di minoranza. Ma, francamente, non vedo perché qualcuno lo vorrebbe, oltre a bloccare l’accesso al potere all’AfD. Con un governo di minoranza il blocco elettorale AfD di quasi 100 seggi è nella posizione assai forte per siglare accordi con gli altri partiti, che pubblicamente affermano che non vi collaboreranno mai. Quindi, la realtà di un nuovo voto è alta. E ciò significa vantaggi per i cosiddetti partiti conservatori CSU, FDP e AfD. Lo scenario da incubo per tutti è l’avanzata dell’AfD oltre il 15% in qualsiasi nuovo voto. Staccando il 6,8% della CSU, la CDU della Merkel ha ottenuto solo il 26,8% dei voti a settembre. Mettere insieme un governo non migliorerà la posizione della CDU. Mentre FDP, CSU e AfD ci guadagnano garantendo che il Merkelismo sia completamente respinto. I socialdemocratici si sono tagliati la gola, prima entrando nella grande coalizione con la Merkel dopo le ultime elezioni e dopo candidando Schultz come ovvia mossa del cavallo della Merkel. Non si può sottolineare abbastanza che Schultz viene ritenuto l’oppositore candidato contro la Merkel solo per perdere, come McCain e Romney negli Stati Uniti. Il suo compito era incanalare i voti per la Merkel dai socialdemocratici. Ma non ha funzionato. Ciò che è successo è il completo collasso del sostegno alla Merkel, un mutamento della mentalità tedesca. Questo è l’opposto di ciò che volevano Merkel e Schultz. Sono euristi innanzitutto. E mentre il sentimento per l’UE in Germania è ancora favorevole, non lo è a scapito dei valori tedeschi, e francamente, delle donne tedesche.

Le divisioni sull’immigrazione si approfondiscono
La radicale adesione della Merkel all’ideologia dei confini aperti di Soros le costerà la cancelleria. Getterà inoltre l’UE in un vero e proprio tumulto mentre il suo capo viene deposto da un elettorato tedesco che non è più totalmente dedito al suicidio culturale come penitenza per l’Olocausto. Questo lascia il toy-boy francese Emmanuel Macron alla guida dell’UE nel momento in cui è necessaria una forte leadership per gestire la nascente crisi del sistema bancario. Esitavo nel definire la fine dell’UE, in quanto è attualmente prevista tra un paio d’anni. L’ascesa dei movimenti populisti in Europa è stata lenta ma costante. Nonostante sia riuscito a vincere Macron in Francia, la populista del Front Nationale Marine Le Pen ha battuto i principali partiti francesi. Mentre possiamo ancora definire lo scenario “Incontra il nuovo boss, lo stesso vecchio boss” in Francia e Germania, l’ondata populista in Europa non ha ancora raggiunto il picco. La fine del Merkelismo ne è il risultato naturale. Era da sempre una posizione politica senza uscita. Un’Europa federata secondo i termini della Germania non sarebbe mai stata stabile oltre la generazione che l’ha venduta. E’ stata costruita sulla base della divisione, riversando le ricchezze del continente ai tedeschi a scapito di tutti gli altri. Come delineavo in questo articolo ad ottobre: “Finora la Germania ha utilizzato l’Europa meridionale come discarica, scambiando il debito sovrano italiano e portoghese con le BMW. Ma questo schema ha raggiunto il limite e fa a pezzi l’Unione europea. La Germania non vuole fermare l’accordo e non vuole pagare la sua “giusta parte” dell’onere per la risoluzione, cioè ridurre il debito di ciò che considera Paesi “Club Med”. I politici tedeschi come Merkel sfruttano cinicamente questo cinismo per vantaggi politici ma, ora che s’è raggiunto il limite del debito, si smaschera per nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo statunitense, non da leader della Germania”.

