Obama e la multiforme politica anti-cubana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 24/12/2014

raul-castroIl 17 dicembre, il presidente Obama ha ordinato il ripristino delle piene relazioni diplomatiche con Cuba. Lui e il presidente cubano Raul Castro hanno accettato, con una telefonata, l’apertura delle ambasciate nei rispettivi Paesi. Qualche tempo fa, un contatto personale tra i due leader sarebbe stato incredibile. I media statunitensi sono felici di riportare la notizia. I Paesi sono ostili da mezzo secolo, ma ora i loro capi fanno dichiarazioni pubbliche sulla normalizzazione delle relazioni. Le missioni diplomatiche apriranno presto nelle capitali. Attualmente la sezione interessi degli Stati Uniti dell’ambasciata di Svizzera a L’Avana, Cuba, o USINT Havana, una piccola missione, rappresenta gli interessi degli Stati Uniti a Cuba. Gli Stati Uniti collaboreranno su molte questioni, tra cui droga e tratta degli schiavi, controllo delle migrazioni e cambiamento climatico. Gli Stati Uniti toglieranno il divieto a materiali da costruzione e attrezzature agricole per le piccole aziende private. I cittadini statunitensi che visiteranno Cuba saranno autorizzati a rientrare con somme fino a 400 dollari, di cui 100 in alcol e tabacco. Gli statunitensi potranno usare carte di credito sull’isola e le banche statunitensi potranno aprirvi conti. Gli Stati Uniti faciliteranno il visto di chi ha parenti a Cuba, oltre che ai membri di delegazioni, giornalisti e studiosi. Il dipartimento di Stato studia la possibilità di rimuovere Cuba dalla lista degli Stati che sponsorizzano il terrorismo. L’amministrazione statunitense non nasconde il fatto che non sospenderà gli sforzi volti alla tutela dei diritti umani, a sostenere il settore privato, la massima libertà di parola e di riunione e maggiore accesso a Internet. La disponibilità di Washington a riavvicinarsi a Cuba è il modo per creare le condizioni adeguate per l’attuazione della vecchia politica volta a destabilizzare l’Isola della libertà dall’interno, non da fuori come gli Stati Uniti erano abituati. Parlando in televisione, il presidente degli Stati Uniti ha ammesso che la politica anticubana conflittuale si è rivelata inefficiente. Ci dovrebbero essere altri modi per influenzare Cuba. L’embargo economico introdotto nel 1960 e le grandi azioni sovversive non hanno portato al rovesciamento di Castro. Il Partito comunista al potere è ancora molto popolare con la sua politica di ringiovanimento che avvicina sempre più giovani. Nei duri anni ’90 Cuba era quasi isolata ma resistette contro tutte le probabilità. Quasi tutti gli sforzi anti-governativi degli USA relativi alle attività dei gruppi dissidenti, blogger e organizzazioni non governative sostenute dall’USAID sono falliti. La “quinta colonna” è stata screditata dai litigi sui fondi degli USA.
Più di una volta i cubani hanno cercato di avviare un dialogo con gli Stati Uniti. Tutti questi sforzi fallirono. Washington ha sempre presentato richieste inaccettabili per L’Avana, ad esempio la richiesta di elezioni libere nazionali con la partecipazione di emigrati cubani e organizzazioni non governative finanziate da fondi statunitensi. Raul Castro ha inequivocabilmente confermato la disponibilità di Cuba ai colloqui senza obblighi. Un giornalista statunitense aveva ragione quando diceva che se i cubani avessero avanzato condizioni per i colloqui preliminari, allora la lista sarebbe stata infinita, a partire dalla chiusura della base navale di Guantanamo dove si trova un campo di concentramento per i prigionieri, alla fine all’uso dei droni in diverse parti del mondo che comportano numerose vittime civili. Gradualmente Cuba è diventato un problema per tutti gli Stati dell’emisfero occidentale. La politica repressiva su Cuba è stata percepita dagli Stati latinoamericani come sfida geopolitica e potenziale minaccia alla loro sovranità nazionale. L’avventurismo e l’impunità dell’impero sulla scena internazionale ha in gran parte facilitato il processo d’integrazione dell’America Latina, per esempio l’insorgere di gruppi regionali come UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane, USAN), CELAC (Comunità di America Latina e dei Caraibi), ALBA (l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America) e altri. Il costante confronto politico e