Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico

Alastair Crooke, SCF, 10.04.2018La recente serie di eventi porta Israele a ripiegarsi; o almeno, a una profonda riflessione esistenziale, nel settantesimo anniversario della fondazione. La profondità di questa introspezione piuttosto ansiosa è diventata esplicita nella discussione ospitata da Yediot Ahronoth, il più importante giornale israeliano, tra sei ex-capi del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano. L’irruzione più diretta in questo stato d’animo cupo era la dichiarazione alla Knesset (parlamento) secondo cui la popolazione tra Giordania e mare era esattamente bilanciata, 6,5 milioni per parte, tra israeliani e palestinesi. Certo, l’uguaglianza demografica si sarebbe verificata a un certo punto, lo sapevano tutti. Non è quindi una sorpresa; ma è uno schiaffo della realtà, nondimeno. Queste cifre furono pubblicate dalle IDF e sono quindi difficili da contestare. Questo momento di realtà riduce così la capacità di certi israeliani di persistere col pio desiderio che i palestinesi sia assai di meno. Questa svolta enormemente simbolica è qui, è arrivata. La domanda su quale tipo di Stato sarà Israele non è più teorica. Uno dei sei ex-direttori del Mossad, Pardo, rispondeva alla domanda qual è, secondo lei, la peggiore minaccia alla sicurezza nazionale israeliana?: “La peggiore minaccia, è il fatto che tra il mare e il fiume Giordano c’è un numero quasi identico di ebrei e non ebrei. Il problema centrale dal 1967 ad oggi è che Israele, per l’intera dirigenza politica, non ha deciso che Paese essere. Siamo l’unico Paese al mondo che non ha definito i propri confini. Tutti i governi vi si sono sottratti… Se lo Stato d’Israele non decide ciò che vuole, alla fine ci sarà uno Stato unico tra mare e Giordano. Questa è la fine della visione sionista“. Due altri eventi definivano il dilemma: in primo luogo, il primo ministro israeliano è stato costretto a un’inversione di marcia su un’iniziativa che avrebbe consentito a decine di migliaia di immigrati africani in Israele di essere reinsediati in Europa. La destra del suo governo di coalizione non voleva che Israele diventasse un canale della migrazione economica africana in Europa, costringendolo alla ritrattazione politica. È probabile che i rifugiati siano ora espulsi in Africa. Potrebbe sembrare un evento relativamente insignificante (tranne che per i migranti), ma ha nuovamente messo a fuoco, specialmente tra gli ebrei liberali in Israele e Stati Uniti, la questione di ciò che ora è la base morale dello Stato israeliano: Israele s’è gonfiato con milioni di immigrati dall’URSS (molti dei quali non sono ebrei). Israele ora abbandona la missione dello Stato su “esilio e rifugio”, allargando lo scisma tra gli ebrei statunitensi.
Il terzo evento sconcertante è stata la “marcia del ritorno” degli abitanti di Gaza verso il recinto che separa Gaza da Israele: Israele rispose sparando uccidendo 17 palestinesi: “Immaginate il risultato“, aveva detto a Ben Caspit un ufficiale israeliano, “se avessero spezzato il recinto, anche in un solo punto, marciando verso Israele. Sarebbe finita in un bagno di sangue“. La collisione tra la notizia che i palestinesi sono ora 6,5 milioni, con la nuova inedita tattica della dimostrazione di massa palestinese per i diritti civili con proteste pacifiche, da i brividi alla sicurezza israeliana: quale sarebbe la conseguenza se centomila palestinesi affollassero la recinzione, irrompendo e invadendo città e campagne vicine? Panico, e quindi sparatorie. Ma queste domande esistenziali sorgono mentre sorge la difficile costellazione geostrategica d’Israele. Un esempio, citato dal New Yorker, un ex-funzionario statunitense che partecipò al primo briefing di Jared Kushner presso l’NSC: ““Abbiamo tirato fuori la mappa e valutato la situazione”, aveva detto l’ex-funzionario della difesa. “Esaminando la regione, hanno concluso che la fascia settentrionale del Medio Oriente era persa a favore dell’Iran. In Libano, Hezbollah, agente iraniano, controlla il governo. In Siria, l’Iran ha contribuito a salvare il Presidente Bashar al-Assad dal disastro militare e ora ne rafforza il futuro politico. In Iraq, il governo, nominalmente filo-USA, è influenzato da Teheran. “Abbiamo quel tipo da mettere da parte”, mi disse il funzionario. “Abbiamo pensato, e ora? Le nostre ancore sono Israele e Arabia Saudita”. E il risultato: Kushner, che non ha esperienza del Medio Oriente, si recò a Riyadh per diverse sessioni “tutta la notte” col suo nuovo amico MbS, per discutere le “idee di quest’ultimo su come rifare il Medio Oriente… Ma, Bannon disse al New Yorker, il messaggio che lui e Kushner volevano che Trump trasmettesse ai capi della regione era che lo status quo doveva cambiare, e in più posti, così era meglio. “Gli abbiamo detto, Trump gli ha detto: “Vi sosteniamo, ma vogliamo azione, azione”, disse Bannon. Nessuno sembrava più desideroso di sentire quel messaggio del vice-principe ereditario. “Il giudizio era che dovevamo trovare un agente del cambiamento”, mi disse l’ex-funzionario della difesa. “È qui che arrivò MbS. L’avremmo accolto come agente del cambiamento”. Cosa? Bannon e Kushner dichiaravano di volere cambiare lo status quo del Medio Oriente, ma avendo appena concluso di aver già perso il settentrione e forse anche l’Iraq, a favore dell’Iran, decisero di assegnare il compito a MbS che aveva detto a un incredulo Tony Blinken (nel 2015): ““Mi ha detto che il suo obiettivo era sradicare l’influenza iraniana nello Yemen”, secondo Blinken. Fui colto alla sprovvista, osservò Blinken: scacciare i simpatizzanti dell’Iran dal Paese richiederebbe un bagno di sangue. “Gli dissi che poteva fare molte cose per minimizzare o ridurre l’influenza iraniana. Ma per eliminarla…?”” MbS è colui che può “respingere i persiani”, come sosteneva Steve Bannon? Questo non può essere preso sul serio. Qualcuno ricordò a Kushner le parole di Stalin a Pierre Laval nel 1935: “Il Papa! Quante divisioni ha il Papa di Roma?“. Non c’è da stupirsi che la dirigenza della sicurezza israeliana sia cauta.
