La Grecia aderirà all’Unione Eurasiatica?

F. William Engdahl New Eastern Outlook 16/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraputin_tsipras_rtr_imgPer lo meno il nuovo governo greco si rende conto che deve partecipare asimmetricamente a un gioco di potere mortale sul futuro della nazione. La cosiddetta troika di Commissione UE, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale, esige sangue da una rapa quando si tratta della Grecia. Così, dopo aver sbattuto contro un muro di granito appellandosi a facilitare l’austerity per permettere la crescita economica greca ed avviarne la solvibilità, il governo del primo ministro greco Alexis Tsipras guarda ad ogni opzione. L’ultima mossa è guardare ad est, a Mosca e poi a Pechino. La crisi greca, iniziata nell’ottobre 2009 è a un bivio cruciale. Nel 2007-2008, prima che la crisi del debito immobiliare dei sub-prime negli USA scoppiasse, il debito pubblico greco era circa il 100% del PIL, superiore alla media UE, ma non ingestibile. Nel 2014 il debito era salito al 175% del PIL, superiore anche a quello dell’Italia. Il Paese ha dovuto prendere 240 miliardi di euro dalla Troika per evitare il default del debito, un passo che avrebbe portato le banche tedesche e francesi in possesso di titoli greci a un probabile default. All’inizio della crisi greca, le obbligazioni greche erano possedute principalmente dalle banche dell’UE, che trovavano attraenti i tassi di interesse più elevati. Quando la crisi bancaria in Germania e Francia minacciava per il default greco, i governi di UE, FMI e Banca centrale europea assunsero oltre l’80% del debito sovrano greco, salvando le banche private ancora una volta a spese dei contribuenti greci e europei.

Né l’euro né il dollaro funzionano
La Grecia è letteralmente il tallone d’Achille dell’euro e Washington e Wall Street l’hanno colpito con una ferocia che non si vedeva dalla crisi in Asia e del default sovrano della Russia nel 1997-1998. Quando la Grecia implose alla fine del 2009, il dollaro era la moneta principalmente minacciata di abbandono. I cinesi rimproverarono apertamente il governo degli Stati Uniti per aver lasciato i propri deficit e debiti esplodere ben oltre il trilione di dollari all’anno. La risposta di Divisione guerra finanziaria del Tesoro USA, Federal Reserve, Wall Street e agenzie di rating fu lanciare un contrattacco all’euro per “salvare” il dollaro. Ha funzionato e alcuni ingenui politici di Berlino, di certo non Schauble, né Merkel, ebbero l’idea di quanto sia sofisticato l’arsenale bellico valutario di Washington. Lo stavano scoprendo. Le agenzie di rating degli Stati Uniti, guidate da Standard & Poors e Moody, fecero il passo inaudito di declassare il debito pubblico greco di tre gradi in un giorno dell’aprile 2010, mentre i governi europei decisero un piano di salvataggio della Grecia. Tale degradazione a spazzatura significava che i fondi pensione e le compagnie di assicurazione di tutto il mondo furono immediatamente costretti a scaricare i titoli greci per legge, costringendo i tassi d’interesse che la Grecia doveva pagare per i prestiti, se ancora poteva, a livelli inesigibili. La cricca dei detentori di hedge fund di New York, guidati da George Soros, si riunì per coordinare gli attacchi speculativi alla Grecia, peggiorando crisi e costi dei contribuenti greci. Cosa ha fatto la Grecia per avere il nuovo debito? Un’austerity sanguinosa dettata dall’UE guidata dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, le cui richieste di austerità fanno apparire Heinrich Bruening, nel 1931, un angelo della misericordia. La disoccupazione salì a livelli di depressione, al 27% della popolazione, scendendo al 25,7% nel gennaio 2015, salutato da Bruxelles e Berlino come “segno” che la loro austerità funziona! La disoccupazione giovanile raggiunse ben oltre il 60%. Il FMI, come sempre, impose massicci tagli a dipendenti pubblici, servizi sanitari e d’istruzione per “risparmiare”, facendo soltanto declinare le entrate fiscali. Tutto questo dimostra ciò che i tedeschi sanno dolorosamente bene dal 1930, e cioè che l’austerità non ferma la crisi del debito, ma solo la crescita economica reale.
Il partito di sinistra di Tsipras, Syriza, evolutosi dal Partito Comunista di Grecia dal crollo dell’Unione Sovietica, è stato eletto a gennaio da un elettorato disperato e stufo della depressione infinita tipo austerity di Weimar. Il mandato di Tsipras è avere un migliore futuro economico per i greci. L’unica possibilità, a questo punto, è scegliere di uscire dall’euro e forse anche da UE e NATO. Il Telegraph riferiva il 2 aprile, una settimana prima del probabile mancato pagamento del prestito FMI alla Grecia, che essa elaborava piani drastici per nazionalizzare il sistema bancario del Paese e introdurre una moneta parallela per pagare le bollette, a meno che la zona euro si adoperi per disinnescare la crisi latente e ammorbidire le richieste. Fonti vicine a Syriza dissero che il governo è deciso a mantenere i servizi pubblici e pagare le pensioni mentre i fondi quasi si esauriscono. Il Telegraph citava un alto funzionario greco: “Siamo un governo di sinistra. Se dobbiamo scegliere tra il default con il FMI o il default del nostro popolo, è un gioco da ragazzi. Potremmo avviare un silenzioso processo di uscita dal FMI. Ciò causerà furore nei mercati e l’orologio inizierà a girare assai più velocemente“, aveva detto la fonte al Telegraph. Non riuscendo ad ottenere un euro e un autentico sgravio da Schauble e dall’Unione europea, con la prospettiva del default sul rimborso di 458 milioni di euro al FMI o sulle pensioni statali, Tsipras volava a Mosca per incontrare Putin. Nonostante la Grecia abbia ripagato 458 milioni di euro al Fondo monetario internazionale il 9 aprile, la vera domanda è se la Grecia potrà pagare nelle prossime settimane di aprile, ed ulteriori 7,75 miliardi di dollari a maggio e giugno, mentre fatica a pagare impiegati e pensionati.bad_boys_tsipras_putin__marian_kamenskyLa Grecia nodo energetico russo?
L’incontro Putin-Tsipras prepara possibili passi futuri che potrebbero alterare il futuro non solo della Grecia, ma dell’UE. Il Presidente Putin ha annunciato, dopo i suoi colloqui dell’8 aprile, che Tsipras non ha chiesto alla Russia aiuti finanziari. Ciò di cui hanno discusso era potenzialmente molto più significativo per la Grecia. Hanno parlato dei progetti energetici, tra la cui proposta del Turkish Stream di Putin per fornire il gas russo alla Turchia invece che all’UE dopo che Bruxelles, spinta da Washington, ha sabotato il progetto gasifero russo del South Stream. Turkish Stream propone di fornire gas fino al confine greco-turco. Il ministro dell’Energia greco Panagiotis Lafazanis ha detto che Atene supporta il previsto progetto Turkish Stream della Russia, così come l’estensione della rotta alla Grecia. Russia e Turchia hanno firmato un memorandum d’intesa per la costruzione del gasdotto sul Mar Nero, nel dicembre 2014. La Grecia sarebbe poi diventata il centro di distribuzione del gas ai consumatori dell’Europa meridionale, tra cui l’Italia, in alternativa al defunto South Stream. Putin ha sottolineato dopo i colloqui con Tsipras, alla conferenza stampa congiunta a Mosca dell’8 aprile, “Naturalmente, abbiamo discusso le prospettive per realizzare il grande progetto infrastrutturale che chiamiamo Turkish Stream, un progetto chiave per fornite gas russo ai Balcani e forse Italia e Paesi dell’Europa centrale. Il nuovo percorso provvederà ai bisogni energetici degli europei, e potrebbe consentire alla Grecia di diventare uno dei principali centri di distribuzione energetici del continente, contribuendo ad attrarre investimenti significativi per l’economia greca. La Grecia potrebbe anche guadagnare con le tariffe di transito del gas centinaia di milioni di euro l’anno, se aderisse al progetto del gasdotto Turkish Stream“. A sua volta, Tsipras ha detto che Atene è interessata ad attrarre investimenti per la costruzione del gasdotto sul suo territorio, per gestire il gas del Turkish Stream. Secondo i media, Putin e Tsipras si concentreranno anche su eventuali sconti sul gas russo per la Grecia. Inoltre la Russia ha discusso l’investimento in joint venture con il governo greco. I primi progetti da esplorare comprendono una società greco-russa pubblica, investimenti russi sul porto di Salonicco, che le richieste del FMI vogliono privatizzare, e una partecipazione ferroviaria. Dopo i colloqui con il ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak e il CEO della compagnia energetica russa Gazprom Aleksej Miller, Lafazanis ha detto che Atene aveva chiesto una riduzione del prezzo del gas naturale russo.

