Gorbaciov agente della CIA

Più di chiunque altro, fu responsabile della maggiore vittoria strategica di Stati Uniti e Regno Unito
Aleksandr Zinoviev 17 novembre 2015 – Russia Insider

RI prosegue la serie di articoli sulla vita e le opere del geniale filosofo russo del dopoguerra, autore e dissidente Aleksandr Zinoviev. Questa volta, il famoso saggio su come l’occidente ha distrutto l’Unione Sovietica è introdotto dalla vedova Olga, presidentessa del Zinoviev Club, su Rossija Segodnija, importante agenzia di stampa russa. Zinoviev diceva spesso che a giudicare dal comportamento di Gorbaciov, non si poteva escludere la possibilità che lavorasse per l’occidente, ma che infine non ha molta importanza, perché quello che fece servì esattamente gli interessi dell’occidente.

2004Introduzione
Cari lettori, avete davanti uno dei sette capitoli del famoso saggio di Zinoviev ‘Come uccidere un elefante con un ago‘, scritto nel 2005, un anno prima della morte. Il materiale si basa sui ricordi di numerosi incontri che Aleksandr Zinoviev ebbe con i rappresentanti della élite politica occidentale responsabili della politica verso l’URSS. L’idea di fondo dei piccoli episodi, tra cui esempi storici, è elementare e limpida come acqua di sorgente: come lavorare sul punto debole del nemico o avversario, a prescindere dagli armamenti, sia letteralmente che metaforicamente. Con chiarezza grafica, come se fosse una lezione, fornisce vari esempi, a cominciare dal suo esempio sulla bussola, e poi utilizzando esempi classici dalla storia, come l’episodio di Francisco Pizarro, conquistatore del Perù, che dimostrò straordinaria vivacità mentale nella trovare il punto debole dell’avversario (gli indiani). Stupito dall’attacco di un manipolo di guerrieri di Pizarro al loro capo, che consideravano un dio invulnerabile e intoccabile, gli indiani capitolarono senza combattere. “Pizarro”, ha scritto Aleksandr Zinoviev, “aveva intuito il punto debole dell’esercito nemico, il suo tallone d’Achille“. In questo saggio scrive come il punto debole dell’Unione Sovietica fosse ai vertici della dirigenza. Zinoviev fu spesso chiamato dissidente, ma non si ritenne mai tale. Era critico del sistema sovietico, ma non suo nemico. Negli ultimi anni spesso ripeteva che, se avesse saputo quale destino terribile attendeva l’URSS, non avrebbe scritto un solo libro o articolo che la criticasse.
Olga Zinovieva

Come uccidere un elefante con un ago
1996 at conference Fui esiliato in occidente nel 1978, quando il corso trentennale della guerra fredda ebbe una svolta radicale. I capi della guerra fredda studiavano la società sovietica fin dall’inizio. La nuova scienza della sovietologia fu sviluppata impiegando migliaia di esperti e coinvolgendo centinaia di centri di ricerca. Al suo interno, un ramo distinto della cremlinologia apparve. In modo pedante studiava la struttura dello Stato sovietico, l’apparato del partito, l’apparato centrale del partito, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il Politburo e i singoli dipendenti dell’apparato governativo. Ma per molto tempo (forse fino alla fine degli anni ’70), l’obiettivo principale era la manipolazione ideologica e psicologica della popolazione, la creazione di masse pro-occidentali di cittadini sovietici che in realtà avrebbero giocato il ruolo di “quinta colonna” dell’occidente (intenzionalmente o meno) lavorando alla disgregazione ideologica e morale della popolazione sovietica (per non parlare di altre operazioni). Così fu creato il movimento dei dissidenti. In breve, il lavoro principale fu svolto attraverso la distruzione della società sovietica “dal basso”. Gli importanti risultati ottenuti divennero i fattori della futura controrivoluzione. Ma non bastava per far collassare la società sovietica. Alla fine degli anni ’70, i capi occidentali della Guerra Fredda capirono che il sistema di governo era la base del comunismo sovietico e l’apparato di partito era il suo nucleo. Dopo aver studiato a fondo l’apparato di partito, la natura delle relazioni tra i suoi membri, loro psicologia e qualifiche, i metodi di selezione e altre caratteristiche, i capi della Guerra Fredda conclusero che la società sovietica poteva essere distrutta solo dall’alto, distruggendone il sistema di governo. Per distruggerlo fu necessario e sufficiente distruggere l’apparato di partito, a partire dal vertice, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Così puntarono i loro principali sforzi in tale direzione. Trovarono i punti più vulnerabili nella struttura sociale sovietica. Non mi fu difficile notare tale cambiamento, perché ebbi l’opportunità di osservare e studiare la parte occulta della Guerra Fredda. Nel 1979, in una mia conferenza (“Come uccidere un elefante con un ago“), mi fu chiesto quale a mio parere fosse il punto più vulnerabile del sistema sovietico. Risposi: ciò che è considerato il più affidabile, l’apparato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e al suo interno, il Comitato Centrale, e all’interno di questi, il Segretario Generale. Tra risate omeriche del pubblico, dissi “se mettete il vostro uomo in quella posizione rovinerà l’apparato di partito, dando così inizio a una reazione a catena con conseguente frattura del sistema di governo e di amministrazione. La conseguenza sarà la dissoluzione della società”. Feci riferimento al precedente di Pizarro.
Il lettore non deve pensare che diedi l’idea agli strateghi della Guerra Fredda. Se ne reseso conto senza di me. Uno degli impiegati dell’intelligence mi disse che presto (cioè le forze occidentali) avrebbero messo il loro uomo sul “trono sovietico”. Al momento non credevo fosse possibile. Parlai ipoteticamente del Segretario Generale come “ago” dell’occidente. Ma gli strateghi occidentali già sapevano che era una proposta realistica. Svilupparono un piano per vincere la guerra: prendere il loro controllo del potere supremo in Unione Sovietica, promuovendo il “loro” uomo a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, costringerlo a distruggere l’apparato del PCUS, attuando la revisione (“perestroika”) per avviare la reazione a catena e conseguente frantumazione della società sovietica. Tale piano era realistico allora perché la crisi ai vertici del potere sovietico era già evidente, a causa della senescenza del Politburo del Comitato Centrale del PCUS. Presto il “loro” uomo nel ruolo di “ago” occidentale apparve (se non fu “preparato” in anticipo). Certo, il piano funzionò bene. Ciò che distingue tale operazione da guerra fredda è che il metodo per “uccidere l’elefante con un ago” fu applicato a un meno potente, ma comunque potente, avversario, evitando la possibilità che la “guerra fredda” diventasse pericolosa al punto in cui i vantaggi dell’occidente scomparissero, come accaduto nella guerra della Germania contro l’Unione Sovietica nel 1941-1945. Il metodo in questione permise di evitare rischi e perdite, risparmiare tempo e vincere per procura. Il metodo inventato dai deboli per combattere gli avversari più forti fu adottato dalle forze più potenti del pianeta nella loro guerra per il dominio sulla razza umana.

