Giulietto Chiesa e il Reich di Gladio

Ucraina, Chiesa e neofascisti
Alessandro Lattanzio, 22/2/2015

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“si disumanizzano i nemici”

Sul fronte falso, su quello degli psicotici e degli esibizionisti, dei falliti e dei segaioli c’è cagnara, ci sono odio, insolenza, bassezza, spirito e anima da canaglia partigiana. S’insozzano i combattenti, s’insinuano volgarità, si demonizzano e si disumanizzano i nemici, se ne invoca la morte, si esulta quando vengono decimati nelle imboscate, anche e soprattutto da parte dei “nostri”, quando i caduti sono camerati. C’è il più infero e bestiale accanimento contro dei nemici che non si conosceranno mai perché il war game da tastiera non lo consente“. Gabriele Adinolfi, il guru-in-capo del neofascismo (Gladio) italiano, così celebra le eroiche gesta dei suoi amatissimi camerati di Pravij Sektor e del mercenario neonazista Francesco Saverio Fontana, ‘combattenti’ distintisi nelle stragi di Odessa, Kiev e Marjupol, e nel bombardamento di Donestk e Lugansk (poi piagnucola su Dresda).

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“se ne invoca la morte”

“Mio nonno mi ha insegnato una frase di voi italiani – Meglio vivere un giorno da leoni che cento anni da pecora! – very fascist indeed!” Come insegna la Storia, Mussolini abolì l’italiano e lo sostituì con l’inglese…

In realtà, aldilà del dozzinale lirismo da ‘lupo mannaro e uovo di drago’ del Gandalf evolesco, i soldati-operai del Donbas riconoscono nei nemici che affrontano sul campo, la totale bestialità dell’ideologia che li guida e li rappresenta, e come tali doverosamente li trattano, punto.

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“il più infero e bestiale accanimento contro dei nemici”

Mentre Gabriele Adinolfi si eccita per la possibilità di nuovo bagno di sangue a Kiev, istigato dai suoi camerati ‘combattenti’, il divino Giulietto Chiesa, onorato dalle recenti stimmate della vittima guadagnate sul campo di Tallin, allegramente partecipa a una manifestazione ‘culturale’ (mooolto culturale) sulla Politica internazionale e la Geopolitica, confrontandosi, sul piano delle ‘idee’ ovvio, con il suddetto guru dei neonazisti italiani, galiziani e transumanti (come Francesco Saverio Fontana).

10689539In relazione a ciò, Giulietto Chiesa è stato oggetto di rimprovero dalla solita congrega di stupidi settari anarco-sinistri (non si possono qualificare in altro modo), ma questa volta con diverse ragioni, a tali rimproveri, Chiesa ha risposto così:
“…Il mio obiettivo è quello di infliggere un colpo, il più duro e il più vasto possibile, alla sorgente della guerra. Questa sorgente inquinata è la NATO…. …In ogni caso la mia strada non è quella di coloro che mi attaccano perché starei intaccando i “loro” valori. Se li tengano. Non sono i miei. Il mio antifascismo non è il loro. La mia lotta contro la guerra non è la loro. La mia analisi della crisi mondiale non è la loro. Né io pretendo, firmando insieme a loro lo stesso documento per l’uscita dell’Italia dalla NATO, che loro seguano le mie direttive. …. Io parlo con tutti. Vediamo se e fino a che punto la caccia alle streghe dei “duri e puri” delle varie sinistre si estenderà anche contro di me. Conosco per esperienza le loro conventiones ad excludendum (a Genova nei tardi anni ’70?). Dovunque servivano a isolarmi e escludermi. Dovunque sono fallite. Esisto e continuo a operare. Qualche milione di italiani mi conosce e mi segue. Una raccolta firme contro la NATO che si proponesse di “escludermi” si condannerebbe al ridicolo…”
L’ultimo passaggio è la chiara manifestazione del narcisismo mediatico del personaggio. Qualche milione di italiani lo conosce, e quindi? E grazie a chi o cosa il qualche milione di italiani lo conosce? Sì, la TV, il sistema mediatico ed editoriale che Chiesa a parole disprezza, ma che nei fatti vi si crogiola, montando il suo ego narcisistico. Non è un caso che il ‘nemico’ della NATO sia sempre ospite graditissimo dei peggiori programmi disinformativi e propagandistici di Mediset e RAI, o che venga pubblicato da case editrici che dire ambigue è poco, come Piemme o peggio, i neocon di Guerini&Associati. Sono solo affari, senza dubbio. Il divino Giulietto combatte con le armi che può, con gli alleati che trova: Forza Nuova, Lega Nord, Casapound e Gabriele Adinolfi… lasciando da parte i neo-russofili della 25.ma ora Salvini e Fiore (e quindi tangenzialmente Casapound*), il cui opportunismo miserabile ben s’incastra con il narcisismo pompato dell”unico’ sostenitore in Italia della Russia (come Chiesa andava spacciandosi qualche mese fa), resta da capire l’enigma dell’incontro con Gabriele Adinolfi, de facto il rappresentante pubblico di Pravij Sektor in Italia, aedo della macelleria neo-banderista a Kiev, Odessa e Donbas, esaltando e celebrando le virtù ‘guerriere’ dei suoi camerati, come quel Francesco Saverio Fontana, la starlette mediatica italiana in arte ‘francesco f.’ o ‘stan’, che ha partecipato in prima persona alla strage di Odessa e all’aggressione contro il Donbas. In sostanza, un giorno Chiesa rende omaggio alle vittime della strage di Odessa, e il giorno dopo filosofeggia di geopolitica con il sodale e guru ideologico dei criminali che hanno perpetrato quel massacro. Quindi, di quale alleanza anti-NATO va blaterando Chiesa, facendo iniziative con tali esponenti, prossimi a Gladio? Attivissima in Ucraina come dimostra questo passo:
mccain-con-nazis-ucranianos-300x224 “L’ambasciatore ucraino in Germania, Andrej Melnik, affermava che i battaglioni neonazisti erano parte delle forze armate ucraine dal regime filo-occidentale di Kiev, “Queste unità (neo-naziste) combattono con il nostro esercito, con la Guardia Nazionale e altre unità, e sono coordinate e controllate da Kiev. Ecco perché non esiste il pericolo che facciano qualcosa per conto proprio, senza coordinarsi con i comandanti dell’esercito”. Ma proprio quello stesso giorno, Semenchenko, comandante del nazibattaglione Donbass, annunciava la creazione del comando indipendente di 13 nazibattaglioni, per contrastare lo Stato Maggiore dell’esercito regolare ucraino. Secondo Evgenij Chudnetsov, miliziano del nazibattaglione ‘Azov‘, catturato a Shirokino, nel battaglione “Azov” operavano diversi consiglieri stranieri: georgiani, svedesi, francesi, un serbo e statunitensi. In particolare, gli svedesi insegnavano le tattiche di combattimento, gli statunitensi fornivano kit medici della NATO e facevano vedere come utilizzarli. Inoltre i mercenari stranieri attivi nel nazibattaglione “Azov” svolgevano compiti come cecchini, specialisti in comunicazione ed impiego dei droni, spie e sabotatori per missioni speciali, ma non partecipavano alle operazioni sul campo. Tali mercenari, che non conoscevano la lingua russa o ucraina, erano presenti anche presso gli altri battaglioni di volontari neonazisti. Secondo Chudnetsov “Molti di tali combattenti hanno un sogno: venire a Kiev e sostituire il Presidente con un militare. Viene discusso da tempo, ed ho la sensazione che le parole diverranno presto fatti”. Combattenti addestrati da stranieri e militari stranieri svolgevano principalmente operazioni speciali indipendenti dalle forze armate ucraine, e sarebbero stati pronti a rovesciare Poroshenko”.
Non è un caso che nel sito di Chiesa non compaiono mai notizie e informazioni provenienti dai siti filo-novorussi (Cassad, Novorossiya.info, la pagina su NationPresse di Jacque Frére**, Histoire et Societé, Saker, Castel, Slavyangrad, Fort-Russ, ecc.), ma in compenso abbondino gli strali contro i fantomatici ‘rosso-bruni’ rei di sostenere la Libia jamahiriyana o la Siria baathista (mentre Chiesa dava del ‘cane morto’ al presidente siriano Bashar al-Assad).

Ma qui resta la confusione, apparente, sull’iniziativa a Latina tra Giulietto Chiesa e Gabriele Adinolfi. Finora oltre all’annuncio non c’è altro, non si capisce se ci sia stata o meno tale iniziativa; ma lo stesso Chiesa, che ha pubblicizzato sulla sua pagina FB, il 7 febbraio, tale incontro, riconosce e legittima il maggiore sostenitore pubblico italiano dei neonazisti ucraini. In seguito, Chiesa non ne ha fatto più cenno: hanno ‘secretato’ la conferenza? Non c’è andato? Hanno rinunciato? O cos’altro? E’ evidente che per qualcuno tale ‘confronto culturale’ è abbastanza imbarazzante. Tanto quanto può essere imbarazzante, per questa polena di una presunta alleanza anti-NATO, venire citato su un manuale dell’US Army che nel 1997 studiava gli scenari di Washington per uno scontro con la Russia:
“… As Giulietto Chiesa observed, in Russia the question is not whether individuals are engaged in corruption, but to what degree.21 Organized crime maintains its deep penetration of Russian state and society and, according to one estimate, generated more than U.S. $900 million in revenues in 1996. …”
Pagina 10 del testo Russia’s Future as a World Power, di Peter J. Stavrakis, December 8, 1997 This monograph was prepared for the U.S. Army War College Annual Strategy Conference.
Si, il documento in .pdf è stato rimosso, ma l’ho scaricato e conservato:
Chiesa1aSì, Chiesa può fare quel che vuole, vedere chi vuole, parlare con chi vuole, ma non può arrogarsi il ruolo di ‘nemico numero uno della NATO,’ o di rappresentante ‘unico’ dell’antimperialismo (parola che in realtà non usa mai), o di unico rappresentante italiano della lotta del popolo novorusso; non lo è in nessuno dei casi, e forse non lo è comunque del tutto.