ideologico con gli Stati Uniti ha portato alla ribalta politici come Luiz Inácio Lula da Silva, ex presidente brasiliano, Néstor Carlos Kirchner, ex-presidente dell’Argentina, Hugo Chavez, il defunto presidente del Venezuela, Raphael Correa, presidente della Repubblica dell’Ecuador, Evo Morales, presidente della Bolivia ed altri. La solidarietà con Cuba ha reso Washington un po’ più sobria. Non ha mai osato inscenare una rivoluzione colorata sull’isola. C’erano grandi dubbi sulla credibilità della “quinta colonna”; le forze di sicurezza cubane controllavano le sue attività sull’isola e negli Stati Uniti. I Cinque, noti anche come i Miami Five (Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labañino, Fernando González e René González) sono conosciuti in tutto il mondo (i cinque ufficiali dei servizi segreti cubani condannati negli Stati Uniti per spionaggio). A Cuba i Cinque godono fama di eroi nazionali che hanno sacrificato la libertà nella difesa del loro Paese. Le attività dei “cinque eroi” per penetrare i centri sovversivi della CIA frustrando i piani terroristici dei gruppi di emigranti radicali, sono solo un episodio della lotta contro i nemici della rivoluzione cubana. I cinque agenti arrestati dall’FBI sono ritornati a Cuba. L’evento è stato contrassegnato da una festa nazionale. Va notato che le sanzioni contro Cuba sono state introdotte dal Congresso. Ecco perché Obama ha invitato il Congresso ad avere un “dibattito onesto e serio” considerando la possibilità di porre fine dell’embargo. L’addetto all’ufficio stampa della Casa Bianca Josh Earnest dice che non esclude la possibilità di porre fine all’embargo nel 2017. I media dedicano molto tempo a una possibile visita del presidente Obama a Cuba. Il vertice dovrebbe essere preceduto dalle visite a Cuba dell’assistente della segretaria di Stato per l’America Latina Roberta Jacobson e del segretario di Stato John Kerry. Il viaggio di Obama sarà il culmine di queste attività diplomatiche. Gli sforzi della propaganda secondo piani di Washington per il cambiamento della politica di Cuba, attirano grande attenzione. Alcuni media dicono anche che il passo degli Stati Uniti verso L’Avana è una vittoria della diplomazia di Washington sulla Russia. Molti analisti ritengono che il fattore russo sia la forza trainante del brusco cambio politico degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Negli ultimi anni la Russia ha intensificato le attività diplomatiche in America Latina; incrementa i suoi legami con Venezuela, Brasile, Nicaragua, Argentina, Ecuador e Bolivia. La cooperazione con Cuba è in aumento. L’isola è a 90 miglia dagli USA. I progressi nella cooperazione militare tra Russia e Cuba hanno spinto Washington ad avviare una politica di distensione verso L’Avana e ad aggiornare il “soft power” per impedire la comparsa di basi militari russe sull’isola. Di tanto in tanto aerei militari e navi militari russi compiono visite amichevoli a Cuba. Ogni volta gli Stati Uniti sollevano un polverone, “i russi stanno arrivando!” gridano voci isteriche.
Le affermazioni che il “cambio della politica degli Stati Uniti verso Cuba” indebolirà la posizione della Russia a Cuba e alienerà l’America Latina dalla Federazione russa fanno acqua. La politica estera della Russia non è rivolta a Paesi terzi. “Se le misure di cui Washington ha parlato dovessero essere applicate, contribuiranno a migliorare la situazione di Cuba e saranno un passo positivo”, ha detto il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov a Russia Today. Ancora una parte significativa della dirigenza degli Stati Uniti è interessata a dipingere la Russia come “avversario strategico” e a mantenere l’embargo economico contro Cuba. Non c’è ragione di aspettarsi che il “cambio politico verso Cuba” annunciato dal presidente Obama freni le multiformi operazioni sovversive contro l’isola della libertà.

Miami 511-17336La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’espulsione dell’ambasciatore statunitense ha bloccato un colpo di Stato in Bolivia

Contrainjerencia 6/12/14

Cordoba, Argentina, ecco cos’ha detto il ministro della Presidenza della Bolivia Juan Ramón Quintana, prima della presentazione di un documentario all’UNC, aggiungendo che il piano coinvolgeva grandi media, partiti dell’opposizione di destra, magistratura e ONG.