Mikhail Gorbachev,  George H.W. Bush e James Baker a Houston.

Mikhail Gorbaciov, George H.W. Bush e James Baker a Houston.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ratline del SIIL e del MI6 e la minaccia all’India

Shelley Kasli Rete Voltaire Bangalore (India) 10 settembre 2015

Mentre la giustizia inglese prova il sostegno del MI6 al SIIL, il governo inglese avverte l’omologo indiano di un possibile attacco da parte del SIIL. Shelley Kasli, redattore del nuovo trimestrale Great Game India, torna sull’uso del terrorismo da parte delle potenze coloniali.

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Bherlin Gildo

Bherlin Gildo

L’accusa a un cittadino svedese di attività terroristiche in Siria crolla presso l’Old Bailey dopo che è apparso chiaro che agenzie di sicurezza e d’intelligence della Gran Bretagna erano profondamente imbarazzate dal prosieguo del processo, secondo The Guardian [1]. Bherlin Gildo era processato all’Old Bailey di Londra, accusato di frequentare un campo di addestramento per terroristi tra il 2012 e il 2013, e di avere informazioni utili per un terrorista. Ma il caso fu abbandonato e lui scagionato dalle accuse dopo una disputa tra gli avvocati e i servizi di sicurezza inglesi e svedesi. Il 1° giugno 2015, scrive Seumas Milne, il processo a Londra allo svedese Bherlin Gildo, accusato di terrorismo in Siria, è crollato dopo che è apparso chiaro che agenti segreti inglesi armavano gli stessi gruppi ribelli che l’imputato era accusato di sostenere. L’accusa ha abbandonato il caso, a quanto pare per evitare d’imbarazzare i servizi d’intelligence. La difesa ha sostenuto che proseguire il processo sarebbe stato un “affronto alla giustizia”, essendoci molte prove sullo Stato inglese che forniva “ampio supporto” all’opposizione armata siriana. Non solo “assistenza non letale”, come vanta il governo (tra cui giubbotti antiproiettile e veicoli militari), ma addestramento, supporto logistico e invio segreto di “armi su ampia scala” [2]. Articoli citano l’MI6 cooperare con la CIA sulla “linea dei ratti” per trasferire armi dai depositi libici ai ribelli siriani nel 2012 dopo la caduta del regime di Gheddafi [3]. È interessante notare che un rapporto segreto recentemente declassificato dell’intelligence degli Stati Uniti [4], scritto nell’agosto 2012, previde in modo inquietante, ed accolse efficacemente, la prospettiva di un “principato salafita” in Siria orientale e di uno Stato islamico controllato da al-Qaida in Siria e Iraq. In netto contrasto con le pretese occidentali attuali, il documento della Defense Intelligence Agency identifica al-Qaida in Iraq (divenuta SIIL) e compari salafiti come le “principali forze motrici dell’insurrezione in Siria”, e afferma che “Paesi occidentali, Stati del Golfo e Turchia” sostengono gli sforzi dell’opposizione per prendere il controllo della Siria orientale. Alzare la “possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno”, il rapporto del Pentagono prosegue, “questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano, considerato profondità strategica degli sciiti in espansione (Iraq e Iran)“[5]. Tuttavia questo è solo l’ultimo di una serie di casi del genere.

Guerra psicologica – come l’MI6 controlla il SIIL
imageDa mesi c’è la notizia che 400 inglesi si sono uniti ai jihadisti in Siria. Il ministro degli Esteri William Hague l’ha detto. Tuttavia, il numero dei jihadisti inglesi è molto più grande ed è stato rivelato che alcuni di loro sono stati addestrati come jihadisti sunniti da un mullah saudita, che li reclutava in una moschea inglese sotto gli occhi attenti del MI6. The Independent nel giugno 2014 riportava che secondo il deputato di Birmingham Khalid Mahmood almeno 1500 cittadini inglesi, se non di più, si sono uniti alla jihad terroristica in Siria e Iraq [6], rigettando la cifra di 400 diffusa dall’Aja, e di 500 jihadisti secondo il capo dell’antiterrorismo inglese Sir Peter Fahy [7]. “Immagino che 1500 certamente siano pochi. Se si guarda al territorio del Paese, ci sono numerose persone che partono“, ha affermato Mahmood. Cosa ancora più rivelatrice è il rapporto secondo cui alcuni di tali jihadisti sono stati addestrati da un predicatore saudita che opera in una moschea di Cardiff. Il Daily Mail del giugno 2104 indicava Muhamad al-Arifi, che invocava la guerra santa per rovesciare il regime di Bashar al-Assad parlando al centro al-Manar a Cardiff, Galles [8]. Sebbene bandito dalla Svizzera per le sue opinioni estremiste, al-Arifi ha visitato più volte il Regno Unito. Un sunnita accusato di fomentare tensioni con gli sciiti, che definisce essere il male ed accusandone gli aderenti di sequestro di persona, cuocere e scuoiare bambini. Una fonte vicina alla comunità yemenita di Cardiff ha detto al Mail Online: “Questi tizi sono istruiti (presso al-Manar) per combattere gli sciiti, combatterli laddove sono nati. L’insegnamento (dell’al-Manar) aiuta il reclutamento. Se qualcuno cerca di reclutarmi, non vorrei partire a meno che non ne sia convinto. Ma una volta che sono istruito, tutto quello che serve è qualcuno che dice ‘vieni e ti guiderò’.” Questo ci ricorda il jihadista adolescente di Coventry che ‘combatte al fianco dei terroristi del SIIL in Iraq e in Siria’ soprannominato ‘Osama bin Bieber’ [9]. L’anno scorso funzionari tedeschi fecero irruzione in due container in transito nel porto di Amburgo e sequestrarono 14000 documenti comprovanti che Usama bin Ladin veniva finanziato dalla banca della regina inglese Coutts, che fa parte della Royal Bank of Scotland. Dopo le accuse del Daily Mail del 23 giugno 2014, nell’articolo intitolato La banca della regina costretta a negare che Usama bin Ladin aveva un conto, dopo il sequestro di 14000 documenti della filiale nelle Isole Cayman, la banca della regina ha negato l’accusa del quotidiano, dicendo che Usama bin Ladin non ha mai avuto un conto [10]. Nel 2012, Coutts fu multata per 8,75 milioni di sterline per mancanze ‘gravi e sistematiche’ nel maneggiare denaro di sospetti criminali o despoti stranieri.