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO...

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO…

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO...

Il capo del nazibattaglione ucraino Donbass Semjon Semenchenko (ovvero Konstantin Grishin), nella sede dell’IRI, l’istituto internazionale del Partito repubblicano degli USA, guidato dal senatore John McCain. Semenchenko è un altro eroe celebrato dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO…

Note
* i cui ducetti finiscono a Bruxelles, con la proletarissima qualifica di portaborse a nostre spese di Salvini. Senza trascurare l’impresa di Crimea, con il tentativo di creare un focolaio di tensioni etniche promuovendovi l’identarismo ‘italiano’ contro la componente demografica maggioritaria russa della Crimea, sulla scia del revanscismo slavofobo istriano-dalmata contro la Jugoslavia. Un microimperialismo straccione e allineato alla NATO come lo è il neofascismo italiano, straccione e allineato alla NATO (Gladio), che lo promuove.
** che sebbene sia un giornalista del Fronte nazionale francese, non ha problemi nel definire Kiev, un regime fascista e nazista, al contrario dei ‘neorussofili’ della 25.ma ora, che ci tengono a fare ‘distinzioni’ tra i fascisti ‘veri e buoni’ (loro) e gli ‘pseudo-fascisti’ (i banderisti di Kiev); un marketing politico scadente, buono per gonzi e opportunisti.

Qui, Francesco Saverio Fontana, in arte stan, sodale di Gabriele Adinolfi, su una pagina del forum neofascista Vivamafarka  si vanta di aver poartecipato al massacro di Odessa.

Qui, Francesco Saverio Fontana, ‘Stan Ruinas’, sodale di Gabriele Adinolfi, su una pagina del forum neofascista Vivamafarka si vanta di aver partecipato al massacro di Odessa.

logogladioMentre Chiesa disquisisce su un preteso fronte unitario anti-NATO con i sostenitori italiani del golpe di Gladio a Kiev, la Gladio in Ucraina imbastiva una nuova provocazione: il 22 febbraio, A Kharkov, mentre circa 500 sostenitori del golpe a Kiev manifestavano e raccoglievano ‘aiuti’ per l’esercito ucraino, un’esplosione colpiva la manifestazione uccidendo due persone. Subito dopo il servizio di sicurezza ucraino (SBU) arrestava un ‘sospetto’. Infatti spuntava un “testimone credibile” dire che poco prima dell’esplosione, un individuo era andato via su un’auto con il nastro di San Giorgio. Subito dopo l’attentato ‘false flag’, Turchinov annunciava il lancio di un “operazione antiterrorismo” a Kharkov. Intanto già comparivano le foto di quattro persone arrestate, che secondo Turchinov sarebbero state russe. Ma tali foto furono scattate di notte, e poi pubblicate sul sito neonazista censor.net alle 17:08 del giorno dopo, 4 ore dopo l’attentato. I “colpevoli” furono arrestati prima dell’attentato… Il blogger Igor Golikov sosteneva che sul video che mostra l’esplosione, apparisse l’agente dell’SBU Igor Rassokha conversare amichevolmente con l’autore del video stesso. Rassokha organizza unità paramilitari per reprimere i sospettati di tendenze “separatiste”. Intanto i deputati della Rada chiedevano l’arresto del sindaco di Kharkov, Kernes, che non ha mai mostrato entusiasmo per la junta. Il sindaco di Kharkov Gennadij Kernes aveva annunciato pochi giorni prima che la sua autorità non avrebbe finanziato i ‘volontari’ che si preparavano per la ‘difesa’ della città. ‘I volontari e attivisti che prepareranno rifugi, posti di blocco, lo faranno con fondi del bilancio‘, aveva annunciato un attivista alla riunione del Consiglio Comunale, chiedendo di destinare a tale scopo il 2% del bilancio della città. ‘Noi non consideriamo Kharkov zona ATO (operazioni anti-Novorossija)’, aveva risposto Kernes. Non puntiamo alle divisioni. Apriremo la città ai profughi e privilegiamo le famiglie con molti bambini e gli studenti. E’ nostro compito principale. I militari proteggono Kharkov’, ha detto Kernes. Tra l’altro, sempre Kernes, il 18 febbraio aveva dichiarato che la Russia non ha mai aggredito l’Ucraina. Nei giorni precedenti i media majdanisti diffondevano attivamente allarmismo su un’offensiva delle FAN su Kharkov e Marjupol. (Fort Russ)

Tra l’altro, l’Ucraina è il terreno dove Gladio e Gladio-B cooperano nella loro strategia stragista e di destabilizzazione: Isa Munaev, capo dei terroristi ceceni, durante la Guerra cecena del 1999 era il comandante a Groznij, e dopo la liberazione della capitale Munaev fuggì nel Pankisi, la gola georgiana utilizzata dalla CIA per alimentare la guerriglia islamista in Cecenia. Nel 2005 fu ferito e ricoverato in Danimarca, dove rimase fino al 2014, quando si recò in Ucraina a combattere contro la popolazione novorussa. A Kiev Munaev creò il nazibattaglione Dzhokhar Dudaev, dal nome del primo capo dei separatisti ceceni, liquidato dalle forze russe nel 1996. Il braccio destro di Munaev era l’inglese Adam Osmaev, arrestato a Odessa nel 2012 per aver partecipato ai preparativi per attentare a Vladimir Putin. Osmaev fu poi liberato dai golpisti nel 2014. Il battaglione è costituito da terroristi caucasici dello Stato islamico, giunti dalla Siria in Ucraina con passaporti turchi, e da neonazisti ucraini, soprattutto di Cherkassij. Munaev veniva finanziato da Igor Kolomojskij, l’oligarca ebraico-svizzero proprietario di PrivatBank, Ukrnafta, della TV 1+1 e della squadra di calcio Dnipro e nominato dai golpisti di Kiev governatore di Dnepropetrovsk. Kolomojskij aveva anche finanziato i nazibattaglioni Dnipro e Dnipro-1, Azov, Ajdar, Donbass e Pravij Sektor. I nazibattaglioni islamisti attivi in Ucraina oggi sono, oltre al battaglione Dudaev, il battaglione Shayq Mansur, di stanza a Marjupol, un battaglione e una ‘centuria’ di separatisti tatari crimeani di stanza a Kramatorsk. Munaev era in contatto con la polizia politica ucraina SBU. Il 26 gennaio Munaev si recò a Debaltsevo convinto che le truppe majdaniste stessero “sfondando le linee nemiche“, ma venne eliminato presso Chernukhino dai federalisti novorussi. Adam Osmaev diveniva il nuovo capo del nazibattaglione Dudaev. Fonte, articolo agiografico di un giornalista polacco.

GR5A2527Come già detto, gli interlocutori di Giulietto Chiesa, nella costruzione del suo fantomatico fronte anti-NATO (magari con la benedizione di Gorby e di qualche magnate statunitense sostenitore della riduzione violenta della popolazione mondiale), comprendono attivi sostenitori italiani di Pravij Sektor, una banda di sicari sempre presente nelle stragi perpetrate in Ucraina contro gli oppositori dei golpisti di Gladio a Kiev: “Il 20 febbraio 2014, una banda di nazisti bestiali di Pravij Sektor assaltò un convoglio di 8 autobus della Crimea presso Korsun, perpetrando una strage tra gli oppositori del colpo di Stato nazionalista. Gli autobus rientravano da una manifestazione a Kiev di Antimaidan. Vicino Korsun, a Shevchenkovskij, nell’oblast di Cherkassij, il convoglio fu assalito da teppisti armati di Pravij Sektor; i nazisti conoscevano i movimenti del convoglio e gli tesero l’agguato. Gli autobus presi furono bruciati, i loro passeggeri brutalmente torturati, picchiati e umiliati. Diverse persone picchiate a morte e uccise. Una testimonianza di una delle vittime, Oksana, apparve online: “Stavamo andando a casa da Kiev su un bus. A un posto di blocco cominciarono a spararci e a lanciarci molotov. Quando sono uscito, fui colpito, poi iniziarono a sparare ai ragazzi“. Sull’autobus c’era anche un ferito, per il quale l’ambulanza era stata chiamata. “Iniziarono a pestare ragazzi, ragazze, indiscriminatamente”, ricorda Oksana, “Quindi presero gli uomini, che ritornarono mezzi nudi. E li costrinsero ad inginocchiarsi su cocci di vetro e cantare l’inno ucraino, gridare “Gloria agli eroi”. Presero cellulari, passaporti, e li picchiarono portandoli via. Ci lasciarono sul bus per nove ore, e poi ci rilasciarono. Ora mi piace la situazione in Crimea. All’epoca, quando eravamo in difficoltà, nessun militare o poliziotti ci soccorse. A nessuno fregava niente. Quando ci hanno lasciato andare, ci dissero che sarebbero arrivati presto in Crimea, e sarebbe stato molto peggio che a Kiev. Sono contento che qualcuno oggi ci protegge“. (Fort Russ)

Casapound: alleata di Pravij Sektor e di Giulietto Chiesa...

