Di quanti eserciti ha bisogno l’Europa?

Rostislav Ishenko, presidente del Centro di Analisi dei Sistemi e Previsioni, Kultura 21 marzo 2015 – The Saker438053Sullo sfondo della decisione del FMI di prestare all’Ucraina 17,5 miliardi in quattro anni (un altro trucco per ricevere fondi, dato che il piano di salvataggio precedente, concordato nel 2014, non fu completato) il discorso sulla creazione di forze armate europee è andato perso. Invano, il tema principale è che forse siamo sulla soglia di una nuova configurazione militare capace, in futuro, di modificare la mappa geopolitica del Vecchio Mondo. Il primo tentativo fu intrapreso nel 1948 con l’istituzione dell’Unione Europea Occidentale (UEO). Tuttavia, un anno più tardi, dopo la formazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), l’UEO divenne una struttura burocratica puramente formale, una struttura per scansafatiche e cancellata solo nel 2011. Durante tale periodo, l’esistenza dell’UEO era nota solo agli specialisti. Tuttavia, ciò non significa che l’idea di un esercito europeo sia stata sepolta. Da tempo si considera la possibilità di creare una struttura simile a quella dell’esercito inglese del Reno, dimenticata a metà degli anni ’90. Dal 1989 al 1999 vi fu anche la brigata franco-tedesca che avrebbe dovuto sostituire quest’ultimo creando le forze armate europee. Tutti questi tentativi sono falliti senza produrre nulla, perché “l’esercito unico europeo” in realtà esisteva già ed è, infatti, l’unione delle forze armate della NATO. Tale esercito ha coperto l’Europa dall’unico nemico possibile di cui avesse veramente paura (URSS e poi Russia), e fu equipaggiato dalle forze armate degli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni ’80, anche i più potenti eserciti europei nazionali erano adatti solo alle operazioni coloniali. Il massimo che la prima potenza militare europea, il Regno Unito, potesse permettersi fu la guerra locale con l’Argentina, combattuta solo sul mare a 20000 miglia dalle coste della Gran Bretagna. Le forze inglesi non sono adatte a un grande conflitto, e anche in una guerra in cui hanno vantaggio numerico e tecnologico, rischiano di perdere. Verso la metà degli anni ’90 gli eserciti dei Paesi europei membri della NATO costruirono le loro dottrine militari sul principio della specializzazione, concentrandosi sulla risoluzione di un compito particolare. Inoltre, tali eserciti furono aggregati, come legamenti ed aggiunte, all’ossatura delle unità delle forze armate USA in Europa, seguendone le imprese nella proiezione militare. Risultato di tale approccio, gli Stati europei risparmiarono molto per le forze armate, ma gli eserciti cessarono di essere organismi operativi singoli. Va detto che ciò andava bene agli europei. La loro dottrina militare non include operazioni di combattimento contro altri membri della NATO. I Paesi di confine, e che furono anche Stati cuscinetto con la Russia, erano difesi dalle forze armate degli Stati Uniti. Gli altri Paesi vicini erano inferiori in termini tecnico-militari, Stati in cui la guerra sarebbe simile alla spedizione di Lord Kitchener, le cui mitragliatrici abbatterono l’armata del temerario Mahdi (l’esercito di centomila sudanesi di Abdullah al-Tashi) nella battaglia di Omdurman del 2 settembre 1898. E così l’Europa si sentiva al sicuro, senza spendere molto per proteggersi, sempre riuscendo a dimostrare agli statunitensi “partecipazione allo sforzo comune”.
Ma perché l’Europa ha bisogno di un proprio esercito ora? Sembra perché le contraddizioni tra Unione europea e Stati Uniti sulla crisi ucraina si siano ampliate troppo. La prima pillola da ingoiare fu l’iniziativa di Hollande e Merkel per negoziare con Putin a Mosca, e poi persuadere Poroshenko a stipulare la pace di Minsk, in contrasto con la posizione chiaramente indicata da Washington. Poi la stessa Merkel bloccò l’invio di armi statunitensi all’Ucraina, esprimendosi pubblicamente contro la linea degli USA. La stampa europea, (almeno quella controllata dagli Stati Uniti) ha impiegato un mese per mutare posizione, illustrando tale frattura sul conflitto ucraino. Ora l’Europa vede i nazisti dei gruppi armati governativi ucraini, la corruzione delle autorità di Kiev e l’intelligence tedesca improvvisamente “cede” ai media notizie su 50000 vittime nei combattimenti nel Donbas (l’ONU ne riconosce non più di 6000). Ci sono molti esempi passati, tutti distinti. E ora c’è il nuovo “esercito europeo”. Certo, è solo un’idea, ma sei mesi prima nulla di tutto ciò sarebbe stato detto. Al contrario, c’erano appelli a rafforzare la solidarietà transatlantica e l’idea di un esercito europeo mina tale solidarietà, mentre le forze armate europee possono essere create solo al posto della NATO. Ciò significa che gli attori rimarranno gli stessi, ma escludendo gli USA. Ora l’Europa è in crisi, in parte a causa della cieca accettazione della politica degli Stati Uniti. Non ci sono soldi per l’esercito, ma è necessario per sopravvivere. In realtà, un esercito europeo efficiente potrebbe sostituire le forze armate della NATO solo se il posto degli Stati Uniti in questo schema (anche se non ufficialmente) venisse preso dalla Russia. Nulla cambia, se non che l’Europa non sarà difesa dagli USA contro la Russia, ma dalla Russia contro gli USA. Gli sviluppi politici mondiali dimostrano che la protezione contro Washington garantisce meglio la sopravvivenza dell’UE. Non è sicuro che sarà creato un esercito europeo. Ma “A” è già stato detto (l’opportunità politico-militare della presenza statunitense in Europa è messa in discussione). Gli eventi ora accelerano, ed osservando e attendendo si può solo supporre l’arrivo di “B”.