L’UE non sopravviverà alla Merkel
Ed è qui che andiamo sull’Europa. Una volta che la Merkel se ne sarà andata, inizierà lo smantellamento dell’attuale versione del progetto europeo. Macron è l’elite del Piano-B, un naif facilmente influenzato che promuoverà qualsiasi sciocchezza pazzoide vogliano. Questo significa:
– Un esercito dell’UE per soggiogare gli Stati separatisti.
– Nuove regole bancarie che assicurino che i depositanti vengano spazzati via dalla prossima crisi finanziaria .
– Più pressione legale e politica sugli Stati dell’Europa orientale come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca che respingono con tutto il cuore il Merkelismo.
– Turbolenze politiche in Italia e Spagna che vedranno l’apertura a una maggiore autonomia dato che il messaggio di Bruxelles sarà meno volto al salvataggio delle banche tedesche dal contagio.
La Merkel stava tenendo tutto questo insieme, ma i risultati delle elezioni rendono impossibile continuare. La sua eredità sarà un’Europa divisa lungo vecchie linee tribali, esattamente l’obiettivo opposto dell’UE. Soros e il resto delle élite del mondo unificato cercheranno di usare il caos per forgiare una nuova identità europea, un’Europa più forte. Ma non contateci. Theresa May regge meglio del previsto ai colloqui sulla Brexit. L’amministrazione Trump riesce a cavarsela internamente e ciò significa porre fine a John McCain come presidente via Senato. Una volta che Trump avrà una vera maggioranza e l’opposizione nel GOP debitamente neutralizzata, sosterrà la resistenza contro i resti del Merkelismo. Perciò va osservato attentamente l’assalto ai pilastri del Merkelismo. L’uscita della “Lista di Soros”, i parlamentari sotto suo controllo, è significativa. Lo è anche l’abbandono dei Clinton da parte dei democratici di ogni forma e dimensione. La perdita di fiducia diplomatica e, cosa più importante, del rispetto degli Stati Uniti da parte degli alleati su ciò che riguarda la Siria, come avevo già sottolineato, vi giocherà pure. E una volta che il nuovo voto confermerà la tendenza contro il Merkelismo in Germania, avremo chiarezza su come sarà la prossima fase di questa storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Brexit e il cavallo di Troia dell’UE

Rodney Atkinson, Freenations 12 novembre 2017

14000 tedeschi, francesi ed italiani hanno chiesto la cittadinanza inglese a fine giugno 2017, rispetto ai 4500 nel giugno 2015. Forse alcuni fuggono dal parlamento europeo che si svela “un focolaio di molestie sessuali” o leggono delle nuove manovre di guerra dell’esercito tedesco prevedono la dissoluzione dell’Unione europea con “altri Stati che lasciano il blocco”.Le buone notizie della Brexit
Le notizie economiche della Brexit rimangono eccellenti. La disoccupazione è diminuita di 52000 unità nei tre mesi prima di agosto. Il tasso di disoccupazione del 4,3% rimane il più basso da decenni! L’attività nei servizi (pari a due terzi dell’economia) è salita a 55,6 ad ottobre partendo da 53,6 di settembre, dove qualcosa in più di 50 significa crescita. L’indice di produzione a ottobre è salito a 56,3 da 56 di settembre, quindicesimo mese consecutivo di espansione. Più del 50% dei produttori ha dichiarato di prevedere una produzione più alta quest’anno. La produzione industriale del Regno Unito è cresciuta al ritmo più veloce fino a settembre, secondo i dati ufficiali, con una crescita del 0,7% rispetto al mese precedente. È cresciuta per sei mesi consecutivi, un’attività realizzatasi 23 anni fa. La City di Londra rimane, come mostrato in un recente articolo, il principale centro finanziario mondiale. Da alcuna parte l’UE vi si avvicina. Se c’è una minaccia dallo scenario “niente accordo”, riguarda l’UE. La Banca d’Inghilterra (continuando con Mark Carney a giocare il gioco politico del “piano della paura”) recentemente suggeriva che 75000 posti di lavoro potrebbero lasciare Londra in caso di “niente accordo” sulla Brexit. Ma il 60% delle istituzioni finanziarie dell’UE passa dal Regno Unito rispetto al contrario. Quindi, in caso di mancato accordo, con entrambe le parti che cercano di accedere al mercato altrui spostando posti di lavoro da una giurisdizione all’altra, il risultato netto sarà un grande guadagno di posti di lavoro per Londra. Ma, naturalmente, ciò non viene riportato dalla BBC, è una verità “indesiderata”! È emerso inoltre che le banche inglesi fanno prestiti equivalenti al 9 per cento dell’economia dell’UE, per cui qualsiasi restrizione alla City sarebbe un suicidio per l’UE! Nelle assicurazioni, Londra è il quarto mercato mondiale e nel mercato dell'”insurtech” ad alto valore, in cui vengono sviluppati modelli assicurativi innovativi, il Regno Unito è secondo solo agli Stati Uniti. Nel caso delle flottazioni aziendali (offerte pubbliche iniziali come sono oggi chiamate), Londra è molto più avanti rispetto alla concorrenza europea. Nel 2017, i valori delle flottazioni a Londra è stato pari a 7,2 miliardi di dollari, secondo era un altro non aderente all’UE, la Svizzera, con 5 miliardi, Francoforte aveva solo 2,2 miliardi. Nel frattempo il segretario al Commercio statunitense Wilbur Ross salutava la prospettiva di un accordo commerciale cogli Stati Uniti, sottolineando il già “enorme traffico” tra Stati Uniti e Regno Unito e accusava l’UE di “protezionismo estremo”. Infatti sappiamo da anni (ma i media inglesi non lo dicono) che il peggior commerciante al mondo è l’Unione europea. L’UE è accusata di aver violato le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio più di qualsiasi altro Stato.