Russia ed Eurasia?
Putin ha chiesto che siano ripristinate le relazioni commerciali tra Russia ed Unione europea, anche della Grecia. Ha detto che avevano discusso “varie forme di cooperazione e grandi progetti energetici. Con questi piani potremmo fornire prestiti di favore per i progetti”, ha detto Putin, aggiungendo che non era questione di aiuti. Uno di questi progetti è il gasdotto denominato “Turkish Stream” per convogliare gas naturale al confine turco-greco in Grecia. Da parte sua Tsipras ha chiarito che il suo governo si oppose ad eventuali nuove sanzioni alla Russia, cosa di cui Washington non è affatto contenta, con gli editoriali multimediali degli Stati Uniti che attaccano la Grecia di essere il mitico cavallo di Troia della Russia e di tornare nell’orbita dell’UE. Rispondendo con il suo umorismo tipicamente buffo, il presidente russo ha detto alla BBC, “Quale mitologia e cavalli di Troia ecc.: la questione sarebbe valida se io ero andassi ad Atene. Noi non costringiamo nessuno a fare nulla“. I recenti sondaggi mostrano che oltre il 63% dei greci è positivo verso una Russia alleata, mentre solo il 23% lo è verso l’UE. I due Paesi, Russia e Grecia, condividono l’ortodossia e storicamente sono vicini. Costas Karamanlis, il primo ministro greco conservatore nel 2004-09 perseguì la “diplomazia dei gasdotti”, vedendo la Grecia come via del petrolio e gas russi per l’Europa. Washington e Bruxelles erano furiose. Karamanlis fu sfiduciato in circostanze sospette un anno dopo aver firmato l’accordo sul gas con il Presidente Putin, poco prima della crisi finanziaria. Dopo aver perso le elezioni nel 2009, si scoprì che l’agenzia di sicurezza della Russia FSB aveva avvertito l’omologo greco EYP di un complotto per assassinare Karamanlis nel 2008, per fermarne l’alleanza energetica con Mosca. Cavalli di Troia, Talloni di Achille e il ricco patrimonio della mitologia greca non risolvono per nulla la crisi della Grecia che, in realtà, è la crisi generale della civiltà europea. Nessuno a Berlino, Parigi o Roma ha il coraggio di affrontare la realtà, e cioè che i Paesi dell’Unione europea stanno morendo. Demograficamente, economicamente e moralmente sono in una spirale agonizzante. O rompono definitivamente con il mondo in bancarotta del dollaro di Washington e la NATO Atlantista, e puntano il proprio destino sull’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia quale nuova regione dalla vitale prosperità economica, insieme alla Cina e ai progetti per la ferrovia ad alta velocità della Nuova Via della Seta in Eurasia, o in quattro o cinque anni al massimo l’UE soffocherà nel proprio debito e nella depressione economica come la Grecia oggi. L’unica altra alternativa oggi, l’opzione dello status quo dei poteri finanziari, fu sperimentata da Germania nazista, Francia di Vichy e Italia di Mussolini negli anni ’30. Non abbiamo bisogno di provarli di nuovo.Balkany-obsudyat-s-Turtsiey-svoe-uchastie-v-Turetskom-potokeF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il volo Germanwings e i suoi misteri

Alessandro Lattanzio, 13/4/2015

È ben noto che ci vogliono mesi o addirittura anni affinché si possa produrre la prova inconfutabile della causa di un incidente aereo. Tuttavia, l’accusa del procuratore francese Robin fu immediatamente colta dai media avviando una delle più grandi campagne di diffamazione nella storia del giornalismo. In poche ore, il nome del copilota fu rivelato assieme a sue foto private. I suoi luoghi di residenza furono resi noti al pubblico. Parenti, vicini di casa, compagni di scuola e amici furono bombardati di domande, tutte basate sul presupposto che il copilota fosse già stato dimostrato colpevole”.
Ernst Wolff, autore del libro “Saccheggiare il mondo. Storia e politica del FMI

Nell’autunno 2014 uscì il film argentino Wild Tales, dove un pilota ‘pazzo’ si chiude nella cabina di pilotaggio di un aereo di linea, che fa schiantare uccidendo tutti a bordo. Il ‘pazzo’ aveva invitato sul volo l’amante che l’aveva piantato e un collega che odiava.

Andreas Lubitz, il ‘copilota pazzo’
germanwings-Andrea_3247461bIl copilota Andreas Lubitz viene indicato come autore responsabile dello schianto dell’Airbus A320 matricola D-AIPX della Germanwings, del Volo 4U9525 sulla tratta Barcellona-Duesseldorf, avvenuto il 24 marzo a 2000 metri di quota presso la stazione sciistica di Pra Loup, nel dipartimento di Digne-les-Bains, Languedoc-Roussillon nelle Alpi dell’Alta Provenza, in Francia.
Secondo i procuratori di Dusseldorf, nella perquisizione del suo appartamento non fu trovata alcuna lettera, confessione o indicazione della motivazione del suicidio-strage o documenti che specificassero la natura della presunta malattia di cui avrebbe sofferto. Inoltre, una donna identificatasi come la madre di un compagno di classe di Lubitz, disse al Frankfurter Zeitung che: “A quanto pare, ebbe un esaurimento, soffriva di depressione. Posso immaginarlo come reazione istintiva. Non poteva averlo pianificato, anche se, in realtà è stata come una sparatoria”. La BBC riferiva invece che l’ospedale locale, dove una volta era stato ricoverato Lubitz, negava che lo fosse stato per depressione, ma non poteva fornire ulteriori dettagli a causa delle norme sulla riservatezza dei pazienti. Il CEO della Lufthansa Carsten Spohr aveva ribadito che Lubitz era “al 100 per cento idoneo a volare, anche se nel 2008 si prese una pausa per diversi mesi, per motivi che ignoro. Non solo ha superato tutti i test medici, ma anche tutti i test e i controlli sul suo suo addestramento di pilota” ed era “al 100 per cento idoneo al volo, senza alcuna limitazione. Scegliamo il nostro personale molto, molto attentamente… L’idoneità al volo e la sua performance precedente erano esenti da qualsiasi critica”. Il club di volo LSC Westerwald di Montabaur, di cui Lubitz era membro, pubblicava un necrologio sul suo sito: “Da giovane, Andreas divenne un membro del club, volendo avverare il sogno di volare. Iniziò da allievo di alianti riuscendo a diventare pilota di Airbus A320. Riuscì a realizzare il suo sogno, un sogno che ha pagato con la vita. I membri della LSC Westerwald sono in lutto per Andreas e le altre 149 vittime della catastrofe del 24 marzo 2015. Le nostre più sentite condoglianze ai parenti. Non dimenticheremo Andreas”.
Lubitz ebbe una formazione rigorosa appena entrato nel programma di addestramento della Lufthansa, affermava il comandante Patrick Sondenheimer. Lubitz ebbe la licenza di pilota il 6 maggio 2010 e il brevetto di pilota privato il 6 gennaio 2012. Superò tutte le prove tecniche e psicologiche, con cui venne ritenuto al 100 per cento idoneo a volare. Lubitz entrò nella Germanwings, filiale della Lufthansa, nel settembre 2013, dopo aver ottenuto la licenza di pilota commerciale presso la Scuola di Volo della Lufthansa di Brema, in Germania, e presso il Phoenix Goodyear Airport in Arizona, negli USA. Al momento dello schianto, Lubitz aveva 630 ore di volo. Il sito Aviation Business Gazette menzionava Lubitz nel settembre 2013: “La Federal Aviation Administration (FAA) riconosce Andreas Guenter Lubitz inserendolo nella prestigiosa banca dati della certificazione FAA per i piloti. La banca dati, che appare sul sito dell’agenzia, nomina Lubitz tra i piloti certificati che hanno raggiunto o superato gli alti standard medici e istruttivi per la licenza istituita dalla FAA”. La banca dati venne creata dopo una serie di incidenti aerei mortali causati dalle scarse competenze dei piloti.