Casapound: alleata di Pravij Sektor e di Giulietto Chiesa…

Che c’è da dire, nulla. Chiesa è quello che è, ovvero un narcisista che si presenta per quello che non é. Non è un marxista, ma un malthusiano dichiarato secondo cui la popolazione umana dovrebbe stabilizzarsi sui 1,7 miliardi di persone (non chiedetemi il perché, sarà un numero scaramantico); nonostante parli contro questa società consumista (scagliandosi soprattutto contro i tabelloni pubblicitari, come fece una volta in un suo intervento-conferenza cui assistetti), il suo sito Megachip trabocca di pubblicità; non è anti-imperialista, perché celebrare la scientificità del Club di Roma, vantarsi dell’amicizia con Gorbaciov (oltre che aver fatto fallire il ‘golpe di agosto’ 1991) e fare conferenze al Centro Kennan, del dipartimento di Stato degli USA, difficilmente possono accreditarlo come tale. In compenso, non è poi così amico della Russia, forse di certi tipi di russi, dato che lui stesso, nel ‘lontanissimo’ marzo 2012 (un’era geologica, no?), sostenne i moti di piazza a Mosca, finanziati dall’ambasciata degli USA, per protestare contro la rielezione alla presidenza di Vladimir Putin, affermando che aveva organizzato dei brogli e quindi auspicandone la sostituzione con qualche leader ‘democratico’, o che apparisse tale appunto presso il Centro Kennan del dipartimento di Stato degli USA:

Si presti attenzione a ciò che Giulietto Chiesa dice, in questa intervista radiofonica, soprattutto alla fine dell’intervento, e lo si colleghi a quanto qui di seguito riportato dallo studioso esperto di Russia, Jean Geronimo: “In questo contesto, il golpe propedeutico per controllare la grande regione dell’ex-Unione Sovietica ha giustificato una strategia manipolativa basata su una disinformazione continua per compattare l’opinione pubblica internazionale e, soprattutto, sostenere un processo “rivoluzionario” ispirato al modello siriano, nella sua fase iniziale. L’obiettivo era far precipitare la caduta del presidente in carica Viktor Janukovich, fornendone una legittimazione confermata dall’assegno in bianco occidentale. In ciò, il colpo di Stato nazional-liberale, ufficialmente avvenuto il 22 febbraio 2014, rientra nella logica degli scenari “colorati” degli anni 2000 costruiti dall’occidente nello spazio post-sovietico con le sue proiezioni locali ed ONG “democratiche” basate sulle potenti reti politiche delle élite oligarchiche e dei principali oppositori al potere filo-russo di turno. Al momento, tali “manifestazioni” furono interpretate dal Cremlino come segnali di un’offensiva globale volta, infine, contro la Russia e le cui premesse, via interferenza occidentale, furono osservate nelle ultime elezioni russe (presidenziali) nel marzo 2012. Secondo una certezza inquietante e nonostante l’assenza di prove reali, l’ONG Golos, finanziata dagli USA (!) accusò Putin di “massicci brogli elettorali”. L’obiettivo di Golos era fomentare il malcontento nelle piazze per creare, in ultima analisi e invano, un’effervescenza “rivoluzionaria” per destabilizzare il nuovo “zar rosso”. Con una ridondanza mediatica, continua e manipolatrice, osservata poi durante Majdan”. (Histoire et Societé)
Tra l’altro, l’opposizione di Giulietto Chiesa verso Putin non è un caso, essendo un notorio grande amico e grande estimatore della ‘genialità’ del globalista Mike Gorby, il quale ha una posizione nettamente contraria alla costruzione di Putin di un polo geopolitico anti-atlantista e di un mondo mulitpolare.

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Gorbaciov, premiato con la Medal of Freedom degli USA, per aver distrutto l'URSS (e con un piccolo aiuto di Chiesa stesso).

Gorbaciov, premiato con la Medal of Freedom degli USA dallo stesso Bush il vecchio, per aver distrutto l’URSS (con un piccolo aiuto di Chiesa stesso).

Tra l’altro, mentre la Russia allaccia solidi rapporti con la Repubblica Democratica Popolare di Corea, e Obama e l’ignobile apparato propagandistico di Hollywood rilanciano la campagna mediatica per denigrare Pyongyang, Giulietto Chiesa ci teneva a prendere le distanze dalla Corea democratica, diritto legittimo, ma ricorrendo ad argomentazioni insulse e insultanti verso la Corea, il suo popolo e la loro Storia, ripescando a piene mani la fetida feccia disinformativa della peggiore disinformazione made in USA. Chiesa ciancia di “ghirigori della Storia” definendo la Corea Democratica, “buco nero demenziale e schiavista lontano dalla nostra civilità”. La civiltà di chi? Quella di Huntington e altri guerrieri freddi neocon a cui Chiesa s’ispira chiaramente mentre definisce la Corea democratica pedina di Washington? (Si tratta del peggiore complottismo statunitense, quello dell’estrema destra goldwateriana). I “ghirigori”, di cui farnetica Chiesa, sono una guerra terrificante, che nel 1950-53 quasi sterminò la popolazione nordcoreana, e la politica adottata da Pyongyang negli ultimi 25 anni per evitare di fare la fine di Libia, Iraq o dell’URSS dell’amato Mike Gorby.

Perciò, da questo punto di vista, non sorprende tale convergenza tra Chiesa e Adinolfi, nonostante le rispettive verbosità pro-russe, o pseudo-tali, il nemico costoro lo indicano apertamente: sono appunto la Russia, la Cina, i BRICS, il Blocco eurasiatico in via di formazione (un blocco che non ha nulla a che fare con bizzarri misticismi allucinati, ma con concretissimi, materialissimi, legami economico-politico-strategici tra le grandi e meno grandi potenze della regione eurasiatica), ecc. ecc. Difatti, mentre Giulietto Chiesa disquisirà di finezze geopolitiche, tra il disintegrato e l’apocalittico, con il giullare nazista della NATO Adinolfi, il vate italiano di Pravij Sektor che lirizza sui crimini di Gladio in Ucraina, i camerati di Adinolfi (e indiretti disquisitori di Chiesa) continuano tranquillamente a combattere la ‘loro’ guerra, l’unica che sappiano fare, bombardando i civili nel Donbas:


“Sul fronte falso, su quello degli psicotici e degli esibizionisti, dei falliti e dei segaioli c’è cagnara, ci sono odio, insolenza, bassezza, spirito e anima da canaglia partigiana”.

Ustascia croati in Ucraina. Le armate di Gandalf si radunano nel Reich di Gladio in Galizia

Ustascia croati in Ucraina. Le armate di Gandalf si radunano nel Reich di Gladio in Galizia

Mentre il forbito interlocutore di Chiesa, Adinolfi, delira di ferree armate di legionari europei, ovvero le bande di neonazisti organizzate da Gladio composte da mercenari provenienti da USA, Italia, Paesi della NATO, Svezia, Croazia, Paesi Baltici, ecc., per combattere nel Reich galiziano di Gladio contro i lavoratori del Donbas, la popolazione ucraina “vota con i piedi” sul governo di Pravij Sektor, Svoboda, Gladio e altri luminosi eroi del tristo buffone evolesco. Alex Christoforou si domanda, “La Russia invade l’Ucraina o l’Ucraina invade la Russia? Cerchereste rifugio nelle braccia del vostro “nemico? L’ultima volta che ho controllato 1000 soldati russi invasero l’Ucraina, poi erano 9000 o 7000. Ho perso il conto, come fanno gli autori di Obama, Psaki, Porky e Yats (Jatsenjuk). Ecco dati che potrebbero scioccare certi zombie europei e statunitensi…
20.000 uomini ucraini che in una settimana si sono rifugiati in Russia, per evitare la mobilitazione di Porky.
1193000 ucraini in età di leva restano in Russia.
2,5 milioni di cittadini ucraini (rifugiati) sono curati (alimenti, vestiti, ecc.) in Russia.
Secondo la TASS “Circa 2,5 milioni di cittadini ucraini, tra cui 1193000 uomini in età di leva, restano nel territorio della Russia. Oltre 850000 persone sono arrivate dalle regioni del sud-est dell’Ucraina. Circa 440000 persone, costrette a lasciare il sud-est dell’Ucraina, hanno richiesto lo status di rifugiato, rifugio temporaneo o permesso di soggiorno temporaneo”. La Russia ha 531 centri di accoglienza temporanea nel proprio territorio per 27000 rifugiati ucraini. Se questo non è votare con i piedi (letteralmente) non so cosa sia! Questi numeri dovrebbero aiutare ogni persona con mezzo cervello a capire chi sia il vero aggressore, e chi sia l’attuale invasore/destabilizzatore. Quindi chiedo di nuovo… cerchereste rifugio nelle braccia del vostro “nemico”? Quanti rifugiati ucraini sono curati da europei e statunitensi? Quanti centri per rifugiati ha creato la Polonia? Dimenticavo, l’Europa orientale predilige i centri comando della NATO piuttosto che i centri di accoglienza”. (Fonte) Anche i neonazisti italiani e i loro furbi camerati di viaggio prediligono i centri comando, se non le sale conferenze di Langley, quartier generale della CIA.00-the-return-of-the-living-dead-its-alive-fascism-rises-from-the-tomb-1Il Gandalf evolesco dei miserabili, Gabriele Adinolfi, qui, troverà motivo di ulteriore lirismo dannunziesco-marinettesco, celebrando l”onorevole’ compito di difendere la ‘Civiltà’ e la ‘Tradizione’ europeesche (leggasi III Reich/Gladio/NATO) macellando civili, famiglie, scolari, ricoverati in ospedale, operai, minatori e prigionieri. Il tutto, di sicuro, sollazzerà l’ego narcisistico dell”oppositore’ mediatico (virtuale) con i baffoni.