Yediot Ahoronot racconta: “Ho chiesto agli ex-direttori del Mossad se loro, guardando Israele nel 70° anniversario, fossero soddisfatti: “Fui il primo direttore del Mossad che non faceva parte della generazione del 1948”, disse Shabtai Shavit. “Sono nato nello Stato, e mi sento molto male per ciò che vi accade. I problemi sono così grandi, profondi, ampli. Non ci sono linee rosse, niente è tabù. Come membri della comunità d’intelligence, la nostra capacità più importante è cercare di prevedere il futuro. Mi chiedo che tipo di Paese lascerò ai miei nipoti, e non riesco a trovare una risposta”.” Shavit si riferiva principalmente alle divisioni interne e alla perdita d’integrità della leadership politica israeliana; ma la situazione geopolitica non è nemmeno favorevole ad Israele. Gli USA, in un modo o nell’altro, si ritirano dal Medio Oriente. Più significativamente, tuttavia, diventa evidente che, col desiderio degli USA di ridurre Cina e Russia. s’innescava una risposta inaspettata. Sembra che Cina e Russia ne abbiano abbastanza del belluismo occidentale. Forse fu la strambata delle “potenze revisioniste” nella dichiarazione sulla postura della difesa nazionale degli Stati Uniti; forse l’escalation della guerra dei dazi; o forse “l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso” è stata l’espulsione dei diplomatici russi coordinata cogli “Skripal” (che sembra aver infuriato la Cina tanto quanto la Russia) ad aver scatenato questa reazione. Qualunque sia la causa, i “guanti sono tolti” a quanto pare. Cina e Russia non intendono più “subire”. Ciò ha importanti implicazioni per il Medio Oriente: Cina e Russia illustrano in modo molto visibile agli USA profondità e forza dell’unità strategica esistente tra esse. L’Iran ne fa parte ed è anche un partner strategico. La Cina infliggerà danni agli Stati Uniti se persistono con la guerra dei dazi (o altra modalità di guerra finanziaria). La Russia, cooperando con la Cina, causerà danni agli Stati Uniti, nel caso in cui ritenga che il loro Stato profondo continui a minacciarla. Neanche Iran o Siria accetteranno di essere ingiustificatamente presi di mira dagli interessi occidentali. Il Presidente Putin l’ha chiarito al primo ministro Netanyahu dopo l’abbattimento dell’F16 israeliano: la Russia ha ora interessi nella regione, e non permetterà ad Israele di “fare casino”. Chi si tirerà indietro da questo “gioco del pollo”? Non è chiaro. Potrebbe invece intensificarsi. Apparentemente, la Cina ha molto da perdere da una guerra dei dazi, ma gli Stati Uniti potrebbero essere più vulnerabili di quanto si pensi. Questa amministrazione ha legato indissolubilmente la credibilità politica dello Stato ai mercati finanziari (in particolare azionario). I mercati azionari sono quindi diventati la via del successo politico degli USA. Ci sono segnali che la Cina sappia che i mercati azionari e del debito statunitensi sono il tallone d’Achille degli USA. Steven Englander di Rafiki Capital Management nota: “Il trade spider si gioca in gran parte sui mercati finanziari, con la reazione sui titoli usati per determinare la saggezza della Cina o la politica degli Stati Uniti. I dazi statunitensi sembrano essere stati scelti per favorire economia e commercio. La risposta della Cina oggi è dettata dal desiderio d’infliggere il più netto danno politico e finanziario al mercato. È difficile credere che un Paese con dazi più alti ed esportazioni negli USA ad alta intensità di manodopera e quasi quattro volte le importazioni dagli USA, possa vincere una guerra commerciale. Tuttavia, ciò potrebbe avverarsi se la politica statunitense sarà più sensibile ai prezzi di azioni e prodotti politicamente sensibili che non alla politica della Cina, coi beni appena sottoposti a dazi. Un voto di fiducia percepito dai mercati finanziari può avere conseguenze sul mondo reale rafforzando i rispettivi processi negoziali: le reazioni positive danno ai politici maggiore margine di manovra nel sospingere le proprie politiche; una svendita sul mercato aumenterà la pressione per arretrare o trovare una soluzione rapida“.
La deterrenza d’Israele ne sarà probabilmente vittima, dato che USA ed asse Cina-Russia si scontrano. Il borbottio belluino di Bannon sul “nostro piano per annientare il califfato fisico dello SIIL in Iraq e in Siria, non attrito e annientamento, e far retrocedere i Persiani”, potrebbe sembrare neo-realista, ma sarebbe anche vuota retorica. L’Iran è un interesse russo, per diversi motivi, gli israeliani sono stati avvertiti e la loro capacità di agire è limitata. E i mercati azionari israeliani, oltre a Wall Street, potrebbero subire anche “danni collaterali” con queste nuove guerre finanziarie, esacerbandone le tensioni interne. Infine, la concatenazione di eventi può far sì che alcuni israeliani riflettano sul perché antagonizzare l’Iran, se Cina e Russia sembrano pronti a emergere come prossimo asse di potenze dell’Eurasia. È in corso un cambiamento strategico. E, dopotutto, Israele fu abbastanza pragmatico da avere relazioni coi nuovi leader rivoluzionari dell’Iran immediatamente dopo il 1979. Israele si fermò ed iniziò a demonizzare l’Iran solo come conseguenza del cambiamento nella politica interna israeliana, e non per una nuova minaccia.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Timori per gli Skripal

John Platinum 9 aprile 2018

Viene ampiamente riportato che agli Skripal avrebbero avuto offerte nuove identità da CIA ed MI5. Aspettate un minuto! Chi ne beneficia? Non certo gli Skripal. Per molti, CIA e MI6 sono dietro l’avvelenamento false flag sempre più bizzarro di giorno in giorno. A parte una breve telefonata di Julija Skripal alla cugina Viktorija, noi (pubblico mondiale) non abbiamo né sentito né visto nessuno dei due. In quella telefonata, nell’estratto seguente, affermava che suo padre stava bene e riposava.