CBBtwVKVAAEWSJGEntrano in scena le ‘autorità’
Solo 48 ore dopo la tragedia, il procuratore francese Brice Robin, incaricato delle indagini, dichiarava che “sembrava che il copilota avesse fatto scendere l’aereo deliberatamente, distruggendolo“. I genitori di Andreas Lubitz, una volta giunti in Francia per assistere al riconoscimento dei defunti, furono portati in un luogo segreto dai gendarmi francesi, mentre la polizia tedesca perquisiva la casa della famiglia a Montabaur, e l’appartamento del copilota a Dusseldorf. Dopo di ché il procuratore di Marsiglia Brice Robin confermava che gli investigatori ritenevano che Lubitz avesse intenzionalmente schiantato l’aereo del volo 4U9525. Inizialmente la CNN disse che l’aereo aveva emesso una chiamata di emergenza, per poi perdere velocità e quota. La Casa Bianca stranamente disse subito che l’incidente non era dovuto a terrorismo. I francesi dissero di aver trovato subito una scatola nera, poi dissero che non l’avevano trovata, poi dissero che era vuota, e quindi che la memoria si era staccata. Secondo Robin, dalle registrazioni vocali della cabina di pilotaggio (Cockpit Voice Recorder) si sentiva che, “Il respiro di Lubitz non era agitato. Non ha mai detto una sola parola. C’era un silenzio totale nella cabina di pilotaggio nei dieci minuti seguenti. Niente. Non credo che i passeggeri avessero capito cosa succedesse fino agli ultimi istanti, perché nella registrazione si sentono delle urla solo negli ultimi secondi”. La Reuters citava Christoph Kumpa della procura di Duesseldorf, dire “un pilota era nella cabina di pilotaggio e l’altro no“, ribadendo che l’informazione proveniva dagli investigatori francesi. “E’ importante notare che non è chiaro cosa ciò significhi o quali parti di tali relazioni, se il caso, siano accurate. E’ anche importante notare che gli investigatori finora avevano detto che un sabotaggio sembrava improbabile, anche se furono altrettanto rapidi nel precisare che niente andava escluso”.
de00fc1c-8d8b-45af-86ca-523837765139-620x372 I vicini dei Lubitz, Peter Reucker e Johannesburg Rossbach, descrivevano Andreas come un giovane “piuttosto tranquillo” e socievole, e per Klaus Radke, presidente del club di volo di Lubitz, era una “persona aperta e normale”. Radke aveva anche respinto la conclusione dei procuratori di Marsiglia secondo cui Lubitz aveva schiantato il volo Germanwings intenzionalmente, “Non vedo come si possano trarre tali conclusioni prima che l’indagine sia completata“. Inoltre, i piloti tedeschi non erano contenti di come le autorità gestivano le indagini, dicendo che i procuratori erano saltati a tali conclusioni cercando un capro espiatorio, “Ho la sensazione che si cerchi una risposta rapida, piuttosto che una buona risposta“, affermava James Phillips, direttore per gli affari internazionali dell’associazione dei piloti tedeschi. Inoltre, l’European Cockpit Association (ECA), che rappresenta oltre 38000 piloti europei, affermava che il pubblico ministero francese Robin sembrava offuscare le responsabilità dell’incidente e che la sua immediata insistenza nell’attribuirne la colpa al copilota Lubitz appariva dubbia. Infatti, secondo Robin, “L’interpretazione più plausibile e probabile per noi è che il copilota, con astensione volontaria (deliberata decisione di non agire) s’è rifiutato di aprire la porta della cabina di pilotaggio al comandante, ed attivato il pulsante per iniziare la discesa. Quindi ha attivato tale pulsante, avviando la perdita di quota (discesa) per un motivo che ignoriamo completamente, oggi, ma che può essere considerato quale intenzione di distruggere l’aereo“. Tuttavia, secondo l’ECA “i piloti europei sono profondamente preoccupati da tale svolta nelle indagini sul tragico incidente del volo Germanwings 4U9525. Le relazioni di investigatori e pubblici ministeri francesi, secondo cui ciò sarebbe risultato dal tentativo deliberato di distruggere l’aereo, sono scioccanti e i nostri pensieri vanno alle vittime e ai loro familiari. Sottolineiamo la necessità di un’imparziale ed indipendente indagine sui fattori che hanno causato questo incidente. La fuga dei dati del CVR è una grave violazione delle fondamentali e globalmente accettate norme d’indagine sugli incidenti internazionali… Data la pressione che tale fuga ha indubbiamente creato, la squadra investigativa affronta una seria distrazione. Il compito richiesto agli investigatori della sicurezza sembra disturbato da considerazioni giudiziarie. Ciò è altamente pregiudizievoli, ed è un impedimento nel rendere l’aviazione più sicura traendo lezioni da tale dramma“.341061Entrano in scena i ‘giornalisti’
I giornalisti di Paris Match e del Bild affermavano di aver visionato un video di pochi secondi, sugli ultimi momenti del volo 4U9525 della Germanwings, registrato dal cellulare di una delle vittime e recuperato tra i rottami. Il procuratore Robin ne negava l’esistenza, “allo stato attuale delle indagini non esistono video sull’incidente”. Secondo i giornalisti il cellulare fu “ritrovato da una persona della cerchia degli inquirenti. Non c’è alcun dubbio sull’autenticità del video. Ne siamo molto sicuri. E’ caotico, traballante”, affermava il caporedattore del Bild Julian Reichelt. Sul video non si vedrebbe nessuno, ma si sentirebbero le urla dei passeggeri, perfettamente consapevoli di quello che succedeva, oltre ad almeno tre tonfi metallici. Poi un rumore più forte, e quindi nulla. Il tenente-colonnello della gendarmeria francese Jean-Marc Menichini, affermava che il video “è completamente falso” e che i cellulari raccolti sul luogo dell’incidente non erano stati “ancora esaminati”. Tra l’altro, sempre il quotidiano tedesco Bild affermava che il comandante dell’aereo, rimasto fuori dalla cabina di pilotaggio, aveva cercato di distruggere la porta d’accesso con un’ascia. Falso, dice il presidente del sindacato dei piloti di linea francese (SNPL) Eric Derivry, “Non ci sono asce, se non unicamente dentro la cabina di pilotaggio. Per una serie di minacce e possibilità di usarle per prendere il controllo dell’aereo, non ci sono asce nel compartimento passeggeri. Solo piedi di porco“. Inoltre, la cabina di pilotaggio dell’Airbus A320 è dotata di una porta d’accesso con triplice blocco elettrico controllato dal personale di bordo. Normalmente, quando la porta è chiusa, è bloccata. Alla richiesta di entrare nella cabina, l’equipaggio autorizza l’accesso aprendo la porta, che rimane chiusa fino a quando non viene sbloccata di nuovo. Se l’equipaggio non risponde alle richieste di accesso, la porta può essere sbloccata dal personale di bordo inserendo un codice tra 2 e 7 cifre (programmato dalla compagnia aerea) sulla tastiera (FAP – Forward Attendant Panel) installata a fianco della porta. Inoltre, il personale di bordo dispone di telefoni satellitari con cui collegarsi ai centri del controllo del traffico aereo, come il telefono satellitare ad alta frequenza (HF) o il telefono ad altissima frequenza (VHR) dei sistemi radio di bordo ARINC ed ACARS.11q_157In effetti, i ‘giornalisti’, quando si tratta di “certi incidenti aerei”, assumono un comportamento abbastanza rivelatore. Nel caos del volo malese MH17 precipitato in Ucraina, il “giornalista” della Reuters Anton Zverev aveva scovato, il 12 marzo 2015, un testimone, Pjotr Fjodotov, residente nel villaggio di Chervonij Zhovten “allora, ed ora, controllato dai ribelli“, che avrebbe confermato la tesi dell’abbattimento dell’aereo malese per mano dei “separatisti filorussi”. Secondo la Reuters, “Fjodotov avrebbe detto “Ci fu un tale botto che ci paralizzò facendoci cadere. Poi andammo dall’altro lato della casa per dare un’occhiata. C’era un missile che volteggiava in aria, poi una specie di stadio si era separato, e quindi puntò verso Lutugino, Torez, dove ho visto l’aereo cadere a pezzi. Solo dopo scoprimmo che era un Boeing”. I missili della batteria di Buk spesso zigzagano nel cielo per alcuni secondi, dopo il lancio, prima di essere agganciati dal radar di bordo puntando il missile verso l’obiettivo, secondo il video dei lanci pubblicati su internet. Nel loro insieme, i resoconti non dimostrano che il missile lanciato presso Chervonyi Zhovten sia quello che ha abbattuto l’aereo di linea, perché nessuno degli abitanti del villaggio ha visto in realtà il lancio”. Ma qui la Reuters conclude ad effetto: “Intervistato da Reuters, Fjodotov, il testimone che ha descritto il missile che ‘volteggiava’, in un primo momento disse alle telecamere che fu lanciato dal territorio controllato dall’esercito ucraino. Più tardi, a telecamere spente, disse che era stato lanciato da una zona dei ribelli, nelle vicinanze. Alla domanda sul perché avesse detto il contrario, rispose che aveva paura dei ribelli”. RussiaToday aveva poi intervistato Pjotr Fedotov, che disse “Quando abbiamo parlato del Boeing davanti la telecamera (della Reuters), dissi tutto ciò che vidi. Le cose che avrei detto a telecamera spenta sono tutte sciocchezze ideate dal giornalista stesso. Tutte bugie, non abbiamo più discusso del Boeing, ma solo della situazione“. Fjodotov, infatti, aggiungeva che Zverev in seguito l’aveva contattato per chiedergli se fosse nei guai per avergli parlato, “La prima cosa che chiese era se fossi nei guai. Rimasi sorpreso. Perché dovrei essere nei guai se gli ho detto ciò che ho visto? Solo quando i miei amici mi hanno chiamato e detto che in certe trasmissioni TV insinuavano che avevo detto una cosa alla telecamera, e il contrario senza la telecamera, ho capito perché mi faceva questa domanda. Forse se ne approfitta… davvero non so quale sia lo scopo del giornalista, ma mi sembra una provocazione“.

‘Rischi di guerra’
Secondo il settimanale tedesco Handelsblatt, gli assicuratori della Lufthansa, guidati da Allianz avrebbero predisposto circa 300 milioni di dollari per pagare i famigliari delle vittime della tragedia, se venisse stabilito che Lubitz ne sia stato il responsabile volontario. Ma in questo caso, una parte dei risarcimenti, sei milioni e mezzo di dollari, sarà coperta da polizze sui “rischi di guerra”, dato che il disastro sarebbe considerato il risultato di un “atto ostile”. Va ricordato, che dei testimoni riferirono di aver sentito un’esplosione e visto del fumo uscire dall’A320 della Germanwings, poco prima che si schiantasse. Un pilota di elicottero dell’aeronautica francese di stanza ad Orange, a 30 minuti dal luogo dell’incidente, disse che testimoni gli riferirono “di aver sentito un’esplosione e visto del fumo“. Il pilota confermava anche che i rottami dell’incidente indicavano che parti della fusoliera si erano “staccate dal velivolo prima dell’impatto. L’area delle ricerche è assai localizzata, ma una pezzo è stato rinvenuto a monte, cosa un po’ preoccupante“.
Un progetto tra NASA, US Air Force e Lockheed Martin fu avviato negli anni ’80 per il controllo a distanza di un aereo andato fuori rotta, si tratta dell’Automatic Ground-Collision Avoidance System (Auto-GCAS) che monitora la rotta di un aereo confrontandolo al terreno della rotta prevista. Se i calcoli indicano un incidente imminente e l’assenza di una risposta da parte del pilota, il pilota automatico si attiva per mettere in salvo l’aereo. Il sistema è installato sui caccia statunitensi F-16 ed F-22.