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nemici che non si conosceranno mai perché il war game da tastiera non lo consente

Infine, mentre Chiesa starnazza come un ossesso per la sua espulsione da parte della notoriamente ferocissima polizia dell’Estonia quale ‘persona non grata’, esercitando un diritto riconosciuto a qualsiasi Stato, titolo di cui si fregia quale vittima del sistema comparendo sulle TV del sistema e scrivendo articoli per i più efferati giornali del sistema, il giornalista inglese Graham Phillips, un vero amico della Novorossia, riceveva una lettera minatoria dal Ministero degli Esteri del Regno Unito, “Siamo stati avvisati da una serie di aggiornamenti sui social media che hanno spinto alcuni a sollevare domande circa la vostra presenza in Ucraina in qualità di giornalista. Le particolarità che hanno sollevato preoccupazioni sono le sue foto mentre indossa uniformi militari, insegne separatiste o tiene armi da fuoco. Siamo molto preoccupati che possa trovarsi in pericolo con tali attività che potrebbero essere viste come offuscamento della linea tra giornalismo e partecipazione attiva al conflitto. Il ministero degli Esteri del Regno Unito raccomandava i cittadini inglesi di non recarsi in Crimea, Donetsk, Lugansk e neanche Kharkov. Come abbiamo detto in precedenza, raccomandiamo che i cittadini inglesi lascino queste zone”. Graham Phillips ha risposto, “accetto che i miei metodi di lavoro possano apparire non convenzionali. Tuttavia è facilmente spiegabile, indosso camuffamenti durante le riprese da posizioni in prima linea, in modo da non attirare l’attenzione su coloro che sono con me, o su me stesso. I militari ucraini sono altrettanto inclini a sparare ai giornalisti quanto ai combattenti. In primo luogo, un fatto, non sono in Ucraina ma sono in Nuova Russia, che ha votato la secessione dall’Ucraina nel referendum dell’11 maggio scorso, dopo la rivoluzione violenta di Euromaidan che ha imposto un governo illegittimo di estrema destra. Indosso ‘insegne separatiste’ perché penso che la Nuova Russia sia un Paese bellissimo. Ho preso parte ad esercitazioni per mia esperienza e comprensione da corrispondente di guerra. Apprezzo il sostegno del mio Paese, diplomaticamente, e spero che il mio lavoro illumini i nostri cittadini sulla situazione reale qui, piuttosto che essere afflitti da travisamenti tristemente perpetrati da gran parte dei media inglesi e dalla posizione sbagliata del governo”. (Cassad)

ukraine-deport-rt-contributorMa perché questa puntualizzazione?
Sazio della partecipazione alle aborrite (da lui) trasmissioni di disinformazione delle nostrane TV atlantiste, e di spazi concessi sui giornali nazionali che, come la Stampa e il Fatto quotidiano, da sempre sono schierati con il golpe a Kiev, con entusiasmo supportano il massacro nel Donbas, e che infine propalano un’accesa disinformazione strategica contro Russia, Iran, Venezuela, ecc., il divino Giulietto vuol disquisire di tematiche iperboliche con il Gandalf dei gollum neonazisti attuali, italiani e galiziani. Ciò mentre nella città di Donetsk, le forze di sicurezza arrestavano e interrogavano l’ennesima criminale stragista, attivista aderente al tanto amato, da Adinolfi, Pravij Sektor (e non è forse lo stragismo segno distintivo di Gladio?):

1506033Marija Varfolomeeva, qui interrogata, si era infiltrata nella città di Donestk, con un compito specifico: riferire all’artiglieria ucrofascista gli effetti dei suoi tiri sulla città, e comunicare i dati per correggere il tiro e renderlo più efficace, centrando con pochi colpi i bersagli nella città: fabbriche, ospedali, stazioni elettriche, stazione ferroviaria, centri umanitari, centri di distribuzione degli aiuti, ecc. Quando le dicono: ‘hai aiutato delle persone che hanno ucciso donne e bambini’, abbassa lo sguardo e si mette a piangere.

Possiamo dire che Varfoloomeva sia la Chris Kyle di Adinolfi e Chiesa? Io dico di sì. Certo, qualcuno chiederà clemenza umanitaria per tale assassina, e Adinolfi la beatificherà ‘santa combattente’ dell’allucinante, questo sì, immaginario Reich di Gladio in Galizia. Non sarà solo, come evidenzia il caso di un’altra ‘martire’ scelta dai nazipiddini dell’ANPI, la pilota ucraina Savchenko. E Chiesa, tranquillo, continui pure a usare l’11 settembre 2001 e la Russia per alimentare il suo narcisimo sconfinato. Nauseante.

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Nadezhda Savchenko, pilota, torturatrice e nazista ucraina, agli arresti in Russia per i crimini commessi nel Donbas. Eletta a ‘vittima perseguitata dalla brutalità russa’ dal variegato fronte filo-golpista: PD, ANPI, nazisti, sionisti, ecc.

Non ci si illuda, non c’è solo Giulietto Chiesa che corre a legittimare i neonazisti di Gladio, qui e in Galizien. Alla conferenza ROMA – TERZA ROMA, del 27 novembre 2014, cui partecipava Irina Osipova, presidente del movimento RIM dei giovani Italo-‘Russi’, assai vicina alla Lega di Matteo Salvini e soprattutto a Casapound, organizzazione neofascista italiana coinvolta nelle attività dei neofascisti ucraini, soprattutto a Lvov (centro geografico del banderismo galiziano) e in Crimea, era presente anche il Gandalf del neonazismo italo-galiziano. Una presenza risultata graditissima agli organizzatori ‘pro-russi’, con tanto di complimenti reciproci. Strano rapporto tra l’attivista ‘russa’ e certi filo-‘russi’, che sosterrebbero i diritti della popolazione russofona, e il massimo propagandista ideologico di Pravij Sektor in Italia.

Gabrile Adinolfi, alla conferenza ROMA – TERZA ROMA

Gabriele Adinolfi, alla conferenza ROMA – TERZA ROMA

Conferenza ROMA – TERZA ROMA

Conferenza ROMA – TERZA ROMA, con Irina Osipova

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell'associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D'Amico.

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D’Amico.

Infine, i colleghi di Chiesa, ovvero i giornalisti di RAI e Mediaset, trasmettevano sottoforma di ‘servizio giornalistico’ materiale propagandistico del battaglione neonazista Azov:

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La popolazione ucraina, checché ne dica il nazista Adinolfi, non vuole uccidere e morire per gli oligarchi mafiosi e i loro tirapiedi neonazisti.

Qualcuno, diciamo tutti, in Novorossija, di 'amici' come Chiesa, Osipova e affini, non si fida comunque.

Qualcuno, diciamo tutti, in Novorossija di ‘amici’ come Chiesa, Osipova e affini, non si fida comunque.

L’esercito ucraino riceve carri armati dalla NATO?

Steven Laack, Indymedia, 02/02/2015

Francia e Germania premono per il cessate-il-fuoco tra Ucraina e Novorossija, su istigazione di Washington, perché le forze armate ucraine seno esaurite e la NATO non può intervenire, fisicamente. A Parigi e a Berlino, Washington ha affidato il compito di salvare sia il governo golpista di Gladio a Kiev, che l’immagine da ‘superpotenza’ della NATO, già devastata dai fallimenti in Georgia, Libia e Siria. NdT519401Alcuni giorni prima apparvero informazioni sull’imbarco di carri armati T-72A aggiornati a bordo di un aereo da trasporto ucraino An-225 Mriya nell’aeroporto ceco. Oggi, con i media che occultano la cosa, suggerisco di dover approfondire la vicenda. Ora, una foto del 26 gennaio dell’aeroporto della Repubblica ceca Janacek ad Ostrava è apparsa su internet, mostrando il carico di 4 carri armati T-72A riparati su un velivolo ucraino An-225 Mriya. Secondo la versione ufficiale, i carri armati dovevano essere consegnati alla Nigeria. Il governo della Nigeria aveva siglato un contratto con la società Excalibur Army. Nonostante i rappresentanti della società si siano precipitati a smentire le voci sull’invio di armamenti in Ucraina, sembra che i T-72A non siano giunti a destinazione in Africa e “siano andati persi” da qualche parte in Ucraina. Qui le mie ragioni per dimostrarlo.
In primo luogo, secondo i dati il velivolo da trasporto consuma carburante per 15,9 tph volando alla velocità massima di 850 km/h con un carico massimo di 250000 kg. Il che significa che non può volare per più di 2 ore. Ora, calcoliamo i 4 carri armati pesanti 43 tonnellate ciascuno, senza sistemi di difesa dinamica e munizioni. Gli equipaggiamenti per la difesa dinamica, da montare dopo il previsto aggiornamento del carro armato, pesano 1600 kg (5,3 kg – è il peso di un contenitore separato, senza supporti). Probabilmente le attrezzature per la difesa dinamica e altre attrezzature furono caricate separatamente in qualche pallet speciale. Insomma, abbiamo circa 178 tonnellate (e in realtà, credo, dovremmo aggiungervi un paio di tonnellate, tenuto conto delle altre attrezzature). Quindi, il velivolo ucraino poteva rimanere in volo per 3 ore circa, il 27 gennaio, non sufficienti per trasportare i carri armati in Africa (la distanza da Ostrava ad Abuja, capitale della Nigeria, è di 4630 km e ci vorrebbero non meno di 6 ore di volo per coprirli) bene, si consideri che l’An-225 non ha effettuato alcuna sosta per il rifornimento di carburante (almeno secondo le informazioni disponibile su FlightRadar).