Selection_081Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il crollo dell’Unione Sovietica: la storia del tradimento di Gorbaciov e Eltsin

Sevnews - Reseau International 13 marzo 2015

L’URSS non è crollata perché il suo sistema non funzionava o perché economicamente indebolita, tanto meno per la guerra in Afghanistan e altre stronzate che la propaganda continua a spacciare anche dopo la fine del blocco sovietico. La seguente testimonianza ci dice dall’interno ciò che è realmente accaduto.gorbachev_solarconferenceQuest’anno (2011) vi segnalo due eventi correlati: il 20° anniversario del crollo dell’Unione Sovietica e l’anniversario del suo primo e ultimo presidente Mikhail Gorbaciov. Come considerare tali date? Per alcuni, il crollo dell’Unione Sovietica fu la maggiore catastrofe geopolitica del secolo. Altri, vincendo contro ogni probabilità l’indipendenza nel 1991, parlano del trionfo di democrazia ed autodeterminazione nazionale dei popoli, osservandone pomposamente i giorno dell’indipendenza. “Il crollo dell’Unione Sovietica non fu causata da incoerenza interna, dice Aleksandr Zinoviev, filosofo e scrittore ben noto. È una sciocchezza: il sistema sovietico era praticabile, poteva durare per sempre. Fu una grande attività sovversiva occidentale. Ho studiato tale operazione sovversiva per 20 anni, conosco la tecnica e come fu attuata. E il passo finale di tale deviazione portò Gorbaciov a segretario generale del partito. Fu un diversivo, non fu solo eletto, fu messo al potere e tutte le azioni di Gorbaciov e poi Eltsin furono un tradimento, distrussero l’apparato del partito, il partito e l’apparato statale“. Secondo i rapporti, Gorbaciov e sua moglie furono già reclutati dalla CIA nel 1966 durante il loro viaggio in Francia. Le allusioni al riguardo furono fatte dal noto Zbigniew Brzezinski, ai vertici degli Stati Uniti. In ogni caso, l’attività antisovietica di Gorbaciov iniziò subito dopo l’ascesa al potere, come indicano le sue istruzioni. Prendete, per esempio, le elezioni a segretario generale… Il fatto che fossero chiaramente parte delle operazioni dei servizi degli Stati Uniti, molti lo capirono, anche in occidente. Tutto fu pianificato affinché solo 8 persone decidessero le elezioni. Si ritardò, con dei pretesti, la partenza dagli Stati Uniti del membro del Politburo Shherbitskij, che avrebbe sicuramente votato contro Gorbaciov. Fu impedito nelle elezioni un altro membro del Politburo, che era in congedo, Romanov, che avrebbe certamente votato contro Gorbaciov. Se solo questi due avessero votato, Gorbaciov non sarebbe diventato segretario generale, eletto per un voto! Alla fine degli anni ’80, tra gli esperti della socialdemocrazia europea apparve il termine “incubatore” in relazione all’ascesa al potere di capi filo-statunitensi. Questo sistema per creare capi controllabili fu particolarmente sviluppato negli anni ’90… tale “incubatore” seleziona in continuo personale relativamente giovane che non occupa posizioni elevate e che deve soddisfare due requisiti fondamentali. Primo l’ambizione, poter attrarre l’attenzione e compiacere il pubblico. Secondo, essere manipolabili, ad esempio, ricattabili con atti compromettenti o vizi nascosti, in modo che, se necessario, si possano controllarne le azioni. Nell'”incubatore” la CIA comunica attraverso canali stabiliti con i prescelti, quindi coordina gli sforzi per promuovere i suoi candidati ed eliminarne i rivali. L’intera operazione può essere effettuata in modo discreto, ma la persona scelta vince. C’è sempre una scelta. La creazione di capi filo-USA non lascia prove dirette. Così vengono creati i collaborazionisti degli Stati Uniti disposti a vendere il proprio popolo per vantaggi personali… L’ideatore del sistema “incubatore” fu un alto ufficiale, Allen Dulles. Il sistema fu testato sull’URSS…
gorbaciov-eltsin-infophoto Far nominare Gorbaciov Segretario generale del Comitato Centrale del PCUS fu infatti il primo passo per l’attuazione della controrivoluzione in URSS. Gorbaciov fu semplicemente comprato, oltre a una somma di 80 miliardi di dollari saccheggiata dalla sua amministrazione, una strana storia spunta quando il cancelliere Kohl suggerì di versare all’URSS 160 miliardi di marchi per il ritiro delle truppe sovietiche dalla Germania. Gorbaciov ne accettò 16 miliardi… anche Bush lo richiese. E’ difficile credere che il resto del denaro non sia stato versato. Inoltre fu creata un’immagine incredibilmente positiva nei media occidentali. Fu riferito che nel corso della riunione di Malta furono “offerti” a Gorbaciov 300 milioni di dollari e 75 milioni a Shevardnadze. Innumerevoli università e fondazioni gli diedero bonus, premi, diplomi, titoli onorifici. Più Gorbaciov vendeva il Paese, più veniva affittato. Ricevette anche il Premio Nobel per la Pace, durante le operazioni militari in Afghanistan. Dopo il famoso incontro a Malta nel dicembre 1989, il Segretario Generale Mikhail Gorbachev e il presidente degli USA George Bush (senior) annunciarono che i loro Paesi non erano più avversari. Alla vigilia della storica visita una terribile tempesta scoppiò in mare, come se la natura stessa si ribellasse cercando di evitare una tragedia terribile. Ma quale? Persone informate dicono che al momento di negoziare, uno stupito giornalista statunitense apparve sul ponte della nave sovietica e disse ai colleghi in perfetto russo: “Ragazzi, questa è la fine del vostro Paese...” Se si ricorda ciò che Gorbaciov fece concretamente, è ovvio che le sue azioni furono una pianificata e deliberata distruzione dell’apparato del PCUS. Dopo di che, il processo di distruzione di tutto il sistema statale sovietico andò con stupefacente rapidità. E un fulmine colpì l’intera società: comunità di base, economia, ideologia, cultura, ecc. Questo non potrebbe accadere naturalmente. Fu possibile perché la sconfitta dello Stato sovietico fu attuata dai propri dirigenti su dettatura dei manipolatori occidentali. Certamente Gorbaciov conosceva le istituzioni speciali per la preparazione di agenti d’influenza, ed anche i loro “laureati”. Ma dopo aver ricevuto dalla direzione del KGB informazioni su tali agenti e sull’impatto della loro influenza, Gorbaciov vietò al contro-spionaggio di adottare misure per reprimere i loro crimini. Gorbaciov ed Eltsin, anche se ufficialmente avversari politici, ricevevano denaro dalla stessa fonte, la Fondazione Hugo Humphrey degli USA.