Viktoria: è il tuo telefono?
Julija: È un telefono temporaneo. Va tutto bene, ma vedremo come va; decideremo dopo. Sai tu stessa quale sia la situazione qui. Va tutto bene, tutto può essere risolto, tutti si riprendono e sono vivi.
Viktorija: ho capito! Va tutto bene con tuo padre?
Julija: Va tutto bene. Sta riposando ora, dorme. La salute di tutti va bene, non ci sono problemi irreparabili. Sarò dimessa presto. Va tutto bene“.
Ciò è strano perché lo stesso giorno della telefonata, Kay Burley intervistando Craig Murray (10 min 25 sec) diceva che sarebbe uno dei numerosi ceppi del Novichok che “avrebbe ucciso questa ex-spia del KGB, in coma al momento…“, contrastando con ciò che Julija aveva detto alla cugina sulla salute del padre Sergej Skripal. Ancora più strano è che il giorno dopo Sergej ebbe un notevole recupero dall’esperienza di pre-morte. Si diceva che si stesse “riprendendo rapidamente”. Non abbiamo ascoltato la loro storia e sospetto che se i servizi segreti s’imporranno, probabilmente non lo sapremo mai. Vogliono trasferirli negli Stati Uniti e dargli nuove identità, secondo molte fonti. “Le loro vite” probabilmente non saranno mai più le stesse “perché richiederanno cure mediche continue e le autorità inglesi sostengono che saranno più al sicuro in uno dei Paesi dei Cinque Occhi: Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda”.
Si dice che siano più sicuri negli Stati Uniti, il che solleva la domanda se gli Stati Uniti abbiano abolito le loro leggi sulle armi. Il pericolo, tuttavia, deriva dal fatto che MI6 e CIA avrebbero potuto programmare tale costosa pantomima sin dall’inizio. Se l’hanno fatto, gli Skripal non racconteranno mai la loro storia. Potrebbero non essere mai più sentiti. Qualsiasi persona che ragioni deve chiedersi perché non ci è permesso sentire Julija e Sergej. Deve anche chiedersi perché alla cugina di Julija non viene concesso un visto per visitarla in ospedale. Deve anche chiedersi perché a un vicino non fu permesso di visitarli, né a stampa o altri media. Alla Russia non è stato concesso l’accesso consolare, un precedente insolito e pericoloso per il resto del mondo, e ciò è inquietante. Non c’è mai stato in vita mia un caso come questo e l’unica risposta può essere che i nostri governi occidentali devono nascondere qualcosa.
L’immagine è tratta dalla pagina VK di Julija Skripal a cui lei, o qualcun altro, ha avuto accesso tre giorni dopo il presunto attacco, quando si diceva che fosse vicina alla morte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA disperano nel colpo di Stato in Russia

Le ultime sanzioni sembrano preoccuparsi tanto di proteggere le posizioni economiche degli Stati Uniti quanto di punire la Russia
Alexander Mercouris The Duran 7 aprile 2018Le ultime sanzioni che il Tesoro USA ha imposto alla Russia sono strane. Le precedenti sanzioni erano collegate a specifici atti reali o presunti russi, ad esempio la morte di Sergej Magnitskij, la crisi in Crimea, la guerra nel Donbas, l’abbattimento di MH17 e la presunta ingerenza russa nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016. Le ultime sanzioni sono diverse in quanto non direttamente collegate ad alcuna azione russa, reale o presunta. Né i sanzionati, ad esempio l’uomo d’affari Oleg Deripaska, accusati di qualcosa. Invece di una qualsiasi accusa specifica alla Russia o agli interessati, ecco come un funzionario del segretario al Tesoro USA Steven Mnuchin giustificava tali sanzioni, “Il governo russo opera a vantaggio sproporzionato di oligarchi ed élite governative. Il governo russo s’impegna in varie attività malvagie nel mondo, tra cui continuare a occupare la Crimea e istigare violenze nell’Ucraina orientale, inviare al regime di Assad materiale e armi mentre bombardano i civili, tentare di sovvertire le democrazie occidentali e attività cybercriminali. Oligarchi ed élite russi, che traggono profitto da questo sistema corrotto, non eviteranno più le conseguenze delle attività destabilizzanti del loro governo”. In altre parole, la Russia è un cattivo Paese corrotto che fa molte cose brutte nel mondo che gli Stati Uniti disapprovano. Chiunque in Russia sia ricco (“un oligarca”) “beneficia di questo sistema corrotto”, e ne è responsabile e rischia di essere sanzionato indipendentemente da qualsiasi cosa faccia, a meno che ciò non cambi. L’implicazione è che se non vogliono essere sanzionati, gli “oligarchi” devono rovesciare il governo russo. Le ultime sanzioni sono quindi un incitamento al colpo di Stato. Dato che tutti gli altri passi che gli Stati Uniti hanno intrapreso sono falliti, gli uomini d’affari russi (“oligarchi”) ora vengono informati che a meno che non progettino il rovesciamento del governo russo, saranno sanzionati. La prima cosa da dire su tale politica è che vecchia di decenni. Ci fu un periodo, negli anni ’90, in cui un piccolo gruppo di persone stratosfericamente benestanti e corrotte controllava davvero il governo russo. Ad esempio, la maggior parte delle persone che s’incontrarono al Cremlino durante la crisi finanziaria del 1998 per decidere se svalutare o meno il rublo non erano membri del governo o funzionari, e l’incontro in cui si decise di svalutare il rublo non era presieduto da un ministro del governo ma dall’ex-primo ministro ad interim Egor Gajdar, che all’epoca non era né membro del governo né funzionario, ma semplicemente consigliere del presidente Boris Eltsin, che al momento era tutt’altro che lucido. La decisione fu infatti presa dallo stesso piccolo gruppo di individui ricchi e corrotti che in quel momento controllavano davvero il governo russo, incontrandosi in modo informale sotto