invasion_usaIeri è stata presentata la serie dei documentari “Invasion USA” diretta da Andrés Sallari nella Sala Hugo Chavez del padiglione del Venezuela dell’Università Nazionale di Córdoba (UNC), dove viene analizzata l’ingerenza di Washington in Bolivia dal 1920 ad oggi. La presentazione ha visto la visita del Ministro della Presidenza dello Stato Plurinazionale della Bolivia Juan Ramón Quintana, intervistato da La Manhana di Cordoba, dove analizzava l’asse delle politiche del Presidente Evo Morales per “scalzare il potere radicato di grande stampa, grandi gruppi imprenditoriali, numerose ONG coordinate (a volte apertamente) dall’allora ambasciatore statunitense Phillip Goldebrg“, ha detto Quintana. Alla domanda sull’espulsione dell’ambasciatore statunitense, avvenuta nel settembre 2008 e delle agenzie DEA e USAID, e il loro impatto sulla politica boliviana, Quintana ha risposto: “La cacciata dell’ambasciatore statunitense per prima cosa ha smobilitato la destra, che preparava un ‘golpe civico-prefetturale’, e di conseguenza ha reso orfani quei gruppi politici che tentavano di destabilizzare il governo“. “Il piano di destabilizzazione si basava sul sistematico attacco al governo attraverso i grandi media, applicando la strategia del potere morbido per delegittimare il governo“, ha sottolineato il ministro boliviano. Le dinamiche viste, erano simili a quelle applicate in Paraguay contro Lugo, inclusa “la creazione di conflitti per accelerare la degradazione, come ad esempio nel caso di Pando e vari scontri, cercando di dimostrare che il governo non sapesse governare il Paese, perdendo sostegno sociale e generando conflitti regionali“, ha detto il ministro. “Un altro nucleo fondamentale di tale colpo di Stato era la magistratura, che insieme a media, partiti di destra e ONG, era un pilastro fondamentale di tali tentativi di golpe morbidi“, ha continuato. Sulla cacciata della DEA, Quintana sostiene che “settori dell’opposizione si auguravano che il governo della Bolivia finisse nello scenario colombiano-messicano, ma ha fatto esattamente il contrario: recuperava il controllo del territorio e le istituzioni della sicurezza, sviluppando un piano governativo contro il traffico di droga, mentre il valore culturale della foglia di coca è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite, rendendo possibile passare da 33000 ettari ai 22000 di oggi, a soli duemila da 20000, obiettivo del governo”, ha detto. “La destra indicava quelle argomentazioni della DEA che se la Bolivia avesse seguito, sarebbe diventata il paradiso della criminalità organizzata, ma è successo il contrario“, ha osservato il ministro del governo boliviano.

USAID, articolazione dell’interventismo
Secondo il funzionario boliviano la cacciata dell’USAID ha avuto effetti in diversi settori, “da un lato, il settore degli intellettuali della classe media legato all’ambasciata statunitense è rimasto disoccupato, scoperto. In secondo luogo, molti giornalisti pagati dall’USAID nel quadro dei programmi di viaggio negli Stati Uniti sono stati eliminati, smascherandoli da freelance che in realtà erano portavoce dell’ambasciata USA”, ha detto Quintana. Inoltre, ha sottolineato che la cacciata dell’USAID ha lasciato un esercito di ONG “privo di finanze, proposte, azione politica e legami organici con i movimenti indigeni“. La mappa delle operazioni dell’USAID copriva quasi tutta la società boliviana, indica Quintana. “Il programma per la democrazia gli avrebbe permesso d’influenzare Assemblea Legislativa Plurinazionale, Parlamento nazionale, partiti politici, rafforzando la destra e danneggiando i partiti dello sviluppo emergenti“, ha aggiunto. “C’era anche il programma per la società civile, con seminari su giustizia e democrazia, ma sempre costruiti sull’ideale neoliberale“, ha detto. Ha anche descritto un programma per lo sviluppo economico volto a forgiare l’idea del “libero mercato”, e un altro sull’autonomia volto “a minare la struttura dello Stato multiculturale come il nostro, assieme al programma di lotta al traffico di droga nell’ambito della sicurezza e, infine, un altro che promuoveva la leadership indigena“. “Cioè, sabotavano lo Stato smobilitando l’azione del governo e articolando l’opposizione“, ha concluso Quintana.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dilma Rousseff e il suo sorriso ottimista

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 01/10/2014
Presidential candidate Dilma Rousseff of Workers Party waves to the crowd before she takes part in a TV debate in Sao PauloI media occidentali sono unanimi nel dire che Dilma Rousseff ha utilizzato il podio della 69.ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la campagna elettorale nella speranzosa corsa presidenziale. In realtà tutti i capi di Stato latinoamericani, come il presidente messicano Penha Nieto, dell’Hondurase Orlando Hernandez, del Guatemala Otto Pérez Molina, della Colombia Juan Manuel Santos, il venezuelano Nikolas Maduro e altri, sfruttano la possibilità di parlare dei successi dei loro Paesi. Dilma ha detto che secondo la FAO (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite), il suo Paese ha sconfitto la fame, “Pochi giorni fa, la FAO ha annunciato che il Brasile non fa più parte della mappa della fame nel mondo“. La mancanza di prodotti alimentari è cosa del passato. Tale trasformazione è il risultato di politiche economiche che hanno generato 21 milioni di posti di lavoro e apprezzato il salario minimo, aumentandone il potere d’acquisto del 71%. Trentasei milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà estrema per godersi una vita normale. Il gruppo dirigente del Brasile ha raggiunto risultati evidenti su istruzione, sanità e garanzie dei