Mikhail Gorbachev and Rajiv GandhiQuando Rajiv Gandhi incontrò Gorbaciov ed espose un piano per il rilancio strategico dell’Unione Sovietica in Oriente e rafforzare il rapporto URSS-India, Gorbaciov riferì ai suoi padroni tale iniziativa pericolosa. I suoi padroni decisero la liquidazione totale della famiglia Gandhi.

Mikhail_Gorbachev_nobel_prize_1990Nel dicembre 1989 Gorbaciov personalmente contribuì a creare a Mosca, Vilnius, Riga, San Pietroburgo, Kiev, Odessa e Nizhnij Novgorod le filiali della loggia massonica “B’nai B’rith” (Figli del Testamento). Tutti, compreso Gorbaciov, sapevano cosa fosse. Qui, per esempio, le dichiarazioni di alcuni capi della loggia. Henry Kissinger: “Preferisco il caos e la guerra civile in Russia alla riunificazione in uno Stato unito, forte e centralizzato“. Zbigniew Brzezinski: “La Russia sarà frammentata e controllata“. A. Dulles: “La nozione di “popolo russo” dovrebbe sparire del tutto“. B. Didenko ha assolutamente ragione quando scrisse nel suo libro “La civiltà dei cannibali”: “La perestrojka fu un approccio astuto e lungimirante del potere rapace. Impedendo deliberatamente all’Unione Sovietica di prendere la direzione giusta, sull’esempio della Cina“. La confessione di B. Clinton: “Utilizzando gli errori della diplomazia sovietica, l’estrema infatuazione di Gorbaciov e del suo entourage, anche di coloro che apertamente assunsero una posizione filo-USA, abbiamo ottenuto nell’Unione Sovietica ciò che il presidente Truman stava per avere con la bomba atomica“. Prima della perestrojka l’Unione Sovietica non aveva praticamente alcun debito. I mutui contratti durante la perestrojka furono concessi con “denaro del partito”, ma in realtà furono utilizzati dai capi “democratici” provenienti dalla direzione del PCUS degenerato: Gorbaciov, Jakovlev, Shevardnadze… Il paradosso è che il denaro preso in prestito fu utilizzato per distruggere il Paese, saccheggiarne le ricchezze e deviarne la ricchezza nazionale, da parte di coloro che andarono al potere in Russia e dei loro padroni stranieri. Il denaro fu anche utilizzato per organizzare l’estinzione della popolazione russa e creare una cortina fumogena mediatica. Fu la più grande rapina nella storia dell’umanità. Il danno totale nella distruzione del potenziale del Paese, del saccheggio della sua ricchezza, dell’espatrio di fondi supera il trilione di dollari. Alla fine del luglio 1991 Bush padre visitò Mosca. Durante la visita ebbe un incontro informale con Gorbaciov, che riferì al padrone gli eventi nel Paese. Ciò tre settimane prima il 19 agosto 1991. I padroni internazionali di Gorbaciov organizzarono un colpo di Stato. L’obiettivo occulto era creare lo stato di emergenza e la dittatura. Il ruolo di Gorbaciov da “povera vittima” del colpo di Stato divenne improvvisamente sospetto. Una volta disse alla stampa che non avrebbe detto la verità a nessuno. Fu lo scenario fornito dalla mafia mondiale. Ma il piano fallì. Tuttavia, i mondialisti non mettono mai “tutte le uova nello stesso paniere”. Nel maggio 1993, durante la sua visita privata in Francia, Gorbaciov rispose alle domande sul ruolo degli “aiuti esteri” nella liquidazione dell’URSS. In primo luogo disse che le influenze estere esistevano, ma come elemento oggettivo, dato che le tendenze di fondo erano nel Paese. Tuttavia, alla fine si lasciò sfuggire una parola, permettendo al quotidiano Le Figaro d’intitolare l’intervista a Gorbaciov in modo assai strano: “Dobbiamo rendere omaggio a Ronald Reagan”. “In questa intervista, al corrispondente di Figaro, Gorbaciov riconosce per la prima volta che durante l’incontro con Reagan a Reykjavik effettivamente mise l’URSS alla mercé degli Stati Uniti. Ecco le sue parole: “…Reykjavik era in realtà un dramma, un grande dramma. Scoprirete presto perché. Credo che senza una forte personalità, come Ronald Reagan, il processo potesse non continuare… Durante il summit, come si vede, spingemmo le cose fino al punto in cui era impossibile tornare…
Eltsin-Clinton L’occidente non abbandona il suo eroe. Gorbaciov, responsabile della morte e la distruzione di milioni di persone, vive felice con il denaro di varie organizzazioni occidentali, anche statunitensi e tedesche. È costantemente “finanziato” dagli onorari per interventi ovunque e in qualsiasi momento. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov si dimise da Presidente dell’Unione Sovietica. Ebbe per compenso per la sua dipartita una lista di provvidenza. Pensione da presidente indicizzata al costo della vita, appartamento presidenziale, villa, auto per la moglie e se stesso, ma cosa principale, il fondo… l’ex-Accademia delle scienze sociali. In quel momento, per i “democratici” e i loro padroni occidentali Gorbaciov divenne roba usurata. Infine, nel crollo dell’Unione Sovietica fu trovata una nuova figura. Eltsin. Demagogo, incapace di dire tre frasi coerenti, creativo per istruzione e distruttivo per natura, democratico aspirante alla dittatura personale, alcolizzato e afflitto da molti altri difetti, Eltsin era il burattino perfetto. Poteva adattarsi a nuovi ambienti e dire le cose più assurde, ma seguendo gli ordini senza obiezioni del Politburo (Washington). La stampa democratica, critica con zelo del culto della personalità di Stalin, aveva infatti creato un culto della personalità di Eltsin. Per aumentarne la popolarità, i democratici non esitarono nelle falsificazioni. Un testo fittizio del cosiddetto discorso di Eltsin dell’ottobre 1987 al plenum del Comitato centrale del PCUS fu ampiamente pubblicizzato. Il risultato della propaganda fu spettacolare: Eltsin divenne inattaccabile. Nessun politico occidentale poteva risalire dal buco nero in cui era finito Eltsin. Non appariva nei dibattiti televisivi con gli altri candidati alla presidenza, come sarebbe avvenuto negli altri Paesi; esempio di disprezzo per gli elettori. Nella Russia a metà 1991 lo zimbello degli elettori non faceva attenzione a tali dibattiti. Inoltre, Eltsin non aveva alcun programma se non argomentazioni demagogiche sulla sua lotta ai privilegi della nomenklatura di partito e slogan volutamente vaghi sulla sovranità della Russia. Tuttavia, il referendum sull’Unione Sovietica del 17 marzo 1991 dimostrò che la maggioranza dei cittadini dell’URSS voleva ancora vivere in uno Stato unito. Inoltre, nella primavera 1991 apparve chiaro che negli ultimi anni emergeva un movimento patriottico, anche se ancora frammentato nonostante le difficoltà causate dalla pressione dei media liberali, chiaramente guadagnandosi la fiducia delle masse. Le elezioni presidenziali della Federazione Russa del 12 giugno 1991 lo dimostrarono chiaramente. La campagna elettorale in Russia durò solo 15 giorni! Un record. Ma ritenere che tutto andò liscio per Eltsin è un errore. In quelle elezioni praticamente incontrastate, Eltsin ebbe 45552041 voti su 106484518 di elettori. La sensazione principale delle elezioni presidenziali non fu la vittoria di Eltsin, attesa da tutti, ma l’emergere di Zhirinovskij. La cosa principale che attirava la simpatia di Zhirinovskij del 7,8% degli elettori fu una frase: “Io difenderò i russi”. Nonostante la vittoria di Eltsin e tutta la confusione dei media, i russi erano pronti a difendere la Russia storica. In tali circostanze, i pupari occidentali e la loro marionetta russa organizzarono la grande provocazione nota come “putsch di agosto”.
Infine, una domanda: perché Boris Eltsin firmò la famigerata “Dichiarazione di sovranità della Russia” esattamente il 12 giugno 1990? Perché esattamente un anno dopo vi furono le elezioni, quel giorno, dall’esito scontato, di Eltsin a presidente della Russia, e perché quel giorno divenne festa nazionale per i cittadini della Russia? La risposta è semplice e praticamente indiscutibile. Il 12 giugno è il compleanno di George Bush, presidente degli Stati Uniti, vicepresidente di Ronald Reagan ed ex-capo della CIA, il cui ruolo nella distruzione dell’URSS è assai maggiore di quelli di Eltsin o perfino Gorbaciov. Così i tutor statunitensi, nel giugno 1991, con fermezza e senza imbarazzo, misero al potere Eltsin per due volte in un anno, immortalandone il ruolo di capo della vittoriosa “crociata” contro l’URSS. E allo stesso tempo, marchiando in modo indelebile (come bestiame) la struttura dello Stato fantoccio della Russia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERATraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nemtsov: Cecenia e CIA