Il capo del SIIL è un’operazione psicologica
Hamid Dawud Muhamad Qalil al-Zawi, più comunemente noto come Abu Umar al-Baghdadi, era a capo dell’organizzazione di coordinamento composta da otto gruppi e dell’organizzazione successiva, lo Stato Islamico dell’Iraq, SIIL. Tuttavia, nel luglio 2007, l’esercito USA riferì che al-Baghdadi non era mai esistito. Il detenuto identificato come Qalid al-Mashadani, un intermediario indipendente di Usama bin Ladin, sosteneva che al-Baghdadi è un personaggio di fantasia creato per dare un volto iracheno a un gruppo terroristico straniero, e che le dichiarazioni attribuite ad al-Baghdadi erano effettivamente lette da un attore iracheno [11]. Secondo il generale di brigata Kevin Bergner, Abdullah Rashid al-Baghdadi non è mai esistito ed è in realtà un personaggio immaginario le cui dichiarazioni audio-registrate furono prodotte da un attore di nome Abu Adullah al-Naima per la guerra psicologica, come riportato dal New York Times. Il generale di brigata Kevin Bergner attualmente fa parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA come assistente speciale del presidente e Senior Director per l’Iraq [12]. Prima di tale incarico era Vicecomandante Generale delle Forze Multinazionali a Mosul, in Iraq. Ha lavorato anche come direttore per gli affari politici-militari (Medio Oriente) nello staff congiunto del dipartimento della Difesa.

Che dire della minaccia del SIIL all’India?
02-1425277895-mumbai-terror-attacks-2008-600Nella riunione del gruppo congiunto antiterrorismo anglo-indiano di Londra del 15-16 gennaio di quest’anno, i funzionari inglesi avvertirono le controparti indiane di un possibile attacco terroristico del SIIL sul suolo indiano [13]. Il 28 luglio, USA Today rivelava l’Apocalisse dello Stato Islamico (ISIS) [14]. Il giornale legava il documento apocalittico di 32 pagine a qualche “cittadino pachistano con collegamenti tra i taliban pakistani”. Un’indagine pubblicata da USA Today e riportata dall’American Media Institute riferisce del documento in urdu ottenuto da un cittadino pakistano collegato ai taliban pakistani. “Il documento avverte che sono in corso “preparativi” per un attentato in India e prevede che l’attacco provocherà il confronto apocalittico con gli USA“, dice l’articolo. Il documento, secondo l’articolo, è stato tradotto in modo indipendente in inglese da uno studioso di Harvard e verificato da numerosi ufficiali dell’intelligence. Il documento è stato valutato da tre funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti, che ritengono il documento autentico sulla base di sigle uniche, del linguaggio usato per descrivere i capi, dello stile e dell’abbinamento a testi religiosi e altri documenti dal SIIL, aggiungeva USA Today. Tuttavia, il Ministero degli Interni dell’India ha definito “spazzatura” il presunto documento del SIIL che farebbe capire che il gruppo terroristico si prepara ad attaccare l’India per provocare lo scontro con gli Stati Uniti. “E’ spazzatura“, ha detto il segretario unitario della sicurezza interna MA Ganapathy ai giornalisti [15]. Se, infatti, il documento è una frode, solleva seri interrogativi sui legami tra MI6 e CIA e SIIL; considerando che la minaccia apocalittica e il piano di attacco sono emanati dalla stessa fonte sospettata di aver creato la minaccia. Tuttavia, alcuna spiegazione è stata fornita dal Ministero sul perché lo definisca ‘spazzatura’, né una spiegazione è cercata da governi occidentali, agenzie d’intelligence e media che hanno pubblicato un rapporto così delicato e falso travolgendo tutti i media globali in un vortice. D’altra parte il mese scorso, il Ministero degli Interni dell’India annunciava di lavorare a una strategia nazionale anti-SIIL [16]. Molti dati dall’intelligence seguirono dopo la pubblicazione di tali articoli in tutta l’India. Secondo quanto riferito, l’appello radicale del SIIL dilagava in dieci Stati indiani. Il mese scorso un medico inglese è stato arrestato nel Jammu & Kashmir per aver piazzato IED [17]. La polizia ha detto che Baba è un fisioterapista che vive a Londra dal 2006. Era tornato tre mesi prima. Perché i terroristi di al-Qaida e SIIL nel J&K hanno tutti collegamenti con la Gran Bretagna? Ancora più importante, perché tali legami non sono perseguiti dalle agenzie d’intelligence indiane? Sorprendentemente anche i dati dell’intelligence si cui agiamo attivamente sono forniti dagli stessi Paesi. Come potremmo formulare una strategia per orientare le nostre agenzie di sicurezza nel contrastare una minaccia se ignoriamo e non tentiamo nemmeno di capire ciò? Come nel caso di un qualsiasi gruppo terroristico, molti di tali gruppi sono controllati non solo dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo, ma da nazioni sponsorizzate dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo. Quindi, anche se tutte le prove portano alla frontiera nord-occidentale dell’India, non cerchiamo di sapere chi istiga tali gruppi, le loro azioni, il loro modo di agire e i loro precedenti, che dovrebbero guidarci nel fare ciò che un Paese sovrano neutrale… dovrebbe fare. Ignoriamo totalmente questo aspetto e anche la più rudimentale indagine forense nel nostro approccio agli attentati sui treni a Mumbai (un seguito degli attentati ai treni spagnoli prima degli attentati di Mumbai del 26 novembre) [18]. Speriamo di avviarci in questa nuova direzione.
511G2ANegli ultimi anni del regime di Reagan, la nomenclatura che si adattava agli interessi degli Stati Uniti divenne prassi nel Terzo Mondo. Nel caso delle nazioni oggetto del rollback (ad esempio il Nicaragua), i governi furono definiti terroristi e gli insorti etichettati democratici. Nel caso dei Paesi sostenuti contro le insurrezioni “comuniste” (ad esempio, El Salvador e Filippine), i governi erano chiamati democratici e gli insorti etichettati terroristi.
da Rollback di Thomas Bodenheimer e Robert Gould
Un fenomeno recente emerge dalla dissoluzione dell’era sovietica, se vi è più di un attore geopolitico coinvolto in una qualsiasi nazione presa di mira, come Nigeria, Indonesia o India, la guerra tra gli attori geopolitici si riversa sui Paesi presi di mira. Proprio come nel caso della compagnia delle Indie orientali, ogni volta che i Paesi di origine (Inghilterra, Francia, Olanda, ecc) entravano in guerra in Europa, i loro rappresentanti nelle colonie indiane e africane entravano in guerra. Così ogni volta che un attore geopolitico sente che il proprio territorio è violato in tutti i Paesi presi di mira, allora non esita ad eliminare gli altri o i loro sostenitori nei Paesi bersaglio. A seconda del teatro, tali operazioni di sabotaggio sono chiamate con vari nomi e molti governi le impediscono con varie azioni preventive. Purtroppo in India non c’è uno studio completo sul terrorismo che abbia tale prospettiva. La nostra determinazione eccessiva a concentrarsi sul terrorismo islamico o jihad, anche se adatta al nostro bisogno emotivo, comprende solo meno di un quarto degli atti terroristici perpetrati sul suolo indiano da oltre tre decenni. Sovversione, sabotaggio, attentati, rapimenti, bombardamenti, anche simbolici, anche se fatti da tutti i gruppi terroristici, ci si limita e preoccupa solo del terrorismo jihadista, rendendo inefficace la nostra risposta a tutto il terrorismo e la sua prevenzione in India.47000010.cachedNote
[1] “Terror trial collapses after fears of deep embarrassment to security services”, Richard Norton-Taylor, The Guardian, June 1, 2015.
[2] “Now the truth emerges: how the US fuelled the rise of Isis in Syria and Iraq”, Seumas Milne, The Guardian, June 3, 2015.
[3] “The Red Line and the Rat Line”, Seymour Hersh, London Review of Books, Vol. 36 No. 8, April 17, 2014. Voltaire Network.
[4] Download the DIA August 2012 Report.
[5] “Pentagon report predicted West’s support for Islamist rebels would create ISIS”, Nafeez Ahmed, Insurge Intelligence, May 22, 2015.
[6] “Iraq crisis: Isis ‘has recruited at least 1,500 Britons’ to fight abroad, warns Birmingham MP”, Adam Withnall, The Independent, June 23, 2014,
[7] “Cardiff mosque: We were not involved in radicalisation”, ITV News, June 26, 2015.
[8] “Did this preacher groom the jihadi Britons? Notorious cleric visited mosque where terror brothers worshipped”, Sam Marsden, Jim Norton & Luke Salkeld, Daily Mail, June 22, 2014.
[9] “The jihadist schoolboy dubbed ’Osama Bin Bieber’: Teenager from Coventry ’fighting alongside ISIS terrorists in Iraq and Syria”, Sam Webb, Daily Mail, June 22, 2014.
[10] “Queen’s bank forced to deny that Osama Bin Laden had an account there after 14,000 documents seized from Cayman Islands branch”, Daily Mail, June 23, 2014.
[11] “Leader of Al Qaeda group in Iraq was fictional, U.S. military says”, Michael R. Gordon, The New York Times, July 18, 2007. “Al Qaïda en Irak: faut-il croire George Bush ou ses généraux?“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 25 juillet 2007.
[12] “Kevin J. Bergner, Special Assistant to the President and Senior Director for Iraq”, Biography, The White House, 2007.
[13] “Britain warns India of possible terror attack by ISIS”, The Indian Express, January 20, 2015.
[14] “Islamic State recruitment document seeks to provoke ’end of the world’”, Sara A. Carter, USA Today, and American Media Institute, July 28, 2015.
[15] “ISIS document on attacking India rubbish: Home Ministry”, India Today, July 29, 2015.
[16] “Government plans several strategies to counter ISIS threat to India”, PTI Agency, August 1, 2015.
[17] “British doctor arrested in J&K for ’planting IEDS’”, Naseer Ganai, Daily Mail India, August 3, 2015.
[18] “Globalized Terror In A Liberalized World”, Great Game India, July 1, 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo dell’Italia nel nuovo disordine europeo