map1In secondo luogo, vi sono persone che hanno visto l’An-225 a Dnepropetrovsk il 27 gennaio.
Potete vedere vividamente sulla mappa che la distanza tra Ostrava e Dnepropetrovsk è di 1230 km.

mapL’An-225 alla velocità di crociera di 850 km/h può coprila in un’ora e mezza o così. Ciò fa pensare. Voglio dire erano solo quei carri armati che il Mriya ha consegnato in realtà? Mi è balenato in mente che l’esercito ucraino ha molto bisogno di munizioni, essendone gravemente carente. Sarebbe del tutto logico supporre che tutto lo spazio a bordo dell’An-225 sia stato occupato proprio da tale tipo di carico. Vi sono molti depositi ex-sovietici in Ungheria e Repubblica Ceca, con scorte di razzi, proiettili, cartucce e altre cose utili per le forze armate e la Guardia nazionale dell’Ucraina. In terzo luogo, soldati ucraini esprimerono gioia quando arrivarono le nuove attrezzature militari aggiornate dagli specialisti cechi (sic!). Infine, su internet è apparso il documento comprovante la versione della mistificazione nigeriana. In realtà, nella lettera del ministro della Difesa ucraino Stepan Poltorak all’omologo ceco, esprimeva gratitudine per la consegna di attrezzature militari e assistenza militare e tecnica.

letter1È interessante notare che la stessa Excalibur Army, che avrebbe inviato i T-72A aggiornato in Africa, è menzionata nel testo. E a coronare il tutto, l’assenza di dati adeguati su rotta e destinazione finale dell’UR-82060 sembra molto sospetta. È possibile utilizzare FlightRadar per vedere se sia davvero così. Così si scopre che, a parte le dichiarazioni della società ceca, non vi sono dati su rotta e coordinate del volo del Mriya.
Tenendo presente tutto questo, alcune conclusioni preliminari possono essere già tratte.
1. L’Europa ha iniziato o continua ad inviare armi, pesanti in particolare, in Ucraina.
2. La junta di Kiev è in preda alla disperazione, perché non ha più armamenti propri. Neanche blindati, e gli ultimi non sono giunti in Iraq. Le autorità ucraine possono solo dotare poche unità mobilitate con armi appropriate.
3. La leadership di UE e NATO fa vigorosamente pressione sulle strutture commerciali di certi Stati europei per spingerle a cooperare con Kiev.
Ecco qual’è la situazione attualmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

NATO: il ponte atlantico crolla…

F. William Engdahl New Eastern Outlook 11/02/2015Putin-Merkel-HollandeWashington ha creato una cosa chiamata NATO, Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico nel 1949 per saldare l’Europa occidentale alle future politiche estere di Washington, tuttavia rivelandosi distruttivo per gli interessi autentici di Germania, Francia, Italia e altre nazioni d’Europa. Nel 1986 le dodici nazioni della Comunità economica europea modificarono il trattato di Roma del 1957 e firmarono l’Atto unico europeo, incaricandosi di creare il mercato unico comunitario entro la fine del 1992, con le regole per la cooperazione politica europea, in previsione di una politica estera e di sicurezza comune per l’Unione europea. Poi il 9 novembre del 1989, un evento storico interruppe la strategia della CEE per il mercato unico. L’URSS di Gorbaciov consegnò la Repubblica democratica tedesca all’occidente. La guerra fredda era finita de facto e la Germania si sarebbe riunita. L’occidente aveva apparentemente vinto e la maggior parte degli europei era giubilante, molti credevano che decenni di vita sull’orlo di una possibile guerra nucleare erano finiti. L’Europa emergente sembrava fiera e sicura del futuro. La NATO era un’entità creata da Washington, secondo il suo primo segretario generale, Lord Ismay, per “tenere i russi fuori, gli americani dentro, e i tedeschi sotto“.

Il pilastro della Difesa europea o la NATO degli USA?
Il trattato di Maastricht, un documento con errori fatali, fu introdotto al vertice della CEE nel dicembre 1991. A uno scioccato Helmut Kohl fu detto da Mitterrand e a Margaret Thatcher che la Germania doveva accettare la creazione di una moneta unica controllata dalla Bundesbank. Divennero l’euro di oggi e la sovranazionale Banca Centrale Europea indipendente, un ricatto quale condizione preliminare per l’accettazione dell’unificazione tedesca. I tedeschi ingoiarono e firmarono. Ciò che fu poco discusso è che il Trattato di Maastricht includeva anche una sezione che stabiliva per la prima volta una politica estera e di sicurezza comune. Le dodici nazioni che firmarono il trattato avevano intense discussioni su come creare un pilastro della difesa europea indipendente dalla NATO. Con il crollo dell’Unione Sovietica, la ragion d’essere della NATO era finita, e il Patto di Varsavia dissolto. Washington aveva assicurato Gorbaciov che la NATO non si sarebbe mai estesa ad est.

Bush distrusse il pilastro della difesa dell’UE
Il presidente degli Stati Uniti George HW Bush lasciò un’eredità sanguinosa fin dai primi anni a Washington, probabilmente giocando anche un ruolo chiave come agente della CIA a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963 nell’assassinio di JFK. Continuò a dirigere la CIA negli anni ’70 e spinse Sadam Husayn ad occupare il Quwayt nel 1990 per avere il pretesto della guerra sanguinosa con l’operazione Desert Storm contro l’Iraq. Da presidente, Bush avviò anche gli eventi che comportarono la distruzione della Jugoslavia, dal 1990, proprio come Washington distrugge l’Ucraina oggi. Lo scopo principale della guerra istigata dagli USA, che devastò i Balcani per un decennio, era chiarire all’Unione Europea che la NATO, controllata dal Pentagono degli Stati Uniti, sarebbe rimasta e, in effetti, si sarebbe allargata ad est. In effetti, sfruttò la guerra jugoslava per distruggere la minaccia emergente dell’Unione europea con capacità autonoma di difesa, il pilastro della difesa europea. Come il consulente presidenziale e fondatore della Commissione Trilaterale Zbigniew Brzezinski scrisse apertamente, per Washington la Germania era un “vassallo” del potere imperiale degli Stati Uniti, e non una nazione sovrana. Nel 1999 Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca furono ufficialmente invitate da Washington ad aderire alla NATO, mentre lo smembramento della Jugoslavia fu coperto dai vergognosi e illegali bombardamenti della Serbia dal presidente Bill Clinton, con la cosiddetta Guerra del Kosovo, e con l’ancor più vergognosa partecipazione del ministro degli Esteri tedesco, figlio di un macellaio ungherese, Joschka Fischer. Nel 2004 Washington allegramente fece entrare nella NATO Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia, e preparava segretamente le infami rivoluzioni colorate in Georgia e in Ucraina, per eleggervi i candidati degli USA, il corrotto Viktor Jushenko con la cosiddetta rivoluzione arancione a Kiev, e Mikhail Saakashvili in Georgia con la rivoluzione delle rose. I due s’impegnarono ad aderire alla NATO, nell’ambito della loro campagna. Non c’è da stupirsi che entro il 2007, mentre il segretario della Difesa Don Rumsfeld annunciava che il Pentagono avrebbe installato sistemi antimissili balistici in Polonia e Repubblica Ceca, de facto contro la Russia, Mosca fosse sempre più irrequieta, venendo soffocata sul suo perimetro strategico dalla NATO, l’alleanza militare guidata infine dall’unica superpotenza mondiale che arrivava alle porte di Mosca.