Alessandro Lattanzio, 11 marzo 2015

La Russia sta rapidamente diventando una colonia della Cina. La Russia perde la sovranità. Questo è il punto principale della politica estera del Cremlino“.
Boris Nemtsov

033F48F3-C874-4DC7-9BC4-489A7B2E87DB_mw1024_mh1024_sLe autorità giudiziarie di Mosca arrestavano i presunti killer di Boris Nemtsov, l’oligarca beniamino della propaganda atlantista russofoba. Apparentemente, gli autori dell’eliminazione di Nemtsov sarebbero stati Aslan Alkhanov, suicida, Beslan Shavanov, morto nel tentativo di arrestarlo a Groznij, Anzor Gubashev, ex-agente di polizia ceceno, Zaur Dadaev, dipendente del Ministero degli Interni ceceno e veterano nella guerra contro i terroristi in Cecenia, Shagid Gubashev, Ramzan Bakhaev e Timurlan Eskerkhanov. Zaur Dadaev confessava di aver eliminato Nemtsov. Zaur Dadaev per più di dieci anni operò nelle forze speciali del Ministero degli Interni della Federazione russa, nel battaglione speciale Sever. Nel gennaio 2015 Dadaev avrebbe detto che Boris Nemtsov aveva ripetutamente offeso i musulmani della Russia e che non poteva tollerarlo. Nel 2007 Boris Nemtsov in un’intervista alla rivista Expert affermò che le misure del Presidente Vladimir Putin avevano per scopo aumentare il tasso di natalità nelle regioni musulmane, cosa “estremamente pericolosa per il futuro della Russia“. Quindi Nemtsov fu accusato dai rappresentanti del mondo musulmano d’islamofobia. Nel gennaio 2015, dopo l’assalto alla rivista francese Charlie Hebdo, Nemtsov aveva giustificato la propaganda dei fumettisti e denunciato un'”Inquisizione islamica“, poi Nemtsov disse che “tutti sono stanchi delle minacce di Kadyrov, è il momento di arrestarlo“. Questo dopo che il leader della Cecenia aveva fatto commenti poco lusinghieri sull’oligarca Mikhail Khodorkovskij e il giornalista Aleksej Venediktov, sostenitori di Charlie Hebdo. Ramzan Kadyrov, la sera dell’8 marzo affermava che se Dadaev aveva ucciso Nemtsov, “avrebbe commesso un reato grave“, tuttavia osservava che Dadaev “era incapace di fare un passo contro la Russia, per la quale ha rischiato la vita“, “Zaur è stato uno dei soldati più intrepidi e coraggiosi del reggimento Nord. Si distinse soprattutto in una battaglia nei pressi di Benoj, quando compì un’operazione speciale contro una grande banda di terroristi. Premiato con la medaglia dell’ordine del coraggio, con gli attestati “Per il coraggio” e “Per il servizio per la Repubblica cecena”, e con una lettera di ringraziamento del capo della Repubblica Cecena. Sono fermamente convinto che sia sinceramente devoto alla Russia e pronto a dare la vita per la Patria. Non so cause e motivi del licenziamento di Zaur dal ministero dell’Interno della Russia. Dicono che sia per via della malattia della madre. I media hanno riferito che Zaur ha confermato il suo coinvolgimento nell’omicidio di Boris Nemtsov in tribunale. Chiunque conosca Zaur, afferma come sia una persona profondamente religiosa, e che lui, come tutti i musulmani, fu esterrefatto dall’operato di Charlie Hebdo e dalle osservazioni a sostegno delle vignette“. Un altro presunto autore dell’omicidio di Boris Nemtsov, Beslan Shavanov, veniva descritto da Ramzan Kadyrov come un “coraggioso combattente, un vero patriota“. Va ricordato che da viceprimo ministro, nel 1997, Nemtsov firmò un accordo sul transito di petrolio in Cecenia, grazie al quale i terroristi islamisti-separatisti ottennero dal bilancio federale circa 10 milioni di dollari. Tale finanziamento del terrorismo da parte dello Stato russo si concluse con l’arrivo di Putin. Ai primi problemi posti da Putin su ciò, la stampa atlantista russa accusò le violazioni dei diritti umani in Cecenia. Nel 1998 Nemtsov vendette la sua quota della società finanziaria Svjazinvest a George Soros, e quindi creò il Fondo nazionale per la politica regionale per trasferire denaro a società offshore per conto delle compagnie petrolifere TNK e Jukos di Mikhail Khodorkovskij. Una parte dei fondi finirono a Nemtsov, per la sua Unione delle forze di destra (SPS) e la “difesa dei diritti umani”, ma la maggior parte del denaro incassato scomparve. Lo Stato perse 370 miliardi di rubli. L’elezione di Nemtsov al Consiglio della Federazione russa fu finanziata dall’affarista mafioso Andrej Klimentev.