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ABG
Aanirfan

CBC
Dailymail
Euronews
GlobalResearch
Heavy
Les Crises
NPR
Quartz
Repubblica
Reseau International

Reseau International
SCPR
Sputnik
Sputnik
Zerohedge

La disinformazione di CIA-Soros contro la Russia

Sibel Edmonds BFP 18 ottobre 2013

Ilham e Hejdar Galiev

Ilham e Hejdar Aliev

Il 15 ottobre 2013, Democracy Now! dedicò un’ora del programma intitolato Another U.S. Whistleblower Behind Bars? Investor Jailed After Exposing Corrupt Azerbaijani Oil Deal, che presentava il caso del miliardario statunitense Rick Bourke, che avrebbe denunciato una frode internazionale per controllare le ricchezze petrolifere dell’Azerbaigian. Dal maggio 2013 Rick Bourke è in una prigione federale per aver violato il Foreign Corrupt Practices Act per presunta conoscenza di casi di corruzione avvenuti nel 1998. Gli altri autori della frode in Azerbaijan sono l’ex-capo del gruppo democratico al Senato George Mitchell e istituzioni come Columbia University e AIG. Tuttavia finora nessuno è andato in carcere tranne Bourke. Il caso, come narrato da Democracy Now e pochi altri media negli Stati Uniti, sembra un romanzo di spionaggio e cospirazione di John LeCarré trasformato in un thriller di Hollywood: “Il coinvolgimento di ex-alti funzionari statunitensi e inglesi di CIA e MI6 nel processo Bourke. Politici di alto profilo come il senatore George Mitchell e di infami mega-società come AIG. Testimoni chiave al processo avrebbero indicato agenti dell’intelligence che lavorvaano per il governo degli Stati Uniti. L’aspra competizione tra USA e Russia sugli idrocarburi dell’Azerbaigian; la battaglia per petrolio e gasdotto. Individui loschi come Viktor Kozeny, noto come il Pirata di Praga e che vive alle Bahamas, e un cittadino statunitense di nome Tom Farrell, che vive a San Pietroburgo, in Russia, dove gestisce un bar e si comporta come un agente doppio”. Posso andare avanti, facendo la lista delle caratteristiche del caso da romanzo spionistico che coinvolge numerosi personaggi e colpi di scena, ma che alla fine lascia il lettore confuso non capendo il senso di ciò che è successo veramente. E non lo farò. Se siete uno di quei lettori confusi non siate duri con voi stessi, la storia è fatta per confondere e non ha alcun senso. Non solo, se avete tempo e voglia (spero) leggete la trascrizione del caso, così come presentato da Democracy Now, e per un paio di volte. Assicuratevi di evidenziare i punti sottolineati più volte nella trasmissione. Vi prego di controllare i protagonisti, tra cui gli ospiti e i padroni di casa. Una volta fatto, confrontateli con le mie note. Siete pronti?

Il mio collegamento in Azerbaigian e il mio status segreto privilegiato
In primo luogo, vorrei iniziare spiegando perché trovo questo caso e la sua presentazione di enorme importanza e degno di nota. Chi di voi conosce il mio caso sa del mio lavoro e del mio famigerato status segreto privilegiato nell’FBI, partecipando a operazioni e dossier su Turchia, Azerbaigian e diverse altre nazioni dell’Asia centrale e del Caucaso, tra il 1996 e il 2001. Ero l’unica linguista dell’FBI qualificata a tradurre documenti (audio e scritto) in lingue turcofone. Tali operazioni e dossier particolari furono il motivo principale di ordini contradditori, classificazioni retroattive e ricorso al segreto di Stato nel mio caso. Quindi, sono una delle poche persone intimamente consapevoli ed informate su ciò che accadeva in Azerbaigian dal 1996 al 2001. So per certo che gli operatori erano dietro le quinte, non solo degli Stati Uniti ma anche di Turchia e Azerbaijan, soggetti a tangenti, corruzione, sabotaggio, ricatti e molto altro ancora. Attraverso le comunità diplomatiche azera e turca, l’FBI aveva raccolto migliaia di pagine di trascrizioni e relazioni pertinenti a tali attività. Si può supporre che a causa delle fonti, i singoli operatori sarebbero stati solo turchi, azeri, ecc. Ma si sbaglierebbe. Permettetemi di darvi alcuni esempi: “la Camera di Commercio USA-Azerbaijan: in quegli anni l’organizzazione era diretta da operativi come Richard Perle, Dick Cheney, James Baker, Richard Armitage, Brent Scowcroft e l’ex presidente della Camera Robert Livingston. Si prega di verificare la leadership e gli agenti di tale istituzione qui. Una volta fatto, si prega di consultare le foto nei miei otto anni di status segreto privilegiato qui. L’American-Turkish Council (ATC): Anche in questo caso, si tratta di operatori della stessa cerchia: Brent Scowcroft, Richard Armitage, Douglas Feith, Richard Perle, Robert Livingston, Tom DeLay, Stephen Solarz, e altro ancora. Per saperne di più cliccate qui“. Sono per metà azera, da parte di mio padre. Ero l’unica linguista dell’FBI con le necessarie qualifiche linguistiche per rivedere questi dossier e aiutare gli agenti dell’FBI a riaprire alcune indagini chiuse dalla Casa Bianca tramite il dipartimento di Stato.