L’intervento franco-tedesco in Ucraina
Quando i ministri degli Esteri di Germania e Francia sono intervenuti nel disperato tentativo di mediare un compromesso a Kiev, il 21 febbraio 2014, per evitare la guerra civile, esclusero esplicitamente dai colloqui una parte interessata, il governo degli Stati Uniti. Hanno, ottenendo un compromesso durato meno di 48 ore, prima che i cecchini appoggiati dalla CIA a Kiev istigassero tumulti e panico spingendo alla fuga (punto dimenticato pedissequamente nella versione mediatica tedesca degli eventi) il presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich, per salvarsi la vita. Il giorno successivo, l’amministrazione Obama, guidata dal falco Victoria “Si fotta l’UE” Nuland del dipartimento di Stato, dall’ambasciatore statunitense Geoffrey Pyatt e dalle legioni di agenti della CIA di Majdan piazzò apertamente i suoi burattini prescelti, utilizzando i neo-nazisti dichiarati di Pravij Sektor e Svoboda. George Friedman, capo di Stratfor, società di consulenza strategica degli Stati Uniti i cui clienti sono Pentagono, CIA ed agenzie israeliane, ha detto al giornale russo Kommersant, in un’intervista a dicembre, che gli Stati Uniti organizzarono il colpo di Stato in Ucraina, “il golpe più eclatante nella storia”. Quando Washington sputò in faccia non solo a Germania, Francia e Unione europea, ma anche a Russia e Ucraina, imponendo il nuovo regime golpista di Kiev, guidato da loro primo ministro, noto scientologo Arsenij Jatsenjuk, Germania e Francia ingoiarono seguendo i falchi di Washington dell’amministrazione Obama. L’UE votava più volte all’unanimità le sanzioni dettate dagli USA contro la Russia, dopo il referendum della Crimea di marzo 2014. L’industria tedesca protestò apertamente ma il governo Merkel s’inchinò a NATO e Washington, e l’economia tedesca entrava in recessione con il resto dell’UE. Ora qualcosa di molto insolito è in corso. Francia e Germania ancora sfidano apertamente la Washington di Obama. La notte del 4 febbraio, Merkel e il presidente francese Hollande decisero di volare subito a Mosca per incontrare Putin. Lo scopo, come il portavoce di Putin ha dichiarato, era che i “leader dei tre Paesi discutano quali Paesi in particolare possono contribuire alla fine rapida della guerra civile nel sud-est dell’Ucraina, intensificatasi negli ultimi giorni e causando molte vittime“. La parte più interessante è che tali capi “vassalli”, Angela Merkel e Francois Hollande, non chiesero il permesso a Washington, secondo una fonte del governo francese. Annunciando il viaggio spontaneo a Mosca, Hollande dichiarava, “Insieme ad Angela Merkel abbiamo deciso una nuova iniziativa”. Più interessante, la loro “nuova iniziativa” fu presentata mentre il segretario di Stato John Kerry era in riunione a Kiev con il presidente Poroshenko, per discutere delle possibili forniture di armi statunitensi a Kiev, la “diplomazia” preferita di Washington al momento. I colloqui di Mosca tra Putin, Merkel e Hollande avrebbero seguito i colloqui “segreti” tra Parigi, Berlino e Mosca.
Ai primi di dicembre, Hollande fece una visita a sorpresa a Mosca incontrando Putin sull’Ucraina. Al momento il presidente francese dichiarò, “Credo che dobbiamo evitare altri “muri” che ci separino. Oggi dobbiamo superare gli ostacoli e trovare soluzioni”. Washington non era affatto contenta. C’è il forte sospetto, in certi ambienti, che l’attentato sotto falsa bandiera del 7 gennaio alla rivista satirica di Parigi Charlie Hebdo fosse la risposta della fazione guerrafondaia di Washington-Tel Aviv alla diplomazia di Hollande. Le ultime mosse diplomatiche tedesco-francesi avvennero mentre John Kerry era a Kiev per discutere delle armi USA da consegnare all’Ucraina. Il giornalista di Le Nouvel Observateur Vincent Jauvert dice che Hollande e Merkel decisero di parlare all’improvviso con Putin, a Mosca, per tentare “di anticipare gli statunitensi che cercavano d’imporre la loro soluzione al problema: l’invio di armi all’Ucraina“. Ha detto che i due capi andarono a Kiev subito dopo Kerry, “diffidando dell’amministrazione statunitense” e “presentando la loro soluzione diplomatica poco prima che il vicepresidente degli USA Joe Biden presentasse il piano degli Stati Uniti per inviare armi a Kiev alla conferenza per la sicurezza di Monaco di Baviera“.
Le prossime settimane saranno chiaramente decisive per la pace nel mondo. Parodiando una vecchia canzoncina che cantavo da bambino, il ponte atlantico è crollato, crollato, crollato… (seguendo la melodia del London Bridge è caduto). E’ tempo per un nuovo e stabile ponte, ma non arriverà col messaggio di Joe Biden alla conferenza per la sicurezza di Monaco.

german-chancellor-angela-merkel-french-president-francois-hollande-moscowF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University m autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, una bomba a orologeria

Jean Geronimo Histoire et Societé 8 febbraio
Dottore in Economia, docente presso l’Università Pierre Mendes France di Grenoble, ricercatore indipendente specializzato in questioni economiche e geostrategiche russe, Jean Geronimo è l’autore de Il pensiero strategico russo, ed è in procinto di pubblicare un nuovo libro sull’Ucraina. Propone un’analisi strutturale della crisi in Ucraina… lungi dai discorsi dominanti.11897La battaglia per l’Ucraina è una questione geopolitica importante per le due superpotenze della Guerra Fredda, nell’ambito del gioco strategico giocato sulla scacchiera eurasiatica agendo sugli Stati-perno nella regione quali pedine della partita. Il controllo dell’Ucraina, vista da entrambi i lati come Stato chiave in questa scacchiera, rientra nel perseguimento di due obiettivi, estendere le zone d’influenza ideologica e conquistare la leadership politica nell’Eurasia post-comunista. Associata alla capacità d’influenzare i principali attori della regione, la natura strategica dell’Ucraina sul piano politico (al centro di grandi alleanze) ed energetico (al centro della rete dei gasdotti) ne spiega il ruolo fondamentale nella linea anti-russa di Z. Brzezinski scelta dall’amministrazione Obama. La cooptazione dell’Ucraina, definita da E. Todd “periferia russa”, dovrebbe infatti spezzare la strategia della ricostruzione del potere eurasiatico adottata da Mosca dalla fine degli anni ’90. Questa ricostruzione del potere russo avviene recuperando il dominio regionale e verrà realizzata nel 2015 con la nascita dell’Unione economica eurasiatica. Alla fine, questa configurazione giustifica la terminologia di Brzezinski di “perno geopolitico” dell’Ucraina, all’origine del conflitto avviato con un vero e proprio colpo di Stato, secondo J. Sapir.

Un golpe nazional-liberale manipolato
In questo contesto, il golpe propedeutico per controllare la grande regione dell’ex-Unione Sovietica ha giustificato una strategia manipolativa basata su una disinformazione continua per compattare l’opinione pubblica internazionale e, soprattutto, sostenere un processo “rivoluzionario” ispirato al modello siriano, nella sua fase iniziale. L’obiettivo era far precipitare la caduta del presidente in carica Viktor Janukovich, fornendone una legittimazione confermata dall’assegno in bianco occidentale. In ciò, il colpo di Stato nazional-liberale, ufficialmente avvenuto il 22 febbraio 2014, rientra nella logica degli scenari “colorati” degli anni 2000 costruiti dall’occidente nello spazio post-sovietico con le sue proiezioni locali ed ONG “democratiche” basate sulle potenti reti politiche delle élite oligarchiche e dei principali oppositori al potere filo-russo di turno. Al momento, tali “manifestazioni” furono interpretate dal Cremlino come segnali di un’offensiva globale volta, infine, contro la Russia e le cui premesse, via interferenza occidentale, furono osservate nelle ultime elezioni russe (presidenziali) nel marzo 2012. Secondo una certezza inquietante e nonostante l’assenza di prove reali, l’ONG Golos, finanziata dagli USA (!) accusò Putin di “massicci brogli elettorali”. L’obiettivo di Golos era fomentare il malcontento nelle piazze per creare, in ultima analisi e invano, un’effervescenza “rivoluzionaria” per destabilizzare il nuovo “zar rosso”. Con una ridondanza mediatica, continua e manipolatrice, osservata poi durante Majdan. La visione “complottista” russa è meglio riassunta da H. Carrère d’Encausse nel suo libro del 2011 “La Russia tra due mondi”. Ricorda che per Putin c’è una “vasta operazione di destabilizzazione della Russia emergente in cui Stati e organizzazioni di tutti i tipi, dall’OSCE alle varie ONG straniere, averebbero unito le forze per indebolirlo“. Derivanti dalle tecnologie politiche occidentali volte a erodere l’influenza dell’ex-superpotenza sulla periferia post-sovietica, tali “rivoluzioni colorate” hanno dimostrato una straordinaria efficienza con l’eliminazione dei leader filo-russi in Georgia, Ucraina e Kirghizistan. Così si assistette alla nascita di una nuova ideologia implicita nella democrazia liberale, usata quale leva legale per interferire nella politica interna degli Stati presi di mira. Tale leva è considerata da Putin elemento essenziale del nuovo soft power occidentale per destabilizzare i regimi ‘nemici’ e, attraverso esso, potenziale minaccia al suo potere. Stranamente, come ricorda J. M. Chauvier, quella stessa democrazia ha ignorato il ruolo critico delle correnti estremiste nazionaliste, vicine al neo-nazismo, nel successo finale del processo “rivoluzionario” di Euromaidan, precipitato dai misteriosi cecchini. Catalizzato dall’odio ideologico anti-russo e anticomunista, tale risveglio in Ucraina del pensiero ultranazionalista d’ispirazione neo-nazista è parte di una tendenza generale in Europa, giustamente osservata da A. Grachev, ultimo portavoce e consigliere del presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov. Nel suo libro del 2014 “La storia della Russia è imprevedibile”, Grachev dice “l’aumento della popolarità del nazionalismo di estrema destra e neo-fascista (…) dimostra i limiti e, in ultima analisi, il fallimento del nostro sistema democratico: E’ sempre più chiaro che il meccanismo ben oliato della democrazia (…) comincia a bloccarsi“. Una constatazione amara alla base, già, della Perestrojka di Gorbaciov, che mette in discussione la vera natura della “rivoluzione” di Kiev.