Il sito che ha avanzato per primo il collegamento tra l’eliminazione di Boris Nemtsov e la Cecenia, ovvero Ramzan Kadyrov, è il sito Caucasian Knot del giornalista Grigorij Shvedov. Il 14 gennaio 2010, nell’ambasciata USA a Mosca, Shvedov consigliò il direttore del dipartimento per la Russia del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Michael McFaul, su come Washington avrebbe potuto interferire efficacemente negli affari interni russi e come gli Stati Uniti dovessero cercare d’isolare lo stesso Ramzan Kadyrov. Caucasian Knot riceve finanziamenti dal dipartimento di Stato degli USA. Shevdov quindi negava l’esistenza di una pista straniera nell’omicidio di Nemtsov accusandone Kadyrov, invece. Inoltre, in quella famosa riunione all’ambasciata degli USA a Mosca, erano presenti attivisti per i diritti umani come Ljudmila Alekseeva, del gruppo Helsinki, che consigliava agli statunitensi di “Aumentare l’intensità (dello spionaggio), ma non meno di Bush…” Un altro ‘attivista per i diritti umani’, Jurij Dzhibladze del Centro per i diritti umani e la democrazia, chiese di aumentare l’interferenza statunitense negli affari interni russi e si offrì d’influenzare Mosca con alcune “concessioni”, “Dzhibladze ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero rafforzare le critiche… per dimostrare che le questioni sui diritti umani occupano un posto di rilievo nell’agenda delle relazioni bilaterali… In qualità di partner, gli Stati Uniti hanno il diritto di chiedere riforme in cambio del commercio o altre concessioni”. Il già citato Grigorij Shvedov disse agli statunitensi “di collaborare più strettamente con le ONG, non limitandosi al solo sostegno finanziario“, e Lev Ponomarjov dell’organizzazione “Per i diritti dell’uomo” assieme a Ljudmila Alekseeva consigliava Washington d’isolare il leader della Cecenia Ramzan Kadyrov, ed instaurare relazioni con i leader delle altre repubbliche del Caucaso settentrionale della Russia. Infine John Beyrle, l’ambasciatore degli USA, scrisse che Boris Nemtsov e Vladimir Milov del movimento “Solidarietà“, Grigorij Bovt del partito Giusta causa, e Vladimir Ryzhkov ex-capo del partito repubblicano “…hanno deciso che scopo dell’opposizione politica nei prossimi due anni dovrebbe essere impedire il ritorno di Putin alla presidenza. Ma, secondo loro e considerando il controllo di Putin sulla società, il suo rovesciamento può essere causato solo da una qualche emergenza. Bovt ha detto che la società civile in Russia oggi dorme e difficilmente contrasterà attivamente il regime attuale”, dato che, secondo Ryzhkov, “la maggioranza dei cittadini russi è soddisfatta dalla situazione attuale“. Secondo McFaul, “La ‘deputinizzazione’ deve provenire dalla Russia stessa… Anche se il presidente statunitense non parla apertamente di sostegno alla società civile in Russia, come i membri dell’opposizione vorrebbero… sostiene pienamente le riforme democratiche“.
Nel frattempo, nell’Ucraina ‘democratica’ del governo golpista neonazista di Gladio, tra il 28 gennaio e il 28 febbraio 5 alti esponenti dei governi passati si sarebbero suicidati. Le loro vicende politiche invece fanno sospettare che in realtà siano stati assassinati. Il 26 gennaio, Nikolaj Sergienko, ex-vicedirettore delle Ferrovie ucraine si sarebbe sparato a casa, a Kiev. Sergienko fu nominato a capo delle Ferrovie ucraine, dall’aprile 2010 all’aprile 2014, da Nikolaj Azarov, ex-Primo ministro di Viktor Janukovich. Il 29 gennaio Aleksej Kolesnik, ex-capo del governo regionale di Kharkov, si sarebbe impiccato. Il 25 febbraio, anche l’ex-sindaco della città di Melitopol Sergej Valter si sarebbe impiccato. Era membro del Partito delle Regioni ed era sotto processo per abuso di potere e legami con la criminalità organizzata. Si era sempre professato innocente. Il 26 febbraio, il vicecapo della polizia di Melitopol, Aleksandr Bordjukh, veniva trovato morto in un garage. Il 28 febbraio Mikhail Chechetov, ex-vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito delle Regioni. si suicidava gettandosi dalla finestra del suo appartamento al 17.mo piano. Pochi giorni prima Chechetov era stato arrestato per frode e abuso d’ufficio. Per due anni aveva guidato il fondo sovrano dello Stato. Il 27 agosto 2014 Valentina Semenjuk-Samsonenko, che aveva guidato il fondo sovrano dello Stato ucraino dall’aprile 2005 al dicembre 2008, si sarebbe suicidata con un colpo di pistola alla testa. Il 10 marzo 2015 si “suicidava” Stanislav Melnik, deputato del del Partito delle Regioni, e il 12 marzo l’ex-governatore dell’Oblast di Zaporozhe Aleksandr Peklushenko del Partito delle Regioni, che si sarebbe sparato con un’arma da fuoco in casa, a Solnechnij. Konstantin Dolgov, Vicepresidente del Fronte Popolare Novorossija osservava che “In Ucraina in media viene ucciso un politico alla settimana, qualcuno finanzia il piano “Liberarsi di tutti coloro che sanno qualcosa sul colpo di Stato dell’anno scorso in Ucraina. Peklushenko è stato ucciso perché a suo tempo Zaporozhe poteva diventare una seconda Donetsk, essendo collegata con la Crimea… Appena finiranno il Partito delle Regioni, inizierà la ridistribuzione del potere…