Restano arroganza, ignoranza e snobismo
Il deputato laburista Barry Sheerman causava un flame sui social media sostenendo che “la gente più istruita ha votato per rimanere“. Riflettendo la moglie giudice e di sinistra che citammo dopo il voto per la Brexit, che affermò che il futuro dei suoi figli era stato compromesso dalla “spazzatura operaia del nord“. E mi accorgo che quel burlone perenne di Richard Branson aveva detto che il Regno Unito rientrerà nell’UE “dopo che i vecchi elettori saranno morti“. Come al solito, il “bimbo dalle attenzioni speciali” Branson (“c’erano alcuni argomenti di cui non so proprio nulla, intendo (inintelligibile) la matematica, per anni non sono riuscito a risolvere la differenza tra lordo e netto“) mostra un’ignoranza straordinaria. Un recente sondaggio ha mostrato che ben il 74% del pubblico concorda sul fatto che “alcun accordo è meglio di un pessimo accordo” e tra i 18 e i 34 anni la percentuale arriva al 75%. I sondaggisti dell’Opinium hanno scoperto che il 37% sostiene il “niente accordo” con solo il 25% che sostiene un periodo di transizione nel mercato unico e solo il 23% che ancora pensa che la Brexit vada abbandonata.

Il cavallo di Troia dell’UE, sfruttamento imperialista di 3 milioni di cittadini dell’UE nel Regno Unito
Come molti di noi pensavano possa accadere, i tentativi di May di prendere tempo hanno portato solo a maggiori pretese dall’UE prima d’iniziare i negoziati commerciali. Ogni volta che May menziona una cifra più elevata, viene smentita da Bruxelles come insufficiente. Presto anche gli ingenui vedranno che “abbastanza non basta mai per l’UE” ma “basta è abbastanza” per noi. In realtà non possiamo ritardare la liberazione da tale sistema protezionistico, intrusivo e corporativo-fascista dell’UE. I studiati ritardi dell’UE, incoraggiati dal governo francese, tentano di prolungare la vecchia certezza affaristica che le grandi aziende lascino il Regno Unito, sperando vadano a Parigi. Il negoziatore dell’UE Michel Barnier affermava al giornale Les Echos che la seconda fase dei colloqui “sarà molto difficile e durerà anni“. Il futuro rapporto commerciale tra UK e UE è “la cosa più importante”, perciò l’UE ha bloccato i negoziati commerciali per così tanto tempo? La portata degli atteggiamenti imperialisti della classe politica dell’UE (come dimostrano Barnier e Guy Verhofstadt, negoziatore eurofanatico anti-inglese del Parlamento europeo) è chiaro nello sfruttamento dei 3 milioni di cittadini dell’UE fuggiti nel Regno Unito per sottrarsi alla disoccupazione di massa nell’UE, ampliando i lavoratori che vivono a Londra, per richiederne uno status speciale proiettando il potere della Corte europea anche dopo la Brexit; questi “cittadini” vengono sfruttati come cavallo di Troia imperialista.