Le nuove minacce rivoluzionarie “colorate”
In questo contesto geopolitico sensibile, le “rivoluzioni colorate” sono considerate le principali minacce alla stabilità dei presunti Stati democratici dell’area post-sovietica, in particolare della Russia di Putin strutturalmente presa di mira e che teme una “sceneggiatura ucraina”. L’universalizzazione della democrazia nel mondo con il soft power, o la forza se necessario, sembra essere oggi un “interesse nazionale” degli Stati Uniti e della loro funzione di regolamentazione prioritaria da unica superpotenza legittimata dalla storia. Tale postulato scientificamente (molto) dubbio fu proclamato nel 2000, con euforia condiscendente, dall’ex-segretaria di Stato di George W. Bush Condoleezza Rice, convinta della funzione messianica del suo Paese: “è compito degli USA cambiare il mondo. La costruzione di Stati democratici è ormai componente importante dei nostri interessi nazionali”, una forma di autolegittimazione neo-imperiale in nome, ovviamente, degli ideali democratici, costituendo un’ideologia globalizzatrice espansionista. Preoccupante. Di fronte tali nuove minacce “colorate” gli Stati membri delle strutture politico-militari del Collective Security Treaty Organization (CSTO) e dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) hanno deciso, su impulso della Russia, di coordinarsi per definire una comune strategia di prevenzione. L’obiettivo dichiarato è accomunare regionalmente i vari mezzi per neutralizzare tale nuova arma politica, ora privilegiata dall’occidente, e che si affida sempre più ai colpi di Stato astutamente costruiti. In altre parole, si tratta di aprire un fronte comune eurasiatico contro le future “rivoluzioni” nazional-liberali. Innegabilmente, l’imbroglio ucraino ha promosso tale consapevolezza politica e, quindi, giustifica la guida sicura della Russia nel suo campo prioritario, la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), accelerandone l’integrazione regionale. Per Washington è un effetto perverso non programmato, un errore strategico. Tuttavia, alcuni effetti post-rivoluzionari sono disastrosi per la Russia. Un primo effetto geopolitico della “rivoluzione” di Kiev è l’estensione della sfera euro-atlantica nell’ex-URSS, perpetuando di fatto il declino russo nel suo estero vicino, considerato dalla sua dottrina strategica quale minaccia agli interessi nazionali. Un secondo effetto, più psicologico, di tale curiosa “rivoluzione” è alimentare la paura russa della progressione irresponsabile delle infrastrutture di una NATO super-armata nei pressi dei suoi confini che, in ultima analisi, solleva la questione politicamente delicata dello scudo antimissile statunitense. A causa di tale rapido aumento delle minacce, si assiste in Russia al ritorno della “sindrome da fortezza assediata” resuscitata dall’abisso ideologico della guerra fredda. Per la Russia, costretta a rispondere, la crisi ucraina lascerà un segno indelebile nella memoria strategica. e non solo, e nella sua visione dell’occidente. Da questo punto di vista, Majdan segna una rottura geopolitica radicale.

La reazione difensiva russa tramite l’asse eurasiatico
Diffusa dalla propaganda mediatica sulla “minaccia russa” e illustrata da crescenti sanzioni, la strategia anti-russa dell’asse euro-atlantico accelera il mutamento asiatico nella politica russa e favorisce l’ascesa dell’asse eurasiatico sotto la direzione sino-russa, a nuovo contrappeso geopolitico all’egemonia statunitense. Nel lungo termine, tale ostilità occidentale incoraggerà il governo russo a potenziare il proprio sviluppo, riflesso sovietico, riducendone la dipendenza estera. Nel prisma sovietico-russo, tale dipendenza è vista come debolezza politica, in quanto i potenziali avversari possono usarla come opportunità strategica: rafforzando la pressione su Mosca, isolandola sul piano commerciale attraverso un embargo selettivo su tecnologie sensibili. L’obiettivo finale dell’embargo è rallentare lo sviluppo della Russia e, attraverso ciò, il rafforzamento della potenza militare, come ai bei vecchi tempi della lotta anticomunista. Tale modello negativo è aggravato dalla caduta del rublo con consecutivo triplice impatto di sanzioni, fuga di capitali e crollo dei prezzi del petrolio manipolato da Washington, con l’obiettivo di destabilizzare Putin fomentando una recessione economica che alimenti la protesta popolare, potenzialmente “rivoluzionaria”. Tutti i colpi sono ammessi sulla Grande Scacchiera. Nella percezione strategica russa e, nella misura in cui Mosca viene stigmatizzata come “nemica dell’occidente” erede dell’asse del male, la crisi ucraina mostra ancora uno spirito da guerra fredda. In realtà, tale guerra latente continua, nonostante la breve luna di miele USA-Russia osservata dopo la tragedia dell’11 settembre 2001. Dopo la mano tesa di Putin a Bush e la disponibilità a collaborare nella lotta al terrorismo. L’atteggiamento minaccioso e provocatorio dell’occidente nella gestione di tale crisi, è divenuta rapidamente una diatriba anti-Putin, portando alla rinascita politica della NATO, legittimandone l’estensione e infine costringendo Mosca a cambiare linea strategica. Sottoprodotto geopolitico di Euromajdan.

Dopo la provocazione della NATO, il reindirizzo dottrinale russo
Con la voce del capo della diplomazia Sergej Lavrov, la Russia ha reagito con forza e condannato tale errore increscioso, il 27 settembre 2014: “Considero un errore l’allargamento dell’alleanza. Ed è anche una sfida (…)“. Pertanto, reagendo a tali “nuove minacce”, l’amministrazione russa ha programmato un radicale inasprimento della propria dottrina militare in senso più antioccidentale, in ciò che Mosca ha chiamato “risposta giusta”. Per attuare tale reindirizzo dottrinale, “(…) La Russia ha bisogno di potenti forze armate in grado di affrontare le sfide di oggi“, e un incremento assai significativo (un terzo) delle spese militari russe è in programma nel 2015, secondo la finanziaria. De facto, l’idea di un riequilibrio geo-strategico si gioca nel cuore del conflitto ucraino e, per estensione, nel cuore dell’Eurasia post-comunista. Con risultato finale, l’emergere di un conflitto congelato potenzialmente destabilizzante per la regione. Alla fine, nel quadro della crisi in Ucraina e nonostante gli accordi di Minsk del 5 settembre, l’esacerbazione della contrapposizione Stati Uniti e Russia alimenta una rinnovata forma di guerra fredda, la guerra tiepida incentrata sulla rinascita della polarizzazione ideologica. Oramai ciò nutre il contagio globale delle “rivoluzioni” nazional-liberali eterodirette dalla coscienza democratica indottrinata degli USA, per conto della loro legittimità storica radicata nella vittoria finale sul comunismo. Nel suo discorso annuale, molto aggressivo, del 4 dicembre 2014, al parlamento russo, Putin ha denunciato tale pericolosa deriva la cui conseguenza inquietante è l’accelerazione della nascita dell’ideologia neonazista nello spazio post-sovietico, anche in Ucraina. Il 29 gennaio 2015, Mikhail Gorbaciov ha riconosciuto che l’irresponsabilità della strategia degli Stati Uniti ha portato la Russia nella “nuova guerra fredda”. Confessione terribile. Le implicazioni strategiche della falsa rivoluzione di Majdan sono una vera bomba geopolitica a scoppio ritardato.

1782111Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’età d’oro delle operazioni nere: le forze speciali degli USA sono presenti in 150 nazioni