Michale McFaul e Barack Obama

Michael McFaul e Barack Obama

Riferimenti:
Russia Insider
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ

L’alleato di al-Qaida di Washington ora capo del SIIL in Libia

Eric Draitser New Eastern Outlook 09/03/2015salah_badi_belhaj_nouh_terroristspptxLa rivelazione secondo cui l’alleato degli Stati Uniti Abdalhaqim Belhadj è ora capo del SIIL in Libia non dovrebbe sorprendere chi ha seguito la politica degli Stati Uniti in quel Paese e nella regione. Illustra per l’ennesima volta Washington aiutare e sostenere proprio quelle forze che sostiene di combattere in tutto il mondo. Secondo le ultime notizie, Abdalhaqim Belhadj è ormai saldamente il comandante che organizza la presenza del SIIL in Libia. Le informazioni provengono da un anonimo funzionario dell’intelligence statunitense, che ha confermato che Belhadj sostiene e coordina i centri di addestramento del SIIL in Libia orientale, presso Derna, zona a lungo nota come focolaio del jihadismo. Anche se non può sembrare una storia importante, il capo terrorista di al-Qaida e del SIIL, Belhadj, dal 2011 viene aiutato da Stati Uniti e NATO che lo raffiguravano come coraggioso “combattente per la libertà” alla testa dei camerati amanti della di libertà contro il “tirannico despota” Gheddafi, le cui forze di sicurezza catturarono e imprigionarono molti membri del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), tra cui Belhadj. Belhadj servì la causa degli Stati Uniti in Libia così bene che lo si vide ricevere riconoscimenti dal senatore John McCain, che definiva Belhadj e i suoi seguaci, eroi. Inizialmente fu premiato dopo la caduta di Gheddafi con l’incarico di comandante militare di Tripoli, anche se fu costretto a piegarsi al “governo di transizione”, politicamente più appetibile, che poi evaporò nel Paese devastato dalla guerra caotica. La vicenda delle attività terroristiche di Belhadj include “successi” come la collaborazione con al-Qaida in Afghanistan e Iraq e, naturalmente, la sua utilità nel furioso assalto sponsorizzato da USA-NATO alla Libia che, tra l’altro, provocò la strage di libici neri e di chiunque sospettato di far parte della Resistenza Verde (i fedeli alla Libia guidata da Gheddafi). Anche se i media aziendali hanno cercato di presentare Belhadj come martire per le presunte torture nel programma di estrazione della CIA, il fatto inevitabile è che ovunque vada lascia una violenta scia sanguinosa. Mentre molte di tali informazioni sono note, ciò che è di fondamentale importanza è collocare questa notizia nel contesto politico adeguato, illustrando chiaramente come gli Stati Uniti erano e continuano ad essere il principale patrono degli estremisti dalla Libia alla Siria e oltre, e che tutte le chiacchiere sui “ribelli moderati” sono solo retorica volta ad ingannare un pubblico ottuso.