Phil Butler New Eastern Outlook 17/09/2015

L’onere della leadership è un ruolo incredibilmente complesso e ingombrante in questi giorni. Ogni giorno vediamo la prova della dirigenza inefficace nel mondo, e in un momento in cui il mondo ha bisogno di una vera guida. Conflitti perpetui, cambiamenti di paradigma politici e ruolo delle multinazionali nel mix politico-militare esacerbando ed escludendo uomini e donne altrimenti onorevoli. Nel frattempo, la guerra e voci di essa infestano la coscienza pubblica. Siamo in pericolo, e lo sappiamo tutti. Buoni soldati e politici decenti non possono nemmeno agire tra le tribolazioni estenuanti suscitate da dietro le quinte della distensione. Ecco un altro sguardo sulla Primavera araba, la debacle in Libia, e la condizione di milioni persi nel mare dell’incertezza.

La promessa fatta era una necessità del passato: la parola violata è una necessità del presente”.
Niccolò Machiavelli

1138690Affrontare la morte, è di Voga
Ogni settimana ricevo notifiche via e-mail da infinite organizzazioni della difesa. Fa parte del mio lavoro di giornalista essere informato per informare gli altri. Uno di queste, e un’organizzazione chiamata Defense iQ che fornisce un flusso misterioso di e-mail informative e relazioni web su armi, sviluppo di armamenti, strategie militari e altre armi. In assenza di una caratterizzazione migliore, il medium è la rivista Vogue della morte e distruzione mondiali. È inquietante come si possa vendere la guerra, il colloquio con il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, Tenente-Generale Giuseppe Bernardi, su Defense News, ci offre uno sguardo ravvicinato su come soldati onorevoli siano spesso infilzati da puntuti mediatori del potere civile. Il Tenente-Generale Giuseppe Bernardis è uno degli ufficiali militari più esperti e onorati d’Italia. Laureatosi all’Accademia aeronautica dell’Italia, Bernardis ha partecipato anche alla Scuola di Guerra area dell’USAF all’inizio della carriera. Una volta membro dell’elitarie Frecce Tricolori, lo squadrone di volo acrobatico italiano, Bernadis è uno dei piloti più esperti del mondo, esperto di tattiche di aeree alla pari con chiunque nel mondo. Ma prendetemi in parola sull’evidente competenza del generale nel combattimento aereo, il punto più grave sarà evidente presto. L’articolo dell’ Huffington Post Italia mostra il ruolo cruciale dell’Italia in Libia, pietra angolare nell’ambito più ampio della “primavera araba”. Il ruolo di Bernardis di responsabile della logistica delle armi per le forze armate, e il suo disprezzo evidente per il fine “business” della guerra, inquadrano la mia tesi sui capi militari onorevoli. La risposta di Bernardis alla domanda: “C’è il pericolo che la Libia sia sempre più opportunità di marketing per gli aeromobili che un’operazione militare?” l’illustra bene: “Abbiamo operato per condurre operazioni, non dimostrazioni. Le Bourget (riferendosi al Paris Air Show) dovrebbe rimanere a Parigi e Farnborough (la versione inglese) dovrebbe rimanere nel Regno Unito, si può parlare di collaudo al combattimento alla fine dell’operazione, non durante. Un’operazione è una cosa seria“. Il tono caustico del generale sulle abilità nel vendere e fare marketing in ambiente di combattimento ostile porta a letture e riletture. Ricordando l’articolo del Huffington Post (Italia), la parte di Bernardis nel libro dall’Aeronautica Militare Italiana, “Missione Libia 2011. Il contributo dell’Aeronautica militare” rivela il ruolo dell’Italia nelle operazioni Odyssey Dawn e Unified Protector. Il mio punto qui è semplice, i corretti comandanti e soldati sono sempre stati a posto, ciò che manca è la leadership politica. L’intera vicenda della Libia, da Bengasi e la segretaria di Stato Hillary Clinton, ai profughi che inondano l’Unione Europea oggi, sono una delle più grandi tragedie moderne. E non è tragico a causa dei soldati da qualsiasi lato. Mentre il comandante supremo della coalizione contro Gheddafi, l’Ammiraglio Jim Stavridis, chiamò le operazioni in Libia “modello d’intervento”, una squadra di capi militari senza l’uniforme della NATO dissentì. Tra i politici, l’eurodeputata francese e presidentessa del Front National Marine Le Pen disse che le Forze Armate francesi erano soggiogate. Nel frattempo esperti civili, da Noam Chomsky ai social media e caffè di tutto il mondo rimproveravano gli increduli sul così evidente rovesciamento di Gheddafi.AMH_2309Perché, perché, perché l’Italia?
Presumendo che le mie affermazioni su Bernardis siano corrette, uno sguardo alle reazioni dei civili alle affermazioni del libro rafforzano i miei argomenti. La ricerca di articoli e forum durante l’incursione in Libia della NATO trovo poca indignazione pubblica, e molto appoggio alla linea di Washington nell’abbattere Gheddafi. L’articolo del Guardian consolida gli argomenti che puntano alla gestione di Obama della Primavera araba, e anche ai recenti exploit anti-Russia. La posizione in Italia è cambiata radicalmente una volta che l’amico di Vladimir Putin, il primo ministro Silvio Berlusconi, è stato “neutralizzato”: “Franco Frattini, ministro degli Esteri d’Italia, ha annunciato nella notte che il trattato di amicizia e cooperazione con Tripoli era stato di fatto sospeso”. Berlusconi, sotto forte pressione per le dimissioni nel 2011, è la persona chiave per comprendere come profondi e diffusi appaiano gli interessi statunitensi e inglesi nelle questioni strategiche mondiali di oggi. I cablo del dipartimento di Stato USA intercettati rivelano accenni a una missione per screditare il leader italiano, o almeno sfruttarne la posizione debole. Spiegel International ha denunciato tali intercettazioni, rivelando le macchinazioni del dipartimento di Stato utilizzando contatti, come l’ambasciatore georgiano a Roma, di particolare rilievo in questi cavi, sul conflitto in Ossezia del Sud per l’ennesima “democratizzazione”, nella definizione di Washington. Ma il vero centro qui dovrebbe essere “perché” l’Italia ha un ruolo centrale? Perciò, continuate a leggere fino alla fine.