Il commercio per l’UE è una questione di “vittoria o morte”
Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, di solito tra i più affabili funzionari dell’UE, ha tradito una mentalità “da somma zero, dominio e fortezza Europa” dell’Unione europea, dicendo che la Brexit è stato il “test di stress più duro dell’Unione europea, e quindi va mantenuta la nostra unità indipendentemente dalla direzione dei colloqui. Se non ci riusciamo, i negoziati si concluderanno con la nostra sconfitta”. Solo chi cerca il confronto e la “sconfitta” dell’altro considera i negoziati su commercio e cooperazione una battaglia in cui una parte deve “perdere”. Nella fortezza imperial-corporativa Europa “gli stranieri” non sono amici, ma nemici. Il potere è la chiave, non democrazia o volontà internazionale o libero scambio. Come disse Helmut Kohl “Possiamo avere ragione in politica e in guerra“. La Gran Bretagna per decenni fu azionista per il 16% e “beneficiaria” dei prestiti della Banca europea per gli investimenti. Infatti i prestiti valgono poco poiché confezionati nelle diverse valute e ogni mutuatario inglese deve pagare di più per coprire il rischio del cambio, e sempre legati al commercio e ai governi del “progetto europeo”. Alexander Stubb, vicepresidente della banca, affermava che il Regno Unito dovrà attendere il 2054 per riavere indietro gli investimenti. Il valore del capitale inglese presso la banca è circa 8,9 miliardi di sterline. Uscendo dall’UE, naturalmente desideriamo vendere tale quota ad altri investitori. Questo sembra ciò che l’UE vuole bloccare. Quando l’UE afferma che abbiamo ancora delle responsabilità, ci chiede di pagare prima di andarcene. E quando abbiamo un patrimonio come l’EIV, ci chiedono di aspettare 40 anni.

Sempre più europei abbandonano l’UE

Questi continui attacchi dall’UE non incoraggiano le persone a lasciare il Regno Unito. Piuttosto è il contrario. Infatti, nel massimo impegno che la gente può rivolgere al Regno Unito, richiederne la cittadinanza, c’è stata una corsa dei “cittadini” dell’UE. 14000 tedeschi, francesi e italiani hanno richiesto la cittadinanza inglese nell’anno precedente fine giugno 2017 rispetto ai 4500 al giugno 2015, mentre le domande da Polonia, Lettonia e Lituania sono aumentate da 6000 nel giugno 2015 a 9900 nel giugno 2017. Forse alcuni fuggono dal parlamento europeo rivelatosi “un focolaio di molestie sessuali” o forse hanno letto delle nuove manovre dell’esercito tedesco, in cui uno degli scenari è la rottura dell’Unione Europa con “più Stati che lasciano il blocco”. Un vero scenario realistico!Traduzione di Alessandro Lattanzio