la presidenza di Gajdar, e non nelle strutture ufficiali. Non è un equivoco chiamare tali individui “oligarchi”. Negli anni ’90 erano esattamente ciò. Il più politicamente potente tra loro, Boris Berezovskij, non era nemmeno un uomo d’affari. Non è così la Russia d’oggi. Una persona come Oleg Deripaska, magnate dell’alluminio il cui nome appare nelle ultime sanzioni, può avere grande influenza e potere. Tuttavia non controlla il governo russo e non ne ha i mezzi. Devo dire che la prima volta in cui m’imbattei nel suggerimento che gli “oligarchi” venissero mobilitati per rovesciare il Presidente Putin o costringerlo a cambiare politica imponendogli sanzioni fu nel 2014, all’inizio della crisi ucraina. Mentre ricordo che nei media apparivano notizie secondo cui l’agenzia d’intelligence tedesca BND consigliava la cancelliera Merkel che se l’UE imponeva sanzioni alla Russia, gli “oligarchi” avrebbero costretto il Presidente Putin a cambiare rotta o a rovesciarlo per salvare le proprie fortune. Molte sanzioni dopo si potrebbe supporre che tale teoria fosse stata distrutta. Tuttavia la dichiarazione di Steven Mnuchin suggerisce che la fede in essa non muore. Le ultime sanzioni che gli Stati Uniti impongono agli uomini d’affari russi e alle loro compagnie non indebolirà la posizione del Presidente Putin o quella del governo russo, e non influenzerà l’economia russa. Come recentemente sottolineava il giornale semi-ufficiale cinese Global Times, la Russia, a differenza di Paesi come l’Iran, ha una grande economia autosufficiente dalle dimensioni continentali con immense risorse scientifiche, tecnologiche e naturali, rendendola quindi immune alle sanzioni.
Riguardo ai ricchi russi a cui si rivolgono le ultime sanzioni, la ragione per cui molti mantengono i denaro all’estero non è perché controllano il governo russo, ma perché non lo controllano e non se ne fidano. Il risultato è che esportano denaro all’estero, lontano dal loro governo. Ora, ciò che scoprono è che i loro soldi corrono un rischio maggiore di essere presi dal governo degli Stati Uniti che dal loro, come il governo russo gli aveva detto per anni, così di fatto è più al sicuro a casa che non all’estero. In altre parole, le ultime sanzioni e la dichiarazione di Steven Mnuchin non avrebbero potuto favorire di più il governo russo. Agli uomini d’affari russi viene detto che il denaro che hanno esportato può essere sequestrato a prescindere da ciò che fanno a meno non rovesciano il governo russo, cosa che tali affaristi sanno essere oltre la loro portata, quindi essendo impossibile non hanno opzione realistica se vogliono mantenere i soldi al sicuro che riportarli a casa. Sembra che anche prima della dichiarazione di Mnuchin e delle ultime sanzioni fosse ciò che facevano alcuni di loro. Qualche settimana prima, prima della crisi Skripal, un gruppo di uomini d’affari russi a Londra scrisse al Presidente Putin chiedendo il permesso di tornare a casa coi soldi per via delle minacce che subivano; mentre l’ultima vendita di eurobond del governo russo, rivolta in particolare agli uomini d’affari russi, fu ampiamente sottoscritta in quanto si affrettarono ad acquistare le obbligazioni emesse dal proprio governo. Le ultime sanzioni e la dichiarazione di Mnuchin accelereranno il processo. Una politica che rafforza solo Putin, costringendo gli uomini d’affari russi a rimpatriare i soldi in Russia aumentando la dipendenza dal governo russo, sembra del tutto controproducente, e a giudicare da ciò, questa è la politica delle sanzioni degli Stati Uniti. Tuttavia potrebbero esserci più di motivi all’opera. I russi lamentano che uno degli scopi delle sanzioni è bloccare le esportazioni di armi russe, un campo in cui la Russia ha recentemente invaso i mercati statunitensi, come Turchia ed Arabia Saudita, e anche oltre, Paesi come l’Indonesia. Esiste naturalmente una dimensione politica in quanto le vendite di armi tendono a stringere i legami politici e gli Stati Uniti saranno particolarmente diffidenti nei confronti di alleati come Turchia e Arabia Saudita che acquistano armi dalla Russia, per via del pericolo che ciò aumenti l’influenza russa. Tuttavia, i tentativi di bloccare le vendite di armi di un importante concorrente sul mercato internazionale hanno qualcosa di protezionistico, il che non è del tutto sorprendente dati i recenti provvedimenti adottati dall’amministrazione Trump, specialmente verso la Cina, e data l’importanza delle vendite di armi non solo per l’economia statunitense, ma per le singole società statunitensi. Con Cina e Russia che cooperano sempre più nello sviluppo di aeromobili, come un pianificato aereo di linea, e che producono velivoli leggeri e competitivi (Comac C919 e Irkut MS-21), e con la Russia che avanza lo sviluppo della nuova famiglia di motori per aeromobili civili a Perm, che faranno volare questi velivoli, è comprensibile che gli Stati Uniti desiderino sanzionare i produttori di armi russi dato il forte legame tra produzione di armi e industria aeronautica civile. Proprio mentre i dazi statunitensi sulla Cina sembrano intenzionati, almeno in parte, ad ostacolare lo sviluppo dell’industria cinese dell’intelligence artificiale, così le ultime sanzioni ai produttori di armi russi sarebbero volte ad ostacolare lo sviluppo dell’industria aeronautica cinese e russe, specialmente dei motori aeronautici civili in Russia, data la minaccia che queste industrie pongono alla posizione degli Stati Uniti nel mercato internazionale dell’aviazione, che da tempo dominano rappresentando una parte significativa delle loro esportazioni. Se le nascenti industrie aeronautiche di Russia e Cina