Giocare a palla
Ho scelto il Generale Bernardi per una parte di questo articolo per motivi che ho già menzionato, e anche per la chiarezza della sua retorica. In breve, come fanno gli uomini d’onore, è facile interpretarlo e capirlo. Critico, quando è necessario criticare, è come molti chirurghi del combattimento aereo, tagliare fino all’osso se necessario. Si possono vedere chiaramente le sue priorità nelle missioni in Libia dal suo intervento: “Abbiamo operato senza incorrere in alcun incidente, e senza causare danni collaterali. L’unico rammarico che ho avuto, è di non aver potuto fornire al pubblico un dettagliato resoconto del nostro operato, per evitarne ogni possibile abuso. Questo volume riempie parte di quel vuoto“. Zero danni collaterali! La trasparenza e la chiarezza della missione! La valutazione di un soldato onesto di ciò che ogni missione militare dovrebbe essere, condurre una campagna esigente e riuscita, con il minimo assoluto di vittime civili. Questo è ciò che i capi militari onorevoli discernono, la semplice vittoria militare, ma c’è una battaglia più grande da discutere. Quando ci rivolgiamo al lato politico o civile però, la saggezza nel spodestare il governo di Muammar Gheddafi è stata miope all’estremo. Ora milioni di rifugiati inondano i confini dell’UE economicamente già assediata. Le fiamme della guerra e ampie lotte ora lambiscono la cittadinanza, una volta isolata, di diverse nazioni. Oggi possiamo vedere il veemente sostegno di politici come il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ed altri all’intervento della NATO nel 2011, simile a una forma di follia idiota. Viviamo in un mondo dove ci sono due fazioni, quelli che “giocano a palla” con Obama, e quelli che non lo fanno. Tenendo conto dei ruoli di attori chiave come il presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton e in particolare il senatore John McCain, un sentiero accidentato conduce da Washington dritto a Libia, Egitto, Siria e infine Kiev in Ucraina. Se la missione di aiutare le rivolte della “primavera araba” era distruggere l’ordine e trafiggere chiunque non fosse d’accordo con una pugnalata alle spalle, è stato un successo brillante. Parlando di pugnalate alla schiena, vediamo la Germania assumersi il peso delle migrazioni dei rifugiati in questi giorni. Dopo essere stata l’unica nazione europea ad essersi astenuta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia, il governo di Frau Merkel è anche afflitto dalla vicenda della Grecia e dal pasticcio in Ucraina. La Germania si unì a Cina, Russia, Brasile e India all'”astensione”, “garantendo il successo” su Gheddafi e la Libia nel 2010 e 2011, ma fu il think tank di Washington che al mondo dichiarò vincenti le strategie di Obama! Il pezzo del Brookings Institute particolarmente filo-Obama condanna coloro che volevano interferire. I direttori del Brookings baciano da dietro il presidente degli Stati Uniti come nessun altro: “…Dobbiamo stare attenti a non esagerare i vantaggi strategici della scelta d’azione del presidente Obama degli ultimi sei mesi. Blake Hounshell di Foreign Policy sostiene che la strategia dell’amministrazione dell'”eterodirezione” ora “sembra assolutamente confermata””. “Eterodirezione”, ne abbiamo vista molta. Ora che il Mediterraneo straborda di africani in esodo, e con la grande nuova paura rossa di Russia e Cina, possiamo non vedere la saggezza dei vecchi soldati e capi efficaci risplendere in questo momento?
Che ruolo ha l’Italia, vi chiederete? La risposta è abbastanza semplice. L’Italia è essenziale affinché l’idea da Lisbona a Vladivostok prenda forma. L’articolo di Ivan Timofeev su Russia Direct fa un bel lavoro inquadrando ciò che chiamerei “Primavera europea” della discordia UE-Russia, o evaporazione di qualsiasi possibilità di una grande cooperazione in Europa. Il ruolo dell’Italia in tutto ciò può essere cementato da molte variabili, ma la geografia vi gioca un grande un ruolo. Con le banche tedesche e svizzere che chiudono con i partner di New York e Londra, l’Italia è tutto ciò che si trova in mezzo alla grande geo-connessione tra Russia e Portogallo. Per quanto nebuloso questo concetto possa sembrare, è una realtà che Washington e Mosca riconoscono. Per sintetizzarla, basta leggere l’articolo su Spiegel che dettaglia i piani di Putin dal 2010. Citando il leader russo su una vasta e ampia partnership: “I rinnovati principi della nostra cooperazione possono essere assicurati dall’accordo di partenariato tra l’UE e la Russia, un accordo attualmente in fase di negoziazione. Dobbiamo affrontare questo trattato da un punto di vista strategico. Dobbiamo cercare di pensare a 20, 30 e anche 50 anni nel futuro“. Immaginate di tirare i fili dell’attuale presidente statunitense. Si può capire cosa tale “grande Europa” significhi per USA e Regno Unito? O almeno per i dinosauri dei think tank di Washington? Io sì. La Germania va ricattata per collaborare, la Georgia deve entrare nella NATO come l’Ucraina, e in alcun modo Silvio Berlusconi doveva continuare a guidare l’Italia. Nessun amico di Vladimir Putin deve controllare l’arena del Mediterraneo. L’articolo del Consiglio degli Affari Internazionali (RIAC) della Russia di Olga Potjomkina, del 2014, menziona il ruolo dell’ Italia nei piani di Gazprom. Come ulteriore prova, l’articolo dell’Economist rappresenta ciò che io chiamo “prova logica inversa” Berlusconi e tutti coloro a lui fedeli ne sono i bersagli. Il pezzo mistifica o svillaneggia la Lega Nord, solo per citare una possibile entità politica in linea con la Russia sull’Europa comune. Questo è un tema che va molto oltre una ricerca approfondita, ma i miei punti sono accentuati menzionando il ruolo italiano nelle strategie da Cairo a Kiev e oltre. Faccio notare che The Economist è di proprietà della famiglia Rothschild, così come la famiglia Agnelli? Forse acerrimi nemici svolgono un ruolo tradizionale in tutto ciò? So che ho dato spunti di riflessione approfonditi, o almeno spero.