AzMapLa storia si dipana
In base a quello che so di prima mano sulle operazioni che si svolsero in Azerbaigian tra il 1996 e il 2001, e sulla base di numerosi documenti e rapporti ufficiali (comprese relazioni investigative delle autorità turche), e di decine di articoli pubblicati negli ultimi quindici anni, posso dire con certezza al cento per cento che le operazioni verso l’ex-presidente Heydar Aliyev e suo figlio Ilham Aliev, compresi tentato assassinio del 1995, aggancio del figlio nei Casino di proprietà turca in Azerbaigian, ricatti e corruzione, stupefacenti e riciclaggio di denaro, e molto altro ancora, furono tutti ideati ed eseguiti dalla CIA e dal dipartimento di Stato qui, negli Stati Uniti, tramite il loro rappresentante regionale, la Repubblica di Turchia. Ho intenzione di spiegarvi il punto e fornirvi i link a documenti e articoli solidi, ma in primo luogo, voglio esaminare la storia presentata da Democracy Now e dai suoi ospiti. Dobbiamo cominciare dalla grande enfasi nella storia, come farebbe ogni analista capace ed esperto nel trovare ad agganciare l’obiettivo. L’ho già fatto più volte attraverso i rapporti confusi e contorti mentre ricercavo i temi e le conclusioni ripresi dai presentatori e dai loro ospiti. Ecco cos’ho trovato dalla trascrizione delle loro parole:
Scott Armstrong: Costui, Hans Bodmer, il testimone chiave contro Bourke, fu anche il direttore operativo non solo di Kozeny, ma di una serie di truffatori internazionali, dell’oligarchia russa e di molti funzionari russi, criminale internazionale di primo ordine. E non si ha la possibilità di esaminare tali questioni se non si ha accesso alle informazioni che normalmente non sono diffuse dal governo o sono sigillate…
Scott Armstrong: Naturalmente, Bourke aveva idea che ciò in realtà andava ben oltre l’Azerbaigian, ben oltre la Repubblica Ceca, coinvolgendo oligarchi, banche, funzionari russi e la terza compagnia petrolifera russa, acquistata e venduta a profitto di Kozeny, nel frattempo…
Scott Armstrong: Un informatore si fa avanti. E’ molto produttivo, consente di avere il bandolo della matassa che cominciamo a dipanare, portando a una serie di operazioni internazionali dalla Cecoslovacchia all’Azerbaigian, al cuore della Russia, nella più grande delle istituzioni. E tutto viene insabbiato per mancanza di interesse del governo degli Stati Uniti, per motivi oscuri. E l’unica persona sacrificata a ciò è l’informatore…
Scott Armstrong: In tal modo, si sa molto di ciò che succede in Russia. Conosce la maggior parte dei ministri del governo russo, del governo Putin. Arriva a conoscere i grandi oligarchi di tale sistema, le persone che possiedono le maggiori compagnie petrolifere ed entità del mondo. Si viene a sapere delle banche russe e degli stranieri che le servono, e di altri funzionari stranieri danneggiati da questo processo. Ha tutte queste informazioni nel suo schedario più efficace. La memoria…
Juan Gonzalez: Michael Tigar, vorrei chiedervi, so che sarebbe fortemente limitato in ciò che può dire in proposito, ha la nostra comprensione, abbiamo parlato con funzionari dell’intelligence inglese che ben conoscono ciò, che l’altro testimone principale contro Bourke, Tom Farrell, fu effettivamente ripreso in un video segreto in Russia mentre cercava di reclutare un diplomatico inglese per l’intelligence russa, e che il diplomatico fu successivamente rimosso e che ciò rientrava nelle informazioni che Sir Richard Dearlove dell’MI6 era disposto a presentare in tribunale, ma che non gli è stato permesso perché avrebbe sollevato la questione: Perché il governo degli Stati Uniti usa contro Rick Bourke, una persona che reclutava spie per l’intelligence russa?…
Giusto. La storia e il modo in cui è stata presentata può essere estremamente confusa, vaga e contorta. Tuttavia, una cosa è stata fatta: accusare ripetutamente la Russia di corruzione e sabotaggio dell’intelligence nel caso. Basta prestare attenzione a come Armstrong ripete la frase oligarchia russa. Si prendano appunti su come le operazioni ufficiali tramite enti governativi e banche siano limitate alla Russia. È interessante notare che la realtà e i fatti accusano entità occidentali. Dal 1995, dall’attentato a Hejdar Aliev pianificato negli Stati Uniti e realizzato da Abdullah Catli, un paramilitare turco sul libro paga della CIA dal 1980, e i principali attori che in Azerbaigian puntano su petrolio e oleodotti. sono agenti degli USA e del loro esercito mercenario chiamato CIA. So che, per destino, gli statunitensi sanno pochissimo del contesto dell’Azerbaigian e altre simili regioni energetiche dell’ex-URSS. Piuttosto che entrare in dettagli complessi, presenterò alcuni fatti documentati relativi alle operazioni degli USA in Azerbaigian, tra cui assassini, corruzione, riciclaggio di denaro e altro. Nei primi due anni dall’elezione di Hejdar Aliev, nel 1993, gli Stati Uniti cercarono più volte, senza successo, di reclutarlo per i piansi sul gasdotto-stan. Vi ricordate il famigerato scandalo della BCCI? Bene, il colpevole principale nello scandalo, Roger Tamar, agente della CIA e degli interessi petroliferi degli Stati Uniti, fu coinvolto in uno di tali tentativi falliti degli Stati Uniti per trascinare l’Azerbaigian nella propria sfera d’influenza: “Nei primi anni ’90, dopo che l’Unione Sovietica allentò la presa sull’Asia centrale, Tamar ideò il gasdotto da 1800 chilometri Baku-Ceyhan (Baku-Tbilisi-Ceyhan), considerato come “uno dei più grandi progetti ingegneristici”, per inviare 1 milione di barili al giorno (160000 mc/g) di petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo e quindi ai mercati mondiali. Tamraz ottenne il supporto per il gasdotto dal presidente turkmeno Nijazov, dal presidente dell’Azerbaigian Hejdar Aliev e dalla prima ministra Tansu Ciller e dalla Botas Company della Turchia. La società di Tamraz negoziò e firmò il primo accordo sul gasdotto con il governo della Turchia. Mettiamola così, le cose non si svolsero senza problemi con Hejdar Aliev, che era ancora leale alla Russia. Quando il business e la corruzione fallirono, gli Stati Uniti e il suo ascaro, la Turchia, passarono al piano B: assassinare Hejdar Aliev e piazzare un nuovo tizio più disponibile. Così ci fu il tentativo di assassinio nel 1995: “Il 13 marzo 1995 un’insurrezione armata volta a rovesciare Aliev fu inscenata dall’unità speciale delle Truppe degli interni (“OMON”) del colonnello Rovshan Javadov. Quattro giorni dopo, il 17 marzo 1995, unità delle forze armate azere circondarono i ribelli nella loro base e uccisero Javadov. Più tardi, il rapporto parlamentare turco del 1996 sullo scandalo Susurluk rivelò alcuni dettagli sul coinvolgimento del governo della prima ministra Tansu Ciller e dell’intelligence turca in tale tentato golpe….” Aggiungiamo qualche dettaglio sull’attentato turco. Il turco inviato in Azerbaigian per condurre l’operazione di assassinio era Abdullah Catli: “Catli fu visto in compagnia di Stefano Delle Chiaie, un neofascista italiano che lavorava per Gladio, dell’organizzazione paramilitare segreta della NATO Stay-behind, mentre “viaggiava in America Latina, e visitava Miami nel settembre 1982″. Poi andò in Francia, dove con l’alias Hasan Kurtoglu… fu condannato a sette anni di reclusione e nel 1988 fu estradato in Svizzera, dov’era ricercato per narcotraffico. Tuttavia, fuggì nel marzo 1990 con l’aiuto di complici misteriosi…” Subito dopo la misteriosa fuga, grazie a un elicottero della NATO, l’uomo sulla lista internazionale dei ricercati di Interpol e diverse polizie, in qualche modo e ancora una volta assai misteriosamente, finì in Inghilterra dove ebbe immediatamente il permesso di soggiorno e visse per un paio di anni. Poi, misteriosamente giunse negli Stati Uniti, e ancor più misteriosamente ebbe la residenza entro una settimana, stabilendosi a Chicago. Nel 1995, per l’operazione di assassinio di Aliev, lasciò Chicago per la Turchia, e dopo un soggiorno di due giorni in Turchia, entrò in Azerbaigian. Con i tentativi di reclutamento falliti e un tentato assassinio divenuto un fiasco che smascherava Gladio, gli Stati Uniti passarono al Piano C: il figlio di Aliev, Ilham Aliev, noto per le sue debolezze come gioco d’azzardo, alcol e prostitute di ogni età. Alla fine del 1995 i mafiosi turchi di Gladio aprirono dei casinò in Azerbaigian. È interessante notare che i proprietari turchi di tali casinò offrirono delle azioni al figlio di Aliev, Ilham. In meno di due anni, gli operativi USA-turchi avevano risucchiato Ilham Aliev: aveva 6 milioni di dollari in debito per gioco, oltre ad altro materiale (come delle scappatelle registrate). Nel 1998-1999 Aliev padre chiuse i casinò, anche se era già troppo tardi: padre e figlio erano stati agganciati e trascinati nel campo occidentale.
Permettetemi di delineare le connessioni tra Intelligence USA e proprietari di casinò della mafia turca in Azerbaigian. Quasi tutti i casinò in Azerbaigian erano di proprietà e gestiti da un famoso mafioso turco di nome Omer Lutfu Topal: “Topal era un affarista turco, profondamente coinvolto nello scandalo Susurluk. Ebbe condanne per traffico di droga, e fu soprannominato il “re dei casino” che furono la sua fortuna, che ammontava a circa 1 miliardo di dollari al momento del suo assassinio. Secondo i giornali belgi, fu arrestato il 20 giugno 1978 nella provincia di Anversa, in Belgio, mentre trasportava 6 chili di eroina. Un passaporto falso gli fu trovato a nome di Sadik Sami Onar, rilasciato dalla Polizia di Gaziantep. Inoltre, fu accusato di narcotraffico verso gli Stati Uniti dal Belgio. Fu imprigionato in Belgio dal 14 giugno 1978 al 23 luglio 1981. Poi fu estradato negli Stati Uniti, per una condanna per traffico di eroina. Fu processato a New York e condannato a cinque anni di carcere...” E’ certo che Topal fosse un membro attivo delle operazioni USA-NATO di Gladio, e il narcotraffico di eroina via Belgio (Ciao NATO!) negli Stati Uniti fu uno dei suoi incarichi ufficiali. In realtà, Topal non passò un giorno in carcere, nonostante le dichiarazioni del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Quindi sì, questi sono gli agenti di Gladio-mafia che occuparono l’Azerbaigian alla fine del 1995. Nel 1997-1998, in Azerbaigian gli Aliev erano nel campo di CIA-NATO-USA, e nel 1997-1998 i russi erano stati espulsi: riciclaggio di denaro, laboratori di eroina e narcotraffico, ricatti, sabotaggio e corruzione sono roba nostra, degli Stati Uniti, sia direttamente o tramite ascari come la Turchia. Si prega di controllare tutti i casi documentati e i rapporti da me ospitati. Ora, torniamo alla sceneggiata narrata da Democracy Now! Vedete un solo riferimento a una di tali entità od operativi incaricati in Azerbaigian? No. Banche turche? Mafia turca? No. Casino turchi? No. Grande corruzione USA-occidentale? No. Le banche di Cipro dove paghiamo Aliev fuori dai confini del suo Paese (Sì, è lì che si corrompono molti di questi capi, nello Stato di Cipro del Nord. Volete dettagli? Rivedete da me tutti questi ordini classificati)? No. Ma cosa troviamo: Russia, mafia russa, funzionari del governo russo, intelligence russa, banche russe, oligarchi russo, ed anche Putin. Com’è interessante?

George Soros

George Soros

Il forte legame tra Armstrong, Tigar & Democracy Now!
Un altro compito d’obbligo per un’approfondita analisi dei piani, è identificare gli attori coinvolti nell’informazione, o in questo caso, nella disinformazione. Ho fatto esattamente questo, trovando un legame tra tutti i partecipanti a tale campagna di disinformazione su Democracy Now! Andiamo:

Scott Armstrong
Permettetemi di presentarvelo tramite la biografia presentata da Amy Goodman: “Scott Armstrong, un ex-giornalista del Washington Post, che ha seguito da vicino il caso. È fondatore ed ex-direttore esecutivo dell’Archivio della Sicurezza Nazionale ed ex-presidente del Government Accountability Project…” Non ho approfondito la sua posizione con uno dei media più malfamati del Paese. Devo? Non penso. Okay, passiamo agli Archivi sulla Sicurezza Nazionale fondati da Armstrong. Per anni e anni, l’attività di Armstrong (Sì, dicono senza scopo di lucro. Che altro!), fu uno dei maggiori destinatari dei finanziamenti di George Soros. Nel 2010, solo in un anno, ricevette 650mila dollari da Soros. Siete con me finora? Bene. Continuiamo: Armstrong fa anche parte del Government Accountability Project (GAP). Ed ecco che GAP è anche uno dei principali destinatari delle somme di Soros, ricevendo generosi finanziamenti da Soros per molti anni. Quello stesso anno il GAP ricevette 600mila dollari da George Soros. Ci sono molti altri legami diretti e intimi tra Armstrong e George Soros, ma passiamo agli altri attori della messinscena.