diritti delle minoranze. Il Brasile è passato da 13.ma a 7.ma economia mondiale, nella crisi economica globale. La Presidentessa attua una politica energetica coerente con la compagnia statale Petrobras nel ruolo chiave. Questi e altri risultati dovrebbero essere ricordati dai 142 milioni di elettori che definiranno la politica del Brasile per i prossimi quattro anni, ad ottobre. Parlando alle Nazioni Unite ha condannato l’operazione degli Stati Uniti in Iraq e Siria ed ha espresso solidarietà al popolo palestinese soggetto agli attacchi israeliani. Dilma Rousseff ritiene che tali interventi militari rappresentino una grave minaccia alla pace mondiale, “Ogni intervento militare non porta alla pace, ma al deterioramento dei conflitti. Siamo testimoni della tragica proliferazione del numero di vittime civili e catastrofi umanitarie. Non possiamo permettere che tali barbarie aumentino, danneggiando i nostri valori etici, morali e di civiltà“. Come esempio ha citato “la tragica destrutturazione nazionale dell’Iraq; la grave insicurezza in Libia; i conflitti nel Sahel e gli scontri in Ucraina“. I media ricordano sempre il suo discorso nel settembre 2013 alle Nazioni Unite quando criticò aspramente lo spionaggio totale degli USA, compresi quelli che gli USA considera suoi amici. Il giornalista statunitense Glenn Greewald ha descritto i dettagli delle operazioni d’intercettazione USA delle conversazioni di Dilma, dei parenti, dei membri del governo, delle strutture di potere e di altri funzionari di agenzie governative. Tali azioni definirono l’approccio negativo della Presidentessa brasiliano verso il modus operandi di Washington. Le politica estera del Brasile è in gran parte influenzata dalla sfiducia verso i funzionari addetti alla politica estera degli Stati Uniti.
Gli esperti di politica estera dell’America Latina ritengono che le avventure militari degli Stati Uniti e della NATO, volte a stabilire il nuovo ordine mondiale del blocco occidentale dall’indebolito potenziale finanziario ed economico, rappresentino una grave minaccia per la regione. La caotica politica internazionale statunitense prevede l’uso della forza e provoca gli Stati “ostili”, tra cui potenze nucleari, inevitabilmente suscitando preoccupazione tra i politici ragionevoli del continente latino-americano. Sotto Obama, gli Stati Uniti hanno tentato di far cadere governi legali in Venezuela, Ecuador e Bolivia. Capi di Stato considerati “populisti” da Washington, sono stati privati del potere in Honduras e Paraguay, sospettati di volersi liberare delle strutture militari USA sul loro suolo. Frustrata da Dilma Rousseff, la Casa Bianca cerca politici leali nel Paese, puntando su Marina Silva e il suo sponsor finanziario Maria “Neca” Setubal. Costei s’è laureata presso l’Università di San Paolo in sociologia e scienze politiche. Ha lavorato in organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale ed è stata ministra dell’istruzione. Neca è assai nota in Brasile, dove controlla la banca Itau ed appartiene alla una delle famiglie più ricche del Paese. Dal 2010 Neca finanzia l’elezione di Silva. Nel 2014 ha coordinato lo staff di Silva ed ha versato 2 milioni di dollari al suo fondo elettorale. Il vero sostegno agli sforzi elettorali del Silva da parte di industriali brasiliani e stranieri è assai più significativo. I servizi speciali statunitensi usano i loro fondi segreti per la propaganda in Brasile. Diffondono informazioni false per screditare la squadra di Dilma, il governo ed attivisti del Partito dei Lavoratori. E’ facile capire perché Setubal vuole che Silva vada al potere, è il modo migliore per porre fine al processo in cui la banca Itau è accusata di evasione fiscale per la somma di 18,7 milioni di real brasiliani. Sei anni fa banca Itau ed Unibanco si fusero, ma 11,8 miliardi di real non furono versati a titolo d’imposta sul reddito, così come 6,8 miliardi di interessi e risarcimenti per danni sociali e penali.
Durante il suo primo mandato Dilma Rousseff s’è dimostrata un’appassionata combattente contro la corruzione. Il secondo mandato le darà la possibilità di modernizzare il Paese, creare condizioni sociali e politiche favorevoli a milioni di brasiliani. La notizia della improvvisa ascesa di Marina Silva a candidata del Partito Socialista (invece di Eduardo Campos, morto in un incidente aereo verificatosi in circostanze più che sospette) perde effetto. È davvero difficile adempiere alla missione di fingere di essere una politica attenta al destino della gente comune. La pressione psicologica durante la corsa aumenta e Silva compie spesso errori, per esempio ha sminuito i poveri dicendo che dubita dell’opportunità di fornirgli sostegno governativo. Ciò è piuttosto scioccante visto che Marina Silva appartiene a coloro che sono passati dalle stalle alle stelle. Un sondaggio di Datafolha a una settimana dal 5 ottobre mostra che Dilma vanta il sostegno del 40% dei votanti, il 27% per Silva e il 18% per Aesio Neves, il candidato dei socialdemocratici. Dilma ha reali possibilità nel ballottaggio (26 ottobre), con il 47% pronto a votarla contro il 43% per Silva. Con un errore dell’1-2%, Dilma vincerà se gli Stati Uniti non inscenano una grave provocazione contro di lei. I giornalisti di New York cercavano di sapere cosa pensi Dilma delle sue chance elettorali. Ha evitato di rispondere dicendo che, come aveva già spiegato, non ha mai commentato le previsioni di un qualsiasi sondaggio. Un giornalista brasiliano ha fatto un ulteriore tentativo di farla parlare chiedendole se il suo umore era migliorato per gli ultimi sondaggi a lei favorevoli. Dilma ha detto sorridendo, “Caro, io continuo a sorridere, in caso contrario la vita non varrebbe niente. È d’accordo, no?”