Qatar: è il momento delle confessioni…

Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 28 ottobre 2017Non fu che nell’aprile del 2016 che si sentì l’ex-primo ministro del Qatar, Shayq Hamad bin Jasam o “HBJ”, affermare in un’intervista a Rula Qalaf del Financial Times [1]: “Voglio dire qualcosa per la prima volta… Quando iniziammo ad impegnarci in Siria nel 2012, ricevemmo via libera col Qatar alla guida (delle operazioni), perché l’Arabia Saudita non voleva farlo. Poi ci fu un cambio politico e Riyadh non ci disse che ci voleva retrocedere. Inoltre, ci ritrovammo concorrenti e non era un bene“. Sulla Libia è vergognoso che HBJ riassumesse l’aggressione omicida degli alleati con tale odiosa metafora: “C’erano troppi cuochi, il piatto si rovinò“! Ciò che HBJ non disse è che il via libera statunitense-sionista passò col rosso perché le turpitudini del Qatar commesse in Siria, in stretta collaborazione con la Turchia e una fazione di Hamas attraverso al-Qaida e Fratellanza musulmana, non riuscirono a distruggere lo Stato siriano in pochi mesi come previsto. Ci torneremo…
Il 25 ottobre 2017 riservò le sue confidenze alla televisione ufficiale del Qatar “Masrah TV”. Intervista di 110 minuti su Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn; relazioni con Iran, Israele, Fratellanza musulmana; sostegno alle cosiddette rivoluzioni arabe, ecc. Intervista ritenuta “di grande importanza” dalla rete qatariota che riepiloga le sue dichiarazioni in queste poche righe:
– Deploro profondamente la creazione della rete televisiva “al-Jazeera”.
– Contattai gli sciiti del Bahrayn per una “riconciliazione”. Il problema fu risolto con la forza. Sono contrario a tale tendenza.
– Informammo re Abdullah dei nostri contatti con Gheddafi e delle sue cattive intenzioni verso l’Arabia Saudita.
– Ogni capitale degli Stati del Golfo deve avere un ruolo specifico al di fuori di qualsiasi confronto, l’Arabia Saudita è la sorella maggiore che deve proteggerci in quanto piccolo Paese.
– Con questa crisi, abbiamo dato spettacolo in tutto il mondo, mentre i nostri popoli che vivevano in armonia cominciano a litigare e ad insultarsi.
– Tutti vanno negli Stati Uniti, dando dati veri e falsi sui rispettivi Stati, informazioni che saranno uno di questi giorni usate contro tutti noi danneggiandoci”.
Sarebbe tedioso tornare su ciascuno di tali punti e molti altri omessi dalla lista, come ad esempio:
– Per ammissione del generale Petraeus degli Stati Uniti, l’ufficio dei taliban a Doha fu aperto su richiesta ufficiale degli Stati Uniti, per usarlo come “hub” dei negoziati per il recupero dei prigionieri. Nel 2003, dopo la demolizione del Grande Buddha, gli rifiutammo l'”ambasciata” nonostante la pressione degli Stati Uniti, dicendo che l’avremmo concesso a uno Stato riconosciuto a livello internazionale.
– Partecipammo alla guerra allo Yemen senza saperne la ragione. I sauditi ce lo chiesero e accettammo.
– Quando l’ambasciata saudita fu attaccata in Iran, ritirammo l’ambasciatore, mentre avevamo eccellenti relazioni con l’Iran, rispettandone intelligenza e diplomazia e siamo partner presso l’enorme giacimento di gas che condividiamo.
– Negli ultimi anni interrompemmo i rapporti con l’Iraq perché la politica saudita lo pretese. Ma adesso li abbiamo restaurati senza neppure dirlo al GCC! Restaurazione che approvo e che avrebbe dovuto essere fatta molto prima.
– Non abbiamo particolarmente sostenuto la Fratellanza musulmana. Avevamo solo relazioni interstatali quando Mursi era al potere in Egitto.
– Sulla registrazione delle conversazioni con Gheddafi sul cambio di regime in Arabia Saudita, HBJ è costretto ad ammettere che sono autentiche. Ma “nonostante il rispetto dovuto a una morte di cui non va detto che il bene”, l’accusò di aver defraudato gli EAU vendendogli una raffineria che non esisteva e di aver estorto il Qatar, senza dire altro.