Tyler Durden, Zerohedge 2/2/2015

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USSpecOpsCmdDUI[1]Il seguente articolo è ciò che volevo evidenziare da oltre una settimana, ma le notizie erano così travolgenti che semplicemente non ne ho avuto la possibilità, finora. Avendo spese molto tempo a cercare di capire il mondo, mi stupisco sempre di ciò che leggo. Mentre i lettori abituali di questo sito sono ben consapevoli di come aggressivo e irresponsabile sia l’impero USA, distribuendo risorse militari all’estero, credo che parte delle seguenti informazioni, li renderanno ancora più inquieti.
Dall’articolo di Nick Turse sull’Huffington Post: The Golden Age of Black Ops:
Durante l’anno fiscale che si è concluso il 30 settembre 2014, le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 Paesi, circa il 70% delle nazioni del pianeta. Secondo il tenente-colonnello Robert Bockholt, ufficiale delle relazioni pubbliche del Comando Operazioni Speciali (SOCOM). Nell’arco di tre anni le forze d’élite del Paese erano attive in più di 150 Paesi nel mondo conducendo missioni che vanno dai raid notturni alle esercitazioni. E quest’anno potrebbe essere record. Solo un giorno prima del raid fallito che pose fine alla vita di Luke Somers, solo 66 giorni dall’inizio dell’anno fiscale 2015, le truppe d’élite statunitensi avevano già messo piede in 105 nazioni, circa l’80% del totale nel 2014. Nonostante dimensioni e scopi, tale guerra segreta globale in gran parte del pianeta è ignota alla maggior parte degli statunitensi. A differenza della debacle di dicembre nello Yemen, la stragrande maggioranza delle Special Ops rimane completamente nell’ombra, nascosta al controllo esterno. In realtà, a parte modeste informazioni divulgate attraverso fonti altamente selezionate dai militari, fughe ufficiali della Casa Bianca, SEALs con qualcosa da vendere e qualche primizia raccolta da giornalisti fortunati, le operazioni speciali statunitensi sono mai sottoposte a un esame significativo, aumentando le probabilità di ripercussioni impreviste e conseguenze catastrofiche. “Il comando è allo zenit assoluto. Ed è davvero un periodo d’oro per le operazioni speciali“. Queste sono le parole del generale Joseph Votel III, laureato a West Point e Army Ranger, quando assunse il comando della SOCOM lo scorso agosto. E non credo che sia la fine, anzi. Come risultato della spinta di McRaven a creare “una rete globale interagenzie di alleati e partner delle SOF“, ufficiali di collegamento delle Operazioni Speciali, o SOLO, sono ora incorporati nelle 14 principali ambasciate degli USA per aiutare a consigliare le forze speciali di varie nazioni alleate. Già operano in Australia, Brasile, Canada, Colombia, El Salvador, Francia, Israele, Italia, Giordania, Kenya, Polonia, Perù, Turchia e Regno Unito, e il programma SOLO è pronto, secondo Votel, ad espandersi in 40 Paesi entro il 2019. Il comando, e soprattutto il JSOC, ha anche forgiato stretti legami con Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigation e National Security Agency, tra gli altri. La portata globale del Comando Operazioni Speciali si estende anche oltre, con più piccoli ed più agili elementi che operano nell’ombra, dalle basi negli Stati Uniti alle regioni remote del sud est asiatico, dal Medio Oriente agli austeri avamposti nei campi africani. Dal 2002, SOCOM è stato anche autorizzato a creare proprie task force congiunte, una prerogativa normalmente limitata ai comandi combattenti più grandi come CENTCOM. Si prenda ad esempio la Joint Special Operations Task Force-Filippine (JSOTF-P) che, al suo apice, aveva circa 600 effettivi statunitensi a sostegno delle operazioni di controterrorismo dagli alleati filippini contro gruppi di insorti come Abu Sayyaf. Dopo più di un decennio trascorso combattendo quel gruppo, i numeri sono diminuiti, ma continua ad essere attivo mentre la violenza nella regione rimane praticamente inalterata.
L’Africa è, infatti, diventato un luogo importante per le oscure missioni segrete degli operatori speciali statunitensi. “Questa particolare unità ha fatto cose impressionanti. Che si trattasse di Europa o Africa, assumendovi una serie di contingenze, avete tutti contribuito in modo assai significativo“, aveva detto il comandante del SOCOM, generale Votel, ai membri del 352.mo Gruppo Operazioni Speciali presso la loro base in Inghilterra, lo scorso autunno. Un’operazione di addestramento clandestina delle Special Ops in Libia implose quando milizie o “terroristi” fecero irruzione due volte nella base sorvegliata dai militari libici, e saccheggiarono grandi quantità di apparecchiature avanzate e centinaia di armi, tra cui pistole Glock e fucili M4 statunitensi, così come dispositivi di visione notturna e laser speciali che possono essere visti solo da tali apparecchiature. Di conseguenza, la missione fu abbandonata assieme alla base, che fu poi rilevata da una milizia. Nel febbraio dello scorso anno, le truppe d’élite si recarono in Niger per tre settimane di esercitazioni militari nell’ambito di Flintlock 2014, una manovra antiterrorismo annuale che riuniva le forze di Niger, Canada, Ciad, Francia, Mauritania, Paesi Bassi, Nigeria, Senegal, Regno Unito e Burkina Faso. Diversi mesi dopo, un ufficiale del Burkina Faso, addestratosi all’antiterrorismo negli Stati Uniti nell’ambito del Joint Special Operations presso l’Università del SOCOM nel 2012, prese il potere con un colpo di Stato. Le operazioni delle forze speciali, invece, continuano. Alla fine dello scorso anno, per esempio, nell’ambito del SOC FWD dell’Africa occidentale, i membri del 5° battaglione del 19.mo Gruppo Forze Speciali collaboravano con le truppe d’élite marocchine per l’addestramento in una base presso Marrakesh. Lo schieramento in nazioni africane, però, avviene entro la rapida crescita delle operazione all’estero del Comando delle Operazioni Speciali. Negli ultimi giorni della presidenza Bush, sotto l’allora capo del SOCOM, ammiraglio Eric Olson, le forze speciali sarebbero state dispiegate in circa 60 Paesi. Nel 2010 in 75, secondo Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del SOCOM, colonnello Tim Nye, disse a TomDispatch che il totale sarebbe stato 120 Paesi entro la fine dell’anno. Con l’ammiraglio William McRaven, in carica nel 2013, l’allora maggiore Robert Bockholt disse a TomDispatch che il numero era salito a 134 Paesi. Sotto il comando di McRaven e Votel nel 2014, secondo Bockholt, il totale si ridusse leggermente a 133 Paesi. Il segretario alla Difesa Chuck Hagel aveva osservato, tuttavia, che sotto il comando di McRaven, dall’agosto 2011 all’agosto 2014, le forze speciali erano presenti in più di 150 Paesi. “In effetti, SOCOM e tutti i militari degli Stati Uniti sono più che mai impegnati a livello internazionale, in sempre più luoghi e in una sempre più ampia varietà di missioni“, ha detto in un discorso nell’agosto 2014.
us_spec_ops-m Il SOCOM ha rifiutato di commentare la natura delle missioni o i vantaggi dell’operare in tante nazioni. Il comando non farà neanche il nome di un solo Paese in cui le forze delle operazioni speciali USA sono state dispiegate negli ultimi tre anni. Uno sguardo ad alcune operazioni, esercitazioni ed attività rese pubbliche, però, dipinge un quadro di un comando in costante ricerca di alleanze in ogni angolo del pianeta. A settembre, circa 1200 specialisti e personale di supporto statunitensi si unirono alle truppe d’élite di Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Finlandia, Gran Bretagna, Lituania, Norvegia, Polonia, Svezia, Slovenia nell’esercitazione Jackal Stone, dedicata a tutto, dai combattimenti ravvicinati alle tattiche da cecchino, dalle piccole operazioni su imbarcazione a missioni di salvataggio degli ostaggi. Per i capi delle Black Ops degli USA, il mondo è tanto instabile quanto interconnesso. “Vi garantisco che ciò che succede in America Latina influisce su ciò che accade in Africa occidentale, ciò che interessa l’Europa meridionale riguarda ciò che accade nel sud-ovest asiatico“, ha detto l’anno scorso McRaven a Geolnt, un incontro annuale dei dirigenti dell’industria spionistica con i militari. La loro soluzione all’instabilità interconnessa? Più missioni in più nazioni, in più di tre quarti dei Paesi del mondo, sotto il mandato di McRaven. E la scena sembra destinata ad ulteriori operazioni simili in futuro. “Vogliamo essere ovunque“, ha detto Votel a Geolnt. Le sue forze sono già sulla buona strada nel 2015. “La nostra nazione ha aspettative molto alte dalle SOF“, ha detto agli operatori speciali in Inghilterra lo scorso autunno. “Si rivolgono a noi per missioni molto dure in condizioni molto difficili“. Natura e sorte della maggior parte di quelle “missioni dure” tuttavia, rimangono ignote agli statunitensi. E Votel a quanto pare non è interessato a far luce. “Mi dispiace, ma no“, fu la risposta di SOCOM alla richiesta di TomDispatch per un colloquio con il capo delle operazioni speciali sulle operazioni, in corso e future. In realtà, il comando rifiutò di mettere qualsiasi personale a disposizione per una discussione di ciò che fa in nome degli USA e con i dollari dei contribuenti. Non è difficile indovinarne il motivo. Attraverso una combinazione abile di spavalderia e segretezza, fughe ben piazzate, abili marketing e pubbliche relazioni, coltivazione della mistica del superman (con un ciuffo dalla torturata fragilità di lato) e di estremamente popolari e pubbliciazzatti assassinii mirati, le forze speciali sono diventate le beniamine della cultura popolare statunitense, mentre il comando continua a vincere a Washington il pugilato sul bilancio. Ciò è particolarmente evidenziato da ciò che realmente accade sul campo: in Africa, armamento ed equipaggiamento di militanti e addestramento di un golpista; in Iraq, le forze d’elite statunitensi implicate in torture, distruzione di case, uccisione e ferimento di innocenti; in Afghanistan stessa storia, con ripetute segnalazioni di civili uccisi; mentre in Yemen Pakistan, e Somalia è lo stesso. E questo è solo una minima parte degli errori delle Special Ops. Quindi non solo il pubblico statunitense non ha idea di cosa succeda, ma ciò spesso finisce in un disastro. Vedasi più sotto.
Dopo più di un decennio di guerre segrete, sorveglianza di massa, un numero imprecisato di incursioni notturne, detenzioni ed omicidi, per non parlare di miliardi su miliardi di dollari spesi, i risultati parlano da soli. Il SOCOM ha più che raddoppiato le dimensioni e il segreto JSOC sarebbe grande quasi quanto il SOCOM nel 2001. Dal settembre di quell’anno, 36 nuovi gruppi terroristici sono nati, tra cui divesre succursali, propaggini e alleati di al-Qaida. Oggi, tali gruppi ancora operano in Afghanistan e Pakistan, dove ora ci sono 11 riconosciuti affiliati di al-Qaida, e cinque nella prima, così come in Mali, Tunisia, Libia, Marocco, Nigeria, Somalia, Libano e Yemen, tra gli altri Paesi. Un ramo è nato con l’invasione dell’Iraq, alimentato da un campo di prigionia statunitense, ed ora noto come Stato islamico che controlla una larga parte del Paese e della vicina Siria, un proto-califfato nel cuore del Medio Oriente che i jihadisti, nel 2001, potevano solo sognarsi. Quel gruppo, da solo, ha una forza stimata di circa 30000 armati che sono riusciti a conquistare grandi territori ed anche la seconda dell’Iraq, pur essendo incessantemente colpiti fin dall’inzio dal JSOC. “Dobbiamo continuare a sincronizzare il dispiegamento delle SOF in tutto il mondo“, dice Votel. “Dobbiamo tutti sincronizzarci, coordinarci e preparare il comando“. Ad essere fuori sincrono è il popolo statunietnse, costantemente tenuto all’oscuro di ciò che gli operatori speciali statunitensi fanno e dove lo fanno, senza citare i fallimenti e le conseguenze che hanno prodotto. Ma se la storia insegna, i blackout sulle Black Ops contribuiranno a garantire che continui ad esserci l'”età d’oro” dell’US Special Operations Command.
Ripetete dopo di me: USA! USA!

Gen. Joseph L. Votel

Gen. Joseph L. Votel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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