Amy Goodman

Amy Goodman

Democracy Now!
Veniamo al dunque, utilizzando ben documentate informazioni su Amy Goodman, Juan Gonzalez e radio Democracy Now: “Gravi questioni furono sollevate su come Democracy Now!, avviata da Radio Pacifica e sovvenzionata da Carnegie Corporation, Fondazione Ford, JM Kaplan Funds e altri, improvvisamente sia diventata indipendente e di proprietà di Amy Goodman, senza compensi per la Pacifica. Questo passaggio apparentemente includeva beni preziosi quali marchi, proprietà degli archivi, accesso alle stazioni affiliate e altro ancora. Con un contratto segreto, Amy Goodman inoltre ha ricevuto 1 milione di dollari all’anno per cinque anni dal 2002, secondo il tesoriere di Pacifica Jabari Zakiya, per continuare ciò che era il notiziario di punta del mattino di Pacifica. Ciò più che raddoppiava lo stipendio di Goodman, ufficialmente di 440mila dollari all’anno, di Pacifica Radio. Democracy Now! é finanziata indirettamente da George Soros, e direttamente da Fondazione Ford, Fondazione Glaser e Open Society Institute di Soros...” Tra l’altro, Amy Goodman ha questo in comune con tali persone: “Giornalisti di spicco come quella di ABC Christiane Amanpour e l’ex-direttore del Washington Post, e ora vicepresidente Len Downie, lavorano presso i consigli di enti finanziati da Soros. Ciò nonostante il codice etico delle società afferma: ‘che i giornalisti professionisti evitano i conflitti d’interesse, reali o presunti’...” Tutti sanno che Goodman e la sua Democracy Now! hanno ricevuto milioni di dollari direttamente da Gorge Soros. Naturalmente, non si sa quanto esattamente perché, Democracy Now non è mai disponibile a rispondere a questa domanda, quando posta: “Solo che quando l’ente finanziato da Soros è ascoltato “su oltre 900 stazioni, aprendo la strada alla grande collaborazione dei media comunitari degli Stati Uniti’, non posta i messaggi degli spettatori e le telefonate a ‘Democracy Now!’ non ricevono risposta….

Michael Tigar, con gli occhiali

Michael Tigar (con gli occhiali)

Michael Tigar
Tigar è introdotto da Goodman come celebre avvocato, professore di diritto e autore, in difesa di Rick Bourke. Si potrebbe pensare che come accademico e avvocato sia fuori dal campo di Soros, giusto? Beh, no! Il programma e il lavoro di Tigar sono finanziati, anche se parzialmente, da George Soros. L'”Institute for Policy Studies” finanziato da Soros concede appetitose somme all’avvocato di grido. Tigar è conosciuto, anche dai media mainstream, come uno degli avvocati più teatrali del Paese. Sulla base delle prestazioni e del fatto che è stato assunto da Bourke, direi che dovrebbe essere così! Ora so che c’è una cosa chiamata coincidenza. Conosco il concetto chiamato ‘legge delle coincidenze’, ma dai! Abbiamo quattro partecipanti a tale trasmissione ed ognuno di loro riceve da George Soros denaro e gli è strettamente legato. La chiamereste mera coincidenza? Se lo fate, allora considerate questo: Per anni e anni, George Soros ha finanziato direttamente l’opposizione in… avete indovinato, Azerbaigian! “I miliardi di George Soros compromettono la politica Estera degli Stati Uniti? George Soros è abbastanza ricco da avere una propria politica estera, ma è saggio fargliela avere? Soros ha uno strano modo di fare investimenti e regali, in particolare negli Stati ex-sovietici dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, come se si trattasse di politica estera personale… Soros ha anche finanziato i partiti di opposizione in Azerbaigian, Bielorussia, Croazia, Georgia e Macedonia, aiutandoli ad avere potere o preminenza. Tutti questi Paesi una volta erano alleati dei russi. Naturalmente, Soros non lavora da solo… Soros lavora attivamente per sfruttare la sua influenza a sostegno di Samir Sharifov, forse promuovendo un’altra “rivoluzione delle rose”… Funzionari dell’Azerbaigian apertamente si chiedono se Soros sia un freelance o agisca con l’approvazione, tacita o meno, del dipartimento di Stato e della Casa Bianca, a sostegno di Sharifov in Azerbaigian. In realtà, se lo chiedono solo per buona educazione. Pensano di sapere la risposta e che Soros operi per conto di Obama… Se leggete la stampa russa su Soros, si potrebbe pensare che Glenn Beck sia un pallido moderato. Se leggete la stampa russa sulla visita del presidente dell’Azerbaigian Aliev a Soros, a New York, nel 2004…” Devo approfondire il ruolo di Soros e gli obiettivi e giochi sporchi in Azerbaigian e resto dell’Asia centrale e del Caucaso?
E i suoi investimenti nella regione, in particolare quelli direttamente legati dal gasdotto-stan della Azerbaigian? Chi sono i suoi soci? Vediamo se li riconoscete: “Secondo Clark, l’International Crisis Group di Soros vanta “luminari indipendenti” come gli ex-consiglieri per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinki e Richard Allen, così come il generale Wesley Clark, comandante supremo della NATO in Europa. Il vicepresidente del gruppo è l’ex-deputato Stephen Solarz, una volta descritto come ‘il capo congressista della lobby israeliana a Capitol Hill’ e suo sottoscrittore, insieme a gente come Richard Perle e Paul Wolfowitz… Chi sono i partner commerciali di Soros al Carlyle Group, uno dei più grandi fondi di private equity al mondo, che trae la maggior parte dei profitti dai contratti per la difesa? Sono gli ex-segretario di Stato James Baker e l’ex-segretario alla Difesa Frank Carlucci di George Bush Sr, e “fino a poco prima, anche parenti di Usama bin Ladin”. Soros ha investito più di 100 milioni di dollari nel Carlyle, ci dice Clark”… Non è interessante come le figure più importanti coinvolte in corruzione, tangenti, sabotaggio, ricatti, e perfino assassini in Azerbaigian non siano menzionati, casualmente, da Goodman, González, Tigar, Armstrong o Bourke stesso?! Sì, dico, è molto interessante. Sapendo ciò, nel 1996-2001 gli operatori praticamente evitarono i soggetti non menzionati nella messinscena di Amy Goodman. E, infine, senza mettermi in mostra o oltre, mi considero, in una certa misura, esperta di informatori e denunce. Dopo 12 anni, sono l’unica ad informare sull’organizzazione che ha conosciuto centinaia di informatori del governo, soprattutto dell’intelligence e delle forze dell’ordine, oltre ad avere anni di ricerche e scritti su ciò… Beh, sono una sorta di un esperta, se si può dire. Con questo, lasciate che vi dica una cosa: questo truffatore milionario, Rick Bourke, è tutt’altro che un informatore. L’intera sceneggiata, con tutti i suoi partecipanti, fino agli operatori dei media tradizionali, dimostra che non è altro che una messinscena ai fini di certi oscuri obiettivi perseguiti dalla comunità d’intelligence, e naturalmente dagli affaristi.
Se si vuole veramente sapere cosa tratta questa storia si dovrà aspettare. Aspettatevi di sentire certe notizie sulle ultime tensioni tra Russia e Azerbaigian. O sull’estradizione di una certo agente o uomo d’affari russo richiesta dal governo degli Stati Uniti. O di vedere i prossimi attacchi degli Stati Uniti contro la Russia con l’intenzione di colpire infine anche Putin… Oppure… Intanto, consideratevi ampiamente afflitti dalle mega-operazioni di disinformazione della CIA tramite media spacciati come indipendenti e alternativi!

Wesley Clark

Wesley Clark

Sibel Edmonds è redattrice di Boiling Frogs Post e autrice di Classified Woman: The Sibel Edmonds Story. Nel 2006 vinse il PEN Newman’s Own First Amendment Award per il suo “impegno a preservare la libertà d’informazione negli Stati Uniti in periodo di crescente isolamento internazionale e segretezza governativa“. Edmonds ha un Master in Politiche Pubbliche e Commercio Internazionale presso la George Mason University, e una laurea in Giurisprudenza e Psicologia criminale presso la George Washington University.

Note
Gladio 1 (Intro)
Gladio 2
Gladio 3
Gladio 4
Gladio 5
Zawahiri in Azerbaijan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per quanto tempo l’US Navy può sopravvivere in una guerra?