A handout picture released by Dilma RousLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Marina Silva, fa parte del piano per destabilizzare il Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 23/09/2014Bvgqo5fIUAIq2SGWashington ha lanciato un’ampia propaganda a sostegno di Marina Silva, la candidata brasiliana alle presidenziali del Partito socialista brasiliano. Continuano a dire che la sua vittoria è sicura. Le predizioni si riducono soprattutto ai risultati incerti nel primo turno del 5 ottobre. Esperti statunitensi credono che Silva avrà il voto di coloro che sostengono Aécio Neves da Cunha del Partito socialdemocratico brasiliano, pari al 14-16% dell’elettorato. In questo caso la candidata pro-USA otterrà circa il 60% senza lasciare possibilità a Dilma Rousseff, che rappresenta il Partito dei Lavoratori, di un ballottaggio per il 26 ottobre, ma analisti indipendenti esprimono dubbi su tale scenario, affermando che sia un’illusione. Ci sono anche avvertimenti su possibili brogli. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, compagno di partito di Dilma Rousseff, sostiene la presidentessa in carica. Dubita che Silva abbia una qualche chance. Secondo lui, non è Silva, ma piuttosto certi media a rappresentare una minaccia reale. Usano a loro vantaggio le difficoltà emerse dalle riforme sociali ed economiche attuate a vantaggio degli interessi del popolo. Il Paese è ancora sulla via del progresso, grandi piani industriali sono implementati. Lula è fiducioso sulla verità che abbatterà le menzogne. Il sostegno dell’ex-presidente a Dilma Rousseff è importante. Di conseguenza Silva potrebbe perdere molti voti. In un’intervista a un giornale, Silva scoppia in lacrime dicendo che non può controllare ciò che l’ex-presidente dice di lei, ma che potrebbe fare del suo meglio per non ricambiarlo con del male. L’ex-presidente ha risposto immediatamente dicendo che Marina Silva non doveva mentire su di lui piangendo, avendo altri motivi per piangere. Il significato è chiaro, Silva non è così sicura della vittoria, emozionandola. Silva faceva parte del Partito dei Lavoratori da più di un quarto di secolo, e fece carriera con Lula. Durante il suo mandato da senatrice, prima di divenire ministro dell’ambiente nel 2003, fu strettamente sorvegliata dagli Stati Uniti. Era sorvegliata da servizi speciali di diversi tipi e da organizzazioni internazionali alla ricerca di promesse future per usarle al servizio degli interessi di Washington. Basta guardare le decorazioni e i premi ricevuti, con l’aiuto degli amici statunitensi, per capire che è al centro della loro attenzione dai lontani anni ’80. Naturalmente, presero in considerazione le caratteristiche specifiche della personalità, tra cui l’inclinazione a compensare la scarsa attrazione fisica con i successi nella carriera politica.
Il Brasile è divenuto un forte Stato sovrano auto-assertivo e dalla grande influenza nell’emisfero occidentale, sfidando l’influenza degli Stati Uniti. I dibattiti a Washington si svolgono a porte chiuse, ma una cosa è evidente: gli Stati Uniti vogliono sostituire Rousseff con qualcuno più flessibile. Marina Silva sembra utile allo scopo. I servizi speciali statunitensi le hanno aperto la strada al successo, eliminando l’altro candidato Eduardo Campos, il leader del Partito socialista. Il suo aereo Cessna 560?L improvvisamente precipitò prima di atterrare e si schiantò. Il sito francese Slate.fr ha elencato l’incidente aereo come uno dei cinque eventi più importanti di questa estate, ignorati ma che potrebbero esercitare una seria influenza politica globale. Prima della tragedia, Dilma Rousseff era considerata vincitrice sicura. Silva s’è unita alla corsa presidenziale complicando le cose al Partito dei Lavoratori che cerca di restare al potere. Non c’è dubbio che il Brasile diverrebbe pro-USA in caso Silva andasse al potere. Lo scandalo dello spionaggio e le dichiarazioni della Presidentessa Rousseff sull’inaccettabilità delle intercettazioni statunitensi in Brasile, diverrebbero un ricordo. UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti: Mercosur e la Comunità delle nazioni andine, nel processo continuo d’integrazione sudamericano) e Mercosur (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, con Cile, Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù Paesi associati. L’obiettivo è promuovere il libero scambio e il movimento di merci, persone e valuta) non saranno più al centro della politica estera brasiliana. La riorganizzazione dell’Organizzazione degli Stati Americani, questione importante per gli Stati Uniti, sarà in cima alla lista delle priorità in politica estera. Il Mercosur può continuare ad esistere, ma non come concorrente dell’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) che Washington cercava d’imporre fino al 2005, quando l’idea fu rifiutata da Argentina, Brasile, Venezuela e altri Stati. Silva non è molto entusiasta verso le prospettive dei BRICS. Crede che la partecipazione a questo gruppo non porti nessun dividendo, non avendo alcuna intenzione di rafforzare le relazioni con Russia e Cina, e l’alleanza con Venezuela e Cuba non sarebbe più vigente. Tutto ciò che le amministrazioni di Lula Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno realizzato finora sarà rigettato per compiacere la potenza nordamericana.