sono obiettivo delle ultime sanzioni, potrebbero anche spiegare la sanzione ad Oleg Deripaska, amministratore delegato di RUSAL, il conglomerato dell’alluminio russo; l’alluminio è ovviamente materiale chiave utilizzato nella costruzione degli aerei. Va detto tuttavia che ci possono essere molteplici altri motivi per cui Deripaska, uno dei più potenti e duri uomini d’affari russi, sia oggetto di sanzioni. Se le sanzioni diventano davvero uno strumento per proteggere le posizioni degli Stati Uniti in settori chiave come intelligenza artificiale, produzione di armi ed aviazione civile, allora tale sospetto non sorprenderà nessuno. Ciò che va detto è che in questo caso gli Stati Uniti hanno perso l’autobus. Le misure protezionistiche che impongono alla Cina, e le sanzioni che impongono alla Russia, ne avrebbero devastato l’economia due decenni fa. Oramai, come dimostra la resilienza della Russia alle sanzioni, le economie cinese e russa hanno raggiunto un livello di sofisticazione e dimensioni tali da renderle sostanzialmente insensibili alle azioni. Ad esempio, sebbene le esportazioni della Cina abbiano raggiunto il picco del 37% del PIL nel 2006, nel 2016 scesero a meno del 20%. Oggi il principale motore dell’economia cinese è la domanda interna, proprio come il principale motore dell’economia russa, dal 2020, saranno gli investimenti. I due Paesi non saranno influenzati da azioni o sanzioni protezionistiche che gli Stati Uniti adottano. Ciò è tanto più vero in quanto Cina e Russia, in particolare la Cina, continuano a costruire la propria architettura finanziaria internazionale alternativa (ad esempio il cosiddetto “petro-yuan “) per sostenere propri economie e sistemi commerciali in costruzione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Inviato russo alla NATO: state attraversando la “linea rossa”

Negli ultimi cinque anni la NATO ha triplicato la presenza militare ai confini occidentali della Russia, costringendo Mosca a prendere misure di risposta
Frank Sellers, The Duran 5 aprile 2018La NATO crea la “dimensione militare” delle tensioni tra Russia e alcuni vicini occidentali attraverso una presenza che include basi della NATO e persino sistemi di difesa missilistica. Il delegato russo presso la NATO Aleksandr Grushko sottolineava che la situazione della sicurezza è passata dalle rigide preoccupazioni alla svolta armata, definendone le “manovre” ingiustificate in una commissione del Club Valdaj: “La NATO ha superata la linea rossa con l'”ingiustificata” presenza militare alle porte della Russia”, avvertiva l’inviato russo presso la NATO Aleksandr Grushko, aggiungendo che la sicurezza globale non può essere garantita senza la Russia. Le relazioni cogli Stati confinanti della Russia non hanno mai avuto “dimensioni militari” nonostante le relazioni tese con alcuni di essi, come gli Stati baltici, dichiarava Grushko. Ma la situazione ora è cambiata grazie al blocco militare, affermava a un gruppo di discussione del Club Valdaj. “Ora, grazie alla NATO, abbiamo una dimensione militare, è una loro scelta, con cui hanno attraversato la linea rossa“, dichiarava Grushko. Mentre l’occidente cerca d’isolare la Russia e alimenta l’isteria antirussa, la sicurezza internazionale è l’unica cosa che soffre da tale approccio, secondo Grushko. Tutti i tentativi di NATO ed UE di creare “santuari isolati” sono destinati al fallimento, affermava il diplomatico, poiché la creazione di solidi sistemi di sicurezza non può avvenire senza la Russia. “Se non vogliono il dialogo, allora non ce ne sarà. Si dev’essere in due per il tango, come sapete, sarà una scelta consapevole dell’alleanza“, dichiarava Grushko.
Grushko non è solo in queste osservazioni, col Primo Viceministro degli Esteri Vladimir Titov che avvertiva che tale schieramento militare effettivamente peggiora solo la sicurezza dei Paesi della NATO che ospitano beni e forze contro la Russia, affermando “Sono sicuro che le conseguenze negative dei preparativi militari della NATO dovrebbero destare serie preoccupazioni in tutti, poiché peggiorano la situazione della sicurezza in quegli Stati i cui territori vengono utilizzati per schierare forze e risorse della NATO“. Dato che alcuni vicini della Russia desiderano accogliere mezzi, personale e basi NATO, entusiasti di ospitare, si smettono in pericolo covando le minacce che la Russia indicava come tre le proprie principali preoccupazioni militari. “Tali sforzi sono intrapresi dall’alleanza ogni anno nel quadro della politica di “contenimento” del nostro Paese. In Europa attualmente viene costituita una testa di ponte per dispiegare, in caso di necessità, un raggruppamento offensivo“, dichiarava Titov. La Russia ha una certa preveggenza sull'”espansione delle attività navali e aeree dell’alleanza, nuove infrastrutture militari e portata ed intensità delle esercitazioni” che la NATO adotta verso la Russia, dichiarava. Inoltre, gli Stati Uniti, per combattere “l’aggressione russa”, investono oltre 200 milioni di dollari per sviluppare installazioni militari nell’Europa orientale. Titov aggiungeva che “Secondo ulteriori piani per lo sviluppo del sistema di difesa missilistica USA/NATO in Europa, oltre alla struttura già attiva in Romania, una base da difesa missilistica simile sarà avviata a Redzikowo, in Polonia, nel 2018”. Negli ultimi cinque anni, la NATO ha triplicato la presenza militare al confine occidentale della Russia, con truppe pronte al combattimento che passano da 10000 a 40000, costringendo Mosca a prendere misure in risposta. La NATO tiene regolarmente oltre 30 esercitazioni militari accanto la Russia, ogni anno, percependola come nemica.