AMH_2284Phil Butler è investigatore politico e analista, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I neocon vogliono allearsi con i terroristi

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 08/09/2015640x-1L’ex-direttore della Central Intelligence Agency (CIA) ed ex-generale dell’Esercito degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan David Petraeus suggerisce l’alleanza degli Stati Uniti con al-Qaida in Siria per combattere lo Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL). Petraeus è il beniamino dei neoconservatori che chiamano il generale in pensione in modo amoroso “il caro generale Petraeus”. Nell’aprile 2015 Petraeus fu condannato, dopo essersi dichiarato colpevole, per avere consegnato materiale classificato alla biografa e amante Paula Broadwell. La dichiarazione di colpevolezza di Petraeus nel processo per rimozione e conservazione di materiale classificato non autorizzato gli ha fruttato due anni di libertà vigilata e una multa di 40000 dollari. L’eroe neocon, senatore John McCain, mostrando totale disprezzo per la separazione dei poteri prevista dalla Costituzione degli Stati Uniti, ha scritto una lettera al procuratore generale Eric Holder lamentando l’accusa di Petraeus da parte di un gran giurì federale della North Carolina e il successivo processo. McCain, indagato per crimine dal Comitato Etico del Senato per aver ricevuto regali dalla fallita Lincoln Savings and Loan, alla fine degli anni ’80, fa pressione su Holder affermando: “il fatto che tu e gli altri del vostro dipartimento abbiate pubblicamente sollevato interrogativi sul caso che l’indagine sia gestita in modo fondamentalmente equo e adeguato. Va da sé che rispetto molto la notevole carriera del generale Petraeus, in servizio per il nostro Paese in Iraq e Afghanistan, e poi direttore della CIA. Il suo know-how unico e la conoscenza su difesa e sicurezza nazionale hanno un valore profondo per molti statunitensi, così come per tutti i responsabili politici”. McCain, va notato, si è incontrato con i principali capi del SIIL, tra cui l’autonominatosi califfo Abu Baqr al-Baghdadi, mentre il senatore dell’Arizona entrava illegalmente in Siria nel maggio 2013. McCain e i suoi sostenitori neocon sionisti insistono che abbia incontrato solo “moderati” ufficiali dell’esercito libero siriano, tuttavia i più esperti sanno che non ci sono moderati nell’opposizione siriana e che i gruppi finanziati, addestrati e armati dalla CIA di Petraeus e ora di John Brennan sono indistinguibili da al-Qaida in Siria, Jabhat al-Nusra, gruppo Qurasan, Ahrar al-Sham e SIIL. In realtà, tali gruppi non sono solo alleati in Siria, ma anche in Iraq e in altri Paesi dove hanno creato cellule operative. McCain è l’ultima persona al mondo cui credere quando si parla delle azioni di Petraeus da direttore della CIA e comandante in Medio Oriente e Afghanistan. La stessa propagandata carriera di McCain è piena di menzogne, tra cui il suo ruolo nell’incendio del ponte di volo della portaerei USS Forrestal, nel 1967, il peggiore disastro nella storia della Marina degli Stati Uniti, la consegna ai sequestratori nordvietnamiti dei piani operativi delle sortite degli aerei da combattimento dell’US Navy sul Vietnam del Nord mentre era prigioniero di guerra ad Hanoi, le false dichiarazioni sulle tangenti ricevute dalla fallita Lincoln Savings and Loan e dal suo proprietario Charles Keating, e l’essere poco chiaro sui legami con la mafia in Arizona, tramite le società United Sales e United Distributors del suocero a Tucson, collegate all’impero degli alcolici della famiglia sionista Bronfman in Canada e Israele.
120807_13_petraeus_ap_400_605 Con l’aiuto del sostenitore del terrorismo McCain e dell’amicone senatore Lindsey Graham del South Carolina, Petraeus ha riabilitato il suo ex-alto profilo grazie ai media corporativi dominati da neocon e propagandisti israeliani che favoriscono l’appoggio degli USA al lungo sostegno israeliano allo “spauracchio” al-Qaida in Siria, Iraq, Libia, Yemen e altri Paesi. Il sostegno d’Israele ad al-Qaida e SIIL rientra nella propensione storica a dividere e conquistare il mondo arabo e musulmano attraverso una continua “strategia della tensione” e dello “scontro di civiltà” tra occidente ed Islam. Tale strategia israeliana è delineata nel piano di Oded Yinon del 1982 e dal piano “Clean Break” di Benjamin Netanyahu del 1996, scritto dai neoconservatori statunitensi Richard Perle e Douglas Feith. Il titolo reale di quest’ultimo è “Un taglio netto: una nuova strategia per consolidare il regno” e il “regno”, secondo il precedente piano Yinon, è Israele che si estende dal Nilo all’Eufrate. Per raggiungerlo, Israele programma di spezzare gli Stati nazionali arabi di Siria, Iraq, Giordania, Arabia Saudita, Libano, Egitto, Yemen, Libia e Sudan e creare feudi in guerra controllati da signori della guerra. Tale scenario ha avuto successo in Iraq, Siria, Libia e Yemen con l’aiuto di personaggi come Petraeus, Brennan, McCain e Netanyahu. Il 15 febbraio 2009, il comando per la formazione e la dottrina dell’Esercito degli Stati Uniti (TRADOC) a Fort Leavenworth, Kansas, produsse una presentazione in PowerPoint dal titolo “Guida al riconoscimento dei simboli dei gruppi di terroristi, insorti e militanti”. Grazie alla