L’US Navy è una forza enorme, ma in gran parte basata sui gruppi portaerei che le armi moderne potrebbero aver reso obsolete
Marc Hopf Russia Insider 1 aprile 2015IRGC-torpedo-hits-replica-US-warshipGli USA si vedono come i sovrani degli oceani del mondo. Dopo tutto il Paese, che spende 10 volte per le proprie forze militari dei prossimi nove Paesi, ha la Marina più grande, e avendo dalla guerra del Vietnam affrontato solo avversari militarmente inferiori, è estremamente sicuro di poter sconfiggere tutto e tutti. Non sorprende che alcuni giovani statunitensi indossino t-shirt con la scritta: “United States Navy: il mare è nostro“. Forse dobbiamo affrontare tali orgoglio e arroganza con una certa comprensione, data la superiorità numerica dell’US Navy. In totale, essa ha10 gruppi di portaerei operativi (e 2 in riserva) mentre la Russia e la Cina ne hanno solo uno ciascuno. Le portaerei sono il grande orgoglio della Marina degli Stati Uniti e sono perfette anche per sottolineare visivamente la pretesa di sovranità sui mari. Sono quindi ben volute dai presidenti degli Stati Uniti, come nei discorsi alla gente per dire che tale nazione unica, ancora una volta, ottiene una vittoria eroica. Un momento emozionante (almeno per gli statunitensi), fu quando George W. Bush atterrò con un jet da combattimento sull’USS Abraham Lincoln (non da pilota) e poi, con le parole “missione compiuta” e “lavoro ben fatto”, proclamò al popolo la fine della guerra in Iraq. Come sappiamo, la distruzione dell’Iraq fu effettuata dagli statunitensi con l’operazione chiamata Iraqi Freedom. Possiamo ancora chiederci cosa avesse a che fare con la libertà, ma è un’altra storia. Oltre all’idoneità ai discorsi impressionanti, le portaerei hanno anche, ovviamente, uno scopo militare. Possono essere considerate dei piccoli aeroporti galleggianti, inviando fino a 100 aerei da combattimento sul teatro operativo. Dato che sono equipaggiate con i migliori armamenti, radar e sistemi di difesa, finora non hanno subito quasi alcuna minaccia, tanto più che in passato l’US Navy le parcheggiava preferibilmente al largo delle coste di Stati desertici indifesi. Ma quale sarebbe la potenza dell’US Navy davanti a una pari? Il titolo dell’articolo implica già la risposta: non così buona, e potrebbe essere che i patriottici fan dell’US Navy nascondino subito le magliette nell’armadio. Già negli anni ’70, l’ammiraglio Rickover, “padre della marina militare nucleare“, dovette rispondere alla domanda del Senato degli Stati Uniti: “Quanto tempo le nostre portaerei sopravviverebbero in una battaglia contro la Marina russa“, la sua risposta disilluse: “Due o tre giorni prima di affondare, forse una settimana se rimangono in porto“. La ragione della durata notevolmente ridotta delle portaerei nella battaglia contro i russi, è la mortale minaccia subacquea: i sottomarini moderni, specialmente quelli russi, sono così potenti e difficili da individuare che possano affondare grandi navi e portaerei in un batter d’occhio. La debolezza della Marina degli Stati Uniti, quindi, è la vulnerabilità quando affronta un nemico che, utilizzando il linguaggio degli statunitensi, domina i mari da sotto la superficie. Naturalmente gli analisti militari statunitensi sono consapevoli di tale debolezza, quindi ci si chiede perché l’US Navy aderisca ancora alla dottrina “più grande è meglio” e continua a contare su una flotta di portaerei e grandi navi da guerra. Il colonnello Douglas McGregor, veterano e autore di quattro libri con dottorato di ricerca e analista militare, risponde: “Strategicamente, non ha senso, ma la costruzione di grandi navi, ovviamente, crea molti di posti di lavoro“.
a_zinchuk_su-24_1600Così la minaccia di sottomarini, siluri e missili antinave russi è ben nota dagli statunitensi, un fatto che il libro di Roger Thompson, Lessons Not Learned: The US Navy Status Quo Culture, lo sottolinea. Un breve estratto: “Come Howard Bloom e Dianne Stella Petryk-Bloom avvertirono nel 2003, russi e cinesi hanno il mortale missile SS-N-22 Sunburn a disposizione. Questo massiccio missile a lungo raggio, dotato di testate nucleari o convenzionali, è estremamente difficile da rilevare e distruggere. Secondo il Jane’s Information Group, può distruggere qualsiasi portaerei degli Stati Uniti. Più precisamente, Timperlake (laureato all’Accademia Navale) e Triplett hanno avvertito che il missile Sunburn è progettato per una cosa: distruggere portaerei e incrociatori classe Aegis. Il missile SS-N-22 sfiora la superficie dell’acqua a due volte e mezzo la velocità del suono, fino a poco prima dell’impatto, quando s’impenna e si dirige sul ponte del bersaglio. La testata nucleare da duecento kilotoni è venti volte più potente delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima. L’US Navy non ha alcuna difesa contro questo sistema missilistico. Come l’ex-ammiraglio Eric McVadon dice: “Basta per affondare la 7.ma Flotta degli USA (Pacifico) per due volte”“. Inoltre, correlato al concetto della quasi inevitabile debolezza delle grandi navi da guerra, vi è un altro motivo della vulnerabilità della Marina e delle forze armate degli Stati Uniti in generale: arroganza e sottovalutazione connessa degli avversari. Chiunque sottovaluta il nemico diventa imprudente ed ha pessime carte in caso di attacco a sorpresa. Ciò accadde nel 2000, quando la portaerei USS Kitty Hawk fu sorpresa dai russi. Ecco alcuni stralci dell’articolo di Jon Dougherty, “Russian Navy takes Flyover by Surprise” (World Net Daily): “Un paio di aerei da guerra russi sorvolarono almeno tre volte una portaerei degli Stati Uniti di stanza nel Mar del Giappone, ad ottobre, costituendo una gravissima minaccia, tanto che il Pentagono ammise che potevano facilmente distruggere la nave se avessero avuto intenzioni ostili, dice lo Stato Maggiore della Marina. Secondo le notizie, un Su-24 Fencer dell’aeronautica russa, accompagnato da un Su-27 Flanker, sorvolò incontrastato l’USS Kitty Hawk, il 9 ottobre, mentre si riforniva. Caccia e aereo da ricognizione russi fecero un secondo tentativo di avvicinamento alla portaerei il 9 novembre, una replica, secondo il Pentagono e i testimoni a bordo della nave, erano preparati. Ma fu l’incidente di ottobre ad allarmare. Il portavoce del Pentagono Kenneth Bacon disse in conferenza stampa del 30 novembre, che i caccia russi furono rilevati sul radar con largo anticipo, prima dei loro passaggi ad alta velocità. Ufficiali a bordo della nave, che parlarono dell’incidente, concordavano. Tuttavia, quando il centro informazioni operativo della portaerei avvertì il comandante della nave, capitano. Allen G. Myers, che gli aerei russi si avvicinavano, nessuno dei caccia della portaerei decollò. La nave trasporta 85 aerei, secondo i dati della Marina, ed ha un equipaggio di oltre 5500 membri. Testimoni dissero che Myers ordinò immediatamente il decollo dei caccia in allarme, ma la squadriglia della nave era allo status “Alert-30″, con tempo minimo di decollo di 30 minuti, essendo i piloti “nella stanza operativa” e non ai comandi pronti al decollo. Bacon disse solo che ci “può essere stato un leggero ritardo” nel far decollare gli intercettori, spiegando che, poiché la Kitty Hawk si stava rifornendo, non navigava abbastanza velocemente da far decollare i suoi velivoli. Un ufficiale della nave disse, “40 minuti dopo che il CO (comandante) diede l’allarme”, gli aerei russi “fecero un passaggio a 500 nodi, a 200 metri sopra il torrione” della portaerei. Prima che la Kitty Hawk potesse far partire un solo aereo, i caccia russi effettuarono altri due passaggi. Peggio, secondo testimoni, il primo aereo a decollare fu un EA-6B Prowler, aereo utilizzato per disturbi elettronici di radar e difese aeree del nemico, non un caccia in grado d’intercettare aerei militari. L’EA-6B “affrontò il Flanker proprio sopra la nave” disse un testimone”. Il Flanker incombeva… e urlarono aiuto quando finalmente un F/A-18 Hornet dello squadrone gemello decollò e l’intercettò. Ma era troppo tardi”. Il personale osservò che “l’intero equipaggio guardava in su mentre i russi si facevano beffe del nostro scadente tentativo d’intercettarli”. L’amministrazione Clinton minimizzò l’incidente… La BBC, tuttavia, disse che era evidente dalle foto scattate dagli aviogetti russi che ci fosse “panico a bordo”, quando gli aerei li sorvolarono”.
I nostri lettori statunitensi ora forse sosterranno che questo episodio umiliante accadde 15 anni fa e una cosa del genere non è più possibile oggi. Ma la maggior parte dei lettori di Russia Insider ricorda gli eventi dell’aprile 2014, quando il cacciatorpediniere ultramoderno USS Donald Cook fu paralizzato da un Su-24. Per quei lettori che purtroppo persero la storia, eccola: All’inizio di aprile dello scorso anno gli statunitensi inviarono l’USS Donald Cook nel Mar Nero, con il permesso della Turchia, per protestare contro l’annessione russa della Crimea e per dimostrare la loro forza militare. Il cacciatorpediniere era equipaggiato con il più avanzato sistema di combattimento AEGIS, un sistema d’arma navale per rilevare, seguire e distruggere obiettivi multipli contemporaneamente. Inoltre, l’USS Donald Cook è dotato di quattro grandi radar la cui potenza è paragonabile a quella di diverse stazioni. Per la difesa, trasporta più di 50 missili antiaerei di vario tipo. Secondo la “Convenzione di Montreux”, le navi da guerra che appartengono a Stati esterni al Mar Nero sono autorizzate a rimanervi per non più di 21 giorni. Gli statunitensi, naturalmente, ignorarono la regola e la Russia rispose inviando il Su-24 disarmato, ma equipaggiato con l’ultimo dispositivo da guerra elettronica chiamato Khibinij. Quando il Su-24 si avvicinò al cacciatorpediniere, tutti i sistemi radar, di controllo ed informazioni dell’USS Donald Cook furono improvvisamente paralizzati dal Khibinij. In altre parole, il sistema AEGIS, apparentemente superiore, fu spento come quando si spegne il televisore con il telecomando. Successivamente, il Sukhoj simulò 12 attacchi missilistici a bassa quota sul praticamente cieco e sordo USS Donald Cook, e possiamo immaginare che i due piloti del Su-24 si siano molto divertiti. Purtroppo, in quel momento non c’erano né John McCain né il comandante della NATO Phillip Breedlove a bordo della nave, avrebbero certamente avuto alcune solide impressioni da questa dimostrazione. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook si diresse immediatamente a tutta velocità verso un porto romeno, dove 27 membri dell’equipaggio, scioccati, chiesero la licenza dal servizio. La storia dimostra che gli statunitensi ancora sopravvalutano le loro forze armate e non si rendono conto (o non vogliono ammettere) che la tecnologia militare della Russia è in molti campi superiore, con un vantaggio che non può essere compensato subito. Quindi, finché un singolo aereo russo potrà spegnere tutti gli ultimi sistemi d’allarme e controllo del tiro di una nave da guerra statunitense, semplicemente premendo un tasto, la risposta alla domanda “Quanto l’US Navy può sopravvivere?“, oggi è la stessa dei vecchi tempi della Guerra Fredda.27ZZPTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La nuova strategia di Putin nel Mediterraneo