Nel corso di tale schieramento, gli Stati Uniti si sono deliberatamente liberati dal trattato del 1987 per eliminare i missili a raggio intermedio e corto. Un’iniziativa europea di dissuasione viene creata per “rassicurare” i membri della NATO, con finanziamenti ai militari per oltre 4,5 miliardi di dollari per fondi ad Estonia, Slovacchia, Ungheria, Islanda, Lussemburgo, Lettonia, Romania e Norvegia per modernizzarne l’infrastruttura militare e poter ospitare materiale più avanzato. Tali Paesi dell’Europa orientale, ospitando il dispiegamento militare della NATO, non si rendono più sicuri da una potenziale “aggressione russa” su cui addestrano e dotano le proprie forze armate ed ospitano forze armate straniere ma, piuttosto, diventano obiettivi, e se alcuni percepissero un'”aggressione russa” scatenando la guerra, i luoghi da cui partirebbero gli attacchi saranno in cima alla lista degli obiettivi prioritari dei russi. In che modo ciò rafforzerà la loro sicurezza, soprattutto se si crede che essa si basi su un possibile conflitto con la Russia? Per dirla chiaramente, si comportano come Daffy Duck che annuncia la stagione delle anatre.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Caso Skripal, la Russia contrattacca

Il Regno Unito nega l’accesso a Julija Skripal e lotta per rispondere alla controffensiva diplomatica della Russia, impedendo ai russi di parlare a Julija Skripal
Alexander Mercouris, The Duran, 7 aprile 2018Se nelle prime tre settimane della crisi Skripal furono gli inglesi ad aver guidato, nelle ultime due l’iniziativa si è passata ai russi. Come spesso accade, i russi, colti di sorpresa da una crisi che sembrava uscire dal nulla, inizialmente reagirono in modo reattivo. Tuttavia, col passare delle settimane, gradualmente ritrovavano le basi da cui iniziano a prendere l’iniziativa. Al contrario, sono gli inglesi, che a quanto pare credevano che con le espulsioni diplomatiche la crisi si sarebbe placata, che ora appaiono sempre più sorpresi perché, contrariamente alle aspettative, i russi si rifiutano di lasciare andare la faccenda. Il risultato fu l’aspra recriminazione nei media inglesi, soprattutto incolpando Boris Johnson, sull’inondazione di fuga non sempre consistenti o convincenti ai media che cercavano di rafforzare la posizione inglese, e sempre più acute denunce di presunti ‘utili idioti’ che esprimevano dubbi. Col senno del poi, i russi fecero un passo nei primi giorni della crisi, che gli da dato bei dividendi. Fu la loro insistenza, dal Consiglio di sicurezza dell’ONU del 14 marzo 2018, a che il Regno Unito seguisse le procedure della Convenzione sulle armi chimiche e ottenesse conferma dagli esperti dell’OPCW sulla natura del veleno usato nell’attentato. I russi seguirono convocando una riunione del comitato esecutivo dell’OPCW il 4 aprile 2018, in cui presentarono una risoluzione sponsorizzato assieme a Cina e Iran per un’indagine internazionale sull’incidente, con le forze dell’ordine inglesi e russe coinvolte nell’indagine sull’incidente. Non fu affatto una proposta assurda o stravagante. Al contrario, dato che Julija Skripal è una cittadina russa, è proprio quello che avrebbe dovuto succedere. Tuttavia, come i russi ovviamente sanno, l’OPCW non ha giurisdizione per imporre un’indagine internazionale su un crimine avvenuto in uno Stato sovrano. È una questione che rientra esclusivamente nella giurisdizione dello Stato, e l’OPCW, che non è un organo investigativo, non vi ha autorità. L’unica istituzione internazionale che l’ha il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non c’era quindi alcuna possibilità che la proposta russo-cinese-iraniana fosse adottata, o che venisse attuata se lo fosse stata, e russi, cinesi ed iraniani dovevano saperlo quando lo proposero. Tuttavia l’insistenza russa a che l’OPCW verificasse l’affermazione inglese che il veleno usato nell’attentato agli Skripal era il Novichok, insieme alla richiesta dei russi di un’indagine internazionale e alle domande con cui, prima della sessione del consiglio esecutivo dell’OPCW i russi bombardarono OPCW, inglesi e francesi, i cui esperti furono consultati dagli inglesi per verificare l’identità del veleno, preparò la scena per l’ammissione di Gary Aitkenhead, amministratore delegato di Porton Down, che contrariamente alle affermazioni del Foreign Office, Porton Down non poteva confermare che la sostanza chimica che avvelenò Sergej e Julija Skripal sia stata prodotta in Russia. Da allora, i diplomatici inglesi, non solo Boris Johnson, mentirono per settimane, mettendosi sulla difensiva. Così accade, alla sessione del consiglio esecutivo dell’OPCW, come al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che la Russia convocò poco dopo, che venne dimostrato un altro fatto importante. La crisi degli Skripal era uno scontro est-ovest, occidente contro le potenze eurasiatiche guidate da Russia e Cina, e non un confronto tra una “comunità mondiale unita” e una “Russia isolata”, come i commentatori occidentali pretesero. Sembra che i sedici Stati che alla sessione del consiglio esecutivo dell’OPCW votarono contro la proposta russo-cinese-iraniana su un’indagine internazionale sull’incidente fossero membri dell’alleanza occidentale, mentre i sei Paesi che votarono la proposta erano eurasiatici. È importante notare che i diciassette Stati che scelsero di astenersi fossero non allineati. Lo schema si ripetè alla successiva riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il 5 aprile 2018. Non solo gli ambasciatori occidentali erano gli unici che accusavano la Russia durante la riunione, ma gli ambasciatori non occidentali e non allineati che scelsero di parlare non solo non accusarono la Russia, ma propendevano per la tesi russa: i misteri del caso Skripal vanno risolti internazionalmente con la cooperazione tra Regno Unito e Russia. I commenti dell’ambasciatore della Guinea Equatoriale, non alleato alla Russia, riassunto dall’Ufficio stampa delle Nazioni Unite, è un buon esempio, “ANATOLIO NDONG MBA (Guinea equatoriale) ha espresso la speranza che le indagini attuali possano fare chiarezza sui fatti e siano equi e proporzionati alle norme e procedure internazionali pertinenti. Ribadiva il desiderio che, da membri permanenti del Consiglio, Federazione Russa e Regno Unito siano esempio per la comunità internazionale sulla risoluzione pacifica delle controversie. In un momento cruciale in cui le istituzioni internazionali sono attaccate, era importante che i due membri usassero maturità ed esperienza politica internazionale per gestire la situazione con prudenza, avea detto, sperando che la crisi diplomatica venisse presto disinnescata”.