vecchia associazione di Petraeus a “generale grafomane” responsabile dello sviluppo della dottrina e della strategia dell’Esercito, la guida in PowerPoint sembra essere più una lista di potenziali terroristi alleati e nemici degli Stati Uniti. Dal 2005 al febbraio 2007, Petraeus fu Comandante Generale di Fort Leavenworth. Quando la guida fu stesa, Petraeus era responsabile del Comando Centrale degli Stati Uniti per il Medio Oriente e l’Asia meridionale. La guida in PowerPoint, classificata OPSEC SENSIBILE, non destinata alla divulgazione e da distruggere IN OGNI MODO PER NON CONSENTIRE RICOSTRUZIONE O RIVELAZIONE DEI CONTENUTI. Il documento elenca al-Qaida come gruppo “sunnita-salafita-jihadista wahhabita” intenzionato a costruire il califfato globale. Petraeus sostiene che al-Qaida può essere usata per combattere il SIIL quando i due gruppi hanno gli stessi obiettivi e sono sostenuti dagli stessi islamisti. La guida al terrorismo dell’esercito dovrebbe far sparire l’idea fantasiosa e fasulla che ci siano grandi differenze tra i gruppi jihadisti in Siria. Lottano tutti per lo stesso obiettivo: un califfato sovranazionale che fornisca ad Israele il pretesto per invadere, occupare ed espandere lo “spazio vitale” o “abitabile” ebraico. Vi sono altri e ancora più preoccupanti gruppi designati terroristi dalla guida dell’esercito, comprendenti la “mafia messicana”, descritta come ispanici in “maggioranza dalle prigioni statunitensi” e dai quartieri poveri dei latinos. Si nomina anche la “mafia russa”, formata da “cristiani ortodossi russi” (curiosamente non sono menzionati moldavi, ucraini ed ebrei che costituiscono il grosso della mafia russa nel mondo). Altri identificati nella guida dell’esercito sono Hamas, Hezbollah del Libano, i taliban afghani, Hamas in Iraq, Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) (che viene attaccato dai militari turchi sotto l’offensiva spacciata come contro il SIIL ), gli sciiti dell’Organizzazione Badr in Iraq, Fatah (il principale partito politico palestinese e parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina), Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Ansar al-Haq (Huthi nello Yemen), Fratelli Musulmani, Unione delle Corti Islamiche della Somalia, i pirati somali che operano da Somalia e Somaliland, Fronte di Liberazione Oromo in Etiopia, Esercito Popolare per la Restaurazione della Repubblica e la Democrazia (APRD) della Repubblica Centrafricana, Fronte Unito per il Cambiamento (FUC) del Ciad, Unione delle Forze della Resistenza del Ciad, Lord Resistance Army dell’Uganda, Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger (MEND) della Nigeria, Unione delle Forze del Raggruppamento Democratico (UFDR) della Repubblica Centrafricana, People Against Gangsterism and Drugs (PAGAD) del Sud Africa, Musulmani contro l’oppressione globale (MAGO) del Sud Africa, Partito Islamico del Turkmenistan, Laskar e Tayba del Pakistan, Lupi ceceni [sic], Brigata delle Vedove nere, Esercito Segreto per la Liberazione dell’Armenia (ASALA), Emirato islamico del Caucaso, Jemaa Islamiyah, Yakuza in Giappone, Aleph (ex-Aum Shinrikyo), Movimento per la Liberazione del Turkestan orientale, Abu Sayyaf, Fronte Unito di Liberazione di Asom, Organizzazione Unita di Liberazione Pattani, Tigri Tamil, Nuovo Esercito del Popolo (Filippine), Animal Liberation Front, Rote Armee Fraktion (Germania), al-Qaida in Olanda, Cellule dei comunisti combattenti, al-Qaida in Danimarca, Gruppo dell’azione diretta in Francia, al-Qaida nel Maghreb islamico, al-Qaida nella penisola arabica, 17 Novembre in Grecia, Patria e Libertà basca, Brigate Rosse in Italia, Irish Republican Army, Sinn Fein, Esercito di Liberazione del Popolo Rivoluzionario (DHKP) della Turchia, Esercito di Liberazione del Kosovo, Esercito Nazionale Albanese, al-Qaida nei Balcani, Jihad in Svezia, Fratellanza Ariana degli Stati Uniti, Ku Klux Klan, Combat 18 della Gran Bretagna, Earth First, Black Liberation Army, Esercito di Liberazione Simbionese, Weather Underground, Los Macheteros di Porto Rico, Esercito di Liberazione Nazionale Zapatista del Messico, Sandinisti del Nicaragua, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e il Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru del Perù. C’è solo un gruppo terroristico ebraico israeliano elencato nella guida dell’esercito, il Kahane Chai che in realtà ha simpatizzanti nel governo israeliano.
Il fatto che Petraeus invochi un’alleanza occidentale con al-Qaida in Siria, designato gruppo terroristico dalla guida dell’esercito, e che tra i gruppi elencati siano numerosi quelli dormienti utilizzati da CIA e Pentagono nelle operazioni di destabilizzazione di Gladio in Europa occidentale e altrove, negli anni ’70 e ’80, indica che ciò che l’Esercito statunitense ha compilato non è altro che l’elenco dei gruppi terroristici utilizzati, in passato e attualmente, da CIA e Pentagono per assicurarsi un continuo stato di violenza e sconvolgimento in Medio Oriente, Asia del Sud, Russia e Balcani, Sud-Est asiatico, America Latina, Africa e anche nei quartieri afroamericani ed ispanici negli Stati Uniti. L’agenda nascosta dei neo-con non è così segreta quando il loro elenco di reali e potenziali provocatori, sabotatori, terroristi, agenti e fanatici è attentamente esaminato.