BRICS Soros Marina Eduardo La battaglia pre-elettorale è diventata una lotta feroce. Silva non ha tempo da perdere e il compito è troppo pesante. Fa dichiarazioni a secondo la reazione del pubblico. Doveva spiegare l’intenzione di ridurre la produzione di petrolio nelle aree cosiddette “pre-sale” sul fondale marino. Silva espresse il rifiuto del matrimonio gay in passato, ma ha fatto un testa-coda per sostenerlo. Marina Silva (Partito socialista brasiliano) è un’evangelica che appartiene alla conservatrice Assemblea di Dio, ha ritrattato sul sostegno al matrimonio gay il giorno dopo aver presentato il suo piano di governo. Il capitolo su Cittadinanza e identità del programma include “sostegno alle proposte che difendono… il matrimonio civile“. Il team elettorale di Silva ha rilasciato una dichiarazione che corregge il testo. La nuova versione difende “i diritti all’unione civile tra persone dello stesso sesso“, cancellando la parola “matrimonio”, che includerebbe maggiori diritti per la coppia. Nel secondo dibattito tra i principali candidati in vista del primo turno del 5 ottobre, Rousseff ha cercato di reagire tre giorni dopo che il Brasile entrava in recessione, chiedendo all’ambientalista Silva come avrebbe finanziato i circa 60 miliardi di dollari d’impegni politici. “Dove vi proponete di prendere i soldi?” chiese Rousseff, cercando di dare al suo Partito dei Lavoratori (PT), un quarto mandato nella principale potenza dell’America Latina. “In primo luogo, non sono promesse ma impegni,” rispose Silva, che fu ministra dell’ambiente con il predecessore di Rousseff, Luiz Inacio Lula da Silva. Il denaro sarebbe stato preso, ha insistito, “dal nostro Paese ritornando all’efficienza della spesa pubblica. Oggi c’è molto spreco di risorse pubbliche“. Rousseff aveva ragione quando espresse il dubbio che qualcuno con tali opinioni e convinzioni instabili possa governare il Paese. Sempre più brasiliani cominciano a rendersi conto che Silva cambierebbe radicalmente politica conducendo il Paese verso il disastro nazionale. È esattamente ciò che i “burattinai” di Washington vogliono. Silva ha problemi psicologici, è una persona squilibrata, e tutto ciò influenzerebbe il processo decisionale ostacolando lo sviluppo progressivo del Brasile e spezzando l’equilibrio sociale, mentre le forze politiche del Paese imparano ad interagire nel quadro costituzionale. La missione di Washington è creare i presupposti per inscenare una “rivoluzione colorata” in Brasile, usando la “quinta colonna” e i media pro-USA per provocare “proteste civili spontanee”.
Gli Stati Uniti hanno inviato ulteriori esperti nell’ambasciata in Brasile. La stazione dell’Agenzia centrale d’intelligence è presidiata da guerrieri dell’ombra a tempo pieno. Il colonnello Samuel Prugh è un alto ufficiale e addetto della difesa in Brasile. Dall’esperienza unica nella raccolta di dati e d’intelligence umana, ha notevoli conoscenze personali tra i militari brasiliani e conosce bene il Paese. Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno fatto del loro meglio per evitare un’espressione di pubblico malcontento verso le attività sovversive degli Stati Uniti nel Paese. Saltuariamente i brasiliani usano canali diplomatici protetti per dire a Washington di aver scoperto agenti coperti nell’industria petrolifera, nella rappresentanza diplomatica o nelle forze armate del Paese. Incidenti mai divenuti di dominio pubblico. Dopo il noto scandalo su come la National Security Agency degli Stati Uniti ascoltasse le comunicazioni personali della Presidentessa e spiasse la compagnia petrolifera statale brasiliana, il governo brasiliano ha preso una posizione ferma e richiesto pubbliche scuse dal governo degli Stati Uniti, che s’è rifiutato di scusarsi intensificando l’attività d’intelligence in Brasile. Gli Stati Uniti hanno inviato altro personale nei consolati. Il consolato di Rio de Janeiro si distingue, vi lavorarono 500 membri del personale. John Creamer, Console Generale, dice che 300 di loro vagliano le domande di visto dal primo mattino a tarda notte. Secondo lui, tale processo prima richiedeva sei mesi. Ora uno-due settimane. Gli impiegati dei consolati sono davvero interessati ai visti o sono impegnati a preparare la “Primavera araba” o una “Maidan di tipo ucraino” sotto l’egida dei servizi speciali degli Stati Uniti? Il tempo ce lo dirà.