Se l’ammissione di Gary Aitkenhead che Porton Down non può confermare che l’agente chimico utilizzato nell’attentato agli Skripal sia stato prodotto in Russia è stato un disastro delle pubbliche relazioni per gli inglesi, il ricovero delle autorità inglesi di Sergej e Julija Skripal sembra sempre più un imminente pubblico disastro di relazioni pubbliche. Le autorità inglesi mantennero la massima sicurezza possibile sugli Skripal. Non furono diffuse foto e né furono fornite informazioni sul tipo di cura ricevute. Per quanto è noto, non sono mai stati visitati. L’accesso è strettamente controllato. La sentenza dell’Alta Corte che consente di prelevare campioni di sangue da Sergej e Julija Skripal in modo che possano essere trasmessi all’OPCW rivelava che le autorità inglesi gli avevano già prelevato campioni di sangue, trasmessi a Porton Down.
2)…Il 14 e 16 marzo 2018, il governo del Regno Unito invitava ufficialmente il Direttore generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ad inviare un gruppo di esperti nel Regno Unito per la valutazione tecnica delle sostanze chimiche non programmate conformemente all’articolo VIII 38, lettera e)”. Ciò in effetti serviva a verificare in modo indipendente l’analisi effettuata da Porton Down. Al fine di condurre le indagini l’OPCW desiderava
i) Raccogliere campioni di sangue dagli Skripal
a) Intraprendere la propria analisi sulle prove degli agenti nervini,
b) condurre analisi del DNA per confermare che i campioni inizialmente testati da Porton Down provenissero dagli Skripal
ii) Analizzare le cartelle cliniche degli Skripal che ne definiscono le cure dal 4 marzo 2018,
iii) Testare nuovamente i campioni già analizzati da Porton Down.
3) Poiché gli Skripal erano incoscienti e non potevano acconsentire a prelevare ulteriori campioni di sangue per tali scopi o la divulgazione delle proprie cartelle cliniche, il NHS Foundation Trust di Salisbury giustamente confermava al governo inglese che un ordine del tribunale doveva autorizzare a) e b)”.
Non vi è alcun accenno alla possibilità di un precedente permesso dall’Alta Corte, quando campioni di sangue furono prelevati da Sergej e Julija Skripal e trasferiti a Porton Down. È così, anche se Justice Williams chiarisce nel suo giudizio che tale permesso avrebbe dovuto essere ottenuto,
3) Poiché gli Skripal sono incoscienti e non possono acconsentire a prelevare ulteriori campioni di sangue per tali scopi o alla divulgazione delle proprie cartelle cliniche, il NHS Foundation Trust di Salisbury giustamente confermava al governo inglese che un ordine del tribunale doveva autorizzare a) e b).
4) Pertanto, il Segretario di Stato si rivolse a questo tribunale per il bene degli Skripal, ai sensi delle disposizioni del Mental Capacity Act del 2005, cercando di stabilire che è lecito per il NHS Trust prelevare un campione di sangue per i test dell’OPCW e la divulgazione delle cartelle cliniche pertinenti all’OPCW e ai campioni di sangue prelevati dagli Skripal da sottoporre ai test dall’OPCW”. Il permesso fu concesso dall’Alta Corte prima che i campioni di sangue inviati a Porton Down fossero prelevati da Sergej e Julija Skripal? In caso contrario, presumibilmente l’assunzione dei campioni di sangue fu illegale, nel qual caso potrebbe trattarsi di aggressione, un reato. Se fu ottenuto il permesso, perché il giudizio dell’Alta Corte che concede tale autorizzazione non fu reso pubblico? Cosa lo rese diverso dalla sentenza di Justice Williams, resa pubblica? O forse non era necessario alcun permesso perché al momento in cui furono prelevati i campioni di sangue, gli Skripal erano coscienti e potevano quindi dare il consenso? O forse fu deciso al momento che il prelievo dei campioni di sangue non richiedesse il permesso dell’Alta Corte, perché era parte necessaria alle cure mediche date a Sergej e Julija Skripal? Se è così, perché non viene detto nulla su ciò dalla sentenza del giudice Williams?
Parlando da lettore di molte sentenze di tribunale, sospetto fortemente che alcun permesso fu ottenuto dall’Alta Corte quando furono prelevati i primi campioni di sangue inviati a Porton Down. Se è così, mi aspetterei che il giudice Williams nel suo giudizio molto accurato, lo menzioni. In un modo o nell’altro sarei interessato ad avere una spiegazione a riguardo. La pubblicazione della sentenza della Corte Suprema fu seguita poco dopo dall’annuncio improvviso e inaspettato che Julija Skripal si riprendeva e aveva ripreso conoscenza. Che i due eventi, pubblicazione della sentenza e annuncio della guarigione di Julija Skripal, potrebbero essere collegati, come avevo suggerito, “Ora che le autorità consolari russe sanno che i procedimenti giudiziari relativi a Julija Skripal sono stati avviati, in teoria potranno incaricare gli avvocati di chiederne la partecipazione in modo che possano rappresentare Julija Skripal. Non ho idea se ci pensino, ma francamente mi chiedo se l’improvviso annuncio della ripresa di Julija Skripal, notizia gradita, possa anche in parte essere volta ad impedire tale passo da parte delle autorità consolari russe per il motivo che Julija Skripal ora poteva decidere da sé”. Prevedibilmente, l’annuncio della ripresa di Julija Skripal portava a nuove richieste russe di accedere presso di lei. Gli inglesi tuttavia omisero di concederlo senza dire chiaramente perché. Nel frattempo foto di Julia Skripal non sono ancora apparse. Non ci sono ancora informazioni sulle cure che riceve. Sembra che non abbia ancora avuto visitatori. Non vi è alcuna notizia di alcun studio legale che la rappresenti, anche se è necessario che le sia data una rappresentanza legale e che sia obbio che gli venga permesso di consultare gli avvocati. La cugina Viktorija Skripal ha avuto solo una conversazione telefonica, per quel che sappiamo, che registrò. Come già detto, l’impressione data dalla trascrizione della conversazione è che Julija Skripal si senta costretta su ciò che può o è disposta a dire. Tuttavia già sapeva che la richiesta di Viktorija Skripal di un visto per giungere nel Regno Unito per vederla verrà rifiutata (alcuni media inglesi chiaramente hanno cancellato queste parole quando pubblicarono la trascrizione). La richiesta di Viktorija Skripal di un visto per il Regno Unito fu rifiutata, venendo ciò confermato dalla BBC, “Nel frattempo, il Regno Unito ha rifiutato di concedere un visto alla cugina di Julija, Viktorija Skripal, secondo la BBC. Il ministero degli Interni dichiarava che la domanda non è conforme alle norme sull’immigrazione. Una fonte governativa aveva detto alla BBC che sembra che la Russia “cerchi di usare Viktorija come pedina”… in seguito Viktorija disse alla BBC che non aveva abbastanza soldi per soddisfare i requisiti per il visto”. The Guardian dava ulteriori dettagli su ciò che “la fonte del governo”aveva detto di Viktorija Skripal, “Sembra che lo Stato russo cerchi di usare Victorija come pedina”, aveva detto una fonte del governo alla BBC, aggiungendo: “Se viene influenzata o costretta dal Cremlino, diventa un’altra vittima”.