Il nemico del mio nemico è mio amico… fino a prova contraria
belhadj-cia-2ynjgt4yagea05ii11kowa Ci sono ampie prove documentate dell’associazione di Belhadj con al-Qaida e relativo terrorismo nel mondo. Diversi rapporti ne evidenziano l’esperienza in combattimento in Afghanistan e altrove, e lui stesso s’è vantato di aver ucciso truppe statunitensi in Iraq. Tuttavia, fu in Libia nel 2011 che Belhadj divenne il volto dei “ribelli” che cercavano di rovesciare Gheddafi e il governo legale della Libia. Come il New York Times riferiva: “Il Libia, ma fu uno dei suoi più potenti capi, guidando una fazione jihadista agguerrita che costituiva l’avanguardia della guerra contro Gheddafi. Da nessuna parte ciò fu più chiaramente dimGruppo combattente islamico libico fu costituito nel 1995 con l’obiettivo di cacciare il Colonnello Gheddafi. Spinti in montagna o in esilio dalle forze di sicurezza libiche, i membri del gruppo furono tra i primi a unirsi alla lotta contro le forze di sicurezza di Gheddafi… Ufficialmente il gruppo di combattimento non esiste più, ma gli ex-membri combattono sotto la guida di Abu Abdullah Sadiq (alias Abdalhaqim Belhadj)”. Quindi, non solo Belhadj partecipò alla guerra USA-NATO contro la ostrato che quando il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) prese il comando dell’attacco al compound di Gheddafi a Bab al-Aziziya. A tal proposito, il LIFG ebbe intelligence e probabilmente sostegno tattico dai servizi segreti e dall’esercito statunitensi. Le nuove informazioni sull’associazione di Belhadj con il SIIL così improvvisamente globalmente rilevante, rafforzano certamente la tesi che questo autore, tra gli altri, fece nel 2011, secondo cui la guerra USA-NATO alla Libia fu condotta da gruppi terroristici apertamente e tacitamente sostenuti da servizi segreti e forze armate degli USA. Inoltre, s’integra con altre informazioni emerse negli ultimi anni, informazioni che illuminano come gli Stati Uniti sfruttano per i propri scopi geopolitici uno dei focolai terroristici più attivi nel mondo. Secondo le ultime notizie, Belhadj è direttamente coinvolto nel supporto ai centri di addestramento del SIIL a Derna. Naturalmente Derna dovrebbe essere ben nota a chiunque segua la Libia dal 2011, perché la città, insieme a Tobruq e Bengasi, fu tra i centri del reclutamento di terroristi anti-Gheddafi fin dai primi giorni della “rivolta” e per tutto il fatidico 2011. Ma Derna era già nota come luogo dell’estremismo. In un importante studio del 2007 intitolato “Combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq: Un primo sguardo ai Dati Sinjar” del Combating Terrorism Center presso l’Accademia militare degli USA di West Point, gli autori osservavano che: “Quasi il 19 per cento dei combattenti nei Dati Sinjar provenivano dalla sola Libia. Inoltre, la Libia ha inviato molti più combattenti in proporzione ad ogni altra nazionalità, secondo i Dati Sinjar, compresa l’Arabia Saudita… L’aumento apparente di reclute libiche in viaggio verso l’Iraq può essere collegato al rapporto sempre più collaborativo del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) con al-Qaida, culminato nell’adesione ufficiale del LIFG ad al-Qaida, il 3 novembre 2007… Le città cui spesso i combattenti chiamavano erano Darnah (Derna), in Libia e Riyadh, in Arabia Saudita, con 52 e 51 combattenti rispettivamente. Derna con una popolazione di poco più di 80000 abitanti, rispetto a Riyadh di 4,3 milioni, ha di gran lunga il maggiore numero pro capite di combattenti secondo i Dati Sinjar”. Quindi, la comunità militare e d’intelligence degli Stati Uniti sapeva da quasi un decennio (forse più) che Derna era il lungo, direttamente o indirettamente controllato dai jihadisti del LIFG, e che la città era terreno di reclutamento primario del terrorismo in tutta la regione. Naturalmente, tali informazioni sono vitali se comprendiamo il significato geopolitico e strategico dei campi di addestramento del SIIL a Derna associati al famigerato Belhadj. Ciò ci porta a tre conclusioni correlate ed altrettanto importanti. In primo luogo, Derna ancora una volta fornisce i combattenti della guerra terroristica condotta in Libia e nella regione, con l’obiettivo evidente della Siria. In secondo luogo i centri di addestramento a Derna sono supportati e coordinati da un noto agente degli Stati Uniti. E in terzo luogo, la politica degli Stati Uniti di sostegno ai “ribelli moderati” è solo una campagna di pubbliche relazioni volta a convincere gli statunitensi (e gli occidentali in generale), che non sostengono il terrorismo, nonostante tutte le prove contrarie.

Il mito dei “ribelli moderati”
Le notizie su Belhadj e SIIL non vanno considerate a sé stanti. Piuttosto, sono un’ulteriore prova che la nozione “moderati” sostenuta dagli Stati Uniti è un insulto all’intelligenza degli osservatori politici e del pubblico in generale. Per più di tre anni Washington ha strombazzato il suo sostegno ai cosiddetti ribelli moderati in Siria, una politica che in vari momenti ha coperto gruppi terroristici come le Brigate al-Faruq (note per il cannibalismo) e Hazam (“Determinazione”) sotto la grande “tenda moderata”. Sfortunatamente per propagandisti e guerrafondai assortiti statunitensi, tali gruppi insieme a molti altri, si sono uniti volontariamente o forzatamente a Jabhat al-Nusra e SIIL. Recentemente, molte segnalazioni indicavano defezioni in massa di fazioni dell’esercito libero siriano presso il SIIL, portandosi con sé le armi avanzate fornite dagli USA, assieme ai ragazzi-immagine della politica di Washington, il citato gruppo Hazam, ora parte di Jabhat al-Nusra, la filiale di al-Qaida in Siria. Naturalmente si tratta solo di alcuni dei tanti esempi di gruppi affiliatisi al SIIL o ad al-Qaida in Siria, tra cui Liwa al-Faruq, Liwa al-Qusayr e Liwa al-Turqman. Ciò che è chiaro è che Stati Uniti ed alleati, nella loro ricerca infinita del cambio di regime in Siria, sostengono apertamente gli estremisti ora fusisi formando la minaccia terroristica globale di SIIL, Nusra e al-Qaida. Ma naturalmente ciò non è una novità, come l’episodio Belhadj in Libia dimostra inequivocabilmente. L’uomo che una volta era di al-Qaida era divenuto”moderato” e “nostro uomo a Tripoli”, è ormai diventato il capo del minaccioso SIIL in Libia. Così anche “i nostri amici” diventano nostri nemici in Siria. Niente di tutto questo dovrebbe sorprendere alcuno. Ma forse John McCain dovrebbe rispondere ad alcune domande sui suoi vecchi legami con Belhadj e i “moderati” in Siria. Obama dovrebbe spiegare perché il suo “intervento umanitario” in Libia è diventato un incubo umanitario nel Paese, e nell’intera regione? La CIA, ampiamente coinvolta in tali operazioni, farà chiarezza sul suo sostegno e sul ruolo svolto nel fomentare tale caos? Dubito che tali domande saranno mai poste da qualche media aziendale. Proprio come dubito che risposte verranno mai date da coloro, a Washington, le cui decisioni hanno creato la catastrofe. Quindi, chi è fuori dalla propaganda aziendale dovrà rispondere a tali domande ed impedire che la dirigenza sopprima le nostre voci… e la verità.