Newswala-i-Brazilian_President_Dilma_Rousseff_former_President__Brazil_Luiz_Inacio_Lula_da_Silva_hands_campaign_Sao_Paulo_Brazil-Av-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agente della CIA candidata presidenziale in Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 12/09/2014

bvpoi0diqaajbxb1Marina Silva è la candidata presidenziale del Partito socialista. La sua personalità attirò l’attenzione della CIA a metà degli anni ’80, quando frequentava l’Università Federale di San Giovanni d’Acri. Allora aveva grande interesse per il marxismo e divenne membro del clandestino Partito Comunista Rivoluzionario. Ben presto la sua infatuazione a sinistra finì passando alla lotta per la protezione dell’ambiente della regione amazzonica. I servizi speciali degli Stati Uniti sono sempre interessati a tale parte del continente, nella speranza di controllarlo in caso d’emergenza geopolitica. La CIA l’ha contattata, e non fu un caso che nel 1985 entrò nel Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores), aprendole nuove prospettive di carriera politica. Nel 1994 Marina Silva fu eletta al Senato federale per la fama di fervente ambientalista, ed allora le notizie sui suoi legami con la CIA comparvero. Nel 1996 ebbe il Goldman Environmental Prize ed altri premi prestigiosi per la protezione dell’ambiente. I curatori della CIA fecero del loro meglio per aumentarne il prestigio. Per cinque anni fu membro del governo di Luiz Inácio Lula da Silva per poi cambiare partito. Nel 2009 Silva annunciò il suo passaggio dal Partito dei Lavoratori al Partito dei verdi, principalmente per protesta contro le politiche ambientali approvate dal PT. Silva scosse seriamente la politica brasiliana annunciando la sua candidatura, dopo quasi trent’anni. Ebbe quasi 20 milioni di voti nelle elezioni del 2010 come candidata del Partito Verde ed ha accettato la candidatura a vicepresidente di Campos quando i tentativi di creare il Partito della rete della sostenibilità fallirono. Dilma Rousseff, la candidata del PT che vuole continuare le politica indipendente del suo predecessore Lula da Silva, non piace a Washington.
10487406 Il rapporto degli Stati Uniti con il Brasile è peggiorato per lo scandalo sulle intercettazioni. L’US National Security Agency (NSA) spiava Dilma Rousseff e il suo governo. La presidentessa brasiliana sospese anche la visita ufficiale negli Stati Uniti, in segno di protesta. Non ha mai ricevuto scuse o la promessa di fermare le attività di spionaggio. Così ha cominciato ad agire. La presidentessa ha condannato le attività di NSA e CIA in America Latina e preso misure per migliorare la sicurezza delle comunicazioni e controllare i rappresentanti statunitensi nel Paese, esasperando Barack Obama. Nelle elezioni presidenziali in Brasile previste per il 5 ottobre, Washington vuole far decadere Dilma Rousseff. I servizi speciali degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna per sbarazzarsi dell’attuale leader brasiliana. In un primo momento provocando proteste di piazza presunte spontanee per modificare e abbandonare le “vecchie politiche”. C’erano gruppi di giovani che protestavano contro propaganda e simboli dei politici politici, soprattutto del Partito dei lavoratori. Marina Silva ha formato il Partito della rete sostenibile. E’ ancora un mistero da dove abbia preso i fondi. La nuova organizzazione deve sostituire i vecchi partiti che presumibilmente sarebbero delle reliquie, ed ascendere. Le elezioni presidenziali del 2014 dovrebbero fare di Marina e del suo partito il cambio del panorama politico del Brasile, rimuovendo le forze politiche “arcaiche”. Terza con 19 milioni di voti, alle ultime elezioni, inizialmente non ebbe l’opportunità di concorrere alle presidenziali non avendo ottenuto le firme necessarie per farvi partecipare il suo Partito della rete sostenibile. Ma la tragedia che ha ucciso Campos e altre sei persone preso São Paulo, il mese scorso, ha dato a Silva l’inattesa seconda possibilità di soddisfare le proprie ambizioni presidenziali. Per divenire il primo presidente nero del Paese, dovrà sconfiggere la prima donna presidente, Rousseff del Partito dei Lavoratori (PT), così come il liberista Aécio Neves del Partito della socialdemocrazia brasiliana (PSDB), che ora è al terzo posto. La Casa Bianca era frustrata, Campos non aveva nessuna possibilità, ma era irremovibile nel concorrere, ignorando i media brasiliani che l’accusavano di corruzione. Anche Dilma Rousseff e il suo team furono pesantemente attaccati. Il 13 agosto la campagna elettorale presidenziale del Brasile finì nello sconcerto