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29.03.2015WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Mentre l’attenzione era concentrata nelle ultime settimane sul ruolo della Russia e del Presidente Vladimir Putin nel mediare un nuovo cessate il fuoco in Ucraina orientale, il presidente russo ha compiuto due cruciali missioni di Stato a Cipro ed Egitto, che condividono la frontiera sul Mar Mediterraneo orientale, mare strategico la cui importanza crescente nel confronto tra NATO e Russia non va sottovalutata. Per più di 2000 anni il Mar Mediterraneo è stato uno dei mari più strategici del mondo, collegando petrolio e gas del Medio Oriente a i mercati dell’Unione europea; collegando Oceano Indiano, Cina, India, Corea del Sud e resto dell’Asia ai mercati europei e all’Oceano Atlantico attraverso il Canale di Suez, e collegando la base navale russa in Crimea della Flotta del Mar Nero agli oceani Atlantico ed Indiano. In breve collega Europa, Eurasia ed Africa. Con ciò in mente, diamo un’occhiata agli ultimi viaggi di Putin.

Cairo
Il 9 febbraio il presidente russo ha incontrato il presidente dell’Egitto Abdalfatah al-Sisi a Cairo. Quando al-Sisi, a capo delle forze armate egiziane, guidò il colpo di Stato che spodestò Muhamad Mursi e il suo regime dei Fratelli musulmani sostenuto dagli Stati Uniti, nell’agosto 2012, Putin fu tra i primi a sostenere la candidatura presidenziale di al-Sisi. Nell’agosto 2014 al-Sisi incontrò Putin a Mosca mentre Washington divenne avversario aperto del presidente egiziano. Pochi dettagli dell’ultima visita a Cairo sono stati diffusi, ma Putin ha detto che s’è deciso d’incrementare commercio e cooperazione militare, e la Russia ha iniziato la fornitura di armi all’Egitto dopo la firma di un memorandum. Accordi commerciali furono inoltre seguiti dalla visita di Putin, tra cui un probabile accordo tra l’agenzia Rossija Segodnja e il quotidiano egiziano al-Ahram. Nei giorni successivi al vertice di Cairo tra Putin e al-Sisi, Russia ed Egitto firmavano un accordo per la costruzione di quattro reattori nucleari russi in Egitto. Daranno una spinta importante alla problematica rete elettrica dell’Egitto; allo stesso tempo al-Sisi annunciava che l’Egitto avrebbe aderito alla nuova Unione eurasiatica della Russia con un accordo di libero scambio. L’unione è costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia; l’annuncio del presidente ucraino Viktor Janukovich all’UE che l’Ucraina si sarebbe unita all’unione eurasiatica, spinse gli Stati Uniti al palese colpo di Stato di Majdan.Suddivisione_amministrativa_di_CiproIl gioiello marittimo cipriota
Poi, due settimane dopo i colloqui a Cairo, il 25 febbraio, il Presidente Putin riceveva il presidente cipriota Nicos Anastasiades al Cremlino per discutere di varie questioni comuni. Anastasiades colse l’occasione per criticare le sanzioni dell’Unione europea a Mosca dichiarando: “il minimo che potessi fare è visitare la Russia in questi tempi difficili, e garantirle che, nonostante la situazione, i nostri rapporti si svilupperanno ancora. Qualunque sanzione contro la Russia affligge altri Paesi membri dell’Unione europea, come la mia patria, che per molti aspetti dipende dalla Russia“. Mentre ciò può essere di aiuto per il futuro della Russia contro ulteriori sanzioni dell’Unione europea, il nocciolo dei colloqui riguardava la cooperazione militare Cipro-Russia. Qui Cipro ha offerto i suoi porti alla Marina russa per determinati scopi, “alle navi russe coinvolte nella lotta al terrorismo e alla pirateria“. Le navi russe utilizzeranno il porto cipriota di Limassol, che ospita 30-50000 russi, un quarto della popolazione della città. Al momento solo una base navale mediterranea è a disposizione della Russia, il porto siriano di Tartus. Da parte sua, con l’approvazione della Duma, Putin offriva a Cipro la riduzione del debito, in contrasto con la posizione draconiana dell’UE sulla crisi a Cipro del 2013, quando l’UE confiscò depositi bancari ciprioti per oltre 100 milioni di euro, un furto, quale condizione per un piano di salvataggio draconiano. Centinaia di aziende russe offshore e cipriote ne furono colpite, retrospettivamente era chiaramente l’avvio della strategia di Washington-Bruxelles per indebolire la Russia di Putin. Le proteste di Majdan a Kiev iniziarono sei mesi dopo le confische di Cipro. Questa volta Putin, nonostante le sanzioni finanziarie e la guerra economica dell’Ufficio sul terrorismo finanziario del Tesoro USA (ufficialmente chiamato Ufficio terrorismo ed intelligence finanziaria), offriva a Cipro la rapida riduzione del debito. La Russia ha accettato di ristrutturare il prestito da 2,5 miliardi di euro dato a Cipro nel 2011, riducendo l’interesse al 2,5% dal 4,5% ed estendendo le scadenze del debito al 2021. Le relazioni tra Cipro e Russia hanno un notevole potenziale. Cipro in particolare ha recentemente confermato gli enormi giacimenti di petrolio e gas naturale offshore. Secondo quanto riferito si discute se invitare Gazprom a contribuire a svilupparli, minando seriamente la strategia degli Stati Uniti e della NATO per bloccare South Stream e altre rotte del gas russo verso l’UE. La risposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti alla ripresa delle relazioni Russia-Cipro fu agitata, per usare un eufemismo. L’ambasciatore USA a Cipro John Koenig inviava un tweet esprimendo l’ultima principale preoccupazione degli ambasciatori statunitensi, il 28 febbraio, subito dopo l’assassinio a Mosca della figura dell’opposizione Boris Nemtsov: “Cosa pensano i ciprioti quando vedono la Russia, questa settimana? La visita e le dichiarazioni di Anastasiades o l’assassinio di Nemtsov?” Koenig grossolanamente implicava un legame tra la visita di Anastasiades a Mosca e l’omicidio di Nemtsov, dicendo in un altro tweet che Putin aveva assassinato Nemtsov. Il tweet di Koenig ha suscitato un coro di proteste a Cipro e la sua dipartita per giugno fu annunciata da Washington. Koenig apparentemente spesso twitta con il collega a Kiev, l’ambasciatore degli USA Geoffrey Pyatt, l’orchestratore della distruzione dell’Ucraina con Nuland.
Quando i recenti colloqui Russia-Cipro vengono analizzati nel contesto della visita del Presidente Putin a Cairo, un’affascinante mappa strategica appare dispiacendo i neo-conservatori di Washington e i loro alleati europei. Possiamo aspettarci che Washington lavori dietro le quinte per inasprire gli attriti tra Turchia, Paese della NATO, e Cipro greco-ortodossa, nonché aumenti le pressioni su al-Sisi. Infatti, il 26 febbraio caccia turchi avevano apertamente violato lo spazio aereo greco, annunciando unilateralmente un’esercitazione militare con tiri diretti per marzo sul Mar Egeo, in gran parte in acque internazionali greche e sull’isola greca di Limnos, riscaldando la zuppa geopolitica. In Egitto, sulle TV controllate dai Fratelli musulmani appoggiati da Obama e CIA, erano comparsi dei video volti ad imbarazzare al-Sisi. I nastri pretendono di svelare le telefonate private di al-Sisi, allora generale, subito dopo la cacciata di Mursi e della Fratellanza, per discutere degli aiuti finanziari che Mursi chiedeva agli alleati arabi del Golfo che appoggiarono l’azione anti-Fratellanza di al-Sisi. Lo scandalo sembra aver fallito, data la popolarità di al-Sisi in Egitto e il sostegno dei leader arabi del Golfo appare inalterato. Ciò indica che Washington è sempre più a disagio con la geopolitica russa nel Mediterraneo orientale.

41d53685274fd40204cbF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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