blhj_wmkynEric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una Majdan anti-Netanyahu in Israele?

Dedefensa5920536099792640360noNon si può fermare il progresso, quindi neanche la tecnica della strategia delle “rivoluzioni colorate”, né la postmoderna moda mediatica ed anche strategica del cambio di regime, tutto ciò reso popolare da Majdan, il colpo di Stato a Kiev nel febbraio 2014, innervosendo in modo inaspettato BHL quando il quadro indica una Majdan anti-Bibi (Netanyahu). Ciò che fa intendere la stampa pro-Likud (pro-Bibi Netanyahu) sull’assai vigorosa offensiva dell’opposizione, tendenzialmente “sociale” ma con forte connotazione militare o di sicurezza nazionale, guidata dall’ex-direttore del Mossad Meir Dagan, pioniere di tale tipo di contestazione ai capi della sicurezza nazionale (cfr. 4 giugno 2011), e miracolosamente ripresosi dopo un grave infarto. Dagan ha capeggiato un’impressionante dimostrazione il 7 marzo a Tel Aviv, con 50000 entusiasti manifestanti anti-Bibi, il che significa un’importante partecipazione, proporzionata al piccolo Paese che è Israele. Likud e stampa vicina hanno reagito secondo lo standard ormai comune nei Paesi minacciati, anche se inedito per Israele: questo attacco è finanziato dall’estero con milioni di dollari misteriosamente trasferiti al gruppo di Dagan. Da dove vengono questi milioni? Perché non da Obama stesso, sapendo della stima tra lui e Bibi? The Times of Israel non va oltre, ma parla di un tentativo di destabilizzazione e di cambio di regime, come ora si chiamano le proteste dell’opposizione nei Paesi democratici del blocco BAO. Scopo del complotto è installare un governo di sinistra appoggiato dai piccoli partiti arabo-israeliani. L’attacco di Dagan è di straordinaria virulenza, dal tema che Israele attraversa la peggiore crisi della sua storia, con una leadership inetta priva di strategia contro i nemici che circondano Israele, ma che anche promuove una situazione interna di disuguaglianza crescente, corruzione estrema, povertà in ascesa, ecc. In breve, un vero e proprio Paese postmoderno radicato nelle regole all’avanguardia della civiltà in rapido sviluppo, potendo fornirgli tanti argomenti per volrre l’ingresso nell’Unione europea. Alcuni estratti del discorso di Dagan (RT, 8 marzo 2015) in cui critica alla situazione interna, illumina in modo insolito i problemi attuali d’Israele, che non è quindi immune alla crisi generale.

Biniamin Netanyahu

Binyiamin Netanyahu

“”Ho paura per la nostra leadership. Temo mancanza di visione e carenza di direzione. Sono spaventato da esitazione e stagnazione (del governo d’Israele). Sono spaventato soprattutto da una crisi di leadership. E’ la peggiore crisi che Israele abbia mai visto fino ad oggi”, ha detto il Maggior- Generale Dagan a una folla a Piazza Rabin a Tel Aviv, nella manifestazione “Israele vuole il cambiamento”. “Israele è una nazione circondata da nemici, ma i nostri nemici non sono quelli che mi spaventano”, ha detto Dagan accusando Netanyahu di non decidere almeno la “sincera iniziativa per fomentare il cambio nella regione o imbarcarsi in un futuro migliore” (…) Intanto Dagan affermava che le politiche di Netanyahu hanno portato il Paese sulla strada che “pone fine al sogno sionista” e l’ha anche criticato per l’Operazione Protective Edge, che ha visto sette settimane di bombardamenti e operazioni terrestri israeliane a Gaza contro i militanti di Hamas, la scorsa estate, provocando la morte di oltre 2200 palestinesi, soprattutto civili, e di circa 70 israeliani. “Abbiamo pagato un prezzo pesante per una campagna che non ha concluso nulla, niente deterrenza e zero successi diplomatici. Fu una campagna che ci ha solo fermato e avviato il conto alla rovescia per i prossimi scontri”, ha detto Dagan. Le critiche del generale in pensione hanno toccato anche altri aspetti della politica estera israeliana e i problemi più urgenti del fronte interno. “Nel tempo, le nostre relazioni con gli Stati Uniti si sono deteriorate al livelli inauditi” ha detto. “Il nostro sistema sanitario è al collasso. La crisi immobiliare ha raggiunto nuove vette. Le lacune socioeconomiche si ampliano. La distanza tra poveri, aree rurali e centro non è mai stata così grande. Un bambino israeliano su tre è povero. Il quaranta per cento degli israeliani non arriva a fine mese”.”

Meir Dagan

Meir Dagan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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