Sembra che pretendere che Viktorija Skripal abbia fondi insufficienti sul suo conto bancario per ottenere un visto sia solo un pretesto. Proprio come le aveva detto la cugina Julija Skripal, le autorità inglesi non hanno intenzione di concederle un visto, non perché non abbia abbastanza soldi, ma perché la considerano “una pedina del governo russo” (qualunque cosa ciò significhi). Perché questo dovrebbe impedirle di vedere sua cugina, gravemente malata, resta inspiegato. Per inciso, mi chiedo se il fatto che le autorità inglesi considerino Viktorija Skripal “una pedina del governo russo” spiega perché le viene negato qualsiasi ruolo nei procedimenti legali che riguardano la cugina, al punto che le autorità inglesi nemmeno informarono Justice Williams della sua esistenza? Tutto sommato sembra che le autorità inglesi siano decise a impedire a chiunque, dalla Russia a persino i famigliari di Julija Skripal, di avere contatti con lei. Ciò presumibilmente spiega la strana affermazione pubblicata a nome di Julija Skripal dalle autorità inglesi in ciò che sembra una reazione affrettata alla pubblicazione della conversazione tra Julija e Viktorija Skripal. Come già detto, questa affermazione, scritta in perfetto inglese idiomatico, sembra volta a giustificarne l’isolamento dalle autorità russe e dai famigliari o avvocati che agiscano in suo nome. Un effetto della pubblicazione della trascrizione della conversazione di Julija Skripal con Viktorija Skripal fu costringere le autorità inglesi a confermare ciò che Julija Skripal aveva detto a Viktorija Skripal nella loro conversazione, che Sergej Skripal non solo è vivo ma si riprende, sia vero. Subito dopo la pubblicazione della trascrizione scrissi che il contenuto sembrava suggerirlo, e ora le stesse autorità inglesi sono state costrette ad ammettere che è vero. In altre parole, proprio come la pubblicazione della sentenza del giudice Williams sembra aver costretto le autorità inglesi ad ammettere che Julija Skripal si riprende ed è cosciente, così la pubblicazione della trascrizione della conversazione telefonica di Viktorija Skripal con Julija Skripal sembra aver spinto le autorità inglesi ad ammettere che Sergej Skripal è vivo e sta pure bene. Francamente il tempismo di questi annunci e la straordinaria segretezza su ogni aspetto delle cure e delle condizioni di Sergej e Julija Skripal da quando furono trovati sulla panchina, non fa che rinforzare l’impressione che le autorità inglesi li stiano controllando, e che siano tenuti in una condizione che appare sospettosamente una detenzione. Forse tutto ciò viene fatto in buona fede e per proteggerli. Comunque John Helmer dice, “Le prove che ora si accumulano indicano che l’ospedale trattiene ed isola gli Skripal contro la loro volontà, impedendo i contatto con la famiglia”. È convincente.
Col crollo delle prove sul Novichok, Sergej e Julija Skripal sono ora dei testimoni chiave. Forse non hanno nulla di valore da dire. Colpisce il fatto che una settimana dopo che Julija Skripal abbia ripreso conoscenza, la polizia inglese non abbia ancora identificato un sospetto, il che suggerisce che la consapevolezza delle motivazioni dell’attentato sia limitata. Tuttavia nel frattempo i russi affermano ciò che molti vedranno senza dubbio come ovvio:
Russian Embassy, UK@RussianEmbassy
Diverse scuse dal Regno Unito per aver rifiutato il visto a Viktorija Skripal per visitare i familiari a Salisbury non reggono. Cosa nasconde il Regno Unito? 
21:17 – 6 apr 2018
Che i russi possano avere ragione è fortemente suggerito dalle seguenti parole interessanti che appaiono nell’interessante articolo del direttore diplomatico del Guardian Patrick Wintour, apparso il 30 marzo 2018, poco dopo la notizia sulla guarigione di Julija Skripal, “La Russia ha anche risposto all’apparente recupero di Julija Skripal, avvelenata insieme al padre. Potrebbe aiutare sull’avvelenamento, o persino rivelare se conosce qualche motivo da qualche altro attore non statale. I servizi segreti inglesi la interrogheranno non appena la salute lo consentirà. Sarà chiaramente d’enorme imbarazzo per il governo del Regno Unito se emergesse che ritiene lo Stato russo estraneo”. Forse non era solo retorica dell’ambasciatore russo all’ONU Vasilij Nebenzia quando avvertì gli inglesi alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU del 5 aprile 2018… che stavano giocando col fuoco e ne saranno dispiaciuti. I politici del Regno Unito non hanno idea di come le loro affermazioni fasulle potranno ritorcerglisi contro”. Lui e il governo russo sanno più di quanto lasciano intendere? Forse ci sono altre sorprese in tale strana faccenda.Traduzione di Alessandro Lattanzio