– Su Israele, tutti sanno che: “Il suo reddito nazionale supera quello di qualsiasi Paese arabo, mentre non ha petrolio (!?)… ha cervello e quattro milioni di persone, di cui tre dalla doppia nazionalità, il che significa che possono emigrare ma rimangono perché hanno un obiettivo che cercano di raggiungere. Noi tutti ne cerchiamo l’amicizia e li temiamo. Chi di noi ancora parla della questione palestinese?… Parliamo solo delle modalità della normalizzazione… Conosco bene gli israeliani. Ho lavorato con loro e fui insultato per questo. Ma il nostro obiettivo era la pace… che la questione palestinese si sistemasse pacificamente a Gaza e Cisgiordania… Ora so che molti leader regionali trattano con loro e che molti incontri avvengono, alcuni nel Mar Rosso. Ma so anche che sono destinati al fallimento…
HBJ si chiede se, nonostante tale buona fede e precaria fedeltà, il comportamento dei suoi fratelli assedianti (Arabia Saudita, EAU, Bahrayn e Egitto) non rifletta la volontà d’imporre un cambio nella politica regionale. Una politica che il Qatar probabilmente approverebbe, a condizione che esista, sia chiaramente pianificata, associandosi o permettendogli di potervi aderire. Soprattutto dato che il Qatar gli ha dimostrato magnanimità: “I quattro fratelli avevano riconosciuto il cambio di regime avutosi in Qatar nel 1996… anche se non avevamo bisogno del loro sostegno perché era una decisione del nostro popolo [sic] e mentre sapevamo del complotto contro di noi, partecipammo al vertice di Muscat [2] l’anno prima… All’epoca, i militari di questi Stati assedianti che parteciparono al complotto furono catturati a Doha… Più tardi, re Abdullah chiese di liberarli e di voltare pagina. Sua altezza, il padre del principe attuale, rispose alla richiesta… cioè anche quando la tensione raggiunse il parossismo, mantenemmo un minimo di rispetto reciproco… Non toccammo i simboli e il tono non raggiunse mai il livello attuale...”
Non toccarono i simboli! A sentirlo, il Qatar ha solo cacciato in Siria, cucinato in Libia e salvato il popolo di Gaza dalle grinfie terrificanti d’Israele. E se ha perso la preda, non va dimenticato che non è l’unico colpevole e che i fratelli assedianti furono più che complici. In ogni caso, questo è ciò che pensiamo del suo discorso sulla Siria che riserviamo alla fine. Un discorso che non ci dice nulla che non sapevamo già, ma chi meglio del criminale conosce i dettagli del delitto? Anche se non racconta tutta la verità: “Non appena le cose iniziarono in Siria, andai in Arabia Saudita su richiesta del padre di sua altezza. Conobbi re Abdullah, Dio gli conceda la misericordia. Mi disse: “Siamo con voi, andate avanti e ci coordiniamo, ma avrete la responsabilità nelle vostre mani”. Ecco cosa facemmo. Non voglio entrare nei dettagli… Abbiamo prove complete su tale argomento. Tutto passava dalla Turchia, tutto fu fatto in coordinamento con le forze statunitensi, i turchi, noi stessi e i nostri fratelli sauditi. Tutti erano presenti coi loro militari. Errori potrebbero essere stati compiuti in alcuni dettagli dell’aiuto, ma non con lo SIIL. Là si esagera! Ci può essere stata una relazione con Jabhat al-Nusra. È possibile. Per Dio, non lo so! Tuttavia, se fosse così posso dire che non appena fu decretato che Jabhat al-Nusra era inaccettabile, non fu più sostenuto e gli sforzi si concentrarono sulla liberazione della Siria… (qui) combattiamo per la preda… la preda è scomparsa… e ancora combattiamo per questa! E ora si hann uccisioni in Siria e Bashar è ancora là… Ora dite che Bashar può rimanere. Non siamo contrari. Non dobbiamo vendicarci di Bashar. Era nostro amico. Ma eravate con noi nella stessa trincea. Avete cambiato idea. Ditecelo!Fonte:
TV ufficiale del Qatar/ al-Haqiqa Show: “La verità”

Note:
[1] La confessione di Shayq Hamad, soprannominato HBJ, sulla Libia
[2] Il Qatar rifiuta la tutela di Riyadh sulla regione del Golfo

Traduzione di Alessandro Lattanzio