quando il jet privato del candidato del Partito socialista Eduardo Campos si schiantò in una zona residenziale nei pressi di San Paolo. Campos e gli altri sei membri dell’equipaggio e passeggeri rimasero uccisi nell’incidente, avvenuto durante il maltempo, mentre il Cessna si apprestava ad atterrare. La morte ha messo in lutto in tutto il Paese, rischiando di essere seguito da speculazioni sull’effetto sul voto presidenziale del 5 ottobre. La Presidentessa Dilma Rousseff dichiarava tre giorni di lutto ufficiale per Campos, che sostenne il governo Lula. L’aereo aveva prestato servizio tecnico regolare e senza difetti. Il registratore di cabina del Cessna era spento, sollevando interrogativi. In precedenza aveva funzionato senza intoppi, ma non registrò le conversazioni nel giorno della tragedia. L’aereo ebbe diversi proprietari (uomini d’affari brasiliani e statunitensi che rappresentavano aziende dalla dubbia reputazione). Alcuni commentatori brasiliani ritengono che si tratti di un assassinio. Prima della tragedia il velivolo fu utilizzato dall’US Drug Enforcement Administration (DEA). Persone inviate dagli ex-proprietari potrebbero aver avuto accesso all’aereo con diversi pretesti. Viene da chiedersi, gli Stati Uniti sono responsabili della tragedia? Chi esattamente? L’aereo decollò da Rio de Janeiro dove una stazione CIA opera nel consolato degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che l’ufficio sia utilizzato dall’agenzia. Forse i servizi speciali brasiliani dovrebbero prestare attenzione a coloro che lasciarono il Paese subito dopo l’incidente aereo. La morte di Eduardo Campos ha innalzato le quote di Silva come candidata elettorale del Partito socialista. Se Campos non raccolse mai più del 9-10%, lei avrebbe il 34-35% al primo turno. Le previsioni indicano che il voto aumenterebbe al ballottaggio.
Marina Silva viene dipinta come strenua combattente contro la corruzione che potrebbe placare gli scontri interni, promettendo di lavorare con tutti i gruppi, i partiti e le coalizioni senza distinzioni. E’ difficile dire quale siano le sue reali intenzioni, è sempre difficile dire qualcosa di preciso quando si parla di personaggi sostenuti dagli Stati Uniti, troppo spesso Silva ha cambiato bandiera. Ad esempio, unendosi a Campos ha sostenuto l’idea di tenere alla larga le idee di Chavez (Hugo Chavez, defunto presidente del Venezuela noto per le sue convinzioni socialiste e la politica di sinistra) lontane dal Brasile. Oggi dice che la squadra del Presidente Lula era troppo chavista (pro-Chavez). Quindi, sulla sua proclamata disponibilità a lavorare con tutti? Non c’è dubbio che il Partito dei Lavoratori del Brasile gode di ampio sostegno, ma difficilmente può essere paragonato al partito al potere in Venezuela. Forse la CIA vuole utilizzare Silva per attuare il suo vecchio piano di creare una “cintura della sinistra alternativa” in America Latina per opporsi ai regimi autoritari, populisti e arcaici di Venezuela e Cuba. Silva è sempre più neo-liberale nella campagna elettorale dicendo che non c’è bisogno di un altro “centro di potere”, i BRICS, e di attuare la decisione del blocco d’istituire una banca di sviluppo, un fondo di riserva, ecc. Silva ha dubbi sul Consiglio di difesa sudamericano. Sottovoce chiede di prestare meno attenzione al MERCOSUR (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) e UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane: Unión de Naciones Suramericanas, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti, Mercosur e Comunità delle nazioni andina, nell’ambito del processo d’integrazione sudamericano). Secondo lei, lo sviluppo delle relazioni bilaterali dovrebbe avere la priorità. Tali punti di vista sono in contrasto con il processo d’integrazione dell’America Latina. Come reagiranno i brasiliani alla svolta neoliberista del Paese nel caso vincesse? C’è la grande possibilità che si arrivi a disordini sociali, essendo abituati al progresso sociale del Paese. Le persone sono ascoltate, le riforme avviate e il Paese è stabile ed avanza. Se Silva diventasse presidentessa (George Soros, magnate, investitore e filantropo statunitense finanzia la sua campagna con notevoli fondi) ci sarà la seria possibilità di chiudere molti programmi sociali ed economici suscitando ampio malcontento. C’è l’idea che gli uffici degli Stati Uniti in Brasile siano pieni di agenti dei servizi speciali incaricati della missione di stimolare le proteste.

Marina Silva é como uma nota de 3 reaisLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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