McCain, Patreaus e i senatori degli USA Graham, Lieberman, Gillibrand al comando ISIF di Kabul

McCain, Patreaus e i senatori degli USA Graham, Lieberman, Gillibrand al comando ISIF di Kabul

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA cercano l’invasione mentre i loro soldati fluiscono in Siria

Tony Cartalucci LD 08/09/2015

'Volontari' stranieri che combattono assieme ai curdi contro lo Stato Islamico: lo statunitense Jordan Matson, secondo a destra, l'australiano Ase Johnson a destra, e l'inglese Konstandinos Erik Scurfield, in primo piano a Sinjar, Iraq. Scurfield è stato ucciso il 2 marzo 2015 in Siria. Anche l'australiano Ase Johnson è stato ucciso combattendo a fianco dei curdi. (AP Photo)

‘Volontari’ stranieri che combattono assieme ai curdi contro lo Stato Islamico: lo statunitense Jordan Matson, secondo a destra, l’australiano Ase Johnson a destra, e l’inglese Konstandinos Erik Scurfield, in primo piano a Sinjar, Iraq. Scurfield è stato ucciso il 2 marzo 2015 in Siria. Anche l’australiano Ase Johnson è stato ucciso combattendo a fianco dei curdi. (AP Photo)

Il think-tank aziendalista statunitense Brookings Institution pubblicava a giugno un rapporto intitolato “Distruggere la Siria: Verso la strategia regionalizzata del Paese confederale“. L’aperto e controfirmato complotto per dividere, distruggere, invadere e quindi occupare la Siria tramite no-fly-zone e forze speciali di Stati Uniti e Regno Unito è ora chiaramente in corso. Il documento indica senza mezzi termini che: “L’idea sarebbe aiutare gli elementi moderati ad istituire zone di sicurezza affidabili in Siria, una volta possibile. USA, così come sauditi, turchi, inglesi, giordani e altre forze arabe agirebbero a sostegno non solo dal cielo, ma sul terreno tramite la presenza anche di forze speciali. L’approccio potrebbe beneficiare del terreno desertico siriano che potrebbe consentire la creazione di zone cuscinetto monitorate contro possibili attacchi nemici con una combinazione di tecnologie, pattuglie e altri metodi con cui le forze speciali estere aiuterebbero i combattenti locali siriani. Se Assad fosse tanto sciocco da sfidare queste zone, anche se in qualche modo costringesse al ritiro le forze speciali estere, probabilmente perderebbe il potere aereo con conseguenti attacchi di rappresaglia da parte delle forze estere, privando il suo esercito di uno dei suoi pochi vantaggi rispetto al SIIL. Pertanto sarebbe improbabile che lo faccia”. Non solo la Brookings tesse una cospirazione aperta per invadere e occupare la Siria, ma ammette apertamente che l’obiettivo non è degradare la forza del cosiddetto “Stato islamico” (SIIS o ISIL), ma piuttosto minare e rovesciare il governo siriano. In realtà, la Brookings afferma chiaramente che l’obiettivo è sequestrare e occupare territorio siriano per far avanzare ulteriormente le ambizioni statunitensi sul cambio di regime, muovendosi rapidamente per degradare la capacità del governo siriano di resistere al SIIL se eventuali tentativi vengono fatti da Damasco per fermare l’invasione degli Stati Uniti.
Notizie trapelano su “combattenti” di Stati Uniti e Gran Bretagna che operano in Siria. Provenienza carattere, supporto logistico e arrivo sul campo di battaglia sono volutamente resi ambigui dai media occidentali. Di tanto in tanto vi sono aperte ammissioni che forze speciali di Stati Uniti e Regno Unito operano in Siria, con un recente articolo che indica che operatori inglesi del Special Air Service (SAS) erano in Siria “vestiti da combattenti del SIIL“. L’Express inglese riferisce nell’articolo, “SAS travestiti da combattenti del SIIL nella guerra coperta ai jihadisti”: “La tattica non ortodossa che vede unità SAS vestite di nero e con bandiere del SIIL si paragona ai metodi utilizzati dal Long Range Desert Group contro le forze di Rommel durante la Seconda Guerra Mondiale. Più di 120 membri del reggimento d’élite sono attualmente nel Paese devastato dalla guerra con l’operazione Shader, per distruggere attrezzature e munizioni che gli insorti dello SI spostano continuamente per evitare gli attacchi aerei della coalizione”. Naturalmente, tale presunta e molto rischiosa operazione per “distruggere attrezzature e munizioni dello SI” in Siria pretende di far credere che tale operazione sia stata inscenata dalle SAS molto prima che le attrezzature del SIIL “entrassero in Siria dal confine turco-siriano”. Strategicamente e tatticamente, l’interdizione prima che raggiungano la Siria paralizzerebbe effettivamente la forza del SIIL in poche settimane. E’ chiaro che SAS e altre forze speciali occidentali non sono in Siria per combattere il SIIL, ma come ammette la Brookings per occupare il territorio siriano da cui i gruppi terroristici, come il SIIL, possono condurre in modo più sicuro la guerra contro Damasco. Poiché il numero di forze statunitensi e inglesi sul terreno in Siria cresce, una serie di storie di copertura viene inventata. L’ultima è della rivista Foreign Policy. Nell’articolo dal titolo “Incontrare gli statunitensi che affollano Iraq e Siria per combattere lo Stato islamico“, dicono: “…Il numero di statunitensi che viaggiano all’estero per combattere lo Stato Islamico aumenta, il 44 per cento dei combattenti individuati dall’articolo è giunto tra maggio e metà agosto 2015. Se si pensa a loro come patrioti coraggiosi che si oppongono a una pressante minaccia o a stupidi turisti di guerra impiccioni che corrono rischi, una cosa sembra certa: sempre più statunitensi arriveranno in Iraq e Siria per combattere lo Stato islamico nel prossimo futuro”. Gli aneddoti usati a corredo delle affermazioni che tali combattenti siano “volontari” e non forze speciali o mercenari, sono l’indicazione più chiara che l’articolo di Foreign Policy, e tanti altri, sono una storia di copertura. Ironia della sorte, una delle “voci credibili indipendenti” di Cass Sunstein, Eliot Higgins, che pretende regolarmente che i volontari russi in Ucraina siano sostenuti da Mosca, pubblica un “rapporto” in sostegno alla storia dei “volontari” su Foreign Policy. In realtà, Foreign Policy copre l’attuazione immediata della ammessa e documentata invasione ed occupazione del territorio siriano dalle forze speciali degli Stati Uniti. Sempre più forze speciali anglo-statunitensi in Siria occupano territorio e sarà impossibile nasconderlo per sempre, quindi i racconti alternativi che spiegano il grande e crescente numero di combattenti occidentali in Siria sono una montatura. E mentre la prospettiva di volontari verso la Siria non è del tutto fantastica, trasporto, finanziamento, armamento e supporto tattico e politico di tali combattenti richiede risorse statali. Il fatto che ai cittadini statunitensi è proibito partecipare a conflitti stranieri, ma possono entrare liberamente in Turchia e attraversare i posti di blocco turchi per combattere in Siria, assieme al flusso di armi, rifornimenti e combattenti a sostegno del SIIL dagli stessi posti di blocco, suggerisce che gli USA usano i gruppi terroristici per procura per rovesciare il governo siriano, e ora anche le forze militari inglesi e statunitensi sono usate direttamente e davanti gli occhi del mondo.11999957Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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